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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Note
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UDIENZE 16-18 DICEMBRE 1997

PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, che è presente.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore. Come dice?
Ci siamo? Allora, Benigno, non ho sentito la risposta, è presente? Rinunciante. Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Li Gotti, avvocato Falciani. Sostituito dall'avvocato?
AVV. Miniati Paoli: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Batacchi?
AVV. Miniati Paoli: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, Miniati Paoli, grazie.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi. Sostituito dall'avvo... C'è, è presente.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani. Sostituito dall'avvocato Miniati Paoli.
Ferro Giuseppe: lo chiameremo tra poco. C'è il difensore avvocato Miniati Paoli, che è presente, vero?
AVV. Miniati Paoli: Presente.
PRESIDENTE: Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi, avvocato Gennai. Sostituito dall'avvocato Batacchi.
Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, Usai, Roggero. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio. Sostituito dall'avvocato Ceolan... L'avvocato Pepi, meglio.
Giuliano Francesco.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Provenzano Bernardo: latitante... no.
Pizzo Giorgio, prima, scusate.
IMPUTATO Pizzo: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. Sostituito dall'avvocato Pepi.
AVV. Passagnoli: Presidente, l'avvocato Passagnoli c'è.
PRESIDENTE: Ah, è presente? Scusi, avvocato.
AVV. Passagnoli: Sì, grazie, scusi lei.
PRESIDENTE: Non l'avevo visto. Benissimo.
Allora, Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Passagnoli.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Facciamo entrare... prego.
PUBBLICO MINISTERO: Un attimo solo, Presidente. A carattere preliminare, tanto per mettere a punto eventuali osservazioni ed eventuali provvedimenti suoi o della Corte.
Allora, mi sembra di dover segnalare due aspetti di questo atto che andiamo a compiere. Il primo, quello che riguarda le cautele dibattimentali, in relazione alle quali - ne informo ufficialmente la Corte e le altre parti - in relazione alle quali a me pare appunto che queste cautele si impongano ai sensi della nostra disposizione del Codice, in quanto che l'imputato Ferro Giuseppe, ancorché detenuto, però fruisce di misure di protezione, nell'ambito del suo stato di detenuto; disposizioni adottate dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria con decorrenza, se vogliamo dargli una data precisa, dal 13 agosto del 1997.
Vi è una corrispondenza negli atti del Pubblico Ministero a questo proposito, che informa appunto in che termini, a partire da che data l'Autorità Ministeriale, più esattamente il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, ha disposto queste misure a protezione del detenuto, in relazione al suo status - il termine è quello arci abusato - di collaboratore di Giustizia.
A parte che - e anche di questo la Corte ha cognizione diretta - a parte che la famiglia al completo dell'imputato beneficia di misure di protezione e questo è ufficialmente noto alla Corte, che ha già proceduto, o per meglio dire davanti alla quale si è proceduto all'esame di Ferro Vincenzo.
Quindi a me sembra che si addicano queste cautele, che sono peraltro materialmente già predisposte.
L'altro punto è questo: l'imputato si esprime in un italiano estremamente difficoltoso. Io lo so per certo perché abbiamo proceduto, col dottor Nicolosi, ma anche con altri colleghi, come i difensori ben sanno, ad accoglierne le sue dichiarazioni.
Esprimersi in italiano difficoltoso vuol dire che adopra molto la parlata dialettale, trapanese, credo si debba dire propriamente alcamese.
In relazione a tutto ciò, il Pubblico Ministero ha preso l'iniziativa di mettere a disposizione della Corte, se ritiene di dovere adottare un provvedimento in questo senso, una persona, più esattamente il maresciallo Galia, che è un maresciallo dell'Arma, in servizio al Centro Operativo DIA di Roma, che essendo originario della provincia di Trapani, è in grado all'occorrenza di fare da interprete. Perché credo che di questo in realtà poi si debba trattare.
Ecco, queste due puntualizzazioni che possono servire per avviare nel modo più corretto l'esame di Ferro.
PRESIDENTE: I difensori di parte civile... degli altri... degli imputati collaboratori diciamo, hanno qualche cosa da osservare?
AVV. Miniati Paoli: Il difensore di Ferro si associa alle argomentazioni del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Benissimo.
I difensori degli altri imputati?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni. Nessuna osservazione. Desidero rappresentare alla Corte una circostanza, della quale il Pubblico Ministero ha già contezza. Cioè, la difesa ha prodotto al signor Pubblico Ministero un verbale dibattimentale reso da Giuseppe Ferro di fronte alla Corte di Assise di Trapani nel procedimento 9/96 di quella curia, nei giorni 28/10/97 e 29/10/97.
La produzione è al fine di utilizzare questo incarto in sede di controesame, ove se ne...
PRESIDENTE: Questo fa parte dell'esame, avvocato, quindi.
Possiamo provvedere allora che sia sentito con le forme già usate per altri imputati, cosiddetti collaboratori, usando appunto questa separazione che lo nasconde alla vista degli imputati, dei difensori e credo anche del P.M..
Possiamo procedere allora alla nomina dell'interprete, nella persona del maresciallo?
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo Galia. Ora il nome di battesimo non me lo ricordo più.
PRESIDENTE: Galia. Ora lo facciamo venire.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto lo sa lui.
PRESIDENTE: Certo.
Dovrebbe mettergli una sedia affianco, lì. No, no, quella è per l'imputato. Un'altra a fianco, per il traduttore.
AVV. Cianferoni: Signor Presidente, sono sempre l'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Dica.
AVV. Cianferoni: Ecco, l'accorgimento può essere utile ad ognuno, il consulente diventa poi perito nominato dalla Corte, perché immagino giurerà di fronte alla Corte. Magari sulla disloca...
PRESIDENTE: Certo. E' qui. Stiamo aspettando che si accomodi per fargli fare la lettura della formula.
AVV. Cianferoni: Ecco. Magari sulla dislocazione, questo difensore osserva che il maresciallo sarebbe bene che si ponesse in una condizione di essere visto da ognuno, pur potendo sentire bene.
PRESIDENTE: Guardi che io credo sia importante che sia visto dalla Corte, perché controlli quello che fa.
AVV. Cianferoni: Come lei ritiene, Presidente.
PRESIDENTE: Anche perché, per essere vicino all'esaminato, bisogna che abbia una contiguità che non è consentita dalla sistemazione alla quale dobbiamo provveder.
Vuole dirci le sue generalità, per cortesia?
INTERPRETE Galia: Sì. Sono il maresciallo ordinario dei Carabinieri Galia Mariano. In serviz...
PRESIDENTE: Nato a?
INTERPRETE Galia: Nato a Trapani.
PRESIDENTE: Quando?
INTERPRETE Galia: 19 marzo del '63.
PRESIDENTE: Residente?
INTERPRETE Galia: Residente a Guidonia.
PRESIDENTE: Vuole leggere quella formula? Non dei testi, la formula dei periti.
UFF. GIUDIZIARIO: (voce fuori microfono)
Sì.
INTERPRETE Galia: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio senz'altro scopo che quello di far conoscere la verità e mantenere il segreto sulle operazioni peritali".
PRESIDENTE: Bene. Lei avrà il compito, qualora ci si rendesse conto che l'esaminato parla più in dialetto che in italiano, di tradurre frase per frase quello che il Ferro dirà.
Se poi dovesse esprimersi in italiano, sarebbe tutto di guadagnato...
AVVOCATO Pepi: Scusi Presidente, sono l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Dica, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Solo per chiarezza, non per sospetto. Ma siccome il consulente è entrato con una cartella, non si sa contenente che cosa, se perlomeno si potesse sapere, o se comunque fosse posata su un tavolo...
PRESIDENTE: La vogliamo vedere? Sembra che sia una cartella di fogli bianchi, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Bene.
PRESIDENTE: Può darsi che gli serva semplicemente per...
AVVOCATO Pepi: Sì, sì.
PRESIDENTE: Non lo so per cosa. Per avere qualcosa in mano.
Allora, vogliamo fare entrare il Ferro?
Buongiorno.
Si vuol togliere il berretto dal capo, per cortesia? O lo deve tenere per ragioni particolari? Può stare seduto anche lì. Lo potete lasciare seduto... togliete la sedia, avvicinate la cosa al microfono. Preferisce stare seduto qui?
Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo e data di nascita, per favore?
*IMPUTATO Ferro G.: Ferro Giuseppe.
PRESIDENTE: Nato a?
IMPUTATO Ferro G.: Ad Alcamo, il 5 gennaio 1942.
PRESIDENTE: Bene. Lei viene sentito come imputato in questo processo. Lei consente che sia sentito oggi, cioè prima del tempo che sarebbe stato? Tra qualche settimana probabilmente.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: E' presente il difensore... L'avvocato Miniati Paoli è il difensore da lei nominato, vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: In qualità di imputato la devo avvertire che lei ha la facoltà di rispondere, o anche di non rispondere al Pubblico Ministero.
IMPUTATO Ferro G.: Voglio rispondere alle domande.
PRESIDENTE: Bene. Allora il Pubblico Ministero può iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Ferro, buongiorno. Sono il dottor Chelazzi.
IMPUTATO Ferro G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Volevo chiederle: lei è in grado di rispondere in lingua italiana?
IMPUTATO Ferro G.: Io sono siciliano, Presidente, non so se ce la fo. Parlo per come so parlare.
PRESIDENTE: Lei cerchi di parlare il più possibile in italiano. Qualora non ce la facesse, questo signore...
IMPUTATO Ferro G.: Però mi sembra che questo microfono mi dà troppo... non so, è forte la tonalità. Mi capite bene voialtri a me? Sì.
PRESIDENTE: Noi sentiamo benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: Va be'.
PRESIDENTE: A lei dà noia? Sennò lo può allontana...
IMPUTATO Ferro G.: No, mi sembra che mi dà un poco... che mi gira un poco la testa...
PRESIDENTE: Eh, il microfono non fa girare... lo faccia allontanare un pochino.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene così.
PRESIDENTE: Se ha necessità, stavo dicendo, perché non le viene l'espressione in italiano, lei si rivolge... la pronuncia nel suo dialetto, il maresciallo tradurrà.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, va bene.
PRESIDENTE: Possiamo iniziare.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Ferro, lei sa di che cosa è accusato in questo processo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, siccome l'accusa riguarda tutta una serie di fatti di strage, ecco, io vorrei che lei, senza bisogno che io le faccia tante domande particolari, io vorrei che lei appunto mi dicesse, dicesse alla Corte che cosa sa di questi fatti.
Dopo poi, tutti i particolari, tutti gli approfondimenti glieli chiederò mano mano che andremo avanti. Però la prima domanda è questa: di questi fatti di strage, di questi fatti di attentato, lei che cosa sa e quando ne è venuto a sapere?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, primo io vorrei fare una premessa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Vada, vada.
IMPUTATO Ferro G.: Come io sto arrivando a questo discorso della collaborazione, prima di parlare. Come ho già avuto modo di dire a lei, mi sembra nell'interrogatorio che è venuto, mi sono convinto io serenamente che questo discorso della mafia è una maledizione, per tutto quello che mi è passato per le mani. Nella vita mia e quello che tanta gente ho conosciuto.
La mafia ci ammazza a tutti, indistintamente. Tutti, uno per uno, non ci lascia nessuno. E ci distrugge pure le famiglie. E dopo questo fatto, dopo che si è impiccato questo amico mio, Gambino, mi è arrivato, quando si dice la goccia che fa traboccare il vaso. Perché era un carissimo amico mio, una persona della mafia, che le cose le guardava obiettivamente. Come c'erano tante altre gente nella mafia.
Perché non tutti, come ho sentito parlare mentre il processo qua, della gente... c'è gente equilibrata nella mafia, non pazzi. Siamo in questa cosa. O siamo ubriacati di questa cosa e le cose si fanno come potessi essere un magistrato, un giudice. Non con la bestialità.
Purtroppo io ora mi sono convinto che ci ammazza a tutti, ci distrugge le famiglie e non ci risparmia nessuno. E per questo fatto ho deciso nell'animo mio, spero che Dio voglia accettare, sono aggravo l'anima mia di dire tutto quello che mi è passato per le mani.
Scusatemi se mi viene questa cosa così. Che io sono sempre un miserabile, ma non è miserabile, è l'emozione che posso avere.
Ora lei mi ha detto che io devo rispondere alle domande, quello che so, dottor Chelazzi, giusto è?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Oh. Di questi fatti io so questo discorso. Io ero carcerato a Messina...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, la seguo.
IMPUTATO Ferro G.: Ero carcerato a Messina, mi sono carcerato nel '92, alla fine del '92 e poi sono uscito tra un'ordine della Cassazione. Che io sono malato gravemente nel '93, mi sembra verso la fine di aprile. Quando io sono uscito, dopo un quattro-cinque giorni, mio figlio mi disse, dice: 'papà, vinne Gino e mi disse che avea bisogno du' zio Nino'.
Ci si dissi: 'figlio mio, co' zio Nino...'
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza. Le ultime due frasi ce le traduce, perché non abbiamo capito bene che cosa vuol dire.
IMPUTATO Ferro G.: Mio figlio mi ha detto che c'è Gino... Gino sarebbe Calabrò.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che è un carissimo amico mio.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Gino e ci disse che avea bisogno du' zio Nino, che sarebbe mio cognato, fratello di mia moglie.
PRESIDENTE: Antonino Messana.
IMPUTATO Ferro G.: Antonino Messana.
E ci dissi: 'figlio mio, ma tu' dallo zio Nino dovevi andare?' perché mio cognato, Presidente, è un povero cristo, è un muratore, non è nessuno. E' una persona che fa un discorso al giorno, non è uno che si può...
Ci dissi: 'ma figlio mio e lì...' e finì così.
Ora, io stavo malissimo quando venni di Messina. Gli dico che avevo i valori abbassati, e tutte queste cose. E dopo qualche giorno mio figlio mi ha ricoverato all'ospedale di Alcamo. E sono stato mi sembra o tre o quattro giorni. Mi hanno fatto delle trasfusioni, o quattro o cinque e una trasfusione mi ricordo che andò male: mi è gonfiata la faccia, stavo per morire, malamente.
Per fortuna che i medici si trovavano lì e mi hanno fatto... e mi hanno ripreso.
Dopo che sono uscito dall'ospedale, mi sembra è passato un giorno, due giorni, non mi ricordo con esattezza: 'Gino, manda a chiamare mio figlio'. Gino sarebbe il Calabrò.
E ci disse: 'Vince', ma tu' zio che comminao? Ci sono andate due persone là. E tuo zio li assicutao.'
PRESIDENTE: Ce lo traduce per favore?
INTERPRETE Galia: Ci sono andate quelle persone là, riferendosi allo zio, e lui le ha cacciate via.
IMPUTATO Ferro G.: E mio cognato li assicutao. Ci sono andate delle persone qua da mio cognato, qua a Prato. E Gino effettivamente era un pochettino arritato per questa cosa, perché giustamente se mio cognato, un so che, quando ci vennero a parlare, non so di che cosa hanno parlato, ci feci capire che ci dava una possibilità, un appoggio.
Allora mio figlio mi viene con questa, e mi disse: 'papà, Gino mi disse sta cosa qua'.
Ci dissi: 'senti che fai, figlio mio, ma che è sta cosa, maledizione? Fai una cosa: vai arré da Gino e ci fissi un appuntamento per domani in campagna, in montagna da noialtri.'
Io ho una casa a Castellammare.
PRESIDENTE: Eh, qui bisogna che intervenga il traduttore, perché non sono sicuro che tutti capiscono che...
INTERPRETE Galia: Allora, hanno fissato... riassumo queste ultime frasi.
PRESIDENTE: Sì.
INTERPRETE Galia: Cioè, in pratica...
PRESIDENTE: Si può avvicinare un po' di più al microfono?
IMPUTATO Ferro G.: Presidente...
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Ferro G.: Lo ripeto io il discorso.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Quannu me figlio mi venne a dire che ghio do Calabrone e u' Calabrone ci disse che aviano assicutato le persone che aviano iuto ca' a Prato ni me cugnato, u' Calabrone era un poco arritato, giustamente, perché se mi' cugnato s'era pigliato l'impegno che ci dava un appoggio, picchiddu... per le cose che avrebbero detto. E poi li mannavi via... Fece una figura de cane effettivamente u' Calabrò. Allora manna a chiama me figlio, dice: ma tu zio che fici? S'avea pigliato un certo impegno cummia e puru cuttia, effettivamente c'ero 'sti cristiani e li assicutao.
E me figlio mi vene a dice 'sta... mi fa questo discorso. Gino mi viene a chiamare e mi disse...
INTERPRETE Galia: (Traduce in sede di trascrizione)
Quando mio figlio mi è venuto a dire che era andato da Calabrò e il Calabrò gli disse che avesano cacciato le persone che erano andate qua a Prato da mio cognato, il Calabrò era un po' irritato, giustamente.
Perché se mio cognato si era preso un impegno che gli dava un appoggio per le cose che avrebbero detto, e poi li ha mandati via, li ha cacciati di nuovo, fece una figura da cane, effettivamente il Calabrò.
Allora, manda a chiamare mio figlio e gli dice: 'ma tuo zio che cosa ha fatto? Si era preso un certo impegno con me e pure con te, effettivamente ci sono andate queste persone e lui li ha cacciati via.'
Mio figlio mi viene a dire questa cosa, mi fa questo discorso.
Gino mi viene a chiamare e mi disse...
PRESIDENTE: Gli ha raccontato tutto.
IMPUTATO Ferro G.: E mi ha raccontato tutto.
Allura io ci rico chisto ca. 'Senti chi fai figlio mio, vai arre ni Gino e ci dici, ci fissi un appuntamento, che domani in campagna, la montagna ni nuatri a Castellammare', che c'ho una casa io a Castellammare, in campagna.
Cosa che effettivamente avvenne.
All'indomani, l'orario mi pare chi fusse stato mezzogiorno. Non me lo ricordo chiù preciso, comunque di giorno. Mio figlio mi portò a munta', Gino vene dda e io parlo cu' Calabrò.
Ci dissi: 'Gi', ma che è sta cosa? Vedi che siamo in mano a nuddu. Mio cognato è nessuno, che è sta cosa? Non facemo che suno cose delicate'.
Mi disse, dice: 'no...'
INTERPRETE: (Traduce in sede di trascrizione)
Allora io gli dico questo: 'Senti che cosa fai figlio mio, vai di nuovo da Gino e gli dici, gli fissi un appuntamento, per domani in campagna, là in montagna da noi a Castellammare', dove ho una casa io a Castellammare, in campagna.
Cosa che effettivamente avvenne.
All'indomani, l'orario mi pare che fosse stato mezzogiorno. Non me lo ricordo più preciso, comunque di giorno. Mio figlio mi portò alla montagna. Gino venne là e io parlai con Calabrò.
Gli dissi: 'Gino, ma che cos'è questa cosa? Vedi che siamo in mano a nessuno. Mio cognato è nessuno, che cos'è questa cosa? Non facciamo, che sono cose delicate'.
Mi disse: 'no...'
AVVOCATO: Signor Presidente, chiediamo scusa.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO: Francamente è quasi impossibile capire. Può darsi che avendolo davanti, via via qualche frase...
PRESIDENTE: Bene, allora lei mi faccia la cortesia, perché tutti hanno il dovere di capire. Per non ripetere le cose due volte, lei le dica come le viene, poi per ogni tanto si ferma, in modo che il maresciallo possa tradurcele, va bene?
IMPUTATO Ferro G.: Va bene, va bene.
PRESIDENTE: Allora, vuole ripetere quest'ultima parte, da quando vi siete trovati all'appuntamento...
IMPUTATO Ferro G.: Quando so' andato all'appuntamento io ci dissi: 'Gi', ma che cosa è sta cosa? Vedi che siamo in mano a nessuno, mio cognato è "nuddu" (nessuno)'.
PRESIDENTE: Ho capito.
INTERPRETE Galia: Allora io gli dissi: ma che cos'è questa cosa? Di che cosa si tratta Gino?
PRESIDENTE: Uhm.
INTERPRETE Galia: Vedi che noi siamo in mano a nessuno. Riferendosi ovviamente al cognato che, secondo il dire del Ferro, non faceva parte di questa struttura mafiosa.
PRESIDENTE: Ho capito. Ho capito.
INTERPRETE Galia: Quindi era pericoloso da parte sua...
PRESIDENTE: Rivolgersi a una persona che non era...
INTERPRETE Galia: ... rivolgersi a una persona estranea.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, sono l'avvocato Pepi. Mi sembra che la traduzione non sia esatta. Nel senso che sono stati fatti dei commenti, mi sembra, più che altro.
PRESIDENTE: Lei guardi che non deve fare un'interpretazione, deve fare una traduzione letterale, va bene?
Perciò, per cortesia Ferro, lei dica otto-dieci parole, poi si ferma, perché abbiamo bisogno di una traduzione letterale.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, quindi...
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, mi dice lei: 'si fermi', e io piglio e mi fermo.
PRESIDENTE: Va bene. Va benissimo. Proviamo a andare avanti.
IMPUTATO Ferro G.: Allora, Gino mi dice: 'un facemo che sono cose delicate'.
Mi disse: 'no, ci serve un appoggio per mezza iurnata Matte' e a Luca'.
PRESIDENTE: Vuole tradurre?
INTERPRETE Galia: Allora, non facciamo che sono cose delicate.
IMPUTATO Ferro G.: E iddu me dice che nun so cose delicate.
INTERPRETE Galia: E lui mi rispose che non sono cose delicate.
PRESIDENTE: Ma le disse qualche altra cosa? Lei ha detto qualche altra cosa dopo. Ha fatto dei nomi.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Iddu me disse che l'appoggio è una cosa che serve a Matte' e a Luca.
INTERPRETE Galia: L'appoggio è una cosa che serve a Matteo e a Luca.
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse: 'poi quando ti incontri co' iddi'.
Ci dissi: 'ma chi è?'
Dice: 'quando ti incontri co' iddi, te lo dice iddi cos'è'.
INTERPRETE Galia: Quando ti incontri con loro, te lo diranno loro di che cosa si tratta.
PRESIDENTE: Bene. Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: Allora c'era questo problema che mio cugnato aveva assicutato a chisto. Ci dissi: 'senti ca, io sugno disposto a ghirime affittare una casa a Firenze, ma di mio cugnato un s'innavi a parlare. Perché non c'è niente di mio cugnato, è nessuno, fa un discorso a giorno'.
PRESIDENTE: Benissimo. Per favore?
INTERPRETE Galia: Allora, io ero disposto ad andare ad affittare una casa a Firenze, ma per quanto riguarda mio cognato non se ne doveva parlare.
IMPUTATO Ferro G.: Poi effettivamente, parlando, abbiamo stabilito, d'accordo sia io che u' Calabrò che me figlio vinia dda a Firenze, avesse parlato cu' mio cugnato.
INTERPRETE Galia: Allora, io e Calabrò avevamo stabilito che mio figlio doveva andare a Firenze e doveva parlare...
IMPUTATO Ferro G.: Mio figlio vinia a pallare di nuovamente cu' mio cugnato e poi si pigliava un appuntamento. Quando venivano quelle persone di nuovamente, che mio figlio avesse venuto ca per soltanto tenere buono a mio cugnato, farlo stare calmo a mio cugnato.
IMPUTATO Ferro G.: Allora, quando queste persone... Cioè, mio figlio doveva andare da mio cognato, quindi dallo zio, per far sì che, quando quelle persone dovevano ritornare un'altra volta da lui, la sua presenza sarebbe stata indispensabile per tenere buono mio cognato.
PRESIDENTE: Sentiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Io che cosa ci riebbe? E questa cosa, questa operazione si fice. Mio figlio venne a parlare con mio cugnato e ci avesse detto: 'zio Ni', ti pigghiaste l'impegno pi' mezza iornata sola, salutaste ddi cristiani, unni li metti anchi ni nuatri.'
Mio figlio sicuramente ci appi a parlare pure di mia, rice: 'me padre, ma che figura mi fai fare, è meglio che un ti pigghi l'impegno'.
PRESIDENTE: Bene, basta. Avanti.
INTERPRETE Galia: Allora, mio figlio andò a parlare effettivamente con mio cognato e gli disse, diciamo il motivo per cui si era comportato così, in questa maniera, anche perché era stato preso un impegno precedentemente e quindi aveva fatto una brutta figura sia lui che il padre, riferito al signor Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: Allora, pigghiaro l'accordi e come si c'avia agghire arre le persone, Gino avisse avvisato a me figlio e ci avissero mannato a me figghio ca in Toscana, a Firenze. Cosa che effettivamente avvenne questa cosa.
Non mi ricordo chiù come fu pigghiato l'appuntamento, non me la ricordo più sta cosa, ma si crea st'appuntamento. E me figghio venne ca a Firenze.
E era un appoggio per mezza giornata. Mezza giornata che poi è durata mi sembra o due o tre giorni. E io effettivamente, Presidente, avevo... a me figghio la cosa che ci raccomandavo prima di partire, ci dissi: 'viri chi tu vai dda. Tu devi soltanto stare co' tu' ziu, un taliare le persone né cubbene, e so cu fa. Un t'interessare di nudda cosa. Statti sempre co' tu' ziu e basta. Altre cose, niente.'
PRESIDENTE: Sentiamo, maresciallo.
INTERPRETE Galia: Allora, effettivamente quelle persone andarono lì dallo zio e lui disse, diede un consiglio al figlio dicendo che lui doveva andare solo lì per tener buono lo zio e di non interessarsi di nessun'altra cosa che quelle persone dovevano fare.
PRESIDENTE: Proseguiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo me figghio venne, passato... e io stavo male. Perché dissi: 'ma com'è? mezza iurna' e ancora aspettava dda?'
Quanno vinni me figghio, amentre io a televisione intisi socco avia successo questo disastro che era successo ca a Firenze e no chi sugno scemo, Presidente, dissi: 'chi cosa...' Quanno vinne me figghio ci dissi: 'ma dimme una cosa, ma che è sta cosa? Perché tutto 'sto tempo? Che facii, che succe?'
Mi disse: 'papà, si perse tempo perché una persona e autri cose, aviano abbenire altre persone, si perse tempo per sta cosa'.
Ci dissi: 'senti ca...'
INTERPRETE: (Traduce in sede di trascrizione)
Dopo mio figlio venne, passato... ed io, io stavo male, perché dissi: 'ma com'è mezza giornata e ancora aspettava là?'
Quando venne mio figlio mentre io in televisione avevo ascoltato quello che era successo, questo disastro che era successo qua a Firenze. E mica sono scemo, signor Presidente, dissi, che cosa... Quando venne mio figlio gli dissi: 'ma dimmi una cosa, che è questa cosa, perché tutto questo tempo? Che cosa hai fatto? Che cosa è successo?'
Mi disse: 'papà, si è perduto tempo perché doveva venire una persona ed altre cose, dovevano venire altre persone e si è perso tempo per questa cosa.
Gli dissi: 'senti qua, figlio mio...'
AVV. Passagnoli: Signor Presidente, scusi, sono l'avvocato Passagnoli, ma credo a voce degli altri difensori. Così noi non riusciamo assolutamente a capire che cosa viene detto. O ci traduce parola per parola il traduttore, oppure in questi termini io non credo che sia possibile proseguire l'interrogatorio. Anche perché il Ferro all'inizio ha parlato in un italiano comprensibile. Se adesso provasse, forse, a parlare più lentamente, potremo provare a capire. In questa maniera è assolutamente inintelligibile, signor Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. Per quello che io posso giudicare - e credo di avere il dovere di giudicare anche questo - fino al momento in cui la traduzione è avvenuta, è stata una traduzione pressoché letterale. Quindi non credo che ci sia una così grossa difficoltà a proseguire in questi termini.
AVV. Passagnoli: A noi è sembrato di sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Possiamo fare piuttosto in maniera che il Ferro faccia delle frasi più brevi, in modo che la traduzione sia pressoché simultanea.
Va bene? La prego, faccia uno sforzo.
AVV. Passagnoli: Bene, signor Presidente, grazie.
PRESIDENTE: Lei dica non più di quattro o cinque parole.
IMPUTATO Ferro G.: E mi guidasse lei, Presidente... Mi guidasse lei.
PRESIDENTE: Sì, ma io le ho fatto un segno. Ma lei è preso dalla voglia di parlare e non mi vede.
INTERPRETE Galia: Presidente, le chiedo scusa. Se preferisce, con suo consenso, magari interrompo io il Ferro, così riesco...
PRESIDENTE: Sì.
INTERPRETE Galia: ... cioè, dopo due o tre prole, riesco a fare in modo...
PRESIDENTE: Facciamo tutti i tentativi possibili. Va bene.
Vuole ripetere questa parte del discorso?
Quando cioè racconta quello che le ha detto suo figlio dopo esser tornato, dopo che lei, che ha detto: 'sono una persona che capisce le cose, sono intelligente. Quando è successo la cosa, ho chiesto a mio figlio: 'ma che cosa avete fatto?'
Allora, ci dica che cosa.
IMPUTATO Ferro G.: Me figghio mei risse chistu: 'si perse questo tempo, papà, picchi aviano abbenire altre persone e chiddu che dovevano fare, pi' i fatti loro, io unnu saccio'.
Si è perso tempo perché...
PRESIDENTE: Eh, ma io le sto facendo cenno. Lei fa finta di nulla!
IMPUTATO Ferro G.: Mah, mi scusi, Presidente.
PRESIDENTE: Eh, abbia pazienza. Bisogna che ci metta un po' di buona volontà anche lei.
IMPUTATO Ferro G.: Va be', va be'... Va be'...
PRESIDENTE: Sennò lei parli direttamente in dialetto col maresciallo e il maresciallo ce lo traduce.
IMPUTATO Ferro G.: Non la seguo, Presidente. Mi deve scusare, non ci feci caso che lei faceva con la mano così.
INTERPRETE Galia: Quando io lo tocco con la mano, lei...
IMPUTATO Ferro G.: Va be', va be'.
PRESIDENTE: Dunque, ci vuole tradurre la parte che racconta il figlio?
No, no, il maresciallo.
INTERPRETE Galia: Eh, non riesco più a collegare...
Perché se poi...
PRESIDENTE: Allora, suo figlio è ritornato. Ferro, suo figlio è tornato.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: E le ha detto... Cerchi di parlare in italiano, nei limiti del possibile.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene, va bene. Spero di mettercela tutta, via.
PRESIDENTE: Che le ha detto suo figlio?
IMPUTATO Ferro G.: Mio figlio mi disse che si è perso tutto questo tempo per...
INTERPRETE Galia: Mio figlio mi ha detto che si è perso tutto questo...
PRESIDENTE: E questo lo abbiamo capito. Lo ha detto in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Che dovevano arrivare altre persone.
PRESIDENTE: Altre persone.
IMPUTATO Ferro G.: E si è perso, per questa...
Allora io gi ho detto una cosa a mio figlio: 'senti ca', di quello, di 'sti fatti ca', di sto' fattu de tu' zio, unni pallari con nessuno. Ma neanche con me, più di questa cosa. Chiusa, dimentica tutte cose e...' io a mi' figghiu un ci dumannavo né socco successe...
PRESIDENTE: Basta, perché lei ricomincia a parlare in dialetto.
Facciamo la traduzione.
INTERPRETE Galia: Allora: io, in pratica con mio figlio...
PRESIDENTE: Vuole tradurre?
INTERPRETE Galia: In pratica dice: quando il figlio è ritornato da Firenze ed era mancato due o tre giorni, diciamo, gli ha raccontato quello che era successo.
E il signor ferro ha detto di non parlare con nessuno di queste cose.
PRESIDENTE: Neanche con lui.
IMPUTATO Ferro G.: Mi' figghiu u' mi raccontao quello che era successo, maresciallo, mi ascolti un pochino: mio figlio che cosa mi disse?
Ci dissi, ma che, dice, se passi il suo tempo che arrivava delle persone.
Mio figghiu un mi parlao di quello che aveva successo a me...
INTERPRETE Galia: Allora, si è perso questo tempo, perché...
IMPUTATO Ferro G.: Perché non erano venute delle persone.
Io, siccome io ascoltavo la televisione, non è che sono scemo, di chiddu chi putia succeriri, ci dissi a mio figghio chisto ca: 'senti a ca, di 'sto fatto dello zu' Nino, non ne parlare con nessuno, neanche con mia, chiù. Dimenticati le persone che viristi dda, socco viristi e socco nun viristi, unni parlare chiù niente, alla lettera.'
Mi disse: 'papà, va bene.'
Questo è il discorso, maresciallo.
INTERPRETE Galia: Allora, di questi fatti che aveva visto a Firenze, non ne doveva parlare con nessuno; nemmeno con me. Riferito al signor Ferro.
PRESIDENTE: Prosegua.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo, che cosa è successo dopo?
Dopo mi pare che è successo che... ci fu... mi sembra che è passato, amo a essere i primi di giugno, non lo so, 10 giugno... non me la ricordo la data precisa. E lu' Calabrò mi dice che c'è un appuntamento fissato per me e per lui che... per incontrarmi con Bagarella e cu' Matteo Messina Denaro.
A 'sto appuntamento civo io e u' Calabrò, a Bagheria.
Emo a 'stu appuntamento, e là c'erano tante persone. C'era: u' Bagarella, u' Matteo Messina Denaro, uno dei Graviano, che sarebbe Graviano Giuseppe, u' chiù nico dei Graviano, e tante altre persone. Un cinque-sei persone. Che io effettivamente si l'avissi abbirire, neanche le conosco. Non sarei in condizioni di riconoscere.
Stu' Graviano, me lo ricordo, perché lo vitti autri vote. Quacche autra vota successe di vederlo.
PRESIDENTE: No, questa parte, bisogna che la traduca, perché non abbiamo capito niente.
INTERPRETE Galia: Qua, conviene fare in quel modo, signor Presidente.
PRESIDENTE: Cioè?
INTERPRETE Galia: Conviene che il signor Ferro dice tre o quattro parole...
PRESIDENTE: Eh, ma io lo continuo a ripetere, ma tanto è un treno che non si ferma al segnale.
INTERPRETE Galia: Perché poi sono costretto a non poter fare più la traduzione simultanea. E quindi c'è il...
PRESIDENTE: Lei ha parlato di questa riunione. Ha detto chi c'era.
Vuole ripeterlo?
IMPUTATO Ferro G.: A 'sta riunione ci siamo andati a Bagheria.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Uno, era io.
PRESIDENTE: Lei...
IMPUTATO Ferro G.: U' Calabrò...
PRESIDENTE: Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: U' Matteo Messina Denaro...
PRESIDENTE: Matteo Messina Denaro.
IMPUTATO Ferro G.: U' Bagarella...
PRESIDENTE: Bagarella.
IMPUTATO Ferro G.: Uno dei Graviano...
IMPUTATO Ferro G.: Uno dei Graviano, lei ha detto, mi pare fosse Giuseppe.
IMPUTATO Ferro G.: Giuseppe.
PRESIDENTE: E lei lo conosceva?
IMPUTATO Ferro G.: No, non lo avevo mai visto.
PRESIDENTE: Ah, non lo aveva visto.
IMPUTATO Ferro G.: L'ho visto solo questa volta.
E altri cinque-sei persone. Persone che...
PRESIDENTE: Non conosceva.
IMPUTATO Ferro G.: Non conoscevo. E se le vedo neanche sono in condizione di riconsocere. Perché l'ho viste una sola volta e direi soltanto fesserie.
U' Graviano, me lo ricordo, perché l'ho visto altre volte, pure. Un altro paio di volte l'ho rivisto e me lo ricordo.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Però u' Graviano non ebbe nessun discorso con me.
Quando ci fu questa riunione, ci assettammo cu' Bagarella e, cu' u' Matteo Messina Denaro e u' Calabrò.
Luca Bagarella mi dice chistu, mi dice: 'cucino Pe'..
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Che c'è?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, abbia pazienza, lei... ora, per piacere, fa silenzio.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non gli devo dire proprio niente. Devo dire a lei, per favore, di fare silenzio.
Stiamo esaminando il Ferro. Lei, alla fine, potrà fare le dichiarazioni che crede.
Vuole proseguire?
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse: 'cucino Pe', ridiscussi...'
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Guardi, Bagarella, non mi dia fastidio. Perché mi costringe, prima a richiamarla, e una volta è già avvenuto; la seconda volta la costringo, la metto fuori dall'aula.
IMPUTATO Ferro G.: Luca, vedi che oramai, la maledizione, u' frate... un ci 'nnavi nuddu...
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Basta. Per cortesia...
IMPUTATO Ferro G.: Ni sta ammazzanno a tutti.
PRESIDENTE: Non sono ammessi i colloqui tra gli imputati. Mi dispiace, lei deve... Se vuole, risponde, sennò piuttosto dice: 'non voglio rispondere.'
IMPUTATO Ferro G.: No, voglio rispondere, Presidente.
Me disse di 'sti fatti d'ora, discussi, sigillati. Con nessuno, parlare.
Dice: 'ma manco con i chiù intimi, perché ci sunno persone che s'erano pigliate, dice, impegni con mi' cugnato unnavi chiù nuddu. Un ci interessa chiù a nuddu.'
PRESIDENTE: Vuole tradurre, per favore?
INTERPRETE Galia: Allora, lui mi disse: 'cugino Peppe, di questi discorsi, discorsi sigillati.'
IMPUTATO Ferro G.: Sì. 'Non si deve parlare con nessuno. Manco con i chiù intimi.'
INTERPRETE Galia: Nemmeno con le persone più vicine a noi.
IMPUTATO Ferro G.: Chiù intimi.
PRESIDENTE: Ho capito, ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Con nessuno. Dice: 'perché ci sono persone che dice che impegni co' mio cognato unnavia chiù nuddu. Non ci interessa niente chiù a nissuno.'
INTERPRETE Galia: Perché ci sono persone che...
IMPUTATO Ferro G.: Non ci...
INTERPRETE Galia: ... non avevano più impegni con il cognato. Non ci interessava più a nessuno.
IMPUTATO Ferro G.: Non ci interessa chiù a nessuno.
PRESIDENTE: No, no, questo non lo abbiamo proprio capito.
Bisogna che sia più chiaro.
Questo discorso lei lo esprime in termini che non riusciamo a capire. Che cosa vuol dire, "questo impegno..." l'impegno con suo cognato di Prato?
IMPUTATO Ferro G.: No...
PRESIDENTE: No.
IMPUTATO Ferro G.: U' cugnato sarebbe... l'u' cugnato di Bagarella, sarebbe u' Riina.
PRESIDENTE: Eh, anche qui bisogna essere chiari, perché...
IMPUTATO Ferro G.: Sarebbe un Riina. Dice: 'impegni cu' mio cugnato unnavia pigghiato chiù', un ci interessa chiù niente a nuddu...
AVVOCATO: Traduzione, prego.
PRESIDENTE: Non si riesce a capirla. Lei parla in dialetto e velocissimo.
Lei ha capito, maresciallo?
INTERPRETE Galia: Solo le frasi che... Aveva parlato con il cognato.
E adesso, lui, il signor Ferro, ha detto si trattava di Riina...
PRESIDENTE: Sì. Che Bagarella aveva parlato col cognato.
INTERPRETE Galia: Col cognato.
PRESIDENTE: Sì.
INTERPRETE Galia: E di que... Anche perché c'erano altre persone che non ne volevano più sapere di lui.
PRESIDENTE: Di lui chi?
INTERPRETE Galia: Di lui riferito al cognato.
PRESIDENTE: Lui chi? Il cognato, cioè Riina?
INTERPRETE Galia: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dice che un s'aviano pigliato impegni... Maresciallo cerchiamo di... di chiarire le cose.
AVVOCATO: Presidente, scusi, non è così. Eh.
PRESIDENTE: Cerchiamo di fare uno sforzo per capire. Glielo facciamo ripetere fino a quando riusciremo a capire quello che dice veramente.
Vuole provare a dircelo in italiano lentamente?
IMPUTATO Ferro G.: Piano piano. Quannu si parlava con... quannu emo dda all'appuntamento...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... u' Bagarella disse chisto: di fatti d'ora, discussi sigillati: non si doveva parlare con nessuno.
PRESIDENTE: E questo lo abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Neanche con i chiù intimi.
PRESIDENTE: Va benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: Perché ci sono persone più intime, dice, che impegni unn'aviano cu' me' cognato. Un c'interessa chiù niente a nessuno.
PRESIDENTE: Che c'erano persone che avevano impegni con...
IMPUTATO Ferro G.: Non aviano impegni cu so' cugnato. Non aveva pigliato impegni co' so' cognato, manco cu' li...
PRESIDENTE: Ah, non avevano preso accordi con Riina.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, un c'interessa niente.
E chistu, sicuramente, questo discorso era riferito a u' Brusca. Perché l'unica persona chiù intima cu era, era u' Brusca. Perché u' Brusca era u' padrone ad Alcamo.
Lui, lo stesso comandava lui. E avia carta bianca. La persona più intima cu era? U' Brusca.
PRESIDENTE: Lui si riferiva a Brusca.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Che era quello che comandava a Alcamo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Era lui. Picché quanno ci stese la guerra di mafia...
PRESIDENTE: Brusca non era presente a quella riunione.
IMPUTATO Ferro G.: No, non c'era presente a questa riunione.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: Poi, mi sembra che...
PRESIDENTE: Però non le hanno detto di che si trattava, di queste faccende che cosa riguardavano, queste faccende...
IMPUTATO Ferro G.: No. No, no.
PRESIDENTE: Non le disse che riguardavano.
IMPUTATO Ferro G.: Non me disse che cosa riguardavano e no... Lui u mi risse niente.
PRESIDENTE: Le disse solo che non si doveva parlare di questi fatti.
IMPUTATO Ferro G.: Neanche con i chiù intimimi.
Pone, io sarà chi avissi ritto che mi rispiacia...
PRESIDENTE: Parli in italiano, piano!
IMPUTATO Ferro G.: Io, sarà che ho detto che mi ero dispiaciuto per la questione di mio cognato, che si era comportato male, che avevano visto persone, che le aveva mandate via.
Ho detto questa cosa, io.
Poi ci fu... si parlò di tante altre cose, del più e del meno.
Poi io rissi una cosa, ci dissi: 'Luca, vedi che c'è uno, un certo Mutari... '
PRESIDENTE: Un certo...?
IMPUTATO Ferro G.: Mutari, Vito Mutari.
PRESIDENTE: Vito Mutari.
IMPUTATO Ferro G.: 'Di Balestrati. Chistu è una persona di mafia, de Balestrati, che fa mandamento a Partinico.'
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: E chistu veniva a cercare sempre u' Milazzo.
PRESIDENTE: Ce lo traduce maresciallo?
INTERPRETE Galia: Sì...
PRESIDENTE: Questo, veniva...?
INTERPRETE Galia: Veniva sempre a trovare Milazzo.
IMPUTATO Ferro G.: Lo veniva no a trovare, lo venia... lo venia a cercare da me. E tanno, perché u' Milazzo era morto, era scomparso già. Quannu...
INTERPRETE Galia: Quindi lo vanno a cercare a casa sua.
IMPUTATO Ferro G.: Quanno u' Milazzo era vivo, lu vinia a cercare lu vinia a cercare e avia sempre appuntamento cu' u' Milazzo, chisto Mutari...
PRESIDENTE: Vuole tradurre?
INTERPRETE Galia: Allora, questo Mutari lo veniva a cercare a casa sua, cioè a casa del signor ferro.
E aveva, diciamo, aveva spesso dei contatti insieme a lui, sia il Mutari, che con il Milazzo.
E questi contatti avvenivano spesso anche andando a cercare il signor Ferro.
PRESIDENTE: Il Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: C'era 'sto Mutari che veniva a cercare, dice che voleva parlare co 'sto Milazzo.
Ora, u' Milazzo era scomparso dal luglio del '92.
PRESIDENTE: Eh, era stato ammazzato.
IMPUTATO Ferro G.: Era stato ammazzato.
Ora, Mutari, non è che sapia questi fatti.
Ora io ci dissi: 'Lu', vedi che c'è 'sto Mutari, che 'sto Vito Mutari veni a cecca a stu Vicenzo Milazzo.'
Mi disse, dice: 'chistu ninnemo a nesciri.'
PRESIDENTE: Eh, questo non lo abbiamo capito.
INTERPRETE Galia: Allora, lui disse, gli disse a Luca, il signor Ferro disse a Luca: 'c'è questo Vito Mutari che viene a cercare sempre a Milazzo.'
PRESIDENTE: Milazzo.
INTERPRETE Galia: Ovviamente il Mutari, dice il signor Ferro, sconosceva che Milazzo era morto.
E Luca gli ha risposto: 'non ti preoccupare, di questo ce ne dobbiamo liberare.'
PRESIDENTE: Va be', andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: Dice ' a chistu Mutari, u nu canuscio. Però, delle cose che mi hanno detto', dice, 'perché non ho mai avuto a che fare, ma di chiddu che m'hanno ritto, chisto è attaccato coi Grado, cu Tanino Grado', che sarebbero parenti di Contorno.
INTERPRETE Galia: E allora, in pratica, Luca ha detto, dice: 'io non lo conosco personalmente questo Mutari. Ma, per quello che mi hanno detto, il Mutari è collegato con i Grado'
PRESIDENTE: Con i Grado?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, e Contorno. Perché i Grado sono... i Grado sono cugini di Contorno.
INTERPRETE Galia: I Grado, significa la famiglia, no?
IMPUTATO Ferro G.: I Grado sono delle persone di Palermo. Si chiamano Grado di cognome.
INTERPRETE Galia: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E' Nino Grado, è...
INTERPRETE Galia: 'I Grado. E sono collegati con Contorno.'
PRESIDENTE: Con Contorno.
IMPUTATO Ferro G.: Però può succeriri chistu, chistu e un vaio, poi stamo attento, che può creare qualche danno 'stu Mutari.
INTERPRETE Galia: Questo è un problema. E ci può creare qualche danno, il Mutari.
PRESIDENTE: Questo, chi lo disse?
IMPUTATO Ferro G.: U' Bagarella.
PRESIDENTE: Sempre Luca Bagarella.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Ci disse: 'chistu comu vene, subito a corda o coddu e niscemuninne di 'sto Mutari.
INTERPRETE Galia: Come questo viene, letteralmente dice: 'mettete la corda al collo e ce ne liberiamo', quindi, uccidiamolo.
IMPUTATO Ferro G.: Cosa che effettivamente avvenne.
Questo discorso è stato fatto a me e a u' Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Io chiedo scusa.
Signor Ferro, questo discorso, questa situazione che lei sta raccontando, ora dopo la riprenderemo con alcune domande.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma cerchiamo di rimanere più...
PRESIDENTE: In tema.
PUBBLICO MINISTERO: ... vicini all'argomento dal quale siamo partiti.
E all'interprete, io rivolgo una raccomandazione: parli in prima persona. Come se fosse Ferro.
Mi ascolta, maresciallo?
INTERPRETE Galia: Sì, sì, l'ascolto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei deve...
PRESIDENTE: Traduzione letterale.
PUBBLICO MINISTERO: Letterale. Non in terza persona, come se fosse una cronaca.
Adoperi la prima persona, così è più chiaro: per me, per i difensori, penso anche per i Giudici.
Allora, torniamo indietro. Ho bisogno di capire questo: finché lei, signor Ferro, è stato detenuto a Messina, da suo figlio o da qualcuno che veniva a colloquio con lei, aveva mai sentito parlare di questa vicenda che lei ha raccontato oggi e cioè la vicenda di suo cognato, di Calabrò, che cercava questo posto?
IMPUTATO Ferro G.: No. No, perché io a Messina... dottor Chelazzi, ero un morto preciso.
E poi, quando facevo i colloqui, la guardia stava attaccata, si metteva lì dentro alla stanzina con noi. Perciò neanche potevo aprire... stavo con gli occhi chiusi, come mi avete visto qua.
Niente. Non ho potuto... non sapevo niente di nulla cosa, io, di nessuna cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io l'ho capita bene la risposta.
Non so se c'è bisogno di farla...
PRESIDENTE: Mi pare che non ci sia bisogno, perché ha parlato praticamente in italiano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi, la seconda cosa che ho bisogno di capire: suo figlio la mise al corrente, appunto, di questa situazione.
Lei ricorda se suo figlio partì mentre lei si trovava a casa, prima ancora di andare ricoverato all'ospedale ad Alcamo?
AVV. Cianferoni: Mah, la domanda mi pare suggestiva, Presidente. Perché gli rappresenta tutto il fatto.
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: Sono tre domande in una. Per il verbale, mi oppongo.
Poi, la Corte deciderà.
PRESIDENTE: Va bene, benissimo.
Proseguiamo, può rispondere alla domanda.
Lei si ricorda che suo figlio sia partito...
IMPUTATO Ferro G.: Me figghiu partì dopo che io abbi' l'incontro cu' Calabrò.
Quando stabilimmo di mi' figghiu mannallu arre ni me cugnato. E dirici a mi cugnato che effettivamente s'avea pigghiato 'st'impegno e io ci rissi chi lu manteni.
INTERPRETE Galia: (Traduce in sede di trascrizione)
Mio figlio partì dopo che io ebbi l'incontro con Calabrò.
Quando stabilimmo di rimandare mio figlio da mio cognato e di dire a mio cognato che effettivamente si era preso questo impegno, io gli dissi che lo doveva mantenere.
PRESIDENTE: Basta. Ci fa la traduzione letterale?
INTERPRETE Galia: Dottore, letterale è troppo lungo il discorso. Io...
PRESIDENTE: Allora, lo ripeta, per favore.
INTERPRETE Galia: Se dopo una frase può ripetermi tre o quattro frasi.
PRESIDENTE: Gli ripeta le cose al maresciallo, per cortesia.
IMPUTATO Ferro G.: Mio cognato, mio figlio è partito per Firenze dopo che io ebbi l'incontro con il Calabrò.
PRESIDENTE: Sì, questo lo abbiamo capito. Poi? Prosegua.
IMPUTATO Ferro G.: Il dottor Chelazzi, questo mi ha detto.
PRESIDENTE: No. Le ha chiesto... Lei ha detto che è partito dopo. Però ha aggiunto altre cose che io ora, in questo momento, non ricordo.
Comunque, prosegua.
IMPUTATO Ferro G.: A mio cognato ci dissi che effettivamente si era pigliato un impegno, doveva mantenere 'st'impegno.
Perché io che cosa avevo detto quando parlammo con il Calabrò?
INTERPRETE Galia: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, no, finora è italiano, quindi possiamo...
INTERPRETE Galia: Va be'.
IMPUTATO Ferro G.: Che cosa avevo detto io a Calabrò? Che ero disposto a andarmi a affittarmi una casa a Firenze, purché...
PRESIDENTE: E che non doveva essere messo di mezzo suo cognato.
IMPUTATO Ferro G.: Purché... mio cognato era una cosa inutile. E' un povero Cristo, è un muratore. Non ci fa un discorso a giorno. Unn'è una cosa che... Ma poi abbiamo stabilito, anche pure io che ci mandavamo arre mio figlio, si manteneva 'st'impegno, visto che era una cosa pi' mezza iurnata.
E levavamo 'sta vivogna. 'sta malafiura, sta fiura di cane. (e toglievamo questa vergogna, questa brutta figura, questa figura da cani)
Cosa che effettivamente avvenne.
PRESIDENTE: Sì, questo lo abbiamo capito.
PUBBLICO MINISTERO: Si fermi, si fermi, signor Ferro.
Lei ricorda suo figlio come partì? Cioè, se partì da solo, o con qualcuno; se partì in treno, con l'aereo, o chissà in che altro modo.
IMPUTATO Ferro G.: No, di 'ste cose... dottor Chelazzi, è u' me ricordo. Non lo so strettamente. U' nu saccio come partì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ricorda se suo figlio partì dopo che lei fu dimesso dall'ospedale?
IMPUTATO Ferro G.: Mah...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: 'sono stato qualche giorno ricoverato ad Alcamo.'
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. Sì. Mi sembra di sì. Dopo che io fui dimesso dall'ospedale, sì. Dopo, dopo, dopo che sono stato dimesso dall'ospedale.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se, in quel periodo lì, è partito anche qualche altra persona della sua famiglia?
Intendo dire, o la signora, o qualcuna delle sue figlie?
IMPUTATO Ferro G.: Ma può essere che cio cu me mugghiere. Sicuro u vogghio essere. Può essere chi partio cu me mugghiere, che me mugghiere s'avia a visitare; che ddoco ni' me cugnato c'è uno, chi me mugghiere avia dolore alla tista... Ma... sarà che può essere 'sta cosa, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Non è sicuro, però.
IMPUTATO Ferro G.: Non è sicuro. Posso far confusione. Può esser anche sicura 'sta cosa.
Chi c'è uno, ddoco, ca a Firenze, che mia moglie soffre con la testa, l'avissi purtato ni chiste, cose di terapia, terapeutico... Sarà una cosa di chista, può essere anche vero.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, aveva rapporti con suo cognato? Intendo dire Antonino Messana?
Lei, o i suoi familiari?
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Vi vedevate, c'era frequentazione tra le due famiglie...
IMPUTATO Ferro G.: No. Mio cugnato... Io avi chi u' mmegno ca a Prato dal 1969. Più stetti tre mesi a Prato nel '69. E lavoravo come muratore nell'impresa Guarducci, dunne lavorai tre mesi.
E poi non sono venuto più a Prato.
Mio cugnato, ogni anno, due anni, venia per il mese di agosto, ddi 20 iorni... e si, cugnati semo. Frati di me mogghie. Ma autri rapporti, niente. Perché è un operaio e basta, mio cugnato, non ci sono altre cose.
PUBBLICO MINISTERO: Suo figlio, aveva avuto occasione di venire, negli anni precedenti, a trovare qui a Firenze, a Prato, per esser più precisi...
IMPUTATO Ferro G.: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: ... lo zio, la zia, i cugini...
IMPUTATO Ferro G.: ... che io sappia, no. Successe soltanto un fatto, dottor Chelazzi: che si sposava un figlio di mio cugnato, lo più grande, Melchiorre. E un mi ricordo più quando si sposava; se si sposava nel '94, nel '93... Questa cosa vennero i miei figghi, ma io no, e manco me mogghie. Vennero soltanto tutti e tre i miei figli, vennero a questo matrimonio. E poi, altre cose, no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Ferro, lei appunto ci ha spiegato come si trovava detenuto a Messina e cosa successe quando venne scarcerato.
Ecco, ma da quanto tempo era detenuto a Messina?
Cioè dire, per quanto tempo ci è stato?
IMPUTATO Ferro G.: Me, a Messina mi carcerarono nei primi di dicembre del '92, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda per quale ragione fu messo in carcere?
Che cos'era, un...
IMPUTATO Ferro G.: Io avevo la pena sospesa per malattia grave nel 1989. Al Tribunale di Sorveglianza di Palermo.
Dopo, nel '92, me l'hanno sospesa e m'hanno carcerato per un residuo pena definitiva, per la lunga carcerazione che avevo subìta. Per questi fatti.
Siccome c'era una cosa, l'avvocato aveva fatto ricorso alla Cassazione per questa carcerazione. E poi la Cassazione aveva stabilito che mi dovevano scarcerare. Cosa che effettivamente avvenne. Che sono stato scarcerato tramite una ordinanza della Cassazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prima, mentre lei spiegava alla Corte la risposta che ebbe da Calabrò, che gli disse che questo appoggio serviva e che la spiegazione la potevano dare Matteo e Luca, ecco, a quali persone si riferiva Calabrò, quando indicava Matteo e Luca?
Se lei sa a chi si riferivano.
IMPUTATO Ferro G.: Era Matteo Messina Denaro e Luca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, io a questo punto ho capito - e la Corte ha capito - che, questa vicenda, per come lei ce la sta raccontando, passa attraverso queste persone: lei, suo figlio, suo cognato.
Poi, Gino Calabrò; poi ancora ci ha parlato di Leoluca Bagarella, di Matteo Messina Denaro e poi ha fatto anche il nome di Giuseppe Graviano.
Poi ha menzionato anche Giovanni Brusca.
Ecco, questi sono i personaggi che mi sembra fino ad ora il suo racconto abbia presentato.
Allora, io ho bisogno di avere dei chiarimenti sul conto di queste persone.
Parliamo di questo Matteo. Matteo è persona che lei, nel '93, conosceva di già, se io capisco bene.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lo conosceva da molto tempo?
IMPUTATO Ferro G.: Matteo lo conoscevo dall'84, quando sono uscito in permesso, nell'84. Sono stato un anno tanno, e poi mi hanno carcerato. L'ho visto nell'84.
Matteo, figlio do zu' Ciccio Messina Denaro, persona di famiglia di Castelvetrano. Lo zu' Ciccio era il capomandamento di Castelvetrano. E Matteo era persona di famiglia... suo padre è u' capomandamento.
PRESIDENTE: Cioè, suo padre era capomandamento.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. E capomandamento... E ora è capo provincia, il padre. E pure tanno era capo provincia. Pure nell'84.
PRESIDENTE: Anche nell'84 era capo provincia?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. Pure nell'84.
PRESIDENTE: E Matteo faceva parte della stessa famiglia.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Ma no si parla della famiglia di sangue.
IMPUTATO Ferro G.: Famiglia mafiosa.
PRESIDENTE: Mafiosa.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei dice, appunto... Sì, completi il chiarimento che le chiedeva il Presidente: quando lei dice "una persona di famiglia", ha spiegato si tratta della famiglia mafiosa.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma vuole specificamente dire qualche cosa, nell'ambito della famiglia, oppure no?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, dottor Chelazzi, che cosa devo dire?
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, si tratta di uno "pungiuto", quando si dice una persona di famiglia, oppure...
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di uno chicchessia?
IMPUTATO Ferro G.: Persona "pungiuta", per come ho sentito dire qua davanti. Noialtri diciamo persone di famiglia, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, siccome lei, non solo parla un dialetto...
PRESIDENTE: Un po' difficile.
PUBBLICO MINISTERO: ... un po' particolare, ma ha anche, come ciascuno di noi, il proprio modo di esprimere i concetti, eh?
Allora io ho bisogno che, almeno certe cose, siano intellegibili per tutti.
Quindi, a quello che capisco, lei conosceva anche il padre di questo Matteo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, se lei è stato arrestato alla fine del '92, perché aveva questa pena da eseguire, con Matteo, nei mesi precedenti, nel periodo precedente il suo arresto, la sua carcerazione, lei aveva rapporti?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Con Matteo...
PUBBLICO MINISTERO: Bisognerebbe che facesse capire alla Corte...
IMPUTATO Ferro G.: Matteo io l'ho visto pure nell'89, nel '90. Quanno s'ammazzao a Evola. Che Matteo vinne a Castellammare ni mia.
Quanno vinne Ciccio, mastro Ciccio "u' muratore", mastro Ciccio Messina.
PRESIDENTE: Quello che era il capofamiglia di Mazara?
IMPUTATO Ferro G.: Capofamiglia ddoco è Mariano Agate.
Era una persona di famiglia.
PRESIDENTE: Era una persona...
IMPUTATO Ferro G.: Mentre Mariano Agate non c'era, era lui capofamiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: E intanto si aviano impustato cu' Milazzo, chi aviano a ammazzare a tutti i costi Evola.
PRESIDENTE: No, no, qui bisogna che lei ritorni a parlare piano piano in italiano. Sennò siamo nelle solite difficoltà.
IMPUTATO Ferro G.: Successe, Presidente, nel '90 fu questa cosa.
Abbiamo stabilito cu' la famigghia e li mandamenti che s'aviano a ammazzare i fratelli di Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E allora aviano impustato cu Milazzo, 'sta cosa di farla in campagna ni mia, ddoco a Castellammare.
Di chiamarli, tramite una persona di famiglia di Castellammare, tramite Nino Cassarà.
E vanno a fare 'st'operazione. Cosa che io, effettivamente, u' Milazzo mi risse: 'fatti truvare dda, chi hanno abbenere persone in campagna...
PRESIDENTE: No, no. Qui lei comincia parlare di nuovo troppo veloce e in dialetto. Cerchi di dirci...
IMPUTATO Ferro G.: Come va u' Milazzo,...
PRESIDENTE: Il Milazzo era il capofamiglia di...
IMPUTATO Ferro G.: Di Alcamo.
PRESIDENTE: ... di Alcamo.
IMPUTATO Ferro G.: Mi dice questo, un giorno, dice: 'vattene in campagna...'
PRESIDENTE: A lei.
IMPUTATO Ferro G.: Da me. Dice: 'che hanno abbenire persone, hanno abbenire persone di famiglia. Avi abbenire mastro Ciccio e autri genti, che si deve fare una cosa.'
Non mi dice cos'è, u' Milazzo.
Quando vegno dda, poi io la mattina...
PRESIDENTE: Italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sono venute delle persone.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Chistu mastro Ciccio, venne Matteo Messina Denaro, venne Giovanni Brusca, venne Salvino Madonia, venne Nino Lo Cascio di Castellammare, Michele Mercadante di Castellammare e qualche altro di Mazara. Però mi posso sbagliare, se c'era u' Sanacori... Qualche altro.
Aveva organizzato all'appuntamento aviano abbenere i fratelli Evola e s'aviano ammazzare tutti e due.
Ora, per un disguido, successe che la persona che l'avia a purtare, che era 'u Nardo Cassarà, che era della famiglia di Castellammare, l'avissi visto la madre, la mattina. La madre s'addunao (si accorse) che era... La mamma di Evola, lu vitte assieme a Evola.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E allora, 'stu operazione un si potte fare chiù, picchì l'avia visto u' Cassarà e...
PRESIDENTE: E non si poteva...
IMPUTATO Ferro G.: E, praticamente, non si...
E allora impostava un discorso, sia lu' mastro Ciccio, u' Giovanni Brusca, u' Matteo Messina Denaro, si impustava che lo Evola veniva sempre dda. E si faceva un discorso per tanti fatti che c'erano... cose della famiglia, cose de lavori... na poco di discorsi lineari. Però, l'operazione un si avia a fare. Cosa che...
PRESIDENTE: Cioè, si faceva, si giustificava questa presenza, in qualche maniera.
IMPUTATO Ferro G.: Si camuffava questo discorso.
Cosa che effettivamente avvenne.
Non si poté fare l'operazione, vinni u' Evola, vinne pure Nardo Cassarà, Nino u' Cascio, Giovanni Brusca s'innii e lu Madonia, visto che l'operazione non s'avia a fare chiù. Però arristaro dda chiddi da provincia di Trapani, sia u' mastro Ciccio Messina, sia Matteo Messina Denaro, io - che io facevo le veci du Milazzo, perché u' Milazzo avia l'arresto domiciliare e un potia venire, però (incomprensibile) - c'erano i castellammarisi, sempre Nino u' Cascio... E si fa questo discorso così, noi diciamo fasullo.
Finì quest'operazione e io, in questa occasione, vitti Matteo Messina Denaro. E poi l'operazione si fece dopo in un altro modo, si fece sempre. Passò qualche altro mise...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, va bene. Ecco, allora signor Ferro a quello che ho capito, anche nel '92 lei si è visto allora con Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Ferro G.: Nel '92 quando si decise di ammazzare u' Milazzo. Nel '92. Del fatto che ho parlato ora io, dottor Chelazzi, siamo nel '90...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
PRESIDENTE: Sì, ma al Pubblico Ministero interessa sapere se lei ha visto Messina Denaro Matteo anche nel '92.
IMPUTATO Ferro G.: Nel '92, successe un fatto, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io non voglio che lei racconti tutta la vicenda...
IMPUTATO Ferro G.: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: ... dell'assassinio di Milazzo Vincenzo...
IMPUTATO Ferro G.: Va beh, va beh. Allora io...
PUBBLICO MINISTERO: Mi interessava sapere se vi eravate incontrati...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Incontrammo quando si decise di ammazzare o' Milazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
IMPUTATO Ferro G.: E c'era u' Riina presente, u' Bagarella, io, u' Calabrò, Enzo Sinacori, e qualche altra persona di Castella... di Mazara. E st'incontro fu a Mazara, fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, guardi le stavo proprio per chiedere siccome lei ha parlato di questo fatto di sangue della decisione di uccidere questo Milazzo, che è stata un'occasione di incontro tra lei e Matteo, se a quest'incontro parteciparono altre persone.
Allora ho capito che partecipò il signor Riina, poi che partecipò il signor Sinacori, che partecipò il signor Bagarella, il signor Calabro, poi m'ha detto qualcuno di Mazara...?
IMPUTATO Ferro G.: Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, partecipò il signor Brusca. Di Giovanni stava parlando?
IMPUTATO Ferro G.: Giovanni Brusca, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giovani Brusca.
Allora io ho bisogno di sapere una cosa da lei, intanto. Come mai lei si trovò a discutere e a decidere questo fatto di sangue assieme a tutte queste persone: Riina, Brusca...
Lei deve chiarire alla Corte la ragione per la quale lei si trovava nientemeno che a decidere fatti di questo genere con queste persone.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dottor Chelazzi. Succe...
PUBBLICO MINISTERO: E' chiara la domanda, signor Ferro?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, ho capito chiaro.
Successe questo dottor Chelazzi, visto che in merito delle cose du Milazzo non dobbiamo entrare, però qualche accenno io lo devo dare.
PRESIDENTE: Certo, certo.
IMPUTATO Ferro G.: Per potere capire.
Stu' Milazzo era un pazzo, era veramente un pazzo, Presidente. Avia ammazzare una persona al giorno. Ci son tanti fatti però che sono negli altri processi, ma ora io tento, cerco di essere sintesi in questa cosa.
Un giorno emo all'appuntamento che è dda, nel paese, mi sembra che fu nei 'sta zona di Gibellina, o verso Paceco, vicino Trapani, non mi ricordo preciso; me manna a chiama a mia...
PUBBLICO MINISTERO: Parli lentamente signor Ferro. Parli lentamente, parli lentamente.
IMPUTATO Ferro G.: Ci mandò a chiamare a me, a lu' Calabrò, e a u' Coraci Vito.
PRESIDENTE: E a?
IMPUTATO Ferro G.: Coraci Vito. Coraci Vito, questo è un uomo, è una persona di famiglia del mio paese, è consigliere del mio paese. Che u' mandamento sono io, u' capomandamento proprio di Alcamo. Ora ci arriviamo a questo discorso.
Ora, questo Milazzo ci manda a chiama e si parlava di tanti fatti, cose che potevano essere... perché Tanno, c'era. C'erano i Greco, c'era chi ammazzava delle persone, anche. Contro a noi della mafia.
Ora delle notizie che potevamo sapere dei fatti, o per questioni di lavoro o per tante delle cose, ora mi ricordo che, in 'sto incontro, lo Calabrò ci risse, dice: 'Vince', viri chi c'è, Mariano Saracino che vuole partecipare a una gara di appalto' chi è senza travagghio, avi cu' 'nfannente un sacco di anni.
PRESIDENTE: Eh, qui non comprendiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Allora piano piano.
U' Calabrò, ci dice a u' Milazzo, ci dice...
PRESIDENTE: 'Guarda, che il tale vuol partecipare a una gara di appalto.'
IMPUTATO Ferro G.: Sì. 'C'è stu Mariano Saracino che è un imprenditore e che avi pure un impianto di calcestruzzi che impasta cemento. Vuole partecipare a una gara di appalto.' Dice: 'chi affari?'
Perché tutti i lavori da noi, massimamente, io parlo per un mio paese, s'avia a pigghiari u' lavoro, prima u' sapia u' Milazzo, u' sapiamo nuatri della mafia. Cu è che l'avia a pigghiari u' lavoro o cu unni l'avia a pigghiare.
E si vota u' Milazzo, e ci rice a u' Calabrò, dice: 'che mi vieni a di' 'sta cosa, a Mariano Saracino l'avemo ammazzare. Quali pigghiare travagghiu Mariano Saracino? E tu lo sai lu picchì l'avemo ammazzare.' Sai perché lo dobbiamo uccidere.
Lu Calabrò ci rice chisto: 'sentei ca, Vice', vedi che Mariano Saracino, è un povero lavoratore, e nun lu vogghio ammazzare a Mariano Saracino.' Dice: 'tu lo sai non canciamo le carte in tavola...'
PRESIDENTE: No, qui non comprendiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'tu lo sai perché'. Ora io vi spiego qual è il perché, Presidente.
Che cosa successe? Quando c'è stato il processo della strage di Pizzolungo a Caltanissetta, tanno questa struttura la fice un magistrato si chiama Lo Curto, il giudice Lo Curto.
Effettivamente, Presidente, io ci parlo per come vedevo le cose io all'epoca; lei le può capire perché anche se può essere una cosa contro di mia.
Ora sul giudice Lo Curto per come la vedevo io, l'inchiesta la fice non bella e le spiego il perché. Perché ci furono un sacco di testimoni che vinniero a questo processo e che sono stati carcerati in aula. Perché...
PRESIDENTE: Sono stati?
IMPUTATO Ferro G.: Carcerati in aula.
PRESIDENTE: Arrestati in aula.
IMPUTATO Ferro G.: In aula. Perché o' giudice li faceva spaventare secondo me, il giudice istruttore Lo Curto. E faceva delle dichiarazioni che non erano la verità. Opra, poi, quanno veniano alla seggia elettrica, io la chiamo sedia elettrica, e diceva la verità.
E allora, è in contrasto con il P.M.. Almeno, ne carcerarono qualche quattro.
PRESIDENTE: Questo non l'abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Almeno almeno ne hanno carcerato quattro testimoni, durante il processo.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: Ora si vedeva che, di come la vedo io, la cosa che non era fatta bene, era una cosa fatta, io parlo siciliana fasulla.
Ora questo Saracino, avia fatto una cosa di questa, avea fatto una falsa testimonianza falsa; aveva detto una cosa male in istruttoria, non aveva detto la verità.
Però di certo che cosa c'era? La moglie di Saracino avea detto la verità. Era la verità, perché u' Calabrò non sapia niente di 'sti fatti. Chi avia pigghiato la ragazzina, l'avia portato a scuola, cioè avea detto la moglie la verità.
Mentre u' Saracino disse una cosa non vera. Che si preoccupò perfettamente. Un si vose... perché Lo Curto facia...
PUBBLICO MINISTERO: Piano piano, signor Ferro. Sennò...
IMPUTATO Ferro G.: Il giudice Lo Curto, quello... per come la vedo io, Presidente, quello che non dicevano cose che voleva lui, li carcerava.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Che ci fu un certo Palmeri, poi furono assolti, Cruciata, tutta gente che avia fatto tri o quattro anni di carcere. E poi tutto... e non sapevano nulla. E allora 'sto Saracino...
PRESIDENTE: Aveva detto il falso.
IMPUTATO Ferro G.: Disse il falso e un fu carcerato dopo, arristao.
Ora c'era questa cosa, u' Milazzo, in capo a questo fatto si appoggiava, dice: 'lo dobbiamo ammazzare per 'sto fatto.
Però la vera ragione non era questa. U' Milazzo, cu u' Calabrò, pone, onestamente, dice che lo conosce, è un travagghiature, unn'ammazzare a nuddu.
PRESIDENTE: No, qui non si riesce a capire.
IMPUTATO Ferro G.: U' Calabrò non voleva uccidilo. Dice: 'è un lavoratore', allora capitò che la cosa... si spaventaa chisto.
U' Milazzo però 'a ragiune unn'era chista chi lo vulia ammazzare. La ragione era auttra, perché chisto avia un impianto di calcestruzzo in Palermo...
PRESIDENTE: Cioè, portava come scusa la faccenda della falsa testimonianza.
IMPUTATO Ferro G.: Un pianto di calcestruzzo che impastava cemento, altri posti (incomprensibile) avea fatto contro i parenti di 'sto Saracino, contro una donna (incomprensibile) Saracino avea due fratelli e la moglie ce l'aveva un poco girata lui. E queste cose (incomprensibile) nell'ambito della famiglia nostra.
Era una cosa schifosa. Queste cose le fanno i maiali, i porci. Non si può la mafia fare così. E lui aveva commesso questa cosa.
Ora si voleva levare questo discorso con 'sto Saracino. E poi perché pure impastava cemento e ci poteva (incomprensibile), era cosa... Ora questa cosa effettivamente io (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Un impianto di calcestruzzo che impastava cemento. Altre cose, male aveva fatto contro i parenti del Saracino e contro una donna, lì, una parente della moglie. E la moglie se l'era un po' girata lui... queste cose lo sapevamo nell'ambito della nostra famiglia. E' una cosa schifosa. Queste cose le fanno i maiali, i porci. Non può la mafia fare così.
E lui aveva commesso queste cose.
Ora si voleva togliere questo discorso con questo Saracino. E poi pure perché impastava cemento. E ci poteva ricattare.
Era una cosa... Ora, questa cosa, effettivamente io sono rimasto muto. Quando lui insisteva che si doveva ammazzare, io gli dissi: 'senti qua, Vincenzo...'
PRESIDENTE: Qui non si capisce.
IMPUTATO Ferro G.: No, ma Presidente, ritorno di nuovo. Quando lui insisteva con questo fatto...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... (incomprensibile) stu' Saracino, (incomprensibile) a parlare io, Presidente.
Ci disse: 'Vince, ma tu perché ammazzare a Mariano Saracino? Qual è la ragione? Mariano Saracino (incomprensibile) sparare (incomprensibile) e perché ammazziamo Saracino?'
Prima cosa (incomprensibile) Saracino (incomprensibile) paesano nostro.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quando lui insisteva con questo fatto che voleva uccidere questo Saracino, mi sono messo a parlare io, Presidente.
Gli dissi: 'Vincenzo, ma tu perché devio ammazzare Mariano Saracino? Qual è la ragione? Mariano Saracino doveva venire ad ammazzare a noi? E perché lo ammazziamo Saracino?'
'Per prima cosa ti dico: Mariano Saracino è castellammarese, non è nostro paesano.'
PRESIDENTE: Non ci siamo.
IMPUTATO Ferro G.: Mariano Saracino è di Castellammare.
PRESIDENTE: Quindi, non è...
IMPUTATO Ferro G.: Non è del nostro paese.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, è vero che lo mandamento l'abbiamo noialtri come mafia a Castellammare, però... poi un'altra cosa: Mariano Saracino (incomprensibile) persone? No, ci successe 'sta cosa, (incomprensibile) la moglie (incomprensibile) e che (incomprensibile) giorno dopo l'ammazzarono. Mi disse: '(incomprensibile) s'ammazza lo stesso. Anche...'
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì, è vero che il mandamento lo abbiamo noi, come mafia, a Castellammare. Però... Poi un'altra cosa: Mariano Saracino che deve venire a sparare a noi? Che è, uno che va a sparare le persone?
No, gli successe questa cosa, e gli dissi: 'ricordati che c'è sua moglie che venne a dire la verità e che cosa vuoi fare? Poi Gino non lo vuole ammazzare?
Mi disse: 'Mariano Saracino si ammazza lo stesso', anche...
PRESIDENTE: Sì, però mi scusi tutta questa parte non l'abbiamo capita. Abbia pazienza.
IMPUTATO Ferro G.: Mariano Saracino s'ammazza lo stesso. Si ammazza lo stesso. Anche se c'è qualcuno della mia famiglia che non vuole, che sarebbe io...
PRESIDENTE: E Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: Però o' capo, ci disse: '(incomprensibile)' la discussione e finita lì. (incomprensibile) altre cose.
Ora o' Milazzo (incomprensibile) passa otto, dieci giorni e mi manda a chiama a me, u' Coraci Vito che sarebbe persona famiglia come (incomprensibile).
E fa una riunione, (incomprensibile) altre persone di famiglia e piglia le persone di Castellammare, piglia Michele Mercadanti che faceva come reggente, sempre mandamento di Calatafimi (incomprensibile) cioè era come capofamiglia di Calatafimi, però è nel nostro mandamento di Alcamo.
(incomprensibile) era in galera, sia (incomprensibile) e o' Coraci Vito.
Lu' Coraci mi dice: 'ti vuole parlare', mi viene a piglia la casa mia, lu' Coraci Vito, 'c'è Vincenzo che vuole parlare con tia'. E' stata nel mese di luglio...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Però il capo disse: 'lascialo andare, lavora', per concludere la discussione è finita lì.
Siamo stati un'oretta e si parlò di tante cose.
Ora, il Milazzo niente fa? Passano otto-dieci giorni e mi manda a chiamare tramite Coraci Vito che sarebbe persona di famiglia del mio paese.
Fa una riunione di altre persone di famiglia e prende le persone di Castellammare, a Michele Mercadante che faceva come reggente, sempre del mandamento.
Di Calatafimi, Cola Scandaliato. Noi lo chiamiamo Cola "u' porcu", che era come capofamiglia di Calatafimi, però è nel nostro mandamento di Alcamo.
E quelli del mio paese che non erano in galera. Sia Pietro Interdonato, Nino Alcamo e Coraci Vito.
Il Coraci mi dice che mi dovevano parlare e mi viene a prendere a casa mia. E mi disse che Vincenzo mi doveva parlare. E' stato nel mese di luglio.
PRESIDENTE: Sempre '92?
IMPUTATO Ferro G.: Verso lu sette, otto luglio del '92.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma deve essere il 7 o l'8 luglio del '92.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) appuntamento, (incomprensibile) 'sta casa che poi (incomprensibile) fu ammazzato Milazzo, (incomprensibile) 'sta casa (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Siamo andati a questo appuntamento, siamo entrati in questa casa dove fra l'altro è stato ucciso il Milazzo. Come siamo entrati ci siamo seduti al tavolo...
PRESIDENTE: Parli italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Quando già siamo entrati, (incomprensibile) c'era un tavolo e u' Milazzo si mise a parlare. Dice: 'ca si deve chiarire un discorso', davanti a tutti i presenti che eravamo presenti: io...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quando siamo entrati ci siamo seduti a un tavolo. E il Milazzo si mise a parlare. Disse: 'qui si deve chiarire un discorso davanti a tutti i presenti, io...'
PRESIDENTE: Quelli che ha nominato.
IMPUTATO Ferro G.: Quelli che ho nominato. Dice: 'qua si deve chiarire un discorso'. Dice: '(incomprensibile) parlava (incomprensibile) Saracino un pezzo di mascalzone' a Michele. (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quelli che ho nominato.
Disse: 'qua si deve chiarire un discorso. Disse: 'zu' Cola', parlando con lo Scandaliato, 'a lei risulta che Mariano Saracino è un pezzo di mascalzone?'
A Michele: 'Michele, a te risulta che Mariano Saracino è un pezzo di mascalzone?'
PRESIDENTE: Ha chiesto a tutti se sapevano che era un...
IMPUTATO Ferro G.: Tutte questi... Siccome ca ci sono delle persone... ma u' Saracino è un carabiniere, lo sapemo tutti per chiddu che ha fatto e ci sono delle persone che difendono ai Carabinieri. Questo sarebbe io...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, io ho una mia personalità. Stava, è diventato pazzo, ci disse: 'senti ca, Vince', tu a Mariano Saracino (incomprensibile) ammazzare per tanti motivi; prima cosa che ci fai (incomprensibile) 300 milioni'...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Presidente, io ho una mia personalità. Stava, è diventato pazzo, gli dissi: 'senti, Vincenzo, tu a Mariano Saracino non lo devi uccidere per tanti motivi; per primo, perché gli hai fatto tirar fuori 300 milioni...'
PRESIDENTE: Perché?
IMPUTATO Ferro G.: 300 milioni. Perché, dopo quando ci fu la riunione che si fice fasulla che si dovea ammazzare (incomprensibile) perché tanti discorsi (incomprensibile) Mariano Saracino avea fatto mentre eramo carcerati, eramo in galera io, o' Milazzo...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
300 milioni. Perché, dopo quando ci fu quella riunione fasulla che si è fatta, che dovevano uccidere Evola, si presero tanti discorsi, che questo Mariano Saracino aveva fatto mentre che eravamo carcerati, io il Milazzo...
PRESIDENTE: Vada avanti sennò la storia diventa troppo lunga.
IMPUTATO Ferro G.: Va beh. Comunque per questi discorsi della (incomprensibile) soldi e u' Saracino, (incomprensibile) soldi. Ci fu detto tramite la famiglia (incomprensibile) se ce lo disse Evola, se ce lo disse qualche altro non lo saccio, però (incomprensibile) soldi. U' Saracino (incomprensibile) che ci potea (incomprensibile) la vita perché sapia effettivamente che (incomprensibile) questa cosa male, la testimonianza.
Ora io ci dissi: 'Vince', tu (incomprensibile) Saracino (incomprensibile) per stu discorso; prima cosa (incomprensibile) soldi e ne (incomprensibile) Saracino, sua mogliera venne a dire a verità. (incomprensibile) Saracino un è persona di famiglia, un è... se era persona di famiglia (incomprensibile)
Mi disse: 'tu devi stare zitto, non devi parlare. Statte muto' (incomprensibile) era veramente (incomprensibile).
'Ti devi stare zitto, muto, hai capito?'
E io (incomprensibile) ero effettivamente (incomprensibile) che mi sono fermato perché ho intuito quello che voleva fare lui, lui (incomprensibile) fare lui? Voleva che (incomprensibile) perché (incomprensibile)
Mentre comincia a fare tutti questi discorsi 'tu ormai sei buttato fuori a famiglia, lo stipendio a te non ti viene toccato, i soldi, che devi vivere'.
Ci dissi: 'senti ca, Vince', (incomprensibile) u' stipendio (incomprensibile) famiglia (incomprensibile) per campare...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Comunque, 'per questi discorsi dei lavori, tu devi cacciare questi soldi', ed il Saracino questi soldi li uscì. Gli fu detto tramite la famiglia, se glielo ha detto Evola, se glielo ha detto qualcun altro, questo non lo so. Però Mariano gli uscì questi soldi.
Il Saracino lo capì che ci poteva rimettere la vita, perché sapeva effettivamente di aver fatto quella cosa male relativa alla testimonianza.
Ora io gli dissi: 'Vincenzo, tu a Mariano Saracino non lo ammazzi, non lo ammazzi per questo discorso: prima cosa, che gli hai fatto tirare fuori i soldi; poi, Mariano Saracino, sua moglie è venuta a dire la verità. Poi, Mariano Saracino non è persona di famiglia. Se era persona di famiglia, il primo sarei stato io a spararlo.'
Mi disse: 'tu devi stare zitto, non devi parlare, rimani muto', in maniera autoritaria, perché era veramente malato di testa.
'Ti devi stare zitto, muto, hai capito?'
Ed io, Presidente, ero perfettamente... perché ho intuito quello che voleva fare lui.
Lui sa cosa vuoleva fare? Voleva che io gli avessi detto quanto era disonesto. E allora mi avrebbe ucciso lì. M avrebbe sparato lì, sul colpo.
Mentre cominciò a fare tutti questi discorsi: 'tu ormai sei buttato fuori dalla famiglia, lo stipendio non ti viene toccato, i soldi per vivere...'
Gli dissi: 'senti qua, Vincenzo, vedi che lo stipendio ce l'hanno le guardie carcerarie, non ce l'hanno i cristiani. Io non ho niente, quel poco che ho preso l'ho fatto per la famiglia, per campare.'
PUBBLICO MINISTERO: Io ho capito, ma cerchi di dirlo in italiano Ferro, quest'ultime tre battute e poi magari...
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: ... questo argomento...
PRESIDENTE: Siamo fuori del nostro...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
IMPUTATO Ferro G.: Va beh, allora potemo accorciare Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Quest'ultima battuta ormai l'ha pronunziata in...
PRESIDENTE: Vuole ripetere...
PUBBLICO MINISTERO: ... in questo dialetto, la ridica in italiano.
PRESIDENTE: ... ultima parte in italiano?
IMPUTATO Ferro G.: Du fatto du' stipendio...
PRESIDENTE: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... dei soldi.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Praticamente ogni mese il denaro, dice, non ti sarà tolto...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Due milioni al mese, perché deve campare; d'ora in poi, (incomprensibile) tutto quello che ti serve o chiddu c'ha fare o chiddu cu n'ha fare, (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
'Due milioni al mese, perché devi campare. D'ora in poi, tu chiedi tutto quello che ti serve o quello che devi fare, o quello che non devi fare, allo zio Cola.' Sarebbe Scandaliato.
PRESIDENTE: "Ti rivolgi a..."?
IMPUTATO Ferro G.: 'Ti rivolgi a (incomprensibile) Sei buttato fuori a famiglia.'
Va bene, e io (incomprensibile) nu parlavo. Poi (incomprensibile) persone che parlavo io, (incomprensibile) tutte queste persone (incomprensibile). VA bene. (incomprensibile)
All'indomani mattina io piglio e (incomprensibile) ci dissi: '(incomprensibile) cose nuove'. Dice: 'che c'è?'
E ci (incomprensibile) lu fatto. Ci dissi: 'mi mandi a chiamare (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
'Ti rivolgi a Cola Scandaliato.' Mi disse: 'allo zio Cola.'
'Sei buttato fuori dalla famiglia.'
Va bene, ed io sono rimasto muto, non ho parlato.
Finì. Se mi avesse detto di altre persone con cui ho parlato, se avevo incontri per questione di lavori, tutte queste persone li dovvo passare nelle mani di Scandaliato.
E finì la riunione.
All'indomani mattinaio sono andato da Calabrò, in campagna da Calabrò e gli dissi: 'Gino, abbiamo cose nuove.'
Lui mi rispose: 'che c'è?'
E io gli raccontai il fatto.
Gli dissi che mi aveva mandato a chiamare Vincenzo con Vito Coraci...
PRESIDENTE: Sì, sì, va bene. Quello che ha già raccontato.
IMPUTATO Ferro G.: La discussione. Mi disse: 'va beh, non ti preoccupare, (incomprensibile) Giovanni...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
La discussione. Mi disse: 'va bene, non ti preoccupare, qui c'è Giovanni...'
PRESIDENTE: Eh?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Giovanni Brusca, (incomprensibile) ora lo mandiamo a chiamare e parla con Giovanni.
Cosa che effettivamente avvenne. (incomprensibile) Brusca vinne e ci (incomprensibile) u' fatto co' Brusca.
U' Brusca dice: 'ora mandiamo a chiamare Gianluca'. Telefono a Luca, lo rintracciamo e vedemo (incomprensibile).
Cosa che effettivamente avvenne. Telefonò a u' Luca, (incomprensibile). E ci furono (incomprensibile) Bagarella.
E ci (incomprensibile)
U' Bagarella mi disse: 'va beh, non ti preoccupare che (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse: 'qua c'è Giovanni Brusca a Scopello, ora lo mandiamo a chiamare e tu gli parli.'
Cosa che effettivamente avvenne.
Lo mandammo a chiamare, così, a livello di un'oretta, il Brusca venne. E gli raccontai il fatto al Brusca.
Il Brusca disse: 'ora mandiamo a chiamare Luca, gli telefono, lo rintracciamo e vediamo questi fatti come vanno.' Cosa che effettivamente avvenne.
Telefonò a Luca e Luca arrivò dopo circa un paio d'ore, il Bagarella. E gli raccontò tutti i fatti a Bagarella.
E gli ho raccontato anche altre storie su quello che aveva fatto Milazzo, i Rimi, che voleva ammazzare persone... Fatti che non hanno nulla a che vedere con questo processo. Tutta la storia per come era andata.
Il Bagarella mi disse: 'va bene, non ti preoccupare, se i fatti sono questi, la testa qui ce la rimette lui.'
PRESIDENTE: Qui...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Bagarella (incomprensibile) sta maniera, non ti preoccupare (incomprensibile) la testa ce la fo perdere io, no tu. Non ti preoccupare, non ti pigliare dispiacere (incomprensibile).
(incomprensibile) passato mi pare quattro o cinque giorni, venne Giovanni (incomprensibile) e mi manda a chiamare...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mi disse questo, il Bagarella, sentiti tutti i fatti, disse: 'se i fatti stanno in questa maniera, non ti preoccupare, che la testa la può perdere lui, non tu.'
Disse: 'non ti preoccupare, non ti prendere dispiacere, noi siamo qua.' E finì.
Passarono, mi sembra, quattro o cinque giorni, venne Giovanni sempre lì, a Castellammare, perché Giovanni era a Castellammare, in quanto era tempo d'estate e lui era al mare. E mi mandò a chiamare con il Calabrò.
AVVOCATO Pepi: Mi scusi Presidente, sono l'avvocato Pepi.
Già che l'esame del signor Ferro è difficile obiettivamente per i vari motivi di lingua, per lo meno che ci parli del processo che ci riguarda. Perché qui si sta parlando di tutti fatti che siamo del tutto al di fuori, fra l'altro.
PRESIDENTE: Ha perfettamente ragione, avvocato. Lasciamoglielo finire e poi vediamo di tornare ai nostri argomenti e di restare...
IMPUTATO Ferro G.: Solamente questo fatto di Milazzo perché sennò non si capisce, Presidente. Altre cose... Se non devo parlare, mi sto muto.
PUBBLICO MINISTERO: No, no.
PRESIDENTE: Concluda.
PUBBLICO MINISTERO: Io avevo... chiedo scusa se mi permetto di intervenire. Io avevo chiesto all'imputato di chiarire...
PRESIDENTE: I suoi rapporti.
PUBBLICO MINISTERO: ... i suoi rapporti nell'anno '92.
Ovviamente che l'imputato riferisca, colleghi questi rapporti a delle situazioni, di fatto ha la sua importanza.
Certo signor Ferro prima di entrare in particolari ulteriori parlando di un fatto o parlando di un altro, ecco, magari aspetti che io le chieda di darmi il dettaglio, il particolare in più. Sennò, veramente riesce anche a me un po' difficile portare avanti questo esame.
Io ho capito questa vicenda che riguardava il signor Saracino, come questo signore non fosse particolarmente ben visto, c'era l'idea di farlo fuori.
E ora sta parlando lei di come questa faccenda, questo fatto poi viene ripreso anche con altre persone. Ecco, per l'appunto si sta tornando alla persona di Brusca, si sta tornando alla persona di Bagarella.
Allora lei ha detto poco fa che ci fu questa riunione con la quale si doveva, fu deciso di eliminare il signor Milazzo Vincenzo, alla quale parteciparono numerose e celebri personaggi.
Io ho bisogno di sapere, mi pare che abbia detto da sé la ragione per la quale lei si incontrava con queste persone, partecipava a questo tipo di riunioni. Ma proviamo a dare le date a questo discorso.
Quest'incontro con il quale fu deciso di sopprimere Vincenzo Milazzo, quando si svolse? Dove si svolse?
PRESIDENTE: Mi pare che su questo punto, quanto al tempo ha detto: erano tempi caldi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Si andava al mare, Brusca era...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma non mi sembra che abbia detto dove si è svolto l'incontro.
PRESIDENTE: Dove no.
IMPUTATO Ferro G.: L'incontro si è svolto a Mazara del Vallo.
PRESIDENTE: A Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda più esattamente dove si è svolto, se era una campagna, se era una casa di qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: Ma io la casa non la trovo, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Non se la ricorda. Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Era recintato, è stato a Mazara questo incontro e c'era u' Messina Denaro, u' Riina...
PRESIDENTE: Matteo?
IMPUTATO Ferro G.: Matteo, u' Sinacori, u' Bagarella, u' Brusca, io e u' Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei a quella data - quindi periodo estivo, a Mazara del Vallo, siamo nell'anno '92 - lei a quella data che posizione ha nell'ambito di questo gruppo, chiamiamolo in questo modo.
IMPUTATO Ferro G.: Ma per (incomprensibile) u' Milazzo, era uno... ci vuole, come ci posso dire dottor Chelazzi?, (incomprensibile) attento perché u' Milazzo (incomprensibile) ammazzare (incomprensibile) altre cose. Perciò (incomprensibile) nessuno io.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma, prima che morisse il Milazzo io ero uno... come le posso dire, dottor Chelazzi, dovevo stare attento. Perché il Milazzo aveva nella testa di uccidermi, non aveva altre cose. Perciò dovevo stare... camminavo con due piedi, ero nessuno., .
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma lei... sì, questo l'ho capito. Ma lei aveva qualche carica nell'ambito di questa...
IMPUTATO Ferro G.: No. Fino a che non è morto il Milazzo, io carica non ne avevo.
PUBBLICO MINISTERO: E più, e quindi?
IMPUTATO Ferro G.: Dopo che morì Milazzo, io fui fatto capomandamento. Dopo una diecina di giorni, non mi ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora lei fu fatto capomandamento, quindi in che... ci sarà stata una riunione suppongo, un incontro.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, ci fu sempre una riunione, sempre a Mazara. Dove si decise (incomprensibile) dopo ci fu quella riunione. U' Riina presente, u' Messina Denaro, mi ricordo che c'era pure u' Gioè quando ci fu fatta poi a riunione che (incomprensibile).
Tutte le persone presenti che eramo prima.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì, ci fu sempre una riunione, lì a Mazara, dove si decise di ammazzare il Milazzo, lì ci fu la riunione.
Era presente, Riina, il Messina Denaro, mi ricordo che c'era pure Gioè, quando fu fatta poi la riunione che ero capomandamento pure io.
Tutte le persone presenti che eravamo prima.
PUBBLICO MINISTERO: Ho proprio bisogno di sapere chi erano le persone presenti quando lei fu designato capomandamento.
IMPUTATO Ferro G.: E c'era io, u' Brusca, u' Bagarella, u' Calabrò, u' Sinacori, u' Riina e u' Messina Denaro mi sembra che l'abbia detto io. Mi sembra che altri no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, ma lei...
IMPUTATO Ferro G.: U' Nino Gioè mi sembra che c'era pure.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, lei fu fatto capomandamento quindi a quello che noi apprendiamo, siamo sempre nell'estate del 1992 più o meno.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ovviamente prima di essere fatto capomandamento, sarà stato "pungiuto". A quando risale il suo ingresso in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Io, in Cosa Nostra, sono stato messo, mi sembra, nell'81, ero carcerato, u' carcere di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è stato messo in famiglia...
IMPUTATO Ferro G.: Quando fui messo in famiglia (incomprensibile) u' capo provincia nostro di Castellammare.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Allora fui messo in famiglia per ordine di Cola Buccellato, il nostro capo provincia di Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E me lo mandò a dire lo zio Vito Sugameli, è lo zio Vito Sugameli, prese e fece...
PUBBLICO MINISTERO: Piano piano. Lei stava parlando di Vito Sugameli. Ecco.
PRESIDENTE: Vuole ripetere in italiano?
IMPUTATO Ferro G.: Nell'81...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... lo zu' (incomprensibile) capo provincia...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
... lo zu' Cola Buccellato, sarebbe di Castellammare, il capo provincia...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... ci mandò a dire a Sugameli, Pietro Sugameli che era chistu capomandamento di (incomprensibile) di mettere in famigli a me, che ero carcerato.
Siccome (incomprensibile) e le persone di (incomprensibile) famiglia e fecero questa riunione. Mi chiamarono dentro la stanza e (incomprensibile) della pungiuta del dito...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mandò a dire a Sugameli, Vito Sugameli, il quale era capomandamento di Paceco, di mettere me in famiglia, che ero carcerato.
Siccome c'erano loro e le persone di Paceco, che erano della famiglia, fecero questa riunione, ci chiamarono tutti in una stanza e ci fu la cerimonia della pungitura del dito, e mi disse che diventavo...
PUBBLICO MINISTERO: Oh, quando lei viene fatto capomandamento...
IMPUTATO Ferro G.: Dopo la morte di Milazzo ca a Firenze fu sta cosa, dottor Chelazzi. (incomprensibile) a Firenze, Milazzo e (incomprensibile) fu dopo una decina di giorni. In questo periodo fu.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Dopo la morte di Milazzo, a Firenze, fu questa cosa, dottor Chelazzi. Quando uccisero a Firenze Milazzo e Mancino. Circa dopo una decina di giorni. Durante questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ci sta dando la data del suo ingresso in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ora, qui c'è un dato... ora alla Corte lo faremo capire attraverso un'altra domanda.
Lei ha parlato di un omicidio in danno di un certo Milazzo qui a Firenze. Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: C'era un'omonimia che riusciva un po' equivoca la cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda, appunto, di questo omicidio come mai conosceva la persona che fu uccisa?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) paesano mio, sarebbe (incomprensibile) dieci minuti fa, Presidente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Milazzo è mio paesano, sarebbe il padre di questo Milazzo di cui abbiamo parlato dieci minuti fa, Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Il padre di Vincenzo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito ma, signor Ferro, la Corte non le sa queste cose eh? Se non gliele dice lei.
IMPUTATO Ferro G.: E lei me le domanda...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perfetto. Allora questo signor Milazzo che era stato ucciso qui a Firenze, va bene, era il padre di quel Vincenzo Milazzo di cui abbiamo parlato fino a poco fa.
Si ricorda se fu ucciso da solo questo Milazzo o se fu ucciso da qualcun altro?
IMPUTATO Ferro G.: No, era un altro di Castellammare, un certo Mancino. Quando ero carcerato io, dottor...
PUBBLICO MINISTERO: Lei era detenuto dove, se lo rammenta?
IMPUTATO Ferro G.: Al carcere di Trapani detenuto. E mi ricordo 'sta data perché fu dopo che ammazzato questo Milazzo, fu una decina di giorni...
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto, bene. Ora torniamo invece al '92. Al momento nel quale a lei viene dato il mandamento.
Ho bisogno di sapere intanto il mandamento quale famiglie aveva.
IMPUTATO Ferro G.: Il mandamento aveva la famiglia di Castellammare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... e la famiglia di Calatafimi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ad Alcamo chi contava era lei. Perché gli avevan dato il mandamento, quindi...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. A Castellammare?
IMPUTATO Ferro G.: A Castellammare famiglie non ce n'era, quando mi dette u' mandamento a mia...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... si stabilì nella riunione u' Riina presente e u' Matteo Messina Denaro, avevamo a fa' la famiglia a Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E nella famiglia a Castellammare si stabilì che capofamiglia ci mettiamo Calabrò, Gino Calabrò. U' consigliere, (incomprensibile) noialtri a stabilire (incomprensibile) come consigliere, come sottocapo.
Cosa che effettivamente avvenne, dottor Chelazzi.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E nella famiglia a Castellammare si stabilì che capofamiglia mettevamo Calabrò, Gino Calabrò, come capofamiglia. E il consigliere, dovevamo decidere noi chi metterci come consigliere o come sottocapo.
Cosa che effettivamente avvenne, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E poi ha parlato anche della famiglia di Calatafimi.
IMPUTATO Ferro G.: La famiglia di Calatafimi come reggente c'era soltanto Cola Scandaliato.
PUBBLICO MINISTERO: Nicola Scandaliato.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta un po', Alcamo fa parte geograficamente della provincia di Trapani.
Ora io ho bisogno di sapere, dimenticandosi la geografia ufficiale della Repubblica Italiana e invece riferendoci alla geografia di Cosa Nostra, quando lei ebbe assegnato il mandamento a chi doveva fare riferimento lei? Nel senso che: primo, aveva rapporti diretti con il capo della provincia di Trapani ovvero con Riina, ovvero con altri capifamiglia o con altri capimandamento.
Ecco, se aveva delle istruzioni da seguire, quali erano queste istruzioni?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, si stabilì questo, quando fu a riunione fu fatto capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: U' Riina disse questo, mentre che c'erano (incomprensibile) che dovevamo uccidere, che ammazzato delle persone ad Alcamo, e Pirrone, per questi fatti si interessava lo Brusca, loro di Palermo e u' Bagarella.
Quando questi fatti nu succedevano chiù...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Riina disse questo, mentre che c'era il Greco, quello che dovevamo uccidere, perché aveva ammazzato delle persone ad Alcamo ed i Pirrone, per questi fatti si interessava il Brusca, loro di Palermo e il Bagarella.
Quando questi fatti non succedevano più, poi il mandamento rimaneva in mano a me. E io mi dovevo rivolgere soltanto a Matteo Messina Denaro, sarebbe u' "zio Ciccio", però siccome faceva le veci di suo padre, soltanto u' Messina Matteo Denaro. Questi sono stati i discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però mi pareva d'aver capito prima che lei, ma può darsi abbia capito male, perché anch'io ogni tanto non la comprendo, mi pareva di aver capito che Brusca, fino a quell'epoca, in un certo senso, contava ad Alcamo, anche per i rapporti con Milazzo Vincenzo. E' vero o non è vero? Ho capito bene o ho capito male?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, sì. Conta lui comandava, comandava u' Brusca. Tutto quello che... anche tutte le cose pazze e scellerate che faceva u' Milazzo, u' Brusca ci stava tutto bene a lui. Era la stessa cosa, un c'era 'na cosa che non andava bene. Tutto come c'era a Alcamo u' Brusca lo fece. Chi le ha fatte? Ho partecipato pure io in tanti altri fatti, cose che mi chiamavano. (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
PRESIDENTE: Che cosa ha detto nell'ultima frase? Non ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: La guerra che c'era contro questi che sparavano a noialtri, la gestiva lo Brusca.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Tutte cose lo stabiliva lui cosa si doveva e cosa non si doveva fare.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta parlando della guerra di Alcamo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, lasciamo perdere le vicende della guerra, rimaniamo più a noi. Ecco, ma se questo Brusca era persona che, insomma, in qualche modo contava ad Alcamo, anche quando c'era Milazzo, com'è che dopo invece lei si deve rivolgere solamente a Matteo? E' successo qualche cosa? Le hanno detto di non rivolgersi più a Brusca, di non avere rapporti con Brusca, che è successo?
IMPUTATO Ferro G.: No. Quando u Riina disse questo: 'fino a che c'è questa discussione con i Greco e i Pirrone, se la vedìano lo...
PUBBLICO MINISTERO: I Greco e i Pirrone.
IMPUTATO Ferro G.: I Pirrone. Se la vedìano loro. Ci pensava lo Brusca. Dopo di questi fatti, io...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, signor Ferro, "ci pensavano" cosa vuol dire, spieghi per bene. "Ci pensavano" cosa vuol dire?
IMPUTATO Ferro G.: Ci pensavano per cercare di ammazzare a u' Greco. Si interessavano loro, si interessava u' Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, completare questa guerra.
IMPUTATO Ferro G.: Questa guerra, sì.
PRESIDENTE: Mi pare che ha parlato anche dei palermitani. Se ne sarebbero occupati i palermitani.
IMPUTATO Ferro G.: E sarebbe Brusca, palermitano.
PRESIDENTE: Brusca. Va be'.
IMPUTATO Ferro G.: Brusca poteva.. potesse anche u' Bagarella.
PRESIDENTE: Una volta esaurita questa faccenda, era lei che doveva rivolgersi a Messina Denaro.
IMPUTATO Ferro G.: Sempre a Matteo Messina Denaro dovevo cercare.
PUBBLICO MINISTERO: Questo fu un'indicazione data specificamente da Riina a lei?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, avrei bisogno che lei mi illustrasse come organizzo il mandamento. Cioè, la Corte sa che il capomandamento designa quello come capo della famiglia, poi c'è il sottocapo, poi c'è il consigliere e tutto il resto.
Ecco, lei come fece a designare i vari responsabili del... ha detto, di Castellammare, il capofamiglia fu individuato nella persona di Calabrò. Poi?
IMPUTATO Ferro G.: Per quanto riguarda la famiglia di Alcamo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... io misi come consigliere a Coraci Vito.
PUBBLICO MINISTERO: Vito Coraci.
IMPUTATO Ferro G.: Sottocapo rimase Melodia Antonino, che già c'era ai tempi di Milazzo, era lui il sottocapo, che si trovava in carcere, ho lasciato il Melodia Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Melodia Antonino.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Per quanto riguarda la famiglia di Castellammare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... s'è messo... non sono preciso se fu consigliere o' Nino Valente, o sottocapo, comunque una carica...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Nino Valente fu designato o consigliere o sottocapo.
IMPUTATO Ferro G.: O sottocapo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: E u' Lentini Agostino, una carica.
PUBBLICO MINISTERO: Lentini Agostino.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. E basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ma queste persone, visto che c'era stato questo problema del capomandamento che era stato eliminato, questo Milazzo, ecco, queste persone, con che criteri furono scelte?
IMPUTATO Ferro G.: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: Ci furono problemi, voglio dire, nel designare...
IMPUTATO Ferro G.: Per quanto riguarda lu Valente...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... fu u' Brusca che ci suggerì, sia a mia e a lu Calabrò, di metterci u' Valente come carica. Perché noi effettivamente ne consigliammo con lui, perché io ci avissi miso veramente u' Mercadante. Che co' Mercadante venga... era un bonaccione. Manco u' Valente non è che è una persona cattiva.
E u' Giuvanni ne consigliava di metterci a 'stu Valente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: Cosa che, effettivamente... dottor Chelazzi, mi scusi, che c'arrivo.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Ferro G.: Che poi lu Riina ci ha tirato un poco le orecchie, sia a me che a lu Calabrò...
PRESIDENTE: A Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Ferro G.: Sia a me che a lu Calabrò. Perché mi disse u' Riina, ci fu un secondo incontro, dice: 'le famiglie le facisti?', dissi: 'sì'. Dice: 'come...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano, signor Ferro, piano.
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse... dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ma io la seguo benissimo, voglio che vada piano però.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. U' Riina m'ha detto: 'le famiglie l'hai fatte?', ci ho detto di sì. Dice: 'come le facisti le cariche?', ci dissi: 'per quanto riguarda il mio paese, sottocapo ho lassato chillo che c'era prima, Melodia Antonino. Consigliere ho messo a Coraci Vito. Per quanto riguarda Castellammare, la carica l'abbiamo data a Nino Valente e una a Agostino Lentini'.
Disse: 'beh, pe' 'stu Valente...' Un pochettino a Riina un ci piacì che misimo a 'stu Valente. E io ci dissi: 'zu' Totò, pe' la verità ci disse Giuvanni de cunsiglia' di mettecci a 'stu Valente'. U' Riina disse chistu: 'Giovanni è picciotteddu e picciotteddu rimarrà sempre'.
PRESIDENTE: No, no, deve parlare in Italiano...
IMPUTATO Ferro G.: Le cose...
PRESIDENTE: E' un ragazzo.
IMPUTATO Ferro G.: 'Giovanni è ra'... però lui lo chiamava alla siciliana, disse: 'picciotteddu'. 'E' ragazzo e ragazzo rimarrà sempre'. Perché non ce lo doveva consigliare di metterci a 'stu Valente. Non perché era una persona cattiva. Perché chistu Valente è della vecchia famiglia di Buccellato, Nicola Buccellato. E era una cosa che... perché era stato buttato fuori, questo Valente e savia a ammazzare. Poi fu ritirato in famiglia ai tempi di Milazzo. 'Perciò cariche un ce n'avia a dari, come soldato sì'.
Ci dissi: 'zu' Totò, Nino è un bravo picciotto, un travagliatore. Va sempre co' le vacche, va co' le mucche in campagna, se lo chiamo vène. La qualsiasi cosa'.
E rimarrìa così la cosa. Però lui ci ha fatto questa osservazione.
Questo è il discorso, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora ho bisogno di capire: quando lei fece la designazione di questo Valente, seguendo queste indicazioni di Brusca, ancora non le era stato detto, se io capisco bene, di fare riferimento solamente a Matteo e di non, sostanzialmente, stare più a sentire quello che aveva da dire Brusca.
IMPUTATO Ferro G.: No. No.
PRESIDENTE: E' successo dopo.
IMPUTATO Ferro G.: Dei fatti del Brusca (incomprensibile) Quanno io venni (incomprensibile) Quanno vegnu di Messina, io, dottor Chelazzi.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Dei fatti di Brusca, quando non si deve più parlare con nessuno, si riferisce a quando io sono ritornato nel '93 da Messina, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: In italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, son qui.
IMPUTATO Ferro G.: Fu stabilito quando io sono venuto da Messina, da u' carcere, dopo i fatti di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Quando ci fu un incontro a Bagheria. U' Bagarella disse che: le cose vecchie sono cose vecchie, d'ora in poi savia a rispettare i limmita, ognuno al suo paese.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'anche (incomprensibile) le limmita'.
E quando se disse dellu fatto dello Mutari, disse: 'cu vène vène, alla porta'. Dice...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Dice: 'anche con i più intimi, i limiti.'
E quando si disse quel fatto del Mutari, disse: 'chiunque venga, venga messo alla porta.' Dice...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, ora, a Mutari ci arriviamo. Perché è un altro fatto sul quale le devo fare delle domande. Allora io ho capito che: per una certa questione di una carica da darsi nella famiglia di Castellammare, Riina ebbe da ridire perché lei aveva seguito un certo consiglio di Brusca e poi fece quella certa considerazione e dette quel certo giudizio di Brusca.
Ecco, in quell'occasione, signor Ferro, quanti eravate? Lei c'era, Riina c'era, chi altri c'era presente?
IMPUTATO Ferro G.: Questa riunione fu fatta a Mazara...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Quando Riina disse di Brusca: 'Giovanni u' picciutteddu e farà sempre cose da picciutteddo'.
IMPUTATO Ferro G.: Chista fu l'ultima riunione, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: C'ero io presente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Mastro Ciccio, di Mazara, Turiddu Tambureddu, Gino Calabrò, Messina Matteo Denaro e nun sono sicuro se c'era lu Sinacori, ma credo che un c'era lo Sinacori. Ma credo che non c'era, u' Bagarella non c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sempre quindi nell'anno '92.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, ammo a essere o nei primi di settembre o fine agosto. Però mi posso sbagliare dottor Chelazzi, ma in questo periodo s'era.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Chisto è l'ultimo incontro che io aio co' Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo capire questo da lei: questo giudizio che lei sentì dare da Riina, sul conto di Brusca, con queste parole che lei ha detto in siciliano, ma che noi abbiamo capito perfettamente, era la prima volta che lei sentiva esprimere un giudizio di questo genere? L'ha sentito esprimere anche successivamente, da qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: No, lo Riina lo disse (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, il Riina lo disse solo quella volta lì. La prima volta che glielo sentii dire fu in quell'incontro.
PRESIDENTE: No, no, no...
PUBBLICO MINISTERO: No, questo non l'ho proprio capito nemmeno io.
PRESIDENTE: Non solo in quell'occasione. O solo in quell'occasione?
IMPUTATO Ferro G.: In quell'occasione soltanto Riina disse: 'Giovanni è picciotteddu e picciotteddu rimarrà sempre'.
PRESIDENTE: Ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene, questa, lei ha detto, è stata l'ultima occasione in cui si è incontrato con Riina.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ormai che ci siamo, precedentemente a quest'incontro, lei ne ha avuti molti di incontri con Riina? Un altro l'abbiamo... ce l'ha raccontato, quando viene fatto capomandamento; un altro ce l'ha raccontato, quando è stata decisa la soppressione del capomandamento precedente; e fanno tre. Siamo sempre nel '92. Precedentemente al '92.
IMPUTATO Ferro G.: Io cu' Riina ne abbe, mi pare, cinque in tutto. Uno nel '76 e uno nell'84. E poi chisti tre che ci furono dellu fattu a Mazara.
Altri incontri non ho avuto mai cu' Riina io.
PRESIDENTE: Questo non l'abbiamo capito.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io ho avuto in tutto con Riina cinque incontri.
PRESIDENTE: Cinque incontri. Uno nel '76...
IMPUTATO Ferro G.: Uno nel '76, uno nell'84.
PRESIDENTE: Nell'84.
IMPUTATO Ferro G.: E nel '92, questi tre nel '92.
PRESIDENTE: E questi tre nel '92.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. E poi altri incontri non ho avuto mai con Riina io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ormai che ci siamo, questi incontri degli anni precedenti, '76 e '84, ci vuole brevemente illustrare dove avvennero e per quale ragione?
IMPUTATO Ferro G.: Lu primo incontro avvenne (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Il primo incontro avvenne... Dottor Chelazzi, dobbiamo raccontare tutta la storia, il fatto di...
PRESIDENTE: No, no, ci racconti solo dove e perché.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, voglio dire, se furono incontri per combinazione, per sbaglio, oppure se furono incontri programmati.
IMPUTATO Ferro G.: No, no, furono incontri, Presidente, a me m'avevano sparato, nel '76, che io sono stato invischiato in un sequestro, una storia... e m'avevano sparato. E io praticamente ho sparato all'Accardo, 'u' cannata', perché m'aveva fatto una tragedia, me fece incolpare di cose che non avevo mai commesso, e io ho ragionato questa cosa. E m'avevano sparato proprio a Mazara.
*Poi io sono rimasto illeso, (incomprensibile) E tramite 'sti fatti io ero disperato e mi vado a imbattere in un mio cumpare, Costantino, e chisto è pure morto. Chista era una cosa che fece fare u' Riina. Era un altro mio cumpare.
Ora, ... cumpare intervinne perché ... u' Riina, u' Bagarella, (incomprensibile) in galera, e intervinne u' Costantinu, tramite u' Riina. Dice: ' dovete aiutare a mia, mio compare che ha fatto? E u' Riina se pigghia 'sta cosa nelle mani, anche tramite u' Bagarella e ci fu fatta una riunione, nel (incomprensibile) 'ci diamo un aiuto a iddi. Ca vogliono ammazzare (incomprensibile) che poi fu ammazzato dopo che io ero in galera. C'era una storia molto lunga. E in mezzo a questi fatti venne u' discorso u' Riina (incomprensibile) 'sti fatti a mia.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
*Poi io sono rimasto illeso, vivo. E quello che era con me è morto, il Messina. E un altro è rimasto ferito. E, tramite questi fatti, io ero disperato e sono andato a ribattere dal mio compare Costantino, che è morto pure lui.
Questa, è una cosa che ha fatto fare il Riina, perché il mio compare era un galantuomo.
Ora il mio compare intervenne perché conosceva il Riina e il Bagarella. Li aveva conosciuti in galera.
E il Costantino intervenne tramite il Riina.
Disse di cercare di aiutarmi, dicendo: 'mio compare che cosa ha fatto?'
Ed il Riina prese in mano questa cosa, anche tramite il Bagarella. E fu fatta una riunione effettivamente per salvarmi la vita. E in più dandogli una mano a loro che cercavano di ammazzare il Vannutelli, il quale fu ucciso dopo che io ero in galera.
C'è una storia molto lunga.
In merito a questi fatti venne il discorso, il Riina mi conobbe in questa circostanza.
PRESIDENTE: Ho capito. E nell'84?
IMPUTATO Ferro G.: Nell'84 io poi sono esciuto in permesso. E io sono esciuto in permesso, siccome io ero avvelenato, questa carcerazione innocente che avevo fatto, non avevo fatto nente. E io avevo canusciuto Gambino nel carcere, e lu Gambino avemo (incomprensibile) che l'avevo conosciuto anche prima tramite pe'... (incomprensibile) è una storia lunga... E allora io prima che uscivo di permesso, si mise a ... u' Gambino, tramite Mariano Agate, che ... in permesso e che un vulìa turnare u' permesso. Però prima io vulìa sapere du' Gambino, du' Riina, su c'avia a fari. Unn'avia a fari. E così avvinne 'st'incontro.
U' Gambino vinne e io e u' Gambino ci ni vinni all'ospedale. Io (incomprensibile) mia moglie all'ospedale, (incomprensibile) mia moglie era operata di tumore e avevo un permesso da 12 ore. (incomprensibile) ci dissi a u' Gambino (incomprensibile) perché unn'è fatto nente'. (incomprensibile) ci dissi: 'unn'è giusto, però fazzo chillo che mi dicete vate, visto che (incomprensibile). U' Gambino me disse, dice: 'zu' Pè, (incomprensibile) galera (incomprensibile) nente. Dice: 'cuntento vossia, cuntenti tutti. Però c'ha pensa' na cosa ce ne (incomprensibile) è una cosa che deve stabilire vossia'. Mi diceva vossia u' Gambino, che (incomprensibile) era delicatissimo, una persona educatissima. Ci dissi: 'io un ci voglio ire carcerato. Se me fa incuntra' cu' zu' Totò'. Disse: '(incomprensibile) venetenne cu' mia'. E me ne (incomprensibile) cu' Gambino. E dopo (incomprensibile) scesi a Palermo cu' Gambino (incomprensibile) incontro cu' Riina e mangiammo assieme con Riina e me cuntà tutta la storia (incomprensibile) di Mazara, a Mastro Ciccio, a Tambureddu, chi mi canuscevano come già persona di famiglia e me presentarono a u' Riina, e ci fu 'st'incontro a chista manera a cussì.
E poi tanti autri fatti, la storia è lunga.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Nell'84 io poi sono uscito in permesso. E quando sono uscito in permesso, poiché ero avvelenato per questa carcerazione da innocente che avevo fatto, visto che non avevo fatto nulla, avevo conosciuto Gambino nel carcere.
Con il Gambino mi ero conosciuto anche da prima, per i fatti che riguardano Vannutelli. La storia è lunga.
Allora io, prima che uscissi in permesso, feci sapere al Gambino, tramite Mariano Agate, che dovevo andare in permesso e che non volevo più tornare. Però volevo sapere qualcosa prima da Gambino e dal Riina su come mi dovevo comportare.
E così avvenne questo incontro.
Il Gambino venne all'ospedale, in quanto io mi trovavo lì, perché mia moglie era stata operata di tumore ed avevo ottenuto un permesso di 12 ore.
Dissi al Gambino che non volevo ritornare in carcere perché non avevo commesso nulla, sono stato condannato innocente e non è giusto.
'Comunque farò quello che mi dite voi, visto che mi avete sempre guidato voi'.
Il Gambino mi rispose: 'Zio Peppe, nessuno deve andare in galera, specialmente chi non ha commesso nulla. Contento lei, contenti tutti. Però pensi una cosa: può sommare altre cose sopra, è una cosa che deve stabilire lei', mi diceva di "vossia" il Gambino. Eravamo della stessa età. Era delicatissimo, una persona educatissima.
Gli dissi: 'io non ci voglio andare carcerato. Se mi fai incontrare con lo zio Totò...'
'Va be', se non ci vuoi andare, allora vieni con me...' ed io sono andato con lui.
Dopo un po' di giorni che sono stato a Palermo, il Gambino mi fece fare l'incontro con Riina e mangiammo insieme con Riina e mi raccontò tutta la storia: che avevano fatto venire da Mazara a mastro Ciccio a Turiddu Tamburello che mi conoscevano già come persona di famiglia e mi presentarono al Riina e c'è stato questo incontro che si è svolto in queta maniera.
E poi tanti altri fatti. La storia è lunga.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo discorso l'abbiamo inquadrato. Torniamo un attimo, invece, al racconto che riguarda più specificamente il fatto di questo processo.
Per quanto lei ne sa, si sono mai conosciuti suo cognato e Gino Calabrò?
IMPUTATO Ferro G.: Ma di 'sta cosa, dottor Chelazzi, un sugno sicuru. Cusa Gino (incomprensibile) campagna e dalla muntagna...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma di questa cosa, dottor Chelazzi, non sono sicuro, se Gino è venuto qualche volta in campagna, là in montagna.
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano e cerchi di parlare in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Fin lì ci siamo.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) qualche mio cognato ogni anno veniva da (incomprensibile) d'estate e veniva in campagna pure da me. Può darsi che qualche volta sia venuto o' Calabrò a parlare cu' mia e c'era lu cugnato là. Però io de 'sta cosa 'a mano in capo u' focu un ce la pozzo mettere. (incomprensibile) sicuramente ce na ebbe a parlare, anche u' Bagarella u' sapia che io avevo un cugnato ca a Firenze, sapia 'sta cosa. Anche c'è un frate, altro mio cugnato, Milazzo, io ho un cugnato se chiama Milazzo, (incomprensibile) di mia sorella, c'ha un fratello a Bologna pure. E si sapia pure 'sta cosa che c'è un frate de mio cugnato a Bologna chi io putìo avere anche un appoggio anche a Bologna.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mio cognato, ogni anno veniva durante l'estate e veniva in campagna da me, può darsi che qualche volta sia venuto il Calabrò a parlarmi e c'era mio cognato là.
Però io, di queta cosa, la mano sul fuoco non ce la posso mettere.
Che io avevo un cognato sicuramente gliene avrò parlato, anche il Bagarella lo sapeva che io avevo un cognato a Firenze. Si sapeva questa cosa. Anche che c'è un fratello dell'altro mio cognato, Milazzo, perché io ho un cognato che si chiama Milazzo, Marito di mia sorella che ha un fratello pure a Bologna e si sapeva anche questa cosa che c'è un fratello di mio cognato a Bologna che io potevo avere un appoggio anche a Bologna.
PUBBLICO MINISTERO: Ora poi ci arriviamo, poi ci arriviamo sugli appoggi a Bologna, piano.
Allora, ho capito la sua risposta che lei non è sicuro se ci possa essere stata una conoscenza tra suo cognato e Calabrò. Però, mi pare che abbia detto, perché ha parlato un po' frettolosamente, che comunque Calabrò, e non solamente lui, sapeva che lei ha un cognato qui a Firenze, insomma, nelle vicinanze. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così. Ascolti, ma mi faccia un po' capire, lei ha detto che rapporti con la famiglia di suo cognato non erano proprio rapporti continui, quindi, dico, tra la sua famiglia e la famiglia di suo cognato.
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, ma chi li teneva quindi i rapporti, visto che comunque c'è una parentela, perché sua moglie si chiama Messana e è la sorella di Messana Antonino?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... sicuramente, ogni tanto ci telefonava mia moglie, o mio cognato telefonava. Frate solo cu' mia muglie sunnu. Anche mio cugnato (incomprensibile) telefonava. Loro venivano soltanto nell'estate, e non tutte. Penso che qualche estate capitava che un vinìa. Ma i rapporti telefonici mia moglie ce li tenia, cu' 'sto frate, cu' sua cugnata. Cu' mia... a parte io ho stato sempre carcerato, ma comunque, quanne vinìa lo vidia a mio cugnato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
... sicuramente ogni tanto mia moglie gli telefonava, o mio cognato telefonava. Fratello e sorella, con mia moglie, sono. Anche mia cognata, se c'era, telefonava.
Loro venivano soltanto durante l'estate. E qualche estate è capitato che non sono venuti. Ma i rapporti telefonici, mia moglie, li teneva con suo fratello, con sua cognata, con me. A parte che sono stato sempre carcerato, ma comunque, quando veniva, io lo vedevo mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora, lei prima spiegava che quando suo figlio la mise al corrente di questa situazione, lei pensò che questo appoggio che veniva cercato presso suo cognato fosse sbagliato. Perché suo cognato non era una persona... Ecco, vorrei che me lo spiegasse meglio questo punto. Perché, secondo lei, era sbagliato rivolgersi a suo cognato per questa esigenza che aveva Gino Calabrò, che diceva di parlare a nome di Luca e di Matteo. Perché?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, se c'ero io, cu' mio cugnato un si faceva nente. Perché mio cugnato è nuddu. Come ho spiegato prima, mio cognato è una (incomprensibile) è un operaio e basta. Capace... Ora a mio figlio quando ci domandò 'sta cosa a Gino, (incomprensibile) mio cugnato...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Dottor Chelazzi, se c'ero io, con mio cognato non si sarebbe fatto nulla. Perché mio cognato è nessuno.
Come ho spiegato prima mio cognato è uno che fa un discorso al giorno. E' un operaio e basta.
E' possibile, che mio figlio, quando gli domandò questa cosa, Gino, chissà che cosa ha immaginato che potesse essere, mio cognato. Mio cognato...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano.
PRESIDENTE: Italiano, per favore.
IMPUTATO Ferro G.: Quando Gino c'ha domanna' 'sta cosa a mi' figghiu: 'c'avemmo bisogno de tu' zio'. Me figghiu che sa, me figghiu è un povero Cri... mio figghiu (incomprensibile), me figghiu è nente, un sape nente de 'sta cosa. Me figghiu (incomprensibile) siccome sa, perché Gino era amico mio (incomprensibile). (incomprensibile) mio cugnato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quando Gino gli ha domandato questa cosa a mio figlio, cioè che abbiamo bisogno di tuo zio, mio figlio che sa? Mio figlio è un povero Cristo, mio figlio è una foglia di paradiso. Niente, non sa nulla di questa cosa. Mio figlio, convinto... siccome sa che Gino è amico mio, si è convinto e venne qui da mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Oh.
IMPUTATO Ferro G.: Errore che ha fatto Gino fu (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
L'errore che ha fatto Gino fu che si doveva accorgere che mio cognato era nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ora poi... Ho capito. Ma suo figlio, per come le ha raccontato questi avvenimenti e anche per come glieli hanno raccontati le altre persone, ecco, fece presente che questo zio che stava qua a Prato, era una persona che aveva pochi rapporti con voi, che faceva l'operaio e niente più?
IMPUTATO Ferro G.: No, io 'stu fatto un saccio nente, dottor Chelazzi, non lo so 'ste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
IMPUTATO Ferro G.: No, un sa... Tutti 'sti viaggi, io un saccio nente (incomprensibile) nente saccio.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, io non lo so. Tutti questi viaggi, io non so niente alla lettera, di tute queste cose, niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando suo figlio gliene parlò per la prima volta, ecco, c'era già stato suo figlio qui a Firenze, per affrontare questo problema con lo zio oppure no? Cosa si ricorda lei?
IMPUTATO Ferro G.: No, me figghiu me disse che c'avevano venuto ca... c'erano venuti qua a Firenze per parlare con mio cugnato. E mio cugnato c'aveva fatto capire che un saccio come ce dava una possibilità, perché ci disse Gino, per quello che mi disse mio figghiu a mia, che io avia bisogno di un appoggio pe' una mezza giornata. E mio cugnato ci fici capire che 'na possibilità ce la dava, cosa che effettivamente quando poi arrivarono (incomprensibile) Perché 'un l'avesse voluto mannare prima. Se avesse detto nente. E' successo tutto 'sto disastro.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mio figlio mi disse che erano venuti qua a Firenze per parlare con mio cognato. E mio cognato gli aveva fatto capire, non so come, che gli avrebbe dato una possibilità, perché gi disse Gino, per quello che mi ha detto mio figlio a me, che aveva bisogno di un appoggio per mezza giornata.
E mio cognato gli fece capire che la possibilità gliela dava, cosa che effettivamente, quando poi sono arrivati quelli che ci dovevano andare, prese e li cacciò via.
Fece la figura del miserabile che non è. Perché l'avrebbe potuto mandare prima, non gli avrebbe detto niente. Ed è successo tutto questo disastro.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se per esser più tranquilli, questo punto vogliamo, o richiedere nuovamente a Ferro o chiedere al maresciallo Galia...
PRESIDENTE: Ce lo ripete in Italiano?
PUBBLICO MINISTERO: ... di tradurlo letteralmente.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, lo so, Ferro, ma siamo in aula, tutto è registrato come al solito, ma per chi non conosce la sua...
PRESIDENTE: E' bene che lei lo ripeta in italiano.
PUBBLICO MINISTERO: ... parlata, rimane tutto sennò incomprensibile. Abbia pazienza, ce lo ridica per benino. Ha capito la domanda?
IMPUTATO Ferro G.: Me la rifaccia di nuovo, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io ho bisogno di capire...
IMPUTATO Ferro G.: Io rispondo piano, piano.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo. Io ho bisogno di capire se, quando lei sentì... fu messo al corrente di questa novità da suo figlio, se suo figlio era già stato qua a parlare di questo problema con lo zio. O se gliene aveva parlato in altro modo, se lo aveva avvisato per telefono. Ecco, se si erano sentiti...
IMPUTATO Ferro G.: Mio figlio a me mi ha detto che sono venuti qua a Firenze, assieme al cugino, a parlare a mio cognato. Però quante volte ci sono venuti o non venuti io non lo so. Questo le dico soltanto una fesseria. Però mio figlio me disse che erano venuti qua a Firenze a parla' a mio cognato. E mio cognato s'era preso l'impegno che un appoggio ce lo dava per mezza giornata.
PRESIDENTE: Per mezza giornata.
IMPUTATO Ferro G.: Però io non lo so come c'avia a dare quest'appoggio o come non c'aveva a dare...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Un saccio nente, alla lettera.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma ora, una domanda ancora più diretta. Lei a Vincenzo gli ha chiesto la ragion per cui Gino aveva bisogno di un appoggio qui a Firenze, o a Prato fa lo stesso, dallo zio?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mio figghiu nente sapia, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio sapere se lei a Vincenzo, cioè a suo figlio, gli ha chiesto: 'come mai a Gino serve questo appoggio su Firenze, oppure a Prato? Serve l'appoggio dallo zio? Che cosa se ne vogliono fare?' Lei glielo ha chiesto a Vincenzo o no?
IMPUTATO Ferro G.: No, io 'sta domanda a mi figghiu un ce la... che domanda ci dovevo fare a mio figlio io?
PUBBLICO MINISTERO: Non lo so ma ho bisogno di fargliela io la domanda, a questo punto.
IMPUTATO Ferro G.: No, a mio figghio io questa domanda non ce l'ho fatta. Perché una volta che mi figghiu me dice che c'è Gino, Gino è amico mio, che cosa ci devo domandare a mio figghio. Io lo so, Gino che cosa ci poteva dire a mio figlio? Niente. Gli poteva dire... Sicuramente è stato questa la cosa: Gino c'ha domandato questa cortesia, perché secondo mia ... cugino sapeva tutta la storia. Me posso pure sbagliare. Ci disse che avevano bisogno di un appoggio sicuramente a Firenze e (incomprensibile) E pensarono che lui c'avia 'stu parente qua, questo parente mio. E allora pensarono a Gino, (incomprensibile) 'stu parente de Peppe, perché così mi chiamano, dice: 'e va be' tentamo'. (incomprensibile) accumpagnari ca da mio cognato? Me figghio. Cu putìa essere per cosa ci poteva servire. E tutta (incomprensibile) a mio figghio non ci dissero nente. Nun c'era (incomprensibile) cosa ci dovevo dire a mi' figghio? E manco io non ce la feci la domanda a mi' figlio, dottor Chelazzi...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
A mio figlio, io, questa domanda non gliel'ho fatta. Perché una volta che mio figlio mi dice che ci è andato Gino, Gino è amico mio. E che cosa gli hanno domandato a mio figlio? Io lo so, Gino che cosa gli poteva dire a mio figlio? Niente.
Gli poteva dire sicuramente, è stata questa la cosa: a Gino hanno domandato questa cortesia, perché secondo me neppure Gino sapeva tutta la storia, mi posso pure sbagliare. Gli dissi: 'vedi che abbiamo bisogno di un appoggio a Firenze'.
Ed hanno guardato chi poteva essere... ed hanno pensato che io avevo questo parente, questo parente mio, ed allora hanno pensato a Gino.
'Vedi, lì c'è questo parente di Peppe', perché così io mi chiamo, 'e va bene, tentiamo.'
E chi ce lo poteva accompagnare da mio cognato? Mio figlio; chi poteva essere? Per cosa gli poteva servire.
A mio figlio non dissero nulla, non c'erano cose buone, che cosa dovevano dire a mio figlio? E nemmeno io gliel'ho fatta la domanda a mio figlio, dottor Chelazzi. Le cose che dovevo domandare le dovevo domandare per come l'ho fatto a Calabrò.
A mio figlio, che cosa dovevo dire?
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Abbia pazienza, un'altro chiarimento. Ora, è vero che lei era detenuto a Messina, però è anche vero che lei era il capozona, il capomandamento...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... Per quale ragione Gino Calabrò si è rivolto direttamente a suo figlio sapendo che, comunque, si rivolgeva al figlio del capomandamento per chiedere una cortesia? Lei la sa la ragione per la quale Gino Calabrò ha accorciato il percorso e è andato direttamente a chiedere un favore a suo figlio? In qualche modo scavalcando lei che era il capo di tutta la zona, era il capomandamento.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... il discorso può essere lungo. Perché dopo... hanno fatto un errore, perché (incomprensibile) dire a mio figlio, (incomprensibile) perché Gino non è persona cattiva. C'avea a dire chistu ca: 'dicci a tuo patri che potremmo avere bisogno di tuo zio. Vedi se ci potemo ire o no'. Mi doveva fare sapere questo. E cosa che effettivamente un avvinne. Perché mio figghiu... cu' mia effettivamente da Messina un ci potìa parla' che un c'era nessun movimento...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Il discorso può essere lungo. Perché lì hanno fatto un errore. Perché, l'unica cosa che dovevano dire a mio figlio, anche Gino, perché Gino non è una persona cattiva, gli doveva dire questo: 'di a tuo padre che possiamo avere bisogno di tuo zio. Vedi se vi possiamo andare, oppure no.'
Mi dovevano fare sapere questo. Cosa che effettivamente non è avvenuta, perché mio figlio, con me, effettivamente, a Messina non poteva parlare, perché non c'era nessun movimento, nessuna....
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano, sennò... Io la seguo, però temo che i più non riescano a capirla.
PRESIDENTE: Ma mi pare che abbia detto che aveva fatto l'errore... Calabrò avrebbe fatto l'errore di parlare direttamente con suo figlio, mentre doveva prima interpellare il padre. Vero?
IMPUTATO Ferro G.: Questa doveva essere 'a cosa. C'avia a dire Gino chisto a mi figghiu, a dire...
PRESIDENTE: Parli in italiano...
IMPUTATO Ferro G.: Ci doveva dire... Secondo me, Presidente, era chista la cosa, doveva essere, ci doveva dire: 'senti ca, Vince', dicci a tuo patri c'aio bisogno di tuo zio. Ci pozzo ire di tuo zio?' Io canuscendo a mio cugnato che è nuddo, ci avesse detto: '(incomprensibile) un c'è nente da fare cu' mio cugnato'. E cosa che effettivamente unn'e avvenne. E è successo tutto 'sto disastro della vita mia, della mia famiglia e di tutti noaltri.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ci doveva dire, secondo me, Presidente, era questa la cosa che doveva essere. Gli doveva dire: 'senti, Vincenzo, di' a tuo padre che ho bisogno di tuo zio. Ci posso andare da tuo zio?'
Io, conoscendo mio cognato che è nessuno, gli avrei detto: 'che dovete andare a fare da mio zio? Non c'è niente da fare con mio zio', non c'è niente da fare con mio cognato.
E' cosa che effettivamente non avvenne.
E successe tutto questo disastro della vita mia, della mia famiglia e di tutti noi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Ferro, per capire: siccome lei era detenuto, c'era qualcuno che teneva un po' le fila della situazione, del mandamento, visto che lei era in carcere, in sua sostituzione, anche provvisoria?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... mi su' dimenticato a chiarire una cosa, un minuto prima. Ma lo posso dire ora.
PUBBLICO MINISTERO: E' naturale.
IMPUTATO Ferro G.: Quanno si fice le mandamenti, disse u' Riina, a mia u' Bagarella (incomprensibile) me l'ha detto u' Bagarella a me, l'avesse detto u' Riina, di farci sapere alle famigghie di (incomprensibile) sia di Gibellina, sia di Castellammare, che quando io un c'era, in commissione c'era u' Calabrò. Praticamente, u' Calabrò pigghiava il mio posto. Quando io potevo esse' all'ospedale, potevo esse' carcerato, un ci potevo esse' pe' tante raggioni, lu posto mio lo pigliava u' (incomprensibile). Chistu era stato stabbilito. Questa cosa.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quando si fecero i mandamenti, disse il Riina, sia a me... mi sembra che il Bagarella me lo disse, non il Riina. di fare sapere alle nostre famiglie di Gibellina e di Castellammare che quando io non c'ero in commissione ci doveva andar il Calabrò.
Praticamente, il Calabrò prendeva il mio posto.
Quando io non c'ero, perché ero in ospedale, o ero carcerato, o non ci potevo essere per tante ragioni, il mio posto lo prendeva il Calabrò.
Questo, era stato stabilito. Questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in quel periodo in cui lei era detenuto, la sua famiglia come si sostentava, cioè, come si manteneva.
IMPUTATO Ferro G.: Io, la mia famiglia, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... due milioni al mese sempre dalla famiglia li pigghiava io. O dei soldi che ... che faciamo, o di qualche costrutto... di uno che vende materiale da costruzione all'ingrosso che sta bene. Così io li... due milioni al mese avevo io.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Due milioni al mese sempre dalla famiglia io li prendevo. Oppure, dei soldi che entravano dai lavori che facevamo, o di qualche costruttore, di uno che vende materiale per costruzione all'ingrosso, che sta bene. Così io riuscivo ad avere due milioni al mese.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era uno stipendio pagato dalla famiglia.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non dalla famiglia di sangue, la famiglia mafiosa.
IMPUTATO Ferro G.: La famiglia mafiosa, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e chi è che materialmente provvedeva a consegnare questi soldi alla sua famiglia?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) quando non c'era io c'era u' Corace.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Per noi c'era... quando non c'ero i, c'era il Coraci.
PUBBLICO MINISTERO: Coraci.
IMPUTATO Ferro G.: C'era u' Corace...
PRESIDENTE: Vito Coraci.
IMPUTATO Ferro G.: Vito Corace, u' consiglie... secunnu... Io veramente cu s'interessava pe' 'sti soldi un lo saccio, effettivamente. Ma secunnu mia spettava u' Coraci, è chiaro che spettava a lui. Interessava... Non era cosa che poteva interessare a Gino. Gino nun si putea interessare de 'sta cosa.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Vito Coraci... il consigliere, secondo... io, veramente, colui che si interessava per questi soldi, non lo so, effettivamente. Ma, secondo me, spettava al Coraci, è chiaro che spettava a lui.
Non era cosa che poteva interessare a Gin, Gino non si poteva interessare a questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: Anche che potea sapere tutte cose, ma... questo problema non c'era, effettivamente, perché aveva la massima delicatezza, nun c'era 'sta cosa. Un saccio cume faciro un faciro a facci arriva' li soldi, non lo so, se davano a mi figghiu, se (incomprensibile) Cumme sistemavano la cosa non la so.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Anche se poteva sapere tutto, ma... questo problema effettivamente non c'era, perché aveva la massima delicatezza, non c'era questa cosa.
Non so come facevano, o come non facevano a farci arrivare i soldi, questo non lo so. Se li davano a mio figlio, se li posavano... come sistemavano la cosa, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi, sempre ascoltando il suo racconto, abbiamo capito che suo figlio poi a un certo punto, prende, viene qua e si trattiene per un tempo un po' più lungo di quello che era previsto inizialmente. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei se lo ricorda il fatto che qui a Firenze scoppiò un'autobomba che fece dei morti, vicino a Gli Uffizi?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Lei come lo venne a sapere questo fatto?
IMPUTATO Ferro G.: Io l'ho atteso tramite la televisione, che effettivamente mi stava scuppiando lu core che mi figghiu (incomprensibile) un veniva. Io che cosa dovevo pensare che mi figghiu era venuto qua a Firenze? Sicuramente Gino mi disse (incomprensibile) cose delicate. Vulesse anche appoggio (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io l'ho appreso tramite la televisione. Perché effettivamente mi stava scoppiando il cuore, che mio figlio era andato per mezza giornata e ancora non veniva.
Io, che cosa dovevo pensare che mio figlio era venuto qua a Firenze? Gino mi disse che non erano cose delicate. Voleva qualche appoggio per... può essere per tanti fatti, effettivamente..
PRESIDENTE: No, no, parli italiano, sennò non si capisce.
IMPUTATO Ferro G.: Quando mio figlio è venuto qua a Firenze e doveva venire per mezza giornata, e è stato tre giorni, io, signor Presidente, mi sentivo male. Perché che cosa era venuto a fare mio figlio qua? Non sapevo di che cosa si trattava minimamente Però, sicuramente per appoggio di Cosa Nostra.... E non è che stavo... era... quando poi sento il discorso alla televisione, è strano che non potevo sbagliare, però non è che sono scemo. Ho collegato qualche cosa.
Difatti che cosa ho detto a mi figlio quando è venuto?
'Ma che cosa hai fatto tutto questo tempo?'
Mi disse: 'papà, dovevano venire altre persone e persero tempo...'
Gli dissi: 'senti ca' figlio mio...', senza entrare nel metodo dei discorsi né di stragi, né di niente con mi' figlio, ci dissi: 'senti ca' questi fatti che ti disse u' zio Nino, scordati tutte cose. Tutto. E non ne parlare con nessuno, neanche con me'.
Alla lettera, questo.
Mi disse: 'papà, va be', non ne parliamo chiù'.
* E non ci feci nessuna domanda e nessun... a mi' figlio. Né dei fatti che era successo, e che non era successo.
Questo...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io proporrei, se lei ritiene, cinque minuti di sospensione.
PRESIDENTE: Certamente. Facciamo anche dieci minuti.
Volete portarlo di là? Così si riposa un po' meglio.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il P.M. può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, signor Ferro, lei ha già fato cenno a questa riunione che ci fu una ventina di giorni circa da questa vicenda che riguardò qui Firenze, la persona...
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Silenzio, per favore!
PUBBLICO MINISTERO: ... di suo cognato e di suo figlio.
Ecco, questa riunione, quindi, che ci fu dopo una ventina di giorni dove si svolse, esattamente?
*IMPUTATO Ferro G.: A Bagheria.
PUBBLICO MINISTERO: In un posto preciso? Lei lo ricorda?
IMPUTATO Ferro G.: Ma io facilmente che non lo indovino il posto, ma mi ricordo che c'era un cancello, si entrava in un cancello.
Ma mi sembra che una volta, c'ero stato un'altra volta e ci è venuto mio figlio... facilmente mio figlio potrebbe indovinare il posto. Ma io non sono in condizioni di andare a trovare, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Ecco, questa riunione era stata fissata, questo incontro era stato fissato con uno scopo specifico, oppure non c'era una ragione particolare per questo incontro?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, specifico... non lo so, non lo vorrei dire specifico, io. Sicuramente ero uscito di galera, io. Quando successe anche 'sto fatto.
E poi, quanno ... ci disse: 'ma che è 'sta cosa... (incomprensibile) dice Matteo e Luca, sicuramente... a parte che non ci avevamo visto che è uscito di galera. E ci ... parte, secondo me, a questa cosa. E' stato 'st'incontro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era stato lei a chiedere, quindi, di incontrarsi con queste persone per parlare di questa situazione, oppure...
IMPUTATO Ferro G.: No, non, no... Non avevo chiesto io l'incontro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in quell'incontro, lei ha detto, da parte di Bagarella si fece un certo discorso, secondo il quale, certe situazioni, certi avvenimenti, dovevano considerarsi discorsi sigillati.
Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Questo discorso di Bagarella, quindi, fu fatto presenti chi?
Lei, evidentemente, sennò non ce lo poteva raccontare; Bagarella...
IMPUTATO Ferro G.: Presenti: io, u' Bagarella, u' Matteo Messina Denaro e u' Calabrò.
U' Graviano, no U' Graviano, diciamo, non ha partecipato Graviano a 'sto discorso.
PUBBLICO MINISTERO: lei ha già spiegato prima che, parlando di, adoprando l'espressione "discorsi sigillati", Bagarella disse anche che erano così sigillati che nemmeno le persone più intime dovevano essere messi al corrente.
E' vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ecco, per persone più intime, lei mi pare che abbia detto - ma io voglio essere sicuro di aver capito bene - per persone più intime si doveva intendere qualcuno in particolare? O tutti in generale?
IMPUTATO Ferro G.: Ma che di più intimi, come... era, il discorso era con Brusca, perché o' Brusca era de casa. ... a Castellammare.
Qual era la persona più intima? Non c'era persona più intima che io conoscevo in riguardi nostri.
Era il Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se non ricordo male, lei ha anche detto prima che, nella occasione, lei fece delle considerazioni relative a suo cognato. Come se lei si sia scusato nell'occasione perché suo cognato aveva creato dei problemi.
Ho capito bene, o ho capito male?
IMPUTATO Ferro G.: Dissi che mi dispiaceu pe' sta cosa, che mio cognato ci si dice un povero Cristo, (incomprensibile)
PRESIDENTE: Parli in italiano, per favore.
PUBBLICO MINISTERO: Anche dopo la sospensione dovrebbe parlare in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Abbiamo fatto... ci ho detto, dottor Chelazzi, ci dissi: mi dispiace 'sta cosa di mio cognato. Ma mio cognato è un povero Cristo, è. E altre cose unne disse, e cosa dovevo dire più, io?
Perché se c'era io, un si faceva niente a mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma proprio volevo un chiarimento su questo punto.
Ma per quanto è nelle sue conoscenze, potevano queste persone, quindi Gino Calabrò, Bagarella, Matteo, potevano disporre di qualche altra conoscenza qui, nella zona di Firenze?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, possibilità ce ne sono qui, a miglia, a Firenze, o in questi dintorni. Ci sono tante gente della Sicilia.
(incomprensibile) gente di Palermo. Che io mi ricordo, come soprannome, ci sono qualche. Ci sono ... e c'è tante possibilità.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti la fermo.
Allora io ho capito: lei ha detto ci potevano essere altre persone tra le quali persone di Palermo, c'è uno chiamato "pastoreddu"...
IMPUTATO Ferro G.: Per darci a lei un nominativo, così, perché di soprannome...
PRESIDENTE: Per esempio?
IMPUTATO Ferro G.: Di soprannome si chiamano "pastoreddu" (incomprensibile) perché ci sono palermitani. E sono qua a Prato, a Firenze, capito?
E ma ci sono tanti altri. Non c'è questa possibilità sola.
E' gente che conoscevano pure loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma queste persone di cui sta parlando, erano persone conosciute meglio da loro - adopro il termine che ha adoprato lei - rispetto a suo cognato?
IMPUTATO Ferro G.: Ma sicuramente erano persone dell'ambiente. Non erano... erano, ... erano gente che (incomprensibile)
Non era... sicuramente è stato meglio come persone affidabili, come discorsi, ma ... niente a nessuno, (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: ecco, ma allora non è, in qualche modo... Anzi, formulo diversa magari la domanda, sennò la proporrei in una forma inammissibile.
Lei ha chiesto spiegazioni sulla ragione per la quale, anziché rivolgersi a quelle persone che erano conosciute di più e poi erano dell'ambiente, invece si sono rivolte a suo cognato?
IMPUTATO Ferro G.: No, io 'sta domanda qua non la potevo fare, dottor Chelazzi. Non avea a di nessuno a domandare di questa cosa. Che cosa potevo dire chiù dopo io? Con nessuno potevo parlare di questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei personalmente...
IMPUTATO Ferro G.: Ma io lo sapevo. Eh, io lo so che ci sono tante gente qua della Sicilia che ...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, questo mi ha risposto e ho capito.
Ma lei personalmente, trovava regolare, o irregolare rivolgersi a suo cognato?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, questa cosa per come la vedo io e per com'era ... la mafia, è stata una cosa fatta male.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Tutta questa gente che mi (incomprensibile) niente, cose della Sicilia.
Unn'è, quale... io, io. quando...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, perché non capisco nulla nemmeno io.
IMPUTATO Ferro G.: Io, mentre che ho assistito qua al processo, ero mezzo... ero nella barella mezzo morto, ho sentito le discussioni delle persone.
Ma quali discussioni ... ho sentito parlare lo Scarano.
Ma questo schifo, questa... ma quale discorso ...
Possono parlare u' Carra? Iddu, questo Carra si doveva adoperare? (incomprensibile) è stato operato.
Quando una cosa l'ha fatto la mafia, anche in tempi di antichità, perché non si è saputo mai niente? Perché avevano arrestato delle persone equilibrate, queste qua non so cosa hanno fatto, cosa è successo, io non lo so.
Perché anche u' Luca, non è che è una persona discordata, è perfetta, ragionevole. E sa ... perché è spavaldo, o è feroce. Perché è calato in questa Cosa Nostra. E agisce... non lo so io. Pure io sono stato ubriacato dalla mafia. Non è feroce, non... Se le cose (incomprensibile) per come potesse discutere un magistrato obiettivo.
Dottor Chelazzi, sono stato chiaro con questo discorso, io?
PUBBLICO MINISTERO: Io, il senso complessivo della sua affermazione l'ho capita.
Probabilmente, se lei riesce a ripeterlo, magari a rate...
IMPUTATO Ferro G.: Ma non lo so...
PRESIDENTE: Era abbastanza chiara, eh.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Io... Presidente, io ho capito. Però mi pongo il problema per tutti, eh.
PRESIDENTE: E' stato un discorso abbastanza chiaro e quasi completamente in italiano. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, lo ripeto di uovo.
Io mi sono quasi... alla siciliana, mi sono schifiato a sentire parlare delle persone qui davanti.
E anche questo discorso che fo io, nell'anima e nella coscienza, perché io ho deciso che la mafia ha ammazza tutti e ne sono convinto. Non rimane nessuno, tutti morti, siamo.
Tutti, si ammazzano tutti indistintamente.
Quando fu fattu lu bambino, le cose mi arrivano qua, basta. Ho deciso di ...
Quali persone si dovevano adoperare? Io dico questo discorso de...
Questo è fango che è passato qui davanti. Quale mafia! quale mafia, quale discorso di mafia!
E lo sa pure Bagarella, lo sa pure ...
E purtroppo ci stanno facendo anche una vergogna, perché agli occhi... E' una cosa, io non lo so perché si è arrivati a questo... on lo so, non lo so. Se sono saltati i secoli... ma quale discorso!
Ho visto passare delle persone, qua, ci ero schifiato completamente.
Mi scusasse, dottor Chelazzi, che ho fatto questo. Ma io... è questo...
PUBBLICO MINISTERO: E di che deve chiedere scusa?
Volevo capire questo: ma allora, mi pare che lei stia dicendo che qui, in questa vicenda, si sono trasgredite delle regole.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dottor Chelazzi, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma allora, le regole, mica le conosceva solamente Giuseppe Ferro, le conoscevano anche gli altri.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, sì, le conoscevano.
Ma io non saccio perché è successa questa cosa, anche io. Io, 'sta cosa, non la spiego, non la saccio trovare la ragione.
Perché siamo arrivati a 'sta cosa, così? Tutte, tutta questa gente qua ...
Poi adoperare a mio figlio, quale discussione... quale...
PUBBLICO MINISTERO: Lei, questo tipo di considerazioni che sta facendo ora, qui davanti alla Corte, ha avuto occasione, la possibilità di farle anche quando parlava con Matteo oppure con Gino Calabrò, oppure con Bagarella?
Oppure non le ha mai fatte queste considerazioni?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, queste cose io (incomprensibile)
PRESIDENTE: No, no, parli italiano e piano.
IMPUTATO Ferro G.: Tutte queste facce che io ho assistito qua, al processo, da primo, anche se ci poteva essere qualche cosa non fatta lineare, ma non c'erano queste cose. Non... davanti agli occhi mia, non sono passate.
Anche quando c'era u' Milazzo, che era un pazzo, scellerato, che cosa poteva... Però, anche lui... Brusca. E pure .. era nelle cose, non faceva cose, anche se poteva... e di queste... qua si sono rotte, si è rotto tutto, tutto completamente si è rotto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei conosce la spiegazione o la ragione, cioè la causa di questa situazione che sta illustrando?
IMPUTATO Ferro G.: Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei sta dicendo: 'qui si è rotto tutto', come dire si sono rotte le regole, a quello che io capisco.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, tutto qua.
PUBBLICO MINISTERO: Lei conosce la ragione per la quale in questa vicenda le regole sono state violate? Sono state trasferite?
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Io, questa cosa, non la so e non me la spiego, perché sono arrivato a questo, io non lo so questa cosa.
Se era per tenerla di fuori, se era una cosa... Non lo so, non so com'è il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei tornare su una affermazione che lei ha fatto proprio all'inizio dell'esame, quando, riferendo il contenuto di queste frasi che pronunziò Bagarella in occasione di questo incontro a Bagheria, parlando di suo cognato, cioè di Riina, disse che Riina non aveva impegni con nessuno.
Ecco, vuol cercare di spiegarmela meglio che sia possibile?
Perché lei, probabilmente, sa che cosa voglion dire queste parole? Che cosa voleva dire questa frase.
Io vorrei capirla altrettanto bene come l'ha capita lei.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, viene a dire questo: che c'erano persone di famiglia. Sicuramente u' Bagarella si riferiva a u' Brusca, per farlo capire a me, strettamente. ... di famiglia, di altre famiglie. Che dice che impegni non avevano preso con Riina.
Praticamente, per capire la chiave in italiano, si era fatto un tipo di discorso, tante persone. Dice: questo, questo, questo e questo.
Finito u' Riina che viene incarcerato, tutto ... di (incomprensibile)
PRESIDENTE: Ah... l'ultima parte lo deve dire in italiano, sennò non la seguiamo .
IMPUTATO Ferro G.: Quando fu cacciato u' Riina, perché ... su Bagarella, non ci interessava niente a più nessuno.
Dice: 'impegni con mio cognato, non (incomprensibile)'
Da ora in poi discorsi sigillati. Si debbono rispettare i limiti. Praticamente i mandamenti.
Ognuno comanda la sua casa, o il suo paese.
Questo discorso è riferito direttamente al Brusca. Perché u' Brusca venia a ... ad Alcamo.
E era lui che comandava.
PRESIDENTE: Parli italiano.
IMPUTATO Ferro G.: E questo discorso era riferito a u' Brusca, perché u' Brusca ... a Alcamo e a castellammare, nel nostro mandamento.
Per quanto riguarda gli altri paesi, o Palermo, altre cose, io, queste cose non le so. Se c'è pure delle altre cose, che ci sono altre persone che... Io, queste cose, non le so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: Chiaro, dottor Chelazzi?
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
IMPUTATO Ferro G.: Sono stato chiaro, dico, come discorso?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
Insomma, io la domanda credo di averla formulata in maniera chiara; ho ascoltato attentamente la sua risposta.
Se non ha altro da dirmi su questa domanda, passo ad un'altra domanda.
Allora, lei mi pare che abbia accennato due volte alla vicenda di un certo Vito Mutari. E ha detto che questo era un uomo di famiglia, persona di famiglia a Balestrate.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Che fa mandamento a Partinico.
PUBBLICO MINISTERO: Che fa mandamento a Partinico.
Cerchiamo subito di esser chiari su un punto: questo signore è vivo o è morto?
IMPUTATO Ferro G.: Questo signore è scomparso.
PUBBLICO MINISTERO: E' scomparso. E' scomparso vuol dire...
IMPUTATO Ferro G.: E' morto.
PRESIDENTE: Che è stato ucciso.
IMPUTATO Ferro G.: E' stato ucciso.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai lei ha citato il fatto di questa persona che è stata uccisa in relazione a questo discorso di Bagarella, discorsi sigillati, il problema con Brusca... Mi aiuti a capirlo.
IMPUTATO Ferro G.: Perché questo discorso l'ho portato io, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Quando fu la riunione... dopo io venni ... La prima riunione che ci fu a Bagheria.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo questi discorsi, ho parlato io. E dissi questo qua: 'Luca, vidi che c'è 'sto Vito Mutari di Balestrate, che viene sempre a a cercare a ... a Milazzo. Viene a cercare da me.'
Siccome 'sto Mutari avia sempre contatto con Milazzo, quando Milazzo era vivo. E tante volte veniva a cercarlo o a ... o ad Alcamo a u' ... Antonino che risulta a capo della famiglia.
(incomprensibile) carcerato.
Ci dissi: 'sto Mutari venne sempre... chi ... a fare?
Dice: 'co' 'stu Mutari, io non lo cannosco (incomprensibile) mi disse u' Bagarella. Presente Matteo Messina denaro e u' Calabrò.
Dice: 'quando vene chistu ce n'annamo a ... Perché Nino ... l'avemmo a ammazzare.'
"Lo dobbiamo uccidere", dottor... Presidente.
Dice: 'perché chistu ca' è attaccato con Tanino Grado.'
Tanino Grado è persona di famiglia di Palermo. E questo tanino Grado è cugino di Contorno.
Ed è contro a noialtri. sono prue della mafia, ma sono parte di Bontate, chisti.
(incomprensibile)
PRESIDENTE: Questo, lo deve ripetere in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente fu Bagarella a fare questo discorso. sapeva cose di più di me.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Questo Mutari, essendo attaccato con u' Grado, u' Grado ci avesse potuto dare qualche incarico da ammazzare a qualcuno di noialtri, o pure a mia, o ...
PRESIDENTE: Certo.
IMPUTATO Ferro G.: E .... dissi: 'io non lo conosco. Però, di quello che mi risulta e mi dice: 'di chistu' metteteci (incomprensibile)
Cosa che mi viene...
PRESIDENTE: 'E se viene, lo dovete ammazzare.'
IMPUTATO Ferro G.: Cosa che effettivamente noialtri facimmo. Dopo venne, venne a casa da me e si fece l'operazione.
Ci abbiamo pensato... Io non partecipavo, perché capitai ... a parte che stavo male, ma insomma (incomprensibile) cosa che si fece a ...
Ma non saccio le modalità precise come sono state fatte, ma è stato fatto da noi.
PUBBLICO MINISTERO: allora, io l'ho capito; la Corte mi pare abbia capito.
Mi auguro abbian capito anche i difensori.
Dunque, ma questo fatto, per quanto lei ne sa, la decisione di eliminare questo Mutari, e poi l'eliminazione avvenuta di questo Mutari, era anche nelle conoscenze di Brusca?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, per quanto riguarda Brusca, dottore, successe questo: dopo l'eliminazione di questo Mutari, mutari aveva un fratello, Mutari, che è pure persona di famiglia di Balestrate.
E cercava suo fratello, cercava suo fratello.
E se ne va a Partinico. A Partinico c'era persona di famiglia ... che non era in carcere, Giovanni Bonomo.
Giovanni Bonomo, piglia e avvisa Giovanni Brusca. dice: 'vedi...'
PRESIDENTE: Per la presenza di questo Mutari?
IMPUTATO Ferro G.: La scomparsa di questo Mutari.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: E Giovanni Brusca subito viene a cercar a mia. Al mio paese, a mia e u' Calabrò. E mi domanda di 'sto Mutari. Se sappiamo niente di 'sta cosa.
Dissi: 'noi non sappiamo niente noialtri.'
Dissi: 'quale Mutari?'
Però, u' Giovanni, furbamente, prima di parlare con mia se ne i' a Balestrate, a parlare cu' Coraci, che Corace ... famiglia.
Tentava se poteva spolpare qualcosa.
Ma Corace aveva ordini mia che di 'sto fatto, chi ne parlava si ... la testa.
'E stiamo attenti di 'sta cosa, nessuno sappia niente.'
Ci dissi: 'ma u' capisti? Come viene, nessuno, perché si ... 'sta cosa, ci appizzo la testa.'
Perciò Corace lo mise pure alla porta. Poi me lo ha detto Corace, a me.
U' Brusca, domanda a mia insistentemente di 'sta cosa, pure con Calabrò. (incomprensibile) con Brusca.
E l'indomani torna (incomprensibile) a ridomandar di 'sta cosa.
Io pigliavo e ci dissi: 'ma giova', la vuoi finire con 'sto fatto?'
Ci dissi: 'chista non è cosa ... mandamento. E noi, di questa cosa non sappiamo niente.'
Pigliò e se ne inne.
Non saccio se lo capì. Se lo ha capito, se (incomprensibile)
iddu mi disse, dice: 'u' Bagarella ... lo posso trovare, per ora?'
Però non (incomprensibile) Bagarella non si faceva trovare, iddu. Non si faceva trovare Bagarella ...
Dopo ci fu un alto incontro. Non mi ricordo quanto tempo passa.
Bagarella mi disse 'sta cosa, dice: 'dimmi, da amico, Giovanni, per 'sta cosa, con (incomprensibile)
Ci dissi: 'Iddu (incomprensibile) lo sapia stu' fatto.'
PRESIDENTE: In italiano!
IMPUTATO Ferro G.: Bagarella mi disse: 'vinne u' Giovanni a domandare di Mutari, l'ho messo alla porta.'
Dice: 'hai fatto bene. Lui lo sapeva questo discorso, Giovanni.'
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Bagarella ci disse che ci va domani dai picciotti, tu.
'Ci vai domani dai ragazzi, non sano niente di stu' fatto.'
Chistu è chillu che mi disse u' Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, intanto ho capito che la decisione di eliminare questa persona fu di Bagarella.
Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che questa persona, poi, è stata effettivamente eliminata, ma lei non sa in che circostanze, né da parte di chi.
IMPUTATO Ferro G.: Fu fatta da nuiatri, a Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io non ho partecipato.
PUBBLICO MINISTERO: Lei non ha partecipato.
IMPUTATO Ferro G.: Ma poi (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito che Brusca venne ad avere notizie di questa persona. Venne a chiedere notizie di questa persona,
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando venne Brusca a chiedere notizie di questa persona, Brusca, per quanto lei ha capito, lo sapeva, lo immaginava, lo sospettava, o lo ignorava, che questo signor Mutari poteva essere stato eliminato?
IMPUTATO Ferro G.: O' Brusca quando mi viene a insistere a mia...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, è chiaro che Mutari era eliminato. Però era un poco preoccupato, non sapeva da dove veniva questa cosa.
Lui, come mai non sapeva niente lui? Chi sa, potevano essere altri de Palermo. Della parte de Bontate, pensavano a cose ... col Mutari, dice, era una cosa delicata.
Ci dissi: 'Giuva', noialtri non ... ma niente di 'sta cosa.'
PUBBLICO MINISTERO: Però...
IMPUTATO Ferro G.: Quello che ho potuto notare io, lui era un poco... un poco preso di questa cosa, un pochettino preoccupato, acceso, lo potremo chiamare nervoso, perché non sapeva questo fatto...
PRESIDENTE: Non sapeva da che parte veniva.
IMPUTATO Ferro G.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io capisco bene, questo comporta che Brusca nessuno lo aveva informato ufficialmente.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, per venire da me, sicuramente non sapeva niente, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando fu presa la decisione di eliminare questo Mutari, a lei fu detto che la cosa doveva essere tenuta segreta? sotto silenzio?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. U'' Bagarella mi disse: ... vieni alla porta. Chiunque esso sia, anche u' Giovanni, nessuno di 'sta cosa, niente. Non sapete niente e basta.'
va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Anche Giovanni, ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Anche Giovanni.
IMPUTATO Ferro G.: E c'era Matteo pure presente, quando disse 'sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ascolti un po', mi aiuti a capire: per quale ragione - se lei ne è stato messo al corrente - per quale ragione Brusca doveva essere tenuto all'oscuro di questo fatto, cioè dire della eliminazione di un uomo d'onore... Ma insomma, con i nomi che questo si portava dietro, i Grado, i Contorno. quindi si ritorna alla guerra di mafia, ai perdenti e a tutto il resto.
Per quale ragione doveva essere tenuto Brusca all'oscuro di questa storia?
IMPUTATO Ferro G.: Ma all'oscuro, dottor Chelazzi, da noialtri... Perché, per come poi mi disse u' Bagarella, lui, Giovanni nun lo sapia chi si doveva uccide. ... u' Bagarella a farci sapere che eramo stati noialtri a fare questa operazione.
Io, i motivi, poi effettivamente non li so. Se c'era qualche rottura. Perché quando sono venuto io da Messina, questi discorsi un pochettino più tesi li ho visti in questa occasione. Di prima che questi discorsi non c'erano.
Cu' Giovanni ci siamo tutte cose, ci abbiamo a ... qualsiasi cosa.
Anche quando c'era u' Bagarella, pure. Fino nel '92. Dopo, quando io sono venuto di Messina, ci furono queste tirate di redini strette.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, riepilogando su questi due incontri che lei ha avuto dopo il fatto di Firenze, lei ha detto le persone che erano presenti.
Quindi, Brusca non c'era, né al primo, né al secondo incontro?
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro di questo, signor Ferro?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mi facesse (incomprensibile) dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
IMPUTATO Ferro G.: Lei parla di un incontro a Bagheria, no?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E Brusca non c'era presente.
PUBBLICO MINISTERO: Non c'era.
IMPUTATO Ferro G.: No. Non c'era Brusca presente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'episodio che riguarda questo Mutari, in che epoca siamo?
Cioè a dire: quanto tempo è passato dal fatto di Firenze? Tanto per avere una data, un fatto che è chiaro nel ricordo di tutti?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, siamo sicuramente nel mese di giugno, nel mese di giugno.
PUBBLICO MINISTERO: Di giugno.
IMPUTATO Ferro G.: Può essere che Mutari è scomparso verso la fine di Giugno; può esser il 20, può essere i primi di luglio... Non più di... la data sarà questa, senz'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Perché è stato nel primo incontro.
PUBBLICO MINISTERO: Però, se...
PRESIDENTE: Nel '93, dopo il fatto...
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, nel '93.
PUBBLICO MINISTERO: Però, se ho capito bene, lei, successivamente, parlando con Bagarella sempre del fatto di Mutari, se ho capito bene, eh, apprese che Bagarella e Brusca si erano incontrati.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E avevano parlato anche di questo fatto del Mutari?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Difatti Luca mi disse a mia, dice, mi disse: 'Vinne Giovanni e lo mettisti alla porta.'
'Hai fatto bene', dice, 'lui lo sapeva il discorso.'
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse che Giovanni già lo sapeva, lo sapeva che si avia a ammazzare questo Mutari.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: Perché dopo...
PUBBLICO MINISTERO: ... ma lei lo sa dove si sono incontrati, nell'occasione Brusca e Bagarella?
IMPUTATO Ferro G.: No, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa dove, all'epoca, stava Bagarella? Cioè a dire, Bagarella era latitante. A quel periodo lì, se stava nella zona sua, nel trapanese, se stava da un'altra parte?
IMPUTATO Ferro G.: No, dove stava non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
Senta, lei dopo questo primo incontro di Bagheria, nel quale ha visto tra gli altri anche Giuseppe Graviano.
Ha avuto altri incontri sempre con le stesse persone? Cioè dire, Bagarella, Matteo Messina Denaro, Calabrò, Giuseppe Graviano.
IMPUTATO Ferro G.: Mi pare che ci fu un incontro verso Cefalù, ma ... verso il mese di agosto, luglio, di preciso non me lo ricordo. Dopo ci fu un incontro, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. La seguo, la seguo.
IMPUTATO Ferro G.: Che io non dovevo partecipare, mi viene Gino, sarebbe u' Calabrò e mi dice: 'o Peppe, (incomprensibile) a Vincenzo Sinacori...'
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano Ferro, mi raccomando l'italiano, sennò il Presidente le fa un cicchetto ora.
IMPUTATO Ferro G.: Me disse Gino... Venne Calabrò e me disse ... portare Enzo Sanacore, né Matteo e né Luca. Dice: 'ci vuoi venere tu?' (incomprensibile)
PRESIDENTE: Non dovevano andarci né Enzo Sanacore...
IMPUTATO Ferro G.: Enzo Sanacore e u' Calabrò. Era Calabrò che c'avea a portare o' Enzo Sanacore.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: Mi disse: 'ci vuoi venere tu?' Io non ero invitato per questo appuntamento, dice: '(incomprensibile) indomani il discorso (incomprensibile)'
Ci dissi: 'ci vengo. Ci vengo pure io'. Cosa che effettivamente avvenne.
PRESIDENTE: Uhm.
IMPUTATO Ferro G.: Mi pare che fu l'indomani, o passò qualche giorno. Ci fu st'appuntamento...
PRESIDENTE: Dove?
IMPUTATO Ferro G.: Verso Cefalù. Di preciso u' posto non lo... era un posto al mare era, Presidente.
Io mi feci accompagnare in st'occasione di mio figlio. In questo incontro mi sono fatto accompagnare di mio figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Ferro, la interrompo un attimo.
Ecco, questo posto dove vi siete incontrati, lei ha detto era un posto al mare, che cos'era? Un'abitazione privata, un luogo all'aperto, che cos'era?
IMPUTATO Ferro G.: No, c'era... secondo me dovesse essere qualche villaggio turistico, dottor Chelazzi, c'erano tante case.
PUBBLICO MINISTERO: Vada, vada, proceda.
IMPUTATO Ferro G.: Me posso sbagliare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E successe questo appuntamento. Io ... mi feci accompagnare di mio figlio. Gino fino a Palermo era solo, senza... con nessuno. A Palermo Gino avea appuntamento con Senacore e poi un saccio, la persona che l'accompagnava non l'ho visto io. (incomprensibile) poi u' Senacore si mise nella macchina co u' Calabrò. E tiriamo avanti.
E (incomprensibile) un paesino vicino ... c'era un tabacchino, un bar, non me lo ricordo preciso io. E ... fermamo. Aspettamo ... cinque-dieci minuti e vinne 'na persona che poi identificavo, ho conosciuto che era Tonino Mangano.
Vinne sta persona, me figlio rimase lì a aspettare, tre, quattro, cinque ore, è stato una mattinata lì. Io me misi con lu Mangano, con la macchina (incomprensibile) Mangano fu in questo incontro ... Me misi con lu Mangano e che andammo avanti con la macchina e Gino venia appreso co u' Senacore e andiamo a sto villaggio, ... turistico e salutamo e poi parlano tanto, lu Sinacori, lu Luca, lu Matteo e noialtri eramo fuori, aspettavamo nella veranda, sia io, Graviano e qualche altro picciotto c'era (incomprensibile) io però non conosco. (incomprensibile)
E parlano tanto. E si parlava di tante cose, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Però io... dopo ci fu un discorso, però non sugno sicuro, se mi posso sbaglia', se fu dopo u' fatto questo discorso, o in un prossimo incontro che avviene dopo qualche altro mese.
PRESIDENTE: Non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda se questo discorso...
(voci sovrapposte)
IMPUTATO Ferro G.: C'è stato ... Presidente, che avevano individuato ... Di Maggio. Di Maggio sarebbe chiddu, u' collaboratore di Giustizia. E si cercava una persona pulita che conosceva sto Di Maggio. Però io questo discorso non mi ricordo se è stato fatto ... sto villaggio turistico, o fu fatto qualche altro mese dopo. ... questa confusione. E si cercava una persona pulita.
E una persona pulita pensavamo che potea essere u' Valente. Nino Valente di Castellammare.
PRESIDENTE: Quello di cui ha parlato prima.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Che qualche volta avesse visto o' Di Maggio, o' Di Maggio a lui non lo conosceva.
Però cun mia ci fu questo accenno solo. Però si ... di stu fatto dopo, si parla dopo la Gibellina, un mese dopo. Non me la ricordo sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Perché c'è stato un incontro successivo a Gibellina?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dopo qualche altro mese, mi sembra settembre, o fine d'ago... otto... La data precisa non me la ricordo, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che poi ... altro incontro c'era Giovanni Brusca pure. Quannu ci fu un incontro fatto a Gibellina, campagna, nella casa di ... Milazzo. Fu fatto dopo l'incontro, che vinne tanta gente, ma ... gente di Catania, una ventina di persone, che io però non conoscevo a ne (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano.
IMPUTATO Ferro G.: Le persone che conosco sicure è: u' Matteo Messina Denaro, u' Bagarella, u' Giovanni Brusca, u' Graviano, che c'era uno (incomprensibile) Giuseppe, io e altri... c'era pure Gino.
PRESIDENTE: Questo a Gibellina.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, mi interessa sia l'incontro che c'è stato a questo villeggio turistico, lì sul mare, nella zona di Cefalù... Ho capito, come abbiamo capito tutti, che era presente anche Vincenzo Sinacori.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che c'era Gino Calabrò, c'era lei, c'era Giuseppe Graviano, c'era Bagarella e c'era Matteo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio sapere, quella persona che lei ha nominato poco fa, Antonino Mangano, con il quale avete fatto un pezzo di strada, ha partecipato all'incontro, o no? Alle conversazioni che ci sono state nel villaggio turistico, ha partecipato anche lui, o no?
IMPUTATO Ferro G.: No. Che io mi ricordo no. Nino non partecipa... Ma di che parliamo dentro la stanza, era soltanto lu Matteo Messina Denaro, lu Enzo Sinacori e u' Bagarella e un mi ricordo se avessero chiamato a Gino qualche minuto.
Cun mia ci siamo salutati pure. E la cosa che ho detto un minuto fa, non mi ricordo se se ne parla dopo questo fatto Di Maggio o si parla... di sta cosa non sugno sicuro effettivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ricorda se, quando eravate lì al villaggio turistico, per caso sopraggiunse qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: No, un me ricordo io sto fatto, dottor Chelazzi. C'era... Qualche ragazzo c'era, qualche picciotto che venia, scennia, ma...
PUBBLICO MINISTERO: Qualche picciotto che?
IMPUTATO Ferro G.: Qualche pe... qualche ragazzo vicino u' Graviano, non lo so. (incomprensibile) se era qualche lavoratore dentro u' villaggio. Ma ci fu qualcuno che vinne e sinne i'.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, l'altra parte dell'argomento riguarda invece la questione di questo Di Maggio. Allora era stato localizzato dove si trovava questa persona? Lei si ricorda di aver saputo chi e in che modo aveva localizzato, o credeva di aver localizzato Di Maggio?
IMPUTATO Ferro G.: Chi l'aveva localizzato io non lo so. Però u' discusso lo sapia. Lu Matteo e Luca. Perché (incomprensibile) cun mia e anche con u' Gino, si cercava una persona pulita.
E poi dopo successe, mi ricordo che quest'anno piove' tanta acqua, le prime acque, verso ottobre, novembre. E gl'era un posto (incomprensibile) si pensava ... sto Di Maggio. E partì lu Calabrò e lu Valente.
PUBBLICO MINISTERO: Partirono Calabrò e Valente.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Per individuare sto dov'era sto Di Maggio che lo potevano... E chiove' tanta acqua st'annata.
E' sceso mi pare quattro-cinque giorni. (incomprensibile) Carabinieri, li stavano carcerando (incomprensibile) e un ficero niente. Non arrivarono... Di quello che mi disse u' Calabrò, non arrivarono a capire niente di sta cosa.
PRESIDENTE: Questa ultima parte la deve ripetere, mi dispiace, ma...
IMPUTATO Ferro G.: Di quello che mi ha riferito il Calabrò.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Questo appostamento che ficero.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Li Carabinieri avevano individuato che loro giravano con una... Perché poi (incomprensibile) posto nun aviano a dormire, stavano sopra una macchina, appostati. Per sto piantonamento di Di Maggio.
E i Carabinieri s'erano accorti che c'era una macchina che girava sempre e se ne sono dovuti andare. Questo è il discorso. Quello che m'ha detto il Calabrò, poi io nun è che ero presente a questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, se ho capito bene, in relazione a questa storia di Di Maggio, lei ha detto che ci fu un incontro con la presenza anche di Brusca, ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. A Gibellina.
PUBBLICO MINISTERO: A Gibellina.
IMPUTATO Ferro G.: E mi pare che (incomprensibile) fotografia du Brusca. Non m'avessi a sbaglia', (incomprensibile) d'una fotografia. Che u' Brusca era in condizione di fare ottenere una fotografia...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano. Questo punto bisogna che me lo faccia capir bene.
Brusca ci rientrava in relazione a una fotografia?
IMPUTATO Ferro G.: Mi sembra che ci avessero parlato. Io capivo qualche cosa, si parlava di una fotografia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di chi la fotografia?
IMPUTATO Ferro G.: Di Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Che la poteva procurare lu Brusca. Un me ... sbaglia', ma (incomprensibile) parlare de sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma voglio sapere, quando ci fu questo incontro con la presenza anche di Brusca. Era presente anche Calabrò, o no?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, Gino pure era presente da. E mi ricordo che Gino, un m'avessi a sbagliare (incomprensibile) Tribunale a Trapani ... che c'era un procedimento. Sì, Gino mi pare ... a Trapani ... e c'era un procedimento e portava i saluti da Antonino, du Melodia. E Gino (incomprensibile) e poi ...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Chi è che aveva il procedimento, che era partito e era tornato indietro?
IMPUTATO Ferro G.: Mi sembra che ce l'avia u' Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Era u' processo di associazione, chiddu della raffineria mi sembra che era. Non me lo ricor... comunque che è il Tribunale è sicuro sta cosa, dottor Chelazzi.
(incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: E per questo procedimento, se io ho capito bene, a Trapani c'era Melodia Antonino?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In Tribunale?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
E Calabrò portò i saluti di questo Melodia?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, mi disse a mia: 'ti saluta Antonino'.
PUBBLICO MINISTERO: E' lo stesso giorno in cui c'è stata questa riunione con Brusca?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene il suo racconto.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che non ha mai saputo come era stato localizzato questo Di Maggio.
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Più o meno in che zona era stato localizzato, a lei...
IMPUTATO Ferro G.: Ma io sarà che mi sba... ma io penso sua zona di Mantova. (incomprensibile) non la saccio, dico soltanto... Non la saccio chiara sta cosa, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma voglio dire, comunque molto lontano dalla Sicilia, al nord? Vuol dir questo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì, al nord. Sì. Sicuramente che ha piovuto tanta acqua, sicuramente c'è stato questo di sicuro, in sto periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quando lei ci parlava delle sue parentele qui a Firenze, ma anche a Bologna e ha spiegato che le sue parentele erano conosciute anche da loro, cioè da Bagarella e non solamente da Bagarella, mi pare che lei abbia detto che poi le è stata fatta successivamente una richiesta per un appoggio ancora...
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dottor Chelazzi, stavo parlando, lei mi ha fermato.
PUBBLICO MINISTERO: Io l'ho interrotta sì, perché sennò accavallavamo gli argomenti. Ora invece mi pare sia opportuno che lei illustri questa situazione.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene. Successi questo: dopo che ... Gino...
PUBBLICO MINISTERO: Dopo l'arresto di Gino Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo l'arresto di Calabrò, dobbiamo essere nel '94, verso la fine di maggio o i primi di giugno, sarà questo il periodo, Luca ... incontro e mi dice che c'era bisogno di un appoggio di nuovo a Firenze e a Bologna. E io mi metto a parlare.
(incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano, piano Ferro.
PRESIDENTE: No, parli in italiano, per favore.
IMPUTATO Ferro G.: Luca ancora si è lamentato perché disse (incomprensibile) questa parola non la dico.
Io ci dissi: 'Lu', senti a mia, fino a che noialtri ammazzamo gli sbirri, le Carabinieri, le magistrati è un discorso tra noialtri e iddi. Perché (incomprensibile) quelle carcerazioni fatte così, alla rinfusa, che tante cose, Presidente, guardi che sono vere. C'è gente (incomprensibile) discorso tra noialtri e iddi.
Ma quando muore u' cristiano innocente (incomprensibile) ci odia.
Ci dissi: 'senti ca, tu m'hai detto a mia che posso parlare come voglio, giusto, e io parlo come voglio'. Ci dissi: 'vedi che ... n'altra cosa'. Ci dissi: 'vedi che ... tutti soldi sti politici (incomprensibile) Noialtri ... dare soldi ai politi e (incomprensibile)
PRESIDENTE: Parli italiano per favore, per cortesia. Perdiamo del tempo inutilmente. Lei fa fatica e noi perdiamo il tempo perché non...
IMPUTATO Ferro G.: Io m'ero messo a parlare ... predica, Presidente.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: C'ho detto: 'Luca, senti a mia, tu m'hai detto posso parlare come voglio'. Ci dissi: 'noialtri dobbiamo fare una cosa ... soldi sti politici e ... soldi noialtri (incomprensibile) Sicilia', primo punto. (incomprensibile)
PRESIDENTE: Lei ricade sempre nel dialetto, noi non la seguiamo più.
IMPUTATO Ferro G.: C'ho detto: 'senti qua, Luca, noialtri (incomprensibile) a favure dei detenuti ... domandare soldi ... portare soldi alla Sicilia. Coi soldi cosa succede? Che noialtri abbiamo tutte le imprese nelle mani (incomprensibile) parlare noialtri coi segretari dei partiti (incomprensibile)
Poi io ci dissi un'altra cosa. Ci dissi: 'noialtri...'
PRESIDENTE: In italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Ci dissi: 'io vedo un'altra cosa. Noialtri dobbiamo mandare i picciotti a scola e fra 30 anni cambiamo tutto (incomprensibile)
'Poi io vedo un'altra cosa' - ci dissi - 'quando ... nei paesi nostri (incomprensibile) o se qualcheduno lo dobbiamo uccidere, lo facciamo con la scomparsa, con la corda'. ... i Carabinieri, nei paesi, stanno tutti nelle case nostre, case di gente ... a noi (incomprensibile) quannu (incomprensibile) paese pulito, non ammazziamo più a nu... perché i Carabinieri li teniamo vicino a noialtri, la giustizia siamo noialtri.
Perché, Presidente, la mentalità della mafia ... nostra è questa, fare giustizia. (incomprensibile) pure u' Luca, chistu lo sa ... Totò, lo sa ... Gino. (incomprensibile) la politica qual è? Di fare giustizia. Tanta gente è in galera innocente. Quanti processi (incomprensibile) Presidente? Vi dico la verità.
(incomprensibile) Sono cose che nella mafia (incomprensibile) Perché poi io a ... tutte ste cose che mi sono successe a mie (incomprensibile) chistu fatto de lu Gambino e tutte le morti (incomprensibile) Armando Bonanno, li fratelli Cascio ... Benuri, Liggio. Ma ce n'è un... tutta gente buona, gente equilibrata, gente lavoratori: tutti morti. (incomprensibile) basta, basta, basta. (incomprensibile)
PRESIDENTE: Sì, ma lei perde il suo fiato perché non la seguiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Ci voglio dire che mi vuole bene qua, che m'ha voluto bene sino a ora. (incomprensibile) quante volte m'ha salvato la vita. E' vero questo. Ma non la capisce sta cosa, l'ammazza a tutti. Non può essere a così, non può essere più a così. Ammazza a tutti. Non ce n'è uno che sta buono (incomprensibile) mafia. Non c'è uno che sta buono (incomprensibile) mafia. Non c'è una famiglia che sta buona. (incomprensibile)
Ci può essere gente ... che hanno miliardi, ma (incomprensibile) ma tanto non è vero.
Che cosa stavo dicendo, pure io.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, io le stavo...
IMPUTATO Ferro G.: Mi è sfuggita, mi è sfuggita...
Eh, quando io ho fatto tutto questo discorso...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: ... ci dissi: 'vidi che io soldi per mannarli alle persone che sun carcerate ... alle persone della famiglia, che è tutta gente in galera'. Ci dissi: vedemo chiddu ... s'ha a fare e che cosa. Vedemo quello che s'ha a fare (incomprensibile)
Luca, quando io faccio tutto questo discorso, me disse...
PUBBLICO MINISTERO: Piano, piano.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) non esiste la parola. Me disse: ' ... fatto scruscio'. Disse: '... fatto rumore'. E io ci portavo la mia tesi, chiddu che pensavo de fare io. Ci dissi: (incomprensibile) chistu qui'.
(incomprensibile) ... hanno fatto scruscio e altre cose un me ne disse, un me n'ha domanda chiù, né di Bologna e manco di Firenze. (incomprensibile) sta cosa.
Sono passati mi pare o dieci, o quindici giorni, la data precisa non me la ricordo (incomprensibile) a Partinico. E c'era pure u' Matteo, u' Messina Denaro e si ripiglia il discorso.
Ci dissi: 'Matte, Luca (incomprensibile) me ne ... Luca de sta cosa, ho bisogno (incomprensibile) fare qualche sequestro.
PRESIDENTE: Qualche?
IMPUTATO Ferro G.: Sequestro.
(incomprensibile) perché siamo tutti a mare.
(voce fuori microfono)
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'ho bisogno di soldi che c'ha lei, l'avemo pure noialtri, sia noialtri come ... nostro mandamento, sia ... sia u' Calabrò, sia u' Bagarella ... (incomprensibile)
Dice: 'io provvedo nella zona di Campobello e iddi ci pensavano a Palermo, perché (incomprensibile)'
PRESIDENTE: Parli in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Ci dissi: 'io in questo minuti un'haio come fare, un'haio possibilità, ma sicuramente mi interesso a sta cosa, ci metto mano'.
E quando si parla di sta cosa, parliamo tutti e tre: io, u' Bagarella e u' Messina Denaro. (incomprensibile) fu Giovanni Bonomo a Partinico. E finì sta cosa.
E poi dopo io mi sono adoperato per realizzare questo posto, questo sequestrato. Mi interessavo a accattare un pezzo di terreno, che ... ho comprato. ... intestato a sto proprietario che è uno di Castellammare. Ho costruito, ho fatto un nascondiglio per tenere u' sequestrato.
Quannu finivo, mi pare che era verso novembre, già erano bell'e pronte tutte cose. E al primo incontro con Matte, ci dissi: 'Matte, ie sugno pronto, la cosa l'hai pronta, per quanto riguarda ...'
(incomprensibile)
Matteo mi disse chistu: '(incomprensibile) una cosa? Pigliamo un appuntamento e me porta ... Coraci e Antonino Melodia (incomprensibile) sto fatto di chistu sequestro'.
Perché tornando un poco indietro, Presidente, quando si parlava di sti fatti, che mi dissero di fare sto posto, mi disse chista cosa Matte: 'un se ne parla con nuddu, se la tiene per vossia sta cosa, senza parlarne con la famiglia. La cosa se la tiene vossia (incomprensibile) però senza parlarci...
Quando ... Matteo piglia e mi fa questo discorso, dice: (incomprensibile) e Antonino, perché sta cosa vossia non la può manovrare perché è veramente malato, ... sempre in u' ospedale, nun se può muove, ha biso... c'è bisogno di persone che sanno ...
(incomprensibile) sta cosa. Cosa che effettivamente avvenne. Pigliamo un appuntame... non mi ricordo chiù (incomprensibile) e ci ivo con Antonino - fu a Palermo st'appuntamento - e con Vito Coraci. E Matte piglia ...
Dice: 'vedi Antoni', con u' zu' Peppe stamo ... una cosa che la sappiamo noialtri (incomprensibile) sequestrare a qualcuno perché siamo tutti senza soldi, e s'ha a fa' sta cosa'.
Dice: 'lo zu' Peppe non la può gesti' iddu perché è malato (incomprensibile) piacere che sta cosa ce la mettete in mano voialtri, sia lu Coraci con Antonino e lo zu' Peppe (incomprensibile)'
'Va be'.
Ci dissi: 'Matte, per (incomprensibile) sta cosa?'
Mi disse. 'facciamo una cosa zio Pe', ... ci pigliamo un appuntamento, mando a Nino Mangano per ... vede' sto posto'.
Cosa che effettivamente si fece, st'appuntamento. (incomprensibile) Nino Mangano sapea come (incomprensibile) Alcamo veniva Antonino Melodia ... e si fece st'appuntamento.
(incomprensibile) e ci venne u' Coraci (incomprensibile) lu Melodia e lu Mangano e io. (incomprensibile)
Va bene, va bene, questo discorso. E la cosa poi l'avevano per le mani sia lu Melodia, sia lu Coraci (incomprensibile) sequestrato già (incomprensibile) a parte che i contatti c'erano...
PRESIDENTE: Questa ultima parte non l'abbiamo capita.
IMPUTATO Ferro G.: E i contatti li prendeva ... sta cosa sia lu Coraci che lu Melodia, però io sapevo sempre tutta la questione. E lu Mangano già sapeva ... la zona e poi lu Mangano ci portava la risposta a Matte e ci disse com'era ... la cosa e che (incomprensibile) bene, era fatta per bene tutta la cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno solo di due precisazioni, signor Ferro. La prima è questa: l'incontro, quello avuto con Bagarella, quando Bagarella le ha chiesto l'appoggio a Firenze o a Bologna nel '94, tra chi si svolse e dove si svolse?
IMPUTATO Ferro G.: Quannu fu nel '94?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: L'incontro cun mia fu, fu a Partinico, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: A Partinico, in un posto...
IMPUTATO Ferro G.: ... Giovanni Bonomo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Presso Giovanni Bonomo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì ... Giovanni Bonomo ... imbottiglia vino. ... c'ha imbottigliamento de vino, u' magazzino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Ho capito..
IMPUTATO Ferro G.: Chistu è commerciante de vino, persona di famiglia de Partinico, è commerciante de vino.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Ascolti. Ma eravate solamente voi due? Cioè, intendo dire, lei e Bagarella, o ha assistito qualcuno a questa conversazione?
IMPUTATO Ferro G.: No, a questa conversazione io soltanto... Bagarella solo. Quannu fu la prima conversazione che io fici tutta la predica.
Poi, la seconda conversazione, c'era pure Matteo... e tanta ... gente: c'era Giovanni (incomprensibile) che assistevano ai discorsi. Perché tante volte ci fu un incontro pure a Partinico e c'era Giovanni Brusca, c'era pure gente che io manco conosco. C'era movimento di persone che venivano anche... che avevano appuntamenti sia cun Matteo, sia cun Bagarella (incomprensibile) che io manco conoscio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questi altri incontri, quest'altro a Partinico e poi ancora ha parlato di un incontro a Palermo, se ho capito bene.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo a Palermo specificamente in che posto c'è stato l'incontro?
IMPUTATO Ferro G.: Quando fu a Palermo che ci vinne lu Vito Coraci e Antonino Melodia?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, quello.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) non m'avessi a sbagliare, fu vicino l'ospedale San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo c'è una casa, dopo, vicino a piano terra, a un condominio e c'è una cosa (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti. Ascolti, signor Ferro. Per i suoi spostamenti, per andare a quell'incontro, a quell'altro, a quell'altro ancora, lei com'è che faceva? Ci andava da solo?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io facevo una cosa: tante volte mi facevo accompagnare di me figlio e mi faceva stare a ospedale e tante volte mi veniva a pigliare lu Mangano o' supermercato. Però me figlio cercava sempre de evitallo, perché tante volte quando c'era u' Calabrò, qualche volta mi facevo accompagnare u' Calabrò, o da lu Vito Coraci. Questo il discorso era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no, ma siccome nel '94 Calabrò era detenuto...
IMPUTATO Ferro G.: U' Calabrò nun c'era.
PUBBLICO MINISTERO: E c'era u' Coraci e c'era me figlio. E faceva chistu. Io a me figlio (incomprensibile) no perché io (incomprensibile)
PRESIDENTE: Deve parlare italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Chiddu che stava ... Presidente, la voglio precisare sta cosa, per voi capire.
Dice: 'Ferro è stato ca, è venuto morto in barella'. Malato ci sugno veramente e se io tentato che simulavo... Simulavo lo sapevo per cosa lo facevo? Come prima cosa.. e volevo pure morire (incomprensibile) lo sapete perché? Primo per mia, per me e poi per la mafia.
Perché quannu io avessi muruto, così come ... perché sugno veramente malato. Se ... Presidente, le carte del 5 aprile, all'ospedale di Parma, che mi portarono di notte e notte (incomprensibile) ero morto. (incomprensibile) Ero contento pure a morire per la mafia.
Perché con le perizie che c'ho io (incomprensibile)
PRESIDENTE: Italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: In italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sono siciliano. Maledettamente siciliano.
PRESIDENTE: Ma siamo felicissimi che lei sia siciliano. Noi abbiamo molta simpatia e stima di...
IMPUTATO Ferro G.: E' giusta questa cosa...
PRESIDENTE: Ma se lei parla in siciliano, nessuno la capisce.
IMPUTATO Ferro G.: E' giusta cosa che la voglio precisare.
PRESIDENTE: Sì. Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Malato ci sugno davvero.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: La paresi l'avevo, l'atrofia è vero, l'anemia che ho bisogno di trasfusioni, questo è vero. Ora già sugno cieco, di quest'occhio non vedo più, non c'è più rimedio. (incomprensibile) quest'occhio, mi ha detto lo specialista l'altro giorno al carcere... come si chiama? la cicatrice e sta prendendo pure l'altro occhio (incomprensibile) sugno cieco totale, per come ha detto lo specialista, tramite questa malattia che c'ho.
Però il discorso io capisco. Per quanto mi hanno visitato anche i periti, io ... all'ospedale, mi portavano al reparto neurologia (incomprensibile) per essere precisi.
Perciò, quando venivano i periti, io mi comportavo per come si comportavano (incomprensibile) per capire questa cosa. Perché se uno viene a dire: 'Ferro, per che cosa?' Io lo facevo: primo, per salvare la vita mia e poi pure per la mafia, perché lo ritenevo giusto.
Ma arrivare a sta cosa no. Dopo che s'è ammazzato u' Gambino no. Non può essere chiù, no. Armando Bonanno non c'è chiù. Dov'è Armando Bonanno? Dov'è me compare Costantino? Dove sono i Cascio? Dove sono tutti gli altri? Un c'è chiù nuddu. Tutto morti. Tutti morti.
Che qui ci sono perché (incomprensibile) mafia c'è gente onesta veramente e perde la vita perché sono... può essere anche un assassino, ma fate giustizia, ma perde la vita. (incomprensibile) Bagarella (incomprensibile) la vita? (incomprensibile) la vita? (incomprensibile)
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per cortesia, silenzio.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Io saccio, ormai sugno condannato a morte, io e la mia famiglia pure, ma ormai è finita, basta. Speriamo che Dio lo accetta o (incomprensibile) contro l'anima mia, per sta cosa. (incomprensibile) spaventato veramente (incomprensibile) per altre cose no. (incomprensibile) una vita di atrocità, di disonestà e pure ha avuto gente buona per la verità (incomprensibile)
PRESIDENTE: Guardi che quando lei parla in dialetto è come se non dicesse nulla. Perché anche quando faranno la trascrizione non riusciranno a capire quello che dice. E' nel suo interesse farsi capire.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. va bene.
PRESIDENTE: Non è soltanto interesse nostro.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, mi viene... va beh, dottor Chelazzi mi faccia le domande che mi deve fare.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Torniamo a degli argomenti più terra terra.
Lei ha detto che aveva predisposto una specie di rifugio dove tenere la persona che doveva esser sequestrata, è così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si trovava questo posto? Mi pare che non abbia detto il luogo dove...
IMPUTATO Ferro G.: Nella zona di Trapani, (incomprensibile) un terreno che ho comprato io.
PUBBLICO MINISTERO: Segesta.
PRESIDENTE: Segesta l'aveva detto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me mi era sfuggita.
PRESIDENTE: Vicino Segesta.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) verso Trapani, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'aveva qualche cosa, qualche accorgimento particolare questo rifugio o nascondiglio che fosse?
IMPUTATO Ferro G.: Questa è una cosa che ho fatto io, pure con le mie mani io ci feci l'ariatore, la cosa per prende' l'aria, un tubo ho messo dentro alla vasca e poi collegato con una calamita; sarebbe come un cammino (incomprensibile). E' un aspiratore che l'aria (incomprensibile).
Però io 'sta cosa, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... guardi che successe una cosa...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... perché quando fu nel '95 che faceo delle cose non belle, che arrestarono Mangano e si dicea che u' Mangano era un collaboratore, mi sono preoccupato. E ci feci sapere o' Melodia Antonino che io in chistu periodo nel mese di settembre mi trovavo o' carcere di Trapani e ci mannavo u' bigliettino (incomprensibile) di famiglia questo Melodia, un paesano mio. Ci mannavo a dire: Antoni' (incomprensibile) Soltanto questa parola.
PRESIDENTE: Che cosa le ha detto?
IMPUTATO Ferro G.: Di smontare la (incomprensibile), demolire.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Praticamente di fare scomparire la cosa. Ora se la fece scomparire o nu la fece scomparire... però una cosa è sicura, che l'ariatore lo so io come l'ho fatto e (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Senta, abbiamo saputo dal suo racconto che lei ha avuto modo di incontrarsi per questioni come questa anche a Palermo, poco fa ha detto che un incontro potrebbe essere stato nella zona dell'ospedale; poi ha parlato degli appuntamenti al supermercato.
Ecco, ha spiegato come faceva a muoversi.
Io volevo chiederle una cosa molto semplice. Lei ricorda se per andare a questi incontri, a questi appuntamenti qualche volta le è capitato di fermarsi presso il luogo dove lavorava Mangano Antonino o di farsi accompagnare o di avere l'appuntamento fissato tramite Mangano Antonino?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi (incomprensibile) un posto che c'è un picciotto mi pare che s'abbia a chiamare Grigoli chisto, quello che ho sentito, (incomprensibile) robe sportive d'abbigliamento; e c'era un (incomprensibile) Corso dei Mille mi sembra. Però io (incomprensibile) dottor Chelazzi, (incomprensibile) mi ricordo ci fu un paio di volte (incomprensibile) appuntamento co' u' Mangano e mi ricordo che (incomprensibile) vicino c'avea assicurazione.
E un'altra cosa, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io questa cosa mi pare che n'ho parlato. Siccome seguendo il processo qui, è venuto un Cannella, un certo Cannella ca...
PUBBLICO MINISTERO: Un certo Cannella? Sì. E' stato sentito davanti alla Corte...
IMPUTATO Ferro G.: Un certo Cannella che ha parlato pure di me, questo Cannella, questioni di politica, non politica. E di stu fatto è una cosa veru c'è, di questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè discorso fatto da questo signor Cannella in aula?
IMPUTATO Ferro G.: Questo signore Cannella con mia, io questo non l'ho visto mai. Per lo meno (incomprensibile)
Io nu mi ricordo. Però un discorso in mezzo a stu fatto di verità, c'è: s'avea parlato (incomprensibile)
PRESIDENTE: Per cortesia, parli sempre in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Perché non la seguiamo, sennò ci tocca a farlo ripetere.
IMPUTATO Ferro G.: Dobbiamo essere il '93. E si parra di chista cosa, avevo pensato di fare un partito politico a Palermo. E si cercava in tutti i paesi, (incomprensibile) appoggio, tramite politici (incomprensibile) la Sicilia (incomprensibile) pure io avevo qualche possibilità.
Poi c'era un nipote di mia cognata, sarebbe Perricone questa qua di Firenze, un figlio di su frate che fa politica; è un picciotto pulito, costruttore. E lo chiamavo, (incomprensibile) Pasqua', m'ha a fare stu favore (incomprensibile) di cercare qualche persona di tutti...
E ci parlavo se ci potea un appuntamento, (incomprensibile) qualche cosa; e si pigliava un appuntamento sempre tramite u' Bagarella mi fece pigliare un discorso con u' Mangano.
La cosa precisa come la impostavo, nu me la ricordo chiù. Però ci fu un appuntamento pigliato a Palermo. E io ci portavo a stu Perricone a un posto (incomprensibile)
Ci dissi: 'Pasqua', (incomprensibile) affari, qualche guaio. Ci dissi: 'senti qua, tu fai politica (incomprensibile) se è una cosa che ti piace, (incomprensibile)'.
E chistu pressato da mia, fece chistu incontro. E ci (incomprensibile) io a Palermo.
Feci stu incontro e (incomprensibile) u' Mangano. Si piglia chistu appuntamento a Palermo, all'aperto un posto preciso io però nu la trovo.
Nu mi ricordo se (incomprensibile) o mi figli, o Coraci o (incomprensibile) nu mi ricordo 'sta cosa. Però se fu mi' figlio (incomprensibile) preciso nu è, fu chistu incontro.
(incomprensibile) Pasquale Perricone o Nino Mangano.
Dopo passato un poco di giorni, vinni u' Perricone (incomprensibile)
PRESIDENTE: Eh, qui deve parlare italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Venisse u' Perricone e mi porta' a risposta, chistu incontro con 'sti politici. E mi disse (incomprensibile)
Dopo io mi incontravo con Bagarella, passarono... nu mi ricordo quanto passa' chiù e (incomprensibile) a un certo punto nu saccio niente.
Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... questo il discorso sta.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ho capito perfettamente.
Allora, siccome lei ha cominciato dicendo: qui in aula è venuto un certo Cannella che io ho sentito, ha fatto un certo racconto, c'è qualcosa di vero. Allora che cos'è la parte di vero di quel racconto, cioè qual è la sostanza poi della sua affermazione?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) di stu fatto della politica, u' Bagarella, u' Matteo (incomprensibile) e che io ci mannavo sto picciotto per 'sta politica.
Chistu discorso di vero era, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: Però 'sto Cannella si incontra con mia e 'sta cosa io penso che non è vera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. A me interessava capir questo, cioè se c'era stato un incontro diretto tra lei e questo signore oppure non c'era mai stato.
IMPUTATO Ferro G.: No, no. (incomprensibile) parlato mai chistu Cannella (incomprensibile) non lo so, ma poi con mia (incomprensibile).
A me m'è passato questo per le mani.
PUBBLICO MINISTERO: Non son riuscito a capire se quando c'è stato questo incontro a Palermo nel quale lei porta questo suo parente, non sono riuscito a capire se lei ha spiegato com'è che arrivò a questo incontro.
PRESIDENTE: Ha detto che non si ricordava mi pare eh. Se l'aveva accompagnato il figlio, Vito Corace...
IMPUTATO Ferro G.: O Gino Calabrò.
PRESIDENTE: ... o Gino Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: Perché (incomprensibile) dottor Chelazzi, un chiarimento.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Questa cosa (incomprensibile) tra un mese, due mesi 'sta cosa... verso settembre-ottobre '94, nu mi posso sbagliare.
PUBBLICO MINISTERO: '94?
IMPUTATO Ferro G.: No, '93. '93.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti era l'altra cosa...
IMPUTATO Ferro G.: E difatti che c'era Gino (incomprensibile) Gino, '94 nu c'era chiù.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ha capito a chi interessava, ma a chi interessava sul serio, mettere in piedi un nuovo movimento o partito che fosse, e poi andarsi a interessare a destra e a sinistra per trovare persone che si dessero da fare... perché a lei...
IMPUTATO Ferro G.: A mia me ne parlava (incomprensibile) u' Matteo di 'sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però son due. Voglio dire, lei ha capito se il discorso riguardava solamente queste due persone o se ne riguardava altre?
*IMPUTATO Ferro G.: Perché pure Matteo si doveva interessare (incomprensibile) Castelvetrano, anche per altri paesi nostri. (incomprensibile)
Questi discorsi (incomprensibile)
Io ho raccontato quello che ho fatto io. Altre cose (incomprensibile) altri incontri io non li saccio.
Non li so.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, se noi ci fermassimo qui?
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Così...
PRESIDENTE: Riprendiamo alle 15.00?
PUBBLICO MINISTERO: Riprendiamo alle 15.00; dovremmo senz'altro nel pomeriggio chiudere l'esame senza andare molto per le lunghe perché non credo che ce ne sarà bisogno.
PRESIDENTE: E poi bisognerà fissare per dopodomani il controesame.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Anche per non...
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: E' inutile andare avanti 20 minuti o mezzora, tanto i controesami oggi non si possono fare. Si finirà l'esame senza bisogno di tirarla tanto per le lunghe. Quindi mi sembra che sia la soluzione migliore.
PRESIDENTE: Bene. Riprendiamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Allora, il Pubblico Ministero può riprendere.
L'esaminato è in aula. E anche l'interprete.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, signor Ferro, riprendiamo con questo chiarimento di cui ho bisogno.
Lei ha riferito di alcuni incontri nei quali era presente anche una persona: Graviano, che lei ha indicato con il nome di Giuseppe.
*IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ecco, voglio dire: lei sa esattamente questa persona se aveva un qualche ruolo, se rappresentava qualcuno, se veniva a titolo personale...
IMPUTATO Ferro G.: No, che era della mafia, sono sicuro, che mi è stato presentato. Ma non so che cosa era, che cosa aveva, non lo so questo.
Se era capomandamento, se era capofamiglia. Di queste cose non ne abbiamo parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei... dunque, com'è che è in grado di associare un cognome a un nome?
Cioè dire, com'è in grado di dire che quella certa persona che si è incontrato con lei e con altri è Giuseppe Graviano? Per l'appunto Giuseppe. Ha fatto anche il nome di battesimo.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, io sicuramente Graviano per tre volte l'ho visto sicuro. E mi è stato detto che si chiamava Pippo.
Una volta l'ho visto a Bagheria, poi è stato a ...mare, dove si dice... dove abbiamo parlato...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Ferro G.: E poi l'ho visto a Gibellina. Di queste tre volte sono sicuro.
E si è detto che si chiamava Pippo, perciò di questo fatto me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei sa se questa persona ha dei fratelli, se è il più grande, se è il più piccolo...
IMPUTATO Ferro G.: Dei fratelli, io mi sembra che ne ho sentito parlare quella volta a Bagheria, ma non li ho mai visti i fratelli, non li conosco io, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Mi scusi, ma a lei come gli è stato presentato? Con che nome gli è stato presentato?
IMPUTATO Ferro G.: Come Pippo, Giuseppe. Sì.
PRESIDENTE: E sa che aveva un fratello.
IMPUTATO Ferro G.: Ma ho... Mi sembra che aveva, ho sentito che aveva dei fratelli, ma non li ho mai visti i fratelli, io.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, dei fratelli di questa persona, lei non ha mai fatto la conoscenza di nessuno.
IMPUTATO Ferro G.: No, dottor Chelazzi, no.
PUBBLICO MINISTERO: Non sa nemmeno...
IMPUTATO Ferro G.: Cerchiamo di chiarire una cosa, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io ho detto, quando è stato il primo incontro a Bagheria, c'erano sei-sette persone. E non lo so, perché ci potevano essere anche i fratelli.
Però io se li vedo, sicuramente che non riconosco.
A Giuseppe me lo ricordo, perché era un poco più vicino e si è... poi non ha assistito ai discorsi, era più distante.
Poi Giuseppe l'ho visto da Mare, e poi l'ho visto da Gibellina.
Di questo ne sono sicuro; però, degli altri non lo so. Anche se li vedrei, farei sicuramente, direi una fesseria, perché non li conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa se questa persona di cui stiamo parlando e Bagarella avevano buoni rapporti fra di loro? Se questi rapporti sono sempre stati di un certo tipo, se sono cambiati nel corso del tempo?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, per quando erano ... secondo me, per u' Graviano esser là, rapporti cattivi non ci dovevano essere.
Poi io di altre cose non le so. Se c'erano rapporti buoni o cattivi, queste cose non le so.
Però questa volta che u' Graviano è venuto, se c'erano rapporti cattivi, secondo me..
PRESIDENTE: Guardi, deve parlare un po' più lentamente, perché non comprendiamo sennò.
IMPUTATO Ferro G.: Se questi incontri successivi che ci sono stati, e c'era il Graviano, se c'erano rapporti cattivi... secondo me non c'era u' Graviano. Però io non so nulla di questi fatti.
Non lo so se c'era un contrasto, o se non c'era un contrasto. Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: L'incontro quindi, quello che c'è stato... Formulo in maniera più chiara la domanda.
Quindi, qual è l'ultimo incontro che lei ha avuto al quale è stato presente anche questa persona di cui stiamo parlando, Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Ferro G.: E' stato da Gibellina, dottore, l'ultimo incontro, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: L'ultimo.
IMPUTATO Ferro G.: L'ultimo incontro.
PUBBLICO MINISTERO: L'ultimo.
IMPUTATO Ferro G.: A Gibellina.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Tra voi non c'erano rapporti diretti? Intendo dire, lei ha mai avuto necessità di contattare questo signore, ovvero questo signore ha mai avuto necessità di contattare lei?
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Questo, no. Assolutamente no, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Stamattina, mentre lei stava riferendo di un certo incontro - e ora è inutile fare un'altra volta la storia di quel certo incontro - lei ha parlato di un giovane di Palermo, uno che c'aveva un negozio di abbigliamento sportivo. Ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei sa come si chiama questa persona?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, io veramente u' nume nun me lo ricordo, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Stamattina l'ha fatto.
IMPUTATO Ferro G.: Ho detto che si chiama Grigoli.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Però il nome, come si chiamasse, si chiama...
PRESIDENTE: Ma il nome di Battesimo non lo so.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) esser chiamato Totò, a quello che sentivo dire.
PRESIDENTE: Totò.
IMPUTATO Ferro G.: Ma mi posso pure sbagliare, Presidente. Non sognu sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei, questa persona, l'ha vista in occasione di quest'incontro che c'è stato a Palermo o l'ha vista anche in altre occasioni?
IMPUTATO Ferro G.: Chista persona, poi, quando se dovevano fare l'omicidio dei...
PRESIDENTE: E ci siamo di nuovo daccapo: parli in italiano, lentamente.
IMPUTATO Ferro G.: Questo...
PRESIDENTE: Abbia pazienza.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PRESIDENTE: Non perda la pazienza, ma...
IMPUTATO Ferro G.: No no, no, Presidente. Questo Grigoli, l'ho visto io un paio di volte al suo negozio.
E poi, l'ho visto un paio di volte al mio paese, quando è venuto che si doveva fare l'omicidio dei Perroni.
PUBBLICO MINISTERO: Dei fratelli Perroni.
IMPUTATO Ferro G.: Dei fratelli Perroni. E i cugini, che poi so' morti anche loro.
L'ho visto in queste due volte, queste volte. E poi non l'ho visto più.
PUBBLICO MINISTERO: E questa persona di cui stiamo parlando, quando lei dice che è venuta al suo paese per fare questa azione di sangue, che lei sappia, poi l'ha commessa o non l'ha commessa, quest'azione di sangue?
IMPUTATO Ferro G.: Ma io, quando ho commesso l'omicidio, non ero presente. E non lo so le persone che vennero, perfettamente, che fecero l'omicidio, non lo so questo.
Di sicuro io so, quando si doveva fare, che si dove... l'ha fatto un altro tentativo nel mese di dicembre, è venuto una sera. E' venuto sicuramente lui, e non c'ho potuto fare nulla.
Però, quando ho commesso l'omicidio, non sono sicuro se era presente o non era presente. Perché io non ero presente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando questo giovane è venuto lì al paese per compiere questo fatto di sangue, è venuto da solo o con altre persone?
IMPUTATO Ferro G.: Sono venute altre persone di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Conosce qualcuna di quelle per... ha conosciuto qualcuna di queste persone?
IMPUTATO Ferro G.: Quando noi si è parlato di questo omicidio, se ne parlava con Luca. E disse che le persone me le mandava iddu; pecché io unn'avìa persone con cui pote' fare quest'omicidio.
PRESIDENTE: No, questo non l'abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Quando si discusse questa discussione di questo omicidio, di (incomprensibile) la storia è lunga, è un altro processo Presidente.
PRESIDENTE: Va beh, facciamola corta.
IMPUTATO Ferro G.: C'è un mare di cose dietro, però...
PRESIDENTE: Ho capito, però lei ci dica soltanto...
IMPUTATO Ferro G.: ... c'era bisogno delle persone per commettere questo omicidio.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Persone che io non ne avevo al mio paese.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E Luca disse che le persone le mannava lui tramite u' Mangano. Si pigliava contatti...
PRESIDENTE: Chi lo disse questo?
IMPUTATO Ferro G.: Luca.
PRESIDENTE: Luca.
IMPUTATO Ferro G.: Lo disse a me. Poi si pigliava lu contatti tramite Nino Mangano col mio paese. Nino Mangano sapeva dove (incomprensibile) Alcamo, andava a o' macello di Melodia Antonino. E lu contatti li pigliava (incomprensibile) persone...
PRESIDENTE: Il Melodia col Mangano.
IMPUTATO Ferro G.: Con Mangano, sì. Siccome (incomprensibile) 'sta cosa (incomprensibile) lunga Presidente, perché io effettivamente questa cosa non la volevo fare perché non la vedevo. Questa era una cosa che mi si era imposta di quel signore di Brusca.
Per come la vedo io, ci siamo fatti mettere nel sacco di Brusca. Di questo grandissimo...
PRESIDENTE: Ci siamo?
IMPUTATO Ferro G.: Ci siamo fatti mettere dentro il sacco.
PRESIDENTE: Nel sacco.
IMPUTATO Ferro G.: Di Brusca. Perché questo ragazzo, per quello che avevo fatto, (incomprensibile) morte perché aveva ammazzato delle persone. Però io era cosa che volevo evitare. Perché sapevo come fare. Perché c'era u' padre, Pirrone Mario, che aveva (incomprensibile) c'era la guerra, aveva tentato tante volte... Nino Melodia che voleva parlare (incomprensibile).
E io ero sicuro che come questo usciva di galera, veniva a piangere da me e (incomprensibile).
E cercavo di evitalla 'sta cosa io. E mi (incomprensibile) storia Presidente, è lunga; (incomprensibile) per capire com'è la trama di questo fatto. E siccome quel signore di Brusca è un grandissimo mascalzone, era tanto avvilito (incomprensibile) ci ha messo tante cose di sopra di contro di noi, che ci ha portato che lo dovevamo fare per forza; (incomprensibile) perché lo voleva fare lui, perché io sono stato pure ingenuo che delle cose che avevo sentito dire di questo Pirrone che (incomprensibile) sparare sia u' Bagarella che u' Brusca, (incomprensibile) ragazzi. Se era vero o non era vero, poi...
Comunque u' Brusca (incomprensibile) questa cosa, siccome lui non voleva perdere il potere del mio paese, voleva contare lui, perciò faceva pressione per questa cosa. Perché io avia come fare per non ammazzare.
E si trascinò questa cosa e io... perché (incomprensibile) fare, lo potevo ammazzare pure io questo ragazzo con l'appoggio...
E io (incomprensibile) tempo, (incomprensibile) ci hai creato l'appuntamento, abbiamo venuto io appuntamento (incomprensibile). Non lo volevo fare, non mi veniva nell'aria perché ero (incomprensibile) e sapevo come fare per scansarlo.
E di fatti secondo me, uno (incomprensibile) 'sta cosa, io persi tempo per 'sta cosa...
PRESIDENTE: Ripeta queste ultime frasi perché non...
IMPUTATO Ferro G.: Secondo me u' Bagarella questa cosa l'aveva capito, che io perdia tempo a fare questo omicidio e tante volte vennero questi (incomprensibile) mio paese, tante volte. E un si facea mai nulla.
Poi (incomprensibile) un appuntamento tramite (incomprensibile) ragazzi e già (incomprensibile) appuntamento, io feci fallire l'appuntamento. Ci dissi che (incomprensibile) studiavo un'altra cosa (incomprensibile) portare una macchina...
La cosa, Presidente, è lunga a impostare (incomprensibile) per capire com'è. Però i fatti sono (incomprensibile) effettivamente.
E' sta cosa poi (incomprensibile). Perciò quando vinnero questi palermitani tante volte, io nu lo saccio chiù (incomprensibile) e neanche li conosco a questi ficero l'omicidio. L'unica persona che conosco è sicuramente u' Grigoli perché vinne quando ero presente io che s'avia a fare con la scomparsa che io feci fallire, u' Grigoli c'era; e quando ho accompagnato Mangano (incomprensibile) però (incomprensibile) io non lo so chi sono.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ero partito chiedendole se questa persona di Palermo, questo Totò, lei ha detto il cognome è Grigoli, venne da solo oppure no.
Lei mi ha detto venne con persone di Palermo.
Io le ho chiesto allora di queste persone di Palermo, se ricorda di aver conosciuto il nome di qualcuna di queste persone.
IMPUTATO Ferro G.: Ma c'era un picciotto, ma io sarà mi potessi sbagliare, mi pare c'era un Giorgio, un picciotto che si chiamava Giorgio, (incomprensibile) venuto qualche volta. Ma dottor Chelazzi, (incomprensibile) questo Giorgio; questo nome di Giorgio (incomprensibile), di un certo Giorgio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, vuol dire che non si sente sicuro? Non ho capito bene.
IMPUTATO Ferro G.: Non sarei sicuro di riconoscerlo anche quando dovrebbe vedere questo Giorgio. Di Grigoli e di Mangano sono sicuro, però di 'sto Giorgio (incomprensibile) confessione, non me la sento di fare una cosa come...
PUBBLICO MINISTERO: Ci mancherebbe altro.
Tanto per rimanere in qualche modo in argomento di fatti di sangue, lei stamattina parlava - ricordo - anche di un fatto di sangue nei confronti di uno che lei ha chiamato con il nome di "cannata". Ciccio "cannata" se ho capito bene.
IMPUTATO Ferro G.: No, Stefano "cannata".
PUBBLICO MINISTERO: Stefano "cannata".
IMPUTATO Ferro G.: Stefano "cannata".
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Mi ha corretto.
Io però non son riuscito, non riesco ora a ricordare se lei ha riferito o meno di qualche sua conoscenza diretta su questi fatti di sangue o su questo fatto di sangue. Intendo dire, lei sa qualcosa di quello che è stato fatto nei confronti di Stefano "cannata" perché ha avuto parte anche lei, o solo perché ne ha sentito parlare?
IMPUTATO Ferro G.: Con chistu Stefano "cannata", (incomprensibile) di nome si chiama Accardo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Cannata è il soprannome (incomprensibile)...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dopo la storia è lunga, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma facciamola semplice.
IMPUTATO Ferro G.: Di quello che so io, una volta a chistu ci sparavo io, a 'stu "cannata". Perché (incomprensibile) del sequestro, m'ha fatto condannare lui, questo grandissimo mascalzone. Io non so nulla di sequestro.
(incomprensibile) dopo quando chistu murio, io dumannavo (incomprensibile) mastro Ciccio, u' muratore, Messina, (incomprensibile) ero compiaciuto che chistu era moruto, 'sto "cannata". O' mastro Ciccio mi disse (incomprensibile) non sappiamo niente di 'sta cosa di "cannata".
PRESIDENTE: Cos'ha detto?
IMPUTATO Ferro G.: Non siamo stati noi della mafia a ammazzare a a chistu (incomprensibile) pure con Matteo di 'sta cosa non sugnu sicuro però di preciso, però con 'stu mastro Ciccio sugno sicuro.
Dopo c'è un'altra storia lunga, io non la so tutta la storia dopo di Partanna ci fu tanti morti, però io un saccio niente di 'sta cosa; fu nell'88-'89, (incomprensibile) ero carcerato ancora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cambiamo ancora argomento.
Dunque stamattina lei ha spiegato di certi incontri che avevano come scopo quello di - penso - far qualcosa di poco simpatico a Di Maggio. E ha spiegato dove son stati questi incontri, chi è che ha partecipato eccetera eccetera.
Allora siccome lei ha parlato di Brusca con riferimento a un incontro in cui si è parlato della questione Di Maggio e se non mi sbaglio ha detto che questo incontro è avvenuto - se non mi sbaglio - a Gibellina, può essere?
IMPUTATO Ferro G.: sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere: ma successivamente a questa vicenda qui, a questo incontro di Gibellina, nei mesi successivi, lei ha continuato a incontrarlo Brusca qualche volta regolarmente? Se sì, magari se mi dà qualche particolare in più.
IMPUTATO Ferro G.: Con Brusca ne vittimo tante volte a Partinico, Giovanni Bonomo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che c'era pure u' Bagarella, tante volte (incomprensibile) a Palermo, tante volte ci fu l'incontro dopo Palermo pure passato in un altro paesetto che io nu me lo ricordo, Brusca fu presente; (incomprensibile) ci fu pure incontri. Tante volte viddi a Brusca io, assieme sempre cu u' Bagarella e cu' Matteo Messina Denaro. (incomprensibile) riunione.
Però d'avere incontri diretti io cu u' Brusca per cose (incomprensibile) mia, ce ne fu soltanto uno mi sembra nel mese di gennaio '94.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che lui si lamentò con me che u' Calabrò non s'avia comportato bene con lui...
PRESIDENTE: Chi?
IMPUTATO Ferro G.: Che Calabrò non si era comportato bene con lui, perché c'avea detto una cosa per il fatto di (incomprensibile), u' Calabrò (incomprensibile) tutto a posto mentre che la cosa unn'era a posto. (incomprensibile) saccio niente di 'sta cosa che mi dice a mia? Tu ne parlasti cu mia di questo fatto? E però era un poco risentito e l'unica volta che chiddu mi manda a chiamare a Partinico (incomprensibile) soltanto di gennaio '94. Gennaio o febbraio che (incomprensibile) che avea bisogno un posto pe' avia a salvare a uno, mi fece capire avia a salvare un ragazzino, u' figlio di Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora aspetti signor...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) la storia è lunga, tante altre cose lunga...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti signor Ferro, ora io ho bisogno queste sue affermazioni, le ultime di prenderle una per una.
Allora intanto mi pare lei abbia detto c'è stato una serie di incontri.
Io ho bisogno di sapere se questi incontri si sono svolti tra lei e Brusca da soli o se hanno partecipato altre persone. Parlo di questi incontri del '94, per intendersi.
IMPUTATO Ferro G.: L'Unico incontro da me, da solo con Brusca mi pare che (incomprensibile) Castellammare. (incomprensibile) fu soltanto a Partinico, nel gennaio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E poi tutti (incomprensibile) incontri, erano di do' venia appuntamento, (incomprensibile) cu Bagarella o cu Matteo Messina Denaro e lui si trovava pure là.
PUBBLICO MINISTERO: Va beh.
IMPUTATO Ferro G.: E fu tanto questo incontri, tanti incontri.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma io ho bisogno anche di capire questo, e è la seconda domanda.
La ragione, il contenuto di questi incontri che nel '94 ci sono stati fra lei, Brusca, Bagarella...
IMPUTATO Ferro G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: ... Messina Denaro. Di che cosa si parlava?
IMPUTATO Ferro G.: No, l'incontri (incomprensibile) che parlavano loro, io non so nulla, cosa parlavano cu Brusca. Qualche cosa io andavo là era sicuramente per fatti di lavori, di biglietti che mi dava u' Messina Denaro o qualche cosa che serviva a u' Bagarella, o qualche cosa che serviva a u' mio paese, il fatto di imprese, bigliettini. Una cosa di amministrazione normale è, dottor Chelazzi; altre cose no. Che hanno parlato con me, davanti a u' Brusca, niente alla lettera, non so nulla di questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Qui si tratterebbe di capire cosa vuol dire cose normali. Cioè dire, fatti di sangue?
IMPUTATO Ferro G.: Con me fatti di sangue... con me, in tutti questi incontri che ci furono dopo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... si parlava sicuramente questioni o di lavori, non era, non c'era cose di sangue...
PUBBLICO MINISTERO: Va beh, ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: ... solamente cose di imprese o anche altre cose, io unn'era cose di importanza. Unn me ne ricordo effettivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era...
IMPUTATO Ferro G.: Se c'erano cose di importanza me ne ricordassi...
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: ... di quelle che abbiamo parlato...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Quindi erano incontri che riguardavano tra l'altro le percentuali sugli appalti, queste storie qui?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Volevo sapere, lei mi sembra abbia detto sono stati, erano vari luoghi dove si sono svolti questi incontri.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei conosce una località che si chiama, o un posto che si chiama Borgo Molara?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, dunque è in Capo Monreale (?), dottor Chelazzi, in Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, è quello che ha indicato, che accennava prima?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: E mi sembra che dopo ci furono altri incontri. Dopo secondo me, non mi posso (incomprensibile) sarà che ci dormiva u' Brusca in 'sta casa, però un mi volessi sbagliare, è una villetta...
PRESIDENTE: Ripeta...
PUBBLICO MINISTERO: Lo ridica in italiano.
PRESIDENTE: Coraggio.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) in questa casa, nel Borgo Molara.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Secondo me, ci dormiva u' Brusca. Non mi vorrei sbagliare, è una casetta, a forma di una villetta non tanto grande, una cosa...
E dopo ci furono due o tre incontri. Sempre per questioni di lavori, con me altre cose non...
PRESIDENTE: Lavori, vuol dire appalti, percentuali sugli appalti?
IMPUTATO Ferro G.: Per quanto riguarda la mia posizione, sì. Per quanto riguarda il rapporto che avia sia u' Matteo Messina Denaro, u' Bagarella, (incomprensibile) o u' Mangano, si qualche volta c'era u' Mangano, io non saccio niente perché parlavano da soli, non parlavano davanti a me di questi fatti.
Quando non parlava anche con me, parlava da solo u' Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma siccome appunto questi incontri si svolgono nel '94, lasciamo perdere che lei trattava a quanto ho capito argomenti diciamo che la riguardavano direttamente e gli altri parlavano degli affari loro.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei ha capito a quell'epoca che tipo di rapporti c'erano tra Brusca e Bagarella, Brusca e Messina Denaro, se era tutta una situazione di armonia, o se c'erano problemi, incomprensioni, disparità di vedute, opinioni diverse?
IMPUTATO Ferro G.: Armonia cu Brusca non ce n'era sicuramente perché in quanto u' Brusca per quanto riguarda la questione del fatto di (incomprensibile), Brusca nu sapeva nulla alla lettera di questi fatti. Niente.
Perciò se c'era armonia, u' Brusca queste cose l'avrebbe saputo e se (incomprensibile) Brusca di sicuro non sapeva niente.
Quello che c'era al di sotto, io non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Però quando c'erano questi...
IMPUTATO Ferro G.: Però l'armonia...
PUBBLICO MINISTERO: Dica, dica.
IMPUTATO Ferro G.: Armonia che c'era nel '92, non c'era sicuramente dottor Chelazzi. Di quello che ho potuto notare io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha presente, anzi per dire più correttamente, lei ha memoria di aver conosciuto una persona che si chiama Calvaruso?
IMPUTATO Ferro G.: Chistu Calvaruso, io (incomprensibile) sapia un ragazzo si chiamava Tony. Poi Calvaruso ho sentito qui al processo, si chiama Calvaruso e ho sentito la voce, ho capito che... io saccio di un picciotto si chiamava Tony e l'ho visto un paio di volte. Mi sembra che una volta, con esattezza, l'ho visto a Borgo... in questa casa a Borgo Molara. (incomprensibile) una volta a Partinico mi sembra, un paio di volte.
PUBBLICO MINISTERO: E che ci veniva a fare questo Tony a questi incontri?
IMPUTATO Ferro G.: Ma secondo me, o accompagnava o Bagarella o Brusca. Non lo saccio... o a Matteo, non lo so. Ma secondo me accompagnava qualcuno di loro. Però non lo so di preciso, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, allora noi abbiamo detto, o meglio lei ha spiegato discorsi che venivano fatti, che eran relativi a Di Maggio collaboratore di Giustizia.
Ha mai sentito parlare di iniziative che riguardavano altri collaboratori di Giustizia? Quindi persone diverse dal Balduccio Di Maggio?
IMPUTATO Ferro G.: No. Non ho mai sentito parlare io.
PUBBLICO MINISTERO: Lei...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Dica, dica.
IMPUTATO Ferro G.: Questi collaboratori di Giustizia si cercava, lo sapevamo tutti di cercallo in qualsiasi posti si trovassero pe' ammazzalli. Lo sapevamo tutti questo, che avea la possibilità di notizie.
Ma con me non son (incomprensibile) a parlare di questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei è imputato e lo sa. Tra l'altro di quell'episodio del '94 che riguarda la strage, l'attentato fallito a Totuccio Contorno, Salvatore Contorno. E' uno dei capi di imputazione che la riguarda.
Allora, di questo, dell'iniziativa di far saltare per aria Contorno, comunque di compiere un'azione nei confronti di Contorno, lei ha mai sentito parlare a parte che qui in aula?
IMPUTATO Ferro G.: No. Ho sentito parlare soltanto qua in aula, di 'sti fatti io niente alla lettera. E niente anche dei fatti di Milano, niente. Non so nulla di nessuna cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ora gliele avrei fatte alcune domande, però intanto avevo preso l'argomento dei collaboratori di Giustizia.
Poi poco fa lei accennava a questa triste vicenda del bambino di Di Matteo. Ora io non voglio che la racconti. Non mi sembra che sia argomento da trattare qui.
Ho bisogno semplicemente di sapere, perché mi sembra che lei avesse accennato, ho bisogno di sapere chi è che per primo le ha parlato di questa storia del bambino... Insomma, voglio che finisca quell'accenno che ha fatto prima.
IMPUTATO Ferro G.: lo Brusca, quando mi (incomprensibile) gennaio che avea bisogno di (incomprensibile) una persona, nu me dice che lu bambino. Poi, io di questo fatto... son passati questi pochi giorni, e ne parlavo con Matteo Messina Denaro. E u' Matto mi disse: 'è lu figlio di Di Matteo'.
Ci dissi: 'Matteo, (incomprensibile) 'stu Giovanni (incomprensibile)?'
Ci disse: 'Matte'...
PRESIDENTE: Non ci siamo. Lo ripeta in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Va beh, Presidente. Lei mi (incomprensibile)
Ci dissi: 'Matteo, vinne Giovanni e mi disse che ha bisogno di un posto per (incomprensibile) una persona'. Mi fece capire un sequestrato.
PRESIDENTE: Per nascondere una persona.
IMPUTATO Ferro G.: Per nascondere una... E Matteo mi disse: '(incomprensibile) una cosa che interessa a tutti. C'è lu figlio di Di Matteo'.
Ci dissi: '(incomprensibile) nessuna possibilità'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Questo la prima volta. Ora, (incomprensibile) dottor Chelazzi, giusto...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
IMPUTATO Ferro G.: Basta così, (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: No, io volevo semplicemente farle una domanda diversa a questo proposito.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, a me pare ecco inutile, che lei racconti le sue ulteriori conoscenze. D'altra parte a me e al dottor Nicolosi le ha riferite; i verbali sono depositati, i difensori li conoscono, se hanno interesse a fare ulteriori domande, le fanno senza nessun problema.
Io volevo semplicemente capire da lei qualche cosa di diverso.
Che cosa era successo, se era successo qualcosa, che dava la possibilità a lei e non a lei, a Brusca, all'inizio del '94, di rivolgersi a lei, a Giuseppe Ferro. Visto che l'anno prima, nel '93, Bagarella aveva detto 'si rispettano i confini dei territori, dei mandamenti; ognuno pensa agli affari propri'.
Allora voglio capire, quando Brusca - come lei sta dicendo - agli inizi del '94 le viene a chiedere un piacere che non è da poco, allora è cambiato qualche cosa, son cambiate le regole, ci son state delle nuove disposizioni, che è successo?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Di fatto sta che io l'ho messo subito alla porta, gli ho detto che non avevo nessuna possibilità. Lui non voleva perdere il predominio nel paese di Alcamo, non lo voleva perdere. Doveva comandare lui e basta. Difatti poi lui s'è tirato subito u' Lentini, lu Valente, se li gestiva per conto suo, faceva cose... era la storia del bambino, dottor Chelazzi, legge, c'è sul verbale solo cosa ha fatto lui. Era questo il discorso.
M'ha fatto questa cosa che nun me la potevo... E io difatti io lo misi alla porta. Ci dissi: 'Unn'è la possibilità, Giova''.
E subito io me n'ivo a parlare co' u' Messina Denaro. Ci dissi: 'Ma che vole lu Brusca, che me viene a domandare 'sta cosa?'.
PRESIDENTE: Matteo.
IMPUTATO Ferro G.: U' Matteo. E Matteo me disse com'era. Però, illo aveva fatto 'na cosa che non doveva fare, lu Brusca, che me viene a domandare 'sta cosa. Però, u' (incomprensibile) che aveva a comandare illo e basta. Come nun ce fu chiù u' Calabrò, iddu era... voleva fa', tutto quello che voleva fare lo faceva.
PRESIDENTE: Vuole ripeterlo che non abbiamo capito?
IMPUTATO Ferro G.: Quando il Cala... Quando hanno cazziato il Calabrò, lui ha tentato di prendere possesso direttamente a Castellammare, e anche nel mio paese tentava di accarezzare a u' ... di sapere qualche cosa, per...
PUBBLICO MINISTERO: Tentava di mettersi in mano quelli del suo paese?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Senta, l'altro argomento che lei ha appena accennato, che io ho bisogno mi spieghi un po' meglio, è questa storia che Brusca avrebbe avuto qualche cosa da rimproverare a Calabrò: che cos'era successo?
IMPUTATO Ferro G.: Era successo che quanno se sapeva che poteva collaborare La Barbera, che questi cadaveri l'aveva sotterrati La Barbera...
PRESIDENTE: Che sarebbe stato il fratello di, come si chiama?, Milazzo?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, u' morto era Milazzo, la ragazza e u' fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, quando...
IMPUTATO Ferro G.: Lu Brusca...
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: ... aveva ditto, per esempio, a u' Calabrò, l'aveva detto pure lu Matteo, de levare 'sti cadaveri. E lu Brusca poi ce fa 'sta domanna, u' Calabrò, ci disse, dice: 'Ma le levasti de (incomprensibile)?'.
PRESIDENTE: Lo ripeta in italiano, per favore.
IMPUTATO Ferro G.: U' Brusca c'aveva ditto a u' Calabrò de levare - perché poi me lo disse u' Brusca, 'sta cosa a mia, quando fu nel gennaio '94, quanno se... me ... fatto ... sentito.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: Ci dissi 'sta domanda, dice: 'Ce li levasti li cadaveri, tia?'. E u' Calabrò ci disse che era tutto a posto.
Mentre, nun era vero niente a posto. (incomprensibile) rimasto. Perché nun siamo stati capaci a truvar lu posto ...
Perché ci sono stato pure io, quanno se dovevan ... 'sti cadaveri, nun sappimo trova' lu posto ... era (incomprensibile)
Questo è il discorso, dottor Chela'.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente. Quindi c'era il problema della collaborazione di La Barbera?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che rappresentava una preoccupazione?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, anche lei aveva fatto la conoscenza di La Barbera personalmente?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'aveva conosciuto in occasione di questo fatto di sangue?
IMPUTATO Ferro G.: Nell'estate del '92, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e Gioè, Antonino Gioè lei l'ha conosciuto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, Antonino Gioè l'ho conosciuto, sì. ... Antonino Gioè è venuto sempre ad Alcamo du' u' '90 fino u' '92, ma c'era tutta 'a guerra de mafia, veniva sempre ... lui veniva co' u' Brusca. Pe' l'omicidi e pe ' tutto chello che c'era di fare.
PUBBLICO MINISTERO: L'omicidio?
IMPUTATO Ferro G.: Per tutti chelli omicidi che c'erano...
PRESIDENTE: Per gli omicidi e le altre cose che c'erano da fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Ora, siccome stiamo parlando del '92, per l'appunto, lei nel '92 ha avuto modo di incontrarsi, di vedersi con Gioè?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E...
IMPUTATO Ferro G.: Tante volte...
PUBBLICO MINISTERO: ... in relazione a qualcosa di particolare oppure no?
IMPUTATO Ferro G.: Lu Gioè ... vinne quanno s'è ... u' Milazzo, c'era lu Gioè presente. E tante volte lu Gioè veniva sempre, questa persona veniva co' u' Brusca, per 'sta questione dell'omicidio, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E veniva sempre ad Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh, mmh. Ecco, veniva sempre ad Alcamo, nel '92.
IMPUTATO Ferro G.: De lu '90 fino u' '92.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma a me interessa in particolare il '92. Lei rammenta, associa Gioè a qualche avvenimento particolare?
IMPUTATO Ferro G.: Quanno ci fu...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè collega Gioè a qualche fatto particolare, a qualche situazione particolare? Oppure così, in maniera generica?
IMPUTATO Ferro G.: Quanno ci fu l'omicidio di Milazzo, u' Gioè era presente, e fu iddu che ci sparò, u' Gioè ci sparò u' Milazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora, lasciamo perdere l'omicidio. Ci sono stati altri avvenimenti nel '92 che hanno riguardato la persona di Gioè?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mi sembra quando ci fu la discussione nei riguardi dei carcerieri.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Sì sì, me lo vuole spiegare?
IMPUTATO Ferro G.: C'è stato un discorso, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che si sapeva che le guardie a Pianosa davano legnate a tutti i detenuti. E 'stu fatto era vero, pecché arrivava in tanti posti, questo segnale. Pure a me m'è arrivato al mio paese, che c'ho u' paese de miedda.
Tutti i iorni pigliavano quattro ... de botte, manganellate, ... , teragnate, legnate: li stavano massacrando.
Allora, 'sta cosa non è che era 'na cosa bella. E si parlava de 'sta cosa.
Un iorno, fu a Castellammare, parlare de 'sta cosa u' Gioè. E c'ero io presente, u' Bagarella, u' Calabrò me sembra che faceva u' cafè.
E disse: 'Ma 'sta cosa, che s'ha a fare?'.
Me pare che lui, ch'avesse detto: '(incomprensibile) chiddu che c'è de fare ... può portare chiù notizie possibili', dice 'e vediamo co' 'ste guardie carcerarie ... 'sta cosa'.
PRESIDENTE: Di raccogliere più notizie possibili.
IMPUTATO Ferro G.: Chiù notizie possibili ... e ... 'sta cosa. ... mazzate, marruggiate. Effettivamente (incomprensibile) pe' 'sta cosa. (incomprensibile) a fare (incomprensibile). Perché chisti sono carcerati.
PRESIDENTE: No no, lei comincia di nuovo a parlare in...
IMPUTATO Ferro G.: Eh, Presidente, abbiamo fatto questo ragionamento, pur io.
Va be', lo Stato, quann'è successo questo fatto di Falcone e c'era questa ripercussione; ora, tutti si pensavano che erano carcerati di primo, quelli che era carcerati dell'80, '73, furono presi, portati a Pianosa: mazzate! Ed era vero, la cosa.
E come s'avia a fare, 'sta storia? Cominciato (incomprensibile) E siamo arrivati già, mi sembra eravamo verso settembre. E sempre arrivavano 'ste notizie: botte a tutte le ore.
E allora se disse chista cosa, dice: 'Vediamo de portare ... chiù possibile, cusì 'ste guardie carcerarie che danno 'ste mazzate, e vedemo se ne potemo azzoppa' 'na picchidda'. D'ammazzalle.
E ognuno de' noi ... cercammo d'avere notizie.
Io, lu Nino Gioè, quanno ce fu la... dopo 'na semana, passò una voce 'guarda (incomprensibile)'.
Io cercavo de rimanere in ...
E io, tramite lo Scandaliato, co' lo Scandaliato ch'avia un paesano guardia carceriera, arriva' a porta' le notizie de o cinque o sei nominativi di 'ste guardie carceriere che davano 'ste mazzate.
U' Nino Gioè purta un romano, (incomprensibile) che c'era u' romano de (incomprensibile) che dava mazzate, che era a Roma. E non so se avea l'indirizzo. Ma sempre ... ha portato...
E si pigliava questo discorso, de 'ste guardie carceriere. E u' Luca disse di 'sta cosa, dice:
'Lassamola stare, nun se ... fare niente. Pecché ce lo mandamo a dire ai carcerati e dissero cu' sì e cu' no, d'ammazza' 'ste guardie carceriere. (incomprensibile) sono ci può dire: un se fa niente'.
PRESIDENTE: Cioè i carcerati avevano detto di non fare niente?
IMPUTATO Ferro G.: Di non fare niente. Perché c'era cu' diceva sì, e ... diceva 'nun tuccate qua', diceva '(incomprensibile) cominciato (incomprensibile) per un sacco di cristiani, vero, (incomprensibile) un tizio u' Castelvetrano ci scipparono ... un certo Cavasino, u'...
PRESIDENTE: No no, non abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Arrivavano pure notizie, chistu nun era persona de famiglia, uno di Castelvetrano, un certo Cavasino ... c'avevano levato niente. Di un paesano mio ... l'avevano, c'avevano... c'avevano torciuto u' collo. E tanti altri ma... Per cui ... n'avesse niente.
'Sto romano, u' Gioè disse: 'Ma co' 'sto romano?'. Lo ... ci dissi anche a u'... Ho parlato pure io.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Ferro G.: Ci dissi: 'Ma anche co' 'sto romano, se sapia che 'sto romano era uno rosso, avido (incomprensibile) 'sto romano?'.
Dice Luca: 'Un se po' toccare niente'. E u' discorso finì. Ce manna a dire cusì (incomprensibile) e nun ... toccare. E un se fece niente.
AVV. Passagnoli: Signor Presidente, scusi, avvocato Passagnoli. Forse la Corte capisce, avendo visivamente davanti il signor Ferro.
PRESIDENTE: Mi pare che abbia complessivamente dichiarato, mi pare, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Glielo facciamo ridire.
PRESIDENTE: Come?
AVV. Passagnoli: No, se...
PUBBLICO MINISTERO: Glielo facciamo ridire.
PRESIDENTE: Glielo facciamo ridire.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo l'interprete, accanto.
AVV. Passagnoli: Sì sì, no no, appunto.
PRESIDENTE: Se non è così, glielo facciamo ridire.
AVV. Passagnoli: La sensazione nostra è che...
PRESIDENTE: Mi pare che abbia dichiarato che avevano ripetute notizie di fatti veri relativi a guardie carcerarie che riempivano di legnate di varia misura, dimensione e entità, carcerati mafiosi, diciamo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì.
PRESIDENTE: Anche di vecchia data. E, a un certo punto, si era avuto notizia che uno di questi carcerieri era un romano, una persona...
IMPUTATO Ferro G.: ... era una guardia carceraria, romano, che era un grosso e alto...
PRESIDENTE: Un romano grosso, dice, prepotente che proprio si esercitava molto più degli altri.
IMPUTATO Ferro G.: ... legnate, male parole.
PRESIDENTE: E avevano pensato di farlo fuori. Avevano però interpellato i carcerati, i diretti... le vittime di questo trattamento, i quali avevano risposto di no, che non si doveva fare nulla.
IMPUTATO Ferro G.: E un se fece niente, chista è la ragione (incomprensibile).
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa situazione che lei ha rappresentato, ci ha spiegato che nasce da discorsi portati da Gioè, esatto?
IMPUTATO Ferro G.: Chello 'u romano, sì. ... discorsi l'avia portato io, u' biglietto che doveo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. No no, ma se questo discorso nasce dalle confidenze e dai racconti che fa Gioè, ho capito bene?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. In che periodo siamo? Lei... Si sta parlando del '92, esattamente in che epoca?
IMPUTATO Ferro G.: ... dopo li primi di settembre, dottor Chelazzi.
PRESIDENTE: Mi pare che l'avesse detto, verso settembre.
IMPUTATO Ferro G.: Verso settembre, dovremmo essere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo incontro, lei ha detto che si svolse? Mi pare di aver capito, ma preferisco sempre fare...
IMPUTATO Ferro G.: A Castellammare, sempre a Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: A Castellammare.
IMPUTATO Ferro G.: C'è una casetta che c'avia Gino Calabrò. E di 'sto fatto parlavo io, u' Bagarella e u' Gioè. E Gino facea u' cafè.
PRESIDENTE: Sì sì, l'aveva già precisato, il particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, lei è riuscito a capire se questo discorso, di compiere azioni contro le guardie carcerarie, si svolgeva solamente tra voi quattro, o cinque, o tre che eravate? O se era un discorso che riguardava un po' più in là, più in grande, Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Ma secondo me...
PUBBLICO MINISTERO: Anche altre persone importanti, voglio dire.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: La cosa interessava tutti. Pecché tanti c'erano gente di Palermo, a Pianosa, c'erano gente di noi altri di Alcamo. (incomprensibile) capaci che c'erano pure gente di Catania, di tutte le parti c'erano persone: perciò, tutti eravamo interessati.
E quando si dice "portavano notizie", e poi non s'ava a fare niente, secondo me sono stati interpellati tutti.
Io, chi interpellava, non lo so. Ma u' Bagarella chisto disse; nun se fece niente per 'sta ragione. Dice: 'Non s'hanno a toccare, e basta'.
... c'era u' Riina, in quella ... pure, (incomprensibile) che poteva ... cu' Riina.
Non la so questa cosa io, effettivamente, oh. Di fatto, che sta di certo è questo: nun se fece niente pe' questo discorso...
PRESIDENTE: Ma questo lo deve dire in italiano, sennò non la comprendiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Di certo e sicuro che nun s'è fatto nulla, pecché i detenuti mannarono a dire che nun se doveva tocca' nessuno. Basta.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha ricordo di un'azione di sangue che doveva essere compiuta, e pare che sia stata almeno tentata, nei confronti di un funzionario di Polizia? Un certo dottor Germanà?
IMPUTATO Ferro G.: No, chisto fatto io nun so nulla. Questo fatto, sono state fatte a Mazara. Ma io nun sacciu niente, di questo discorso. E fu ni 'sto periodo, dopo. Siamo sempre nel '92. Ma io non so nulla, non sono stato interpellato per questa ...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Ferro, quindi questo vuol dire che a lei, prima che avvenisse questo fatto, non era mai stato parlato di compiere azioni...
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... contro funzionari di Polizia, in Sicilia?
IMPUTATO Ferro G.: No. Dei funzionari du Polizia, dottor Chelazzi, dobbiamo tornare indietro. Quanno c'è stata la riunione, che a me m'hanno fatto capomandamento...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... Totò disse, u' Riina: 'State attenti', dice 'che c'è i' Manganelli'. 'Che barcamenando' dice 'co' la roulette, alle spiagge spiagge, ... ch'hanno visto'.
C'è un poliziotto si chiama Manganelli.
PRESIDENTE: Manganelli, va be'.
IMPUTATO Ferro G.: Che va girando di spiaggia in spiaggia per cercare i cristiani, come u'...
PRESIDENTE: Va girando di spiaggia in spiaggia, per?
IMPUTATO Ferro G.: Per cercare le persone, o per intrufo... Non so che gli ...
Dice: 'Come lu vedite, a chisto, ... a sparare senza perdere tempo'. L'unica cosa che...
PRESIDENTE: Ah, bisogna sparargli subito.
IMPUTATO Ferro G.: Subito. Come lu sento io (incomprensibile) s'aveva a ammazzare a chisto, subito.
Di 'sta cosa. Su altri fatti io...
PRESIDENTE: Ma questo Manganelli che funzioni di Polizia aveva, lì?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, sarà che era u' capo della Polizia, non so, so che era, o che è un alto funzionario.
PRESIDENTE: E il Manganelli...
PUBBLICO MINISTERO: Penso che si parli di questo, voglio dire, suppongo.
PRESIDENTE: No, c'è un Manganelli, che è un alto funzionario di Polizia.
IMPUTATO Ferro G.: E' un alto funzionario, Manganelli.
PUBBLICO MINISTERO: Io, la domanda è assolutamente impropria, ma tanto per intendersi, Ferro: lei ha capito chi era questo Manganelli, o è semplicemente un nome che è stato fatto?
IMPUTATO Ferro G.: No, si capì che era un alto funzionario di Polizia, era una personalità chisto Manganelli.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta...
PRESIDENTE: Comunque, poi non ne fu fatto nulla?
IMPUTATO Ferro G.: Lì u' mi' paese un c'era (incomprensibile) 'sto Manga... Anche se qualcuno poteva guardare, dicesse tutto (incomprensibile) Lui ci avvisò che ci poteva essere questo pericolo, che (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra cosa ancora, un'altra cosa ancora: Patti, lei lo conosce? Nino Patti?
IMPUTATO Ferro G.: Chisto Patti, io lo conosco, sì. L'ho visto poche volte, ma lu conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E come lo ambienta, questa persona di dov'è?
IMPUTATO Ferro G.: Chisto è di Marsala. E' un picciotto, pure persona di famiglia, isto.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, è anche persona di famiglia.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, uomo d'onore?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo ambienta in qualche situazione particolare, in qualche reato, in qualche fatto di sangue?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oppure ne ha solo sentito parlare?
IMPUTATO Ferro G.: No, dottor Chelazzi. Chisto vene, è venuto ad Alcamo pure quando s'aveva a ... s'aveva da commettere un omicidio. Ed è venuto ad Alcamo, è stato pure a casa mia là a Castellammare.
Poi, quando abbiamo ucciso a D'Amico, a Marsala, era lui che impostava tutta la cosa, era lui. Era de lu suo paese, allora questo tramite ... di lui, di Matteo Messina Denaro.
PRESIDENTE: Queste ultime parole non le abbiamo capite.
IMPUTATO Ferro G.: Quando si è ucciso un certo D'Amico.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Una persona di famiglia di Marsala.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Che ho partecipato pur'io. La cosa la impostò questo Patti.
PRESIDENTE: Mmh.
IMPUTATO Ferro G.: Lu Milazzo Vincenzo, u' Matteo Messina Denaro, e u' Sinacori Vincenzo. Che si ... a fare 'sta cosa. In questo fatto, l'ho conosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Ferro, lei ha mai partecipato ad azioni criminose, azioni criminali, commesse con l'impiego di esplosivi?
IMPUTATO Ferro G.: No. Una soltanto, quanno ne ficiro l'atte... de botte alle Perrone, se cercava u' Casalino là in campagna, che poi dentro la casa nun c'era nuddo.
Che là l'esplosivo lo prepararono nella mia casa.
PUBBLICO MINISTERO: Qual è questa azione, allora? Nei confronti, contro...
PRESIDENTE: Mi pare che ha parlato dei fratelli Perrone.
IMPUTATO Ferro G.: Nei confronti dei Greco e dei Perrone, sì. Diciamo ... noi altri, verso il '91, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh, mmh.
PRESIDENTE: In una casa di campagna?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, una casa di campagna, sì. Che se pensava co' tutti lì dentro, che ... sparando. E mentre, poi, nun c'era nessuno. C'era un cane. Un cane...
PRESIDENTE: L'esplosivo fu preparato in casa sua, e fu fatto esplodere in questa casa.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Che ... ce pensava u' Brusca, a 'sta cosa. La portava ... lui, mi sembra di Catania, che era bravo co' 'sti esplosivi. Che io ... sapere, manco lo conosco più.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare...
IMPUTATO Ferro G.: Ci pensava u' Brusca, a 'sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che abbia detto che l'esplosivo fu preparato a casa sua.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era di mezzo Brusca, che si era portato dietro uno di Catania?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, a Castellammare ...
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. E quest'azione, per caso, l'ha compiuta anche qualcuna delle persone che abbiamo nominato fino ad ora?
IMPUTATO Ferro G.: Era u' Brusca presente, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Questo Patti c'era?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Sì, c'era questo Patti pure.
PUBBLICO MINISTERO: Sinacori c'era?
IMPUTATO Ferro G.: Sinacori, mi pare di sì. Sì, c'era Sinacori.
Chiddu ch'un c'era, sicuramente un c'era u' Calabrò, non c'era. Co' u' Brusca, Bagarella nun c'era. In 'sto fatto, nun c'era lui.
C'era lu, come si chiama?, Nino Gioè c'era. E tanti altri che io nun me ricordo chiù.
PUBBLICO MINISTERO: Era un'azione in grande stile, questa qui?
IMPUTATO Ferro G.: E se pensava che ce volevano cinque persone che gli dovevano sparare, a lu cristiani. In grande stile, ammazzavano lu cristiani chisti, dottor Chelazzi.
Dovevano ammazzare ... ammazzarono un cugino mio. Ammazzò tanta pure gente, pure che nun c'entravano niente de Cosa Nostra.
... era un pericolo veramente, mica erano cose da scherzare?
E li cercavamo tutti a ferro a fuoco, noi altri. Ogni ora ammazzavano un cristiano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta ancora, prima del suo arresto della fine del '92, ma eventualmente anche durante la detenzione, lei ha mai sentito che ci fosse l'idea, il programma, l'ipotesi di compiere azioni non contro le persone, ma contro le cose? Le cose importanti, le cose dell'arte, dell'architettura, dell'archeologia.
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti io non so nulla, mai se n'è parlato davanti a me di questi discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi, nel '93 - lei davanti alla Corte di Assise di Firenze risponde di questi reati come imputato - poi nel '93 sono successi tutta una serie di fatti.
Allora, mi sembra che mi abbia detto, prima, che della storia di Contorno non sapeva niente. Dico, dell'attentato a Totuccio Contorno, non sapeva niente, no?
IMPUTATO Ferro G.: Niente, niente. Niente.
PUBBLICO MINISTERO: Niente. Poi ha detto, nemmeno della storia di Milano sapeva qualche cosa.
IMPUTATO Ferro G.: Niente, nun so niente, alla lettera.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Della storia di Firenze, l'attentato di via Georgofili ha spiegato quello che le risulta.
IMPUTATO Ferro G.: Quello che sapevo, l'ho detto qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rimangono fuori tre fatti; cioè rimane fuori l'attentato a Costanzo e poi i due attentati a quei due edifici della Chiesa, a Roma.
Ecco, prima o dopo questi fatti, ne ha mai sentito parlare da qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti non ho sentito mai parlare... di niente, di questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma nemmeno a fatti successi?
IMPUTATO Ferro G.: Soltanto quando successe lu fatto di Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: Parlavo cun Matteo. Cun Matteo ci...
PRESIDENTE: Parlava?
IMPUTATO Ferro G.: Ho parlato con Matteo, con Messina Denaro. Mi sembra che era una battuta, ci dissi: ' Matteo, ma come fai co' chisto? Co' Custanzo?'.
Dice: 'Fu fottunato'. E altre cose...
PRESIDENTE: Cosa ha detto?
IMPUTATO Ferro G.: E' stato fortunato.
PRESIDENTE: Ah, è stato fortunato.
IMPUTATO Ferro G.: E altre cose, niente.
PRESIDENTE: E non c'è dubbio, che è stato fortunato.
IMPUTATO Ferro G.: Pecché 'sto Costanzo battia sempre contro noi altri, fa tanti discorsi, facìa, ma malamente. Perché anche quando carcerarono u' Riina, u' Costanzo, che io tanno ero carcerato a Messina, e disse una battuta alla televisione. E nun è che fece una cosa bella, dice: 'Ora mi ... una bottiglia di sciampagna'. Anzi, disse: 'Mi ... a ubriaco', u' Costanzo.
E dava sempre contro noi altri, contro; diceva parole, addirittura diceva che n'avia abbenere l'AIDS, ai mafiosi, i tumori. Cose... Secondo me, se l'è attirata lui, questa cosa; nell'ambito, come io parlo, di Cosa Nostra.
Presidente, ... lei mi deve pure capire. Io unn'è, unn'è (incomprensibile) co' voi altri, chisto deve ...
PRESIDENTE: Ho capito, ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E u' Matteo me disse, io che ... davo 'sta battuta, ci dissi 'Ma 'sto Costanzo?', pecché io non sapia niente. Né s'avemo stati noi altri, di Cosa Nostra, o n'aviamo stati noi altri. Il capo (incomprensibile) 'sta petra, così.
E mi disse, dice: 'E' stato fortunato'. E basta.
PRESIDENTE: Questo chi lo disse?
IMPUTATO Ferro G.: Messina Denaro. Però...
PRESIDENTE: Matteo, Matteo.
IMPUTATO Ferro G.: Lo disse Matteo. Però può esse' pure n'atra cosa: può esse' anche fortunato que... Se non sapiamo niente noi altri di Cosa Nostra, puté ave... potre... pure potre... fu fortunato pecché (incomprensibile) fu fortunato.
E io voglio sintetizzare l'argomento. Pecché nun ce semo... il metodo e i discorsi di questi fatti, va'. Sono stato chiaro, Presidente?
PRESIDENTE: Sì, sì.
IMPUTATO Ferro G.: Questo è il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, io ho capito che quello che era successo a Firenze, lei lo apprese dal giornale. O dalla televisione.
IMPUTATO Ferro G.: No, la televisione, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Dalla televisione. Quello che era successo, appunto, a Costanzo, penso l'avrà saputo dalla televisione.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, quando ci son stati quegli attentati nella stessa notte, a Milano e a Roma, l'avrà pure saputo dalla televisione.
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì, dalla televisione, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ora siccome, ripeto che le sto facendo domande sui fatti che la riguardano come imputato in questo processo, eh?
Io cerco di capire se lei, una volta che suo figlio viene qua a Firenze per quella certa vicenda che ha raccontato, capisce che suo figlio ha avuto in qualche modo, è rimasto coinvolto in questa storia di Firenze, per quegli altri fatti ha chiesto mai spiegazioni a qualcuno?
Intendo dire, lei avrà pensato, suppongo, che si trattava di una storia con tanti capitoli; ma che la storia era sempre la stessa. O no?
IMPUTATO Ferro G.: Che la storia era sempre la stessa, io n'ero convintissimo. Mica che sognu scemo?
Però, di 'sti fatti, io nun domandavo niente a nuddu. A chi l'avia a domandare? Se me ne parlava, me ne parlavano quelli che ne sapeva parla'.
Nun domandano niente a nessuno, io, di questi fatti, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando... O meglio, lei ricorda, prima che iniziasse questo processo, ricorda di aver saputo che c'era stato un tentativo andato a vuoto di fare un'azione in grande stile contro i Carabinieri a Roma? E di far.. di ucciderne qualche decina attraverso la solita autobomba?
IMPUTATO Ferro G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha sentito parlare prima di questo processo, oppure ne ha sentito parlare solo dentro questo processo?
IMPUTATO Ferro G.: Io ne ho sentito parla' soltanto dentro questo processo. Di prima, nun sapevo niente. Niente, categoricamente. Qui ne ho sentito parlare, 'ei fatti.
Quello che venne a raccontare lu Scarano, tutte 'ste varie cose, la macchina, la Thema levata col carrattrezzi: 'ste cose, soltanto le ho sentite qua, in aula. E poi basta.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nel '92, prima di essere arrestato, poi dopo la sua scarcerazione del '93 e fino al successivo arresto che è del gennaio del '95, lei non aveva mai sentito parlare di azioni così pesanti da compiersi nei confronti delle Forze dell'Ordine, delle Forze di Polizia? Con l'uso di esplosivo, fuori dalla Sicilia?
IMPUTATO Ferro G.: No. Di questi fatti, con me non ha parlato mai nessuno, di questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Bernardo Provenzano, lo conosce?
IMPUTATO Ferro G.: No, non l'ho mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha mai sentito parlare, nell'ambito di quelle riunioni che lei, alle quali lei ha partecipato prima, nel '92, soprattutto dopo esser stato fatto capomandamento? E poi, nel '93 e '94?
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti, di 'sto Provenzano nun n'ha parlato mai nessuno co' me. Però, che io sapevo che era di Corleone, che era paesano di u' Riina, u' paesano de Bagarella, lo sapevo.
Però, di pigliare il discorso, di 'sto Provenzano, mai, mai, di questa cosa mai.
PUBBLICO MINISTERO: "Persone di famiglia" - per adoprare il suo termine - "persone di famiglia" di Catania, ne ha mai conosciute lei?
IMPUTATO Ferro G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Un certo Facella lei l'ha mai conosciuto?
IMPUTATO Ferro G.: Questo picciotto, Facella, può essere, dottor Chelazzi, che era di Lercara Friddi o di Prizzi.
Questo l'ho conosciuto in carcere. Era un picciotto educatissimo, bravo. Non so, se appartiene alla mafia non lo so, se è persona di famiglia non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Ferro G.: E ne ho sentito parlare quando fu ca' al processo, in udienza, un giorno che c'è stato uno che ha parlato di questo Facella. Penso può esser lui. Non ne sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma il Facella che ha conosciuto lei in carcere?
IMPUTATO Ferro G.: Si chiamava chisto, Facella Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Salvatore. Di che paese era originario?
IMPUTATO Ferro G.: Avea a essere o di Prizzi, o di Lercara Friddi. E' paesano di Enzo Lo Cascio e di... dei fratelli Cascio. Chisti furono pure ammazzati; l'ho conosciuti in carcere a Termini Marese, questi fratelli Cascio.
E chisto lu vedetti io pure o' carcere de Termini Marese, a chisto Facella; e poi l'ho visto a Pianosa, poi.
Però, nie... mi parlai qualche vota, chisto Salvatore: di Mazara, conosce il Giovanni Bastone. Ma a livello così...
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni Bastone, ha detto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì, sì. Giovanni Bastone.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Ferro G.: E poi, va be', di altre cose no, di niente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei Giovanni Bastone lo conosce?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, l'ho conosciuto. Era persona di famiglia, di Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Facella, invece, che lei ha conosciuto mentre era detenuto, lo ha visto anche successivamente alla scarcerazione?
IMPUTATO Ferro G.: No. Non l'ho mai visto. Soltanto detenuto. Non l'ho mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non sa se fosse persona di famiglia, oppure no?
IMPUTATO Ferro G.: No, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel '92 o anche successivamente, ha mai sentito parlare di azioni da compiere con esplosivo?
Prima le ho chiesto di quelle alle quali lei abbia eventualmente, che avesse eventualmente partecipato. E ha già dato la sua risposta.
Ora, invece, le debbo chiedere se ha mai sentito parlare in quel periodo, o anche successivamente, di azioni da compiersi con l'impiego di esplosivo. In particolare, presso sedi di forze politiche, di partiti, di movimenti, di gruppi di opinione, di associazioni.
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi, di questi fatti dei partiti politici, io so soltanto una cosa.
Il Brusca, mi sembra che dobbiamo essere verso il '94, avea dato un ordine. L'aveva fatto sapere pure a me 'sta cosa, mi sembra tramite un castellammarese, o me l'avesse detto direttamente lui: un me lo ricordo più chisto, com'è.
Che si doveva fare danni contro u' partito du' PdS, contro i comunisti.
Ora io di 'sta cosa, dopo giorni, subito ne parlavo con Matteo Messina Denaro. Ci dissi: 'Matteo, ma chi è 'stu discursu, Giuvanni fece sapiri s'ha a far danno, ma che è 'sta cosa?' E io ci dissi: 'Sta cosa non la vedo'. E ci dissi: 'S'amo agghia a fare la propaganda a (incomprensibile) partito comunista'.
U' Matteo mi disse, dice: 'zu' Pé, (incomprensibile)
PRESIDENTE: Non ho capito che cosa ha risposto.
IMPUTATO Ferro G.: Lu Matteo mi disse, dice: 'c'ha ragione. Che m'interessa noi (incomprensibile) chista è una cosa di Giuvanni'.
(incomprensibile) io soltanto so questo fatto, dottor Chelazzi, (incomprensibile) nun saccio nente.
E io difatti (incomprensibile) paese non si fece danni a nuddu e (incomprensibile) manco Matteo. Nella provincia nostra nun se ne fece danni a nuddu. Pecché unn'eamo d'accordo de sta cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei non sa se questa idea di Brusca poi è stata attuata?
IMPUTATO Ferro G.: No, non la so. Non saccio chiu nente, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Mi pare, se non mi sbaglio, che lei stamattina abbia anche fatto il nome di un certo Agate Mariano. Può essere?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E ha spiegato, mi pare, in sintesi, di chi si tratta. Lo vuole ridire, per piacere?
IMPUTATO Ferro G.: Mariano Agate ène capomandamento della provincia (incomprensibile) di Mazara. E' stato carcerato con me, per due anni e lo conosco...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se Cosa Nostra ha mai avuto dei rapporti con ambienti napoletani?
IMPUTATO Ferro G.: Con ambienti napoletani di certo io so che di Mazara, mastro Ciccio canuscea napuletani. Che nell'89, (incomprensibile) fine '89 ci portà pure a mia a Roma, che nu uncuntrammo cu' napuletani.
PUBBLICO MINISTERO: Io volevo dire se le risultava... volevo chiederle se le risulta che Cosa Nostra avesse dei rapporti con ambienti napoletani, ambienti criminali però, non parlo di una persona singola.
IMPUTATO Ferro G.: Chisti ca erano... secondo me erano persone di famiglia di... a me un me l'ha presentato mastro Ciccio 'sti napoletani, ma era sicuramente della malavita erano, dotto... Pecché se era venuti pe' ammazzare a uno ca... a un paesano mio, s'erano venuti ca a Roma. A un certo Melodia, era la vittima, (incomprensibile) chiu (incomprensibile)
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei personalmente non ha conosciuto nessuno?
IMPUTATO Ferro G.: Io 'sti napuletani le vitti, due. Uno, me sembra, se chiamara Alfonso, ma io (incomprensibile) un le canusciu, dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva...?
IMPUTATO Ferro G.: Se chiamara Alfonso, di nome. Pecché (incomprensibile) Però (incomprensibile) a chistu lu canusciu... lu Sinacori canusce perfettamente, (incomprensibile) lo Sinacori. Io unne canusciu. Però chi c'era 'a famigghia a Napuli (incomprensibile) Mariano, c'hanno a esse Nuvoletta e tanti autri persone, persone di famiglia (incomprensibile) de Napuli.
PUBBLICO MINISTERO: Questa era una situazione che conosceva anche lei?
IMPUTATO Ferro G.: Io ne sentìa parla' di Mariano Agate, 'stu fattu di 'sti napuletani (incomprensibile) famigghia a Napuli.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E n'atra vòta io canusceva a n'autro, un certo D'Alessandro, (incomprensibile) u' carcere a Trapani che era napoletano, era persona pure de famiglia e m'avia raccumannato, (incomprensibile) 'stu fattu. Un certo Michele D'Alessandro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Prendiamo un altro punto, un ultimo punto delle sue dichiarazioni di stamani.
Lei ha raccontato, proprio poco prima della sospensione, di una conversazione con Bagarella a seguito della richiesta di Bagarella, nel '94, di avere un qualche appoggio tra Firenze e Bologna. E lei ha fatto tutta una esposizione, proprio di getto, senza che io le facessi domande, sul discorso che c'è stato tra lei e Bagarella in questa occasione.
E mi sembra che lei abbia raccontato che questo discorso finì con una certa affermazione di Bagarella.
IMPUTATO Ferro G.: Bagarella risse, rice: '(incomprensibile)'. E basta, e un isse chiu nente. Però un m'ha (incomprensibile) chiu 'a domanna chi dicìa: '(incomprensibile) cu Ferenze o cu' Bologna'. (incomprensibile) dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha de... Sì, e poi stamattina l'ha anche tradotto, ha detto: 'vogliono fatto rumore, vogliono che sia fatto rumore'. E poi ha aggiunto: 'ma io di più non ne so'. E' questo, no? Ho capito bene o ho capito male?
IMPUTATO Ferro G.: Quanno u' Bagarella parla...
PUBBLICO MINISTERO: No, io volevo sapere se io ho capito bene, se riassumo bene il suo discorso.
IMPUTATO Ferro G.: Un capivo bene le urtime (incomprensibile), dottor Chelazzi, se di nuovo me le può ripetere di nuovamente, (incomprensibile) accio confusione.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho cercato di riassumere il discorso di Bagarella in un certo modo. Cioè, Bagarella affermò: 'vogliono che facciamo rumore, vogliono fatto rumore'.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. 'Vogliono fatto rumore'. Questo me risse e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che lei stamattina abbia detto, senza che io le facessi alcuna domanda, senza che il Presidente le chiedesse nessun chiarimento, dice: 'ma io di più non so'. 'Io non saccio di più, io non so di più'. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io ho bisogno lo stesso di cercare di capire.
Quando Bagarella fece quest'uscita dicendo: 'vogliono fatto rumore', ma quest'affermazione, lei, Giuseppe Ferro, nel momento in cui se la sente fare da Bagarella, fu in grado di ricollegarla a qualche fatto, a qualche discorso precedente, del '94 o del '93 o anche del '92? Oppure, è stato in grado di interpretarla successivamente alla luce di qualche altro discorso di qualche altro avvenimento oppure è un'affermazione che è rimasta per lei assolutamente incomprensibile?
IMPUTATO Ferro G.: Dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... quando u' Bagarella a mia mi chiede (incomprensibile) un appoggio a Ferenze e Bologna, io (incomprensibile) io un saccio cheddu che s'ava a fare, onestamente. (incomprensibile) sunu scemo, e io fazzo que' discorso, quella predica. E ci rico: 'Lu', vedi che fino a che noatri ammazzamo sbirri e magistrati, iddi ammazzano a noatri (incomprensibile) Ma quanno mòre nu cristiano c'unu c'entra nente, la gente (incomprensibile) non può dire chiu (incomprensibile)
Prima cosa (incomprensibile) politici (incomprensibile) soldi. (incomprensibile) Sicilia. Che poi, 'sti soldi, tramite le imprese che fanno (incomprensibile) soldi ne' mano.
'N'atra cosa, amo a mannare i picciotti alla scola, e fra trent'anni cangiamo tutte cose. Portamo (incomprensibile) le cose cume nell'antichità, le portamo arretro cume nell'antichità.
Ci rissi poi un'autra cosa: 'Viri chi (incomprensibile) i soldi e (incomprensibile) ai carcerati (incomprensibile) Parlavo sempre io (incomprensibile) onestamente u' Bagarella unn'isse nente, parlavo sempre io.
Quanno tenemmo 'stu riscussu lu' risse, rice: '(incomprensibile)' e un me risse chiu nente. E finì (incomprensibile) u' riscussu.
Poi siamo incontrati di nuovo, 'na semana, dieci giorni, c'era pure Matteo. E si pigghiaro u' riscussu. E Matteo me pare che avesse retto: 'zu Pé, (incomprensibile) ammazza' i cristiani. Lu sanno (incomprensibile) se vulessimo ammazza' i cristiani un c'avessimo ammazzato un migghiaio 'a cristiani. Issa è 'na disgrazia a mori' u' cristiano'.
(incomprensibile) Ho bisogno (incomprensibile) vossìa, ce l'avemo pure (incomprensibile). Verisse de truvare, fare un (incomprensibile) sequestrare qualcuno. Uno ci penso io e (incomprensibile).
Chiste sunnu li fatti, dottor Chelazzi, altri fatti un ce ne furo. E poi (incomprensibile) accattavo u' terreno (incomprensibile)
PRESIDENTE: Ma quando Bagarella le disse: 'vogliono fatto rumore', a chi si riferiva?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, dotto... Presidente, io non lo so. Questo io non lo so.
AVVOCATO Colao: Presidente, scusi...
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Colao: ... siccome ho visto che lei ha capito l'ultimo discorso del Ferro, se avesse la cortesia... io non ho capito...
PRESIDENTE: Mah, io ho l'impressione di avere capito, ma in questo momento non me lo ricordo più. Abbia pazienza.
Faceva il discorso relativo a questo discorso di Bagarella, che diceva: 'vogliono fatto rumore'. E lui rispose che non voleva sangue, non voleva vittime, perché dovevano uccidere tra poliziotti e magistrati, perché tanto i magistrati e poliziotti ammazzano loro, dice: 'quindi, è giusto che anche noi facciamo la stessa cosa. Ma vittime innocenti non ne vogliamo fare'.
(voce fuori microfono) Ma poi ha parlato...
PRESIDENTE: Poi ha parlato, dice: 'fra trenta anni dobbiamo tornare all'indietro'. Così? All'antico.
IMPUTATO Ferro G.: Ci rissi: 'se noautri facciamo questo che'... quello che pensavo de mette' in atto io, per i politici, li soldi...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... e fare portare i soldi nella Sicilia, e manco a dummannacce 'e fare fare li liggi a favore dei detenuti... farci portare soldi na' Sicilia. Li soldi, siccome le imprese (incomprensibile)
PRESIDENTE: Ma lei se parla in dialetto non comprendiamo.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, siccome...
PRESIDENTE: Deve parlare lentamente.
IMPUTATO Ferro G.: Siccome le imprese noi ce le abbiamo tutte nelle mani 'a Sicilia, la mafia, e ne pagano una percentuale. (incomprensibile) soldi (incomprensibile). Ora io dico, con la mia testa, mannamo u' picciotti alla scola, i ragazzi mannamoli alla scola, falli studiare e falli diventare magistrati, portare cose all'antichità. Nei paesi (incomprensibile) i carabinieri sono pochi, quanno (incomprensibile) ammazzamo più persone, o s'emo ammazzai qualcuno che necessita, qualche disonorato, lu pigghiamo a scomparsa, co' la corda, e (incomprensibile) li carabbineri che (incomprensibile) succedere nente, pecché (incomprensibile) pecché (incomprensibile) fare cose contro di novaltri. Poi tutti li carabbineri dei paesi dove stanno? Ne' case (incomprensibile) nelle mani. Quanno un succede nente cu' paese è tenuto alla lettera pulito, è l'antichità come era.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E che cosa servivamo noautri? Pe' fare giustizia.
PRESIDENTE: Vuol dire semplicemente che bisognava tornare al sistema antico, per cui, praticamente, la mafia sostituiva i carabinieri.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, in poche parole, io c'ho fatto capire a Luca, io un saccio però (incomprensibile) Ci feci capire (incomprensibile) Pecché che cosa ne interessa a novaltri (incomprensibile) Dunni nu vonnu purtari?
PRESIDENTE: Ho capito.
*IMPUTATO Ferro G.: Io questo (incomprensibile) E u' Luca unn'isse chiu nente. Un m'ha a domanna chiu, né Bologna e manco Ferenze. E poi ci fu 'a riunione (incomprensibile) ci fu Matteo e si parlò di autri fatti. Li fatti sono questi.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, per il Pubblico Ministero l'esame è finito.
PRESIDENTE: Allora, io proporrei, se le parti sono d'accordo, di fissare il controesame a dopodomani, perché domani non si tiene udienza. Incaricare il maresciallo, non mi ricordo il suo cognome...
INTERPRETE Galia: Galia.
PRESIDENTE: Galia, che coadiuvasse la trascrizione, integrando le parti in cui è presumibile che il discorso del Ferro, espresso spesso in dialetto, non sia comprensibile. In modo però che sia pronto, per i difensori di parte civile e degli imputati, per domani pomeriggio, massimo alle ore 16.00, in modo che li stessi difensori interessati, possono venire qui, estrarne copia e potersi preparare per il controesame il giorno dopo. Va bene così?
(voce fuori microfono) Bene.
PRESIDENTE: Allora, lei ha capito che incarico le viene affidato, il giuramento l'ha già prestato, inizierà le operazioni domani mattina alle 9.00. Dopodiché, se sarà necessario recarsi in qualche luogo, presso l'impresa che si occupa delle trascrizioni, ci potrà andare e completare le trascrizioni in maniera che, mi riferisco al capo operaio, il capo lavoratore, per le ore 16.00 di domani pomeriggio, devono essere qui trascritti tutti i verbali di mattina e pomeriggio. Con l'integrazione per le parti da tradurre.
Allora, l'udienza riprende...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi ancora un secondo solo.
PRESIDENTE: Prego, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome i provvedimenti sulla traduzione dell'imputato Ferro Giuseppe erano stati adottati dal Pubblico Ministero, però siamo in sede di esame, di prosecuzione vorremmo che li desse la Corte i provvedimenti ulteriori.
PRESIDENTE: Destiniamo la traduzione del Ferro per dopodomani, ne abbiamo, se non mi sbaglio, 18, per le ore 9.00. Va bene?
Traduzione degli altri imputati detenuti. L'udienza riprende il 18 alle ore 9.00. Buonasera.

udienza del 18.12.1998

PRESIDENTE: Buongiorno.
Bagarella è presente?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, che è presente.
Barranca Giuseppe.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti, avvocato Falciani. Sostituito...
AVVOCATO Cosmai: Lo sostituisco io Presidente, Cosmai.
PRESIDENTE: Grazie, avvocato.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente?
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Sì, presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi, è presente...
AVVOCATO Cosmai: Sono presente, Presidente. Sì, sono presente.
PRESIDENTE: Avvocato Cosmai.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani. Sostituito dall'avvocato Cosmai.
Ferro Giuseppe: ora entrerà, con il difensore avvocato Miniati Paoli...
AVV. Miniati Paoli: Presente.
PRESIDENTE: ... che è presente.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi e avvocato Gennai. Mi pare che...
AVVOCATO Traversi: Ci siamo entrambi, Presidente.
PRESIDENTE: ... entrambi presenti.
Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Giacalone Luigi.
IMPUTATO Giacalone: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Giuliano Francesco.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone, avvocato Batacchi. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Cosmai: Cosmai.
PRESIDENTE: ... Cosmai.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, avvocato Fragalà. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Mangano Antonino.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Maffei e avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Cosmai: Sì, sì.
PRESIDENTE: ... Cosmai.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Rocco Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare. Avvocato Farina e avvocato Pepi. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Tutino Vittorio. Avvocato Gallina e avvocato Gramigni che è presente.
Facciamo entrare il Ferro per favore?
PRESIDENTE: Buongiorno. Vuole ripetere il suo nome e cognome per favore?
*IMPUTATO Ferro G.: Ferro Giuseppe.
PRESIDENTE: E' presente il maresciallo?
INTERPRETE Galia: Galia.
PRESIDENTE: Galia, per favore.
Si accomodi.
Allora diamo atto che è presente anche l'interprete, maresciallo Galia.
I difensori di parte civile hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato. Difensore di parte civile della famiglia Nencioni, Nadia e Caterina anche.
Senta Ferro, lei quand'è stato arrestato per l'ultima volta?
IMPUTATO Ferro G.: Il 31 di gennaio del '95.
AVVOCATO Ammannato: E quando ha iniziato a collaborare con la Giustizia?
IMPUTATO Ferro G.: Mi sembra che è stato nel mese di giugno di quest'anno.
AVVOCATO Ammannato: Tornando e andando con ordine cronologico al 1992, lei ha parlato l'altro giorno di tre incontri con Riina a Mazara del Vallo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: In merito prima dell'omicidio Milazzo e poi successivamente l'omicidio Milazzo, che fu fatto capomandamento.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: E dopo nel settembre '92, sempre con Riina.
Volevo sapere in questi tre incontri del '92, ha mai sentito Riina esprimere pareri sui pentiti?
IMPUTATO Ferro G.: Mah dei pentiti se ne parlava chiaramente si cercava di ammazzare e si cercano tutt'ora. Dove si troveranno, si ammazzeranno tranquillamente perché c'è una cosa che è cambiata...
Questa era una cosa che la sapevamo tutti, è chiara questa cosa.
AVVOCATO Ammannato: Senta, non sentì espressione tipo: "maggio da cava' tutti i denti, ma devo risolvere questo problema dei pentiti", cioè stava molto a cuore questo problema a Riina?
IMPUTATO Ferro G.: Ma direttamente mi sembra questa cosa non se ne è parlato, ma è una cosa che sapevamo tutti. Si cercavano questi.
AVVOCATO Ammannato: Senta, e ha sentito Riina fare, esprimere valutazioni sulle carceri e sull'articolo 41-bis, cioè il carcere duro? Che voleva cercare una forma per toglierlo, eliminarlo?
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti no.
AVVOCATO Ammannato: E non ha sentito esprimere commenti da Riina sul fatto che nell'estate del '92 lo Stato aveva mandato l'esercito in Sicilia, cioè le operazioni Vespri Siciliani?
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi fatti no. Non se ne è parlato di questi fatti.
AVVOCATO Ammannato: Sempre in queste riunioni, parlaste anche di procurarvi armi e altro? Cioè altro, non so, esplosivi.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, di armi se n'è parlato. Mi sembra o nel primo incontro o nel secondo, che c'era bisogno anche di soldi, un 70-80 milioni che li avevamo a portata di mano. E ci hanno pensato loro.
Un mi ricordo se io avevo 20 milioni disponibili, ho detto: 'c'ho questi, questi 20 milioni della famiglia'. E mi è stato detto che non c'era bisogno di quei soldi che avevo io della famiglia nelle mani, che ci pensavano loro.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei parla di questo incontro, quindi a luglio grossomodo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, mi sembra che di queste armi si doveva interessare Nino Gioè, se non mi ricordo male, Nino mi sembra si avia a interessa'.
AVVOCATO Ammannato: Ecco che doveva portare armi. Si ricorda anche - perché nella istruttoria lo disse - che tipo di armi, cosa doveva procurare Gioè?
IMPUTATO Ferro G.: Ma sicuramente erano armi, c'erano tante pistole, fucili a pompa; mi sembra che c'erano pure bazooka. Che io poi questi bazooka l'ho visti nel '91, che una volta avevano portato là, a Castellammare in campagna da me. Avevo visto già prima qualche bazooka.
PRESIDENTE: C'era?
IMPUTATO Ferro G.: Nel '91...
PRESIDENTE: C'era?
IMPUTATO Ferro G.: ... quando si cercava...
PRESIDENTE: Ha detto che c'aveva?
IMPUTATO Ferro G.: Ho visto qualche bazooka.
PRESIDENTE: "Qualche", no uno solo.
IMPUTATO Ferro G.: Uno, uno era. Un bazooka e poi non è... non sono stati in condizione di farlo funzionare. L'hanno provato, hanno fatto... non sparava questo bazooka. Che era Nino Gioè la persona che era in condizione di sparare questa cosa e non ha funzionato. Poi hanno...
Che c'era u' Brusca presente a questo... u' Brusca l'ha portato questa cosa.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi procurarono - se ho capito bene - pistole, mitra, bazooka. Ecco, queste armi per cosa dovevano servire?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, servono per la mafia queste armi.
AVVOCATO Ammannato: Ma c'era un discorso nuovo, aveva sentito direttamente da Riina o anche da chi stava intorno che c'era qualche cosa di diverso come attacco appunto alle istituzioni, pubblici funzionari?
IMPUTATO Ferro G.: No, di queste cose non... Si parlò delle armi che servivano per noi, per la mafia, per noiattri, per la provincia di Trapani e per Palermo.
AVVOCATO Ammannato: Perché così, le ricordo che in istruttoria aveva detto questa frase, se può chiarirla alla Corte di Assise:
"Parlavano tra di loro che c'era bisogno di ferro e altro".
Ecco, cosa intendeva dire?
IMPUTATO Ferro G.: Ma, ferro (incomprensibile) tante volte diciamo ferro, diciamo il denaro, diciamo 'ferro, c'è bisogno di ferro'. Se ho detto questa parola... Ma altre cose...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma, ferro, noi, in dialetto siciliano, tante volte diciamo "ferro", per intendere denaro. diciamo ferro, c'è bisogno di ferro.
Se ho detto questa parola... Ma altre cose io...
PRESIDENTE: Quando ha detto questa parola "ferro" a che cosa si riferiva?
IMPUTATO Ferro G.: Noiattri in siciliano, Presidente, tante volte dicemo 'c'è bisogno di ferro' e ferro intendiamo per denaro, soldi.
PRESIDENTE: Soldi.
IMPUTATO Ferro G.: Può essere anche questa la parola. Se mi è uscita questa espressione, si può riferire a questo fatto.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi sempre nel '92 lei fu fatto capomandamento.
Ecco, chi era capomandamento di Alcamo? Chi era capo della commissione provinciale di Trapani?
IMPUTATO Ferro G.: Capo era o' Denaro Francesco.
PRESIDENTE: Messina Denaro Francesco.
IMPUTATO Ferro G.: Sì. U' zu' Ciccio Denaro, di Castelvetrano.
AVVOCATO Ammannato: E viceversa, capo provincia di Palermo chi era nel '93?
IMPUTATO Ferro G.: Io questo fatto non lo so, di Palermo non lo so. Ma da quello che so io, doveva essere Riina u' capo universale. Però di questi fatti, non sono mai entrato in merito con nessuno a parlare di questi fatti.
AVVOCATO Ammannato: Però lei ha detto che nel '92 si recava in queste commissioni a Trapani. Chi c'era in questa commissione a Trapani?
IMPUTATO Ferro G.: Una volta nel...
AVVOCATO Ammannato: '92.
IMPUTATO Ferro G.: Nel '92 quando si è deciso di ammazzare Milazzo? C'era Riina, Messina Denaro Matteo, Sinacori di Mazara, io, u' Calabrò, u' Bagarella, u' Brusca e che mi ricordo, non mi ricordo che ci sarebbe qualche altro, se non ricordo male.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi lei sempre nel '92 partecipò anche a commissione a Palermo?
IMPUTATO Ferro G.: No, nel '92 no.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, eventualmente per ricordarle a pagina 64, lei dice:
"Quando praticamente c'era da fare una commissione a Trapani, tutti i mandamenti si riunivano e si andava in commissione".
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: E poi dice:
"E dopo sono andato poche volte in commissione a Palermo anche accompagnato da mio figlio".
IMPUTATO Ferro G.: Questi fatti a Palermo sono dopo, nel '93, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, no infatti, volevo un chiarimento.
IMPUTATO Ferro G.: Nel '93 a Palermo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, nel '93...
IMPUTATO Ferro G.: '93-'94. Fino a quando poi sono stato carcerato io.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Lei ha già detto l'altro giorno che personalmente non ha mai incontrato Bernardo Provenzano.
Ma nel '92, quando partecipava a queste commissioni, che ruolo aveva Bernardo Provenzano in seno a Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Io questo non lo so. So che è di Corleone, che è paesano di Riina, che è una persona di mafia, ne ho sentito parlare. Ma non so che funzione aveva, che funzione non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Sapeva se era coreggente del mandamento di Corleone?
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Non lo so. Questo non lo so.
So che è una personalità, questo lo so. Effettivamente, ne ho sentito parlare.
AVVOCATO Ammannato: Quindi era una personalità.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, nel campo della mafia sì, Ma non lo conosco, non c'ho avuto mai a che fare io cu' Provenzano.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi dicembre '93 andò in carcere a Messina ed è uscito il 23 aprile... cioè '92, nel dicembre '92 andò in carcere, uscì il 23 aprile del '93.
IMPUTATO Ferro G.: No, il 29. Ho guardato, ho letto io ieri la carta... è stato il 29, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Bene. 29 aprile. Quando esce suo figlio li fa quel discorso che avrebbe avuto con Gino, Gino Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Quello che... vuole chiarire, suo figlio era già entrato in Cosa Nostra, era stato "pungiuto", era personalità di famiglia?
IMPUTATO Ferro G.: No. Per consenso mio, mio figlio non entrasse mai in Cosa Nostra. Una volta voglio chiarire questa cosa, me l'aveva detto mi sembra nel '93 o nel '94 me l'aveva detto u' Luca, dice: 'devi fallo mettere in famiglia'.
Gli dissi: 'non se ne deve parlare di figghiu'.
Me figghiu avea a fa' lu' medico e basta. Queste cose niente me figghiu.
Ora io poi non so cos'hanno fatto, cosa non hanno fatto; se hanno fatto qualche cosa di chesta, hanno fatto un abuso, non lo dovevano fare. Però sicuramente no hanno fatto con la cattiveria, lo hanno fatto per portare rispetto a me. Sicuramente è stato fatto ma mio figlio non è cosa di Cosa Nostra; mio figlio è una pampina di paradiso, un povero Cristo.
PRESIDENTE: Guardi, questo non lo abbiamo capito. Bisogna...
IMPUTATO Ferro G.: Me figghiu non è cosa di famiglia, non è cosa... me figghiu è una pampina di paradiso...
PRESIDENTE: Cosa vuol dire?
IMPUTATO Ferro G.: E' una persona pulita, me figghiu è stato cresciuto (incomprensibile) me moglie (incomprensibile) chiesa, alla scuola e (incomprensibile) non c'è altro. Io non lo vedevo me figliu come... già io facevo un male a farmi accompagnare di mio figlio perché era una donnicciola, Presidente. Questo il discorso è. E di fatti sono visti i fatti. Mio figlio come è stato carcerato, che motivo avea di è parlare di fatti di Firenze? Nessun (incomprensibile) e lui stesso ha detto queste cose che sapeva non c'era...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Vuol dire che è una persona pulita.
Mio figlio è stato cresciuto da mia moglie ad andare in chiesa e a scuola. E non c'è altro.
Io non lo vedevo, mio figlio, in... Già io facevo male a farmi accompagnare da mio figlio. Perché, per dirglielo a lei, era una donnicciola, Presidente.
Questo è il discorso. E, del resto, si sono visti i fatti.
Mio figlio, come è stato carcerato, che motivi aveva di parlare dei fatti di Firenze? E lui stesso ha detto queste cose che sapeva. Ma non c'era...
AVVOCATO Ammannato: Però nella fase istruttoria le era stato detto appunto, quando parlava di suo figlio, e lei disse che suo figlio era stato fatto dagli altri, per questo si arrabbiò dicendo che le regole erano capovolte. E testualmente a pagina 3 del primo interrogatorio, dice:
'Ha saputo che suo figlio è entrato in Cosa Nostra?'
'Quando l'ho sentito mi è arrivato una pugnalata al cuore'.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, mi scusi. L'ho sentito che m'ha detto i magistrati, me l'ha detto il dottor Grasso. Ci ho detto: 'ma è impossibile'.
Mi si dice: 'guarda che è vero, questa cosa è vero. Ficero questa cosa'.
Ci dissi: 'hanno fatto un abuso e a me mi sta arrivando una pugnalata al cuore. Perché mio figlio non è una cosa di Cosa Nostra'.
E hanno fatto un abuso perché prima lo dovevano dire a me, dovevo sapere io primo, che ero il padre e poi perché ero pure capomandamento du' mio paese. L'hanno fatto però no con la cattiveria sicuramente. L'hanno fatto perché, per portare rispetto a me. Conoscevano a me, non c'era nessuno e hanno messo questa qui.
AVVOCATO Ammannato: Però per far capire alla Corte perché Gino Calabrò va a fare questo discorso a suo figlio? Cioè, con che titolo allora, se era fuori?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, avvocato, come ho spiegato io prima, ci serviva questo appoggio e hanno fatto un errore: perché prima, a mio figlio non li doveva dire qualcosa, ci avea a dire a mio figlio: 'senti ca, Vince', ci dici a tuo padre che avemo bisogno di tuo zio. Ci possiamo andare?''
A parte che questa cosa non gliel'hanno detto perché a mio figlio anche se ce la dissero o no ce la dissero, non me l'ha potuta dire mai, quando vinne a Messina perché non c'era nessuna possibilità. Però, di 'sta cosa, mio figlio mai la disse a mia.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, questo l'ha detto anche l'altro giorno, che lei le domande non le faceva certamente a suo figlio ma le faceva a Calabrò.
Ecco, poi c'è stato due, tre giorni dopo, quando uscì dall'ospedale, l'incontro con Calabrò. Ha domandato a Calabrò per cosa serviva questo appoggio a Firenze, a Prato?
IMPUTATO Ferro G.: Con Calabrò, l'incontro, fu quando io sono uscito dall'ospedale, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Un semo nei primi giorni, non so quanto... io perché mi pare dopo quattro giorni me figlio mi disse il discorso e poi va a fini all'ospedale (incomprensibile) l'8, il 9 maggio (incomprensibile) ospedale io.
E dopo quanno me figlio manda a chiamare Calabrò, e ci dissi che mio cognato s'era comportato male, (incomprensibile) persone qua a Firenze...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Non siamo nei primi giorni, non so quanto poi io... Perché mi sembra che dopo quattro o cinque giorni mio figlio mi disse il discorso e poi sono andato a finire all'ospedale.
Mi sembra che siamo verso l'8 o il 9 di maggio che sono andato a finire in ospedale, io.
E dopo, quando mio figlio fu mandato a chiamare da Calabrò e gli disse che mio cognato si era comportato male, che aveva cacciato via quelle persone che erano venute qui, a Firenze...
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma volevo sapere: lei, le domande le fece a Calabrò? Qual era la ragione dell'appoggio a Prato?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, ci dissi: 'Gi', ma che è 'sta cosa? Vedi che siamo (incomprensibile) che sono cose delicate. Mio cognato è nessuno'. Questa cosa.
Me dissi (incomprensibile) saccio, poi (incomprensibile) cu Luca e Matteo, (incomprensibile). Chistu è (incomprensibile)
Può esse' pure che u' Calabrò nu lo sapia, lo sapia la questione io no la so questa cosa onestamente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì. Gli dissi: 'Gino, che cos'è questa cosa? Vedi che siamo in mano a nessuno, non facciamo... che si tratta di cose delicate. Mio cognato è nessuno. Che cos'è questa cosa?'
Mi disse: 'che cosa sia io non lo so. Poi te lo diranno quando ti incontrerai con Luca e Matteo, te lo diranno loro che cos'è.'
Questo, è quello che mi disse il Calabrò.
E' pure possibile che il Calabrò non lo sapesse, o lo sapesse. Questo, non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Quindi non le spiegò la ragione di questo appoggio?
IMPUTATO Ferro G.: No, mi disse quando incontro cu Matteo e cu Luca, (incomprensibile) perché abbiamo pure parlato (incomprensibile) affitta' 'na casa a Firenze e mio cognato (incomprensibile). Mio cognato è (incomprensibile), mio cognato fa un discorso (incomprensibile)
Poi viddero che s'avea fatto questa figura...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, mi disse: 'quando ti incontri con Matteo o con Luca, te lo diranno loro'.
'Ma non facciamo che sono cose delicate, perché siamo in mano a nessuno. Perché abbiamo pure parlato per questo fatto.
Io gli dissi che ero disposto ad andarmi ad affittare una casa a Firenze. E di mio cognato non se ne deve parlare. Mio cognato è nessuno. siamo in mano... Mio cognato fa un discorso al giorno. Non se ne deve parlare.
Poi videro che si era fatta questa figura...
PRESIDENTE: Guardi, che lei sta parlando in dialetto e noi...
IMPUTATO Ferro G.: S'era fatta questa brutta figura, una figura da cane che mio cognato (incomprensibile) s'avia pigliato un impegno, c'avia un appoggio, questa mezza giornata e poi nu manteneva l'impegno.
Come ciò, 'ste persone che (incomprensibile) a qualsiasi cosa, (incomprensibile) praticamente (incomprensibile) non lo so io, (incomprensibile) e manda a chiamare me figliu (incomprensibile).
Quando io sento 'sta cosa ci dissi: 'senta a mia figliu me, ma che è 'sta cosa de tu' zio? (incomprensibile) fammi parlare co' Gino (incomprensibile) dicci che ci voglio parlare , fissaci un appuntamento per domani, per l'indomani'.
L'indomani mi ci sono incontrato e parlamo di 'sta cosa. E poi stabilimo di mannacci a me figlio, visto che 'sta cosa (incomprensibile) e che me figlio (incomprensibile) quanno (incomprensibile) persone, piglia (incomprensibile) stare bono a mi cognato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Si era fatta questa brutta figura, una figura da cani, perché mio cognato si era preso l'impegno, che aveva un appoggio per mezza giornata. E poi non lo mantenne questo impegno.
Quando ci andarono queste persone a cui serviva, non so, la qualsiasi cosa, lui gli disse che non era possibile, che aveva da fare, e che da lui non c'era niente. E li mandò via.
E sono andati a "ribattere" praticamente da Gino.
Chi ci andò da Gino, non lo so. E mandò a chiamare mio figlio per questa questione.
Quando io sentii questa cosa, gli dissi: 'senti a me, figlio mio, ma cos'è questa cosa di tuo zio? Ma da lui bisognava andare a finire? Fammi parlare con Gino. Vai di nuovo e digli che gli voglio parlare. Fissagli un appuntamento per domani, per l'indomani'.
L'indomani, mi ci sono incontrato e parlammo di questa cosa.
E poi abbiamo stabilito di mandarci mio figlio, visto che questa cosa era ingarbugliata e che mio figlio, quando poi ci sarebbero dovute andare quelle persone, mio figlio sarebbe andato là per tenere buono mio cognato.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Quindi e finì così con questo accordo fra lei e Calabrò...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: ... sarebbe salito suo figlio in Toscana.
IMPUTATO Ferro G.: E me figliu vinne ca a Firenze, venne a parlare co' mi' cognato e ci disse (incomprensibile) di persona ci venia io. (incomprensibile) e mi cognato (incomprensibile) l'impegno.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E mio figlio venne qua a Firenze e venne a parlare con mio cognato e gli disse che quando sarebbero venute quelle persone, sarebbe venuto pure lui.
Ci avrebbe pensato lui. E mio cognato tenne l'impegno.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, arriviamo dopo il 27 maggio di quell'anno.
Lei quindi la prima volta in assoluto che ha sentito parlare della strage di Firenze dove e quando è stato?
IMPUTATO Ferro G.: Io la cosa la intisi alla televisione, avvocato. O la intisi l'indomani quando è venuto mi figliu, (incomprensibile) o la intisi la sera o la intisi (incomprensibile), nu me la ricordo chiù (incomprensibile) me figliu nu è che sono (incomprensibile) mezza giornata, è stato due o tre giorni ca, dissi: 'ma che è 'sta cosa?'.
E quando successe 'sta cosa io... pregavo Iddio che mi sbagliato, (incomprensibile) 'sta cosa (incomprensibile) questa discussione.
Ci dissi a me figliu: 'senti ca, ma perché (incomprensibile) tutto stu tempo? Ma che (incomprensibile)?'
Mi disse: 'papà, (incomprensibile) altre persone, si perse tempo per 'sta cosa'.
Ci dissi: 'senti ca, (incomprensibile) zu' Nino, scordati tutte cose e di stu fatto nu me parlare neanche più cu mia e io cu me figlio nu (incomprensibile) discorsi, (incomprensibile) nu ce domannavo niente'.
L'unica cosa che ci dissi, anzi primo che è partito per Firenze, ci dissi: 'senti ca, tu (incomprensibile) tu a fa soltanto 'sta cosa, (incomprensibile) a fare niente'.
(incomprensibile) e quannu venne me figliu poi ci dissi di scorda' (incomprensibile) e di stu fatto (incomprensibile) parlare neanche cu mia, neanche con me parlare più di questo fatto.
Chiste sono le cose, avvocato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
La cosa l'ho sentita alla televisione, avvocato.
O l'ho sentita quando è venuto mio figlio, o l'ho sentita la sera, o l'ho sentita di giorno, ma non me lo ricordo più.
Quando non ho visto io arrivare mio figlio, mica sono scemo. Già mio figlio doveva restare mezza giornata. Ed è stato due-tre giorni qua.
E io dissi: 'ma che cos'è questa cosa?'
E quando successe questa cosa io pregavo Dio di sbagliarmi, che non avevamo contatti in questa cosa noialtri.
Ma effettivamente collegai questa discussione e dissi a mio figlio: 'senti qua, ma perché si è perso tutto questo tempo? Ma che cosa hai fatto là?'
Mi disse: 'papà, dovevano venire altre persone e si è perso tempo per questa cosa'.
Gli dissi: 'senti qua, vedi che di questi fatti di tuo zio Nino scordati tutto. E di questo fatto non ne parlare neanche più con me'.
Ed io, con mio figlio, non entrai in merito ai discorsi, né di quello che hanno fatto, né di quello che non hanno fatto. Non gli domandai niente.
L'unica cosa che gli dissi, anzi, prima che partì, prima che partì per Firenze, gli dissi: 'senti qua, tu vai là, vai a fare soltanto questa cosa, digli a tuo zio di stare calmo e non guardare nessuna cosa di questo mondo. E non andare da nessuna parte con le persone. Devi fare solo questo, altre cose non devi fare nulla'.
Questo, è quello che ho raccomandato a mio figlio prima di partire. E quando mio figlio è venuto, gli dissi di scordarsi tutto e di questo fatto non ne parlare neanche con me, categoricamente.
Queste sono le cose, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Quindi suo figlio nemmeno a grandi linee, nemmeno in generale, un accenno...
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Niente alla lettera. E io poi ci proibivo categoricamente di 'sta cosa no parlare, a parte con me, neanche con me.
AVVOCATO Ammannato: Ma vede, dopo si capisce non parlarne con nessuno e scordalo. Ma almeno un accenno a grandi linee con chi, per chi, sapere proprio perché lei come capomandamento e come padre, si potesse render conto esattamente della situazione che si era cacciato suo figlio.
Io credo un minino, un qualcosa...
PRESIDENTE: Avvocato, la domanda l'ha fatta?
AVVOCATO Ammannato: La domanda è questa, proprio perché prima del perdono di Dio, il perdono almeno delle vittime. E quindi una collaborazione fattiva.
E lo invito come parte civile delle due bambine, proprio cristiane, innocenti, sul punto: quello che sa su Firenze se lo può dire alla Corte.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, come le sto spiegando, mio figlio è una vittima, nessuno... che cosa dovevo chiedere a mio figlio? Me figliu (incomprensibile) Calabrò ci dissi che aveva bisogno di 'sta appoggio. Me figliu era nessuno e (incomprensibile) l'unica cosa che ho chiesto, dovevo chiedere a Calabrò, cosa che gli ho chiesto, (incomprensibile) a mio figlio cosa gli dovevo dire? Niente a mio figlio gli dovevo dire.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Avvocato, come le sto spiegando, mio figlio è una vittima, è nessuno. Che cosa dovevo chiedere a mio figlio? Da mio figlio ci è andato il Calabrò e gli disse che aveva bisogno di questo appoggio.
Mio figlio era nessuno. E che cosa... Io, l'unica cosa che ho chiesto, la dovevo chiedere a Calabrò. Cosa che gli ho chiesto: di che cosa si trattava.
A mio figlio che cosa gli dovevo dire? Niente, a mio figlio gli dovevo dire.
(voce fuori microfono) Chiedo scusa alla Corte, ma...
PRESIDENTE: No, no. Signora mi dispiace, lei abbia pazienza, io comprendo...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: ... comprendo tutta la sua posizione...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per favore, basta.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Signora, mi dispiace. Lei non può aprire bocca, né chiedere nulla.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Signora, le ho detto... Per cortesia, accompagnatela fuori. Mi dispiace signora, mi costringe: o sta zitta o lei va fuori.
AVVOCATO Ammannato: Presidente, le sta chiedendo scusa per l'interruzione.
PRESIDENTE: Non lo metto in discussione. Signora, se lei sta zitta può stare, ma non può intervenire.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Signora, la ringrazio delle scuse, le accettiamo; ma lei ora deve fare silenzio.
AVVOCATO Ammannato: Allora, lei ha detto: non sono scemo. Ecco, può chiarire questa frase alla Corte? Cioè, lei ha capito che cosa?
IMPUTATO Ferro G.: Ho capito... è questo avvocato: mio figlio doveva venire per mezza giornata, è stato due o tre giorni. Che cosa poteva fare mio figlio? E io... che mio figlio... io sono della mafia, nunn'è che sono uno scemo.
L'appoggio per che cosa poteva servire? Sicuramente per cose di mafia: o cose pulite o cose illecite. Dopo tre giorni io sento questo alla televisione, che cosa mi poteva balenare per la testa, avvocato, questo è il discorso.
AVVOCATO Ammannato: Sul punto, un'ultima domanda.
Quindi ha capito che era stata la mafia? Sì o no?
IMPUTATO Ferro G.: Io, nell'animo mio quando (incomprensibile) 'sta cosa alla televisione, speravo che non c'entravamo noiattri in questa cosa, (incomprensibile) attre cose.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io, nell'animo mio, quando ho sentito questa cosa alla televisione, speravo che noialtri non ci entravamo in questa cosa. Che potevano essere altre cose.
AVVOCATO Ammannato: E dopo, viceversa? Che non è scemo? Ha capito che era stata la mafia a fare la strage di Firenze, sì o no?
IMPUTATO Ferro G.: E' logico l'ho capito. Quando poi ci fu l'incontro co u' Bagarella, quando ci siamo incontrati a Bagheria, è logico l'ho capito avvocato.
AVVOCATO Ammannato: No, per avere chiaro.
Senta e poi abbiamo questo incontro appunto, a Bagheria con Bagarella. Giugno '93 grossomodo.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Quello dei discorsi blindati.
IMPUTATO Ferro G.: Discorsi sigillati.
AVVOCATO Ammannato: Io volevo sapere: giugno '93 Bagarella che ruolo aveva in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, io praticamente (incomprensibile) a Palermo ci misero Bagarella o no, questo non lo so. Però le persone che parlava cu Matteo Messina Denaro (incomprensibile) capomandamento fa le vici di suo padre (incomprensibile) della provincia di Trapani. Si parrava tutto cu Luca.
E Luca era una personalità, però se era capo (incomprensibile) o nu capo (incomprensibile), io questo non lo so effettivamente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, io praticamente se al vertice a Palermo ci misero il Bagarella, o no, questo non lo so.
Però le persone con cui parlava il Matteo Messina Denaro che è capomandamento, che fa le veci del padre nella provincia di Trapani, si parlava tutti con Luca. E Luca era una personalità.
Però, se era capo lui o non lo era, questo non lo so, effettivamente.
AVVOCATO Ammannato: Lei, a proposito di Bagarella, dà questa affermazione, pagina 33 del suo primo interrogatorio:
"Bagarella inserito in Cosa Nostra come un generale"...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: "... dei militari, e se agisce così lo fa perché è stato guidato in questa maniera".
Ecco, "guidato" da chi?
IMPUTATO Ferro G.: Ma, avvocato, guidato da chi? Bagarella è da ragazzino pure che ha sofferto, guidato dalla mafia, guidato da suo cognato. E' cresciuto in questa cosa, di come la vedo io è così.
AVVOCATO Ammannato: Ma suo cognato Riina nel giugno '93 è in carcere.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Allora, chi comandava nel giugno '93 in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Come le ho detto io, se il capo ci misero a Luca a Palermo, io non lo so questo. Però la cosa di sicuro che cosa so? Che quanno andavamo anche a Bagheria, e c'era Matteo presente, tutte le cose ne parlavano con lui. E poi tutti gli altri incontri che ci sono stati, tutto il '93 fino al '94 si parlava sempre cu Luca.
Però se era lui miso la testa come capo o qualche altro, io non lo so.
AVVOCATO Ammannato: E che ruolo aveva Provenzano Bernardo nel giugno '93 dopo l'arresto di Riina?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, io non lo so. Come ho detto io a Provenzano non l'ho mai incontrato. Nu lo posso dire na fesseria, non lo so cos'è. Potea essere lo capo Provenzano e Bagarella, però non lo so questo io.
AVVOCATO Ammannato: E in quel periodo '93 tra voi nessuno avanzò il dubbio che per esempio Provenzano avesse venduto Riina alle Forze di Polizia?
IMPUTATO Ferro G.: No, di queste cose per la testa mia non potevano balenare categoricamente niente. No, no, avvocato, no.
AVVOCATO Ammannato: Senta e in quel periodo tra Bagarella e Matteo Messina Denaro, i rapporti tra loro, c'era un rapporto di parità o uno era diciamo, superiore all'altro?
IMPUTATO Ferro G.: Ma, un rapporto sicuramente Luca è una personalità di più di anche Matteo, è un'altra cosa. Però Matteo faceva le veci di suo padre nella provincia di Trapani, di noiattri.
AVVOCATO Ammannato: Sempre a questo proposito, lei disse in istruttoria, anche in dibattimento che si erano rotte tutte le regole.
Ecco, chi le ha rotto queste regole?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, chi l'ha (incomprensibile) u' Bagarella, u' Matteo Messina Denaro. Si sono fatti (incomprensibile) di come la vedo io che non si doveano fare... tutta questa gente non si poteva adoperare: u' Scarano, u' Carra, tutta 'sta gente che passa (incomprensibile)
Questo è l'errore che hanno commesso cu mi figlio, pure (incomprensibile) buona fede, ma nu lo doveano fare.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, ci l'ha rotte? Il Bagarella, il Matteo Messina Denaro. Si sono fatti errori, per come la vedo io, che non si dovevano fare.
Tutta questa gente non si doveva usare: lo Scarano, il Carra, tutta questa gente che è passata di qua. Ma quali discorsi di mafia! Questo è l'errore che hanno commesso pure con mio figlio.
Gino lo ha fatto in buona fede, ma non lo dovevano fare.
AVVOCATO Ammannato: Quindi queste ragioni di questa rottura delle regole, lei le addebita a queste persone che ha menzionato?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, loro la cosa la gestivano perciò...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei continua adesso nel '93, poi '94, perché sarà arrestato nel gennaio del '95, ad avere queste riunioni di commissione come capomandamento.
Ecco, a capo provincia di Trapani, '93-'94, chi continuava a essere, allora?
IMPUTATO Ferro G.: Era Matteo Messina Denaro, faceva le vici di suo padre. Ci incontravamo con Matteo.
AVVOCATO Ammannato: E a Palermo allora, nel '93-'94?
IMPUTATO Ferro G.: Ma tutti 'sti incontri anche della provincia di Trapani (incomprensibile) perché Matteo (incomprensibile) a Palermo, sono stati fatti a Palermo. A Trapani non ci sono stati riunioni, avvocato.
Però la cosa che (incomprensibile) Trapani, (incomprensibile) fatta a Palermo. (incomprensibile) a Palermo si incontravano.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma tutti questi incontri anche della provincia di Trapani furono fatti sempre a Palermo, perché Matteo se la faceva a Palermo.
Sono stati fatti a Palermo. A Trapani non si sono fatte, non sono state fatte riunioni, avvocato.
Però, le cose che dipendevano da noialtri di Trapani, sono state fatte a Palermo.
Con me a Palermo si incontravano. ,
AVVOCATO Ammannato: Ecco, veniamo adesso a quella riunione del '94. Si ricorda grosso modo quando avvenne la riunione con Bagarella a Partinico? Quello che lei ha definito "la predica a Bagarella"?
IMPUTATO Ferro G.: Chista ca fune sicuramente a fine maggio '94 o i primi giugno '94.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei ha detto: 'Bagarella aveva bisogno di appoggi a Firenze e Bologna'.
Ecco, cosa ha capito e cosa intendeva aver bisogno di appoggi a Firenze e Bologna?
IMPUTATO Ferro G.: Luca me disse a mia che c'era bisugnu, me disse: 'C'è u' bisugnu di nuovo d'un appoggio a Firenze e Bologna', ci disse.
E io poi ho fatto quel discorso della predica, che ho fatto l'altro giorno.
AVVOCATO Ammannato: Certo. No, ma lei cosa capì? Siccome anche lei ha detto: 'Non sono scemo'. Ecco, cosa ha capito?
IMPUTATO Ferro G.: Mah...
AVVOCATO Ammannato: Cioè fatti di strage? Per parlare chiaro.
IMPUTATO Ferro G.: No, di questi, di questi fatti non me ne parlò. Ma quando mi ha domanna' de 'st'appoggio, di nuovo a Firenze e Bologna, che cosa posso capire io? N'é che me devo addomandare che erano cose che dovevano venire in ferie lui, o qualche altro amico, che serviva una casa in appoggio per villeggiatura.
Sicuramente sono degli altri fatti che io mi sono messo a parlare io, e ho fatto quel discorso lungo.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
IMPUTATO Ferro G.: E lui poi m'ha detto, dice, a uso che m'ha allargato le braccio, m'ha detto: 'Vonno fatto scruscio'(rumore). E poi...
AVVOCATO Ammannato: Lei ha detto che non le disse chi, perché chiaramente, chi vogliono fatto scruscio...
IMPUTATO Ferro G.: No, io...
AVVOCATO Ammannato: Il soggetto: chi lo vuole?
IMPUTATO Ferro G.: Io, questa domanda non gliel'ho fatta, e non gliela potevo fare. Se era una cosa che lui mi poteva di', me l'avesse ditto lui a me. Non gliel'ho fatta, e non me l'ha detto lui questa cosa.
AVVOCATO Ammannato: Certo. Lei ha anche detto, sempre a pagina 47, e l'ha ripetuto qui, che non è scemo. Quindi capì. Ecco, che cosa ha capito lei?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, capivo io, avvocato, (incomprensibile) dello stesso discorso delle bombe arrene, o quacche atra cosa, poteva esse' anche 'n'atra cosa, n'atra cosa illecita; non la so, io. Però, nun ce semo in (incomprensibile) come ... Ma, secondo me, la cosa che (incomprensibile) qual è di questo tipo di discorso, de 'sto fatto di 'ste, bombe. Me potevo pure sbagliare, stiamo attenti. Ma...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma io ho capito, avvocato, si poteva trattar sempre dello stesso discorso delle bombe, di nuovo, o qualche altra cosa.
Poteva essere anche qualche altra cosa illecita. Non la so io, però non siamo entrati nel merito del discorso.
Secondo me, la cosa che io sentivo nel mio animo, qual è in questo tipo di discorso? Di questo fatto delle bombe? Mi potevo pure sbagliare, stiamo attenti...
AVVOCATO Ammannato: Questo po...
IMPUTATO Ferro G.: Quando poi anche lui mi dice 'vonno fatto scruscio', qual è il discorso, avvoca'? Perché è chiaro il discorso.
PRESIDENTE: Veramente, guardi...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, può chiarire alla Corte.
PRESIDENTE: ... molto chiaro non è. Se lei ce lo spiega.
AVVOCATO Ammannato: Diventa chiaro.
IMPUTATO Ferro G.: Mi chiede quest'appoggio di nuovo, a Firenze e Bologna?
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Io faccio quel tipo di discorso.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Da quando siamo andati... è partito, salutò. Poi, all'ultimo, dice 'Vonno fatto scruscio'.
PRESIDENTE: Eh.
IMPUTATO Ferro G.: Cosa vuole, che cosa viene a dire?
PRESIDENTE: Mmh.
IMPUTATO Ferro G.: Fare botti, è quello che era successo, che cosa era successo qua a Firenze. E secondo me nell'animo mio balenò questa cosa. Me potevo pure sbagliare, ma per me era questo il discorso.
PRESIDENTE: Va be', ora abbiamo capito.
AVVOCATO Ammannato: Ma lei ha capito, questo 'vogliono fatto scruscio', cose dentro Cosa Nostra o fuori Cosa Nostra? E' una domanda generica proprio.
IMPUTATO Ferro G.: No, questa cosa io non la so, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Lei ha conosciuto personalmente o ha mai parlato, scritto, con Scarano?
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVVOCATO Ammannato: Lei ha mai conosciuto o parlato con Carra Pietro?
IMPUTATO Ferro G.: No, li ho sentiti qua in aula quanno hanno deposto, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Lei ha mai conosciuto o parlato personalmente, o scritto, con Romeo Pietro?
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVVOCATO Ammannato: Ugualmente, ha mai conosciuto o parlato o scritto, con Di Filippo Pasquale o Di Filippo Emanuele?
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVVOCATO Ammannato: No. Grazie, io ho concluso.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi dei difensori?
AVVOCATO Gennai: Avvocato Gennai.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gennai: Difesa di Vincenzo Ferro.
Signor Ferro, io avrei bisogno di chiederle qualche ulteriore chiarimento riguardo alla posizione di suo figlio.
Lei ha detto che ogni tanto si faceva accompagnare alle riunioni da suo figlio. Ecco, ci può precisare se, per accompagnare, intende che lo accompagnava e rimaneva fuori, oppure l'ha fatto partecipare anche alle riunioni?
PRESIDENTE: Ha capito?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Io di mio figlio mi facevo accompagnare tante volte a Palermo. Mi facevo lassare all'ospedale, o al supermercato. E mi veniva a piglia' Nino Mangano, per andare agli incontri.
Io m'incontravo con Matteo Messina Denaro e co' u' Bagarella. E c'erano altre persone. Ma io li cuntatti l'avea sempre con Matteo Messina Denaro - tutti questi incontri - e co' u' Bagarella.
E tante volte successe, e mi' figlio mi lassava all'ospedale e o u' supermercato.
E qualche volta è successo che è venuto pure con me, mi sembra una volta a Bagheria, una seconda... Di preciso nun lu so, ma penso poté pure succedere che una volta mi' figlio m'accompagnò a Bagheria, in una riunione.
E poi, altri fatti, no. Mio figlio, tentavo sempre di evitarlo, io.
Quanno c'era u' Calabrò, quacche vota c'ia cu' Gino, o quanno avia u' Coraci a portata di mano, mi facia accompagnare Coraci.
AVVOCATO Gennai: Insomma, vuole dire, cioè suo figlio rimaneva fuori, non partecipava alle riunioni?
IMPUTATO Ferro G.: Sì...
PRESIDENTE: ... non andava alle riunioni. Si faceva lasciare, ha detto, mi pare di aver capito,...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Gennai: (voce sovrapposta)
PRESIDENTE: ... o all'ospedale o al supermercato.
IMPUTATO Ferro G.: E me facevo veni' a prendere.
PRESIDENTE: Dopodiché, lo venivano a prendere e andava dove...
IMPUTATO Ferro G.: Se è successo qualche volta che mi' figlio poté venire o a Partenico o a Balestrate, mio figlio rimaneva fuori: non aveva niente a che vedere con nessuna cosa, con nessuno.
AVVOCATO Gennai: Ecco, quindi - mi sembra l'abbia già detto, ma se ce lo può ribadire - quindi lei non ha mai fatto entrare suo figlio in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Mai, mai. Mai. E se questa cosa la chiedevano a me, se è successo veramente che lo misero in Cosa Nostra, io non lo permettevo.
AVVOCATO Gennai: Ma c'era qualcuno che gliel'aveva chiesto, di fare...
IMPUTATO Ferro G.: Me l'aveva chiesto, nel '93 mi sembra, Bagarella. E ci dissi: 'Di mi' figlio non se ne deve parlare. Mio figlio deve fare soltanto il medico, e basta'. E questa cosa non m'è stata più... M'ha dato un accenno, e basta.
AVVOCATO Gennai: Quindi, ecco, ma gli esponenti di Cosa Nostra con cui lei era in contatto, tipo appunto Bagarella, Matteo Messina Denaro, Calabrò, quindi lo sapevano che suo figlio non doveva entrare in Cosa Nostra, oppure no?
IMPUTATO Ferro G.: U' Matteo, u' Bagarella lo sapia. E non lo dovevano... E quando carcerarono a mia, e lo sapia u' Bagarella, perciò non la dovevano fare questa cosa.
AVVOCATO Gennai: Senta, quando Calabrò chiese a suo figlio il famoso piacere riguardo allo zio, lei era carcerato?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Gennai: E Calabrò che posizione rivestiva in quel momento, in Cosa Nostra?
IMPUTATO Ferro G.: Calabrò, quando mancavo io, aveva le veci mia: quando non c'ero io, era lui il capomandamento.
AVVOCATO Gennai: Ecco, quindi, per quanto è a sua conoscenza, sia riguardo a suo figlio, sia riguardo diciamo alla struttura della organizzazione, ma suo figlio poteva rifiutarsi di fare questo piacere al Calabrò?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mio figlio, sapendo che Calabrò era amico, che lo vedeva venire spesso da mene, eh, pensava che era 'na cosa che servia a mia, era amico intimo mio. Mi' figlio che cosa poteva dire, mi' figlio?
E secondo me, disse: 'è una cosa che può servire anche a me padre. Era vicino a mia, non si putia rifiutare, no...
AVVOCATO Gennai: Senta, lei ha detto che dopo che le raccontò l'episodio, suo figlio, non ne avete più parlato. Ecco, non è mai più successo di parlare, con suo figlio? E perché le chiese di non parlarne mai più, nemmeno con lei?
IMPUTATO Ferro G.: Io ci dissi 'Non ne parlare chiù a mia', perché era 'na cosa delicatissima e 'na cosa mostruosa. E mi' figlio in queste cose non doveva entrare. Io ero spaventato pure, di questo fatto. No, non è mai successo chiù, avvocato.
AVVOCATO Gennai: Va bene, grazie. Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori di parte civile o dei collaboratori, che vogliono intervenire? Allora, chi comincia di voi?
AVVOCATO Ceolan: Sono l'avvocato Ceolan. Buongiorno, signor Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: Buongiorno, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Come sta?
IMPUTATO Ferro G.: Male sto, avvocato. Malato, sono davvero.
AVVOCATO Ceolan: Eh, speriamo guarisca del tutto. Signor Ferro, ma è vero che lei è un uomo timorato di Dio e devoto, perché, per usare le sue parole, cresciuto nella Chiesa cristiana?
IMPUTATO Ferro G.: Questo è vero, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ora io non vorrei fare della facile ironia o del sarcasmo, ma lei nell'arco della sua vita ha commesso ogni sorta di delitti: dagli omicidi, sequestri di persona, traffico di stupefacenti, estorsioni, e chi più ne ha e più ne metta.
Come concilia questo timor di Dio con una vita condotta in modo così scellerato?
IMPUTATO Ferro G.: Devo rispondere, avvocato?
AVV. Miniati Paoli: Presidente?
PRESIDENTE: Se vuole, risponda.
AVV. Miniati Paoli: Avvocato Miniati Paoli. Si oppone alla domanda, perché non c'entra niente con i fatti di cui al processo, posso dire.
PRESIDENTE: Ma, avvocato, mi pare che conoscere le motivazioni...
IMPUTATO Ferro G.: No, non voglio rispondere, avvocato.
AVV. Miniati Paoli: Problemi di coscienza...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Scusate, abbiate pazienza. C'è un'opposizione, sulla quale io devo decidere. C'è qualched'uno che vuole intervenire sull'opposizione?
AVVOCATO Ceolan: Sì, io, Presidente.
PRESIDENTE: Dica pure.
AVVOCATO Ceolan: La domanda, chiaramente, tende a capire un po' la personalità del collaborante, no?
PRESIDENTE: Certo. Era quello che stavo per dire. Perché mi sembra che noi, il Ferro, lo conosciamo praticamente da due giorni. Perché, fino ad ora, salvo che con i Pubblici Ministeri negli ultimissimi mesi, non aveva ritenuto di interloquire in nessuna maniera.
Quindi, la domanda mi sembra perfettamente ammissibile. Anche perché è una curiosità personale. Sappiamo di altri esponenti mafiosi che sono stati arrestati, perlomeno mafiosi secondo le accuse, che hanno manifestato rapporti con... ecclesiastici e pratiche religiose piuttosto intense. Che, indubbiamente, sarei curioso di sapere come vengono conciliate.
Se lei vuole, può rispondere. Può anche dire: 'Su questo punto, non rispondo', perché è un suo diritto.
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì. No, voglio rispondere.
PRESIDENTE: Non è un solo diritto, solo come imputato...
IMPUTATO Ferro G.: No, no, voglio, voglio...
PRESIDENTE: E' un diritto di uomo. Ognuno le cose interiori...
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, le dirò di più. Voglio rispondere, e mi limito all'animo. Perché è giusto, a questo punto, non c'è più nulla da mettere sotto un dito: c'è di dire quello che sente... quello che ha passato la persona, la vita di una persona.
Ora, andiamo al discorso del sequestro di persona. Questa condanna, io sono innocente: non ho sequestrato nessuno. L'ho detto ai magistrati, o c'è una, una cronistoria lunga, per quanto riguarda il fatto di...
PRESIDENTE: Scusate, ma credo che la domanda non riguardasse questo aspetto, quanto il complesso di attività che, si dice, abbia fatto...
IMPUTATO Ferro G.: Eh, no, per... perché la rovina dell'animo mio parte di questa discussione del sequestro, e della questione che vi ho accennato, a Accardo Cannata. E' questa la storia. Per cui io non ho commesso nessun sequestro, e tutta la storia mia si è imbrigliata in questo discorso.
Dichiarazioni che ho fatto nei processi che sono in corso, c'è una serie di interrogatori che mi hanno fatto i P.M.. Perciò, di questo fatto, io non ho commesso nulla.
Per quanto riguarda il fatto della mafia che io sono un timorato di Dio. E, gli dico la verità, io ho un fratello sacerdote, monaco di missa, prete.
Mia madre è cresciuta con la Chiesa, e di ragazzino mi mandava a mene alla dottrina, alla... alla chiesa.
Se si va a guardare, c'è una santa, io la Prima Comunione me l'ho fatta nel '46, avevo 4 anni, c'è ancora la santa scritta dalla Chiesa, tutto...
Quello che m'è capitato a me davanti può sembrare una cosa mostruosa, ma è la verità.
Io ho lavorato da ragazzino, mia mamma mi mandava a scuola, mio padre, e poi andavo a fare dei lavori, i lavori dove fanno le botti per il vino, le botti di... lo avete capito. Io da ragazzino andavo a fare questo lavoro, scuola e lavoro.
Poi, quando sono cresciuto un pochino, mi sembra a 13 anni, alla scuola non sono andato più, me l'ha fatto, mi sembra, la quarta elementare. E sono andato a lavorare muratore. E ho lavorato in un muratore, un maestro veramente bravissimo, si chiamava Mistretta Angelo, che faceva questi lavori nelle chiese, in tutte le chiese di Alcamo.
E io ho assimilato, sempre a lavorare con lui. Ho lavorato sempre a fare... a fare il muratore. E sono diventato veramente un muratore bravo, con le mie mani.
Se si va a guardare 1964, ad Alcamo c'è una chiesa che si chiama Il Collegio. C'è un pavimento di marmo: è 1300 metri quadrati. L'ho collocato con le mie mani io, e questo mio cognato Messana che è pure de qua che andò a lavorare.
La vita, caro Presidente, è una scena. E' una cosa, cosa mi è passato davanti, io non lo so. Come ho detto anche prima, io nella mia vita vedo due persone, due persone: un guerriero e un padre di famiglia.
Quello che mi è capitato per le mani, l'ho detto, quello che mi è capitato per le mani. E il fatto di lavorare.
Nel '65 succede il ratto di Franca Viola. E' una cosa di più di trent'anni fa. E sono stato implicato in questa cosa, e non sapevo nulla. Nulla. Là lavoravo. Ho spiegato anche al P.M., lavoravo la mattina, ci sono stati dei testimoni.
Siccome la ragazza là la conoscevo, io ero amico del fidanzato, e hanno fatto una confusione, ci hanno fatto fare pure il mio nome. Ma i testimoni dove lavoravo io, che stavo costruendo una scala di cemento, sono venuti là a testimoniare. Tutti condannati.
Questa è la prima rovina mia. Perché sono stato, so' finito in carcere, ho fatto tre anni. Sono stato condannato a 5 anni e 2 mesi. E ho fatto 3 anni e 2 mesi di carcere, perché due anni sono stato condonato.
E andiamo avanti con i discorsi. Che poi tutti questi già, sono fatti già nel P.M., per dire che non ho fatto...
Ora, andiamo poi alla questione dell'avvocato: gli omicidi, i delitti, chi più ne ha, più ne metta.
Poi è successo, tramite sempre queste discorsi di sequestro, implicazioni, c'è un... Perché se dovessi dire tutto alla lettera, non basterebbe credo una settimana, per fare tutta una dichiarazione.
Ma andiamo un po'... Io non ho sequestrato, non ho fatto niente.
A me è successo, mentre questa storia, che io ho sparato all'Accardo, perché la rovina è stato l'Accardo, a farmi implicare in questi discorsi, tramite anche altri fatti che sono verbalizzati.
Poi, a me mi hanno sparato. Mi ha sparato la mafia. Mi hanno sparato a Marsala a me, un certo Messina e un atro che non ricordo. U' Messina è morto.
Dopo questo fatto che m'hanno sparato io, tramite mio compare, Costantino, e altra gente... La storia è lunga. Andiamoci al nocciolo del discorso.
Sono andato a finire da mio compare Costantino, che ora chisto è pure scomparso. Questo è un regalo che fece Totò Riina, che veramente ci fece fare Giovanni Brusca. Pecché Totò sarà che manco l'avisse ammazzato mio cognato. E se c'era u' Bagarella, 'un moria me cumpare.
Ma fecero questa cosa mezzo la mafia.
Io mi ivi a ribattere a mio compare, che cunuscia a chisti di Corleone, diciamo, u' Riina e u' Bagarella.
Per dire com'era questa posizione mia, cioè si tu... Ma chi è 'sta cosa cà? Me fecero sparare a lu Cannata, pecché io sono stato autorizzato.
Ora, piglia e hanno sparato pure a mia. E io 'ste cose non le ho fatte. Ma che è tutta 'sta storia cà?
E tramite il mio compare s'è arrivao... pecché lu Bagarella e u' Riina mi hanno chiarito questa posizione, hanno visto a uso persona che ero io. Tutto dall'origine. E a uso che m'hanno fatto graziare da non farmi sparare dalla mafia.
Poi è successo che m'hanno carcerato, dopo mi sembra il 19 di agosto del '76. 19 agosto '76. Sono andato a finire in galera.
Poi avevo conosciuto pure u' Gambino, prima che me carcerarono, perché quando me carcerarono dopo la storia eravamo andati per ammazzare a un certo Vannutelli di Mazara, d'accordo co' Totò Riina. E lì la storia è lunga, è lunga, Presidente, ci son tante...
Prende e l'avvocato Ceolan, dove vuo... dice: lei, che cos'è?
Quello che m'è successo nella vita mia.
E io, essendo stato carcerato, ho conosciuto tanta gente della mafia, che ero stato già inserito nella mafia tramite queste storie, che mi avevano sparato e mi avevano graziato. Abbiamo fatto una riunione, ho conosciuto u' Buccellato. La storia è lunga.
Dopo que... Ero in galera, ero sempre vicino alla gente di mafia. Rispettatissimo.
E poi mi hanno in famiglia nell'81.
Dopo che sono uscito, nell'84, primo di andare... poi io ero disperato per 'sta carcerazione che avevo subito, ingiusta. Quando sono andato in permesso, c'era Mariano, allora, là al carcere. Ci dissi: 'Maria', se vado a lu' permesso, non vogliu tornare, pecché non ho sequestrato nessuno'
Mi dannavo l'anima. Ci dissi: 'Però, prima che io non torno, voglio l'avi a sapire (voglio che lo sappia) Totò, magari Pippo, lu Gambino'.
E si fece questa cosa. Mi fecero fare 'sto 'ncontro, quanno io sono stato all'ospedale di Palermo per vedere mia moglie che era operata di tumore e stava malissimo, mia moglie. E ho avuto un permesso di 12 ore e 45 minuti, e non sono tornato più dal permesso.
E poi sono andato a finire con lu' Gambino. U' Gambino. E dopo qualche giorno...
PRESIDENTE: Quella persona, ha detto che si chiamava Pippo?
IMPUTATO Ferro G.: Pippo Gambino.
PRESIDENTE: Ma di nome, il vero nome qual è?
IMPUTATO Ferro G.: Si chiama Pippo Giacomo Gambino.
PRESIDENTE: Pippo Giuseppe sarebbe.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, Giuseppe. E' quello che poi si è ucciso; un carissimo amico, una degnissima persona.
Dopo un giorno mi fece incontrare co' Totò, sempre nell'84. E si parlò di 'sta cosa, e allora Pippo, però io mi misi latitante, mi avvisò, mi disse: 'Senti cà, viri (vedi) ch'è 'na cosa c'abbiriri tu (che devi vedere tu), pecché può essere che ce ne metta ancora d'incapo (ancora sopra), se ti metti latitante. Però è una cosa che devi vedere tu 'sta cosa. Io gli dissi che carcerato non ci volevo andare, perché mia moglie...
PRESIDENTE: Questa ultima parte, non abbiamo capito nulla.
IMPUTATO Ferro G.: Ci disse, u' Gambino mi ha detto questo, mi disse: 'Se tu 'un vuoi tornare chiù allo carcere', dice 'è una cosa che devi vederti tu, è una cosa tua personale'.
PRESIDENTE: Lei l'ha già detto l'altro giorno.
IMPUTATO Ferro G.: Oh, e l'ho detto l'altro giorno questo discorso.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Ora mi disse, dice se un ci (incomprensibile) dentro u' carcere, pecché unn'aveva fatto niente'. Ce stavano i miei figli picciriddi (incomprensibile) ce stava la mia mogliera che sta... non sacciu se mia moglie era morta. (incomprensibile) de fa' 'sta cosa (incomprensibile).
... dice: 'Va bene, vienitene co' mia'.
Dopo giorni, me pare passarono tre, quattro iorni mi fece incontrare con Riina a Palermo, mangiammo pure ... raccontai tutta la storia. In questo ... quando mangiavamo, siccome ancora come persona di famiglia non mi conoscevano, fece venire ... mazarese, a Tonino Tamburetta e a mastro Ciccio, Messina.
E ci fu questo incontro, a Palermo, dove mi presentarono u' Riina, u' Gambino. E poi mi venne a pigliare, dopo mi pare ... la fine di maggio ... un'altra storia che u' Milazzo era già risentito perché io dovevo esser ... mano a lui, e lui, Tanuccio, lo mandava a dire, un vulia che m'incontravo co' Riina ...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ora mi disse... gli dissi: 'io non ci voglio andare più al carcere, perché non ho fatto niente. Ho i miei figli bambini, piccolini, mia moglie, non so se mia moglie muore', gli dissi: 'non me la sento, nel mio animo, questa cosa...'
Mi disse: 'vienitene con me'.
Dopo giorni, mi sembra passarono tre o quattro giorni, mi fece incontrare con Riina a Palermo, abbiamo mangiato e lui, come se... mi raccontò tutta la storia.
In questa riunione, quando abbiamo mangiato, siccome ancora come persona di famiglia non mi conoscevano, fece venire i mazaresi: a Tonino Tamburello e a mastro Ciccio Messina. E ci fu questo incontro a Palermo, dove mi presentarono il Riina, il Gambino e poi mi venne a prendere verso la fine di maggio, mi sembra... lì, c'è un'altra storia: che Milazzo era già risentito, perché io dovevo prima passare nelle sue mani. E a lui, allora, glielo mandai a dire. Non voleva che mi incontrassi con Riina, il Milazzo.
PRESIDENTE: Eh, ma questo...
IMPUTATO Ferro G.: E' una storia troppo lunga. Diamoci... per capire sinteticamente la cosa.
PRESIDENTE: Come dice?
AVVOCATO Ceolan: Scusi, signor Ferro, se la interrompo. Io non metto in dubbio che lei fosse un ottimo muratore, tanto è vero hanno chiamato lei per costruire la vasca dove custodire un sequestrato.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. Sì, avvocato, sì sì.
AVVOCATO Ceolan: No, io le ho fatto una domanda precisa: quando lei commetteva tutti quei delitti, dove era il timor di Dio?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, qui entra il discorso della mafia. E quando arriva la mafia, la persona è un'altra persona, è convinto di essere pure giudice.
Poi è successo che noi altri abbiamo tutte quelle morti. (incomprensibile) ammazzato veramente il (incomprensibile) Poi c'era u' Milazzo.
Lu discorso, come uno arriva nella mafia, il discorso è tutto un altro tipo di discorso.
E io ci pensavo veramente. E io ci pensavo a Padre Pio, e come ci pensavo. E tante volte lo chiamavo, ci dicevo 'aiutami, aiuto, fai che questa cosa non succeda'.
Quando si ... noi abbiamo ammazzato (incomprensibile) anche a Roma, quanto pregavo. Perché io lo sapia ... del ragazzino che travagliava co' mia. E u' ... chi lo salvava? Io lo salvavo.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Avvocato, qui entra il discorso della mafia. E quando arriva la mafia, la persona, è un'altra persona. E' convinto di essere anche un giudice.
Poi successe che noialtri abbiamo tutti quei morti. Il Caradonna lo hanno ammazzato veramente i Greco prima che noi uccidessimo il Greco.
Poi c'era il Milazzo, il discorso... quando il discorso arriva alla mafia, è tutto un altro tipo di discorso.
E io ci pensavo a Padre Pio, e come ci pensavo! Tante volte l'ho chiamato e gli dicevo: 'aiutami, aiutami, fai che questa cosa non succeda.'
Quando si doveva venire ad ammazzare il Melodia a Roma, quanto l'ho pregato! Perché io sapevo che il Melodia, da ragazzino, lavorava con me. E... e il Melodia chi è che lo ha salvato? Io l'ho salvato.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito, signor Ferro...
PRESIDENTE: Va be', andiamo avanti...
AVVOCATO Ceolan: La ringrazio, sennò domani siamo ancora qui.
Ecco, ma la molla che lo ha spinto a collaborare, lei ha detto fu il suicidio del Gambino e il pentimento del suo figlio, vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E quindi lei ha cominciato a ripensare al passato e dice 'non ho visto altro che morte, morte e morte'.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, insomma, se n'è...
IMPUTATO Ferro G.: Che ci ammazza tutti. Questa è la verità.
AVVOCATO Ceolan: Se n'è accorto a 54 anni: meglio tardi che mai.
PRESIDENTE: Non è mai troppo tardi.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, volevo sapere, ma prima quella che lei oggi giudica morte, che cos'era? Lei prima ha detto 'mi sembrava di essere un giudice'. Come li considerava questi fatti delittuosi, prima della collaborazione?
IMPUTATO Ferro G.: Devo rispondere, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: Se vuole.
AVVOCATO Ceolan: Se vuole.
PRESIDENTE: Se vuole.
IMPUTATO Ferro G.: Sì sì, posso rispondere. Il discorso della mafia, avvocato...
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: ... come gli ho detto, è una cosa molto delicata. Delicata, scusate. Come le potevo, come ero già implicato alla mafia, come le potevo più coinvolgere queste cose io? Come le potevo definire, avvocato?
C'ero, io ero in cosa nostra. E per noi era uso fare giustizia, fare queste cose.
Poi, quello come è successo, io non ero nessuno, quando c'era u' Milazzo. Quanta gente ho salvato, io. U' Milazzo, subito vulia ammazzare una persona al giorno. Quando sono arrivato nell'84, vulia ammazza' l'avvocato Lauria, per niente! E mi sono battuto.
Quando fu l'incontro con Riina nell'84, Riina mi disse qualche cosa. Mi disse: 'Senti cà, Peppe. Vidi che li tuoi paesani sono picciotteddi sistemati, bravi e ordinati. Però tu c'hai a fare una cosa. Sei come un supervisore. Talia tutte 'e cose, (guarda tutto) e quando ci sono cose che 'un ti piacciono, parla. 'Un te devi tenere e di 'sti fatti tu ne parlerai soltanto cu' me e cu' u' Gambino. Co' altri, non parlerai... Quando ci sono cose che 'un ti piacciono, parla e mettitela additta per 'sti fatti della mafia.' (metti in evidenza questi fatti della mafia)'.
E cosa facevo io? Quando fu nell'84 voleva ammazza' l'avvocato Lauria, già c'avevano provato per ammazzarlo. E io la cosa la saccio l'indomani, perché me lo dice Melodia Filippo, che è capodecina.
Mi disse: 'ieri sera ci hanno provato ad ammazza' l'avvocato Lauria'.
PRESIDENTE: Questo non lo cominciamo a capire più. Abbia pazienza, ripeta in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: In italiano. Nell'84, lu Milazzo aveva intenzione d'ammazzare l'avvocato Lauria di Alcamo.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E io non so nulla, di questa cosa. Come questa sera sono andati per ucciderlo.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: E non hanno potuto fare nulla, perché lui lu vuleva ammazzare con il coltello, non ci voleva sparare dentro l'ufficio, 'st'avvocato Lauria. Non hanno potuto fare nulla.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: L'indomani Melodia Filippo mi dice: 'ieri sera siamo stati per uccidere l'avvocato Lauria', dice 'e nun pottimo fare niente, ma sappi che...'.
Ci dissi: 'Ma perché? L'avvocato Lauria che ha fatto? Che cosa n'ha fatto a noi altri?'.
Dice: 'E' un cornutaccio'. Dice: 'Ce vanno le mugliere per l'avvocato' dice 'e se fotte le mugliere'.
Scusate, Presidente, che parlo così, ma queste sono...
PRESIDENTE: Eh, parli come crede, poi ci faccia capire noi.
IMPUTATO Ferro G.: Fa questo tipo di cose. Ci dissi: 'Senti cà, Filippo. L'avvocato Lauria' ci dissi 'vidi che sunnu quattro, cinque frati, e hanno tutt'u paese nelle mani. C'è uno che è medico, lu primario di Alcamo. N'atro ce (incomprensibile) u' teatro del pallone, a recitare u' pallone, di Alcamo'. Ci dissi: '... altro ... assicurazione, sono tutti benvoluti. Chisto Lauria l'abbiamo a sparare a noi altri? Che è impegnato per ammazza' noi altri?'.
Dice: 'No'. (incomprensibile) pecché se voglia ammazza' questo Lauria, co' tanti che (incomprensibile) lassamolo lì ... chista è una cosa...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Fa questo tipo di cose. Gli dissi: 'senti qua, Filippo, l'avvocato Lauria, guarda che sono quattro o cinque fratelli ed hanno tutto il paese nelle mani. C'è uno che è medico, primario di Alcamo; un altro ha una società di pallone di Alcamo.'
Gli dissi: 'un'altro ha l'assicurazione, sono tutti ben voluti. Questo Lauria che deve venire a sparare a noi? Che è impegnato per ammazzare a noi?'
Mi disse: 'no'.
'E allora, perché si deve andare ad ammazzare questo Lauria, con tanti disonorati... lasciamolo stare, questa è una cosa...'
PRESIDENTE: In italiano.
IMPUTATO Ferro G.: 'Lasciamolo stare, a 'sto Lauria. Pecché è una cosa contro di noi, unn'avio (incomprensibile) Pecché vogliamo ammazza' 'sto Lauria? Perché è un cornutaccio?'. Dice... Lo di' a Filippo. Mi dice: 'Parla co' iddu'. Sarebbe co' u' Milazzo.
... u' Milazzo si fece, ci fece: 'Peppe - dice - 'sta cosa nun ci piace, che (incomprensibile)'. No - dice - se n'annamo a ... un cornutaccio...'.
Ci dissi: 'Senti cà, Vice'.
Io potevo parlare (incomprensibile) Presidente, perché come m'avea detto u' Riina 'Tu, quanno le cose nun te piacciono (incomprensibile)'. E me sentivo un pochettino...
Iddu me fa parlare, me dice: 'E' un disonorato, chisto se fotte le mugliere dei carcerati, è un disonorato, una cosa...'.
Ci dissi: 'Vice', (incomprensibile) chisto pe' mia'. (incomprensibile) de iorni e si svegliò le discorso. E iddu venne (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
'Lasciamolo stare questo Lauria, perché è una cosa contro di noi... non la vedo perché dobbiamo ammazzare questo Lauria, perché è un "cornutazzo".'
Mi disse, il Melodia Filippo mi disse: 'parla con lui', sarebbe il Milazzo.
Andò da Milazzo e gli disse: 'Vincenzo, a Peppe questa cosa non ci piace, che dobbiamo fare questa cosa a quello.'
'No, ce ne dobbiamo liberare, perché è un "cornutazzo", e...'
Gli dissi: 'senti qua, Vincenzo', io potevo parlare per di più, caro Presidente, perché il Riina, che cosa mi aveva detto il Riina? 'Quando le cose non ti piacciono, intervieni', e mi sono sentito un pochettino...
Lui mi fa parlare, e mi dice: 'è un disonorato. questo si frega le mogli dei carcerati, è un disonorato, è una cosa... Gli dissi: 'Vincenzo, vedi che per me il discorso è questo.'
'Va be', ora si vede.'
Passarono altri due o tre giorni e si riprese nuovamente il discorso. E lui, in modo scherzoso, disse: 'qua, davanti...'
PRESIDENTE: No, qui ritorniamo di nuovo, e non si capisce. Abbia pazienza.
IMPUTATO Ferro G.: Si pigliarono il discorso, passati due, tre giorni. E in un modo scherzoso, davanti lu Colletta, lu ... Filippo (incomprensibile) tutta quanta la famiglia.
Pecché fu ... da questa cosa. In un modo scherzoso disse: 'Oh, (incomprensibile)' dice 'lu nuovo capoprovincia (incomprensibile)'. Ci disse: 'Quando andiamo a spara' all'avvocato Lauria' ci disse 'poi ci spara (incomprensibile) l'avvocato Lauria'.
E a uso che nun se tuca chiù l'avvocato Lauria. Per questo fatto.
... è successo? Amo a essere verso, mi pare, gennaio '85, penso che l'ha ammazzato u' Calandrino, Gino Calandrino. Calandrino. Chisto Calandrino era 'n amico de Calogero La Colla, chisto è pure morto. Ch'era nella famiglia di Alcamo co' Riina.
E vulia ammazza' chisto Calandrino. E che effettivamente ce poteva essere ragione, perché 'sto Calandrino avea comprato armi dopo che ci fu la guerra a Alcamo nell'82, '81.
Ma 'sto Calandrino me viene mezzo parente mio, tramite mio suocero.
Ora quando avenne, chisto fu arrestato, 'sto Calandrino, verso l'81 a Trapani. E c'era Mariano Agate. Mariano mi disse... Ci dissi: 'Maria' - ci dissi - chisto è (incomprensibile) Gino Lo Russo (incomprensibile)'.
Ci dissi: 'Era amico di Calogero'. Calogero La Colla era persona di mafia di ...
Mi disse: 'Avvicinalo'.
Era chisto ... lu Calandrino, era preoccupato. E l'avvicino 'sto Calandrino, io. L'avvicino, ci parla co' mia, ci dissi: 'Che se dice, Gi'?'.
E me fa tanti tipi di discorsi ...
Ci dissi: 'Ma tu - ci dissi - come sei combinato?'.
'Ma come so' combinato? Io travaglio, mi faccio li fatti miei, non cerco a nuddu'.
Ci dissi: 'Ma tu fatti (incomprensibile) amici di Calogero - ci dissi - che preoccupazione...'.
Amici di Calogero sarebbe, che c'era Manno Nicolò che era pure persona di mafia, e tanti altri.
Per cui ... Mariano ci fa fare questo contatto ...
E allora quando poi iddu pensa che vuole ammazza' chisto Calandrino, ci dissi: 'Senti cà, Vicè. Filippo (incomprensibile) Mariano me lo fece avvicinare. Ci disse: '... parlare co' chisto Calandrino'. Poi, ci dissi chisto era amico di Calogero La Colla.
... il Riina se me ... de chisto, ci disse: 'Eh, che vo' facci? Se (incomprensibile) ammazza' tutti chiddi che (incomprensibile) aiuto a noi altri?'. Ci disse: 'Poi ... quattro picciottelli, quattro figlie fimmine piccirille ...'.
Ci dissi: 'Fammici (incomprensibile)'.
Dice: 'No, chisto fa cose per sta ...'. Dice: 'Dopo s'ha accattare ducento mila chilometri quadrati di terreno a Balestrate'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Si riprese nuovamente il discorso, passarono due o tre giorni. E in un modo scherzoso, davanti al Colletta, a Costantino, a Melodia Filippo, e non sono sicuro se c'erano Sciacca (?), davanti alla famiglia. Perché è stato a Castellammare questa cosa.
E in un modo scherzoso, disse scherzando: 'qui abbiamo il nuovo capo provincia, Peppe Ferro dice che non si deve sparare all'avvocato Lauria.'
'Va bene, lasciamolo stare lì, 'sta cosa. Un'altra volta, poi si vede.'
Gli dissi: 'quando dobbiamo sparare all'avvocato Lauria, poi gli sparo io. Lascialo stare l'avvocato Lauria.'
E a tipo che non si toccò più l'avvocato Lauria, per questo fatto.
Niente successe. Mi sembra che siamo verso gennaio '85, penso che hanno ammazzato a Gino Calandrino.'
Questo Calandrino era un amico di Calogero La Colla, questo è pure morto. Che era nella famiglia di Alcamo con i Rimi. E voleva ammazzare questo Calandrino.
Ed effettivamente poteva aver ragione, perché questo Calandrino aveva acquistato armi quando ci fu la guerra ad Alcamo nell'82, '81.
Ma questo Calandrino mi viene mezzo parente tramite mio suocero.
Ora, quando venne, questo fu arrestato, questo Calandrino, verso l'81 a Trapani. E c'era Mariano Agate.
Mariano mi disse... Gli dissi: 'Mariano, questo è paesano mio. Gli diciamo Gino "U' russo" (Il rosso), perché è un po' rosso di colore.
Gli dissi era amico di Calogero, Calogero La Colla, era persona di mafia di noialtri.
Mi disse: 'avvicinalo', ed il Calandrino era preoccupato.
Avvicino il Calandrino, gli parlo, e gli dissi: 'che cosa si dice, Gino?'
E lui mi fa tanti tipi di discorsi.
Gli dissi: 'ma tu, come sei combinato?'
'Ma come devo essere combinato? Io lavoro, mi faccio i fatti miei. Non cerco nessuno.'
Gli dissi: 'tu fattela con le persone amiche di Calogero, che preoccupazioni hai?'
Amici di Calogero sarebbero: Manno Nicolò, che era pure persona di mafia, e tanti altri.
Per dunque, Mariano gli fece fare questo contatto, per saggiarlo.
E quando poi lui pensa che vuole ammazzare questo Calandrino, io gli dissi: 'senti qua, Vicenzo, vedi che quando eravamo in galera Mariano me lo ha fatto avvicinare e mi ci ha fatto parlare con questo Calandrino.'
Poi gli dissi: 'questo è amico di Calogero La Colla. Se poi i Rimi se ne sono serviti di questo, che cosa ci possiamo fare? Possiamo ammazzare tutti quelli che ci danno aiuto a noi? Poi, ha quattro figlie femmine piccole.'
Gli dissi: 'fammene occupare a me.'
'No', disse, 'questo fa cose di testa sua. Si è comprato lì 200 mila metri quadrati di terreno a Balestrate...'
PRESIDENTE: Ma questo non l'abbiamo...
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'S'è comprato 200 mila metri quadrati di terreno a Balestrate'.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'E 'un piglia ordini da nuddu. Fa ... per sta iddu. Sicuramente è attaccato chisto co' i' (incomprensibile) u' Badalamenti'.
Ci dissi: 'Vicè, (incomprensibile) carcerato. Era preoccupato e Mariano me fece avvicinare'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse: 'non prende ordini da nessuno. Fa cose di testa sua. E sicuramente è attaccato con i Rimi o con Tanino Badalamenti.'
Gli dissi: 'Vincenzo, guarda, che io l'ho visto carcerato. Era preoccupato. E Mariano me lo ha fatto avvicinare.'
PRESIDENTE: Eh.
IMPUTATO Ferro G.: E io insisto con 'sta cosa. Mi dice: 'Ah', dice 'bah, ...'. (incomprensibile) li sordi per quanto riguarda u' terreno, che s'ha accatta' 200 mila metri quadrati di terreno ...
Cosa che avvenne. Che poi avvenne un incontro, io co' 'sto Calandrino, e ci parlavo. Ci dissi: 'Gino, ma tu come sei combinato?'. Io sono ... preoccupatissimo iddu, pecché ... tanta gente e iddu pensava che potesse pure ... qualche cosa male per lui, pur non facendo parte alla mafia.
Se sentisse rincuorato, dice, quando c'ho parlato io.
E io c'ho fatto il discorso, ci dissi: 'Gi', tu ch'accattasti terreno?'.
'Sì', dice 'io sognu però disponibile (incomprensibile) che me disse Tano. Dice: 'Parlaci'. (incomprensibile) tre mila lire al metro, di soldi. Tre mila lire al me... Ogni posto di casa che veniva lì, dice, tremila lire a lu metro.
Ci dissi: 'Gi', quanno vuoi ... 'sto terreno - ci dissi - ... dumila lire'. Io ci ho detto duemila lire ... al metro. Che servono pe' tanti cristiani, che nun hanno come accattassi lu pane, pe' la famiglia.
Cosa che u' Calandrino mi disse: 'Sognu disponibile. Non ci so...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io insisto con questa cosa e mi disse: 'va bene, parlaci. Vedi quello che puoi fare, però deve uscire i soldi per quanto riguarda il terreno', perché si era comprato 200 mila metri quadrati di terreno. Cosa che avvenne.
Che poi avvenne un incontro tra me e il Calandrino, e gli parlai. Gli dissi: 'Gino, ma tu come sei combinato? Io sono qua.' Ed era preoccupatissimo, perché era venuta tanta gente e lui pensava che poteva esser pure qualcosa di male per lui, pur no facendo parte della mafia.
Si sentì rincuorato quando io gli parlai. E io gli feci il discorso. Gli dissi: 'Gino, tu che hai comprato terreno?'. 'Sì, e sono disponibile ...'
'Ora te lo dico io qual è la cosa...'
Il Milazzo che cosa aveva detto allora?
'Parlagli e fagli pagare 3 mila lire al metro di soldi.'
Ogni posto di casa che veniva, doveva pagare 3 mila lire al metro.
Gli dissi: 'Gino, quando vai vendendo questo terreno adeguati: 2 mila lire...' io gli ho detto: '2 mila lire... che servono per tante persone che non sanno come comprarsi il pane per la famiglia.'
Cosa che il Calandrino mi disse: 'sono disponibile.'
PRESIDENTE: Va bene, abbiamo capito.
Ha altre domande, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Eh, Presidente, se ce n'ho!
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Ceolan: Senta, facciamo un patto, Ferro. Lei ha un'oratoria affascinante, ma vediamo di contenere le risposte, perché sennò a Natale siamo ancora qui.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, ma se lei vuole capire la mia personalità, come mi è passato per le mani, a un certo punto lo dobbiamo dire: io lo so che è una vergogna parla' di queste cose, è una cosa de schifarsi per la mafia.
Ma io ho fatto questa scelta, e basta. Perché la mafia ci ammazza tutti. Non ci risparmia. Le prime vittime siamo noi altri, siamo immischiati nella mafia. Le prime vittime siamo noi.
PRESIDENTE: Va bene, va bene, abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Questo è il discorso. E, effettivamente, io ho fatto questa scelta, e basta. Non ci sono altre vie di mezzo. E se lo vuole chiarito, glielo chiarisco qua, puntualmente.
AVVOCATO Ceolan: Senta, suo figlio sapeva che lei era mafioso?
IMPUTATO Ferro G.: Ma penso di no. Mio figlio putia sapere che io aveva amicizie. Ma questo, a mi' figlio, non l'ho mai detto io.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ma mi spieghi una cosa. Ma lei che voleva tenere fuori suo figlio dalla mafia - e questa è l'ultima domanda sulla personalità - lei che è il signore di Alcamo e dintorni, e quindi non le mancavano persone che potevano accompagnarla ad appuntamenti con altri mafiosi, ma perché si fa accompagnare proprio da suo figlio? E poi, in un periodo in cui pentitismo sta dilagando, e quindi esponendolo a questi pericoli?
IMPUTATO Ferro G.: Posso rispondere, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Sì sì, grazie.
IMPUTATO Ferro G.: Oh. E' molto semplice, il discorso. Io ero ammalato e mi mettevo la cartella clinica nella macchina. Mio figlio aveva un fermo, subito diceva che mi accompagnava all'ospedale. Ma io persona di mio figlio qui potevo avere io, per la questione pure della simulazione che avevo io.
Era mio figlio. A parte che malato c'ero vero, potevo avere bisogno e mio figlio mi facevo accompagnare soltanto per questo fatto. E evitavo sempre. Quando potevo evitare, evitavo sempre io.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Di fatti è successo una volta che mi hanno fermato a Partinico, la Polizia e sono andato fino all'ospedale. Mio figlio mi dice, mio figlio ci disse: 'lo sto ricoverando all'ospedale a mio padre.' E mi portò all'ospedale e sono stato ricoverato all'ospedale.
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Andiamo...
IMPUTATO Ferro G.: E dobbiamo essere, mi sembra, nel '92. Verso settembre-ottobre '92.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito, signor Ferro, passiamo ad altri argomenti.
Lei è stato, mi sembra di aver capito, soldato fino alla metà del '92 e poi alla metà del '92 fu nominato capomandamento, vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ma al di là delle cariche formali, lei aveva influenza su quelli che possono considerarsi i capimafia? Su Riina, su Calò, su Bagarella? Cioè, aveva influenza al punto tale da poterli condizionare nel fare, o nel non fare, certe cose?
IMPUTATO Ferro G.: Come io gli ho spiegato, avvocato, Riina quando fu nell'84, mi ha dato una possibilità. Però che cosa successe, pure? Quando io poi nel...
AVVOCATO Ceolan: No, no, scusi Ferro, scusi se la interrompo. Volevo sapere: lei, al di là della carica formale di capomandamento, aveva un'influenza su questi personaggi, influenza tale da poter dire: 'guarda questa cosa non si fa, o questa cosa si fa' Oppure prendeva gli ordini?
IMPUTATO Ferro G.: No, no, questa influenza non l'avevo.
AVVOCATO Ceolan: Non l'aveva.
IMPUTATO Ferro G.: Di uniche persone che avevo da parlare era con Matteo Messina Denaro e con lu Bagarella.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Ho capito, signor Ferro. Ho capito. Non aveva influenza.
E' vero che lei, prima di rendere interrogatori al Pubblico Ministero, ha avuto colloqui investigativi con ufficiali di Polizia?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Ho parlato col dottor Vigna e il dottor Grasso. E le dirò di più, mi son battuto...
AVVOCATO Ceolan: No, no. Scusi. Non sono il dottor Vigna e il dottor Grasso ufficiali di Polizia.
PRESIDENTE: Con ufficiali di Polizia.
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Ufficiali di Polizia no.
AVVOCATO Ceolan: Non ha avuto colloqui investigativi?
IMPUTATO Ferro G.: Questi colloqui l'ho avuti col dottor Vigna e il dottor Grasso.
AVVOCATO Ceolan: Allora, senta, mi spieghi un pochino...
IMPUTATO Ferro G.: E c'erano altre persone con loro. Non so che cos'erano, se erano poliziotti o se erano magistrati non lo so. Se erano altre persone, non lo so. Se c'era qualche altra persona non lo so.
AVVOCATO Ceolan: Ma voglio dire, lei, all'udienza del 28 ottobre 1997, dinanzi alla Corte di Assise di Trapani, dice:
"Sono venuti questi dell'investigazione e voleva fare un accordo".
Cioè, lei disse:
"Di come la vedo io, ci disse, io posso parlare con le persone che sono al carcere e potremmo fermare con il tempo tutti. Non ammazziamo più praticamente né Carabinieri, né magistrati e mano mano non si può ammazzare poi più persone. E' una cosa pesante che non ammazziamo più a nessuno, perché la mafia è questa, però arriviamo a un patto".
Queste cose non le ha dette al dottor Grasso, né al dottor Chelazzi, né al dottor Nicolosi. Quindi aveva avuto dei colloqui investigativi.
Ma ora io le chiedo: ma se lei mi ha detto un momento fa che non aveva nessuna influenza su questi mafiosi, ma come pensava di andare in carcere e convincerli di smettere con gli omicidi e tutto il resto?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, le dirò di più: magari lo Stato avesse pensato di fare questi accordi, perché io ne sono convinto tuttora.
AVVOCATO Ceolan: Ma l'ha detta lei, Ferro. L'ha detta lei. Io ho letto la sua dichiarazione.
IMPUTATO Ferro G.: Ma magari lo Stato potevo fare qualche cosa di questa, qualche cosa di questa. Io ne sono convenuto tuttora, che non s'arriverebbe più ammazzare nessuno. Perché noi della mafia per guardare le cose attentamente, che cosa si è fatto tempo passato? Si è tentato di fare giustizia anche pure sbagliando. Qual è il discorso, avvocato? Qual è il discorso?
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: E' questo. Io ho tentato di dire, gli dissi: 'non mi bruciate per niente. Io saccio che posso parlare con le persone giuste.'
AVVOCATO Ceolan: Ma il discorso.
IMPUTATO Ferro G.: 'E finiamo 'sta cosa'. Io c'ho risposto: 'rischio la mia vita, ma la mi' famiglia non la voglio toccare. Si può arrivare a trovare una cosa, si può fare una cosa per come voi ritenete giusto di fare, per come potrebbe essere anche giusto'.
Io ero convinto... Avvocato, le dirò di più.
PRESIDENTE: Ferro, ora basta.
IMPUTATO Ferro G.: Ne sono convinto tuttora.
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVVOCATO Ceolan: Senta, vorrei dei chiarimenti su alcune frasi che lei attribuisce a Bagarella. Dice lei che Bagarella a un certo punto, quando lei uscì di carcere nell'aprile '93:
"Ora, ogni mandamento ha i suoi limiti, discorsi sigillati, mio cognato non ha preso impegni con nessuno".
Io ho notato che lei, per circa trenta volte, quando dice discorsi non intende il discorrere, ma si riferisce a fatti. Quindi quando si parla "discorsi sigillati", intende dire non si deve parlare di azioni fatte, o azioni da compiere?
Cioè, i discorsi sono fatti.
PRESIDENTE: Ha capito?
AVVOCATO Ceolan: Lei quando dice: 'si deve ammazzare...'
PRESIDENTE: Quando lei dice "discorsi sigillati", si riferisce a fatti di cui non si deve parlare?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Oh. Ecco, ora, siccome bocca più sigillata di chi non sa le cose, non c'è. E lei delle stragi dice di non saper nulla. Questi discorsi sigillati evidentemente si riferiscono ad altri fatti?
IMPUTATO Ferro G.: Ma, avvocato, quannu io aio... Posso rispondere?
AVVOCATO Ceolan: Sì, mi risponda...
PRESIDENTE: Certo.
AVVOCATO Ceolan: ... ma risponda sull'argomento.
IMPUTATO Ferro G.: Sull'argomento. Quando io parlo co' u' Bagarella, quando siamo a Bagheria, mi sembra che siamo nel giugno del '93, ... di questi fatti mi disse che erano successi ora non si parla. Discorsi sigillati con nessuno.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma...
IMPUTATO Ferro G.: Le cose vecchie sono...
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Anche le più intime, anche con le persone più intime, dice, (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Anche le più intime, anche con le persone più intime, disse: 'impegni con mio cognato non li aveva presi nessuno.'
AVVOCATO Ceolan: Ho capito, signor Ferro. Ho capito. Io le ho fatto una domanda precisa.
IMPUTATO Ferro G.: E io rispo...
AVVOCATO Ceolan: No, no.
Siccome lei dice che: 'io delle stragi non so niente', no? Evidentemente lei ha la bocca sigillata sulle stragi.
IMPUTATO Ferro G.: Io saccio che...
AVVOCATO Ceolan: Allora i discorsi devono essere altri fatti.
IMPUTATO Ferro G.: Ma io saccio di 'sti fatti che passaro a Firenze per le mani, tramite che sono passate di mano mia, avvocato. Altre cose che cosa... Di 'sti fatti Bagarella ne parla a mia. Un mi parla di altri fatti. E di questo discorso sigillato è.
AVVOCATO Ceolan: No, non ho capito. Scusi, Presidente, mi dà un aiuto, non ho capito la risposta.
PRESIDENTE: Mi pare che abbia detto che lui, quando parlò con Bagarella nell'incontro a Bagheria, faceva riferimento soltanto al fatto di Firenze. Della quale il figlio l'aveva sommariamente informato.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
PRESIDENTE: E che era stato poi, sia sempre in maniera molto sommaria, informato dal Calabrò.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
PRESIDENTE: E che ebbe come risposta dice: 'di queste cose non dobbiamo parlare'.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
PRESIDENTE: Ho capito...
IMPUTATO Ferro G.: Perfetto, questo è.
AVVOCATO Ceolan: E il discorso - e questo non l'ho capito, signor Ferro - che "mio cognato non ha preso impegni con nessuno", che cosa vuol dire?
IMPUTATO Ferro G.: Luca disse chistu...
PRESIDENTE: Per piacere, in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Luca ha detto questo...
PRESIDENTE: Perché lei... mi scusi. Lei è una persona intelligente, quando vuole in italiano parla e si fa capire.
AVVOCATO Ceolan: E' vero.
PRESIDENTE: Se parla in dialetto, è come se parlasse da solo.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, lei mi richiama, ma io ripeto di nuovo, che le devo dire?
PRESIDENTE: No, a me dispiace di doverle ripetere sempre la stessa cosa.
IMPUTATO Ferro G.: E me ne vado, siccome sono siciliano, noialtri siamo di quelli all'antica, dell'800...
PRESIDENTE: E a me dispiace che io non conosco e non capisco il siciliano. Ma la faccenda è che poi nessuno qui, in questo banco...
IMPUTATO Ferro G.: Allora, avvocato, ritorniamo ai discorsi.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Quando emo l'appuntamento a Bagheria e siamo entrati nella stanza, c'ero io, u' Matteo Messina Denaro, u' Bagarella, lu Graviano fu fatto allontanare, non partecipava al ragionamento.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Comincia a parlare u' Luca. U' Luca disse... (incomprensibile) Ma disse: 'cugino Pe', senti ca, di 'sti fatti che ci sunno, che sono successi, discorsi, non si parla con nessuno, neanche con quelli chiù intimi. Perché c'è gente che erano li più intimi, impegni cun mi' cugnato non ... pigliato più (incomprensibile) a nessuno. Perciò, ci siamo capiti? Anche li chiù intimi. Discorsi sigillati, chiusi'. (incomprensibile) con nessuno di queste parti.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Cominciò a parlare Luca e Luca disse - lui non vuole che dico cugino Peppe - ma lui disse: 'cugino Peppe, senti qua, di questi fatti che ci sono, che sono successi, discorsi... non si parla con nessuno. nemmeno con le persone più intime. Perché c'è gente che erano più intime ed impegni con mio cognato non ne aveva presi più nessuno. Non interessa niente più a nessuno. Perciò ci siamo capiti? Anche i più intimi, discorsi sigillati, chiusi, tomba. Con nessuno, di questi fatti.'
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: E poi io parlato de lu fattu di u' Mutari, ci dissi...
PRESIDENTE: Va bene, va bene, ma questo non ci interessa. La faccenda, mi scusi, anche io non riesco a capire cosa vuol dire con "mio cognato non ha preso impegni con nessuno". Che cosa vuol dire?
IMPUTATO Ferro G.: Chistu Luca disse. Che cu' su' cugnato impegni nun aveva pigliato nuddu. Non gli interessa più a nessuno.
PRESIDENTE: Italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Dice: 'cun mi' cugnato impegni ... pigliato nulla, non ci interessa ... nessuno, neanche li chiù intimi, discursi sigillati. Non s'avea a parlare cun nessuno'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse: 'con mio cognato impegni non ne ha preso nessuno. Non ci interessa più niente a nessuno, neanche i più intimi. discorsi sigillati. Non si deve parlare con nessuno.'
AVVOCATO Ceolan: Accontentiamoci di questo ermetismo.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato scusi, ma lei... O ci si mette anche lei di ufficio a fare l'interprete. Sennò, non può fare commenti. Quando sarà il suo turno lei dirà, farà tutte le domande che crede.
AVVOCATO: Presidente, guardi, rispondendo proprio a lei. Se non ho capito io, può darsi che siano in tanti a non aver capito queste ultime...
PRESIDENTE: E infatti. Però la spiegazione...
AVVOCATO: Gliele fa ripetere?
PRESIDENTE: La spiegazione... La domanda di ora è stata fatta tre, quattro, cinque volte, martedì, quando l'abbiamo sentito la prima volta. La risposta è sempre stata questa e non siamo riusciti a capire di più. E vuol dire che di più non si deve capire.
AVVOCATO: La prego, proprio per cortesia, di farlo ripetere: le ultime tre battute.
PRESIDENTE: A proposito di questo fatto.
IMPUTATO Ferro G.: Senti ca, avvocato, sicuramente il discorso è questo, era riferito a Brusca, che non ci fare... Il discorso di persone più intime chi erano?
PRESIDENTE: No, ma a noi non ci interessa il discorso delle persone più intime. Questo lo abbiamo capito, che si riferiva a Brusca, col quale non era molto d'accordo, eccetera.
Ma il discorso "mio cognato non ha preso impegni con nessuno", a che cosa si riferiva?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, non lo so io, avvocato. Presidente, non lo so. Luca disse chistu: 'impegni cun mi' cugnato unn'avia a nessuno'.
PRESIDENTE: Va be'.
IMPUTATO Ferro G.: Ma secondo me sarà questo il discorso, Presidente, cerchiamo di... perché sennò pare una cosa chiusa, un melone, giusto è.
PRESIDENTE: Appunto.
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente c'era stato un tipo di discorso ... tanta pure gente, può essere pure co' u' Brusca, o con altre persone mandamento, o co' (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sicuramente c'era stato un tipo di discorso con tante altre persone. E' possibile anche pure con Brusca, o con altre persone del mandamento, o qualcuna delle nostre persone di noi della nostra famiglia.
PRESIDENTE: Questo non lo sa. Dice, però...
IMPUTATO Ferro G.: Io posso pensare questo: che si doveva fare praticamente questo tipo di lavoro, uno, due, tre, quattro, cinque cose. Arrestato a suo cognato, non c'è interessato chiù niente a nessuno. Impegni unn'avia piglia...
Questi possono essere i discorsi, che posso pensare io. Può essere una mia supposizione. Ma per Luca, dire questa cosa, che cosa poteva essere?
PRESIDENTE: Va bene. Possiamo proseguire?
AVVOCATO Ceolan: Bene. Sì.
Allora lei, Ferro, da questi discorsi sigillati "mio cognato non ha preso impegni con nessuno" dall'episodio Mutari e dalle persone intime, lei capì che Bagarella si riferiva al Brusca?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Sicuramente a Brusca.
AVVOCATO Ceolan: Ma mi dice, ma come mai Bagarella è così ermetico e non le dice espressamente: 'guarda, con il Brusca è finita'? E fa tutto questo giro?
IMPUTATO Ferro G.: Di fatti quando poi si parlò du' Mutari, disse: 'manco se viene Giuvanni, niente pure a Giuvanni pe' u' discurso de u' Mutari', si facea la scomparsa de u' Mutari.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ho capito. Ma perché non le dice espressamente: 'guarda, cugino Beppe' - lo chiamava così, dice lei - 'no, guarda cugino Beppe, ora con il Ferro è finita'.
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Ceolan: 'Con il brusca è finita'.
IMPUTATO Ferro G.: Quando mi dice... sentisse ca, avvocato. Noaltri parliamo anche così, ma quando Luca dice che si devono rispettare i limiti, le cose, 'sta cosa è riferita a o' Brusca è riferita.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Però quando ci fu lu fatto de lu Mutari, disse: 'manco se viene Giuvanni, niente. Non sapete niente e basta'.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Senta signor Ferro, ma neanche i più intimi... Perché, Brusca era intimo suo?
IMPUTATO Ferro G.: Brusca era il padrone di Alcamo lui era. Intimo co' u' Bagarella, co' u' Riina era, u' Brusca.
AVVOCATO Ceolan: No, volevo sapere se intimo di lei, Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: No. Non era intimo mio.
AVVOCATO Ceolan: Mi sembra che l'altro giorno lei abbia detto che Bagarella volle la morte di Vito Mutari perché legato ai Grado, i quali a sua volta legati al Contorno, e quindi c'era il pericolo che potesse ammazzare qualcheduno dei vostri, no?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Oh. E questa uccisione, o scomparsa del Mutari Vito, doveva essere una cosa molto grave e molto delicata, se lui le disse: 'non se ne parla con nessuno. Chi ne parla ci rimette la testa'. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Luca disse: 'di 'sta cosa non ne dovete parlari con nessuno. Alla porta. Anche a Giuvanni niente.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Lu fatto di mette'... chu ne parlava ci mette' la testa, l'ho detto io a u' Coraci. (incomprensibile) ci si mette' la testa.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Il fatto di mettere, cioè, chi ne parlava ci rimetteva la testa, l'ho detto io a Coraci. A quelli che erano a conoscenza di questa cosa, chiunque venga, perché chi ne parla ci rimette la testa.
AVVOCATO Ceolan: Quindi è una cosa assolutamente segreta, tanto è grave e importante.
Ma lei ha anche detto che dopo un paio di mesi, Bagarella lo disse a Brusca. Ma perché Bagarella dice a voi tutti di questo fatto non se ne deve parlare, dice che Brusca va messo alla porta e poi gli racconta il fatto di cui non si doveva parlare?
IMPUTATO Ferro G.: Luca, quando fu, mi sembra un paio di mesi, mi disse, dice: 'cugino Pe', Giuvanni (incomprensibile)'
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Luca quando fu, mi sembra un paio di mesi, mi disse: 'cugino Peppe, Giovanni venne e lo hai messo alla porta. Hai fatto bene'.
PRESIDENTE: Parli in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Dice... Quandu vinne, mi pare fu un paio di mesi, si incontraa co' u' Brusca (incomprensibile) perché Brusca lo cercaa a lui. Quando è venuto per due volte a cercare lu Mutari, un primo giorno, un secundo giorno, cercava o' Bagarella. O' Bagarella non se facea trovare.
Poi quando si incontrò, il Bagarella mi disse chistu a mia. Mi disse: 'vinne a battere (incomprensibile)'
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse, quando venne mi pare furno un paio di mesi, si incontrò con il Brusca, perché il Brusca lo cercava a lui.
Quando venne per due volte a cercare il Mutari, il primo giorno e il secondo giorno, cercava a Bagarella. E Bagarella non si faceva trovare da lui.
Poi, quando si incontrarono, il Bagarella mi disse: 'è venuto a ribattere da voi e lo avete messo alla porta. Hai fatto bene.'
PRESIDENTE: Non capiamo.
IMPUTATO Ferro G.: 'E' venuto a ribattere da te, lo mettisti a la porta, hai fatto bene'.
Lui lo sapeva il discorso, perché ne avevano parlato prima di ammazzarlo al Mutari.
PRESIDENTE: Certo.
IMPUTATO Ferro G.: Sapia tutta la questione. Chistu è chillo che disse u' Bagarella.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Senta, il Brusca era preoccupato, diciamo, della scomparsa di questo Mutari Vito, mi sembra lei abbia detto, perché pensò che fosse un segnale di pericolo, questa scomparsa, in quanto poteva provenire da Palermo. Cioè, dai Greco, dai Bontate, se ce n'erano ancora qualcheduno in vita, eh?
PRESIDENTE: E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, secundo me lui era preoccu... E' venuto due volte, lui sapeva nulla. Era ... mandamento che per ora facea ... a Partinico. (incomprensibile) questa cosa? Secondo me era preoccupato pe' 'sta cosa lui.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, secondo lui era preoccupato. E' venuto due volte, non sapeva nulla. Era nel mandamento che al momento lui faceva da reggente a Partinico.
Da dove poteva venire questa cosa? Secondo me lui era preoccupato per questa cosa, lui.
AVVOCATO Ceolan: Eh, era preoccupato quindi? No?
IMPUTATO Ferro G.: Per venire due volte...
PRESIDENTE: L'ha appena detto, avvocato, quindi.
AVVOCATO Ceolan: Eh?
PRESIDENTE: L'ha appena detto.
AVVOCATO Ceolan: Non ho capito...
PRESIDENTE: Siccome lui era preoccupato.
AVVOCATO Ceolan: Non ho capito io, Presidente.
Ecco, e quindi quando Bagarella gli dice: 'guarda Brusca che l'ho fatto scomparire io', il Brusca si tranquillizza e non se ne parla più del Mutari?
IMPUTATO Ferro G.: No. No, u' Brusca nun ne parla chiù. Cun mia di Mutari nu' ne parla chiù.
AVVOCATO Ceolan: Oh.
IMPUTATO Ferro G.: U' Brusca poi ne parrà, dopo ci fu un altro incontro con Brusca.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Scusi, Ferro...
IMPUTATO Ferro G.: Passarono anche mesi. Brusca voleva essere la "primadonna".
AVVOCATO Ceolan: Scusi Ferro, scusi se...
IMPUTATO Ferro G.: No, avvocato, mi faccia finire, perché sennò lei non arriva a acchiappare il discorso e poi mi può fare tutte le domande che vuole.
Poi successe, mi pare, quando fu, due mesi... non me lo ricordo più, un altro incontro. E lu Brusca vuria ammazza' l'altro Mutari, u' fratelo.
AVVOCATO Ceolan: Ferro, scusi. Lei è un fiume in piena. Scusi se la interrompo.
Quindi, quando Brusca sa che Mutari è scomparso per volontà del Bagarella, si tranquillizza e non si parla più dei Mutari?
IMPUTATO Ferro G.: Un me ne viene a parlare chiù du' Mutari.
AVVOCATO Ceolan: Oh.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) ammazza' l'altro frate. Poi ne parla cu' mia.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Me ne parlò del Mutari quando voleva essere aiutato ad uccidere l'altro fratello. Poi ne parlò con me.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
PRESIDENTE: Va bene, va bene.
IMPUTATO Ferro G.: E me ne parla davanti a Bagarella.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: E un'altra cosa, mi ho dimenticato, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Che chiù u' Mutari, avia ammazza' - io mi pare che ho fatto dichiarazioni - avia fatto scomparire uno di Balestrate, che era un amico di un frate di Giovanni Brusca, l'avia fatto scomparire u' Mutari.
PRESIDENTE: E l'aveva già detto. Ce l'aveva già detto.
IMPUTATO Ferro G.: Ce l'avevo detto questo?
PRESIDENTE: Sì, ce l'aveva detto.
AVVOCATO Ceolan: Oh. Quindi... Ecco, ecco. Era qui che volevo arrivare.
Lei dice quindi che il Brusca voleva uccidere questo Luigi Mutari, fratello di Mutari Vito, perché il Mutari Vito aveva fatto uccidere un amico di Vincenzo Brusca, è così? Eh?
IMPUTATO Ferro G.: Avia successo questa cosa, ma lui lo volia menare o' Mutari Luigi ... la preoccupazione (incomprensibile) pota pigliare, non potea pigliare. E c'era 'sta cosa.
Ma 'sto Mutari Luigi era un poveraccio, di fatti (incomprensibile) tramite u' Coraci. E io (incomprensibile) perché u' Mutari s'ennia a parlare co' u' Coraci, chistu Luigi, e dice qualche battuta che era (incomprensibile) per 'sta cosa di suo frate, dice: 'perché se mi fate sbaglia', è giusto che l'ammazzato (incomprensibile) pure io a mi' frate'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Era successo questa cosa, ma lui lo voleva eliminare al Mutari Luigi, perché era preoccupato che potesse andare dai Carabinieri per la scomparsa del fratello. Per dove poteva prendere e per dove non poteva prendere. E c'era questa cosa.
Ma questo Mutari Luigi è un poveraccio.
Infatti lui voleva aiuto da me, tramite il Coraci.
E io gli dissi, perché il Mutari se n'era andato a parlare con Coraci, questo Luigi. E diceva qualche battuta che era arrabbiato per questa cosa di suo fratello: 'perché, se mio fratello ha sbagliato, è giusto che lo hanno ammazzato, perché lo avrei ammazzato pure io.'
AVVOCATO Ceolan: Ma lei...
IMPUTATO Ferro G.: E diceva...
PRESIDENTE: Abbiamo capito. Basta così, sennò qui finisce che ci perdiamo la mattinata in cose che ci interessano molto poco.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene. E allora, lei piglia e mi ferma, Presidente, quando vuole.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, dunque. Allora, Brusca Giovanni vuole uccidere Luigi Mutari, no? Dopo due mesi dal fatto di Mutari Giovanni, disse che dovevano fare sparire pure al fratello Luigi, è così?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. Cosa che io non ho aderito. Effettivamente (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì. Cosa a cui io non ho aderito. Effettivamente gliel'ho guastata questa cosa.
AVVOCATO Ceolan: Oh. E lo voleva far sparire perché si dice che avevano ucciso quello di Balestrate, amico del Giovanni Brusca. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente lui non lu vulia ammazza... c'era pure questa cosa della scomparsa dell'amico di so' frate, ma lu discorso era un altro. Perché...
PRESIDENTE: Va be', c'era anche altri discorsi.
IMPUTATO Ferro G.: Voleva essere la "primadonna". S'avea fatto 'sta cosa...
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, però facciamo domande un pochino più stringenti sui nostri problemi.
AVVOCATO Ceolan: Presidente, me ne rendo conto anch'io, ma d'altra parte...
PRESIDENTE: D'altra parte, se si scantona troppo, finisce...
AVVOCATO Ceolan: La domanda, o si o no, non esiste, insomma, è difficile.
Ma lei però ha detto anche una cosa diversa, signor Ferro. Lei ha detto, la domanda gliela fa proprio il dottor Grasso:
"Il motivo qual è, perché si informava della scomparsa del fratello, questo Luigi?"
E lei dice:
"Sì, lo voleva uccidere perché questo diventava un pericolo, anche perché poteva andare dai Carabinieri". Il fratello Luigi.
PRESIDENTE: E' vero questo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ma...
PRESIDENTE: Si ricorda di aver detto questo?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, se è scritto penso che l'ho det... e poi ... Questa cosa sicuramente si potea pensare questo, che chistu ... dai Carabinieri, perché era persona... chistu Mutari Luigi è persona di famiglia. Pensava che s'ammazza a suo frate, che cosa potea pensare ... potea pensare pure per lui. E questa cosa non (incomprensibile) Perché lui si voleva ... tramite u' Coraci, co' u' Coraci di Balestrati. Di fatti aveva detto qualche mala parola 'sto Luigi, 'sta cosa. E io ci dissi: 'Vito, fai (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, se è scritto, penso di averlo detto.
Può essere facile,. questa cosa quasi sicuramente si poteva pensare questo, cioè che poteva andare dai Carabinieri, perché era persona... Questo Mutari Luigi è persona di famiglia.
Pensando che si è ammazzato al fratello, che cosa poteva pensare? Che si poteva pensare pure per lui.
E io a questa cosa non ho voluto aderire, perché lui si voleva servire tramite il Coraci, perché il Coraci è di Balestrate.
Infatti aveva detto qualche brutta parola, questo Luigi, su questa cosa. E io gli dissi: 'Vito, fermati lì...'
PRESIDENTE: Ora basta.
IMPUTATO Ferro G.: 'Che questa cosa...'
PRESIDENTE: Ora basta, sennò è un argomento che non finiamo più.
IMPUTATO Ferro G.: Va bene, Presidente. Se l'avvocato mi fa sempre domande lì, Presidente, io devo chiarire il discorso.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato, prosegua.
AVVOCATO Ceolan: Ma allora le chiedo: perché Brusca, che era estraneo a questo omicidio, si preoccupava che Luigi Mutari andasse dai Carabinieri? Casomai se ne doveva preoccupare il Bagarella, mica il Brusca.
PRESIDENTE: Avvocato, guardi, mi scusi. Queste domanda, a questo punto, non ci interessano più. Passi ad altri argomenti.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. Passiamo ad altri argomenti.
Dunque, lei nel settembre del '92 divenne capomandamento di Alcamo, eh? Oh.
E' vero che Bagarella praticamente le disse che Calabrò andava nominato reggente nell'ipotesi in cui lei fosse impedito?
Praticamente lei riferisce questa frase:
"Cugino Beppe, ditelo alle famiglie e ai ragazzi, sia ai castellamaresi, quando non ci sei tu, loro si devono rivolgere a Gino per andare in Commissione".
IMPUTATO Ferro G.: Sì, questa...
AVVOCATO Ceolan: Oh. Quindi, dico, Bagarella dette la reggenza a Calabrò.
PRESIDENTE: E' vero?
AVVOCATO Ceolan: E' vero?
IMPUTATO Ferro G.: I fatti questi erano, questi. Quando io non c'ero, al posto mio c'era u' Calabrò.
AVVOCATO Ceolan: Ma senta Ferro, scusi eh, lei l'altro giorno ci ha detto che quando Riina la nominò capomandamento di Alcamo, nello stesso tempo dette la reggenza a Calabrò.
IMPUTATO Ferro G.: No, davanti questa cosa non mi fu fatta. Poi 'sta cosa la disse Luca, dopo giorni venne a Castellammare e la disse 'sta cosa, Luca. La disse a mia e a Gino.
AVVOCATO Ceolan: Guardi, io non ho il verbale trascritto dell'udienza dell'altro giorno, ma lei disse proprio così. Che la reggenza la dette Riina.
PRESIDENTE: Beh, e oggi ci dice invece tutt'altra cosa.
AVVOCATO Ceolan: Andiamo avanti. E oggi ci dice un'altra cosa.
IMPUTATO Ferro G.: E può essere che posso fare confusione, ma sicuramente mi sembra che nun fu ditta da lu Riina. Ma che fu detta 'sta cosa, è stata detta la verità, 'sta cosa.
AVVOCATO Ceolan: L'influenza di Brusca sul territorio di Alcamo e dintorni, finisce quando Bagarella le dice: 'da oggi i discorsi sigillati', o era finita prima?
IMPUTATO Ferro G.: I discursi sono cambiati dopo, nel '93, quando io venni di Messina, avvocato, prima no. Prima non ce n'erano cambiamenti.
AVVOCATO Ceolan: Ma è vero che, quando lei fu nominato capomandamento, Riina le disse: 'guarda, finché c'è in atto la guerra tra i Pirrone e i Greco, di quello che ha bisogno il Brusca glielo dai. Però quando è finita la guerra, te rivolgiti solo a Matteo'.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Eh. Quindi, praticamente, il Riina estromise il Brusca, non il Bagarella?
IMPUTATO Ferro G.: Riina disse 'sto ca, avvocato: 'fino a che c'è 'sto fatto del Greco e i Pirrone (incomprensibile) Giuvanni Brusca e si interessavano ... Giuvanni o u' Bagarella.
Dopo che un c'era chiù 'sta questione, io soltanto mi dovevo rivolgere a Matteo. Non aveo a cercare a i' (incomprensibile) Matteo.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Riina disse questo qua, avvocato: 'fino a che c'è questo fatto dei Greco e dei Pirrone, ci interessiamo noi di Palermo, Giovanni Brusca', e si interessavano loro, Giovanni o il Bagarella..
Dopo che non c'era più questa questione io mi dovevo rivolgere soltanto a Matteo, non lo dovevo cercare a lui. Se avevo bisogno dovevo parlare con Matteo.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Chistu disse...
AVVOCATO Ceolan: Lei prima, rispondendo a una domanda del difensore di parte civile, ha detto che non le risultava che Bagarella fosse capoprovincia di Palermo. E' vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, e questa cosa io effettivamente non la so. Può essere che... Matteo con lui parlava. Io parlavo pure con lui. Non lo so se c'era qualche altra persona di Palermo. Questo non lo so, questa cosa.
AVVOCATO Ceolan: E allora io le chiedo: ma perché allora, il 18 giugno del '97, alla domanda che gli fece il dottor Grasso, di chi fosse il capoprovincia di Palermo, lei rispose:
"Di Palermo era Bagarella, per quanto ne so io".
PRESIDENTE: Si ricorda.
IMPUTATO Ferro G.: Può essere ... scappa' questa espressione, perché parlavamo ... Luca. Ma onestamente io, 'sta cosa non m'ha detto nuddu ... Può essere pure che ... scappare questa espressione, mentre ... interrogato, nella foga di parlare. Ma non penso cosa ci potrebbe essere così tanto stravolto come discorso, avvocato, mi scusi.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Può essere che mi è potuta scappare questa espressione, perché parlavamo noialtri con Luca. Ma onestamente io questa cosa non me l'ha mai detta nessuno che Luca era il capo. Può essere che mi è potuta scappare questa espressione, mentre si interrogava nella foga di parlare. Ma non penso che cosa ci potrebbe essere di così tanto stravolgente in questo discorso, avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Ceolan: Ma guardi, guardi, glielo leggo, signor Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Ma può essere la verità che mi è potuta capitare anche questa strofa, ma...
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Quindi una volta dice una cosa, una volta ne dice un'altra.
Dunque, quella riunione in cui Bagarella le disse: 'abbiamo bisogno di Firenze o Bologna, vogliono che sia fatto rumore', lei la data del giugno-luglio '94. Ma fu una riunione che avvenne dopo l'incontro al villaggio turistico?
PRESIDENTE: Ha capito.
IMPUTATO Ferro G.: Ma u' turistico fu l'anno prima, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Anche prima?
IMPUTATO Ferro G.: L'anno prima il turistico è stato.
PRESIDENTE: Invece questa, dove Riina... dove Bagarella disse il discorso...
IMPUTATO Ferro G.: E' stato nel '94. Gino un c'era chiù. Gino era carcerato. Non c'era Gino.
PRESIDENTE: Quindi era '94.
IMPUTATO Ferro G.: L'anno dopo fu.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Senta, lei ha detto - lamentandosi che si fossero rivolti al Messana - lei ha detto, dice:
"Ci sono tanti siciliani a Firenze a cui rivolgersi e quelli di Palermo li conoscono".
Ora io le chiedo: ma il Bagarella, che lo tiene all'oscuro delle stragi, che conosce persone su Palermo e forse anche su Bologna, perché si deve rivolgere a lei?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, io che cosa le posso dire? Questa cosa io... Io ero amico di Bagarella, è una persona intima, fidata a lui e potevamo fare questa cosa, non lo so, più ristretta, avevano questo bisogno.
Non lo so io. Come gli ho detto prima, si erano capovolte le regole. Non erano persone da prendere nessuna, né mio figlio e manco tutta quella schifezza che è passata di qua, davanti alla Corte.
AVVOCATO Ceolan: Uhm. E lei, l'incontro, si ricorda dove avvenne? L'incontro in cui Bagarella le fece, o le avrebbe fatto - meglio - questo discorso?
PRESIDENTE: Quello dei discorsi chiusi?
AVVOCATO Ceolan: Sì, questo del...
PRESIDENTE: Bologna, Firenze, eccetera?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: Si ricorda dove avvenne questo incontro?
IMPUTATO Ferro G.: Parla del primo incontro lui?
AVVOCATO Ceolan: No, l'incontro in cui Bagarella le disse...
PRESIDENTE: Quello del '94.
IMPUTATO Ferro G.: '94 venne a Partinico, u' Giovanni Bonomo.
PRESIDENTE: L'ha detto più di una volta.
IMPUTATO Ferro G.: Giugno '94, Giovanni Bonomo.
AVVOCATO Ceolan: Ecco. E l'appuntamento come fu fissato?
IMPUTATO Ferro G.: Ma l'appuntamento (incomprensibile) tramite Coraci. Ci mandava a qualcuno: Giovanni Bonomo ... a Vito Coraci e Vito Coraci avvisava a mia. Potevano capitare ... incontri (incomprensibile) tanti incontri (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma l'appuntamento io lo fissavo tramite il Coraci, o ci mandavo qualcuno: Giovanni Bonomo che andava da Vito Coraci e Vito Coraci mi avvisava.
Potevano capitare così gli incontri. Ce ne sono stati tanti incontri, non è che si può andare...
AVVOCATO Ceolan: E non ricorda neanche come ci andò e con chi ci andò?
IMPUTATO Ferro G.: Ma può essere che mi ci poté accompagnare anche Vito a 'st'incontro, o ci poté venire me figlio.
AVVOCATO Ceolan: E a Partinico si ricorda dove vi incontraste?
IMPUTATO Ferro G.: A Partinico l'incontro è da Giovanni Bonomo, dove c'ha l'imbottigliamento di vino.
PRESIDENTE: L'ha appena detto, avvocato. L'aveva già detto...
IMPUTATO Ferro G.: Ci sono stati tanti incontri con Giovanni Bonomo.
AVVOCATO Ceolan: Non avevo capito io, Presidente.
PRESIDENTE: L'aveva detto anche poco fa. L'aveva detto anche due giorni fa.
AVVOCATO Ceolan: L'ultima domanda, signor Ferro. Ma è vero che Bagarella le salvò due volte la vita?
IMPUTATO Ferro G.: Vero è, come è vero che c'è Dio. E' la verità questo.
AVVOCATO Ceolan: E questo è il ringraziamento.
Ho finito, Presidente.
IMPUTATO Ferro G.: E io...
PRESIDENTE: Avvocato, i commenti... Mi dispiace, i commenti non sono consentiti.
Facciamo una breve sospensione, per cortesia? Poi riprendiamo.
AVVOCATO Ceolan: Scusi Presidente.
PRESIDENTE: Che c'è?
AVVOCATO Ceolan: Il signor Bagarella vorrebbe fare una dichiarazione spontanea.
PRESIDENTE: Sì, ce la fa fra dieci minuti, quando riprendiamo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Bene, allora chi interviene?
AVV. Cianferoni: Chiedo la parola io Presidente, l'avvocato Cianferoni. In sostituzione dell'avvocato Gandolfi per il signor Gioacchino Calabrò.
Signor Ferro, buongiorno.
IMPUTATO Ferro G.: Buongiorno.
AVV. Cianferoni: Le faccio anch'io la domanda che le ha già rivolto l'avvocato Ceolan sulla sua salute. Come va ora? Si ricorda abbiamo fatto di tutto con la perizia?
IMPUTATO Ferro G.: Sto male, avvocato. Sto male. Le trasfusioni ultimamente m'hanno fatto a giugno, sto male con l'anemia... Ora non ci vedo più.
AVV. Cianferoni: E io me lo ricordo perché si ricorda forse sì e forse no...
PRESIDENTE: Avvocato, veniamo alle cose...
AVV. Cianferoni: Sì, si parla di processo.
Del resto ero sostituto dell'avvocato di fiducia...
PRESIDENTE: Sì, sì. Siamo d'accordo ma del precedente difensore...
AVV. Cianferoni: Del precedente.
PRESIDENTE: ... cosa che ora non ci riguarda più.
AVV. Cianferoni: Anche fosse solo per educazione, Presidente. Comunque, vengo subito alle domande.
Dunque signor Ferro, ma il Gioacchino Calabrò poteva sapere dove abitava suo cognato Nino Messana?
IMPUTATO Ferro G.: Ma che sapeva che era a Firenze, secondo me, lo sapeva facilmente se n'avevo parlato io, sicuramente qui in Toscana si sapeva mio cognato; o poteva sapere questo tramite me.
AVV. Cianferoni: Ecco. Però a livello di sapere se abitava in una campagna, in una città... faccio un esempio così...
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Questo non lo poteva sapere.
AVV. Cianferoni: Non lo poteva sapere.
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Questo non lo poteva sapere.
AVV. Cianferoni: Faccio un esempio di una cosa, perché ho seguito attentamente le sue dichiarazioni, così lei mi capisce subito.
Non poteva sapere per esempio se la casa di Messana fosse stata vicina a un commissariato della Polizia.
IMPUTATO Ferro G.: No, no...
AVV. Cianferoni: Non lo poteva sapere.
PRESIDENTE: Mi scusi, lei fa domande o fa asserzioni? Eh, dice 'non poteva sapere', la domanda non c'è. C'è un'affermazione.
Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Le ho chiesto se lo poteva sapere o no.
PRESIDENTE: Andiamo avanti, avvocato.
AVV. Cianferoni: Comunque la risposta mi pare sia venuta: non poteva sapere questi particolari.
E allora le chiedo: ma perché allora Gioacchino Calabrò avrebbe dovuto insistere su Messana quando ha visto che la cosa non andava, non era giusta?
IMPUTATO Ferro G.: Eh, avvocato, che cosa le posso dire io? Come ho detto si sono travolte tutte cose, è una cosa... si sono fatti errori, non si doveva fare queste cose.
AVV. Cianferoni: Ma lei lo ha già detto, ma per la sua conoscenza, il signor Calabrò era una persona retta, una persona posata?
IMPUTATO Ferro G.: Sì. E' un grandissimo lavoratore Gino. Un lavoratore. Lavora con l'officina, con le sue mani, no a guarda' a lavorare con le sue mani. Questa è la verità.
AVV. Cianferoni: Prima di fare un torto alla sua persona, ci avrebbe pensato tre volte e poi non l'avrebbe fatto. E' così?
IMPUTATO Ferro G.: Un torto a chi, a me?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. No l'avrebbe fatto.
AVV. Cianferoni: Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: E io di questo che sto parlando sono addolorato, ma è una maledizione che si ammazza tutti, (incomprensibile) determinazione o (incomprensibile) attentamente per un anno. E la coscienza mi si è spaccata in due.
E poi avvocato, voglio dire una cosa: dopo tutto quello (incomprensibile) attentamente la vita non (incomprensibile) sono stati (incomprensibile) maledizione, è la mafia che ci ammazza tutti e si devono convince' pure loro. Basta con questa cosa. Si deve...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E io di questo, di questo che sto parlando, sono addolorato. Ma è una maledizione che ci ammazza tutti. Sono arrivato a questa determinazione, voglio esaminare attentamente per un attimo. E la mia coscienza si è spaccata in due.
E poi, avvocato, voglio dire una cosa: dopo tutto quello che ho esaminato attentamente, la vita non la sto togliendo io, sono stati altri a toglierci la vita a noi. E' Satana, la maledizione e la mafia che ci uccide tutti.
E si devono convincere anche loro, basta con questa cosa.
PRESIDENTE: L'abbiamo capito. Abbiamo capito.
AVV. Cianferoni: Ascolti, che sono stati altri ora ci arriviamo.
IMPUTATO Ferro G.: Mi brucia l'animo a me. (incomprensibile) Calabrò (incomprensibile) Bagarella pure (incomprensibile) ci ammazza tutte le famiglie (incomprensibile) diritto di ammazza' tutte le famiglie nostre. Non abbiamo questo diritto nessuno. Santo Dio, io devo accettare questa mia umiliazione per tutti (incomprensibile) carcerati. Perché non è giusto, tanta gente nostra c'è in galera, padri di famiglia. (incomprensibile) la vita. (incomprensibile) è una cosa mostruosa.
Dice: ma lei ci sta pensando dopo Ferro? (incomprensibile) 'sta cosa, (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mi brucia l'anima a me. Lo so io il Calabrò, per ora a modo mio mi farei tagliare la mano per il Calabrò e per il Bagarella, pure.
Ma non è possibile, ci ammazza tutte le famiglie. Non abbiamo più... non abbiamo diritto di levare la vita alle nostre famiglie, non abbiamo questo diritto. Nessuno, nessuno diritto.
Santo Iddio! Dio deve accettare questa mia umiliazione per tutti questi sfortunati che sono pure carcerati. Perché non è giusto, tanta gente nostra è in carcere: padri di famiglia, spinti così "arrunzati" e ci hanno lasciato la vita.
E quanta gente hanno pure perso la vita innocenti. E' una cosa mostruosa.
Dite: 'ma lei ci sta pensando dopo, Ferro? Perché non ci pensava prima?'
E dopo che mi è successo questa cos di mio figlio, è come se mi si fosse aperto una porta davanti ai miei occhi.
AVV. Cianferoni: Signor Ferro.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E dopo c'è stato pure Gambino che arrivò...
PRESIDENTE: Bene, ora per piacere...
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
PRESIDENTE: Stia calmo.
AVV. Cianferoni: Io la capisco. Adesso...
IMPUTATO Ferro G.: Me brucia l'animo a me.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
IMPUTATO Ferro G.: Io saccio (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io lo so che il Calabrò...
PRESIDENTE: Ferro, scusi.
AVV. Cianferoni: Guardi che ho capito. Per cui ora ne parliamo lentamente di tutte queste cose.
Senta, quindi tornando a Gioacchino Calabrò. Lui poteva mai pensare di minacciare il Messana?
IMPUTATO Ferro G.: No, ma 'ste cose... non creda... sarà che era incazzato Gino con me figlio perché me cugnato facea 'sta cosa di stronzo, perché me cognato avea a dire no primo (incomprensibile) impegno e poi non lo mantiene. E putea esse' giusto che Gino era incazzato che (incomprensibile) cosa, ma no che me cugnato...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, queste cose no. Non credo a questo.
E' possibile che fosse incazzato Gino con mio figlio, perché mio cognato ha fatto questa cosa da stronzo, perché mio cognato doveva dire no, in primo. E invece si prese l'impegno e poi non lo ha mantenuto.
E poteva essere giusto che Gino era incazzato che gli abbiano potuto dire qualcosa... Ma no che mio cognato...
AVV. Cianferoni: Bene.
IMPUTATO Ferro G.: Non avrebbe fatto me cugnato...
AVV. Cianferoni: Quindi, ho capito bene che il Messana parlò con leggerezza perché gli fu... parlò con leggerezza. Fermiamoci qui per ora. E' giusto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
PRESIDENTE: Ma lui non era presente avvocato. Come fa a rispondere è giusto o non è giusto.
AVV. Cianferoni: Per quello che ne sa, ovviamente.
IMPUTATO Ferro G.: Per quello che posso pensare, avvocato, per quello, per come si sono svolti i fatti.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Lei con Messana o con la sua cognata, con la sua sorella mi scusi, ci ha mai parlato dei viaggi di suo figlio Vincenzo nel '93?
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Di questi fatti no. Neanche, niente. E poi mio cognato è venuto mi sembra nel '95, quando (incomprensibile) suo cognato, (incomprensibile) e mie cognate, e neanche discorsi con me. Niente alla lettera.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, no. Di questi fatti, no. Niente. E poi mio cognato è venuto, mi sembra, nel '95, quando è morto suo cognato, il fratello dei miei cognati.
E neanche discorsi con me. Niente, alla lettera.
AVV. Cianferoni: Ecco. Dopo quanto tempo Vincenzo le disse che era dovuto salire a Firenze?
IMPUTATO Ferro G.: Ma mi sembra dopo quattro o cinque giorni che (incomprensibile) che stavo veramente male avvocato. (incomprensibile) fare cinque trasfusioni, (incomprensibile) l'emoglobina mi sembra che era quattro o cinque, non vedevo più, non capivo niente, non c'ero. Non c'ero completamente. Dopo mi hanno (incomprensibile) dopo me figlio me disse 'sta cosa. Me disse, dice: 'papà, (incomprensibile) Gino e (incomprensibile) bisogno lo zio Nino, (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma mi sembra dopo quattro o cinque giorni che ero venuto da Messina, che stavo veramente male, avvocato. Mi hanno dovuto fare cinque trasfusioni. Ero a terra, l'emoglobina mi sembra che era 4 o 5, non vedevo più, non capivo niente, non c'ero. Non c'ero completamente.
E dopo mi hanno ripreso.
Dopo, mio figlio, mi disse questa cosa, mi disse: 'papà, è venuto Gino e mi disse che avevano bisogno dello zio Nino. E io ci sono andato con lui.
PRESIDENTE: Va bene, abbiamo capito.
AVV. Cianferoni: Senta...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Disse: 'da tuo zio dobbiamo andare.'
PRESIDENTE: Ce l'ha già detto tante volte. Stia buono.
AVV. Cianferoni: Senta, quindi nel corso dei colloqui che suo figlio ebbe lì a lei, a Messina, poteva visitarla, la poteva...?
IMPUTATO Ferro G.: Me figlio me (incomprensibile) sempre (incomprensibile) cercava di parlare cu dottori, cu medici, perché me figlio è medico. E mi guardava nella faccia e me guardava nelle unghie delle mano, vedia che (incomprensibile) l'emoglobina, sangue nu n'avevo chiù, perché (incomprensibile) avvocato, io non faccio più sangue. Non c'ho più... non funziona più. E me devo fare trasfusioni, ora qui dove son ricoverato o' centro clinico, me danno la terapia tutti i giorni. Mattina e sera. E (incomprensibile) l'esame l'altro giorno, sempre a scendere. Ho perso la vista.
Di questo (incomprensibile) non ci vedo più...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mio figlio mi guardava sempre gli occhi e cercava di parlare con i dottori, con i medici, perché mio figlio è medico e mi guardava la faccia, le unghie delle mani, vedeva che l'emoglobina, che sangue non avevo più.
Perché la malattia che cos'è, avvocato? Chiariamo questa cosa. Io non faccio più sangue, non ho più... il midollo non funziona più. Mi devono fare le trasfusioni. Ed ora qui, dove sono ricoverato al Centro Clinico, mi danno la terapia tutti i giorni: mattina e sera. E l'emoglobina non ne ho.
Mi hanno fatto l'esame l'altro giorno e va sempre a scendere. Ed ora ho perso la vista; dall'occhio destro non ci vedo più.
PRESIDENTE: Lo ha già detto, Ferro. Per piacere, non esageri sennò qui non finiamo più.
IMPUTATO Ferro G.: No, non voglio... l'avvocato parla, non voglio esse' esagerato, non voglio...
PRESIDENTE: Non esageri nelle risposte. Quando una cosa l'ha detta due o tre volte, l'abbiamo capita.
AVV. Cianferoni: Io la ascolto tranquillamente.
IMPUTATO Ferro G.: L'avvocato mi fa domande...
AVV. Cianferoni: Non si faccia problemi.
Senta, lei quando vide in televisione il disastro di Firenze? prima o dopo aver parlato con Vincenzo?
IMPUTATO Ferro G.: Ma me sembra che mi ricordo che ci parravo dopo, ma (incomprensibile) la cosa, (incomprensibile) televisione, (incomprensibile) me ricordo chiù avvocato.
Facilmente arrivava (incomprensibile) ricordo chiù di preciso, posso di' una cosa non esatta.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma mi sembra che mi ricordo che ci ho parlato dopo, non me la ricordo più precisa la cosa. Io guardavo la televisione, sentivo pure, perché ero in tensione perché mio figlio non veniva. Doveva mancare mezza giornata e poi mancò due o tre giorni. Non me lo ricordo più, avvocato.
Facilmente che ascoltavo il discorso alla televisione quando mio figlio arrivò, ma non me lo ricordo più preciso. Posso dire una cosa non esatta.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché questo mi pare importante. Nel corso degli interrogatori il 18 di giugno, lei disse di averlo visto poi in televisione. A pagina 25 per il Pubblico Ministero, dice:
"Dopo che è venuto mio figlio, gli chiesi che cosa fosse successo. Poi ho sentito per televisione il disastro".
Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: E allora, se così (incomprensibile) confusione in queste affermazioni, avvocato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E allora, se è così, posso fare confusione in questa affermazione.
AVV. Cianferoni: No...
IMPUTATO Ferro G.: Può esse' la verità anche questa, che le posso dire?
AVV. Cianferoni: Va benissimo. Quindi il collegamento di cui ci ha parlato, lei lo fa dopo. Dopo...
PRESIDENTE: Ha detto che non se lo ricorda più, che può fare confusione fra un prima e un dopo. Questo ha detto Ferro, vero?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì. Era presente (incomprensibile) posso fare confusione veramente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sì, sì, avvocato. Era presente, questa è la verità. Posso fare confusione, veramente.
AVV. Cianferoni: Ma la confusione la può fare oggi o quando l'ha sentito il Pubblico Ministero a giugno aveva, era più fresco.
IMPUTATO Ferro G.: No, avvocato. (incomprensibile) confusione la posso fare ora. Nu posso esse' lucido in questa cosa, no che mi voglio nascondere la verità. (incomprensibile) confusione di 'sta cosa...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, avvocato, l'avrò potuta fare pure allora, la confusione e la posso fare pure ora. Non posso essere lucido di questa cosa, no perché mi voglio nascondere, è la verità. Posso fare confusione di questa cosa, soltanto.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito di questo colloquio con Vincenzo, che cosa voleva dire... guardi, per la Corte. La domanda mia è questa.
Sentito dal Pubblico Ministero su questo punto, lei voleva dire un'altra cosa. Poi il discorso rimase sospeso.
A pagina 26 la interrogava il dottor Grasso, dice:
"Quindi lei disse a suo figlio di scordarsi qualsiasi cosa, di non parlare nemmeno con lei".
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: E lei risponde:
"Neanche con me di queste cose e di dimenticare tutto. poi un'altra cosa voglio dire..."
Prende la parola il dottor Nicolosi, le pone un'altra domanda.
IMPUTATO Ferro G.: Io a mio figlio ci dissi chisto, avvocato, : 'tu (incomprensibile) sta' attento'
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io, a mio figlio, dissi questo, avvocato: 'tu...', prima che partisse, gli dissi: 'vai là, figlio mio, stai attento a tuo zio...'.
PRESIDENTE: Ferro, non stiamo parlando del prima di partire. Stiamo parlando di dopo. Quando suo figlio le ha detto che era stato là, che aspettava delle altre persone, che aveva tardato per quello, lei gli disse...
IMPUTATO Ferro G.: Di questi fatti...
PRESIDENTE: Che poi ha cominciato un altro discorso. Poi un'altra cosa devo dire...
A questo punto, qualcheduno l'ha interrotta facendo un'altra domanda e quest'altra cosa è rimasta per aria. Non si sa che...
L'avvocato vuol sapere se si ricorda qual era l'altra cosa che voleva dire.
IMPUTATO Ferro G.: Ma io (incomprensibile) questi che sto dicendo sono, Presidente.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma io, dei fatti che ho potuto parlare, sono questi che sto dicendo, Presidente.
AVV. Cianferoni: Va bene.
IMPUTATO Ferro G.: Nu me la ricordo chiù 'sta cosa...
PRESIDENTE: Va bene. Andiamo avanti.
IMPUTATO Ferro G.: ... se (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
... se è stata fermata o se non è stata fermata.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: La cosa che mi sono chiesto io è questa. Lei alla fine di aprile esce da Messina. Quindi se lei era fuori, libero, perché Gioacchino Calabrò doveva insistere con suo figlio Vincenzo e non parlare direttamente con lei?
IMPUTATO Ferro G.: E (incomprensibile) parravo io. Quanno me figliu (incomprensibile) Gino manda a chiama (incomprensibile) lu fatto. (incomprensibile) appuntamento con mia l'indomani, avvocato.
Fecimo l'appuntamento (incomprensibile) casetta a mare. E ci parravo io con Gino, nu parrava me figliu. (incomprensibile) Gino (incomprensibile) a me figlio (incomprensibile) e che me cugnato (incomprensibile) impegno e di me figliu (incomprensibile) a mio cugnato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E poi non ci parlavo io. Quando mio figlio è andato là che Gino lo ha mandato a chiamare, non mi ricordo con chi lo ha mandato a chiamare, Gino mi venne a raccontare il fatto.
Non gli dissi di avere un appuntamento con me l'indomani, avvocato? E abbiamo fatto l'appuntamento a Castellammare, a casa mia a Castellammare.
E gli ho parlato io a Gino, non gli parlò mio figlio. Io e Gino abbiamo stabilito di mandare mio figlio nuovamente quassù e che mio cognato avesse mantenuto l'impegno e di mio figlio mandarcelo pure in modo che, quando venivano quelle persone, mio figlio stava dentro con mio cognato.
AVV. Cianferoni: Signor Ferro, abbia pazienza. Se più lentamente può ridire la stessa cosa, più in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, quannu me figlio Gino lu manda a chiamare, nu me ricordo con chi lo manna a chiamare se fu co su figlio, quacche n'attro, nu me la ricordo 'sta cosa.
Me figlio (incomprensibile) parrare cu Gino e Gino ci disse lu problema (incomprensibile) me cugnato che (incomprensibile) persone.
Me figlio me viene (incomprensibile) 'sta cosa, me disse: 'papà successe 'sta cosa'.
Ci dissi: 'fa una cosa figlio me, (incomprensibile) Gino e ci fissi un appuntamento per fallu parrare con mia domani (incomprensibile) in campagna (incomprensibile)'. Cosa che effettivamente lo domani avvenne.
E ci parravo io cu' Gino.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Avvocato, quando mio figlio, Gino lo ha mandato a chiamare, non mi ricordo con chi lo mandò a chiamare, se fu con suo figlio o con qualcun altro, non me lo ricordo questo.
Mio figlio andò a parlare con Gino e Gino gli disse del problema che aveva creato mio cognato, che aveva cacciato via le persone.
Mio figlio mi viene a raccontare questa cosa e mi disse: 'papà, è successa questa cosa.'
Gli dissi: 'fai una cosa figlio mio, vai nuovamente da Gino e gli fissi un appuntamento per farlo parlare con me, per domani a Castellammare in campagna da noi.'
Cosa che effettivamente l'indomani avvenne. E ci parlai io con Gino.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, quando suo figlio sta a Firenze dei giorni, lei ha detto di non sapere come mai. E poi ha detto, dice: 'mi riferì che dovevano aspettare persone'.
Che cosa, si riferisce a qualcuno?
IMPUTATO Ferro G.: No. Me figliu me disse: 'ma perché se perse tutto questo tempo?'. Me disse: 'papà, (incomprensibile) attre persone'. E basta. Attre cose nu parrammo de niente con me figliu.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No. Mio figlio mi disse... gli dissi: 'ma perché si è perso tutto questo tempo?'
Mi disse: 'papà, dovevano venire altre persone', e basta. Altre cose non ne abbiamo parlato con mio figlio.
AVV. Cianferoni: Allora senta, le faccio una domanda personale. Cioè, io vorrei sapere da lei che c'ha spiegato le regole secondo la sua conoscenza della mafia antica, perché ha deciso di violare la regola del silenzio? Io la chiamo così, poi lei penso m'abbia capito.
IMPUTATO Ferro G.: Che l'ho decisa io ora, dice lei?
AVV. Cianferoni: Sì. Lei prima ha detto che è tanto dispiaciuto anche di questo che è un'umiliazione per lei.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, può dirmi il motivo?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, quanno me successe 'sta cosa de me figliu, (incomprensibile) bollita proprio di sopra.
Io mi trovavo all'ospedale de Parma, che stavo per morire, (incomprensibile) du carcere.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Avvocato, quando mi è successa questa cosa di mio figlio, non vi nascondo che mi è arrivata una pentola bollita d'olio di sopra.
Io mi trovavo all'ospedale di Parma, che stavo per morire. Mi hanno ricoverato dal carcere.
PRESIDENTE: Ferro, guardi che l'avvocato fa riferimento al fatto che lei ha deciso di collaborare.
IMPUTATO Ferro G.: Eh, voglio spiegare questa cosa per dire, (incomprensibile) animo mio Presidente. M'arrivava questa botta e (incomprensibile) dissi: ma perché me figliu (incomprensibile) 'sta cosa? Perché me figliu (incomprensibile) sto mundu. Ma perché (incomprensibile) nell'animo mio (incomprensibile) sconforto tutti, (incomprensibile) attutito.
Poi quando successe 'sto fatto a dicembre, (incomprensibile) che s'impiccò u' Gambino, (incomprensibile) perché (incomprensibile) tutte le cose che ho visto passare di vent'anni in capo a mia, tutte le persone (incomprensibile) ho conosciuto, le persone brave, tutte morte. Morte, ammazzate, (incomprensibile) tutti.
(incomprensibile) per me era (incomprensibile) Tutte morte. E me figliu me vo fa' 'sta cosa, non c'era motivo (incomprensibile) me figliu (incomprensibile). E me sconvolse avvocato. basta (incomprensibile) e spero che (incomprensibile) accetta questa mia umiliazione...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E voglio spiegare questa cosa per dire quello che è successo nel mio animo, Presidente.
Mi è arrivata questa botta e l'avevo ammortizzata. Dissi: 'ma perché mio figlio ha fatto questa cosa?'
Perché mio figlio non lo avevo immischiato in nessuna cosa di questo mondo. Ma perché?
Nel mio animo mi sono sconvolto tutto e avevo ammortizzato. Poi, quando è successo questo fatto a dicembre dell'anno scorso, che si è impiccato il Gambino, mi scoppiò il cuore, perché io ero legatissimo pure al Gambino. E dissi, basta!
Mi è venuto un quadro davanti agli occhi di tutte le cose che ho visto passare da 20 anni qui, davanti a me. Tutte le persone intime che ho conosciuto, le persone brave: tutti morti. Morti ammazzati.
Ma allora ci ammazzano a tutti. Se Pippo è arrivato a mettersi la corda al collo, che per me era un galantuomo... Tutti morti.
E mio figlio mi va a fare questa cosa?
Non c'era motivo che mio figlio parlasse, e mi sconvolse, avvocato.
Basta. Ed io sono convinto in questa maniera. E spero che Dio accetta questa mia umiliazione...
AVV. Cianferoni: Infatti, vede Ferro...
IMPUTATO Ferro G.: E io ho pensato...
PRESIDENTE: Abbiamo capito, abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Presidente, (incomprensibile) gentilmente. Quanno (incomprensibile) l'animo mio (incomprensibile) me vinne da parrare (incomprensibile) u' dottor Vigna e cose... e io mi volevo battere per la pacificazione (incomprensibile) per la reazione e per la mafia.
Nell'animo mio (incomprensibile) ancora convinto, (incomprensibile) sistema dell'antichità (incomprensibile) ammazzare (incomprensibile). Perché (incomprensibile) contro lo Stato per (incomprensibile) la mafia antica. E nell'animo mio (incomprensibile) 'sta cosa...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Presidente, un'altra cosa, volevo fare una precisazione, gentilmente: quando arrivai a questa conclusione, nell'animo mio dissi, mi vennero a parlare il dottor Vigna e cose. E io mi volevo battere per una pacificazione, pure per la nazione e per la mafia, per tutti... E nell'animo mio sono ancora convinto che ci può essere un sistema dell'antichità di non uccidere più nessuno, perché non siamo stati noi contro lo Stato come diceva la mafia antica. E nell'animo mio ha trovato posto prue questa cosa.
AVV. Cianferoni: Senta...
IMPUTATO Ferro G.: ... io convinto di fare 'sta cosa e d'arrivare a compimento. (incomprensibile) attre cose (incomprensibile) dico.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io, convinto di fare questa cosa e d arrivare al compimento. Tutto quello che si può fare, io sono qui e lo dico.
AVV. Cianferoni: Velocemente si arriva a parlare anche di questo fatto. Però le voglio dire, lei prima ha detto una cosa, dice: 'non aveva motivo Vincenzo Ferro di fare quello che ha fatto'. Giusto? Lei l'ha detto due minuti fa.
IMPUTATO Ferro G.: Un sapea niente. (incomprensibile) me figliu (incomprensibile) stu mundu, avvocato...
Non sapevo niente. Io, a mio figlio, non ho raccontato niente di nessuna cosa di questo mondo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: ... e mi è scoppiata l'anima, la maledizione di me che mi sono adoperato anch'io a mandarlo lì.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: ... (incomprensibile)...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Poi, quando fu ad Alcamo, gli dissi: 'aiuta a Vito a prendere persone.'
AVV. Cianferoni: Signor Ferro, benissimo.
Le chiedo: ma quando suo figlio è venuto qua, lei c'era in udienza, giusto? E' venuto a parlare del fatto di Firenze.
Di quello che sapeva lei, ma c'è poi tornato il discorso che ha fatto qui Vincenzo rispetto a quello che aveva saputo lei giù, o no?
IMPUTATO Ferro G.: Me (incomprensibile) la domanda perché (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mi rifaccia la domanda perché forse non ho capito.
PRESIDENTE: Non ho capito neppure io, avvocato.
IMPUTATO Ferro G.: Un capivo quale (incomprensibile) che è 'sta cosa?
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Non capivo il quale di su e giù. Che cos'è 'sta cosa?
AVV. Cianferoni: Cioè, lei ha detto che Vincenzo Ferro, suo figlio non aveva motivo di fare quello che ha fatto perché ha aggiunto ora, dice: non sapeva nulla, non aveva partecipato a nulla.
Poi però...
IMPUTATO Ferro G.: Me figghiu un sapea nulla, pe' l'anima mia.
PRESIDENTE: Ferro, aspetti che finisca la domanda.
IMPUTATO Ferro G.: Eh...
PRESIDENTE: Aspetti che finisca.
AVV. Cianferoni: Poi Vincenzo è venuto al processo a Firenze di fronte a questa Corte di Assise, si è seduto e ha raccontato quello che lui dice di sapere del fatto di Firenze. Ha fatto dei nomi, ha detto delle cose, di aver fatto delle gite a Firenze. Insomma, ha raccontato tutta una storia.
Allora io le dico: con suo figlio, lei ci aveva parlato pochi giorni dopo che era sceso da Firenze. Quando l'ha sentito qui, il discorso gli è tornato, gli è parso... gli è parso, nel senso, erano cose vere o no?
IMPUTATO Ferro G.: Ho capito io la domanda.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Ferro G.: Io questi fatti di mio figlio ne ho sentito raccontare qua in aula. Cu mio figlio di questi fatti, non ci h domandato niente e non mi ha parlato di niente. Li ho sentiti soltanto qua.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Ferro G.: E mi sono, le dirò di più, che mi sono vergognato avvocato. Perché era mio figlio.
AVV. Cianferoni: Quindi, nel momento in cui suo figlio diceva: 'conosco tizio, caio, sempronio, altri imputati di questo processo'.
Ma lei che è padre di suo figlio, dice, ma possibile mai che lui conoscesse queste persone che io non lo sapevo?
IMPUTATO Ferro G.: Io niente saccio, avvoca'. Io neanche conosco le persone che vennero ca a Firenze. (incomprensibile) me figliu ce domannavo (incomprensibile) sicuramente nu aveo visto mai cheste persone.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Io niente so, avvocato. I non è che conosco le persone che sono venute qui a Firenze, nemmeno a mio figlio gli ho domandato chi erano quelle persone. E poi, che cosa mi poteva dire?
Mio figlio sicuramente non le aveva mai viste, queste persone.
AVV. Cianferoni: Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) viste sicuramente questa volta, e non l'ha più visto penso io.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Le avrà viste sicuramente quella volta, e non le ha più viste, penso io.
AVV. Cianferoni: E non l'ha viste più.
Quindi cominciamo a dire: lei a suo figlio a parte di fatti non ce lo metteva mai, questo l'ha detto più volte. E' giusto?
IMPUTATO Ferro G.: E' la verità.
AVV. Cianferoni: E' la verità.
Suo figlio a lei la verità gliela doveva dire?
IMPUTATO Ferro G.: Ma quale verità? Io che cosa gli dovrei dire?
AVV. Cianferoni: Sto parlando dei suoi rapporti con Vincenzo. Se lei gli faceva una domanda a Vincenzo e lui gli dava una risposta, quello era vero?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, me figliu (incomprensibile) a me figliu di 'sto fatto nu ce domannavo niente. (incomprensibile) me figliu pecché (incomprensibile) menzogne, me figliu (incomprensibile) dice menzogne a me, (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, mio figlio, perché mi doveva dire... A mio figlio, di questi fatti, non ho domandato nulla. Ma di altre cose, mio figlio perché mi doveva dire menzogne? Mio figlio non me ne dice menzogne, a me, se io gli domando qualcosa.
AVV. Cianferoni: No, no. Per carità. Io faccio per capire, eh, signor Ferro. Non è perché voglio dire che suo figlio diceva le bugie. Proprio per capire. Va beh, e qui siamo arrivati.
Senta a proposito... parliamo un attimo di un fatto che ha già ricordato di fronte a questa Corte, cioè l'omicidio di Stefano Accardo detto "cannata".
Lei sa chi lo ha ucciso?
IMPUTATO Ferro G.: No, sicuramente (incomprensibile) della mafia perché Matteo me disse (incomprensibile) mastro Ciccio u' muratore e poi mo disse pure a Matteo, (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, sicuramente non siamo stati noi della mafia, perché Matteo mi disse che non siamo... Anzi, me lo disse mastro Ciccio il muratore. E poi me lo disse pure Matteo: 'non siamo stati noi, sono stati altri.'
AVV. Cianferoni: Quindi...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) mafia...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Quelli contro noi della mafia, sono stati ad ammazzaro.
AVV. Cianferoni: ... la morte di Accardo Stefano non è da ricondurre alla cosiddetta guerra con gli...
IMPUTATO Ferro G.: Per chello che mi disse mastro Ciccio era così, il fatto. Anche Matteo me lo disse pure.
AVV. Cianferoni: Ecco, va bene.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) guerra a Partanna, (incomprensibile) tanti morti in 'sto periodo, in un a saccio 'a storia come (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sarà che lì avevano la guerra, a Partanna. Ci furono tanti morti in questo periodo. Io non la so la storia com'è combinata lì.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, a proposito delle riunioni di cui ha parlato, no? a queste riunioni c'era - secondo il suo racconto - sia Bagarella, a una c'era anche il Brusca.
Ora io mi chiedo...
IMPUTATO Ferro G.: Brusca ci fu... tante riunioni ci fu dopo il '94 e Brusca ci fu tante volte a riunioni, (incomprensibile) chiamare a Brusca, avea appuntamento (incomprensibile) e io mi trovavo (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Brusca ci fu in tante riunioni e ci furono dopo il '94 e Brusca ci fu tante volte alle riunioni. Ma non è che lo mandavo a chiamare io; aveva appuntamento con loro e io mi trovo pure là.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Lei sa se all'epoca tanto Bagarella che Brusca erano ricercati, erano latitanti anche grossi, ricercati...
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Senta per quella che è la sua conoscenza, ha Gioacchino Calabrò ha mai chiesto di fare cose non giuste, cose diciamo pure illecite a suo figlio Vincenzo?
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, lei ha detto che in questa vicenda di questo processo ha visto trasgredite delle regole. E ha visto, sentito meglio, della gente fasulla. Ha parlato del Carra, dello Scarano.
Quindi per la sua esperienza degli anni che ci ha raccontato, dal 1980 fino ai giorni nostri, cose come quelle di questo processo non le era mai capitato di sentirle?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: E' giusto?
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Quindi per lei è un comportamento strano della mafia, quello che ha visto in questo processo?
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Strano. Ma allora che motivo ci poteva essere, se lei lo sa, non le chiedo un pensiero in questo momento. Le chiedo se lei sa un motivo perché le persone imputate di questo processo avrebbero dovuto comportarsi così stranamente.
IMPUTATO Ferro G.: Io questo non lo so, avvocato.
AVV. Cianferoni: Non lo sa.
Si è mai fatto questa domanda per prendere le decisioni. Anche qui faccio riferimento al suo verbale del 18 giugno e anche a quello che ha detto finora di fronte alla Corte. Lei ha detto di avere riflettuto attentamente. Quindi avrà valutato una cosa, no? Se ha visto in questo processo delle cose strane che non aveva sentito mai, si è mai fatto la domanda se allora tutta questa vicenda di questo processo, potesse anche non riguardare le persone amiche sue, cioè quelle che conosce meglio.
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, che cosa le devo rispondere io? Che cosa devo rispondere a questa domanda, avvocato? Che devo rispondere?
AVV. Cianferoni: Se se l'è fatta questa domanda. Dice, ma possibile che - faccio proprio il nome della persona che in questo momento rappresento: Gioacchino Calabrò - che lo conosco da una vita - ha detto è un lavoratore, c'ha la ditta, lavora con le mani sue - si sia messo con questi miserabili - uso il termine impiegato nel processo, non è personale verso il Carra o verso lo Scarano. Lei dice: è possibile mai?
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) responsabilità (incomprensibile) u' Bagarella...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Gino, tutta questa responsabilità, di tutta questa spazzatura, non ne ha.
Lì, la responsabilità ce l'hanno altri. Secondo me pure il Bagarella ingarbugliava altre...
PRESIDENTE: Parli in italiano per favore.
IMPUTATO Ferro G.: Per tutta questa spazzatura, (incomprensibile) passare qua, (incomprensibile) Calabrò, (incomprensibile) responsabilità perché c'ha domannato soltanto questa cosa di (incomprensibile) e ci fice 'sta cosa. Tutto u' resto (incomprensibile) un è cosa di (incomprensibile) e secondo u' mia u' Bagarella (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Per tutta questa spazzatura, le persone che ho visto passare qua, per me Gino Calabrò non ne ha responsabilità, perché gli hanno domandato soltanto questa cosa, di questo appoggio e gli fece questa cosa.
Tutto il resto, persone che sono state usate, non è cosa di Gino; e, secondo me, pure al Bagarella lo hanno ingannato con queste cose.
PRESIDENTE: Che cosa ha detto di Bagarella?
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente che ci, sarà che (incomprensibile) reso conto che ha passato (incomprensibile) a capo di persone vicino. Non lo so chi (incomprensibile) adoprato tutta questa gente, (incomprensibile) di Palermo, non lo so. (incomprensibile) fatti.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Sicuramente che ci sarà, che lui stesso si è reso conto che è passata un po' di spazzatura con altre persone vicino. Non lo so perché si è adoperata tutta questa gente, altra gente di Palermo. Non lo so se è vero o non è vero come sono questi fatti..
AVV. Cianferoni: Ecco, senta cambiamo proprio argomento.
Lei ha parlato anche brevemente - infatti le faccio solo una domanda - del sequestro del figlio di Di Matteo.
Lei sa il motivo per cui fu fatto questo sequestro?
IMPUTATO Ferro G.: Ma sicuramente è stato (incomprensibile) e di 'stu fatto un e parramo (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ma sicuramente è stato per il padre. E di questi fatti non ne abbiamo parlato a fondo.
Lo hanno portato per ripicca a Castellammare, il bambino.
PRESIDENTE: Parli in italiano.
IMPUTATO Ferro G.: Sicuramente è stato per il fatto del padre, però di questi fatti chiari, cu mia un è parrarono.
AVV. Cianferoni: Non ne è stato parlato.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile) Matteo me disse quanno fu (incomprensibile) cu Brusca (incomprensibile) mia, me disse: 'sicuramente si tratta du figlio Di Matteo'.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Allora Matteo mi disse quando fu la prima volta che il Brusca voleva il posto da me, mi disse: 'sicuramente si tratterà del figlio di Di Matteo.'
AVV. Cianferoni: Ecco. Lei ha detto questa frase, se l'ho scritta bene:
"Ci siamo fatti mettere nel sacco da Brusca".
Questa persona, Brusca Giovanni, è imputato anche in questo processo, sarà sentito. Quindi io non le chiedo cose che semmai saranno da chiedere a Brusca.
Io gli dico: come mai lei dice che il Brusca ha fatto un raggiro, lei dice: 'ci siamo fatti mettere nel sacco, eh? da Brusca'.
IMPUTATO Ferro G.: Allora le spiego (incomprensibile) è lunga, avvocato.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Allora le spiego, lì il discorso è lungo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Ferro G.: Siccome (incomprensibile) c'erano i (incomprensibile) che dovevano ammazzare 'sti fratelli e io non li volevo ammazzare. Avevo cercato u' sistema de mettici persone (incomprensibile) ragazzi, pecché ero convinto che come...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Siccome lì c'erano i Pirrone che li dovevamo uccidere questi fratelli Pirrone. Ed io non li volevo ammazzare. Avevo cercato un sistema di metterci persone nel mezzo, ragazzi, perché ero convinto che come usciva il padre... ,
PRESIDENTE: Ferro, questo ce l'ha già detto.
IMPUTATO Ferro G.: No, avvocato, Presidente. Ci devo dare risposta...
PRESIDENTE: Ma ce l'ha già raccontato.
IMPUTATO Ferro G.: E ci devo dare a risposta com'è che Brusca mise nel sacco. Pecché s'era (incomprensibile) appuntamento che si doveva ammazzare poi uno di 'sti (incomprensibile), e (incomprensibile) appuntamento era uno picciotto (incomprensibile) sono imputati. (incomprensibile) appuntamento.
Lo Brusca che cosa voleva fare? 'sta cosa (incomprensibile) fare questa operazione e ci (incomprensibile) u' Brusca, come (incomprensibile) e uno (incomprensibile).
E lu Brusca vulia ammazzare pure la persona che (incomprensibile). A 'sto ragazzo che però un me viene il nome.
(incomprensibile) mia che la persona (incomprensibile) ammazzare, (incomprensibile) mentre lo Brusca dice: 'no (incomprensibile) ammazzare pure a chisto', (incomprensibile) Antonino ci disse: 'no, (incomprensibile) toccare e un si tocca'.
E (incomprensibile) Giovanni come (incomprensibile), perché s'avia ammazza' (incomprensibile).
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E ci devo dare la risposta come il Brusca ci mise nel sacco, perché ci eravamo dati un appuntamento che si doveva uccidere poi uno di questi Pirrone.
E quello che ci portava all'appuntamento era un certo ragazzo... come si chiama questo? Sono due fratelli, il cognome però non lo so. Sono imputati, dovevano portare questo appuntamento.
Brusca che cosa doveva fare? La cosa l'ha saputa ure lui che bisognava fare questa operazione. E ci andò.
E il Brusca, con il Melodia Antonino ed uno di Partinico, con Nardo Greco, Nardo Vitale.
Brusca voleva uccidere pure la persona che li portò là.
Questo ragazzo che ora non mi viene il nome. Ora, il Melodia Antonino aveva ordini da me che la persona che lui aveva messo là, non si doveva uccidere, chi è che lo portava; mentre Brusca disse: 'se viene si deve ammazzare pure a lui.'
Casciola, si chiama.
Antonino disse no, Peppe ha detto che no si devono toccare e non si toccano. E Giovanni cominciò a fare come una "tagghiaritta", perché si doveva uccidere... .
PRESIDENTE: Qui bisogna ripetere, perché non...
IMPUTATO Ferro G.: Giovanni comincia a fare, (incomprensibile) 'sto appuntamento, dice: '(incomprensibile) se deve ammazzare pure (incomprensibile) e s'avea ammazzare pure (incomprensibile) Stefano che (incomprensibile)'... la cosa è troppo lunga Presidente. (incomprensibile) nu sacco Giovanni e Giovanni (incomprensibile) su questa cosa.
O Melodia Antonino, (incomprensibile) no, Peppe dice: 'no, (incomprensibile)'.
Comunque non lo so se chiddu fortunatamente (incomprensibile) appuntamento nu se fece. (incomprensibile) saccio se (incomprensibile) .
Però, 'sta cosa (incomprensibile) ma la cosa di Giovanni qual era? (incomprensibile) volea pigliare potere u' paese, che cosa ci potea interessare 'stu (incomprensibile) ammazzato o' padre... La storia è troppo lunga.
E Giovanni volea fare (incomprensibile) pecché volea comandare (incomprensibile) e facea pressione. E pressione...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Giovanni cominciò a fare, quando si aspettava questo appuntamento... 'se viene il Casciola si deve uccidere anche lui. Si deve uccidere anche il Casciola, Pirrone', e si doveva uccidere anche a quel Di Stefano.
Che poi questa decisione fu presa dopo per ammazzarli. E la cosa è troppo lunga, Presidente.
Per dire, perché ci mise nel sacco Giovanni. Giovanni sta facendo pressione su questa cosa.
Ora, Melodia Antonino, disse: 'no, Peppe ha detto di no e non si ammazza', perché il capomandamento sono io.
Comunque non lo so se quello... fortunatamente, all'appuntamento quello non ci è andato e non si fece.
Non lo so se Giovanni avesse convinto Melodia, lo avrebbero fatto. Però Giovanni pressava fortemente per questa cosa.
Ma la cosa di Giovanni, qual era? Perché voleva prendere potere nel paese. Che cosa gli poteva interessare di Casciola, o di quest'altro Pirrone. Perché al Casciola avevano ucciso il padre... La storia è troppo lunga. E Giovanni voleva fare discorsi da "primadonna", perché voleva comandare lui.
Tutto questo è il discorso. E faceva pressione, pressione a tipo...
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
IMPUTATO Ferro G.: Questo è il discorso, avvocato.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, ha saputo, può dire dei fatti su una circostanza che le dico io: le risulta che Brusca, suo fratello Enzo, Chiodo, Monticciolo, fossero in un momento anche d'accordo per dare nel caso che fossero arrestati, una versione ai magistrati e fare diciamo, una collaborazione sporca.
IMPUTATO Ferro G.: No, non le so. Queste cose non le so.
AVV. Cianferoni: Queste cose non le sa.
IMPUTATO Ferro G.: No.
AVV. Cianferoni: A proposito di Cannella, parlo Cannella Tullio. Lei ha detto: 'qualche cosa di vero c'è nelle parole del Cannella'.
Però allora questa domanda gliela faccio così: se c'è qualche cosa di vero, lei ci ha trovato anche qualche cosa di non vero?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, (incomprensibile) questo con me non c'ha mai parlato questo Cannella. L'unica persona che parlò con mia, fu lu Mangano. Siccome vinne a parrare, ha fatto pure il mio nome questo Cannella che si parrava di politica e cose. E io ho ricollegato questo fatto a politica che poi ci mannavo (incomprensibile) Pasquale che è nipote di mia cognata a 'sto appuntamento.
Questo (incomprensibile), avvocato, questo fatto che ho detto...
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, ci potrei anche mettere la mano sul fuoco. Questo, con me, non ci ha mai parlato, questo Cannella.
L'unica persona che ha parlato con me è stato il Mangano.
Siccome venne a parlare e fece pure il mio nome, questo Cannella, quando si parlava di politica e altro, ed io ho ricollegato questo fatto della politica che io poi ci avevo mandato a Perricone Pasquale che è nipote di mia cognata, a questo appuntamento.
Questo di vero c'è, avvocato. Questo fatto che ho detto ieri, mi sembra.
AVV. Cianferoni: Sì. Le faccio anch'io una domanda che ha fatto il P.M. nelle indagini. Dice: Bellini Paolo è una persona che lei conosce, sa qualche cosa di questa storia del Bellini?
IMPUTATO Ferro G.: No, non so nulla.
AVV. Cianferoni: L'ha sentita qui in udienza?
IMPUTATO Ferro G.: L'ho sentita in udienza, cu fatto che c'era Gioè, pure, in 'sta cosa n'ho sentito parrare... no, non so nulla. Di questi fatti non so nulla.
AVV. Cianferoni: Non l'aveva mai sentita quando era fuori una storia di una trattativa per il recupero delle opere d'arte?
IMPUTATO Ferro G.: No, no.
AVV. Cianferoni: Gli arresti delle persone...
IMPUTATO Ferro G.: No, no. Non l'ho mai sentita, avvocato.
AVV. Cianferoni: Ecco, a proposito di mastro Ciccio, questa persona che nel processo è entrata con questo soprannome: "mastro Ciccio".
E' stato ucciso: questo è un dato. Lei sa...
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: No, no attenzione. Questo è proprio il punto.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che...
AVV. Cianferoni: MI sono espresso...
PRESIDENTE: ... ufficiale di Polizia Giudiziaria ci sia venuto a raccontare che è stato trovato morto sulla...
AVV. Cianferoni: Ecco, mi sono espresso male.
PRESIDENTE: ... con sospetti di suicidio.
AVV. Cianferoni: Suicidio. Questo, ecco, aderisco in pieno alla prospettazione del Presidente.
PRESIDENTE: No, non è una prospettazione.
AVV. Cianferoni: No, no. Il fatto storico che è emerso nel processo.
Esatto. Nel processo si è parlato di questa...
PRESIDENTE: Avvocato, lei non ha da giustificarsi. Soltanto...
AVV. Cianferoni: No, no. Mi dispiace, perché è vero.
PRESIDENTE: ... fare delle asserzioni che non sono dati indiscutibili.
AVV. Cianferoni: No, no. Ma era un ragionamento che non ho filtrato.
PRESIDENTE: Il ragionamento se lo fa per conto suo.
AVV. Cianferoni: Ho sbagliato, ha ragione.
PRESIDENTE: Non ci interessa.
AVV. Cianferoni: Ha ragione.
La domanda è: di questo cadavere del mastro Ciccio, lei sa se si trattò di omicidio o se invece si suicidò?
IMPUTATO Ferro G.: No, io questa cosa l'ho sentita che (incomprensibile) i magistrati, (incomprensibile) dottor Grasso. Non sapevo nulla di questa cosa io.
Non saccio niente, avvocato. Niente so.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
No, io questa cosa l'ho sentita perché me l'hanno detto i magistrati. Non so se me lo ha detto il dottor Grasso. Io non sapevo nulla di questa cosa.
No, non so nulla, avvocato. Non so niente.
AVV. Cianferoni: Ecco. Per completezza, il 18 di giugno, rispondendo proprio a una domanda, lei diceva:
"Quello che voi dite si sia suicidato, lo hanno ammazzato, non lo so, questo "mastro Ciccio".
Ecco, questa era la sua risposta.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Se io ho detto: lo hanno ammazzato, o è morto, gli dissi che niente sapevo di questa cosa, non è una cosa che ho fatto di mia persona.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, a proposito delle sue conoscenze dell'associazione che è denominata Cosa Nostra, lei sa se per le attività che decide di svolgere si serve di persone, come dice lei, di famiglia?
PRESIDENTE: Ha capito la domanda?
IMPUTATO Ferro G.: No, non ho capito.
AVVOCATO: Come modo...
PRESIDENTE: Vuol sapere, se lei sa che, come regola l'associazione Cosa Nostra, che lei conosce, perché...
IMPUTATO Ferro G.: Sì, sì.
PRESIDENTE: ... lei stesso ha detto ha fatto parte, ha come regola di far fare le sue attività a persone...
IMPUTATO Ferro G.: A persone, sì.
PRESIDENTE: ... di famiglia, ovverosia dell'organizzazione.
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Lei vuole sapere se...
PRESIDENTE: O se si rivolge anche a estranei.
IMPUTATO Ferro G.: A persone di famiglia, o persone già valutate che con il tempo possono entrare in famiglia, persone valide. Queste sono le cose. Persone di famiglia, sicuramente queste sono le cose.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Io non le rifaccio la stessa domanda che le ho fatto poco fa, sul perché in questo processo non sarebbe andata così. Le faccio però una domanda: le persone non di famiglia non presentano un più alto rischio di parlare poi di quello che fanno?
Quando lei dice...
PRESIDENTE: Questa, avvocato, è una domanda tendenziosa.
AVV. Cianferoni: Tendenziosa.
PRESIDENTE: Presuppone una valutazione da parte del...
AVV. Cianferoni: Dell'interrogato.
PRESIDENTE: ... l'esaminato. Quindi, mi dispiace, non è ammissibile.
AVV. Cianferoni: No, ma sul punto c'è stato un argomento che il Ferro ha introdotto quando ha dato la sua spiegazione del - secondo lui - perché in questo processo questa regola non è rispettata.
PRESIDENTE: E noi l'abbiamo ricevuta, avvocato. Ma non ci possiamo far fare altre domande di carattere tendenzioso. Cioè, che presuppongono una valutazione più che un dato di fatto.
Passiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Su questo argomento traggo spunto da una risposta. Lei dice di aver detto al signor Calabrò, dice: 'ma mio cognato Messana è nessuno, fa un discorso al giorno'. Se ricordo bene le sue parole, dice: 'ci stiamo mettendo in mano a nessuno'.
A questo punto, il discorso è quello che avevamo preso prima sulle persone non di famiglia: ma perché proprio di fronte a una violazione chiara di una regola si decide di andarci contro lo stesso?
IMPUTATO Ferro G.: Io lo saccio. (incomprensibile) si è sbagliato. S'è sbagliato ... avvocato. Non si doveva più insistere. Quando mio cognato (incomprensibile) a parlare chiù. (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
E io non lo so questo. E' lì che si è sbagliato, si è sbagliato lì, avvocato. Non si doveva più insistere.
Quando mio cognato li ha cacciati via, non se ne doveva parlare più, nemmeno Gino.
Gli avranno fatto questa proposta e lui ha insistito.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Nei 15 anni - ho fatto un conto a memoria, dall'81 al '96, diciamo - nei 15 anni che lei ha detto ha appartenuto all'associazione, ha mai visto saltare le regole, come ha visto saltate in questo processo?
IMPUTATO Ferro G.: Io qualche cosa di strano la vitti quando c'era lu Milazzo, che era un pazzo, un grandissimo scellerato. Ma tutti i discorsi che vedevo in galera, quando c'erano gente di mafia, li vedevo lineari fatti i discorsi. E quando fu nel '76, anche quando io ero famiglia e mi sistemarono la cosa, le cose le vedevo in un altro modo. Perché conoscevo tanta gente.
Conoscevo a Totò Minuri, u' zu' Cola Buccellato, o' zu Vito Sugameli e tutta la ma... la mafia chidda antica. Queste cose non esistevano.
AVV. Cianferoni: Quando lei dice...
IMPUTATO Ferro G.: Anche u' Gambino ..., Armando Bonanno. (incomprensibile) discorsi. I Cascio (incomprensibile) Leggio Giuseppe (incomprensibile) discorsi.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Anche Gambino ..., Armando Bonanno, ma di quali tipi di discorsi? i Cascio, perfino Leggio Giuseppe è stato carcerato con me.
Ma quali questi discorsi?
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta...
IMPUTATO Ferro G.: (incomprensibile)
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Ho visto passare qui Trombetta, Coda, mafia... cose di...
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Senta, è giusto dire che secondo le vecchie regole, sapere un discorso vuol dire avere fatto la cosa?
IMPUTATO Ferro G.: Sapere un disc...
AVV. Cianferoni: Se uno sa parlare di un fatto, questo fatto possiamo dire che gli appartiene, che cioè lo vede partecipe, o no?
IMPUTATO Ferro G.: Mah, se me ne parla uno che mi viene a racconta' 'sta cosa, non lo so. Perché (incomprensibile) A parte queste cose, in Cosa Nostra non si usa che si viene ... Non si usa parlare di queste cose. Non se ne parla di queste cose.
INTERPRETE Galia: (traduce in sede di trascrizione)
Mah, se me ne parla uno che mi viene a raccontare questa cosa, non lo so. Perché me la deve venire a raccontare?
a parte che queste cose in Cosa Nostra non si usa che si viene a parlare. Non si usa parlare di queste cose, non se ne parla di queste cose.
AVV. Cianferoni: Esatto. Bene.
Quindi, secondo la regola di Cosa Nostra, se uno di un fatto non ne sa parlare, richiestogli poi: 'ma di questa cosa che cosa sai?' Quello risponde: 'io non ne so nulla', non ha partecipato.
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Secondo le regole, sto chiedendo.
PRESIDENTE: Questa è una opinione. Torniamo al discorso di prima. Non possiamo fare domande che presuppongono una valutazione.
AVV. Cianferoni: Era un discorso sulle regole. Quando si è fatto...
PRESIDENTE: E' un discorso sulle regole... La regola l'ha espressa l'esaminando.
AVV. Cianferoni: Tutto il connettivo: l'articolo 7, l'omicidio Puccio...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, mi oppongo formalmente.
PRESIDENTE: Ma non c'è bisogno di opposizione perché...
PUBBLICO MINISTERO: L'interpretazione dei fatti positivi, ancora ancora; l'interpretazione dei fatti negativi, francamente si va...
PRESIDENTE: Assurdo. Andiamo.
PUBBLICO MINISTERO: ... verso distanze siderali insomma.
PRESIDENTE: Proseguiamo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Vale nella associazione la regola di dire la verità, è giusto?
IMPUTATO Ferro G.: Dovrebbe essere così.
AVV. Cianferoni: Dovrebbe essere così.
Se poi uno ha bisogno di sapere una cosa da un altro e gliela chiede, quello gli deve dire la verità. Questa è la regola dell'associazione.
IMPUTATO Ferro G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Questa non è una domanda, avvocato. Lei deve fare le cose in forma... Lei sta facendo delle asserzioni, al quale il teste aderisce o meno. Ma non può fare così, le domande devono essere domande. Le risposte o affermazioni che presuppongono un sì o un no, non sono consentite.
AVV. Cianferoni: Sono proposizioni, poi...
PRESIDENTE: Non sono proposizioni. Le sue devono essere domande. Solo domande.
Dopo, quando lei... sarà il momento, interverrà. Farà tutte le sue affermazioni che vuole, nessuno potrà mai contestarle nulla. Ma in questa sede si fanno domande per acquisire risposte che possano illuminare la Corte.
AVV. Cianferoni: Veniamo più alla fine di questo argomento.
Lei ricorda che in questo processo, io per primo ho chiesto a tutti coloro che si sono presentati il perché degli attentati, massimamente se dicevano di averci partecipato. Prendiamo ad esempio lo Scarano, o il Carra, o anche suo figlio Vincenzo, che non diceva di aver partecipato, diceva di aver fatto delle cose, che ha riferito.
E nessuno però di questi ha saputo dire il perché. Ecco. Allora, a fronte di questo io le dico, qual è la sua... E lei stesso oggi non ci sa dire il perché.
PRESIDENTE: La domanda qual è, avvocato?
AVV. Cianferoni: La domanda è: rispetto alle regole della vecchia mafia, che lei dice di conoscere e le ha spiegate, questa cosa come si spiega?
IMPUTATO Ferro G.: Avvocato, di come la penso io, mi posso pure sbagliare, a noi della mafia le stragi non ci interessano.
AVV. Cianferoni: Va bene.
*IMPUTATO Ferro G.: Altre cose io non ne dico, perché non le so.
AVV. Cianferoni: Uhm. Grazie, signor Ferro, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
Allora potete portare via... Avvocato, che c'è?
AVVOCATO Ceolan: (voce fuori microfono)
Il signor Bagarella...
PRESIDENTE: Ah, il Bagarella voleva fare una dichiarazione, ha ragione. Mi scusi, Bagarella, può fare la sua dichiarazione.
IMPUTATO Bagarella: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Aspetti un momentino. Vediamo se funziona il microfono, perché...
IMPUTATO Bagarella: Sì, è acceso, è acceso.
PRESIDENTE: E' acceso?
IMPUTATO Bagarella: Sì.
PRESIDENTE: Benissimo.
IMPUTATO Bagarella: Buongiorno, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
IMPUTATO Bagarella: Sono Bagarella.
Senta, ho ascoltato le dichiarazioni del signor Ferro, siccome io a questo signore... dice che ci siamo incontrati a Bagheria, a Partinico, in altri posti, gli avrei fatto capire delle cose, che io... Siccome a questo signore io non lo conosco, se lei gentilmente mi vuole far fare il confronti, signor Presidente.
Grazie.
PRESIDENTE: E' tutto qui?
IMPUTATO Bagarella: Eh, tutto qui.
PRESIDENTE: La Corte si riserva di valutare e poi deciderà dopo aver sentito eventualmente il Pubblico Ministero.
Per il momento potete accompagnare il Ferro.

Il maresciallo, per cortesia, si vuole avvicinare? Ferro potete portarlo via.
Allora, le affidiamo il compito, poiché abbiamo scoperto, durante l'intervallo, che solo una parte dei verbali di esame, cioè delle trascrizioni delle registrazioni dell'esame del Ferro di martedì scorso non è stato completato, le affidiamo l'incarico di seguire la trascrizione, in modo da integrarla nelle parti in cui, esprimendosi in dialetto, chi è addetto alla trascrizione, non è in grado di completarla. Va bene?
Lei accetta questo incarico. Quanto tempo le occorre per darci un completamento di questo lavoro?
INTERPRETE Galia: Intendiamo includere quello che è stato detto oggi in aula, oltre...
PRESIDENTE: Certo, certo.
INTERPRETE Galia: Io chiederei, col suo consenso, il massimo consentito per poter fare con calma e bene tutto ciò che è richiesto. Se...
PRESIDENTE: Tre settimane sono sufficienti?
INTERPRETE Galia: Sissignore, penso di sì.
PRESIDENTE: Benissimo, allora fra tre settimane lei deve depositare qui alla segretaria d'udienza, e deve tornare a comparire per confermare questo suo lavoro. Va bene?
INTERPRETE Galia: Sissignore.
PRESIDENTE: Allora, riprendiamo nel pomeriggio, alle ore 15.00. Va bene? Mi pare che c'abbiamo il teste Giuttari, vero?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: A meno che, scusate, già che... Se c'è Giuttari qui...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: ... possiamo approfittare di un'ora, così si guadagna sempre un'ora.
PUBBLICO MINISTERO: Ovvero, possiamo riprendere prima.
PRESIDENTE: Non mi ero reso conto che c'avevamo ancora un'ora davanti. Quindi, possiamo, se credete, farlo sentire. Quindi, ci siamo ancora tutti...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, per noi non c'è nessun problema, ovviamente.
PRESIDENTE: No, no, scusate...
PUBBLICO MINISTERO: Siamo qui apposta.
PRESIDENTE: ... Io spesso l'orologio lo leggo con un'ora avanti o con un'ora indietro. Quindi, avevo fatto una valutazione errata.
PUBBLICO MINISTERO: Magari, direi di spostare tutta quella...
PRESIDENTE: Certo, certo, stanno già facendo.
(voce fuori microfono) Metto la scrivania.
PUBBLICO MINISTERO: Bisognerà, penso, posizionare la scrivania perché il dottor Giuttari avrà sicuramente da consultare della documentazione.
(voce fuori microfono) Sì, due minuti...
PRESIDENTE: Benissimo. Possiamo fare una sospensione di cinque minuti di orologio.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, sì, sì. Poi abbiamo l'esame e ci dimensioniamo...
PRESIDENTE: Certo, certo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Facciamo rientrare un attimo il Ferro, perché deve fare la dichiarazione, se crede, di rinunziare alle prossime udienze.
IMPUTATO Ferro G.: Sì, rinuncio a tutte le udienze, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie. Arrivederci.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, quella di oggi sarà quella di oggi pomeriggio e poi le seguenti, come ha detto, tutte le udienze.