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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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udienza 16.12.1996

*TESTE Cabrino: Sono Renzo Cabrino, nato a La Spezia il 1 settembre '48 e residente a La Spezia.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula
TESTE Cabrino: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Cabrino, vuole spiegare di che cosa si occupa lei?
TESTE Cabrino: Dunque sono chimico e sono circa venti anni che mi occupo di chimica degli esplosivi in un Ente di sperimentazione della Marina Militare sito in La Spezia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in che termini lei ha avuto modo di occuparsi di quanto è successo il 27 maggio del '93 a Firenze, in via dei Georgofili?
TESTE Cabrino: Dunque, io sono stato chiamato dalla Procura della Repubblica nella mattinata del 27 verso le 11.00, mi sono recato sul posto dove poi sono stato incaricato di svolgere in collegio di consulenti tecnici delle operazioni volte a repertazione e analisi sui reperti per l'identificazione di eventuali tracce di esplosivi e di rispondere a tutto il quadro dei quesiti che è stato inserito nel conferimento di incarico collegiale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Cabrino, a parte il fatto che lei si occupa da venti anni di esplosivi...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma ha avuto modo anche di occuparsi prima di ricevere questo incarico dal Pubblico Ministero il 27 maggio del '93, di altre situazioni in qualche modo compatibili con questa...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di cui siamo a parlare oggi? Intendo dire esplosioni verificatesi in ambienti, strade, al chiuso, all'aperto...
TESTE Cabrino: Sì, sì. Noi siamo stati chiamati anche negli anni precedenti varie volte...
PUBBLICO MINISTERO: Parli di sé, dottor Cabrino.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Parli sempre di sé.
TESTE Cabrino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il consulente da solo, sotto giuramento, parla sempre di...
TESTE Cabrino: Sì, sì, sì, d'accordo.
Sono stati spesso collegi di consulenti, comunque... Sono stato incaricato varie volte anche in anni precedenti per sempre repertazioni e analisi e tutto quanto connesso in altri episodi di attentati dinamitardi a cominciare dal Rapido 904 nel dicembre del 1984 e poi sempre qui a Firenze l'attentato, l'esplosione nell'edificio di via Toscanini e poi i fatti del '92 in Sicilia, cioè all'attentato di Capaci e l'attentato di via D'Amelio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dottor Cabrino, arrivando in via Georgofili il 27 maggio del '93 e per effetto dell'incarico che ha ricevuto dal Pubblico Ministero, vuole spiegare come ha ritenuto di svolgere il suo incarico per quali tappe e per quali mezzi di approfondimento dell'argomento?
TESTE Cabrino: Dunque, noi siamo, io sono giunto verso le 11.00 del mattino del 27 e già era stato parzialmente, quantomeno identificato e liberato, era stato identificato e parzialmente liberato il cratere dell'esplosione, provocato dall'esplosione. E da parte degli altri consulenti e da parte della Polizia Scientifica era stata iniziata la repertazione in alcune zone di via dei Georgofili, sia verso l'Arno, che verso via Lambertesca.
Noi ci siamo suddivisi praticamente il compito con gli altri incaricati della Polizia Scientifica e abbiamo proceduto alla repertazione in alcune zone di alcuni reperti e poi abbiamo contribuito alla pulizia del cratere e alla repertazione anche nel cratere. E in seguito anche alle rilevazioni delle dimensioni del cratere.
In particolare io ho raccolto una serie di reperti, sia nell'androne, praticamente, del portone che era al numero civico 4 di via Lambertesca, portone in legno che era stato distrutto dall'esplosione. E ho raccolto vari reperti all'interno di questo androne e nel cortile adiacente. E sia poi in via dei Georgofili nella zona diciamo tra il cratere, tra la Torre del Pulci e l'Arco delle Carrozze, cioè verso l'Arno per una distanza di circa 15-20 metri dal cratere. Sia, infine, nella zona del cratere a livelli superficiali e a livelli intermedi e a fondo cratere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei che proprio lei spiegasse perché si è proceduto per così dire a repertazioni autonome tra i consulenti e vorrei proprio che illustrasse, in maniera sufficientemente puntuale, proprio i reperti di cui si è occupato lei, eh?
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda anche la sede di rinvenimento.
Io faccio presente, la Corte del resto ne dispone, che lei ha prodotto degli allegati ad una certa relazione...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che fu acquisita il 20 luglio del '93; allegati fotografici anche. penso che le possano essere utili per illustrare...
TESTE Cabrino: Sì. Dunque, ho una copia...
PUBBLICO MINISTERO: L'ispettore ha a disposizione...
TESTE Cabrino: Sì, comunque anch'io ho una copia comunque delle foto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Cabrino: Comunque se vogliamo...
PUBBLICO MINISTERO: E' lo stesso.
TESTE Cabrino: Dunque, si è ritenuto utile procedere a repertazioni separate e in seguito su questi reperti analisi separate in modo da avere due linee di repertazione di analisi che potessero in pratica dare una doppia sicurezza sullo stesso evento, sui reperti dello stesso evento, sia dal lato materiali, sia dal lato trattamenti successivi e risultati analitici.
Quindi anche perché le strumentazioni non erano sempre le stesse. Quindi si aveva una sovrapposizione di risultati da tecniche diverse di analisi.
Il che è buona prassi per confermare i dati analitici, per confermare soprattutto le specie chimiche esplosive eventualmente ritrovate nella zona della esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, poi elenca i reperti...
TESTE Cabrino: I reperti, sì, che io raccolsi furono reperti appunto del cratere, relativi a cratere e reperti relativi a frammenti della carrozzeria dell'autobomba del Fiorino.
E può iniziare la foto numero 1, appunto questa. Si vede parte del materiale, terreno alluvionale e materiale di riporto prelevato dal cratere. Questo reperto è stato prelevato in zone superficiali del cratere, cioè a piccola profondità, essenzialmente sotto lo strato di lastroni di arenaria e di calcestruzzo cemento che formavano la pavimentazione di via dei Georgofili nelle zone tra il materiale sottostante e questo strato che erano state proprio scavate dai gas di esplosione.
E parte di questo materiale era anche annerito dagli effetti dai gas di esplosione.
Di questo materiale, questa porzione che si vede nella foto è quella che è stata lavata. In particolare il materiale era circa un chilo e duecento di peso; ne sono stati levati 800 grammi circa. Questa è la porzione lavata in acetone per solubilizzare le eventuali tracce di esplosivo.
L'acetone ha solvente che solubilizza tutte... praticamente tutti i tipi di specie esplosive. E quindi ha solvente utilizzato per avere una soluzione di tutti i tipi di esplosivo eventualmente presenti in un reperto.
Questo campione, i campioni furono poi filtrati, concentrati a pressione ridotta e in seguito evaporati proprio a piccolo volume con un flusso di azoto.
E questo campione, come gli altri, furono analizzati dapprima con una tecnica di cromatografia su strato sottile, in maniera da cercare visivamente di identificare in questa tecnica di separazione su strato le macchie dovute a certe specie esplosive che vengono poi sempre su questo strato rilevate con degli spruzzi di sostanze che le colorano in maniera differenziale.
In seguito, questo stesso campione, fu poi trattato, analizzato mediante cromatografia in fase liquida ad alta efficienza. Cioè una tecnica di separazione sempre tra le varie specie che compongono il campione, però non più su strato, ma in una colonna, in una colonna dove il campione viene eluito da un solvente in pressione e la colonna materiale che riempie questa colonna opera la separazione fra le varie sostanze presenti dal campione.
In questo caso la rivelazione viene fatta, veniva fatta con un rivelatore per assorbimento di luce ultravioletta che, in corrispondenza dell'uscita di una data sostanza, evidenziava l'assorbimento di luce ultravioletta e c'è un registratore integratore che rivela un picco di assorbimento della sostanza.
E in questo particolare campione che era stato siglato come CR1 evidenziò appunto su strato di... su questa cromatografia su strato non evidenziò le specie esplosive, perché la tecnica cromatografica su strato ha dei limiti di sensibilità piuttosto elevati.
Cioè, la quantità di specie residua di esplosivo o residuo deve essere piuttosto elevata perché sia visibile su strato. E quando si parla di elevata è sempre un termine relativo perché si parla sempre di poche decine di milionesimi di grammi del campione.
E invece in cromatografia in fase liquida questo campione evidenziò presenza di tritolo e di T-4.
La cromatografia in fase liquida ha una sensibilità notevolmente superiore a quella su strato.
Una aliquota di questo campione messa da parte già subito dopo i lavaggi e la conservazione e conservata in freezer a meno 18-20 gradi, fu in seguito sottoposta ad analisi presso i laboratori forensici inglesi della DRA, Defence Reserce Agency, e in queste analisi fatte con la tecnica diversa, gascromatografia...
PUBBLICO MINISTERO: A questo ci arriviamo.
TESTE Cabrino: No, facevo per concludere questo campione.
Furono confermate queste tracce di tritolo e di T-4 e furono viste anche tracce di nitroglicerina e di nitrotoluene. Poi, proseguivo con gli altri campioni.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, lei procede in verticale, io procedo in orizzontale.
TESTE Cabrino: Ah, sì ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Io vado a strati, lei va per moduli longitudinali, eh?
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, procedendo a strati, quindi.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Finiamo la...
TESTE Cabrino: La repertazione, l'elencazione.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, le metodiche che ha impiegato.
TESTE Cabrino: Sì, sì, le vediamo.
PUBBLICO MINISTERO: Fino alla fase finale della verifica.
TESTE Cabrino: Sì, d'accordo. Questo è sempre lo stesso campione, la porzione non lavata, lasciata di rispetto praticamente.
Nella foto numero 3, è sempre materiale del cratere, preso però a profondità maggiore. Qui siamo in una porzione di materiale argilloso, un'argilla con molta sabbia che costituiva delle lenti, praticamente, nei fianchi del cratere a una profondità di circa 80 centimetri.
Queste zone risultavano proprio compresse dall'onda d'urto dell'esplosione nel cratere, questo materiale preso da queste zone.
Anche questo è stato trattato sempre per lavaggio acetonico e creazione del campione, come già detto prima.
Nella foto numero 4, c'è un reperto che è sempre materiale del cratere, prelevato però sul fondo del cratere. Anche qui è materiale alluvionale o di riporto, perché il terreno in quella zona era in parte alluvionale da sedimenti dell'Arno, e in parte di riporto dai detriti di vecchie costruzioni demolite nel 1400, in quegli anni lì. E avevano... erano state stratificate nel terreno.
Anche questo campione è stato sottoposto agli stessi trattamenti.
Nella foto numero 5, qui sono invece materiali attinenti, provenienti dalla carrozzeria dell'autobomba. Queste sono state raccolte - schegge metalliche - sono state raccolte nell'androne, come dicevo prima, al numero 4 di via Lambertesca, che era in asse praticamente, questo vano, era in asse a via dei Georgofili. Il portone era stato distrutto dall'esplosione, e molto materiale della parte anteriore del Fiorino era stato proiettato, compreso il motore, dentro a questo androne e al cortile adiacente.
Anche queste schegge sono state lavate, come detto prima.
Lo stesso nella foto successiva, vi sono schegge sempre del Fiorino, sempre raccolte nell'androne, miste a chiodi del portone che era andato distrutto nell'esplosione.
Nella foto 7, invece, c'è una porzione, campione dello stesso materiale, lasciata di rispetto, non lavato.
Nella foto numero 8 vi sono, invece, frammenti metallici sempre provenienti dal Fiorino, raccolti non verso via Lambertesca, ma verso l'Arno, cioè in via dei Georgofili nella direzione dell'Arno. E precisamente, appunto, tra i 15 e i 20 metri di distanza dal cratere, in corrispondenza circa ai numeri civici 4 e... no, 7 e 9 di via dei Georgofili, nelle vicinanze di questi.
Anche questo campione è stato lavato e sottoposto ai trattamenti che sono stati prima detti.
Nella foto 9, c'è un'altra parte di questo stesso campione.
Nella 10, c'è un particolare in cui si vede una delle schegge metalliche della carrozzeria costituente il campione, che inglobava i resti di una guarnizione in gomma. Poteva essere una parte della portiera posteriore del Fiorino, una guarnizione tipo portiera.
Infine, nella foto 11, si vede un reperto che ho raccolto sempre nell'androne del numero 4 di via Lambertesca, e con ogni probabilità è parte del filtro, filtro aria, del Fiorino. Si vede il tipo di carta, è quella per filtri; l'anima metallica centrale, è parte del filtro d'aria.
I lavaggi di questo reperto non risultarono utili, perché era molto sporco di gasolio e quindi aveva residuato, dopo evaporazione, un'aliquota troppo grossa di gasolio per poter essere abbastanza concentrato per i successivi trattamenti, le successive analisi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, questo è stato la materia prima del suo lavoro.
TESTE Cabrino: L'esame, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha accennato anche, già a queste...
TESTE Cabrino: Un panorama dei reperti.
PUBBLICO MINISTERO: Ha accennato già a queste metodiche di analisi che ha impiegato. Allora, le devo chiedere preliminarmente: queste metodiche sono state - ritengo - messe in atto attraverso la attrezzatura di cui dispone il centro di ricerca e di studi dove lei lavora?
TESTE Cabrino: Sì, una parte di queste metodiche. Cioè il trattamento campioni completo e una parte di analisi, sì. Quelle con la chemiluminescenza - che l'ha scovato la FIAT, il termine chemiluminescenza - sono invece state svolte, effettuate presso il laboratorio forensico della DRA a Sevenox nel Kent.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, vorrei che lei ragguagliasse intanto la Corte sui risultati che ha ottenuto sul conto di tutti i suoi reperti...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... attraverso le metodiche di ricerca attuate, diciamo a La Spezia. Cioè a dire nell'istituto dove lei lavora.
TESTE Cabrino: Di chimica degli esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Di chimica degli esplosivi.
TESTE Cabrino: Dunque, su un campione, appunto il primo campione, primo campione ottenuto dal primo reperto che abbiamo visto, quello siglato CR1...
PRESIDENTE: Potrebbe risponderci complessivamente, per cortesia?
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente?
PRESIDENTE: Potrebbe darci una risposta complessiva, invece che campione per campione?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
TESTE Cabrino: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Può dare una risposta complessiva.
TESTE Cabrino: Le specie chimiche che, con le prime tecniche di cromatografia in fase liquida, avevo accertato sui campioni erano: tritolo, T-4 e, su un campione, anche pentrite. Quindi, erano questi tre tipi di specie chimiche.
Le successive analisi presso il laboratorio inglese confermarono queste specie chimiche, ad esclusione della pentrite, perché poi lo vedremo. E inoltre identificarono anche residui di nitroglicerine e di nitrotoluene.
La pentrite, bisogna premettere che questi campioni, tra le due serie di analisi, sono stati conservati in freezer, ma tra il tempo delle analisi e la presa di contatti con questo laboratorio inglese, le autorizzazioni e così via, erano passati più di due mesi.
Tutti i campioni, benché si porti via il solvente, ma tutti questi tipi di campione, anche a secco, contengono molte sostanze, oltre agli esplosivi estranei: in questo caso, soprattutto residui di gasolio, residui di olio motore, e poi residui metallici di vario tipo.
Soprattutto i residui metallici catalizzano, cioè accelerano, la decomposizione di taluni esplosivi. Quindi, in quel campione, in un campione - il CR2 - la pentrite non fu più rilevata con altro tipo di analisi, con ogni probabilità perché si era decomposta in quel lasso di tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Le ricerche, comunque, fatte presso il suo istituto furono due, di due tipi: l'analisi su strato...
TESTE Cabrino: Sottile.
PUBBLICO MINISTERO: Su strato sottile. E la cromatografia in fase liquida.
TESTE Cabrino: In fase liquida.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, la risposta positiva avutasi era relativa a tutti i reperti, o solo ad alcuni?
TESTE Cabrino: Solo ad alcuni: CR1 e il CR2, quindi due campioni del cratere; un terzo campione del cratere, quello del fondo cratere; e un campione di schegge metalliche.
Le successive analisi, invece, nei laboratori inglesi confermarono queste analisi su questi campioni e videro alcune specie esplosive a livelli molto bassi anche su altri campioni. Questo perché la tecnica in gascromatografia con chemiluminescenza è da 20 a 50 volte, a seconda della specie esplosiva, più sensibile ancora della cromatografia in fase liquida. Quindi poteva scendere a livelli dove, con la cromatografia in fase liquida, non poteva arrivare.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai può aversi questa non uniformità di risposta a carico di reperti omogenei, come data o meglio epoca del prelevamento, come sede di prelevamento, come modello analitico impiegato? Intendo dire, anche se non siamo entrati nel dettaglio, che non è che la risposta che lei ebbe dalle sue indagini fu coerente per tutti i reperti.
TESTE Cabrino: Non è completamente sovrapponibile per tutti i reperti, cioè le specie sono quelle, però sullo stesso reperto...
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei che chiarisse questo.
TESTE Cabrino: ... si trova una specie e non l'altra. Questo perché dipende, primo, dalla proiezione casuale dell'esplosivo residuo, quello che si va a cercare nei reperti. Sono le minime quantità di esplosivo della carica che non reagiscono, cioè che non prendono parte all'esplosione e quindi rimangono inesplose.
E quindi vengono proiettate, a seguito dei gas di esplosione, nell'ambiente circostante.
Questo succede perché? Perché, al di sotto di certi spessori, anche l'onda di detonazione nell'esplosivo non si propaga. Quindi se la carica, in corrispondenza di angoli, di irregolarità, proietta questa parte, queste minime parti di esplosivo che non vengono raggiunte dall'onda di esplosione.
Tecnicamente, si dice che per ogni esplosivo c'è un diametro critico al di sotto del quale l'onda di esplosione non si propaga.
A quel punto, per quella porzione di esplosivo che si trova al di sotto di quel diametro, non si ha esplosione, si ha proiezione nell'ambiente. Questa proiezione inizialmente è grossolanamente sferica, poi però, spazialmente, ci sono zone in cui avviene e zone in cui invece non c'è questo tipo di proiezione.
Quindi, già c'è una proiezione casuale. Quindi anche tutto ciò che viene esposto nelle vicinanze della carica, all'espansione di questi gas, non sempre è interessato dalla deposizione di questi residui inesplosi. Quindi, è già casuale la deposizione, la proiezione di questi residui sui reperti.
In più, poi, subentrano la repertazione anche. Si cerca di repertare il più possibile d materiale che è, originariamente, che è stato in vista della carica esplosa. Ma non sempre si può repertare tutto, quindi anche lì involontariamente c'è una certa selezione.
In seguito, c'è la resistenza chimica vera e propria della specie esplosiva nel campione; per cui certe specie esplosive resistono meglio nel tempo e quindi si degradano meno, altre si degradano più velocemente.
Ciò soprattutto in dipendenza delle altre sostanze che sono miste a questi residui esplosivi nel campione, che sono le più varie, proveniendo dall'ambiente, dall'ambiente dell'esplosione stessa.
E, ancora, certe tecniche vedono meglio alcune specie esplosive, e altre tecniche vedono meglio altre. Per esempio, la gascromatografia vede meno bene esplosivi tipo la pentrite che sono più termolabili. E quindi una colonna gascromatografica che lavora a temperature superiori a quelle ambientali, è meno adatta per vedere, per esempio, la pentrite. Mentre la cromatografia in fase liquida, che lavora a temperatura ambiente, vede meglio questa specie proprio perché non la distrugge, almeno parzialmente, per effetto della temperatura.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la ragione per cui è stato necessario impiegare più tecniche analitiche, e lavorare su diversi tavoli?
TESTE Cabrino: Sì, sì. Questa è una, anzi è la ragione fondamentale. In genere si cerca sempre di confermare con più tecniche le stesse specie.
PUBBLICO MINISTERO: E ciò che è stato affermato da una tecnica, ove non sia stato - come è successo nel caso nostro - confermato da un'altra tecnica, va ritenuto un dato comunque certo perché quella tecnica lo ha individuato con sicurezza? Ovvero, va ritenuto un dato in qualche modo incerto? Come dire, i risultati delle varie metodiche vanno a confortarsi e quindi a sommarsi, o vanno a smentirsi nel rapporto incrociato?
TESTE Cabrino: Per aver la sicurezza assoluta di quella traccia è bene che sia confermata da almeno due tecniche. Se è una tecnica sola, dà un'indicazione; però è sempre bene che, per aver la sicurezza, sia confermata - almeno questa è la prassi - da almeno due tecniche diverse.
PUBBLICO MINISTERO: Le tecniche impiegate - e ora illustrerà anche quella che ha sviluppato presso questi laboratori del Kent - sono le tecniche, per così dire, più accreditate su scala internazionale?
TESTE Cabrino: Sì. Sono queste e, in più, c'è la gascromatografia massa, che è quella utilizzata poi presso i laboratori della Scientifica. Questa è l'altra tecnica. Queste tre tecniche sono le più utilizzate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi lei ritiene che, quando questo lavoro è stato fatto, sia stato fatto ricorso alle metodiche le migliori che erano...
TESTE Cabrino: Le migliori che erano disponibili, sì, in quel momento e anche attualmente sono ancora quelle più utilizzate.
PUBBLICO MINISTERO: Uscendo dalle colonne, dalle gascromatografie e quant'altro, lei ha presente che, nella scena dell'evento, su vari manufatti, anche su pareti o che altro, vi erano dei reperti in qualche modo caratteristici. Ad esempio, annerimenti.
TESTE Cabrino: Sì, vi erano parecchi annerimenti.
PUBBLICO MINISTERO: Gli annerimenti sono un dato equivoco, un dato comunque utilizzabile, un dato sintomatico per una ricerca qualitativa di esplosivi, oppure no?
TESTE Cabrino: Beh, in questo caso, cioè in questo caso come in altri casi in cui gli annerimenti sono molto intensi, come materiale proprio che produce l'annerimento, si vede chiaramente che sono residui carboniosi del tipo nero fumo e grafite. Questi annerimenti diffusi di questo tipo sono caratteristici di tritolo, di presenza nella carica di tritolo a sé stante.
Cioè, a sé stante, intendo una parte della carica formata da solo tritolo, non tritolo in miscela con altri esplosivi, in intima miscela. Ma una parte della carica deve essere di solo tritolo, perché è il tritolo che, per sua natura, avendo poco ossigeno nella sua molecola, nell'esplosione produce molto, residua molto carbone allo stato elementare. Quindi, sotto forma di nero fumo o grafite.
Ed ha questi tipici annerimenti che, sulla scena dell'esplosione, lì erano presenti sia su parte dei resti del portale, della porta dell'Accademia dei Georgofili, della Torre del Pulci, soprattutto sullo stipite destro residuo. Sia, anche, nel palazzo di via Lambertesca numero 4, sulla facciata si vedevano molti annerimenti a spruzzo del gas di esplosione.
E anche nelle vicinanze del cratere, in certe zone soprattutto di argilla e in certi residui del materiale del cratere.
PUBBLICO MINISTERO: Si può definire quello che era successo come detonazione di esplosivo in via Georgofili, una esplosione franca ovvero un'esplosione non franca?
TESTE Cabrino: C'erano vari elementi che testimoniavano che l'esplosione era stata una detonazione e una detonazione franca. Cioè detonazione, quindi alta velocità di esplosione; si parla di detonazione quando la velocità di esplosione, nell'esplosivo, avviene a parecchie migliaia di metri al secondo.
E, in più, franca perché tutta la massa dell'esplosivo praticamente era detonata; e questo era stato testimoniato anche dai livelli molto bassi dei residui di specie esplosive inesplose sui reperti. E questi livelli sono stati sempre sull'ordine, in tutti i reperti, di pochi milionesimi di grammo, se non di decine di miliardesimi di grammo. Quindi, livelli molto bassi.
Ciò testimoniava di una detonazione franca, cioè che aveva interessato tutta la massa della carica.
PUBBLICO MINISTERO: Ci sono delle ragioni anche, per così dire, delle tecniche di realizzazione del manufatto che deve esplodere, che facilitano o, piuttosto, ostacolano la cosiddetta esplosione franca?
TESTE Cabrino: Sì. Dunque, perché si abbia un'esplosione franca bisogna che la carica sia, diciamo, abbastanza omogenea. Ciò può esser raggiunto o perché si utilizza una massa, una miscela esplosiva già di fabbrica di per sé omogenea; cioè per esempio delle cartucce di gelatinato commerciale, che sono costruite in maniera omogenea, o dell'esplosivo rigido solido tipo tritolo, tipo pentrite, T-4 eccetera, già compresso oppure fuso - nel caso del tritolo - di fabbrica.
Oppure, nel caso che si utilizzi materiale da sconfezionamento, quindi sconfezionato da armi, da proiettili, bombe, eccetera, solo nel caso in cui questo esplosivo che è stato sconfezionato venga di nuovo molto compattato, molto addensato, in maniera che l'esplosione lo interessi tutto. Perché la velocità di esplosione dipende dalla densità del materiale: più il materiale è denso, più la velocità è alta e interessa quindi tutta la massa dell'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Noi abbiamo, o meglio lei ha, riassuntivamente quindi indicato determinate specie esplosive.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le ha indicate con il nome chimico.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non con il nome merceologico.
TESTE Cabrino: No, quello che si identifica nelle analisi è proprio la specie chimica. Ora, quando si parla di tritolo, è anche il nome comune. Quando si parla, però, di nitrotoluene è il nome della specie chimica. Chiaramente, di nitrotoluene da solo non si ritrova come esplosivo comune. Quindi, fanno parte poi di, appunto, miscele esplosive, queste specie chimiche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei che proprio a questo proposito lei si soffermasse un attimo nello spiegare qual è il regime di produzione, di commercializzazione, di utilizzo delle specie chimiche una volta convertite in prodotto ovviamente d'uso.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giusto sul territorio nazionale, non mi interessa quello che succede all'estero, ovviamente, del T-4; mi interessa quello...
TESTE Cabrino: Sì, sì. Dunque, beh, cominciando appunto dal tritolo, il tritolo è una specie chimica ben precisa, è 246 trinitrotoluene. Ed è anche un esplosivo che esiste già di per sé, a sé stante, come esplosivo comunemente utilizzato.
Come esplosivo appunto a sé stante, il tritolo è utilizzato essenzialmente in campo militare. E' utilizzato da alcune armi delle Forze Armate; essenzialmente generalmente dal Genio, per lavori di demolizione. E, in queste funzioni, viene utilizzato sotto forma di cilindretti da un etto o di saponette da 2-4 etti, oppure in casi particolari in blocchi anche da alcuni chilogrammi.
PUBBLICO MINISTERO: C'è produzione in Italia di questo esplosivo?
TESTE Cabrino: No, il tritolo attualmente in Italia già da parecchi anni non viene prodotto da alcuna ditta, e quindi è di importazione.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto...
TESTE Cabrino: Anche il tritolo per i caricamenti, di certi sistemi d'arma, di certi proiettili e così via, viene sempre importato.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto è nella sua conoscenza, da quanti decenni il tritolo viene adoprato per il confezionamento, di bombe o che altro sia, militare?
TESTE Cabrino: Praticamente, sin dalla prima guerra mondiale molti dei proiettili, anche della prima guerra mondiale, erano caricati a tritolo appunto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è un esplosivo di lungo corso.
TESTE Cabrino: Di lungo corso e di lungo uso. E anche di lunga durata, perché cariche ancora dell'epoca, della prima guerra mondiale, sono ancora in ottimo stato.
PUBBLICO MINISTERO: Passando rapidamente agli altri, il T-4 e la pentrite.
TESTE Cabrino: Il T-4 e la pentrite sono altri due esplosivi. Il T4 ancora di uso essenzialmente militare. E ora, il T-4, come sostanza pura, cioè senza nessuna aggiunta, non viene utilizzato. Viene utilizzato per il caricamento di alcuni proiettili misto a paraffine, col 3 o il 5 o il 9% di paraffine.
Sennò, viene miscelato a tritolo, per fusione del tritolo viene miscelato il T-4, per fare vari tipi di esplosivi che si chiamano tritoliti: miscele di tritolo e T-4, sempre di uso militare.
In alcuni casi, vi sono in commercio alcuni tipi di esplosivi, anche di uso civile, che contengono piccole percentuali di T-4; però sono piuttosto rari. Alcuni tipi di gelatinati - soprattutto per prospezioni sismiche - contengono il 2, il 3, il 4% di T-4.
PUBBLICO MINISTERO: La pentrite?
TESTE Cabrino: La pentrite viene utilizzata, sia in campo militare essenzialmente per detonatori, e in campo civile anche - questo - per detonatori. Cioè il primo che dà l'avvio alla catena esplosiva è sempre un detonatore primario. Nei detonatori c'è sempre un mezzo grammo, un grammo, a seconda del tipo di detonatori, di pentrite.
Viene utilizzata in campo militare anche in sistemi interni, sempre detonatori però di trasmissione o per trasmettere l'onda esplosiva da un componente all'altro della munizione.
E viene utilizzata in campo sia militare che civile, in questo caso il grosso consumo è in campo civile, anche per realizzazione di miccia detonante. La miccia detonante è una miccia che consente di trasmettere non la fiamma, come la miccia a lenta combustione, ma proprio l'onda esplosiva, è una specie di guida ad onda esplosiva per collegare tra loro, per esempio, più cariche. Oppure per trasmettere l'onda esplosiva da un detonatore alla carica.
Oppure utilizzata di per sé - e questo è il grosso utilizzo, soprattutto in Italia, in Sardegna - per il taglio di certe pietre dure, come il granito: il granito viene in gran parte tagliato con miccia detonante. E questa miccia detonante ha un'anima di pentrite, pentrite cristallina.
PUBBLICO MINISTERO: E per venire poi a queste altre due specie esplosive, il nitroglicol e la nitroglicerina?
TESTE Cabrino: Dunque, nitroglicol e nitroglicerina sono due specie esplosive che, da sole, non vengono mai utilizzate; anche perché sono troppo sensibili anche per il trasporto stesso, e così via.
Vengono, a lato della produzione, immediatamente miscelate a esplosivi in genere di utilizzo commerciale, che sono i gelatinati e pulverulenti nitroglicerinati. Sono due categorie di esplosivi di utilizzo in cave, cantieri di lavoro, sbancamenti stradali e così via; che sono composti da nitroglicerina, da varie percentuali di miscela di nitroglicerina e nitroglicol, e da altri componenti. Di cui, il componente maggiore, è sempre il nitrato d'ammonio; sono a base, essenzialmente, di nitrato di ammonio con aggiunta di questa nitroglicerina, nitroglicol, e di nitrotoluene spesso, o in alcuni casi, invece, qualche percentuale di tritolo.
PUBBLICO MINISTERO: Da quello che lei oggi ci sta riferendo, e da quello che ha riferito l'altro consulente, specificamente interessato per le questioni di carattere analitico, noi siamo venuti così a sapere che sono state messe in campo svariate metodiche di ricerca analitica, le quali hanno fornito determinati risultati.
Ora sappiamo perché i risultati sono, in qualche maniera, possono essere disomogenei; quale è il rapporto che sta tra una ricerca e un'altra, in termini di sensibilizzazione o di personalizzazione, per così dire, della ricerca rispetto a una specie.
Ecco, le volevo chiedere questo: vi è la possibilità, e se sì, in che termini, una volta che si siano determinate, per specie presenti, si sia determinata la presenza - mi scuso per la ripetizione - determinate molecole, il trinitotoluene; ecco, vi è la possibilità a posteriori di farsi un'idea ragionevolmente attendibile sulla composizione, parlo di determinati quantitativi iniziali, di una carica?
TESTE Cabrino: Beh, si possono avanzare delle ipotesi in questo campo, cioè la certezza non c'è mai perché dalle specie residue, proprio per le variabili di cui ho parlato prima, è difficile poi risalire alla composizione quantitativa della carica esplosa. Però, si possono avere delle indicazioni.
Chiaramente se una specie esplosiva si ritrova su tutti i reperti, ci sono alcune indicazioni che quella specie esplosiva potesse costituire un'aliquota consistente della carica di partenza.
Bisogna però tener presente che alcune specie esplosive sono più, diciamo, così, tra virgolette, "stabili" nei campioni, e quindi si evidenziano di più.
Questo proprio per esperienza personale; già molti anni fa facemmo proprio delle prove specifiche per vedere quale specie, dopo esplosioni, si identificasse meglio, resistesse di più in vari ambienti. E si era visto, proprio con esplosioni di prova, che il T-4 è una delle specie che si riesce sempre a identificare meglio, anche quando è presente in quantità molto inferiori all'esplosivo principale.
Per esempio, mi ricordo casi in cui facemmo brillare un chilogrammo di tritolo con dentro 5 grammi di T-4; evidenziammo in alcuni campioni messi in alcuni reperti, messi apposta in vista dell'esplosione e poi analizzati, identificammo il T-4 a volte su qualche campione e non il tritolo, che pure era presente in un rapporto...
PUBBLICO MINISTERO: In proporzione nettamente...
TESTE Cabrino: In proporzione molto... Quindi dipende anche dalla visibilità, diciamo così, della determinata specie esplosiva.
Quindi non è sempre così diretto risalire alla... avere un'idea della composizione quantitativa della carica di partenza.
In generale, si può dire che se, però, una specie si trova sulla maggioranza dei reperti, quella specie doveva costituire una buona aliquota della carica, doveva costituire una buona percentuale della carica.
In più, poi, in questo caso, in questo specifico caso, gli annerimenti per esempio testimoniavano la sicura presenza di una discreta quantità di tritolo a sé stante.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come esplosivo a sé stante?
TESTE Cabrino: Come esplosivo a sé stante. Sì, perché quando, per esempio, ho detto prima che entra nelle composizioni dei gelatinati, anche di taluni pulvirulenti nitroglicerinati, cioè di queste due categorie di esplosivi di uso commerciale: beh, vi entra in percentuali del 4, 5 fino all'8-10%.
Però in questo caso il tritolo, essendo miscelato intimamente a altri esplosivi tipo nitrato d'ammonio, che ha un eccesso di ossigeno invece, non dà più quegli annerimenti caratteristici, non residua più questo carbone non ossidato, solido.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta corretta la distinzione tra una massa esplodente principale e una massa, una carica esplodente attivatrice, o booster che dir si voglia, che venga solitamente utilizzata per fare esplodere ad esempio cariche di tritolo?
TESTE Cabrino: Sì, un accoppiamento di questo tipo, specialmente se la carica è molto grossa...
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei, per l'appunto, parlava fino a un attimo fa di una presenza di tritolo...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... probabilmente testimoniata anche da questi annerimenti...
TESTE Cabrino: Sì, anzi senz'altro.
PUBBLICO MINISTERO: ... come esplosivo a sé stante, io mi sono collegato con questa precisazione che le chiedo. Cioè a dire, se è corretto che una ipotetica carica di tritolo a sé stante possa essere stata attivata da una carica attivatrice appunto - sembra che questa sia la terminologia - o booster, che dir si voglia.
TESTE Cabrino: Sì, un booster o detonatore secondario. Sì, e questa anzi, per cariche grosse, è una buona prassi.
Cioè quando la carica è molto grossa, è bene inserire tra il detonatore di partenza e la massa della carica una specie di amplificatore di esplosione che, appunto, è un booster o detonatore secondario che dir si voglia.
Che può essere un 5-10% della massa, della carica totale. E può essere formata, anzi per regola dovrebbe essere formata da esplosivi un pochino più ad alta velocità rispetto a quello che si vuole innescare.
PUBBLICO MINISTERO: Per regola, cosa vuol dire?
PRESIDENTE: Potremmo fare...
TESTE Cabrino: E' per buona norma di pratica di un artificiere, ecco.
PRESIDENTE: Potremmo fare una breve sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
PRESIDENTE: Una breve sospensione: dieci minuti, non di più.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Possiamo riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente. Il dottor Cabrino è già al suo posto.
Le volevo chiedere ancora questo, dottore. Stabilito quindi che lei ha condotto autonomamente un filone di indagini di tipo analitico, volevo sapere se poi a conclusione del lavoro svolto ha comparato le conclusioni alle quali è pervenuto con le indagini di tipo analitico condotte, invece, diciamo nell'ambito del servizio di Polizia Scientifica, o meglio, dall'altro consulente che specificamente si è occupato di questo, vale a dire il dottor Vadalà.
TESTE Cabrino: Sì, sono state comparate, sia nella prima fase, quella diciamo contemporanea e successiva alle analisi a La Spezia presso l'Istituto di Chimica degli Esplosivi; che avevano portato già a quell'identificazione di tritolo, T-4 e pentrite.
E già a quel livello si era vista una concordanza di risultati con quanto già era stato, come specie esplosive, già identificate con le tecniche utilizzate dal dottor Vadalà presso il laboratorio della Polizia Scientifica.
Sia nella seconda fase, dopo le ulteriori analisi presso i laboratori inglesi, dove a queste specie esplosive si erano aggiunte per identificazione di tracce di nitroglicerina essenzialmente, e di nitrotoluene.
E anche queste successive tracce erano state, in seguito a ulteriori analisi, identificate anche presso il laboratorio della Polizia Scientifica. Quindi, c'era completa sovrapposizione delle specie chimiche.
PUBBLICO MINISTERO: Il che vi ha consentito di formulare, quindi?
TESTE Cabrino: Una relazione finale praticamente, in cui sono confluiti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, con un indice di certezza?
TESTE Cabrino: Con un indice di certezza. Perché erano state identificate con tecniche diverse - talune sugli stessi reperti, altre su reperti comunque sempre provenienti dallo stesso ambiente - erano state identificate le stesse specie chimiche esplosive.
PUBBLICO MINISTERO: La consulenza, nel suo momento complessivo, investiva anche altri aspetti, non solamente quelli di tipo qualitativo.
TESTE Cabrino: Beh, diciamo, c'erano appunto da avanzare ipotesi anche sulla costituzione della carica, di cui si è parlato prima. E sulla possibile provenienza degli esplosivi; oltre che, poi, sugli aspetti quantitativi come determinazione del peso di carica, e eventuali ipotesi sulla dinamica dell'attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Fermo restando che l'oggetto specifico della consulenza, sulla quale oggi l'abbiamo chiamata a riferire, è quello qualitativo della carica, gli altri aspetti della consulenza li conosce e li considera praticati e portati a compimento in modo da soddisfare anche le sue specifiche professionalità?
TESTE Cabrino: Sì. Del resto abbiamo presentato appunto una relazione finale collegiale, anzi, tutte le relazioni sono collegiali.
Comunque, nella relazione finale sono stati, diciamo, assiemati tutti gli aspetti attinenti ai quesiti posti con tutte le risposte ai quesiti; e in tutte abbiamo concordato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta dottor Cabrino, lei ha predisposto una memoria da...
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io gliel'ho suggerito.
TESTE Cabrino: A corredo di quanto ho esposto, sì, c'è una memoria che riassume alcune parti e allega anche tutti i dati analitici delle analisi eseguite in Inghilterra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io quindi, se lei ritiene, le faccio presente che può consegnarla al Giudice, la sua memoria.
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come prevede una certa disposizione del Codice di procedura penale.
TESTE Cabrino: Benissimo. Allora, chiedo di allegare questa memoria.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha firmata, dottore?
TESTE Cabrino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
TESTE Cabrino: Sì sì, ho firmato.
PRESIDENTE: Non ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto mi riguarda, non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande? I difensori hanno domande?
AVVOCATO Gramigni: Sì, una domanda, Presidente. Avvocato Gramigni, difesa di Graviano Filippo.
Buonasera. Senta, io le chiedo: dalla vostra attività e in base ai quesiti che sono stati posti al collegio di consulenti dal Pubblico Ministero, avete anche formulato ipotesi sul tipo di innesco della carica esplosiva di via dei Georgofili?
TESTE Cabrino: Dunque, con innesco intendiamo proprio la parte specifica dell'innesco, cioè detonatore.
AVVOCATO Gramigni: Sì.
TESTE Cabrino: Sì, abbiamo formulato delle ipotesi. Ovviamente, serviva un detonatore e un sistema di temporizzazione. Un sistema di temporizzazione che poteva essere con un semplice tratto di miccia a lenta combustione.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Cabrino: Oppure con un sistema a temporizzatore elettronico e elettromeccanico. Avevamo avanzato questi due, tre tipi di ipotesi.
AVVOCATO Gramigni: Tre tipi di ipotesi, no? Cioè la miccia, il timer elettronico, e il comando radio, da quello che...
TESTE Cabrino: Ecco, il comando radio l'avevamo escluso, l'avevamo analizzato ma l'avevamo escluso.
AVVOCATO Gramigni: Perché?
TESTE Cabrino: Perché, vista la dinamica dell'attentato, che non era a un bersaglio mobile, preciso, quindi in una finestra di tempo molto limitata, ben definita; ma a un bersaglio fisso se vogliamo, non era necessario un comando radio per l'attivazione della carica a un determinato distretto.
AVVOCATO Gramigni: Allora, domanda che le faccio: la conformazione dei luoghi, cioè il fatto che si fosse in una via stretta e in mezzo ad edifici alti, avrebbe comunque permesso l'attivazione di un comando radio? Oppure...
TESTE Cabrino: Avrebbe reso difficoltoso non la trasmissione del segnale radio, che quello si trasmette tranquillamente anche in ambienti simili; ma la visualizzazione della zona: non v'era un punto in sicurezza, quindi a una certa distanza, vista l'entità della carica, che assicurasse una visione panoramica della zona.
AVVOCATO Gramigni: Quindi il comando radio l'avete relegato tra le ipotesi...
TESTE Cabrino: L'abbiamo praticamente escluso.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, per quanto riguarda la miccia a lenta combustione?
TESTE Cabrino: La miccia a lenta combustione l'abbiamo data come ipotesi, non l'abbiamo considerata la più probabile, l'abbiamo considerata in ordine di probabilità non la prima.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Cabrino: Perché, più che altro perché crea molto fumo nella combustione e quindi poteva attirare l'attenzione.
AVVOCATO Gramigni: Quindi lei mi conferma che la presenza di una miccia a lenta combustione avrebbe avuto, come segno esteriore, in un momento precedente all'esplosione, la presenza di fumo.
TESTE Cabrino: Poteva uscire del fumo, specialmente se i finestrini erano aperti, poteva uscire del fumo; se erano chiusi, sarebbe rimasto più all'interno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, ponendo in via ipotetica, come sembra emergere da certe risultanze di questo processo, che la macchina sia stata - l'autobomba cosiddetta - sia stata collocata nel luogo dell'esplosione circa 25 minuti prima del momento in cui esplose, più o meno 20-25 minuti; ecco, che tipo di miccia a lenta combustione, e soprattutto quali dimensioni avrebbe dovuto avere una miccia a lenta combustione, per essere idonea allo scopo?
TESTE Cabrino: Eh, la miccia...
AVVOCATO Gramigni: Premesso che, appunto, sembra che quantomeno 20 minuti, 25 minuti prima del momento dell'esplosione detta miccia avrebbe dovuto essere stata accesa.
TESTE Cabrino: Dunque, la miccia a combustione, essenzialmente la maggioranza dei tipi ha una velocità, un'unica velocità di combustione, la maggioranza dei tipi a lenta combustione, che dà circa un tempo di due minuti per ogni metro di miccia.
Quindi, per avere un 20-25 minuti, un 10-12 metri di miccia.
AVVOCATO Gramigni: Ora, io non sono un esperto di esplosivi, ma ritengo improbabile che possa trovare posto all'interno...
PRESIDENTE: Avvocato, non ci sono espressioni di valutazione. Lei deve fare domande.
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì. Ma siccome il signore è un consulente.
PRESIDENTE: Solo domande, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo.
PRESIDENTE: Non considerazioni.
AVVOCATO Gramigni: No. Le chiedo, allora, è probabile che abbia potuto trovare posto all'interno di un Fiorino una miccia di questa lunghezza?
TESTE Cabrino: Sì, come posto sì, perché la miccia non deve necessariamente essere stesa; può bruciare anche tranquillamente arrotolata a matassa, quindi non c'è nessun problema.
AVVOCATO Gramigni: Quindi avrebbe potuto trovarsi all'interno.
TESTE Cabrino: Sì, sì. 10 metri di miccia occupano un 20 x 20 centimetri.
AVVOCATO Gramigni: Ho capito. Comunque, lei dice, è improbabile sotto il profilo della possibilità di sprigionare fumo.
TESTE Cabrino: Noi abbiamo dato meno probabile del temporizzatore, del timer, per l'aspetto più che altro del fumo che sviluppa.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Quindi voi, come conclusione più probabile, siete giunti a quella che vede come sistema di innesco un timer elettronico, elettromeccanico.
TESTE Cabrino: Come la più probabile, sì.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Cabrino: Come ipotesi più probabile, sì.
AVVOCATO Gramigni: Senta, e in quanto alla dislocazione della carica esplosiva all'interno - della carica principale - all'interno del Fiorino, vedo che anche rispetto a questo aspetto della consulenza avete formulato certe ipotesi.
TESTE Cabrino: Sì, sono state formulate ipotesi...
PRESIDENTE: Avvocato, lei deve fare delle domande; non può chiedere "avete fatto".
AVVOCATO Gramigni: Sì. Quali ipotesi avete formulato in ordine alla dislocazione della carica principale all'interno dell'autovettura Fiorino?
TESTE Cabrino: Come, scusi?
AVVOCATO Gramigni: Quali ipotesi avete formulato rispetto alla dislocazione della carica principale di esplosivo all'interno dell'autovettura Fiorino?
TESTE Cabrino: Come forse spiegherà meglio poi l'altro consulente, colonnello Vassale, che più specificamente ha trattato e affrontato questo problema, abbiamo ipotizzato una carica in più sezioni - perché, visto il peso, non poteva essere un unico pacco.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
TESTE Cabrino: Sennò non sarebbe stato maneggiabile.
In più sezioni che, affiancate, portavano una forma grossomodo quadrata, rettangola con però, mi sembra, un metro e 20 per un metro circa.
AVVOCATO Gramigni: E quale sarebbe stata, a vostro giudizio, la dimensione ideale, o comunque consigliabile, di ogni singolo elemento diciamo della carica esplosiva, per poter essere agevolmente maneggiato?
TESTE Cabrino: Mah, mi sembra che in quell'ipotesi fosse sull'ordine dei 20 centimetri per una lunghezza di 60, 50-60 centimetri. Mi sembra che fossero stati ipotizzati in questa maniera, i pacchi, i singoli pacchi.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Il che porta grossomodo ad ipotizzare quanti contenitori di esplosivo, atteso il complessivo della carica che sembra aggirarsi sui 250 chili?
TESTE Cabrino: Mi sembra, adesso non ho sottomano gli schemi, ma una decina mi sembra di pacchi, grossomodo.
AVVOCATO Gramigni: Io non ho altro da chiederle, la ringrazio.
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni. Dottore, ma il congegno elettromeccanico come si attiverebbe?
TESTE Cabrino: Dunque, noi abbiamo distinto o congegno elettronico, o congegno elettromeccanico.
AVV. Cianferoni: O elettromeccanico.
TESTE Cabrino: Beh, un elettromeccanico fra i più comuni sono quelli tipo i temporizzatori della lavatrice, della lavastoviglie.
AVV. Cianferoni: Ma va messo vicino alla carica, perciò?
TESTE Cabrino: Beh, può chiudere un circuito elettrico, quindi può essere anche a distanza dalla carica. Poi chiude un circuito elettrico, come nella lavatrice o nella lavastoviglie: con un movimento meccanico a un certo punto chiude un circuito elettrico.
Quindi, poi, i fili che portano al detonatore possono avere varie lunghezze.
AVV. Cianferoni: Il tritolo, lei ha detto, è stato verosimilmente adoperato di per sé, cioè come puro. Quindi in che consistenza si poteva trovare? In pani, in saponette?
TESTE Cabrino: Si poteva trovare, appunto come ho detto, si trova in cilindretti da 100 grammi, si trova in saponette da 2-4 etti, si può trovare in blocchi o, sennò, può essere ottenuto da sconfezionamento di residuati bellici, di proiettili, di bombe e così via. In quel caso, si recupera i pezzi, e siccome i pezzi assieme danno notevoli soluzioni di continuità e non creano una carica omogenea, si possono macinare artigianalmente, ricompattare, per avere una carica omogenea a una discreta densità.
AVV. Cianferoni: L'ordigno come è confezionato, si poteva considerare stabile e, quindi, trasportabile anche per lunghe distanze? O era pericoloso, fare questo?
TESTE Cabrino: No, non era pericoloso. Perché la parte diciamo sensibile, di tutto l'insieme, di tutto l'ordigno, è in pratica solo il detonatore o i detonatori primari.
Comunque, anche un detonatore perché esploda per urto, accidentalmente, ha bisogno di stimoli molto, molto elevati: va preso a martellate. Se cade in terra o che, non esplode. Con un urto accidentale di un'auto, non esplode.
L'esplosivo, ancora meno. Praticamente gli esplosivi, per urto, esplodono solo in grossa quantità, se finiscono sotto alle ruote di un treno: è l'unico stimolo meccanico che sicuramente li fa esplodere, perché c'è una compressione enorme e velocissima.
Ma in altri casi, no.
AVV. Cianferoni: Ecco. Però, su questo punto, vorrei porre questa domanda, cioè nella relazione 23 ottobre '93, alla quale anche lei ha partecipato, si indicava proprio come inopportuno un trasferimento attraverso percorsi lunghi o eccessivamente articolati.
TESTE Cabrino: Ma non tanto sotto l'aspetto della pericolosità della carica, quanto sotto l'aspetto del possibile inconveniente che portasse alla scoperta del trasporto. Ecco, era più in quel senso, che non per la pericolosità di trasporto della...
AVV. Cianferoni: Bene, grazie.
TESTE Cabrino: Prego.
PRESIDENTE: Altre domande? Si può accomodare, grazie.
*TESTE Cabrino: Benissimo.