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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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udienza 13.1.1997

*TESTE Egidi: Mi chiamo Paolo Egidi, sono nato a Roma il 22 febbraio del 1962. Sono residente in Roma presso il servizio di Polizia Scientifica, viale Aeronautica numero 7.
PRESIDENTE: Vuole leggere?
TESTE Egidi: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Senta signor Egidi, lei - la Corte già lo sa - è sentito come consulente del Pubblico Ministero, in particolare all'udienza di oggi sulla vicenda che riguarda via Palestro.
Ecco, ho da chiederle un dato a premessa di tutto, cioè a dire: lei è stato sul luogo del fatto a partire da quando?
TESTE Egidi: Sono giunto sul luogo del fatto la mattina del 28 luglio 1993. Partimmo con il dottor Massari, il dottor Salvatore Montanaro direttore del servizio Polizia Scientifica, l'allora capo della Polizia prefetto Parisi, il prefetto Luigi Rossi da Ciampino con un aereo privato. Giungemmo sul luogo dell'attentato intorno alle sei, sei e mezza della mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta Egidi, una domanda apparentemente fuor di piano: ricorda se il servizio in quella stessa nottata si occupò anche - quella nottata, poi durante il giorno, eventualmente i giorni successivi - si occupò anche e quindi contemporaneamente, dei fatti successi a Roma quella stessa notte?
TESTE Egidi: Quella stessa notte, come tutti ricordiamo, ci fu una gravissima emergenza perché contemporaneamente erano esplosi tre ordigni esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi...
TESTE Egidi: Pertanto la nostra squadra, che si interessa particolarmente di sopralluoghi in casi di esplosione, fu suddivisa in gruppi: un gruppo andò a San Giovanni, un gruppo andò a San Giorgio a Velabro e un altro si diresse verso Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei faceva parte della sottosquadra che si trasferì a Milano.
TESTE Egidi: Sì, volevo aggiungere una cosa signor Pubblico Ministero, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Egidi: Devo premettere però che sia il dottor Massari che il dottor Montanaro e anche il capo della Polizia prefetto Rossi erano già stati, prima di partire per Milano si erano già recati a Roma sui luoghi si San Giorgio e di San Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei arrivando sul luogo penso avrà preso personalmente e direttamente cognizione dello stato dei luoghi stessi.
TESTE Egidi: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora io a questo punto, e attingo - la Corte lo sa di già che lei è stato nominato consulente dal Pubblico Ministero il 30 di luglio del '93 durante le indagini preliminari - io attingo quindi a materiale che fa parte di quell'elaborazione, quindi la consulenza e gli allegati.
E chiedo alla cortesia dell'ispettore Benelli di proiettare rapidamente in successione le foto 75 e 76 di questo che è l'allegato, però Presidente per non incorrere in equivoci, questo è l'allegato fotografico al verbale di rilievi e sopralluogo fatto dal Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica. Quindi siamo esattamente alle foto 75 e 76 del primo allegato fotografico a quel verbale.
Ora, come tra un attimo vedrà Egidi, entrambe le fotografie rappresentano un certo preciso luogo, un certo preciso punto dello stato dei luoghi.
Questa è la prima, la seconda è la stessa area ripresa mi pare più da vicino, o addirittura con un ingrandimento, questo non glielo so dire, comunque queste sono foto dall'alto mi pare.
TESTE Egidi: Sì, questa praticamente è l'immagine del cratere che è stato scavato dalla detonazione della carica in via Palestro. Se mi chiede la descrizione di questo cratere io posso...
PUBBLICO MINISTERO: Io infatti volevo porle alcune domande proprio mirate su questo punto della situazione. Cioè a dire quello che poi tutti gli atti di Polizia Giudiziaria e Scientifica definiscono come il cratere. Io vedo che, intanto questa è una foto scattata in ora diurna, vedo che questo avvallamento o come altro lo vogliamo definire è per buona parte ricoperto da detriti e siccome lei con l'altro personale del servizio intervenne al mattino, io ipotizzo che questa è la situazione che più o meno avete avuto voi davanti agli occhi.
TESTE Egidi: Sì, questa è la situazione che ci siamo trovati di fronte. Chiaramente quando arrivammo noi sul luogo c'erano però delle fiamme molto alte, infatti la sacca di gas che si era creata al di sotto del cratere scavato aveva provocato l'incendio appunto di gas metano e pertanto c'era una alta colonna di fuoco, molto però compatta, convogliata tutta verso l'alto, molto stretta se vogliamo dire.
Quindi qui, da questa fotografia vediamo le proiezioni diciamo così delle schegge. E' opportuno secondo me...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora le schegge ci arriviamo.
TESTE Egidi: Ah, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti lei ha anticipato una mia domanda, credo di capire perché lei adopra questo termine.
No, ecco, questa è una rappresentazione fotografica, ne potremmo presentare anche altre, lei ce lo sta ridicendo anche oggi del cratere.
Allora, siccome poi lei ha avuto quel certo incarico con il quale le è stato chiesto di riferire su tanti aspetti di questo avvenimento, gli aspetti di tipo qualitativo, gli aspetti di tipo quantitativo di feriti, quindi al cosiddetto peso di carica: ecco, io avevo bisogno intanto di cominciare a ragionare con lei delle caratteristiche di questo cratere in rapporto a quell'accertamento che vi era stato delegato dal Pubblico Ministero di Milano, cioè a dire la determinazione del peso di carica.
E che sappiamo, la Corte sa che normalmente viene utilizzato come primo punto di riferimento la conformazione per dimensioni e quant'altro del cosiddetto cratere.
TESTE Egidi: Sì, vorrei premettere che la detonazione di una carica esplosiva genera nell'ambiente, nell'atmosfera una rapidissima espansione di gas a forma radiale - infatti qui possiamo vedere la proiezione cosiddetta a raggiera delle schegge sull'asfalto - che genera nell'ambiente marcati fenomeni termomeccanici. Se l'onda esplosiva, la carica esplosiva quindi attraversa un mezzo elastico, non so, supponiamo l'aria o l'acqua per esempio, il mezzo assorbe molto bene questa onda d'urto e ritorna praticamente in equilibrio subito dopo. Non si possono apprezzare in maniera marcata su un mezzo elastico gli effetti di una detonazione.
Qualora invece la detonazione avviene in un mezzo che è dotato di anelasticità, prendiamo un contenitore metallico oppure un blocco di piombo, beh, la carica in questo caso produce diciamo delle deformazioni permanenti che dipendono dalla qualità e dalla quantità dell'esplosivo che è stato impiegato.
E' chiaro che il passaggio da una situazione ideale a una situazione reale, comporta l'introduzione di una serie di variabili: conformazione della carica, disomogeneità del mezzo che la contiene. E pertanto appare, in campo esplosivistico si ricorre molto spesso più a prove cosiddette empiriche, campali, le cosiddette prove di scoppio che ha dei calcoli teorico-matematici per poter risalire al peso di carica.
Noi il 26 di novembre 1993, presso il Centro Esperienze per l'Armamento di Nettuno, un poligono militare del Ministero della Difesa, effettuammo una prova di scoppio al fine appunto di calcolare teoricamente il peso della carica esplosa. In questa occasione furono anche apprezzati altri fenomeni, che non so poi se il Pubblico Ministero vuole...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: ... che elenchi adesso oppure successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, finiamo di sviluppare questo ragionamento sul peso di carica in rapporto a questo particolare cratere, a questo.
Questo reperto, definiamolo in questo modo, vi è stato di una qualche utilità, oppure di utilità modestissima, o praticamente ridotta a zero.
TESTE Egidi: Non ci fu assolutamente d'aiuto in quanto, come ho detto in precedenza, questo cratere fu naturalmente amplificato, allargato, tant'è che appunto al di sotto di esso si formò una vera e propria voragine e questo non ci consentì di ottenere quei valori che di norma consentono appunto il calcolo, la stima teorica del peso della carica.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Salvo poi riprendere il discorso sulla determinazione del peso di carica, però tanto per utilizzare, se qualche cosa di utilizzabile c'è, il linguaggio di questo reperto, ecco giusto appunto volevo richiamare la sua attenzione su tutti quei segnettini bianchi sulla foto che si ripartono mi sembra radialmente da un ipotetico centro di quell'avvallamento. Per voi hanno significato che cosa, in particolare?
TESTE Egidi: Mah il significato che ha questo cratere è quello che ci ha permesso di escludere che la carica per esempio fosse stata posta a contatto col terreno stesso, cioè che quindi ci si fosse trovati di fronte ad una carica leggermente sopraelevata rispetto al manto stradale. Questo perché? Perché se una carica esplode a contatto col manto stradale avremmo trovato diciamo degli orli, dei bordi del cratere decisamente più, come posso dire, più macinati, più consumati. Praticamente una carica a contatto mangia il terreno e in questo caso invece, come si può vedere dalla fotografia, addirittura il cordolo del marciapiede, cioè la pietra di Trani con cui è fatto il marciapiede sì si è spostata ma è rimasta in posizione.
Quindi questi sono degli elementi che ci hanno consentito di...
PUBBLICO MINISTERO: Lei parlava di schegge. Quei segnettini bianchi sono il risultato di proiezione di schegge?
TESTE Egidi: Sì, quelli sono il risultato di proiezioni di schegge dall'alto verso il basso.
PUBBLICO MINISTERO: Dall'alto verso il basso. E con questa direzione radiale.
TESTE Egidi: Con questa direzione radiale dì.
PUBBLICO MINISTERO: Sui 180 gradi.
TESTE Egidi: A raggiera sì.
PUBBLICO MINISTERO: A livello almeno della pavimentazione.
Ecco, allora detto questo, venendo a riprendere quindi il ragionamento dove l'aveva lasciato lei, vi siete piuttosto orientati per una determinazione di tipo, non tanto secondo i modelli teorici, ma secondo... ecco questa è un'altra foto, mi sembra rappresenti bene quello di cui stavamo parlando.
Avete cercato una determinazione a livello sperimentale per così dire.
TESTE Egidi: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi avete proceduto a compiere una certa prova di scoppio come lei la definiva.
Ecco, mi pare, anzi lo so, dalla data che lei ci indicava, che sia la stessa data della sperimentazione eseguita per gli analoghi scopi relativamente all'attentato di via Fauro.
TESTE Egidi: Sì, confermo questo. Infatti con la stessa prova... La stessa prova fu utilizzata anche per la determinazione dei pesi di carica di altri tre attentati che erano avvenuti in precedenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e com'è che attraverso quella certa prova di scoppio - la Corte è già ragguagliata perché già ne è stata messa al corrente in relazione alla ricostruzione dell'attentato di via Fauro - com'è che attraverso quella certa prova siete riusciti ad avere un valore indicativo per la stima del peso di carica dell'attentato di via Palestro?
TESTE Egidi: Certamente non tanto per le dimensioni del cratere, che come ho detto prima sono dimensioni falsate rispetto poi a quello che poi realmente è accaduto in via Palestro. Soprattutto abbiamo tenuto conto della demolizione dell'autovettura, della proiezione delle parti leggere dell'autoveicolo - che mi ricordo giunsero addirittura a distanze intorno ai 200 metri circa - alla demolizione delle parti pesanti del veicolo stesso, quindi motore, organi direzionali, avantreno, semiasse, tutte queste cose qui. E anche dal dato che ci veniva dalla misurazione del volume del bagagliaio di una FIAT Uno.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi vi siete trovati ad avere, rispetto alla prova di scoppio, un risultato ex post, comparativo tale per cui il peso di carica come lo avete determinato, nel suo termine numerico finale?
TESTE Egidi: Mah, come ho detto poc'anzi, per esempio il calcolo del volume del bagagliaio di una FIAT Uno, tenuto conto della densità del materiale esplodente che era stato impiegato, era compatibile...
PUBBLICO MINISTERO: Impiegato per come era stato determinato analiticamente.
TESTE Egidi: Certo, come era stato determinato analiticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Egidi: Aveva un peso all'incirca intorno ai 90-100 chili. E abbiamo visto che 90-100 chili di esplosivo oltretutto producono delle deformazioni, delle demolizioni, delle frantumazioni delle parti metalliche dell'auto che erano sovrapponibili a quelle dell'auto in reperto praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta signor Egidi, nell'ambito di questa attività che avete svolto su incarico del Pubblico Ministero di Milano, voi avete sottoposto - la Corte lo sa - sottoposto a verifica un dato che emergeva da una serie di elementi, cioè a dire la presenza, nei momenti precedenti l'esplosione, all'interno di questa auto, esternamente a quest'auto, per effetto di certi finestrini non completamente chiusi, ecco, la presenza di fumo, eh?
TESTE Egidi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E la Corte sa che sono state eseguite delle simulazioni.
TESTE Egidi: Sì, confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora io vorrei che riassumesse alla Corte, siccome mi risulta che ha partecipato personalmente al compimento di questi atti, io vorrei che lei riassumesse alla Corte le fasi di questa attività di simulazione.
Io qui dispongo - predispone il Pubblico Ministero, non la Corte - io dispongo di tutto il fascicolo dei rilievi fotografici relativi a queste prove.
Se lei ritiene di utilizzare queste foto - alcune, non tutte, perché sono una quarantina - per rendere più perspicuo il suo discorso, ovviamente le fotografie possiamo proiettarle.
Le dico subito, Egidi, che ho mirato la domanda specificamente sul fumo, più che sulla composizione di questo involucro che era stato visto e descritto da una serie di testimoni, eh?
TESTE Egidi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio un discorso che io le sto proponendo riguarda esplicitamente questo fumo.
Quindi, com'è che avete proceduto, attraverso quale successione.
TESTE Egidi: Sì, questa attività iniziò la sera dell'8 ottobre 1993 su disposizione del dottor Pomarici, sostituto procuratore presso il Tribunale di Milano, P.M. che ci conferì l'incarico.
La prova, appunto come dicevo, iniziò alle 18.30 alla presenza diciamo dei sopravvissuti, dei testimoni che quella notte intervennero immediatamente dopo quella chiamata che li dirottò sul luogo dove c'era questa vettura che bruciava.
E furono fatti cinque esperimenti.
I primi due esperimenti furono eseguiti con degli spezzoni di miccia a lenta combustione. Nel primo caso fu usata, furono usati 11 metri di miccia a lenta combustione cosiddetta viplata, in quanto il cordone di miccia, cioè il polverino quindi di polvere nera che sta avvolto all'interno è coperto da uno strado di PVC di colore rosso.
Normalmente questi artifizi vengono usati in campo civile per portare a detonazione un comune detonatore da mina.
La seconda prova fu fatta con della miccia a lenta combustione, ma di tipo catramato. Cioè, la polvere nera che sta all'interno della corda avvolta con dei filati di juta, è impregnata ad un intonaco di bitume.
Anch'essa viene impiegata in campo civile come mezzo di attivazione di un detonatore.
PUBBLICO MINISTERO: Detonatore a fiamma.
TESTE Egidi: Detonatore a fiamma, certo. Perché per detonatore elettrico si presuppone un altro tipo di attivazione.
Per quanto riguarda poi la terza, quarta e quinta prova: la terza, va be', utilizzammo un fumogeno. Un fumogeno del tipo che va praticamente attivato graffiando la capocchia del fumogeno su una normale scatola di fiammiferi.
Nella quarta usammo invece un artifizio pirotecnico, una candela romana, un artifizio che è in grado di sviluppare una abbondante e copiosa fumosità. Ma questo esperimento fu interrotto, fu cessato diciamo, perché prese fuoco uno dei tappetini dell'autovettura, uno dei tappetini interni dell'autovettura.
La quinta prova invece fu fatta...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi.
TESTE Egidi: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Perché prese fuoco?
TESTE Egidi: Perché, vede dottor Chelazzi, la candela romana è costituita da una miccia lunga una decina di centimetri circa. E poi c'è un cilindro, diciamo come una bacchetta cilindrica lunga una trentina di centimetri.
Questa bacchetta è avvolta da carta, da carta colorata. In genere non so se lei ha mai visto come sono confezionati questi fuochi. Hanno delle carte vivaci con dei fiori, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Egidi: Quindi, l'accensione della miccia ha prodotto la combustione della carta. E pertanto si è subito creato un focolaio d'incendio. Quindi abbiamo dovuto usare l'estintore lì per spegnere e abbiamo annullato questa prova.
La quinta ed ultima prova fu fatta con un nebbiogeno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Un nebbiogeno è un artifizio militare che viene innescato tirando una cordellina con un anellino. Esplode una carica pirica. La carica pirica innesca una sostanza alogenata che è posta direttamente a contatto e questo fa un abbondante fumo giallognolo, diciamo.
Quindi, queste furono le cinque prove che mettemmo in atto quella sera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le operazioni furono fatte con l'intervento che lei ha chiamato sopravvissuti, chiamiamoli testimoni.
TESTE Egidi: Giusto.
PUBBLICO MINISTERO: Questi testimoni erano informati preventivamente del tipo di simulazione che si andava ad effettuare di volta in volta?
TESTE Egidi: Beh, no, loro non è che erano informati sul tipo di artifizi che avremmo acceso. Avevano dei compiti precisi, però.
Cioè, dovevano aprire le portiere, aprire il cofano, aprire il bagagliaio in determinati momenti, quando glielo ordinava il Pubblico Ministero, perché dovevano riprodurre appunto le azioni, le attività che avevano svolto quella sera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, qual è la differenza fondamentale - ma lo chiedo al consulente secondo la sua valutazione, non quella che fu espressa in quel momento dai testimoni, la sua valutazione personale, tutto sommato, la sua constatazione diretta - la differenza fondamentale tra le prove effettuate, se ve n'era, eh, se c'era una differenza fondamentale, tra le prove effettuate con le micce e le prove effettuate con i cosiddetti fumogeni, o nebbiogeni?
TESTE Egidi: Guardi, la differenza principale... innanzitutto, la cosa principale che le differisce è l'odore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Perché, sia il fumogeno, che il nebbiogeno, non creano odori particolari nell'atmosfera.
Invece, le due micce a lenta combustione, creano degli odori caratteristici.
In particolare la miccia a lenta combustione catramata praticamente sparge nell'aria l'odore tipico del bitume bruciato. Non so, tipo quello che si avverte quando ci sono dei lavori di...
PUBBLICO MINISTERO: Bitumatura.
TESTE Egidi: Sulle strade, diciamo, di asfaltatura del manto stradale, si avverte questo odore tipico di bitume.
Mentre la miccia a lenta combustione viplata dà un odore più plastico, perché essendo avvolta in un involucro in PVC, il fronte di fuoco che corre all'interno della miccia provoca la combustione dell'involucro in PVC e quindi si sente un odore un po' di plastica bruciata.
PUBBLICO MINISTERO: E come intensità dell'emissione di fumo?
TESTE Egidi: L'intensità dai tipi di miccia è diversa.
La miccia a lenta combustione catramata fa un fumo più bianco, più denso; quella viplata fa un fumo altrettanto bianco , sul grigiognolo. Ma comunque dell'intensità di quello che produce la miccia catramata.
PUBBLICO MINISTERO: No, e rispetto agli altri artifizi di nebbiogeno e fumogeno?
TESTE Egidi: Sì, mi scusi, rispetto agli altri artifizi, come posso dire? Il nebbiogeno, va be', produce una colorazione... è un aerosol, una nebbia abbondantissima giallognola. Quindi non può essere comparato assolutamente con le micce.
Il fumogeno fa un fumo bianco, però senza spandere nell'aria alcun odore.
PUBBLICO MINISTERO: Senza?
TESTE Egidi: Spandere nell'aria alcun odore caratteristico, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le ripeto che per illustrare meglio quello che è il suo pensiero, che si proiettino delle fotografie, sono qui.
Per me il discorso è ben chiaro come lo sta sviluppando.
Ho bisogno di chiederle ancora alcune cose circa queste micce.
Il comportamento della miccia a lenta combustione, se poi ci sono differenze tra un tipo e l'altro di miccia, è lei che lo deve illustrare. Io francamente non ho conoscenze in merito. Il comportamento tra i due tipi di miccia, nel corso della combustione, a parte l'emissione di fumo, casomai ci ritorneremo. Ecco, ma un comportamento osservato dall'esterno, ce lo può descrivere?
TESTE Egidi: Al momento in cui io attivo uno spezzone di miccia a lenta combustione non ho più, dopo l'attivazione, non ho più la cognizione di dove è il mio fronte di fuoco, praticamente, il mio dardo.
Io l'accendo, so che è partita. Ma durante il suo percorso all'interno della carcassa dell'intonaco o di bitume, o di PVC io non lo posso più seguire perché non è percepibile dall'esterno. Quindi...
PRESIDENTE: In nessuno dei due tipi?
TESTE Egidi: Sì, sia in quello a lenta combustione catramato, sia quello a lenta combustione in PVC.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, l'esterno alla parete, la camicia della miccia durante la combustione rimane integra?
TESTE Egidi: Ma no, rimane integro. Come posso dire? E' chiaro che viene intaccato da piccoli fenomeni di combustione. Ma nel suo complesso comunque la carcassa rimane integra.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire: se noi prendessimo un pezzo di miccia a lenta combustione.
TESTE Egidi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lo accendessimo ad una delle sue estremità, ecco, al termine della sua combustione che sia 10 centimetri o che sia un metro credo faccia lo stesso, ci rimarrebbe in mano qualche cosa, oppure troveremmo semplicemente la cenere?
TESTE Egidi: No, ci rimarrebbe in mano comunque la carcassa di questa miccia, l'involucro.
E' chiaro che per controllare la proiezione del fronte di fuoco dovrei cronometrare la miccia nel momento in cui l'accendo.
Io so che brucia in normali condizioni un metro in due minuti, beh, allora se la seguo con l'orologio potrei pressappoco...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire: un altro modo per tenere sotto controllo il punto di combustione una miccia a lenta combustione, non c'è a quello che capisco.
TESTE Egidi: Non, c'è. Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Di talché, davanti ad una miccia accesa, magari accesa con in testa un detonatore che è immerso in una carica esplosiva, chi avesse cognizione di quello che sta succedendo ha la possibilità di stabilire se...
TESTE Egidi: Assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: ... è in tempo a disattivare il tutto. Ovvero è fuori tempo massimo sempre e comunque.
TESTE Egidi: Assolutamente. Anche il migliore degli artificieri, insomma, rinuncerebbe a fare un tipo di operazione del genere, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, noi stavamo parlando del comportamento di queste micce, ma non sappiamo che cosa sono.
Cioè a dire: lei ce la può descrivere come manufatto la miccia viplata o la miccia catramata?
TESTE Egidi: Sì. La miccia catramata non è altro che un cordone, all'interno del quale è posto un polverino di polvere nera.
PUBBLICO MINISTERO: Che dimensioni ha?
TESTE Egidi: Allora, la granitura della polvere nera che sta all'interno della carcassa va dai 20 ai 75 meches. La granitura però della polvere.
Il diametro della miccia corrisponde a qualche centimetro, circa.
PUBBLICO MINISTERO: Qualche?
TESTE Egidi: Qualche centimetro, circa.
Lei parla di diametro esterno?
PUBBLICO MINISTERO: No, no, io parlo del diametro, non a circonferenza. Il diametro esterno di una miccia.
TESTE Egidi: Sì, va intorno all'1,8-2,2 centimetri. Insomma questa è la misurazione.
PUBBLICO MINISTERO: Per intendersi, siamo a livello di questi...
TESTE Egidi: Ma guardi, io se è possibile farlo in Corte d'Assise, ho degli spezzoni di miccia che non sono...
PUBBLICO MINISTERO: Se li è portati con sé?
TESTE Egidi: Cioè, sì, ce l'ho.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
TESTE Egidi: Non sono pericolosi, cioè sono praticamente dei campioni che io uso quando a volte facciamo lezione ai ragazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E' naturale. E allora se ne dispone.
La cosa migliore è che lei la illustri su quell'apparecchio...
PRESIDENTE: Ecco, si trasferisca laggiù.
TESTE Egidi: Ecco, da questa immagine comunque non si vede molto bene lo strato bituminoso che forse è più facilmente percepibile toccandola la miccia, oppure odorandola.
Sopra questo cordone nero noi abbiamo lo stato bituminoso di cui prima io facevo menzione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, abbia pazienza, Egidi. Però a tutto le credo fuorché che quella miccia abbia un diametro di qualche centimetro. Qualche millimetro?
TESTE Egidi: Ma lei, cioè, come diametro intende il diametro...
PUBBLICO MINISTERO: Il diametro.
PRESIDENTE: Il diametro è quella...
PUBBLICO MINISTERO: Quella sezione circolare. Che diametro avrà quella sezione circolare?
TESTE Egidi: Ah, sì, sì. Scusi, scusi. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, lei parla di qualche centimetro...
TESTE Egidi: No, no, è meno di qualche centimetro. E'...
PRESIDENTE: Sarà sei millimetri, sette millimetri.
TESTE Egidi: Però... sì, circa 0,7-0,8. Comunque non ci arriva ad un centimetro.
PUBBLICO MINISTERO: Credo sia... Credo che questo non arrivi nemmeno a 0,8. Sarà 0,6, forse qualcosa di...
TESTE Egidi: Bisognerebbe avere un calibro.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
TESTE Egidi: Con un calibro potrei...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
TESTE Egidi: Comunque è 0,6-0,8, insomma. Questa è la misurazione.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, tanto voglio dire, lo vediamo nelle sue linee e quindi si capisce perfettamente.
Questa è una miccia a lenta combustione?
TESTE Egidi: Questa è una miccia a lenta combustione catramata.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io la vedo nera. Sono tutte così le micce a lenta combustione catramate?
TESTE Egidi: Catramate, sì, sono tutte così.
PUBBLICO MINISTERO: Tutte nere.
TESTE Egidi: Catramate.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Abbiamo parlato però anche di micce viplate.
TESTE Egidi: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Se ha...
TESTE Egidi: Micce viplate sono come queste qui a lenta combustione. Soltanto che invece di avere l'involucro bituminoso sulla parte esterna, hanno uno strato in PVC.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
TESTE Egidi: Io ce n'ho una qui...
PRESIDENTE: Ecco, allora tiri fuori anche quella.
E se poi credete, possiamo anche sequestrarle e allegarle al verbale. Tutto quello che voi volete.
TESTE Egidi: Questa è una miccia viplata, ha la viplatura nera.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Ma viene fatta anche rossa. Cioè, dipende dal tipo di società che la produce, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Alcune ditte di esplosivi le fa con copertura rossa, altre ditte usano la copertura nera.
Ha lo stesso diametro di quella a lenta combustione. Soltanto a differenza di quella a lenta combustione può essere impiegata in ambienti umidi e in presenza di acqua. Questa è l'importanza della copertura.
Mentre quella a lenta combustione in ambienti in presenza d'acqua non può essere utilizzata. In quanto la polvere nera, particolarmente sensibile all'umidità, potrebbe appunto deteriorarsi, decomporsi e quindi non assicurare più i tempi di combustione.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Quindi, Egidi, quando avete fatto quelle prove disposte dal Pubblico Ministero di Milano avete adoperato esattamente i manufatti come questi.
TESTE Egidi: Certo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora il Presidente suggeriva la possibilità di acquisire agli atti del dibattimento questo materiale qui. Il Pubblico Ministero è d'accordissimo.
PRESIDENTE: Le parti hanno obiezioni?
PUBBLICO MINISTERO: A condizione che, ovviamente, Egidi ci assicuri che è roba inerte o inertizzata. No, non si può mettere nel processo qualcosa di pericoloso. E che qualcuno potrebbe teoricamente usare.
E poi magari non...
PRESIDENTE: Non interessa...
PUBBLICO MINISTERO: ... in spezzoni così lunghi, magari. Se lei è in grado di tagliarle.
PRESIDENTE: Dieci centimetri per ognuno dei due manufatti.
TESTE Egidi: Benissimo. No, volevo aggiungere soltanto che...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Egidi: ... il regolamento, l'articolo 82 e 83 del regolamento al senso unico delle leggi di pubblica sicurezza classifica le micce a lenta combustione tra i prodotti esponenti della quinta categoria.
Quindi le equipara alle munizioni e ai giocattoli pirici.
Quindi, pertanto, per quanto riguarda la pericolosità che lei poco fa manifestava posso dire insomma sono tranquillamente conservabili e assolutamente non pericolose.
PRESIDENTE: Quindi non sono suscettibili a produrre danni.
TESTE Egidi: No, assolutamente.
PRESIDENTE: Bene. Allora ha la possibilità di tagliare un pezzo di ciascuna delle due?
TESTE Egidi: Sì, in genere ho un bisturi dentro il mio... la mia borsa.
PRESIDENTE: Prego, faccia.
TESTE Egidi: Potrei segarle, potrei tagliarle.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Posso suggerire, se abbiamo due buste, in una ce ne mettiamo uno spezzone con la descrizione che ci dà il consulente e... Sennò poi alla fine non sappiamo più quali sono.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Io no. La Corte magari...
PRESIDENTE: No, no, va benissimo. E' un suggerimento opportuno.
PUBBLICO MINISTERO: Il Giudice a Latere mi guardava con un po' di degnazione. Allora...
PRESIDENTE: No, no, il Giudice a Latere è uno dei...
Ma eventualmente, per non perdere del tempo.
PRESIDENTE: Sì.
PRESIDENTE: Potremmo chiedere, se ci sono altre domande da fare, completiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Poi, tutta questa operazione la facciamo dopo la fine della deposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, Presidente.
L'ultima cosa...
PRESIDENTE: Ecco, per cortesia, lei la infila in ciascuna delle due buste e scrive materialmente di che cosa si tratta. Così non facciamo confusione.
Allora, si dà atto che il teste consegna alla Corte due spezzoni di ciascuno dei due tipi di miccia che ha descritto che vengono racchiusi in due buste distinte e allegate al verbale della presente udienza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo... Egidi, anche lì, è la stessa.
Ormai è lì, si fa prima, è meglio.
Tutte le attività di consulenza che vi è stata delegata, insomma, affidata dal Pubblico Ministero di Milano, sento che è stata condotta, va be', in parte sul luogo, in parte nei vostri uffici, in parte in occasione della prova di scoppio che avete eseguito non mi ricordo più dove.
Poi avete eseguito anche una ricostruzione del veicolo?
TESTE Egidi: Sì, confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Attraverso i rottami.
TESTE Egidi: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Residui metallici, più o meno significativi di cui disponevate.
TESTE Egidi: Sì, questa ricostruzione fu effettuata, fu portata a termine il 24 gennaio del 1994 presso il nostro autocentro di Farfa Sabina che è una località in provincia di Rieti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Egidi: Dove su un telaio, un tondino metallico riproducente fedelmente la scocca di una FIAT Uno, grazie alla preziosa collaborazione di un tecnico della FIAT di Termini Merese in provincia di Palermo, eseguimmo la ricostruzione, chiamiamola così, dell'auto esplosa.
Il tecnico - tra parentesi, noto a precisarlo - molto, molto preparato, ci identificò tutti i frammenti, la maggior parte dei frammenti metallici e quelli meccanici e li posizionò nel telaio appunto secondo la loro origine.
Questa ricostruzione interessò solamente la parte anteriore dell'autovettura, perché oltre al motore e a tutti gli altri organi meccanici, ricostruimmo parte dei sedili anteriori: il lato passeggero e il lato guida. Parte della portiera anteriore, sempre lato passeggero. E anche alcuni frammenti, non so, come tipo le cinture, parte delle cinture di sicurezza, la leva del cambio.
Insomma, dall'abitacolo, dalla parte anteriore dell'abitacolo in avanti fu tutto ricostruito.
Praticamente volatilizzati, completamente assenti, i reperti, i frammenti...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questi reperti sono quelli che vi sono stati messi a disposizione per la consulenza, compresa questa che è una delle parti, uno dei momenti della consulenza. Quindi sono rimasti nella disponibilità del servizio di Polizia Scientifica?
TESTE Egidi: Sì. Questi, diciamo, questo telaio con la ricostruzione dell'autovettura, è tuttora disponibile e visionabile questo centro di Farba Sabina.
PUBBLICO MINISTERO: Come gli altri reperti.
TESTE Egidi: Come tutti i reperti di via Palestro.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Non ho altro da chiedere.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori?
AVV. Cianferoni: Io ho questa domanda. Avvocato Cianferoni.
Vorrei capire questo: com'è che sprigionerebbe, si sprigiona il fumo dalle micce, se l'involucro resta sostanzialmente integro?
TESTE Egidi: Il fumo si sviluppa praticamente dal cannello centrale della miccia, dall'anima della miccia.
Cioè, il fronte del fuoco, man mano che consuma il polverino di polvere nera, nel varco che si è creato diciamo dalla combustione spara fuori questa nebbia, questo fumo.
AVV. Cianferoni: Ho capito. E che tempi... Cioè, è un fumino proprio, è uno sbuffetto proprio minimo?
TESTE Egidi: No, non è uno sbuffetto minimo, perché la combustione va ad interessare gli strati spiraliformi che sono sotto la copertura o di bitume o di vipla.
Quindi è un effetto costituito da: la combustione della polvere nera associata alla combustione di questi filati di juta o di cotone che sono diciamo al di sotto della parte, della copertura.
Cioè, la polvere nera, avvocato, è avvolta da questo strato spiraliforme di cotone o di filari di juta che in un certo qual modo la dovrebbero proteggere dall'umidità.
Al di sopra dei filati c'è poi l'intonaco, la copertura o in bitume o in PVC. Pertanto il fumo deriva esclusivamente dalla combustione della polvere nera e da questi filati di juta che sono a stretto contatto con la polvere inorganica, con la polvere nera.
AVV. Cianferoni: Lei che risposta può darmi a questa domanda?
Un teste ha detto che ha visto fuoriuscire dalla parte sinistra dell'involucro esplosivo due fili: uno rosso e uno bianco.
Allora, quello rosso abbiamo appreso che esiste una miccia di colore rosso...
TESTE Egidi: Sì.
AVV. Cianferoni: ... e questo, a questo punto non mi interessa.
Ma quello bianco?
TESTE Egidi: Ma avvocato, mi scusi se la contraddico.
Cioè, io mi ricordo che da alcune testimonianze invece si parlava...
AVV. Cianferoni: Ci sono anche quelli che dicono tre fili, ecco.
TESTE Egidi: Tre fili. Comunque, ecco, per tornare...
AVV. Cianferoni: Uno è venuto qui e ha detto due fili.
TESTE Egidi: Per tornare al discorso, due fili va benissimo. Cioè, quello rosso potrebbe essere quello della miccia a lenta combustione viplata come ho descritto in precedenza.
Quello bianco potrebbe essere anch'esso uno spezzone di miccia a lenta combustione, le cosiddette micce caolinate che vengono normalmente impiegate in campo pirotecnico, di cui va be', adesso non so se è possibile, comunque anche di questo ho un esemplare, se vuole vederlo.
AVV. Cianferoni: Dove va il più, va il meno. Prendiamo anche la miccia caolinata.
PRESIDENTE: Prendiamo anche questa, forza!
Però non cominciamo a fare esperimenti qui dentro, non si sa dove si va a finire.
TESTE Egidi: Presidente, se vuole, la faccio vedere sul...
PRESIDENTE: Sì, certo, certo.
Forse è l'unico modo per non vederla. La tenga in mano, la metta sotto la lavagna.
Qui non si vede nulla. Ah, ecco, finalmente la vediamo.
Questa ha detto che è una caolinata?
TESTE Egidi: Questa sì, è sempre un tipo di miccia che ha una copertura in caolino, questa bianca praticamente.
E' una miccia che normalmente viene impiegata in campo civile, ma più che in ambiente industriale, quindi in cave e miniere, in ambienti pirotecnici.
PRESIDENTE: Ho capito.
TESTE Egidi: Ha lo stesso tempo di combustione della miccia catramata e della miccia viplata e contiene anch'essa un'anima di polvere nera.
PRESIDENTE: Quindi ha la stessa funzione delle altre.
TESTE Egidi: Ha la stessa funzione delle altre. Soltanto che la destinazione d'uso è diversa. Viene più usata in campo pirotecnico che in campo minerario diciamo così.
PRESIDENTE: Allora, lei ci potrebbe dare uno spezzone anche di questa?
TESTE Egidi: Certamente, signor Presidente, come no!
PRESIDENTE: Allora, si dà atto che il teste consegna anche uno spezzone di miccia caolinata che viene inserito in una terza busta, anch'essa allegata al verbale.
Prima di chiuderla vuole farcela vedere da vicino, per cortesia? Mi scusi, eh.
TESTE Egidi: Prego.
PRESIDENTE: Eventualmente anche i difensori, se credono, possono vederla, eh.
AVVOCATO: Grazie, Presidente. Abbiamo visto l'immagine e per il momento ci basta.
AVV. Cianferoni: Sì, signor Egidi, lei partecipò all'esperimento condotto dal Pubblico Ministero di Milano nell'ottobre '93?
TESTE Egidi: Sì avvocato, confermo.
AVV. Cianferoni: Ecco. Abbiamo saputo - la faccio breve e magari se poi lei invece ha delle perplessità non esiti a dirmelo - che le ipotesi che maggiormente interessarono i testi, alle quali furono sottoposti, furono la seconda e la terza. Sulla terza l'elemento che si trova di maggior significato è questo della densità del fumo e del tempo di diffusione di questo fumo.
A voi consulenti che cosa portò questo dato? Come lo poteste spiegare per valorizzarlo o per escludere una rilevanza di questo dato?
TESTE Egidi: Guardi, lo spieghiamo sicuramente il maggiore o minore deflusso del fumo dall'abitacolo è chiaro che risente di una serie di parametri che possono essere sicuramente la pressione, la temperatura e quindi le condizioni atmosferiche.
E' chiaro che quella notte evidentemente, quella sera quando facemmo queste prove, il fumo che fuoruscì quasi immediatamente dall'abitacolo e fu riconosciuto da alcuni testimoni come quello che, diciamo come la procedura la quale videro la sera dell'attentato, poteva essere giustificato dal fatto che una volta aperti gli sportelli e il bagagliaio un vortice d'aria, una corrente d'aria riuscì a liberare l'abitacolo immediatamente.
AVV. Cianferoni: Va bene. Però la somiglianza che produceva il fumogeno era quantomeno singolare.
TESTE Egidi: Ma guardi non tanto la somiglianza... cioè, l'unico dato che ci fecero notare i testimoni era il tempo di fuoruscita del fumo dall'abitacolo, che era molto molto simile a quello che notarono la sera dell'attentato.
Per quanto riguarda invece odore e densità e colorazione del fumo, bene in questo caso riconobbero più reale, più vicina la seconda prova della terza.
AVV. Cianferoni: Stessa domanda fatta all'altro consulente: un altro testimone vigile del fuoco ha detto che provò a spostare il pacco esplosivo. Questa operazione di spostamento, quantomeno tentato anche se non riuscito, del pacco esplosivo...
PRESIDENTE: Avvocato scusi. Mi pare di ricordare, però qui ci affidiamo alla memoria, non ho riletto il verbale della deposizione, quel teste ha accennato a un tentativo di abbracciare questa cosa per vedere se gli riusciva di spostarla. Non dà l'impressione di averlo, neppure millimetricamente spostato. Mi pare.
AVV. Cianferoni: A questa risposta c'ero e la ricordo bene, infatti. Però, se non ricordo male, poi il giorno dopo è venuto un altro teste che ha visto quel teste di fare il tentativo di spostare insomma, mettiamola allora al minus. Diciamo che in effetti quello che anch'io sentii - perché non sempre ci siamo tutti i minuti - il giorno dopo sembra che un teste ha detto: 'ho visto il Vigile del Fuoco che cercava di spostare, cercava di alzare'.
PRESIDENTE: Sì, ma cercava... siamo sempre nel limite del tentare, credo...
AVV. Cianferoni: Però me l'hanno detto, non c'ero.
PRESIDENTE: ... perché poi eventualmente possiamo richiamare i testi.
AVV. Cianferoni: Ma insomma, la circostanza maggiormente, per quanto diciamo interessa a questa difesa era questa: cioè il tentativo quantomeno di abbracciare l'involucro per spostarlo comporta che la persona umana doveva essere molto vicina a questo involucro, che si sa essere voluminoso, quindi... però non ci ha parlato delle micce.
Dove potevano essere innescate queste micce?
PUBBLICO MINISTERO: Dove? Scusi avvocato.
AVV. Cianferoni: Potevano essere innescate.
PUBBLICO MINISTERO: Guardi che nessun teste, avvocato, ha detto di aver cercato di abbracciare l'involucro esplosivo.
AVV. Cianferoni: Ora questo l'ha detto il Presidente, io mi rimetto al Presidente e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Nessun teste l'ha mai detto e nessuno ha mai detto di aver... E' inutile che si spazientisca, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, perché...
PUBBLICO MINISTERO: La deposizione del teste Abbamonte - perché è di lui che si sta parlando - è nel senso che provò a spostare questo pacco ma facendo operazione tutta diversa da quella che lei stava cercando di ricordare. Eh, avvocato, non so che farci.
PRESIDENTE: Possiamo prendere il testo della deposizione eventualmente.
Ci dica per favore che cosa voleva chiedere.
AVV. Cianferoni: Volevo chiedere quello che poi era, cioè: siccome per abbracciare... io riprendo proprio le parole del Presidente perché c'ero quella sera e mi ricordo la risposta, almeno credo di ricordarla. Dico, avrà fatto un movimento per abbracciare questo sacco cellophanato, con tutto lo scotch marrone, che era grosso e pesante. Lui disse, ricordo: 'provai ma non riuscii'.
Questo provare ma non riuscire comporta che la figura umana, per avvicinarsi all'abitacolo di una FIAT Uno, anzi non all'abitacolo, al baule posteriore della FIAT Uno ci si sarà avvicinato a quanto è la lunghezza di un braccio quindi sarà stata molto vicina. Però il teste Abbamonte non ha parlato di aver visto delle micce. Non che io mi aspettassi dall'Abbamonte la parola micce.
PRESIDENTE: Bene, faccia la domanda.
AVV. Cianferoni: Quindi la mia domanda era: dove potevano essere posizionate, per innescare la bomba, queste micce?
TESTE Egidi: Guardi, queste micce potevano - sempre verosimilmente, ipoteticamente - passare sotto il divano posteriore ed essere, come posso dire, coperte da... passare sotto il divano e essere poste dietro lo schienale. Quindi pertanto il pacco a contatto con lo schienale avrebbe comunque impedito una visione di quello che probabilmente era interposto tra lui e lo schienale posteriore. Quindi queste micce, con i relativi inneschi, potevano stare in questa posizione.
AVV. Cianferoni: Però la teste Cucchi - tanto si può dare nome e cognome, c'era anche lei, la teste Cucchi penso che se la ricorderà perché era la vigilessa che presenziava all'esperimento - ha detto due particolari: uno era che questo pacco era fatto a forma di mummia, lei ha parlato di sacco di patate sottostante e di una testa soprastante, con il maggior peso spostato a sinistra per chi guarda, ha parlato di un filo rosso e di un filo bianco e poi ha parlato di un naso, io ricordo, lei ha parlato di una sporgenza, di una protuberanza simigliante a un naso.
Ora lei consulente ed esperto di questa materia le chiedo queste parole profane cosa significhino, se hanno un senso, può anche dire non hanno senso e allora non hanno senso.
TESTE Egidi: Avvocato mi pare molto difficile poter descrivere che cos'è un naso.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Naso vuol dire...
AVV. Cianferoni: No, naso... la sporgenza dal pacco.
TESTE Egidi: Che cosa poteva essere questa sporgenza qui, sì. Questa sporgenza... non so. Potrebbe essere per esempio il contenitore del booster, per esempio, dell'esplosivo che potrebbe essere stato usato per sensibilizzare la carica.
AVV. Cianferoni: Quindi ci sono questi margini di approfondimento che lei stesso ora mi sollecita.
Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste? Può andare grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, un'ultima precisazione.
PRESIDENTE: Prego, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo so se il consulente ha seguito un suggerimento che io ho dato a lui, come agli altri consulenti, cioè di avvalersi della facoltà - se lo ritenevano - di presentare una memoria.
TESTE Egidi: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora se l'ha predisposta.
TESTE Egidi: Se il signor Presidente l'accetta.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
TESTE Egidi: Devo consegnarla direttamente...
PUBBLICO MINISTERO: La memoria lei ha facoltà di consegnarla al Giudice ai sensi di una certa disposizione.
*TESTE Egidi: Sì, ce l'ho con me nella mia borsa.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lo faccia prima di andar via, sennò dopo è tardi.
PRESIDENTE: Allora si dà atto che il teste prima di allontanarsi deposita una memoria che viene allegata agli atti come quella del teste precedente.

udienza 4.2.1997

*TESTE Egidi: Mi chiamo Paolo Egidi.
PRESIDENTE: Lei ricorda che è già stato sentito dalla Corte a proposito degli episodi, se non mi sbaglio, di via Fauro?
TESTE Egidi: No, di via Palestro.
PRESIDENTE: Di via Palestro. Lei ricorda di avere anche letto la formula del suo impegno a deporre?
TESTE Egidi: Certamente.
PRESIDENTE: Bene. Il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Da lei, Egidi, avrei bisogno di alcuni chiarimenti sulle ragioni e sulle valutazioni che hanno presieduto a quella che si definisce ormai, con termine corrente anche nel processo, la ricostruzione dei veicoli utilizzati negli attentati. E mi riferisco all'attentato del Velabro e a quello di piazza San Giovanni in Laterano.
TESTE Egidi: Sì. Io nell'ambito dell'incarico di consulenza ricevuto dal dottor Piro mi occupai prettamente della ricostruzione dei due veicoli esplosi: l'uno in San Giovanni il 27 luglio, l'altro a San Giorgio al Velabro il 28 luglio. Questa ricostruzione fu fatta, come per i precedenti attentati di via Fauro e quello concomitante di via Palestro, presso l'autocentro della Polizia di Stato di Farfa Sabina, in provincia di Rieti.
Su un telaio in tondino metallico riproducente fedelmente, in scala 1:1, la scocca, la carrozzeria di una FIAT Uno, con l'ausilio di un tecnico giunto da Termini Merese, lo stabilimento FIAT di Termini Merese in provincia di Palermo, effettuammo appunto questa ricostruzione. Posizionando da prima le parti di maggiori dimensioni e più facilmente identificabili, come ad esempio tutte le parti meccaniche; poi successivamente via via tutte le parti metalliche più leggere appartenenti alla carrozzeria dell'auto.
Al termine di queste ricostruzioni, che furono iniziate e concluse nella giornata del 24 gennaio del 1994, praticamente ricostruimmo tutta la parte anteriore di entrambi i veicoli in quanto, tra i materiali raccolti sulla scena dell'esplosione, avemmo modo di ritrovare, di identificare molti componenti facenti parte del vano motore per esempio. Quindi, non so, il propulsore, il radiatore, il servofreno, la pompa dei freni, la ventola del radiatore.
Quindi il vano motore fu completamente ricostruito. Il cofano motore anche. Le due portiere anteriori in quanto furono riconosciute parte delle portiere, della pavimentazione dell'abitacolo, dei sedili, la pedaliera per esempio fu rinvenuta, la leva del cambio.
Mentre non riuscimmo assolutamente a trovare frammenti attribuibili alla parte posteriore del veicolo, quindi al bagagliaio e al sedile posteriore. Anche parte del tetto delle due autovetture non furono rinvenute e non fu possibile quindi ricostruirle.
PUBBLICO MINISTERO: Questo tipo di attività, come le stavo chiedendo prima, non sarà stata fine a se stesso. Cioè dire, a quale tipo di valutazione presiede?
TESTE Egidi: Beh, questo tipo di attività, in base alla tipologia delle demolizioni, delle frammentazioni delle parti metalliche, consente soprattutto di effettuare un calcolo teorico sul peso della carica esplosa. E guarda caso per tutte le quattro autovetture esplose in quel periodo, dal maggio al luglio del '93, queste frammentazioni, queste demolizioni erano perfettamente sovrapponibili e quindi inducevano ad ipotizzare che in tutti i casi era stato usato pressappoco lo stesso quantitativo di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se ho capito bene, le due automobili che esplosero nella stessa notte presentavano delle demolizioni o distruzioni o frammentazioni analoghe?
TESTE Egidi: Sì, confermo. Le demolizioni erano in pratica sovrapponibili. Questo si può vedere bene anche dal fascicolo fotografico dove le macchine vengono messe a confronto.
PUBBLICO MINISTERO: Dal punto di vista quantitativo ma anche qualitativo, per intendersi, zone maggiormente interessate dal fenomeno distruttivo e zone invece meno interessate dal fenomeno distruttivo.
TESTE Egidi: Sì, anche per questo. Ci sono per esempio alcune deformazioni sui motori che sono praticamente identiche. Non so, per esempio, la coppa dell'olio, sono perfettamente identiche.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a seguito di questa ricostruzione - la domanda apparirà superflua ma alle volte sono necessarie anche le domande superflue - avete identificato pezzi rapportabili a quali tipo di vetture per marca e modello?
TESTE Egidi: Tutti frammenti, pezzo provenienti da una FIAT Uno, da FIAT Uno insomma. Tutte e due le autovetture erano due FIAT Uno. C'è stato, mi ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
TESTE Egidi: Scusi, signor Pubblico Ministero. Mi ricordo che ci fu un errore durante la ricostruzione dell'autovettura di San Giovanni, dove nella parte anteriore alloggiammo la targa di un'altra autovettura, per sbaglio, mettemmo la targa di una Opel Omega che era parcheggiata lì nelle vicinanze e questo fu l'unico elemento esterno alle FIAT, diciamo, che identificammo.
PUBBLICO MINISTERO: Queste, come l'ha chiamati lei? Questi, non reticoli, questi...
TESTE Egidi: Telai.
PUBBLICO MINISTERO: Questi telai in tondino di ferro con tutti i pezzi applicati e posizionati, si trovano sempre a Farfa Sabina?
TESTE Egidi: Questi sono tutti quanti a Farfa Sabina.
PUBBLICO MINISTERO: Tali e quali come voi li avete ricostruiti?
TESTE Egidi: Tali e quali come li abbiamo ricostruiti, certo. Da via Fauro praticamente al Velabro, sono tutti là.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
TESTE Egidi: Prego.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori? Può accomodarsi grazie.
*TESTE Egidi: Grazie.