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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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UDIENZA 6.6.1997
PUBBLICO MINISTERO: Credo che sia già stato introdotto in aula il signor La Barbera Gioacchino.
PRESIDENTE: Ci vuol dire il suo nome, per favore?
*EX 210 La Barbera: La Barbera Gioacchino.
PRESIDENTE: Benissimo. Anche questo è imputato per reato connesso?
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
PRESIDENTE: Il P.M. ci vuole chiarire le ragioni della connessione?
PUBBLICO MINISTERO: La connessione è che il signor La Barbera, come pensò avrà modo di chiarire ampiamente nel corso dell'esame, è stato uomo d'onore in Cosa Nostra.
Per modo che, le ragioni e le cause delle sue conoscenze risalgono alla sua appartenenza alla organizzazione criminale specifica, qual è Cosa Nostra.
Per modo che, sotto tutti i profili direi dell'articolo 210, ma a cominciare da quello banalissimo del collegamento di indagine e comunque della affermazione che sarà ricorrente nel corso dell'esame provocate da domande che il Pubblico Ministero non può non fare, affermazioni di aver militato in una organizzazione criminale.
Per modo che, rendendo dichiarazioni a proprio carico, evidentemente non le potrebbe in assenza di una tutela difensiva.
E comunque la prova di un reato che refluisce sulla prova dell'altra, sotto il profilo che oggi dobbiamo ricostruire quello che è successo in ordine alle stragi per le quali questa Corte procede.
E la persona che è indotta come fonte di prova, nello stesso tempo riferirà quanto è a sua conoscenza su questo reato. Quindi vanno a formare le sue dichiarazioni, la prova in ordine a questo reato. Nello stesso tempo sono dichiarazioni comunque valutabili nei confronti di La Barbera per i reati che ha commesso e per i quali evidentemente si procede in un'altra sede.
PRESIDENTE: Bene. E' presente un difensore per questo...
AVVOCATO Di Nappi: Avvocato Nicola Di Nappi, in sostituzione del difensore di fiducia: avvocato Luigi Ligotti del Foro di Roma.
PRESIDENTE: Bene. Allora lei sa che come imputato per reato connesso ha diritto di dichiarare se vuole rispondere, perché se lei ritiene, può anche dirci: 'non voglio rispondere'.
EX 210 La Barbera: Voglio rispondere.
PRESIDENTE: Il P.M. può iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: La Barbera, buongiorno. Sono il dottor Chelazzi.
EX 210 La Barbera: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io poco fa ho premesso alla Corte una circostanza di fatto costituita dal fatto che lei ha fatto parte, in qualità di uomo d'onore, di Cosa Nostra. Però, il fatto che io l'abbia affermato, vuol dire abbastanza poco, perché io glielo debbo chiedere se questa circostanza è vera.
E cioè a dire che lei ha fatto parte di questa organizzazione.
EX 210 La Barbera: Sì, io ho fatto parte in Cosa Nostra fin dal 1981, dalla famiglia di Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, La Barbera, lei ora dovrà rispondere a tutta una serie di domande su circostanze, per così dire: "Rispondo", eh?
Quindi bisognerà che chiarisca alla Corte che cosa vuol dire aver fatto parte di una famiglia, che cos'è una famiglia quando si parla di una organizzazione particolare, qual è Cosa Nostra, quali sono - se ce ne sono - delle gerarchie o delle cariche all'interno di una famiglia.
Se una famiglia si raccorda le altre strutture della stessa organizzazione e situazioni e problemi analoghi.
Cominciamo, cominciamo dal primo punto: lei ha affermato di aver fatto parte dal 1981 della famiglia di Altofonte.
Allora, far parte di una famiglia di questa organizzazione, cioè di Cosa Nostra, che cosa vuol dire? Vuol dire avere una investitura particolare?
Vuol dire che si entra a far parte per qualche avvenimento specifico, o si fa parte così in maniera generica e, come dire, alla portata di tutti?
EX 210 La Barbera: Voglio sottolineare che ogni famiglia è composta da più uomini d'onore. Ogni famiglia c'ha un rappresentante. Ogni famiglia c'ha un rappresentante e al di sopra del rappresentante c'è il capomandamento; a capomandamento fanno parte più famiglie.
E nel caso mi di Altofonte, noi avevamo, come mandamento, San Giuseppe Iato a cui appartenevano altre famiglie: Monreale, San Cibirrello, Piano degli Albanesi e... e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei intanto ha dato questo primo tracciato. In quanto appartenendo alla famiglia di Altofonte, insieme alle altre famiglie, e lei ha nominato: San Gibirrello, Monreale, Piano degli Albanesi e san Giuseppe Iato.
Queste varie famiglie facevano capo al mandamento che era insediato a San Giuseppe Iato. E' esatto?
EX 210 La Barbera: Sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ha fatto parte della famiglia.
Siccome ha premesso che le famiglie sono costituite da uomini d'onore, quindi lei ha fatto parte della famiglia dal momento in cui è diventato uomo d'onore. E' questo che vuol dire?
EX 210 La Barbera: Sì. Quando io sono messo, mi hanno messo a far parte di Cosa Nostra, io appartenevo alla famiglia di Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto nell'81.
EX 210 La Barbera: Nell'81, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti anni aveva, La Barbera, nell'81?
EX 210 La Barbera: Circa... Avevo 22 anni, 21 anni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Diamo subito il, come dire, il termine finale della sua appartenenza a Cosa Nostra.
Cioè dire: lei quando è stato arrestato?
EX 210 La Barbera: Io sono stato arrestato il 23 marzo del '93.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato arrestato dove?
EX 210 La Barbera: Sono stato arrestato a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: A Milano. In tutto questo periodo di tempo che va dal 1981 al 1993, al marzo, lei non aveva mai subìto arresti.
EX 210 La Barbera: No.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è stato arrestato con quale accusa?
EX 210 La Barbera: Associazione.
PUBBLICO MINISTERO: Associazione mafiosa?
EX 210 La Barbera: Associazione mafiosa, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a seguito di questo arresto, lei è stato detenuto?
EX 210 La Barbera: Sono stato detenuto fino al novembre del '93. Poi ho iniziato a collaborare appunto a novembre.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a novembre '93, lei ha iniziato la sua collaborazione con l'Autorità Giudiziaria.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io vorrei che lei illustrasse, sia pure per sommi capi, se nel corso di questa sua appartenenza a Cosa Nostra, in qualità di uomo d'onore della famiglia che ha indicato, ecco, lei ha rivestito anche qualche carica per così dire superiore a quella di semplice uomo d'onore.
EX 210 La Barbera: Sì. Io sono stato uomo d'onore semplice fino all'86.
All'86 il capomandamento, che allora è Balduccio Di Maggio, che sostituiva Bernardo Brusca - perché allora detenuto - mi ha fatto reggente della famiglia di Altofonte, per un periodo che è durato circa due anni.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, durante la reggenza di Balduccio Di Maggio, a capo del mandamento, lei ha avuto l'incarico di reggere la famiglia di Altofonte.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto?
EX 210 La Barbera: Sì.
PRESIDENTE: Reggente o rappresentante, vuol dire la stessa cosa?
EX 210 La Barbera: Sì, in sostituzione del rappresentante. In mancanza del rappresentante, chiamati disguidi col nostro rappresentante allora Andrea Di Carlo, il sostituzione, io ero reggente della famiglia di Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Era una specie di supplente, quindi.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai si era verificata la necessità di designare lei come supplente? Che era successo al rappresentante della famiglia?
EX 210 La Barbera: Ma ci sono stati dei disguidi. Si diceva che l'Andrea Di Carlo era confidente e allora c'erano delle voci, per cui la prima cosa che si è fatta era accantonare Andrea Di Carlo.
PUBBLICO MINISTERO: Fu messo di lato?
EX 210 La Barbera: Fu messo di lato.
PUBBLICO MINISTERO: Come si dice in gergo?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E al capomandamento lei ha detto Bernardo Brusca era successo di essere incarcerato.
EX 210 La Barbera: Era in carcere. E il figlio Giovanni Brusca era, in quel periodo era stato allontanato dal Paese, era confinato all'isola di Linosa. Per cui il mandamento lo reggeva Balduccio Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Balduccio Di Maggio era supplente, comunque.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bernardo Brusca non aveva... Aveva perso o non aveva perso la carica di capomandamento?
EX 210 La Barbera: No, lui era in carcere. Anzi, per un periodo era pure agli arresti ospedalieri, in quel periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 La Barbera: E di reggente funzionava Balduccio Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei che lei chiarisse, La Barbera, alla Corte questo aspetto che riguarda un po', come dire, la costituzione interna di Cosa Nostra.
Se un capomandamento, nella specie Bernardo Brusca, finisce in carcero, decade o non decade dalla carica di capomandamento?
EX 210 La Barbera: Quando c'è la possibilità, tramite il figlio Emanuele Brusca, mi diceva Balduccio Di Maggio che lo avvisava di tutto ciò che avveniva nel mandamento quando aveva la possibilità. Tramite i colloqui, o appunto mentre era agli arresti ospedalieri, che sono andato io pure più volte a trovarlo. Perché c'era la possibilità di potere parlare con Brusca Bernardo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi vuol dire...
PRESIDENTE: Non perde la funzione di capo.
EX 210 La Barbera: Quando si può, si teneva al corrente di tutto, tramite i colloqui, tramite i quattro colloqui mensili, oppure appunto mentre era agli arresti ospedalieri, tramite il figlio Emanuele Brusca.
Quando si poteva, sennò su certe, in certe circostanze si prendeva la responsabilità direttamente il reggente che allora era Balduccio di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Se e in quanto il capomandamento fosse tornato in libertà, il mandamento ritornava automaticamente a lui?
EX 210 La Barbera: Sì, in realtà è così. Se il capomandamento era libero a tutti gli effetti che si poteva muovere, ritornava di nuovo alla carica il capomandamento che c'era prima.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ha detto che è stato reggente della famiglia di Altofonte per un certo periodo, e ha spiegato in che circostanza.
Ecco, a partire appunto dal periodo in cui lei è stato reggente della famiglia, per arrivare poi alla data del suo arresto, cioè al marzo del '93, ecco, il suo rapporto con Cosa Nostra, è un rapporto che si è svolto regolarmente, o vi sono state delle vicende che in qualche modo lo hanno reso difficile, o hanno comportato che lei prendesse qualche particolare decisione?
EX 210 La Barbera: E' successo questo, nel momento in cui Giovanni Brusca è ritornato dal confine, è ritornato in paese, ci sono stati dei disguidi fra il Brusca e il Di Maggio.
Ciò vuol dire che il Brusca ha preso il posto del capomandamento del padre, per certi disguidi il Balduccio Di Maggio è stato un po' accantonato. Automaticamente anch'io sono stato messo da parte.
Sto parlando dell'anno '88-89.
PUBBLICO MINISTERO: E a seguito di questa messa da parte, come la chiama lei, lei che cosa ha fatto?
EX 210 La Barbera: Io, nel '90, ad agosto del '90 sono andato per motivi di lavoro sono andato a lavorare al Nord. Mi occupavo di una impresa, ci avevo un'impresa edile-stradale e ho avuto l'occasione di andare a lavorare fuori e mi sono allontanato fino ai primi del '92.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si è tenuto lontano dal paese fino agli inizi del '92.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così. Ecco. poi è tornato al paese e i suoi rapporti con Cosa Nostra sono migliorati, ovvero le cose sono andate diversamente?
EX 210 La Barbera: No, è successo che a gennaio del '92 è morta mia madre. Ho ricevuto a casa una visita del Leoluca Bagarella e mi ha fatto capire di ritornare perché giù non mancava il lavoro. Per cui mi ha fatto capire di rientrare in Sicilia.
E così io ho fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene cioè che Bagarella è venuto a casa sua, cioè a casa sua ad Altofonte.
EX 210 La Barbera: Ad Altofonte, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove lei si trovava per questo lutto familiare.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi Bagarella venne personalmente a trovarla?
EX 210 La Barbera: Sì, è venuto a casa mia col cognato, con Marchese a farmi visita e mi ha fatto capire di ritornare, che giù il lavoro non mancava.
PUBBLICO MINISTERO: Lei intese che questo voleva dire, come dire, una sorta di offerta di pace, o comunque che non c'erano più problemi tra lei e Cosa Nostra?
EX 210 La Barbera: Sì, dai discorsi che mi ha fatto, mi ha detto che avevo avuto perfettamente ragione e non c'era motivo di stare lontano dal paese, perché il fatto del lavoro era relativo, il fatto che non c'erano problemi di ritornare al paese. E così poi è stato, che ho cominciato di nuovo a far parte di Cosa Nostra.
Anzi, facevo parte di un gruppo ristretto, perché ho trovato le cose molto cambiate, rispetto a prima.
Perché mi muovevo sempre, facevo parte di un gruppo che era composto da me, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella e Gioè Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, facciamo un passo indietro, giusto per dare un particolare che a mio parere è comunque importante.
L'ingresso suo in Cosa Nostra, in qualità di uomo d'onore, è avvenuto tramite un qualche fatto, una qualche cerimonia rituale, ovvero qualcuno così le ha etto: 'da oggi sei uomo d'onore di Cosa Nostra', ovvero lei da solo ha detto: 'io da oggi sono uomo d'onore di Cosa Nostra'?
EX 210 La Barbera: Cioè, lei sta parlando di quando...
PUBBLICO MINISTERO: Di quando è entrato, La Barbera.
EX 210 La Barbera: Dall'81?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, bravo.
EX 210 La Barbera: Io ho fatto il solito rito che conosciamo.
Sono stato invitato ad un pranzo...
PRESIDENTE: Abbia pazienza, ce lo ricordi, perché non tutti, in questa Corte, sono al corrente di queste...
EX 210 La Barbera: Per solito rito intendo la santina che brucia, il dito punto con un ago, il sangue che cola alla santina, che poi va bruciata, che ci sono le parole che si dicono che adesso non mi ricordo, insomma.
Che se tradirò questa organizzazione, le carni bruceranno come sta bruciando questa santina. E' un rito che adesso non mi ricordo bene.
Quel giorno era presente sei persone, tra cui c'era Bernardo Brusca, Giulio Di Carlo, c'era Di Matteo Mario Santo e qualche altra persona che non mi ricordo.
Da quel momento in poi mi hanno chiesto, mi hanno chiesto... mi hanno detto che da questo minuto in poi faccio parte della mafia, della cosiddetta Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi riprendiamo dal punto dove eravamo arrivati. Cioè a dire dal suo ritorno a seguito di questa vicenda che si sovrappone a questo lutto familiare.
Muore la sua mamma, viene Bagarella. Lei all'epoca aveva una attività lavorativa lontana dalla Sicilia.
Che fa? Rientra subito in Sicilia, al paese, a Altofonte?
EX 210 La Barbera: Io rientro, sì, verso la fine di marzo-aprile. E ho lasciato alcuni operai, stavo finendo dei lavori a Milano. E man mano li andavo ultimando, facevo scendere i mezzi.
E ho ultimato i lavori, se ricordo bene, alla fine di maggio, ho ultimato i lavori. Però io già mi trovavo in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei poco fa ha detto di aver, a partire da quando ha rimesso piede, o per megli dire, si è ristabilito definitivamente in Sicilia, di un gruppo ristretto.
E ha menzionato: Giovanni Brusca, Bagarella, se medesimo, e Gioè Antonino.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, di Brusca Giovanni ha già detto prima chi era, chi è figlio, quello che, la carica che aveva nel mandamento.
Ecco, ha accennato sbrigativamente a Bagarella.
Le chiedo di essere un po' più preciso.
Quando Bagarella è venuto a portarle le condoglianze per la morte di sua madre, lei quindi lo conosceva questa persona da tempo, da epoca precedente, oppure era la prima volta che se lo vedeva davanti?
EX 210 La Barbera: Io lo conoscevo solo di nome. Era la prima volta che lo vedevo.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa voleva dire conoscere di nome Bagarella? Lo conosceva come persona di Cosa Nostra, oppure semplicemente come persona che aveva un certo cognome e un certo nome?
EX 210 La Barbera: No, ricordo che Bagarella era stato in carcere per un lungo tempo. Per cui non l'ho potuto conoscere, perché è stato otto o nove anni in carcere.
Io l'ho conosciuto prima ancora che mi venisse a fare visita, l'ho conosciuto un periodo prima, sto parlando di un mese, due mesi prima perché era, già lui era latitante ad Altofonte.
Quando c'è stata la sentenza del Maxiprocesso - non mi ricordo se adesso era dicembre del 9, dicembre '91, mi ricordo - e lui, quando è uscita la sentenza, si è messo latitante proprio nel nostro paese, ad Altofonte. Per cui l'ho cominciato a frequentare così, le prime volte l'ho visto ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi a partire dall'aprile, come ha detto prima, del '92, lei poi ha mantenuto rapporti con Bagarella fino alla data del suo arresto, che ci ha detto essere stata il 23 marzo del '93.
EX 210 La Barbera: Sì. Sempre tutti... non dico tutti i giorni, ma quasi.
PUBBLICO MINISTERO: E ora su questo poi dovremo intrattenerci con tutta una serie di domande.
L'altra persona della quale ha parlato è Gioè Antonino.
Ecco, vuol chiarire alla Corte chi era questa persona?
Cioè a dire se rivestiva una qualità di appartenente di Cosa Nostra, anche lui; ovvero se non aveva rapporti con l'organizzazione.
EX 210 La Barbera: Gioè Antonino era uomo d'onore della famiglia di Altofonte. Anche lui è stato arrestato nel '78 o nel '79. E' uscito dal carcere dopo 8 anni, per cui sarà stato verso l'86-'87.
E quando è tornato in Sicilia, come uomo libero, perché si è fatto pure uno o due anni di confini in Piemonte, se non ricordo male.
E, niente, quando è rientrato in Sicilia lui era reggente alla famiglia di Altofonte.
Sto parlando già di quando sono tornato io in Sicilia. Lui faceva da reggente della famiglia di Altofonte. Che comunque aveva sempre i contatti diretti con Giovanni Brusca che era a mandamento, il capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, uomo d'onore anche Antonino Gioè.
Senta, siccome si sta parlando specificamente di Altofonte ecco, volevo chiedere: degli altri appartenenti della famiglia di Altofonte, ma mi riferisco all'aprile del '92. Cioè a dire a partire da questa data. Non mi interessa risalire negli anni precedenti.
Ecco, al momento in cui lei ritorna quindi al paese, ad Altofonte, la famiglia, oltre a lei, a Gioè, che altri personaggi annovera?
EX 210 La Barbera: Ma io dal '92, quando sono rientrato al paese, il gruppo che era sempre diciamo a disposizione di Totò Riina era sempre quello.
Ero io, quanto riguarda Altofonte, io, Gioè e Di Matteo Mario Santo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi anche Di Matteo Mario Santo, lei ci sta dicendo - se non ho capito male - era un appartenente in qualità di uomo d'onore - questo va dato per acquisito, a questo punto - della famiglia di Altofonte.
E' esatto?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei è tornato quindi in Sicilia nel '92, ad aprile, in via definitiva, lei ha condotto da quel momento una vita, per così dire, alla luce del sole, ovvero ha vissuto da clandestino?
EX 210 La Barbera: No, io ero un libero, ero libero, una persona incensurata. Per cui, fino al gennaio del '93 e dopo l'arresto di Totò Riina io ero una persona libera.
A gennaio mi sono allontanato dal paese, a gennaio del '93.
E non ero proprio latitante, ma siccome si sapeva che stava collaborando Balduccio Di Maggio mi sono allontanato dal paese. Avevamo preso un appartamento a Palermo, io e Gioè, e ci eravamo allontanati appunto dal paese.
PUBBLICO MINISTERO: Stava parlando, Balduccio Di Maggio, cioè a dire Balduccio Di Maggio aveva iniziato a collaborare con l'Autorità.
EX 210 La Barbera: Sì. A gennaio del '93. Solo quel periodo mi sono allontanato dal paese, ma fino a quella data, tutto il '92, sono stato, insomma, al paese mio, tranquillo.
PUBBLICO MINISTERO: Occupandosi però, ipotizzo, anche delle vicende di Cosa Nostra.
EX 210 La Barbera: Sì. Io subito, quando ritorno in Sicilia, mi sono trovato subito in mezzo alla preparazione per la strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, La Barbera...
PRESIDENTE: Scusi, Pubblico Ministero, una domanda: ma nel frattempo, formalmente, svolgeva una attività di lavoro lei?
EX 210 La Barbera: Tutto il '92 avevo pochissimo tempo, perché lo dedicavo tutto a Cosa Nostra. Perché ogni giorno c'era una novità, c'era... sia Luca Bagarella che il Giovanni Brusca latitanti, io e il Gioè, eravamo le uniche persone libere, per cui avevo pochissimo tempo da dedicare al mio lavoro.
PRESIDENTE: Comunque non aveva nessuna attività.
EX 210 La Barbera: No, no, la continuavo. La continuavo con gli operai. C'era un caposquadra che però... comunque non rendeva completamente. Era solo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei un attimo fa ha accennato che si è trovato immediatamente proiettato nella preparazione della strage di Capaci.
Ecco, non è oggi la prima volta che lei si presenta a deporre in un'aula di Giustizia. E questo è un fatto notorio.
Ora io le devo porre una serie di domande su quelli che sono stati determinati fatti criminosi che si sono verificati nel 1992 perché ho bisogno di sapere se lei ha avuto parte in questi fatti, oppure no.
E ho bisogno anche di sapere se lei, su questi fatti, ha già riferito alle Autorità Giudiziarie che se ne occupano, in quanto competenti. E se ne ha riferito anche nei dibattimenti. Quindi a giudizio, eh?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei ha detto di aver avuto, a quello che capisco, una certa parte nella strage di Capaci. E' così?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha riferito della sua partecipazione all'Autorità Giudiziaria che se ne occupa che è Caltanissetta?
EX 210 La Barbera: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato esaminato anche al dibattimento?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, delle persone che poco fa abbiamo menzionato, quindi intanto queste: Di Matteo, Gioè, Bagarella, Brusca, le risulta che abbiano avuto parte, o per meglio dire, lei ha già reso dichiarazioni sul punto se hanno avuto parte della strage di Capaci?
EX 210 La Barbera: Sì. Allora, io e Gioè siamo stati presenti fino dalla preparazione fino alla fine, quando è successa la strage; il Di Matteo ha avuto un ruolo fino a quando si sono fatte le prove, fino ad un certo punto, poi non è più venuto; il Giovanni Brusca è stata pure la persona che ha, è stata presente tutto il tempo in tutte le fasi, dall'inizio fino alla fine. Mentre il Bagarella è stato presente fino a quando abbiamo preparato l'attentato, cioè abbiamo messo l'esplosivo sotto il cunicolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma qui, la Barbera, ovviamente noi non dobbiamo rifare la storia di quell'attentato.
ecco, quindi è sufficiente il tipo di risposta che mi ha dato. E così la mia domanda ha avuto, come dire, anche il carattere del riferimento concreto.
Volevo sapere se lei conosce una persona che si chiama Ferrante Giovanbattista.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se si tratti di persona che appartiene a Cosa Nostra?
EX 210 La Barbera: Sì, mi è stato presentato circa 15 giorni prima che avvenisse la strage di Capaci. E l'ho rivista fino al giorno stesso che è successa la strage. E poi non l'ho più visto.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare alla Corte perché è una di quelle notizie che lei dà per scontate, e invece bisogna che la Corte ne sia informata in maniera esplicita.
Cosa vuol dire "La tale persona mi è stata presentata come uomo di Cosa Nostra"?
In che termini può avvenire che un uomo d'onore viene a sapere che quella certa persona è a sua volta uomo d'onore.
EX 210 La Barbera: Allora, la presentazione avviene che ci deve essere minimo tre persone. Cioè ci deve essere una persona che deve conoscere le altre due persone. Cioè le due persone che non si conoscono.
Allora, basta che c'è una persona che ritiene che si può presentare a quell'altro uomo d'onore, anche se appartiene ad un'altra famiglia, ad un altro territorio, avviene la presentazione.
Allora, la persona che conosce sia me che sono uomo d'onore, sia l'altra persona che è da presentare, ci fa conoscere dicendo la stessa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa è la formula rituale?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con queste tre parole: "E' la stessa cosa", che sono quattro, anzi, si comunica da parte di un terzo la qualità di uomo d'onore di entrambe le pesone presenti che prima non si conoscono.
E' questo quello che vuol dire?
EX 210 La Barbera: Precisamente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei conosce e sa se sia stato appartenente di Cosa Nostra Cancemi Salvatore?
EX 210 La Barbera: Cancemi salvatore l'ho conosciuto in occasione della preparazione della strage di Capaci. E l'ho visto una sola volta, una o due volte.
Mi è stato presentato, e anche a lui poi non l'ho più visto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sia Ferrante che Cancemi, precedentemente non li conosceva lei.
EX 210 La Barbera: No.
PUBBLICO MINISTERO: Per caso poi ha saputo anche qual era la famiglia di appartenenza, sia dell'uno che dell'altro?
EX 210 La Barbera: Sì, sapevo il Ferrante che apparteneva alla famiglia... Che poi non è che si chiede direttamente alla persona presentata.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, infatti.
EX 210 La Barbera: Se dai discorsi nasce, si può dire che la persona che è stata presentata fa parte della famiglia di Capaci, o di Carini, insomma.
E la stessa cosa per Cancemi. Mi è stata presentata poi, in un secondo tempo, e mi hanno detto: 'questo è Cancemi, il capomandamento di Porta Nuova'.
PUBBLICO MINISTERO: Noi sappiamo, il fatto è assolutamente notorio, non ha bisogno di dimostrazione, che la strage di Capaci è avvenuta il 23 maggio del 1992.
Questo è il primo fatto criminoso, grave, al quale lei partecipa dal momento del suo ritorno in Sicilia?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, durante quell'anno 1992 e fino alla data del suo arresto, quindi il marzo del '93, vi sono stati altri fatti di sangue.
Ora io le chiedo se ha notizie, se conosce qualche cosa in merito al tentato omicidio di un funzionario di Polizia a Mazara del Vallo, certo dottor Germanà.
EX 210 La Barbera: L'ho saputo dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 La Barbera: Che si trattava del dottor Germanà. Cioè lo saputo dopo che ho sentito i telegiornali.
All'inizio ho soltanto capito che era stato appunto Leoluca Bagarella, perché quello stesso giorno che è successo appunto l'attentato a Germanà, io avevo un appuntamento, io assieme a Gioacchino Calabrò.
E nell'autostrada che da Trapani porta a Palermo, all'altezza di, venendo da Trapani, prima di Castellammare del Golfo, avevo un appuntamento con Leoluca Bagarella che appunto veniva da Trapani.
Dopo aver sparato a Germanà lo dovevo riportare poi a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha menzionato un attimo fa il nome di Gioacchino Calabrò.
Questa persona, la conoscenza di questa persona a quando risale?
EX 210 La Barbera: Sempre al mio ritorno, dopo il '92.
PUBBLICO MINISTERO: E lo ha conosciuto in relazione a quale fatto specifico. E se l'ha conosciuto come appartenente a Cosa Nostra e con quale particolare appartenenza?
Rispetto a quale famiglia.
EX 210 La Barbera: Allora, Gioacchino Calabrò era uomo d'onore della famiglia di Castellammare del Golfo.
L'ho incontrato spesse volte, fra cui qualche volta pure sto parlando sempre degli inizi del '92, l'ho incontrato qualche volta pure a casa di Matteo Mario Santo ad Altofonte. E più volte mi sono recato nella sua officina, diciamo officina di carrozzeria a Castellammare del Golfo.
E poi l'ho frequentato quasi per tutto il periodo del '92 fino alla data del mio arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questa persona le fu presentato come appartenente alla famiglia di Castellammare del Golfo.
Ma con una qualche investitura, con una qualche carica particolare nell'ambito di questa famiglia?
EX 210 La Barbera: Fino a prima della morte di Vincenzo Milazzo era semplice uomo d'onore; dopo la morte di Vincenzo Milazzo e la fidanzata avvenuta al luglio del '92 - se non ricordo male - lui, assieme a Peppe Ferro era reggente del mandamento di Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha citato questo ulteriore fatto di sangue.
L'uccisione di Milazzo e della fidanzata.
Milazzo, e il nome di battesimo se lo ricorda?
EX 210 La Barbera: Vincenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Vincenzo. Questa persona era un esponente di Cosa Nostra?
EX 210 La Barbera: Vincenzo Milazzo era capomandamento di Alcamo che comprende Castellammare, Calatafimi, Balestrate, tutti quei paesi là intorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo signore, questa persona Vincenzo Milazzo, fu eliminato.
Era un capomandamento.
EX 210 La Barbera: Capomandamento, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa, l'eliminazione di un capomandamento, parlando specificamente di questo fatto e sulla base delle sue conoscenze, l'eliminazione di un capomandamento, ripeto, viene decisa, poteva essere decisa, in concreto fu decisa a quale livello di Cosa Nostra?
EX 210 La Barbera: Lo ha deciso Totò Riina.
AVV. Cianferoni: Presidente, chiedo scusa. Sono l'avvocato Cianferoni.
Io vorrei formulare opposizione a questa domanda, a questo genere di domande, sotto due profili: il primo profilo è che mi pare che si sollecitino delle valutazioni a colui che deve rispondere.
Poco fa il Pubblico Ministero ha fatto una domanda che iniziava testualmente - rimarrà poi nelle carte - che cosa vuole dire una certa cosa.
Quindi gli si chiede, non un fatto, ma una valutazione, una interpretazione di un fatto.
Quindi questo è il primo profilo per il quale io credo che le domande di questo genere non possano trovare accoglimento.
Secondo profilo, secondo me di non ammissibilità di queste domande, è che le stesse vertono su fatti, la connessione dei quali, con questo processo, sfugge.
Non ho inteso far questioni all'inizio dell'esame del collaborante, laddove il Pubblico Ministero ha rappresentato la connessione soltanto per il fatto che lo stesso sarebbe associato in una associazione denominata Cosa Nostra. Dal punto di vista della difesa è sempre meglio che come fonte di prova entri un esaminato ex articolo 210 che un testimone. Quindi non è quello il punto.
Il punto è però di vedere quale poi concreto nesso si possa rintracciare tra un fatto che, per il quale vi è un dibattimento in corso giunto anzi all'esito, credo siamo prossimi alla sentenza, di fronte all'Autorità Giudiziaria di Palermo, come quello per l'omicidio dei signori...
<< IL DISCORSO E' STATO IN PARTE PERSO CAUSA MANCANZA DI CORRENTE >>
AVV. Cianferoni: ... Milazzo non si vede quale connessione abbia, provatoria o di altra natura, con i fatti per i quali si procede; e quindi, anche sotto questo profilo - cioè sotto il profilo della irrilevanza - credo che la domanda non debba avere accoglimento.
PRESIDENTE: Avvocato, la sua opposizione non può trovare accoglimento, perché il capo di imputazione, pressoché in tutta la sua articolazione, contiene la contestazione di una specifica aggravante, che voi conoscete benissimo, che fa proprio riferimento alla realizzazione dei fini specifici dell'organizzazione Cosa Nostra.
Di conseguenza, è inevitabile che tutto il dibattimento sia necessariamente illuminato - e ovviamente la Corte sia fornita delle notizie più approfondite e dettagliate sulla vita, l'esistenza, il modo di muoversi, il modo di atteggiarsi - sia dell'organizzazione Cosa Nostra, sia di ciò che in relazione a questa organizzazione può riguardare ciascuno degli imputati.
La domanda era, scusi, Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: La domanda era...
PRESIDENTE: Mi pare che stava parlando di qualcosa in questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ma io la ricordo benissimo.
PRESIDENTE: Ah, mi pare che parlava della faccenda relativa all'omicidio MIlazzo eccetera, vero?
EX 210 La Barbera: Sì.
PRESIDENTE: Risponda pure.
PUBBLICO MINISTERO: Non avevo terminato la domanda.
PRESIDENTE: Ah. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Il punto era questo: siccome La Barbera, lei aveva accennato, intanto, a questo fatto di sangue di Milazzo Vincenzo e della fidanzata, Bonomo Antonella, vero? se non mi sbaglio.
Io le chiedevo, intanto, se le risultava, se sapeva, per così dire, a quale livello poteva essere stata, o era in concreto stata decisa, l'eliminazione, la soppressione di un capomandamento, quindi di un uomo d'onore con investitura particolarmente elevata. E in relazione a questa specifica circostanza dell'eliminazione di questo capomandamento, le ho chiesto, più in generale, se le risulti che l'eliminazione di un capomandamento, per essere deliberata, occorre un livello decisionale di un tipo piuttosto che di un altro.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi, avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: Vi è un'opposizione, che questo difensore formula ora, un'opposizione di carattere, se vogliamo, metodologico e che involge in questa situazione.
Io sento dall'inizio, più o meno, dell'esame di questo signore formulare domande che si riferiscono o a certe norme o regole di comportamento - per essere precisi sarebbero norme di organizzazione, in termini amministrativistici - di una certa entità, di un certo soggetto collettivo.
Sento poi fare domande afferenti una certa qualità di certe persone, cioè se costui è uomo d'onore, se costui è capomandamento...
Qualità che, tradotta in termini giuridici, poiché quello che a noi interessa è la rilevanza giuridica di certe qualità, significa nient'altro che partecipazione a associazione di tipo mafioso; promozione di associazione di tipo mafioso; direzione di associazione di tipo mafioso.
Ora, questo è, ripeto, una valutazione che poi nel nostro processo entra non direttamente ma incidentalmente, che, al mio giudizio, spetta a le signorie vostre illustrissime e non a chi viene a deporre.
Chi viene a deporre, depone su fatti; quindi: né su norme giuridiche, o comunque di organizzazione, poiché le fonti normative a mia conoscenza, per ora non sono previste, contemplate e contemplate, fra le fonti normative nelle disposizioni preliminari del Codice civile non viene contemplata come fonte il dichiarante ex articolo 210.
Le qualità soggettive, ripeto, rimangono così affermazioni... se non sono quanto meno lo sviluppo logico di certi fatti storici che il signore è in grado di raccontare.
Cioè, dire: il tale è uomo d'onore, il tale è capomandamento, ripeto, quanto meno sotto il profilo della rilevanza della domanda, perché una volta che gli è stata attribuita questa qualifica a un imputato di questo processo, mi chiedo quale sia il significato dal punto di vista probatorio della stessa.
Quindi, ripeto, la mia opposizione è, concludendo e mi scuso di essermi dilungato, a domande che riguardino o norme di organizzazione, e ripeto che non sono contemplate, o meglio, la cui esistenza dovrà essere ricavata secondo ciò che ci impone il nostro ordinamento, cioè o fonti scritte o fonte consuetudinali; ma per la fonte consuetudinale bisognerà narrare un certo numero, un grande numero di fatti, ripetuti nel tempo, che poi possano assumere anche la dignità di normativa.
Ma, ripeto, queste asserzioni, queste proposizioni sono quanto meno sfornite di ogni conferenza e rilevanza probatoria, al modesto giudizio di chi le parla.
Di talché, quanto meno sotto il profilo della rilevanza delle medesime, io mi oppongo alla formulazione di esse.
Ripeto, qui si sente parlare di norme di organizzazione di una certa entità, che ai nostri fini rileva un'associazione a delinquere, qualificata o meno. E certe qualità soggettive che rilevano come rappresentative di condotte di partecipazione e di promozione dell'associazione stessa.
Ripeto, questo sarà compito vostro valutarlo, nei nostri fini incidentalmente, ma sulla base di fatti, non sulla base di proposizioni che testi o dichiaranti ex 210 o chi altri vengono a rassegnarci, così, più o meno apoditticamente.
Questo è il senso della mia opposizione e ve lo rassegno.
PRESIDENTE: Avvocato, io credo che dovrei rivolgerle questa domanda, se fosse possibili invertire i ruoli: da chi dovremmo avere queste informazioni, posto che noi, incidentalmente, dobbiamo conoscere, apprendere... Mi scusi, io non l'ho interrotta.
Ha ripetuto gli argomenti tre volte e non l'ho interrotta.
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Quindi mi consenta di esprimere la mia valutazione, che può essere condivisa o meno - è la mia valutazione - ma purtroppo ho questo compito.
Da chi dovremmo sapere come si organizza, come si decentra, come si costituisce e opera questa organizzazione, che tanto poco è conosciuta che ci sono leggi specifiche in cui si parla proprio di metodo mafioso, sistema mafioso, eccetera, eccetera?
Quindi, è chiaro che, evidentemente, per poter vedere se c'è un'organizzazione che ha operato in una certa materia e che è oggetto del nostro giudizio, dobbiamo sapere intanto se esiste questa organizzazione e ce lo può dire soltanto chi apparteneva.
Perché se non apparteneva, o appartiene tuttora, certamente non ne parla. E certamente non è in grado di conoscerla.
Di conseguenza, tutti i fatti che in qualche maniera, diretta o indiretta, influiscono sulla valutazione e sul giudizio che questa Corte dovrà emettere, sono necessariamente argomento di questo giudizio.
E che siano portate notizie da chi ha deciso di separarsi da questa organizzazione, evidentemente è il pane sul quale noi dobbiamo lavorare.
Si tratterà poi di vedere... La valutazione è sempre un atto finale, non può essere un atto preventivo.
Perciò mi pare che l'opposizione non può essere accolta neppure questa volta.
Vogliamo far finire al Pubblico Ministero questa benedetta domanda? Sennò stiamo fino a stasera; ma finché non abbiamo finito stasera non si va via.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei sapere se ci sono altre opposizioni, perché questa domanda sarà in forma diversa ripresentata anche su fatti diversi dall'omicidio di Vincenzo...
PRESIDENTE: Ma mi pare che la mia non breve...
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente...
PRESIDENTE: ... è stata dettata proprio al fine di far finire questa...
PUBBLICO MINISTERO: La mia...
PRESIDENTE: Capisco il dovere dei difensori è di tale gravità e di tale delicatezza che mi immedesimo nelle loro funzioni. Però devo anche dire: c'è un capo di imputazione che parla in una certa maniera. Non si può far finta di non conoscerlo sennò è inutile che noi siamo qua.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, la mia era una provocazione amichevole nei confronti dei difensori, rispettosa nei confronti della Corte.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Perché se questo tipo di opposizione verrà in seguito riproposto...
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: ... vorrei poter dire anche la mia sull'opposizione. Vorrei poter dire anche la mia.
PRESIDENTE: Per carità, la può dire anche subito, non c'è nessun...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, il Presidente ha già deciso sull'opposizione quindi a questo punto sarebbe un commento totalmente inutile quello che io facessi.
La Barbera, si ricorda ancora la domande che le ho fatto?
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero le aveva chiesto se questo tipo di soppressione, o eliminazione, di un esponente di questa organizzazione di un certo livello rilevato doveva essere decisa così, da un qualunque uomo d'onore, o se doveva essere decisa da qualcuno che avesse... o da un comitato o da un organo comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Mi perdoni Presidente.
La Barbera, in primo luogo le ho chiesto se sa, nel concreto, chi ha deliberato la soppressione di Milazzo Vincenzo. E poi le ho chiesto se vi è, se lei è al corrente che vi sia, una qualche regola all'interno dell'organizzazione sul livello decisionale che occorre per sopprimere un capomandamento?
PRESIDENTE: Prego.
EX 210 La Barbera: La regola è che, al momento in cui si decide l'eliminazione di un capomandamento, la decisione viene dall'alto. Dall'alto vuol dire, deve essere Riina Salvatore a dare...
PRESIDENTE: Riina Salvatore sarà stato nel caso specifico...
EX 210 La Barbera: Nel caso specifico del Vincenzo Milazzo.
PRESIDENTE: Ma chi è, ove Riina non ci fosse, non ci fosse ancora stato, chi è che ha la funzione, per quale titolo può decidere?
EX 210 La Barbera: Il...
PRESIDENTE: Quale grado ha chi decide questa cosa?
EX 210 La Barbera: E' al di sopra del mandamento. Al di sopra del mandamento, cioè dopo... nel caso specifico...
PRESIDENTE: E' una persona o c'è un organo?
EX 210 La Barbera: Per quello che mi risulta a me, per i fatti accaduti dal '92 in poi, c'era soltanto una persona, non so con chi ne parlava specificatamente. So solo, detto da Giovanni Brusca, che ogni volta che si doveva fare un omicidio del genere, tipo la soppressione del Vincenzo Milazzo, il Giovanni Brusca diceva che è andato dal suo padrino - che non so se è stato padrino di battesimo o di cresima - e che aveva deciso l'eliminazione di Vincenzo Milazzo assieme alla fidanzata, per come poi è avvenuto.
Questo avviene dopo tante lamentele, perché c'erano il Peppe Ferro e il Gioacchino Calabrò e lo stesso Giovanni Brusca che si continuavano a lamentare di questo Vincenzo Milazzo. Dicevano si fregava i soldi, faceva i fatti suoi, faceva i suoi affari, si stava arricchendo e non dava niente a nessuno. Quello che si diceva.
E per cui, da questo è scaturita l'eliminazione di Vincenzo Milazzo e della fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che lei prima abbia detto quindi, se ho capito bene, che nella specie questo fatto fu deliberato da Riina e che Riina si collocava, per così dire, al di sopra dei capimandamento. E' questo il discorso?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, noi, per meglio dire lei, parlando delle varie persone che ha fin qui nominato, ha specificato anche se avevano avuto parte ad esempio nella strage di Capaci, nel tentato omicidio del dottor Germanà.
Ecco, per quanto riguarda questo duplice omicidio di Vincenzo Milazzo e anche della fidanzata... Intanto, l'epoca di questo fatto di sangue lei lo ricorda?
EX 210 La Barbera: Ho detto poc'anzi luglio '92.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che la mia domanda sia stata superflua, non mi ricordavo questa precisazione.
Ecco, delle persone di cui abbiamo parlato fino ad oggi qualcuna, per quanto le risulta, a cominciare da lei stesso: ha avuto parte in questo duplice omicidio?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha partecipato?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ha riferito questi fatti all'Autorità Giudiziaria che se ne occupa?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha riferito anche al dibattimento?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi Giovanni Brusca ha partecipato a questo fatto di sangue?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il fatto di sangue è stato unicontestuale? Intendo dire, sono stati uccisi insieme Vincenzo Milazzo e la fidanzata?
EX 210 La Barbera: No, prima il Vincenzo Milazzo e il giorno dopo la fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca ha partecipato a entrambe le soppressioni?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei a entrambe, La Barbera?
EX 210 La Barbera: Io entrambi?
PUBBLICO MINISTERO: A entrambe le soppressioni?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sia dell'uno che dell'altro.
Le risulta vi abbia partecipato Gioè?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se vi ha partecipato qualcuna ulteriore delle persone di cui si è parlato, ad esempio Bagarella?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A entrambe queste soppressioni?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se vi ha partecipato Calabrò?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha menzionato, poco fa, la persona di Ferro Giuseppe. Ecco, mi dovrebbe chiarire all'epoca di questo episodio se Ferro Giuseppe era persona che lei conosceva, se la conosceva come persona inserita in Cosa Nostra e con quale qualità, se Ferro Giuseppe ha avuto parte nell'uno o nell'altro di questi due fatti di sangue? Ecco, intanto queste tre questioni.
Allora, se lei conosceva Ferro Giuseppe.
EX 210 La Barbera: Sì. Io l'ho conosciuto a Giuseppe Ferro sempre all'inizio di quando sono tornato, all'inizio del '92. Era presente di sicuro all'uccisione della fidanzata di Vincenzo Milazzo e non ricordo adesso se era pure nell'omicidio di Vincenzo Milazzo.
Dopo la sua morte, la morte di Vincenzo Milazzo, lui è stato, assieme al Gioacchino Calabrò, è stato reggente del capomandamento di Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a seguito dell'eliminazione del capomandamento, la reggenza di Alcamo - che lei ha detto comprendeva anche la famiglia di Castellammare, di Balestrate e di Calatafimi - fu affidata a?
EX 210 La Barbera: A Peppe Ferro e Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: E chi è che ha affidato il mandamento a queste due persone?
EX 210 La Barbera: Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, su suggerimento di Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Suggerimento o disposizione?
EX 210 La Barbera: Su disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Lei personalmente quindi lo ha conosciuto Peppe Ferro?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio intendo dire, lo ha avuto davanti a sé?
EX 210 La Barbera: Eravamo assieme di sicuro all'uccisione della fidanzata di Vincenzo Milazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei Peppe Ferro lo ha conosciuto in questa occasione o lo aveva visto qualche volta anche precedentemente?
EX 210 La Barbera: No, lo avevo visto anche prima, sono andato pure a casa sua.
PUBBLICO MINISTERO: C'era capitato per qualche ragione particolare legata all'organizzazione, o per fatti occasionali?
EX 210 La Barbera: Sono andato a accompagnare a Giovanni Brusca che aveva bisogno di parlare con Peppe Ferro.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio in casa di Peppe Ferro è andato?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Peppe Ferro come le è apparso a quell'epoca? Le è apparso una persona che aveva dei problemi di salute? Se li aveva, erano dei problemi gravi, erano problemi in qualche modo, come dire, marginali?
EX 210 La Barbera: Peppe Ferro era contento perché il motivo che lui era per un periodo agli arresti domiciliari era appunto la causa della malattia che fingeva al carcere. Ne parlava con tanta soddisfazione che era riuscito ad avere gli arresti domiciliari appunto perché fingeva di essere malato. Anche se ricordo che prendeva qualche pillola che, insomma, qualche cosina ce l'aveva.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè qualche problema di salute ce l'aveva?
EX 210 La Barbera: Qualche problemino ce l'aveva, ma non tale da non rimanere in carcere. Infatti lui ne parlava ridendo di questa situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le devo chiedere se conosce una persona che si chiama Matteo Messina Denaro?
EX 210 La Barbera: Sì. Matteo Messina Denaro, assieme al Vincenzo Sinacori, era...
PUBBLICO MINISTERO: Sinacori ha detto?
EX 210 La Barbera: Vincenzo Sinacori sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sinacori. L'ho ripetuto io per la registrazione, sa La Barbera, solo per questo.
EX 210 La Barbera: Erano le due persone che erano reggenti per quanto riguarda la provincia di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: E più esattamente con riferimento a quali territori? Perché, insomma, la provincia di Trapani è piuttosto estesa.
EX 210 La Barbera: Comunque tutta la provincia di Trapani, tutto quello che accadeva nella provincia di Trapani, incominciando... io incomincio da fuori Palermo, cioè Castellammare, Alcamo, il mandamento di Alcamo compreso fino a tutti questi paesini che vanno dalla provincia di Trapani - adesso non me li ricordo tutti - compreso Mazara del Vallo, Marsala, lo stesso Trapani, la stessa città di Trapani e tutto quanto, chi decideva quello che si doveva fare era appunto Messina Denaro Matteo assieme a Sinacori.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le risulta se Messina Denaro - Matteo, sto parlando di Matteo - è specificamente legato a un territorio piuttosto che a un altro? Ragionando in termini di famiglia mafiosa, se lo sa, le risulta a quale famiglia mafiosa facesse capo specificamente Messina Denaro e a quale facesse capo specificamente Vincenzo Sinacori?
EX 210 La Barbera: Matteo Messina Denaro di Castelvetrano, per cui faceva parte della famiglia di Castelvetrano. Mentre Vincenzo Sinacori di Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: E allora le chiedo - e poi dovremo tornare su queste persone - sempre ricollegandosi a questo duplice omicidio del luglio del '92, le risulta se vi hanno partecipato, se vi hanno avuto una qualche parte intanto Messina Denaro Matteo e poi Vincenzo Sinacori?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Entrambi?
EX 210 La Barbera: Tutti e due sì.
PRESIDENTE: Partecipato materialmente.
EX 210 La Barbera: Materialmente sia all'uccisione del Vincenzo Milazzo sia all'uccisione della fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Una circostanza secondaria, anche se secondaria è un eufemismo di cattivo gusto: sa perché fu eliminata la fidanzata di Vincenzo Milazzo?
EX 210 La Barbera: Mah, per quello che diceva il Luca Bagarella, che comunque ce l'aveva riferito il Gioacchino Calabrò, dice che aveva un parente nei servizi segreti e siccome si diceva sempre che la fidanzata era al corrente di tutto quello che succedeva nel capomandamento essendo il fidanzato capomandamento e lei viveva continuamente assieme alla latitanza di Vincenzo Milazzo, si diceva che era un pericolo lasciarla viva perché dopo la morte del fidanzato poteva creare danni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che lei sappia, fu in qualche modo ufficializzata, nell'ambito di Cosa Nostra, la eliminazione di queste due persone, oppure no? Intendo dire: i cadaveri furono fatti sparire o no?
EX 210 La Barbera: Sì. Sono stato io personalmente a scavare con l'escavatore, a fare una buca e a mettere dentro i due cadaveri, in più anche il fratello di Vincenzo Milazzo che era stato ucciso prima in un conflitto a fuoco, mentre io non c'ero, nel '91. Era stato sotterrato in un altro posto, il fratello di Vincenzo Milazzo, dopo, siccome sempre nell'estate '92, quel periodo che abbiamo sotterrato i due cadaveri, si diceva che un certo Simone Brenati di Alcamo stava collaborando e che poteva sapere dov'era sotterrato il fratello di Vincenzo Milazzo si è pensato, in occasione, di andarlo...
PRESIDENTE: Disseppellire.
EX 210 La Barbera: A disseppellirlo e lo abbiamo messo assieme a quegli altri due cadaveri, sempre nella zona di Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi nell'ambito di Cosa Nostra come, per così dire, fu gestita la situazione, visto che il capomandamento era stato eliminato, ma era stato anche fatto sparire il cadavere, quindi nessuno poteva ufficialmente dire è stato soppresso. Ecco, com'è che fu regolata la situazione perché gli uomini d'onore, le famiglie sapessero a chi dovevano far capo visto che comunque Vincenzo Milazzo né a casa né per la strada lo poteva incontrare più nessuno?
EX 210 La Barbera: Dopo un periodo dalla morte di Vincenzo Milazzo, è stata fatta una riunione, voluta da Bagarella e Giovanni Brusca, una riunione a Calatafimi, in una casa di campagna, è stata una riunione di uomini d'onore di Alcamo e Castellammare per tranquillizzarli, insomma, per fargli capire di non cercare più il Vincenzo Milazzo perché non c'era più. Insomma, s'è fatto capire che non era più mandamento ed era stato ucciso. E di rivolgersi per qualsiasi cosa a Peppe Ferro e a Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Con questo, da quello che capisco, non fu mai detto esplicitamente 'Tizio lo abbiamo eliminato'.
EX 210 La Barbera: No, gli si è fatto capire comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo al luglio del '92, lei durante questo periodo continuava a mantenere quindi rapporti nell'ambito di quel gruppo ristretto di cui ha parlato inizialmente, costituito sostanzialmente da Bagarella, Brusca, Gioè e lei stesso?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questi rapporti, siamo ormai all'estate del '92, dov'è che avevano la loro sede? Eravate, che so, ancora a Altofonte, vi eravate spostati da qualche altra parte? Ecco, ho bisogno di un chiarimento sotto questo profilo.
EX 210 La Barbera: Ecco, allora, per quanto riguarda Giovanni Brusca era latitante a Castellammare del Golfo, in una villa presa in affitto da Gioacchino Calabrò e ha trascorso lì tutta l'estate, fino a settembre. Mentre Bagarella era in una villa al mare a Mazara del Vallo, in una zona lì vicina.
PUBBLICO MINISTERO: Bagarella. Lei si è mai recato nel luogo dove Brusca e Bagarella facevano la loro latitanza in quell'estate?
EX 210 La Barbera: Allora, per quanto riguarda Brusca ero giornalmente con lui. Invece al Bagarella l'andavo a trovare qualche volta, sono andato un paio di volte a trovarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e sa se qualche altro importante, o non importante, uomo d'onore, in quell'estate del '92 - uomo di Cosa Nostra voglio dire - si trovasse nella stessa zona di Bagarella? Mi riferisco quindi al Mazara del Vallo e territori vicini.
EX 210 La Barbera: Sì, mi ricordo una riunione che c'è stata nell'estate del '92 in una villa a Mazara del Vallo, in quello stesso appuntamento ho conosciuto Riina Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Non l'aveva mai visto lei prima?
EX 210 La Barbera: No. Prima di allora no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e successivamente...
PRESIDENTE: Sarebbe il figlio di...
PUBBLICO MINISTERO: No.
PRESIDENTE: Il capo.
EX 210 La Barbera: Riina Salvatore.
PRESIDENTE: Non avevo capito.
PUBBLICO MINISTERO: Successivamente a questo incontro ha visto ancora Riina Salvatore, o questa è l'unica volta in cui l'ha visto?
EX 210 La Barbera: L'unica volta che l'ho visto.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare perché lei si trovò a questo incontro? Per una qualche ragione particolare? Questo incontro era fra quali persone?
EX 210 La Barbera: Dunque, in quel periodo, siccome c'erano dei problemi a Trapani, non so a chi si doveva colpire, c'era un personaggio da colpire con una macchina piena di esplosivo, in quell'occasione c'è stata la riunione dove eravamo io, Gioè, Brusca, Matteo Messina Denaro, Leoluca Bagarella e in quella occasione è venuto pure il Riina Salvatore e si è parlato appunto di questa persona che andava eliminata in qualsiasi modo, anche con una macchina imbottita di esplosivo. In quella occasione è stato questo l'argomento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto tra i presenti a quella riunione, dunque, intanto se medesimo, poi Brusca, Bagarella, Riina, Messina Denaro. Le risulta che ci fosse qualcun altro a questo incontro, o no?
EX 210 La Barbera: Sì, c'era Andrea Manciarracina, Andrea Cancitano - sono personaggi di Mazara del Vallo - e qualche altro. Nella stessa villa...
PUBBLICO MINISTERO: E possibile ci fosse Vincenzo Sinacori?
EX 210 La Barbera: Vincenzo Sinacori sicuro. Nella stessa villa ci sono stati diversi incontri. Mi ricordo che ho incontrato il catanese Santo Mazzei, assieme a Salvatore Facella e altri personaggi che erano residenti a Torino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora... poi ci arriviamo.
Ancora un particolare: lei stava dicendo che si trattava di compiere una azione, addirittura con un'autobomba o almeno questo era il progetto che fu discusso in quella riunione. Ho capito bene?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sul fatto se poi questa azione sia stata compiuta, con autobomba o no, lei ci sa dire qualche cosa?
EX 210 La Barbera: No, non è stata compiuta questa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la persona da eliminare non è stata eliminata?
EX 210 La Barbera: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, vi era un consenso generale sull'impiego dell'autobomba, oppure vi era per così dire qualcuno meno propenso ad impiegare un mezzo come l'autobomba?
EX 210 La Barbera: No, si è arrivato a questa conclusione perché l'elemento da colpire era difficile raggiungere, in quanto so che andava in giro con una macchina blindata, e addirittura camminava con dei giubbotti antiproiettile: per cui, era difficile da colpire.
E poi, per quanto mi risulta, dai discorsi che si sono fatti quella volta, abitava a Trapani, in un centro abitato: per cui era difficile da sostare, aspettarlo, per poterlo uccidere con...
PUBBLICO MINISTERO: I sistemi tradizionali.
EX 210 La Barbera: Ecco. Per cui si era pensato appunto di parcheggiare una macchina imbottita di esplosivo vicino a quella sua.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, La Barbera, lei ha detto che si trattava di persona che viaggiava su un'auto blindata. Ma viaggiava su un'auto blindata in quanto era una persona che rivestiva una carica istituzionale, pubblica?
EX 210 La Barbera: No no, si trattava di una persona pericolosa, che contrastava la famiglia di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era un problema diciamo in qualche modo interno a Cosa Nostra, in rapporto ad altre realtà criminali?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le ho fatto prima una domanda, forse non gliel'ho fatta molto chiaramente. Nel momento in cui fu pensato di impiegare l'autobomba per quelle ragioni che lei poco fa indicava, vi fu concordia generale sul ricorso a questo sistema? Visto che si tratta di adoperarlo in un centro abitato.
Oppure qualcuno fece delle obiezioni, sul punto?
EX 210 La Barbera: Ognuno diceva la sua, nel senso, ad esempio il Gioè Antonino diceva che usando dell'esplosivo, per cui significava telecomando e cose varie, si dava la conferma che poteva essere la stessa mano che aveva ucciso il giudice Falcone.
E c'era qualche altra persona, mi ricordo che è stato Andrea Cancitano a dire che si trattava di un centro abitato, per cui ci potevano essere pure bambini, persone estranee, che non c'entravano niente.
Mi ricordo che in quell'occasione Totò Riina ha detto che a Sarajevo ne muoiono tanti bambini, per cui, dice, facciamolo e quello che succede, succede.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene? Lei si è riferito a Sarajevo?
EX 210 La Barbera: Sì, questa è stata l'espressione di Totò Riina, dice 'ne muoiono tanti bambini, e nessuno ci pensa, per cui facciamolo in qualsiasi modo', dice 'togliamoci il pensiero'.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha parlato un attimo fa di questa persona, di Mazzei Santo.
Allora, come ho fatto per le altre persone che ha nominato: è persona che lei conosceva precedentemente?
EX 210 La Barbera: Sì. Io l'ho conosciuta in quell'occasione. Siccome ci andavamo spesso a Mazara del Vallo, sia con il Gioè che con Giovanni Brusca, in quell'occasione ho conosciuto Santo Mazzei; che si accompagnava sempre con questo Salvatore Fascella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha saputo se l'uno o l'altro, o tutti e due, all'epoca fossero appartenenti di Cosa Nostra?
EX 210 La Barbera: Allora, il Santo Mazzei ancora no. Al principio dell'estate del '92 non era ancora messo in famiglia, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non era uomo d'onore, non era stato "combinato"?
EX 210 La Barbera: Non era stato ancora combinato. Era un semplice amico intimo di Leoluca Bagarella, conosciuto in carcere, e poi frequentava i mazaresi, queste persone mazaresi che abitavano a Torino.
Per cui, tramite loro, ci vedevamo più spesso a questa villa di Mazara del Vallo.
Poi, in secondo tempo, è stato messo in famiglia. Mi ricordo che è stato combinato - io non c'ero, mi è stato raccontato dal Gioè - è stato combinato a Mazara del Vallo, ma comunque appartenente alla famiglia di Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire fu combinato nella famiglia di Catania, questo è il discorso che lei sta facendo, no?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma siccome era stato combinato nella famiglia di Catania, mi viene naturale chiederle: era stato combinato quindi per decisione del capo della famiglia di Catania, o era stato combinato per decisione di qualcun altro?
EX 210 La Barbera: Dunque, allora, è successo questo, per quanto riguarda la combinazione di Mazzei. Che in un primo momento era andato il Gioè a Catania, per chiedere a Santapaola se potevano mettere questo Santo Mazzei in famiglia.
Il Santapaola...
PUBBLICO MINISTERO: La Barbera, mi perdoni se la interrompo. Gioè si era mosso di iniziativa, su questo punto, o gli aveva dato disposizioni qualcuno?
EX 210 La Barbera: No, era stato mandato da Luca Bagarella e Giovanni Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Vada pure avanti.
EX 210 La Barbera: E' stato mandato a Catania, appunto, per dire al Santapaola di mettere in famiglia Santo Mazzei. La risposta di Santapaola fu che non ne voleva sentire niente, perché lo vedeva come persona poco affidabile.
Al che, al momento in cui il Gioè venne a riferire a Bagarella e a Brusca che Santapaola non voleva mettere in famiglia il Santo Mazzei, gliel'hanno fatto ritornare a Catania e gli hanno imposto, gli hanno imposto di metterlo in famiglia perché gli continuavano a dire che era una persona valida e che deve essere messo in famiglia. E così è avvenuto.
Poi, mi ha raccontato il Gioè, non so chi di Catania è venuto, comunque persone molto vicine a Santapaola, mandata da Catania a Mazara del Vallo, e in quell'occasione nella villa di Mazara del Vallo hanno messo in famiglia a Santo Mazzei.
PRESIDENTE: L'hanno combinato.
EX 210 La Barbera: L'hanno combinato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando lei si è incontrato, o perlomeno, per meglio dire ha avuto occasione di incontrare Mazzei in quell'estate, nella zona di Mazara, ecco, Mazzei aveva già conseguito la qualità di "uomo d'onore" combinato nella famiglia di Catania?
EX 210 La Barbera: Prima di allora?
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Quando praticamente ci sono queste occasione di incontro, presente appunto anche lei nella zona di Mazara, presente questo Mazzei: ecco, a quell'epoca lì, nell'estate del '92, Mazzei aveva già conseguito la qualità di uomo d'onore?
EX 210 La Barbera: Io l'ho conosciuto sia prima di essere uomo d'onore, e l'ho incontrato pure dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 La Barbera: Anzi, mi è stato presentato, in quell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, mi interessava questo. Cioè a dire: c'è stato un momento in cui lei ha avuto, per così dire, formalmente, ritualmente comunicazione che Mazzei era diventato uomo d'onore?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. E questo è avvenuto quando?
EX 210 La Barbera: Nell'estate del '92, non ricordo il periodo preciso, perché andavamo spesso. Poi, mi ha raccontato il Gioè, che ha assistito...
PUBBLICO MINISTERO: All'iniziazione.
EX 210 La Barbera: All'iniziazione.
PUBBLICO MINISTERO: All'affiliazione, al battesimo.
EX 210 La Barbera: All'affiliazione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 La Barbera: Mi ha raccontato come è andata, cioè il fatto che sono venute due o tre persone di Catania, e era presente anche lui, il Gioè. Ritornando mi ha detto, dice 'hanno messo Santo Mazzei per volere di Leoluca Bagarella in famiglia di Catania'.
Ho avuto modo poi di rincontrarlo di nuovo, al Santo Mazzei, e in quell'occasione mi è stato presentato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'altra persona che ha detto era sostanzialmente, o quasi sostanzialmente, assieme a Mazzei, è questo Salvatore Facella.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa di dove è originaria questa persona?
EX 210 La Barbera: Se non ricordo male, di Lercara Friddi.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva collegamenti con l'ambiente torinese, ha detto prima?
EX 210 La Barbera: Sì, so che era latitante, o non ho capito, come era questa persona; comunque nella zona di Torino.
PUBBLICO MINISTERO: E nella zona torinese ha detto che vi erano elementi di Mazara che si erano trasferiti su, se ho capito bene.
EX 210 La Barbera: Sì, tra cui un certo Bastone, adesso mi sto ricordando il nome di Bastone.
PUBBLICO MINISTERO: Bastone. Sa anche il nome di battesimo?
EX 210 La Barbera: Non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
EX 210 La Barbera: Giovanni Bastone. Giovanni Bastone, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perfettamente. Nel finire, verso il termine dell'estate del 1992, si è verificato un certo particolare fatto di sangue. Io le dico di quale si tratta e le chiedo: primo, se lei vi ha partecipato, secondo, se ha riferito della sua partecipazione già all'autorità giudiziaria che se ne occupa, terzo, se sa che qualcun'altra delle persone di cui si è parlato è stata implicata in quest'episodio.
Mi riferisco all'omicidio di Ignazio Salvo, delitto questo che fu commesso nel settembre del 1992.
EX 210 La Barbera: Sì. All'omicidio eravamo presente io, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Nino Gioè e Tani Sangiorgi.
Tani Sangiorgi sarebbe il genero del cugino di Ignazio Salvo, la persona che abbiamo ammazzata.
PUBBLICO MINISTERO: Questo fatto lei l'ha già riferito anche al dibattimento, all'autorità giudiziaria che procede?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Durante questo periodo, quindi, terminata l'estate, perlomeno mentre sta terminando l'estate del 1992, lei continua ad avere rapporti frequenti, rapporti stretti con le persone di cui più volte ormai si è parlato? Intendo dire: Brusca, Bagarella e Gioè, principalmente.
EX 210 La Barbera: Sì. Fino alla data del mio arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questa situazione di rapporti si mantiene ininterrotta fino alla data del suo arresto? E' questo che vuol dire, nella sostanza, lei?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questo periodo, quindi settembre, gli ultimi mesi del 1992, dove è che si svolgevano gli incontri che lei aveva con queste persone? In quanto, lei ha detto, che almeno fino a gennaio del '93 lei ha continuato a fare una vita ufficiale, perché non era ricercato, era incensurato, non c'erano situazioni particolari.
Mentre invece ha detto che Brusca e Bagarella erano latitanti.
E allora dove avvenivano i vostri incontri? Vi erano luoghi più d'uno, o vi era un luogo principale dove vi vedevate?
EX 210 La Barbera: Mah, un luogo più assiduo, dove hanno fatto più latitanza, dopo l'uccisione di Ignazio Salvo, quando le cose si sono calmate e non c'era alcun sospetto per quanto riguardava il parente, il dottor Sangiorgi, in quell'epoca dopo settembre abbiamo usato fino, appunto, alla data del mio arresto, la villa che si trova a pochissimi chilometri da dove è avvenuto l'omicidio di Ignazio Salvo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'omicidio di Ignazio Salvo è avvenuto in una località - penso che lei ne ricordi il nome.
EX 210 La Barbera: Santa Flavia, vicino all'hotel Zagarella. E la villa del Sangiorgi si trovava a pochissimi chilometri, uno, due chilometri da dove è successo. E siccome era una villa intestata alla madre di Sangiorgi, era un posto tranquillo, più volte ci siamo recati là appunto, per diverse riunioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questo periodo, lei si è mantenuto stabilmente quindi nel palermitano? Intendo dire il paese suo, Altoponte, le località dove si incontrava, Santa Flavia eccetera.
Oppure ha compiuto anche degli spostamenti fuori Sicilia, in continente, o perlomeno ha fatto delle puntate anche in altri territori?
EX 210 La Barbera: Io ero sempre, perché tenevo i collegamenti fra Trapani e Palermo e Santa Flavia, dove loro erano latitanti, per cui mi muovevo sia nell'ambito dove abito io - cioè sto parlando di Palermo, Trapani, Santa Flavia - e qualche volta andavo anche, mi sono recato anche al Nord.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questi spostamenti li ha compiuti per lo più da solo, esclusivamente da solo, qualche volta assieme ad altri, sempre assieme ad altri?
EX 210 La Barbera: Mah, dipende. Agli spostamenti dei latitanti, ero quasi sempre presente io. Perché battevo la strada; "battevo" significa andavo avanti, per vedere se c'era qualche posto di blocco.
PRESIDENTE: Faceva da battistrada.
EX 210 La Barbera: Da battistrada. O addirittura avevo con me i latitanti, che allora erano Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, gli spostamenti in continente in quel periodo, mi riferisco quindi da settembre '92 alla fine dell'anno, ecco, ne ha fatti qualcuno?
EX 210 La Barbera: In che periodo?
PUBBLICO MINISTERO: Dal settembre del '92 alla fine dell'anno, La Barbera: se ha avuto occasione di spostarsi fuori Sicilia.
EX 210 La Barbera: Sì, io più volte... Va be', l'ultimo periodo prima di arrestarmi, sono andato un paio di volte a Milano. E andavo spesso, perché c'avevo una ditta di trasporti a Reggio Emilia, per cui c'andavo pure spesso. Per cui, mi capitava spesso di andare al Nord.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in questi suoi spostamenti al Nord, ricorda se è capitato che ne abbia fatto qualcuno assieme alle persone di cui si è parlato? Mi riferisco a quelle di cui abbiamo parlato da ultimo, persone come Facella Salvatore, Mazzei Santo, Sinacori, Messina Denaro, eh?
EX 210 La Barbera: No, con queste persone, no. Io mi ricordo che fine estate '92, cioè sto parlando ottobre-novembre del '92, avevo un appuntamento con Santo Mazzei. Il quale si stava interessando per trovare droga o armi, su Milano, che lui conosceva abbastanza bene. Mi ricordo che quella volta, siccome gli avevo dato il mio numero di un cellulare, che poi è risultato anche dal tabulato, ho ricevuto una chiamata appunto dal telefono che in quell'epoca era in possesso del Santo Mazzei, a nome della moglie se non ricordo male.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei, se ho capito bene, aveva un certo accordo con Santo Mazzei, vi dovevate vedere, vi dovevate incontrare?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A Milano, ha detto?
EX 210 La Barbera: A Milano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però, stava riferendo di questa telefonata, perché con questa telefonata che cosa le è stato comunicato? Perché è importante, in relazione a questo viaggio.
EX 210 La Barbera: Sì. Infatti quella volta non ci siamo visti, perché mentre io ero a Nord, mi stavo recando al Nord, lui si trovava giù a Catania. Poi me l'ha spiegato dopo, perché ci siamo visti in una casa di campagna, nelle campagne di Altofonte; ci siamo visti perché aveva appuntamento, il Santo Mazzei, doveva parlare con Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca.
E' venuto il Santo Mazzei da Catania, è venuto ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 La Barbera: E in quell'occasione mi ha spiegato che quando ci siamo sentiti al telefono, mi ha detto che non si trovava a Milano, ma che era giù in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, andiamo con ordine su questo punto. Lei ricorda se quest'appuntamento a Milano era stato preso per un giorno preciso?
EX 210 La Barbera: No. Siccome lui ha lasciato capire che si trovava, la maggior parte delle volte si trovava tra Milano e Torino, non gli veniva difficile. Per cui, al momento in cui lo rintracciavo al telefono, ci dovevamo vedere a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ora io le vorrei ricordare che lei in occasione di una volta in cui l'ho sentita io, fu in grado di indicare una data precisa di questo incontro, che avreste dovuto avere a Milano e che, invece, saltò.
EX 210 La Barbera: La data l'ho ricostruita dal tabulato, che poi, visto che c'era dopo la mia collaborazione, ho visto che c'era una chiamata in entrata da questo telefonino. Non me la ricordo, la data precisa.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, il 3 di marzo del '94, proprio in un atto che ho fatto io con il dottor Vigna, ecco, in questo atto ha indicato come data dell'incontro quella del 20 di ottobre del '92. Fornendo anche una certa spiegazione, perché era stato in grado di ricostruire appunto questa data.
Che non ricordava in via diretta, ma aveva ricostruito a posteriori, in un certo qual modo. Se lo ricorda questo passaggio?
EX 210 La Barbera: All'epoca sicuramente sì, ma adesso non mi sto ricordando.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, lei per andare a raggiungere Mazzei, o perlomeno per andare al Nord, si ricorda come fece il viaggio?
EX 210 La Barbera: Eh, di solito facevo Palermo-Napoli con la nave.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 La Barbera: E poi...
PUBBLICO MINISTERO: Fece Palermo-Napoli, e durante questo suo spostamento, ricorda se ebbe necessità di mettersi in contatto con Mazzei?
EX 210 La Barbera: Sì, l'ho detto, appunto tramite il tabulato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 La Barbera: ... del traffico telefonico del telefonino, il cellulare, ho ricostruito che era quella la data quando ci siamo sentiti al telefono.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei la telefonata la fece o la ricevette, nell'occasione?
EX 210 La Barbera: Eh, l'ho chiamato, e l'ho pure ricevuta io qualche telefonata. Perché mi ricordo che mi rispondeva una donna, al telefonino; e non mi rendevo conto. Perciò ho provato più volte, e mi ricordo che pure l'ho ricevuta io, una telefonata.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in quel periodo, lei faceva uso anche o in via esclusiva di telefoni clonati, o anche del suo telefono personale?
EX 210 La Barbera: Io avevo, in quel periodo, sia telefoni clonati, che il mio telefono personale.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di aver spiegato, di aver dato una certa spiegazione sulla ragione per la quale quella certa telefonata di cui si sta parlando fu costretto, in qualche modo, a farla dal suo telefono personale, anziché da quelli clonati?
EX 210 La Barbera: Sì. Sono stato costretto perché quella sera mi trovato sulla nave che da Palermo porta a Napoli, e non mi ricordo, o perché era troppo affollato il telefono pubblico della nave, o perché addirittura non funzionasse, per cui sono stato costretto a usare il mio quella sera.
PUBBLICO MINISTERO: Per fare questa chiamata.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, oh. E' in occasione di questa telefonata che lei apprese che l'incontro saltava? L'incontro con Mazzei, non poteva aver luogo?
EX 210 La Barbera: Sì. In quell'occasione, mi ha detto che non si trovava, mi ha fatto capire insomma che si trovava giù in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Ecco, dopodiché lei poi fece rientro diciamo in Sicilia, a Palermo?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A distanza di quanti giorni?
EX 210 La Barbera: Sì, di qualche giorno, perché in occasione andavo appunto per il lavoro che avevo nella zona di Reggio Emilia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, lei ricorda l'arresto di Mazzei?
EX 210 La Barbera: Mi ricordo che l'ho sentito in televisione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rispetto ai fatti di cui si sta parlando, l'arresto di Mazzei avvenne dopo un periodo breve, o dopo un periodo, come dire?, significativamente lungo?
EX 210 La Barbera: Dopo questi vari incontri che abbiamo avuto, ho sentito che l'hanno arrestato a Catania. Dopo un breve periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, con Mazzei non si incontra a Milano perché l'appuntamento è saltato, però lei poco fa ricordava che, viceversa, vi siete incontrati questa volta in Sicilia. Ecco, vorrei che chiarisse le circostanze di quest'incontro: dove si è svolto e le persone che erano presenti.
EX 210 La Barbera: Le persone presenti erano: io, Gioè, Brusca e Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Anche Mazzei, suppongo.
EX 210 La Barbera: E Mazzei, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 La Barbera: Mazzei, si è interessato il Gioè, aveva un appuntamento all'inizio, cioè venendo da Catania, dove finisce l'autostrada a Palermo, aveva un appuntamento lì e l'ha portato fino a casa di campagna.
Lì c'è stato l'incontro, e loro come al solito si appartavano per parlare di discorsi che non conosco.
E quella volta l'argomento che è stato trattato è stato lo stesso Mazzei. Intanto, prima giustificarsi il fatto che non l'ho trovato a Milano, ma mi ha detto che in quel periodo era in Sicilia.
E poi, ha parlato in quell'occasione di un fatto accaduto nella zona di Firenze, ha parlato di un fatto specifico; anzi, era perplesso, come mai i giornali e la televisione non ne aveva parlato.
Aveva parlato di un attentato che aveva fatto in un museo, con del liquido infiammabile, almeno così ha riferito lui. Era sicuro che era stato incendiato, cioè almeno che aveva fatto dei danni; però era, appunto non si spiegava il motivo come mai non ne avevano dato la notizia.
E basta, questi sono stati gli argomenti che sono stati trattati, almeno in mia presenza.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si svolse quest'incontro, La Barbera?
EX 210 La Barbera: In una casa di campagna fra Altofonte e Piana degli Albanesi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la presenza di Mazzei a quest'incontro era una presenza, come dire?, occasionale? Era una presenza imprevista? O era una presenza programmata? Per quello che lei ha capito.
EX 210 La Barbera: No, è stato un appuntamento che ha voluto il Bagarella assieme al Brusca, un appuntamento voluto; per cui volevano, appunto, che il Mazzei veniva a Palermo per parlare di certi argomenti: per cui, voluto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi Mazzei raccontò l'episodio che lei un attimo fa ha sintetizzato.
Era un episodio che Mazzei diceva di aver compiuto, sempre per quanto lei ha capito, di aver compiuto personalmente?
EX 210 La Barbera: No, questo non lo ha specificato. Ma sicuro in quanto era accaduto; cioè che aveva fatto versare, o se era lui presente, non l'ha lasciato capire.
Però, sicuro che aveva versato questo liquido infiammabile - non so se era benzina - e aveva appiccato il fuoco a questo museo.
PUBBLICO MINISTERO: Ne parlava come di un fatto accaduto recentemente, intendo dire negli ultimi giorni, oppure poteva - almeno lei che sentiva questo racconto - avere anche il dubbio che si trattasse di un fatto invece in qualche modo risalente?
EX 210 La Barbera: No, no, sicuramente poco tempo prima. Non so, adesso, 15-20 giorni, un mese. Comunque, un periodo prima che lui lo raccontasse.
PUBBLICO MINISTERO: Ma secondo lei - per come appunto venne fatto il racconto da Mazzei, per il tipo di domande che gli vennero poste, se gli sono state poste domande - appariva che Mazzei riferiva questa cosa ai presenti per la prima volta? Come se uno, a un certo punto, appunto viene convocato per riferire un fatto di cui per il momento non si sa nulla, e ci vuole che lo sa, che lo deve raccontare.
EX 210 La Barbera: No. Secondo me, dai discorsi che si sono fatti e non secondo me, da quelli che ho sentito...
PUBBLICO MINISTERO: Sì?
EX 210 La Barbera: ... siccome il Santo Mazzei era una persona molto valida, e aveva persone attorno a lui che poteva agire al Nord, appunto per la sua presenza - che poi non ho capito, in Toscana, a Milano, a Torino e anche nella zona adriatica, parlo di Rimini e zone lì vicino -, aveva molta conoscenza; e a parte la conoscenza dei posti e dei luoghi, aveva la possibilità di avere tante persone attorno a lui.
E lasciava capire che poteva intervenire al momento in cui c'era bisogno di fare qualche cosa al Nord Italia.
Questi erano gli argomenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora sempre per cercare di capire per bene questa circostanza, quest'avvenimento. Mazzei, dal tipo di parole, di espressione, di modo di esporre che adoprò, e dal tipo di domande che gli vennero poste, per compiere questa operazione che diceva di aver compiuto, si era mosso di sua iniziativa? Ovvero si era mosso perché aveva avuto un incarico in questo senso? Se lei a questa domanda è in grado o no di rispondere.
EX 210 La Barbera: Sì. Il Santo Mazzei aveva avuto un incarico ben preciso. Ben preciso perché, a quell'epoca, si stava sviluppando - almeno io, dai discorsi che assistevo - una cosa ben precisa: di colpire dei beni dello Stato.
E si sono fatti tanti discorsi. Per cui Santo Mazzei in particolare se ha versato della benzina per fare danni a un museo, gli era stato detto da Leoluca Bagarella e da Giovanni Brusca.
Era una strategia ben precisa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei escluderebbe - ma non sulla base delle supposizioni, mi interessa sulla base dei discorsi che si facevano all'epoca - che Mazzei abbia potuto prendere quest'iniziativa in via autonoma?
EX 210 La Barbera: Lo escludo completamente.
Non era una cosa sua personale, era una cosa perché vi è stata detta... Appunto, siccome lui aveva la possibilità... per il fatto che viveva al Nord aveva la possibilità e le persone che lo potevano fare, aveva carta libera di potere fare questo tipo... di poter sviluppare questo tipo di strategia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, avevo ancora bisogno di capire due aspetti di questa circostanza, di questa situazione.
Il primo è questo: lei ha accennato al fatto che di questo episodio non c'era stata alcuna notizia sui mezzi di comunicazione, sui mezzi di informazione. Dico bene?
EX 210 La Barbera: Sì, lo diceva lo stesso Mazzei, che penso si trovava in zona, per cui era ancora più perplesso.
Cioè, non solo la televisione nazionale, ma neanche, a come diceva lui... Era perplesso nel senso che diceva: 'hanno voluto coprire la cosa', lui diceva. 'L'hanno voluto coprire per evitare che la gente sapesse di una cosa del genere', come voleva spiegare lui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta La Barbera, ma Mazzei questa cosa la dava per eseguita con successo, ovvero eseguita senza successo?
Intendo dire: questo fatto che diceva di aver compiuto, aver preso del liquido infiammabile, essere andato a un museo - adopriamo questo termine molto grossolano - ecco, aveva poi portato a un qualche risultato, oppure l'iniziativa era fallita, gli era, per così dire, morta nelle mani?
EX 210 La Barbera: No. Lui era convinto che il fatto era riuscito bene, di come lasciava capire lui; anche se non era una cosa... Cioè, non è che si è bruciato tutto questo posto dove lui ha versato il liquido; si parlava di che le fiamme, insomma, che lui aveva fatto il danno e che la cosa si era coperta, lui lasciava capire. Ma era convinto che il danno, insomma, si era fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito bene che il Mazzei ambientava questa sua iniziativa a Firenze su un museo?
*EX 210 La Barbera: Sì. Così aveva lasciato capire.
Lasciava capire che da una finestra ha potuto versare questo liquido e che si trovava nella zona di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, tanto l'esame, ovviamente, non finisce con questa domanda, come ritiene: sospendiamo ora o...
PRESIDENTE: Sospendiamo ora e riprendiamo alle ore 15.00, va bene?
PUBBLICO MINISTERO: D'accordo.
PRESIDENTE: Il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
Senta La Barbera, la vicenda, quella con la quale ci stavamo scambiando domande e risposte prima della sospensione, ha bisogno ancora di qualche richiesta di chiarimento da parte mia.
La prima è questa: lei ha più sentito parlare di questo episodio, intendo dire nell'ambito delle conversazioni, incontri, rapporti e quant'altro si sono svolti o lei ha avuto nell'ambito di Cosa Nostra?
*EX 210 La Barbera: Questi discorsi qua?
PUBBLICO MINISTERO: Proprio la vicenda specifica riferita da Mazzei in quell'incontro, è stata più oggetto di nuove conversazioni, considerazioni, commenti? Intendo dire fino a quando lei è rimasto dentro Cosa Nostra, non dall'arresto in poi; perché dall'arresto in poi l'ha raccontato ai magistrati, quindi lasciamo perdere.
EX 210 La Barbera: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è l'unica volta quella, insomma, in cui è stato fatto un discorso che riguardava un museo fiorentino e un attentato.
EX 210 La Barbera: Sì, non si è più parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Io non ho ben capito, anche perché ovviamente non ho sotto gli occhi la trascrizione di questo esame, non ho ben capito se Mazzei aveva, secondo le sue parole, appiccato il fuoco e poi le cose erano andate diversamente da come Mazzei si proponeva, ovvero se Mazzei non era riuscito nemmeno ad appiccare il fuoco, ovvero se aveva appiccato il fuoco e le cose erano andate come dovevano andare, però la faccenda era rimasta sotto silenzio.
Ecco, di queste tre affermative, io non mi sono fatto un'idea precisa, attraverso la risposta che lei ci ha dato precedentemente.
Mi aiuti a capire meglio.
EX 210 La Barbera: Lui ha spiegato che ha versato il liquido, ha preso fuoco - sicuramente saranno scappati - e sa che ha preso fuoco dove loro hanno versato il liquido ed era sicuro che si è fatto del danno, però secondo me non sono più ritornati sul posto, per cui non sapevano che tipo di danno avevano fatto. Ma era sicuro che il fuoco era stato appiccato.
PUBBLICO MINISTERO: Nella sostanza, quindi, se capisco bene, l'intendimento di Mazzei non era solo quello di dar fuoco a un liquido infiammabile, era dar fuoco al liquido infiammabile per ottener un certo danno.
EX 210 La Barbera: Sì, sì certo.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei è stato sentito l'11 febbraio del '94 dai magistrati di Palermo e anche da me - perché si tratta di un interrogatorio congiunto - il discorso, come risulta dal verbale, era in questi termini:
"Mazzei disse che a Firenze ci era stato di persona e che il fatto accaduto era esattamente questo. Era stato versato del liquido infiammabile a una finestra di questo edificio adibito a museo, museo importante, anche se non ricordo se ne abbia fatto il nome.
Se le cose fossero andate come dovevano andare, si doveva determinare un incendio internamente al museo; senonché qualcosa lo aveva impedito e lo stesso Mazzei ipotizzava che poteva essersi verificato che il liquido non aveva oltrepassato la finestra.
Mazzei aggiungeva che della cosa non c'era stato riscontro alcuno nemmeno sulla stampa locale".
E poi, nell'interrogatorio successivo, questo invece fatto solo dal Pubblico Ministero di Firenze - dal dottor Vigna e da me - esattamente il 3 di marzo, sempre del 1994, la sua dichiarazione su questo punto era testualmente così:
"Il Mazzei diceva proprio che era stato dato fuoco a questo liquido infiammabile, ma che, essendosi egli allontanato subito, non aveva potuto constatare personalmente l'esito dell'appiccamento del fuoco".
Sono quindi, le due precedenti e la dichiarazione odierna leggermente diverse, forse sono solo sfumature, ma io gliele volevo rappresentare, anche le due precedenti, perché lei - e la Corte soprattutto - conosca quelle che a me sembrano delle sfumature di diversità; forse solamente sfumature, però una minima diversità ce la colgo. Perché, soprattutto in questo secondo interrogatorio che io le ho ricordato, Mazzei secondo il suo racconto, essendosene andato via immediatamente, non aveva nemmeno capito che cosa era successo, in definitiva; cioè a dire, se l'appiccamento era rimasto fine a sé stesso, oppure se c'era stato qualche cosa di ulteriore che aveva impedito l'ottenimento del risultato.
Mi sono spiegato, La Barbera?
EX 210 La Barbera: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 La Barbera: Sì, sì. Molto chiaro.
Niente, io, ripeto, lui era sicuro, da come ha raccontato, che il fuoco si è accesso. Non sapeva l'entità del danno, cioè se si era alimentato ancora di più all'interno, oppure no. Cioè, non sapeva rispondere.
Di sicuro era che aveva preso fuoco questo liquido, però non si sapeva spiegare se aveva fatto tanto danno e lo tenevano nascosto, o il danno era poco, per cui non era il caso che ne parlasse la stampa.
PUBBLICO MINISTERO: Ancora di più all'interno, oppure no. Cioè, non sapeva rispondere.
Di sicuro era che aveva preso fuoco questo liquido, però non si sapeva spiegare se aveva fatto tanto danno e lo tenevano nascosto, o il danno era poco, per cui non era il caso che ne parlasse la stampa.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta La Barbera, lei ha detto prima che vi è stata una parte di questo incontro in cui vi è stata una conversazione, tra alcuni dei presenti, alla quale lei non ha presenziato, cioè a dire, alla quale lei non è stato ammesso, in un certo senso.
Ho capito bene?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco e questa conversazione, per così dire riservata, tra chi si svolse in particolare?
EX 210 La Barbera: Di quale sta parlando, dottore?
PUBBLICO MINISTERO: Sempre in questo incontro, mi sembrava che lei, quando ha incominciato a raccontarla, che prima avesse detto: ci fu una parte di conversazione che fu tenuta appartatamente, se l'avverbio rende l'idea, tra alcuni dei presenti. Quindi lei non capì di che cosa parlavano. Ho capito bene, male?
EX 210 La Barbera: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
EX 210 La Barbera: Precisamente.
PUBBLICO MINISTERO: E chi è che parlò riservatamente, senza quindi farsi sentire da lei?
EX 210 La Barbera: Il Bagarella, Brusca si è appartato con Mazzei. Siamo rimasti fuori io e Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Questa conversazione, invece... scusi non è conversazione, questo racconto che Mazzei fece circa questa operazione che diceva di aver compiuto, questo è un racconto che Mazzei fece in forma chiara davanti a voi?
EX 210 La Barbera: Sì, sì. E' stato il momento in cui è uscito dalla stanza, era pronto quasi per andarsene, ha preso questo discorso, così.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è sicuro di non aver equivocato il racconto che faceva Mazzei? Come dire, è sicuro di averlo udito bene, agevolmente?
EX 210 La Barbera: Sì, sì. Sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai sentito parlare che qualcuno, sempre a Firenze, avesse avuto un'iniziativa, più o meno nella stessa epoca, di quella riferita da Mazzei ma con caratteri diversi? Nel senso che era stato lasciato un ordigno militare - bombe a mano, proiettili di artiglieria, fa uguale - a Firenze, in quello stesso periodo?
AVV. Cianferoni: Presidente, avvocato Cianferoni. Opposizione, perché la domanda, come è formulata, mi pare che veramente non ponga colui che deve rispondere di fronte a una alternativa ampia, ma contiene in sé già una risposta.
In questo senso mi pare molto suggestiva.
PRESIDENTE: A me pare di no, avvocato, perché chi è interrogato può rispondere: sì, ne ho sentito parlare; ma può anche rispondere: non ne so niente.
AVV. Cianferoni: Io ci tenevo a rappresentare l'opposizione e insisto.
PRESIDENTE: Opposizione respinta. Vuole rispondere?
EX 210 La Barbera: Sì. Dunque, in particolare no; in particolare no. Io mi ricordo solo che al momento in cui se ne è andato il Mazzei, cioè in particolare di questa cosa che sta parlando il P.M. non mi ricordo di...
PRESIDENTE: Di sapere.
EX 210 La Barbera: ... che ne abbia parlato, no.
PRESIDENTE: No, ma di averla sentita anche da altri, dice il P.M.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi La Barbera, io non ho, come dire, riferito la mia domanda a Mazzei; io l'ho in maniera assolutamente generica.
Ho chiesto semplicemente se le era giunta notizia, ed eventualmente in che modo, circa un'operazione fatta più o meno nello stesso periodo a Firenze, fatta questa volta con modalità particolari, cioè a dire abbandonare un ordigno bellico, una bomba a mano o cose simili, in un edificio di interesse storico ed artistico.
Ecco, è proprio fatta in maniera assolutamente neutra, la domanda; tutt'altro che suggestiva, lo dico per la difesa.
EX 210 La Barbera: No, no signor Presidente.
PRESIDENTE: Non ne ha mai sentito parlare?
EX 210 La Barbera: No, non ne ho mai sentito parlare.
PUBBLICO MINISTERO: All'epoca di questi incontri, Bagarella lei, ovviamente, lo conosceva come uomo di Cosa Nostra - l'ha già detto stamattina - con quale qualifica, se così ci si può esprimere?
EX 210 La Barbera: Il Bagarella?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Bagarella.
EX 210 La Barbera: Bagarella era alle dipendenze... decideva, aveva il potere di decidere fino a un certo punto, certo, allo stesso livello di suo cognato. Cioè, le piccole decisioni le prendeva lui direttamente e dava ordini, anche, direttamente al mandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Io ci tengo a che lei abbia chiaro che io mi riferisco a questo periodo, quindi all'autunno del '92; quindi in epoca precedente all'arresto di Riina, che è il cognato di Bagarella.
EX 210 La Barbera: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire... Incominciamo a dire: era un uomo d'onore, ovviamente.
EX 210 La Barbera: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Della famiglia...
EX 210 La Barbera: Della famiglia di Corleone.
PUBBLICO MINISTERO: Di Corleone. Il capo ella famiglia, il capo del mandamento si sa. Lo vuol ripetere, per cortesia, anche se è superfluo?
EX 210 La Barbera: Il Bagarella ha vissuto sempre...
PUBBLICO MINISTERO: No, no.
EX 210 La Barbera: Sì?
PUBBLICO MINISTERO: Chi era il capo della famiglia e del mandamento di Corleone? Anche se è superfluo, le chiedo di ripeterlo.
EX 210 La Barbera: Corleone, da quando i corleonesi si sono trasferiti a Palermo, non c'è più un mandamento vero e proprio, che mi risulti a me.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 La Barbera: Perché loro erano a Palermo e decidevano tutto quello che si doveva fare sia a Palermo che alla provincia di Trapani, per quanto mi riguarda.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Bagarella era uomo d'onore della famiglia di Corleone.
Il rapporto che esisteva a quell'epoca - siamo nell'autunno del '92, Riina non è stato ancora arrestato - per quanto è nelle sue conoscenze, tra Bagarella e Brusca come lo definiva, lei? Come lo apprezzava?
C'era uno dei due comandava sull'altro, avevano pari qualificazione, pari autorevolezza, pari autorità dentro Cosa Nostra, oppure erano posizioni diverse?
EX 210 La Barbera: Dunque, per quanto riguarda il mandamento di San Giuseppe Iato era a decidere soltanto il Giovanni Brusca. Per le cose fuori mandamento, che riguardava appunto come ho detto poco fa Palermo, Palermo o se dovevano parlare con i trapanesi, si consigliavano e se avevano qualche dubbio, riportavano a Riina, riportavano il discorso a Riina. Però decidevano fuori il mandamento decidevano sia il Giovanni Brusca che il Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda quando avvenne l'arresto di Riina?
EX 210 La Barbera: Sì, il 15 gennaio del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se in quella data era previsto che si verificasse un qualche cosa che l'arresto, poi, rese impossibile?
EX 210 La Barbera: Sì. Mi ricordo quella mattina accompagnai il Giovanni Brusca ad una riunione; c'era un appuntamento sulla via Regina Siciliana.
Poi ho saputo, dopo che all'appuntamento la persona che doveva accompagnare Giovanni Brusca è arrivata lì e ci ha detto di andarcene subito perché era successo qualcosa di brutto, dopo che abbiamo appreso che avevano arrestato a Totò Riina, ho saputo dallo stesso Giovanni Brusca e il Bagarella che quella mattina c'era una riunione in cui dovevano essere presenti quasi tutti i capimandamento di Palermo e qualcuno di Trapani, c'era pure.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, una riunione di capimandamento, per lei, in termini nominativi, cosa voleva dire: chi è che si doveva incontrare, quindi, proprio come capimandamento?
EX 210 La Barbera: Quella mattina mi ha riferito sia il Leoluca Bagarella che il Giovanni Brusca, che dovevano essere presenti Giuseppe Graviano, lo stesso Biondino, che doveva arrivare con Totò Riina, c'era Emanuele Brusca, quella mattina, Giovanni Brusca, che lo stavo accompagnando io e non sono sicuro se mi ha detto che doveva venire Matteo Messina Denaro di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Emanuele Brusca, però, non è un capomandamento.
EX 210 La Barbera: No, quella mattina si trovava là, non so il motivo perché.
PUBBLICO MINISTERO: Lei conosce quale sarebbe stato, quale doveva essere l'argomento, o quali dovevano essere gli argomenti, di quell'incontro?
Perché una riunione con tutti i capimandamento, per lo meno con numerosi capimandamento, c'era uno scopo particolare?
EX 210 La Barbera: No, non mi è stato riferito.
PUBBLICO MINISTERO: Non ne è stato messo al corrente.
EX 210 La Barbera: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ha mai saputo se Bagarella utilizzava un qualche - visto che era latitante, come ha detto - utilizzava qualche nome di copertura, delle generalità false?
EX 210 La Barbera: Ma a quell'epoca ne ha cambiato più di uno. So che si faceva chiamare signor Franco, poi non lo so se ha continuato così, perché in quel periodo ha cambiato più di un documento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando si verifica l'arresto di Riina, lei sta ancora conducendo una vita così esternamente regolare? Cioè a dire, ufficialmente normale?
EX 210 La Barbera: Subito dopo l'arresto di Totò Riina, quando è venuta fuori la notizia che stava collaborando Balduccio di Maggio, sia io che il Gioè ci siamo allontanati dal paese. Avevamo preso in affitto sotto un altro nome un appartamento a Palermo, vicino l'Ospedale Civico, in via Ughetti.
PUBBLICO MINISTERO: In via Ughetti, ecco. Quindi, poi, le porrò delle domande più particolari sull'utilizzo di questo appartamento in via Ughetti.
Poco fa lei ha fatto il nome - indicandolo come capomandamento - di questo signore, di Giuseppe Graviano.
E' persona che lei ha avuto modo di conoscere direttamente?
EX 210 La Barbera: Sì, mi è stato presentato da Salvatore Biondino una sera a casa sua, a casa di Salvatore Biondino, mentre Giuseppe Graviano era latitante.
EX 210 La Barbera: Quindi, per intendersi, prima o dopo l'arresto di Riina?
EX 210 La Barbera: Prima dell'arresto di Totò Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha menzionato Salvatore Biondino, e poco fa ha detto che avrebbe dovuto partecipare a quella certa riunione che non vi fu.
Ha ricordato che fu arrestato con Riina. Lei sa la qualificazione, nell'ambito di Cosa Nostra, di Salvatore Biondino?
EX 210 La Barbera: Capomandamento di San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Per la Corte, vuol spiegare se San Lorenzo è un'area geografica interna alla città di Palermo, ovvero esterna? San Giuseppe Iato sappiamo che è fuori Palermo.
EX 210 La Barbera: E' in periferia di Palermo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la sua conoscenza di Giuseppe Graviano nell'abitazione di Salvatore Biondino fu una conoscenza con presentazione rituale?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se Giuseppe Graviano ha altre persone della propria famiglia che facciano parte, o che abbiano fatto parte, di Cosa Nostra?
EX 210 La Barbera: No, io ho conosciuto a Filippo Graviano e Giuseppe Graviano.
Poi, in un periodo subito dopo l'arresto di Totò Riina, Luca Bagarella, che chiedeva continuamente contatti con i Graviano, come punto di riferimento a Brancaccio avevamo... avevo, anzi, mi hanno detto a chi riferirmi per rintracciare Graviano: era un certo Mangano, Antonino Mangano; che aveva un'assicurazione, a quell'epoca.
Proprio a me e al Gioè ci hanno fatto conoscere quest'Antonino Mangano per qualsiasi cosa avevamo bisogno dei Graviano, andavamo da lui.
Aspetti, forse mi sto sbagliando, era... Questa persona che aveva l'assicurazione non si chiama... Niente, non mi viene per ora il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Sta cercando di ricordare il nome dell'assicurazione...
EX 210 La Barbera: Sto cercando di ricordare il nome della persona che andavamo a trovare all'agenzia di assicurazioni, a Brancaccio, che non si chiama Mangano. Non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ho capito che oltre a Giuseppe Graviano, della stessa famiglia lei ha conosciuto Filippo Graviano.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha conosciuto anche il terzo fratello, Benedetto?
EX 210 La Barbera: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ha conosciuto Filippo Graviano come uomo d'onore, ovvero come privato cittadino?
EX 210 La Barbera: No, no, l'ho conosciuto come uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le è stato presentato ritualmente?
EX 210 La Barbera: Sì, mi è stato presentato ad Altofonte a casa di Di Matteo Mario Santo.
PUBBLICO MINISTERO: La casa di via Del Fante?
EX 210 La Barbera: In via Del Fante, sì. Mi è stato presentato da Gioè Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Filippo Graviano l'ha visto una sola volta, come ha detto di aver visto Giuseppe Graviano, oppure l'ha visto più ricorrentemente?
EX 210 La Barbera: L'ho visto due o tre volte, in occasione che veniva a trovare al Gioè per lasciare qualche messaggio per Giovanni Brusca. In occasione lo vedevo che frequentava... L'ho visto due o tre volte.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene che vi era un punto di riferimento costituito da un assicuratore; ho capito bene?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Punto di riferimento per i collegamenti che mantenevano, in un certo senso a distanza, da una parte Graviano e dall'altra Brusca?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A lei questo risulta personalmente?
EX 210 La Barbera: Personalmente. Sia a me che al Gioè ci hanno detto: per qualsiasi cosa, per rintracciare Graviano bastava andare in quell'ufficio e chieder - adesso non mi sta venendo il nome e cognome - di questa persona per rintracciare Graviano. Ci andavo io in compagnia di Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo, tanto per avere un punto di riferimento temporale indiscutibile, solo prima dell'arresto di Riina, solo dopo l'arresto di Riina, o indistintamente prima e dopo l'arresto di Riina?
EX 210 La Barbera: La conoscenza dell'agenzia è stata dopo l'arresto di Riina. Cioè tra gennaio e marzo, prima dell'estate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma forse ho perso qualche battuta di una dichiarazione che ha reso poco fa.
Ma, insomma, questa assicurazione dove si trovava l'ha detto?
EX 210 La Barbera: Sì, mi sembra che è Corso dei Mille, a Brancaccio; su Corso dei Mille.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lì lei doveva rivolgersi a una persona determinata?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è questa persona l'ha mai saputo?
EX 210 La Barbera: Sì, sì, l'ho sempre saputo. Non mi sta venendo né nome né manco il cognome.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ha un lapsus, vuol dire questo?
EX 210 La Barbera: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Ha una specie di dimenticanza ora sul momento?
EX 210 La Barbera: Sì, sì, sul momento. L'ho pure, se mi ricordo, nell'interrogatorio l'ho pure detto. Più volte.
A parte che l'ho frequentata pochissime volte, perché sto parlando fra gennaio e marzo. Ma nelle dichiarazioni l'ho riconosciuto anche nelle foto, mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché io, su questo punto, le debbo ricordare che in una prima fase dei suoi interrogatori, mi dia un attimo di tempo per controllarli, almeno quelli che in questo processo sono stati acquisiti e depositati per i difensori... In una prima fase, almeno, indicava come punto di riferimento un assicuratore con l'agenzia in Corso dei Mille a Palermo, senza però indicarne e farne il nome. Perché era un nome che, almeno sul momento, evidentemente o non si ricordava o non sapeva. Perché i primi interrogatori sono nel senso che questo nome, stando ai verbali, non lo esplicitava.
Questo, in un interrogatorio, per esempio, del 2 di febbraio del '94, del Pubblico Ministero di Palermo, che è acquisito a questo procedimento, alle pagine 4553 e 54 - lo dico per i difensori - lei dice, appunto, che i Graviano erano contattabili, e lei lo faceva a richiesta di Brusca, facendo riferimento su un assicuratore di Corso dei Mille, un quarantenne, ma senza farne il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il punto del nome, se se lo ricorda, io considero attuale. Nel senso che non ho mai letti nei suoi interrogatori - quelli che conosco, ripeto - che lei abbia pronunziato questo nome.
Sono chiaro, La Barbera?
EX 210 La Barbera: Sì, sì. No, mi spiego meglio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 La Barbera: Intanto io, anche quando ci andavo, non conoscevo il cognome di questa persona.
Mi ricordo che quando ho fatto la dichiarazione, le ho fatto per come le sto facendo adesso, cioè proprietario di una agenzia di assicurazione.
Al momento in cui altri P.M. che adesso non mi ricordo se è stata la Procura di Palermo, mi ha mostrato delle foto.
Ho riconosciuto la persona che contattavamo noi all'assicurazione e che ne è uscito fuori il cognome. Da là ho saputo io come si chiamava.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi...
EX 210 La Barbera: Neanche allora conoscevo il cognome.
PUBBLICO MINISTERO: E per ora - a quello che sento - il cognome non le torna in mente, è rimasto bloccato nella memoria.
Va be', se le viene in mente, prima che sia finito l'esame, magari lo dice anche senza che io le faccia domande in proposito.
Lei sa di quale mandamento era capo Giuseppe Graviano? Visto che lo ha indicato come capomandamento?
EX 210 La Barbera: Sì, di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: E il fratello uomo d'onore, della stessa famiglia?
EX 210 La Barbera: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: O di una famiglia diversa?
EX 210 La Barbera: Sì, della stessa famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha già anticipato con alcuni accenni di stamani al fatto che insorse un certo contrasto, diciamo contrasto, tra Giovanni Brusca quando riprese il controllo del mandamento, e Di Maggio, Balduccio Di Maggio.
Questo contrasto, a quello che noi abbiamo capito dalle sue parole, è ben precedente il, momento in cui addirittura Di Maggio diventa collaboratore.
Ho compreso bene?
EX 210 La Barbera: No, io sto parlando di date, cioè, sto parlando sempre dell'86-'87-'88.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto. La collaborazione di Balduccio Di Maggio, è in concomitanza all'arresto di Riina.
EX 210 La Barbera: Del '93, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Del '93. Allora questo contrasto c'era da prima che Balduccio Di Maggio divenisse collaboratore. E' così?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Lei ha mai saputo se vi fosse un qualche proposito da parte di Brusca prima che Di Maggio divenisse collaboratore di giustizia di intraprendere una qualche azione pesante nei confronti di Di Maggio?
EX 210 La Barbera: Sì, è successo proprio nel dicembre del '92, nel dicembre '92, ancora prima di Natale, giorni prima di Natale.
Il Giovanni Brusca ci ha incaricato di tenerci pronti che dovevamo andare nella zona di Novara che hanno individuato dov'era il Balduccio Di Maggio - sto parlando di prima di collaborare, quando era diciamo così si era allontanato volontariamente perché aveva capito che rimanere giù era pericoloso - il Giovanni Brusca ci aveva detto di tenerci pronti che prima di Natale dovevamo partire per andare appunto nella zona di Novara perché aveva saputo dove si nascondeva il Balduccio Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: E questo incarico lo aveva dato quindi, lei sta adoprando il plurale, "ci disse".
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a lei e a chi altri?
EX 210 La Barbera: A me e a Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poté prendere una qualche iniziativa coerentemente con la richiesta di Brusca, oppure per così dire non faceste a tempo?
EX 210 La Barbera: No, io mi sono limitato, avvicinandosi il Natale, di dire: 'Giovanni, che dobbiamo fare?'
Lui mi ha detto: 'ci facciamo questo Natale, dopo le feste se ne parla'.
E fu proprio quel periodo, il 15 gennaio fu arrestato il Riina Salvatore. E si è saputo che Balduccio Di Maggio stava collaborando.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con la notizia che era iniziata la collaborazione di questo appartenente a Cosa Nostra, lei ha detto che decise di cambiare aria e costume di vita e da Altofonte si spostò a Palermo.
E cominciò ad utilizzare un appartamento di via Ughetti. E' così?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Insieme a Gioè, ho capito bene?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io avrei bisogno che lei, a questo punto, mi aiutasse a capire quali erano - se ve n'erano - le iniziative, i programmi, i propositi che, nell'ambito di Cosa Nostra per quella parte di Cosa Nostra che lei conosceva, si delinearono successivamente all'arresto di Riina.
Programmi, iniziative, di cui le abbia parlato, chi le ha parlato, ovviamente. O Gioè, od altre persone.
Ormai siamo a due mesi circa, rispetto al suo arresto. Perché lei venne arrestato il 23 di marzo, quindi ci sono due mesi di tempo. Dal 15 di gennaio, arresto di Riina, all'arresto suo.
Ecco, in questi due mesi, semplificando al massimo la domanda, che succede in Cosa Nostra? Che programmi ha Cosa Nostra? Programmi criminosi, ovviamente. Programmi criminali. Per quanto lei ne viene a sapere.
EX 210 La Barbera: Mah, i programmi erano tanti, i programmi erano tanti. C'era intanto nell'estate del '92 era successo che i detenuti protestavano tantissimo per quanto riguarda l'articolo 41-bis.
Al che si stavano prendendo dei provvedimenti contro le guardie carcerarie di Pianosa. Che è stato pure registrato nel... Perché in via Ughetti, nell'appartamento, ci hanno messo delle microspie e hanno ascoltato dei colloqui tra me e il Gioè.
A parte le guardie di Pianosa, c'era una serie di cose che man mano si presentava l'occasione, erano da fare.
Per esempio l'attentato al giudice Piero Grasso. Ho saputo dopo che si trattava del dottor Grasso.
Io ho saputo solo che c'era quasi tutto pronto per quanto riguarda questo attentato nella zona di Monreale, che poi ho saputo che si recava dalla mamma della moglie.
Comunque un attentato che era quasi tutto pronto, c'era l'esplosivo già in zona, c'era il furgone che si stava preparando e il telecomando.
L'unico problema, in questo caso, l'unico problema che c'è stato, è che c'è una banca vicina alla stradina dove questo magistrato andava, che ci potevano essere delle interferenze. E siccome il radiocomando, la radioricevente doveva passare attivata per più di 15 giorni perché non era, il magistrato non ci andava ogni domenica, ma capitava che qualche domenica la saltava, per cui doveva stare questa ricevente accesa per una quindicina di giorni, anche un mese.
Per cui questo è uno degli attentati che è saltato.
Faceva parte della strategia anche l'uccisione del magistrato Caponnetto. Sono solo discorsi che non si sono attuati, proprio perché non abbiamo approfondito. Perché poi l'arresto di Riina ha un po' scombussolato tutte le cose.
Il fatto di uccidere il giudice Caponnetto era per dare un esempio a queste persone che anche essendo in pensione, dovevano avere sempre il pensiero che Cosa Nostra li poteva anche rintracciare.
Io ho saputo poi dai colloqui, che sapeva Cosa Nostra, che il giudice Caponnetto viveva in una zona in Toscana libero, cioè senza essere scortato.
Poi, parte della strategia, solo discorsi, ripeto.
Cioè per fare capire allo Stato che comandava Cosa Nostra, una delle strategie era quella di andare a buttar siringhe nella zona di Rimini, siringhe con sangue infetto, per scender a patti insomma con lo Stato.
Sono discorsi che non sono stati attuati che però erano già, si stavano già elaborando.
E un'altra cosa, quella dei monumenti che sono solo discorsi che poi a me hanno arrestato, per cui non... E non penso che sono state diciamo, le ho sentite, a parte le stragi che poi ho sentito in televisione.
Una delle stragi era quella alla Torre di Pisa che era un facile bersaglio da poter attuare con facilità. Bastava mettere un po' di esplosivo, il solito telecomando.
Ripeto, questo sono, facevano parte di una strategia che, sia prima dell'arresto di Totò Riina, e dopo la conferma che ci ha dato il Bagarella incontrandosi con Pino Provenzano, al momento in cui si è incontrato col suo paesano, Pino Provenzano, è venuto a dire che le cose, dopo l'arresto di Totò Riina continueranno sempre per come era stato detto prima.
Poi mi hanno arrestato a marzo, non so... non so più niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, La Barbera, io ho pensato bene di non interromperla, non sapevo in alcun modo come avrebbe risposto alla domanda che le ho posto. Ora però ho bisogno di riprendere alcune delle situazioni che lei ha riferito così alla Corte.
Proprio dalla prima. Lei quindi era al corrente, proprio spieghi alla Corte com'è che è venuto al corrente di questo, era al corrente che si progettavano azioni criminali come risposta, o che alto fosse, anche alla situazione del carcerario, degli uomini d'onore detenuti.
EX 210 La Barbera: Sì, questa è una delle cose che si stavano quasi attuando. Già si erano individuate delle guardie carcerarie che lavoravano a Pianosa e che abitavano, qualcuna a Trapani. Addirittura già si era saputo l'indirizzo preciso dove abitava. Guardie che lavoravano a Pianosa, ma abitavano giù in Sicilia. Questa è una delle...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei come ne venne al corrente, perché partecipò a qualche conversazione al riguardo, o perché le fu riferito di questo fatto in separata sede da qualcuno?
EX 210 La Barbera: No, a me mi fu riferita dal Gioè, questa in particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 La Barbera: Che aveva assistito lui, in una riunione che io non sono andato, dove c'era Matteo Messina Denaro e Giovanni Brusca e non so chi altro.
Venendo, venendo da... questa riunione era stata a Balestrate, la zona di Balestrate. Dopo che è tornato mi ha, mi stava appunto raccontando quello che c'era in progetto, il fatto delle guardie carcerarie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questa riunione le fu riferita da Gioè che vi aveva partecipato.
Può essere che a suo tempo, all'epoca dei suoi interrogatori - certo, sono passati tre anni e più, tre anni e mezzo dai suoi primi interrogatori - avesse dei ricordi più precisi, magari su questo punto? Su dove si era svolta questa riunione, chi vi aveva partecipato...
Perché io le volevo far presente che, in un interrogatorio che lei ha reso il 17 dicembre del '93 ai magistrati della Procura di Palermo, al dottor Pignatone e al dottor Lo Voi, lei espressamente, ricordando certi discorsi che si era scambiato con Gioè nell'appartamento di via Ughetti, menziona, o meglio, spiega che Gioè le aveva riferito che c'era stato una riunione:
"Cui io non ero stato presente. Riunione che aveva visto l'intervento di persone che si possono identificar in Messina Denaro Matteo e Sinacori Vincenzo, detto 'Enzo u'mazzarisi', poi una certa persona indicata come Peppe Ferrare che potrebbe essere, secondo me, Ferro Giuseppe di Alcamo. Ferro conosceva una persona originaria della Sardegna a lui molto legata, tramite la quale si pensava di poter acquisire notizie sulle guardie carcerarie.
Dato che era convinzione diffusa che gli agenti di custodia che picchiavano i detenuti, fosse composta appunto da persone originarie della Sardegna.
Faccio inoltre presente che questo discorso relativo a Ferro Giuseppe era già stato fatto in tempi precedenti, mentre per altro io - come ho detto - non ho partecipato alla riunione alla quale si allude nella conversazione".
Ecco, le ho voluto rileggere queste dieci righe di quell'interrogatorio, perché in questo interrogatorio appunto lei, come dettagli di questa riunione, ricordava la presenza comunque riferita a lei da Gioè, la presenza di Sinacori detto "Enzo u'mazzarisi", la probabile presenza di Ferro Giuseppe con quel che ne segue sul conto di questa persona.
Non so se ha capito il mio excursus.
EX 210 La Barbera: Sì. Sì, sì, precisamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei poco fa alla Corte faceva presente che, dentro l'appartamento di via Ughetti, erano state collocate delle microspie. La Corte ha sicuramente capito di che si tratta, ma lei lo spieghi meglio.
Cioè a dire: cos'erano queste microspie? Chi le aveva messe?
EX 210 La Barbera: Noi avevamo, quando ci siamo allontanati dal paese per allontanarci in attesa per vedere cosa stava succedendo con le dichiarazioni di Balduccio, abbiamo preso in affitto un appartamento in via Ughetti sotto un altro nome.
Mentre eravamo là, non eravamo proprio latitanti. Cioè, la mattina uscivamo, la sera rientravamo. E non sapevamo che gli agenti della DIA avevano messo delle microspie dentro l'appartamento. E parlavamo liberamente, nel senso il Gioè mi raccontava quello che aveva fatto durante la giornata, se non eravamo assieme. O gli raccontavo io quello che avevo fatto io. E scambiandoci questi discorsi, la DIA ci stava registrando.
L'ho saputo io dopo mesi, quando venni arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo passo di questo interrogatorio che io le ho ricordato, nasce dalla conoscenza da parte sua del contenuto di quelle registrazioni. Vuol dir questo?
EX 210 La Barbera: Sì. Cioè, in un momento ho spiegato quello, anche se la registrazione era un po' confusa all'inizio. Poi quando ho iniziato io a collaborare gli ho spiegato per com'erano... Gli ho spiegato per bene tutte quelle volte che le registrazioni non venivano bene, poi quando ho cominciato a collaborare gli ho spiegato, punto per punto, come sono andate le cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo progetto di compiere attentati, o perlomeno alcune azioni nei confronti di personale della Polizia Penitenziaria, ha anche formato oggetto di una conversazione o di più conversazioni che lei ha avuto con Gioè.
Ma io volevo sapere se, a parte questo rapporto a due tra lei e Gioè, se per caso questo discorso di Gioè si inseriva in qualche cosa di più generale di cui lei aveva sentito parlare anche da altre persone.
Mi riferisco specificamente al problema degli uomini d'onore detenuti, il 41-bis, la necessità di intervenire per farsi sentire in qualche modo dallo Stato e da chi il 41-bis lo aveva stabilito o lo amministrava.
EX 210 La Barbera: Sono discorsi che già si sono fatti fin dall'inizio. Perché il 41-bis lo avevano applicato fin dal luglio, luglio, se non ricordo male, del '92.
E i fatti sono stati registrati nel '93, dentro febbraio del '93. Ma i discorsi già c'erano stati, c'erano stati anche prima.
Cioè, il fatto che i parenti venivano a portare lamentele che a Pianosa si stava male con questo 41-bis.
E la decisione è stata presa in questi sei mesi. E dopo si stava attuando verso il mese di febbraio, quando già erano state individuate delle guardie siciliane che sapevamo l'abitazione, dove abitavano le guardie di Pianosa.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è che dirigeva questo progetto criminale in quel momento? Se lei lo sa.
EX 210 La Barbera: Mah, per esempio, per quanto riguarda la guardia carceraria che stava nella provincia di Trapani, a interessarsi era Matteo Messina Denaro.
Se ricordava Palermo ci pensavamo noi, diciamo, che siamo di Palermo. Secondo il posto dove si trovava la guardia di uccidere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo sotto il profilo di chi doveva organizzare concretamente l'azione.
Ma sotto il profilo della decisione di questa strategia - se la vogliamo chiamare così - ecco, sotto questo profilo, a chi andava riferita questa strategia? La poteva decidere autonomamente Messina Denaro da una parte, o un altro capomandamento in un'altra provincia?
EX 210 La Barbera: No, dopo le lamentele che portavano i parenti da Pianosa, si è sparsa la voce tutta in Cosa Nostra chi poteva, chi poteva agire contro e sapeva qualcosa, di guardie che abitavano in Sicilia, si potevano colpire. E non solo in Sicilia, perché nel caso di Peppe Ferro, quella volta mi ha spiegato Gioè che aveva possibilità anche in Sardegna di avere degli appoggi per poter agire anche in Sardegna, se era il caso.
Per cui, ma già fin dal luglio-agosto, mentre c'era ancora il Totò Riina libero, si parlava: chiunque poteva fare qualche azione contro qualche guardia, si faceva. Ma fin dal luglio-agosto, da quando hanno messo il 41-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. In questo panorama di progetti di azione criminale, lei poco fa ha citato questa idea di disperdere siringhe con sangue infetto. Mi pare abbia detto a Rimini, specificamente.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e poi ha anche parlato di un progetto di attentato, questa volta con l'esplosivo alla Torre di Pisa.
Per quello che lei apprese, vi era quale filo conduttore - se c'era un filo conduttore - tra azioni di questo genere?
Le guardie carcerarie le abbiamo capite, era un problema legato al 41-bis.
Che c'entra il 41-bis con le siringhe con sangue infetto, disperse in una spiaggia, o in più spiagge, e un ordigno esplosivo sulla torre, o sotto la Torre di Pisa?
EX 210 La Barbera: Il fatto di arrivare a questo, almeno dai discorsi che io sentivo - non so se c'erano alte persone che suggerivano dall'esterno - ma nel caso di Rimini erano sicuri che ci sono dei politici che erano proprietari di alberghi sulla Riviera Adriatica.
E un fatto del genere poteva svuotare il turismo, nel senso di fare danni a queste persone che hanno interesse, interesse di soldi, di farli scendere a patti con... di fargli capire che Cosa Nostra c'ha i suoi metodi per potere scendere a patti con queste persone.
Come il fatto della Torre di Pisa che è una cosa eclatante, che poteva ammorbidire un po' lo Stato nei confronti di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: C'era anche la considerazione che località come Rimini, città come Pisa, rappresentavano e rappresentano, in un certo qual modo, il fiore all'occhiello per profili diversi, anche del turismo italiano?
EX 210 La Barbera: Non lo so. Io... Io non lo so. Sì, nel caso di Rimini, si diceva che la maggior parte degli alberghi sono proprietari di politici che hanno interesse nella zona di progredire il turismo per incassare più soldi.
Cioè, al momento in cui veniva fuori - almeno quello che ho sentito io - veniva fuori che nella spiaggia di Rimini trovavano mille siringhe di sangue infetto, era, per queste persone era insomma un fatto molto eclatante.
PUBBLICO MINISTERO: Questi progetti, lei li conosce da epoca precedente all'arresto di Riina?
E di questi progetti si continua a parlar anche dopo l'arresto di Riina?
EX 210 La Barbera: Allora, i progetti erano già fin da prima, fin da quando hanno attuato il 41-bis, che era molto pesante per quanto riguarda i detenuti per mafia.
Fin da allora si parlava intanto degli attentati ai magistrati, di continuare nella stessa direzione dopo Falcone, Borsellino, di continuare, per come ho detto poco fa, nel caso del dottor Grasso che c'era quasi attuato.
E di continuare dove si può colpire i magistrati che sono in prima linea contro Cosa Nostra e anche di scendere a patti con lo Stato.
Questi erano i discorsi che sapevo io.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, di provocare lo Stato a scendere a patti?
EX 210 La Barbera: A scendere a patti, questo si diceva.
La dicitura giusta è: gli facciamo vedere chi comanda qua in Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha più volte parlato di Antonino Gioè.
Senza bisogno poi di confondersi più che tanto, uomo d'onore lei, uomo d'onore lui. Ma al di là di questo comune denominatore, vi era anche un rapporto personale tra voi?
Rapporto personale intendo dire, compaesani sicuramente, tutti e due di Altofonte. Rapporto personale nel senso di confidenza, amicizia, conoscenza fin da ragazzi...
Vuole spiegare questo punto? Perché io ho bisogno di capire che cos'è che giustifica questa notevole confidenza, stando alle sue parole, che è sempre intercorsa tra lei e Gioè.
EX 210 La Barbera: Dunque, hanno arrestato a Gioè nel '78, per cui ero piccolo, l'ho conosciuto pochissimo.
E' stato in carcere fino all'86-'87, adesso non mi ricordo.
Uscendo dal carcere c'è stata quella frequenza. Spesso sono andato a trovarlo. Anzi, per un periodo sono stato con lui, anche lui era nella provincia di Assi. Se non... Non mi ricordo il paesino preciso dov'era, sono stato un periodo con lui.
L'amicizia è nata dopo, perché prima dell'arresto io ero molto più piccolo, anche per la differenza di età. Perché lui aveva un otto-nove anni più di me. Ci siamo continuati a frequentare dopo, dopo che lui è uscito dal carcere, fino a quando ci hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma la sua fonte di conoscenze su questi programmi criminali, è stata solo Gioè, o anche persone e situazioni diverse?
EX 210 La Barbera: I discorsi che ho elencato ora si facevano mentre eravamo tutti assieme.
Cioè, perché spesse volte, essendo sia il Brusca che il Bagarella assieme a fare i latitanti, ci trovavamo, sia io che il Gioè, ad avere questi discorsi.
Poco fa parlavo dell'incontro che c'è stato dopo, dopo l'arresto di Totò di Riina, l'incontro che c'è stato fra Leoluca che l'ho accompagnato io nella zona di Bagheria, con Bino Provenzano...
PUBBLICO MINISTERO: Bino Provenzano, Bino è un soprannome. Vale per?
EX 210 La Barbera: Manco lo so come si chiama. L'ho sempre chiamato Bino, per cui non...
PUBBLICO MINISTERO: Bino...
EX 210 La Barbera: Benedetto... Non lo so io.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'. 'zu Bino.
EX 210 La Barbera: Bino, Bino. Almeno così...
Ritornando da questo incontro soddisfatto, ha comunicato a Brusca che c'ero pure, perché ero presente io, sia io che il Gioè, dicendo che le cose andavano, per come erano state dette prima: 'che il paesano suo era d'accordo. E di continuare con gli stessi discorsi che erano stati fatti prima', così ha lasciato intendere a Giovanni Brusca.
Non era cambiato niente, questo voleva dire.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che lei una volta abbia adoprato una espressione testuale riferita a Bagarella. Se la ricorda?
Bagarella, all'esito di un incontro che ebbe con Provenzano, e al quale lo aveva accompagnato lei, per l'appunto, si espresse in un... Così furono le sue dichiarazioni, si espresse proprio con una formula direi quasi una parola d'ordine, in un certo qual modo. La ricorda?
PUBBLICO MINISTERO: Capisco che la sostanza del discorso è lo stesso, però...
PRESIDENTE: Se non la ricorda...
EX 210 La Barbera: No, non mi ricordo qual era.
PUBBLICO MINISTERO: Io me la ricordo bene, però bisognerebbe che trovassi il riferimento nel verbale.
Esattamente nell'interrogatorio del 03/12/93 ai Pubblici Ministeri di Palermo. Per i difensori è la pagina 4348 e seguenti.
Bagarella si espresse con queste parole:
"Fino a quando c'è l'ultimo corleonese fuori, continua tutto come prima".
EX 210 La Barbera: Sì, sì. L'ho detto, non l'ho detto io, lo ha detto Bagarella quando è tornato di là.
PUBBLICO MINISTERO: Incontro, questo, che è successivo quindi all'arresto di Riina.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché Bagarella, secondo lei, come dire, andò a interpellare, non so bene, a sentire il parere, ad avvisare, a mettere al corrente provenzano? Questo signor Bino Provenzano.
AVVOCATO Ceolan: Presidente, scusi, sono l'avvocato Ceolan.
"Perché secondo lei" è una valutazione e non la conoscenza di un fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora riformulo la domanda: sulla base di quanto le risulta, quale fu la ragione per la quale - se le risulta qualche cosa a riguardo - Bagarella andò a parlare con Provenzano di questi argomenti. Ecco. Va bene, così? Perfetto.
Ha capito La Barbera la domanda?
EX 210 La Barbera: Sì, sì, ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
EX 210 La Barbera: Cioè, io mi sono trovato quella volta; non so quante altre volte lui c'è andato prima dell'arresto o se ci è andato dopo. Quella volta, in mia presenza dopo che l'ho accompagnato, al ritorno... perché intanto quando l'ho accompagnato non sapevo io dove stava andando. Al ritorno, dai discorsi che ha fatto, dicendo che il mio paesano è d'accordo con me fino a quando ci sarà l'ultimo corleonese fuori, le cose andranno per come eravamo rimasti prima, l'ho saputo da lui. Poi, non lo so se lui c'è andato prima di quella volta, o c'è andato dopo... non lo so. Io, perché quella volta mi trovavo lì, ho assistito a questi discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei nell'occasione, avendo accompagnato Bagarella a Bagheria, mi pare che abbia detto.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ha accompagnato Bagarella di ritorno dall'incontro col paesano da qualche altra parte?
EX 210 La Barbera: L'ho accompagnato dal Giovanni Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha assistito al successivo incontro tra Bagarella e Brusca? ha visto se si trattò di un incontro solo tra loro due, ovvero tra loro due e altre persone?
EX 210 La Barbera: Ero presente io, Gioè, Brusca e Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Considerando che Riina fu arrestato il 15 gennaio e lei fu arrestato il 23 di marzo, ecco questo incontro lei come lo collocherebbe stando ai suoi ricordi? Medianamente fra questi due fatti, più vicino all'arresto di Riina o più vicino all'arresto suo?
EX 210 La Barbera: Penso una quindicina dopo l'arresto di Riina. Per cui siamo, fine di gennaio, primi di febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei è al corrente del fatto se... per meglio dire, sennò i difensori si oppongono alla domanda formulata così e forse hanno ragione.
A lei risulta se tra prima dell'arresto di Riina e dopo l'arresto di Riina, i rapporti tra Brusca e Bagarella da un lato, e Graviano dall'altro, sono rimasti gli stessi o sono cambiati?
EX 210 La Barbera: No, i rapporti con i Graviano, almeno da quello che diceva il Bagarella, a dopo che hanno arrestato suo cognato, in un primo momento ne parlavano un po' male. Nel senso che faceva capire che si ritenevano estranei.
Al momento in cui l'ha conosciuto direttamente, che è stato dopo l'arresto di Riina, l'ha conosciuto direttamente il Bagarella, almeno li ha frequentati come faceva capire, ne parlava bene. Cioè, dice che: 'sono persone valide, sono ragazzi validi', per cui li ha continuati a frequentare.
Almeno fino a quello che mi risulta, fino al 23 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto: li ha continuati a frequentare. E ha adoprato il plurale. Cioè a dire: Bagarella si vedeva con qualcuno in particolare dei Graviano oppure si vedeva con i fratelli Graviano? Ricordandole io, che all'epoca erano tutti e tre in libertà i fratelli Graviano. Anche quello che lei non ha mai conosciuto.
EX 210 La Barbera: Non ho capito, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Avvoca... il Pubblico Ministero le ha chiesto se quando si riferisce a questi incontri di Bagarella con i Graviano, si riferisce a tutti e tre i fratelli compreso quello che lei non ha mai conosciuto...
EX 210 La Barbera: No, no. Parlando con i fratelli Graviano, la cosa è... lui parlava con Giuseppe Graviano.
PRESIDENTE: Con Giuseppe.
EX 210 La Barbera: Con Giuseppe Graviano lui parlava.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quando lei ha adoprato il plurale prima, i fratelli Graviano, vuol dire... ecco, perché la precisione è importante, vuol dire che si incontrava con uno solo dei fratelli?
EX 210 La Barbera: Quando lui parlava dei Graviano, parlava sempre al plurale come ne sto parlando io adesso. Però, quando si parlava di cose in particolare, lui si riferiva a Giuseppe Graviano.
Quando li incontrava, diceva: 'ho incontrato i Graviano', non so poi... di solito era quelli che giravano, erano il Filippo e Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Ha mai sentito se più o meno in questo periodo - e quindi siamo agli inizi del 1993 - se vi fosse il progetto di compiere azioni criminali nei confronti di certe persone di Alcamo, i Greco di Alcamo specificamente?
EX 210 La Barbera: Sì, ma quella è una guerra continua. Cioè, fin da quando c'era ancora Milazzo. Perché c'è un... la parte dei Greco, Greco, che poi sono tanti.
Se lei si riferisce a un'azione in particolare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 La Barbera: ... i Greco, che poi non sono i Greco ma sono persone aggregate ai Greco. Se fa riferimento alla registrazione sempre che è avvenuta in via Ughetti.
Perché c'era un attentato pronto per quanto riguarda altri due ragazzi che si dovevano recare da Palermo a Trapani per un processo, e c'era in programma - questo non si è attuato perché c'hanno arrestato - strada facendo, sull'autostrada tra Palermo e Trapani dovevano essere uccisi all'altezza di Castellammare del Golfo.
PUBBLICO MINISTERO: E come doveva essere... da parte di chi doveva essere eseguita questa azione criminale?
EX 210 La Barbera: L'interessamento c'era da parte di Messina Denaro Matteo e Gino Calabrò, e il gruppo nostro.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se dovesse avervi parte in qualche modo anche un certo Vito Coraci?
EX 210 La Barbera: Mah, Vito Coraci era il proprietario della casa che un giorno abbiamo fatto una riunione e ci hanno seguiti gli agenti della DIA. Era lui il proprietario della casa.
Però non so se lui direttamente doveva partecipare anche all'agguato. Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque sia, conosce se Vito Coraci sia persona inserita in qualità di uomo d'onore in Cosa Nostra?
EX 210 La Barbera: Sì. Uomo d'onore di Balestrate.
PUBBLICO MINISTERO: Le è stato presentato individualmente?
EX 210 La Barbera: sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta La Barbera, lei è stato arrestato il 23 di marzo del '93. Lei ricorda se da detenuto ebbe notizia subito, o se la ebbe per così dire in un momento ritardato, dell'attentato di via Fauro il 14 maggio del '93?
EX 210 La Barbera: Io mi trovavo a Rebibbia.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 La Barbera: E niente, mi ricordo un'espressione di Gioè, a parte che già di via Fauro... l'attentato... a maggio e io mi trovavo... no, no, ma in questa occasione no, io l'avevo cambiato; perché anche mentre mi trovavo a Rebibbia è successo l'attentato a Costanzo.
Mi stavo riferendo a un altro attentato.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, è lo stesso.
PRESIDENTE: E' quello, è quello.
EX 210 La Barbera: L'attentato a Costanzo, sì.
In quel caso, mi ricordo un'espressione del Gioè che si trovava in una cella non proprio di fronte a me, era in un altro raggio che però c'ha la comunicazione con un certo Simone Benenati. Cioè, faceva da ponte.
Quando è successo, la televisione ha dato la notizia dell'attentato a Maurizio Costanzo, mi ha mandato a dire tramite il Simone Benenati, dice: 'qualche cosa va ...'. Nel senso dice: 'qualche cosa che già era stata, se n'era parlato prima, dice, qualche cosa si va facendo'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, La Barbera, ma questo era la prima volta che nell'ambito dei discorsi e delle sue conoscenze lei sentiva parlare di un'azione da farsi contro Costanzo, o qualche cosa lei ne sapeva anche precedentemente? E se sì, in che termini?
EX 210 La Barbera: Sì. Subito dopo l'arresto di Riina, sempre il 15 gennaio, il una trasmissione il Maurizio Costanzo aveva... essendo in diretta, no?, essendo in diretta ha manifestato questa allegria nei confronti dello Stato che aveva fatto questa grande operazione. Ha espresso, mi ricordo che in quella trasmissione aveva detto: 'se bevevo, dice, questa sera mi ubriacavo addirittura'.
Non so se è stato il giorno dopo, eravamo in compagnia del Bagarella e di Brusca, il giorno dopo ha mandato, o giorni dopo, subito dopo, ha mandato in occasione... per altre cose, ma in occasione gli ha detto di parlare con i catanesi per vedere se avevano possibilità su Roma di fargli appunto, se c'era possibilità di colpire Costanzo.
Fu un periodo subito dopo l'arresto di Riina di questa trasmissione.
Il Gioè è venuto da Catania, non solo per questa cosa, ma c'è andato per altre cose, ha detto che a colpire Costanzo non era difficile e che avrebbero provveduto.
Almeno così ha riferito a noi ritornando da Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Gioè ebbe l'incarico da chi?
EX 210 La Barbera: Dal Bagarella con Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ebbe l'incarico di prendere e andarsene a Catania. Per contattare in particolare, lo sa quale persona o quale persone?
EX 210 La Barbera: Mah, lui di solito per arrivare a Santapaola parlava con un certo Eugenio Galea e Vincenzo Aiello. Erano questi i referenti di Santapaola.
Per cui quando andava a Catania e incontrava 'ste persone che poi facevano da tramite per parlare con Santapaola.
PUBBLICO MINISTERO: Ma le risulta che Gioè abbia contattato anche un altro personaggio in vista - per esprimersi così, eufemisticamente - a Catania? Diverso da Santapaola?
EX 210 La Barbera: Sì, sì. In questa occasione, mi ricordo, in questa occasione proprio in particolare per colpire il Maurizio Costanzo ritornando a Catania, ha detto pure che ha parlato con Malpassoto.
PUBBLICO MINISTERO: Con Malpassoto; che sarebbe, al secolo?
EX 210 La Barbera: Con Pulvirenti.
PUBBLICO MINISTERO: Pulvirenti Giuseppe?
EX 210 La Barbera: Sì. Pippo Pulvirenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la risposta di cui fu latore, Gioè quindi in che termini fu? Da Catania che cosa mandavano a dire ? che erano contrari, che erano favorevoli, che si poteva fare, non si poteva fare ?
EX 210 La Barbera: No, no. Hanno... è venuto, tornando da Catania ha detto che non c'erano problemi e che con facilità potevano colpire il Maurizio Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo è per così dire, l'antefatto rispetto poi al commento che Gioè le fece avere in carcere a Rebibbia tramite Benenati? Dico bene?
EX 210 La Barbera: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma tutto si esaurisce in questo primo come dire?, in questa prima spedizione di Gioè a Catania, oppure in relazione a questo incarico Gioè si è spostato anche altre volte?
EX 210 La Barbera: No, no. Si è spostato altre volte.
C'erano tante altre cose. C'erano... i rapporti erano continui con Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è accaduto a un certo punto che qualcuno facesse in qualche modo premura ai catanesi che avevano dato la loro disponibilità perché concretizzassero poi anche l'impegno che avevano preso?
EX 210 La Barbera: Sì. Infatti un'altra volta che si è recato a Catania e altre cose, il Brusca gli ha detto di sollecitare per vedere sul fatto che tempo avevano bisogno. Lui per risposta ha venuto a dire che stavano provvedendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo avvenimento tenendo conto che Gioè è stato arrestato o lo stesso o il giorno dopo rispetto al suo arresto, no? Se non ricordo male.
EX 210 La Barbera: Prima...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, addirittura prima.
EX 210 La Barbera: Quattro-cinque giorni prima, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo -diciamo- viaggio compiuto da Gioè a Catania prima di essere arrestato, di quanto può essere stato precedente rispetto all'arresto di Gioè, intendo dire?
EX 210 La Barbera: Io son partito da Palermo un quattro giorni prima che arrestassero Gioè. Per cui il periodo va dal 15 di gennaio al 17, al 15 di marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, perché lei partì... ha precisato nel suo interrogatorio la data della sua partenza da Palermo. Perché - mi pare l'abbia detto alla Corte di già - lei non è stato arrestato a Palermo, lei è stato arrestato a Milano.
EX 210 La Barbera: La mia partenza... sì, da Palermo a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Era già alcuni giorni che stava a Milano, no?
EX 210 La Barbera: Sì, sì. Quattro giorni. Quattro o cinque giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha mai saputo se Cosa Nostra - quella Cosa Nostra che conosceva lei - disponeva di referenti, appoggi, conoscenze a Roma in particolare?
EX 210 La Barbera: No, non mi risulta.
PUBBLICO MINISTERO: E a Firenze?
EX 210 La Barbera: No, no. Non mi risulta.
PUBBLICO MINISTERO: A Milano?
EX 210 La Barbera: A Milano come punto di appoggio per qualsiasi cosa avevo bisogno su Milano, almeno che mi risulti a me, era un certo Robertino Enea.
PUBBLICO MINISTERO: Lo vuol ridire il nome e cognome? Perché ho paura che la Corte non abbia ben compreso.
EX 210 La Barbera: Robertino Enea. Che poi Robertino non è il suo vero nome. Enea è il cognome, Robertino non è proprio il nome. Era un soprannome, che lo chiamavamo Robertino Enea.
PUBBLICO MINISTERO: Lo conosce il nome effettivo? Il nome vero di questo soprannominato Robertino?
EX 210 La Barbera: Non l'ho mai saputo. Perché lo abbiamo chiamato sempre Robertino.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei con questa persona ha avuto rapporti?
EX 210 La Barbera: Sì. La mia partenza a Milano è stata dovuta proprio a un traffico di droga, sul quale c'era Robertino Enea incaricato da Giovanni Brusca a procurare questa cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nell'occasione lei si muoveva nell'interesse di Brusca su Milano?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene.
EX 210 La Barbera: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prima che lei assistesse a quella trasmissione televisiva in cui Costanzo si era in qualche modo compiaciuto dell'arresto di Riina, aveva mai avuto notizia di un qualche interessamento di Cosa Nostra verso questa persona, verso Costanzo? O verso altri giornalisti, uomini della televisione, uomini della pubblica opinione, dei mezzi di comunicazione sociale?
EX 210 La Barbera: Mah, si sono soltanto limitati a delle lamentele. Ma non a un attentato, almeno mi risulta a me.
PUBBLICO MINISTERO: Le faccio alcune domande abbastanza disorganiche l'una dall'altra e anche disorganiche da quelle di cui si è parlato fino a ora.
Conosce Monticciolo Giuseppe?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare un attimo che ruolo ha questa persona nell'area delle cose e delle persone di cui si sta parlando?
EX 210 La Barbera: No, io l'ho conosciuto come persona vicina a Giovanni Brusca che insomma... persona che gli ha affidato una sua casa di campagna per la latitanza di Giovanni Brusca. Non mi risulta altro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto modo di conoscere personalmente qualcuno della famiglia - ma questa volta parlo di famiglia nel senso anagrafico -, la famiglia Ganci di Palermo?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, chi ha conosciuto di questa famiglia?
EX 210 La Barbera: Io ho conosciuto a Raffaele Ganci e compresi uno dei suoi figli che non ho mai capito chi è Domenico e chi è quell'altro. L'ho conosciuto in occasione della strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi si sta parlando evidentemente se qualcuno ha avuto implicazione nella strage di Capaci, si sta parlando di una famiglia anche mafiosa.
EX 210 La Barbera: Sì, sì. Famiglia de La Noce. Capomandamento... il Raffaele Ganci è il capomandamento de La Noce.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha conosciuto uno dei figli, ma non sa quale sia il nome di battesimo di quello che ha conosciuto lei.
EX 210 La Barbera: Sì. Io ho conosciuto uno dei Ganci, uno dei figli in occasione della strage di Capaci. Ma non ho saputo mai distinguere chi è il Domenico e chi è l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Calogero.
EX 210 La Barbera: Calogero, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai saputo, conosciuto o sentito parlare di un certo Lo Cicero?
EX 210 La Barbera: Lo Cicero è un collaboratore delle zone di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: E' un collaboratore di giustizia?
EX 210 La Barbera: Se si riferisce a quello che conosco io, conosco Lo Cicero della zona di Capaci che era un collaboratore di giustizia di... se n'è parlato nel '92 di questo Lo Cicero.
PUBBLICO MINISTERO: Se n'è parlato in relazione a quale programma? Se c'era un programma. Non so, non credo che fosse quello di protezione, visto che si trattava di un collaboratore.
EX 210 La Barbera: Sì. Si è parlato, è stato anche registrato in via Ughetti dove hanno messo le microspie gli agenti della DIA; e in quella occasione, un periodo prima un certo Romano di Santa Maria di Gesù parente di Sante Pullarà. Aveva...
PUBBLICO MINISTERO: Santa Maria di Gesù è un'altra famiglia?
EX 210 La Barbera: E' un'altra famiglia, sì. Santa Maria di Gesù, Palermo. Alla periferia di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Santi Pullarà è un uomo d'onore?
EX 210 La Barbera: E' figlio di Giovanni Pullarà, capomandamento di Santa Maria di Gesù.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora si parlava...
EX 210 La Barbera: Si parlava... sì, di questo Lo Cicero è venuto fuori parlando con questo Romano. Romano è soltanto parente, non è uomo d'onore. Parente di Santi Pullarà.
Aveva un... non so se un carabiniere o un poliziotto, che portava notizie di fatti che dovevano accadere alla Questura, non so se era la Questura, di fatti che dovevano accadere a Palermo. Cioè: arresti... e lui ci mandava a dire il nome delle persone dei mandati di cattura che stavano preparando e di altre cose. Informazioni che ci dava nell'ambito di cose che succedevano non ricordo se era in Polizia o nei Carabinieri.
In quella occasione, il Romano mi ha raccontato un fatto appunto quanto riguarda questo Lo Cicero, collaboratore di giustizia, che era venuto a sapere questo collaboratore di giustizia si trovava in un paese vicino a Reggio Emilia. Collaboratore di giustizia che lavorava in una falegnameria, si diceva allora.
Nella registrazione in via Ughetti si ripeteva proprio gli stavo raccontato 'sto fatto a Gioè. Che il Romano mi aveva detto che il carabiniere - non so se 'sta persona, 'sto poliziotto che cos'era - che si chiedeva come mai dice, cioè: 'vi dico che c'è Lo Cicero, il collaboratore di giustizia vicino a Reggio Emilia - dicevo il paese preciso - non fate niente'. Da là è venuto fuori, da questo discorso è venuto il nome di Lo Cicero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, visto che lei ha fatto riferimento ancora alle conversazioni che ha avuto con Gioè in via Ughetti.
Specificamente in via Ughetti, lei e Gioè avete parlato anche di questa idea di colpire Costanzo nei termini che lei l'ha raccontato poco fa?
EX 210 La Barbera: Non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Lo esclude, è possibile?
EX 210 La Barbera: Che se ne è riparlato. Il periodo è quello là, per cui sicuramente se ne avrà parlato, ma in questo momento non mi ricordo. Non lo escludo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ovviamente, conosce le circostanze nelle quali è morto Gioè?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi sa che è morto suicida?
EX 210 La Barbera: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha avuto la possibilità - ammesso che ne sia al corrente, eh - ha avuto la possibilità di leggere un certo scritto che sarebbe stato lasciato da Gioè, ovviamente lasciato scritto prima di suicidarsi?
EX 210 La Barbera: Sì, sì. Sì, l'ho letto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se in questo scritto si menziona la persona di un certo, o meglio un nominativo. Il nominativo di un certo Bellini?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. A lei questo nominativo Bellini, dice qualche cosa?
EX 210 La Barbera: Sì, Bellini era una persona che il Gioè ha... non so se lo frequentava fin da prima, comunque dal mio ritorno, da maggio in poi, spesso sentivo parlare di questo Bellini. Paolo Bellini se non mi ricordo male.
Paolo Bellini era persona che era stato in carcere assieme al Gioè negli anni '80, adesso non ricordo... al carcere di Sciacca.
E lui mi parlava di 'sta persona, persona... una persona strana.
Mi raccontava che era stato in carcere sotto falso nome e per un periodo è stato detenuto sotto un altro nome. Non so come è andata la cosa.
Sto parlando della fine di maggio, giugno, cioè dopo la strage di Capaci.
Il Bellini lo cercava continuamente al Gioè, chiedendogli di recuperare opere d'arte - rubate penso in Sicilia - se aveva la possibilità di recuperare queste opere d'arte che, c'erano persone a Roma interessati alla... appunto al recupero di queste...
Ritornando al discorso più volte, il Gioè ha portato il discorso al Brusca, dicendo che c'era 'sto Paolo Bellini che continuamente gli chiede se c'è la possibilità che in cambio si può fare insomma... 'soldi tutti quelli che volete' gli diceva allora a Nino Gioè.
E dopo questa volta, il Giovanni Brusca gli ha detto al Gioè di fargli una proposta a questo Paolo Bellini. Dice: 'se noi riusciamo...' Perché portava delle foto, portava delle scritture dove spiegava queste opere d'arte che voleva recuperate, il Brusca gli manda a dire tramite il Gioè se c'è la possibilità di intervenire su detenuti.
Paolo Bellini subito gli ha risposto che non ci sono problemi, dice: 'ditemi i nomi delle persone che volete'. Ché c'aveva un generale dei Carabinieri interessato che poteva fare qualcosa appunto per fare uscire 'sti detenuti anche con grave condanna; non uscire completamente ma avere la possibilità di farli andare in arresti ospedalieri.
Al momento in cui il Paolo Bellini gli ha chiesto al Gioè il nome di queste persone, ha tirato fuori: 'prova un attimo, con Bernardo Brusca se c'è la possibilità...'
Dopo un tempo lui porta la risposta. Dice: 'la possibilità c'è, ma c'è la possibilità di poterlo fare andare dal carcere all'ospedale militare di Pisa'.
Al che Brusca ha detto che il cambio gli interessava per cui le cose poi si sono tralasciate.
In quanto dice che al carcere di Pisa si stava male, al carcere, all'ospedale militare di Pisa si stava male, allora hanno rimandato, non hanno fatto più lo scambio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che in questa storia, per quanto ne sa lei, nel tempo si colloca dopo la strage di Capaci.
EX 210 La Barbera: Si ritornava sul discorso spesso.
Io ne ho sentito parlare da maggio in poi, quando sono tornato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 La Barbera: Si ritorna sull'argomento perché spesso il Paolo Bellini veniva a Palermo a trovare il Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: L'altra cosa che volevo sapere è questa qui: lei lo ha mai visto in faccia questo Bellini?
EX 210 La Barbera: Io l'ho solo intravisto una volta che è venuto a trovare Gioè ad Altofonte. L'ho intravisto, ma lui a me non mi ha visto. Non saprei riconoscerlo.
PUBBLICO MINISTERO: Bellini, si è avuto questi incontri con il solo Gioè, ovvero anche con altri uomini d'onore?
EX 210 La Barbera: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: O con altre persone in genere?
EX 210 La Barbera: No, no, soltanto con Gioè, perché si pensava di avere a che fare con un infiltrato. Per cui dice: 'è meglio conoscere una persona sola'.
Si pensava che poteva essere un infiltrato che voleva sapere delle cose particolari per entrare a sapere cose in Cosa Nostra.
Per cui i rapporti li teneva soltanto il Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo sospetto che potesse trattarsi di qualcuno che voleva infiltrarsi, a quello che capisco non impedì però di sperimentare questa specie di trattativa.
Ho capito bene, o ho capito male?
EX 210 La Barbera: Sì, siccome in realtà non c'era stato nessuno scambio, c'erano soltanto richieste che faceva il Paolo Bellini - almeno che mi risulta non... il Gioè non ci ha fatto mai recuperare nessuna opera d'arte - la trattativa continuava ad andare avanti soltanto così, soltanto chiacchiere, solo discorsi.
Quando hanno fatto la proposta di potere fare uscire il Bernardo Brusca, è crollata la cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei di questa, dei termini di questa vicenda Bellini-Gioè, è stato informato direttamente da Gioè, oppure gliene ha parlato qualcun altro?
EX 210 La Barbera: No, no, il Gioè me ne ha parlato sempre.
PUBBLICO MINISTERO: E Gioè personalmente che opinione aveva di questo Bellini?
Cioè dire: aveva, diceva che si trattava a suo giudizio di una persona che si voleva infiltrare, ovvero che si trattava a suo giudizio di una persona che veniva lì per una ragione effettiva, autentica che era disposta a fare da, come dire, da portavoce per una specie di trattativa?
EX 210 La Barbera: Mah, da quando lo ha cercato la prima volta, il dubbio... a me mi raccontava Gioè che il dubbio c'è sempre stato, perché dice: 'è una persona strana, mi ha cercato...', che prendeva consigli con Giovanni Brusca, 'e si è preso la responsabilità di dire lo continuo a trattare, vediamo un po' cosa vuole'.
Poi, piano piano, insomma, le richieste erano sempre quelle: era per il recupero di opere d'arte rubate.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se ho capito bene, i termini della trattativa - chiamiamola in questo modo - erano questi: da una parte si recuperavano opere d'arte da restituire, come dire, allo Stato.
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dall'altro si veniva incontro alle esigenze di Cosa Nostra favorendo la situazione carceraria detentiva di uomini d'onore.
E' questo il discorso?
EX 210 La Barbera: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha saputo se questo discorso riguardava solamente Bernardo Brusca, cioè a dire il padre di Giovanni Brusca, ovvero se riguardava più uomini d'onore?
EX 210 La Barbera: Ma intanto il primo scambio gli si è fatto il nome di Bernardo Brusca. Anche se poi... Perché è stata una iniziativa di Gioè a proporre lo scambio con Bernardo Brusca. Perché poi il figlio, Giovanni Brusca, si è lamentato.
Dice: 'ti potevi fare un altro nome, manco per arrivare...', dice il nome era troppo grosso per ottenere lo scambio.
Invece il Gioè si è pronunciato subito. Dice: 'noi ti facciamo avere questo e tu in cambio ci fai portare all'ospedale il Bernardo Brusca'.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mica mai saputo se vi è stato qualche scambio - non una trattativa questa, eh - qualche scambio di cortesie sul piano personale tra Gioè e Bellini?
EX 210 La Barbera: Non mi ricordo, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la domanda io gliel'ho posta volutamente in termini molto generici e per niente allusivi.
Ma le volevo ricordare che il 1 luglio del '96, l'abbiamo sentita ancora una volta - e il verbale è stato depositato come attività integrativa di indagine - le abbiamo fatto una domanda analoga a quella di oggi e lei mi ha risposto:
"Ricordo che Gioè mi disse di aver ricevuto in regalo da Bellini un binocolo a raggi infrarossi".
EX 210 La Barbera: Sì, sì, questo...
PUBBLICO MINISTERO: "Un binocolo particolare che io stesso ho poi visto all'epoca".
E' esatta questa circostanza?
EX 210 La Barbera: Sì, sì, mi ricordo benissimo. Gli è stato regalato un binocolo a raggi infrarossi.
PUBBLICO MINISTERO: E nello stesso... No, non poniamo la domanda in questo termine.
E questo binocolo, allora, ora che le torna in mente di averlo visto all'epoca, o perlomeno di aver saputo che c'era stato uno... No, lei ha proprio detto: 'io stesso ho visto questo binocolo, all'epoca'.
Ecco, questo binocolo lo ha più rivisto?
EX 210 La Barbera: Se n'è parlato con Giovanni Brusca al momento in cui ha saputo che c'era stato questo regalo, questo binocolo.
Essendo latitante, gli ha detto a Gioè: 'dammelo a me, dammelo a me che mi può servire'.
E so che lo ha dato a Giovanni Brusca.
Non sono certo, cioè, non sono sicuro se questo binocolo è stato trovato nell'arsenale che è stato trovato a... Non sono certo se è proprio quello, o qualcosa del genere, a San Giuseppe Iato, nel bunker di Giovanni Brusca. Se è lo stesso binocolo...
PUBBLICO MINISTERO: Questo, nel...
EX 210 La Barbera: ... non sono sicuro, ma si sa che c'era qualcosa del genere. Non l'ho visto.
PUBBLICO MINISTERO: Sia pur in epoche successive, ha mai conosciuto qualche circostanza che abbia a che fare sotto il profilo della motivazione, o sotto il profilo della esecuzione con gli attentati, quelli che si sono verificati alle chiese a Roma, alla fine del luglio del '93, proprio mentre lei è arrestato detenuto e non collaboratore.
Ovvero all'attentato a Milano in via Palestro, ovvero ancora l'anno successivo all'attentato a Contorno, a Totuccio Contorno?
EX 210 La Barbera: No, ho sentito solo in televisione. Ero detenuto, a quell'epoca.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva mai sentito del progetto di eliminare Totuccio Contorno visto che era un collaboratore di giustizia, diciamo della prima ora già dagli anni '84?
EX 210 La Barbera: Mah, quello da sempre. Ma non era stato mai individuato, almeno fino a quando ero fuori io non si sapeva dove poteva essere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, una circostanza molto particolare, argomento molto ristretto.
Lei, coi suoi occhi eh, non con 'ho sentito dire', o qualcosa di simile, coi suoi occhi ha mai avuto modo di accertare la praticabilità, la possibilità di realizzare, sotto un cassone di un ribaltabile, un qualche vano o nascondiglio segreto? O comunque non visibile, non immediatamente visibile dall'esterno?
EX 210 La Barbera: Mi sta chiedendo se l'ho visto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, bravo.
EX 210 La Barbera: S, sì, in una occasione che, ritornando all'arresto di Mazzei, alla fine del '92. adesso non mi ricordo quand'è stato, comunque un periodo subito dopo l'arresto di Mazzei, che mi ricordo che quella volta hanno trovato un arsenale a Catania, sono venuti i catanesi a parlare con Giovanni Brusca se c'era possibilità di avere altre armi.
In quella occasione c'è stato un appuntamento nell'officina di Traina a Santa Maria di Gesù, Palermo. C'è stato un appuntamento con Enzo Aiello e un certo Pippo Gullotta di Messina.
I due sono venuti in macchina, assieme a loro c'era un autista con un camion, dove sotto il ribaltabile c'era situato un nascondiglio tra il ribaltabile e il telaio del camion.
Quella volta gli abbiamo dato, mi ricordo c'erano due o tre Kalashnikow, adesso non mi ricordo, qualche fucile a pompa... Se non mi ricordo male c'era pure qualche... non mi ricordo, e altre armi.
Quella volta lo abbiamo nascosto proprio sotto il cassone di questo camion che hanno portato l'Aiello con il Gullotta.
PUBBLICO MINISTERO: E come era realizzato questo cassone? Se lo ricorda?
EX 210 La Barbera: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Era un cassone fatto artigianalmente, o era un cassone di fabbrica, per intenderci?
EX 210 La Barbera: No, era un cassone di fabbrica, normalissimo. Sotto il cassone, che era un ribaltabile, cioè che si poteva sollevare idraulicamente, sotto, fra il telaio e il cassone, c'era situato un grosso, c'era un vuoto che era otturato con delle lamiere.
C'era stato creato tipo un cassone, un cassetto più piccolo del ribaltabile. Dove si poteva nascondere, in quel caso, le armi, per portarle a Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo, come dire, è una modifica che lei ha visto coi propri occhi.
EX 210 La Barbera: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che ha visto utilizzare proprio in una occasione in cui lei era presente.
EX 210 La Barbera: Sì, quella è stata l'unica occasione in cui ho visto un camion trasformato per potere portare queste... in quell'occasione, le armi a Catania.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ricorda un po' anche le dimensioni di questa specie di cassettone nascosto?
Non so come lo vogliamo chiamare, nascondiglio...
EX 210 La Barbera: Nascondiglio. In quel caso le armi ci sono andate comodamente. Cioè, fino a un fucile. Per cui mi ricordo che era circa... circa un metro e 20 per un metro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, non un nascondiglio piccolo, voglio dire, per una pistola e basta.
EX 210 La Barbera: No, no. Quella volta abbiamo messo più armi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io glielo domando questo, perché oltretutto questa situazione le fu già prospettata in un interrogatorio che io feci con lei il 23 di novembre del 1994.
E lei, nell'occasione, mi disse:
"Nel camion che vidi io, la modifica, aveva realizzato una sorta di scatola larga intorno ad un metro, profonda circa 25 centimetri, lunga quant'era lungo il pianale che doveva essere circa sei metri.
Non era peraltro una lunghezza tutta utilizzabile, perché in alcuni punti c'erano alcune parti meccaniche e i pistoni di sollevamento del ribaltabile",
Ecco, questo se lo ricordava di avermi dato un dettaglio di questo genere?
*EX 210 La Barbera: Sì, sì, mo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Presidente, io l'esame lo avrei terminato.
PRESIDENTE: Benissimo. Facciamo una breve sospensione prima del controesame.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì, avvocato Ammannato parte civile Comune di Firenze e per le vittime della strage.
Lei, sempre nel periodo dal maggio quindi '92 al marzo '93, ha mai sentito parlare da parte di Bagarella di incontri carcerari avuti con un, diciamo particolare tipo di carcerato?
Non vorrei dirlo io.
PRESIDENTE: Non ho... Non ho capito neanche io, avvocato.
Non ho proprio sentito la voce.
AVVOCATO Ammannato: Se ha mai sentito parlare da parte di Bagarella di discorsi a lui riferiti personalmente dal Bagarella, di incontri carcerari del Bagarella con chiaramente detenuti qualificati in maniera particolare.
Ma se si ricorda questi, sennò lo devo dire io, certo.
Se ha mai sentito parlare di incontri carcerari con terroristi rossi e neri.
PRESIDENTE: Ha capito?
*EX 210 La Barbera: Sì, qualche volta si parlava in modo generico. In modo generico che lui, il periodo del terrorismo, era in cella o nello stesso carcere con terroristi.
Si è parlato così, del più e del meno.
Ma lo riferiva in modo molto generico, perché...
AVVOCATO Ammannato: Quindi nessun discorso specifico?
EX 210 La Barbera: No. Fatto specifico, no.
AVVOCATO Ammannato: Senta, per quanto riguarda... Lei ha parlato del Gioè su quello che le riferiva del Bellini, che è un discorso che è andato avanti, ha detto, per diverso tempo.
Ecco, grossomodo può dire alla Corte fino a quando è andato avanti questo discorso?
PRESIDENTE: Relativo a Bellini.
AVVOCATO Ammannato: Esatto.
EX 210 La Barbera: Fino alla data del mio arresto. Poco tempo prima.
Adesso non è che si parlava sempre di questo Paolo Bellini. Da maggio, fino a quando sono stato arrestato, ci sono stati sempre i contatti, cioè, fra il Bellini e il Gioè.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi questi contatti Bellini-Gioè continuarono anche dopo l'arresto di Riina per capirsi nel periodo in cui lei con il Gioè eravate a Palermo in via Ughetti.
EX 210 La Barbera: Lei mi sta chiedendo fra gennaio e marzo?
AVVOCATO Ammannato: Sì.
EX 210 La Barbera: Non mi ricordo precisamente se in quei due mesi c'è stato qualche contatto. Non...
PRESIDENTE: Non lo ricorda, non lo può escludere...
EX 210 La Barbera: Non lo posso escludere, ma non lo posso manco...
AVVOCATO Ammannato: Senta, e avendo appunto letto la lettera lasciata da Gioè, può dire alla Corte perché si è suicidato Gioè?
EX 210 La Barbera: No, il perché non...
PRESIDENTE: Credo che sia un fatto molto personale.
AVVOCATO Ammannato: No, questo volevo sapere: siccome ha lasciato il Gioè scritto quella lettera che ha letto...
EX 210 La Barbera: La lettera non è che aveva un senso, almeno per la mia interpretazione, non è che aveva un senso preciso. Perché ha trattato degli argomenti che non risultano manco a verità.
Cioè, voglio dire: il fatto che lui si preoccupava se... Nelle registrazioni si è parlato di un calabrese, che adesso manco ricordo, lui si sentiva in colpa perché ha parlato di questo. Mentre io non mi ricordo manco tuttora, è stato un argomento che abbiamo trattato.
In cui parlava di un calabrese condannato all'ergastolo, per esempio. Per cui i discorsi erano un po' confusi nella lettera. Non posso dare un giudizio.
AVVOCATO Ammannato: Lei è a conoscenza, sempre in questo periodo che lei era in libertà, la provenienza delle armi o dell'esplosivo in Cosa Nostra? Nel gruppo suo.
EX 210 La Barbera: Nel caso mio, quello della strage di Capaci?
PRESIDENTE: O di quello che comunque...
AVVOCATO Ammannato: O di quegli altri. Parlava anche dell'autobomba che stavano apprestando anche per l'altro magistrato, eccetera.
EX 210 La Barbera: A parte quello che è stato usato per la strage, ho rivisto altro esplosivo al momento in cui si è costruito un bunker nelle campagne di Altofonte, che poi è lo stesso esplosivo - ci saranno due o tre bidoni di esplosivo che io... o rimaste, se è lo stesso, non lo so, perché non l'ho più visto io - è quello che è stato trovato nel bunker di San Giuseppe Iato, poi, a Giovanni Brusca.
Per cui quello era una parte dell'esplosivo che doveva essere usato per l'attentato a Monreale al Giudice Piero Grasso.
Se ce n'è altro... Ma io li sentivo dire che, per quanto riguarda l'esplosivo, non c'erano proprio problemi. Cioè...
PRESIDENTE: Si trovava.
EX 210 La Barbera: Si trovava con facilità, tonnellate e tonnellate. Senza dubbio.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, ha mai sentito appunto da Brusca o Bagarella, la provenienza? Cioè, dove lo avrebbero preso, o acquistato. In Italia o all'estero, altre cose... Cioè, discorsi proprio sull'esplosivo.
PRESIDENTE: Sulla provenienza...
AVVOCATO Ammannato: Sulla provenienza dell'esplosivo.
EX 210 La Barbera: No, non l'ho mai saputo.
AVVOCATO Ammannato: Bene. Grazie.
EX 210 La Barbera: Prego.
PRESIDENTE: Parti civili, altri interventi?
Prego i difensori.
AVVOCATO Ceolan: Avvocato Ceolan.
Signor La Barbera, lei ci ha detto prima...
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, non la sentiamo. Non capisco perché...
AVVOCATO Ceolan: Non lo so, mi alzerò il microfono, Presidente. Non so che fare.
Dunque, signor La Barbera, lei ci ha detto prima che praticamente dai primi di maggio del '92 ai primi di marzo del '93 è sempre stato insieme a Brusca, Bagarella e Gioè.
Dico fino ai primi di marzo del '93, perché poi lei è tornato a Milano dov'è stato arrestato il 23.
E' esatto?
EX 210 La Barbera: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, e in questi dieci mesi lei ha capito dai discorsi che facevano i suoi amici qual era la strategia di Cosa Nostra.
Ora lei ne parla di questa strategia in tre occasioni: il 3 dicembre del 1993, il 13 dicembre del '93 e il 25 gennaio del '94.
E dice questo, glielo cito a memoria:
"La strategia di Cosa Nostra era di colpire i nemici accaniti delle istituzioni, privilegiando, più che i politici, i membri della magistratura. Oppure di colpire i nemici che avevano tradito, o gli amici che non avevano mantenuto le promesse".
E fa una serie di nomi.
Parla per esempio, quando si suicidò il giudice Signorino, lei dice che Brusca disse: 'questo è un lavoro di meno da fare'.
Parla che si pensava di uccider il dottor Grasso, che si pensava di uccidere il dottor Caponnetto, che si pensava di fare un attentato a Martelli, che non se ne fece di nulla perché era troppo protetto; così di un attentato ad Andreotti, ma era troppo protetto e si pensò i figli di Andreotti.
E così via.
Quindi, nella strategia di Cosa Nostra che lei descrive in questi tre interrogatori, tra la fine del '93 e l'inizio del '94, parla sempre di obiettivi precisi, umani, persone.
Ecco, lei non ha mai parlato in queste tre occasioni...
PRESIDENTE: Avvocato, ma deve farci la domanda.
AVVOCATO Ceolan: Sì, gliela faccio, ora gliela faccio.
PRESIDENTE: Perché sennò qui si fa una arringa.
AVVOCATO Ceolan: Sì, è una premessa, no? Ecco, ora gliela faccio.
Lei non ha mai parlato in queste occasioni di un'idea o un progetto di far saltare in aria la Torre di Pisa.
Come mai non ne parlò mai all'inizio, nel '93 e nel corso dei primi interrogatori e ne parla solo nel '96 al Pubblico Ministero ed oggi qui in udienza?
EX 210 La Barbera: Avvocato, gli argomenti non li scelgo io. Io rispondo solo alle domande che le Procure mi fanno.
Cioè, quando mi fanno la domanda, rispondo.
Ci sono Procure che lavorano sui magistrati, io rispondo; ci sono Procure che lavorano sulle stragi, io rispondo per quello che so.
Per cui vuol dire che la domanda non mi è stata posta prima di quella data.
AVVOCATO Ceolan: Allora lei vorrebbe dire che quando ha parlato...
PRESIDENTE: Avvocato, domande, per cortesia.
Il controesame è una serie di domande... Ma non è possibile fare considerazioni. Le considerazioni avrete tempo di farne al momento opportuno.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. Forse ha ragione, forse ha ragione.
PRESIDENTE: Lo spero di aver ragione.
AVVOCATO Ceolan: Dunque, abbandoniamo la strategia e parliamo un po' della posizione Bagarella.
Bagarella non era, per quello che lei sa, capomandamento.
EX 210 La Barbera: No, capomandamento no, non l'ho detto.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, però, per la sua personalità e per essere il cognato di Riina, aveva una posizione di rilievo eccezionale.
EX 210 La Barbera: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Sì. Ecco, allora senta, lei il 2 febbraio '94 dice questo:
"Finché era stato libero Riina Salvatore, Bagarella Leoluca aveva una posizione di non eccezionale rilievo".
Beh, disse il contrario di quel che ha detto ora.
EX 210 La Barbera: Io, a questa domanda, ho risposto al dottor Chelazzi oggi che lui non era capomandamento. E ho detto pure in collaborazione, cioè, Bagarella con Brusca, prendevano delle decisioni che potevano competere loro.
Quando si trattava di cose più delicate, uno dei due andava da...
AVVOCATO Ceolan: Scusi, signor La Barbera, mi scusi se la interrompo.
Quello che ha detto l'ho sentito anch'io.
Io le ho fatto una domanda. Le ho detto: Bagarella, nonostante non fosse capomandamento, per la sua posizione personale, per i rapporti con Riina, aveva una posizione di eccezionale rilievo?
Lei ha detto sì. Mentre il 2 febbraio '94 ha detto: "Bagarella non aveva una posizione di eccezionale rilievo".
Io le ho fatto la contestazione e quindi l'argomento lo fermiamo qui.
Andiamo un po' alla vicenda, o alle sue conoscenze sull'attentato al Maurizio Costanzo.
Presidente, ora io gli faccio solo contestazioni, non domande.
Dunque, lei sentito il 3 dicembre 1993, disse:
"Commentando la trasmissione 'Maurizio Costanzo Show' in cui Maurizio Costanzo disse, saputo dell'arresto di Riina: 'se potessi, brinderei', io commentai tale trasmissione con Brusca Giovanni, Bagarella Leoluca e Gioè Antonino. I quali tutti ebbero parole pesantissime verso il Costanzo.
Posso quindi dire tengo a sottolineare che si tratta di una mia considerazione, che non mi meraviglierei per niente se Cosa Nostra avesse deciso di dare una lezione a Costanzo con un attentato".
Quindi qui lei sembra non sapere nulla, no?
Questo, è la risposta che lei dà il giorno 3 dicembre del '93.
E il 25 gennaio del '94, ritornando su questo argomento, lei fa una sterzata:
"Ci furono giudizi pesantissimi nei confronti del Costanzo da parte di Bagarella, Brusca Giovanni e tutti noi in generale. Non ci si limitò però a dare giudizi, perché invece si cominciò a pensare di eseguire una azione punitiva nei confronti del Costanzo".
Tant'è vero lei cita un episodio che il Gioè andò a contattare il Pulvirenti a Catania, tornò, e lei intercettò, fu presente ad un discorso tra il Brusca e il Gioè in cui Brusca, dopo un certo tempo, si lamentava dicendo: 'ma come mai il Pulvirenti non si attiva?'
E fa una deduzione:
"E' evidente che il Gioè Antonino non prese tali contatti di sua iniziativa, ma fu appositamente incaricato da Brusca".
Ritornando sull'argomento, il 14 febbraio '94, cioè a distanza di 20 giorni, lei ripete la decisione di dare una lezione a Costanzo, ripete il discorso che Brusca fece a Gioè, 'ma come mai il Pulvirenti non si attiva' . E dice:
"Io non so dire chi specificamente dette l'incarico a Gioè. Comunque Gioè non avrebbe dovuto agire di sua iniziativa. Posso escludere di aver parlato io direttamente con Gioè di questo argomento, o che lo specifico incarico gli sia stato dato in mia presenza".
Risentito sull'argomento il 28 aprile '94 a distanza di due mesi, lei ripete il solito discorso del Brusca al Gioè, cita il Pulvirenti e dice:
"Oltre ad essere stato presente al provvedimento di detto incarico da parte di Brusca e Bagarella..."
Allora, su quattro interrogatori, ci spieghi un pochino quando dice il vero, quando ricorda male, o quando mente.
Il primo interrogatorio lei dice: "Non..."
PRESIDENTE: Abbiamo capito, avvocato, abbiamo capito. Credo che lo abbia capito anche l'esaminato.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
PRESIDENTE: Vuole rispondere?
EX 210 La Barbera: Da parte mia non penso ci sia tanta differenza, perché io non è che ai colloqui assistevo sempre.
Cioè, ho assistito quando il Costanzo si è espresso in quel modo, ho detto dopo giorni c'è stato, in occasione che andavo a Catania hanno detto, il Bagarella e il Brusca, in occasione che si vede con i catanesi, di chiedere se si poteva fare qualcosa su Roma.
Quando il Gioè ritornava, o ero presente o poi me lo raccontava Gioè, comunque i fatti sono questi. Non lo so in diversi interrogatori se ci sia differenza.
AVVOCATO Ceolan: Senta signor La Barbera, non la prenda come una mancanza di riguardo perché non è nel mio stile: il Pulvirenti, la persona che sarebbe stata deputata ad eseguire questo attentato, sentito il 16 marzo del 1995, dice questo:
"Venne da me il Gioè, insieme al Galea, e naturalmente il discorso finì sul giornalista Costanzo. Sia Gioè sia io manifestammo l'opinione che Costanzo aveva esagerato. Questo era quello che ci dicemmo io e Gioè. Io stesso dissi a Gioè che Costanzo meritava che qualcuno gli facesse pagare quello che aveva detto e cioè che gli si facesse un'azione contro.
Gioè disse che era perfettamente d'accordo e mi disse 'ma ce l'hai la forza per realizzare questo attentato?' Allora Gioè parlò con il Sabella che era l'amministratore della ditta Condorelli che sponsorizzava la trasmissione del Maurizio Costanzo Show e chiedere se poteva, andando a Roma, avere notizia.
Il Sabella gli disse di sì e lui tornò e dissi a Gioè che io potevo organizzarmi: secondo la mia idea il modo per uccidere Costanzo era quello di sparargli. Quando gli dissi questo Gioè rispose che andava bene e che in tal modo avrebbe fatto da regolo a zio Totò.
In sostanza, le persone che erano al corrente della mia decisione".
Quindi il Pulvirenti esclude che gli sia stato dato un incarico da Palermo, dice che il discorso con il Gioè fu occasionale e che l'iniziativa e la decisione la prese lui.
Che cosa mi dice lei, signor La Barbera?
EX 210 La Barbera: Signor Presidente, i fatti come sono stati, non è che io mi trovavo a Catania. Io sto raccontando quello che il Gioè veniva a raccontare. Non tutti i discorsi io li prendevo... Mi ha detto semplicemente: i catanesi, parlando genericamente di Pulvirenti, che avevano la possibilità di agire su Catania. Non è che a volte mi spiegava o c'aveva lui il dovere di spiegare a me, che doveva essere più preciso forse con Brusca e Bagarella.
Con me magari o si esprimeva male, o capivo male io. Io quello che ho capito l'ho detto ai magistrati.
AVVOCATO Ceolan: Guardi, scusi signor La Barbera, io capisco che uno nella sua posizione si trovi in una situazione psicologica particolare. Può darsi che lei, avendo sentito il Gioè dire che ha parlato con il Pulvirenti e il Pulvirenti ci penserà, abbia un po' confuso le cose e lavorato di fantasia e quindi aver pensato che questa era un'azione decisa dai corleonesi e aver sentito Bagarella e Brusca che davano un incarico quando non è vero? Può darsi che lei abbia lavorato di fantasia?
Perché insomma, le sue dichiarazioni sono smentite da lei e smentite dal Pulvirenti. Può darsi questo?
PRESIDENTE: Avvocato, io questa contestazione ulteriore gliela lascio passare, ma lei sa che non è rituale.
AVVOCATO Ceolan: No, io ho chiesto, vista la sua...
PRESIDENTE: Se il signore vuole risponde, risponde. Sennò è ovvio che è libero di fare quello che vuole.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
PRESIDENTE: Se vuol rispondere, risponda pure.
EX 210 La Barbera: Ho risposto già, signor Presidente, su quanto...
PRESIDENTE: L'avvocato le ha contestato se per caso non ha lavorato di fantasia, perché secondo il Pulvirenti... eccetera, eccetera.
EX 210 La Barbera: Quello che ha detto Pulvirenti io non lo so. Ho detto io che di mia conoscenza c'è questo, non ho lavorato di fantasia, ho soltanto ripetuto le cose che in parte mi raccontava il Gioè. Io li ho appresi e li ho raccontati, non ho aggiunto niente, la mia fantasia non vedo cosa c'entra.
AVVOCATO Ceolan: Dunque, veniamo all'episodio Mazzei.
Dunque, lei ne ha parlato tre volte dell'episodio e in tutte e tre le volte ha detto che Mazzei a Firenze c'era stato di persona, che era stato dato fuoco in particolare il 3 marzo '94...
PRESIDENTE: Avvocato, le dispiacerebbe cambiare microfono perché i miei Giudici si lamentano che non sentono. Abbia pazienza, mi scusi, ma è anche nel suo interesse che sia sentito quello che domanda.
AVVOCATO Ceolan: Dunque, lei dice che il Mazzei le raccontò che si era recato personalmente a Firenze per compiere questo attentato incendiario, ma che non prese fuoco. Sul punto il Pubblico Ministero è stato molto pignolo, direi.
E le ha letto una parte del verbale di interrogatorio del 3 marzo '94, ma non gliel'ha letto tutto. Lei dice:
"Mazzei diceva proprio che era stato dato fuoco a questo liquido infiammabile, ma che essendosi egli allontanato subito non aveva potuto constatare personalmente l'esito dell'appiccamento del fuoco. Diceva poi che non aveva letto nulla sui giornali, ipotizzava che il fatto fosse stato deliberatamente tenuto sotto silenzio".
E questo è quello che le ha letto il Pubblico Ministero. Non le ha letto le quattro righe successive:
"Preciso che Mazzei fece questo discorso in termini un po' sfumati, tanto che non posso nemmeno dire che egli abbia fatto capire chiaramente che presente sul posto c'era anche lui".
Allora, c'è andato, non c'è andato, era presente quando gli ha dato fuoco, non era presente? Vuole essere un po' più preciso?
EX 210 La Barbera: Io ho detto, per quello che mi ricordo, raccontando di questo fatto accaduto su Firenze non si è spiegato bene. Nel senso che se aveva, se il liquido accendendolo aveva creato danni, se lui aveva pure collaborato all'incendio, se era vicino, se era lontano, ci ha mandato qualcuno. Ho detto che il liquido sicuramente aveva preso fuoco, l'attentato lui ci ha provato, se poi ha creato danni o della presenza non... per come ho detto stamattina, è stato un po' vago sul discorso.
Ma che di sicuro aveva appiccato il fuoco, non sapeva l'entità del danno che si era fatto e si è limitato a dire... cioè, a parte che una persona che va a fare un certo tipo di lavoro non mi deve partecipare se c'era lui, se c'è andato col cugino, se c'è andato con due persone o con tre persone.
Di come ha raccontato il fatto ha fatto capire che hanno versato del liquido. Hanno... voglio dire. Se lui era distante, o aspettava a 100 metri, o aspettava a casa è stato un poco vago, per come ho dichiarato allora.
AVVOCATO Ceolan: Senta signor La Barbera, io non sono esperto di incendi e penso neanche la Corte. I Giudici sono esperti in quanto ne avranno giudicati.
PRESIDENTE: Noi almeno uno al giorno.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, di attentati incendiari...
Se si decide di dare fuoco con la benzina...
PRESIDENTE: Avvocato, la domanda.
AVVOCATO Ceolan: Sì, gliela faccio Presidente.
PRESIDENTE: Ma la domanda la deve fare come domanda, non come sue considerazioni.
AVVOCATO Ceolan: Mi scusi Presidente, mi scusi se glielo dico, ma il Pubblico Ministero lo lascia parlare continuamente nell'interrogatorio.
PRESIDENTE: Avvocato, mi denunzi, mi ricusi perché...
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Ceolan: No, non la ricuso, ci mancherebbe altro Presidente.
PRESIDENTE: Evidentemente per lei può essere una cosa molto strana: io non trovo in genere nel Pubblico Ministero delle considerazioni, trovo delle domande sui fatti. Se fossero considerazioni le vieterei anche al Pubblico Ministero.
AVVOCATO Ceolan: Ma scusi, lei mi interrompe prima ancora che finisca la frase, va bene.
PRESIDENTE: Lei faccia la domanda e vedrà che non la interrompo.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. Chiudiamo la polemica.
Se si va a fare un incendio di quella fatta, ci si porta dietro una bella tanica da 10 litri, oppure si va con un quartino di benzina?
EX 210 La Barbera: Se si... secondo quello che si intende a fare. Perché anche con 10 litri, se riesce a entrare nel museo di cui si parlava, se museo era, bastano 10 litri. Se c'è legno, se c'è materiale infiammabile anche 5 litri bastano per tirare tanto danno.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, allora io le faccio questa contestazione. Sul presupposto che la benzina prenda fuoco e che se non entra nel museo abbia bruciato perlomeno la parete o il marciapiede, qui sono venuti due o tre funzionati o sovrintendenti alle opere pubbliche, i quali ci hanno detto che non hanno mai avuto notizia di un attentato incendiario ai musei, o monumenti fiorentini.
Stamani mattina, prima che si procedesse al suo interrogatorio, è stato sentito un altro collaboratore, il quale, per la sua frequentazione quasi quotidiana con il Mazzei, mentre ha raccontato di un episodio, ha escluso che il Mazzei sia venuto a Firenze per compiere un attentato incendiario.
Allora, io le ripeto un'altra volta: questa storia qui è frutto della sua fantasia?
PUBBLICO MINISTERO: Posso, Presidente?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa volta l'opposizione la faccio io. Ma ci sono... Faccio opposizione anche alla domanda precedente. Un'opposizione postuma perché è noto che non si possono contestare a chiunque dichiari al dibattimento o le dichiarazioni sue, rese nel corso delle indagini, o le dichiarazioni, o gli altri elementi di prova raccolti al dibattimento.
L'avvocato Ceolan ha contestato...
PRESIDENTE: E' quello che ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: ... le dichiarazioni di un certo signor Pulvirenti che la Corte non ha nemmeno mai conosciuto.
PRESIDENTE: E' quello che ho già detto all'avvocato, al quale ho detto: 'guardi avvocato che questa gliela lascio passare, ma non è legittima...'
PUBBLICO MINISTERO: Seconda di poi, per la correttezza della contestazione attuale: mi pare che la persona che è stata sentita stamattina prima di La Barbera in aula non abbia detto di escludere che Mazzei possa aver compiuto qualche cosa di diverso a Firenze, ha escluso di esserne lui al corrente. Sono due cose profondamente diverse.
AVVOCATO Ceolan: Io veramente...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, avvocato Ceolan.
AVVOCATO Ceolan: Sbaglio io?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, avvocato Ceolan. Ha escluso di esserne al corrente, non ha escluso in via assoluta che Mazzei possa aver fatto una certa cosa piuttosto che un'altra. Ha escluso di esserne lui al corrente.
PRESIDENTE: Avvocato, quello che io le faccio osservare è che le sue domande continuano a insistere su quello che il nostro odierno esaminato riferisce di avere appreso da una terza persona. Il che non può far pensare soltanto che se le sia inventate, potrebbero anche essere frutto di qualche cosa di fantasioso, di esagerato, di scorretto, di non vero che a lui è stato detto.
AVVOCATO Ceolan: Ma vede Presidente, io mi scuso se...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non possiamo fare...
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Ceolan: No, va be', tanto ho l'ultima domanda. No, ma visto che in uno di questi verbali, che la Corte non ha, un Pubblico Ministero di Roma ha fatto a La Barbera certe contestazioni sulle dichiarazioni di altri.
Ultima domanda: le risulta, signor La Barbera, che il Gioè fornisse cocaina al Bellini?
EX 210 La Barbera: Sì, mi sa che qualche volta gli ha passato qualche centinaio di grammi di cocaina, in una sua venuta a Palermo.
AVVOCATO Ceolan: Ma per uso personale o per lo spaccio?
EX 210 La Barbera: Ah, non gliel'ho chiesto avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Ho finito, grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Pepi: Presidente, avvocato Pepi.
Senta signor La Barbera, lei stamattina ci ha detto di essere stato uomo d'onore dall'81 al '93. Me lo conferma, no?
EX 210 La Barbera: Sì.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei praticamente è a conoscenza diretta e precisa di come si svolgeva la vita di questo sodalizio criminoso Cosa Nostra.
Allora io le chiedo, come prima domanda, è possibile che un uomo non d'onore può essere a conoscenza di fatti particolarmente delicati come preparazione di stragi e cose simili e vi possa partecipare attivamente?
EX 210 La Barbera: Come uomo d'onore?
AVVOCATO Pepi: No, un uomo non d'onore.
EX 210 La Barbera: Ah, non d'onore. Certo che è possibile. Ci sono persone vicine che gli si danno delle confidente e man mano si valuta se la persona ha i requisiti per poterlo fare entrare in famiglia e dopodiché l'iniziazione viene dopo.
Può succedere che, almeno fino a un certo punto perché poi anche quelle regole sono saltate per cui gli potevi rispondere che anche persone non messe a conoscenze di Cosa Nostra possono anche commettere omicidi, stragi e quello che c'è di bisogno.
AVVOCATO Pepi: Senta, sempre su... le mie domande sono tutte relativamente a questo tipo di attività, quindi io le chiedevo ora: sempre la persona non uomo d'onore è a conoscenza di chi sono gli aderenti e i capi delle varie famiglie, oppure conosce solo un referente, o una persona soltanto?
EX 210 La Barbera: Se la persona non uomo d'onore sta assieme a delle persone si capisce se tutte le persone d'onore e non d'onore che si rivolgono sempre a una persona, si capisce chi è il capo, a chi la gente si riferisce e chi comanda. Anche non essendo uomo d'onore bene o male c'ha gli occhi quasi aperti.
AVVOCATO Pepi: Senta, sempre in questo tema qui: prima di diventare uomo d'onore è necessario che venga, il soggetto che in un primo momento è affiliato o comunque è conosciuto e vorrà diventare uomo d'onore, che fa, compie una forma di tirocinio, gli vengono devoluti incarico, di che tipo, di che genere?
EX 210 La Barbera: Avvocato, per quello che mi risulta ci sono dei professionisti, è successo a Palermo, dei professionisti che non per forza debbono attivarsi a compiere omicidi ma che soltanto, siccome Cosa Nostra li usa per potere arrivare a certi personaggi per cui debbono parlare liberamente, li mettono in famiglia. Per cui non c'è bisogno di commettere per forza qualche cosa delittuosa.
AVVOCATO Pepi: Sì, scusi La Barbera, io forse... la mia domanda, non mi sono spiegato bene, era proprio rivolta all'attività direttamente criminosa, ecco, dicevo: prima di immettere come uomo d'onore un soggetto per commettere atti criminosi, che gli viene fatto per gradi, che so io, si parte dallo scippo per poi arrivare alla rapina, per poi arrivare all'omicidio?
Ecco, volevo sapere se vi è una specie di scuola per gradi.
EX 210 La Barbera: Al momento in cui si comincia a frequentare qualche persona che si pensa di metterlo in famiglia, certo. Se non è, come dicevo prima, un professionista o un laureato, cioè serve per la manovalanza, si può anche cominciare un tirocinio, come ha detto lei, cominciare a bruciare qualche macchina per vedere se la persona di fronte al pericolo c'ha problemi di potere agire.
Al momento in cui incomincia a fare, bruciare la macchina, collaborare a qualche omicidio e così via, poi si mette, se si decide che è una persona valida, si mette in famiglia.
AVVOCATO Pepi: Ecco, sempre sotto questo profilo le volevo chiedere, siccome in questo processo spesso si è parlato di trasporti vari di esplosivi, dicevo, è possibile che un uomo non d'onore possa essere devoluto a fare trasporti di esplosivi? Per quello che ovviamente a lei consta.
EX 210 La Barbera: Al momento di bisogno, se la persona si prende la responsabilità, una persona che fa parte di Cosa Nostra si prende la responsabilità che il vicino c'ha un camionista o una persona affidabile, anche se sa che dandogli la confidenza di dargli l'esplosivo si sa che poi viene utilizzato per una cosa specifica, si prende la responsabilità la persona che gli è più vicina a quella persona, se fa il camionista, come ha detto lei, o deve fare il trasporto.
E' successo, cioè, in Cosa Nostra può succedere.
AVVOCATO Pepi: Può succedere.
Senta, volevo chiederle, nel 1992 lei è a conoscenza che a in Palermo vi fosse un gruppo di fuoco composto e rappresentato da una serie di persone molto ben organizzate e molto efficienti, che erano reclutate per tutta Cosa Nostra?
EX 210 La Barbera: Al di fuori del nostro?
AVVOCATO Pepi: Sì.
EX 210 La Barbera: Per quanto riguarda i corleonesi?
AVVOCATO Pepi: Eh.
EX 210 La Barbera: A parte noi, ogni mandamento c'ha il suo gruppo ristretto per come poi man mano si sono sapute le cose. Che al momento in cui deve agire si rivolgono a quelle quattro-cinque persone che sono più vicine nel mandamento di Trapani, o anche di Palermo. Non eravamo l'unico gruppo.
AVVOCATO Pepi: Ma questi gruppi sono fra loro collegati o ognuno agisce per conto proprio?
EX 210 La Barbera: No, per conto proprio. C'è sempre un capoprovincia, un capomandamento che gestisce queste persone.
AVVOCATO Pepi: Ecco. Nel caso in cui scoppino le cosiddette guerre fra famiglie, ecco, volevo sapere che cosa avviene? Cioè, i gruppi, i vertici di Cosa Nostra come si comportano? Fanno intervenire i soggetti più importanti, i soggetti migliori, o chi va a intervenire in queste guerre, o cosche come si voglia dire?
EX 210 La Barbera: Mah, io gli posso portare l'esempio di quello che è successo nella realtà che ho vissuto io, che dopo la guerra dei corleonesi nell'80, a parte se lei si riferisce a guerra che si poteva avere all'interno cioè un gruppo di persone che vogliono fare estorsioni, ma non combattere Cosa Nostra, cioè i corleonesi perché non è mai esistito. Cioè, dopo che si è vinto la guerra dell'81-'82 non è che in realtà c'è stata un'altra guerra. Almeno a me non mi risulta.
AVVOCATO Pepi: Senta, per quanto riguarda all'attentato al Giudice Falcone, a lei risulta...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non ce ne occupiamo mica?
AVVOCATO Pepi: Abbiamo parlato di tutto, Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: Avvocato, abbiamo parlato di tutto...
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Pepi: Si è parlato di omicidi...
PRESIDENTE: Abbia pazienza, io non le voglio impedire di fare la domanda, ma certo che se incominciamo a parlare...
AVVOCATO Pepi: Sembrerebbe di sì.
PRESIDENTE: Noi dell'attentato al Giudice Falcone abbiamo sentito parlare per pochi minuti per dirci soltanto che aveva partecipato.
AVVOCATO Pepi: Ho capito Presidente, ma è stato parlato oggi di omicidi che con questo processo non c'entrano assolutamente nulla, da parte del Pubblico Ministero è stato...
PRESIDENTE: Ma non c'entrano forse come oggetto dell'imputazione, ma c'entrano quanto raffigurazione, per quel che può valere, della personalità di alcuni imputati.
AVVOCATO Pepi: Sì, ma anche la mia domanda è mirata a ottenere certi risultati, Presidente.
PRESIDENTE: Proviamo a vedere avvocato, proviamo.
AVVOCATO Pepi: Allora io le chiedo...
PRESIDENTE: Purché non ci allarghiamo troppo.
AVVOCATO Pepi: Quando fu compiuto il trasporto di esplosivo per l'attentato al Giudice Falcone, che a lei risulti perché potrebbe darsi che a lei non risulti nulla, il commando era composto da tutti uomini d'onore o vi erano anche soggetti che non erano uomini d'onore ma potevano essere affiliati, o altro?
EX 210 La Barbera: In quella occasione mi sono stati presentati tutti come uomini d'onore.
AVVOCATO Pepi: Senta La Barbera, lei a un certo punto oggi dell'esame del Pubblico Ministero, ci ha detto che dopo l'arresto di Riina le cose dovevano continuare come prima. Ecco, io questa frase non l'ho compresa bene.
Cioè, io vorrei sapere cosa vuol... Se mi vuol specificare che cosa significa: le cose dovevano continuare come prima anche dopo l'arresto di Riina?
EX 210 La Barbera: Sì, queste sono le frasi che ha detto il Bagarella tornando dall'appuntamento con il suo paesano Provenzano. Parlando con Giovanni Brusca - ed eravamo presenti anche io e Gioè - è venuto a dire che anche dopo l'arresto non è cambiato niente e le cose dovevano continuare come prima per i programmi che loro avevano fatto prima.
AVVOCATO Pepi: Senta La Barbera, sono a fine delle domande. Questa è una domanda strettamente personale: mi vuole, ci può spiegare i motivi, le motivazioni, se è stata una sua scelta, se è stata una scelta indicata e spinta dai suoi familiari o da altri, il motivo per cui ha deciso a un certo momento di collaborare con la giustizia?
EX 210 La Barbera: E' stata una cosa strettamente mia personale.
PRESIDENTE: Potrebbe essere un po' più esplicito? Se crede.
EX 210 La Barbera: Siccome...
PRESIDENTE: Lei sa che ha sempre la facoltà di dichiarare 'non voglio rispondere a questa domanda'.
EX 210 La Barbera: No, volevo dire, siccome l'avvocato ha tirato in ballo familiari, non c'entrano proprio. E' una cosa mia personale. Ho deciso di collaborare con l'Autorità...
PRESIDENTE: Io le ho chiesto se lei crede di poterci dire molto succintamente quali motivi sono che l'hanno portata...
EX 210 La Barbera: I motivi miei sono tanti. A parte che da quando sono partito avevo deciso di non avere più a che fare con Cosa Nostra. Sono ritornato non sapendo quello che mi aspettava perché, ripeto, per come, per quelli che sono i fatti, fine del '92, avevamo un limite nelle cose, nel senso che ci aggiustavamo le cose in paese, cioè la vecchia mafia non c'entrava niente con quello poi che è successo cominciando dalla strage in poi, quello che ci aspettava. Perché si sapeva che non c'era una fine a questa cosa, a questo tipo di strategia che veniva, io adesso la racconto in mezza giornata, ma la cosa la vivevo tutti i giorni, per cui ho capito che non ci poteva essere una buona fine.
Le persone eravamo sempre le stesse, di fermarsi non se ne parlava. Ho avuto modo di riflettere nel momento in cui sono stato arrestato. Ho capito che per me era tutto sbagliato, non era più la mafia - se così si può dire - quella che ho conosciuto nell'81 e che ho tirato avanti anche in maniera sbagliata e ho fatto le mie scelte e ho iniziato a collaborare a novembre del '93.
AVVOCATO Pepi: Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni. Signor La Barbera buonasera.
EX 210 La Barbera: Buonasera.
AVV. Cianferoni: Dunque, senta, vorrei sapere da lei, dal giorno del suo arresto nel marzo del '93, se si ricorda e sa indicarli i vari istituti di detenzione presso i quali è stato ristretto?
EX 210 La Barbera: Allora Rebibbia dal 23 marzo fino e fine giugno, Pianosa fino a metà di settembre se non ricordo male, fino a metà settembre, poi sono stato a Livorno.
PRESIDENTE: E' andato a fare i bagni a Pianosa.
EX 210 La Barbera: Eh?
PRESIDENTE: E' andato a fare la stagione dei bagni a Pianosa.
EX 210 La Barbera: La stagione proprio dei bagni. Lo sentivo il mare comunque, lo sentivo da lontano.
PRESIDENTE: Non è una sfottitura, mi scusi, era una battuta.
EX 210 La Barbera: Per carità.
PRESIDENTE: Forse non opportuna.
EX 210 La Barbera: A Pianosa fino al 15 di settembre circa. Mi hanno portato a Livorno per un interrogatorio, fino ai primi di ottobre, poi mi hanno riportato a Pianosa fino alla data della mia collaborazione.
AVV. Cianferoni: Da quella data in poi io immagino che sia comunque rimasto detenuto per del tempo, si ricorda dove?
EX 210 La Barbera: Sono stato in extracarceraria affidato alla DIA.
AVV. Cianferoni: Immediatamente?
EX 210 La Barbera: No. Per un periodo Rebibbia, che non ricordo adesso se due o tre mesi, e poi affidato all'extracarceraria alla DIA.
AVV. Cianferoni: Due-tre mesi a Rebibbia.
Senta, ascoltandola questa mattina abbiamo appreso che, se ho capito bene, nell'86 lei è stato fatto reggente della famiglia di Altofonte. Me lo conferma?
EX 210 La Barbera: Sì.
AVV. Cianferoni: E questa investitura le proveniva da certo signor Di Maggio.
EX 210 La Barbera: Sì.
AVV. Cianferoni: Vuole ricostruire meglio le dinamiche interne della famiglia d'Altofonte negli anni che a noi interessano in particolare, cioè dal '92 al '94. Se lei sa chi fosse all'epoca il reggente e quali fossero appunto le dinamiche di questa famiglia.
EX 210 La Barbera: Da quando sono ritornato, dal '92 in poi?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 La Barbera: Intanto c'era latitante ad Altofonte il capomandamento, Giovanni Brusca, per cui qualsiasi decisione era, i contatti erano Gioè che fungeva da reggente perché non c'era una famiglia composta da rappresentante, consigliere e sottocapo. C'era soltanto un reggente che era il Nino Gioè. E poi c'erano i contatti diretti con il mandamento che era sempre presente lì per cui... Questa era la famiglia per quanto riguarda Altofonte.
AVV. Cianferoni: Io però vorrei che lei ci dicesse, se ne è a conoscenza, dei motivi che sottostavano al contrasto tra Di Maggio e Brusca?
EX 210 La Barbera: I motivi, per quelli che mi risultano, sempre le stesse cose: il fatto che il Di Maggio si voleva fregare i soldi del mandamento e piccoli disguidi, che sono andati a finire, sia il Brusca che il Di Maggio, a discussione su Riina e Riina, con tutto ciò, sapendo che il Di Maggio voleva - a ragione o a torto io non lo so, almeno dai discorsi che si sentivano - non ha dato ragione o torto a nessuno e ha fatto reggente al Brusca Giovanni.
AVV. Cianferoni: Mi desta perplessità, le dico, che lei abbia descritto un ottimo rapporto con Giovanni Brusca, quando invece la sua investitura alla reggenza di Altofonte proveniva dal Di Maggio.
EX 210 La Barbera: Cioè io con Giovanni Brusca?
AVV. Cianferoni: Sì. Lei ha detto che faceva parte di un quadrinomio, diciamo di quattro persone, e vedeva continuamente il Brusca.
EX 210 La Barbera: Nel '92, quando sono tornato?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 La Barbera: Sì.
AVV. Cianferoni: Quando io ho pensato che lei era stato fatto reggente dal Di Maggio mi sono sorpreso.
EX 210 La Barbera: Ma si sta parlando dell'86-87.
AVV. Cianferoni: Ma comunque vi era questo dato, nemmeno troppo remoto; poi, insomma.
EX 210 La Barbera: Io ho detto: ho avuto fatta una visita da Leoluca Bagarella e da quello si è capito... Almeno noi in gergo ci capiamo. Se un Bagarella viene a casa mia per farmi visita e mi fa un certo discorso, torna che le cose e di qua... io presumo che sia il Bagarella con Brusca avevano già chiarito e avevo capito che mi volevano mettere di nuovo in mezzo. Per cui con Brusca non c'era più niente, perché io con Brusca, direttamente, non ci ho avuto mai niente.
AVV. Cianferoni: Senta, il passaggio della reggenza da lei stesso al Gioè come è avvenuto?
EX 210 La Barbera: Queste sono cose che maturavano pian piano. Si aspettava che al Gioè gli finiva di fare il confine, che è stato circa '87-88. Per un periodo fungeva da reggente anche il Di Matteo, dopo di me; c'è stato un attimo di confusione, nel senso che si metteva la persona di fiducia più vicino.
Dopo di me è successo il Di Matteo. Nel mentre si aspettava che il Gioè doveva finire questa pena, che era al confine, quando è ritornato si è messo a reggere la famiglia di Altofonte.
AVV. Cianferoni: Alla luce, allora, di questo quadro, posso concludere - pensando alla sua situazione negli anni immediatamente precedenti al '92 - che lei si sentisse in qualche maniera posato, messo da parte.
EX 210 La Barbera: Ma non direi proprio posato. Ho chiesto la possibilità di andare, che ho avuto la possibilità, di andare a lavorare fuori. In questi casi, se non c'è bisogno di un uomo d'onore, è libero pure di andare a lavorare fuori. Nel caso mio non è che è una scelta... Cioè voglio dire, io mi sono trasferito con la mia impresa al nord, per cui non vedo quali ostacoli potevo avere.
Infatti mi ha detto: vai tranquillo. E basta. E fino al '92 non ho parlato più... A parte che sono venuto pochissime volte a Palermo.
AVV. Cianferoni: Ecco, tornando, lei ha detto stamani di aver trovato le cose molto cambiate rispetto a prima.
Dal punto di vista proprio dell'organico della sua famiglia di Altofonte, e più in generale di queste sue conoscenza, in che senso le cose erano cambiate?
EX 210 La Barbera: Cambiate. Mi sono trovato alla strage di Capaci e sono cose che io non avevo fatto prima. Cioè, per me erano cose nuove, andare a fare una strage a un magistrato.
Pensavo che la cosa finiva là e si continuava. Non è che mi hanno partecipato, quando sono tornato, mi hanno presentato un programma ben preciso. Man mano mi andavo trovando in queste situazioni: cose che prima non erano mai accadute.
AVV. Cianferoni: Beh, su questo io le ricordo - forse se lo ricorderà anche lei - che qualche anno prima c'era stato l'attentato al giudice Chinnici, tanto per ricordare un grave fatto.
Quindi, su questa sua sorpresa dell'attentato di Falcone, io non... insomma, resto perplesso.
PRESIDENTE: La prego, non deve esprimere nessuna valutazione.
AVV. Cianferoni: No, no.
PRESIDENTE: L'interrogatorio, il controesame non è diretto a consentire di fare valutazioni, ma cosa mai di acquisire notizie o affermazioni convenienti alla tesi che lei sostiene.
AVV. Cianferoni: Non c'è dubbio, Difatti, ritornando al discorso, le chiedo: dal punto di vista decisionale, quella sua frase "le cose erano molto cambiate rispetto a prima", può avere un significato? Cioè, le decisioni si prendevano in maniera diversa, rispetto a quando lei era ancora in Sicilia e poi andò a Milano, quando è tornato?
EX 210 La Barbera: Eh, certo. L'ho appena elencato. Le decisioni, chi le aveva prese, già le aveva prese. Io mi sono trovato sul fatto, dalla strage in poi. Mi sono trovato da un fatto dietro l'altro. Perché per me, dico, le novità quali sono? Andare a ammazzare una persona come il fatto dell'omicidio ad Alcamo, l'omicidio a Santa Flavia, l'omicidio a Marsala, per me erano novità, perché prima ognuno nella sua famiglia si curava - si curava, se mi sto esprimendo bene - si curava le cose del paese e si cercava il ladro che rubava gli appartamenti, si cercava, se qualcuno voleva contrastare Cosa Nostra, ma sempre nell'ambito del paese.
Per me la differenza è questa. Mi sono ritrovato ad andare a fare omicidi a Marsala, omicidi a Santa Flavia, omicidi ad Alcamo, omicidi... per me sono queste le novità.
AVV. Cianferoni: Ora, su questo suo primo periodo, le chiedo, mi pare che abbia fino ad ora insistito, lei, che tornato in Sicilia, la prima cosa della quale venne a sapere fu la strage di Capaci.
Me lo conferma?
EX 210 La Barbera: Sì.
AVV. Cianferoni: Lei ricorda di aver detto che tornò in Sicilia nel gennaio del '92?
EX 210 La Barbera: Sì. Gennaio, poi per un periodo sono tornato a Milano, e poi definitivamente sono sceso verso aprile '92.
AVV. Cianferoni: A questo proposito, io mi sono appuntato che lei ha detto di aver visto il signor Bagarella circa un mese di prima rispetto al suo ritorno per la morte della madre.
Come può, questa circostanza, avere verità, visto che su tutte le premesse che siamo venuti dicendo finora?
EX 210 La Barbera: Un mese prima, non ho capito: un mese prima?
AVV. Cianferoni: Lei ha detto stamani, io ho segnato: conoscenza Bagarella un mese prima rispetto al suo ritorno in Sicilia.
EX 210 La Barbera: Eh.
AVV. Cianferoni: E mi pare una cosa che non torna rispetto ai tempi, e soprattutto ai modi, nei quali lei ha detto di essere tornato.
EX 210 La Barbera: No...
AVV. Cianferoni: Con tutte quelle cautele che ci ha descritto.
EX 210 La Barbera: Ecco, allora le spiego: dopo la morte di mia mamma, sono ritornato di nuovo a Milano e scendevo più spesso a Palermo.
PRESIDENTE: Quando è avvenuta la morte di sua madre?
EX 210 La Barbera: A metà gennaio, verso il 17, se non ricordo male.
Dopodiché mi sono alternato tra Milano, che stavo ultimando i lavori, che occorreva la mia presenza, e spesso venivo ad Altofonte, il mio paese.
Se l'avvocato mi chiede definitivamente, adesso la data precisa non me la ricordo, ma mi ricordo verso aprile. Se ho detto un mese prima del mio ritorno, non so a quale mese fa riferimento, perché io più volte sono sceso a Palermo e continuamente vedevo sia il Brusca sia il Bagarella. Già ci cominciavano ad essere le frequenze.
AVV. Cianferoni: D'accordo, poi vedremo meglio da tutte le risposte che via via ha dato.
Le chiedo: io vorrei sapere da lei se individua degli elementi di fatto specifici, di sua diretta conoscenza, che connettano persone facenti parte della sua famiglia di Altofonte, con i fatti per i quali è stato sentito dalla Procura di Firenze e ancor prima dalla Procura di Roma, cioè le stragi del '93.
EX 210 La Barbera: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non ho capito neanche io.
AVV. Cianferoni: Cioè, se riesce - e azzardo un'ipotesi: credo che il signor La Barbera abbia compreso - cioè, fa parte...
PRESIDENTE: Allora se ha compreso può rispondere, eh.
EX 210 La Barbera: No, no, non ho capito la domanda; questa domanda non l'ho capita.
PRESIDENTE: Non ha capito.
AVV. Cianferoni: Cioè, la famiglia di Altofonte come, secondo le sue dirette conoscenze, risulta coinvolta nelle stragi del '93?
EX 210 La Barbera: Nelle stragi del '93 la famiglia di Altofonte?
PRESIDENTE: No. Ha chiesto, l'avvocato, se a lei risulta che la famiglia di Altofonte sia coinvolta nelle stragi del '93.
EX 210 La Barbera: Ah, è una domanda.
PRESIDENTE: Sì.
EX 210 La Barbera: Se è coinvolta?
PRESIDENTE: Sì.
EX 210 La Barbera: Non mi risulta. Nel '93, a parte che io ero in carcere... La famiglia di Altofonte no.
AVV. Cianferoni: Su questo punto, però, ora mi par di aver capito che lei ha detto non le risulta.
PRESIDENTE: No, ha detto anche perché era in carcere.
AVV. Cianferoni: Perché era in carcere.
Ecco, io ho registrato mentalmente la presenza di numerosi soggetti che hanno scelto la via della collaborazione all'interno di questa famiglia. Gliene rammento alcuni: il Di Carlo, il Di Matteo, lei stesso, il Di Maggio.
Che rapporti ci sono stati...
(voce fuori microfono) Non è di Altofonte Di Maggio.
AVV. Cianferoni: Diciamo che è vicino, comunque ora, senza stare a fare una polemica... Per la dovuta precisione, anche se noi mettiamo da parte, posiamo, diciamo così, il Di Maggio, restano questi altri nomi che le ho fatto.
Che rapporti ci sono stati nel periodo precedente all'arresto tra lei e questi signori che le ho appena nominato?
EX 210 La Barbera: Con Di Carlo, che ho appreso dai giornali che sta collaborando con la giustizia, io non lo vedo - a parte che ero piccolo - dal '79. Per cui il motivo... Lei mi ha chiesto il motivo?
PRESIDENTE: No, no.
AVV. Cianferoni: No.
PRESIDENTE: Che rapporti.
AVV. Cianferoni: Che rapporti c'erano.
EX 210 La Barbera: Che rapporti. Allora, io con Di Carlo non lo vedo dal '79, per cui non ci ho nessun rapporto.
Il Di Matteo Mario Sante è stato arrestato poco tempo dopo; cioè, io a marzo, se mi ricordo bene, lui verso giugno è stato arrestato pure lui e ha iniziato a collaborare prima di me.
I rapporti fino... Cioè era presente alla strage; poi ha avuto un diverbio con Luca Bagarella e non è stato più presente effettivamente, dopo, per le altre cose. Il Di Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come?
AVV. Cianferoni: Come?
PUBBLICO MINISTERO: La strage che sta menzionando spieghi qual è, voglio dire.
EX 210 La Barbera: La strage di Capaci.
PRESIDENTE: La strage di Capaci. Pare che sia l'unica alla quale ha partecipato.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Mi pare che comunque si capisca.
Dicevo questo: lei ha fatto riferimento proprio a notizie apprese dai giornali, lei stesso.
Ora, mi fa venire in mente che è cronaca recente la notizia dell'indicazione di alcune di queste persone come possibili attuali - intendo dire di questi giorni - autori di omicidi proprio nel contesto di Altofonte e San Giuseppe Iato.
Lei su questo punto che cosa può dire?
EX 210 La Barbera: Su che cosa? non ho capito.
AVV. Cianferoni: Sul fatto che le dico che Brusca Giovanni, se non vado errato, indica quali possibili autori attuali di omicidi, per l'appunto il signor Di Maggio, il signor Di Matteo e, se la cosa le può essere di interesse, lei stesso.
EX 210 La Barbera: Mah, questa cosa non mi risulta proprio, avvocato. Io ho parlato con i magistrati della mia Procura e non mi è stata mai contestata una cosa del genere.
AVV. Cianferoni: Senta, per capire le dinamiche che la animano nel rendere le sue dichiarazioni: quando lei dice "i magistrati della mia Procura", a che cosa fa riferimento?
EX 210 La Barbera: Cioè...
PRESIDENTE: A quale Procura?
EX 210 La Barbera: Io ho un procedimento con la Procura di Palermo e con la Procura di Caltanissetta. Con le due Procure io ho due procedimenti, per cui intendo quei magistrati a cui debbo chiedere... per qualsiasi cosa mi rivolgo alle mie Procure.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVV. Cianferoni: Cioè, lei ha parlato di questi fatti con i magistrati e il Pubblico Ministero di queste Procure?
EX 210 La Barbera: Io, come mi sta dicendo lei, tramite il giornale ho letto...
AVV. Cianferoni: Ah, ecco.
EX 210 La Barbera: ... in maniera diversa queste cose che mi sta dicendo lei. Mi sono premurato a parlare sia con il mio avvocato, sia con i miei magistrati.
Ho chiesto spiegazioni e mi hanno detto che sono solo invenzioni giornalistiche. Così mi hanno risposto.
Al momento in cui risponderò delle mie azioni.
AVV. Cianferoni: In riferimento al suo periodo di permanenza milanese, lei si è riconosciuto autore di reati?
PRESIDENTE: A Milano.
AVV. Cianferoni: A Milano.
EX 210 La Barbera: A Milano io ho un procedimento per traffico di droga, che ho parlato oggi.
AVV. Cianferoni: Sempre in rapporto al suo ritorno a Palermo e comunque in Sicilia, lei ha detto: ogni giorno c'era una novità.
Che vuol dire questa sua affermazione, in riferimento a quel periodo?
EX 210 La Barbera: Non ho capito.
AVV. Cianferoni: Innanzitutto vorrei capire da lei che cosa intende quando parla di novità.
EX 210 La Barbera: Non ho capito la domanda.
AVV. Cianferoni: Lei ha detto: tornando in Sicilia, ho trovato le cose molto diverse rispetto a prima.
EX 210 La Barbera: Ah.
AVV. Cianferoni: E già su questo abbiamo parlato.
Ci siamo scambiati domande e risposte, come diceva il signor Pubblico Ministero stamattina.
Poi ha detto: ogni giorno c'era una novità.
Ora io le chiedo, che cosa intende lei per novità?
EX 210 La Barbera: Novità sono che man mano, cioè, cominciando - per quello che mi appartiene - cominciando dalla strage di Capaci, i programmi che mi venivano partecipati dopo e l'uccisione del mandamento con la fidanzata, per me sono novità; perché non ho mai partecipato... Almeno, anzi, al contrario, facendo parte di Cosa Nostra mi hanno detto che, all'inizio, le donne e i bambini non si dovevano toccare.
Per cui queste sono le novità. Mi sono trovato a un omicidio, costretto, di una ragazza che non ci entrava niente. Per me sono novità: sono queste.
AVV. Cianferoni: Senta, la sua conoscenza, che ha descritto di aver avuto, con il signor Calabrò a quando risale?
EX 210 La Barbera: Dopo il mio ritorno a Palermo.
AVV. Cianferoni: In rapporto alla sua conoscenza di questo odierno imputato, vorrei sapere come può affermare - così come ha fatto oggi - che fosse reggente del mandamento di Alcamo.
EX 210 La Barbera: Perché in mia presenza, in una riunione, come ho spiegato oggi, sia il Brusca, ha partecipato ai ragazzi, cioè a quelli che non sapevano a chi rivolgersi dopo la morte di Milazzo.
Gli hanno detto: da quel momento in poi di rivolgersi, o a Peppe Ferro, o a Gioacchino Calabrò.
In nostro gergo significa: rivolgersi a loro, perché sono loro i reggenti.
AVV. Cianferoni: Ecco, però sotto questo profilo, le chiedo un chiarimento che vale contestazione. In questo senso: sentito il 25 gennaio '95 dalla Procura di Firenze, a proposito di, leggo testualmente:
"Personaggi di vertice della organizzazione dell'area trapanese", indicava altre persone: Messina Denaro Matteo, quale capo dello provincia di Trapani, con Sinacori Vincenzo. E Andrea Gancitano reggenti della famiglia di Mazara del Vallo con Ferro Giuseppe capomandamento di Alcamo.
Ma non indicava il signor Calabrò.
Ecco, com'è questa sua aggiunta nell'odierno dibattimento?
EX 210 La Barbera: Perché oggi si è trattato, si è trattato le famiglie in particolare. E mi sono ricordato che all'epoca, sia il Ferro per quanto riguarda Alcamo, che il Gioacchino per quanto riguarda Castellammare, che assieme dovevano reggere il mandamento.
Oggi perché abbiamo approfondito un po' le famiglie di quelle che sono a mia conoscenza.
AVV. Cianferoni: Ecco, però devo dirle che, proprio... Allora, a questo punto, la contestazione si estende anche al tenore della domanda che le era stata rivolta:
"Mi si chiede di riferire con quali personaggi di Cosa Nostra di area trapanese io avessi rapporti."
Cioè, mi pare la sessa domanda che gli si era rappresentata in questa sede. E la risposta mi pare un po' diversa.
EX 210 La Barbera: Personaggi dell'area trapanese per quanto riguarda...
PRESIDENTE: In quella stessa circostanza, lei questo signor Calabrò non lo aveva nominato.
EX 210 La Barbera: Eh, l'ho spiegato. Perché adesso che stiamo approfondendo, la domanda è stata precisa.
Il P.M. oggi mi ha chiesto le famiglie. Oggi ho specificato molto più preciso come sono andate le cose.
PRESIDENTE: Bene, andiamo avanti.
Teniamo presente che sono le 18.30. Per favore...
AVV. Cianferoni: Sì, sì. No, io cerco di essere molto sintetico. Qualche domandina ancora ce l'ho, ma cerco di essere molto sintetico.
Senta, lei sa dirci il periodo temporale nel quale è andato a casa del signor Ferro?
PRESIDENTE: Lei stamattina ha detto...
EX 210 La Barbera: Io che sono andato a casa?
PRESIDENTE: ... che è andato a trovarlo anche a casa.
EX 210 La Barbera: Sono andato a casa l'estate del '92.
Precisamente sarà stato il mese di agosto. A parte ci sono andato più volte.
PRESIDENTE: Ah, più volte?
EX 210 La Barbera: Più volte, più di una volta, ci sono andato.
PRESIDENTE: Sempre in quella stagione.
EX 210 La Barbera: Sempre in quella stagione. Che c'era il Brusca latitante a Castellammare che è poco distante, il Ferro abita fuori Alcamo, in una villetta fuori Alcamo. E per un motivo e per l'altro... Una volta ci ho accompagnato Brusca, un'altra volta ci sono andato in compagnia di Gioacchino Calabrò.
Diverse volte, due o tre volte ci sono andato.
AVV. Cianferoni: Senta, e...
EX 210 La Barbera: Sempre nell'estate '92.
AVV. Cianferoni: Lei ha conosciuto il figlio di Giuseppe Ferro?
EX 210 La Barbera: Sì, di vista.
AVV. Cianferoni: Sa riferire fatti che possano avere rilevanza per questo processo, a proposito del figlio di Giuseppe Ferro?
EX 210 La Barbera: Per questo processo?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 La Barbera: No, in particolare no.
L'ho conosciuto, accompagnava il padre. Per questo processo no, ripeto, perché non...
AVV. Cianferoni: Ora, un altro termine che mi ha destato interesse è quello della riunione.
Lei ha parlato più volte di riunioni.
Vorrei chiederle: a queste riunioni, lei ha partecipato spesso.
EX 210 La Barbera: Quale riunione, avvocato?
AVV. Cianferoni: Diciamo, all'avvenimento riunione. Succede una riunione, lei era invitato o non era invitato?
EX 210 La Barbera: Se lei mi dice in quale riunione, io gli rispondo.
AVV. Cianferoni: Diciamo...
EX 210 La Barbera: Di queste riunioni...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere una cosa: lei ha più volte detto, c'è stato una riunione con questo, una riunione con quell'altro.
A volte ha detto: ho partecipato, a volte ha detto: a quella riunione io c'ero andato, avevo accompagnato l'uno o l'altro, ma non ho partecipato.
L'avvocato vuol sapere: riunione cosa vuol dire?
EX 210 La Barbera: Eh, io intendo dire: sia riunione...
PRESIDENTE: Penso che sia questa...
AVV. Cianferoni: Sì, sì, Presidente.
PRESIDENTE: Ecco.
EX 210 La Barbera: Io, qualche volta, mi sono limitato, come quella volta, la mattina dell'arresto di Totò Riina, per esempio, ci doveva essere - poi l'ho saputo - ci doveva essere una riunione in grande di tutti i mandamenti.
A parte non lo sapevo, non dovevo essere manco presente, perché mi sono limitato ad accompagnare a Brusca.
In altre circostanze, quando ho parlato di riunione che è venuto il Mazzei ad Altofonte, o che ci riunivavamo sempre noi quattro: io, Gioè, Brusca... Io parlo anche di quelle riunioni, che si parlava, essendo loro latitanti, o del più o del meno, o si parlava di cose di Cosa Nostra.
Se si accompagnava qualche persona estranea, dico il Mazzei, o qualche altra persona, eravamo sempre io o Gioè ad accompagnarlo. In parte assistevamo se c'erano dei discorsi più delicati che non conosco, loro si appartavano. Appartavano se c'erano due stanze.
Per cui non sempre ho partecipato a questo tipo di riunioni.
PRESIDENTE: A questi incontri di più persone.
EX 210 La Barbera: Sì.
AVV. Cianferoni: Nemmeno quando lei era reggente? Mi tolga questa curiosità.
EX 210 La Barbera: Quando io ero reggente, il mio incarico era di portare tutti i discorsi al capomandamento e il capomandamento decidere. Ma sempre cose riguardo il paese.
O il capomandamento mi mandava da qualche altro mandamento per portare soldi di lavori appaltati nella nostra zona che dovevamo restituire ad altri mandamenti. Ma mi limitavo a questo, non facevamo riunioni. Almeno io.
AVV. Cianferoni: Ecco, a proposito della riunione nella quale si procedette, lei ha detto, alla iniziazione di Santo Mazzei, chi c'era presente quale rappresentante della famiglia di Catania?
EX 210 La Barbera: Questo fatto mi è stato raccontato dal Gioè, mi ha detto che lui era presente e che sono venute persone da Catania. Non so chi è venuto e quanti erano. Mi è stato soltanto riferito dal Gioè.
AVV. Cianferoni: Ecco, sul fatto che il Gioè le facesse plurime confidenze. Non so, molti particolari che ci ha detto, ce li dice perché li ha appresi dal Gioè. Le chiedo, lei stesso ha detto che non è uso nell'associazione di cui lei afferma di aver fatto parte, riferire con tanta ricchezza di particolari un fatto.
Che tipo di rapporto allora c'era tra il Gioè e lei, perché lei ci possa oggi raccontare tante cose apprese dal Gioè?
EX 210 La Barbera: Si sta parlando di due cose diverse.
Cioè, se si incontrano due uomini d'onore di diverse famiglie, o anche della stessa famiglia che non c'è tanta confidenza, non c'è motivo di spiegare cosa fa una e cosa fa l'altro.
Ma nel caso nostro, che eravamo giorno e notte assieme, o io andavo in un appuntamento e lui andava in un altro appuntamento, nel momento in cui ci incontravamo, come poi è successo che ci hanno registrato in via Ughetti, si capisce che ci scambiavamo le cose successe durante la giornata, il giorno prima, o quello che doveva succedere il giorno dopo.
AVV. Cianferoni: Ecco...
EX 210 La Barbera: Per cui con facilità il Gioè mi spiegava quello che era successo, nel caso come mi sta chiedendo lei, di Mazzei.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché io noto proprio da verbali di interrogatorio che sono stati svolti in riferimento alle intercettazioni in via Ughetti, che tra lei e il Gioè si è parlato di tutta una serie di argomenti molto molto varia, costituenti un vero e proprio catalogo dei possibili argomenti di interesse per una Procura.
Perché addirittura - faccio qui riferimento al verbale 2 febbraio '94 davanti alla Procura di Palermo - per facilità espositiva lei ricorderà che il Pubblico Ministero le faceva riferire gli argomenti proprio con una numerazione.
E allora:
"Un primo argomento sono i rapporti con Scaduto Giovanni e Sangiorgi Gaetano detto Tano.
Un secondo sono i commenti che io e Gioè facevamo sui rapporti fra Brusca e Bagarella.
Un terzo è costituito dal debito di 50 milioni che Farinello Domenico aveva nei confronti di Brusca Giovanni.
Un quarto dai commenti negativi che io e Gioè prendevamo..."
PRESIDENTE: Avvocato, non arriviamo mica fino a 99, eh?
AVV. Cianferoni: Quindi questo... No, no, faccio per sottolineare come vi fosse proprio una ricchezza di argomenti che non avevano, secondo chi parla, un interesse diretto per il Gioè, né per il La Barbera.
Allora aio volevo sapere, proprio in riferimento a queste intercettazioni di via Ughetti, anzitutto come si pone rispetto a questo tipo di domanda. Cioè: come mai voi sentivate il desiderio, la curiosità di parlare di tutte queste cose che non vi riguardavano.
EX 210 La Barbera: Come, in che senso non ci riguardavano? Delle cose attuali, generalmente dicevamo queste cose.
Ci riguardavano direttamente perché ogni discorso che si faceva, ci entravamo io-lui.
AVV. Cianferoni: Eh, be', ora sul fatto per esempio del signor Farinella, mi chiedo cosa ci entrasse lei o il signor Gioè.
EX 210 La Barbera: Ma Farinella perché li doveva fare avere...
PRESIDENTE: Ma abbiate pazienza...
EX 210 La Barbera: No, adesso gli spiego: questi 50 milioni di cui sta parlando lei, mi sta facendo fare mente locale, i 50 milioni dovevano andare a Brusca. E il Santi Pullarà che aveva fatto da tramite, questi 50 milioni si erano persi. In cui si parlava di questo: che il primo che afferrava i soldi se li conservava. Proprio questi erano gli argomenti.
E siccome noi eravamo da tramite che dovevamo prendere questi soldi da Santi Pullarà passarli a Brusca, ed erano questi i commenti.
Si stava commentando: 'vedi, il Farinella gli ha dato i soldi a coso, a Santi e si sono persi per strada e non sono arrivati'.
Eravamo direttamente interessati.
AVV. Cianferoni: Lei ricorda la scoperta dell'appartamento di via Ughetti quanto fu distante nel tempo da quando voi lo prendeste in locazione, in affitto questo appartamento?
Cioè, quanto ci poteste rimanere prima che la DIA poi facesse irruzione?
EX 210 La Barbera: Una ventina di giorni, perché...
Poco, cioè...
AVV. Cianferoni: Poco.
EX 210 La Barbera: Sì, sì poco. Dopo il 15 gennaio abbiamo peso l'appartamento e dopo pochi giorni... Adesso non lo so se è passato un mese, ci hanno messo la microspia.
AVV. Cianferoni: Arrivò la DIA. Ecco, ci hanno messo la microspia.
Lei si è interrogato poi come hanno fatto a metter questa microspia?
Avete preso questo appartamento subito dopo l'arresto di Salvatore Riina, ho capito bene?
EX 210 La Barbera: Eh, non lo so come hanno fatto.
Poi, dopo la collaborazione, ho saputo che hanno aperto la porta...
PRESIDENTE: Chiediamo ai poliziotti di Palermo, o ai Carabinieri di Palermo, eh?
AVV. Cianferoni: Ma può interessare... Però...
PRESIDENTE: E' soggetto passivo.
AVV. Cianferoni: ... mi interessava anche la risposta del soggetto, e la qualificazione tra attivo e passivo la riservo alla discussione.
Cioè, dico, lei stava dicendo: "dopo la collaborazione ho saputo"?
EX 210 La Barbera: Si sono fatti la chiave, hanno aperto la porta, hanno messo la microspia, ci ascoltavano dall'appartamento di giù...
Cioè avvocato, che vuole sapere? Cioè, come andata la cosa? Non è che è mio dovere chiedere alla DIA come hanno fatto. L'hanno fatto, voglio dire.
AVV. Cianferoni: Sì, sì. Tanto lei che il Gioè eravate incensurati, vero, in quel periodo?
EX 210 La Barbera: Ma eravamo incensurati da parte... Cioè, non eravamo stati mai giudicati, ma dalle dichiarazioni di Balduccio Di Maggio si sospettava che qualcuno ci controllasse, per come avviene ogni cosa normalissima, no?
Ci controllavano. Hanno capito che abitavamo lontano da casa, che da Palermo è distante circa 15 chilometri, e hanno capito che non era una vita normale.
AVV. Cianferoni: Senta...
EX 210 La Barbera: Hanno avuto...
AVV. Cianferoni: Prego, dica, dica.
EX 210 La Barbera: Hanno avuto...
AVV. Cianferoni: La fortuna, diciamo.
EX 210 La Barbera: Hanno avuto la cosa di capire che arrestarci non era il momento, ma era meglio ascoltare quello che dicevamo. Infatti questo è il risultato.
AVV. Cianferoni: Lei ricorda se tra queste intercettazioni ambientali ci fossero discorsi riferiti a quegli attentati, di cui poi parleremo di nuovo e di cui lei ha già parlato col Pubblico Ministero?
A me pare di no. Cioè, le ho fatto degli esempi di soldi da avere e cose varie riferibili a vicende che non riguardano questo processo.
Non mi pare - dico non mi pare - che vi si trovino, però, discorsi di quelli che lei ha detto che si facevano con tanta ricchezza.
Lei ha fatto una serie di esempi di attentati molto varia. Non mi pare che in quelle intercettazioni di via Ughetti questi discorsi ci fossero.
EX 210 La Barbera: Stamattina ne abbiamo parlato, avvocato. Si è parlato dell'attentato e il P.M. l'ha elencato...
PRESIDENTE: L'avvocato chiede come mai nelle intercettazioni dei vostri colloqui non risulterebbero mai discorsi di quel tipo.
AVV. Cianferoni: Infatti, secondo me. Magari ci sono, Presidente.
PRESIDENTE: Attentati programmati.
EX 210 La Barbera: Io non so se dobbiamo parlare... Sì, hanno registrato, abbiamo ripetuto una o più volte: l'attentato di Capaci; è stato detto là, mentre si parlava. L'attentato di Capaci, l'attentato... perché quel periodo stavamo dietro per rintracciare queste guardie di Pianosa, per cui vuol dire che non era un argomento di quel... Non tutto si sente bene.
Io adesso non mi vado a ricordare perché hanno fatto quindici giorni di registrazione. Io adesso non mi ricordo... Se l'avvocato mi chiede come mai non ho parlato di quelle stragi. Di quali?
AVV. Cianferoni: Ecco, questo è interessante. No, no, d'accordo, la sua risposta mi soddisfa.
Ora, questo ultimo dato che lei ci dà... Cioè, lei ha detto: hanno fatto 15 giorni di registrazioni.
EX 210 La Barbera: Non mi ricordo bene. Si sono... ci sono date ben precise nei verbali. Io adesso non mi ricordo.
AVV. Cianferoni: Ecco. Va bene. Questo è un punto importante legato al fatto che, se lei me lo conferma, l'arresto... l'irruzione, meglio, in via Ughetti è stata 15 giorni dopo la locazione.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo può chiedere all'interessato quando c'è stata l'irruzione...
AVV. Cianferoni: Quando c'è stata la irruzione, sì.
PUBBLICO MINISTERO: La data dell'irruzione in via Ughetti lei lo chiederà alla DIA, avvocato. Perché l'irruzione la fa la Polizia Giudiziaria e non lo fanno le persone che vengono sentite ai sensi dell'articolo 210.
Le date e le attività di Polizia Giudiziaria, si chiedono alla Polizia Giudiziaria. Punto e basta.
PRESIDENTE: Va bene. Avvocato mi scusi, sia lei che i colleghi che temo debbono ancora intervenire, vi vorrei pregare di lasciarci andare a riposare alle ore 19.00.
AVV. Cianferoni: No, Presidente. Per le 19.00 non ho finito io.
PRESIDENTE: Non ha finito lei? E allora... quanti sono che devono ancora intervenire?
AVVOCATO: Presidente, anch'io devo intervenire. Non sarà un intervento lungo, però qualche domanda ci sarà. Non so altri colleghi.
PRESIDENTE: Solo lei?
Io vi pregherei, tenete presente che siamo qui dalle ore 9 e mezza di questa mattina.
AVV. Cianferoni: Ho capito, però...
PRESIDENTE: Se poi vi stancate, io rimando la cosa a domani. Quindi, fate voi. Affare vostro.
PUBBLICO MINISTERO: Forse sarebbe meglio, Presidente.
PRESIDENTE: Come dice?
AVV. Cianferoni: Se si va anche a domani...
PUBBLICO MINISTERO: Sarebbe meglio continuare domani.
PRESIDENTE: No, già che ci siamo andiamo avanti. Piuttosto finiamo, facciamo le domande che sono veramente pertinenti.
Queste mi paiono domande fatte un pochino per fare fumo. Perché, scusate, fate delle domande su discorsi risentiti e non fatti. Fate le domande su intercettazioni che dicono o che non... come mai... ma scusi, avvocato. Abbia pazienza.
AVV. Cianferoni: E' una questione molto delicata, mi pare.
PRESIDENTE: Ma io non lo metto in discussione che sia delicata, ma non si può chiedere a una persona: 'come mai non ha parlato di questo?'
AVV. Cianferoni: Beh...
PRESIDENTE: A una persona intercettata. O c'è il sospetto che il signore si era fatto intercettare.
AVV. Cianferoni: C'è questo sospetto.
PRESIDENTE: C'era anche il sospetto. Ma allora questo signore ha recitato molto bene, perché mi pare che ha aspettato 6-7 mesi a pentirsi e a fare...
AVV. Cianferoni: E ci credo!
Mah, qui si entra in una discussione...
PRESIDENTE: Ad ogni modo, per cortesia, facciamo discorsi un pochino più...
AVV. Cianferoni: Si entra in una discussione.
Con tutta la buona volontà, cerco di essere molto sintetico. Però un po' di tempo ancora mi ci vuole.
Quindi, per esempio non voglio dimenticare che tornerò su via Ughetti. Ma non voglio dimenticare un particolare sul suo racconto, per esempio, dell'omicidio Bonomo e Milazzo.
Prima che mi sfugga: ma, lei ricorda se questi fatti delittuosi avvennero di mattina, di sera, di notte, intorno a che ora avvennero?
EX 210 La Barbera: Signor Presidente, è un pezzo che sono... io già ho fatto il processo, ho fatto... se ho sbagliato, ho sbagliato lì. Ma che mi continui...
PRESIDENTE: ... di dirgli se era mattina, sera, o giorno.
EX 210 La Barbera: Ma mi deve fare sforzare di una cosa che io già ho avuto il processo di questo fatto. Proprio dettagliatamente.
PRESIDENTE: Ho capito. Se crede , ci dica: era mattina, era notte, era sera, era pomeriggio.
EX 210 La Barbera: Va bene, allora per quanto riguarda il Milazzo è stato il pomeriggio. La ragazza, sulla tarda mattinata.
AVV. Cianferoni: Va bene. Allora...
PRESIDENTE: Possiamo sapere come è terminato il processo a suo carico per questo duplice omicidio?
EX 210 La Barbera: Dovevo essere... perché mi hanno fatto la...
PRESIDENTE: La riunione.
EX 210 La Barbera: ... mi hanno fatto il cumulo di tutti gli omicidi, per quanto riguarda le indicazioni di Milazzo e il giorno 12 giugno dovevo esser giudicato.
Oggi mi hanno notificato che l'hanno rimandato perché c'era incompatibilità con i Giudici che mi dovevano giudicare.
PRESIDENTE: Ho capito. Quindi non è ancora terminato in senso formale? Lei...
EX 210 La Barbera: A me mi hanno stralciato, a me e a altri due collaboratori.
PRESIDENTE: Ah, lei l'hanno stralciato.
EX 210 La Barbera: Sì, ma il processo è già stato fatto.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 La Barbera: Comunque...
AVV. Cianferoni: Un'ultima domanda su via Ughetti. Questo contratto di locazione lo fece fare lei al prestanome o lo fece fare il Gioè?
EX 210 La Barbera: Mi sono interessato io.
AVV. Cianferoni: Dunque, passiamo a un discorso tutto particolare. A proposito dell'esplosivo, io vorrei che lei potesse dirci se lo sa, il rapporto con l'esplosivo che vige all'interno di una famiglia. Cioè: l'adopera chi vuole, c'è l'esplosivista, che cosa ci può dire in proposito? Ogni famiglia ha dell'esplosivo, c'è un magazzino comune, non c'è per niente un magazzino? Che cosa sa in questo campo?
EX 210 La Barbera: Per le esperienze che ho fatto, per quanto riguarda la strage di Capaci, c'era una persona che era molto a conoscenza di questa materia. Nel caso di Capaci.
AVV. Cianferoni: A proposito appunto di questa vicenda, le chiedo solamente se lei ricorda di aver dichiarato - siamo a dicembre del '93, al Pubblico Ministero di Caltanissetta - che furono fatte diverse discussioni per l'appunto, nonché prove in bianco a proposito dell'impiego dell'esplosivo.
EX 210 La Barbera: Son state fatte delle prove?
AVV. Cianferoni: Delle prove in bianco. Cioè dei tentativi di come mescolarlo, come non mescolarlo. C'erano dei bidoni - leggo qui, guardi - bidoncini nuovi di zecca, fatto le operazioni di travasamento, il caricamento complessivo. Ora non voglio esser io forviante, le chiedo un ricordo complessivo di questa vicenda. Perché non ci interessa sapere né il particolare come fu preparato l'esplosivo di Capaci.
Le chiedevo se lei ci sa dire come può essere gestito un'attentato di questo tipo, che cautele ci sono, che tipo di logistico la famiglia prende già all'interno di sé stessa.
EX 210 La Barbera: Ho detto poco fa che per quanto riguarda la strage di cui sono stato presente, c'era incaricato una persona che era abbastanza esperta.
PRESIDENTE: Ci può dire anche il nome?
EX 210 La Barbera: Sì. Rabulla. Pietro Rabulla.
PRESIDENTE: Ma lei non se n'è occupato.
EX 210 La Barbera: Io, no. Io ho avuto l'incarico di trasportarlo. Quello che mi dicevano, facevo. Lì mi dicevano che i detonatori andavano trasportati separatamente, non con l'esplosivo; quelle poche cose elementari.
Ma chi realmente era bravo in materia, era il Pietro Rabulla. Nel caso della strage di Capaci.
AVV. Cianferoni: Conferma che lei ha comunque soltanto visto dell'esplosivo sfuso, cioè in bidoni, polverizzato, di vari colori: bianco, giallino, marroncino. Comunque sempre sfuso.
EX 210 La Barbera: Mi sta chiedendo se io...
AVV. Cianferoni: Se lei ha visto l'esplosivo in questa foggia e basta.
EX 210 La Barbera: In questa?
AVV. Cianferoni: Foggia.
PRESIDENTE: Forma. In forma di polvere contenuta in certi contenitori.
EX 210 La Barbera: Il discorso è molto più complesso. Cioè, io quello che abbiamo usato noi, davanti agli esperti, davanti ai magistrati, ho riconosciuto quello che abbiamo usato noi. Non ne conosco altri. Non lo so. Io ho riconosciuto quello che abbiamo usato e si è fatto un processo per questo. Adesso non...
Anzi, ho riconosciuto sia il nostro, sia - nel caso sempre di Capaci - quello che hanno trasportato la famiglia Ganci, hanno fatto...
Ho riconosciuto tutti e due.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, ritornando ora un attimo all'altro filone, cioè i suoi rapporti con il Bellini, con il Gioè, abbia pazienza.
Abbiamo sentito che il Gioè più volte si è recato a Catania. Lei lo ha mai accompagnato?
EX 210 La Barbera: Il Gioè, sì. Più di una volta.
AVV. Cianferoni: Aveva lei stesso dei compiti di tenere contatti con persone del catanese?
EX 210 La Barbera: Sì, in particolare con Enzo Aiello.
AVV. Cianferoni: Come fu nel suo ricordo che la pretesa questione di Costanzo, non fu poi condotta a termine dai catanesi? Lei sa perché?
EX 210 La Barbera: No, no. Non mi è stato spiegato il motivo.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ora qui veniamo appunto a un altro discorso, che è quello della strategia. Anzitutto lei che cosa intende con il termine "strategia"?
EX 210 La Barbera: Strategia, intendo una certa linea da tenere contro lo Stato, contro quelle persone che erano nemici di Cosa Nostra.
AVV. Cianferoni: Ma potrebbe essere più preciso a proposito, cito proprio le sue parole: "dei tanti discorsi" che lei ha detto di aver sentito fare in quel periodo?
EX 210 La Barbera: Se lei mi fa la domanda più precisa, io gli rispondo. Su che cosa? Su quale argomento?
AVV. Cianferoni: Io vorrei sapere da lei per esempio se è in grado di dirci: un certo giorno ho sentito dire da una certa persona una certa cosa.
EX 210 La Barbera: No, non sono in grado.
AVV. Cianferoni: Quindi, vengo a un dubbio che mi è sorto. Lei ha detto, per esempio ha fatto un esempio oggi particolarmente curioso: quello delle siringhe infette sulla spiaggia.
Lei ha detto: 'l'utilità ci poteva derivare dal fatto che si danneggiava l'afflusso turistico negli alberghi di certi politici'. Io vorrei sapere come...
PRESIDENTE: Proprietari di...
AVV. Cianferoni: Proprietari di strutture turistiche.
Vorrei sapere innanzitutto come fa lei, come faceva, come fa a sapere che certi alberghi quella zona erano di certi politici.
EX 210 La Barbera: No, io so... io ascoltavo quello che si diceva. Io non so niente.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza. E allora ritorno alla domanda di prima: mi deve dire chi ascoltava.
EX 210 La Barbera: Io sentivo dai discorsi che venivano fuori fra il Brusca e il Gioè e mi sono dimenticato che spesse volte c'era il Tani Sangiorgi.
PRESIDENTE: Chi?
EX 210 La Barbera: Tani Sangiorgi, il medico parente di... il genero di Nino Salvo, il cognato di Ignazio Salvo di cui abbiamo parlato stamattina.
PRESIDENTE: Quello nella cui casa avete fatto anche alcune riunioni.
EX 210 La Barbera: Ero proprio là che si trattavano questi argomenti.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza. Poi, come poteva funzionare il ritorno a questi politici delle vostre iniziative. Cioè, mi spiego meglio: siccome mi pare di ricordare che nessun attentato è stato rivendicato, come si faceva opinione pubblica o altro destinatario che vi interessasse, a capire che cosa c'era dietro quell'attentato?
EX 210 La Barbera: Apparteneva alla stessa linea che è successa dopo le stragi di Milano, Firenze. La stessa linea. Io non so con chi parlavano o con chi hanno parlato. Faceva parte di una certa strategia - ripeto strategia - di una linea che i corleonesi non so con chi o se sono idee sue; io non lo posso né confermare e né... cioè, lo dico: non lo so.
Faceva parte di quella linea.
AVV. Cianferoni: Ma allora se lei non lo sa, mi par di capire che questo discorso è minato nelle premesse. Cioè, lei non è nemmeno sicuro del coinvolgimento dei corleonesi in questi fatti.
EX 210 La Barbera: No, io non sono sicuro con chi se parlavano con qualcuno o se era un'inventiva direttamente di Salvatore Riina. Questo ho detto.
Ma che i personaggi, se non ci arrestavano erano fatti che dovevamo eseguire noi. Almeno di questo si parlava.
Quando io dico Torre di Pisa, non è che è soltanto un fatto che... un fatto che se ne comincia a parlare; quando deve succedere una cosa, se ne comincia a parlare. Poi si comincia a lavorare fino a arrivare ai fatti, avvocato.
Non ci siamo arrivati da parte nostra perché sono stato arrestato sia io che il Gioè per cui da quel momento in poi, non so più niente.
Ma i discorsi si facevano prima del mio arresto.
AVV. Cianferoni: Quando si verificò la morte di Gioè, mi par di ricordare eravate detenuti assieme.
EX 210 La Barbera: No.
AVV. Cianferoni: Non eravate detenuti assieme?
EX 210 La Barbera: No.
AVV. Cianferoni: Nel luglio del '93 lei dove si trovava detenuto?
EX 210 La Barbera: A Pianosa.
AVV. Cianferoni: A Pianosa. E invece Gioè a Rebibbia, vero?
EX 210 La Barbera: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Lei che cosa può aggiungere a quello che ha già detto a proposito di quella lettera e a proposito di questa morte?
EX 210 La Barbera: Niente, avvocato.
AVV. Cianferoni: Le consta per scienza riportata - evidentemente perché se non era detenuto lì... - che nella cella del Gioè trovato cadavere con una corda al collo, vi fossero delle bottiglie di plastica vuote su un tavolo rimaste in piedi?
EX 210 La Barbera: Non lo so. Lo chieda a chi... non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Mi oppongo perché la domanda mira solamente... mira o non mira a nulla, non lo so. So semplicemente che è del tutto superflua, non ne capisco la rilevanza, ci son problemi di orari...
PRESIDENTE: Avvocato...
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che sia un problema di stanchezza del dichiarante, voglio dire. Non so, proviamo a vedere le cose anche sotto questo profilo. Io le devo segnalare.
AVV. Cianferoni: Ora problemi di orari, tutti noi esseri umani...
PUBBLICO MINISTERO: Non capisco cosa c'entri... a che cosa serva sapere, chiedere a La Barbera che entrava in un carcere in un'isola, quell'altro si trova detenuto in un istituto carcerario a Roma, se risultava o meno che ci fossero delle bottiglie in piedi nella cella di uno che è trovato impiccato, questo è un processo che si occupa mi pare di cose diverse.
PRESIDENTE: Andiamo avanti avvocato, gli faccia altre domande.
AVV. Cianferoni: La domanda comunque la formalizzo, se non...
PRESIDENTE: Sì, avvocato, ma io gliela respingo perché, mi scusi, dovrei definirla in maniera non molto generosa nei suoi confronti.
AVV. Cianferoni: Si accetta tutto, Presidente.
PRESIDENTE: No, no, io mi astengo.
AVV. Cianferoni: Perché almeno...
PRESIDENTE: E dico soltanto che non l'ammetto, basta.
AVV. Cianferoni: Io so che risponde la Corte in buona fede, questo difensore è in buona fede, il Pubblico Ministero anche. Si cerca ognuno di fare la propria parte.
PRESIDENTE: Certo, però bisogna anche usare un minimo di buonsenso, fare delle domande che abbiano un senso anche in relazione al soggetto che si interroga.
AVV. Cianferoni: Argomento chiuso. Mi chiedo...
PRESIDENTE: Argomento chiuso, ha finito?
AVV. Cianferoni: No, no.
PRESIDENTE: No.
AVV. Cianferoni: Mi chiedo solo questo: ma se poi fosse vero che quelle bottiglie...
PRESIDENTE: Guardi avvocato, però la prego, non più di altri cinque minuti perché veramente non ne possiamo più.
AVV. Cianferoni: Va bene. Dunque, come avveniva che Bellini Paolo cercasse il Gioè?
EX 210 La Barbera: Telefonicamente. So che il Gioè aveva un numero di una pensione, adesso non ricordo se era pensione o un albergo, lo cercava e...
PRESIDENTE: Dove?
EX 210 La Barbera: Lui, il Gioè aveva questo numero per rintracciare a Paolo Bellini...
PRESIDENTE: Il numero di quale luogo era?
EX 210 La Barbera: Reggio Emilia, non so se era qualche paesino, non lo so. Comunque zona...
AVV. Cianferoni: Lei ha detto due cose: anzitutto vorrei sapere da lei, a proposito di questo contatto Gioè-Bellini, come poteva fare il Gioè a ritrovare le opere d'arte? Cioè, perché aveva una passione per le opere d'arte, gli interessavano particolarmente?
PRESIDENTE: Aveva una passione, avvocato, aveva una passione particolare. Glielo posso testimoniare io perché abbiamo fatto un processo contro quest'uomo...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
PRESIDENTE: ... è stato assolto.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, la domanda fatta a La Barbera dal difensore è come faceva Gioè ad avere passione...
PRESIDENTE: Scusate, io sapevo che la passione l'aveva. Io Gioè non l'ho mai visto...
AVV. Cianferoni: Scusi Presidente, comunque vedo che l'ora è tarda, per non essere io noioso preferisco riprendere domattina perché ho un'altra decina di domande.
PRESIDENTE: No avvocato, domattina non ce la facciamo.
AVV. Cianferoni: Allora...
PRESIDENTE: Le ho dato ancora tre minuti, lei...
AVV. Cianferoni: Però mi si lasci finire con serenità perché ho cercato almeno di non essere né polemico né inutile al processo...
PRESIDENTE: No, ma io non le ho mai detto che è polemico. Fate le domande che hanno una risposta da per sé, perché questa ultima io ho equivocato, credevo che lei... come faceva Gioè a sapere... e non l'ho capita così.
Io dico, guardi la cosa è notoria perché era un dibattimento pubblico, questo signore che pur dalla sua gravissima accusa è stato assolto, quindi. Aveva però un traffico notevolissimo di opere d'arti.
AVV. Cianferoni: Ma difatti poi domani lo rivedremo credo, e quindi gli si chiederà anche a lui.
Ora a me interessava il Gioè. Cioè, all'interno della vostra organizzazione come mai il Gioè...
PRESIDENTE: Mi scusi se ho equivocato. Mi scusi e mi scuso sinceramente perché a me dispiace sbagliare e dare l'impressione di essere prevenuto.
Vuole rispondere?
EX 210 La Barbera: Sì, sì. Il Paolo Bellini non so il motivo perché, come mai trattasse opere d'arte. Di sicuro Il Paolo Bellini sapeva con chi aveva a che fare e il Gioè, appartenendo a Cosa Nostra, avevamo a quell'epoca a disposizione tutta la Sicilia, c'era la possibilità di recuperare quelle arti di cui faceva cenno il Bellini. Perché si trattava di opere rubate in Sicilia stesso, di quello che ho capito. Per cui c'era la possibilità.
AVV. Cianferoni: Quindi questo lei insiste a dire che erano rubate in Sicilia stesso.
EX 210 La Barbera: Insisto.
AVV. Cianferoni: Insiste, va bene. Ascolti, sempre su questo personaggio del Bellini lei ha detto che lo consideravate una persona strana, il Gioè almeno glielo presentava così, un tipo da non si fidare, sembrava un infiltrato.
Però io invece trovo nel suo interrogatorio del 4 dicembre del '93 che il Gioè glielo descriveva questo Bellini come un individuo di grande valore, secondo lui, e che poteva portare a delle aspettative. Ricordo proprio la frase 'di grande valore'.
Ora che le ho detto questo, le chiedo: innanzitutto se lei c'ha mai avuto direttamente a che fare e poi come concilia queste sue dichiarazioni dell'epoca con quelle di oggi? Tendenti evidentemente a sminuire questo personaggio Bellini.
PRESIDENTE: Allora, lei c'ha avuto direttamente a che fare?
EX 210 La Barbera: No, no, non c'ho mai avuto a che fare.
PRESIDENTE: Non l'ha mai visto?
EX 210 La Barbera: Col Bellini?
PRESIDENTE: Sì.
EX 210 La Barbera: Non c'ho avuto mai a che fare.
PRESIDENTE: Allora, vuole rispondere alla domanda sul contrasto delle due dichiarazioni, laddove diceva che era un uomo di grande valore, stamattina che ha detto che era un tipo strano, di cui ci si poteva fidare poco, c'era pericolo di fidarsi.
EX 210 La Barbera: No, ho pure detto... Intanto non l'ho diminuito come dice lui, perché ho parlato di un personaggio che era stato arrestato e quando ha conosciuto il Gioè, per come mi ha spiegato il Gioè, l'ha conosciuto in carcere e parlava di una persona strana nel senso che era stato incarcerato con documenti falsi, non so se erano documenti spagnoli, che è rimasto per un periodo ancora in carcere sotto falso nome.
AVV. Cianferoni: Lei sa indicare attentati compiuti da organizzazioni a cui lei ha detto di appartenere, fuori della Sicilia?
EX 210 La Barbera: Dell'organizzazione quale?
AVV. Cianferoni: Cosa Nostra, lei l'ha rammentata più volte.
EX 210 La Barbera: No. Mentre ero io presente no.
AVV. Cianferoni: Senta, quando ha detto che Brusca e Bagarella dovevano prendere le decisioni di loro competenza che cosa ha inteso dire, può essere più preciso?
EX 210 La Barbera: Di loro competenza...
AVV. Cianferoni: Sì, lei ha usato proprio questa frase.
EX 210 La Barbera: Cioè, voglio dire, non è che la mattina si alzavano, il Giovanni Brusca e il Leoluca Bagarella e decidevano di uccidere un magistrato, in un momento che era meno opportuno. Al momento in cui dovevano prendere una decisione del genere ne dovevano parlare con Riina.
Mentre se c'era un ladro che ruba l'appartamento a casa di Giovanni Brusca, non c'è bisogno di prendere informazioni per uccidere un ladro di un appartamento. Questo volevo dire.
PRESIDENTE: Perché un ladro si uccide?
EX 210 La Barbera: Si è fatto. Anche quello si è fatto.
AVV. Cianferoni: L'ultima domanda da parte di chi le parla e le ripeto non sono un lui messo a caso, sono un modesto avvocato di Firenze, signor La Barbera, e quindi le chiedo un rispetto quando lei si troverà a parlare con altri miei colleghi, adeguato alla dignità del mio ruolo, del nostro ruolo...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, non mi sono accorto che le abbia mancato di rispetto.
AVV. Cianferoni: Me ne sono accorto io e come mi è costume cerco di osservarlo, non entro in diretta polemica, ma dopo mi piace ritornarci sulle cose.
Quindi, detto ciò, concludo chiedendole: qual è la ragione - uso le parola del Pubblico Ministero - qual è la ragione per la quale gli attentati di Falcone e Borsellino sono differenziati tra loro grossomodo di due mesi e gli attentati poi del '93, a far data dal maggio, Costanzo, via Fauro, al luglio le chiese di Roma, sono altrettanto distanziati di soli due mesi?
Perché la mia domanda, signor La Barbera? Perché proprio lei mi pare dichiarasse che il Brusca vedendo per televisione le immagini dell'attentato di via D'Amelio disse: 'hanno fatto presto'.
Allora, sulla base di questa valutazione che le riferisce come attribuita al Brusca e sulla base di quello che le ho detto io, mi aspetto l'ultima risposta da lei.
EX 210 La Barbera: Questo mi sembra che dà forma al mio discorso di poco fa. Nel senso che se si doveva decidere una strage come quella di via D'Amelio il Riina non ha manco bisogno di dare la confidenza a me. Mi ha fatto capire il Brusca che già si sapeva, anche se lui era - quel giorno che è successa la strage - era con me, però sapeva come stavano andando le cose.
AVV. Cianferoni: Ma sugli attentati per i quali c'è questo processo sa qualcosa o non sa nulla?
EX 210 La Barbera: Su questo... Lei ha elencato la strage di via D'Amelio ha detto.
AVV. Cianferoni: Tanto per fare un paragone. A me interessava...
EX 210 La Barbera: Ah.
PRESIDENTE: Un paragone fra le due stragi del '92 e quelle del...
EX 210 La Barbera: Quelle del '93 io ho sempre detto non...
PRESIDENTE: Che non sa nulla.
EX 210 La Barbera: No, no.
AVV. Cianferoni: Io la ringrazio.
AVVOCATO Ceolan: Presidente, scusi, vorrei produrre le precedenti dichiarazioni di La Barbera, me ne sono dimenticato.
PRESIDENTE: Avvocato, ma questo è un argomento che trattiamo quando il Pubblico Ministero farà le sue richieste. Non è che dico che non l'accettiamo, facciamo un provvedimento unico per richieste del P.M. e richieste dei difensori.
Lei è l'ultimo vero?
AVVOCATO Florio: Credo di sì, Presidente.
PRESIDENTE: La ringrazio e la...
AVVOCATO Florio: No, no, Presidente, questo... sarò lapidario.
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Florio: Senta signor La Barbera, c'è stato un periodo tra il marzo del '93 e del novembre '93 in cui lei era detenuto ma non collaboratore vero?
EX 210 La Barbera: Sì.
AVVOCATO Florio: Senta, in quel periodo lei aveva modo di avere contatti, che ne so, tramite colloqui, messaggi, ce lo dirà lei eventualmente, con personaggi di Cosa Nostra, sapere cosa avveniva all'esterno?
EX 210 La Barbera: I particolari no. Io gli posso dire che mi sono incontrato al carcere... cioè, venendo da Pianosa per Livorno, gli incontri si possono fare, ho incontrato Bernardo Brusca. Ma non ho avuto nessun argomento.
Rispondo meglio alla domanda: gli incontri si possono avere, poi se uno c'ha argomenti da trattare li tratta, però nel caso di questo incontro non abbiamo parlato di niente.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma...
EX 210 La Barbera: L'ho incontrato all'Isola D'Elba...
AVVOCATO Florio: Sì, sì, ho capito.
Senta, ma lei si meravigliò per il fatto che comunque lei che era stato un personaggio importante, certamente non l'ultimo arrivato all'interno di Cosa Nostra, di non essere stato contattato in alcun modo per fatti così importanti, così eclatanti quali le bombe alle chiese, Firenze, Milano e quant'altro?
EX 210 La Barbera: Ma non c'era motivo di parteciparmi in niente perché... come dice lei, così importante. Io non è che ero così importante, io eseguivo soltanto gli ordini del mio mandamento...
AVVOCATO Florio: Lei non era l'ultimo soldato però.
EX 210 La Barbera: Ma non c'era motivo di spiegarmi a me mentre ero in carcere di... a parte non c'era modo, io sono stato subito col 41-bis, per cui...
AVVOCATO Florio: Senta, ritorno un attimo a una delle domande che il collega che mi ha preceduto le ha posto e cioè al fatto che gli attentati, almeno fin quando lei è stato in libertà, o comunque atti criminosi la mafia li poneva in essere non sul continente ma in Sicilia.
Ora qualcuno, nel suo periodo di libertà diciamo così, specie nell'ultimo periodo di libertà, le ha manifestato la preoccupazione di eventuali interventi di Cosa Nostra fuori dal continente... nel continente?
EX 210 La Barbera: Manifestato... i discorsi che ho elencato poco fa: le spiagge di Rimini, la Torre di Pisa, quei discorsi si dovevano fare a Rimini e a Pisa, per cui se si riferisce fuori dalla Sicilia, mi sembra che siamo fuori della Sicilia.
AVVOCATO Florio: No, io le ho chiesto per un'altra cosa, mi perdoni. Le ho chiesto se c'era necessità di trovare accorgimenti particolari, o comunque era più pericoloso ovviamente agire fuori dalla Sicilia.
EX 210 La Barbera: Era più pericoloso... si cercavano ogni città dove doveva avvenire una cosa del genere, basta trovare l'appoggio di qualche persona.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Non necessariamente appartenente alla struttura mafiosa quindi.
EX 210 La Barbera: L'ho detto poco fa.
AVVOCATO Florio: Sì.
EX 210 La Barbera: Se qualcuno si prendeva la responsabilità, che aveva un cugino fidato, un amico fidato a Firenze, Milano o a Rimini, e c'erano i presupposti perché già si cominciavano a cercare questi appoggi, al momento in cui si trovava l'appoggio si poteva fare l'attentato. Attentato, quello che è insomma.
AVVOCATO Florio: Senta, siamo veramente verso la fine: nelle varie occasioni che lei vide Bagarella, e sono state tante queste occasioni, il Bagarella veniva generalmente accompagnato da qualcuno? Che ne so, un autista... che ne so, qualcuno?
EX 210 La Barbera: No, veniva accompagnato. Eravamo io e Gioè le persone libere e ci alternavano. Non sempre usava noi, magari se dovevamo... a parte che aveva un documento pulito di un'altra persona e viaggiava con la sua macchina. Lei che intende per accompagnamento?
PRESIDENTE: Accompagnare nel senso di condurlo come autista o come accompagnatore.
EX 210 La Barbera: Sto dicendo che le persone libero ero io e Gioè, ma più volte anche lui usava la sua macchina, si trasferiva...
PRESIDENTE: Andava da solo.
EX 210 La Barbera: ... da Trapani a Palermo, da Palermo a Bagheria, senza problemi.
AVVOCATO Florio: Senza problemi.
L'ultima domanda è questa: prima a una delle domande del Pubblico Ministero lei rispondeva, ha risposto in un modo che mi sollecita questa domanda. Cioè, parlò prima di una specie di doppiofondo inerente a un camion, dove lei avrebbe visto delle armi, dico male?
PRESIDENTE: Le hanno messe, avvocato, le armi.
AVVOCATO Florio: Sì.
PRESIDENTE: Non le hanno viste soltanto.
AVVOCATO Florio: Ah, addirittura messe. Dico male?
PRESIDENTE: Allora?
AVVOCATO Florio: Signor La Barbera?
EX 210 La Barbera: Sì.
AVVOCATO Florio: Ah, ecco. Volevo sapere, questo meccanismo di nascondere armi all'interno di camion per trasportarle per varie parti dell'Italia. Era fatto anche per l'esplosivo, oppure l'esplosivo richiedeva, che lei sappia, degli accorgimenti ancora più particolari, che ne so, modifiche a camion?
EX 210 La Barbera: No, nel caso che mi risulta, dell'esplosivo in particolare, l'abbiamo trasportato in bidoni in un fuoristrada, dal mio fuoristrada, nel caso. Però se dove abbiamo messo le armi, in quella occasione delle armi, si poteva mettere anche dell'esplosivo in sacchi messo dentro là, al posto delle armi.
AVVOCATO Florio: Senta, veramente l'ultima domanda: il testimone Maurizio Costanzo, quando è venuto qui, ci ha riferito che lui tutto sommato era un bersaglio raggiungibilissimo. Lei ha mai saputo come mai era necessario spostare in continente, movimentare in continente tutto quell'esplosivo quando appunto il Costanzo era un bersaglio che sicuramente era alla portata, specie di mattina, alla portata di chiunque pressoché.
Era rischioso movimentare tutto questo esplosivo per tanti e tanti chilometri. Ha mai saputo il perché fu fatto?
EX 210 La Barbera: Ma...
AVVOCATO Florio: Preciso questo. Dato che lei ha detto che l'obiettivo era Costanzo. L'obiettivo era Costanzo perché pronunciò quelle frasi all'interno di quella trasmissione. Ecco, appunto, volevo sapere perché mi sa giustificare, o comunque mi sa dire qualcosa, su questa movimentazione di esplosivo.
EX 210 La Barbera: Perché? Per fare intanto la cosa più eclatante e poi anche perché mi sembra che è più facile parcheggiare una macchina dove ne deve passare un'altra e non commettere un omicidio.
PRESIDENTE: Ma, mi scusi, questa è una sua opinione, o è una notizia precisa che lei... discorso che le è stato fatto?
EX 210 La Barbera: No, no, è una mia... L'avvocato mi ha detto 'cosa ne pensa' e io ho risposto cosa ne penso. Però per...
PRESIDENTE: No, non ha detto proprio così.
AVVOCATO Florio: Non ho detto proprio così, non mi...
PRESIDENTE: Ha detto 'le risulta che...', eccetera, eccetera.
Ma lei, per scienza sua, le risulta qualche cosa in proposito?
*EX 210 La Barbera: No, no. Io so solo che il Gioè ha incaricato, poi è tornato dicendo che si poteva fare, ma non so in che modo. Poi ho saputo che...
PRESIDENTE: Benissimo. Ha terminato, vero avvocato?
AVVOCATO Florio: Ho terminato.
PRESIDENTE: Gra...
AVVOCATO Florio: No, Presidente...
PRESIDENTE: Avvocato, questa è una cosa...
AVVOCATO Florio: No, ma volevo essere tempestivo. Solo perché il signor Cannella vorrebbe dichiarare la sua rinuncia alla sola udienza di domani mattina.
PRESIDENTE: Ah, benissimo. Diamo atto allora che Cannella rinuncia all'udienza di domani che ne abbiamo 7 se non mi sbaglio.
PUBBLICO MINISTERO: Chiediamoglielo via a Cannella.
PRESIDENTE: 7 giugno.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, tanto vale chiederlo a Cannella personalmente.
PRESIDENTE: Cannella è presente? Si fa sentite o vedere? Conferma questa sua rinunzia all'udienza di domani?
IMPUTATO Cannella: (voce fuori microfono)
Confermo.
PRESIDENTE: Allora l'udienza riprende domattina alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti.