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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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udienza 16.12.1996

*TESTE Cabrino: Sono Renzo Cabrino, nato a La Spezia il 1 settembre '48 e residente a La Spezia.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula
TESTE Cabrino: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Cabrino, vuole spiegare di che cosa si occupa lei?
TESTE Cabrino: Dunque sono chimico e sono circa venti anni che mi occupo di chimica degli esplosivi in un Ente di sperimentazione della Marina Militare sito in La Spezia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in che termini lei ha avuto modo di occuparsi di quanto è successo il 27 maggio del '93 a Firenze, in via dei Georgofili?
TESTE Cabrino: Dunque, io sono stato chiamato dalla Procura della Repubblica nella mattinata del 27 verso le 11.00, mi sono recato sul posto dove poi sono stato incaricato di svolgere in collegio di consulenti tecnici delle operazioni volte a repertazione e analisi sui reperti per l'identificazione di eventuali tracce di esplosivi e di rispondere a tutto il quadro dei quesiti che è stato inserito nel conferimento di incarico collegiale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Cabrino, a parte il fatto che lei si occupa da venti anni di esplosivi...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma ha avuto modo anche di occuparsi prima di ricevere questo incarico dal Pubblico Ministero il 27 maggio del '93, di altre situazioni in qualche modo compatibili con questa...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di cui siamo a parlare oggi? Intendo dire esplosioni verificatesi in ambienti, strade, al chiuso, all'aperto...
TESTE Cabrino: Sì, sì. Noi siamo stati chiamati anche negli anni precedenti varie volte...
PUBBLICO MINISTERO: Parli di sé, dottor Cabrino.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Parli sempre di sé.
TESTE Cabrino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il consulente da solo, sotto giuramento, parla sempre di...
TESTE Cabrino: Sì, sì, sì, d'accordo.
Sono stati spesso collegi di consulenti, comunque... Sono stato incaricato varie volte anche in anni precedenti per sempre repertazioni e analisi e tutto quanto connesso in altri episodi di attentati dinamitardi a cominciare dal Rapido 904 nel dicembre del 1984 e poi sempre qui a Firenze l'attentato, l'esplosione nell'edificio di via Toscanini e poi i fatti del '92 in Sicilia, cioè all'attentato di Capaci e l'attentato di via D'Amelio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Cabrino, arrivando in via Georgofili il 27 maggio del '93 e per effetto dell'incarico che ha ricevuto dal Pubblico Ministero, vuole spiegare come ha ritenuto di svolgere il suo incarico per quali tappe e per quali mezzi di approfondimento dell'argomento?
TESTE Cabrino: Dunque, noi siamo, io sono giunto verso le 11.00 del mattino del 27 e già era stato parzialmente, quantomeno identificato e liberato, era stato identificato e parzialmente liberato il cratere dell'esplosione, provocato dall'esplosione. E da parte degli altri consulenti e da parte della Polizia Scientifica era stata iniziata la repertazione in alcune zone di via dei Georgofili, sia verso l'Arno, che verso via Lambertesca.
Noi ci siamo suddivisi praticamente il compito con gli altri incaricati della Polizia Scientifica e abbiamo proceduto alla repertazione in alcune zone di alcuni reperti e poi abbiamo contribuito alla pulizia del cratere e alla repertazione anche nel cratere. E in seguito anche alle rilevazioni delle dimensioni del cratere.
In particolare io ho raccolto una serie di reperti, sia nell'androne, praticamente, del portone che era al numero civico 4 di via Lambertesca, portone in legno che era stato distrutto dall'esplosione. E ho raccolto vari reperti all'interno di questo androne e nel cortile adiacente. E sia poi in via dei Georgofili nella zona diciamo tra il cratere, tra la Torre del Pulci e l'Arco delle Carrozze, cioè verso l'Arno per una distanza di circa 15-20 metri dal cratere. Sia, infine, nella zona del cratere a livelli superficiali e a livelli intermedi e a fondo cratere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei che proprio lei spiegasse perché si è proceduto per così dire a repertazioni autonome tra i consulenti e vorrei proprio che illustrasse, in maniera sufficientemente puntuale, proprio i reperti di cui si è occupato lei, eh?
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda anche la sede di rinvenimento.
Io faccio presente, la Corte del resto ne dispone, che lei ha prodotto degli allegati ad una certa relazione...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che fu acquisita il 20 luglio del '93; allegati fotografici anche. penso che le possano essere utili per illustrare...
TESTE Cabrino: Sì. Dunque, ho una copia...
PUBBLICO MINISTERO: L'ispettore ha a disposizione...
TESTE Cabrino: Sì, comunque anch'io ho una copia comunque delle foto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Cabrino: Comunque se vogliamo...
PUBBLICO MINISTERO: E' lo stesso.
TESTE Cabrino: Dunque, si è ritenuto utile procedere a repertazioni separate e in seguito su questi reperti analisi separate in modo da avere due linee di repertazione di analisi che potessero in pratica dare una doppia sicurezza sullo stesso evento, sui reperti dello stesso evento, sia dal lato materiali, sia dal lato trattamenti successivi e risultati analitici.
Quindi anche perché le strumentazioni non erano sempre le stesse. Quindi si aveva una sovrapposizione di risultati da tecniche diverse di analisi.
Il che è buona prassi per confermare i dati analitici, per confermare soprattutto le specie chimiche esplosive eventualmente ritrovate nella zona della esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, poi elenca i reperti...
TESTE Cabrino: I reperti, sì, che io raccolsi furono reperti appunto del cratere, relativi a cratere e reperti relativi a frammenti della carrozzeria dell'autobomba del Fiorino.
E può iniziare la foto numero 1, appunto questa. Si vede parte del materiale, terreno alluvionale e materiale di riporto prelevato dal cratere. Questo reperto è stato prelevato in zone superficiali del cratere, cioè a piccola profondità, essenzialmente sotto lo strato di lastroni di arenaria e di calcestruzzo cemento che formavano la pavimentazione di via dei Georgofili nelle zone tra il materiale sottostante e questo strato che erano state proprio scavate dai gas di esplosione.
E parte di questo materiale era anche annerito dagli effetti dai gas di esplosione.
Di questo materiale, questa porzione che si vede nella foto è quella che è stata lavata. In particolare il materiale era circa un chilo e duecento di peso; ne sono stati levati 800 grammi circa. Questa è la porzione lavata in acetone per solubilizzare le eventuali tracce di esplosivo.
L'acetone ha solvente che solubilizza tutte... praticamente tutti i tipi di specie esplosive. E quindi ha solvente utilizzato per avere una soluzione di tutti i tipi di esplosivo eventualmente presenti in un reperto.
Questo campione, i campioni furono poi filtrati, concentrati a pressione ridotta e in seguito evaporati proprio a piccolo volume con un flusso di azoto.
E questo campione, come gli altri, furono analizzati dapprima con una tecnica di cromatografia su strato sottile, in maniera da cercare visivamente di identificare in questa tecnica di separazione su strato le macchie dovute a certe specie esplosive che vengono poi sempre su questo strato rilevate con degli spruzzi di sostanze che le colorano in maniera differenziale.
In seguito, questo stesso campione, fu poi trattato, analizzato mediante cromatografia in fase liquida ad alta efficienza. Cioè una tecnica di separazione sempre tra le varie specie che compongono il campione, però non più su strato, ma in una colonna, in una colonna dove il campione viene eluito da un solvente in pressione e la colonna materiale che riempie questa colonna opera la separazione fra le varie sostanze presenti dal campione.
In questo caso la rivelazione viene fatta, veniva fatta con un rivelatore per assorbimento di luce ultravioletta che, in corrispondenza dell'uscita di una data sostanza, evidenziava l'assorbimento di luce ultravioletta e c'è un registratore integratore che rivela un picco di assorbimento della sostanza.
E in questo particolare campione che era stato siglato come CR1 evidenziò appunto su strato di... su questa cromatografia su strato non evidenziò le specie esplosive, perché la tecnica cromatografica su strato ha dei limiti di sensibilità piuttosto elevati.
Cioè, la quantità di specie residua di esplosivo o residuo deve essere piuttosto elevata perché sia visibile su strato. E quando si parla di elevata è sempre un termine relativo perché si parla sempre di poche decine di milionesimi di grammi del campione.
E invece in cromatografia in fase liquida questo campione evidenziò presenza di tritolo e di T-4.
La cromatografia in fase liquida ha una sensibilità notevolmente superiore a quella su strato.
Una aliquota di questo campione messa da parte già subito dopo i lavaggi e la conservazione e conservata in freezer a meno 18-20 gradi, fu in seguito sottoposta ad analisi presso i laboratori forensici inglesi della DRA, Defence Reserce Agency, e in queste analisi fatte con la tecnica diversa, gascromatografia...
PUBBLICO MINISTERO: A questo ci arriviamo.
TESTE Cabrino: No, facevo per concludere questo campione.
Furono confermate queste tracce di tritolo e di T-4 e furono viste anche tracce di nitroglicerina e di nitrotoluene. Poi, proseguivo con gli altri campioni.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, lei procede in verticale, io procedo in orizzontale.
TESTE Cabrino: Ah, sì ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Io vado a strati, lei va per moduli longitudinali, eh?
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, procedendo a strati, quindi.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Finiamo la...
TESTE Cabrino: La repertazione, l'elencazione.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, le metodiche che ha impiegato.
TESTE Cabrino: Sì, sì, le vediamo.
PUBBLICO MINISTERO: Fino alla fase finale della verifica.
TESTE Cabrino: Sì, d'accordo. Questo è sempre lo stesso campione, la porzione non lavata, lasciata di rispetto praticamente.
Nella foto numero 3, è sempre materiale del cratere, preso però a profondità maggiore. Qui siamo in una porzione di materiale argilloso, un'argilla con molta sabbia che costituiva delle lenti, praticamente, nei fianchi del cratere a una profondità di circa 80 centimetri.
Queste zone risultavano proprio compresse dall'onda d'urto dell'esplosione nel cratere, questo materiale preso da queste zone.
Anche questo è stato trattato sempre per lavaggio acetonico e creazione del campione, come già detto prima.
Nella foto numero 4, c'è un reperto che è sempre materiale del cratere, prelevato però sul fondo del cratere. Anche qui è materiale alluvionale o di riporto, perché il terreno in quella zona era in parte alluvionale da sedimenti dell'Arno, e in parte di riporto dai detriti di vecchie costruzioni demolite nel 1400, in quegli anni lì. E avevano... erano state stratificate nel terreno.
Anche questo campione è stato sottoposto agli stessi trattamenti.
Nella foto numero 5, qui sono invece materiali attinenti, provenienti dalla carrozzeria dell'autobomba. Queste sono state raccolte - schegge metalliche - sono state raccolte nell'androne, come dicevo prima, al numero 4 di via Lambertesca, che era in asse praticamente, questo vano, era in asse a via dei Georgofili. Il portone era stato distrutto dall'esplosione, e molto materiale della parte anteriore del Fiorino era stato proiettato, compreso il motore, dentro a questo androne e al cortile adiacente.
Anche queste schegge sono state lavate, come detto prima.
Lo stesso nella foto successiva, vi sono schegge sempre del Fiorino, sempre raccolte nell'androne, miste a chiodi del portone che era andato distrutto nell'esplosione.
Nella foto 7, invece, c'è una porzione, campione dello stesso materiale, lasciata di rispetto, non lavato.
Nella foto numero 8 vi sono, invece, frammenti metallici sempre provenienti dal Fiorino, raccolti non verso via Lambertesca, ma verso l'Arno, cioè in via dei Georgofili nella direzione dell'Arno. E precisamente, appunto, tra i 15 e i 20 metri di distanza dal cratere, in corrispondenza circa ai numeri civici 4 e... no, 7 e 9 di via dei Georgofili, nelle vicinanze di questi.
Anche questo campione è stato lavato e sottoposto ai trattamenti che sono stati prima detti.
Nella foto 9, c'è un'altra parte di questo stesso campione.
Nella 10, c'è un particolare in cui si vede una delle schegge metalliche della carrozzeria costituente il campione, che inglobava i resti di una guarnizione in gomma. Poteva essere una parte della portiera posteriore del Fiorino, una guarnizione tipo portiera.
Infine, nella foto 11, si vede un reperto che ho raccolto sempre nell'androne del numero 4 di via Lambertesca, e con ogni probabilità è parte del filtro, filtro aria, del Fiorino. Si vede il tipo di carta, è quella per filtri; l'anima metallica centrale, è parte del filtro d'aria.
I lavaggi di questo reperto non risultarono utili, perché era molto sporco di gasolio e quindi aveva residuato, dopo evaporazione, un'aliquota troppo grossa di gasolio per poter essere abbastanza concentrato per i successivi trattamenti, le successive analisi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, questo è stato la materia prima del suo lavoro.
TESTE Cabrino: L'esame, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha accennato anche, già a queste...
TESTE Cabrino: Un panorama dei reperti.
PUBBLICO MINISTERO: Ha accennato già a queste metodiche di analisi che ha impiegato. Allora, le devo chiedere preliminarmente: queste metodiche sono state - ritengo - messe in atto attraverso la attrezzatura di cui dispone il centro di ricerca e di studi dove lei lavora?
TESTE Cabrino: Sì, una parte di queste metodiche. Cioè il trattamento campioni completo e una parte di analisi, sì. Quelle con la chemiluminescenza - che l'ha scovato la FIAT, il termine chemiluminescenza - sono invece state svolte, effettuate presso il laboratorio forensico della DRA a Sevenox nel Kent.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, vorrei che lei ragguagliasse intanto la Corte sui risultati che ha ottenuto sul conto di tutti i suoi reperti...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... attraverso le metodiche di ricerca attuate, diciamo a La Spezia. Cioè a dire nell'istituto dove lei lavora.
TESTE Cabrino: Di chimica degli esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Di chimica degli esplosivi.
TESTE Cabrino: Dunque, su un campione, appunto il primo campione, primo campione ottenuto dal primo reperto che abbiamo visto, quello siglato CR1...
PRESIDENTE: Potrebbe risponderci complessivamente, per cortesia?
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente?
PRESIDENTE: Potrebbe darci una risposta complessiva, invece che campione per campione?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
TESTE Cabrino: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Può dare una risposta complessiva.
TESTE Cabrino: Le specie chimiche che, con le prime tecniche di cromatografia in fase liquida, avevo accertato sui campioni erano: tritolo, T-4 e, su un campione, anche pentrite. Quindi, erano questi tre tipi di specie chimiche.
Le successive analisi presso il laboratorio inglese confermarono queste specie chimiche, ad esclusione della pentrite, perché poi lo vedremo. E inoltre identificarono anche residui di nitroglicerine e di nitrotoluene.
La pentrite, bisogna premettere che questi campioni, tra le due serie di analisi, sono stati conservati in freezer, ma tra il tempo delle analisi e la presa di contatti con questo laboratorio inglese, le autorizzazioni e così via, erano passati più di due mesi.
Tutti i campioni, benché si porti via il solvente, ma tutti questi tipi di campione, anche a secco, contengono molte sostanze, oltre agli esplosivi estranei: in questo caso, soprattutto residui di gasolio, residui di olio motore, e poi residui metallici di vario tipo.
Soprattutto i residui metallici catalizzano, cioè accelerano, la decomposizione di taluni esplosivi. Quindi, in quel campione, in un campione - il CR2 - la pentrite non fu più rilevata con altro tipo di analisi, con ogni probabilità perché si era decomposta in quel lasso di tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Le ricerche, comunque, fatte presso il suo istituto furono due, di due tipi: l'analisi su strato...
TESTE Cabrino: Sottile.
PUBBLICO MINISTERO: Su strato sottile. E la cromatografia in fase liquida.
TESTE Cabrino: In fase liquida.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, la risposta positiva avutasi era relativa a tutti i reperti, o solo ad alcuni?
TESTE Cabrino: Solo ad alcuni: CR1 e il CR2, quindi due campioni del cratere; un terzo campione del cratere, quello del fondo cratere; e un campione di schegge metalliche.
Le successive analisi, invece, nei laboratori inglesi confermarono queste analisi su questi campioni e videro alcune specie esplosive a livelli molto bassi anche su altri campioni. Questo perché la tecnica in gascromatografia con chemiluminescenza è da 20 a 50 volte, a seconda della specie esplosiva, più sensibile ancora della cromatografia in fase liquida. Quindi poteva scendere a livelli dove, con la cromatografia in fase liquida, non poteva arrivare.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai può aversi questa non uniformità di risposta a carico di reperti omogenei, come data o meglio epoca del prelevamento, come sede di prelevamento, come modello analitico impiegato? Intendo dire, anche se non siamo entrati nel dettaglio, che non è che la risposta che lei ebbe dalle sue indagini fu coerente per tutti i reperti.
TESTE Cabrino: Non è completamente sovrapponibile per tutti i reperti, cioè le specie sono quelle, però sullo stesso reperto...
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei che chiarisse questo.
TESTE Cabrino: ... si trova una specie e non l'altra. Questo perché dipende, primo, dalla proiezione casuale dell'esplosivo residuo, quello che si va a cercare nei reperti. Sono le minime quantità di esplosivo della carica che non reagiscono, cioè che non prendono parte all'esplosione e quindi rimangono inesplose.
E quindi vengono proiettate, a seguito dei gas di esplosione, nell'ambiente circostante.
Questo succede perché? Perché, al di sotto di certi spessori, anche l'onda di detonazione nell'esplosivo non si propaga. Quindi se la carica, in corrispondenza di angoli, di irregolarità, proietta questa parte, queste minime parti di esplosivo che non vengono raggiunte dall'onda di esplosione.
Tecnicamente, si dice che per ogni esplosivo c'è un diametro critico al di sotto del quale l'onda di esplosione non si propaga.
A quel punto, per quella porzione di esplosivo che si trova al di sotto di quel diametro, non si ha esplosione, si ha proiezione nell'ambiente. Questa proiezione inizialmente è grossolanamente sferica, poi però, spazialmente, ci sono zone in cui avviene e zone in cui invece non c'è questo tipo di proiezione.
Quindi, già c'è una proiezione casuale. Quindi anche tutto ciò che viene esposto nelle vicinanze della carica, all'espansione di questi gas, non sempre è interessato dalla deposizione di questi residui inesplosi. Quindi, è già casuale la deposizione, la proiezione di questi residui sui reperti.
In più, poi, subentrano la repertazione anche. Si cerca di repertare il più possibile d materiale che è, originariamente, che è stato in vista della carica esplosa. Ma non sempre si può repertare tutto, quindi anche lì involontariamente c'è una certa selezione.
In seguito, c'è la resistenza chimica vera e propria della specie esplosiva nel campione; per cui certe specie esplosive resistono meglio nel tempo e quindi si degradano meno, altre si degradano più velocemente.
Ciò soprattutto in dipendenza delle altre sostanze che sono miste a questi residui esplosivi nel campione, che sono le più varie, proveniendo dall'ambiente, dall'ambiente dell'esplosione stessa.
E, ancora, certe tecniche vedono meglio alcune specie esplosive, e altre tecniche vedono meglio altre. Per esempio, la gascromatografia vede meno bene esplosivi tipo la pentrite che sono più termolabili. E quindi una colonna gascromatografica che lavora a temperature superiori a quelle ambientali, è meno adatta per vedere, per esempio, la pentrite. Mentre la cromatografia in fase liquida, che lavora a temperatura ambiente, vede meglio questa specie proprio perché non la distrugge, almeno parzialmente, per effetto della temperatura.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la ragione per cui è stato necessario impiegare più tecniche analitiche, e lavorare su diversi tavoli?
TESTE Cabrino: Sì, sì. Questa è una, anzi è la ragione fondamentale. In genere si cerca sempre di confermare con più tecniche le stesse specie.
PUBBLICO MINISTERO: E ciò che è stato affermato da una tecnica, ove non sia stato - come è successo nel caso nostro - confermato da un'altra tecnica, va ritenuto un dato comunque certo perché quella tecnica lo ha individuato con sicurezza? Ovvero, va ritenuto un dato in qualche modo incerto? Come dire, i risultati delle varie metodiche vanno a confortarsi e quindi a sommarsi, o vanno a smentirsi nel rapporto incrociato?
TESTE Cabrino: Per aver la sicurezza assoluta di quella traccia è bene che sia confermata da almeno due tecniche. Se è una tecnica sola, dà un'indicazione; però è sempre bene che, per aver la sicurezza, sia confermata - almeno questa è la prassi - da almeno due tecniche diverse.
PUBBLICO MINISTERO: Le tecniche impiegate - e ora illustrerà anche quella che ha sviluppato presso questi laboratori del Kent - sono le tecniche, per così dire, più accreditate su scala internazionale?
TESTE Cabrino: Sì. Sono queste e, in più, c'è la gascromatografia massa, che è quella utilizzata poi presso i laboratori della Scientifica. Questa è l'altra tecnica. Queste tre tecniche sono le più utilizzate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi lei ritiene che, quando questo lavoro è stato fatto, sia stato fatto ricorso alle metodiche le migliori che erano...
TESTE Cabrino: Le migliori che erano disponibili, sì, in quel momento e anche attualmente sono ancora quelle più utilizzate.
PUBBLICO MINISTERO: Uscendo dalle colonne, dalle gascromatografie e quant'altro, lei ha presente che, nella scena dell'evento, su vari manufatti, anche su pareti o che altro, vi erano dei reperti in qualche modo caratteristici. Ad esempio, annerimenti.
TESTE Cabrino: Sì, vi erano parecchi annerimenti.
PUBBLICO MINISTERO: Gli annerimenti sono un dato equivoco, un dato comunque utilizzabile, un dato sintomatico per una ricerca qualitativa di esplosivi, oppure no?
TESTE Cabrino: Beh, in questo caso, cioè in questo caso come in altri casi in cui gli annerimenti sono molto intensi, come materiale proprio che produce l'annerimento, si vede chiaramente che sono residui carboniosi del tipo nero fumo e grafite. Questi annerimenti diffusi di questo tipo sono caratteristici di tritolo, di presenza nella carica di tritolo a sé stante.
Cioè, a sé stante, intendo una parte della carica formata da solo tritolo, non tritolo in miscela con altri esplosivi, in intima miscela. Ma una parte della carica deve essere di solo tritolo, perché è il tritolo che, per sua natura, avendo poco ossigeno nella sua molecola, nell'esplosione produce molto, residua molto carbone allo stato elementare. Quindi, sotto forma di nero fumo o grafite.
Ed ha questi tipici annerimenti che, sulla scena dell'esplosione, lì erano presenti sia su parte dei resti del portale, della porta dell'Accademia dei Georgofili, della Torre del Pulci, soprattutto sullo stipite destro residuo. Sia, anche, nel palazzo di via Lambertesca numero 4, sulla facciata si vedevano molti annerimenti a spruzzo del gas di esplosione.
E anche nelle vicinanze del cratere, in certe zone soprattutto di argilla e in certi residui del materiale del cratere.
PUBBLICO MINISTERO: Si può definire quello che era successo come detonazione di esplosivo in via Georgofili, una esplosione franca ovvero un'esplosione non franca?
TESTE Cabrino: C'erano vari elementi che testimoniavano che l'esplosione era stata una detonazione e una detonazione franca. Cioè detonazione, quindi alta velocità di esplosione; si parla di detonazione quando la velocità di esplosione, nell'esplosivo, avviene a parecchie migliaia di metri al secondo.
E, in più, franca perché tutta la massa dell'esplosivo praticamente era detonata; e questo era stato testimoniato anche dai livelli molto bassi dei residui di specie esplosive inesplose sui reperti. E questi livelli sono stati sempre sull'ordine, in tutti i reperti, di pochi milionesimi di grammo, se non di decine di miliardesimi di grammo. Quindi, livelli molto bassi.
Ciò testimoniava di una detonazione franca, cioè che aveva interessato tutta la massa della carica.
PUBBLICO MINISTERO: Ci sono delle ragioni anche, per così dire, delle tecniche di realizzazione del manufatto che deve esplodere, che facilitano o, piuttosto, ostacolano la cosiddetta esplosione franca?
TESTE Cabrino: Sì. Dunque, perché si abbia un'esplosione franca bisogna che la carica sia, diciamo, abbastanza omogenea. Ciò può esser raggiunto o perché si utilizza una massa, una miscela esplosiva già di fabbrica di per sé omogenea; cioè per esempio delle cartucce di gelatinato commerciale, che sono costruite in maniera omogenea, o dell'esplosivo rigido solido tipo tritolo, tipo pentrite, T-4 eccetera, già compresso oppure fuso - nel caso del tritolo - di fabbrica.
Oppure, nel caso che si utilizzi materiale da sconfezionamento, quindi sconfezionato da armi, da proiettili, bombe, eccetera, solo nel caso in cui questo esplosivo che è stato sconfezionato venga di nuovo molto compattato, molto addensato, in maniera che l'esplosione lo interessi tutto. Perché la velocità di esplosione dipende dalla densità del materiale: più il materiale è denso, più la velocità è alta e interessa quindi tutta la massa dell'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Noi abbiamo, o meglio lei ha, riassuntivamente quindi indicato determinate specie esplosive.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le ha indicate con il nome chimico.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non con il nome merceologico.
TESTE Cabrino: No, quello che si identifica nelle analisi è proprio la specie chimica. Ora, quando si parla di tritolo, è anche il nome comune. Quando si parla, però, di nitrotoluene è il nome della specie chimica. Chiaramente, di nitrotoluene da solo non si ritrova come esplosivo comune. Quindi, fanno parte poi di, appunto, miscele esplosive, queste specie chimiche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei che proprio a questo proposito lei si soffermasse un attimo nello spiegare qual è il regime di produzione, di commercializzazione, di utilizzo delle specie chimiche una volta convertite in prodotto ovviamente d'uso.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giusto sul territorio nazionale, non mi interessa quello che succede all'estero, ovviamente, del T-4; mi interessa quello...
TESTE Cabrino: Sì, sì. Dunque, beh, cominciando appunto dal tritolo, il tritolo è una specie chimica ben precisa, è 246 trinitrotoluene. Ed è anche un esplosivo che esiste già di per sé, a sé stante, come esplosivo comunemente utilizzato.
Come esplosivo appunto a sé stante, il tritolo è utilizzato essenzialmente in campo militare. E' utilizzato da alcune armi delle Forze Armate; essenzialmente generalmente dal Genio, per lavori di demolizione. E, in queste funzioni, viene utilizzato sotto forma di cilindretti da un etto o di saponette da 2-4 etti, oppure in casi particolari in blocchi anche da alcuni chilogrammi.
PUBBLICO MINISTERO: C'è produzione in Italia di questo esplosivo?
TESTE Cabrino: No, il tritolo attualmente in Italia già da parecchi anni non viene prodotto da alcuna ditta, e quindi è di importazione.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto...
TESTE Cabrino: Anche il tritolo per i caricamenti, di certi sistemi d'arma, di certi proiettili e così via, viene sempre importato.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto è nella sua conoscenza, da quanti decenni il tritolo viene adoprato per il confezionamento, di bombe o che altro sia, militare?
TESTE Cabrino: Praticamente, sin dalla prima guerra mondiale molti dei proiettili, anche della prima guerra mondiale, erano caricati a tritolo appunto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è un esplosivo di lungo corso.
TESTE Cabrino: Di lungo corso e di lungo uso. E anche di lunga durata, perché cariche ancora dell'epoca, della prima guerra mondiale, sono ancora in ottimo stato.
PUBBLICO MINISTERO: Passando rapidamente agli altri, il T-4 e la pentrite.
TESTE Cabrino: Il T-4 e la pentrite sono altri due esplosivi. Il T4 ancora di uso essenzialmente militare. E ora, il T-4, come sostanza pura, cioè senza nessuna aggiunta, non viene utilizzato. Viene utilizzato per il caricamento di alcuni proiettili misto a paraffine, col 3 o il 5 o il 9% di paraffine.
Sennò, viene miscelato a tritolo, per fusione del tritolo viene miscelato il T-4, per fare vari tipi di esplosivi che si chiamano tritoliti: miscele di tritolo e T-4, sempre di uso militare.
In alcuni casi, vi sono in commercio alcuni tipi di esplosivi, anche di uso civile, che contengono piccole percentuali di T-4; però sono piuttosto rari. Alcuni tipi di gelatinati - soprattutto per prospezioni sismiche - contengono il 2, il 3, il 4% di T-4.
PUBBLICO MINISTERO: La pentrite?
TESTE Cabrino: La pentrite viene utilizzata, sia in campo militare essenzialmente per detonatori, e in campo civile anche - questo - per detonatori. Cioè il primo che dà l'avvio alla catena esplosiva è sempre un detonatore primario. Nei detonatori c'è sempre un mezzo grammo, un grammo, a seconda del tipo di detonatori, di pentrite.
Viene utilizzata in campo militare anche in sistemi interni, sempre detonatori però di trasmissione o per trasmettere l'onda esplosiva da un componente all'altro della munizione.
E viene utilizzata in campo sia militare che civile, in questo caso il grosso consumo è in campo civile, anche per realizzazione di miccia detonante. La miccia detonante è una miccia che consente di trasmettere non la fiamma, come la miccia a lenta combustione, ma proprio l'onda esplosiva, è una specie di guida ad onda esplosiva per collegare tra loro, per esempio, più cariche. Oppure per trasmettere l'onda esplosiva da un detonatore alla carica.
Oppure utilizzata di per sé - e questo è il grosso utilizzo, soprattutto in Italia, in Sardegna - per il taglio di certe pietre dure, come il granito: il granito viene in gran parte tagliato con miccia detonante. E questa miccia detonante ha un'anima di pentrite, pentrite cristallina.
PUBBLICO MINISTERO: E per venire poi a queste altre due specie esplosive, il nitroglicol e la nitroglicerina?
TESTE Cabrino: Dunque, nitroglicol e nitroglicerina sono due specie esplosive che, da sole, non vengono mai utilizzate; anche perché sono troppo sensibili anche per il trasporto stesso, e così via.
Vengono, a lato della produzione, immediatamente miscelate a esplosivi in genere di utilizzo commerciale, che sono i gelatinati e pulverulenti nitroglicerinati. Sono due categorie di esplosivi di utilizzo in cave, cantieri di lavoro, sbancamenti stradali e così via; che sono composti da nitroglicerina, da varie percentuali di miscela di nitroglicerina e nitroglicol, e da altri componenti. Di cui, il componente maggiore, è sempre il nitrato d'ammonio; sono a base, essenzialmente, di nitrato di ammonio con aggiunta di questa nitroglicerina, nitroglicol, e di nitrotoluene spesso, o in alcuni casi, invece, qualche percentuale di tritolo.
PUBBLICO MINISTERO: Da quello che lei oggi ci sta riferendo, e da quello che ha riferito l'altro consulente, specificamente interessato per le questioni di carattere analitico, noi siamo venuti così a sapere che sono state messe in campo svariate metodiche di ricerca analitica, le quali hanno fornito determinati risultati.
Ora sappiamo perché i risultati sono, in qualche maniera, possono essere disomogenei; quale è il rapporto che sta tra una ricerca e un'altra, in termini di sensibilizzazione o di personalizzazione, per così dire, della ricerca rispetto a una specie.
Ecco, le volevo chiedere questo: vi è la possibilità, e se sì, in che termini, una volta che si siano determinate, per specie presenti, si sia determinata la presenza - mi scuso per la ripetizione - determinate molecole, il trinitotoluene; ecco, vi è la possibilità a posteriori di farsi un'idea ragionevolmente attendibile sulla composizione, parlo di determinati quantitativi iniziali, di una carica?
TESTE Cabrino: Beh, si possono avanzare delle ipotesi in questo campo, cioè la certezza non c'è mai perché dalle specie residue, proprio per le variabili di cui ho parlato prima, è difficile poi risalire alla composizione quantitativa della carica esplosa. Però, si possono avere delle indicazioni.
Chiaramente se una specie esplosiva si ritrova su tutti i reperti, ci sono alcune indicazioni che quella specie esplosiva potesse costituire un'aliquota consistente della carica di partenza.
Bisogna però tener presente che alcune specie esplosive sono più, diciamo, così, tra virgolette, "stabili" nei campioni, e quindi si evidenziano di più.
Questo proprio per esperienza personale; già molti anni fa facemmo proprio delle prove specifiche per vedere quale specie, dopo esplosioni, si identificasse meglio, resistesse di più in vari ambienti. E si era visto, proprio con esplosioni di prova, che il T-4 è una delle specie che si riesce sempre a identificare meglio, anche quando è presente in quantità molto inferiori all'esplosivo principale.
Per esempio, mi ricordo casi in cui facemmo brillare un chilogrammo di tritolo con dentro 5 grammi di T-4; evidenziammo in alcuni campioni messi in alcuni reperti, messi apposta in vista dell'esplosione e poi analizzati, identificammo il T-4 a volte su qualche campione e non il tritolo, che pure era presente in un rapporto...
PUBBLICO MINISTERO: In proporzione nettamente...
TESTE Cabrino: In proporzione molto... Quindi dipende anche dalla visibilità, diciamo così, della determinata specie esplosiva.
Quindi non è sempre così diretto risalire alla... avere un'idea della composizione quantitativa della carica di partenza.
In generale, si può dire che se, però, una specie si trova sulla maggioranza dei reperti, quella specie doveva costituire una buona aliquota della carica, doveva costituire una buona percentuale della carica.
In più, poi, in questo caso, in questo specifico caso, gli annerimenti per esempio testimoniavano la sicura presenza di una discreta quantità di tritolo a sé stante.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come esplosivo a sé stante?
TESTE Cabrino: Come esplosivo a sé stante. Sì, perché quando, per esempio, ho detto prima che entra nelle composizioni dei gelatinati, anche di taluni pulvirulenti nitroglicerinati, cioè di queste due categorie di esplosivi di uso commerciale: beh, vi entra in percentuali del 4, 5 fino all'8-10%.
Però in questo caso il tritolo, essendo miscelato intimamente a altri esplosivi tipo nitrato d'ammonio, che ha un eccesso di ossigeno invece, non dà più quegli annerimenti caratteristici, non residua più questo carbone non ossidato, solido.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta corretta la distinzione tra una massa esplodente principale e una massa, una carica esplodente attivatrice, o booster che dir si voglia, che venga solitamente utilizzata per fare esplodere ad esempio cariche di tritolo?
TESTE Cabrino: Sì, un accoppiamento di questo tipo, specialmente se la carica è molto grossa...
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei, per l'appunto, parlava fino a un attimo fa di una presenza di tritolo...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... probabilmente testimoniata anche da questi annerimenti...
TESTE Cabrino: Sì, anzi senz'altro.
PUBBLICO MINISTERO: ... come esplosivo a sé stante, io mi sono collegato con questa precisazione che le chiedo. Cioè a dire, se è corretto che una ipotetica carica di tritolo a sé stante possa essere stata attivata da una carica attivatrice appunto - sembra che questa sia la terminologia - o booster, che dir si voglia.
TESTE Cabrino: Sì, un booster o detonatore secondario. Sì, e questa anzi, per cariche grosse, è una buona prassi.
Cioè quando la carica è molto grossa, è bene inserire tra il detonatore di partenza e la massa della carica una specie di amplificatore di esplosione che, appunto, è un booster o detonatore secondario che dir si voglia.
Che può essere un 5-10% della massa, della carica totale. E può essere formata, anzi per regola dovrebbe essere formata da esplosivi un pochino più ad alta velocità rispetto a quello che si vuole innescare.
PUBBLICO MINISTERO: Per regola, cosa vuol dire?
PRESIDENTE: Potremmo fare...
TESTE Cabrino: E' per buona norma di pratica di un artificiere, ecco.
PRESIDENTE: Potremmo fare una breve sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
PRESIDENTE: Una breve sospensione: dieci minuti, non di più.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Possiamo riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente. Il dottor Cabrino è già al suo posto.
Le volevo chiedere ancora questo, dottore. Stabilito quindi che lei ha condotto autonomamente un filone di indagini di tipo analitico, volevo sapere se poi a conclusione del lavoro svolto ha comparato le conclusioni alle quali è pervenuto con le indagini di tipo analitico condotte, invece, diciamo nell'ambito del servizio di Polizia Scientifica, o meglio, dall'altro consulente che specificamente si è occupato di questo, vale a dire il dottor Vadalà.
TESTE Cabrino: Sì, sono state comparate, sia nella prima fase, quella diciamo contemporanea e successiva alle analisi a La Spezia presso l'Istituto di Chimica degli Esplosivi; che avevano portato già a quell'identificazione di tritolo, T-4 e pentrite.
E già a quel livello si era vista una concordanza di risultati con quanto già era stato, come specie esplosive, già identificate con le tecniche utilizzate dal dottor Vadalà presso il laboratorio della Polizia Scientifica.
Sia nella seconda fase, dopo le ulteriori analisi presso i laboratori inglesi, dove a queste specie esplosive si erano aggiunte per identificazione di tracce di nitroglicerina essenzialmente, e di nitrotoluene.
E anche queste successive tracce erano state, in seguito a ulteriori analisi, identificate anche presso il laboratorio della Polizia Scientifica. Quindi, c'era completa sovrapposizione delle specie chimiche.
PUBBLICO MINISTERO: Il che vi ha consentito di formulare, quindi?
TESTE Cabrino: Una relazione finale praticamente, in cui sono confluiti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, con un indice di certezza?
TESTE Cabrino: Con un indice di certezza. Perché erano state identificate con tecniche diverse - talune sugli stessi reperti, altre su reperti comunque sempre provenienti dallo stesso ambiente - erano state identificate le stesse specie chimiche esplosive.
PUBBLICO MINISTERO: La consulenza, nel suo momento complessivo, investiva anche altri aspetti, non solamente quelli di tipo qualitativo.
TESTE Cabrino: Beh, diciamo, c'erano appunto da avanzare ipotesi anche sulla costituzione della carica, di cui si è parlato prima. E sulla possibile provenienza degli esplosivi; oltre che, poi, sugli aspetti quantitativi come determinazione del peso di carica, e eventuali ipotesi sulla dinamica dell'attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Fermo restando che l'oggetto specifico della consulenza, sulla quale oggi l'abbiamo chiamata a riferire, è quello qualitativo della carica, gli altri aspetti della consulenza li conosce e li considera praticati e portati a compimento in modo da soddisfare anche le sue specifiche professionalità?
TESTE Cabrino: Sì. Del resto abbiamo presentato appunto una relazione finale collegiale, anzi, tutte le relazioni sono collegiali.
Comunque, nella relazione finale sono stati, diciamo, assiemati tutti gli aspetti attinenti ai quesiti posti con tutte le risposte ai quesiti; e in tutte abbiamo concordato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta dottor Cabrino, lei ha predisposto una memoria da...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io gliel'ho suggerito.
TESTE Cabrino: A corredo di quanto ho esposto, sì, c'è una memoria che riassume alcune parti e allega anche tutti i dati analitici delle analisi eseguite in Inghilterra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io quindi, se lei ritiene, le faccio presente che può consegnarla al Giudice, la sua memoria.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come prevede una certa disposizione del Codice di procedura penale.
TESTE Cabrino: Benissimo. Allora, chiedo di allegare questa memoria.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha firmata, dottore?
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Cabrino: Sì sì, ho firmato.
PRESIDENTE: Non ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto mi riguarda, non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVVOCATO Gramigni: Sì, una domanda, Presidente. Avvocato Gramigni, difesa di Graviano Filippo.
Buonasera. Senta, io le chiedo: dalla vostra attività e in base ai quesiti che sono stati posti al collegio di consulenti dal Pubblico Ministero, avete anche formulato ipotesi sul tipo di innesco della carica esplosiva di via dei Georgofili?
TESTE Cabrino: Dunque, con innesco intendiamo proprio la parte specifica dell'innesco, cioè detonatore.
AVVOCATO Gramigni: Sì.
TESTE Cabrino: Sì, abbiamo formulato delle ipotesi. Ovviamente, serviva un detonatore e un sistema di temporizzazione. Un sistema di temporizzazione che poteva essere con un semplice tratto di miccia a lenta combustione.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Cabrino: Oppure con un sistema a temporizzatore elettronico e elettromeccanico. Avevamo avanzato questi due, tre tipi di ipotesi.
AVVOCATO Gramigni: Tre tipi di ipotesi, no? Cioè la miccia, il timer elettronico, e il comando radio, da quello che...
TESTE Cabrino: Ecco, il comando radio l'avevamo escluso, l'avevamo analizzato ma l'avevamo escluso.
AVVOCATO Gramigni: Perché?
TESTE Cabrino: Perché, vista la dinamica dell'attentato, che non era a un bersaglio mobile, preciso, quindi in una finestra di tempo molto limitata, ben definita; ma a un bersaglio fisso se vogliamo, non era necessario un comando radio per l'attivazione della carica a un determinato distretto.
AVVOCATO Gramigni: Allora, domanda che le faccio: la conformazione dei luoghi, cioè il fatto che si fosse in una via stretta e in mezzo ad edifici alti, avrebbe comunque permesso l'attivazione di un comando radio? Oppure...
TESTE Cabrino: Avrebbe reso difficoltoso non la trasmissione del segnale radio, che quello si trasmette tranquillamente anche in ambienti simili; ma la visualizzazione della zona: non v'era un punto in sicurezza, quindi a una certa distanza, vista l'entità della carica, che assicurasse una visione panoramica della zona.
AVVOCATO Gramigni: Quindi il comando radio l'avete relegato tra le ipotesi...
TESTE Cabrino: L'abbiamo praticamente escluso.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, per quanto riguarda la miccia a lenta combustione?
TESTE Cabrino: La miccia a lenta combustione l'abbiamo data come ipotesi, non l'abbiamo considerata la più probabile, l'abbiamo considerata in ordine di probabilità non la prima.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Cabrino: Perché, più che altro perché crea molto fumo nella combustione e quindi poteva attirare l'attenzione.
AVVOCATO Gramigni: Quindi lei mi conferma che la presenza di una miccia a lenta combustione avrebbe avuto, come segno esteriore, in un momento precedente all'esplosione, la presenza di fumo.
TESTE Cabrino: Poteva uscire del fumo, specialmente se i finestrini erano aperti, poteva uscire del fumo; se erano chiusi, sarebbe rimasto più all'interno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, ponendo in via ipotetica, come sembra emergere da certe risultanze di questo processo, che la macchina sia stata - l'autobomba cosiddetta - sia stata collocata nel luogo dell'esplosione circa 25 minuti prima del momento in cui esplose, più o meno 20-25 minuti; ecco, che tipo di miccia a lenta combustione, e soprattutto quali dimensioni avrebbe dovuto avere una miccia a lenta combustione, per essere idonea allo scopo?
TESTE Cabrino: Eh, la miccia...
AVVOCATO Gramigni: Premesso che, appunto, sembra che quantomeno 20 minuti, 25 minuti prima del momento dell'esplosione detta miccia avrebbe dovuto essere stata accesa.
TESTE Cabrino: Dunque, la miccia a combustione, essenzialmente la maggioranza dei tipi ha una velocità, un'unica velocità di combustione, la maggioranza dei tipi a lenta combustione, che dà circa un tempo di due minuti per ogni metro di miccia.
Quindi, per avere un 20-25 minuti, un 10-12 metri di miccia.
AVVOCATO Gramigni: Ora, io non sono un esperto di esplosivi, ma ritengo improbabile che possa trovare posto all'interno...
PRESIDENTE: Avvocato, non ci sono espressioni di valutazione. Lei deve fare domande.
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì. Ma siccome il signore è un consulente.
PRESIDENTE: Solo domande, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo.
PRESIDENTE: Non considerazioni.
AVVOCATO Gramigni: No. Le chiedo, allora, è probabile che abbia potuto trovare posto all'interno di un Fiorino una miccia di questa lunghezza?
TESTE Cabrino: Sì, come posto sì, perché la miccia non deve necessariamente essere stesa; può bruciare anche tranquillamente arrotolata a matassa, quindi non c'è nessun problema.
AVVOCATO Gramigni: Quindi avrebbe potuto trovarsi all'interno.
TESTE Cabrino: Sì, sì. 10 metri di miccia occupano un 20 x 20 centimetri.
AVVOCATO Gramigni: Ho capito. Comunque, lei dice, è improbabile sotto il profilo della possibilità di sprigionare fumo.
TESTE Cabrino: Noi abbiamo dato meno probabile del temporizzatore, del timer, per l'aspetto più che altro del fumo che sviluppa.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Quindi voi, come conclusione più probabile, siete giunti a quella che vede come sistema di innesco un timer elettronico, elettromeccanico.
TESTE Cabrino: Come la più probabile, sì.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Cabrino: Come ipotesi più probabile, sì.
AVVOCATO Gramigni: Senta, e in quanto alla dislocazione della carica esplosiva all'interno - della carica principale - all'interno del Fiorino, vedo che anche rispetto a questo aspetto della consulenza avete formulato certe ipotesi.
TESTE Cabrino: Sì, sono state formulate ipotesi...
PRESIDENTE: Avvocato, lei deve fare delle domande; non può chiedere "avete fatto".
AVVOCATO Gramigni: Sì. Quali ipotesi avete formulato in ordine alla dislocazione della carica principale all'interno dell'autovettura Fiorino?
TESTE Cabrino: Come, scusi?
AVVOCATO Gramigni: Quali ipotesi avete formulato rispetto alla dislocazione della carica principale di esplosivo all'interno dell'autovettura Fiorino?
TESTE Cabrino: Come forse spiegherà meglio poi l'altro consulente, colonnello Vassale, che più specificamente ha trattato e affrontato questo problema, abbiamo ipotizzato una carica in più sezioni - perché, visto il peso, non poteva essere un unico pacco.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Cabrino: Sennò non sarebbe stato maneggiabile.
In più sezioni che, affiancate, portavano una forma grossomodo quadrata, rettangola con però, mi sembra, un metro e 20 per un metro circa.
AVVOCATO Gramigni: E quale sarebbe stata, a vostro giudizio, la dimensione ideale, o comunque consigliabile, di ogni singolo elemento diciamo della carica esplosiva, per poter essere agevolmente maneggiato?
TESTE Cabrino: Mah, mi sembra che in quell'ipotesi fosse sull'ordine dei 20 centimetri per una lunghezza di 60, 50-60 centimetri. Mi sembra che fossero stati ipotizzati in questa maniera, i pacchi, i singoli pacchi.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Il che porta grossomodo ad ipotizzare quanti contenitori di esplosivo, atteso il complessivo della carica che sembra aggirarsi sui 250 chili?
TESTE Cabrino: Mi sembra, adesso non ho sottomano gli schemi, ma una decina mi sembra di pacchi, grossomodo.
AVVOCATO Gramigni: Io non ho altro da chiederle, la ringrazio.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni. Dottore, ma il congegno elettromeccanico come si attiverebbe?
TESTE Cabrino: Dunque, noi abbiamo distinto o congegno elettronico, o congegno elettromeccanico.
AVV. Cianferoni: O elettromeccanico.
TESTE Cabrino: Beh, un elettromeccanico fra i più comuni sono quelli tipo i temporizzatori della lavatrice, della lavastoviglie.
AVV. Cianferoni: Ma va messo vicino alla carica, perciò?
TESTE Cabrino: Beh, può chiudere un circuito elettrico, quindi può essere anche a distanza dalla carica. Poi chiude un circuito elettrico, come nella lavatrice o nella lavastoviglie: con un movimento meccanico a un certo punto chiude un circuito elettrico.
Quindi, poi, i fili che portano al detonatore possono avere varie lunghezze.
AVV. Cianferoni: Il tritolo, lei ha detto, è stato verosimilmente adoperato di per sé, cioè come puro. Quindi in che consistenza si poteva trovare? In pani, in saponette?
TESTE Cabrino: Si poteva trovare, appunto come ho detto, si trova in cilindretti da 100 grammi, si trova in saponette da 2-4 etti, si può trovare in blocchi o, sennò, può essere ottenuto da sconfezionamento di residuati bellici, di proiettili, di bombe e così via. In quel caso, si recupera i pezzi, e siccome i pezzi assieme danno notevoli soluzioni di continuità e non creano una carica omogenea, si possono macinare artigianalmente, ricompattare, per avere una carica omogenea a una discreta densità.
AVV. Cianferoni: L'ordigno come è confezionato, si poteva considerare stabile e, quindi, trasportabile anche per lunghe distanze? O era pericoloso, fare questo?
TESTE Cabrino: No, non era pericoloso. Perché la parte diciamo sensibile, di tutto l'insieme, di tutto l'ordigno, è in pratica solo il detonatore o i detonatori primari.
Comunque, anche un detonatore perché esploda per urto, accidentalmente, ha bisogno di stimoli molto, molto elevati: va preso a martellate. Se cade in terra o che, non esplode. Con un urto accidentale di un'auto, non esplode.
L'esplosivo, ancora meno. Praticamente gli esplosivi, per urto, esplodono solo in grossa quantità, se finiscono sotto alle ruote di un treno: è l'unico stimolo meccanico che sicuramente li fa esplodere, perché c'è una compressione enorme e velocissima.
Ma in altri casi, no.
AVV. Cianferoni: Ecco. Però, su questo punto, vorrei porre questa domanda, cioè nella relazione 23 ottobre '93, alla quale anche lei ha partecipato, si indicava proprio come inopportuno un trasferimento attraverso percorsi lunghi o eccessivamente articolati.
TESTE Cabrino: Ma non tanto sotto l'aspetto della pericolosità della carica, quanto sotto l'aspetto del possibile inconveniente che portasse alla scoperta del trasporto. Ecco, era più in quel senso, che non per la pericolosità di trasporto della...
AVV. Cianferoni: Bene, grazie.
TESTE Cabrino: Prego.
PRESIDENTE: Altre domande? Si può accomodare, grazie.
*TESTE Cabrino: Benissimo.

udienza 16.12.1996

*TESTE Vadalà: Buongiorno.
PRESIDENTE: Per cortesia, vuol dire nome, cognome, luogo, data di nascita, e di residenza?
TESTE Vadalà: Mi chiamo Gianni Giulio Vadalà, sono nato a Roma il 15 novembre del '48, e ho il domicilio in viale Aeronautica numero 7, Roma.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Vadalà: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Vadalà, vuol chiarire qual è l'attività che svolge?
TESTE Vadalà: Sono direttore tecnico principale della Polizia di Stato, laureato in chimica, e opero nell'ambito del laboratorio della Scientifica come esperto in esplosivi, laboratorio analitico di esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Che è una struttura specifica nell'ambito del servizio di Polizia Scientifica.
TESTE Vadalà: Struttura specifica e unica a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Da quanto tempo lavora in questo servizio?
TESTE Vadalà: Lavoro in questo servizio dal 1992.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto cognizione... E' stata fatta... Ha giurato, vero? Dottor...
TESTE Vadalà: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: No, perché può darsi che fossi per un attimo distratto. E allora non volevo trovarmi a ricominciare da capo.
Lei ha avuto cognizione dei fatti successi in via dei Georgofili nella notte fra il 26 e il 27 maggio del '93?
TESTE Vadalà: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto anche un incarico dal Pubblico Ministero?
TESTE Vadalà: Nella stessa data del 27 maggio 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Allora vuole riassumere la premessa del discorso più ampio che dovremo fare insieme? E quindi la sua cognizione dei luoghi sul momento e il tipo di accertamento che il Pubblico Ministero le ha affidato e con chi in quella certa giornata.
TESTE Vadalà: Il giorno 27 maggio 1993, era un giovedì, sono stato chiamato dal mio direttore, dottor Salvatore Montanaro, per recarmi a Firenze per effettuare un sopralluogo tecnico in una zona dove era avvenuta una esplosione.
Una volta giunto sul luogo mi sono trovato di fronte ad un cumulo di macerie in una via nei pressi degli Uffizi. All'epoca neanche mi ricordavo bene come, quale fosse.
Il grosso stato di devastazione era indice che era avvenuto un fenomeno esplosivo di grosso rilievo.
In quei primi momento è stato, si è iniziato, divisi in squadre, ad effettuare operazioni di repertamento e di ispezione del sito.
Una volta che individuammo il cratere posto sotto la Torre del Pulci...
PUBBLICO MINISTERO: Allora voglio una precisazione su questo punto.
Quindi lei si è trovato presente sul luogo dove questo fatto si era verificato continuativamente a partire più o meno da che ora?
TESTE Vadalà: Mah, diciamo dalle dieci e mezza, da quello che mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: E la sua presenza è stata a carattere continuativo, fino a quando?
TESTE Vadalà: E' stato continuativo per circa - mi pare di ricordare - tre, quattro giorni successivi.
PUBBLICO MINISTERO: A partire quindi dalla mattina del 27 di maggio.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'attività di repertazione, oltre che di osservazione, oltre che di individuazione di questo cratere, è un'attività che si è svolta con la sua presenza.
Ecco, allora...
PRESIDENTE: Bisogna che lo dica con la voce per cortesia.
TESTE Vadalà: Sì. Si è svolta in mia presenza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ha assistito continuativamente, voleva dire questo?
TESTE Vadalà: Sì, tranne per le fasi chiaramente dei pasti, nei quali ci siamo allontanati per breve tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo non credo che sia un dettaglio che sposta più che tanto, almeno rispetto a quello che ho bisogno di sapere io.
Quando lei è intervenuto sul posto, era già stato identificato qualche, per così dire, reperto significativo, ovvero sono stati identificati solo a partire o successivamente al suo intervento in luogo?
TESTE Vadalà: Quando sono arrivato io mi trovavo nella zona del portone del civico 4 di via Lambertesca, che era l'unico praticamente agibile, dove ci si poteva camminare, perché il resto era tutto ostruito da macerie.
E la prima cosa che vidi furono dei frammenti metallici appartenenti ad una autovettura.
Tengo a precisare che il giorno 14 del mese ero stato sul sito di un'altra esplosione, per cui mi erano abbastanza familiari quei pezzi di motore.
E quindi la conclusione...
PUBBLICO MINISTERO: Vide i reperti metallici provenienti da organi meccanici? Vuol dire questo?
TESTE Vadalà: Organi meccanici di macchine. In particolare un blocco motore, parti del cambio, un pezzo di avantreno, che erano diciamo nei pressi dell'androne al civico 4 di via Lambertesca.
PRESIDENTE: Nei pressi, vuol dire all'interno?
TESTE Vadalà: Nell'interno, sì. Nell'androne, nell'interno dell'androne.
Inoltre erano visibili molti frammentini di metallo per terra che mi inducevano a pensare che l'esplosione fosse dovuta allo scoppio di un autoveicolo.
Quindi ho cominciato ad effettuare il mio lavoro che era quello di cercare di scoprire il cratere, cratere che è venuto alla luce visionando l'andamento del ciottolato in basalto presente di fronte alla Torre del Pulci.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Vadalà: Man mano che i pompieri liberavano i rottami e le macerie, si cominciava a vedere una imbottitura classica. Cioè le mattonelle cominciavano a piegare verso il fondo stradale. Lì effettuai uno dei primi campionamenti con tamponi di acetone. E proseguendo in avanti si liberò un passaggio per poter accedere dall'altro lato del cratere.
Tengo a precisare che la zona era ancora sottoposta a vincolo da parte dei Vigili del Fuoco, in quanto piovevano pezzi di materiale ancora incendiato. E sopra la Torre del Pulci, diciamo, c'erano numerosi frammenti di materiale edilizio in bilico.
Arrivato dall'altra parte del cratere, o di quello che si presumeva fosse il cratere perché era completamente ostruito da macerie, si cominciò a dare un'occhiata sulla parte verso l'Arno della zona dell'esplosione, individuando numerose finestre, numerose serrande, che avevano subìto deformazioni recate dall'onda d'urto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Vadalà: Lì si iniziò a fare la cosiddetta pulizia del cratere aiutati dai Vigili del Fuoco che, con mezzi meccanici, asportavano le parti più pesanti.
PUBBLICO MINISTERO: E questo discorso è già stato riferito da persone che sono state esaminate come testimoni: gli ufficiali di Polizia Giudiziaria che hanno proceduto alle operazioni di repertazione. Più precisamente personale di Polizia Scientifica.
Invece io devo riportare lei all'argomento principale della sua presenza, cioè a dire la consulenza. Lei è qui in veste di consulente del Pubblico Ministero.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Vadalà: Allora, alle 16.00 circa, mi sembra...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha ricevuto un incarico, stava dicendo, alle ore 16.00 e qualcosa...
TESTE Vadalà: Sì. Sì, 16.00 circa. Mi sono recato in Procura, dove ho ricevuto l'incarico per effettuare...
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Quella consulenza aveva un contenuto, diciamo, articolato e complesso.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io, oggi, per quanto riguarda lei, ho bisogno che la consulenza si polarizzi sulle attività che ha compiuto sul posto come repertazione e sulle attività che ha compiuto successivamente per arrivare a determinate conclusioni.
Siccome il discorso è impegnativo, gradisco che lei proprio ce lo illustri con calma e con cura per ogni passaggio che ha compiuto.
TESTE Vadalà: Benissimo. Io ho una memoria che presento...
PUBBLICO MINISTERO: Questa poi la presenterà al termine della sua illustrazione orale alla Corte.
TESTE Vadalà: Una volta prelevati i materiali e campionati in opportuni mezzi, i reperti furono portati al laboratorio di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Aspetti, dottore, prima di andare avanti: di quali campioni stiamo parlando?
TESTE Vadalà: La tipologia dei campioni...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei che li illustrasse proprio...
TESTE Vadalà: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: ... uno ad uno, insomma.
TESTE Vadalà: Diciamo che abbiamo sottoposto alla nostra attenzione, alcune situazioni nel luogo dell'evento.
La prima erano alcuni annerimenti. Il primo annerimento, come ho già detto, era quello presente su lastre di basalto vicino al cratere; altre forme di annerimento erano presenti verso lo stipite della Torre del Pulci, in basso a destra, dove addirittura mi ricordo che levai delle schegge metalliche conficcate nella pietra.
Prelevai alcuni materiali e raschiai alcune parti dell'intonaco dove risultavano fortemente annerite.
Si raccolse del materiale di frammenti bruciacchiati: pezzi di materiale cartaceo, che si trovavano sparsi nei dintorni del cratere.
Inoltre, durante lo scavo del cratere, rinvenimmo numerosi frammenti metallici profondamente piantati nel fondo. Li abbiamo repertati. E abbiamo preso anche alcune porzioni di terreno che risultavano fortemente annerite.
Quindi, dovendo dare un riassunto sulla tipologia dei materiali, c'erano: pezzi metallici, frammenti di legno, pezzi di lamiera finemente sfrangiata.
PRESIDENTE: Cosa vuol dire sfrangiata?
TESTE Vadalà: Praticamente, era praticamente come se fosse stata sottoposta a un'opera di merletto. Proprio per la potenza dell'esplosione.
Per noi questo era un indice che il pezzo era stato a contatto con la parte centrale della carica esplosiva.
Tutto questo materiale, questa miscela di materiale, fu portato a Roma, dove in zona sterile fu sottoposta alle operazioni di preparazione del campione.
Tali operazioni rivestono una grande importanza in quanto una buona riuscita della preparazione del campione permette di avere dei risultati estremamente affidabili e aumenta la probabilità e la possibilità di vedere molto bene le specie esplosive.
Quindi, praticamente, facemmo delle operazioni di clean-up, estraendo da ciascun frammento con degli opportuni solventi, i residui di esplosioni presenti su questi materiali.
Solvente che si adopera in queste situazioni è l'acetone.
L'acetone estrae tutti i solventi, ma estrae anche sostanze che possono interferire nell'analisi.
Fu quindi necessario operare delle tecniche di purificazione per mezzo della cromatografia su stato sottile.
In pratica: allontanammo dalle soluzioni di lavoro tutte quelle sostanze che, per qualche modo, erano estranee alla conformazione chimica degli esplosivi.
In questo modo facemmo una prima rilevazione preliminare...
PUBBLICO MINISTERO: Mi perdoni, dottore, la fermo un attimo.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei ha enumerato i reperti, o campioni che dir si voglia, sui quali ha esercitato in prima battuta la sua attenzione di accertatore, ecco, lei può anche accompagnare le dichiarazioni che sta rendendo con riferimento al materiale fotografico.
TESTE Vadalà: Sì, se posso avere un...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le metto a disposizione un materiale che per altro, materiale come tale che per altro la Corte ha già acquisito ai sensi dell'articolo 491 a richiesta del Pubblico Ministero, e che è costituito proprio da elaborati fotografici con tanto di cromatogrammi.
Ora, i cromatogrammi se e in quanto sia necessario ci si può entrare. Ma i reperti fotografici invece mi pare che siano significativi. Io, a distanza, non le posso chiedere di rispondermi su una fotografia che ho nelle mani.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La fotografia bisogna che sia proiettata per essere...
TESTE Vadalà: Va benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: ... l'oggetto di una illustrazione.
E quindi le segnalerei l'opportunità che passasse, almeno per quelle più significative, in rassegna le foto di questo elaborato.
TESTE Vadalà: Sì. Allora, per dimostrare lo stato di sfrangiatura e di tormento meccanico prodotto dall'esplosione, cito ad esempio il reperto 1: trattasi di una lamiera di carrozzeria abbastanza sottile e molto frammentata.
Ecco, si può notare la parte sottile della lamiera - questo è il reperto 1 - che è completamente contorta.
Poi, un altro esempio è il reperto 2.
PRESIDENTE: Bene, proceda.
TESTE Vadalà: Ecco, questo è il famoso vicino al cratere.
PRESIDENTE: Ah, questo è il tampone di...
TESTE Vadalà: Acetone.
PRESIDENTE: Acetone.
TESTE Vadalà: Di cotone imbevuto di acetone effettuato vicino al cratere.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, questo è un manufatto realizzato da lei.
TESTE Vadalà: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Gli altri invece erano reperti rinvenuti.
TESTE Vadalà: Certo. Bisogna dire che agivano più squadre.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, dottor Vadalà, torniamo un attimo a quella fotografia che ha fatto vedere un attimo prima. La penultima, o anche l'ultima, è la stessa. Sotto c'è una scala metrica.
Ora io non ho difficoltà a dire di essere miope. Del resto ci se ne rende conto perché porto gli occhiali. Ma quali sono le grandezze lineari di quel...
TESTE Vadalà: Non più di qualche decina di centimetri. Da quello che mi ricordo io il pezzo più grosso era il basamento del motore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Vadalà: Poi c'era l'avantreno che stava intorno agli 80-90 centimetri e poi i mozzi delle ruote, i cerchioni, che stavano intorno ai 30. Il resto non superava i 15-20-30 centimetri.
PRESIDENTE: Ma nella parte bassa della fotografia ci sono...
TESTE Vadalà: C'è una scala metrica.
PRESIDENTE: Una scala metrica.
TESTE Vadalà: Sì, sì.
PRESIDENTE: Che indica...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io non la leggo, Presidente da qua.
Allora chiedevo al dottor Vadalà che è lì e ce l'ha sottocchio, se la dava lui quella indicazione...
PRESIDENTE: Certamente.
TESTE Vadalà: E' poco più di 25 centimetri, il pezzo.
PUBBLICO MINISTERO: E gli elementi della carrozzeria, in genere, che grandezze avevano?
TESTE Vadalà: Diciamo, questa era una delle grandezze più grandi. Poi c'erano anche frammenti estremamente più piccoli. Per lo meno di quelli che abbiamo repertato oscillavano tra i 5-10-15 centimetri.
La taglia media di questi materiali era riferibile a queste misure.
PUBBLICO MINISTERO: Andiamo avanti con i reperti che, ripeto, sono quelli che, a quanto capisco, hanno formato la base di riferimento per le sue...
TESTE Vadalà: Analisi.
PUBBLICO MINISTERO: ... analisi...
TESTE Vadalà: Preliminari.
PUBBLICO MINISTERO: ... prima, in prima battuta, in prima istanza.
TESTE Vadalà: Istanza, si.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Vadalà: Ecco, poi abbiamo una miscellanea di materiali raccolti tra i quali: qualche pezzetto di metallo, questo che si vede qua indicato dal mio indice; abbiamo alcuni tamponi di cotone realizzati in varie parti della zona del cratere; e alcuni materiali di cemento prelevati vicino alla Torre del Pulci.
Questa è una campionatura del terriccio nella vicinanza del cratere. Mano a mano che si scavava venivano fuori delle zone di singolarità.
Cosa si intende per zona di singolarità? Erano dei tratti di terreno che mostravano delle discontinuità, tali da non farle appartenere al sub-strato...
PRESIDENTE: Originale.
TESTE Vadalà: ... originale. Potevano essere legate all'enorme effetto di compressione legato alla forza esplosiva.
Questa è una campionatura di quelle che abbiamo adoperato per l'analisi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma credo che sia sufficiente come illustrazione dei reperti fotografici.
TESTE Vadalà: Ecco, l'ultima fotografia, ecco, vorrei dare un'idea di quello che era la raccolta di questi materiali.
Questa foto lo dice molto chiaramente.
Ecco, si andava da pezzettini di qualche decina di centimetri, fino a pezzi di qualche decina di millimetri, addirittura.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, sulla base di questi reperti, lei ha condotto un tipo di indagine a seguito della quale ha rimesso al Pubblico Ministero una conclusione a carattere preliminare.
Io vorrei che lei fosse molto chiaro nel descrivere il tipo di indagine che ha svolto prima di rimettere la conclusione. Perché ovviamente ha carattere preliminare.
TESTE Vadalà: Certo, certo. L'analisi a carattere preliminare era quella che ci ha permesso di evidenziare in breve tempo alcune specie esplosive.
Nell'occasione abbiamo utilizzato la gascromatografia accoppiata con rivelatore a spettronalità di massa.
Può sembrare una parola strana, in realtà diciamo gli esplosivi o la miscela di sostanze ignote - perché al nostro livello erano ignote - vengono, come ho citato prima, sciolte in un solvente e iniettate in una apparecchiatura.
Questa apparecchiatura è caratterizzata dall'avere un sistema di separazione che sfrutta la temperatura e un gas. All'interno di questo lungo elemento di separazione che è una colonna che ha le dimensioni poco più grandi di un capello, avvengono dei fenomeni di smistamento dei vari componenti.
Cerco di spiegarlo in modo chiaro. Magari qualche purista potrebbe accusarmi di essere troppo semplicista, però credo che la Corte debba comprendere un po' come avviene il fenomeno.
Quindi, se noi abbiamo un centinaio di componenti, ciascun componente viene messo insieme all'ingresso e esce ciascuno separato.
Ciascun componente poi, viene identificato chimicamente tramite due caratteristiche: uno, il tempo di uscita, che è caratteristico per ogni specie tipica; e il suo spettro di massa.
Vediamo adesso cos'è lo spettro di massa. In pratica, l'uscita di questo capello, per così dire, lungo quasi 30 metri, avvengono fenomeni di frammentazione. E' come se una persona desse delle martellate sulla molecola rompendola in un certo numero di frammenti.
Siccome la martellata è sempre uguale, specie uguali si frammentano in modo uguale. Per cui, per esempio, un esplosivo tritolo darà sempre, con quella stessa energia di frammentazione, frammenti uguali.
La macchina poi ha al suo interno un sistema di elaborazione dati che permette di effettuare il riconoscimento dei frammenti con una banca dati già presente.
In questo modo è stato possibile identificare tritolo ET-4 nei reperti 1 e 82; tritolo T-4 e pentrite nel reperto 2; di sola pentrite nel reperto 3.
E' da precisare che questa tecnica, per quanto veloce e pratica, normalmente non è adeguata per l'analisi degli esplosivi termolabili.
Abbiamo alcuni esplosivi, come per esempio il T-4 che si vedono meglio con altre tecniche, altri che si vedono meglio con la gascromatografia.
In questo caso il tritolo si vede meglio con la gascromatografia, il T-4 si vede meglio con altre tecniche. Per cui questo lavoro preliminare è stato poi proseguito per avere maggiori conferme con altre metodiche analitiche. E questo è stato oggetto del corpo della relazione.
Questa relazione fu inviata il 24 luglio del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, dal testo di questa relazione del 24 di luglio del '93, mi pare di rilevare che appunto furono due le metodiche impegnate, o utilizzate che dir si voglia.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La cromatografia liquida ad altra soluzione...
TESTE Vadalà: Soluzione.
PUBBLICO MINISTERO: ... e poi la gascromatografia, spettrometria di massa. Ciascuna ha una sua sigla: HPLC, la prima...
TESTE Vadalà: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: ... la seconda: GC/MS.
TESTE Vadalà: MS. Sì, abbiamo usato anche l'HPLC in quella occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei ha illustrato i risultati ai quali è pervenuto sulla base, mi pare, del secondo dei due metodi...
TESTE Vadalà: Certo...
PUBBLICO MINISTERO: ... non di cui si sta parlando, ma indicati nella relazione, vorrei che illustrasse anche qual è come tipologia la diversità della prima metodica e quali sono le conclusioni che le ha consentito di formulare.
TESTE Vadalà: Allora, diciamo che, proprio perché ci sono alcuni esplosivi che sono sensibili alla temperatura, solitamente viene accoppiata la gascromatografia anche alla cromatografia liquida.
Il principio della gascromatografia è quello di far viaggiare un vapore in un campo di temperatura variabile all'interno di questa famosa colonna e ottenere lo smistamento dei vari componenti.
E' ovvio che qui noi agiamo sulla temperatura.
Nella cromatografia liquida invece questo fenomeno viene a temperatura ambiente e si sfruttano altri principi... Il principio di funzionamento è lo stesso, solo si sfrutta un altro metodo di separazione che è quello dello scambio della ripartizione del liquido liquido.
Cioè, una sostanza esplosiva sciolta in un liquido, o una miscela di sostanze sciolte in liquidi in un solvente, subisce un fenomeno di separazione all'interno di una colonna nel quale il flusso del solvente è arrivata pressione.
Quindi, anziché usare la temperatura, si usa un liquido sottoposto a forte pressione.
All'interno di questa colonna che può essere grossa come questa penna avvengono dei fenomeni di scambio e di separazione e otteniamo all'uscita lo stesso tipo di fenomeno che abbiamo ottenuto in gascromatografia.
Questo però avviene in temperatura ambiente. Quindi alcuni esplosivi, alcune specie che hanno la caratteristica di essere termolabili, non subiscono decomposizione.
In questo caso è stato facile vedere il T-4 e la pentrite che normalmente in gascromatografia tendono ad essere meno visibili. O quantomeno c'è meno sensibilità nel vederli e nell'identificarli.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se ritiene di dover dare qualche chiarimento aggiuntivo sul concetto di termolabilità.
Io credo di averlo capito.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se lei ritiene di essersi...
PRESIDENTE: E' sempre meglio...
TESTE Vadalà: Cerco di dare... Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E' sempre difficile, anche per un Pubblico Ministero interrogare un consulente su una materia che si può presumere che sia alla Corte, forse a torto, un po' più ignota di quanto non sia al Pubblico Ministero. E allora...
PRESIDENTE: Indubbiamente, indubbiamente.
PUBBLICO MINISTERO: E' un difficile punto di equilibrio. Quello del rispetto e quello di dovere far capire.
PRESIDENTE: No, no. Ho appena detto, mi pare, sempre convenga essere prolissi, ripetere...
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
PRESIDENTE: ... piuttosto che essere troppo...
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio per l'autorizzazione.
PRESIDENTE: Prego.
TESTE Vadalà: Benissimo. La termolabilità di una sostanza è una caratteristica nella quale praticamente i residui, in particolare i residui in genere di esplosivi, a cui sono abbastanza soggetti. Una sostanza che esplode, quindi un esplosivo che subisce una detonazione, di per sé ha già subìto uno stress termico enorme.
Quindi queste molecole sono presenti in piccolissime quantità sui reperti.
La loro storia è questa: vengono poi sottoposte a estrazione, vengono poi purificate. Quindi abbiamo sostanze in quantità estremamente ridotta.
E poiché queste sostanze sono esplosive e quindi soggette ad avere una loro stabilità intrinseca, quando le sottoponiamo a tecniche analitiche nelle quali vengono stressate, talvolta si decompongono spontaneamente. E quindi spesse volte non le vediamo prima della fase di rivelazione.
E' per questo motivo che quando si deve dare un responso analitico su questo tipo di prodotti chimici, è necessario ricorrere a più tecniche analitiche. Talvolta ne bastano due, talvolta ne bastano tre.
Può addirittura succedere che un singolo reperto possa essere positivo con certe tecniche e negativo con altre, proprio perché è la tecnica stessa che si raffina verso un certo prodotto e risulta un po' insensibile rispetto ad un altro.
Il lavoro infatti va condotto con più metodiche analitiche studiando opportunamente il target, cioè il tipo di bersaglio che noi intendiamo raggiungere con le nostre analisi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nella prima fase dei suoi accertamenti, sono state adottate due metodiche di ricerca analitica: cromatografia liquida ad alta risoluzione e gascromatografia spettrometria di massa.
Prima di chiederle a quali risultati ha portato la ricerca attraverso la cromatografia liquida ad alta risoluzione, le devo fare una domanda di tipo, per così dire, preliminare.
Lei ha spiegato - e se è necessario ci torneremo, le saranno rivolte domande dalle altre parti e anche dalla Corte - lei ha spiegato che questo tipo di ricerca va condotto facendo concorrere più metodiche perché è un po' l'oggetto della ricerca, la materia prima di questa ricerca che essendo in qualche modo sfuggente - io semplifico in questo modo - va cercata con rilevatori molteplici. Questo l'ho capito. Ma allora le faccio una domanda: è possibile che applicando una o due o cinque - e poi vedremo che nel complesso della consulenza sono state mi pare più di una - ulteriori rispetto a queste due le metodiche di ricerca applicate: è possibile, dico, che venga fornita da una metodica una risposta positiva per una specie esplodente, nel presupposto che la metodica sia stata applicata correttamente, e che questa risposta positiva invece sia una risposta dovuta ad un errore? Cioè a dire una risposta positiva errata? E' possibile questo, o no?
TESTE Vadalà: No. Si tratta di metodiche specifiche messe a punto. Talvolta, diciamo, un tipo di rivelatore può essere particolarmente più sensibile nei confronti di una specie e può esserlo di meno nei confronti di un'altra. Mediamente ci si può mettere in delle condizioni esasperate per evidenziare una specie deprimendone un'altra.
Ecco, questi sono i normali artifizi che vengono usati in chimica, chimica analitica, per effettuare analisi di questo genere di sostanza.
PUBBLICO MINISTERO: Lei dottore è laureato in chimica?
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In particolare?
TESTE Vadalà: Chimica analitica.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, allora il risultato al quale è pervenuto attraverso la metodica che si chiama HPLC, in questa prima fase, quale è stata?
TESTE Vadalà: Beh, abbiamo trovato delle specie esplosive, tritolo, T-4 e pentrite.
PUBBLICO MINISTERO: Distribuite come, per i vari reperti che lei ha esaminato?
TESTE Vadalà: Diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Siccome non se li può ricordare a memoria, può anche consultare la copia della relazione, l'ha redatta lei.
TESTE Vadalà: Mi sembra che c'erano un paio di reperti che contenevano tritolo e T-4, qualcuno conteneva tritolo, T-4 e pentrite e uno solo mi sembra conteneva solo pentrite.
PUBBLICO MINISTERO: Mentre - ridiciamolo, per cortesia - l'altra metodica di indagine, cioè la gascromatografia con quel che segue...
TESTE Vadalà: Ecco, ci ha dato soltanto la presenza di tritolo, di nitrotoluene e T-4.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', il nitrotoluene è il tritolo.
TESTE Vadalà: Nitrotoluene...
PUBBLICO MINISTERO: Trinitrotoluene è il tritolo.
TESTE Vadalà: Sì. Il nitrotoluene invece può essere sì una specie esplosiva presente in molte miscele, ma può anche derivare dalla decomposizione del tritolo. A questo riguardo c'è da dire che non è stato questo caso, ma per mia esperienza personale, attentati o esplosioni effettuati con tritolo ci hanno portato spesse volte a non vedere il tritolo, ma a vedere una forte presenza di nitrotoluene. E' noto anche in letteratura, specialmente da Inon, che il tritolo subisce proprio una decomposizione anche a livello batterico. Per cui il tritolo, dopo l'esplosione, su reperti lasciati a libero ambiente subisce una degradazione abbastanza veloce devo dire, sono degli studi effettuati anche negli Stati Uniti sulla igiene dei poligoni di tiro dell'esercito.
PUBBLICO MINISTERO: Allora la non esatta corrispondenza tra i risultati ottenuti col primo e con il secondo dei due metodi, per riprendere le considerazioni che lei faceva qualche minuto fa, ecco in che termini va ritenuta apprezzabile e non piuttosto il sintomo di un disordine investigativo?
TESTE Vadalà: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio che sia chiaro su questo punto.
TESTE Vadalà: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Il suo pensiero.
TESTE Vadalà: Praticamente il rilevatore nell'HPLC è un sistema a raggi ultravioletti. Sistema a raggi ultravioletti in cui il nitrotoluene è ben poco sensibile, proprio per la sua composizione di molecola. Ovviamente abbiamo altre sostanze che hanno una risposta molto più forte dell'ultravioletto per cui si leggono abbastanza bene con l'altro metodo.
PUBBLICO MINISTERO: In qualche misura si possono quindi cumulare i risultati ottenuti dalle due metodiche?
TESTE Vadalà: Tranquillamente, lo facciamo sempre questo tipo di doppio o triplo o addirittura quadruplo tipo di analisi, tenendo presente anche con degli specchietti qual è poi la somma delle specie totali.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. E allora venendo a tirare la somma di questa...
TESTE Vadalà: Prima relazione.
PUBBLICO MINISTERO: ... prima fase della consulenza, ecco, il risultato...
TESTE Vadalà: Il risultato era - e lo posso dire solo da un punto di vista identificativo delle specie, cioè non faccio un discorso di quanto ce n'era, come c'era, come era distribuito - ma avevamo la presenza di tritolo, di T-4, di pentrite e di nitrotoluene. Nitrotoluene che però non sono in grado di dire se potesse appartenere a un esplosivo già confezionato con nitrotoluene o sia derivante a una degradazione eventuale...
PUBBLICO MINISTERO: Della molecola del tritolo, questo voleva dire.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè un TNT, che si è degradato in TNT?
TESTE Vadalà: Sì, sì. Non sono in grado di discriminarlo ovviamente, non è...
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare per cortesia alla Corte, dottor Vadalà, come si spiega che - se ha una spiegazione - avendo preso una serie di reperti da un ambiente tutto sommato circoscritto, avendoli raccolti in una contestualità anche di tempo, quindi in capo a pochi minuti o a qualche mezzora, voglio dire non a distanza di anni, alcuni reperti hanno fornito, o all'una o all'altra o entrambe le metodiche di ricerca, risposta positiva ed altri invece risposta rigorosamente negativa?
TESTE Vadalà: Ho capito perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Bisogna che lei spieghi, se c'è una spiegazione...
TESTE Vadalà: Sì, la spiegazione è di duplice ragione. La prima è dettata dall'esperienza: in moltissimi casi che vengono trattati dal mio ufficio difficilmente troviamo un reperto, o una serie di reperti dove c'è tutto, sempre si parla di materiale proveniente da un'esplosione. La seconda invece deve essere vista alla luce di quello che è il fenomeno esplosivo.
Il fenomeno esplosivo è una reazione di violentissima decomposizione di una molecola chimica. Praticamente si formano pressioni a livello del punto di esplosione di 100000, 200000 mila atmosfere, quindi sono pressioni enormi. L'onda di detonazione, la velocità di detonazione viaggia intorno - esplosivo ad alto potenziale - dai 6000 agli 8000 metri al secondo, accompagnati da temperature che possono arrivare fino ai 4000 gradi.
Quindi, in mezzo a tutta questa miscellanea che si produce in qualche frazione di millisecondo, avvengono dei fenomeni chimici, legati a fenomeni di chimica delle alte temperature, estremamente variabili. Quindi, un frammento che era stato in contatto con l'esplosivo, mentre viaggia a enorme velocità verso il punto di arrivo della sua traiettoria, continua a bruciare. Può raccogliere altri vapori o frammenti, può ricondensare altri frammenti, può completamente evaporare tutto l'esplosivo che c'è sopra. Quindi è un fatto esclusivamente, si dice in termine chimico, randomico, casuale.
E' per questo che quando si fanno questo genere di analisi si tende a effettuare una forma di repertamento la più completa possibile proprio perché purtroppo non ci si può dimenticare di nulla e quindi bisogna analizzare tutti i reperti che si trovano. Ci sono stati casi in cui pur avendo avuto esperienza di un esplosivo ad altissimo potenziale, si è trovato assai ben poco a livello di tracce. Non è certo in questo caso.
Un'altra delle motivazioni per cui ritengo che la distribuzione sia quantomai variabile, è legata al fatto che l'esplosione è stata di tipo franco, cioè è stata istantanea praticamente. Quindi tutta la massa esplodente si è praticamente consumata. Quello che noi abbiamo trovato sono le tracce forse di residui che si sono, usando un termine, appiccicati a materiali metallici. Il tampone fatto per esempio, quindi quel vistoso annerimento alla base della Torre del Pulci, è legato a certe condizioni di combustione degli esplosivi, se così dire, che trascinano una gran massa di materiale grafitato o carbonioso. Questo materiale è poroso e quindi lo assorbe bene.
Ovviamente il tipo di distribuzione delle specie chimiche sui reperti è legato anche alla natura del reperto stesso. Quindi abbiamo materiali che sono spugnosi e che riescono ad assorbire bene i prodotti dell'esplosione; materiali invece che sono abbastanza poco affini e che praticamente, vista l'alta temperatura, ne favoriscono la dispersione.
Non ultimo, ci sono materiali che reagiscono con le particelle di esplosivo per cui le legano intimamente e noi questo esplosivo non lo troviamo più. Ci sono casi in cui abbiamo osservato esplosioni incomplete nel quale praticamente l'esplosivo era letteralmente stato schizzato sui reperti. Quindi c'era esplosivo "quasi integro" sopra le parti sparate via dall'esplosione. Quindi credo di aver dato una spiegazione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Con qualche chiarimento ancora che le debbo chiedere.
Lei ha parlato di esplosione franca e poi ha parlato di esplosione istantanea. Io credo di aver capito che cosa lei vuole affermare, allora provo a chiederglielo in forma diretta comunque: per esplosione franca si intende quindi un'esplosione istantanea dell'intera massa...
TESTE Vadalà: Di tutta la massa. Praticamente l'onda d'urto iniziale, che viaggia a 8000 metri al secondo, attraversa istantaneamente tutta la massa d'esplosivo e la fa detonare praticamente istantaneamente. L'ordine di grandezza sono frazioni di millisecondo.
PUBBLICO MINISTERO: Istantaneamente e completamente.
TESTE Vadalà: E completamente, esattamente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora ne deduco, se non ho capito male, che se un'esplosione riesce bene...
TESTE Vadalà: Le quantità in gioco rimaste sono abbastanza poche.
PUBBLICO MINISTERO: Se l'esplosione riesce bene per, appunto, immediatezza, istantaneità e completezza dell'esplosione, le specie esplosive reperibili sui reperti nell'ambiente sono tendenzialmente minori piuttosto che più.
TESTE Vadalà: Indubbiamente, indubbiamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'è una proporzione inversa.
TESTE Vadalà: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto più l'esplosione è andata bene e tanto peggiore è il lavoro del consulente.
TESTE Vadalà: Tanto più difficile il lavoro del chimico che deve analizzare le sostanze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quali sono, secondo la sua esperienza, le condizioni, o perlomeno quali possono essere le condizioni che agevolano quella che lei definisce l'esplosione franca, piuttosto che un'esplosione, voglio dire, mal riuscita.
TESTE Vadalà: Mal riuscita. Beh, diciamo sono delle condizioni: 1) di natura geometrica, una buona collocazione delle cariche;
2) l'accoppiamento di esplosivi ad altissimo potenziale che trasmettano l'onda d'urto iniziale in modo uniforme a tutta la massa dell'esplosivo. Questo in genere, in ambito di miniera o in ambito di esplosivistica si chiama applicare un booster a una massa esplosiva. Per esempio, il tritolo si sa bene che è un po' sordo alle esplosioni, tant'è vero che è un esplosivo molto sicuro usato in ambito militare. Per renderlo un tantino più veloce nell'esplosione si applicano delle cariche di avviamento, per così dire, cariche chiamate booster. Sono cariche fatte con esplosivi ad altissimo potenziale e a grandissima velocità di detonazione: siamo intorno ai 7-8000 metri al secondo.
* Si possono usare delle gelatine che sono abbastanza veloci da questo punto di vista, delle cariche di pentrite, della cariche di T-4. Esistono anche altri esplosivi ancora più potenti, ma sono di scarsissima reperibilità e di impiego esclusivamente militare, non...
PUBBLICO MINISTERO: Il modo di confezionare la massa esplosiva principale, visto che lei sta parlando di un booster...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, mi scusi. Ho l'impressione che il teste dovrà essere sottoposto ancora ad alcune serie di domande. Possiamo rimandare al pomeriggio?
PUBBLICO MINISTERO: Non ci sono problemi per quanto mi riguarda.
PRESIDENTE: Allora riprendiamo alle ore 15.15. Abbiate pazienza.
PRESIDENTE: Scusi un momentino, manca un Giudice Popolare. Dia atto che questo Giudice Popolare non c'è e scendiamo già di uno. Un Giudice Popolare che non aveva capito che l'udienza continuava alle 15.15, vuol dire che ne facciamo a meno... di un supplente.
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza. Io approfittavo della pausa...
PRESIDENTE: Avvocato, io non la sento.
AVV. Cianferoni: No, se il Collegio è già integrato allora mi risiedo. Ma sennò approfittavo della pausa per dire che incerto della Corte, incerto delle scorte. Cioè, si verifica questo: ci diceva a me e all'avvocato Ceolan il signor Bagarella che oggi non ha potuto mangiare.
PRESIDENTE: Avvocato mi scusi.
AVV. Cianferoni: Non l'avrei detto se si faceva udienza, però...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza, siamo già in udienza. Il problema lo sottoporremo alla direzione del carcere perché ha un ordine preciso di fornire a tutti quelli che sono presenti un pasto caldo a mezzogiorno.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Prego. Vogliamo riprendere?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Il teste era?
PUBBLICO MINISTERO: Il teste è il dottor Vadalà che è un consulente per l'esattezza.
PRESIDENTE: Benissimo, benissimo, avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
Allora mi pare, dottor Vadalà, che io le stessi chiedendo una certa qual cosa a partire da quella considerazione che lei aveva sviluppato nell'ultima o nella penultima sua risposta circa la possibilità, almeno teorica, di distinguere una massa principale esplosiva da quello che lei ha chiamato un booster.
Io le avevo chiesto e le stavo per meglio dire chiedendo qualche cosa a proposito della...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero mi scusi, abbia pazienza. Qui siamo all'asilo.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo?
PRESIDENTE: Siamo all'asilo. Abbiamo a che fare con persone adulte, ma il Giudice Popolare sta arrivando in questo momento. Se non vi dispiace, ancora un minuto di attesa e ricominciamo perché...
PUBBLICO MINISTERO: Non abbiamo nemmeno cominciato quindi non c'è problemi.
PRESIDENTE: Io non riesco capire come non si capisca che le ore devono essere quelle e non approssimative. Mi scusi un momentino.
PUBBLICO MINISTERO: Non ci sono problemi, Presidente, ci mancherebbe.
PRESIDENTE: Allora, ricominciamo, abbia pazienza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non avevo nemmeno formulato la domanda quindi siamo a fare il riassunto dell'ultima parte dell'udienza di stamani.
Allora la domanda era questa. Stabilito cosa si intende per massa principale esplodente, stabilito che cosa si intende per booster - perché di questo aveva parlato, ha parlato - stabilito quello che si intende per esplosione franca, ecco io le volevo chiedere: si può parlare, su basi scientifiche alla stregua di verifiche, alla stregua di conoscenze specifiche sulle caratteristiche degli esplosivi, di condizioni o precondizioni favorenti rispetto ad una esplosione franca che risalgano al tipo di confezionamento della carica?
*TESTE Vadalà: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: E' chiara la domanda?
TESTE Vadalà: Sì, sì, certamente. Un'esplosione franca avviene quando la preparazione del manufatto esplosivo è fatta in modo tale che l'onda d'urto della carica, chiamiamola iniziatrice per usare un termine italiano, si propaga in modo rapidissimo in tutta la massa esplosiva, facendo in modo di liberare tutta l'energia esplosiva delle molecole contenute nell'esplosivo. Ecco, questa è la definizione di carica franca. Esplosione franca e di carica iniziatrice adeguata.
Diciamo, tanto per citare un esempio: se io prendessi ipoteticamente un metro cubo di tritolo - ed è possibile colarlo tranquillamente senza problemi - e se ci mettessi un solo detonatore, potrei avere come unico risultato quello di dividerlo a metà.
Se invece a questa grossa massa io applico opportune cariche iniziatrici posso ottenere la liberazione completa di tutta la massa esplosiva presente nell'involto, tutta insieme. Queste cariche sono legate a questioni di ordine di densità dell'esplosivo, più è addensato e più l'onda d'urto viaggia velocemente all'interno e sono legate a questioni di geometria. La geometria con cui è costruita la carica e il punto di posizionamento delle cariche iniziatrici deve essere particolare perché gli esplosivi, trattandosi di masse in movimento, anche se si tratta di gas una volta esplosi, obbediscono alle leggi della fluidodinamica. Per cui opportunamente indirizzate possono variare di molto i loro effetti.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome parla di densità, per densità si può intendere qualche cosa che ha a che fare con la compattezza della massa esplodente?
TESTE Vadalà: Certamente. La densità è il rapporto tra peso diviso volume. Quindi praticamente più massa, intesa come peso, è presente all'interno di un volume noto e maggiore resta la densità.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è in rapporto diretto con quella che - con terminologia corrente - potremo chiamare compattezza.
TESTE Vadalà: Compattezza che in termine, diciamo esplosivistico, quindi chiamato anche intasamento. Una polvere da lancio, tanto per citare un esempio, che è a base di nitrocellulosa e nitroglicerina se posta lungo un tavolo, si accende come un fuoco pirico. Ma se la stessa polvere io la comprimo all'interno di un oggetto diventa un qualcosa che ha la stessa potenzialità della dinamite, quindi provoca degli effetti lesivi e devastanti nel suo intorno. Quindi, in un caso avremmo una deflagrazione, quindi un'esplosione lenta, nel secondo caso l'aumento di densità provoca una detonazione, quindi andiamo con velocità di scoppio nell'ordine dai 6000 agli 8000 come per gli esplosivi ad altissimo potenziale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Vadalà, abbiamo detto, o meglio lei ha detto quindi quali sono stati i risultati ai quali è pervenuto con questa prima tranche di accertamenti e lei ha anche illustrato attraverso quali criteri. Io avrei bisogno... Attraverso quali criteri o metodiche, per meglio dire lei ha conseguito questi risultati.
Io avrei bisogno di chiederle se i risultati che lei appunto rassegnò in una certa data e che oggi ha illustrato, il 24 di luglio del '93, erano risultati ai quali in termini analoghi o diversi e se diversi in che misura diversi, era già pervenuto in una fase ancora precedente a questa data, diciamo, convenzionale del 24 luglio del '93 perché la data riportata nella relazione. La chiamo convenzionale perché suppongo che questi risultati lei li abbia ottenuti nei giorni precedenti rispetto ovviamente alla data in cui ha messo nero su bianco.
TESTE Vadalà: Certo, si riferisce a una memoria preliminare che fu inviata il 2 luglio '93 e riassumeva un po' le prime analisi eseguite che ci davano come presenza all'interno dei residui di T-4, pentrite, tritolo. All'epoca evidenziammo di nitrotoluene - io parlo, abbiamo messo evidenze perché fatte con una sola tecnica, quindi non certamente da confermare - e nitroglicerina che incontrammo per la prima volta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo, diciamo, incontro in un primo tempo con la nitroglicerina non ha un riscontro positivo nella nota datata 24 luglio del '93. Vuol chiarire come mai, a prescindere da quello che ha scritto, perché qui siamo a spiegare alla Corte come lei ha lavorato in qualità di consulente, siamo ad attualizzare la consulenza, ma dobbiamo anche spiegare le fasi del suo lavoro.
E quindi, stabilito che in una prima fase lei ritenne di segnalare la presenza di nitroglicerina, com'è che in una seconda fase su questa affermazione, diciamo, non si è sul momento almeno confermato, ovvero ha ritenuto di dovere revocare.
TESTE Vadalà: Lasciare un'alea, lasciare un'alea di dubbio.
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei che chiarisse questo alla Corte.
TESTE Vadalà: Diciamo che quando si fanno delle analisi di tipo preliminare, è evidente doversi attenere a un certo rigore nel valutare il risultato. Quando facemmo la prima analisi preliminare avemmo delle evidenze di TNT, sottoforma di due risomeri, l'1-2 e il 2-6 e di nitroglicerina.
Poiché, diciamo, le operazioni di pulizia dei campioni non erano state certamente portate a termine è ovvio che il disturbo legato a gli interferenti delle analisi erano ancora presenti. Bisogna dire che quando si fa un'analisi, specialmente di residui di esplosione, noi ci troviamo in una situazione di questo tipo: abbiamo come un mare con delle onde molto alte e abbiamo un piccolo scoglio che, tra le onde alte, ogni tanto affiora e ogni tanto scompare. Le onde alte sono praticamente gli interferenti e lo scoglio è la sostanza che noi stiamo ricercando. In pratica si tratta di placare queste onde o perlomeno eliminarle. Queste onde si eliminano con dei processi chimici di purificazione.
Quindi, in questa fase ha adottato la soluzione tout-court senza eccessivi fenomeni di pulizia o procedimenti di pulizia e ci siamo cautelativamente lasciati un'alea dicendo: abbiamo trovato la nitroglicerina, ... nitrotoluene, ci riserviamo di confermarli con altre tecniche. Quando abbiamo fatto la relazione, la prerelazione, quella del 24 luglio, avevamo ormai acclarato certi composti con le tecniche che ormai stavamo mettendo in pratica. Non ci è sembrato opportuno acclarare o confermare delle specie senza aver fatto altri tipi di analisi, questa è la ragione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, visto che abbiamo comunque messo un punto fermo attraverso la identificazione certa di questi componenti, sul conto di questi reperti a questa certa data e quindi tritolo, T-4, pentrite e risomeri di nitrotoluene io le devo chiedere un'altra cosa: vi è una proporzione diretta definibile su basi teoriche, quindi su basi scientifiche tra la incidenza a livello di indagine qualitativa di una certa specie esplodente e le proporzioni di ordine quantitativo di queste specie esplodenti all'interno della carica originaria prima che detonasse?
Intendo dire, una certa qual ricorrenza ex post in termine di analisi qualitative sui reperti è significativa, punto interrogativo? Ove lo fosse in che termini circa le percentuali di partenza della carica utilizzata per cagionare l'esplosione?
TESTE Vadalà: Allora, premesso che non è possibile, come è dimostrato dalla letteratura forense, risalire dai residui presenti nei reperti dopo un'esplosione alla composizione merceologica dell'esplosivo prima dell'esplosione e quindi questa è una premessa che va fatta perché in nessun caso è possibile fare un ricorso quantitativo fra le varie specie. Abbiamo avuto alcuni casi reali, incontrati in cui diciamo l'abbondanza delle particelle o dei residui di un tipo di esplosivo, a posteriori si è confermata essere più o meno quella delle specie inizialmente presenti. Ma nella maggioranza dei casi che solitamente incontriamo questo non è possibile. Non è possibile in particolare quando c'è un'esplosione franca, cioè un'esplosione completa. Rimangono spesse volte più evidenti certi esplosivi o certe specie esplosive che hanno una caratteristica, gli inglesi le chiamano "sticky", tradotto in termine italiano vuol dire appiccicoso. Cioè un esplosivo ha una molecola un pochino più grande e normalmente si appiccica più degli altri. La nitroglicerina è un liquido, è abbastanza volatile per cui solitamente se trova un supporto che la può assorbire bene, sennò altrimenti si disperde.
Quindi direi che non è possibile fare, perlomeno in questo caso, una diretta considerazione tra ammontare delle specie, numero di reperti contenenti varie specie e un raffronto, diciamo più che altro percentuale sulla composizione della carica.
Come ho detto prima anche c'è il problema che alcuni esplosivi hanno la caratteristica di essere metabolizzati per cui alla fine il quadro che noi troviamo potrebbe essere molto differente da quello iniziale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, proprio partendo da una considerazione che lei ha fatto incidentalmente pochi attimi fa quando ha parlato di determinazione merceologica, ecco, vuole spiegare questa sua affermazione?
TESTE Vadalà: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: E insieme, io la domanda gliela pongo con due problemi contestuali. Vuole illustrare alla Corte che cos'è, dal punto di vista degli esperti di esplosivi, che cos'è il tritolo, che cos'è il T-4, che cos'è la pentrite?
TESTE Vadalà: Certamente.
Allora, dare una definizione di cos'è un esplosivo significa tenere presente che esistono, perlomeno i più usati esplosivi sono sei: sono delle molecole chimiche aventi caratteristiche di instabilità adeguate, che rispondono a certi test che li classificano sotto la forma di esplosivi.
E' ovvio che tranne alcuni casi - adesso dirò quali sono - nessuno di essi normalmente viene utilizzato allo stato puro. Si tratta pertanto di miscele e formulazioni che vengono appositamente fabbricate in funzione degli impieghi.
Qui chiamo gli esplosivi come noi li conosciamo. Partiamo dall'etilenglico di nitrato, nome molto strano però è una molecola abbastanza semplice, è un liquido, da solo non è mai adoperato. La nitroglicerina è anch'essa un liquido, da sola non è mai adoperata. Il nitrotoluene è un solido di colore giallo paglierino, sottoforma di cristalli, è adoperato sempre in miscela con altre sostanze. Il tritolo è un solido e può essere, in alcuni casi, sia adoperato tal quale, quindi sottoforma di pani solidi; immaginate una saponetta di sapone di Marsiglia color ocra, ebbene quello è il colore del tritolo. Ha una forma solida, abbastanza compatta. La pentrite normalmente è una polvere cristallina bianca, viene usata in particolari impieghi merceologici di esplosivo e in altri campi. Il T-4, anch'esso un cristallo bianco, sono polveri.
Quello che ho elencato adesso sono lo stato fisico da puri, quindi dei prodotti che escono...
PUBBLICO MINISTERO: Come materie prime.
TESTE Vadalà: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Materia prima?
TESTE Vadalà: Come materie prime, esattamente. Dopodiché le manipolazioni che si possono fare sono tantissime. Diciamo che in campo militare gli unici esplosivi che si adoperano sono il tritolo, il T-4 e la pentrite. Si adoperano tutti quanti esplosivi allo stato solido, allo stato della loro massima compattezza perché? Perché dovendo servire per test belliche devono essere compressi per aumentare quel famoso fattore di densità al massimo.
Talvolta troviamo delle combinazioni dei tre: pentrite e tritolo, si chiama pentrolite. Tritolo e T-4 si chiama "compound B", ed è uno dei caricamenti più comuni delle bombe da guerra. Poi abbiamo anche il pentrite e T-4 che è il Samtex un famoso esplosivo usato per scopi terroristici, non lo definirei certo un esplosivo militare comunque, anche se ne ha la potenzialità.
Gli altri esplosivi civili sono, possono essere delle miscele pulverulente di tritolo tritato, macinato con mezzi abbastanza banali tanto non è pericoloso, miscelato con inerti, con altre sostanze additive come il nitrato di ammonio con faina fossile e con altri additivi coloranti. E' chiaro che quando noi facciamo l'analisi dei residui noi non ritroviamo i coloranti, non troviamo più la faina fossile perché questa viene letteralmente dispersa nell'ambiente.
La nitroglicerina da sola così è instabile. Nobel scoperse la dinamite e attualmente, merceologicamente parlando è prodotta in miscela con segatura, nitrato di ammonio, solfato di bario, nitrocotone, addensanti, eccetera, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Se io capisco bene la sua risposta questo comporta che loro hanno identificato, lei ha identificato per così dire le materie prime post-detonazione, non ha...
TESTE Vadalà: Esplodenti. Quelle esplodenti.
PUBBLICO MINISTERO: Non ha identificato il prodotto da un punto di vista merceologico? E a quello che capisco non deve essere nemmeno possibile identificare il prodotto da un punto di vista merceologico dopo che l'esplosione è avvenuta?
TESTE Vadalà: Dopo un'esplosione franca, no di certo.
PUBBLICO MINISTERO: Nel nostro caso?
TESTE Vadalà: No di certo.
PUBBLICO MINISTERO: No di certo.
Tornando al punto della distinzione, dal punto di vista teorico, che c'è tra una massa esplodente principale e una carica attivatrice, se non mi sbaglio l'ha chiamata così...
TESTE Vadalà: Iniziatrice.
PUBBLICO MINISTERO: ... o booster che dir si voglia, ecco. I componenti identificati alla data del 24 luglio del '93 - e qui potremo anche eventualmente guardare alla successiva fase degli accertamenti - sono per la loro natura compatibili con una distinzione di questo tipo: alcuni di essi utilizzati come carica esplosiva principale, altri come carica esplosiva attivatrice, ovvero sia, eventualmente, in assenza di specie esplosive tipiche, per la carica, attivatrice?
TESTE Vadalà: No, assolutamente. Certo io non sono in grado di distinguere se la nitroglicerina o il T-4 presenti nella carica appartengano al booster o alla carica principale.
PUBBLICO MINISTERO: Non gliel'ho nemmeno chiesto, ci mancherebbe altro.
TESTE Vadalà: Certo, però possono tranquillamente far parte della carica di un booster. In particolare c'è il T-4, la pentrite e la nitroglicerina che hanno velocità di detonazione abbastanza elevata tale da giustificare la loro presenza all'interno di un booster.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per fare un passo avanti nella ricostruzione della sua attività di consulenza, fermo restando che io oggi la esamino come mio consulente, come consulente del Pubblico Ministero per meglio dire, ed esclusivamente per le ricerche di tipo qualitativo effettuate in via dei Georgofili, ricerche di esplosivi.
Ecco, per fare un passo avanti: lei ha spiegato di aver lavorato su una serie di reperti, ha anche spiegato che aveva avuto un incarico unitamente ad altri specialisti del ramo.
TESTE Vadalà: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare come avete operato nell'ambito delle stesse attività eventualmente per rendere più affidabili gli accertamenti?
TESTE Vadalà: Abbiamo deciso di ripartirci un certo numero di reperti che sono stati prelevati parte da me, tramite il servizio Polizia Scientifica e di persona tramite l'altro collega del collegio che li ha analizzati con altre tecniche.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, e l'altro collega è?
TESTE Vadalà: Il dottor Renzo Cabrino.
PUBBLICO MINISTERO: Che la Corte sentirà.
Ecco, poi siamo arrivati a mettere insieme i risultati dei vostri accertamenti fino a produrre delle conclusioni, per così dire definitive.
TESTE Vadalà: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi siamo in qualche modo all'epilogo della sua attività che lei oggi sta illustrando. Ecco vorrei che a questo punto lei facesse il punto complessivo di tutte le metodiche di accertamento che sono state utilizzate e il punto quindi dei risultati definitivi raggiunti in tema di analisi qualitativa degli esplosivi impiegati in via dei Georgofili.
TESTE Vadalà: Benissimo. Ecco, la seconda fase degli accertamenti è stata eseguita per mezzo di un rilevatore specifico per gli esplosivi. Quando si tratta di effettuare un'analisi di residui come ho detto vi troviamo una matrice sui reperti che è estremamente complessa: abbiamo vernici, abbiamo olii, talvolta possiamo avere anche liquidi biologici provenienti dalle vittime. Allora ci serve un'apparecchiatura che non veda tutte le altre molecole presenti sull'ambiente.
Questa apparecchiatura è il rilevatore cosiddetto "termal energy analizer", è un rilevatore a chemiluminescenza. Cerco di spiegarlo in modo molto semplice: in pratica questo rilevatore sfrutta la caratteristica che hanno gli esplosivi di avere un particolare gruppo contenente azoto e ossigeno. Hanno un pezzo di molecola che contiene azoto e ossigeno. Questa molecola, sottoposta a trattamenti termici e fatta reagire con l'ozono, in particolari condizioni specifiche di questa apparecchiatura, libera una reazione specifica nella regione dell'infrarosso.
Questa relazione viene misurata e la sua intensità è proporzionata alla quantità di sostanza.
Quindi, utilizzando un sistema gascromatografico come ho spiegato prima che smista i vari prodotti, e un rivelatore estremamente selettivo, cioè non vede altre sostanze, non vede sostanze idrocarburiche, non vede sostanze di alcun tipo, vede solo le sostanze che contengono gruppi NO2, azoto e ossigeno che sono tipici degli esplosivi.
Quindi, in questo modo, è possibile eliminare dal fondo le famose onde e vedere solo lo scoglio che è rappresentato dal piccolo della molecola dell'esplosivo.
In questo modo abbiamo potuto confermare la presenza di nitrotoluene, tritolo e T-4 in diversi reperti.
Per la questione sempre degli esplosivi termolabili abbiamo applicato lo stesso rivelatore ad un cromatografo liquido, quello che lavora a temperatura ambiente. E siamo stati in grado di determinare la presenza di nitroglicerina, pentrite, T-4 ed etilenglico di nitrato in una serie di reperti.
Quindi abbiamo avuto la conferma con una seconda tecnica della presenza di queste sostanze esplodenti.
Per inciso alcuni reperti mostravano una certa sovrapposizione, cioè fatti con tecniche diverse erano anche lo stesso risultato.
Quindi questo ci ha permesso di concludere che una carica esplosiva era stata realizzata utilizzando queste specie esplosive: etilenglico di nitrato, nitroglicerina, tritolo, dinitrotoluene, pentrite e T-4.
Non è possibile, come ho già detto prima, stabilire il loro rapporto per centile all'interno della massa di carica.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quello che, sotto questo profilo, cioè a dire della proporzione, lei e non solo lei, ha segnalato nel corso della attività che è stata attivata dal Pubblico Ministero, si deve intendere che fosse una prospettazione di ipotesi.
TESTE Vadalà: Certamente, certamente. Io, controllando e facendo delle opportune ipotesi su queste specie, per esempio posso dire che la nitroglicerina e l'etilen-glicole-dinitrato, mediamente le trovo, sono due componenti che fanno parte delle gelatine della famiglia delle dinamiti.
Il tritolo, per esempio, può essere o di derivazione militare in pani di varia dimensione, perché qui siamo... ogni esercito adotta le sue misure di modello; il T-4 può venire o dallo scaricamento di vecchie bombe, o può venire dalle cariche, dalle testate di alcune armi militari.
Può venire anche da alcuni plastici che diciamo sono comunemente in uso presso alcuni eserciti. E utilizzati anche da alcune forze terroristiche.
Per esempio: abbiamo plastici a base di T-4, il famoso C-4 americano; come abbiamo il sentex che ho citato prima che è a base di T-4 e pentrite.
La pentrite può venire anche da determinati manufatti commerciali esplosivi, come la miccia e il detonante. Che non è altro che un tubo pieno di esplosivo, un filo pieno di esplosivo. Ha la dimensione di una antenna di TV e viene usato in esplosivistica per collegare una o più cariche.
In miniera, per esempio, quando si deve far brillare una parete, l'uso della miccia detonante è abbastanza comune. Viene venduta in matasse da 500 metri circa.
Quindi dire, assegnare una specie merceologica non è possibile, però diciamo è possibile fare delle ipotesi. Delle ipotesi prevedendo, sulla base di certe esperienze, come potrebbe essere conformata una carica di quel genere mettendo questi tipi di esplosivi nelle loro varie forme commerciali, o di disponibilità diciamo di reperibilità, più che altro, ecco. Potrebbero essere cariche militari rubate, potrebbero essere cariche militari recuperate, potrebbero essere esplosivi provenienti da una cava.
Ecco, sulla base di quello che è nostra esperienza quotidiana dei sequestri e dei rinvenimenti, uno fa delle ipotesi sperando che, tra quelle che ha fatto, ci sia quella più probabile.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, riassuntivamente: le tecniche di indagine analitica che sono state impiegate per rassegnare queste conclusioni a carattere definitivo, indipendentemente dal fatto se taluna di queste tecniche è stata anche utilizzata, o utilizzata solo dall'altro consulente, quali sono?
TESTE Vadalà: Allora sono: la cromatografia liquida con rivelatore OV. E' una tecnica generica, però quando la concentrazione è presente ha buoni risultati.
La cromotografia gassosa con rivelazione a spettrometria di massa: è una eccellente tecnica identificativa, non specifica, ma permette di identificare le molecole.
La cromatografia gassosa con rivelazione a Termal Energy Analizer, a chemioluminescenza: è una tecnica specifica per esplosivi.
La cromotografia liquida con rivelazione a Termal Energy Analizer, cioè a chemioluminescenza che è una tecnica estremamente specifica anch'essa.
Abbiamo anche attuato l'analisi di sostanze inorganiche per cercare di identificare, se presenti in quantità massiccia, componenti inorganiche della carica esplosiva.
I risultati non ci hanno permesso di dare affidabilità alla risposta, in quanto abbiamo trovato un picco che comprova la presenza dello ioniammonio che da solo non ci dà una indicazione di un certo esplosivo, in quanto lo ioniammonio è una sostanza ubiquitaria.
Proviene da una decomposizione di numerosi processi biologici e proviene anche da fattori che non sono legati strettamente anche alla produzione di esplosivi o di altro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io ho fatto bene il conto, sono cinque le...
TESTE Vadalà: Cinque tecniche.
PUBBLICO MINISTERO: ... tecniche che sono state impiegate.
Per quanto è nella sua conoscenza, sono queste le procedure, modelli analitici riconosciuti su scala internazionale come affidabili, più affidabili, abbastanza affidabili, più praticati?
TESTE Vadalà: Essenzialmente in letteratura sono queste le analisi più riportate per identificare degli esplosivi.
E' ovvio che queste si rifanno al 1993. Magari domani ne escono fuori anche delle altre forse più aggiornate, però tuttora io riterrei valida, da un punto di vista professionale, a una analisi presentata con questo tipo di conformazione analitica.
PUBBLICO MINISTERO: Sono tecniche di ricerca che hanno riscontro anche di tipo sperimentale?
TESTE Vadalà: Certamente, certamente.
Sono state fatte più di una sperimentazione di riscontro, soprattutto per vedere se quantità di sostanze disperse su delle matrici standard fossero analizzabili con queste tecniche. E le sensibilità e i risultati che ci hanno dato ci lasciano perfettamente soddisfatti. Per altro sono quelli attualmente in uso.
Quindi ne abbiamo aggiunta qualcun'altra, però queste sono quelle in uso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Vadalà, visto che si sta parlando di sperimentazioni.
TESTE Vadalà: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto modo di prendere cognizione diretta, per così dire, di quello che era rimasto - questa è una affermazione che faccio io - di quello che era rimasto di un determinato veicolo che era stato il protagonista della vicenda avvenuta in via Georgofili? Nella sua qualità di consulente.
TESTE Vadalà: Mi scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto modo di verificare direttamente, come consulente...
TESTE Vadalà: Ah, sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: La sorte avuta da un determinato veicolo...
TESTE Vadalà: Sì. Sì, sì. Diciamo che di tutti i pezzi che abbiamo raccolto abbiamo anche tentato di farne una ricostruzione. Volevamo vedere un po', più o meno per risolvere questo quesito, uno, dove poteva essere stata messa la carica. Era intuitivo che ovviamente il mezzo, essendo stato noto che era un Fiorino, poteva stare in bagagliaio. Però, per avere una certezza, ci siamo diciamo dedicati a fare una forma di ricostruzione.
Presso il garage della Polizia di Farfa vicino Rieti, ci siamo fatti assegnare un grosso capannone nel quale abbiamo depositato tutti i pezzi, quelli che era stato possibile raccogliere: pezzi di lamiera, di motore, di vari organi di trasmissione, frammenti di ruota. Dopodiché, con l'aiuto di un tecnico della FIAT - devo dire molto esperto - ci siamo fatti costruire un telaio, un tondino di ferro che era la riproduzione di un veicolo FIAT Fiorino.
Su questo telaio abbiamo piazzato - lo facciamo vedere in fotografia - ecco, mettiamolo di qua.
Si distingue male perché è fatto soltanto di filo di ferro. Però riproduce in scala una autovettura FIAT Fiorino.
Con l'aiuto di tecnici della FIAT siamo riusciti, abbiamo cominciato a piazzare dei pezzi.
Ecco, per esempio, abbiamo preso... ecco, come si vede, come si può vedere, abbiamo preso il motore, che qui se ne vede il monoblocco, e lo abbiamo piazzato nel punto in cui si sarebbe dovuto trovare all'interno della vettura. Abbiamo piazzato la sospensione anteriore con la barra di trazione, il cerchione.
Successivamente le due molle degli ammortizzatori delle sospensioni posteriori. Si possono nitidamente vedere: queste erano quelle che abbiamo trovato, alcune di quelle erano piantate nel cratere.
Qui è visibile un pezzo della - mi sembra di distinguere - della carrozzeria.
Qui c'è un particolare della sospensione posteriore con frammenti di copertone. Copertone, molla dell'ammortizzatore, mozzo.
Ecco, qua per far vedere l'effetto merletto dell'esplosione: vedete questi buchi? Ecco, è tipico di una esplosione che ha investito un pezzo a distanza da molto ravvicinata.
Tralascio le altre sequenze per andare a vedere una sequenza di insieme.
Ecco, questo è quanto rimasto praticamente del Fiorino. Si può notare che la parte, questa qui è la parte anteriore, il motore un po' ha protetto qualche pezzo in più, vista la sua massa. E ha permesso di salvare qualche altro frammento in più.
Nella parte posteriore si vedono una miscellanea di frammenti minutissimi.
Essenzialmente sono circa un migliaio di pezzi e provengono dal vano posteriore e dal resto della carrozzeria. Questo per far vedere la minuta frammentazione ottenuta con l'esplosione.
Questo sta in un certo senso a dimostrare che, oltre al fatto che il motore è partito in avanti, è andato a finire nel portone del civico 4 di via Lambertesca, tutta la potenza esplosiva si è scaricata nella parte posteriore. E quindi che le cariche esplosive erano piazzate nel vano, nel vano portabagaglio, come si vuol chiamarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei conosce lo stato dei luoghi subito dopo il fatto, c'è qualche altro manufatto, o meglio, qualche altro veicolo che abbia avuto un destino, in termini di distruzione, anche solamente paragonabile a questo mezzo?
TESTE Vadalà: No, assolutamente. C'ho una piantina qui che faccio vedere. Se si vuol mettere a fuoco.
Ecco, diciamo che nell'androne di via Lambertesca c'erano due macchine che erano danneggiate semplicemente dalla proiezione di frammenti, frammenti del motore che era entrato nel portone, che ha danneggiato anche le vetture che erano ivi parcheggiate.
Un'altra vettura è quella nella posizione A, che credo sia quella di una delle vittime dell'attentato.
Poi c'era una Cinquecento colore bleu che si trovava in via Georgofili verso l'Arco delle Carrozze che era abbastanza danneggiata, soprattutto per proiezioni di frammenti; e poi una FIAT Regata che risultava colpita da materiale di ricaduta.
Nessuna di queste macchine mostrava alcun segno di sfrangiamento, o distruzione della carrozzeria. Risultava soltanto danneggiata per effetto di proietto. E il proietto in genere anche metallico.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Vadalà - poi così concludiamo per quanto mi riguarda almeno il suo esame - al momento in cui lei e gli altri consulenti hanno ritenuto compiuti e completati i loro accertamenti, vi è stata una verifica, voglio dire, reciproca dei risultati? Visto che la consulenza ha avuto oggetti ben definiti e in qualche modo anche ben distinti l'uno dall'altro?
TESTE Vadalà: Certamente. Più di una volta ci siamo incontrati per raffrontarci il livello del lavoro ottenuto e confrontare i risultati.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi anche quella parte, dico, di accertamenti che lei non ha compiuto personalmente...
TESTE Vadalà: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... sono accertamenti che lei conosce.
TESTE Vadalà: Certo. E concordati anche con gli altri colleghi del Collegio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei stava inizialmente dicendo che aveva predisposto una memoria.
TESTE Vadalà: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Del resto io stesso le ho suggerito di adoperare una memoria per la Corte.
TESTE Vadalà: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Se vuole chiarire alla Corte di che si tratta, visto che la legge le dà la facoltà di consegnare questa memoria che correda la sua esposizione orale.
TESTE Vadalà: In pratica la memoria rappresenta l'indice dei documenti di cui ho parlato nella presente deposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
TESTE Vadalà: E c'è una memoria preliminare del 2 luglio '93; la relazione preliminare di analisi del 24 luglio '93 poi c'è il paragrafo 5: accertamenti analitici, che è la relazione tecnica del 22 ottobre '93.
Credo che la Corte abbia già agli atti...
PUBBLICO MINISTERO: Non si preoccupi.
TESTE Vadalà: E il paragrafo 6-B, mezzo usato per la commissione dei fatti, ovvero ricostruzione della relazione tecnica del 23 ottobre '93. Che consegno...
PUBBLICO MINISTERO: E' firmata, dottore?
TESTE Vadalà: Sì, sì.
PRESIDENTE: Ha terminato il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Sì, Presidente, grazie.
PRESIDENTE: Domande delle parti civili?
AVVOCATO: Nessuna domanda.
PRESIDENTE: I difensori? Prego.
AVVOCATO Gramigni: Grazie Presidente.
PRESIDENTE: Il nome, per favore.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni per Graviano Filippo.
Buonasera, dottore.
TESTE Vadalà: Buonasera.
AVVOCATO Gramigni: Senta, io le facevo solo una domanda di tipo tecnico, diciamo, tecnico fino ad un certo punto. Tecnico giuridico, forse...
Le chiedo: sarebbe possibile oggi ripetere utilmente questo tipo di accertamenti di cui lei ci ha così ampiamente dato conto sugli stessi reperti con le stesse tecniche che ella ha usato in esecuzione dell'incarico che il P.M. le ha affidato?
TESTE Vadalà: Il tipo di analisi che abbiamo condotto, come autorizzato dall'incarico dell'epoca, prevedeva analisi anche irripetibili.
Questo tipo di analisi, trattandosi di residui di esplosione ha carattere irripetibile.
AVVOCATO Gramigni: Ha carattere irripetibile.
TESTE Vadalà: Irripetibile.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
TESTE Vadalà: E direi che, in certi casi, anche urgente.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, urgente perché?
TESTE Vadalà: Perché come tutte le sostanze chimiche tendono ad avere un loro degrado normale nel tempo.
Quindi se, diciamo, prima si fanno e migliori sono i risultati.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, anche se io avessi oggi un reperto integro e lo volessi sottoporre alla stessa metodica di analisi che ella ha usato nel '93, forse avrei...
TESTE Vadalà: Potrei avere una certa perdita di quantità di materia presente nell'interno del reperto stesso.
AVVOCATO Gramigni: La ringrazio. Io non ho altro da chiedere.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio per le posizioni Lo Nigro Cosimo e Giacalone Luigi.
Una domanda soltanto. Lei mi perdonerà, perché la pentrite io non l'ho mai veduta.
Mi sembra che - mi corregga se sbaglio - lei abbia detto che la pentrite è di color bianco.
TESTE Vadalà: Può essere, normalmente è di colore bianco. Può essere anche di colore rosa. Dipende dalle flemmatizzanti. Quella più comunemente diffusa, sul mercato italiano parlo, è di colore bianco in forma cristallina e si trova all'interno delle micce detonanti. Le micce...
AVVOCATO Gramigni: Ecco, chiedo scusa. E' di color bianco, voglio dire, bianchissimo, o color cemento color bianco sporco... Non lo so.
TESTE Vadalà: E' come bianco, è come il bianco di questo foglio. E' come lo zucchero.
AVVOCATO Gramigni: Non ho altre domande. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, avvocato Cianferoni.
Dunque, dottore, per quanto riguarda le metodiche che lei ha brillantemente illustrato, le chiedo: il macchinario di cui parlava stamattina con... lei ha parlato di lunghezza capillare per 30 metri, no?
Nell'anno '93 quanto tempo era che l'istituto poteva adoperarlo? Cioè, era una macchina già da tempo in uso, o no?
TESTE Vadalà: Era una macchina che era già presente nell'istituto e che ancora felicemente adoperiamo.
AVV. Cianferoni: Ma a quell'epoca le ho chiesto, quanto tempo era che l'adoperavate?
TESTE Vadalà: La adoperavamo da circa... Prima che arrivassi io, prima del '92. quando arrivai in laboratorio già c'era quella macchina.
AVV. Cianferoni: Come numero di volte nelle quali lo avevate utilizzato, me lo sa indicare? Anche grossomodo.
TESTE Vadalà: Ecco, diciamo che la macchina, diciamo viene adoperata moltissimo. E' un macchinario che rimane sempre acceso, subisce una continua manutenzione da parte di personale specializzato della ditta.
L'unica cosa che periodicamente viene cambiata è la colonna cromatografica che è un materiale di consumo.
AVV. Cianferoni: Scusi, lei ha parlato ora della ditta. Cioè, c'è una ditta che ha in appalto queste cose, o è la Polizia Scientifica che le fa direttamente?
TESTE Vadalà: Allora, non esiste nessuna ditta di appalto. Esiste la casa costruttrice della ditta che effettua manutenzione periodica come previsto per ogni apparecchiatura di un certo grado di sofisticatezza.
AVV. Cianferoni: La banca dati, che dati contiene? Cioè solo di vostra diretta raccolta, o in essa confluiscono altri dati?
TESTE Vadalà: E' una banca dati che è stata acquistata presso l'associazione degli standard americani. Quindi sono riportati tutti gli spettri di massa delle sostanze esplosive e tutti gli spettri di massa di sostanze petrolchimiche; tutti gli spettri di massa dei farmaceutici e così via.
AVV. Cianferoni: Ecco, in questo senso avete potuto comparare gli esiti di questo elaborato con qualche altri fatti, per esempio esteri?
TESTE Vadalà: Certamente.
AVV. Cianferoni: Ha rinvenuto delle analogie con altri fatti?
TESTE Vadalà: Non propriamente, semplicemente rinvenuto l'analogia che il tritolo era tritolo.
AVV. Cianferoni: Ecco. La sua risposta trovo che sia interessante.
E cioè, il tritolo era tritolo.
Quando si parla di queste tipologie di esplosivo, sotto l'etichetta tritolo si intende un unico componente standard sempre quello, o ve ne sono di varie qualità?
TESTE Vadalà: Dopo una esplosione lei trova residui di molecole di tritolo di due quattro sei trinitrotoluene.
Le altre conformazioni del tritolo hanno un aspetto puramente merceologico.
Quindi lei può trovarsi un tritolo in saponetta, un tritolo sottoforma di un polverulento che dopo esploso trova sempre il due quattro sei di nitrotoluene.
AVV. Cianferoni: Ma come caratteristiche merceologiche, dico, abbiamo un unico tipo di tritolo, o ce n'è più tipi?
TESTE Vadalà: Il tritolo... Lei sta, le volevo dire questo: cioè, la caratteristica merceologica è quella dell'esplosivo. Il tritolo è un componente esplosivo. Però ce ne possono essere in altri materiali all'interno di un componente merceologico.
Un esplosivo da cava è composto da tritolo e nitrato di ammonio; una testa bellica di una bomba è riempita di solo tritolo. Ma è sempre quello.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma è sempre quello.
TESTE Vadalà: Certo, certo. E' sempre la molecola del due quattro sei di nitrotoluene.
AVV. Cianferoni: Lo scadimento, cioè lei ha parlato stamani di sensibilità del tritolo, per esempio, anche ai batteri.
TESTE Vadalà: Certamente.
AVV. Cianferoni: Voi avete potuto ricostruire lo stato dell'esplosivo che era stato adoperato, oppure no, non era possibile?
TESTE Vadalà: Non è possibile.
AVV. Cianferoni: Di solito come si trasporta il tritolo? Anzi, guardi, in una domanda ne concentro quattro. Lei ha parlato di quattro componenti: tritolo, T-4, pentrite e trinitrotoluene.
TESTE Vadalà: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, per ciascuna vorrei che lei ci dicesse come, la modalità ordinaria di trasporto. O consigliata da libretta, insomma, ecco.
TESTE Vadalà: E' un campo che mi trova...
AVV. Cianferoni: Se non è il suo campo, io non insisto. Però ho visto che lei ha sottoscritto tutti gli elaborati, insomma...
TESTE Vadalà: Sì, certo. Certo, certo.
E in che senso? Ai sensi di che cosa, la modalità di trasporto? Mi scusi, ai sensi della legge?
AVV. Cianferoni: Ai sensi della legge, ai sensi della...
PRESIDENTE: Per la pericolosità.
AVV. Cianferoni: Per la pericolosità, certo.
In che maniera è più opportuno trasportare, per esempio il tritolo.
TESTE Vadalà: Allora, il tritolo diciamo che deve essere trasportato, può essere trasportato tranquillamente in un camion, va bene? e deve esserci apposta l'opportuna targa con la scritta "Esplosivi".
PRESIDENTE: Questo, ai fini...
TESTE Vadalà: Questa è la prima misura di sicurezza.
Dopodiché ci può anche ballare sopra al tritolo o al T-4 flemmatizzato, perché che mi risulti, se non è, se non c'è il detonatore dentro non esplode.
AVV. Cianferoni: Nel caso di specie, lei ha detto che dal detonatore avrebbe avuto la funzione quale componente? Cioè, nel caso di via dei Georgofili...
TESTE Vadalà: Sì.
AVV. Cianferoni: ... il booster, cosa...
TESTE Vadalà: Nel booster... non so cosa c'era nel booster. Però nel booster ci doveva stare il detonatore.
Ecco, un detonatore insieme all'esplosivo certamente non lo farei viaggiare, io.
AVV. Cianferoni: Ecco, e questo è già un dato che lei ci porge.
Dico, ma tra questi quattro componenti, quale sarebbe il detonatore? Mi perdoni...
TESTE Vadalà: Non c'è il detonatore. Il detonatore è un dispositivo...
AVV. Cianferoni: No, no, non il detonatore inteso in senso elettronico, meccanico e quant'altro...
TESTE Vadalà: No, no, attenzione...
AVV. Cianferoni: ... l'esplosivo ad altissimo potenziale. La parte che fa saltare quello sordo, questa è la mia domanda.
TESTE Vadalà: Attenzione, attenzione. E' bene spiegare cos'è la catena esplosiva.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Vadalà: Ecco, allora, la catena esplosiva si compone di: un sistema di attivazione, un sistema di innesco e una carica esplosiva. La carica esplosiva può essere rappresentata dall'esplosivo massivo e dal booster.
L'innesco è un oggetto che ha la grandezza più o meno di questa penna, di questo tratto di penna che si vede, nel cui interno è presente una sostanza innescante: può essere azoturo di piombo, silfinato di piombo. E una carica primaria.
Quando si mette il detonatore all'interno di una carica e lo si collega ad un sistema di attivazione, esso può essere costituito sia da un sistema elettrico che da un sistema a miccia, quindi a fuoco, si ha la completezza della catena esplosiva.
Se manca uno di questi tre pezzi, l'esplosione non avviene.
AVV. Cianferoni: Ecco, in questo senso, siccome ho preso nota stamani. Lei parlava di opportune cariche iniziatrici. Nella catena del caso che ci occupa, come starebbero le cose?
TESTE Vadalà: Ecco, nella massa esplosiva, la carica iniziatrice è costituita per esempio da un esplosivo un po' più potente.
AVV. Cianferoni: Questo...
TESTE Vadalà: Ma questo non vuol dire che sia più sensibile, badi. Non confonda la sensibilità... Io potrei per esempio prendere un metro cubo di tritolo, metterci sei pani di plastico, va bene? e stare sempre altrettanto tranquillo. Fino a che non ci metti i detonatori dentro al plastico, io non ho problemi.
AVV. Cianferoni: Sì, sì, ma io questo non lo metto in dubbio.
TESTE Vadalà: Ah.
AVV. Cianferoni: Io le chiedevo come ha funzionato - secondo ciò che avete potuto ricostruire - nel caso di specie.
Siccome lei stamani ha parlato di opportune cariche iniziatrici, io le chiedevo come quei quattro elementi che ci ha ricostruito si sono poi connessi tra di loro. Tutto qui, ecco.
TESTE Vadalà: Be', sono state fatte una serie di ipotesi. Io le sposo ovviamente a livello di ipotesi, però sinceramente sono ipotesi, eh.
E quindi non... Sono fatte sulla base della frequenza, sulla base della esperienza, nella realizzazione di ordigni tra quelli che abbiamo trovato integri e tra quelli che la letteratura ci rimanda...
AVV. Cianferoni: Ora io le chiedo l'ipotesi più plausibile, più immediata, più - secondo lei - di buonsenso e credibile, insomma, ecco.
TESTE Vadalà: Mah, io potrei dirle una certa cosa che però diciamo diventa un puro esercizio...
Non riesco a rispondere ad una domanda di questo genere.
PUBBLICO MINISTERO: Io francamente poi ritengo la domanda così non possa essere posta, perché se si deve chiedere al dottor Vadalà di illustrare tutte le possibili ipotesi di realizzazione di un ordigno esplosivo con tanto di carica iniziatrice e di massa esplodente principale, d'accordissimo. Sono 150? Ci mettiamo qui, con calma, ce le racconta tutte e 150.
Quella che risponde, secondo la domanda, al criterio di una prevalenza in base a che cosa non si saprebbe, è una risposta che non ha ragion d'essere.
Quindi è una risposta assolutamente inutile.
AVV. Cianferoni: Presidente, se ha capito...
PUBBLICO MINISTERO: Se la vogliamo incamerare io automaticamente la completo con la richiesta - la anticipo fin da ora - di spiegare anche tutte le altre ipotesi concorrenti. Visto che stiamo parlando di ipotesi, no?
AVV. Cianferoni: Io, se il Presidente, la Corte ha capito della domanda, anch'io mi rimetto alla formulazione che la Corte troverà utile.
A me pare una domanda molto importante, perché poi per esempio poco fa il teste professionale, il consulente di parte, ha detto che per esempio il detonatore e il detonante - si dice così, non lo so -...
TESTE Vadalà: No, detonatore.
AVV. Cianferoni: Il detonatore e la quantità da fare detonare, insomma, eh?
TESTE Vadalà: La massa esplosiva.
AVV. Cianferoni: La massa esplosiva. E' bene che non viaggino assieme. E ci ha fornito un elemento che noi mettiamo lì a futura memoria per il prosieguo dell'istruttoria.
Ora a me interessa...
TESTE Vadalà: Questo, per un trasporto in sicurezza, eh, attenzione.
AVV. Cianferoni: Sì, lasci fare.
Ora a me interessava di sapere: dati quattro elementi, tritolo, T-4, pentrite e di nitrotoluene, qual era la più logica e credibile ipotesi di assemblamento degli stessi nel caso di via dei Georgofili. Ecco, tutto qui, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni, ha dimenticato la nitroglicerina.
PRESIDENTE: Non possiamo... No, no, scusi, Pubblico Ministero...
AVV. Cianferoni: No, sulla nitroglicerina non ho capito.
Infatti mi sarei riservato di chiedere un chiarimento al consulente perché mi psre di aver capito che ha fatto due ipotesi: prima c'era e poi no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora faccia la domanda, scusi, se non ha capito sulla nitroglicerina...
PRESIDENTE: No, scusi, Pubblico Ministero, abbia pazienza. Sulle domande...
PUBBLICO MINISTERO: Cercavo di dare un ordine alle domande, Presidente.
PRESIDENTE: Ma non c'è possibilità di colloquio fra le parti, nel processo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non è così rigorosamente vietato, voglio dire.
PRESIDENTE: No, no, mi scusi, faccia una proposta di domanda...
PUBBLICO MINISTERO: E' quello che stavo facendo.
PRESIDENTE: Va be', ma si rivolga alla Corte, per favore.
AVV. Cianferoni: Sì. La proposta di domanda sulla nitroglicerina.
Chiarimento: la nitroglicerina, secondo ciò che è risultato, è stata usata o non stata usata in via dei Georgofili? Primo.
PRESIDENTE: No, basta. Aspetti, aspettiamo la risposta.
TESTE Vadalà: Allora, come ho detto nella prima prerelazione, avevamo dato una idea di dubbio che abbiamo confermato con la relazione finale. Infatti...
PRESIDENTE: No, ma l'avete confermata come dubbio, o come certezza?
TESTE Vadalà: Come certezza, come conferma di presenza di etilenglico di nitrato e nitroglicerina.
Ho detto quando ho illustrato l'analisi dell'HPLC Tea e del GC Tea, dove era presenta ed era stata identificata perfettamente.
PRESIDENTE: Benissimo. Premesso questo...
AVV. Cianferoni: Premesso questo e sempre sulla nitroglicerina, questo componente com'è che viaggia? In che forma? Cilindrica, quadrata, in barattoli... Per quello che...
TESTE Vadalà: Le confezioni commerciali di nitroglicerina sono in cartucce o in elementi cilindrici anche di plastica di varia misura. Dipende dall'impiego industriale che ne viene fatto.
AVV. Cianferoni: Allora, stessa domanda, ritorniamoci: come i vari componenti si sono assemblati secondo la ricostruzione del Collegio dei consulenti del P.M. in questo caso.
PRESIDENTE: Scusi un momentino, abbia pazienza. Se dobbiamo entrare nel 150 ipotesi, è una cosa del tutto inutile.
AVV. Cianferoni: No...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Se invece dobbiamo vedere se il consulente o il teste è in grado di dirci qual è la più comune delle combinazioni di queste, riscontrate in fatti o in letteratura, la domanda può essere ammessa.
A parte il fatto che è un esercizio meramente ipotetico, ci ha detto il teste già, eh.
TESTE Vadalà: E' dipendenza della disponibilità dell'esplosivo.
Cioè, una miscela di questa carica, di questo tipo di carica, è legata essenzialmente a quanto esplosivo uno ha a disposizione al momento...
PRESIDENTE: Dei cinque tipi,.
TESTE Vadalà: Dei cinque tipi, certo.
AVV. Cianferoni: Oh, ma come percentuali c'era più pentrite, più T-4, più...
PRESIDENTE: Ha già detto che non è in grado di rispondere. Lo ha detto più volte mi pare, vero?
TESTE Vadalà: Certamente.
AVV. Cianferoni: Grossomodo il peso complessivo di tutto l'esplosivo quanto era?
Questo è un argomento a sé, ma almeno in grossomo... ha firmato la perizia.
PUBBLICO MINISTERO: No, chiedo scusa. Perché il dottor Vadalà è stato introdotto come consulente solo per le indagini qualitative.
Per le indagini quantitative ci rivolgeremo agli altri consulenti.
PRESIDENTE: Bene, allora...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Cianferoni, stia tranquillo che contradditture non le mancheranno.
PRESIDENTE: Siamo d'accordo, siamo d'accordo...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, stavo dicendo all'avvocato Cianferoni, Presidente.
PRESIDENTE: No, no, ma anche per me non era chiara questa distinzione, mi scusi, Pubblico Ministero. Sarò stato distratto, ma anche io questo non lo avevo capito.
Vuol fare altre domande?
AVV. Cianferoni: La contaminazione da questo tipo di esplosivi, come avviene? Cioè, uno mettiamo li manipola, no? Com'è che rimane poi la traccia dell'esplosivo?
TESTE Vadalà: Scusi, perché dovrebbe manipo... Io qui ho fatto l'analisi di residui dopo una esplosione.
AVV. Cianferoni: Ecco, questo è già un'altra cosa interessante. Cioè, per preparare l'esplosivo, che è necessario manipolarlo proprio come se fosse un impasto, o non è così che si fa?
TESTE Vadalà: Può essere anche così, certo.
AVV. Cianferoni: Sì, ma...
TESTE Vadalà: Lo deve...
AVV. Cianferoni: ... questa ipotesi come la formula, in via delle 150 ipotesi, o è così che si fa? Ha capito?
Cioè, lei si presenta qui come direttore generale della...
PRESIDENTE: No, no, non cominciamo a fare discorsi...
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi con una competenza qualificata, no?
PRESIDENTE: Ma certamente.
AVV. Cianferoni: Quindi io chiedo a questo...
PRESIDENTE: Ci sono, mi scusi, avvocato. Io non sono un esperto. A parte il fatto che non sono esperto di niente e quindi metto le mani avanti. Non sono in grado neppure di valutare, nelle domande che lei fa, quali sono quelle strettamente pertinenti alla preparazione scientifica e al tipo di consulenza che...
Ci può dire lei come avviene la combinazione di queste cose?
TESTE Vadalà: Sì. Premetto che sono un chimico e non un artificiere, ecco. Però avendo visto fare queste operazioni, indubbiamente la persona deve prendere questa roba e la deve assemblare in un pacco.
Quindi, come farebbe lei un pacco di Natale...
PRESIDENTE: Ah, mette insieme tanti elementi e...
TESTE Vadalà: Certo. In opportuno modo, ovviamente. Poi lega con del nastro... Io ho fatto così...
PRESIDENTE: Va bene. Una cosa abbastanza banale.
TESTE Vadalà: Sì, mi sembra di sì, certo.
AVV. Cianferoni: Senta, per quanto tempo poi persiste la contaminazione da esplosivo di quelli che ci interessano?
Intendo dire: per quanto tempo rimarrebbe traccia?
TESTE Vadalà: Mi scusi, mi deve sempre dire se intende la contaminazione dei residui o dell'esplosivo integro?
PRESIDENTE: Parliamo della... In questo momento parliamo dei residui.
AVV. Cianferoni: Parliamo...
PRESIDENTE: Perché lei è stato chiamato con una consulenza sui residui.
TESTE Vadalà: I residui. Benissimo.
Allora praticamente i residui, dipende dalle condizioni di conservazione dei reperti. Talvolta abbiamo visto che anche dopo un anno c'era ancora tracce di esplosivo; qualche volta, dopo sei mesi, specialmente dopo l'intervento dei Vigili del Fuoco, non abbiamo trovato più nulla.
AVV. Cianferoni: E sull'esplosivo integro?
TESTE Vadalà: Può darsi anche anni.
AVV. Cianferoni: Può darsi... Anche questa che tipo di ipotesi è? Con quanta probabilità...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, le dispiace spiegare meglio questa domanda?
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Perché non ho capito bene che cosa...
AVV. Cianferoni: No, queste domande sono per valutare poi ex post alla luce delle risposte dei consulenti determinati particolari che la difesa conosce presenti negli atti dell'indagine preliminare allegate da collaboratori di giustizia.
PRESIDENTE: Ho capito, ma voglio sapere: quando lei parla sui residui...
AVV. Cianferoni: No, sui residui in effetti no. A me interessava sull'esplosivo integro.
PRESIDENTE: Quindi integro cosa vuol dire?
AVV. Cianferoni: Da fare esplodere.
PRESIDENTE: Le tracce che l'esplosivo portato di qui o di là può avere lasciato?
AVV. Cianferoni: Può avere lasciato.
PRESIDENTE: Quanto tempo impiega?
AVV. Cianferoni: Quanto tempo...
PRESIDENTE: Io non so se però il nostro consulente si è occupato di queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Non è l'oggetto dell'esame che siamo a fare oggi.
PRESIDENTE: Ci sono altri...
PUBBLICO MINISTERO: Il consulente tornerà, perché dovrà riferire su molti altri accertamenti...
PRESIDENTE: Avvocato... Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... che riguardano, come benissimo sa l'avvocato Cianferoni, esplosivi detonati ed esplosivi veri o supposti che fossero, ma comunque prima delle detonazioni.
PRESIDENTE: Dell'esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Fanno capo ai sequestri, fanno capo a tutto quanto il difensore perfettamente sa.
Io direi che sia, mi pare metodologicamente un po' difficoltoso oggi infilare...
PRESIDENTE: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: ... in un esame che mira solamente a ricostruire ex post quello di via dei Georgofili...
PRESIDENTE: La sua domanda non è respinta, ma è riservata...
Pubblico Ministero, mi consenta.
PUBBLICO MINISTERO: Per carità! Le chiedo scusa.
PRESIDENTE: Non è respinta, è soltanto rinviata ad un altro momento.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Anche perché ci occupiamo di via Georgofili, ci dobbiamo occupare di altri episodi.
Quando sarà il momento penso che i consulenti saranno fatti tornare e lei porrà le domande.
AVV. Cianferoni: In questo senso, nessun problema.
Ecco, magari poi allora quando l'udienza sarà in pausa si fa anche un calendario tra le parti per sapere quando torna, su che cosa torna... Perché sennò è un po' difficile su sette episodi, lo stesso teste sette volte. Ma questo non è più una domanda. Io ho finito sui residui. Grazie.
PRESIDENTE: Va bene. Ci sono altre domande per questo teste?
Può accomodarsi.
AVV. Passagnoli: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Chi è?
AVV. Passagnoli: Sì, avvocato Passagnoli.
Una domanda soltanto: dottore, un ordigno così confezionato e montato in maniera, ipotizziamo nella parte del bagagliaio del Fiorino, creava, o avrebbe potuto creare, essendo già completo, voglio dire, dei rischi nello spostamento di questo mezzo da un posto ad un altro?
Voglio dire: poteva, c'erano dei rischi concreti di esplosione per la strada? Questa, la nitroglicerina...
PRESIDENTE: Mi pare che il teste abbia già risposto. Comunque se vuole ripetere, credo che "repetita iuvant".
TESTE Vadalà: Perché io non sono artificiere. Io sono un chimico che analizza i residui dopo l'esplosione e prima dell'esplosione.
Indubbiamente ritengo che non sia igienico. Però, al di là di questo, non le so dare altre definizioni.
PRESIDENTE: Ma mi pare che lei abbia già detto più di una volta che fino a quando non ci sono i tre elementi messi in contatto l'uno con l'altro l'esplosione non si dovrebbe verificare.
TESTE Vadalà: Non si dovrebbe verificare.
AVV. Passagnoli: Sì. No, signor Presidente, la domanda era in questo senso: gli elementi dovevano evidentemente essere già assemblati, doveva essere già in qualche maniera confezionato.
Io non ho idea di come esplodano queste cose, però una buca, o una frenata brusca, o un tamponamento, una qualsiasi scossa o altro, mi chiedevo se poteva, se poteva in qualche maniera provocare l'esplosione in un luogo diverso da quello dove...
TESTE Vadalà: Per esperienza c'è questo pericolo latente. Come c'è questo pericolo latente in qualsiasi manipolazione di esplosivo o di materiale specialmente innescante.
AVV. Passagnoli: Perfetto. Grazie.
PRESIDENTE: Prego. Nessun'altra domanda?
Possiamo metterla in libertà. Grazie.
*TESTE Vadalà: Prego.

udienza 16.12.1996

Vassale: Sono il capitano di vascello Roberto Vassale, degli Incursori della Marina Militare, nato a La Spezia il 12 dicembre.
PRESIDENTE: Di che anno, scusi?
TESTE Vassale: Del 1940.
PRESIDENTE: Residente a La Spezia?
TESTE Vassale: E residente a La Spezia, in via Libertà 37.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula, per favore?
TESTE Vassale: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Colonnello, abbiamo capito che lei è ufficiale di Marina. Ha una competenza specifica nella materia degli esplosivi e delle esplosioni?
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In ragione di che cosa?
TESTE Vassale: Mi occupo normalmente della parte balistica delle esplosioni. E ho praticato e impiegato gli esplosivi per moltissimo tempo, nell'ambito del mio reparto.
PUBBLICO MINISTERO: Ha un'esperienza anche esterna all'amministrazione militare, in fatto di uso di esplosivi e quindi di esplosioni?
TESTE Vassale: Sì. Più volte sono stato chiamato ad effettuare demolizioni, e un'operazione grossa che ho diretto è stata quella della deviazione della lava dell'Etna.
PUBBLICO MINISTERO: Ha anche una competenza in tema di accertamenti giudiziari?
TESTE Vassale: Sì. Più volte sono stato chiamato quale consulente, in occasione di attentati verificatisi nel territorio nazionale.
PUBBLICO MINISTERO: Tra l'altro?
TESTE Vassale: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Tra l'altro?
TESTE Vassale: Beh, il treno 904, Capaci, via d'Amelio, e tanti altri.
PUBBLICO MINISTERO: Di via Georgofili, com'è che se ne è interessato in qualità di consulente?
TESTE Vassale: Sono stato chiamato da lei. Sono arrivato assieme al dottor Cabrino, dottor Perrizza, la mattina successiva la notte dell'attentato. E mi è stato conferito l'incarico di svolgere, in collegio con gli altri consulenti, la consulenza tecnica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, noi ormai, essendo tutta la giornata che siamo qui, ci siamo fatti spiegare nel dettaglio sia l'attività compiuta dal personale di Polizia Scientifica, sia l'attività compiuta dai consulenti, il dottor Vadalà e il dottor Cabrino. Che, specificamente, hanno riferito sulle indagini di tipo qualitativo, in relazione quindi all'esplosivo impiegato in via dei Georgofili.
Lei, invece, è in questo momento consulente del Pubblico Ministero, specificamente direi in via principale sul punto di determinazione del quantitativo di esplosivo che è stato utilizzato in via dei Georgofili.
Quello che si chiama, in gergo: determinazione del peso di carica.
Allora, conoscendo - io che le sto parlando - i risultati di questa complessa elaborazione, io ho bisogno che lei mi ripercorra le tappe, indicando alla Corte i criteri - partire dall'osservazione dei luoghi, evidentemente - i criteri e i risultati ai quali lei è pervenuto. Lei, e non solo lei ovviamente.
Se ha bisogno di mostrare qualche cosa, l'apparato è a disposizione, l'ispettore Benelli può darle una mano.
TESTE Vassale: Sì. Bisogna fare una premessa: quando ci si accinge a calcolare il peso di carica in un'esplosione di tal genere, come quella oggetto della perizia, bisogna pensare che è praticamente impossibile raggiungere il valore del peso di carica preciso, precisamente.
Perché, qualunque tipo di formula si impieghi, qualunque tipo di metodo si impieghi, saranno comunque sempre approssimati. Perché i...
PRESIDENTE: Ha letto la formula?
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Abbiate pazienza.
TESTE Vassale: Perché i parametri relativi ad un'esplosione sono talmente tanti e così variabili, che è praticamente impossibile raggiungere il risultato esatto.
Ci si deve accontentare di approssimazioni del 15, del 20% normalmente.
In ogni caso, in questo caso le vie per determinare il peso di carica sono state tre.
Una prima via è stata seguita mettendo in relazione il volume del cratere e il peso di carica, prescindendo dal tipo di struttura che il cratere, che il terreno sul quale è esplosa la carica presentava, e dal tipo di esplosivo con il quale la carica era formata. Il risultato così ottenuto è stato poi confrontato con le demolizioni a largo raggio che si sono verificate a seguito dell'esplosione. E questo è una prima via che è stata seguita.
La seconda via seguita, invece, sempre con una formula empirica, metteva in relazione il volume del cratere e il peso di carica; considerando anche, sempre empiricamente, il tipo di struttura del terreno sul quale la carica ha agito e il tipo di esplosivo che costituiva la carica, emerso dalle indagini chimiche.
Con il terzo tipo, invece, è stato operato impiegando un sistema matematico computerizzato nel quale sono stati inseriti parametri il più dettagliati possibili relativi alla struttura del terreno, sempre sul quale ha agito la carica, ed al tipo di esplosivo con cui era costituito la carica.
Al termine di questa operazione i tre risultati emersi nelle diverse tre vie impiegate sono stati considerati e valutati. E sulla base di valutazioni appropriate è stato dedotto il quantitativo di esplosivo risultante che costituiva la carica dell'attentato.
Successivamente, per verificare l'attendibilità di questo valore ottenuto, si è fatto riferimento ad una struttura cospicua posta in vicinanza della carica.
Per esempio, nel caso specifico, una parete che era stata demolita. E si è considerato il picco di pressione che su questa parete avrebbe dovuto agire, o sicuramente aveva agito, perché quella demolizione si attuasse.
Da questo valore poi si è, con formule, calcolato a quella distanza quale picco di pressione avrebbe generato la carica emersa dai tre modi di calcolo seguiti. E considerando e paragonando i due tipi di pressione si è verificato l'attendibilità.
Personalmente io ho operato con il secondo modo di calcolo della carica: quello, ripeto, che metteva in relazione il volume del cratere, il peso di carica e rispettivamente il tipo di struttura che componeva il terreno e il tipo di esplosivo che costituiva la carica.
Successivamente ho fatto le considerazioni relative ai tre risultati emersi e infine ho effettuato quel calcolo relativo alla verifica dell'attendibilità della carica.
Il primo e il terzo metodo, sotto il mio consiglio, sono stati comunque effettuati da altre persone.
Veniamo al secondo metodo, quello che io ho impiegato.
Allora, com'è noto, essendo questo il cratere generato dall'esplosione della carica, questa la Torre del Pulci, via dei Georgofili e Arco delle Carrozze.
Abbiamo notato, oltre il cospicuo valore del cratere e oltre le demolizioni circostanti il punto di scoppio della carica, anche una cospicua demolizione che è una parete di un edificio posto in questa posizione aveva subìto.
Pertanto, nel mio calcolo, è stato preso in considerazione il cratere e questa parete quale elemento cospicuo per fare la verifica ultima del picco di pressione.
Veniamo adesso a vedere come il cratere era costituito.
Il cratere era così articolato: questa è la zona della Torre del Pulci; questa è la mezzeria della strada, via dei Georgofili verso l'Arco delle Carrozze, verso via Lambertesca. Presentava una espansione maggiore lungo l'asse di via dei Georgofili, questa.
Questo asse era di 493 centimetri di lunghezza.
L'asse invece normale alla strada presentava un valore di 290 centimetri di larghezza. La profondità massima era di 141 centimetri.
A questo punto del calcolo i risultati delle analisi chimiche dei reperti trovati sul punto di scoppio indicavano che la carica era costituita da tre specie esplosive: tritolo, T-4 e pentrite.
Com'è noto il tritolo si può trovare a sé stante e si è visto anche dagli annerimenti circostanti il punto di scoppio; il T-4 e la pentrite, invece, mai si adoperano su una carica del genere di demolizione a sé stanti. Ma normalmente sono miscelati con una sostanza plastica dal quale derivano plastici ad esplosivo T-4, plastici ad esplosivo pentrite.
Quindi si era già individuato approssimativamente di cosa la carica era composta.
Il calcolo del volume del cratere è stato effettuato suddividendo tale volume in tanti volumi parziali. Con dei piani verticali il cratere è stato sezionato idealmente. E, in particolare, nel corpo centrale sono stati ricavati tre volumi parziali; nel corpo verso via Lambertesca, quattro volumi longitudinali ottenuti mediante sezioni con piani longitudinali. Altrettanto si è fatto nel restante corpo del cratere verso l'Arco delle Carrozze. Quattro volumi anche in questa posizione.
In pratica le sezioni risultanti avevano questo andamento: calcolato quindi l'area delle sezioni risultanti è stato facile, facendo i relativi prodotti, calcolare il volume del cratere che aveva dato un valore di 9,8 metri cubi.
La struttura del terreno sottostante il punto di scoppio era così articolata: partendo dall'alto e andando verso la base del cratere si poteva osservare blocchi di arenaria spessi circa 10 centimetri; poi un manto di calcestruzzo spesso circa 220 centimetri; e successivamente un misto di terreno alluvionale estremamente incoerente.
Esistono appunto formule che mettono in relazione il tipo di terreno, volume del cratere, peso di carica relativamente al tipo di esplosivo impiegato.
In particolare per la sua costituzione questo terreno è stato assimilato, per quanto attiene alla resistenza meccanica, al tufo, sebbene il tufo abbia una resistenza meccanica leggermente superiore. Fermo restando che comunque poi c'erano gli altri due sistemi di calcolo a conforto di quello che io ho fatto.
Sulla base di questa relazione è emerso che il peso della carica in tritolo era di 329 chilogrammi.
Operando con dei coefficienti di confronto fra l'esplosivo tritolo e una miscela costituita da esplosivo tritolo, esplosivo plastico AC-4 e esplosivo plastico alla pentrite, si è ottenuto un peso di una carica costituita da questi ultimi tre esplosivi pari a 288 chilogrammi.
Cosa sono questi coefficienti? Sono coefficienti di confronto.
Dando un coefficiente uno al tritolo che è l'esplosivo per antonomasia, tutti gli esplosivi che hanno coefficiente maggiore, 1 e 2, per esempio e 1 e 3, significano che hanno potenza inferiore a quella del tritolo.
Cioè: se per fare un certo lavoro occorre un chilo di tritolo, con uno di questi esplosivi, per esempio, che abbia coefficiente 1 e 3 occorrono 1300 grammi, un chilo virgola tre di quel tipo di esplosivo. Gli esplosivi che hanno coefficiente inferiore all'1, che vanno da 03, 07, 09, sono tutti esplosivi più potenti del tritolo.
Cioè: se per fare un certo lavoro occorre un chilo di tritolo, con questi tipi di esplosivo, con un tipo di esplosivo che per esempio abbia un coefficiente 08, occorrono 800 grammi di tritolo.
Di qui la riduzione e il raggiungimento della cifra di 288 chilogrammi.
E' stata fatta la verifica anche con questo sistema.
Infatti, questa è una sezione verticale di via dei Georgofili guardando la Torre del Pulci. Vediamo alla base il cratere, verso questa direzione si va verso l'Arno, si arriva all'Arco delle Carrozze e in questa posizione, circa 13 metri e mezzo dal piano stradale, esisteva una parete demolita quasi completamente dall'impulso esplosivo generato dall'esplosione della carica.
A questo punto vediamo meglio. Ecco, questa è la visione della parete presa in considerazione ipotizzando che l'osservatore sia posizionato sul punto di scoppio. Ed è questa la parete quasi completamente demolita.
La parte tratteggiata indica le demolizioni subìte. In pratica è sparita tutta la parte tratteggiata. La parte invece ancora in bianco indica che la struttura relativa è ancora rimasta integra.
Dalla letteratura corrente si è desunto che per demolire, per avere un effetto demolitivo di tal genere, tale parete ha avuto un picco di pressione che si aggira da 03 a 04 chilogrammi su centimetro.
Abbiamo quindi effettuato il calcolo del picco di pressione, considerando la carica di tritolo.
Ecco, questo è il grafico che indica la distanza del centro della parete dal centro dell'esplosione: sono 35 metri virgola 76. Questa è l'altezza della parete, questa è una immagine della parete. La parete è formata da mattoni pieni aventi spessore la parete di 15 centimetri.
E, come ho detto poc'anzi, il tratto tratteggiato è quello della parte distrutta. Rimane in alto a destra questo spigolo e questo montante sul lato destro.
E' emerso da questi calcoli che una carica calcolata con questo metodo a una distanza di tal genere presenta un picco di pressione pari a 0,302 chilogrammi su centimetro quadrato.
Questo ci ha indicato che il calcolo è, era abbastanza attendibile.
Il procedimento degli altri due sistemi ha dato dei valori così riportati: quello relativo al cratere, peso di carica senza considerare il tipo di esplosivo e il tipo di struttura e in più considerando le demolizioni a largo raggio che l'esplosione aveva determinato, ha dato una carica di 250 chilogrammi.
L'altro invece, quello computerizzato ha dato un valore di 275 chilogrammi di tritolo pari a circa 250 chilogrammi di una miscela costituita da tritolo, C-4 e pentrite.
Ho considerato questi tre valori. E considerando anche il fatto che nel mio calcolo avevo indicato quale struttura componente quella sulla quale aveva agito l'esplosivo in tufo. E quindi più resistente meccanicamente che il terreno alluvionale posto in effetti sotto l'arenaria, ho ritenuto che la carica avesse un peso di 250 chilogrammi e fosse articolata su tritolo plastico AC-4, plastico al pentrite.
Con i 275 chilogrammi di tritolo che è il corrispondente ai 250 di questa miscela, ho poi effettuato il calcolo di verifica come nella via precedente per verificare se il picco di pressione insistente su quella parete con questa carica fosse compreso fra tre e quattro. Cioè, fra 03 e 04.
E, in effetti, il risultato è stato 03.
Quindi considerando che la parete non è stata completamente distrutta, anche se in buona parte distrutta; considerando il picco di 03, e con il conforto della letteratura, ho ritenuto, assieme ai miei colleghi consulenti, abbiamo ritenuto che il peso della carica esplosa in via dei Georgofili fosse di 250 chilogrammi e la carica fosse costituita da tritolo, C-4 e pentrite, cioè esplosivo alla pentrite, due plastici separati, oppure con un unico plastico contenente ambedue le ultime specie esplosivo T-4 e pentrite quale per esempio il Samtex.
Successivamente è emerso dalle analisi chimiche che, oltre a quelle specie già enunciate, erano presenti specie, altre specie, quali la nitroglicerina e il dinitrotoluene.
La nitroglicerina è un componente tipico degli esplosivi da mina, ingelatinati e nitroglicerinati. E anche il toluene è tipico di quegli esplosivi.
C'è da considerare però che la gelatina con cui è fatta la nitroglicerina non ha un potere dirompente eccessivo. Cioè non ha la capacità, quando esplode, di sbriciolare le cose che circondano il punto di esplosione.
Al contrario, invece, degli altri tre tipi di esplosivo: tritolo, C-4 plastico, e esplosivo plastico alla pentrite, avendo una velocità di detonazione superiore a quella dei gelatinati.
Quindi, in ultima analisi, anche la presenza di questo nuovo esplosivo, ci ha indotto a ritenere a conclusione che, sempre 250 chili doveva essere la carica e costituita da: la massima parte tritolo, C-4 e esplosivo plastico alla pentrite, ovvero ambedue le due specie esplosive in un unico plastico quale il Samtex con una aggiunta di un esplosivo da mina.
Questo è quanto riguarda il calcolo della carica.
PUBBLICO MINISTERO: Durante la sua consulenza, colonnello, lei ha redatto alcune note scritte.
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ora alcune note scritte la Corte le ha nella sua disponibilità, altre invece no.
Io non so se lei ha accolto il mio suggerimento di redigere una memoria.
TESTE Vassale: Sì. Sì, sì, ho delle memorie riferite a quello che ho parlato attualmente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi una memoria che lei può mettere a disposizione della Corte che...
TESTE Vassale: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ... penso sia riepilogativa e...
TESTE Vassale: Sì, sì, e in pratica...
PUBBLICO MINISTERO: O meglio: che lei ora abbia riepilogato questo...
TESTE Vassale: Esatto. Ho riepilogato ciò che è scritto nella memoria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo discorso per me è molto chiaro.
Quindi, quello che riguarda strettamente gli aspetti quantitativi di carica, al momento non mi interessano più.
Invece vorrei un attimo con lei affrontare il problema al quale per altro si fa riferimento nelle relazioni che sono state redatte circa l'uso, o per meglio dire le possibilità di approvvigionamento di questi esplosivi, a cominciare dal tritolo.
TESTE Vassale: Il tritolo è un esplosivo che si usa frequentemente nell'ambiente militare. Nell'ambiente militare si usa il tritolo in parallelepipedi di tritolo, appunto, compresso.
Nell'ambiente civile lo si usa nella forma pulverulenta miscelato ad altri esplosivi per fabbricare appunto esplosivi da mina.
Mi spiego, non è che il tritolo pulverulento si trovi in cava, oppure... appunto in cava, oppure nelle coltivazioni che si vedono molto spesso anche in miniera. Il tritolo in polvere, polverulento, si trova nelle industrie, dove appunto fabbricano gli esplosivi industriali che poi vengono adoperati in cava.
Lo si usa per fare i gelatinati, lo si usa per fare i polverulenti. Ci sono tantissimi impieghi.
Per quanto riguarda l'approvvigionamento, io posso parlare un po' della mia esperienza che ho avuto...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, esistono in Italia industrie che producono il tritolo?
TESTE Vassale: No, non mi risulta, non mi risulta. E' tutto tritolo che compriamo all'estero. Oppure tritolo che proviene da scaricamento di ordigni militare.
Le Forze Armate quando hanno ordigni obsoleti, lo vendono all'industria privata; l'industria privata trae il tritolo da questi ordigni per poi fabbricare gli esplosivi industriali.
PUBBLICO MINISTERO: Nei quali il tritolo non compare mai da solo.
TESTE Vassale: No. No, no, no. Il tritolo negli esplosivi industriali non compare mai da solo, compare sempre in miscela con altri esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Dopodiché diventa un esplosivo destinato ad usi civili, se capisco.
TESTE Vassale: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Non più ad usi militari.
TESTE Vassale: Esatto. No, no, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'esplosivo denominato tritolo, da solo...
TESTE Vassale: E' prettamente militare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E allora le possibilità di approvvigionamento, o le opportunità di approvvigionamento di tritolo a solo, per così, dire, come esplosivo a sé stante, quali sono quelle riconosciute...
TESTE Vassale: Mah, per quanto la mia esperienza...
PUBBLICO MINISTERO: Per fatti voglio dire obiettivi, non per supposizione...
TESTE Vassale: No, no, io parlo per esperienza diretta.
Per quanto è la mia esperienza, il tritolo potrebbe essere sottratto all'ambiente militare. Potrebbe. Potrebbe essere sottratto all'industria che lavora il tritolo per fare esplosivi civili.
Potrebbe... No, viene anche dall'Est, per esempio dalla Jugoslavia, veniva da Beyrut. Perché io ho avuto occasione di fare delle consulenze su esplosivi di questo genere sequestrati a contrabbandieri, chiamiamoli così. E c'è un'altra fonte dal quale può venire l'esplosivo tritolo.
E sono gli ordigni navali che vengono recuperati dai pescherecci casualmente sul fondo del mare durante la loro attività di pesca.
Molto spesso i pescherecci incocciano con le reti di questi ordigni che possono essere mine da fondo, siluri, a volte anche bombe di aereo, mine di profondità, bombe di profondità. E non sempre queste bombe e questi ordigni vengono consegnati ad autorità competenti per il brillamento che, nella fattispecie, è la Marina, per esempio.
Noi a Conso abbiamo un gruppo addetto appunto per il brillamento di questi ordigni che i pescherecci incocciano.
Ho avuto occasione in alcune consulenze fatte di recente di accertare che esplosivo trovato in depositi, trovato in mano a dei pescatori su un peschereccio...
PUBBLICO MINISTERO: Depositi clandestini, vuol dire.
TESTE Vassale: Depositi clandestini.
PUBBLICO MINISTERO: No, ecco, tanto per essere chiari.
TESTE Vassale: Depositi clandestini, sì.
E trovato anche in mano a pescatori sui pescherecci al largo, questo esplosivo era tritolo finemente ridotto in polvere artigianalmente, ma derivante dallo scaricamento di questi ordigni navali.
Questi ordigni navali sono caricati con tritolo fuso. Quindi per poterlo utilizzare si accede alla carica tagliando con uno scalpello.
Cioè, prima si deve togliere la spoletta per inertizzare la carica; dopodiché si accede e si fa in grossi pezzi e poi lo si riduce in polvere manualmente, con dei rulli, col martello.
PUBBLICO MINISTERO: Ha cognizione che fatti di questo genere si verifichino, si siano verificati abitualmente un po' dappertutto sulle coste del...
TESTE Vassale: Mah, io per esperienza diretta ho visionato del tritolo trovato in deposito clandestino a Palermo, al Brancaccio; di un tritolo trovato dalla Polizia di Termini Inerese, sempre nella zona di Palermo; e del tritolo trovato in sacchetti e buttato a mare vicino ad un peschereccio che appunto lo aveva buttato in mare poiché sorpreso da una motovedetta della Finanzia che gli aveva intimato l'alt per una ispezione.
PUBBLICO MINISTERO: Dove, questo?
TESTE Vassale: Davanti a Trapani, circa 2/3000 metri davanti a Trapani.
Questi erano tutti tritoli che derivavano sicuramente da ordigni esplosivi navali.
PUBBLICO MINISTERO: Tra le cose, o meglio: tra gli oggetti dell'accertamento che le fu a suo tempo affidato e sui quali è opportuno ora brevemente ritornare, se lei ricorda vi era anche il punto per così dire della ricorrenza di cariche esplosive di questo genere come quella identificata in via Georgofili, anche qualitativamente, con altre vicende.
Prima però che lei illustri questo punto, io ho bisogno di un chiarimento da lei.
A partire da che data, da che momento, per così dire, lei ha smesso di essere, non di essere, ha smesso di occuparsi in qualità di consulente di questa indagine che veniva condotta dalla Procura di Firenze?
TESTE Vassale: Non me lo ricordo, francamente.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, quali altri accertamenti ha fatto rispetto a questo, colonnello?
TESTE Vassale: Dopo questo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Vassale: Ho fatto... accertamento sul tritolo appunto recuperato...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, no, affidato da questo ufficio, da questo...
TESTE Vassale: Ah, nessun altro, nessun altro.
PUBBLICO MINISTERO: La sua conoscenza dei fatti di questo processo, si ferma a questo punto?
TESTE Vassale: Sì, sì, certamente. Sì, sì, certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Data questa premessa, vogliamo un attimino ragguagliare la Corte sulla ricorrenza in fatti precedenti di cui lei si sia occupato di cariche con composizioni simili, identiche o analoghe a quella identificata in via Georgofili?
TESTE Vassale: Sì, per esempio la carica esplosa in via D'Amelio: aveva presenza di tritolo a sé stante. Anche là c'erano gli sbuffi, c'era presenza di nitroglicerina, di pentrite e di T-4.
Si ipotizzò laggiù anche del Samtex, oltre che i due esplosivi plastici messi indipendentemente con del gelatinato appunto che contiene la nitroglicerina.
Anche nella carica di Capaci, per esempio, c'era tritolo a sé stante, T-4 e pentrite ancorché in minime tracce, e della nitroglicerina. in più là si era trovato anche del nitrato di ammonio, però.
Se ben mi ricordo, a parte il T-4, c'era anche nella carica del 904: c'era pentrite, tritolo e nitroglicerina.
Francamente non mi ricordo se ci fosse anche il T-4, non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Sì, c'era, c'era.
TESTE Vassale: Comunque è abbastanza ricorrente questa formulazione negli attentati.
Per altro, adesso non mi ricordo altro.
PUBBLICO MINISTERO: E ricorrente è affermazione che lei può spiegare, a prescindere dalle semplici ipotesi. Nel qual caso le dobbiamo risparmiare alla Corte, perché le ipotesi fanno parte delle indagini. Davanti alla Corte le ipotesi hanno un rilievo insignificante.
TESTE Vassale: Mah, io posso dire che avendo ultimamente avuto una consulenza relativa a un'indagine fatta su degli esplosivi trovati in un deposito clandestino Iato, San Giuseppe Iato, lì si è trovato per esempio del Samtex, del gelatinato e del tritolo a sé stante. Nella forma pulverulenta. Questo è un dato di fatto, l'ho visto io.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire la ricorrenza è un dato a quello che capisco da registrare, più che da interpretare.
TESTE Vassale: E' da registrare. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come dato storico.
TESTE Vassale: Io l'ho visto. Là c'era questo tipo di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Dico da registrare come dato storico.
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senza che, a quello che capisco ci sia la possibilità di...
TESTE Vassale: No, un nesso io non, che ci sia nesso non lo so. Io là ho visto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Io parlo del nesso che possa identificare il consulente come tale. Perché poi...
TESTE Vassale: No, no. Io là ho visto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Anche rispetto ai fatti di cui parlava prima? Ai fatti che ha menzionato prima?
TESTE Vassale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
PRESIDENTE: Parti civili domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Dunque, avvocato Cianferoni. Comandante, lei nell'elaborato 23 ottobre '93 offre una ricostruzione ragionata del fatto dell'attentato. E' un attentato di una certa complessità operativa.
PRESIDENTE: Chiedo scusa, può parlare vicino al microfono? Che io qua non sento bene.
AVV. Cianferoni: Vede, vede la differenza già tra noi e il Pubblico Ministero: noi basso, loro alto.
PRESIDENTE: Dicevo, come vede avvocato, lei può benissimo rimediare.
AVV. Cianferoni: Infatti. Mi piego e rimedio. Dicevo, attentato...
PRESIDENTE: ... preparare un microfono alto, in maniera... così almeno questo venga detto.
AVV. Cianferoni: Attentato di una certa complessità. Le chiedo un parere.
PRESIDENTE: No.
AVV. Cianferoni: Sì, è consulente, Presidente.
PRESIDENTE: Abbia pazienza. Prima faccia le domande sulle cose per il quale è stato chiamato. Per il parere ne parliamo in un secondo momento.
AVV. Cianferoni: Allora, località di scoppio. Lei ha studiato l'area: rispetto alla Galleria degli Uffizi, la capacità offensiva dell'ordigno era insufficiente, sufficiente, buona, ottima?
TESTE Vassale: L'ordigno aveva una notevole potenza esplosiva e bisogna sottolineare che l'energia sprigionata dall'ordigno si propaga in maniera sferica. Immagini una sfera che aumenti sempre di raggio e quindi di volume. Rispetto alla Galleria degli Uffizi, era praticamente riparata, cioè la Galleria degli Uffizi era riparata dalla Torre del Pulci. Quindi la Galleria degli Uffizi era abbastanza, se così si può dire, protetta rispetto all'azione dell'esplosivo.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta modalità, tattiche di avvicinamento all'obiettivo. Operativamente, la dislocazione in sito dell'ordigno come era consigliabile avvenisse? Mi spiego meglio. Posto che questo furgoncino trasportava circa 280 chili di esplosivo, come era bene che si muovesse per giungere all'obiettivo?
TESTE Vassale: Sì, abbiamo fatto delle ipotesi evidentemente.
AVV. Cianferoni: Sì, però, ecco, prevengo, no? Nel corso della giornata di udienza abbiamo udito i suoi colleghi consulenti parlare di una esplosione franca. Cioè di una esplosione ben riuscita, tanto che si parla di una detonazione e non di una conflagrazione. Tutto l'esplosivo è andato esploso. Allora, se l'esplosione è stata ben riuscita, noi dobbiamo porci nell'ottica di una ottimizzazione dell'impiego delle risorse verso l'esplosivo.
PRESIDENTE: Avvocato, la prego. Io non ce l'ho con lei, ma deve fare delle domande.
AVV. Cianferoni: No, ma vedo che il comandante mi segue perché...
TESTE Vassale: Sì, sì. Sto seguendo, sto seguendo.
AVV. Cianferoni: Sto cercando...
PRESIDENTE: La seguiamo anche noi. Ma lei deve fare delle domande, non delle conseguenze.
AVV. Cianferoni: Sì, ma devo fare delle domande alle quali il teste possa rispondere, perché sennò...
PRESIDENTE: Lei deve fare delle domande o io le tolgo la parola. Mi dispiace. Questo è un controesame che consiste in domande.
AVV. Cianferoni: Comandante, lei ha già capito la mia domanda. Se vuol fornire una risposta.
PRESIDENTE: Scusi, ma io non l'ho sentita la domanda.
AVV. Cianferoni: L'ottimizzazione delle risorse nel portare in sito l'ordigno, cosa avrebbe presupposto?
TESTE Vassale: Dunque, intanto bisogna partire dal confezionamento della carica.
AVV. Cianferoni: Ecco.
TESTE Vassale: Qui possiamo parlarne un pochettino.
AVV. Cianferoni: Prego, prego.
TESTE Vassale: Bisogna fare una considerazione: allorché una carica per esempio prismatica detona, l'energia viene dissipata attraverso superfici verso l'esterno. Qua, c'è un disegnino fatto a mano libera, che comunque indica... questa è la carica, questa è la carica, questo prisma che si vede e queste linee rosse sono le linee secondo le quali si dissipa l'energia prodotta dall'esplosione. Ora, è utile considerare che per una data superficie, la dissipazione dell'energia avviene normalmente alla superficie stessa. Quindi se io ho un prisma di questo genere, ho delle linee di forza normali alle superfici e negli angoli diciamo che c'è una certa rarefazione sotto il profilo del contenuto energetico. Poi man mano che la carica detona, il tutto diventa sferico andando verso distante maggiori. Ma all'inizio c'è proprio una rarefazione. Infatti se noi vediamo dall'alto una carica parallelepipeda, notiamo che queste linee di forza sono tutte normali e in questi punti in pratica c'è uno scarsissimo potere demolitivo.
Ora, vediamo un attimo il cratere quali peculiarità presentava. Se si osserva bene il cratere si nota che verso la Torre del Pulci circa un metro e 40 di cordolo del marciapiede sempre verso la Torre del Pulci, è stato spostato quasi completamente verso la Torre stessa. Lo si nota benissimo.
Dalla parte opposta invece, al di sotto dell'arenaria esiste uno scavo notevolissimo del terreno di riporto cioè del terreno sottostante, approssimativamente regolare per una lunghezza di circa un metro e mezzo. Se noi facciamo una sezione verticale del cratere e la guardiamo da una parte, possiamo notare come questo scavo è stato operato. Infatti questo è il cordolo della Torre del Pulci, cioè verso la Torre del Pulci ed è spostato perché questa sezione è stata fatta a mezzeria - poi rispondo alla sua domanda non si preoccupi - questo invece è l'escavazione che è stata operata dalla carica.
Questi due particolari fenomeni inducono a ritenere che la carica aveva almeno due lati, quelli orientati in asse con via dei Georgofili, paralleli all'asse stesso. Cioè ci dice: guarda che la carica praticamente, certamente non si può dire che erano rettilinei, ma ha due lati che sono orientati sull'asse di via dei Georgofili.
Se noi osserviamo invece, una sezione longitudinale del cratere, e per longitudinale intendo una sezione lungo via dei Georgofili, possiamo osservare altri due interessanti fenomeni:- allarghi un po'- questo è la parte di via delle Carrozze, questo invece è la parte di cratere verso via Lambertesca. Notiamo che verso via delle Carrozze c'è uno scavo simile a quello che abbiamo osservato nella sezione trasversale verso il centro di via dei Georgofili. Mentre qui, tale scavo non c'è: significa che la carica era messa nel portabagagli del Fiorino. Perché di Fiorino si tratta e che questo valore demolitivo inferiore lo si vede anche dall'andamento degradiente del cratere è stato determinato dall'assorbimento di buona parte dell'energia che ha operato il motore del Fiorino - parlo di motore per dire tutto il muso - verso via Lambertesca. Quindi la carica aveva facendo un po' di conti, una dimensione longitudinale in asse al Fiorino, in asse a via dei Georgofili, di circa un metro-un metro e 10; e abbiamo ipotizzato, ma solo per ipotesi, che la sua larghezza fosse di circa un metro. Essendo tra l'altro le dimensioni del Fiorino, leggermente maggiori: mi pare adesso di ricordare un metro e mezzo la lunghezza e un metro e 20 la larghezza. Parliamo non del Fiorino, del pianale di carico del Fiorino.
Quindi il problema principale per ottimizzare questa carica era di farla abbastanza compatta. Trattandosi di una carica di 250 chilogrammi, evidentemente non poteva essere un tutt'uno monolitico. Perché era difficile poi, a movimentarla. Noi abbiamo, sempre per ipotesi, pensato che la carica fosse stata suddivisa in cariche di forma parallelepipeda che avessero più o meno il peso di venticinque chilogrammi ciascuno - parliamo di frazioni di cariche, chiedo scusa - e la dimensione maggiore di 50 centimetri. Per tanto a noi, per ipotesi, risultava una carica parallelepipeda avente uno e uno per uno - parlo di metri - con un'altezza di circa 16 centimetri. Quindi la carica doveva essere così ottimizzata. Poi, queste frazioni, potevano essere per esempio fatte esplodere inserendo un detonatore in ogni frazione, sarebbe stato il massimo. Oppure per esempio, mettendo anche un'altra piccola carica sopra a guisa di booster come si usa molto spesso nell'ambiente militare, in maniera tale che l'esplosione di questa piccola carica, piccola relativamente insomma, perché siamo sempre su ordine al 5/10% un booster, per esplosione di questa carica generasse per simpatia anche l'esplosione delle sottostanti frazioni. Le quali, dovevano comunque essere a contatto del booster; e a contatto fra loro. Questo si tratta, sono le operazioni che bisogna fare per ottimizzare una carica.
AVV. Cianferoni: Tempi di caricamento sul Fiorino dell'esplosivo.
TESTE Vassale: Ecco, trattandosi di una carica articolata in questa maniera io ho ritenuto che una ventina di minuti sarebbe stato sufficiente per poter operare l'imbarco del materiale già pronto, sul Fiorino. Compreso il sistema di innescamento. Per sistema di innescamento, io intendo come è stata operata l'esplosione della carica. Quindi che poteva essere fatta sia con detonatori a miccia, sia con detonatori elettrici. Nel caso di detonatori a miccia, sarebbe stata necessaria una miccia di una certa lunghezza in funzione del tempo di ritardo. Nel caso di detonatori elettrici sarebbe stato sufficiente un piccolo timer elettronico che poi sarebbe stato distrutto dalla esplosione. Poiché niente in tema di reperti è stato ritrovato, che potesse ricondurre al sistema di innescamento della carica. Questa è l'ottimizzazione della carica.
AVV. Cianferoni: Ecco, sulla località di approntamento dell'autobomba, cosa può dire, cosa ha potuto...?
TESTE Vassale: Mah, sempre ipotesi abbiamo scritto sulla nostra consulenza di perizia. Era stato rubato un Fiorino a una certa ora. Cioè vediamo un pochettino. Per operare un attentato del genere, bisogna mettere in moto una piccola organizzazione. C'è stato naturalmente una ricognizione a monte della zona nella quale si doveva determinare lo scoppio. C'è stato la localizzazione del Fiorino da rubare all'ultimo momento. La localizzazione di un idoneo locale, che doveva essere abbastanza vicino al punto di scoppio perché in quel locale si doveva poi mettere la carica sul Fiorino. Quindi non è tatticamente pensabile fare il giro di Firenze per poter andare a mettere il Fiorino sul punto di scoppio. Ma doveva essere mimetizzato sì, ma anche vicino alla zona dell'attentato.
Successivamente c'è stata la sottrazione del Fiorino, il caricamento con la carica già pronta e il trasferimento del Fiorino con un'altra autovettura di scorta. Abbiamo spiegato anche i motivi per qualsiasi tipo di emergenza non si può lasciare un uomo solo su un Fiorino o due uomini che non hanno nessuna possibilità nell'ipotesi di un'avaria, di un incidente, di qualunque cosa possa capitare. Ci vuole sempre un altro mezzo anche perché poi è il mezzo che dà la possibilità a chi ha posizionato il Fiorino di sfilarsi dalla zona.
Un altro importante fatto è che una volta dislocata l'autobomba, la stessa non deve sostare nella zona per molto tempo. Perché può dar luogo a sospetti, di locali magari che transitano in quella zona, anche se l'ora è abbastanza avanzata. Quindi un tempo molto contenuto fra l'istante di posizionamento del Fiorino, l'istante dello scoppio era auspicabile. Tant'è che c'è stato un testimone che ha visto il Fiorino arrivare, o la persona che lasciava il Fiorino e dopo un trentacinque minuti se ben mi ricordo, è avvenuto lo scoppio.
PRESIDENTE: Ha altre domande, avvocato?
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Allora, abbiamo terminato con questo teste?
AVVOCATO Florio: No, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Prego, prego.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa, avvocato Florio per Lo Nigro e Giacalone.
Senta comandante, premetto che questo è tutto salvo che la mia materia per cui lei mi perdonerà, per eventuali inesattezze. Ma per ottenere, se ho ben capito, una cosiddetta esplosione franca - mi corregga se sbaglio - oltre ad una buona collocazione delle cariche ovviamente ci vuole un calibrare diciamo così, bene gli esplosivi per dare un'onda compatta.
TESTE Vassale: Sì.
AVVOCATO Florio: Ecco, per far ciò, è sufficiente diciamo così una buona dimestichezza con l'esplosivo, oppure è importante una serie di conoscenze specifiche proprio?
TESTE Vassale: Non è difficile far scoppiare una carica di tal genere se si conosce abbastanza bene la tecnica degli esplosivi. Non bisogna essere degli specialisti nel campo degli esplosivi. Bisogna conoscere abbastanza bene questa tecnica. Per esempio lei che di esplosivi non se ne intende, in una mezza mattinata io la metto in condizione di poter preparare una carica del genere. Gli esplosivi glieli do io, gli dico come metterli e lei lo fa. Ma una volta che l'ha preparata con gli stessi esplosivi, potrebbe farne anche un'altra per i fatti suoi. Quindi il livello di conoscenza deve essere buono, non eccezionale.
Parliamoci chiaro: c'è molta differenza fra questo attentato e l'attentato di Capaci. L'attentato di Capaci ha necessitato una tecnica di impiego esplosivi, di innescamento, di inserimento del condotto, di elevato livello. Questo invece, io lo atterrei a un livello un po' più basso. Cioè un fochino di cava è in grado benissimo di fare una cosa del genere.
AVVOCATO Florio: Grazie. Senta, se ho ben inteso, il tritolo può essere reperito, rinvenuto in panetti oppure in polvere. Mi corregga, se sbaglio.
TESTE Vassale: Bene, io dico il tritolo lo si trova in pani nell'organizzazione militare. In polvere lo si trova solamente nelle industrie che fabbricano esplosivi per usi civili.
AVVOCATO Florio: Ecco, questa polvere di che colore è?
TESTE Vassale: Beh, dipende. All'origine quando è nuova, diciamo è un giallo diciamo giallo. Poi prendendo luce, si scurisce fino ad arrivare dopo un cospicuo periodo di esposizione alla luce solare, ad un marrone testa di moro.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Senta, questa è una domanda che non riesco in questo momento a fare, di cui non riesco in questo momento a fare apprezzare alla Corte la rilevanza. Comunque per quella che è la sua conoscenza naturalmente, per la pesca di frodo che esplosivi in genere vengono più usati, quali sono più praticati?
PRESIDENTE: Guardi avvocato, ho l'impressione...
TESTE Vassale: Si usano...
PRESIDENTE: E' una domanda che non ha niente a che fare.
AVVOCATO Florio: Eh, io credo che invece l'ufficio del Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: Siccome lei ha detto: 'non so che rilevanza abbia', io stesso non riesco a capire che rilevanza ha. Quindi, o me la spiega...
AVVOCATO Florio: Glielo spiego. No, inerisce in particolare alla posizione di Lo Nigro Cosimo, che un collaboratore di giustizia dice in sostanza che era stato scelto per alcune sue attività proprio per una certa dimestichezza con gli esplosivi. Per cui volevo sapere appunto, quale tipo di esplosivo viene in genere utilizzato per la pesca di frodo.
TESTE Vassale: Fra gli esplosivi, gli esplosivi per la pesca di frodo, almeno quelli che si usavano dalle mie parti - adesso grazie al Cielo, non pescano più di frodo! - mediamente erano di tre tipi: o del tritolo grattugiato, proprio alcuni lo grattugiavano il tritolo; o rotto e polverizzato con martelli, e questo era un tipo. Per far detonare il tritolo ci voleva anche il detonatore però perché il tritolo con una semplice sollecitazione termica, non detona. Talvolta però, usavano anche la balistite. La balistite è una polvere da lancio, quella che è dentro per esempio le cartucce da caccia, bene? che è formata da nitroglicerina e nitrocellulosa. Ora prendevano la balistite e la mettevano in questi barattoli, la comprimevano un pochettino e questa con una semplice miccia, deflagrava. Non detonava. Trattandosi però di esplosioni subacquee, ove l'onda d'urto si propaga molto più bene, molto più agevolmente che in aria, andava bene anche questo secondo tipo di esplosivo. Che è meno potente del tritolo però uccideva i pesci lo stesso. A volte usavano anche polvere nera. Polvere nera la si fa anche in casa col clorato di potassio, lo zolfo e il carbone. Quindi questi erano gli esplosivi che si adoperavano. Si ricordi però che la maggior parte dei pescatori di frodo son senza la mano destra, quindi tanto bravi non lo sono mai stati.
AVVOCATO Florio: La ringrazio molto.
PRESIDENTE: Il P.M. ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Ma non è una domanda Presidente. Perché lasciamo il ristretto di incantevole braccio di mare che sta tra Lerici e Porto Venere perché posso dire, il processo ora proprio, si è vissuto personale del consulente, ancora non si era addentrato, ma insomma. Dicevo, colonnello la memoria che le avevo suggerito di fare, l'ha redatta?
TESTE Vassale: Sì. E' qui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Se lei ritiene, può metterla a disposizione della Corte.
TESTE Vassale: Va bene. Sì, sì, certamente. Io ho qui questa memoria.
PRESIDENTE: E' firmata? E' firmata da lei?
*TESTE Vassale: Sì. Adesso controllo.
PRESIDENTE: Comunque se abbiamo terminato, non abbiamo altri testi stasera, vero?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, no.
PRESIDENTE: Riprendiamo domattina alle ore 9.00, allora.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
PRESIDENTE: Buonasera.



udienza 17.12.1996

*TESTE Marchini: (voce fuori microfono)
Mauro Marchini, nato a Roma...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti ingegnere perché mi pare l'audio sia un po' deficitario.
PRESIDENTE: Provi ora?
TESTE Marchini: Mauro Marchini, nato a Roma l'01/12/37, residente a Firenze in via Crispi 7.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Marchini: Sì.
"Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Ingegnere, vuol chiarire per cortesia qual è la sua attività professionale?
TESTE Marchini: Sì, io sono un ingegnere dei Vigili del Fuoco e attualmente sono il direttore del Centro Studio Esperienze di Roma Capannelle.
PUBBLICO MINISTERO: Nel 1993 il suo incarico qual era ingegnere?
TESTE Marchini: Era di comandante delle Scuole Centrali Antincendi sempre in Roma Capannelle.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto occasione di conoscere nella sua materialità il fatto verificatosi nella notte tra il 26 e il 27 di maggio a Firenze in via dei Georgofili?
TESTE Marchini: Certamente. Fui chiamato...
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare a partire da quale momento e sulla base di quale investitura per così dire?
TESTE Marchini: Sì, fui chiamato direttamente da lei telefonicamente a Roma e arrivai subito a mattina, intorno alle otto, otto e mezza, fui chiamato nella notte e presi visione dei luoghi immediatamente ed ebbi l'incarico di far parte del collegio peritale.
PUBBLICO MINISTERO: Al di là della sua specifica qualificazione professionale, lei ha un'esperienza in tema di esplosioni?
TESTE Marchini: Sì. Purtroppo in questo percorso professionale nella mia vita ho avuto occasione di verificare, di trovarmi a dover presenziare, verificare a molti eventi di questa natura.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, rimandando magari ad un momento più avanzato dell'esame alcune questioni relative proprio alla natura dei fatti di esplosione e quindi alla loro tipologia, a seconda delle cause e dei mezzi che le abbiano determinate, ecco, le chiederei di chiarire alla Corte quale è stato l'oggetto principale dell'accertamento che lei ha condotto per incarico del Pubblico Ministero in relazione a questo evento di via dei Georgofili.
TESTE Marchini: Sì. In ragione della mia competenza specifica professionale fui incaricato di verificare innanzitutto lo scenario ed i danni subìti da questo scenario e quindi di elencare dettagliatamente, analiticamente tutti i danni al contorno di questo evento. In parallelo, proprio in ragione della mia specifica competenza professionale, sono stato incaricato di verificare quali fossero gli eventi tecnologici possibili all'interno di questo scenario che avrebbero potuto dar luogo ad un evento di questo tipo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ingegnere, lei per così dire ha fatto quindi una mappatura dei danni.
TESTE Marchini: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Danni quindi a strutture fisse, in particolare a beni immobili in senso stretto e anche a strutture diverse: beni quindi mobili, attrezzature, opere d'arte e quant'altro.
TESTE Marchini: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Se non mi sbaglio ha fatto anche un censimento lei, proprio delle opere d'arte che hanno subìto danni o addirittura perdite definitive.
TESTE Marchini: Diciamo, la mia attività ha riguardato una direi quasi puntigliosa verifica dei danni, sia sotto l'aspetto diciamo della storia dell'evento per lasciare una traccia di ciò che era accaduto e sia soprattutto per, come dire, poi dopo per risalire alla dinamica dell'evento in quanto i metodi che noi utilizziamo in questo caso, generalmente in senso inverso, cioè esaminiamo quello che può accadere se... e quindi procedendo in senso inverso, per risalire alla magnitudo dell'evento e quindi alla...
PUBBLICO MINISTERO: Alla grandezza.
TESTE Marchini: Alla grandezza, sì. Alla grandezza dell'evento stesso. Quindi ho esaminato innanzitutto il censimento dei morti e dei feriti e poi tutti i danni subìti dalle strutture mobili ed immobili nel contorno predisponendo delle schede apposite e raccogliendo dei dati documentali presso soprattutto gli enti architettonici e culturali. Questo è oggetto di una...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le chiederei di illustrare nei suoi contorni generali e anche nei suoi indici, per così dire, qualitativi l'ampiezza, la consistenza, la portata di questo evento.
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io le suggerirei di illustrarlo con riferimento a...
TESTE Marchini: Io avrei bisogno appunto, avrei bisogno di una... credo che sia... ecco, esatto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un riferimento a un documento che lei ha già rimesso infatti al Pubblico Ministero e che è già stato acquisito dalla Corte, a richiesta appunto del Pubblico Ministero ai sensi dell'articolo 491 e che è il documento contenuto nel volume II degli allegati alla relazione collegiale sull'evento. Allegati che appunto sono accompagnati da tutta una serie di planimetrie e quant'altro.
Ecco, io vorrei che illustrasse questa in particolare. Diamo atto che si tratta, rispetto al volume II degli allegati, si tratta del documento 2/2A.
TESTE Marchini: Ecco...
PUBBLICO MINISTERO: Cerchi di avvicinarsi al microfono, ingegnere.
TESTE Marchini: Ecco, questo è lo scenario dell'evento con via dei Georgofili e via Lambertesca e questa è la Torre dei Georgofili, epicentro dell'evento. Noi abbiamo registrato l'entità dei danni al contorno rilevando puntualmente tutti i danni strutturali e ai beni mobili.
In questa rappresentazione grafica abbiamo dato dei significati in codice ai colori, e abbiamo diciamo identificato questi danni in questa maniera: la torre dei Georgofili, naturalmente crollata, indicata come danni gravissimi e instabilità totale non recuperabile. E' questo, diciamo, il codice dei danni.
Diciamo, alleggerendo l'intensità dei colori, abbiamo i danni gravi, danni a strutture portanti cioè vale a dire.
Poi, danni medi: crollo tramezzi.
L'arancione: danni lievi a pareti, lesione degli intonaci.
Il giallo è danni a vetri ed infissi.
Ecco, questo è diciamo quello che noi abbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi ingegnere, a parte che le raccomando di non allontanarsi mai più che tanto dal microfono.
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo fare una visione, come dire?, a scala massima.
TESTE Marchini: Ecco, se è possibile, bisognerebbe allargare ancora di più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Marchini: E, in definitiva, andiamo Oltrarno, con dei danni di tipo giallo, come ho detto danni ai vetri. E andiamo a Piazza della Signoria, dalla parte opposta. Magari sposto un pochino il... ecco, così.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quel che vedo, ci sono danni...
TESTE Marchini: Oltrarno, andiamo in via dei Bardi, ecco, nel Lungarno al di là degli Uffizi: danni ai vetri.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, l'area complessivamente interessata dal danno, che si spinge dall'altra parte dell'Arno, se la si volesse determinare con...?
TESTE Marchini: In genere questi danni si quantificano, in una superficie, si ipotizza una superficie circolare, quindi potremmo dire una superficie circolare avente un diametro di 350-400 metri per una superficie totale intorno ai 10-12 ettari.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa è l'area cittadina variamente e complessivamente interessata da questo evento.
TESTE Marchini: Sì. Particolarmente, in diverse misure.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, al di là di questa panoramica di ordine generale - e qui ci avviciniamo a un discorso più strettamente legato alla parte del suo accertamento, che lei prima ha indicato come l'eventuale incidenza di quelli che si chiamano "rischi tecnologici".
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei che illustrasse alla Corte la premessa di questo suo discorso. Perché io so che cosa vuol dire "rischio tecnologico", perché l'ho imparato fin dalle loro consulenze; però ho bisogno che, su questo punto, la Corte abbia cognizione della nozione dal punto di vista tecnico e scientifico.
TESTE Marchini: Sì. Ecco, direi che è tutto connesso anche con lo scenario. Cercherò di essere il più chiaro possibile.
Io partirei dal concetto di esplosione. Esplosione è un rilascio di energia, di pressione ed energia termica. E queste esplosioni, ancorché noi le apprezziamo tutte alla stessa maniera, hanno delle dinamiche assolutamente differenti.
Ciò che caratterizza la dinamica di un'esplosione è il tempo nel quale questo evento, questo fenomeno si realizza.
E qui, allora, le esplosioni possono essere caratterizzate in due grandi famiglie: le deflagrazioni e le detonazioni.
Con le deflagrazioni abbiamo un fenomeno fisico di rilascio di energia termica e di pressione, relativamente lento.
Con le detonazioni, abbiamo un fenomeno di rilascio di pressione ed energia termica molto rapido.
Questa differenza è sostanziale, è apprezzabile in maniera considerevole, ripeto, non dai nostri sensi, ma ad esempio da strumenti meccanici.
Una deflagrazione è un evento connesso e riconducibile a rilasci di idrocarburi, sotto forma di vapori e di gas. Pure le deflagrazioni, in ragione del tipo di gas, del tipo di vapore o di polvere - ad esempio anche le stesse polveri, le polveri di grano, le polveri di farina, possono esplodere - hanno dei comportamenti assolutamente diciamo relativamente diversi all'interno del campo delle deflagrazioni.
Così che, per esempio, se noi confrontassimo il metano con l'acetilene, troveremmo l'acetilene comportarsi in maniera più severa rispetto al metano.
Ma il campo che si differenzia sostanzialmente, diciamo il campo dei fenomeni che si differenzia sostanzialmente dalle deflagrazioni è il settore delle detonazioni. Le detonazioni sono dei fenomeni rapidissimi, e tanto per rappresentare questa diversità di rapidità darò alcuni dati, anche se mi rendo conto che sono di difficile apprezzamento. Però, ecco, in maniera relativa certamente sono apprezzabili.
Noi abbiamo la detonazione che si estrinseca in tempi del millisecondo. Facciamo per riferimento, per semplicità, parliamo di un millisecondo.
La deflagrazione si estrinseca in tempi cento volte superiori, in almeno 100 millesecondi, con gli idrocarburi che hanno un comportamento più instabile quindi più severo, fino a 300-400 millisecondi.
Questo noi, con i nostri sensi, non lo apprezziamo. Ma ad esempio con delle strutture fotografiche, si può apprezzare.
Io vorrei, se mi è consentito, mostrare un esperimento che io stesso ho fatto presso l'Università di Pisa, con esplosione di idrogeno, che peraltro è un gas tra quelli più severi, più rapidi diciamo nell'esplodere. Che si vede come una deflagrazione di gas si estrinseca nel tempo.
Ecco, vorrei mostrare innanzitutto la apparecchiatura, che è un semplice parallelepipedo in vetro di un paio di metri di lunghezza, per 50 x 50, quindi un contenitore, una grossa scatola in vetro; all'interno della quale viene introdotto dell'idrogeno o altre sostanze, ma in particolare le prove fatte sono state fatte con idrogeno. E all'interno di questa scatola è posto anche un diaframma per verificare l'incidenza della turbolenza in questi fenomeni.
Ci sono punti di accensione, punti di rilevamento della pressione, e così via.
Questa scatola è munita all'estremità di un, quello che in gergo tecnico si chiama un venter, cioè una superficie di minor resistenza, in definitiva un semplice foglio di polietilene che cede in maniera preferenziale rispetto a tutta la struttura per, diciamo, non danneggiare la struttura.
Ecco, io vorrei rappresentare quello che succede con una deflagrazione di gas, in questo modo. Qui non so se si vede molto bene, perché ci sono molti riflessi; ma forse già lì si vede meglio. Ecco. Non so se si apprezza nelle prime foto. Queste sono riprese da una macchina, ovviamente macchina fotografica, che ha una sensibilità - io ho assistito a queste prove: quello che si vede è una grande fiammata e un grande botto si sente; ma non si apprezza questa sequenza. Con una macchina, invece, da ripresa si riesce ad apprezzare secondo per secondo questi frame.
Per esempio a 0,32 secondi, quindi a frazione di secondo, si ha l'innesco con questa piccola pallettina che lì si vede.
Ecco, forse devo spiegare come è fatta questa ripresa. Questa scatola, ho detto, è di vetro. Sopra questa scatola c'è uno specchio, per cui la telecamera, la macchina fotografica riprende sia ciò che vede lo specchio e sia ciò quello che si vede davanti. Quindi, la parte di sopra, è come se io vedessi diciamo la palletta di fuoco dall'alto; la parte di sotto, di fronte.
Quindi si vede questa piccola palletta di fuoco, che comincia a svilupparsi.
A 0,52 secondi, quindi a mezzo secondo - quindi i tempi, ecco, già sono lunghi - questa palletta è ancora in queste condizioni.
Poi, si ha questo andamento e andiamo a 0,72 secondi, quindi ci avviciniamo al secondo. E ancora il fronte di fiamma non ha superato lo sbarramento.
A quasi un secondo siamo ancora in queste condizioni, siamo ancora al di qua - adesso qui non si vede, c'è questo riflesso; ecco, forse così si vede meglio - siamo ancora al di qua dello sbarramento.
A un secondo e 12 stiamo procedendo con la fiamma. A 1 e 32 abbiamo raggiunto quasi lo sbarramento. Per poi procedere, a 1 e 52, in questa maniera; a 1 e 72, ecco, abbiamo che la fiamma si propaga anche nella camera successiva.
E poi, naturalmente, si ha fenomeni diciamo di autospegnimento per esaurimento del combustibile.
Ecco, ma a me quello che preme diciamo sottolineare...
PUBBLICO MINISTERO: Ingegnere, il microfono per cortesia.
TESTE Marchini: Sì. A me preme sottolineare è che, per avere questo fenomeno di deflagrazione, sono occorsi - e con l'idrogeno, che è particolarmente reattivo - quasi 3 secondo. Quindi, come si vede, il fenomeno ha dei tempi molto lunghi.
Oh, bisogna dire che questo è la velocità di avanzamento del fronte di fiamma. Mentre, se noi torniamo alla prima, agli altri... ecco qua. Il fronte di pressione, per contro, quando già noi siamo a questi valori del fronte di fiamma, ha già raggiunto, il fronte di pressione ha già raggiunto diciamo il venter, la superficie di minor resistenza, e l'ha già abbattuta.
Questo perché? Perché in una deflagrazione il fronte di fiamma ed il fronte di pressione marciano a due velocità assolutamente differenti: il primo, dai 5 ai 10, ai 30, diciamo intorno dai 5 ai 30 metri al secondo; il fronte di pressione viaggia alla velocità del suono, a 340 metri al secondo. Quindi, come velocità dell'ordine di 100 volte superiore.
Questo, perché io sto cercando di spiegarlo in maniera così dettagliata? Perché questo ci porta poi al concetto di detonazione.
Cos'è una detonazione? La detonazione è un fenomeno che avviene quando il fronte di fiamma rincorre e raggiunge il fronte di pressione; e insieme marciano alla velocità non più di 5, 10, 30 metri al secondo, o di 340 metri al secondo, ma addirittura alla velocità di 1800 metri al secondo.
Quindi, a velocità 4, 5 volte superiore a quella del suono.
Quindi, ecco da qui, io penso di aver rappresentato sufficientemente come i due fenomeni, di detonazione e di deflagrazione, sono assolutamente differenti come fenomeni fisici.
E sono assolutamente differenti anche come scenari, come effetti, come conseguenze che questi fenomeni producono.
Questo, perché a me preme sottolinearlo? Perché è scientificamente provato che, in presenza di idrocarburi o di sostanze chimiche, diciamo diverse dall'esplosivo, non si possono avere, e tantomeno all'aperto, ma neanche in volume chiuso, fenomeno di detonazione.
Se non in casi particolarissimi: in tubazioni molto lunghe, con ostruzioni in cui la turbolenza aumenta. Ma, diciamo, siamo nell'ordine di tubazioni di centinaia di metri, e in cui il diametro della tubazione è molto piccolo rispetto alla lunghezza.
E quindi, con idrocarburi, la detonazione è assolutamente da escludere anche in luogo chiuso; e direi che è impossibile nella maniera più assoluta in luogo aperto.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo, ingegnere.
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha fatto una premessa, con la quale si è riportato diciamo alle condizioni intellettive, chiamiamole così, nelle quali si trovò il giorno in cui ebbe quest'incarico dal Pubblico Ministero.
TESTE Marchini: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire il 27 di maggio, al di là di tutto, cerchiamo di verificare quale è stata la causa e se, eventualmente, ci fosse stata una concomitanza di cause in ordine al tipo di effetti complessivi accertati.
E ha fatto molto bene a ricollocarsi mentalmente nella situazione in cui si trovava il 27 maggio del '93. Benissimo.
Io vorrei, a questo punto, che lei sviluppasse la considerazione che sta facendo. Stabilito quindi la differenza che c'è tra il fenomeno della deflagrazione e il fenomeno della detonazione, io vorrei che lei andasse rapidamente ad illustrare alla Corte perché e attraverso che tipo di verifica dei cosiddetti "rischi tecnologici" - che quindi è opportuno lei chiarisca - attraverso appunto che tipo di verifica lei arrivò a determinare, secondo il suo punto di osservazione e secondo i suoi criteri di osservazione, che si era trattato di una deflagrazione o non piuttosto di una detonazione, o viceversa.
TESTE Marchini: Sì. Io seguirei quest'ordine, se mi consente. Innanzitutto direi quali sono, appunto quali sono apparse le conseguenze che hanno immediatamente fatto 'sì che si dovesse prendere in considerazione la detonazione.
Abbiamo visto la differenza macroscopica fra i due fenomeni, di deflagrazione e di detonazione. Volevo soltanto dare, per inciso, una curiosità: pensate che già nell'ultima guerra gli aerei inglesi avevano, all'interno dei serbatoi, dei dispositivi capaci di sopprimere un inizio di deflagrazione. Quindi i tempi di risposta a noi sembrano rapidissimi, diciamo l'evento sembra rapidissimo; però esistono sistemi meccanici che possono dare una risposta, perché siccome sono sensibili alla pressione che avanza prima, e si riesce a bloccare, a inibire la combustione.
Quindi, per dire quanto il fenomeno sia effettivamente diverso, e come sia assolutamente diverso rispetto alla detonazione.
Allora sono diverse, se i fenomeni sono sostanzialmente diversi, sono diverse anche le conseguenze. Vi hanno detto, quindi, tempi assolutamente diversi e quindi, a parità di energia, le potenze sono assolutamente diverse.
Perché? Perché che cos'è una potenza?
La potenza è un'energia diviso l'unità di tempo nella quale questa energia si sviluppa. Tanto più quindi è piccolo il denominatore, tanto maggiore è il numeratore; quindi tanto maggiore è la potenza che si sviluppa.
E allora quali sono le conseguenze macroscopiche? A fronte di un evento di detonazione si ha, innanzitutto, un concentramento dei danni distruttivi maggiori.
Se io potessi fare, vorrei fare una rappresentazione di tipo immediato: siamo in presenza, con la deflagrazione, di una forte spallata; con una detonazione, di un colpo di maglio rapidissimo con un punteruolo.
Quindi, siamo veramente in presenza di due fenomeni completamente diversi.
Gli effetti macroscopici sono, a fronte di una detonazione: concentrazione del danno, polverizzazione delle strutture, parzializzazione dei resti delle strutture, proiezione di schegge, tormento delle lamiere e direi quasi, anche qui, diventano pezzi molto minuti. E, quindi, anche frammentazione e spinta di elementi fragili come il legno.
E quindi lo scenario che si rappresenta è assolutamente significativo di un'esplosione di tipo detonatorio. E, magari, le fotografie che sono nella documentazione potrebbero - alcune fotografie - rappresentare se...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, se lei ritiene che ci possano essere; non tante però, ingegnere per cortesia, un numero limitato.
TESTE Marchini: (voce fuori microfono)
Direi che tutte sono abbastanza significative. Però, ecco, questa qui per esempio per la concentrazione del danno, si vede. Ecco, si vede come il danno sia concentrato qui, davanti alla torre dei Georgofili, e come tutto sommato le strutture al contorno, pur essendo...
PRESIDENTE: Per cortesia al microfono, non si sente.
TESTE Marchini: Ecco, si vede come il danno sia concentrato qui, davanti alla torre dei Georgofili, e come tutto sommato le strutture al contorno, pur avendo subìto dei danni considerevoli, non abbiano subìto il tormento, che si è concentrato in questo punto proprio per la rapidità del fenomeno.
Ma quello che, ecco, diciamo forse è più rappresentativo, sono questo che io chiamerei butteramento delle superfici, dovuto a proiezione di schegge.
Questo, per esempio, è certamente la proiezione di un elemento non particolarmente pesante, potrebbe essere il filtro dell'olio del mezzo proiettatosi sul palazzo di fronte di via Lambertesca.
Ma quello che qui interessa, diciamo, rappresentare è questo infinito numero di schegge che proviene da questo centro di esplosione concentrato.
E così pure altre fotografie, che rappresentano questo fenomeno. Qui, via Lambertesca, se si può un po' allargare. Ecco, è questo diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Credo possa esser sufficiente.
TESTE Marchini: Per rappresentare il fenomeno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Marchini: Esistono poi, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Gli allegati, la Corte li conosce.
TESTE Marchini: Ecco, allora diciamo questo è lo scenario che si era presentato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stavo per riportarla sull'argomento. Prego.
TESTE Marchini: Considerato lo scenario, quello che rimaneva da fare era, ad escludendum, analizzare tutti i rischi tecnologici che erano nell'area. E verificare la compatibilità, la coerenza di eventuali rischi tecnologici.
Per fare questo abbiamo preso in esame, coi miei collaboratori, tutto ciò che poteva creare questo evento. E, primo fra tutti, il sistema di distribuzione del gas metano della rete cittadina. Poi, eventuali contenitori mobili e fissi di idrocarburi, di gas combustibili, e così via.
Abbiamo esaminato le autovetture, abbiamo cercato di vedere cosa fosse presente, se fossero presenti nella zona contenitori tipo bombole: non si è trovato assolutamente nulla. Serbatoi di gas, di petrolio liquefatto, GPL, serbatoi di idrocarburi al servizio di centrali termiche; tra queste, la centrale termica degli Uffizi, che era a gasolio con due serbatoi di 10 metri cubi.
Si consideri che il gasolio ha un punto di infiammabilità al di sopra dei 50 gradi, cioè al di sotto dei 50 gradi è capace di emettere vapori e quindi di sostenere una combustione.
Quindi abbiamo preso in esame tutte queste possibilità, abbiamo fatto dei conti, e quindi abbiamo - nella relazione che poi io magari posso consegnare come memoria - analizzato queste varie possibilità, arrivando ad escludere diciamo qualsiasi possibilità di rischio tecnologico.
Ma, per fare questo, ho proceduto in maniera autonoma, innanzitutto proprio attraverso gli strumenti che sono propri del mio mestiere, e quindi andare a verificare i danni, la verifica dei danni al contorno. Ho cercato di risalire alla potenzialità dello strumento, dell'ordigno che poteva aver creato questo evento.
Faccio una premessa. Noi abbiamo, per motivi di protezione civile, degli strumenti informatici che ci danno la possibilità, ad esempio a fronte di un incendio di un vettore che trasporta gas di petrolio liquefatto - un vettore, intendo un'autocisterna - noi abbiamo la possibilità in tempo reale, attraverso strumenti informatici che, se volete, vi faccio anche vedere, ho qui il calcolatore per farlo, in tempo reale cioè in tempi brevissimi, introdotto dentro il quantitativo, per vedere quali sono gli effetti al contorno, per poter mettere in atto operazioni di protezione civile.
Questo ci serve a noi, questo sistema.
Quindi noi, in ragione del quantitativo di prodotto, ipotizziamo il tipo di evento e rapidamente sappiamo quali sono le conseguenze attese, qualora se si verificasse un certo tipo di evento.
E questo ci serve per fare degli sgomberi, diciamo per fare delle operazioni di protezione civile.
Noi qui abbiamo marciato in senso inverso. Cioè siamo partiti dai danni e siamo risaliti al quantitativo di prodotto.
Per raggiungere l'entità del quantitativo di prodotto, ho utilizzato due formule che ho trovato su testi - uno è il Lisev e l'altro è il Cluston, che sono due testi inglesi molto famosi, soprattutto è il Lisev è, diciamo, la Bibbia per quanto riguarda i rischi di incidenti rilevanti.
E queste formule, questi algoritmi, partendo dalla geometria del cratere, ci danno una stima del quantitativo di prodotto.
Noi abbiamo proceduto, io ho proceduto in maniera conservativa, cioè a dire in che modo? Ho cercato, applicando queste formule, calandole ingegneristicamente nella realtà, di far sì che il quantitativo di prodotto venisse più basso possibile. Ovviamente, compatibilmente con l'algoritmo e con le condizioni al contorno.
Questo, perché? Per poter trovare in maniera conservativa il corrispondente quantitativo di gas, di vapore, che poteva aver creato questo effetto.
Abbiamo dapprima verificato in questo modo un quantitativo intorno ai 200 chilogrammi.
Perché poi, i nostri metodi, ovviamente si riferiscono sempre, riconducono sempre a esperimenti pratici fatti con il tritolo. Quindi, l'equivalenza fra idrocarburo e tritolo, c'è in ogni caso.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il tritolo diventa una specie di unità di misura?
TESTE Marchini: Ecco, è l'unità di misura. Cioè il tritolo per noi, diciamo nel settore tecnologico, è il metro di riferimento, è il metro campione che viene utilizzato. Quindi, si ritorna, abbiamo determinato, in ragione della geometria, quindi non dei calcoli precisi fatti poi dagli esplosivisti: proprio la geometria, prendendo diciamo i semiassi dell'ellissoide e la profondità. E con la forma... e quindi calcolando il volume.
Con l'altra, diciamo, soltanto il diametro equivalente. E in questo caso facendo dei correttivi, dico sempre in maniera conservativa per arrivare a quantitativi molto bassi, tenuto conto che il diametro rappresentato ipotizzando che l'esplosivo potesse essere più, non appoggiato sul pavimento, ma più alto e quindi in diametro del danno maggiore, siamo arrivati a fare una verifica con 200 chili.
Questa verifica di 200 chili, quando abbiamo fatto la trasposizione, pur ammettendo un rendimento, e così non è, assolutamente così non è, ma diciamo commettendo errori in maniera approssimativa molto grossolani, o al ... rendimento dell'idrocarburo pari a quello del tritolo, siamo arrivati a dimostrare che con quegli effetti non potevamo stare con i 200 chili.
Abbiamo quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, ingegnere, sia più chiaro.
TESTE Marchini: Cioè a dire bisognava aumentare il quantitativo di...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire che un quantitativo...
TESTE Marchini: Cioè, la verifica delle conseguenze con il quantitativo, non dava, sia con i modelli matematici, sia con l'applicazione di una terza forma, non riusciva a fare quei danni che noi avevamo verificato, avevamo raccolto, e di conseguenza avevamo raccolto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Cioè a dire non vi era compatibilità.
TESTE Marchini: Non vi era compatibilità.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, tra il quantitativo...
TESTE Marchini: Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: ... idrocarburi misurato in tritolo equivalente, cioè a dire nella stessa...
TESTE Marchini: No, ancora... Ancora non siamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, allora questo passaggio...
TESTE Marchini: Non siamo, il passaggio ancora questo non c'è. Cioè, il quantitativo di tritolo equivalente che avevamo stimato con delle formule in ragione della geometria del cratere non era sufficiente per giustificare quei danni al contorno.
Quindi abbiamo dovuto aumentare necessariamente... E questo, ripeto, noi avevamo fatto questo tentativo proprio per dire: sì, in zona si poteva trovare un quantitativo di prodotto capace di...
Ma perché? Più si aumentava il prodotto e più era irragionevole trovare quantitativi di idrocarburi così elevati.
E quindi siamo dovuti necessariamente arrivare a 250 chili.
Abbiamo preso i 250 chili di riferimento di tritolo e abbiamo fatto il calcolo con tutte le sostanze presenti o ipotizzate.
Per esempio abbiamo messo l'acetilene. L'acetilene assolutamente in zona non c'era. Pensate, la bombola più grande di acetilene contine 6,5 chili di prodotto, la più grande. Per avere 250 chili bisognava avere una batteria di bombole che in zona non era assolutamente giustificato. Solo in un deposito di questo tipo. E poi, ovviamente, non c'erano.
Diciamo, riscontri oggettivi, bisognava che tutte le bombole fossero, rilasciassero il prodotto contemporaneamente. Insomma, assolutamente siamo andati per assurdo, proprio volendo tentare l'intentabile.
Io avevo messo tutti questi quantitativi di sostanze. L'acetilene l'ho voluta considerare perché è il gas, come ho detto prima, più severo nelle conseguenze. Io ho voluto mettere anche l'acetilene.
Con 250 chili di gas combustibile, gas metano, acetilene, GPL, ed altri vapori infiammabili che non erano assolutamente anche questi ipotizzabili, abbiamo verificato le conseguenze dando a queste quantità di prodotti un rendimento pari a 1, che ripeto non è ammissibile, diciamo, trovare in zona. Trovare diciamo sperimentalmente.
Quindi abbiamo visto con questi quantitativi di prodotto come potevamo ripigliare questi prodotti. L'unica, diciamo, che poteva darci delle portate paragonabili poteva essere il gas metano.
In zona c'era, proprio nella via dei Georgofili, passa la condotta di N-100, cioè, da 100 millimetri di diametro. Questa condotta è collegata, intercollegata con tutte le altre condotte e raggiunge una condotta in via Por Santa Maria di 350 millimetri di diametro che potrebbe essere considerata la sorgente, diciamo, che garantisce l'equilibrio della distribuzione da cui esso è derivato.
Abbiamo fatto dei conti di portata, immaginando che la tubazione fosse stata scoperta, portata a nudo, sezionata e avesse potuto emettere questo gas diciamo liberamente nella zona.
La portata verificata era tale per cui occorrevano diciamo... Il quantitativo ipotizzato era tale per cui occorrevano portate trenta volte superiori a questa che poteva uscire, pur prendendo la tubazione da 100, portandola all'esterno e lasciandolo emettere questo gas.
Ma ciononostante questo era, non solo in termine di portata irragionevole, ma anche in termini di conseguenze. Immaginate che il gas metano per poter esplodere deve miscelarsi con l'aria entro un determinato campo di infiammabilità che va dal 5% al 15%.
Si chiama concentrazione sticometrica quella che dà il miglior rendimento alla combustione. Cioè quel quanto basta per dare il meglio della combustione. Questa concentrazione è pari al 10%. Abbiamo assunto questo, assumendo questo 10% occorre sistemare nella zona un quantitativo di gas di migliaia di metri cubi, di miscela infiammabile in migliaia di metri cubi. Che è assolutamente improponibile, sia perché il gas metano è molto più leggero e non lo si sostiene.
Pensate che con una portata dieci volte superiore, un modello matematico olandese dà in ragione degli equilibri che si stabilizzano, un quantitativo di gas nel campo di infiammabilità pari a 12 chili con una portata di dieci volte superiore.
Quindi, assolutamente improponibile anche questa verifica. Così come tutte le altre.
E questo, diciamo, è il lavoro che noi abbiamo fatto corredandolo di elaborati tecnici e documenti che sono... Io potrei consegnare come memoria.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Ecco.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: No.
PRESIDENTE: Parti civili hanno domande? I difensori?
Il teste può accomodarsi.
*TESTE Marchini: La ringrazio. Posso consegnare...
PUBBLICO MINISTERO: Può...
PRESIDENTE: Prego, certo. Purché sia firmata.
L'udienza riprende domattina alle ore 09.00.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.