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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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udienza 17.12.1996

*TESTE Marchini: (voce fuori microfono)
Mauro Marchini, nato a Roma...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti ingegnere perché mi pare l'audio sia un po' deficitario.
PRESIDENTE: Provi ora?
TESTE Marchini: Mauro Marchini, nato a Roma l'01/12/37, residente a Firenze in via Crispi 7.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Marchini: Sì.
"Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Ingegnere, vuol chiarire per cortesia qual è la sua attività professionale?
TESTE Marchini: Sì, io sono un ingegnere dei Vigili del Fuoco e attualmente sono il direttore del Centro Studio Esperienze di Roma Capannelle.
PUBBLICO MINISTERO: Nel 1993 il suo incarico qual era ingegnere?
TESTE Marchini: Era di comandante delle Scuole Centrali Antincendi sempre in Roma Capannelle.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto occasione di conoscere nella sua materialità il fatto verificatosi nella notte tra il 26 e il 27 di maggio a Firenze in via dei Georgofili?
TESTE Marchini: Certamente. Fui chiamato...
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare a partire da quale momento e sulla base di quale investitura per così dire?
TESTE Marchini: Sì, fui chiamato direttamente da lei telefonicamente a Roma e arrivai subito a mattina, intorno alle otto, otto e mezza, fui chiamato nella notte e presi visione dei luoghi immediatamente ed ebbi l'incarico di far parte del collegio peritale.
PUBBLICO MINISTERO: Al di là della sua specifica qualificazione professionale, lei ha un'esperienza in tema di esplosioni?
TESTE Marchini: Sì. Purtroppo in questo percorso professionale nella mia vita ho avuto occasione di verificare, di trovarmi a dover presenziare, verificare a molti eventi di questa natura.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, rimandando magari ad un momento più avanzato dell'esame alcune questioni relative proprio alla natura dei fatti di esplosione e quindi alla loro tipologia, a seconda delle cause e dei mezzi che le abbiano determinate, ecco, le chiederei di chiarire alla Corte quale è stato l'oggetto principale dell'accertamento che lei ha condotto per incarico del Pubblico Ministero in relazione a questo evento di via dei Georgofili.
TESTE Marchini: Sì. In ragione della mia competenza specifica professionale fui incaricato di verificare innanzitutto lo scenario ed i danni subìti da questo scenario e quindi di elencare dettagliatamente, analiticamente tutti i danni al contorno di questo evento. In parallelo, proprio in ragione della mia specifica competenza professionale, sono stato incaricato di verificare quali fossero gli eventi tecnologici possibili all'interno di questo scenario che avrebbero potuto dar luogo ad un evento di questo tipo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ingegnere, lei per così dire ha fatto quindi una mappatura dei danni.
TESTE Marchini: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Danni quindi a strutture fisse, in particolare a beni immobili in senso stretto e anche a strutture diverse: beni quindi mobili, attrezzature, opere d'arte e quant'altro.
TESTE Marchini: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Se non mi sbaglio ha fatto anche un censimento lei, proprio delle opere d'arte che hanno subìto danni o addirittura perdite definitive.
TESTE Marchini: Diciamo, la mia attività ha riguardato una direi quasi puntigliosa verifica dei danni, sia sotto l'aspetto diciamo della storia dell'evento per lasciare una traccia di ciò che era accaduto e sia soprattutto per, come dire, poi dopo per risalire alla dinamica dell'evento in quanto i metodi che noi utilizziamo in questo caso, generalmente in senso inverso, cioè esaminiamo quello che può accadere se... e quindi procedendo in senso inverso, per risalire alla magnitudo dell'evento e quindi alla...
PUBBLICO MINISTERO: Alla grandezza.
TESTE Marchini: Alla grandezza, sì. Alla grandezza dell'evento stesso. Quindi ho esaminato innanzitutto il censimento dei morti e dei feriti e poi tutti i danni subìti dalle strutture mobili ed immobili nel contorno predisponendo delle schede apposite e raccogliendo dei dati documentali presso soprattutto gli enti architettonici e culturali. Questo è oggetto di una...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le chiederei di illustrare nei suoi contorni generali e anche nei suoi indici, per così dire, qualitativi l'ampiezza, la consistenza, la portata di questo evento.
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io le suggerirei di illustrarlo con riferimento a...
TESTE Marchini: Io avrei bisogno appunto, avrei bisogno di una... credo che sia... ecco, esatto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un riferimento a un documento che lei ha già rimesso infatti al Pubblico Ministero e che è già stato acquisito dalla Corte, a richiesta appunto del Pubblico Ministero ai sensi dell'articolo 491 e che è il documento contenuto nel volume II degli allegati alla relazione collegiale sull'evento. Allegati che appunto sono accompagnati da tutta una serie di planimetrie e quant'altro.
Ecco, io vorrei che illustrasse questa in particolare. Diamo atto che si tratta, rispetto al volume II degli allegati, si tratta del documento 2/2A.
TESTE Marchini: Ecco...
PUBBLICO MINISTERO: Cerchi di avvicinarsi al microfono, ingegnere.
TESTE Marchini: Ecco, questo è lo scenario dell'evento con via dei Georgofili e via Lambertesca e questa è la Torre dei Georgofili, epicentro dell'evento. Noi abbiamo registrato l'entità dei danni al contorno rilevando puntualmente tutti i danni strutturali e ai beni mobili.
In questa rappresentazione grafica abbiamo dato dei significati in codice ai colori, e abbiamo diciamo identificato questi danni in questa maniera: la torre dei Georgofili, naturalmente crollata, indicata come danni gravissimi e instabilità totale non recuperabile. E' questo, diciamo, il codice dei danni.
Diciamo, alleggerendo l'intensità dei colori, abbiamo i danni gravi, danni a strutture portanti cioè vale a dire.
Poi, danni medi: crollo tramezzi.
L'arancione: danni lievi a pareti, lesione degli intonaci.
Il giallo è danni a vetri ed infissi.
Ecco, questo è diciamo quello che noi abbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi ingegnere, a parte che le raccomando di non allontanarsi mai più che tanto dal microfono.
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo fare una visione, come dire?, a scala massima.
TESTE Marchini: Ecco, se è possibile, bisognerebbe allargare ancora di più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Marchini: E, in definitiva, andiamo Oltrarno, con dei danni di tipo giallo, come ho detto danni ai vetri. E andiamo a Piazza della Signoria, dalla parte opposta. Magari sposto un pochino il... ecco, così.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quel che vedo, ci sono danni...
TESTE Marchini: Oltrarno, andiamo in via dei Bardi, ecco, nel Lungarno al di là degli Uffizi: danni ai vetri.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, l'area complessivamente interessata dal danno, che si spinge dall'altra parte dell'Arno, se la si volesse determinare con...?
TESTE Marchini: In genere questi danni si quantificano, in una superficie, si ipotizza una superficie circolare, quindi potremmo dire una superficie circolare avente un diametro di 350-400 metri per una superficie totale intorno ai 10-12 ettari.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa è l'area cittadina variamente e complessivamente interessata da questo evento.
TESTE Marchini: Sì. Particolarmente, in diverse misure.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, al di là di questa panoramica di ordine generale - e qui ci avviciniamo a un discorso più strettamente legato alla parte del suo accertamento, che lei prima ha indicato come l'eventuale incidenza di quelli che si chiamano "rischi tecnologici".
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei che illustrasse alla Corte la premessa di questo suo discorso. Perché io so che cosa vuol dire "rischio tecnologico", perché l'ho imparato fin dalle loro consulenze; però ho bisogno che, su questo punto, la Corte abbia cognizione della nozione dal punto di vista tecnico e scientifico.
TESTE Marchini: Sì. Ecco, direi che è tutto connesso anche con lo scenario. Cercherò di essere il più chiaro possibile.
Io partirei dal concetto di esplosione. Esplosione è un rilascio di energia, di pressione ed energia termica. E queste esplosioni, ancorché noi le apprezziamo tutte alla stessa maniera, hanno delle dinamiche assolutamente differenti.
Ciò che caratterizza la dinamica di un'esplosione è il tempo nel quale questo evento, questo fenomeno si realizza.
E qui, allora, le esplosioni possono essere caratterizzate in due grandi famiglie: le deflagrazioni e le detonazioni.
Con le deflagrazioni abbiamo un fenomeno fisico di rilascio di energia termica e di pressione, relativamente lento.
Con le detonazioni, abbiamo un fenomeno di rilascio di pressione ed energia termica molto rapido.
Questa differenza è sostanziale, è apprezzabile in maniera considerevole, ripeto, non dai nostri sensi, ma ad esempio da strumenti meccanici.
Una deflagrazione è un evento connesso e riconducibile a rilasci di idrocarburi, sotto forma di vapori e di gas. Pure le deflagrazioni, in ragione del tipo di gas, del tipo di vapore o di polvere - ad esempio anche le stesse polveri, le polveri di grano, le polveri di farina, possono esplodere - hanno dei comportamenti assolutamente diciamo relativamente diversi all'interno del campo delle deflagrazioni.
Così che, per esempio, se noi confrontassimo il metano con l'acetilene, troveremmo l'acetilene comportarsi in maniera più severa rispetto al metano.
Ma il campo che si differenzia sostanzialmente, diciamo il campo dei fenomeni che si differenzia sostanzialmente dalle deflagrazioni è il settore delle detonazioni. Le detonazioni sono dei fenomeni rapidissimi, e tanto per rappresentare questa diversità di rapidità darò alcuni dati, anche se mi rendo conto che sono di difficile apprezzamento. Però, ecco, in maniera relativa certamente sono apprezzabili.
Noi abbiamo la detonazione che si estrinseca in tempi del millisecondo. Facciamo per riferimento, per semplicità, parliamo di un millisecondo.
La deflagrazione si estrinseca in tempi cento volte superiori, in almeno 100 millesecondi, con gli idrocarburi che hanno un comportamento più instabile quindi più severo, fino a 300-400 millisecondi.
Questo noi, con i nostri sensi, non lo apprezziamo. Ma ad esempio con delle strutture fotografiche, si può apprezzare.
Io vorrei, se mi è consentito, mostrare un esperimento che io stesso ho fatto presso l'Università di Pisa, con esplosione di idrogeno, che peraltro è un gas tra quelli più severi, più rapidi diciamo nell'esplodere. Che si vede come una deflagrazione di gas si estrinseca nel tempo.
Ecco, vorrei mostrare innanzitutto la apparecchiatura, che è un semplice parallelepipedo in vetro di un paio di metri di lunghezza, per 50 x 50, quindi un contenitore, una grossa scatola in vetro; all'interno della quale viene introdotto dell'idrogeno o altre sostanze, ma in particolare le prove fatte sono state fatte con idrogeno. E all'interno di questa scatola è posto anche un diaframma per verificare l'incidenza della turbolenza in questi fenomeni.
Ci sono punti di accensione, punti di rilevamento della pressione, e così via.
Questa scatola è munita all'estremità di un, quello che in gergo tecnico si chiama un venter, cioè una superficie di minor resistenza, in definitiva un semplice foglio di polietilene che cede in maniera preferenziale rispetto a tutta la struttura per, diciamo, non danneggiare la struttura.
Ecco, io vorrei rappresentare quello che succede con una deflagrazione di gas, in questo modo. Qui non so se si vede molto bene, perché ci sono molti riflessi; ma forse già lì si vede meglio. Ecco. Non so se si apprezza nelle prime foto. Queste sono riprese da una macchina, ovviamente macchina fotografica, che ha una sensibilità - io ho assistito a queste prove: quello che si vede è una grande fiammata e un grande botto si sente; ma non si apprezza questa sequenza. Con una macchina, invece, da ripresa si riesce ad apprezzare secondo per secondo questi frame.
Per esempio a 0,32 secondi, quindi a frazione di secondo, si ha l'innesco con questa piccola pallettina che lì si vede.
Ecco, forse devo spiegare come è fatta questa ripresa. Questa scatola, ho detto, è di vetro. Sopra questa scatola c'è uno specchio, per cui la telecamera, la macchina fotografica riprende sia ciò che vede lo specchio e sia ciò quello che si vede davanti. Quindi, la parte di sopra, è come se io vedessi diciamo la palletta di fuoco dall'alto; la parte di sotto, di fronte.
Quindi si vede questa piccola palletta di fuoco, che comincia a svilupparsi.
A 0,52 secondi, quindi a mezzo secondo - quindi i tempi, ecco, già sono lunghi - questa palletta è ancora in queste condizioni.
Poi, si ha questo andamento e andiamo a 0,72 secondi, quindi ci avviciniamo al secondo. E ancora il fronte di fiamma non ha superato lo sbarramento.
A quasi un secondo siamo ancora in queste condizioni, siamo ancora al di qua - adesso qui non si vede, c'è questo riflesso; ecco, forse così si vede meglio - siamo ancora al di qua dello sbarramento.
A un secondo e 12 stiamo procedendo con la fiamma. A 1 e 32 abbiamo raggiunto quasi lo sbarramento. Per poi procedere, a 1 e 52, in questa maniera; a 1 e 72, ecco, abbiamo che la fiamma si propaga anche nella camera successiva.
E poi, naturalmente, si ha fenomeni diciamo di autospegnimento per esaurimento del combustibile.
Ecco, ma a me quello che preme diciamo sottolineare...
PUBBLICO MINISTERO: Ingegnere, il microfono per cortesia.
TESTE Marchini: Sì. A me preme sottolineare è che, per avere questo fenomeno di deflagrazione, sono occorsi - e con l'idrogeno, che è particolarmente reattivo - quasi 3 secondo. Quindi, come si vede, il fenomeno ha dei tempi molto lunghi.
Oh, bisogna dire che questo è la velocità di avanzamento del fronte di fiamma. Mentre, se noi torniamo alla prima, agli altri... ecco qua. Il fronte di pressione, per contro, quando già noi siamo a questi valori del fronte di fiamma, ha già raggiunto, il fronte di pressione ha già raggiunto diciamo il venter, la superficie di minor resistenza, e l'ha già abbattuta.
Questo perché? Perché in una deflagrazione il fronte di fiamma ed il fronte di pressione marciano a due velocità assolutamente differenti: il primo, dai 5 ai 10, ai 30, diciamo intorno dai 5 ai 30 metri al secondo; il fronte di pressione viaggia alla velocità del suono, a 340 metri al secondo. Quindi, come velocità dell'ordine di 100 volte superiore.
Questo, perché io sto cercando di spiegarlo in maniera così dettagliata? Perché questo ci porta poi al concetto di detonazione.
Cos'è una detonazione? La detonazione è un fenomeno che avviene quando il fronte di fiamma rincorre e raggiunge il fronte di pressione; e insieme marciano alla velocità non più di 5, 10, 30 metri al secondo, o di 340 metri al secondo, ma addirittura alla velocità di 1800 metri al secondo.
Quindi, a velocità 4, 5 volte superiore a quella del suono.
Quindi, ecco da qui, io penso di aver rappresentato sufficientemente come i due fenomeni, di detonazione e di deflagrazione, sono assolutamente differenti come fenomeni fisici.
E sono assolutamente differenti anche come scenari, come effetti, come conseguenze che questi fenomeni producono.
Questo, perché a me preme sottolinearlo? Perché è scientificamente provato che, in presenza di idrocarburi o di sostanze chimiche, diciamo diverse dall'esplosivo, non si possono avere, e tantomeno all'aperto, ma neanche in volume chiuso, fenomeno di detonazione.
Se non in casi particolarissimi: in tubazioni molto lunghe, con ostruzioni in cui la turbolenza aumenta. Ma, diciamo, siamo nell'ordine di tubazioni di centinaia di metri, e in cui il diametro della tubazione è molto piccolo rispetto alla lunghezza.
E quindi, con idrocarburi, la detonazione è assolutamente da escludere anche in luogo chiuso; e direi che è impossibile nella maniera più assoluta in luogo aperto.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo, ingegnere.
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha fatto una premessa, con la quale si è riportato diciamo alle condizioni intellettive, chiamiamole così, nelle quali si trovò il giorno in cui ebbe quest'incarico dal Pubblico Ministero.
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire il 27 di maggio, al di là di tutto, cerchiamo di verificare quale è stata la causa e se, eventualmente, ci fosse stata una concomitanza di cause in ordine al tipo di effetti complessivi accertati.
E ha fatto molto bene a ricollocarsi mentalmente nella situazione in cui si trovava il 27 maggio del '93. Benissimo.
Io vorrei, a questo punto, che lei sviluppasse la considerazione che sta facendo. Stabilito quindi la differenza che c'è tra il fenomeno della deflagrazione e il fenomeno della detonazione, io vorrei che lei andasse rapidamente ad illustrare alla Corte perché e attraverso che tipo di verifica dei cosiddetti "rischi tecnologici" - che quindi è opportuno lei chiarisca - attraverso appunto che tipo di verifica lei arrivò a determinare, secondo il suo punto di osservazione e secondo i suoi criteri di osservazione, che si era trattato di una deflagrazione o non piuttosto di una detonazione, o viceversa.
TESTE Marchini: Sì. Io seguirei quest'ordine, se mi consente. Innanzitutto direi quali sono, appunto quali sono apparse le conseguenze che hanno immediatamente fatto 'sì che si dovesse prendere in considerazione la detonazione.
Abbiamo visto la differenza macroscopica fra i due fenomeni, di deflagrazione e di detonazione. Volevo soltanto dare, per inciso, una curiosità: pensate che già nell'ultima guerra gli aerei inglesi avevano, all'interno dei serbatoi, dei dispositivi capaci di sopprimere un inizio di deflagrazione. Quindi i tempi di risposta a noi sembrano rapidissimi, diciamo l'evento sembra rapidissimo; però esistono sistemi meccanici che possono dare una risposta, perché siccome sono sensibili alla pressione che avanza prima, e si riesce a bloccare, a inibire la combustione.
Quindi, per dire quanto il fenomeno sia effettivamente diverso, e come sia assolutamente diverso rispetto alla detonazione.
Allora sono diverse, se i fenomeni sono sostanzialmente diversi, sono diverse anche le conseguenze. Vi hanno detto, quindi, tempi assolutamente diversi e quindi, a parità di energia, le potenze sono assolutamente diverse.
Perché? Perché che cos'è una potenza?
La potenza è un'energia diviso l'unità di tempo nella quale questa energia si sviluppa. Tanto più quindi è piccolo il denominatore, tanto maggiore è il numeratore; quindi tanto maggiore è la potenza che si sviluppa.
E allora quali sono le conseguenze macroscopiche? A fronte di un evento di detonazione si ha, innanzitutto, un concentramento dei danni distruttivi maggiori.
Se io potessi fare, vorrei fare una rappresentazione di tipo immediato: siamo in presenza, con la deflagrazione, di una forte spallata; con una detonazione, di un colpo di maglio rapidissimo con un punteruolo.
Quindi, siamo veramente in presenza di due fenomeni completamente diversi.
Gli effetti macroscopici sono, a fronte di una detonazione: concentrazione del danno, polverizzazione delle strutture, parzializzazione dei resti delle strutture, proiezione di schegge, tormento delle lamiere e direi quasi, anche qui, diventano pezzi molto minuti. E, quindi, anche frammentazione e spinta di elementi fragili come il legno.
E quindi lo scenario che si rappresenta è assolutamente significativo di un'esplosione di tipo detonatorio. E, magari, le fotografie che sono nella documentazione potrebbero - alcune fotografie - rappresentare se...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, se lei ritiene che ci possano essere; non tante però, ingegnere per cortesia, un numero limitato.
TESTE Marchini: (voce fuori microfono)
Direi che tutte sono abbastanza significative. Però, ecco, questa qui per esempio per la concentrazione del danno, si vede. Ecco, si vede come il danno sia concentrato qui, davanti alla torre dei Georgofili, e come tutto sommato le strutture al contorno, pur essendo...
PRESIDENTE: Per cortesia al microfono, non si sente.
TESTE Marchini: Ecco, si vede come il danno sia concentrato qui, davanti alla torre dei Georgofili, e come tutto sommato le strutture al contorno, pur avendo subìto dei danni considerevoli, non abbiano subìto il tormento, che si è concentrato in questo punto proprio per la rapidità del fenomeno.
Ma quello che, ecco, diciamo forse è più rappresentativo, sono questo che io chiamerei butteramento delle superfici, dovuto a proiezione di schegge.
Questo, per esempio, è certamente la proiezione di un elemento non particolarmente pesante, potrebbe essere il filtro dell'olio del mezzo proiettatosi sul palazzo di fronte di via Lambertesca.
Ma quello che qui interessa, diciamo, rappresentare è questo infinito numero di schegge che proviene da questo centro di esplosione concentrato.
E così pure altre fotografie, che rappresentano questo fenomeno. Qui, via Lambertesca, se si può un po' allargare. Ecco, è questo diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Credo possa esser sufficiente.
TESTE Marchini: Per rappresentare il fenomeno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Marchini: Esistono poi, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Gli allegati, la Corte li conosce.
TESTE Marchini: Ecco, allora diciamo questo è lo scenario che si era presentato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stavo per riportarla sull'argomento. Prego.
TESTE Marchini: Considerato lo scenario, quello che rimaneva da fare era, ad escludendum, analizzare tutti i rischi tecnologici che erano nell'area. E verificare la compatibilità, la coerenza di eventuali rischi tecnologici.
Per fare questo abbiamo preso in esame, coi miei collaboratori, tutto ciò che poteva creare questo evento. E, primo fra tutti, il sistema di distribuzione del gas metano della rete cittadina. Poi, eventuali contenitori mobili e fissi di idrocarburi, di gas combustibili, e così via.
Abbiamo esaminato le autovetture, abbiamo cercato di vedere cosa fosse presente, se fossero presenti nella zona contenitori tipo bombole: non si è trovato assolutamente nulla. Serbatoi di gas, di petrolio liquefatto, GPL, serbatoi di idrocarburi al servizio di centrali termiche; tra queste, la centrale termica degli Uffizi, che era a gasolio con due serbatoi di 10 metri cubi.
Si consideri che il gasolio ha un punto di infiammabilità al di sopra dei 50 gradi, cioè al di sotto dei 50 gradi è capace di emettere vapori e quindi di sostenere una combustione.
Quindi abbiamo preso in esame tutte queste possibilità, abbiamo fatto dei conti, e quindi abbiamo - nella relazione che poi io magari posso consegnare come memoria - analizzato queste varie possibilità, arrivando ad escludere diciamo qualsiasi possibilità di rischio tecnologico.
Ma, per fare questo, ho proceduto in maniera autonoma, innanzitutto proprio attraverso gli strumenti che sono propri del mio mestiere, e quindi andare a verificare i danni, la verifica dei danni al contorno. Ho cercato di risalire alla potenzialità dello strumento, dell'ordigno che poteva aver creato questo evento.
Faccio una premessa. Noi abbiamo, per motivi di protezione civile, degli strumenti informatici che ci danno la possibilità, ad esempio a fronte di un incendio di un vettore che trasporta gas di petrolio liquefatto - un vettore, intendo un'autocisterna - noi abbiamo la possibilità in tempo reale, attraverso strumenti informatici che, se volete, vi faccio anche vedere, ho qui il calcolatore per farlo, in tempo reale cioè in tempi brevissimi, introdotto dentro il quantitativo, per vedere quali sono gli effetti al contorno, per poter mettere in atto operazioni di protezione civile.
Questo ci serve a noi, questo sistema.
Quindi noi, in ragione del quantitativo di prodotto, ipotizziamo il tipo di evento e rapidamente sappiamo quali sono le conseguenze attese, qualora se si verificasse un certo tipo di evento.
E questo ci serve per fare degli sgomberi, diciamo per fare delle operazioni di protezione civile.
Noi qui abbiamo marciato in senso inverso. Cioè siamo partiti dai danni e siamo risaliti al quantitativo di prodotto.
Per raggiungere l'entità del quantitativo di prodotto, ho utilizzato due formule che ho trovato su testi - uno è il Lisev e l'altro è il Cluston, che sono due testi inglesi molto famosi, soprattutto è il Lisev è, diciamo, la Bibbia per quanto riguarda i rischi di incidenti rilevanti.
E queste formule, questi algoritmi, partendo dalla geometria del cratere, ci danno una stima del quantitativo di prodotto.
Noi abbiamo proceduto, io ho proceduto in maniera conservativa, cioè a dire in che modo? Ho cercato, applicando queste formule, calandole ingegneristicamente nella realtà, di far sì che il quantitativo di prodotto venisse più basso possibile. Ovviamente, compatibilmente con l'algoritmo e con le condizioni al contorno.
Questo, perché? Per poter trovare in maniera conservativa il corrispondente quantitativo di gas, di vapore, che poteva aver creato questo effetto.
Abbiamo dapprima verificato in questo modo un quantitativo intorno ai 200 chilogrammi.
Perché poi, i nostri metodi, ovviamente si riferiscono sempre, riconducono sempre a esperimenti pratici fatti con il tritolo. Quindi, l'equivalenza fra idrocarburo e tritolo, c'è in ogni caso.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il tritolo diventa una specie di unità di misura?
TESTE Marchini: Ecco, è l'unità di misura. Cioè il tritolo per noi, diciamo nel settore tecnologico, è il metro di riferimento, è il metro campione che viene utilizzato. Quindi, si ritorna, abbiamo determinato, in ragione della geometria, quindi non dei calcoli precisi fatti poi dagli esplosivisti: proprio la geometria, prendendo diciamo i semiassi dell'ellissoide e la profondità. E con la forma... e quindi calcolando il volume.
Con l'altra, diciamo, soltanto il diametro equivalente. E in questo caso facendo dei correttivi, dico sempre in maniera conservativa per arrivare a quantitativi molto bassi, tenuto conto che il diametro rappresentato ipotizzando che l'esplosivo potesse essere più, non appoggiato sul pavimento, ma più alto e quindi in diametro del danno maggiore, siamo arrivati a fare una verifica con 200 chili.
Questa verifica di 200 chili, quando abbiamo fatto la trasposizione, pur ammettendo un rendimento, e così non è, assolutamente così non è, ma diciamo commettendo errori in maniera approssimativa molto grossolani, o al ... rendimento dell'idrocarburo pari a quello del tritolo, siamo arrivati a dimostrare che con quegli effetti non potevamo stare con i 200 chili.
Abbiamo quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, ingegnere, sia più chiaro.
TESTE Marchini: Cioè a dire bisognava aumentare il quantitativo di...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire che un quantitativo...
TESTE Marchini: Cioè, la verifica delle conseguenze con il quantitativo, non dava, sia con i modelli matematici, sia con l'applicazione di una terza forma, non riusciva a fare quei danni che noi avevamo verificato, avevamo raccolto, e di conseguenza avevamo raccolto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Cioè a dire non vi era compatibilità.
TESTE Marchini: Non vi era compatibilità.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, tra il quantitativo...
TESTE Marchini: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: ... idrocarburi misurato in tritolo equivalente, cioè a dire nella stessa...
TESTE Marchini: No, ancora... Ancora non siamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, allora questo passaggio...
TESTE Marchini: Non siamo, il passaggio ancora questo non c'è. Cioè, il quantitativo di tritolo equivalente che avevamo stimato con delle formule in ragione della geometria del cratere non era sufficiente per giustificare quei danni al contorno.
Quindi abbiamo dovuto aumentare necessariamente... E questo, ripeto, noi avevamo fatto questo tentativo proprio per dire: sì, in zona si poteva trovare un quantitativo di prodotto capace di...
Ma perché? Più si aumentava il prodotto e più era irragionevole trovare quantitativi di idrocarburi così elevati.
E quindi siamo dovuti necessariamente arrivare a 250 chili.
Abbiamo preso i 250 chili di riferimento di tritolo e abbiamo fatto il calcolo con tutte le sostanze presenti o ipotizzate.
Per esempio abbiamo messo l'acetilene. L'acetilene assolutamente in zona non c'era. Pensate, la bombola più grande di acetilene contine 6,5 chili di prodotto, la più grande. Per avere 250 chili bisognava avere una batteria di bombole che in zona non era assolutamente giustificato. Solo in un deposito di questo tipo. E poi, ovviamente, non c'erano.
Diciamo, riscontri oggettivi, bisognava che tutte le bombole fossero, rilasciassero il prodotto contemporaneamente. Insomma, assolutamente siamo andati per assurdo, proprio volendo tentare l'intentabile.
Io avevo messo tutti questi quantitativi di sostanze. L'acetilene l'ho voluta considerare perché è il gas, come ho detto prima, più severo nelle conseguenze. Io ho voluto mettere anche l'acetilene.
Con 250 chili di gas combustibile, gas metano, acetilene, GPL, ed altri vapori infiammabili che non erano assolutamente anche questi ipotizzabili, abbiamo verificato le conseguenze dando a queste quantità di prodotti un rendimento pari a 1, che ripeto non è ammissibile, diciamo, trovare in zona. Trovare diciamo sperimentalmente.
Quindi abbiamo visto con questi quantitativi di prodotto come potevamo ripigliare questi prodotti. L'unica, diciamo, che poteva darci delle portate paragonabili poteva essere il gas metano.
In zona c'era, proprio nella via dei Georgofili, passa la condotta di N-100, cioè, da 100 millimetri di diametro. Questa condotta è collegata, intercollegata con tutte le altre condotte e raggiunge una condotta in via Por Santa Maria di 350 millimetri di diametro che potrebbe essere considerata la sorgente, diciamo, che garantisce l'equilibrio della distribuzione da cui esso è derivato.
Abbiamo fatto dei conti di portata, immaginando che la tubazione fosse stata scoperta, portata a nudo, sezionata e avesse potuto emettere questo gas diciamo liberamente nella zona.
La portata verificata era tale per cui occorrevano diciamo... Il quantitativo ipotizzato era tale per cui occorrevano portate trenta volte superiori a questa che poteva uscire, pur prendendo la tubazione da 100, portandola all'esterno e lasciandolo emettere questo gas.
Ma ciononostante questo era, non solo in termine di portata irragionevole, ma anche in termini di conseguenze. Immaginate che il gas metano per poter esplodere deve miscelarsi con l'aria entro un determinato campo di infiammabilità che va dal 5% al 15%.
Si chiama concentrazione sticometrica quella che dà il miglior rendimento alla combustione. Cioè quel quanto basta per dare il meglio della combustione. Questa concentrazione è pari al 10%. Abbiamo assunto questo, assumendo questo 10% occorre sistemare nella zona un quantitativo di gas di migliaia di metri cubi, di miscela infiammabile in migliaia di metri cubi. Che è assolutamente improponibile, sia perché il gas metano è molto più leggero e non lo si sostiene.
Pensate che con una portata dieci volte superiore, un modello matematico olandese dà in ragione degli equilibri che si stabilizzano, un quantitativo di gas nel campo di infiammabilità pari a 12 chili con una portata di dieci volte superiore.
Quindi, assolutamente improponibile anche questa verifica. Così come tutte le altre.
E questo, diciamo, è il lavoro che noi abbiamo fatto corredandolo di elaborati tecnici e documenti che sono... Io potrei consegnare come memoria.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Ecco.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: No.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? I difensori?
Il teste può accomodarsi.
*TESTE Marchini: La ringrazio. Posso consegnare...
PUBBLICO MINISTERO: Può...
PRESIDENTE: Prego, certo. Purché sia firmata.
L'udienza riprende domattina alle ore 09.00.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.