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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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UDIENZA 25.9.1997

PRESIDENTE: Buongiorno. Facciamo l'appello.
Bagarella.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan e avvocato Cianferoni. Benissimo, è presente l'avvocato Ceolan.
Barranca Giuseppe.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Barone e avvocato Cianferoni. E' presente l'avvocato Cianferoni? No. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato... chi c'è lì dietro? Ah, l'avvocato Gramigni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, avvocato Falciani. C'è l'avvocato Falciani? Grazie.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, avvocato Fiorentini e avvocato Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Cannella Cristoforo.
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi. E' presente? Sì. Grazie.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai, avvocato Batacchi. Presente l'avvocato Batacchi.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani che è presente.
Ferro Giuseppe: rinunciante. Avvocato... come si chiama?
SEGR. D'UDIENZA: Mignati Paoli.
PRESIDENTE: C'è l'avvocato Mignati Paoli? Sostituito dall'avvocato Falciani?
AVVOCATO: Posso sostituirlo io, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Siamo arrivati a...?
(voce fuori microfono) Ferro Vincenzo.
PRESIDENTE: Scusate un momentino, eh. Dove sono arrivato? A Ferro Giuseppe, vero?
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi, avvocato Gennai...
AVVOCATO: Entrambi presenti.
PRESIDENTE: Frabetti Aldo.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Rocchi. No, non c'è. Sì, c'è l'avvocato Rocchi.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Dieci, avvocato Florio, avvocato Bennati. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, sostituito dall'avvocato Gramigni.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo e avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Il suo difensore si chiama?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Batacchi è presente.
Lo Nigro Cosimo.
IMPUTATO Lo Nigro: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi. Sostituiti dall'avvocato Rocchi.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Spatuzza Gaspare.
IMPUTATO Spatuzza: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato? E' stato nominato? Pepi? Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Tutino Vittorio.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Facciamo entrare... chi facciamo entrare stamattina? Sinacori mi pare.
Allora, vuol dirci il suo nome, cognome, luogo e data di nascita, per cortesia?
*EX 210 Sinacori: Sinacori Vincenzo. Nato a Mazara del Vallo, 26/07/55.
PRESIDENTE: Il P.M. vuol dirci qualche cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Allora Presidente, il signor Sinacori viene nominato ai sensi dell'articolo 210 in relazione a un fatto assolutamente elementare e non controvertibile. Vale a dire, il signor Sinacori in relazione ai fatti oggetto di questo procedimento ha ricevuto dal Pubblico Ministero in data 14 febbraio '97 informazioni di garanzia. Di talché è persona sottoposta ad indagini in un procedimento che ovviamente, è in fase di indagini preliminari, esattamente per i reati che formano oggetto di questo procedimento. Quindi è il caso, direi, elementare di tutti quelli che comportano che si debba procedere nella forma garantita ai sensi dell'articolo 210.
PRESIDENTE: Bene. Allora, lei viene sentito come imputato per procedimento connesso. Quindi ha facoltà di dichiarare se vuole rispondere o se vuole non rispondere.
EX 210 Sinacori: Sì, voglio rispondere.
PRESIDENTE: E' presente il difensore?
AVVOCATO Falzone: Presidente, buongiorno. Avvocato Lucia Falzone del Foro di Caltanissetta.
PRESIDENTE: Benissimo. Difensore di fiducia, vero?
AVVOCATO Falzone: Difensore di fiducia di Sinacori.
PRESIDENTE: Benissimo. Il Pubblico Ministero può procedere.
PUBBLICO MINISTERO: Sinacori buongiorno. Sono il dottor Chelazzi.
EX 210 Sinacori: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta signor Sinacori, prima di tutto le chiedo: lei è tuttora in stato di detenzione o è cessato il suo stato di detenzione?
EX 210 Sinacori: No, è cessato il mio stato di detenzione.
PUBBLICO MINISTERO: Da quanto tempo?
EX 210 Sinacori: Dal 25 agosto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei aveva alle spalle una detenzione iniziata quando?
EX 210 Sinacori: Iniziata a luglio del '96.
PUBBLICO MINISTERO: Iniziata, quindi, con un arresto. Dopodiché, a quello che veniamo a sapere, ha fatto un anno di detenzione e qualche cosa.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato messo in libertà per revoca delle ordinanze di custodia cautelare o per qualche altra ragione?
EX 210 Sinacori: No, per revoca delle ordinanze di custodia cautelare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, la sua detenzione era in corso per che tipo di reati?
EX 210 Sinacori: Per tutti i reati che comprendono associazione Cosa Nostra: dagli omicidi, estorsioni, sequestri di persona, traffico di sostanze stupefacenti, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi con questo lei mi vuol dire che ha fatto parte di questa organizzazione?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ne ha fatto parte a partire da che epoca, da che anno?
EX 210 Sinacori: Sì, io sono entrato in Cosa Nostra nel dicembre dell'81, nella famiglia mafiosa di Mazara del Vallo e del rispettivo mandamento della provincia di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti anni aveva nell'81, signor Sinacori?
EX 210 Sinacori: Io avevo 26 anni.
PUBBLICO MINISTERO: E' entrato a far parte quindi della famiglia di Mazara con cerimonia formale, quindi lei è stato ritualmente combinato?
EX 210 Sinacori: Sì, in Cosa Nostra si entra così...
PUBBLICO MINISTERO: Sinacori, non si preoccupi se io le farò qualche domanda che ha l'aria di essere banale. Io le debbo fare tutte le domande, ovviamente.
Quindi, lei è entrato in Cosa Nostra attraverso una formale cerimonia di combinazione, eh?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ricorda chi sono le persone che l'hanno... potemmo dire che hanno presenziato a questa cerimonia? Chi è che l'ha presentato, chi è che l'ha pungiuto?
EX 210 Sinacori: Sì, era presente tutta la famiglia mafiosa di Mazara del Vallo e quello che mi ha combinato, cioè che mi ha punto il dito è stato Agate Mariano che all'epoca era il rappresentante della famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la sua qualità, per così dire, all'interno di Cosa Nostra, è rimasta quella di uomo d'onore - come ci sta dicendo - oppure, nel corso degli anni, lei ha avuto qualche incarico, qualche qualifica superiore a quella di semplice uomo d'onore?
EX 210 Sinacori: Io sono stato un semplice uomo d'onore fino al dice... fino agli inizi del '92 quando è stato nuovamente riarrestato Agate Mariano. Dopo che è stato nuovamente riarrestato Agate Mariano, sono stato nominato reggente del mandamento di Mazara del Vallo. Io assieme ad un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Che sarebbe l'altro?
EX 210 Sinacori: Andrea Mangiarracina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la carica di Mariano Agate agli inizi del '92 era quella di...?
EX 210 Sinacori: Di rappresentante e capomandamento di Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Il mandamento di Mazara era comprensivo di quale famiglia?
EX 210 Sinacori: Di Marsala, Salemi e Vita.
PRESIDENTE: L'ultimo ha detto, scusi?
EX 210 Sinacori: Marsala, Salemi e Vita.
PRESIDENTE: Vita, grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Questa carica di co-reggente - possiamo adoprare questo termine - dall'arresto di Mariano Agate, lei l'ha conservata fino al momento del suo arresto?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre, per così dire, avendo come suo alter ego Mangiarracina?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho premesso poco fa, Sinacori, che lei ha avuto un'informazione di garanzia, per l'appunto in quell'interrogatorio del 14 febbraio del '97, nel quale prima di cominciare a porle delle domande, l'ho avvisata che doveva considerarsi indiziato in relazione a certi fatti di cui si occupa anche la Corte di Assise.
E allora io vorrei porle subito delle domande che hanno specificamente a che fare con l'oggetto di questo procedimento.
Lei ha mai avuto cognizione diretta, ha mai avuto una qualche investitura specifica in relazione a questi o a qualcuno di questi obiettivi di azioni criminose di cui si occupa questo processo? Intendo dire un'azione da compiersi nei confronti del giornalista Costanzo, un'azione da compiersi nei confronti del collaboratore Contorno, un'azione da compiersi a Firenze contro il museo degli Uffizi, azione da compiersi a Roma contro due edifici dedicati al culto, quindi due chiese, un'azione da compiersi a Milano nei confronti di un altro museo.
EX 210 Sinacori: Sì. Per quanto riguarda il giornalista Costanzo, io sono stato direttamente coinvolto nel tentativo di uccidere Costanzo.
Siamo... mi ricordo una prima riunione che avvenne nelle campagne di Castelvetrano che era di proprietà di Salvatore Riina, ma ci badava un uomo d'onore di Santa Ninfa, un certo Pietro Giambalvo.
Questa riunione mi recai io assieme a Mariano Agate, lì erano presente: Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano, il fratello Filippo e Totò Riina.
In questo incontro Totò Riina ci disse che dovevamo incominciare a pensare sia a Falcone che a Martelli. E quindi dovevamo partire, dovevamo organizzarci per andare a Roma.
E ci diede anche delle indicazioni sia per Falcone che se la poteva fare al ristorante L'Amatriciana, che poi successivamente vennero a sapere che non era L'Amatriciana ma era un altro ristorante.
E se non trovavamo loro, dovevamo vedere se incontravamo o Costanzo o qualche giornalista di quelli che in quel periodo ci davano fastidio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la fermo qui signor Sinacori.
Perché dobbiamo, devo cercare di dare a questo racconto tutti i dettagli che servono.
Allora, cominciamo a dire: in che epoca si svolge questa riunione?
EX 210 Sinacori: Mah, siamo verso settembre-ottobre del '91.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Sinacori: Ottobre, all'incirca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le persone che lei ha nominato come partecipi a questa riunione, sono persone che lei già tutte conosceva?
EX 210 Sinacori: Io conoscevo bene sia il Riina, il Matteo Messina Denaro e gli altri non li conoscevo. Filippo Graviano e Giuseppe non lo conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, li conobbe nell'occasione?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il fatto che si trattasse rispettivamente di Giuseppe e di Filippo Graviano, lei come lo può affermare oggi con sicurezza?
EX 210 Sinacori: Che mi sono stati presentati come uomini d'onore e mi è stato detto come si chiamavano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, era normale che oltre alla presentazione come uomini d'onore si dicesse anche il nome e cognome della persona in questione?
EX 210 Sinacori: No, non era normale ma dipende dai rapporti che c'erano con delle persone tipo... noi ci trovavamo là per andare a fare delle cose assieme, delle cose abbastanza delicate. Quindi, mi hanno detto che si chiamavano Graviano.
Poi, successivamente, siccome siamo partiti assieme con Giuseppe, ho avuto modo di sapere con precisione che si chiamava Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questa riunione, lei ha detto si è svolta a Castelvetrano.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In questa proprietà di Riina, lei ha detto: 'ci badava questo uomo d'onore...'
EX 210 Sinacori: Di Santa Ninfa.
PUBBLICO MINISTERO: '... di Santa Ninfa, Giambalvo'.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire "ci badava"? Era il prestanome oppure, semplicemente, la mandava avanti questa proprietà?
EX 210 Sinacori: Non lo so, se era prestanome non lo so. Però, ci badava lui. Alle proprietà di Riina ci badava, a diverse proprietà di Riina ci badava lui.
Siccome era presente, ma non ha partecipato alla riunione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbia pazienza. Non ho capito una cosa e quindi le pongo la domanda in forma diretta: a questa riunione era presente Agate o no?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei sa come è stata indetta - adopriamo questo termine - questa riunione...
EX 210 Sinacori: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... e perché, mi scusi, abbia pazienza. E perché le persone chiamate a partecipare a questa riunione furono per l'appunto queste e non altre? Voglio dire: per quale ragione chi convocò la riunione, convocò Agate e lei, convocò Messina Denaro, convocò i Graviano ?
Ecco, lei sa perché furono chiamati a partecipare alla riunione queste persone e non altre?
EX 210 Sinacori: No, io inizialmente non l'ho saputo. Ho saputo soltanto che Agate Mariano mi disse soltanto che dovevamo andare a Castelvetrano a incontrare il signor Riina.
Poi, successivamente, siccome ci sono state altre riunioni dopo di questa...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Sinacori: ... ho saputo perché eravamo noi, perché praticamente, siccome in quel periodo si incominciò a parlare della super Procura che si doveva fare la super Procura a Roma. E Riina voleva... siccome già c'era il fenomeno pentitismo, esisteva abbastanza, e Riina voleva chiudere ancora di più Cosa Nostra. Nel senso di evitare fughe di notizie...
PUBBLICO MINISTERO: "Chiudere" vuol dire compartimentare?
EX 210 Sinacori: "Chiudere" nel senso di chiudere i discorsi, dei discorsi saperli sempre meno persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: Meno persone. E a questo scopo, lui ci disse in una riunione che se lo Stato faceva la super Procura lui aveva intenzione di fare la super Cosa, cioè una Cosa abbastanza ristretta.
Ed era... questo era un gruppo che faceva parte di una super Cosa.
Noi non conoscevamo gli altri gruppi. Questo gruppo era formato da me, Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano, Filippo Graviano che ha partecipato a uno o due riunioni e poi non l'ho più visto.
Questi sapevamo della super Cosa. Gli altri... perché Matteo Messina Denaro poi si portò dietro il Geraci, i Graviano si portarono dietro il Fifetto Cannella e Renzino Tinnirello.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ora ha adoprato questo termine di "super Cosa" e - se io ho capito bene, altrimenti mi corregga - voleva dire un gruppo, questo almeno, che agiva compartimentato da tutto il resto di Cosa Nostra?
EX 210 Sinacori: Sì, era un gruppo che dipendeva solo ed esclusivamente da Riina. Era una Cosa Nostra dentro la Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Da quanto ha capito lei, è possibile che vi fossero altri gruppi che ugualmente rispondevano per altri problemi, per altre iniziative, direttamente a Riina e non ad altri personaggi per quanto magari importanti, influenti dell'organizzazione?
EX 210 Sinacori: Sì, è possibile che c'erano altri gruppi. Però noi non li conoscevamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome ora elencando i personaggi di questo, diciamo, gruppo ristretto al quale lei faceva parte, non ha menzionato il nome di Agate Mariano - qui son sicuro di aver udito bene...
EX 210 Sinacori: Sì, ma Agate Mariano io non sono sicuro se lui era presente nella riunione in cui si parlò di questa super Cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: Siccome poi Agate Mariano venne arrestato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: ... io non lo so se lui era consapevole di questa super Cosa oppure no. Perché lui non me ne parlò mai.
PUBBLICO MINISTERO: Allora del fatto che Agate Mariano partecipò al primo incontro a Castelvetrano, lei è sicuro?
EX 210 Sinacori: Sì, sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma non è questo l'incontro nel quale Riina illustrò che cos'era la super Cosa?
EX 210 Sinacori: No, no. Fu un altro incontro a casa del fratello di Salvatore Biondino, un certo Mimmo Biondino.
PUBBLICO MINISTERO: E lei non è più sicuro se Agate ha partecipato...
EX 210 Sinacori: No, molto probabilmente non ha partecipato perché non lo ricordo completamente.
Lì c'era: Fifetto, Graviano, Giuseppe Graviano, Matteo, io, Salvatore Biondino e Totò Riina, Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, in questo primo incontro che si svolse a Castelvetrano, fu affrontato anche qualche aspetto di carattere organizzativo di questo programma criminoso che lei ci sta illustrando? Cioè, a dire: colpire Martelli, colpire il dottor Falcone e diciamo, in via subordinata colpire o Costanzo o altri giornalisti.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dico, fu affrontato già qualche discorso di carattere organizzativo? Intendo dire: dove compiere queste azioni, chi compie queste azioni?
EX 210 Sinacori: Sì, si parlò che dovevamo partire, dovevamo andare a Roma a girare per vedere se incontravamo queste persone.
Se le incontravamo poi, dovevamo scendere giù. Dipende come dovevamo fare l'azione: se era, se ci dovevamo sparare, già eravamo preparati per spararci; se si doveva fare un attentato, dovevamo scende... dovevamo avvertire Riina e poi lui ci dava delle indicazioni, quello che dovevamo fare.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, per "attentato"...
EX 210 Sinacori: Dinamitardo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi con esplosivo.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei dice che: 'se ci dovevamo sparare, eravamo pronti per farlo'. Il che vuol dire che vi eravate organizzati per recarvi a Roma portandovi dietro anche le armi?
EX 210 Sinacori: Sì. Difatti ci siamo portati.
PUBBLICO MINISTERO: E anche l'esplosivo vi dovevate portar dietro?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma oltre al semplice fatto di andare a Roma con tutto questo arsenale - parlo sempre della riunione di Castelvetrano - fu anche affrontato il punto di come vi sareste organizzati a Roma? Cioè a dire: su chi vi sareste appoggiati, se c'era già qualche appoggio a Roma oppure andava... oppure degli appoggi si parlò in un momento solo successivo?
EX 210 Sinacori: No, no. Si parlò che a Roma c'era una persona, un calabrese che conosceva Matteo Messina Denaro, un certo Scarano, che poi io ho conosciuto, e che era una persona che si ci poteva fidare in quanto già loro l'avevano provato. Nel senso che aveva fatto degli omicidi per conto dei partannesi, credo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo fu un discorso che fu fatto sul momento?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, quando si cominciò a parlare di questa operazione.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, chi è che illustrò, per così dire, l'esistenza di questo referente a Roma specificamente nella persona di questo calabrese chiamato Scarano? Chi del gruppo dei presenti era al corrente di questa... dell'esistenza di questa persona?
EX 210 Sinacori: Ne parlò Riina, però quello che lo conosceva era Matteo. Parlava Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire, se lei lo ha capito, vuol dire che Riina sapeva da prima della riunione dell'esistenza di questo signor Scarano che stava a Roma e poteva essere un appoggio per voi?
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Lo sapeva.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei sa com'è che, per così dire, nasceva la conoscenza di questo signor Scarano? Sa in base a quali elementi, oltre al fatto di omicidi di cui ha accennato, in base a quali elementi era giudicato una persona affidabile? Chi soprattutto aveva sperimentato l'affidabilità di questa persona?
EX 210 Sinacori: A me me ne parlò Matteo direttamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Sinacori: Nel senso che diceva che questo è una persona affidabile, che aveva compiuto... che lui l'ha conosciuto tramite gli Accardi, Stefano "cannata", quelli di Partanna.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, "cannata" è un termine...
EX 210 Sinacori: E' un soprannome.
PUBBLICO MINISTERO: E' un soprannome...
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che identifica la famiglia degli Accardo.
EX 210 Sinacori: No, questo Stefano Accardo neanche era uomo d'onore. Il fratello era uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Il fratello che si chiamava?
EX 210 Sinacori: Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: E allora questo Scarano aveva avuto questa conoscenza con queste persone.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dopodiché aveva conosciuto Matteo? E' questo il discorso?
EX 210 Sinacori: Sì. Matteo lo conosceva da prima perché poi me ne parlò. E fu lui a dirmi che questa persona aveva fatto degli omicidi per i partannesi. Io l'ho saputo da Matteo questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questa riunione che si svolse a Castelvetrano, fu anche spiegato la ragione per la quale era venuto il momento - adopriamo questo termine un po' grossolano - per colpire, per attentare alla vita del dottor Falcone, di Martelli, o eventualmente di questi giornalisti: Costanzo ed altri. Cioè a dire: lei si capacitò della ragione per la quale era stato deciso a quel momento di passare all'azione per colpire queste persone?
EX 210 Sinacori: No, a quel momento non è stato spiegato. Però era automatico perché, Falcone era un obiettivo di Cosa Nostra già da parecchio tempo; e Costanzo poi venni a saper che era un obiettivo perché con le sue trasmissioni ci dava molto fastidio; e Martelli venni a sapere dopo, perché prima si era venuto a prendere i voti in Sicilia e poi si era portato contro di noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto in un secondo momento sul conto di Costanzo, lei sentì fare queste considerazioni.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che faceva trasmissioni. C'era stato qualche fatto particolare che aveva attualizzato la decisione di compiere un'azione contro Costanzo?
EX 210 Sinacori: Sì, si parlò di una trasmissione che fece lui dove si parlava dei ricoveri facili all'ospedale e che lui in quella trasmissione disse che dovevano effettivamente avere tutti tumori o dovevano morire tutti di cancro gli uomini d'onore.
Questo fu una causa scatenante.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la goccia che fece traboccare il vaso.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo dir così.
Ecco, nella riunione di Castelvetrano si parlò di altri argomenti che specificamente riguardavano Costanzo o in genere questa trasferta da organizzare a Roma, ovvero gli altri particolari sono stati affrontati nelle riunioni successive?
EX 210 Sinacori: No, in questa riunione è finito là il discorso.
Poi ci sono stati altri appuntamenti a Palermo dove si entrò nei dettagli, come dovevamo fare, come non dovevamo fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nei dettagli ci dobbiamo entrare anche noi.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei ricorda quante sono state le riunioni che poi si sono svolte a Palermo?
EX 210 Sinacori: Mah, saranno state un quattro o cinque al massimo. Prima di partire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha già detto che alle riunioni successive non ha memoria che abbia partecipato Agate.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: le altre persone partecipi del primo incontro, quindi: lei, Messina Denaro, Riina, i due fratelli Graviano hanno partecipato alle riunioni successive svoltasi a Palermo?
EX 210 Sinacori: Filippo Graviano una sola volta. Gli altri sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Si è aggiunto qualcuno come partecipe delle riunioni, mi riferisco a quelle di Palermo?
EX 210 Sinacori: In presenza di Riina, no. L'ultima, prima di partire ci raggiunse Cannella, Tinnirello e Geraci Francesco in presenza di Salvatore Biondino a casa di Salvatore Biondino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma Salvatore Biondino...
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... alle riunioni, oltre che all'ultima di cui sta parlando ora, a quelle precedenti svoltesi a Palermo, intervenne?
EX 210 Sinacori: Sì, era sempre presente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ha detto che a Palermo sono state fatte riunioni nella abitazione del fratello di Salvatore Biondino?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In che zona si trova questa abitazione?
EX 210 Sinacori: Non lo so la zona come si chiama, comunque posso individuarla perché si trova venendo dall'autostrada di Mazara, sulla destra su una collina. Una parallela alla via Regione Siciliana.
PUBBLICO MINISTERO: Il nome più o meno, insomma, anche approssimativo della collina della zona...
EX 210 Sinacori: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... la saprebbe indicare?
EX 210 Sinacori: No, no. Anche perché io non sono palermitano.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, in queste riunioni che si svolgono a Palermo, quali sono, se lei ce li può sintetizzare, gli aspetti o di, diciamo, motivazione, di causale, o organizzativi di cui si è parlato?
EX 210 Sinacori: Cioè, organizzativi... Totò Riina ci disse di.. a Matteo di procurare l'esplosivo tramite Vincenzo Virga.
E poi io dovevo parlare con l'autista, con il camionista per trasportare le armi.
E così abbiamo fatto. Io ho parlato con un certo Consiglio, che è una persona vicino alla famiglia di Mazara.
Abbiamo preparato il camion, abbiamo preparato le armi, abbiamo messo l'esplosivo.
Lui è partito, poi ci siamo dati un appuntamento a Roma, siamo andati a prenderlo con lo Scarano. Abbiamo conservato il materiale in uno scantinato dello Scarano, e poi siamo... e poi c'è stata l'ultima riunione in casa di Biondino dove ci siamo messi d'accordo di come dovevamo partire.
Io sono partito assieme a Geraci, non so gli altri come sono partiti.
Io sono partito con l'aereo con Geraci, avevamo appuntamento a Fontana di Trevi, credo che si chiami, un giorno stabilito. Ci siamo ritrovati là.
Noi dovevamo andare... io avevo già le chiavi di un appartamento che... e queste chiavi... era una persona, un certo Lamantia che poi è deceduto, che ha origine... la madre credo che sia di Mazara.
Siccome Agate Mariano quando era uscito dal carcere la prima volta, era stato allontanato, soggiornato a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Sinacori, la posso interrompere?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O preferisce...
EX 210 Sinacori: No, no. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... completare questo racconto che lei sta facendo, per carità, in maniera chiara, però molto riassuntivo.
Mi dica se preferisce finire il suo racconto e poi io lo riprendo da capo con una serie di domande, che ovviamente le debbo fare, oppure se...
EX 210 Sinacori: No, no. Mi faccia le domande.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Lei poco fa ci spiegava che a una riunione, l'ultima, che si è fatta prima della partenza sono stati presenti due persone i cui nomi non aveva fatto con riferimento alle precedenti riunioni.
Cioè a dire: Cannella Fifetto e Tinnirello Renzino.
EX 210 Sinacori: E anche Geraci Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: E Geraci Francesco. Ecco, allora cominciamo a dire queste due persone, mi riferisco in particolare a Cannella e a Tinnirello, son persone che lei conosceva da epoca precedente oppure le ha conosciute in questa occasione?
EX 210 Sinacori: No, le ho conosciute in questa occasione. Mi sono state presentate come uomini d'onore e poi ci siamo visti a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi presentazione rituale, e come ha avuto la possibilità di conoscere, come si chiamavano?
EX 210 Sinacori: Il nome, sì: Fifetto e Renzino. Poi a Roma ho saputo che si chiamava Cannella e Tinnirello.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Sinacori, queste persone hanno partecipato a questa riunione per decisione di chi?
EX 210 Sinacori: Li portò Giuseppe Graviano. Che facevano parte, appartenevano alla sua famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poi ha detto che intervenne Geraci Francesco. Allora, brevemente: Geraci Francesco è persona che lei conosceva da epoca precedente?
EX 210 Sinacori: Sì. Ma non è uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Geraci Francesco, lei sa che cosa fa nella vita di tutti i giorni? Che cosa faceva, per meglio dire.
EX 210 Sinacori: Sì, aveva un deposito di oro a Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, si occupava di preziosi, di gioielli?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la presenza di questa persona, di Geraci, a questa riunione da chi fu deliberata?
EX 210 Sinacori: Lo portò Matteo. ma sicuramente prima... sicuramente ne parlò prima con Riina. Perché non è che Matteo poteva prendere una persona e lo portava in un riunione senza che Riina ne sapeva niente. Specialmente per quello che dovevamo andare a fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a quello che capisco, che la Corte sta comprendendo insieme a me, allora, Messina Denaro introdusse in questa iniziativa Francesco Geraci.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe Graviano introdusse in questa iniziativa Cannella e Renzino Tinnirello. Lei?
EX 210 Sinacori: Io, nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Nessuno.
EX 210 Sinacori: Io solo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quando si svolge questa riunione, questa qui, è già stata fatta quella operazione che lei ha accennato un attimo fa - sulla quale ritorneremo - di scegliere le armi da portare a Roma, di procurare l'esplosivo...?
EX 210 Sinacori: Sì, di già era stato fatto. Questo è stata l'ultima, proprio qualche giorno prima di partire.
PUBBLICO MINISTERO: Lei al momento in cui viene fatta questa riunione, appunto, disponeva già delle chiavi dell'appartamento?
EX 210 Sinacori: Io, le chiavi dell'appartamento le ho avuto il giorno prima che arrestassero nuovamente Mariano Agate.
Perché ci trovavamo assieme a Palermo ad incontrare il signor Riina. Mentre mangiavamo, alla televisione parlavano che stavano riarrestando nuovamente le persone che erano uscite dal carcere, siccome lui era uscito, Riina gli consigliò di non andare a casa perché l'avrebbero arrestato.
Lui disse che non si preoccupava perché già aveva fatto... la pena l'aveva quasi espletata. Quindi, non ci potevano fare niente.
Riina a questo punto gli disse di dare... se lui aveva intenzione di andare a casa di prendere le chiavi e darmele a me.
E così fece. Difatti l'indomani Agate Mariano l'arrestarono.
Quindi si può vedere come fatto temporale, io adesso...
PRESIDENTE: Quando parla di chiavi, parla delle chiavi di quell'appartamento?
EX 210 Sinacori: Di Roma. Non so adesso il giorno che hanno arrestato Agate Mariano, ma siamo nei primi del '92.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
PRESIDENTE: I primi mesi?
EX 210 Sinacori: I primi mesi del '92.
PUBBLICO MINISTERO: Agli inizi del '92 vuol dire.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi, quando si verifica questo episodio della consegna a lei di questo mazzo di chiavi, o di queste chiavi, non so quante fossero, ecco, lei aveva già avuto l'incontro al quale partecipa Francesco Geraci, partecipa Cannella, partecipa Tinnirello? Oppure è successivo questo incontro?
EX 210 Sinacori: No. Io le chiavi le ho nel momento in cui arrestano Agate Mariano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E quindi...
EX 210 Sinacori: E le chiavi io ce le ho quando abbiamo l'incontro a casa di Biondino perché già siamo pronti per partire.
Dopo due o tre giorni siamo partiti noi. Noi siamo partiti, credo, a fine febbraio. Adesso non mi ricordo con esattezza quand'è che siamo partiti. Adesso c'è da vedere quand'è che hanno arrestato Agate Mariano. Ma io già le chiavi le avevo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, io avevo chiesto... forse la domanda era... non le è risultata chiara. Io volevo sapere se quando lei ha ricevuto le chiavi da Agate, nell'occasione, appunto, di questo incontro, se c'era già stato o no l'altra riunione, quella nella quale lei vede per la prima volta Cannella e Tinnirello.
EX 210 Sinacori: No, io quando ho avuto le chiavi, ancora la riunione non l'avevamo fatta.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, è questo che volevo sapere.
EX 210 Sinacori: La riunione l'abbiamo fatta qualche giorno prima di partire. Quindi è stato successivo all'arresto di Agate Mariano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
Senta, ormai che ci siamo, lei ha affermato che Francesco Geraci non è uomo d'onore.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma sa se Francesco Geraci, a quell'epoca, o in un'epoca eventualmente successiva, avesse compiuto azioni criminali, oppure a questo proposito lei non conosce niente?
EX 210 Sinacori: No, io sono stato coimputato assieme a Francesco Geraci di omicidi assieme. Quindi... Però in epoca successiva.
Però sapevo già che Matteo se lo portava dietro.
Però in epoca successiva sono stato coimputato con lui in un processo che è terminato da poco per omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto è stato messo sotto processo assieme a Geraci per un omicidio.
EX 210 Sinacori: Per un duplice omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Qui non siamo ad occuparci di quell'omicidio, però giusto per sapere: quale sarebbe il fatto che vi è stato attribuito?
EX 210 Sinacori: L'omicidio di Vincenzo Milazzo e della fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Ma corrisponde a vero la vostra partecipazione a quel fatto?
EX 210 Sinacori: Certo, che corrisponde al vero.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei l'ha ammessa la sua responsabilità. O meglio, ha dichiarato quanto le risulta in ordine a questo delitto?
EX 210 Sinacori: Sì, ho dichiarato nella Corte di Assise a Palermo. Processo a Agrigento più 61.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sono dichiarazioni che lei ha reso già anche in sede dibattimentale.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei, a quanto ha detto un attimo fa, sapeva che Matteo si portava dietro questo Geraci Francesco.
Quindi le risulta che Matteo... le risulta positivamente , voglio dire, che Matteo avesse una fiducia particolare in questa persona?
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Mi risulta personalmente, perché me lo diceva Matteo personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sempre ambientando questa domanda all'epoca di questi fatti che sta raccontando, i suoi rapporti con Messina Denaro Matteo, come si possono definire?
EX 210 Sinacori: Ottimi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Nel senso che, lei ci ha spiegato che cosa era fino alla fine del '91 e che cosa sarebbe diventato con l'arresto di Agate Mariano.
EX 210 Sinacori: E' stato proprio Matteo...
PUBBLICO MINISTERO: Messina Denaro che cos'era, Matteo, all'epoca?
EX 210 Sinacori: Matteo era, suo padre era rappresentante provinciale. Ma le veci le faceva lui di suo padre. Che suo padre ha la sua età e lui già faceva le veci di suo padre.
PUBBLICO MINISTERO: Rappresentante provinciale. ovviamente parliamo sempre della provincia di Trapani.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma la famiglia mafiosa, la famiglia di riferimento di Matteo...
EX 210 Sinacori: Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: ... specificamente era?
EX 210 Sinacori: Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Castelvetrano. Era anche sede di mandamento, per quanto ne sa?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Il mandamento, quindi, era nelle mani di chi?
EX 210 Sinacori: Di Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Di Matteo. Le famiglie che fanno capo a quel mandamento, lei se le ricorda?
EX 210 Sinacori: C'è Campobello di Mazara, Santa Ninfa, Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Partanna. Credo che non ne dimentichi altre.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto ottimi i suoi rapporti con Matteo, nel senso che - bisogna andare nel concreto - avevate gestito assieme situazioni riferibili a Cosa Nostra...
EX 210 Sinacori: No, no, al di fuori di Cosa Nostra avevamo ottimi rapporti, perché Mazara e Castelvetrano è vicino, come distanza. Ci vedevamo quasi ogni giorno.
Poi è stato proprio lui a portarmi da Riina dopo che hanno arrestato Agate Mariano, è stato proprio lui a portarmi da Riina per farmi reggente della famiglia di Mazara. Perché aveva, anche lui aveva fiducia in me. Anche se poi...
PUBBLICO MINISTERO: Ho ragione di pensare, ma io le sottopongo la mia riflessione sottoforma di domanda, che lei abbia commesso anche dei delitti insieme a Matteo.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora non è che li voglio saper tutti, quindi mi interessa poco se sono numerosi, o se sono stati solo alcuni.
Ma a partire da quando più o meno lei ha commesso reati insieme a Messina Denaro?
Se potesse indicare l'anno...
EX 210 Sinacori: Io conosco Matteo Messina Denaro dall'80.
In questi anni ci siamo incontrati spesso, siamo stati spesso in situazioni inerenti a Cosa Nostra, spesso in riunione, anche gli omicidi.
PUBBLICO MINISTERO: Cercando sempre di approfondire la fase preliminare alla partenza, rispetto a Roma, ecco, lei ricorda questi incontri che ci sono stati a Palermo, queste riunioni che ci sono state a Palermo, se si sono tutte svolte nella abitazione del fratello di Biondino, o in quella dello stesso Biondino, oppure se si è incontrato anche da qualche altra parte?
sempre in relazione a questa operazione da compiere a Roma?
EX 210 Sinacori: Sì, c'è stata un'altra riunione dove non era presente il Matteo Messina Denaro. Ero presente io, perché ho dovuto accompagnare due napoletani, due uomini d'onore di Marano, che Riina li doveva... ci doveva parlare.
Era un certo Ciro Nuvoletta e un certo Maurizio che non so il cognome.
Ciro Nuvoletta, figlio di Lorenzo Nuvoletta.
PUBBLICO MINISTERO: E Lorenzo Nuvoletta è quello che è morto?
EX 210 Sinacori: Sì, quello deceduto.
E, in questa riunione, io accompagnai i napoletani, perché Riina gli voleva parlare. ed è stata fatta... Posso individuare la casa, se ci sono... se mi ci portano, perché non sono pratico di Palermo, però è per salire verso Bellolampo, poi si ritorna indietro e ci si arriva.
Comunque in questa, siccome in questa, nelle riunioni che faceva Riina, non è che c'ero presente io, o gli altri. Lui usciva la mattina e si ritirava la sera incontrando determinate persone.
Difatti abbiamo anche mangiato.
Ricordo che c'era Raffaele Ganci presente, però non partecipò ai nostri discorsi, e Salvatore Cancemi.
E Riina ricordo che chiamò questi due napoletani, gli parlò a solo. Poi chiamò me e gli disse di met... se io avrei avuto bisogno, che loro si dovevano mettere a disposizione mia se io avrei avuto bisogno.
Non so di che cosa gli parlò e di che cosa non ci parlò.
Siccome poi, effettivamente, avevamo bisogno su Roma per sparare a Costanzo, io andai a cercare queste persone. Mi avevano dato un recapito telefonico. Andai a cercare queste persone e poi ci siamo dati appuntamento alla Stazione di Roma e sono venuti, anziché venire il Maurizio, venne il Ciro, sempre Nuvoletta, assieme ad un certo Armando.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Aspetti, torniamo un attimino a Bellolampo.
Ecco, allora lei ha detto la strada dove si trova questa abitazione non è in grado di indicarla, perché non è pratico di Palermo.
EX 210 Sinacori: Però posso...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma la persona che aveva la disponibilità di questa casa, di questo appartamento, lei ha qualche indicazione per...?
EX 210 Sinacori: Sì, perché è stata arrestata poi con le dichiarazioni, credo, o di Ganci o di Galliano. Perché l'ho visto alla televisione, l'ho visto che... nel giornale, ho visto...
Comunque posso descrivere la casa, in ogni caso.
Si entra in una strada stretta, c'era spazio. Forse aveva degli animali questo là. E poi c'era una specie di tettoia e una stanza dove poi abbiamo mangiato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, a quello che io ho capito - ma credo che abbiano capito tutti - lei accompagnò questi due napoletani in questo luogo, perché Riina voleva incontrarsi con queste due persone.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, cerchi di farmelo capire in maniera puntuale.
Riina aveva contattato lei? L'aveva fatta contattare da qualcuno?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Specificamente, da chi?
EX 210 Sinacori: Ma adesso non mi ricordo se da Matteo, o da qualcun altro. Non lo ricordo.
Siccome noi avevamo contatti con questi napoletani...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ora a questo ci arriviamo.
Quindi, qualcuno, Matteo o chi sia stato, le viene a portare notizia che Riina ha bisogno specificamente di...?
EX 210 Sinacori: Di Ciro Nuvoletta e di Maurizio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, con i nomi? Cioè a dire...
EX 210 Sinacori: Sì, con i nomi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei sapeva esattamente chi erano le persone da portare a questo incontro con Riina.
EX 210 Sinacori: Sì, io Maurizio lo conoscevo. Non conoscevo Ciro Nuvoletta. Maurizio lo conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
PRESIDENTE: Possiamo sapere se questo Maurizio ha un cognome?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ora ci arriviamo, Presidente. Ci arriviamo, ci arriviamo.
Allora, lei queste persone le conosceva - ha detto un attimo fa - sono di Marano.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma li conosce anche perché hanno eventualmente una qualche, avevano eventualmente una qualche collocazione dentro Cosa Nostra?
EX 210 Sinacori: Sì, Cosa Nostra a Napoli era Marano. Marano... cioè, a Napoli era... Cioè, il punto di riferimento a Napoli del signor Riina era Marano, cioè i Nuvoletta.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, Marano non il paese, sarà stato qualcuno...
EX 210 Sinacori: Marano come famiglia mafiosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. quindi c'è una famiglia proprio regolarmente costituita...
EX 210 Sinacori: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Cosa Nostra, a Marano.
EX 210 Sinacori: Sì, però che dipende da Palermo sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco, lei aveva quindi già un rapporto di conoscenza con queste persone di Napoli, in quanto uomini d'onore della famiglia di Marano?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con chi specificamente aveva questo rapporto?
EX 210 Sinacori: Conoscevo l'Armando, il Maurizio, il... ed altri. Però adesso non mi ricordo il nome, perché io ci andai diverse volte assieme a Messina Francesco, che accompagnavo, camminavo spesso con lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il Messina Francesco è mastro Ciccio?
EX 210 Sinacori: Sì, è mastro Ciccio.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego. L'ho interrotta.
EX 210 Sinacori: E assieme a lui io facevo compagnia a lui e andavamo là, a Marano.
Siccome non so i motivi per cui ci andava, ma io mi trovavo con lui...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei aveva avuto occasione di conoscerli in relazione a questi spostamenti che faceva mastro Ciccio.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Queste persone di Marano, quelle che lei ha nominato, i due di cui ricorda i nomi e gli altri di cui non ricorda i nomi...
EX 210 Sinacori: E un certo...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Sinacori: Un certo Angelo. Se li vedo, fisicamente li conosco, ma non posso... anche perché sono ricordi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, non si preoccupi Sinacori, hanno una importanza relativa.
Queste persone venivano anche in Sicilia, più specificamente a Mazara?
Intendo dire: lei le ha viste solo a Marano, oppure ha avuto occasione anche di vederle nel trapanese, a Mazara, salvo se altrove?
EX 210 Sinacori: Ma io non mi ricordo di averli visti. Però venivano, perché i rapporti c'erano con mastro Ciccio. I rapporti c'erano.
Però io adesso non mi ricordo se... Con quelli di Torre Annunziata, sì. Però con questi non venivano spesso da noi.
PUBBLICO MINISTERO: Torre Annunziata vuol dire un'altra famiglia di Cosa Nostra?
EX 210 Sinacori: Sì, però che apparteneva sempre a Marano, che faceva parte di Marano. E quindi dipendeva sempre da Palermo.
Cioè: Valentino Gionta, il gruppo Valentino e Pasqualino Gallo.
PUBBLICO MINISTERO: Quali erano gli affari, se ce n'erano, eh, se a lei risulta che ce ne fossero, che venivano trattati insieme dalle famiglie, o per meglio dire, dalla famiglia mafiosa, questa napoletana, e la famiglia di Messina Francesco?
Di che cosa si occupavano? Come mai vi capitava di avere questi rapporti continui?
EX 210 Sinacori: Sì, è possibile che Messina Francesco ci andava per conto di Riina. Anzi, sicuramente ci andava per conto di Riina, perché noi non avevamo rapporti con loro.
Noi, nei primi anni '80, lavoravamo con le sigarette, avevamo un rapporto con Valentino.
Quindi, siccome...
PUBBLICO MINISTERO: Valentino Gionta.
EX 210 Sinacori: Sì. Siccome mastro Ciccio era una persona di fiducia di Riina, quindi molto probabilmente ci andava per conto di Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che stiamo parlando di questo Messina Francesco, mi vuol precisare, per cortesia, questa persona che collocazione aveva nell'ambito di Cosa Nostra? Se aveva una collocazione, ma mi pare di capire di sì.
EX 210 Sinacori: Il Messina Francesco, dopo, nell'82, quando arrestarono Agate Mariano, divenne reggente della famiglia. E fino al '91, quando è uscito nuovamente dal carcere Mariano, era lui che reggeva la famiglia di Mazara. Ed era l'alter ego del signor Riina nella provincia di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi a lei qualcuno viene a portare l'incarico di rintracciare queste persone perché Riina le vuole incontrare.
E' questo il discorso?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Lei, per rintracciarli, come fa?
Lei ha detto questo Ciro Nuvoletta è persona che non conosceva.
EX 210 Sinacori: No, conoscevo il Maurizio.
PUBBLICO MINISTERO: Maurizio. Allora, di questo Maurizio lei conosce le generalità complete, per così dire?
EX 210 Sinacori: No, io lo conosco fisicamente. Però si diceva che, nei tempi passati, giocava a calcio: Però non si chiama Maurizio. Si faceva chiamare Maurizio, ma ha un altro nome. Però che io non so. Però, fisicamente, lo conosco.
E per rintracciarli sicuramente tramite mastro Ciccio lo abbiamo rintracciato. perché io non lo ricordo di averlo rintracciato io.
So soltanto che questi vennero a Palermo, si pre... hanno preso un appuntamento al Jolly Hotel, credo.
Io li andai a prendere e li accompagnai da Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un particolare: lei aveva la possibilità, in quel periodo, di mettersi in contatto con Riina di sua iniziativa?
EX 210 Sinacori: No, io per parlare con Riina, a meno che non ero a Mazara. Se era d'estate e si trovava a Mazara, lo potevo andare a trovare. Ma se dovevo andare a Palermo, per trovare... per parlare con il signor Riina, dovevo andare da Salvatore Biondino.
PUBBLICO MINISTERO: "Dovevo", nel senso che era l'unica strada percorribile?
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci stiamo riferendo, quindi, sempre a questo periodo qui: '91-'92.
EX 210 Sinacori: Sì, perché prima era i fratelli... Raffaele Ganci e i suoi figli, nelle macellerie.
Prima c'era ancora Pippo Gambino...
PUBBLICO MINISTERO: Pippo Gambino, Giuseppe Giacomo Gambino, lei vuol dire?
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Quello che si è suicidato.
Anche Madonia, tramite Madonia, ma di più era Gambino, Ganci e poi era, ultimamente era Salvatore Biondino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora lei riesce a convocare queste due persone.
Ci ha spiegato che è andato a prenderli in un certo luogo e li ha portati al luogo di questo appuntamento.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove ha detto c'era Riina, ma c'erano anche Ganci e Cancemi.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto subito che Ganci non ha partecipato al discorso che poi c'è stato tra lei, Riina e questi due napoletani, chiamiamoli così.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cancemi ha partecipato?
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Sinacori: Loro hanno pensato a cucinare, si dedicavano a cucinare.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene, il discorso si è svolto in due tempi. Cioè, prima Riina ha parlato da solo con queste due persone.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi invece ha parlato in presenza anche sua.
EX 210 Sinacori: Sì, in presenza mia gli ha detto soltanto di mettersi a disposizione mia se io avevo bisogno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma in presenza sua fu fatto riferimento al dato che, se questi facevano comodo, avessero fatto comodo, avrebbero fatto comodo per Roma? Per questa iniziativa romana?
EX 210 Sinacori: No, davanti a me lui disse soltanto che: 'se viene Enzo, ti metti, mettetevi a disposizione per qualsiasi cosa lui abbia bisogno'.
Davanti a me, solo queste parole.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, se in sua presenza queste sono state le parole di Riina e non altre, ma nella sostanza, nella realtà, lei in quale condizione, per quale ragione avrebbe potuto rivolgersi... per quale necessità, avrebbe potuto rivolgersi a questi napoletani?
EX 210 Sinacori: No, io lo sapevo per che cosa mi ci dovevo servire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: Non so se i napoletani lo sapevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
EX 210 Sinacori: Non so se Riina gli... Ma io lo sapevo per che cosa dovevo andare dai napoletani.
PUBBLICO MINISTERO: E le chiedo infatti di illustrarci proprio questo.
EX 210 Sinacori: Io lo sapevo. Per, se avevamo bisogno.
Siccome noi, come ho detto poco fa, dovevamo partire per Costanzo, noi dovevamo, se avevamo bisogno, dovevamo andare a chiamare i napoletani per poterci sparare. Se avevamo la possibilità di sparare a Costanzo, andavo a chiamare i napoletani, in quanto loro, essendo di Napoli, vicino a Roma, potevano esser anche più pratici delle zone.
E essendo anche uomini d'onore, persone a cui noi potevamo dare la nostra vita - almeno - potevamo dare la nostra vita, ci riferivamo a loro. Anche se avevamo la base logistica di Scarano.
Perché Scarano era soltanto come base logistica. Per quello che mi risulta a me, Scarano non è che sapeva per che cosa eravamo noi là. Poteva solo immaginare. Almeno che qualcuno non gliel'ha detto, ma io non gliel'ho mai detto per che cosa eravamo là.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, la risposta è chiara.
Quindi, lei stava dicendo che, come uomini d'onore potevate avere, con i napoletani, anche un rapporto, diciamo, più aperto, più franco, senza necessità di riserve e cautele.
EX 210 Sinacori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa che invece con Scarano non vi era consentito.
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei poco fa ha accennato a questa preparazione che fu fatta concretamente delle armi e del resto che doveva essere portato a Roma.
Ecco, bisogna un attimino tornare su questo punto.
Allora, questa preparazione del materiale si svolse, dove?
EX 210 Sinacori: Si svolse a Mazara del Vallo, in un villino della... di pertinenza della famiglia mafiosa, ma intestata a un certo Consiglio Battista.
E lì preparammo le armi e in una campagna lì vicino le provammo: io, Matteo e Ciccio Geraci.
Dopodiché preparammo il camion con il Consiglio, gli demmo appuntamento a Roma; siamo andati a prenderlo per portarlo dallo Scarano.
Il Consiglio si portò anche suo figlio, però suo figlio non sapeva niente di niente. Siccome era una persona anziana, questo Consiglio, mi chiese se poteva portare suo figlio. Ci dissi: 'te lo puoi portare, però l'importante è che non ci dici niente, perché tuo figlio non deve sapere niente.'
E se lo portò, siccome poteva venirci qualche cosa, o un mal di testa, qualcosa - è sempre una persona anziana - se lo portò. Però suo figlio non sa niente. Io gliel'ho detto in partenza, di non dirgli niente.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
EX 210 Sinacori: Il camion era con un sottofondo... no un sottofondo, ci si era fatto un pannello tra la cabina e il cassone, però che si entrava da sopra. Lo venne a fare Gino Calabrò, un uomo d'onore di Castellammare del Golfo su richiesta nostra, perché allora c'era Vincenzo Milazzo vivo. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Milazzo. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Milazzo, perché Vincenzo Milazzo era il capomandamento della zona, e ci mandò a Gino Calabrò, che venne a fare il camion, il camion era nostro, e lo venne a fare a Mazara in un capannone che non so a chi è intestato, però posso individuarlo.
E niente. E' venuto, ha fatto questo trucco nel camion, poi ci siamo organizzati e siamo partiti.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ho capito quasi tutto. Solo alcuni dettagli: le armi che furono scelte, nell'occasione, per esser portate a Roma lei ricorda, più o meno, la consistenza, cioè se eran molte, se eran poche, corte, lunghe?
EX 210 Sinacori: No, erano abbastanza. C'erano mitra, kalashnikov, fucili, revolver... ce n'erano abbastanza. Armi automatiche.
PUBBLICO MINISTERO: Per "abbastanza" che cosa vuol dire, cinque o sei pezzi, oppure dieci o quindici?
EX 210 Sinacori: No, di più, di più.
PUBBLICO MINISTERO: Sicuramente di più.
EX 210 Sinacori: Sì. Cinque-sei forse solo i revolver.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
EX 210 Sinacori: E anche di più.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre a queste armi, si è parlato anche di esplosivo.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di capire, al meglio dei suoi ricordi, come era stato procurato questo esplosivo, da dove proveniva, se era un'unica provenienza, o se erano provenienze plurime, cioè più d'una.
EX 210 Sinacori: Io questo non lo ricordo con precisione. Io ricordo che Vincenzo Virga ci portò dell'esplosivo, però non ricordo se Matteo ne portò altro. Io ho ricordo di Vincenzo Virga che portò dell'esplosivo dalle cave di ... Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Vincenzo Virga, giusto per presentarlo alla Corte, chi è?
EX 210 Sinacori: E' il capomandamento di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è persona che lei conosceva da tempo.
EX 210 Sinacori: Sì, conosco da parecchio tempo.
PUBBLICO MINISTERO: L'altro punto che volevo mettere a fuoco è questo. Lei ha parlato di questo lavoro fatto a questo camion, ma il tipo di camion? Non ho seguito bene se l'ha detto.
EX 210 Sinacori: Era un camion frigorifero. Tipo frigorifero.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il lavoro lei ha detto che lo fece Gino Calabrò per incarico di Milazzo, al quale era stata rivolta una richiesta esplicita.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il punto molto semplice che le debbo sottoporre: lei ha detto che Calabrò questo lavoro è venuto a farlo lì nella zona vostra, lei l'ha visto?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Coi suoi occhi?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è ben sicuro.
EX 210 Sinacori: Sì, eccome. Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E' persona che lei conosceva da epoca precedente, Calabrò?
EX 210 Sinacori: Sì, persona che conosco da 15-18 anni, non lo so da quanto tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Le debbo chiedere ancora. A parte questa situazione specifica di realizzazione di questo vano più o meno nascosto, ma lei con Calabrò ha partecipato ad azioni criminose?
EX 210 Sinacori: Sì. Omicidi.
PUBBLICO MINISTERO: Bisognerebbe ne indicasse una, due.
EX 210 Sinacori: Mah...
PUBBLICO MINISTERO: Le prime che le vengono in mente.
EX 210 Sinacori: Diverse scomparse. Anche quella di Milazzo, che ho detto poco fa. Un'altra, sempre di un alcamese, nelle zone di Campobello, ed altre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta Sinacori, quando faceste quest'operazione di scelta... lei ha detto furono anche provate le armi...
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... c'era questo signore, Giambattista Consiglio. Era una persona conosciuta da lei, o conoscenza di Matteo, o conoscenza di Geraci? Perché a quello che ho capito le armi le provaste voi tre.
EX 210 Sinacori: Sì, era di conoscenza mia.
PUBBLICO MINISTERO: Sua.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se aveva una conoscenza anche con Matteo?
EX 210 Sinacori: No, con Matteo no. Però con suo padre... perché il padre di Matteo, siccome ha un fratello sposato a Mazara, ed è parente di questo Consiglio, anche alla larga, quindi lui conosce il padre di Matteo, ma lo conosce così, perché era da molto tempo che non lo vedeva. Non è che ci aveva dei rapporti con il padre di Matteo.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: E' chiarissimo.
Senta, la decisione, l'idea, da parte di questo signor Consiglio, di portare questo materiale a Roma non da solo ma con il figlio, com'è che maturò? Fu un suggerimento vostro, oppure fu questo Consiglio che chiese se poteva farsi accompagnare dal figlio?
EX 210 Sinacori: No, io neanche conosco il figlio. E' stato lui che ha detto: 'sono anziano, bisognerebbe che portassi a mio figlio.' Ci dissi: 'è importante che tuo figlio non sa niente di niente.'
Difatti suo figlio non sa niente.
PUBBLICO MINISTERO: Niente in relazione a quello che c'era sul camion, lei vuol dire?
EX 210 Sinacori: Sì, niente relativo a quello che c'era sul camion.
PUBBLICO MINISTERO: Un particolare...
EX 210 Sinacori: Poi, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Tutta questa mercanzia, quando fu sistemata poi nel camion, era questa che lei ha descritto, o ve n'era dell'altra?
EX 210 Sinacori: No, c'era l'esplosivo pure. Lo avevano messo tutto nei sacchi, nei cartoni.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei, com'era confezionato questo materiale, ha avuto modo di vederlo coi suoi occhi?
EX 210 Sinacori: Sì, l'ho visto, poi, quando abbiamo scaricato a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: No, mi interessava capire se l'ha visto quando fu caricato.
EX 210 Sinacori: Sì, l'ho visto confezionare.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
EX 210 Sinacori: Però quando l'hanno messo là dentro non l'ho visto, perché poi se l'è sbrigata lui, il Consiglio, a sistemarsi il materiale dentro il camion.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che si è parlato di esplosivo, ha mai saputo se c'erano anche i detonatori?
EX 210 Sinacori: No, che io ricordo non ce n'erano detonatori.
PRESIDENTE: Non ce n'erano.
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: Prego. Lei ha detto, poco fa, in questo excursus riassuntivo che ha già illustrato, arriva un certo giorno in cui partite per Roma. E lei è partito insieme a Geraci Francesco. Ha detto di esser partito in aereo.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi che volo ha fatto, Palermo-Roma o un volo diverso?
EX 210 Sinacori: No, Palermo-Roma, ma non a nome nostro ma a nome un po' storpiato.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
EX 210 Sinacori: Un nome un po' storpiato, tipo non mi ricordo se Rinacori o Rinatori...
PUBBLICO MINISTERO: Questo per il biglietto.
EX 210 Sinacori: Sì, per il biglietto.
PUBBLICO MINISTERO: Ha fatto il biglietto, lei per conto suo e Geraci per conto suo, oppure...
EX 210 Sinacori: No, li ho fatti io i biglietti per entrambi, ricordo. A Mazara li ho fatti.
PUBBLICO MINISTERO: A un'agenzia, ovviamente.
EX 210 Sinacori: Sì, però adesso non mi ricordo in quale, perché sono due le agenzie che l'ho potuto fare: o da Lombardo o da Giammarinaro, Giarramitaro; però non mi ricordo in quale.
PUBBLICO MINISTERO: Per raggiungere Palermo in automobile siete andati separati o assieme? Se lo ricorda questo particolare?
EX 210 Sinacori: Non me lo ricordo, dottore. Comunque, io, sicuro, con la mia macchina no.
Se ci siamo andati assieme - perché poi io sono ritornato da Roma e ho preso il taxi, quindi non avevo la macchina all'aeroporto - quindi, se ci siamo andati assieme, ci siamo andati con la macchina di Geraci.
Molto probabilmente mi venne a prendere... anzi, adesso che ricordo mi venne a prendere Geraci e siamo andati all'aeroporto.
PUBBLICO MINISTERO: Con la macchina di Geraci.
EX 210 Sinacori: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda la macchina che aveva all'epoca Geraci?
EX 210 Sinacori: Ma lui ne aveva diverse: aveva la 164, il Mercedes. Però con quale di queste non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Penso che la partenza fosse stata concertata, come giorno, visto che avevate un appuntamento, poi, a Fontana di Trevi, lei ha detto.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si è messo personalmente d'accordo con gli altri che dovevano partire, o con qualcuno di quelli che dovevano partire?
EX 210 Sinacori: No, ci siamo messi d'accordo nell'ultima riunione che abbiamo fatto a casa di Salvatore Biondino, che eravamo tutti presenti, quelli che dovevamo partecipare a Roma; ci siamo messi d'accordo, non so, era lunedì, per dire: mercoledì a tale orario ci vediamo a Fontana di Trevi. Ognuno partiva per i fatti suoi, l'importante è che all'orario ci dovevamo incontrare per riunirci.
PUBBLICO MINISTERO: Lei non sa proprio con che mezzi e in che formazioni si son spostate le altre persone.
EX 210 Sinacori: Io, se non ricordo male, Matteo mi disse che andò via con la macchina, invece gli altri con il treno o qualcosa del genere, però...
PUBBLICO MINISTERO: Lei è partito con una chiave in tasca.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E ha anche spiegato in che circostanza le era stata data la chiave da Agate.
Ecco, lei sapeva, ha detto, che questa casa era nella disponibilità di un certo Lamantia, un odontotecnico che poi è morto.
Ma tutti questi dettagli, che la casa era di questo Lamantia, che... lei l'ha saputi al momento in cui le son state date le chiavi, oppure le ha sapute precedentemente, o l'ha scoperto solo in un secondo momento?
EX 210 Sinacori: No, l'ho saputo precedentemente, perché, come stavo dicendo poco fa, Agate Mariano, dopo che era uscito, era stato soggiornato a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo che era uscito dal carcere.
EX 210 Sinacori: Dal carcere, è stato soggiornato a Roma e in quel per...
PRESIDENTE: E' stato?
EX 210 Sinacori: Soggiornato.
PUBBLICO MINISTERO: Soggiornato.
PRESIDENTE: Soggiorno obbligato.
EX 210 Sinacori: Non lo so se era soggiorno obbligato, però lui abitava a Roma e non poteva uscire fuori di Roma. Non so cos'era di preciso.
In quel periodo, siccome lui, l'Agate, questo Lamantia lo conosceva da bambino, conosceva i suoi familiari, nel frattempo, siccome lui è stato a Roma circa un anno, nel frattempo si sono incontrati, non lo so. E magari, io non lo so di preciso, però magari l'Agate Mariano doveva fare qualche appuntamento, aveva la disponibilità di queste chiavi, che magari gli aveva detto che gli servivano.
Io adesso mi ricordo che una volta che sono andato da Agate Mariano, lui mi fece vedere che c'era questa casa a disposizione. Io ho visto la casa e allora mi sembrava quasi discreta.
PUBBLICO MINISTERO: A Roma.
EX 210 Sinacori: Sì, a Roma. Solo che dopo, quando ci siamo arrivati, non era abitabile, tant'è vero che poi siamo andati a finire a casa di Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei conosceva questa casa, perché ha detto c'era stato e ci aveva messo gli occhi, l'aveva trovata all'altezza delle necessità.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma oggi ricorderebbe, lo ricorda dove si trovava questa casa? Ricorda il nome di una strada, la zona?
EX 210 Sinacori: Ricordo che è in via Alessandrino, perché c'era scritto nella targhetta; nella targhetta della chiave c'era via Alessandrino. La zona credo che dovrebbe essere Casilina, però potrei anche sbagliarmi, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un minimo di dimestichezza lei con Roma ce l'aveva, oppure era una città nella quale non si sapeva muovere?
EX 210 Sinacori: Dimestichezza no, con i taxi andavo in centro, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei arriva a Roma con Geraci e, a quello che capisco, è andato a questa casa.
Ora, a parte il nome della strada - lei ha detto che era riportato anche sulla targhetta attaccata alla chiave e quindi se lo rammenta - ma questa casa ce la sa un po' descrivere? Cioè se si trovava, appunto, su una strada larga...
EX 210 Sinacori: Era una strada larga, ricordo che c'era una cabina telefonica giù. Mi ricordo, non so se era secondo o terzo piano, non mi ricordo di preciso com'era.
PUBBLICO MINISTERO: Era un appartamento piccolo o...
EX 210 Sinacori: No, lui la usava come una garçonniere, un piccolo appartamento.
PRESIDENTE: Era una mansarda, per caso?
EX 210 Sinacori: No, era un appartamento piccolo, abbastanza piccolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei personalmente, nelle occasioni, la prima volta quando andò a vederla con Agate e poi questa seconda volta quando ci è tornato, Lamantia l'ha mai visto, lei?
EX 210 Sinacori: Sì, io Lamantia... No in quella casa, Lamantia io l'ho visto a Mazara, credo verso Natale, così, sempre del '91. Lui era venuto giù per fare gli auguri alla sua famiglia consanguinea. Nell'occasione, siccome noi avevamo rubato una partita di hashish a dei trafficanti, abbiamo dato un campione di hashish a questo Lamantia per vedere se la poteva piazzare su Roma.
Siccome già avevamo fatto degli altri... l'avevamo data ad altri, ci avevano detto tutti che non era buona, che era proprio da buttare, abbiamo provato questa strada con Lamantia perché lui ci lavorava con l'hashish. Solo che poi ci venne a dire che non era buona, difatti quest'hashish, poi, è stata tutta bruciata.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Lamantia era uno che, insomma, faceva qualche traffico con hashish, a quello che lei ha capito, oppure...
EX 210 Sinacori: Sì, per quello che ho capito io sì, con l'hashish ci lavorava.
PUBBLICO MINISTERO: Come venne a sapere, lei, che questa persona, poi, era deceduta per morte naturale?
EX 210 Sinacori: Ma adesso non me lo ricordo come lo ero venuto a sapere. Però io ero latitante, adesso non mi ricordo chi è che me lo disse.
PRESIDENTE: Ma lei sapeva che professione svolgeva?
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Sono andato anche allo studio suo.
PRESIDENTE: Che faceva?
EX 210 Sinacori: Odontotecnico.
PUBBLICO MINISTERO: Lo studio, ovviamente, quando ce l'aveva giù a Mazara.
EX 210 Sinacori: No, no. A Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
EX 210 Sinacori: A Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ma in epoca precedente o successiva della storia che stiamo raccontando?
EX 210 Sinacori: In epoca precedente a questi fatti. Però siamo sempre nello stesso anno.
PUBBLICO MINISTERO: E ricorda, più o meno, dove aveva lo studio questo signor Lamantia? Se era in centro o se era in periferia?
EX 210 Sinacori: No, era in periferia, però mi sembra che là vicino c'era una stazione, una stazione ferroviaria. Adesso non mi ricordo, siccome a Roma ce ne sono diverse; non mi ricordo come si chiamava questa stazione.
Poi si trovava, credo, al primo piano di un palazzo... Un bello studio, comunque, abbastanza nuovo.
PUBBLICO MINISTERO: Era uno studio con molti professionisti, oppure era tutto del Lamantia?
EX 210 Sinacori: No, ma ce n'erano altri. Adesso non lo so. Lui aveva lo studio là, ma ce n'erano altri, dottore. Non so se aveva una società o se era suo. Non lo so questo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi toglie una curiosità? Ma c'era andato per farsi curare un dente, oppure c'era andato per qualche altra ragione, lei, a trovare Lamantia?
EX 210 Sinacori: No, io per farmi curare un dente no; c'ero andato sicuramente o per questo fatto dell'hashish, o per cose inerenti a questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, siccome qualche nome lo ha già fatto - tra l'altro anche ha anche menzionato più di una volta, perché le ho fatto già delle domande, la persona di questo Scarano - ecco, Lamantia, oltre ad Agate e a lei, chi conosceva di tutte le persone che poi ruotano intorno a questa vicenda? Scarano compreso...
EX 210 Sinacori: No, non lo so se Lamantia conosceva Scarano, ma Scarano mi diceva che lo conosceva. Però io a Lamantia non ho mai chiesto di Scarano, perché non ci interessava. Perché dovevo dirgli di Scarano a Lamantia? Lamantia non è che sapeva per che cosa ci serviva la casa.
Lo Scarano sapeva perché eravamo là, cioè, lo immaginava.
PUBBLICO MINISTERO: Io vedo la scena che lei ha raccontato. Arriva con Geraci, con le chiavi, apre, sale nell'appartamento e, se ho capito bene, lo trova non di suo gradimento.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quale ragione particolare, se ce n'era?
EX 210 Sinacori: Ma adesso non mi ricordo se non c'era luce, se gli scarichi dei gabinetti non funzionavano, non c'era acqua... Qualcosa inerente a questo discorso. Comunque non era completamente abitabile.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi decise subito di venirsene via.
EX 210 Sinacori: Sì. Siccome avevamo già l'appuntamento nel pomeriggio con i ragazzi a Fontana di trevi, siamo andati là, abbiamo detto a Matteo la situazione com'era e lui ci disse: 'va bene, adesso andiamo tutti...' parlò con Scarano e ce ne siamo andati tutti in quella casa che ci aveva messo a disposizione lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un particolare: le chiavi dell'appartamento di viale Alessandrino lei ricordo che cosa ne ha fatto?
EX 210 Sinacori: Io non ho un ricordo ben preciso, ma probabilmente le ho messe dentro la cassetta della posta, però non me lo ricordo. Perché ricordo che c'era la cassetta della posta e magari le avrò messe là. E' possibile che le abbia messe là, però non ho un ricordo ben preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, al momento in cui voi siete arrivati in viale Alessandrino... La domanda è formulata male, va adoprato un italiano un po' più corretto. Per arrivare all'appartamento di viale Alessandrino lei ricorda se ha adoprato un mezzo pubblico, che so, il taxi, l'autobus?
EX 210 Sinacori: Che io ricordo, sì, un taxi, che io ricordo. Anche se dopo, successivamente, nei giorni successivi, abbiamo preso in affitto una Y10, sempre tramite Geraci, perché Geraci era l'unica persona pulita del gruppo.
PUBBLICO MINISTERO: "Pulita" nel senso...
EX 210 Sinacori: Pulita nel senso per quanto riguarda...
PUBBLICO MINISTERO: ... sconosciuta agli Organi di Polizia.
EX 210 Sinacori: Agli Organi di Polizia, sì, in questo senso.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi è stata noleggiata una Y10.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda dove è stato fatto questo noleggio?
EX 210 Sinacori: Alla stazione, alla stazione. Alla Stazione Centrale di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: E ricorda se ci fu qualche accorgimento particolare, se ci fu qualche adempimento particolare che Geraci dovette assolvere per poter prendere la macchina a noleggio?
EX 210 Sinacori: Con la carta di credito, lui aveva le carte di credito. Con la carta di credito.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa Y10 lei ricorda il colore e com'era targata?
EX 210 Sinacori: Com'era targata credo Roma; comunque era bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Arrivando a Roma, lei aveva già, più o meno, fatto una previsione del tempo di permanenza, cioè il tempo che sarebbe stato necessario per arrivare a capo di qualcosa, oppure no?
EX 210 Sinacori: No, non avevamo... Avevamo da fare i turisti, là, per vedere se incontravamo qualcuno. Però non avevamo un tempo stabilito.
PUBBLICO MINISTERO: Ma eravate attrezzati anche per una permanenza che si dovesse prolungare per qualche settimana?
EX 210 Sinacori: Sì, sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi resta da comprendere se avete utilizzato qualche particolare accorgimento, o se, almeno lei, pensava di utilizzare qualche accorgimento nel caso di un eventuale controllo di Polizia, un'identificazione per strada. Mi spiego...
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto poco fa: 'Geraci era l'unica persona pulita di tutta la situazione'.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era per dire: 'noialtri invece eravamo tutti più o meno conosciuti', per non dire sporchi.
EX 210 Sinacori: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E allora, nel caso che lei fosse stato individuato, identificato a Roma da un carabiniere, da una pattuglia della Polizia, come pensava di poter giustificare la sua presenza lì a Roma?
EX 210 Sinacori: A prescindere dal fatto che anche io ero una persona pulita, nel senso che non ero un pregiudicato, anche se per gli Organi di Polizia, magari, potevo già essere... però ero anch'io una persona pulita.
Comunque, in ogni caso, io avevo dei parenti a Roma, quindi potevo giustificare sempre la mia presenza a Roma con un mio zio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha presente se Geraci aveva una qualche circostanza, una qualche situazione da utilizzare come copertura della sua presenza a Roma, o per meglio dire, come giustificazione della sua presenza a Roma?
EX 210 Sinacori: Sì, lui la giustificazione l'aveva migliore di tutti, in quanto c'erano dei depositi d'oro dove lui si forniva a Roma. Difatti ne parlava di questo, che aveva una giustificazione magnifica, lui.
PUBBLICO MINISTERO: L'appuntamento, a quello che ho capito, si svolse regolarmente. Eravate tutti presenti.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha anche detto che rappresentò subito la situazione a Messina Denaro, cioè la inagibilità dell'appartamento, quello dov'era stato con Geraci, e Messina Denaro risolse il problema? Ecco, lo vuole precisare, per cortesia.
EX 210 Sinacori: Sì, risolse il problema portandoci nella casa che gli aveva messo a disposizione lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, questa casa, poi, lei l'ha frequentata, cioè a dire, ci ha alloggiato effettivamente?
EX 210 Sinacori: Sì, certo. Ci ho dormito, ci ho alloggiato per tutto il tempo che sono stato a Roma. Assieme a Geraci, Renzino Tinnirello e Matteo Messina Denaro in un primo momento, poi, successivamente, vennero i napoletani, sempre in quella casa: l'Armando e Ciro Nuvoletta. Però, dopo che sono venuti i napoletani, ci sono stato un giorno perché poi sono dovuto scendere giù per avvisare il Riina che non avevamo incontrato né Falcone né Martelli, e che l'unico obiettivo facile da fare era il Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Questa abitazione dove siete stati, quindi, in quattro - più i napoletani che arrivano in un momento successivo - lei ricorda più o meno dove si trova, la zona, se è la stessa o se è una zona diversa da quella dove c'era il primo appartamento?
EX 210 Sinacori: No, non lo so se è la stessa zona. Però io non sono pratico di Roma, Roma...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Sinacori: Roma è grande, non è... Però io ho fatto dei riconoscimenti fotografici sulla casa. Sapevo che c'è un posteggio, là vicino, dove posteggiavamo la macchina; si entrava da un cancello, tipo un cortile, poi c'era un portoncino. Si saliva, non so se era al primo o al secondo piano e sulla destra c'era questo appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che ha fatto delle individuazione fotografiche.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si riferisce a quelle che ha fatto quando è stato interrogato da me?
EX 210 Sinacori: Sì, certo. Solo queste ho fatto.
PUBBLICO MINISTERO: L'individuazione, il riconoscimento, lei l'ha potuto fare con caratteri di certezza oppure con qualche margine di dubbio?
EX 210 Sinacori: No, no, questi con certezza. Che ricordo che c'erano ancora le tende come c'erano quando ci avevamo abitato noi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei ricorda - un particolare mi rendo conto un po', come dire, minuzioso, ma ha per me la sua importanza - se per arrivare a questo appartamento, quello che lei chiama, appunto, la casa di Scarano, cioè la casa messa a disposizione di Scarano, lei ricorda se prima di arrivarci si incontrò con Scarano, se vi accompagnò Scarano, o se Matteo con Tinnirello c'erano già stati, oppure se ci siete arrivati tutti assieme? Ecco, è chiara la domanda, Sinacori?
EX 210 Sinacori: No. Sì, è chiarissima, però non lo ricordo come ci siamo arrivati, se loro avevano pure i bagagli o se già c'erano stati; questo non lo ricordo.
Ricordo che ci siamo andati, perché noi avevamo i bagagli, perché una volta che siamo andati via, avevamo due borsoni, sia io che Geraci; gli altri non lo so se c'erano stati oppure no.
PUBBLICO MINISTERO: Dentro com'era fatto quest'appartamento?
EX 210 Sinacori: Si entrava da un cancello, tipo un cortile, così, e poi c'era un portoncino. Si saliva, adesso non ricordo se era il secondo piano, sempre sulla destra, perché ce n'era un altro sulla sinistra, sulla destra, che dava sulla strada; i balconi davano sulla strada da dove entravamo, da dove c'erano le tende, insomma.
Adesso non ricordo se c'erano tre camere da letto, perché noi ci stavamo solo per dormire, là, perché per mangiare mangiavamo fuori.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi utilizzavate due camere, due camere diverse voglio dire.
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Io credo che dormivo con Geraci, adesso non mi ricordo bene con chi dormivo; o con Renzino.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se e quando ha fatto, per la prima volta, la conoscenza di Scarano?
EX 210 Sinacori: A Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma voglio dire, venne nell'appartamento...
EX 210 Sinacori: Sì, venne nell'appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: ... lo aveva incontrato fuori...
EX 210 Sinacori: No, venne nell'appartamento. Venne nell'appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Venne da solo?
EX 210 Sinacori: Sì, venne... No, con un'altra persona, però che io l'ho visto solo quella volta e non l'ho visto più. Sempre amico dello Scarano. Quindi sarà stato Romano, non so chi è, questo.
Che, adesso che ricordo, doveva essere il proprietario dell'appartamento messoci a disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi lei avrà visto come si sono salutati Matteo e Scarano.
EX 210 Sinacori: Sì, affettuosamente. Si sono salutati affettuosamente, anche perché è normale. Noi siamo andati là tramite Matteo; Matteo, lui lo aveva già contattato, già si conoscevano. Di noi, nessuno conosceva lo Scarano. Là, lo abbiamo conosciuto. Infatti, là, io ho chiesto a Matteo delucidazioni su questa persona, per sapere chi era, chi non era...
PUBBLICO MINISTERO: Sinacori, quanti giorni vi siete trattenuti a Roma?
EX 210 Sinacori: Ma adesso con esattezza non lo so. Non so... otto, dieci, non mi ricordo con esattezza.
PUBBLICO MINISTERO: In questi otto o dieci giorni, Scarano lo avete, lei almeno, ricorda di averlo visto più volte?
Di una volta intanto ha parlato.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La prima volta in cui lo avete visto lì, alla casa.
EX 210 Sinacori: No, veniva quasi ogni mattina, ogni giorno, quasi ogni giorno, veniva lo Scarano. Spesso, veniva.
PUBBLICO MINISTERO: Veniva perché qualcuno lo mandava a chiamare, o perché lui, in un certo senso, aveva preso l'abitudine di venirvi a dare il buongiorno?
EX 210 Sinacori: No, era lui che veniva. Anzi, portava i cornetti, a volte. Veniva spesso. Quasi sempre, la mattina veniva sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, nell'occasione, lo conobbe per la prima volta. Ma seppe anche dove abitava Scarano?
EX 210 Sinacori: Sì, perché ci siamo andati, con Matteo ci siamo andati, perché abbiamo sistemato i sacchi con il materiale nello scantinato. Che c'era sua moglie, ho visto pure una volta, qualche volta un suo figlio.
Però se lei mi dice dov'è la casa di Scarano, io non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo di illustrare come si svolse l'arrivo e lo scarico di questo materiale.
EX 210 Sinacori: Io ricordo, dottore...
PUBBLICO MINISTERO: Da quanto tempo eravate lì, a Roma, Sinacori?
EX 210 Sinacori: Mah, forse l'indomani è arrivato il camion. Perché noi siamo partiti, avevo dato disposizione al camionista di... già ci eravamo presi l'appuntamento col camionista. Adesso non mi ricordo, lo svincolo... su uno svincolo del raccordo anulare di Roma. Siamo andati a prenderlo con lo Scarano, perché lo Scarano era pratico della zona, e si è messo dietro lo Scarano, con qualcuno di noi. E siamo andati dove ci ha portato lo Scarano.
Che lo Scarano ci ha portato in un capannone, era abbandonato. Adesso ricordo là, dov'era, un capannone. E' arrivato di sera il camion.
Ricordo che abbiamo scaricato queste cose e poi le abbiamo portate a casa di Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi arrivò regolarmente il camionista, padre e figlio, tutti e due.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Col camion frigorifero, quello...
EX 210 Sinacori: Quello preparato, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quello preparato. Ecco, quindi lo scarico dal camion, avvenne a casa di Scarano, o avvenne in un posto diverso e poi...
EX 210 Sinacori: Avvenne in un luogo diverso. E credo che era un capannone, tipo disabitato. Adesso non lo ricordo bene. Però era un capannone, era un recinto con un capannone.
PUBBLICO MINISTERO: Ma un recinto all'aperto, o un recinto al chiuso?
EX 210 Sinacori: No, no, un recinto chiuso, un recinto chiuso.
E lì abbiamo scaricato il materiale e poi lo abbiamo portato a casa di Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Come lo avete portato, con le macchine a casa di Scarano?
EX 210 Sinacori: Sì, credo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: E a casa di Scarano, questa roba, dov'è andata a finire? Se lo ricorda?
EX 210 Sinacori: In uno scantinato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ci è entrato?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: C'erano messi altri materiali là, e lui gli ha messo... questo lo ha messo davanti e poi, il materiale che c'era nello scantinato, gli ha messo davanti al materiale per non fare vedere i sacchi.
Li ha sistemati un po' alla buona.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, questa operazione duplice, prima uno scarico in un luogo, poi lo scarico da Scarano, l'ha seguita tutta?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il materiale che fu scaricato dal camion, finì tutto poi da Scarano?
EX 210 Sinacori: Venne?
PUBBLICO MINISTERO: Arrivò tutto poi nello scantinato della casa di Scarano?
EX 210 Sinacori: Sì, quando c'ero io, sì. Sì, tutto là, abbiamo portato.
PUBBLICO MINISTERO: E lei riconobbe, ebbe modo di constatare che si trattasse...
EX 210 Sinacori: A meno che, a meno che...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Sinacori: ... adesso non ricordo, l'esplosivo forse è stato messo in un altro posto, perché si spaventava, non lo so. Però ricordo qualcosa del genere, che l'esplosivo è stato messo in un altro posto. Lui lo ha messo in un altro posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda qualche cosa di più preciso sotto questo aspetto?
EX 210 Sinacori: No, ricordo che si preoccupavano dell'esplosivo e lo hanno messo in un altro posto. Però...
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei personalmente era presente...
EX 210 Sinacori: Sì, ero presente, però ricordo... Cioè, io, il guaio è, dottore, che io non è che sapevo che dovevo diventare un collaboratore di Giustizia...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, lo credo.
EX 210 Sinacori: ... e le cose me le appuntavo. A me non mi passava neanche per l'anticamera del cervello, fare...
Purtroppo ho dei ricordi vaghi, per quanto riguarda questa situazione. Questa situazione del... se avevano messo tutto in un posto, oppure no.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Sinacori: Però ero presente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha accennato al fatto che questa era l'abitazione di Scarano, l'abitazione vera, in relazione alla moglie...
EX 210 Sinacori: Sì. C'era la moglie, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, dico, mi faccia capire, ma anche la signora ha partecipato all'operazione di scarico?
EX 210 Sinacori: No. Siccome Matteo conosceva la moglie, si sono salutati. Per questo io ho saputo che c'era la moglie, che era a casa della moglie. Perché prima Matteo ha salutato la moglie e poi noi siamo andati per i fatti nostri. La moglie non c'entra niente.
PUBBLICO MINISTERO: No, appunto, facevo per capire se ci entrava anche la signora Scarano, ecco.
EX 210 Sinacori: No, la moglie non c'entra niente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il compito affidato da Riina, noi lo conosciamo, lei ce lo ha spiegato. Ha spiegato tutta la preparazione. Siamo arrivati nei luoghi dove l'attività deve essere...
Presidente, pensava di fare...
PRESIDENTE: Quando vuole.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha spiegato come siamo arrivati, o meglio, come siete arrivati e come vi siete dislocati a Roma.
Un particolare: ma Graviano e Cannella, sa dove erano finiti?
EX 210 Sinacori: No, loro... Io non lo so dov'erano finiti.
Però si parlava, anche perché né io chiedevo dov'erano loro, perché mi sembrava giusto, perché lui era latitante. Anche per una questione di delicatezza, non è giusto chiedere.
Però da quello che ho potuto capire dai discorsi, così, che si facevano quando uscivamo assieme con Matteo, loro abitavano forse nella periferia di Roma, perché si parlava sempre di un nucleo familiare, quindi era una famiglia che li aveva dentro. Però non so chi li aveva dentro e non so dove.
Ma per essere un nucleo familiare, debbono essere persone abbastanza fidate, per poterseli mettere dentro, perché Giuseppe lo cercavano per cielo e per terra. Era latitante già da circa dieci anni, quindi, per dare la confidenza ad una persona per metterselo dentro, significa che deve avere abbastanza fiducia.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, a quanto capisco, appunto, Giuseppe e Cannella alloggiavano da qualche parte assieme?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quello che ha capito lei.
EX 210 Sinacori: Da quello che... Sì, da quello che ho capito io, sì, erano assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho bisogno ora di capire com'è che voi, almeno lei, insieme poi a chi lo dirà, lei ha gestito questo incarico, questo programma che vi era stato affidato da Riina.
Cioè a dire, concretamente, a Roma, come vi siete mossi, chi avete visto...
EX 210 Sinacori: Mi scusi, mi scusi, dottore, non l'ho gestito io. Era Matteo che gestiva noi a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: E questa, intanto, è la prima precisazione che è importante.
EX 210 Sinacori: Non ero io che gestivo. Io avevo il compito di andare a chiamare i napoletani, perché i napoletani avevano più confidenza con me, non conoscevano a Matteo, ma conoscevano me. Per questo Riina mi dà il compito di contattare, di mettermi in contatto con i napoletani.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: Ma era Matteo che faceva capo al nostro gruppo. Matteo e Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma, concretamente, poi, visto che vi siete trattenuti lì da otto ai dieci giorni, quelli che sono stati, concretamete lei, durante questi giorni che cosa ha fatto? E' andato a vedere se localizzava il posto, il luogo, l'occasione e le modalità per compiere queste azioni che vi erano state affidate?
EX 210 Sinacori: Sì, noi uscivamo la mattina. Io, quasi sempre con Geraci; qualche volta con Tinnirello, ma spesso con Geraci.
Prima, andavamo in via Areno, Arenula, non so come si pronuncia, per vedere se incontravamo movimenti del dottor Martelli.
E poi, come avevo già accennato precedentemente, siccome ci avevano dato delle indicazioni che il dottor Falcone andava a mangiare spesso in un ristorante, a noi ci avevano detto Il Matriciano, però poi successivamente abbiamo saputo che era Il Carbonaro, La Carbonara, qualcosa del genere.
Comunque noi andavamo tra via Arenula e questo Matriciano. Ma non abbiamo visto né Martelli e né Falcone.
Loro andavano sempre, citando "loro" io dico Matteo e gli altri, andavano sempre là, vicino al Matriciano, c'è un altro ristorante Dei Gracchi, mi sembra che si chiama Dei Gracchi.
Insomma, giravamo i ristoranti dove sempre vicino la Cassazione, dov'è che potevano, pensavamo che potevamo incontrare qualcuno di loro. E poi scendere giù e vedere cosa c'era da fare.
E siccome non abbiamo notato niente dopo la prima settimana, credo, del genere, ci siamo messi... Siccome ci veniva facile andare ai Parioli, ci eravamo imparati la strada per andare ai Parioli, siamo andati a vedere se era facile, se, come obiettivo, Costanzo, era un obiettivo facile, oppure no.
Siamo andati nei Parioli, abbiamo visto un paio di sere, due o tre sere, che movimenti faceva Costanzo. Ed era abbastanza semplice da fare, sia o spararci, o con l'autobomba.
Però, siccome noi volevamo spararci, perché sparandoci... se mettevamo l'autobomba, siccome noi, il nostro progetto non era Costa... Cioè, il nostro... la nostra intenzione, non era Costanzo. Il nostro primo obiettivo era o Falcone o Martelli. Prima Falcone e poi Martelli.
Quindi noi volevamo spararci perché, una volta che ci spariamo, l'attentato lo potevamo fare, dinamitardo. Cioè, non era una cosa eclatante sparare a Costanzo. Non so se...
Volevamo fare tipo un'azione, un'azione, chiamiamola leggera, per poi potere fare l'attentato. Perché se a Costanzo ci facevamo l'attentato...
PUBBLICO MINISTERO: Per fare l'attentato...
EX 210 Sinacori: Dinamitardo.
PUBBLICO MINISTERO: A chi?
EX 210 Sinacori: A Falcone o a Martelli.
PUBBLICO MINISTERO: O a Martelli.
EX 210 Sinacori: Cioè, perché gli obiettivi principali erano Falcone e Martelli.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
EX 210 Sinacori: Erano Falcone e Martelli.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
EX 210 Sinacori: Noi volevamo evitare di fare l'attentato dinamitardo a Costanzo per evitare poi un gran chiasso e quindi dovere scappare, non potere, per parecchio tempo, non potere più andare a Roma.
Quindi ci siamo messi a seguirlo, a pedinarlo, per vedere se potevamo spararci.
Abbiamo visto che si poteva fare. Siccome lo abbiamo seguito per diversi giorni, sempre a tratti, perché lui faceva sempre, usciva al solito orario, faceva sempre la stessa strada e andava a finire vicino la Cassazione, zona in cui posso facilmente individuare.
Noi abbiamo visto che davanti questa... lui entrava in un portone. E intanto lui era sempre con l'autista e con... già noi pensavamo che già questa era una scorta a Costanzo. Poi, davanti al portone, c'erano sempre persone con la divisa che ci sembrava scorta. Quindi abbiamo evitato, perché potevamo anche correre dei rischi, quindi cercavamo di non correre rischi.
Quindi, vedendo quella situazione, già io però... premetto, che già io ero andato a Roma, sono andato a Roma per chiamare i napoletani.
Vedendo la situazione anche assieme ai napoletani decidiamo di fargli l'attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Con l'esplosivo.
EX 210 Sinacori: Con l'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Con l'autobomba.
EX 210 Sinacori: No, o di metterlo vicino... Siccome lui passava... le strade che faceva lui li potevamo mettere anche nei cassonetti della spazzatura, o un'autobomba.
O cassonetti, o autobomba, dipende quello che... Se ci veniva facile fare una macchina, rubare una macchina, lo facevamo con la... altrimenti dentro, siccome c'erano i cassonetti della spazzatura...
Però, per fare questo, volevamo l'okay del signor Riina, perché noi non eravamo partiti per fare l'attento dinamitardo.
A questo punto Matteo mi dice: 'allora, vai giù, gli spieghi la situazione e vedi quello che dobbiamo fare'.
Così feci, scesi giù, venni a Palermo e andai a trovare immediatamente a Salvatore Biondino e gli dissi che volevo un incontro urgente con il signor Riina.
Siccome Biondino sapeva l'urgenza mia cosa poteva essere, perché lui aveva assistito a tutti i discorsi, mi disse: 'vieni questo pomeriggio verso le quattro, le cinque', adesso non mi ricordo l'orario, comunque nel pomeriggio. 'Vieni qua, sempre a Sigros, che ci andiamo.'
Io, a questo punto, siccome avevo preso un taxi all'aeroporto per andare da Biondino, mi feci accompagnare nuovamente dal taxi a Mazara, perché era verso le undici, dissi: 'vado un po' a Mazara', andai a prendere la macchina a Mazara, la mia macchina. E poi, nel pomeriggio, ritornai a Palermo da Biondino.
Mi portò all'incontro con Riina in una casa... che questa persona poi l'hanno arrestata con le dichiarazioni o di Galliano... un'altra persona, non la stessa persona di cui ho parlato poco fa, quella di Bellolampo. E' un'altra persona, sempre in quella zona là. Un certo Guglielmini credo che si chiami il proprietario del posto.
Arrivai là e là incontrai Raffaele Ganci, nuovamente, Salvatore Cancemi, e Riina era sopra.
Siccome questa casa si entrava, c'era una cucina rustica, un tavolo... e una scala che saliva su, al primo piano, dove c'era una cameretta.
Aspettai che, non sapevo con chi parlava Riina. Mi misi a parlare con il Ganci e con il Cancemi e con il Biondino e con il proprietario della casa del più e del meno.
Poi vidi che scese dalla scala Giovanni Brusca.
Scese Giovanni Brusca e Salvatore Biondino mi fece salire su, perché sapeva l'importanza che aveva il mio discorso. E dissi a Riina quello che effettivamente noi avevamo a disposi... quello che noi potevamo fare, per quello che noi avevamo visto.
Lui mi disse per il momento di lasciare perdere, perché avevano trovato cose più grosse giù.
E a questo punto io presi nuovamente l'aereo, andai a Roma, gli dissi a Matteo che dovevamo andare via, perché per il momento dovevamo sospendere l'operazione.
* E questo è tutto.
PUBBLICO MINISTERO: E io chiederei al Presidente, a questo punto, due minuti di sospensione.
PRESIDENTE: Sospendiamo dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, il P.M. può riprendere.
AVVOCATO Oddo: Presidente, buongiorno. Sono l'avvocato Giuseppe Oddo. Io mi scuso per il ritardo, ma è stato dovuto a ritardi dei mezzi aerei.
Sono qui, Presidente...
PRESIDENTE: Ah, mi scusi.
AVVOCATO Oddo: La salutavo e salutavo pure il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Sinacori, lei con il suo racconto è arrivato al momento in cui informa Riina della situazione che si è delineata a Roma e riceve da Riina disposizioni per sospendere tutto quello che si sta muovendo su Roma.
Ecco, ancora qualche particolare: lei ha detto che a Roma aveva concretamente verificato la possibilità di eseguire l'azione nei confronti di Costanzo con l'impiego di esplosivo. Ecco, e ha parlato anche dei pedinamenti, chiamiamoli così, fatti sul conto di Costanzo.
Volevo sapere, ma era stato anche identificato un posto particolare nel quale questa azione poteva essere eseguita?
*EX 210 Sinacori: Sì, era una stradina, dopo l'uscita dai Parioli. Siccome lui faceva sempre le solite stradine, che erano stradine piccole, prima di immettersi nel viale... credo si chiama dei Parioli, in un viale grande. Prima di immettersi nel viale, in un angolo là, veniva facile fare l'azione.
Perché noi eventualmente ci appostavamo all'uscita dei Parioli e vedevamo... si poteva vedere la macchina quando girava.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a quest'angolo c'era qualche cosa di particolare?
EX 210 Sinacori: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Su quest'angolo c'era qualcosa di particolare?
EX 210 Sinacori: C'era il cassonetto della spazzatura.
Oppure potevamo mettere una macchina, però la dovevamo fare, non l'avevamo ancora.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa tecnica di eseguire l'attentato con esplosivo, ecco, comportava seguire visivamente lo spostamento della macchina di Costanzo. Ho capito bene?
EX 210 Sinacori: Sì, bisognava vedere, certo, la macchina di Costanzo. Indubbiamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si trattava di adoprare, nell'eventualità, una miccia, oppure adoprare un telecomando?
EX 210 Sinacori: No, un telecomando.
PUBBLICO MINISTERO: Senta un po', ma questi pedinamenti che lei ha fatto, li ha fatti con Geraci?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Li ha fatti anche con gli altri?
EX 210 Sinacori: Sì, anche con gli altri.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la possibilità di realizzare concretamente l'attentato con l'esplosivo in quel certo luogo, era una possibilità che aveva verificato solo lei, o avevano verificato anche le altre persone?
EX 210 Sinacori: No, avevamo verificato tutti. Tutti quelli che avevamo preso visione della situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Sinacori, ma dei presenti, qualcuno era in grado di adoprare l'esplosivo? Cioè a dire, di approntare una carica, di realizzare o comunque usare un telecomando e tutto quello che ci vuole per fare un'azione, un attentato con esplosivo?
EX 210 Sinacori: Questo, non lo so. Tant'è vero che sono venuto giù per avvisare Riina nell'eventualità, magari lui ci dava qualcuno. Perché io non lo so se c'era qualcuno di noi capace di usare il telecomando.
PUBBLICO MINISTERO: Le ha detto che detonatori non le risulta che ce ne fossero.
EX 210 Sinacori: No, non ricordo. E' probabile, però non mi ricordo io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti. Ma per quanto lei rammenta, disponevate di telecomandi?
EX 210 Sinacori: No. Io non ho mai visto telecomandi.
PUBBLICO MINISTERO: Voi avevate comunque l'obbligo, o il dovere, di andare ad informare Riina od altri giù a Palermo o in Sicilia, del tipo di azione che poi avreste deciso di fare?
EX 210 Sinacori: Sì, anche se ci dovevamo sparare, prima dovevamo andare giù a dirglielo.
PUBBLICO MINISTERO: Il quantitativo di esplosivo che era arrivato su Roma, era sufficiente per quanto lei sapeva...
EX 210 Sinacori: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... per compiere l'azione?
EX 210 Sinacori: Sì, era parecchio, era intorno ai cento chili, che erano più di due sacchi erano.
PUBBLICO MINISTERO: Un particolare: lei ha detto che Costanzo viaggiava in automobile con l'autista. Ricorda mica il modello dell'automobile sulla quale viaggiava Costanzo?
EX 210 Sinacori: Se non ricordo male doveva essere una 164 scura. Però il colore di preciso non me lo ricordo. Verde, forse, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Poteste accertare se si trattava di una macchina normale, oppure di una macchina blindata, una macchina, in qualche modo, protetta?
EX 210 Sinacori: No, non lo accertammo se era blindata, o meno. Però per noi era una scorta già.
Ci eravamo convinti che già lui camminava con la scorta.
PRESIDENTE: Quindi, con un'altra macchina, dice lei?
EX 210 Sinacori: Sì. Perché erano due le macchine. Credo che l'altra era una Giulietta. Credo, però non ne sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: E comunque lei ha detto che, nel luogo che avevate identificato come abitazione, avevate visto del personale che ritenevate fosse personale di Polizia, personale di tutela?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo, quindi, vi fece propendere per la realizzazione dell'attentato con l'esplosivo?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Ora io ho bisogno di allargare un attimo questo racconto che lei sta facendo su dei problemi, su degli interrogativi un po' a carattere generale.
Intendo dire: lei ha spiegato e ha ripetuto che queste azioni da eseguirsi a Roma comportavano determinati obiettivi.
In via principale, Falcone e Martelli; in via subordinata - io adopro questo termine - Costanzo e forse altri giornalisti.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma volevo dire una cosa: la filosofia generale che c'era dietro questa decisione di Riina, in quel momento, di realizzare questo piano di azioni criminose, che cos'è che aveva suscitato questa decisione? Quale realtà?
lei ha spiegato: Costanzo aveva, per così dire, la colpa di aver condotto trasmissioni di un certo tipo; Martelli, lei ha fatto un accenno; sul conto di Falcone pure ha spiegato.
Ecco, ma più in generale, lei ha capito com'è che, sul finire del 1991, inizi del 1992, all'epoca delle riunioni a Palermo, c'è questa decisione, questa scelta strategica da parte di Riina?
EX 210 Sinacori: Sì, è tutto ricollegabile al maxiprocesso. E Falcone è stato quello che lo ha istruito e che si diceva che era stato lui a fare pressioni in Cassazione per poi... Questo, successivo, però è stato lui che lo aveva istruito.
Poi io posso fare anche delle supposizioni mie, se è possibile.
PUBBLICO MINISTERO: Vediamo, se sono semplici supposizioni, no.
EX 210 Sinacori: No, supposizioni, nel senso che...
PUBBLICO MINISTERO: Lasciamo perdere le questioni terminologiche.
PRESIDENTE: Facciamo soltanto un racconto di fatti. Le supposizioni sono un argomento troppo pericoloso.
EX 210 Sinacori: Va bene. Cioè, io... Falcone perché era stato una persona che aveva... Intanto perché era da parecchio che si parlava di Falcone. E poi non si era più fatto Falcone, nel senso non si era più pensato di uccidere Falcone, perché si aspettava l'esito del maxiprocesso in Cassazione.
In quel periodo si cercava di fare meno rumore possibile.
E Martelli per come ho detto, perché si diceva che prima si era venuto a prendere i voti in Sicilia e poi si era voltato contro di noi, nel senso che si era alleato con Falcone perché aveva voluto Falcone al Ministero e avevano fatto - si diceva sempre all'interno di Cosa Nostra - che erano stati loro a fare il maxiprocesso e a fare pressione.
Si diceva che, successivamente a questo fatto, si diceva che erano stati loro a fare pressione per la sentenza del maxiprocesso in Cassazione.
Loro, sia Falcone, che Martelli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbia pazienza, lei sta richiamando un dato che è storicamente indiscutibile. E cioè che, alla fine del '91, quando si prospetta da parte di Riina l'intendimento di compiere questi obiettivi, il maxiprocesso però ancora non è chiuso.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché il maxiprocesso si chiude solamente alla fine del gennaio del '92. La Cassazione pronunzia la sua sentenza il 30 gennaio del '92.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E allora cosa voleva, se lei ha saputo...
EX 210 Sinacori: No, io quello che stavo dicendo poco fa, secondo me Riina aveva fatto già delle... aveva cercato di fare pressione in Cassazione per vedere, sull'esito del maxiprocesso.
Siccome Riina allo Stato... cioè, non voleva personalizzare l'attentato a Falcone o a Martelli come se era una cosa sua personale. Ma lui diceva che era una cosa, siccome il maxiprocesso andava sicuramente male, prima che finiva il maxiprocesso si doveva incominciare, o prima, o anche successivamente, si doveva incominciare ognuno a togliersi i propri sassolini dalle scarpe.
Cioè, nel senso che, innanzitutto si incominciava con gli artefici principali del maxiprocesso, che per lui erano Falcone e Martelli; e poi giù, ognuno nel suo paese, nel suo mandamento, ognuno, se aveva qualcosa da fare, di incominciarlo a fare.
Noi, per esempio, come Mazara, ci è stato detto di pensare per il dottore Germanà.
PUBBLICO MINISTERO: Il funzionario di Polizia.
EX 210 Sinacori: Un dirigente della Squadra Mobile di Mazara, della pronuncia di Trapani.
So per certo, perché mi è stato pure detto a me, che l'omicidio di Ignazio Salvo rientra in questa strategia; penso che quello di Lima rientri in questa strategia, però non lo so direttamente.
E' tutto... è tutta una strategia, insomma, per non personalizzare il fatto come se era una cosa che interessava solo Riina.
Cioè, lui, avendo toccato il già duro in Cassazione, nel senso che lui già aveva capito che in Cassazione non c'era niente da fare, voleva prendere prima, per dire che era una cosa per tutti.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi lei ha parlato di questa, chiamiamola parola d'ordine, "toglierci ciascuno i sassolini dalle scarpe".
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E ha parlato di un fatto particolare: del progetto di eliminare, di uccidere il dottor Germanà. Credo fosse il dirigente del Commissariato di Mazara del Vallo.
EX 210 Sinacori: Di Mazara del Vallo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se poi, concretamente, è stato tentato l'omicidio del dottor Germanà?
EX 210 Sinacori: Sì. Ho già reso dichiarazioni in merito a questo fatto, perché ho partecipato; io, assieme a Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro, Francesco Geraci, mastro Ciccio e Diego Burzotta, credo che non ci sia più nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: A quest'epoca, quindi siamo, lo sottolineo ancora, verso la fine del '91 - si inizia, per lo meno, a vedere la situazione in questi termini, secondo le sue conoscenze, alla fine del '91 - lei ha mai sentito parlare, a quell'epoca, di azioni da compiersi sul continente, in particolare per colpire chiese, per colpire musei, per colpire cose di interesse storico, artistico, archeologico?
EX 210 Sinacori: No, a quel tempo, fine '91, no. Ma nell'estate del '92, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E ora ci arriviamo.
Una precisazione ancora che riguarda questa sua parentesi romana, quest'episodio, questa vicenda che ha riferito: Scarano, lei, l'ha più rivisto dopo?
EX 210 Sinacori: No, io non l'ho più rivisto.
So che lui venne, un anno, a trascorrere le festività a Triscina e so, perché poi me lo disse Matteo, che era venuto a Mazara e mi ha incontrato per strada. Ma io non l'ho più rivisto.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto per fare una domanda che non so se altri vorrebbero farle, ma proprio dal marzo del '92 ad oggi, oggi 25 settembre del '97, con Scarano ha più avuto rapporti lei?
EX 210 Sinacori: No, non l'ho più sentito, non l'ho più visto, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha mai saputo se questo signor Scarano - che, a quanto lei sta riferendo, giù in Sicilia veniva perché c'ha la casa, ci faceva le vacanze, secondo il racconto che le ha fatto Matteo - ha mai saputo se Scarano con gli ambienti siciliani, chiamiamoli così in termini generici, per caso coltivava anche affari diciamo, non propriamente leciti, nel settore degli stupefacenti, nel settore delle armi?
Lei ha parlato di certi omicidi, che le fu detto Scarano aveva fatto su richiesta o su incarico di Matteo, ecco, io aggiungo qualche cosa: ha mai saputo se Scarano ha mai avuto a che fare con operazioni in stupefacenti o in armi?
EX 210 Sinacori: Sì. Ho saputo da Matteo che hanno fatto un traffico di hashish, credo. Tant'è vero che mi dovevano regalare dei soldi, che poi ho saputo Giuseppe Graviano mi voleva regalare dei soldi e li aveva dati a Salvatore Biondino per darmeli la mattina che poi hanno arrestato sia a lui che a Riina, quindi non li ho più avuti.
E Matteo mi disse che avevano fatto un traffico di hashish.
PUBBLICO MINISTERO: E in questo traffico di hashish aveva un posto anche Scarano?
EX 210 Sinacori: Non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: In questo traffico di hashish aveva un ruolo anche Scarano?
EX 210 Sinacori: Sì, assieme a Scarano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Dei soldi che venivano da questo traffico una parte doveva arrivare a lei.
EX 210 Sinacori: Un regalo.
PUBBLICO MINISTERO: Un regalo.
EX 210 Sinacori: Da parte di Giuseppe Graviano.
Giuseppe Graviano aveva questo desiderio di farmi un regalo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era un regalo in...
EX 210 Sinacori: 50 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Eccoci.
EX 210 Sinacori: 50 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: 50 milioni. Quindi era un regalo grosso.
EX 210 Sinacori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'operazione era un'operazione grossa, voglio dire.
EX 210 Sinacori: Penso di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questi soldi, lei ha detto, erano nella disponibilità di Biondino, quando Biondino fu arrestato?
EX 210 Sinacori: Sì, me li doveva consegnare, così mi è stato detto da Matteo; che li avevano dati a Salvatore Biondino per consegnarmeli, la mattina che hanno arrestato Riina, siccome noi avevamo l'appuntamento con Riina, quella mattina. Però hanno arrestato sia a Biondino che a Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre sul conto di Scarano. Lei ha mai saputo se sia stato chiesto a Scarano di procurare - in occasioni diverse, eh, da quelle di cui si sta parlando - di procurare appartamenti, alloggi, affittare o prendere così, a prestito momentaneo qualche cosa, ville?
EX 210 Sinacori: No, a Scarano no, non l'ho mai saputo.
PUBBLICO MINISTERO: Non l'ha mai saputo.
EX 210 Sinacori: No, a Scarano no.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai sentito dire che a Scarano siano stati dati dei soldi presso la gioielleria di Geraci Francesco?
EX 210 Sinacori: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha mai saputo se qualcun altro, diverso da Scarano, è stato incaricato di procurare qualche alloggio a Roma?
EX 210 Sinacori: Sì, si parlava di Francesco Geraci. Sia a Matteo, glielo disse davanti a me, di cercare un appartamento in modo tale di non avere più bisogno di nessuno, in quanto ci poteva servire anche per il futuro. Però poi non so cosa se ne fece.
PUBBLICO MINISTERO: Questo in epoca successiva all'episodio romano?
EX 210 Sinacori: No, se ne parlava in mia presenza mentre eravamo a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi Geraci avrebbe dovuto, secondo quanto le diceva Matteo...
EX 210 Sinacori: Ho assistito.
PUBBLICO MINISTERO: ... affittarlo in un momento successivo.
EX 210 Sinacori: Sì. Per un momento... per un seguito.
PUBBLICO MINISTERO: Per un seguito. Ho capito.
Ma non sa se...
EX 210 Sinacori: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... se Geraci, poi...
EX 210 Sinacori: No, non lo so, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa. Lei dice: perché così non ci sarebbe stato più bisogno di ricorrere a nessuno.
EX 210 Sinacori: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nemmeno a Scarano.
EX 210 Sinacori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei la vicenda romana la chiude con l'episodio che ha raccontato prima della sospensione. E come epoca, siamo?
EX 210 Sinacori: Come epoca siamo i primi di marzo, fine febbraio-marzo, del '92. Quando scendo giù.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
Ha mai sentito parlare di qualcuno che si chiami Mazzei?
EX 210 Sinacori: Mazzei?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: Santo Mazzei e suo fratello Matteo Mazzei li conosco personalmente, in quanto siamo anche coimputati di un duplice omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Per intendersi, quali omicidi sarebbero?
EX 210 Sinacori: Un duplice omicidio compiuto a Rimini, che erano degli amici di Contorno che abbiamo ucciso a Rimini.
PUBBLICO MINISTERO: E' un fatto che è attribuito a lei, a Mazzei e a chi altri?
EX 210 Sinacori: E un certo Antonio Patti, Salvatore Facella e Matteo Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Allora parliamo un attimo di questi signori Mazzei e, più in particolare, di Mazzei Santo.
La sua conoscenza con questa persona a quando risale?
EX 210 Sinacori: Io l'ho conosciuto in occasione di questo omicidio, perché prima non lo conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: E' stato Salvatore Facella a farmelo conoscere, però l'avevo visto già a Mazara. Era venuto antecedente a questo fatto a Mazara per parlare con Bagarella e con Agate Mariano di queste persone che si trovavano a Rimini, per poi poterci andare a sparare.
PUBBLICO MINISTERO: La ragione per la quale si dovevano eliminare queste persone?
EX 210 Sinacori: Perché sono... uno era un certo D'Agate, D'Agati, che era stato arrestato assieme a Contorno quando era a Santa Flavia, quando l'hanno arrestato, a Contorno, a Santa Flavia.
Siccome era assieme a Contorno, lo dovevamo uccidere.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi andava eliminato in ragione dei suoi rapporti con Contorno?
EX 210 Sinacori: Sì. Lui, l'altro perché si trovava con lui, perché neanche so chi era, l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, l'altro morì, diciamo, accidentalmente?
EX 210 Sinacori: No accidentalmente, morì perché si trovava con lui e quindi non si poteva lasciare vivo.
PUBBLICO MINISTERO: L'ho capito. Voglio dire, ma non era preordinata la...
EX 210 Sinacori: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: ... uccisione dell'altra persona.
EX 210 Sinacori: No, dovevamo uccidere solo a questo D'Agate, D'Agati, non mi ricordo come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Chiamiamolo così, il curriculum criminale di questo signor Mazzei Santo lei lo conosce?
EX 210 Sinacori: Io so...
PUBBLICO MINISTERO: Intanto, da quale città viene? E' un siciliano anche lui?
EX 210 Sinacori: Santo Mazzei è un catanese catanese.
Ha fatto un sacco di anni di galera. Ha trascorso molta detenzione assieme a Leoluca Bagarella, infatti è stato lui a portarlo, diciamo, in Cosa Nostra.
Anche Giovanni Bastone, che è un mio paesano, un uomo d'onore di Mazara, lo conosceva perché aveva trascorso pure assieme a lui una certa detenzione.
Santo Mazzei è venuto in Cosa Nostra, è entrato in Cosa Nostra solo perché c'era l'avallo di Leoluca Bagarella e anche di Giovanni Bastone, perché altrimenti in famiglia, in Cosa Nostra non poteva mai entrare. Anche perché i catanesi, gli uomini d'onore catanesi, a cominciare da Santapaola e il suo giro, avevano avuto guerre con i Mazzei, quindi non potevano mai metterlo in famiglia.
Poi c'è un'altra questione di Santo Mazzei, una cosa riferitami da Giovanni Bastone, credo: che un nipote di Santo Mazzei - ai tempi di... non ricordo chi era l'Alto Commissario allora, o Siclari o Imposimato, non lo so chi dei due era Alto Commissario - questo era stato uno dei primi a collaborare; un ragazzo, non so, a quindici anni, sedici anni. Dopo che l'avevano arrestato per omicidio a Torino, si era messo a collaborare.
Il primo permesso che ha avuto l'hanno fatto scomparire, non si è saputo più niente. E si diceva che era stata proprio la famiglia a farlo scomparire, la famiglia consanguinea.
Quindi, era un motivo in più per i catanesi uomini d'onore di non portare in Cosa Nostra a Santo Mazzei.
Però, siccome Leoluca Bagarella era il suo garante, nel senso che diceva che Santo Mazzei era un cavallo da fare paura e ci serviva, allora è stato combinato.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda il soprannome, se ne aveva?
EX 210 Sinacori: Sì, "carcagnuso".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io sono fiorentino, che vuol dire "carcagnuso"?
EX 210 Sinacori: Calcagno in Sicilia è il tallone; non lo so "carcagnuso" in termine catanese cosa significa, non lo so. Perché anche in Sicilia ogni provincia ha i suoi...
PUBBLICO MINISTERO: La sua lingua.
EX 210 Sinacori: La sua lingua. Calcagno in Sicilia è tallone, "calcagnoso" non lo so. Forse perché è piccolo, forse.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi fu combinato nella famiglia...
EX 210 Sinacori: Di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Catania.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E chi lo presentò?
EX 210 Sinacori: No, si partirono Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca ad andare a Catania a parlare con Nitto Santapaola, di dirgli di combinarlo perché ci interessava.
E difatti l'hanno combinato in presenza di Luchino, di Bagarella, e di Giovanni Brusca, per quello che mi è stato detto a me. Solo che i catanesi l'avevano combinato loro, però l'avevano messo a disposizione dei palermitani.
A sua volta, i palermitani, Leoluca Bagarella gliel'aveva dato... e il signor Riina gli aveva dato... diciamo gli avevano affiancato a Salvatore Facella, in quanto loro già si conoscevano da parecchio tempo perché avevano trascorso pure la carcerazione assieme. Salvatore Facella che già era uomo d'onore, collaboravano insieme e portavano notizie sia a Riina che a Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, l'epoca nella quale avviene questo fatto, cioè a dire Mazzei viene combinato?
EX 210 Sinacori: Siamo nel '92, estate del '92. Sarà stato fine giugno-luglio.
Nell'estate del '92 perché ricordo che in quel periodo, siccome quell'anno il Bagarella era latitante a Mazara, anche il Riina venne a fine giugno latitante a Mazara e Salvatore Facella pure, non era latitante però era ospite nostro a Mazara; quindi ricordo perfettamente questo periodo, perché erano loro a Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che, se ho capito bene, lei ha detto che questo Mazzei fu in qualche modo messo a disposizione di Riina. Ho capito bene o ho capito male?
EX 210 Sinacori: No, no, era a disposizione di Bagarella. Riina ancora non lo conosceva. Riina l'ha conosciuto successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti le volevo chiedere se poi Riina, per quanto lei ne sa, ha conosciuto Mazzei.
EX 210 Sinacori: Sì, l'ha conosciuto e c'ero presente io quando c'è stata la presentazione, perché a Riina lo accompagnai io.
Lui si trovava latitante a Mazara, il Riina, in un villino attiguo a quello di mastro Ciccio.
Io sono andato a prendere a Riina, che avevamo già fissato l'appuntamento, Giovanni Bastone - tramite Salvatore Facella che in quel periodo si trovava pure a Mazara - avevo fissato l'appuntamento io in una contrada di Mazara, si chiama Ferle.
Io accompagnai il Riina; lì, poi, venne Giovanni Bastone, il Santo Mazzei, Salvatore Facella, il Luchino Bagarella e, se non ricordo male, c'era pure mastro Ciccio, però di questo non ne sono sicuro, se c'era la presenza di mastro Ciccio.
In quell'occasione, difatti, io, quando è entrato Mazzei non sapeva chi era davanti e Luchino gli ha detto: 'questo è mio cognato', la stessa cosa. Si sono abbracciati e c'è stata la presentazione.
Il Riina gli disse che ne aveva sempre sentito parlare, però non aveva avuto l'occasione di conoscerlo, adesso c'era l'occasione di conoscerlo.
Poi, loro sono rimasti a parlare e noi siamo usciti. Io sono uscito assieme a Giovanni e a Salvatore Facella e sono rimasti il Riina, il Bagarella, in un primo momento, e Santo.
Poi sono entrati, uno alla volta, prima Facella e poi Giovanni, però io ero sempre fuori a guardare la situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, con questo episodio siamo nei mesi estivi del '92.
EX 210 Sinacori: Siamo sicuramente luglio del '92, perché Riina viene a Mazara a fine giugno del '92.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se questo incontro era proprio preordinato alla conoscenza di Mazzei da parte di Riina?
EX 210 Sinacori: Io so soltanto che doveva venire Santo Mazzei e si doveva incontrare con Riina, perché Luchino glielo doveva presentare. Tant'è vero che non assisto neanche ai discorsi che hanno tra di loro.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo chiedere un particolare su questo episodio. Quindi, se io ho ben presente le date di questa vicenda, dal momento in cui Mazzei viene combinato, al momento in cui viene presentato a Riina il passo è piuttosto breve.
EX 210 Sinacori: Saranno due-tre mesi, un paio di mesi. Ricordo pure, adesso, in quella situazione Riina gli regalò 70 milioni a Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Alzi un attimo la voce, Sinacori, o avvicini il microfono, perché sennò...
EX 210 Sinacori: Sì. Ricordo che, in quell'occasione, Riina regalò 70 milioni a Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Parliamo un attimo di una persona che lei ha nominato: Salvatore Facella.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se si trattava di un uomo d'onore?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di quale famiglia?
EX 210 Sinacori: Di Lercara Friddi. Combinato personalmente da Riina.
PUBBLICO MINISTERO: A partire da questi momenti, da quest'epoca - quindi l'inserimento in famiglia, messo in famiglia - Mazzei, per quanto lei ne sa, ha avuto la possibilità, ha avuto degli incarichi, per meglio dire, particolari per conto di qualcuna delle persone di cui abbiamo nominato? Magari da lei stesso: da lei, da Sinacori.
EX 210 Sinacori: Dopo che è stato in famiglia, noi abbiamo fatto dei discorsi, perché sono successe... nel '92 è successa una guerra a Marsala, a Marsala, che dipendeva da noi, cioè guerra di Cosa Nostra.
Noi avevamo bisogno di un aiuto su Torino. Siccome sia Facella che Santo su Torino si muovevano bene - adesso, però, credo che già era combinato - gli diedimo l'incarico di poter guardare qualche persona e, se gli veniva facile, di spararci.
E l'hanno fatto. Un certo Scimemi, credo, originario di Marsala, ma l'hanno ucciso a Torino su incarico nostro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma all'epoca, appunto, nella quale si ambientano questi episodi, l'estate del '92, Mazzei era persona che aveva libertà, potere di decidere azioni criminose, oppure doveva, secondo le regole di Cosa Nostra, prendere disposizioni da qualcuno prima di far qualche cosa?
EX 210 Sinacori: Dottore, io voglio dire una cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Sinacori: Che in Cosa Nostra non si poteva fare niente se non si parlava con Riina, chiunque. Chiunque. Pensa Santo Mazzei, che era stato fatto da un mese!
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, bisognava, per regola, avere una disposizione dal superiore gerarchico, chiamiamolo così.
EX 210 Sinacori: Riina doveva essere a conoscenza completa di tutto quello che si faceva, anche se eravamo in un'altra provincia o in un'altra città.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ha mai saputo se questo signor Mazzei ha ricevuto un incarico, o comunque ha preso una certa iniziativa per la quale è venuto qui a Firenze nell'autunno del 1992, prima di essere arrestato?
EX 210 Sinacori: No, io questo non l'ho mai saputo.
PUBBLICO MINISTERO: Non l'ha mai saputo.
Siamo nel '92, lei ricorda...
EX 210 Sinacori: Però è possibile, eh, perché è possibilissimo. Perché lo debbo sapere io?
PUBBLICO MINISTERO: Certo, io ho chiesto, appunto, se lei per caso lo sapeva e ha detto: 'non ne so niente'.
Volevo chiedere questo: lei rammenta che Mazzei fu arrestato?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Verso la fine di quell'anno.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io le sto parlando di Firenze.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In questo periodo, nella seconda metà del '92, lei ha mai sentito parlare, ha mai sentito discorsi anche a carattere generico - se a carattere specifico, ovviamente, la sua risposta mi interessa ancora di più - che avessero a che fare con iniziative di carattere criminoso su beni del patrimonio storico, del patrimonio monumentale, del patrimonio artistico, del patrimonio archeologico in Toscana?
EX 210 Sinacori: Io...
PUBBLICO MINISTERO: A Firenze, o anche altrove?
EX 210 Sinacori: Io ricordo solo, sempre nell'estate del '92, sempre in quell'estate, una volta venne Nino Gioè a Mazara e c'era presente anche Santo Mazzei, Leoluca Bagarella, e si parlò - siccome in quel periodo già si vedeva che lo Stato ci stava massacrando, in tutti i sensi, sia lo Stato con il pentitismo, che con il 41-bis, con Pianosa specialmente, dove picchiavano maledettamente, almeno le notizie che arrivavano erano queste - si parlò, è stata un'uscita di Nino Gioè, dicendo: 'sarebbe l'ora di mettere una bomba a Pisa, di modo che solo così possono finirla di picchiare a Pianosa'.
In merito a questo discorso, solo questo posso dire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a Pisa...
EX 210 Sinacori: Pisa, la Torre di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Alla Torre.
Ma, mi scusi, che relazione c'è, c'era, se Gioè l'ha spiegata, tra Pianosa e la Torre di Pisa?
EX 210 Sinacori: C'era perché Pisa, a Livorno, da Livorno si parte per Pianosa. Siamo in Toscana.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Sinacori: Siccome sappiamo, noi, che Pisa, togliendoci la Torre non c'è più niente, Pisa vive della Torre, per la Torre, o l'Italia vive per i monumenti artistici, questo è risaputo. Togliendo i monumenti artistici finisce il turismo, finisce tutto.
Solo così si poteva andare a patto con lo Stato, se lo Stato era interessato a questo.
A patto per togliere il 41 e chiudere Pianosa, o quanto meno finire le angherie che facevano a Pianosa e tutto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando venne Gioè a fare questo discorso, il 41-bis era già in esecuzione. Gli uomini d'onore eran già stati tradotti...
EX 210 Sinacori: Sì, è stato subito dopo.
PUBBLICO MINISTERO: ... nei carceri speciali.
EX 210 Sinacori: Sì, è stato subito dopo la strage di Borsellino, quindi siamo i primi di agosto, che già arrivavano le notizie.
PUBBLICO MINISTERO: Le notizie circa che cosa?
EX 210 Sinacori: Circa i soprusi che avvenivano a Pianosa.
PUBBLICO MINISTERO: Gioè è persona che lei già conosceva?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva anche di quale famiglia mafiosa era, conosceva tutto?
EX 210 Sinacori: Sì, ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Di Altofonte.
Ma questa uscita di Gioè, ecco, si inserì in un discorso di cui lei ricorda ancora i termini contenuti, oppure fu una uscita così, che non c'entrava nulla con gli argomenti di cui si stava parlando tra le persone presenti all'incontro?
EX 210 Sinacori: No, c'entrava, perché si parlava di soprusi su Pianosa; e il discorso, anzi, è stato preso da tutti quelli presenti come se era una cosa buona. Però non è che noi potevamo fare, se prima non si parlava con Riina.
Però il discorso è morto là, è finito là. Io non so, poi, se loro sono andati avanti con i discorsi. Io non so più niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo episodio in cui Gioè fa questa considerazione viene prima o viene dopo la presentazione di Mazzei a Riina?
EX 210 Sinacori: No, viene... a Rimini?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: A Rimini, viene dopo.
PRESIDENTE: No, a Riina mi pare che ha chiesto, vero?
PUBBLICO MINISTERO: La presentazione di Mazzei a Riina...
EX 210 Sinacori: Ah, a Riina?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: A Riina viene... dopo a Riina; prima Nino Gioè, poi Riina. Però siamo sempre nell'arco di una settimana più, una settimana... sempre là siamo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi vuole, per cortesia, ridire chi erano le persone presenti quando Mazzei fece questa uscita sulla Torre di Pisa? Gioè, fece questa uscita sulla Torre di Pisa?
Lei era presente.
EX 210 Sinacori: Per quello che ricordo io c'era Santo Mazzei, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, forse Gioacchino La Barbera; questi eravamo.
PUBBLICO MINISTERO: C'era una ragione particolare per la quale vi trovaste così numerosi?
EX 210 Sinacori: No, era...
PUBBLICO MINISTERO: Perché sento che c'erano anche persone di altri mandamenti: La Barbera, Brusca...
EX 210 Sinacori: No, perché, siccome il Bagarella si trovava a Mazara, questi venivano a trovare Bagarella. Anziché, Bagarella, portarseli a casa sua, avevamo una casa a disposizione dove mangiavamo; poi, se loro dovevano parlare con Bagarella ci parlavano, e basta.
Il motivo era perché lui si trovava a Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha parlato poco fa - e ha spiegato anche qual è la collocazione di questa persona - di Giovanni Bastone.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io voglio essere sicuro di aver capito bene: parlando di Giovanni Bastone, parliamo di un uomo d'onore o no?
EX 210 Sinacori: Sì, Giovanni Bastone è un uomo d'onore della mia famiglia, della famiglia di Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Nell'estate del '92, quando quindi Agate è già in carcere, Giovanni Bastone è persona in qualche modo alle sue dipendenze?
EX 210 Sinacori: Cioè, è una persona che fa parte della famiglia che io reggo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Giovanni Bastone era persona che viveva stabilmente a Mazara, o invece aveva da qualche altra parte il centro dei suoi interessi?
EX 210 Sinacori: No, lui è stato per un certo periodo di tempo a Torino, per molto tempo a Torino.
Poi venne a stare a Mazara, anche se è nativo di Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai saputo se Giovanni Bastone ha avuto una richiesta, in quel periodo lì, nei mesi autunnali, estivi-autunnali, più autunno che estate del '92, di procurare una bomba a mano o qualcosa di simile, o un proiettile di artiglieria, o comunque ordigni di tipo militare...
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... da qualcuno?
EX 210 Sinacori: No, non l'ho mai saputo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma se una richiesta di questo genere fosse arrivata a Giovanni Bastone da parte di qualcuno, Giovanni Bastone avrebbe dovuto metterla al corrente?
EX 210 Sinacori: Secondo le regole di Cosa Nostra, sì.
Però, se glielo dice Riina, o glielo dice Bagarella e gli dicono di chiudersi nel discorso e non dire niente a nessuno, loro già sono autorizzati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei, anche quando abbiamo iniziato l'esame, ha adoprato questa espressione di "chiudere il discorso", cioè a dire vuol dire, quando un discorso è chiuso, che chi ne è al corrente ha una raccomandazione...
EX 210 Sinacori: Di non parlarne con nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: ... inderogabile di non parlare assolutamente con nessuno. Questo, vuol dire.
EX 210 Sinacori: Sì, esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, la domanda che io le ho fatto poco fa sul fatto se in quest'epoca lei aveva sentito discorsi o considerazioni in ambienti di Cosa Nostra sulla possibilità o il progetto di colpire lo Stato nei suoi interessi artistici e archeologici, ha risposto in un certo modo: 'a quell'epoca, l'unico discorso che sentii fare è quello che fu fatto dal Gioè ed è un discorso che, per così dire, coniuga la situazione di Pianosa alla Torre di Pisa.'
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma in un momento successivo, questo discorso lei lo ha mai più sentito riprendere?
EX 210 Sinacori: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: E se sì, in che termini?
EX 210 Sinacori: Sì. Noi adesso dobbiamo andare al 1 aprile '93. E' la data del mio primo mandato di cattura, dove mi rendo latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Avvicini il microfono, per piacere, Sinacori, sennò...
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La Corte la sente bene, ma io no.
EX 210 Sinacori: Sì. Quel giorno Matteo aveva un appuntamento a Bagheria con Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano, e doveva venire anche Bernardo Provenzano. E mi chiese di andarci pure io, di fargli compagnia.
Siamo arrivati in questa casa che è vicino l'Hotel Zagarella. Siamo entrati lì...
PUBBLICO MINISTERO: Zagarella, eh? Ho capito bene?
EX 210 Sinacori: Hotel Zagarella.
PUBBLICO MINISTERO: No, lo sa perché l'ho ridetto, Sinacori? Per la trascrizione poi della registrazione. Sennò i nomi, corre il rischio che vengano sbagliati.
EX 210 Sinacori: Vicino l'Hotel Zagarella. Lì incontrammo Giuseppe Graviano, Fifetto Cannella - che forse lo accompagnava, non lo so - e Leoluca Bagarella venne accompagnato dal genero di Farinella, di Giuseppe Farinella.
E il propr... credo che era il proprietario, un'altra persona che poi non ho più visto. E quindi non lo conosco.
Siamo arrivati, ci siamo salutati; loro sono rimasti giù. "Loro", intendo Bagarella e Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro. E noi, io Fifetto Cannella, questo che accompagnava Bagarella e il genero di Farinella, siamo saliti sopra che c'era un altro piano, ci siamo visti la televisione.
Dalla Televisione apprendo questi mandati di Cattura nel marsalese. Non facevano il mio nome, però poi, prima di andare a Mazara, chiamo casa per sapere se mi cercavano. E difatti mi cercavano e sono rimasto latitante a Castelvetrano.
Comunque, strada facendo, Matteo mi parla di questi incontri che si dovevano fare.
Inizialmente, già all'andata, già mi faceva dei discorsi. Nel senso che Giovanni Brusca si era... era diventato un miserabile, nel senso che non voleva continuare su questa strategia e che si era allineato con Raffaele Ganci. Perché Raffaele Ganci non voleva che si facevano, che si continuavano, che si facevano stragi, che si facevano stragi.
Siccome il Bagarella era sempre per questa linea, perché diceva che dovevamo portare alto l'onore, la dignità dei corleonesi, quindi dovevamo andare sulla stessa strada di suo cognato, c'è stato un momento in cui a Palermo, soprattutto a Palermo, perché le provincie sono sempre, erano sempre subordinate a Palermo. Quello che decideva Palermo, era quello che valeva.
Quindi a Palermo c'è stato un po' di... Perché c'era chi voleva continuare sulla linea di continuare a mettere... a fare le stragi, a mettere le bombe. E chi invece voleva stare un po' calmo.
E questa riunione era per vedere che cosa si doveva continuare a fare. Per questo ci doveva essere Bernardo Provenzano. Però non venne.
Loro parlavano, poi Matteo mi raccontò il discorso che ebbero loro quando io sono stato sopra.
Mi diceva che, questo discorso di Giovanni Brusca che il Raffaele Ganci lo aveva chiamato, gli aveva detto lui cosa ne pensava, cosa non ne pensava. E lui gli aveva detto a Raffaele Ganci che lui non voleva andare avanti con le stragi.
A questo punto il Bagarella dice che si era arrabbiato, tutti veramente si erano arrabbiati, nel senso di dire che era un miserabile, che non era un corleonese, che era un mascalzone.
E Bagarella si era assunto...
PRESIDENTE: A chi si riferisce?
EX 210 Sinacori: A Giovanni Brusca.
E Bagarella si era assunto l'impegno di mandarlo a chiamare e di parlargli. Siccome loro erano molto in confidenza, di parlargli e vedere cosa dovevamo fare.
E questo è il discorso che c'è stato quella mattina.
Poi, successivamente, siccome io poi sono latitante, mi fermo a Castelvetrano per un certo periodo di tempo, poi me ne vado a Mazara sempre latitante, poi a Trapani. E io incontro saltuariamente, in questo periodo, dopo che... Cioè, mentre sono a Mazara... cioè, prima sono fermo a Castelvetrano per una decina di giorni, vado a Mazara sempre latitante.
Mi ricordo che in questo periodo che stetti a Mazara... Posso collegarlo perché io vado via da Mazara a fine maggio, quindi verso metà maggio, mi viene a trovare, ero latitante, io latitante e lui libero, il Matteo Messina Denaro dov'ero latitante.
E lì mi dice che, l'intenzione che avevano preso. Cioè i discorsi che avevano fatto successivamente e che avevano deciso di non fare stragi in Sicilia. In quanto, esistendo Cosa Nostra, ci poteva essere quello che diceva sì, o quello che si poteva lamentare se mettevano una bomba, per modo di dire, a Capaci, il mandamento di Capaci si poteva lamentare e dire: 'perché non la metti nel tuo mandamento?'
Allora si era deciso di continuare con le stragi, però al Nord, dove non esiste Cosa Nostra e dove solo lo Stato si può ribellare e i cittadini normali.
Mi ricordo che quando venne, venne a dire che erano pronti, che dovevano mettere... è venuto con un atlante un libro di storia dell'arte, dove mi fece vedere gli uffizi, dicendo che dovevano saltare in aria.
Io, poi, successivamente sento dal telegiornale che è successo questo, Costanzo... Collego poi tutto in questa strategia.
Anche perché io, durante la mia latitanza, non sono con il Matteo Messina Denaro. Lo incontro qualche volta, solo per appuntamento, vado a Palermo perché lui sta a Palermo. Perché poi lui, anche lui è latitante dal giugno del '93, quindi ci viene difficile incontrarci.
Solo che poi, dal '95 fino al giorno del mio arresto, siamo stati assieme per circa sei mesi, assieme nella stessa casa. E abbiamo avuto modo di parlare di alcune cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e ora dei discorsi che lei ha con Messina Denaro, fino al suo arresto, insomma, nell'ultimo periodo, magari ce ne occupiamo in un secondo momento.
Riportiamoci al punto di partenza di questo racconto che lei ha sviluppato tutto d'un fiato e in maniera molto riassuntiva.
Allora, cominciamo a dire, comincio col porle questa domanda. A quello che noi abbiamo compreso, Messina Denaro le ha partecipato situazioni, le ha partecipato nel senso che ha messo lei a conoscenza di situazioni dinamiche, interne di Cosa Nostra, gli accordi, i disaccordi, contrasti.
Quindi, diciamo, realtà particolarmente delicate e quindi, debbo presumere, anche segrete, insomma.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La ragione per la quale Messina Denaro, con lei, non aveva remore ad infrangere questa regola di segreto, o comunque questa, la discrezione...
EX 210 Sinacori: La ragione sta nel fatto che io e Matteo Messina Denaro eravamo amici, ottimi amici.
Sta nel fatto anche che io faccio parte di quella famosa super Cosa, dove lui rappresenta... cioè, quello che, insomma, è quello che mi porta nella super Cosa. Perché siamo amici, non siamo uomini d'onore.
Cioè, di fuori dalla Cosa Nostra eravamo amici. Non eravamo solo uomini d'onore, eravamo prima amici, e poi uomini d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: E legati entrambi, mi pare di capire, a questa super Cosa nella quale eravate stati entrambi inseriti da Riina.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è?
EX 210 Sinacori: Non ho capito la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa, voglio dire, la spiegazione per la quale...
EX 210 Sinacori: Sì, anche, anche questo.
PUBBLICO MINISTERO: ... Messina si apre con lei fino a questo punto.
EX 210 Sinacori: Sì, anche questa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, seconda domanda: lei ha mai avuto occasione di constatare, durante questo rapporto con Messina Denaro che è andato avanti per almeno una quindicina d'anni, che Messina Denaro le avesse raccontato qualche frottola, qualche bugia, qualche fandonia?
EX 210 Sinacori: No, non mi è mai capitato. Lo stesso io a lui.
PUBBLICO MINISTERO: Sul fatto che, per così dire, in Cosa Nostra, alla vigilia di questo incontro del 1 aprile del '93, c'erano due schieramenti, o due anime, o due atteggiamenti, lei fu informato solamente da Matteo mentre stavate andando all'incontro per strada, quindi, e poi successivamente, oppure ne era al corrente anche prima?
EX 210 Sinacori: No, ne ero al corrente anche prima di questo giorno. Sempre con Matteo ne parlavamo. Perché già, dopo l'arresto del Riina, c'è stato Raffaele Ganci che si era incominciato a muovere. Perché, per quello che si diceva e che mi diceva anche Matteo, si volevano mettere in mano la situazione. Cioè, non voleva... cioè, voleva stare calmo, voleva pianificare un po' la situazione. Perché lui si era reso conto che le stragi di Capaci, di Borsellino, erano state... cioè, erano state un boomerang anche per noi.
E già incominciava a chiamare persone. Cioè, a chiamare persone nel senso per vedere.... Incominciava a chiamare i mandamenti di Palermo per vedere ognuno com'è che la pensava.
PUBBLICO MINISTERO: Mettersi in mano la situazione, vuol dire prendere il controllo della situazione?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no. Facevo per tradurre un'espressione che aveva adoprato lei.
Ecco, e quindi lei sapeva che, almeno da parte di Raffaele Ganci, c'era questo atteggiamento critico nei confronti di questi fatti criminosi del '92, di queste stragi.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con l'intendimento di - si direbbe con termine alla moda - coagulare intorno a sé anche gli altri mandamenti.
E' questo il discorso?
EX 210 Sinacori: Sì, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questa è, per così dire, allora una delle anime di Cosa Nostra, in quel momento?
EX 210 Sinacori: No, beh, ma in quel momento non è che... Un'anima, perché poi c'è...
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Chiedo se questa è una.
EX 210 Sinacori: Perché poi c'è il gruppo Corleone.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
EX 210 Sinacori: No corleonesi, Corleone. perché è differente tra corleonesi e Corleone.
Corleone, è Bagarella, Provenzano; corleonesi eravamo quelli che eravamo col Riina. Cioè, tutti quelli che eravamo con Riina, eravamo corleonesi.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Sinacori: Quindi, questa è un'anima. Poi c'è l'anima Corleone, che sarebbe Bernardo Provenzano e Bagarella, all'epoca.
Il Bagarella vuole andare avanti con la linea portata avanti da suo cognato. Il Provenzano...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi continuare a compiere il tipo di azioni...
EX 210 Sinacori: Stragi. Anche in Sicilia, come... La linea di Riina erano stragi, perché le stragi sono avvenute in Sicilia, quando c'era Riina. Non sono avvenute al Nord.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Sinacori: Sono avvenute Capaci e via D'Amelio in Sicilia. Al Nord non ce n'erano, non ce ne sono state.
Però voleva continuare con la linea stragista.
Il Provenzano non voleva... Il Provenzano faceva l'ago della bilancia, però non voleva dispiacersi né con i suoi paesani, sarebbe a dire il Bagarella e il gruppo Bagarella, e né con il Ganci.
Perché a questo punto, si andava a una rottura, e ci sarebbe stata una grossa guerra su Palermo. Lui voleva evitare.
E a questo punto lui prende la decisione di farle le stragi, ma non in Sicilia, al Nord.
Tant'è vero che anche Matteo mi raccontò un particolare del fatto che volevano anche fare saltare in aria il tempio di Selinunte. Selinunte si trova a Castelvetrano.
Matteo è impazzito, nel senso di dire: 'ma qua stanno impazzendo tutti.'
Cioè, significava andare a prendere l'ergastolo, Matteo, automaticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io ho capito bene, lei viene a conoscere di questa situazione che, per così dire, esce da una sorta di, come dire, di blocco, al momento in cui si decide di compiere, sì, quelle certe azioni che i corleonesi volevano, ma di non compierle più in Sicilia.
EX 210 Sinacori: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo che Provenzano ha dato una sorta di assenso.
EX 210 Sinacori: Una sorta di assenso, si sono incontrati con Bagarella, ne hanno parlato. Poi non lo so se si sono incontrati con gli altri. Però poi mi è stato detto da Matteo che era stato deciso di farle al Nord, le stragi.
PUBBLICO MINISTERO: Sinacori, lei ci sta riferendo, rispondendo a queste ultime domande che le ho fatto, ci sta riferendo il contenuto di quanto le ha confidato Matteo.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Solo Matteo.
EX 210 Sinacori: Per le stragi al Nord?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: Sì, Matteo. No, Matteo, però poi successivamente, durante la mia latitanza...
PUBBLICO MINISTERO: No, poi ci arriviamo, poi ci arriviamo. abbia pazienza.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno sempre, per il momento, di far ruotare le mie domande sull'epoca, sulle settimane, sui mesi, sul periodo, nel quale si colloca questa riunione del 1 aprile '93.
EX 210 Sinacori: Sì, allora...
PUBBLICO MINISTERO: Perché abbiamo la fortuna che lei...
EX 210 Sinacori: ... solo Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo la fortuna della sua sfortuna.
Lei si ricorda di essere entrato in latitanza quel certo giorno che era il 1 aprile del '93. E così questo ci consente di ancorare la storia ad un dato di fatto assolutamente certo dal punto di vista temporale.
Ecco, allora io ho bisogno per il momento di continuare ad acquisire conoscenze da lei, con riferimento a come le viene rappresentata la situazione di Cosa Nostra, le dinamiche interne di Cosa Nostra, nel periodo nel quale cade questo incontro, questa riunione.
Ecco, poi i discorsi che lei saprà in un momento successivo, ci arriveremo.
EX 210 Sinacori: Cioè, anche dopo l'arresto di Riina, il capo di Cosa Nostra è sempre Riina. Cioè, non è che c'è stato un sostituto dopo Riina. Dopo Riina è rimasto Riina, perché non c'è stato nessun sostituto. Fino alla data del mio arresto, non c'è stato un sostituto che ha sostituito Riina.
Riina non ha mandato a dire: da ora in poi ci pensa mio cognato, o ci pensa Pino Provenzano, o ci pensa questo.
Quindi non c'è stata una riunione dove... si è fatta una riunione dove si è deciso che questo diventa il capo... Ognuno cercava, secondo me, di sedersi al posto di Riina. Però è sempre Riina. E tutto si faceva mandando a dire sempre le cose a Riina. Anche con il 41.
Non so se ci arrivavano, però, negli ultimi incontri che abbiamo avuto noi, sia con Giovanni Brusca, che Matteo, il Nicola Di Trapani, c'erano dei discorsi che, inerenti al Bino Provenzano, a Bernardo Provenzano, che poi ultimamente voleva fare marcia indietro, voleva... non voleva sapere più niente.
E mi ricordo che si parlò di farglielo sapere a Riina, questo discorso, per vedere cosa si doveva fare con questo Bino Provenzano.
Non so se ci è arrivato, però... c'era presente Giovanni Brusca, come ho già detto. E credo che sia stato proprio lui a prendersi l'iniziativa di fargli sapere questo discorso a Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Allora questa riunione del 1 aprile del '93, riunione che si svolge tra queste tre persone che lei ha indicato: Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella e Messina Denaro Matteo, serve per arrivare ad una qualche decisione? E se sì, sa che tipo di decisione è stata presa in quell'occasione?
EX 210 Sinacori: In quell'occasione si doveva prendere la decisione se veniva Bernardo Provenzano.
Bernardo Provenzano non è venuto in quella riunione. Quindi si sono riuniti nuovamente per decidere. Però l'orientamento era quello, già. Perché Leoluca già sapeva cosa ne pensava il Pino Provenzano, che Provenzano stava, voleva fare l'ago della bilancia, non voleva pendere da nessuna parte.
Quindi si sono reincontrati e hanno preso la decisione.
PUBBLICO MINISTERO: La decisione che quindi è? Me lo ripeta, per cortesia.
EX 210 Sinacori: Per le stragi, per continuare con le stragi, ma non in Sicilia, al Nord.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la ragione vera per la quale queste stragi in Sicilia non si potevano, o non si dovevano, o era opportuno che non si facessero, ecco, su quali presupposti?
EX 210 Sinacori: Su presupposti...
PUBBLICO MINISTERO: Su quali presupposti era il problema?
Perché non si voleva fare morti in Sicilia...
EX 210 Sinacori: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... perché non si voleva distruggere il patrimonio artistico siciliano?
EX 210 Sinacori: No, no, non era su questo. Era sul fatto che in Sicilia, essendoci Cosa Nostra, cioè, significa che... prendiamo come esempio Palermo che in ogni borgata c'ha la sua famiglia, succedendo una strage lì, ci può essere, vanno incontro a processi tutti i componenti della famiglia, perché sono riconosciuti. Con i pentiti che ci sono, ormai si sa tutto. Si sapeva già tutto allora.
Quindi, siccome il rappresentante di quella famiglia poteva mettere il veto, e se non lo metteva potevano andar a discussione e a guerre, cioè a spararsi tra di loro, per evitare tutto ciò, si è deciso per il Nord.
In quanto al Nord, non essendoci Cosa Nostra, nessuno poteva venirsi a lamentare e dire: 'ma che hai fatto, che non ha fatto... perché hai messo la bomba nel mio quartiere, perché non te la mettevi nel tuo quartiere...'
Nessuno poteva venire a dire, tranne lo Stato che poteva fare azioni repressive, come in effetti ha fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, oltre a Ganci Raffaele che, per quello che le riferì, appunto Matteo, era contrario, lei sa di qualche altro rappresentante di famiglia - sarebbe forse più corretto dire capomandamento - che era allineato sulla stessa posizione di Ganci?
O la posizione di Brusca, per come lei la conosce, ci arriveremo fra un po' con qualche altra domanda. Ma io intendo parlare di altre persone.
Lei prima ha nominato Cancemi. Sa come fosse schierato Cancemi, in questa situazione?
EX 210 Sinacori: Cancemi era con Raffaele Ganci. Cancemi era con Raffaele Ganci.
Lo stesso c'era Angelo La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Michelangelo La Barbera.
EX 210 Sinacori: Sì, Michelangelo La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, quello chiamato...
EX 210 Sinacori: Chiamato Angelo. Questi, erano con Ganci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho bisogno di capire per bene un punto: se quella specie di chiarimento definitivo che lei ha riferito esserci stato in un colloquio a quattrocchi tra Bagarella e Provenzano, è precedente, oppure è successivo rispetto alla riunione del 1 aprile del '93.
EX 210 Sinacori: Può ripetere la domanda? Perché sono stato un po' distratto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Lei ha detto poco fa - se io ho capito bene, eh - lei ha detto poco fa che, a un certo punto, Provenzano, dopo aver parlato con Bagarella, ha detto che le stragi si potevano fare purché non le si facessero in Sicilia.
EX 210 Sinacori: Sì, va bene... Successivo è, dottore. Successivo al 1 aprile '93.
PUBBLICO MINISTERO: Successivo alla riunione del 1 aprile '93.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che quindi quella riunione del 1 aprile del '93 non portò ad una decisione definitiva?
EX 210 Sinacori: No, perché dovevano parlare con Provenzano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lo prevede proprio il Codice, perché io rilevo che c'è una certa divergenza tra questa dichiarazione e certe dichiarazioni sue rese negli interrogatori precedenti. Divergenza che io quindi debbo far rilevare anche alla Corte col meccanismo e con la formula della contestazione, io le leggo. poi lei farà le sue osservazioni.
Nell'interrogatorio del 14 febbraio del '97, parlando appunto di questo incontro del 1 aprile '93, lei ha detto testualmente così:
"Hanno optato, in quella riunione, di non fare più niente in Sicilia. Cioè, non fare più, non niente, non fare più stragi in Sicilia. perché c'era, non so, se la facevano in una zona, o nel mandamento, cioè, potevano sorgere dei problemi. C'era chi voleva e chi non voleva.
Quindi, facendola al Nord - perché prima addirittura si parlava di farli a Selinunte, a Selinunte, qua, in Sicilia...".
E poi qui è siciliano stretto. Io capisco quello che vuol dire, lo pronunzierò malissimo:
"... Pi un fare viniri chiù annuddu ca. Matteo non era d'accordo in questo fatto. E allora si decise al Nord, perché al Nord, non essendoci Cosa Nostra, non poteva venire Faluzzu Ganci a dire: 'ma che stai facendo?' Al Nord non poteva venir nessuno. Cioè, solo la Polizia, lo Stato, poteva venire a dire: 'ma che stai facendo?'
Ma poi, non essendoci Cosa Nostra... Quindi, quello che mi è stato detto a me, che si è presa questa strada per questo motivo, perché qua c'era chi voleva e chi non voleva."
Nell'interrogatorio del 24 di giugno, lei ha detto - sono sempre le sue parole testuali:
"Proprio in quella riunione si decise di incominciare a fare gli attentati al Nord..."
Quindi si parla proprio di una decisione assunta, sia nell'interrogatorio del 14 febbraio, sia nell'interrogatorio del 24 di giugno.
"Si decise di incominciare a fare gli attentati al Nord, dove non c'era nessuno che si poteva venire a lamentare. Perché, non essendoci le famiglie, nessun uomo d'onore si poteva venire a lamentare."
E poi aggiunge che Messina Denaro, già strada facendo per andare all'appuntamento le aveva anticipato un po' tutti gli argomenti di questa riunione e dello scopo al quale serviva questa riunione.
Tanto che ha anche riferito che, all'esito della riunione, quando lei torna via portandosi dietro Matteo, Matteo ha un certo atteggiamento che lei, nell'interrogatorio, illustra così:
"Anche Matteo si allinea al discorso di Riina, di Bagarella e dei Graviano."
Cioè a dire, come, quindi, di una situazione che ormai si è chiusa, con una decisione presa.
Questo, almeno può darsi...
EX 210 Sinacori: Sì, ma la decisione l'hanno presa. Però dovevano parlare sempre con il Provenzano.
Se non ci hanno parlato quel giorno, ci avranno parlato l'indomani.
Cioè, non è che... Provenzano doveva essere lì, in quella riunione. Non è venuto, ma si saranno incontrati l'indomani.
Poi io sono stato latitante, non l'ho saputo più. Però non è che sono passati anni o mesi.
La decisione già comunque, in ogni caso, era stata presa. Era solo per informare il Provenzano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Sinacori: Perché il Provenzano rappresentava, una volta arrestato Riina, rappresentava, sia lui che Bagarella, avevano fatto la reggenza. Quindi, anche per dargli una soddisfazione, il Bagarella che era coreggente con il Provenzano, era giusto che glielo doveva dire.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, lei conosce - o per meglio dire - è stato messo al corrente degli argomenti che sono stati affrontati nel corso di questo colloquio tra Bagarella e Provenzano?
Quello nel quale, appunto, Provenzano poi alla fine disse: 'si facciano, ma non si facciano qua.'
Sa il tipo di argomenti, il tipo di considerazioni che furono prospettati?
EX 210 Sinacori: No. No, non lo so. Non lo so. Si diceva, come ho detto poco fa, dottore, si diceva che noi, come corleonesi, dobbiamo andare sempre avanti per la stessa strada, dobbiamo mantenere alta la nostra dignità. Non ci dobbiamo fare prendere per miserabili dalle persone... Questi discorsi. Ma io poco fa già lo avevo detto, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ecco. Ora vuole il caso che, in uno degli interrogatori, lei è stato molto... secondo me, non chiaro in maniera diversa. E' chiaro ugualmente, ma è stato più rappresentativo, eh?
Oltretutto perché ha fatto uso della sua lingua e mi sembra a me che in poche occasioni, come in questa, in questo processo, la sua lingua - il siciliano, è servita a rappresentare una certa situazione come strumento di comunicazione di un linguaggio, di una conversazione.
A me piacerebbe molto se lei lo potesse ridire in siciliano, come lo ha detto nel corso degli interrogatori.
Il discorso che ci fu tra Bagarella e Provenzano, per come le è stato raccontato.
EX 210 Sinacori: Che non ci dovevamo fare... In siciliano?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Poi dopo sarà così cortese da tradurlo in italiano.
EX 210 Sinacori: (frase in siciliano)
Questi discorsi, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: "Schifiare", che vuol dire?
EX 210 Sinacori: Cioè, (frase in siciliano). Cioè, non è che posso andare...
PUBBLICO MINISTERO: Che vuol dire?
EX 210 Sinacori: "Schifiare" significa non farci... In italiano che significa "schifiare"...?
PUBBLICO MINISTERO: Disprezzare, forse?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E cosa voleva dire "Non ci dobbiamo far disprezzare da nessuno", in che senso?
EX 210 Sinacori: Nel senso che dobbiamo andare sempre avanti con questa linea e nessuno deve dire che noi... Poi non lo so cosa intendeva dire lui. Io... nel senso che non ci dobbiamo fare disprezzare, che dobbiamo... 'Siccome noi siamo stati sempre con una linea che sarebbe stata quella di mio cognato, dobbiamo sempre andare avanti con la linea di mio cognato.'
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, nessuno deve dire di averci fatto chinare la testa?
EX 210 Sinacori: Non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Nessuno deve poter dire di averci fatto chinare la testa.
EX 210 Sinacori: Esatto. Nessuno poteva dire che noi abbassavamo la testa. Dobbiamo andare sempre a testa alta e questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, in parte, ha già fornito risposta alla domanda che le faccio, quindi anche se sembrerà una ripetizione non vuol dire. Se ritiene risponderà con le stesse parole che ha detto poco fa.
Attaccare lo Stato, attaccarlo sul continente e fare gli attentati del tipo di quello che si era pensato di fare a Selinunte, in che rapporto stava con i problemi che Cosa Nostra voleva risolvere, in quel momento?
EX 210 Sinacori: In quel momento lo Stato ci stava massacrando, ci stava... ci ha massacrato. Ci ha proprio letteralmente massacrato.
Tra la legge sui collaboratori, tra Pianosa, Asinara e 41 bis, cioè, eravamo proprio... Solo così potevamo cercare un contatto, per quello che mi è stato detto anche da Matteo, solo con le bombe nel patrimonio artistico potevamo cercare un contatto con qualche politico, con qualcuno delle Istituzioni che poteva venirci a dire qualcosa: 'perché non la smettete?', questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, questa strategia di azioni che dovevano colpire lo Stato in questo particolare suo interesse, per quello che le fu detto, doveva servire a costringere qualcuno a venire a contattare Cosa Nostra?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Questa è una situazione, chiamiamolo pure un progetto, o una prospettiva di cui le ha parlato Matteo.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nient'altri che Matteo?
EX 210 Sinacori: Sì, solo Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo anche la volta in cui si è presentato da lei con quello che lei ha chiamato, appunto, "il libro di Storia dell'Arte"?
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Era questo, questo il motivo era, di iniziare con i monumenti artistici, con l'Arte, per vedere se si muoveva qualcosa.
PUBBLICO MINISTERO: nell'occasione in cui le fece vedere questo libro di Storia dell'Arte, Matteo, lei ha detto che si trovava a Mazara.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E ha detto che, essendo entrato in latitanza il 1 di aprile, fece la latitanza prima a Castalvetrano, poi a Mazara e poi andò a...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
A Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: ... a Trapani.
Lei ricorda, più o meno, la data in cui andò a Trapani, per protrarre da lì la sua latitanza?
EX 210 Sinacori: Sì, io andai a Trapani, credo, intorno al 20, 21, 22 maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Di maggio.
EX 210 Sinacori: Quindi siamo antecedenti a questa data.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, all'epoca Matteo era già latitante o no?
*EX 210 Sinacori: No, a maggio no. Lui è latitante da giugno del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io non so se lei ritiene di indire ora...
PRESIDENTE: Benissimo. Sospendiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Dica, prego.
PUBBLICO MINISTERO: No, dicevo, io non è che riesco a calibrare al meglio, a calcolare per bene... ora, col dottor Nicolosi si cercherà di fare il bilancio di previsione. Però penso che più o meno tutti gradiremmo di riuscire a completarlo, l'esame, nella giornata di oggi. Esame e anche controesame. Allora io rivolgerei una preghiera alla Corte - poi il Presidente farà come crede - se, magari, possiamo fare una sosta un po' contenuta.
PRESIDENTE: Lei sa che c'è sempre un problema particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', niente.
PRESIDENTE: Io, sono le una e un quarto, una e 17...
PUBBLICO MINISTERO: No, perché io sono un po' stanco, suppongo che anche Sinacori, magari, sarà un briciolino stanco.
PRESIDENTE: Sì, certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: La sosta la dobbiamo fare comunque, la farei ora.
PRESIDENTE: Certo riprendiamo alle 14.45.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
PRESIDENTE: Allora, il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie, Presidente.
Sinacori, io vorrei riprendere con lei una situazione che lei ha accennato, ma che ora occorre approfondire. Cioè, lei ha spiegato come qualmente è venuto a sapere che il giudizio nei confronti di Brusca, più o meno all'epoca di questa riunione del 1 aprile '93, fosse, riassumendo, nei termini che Brusca era un miserabile, un mascalzone.
*EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi ha anche detto che il giudizio nei confronti di Brusca, per così dire, migliorò. Come se Brusca avesse avuto una specie di riabilitazione.
E ha fatto riferimento ad un incontro che era intercorso tra Brusca e Bagarella.
Ho capito bene?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, prima di tutto vorrei sapere se questo incontro tra Brusca e Bagarella, per quanto lei ne sa, si colloca in prossimità di questa data del 1 aprile del '93, oppure in una data diversa, oppure se lei addirittura ignora l'epoca in cui c'è stato questo incontro.
EX 210 Sinacori: L'epoca in cui c'è stato questo incontro, io non glielo so dire.
Io so del discorso perché, subito dopo l'arresto del Bagarella, io mi trovavo latitante a Trapani assieme a Matteo Messina Denaro e ci fu il Brusca che cercò un incontro con Matteo Messina Denaro e venne a trovarci. Venne lui, assieme a Nicola Di Trapani. Ci incontrammo a Valderice.
Lui, in quella riunione, era... cioè, ebbe modo di lamentarsi sia di Bagarella... soprattutto di Bagarella, del comportamento di Bagarella. Che diceva che lo aveva estromesso da queste cose che erano state fatte, cioè dalle stragi.
Che prima se l'era tirato dentro nelle stragi e poi lo aveva, per così dire, emarginato.
Lui ebbe modo di lamentarsi fortemente di Bagarella. Tant'è vero che, dopo la riunione, ci siamo guardati un po' in faccia, sia io, Matteo e Nicola, per vedere cosa dovevamo fare con Brusca. Perché, proprio in quella occasione lui, in un certo qualmodo, venne quasi... cioè, era quasi contento dell'arresto del Bagarella.
Tant'è vero che noi ci siamo guardati in faccia per vedere se dovevamo prendere dei provvedimenti contro il Brusca, o meno.
Perché il Matteo, soprattutto, era deciso ad ucciderlo. Solo che l'intervento di Nicola Di Trapani, non per salvarlo, Nicola e anche io, dissimo: 'ma, aspettiamo, mandiamo a dire il discorso, magari a qualcuno. Come facciamo a prenderci queste responsabilità di ucciderlo senza dire niente a nessuno?'
E poi ho saputo che Nicola lo mandò a dire in carcere, questo discorso. Adesso non so se lo mandò a dire a Nino Madonia, o a qualcun altro.
Però, in risposta, Nicola portò a dire, venne a dire che non lo dovevamo uccidere, però di cercarlo, anzi, di trattarlo e di avvicinarlo a noi. Perché eravamo rimasti pochi e quelli pochi che c'erano, anzi, dovevamo andare d'accordo e non litigarci. Però Matteo era abbastanza infuriato per questo fatto.
Lui, cioè, si lamentò del fatto che prima il Bagarella se lo tirò dentro nella cosiddetta strategia; poi, il Bagarella, anziché utilizzare uomini di Brusca e... si alleò, diciamo, si alleò, si tirò dietro il gruppo facente capo a Giuseppe Graviano, cioè ai ragazzi di Brancaccio.
E questo so che... quello che mi ha chiesto lei, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, cercando di farle una domanda per darmi la possibilità di capire se ho inteso bene: si distinguono due momenti. Uno, nel quale Brusca viene considerato un miserabile perché si è allineato, per così dire, sulle posizioni di Ganci ed altri; poi, un momento nel quale - secondo Brusca - Bagarella lo aveva, per così dire, aggregato alla strategia, però lo aveva tenuto fuori dala fase organizzativa, esecutiva.
E' questo il discorso?
EX 210 Sinacori: Sì, esatto. Esatto. Perché lui non sapeva niente della fase esecutiva. Difatti era quasi contento che i ragazzi questo... siccome in quel periodo già incominciavano ad esserci i primi pentiti, per quanto riguardavano le stragi, ed erano di Brancaccio, lui era quasi contento, dice: 'siete stati contenti a portarvi... a fare agire questi ragazzi. Vedete che adesso sono quasi tutti pentiti.'
E lui manifestava quasi contentezza di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che lei ne ha fatto il nome, mi vuol chiarire un attimo chi sia questo signor Nicola Di Trapani?
EX 210 Sinacori: Nicola Di Trapani è uomo d'onore di... credo Resuttana. Ed è cognato di Salvo Madonia e cugino di Nino Madonia. Ed era, all'epoca, reggente del mandamento di Resuttana.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il mandamento dei Madonia, per intendersi.
EX 210 Sinacori: Madonia di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Madonia di Palermo, certo.
Ecco, siccome lei dice che questo incontro - mi ha detto un attimo fa - che questo incontro si verifica dopo che Bagarella è stato arrestato, lei ricorda l'epoca dell'arresto di Bagarella?
EX 210 Sinacori: Sì. Ma io credo nel '95, però non ne sono sicuro. Però è stato successivo all'arresto di Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di quanto successivo, questione di...
EX 210 Sinacori: Subito dopo una settimana, dieci giorni. Immediatamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: Immediatamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, oltre che parlar di una certa addirittura soddisfazione di Brusca per l'arresto di Bagarella e perché le cose erano andate male, in quanto erano state gestite senza il suo aiuto e senza i suoi validi consigli, ma Brusca, a quell'epoca, aveva un suo progetto, una sua idea su come dovesse proseguire Cosa Nostra, quali obiettivi si doveva dare, se doveva mantenere una certa linea strategica, o sceglierne un'altra...
EX 210 Sinacori: No, no. Proprio... siccome non abbiamo fatto solo questo incontro. Successivamente a questo incontro ne abbiamo fatti diversi, sempre nello stesso periodo, dopo l'arresto di Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Sinacori: Sempre nel trapanese.
PUBBLICO MINISTERO: Sì sì.
EX 210 Sinacori: E, in questi incontri, si incomincia... siccome poi Brusca si ridimensionò da solo con le accuse che aveva fatto a Bagarella, cose... adesso lui non si sentiva più emarginato. Quindi portava avanti delle iniziative assieme a noi.
Cioè, tipo, per esempio, che dovevamo prendere dei provvedimenti contro gli avvocati di Palermo. E soprattutto lui fece, si fecero i nomi dell'avvocato Gallina Montana. E si parlò anche dell'avvocato Mormino. Perché gli avvocati, come se gli avvocati ci avessero abbandonato e non facevano niente contro... cioè, per difendere la nostra causa.
Poi si parlò anche di un progetto per uccidere un poliziotto palermitano, un certo Merendino. E anche di uccidere parenti del pentito Marchese, che sarebbe il cognato di Bagarella. E di continuare avanti sempre con la stessa strategia del Riina e del Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha ancora sentito parlare lei, fino a quest'epoca, quindi ad arresto di Bagarella avvenuto, di Provenzano, e se Provenzano partecipava, era al corrente, non era al corrente, di queste idee, di queste iniziative?
Se qualcuno si incontrava con Provenzano, lo stesso Messina Denaro, ovvero Brusca, ovvero altri?
EX 210 Sinacori: Sì, Messina Denaro, si ci incontrò. Però, non mentre era con me, ma prima, quando c'era Bagarella libero. Quando c'era Bagarella... Prima dell'arresto di Bagarella, assieme a Giuseppe Graviano, perché me lo diceva lui che si incontrava.
Poi, dopo l'arresto di Bagarella, e quindi siamo in questo periodo che noi incominciamo ad avere queste riunioni, questi appuntamenti, ho saputo di diversi incontri, più di un incontro che Giovanni Brusca fece con il Provenzano.
Una volta si portò pure a Nicola Di Trapani. E il Provenzano, siccome ormai non aveva fiducia quasi più a nessuno, non lo ricevette, perché non si ricordava del Nicola.
Poi, quando... e ricevette solo il Brusca. Poi, quando il Brusca gli disse che era Nicola Di Trapani, fece un altro appuntamento e ci andò Nicola Di Trapani.
E, in questi appuntamenti, si parlava di.. proprio la frase che lui gli andò a dire che noi... In siciliano?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: 'Che noiattri non siamo parrini e che dobbiamo continuare sempre con la stessa linea.'
E Provenzano acconsentì a questo discorso del Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Se capisco bene, "non siamo parrini", "non siamo dei preti".
EX 210 Sinacori: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non dobbiamo dedicarci ad opere di bene.
PRESIDENTE: Preti, preti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. In questo cercare progetti, cercare, o perlomeno pensare ad eliminare avvocati, poliziotti, parenti di collaboratori di Giustizia, ci rientrava anche qualche altro progetto nei confronti, in genere, delle Forze dell'Ordine, che lei ricordi?
EX 210 Sinacori: Le Forze dell'Ordine, questo Merendino, che ho già detto.
E poi c'era una guardia carceraria che faceva servizio a Caltanissetta che dicevano che era pericolosa, però io il nome non me lo ricordo, se si chiamava Migliore, o Migliorino, qualcosa del genere.
E poi questi incontri che lui fece con il Provenzano, erano anche... perché siccome c'era stata una scomparsa in questo periodo che Matteo si trovava con me, c'era stata una scomparsa a Misilmeri di un certo Piero Lo Bianco. E noi eravamo venuti a sapere che era stato il gruppo facente capo a Bino Provenzano. E cioè a dire Benedetto Spera e il suo gruppo.
Siccome loro non lo sapevano che noi lo sapevamo - è un po' complicato - Giovanni Brusca... Provenzano chiedono appuntamento con Giovanni Brusca.
Giovanni Brusca noi non volevamo che lui ci andasse, perché siccome questo Pietro Lo Bianco, Pierino Lo Bianco era un uomo fidato sia dei Graviano, e Matteo Messina Denaro lo conosceva abbastanza bene e noi lo volevamo difendere a tutti i costi. Io non lo conoscevo, però se Matteo mi diceva che era una persona fidatissima dei Graviano e che aveva fatto una guerra a Misilmeri. E quelli, subito dopo l'arresto di.. "quelli", intendo io Spera e Bino Provenzano, subito dopo l'arresto di Bagarella, ci fissa un appuntamento e lo strangolano.
Ci preoccupavamo che questi mandavano a chiamare, prima Giovanni Brusca. Difatti hanno chiesto anche degli appuntamenti a Matteo e Matteo non ci è voluto andare, perché dice: 'se mi vuole parlare, viene lui, che io là non ci vado.' Perché incominciamo a vedere un po' di losco in questo discorso.
E quindi il Giovanni Brusca incomincia a fare questi appuntamenti, anche se noi non volevamo. Difatti lui si è preso di coraggio e ha detto: 'io ci vado armato', difatti lui ci è andato... lui no armato, però aveva un gruppo di persone fuori che lo aspettavano che a un segnale di Giovanni Brusca entravano e ammazzavano a tutti.
Quindi, incominciano da lì i discorsi con Bino Provenzano a riallacciarsi.
Ecco, e sono continuati poi a cadere nei discorsi che non siamo parrini, non siamo...
Che il Nicola Di Trapani si curava la situazione su Palermo parlando con i vari mandamenti con chi poteva parlare.
Infatti lui diceva che i Cucuzza non c'erano problema, che ci parlavano e non c'erano problemi. Con... Si faceva, si preoccupavano solo del gruppo di, dove c'era Pietro Aglieri e Carlo Greco. Che questi potevano essere con Bino Provenzano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei, poco fa, ci diceva che l'atteggiamento di Brusca, almeno nella prima occasione in cui vi rivedeste a Valderice, presente Messina Denaro, era tale per cui Messina Denaro si fece prendere dall'ispirazione di eliminare Brusca, quasi, insomma, no?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Fu un pochino tenuto sotto controllo da lei e da Di Trapani.
EX 210 Sinacori: Sì, ma non solo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma è riuscito lei a capire che rapporto c'era stato precedentemente tra Brusca e i Graviano?
EX 210 Sinacori: Tra Brusca e i Graviano, per quello che mi diceva il Matteo, i Graviano non lo potevano vedere a Brusca. Cioè, proprio... Non andavano per niente d'accordo.
No non andavano d'accordo, i Graviano a Brusca non lo volevano vedere, non gli ispirava fiducia per niente.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se c'era qualche ragione specifica dietro a questo giudizio negativo dei Graviano nei confronti di Brusca?
EX 210 Sinacori: Ma io, per quello che mi disse sempre Matteo, ho saputo che una volta Giovanni Brusca era andato a... era a Palermo. E, camminando nella zona dei Graviano, voleva sparare a Ciccio Tagliavia, mi dice Matteo. Cosa che lo vede - per quello che mi disse Matteo - lo vide Filippo Graviano e gli disse: 'ma che fai qua?'
E lui gli disse, non glielo disse il motivo, perché altrimenti i Graviano lo ammazzavano completamente, perché Ciccio Tagliavia era un uomo dei Graviano.
Però sono cose che mi ha detto Matteo, non so se...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ormai stiamo parlando di Brusca. Le devo chiedere due cose.
Lei ha mai sentito, avuto notizia, di un episodio in cui, all'iniziativa di Brusca, sarebbero state fatte vedere, o portate a far vedere a Messina Denaro, delle fotografie di opere d'arte?
Naturalmente non nel 1995, epoca in cui lei ambienta questi ultimi fatti che ha raccontato, ma addirittura tre anni prima, bisogna tornare nel '92.
EX 210 Sinacori: Io ricordo dei discorsi che ebbe in presenza mia, di Giovanni Brusca e di Matteo Messina Denaro. Dei discorsi che Giovanni faceva che aveva la possibilità, lui non specificò bene, però parlava di aggiustare processi e dei politici, amanti di pezzi di antiquariato e di Storia dell'Arte, che se c'era la possibilità di avere questi pezzi di antiquariato e ricavarli a queste persone, si sarebbero messi a disposizione.
Però non fece il nome davanti a me.
PUBBLICO MINISTERO: Ma come epoca, siccome io...
EX 210 Sinacori: Come epoca...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: Come epoca dobbiamo andare dal... da quando io comincio a essere reggente della famiglia di Mazara. Cioè dai primi mesi del '92 in poi, al 1 aprile del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'era una ragione particolare per la quale Brusca veniva a prospettare questa situazione, per l'appunto, a Trapani e per meglio dire, a lei, a Messina Denaro?
EX 210 Sinacori: Sì, la ragione sta nel fatto che Brusca sapeva, come so io e come si sapeva in Cosa Nostra, soprattutto nella provincia di Trapani, che i Messina Denaro, soprattutto il padre, è un grande conoscitore di pezzi archeologici. Cioè, a livello proprio mondiale.
PUBBLICO MINISTERO: Un'autorità in materia.
EX 210 Sinacori: Sì. Lui, basta vedere un vaso, già diceva che lo aveva dipinto 3000 anni fa, 4000 anni fa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e quindi Brusca era alla ricerca di pezzi di archeologia pregiati.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O era venuto a fare un discorso, così, diciamo accademico, senza uno scopo specifico?
EX 210 Sinacori: No, lui non è che venne per venire a fare questo discorso.
Cioè, non è che venne a un appuntamento per fare questo discorso. Si è parlato di questo discorso.
Adesso non so per che cosa è venuto, però io ricordo che ho partecipato ad un discorso del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sa se dopo ha avuto un seguito questa storia, questo discorso?
EX 210 Sinacori: No, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome la sua latitanza è iniziata, come sappiamo, il 1 aprile del '93, e con il suo racconto lei ci ha portato fino a questo incontro con Messina Denaro quando è ancora latitante a Mazara e ancora non va a Trapani, quindi siamo intorno alla metà di maggio del '93. Ecco, da questo momento in poi lei continua a mantenere rapporti, diciamo, di frequentazione, di contatto, con Messina Denaro?
EX 210 Sinacori: Dopo che Matteo...
PUBBLICO MINISTERO: Se sono continui, sono saltuari... Ecco, richiamando la sua attenzione sul fatto che, come ha detto prima, a giugno Messina Denaro entrò a sua volta in latitanza.
EX 210 Sinacori: Eh, appunto. Dopo che Matteo diventa, si dà alla latitanza, quindi siamo ai primi di giugno del '93, lui, io non ho più modo di vederlo frequentemente. Anche perché io sono a Trapani e lui era dalle parti di Palermo, Brancaccio. Insomma, con i Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, lo sa per certo che la latitanza...
EX 210 Sinacori: Lo so per certo, perché me lo dice Matteo.
E quindi lo vedo saltuariamente, lo vedo qualche volta. E una di queste volte mi mandò a chiamare e andai io assieme a... a un mio paesano, un ragazzo che conoscevo, un certo Sciacca, che mi accompagnò fino a Bagheria e...
PUBBLICO MINISTERO: E' un uomo di famiglia, questo Sciacca?
EX 210 Sinacori: No. No, no, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: E' solo un suo compaesano.
EX 210 Sinacori: Sì, un mio compaesano.
PUBBLICO MINISTERO: Un suo amico.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Sinacori: E, insieme a Calabrò, e forse, se non ricordo male, c'era anche Peppe Ferro, questo ragazzo mi accompagna fino a Bagheria. Poi, a Bagheria saliamo tutti sulla macchina di Gino Calabrò, andiamo fino a Cefalù e poi...
PUBBLICO MINISTERO: La posso fermare un attimo, Sinacori?
EX 210 Sinacori: Sì, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza, sennò corro il rischio dopo di farle rifare tutto il racconto, è più faticoso.
Allora, lei era stato convocato, a quello che ho capito, o per lo meno, Messina Denaro aveva detto che aveva bisogno di vederla.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Così è.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E doveva arrivare a Cefalù? A Bagheria, o a Cefalù?
EX 210 Sinacori: No, noi dovevamo arrivare a Cefalù.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
EX 210 Sinacori: Però, siccome le persone che ci accompagnavano...
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei parte...
EX 210 Sinacori: Io parto da Dattilo.
PUBBLICO MINISTERO: Da Dattilo. Insieme a questo compaesano che si chiama Sciacca, ha detto.
EX 210 Sinacori: Sì. Una frazione di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Sinacori: Abbiamo l'appuntamento con Gino Calabrò sull'autostrada.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: Che viene...
PUBBLICO MINISTERO: Gino Calabrò era solo, o c'era qualcun altro con lui?
EX 210 Sinacori: Se io non ricordo male ci doveva essere anche Peppe Ferro e il figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Erano tutti su una macchina...?
EX 210 Sinacori: No, no, con due macchine. Perché Peppe Ferro, quando si spostava, si spostava con suo figlio, camminava con suo figlio, non camminava con...
PUBBLICO MINISTERO: Allora, a quello che...
EX 210 Sinacori: Anche perché lui aveva il fatto della malattia, avevano sempre la scusa pronta per dire che si sentiva male e lo stavano portando all'ospedale. Cioè, c'era sempre una scusante, camminando con suo figlio. Camminando con Calabrò la scusante non c'era più.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quello che capisco, sull'autostrada vi incontrate, c'è Calabrò con la sua macchina, Ferro padre e Ferro figlio, se il suo ricordo è esatto, con un'altra macchina. E poi c'è lei con Pino Sciacca.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dico bene?
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Siccome loro sono liberi, loro si mettono davanti e io sono dietro. Cioè sono l'ultimo.
Arriviamo a Bagheria. Io salgo con Gino Calabrò e forse anche Peppe Ferro. E andiamo a Cefalù, perché l'appuntamento noi lo abbiamo a Cefalù, non lo abbiamo a Bagheria.
E a Cefalù ci viene a prendere Nino Mangano e ci porta in un villaggio turistico che non so come si chiama, perché siamo ritornati indietro.
E lì ho incontrato il Matteo, Leoluca Bagarella e Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la fermo subito.
Lei, quando viene a sapere che Matteo la vuole incontrare, viene a sapere anche che poi in questo luogo troverà queste persone?
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: Intendo dire Bagarella e Graviano?
EX 210 Sinacori: No no. Io non lo sapevo che incontravo queste persone.
Io sapevo che c'era Matteo che mi voleva parlare.
Siccome mi aveva mandato a chiamare prima e io non ci ero potuto andare perché non avevo documenti, non avevo chi mi accompagnasse, e allora poi mi ha fissato un altro appuntamento e ci sono andato.
Però sapevo di dovere incontrare solo a Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, da Cefalù... Poi lei dice: 'da Cefalù siamo tornati indietro.'
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma tornare indietro, in che direzione?
EX 210 Sinacori: Verso Bagheria, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Verso Bagheria. Verso il luogo da dove provenivate, per intenderci.
EX 210 Sinacori: Sì, però era in un villaggio turistico.
E lì siamo arrivati, ci siamo salutati. L'argomento della discussione era che loro erano venuti a sapere che il Di Maggio si trovava a Novara e che c'era la possibilità di sparargli là, a Novara.
Quindi, a questo punto, a loro interessava qualcuno che conoscesse il Di Maggio, ma che il Di Maggio non lo conosceva.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché si trattava di andare sul posto...
EX 210 Sinacori: Per andare ad appostare, per andare a vedere se effettivamente era là, se si poteva fare delle appostazioni per poi spararci, o metterci una carica di dinamite, qualcosa. Insomma, per eliminarlo.
E io non avevo nessuno da potere mandare là.
No so se questo incarico se lo prese il Calabrò, non ricordo bene se se lo prese il Calabrò, di mandare qualcuno là, a vedere.
Solo che il mio intervento era anche, perché siccome Matteo sapeva che io avevo un amico a Novara, che insegnava là a Novara, se potevo chiedere qualcosa a questo amico mio. Ma io dissi subito che non potevo chiedere, perché non aveva fiducia, cosa che non era vero.
E' che non volevo coinvolgere questo mio amico.
E basta. Poi siamo ritornati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: No, un attimo.
PUBBLICO MINISTERO: No, aspetti, prima di andare avanti. Tanto si va avanti... Ho bisogno di mettere, sennò poi me le dimentico le domande.
Allora, ho bisogno di chiederle, primo: conosce il nome di questo villaggio turistico, se aveva un nome? Sa chi ne aveva la disponibilità?
EX 210 Sinacori: No, sapevo io che in questo villaggio turistico, ho saputo dopo, ci badava un certo Giacalone, o una persona che, per quello che mi diceva Matteo, era al di fuori di ogni cosa, solo che era pratico di gestire i villaggi turistici, sia a Triscina che a Selinunte. E il Graviano gli aveva chiesto se aveva una persona da potergli... E lui gli portò questo Giacalone.
Però, per quello che mi diceva Matteo, questo Giacalone era al di fuori di ogni cosa. Poi, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il nome di questo Giacalone, lei lo conosce?
EX 210 Sinacori: Michele il tunisino, lo chiamavano. Michele... Michele. Michel. Michele, Michel, qualcosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il signor Cannella Tullio, lei lo ha mai conosciuto?
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, la seconda domanda che le dovevo fare, prima di farle proseguire il racconto, è questa: Nino Mangano, è persona che lei conosceva già?
EX 210 Sinacori: No, l'ho conosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: In quella occasione lì?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che si trattava esattamente del signor Nino Mangano e non di altri, lei come lo ha saputo poi?
EX 210 Sinacori: Me lo disse Matteo. E poi lui è venuto pure, dopo che ci siamo visti là, lui poi ci siamo incontrati qualche altra volta, dove ero latitante io, là a Valderice, perché lui si incontrava con Vito Mazara. Si è incontrato con Vito mazara, perché lui, siccome Matteo, in un successivo incontro, aveva chiesto, aveva mandato a dire a Vincenzo Virga se aveva disponibilità di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Le dispiace, Sinacori, se poi questo discorso lo riprendiamo dopo?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora mi basta chiederle, per il momento, questo: questo signore che lei identifica in Nino Mangano, le è stato mai presentato ritualmente?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In occasione del primo incontro, questo a Cefalù?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi rimaniamo a Cefalù.
Si svolge questo incontro, c'è questa conversazione che riguarda le modalità per localizzare con esattezza Balduccio Di Maggio.
E poi che succede ancora in questo incontro? Se è successo qualche altra cosa.
EX 210 Sinacori: Sì. Succede che, mentre stavamo parlando, arriva una persona e Matteo ci dice di accomodarci - c'era un'altra stanza lì - ci ha fatto mettere in un'altra stanza. E loro si sono messi a parlare con questa persona.
Loro, sia i Graviano, che il Bagarella, che il Matteo.
Dopo che hanno finito di parlare, fa uscire, e io intravedo questa persona di dietro. Chiedo a Matteo chi era e lui mi dice chi era, era il senatore Inzerillo...
PUBBLICO MINISTERO: E che ci faceva lì il senatore Inzerillo?
EX 210 Sinacori: Ma, per quello...
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, il senatore: la persona che Matteo le disse era il senatore Inzerillo.
EX 210 Sinacori: Sì. Il senatore Inzerillo, siccome, per quello che mi dice sempre il Matteo, era una persona dei Graviano.
Io chiedo a Matteo che cosa... - siccome là erano tutti latitanti - come fanno a avere fiducia in una persona che..., ho detto... E lui mi disse che lui era venuto a dirgli che con le stragi non si concludeva niente e che si doveva fare un'altra strategia, fare un movimento politico, che poi, se ne parlò poi successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Era la prima volta che lei constatava di un contatto diretto, fisico proprio, tra qualcuna delle persone che lei conosceva come esponenti, anche importanti di Cosa Nostra, e persone del mondo politico così qualificate, un parlamentare intendo dire?
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Era la prima volta.
PUBBLICO MINISTERO: Successivamente è mai venuto a conoscenza di qualcosa di analogo? Io parlo sempre di contatti personali diretti tra qualcuna delle persone di cui si è parlato...
EX 210 Sinacori: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ma specificamente di questo uomo politico, lei aveva mai sentito parlare precedentemente?
EX 210 Sinacori: No. Io non sapevo chi era, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se intendo bene, lei venne a sapere in una volta sola che questa persona intervenuta era un parlamentare, che si chiamava in un certo modo - Inzerillo cioè - un senatore...
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... e era una persona a disposizione dei Graviano?
EX 210 Sinacori: Sì. Poi ho avuto la conferma anche, sempre da Matteo, quando l'hanno arrestato. Siccome, poi, questa persona poi l'hanno arrestata, io l'ho visto fotograficamente e l'ho riconosciuta. Infatti Matteo mi ha dato la conferma che era la stessa persona che si trovava là quel giorno.
PUBBLICO MINISTERO: A lei risulta se questa persona sia tuttora sottoposta a procedimento penale?
EX 210 Sinacori: Se tuttora è... non lo so. So che era stata arrestata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: Però se adesso è ancora arrestata non lo so.
PRESIDENTE: Possiamo collocare nel tempo questo...
PUBBLICO MINISTERO: Infatti stavo proprio arrivando a questo, Presidente.
Dunque, lei ha memoria di quando fu arrestato, insieme al fratello Filippo, Giuseppe Graviano?
EX 210 Sinacori: Giuseppe Graviano fu arrestato, se non ricordo male, i primi mesi del '94, credo.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda dove fu arrestato?
EX 210 Sinacori: Fu arrestato a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Rispetto all'arresto di Giuseppe Graviano, lei è in grado di dirci quanto prima si verifica questo episodio al villaggio turistico?
EX 210 Sinacori: Questo episodio al villaggio turistico a un paio di mesi, credo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di chiederle uno sforzo di memoria su due particolari.
Allora, lei ha detto che quando arriva una certa persona nel corso dell'incontro, Matteo vi fa appartare.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io ho bisogno di sapere quali sono le persone che si appartano assieme a lei, quali invece partecipano all'incontro con la persona che le vien detto essere il senatore Inzerillo.
EX 210 Sinacori: Quelli che partecipano all'incontro sono quelli che io ho incontrato là, e cioè Matteo, Bagarella e Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: Quelli che ci appartiamo siamo: io, il Calabrò e forse Peppe Ferro.
PUBBLICO MINISTERO: Mangano Antonino?
EX 210 Sinacori: Non lo so se ha partecipato. Lui ci ha accompagnato, però è possibile... perché io l'ho visto quando ce ne siamo andati, a Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, nella parte dell'incontro in cui trattaste la questione di Di Maggio, chiamiamola in questo modo...
EX 210 Sinacori: No, non c'era Mangano Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Mangano non c'era.
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: La trattaste, però tutti assieme, voglio dire Bagarella, Giuseppe...
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Tutti assieme.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
E il secondo sforzo di memoria che le chiedo è questo: sulla presenza di Peppe Ferro a questo incontro, allora, lei resta su una posizione di incertezza? Oppure ritiene di poterla risolvere, ora che io gliel'ho fatto ricostruire passo passo tutto l'incontro.
EX 210 Sinacori: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Inizialmente lei ha detto: 'non lo so se c'era'. Poi, ora sento che dice: 'ci siamo messi in una stanza appartata Calabrò, Io e Peppe Ferro. Allora...
EX 210 Sinacori: "E forse Peppe Ferro", ho detto; perché ho sempre il dubbio di Peppe Ferro.
Però, siccome io, poi, quando noi ce ne siamo andati da questo villaggio ci doveva accompagnare il Nino Mangano e - perché Nino Mangano aveva una macchina e Gino Calabrò aveva pure la macchina - e dovevamo andare a Bagheria.
Ricordo che Nino mangano, che faceva la strada, incontrò una pattuglia di Polizia e ci fece segnale che c'erano i poliziotti. A questo punto io non sono più ritornato con il mio paesano che era a Bagheria, non ci sono più andato a Bagheria; sono salito sulla macchina di Gino Calabrò e a questo punto posso dire che Peppe Ferro era con suo figlio, perché io sono ritornato con Gino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Da soli.
EX 210 Sinacori: Da soli, sì. E il mio paesano è rimasto là, a Bagheria.
PUBBLICO MINISTERO: Abbandonato a se stesso.
EX 210 Sinacori: Sì. Poi la sera lui, non vedendomi arrivare, se ne è ritornato a casa.
PUBBLICO MINISTERO: Riprendiamo quell'altro episodio che lei aveva cominciato a illustrare, io poi l'ho interrotta; quest'altro episodio di quest'altro incontro nel quale lei ha collocato quest'altra persona di, se ho capito bene, Vito Mazara. Può essere?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha parlato anche, se non l'ho intesa male, ha parlato anche di esplosivo, in relazione a quest'altro episodio. O ho capito male?
EX 210 Sinacori: No, in base a questo episodio no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora...
EX 210 Sinacori: L'episodio è successivo. Siccome dopo questo incontro poi ci siamo visti un'altra volta, con Matteo, a Bagheria questa volta; ci siamo visti perché eravamo noi, cioè noi intendo Vincenzo Virga che aveva bisogno di parlare con Matteo, e io ci andai pure, perché mi avrebbe fatto piacere vederlo.
L'argomento da discutere era, siccome Vincenzo Virga cercava una persona per ucciderla, un trapanese che si trovava a Milano, Milano o periferia di Milano, era uno soggiornato qua a Milano, ci interessava, a Vincenzo Virga, sapere se Matteo aveva possibilità, tramite le sue conoscenze, se aveva la possibilità di darci una base in questo paesino dove è che si trovava questo soggiornato.
A questo incontro andai io con Vito Mazara e Vincenzo Virga lo accompagnava suo figlio; eravamo con due macchine.
(voce fuori microfono)
EX 210 Sinacori: Loro erano liberi, io ero latitante e ero messo dietro con Vito Mazara.
All'appuntamento a Bagheria...
PRESIDENTE: Chi è che parla lì dietro?
I carabinieri che cosa ci stanno a fare? Se sentite parlare qualcuno, dovete farlo stare zitto.
Prosegua, prego.
EX 210 Sinacori: Arrivati a Bagheria, all'appuntamento si fece trovare Fifetto Cannella.
Io andai prima all'appuntamento, mentre Vito Mazara e Vincenzo Virga aspettarono in strada.
All'appuntamento trovai, a Matteo e a Giuseppe. Gli dissi che...
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe chi, scusi?
EX 210 Sinacori: Giuseppe Graviano.
Gli dissi il motivo per cui ero là e parlammo un poco perché loro mi prospettarono la situazione di questo movimento politico, di questo da fare, di questo movimento politico. Io gli dissi che c'era Vincenzo Virga. Siccome Giuseppe non lo conosceva e non lo voleva conoscere, questo Vincenzo Virga, ha detto: 'prima parliamo noi, poi io me ne vado e te lo incontri tu', gli dice a Matteo.
Così abbiamo parlato un po' di questo movimento politico, nel senso che loro già avevano dei programmi, di cercare delle persone pulite in provincia di Trapani per poterle candidare.
Poi, dopo che abbiamo finito di parlare, Giuseppe gli disse a Matteo - siccome io gli dissi il motivo che Vincenzo Virga gli voleva parlare per sparare a uno a Milano - Giuseppe gli disse che non c'erano problemi, che lui aveva appoggi a Milano dove potersi appoggiare.
Giuseppe gli disse solo: 'fatti dire dov'è il paese, poi...'. Così fece.
Poi Giuseppe se ne andò e Fifetto andò a prendere a Vito Mazara e a Vincenzo Virga.
Il Vincenzo Virga gli disse che era quello... il paese dov'è che si trovava, gli disse solo, a Matteo, che ci serviva soltanto una base, che poi ci andavamo noi a sparargli.
E ci siamo messi d'accordo che uno di questi giorni, poi, il Vincenzo Virga doveva incaricare una persona, che io non so chi è, da farla salire su a Milano; si dovevano dare un appuntamento a Milano con i Graviano, che questa persona... Siccome i Graviano non lo permettevano, che l'avremmo fatto noi materialmente a uccidere. Loro, sapendo una cosa del genere, l'avrebbero fatto loro, per le sue capacità che avevano. Volevano solo una persona che gli indicava chi era l'obiettivo.
Però, poi, non si fece più niente, perché loro sono stati arrestati a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Sinacori: E si discusse anche di questo movimento Sicilia Libera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, scomponiamo, ora, per bene l'argomento.
Intanto vorrei sapere chi è la persona che doveva essere ammazzata, se lei lo sa.
EX 210 Sinacori: Sì. Era un certo Tano Pizzardi, che poi è stato ucciso qua a Trapani.
Gaetano Pizzardi.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi è stato ammazzato, poi, effettivamente.
EX 210 Sinacori: Sì, è stato ammazzato, credo, nel '95. O '95 o '96 a Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Poi...
EX 210 Sinacori: '95.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, l'altra cosa che volevo sapere è questa: dove si è svolto, specificamente, questo incontro a Bagheria?
EX 210 Sinacori: A Bagheria era una casa che aveva a disposizione Fifetto Cannella. Anzi, si diceva che ci abitava pure una guardia della Polizia Penitenziaria e dovevamo parlare piano; però di chi era l'appartamento non lo so. Era proprio dentro la città di Bagheria.
PUBBLICO MINISTERO: Il terzo argomento è questo: se era presente Giuseppe Graviano, appunto, Giuseppe Graviano non era ancora stato arrestato.
Allora, quanto tempo prima siamo rispetto all'arresto di Graviano, se lei...
EX 210 Sinacori: Ma, passeranno... poco tempo. Non lo so, 15 giorni, un mese all'incirca. Perché subito l'arrestano a Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se si deve stabilire quale episodio è successo prima e quale episodio è successo dopo, viene prima questo incontro a Bagheria, o viene prima l'incontro al villaggio turistico a Cefalù?
EX 210 Sinacori: No, il primo incontro che io ho con Matteo è quello a Cefalù.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
L'altra parte, invece, dell'argomento di cui lei sta parlando è questo movimento politico.
Intanto le chiederei, questo movimento politico aveva un nome?
EX 210 Sinacori: Sì, Sicilia Libera.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, di questo movimento politico aveva sentito parlare anche precedentemente, oppure questa è la prima volta che ne sente parlare.
EX 210 Sinacori: No, è la prima volta che ne sento parlare.
PUBBLICO MINISTERO: Ne sente parlare anche con indicazione della sigla, cioè della denominazione di questo movimento?
EX 210 Sinacori: Sì, a Bagheria, sì. Quando siamo a Bagheria, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, si parla espressamente di questa denominazione di questo movimento.
EX 210 Sinacori: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: ... che si chiama Sicilia Libera, no. Di un movimento da portare dei deputati nostri a Roma. Però io il nome non lo so. Mi dovevano fare avere i facsimile per potere fare la campagna elettorale.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, Sinacori, abbia pazienza.
EX 210 Sinacori: Campagna elettorale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. No, voglio dire, che poi questo movimento si chiamava Sicilia Libera, lei come lo ha appreso, in un momento successivo?
EX 210 Sinacori: Nella riunione di Bagheria lo so che si chiama Sicilia Libera, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e...
EX 210 Sinacori: No, no, lo so dopo. Dopo quando già... perché io sapevo un movimento ma non sapevo come si chiamava. Lo so poi quando escono i pentiti che si chiama Sicilia Libera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questo movimento politico a chi stava a cuore? Chi aveva progettato di dare vita a questo movimento politico?
EX 210 Sinacori: Era Bagarella, Giuseppe Graviano e Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Erano tutti e tre d'accordo sotto questo aspetto?
EX 210 Sinacori: Credo di sì, perché in questo periodo, siccome Matteo faceva vita a Palermo e loro, in quel periodo che lui era latitante, si vedevano quasi ogni giorno, per come lui ebbe a dirmi poi.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi...?
EX 210 Sinacori: Loro volevano sapere dei nomi da Vincenzo Virga e da me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: Da Vincenzo Virga su Trapani...
PUBBLICO MINISTERO: Ha anticipato la mia domanda, va bene.
EX 210 Sinacori: ... da me...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, benissimo.
EX 210 Sinacori: ... da me su Mazara, se avevamo delle persone pulite rispetto... pulite nel senso...
PUBBLICO MINISTERO: Presentabili.
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: Presentabili.
EX 210 Sinacori: Presentabili come fedina penale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, anch'io intendevo questo, per la verità.
EX 210 Sinacori: Se avevamo delle persone, io gli dissi che non ne avevo e Vincenzo Virga gli disse, gli fece qualche nome.
A questo punto, siamo sempre nella riunione di Bagheria...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Sinacori: ... il Matteo dice a Vincenzo Virga che gli mandava una persona. Siccome c'era un certo Giovanni Formoso, che è un uomo d'onore di Misilmeri, e questo aveva... conosceva il Virga perché aveva un deposito d'oro, e siccome il Virga aveva una gioielleria, dice: 'ti mando a Giovanni Formosa con un'altra persona e vedi di presentarci queste persone per potere iniziare a fare un certo tipo di discorso, vediamo se le possiamo candidare.' e tutti questi discorsi.
Poi, se si sono incontrati o non si sono incontrati, io questo non glielo so dire. Però il Giovanni Formosa, doveva accompagnare il Tullio Cannella a Trapani, che io non conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Formosa da chi le prendeva le disposizioni, le direttive?
EX 210 Sinacori: Da Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ormai che ci siamo, la prospettiva, diciamo, di ordine generale, legata a questo movimento politico quale era?
EX 210 Sinacori: La prospettiva era nel futuro, cioè, riuscire a portare avanti determinate persone, un certo numero di persone a Roma, ma non per avere dei risultati immediati perché era assurdo per avere... Ma per in futuro avere delle persone a Roma che facevano i nostri interessi, solo ed esclusivamente i nostri interessi. O, quantomeno, se avevamo qualche problema sapevamo dove andare perché rappresentavano... non erano uomini d'onore ma potevano anche essere uomini d'onore, cioè si potevano anche combinare. Cioè, dovevano essere delle persone che dipendevano solo ed esclusivamente da noi e fare tutto ciò che noi... Però sempre nel tempo, cioè, era programmato nel tempo questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: "Mandare persone a Roma", io credo di aver capito che cosa vuol dire, ma...
EX 210 Sinacori: "A Roma" nel senso di essere eletti e andare o al Senato o alla Camera, intendo dire questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a lei dice qualcosa il nome Rosario Naimo?
EX 210 Sinacori: Sì, certo che mi dice qualcosa. Rosario Naimo è un uomo d'onore affiliato alla famiglia di San Lorenzo a Palermo, ma da trent'anni operante in America. Era l'alter ego di Totò Riina in America.
A proposito di Rosario Naimo - visto che lei mi ha fatto ricordare il nome - faccio ricordare che subito dopo l'arresto di Totò Riina, quindi nei primi mesi del '93, mi viene a trovare il Matteo Messina (siccome questo Rosario Naimo era latitante a Maz... è stato latitante a Mazara per circa quattro anni, non so quanto di preciso) e mi dice che si era incontrato con Luchino - Luchino sarebbe Leoluca Bagarella - e gli aveva detto di venire da me ed accompagnarlo da questo Rosario Naimo e di farci un certo tipo di discordo. Un discorso che già si era fatto negli anni '60, fine anni '50 inizi anni '60, allorquando si voleva, c'era in programma l'annessione della Sicilia come cinquantaduesimo stato all'America, cioè, con l'accordo di Cosa Nostra.
Io, quando Matteo venne a dirmi questa cosa, ho detto: 'speriamo che sia vero, magari'. Lo accompagnai, ma il Naimo quando ha sentito il discorso di Matteo ha detto: 'io farò il discorso, però mi sembra una cosa molto improbabile che si faccia, in quanto ormai con la guerra... con il muro di Berlino che è caduto, la guerra fredda che non c'è più credo che non ci interessa agli americani. Però, io farò il discorso.', e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei quindi, ha assistito personalmente a questa conversazione nella quale Rosario Naimo manifestò questo suo punto di vista?
EX 210 Sinacori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa conversazione si svolse tra Rosario Naimo, lei...
EX 210 Sinacori: E Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: ... e Matteo.
Senta, abbia pazienza, ora, questa vicenda, questo episodio specifico lei l'ha potuto raccontare così con parole sue, ci ha messo, sì e no cinquanta secondi, ma l'ha raccontata anche in maniera completa.
Ora, io ho bisogno di capire una cosa e ho bisogno, quindi, di farle la domanda in una maniera un po', diciamo, singolare.
Ma, Rosario Naimo, quando si sente fare questa richiesta, non scoppia a ridere?
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Allora lei...
EX 210 Sinacori: Davanti a noi, no. E poi non lo so cosa ne pensa lui. Solo che già in partenza ci mette le mani avanti dicendo che questa era una cosa che ormai, dice: 'non credo che ci interessa più, però...'
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Sinacori, questo l'ha già detto e va benone, ma io ho bisogno di capire ancora. In che termini è stato fatto questo discorso a Rosario Naimo? Perché Rosario Naimo sarà stato sicuramente l'alter ego di Riina al di là dell'Atlantico, uomo d'onore importantissimo in Cosa Nostra americana, però non era lui il Presidente degli Stati Uniti.
Allora dico, come è stato presentato questo discorso a Naimo? Naimo, ritornando al di là dell'Atlantico, cosa faceva? Cosa si pensava che potesse fare?
EX 210 Sinacori: Poteva fare tantissimo perché Cosa Nostra americana ha i suoi agganci, noi non lo sappiamo chi governa in America, nel senso, no chi governa, nel senso se loro hanno uomini suoi nel governo americano noi non lo sappiamo.
Io so soltanto che Rosario Naimo era il numero 1 e ci rivolgemmo a lui perché già questo discorso gli era stato fatto a lui tempo addietro, quando si poteva fare. Adesso io non lo so.
Solo che il Bagarella gli dice a Matteo di fargli questo discorso. Lui, davanti a noi non si mette a ridere, però non lo so se lo fa dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sostanzialmente, allora, a questo Naimo si chiedeva di riportare negli ambienti americani - poi, quali lo stabiliva da solo - riportare d'attualità questa ipotesi di sganciare la Sicilia dall'Italia ed annetterla agli Stati Uniti. Questo era il concetto.
EX 210 Sinacori: Sì, però questo discorso è un discorso che fa Bagarella; ma Matteo ed io siamo noi che ridiamo quando dobbiamo andare a fare questo discorso là.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: Perché noi lo capiamo che era una cosa... è fantapolitica, questa. Però, una volta che lui... siccome noi non sappiamo i discorsi che hanno avuto loro negli Anni '60, non so che cosa avevano avuto loro negli Anni '60.
Quindi, noi ci mettiamo a ridere, però glielo diciamo perché non sappiamo gli agganci che hanno loro. "Loro" intendo Cosa Nostra americana.
Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: E' chiarissimo, è chiarissimo. Io non ho... reputo che la sua risposta sia estremamente chiara.
Sa se c'è stata qualche iniziativa analoga a questa presa in direzione di Rosario Naimo?
EX 210 Sinacori: No, non lo so, perché lui era latitante, poi è andato via; non abbiamo saputo più niente di lui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, siccome ne abbiamo parlato già - con riferimento a questa vicenda di Cefalù, del villaggio turistico - a lei è capitato di vedere in altre occasione i Ferro, padre e figlio?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In quel periodo?
EX 210 Sinacori: Sì, un'altra volta a Palermo, mentre avevo un appuntamento con Matteo - questa volta a Palermo centro - ci venne a prendere, perché io andai con Vito Mazara, e ci venne a prendere sempre Nino Mangano da Migliore. Mentre parlavo con Matteo - e c'era anche Vito Corace, un uomo d'onore di Alcamo - arrivò Peppe Ferro, che noi sapevamo che era detenuto.
Quando arrivò si è messo a ridere, dicendo che, siccome lui era malato, simulava la malattia, diceva che anche questa volta gliel'aveva fatta ed era uscito. Poi, dopo, l'hanno arrestato nuovamente.
Ed era sempre assieme al figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva una ragione particolare la presenza di Ferro Giuseppe a Palermo, in quell'occasione, o venne così per farvi una sorpresa, per far vedere che lui stava proprio bene?
EX 210 Sinacori: No, io non lo sapevo che lui doveva venire; non lo sapevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: E credo neanche Matteo lo sapeva che doveva venire. Perché siamo rimasti pure un po' sbalorditi da questa...
PUBBLICO MINISTERO: Se io non ho capito male, dopo l'arresto di Bagarella, Messina Denaro Matteo ha rapporti maggiormente stabili, maggiormente frequenti con lei.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene o ho capito male?
EX 210 Sinacori: Sì, dopo l'arresto del Bagarella sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire, conducete la latitanza insieme? Per lo meno il località vicine?
EX 210 Sinacori: No, no, per un certo periodo siamo stati nella stessa casa. Cioè, lui è venuto a stare a casa mia; dove trascorrevo la latitanza io mi sono portato pure a lui, ho ospitato pure lui.
PUBBLICO MINISTERO: In che posto era latitante, lei, ce lo può dire?
EX 210 Sinacori: Sì, sono stato a Dattilo, a Valderice e a Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: E specificamente in quale di questi tre luoghi Matteo è stato...
EX 210 Sinacori: Sia a Dattilo, che a Valderice, che a Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Sinacori: Dove andavo io veniva lui. Poi andava via, mancava una settimana, ritornava e stava altri quindici giorni con me, e così; fino al marzo '96, primi di aprile del '96.
PUBBLICO MINISTERO: In questo periodo Matteo faceva uso di documenti d'identità falsi, di generalità false?
EX 210 Sinacori: In quale periodo, in questo periodo che è stato con me?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo, sì.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Intanto...
EX 210 Sinacori: In questo periodo che è stato con me, ricordo che, una volta, gli vennero a dire - adesso non mi ricordo chi è che è venuto - che, siccome lui aveva un documento di uno di Brancaccio, di quella zona là, gli vennero a dire che avevano fatto una perquisizione proprio a quello che gli aveva dato il documento e lui ha strappato subito immediatamente tutto, sia tessera che patente. Proprio in quel periodo.
Poi, successivamente, dopo che ha strappato questa ne ha fatto un'altra di un alcamese, che gliel'aveva procurata gli alcamesi tramite sia Enzo Ferro che Nino Melodia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi pare la risposta sia abbastanza scontata, però non la posso dare io: la ragione per la quale Matteo si affrettò a strappare il documento non appena seppe che c'era stata una perquisizione a Palermo a quella persona?
EX 210 Sinacori: Sì. E' normale, come fa?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo spieghi. Sa, i Giudici popolari non hanno una grande dimestichezza con le pratiche criminali.
EX 210 Sinacori: Cioè, uno può camminare col documento di una persona che proprio illibata, parlando sempre di Giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Di fedina penale.
EX 210 Sinacori: Di fedina penale. Basta che c'è uno come Matteo o anche come me, cioè io camminavo solo con documenti di persone che dovevano essere proprio pulite al mille per mille. Già una perquisizione è pericolosa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei se li ricorda i nomi, le generalità di questa persona che aveva dato il suo documento a Matteo?
EX 210 Sinacori: No, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: No. Nemmeno i nomi di battesimo?
EX 210 Sinacori: Di questa persona di Palermo?
PUBBLICO MINISTERO: Non di questa persona, dei nomi, delle generalità false che si era dato Matteo.
EX 210 Sinacori: All'inizio si chiamava Paolo, poi, ricordo, all'ultimo, Luciano, perché gli avevo detto io di chiamarsi Luciano e si chiamava Luciano.
PUBBLICO MINISTERO: Questo nome fasullo, Paolo, Matteo se l'era dato a partire dall'inizio della sua latitanza, oppure a prescindere dalla latitanza? che lei sappia.
EX 210 Sinacori: No, no. Io questo non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ma quando...
EX 210 Sinacori: Però, quando è latitante, all'inizio della latitanza, si fa chiamare Paolo. Perché io, quando sono andato là a Cefalù, lui si faceva chiamare Paolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome stiamo parlando proprio di Matteo e dell'inizio della sua latitanza, che lei ha detto è del giugno del '93, una domanda proprio semplice semplice: lei è al corrente se all'epoca Matteo intrattenesse un rapporto sentimentale stabile con qualche ragazza?
EX 210 Sinacori: Qualche ragazza sì. Anche più di qualcuna.
PUBBLICO MINISTERO: Anche più d'una.
Le risulta che le ragazze di Matteo erano tutte italiane, o c'era anche, magari, una ragazza straniera?
EX 210 Sinacori: No, ce n'era una austriaca, una certa Andrea, che conosco personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se Matteo e questa ragazza hanno trascorso un qualche periodo insieme nell'anno 1993, o Matteo l'ha passata con qualcuna delle altre sue fidanzate?
EX 210 Sinacori: No, no. A proposito del '93 so che lui l'ha trascorso insieme ad Andrea, in quanto fu lui stesso a raccontarmi che erano stati qua a Forte dei Marmi; avevano preso una villa. Poi erano dovuti scappare perché c'era stata una donna - che lui era assieme ai Graviano - e c'era stata una donna che aveva parlato e sono dovuti scappare.
Poi mi diceva che, sempre con lei, erano andati a Padova, a Gardaland, Acquascooter, mi pare, non mi ricordo come si chiamava ed era assieme a lei.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'estate del '93, a quanto le racconta Matteo, Matteo stesso e la ragazza la trascorre anche al Forte dei Marmi assieme ai Graviano?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ai Graviano quali?
EX 210 Sinacori: Ai Graviano io so di Giuseppe e di suo fratello Benedetto. Non so di Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: I fratelli Graviano, questi in particolare, per quanto lei ne sa, nell'occasione erano soli o erano con le fidanzate?
EX 210 Sinacori: No, erano con le rispettive fidanzate.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è tutta una storia che lei apprende da Matteo?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E Matteo quando gliela racconta?
EX 210 Sinacori: Quando siamo assieme. No quando facciamo gli appuntamenti. Ma nel periodo in cui siamo assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando Matteo fa la sua latitanza insieme a lei proprio?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi a distanza di tempo rispetto a...
EX 210 Sinacori: Sì, a distanza di tempo. Anche perché in un certo periodo si parlò che si volevano fare indagini. Siccome si pensa... la Polizia, non so chi, si pensava che quello che aveva messo la bomba a Firenze era stata una donna bionda. Lui si preoccupava, siccome questa non c'entrava niente a questo discorso, si pensava che volevano collegare questa ragazza a questi attentati. Cosa che non esisteva.
Proprio in occasione di questi discorsi, mi raccontò che erano stati qua a Forte dei Marmi e che già la Polizia aveva individuato.
Quindi, potevano costruire una cosa che non era vero, per come mi diceva lui.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che stiamo parlando, appunto, di quanto le ha confidato Matteo circa il '93 e anche circa i suoi timori sul collegamento che qualcuno potesse fare tra la sua fidanzata, l'attentato. Ecco, parliamo di attentati a questo punto.
Nel senso che, la prima cosa che le debbo chiedere è questa: per quale ragione, se lei la conosce, al di là del fatto e a prescindere dal fatto che lei era, per così dire, nella super Cosa; lei aveva avuto un ruolo non certo marginale in questa specie di prova generale del '92 a Roma; lei aveva responsabilità superiori dentro Cosa Nostra a partire dal momento in cui Mariano Agate fu arrestato. Ecco, per quale ragione nonostante tutte queste situazioni, lei dei fatti di strage che succedono nel '93, lei non... o meglio, lei nei fatti di strage del 1993-1994 non ha più un ruolo attivo?
EX 210 Sinacori: Non ho un ruolo attivo primo perché sono latitante e voglio fare latitante. Poi, perché Matteo ha un ruolo attivo perché lui la latitanza la trascorre a Palermo, la trascorre a Brancaccio. I ragazzi di Brancaccio conoscono tutti Matteo perché Giuseppe glielo aveva presentato come suo fratello. Cioè, se non c'era Giuseppe c'era Matteo. Difatti dopo l'arresto di Giuseppe, i ragazzi di Brancaccio cercavano tutti a Matteo. E lui questa cosa non la sopportava perché lui, dice: 'io sono trapanese e non voglio... ho già i miei problemi, non voglio...'
Però i ragazzi di Brancaccio siccome non erano combinati, almeno quelli che non erano combinati, cercavano Matteo. Perché non sapevano... difatti c'era quello Spatuzza che lo cercava sempre, il Grigoli che cercava sempre il Matteo.
Io non sono stato chiamato in causa, non lo so perché. Forse perché ero abbastanza distante da Branca... da Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'altra cosa che le devo chiedere è questa: dal momento almeno in cui fate un po' della vostra latitanza insieme, lei ha detto poco fa cominciava a esserci, a girare notizia, ma insomma, il fatto era sicuro, che gli arresti a Brancaccio provocavano le prime collaborazioni anche sulle stragi.
Ecco, tutta questa situazione in ebollizione, quella che faceva quasi compiacere Brusca, come veniva seguita, come veniva commentata, se veniva seguita e se veniva commentata, da Matteo?
Oggi si sa che è stato arrestato un tale, oggi si sa che è stato arrestato un tal altro, oggi si viene a sapere che ha cominciato a collaborare l'uno piuttosto che l'altro. Ecco, come...
EX 210 Sinacori: No, veniva commentato...
PUBBLICO MINISTERO: ... se vi sono stati, è stata commentata questa successione di avvenimenti a partire dalla metà del '95?
EX 210 Sinacori: Veniva commentata perché una volta che venivano questi articoli sui giornali o che la televisione ne parlava, ero io a chiedere a Matteo, per esempio, non lo so, se c'era un pentito, dicevo se lui lo conosceva. E lui mi dava conferma che lo conosceva e tutte queste cose.
Ma ero io che chiedevo a Matteo. Matteo me lo diceva chi era, chi non era, se aveva avuto qualche... o se aveva delle preoccupazioni. Soprattutto per quello, lui si preoccupava soprattutto per un certo Carra, il camionista là. Perché questo sapeva dove era, dove si era venuto a prendere sia le armi che l'esplosivo.
Difatti ricordo che, mentre eravamo assieme con Matteo, Matteo manda a chiamare un appuntamento subito a un suo uomo d'onore, un certo Nino Nastasi per dirgli di andare... ma no che già il Carra era pentito, quando l'arrestano.
Quando arrestano a Carra, già Matteo incomincia a preoccuparsi e dicendo a questo Nastasi di andare a togliere subito immediatamente tutto quello che c'era là, perché questo lo poteva andare a trovare.
E di notte quello è andato a fare il lavoro.
Poi arrestavano altre persone, oppure poi ero io a chiedere...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Sinacori, mi scusi Sinacori. Questo posto che Carra avrebbe potuto indicare, dove si trova?
EX 210 Sinacori: A Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo conosceva anche lei questo luogo?
EX 210 Sinacori: No, no. So che era, che ci badava questo Nino Nastasi però non so dov'è il posto.
Però Matteo mi diceva che era facile rintracciarlo. Cioè, non era un posto difficile rintracciare. Mi diceva che era facile rintracciarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Nastasi era una persona di Matteo?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: Poi io...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Sinacori: ... le volevo dire che io non è che io sapevo. Sapevo di queste stragi, di questi botti che ci furono dopo nel Nord, però non sapevo chi materialmente partecipava a queste cose, completamente.
Io ho incominciato a sapere chi erano dopo i primi collaboratori, allora incominciai a chiedere a Matteo chi era questo, chi era quell'altro e allora ho incominciato, lui stesso ha cominciato a darmi dei chiarimenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto appunto, ha fatto poco fa il nome di questo Carra, il camionista. Lei l'ha mai conosciuto?
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Andiamo avanti. Alcune persone lei ne ha già parlato nel corso dell'esame e quindi è inutile che le faccia altre domande.
Io parlo non solo di persone che poi hanno fatto i loro racconti all'Autorità Giudiziaria. Ma parlo semplicemente di quelle che sono state arrestate.
A prescindere dal fatto se hanno collaborato, se non hanno collaborato. Questo mi interessa meno.
Ecco, ho bisogno di chiederle se ha avuto rapporti di conoscenza diretta, intanto con due persone, ammesso che i nomi le dicano qualche cosa: Spatuzza Gaspare e Grigoli Salvatore.
EX 210 Sinacori: Sì, li conosco entrambi. Spatuzza sono stato presente quando l'abbiamo combinato come uomo d'onore. Grigoli lo conosco perché lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Allora, andiamo con ordine.
Spatuzza Gaspare è stato combinato uomo d'onore da lei. Quindi si ricorderà con chi, dove e quando.
EX 210 Sinacori: Sì, in una campagna di Salemi. Eravamo presenti io, Matteo, Giovanni Brusca e Nicola Di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: E a quando risale questo fatto?
EX 210 Sinacori: Questo fatto risale o '95 o '96.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, cominciamo a dire: dopo l'arresto di Bagarella o prima?
EX 210 Sinacori: No, dopo l'arresto di Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo l'arresto di Bagarella.
EX 210 Sinacori: Sì. No, se c'era Bagarella, Brusca non c'era. Perché nel momento in cui, quando c'era Bagarella, Brusca era chiuso dentro il suo mandamento, non andava in nessun posto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, siccome... ora non mi ricordo più la data del suo arresto, ma è nel novanta...
EX 210 Sinacori: Cinque.
PUBBLICO MINISTERO: '95, in che mese?
EX 210 Sinacori: Il mio arresto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Sinacori: No, '96. Luglio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto. '96. Ora, fra l'arresto di Bagarella e l'arresto suo ci corre un anno.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Spatuzza è stato fatto uomo d'onore quindi, più o meno quando? Verso la fine del '95, agli inizi del '96, al '96 inoltrato? E' in grado di rispondere?
EX 210 Sinacori: Dottore, io con precisione non glielo so dire questo.
PUBBLICO MINISTERO: D'accordo.
EX 210 Sinacori: Però in questo arco di tempo è stato fatto. Adesso non so...
PUBBLICO MINISTERO: E' certo che fosse presente Brusca oltre a Messina Denaro?
EX 210 Sinacori: E Nicola Di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: E Nicola Di Trapani. Una curiosità...
EX 210 Sinacori: Sono certissimo che c'era Brusca, Nicola Di Trapani, Matteo Messina Denaro e io, sono certissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, una curiosità, ammesso che questo termine sia appropriato: la decisione di combinare uomo d'onore Spatuzza e, se lo sa, per quale ragione precedentemente non era stato combinato uomo d'onore.
EX 210 Sinacori: Perché non era stato combinato, questo io non lo so. Però siccome su Brancaccio, con tutti questi arresti che c'erano stati, non c'era... non si sapeva a chi fare capo. E queste persone erano tutte allo sbando. Questi ragazzi di Brancaccio non essendo uomini d'onore, perché la maggior parte non erano uomini d'onore, per come diceva Matteo, erano allo sbando.
Siccome era una forza abbastanza potente militarmente, bisognava mettere una persona a cui fare riferimento e poi, siccome essendo una zona anche abbastanza ricca per estorsioni e tutte queste cose, non avendo... perché queste persone cercavano sempre Matteo.
Ora, siccome lo Spatuzza, non è che lo conosceva solo Matteo, lo conosceva anche il Nicola Di Trapani bene. Perché per come diceva Nicola, avevano fatto dei lavori assieme, lavoro parlo io di omicidi.
Quindi una persona abbastanza conosciuta.
E andava bene. Difatti quando abbiamo combinato allo Spatuzza, si diede l'incarico di reggere il mandamento di Brancaccio. Lui assieme a una persona anziana, che io non conosco, che dovrebbe essere il padre di Ciccio Tagliavia.
Perché poi gli dissero di fare da reggente insieme a questa persona.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda Grigoli Salvatore, lei ha detto: 'lo conosco perché lo conosco'. No, vediamo se riesce a...
EX 210 Sinacori: Lo conosco perché l'ho visto diverse volte, è venuto diverse volte nel trapanese, poi è stato pure per un certo periodo latitante nel trapanese.
In un certo periodo, una ventina di giorni l'ho tenuto io, nel senso nel nostro mandamento, nella zona di trapani, perché Matteo mi ha chiesto questa cortesia e io gli ho trovato un posto.
Poi lo conosco perché nel frattempo che ero latitante nel trapanese, cercavamo... il Matteo, cercava in tutti i modi di farlo andare via dalla Sicilia e dall'Italia perché erano discorsi che aveva fatto sapere Nino Mangano.
Siccome il Grigoli aveva partecipato a un duplice omicidio su Alcamo e in quell'occasione si era sparato a un piede, quindi, arrestandolo, era una conferma a quello che già dichiaravano i collaboratori.
E a questo punto si pensava di mandarlo via dall'Italia. Tant'è vero che noi, Matteo fece venire dal Venezuela, perché in Venezuela c'è una famiglia di Santa Ninfa che dipende da Matteo, c'è una famiglia mafiosa in Venezuela che sono... è di Santa Ninfa, cioè, sono in Venezuela però dipendono da qua.
Matteo fece venire questa persona, un certo Nino Augello che è il rappresentante in Venezuela e gli abbiamo presentato a Grigoli per vedere se c'erano possibilità di mandarlo là.
Però il Grigoli non voleva andare via, voleva rimanere qua a tutti i costi perché quella persona si era messa a disposizione per portarselo, però lui non se l'è sentita di abbandonare, di lasciare la famiglia. E' voluto rimanere qua.
Quindi lo conosco per tutti questi discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Sinacori: Lo conosco anche perché poi si parlò anche di una sua uccisione, di ucciderlo. C'è stato il Nicola credo, o il Brusca, qualcuno dei due che parlavano che una volta... siccome c'era sempre questo problema che avendo la ferita nel piede, un fermo o un arresto, poteva dare conferma alla dichiarazione di qualche collaboratore, si pensò...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, i collaboratori che avevano riferito del duplice omicidio, avevano detto che il Grigoli era stato ferito a un piede.
EX 210 Sinacori: Sì. Esattamente.
Quindi, a questo punto si parlò anche di fare una messinscena nel senso di imbottirgli il piede di tritolo, acchiapparlo e imbottirgli il piede di tritolo e farlo saltare in aria come se lui andava a fare un'estorsione in un negozio, come se succedeva una disgrazia.
Però, poi sia io che Nino Madonia e Nino Melodia che in quel periodo lo teneva Nino Melodia, lui ha detto: 'ma, io conosco la famiglia, evitiamo. La famiglia sa che ce l'ho io'. E quindi questa cosa non si è fatta più.
PUBBLICO MINISTERO: Va beh, meglio così.
Senta, allora abbiamo fatto il nome di Spatuzza, abbiamo fatto il nome di Carra, abbiamo fatto il nome di Grigoli, abbiamo ripetutamente parlato dei Graviano.
Ecco, lei però con il racconto che sta facendo, ha fatto riferimento, così, un po' generico a Brancaccio, al gruppo di Brancaccio, a questo gruppo di persone che erano state alle dipendenze diciamo dei Graviano, diciamo, lo dice lei...
AVVOCATO Oddo: C'è opposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Io riprendo la sua parola, riprendo le sue parole. Erano, così ha detto...
PRESIDENTE: Avvocato, provi a cambiare microfono perché può darsi che sia quello che è difettoso.
AVVOCATO Oddo: Spostandolo, funziona.
Avvocato Giuseppe Oddo, per la verbalizzazione.
Presidente, c'è opposizione...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Ha detto più volte...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Oddo, questa non è un'opposizione. Questa è un'interruzione.
Se io finisco la domanda poi si oppone. Ma se si oppone prima ancora che abbia finito, la prendo solo come interruzione che è una cosa diversa.
AVVOCATO Oddo: No, no. Era sul punto soltanto... ha detto più volte soltanto: alle dipendenze di Giuseppe Graviano.
Non ha detto: dei Graviano.
Io le ho segnate tutte, le posso...
PRESIDENTE: Avvocato, lei stamattina non c'era.
AVVOCATO Oddo: Stamattina...?
PRESIDENTE: Ha parlato di più di un fratello Graviano.
AVVOCATO Oddo: No, no.
PRESIDENTE: In maniera molto precisa.
AVVOCATO Oddo: Non parlo di questo. Signor Presidente, non parlo di questo. Parlo delle frasi dette dal signor Sinacori in ordine alla dipendenza dei ragazzi di Brancaccio o del gruppo di Brancaccio, da una persona. E ha detto sempre: dipendenti da Giuseppe Graviano.
Sono registrate, quello che... le frasi che ha detto. Io me le sono ritrascritte volta per volta per l'interesse naturalmente processuale che ciò rivestiva per la posizione del mio assistito.
E quindi mi sono permesso questa opposizione.
PRESIDENTE: Lei stamattina e oggi pomeriggio quando ha parlato di questi ragazzi di Brancaccio, li ha definiti dipendenti di Graviano. Dei, di Giuseppe o di altri fratelli?
EX 210 Sinacori: A Brancaccio, la reggenza l'aveva Giuseppe e Filippo Graviano.
PRESIDENTE: L'aveva...?
EX 210 Sinacori: Giuseppe e Filippo. E Filippo Graviano.
PRESIDENTE: Quindi secondo lei erano dipendenti di entrambi?
EX 210 Sinacori: Secondo me erano dipendenti di entrambi. Però, più si parlava di Giuseppe. Più si parlava di Giuseppe in termini più...
PRESIDENTE: Ma i reggenti erano entrambi.
EX 210 Sinacori: Per quello che mi disse Matteo, sì.
PRESIDENTE: L'opposizione, avvocato, mi dispiace è infondata.
AVVOCATO Oddo: Presidente, io mi rifaccio soltanto e mi rifacevo soltanto a quello che aveva fin qui detto. Perché, difatti che si parlasse...
PRESIDENTE: Ho capito, avvocato, ma io gli ho voluto chiedere proprio quello che a lei preoccupava e la risposta c'è stata.
AVVOCATO Oddo: Esatto. Il fatto che si parlasse di più, era stato tramutato nelle discussioni di oggi e di oggi pomeriggio, sempre e soltanto nelle indicazioni: Giuseppe Graviano.
Dopo l'indicazione del signor Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: Ha anche aggiunto, avvocato, avvocato.
AVVOCATO Oddo: ... dei Graviano, e c'è stata...
PRESIDENTE: Avvocato, ha anche aggiunto l'esaminato ora...
AVVOCATO Oddo: Sì.
PRESIDENTE: ... entrambi i fratelli più, in particolare di Giuseppe.
AVVOCATO Oddo: E infatti lui aveva parlato finora solo di Giuseppe...
PRESIDENTE: Perciò la domanda del Pubblico Ministero era perfettamente legittima.
AVVOCATO Oddo: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: ... O conosceva già la seconda parte.
PUBBLICO MINISTERO: Io rimango della mia opinione: è stato tutto un po' intempestivo, perché la domanda non l'avevo nemmeno finita.
E quindi... no, no, via avvocato Oddo, su. Anzi, signor difensore avvocato Oddo.
AVVOCATO Oddo: Ma io non...
PUBBLICO MINISTERO: Lei è così cortese, mi chiama signor Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza...
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza, la domanda non l'avevo nemmeno finita.
PRESIDENTE: ... dopodiché lei avrà tutti i motivi di invalidare la mia decisione.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si accorgerà di qui a un secondo, la citazione, magari sbagliata, dell'affermazione o delle affermazioni di Sinacori, era una semplice occasione per formulare la domanda. Non era un presupposto della domanda. Un dato occasionale.
Io volevo sapere, signor Sinacori, se lei se la ricorda un po' come avevo impostato il discorso, volevo sapere se di questo gruppo di persone, quelli di Brancaccio, per intendersi, oltre a questo Grigoli, a questo Carra, a questo Spatuzza; se lei ricorda qualche altro nome di quelli che furono, appunto, in quel periodo in cui lei stava insieme a Messina Denaro arrestato... in cui stava insieme a Messina Denaro latitante, qualcuno di quelli che venivano arrestati.
Quindi, se si ricorda qualche nome, se si ricorda...
EX 210 Sinacori: Io mi ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: ... fosse fatto qualche commento specifico, se Matteo diceva di conoscerli o di non conoscerli e quant'altro.
EX 210 Sinacori: Mi ricordo che conosco Giorgio Pizzo, perché l'ho visto una volta che è venuto a un appuntamento con Matteo, assieme a Matteo a Dattilo.
PRESIDENTE: lei lo ha conosciuto in quella circostanza?
EX 210 Sinacori: Sì, l'ho conosciuto in quella...
PRESIDENTE: Gli è stato presentato?
EX 210 Sinacori: Presentato ritualmente, sì. In quella circostanza.
Poi, come...
PRESIDENTE: Scusi, gli è stato detto che era del gruppo di Brancaccio?
EX 210 Sinacori: Sì, mi è stato detto che apparteneva a Brancaccio. Perché subito dopo l'arresto, dopo... non subito dopo, dopo l'arresto dei Graviano, il mandamento a Brancaccio lo prende in mano Nino Mangano.
Quindi, questo gruppo di persone fa tutto capo a Nino Mangano e Matteo, perché Matteo si trova là. E Matteo si trova là in quel periodo.
Dopo, con l'arresto di Nino Mangano, Matteo scappa da Brancaccio. Proprio, non si vuole fare più vedere perché incominciano i collaboratori.
Poi, ricordo lui mi parlò, si commentò anche l'arresto di un certo... che poi questo è diventato collaboratore di Giustizia, "pitrune", lo chiamavano "pitrune".
PRESIDENTE: Si chiamava?
EX 210 Sinacori: "Pitrune".
PUBBLICO MINISTERO: Pietrone.
EX 210 Sinacori: "Pitrune".
PUBBLICO MINISTERO: Romeo per caso?
PRESIDENTE: Ciaramitaro forse?
PUBBLICO MINISTERO: No. Romeo, per caso.
PRESIDENTE: Ah, Romeo.
EX 210 Sinacori: "Pitrune".
PUBBLICO MINISTERO: Domando a Sinacori se per caso, con questo soprannome lei ricordi se si identifica Romeo.
EX 210 Sinacori: Sì. Pietro Romeo, però lo chiamavano "pitrune". Io non lo conosco, comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: "Pitrune", poi c'era, parlava lui che c'era un ragazzo sveglio di Misilmeri che era iscritto in medicina. Però che non so come si chiama.
... Non me ne vengono altri.
Di un certo Lo Nigro, Cosimo Lo Nigro che lo chiamavano "cavallo" che io non conosco.
Però erano gente che venivano arrestati, allora si commentavano.
Anzi, per dire questo Lo Nigro l'ho visto una volta mentre ero detenuto io, l'anno scorso al Tribunale però... Niente, non l'avevo visto prima, non l'avevo mai visto, anche se conoscevo lo zio perché trafficavamo in sigarette assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di tutte queste persone quindi, sul conto delle quali qualche commento è stato fatto da Matteo - a quello che capisco...
EX 210 Sinacori: Sì.,
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Matteo diceva che le conosceva personalmente tutte o alcune?
EX 210 Sinacori: No, di queste che ho parlato io lo conoscevano tutte a Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Matteo ha mai fatto qualche considerazione sul punto se si trattava di persone coinvolte, giustamente o ingiustamente, in queste vicende delle quali erano accusati?
EX 210 Sinacori: No, a parte Grigoli, poi non me ne fece di altri. Però io capivo che una volta che c'erano i collaboratori che parlavano di queste persone, capivo che potevano essere coinvolte.
Però, lui personalmente non me lo disse.
PRESIDENTE: Questa è una sua considerazione.
EX 210 Sinacori: Non me lo disse, questo qua.
PRESIDENTE: Non era...,
EX 210 Sinacori: No. Di Grigoli, sì me lo disse che era stato utilizzato per le stragi.
PRESIDENTE: Grigoli.
EX 210 Sinacori: Di Grigoli, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di queste altre persone, invece, no.
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: Di tutti questi episodi di strage che si son verificati - e ormai siamo alle ultime due o tre domande - dico, di tutti questi episodi che si sono verificati, io rilevo una situazione sulla quale bisogna che faccia una domanda.
Un certo giorno si presenta Matteo da lei con quel certo libro di Storia dell'Arte e le fa vedere gli Uffizi.
Ecco, lei è sicuro che quello che c'era in questa fotografia, in questa pagina di libro o quel che fosse, fossero proprio gli Uffizi di Firenze?
EX 210 Sinacori: Anche perché c'era scritto sotto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Sinacori: ... che erano gli Uffizi.
PUBBLICO MINISTERO: E' un modo come un altro per avere da lei un'affermazione certa sul fatto che si trattava degli Uffizi e non di un'altra cosa.
Ma per quanto riguarda queste altre opere dell'Arte comunque, e quindi le chiese di Roma, ecco, nessuna considerazione nemmeno a cose fatte, nemmeno, voglio dire, nel '95, fino a che non viene arrestato lei, è stata mai fatta tra lei e Matteo?
EX 210 Sinacori: No, era per me automatico che eravamo stati noi. Una volta che poi parlavamo di questi ragazzi che erano stati utilizzati, di questo Grigoli per esempio che era abbastanza sveglio e che si muoveva abbastanza sveglio nelle stragi, Matteo me lo confermò che era opera nostra. Non mi disse chi materialmente mise le bombe.
Però, poi ricordo adesso pure un altro particolare: che, mentre sempre eravamo latitanti, c'è stato...
PRESIDENTE: Mentre eravamo?
EX 210 Sinacori: Latitanti. Che lui era assieme a me - quindi parliamo del '95-'96 - è venuto Vincenzo Ferro a lamentarsi con Matteo, siccome la DIA aveva individuato, aveva intercettato qualche telefono di suo zio ed era venuto a lamentarsi con Matteo come mai c'erano questi pentiti e già s'era quasi... la Polizia era arrivata già a chi materialmente aveva fatto gli attentati.
E Matteo ha detto: 'che ci posso fare? Non è che uno sa se le persone si pentono, non si pentono. Purtroppo un poco di pazienza, siamo attenti'.
Questo è un fatto che sto ricordando adesso.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma la questione che mi è venuta in mente durante la risposta alla sua domanda sulla fotografia nel libro di Storia dell'Arte e degli Uffizi. Quando è avvenuto questo?
EX 210 Sinacori: Questo è avvenuto prima del 22 maggio del '93.
PRESIDENTE: Perché parla proprio del 22?
EX 210 Sinacori: Perché poi, io il 23 maggio sono andato a Trapani. Siccome questo incontro l'ho fatto a Mazara, mentre io ero latitante e sono stato latitante fino al 22 maggio, quindi lo possiamo catalogare metà maggio del '93.
Perché prima ancora ero a Castelvetrano sempre latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se ho capito bene, questo Ferro Vincenzo era venuto a raccontare a Matteo che, insomma, credeva di avere già la DIA alla calcagna, eh...?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... per via di certe telefonate, eh? E' questo il discorso?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Questa preoccupazione che Ferro venne a manifestare a Matteo, ecco, la manifestò anche a lei o lei la situazione l'ha saputa di seconda mano?
EX 210 Sinacori: Io l'ho saputo da Matteo perché loro si sono messi a parlare con Matteo.
PRESIDENTE: Loro chi sarebbero?
EX 210 Sinacori: Matteo e Enzo Ferro.
PRESIDENTE: Ah, no perché lei ha detto: "loro si sono messi a parlare con Matteo".
EX 210 Sinacori: Lui si è messo a parlare con Matteo.
PRESIDENTE: Va beh.
EX 210 Sinacori: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Riuscirebbe a darci un'epoca più o meno, a questo discorso?
EX 210 Sinacori: Diciamo... forse, non lo so se fine '94 insomma, '95, non lo so. Come data, dottore, come data io...
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, ascolti. Mi aiuti sempre.
EX 210 Sinacori: Però ricordo che Grigoli era latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Primo: Bagarella era già stato arrestato?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' il periodo in cui lei e Matteo eravate latitanti assieme?
EX 210 Sinacori: Sì, sì. Nel '95 siamo comunque. Fine '95 credo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto cenno ad un giovane di questo gruppo che era sotto processo, che finiva in carcere in quel periodo lì e ha parlato di un giovane, uno di Misilmeri, un iscritto a medicina.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma il nome e cognome di questa persona lei lo conosce, l'ha mai conosciuto?
EX 210 Sinacori: Lui me ne parlò, però io adesso non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: E che diceva Matteo di questo giovane?
EX 210 Sinacori: Diceva che era un ragazzo abbastanza sveglio. Ma sono... erano erano tutti ragazzi dei Graviano, di Giuseppe, erano tutti ragazzi suoi questi. Avevano già fatto la guerra a Misilmeri. Cioè, erano ragazzi già provati.
Lui parlava di questi ragazzi perché siccome Matteo li conosceva abbastanza bene, e anche i ragazzi conoscevano abbastanza bene Matteo.
Lui ne parlava bene, nel gergo nostro significa che sono malandrini, cioè nel senso che sanno sparare.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto riguarda questi fatti diversi delle chiese di Roma, il museo a Milano, non c'è stata, a quello che capisco, nessuna considerazione particolare tra lei e Matteo.
EX 210 Sinacori: No.
PUBBLICO MINISTERO: Dicevo una cosa...
EX 210 Sinacori: Sapevo che era opera nostra perché...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo l'ha detto. Lei sapeva che era opera di Cosa Nostra perché l'ha capito da sé.
EX 210 Sinacori: No, no, eppure perché poi lui me l'ha confermato che eravamo noi a fare queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a me interessa in particolare di questi fatti, uno: se è mai stato oggetto di una qualche considerazione tra lei e Matteo l'attentato allo stadio Olimpico.
EX 210 Sinacori: L'attentato allo stadio Olimpico. L'attentato allo stadio Olimpico io... abbiamo avuto una discussione con Matteo. La discussione era dovuta al fatto che siccome io ero molto scettico su questo fatto, siccome c'erano dei collaboratori che dicevano che volevano fare saltare in aria pulman dei Carabinieri e cose, io, per me era una fesseria, cioè per me era una cosa che avevano imboccato qualche pentito.
Siccome non li conoscevo i pentiti, quindi non avevo fiducia a quelli che non conoscevo.
Però poi parlandone con Matteo, lui mi confermò che effettivamente era vero che si doveva fare e che non si fece più perché c'è stato un problema al telecomando. Cioè il telecomando non so che problema ha avuto, però non si è fatto più per questo motivo. Infatti io gli dissi: 'ma impazzistivu tutti?' Perché là si parlava che... cioè non è che morivano solo i poliziotti, morivano centinaia e centinaia di persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, siccome questo attentato era conosciuto solamente perché ne parlavano i collaboratori - e non perché fosse successo grazie al cielo - ma lei è riuscito a capire la ragione per la quale questo attentato, ammesso che qualcuno gliel'abbia raccontata, la ragione per la quale questo attentato era fallito?
EX 210 Sinacori: No, era fallito perché c'era un problema al telecomando, per quello che mi ha detto il Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza Sinacori, ma io mi sono distratto un attimo, lei non mi vede, io ho dovuto arrivare tre metri più là e quindi non ho colto la sua risposta. Vuol dire che se è una ripetizione, lasciamo perdere e passiamo avanti.
Lei stamani mi raccontava, o meglio raccontava alla Corte e anche a me, di un certo approvvigionamento di esplosivo che addirittura sta a monte di quel famoso episodio romano degli inizi del '92.
Ecco, è al corrente di altri approvvigionamenti di esplosivi nei quali in qualche modo ci rientrino le persone di cui stiamo parlando oggi?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole circostanziare un po'?
EX 210 Sinacori: Sì, sono a conoscenza di una fatto che il Matteo, in un incontro che ebbimo a Dattilo, si incontrò con Vincenzo Virga e chiese a Vincenzo Virga se aveva disponibilità di esplosivo. Siccome quella è una zona piena di cave di marmo e quindi non ci sono problemi per l'esplosivo, lui disse che se non era un quantitativo eccessivo, non c'erano problemi.
E a questo punto fece prendere un appuntamento a Nino Mangano con Vito Mazara e poi ho saputo da Vito Mazara che Nino Mangano venne a prendersi l'esplosivo.
Io questo fatto, come fatto temporale, lo collego al fallito attentato a Contorno, in quanto dopo circa un mese, un mese e mezzo dalla consegna dell'esplosivo, seppi del fallito attentato a Contorno e poi successivamente, incontrandomi con Matteo, chiesi noti... Siccome allora la televisione parlava che poteva essere, siccome là c'era qualcuno dei Servizi Segreti, erano nel dubbio se era per Contorno o meno quell'attentato. Allora chiesi a Matteo se effettivamente lui sapeva qualcosa. Lui mi confermava che era per Contorno e che era stato molto fortunato perché l'attentato doveva succedere proprio lo stesso giorno e che nonostante... sarebbe stato più facile sparargli perché era facile sparargli, volevano fare un atto dimostrativo mettendoci dell'esplosivo.
Mi disse anche che erano stati molto fortunati perché erano arrivati subito la Polizia, cose... e sono dovuti scappare per cielo e per terra, così. Quindi...
PRESIDENTE: Chi era dovuto scappare?
EX 210 Sinacori: Quelli... No, lui non mi dice chi partecipa.
PRESIDENTE: Gli aggressori, chi aveva organizzato, chi aveva messo...
EX 210 Sinacori: Chi era in azione non lo so, però so che erano...
PRESIDENTE: No, erano scappati questi che erano...
EX 210 Sinacori: Sì, quelli che erano stati...
PUBBLICO MINISTERO: E c'era stato qualche cosa che aveva mandato all'aria tutto il programma?
EX 210 Sinacori: Sì, era stato il benzinaio che aveva uno scatolo là vicino e aveva avvertito subito la Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per lei sentire ragionare del progetto di eliminazione di Contorno era un fatto singolare, o era un fatto abbastanza facile da spiegarsi?
EX 210 Sinacori: Contorno si doveva uccidere non per una ragione, ma per tantissime ragioni. Una principale era perché era un collaboratore di giustizia. L'altra... Allora, quella principale principale poteva essere anche che lui aveva ucciso il padre di Giuseppe Graviano. Cioè questo era un motivo fondamentale per poter... Però il padre di Giuseppe Graviano era anche lui un uomo d'onore quindi era una cosa che rientrava sempre in Cosa Nostra, ci sono...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ha detto, si assommavano più ragioni?
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' inutile che io ricordi che lei stamattina raccontava di aver partecipato a un omicidio che poi è diventato un duplice omicidio e riguardava per l'appunto una persona legata a Contorno.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, un chiarimento: dal momento che - così lei ha riferito - in un certo incontro che si verifica a Cefalù, qualcuno fa presente che gli attentati, le stragi non servono a nulla.
EX 210 Sinacori: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, com'è che poi, nonostante questo suggerimento, questo giudizio, com'è che a distanza poi di non molto tempo si fa, o perlomeno si cerca di fare, comunque un'azione con esplosivo, quindi in grande stile, che poteva mettere in pericolo la vita di più persone, come quella contro Contorno?
EX 210 Sinacori: Sono aspetti completamente diversi. Perché il primo, il fatto di non continuare a fare gli attentati, riguarda i musei e le opere d'arte.
Contorno non c'entra niente perché Contorno è un pentito, chiunque lo può ammazzare e nessuno si può permettere di dire qualcosa. Cioè, un pentito è morto, cioè non è che può venire qualcuno, anche con... come ... si può ammazzare un pentito, in qualsiasi modo si può ammazzare. Perché sono cose che completamente...
PUBBLICO MINISTERO: Le debbo fare veramente le ultime due domande e farle vedere una fotografia.
La prima domanda è questa. Noi abbiamo parlato stamani di un certo signor Gianbalbo, se non sbaglio, questo che aveva una proprietà di Riina, o comunque se ne occupava lui in qualche modo. Ora non vorrei... Mentre controlla il dottor Nicolosi questa domanda, non vorrei porla in maniera sbagliata, passiamo invece alla seconda.
Lei è a conoscenza di qualche eventuale soprannome delle persone di cui ha parlato? Mi riferisco in particolare ai fratelli Graviano?
EX 210 Sinacori: Io so che a Giuseppe, per la sua bontà, di generosità, era chiamato "madre natura".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora la domanda che non riuscivo un attimo fa a formularle perché avevo le idee confuse è questa: invece che del signor Gianbalbo bisogna parlare del signor Consiglio. Quel signore diciamo presso il quale andaste anche a provare le armi, c'era un certo luogo, e tutto il resto.
Ecco, questa proprietà di questo signor Consiglio è stata impiegata per atti criminosi, a prescindere da questa custodia di armi o che altro fosse?
EX 210 Sinacori: Sì, era un posto dove intanto portavamo, se avevamo qualche latitante, noi ci andavamo a fare la latitanza, abbiamo tenuto sequestrato il Fiorentino, Claudio Fiorentino.
PUBBLICO MINISTERO: "Abbiamo", vuol dire c'era anche lei coinvolto in questo sequestro?
EX 210 Sinacori: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Sinacori: Abbiamo tenuto Claudio Fiorentino... questo. E tenevamo le armi anche, le nostre armi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se in questo sequestro era coinvolto qualche persona, non del trapanese, ma di Palermo?
EX 210 Sinacori: No, questo sequestro fu fatto dai palermitani. Dei trapanesi, le uniche persone a sapere di questo sequestro eravamo non noi mazaresi, ma alcuni mazaresi, non tutti. Nella provincia di Trapani poi non lo sapeva nessuno, tant'è vero che in una discussione che ho avuto con Matteo, che gli dicevo di questo sequestro, lui era quasi dispiaciuto nei confronti di Giuseppe Graviano. Perché lui aveva avuto una discussione con Giuseppe Graviano. Che Giuseppe Graviano gli diceva, siccome Giuseppe Graviano gli diceva: 'va be', voi là avete tenuto a questo Fiorentino' e Matteo gli diceva che non era vero niente.
Effettivamente Matteo non sapeva niente e allora mi diceva a me, dice: 'Giuseppe cosa deve pensare che io lo prendo in giro?' Perché giustamente Riina gli aveva detto che una quota di quel riscatto era stata data ai trapanesi, non gli disse specifico ai mazaresi.
Siccome Matteo, essendo rappresentante provinciale, Giuseppe giustamente pensa che è Matteo, ma non era Matteo. Matteo, in buona fede, gli dice a Giuseppe che... E Matteo non ne sapeva niente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sì, ma Matteo no.
EX 210 Sinacori: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa se tra i palermitani vi fosse coinvolto Giovan Battista Ferrante in questo sequestro di persona?
EX 210 Sinacori: Io non lo vidi mai Giovan Battista Ferrante, però era coinvolto Salvatore Biondino, quindi San Lorenzo. Però io a lui, non lo vidi mai.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le debbo far vedere una fotografia.
Lei sulla sinistra vede, c'è una grande schermo luminoso, ora tra un po' le verrà proiettata una immagine fotografica e lei mi deve dire, per cortesia, se questa immagine le dice qualche cosa. Dopo dirò alla Corte di che si tratta.
EX 210 Sinacori: Questa è la casa di Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ne siamo sicuri?
EX 210 Sinacori: Sì.
PRESIDENTE: E' l'abitazione di Scarano?
EX 210 Sinacori: No, dove eravamo alloggiati noi.
PRESIDENTE: Ah, dove eravate voi, prima che Scarano vi...
EX 210 Sinacori: Dove eravamo alloggiati noi nel soggiorno romano.
Questa dovrebbe essere la casa di viale Alessandrino, quella che aveva a disposizione il Lamantia.
PRESIDENTE: Quella che lei ha scartato?
EX 210 Sinacori: Sì. Quella dove avevo la chiave... perché la cabina telefonica e quel cortile là...
PUBBLICO MINISTERO: Senta Sinacori, sono queste le fotografie che lei ha detto di aver visto quando ha fatto l'individuazione fotografica col Pubblico Ministero, o sono diverse?
EX 210 Sinacori: No, credo che siano queste.
PUBBLICO MINISTERO: Sono queste.
Allora, se il maresciallo Scelso mi ripassa il fascicolo, io do le coordinate di questa esibizione fotografica e chiedo l'ultima cosa a Sinacori.
Allora, questo si tratta del fascicolo che è intestato alla DIA Centro Operativo di Roma, datato 3 ottobre 1996, album fotografico relativo all'abitazione sita in Roma viale Alessandrino numero 173 interno 6; e album fotografico con la stessa dicitura, questa volta della palazzina sita in Roma via Giacinto Martorelli numero 41, luogo di residenza di Gesù Giacomino.
Rispettivamente abbiamo fatto vedere a Sinacori la foto che è applicata alla pagina 25762 e alla pagina 25748. Questo appunto è un documento che... per meglio dire, è un'acquisizione che si trova negli atti del Pubblico Ministero, alla collocazione che ho detto.
Una precisazione, ma è qualche cosa di più che una precisazione, Sinacori. Lei, nel corso dell'esame, riferendosi a quello che stava succedendo nel '91 e poi nel '92, ha detto: 'lo Stato ci stava massacrando, letteralmente massacrando'.
Avrei voluto fargliela subito questa domanda, invece gliela faccio subito a chiusura dell'esame. E non è retorica la mia, è proprio qualche cosa che penso la Corte abbia bisogno di capire, come ho bisogno di capire io.
Cosa c'è al fondo della sua scelta, della sua decisione di rompere con Cosa Nostra? E' una domanda che io non le ho mai fatto.
EX 210 Sinacori: Dottore, c'è innanzitutto... sicuramente non è stato e non è una cosa molto semplice da fare. Io ho avuto modo di riflettere in questi due mesi di latitanza e non avevo altre scelte: o collaboravo, o mi suicidavo. Sicuramente sarò stato un vigliacco perché non ho avuto il coraggio di uccidermi, solo questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si trattava di scegliere tra la morte e la vita, a quello che capisco?
*EX 210 Sinacori: Sì, proprio così.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho altro da chiederle.
PRESIDENTE: Prima di fare una sospensione, spero gradita, di dare via al controesame, volevo chiederle una precisazione a proposito di una affermazione che lei ha fatto questa mattina in ordine alla predisposizione di una specie di ripostiglio segreto sul camion che trasportò le macchine... le armi, mi scusi, e l'esplosivo che avete portato nella spedizione del '92 a Roma. Lei ha detto che era stato fatto da Calabrò.
EX 210 Sinacori: Esattamente.
PRESIDENTE: Calabrò era consapevole di che cosa ci si doveva mettere?
EX 210 Sinacori: No. Cioè, quello che dovevamo fare non lo sapeva.
PRESIDENTE: Gli avete chiesto... lui può avere immaginato quello...
EX 210 Sinacori: Lui sicuramente...
PRESIDENTE: Non gli avete detto nulla.
EX 210 Sinacori: Lui sicuramente avrà immaginato che ci serviva per...
PRESIDENTE: Certo, per carità io non... Comunque, voi non gli avete detto nulla, lui, per quel che lei sa, non sapeva a che cosa serviva.
Allora sospendiamo dieci minuti e poi riprendiamo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, possiamo riprendere. Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì. Avvocato Ammannato, difensore di parte civile del Comune di Firenze e Comune di Milano.
Ecco, volevo sapere, Sinacori, lei ha detto stamattina come sua posizione, che è stato quindi reggente del mandamento di Mazara del Vallo.
PRESIDENTE: Ha capito?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Volevo sapere, è stato anche... Poi ha affermato stamani che rappresentante della provincia di Trapani era Matteo Messina Denaro, può confermarlo?
EX 210 Sinacori: Sì. Faceva le veci di suo padre.
AVVOCATO Ammannato: Di suo padre. Ecco, lei era vicerappresentante provinciale?
EX 210 Sinacori: No. Io ero capomandamento, reggente del mandamento di Mazara, facevo parte della commissione provinciale.
AVVOCATO Ammannato: Ah ecco, faceva parte della commissione provinciale?
EX 210 Sinacori: Sì, perché... le spiego. La commissione provinciale è composta dai capimandamento. C'è un capoprovinciale e i vari rappresentanti del mandamento.
AVVOCATO Ammannato: Quanti mandamenti sono, erano, nella provincia di Trapani?
EX 210 Sinacori: Trapani... c'è Mazara, Trapani, Alcamo e Castelvetrano, come mandamenti.
AVVOCATO Ammannato: Quindi sono quattro mandamenti, quindi se ho capito bene quattro consiglieri provinciali?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Di cui lei quindi era uno dei quattro?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Senta, per alcuni chiarimenti. Stamattina, proprio parlando cronologicamente, parlava di quelli che erano i programmi di Totò Riina a fine '91-inizi '92. Ecco, lei ha parlato appunto che... e doveva poi colpire questi obiettivi e l'ha indicati, queste persone.
Poi varie volte, ma anche nei suoi interrogatori, ha affermato che Riina, a proposito della sentenza di Cassazione del Maxiprocesso, aveva già colpito duro, aveva già toccato duro.
Ecco, vuol spiegare alla Corte cosa vuol dire?
EX 210 Sinacori: Ma questa, io già l'avevo premesso, che era una mia supposizione, in quanto lui si era incontrato, lui nel periodo che c'era il Maxiprocesso, lui, per quello che mi è stato detto da mastro Ciccio, lui cercava in tutti modi contatti con la Cassazione per potere aggiustare questo processo, di poterlo sistemare. Tant'è vero che ho saputo da mastro Ciccio - che sarebbe il mio paesano deceduto, Messina Francesco - che ha cercato un incontro con l'avvocato Gaito, avvocato cassazionista di Roma. Non so come poi andò a finire, però so che lui in tutti i modi cercava strade per la Cassazione, quindi... E noi siamo antecedenti a queste riunioni.
Quindi da lì io dico che lui ha toccato duro in Cassazione e non volendo personalizzare l'omicidio di Falcone o l'omicidio di Martelli come se era una cosa sua, personale, disse che era una cosa delle collettività. Perché erano state queste persone a... Falcone a fare il Maxiprocesso e a interessarsi per farlo cassare dalla Cassazione.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Quindi dopo la sentenza poi del 30 gennaio '92, quale fu la reazione di Totò Riina?
EX 210 Sinacori: No, ma già le reazioni Totò Riina le aveva prima della sentenza, in quanto lui già era consapevole che la sentenza finiva male. Quindi già diede ordine di organizzarci per partire e incominciare a vedere questi obiettivi e nello stesso tempo di cominciare a vedere ognuno nei propri paesi o nei propri mandamenti, le persone da eliminare che nel passato erano state o con Cosa Nostra, quindi attigui a Cosa Nostra e poi voltateci le spalle, oppure già erano persone da eliminare da parecchio tempo ma si lasciava andare perché c'era in corso questo Maxiprocesso e si voleva vedere l'esito della Cassazione.
Quindi la reazione, lui per così dire impazzisce dopo la sentenza della Cassazione, nel senso di dire: 'andiamo avanti, andiamo avanti, dobbiamo fare le nostre cose'.
AVVOCATO Ammannato: Quindi quello che lei ha già detto stamani "togliersi i sassolini dalle scarpe"...
EX 210 Sinacori: Esattamente.
AVVOCATO Ammannato: ... diciamo era la strategia di colpire persone fisiche, di far fuori... appunto, l'obiettivo era uccidere persone fisiche. Ha fatto il nome, appunto Martelli, Falcone.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Poi stamattina, a domanda del Pubblico Ministero, le ha detto: 'ma gli attentati ai monumenti in continente?'
E lei ha fatto: 'no, quella è una strategia dell'estate '92'.
Poi il P.M. ha detto: 'ne parliamo dopo'.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, adesso volevo chiarire questo, perché poi siamo andati più avanti nella discussione.
Ecco, nell'estate '92 qual era quindi la strategia di Totò Riina?
EX 210 Sinacori: Io, la strategia di Totò Riina nell'estate del '92, durante la mia latitanza non so se la sua strategia è quella di attaccare i monumenti. Ricollego però a lui questa strategia quando i Pubblici Ministeri mi fanno notare che hanno trovato un proiettile qua. ai giardini a Firenze, di Boboli, i Giardini di Boboli credo che si chiami, quindi ricollego la riunione che c'è stata a Mazara dove io, dove il Riina conosce il Santo Mazzei.
E allora dico che è possibile che il Riina dia incarico a Santo Mazzei per questo discorso, però io non lo so, però è possibile. Perché bisogna conoscere Riina per capire un po' la situazione. Riina se aveva un discorso con me, non lo diceva sicuramente a nessuno.
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma dico, discorsi o lei direttamente da Riina o Matteo Messina Denaro che le ha riferito a lei, discorsi di Totò Riina contro il 41-bis, contro la legge sui pentiti, quello che voleva fare, che voleva cavarsi denti pur di risolvere questo problema, li ha sentiti direttamente, oppure anche riferiti da Matteo?
EX 210 Sinacori: No, li ho sentiti direttamente contro i pentiti, di sterminarli a tutti, proprio completamente, di sterminarli. Solo che poi, quando si è pentito Pino Marchese, non si è sterminato più a nessuno.
AVVOCATO Ammannato: Quindi l'ha sentito direttamente lei?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Allora volevo sapere: quando nell'estate del '92, parla prima dell'incontro Riina-Mazzei e poi parla anche dell'incontro che lei ha avuto con Mazzei e Gioè e ci ha riferito stamattina che: 'lo Stato ci stava massacrando', perché c'era stato il trasferimento a Pianosa, il 41-bis, eccetera.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, in queste riunioni qual era la strategia, o gli obiettivi? Ne avete parlato, l'ha sentito direttamente lei o da Matteo Messina Denaro?
EX 210 Sinacori: No, no, in questo periodo non ne ho sentito parlare.
AVVOCATO Ammannato: Quindi in questo periodo, no.
EX 210 Sinacori: No. Tranne l'accenno che fece Gioè...
AVVOCATO Ammannato: Della Torre di Pisa.
EX 210 Sinacori: ... in quella riunione.
AVVOCATO Ammannato: In quella riunione successivamente, da Gioè o da Matteo Messina Denaro, ha sentito parlare che c'era, che so, una trattativa con lo Stato da parte di Gioè? Oppure un'ipotesi di scambio con persone della mafia che erano detenute?
EX 210 Sinacori: No, non ne ho mai sentito parlare.
AVVOCATO Ammannato: Quindi lei, né direttamente da Gioè in quelle riunioni, né da Matteo Messina Denaro?
EX 210 Sinacori: No.
AVVOCATO Ammannato: Dopo ha chiarito che successivamente ci fu quella riunione dopo l'arresto di Totò Riina, riunione all'Hotel Zagarella nell'aprile '93.
Vorrei sapere questo: dopo mi pare che ci fu l'incontro tra Matteo Messina Denaro e lei a Mazara, che lei colloca chiaramente...
EX 210 Sinacori: Mazara.
AVVOCATO Ammannato: Mazara.
EX 210 Sinacori: Mazara.
AVVOCATO Ammannato: Mazara. Che colloca a maggio '93.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Vuole chiarire alla Corte, cioè, dice le mostrò questo libro di storia, che libro era? Cosa gli mostrò? Cosa le disse circa gli Uffizi?***
EX 210 Sinacori: Mi disse che già come obiettivo c'era questo, che una di queste mattina lo facevano saltare in aria. Mi fece vedere il libro, che era un libro, non lo so se era di geografia, di storia e mi indicò...
PRESIDENTE: Lei ha detto un libro di Storia dell'Arte.
EX 210 Sinacori: Storia dell'Arte, geografia, non so di preciso cos'era, però era un libro... Storia dell'Arte, non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Questo obiettivo le disse... l'aveva scelto Matteo Messina Denaro? L'aveva scelto... cosa le disse sul punto?
EX 210 Sinacori: Mi disse che già avevano scelto, non è che l'ha scelto lui, l'avevano scelto.
AVVOCATO Ammannato: Lei capì che l'avevano scelto persone interne a Cosa Nostra, o poteva essere suggerito da altri?
EX 210 Sinacori: No, io capii che l'avevano scelto persone all'interno a Cosa Nostra.
AVVOCATO Ammannato: E in quell'incontro con Matteo, o in altri incontri in quel periodo, non le parlò per esempio dell'attentato alle chiese di Roma, oppure anche generalmente di attaccare la chiesa, o chiese?
EX 210 Sinacori: No, nell'attentato alle chiese di Roma mi disse che era opera nostra, però non mi disse che era contro la chiesa o contro... si parlava sempre di opere d'arte, erano chiese antiche.
AVVOCATO Ammannato: E per l'attentato di Milano, Matteo Messina Denaro le parlò qual era l'obiettivo vero, cosa si doveva colpire?
EX 210 Sinacori: No.
AVVOCATO Ammannato: E non gli parlò né in questo periodo - quindi siamo diciamo nel '93 - e neanche dopo, quando stette dieci mesi insieme nel periodo diciamo di latitanza comune? Che lei fa iniziare dal giugno '95 fino all'aprile del '96.
EX 210 Sinacori: Siccome io, le ripeto avvocato, io dopo la latitanza di Matteo Messina Denaro, io lo incontro a lui a strage avvenuta, quindi non ho modo, non ho modo proprio di... perché ci incontriamo per qualche appuntamento per parlare di cose nostre e non andiamo su questi discorsi.
Siccome a stragi avvenute, io sapendo che sono opera di Cosa Nostra, non vado a chiedere a Matteo perché l'hanno fatto a Milano, o perché l'hanno fatto a Roma, o perché l'hanno fatto a Firenze.
So che siamo stati noi e lui mi dà la conferma che è opera di Cosa Nostra, basta.
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma avrà parlato durante i dieci mesi del perché, qual era l'obiettivo, qual era lo scopo?
EX 210 Sinacori: Durante?
PRESIDENTE: Durante i dieci mesi di latitanza comune.
EX 210 Sinacori: Dieci mesi? Chi l'ha detto? Io non l'ho mai detto dieci mesi.
PRESIDENTE: L'ha detto l'avvocato, lei dirà non è vero.
EX 210 Sinacori: Io non ho mai detto dieci mesi. Noi siamo stati continuo un quattro mesi e poi saltuariamente all'incirca un sei mesi.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, appunto, quattro mesi prima, sei mesi dopo.
EX 210 Sinacori: Sì, ma non...
AVVOCATO Ammannato: Volevo sapere, in questi quattro mesi prima continui e sei mesi continui dopo...
EX 210 Sinacori: Avvocato.
AVVOCATO Ammannato: ... non gli ha spiegato Matteo Messina Denaro qual era lo scopo di queste stragi, cosa volevano ottenere?
EX 210 Sinacori: No, non me l'ha spiegato. Anche perché... neanche io glielo dovevo chiedere, perché? Perché noi non è che parlavamo solo di Cosa Nostra quando eravamo assieme. Noi doveva capitare l'occasione per parlava di Cosa No... noi parlavamo anche dei nostri problemi, che erano tanti e tantissimi.
AVVOCATO Ammannato: Sinacori, questo è indubbio, ci credo. Però che non... quando le dice: 'siamo stati noi a fare queste cose, le stragi ai monumenti', chiaramente uno dice qual era lo scopo, perché. Poi ripeto, lei era anche reggente di un capomandamento. Cioè, vorremmo sapere il perché di queste stragi.
EX 210 Sinacori: Ma io non lo so, io non glielo so dire.
AVVOCATO Ammannato: Cioè, a lei Matteo Messina Denaro...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non può ripetere la domanda tre o quattro volte. Ha già risposto. Passi ad altro.
AVVOCATO Ammannato: Non gliel'ha mai riferito, insomma.
EX 210 Sinacori: No.
PRESIDENTE: Cosa deve dire di più? E' quattro volte che gli dice no.
AVVOCATO Ammannato: Grazie.
PRESIDENTE: Ha terminato?
Ci sono altre domande delle parti civili?
AVVOCATO Onano: Sì, avvocato Onano per l'avvocatura dello Stato.
Soltanto una domanda riguardo all'attentato all'Olimpico, perché mi sembra sia l'unico attentato per cui non, Matteo non ha spiegato chiaramente qual era la finalità.
Mi sembra che l'attentato all'Olimpico lo venne a sapere...
PRESIDENTE: Signora, ma non deve farci le sue considerazioni.
AVVOCATO Onano: Sì.
PRESIDENTE: Le domande.
AVVOCATO Onano: Ecco. Matteo gli parlò dell'attentato all'Olimpico dopo che si seppe dai racconti dei pentiti.
Gli disse qual era la finalità di questo attentato?
EX 210 Sinacori: No, rientrava tutto... Per me era tutta una strategia. Era per fare saltare tutte cose in aria. Era importante che qualcuno veniva a chiedere, a chiedere un incontro con noi.
Cioè, per me era tutto... Non me lo disse perché era l'Olimpico, o perché...
AVVOCATO Onano: Queste sono sue considerazioni. Matteo non gli disse niente al riguardo?
EX 210 Sinacori: No.
AVVOCATO Onano: Va bene.
PRESIDENTE: Allora, chi comincia dei difensori?
AVVOCATO Traversi: Io avrei due domande sole, signor Presidente.
Avvocato Traversi.
PRESIDENTE: Il suo nome... Ecco, grazie.
AVVOCATO Traversi: Senta, signor Sinacori, lei stamani - e poi lo ha confermato stasera - a domanda dell'avvocato di parte civile, ha detto che già prima della sentenza del... che è del 30 gennaio '92, quella del Maxiprocesso, Riina era consapevole che non c'era nulla da fare.
Ecco, volevo...
EX 210 Sinacori: Avvocato, io ho detto che questa è una cosa che penso io.
AVVOCATO Traversi: Se mi fa finire la domanda, cortesemente.
EX 210 Sinacori: Sì, prego.
AVVOCATO Traversi: Ecco, com'è che aveva saputo e da chi che sarebbe andato male, sarebbe stato rigettato il ricorso?
PRESIDENTE: Ha capito?
EX 210 Sinacori: Sì.
PRESIDENTE: Può rispondere.
EX 210 Sinacori: Questo, come ho detto poco fa, era una cosa che pensavo io. Perché siccome lui cercava in tutti i modi e con qualsiasi mezzo e con qualsiasi maniera, da soldi e senza soldi, di cercare una strada in Cassazione, e lui anticipa questo fatto della... Cioè, anticipa il discorso di incominciare, incominciare una certa strategia, l'anticipa di qualche mese prima della sentenza della Cassazione, è una deduzione che faccio io che lui ha toccato duro.
Non è che io l'ho saputo che lui ha toccato duro. Perché so che lui ha cercato, tramite noi, Enrico Mazarese e tramite altre strade.
Quindi, se lui aveva delle notizie positive dalla Cassazione, io dico che non ci faceva fare queste cose.
AVVOCATO Traversi: Sì...
EX 210 Sinacori: Sono cose che dico io, non me lo ha detto nessuno.
AVVOCATO Traversi: Sì, ma la domanda era soltanto questa: se lei sapeva quali erano state queste altre strade di cui sta parlando adesso.
EX 210 Sinacori: Io so di un incontro che doveva fare con l'avvocato Gaito. Poi...
AVVOCATO Traversi: Senta, l'altra domanda invece riguarda un discorso che ha fatto questa mattina, sempre a proposito della repressione dello Stato, 41-bis eccetera. Lei ha detto che: 'attraverso gli attentati, si ricercava un contatto politico affinché qualcuno ci dicesse ma perché non la smettete?'
Ecco, vorrei sapere se c'è stato questo contatto, o eventualmente a chi alludeva Riina, o chi ha fatto questo discorso.
EX 210 Sinacori: Io non lo so se c'è stato questo contatto.
Io posso parlare dei fatti di cui ho vissuto. Ed è quello dell'incontro con Salvatore Inzerillo, che poi, dopo che se ne va, Salvatore Inzerillo, Matteo mi dice che Salvatore Inzerillo li dice che con le stragi, non si conclude niente.
Altro, di politica, non ne so.
AVVOCATO Traversi: Senta, ultima cosa: riguarda Rosario Naimo.
Lei ha parlato stamani di un incontro che è avvenuto quando?
EX 210 Sinacori: Che è avvenuto quando?
AVVOCATO Traversi: Eh.
EX 210 Sinacori: Subito dopo l'arresto di Totò Riina. Quindi siamo febbraio-marzo del '93.
AVVOCATO Traversi: In questa occasione parlaste anche dell'argomento stragi?
EX 210 Sinacori: No.
AVVOCATO Traversi: Grazie.
EX 210 Sinacori: Prego.
PRESIDENTE: Chi inizia, chi continua, anzi? Prego.
AVVOCATO Ceolan: Avvocato Ceolan.
Buonasera, signor Sinacori.
EX 210 Sinacori: Buonasera, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Al Pubblico Ministero che le chiedeva prima: come mai lei che fa parte della super Cosa e che ha partecipato andando a Roma agli attentati che si dovevano fare e per fortuna non riusciti contro Falcone e Martelli, viene estromesso dalle stragi del '93, lei risponde "perché ero latitante."
Io le chiedo...
EX 210 Sinacori: A parte il fatto... Mi scusi, avvocato, che io non fui estromesso di niente, perché Matteo, se io gli chiedo, mi risponde. Quindi non vengo estromesso. Io sono a conoscenza.
PRESIDENTE: Estromesso, comunque vuol dire non fatto partecipare all'attività...
EX 210 Sinacori: Operativamente, operativamente.
AVVOCATO Ceolan: Cioè, intendevo dire e nella fase ideativa e nella fase esecutiva.
Ecco, come mai questa stessa latitanza non le ha impedito, dopo l'arresto di Bagarella, di ricontattare il Messina, il Brusca e il Nicola Di Trapani. E, in quelle riunioni di decidere di continuare la linea di attacco uccidendo e il Merendino, poliziotto da lei stesso indicato, e i parenti del Marchese, e le guardie carcerarie?
EX 210 Sinacori: Io, innanzitutto io non ricontatto nessuno.
Succede che, essendo io latitante a Trapani... e questo fatto lo sa solo Matteo che io sono a Trapani, non lo sa né Brusca, né Nicola Di Trapani, né nessun altro. Perché Matteo se aveva qualche messaggio da mandarmi a dire, mi mandava un biglietto tramite Vito Mazara, tramite qualcun altro e me lo faceva avere.
Siccome, dopo l'arresto di Mangano e dopo la catena dei pentiti che ci sono stati sul Brancaccio, come ho detto stamattina, Matteo ha trascorso buona parte della sua latitanza a Brancaccio, dopo questi pentimenti che ci sono stati a Brancaccio, Matteo si trova senza posto, proprio in mezzo a una strada. Perché a base a Brancaccio deve scappare, perché ci sono alcuni collaboratori che sanno i suoi movimenti.
Dove va a finire? Viene da me.
Io lo accolgo, com'è giusto accoglierlo. Quindi è lui che viene là. Lui viene là e lui incomincia a farsi gli appuntamenti, sia con Giovanni Brusca, con Nicola Di Trapani e con Vitale.
Io, essendo a casa con Matteo, vado con Matteo. Matteo mi porta con lui.
Sono stato chiaro, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Sì sì, però ecco, allora io le voglio contestare questo, perché lei partecipa e basta, no?
A pagina 136 del verbale di interrogatorio del 14 febbraio '97, proprio a proposito di questa linea di attacco e indicando quelli che dovevano essere uccisi, lei dice:
"A una guardia carceraria che dice che era docu a Caltanissetta. Poi c'era u' sbirro ca' a Palermo, Merendino, come si chiama, io u' fici stu' nome che s'avia ammazzare."
Proprio lei fece il nome di Merendino. Quindi...
EX 210 Sinacori: Ma lei lo legga bene, perché mi sembra difficile che io abbia detto... che io non lo conosco questo Merendino.
AVVOCATO Ceolan: "Poi c'era u' sbirro ca' a Palermo, Merendino, come si chiama. Io u' fici stu' nome, che s'avia a ammazzare."
Proprio lei fece il nome.
EX 210 Sinacori: Avvocato, io non lo conosco questo Merendino, non so chi sia. Solo perché ne ho sentito parlare da loro. Quindi non lo so com'è.
AVVOCATO Ceolan: Senta, allora che vuol dire? Che la cassetta è registrata male, questa è la risposta, Sinacori.
EX 210 Sinacori: No, io non le sto dicendo che la cassetta è registrata male. Io le sto dicendo che io, questo Merendino, non lo conosco. So che è uno sbirro perché me lo dissero i palermitani, Giovanni Brusca e Nicola Di Trapani. Però non so chi sia.
AVVOCATO Ceolan: Ma scusi, allora lei nega di aver fatto questo nome?
Lei dice: 'io l'ho fatto, questo nome'.
EX 210 Sinacori: Ma se l'ho fatto, se là è scritto così, avvocato, è stato registrato così, sarà stato sicuramente un errore. Sarà stato sicuramente un errore.
Io, non lo conosco.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
EX 210 Sinacori: Siccome io non ho i verbali davanti...
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Allora, lei non partecipa alle stragi del '93, perché è latitante.
Il 24 giugno '97, interrogatorio reso da lei, a pagina 60, questa stessa domanda gliela fa il Pubblico Ministero.
E dopo, perché di quello si tratta, lei viene messo al di fuori di iniziative che coinvolgono uomini d'onore, uomini d'onore appartenenti alla famiglia di Mazara.
Sinacori: "E che le posso dire?"
Pubblico Ministero: "No no, voglio dire, che spiegazioni dà a tutto questo?"
Sinacori: "Ma, spiegazioni bisogna trovarle prima di... Uno deve conoscere Riina. Conoscendo Riina, si possono dare tante spiegazioni. Siccome non è una persona facile da conoscere, che lui faceva le cose con me e mi diceva: 'chiusi', ed erano chiusi. Poi andava da un altro e faceva lo stesso discorso. No, lo stesso discorso mio, altre strategie e diceva sempre: è chiuso.
Quindi, io non gli posso dare nessuna spiegazione."
Allora, il 24 giugno, la sua estromissione dalle stragi non è dovuta alla latitanza, lei, sembrerebbe riferirla alla volontà di Riina.
EX 210 Sinacori: Ma qua Riina già arrestato era.
AVVOCATO Ceolan: Bravo, bravo. E allora perché lei dice:
"Le spiegazioni bisogna trovarle, bisogna conoscere Riina..."
EX 210 Sinacori: Sì, perché io adesso ricordo questa frase che sta dicendo lei. Ed è riferita alle, a Santo Mazzei.
AVVOCATO Ceolan: No, no, no.
EX 210 Sinacori: E' riferita a Santo Mazzei, al progetto ritrovato ai Boboli, perché il Pubblico Ministero mi chiede come mai Giovanni Bastone che è un mio paesano, e quindi io, essendo il reggente della famiglia, come mai io non lo so.
AVVOCATO Ceolan: Scusi, eh.
EX 210 Sinacori: Ed è dovuto a questo fatto. Perché, cioè io ho dato questa risposta.
AVVOCATO Ceolan: Scusi, eh, Sinacori, perché sennò... Io avrò tanti difetti, ma mi sforzo sempre di fare le domande chiare.
Ora, il primo verbale è stato trascritto male.
Secondo lei, questa domanda, è stata fatta in relazione al Mazzei.
Le dico: il P.M., dopo aver premesso in questa prima fase della strategia, Costanzo e altri punti. E dopo, perché di quello si tratta, lei viene messo al di fuori di iniziative che coinvolgono uomini d'onore, cioè le stragi, lei risponde: 'bisognerebbe conoscere Riina.'
Che c'entra Riina con le stragi nel continente?
AVVOCATO Falzone: Presidente, è l'avvocato Falzone. Mi dà la parola un attimo?
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Falzone: Non mi pare che la lettura del verbale sia fedele. O perlomeno non lo è nella misura in cui è sopraggiunta la frase, la parola "le stragi", che non vi è indicata nel verbale.
Si parla, viene messo al di fuori di iniziative che coinvolgono uomini d'onore, uomini d'onore appartenenti alla famiglia di Mazara.
Quindi non c'è un riferimento univoco alla circostanza addotta dal collega.
AVVOCATO Ceolan: No, scusi eh, Presidente, abbia pazienza. Lo rileggo l'ultima volta:
"Che di quello si tratta..."
PRESIDENTE: Un po' più volte, avvocato, la voce, per favore.
AVVOCATO Ceolan: Dunque: "Perché di quello si tratta, lei viene messo al di fuori di iniziative che coinvolgono uomini d'onore, uomini d'onore appartenenti alla famiglia di Mazara, cioè, lui fuori dalle iniziative che sono iniziative relative alle stragi nel Continente".
PRESIDENTE: Questo, lo dice lei.
AVVOCATO Ceolan: Comunque, la risposta me l'ha data...
PRESIDENTE: Nel verbale non c'è scritto, mi scusi.
AVVOCATO Ceolan: No, sennò bisogna legga 80 pagine, Presidente. Quindi mi accontento della risposta.
Senta, è venuto un collaboratore di Giustizia, qui, il quale ci ha detto che Bagarella era un soldato e un esecutore.
Lei ci ha detto prima che Bagarella era coreggente del mandamento di Corleone insieme a Provenzano.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Come lo sa?
EX 210 Sinacori: Lo so, perché mi è stato detto.
AVVOCATO Ceolan: Da chi?
EX 210 Sinacori: Da Matteo.
AVVOCATO Ceolan: Ah, sempre da Matteo, eh?
EX 210 Sinacori: E da chi vuole che lo sappia io, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Eh, lo so. Purtroppo, sa, Matteo è irreperibile, non lo si può sentire.
Dopo l'arresto di Giuseppe Graviano, che rapporti aveva il Messina Denaro Matteo con il mandamento di Brancaccio?
EX 210 Sinacori: Dopo l'arresto dei fratelli Graviano, e Matteo si trova sempre a Brancaccio.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
EX 210 Sinacori: E i rapporti ce li ha con Nino Mangano e con tutti i ragazzi del Brancaccio.
AVVOCATO Ceolan: Senta, ma lui comandava il mandamento di Brancaccio dopo l'arresto di Giuseppe Graviano, che lei sappia?
EX 210 Sinacori: Avvocato, lei lo sa che Matteo non può comandare il mandamento di Brancaccio. Perché Matteo è trapanese, non è palermitano.
A Brancaccio ci sono i palermitani che possono comandare. Matteo si trova là e ci possono andare per consigli, ma non che lui può comandare a Brancaccio.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Allora mi vuol spiegare - perché qui sennò non capisco io - lei dice:
"Dopo che hanno arrestato Giuseppe Graviano" - verbale 14 febbraio 97, pagina 101 - "Matteo è diventato un'altra 'madre natura'."
Pubblico Ministero: "Cioè era diventato uno dei palermitani, uno di Brancaccio?"
Lei: "No, era diventato Giuseppe Graviano."
Che cosa vuol dire?
EX 210 Sinacori: Che le persone avevano... le persone, quelli che non erano uomini d'onore a Brancaccio, avevano come punto di riferimento Matteo, inizialmente. Perché si trovò il mandamento allo sbando. Perché, non essendoci più nessuno...
Tant'è vero che dopo, subito dopo, si fa reggente Nino Mangano.
Perché Matteo non voleva avere, non voleva e non poteva avere questo incarico su Palermo.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito, ho capito.
EX 210 Sinacori: Siccome Giuseppe Graviano a Matteo lo aveva presentato come una persona molto brava, pari a lui, le persone, siccome avevano fiducia a Giuseppe, anziché andare a cercare altre persone, andavano da Matteo.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Grazie.
EX 210 Sinacori: Prego.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, può spiegarmi: come mai se il Brusca, come il Ganci, era contrario allo stragismo, come mai Bagarella, dopo averlo allineato sulle sue posizioni, di fatto lo estromette dall'esecuzione?
EX 210 Sinacori: E io che so?
AVVOCATO Ceolan: Non me lo può spiegare?
EX 210 Sinacori: No, non lo so.
AVVOCATO Ceolan: Bene, basta così. Non c'è bisogno che mi risponda: 'e io che lo so.'
EX 210 Sinacori: Eh, non lo so.
PRESIDENTE: Se non lo sa, avvocato, le può solo dire "non lo so."
AVVOCATO Ceolan: No, era il modo.
PRESIDENTE: Eh, be'...
AVVOCATO Ceolan: Dunque, è vero che Brusca, dopo l'arresto di Bagarella, va da Provenzano - almeno secondo quello che gli dice il Matteo Messina Denaro - per convincerlo che bisognava portare avanti la linea d'attacco?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E che cosa si intende per linea di attacco? Continuare a mettere bombe nel Continente?
EX 210 Sinacori: No, di questo non ne parliamo. Però parliamo di continuare ad uccidere i pentiti, guardie, avvocati, e tutte queste cose.
AVVOCATO Ceolan: E Provenzano dette l'avallo, il suo consenso?
EX 210 Sinacori: Inizialmente era un po' titubante, ma poi mi disse, sia Giovanni Brusca in una riunione, disse che aveva acconsentito all'idea.
AVVOCATO Ceolan: Però lei ha detto, sempre a pagina 136 del verbale del 14 febbraio, che, a proposito di questi attentati a guardie carcerarie:
"C'erano tante cose che si dovevano fare. E c'era invece cu e ca un vulia", che sembrerebbe voler dire: 'chi queste cose non le voleva'.
Il Pubblico Ministero chiede: "E chi è?"
"Provenzano", lei risponde, "che cercava sempre di 'calati giunco, che passa la china'."
Ora, se Provenzano non le voleva, come poteva dargli l'avallo? Oppure gli ha dato l'avallo pur non volendo?
EX 210 Sinacori: Non lo so, può darsi pure che gli ha dato l'avallo e non voleva. Perché la maggioranza le voleva. Lui, lui chi era, Provenzano? Non l'ho capito. Perché, chi era Provenzano?
Provenzano era un capomandamento.
Se c'è Giovanni Brusca che è un capomandamento, Nicola Di Trapani che è un capomandamento, Cucuzza che è un capomandamento, parliamo sempre della provincia di Palermo, e loro dicono sì, perché, Provenzano che è?
AVVOCATO Ceolan: Lei ha detto che verso la metà di maggio, i primi di maggio, o comunque a maggio del '93, il Messina Matteo Denaro le mostrò un album di Arte degli Uffizi e che le disse: 'questi li faccio saltare', no?
EX 210 Sinacori: "Li facciamo saltare."
AVVOCATO Ceolan: "Li facciamo saltare." Grazie della precisazione.
Ma le parlò, in quella occasione, dell'attentato a Maurizio Costanzo? Visto che gli Uffizi sono il 27 maggio e Costanzo è del 14.
EX 210 Sinacori: No. Un attimo, mi ripeta la domanda perché non l'ho capito.
AVVOCATO Ceolan: Dunque, gli Uffizi saltano in aria il 27 di maggio. E l'attentato a Maurizio Costanzo è del 14 maggio.
EX 210 Sinacori: Quindi era già avvenuto.
AVVOCATO Ceolan: Ora, a me sembra strano che...
EX 210 Sinacori: Eh, no, era già avvenuto Costanzo.
AVVOCATO Ceolan: Sì, bene.
EX 210 Sinacori: E se io lo sapevo che doveva succedere Costanzo...
AVVOCATO Ceolan: Allora, è già... Cioè, l'album glielo mostra...
PRESIDENTE: Lei lo sapeva per quello che era successo l'anno prima? O gli era stato riferito...
EX 210 Sinacori: No, no, lo sapevo per quello che era successo l'anno prima, che era già ...
Quando poi mi sono incontrato con Matteo, chiedo e lui mi dice che erano stati loro.
PRESIDENTE: Anche per Costanzo?
EX 210 Sinacori: Per Costanzo, sì.
AVVOCATO Ceolan: Quindi gliene avrebbe parlato tra il 14 maggio e il 27 maggio.
EX 210 Sinacori: No, prima del 24, prima del 22 maggio, sicuramente.
AVVOCATO Ceolan: E dopo il 14 maggio.
EX 210 Sinacori: Sì, perché già era...
AVVOCATO Ceolan: Dunque, lei ha detto che, a proposito del Mazzei, che la sua affiliazione, voluta dal Bagarella...
EX 210 Sinacori: La proposta del? Non ho capito...
PRESIDENTE: Mazzei.
AVVOCATO Ceolan: Mazzei Santo. Lei ha detto che Bagarella e Brusca andarono a Catania e lo combinarono uomo d'onore in presenza del Nitto Santapaola.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Come lo sa lei?
EX 210 Sinacori: Perché me lo disse Giovanni Brusca e anche Leoluca Bagarella.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Dunque, Mazzei poteva prendere iniziative solo su ordine di Bagarella?
EX 210 Sinacori: Dopo essere stato combinato? Come, quando, non ho capito.
AVVOCATO Ceolan: Eh, probabilmente sì.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Solo da Bagarella, no?
EX 210 Sinacori: Da Bagarella e da Riina. Perché Bagarella... In quel periodo c'era Riina. E Bagarella non è che faceva cose di testa sua, sempre con Riina parlava.
Fino a quando c'era Riina, allora, Bagarella non è che prendeva decisioni sue, sempre con Riina ne doveva parlare.
AVVOCATO Ceolan: Sì, è vero. Però dice lei, infatti lei, insomma, qui è un po' incerto, non chiaro. No? Perché, da un lato dice che Mazzei prendeva ordini o iniziative solo su ordine di Bagarella, no?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Poi dice:
"Ma è possibile pure" - pagina 61 del verbale di interrogatorio del 24/06/97 - "Ma è possibile pure che gliel'abbai detto Riina. Anzi, sicuramente, perché Leoluca Bagarella non è uno che scavalca suo cognato."
E poi sempre alle iniziative di Mazzei e alla bomba a Boboli:
"Quindi il discorso, se loro lo hanno fatto, lo hanno fatto solo con l'autorizzazione di Riina, neanche di Bagarella. Bagarella è potuto essere il tramite."
Quindi, nel '92, questo ordigno che fu ritrovato a Boboli, era una iniziativa di Bagarella, o Bagarella si è limitato a presentare il Mazzei a Riina e Riina ha dato disposizioni a Mazzei?
EX 210 Sinacori: Avvocato, se Riina gli dà disposizioni a Mazzei, in quella riunione dove io accompagno a Riina e viene presentato ritualmente il Mazzei a Riina, gliela dà Riina, però in presenza di Bagarella.
Io non lo so, quando gliel'ha data, se gliel'ha data.
Io ho raccontato il fatto. Però ho anche detto che il Mazzei non prende una iniziativa di sua spontanea volontà.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Ecco, lei ha detto stamani, dell'idea di far saltare in aria la Torre di Pisa, l'ha appreso da Gioè.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Sì?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, a proposito di iniziative del Mazzei, le leggo un po' questo verbale. E' pagina 42 del verbale del 24 giugno del '97, no?
Il Pubblico Ministero le chiede:
"Lei ritiene possibile che Mazzei possa aver preso delle iniziative che comunque riguardavano, per così dire, le strategie di Cosa Nostra, di sua iniziativa?"
Lei risponde:
"No, di sua iniziativa, no. Di sua iniziativa senza parlare con nessuno?"
Il Pubblico Ministero:
"Sua, sua personale, sua personale."
Sinacori:
"In riferimento alle stragi, parla lei?"
"Chiaramente al '92 ancora le stragi non ci sono. Iniziano l'anno dopo. Però ci sono certi avvenimenti che fanno parte, per così dire, della stessa strategia, quella che poi sfocerà nelle stragi e almeno uno di questi episodi sicuramente l'ha realizzato Mazzei".
Sinacori: "Lui di... "
P.M.: "E si tratta esattamente di lasciare un ordigno bellico."
Sinacori:
"Ah, l'ho letto sui giornali, di Pisa, Torre di Pisa."
Ora, l'ordigno bellico non era a Pisa, ma era a Boboli.
Lei, evidentemente, ha capito di una strategia di attacco ai monumenti in riferimento a Pisa e risponde: 'l'ho letto sui giornali.'
Allora, l'ha letto sui giornali, o lo ha sentito da Gioè?
EX 210 Sinacori: L'ho letto sui giornali.
AVVOCATO Ceolan: Allora non l'ha sentito da Gioè, di questo attentato.
EX 210 Sinacori: No, un attimo. Ho letto sul giornale il ritrovamento dell'ordigno bellico.
Da Gioè, ho sentito la Torre di Pisa.
Se nel verbale c'è scritto così, ho confuso Pisa con i Giardini di Boboli.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Le faccio un'ultima domanda: lei conferma che Messina Matteo Denaro è attendibile quando fa delle dichiarazioni? O perlomeno, quando racconta a lei dei fatti?
EX 210 Sinacori: Quando parla con me?
AVVOCATO Ceolan: Dice lei, ha sempre detto la verità?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, risponde al vero - e sembra che lei lo abbia detto in un'aula di Giustizia siciliana - che il Messina Denaro Matteo, alla sua presenza, si vantò di aver commesso, si vantò davanti al Brusca, di aver commesso un omicidio con lei, mentre lei lo ha negato?
EX 210 Sinacori: Come, avvocato?
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se è vero che, in una dichiarazione davanti, in un'aula di Giustizia, lei ha raccontato di aver sentito...
Avvocato, lo completi, perché sennò posso fare confusione. Cercando di alzare la voce, perché la sua voce arriva un po' male, un po' fioca.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
EX 210 Sinacori: Lo posso anticipare io, avvocato, se vuole. Posso...
AVVOCATO Ceolan: Eh, sì.
EX 210 Sinacori: Cioè, sono stato io e Matteo a dire una bugia a Brusca. No Matteo a me.
AVVOCATO Ceolan: Ah.
EX 210 Sinacori: Io e Matteo assieme a dire a Brusca come se eravamo stati noi, fargli capire che eravamo stati noi.
PRESIDENTE: E non era vero.
EX 210 Sinacori: No. No, non era vero materialmente. Però...
Questo era l'omicidio della guardia carceraria di Polizia Penitenziaria che faceva servizio all'Ucciardone a Palermo a regime del 41.
Siccome noi, siamo stati noi a dare ordine di ucciderlo, però a Brusca noi non glielo diciamo né a Brusca e né a Nicola Di Trapani chi sono che hanno effettivamente fatto l'operazione.
Sono stato io assieme a Matteo a dirgli a Brusca che ci prendevamo noi la paternità di questo, di questo omicidio.
Quindi è diverso quello che voleva dire lei, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ho capito. No, no, voglio dire che quindi le bugie le raccontate agli altri, mentre la verità la dite solo tra voi.
EX 210 Sinacori: Bravo.
AVVOCATO Ceolan: Ho finito. Grazie, Presidente.
AVVOCATO Falzone: Presidente, mi scusi, l'avvocato Falzone.
Chiedo scusa alla Corte se interrompo.
Devo allontanarmi per urgenti impegni professionali su Caltanissetta.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Falzone: Quindi, delego per il prosieguo dell'udienza il collega Massimo Batacchi del Foro di Firenze.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Falzone: Grazie. Buonasera.
PRESIDENTE: Grazie.
Chi interviene?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Senta, signor Sinacori, lei ha detto di aver partecipato a un omicidio duplice: Milazzo e Bonomo.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVV. Cianferoni: Ricorda il periodo in cui avvenne e le chiedo la massima precisione di cui è in grado, l'orario della giornata nella quale accaddero questi fatti.
EX 210 Sinacori: Avvocato, io, per quanto riguarda questo omicidio, ho reso dichiarazioni davanti a una Corte di Assise e sono stato già giudicato.
AVV. Cianferoni: Io, di questo, prendo atto. Però insisto nella domanda, fa parte di un tema di prova richiesto anche dal Pubblico Ministero. Quindi...
PRESIDENTE: Lei ha diritto di rispondere, o di non rispondere. Come preferisce.
Questo, non è altro che una sua facoltà.
EX 210 Sinacori: Io ricordo il fatto, ma se lei mi chiede a me l'ora e il giorno, io non lo ricordo, avvocato.
PRESIDENTE: Ma sono successi entrambi nella stessa giornata?
EX 210 Sinacori: No.
PRESIDENTE: No. Quindi a distanza di 24 ore.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma lei ricorda perlomeno l'arco della giornata? La mattina, il pomeriggio, la sera, la notte.
EX 210 Sinacori: Che cosa?
AVV. Cianferoni: L'omicidio Bonomo e l'omicidio Milazzo.
EX 210 Sinacori: L'omicidio Bonomo, nel pomeriggio; l'omicidio Milazzo, nel pomeriggio.
AVV. Cianferoni: Nel pomeriggio.
PRESIDENTE: E' avvenuto prima quello della Bonomo?
EX 210 Sinacori: No, prima Milazzo.
PRESIDENTE: Prima Milazzo...
EX 210 Sinacori: E poi Bonomo.
PRESIDENTE: Il giorno dopo, sempre nel pomeriggio del giorno successivo...
EX 210 Sinacori: Bonomo.
PRESIDENTE: Avvocato, bisogna che si accontenti perché penso che sull'ora sia un po' più difficile...
AVV. Cianferoni: Bene, Presidente.
PRESIDENTE: ... ottenere maggiori risposte.
AVV. Cianferoni: Senta, io non mi ricordo se - perché non ho partecipato purtroppo a tutta l'udienza; ne ho sentita buona parte, ma forse questo non l'ho sentito - il Pubblico Ministero le ha chiesto se, per quanto è a sua conoscenza, il signor Gioacchino Calabrò è coinvolto nelle stragi per le quali si fa il processo davanti a questa Corte?
EX 210 Sinacori: Io questo non lo so, se è coinvolto...
AVV. Cianferoni: No, aspetti. Io le ho chiesto se il Pubblico Ministero gliel'ha chiesto.
PRESIDENTE: Non l'ha chiesto, avvocato.
AVV. Cianferoni: Non gliel'ha chiesto.
lei ricorda se le fu chiesto nella fase delle indagini preliminari?
EX 210 Sinacori: Che cosa?
AVV. Cianferoni: Questa cosa.
PRESIDENTE: Se il signor Calabrò è coinvolto nelle stragi.
EX 210 Sinacori: Non lo so, io. Io non lo so se...
PRESIDENTE: No, Ho capito. L'avvocato vuol sapere se il Pubblico Ministero, stamattina non glielo ha chiesto...
EX 210 Sinacori: No, non lo so, non me lo ricordo.
PRESIDENTE: ... negli interrogatori delle fasi delle indagini gliel'ha chiesto?
EX 210 Sinacori: Non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Non se lo ricorda.
AVV. Cianferoni: Allora glielo dico io, gliel'ha chiesto nell'interrogatorio del 14 di febbraio. Visto che non si ricordava la circostanza, io non so se lei si ricorda come ebbe a rispondere. Se lo ricorda?
EX 210 Sinacori: No, del 14 febbraio no.
AVV. Cianferoni: Bene. Allora io le contesto formalmente che lei rispose in questo senso:
Pubblico Ministero:
"Ecco, senta, lei ha parlato dei suoi rapporti piuttosto stretti con Gino Calabrò..." - incomprensibile, penso voglia dire - "di Cosa Nostra."
Di nuovo incomprensibilità: "... ed è diverso." - risponde lei, Sinacori.
Nuova domanda del P.M.:
"Ecco, sapeva se Calabrò era stato, per così dire, coinvolto?"
Risponde Sinacori:
"No, no. Io di Calabrò che era coinvolto non lo sapevo."
Ecco, questa è la sua risposta sul Calabrò nelle indagini preliminari.
EX 210 Sinacori: Ma...
PRESIDENTE: Ma è la risposta che ha dato ora.
(voci sovrapposte)
EX 210 Sinacori: ... io proprio questo ho detto.
AVV. Cianferoni: Bene.
PRESIDENTE: Non so dove sia l'argomento per la contestazione, mi scusi.
AVV. Cianferoni: No, non ricordava che gli era stata già fatta questa domanda.
PRESIDENTE: Sì, ma ha già risposto di no, avvocato.
AVV. Cianferoni: Bene...
PRESIDENTE: Quindi non so a che cosa serva contestarla.
AVV. Cianferoni: Bene, la domanda è stata esaurita.
Piuttosto, ha parlato del Vincenzo Ferro. Ricorda in che termini venne a sapere che il Vincenzo Ferro diceva di entrarci qualcosa con queste stragi?
EX 210 Sinacori: Vincenzo Ferro a me non me lo disse mai...
AVVOCATO Ceolan: C'è opposizione.
Ha già risposto, ma c'era opposizione perché è una domanda suggestiva, perché non l'ha mai detto questo.
AVV. Cianferoni: Io le domande suggestive le posso fare, sono in controesame, ma la Corte dirà...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato...
AVV. Cianferoni: La Corte dirà.
PRESIDENTE: Lei non le può fare, come non le può fare nessuno, le domande suggestive.
AVV. Cianferoni: Benissimo, ne prendiamo atto.
PRESIDENTE: Mi pare che è un termine espresso del Codice...
AVV. Cianferoni: Presidente, per me lo è. Veramente, Presidente, concordo con lei. La legge consente, in controesame, di fare domande suggestive...
PRESIDENTE: No...
AVV. Cianferoni: Intendevo replicare a un'opposizione che non condivido...
PRESIDENTE: No, non credo, avvocato, non mi pare.
AVV. Cianferoni: ... nel metodo prima che nel merito.
PRESIDENTE: Guardi, mi pare proprio una questione che mi sembrerebbe totalmente assurda.
AVV. Cianferoni: Esatto.
PRESIDENTE: le domande suggestive sono quelle che suggeriscono la risposta, quindi mi pare che sia veramente...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Prego, vuole intervenire lei? Ha finito, avvocato?
AVV. Cianferoni: No, no.
PRESIDENTE: Ah no?
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa. Dicevo, insisto su questa figura del Vincenzo Ferro.
Lei stamattina ha detto che , invece, qualcosa la venne a sapere lei da qualcuno, che Vincenzo Ferro si era lamentato. Le chiedo: vorrei sapere che cosa è venuto a sapere in concreto che disse Vincenzo Ferro.
EX 210 Sinacori: Vincenzo Ferro venne...
AVV. Cianferoni: Non a lei di presenza, ma a qualcuno che glielo riferì.
EX 210 Sinacori: Vincenzo Ferro venne a lamentarsi, venne a dire a Matteo che già la DIA era sulle tracce di suo zio e si preoccupava anche per lui, per...
PRESIDENTE: Chi era suo zio?
EX 210 Sinacori: Lo zio che era qua a Prato, che poi l'hanno arrestato.
Ed era preoccupato per queste cose. Matteo gli disse che ci poteva fare, purtroppo ormai c'erano i pentiti e questo discorso.
AVV. Cianferoni: Una precisazione rispetto a quello che dichiarò lei nelle indagini preliminari. Nelle indagini preliminari - siamo sempre a quel verbale del 14 di febbraio, stessa pagina, 924 - non parlò, a dir il vero, dei pentiti, bensì di telefonate con un telefonino. Questa è solo una precisazione.
Cioè, la lamentela del Ferro era perché, attraverso un telefonino, la DIA era risalita a lui. Non si parlò di pentiti. Ma questa è una precisazione.
EX 210 Sinacori: Attraverso il telefono la DIA rintracciò...
PRESIDENTE: Lo aveva detto anche nel rispondere al Pubblico Ministero, avvocato.
AVV. Cianferoni: Vorrei che si...
PRESIDENTE: L'esaminato aveva fatto cenno a queste lamentele in relazione a telefonate da lui fatte o dallo zio fatte; questo è un punto sul quale non sono sicuro. Ma aveva già dato una risposta.
AVV. Cianferoni: Ecco, vorrei sapere, a conclusione di questa ulteriore argomento, se, per quello che ne sa lei, il Vincenzo Ferro ebbe a lamentarsi, per qualunque verso, in riferimento alla persona del signor Calabrò.
EX 210 Sinacori: No, io non ne so niente. Se lui si lamentava di Calabrò non lo so.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, ha parlato di un paio di incontri: uno a Cefalù e uno a Bagheria.
Quale dei due è avvenuto prima?
EX 210 Sinacori: Quello di Cefalù.
AVV. Cianferoni: Quanto tempo...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma mi pare che lei ha precisato che poi non avvenne veramente a Cefalù...
EX 210 Sinacori: No, nel villaggio turistico.
PRESIDENTE: Nel villaggio turistico.
EX 210 Sinacori: Va be', a Cefalù avevamo l'appuntamento e poi...
PRESIDENTE: E poi siete tornati indietro.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVV. Cianferoni: Senta, quanto tempo è passato tra l'uno e l'altro incontro?
EX 210 Sinacori: Mah, io non glielo so dire con precisione.
PRESIDENTE: Approssimativamente.
EX 210 Sinacori: Un paio di mesi, non lo so.
AVV. Cianferoni: Un paio di mesi.
In che periodo avvenne l'incontro di Cefalù?
EX 210 Sinacori: Di Cefalù?
AVV. Cianferoni: In che anno e possibilmente in che mese.
EX 210 Sinacori: No, una paio di mesi no, forse di meno di un paio di mesi.
Comunque, forse nei primi del '94. Non lo so con precisione, avvocato. Io con precisione non glielo posso dire. Io le posso dire che è avvenuto, però io con le date non ci sono.
AVV. Cianferoni: No, d'accordo.
EX 210 Sinacori: Va bene? Io lo so che lei mi domanda... Io le posso dire che sono avvenuti questi due incontri: prima quello di Cefalù - chiamiamolo di Cefalù, che poi è il villaggio turistico - e poi quello di Bagheria. Se lei mi dice in quale giorno e in quale anno...
AVV. Cianferoni: No, no.
EX 210 Sinacori: Io, se sono cose che posso avere un riferimento temporale, allora lo posso ricordare; altrimenti, mi dispiace.
PRESIDENTE: Senta, già che parliamo di questo villaggio turistico, lei si ricorda se era chiamato Euromare?
EX 210 Sinacori: No, io non me lo ricordo se si chiamava Euromare.
PRESIDENTE: Basta, basta.
AVV. Cianferoni: Senta, ma, per concludere, perché è un argomento a sé stante, ma se faceva freddo, se faceva caldo, se era più vicino la Pasqua o più vicino il Natale?
EX 210 Sinacori: No, quello di Bagheria penso che eravamo nei primi del '94, adesso non so se febbraio, gennaio, marzo; non lo so con precisione. Comunque, sicuramente, avvocato, sicuramente prima del 27 marzo del '94. Perché? Ricordo questa data perché siccome il Virga era libero, quando siamo andati a Bagheria la seconda volta, siccome il 27 marzo gli scatta l'ordinanza di custodia cautelare per l'operazione Petrov, quindi sicuramente prima del 27 marzo del '94.
AVV. Cianferoni: Bene. Vede che poi, piano piano, si trova un punto fermo.
Senta, a proposito sempre di questi incontri, lei ha parlato anche di un incontro avvenuto nel luglio del '92. Io le chiedo, sarò assillante, ma anche in questo caso vorrei che lei lo collocasse nel tempo. Siamo più agli inizi del luglio, più alla metà o più alla fine?
EX 210 Sinacori: Quale? Ne abbbiamo fatti diversi.
AVV. Cianferoni: L'incontro del luglio...
EX 210 Sinacori: Quale?
AVV. Cianferoni: L'incontro del luglio '92 nel quale ci sono i signori Riina, Bagarella, Mazzei, se mi sono appuntato bene.
EX 210 Sinacori: Non glielo so dire se era prima, dopo; non lo so.
AVV. Cianferoni: Era più verso l'agosto?
EX 210 Sinacori: No, ma già era avvenuto la strage di via D'Amelio.
AVV. Cianferoni: Già era avvenuto...
EX 210 Sinacori: Sì, perché già si parlava di Pianosa, quindi siamo verso fine luglio, primi di agosto.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta...
EX 210 Sinacori: Perché la Torre di Pisa era in riferimento ai soprusi che si facevano su Pianosa, quindi è sicuramente dopo via D'Amelio.
AVV. Cianferoni: Ecco, sintetizzo al massimo le domande residue.
Lei quando è che ha avuto notizia che era stata progettata una strage in riferimento allo Stadio Olimpico?
EX 210 Sinacori: Io ne ho notizia quando lo leggo sulla televisione o lo leggo sui giornali.
AVV. Cianferoni: D'accordo, ma in che periodo siamo?
EX 210 Sinacori: Io non glielo so dire il periodo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Beh, qui siamo...
EX 210 Sinacori: Io ho la conferma che era opera di Cosa Nostra perché me lo conferma Matteo Messina Denaro.
AVV. Cianferoni: Bene, allora questa conferma, lei, quando è che l'ha avuta?
PRESIDENTE: Questa conferma arriva quando viene...
EX 210 Sinacori: Quando viene a stare latitante con me. Arriva quando lui viene a stare latitante con me: significa nel '95.
AVV. Cianferoni: Nel '95.
EX 210 Sinacori: Nel '95. Dal '95 al '96.
AVV. Cianferoni: Bene. Vede che - ribadisco - piano piano le date poi emergono. Bene.
Senta, stamattina io mi sono appuntato una frase. Lei dice che a proposito di questo fatto dell'Olimpico, il suo primo pensiero fu: 'avranno imboccato qualche pentito'.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora che lei è collaboratore di giustizia per provvedimento amministrativo, le chiedo: ma questa cosa dell'imboccare qualche pentito ha un senso? Può fare degli esempi? Esistono casi nei quali i pentiti, poi, riferiscono cose loro dette per essere dette?
EX 210 Sinacori: Avvocato, io le posso parlare per me. Con me non esiste questo discorso. Non è mai esistito e non può mai esistere, perché io mi sono messo in testa una cosa...
AVV. Cianferoni: Signor Sinacori, io non metto in dubbio che lei sia...
EX 210 Sinacori: Va be', avvocato, io le sto dicendo che io posso parlare per me. Per me, né mi è mai capitato, non mi può mai capitare.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Non volevo farne un caso personale.
Sa l'interesse della sua frase qual è stato per me? Se un imputato...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, il suo interesse non ci interessa. Le domande possono interessarci.
AVV. Cianferoni: Ecco, le dico: la domanda verteva su questo.
Lei, signor Sinacori, ne faccio più d'una, si arriva allo stesso. Se un imputato nella sua difesa dice che coloro che lo accusano sono stati, come dice lei, imboccati - diciamo per ... - dalla Polizia, è giusto dire che può essere anche una difesa...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, non si posson fare domande di questo genere.
EX 210 Sinacori: Avvocato...
PRESIDENTE: Le domande devono essere in riferimento ai fatti di cui ci occupiamo.
Non cominciamo a fare ipotesi di cose che hanno un carattere, caso mai, suggestivo dal punto di vista dello studio generale del fenomeno, ma non ci interessa col discuterne oltre.
AVV. Cianferoni: Presidente, la ringrazio. Il momento verrà.
Sa - e chiudo subito, non c'è nessuna polemica - anche altro collega della difesa aveva cercato di introdurre questo argomento con un mezzo probatorio, che poi non ha trovato ingresso di fronte a questa Corte.
Il problema mio era solo questo: signor Sinacori, quando lei...
PRESIDENTE: Avvocato, le ripeto che non ci interessano i suoi problemi.
AVV. Cianferoni: Sì, no, ma provo...
PRESIDENTE: Se lei ha domande ne faccia mille, nessuno le dirà mai di non porre domande o che basta o che. Però non...
AVV. Cianferoni: La mia domanda...
PRESIDENTE: ... deve porci problemi che non ci riguardano.
AVV. Cianferoni: La mia domanda...
PRESIDENTE: Almeno in questo momento.
AVV. Cianferoni: Sì. La mia domanda su questo punto è: quando lei fa questo pensiero, signor Sinacori, non è pentito.
EX 210 Sinacori: Proprio per questo lo faccio.
AVV. Cianferoni: Oh, proprio per questo. E lei, in quel momento, non ha tempo da perdere; giusto? Cioè, lei ha detto stamattina della serietà del suo impegno in questa organizzazione criminale. E' giusto?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVV. Cianferoni: Faceva parte della super Cosa.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi, le chiedevo: se lei fa questa riflessione, aveva degli elementi di fatto oggettivi per poterla fare, degli esempi?
EX 210 Sinacori: Io sì.
AVV. Cianferoni: Li vuole fare?
EX 210 Sinacori: Sì. Cioè, l'imputato Pietro Scavuzzo, che mi chiamava in causa - un collaboratore di giustizia della provincia di Trapani - che mi chiamava in causa, io ho sempre detto di non conoscerlo, dal momento in cui mi sono messo a collaborare, fino a quando siamo venuti ad un confronto. Questa persona mi accusava di avergli presentato Andreotti, di avergli presentato... quando mi ha visto, mi ha detto che io non ero la persona di cui lui ha già parlato.
Quindi, per questo io pensavo che era stato imboccato da qualcuno. Ma era un pensiero mio, perché ancora non collaboravo.
AVV. Cianferoni: Va bene.
EX 210 Sinacori: Va bene?
AVV. Cianferoni: Senta, stamattina, sempre, lei ha detto: 'è automatico' - mi pare di aver colto stamattina o stasera - 'è automatico che i fatti del '93 erano da attribuire alla nostra organizzazione'.
Allora io le chiedo, in questa frase lei, che leggeva i giornali, si teneva informato, eccetera, ricomprende quali fatti in concreto?
Mi spiego meglio, perché sennò la domanda mi pare, già a me stesso, generica e quindi...
Le dico: siamo nell'estate del '93. Accade il fatto di Costanzo. Accade, poi, il fatto degli Uffizi; accade un altro fatto, il 2 giugno, a Roma in via Dei Sabini.
Lei ha mai saputo di una macchina piena di esplosivo trovata dietro Palazzo Chigi?
EX 210 Sinacori: No.
AVV. Cianferoni: Non lo sapeva.
EX 210 Sinacori: No.
AVV. Cianferoni: Cioè, praticamente, voglio sapere, in conclusione, l'idea che lei ci ha riferito che si era fatta su queste stragi, l'ha saputa soltanto dopo che erano accadute.
EX 210 Sinacori: Ma io che si dovevano fare le stragi già lo sapevo, avvocato. Nella riunione Matteo me lo dice che si parla di incominciare a fare le stragi. Mi porta il libro degli Uffizi, succede Costanzo... Poi, quando mi incontro con Matteo chiedo di Milano, di Firenze, di tutti gli altri e lui mi dice che è opera nostra.
AVV. Cianferoni: Sì...
EX 210 Sinacori: E questo già l'ho ripetuto, io.
AVV. Cianferoni: Dunque, ma il Matteo doveva dire a lei degli Uffizi per avere da lei un consenso?
EX 210 Sinacori: No, per informarmi e basta. Per dirmelo: 'noi stiamo facendo questo'.
Siccome, come ho ripetuto poco fa, con Matteo avevamo un ottimo rapporto...
AVV. Cianferoni: Ma allora, internamente alla super Cosa vigeva una sorta di dovere di informazione?
EX 210 Sinacori: Mi scusi, avvocato, questa super Cosa c'era da quando c'era Totò Riina.
AVV. Cianferoni: Ah.
EX 210 Sinacori: Ma quando arrestano Totò Riina, io non ne so più niente, perché di questo gruppo di Brancaccio, io non lo so se fa parte della super Cosa; perché nella super Cosa dove c'ero io, avvocato, faceva parte solo Giuseppe Graviano e Filippo Graviano. Mi sono spiegato, avvocato?
AVV. Cianferoni: Ma...
EX 210 Sinacori: Loro sapevano di questa super Cosa.
Poi, una volta che arrestano Totò Riina, io non so se questo gruppo va avanti, se si organizzano in altri modi, io questo non lo so.
So soltanto che, perché poi, leggendo i giornali e parlando con Matteo, vengono arrestati e ci sono dei collaboratori di giustizia che incominciano a parlare di queste cose, che non sono uomini d'onore, perché Matteo mi dice che non sono uomini d'onore.
Che non lo so come si sono organizzati, poi, con il gruppo Bagarella, Graviano e Matteo. Questo io non lo so. Io so quello che mi ha detto Matteo: che le stragi sono state fatte da noi. Chi partecipò io non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Sinacori: Va bene?
AVV. Cianferoni: Mi avvio rapidamente a chiudere.
Ma glielo disse nel corso di una discussione? Lei gli domandò qualcosa? Come fu?
EX 210 Sinacori: Avvocato, cioè noi stavamo assieme, avvocato; assieme nello stesso appartamento e un'occasione capitava sempre, di parlare di qualche cosa. O ce la dava, la scusa, la televisione, o ce la dava il giornale, o si parlava di qualche cosa e si andava a finire in un discorso sui Graviano. Cioè, io non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Ma perché lei fa una distinzione fra l'obiettivo degli Uffizi e quelli successivi?
Nei suoi interrogatori... Ora per brevità, se l'altra parte me lo consente, le dico che lei dice, a un certo punto:
"Gli Uffizi li vidi sull'album, quegli altri li avranno decisi dopo."
EX 210 Sinacori: Certo, perché a me mi parlò lui degli uffizi, non mi parlò degli altri.
AVV. Cianferoni: Ma che cosa siano, poi, questi Uffizi, allora, ce lo sa dire oggi?
EX 210 Sinacori: Che significa cosa sono?
AVV. Cianferoni: Una chiesa, un palazzo, un giardino bello... Che sono?
EX 210 Sinacori: Avvocato, io sono andato a scuola.
AVV. Cianferoni: Sì, sì. E dunque?
PRESIDENTE: E allora gli dica che cosa sono gli Uffizi.
EX 210 Sinacori: E' un museo che si trova a Firenze.
AVV. Cianferoni: E' un museo.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVV. Cianferoni: Va bene. Che si trova?
EX 210 Sinacori: A Firenze!
PRESIDENTE: A Firenze, avvocato. A Firenze, non esageriamo...
AVV. Cianferoni: No, no, non avevo sentito. Chiedo scusa, non volevo sembrare...
PRESIDENTE: ... di cultura.
AVV. Cianferoni: Senta, della Falange Armata lei ha mai sentito parlare?
EX 210 Sinacori: Che è 'sta Falange? Non lo so che cos'è questa Falange Armata.
AVV. Cianferoni: No, tanto le chiedo, perché è venuto qualcuno, altro collaboratore di giustizia, a dire che, casomai venissero fatti gli attentati, dovevano essere rivendicati sotto la sigla Falange Armata.
EX 210 Sinacori: Io non le so dire niente che cosa sono queste Falangi Armate. Non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Lei niente sa.
La regola della segretezza vige ancora in Cosa Nostra?
EX 210 Sinacori: La regola... Perché? Esiste una regola di segretezza in Cosa Nostra?
Esiste quando deve esistere.
AVV. Cianferoni: No, le dico, per carità, poi le sue sono dichiarazioni come quelle di tanti altri, però ancora le dico sono venute molte persone a dire: vige una regola di segretezza.
EX 210 Sinacori: Chi è che lo viene a dire forse sono segreti loro.
AVV. Cianferoni: Cioè, per esempio...
EX 210 Sinacori: Io sono segreto con persone che debbo essere segreto; con il Matteo Messina Denaro o con i miei paesani non sono...
AVV. Cianferoni: No, ma lei stamani ha fatto...
EX 210 Sinacori: ... segreto, perché non ho problemi a parlare con loro o non avevo problemi a parlare con Leoluca Bagarella, con Giovanni Brusca. Non avevo problemi... No, con Giovanni Brusca sì, l'ho avuti sempre problemi a parlare.
AVV. Cianferoni: No, ma lei stamattina ha fatto molta attenzione a dire che certe persone le furono presentate in maniera rituale.
EX 210 Sinacori: Come visuale.
AVV. Cianferoni: Ritualmente.
PRESIDENTE: Rituale.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVV. Cianferoni: E' giusto?
PRESIDENTE: Secondo un...
EX 210 Sinacori: Sì. Va be', la presentazione sì.
AVV. Cianferoni: Quindi...
PRESIDENTE: E' sempre rituale la presentazione.
EX 210 Sinacori: Sì. Fino a quando c'ero io sì, poi negli ultimi periodi si incominciò ad evitare di presentare le persone, perché con il fenomeno del pentitismo non si presentò più nessuno. Si facevano e si tenevano riservati.
AVV. Cianferoni: Ecco...
EX 210 Sinacori: Lo conoscevano, lo sapeva soltanto il capomandamento e qualcun altro. Ed era chiuso là, il discorso.
AVV. Cianferoni: Io le dico, se la sa, se la sa dare, la sua motivazione oggettiva della presenza di persone non iniziate formalmente nella cosiddetta super Cosa.
Per esempio il Geraci.
EX 210 Sinacori: Geraci era una persona, era una persona molto di fiducia. Non solo di Matteo Messina Denaro.
Il Geraci era una persona che conosceva bene anche Riina. Quindi...
Già aveva fatto dei lavori, nel senso che aveva partecipato a delle operazioni. Quindi, quale è il punto?
AVV. Cianferoni: No...
EX 210 Sinacori: Cioè, molto probabilmente lo avrebbero combinato successivamente.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
EX 210 Sinacori: Cioè, era in lista per essere combinato.
AVV. Cianferoni: Ho un'ultima domanda: lei sa la data di arresto del signor Calabrò?
EX 210 Sinacori: Calabrò? No, non me la ricordo.
Ma ha dovuto essere, secondo me, subito dopo... dopo...
Guardi, lui è stato arrestato per le dichiarazioni di La Barbera. Ed è stato, se non vado errato - perché posso anche sbagliarmi - dopo l'incontro che abbiamo avuto a Cefalù al famoso villaggio, dopo qualche mese da questo... un paio di mesi. Un mese.
Dopo un mese, un mese e mezzo, massimo. Che, subito dopo, lo hanno arrestato.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Bene, su questo punto la difesa del signor Calabrò fa riserva di produzione, ove non si trovi già agli atti, del certificato di detenzione da cui risulta la data dell'arresto. Grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Oddo: Mi dà il permesso di rimanere seduto, signor Presidente?
PRESIDENTE: Come dice?
AVVOCATO Oddo: Mi dà il permesso di rimanere seduto?
PRESIDENTE: Come no!
AVVOCATO Oddo: Grazie.
PRESIDENTE: Tutti... Anzi, è un invito, perché diversamente, non si sa come mai...
AVVOCATO Oddo: perché noi abbiamo il microfono diverso dal signor Pubblico Ministero, il quale è fornito di strumenti più adeguati.
PRESIDENTE: Io ho chiesto che venissero...
AVVOCATO Oddo: Parificati. Ma anche noi lo abbiamo chiesto col Codice e non ce li hanno fatti. Si figuri se...
PRESIDENTE: I poteri del Presidente sono troppo limitati. Non riesco a farli fare.
AVVOCATO Oddo: Sono l'avvocato Giuseppe Oddo.
Buonasera, signor Sinacori.
EX 210 Sinacori: Buonasera, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Signor Sinacori, io non ho molte domande da farle. Alcuni chiarimenti comunque credo che siano necessari.
Lei ha detto che il compianto giudice Falcone doveva essere ucciso a causa del Maxiprocesso, in sostanza, che lui aveva contribuito in modo determinante a creare.
E, in particolare, ha detto: 'da parecchio si pensava di uccidere il dottor Falcone.'
Ecco, lei ci può dire se possiamo datare meglio una decisione di Cosa Nostra - se a Cosa Nostra dobbiamo fare riferimento - in ordine all'omicidio del dottor Falcone?
EX 210 Sinacori: Cioè, si incomincia a parlare di Falcone come l'obiettivo di Cosa Nostra, dopo che lui istruì il Maxiprocesso. Quindi non lo so, '83-'84. Da quell'anno in poi. Ma...
AVVOCATO Oddo: Lei sa... Sì, scusi. non la vedo e quindi mi scuso se l'ho interrotta.
EX 210 Sinacori: Mi dispiace, mi dispiace che non mi vede, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Eh... Ero abituato a vederlo senza paravento, Presidente.
EX 210 Sinacori: Non ci possiamo vedere.
AVVOCATO Oddo: Le volevo dire: in quegli anni, lei sa se c'era un organo di Cosa Nostra o una persona che decise in quegli anni la soppressione del dottor Falcone?
EX 210 Sinacori: Lei parla sempre metà anni '80?
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Sinacori: Ma dobbiamo fare sempre riferimento a Totò Riina.
AVVOCATO Oddo: Ho capito.
Mi faccia ora capire una cosa: voi avevate poi, ad un certo momento, siete investiti del problema, come soggetti di cui ci ha parlato - non voglio scendere nel particolare in questo senso - siete investiti del problema di compiere effettivamente l'attentato contro il dottor Falcone.
EX 210 Sinacori: Cioè, intanto di partire, vedere se lo incontravamo...
AVVOCATO Oddo: Ecco, certo.
EX 210 Sinacori: ... vedere i movimenti e poi scendere giù, parlare con Riina e poi non lo so, io non ho dimestichezza né con esplosivo e neanche con telecomando; quindi non lo so se c'erano nel nostro gruppo persone capaci di fare questa cosa.
Io sapevo soltanto che noi, se individuavamo il dottore Falcone - certo se camminava, era sul marciapiede da solo - e ci potevamo sparare, noi ci sparavamo.
Però, se andava a mangiare al ristorante con la scorta, noi cercavamo di venire giù e organizzarci per un'autobomba o un cassonetto della spazzatura. Dipende dov'era.
AVVOCATO Oddo: Ma, diciamo che, a quel momento la modalità di soppressione non era decisa. Poteva ben essere, appunto come lei ha detto, la uccisione mediante colpi di pistola, che so, di fucile o di qualunque altra arma, oppure...
PRESIDENTE: Avvocato, anche a lei, la invito: domande, non considerazioni. Domande.
AVVOCATO Oddo: No, ma io non mi permetto di fare considerazioni, signor Presidente.
PRESIDENTE: Quelle che ha fatto ora ora, erano considerazioni. Passi alle domande.
AVVOCATO Oddo: Infatti, questo chiedevo: se non era deciso lo strumento...
PRESIDENTE: L'ha appena detto. Lo ha appena detto.
AVVOCATO Oddo: Ora mi è chiaro.
Quindi, nel caso di specie non vi venne data una indicazione - che invece lei poi ha detto sarebbe venuta per l'attentato a Contorno - di realizzare un fatto eclatante. Giusto?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: A proposito del tema delle stragi del '92, che lei ha già differenziato eccetera, è un fatto che risponde a verità che, a seguito delle stragi vi fu una notevole reazione dello Stato nei confronti della vostra organizzazione criminale?
EX 210 Sinacori: Certo che risulta a verità. Certo che risulta a verità.
AVVOCATO Oddo: Questo fatto che conseguenze diede, come commenti, nella vostra organizzazione criminale? A un ripensamento di questa logica, oppure a un insistere...
EX 210 Sinacori: No, completamente. Anzi, di continuare.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
Mi dica una cosa, Gioè, di cui ci ha parlato lei, aveva un grado specifico in Cosa Nostra?
EX 210 Sinacori: Bah, credo che era rappresentante di Altofonte.
AVVOCATO Oddo: Rappresentante di Altofonte.
EX 210 Sinacori: Credo.
PRESIDENTE: "Credo", ha detto.
EX 210 Sinacori: Credo.
PRESIDENTE: Credo. Non è una notizia di cui è certo.
AVVOCATO Oddo: Appunto...
EX 210 Sinacori: No, no. Però era uno...
AVVOCATO Oddo: Chi è che gliel'ha...
EX 210 Sinacori: Se non era rappresentante, era uno dell'amministrazione di Altofonte, perché io lo conoscevo bene.
AVVOCATO Oddo: Non dell'Amministrazione Comunale, parliamo dell'amministrazione criminosa di Cosa Nostra.
EX 210 Sinacori: Esatto.
PRESIDENTE: Della famiglia.
EX 210 Sinacori: Esatto.
AVVOCATO Oddo: Chi è che le aveva comunicato questo?
EX 210 Sinacori: Era un punto di riferimento. Lui veniva con Giovanni Brusca. Giovanni Brusca, lui me l'avrà detto.
AVVOCATO Oddo: Ora, mi faccia capire un'altra cosa che riguarda, invece, il secondo momento: quello in ordine al quale lei, rispondendo ad un collega, adesso, ha detto: 'guardate che io, rispetto a questo, io non so chi materialmente ha compiuto le stragi, eccetera. So che non erano uomini d'onore, cioè combinati, però Matteo Messina Denaro mi ha detto "viene da noi", così genericamente'.
Vorrei capire, queste stragi o questi attentati, tutto quello che venne programmato e che fu realizzato o meno, passò attraverso - come decisione - attraverso una deliberazione della commissione provinciale di Trapani?
EX 210 Sinacori: No, che c'entra Trapani!
AVVOCATO Oddo: Io, intanto le volevo chiedere, perché lei, essendo capo, reggente del mandamento di Mazara, questa notizia avrebbe potuto saperla. Giusto?
EX 210 Sinacori: Sì, però non la so.
AVVOCATO Oddo: Quindi...
EX 210 Sinacori: Non la so perché non c'entra niente.
AVVOCATO Oddo: Perché non c'è stata.
EX 210 Sinacori: Non c'entra niente Trapani.
AVVOCATO Oddo: E io questo volevo sapere.
EX 210 Sinacori: Perché noi trapanesi siamo sempre stati palermitani.
AVVOCATO Oddo: Ma...
EX 210 Sinacori: Subalterni ai palermitani.
AVVOCATO Oddo: Passò attraverso...
EX 210 Sinacori: O per meglio dire, subalterni a Riina.
AVVOCATO Oddo: Quindi non passò attraverso una deliberazione dell'organo corrispondente di Palermo, cioè della commissione provinciale di Palermo.
EX 210 Sinacori: Questo io non glielo so dire.
AVVOCATO Oddo: Ma non le fu riferito?
EX 210 Sinacori: No. Però le persone che partecipavano a questo incontro io ho fatto già i nomi.
AVVOCATO Oddo: Sì, lei ha parlato di alcune persone.
EX 210 Sinacori: Anche perché lei sa bene, avvocato, dal '93 in poi a Palermo sono incominciati molti arresti, quindi i mandamenti venivano a sfaldarsi.
AVVOCATO Oddo: Quindi, lei dice, mancava materialmente la struttura di Cosa Nostra..
EX 210 Sinacori: Esatto. Quindi il gruppo si restringeva, come lei sa bene...
AVVOCATO Oddo: Scusi...
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: "Lei sa bene" perché?
EX 210 Sinacori: No, perché lei...
AVVOCATO Oddo: Capisco sugli arresti, perché il nostro lavoro è questo.
EX 210 Sinacori: No, come lei sa bene, perché lei è un avvocato che opera giù e ha seguito molti processi di mafia, per questo dico "lei sa bene". In questo senso, non mi permetterei mai di fare altre... Mi sono spiegato, avvocato?
AVVOCATO Oddo: Allora...
PRESIDENTE: Ma ne siamo sicuri, non c'è bisogno di dire niente.
EX 210 Sinacori: Siccome io conosco l'avvocato...
PRESIDENTE: Certamente, lo conosciamo anche noi.
AVVOCATO Oddo: No, è stato mio assistito, Presidente, per questo motivo.
PRESIDENTE: Appunto...
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Oddo: ... opportunamente, così è molto più chiaro.
EX 210 Sinacori: Appunto. Come dicevo, lei sa bene che si erano sfaldati, quindi la commissione...
AVVOCATO Oddo: Non funzionava più.
EX 210 Sinacori: ... non funzionava più, perché si veniva... non lo so, c'era Cucuzza, quando c'era Cucuzza; erano pochi, poi, i capomandamenti che sono rimasti.
AVVOCATO Oddo: Bene. Quindi, sostanzialmente, c'erano alcuni capimandamento o capimandamenti liberi.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: E questi agivano. E, lei ha detto, agivano addirittura - taluni di essi - con persone non uomini d'onore, che poi fu necessario, alcuni di questi, come dire, combinarli.
Ho capito bene? Giusto?
EX 210 Sinacori: No, no...
AVVOCATO Oddo: Quindi, in particolare, per quanto riguarda questi fatti, su domanda specifica del signor Pubblico Ministero, lei ha indicato...
EX 210 Sinacori: Hanno combinato a Spatuzza.
AVVOCATO Oddo: Tutta una serie di nomi: ha indicato Spatuzza, ha indicato Romeo...
EX 210 Sinacori: No, ma non come uomo d'onore Romeo.
AVVOCATO Oddo: Ecco, sto dicendo tutte le persone che non erano uomini d'onore e che poi lo divennero in tempo successivo. E' giusto?
EX 210 Sinacori: Io Spatuzza so che divenne uomo d'onore, perché partecipai io alla sua combinazione.
AVVOCATO Oddo: Ah, alcuni non divennero addirittura mai uomini d'onore.
EX 210 Sinacori: No, no, gli altri non lo so. Conosco, come uomo d'onore, a Giorgio Pizzo, perché mi fu ritualmente presentato, e a questo Spatuzza; come uomo d'onore. Gli altri... Questo Romeo so che non è uomo d'onore perché me lo dice Matteo.
AVVOCATO Oddo: Bene. Lei...
EX 210 Sinacori: Questo Carra non è uomo d'onore, perché me lo dice Matteo. E gli altri non lo so se sono uomini d'onore o non sono uomini d'onore.
AVVOCATO Oddo: Lei, a proposito di Filippo Graviano, ne ha ricordato la figura parlandone per due momenti specifici, e poi ha detto: 'non l'ho più visto'.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: Esatto?
EX 210 Sinacori: Sì, sì.
AVVOCATO Oddo: Poi ha sempre riferito... io mi ero permesso, come dice il signor Pubblico Ministero, di interromperlo, ma per fare un'opposizione a che le venisse formulata una domanda suggestiva. In concreto non ci sono riuscito perché la premessa di quella domanda era proprio "queste persone dipendevano dai Graviano", come lei ha detto.
In realtà lei non aveva, in nessun punto - e ho la trascrizione pressoché stenografica - detto che dipendessero dai Graviano; aveva sempre parlato soltanto...
EX 210 Sinacori: Di Giuseppe.
AVVOCATO Oddo: ... di Giuseppe Graviano.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: Ecco, è vero?
EX 210 Sinacori: Sì, però avevo parlato...
AVVOCATO Oddo: Ora a me interessa questo: in particolare è giusto dire, praticamente, che per la vicenda successiva ai fatti di cui ci occupiamo, lei ha distinto nettamente i due momenti di questa vicenda.
Lei non è in condizione, non ha notizia di un ruolo di Filippo Graviano...
EX 210 Sinacori: No, perché Matteo mi parlava sempre di Giuseppe per quanto riguarda le stragi.
Io ho parlato di Filippo Graviano per quanto riguardava l'inizio...
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Sinacori: ... di Costanzo a Roma, quando non abbiamo fatto niente.
AVVOCATO Oddo: E poi lei...
EX 210 Sinacori: E poi l'ho visto un'altra volta in una riunione dove si parlò di questa famosa super Cosa. E poi non l'ho più visto.
AVVOCATO Oddo: Poi uscì di scena completamente.
EX 210 Sinacori: Non l'ho più visto e Matteo mi parlava sempre di Giuseppe.
AVVOCATO Oddo: Sempre di Giuseppe. E infatti, io le volevo ricordare - ed è una lettura che le è stata fatta, però non ho capito bene poi se alla fine lei l'avesse confermata o meno - dall'avvocato Ceolan se non vado errato. E' il suo interrogatorio del 14 febbraio del '97, e lei si era espresso sostanzialmente in questi... no sostanzialmente, nei termini che ora le ricordo.
L'avvocato Ceolan già gliel'aveva ricordati.
Volevo sapere se, appunto, confermava e quindi evitava una contestazione anche all'avvocato Ceolan poc'anzi.
Mi interessava per ... procedurale, Presidente. Il signor Pubblico Ministero chiedeva:
"Lei sa chi è che parteciparono a queste stragi?" eccetera.
"Questo no."
"Glielo disse Matteo? Lo fece capire? Lo disse espressamente?" Era proprio questa la domanda del Pubblico Ministero.
Dice: "No, che parteciparono questo no. Non me lo disse. Sempre io gli chiedevo chi erano quelli che materialmente facevano queste azioni".
Le voci si sovrappongono. Poi di nuovo riprende Sinacori:
"A Brancaccio... Brancaccio era una fucina potente di giovani. Cioè, Brancaccio era il numero 1 di picciotti, non c'era... (incomprensibile) per nessuna cosa.
Sempre questi sono, per esempio, ragazzi cresciuti che a Giuseppe lo chiamavano "madre natura", però lo facevano per Giuseppe."
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: "Però Matteo si è trovato in questa situazione. Siccome Matteo... Giuseppe Graviano è stato quello che ha coperto la latitanza, diciamo così, la latitanza di Matteo a Palermo; quindi Matteo, essendo sempre con Giuseppe Graviano, tutti questi ragazzi di Brancaccio, vedendo Matteo, quando poi hanno arrestato Giuseppe Graviano, Matteo è diventato un'altra 'madre natura'."
E da qui quella intercalare del Pubblico Ministero:
"Cioè, era divenuto uno dei palermitani, uno di Brancaccio?"
Sinacori: "No. Era diventato Giuseppe Graviano. Era questo il senso".
Quindi lei conferma...
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: ... il senso di questo...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma le letture sono consentite solo a titolo di contestazione.
AVVOCATO Oddo: Ed era stata rivolta già dal signor avvocato Ceolan. E però non mi è sembrato che...
PRESIDENTE: L'avvocato Ceolan ha fatto la sua parte. Ma lei mi deve dire in quale punto questa domanda ha il contenuto di una contestazione.
AVVOCATO Oddo: Volevo sapere se alla contestazione dell'avvocato Ceolan, egli avesse risposto...
PRESIDENTE: Non è possibile fare questo gioco, avvocato. Non è consentito.
AVVOCATO Oddo: Scusi, quale è il gioco?
PRESIDENTE: Lei deve fare delle contestazioni sue, non quelle contestazioni fatte da un altro collega. Mi dispiace.
AVVOCATO Oddo: Mi scusi, signor Presidente...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: ... io non voglio fare nessun gioco. Io volevo sapere se, egli, dopo la contestazione dell'avvocato Ceolan, confermava quello che aveva detto e che io ho letto.
PRESIDENTE: L'ha già confermato, avvocato. Lo ha già confermato.
AVVOCATO Oddo: Ma se per me era pacifico...
PRESIDENTE: Quando ha detto, ha detto: 'quando io dico è diventato Giuseppe Graviano, intendevo dire che aveva l'ascendente che aveva Giuseppe Graviano su questi giovani di Brancaccio'. Mi pare che il discorso fosse chiaro.
AVVOCATO Oddo: Qua, proprio diceva una cosa di più, secondo quello che modestamente... perché il mio tema qual è signor Presidente? Dice: 'però lo facevano per Giuseppe'.
Cioè, un legame diretto che prescinde financo...
PRESIDENTE: Lo ha già detto, avvocato. Lo ha già detto.
AVVOCATO Oddo: Signor Presidente.
PRESIDENTE: E' inutile che noi facciamo ripetizione di queste cose. Le cose vanno fatte nella forma che il Codice prevede.
Qui non era una contestazione, è una richiesta di conferma che non è consentita.
Ha altre domande?
AVVOCATO Oddo: Un momento solo, signor Presidente, perché... in modo che se posso alleggerire il verbale di...
Una precisazione signor Sinacori.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: Solo un momento che, signor Presidente... Posso signor Presidente?
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Oddo: A proposito... io volevo, probabilmente ho capito male, quando lei parla di quella storia di Forte dei Marmi, no?
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: Ricorda che Matteo Messina Denaro era con una signora austriaca...
EX 210 Sinacori: Sì, una ragazza, Andrea.
AVVOCATO Oddo: ... che si chiamava Andrea.
EX 210 Sinacori: Sì.
AVVOCATO Oddo: Egli le disse, escludendo che quella presenza lì fosse determinata da collegamenti con il fatto di stragi, giusto?
EX 210 Sinacori: Sì, lui me lo disse.
AVVOCATO Oddo: Ecco, perché loro erano tutti assieme. Giusto?
EX 210 Sinacori: Sì, erano con le ragazze. Poi, con le ragazze...
AVVOCATO Oddo: Va bene. Mi pare che questo...
La ringrazio signor Sinacori. Buonasera.
*EX 210 Sinacori: Buonasera, avvocato.
PRESIDENTE: Chi deve intervenire? Nessun altro?
Allora, potete portarlo via. Dove sono i suoi accompagnatori?
L'udienza riprende domattina alle ore 9.00. Buonasera. Traduzione degli imputati detenuti.