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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZA 28.1.1998

AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, sono l'avvocato Pepi.
Volevo soltanto rappresentare un fatto che mi riferiscono gli imputati.
Che il collaboratore che ora dovremo sentire, prima, a udienza ancora non aperta, è passato davanti alle gabbie guardando tutti gli imputati.
Questo è un fatto che volevo far presente e che mi è stato riferito...
PRESIDENTE: Mi dispiace che sia successo, perché poteva, non era obbligatorio che passasse. Comunque... Credo che alla Corte non dia né noia, né imbarazzo di alcun genere.
Vuole dichiarare il suo nome, cognome, per favore?
*IMPUTATO Di Natale: Di Natale Emanuele.
PRESIDENTE: Un pochino più chiaro.
IMPUTATO Di Natale: Di Natale Emanuele.
PRESIDENTE: Benissimo.
E' presente il suo avvocato. Vuol dire il suo nome al microfono, signora?
AVVOCATO Di Russo: Avvocato Civita Di Russo.
Buongiorno, Presidente.
PRESIDENTE: Lei sa che viene sentito come imputato.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: In questa qualità, lei ha facoltà di dichiarare che vuole rispondere all'esame del Pubblico Ministero; può anche dichiarare "non voglio rispondere".
IMPUTATO Di Natale: Voglio rispondere.
PRESIDENTE: Vuole rispondere.
Allora va revocata la contumacia e la parola è al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Di Natale, buongiorno. Sono il Pubblico Ministero, sono il dottor Nicolosi.
IMPUTATO Di Natale: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, non so se lei ha declinato le sue, ha detto alla Corte le sue generalità.
Ci vuol dire dov'è nato, per favore?
IMPUTATO Di Natale: Nato a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è nato a Palermo.
IMPUTATO Di Natale: Il 05/12/1929.
PUBBLICO MINISTERO: E' del '29.
Senta, lei ha vissuto sempre a Palermo, oppure poi, da una certa data, si è trasferito a Roma?
IMPUTATO Di Natale: E' dal '71-'72 che sto a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è dal '71 che abita a Roma.
IMPUTATO Di Natale: A Roma, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che attività svolgeva a Roma? Che lavoro faceva?
IMPUTATO Di Natale: A Roma, io una volta lavoravo... avevo un paio di cami, che lavorava con i cami.
PRESIDENTE: Con i camion? Autocarri?
IMPUTATO Di Natale: Sì, autocarri. E poi ho fatto pure il muratore.
PRESIDENTE: Che faceva il conducente, o era proprietario di autocarri?
IMPUTATO Di Natale: No, ero proprietario... e anche facevo il conducente, quando...
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, e diciamo, vuol dire al Presidente, alla Corte a noi, che tipo di istruzione ha lei?
IMPUTATO Di Natale: Io...
PRESIDENTE: Ha fatto delle scuole?
PUBBLICO MINISTERO: Ha fatto delle scuole?
IMPUTATO Di Natale: So solo firmare.
PUBBLICO MINISTERO: Sa solo firmare.
PRESIDENTE: Non ha fatto scuole, quindi.
IMPUTATO Di Natale: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non ha fatto scuole.
PRESIDENTE: Quindi, non sa leggere?
IMPUTATO Di Natale: No. Non so leggere e né scrivere. Solo firmare.
PRESIDENTE: Solo firmare.
PUBBLICO MINISTERO: Solo firmare.
Senta, durante questa sua, diciamo, la permanenza a Roma - lei ci ha detto che è dal 1971 che vive per l'appunto a Roma - ha avuto, diciamo, delle esperienze di tipo giudiziario? Ha avuto processi, ha avuto arresti?
IMPUTATO Di Natale: Sì, arresti parecchi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per cosa, Di Natale?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Di che cosa era accusato? Perché aveva subìto questi arresti?
IMPUTATO Di Natale: Io... Io, gli arresti, ho avuto piccoli arresti, piccole condanne.
Poi ho avuto un arresto per concorso in omicidio.
PRESIDENTE: Allora, le piccole condanne si riferivano a quali reati?
PUBBLICO MINISTERO: A quali tipi di reato?
IMPUTATO Di Natale: Reati, diciamo, di spaccio di soldi e, insomma, di questi...
PRESIDENTE: Soldi falsi?
IMPUTATO Di Natale: Soldi falsi, queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, lei ci ha detto di questo fatto, di questo omicidio.
Si ricorda chi era la vittima di questo omicidio?
IMPUTATO Di Natale: D'Andrea Carlo.
PUBBLICO MINISTERO: D'Andrea Carlo.
Senta, e per questo fatto, se lo ricorda per quanto tempo è stato detenuto...
IMPUTATO Di Natale: Sì, io sono stato detenuto 16 mesi e 24 giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi che successe? E' stato scarcerato?
IMPUTATO Di Natale: Sono stato scarcerato il 16/02 del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Quindi è stato carcerato nel...
IMPUTATO Di Natale: Scarcerato, assolto.
PRESIDENTE: Nel '92?
PUBBLICO MINISTERO: '93.
IMPUTATO Di Natale: 16/02/93.
PRESIDENTE: '93, è uscito.
IMPUTATO Di Natale: '93. Come?
PRESIDENTE: E' uscito dal carcere il 16/02?
IMPUTATO Di Natale: Il 16/02/93, febbraio.
PRESIDENTE: E quindi è entrato in carcere, invece?
IMPUTATO Di Natale: A settembre del '91.
PRESIDENTE: A settembre del '91.
PUBBLICO MINISTERO: 16 mesi ha detto, vero, Di Natale?
IMPUTATO Di Natale: 16 mesi e 24 giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, 16 mesi e 24 giorni.
Quindi, il 16 febbraio del 1993.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, dov'è che è andato ad abitare quando è stato scarcerato?
IMPUTATO Di Natale: Quando sono stato scarcerato ho andato a abitare un po' di mesi alla Magliana, che ci avevamo una abitazione; e poi a via Ostiense, da quando sono stato scarcerato a via Ostiense, direttamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo che, a fine febbraio del '93, lei è tornato di casa lì, in via Ostiense.
IMPUTATO Di Natale: In via Ostiense, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e quando è andato ad abitare in via Ostiense, vuol dire qui ai Giudici com'è che si è sistemato in questa casa di via Ostiense?
IMPUTATO Di Natale: Dunque, io... Posso parlare?
PUBBLICO MINISTERO: certo.
IMPUTATO Di Natale: Io, quando sono uscito del carcere, mi trovavo in difficoltà.
Conoscendo a Scarano Antonio sono andato a trovarlo, come amico per dire, no? Dopo tanti anni...
PRESIDENTE: Scusi, guardi, la domanda del Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti. Ora a Scarano ci arriviamo.
PRESIDENTE: Voleva sapere, una volta che lei è uscito di carcere e si è stabilito, è ritornato nella casa di via Ostiense...
IMPUTATO Di Natale: Di via Ostiense, sì. Però ci avevo...
PRESIDENTE: Aspetti. Come si è sistemato?
Via Ostiense, a quel che noi abbiamo sentito, dovrebbe essere una serie di fabbricati e di cortili.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: Dove si è stabilito?
IMPUTATO Di Natale: Era una costruzione, diciamo, sul terreno del Demanio.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Di Natale: E ci aveva una abitazione e un'altra abitazione al lato. Erano...
PRESIDENTE: Erano due abitazioni separate.
IMPUTATO Di Natale: Separate, sì.
PRESIDENTE: E con due ingressi diversi.
IMPUTATO Di Natale: Sì, due ingressi diversi.
PRESIDENTE: Due cortili diversi.
IMPUTATO Di Natale: Due cortili diversi, sì.
PRESIDENTE: Qual era quello che aveva occupato lei?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PRESIDENTE: Qual era quello dei due che aveva...
IMPUTATO Di Natale: Ci avevo il 95 e il 93.
PRESIDENTE: Bene. Lei era nel 93 o nel 95?
IMPUTATO Di Natale: Nel 95.
PRESIDENTE: Nel 95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta Di Natale, com'è che erano... Questi due ambienti del cortile, lei con chi abitava. E poi ci dica chi abitava nell'altro, nell'altro numero.
IMPUTATO Di Natale: Io abitavo con la mia signora che è 52 anni che stiamo insieme...
PUBBLICO MINISTERO: Che si chiama sua moglie?
IMPUTATO Di Natale: Siclari Maria Antonina.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Di Natale: E dall'altro... dall'altro magazzino, diciamo, c'era un piccolo appartamento dove, in quei mesi là, ci abitava un figlio mio.
PUBBLICO MINISTERO: Che si chiama?
IMPUTATO Di Natale: Siclari Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, suo figlio di là con chi abitava?
IMPUTATO Di Natale: Con la moglie e la suocera. E un ragazzino.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda... Ecco, come si chiamano, se li ricorda questi...
IMPUTATO Di Natale: Sucameli Michela.
PUBBLICO MINISTERO: Sucameli Michela è la moglie di suo figlio Pietro?
IMPUTATO Di Natale: La moglie di Piero, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E ci stava pure la mamma di questa signora Sucameli?
IMPUTATO Di Natale: E ci stava la mamma: Trapani Caterina.
PUBBLICO MINISTERO: Trapani Caterina.
Senta, lei dalla sua parte, stava con la signora sua compagna, sua convivente, la signora Siclari Maria Antonina.
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi ci abitava anche con lei? Ci abitava qualcun altro?
IMPUTATO Di Natale: Mia figlia Marilena.
PUBBLICO MINISTERO: Sua figlia Marilena. E poi?
IMPUTATO Di Natale: Mio nipote Umberto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Di Natale: ... mia nipote Simona.
PUBBLICO MINISTERO: E sua nipote Simona. Benissimo.
PRESIDENTE: Di cognome fanno...?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PRESIDENTE: Di cognome come...
IMPUTATO Di Natale: Maniscalco Simona.
PRESIDENTE: E...
IMPUTATO Di Natale: Maniscalco Umberto.
PRESIDENTE: Umberto.
IMPUTATO Di Natale: E Siclari Maria Maddalena.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, quindi siamo a fine mese di febbraio del 1993.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire qui, vuol dire alla Corte, com'è che lei, insomma, tornato in libertà, si guarda intorno, che tipo di lavoro intendeva fare, che cosa... come pensava di gestire, diciamo, la sua vita una volta in libertà?
IMPUTATO Di Natale: Ci stavo per dire che io sono uscito di carcere e mi trovavo un pochettino in difficoltà, no che proprio eravamo senza niente. Però, di solito, quelli che erano nel giro, che lavoravano... Perché non era la prima volta che ci vedevamo con Scarano Antonio.
Ci siamo salutati e abbiamo avuto degli scambi di discorsi. E, nel medesimo tempo, lui mi ha detto che ci aveva dell'eroina buona, brasiliana, quella marroncina scura.
C'era della cocaina. E poi, un pochettino più in là doveva arrivare un carico di fumo.
PRESIDENTE: Allora?
IMPUTATO Di Natale: E allora io accettai e ci siamo messi, diciamo, abbiamo avuto dei contatti e ci siamo visti a casa sua, ci siamo visti a Regina Coeli che c'era il figlio carcerato.
Ci davamo degli appuntamenti dove diciamo, potevamo essere, non potevamo essere tanto, diciamo, visti dalla Polizia.
E cominciai a lavorare per conto di Scarano, questa roba che lui ci aveva.
Io ci guadagnavo 10.000 lire a grammo.
Però la roba ci dava senza che la pagavano subito. Quindi, quando già io per guadagnare, un paragone, 50 milioni, dovevo vendere 5 chili di eroina. Quando uno ci stava a dare 50 milioni, io non avevo guadagnato niente, perché loro volevano i soldi subito, ogni settimana.
Allora, a questo punto, è durata un po' di tempo questa storia di questa eroina e cocaina, quello che ci aveva, e poi si parlò del carico di fumo.
Arrivò questo carico di fumo, non mi ricordo se era...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Di Natale.
IMPUTATO Di Natale: Mi dica. Scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi un attimo, le devo chiedere due precisazioni, prima che lei va avanti.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa persona, questo Scarano Antonio.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei lo conosceva...
IMPUTATO Di Natale: Da tanti anni.
PUBBLICO MINISTERO: ...da tanti anni.
IMPUTATO Di Natale: Signor Procuratore, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lo conosceva col nome e cognome, o lo conosceva...
IMPUTATO Di Natale: Lo conoscevo come "Baffo", come Antonio, "cumpare", mi chiamava, perché quando mi vedeva, mi abbracciava, come si fa con tutti, diciamo, quelli che sono in mezzo a queste situazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Spieghi un attimino dov'è che questo Antonio, lei ha detto lo chiamava "Baffo.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dov'è che l'aveva conosciuto, chi glielo aveva fatto conoscere?
IMPUTATO Di Natale: Ma con lui ci conoscevamo che ci avevamo, che ci avevamo traffici a Pontecorvo. Nella quale dell'hashish. C'è un processo con la Procura di Cassino. Ci sono stati tanti mandati di cattura, di quello che ho dichiarato io.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, dico, ma chi glielo aveva fatto conoscere, questo Antonio Scarano?
IMPUTATO Di Natale: Ma Antonio, non glielo so dire, ma ci siamo conosciuti al ristorante di Pontecorvo, Nanalini (?) Vittorio, che erano due fratelli che ci avevano un ristorante, proprio all'uscita dell'autostrada.
Ma di tanti anni fa. Uno non è che si può ricordare poi tutti...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e lei ha detto un'altra cosa: con questo Antonio, lei ha detto è stato 16 mesi in carcere, no? Dal settembre '91 fino a...
IMPUTATO Di Natale: Io sono stato carcerato...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, lei è stato carcerato. Mi scusi.
Quand'è che l'ha rivisto?
Lei ha fatto un riferimento, dice: 'ci siamo visti in carcere...'
IMPUTATO Di Natale: Ma su...
PUBBLICO MINISTERO: A colloquio, non ho capito bene.
IMPUTATO Di Natale: Ci avevo il colloquio carcerati a Regina Coeli.
PRESIDENTE: Colloquio, quando andava a colloquio per il figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti, volevo specificare.
Chi è che ci aveva il figlio detenuto, Scarano?
IMPUTATO Di Natale: Scarano ci aveva un figlio detenuto a Regina Coeli e io ci avevo mio nipote Umberto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E appunto, volevo capire questo.
Quindi vi eravate incontrati lì, mentre andavate a fare il colloquio?
IMPUTATO Di Natale: Ci siamo incontrati mentre siamo andati a far il colloquio; abbiamo fatto una volta il colloquio insieme con il figlio quello più grande.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi avete riallacciato questo rapporto con questo Antonio.
IMPUTATO Di Natale: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha detto: ci fu prima questo scambio di eroina, di questa siriana.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi, questo affare di fumo, di hashish.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi un attimino com'è che andò questa storia dell'hashish.
IMPUTATO Di Natale: Come ci stavo dicendo prima, doveva arrivare questo carico di fumo. E finalmente è arrivato.
E' arrivato questo fumo e cominciamo a cercare di darlo via. Dico, per dire, io davo i campioni e lui veniva, ce ne portava 20 chili, una volta 15 chili, una volta 100 chili. E... insomma, il lavoro si cercava di dare via questo fumo.
Però, questo fumo, non era di qualità buona; era quelle tavolette di mezzo chilo che era troppo leggero, alla gente ci piaceva poco. Quindi si è perso tempo a darlo via.
Vedendo che questo fumo non si poteva dare via, allora mi è stato detto di Scarano, che doveva fare arrivare un quantitativo d'erba. E una specie di olio per rimpastarlo, per farlo diventare... dei libanesi, marocchino... Insomma, è andata a finire che quest'erba non arrivò più. I giorni passavano. E i mesi erano uno appresso all'altro.
A un certo punto, poi, dopo il fumo, doveva fare un favore agli amici, nel senso che io sapevo di che cosa si trattava, non gli ho detto, non mi sono ribellato, non mi sono trattenuto per niente.
E andata a finire che, dopo l'esplosivo, dopo diciamo il fumo...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Aspetti, Di Natale.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora all'esplosivo ci arriviamo.
Un attimino lei bisogna che spieghi, al meglio dei suoi ricordi, com'è che era questo hashish, com'era confezionato.
IMPUTATO Di Natale: Questo hashish è arrivato dentro camere d'arie di quelle di camion. Quelle camere d'arie grosse dell'autotreno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E dentro queste camere d'aria, com'era confezionato quest'hashish, se lo ricorda?
IMPUTATO Di Natale: Ogni camera d'aria ce n'era 36 chili.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Di Natale: Quei rotoli, quelli di camion, camere d'aria grosse.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Di Natale: Poi è arrivato pure un po' di scatolone e... insomma, pacchi, contro pacchi... Era stato caricato questo camion di roba, era tanti quintali. Non è che si trattava di 10 chili, 50 chili.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda quante camere d'aria le vennero portate?
IMPUTATO Di Natale: Ma io penso che era... se non mi ricordo male, 35-36 camere d'arie; poi scatolone e via di seguito.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi erano camere d'aria e scatoloni.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questo hashish se lo ricorda chi glielo portò lì, nel magazzino?
IMPUTATO Di Natale: Questo hashish è venuto un camion, nella quale c'era Frabetti... Frabetti che manco io sapevo che si chiamava Frabetti... Gli diceva "Capelli Bianchi". Poi dopo ho saputo che si chiamava Frabetti.
PRESIDENTE: Non sapeva neanche il nome?
IMPUTATO Di Natale: Eh?
PRESIDENTE: Non sapeva neanche il nome?
IMPUTATO Di Natale: No, non sapevo il nome e niente. Perché... perché lui, quando veniva là, mio figlio, con la suocera, quello che era, io lo sapevo due giorni, tre giorni prima. E la famiglia di là, di dentro e dentro. Perché si comunicava sia dall'abitazione mia, e sia dall'abitazione diciamo dov'è stato scaricato il fumo. Di dentro e dentro.
Si entrava e si usciva come si voleva, senza che uno apriva il cancello per uscire per strada, insomma, e via di seguito.
Tutto si... una volta che si entrava, chiudevamo i cancelli, di dentro e dentro si poteva fare tutto senza che nessuno se ne accorgeva.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Di Natale, questo fumo in queste camere d'aria, questi scatoloni, se lo ricorda quanto tempo dopo, rispetto alla sua scarcerazione, arrivarono lì in via Ostiense?
IMPUTATO Di Natale: Dunque, il fumo è arrivato prima di arrivare l'esplosivo. Nella quale io ricordo benissimo che hanno preso un quintale, l'ho portato a Pontecorvo.
PRESIDENTE: Un quintale di che?
PUBBLICO MINISTERO: Un quintale di fumo?
IMPUTATO Di Natale: Un quintale...
PRESIDENTE: Di che?
IMPUTATO Di Natale: Forse pure di più. Di fumo.
PRESIDENTE: Di fumo. Eh, allora.
IMPUTATO Di Natale: Nella quale è stato pure quello sequestrato di...
PRESIDENTE: Va be'.
IMPUTATO Di Natale: ...della Procura, là, di... di Cassino.
E l'altro è rimasto là. Infatti si è dato via un poco.
Poi, dopo tempo, è venuto a scaricare un altro camion, che ha scaricato le bombe, diciamo... le quattro balle di... Perché io voglio dire la verità.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Di Natale, allora, vediamo ora di precisare questa storia di questo esplosivo.
Allora, spieghi un attimino com'è che arrivò questo esplosivo.
Si ricorda innanzitutto chi, se qualcuno le disse che doveva arrivare della roba nel suo cortile?
IMPUTATO Di Natale: Sì, me lo ha detto Scarano. Mi ha detto che... doveva arrivare della roba che doveva fare, doveva fare un piacere agli amici.
E io ho detto, io: ma... ci dissi che qua io ci avevo la famiglia, ci avevo le ragazzine... E dice: è questione di pochi giorni, non succede niente, perché... dice, uno non si può rifiutare a fare queste cose qua. Perché c'è in mezzo quelli di Palermo...
Però, dopo scaricati, dopo scaricati, che io giustamente mi passava il tempo tutto coperto di brecciolino che c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti, aspetti, Di Natale. Aspetti, mi scusi. Prima di arrivare al brecciolino.
Quindi, Scarano gli disse che doveva fare questo favore, che aveva bisogno, quindi, del suo magazzino.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchi di raccontare che cosa avvenne quando arrivò - lei ha parlato di questo camion - che portò questa roba.
IMPUTATO Di Natale: Quando arrivò questo camion erano tre-quattro persone. E, insomma, sono state scaricate queste balle, sono state messe nel cortile...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti...
PRESIDENTE: Ma possiamo sapere, il camion che portò l'esplosivo era lo stesso che aveva portato l'hashish?
IMPUTATO Di Natale: No, no, era un altro camion.
PRESIDENTE: Un altro camion.
IMPUTATO Di Natale: Era un altro camion, quello.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Di Natale, quindi spieghi un attimino che cosa è successo.
IMPUTATO Di Natale: E' successo...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, è arrivato, ha detto, Scarano, con tre o quattro persone.
IMPUTATO Di Natale: E' arrivato Scarano. C'era Frabetti, c'erano altre due, tre persone che io non conoscevo, che... le persone che venivano là, venivano una volta, due volte e poi non si vedevano più. Venivano sempre facce nuove.
PRESIDENTE: Scusi, ma...
IMPUTATO Di Natale: Allora, sono stati scaricati questi quattro...
PRESIDENTE: Scusi un momento, per favore.
Di queste persone, chi conosceva lei?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PRESIDENTE: Di queste persone che sono arrivate col camion e l'esplosivo, chi conosceva?
IMPUTATO Di Natale: Io, di queste persone che sono venute là... più che mi sono rimaste impresse sono state quattro persone, no che li conoscevo io tutti e quattro. Che sono venuti che io li ho accompagnati poi con un... che dovevano andare in un ristorante... Che me l'ha detto Scarano di accompagnarli a questi, in questo ristorante, mi pare sulla Casilina. E diciamo...
PRESIDENTE: Lei le ha accompagnate con una macchina?
IMPUTATO Di Natale: Li accompagnai io con una macchina...
PRESIDENTE: Che tipo di macchina?
IMPUTATO Di Natale: Era... una macchina che io l'ho detto, che l'hanno sequestrato alla DIA, se la sono portati via. Mi pare che era...
PRESIDENTE: Era una Volvo?
IMPUTATO Di Natale: Una Volvo, sì. Una Volvo, l'ultimo tipo...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Di Natale. Mi scusi, sennò perde il filo, un attimino, del suo racconto.
Andiamo con ordine: arrivò questo camion con queste persone e scaricò.
Ci spiega che cosa scaricò?
IMPUTATO Di Natale: Hanno scaricato le quattro balle di... dell'esplosivo e sono state portate dentro quel magazzinetto che c'è... dove abitava mio figlio c'era una camera a parte. E sono state messe là. Poi...
PUBBLICO MINISTERO: Sono state messe là.
Se lo ricorda com'erano fatte queste balle?
IMPUTATO Di Natale: Sì, erano balle tutte coperte di scotch, la forma diciamo... come quelle forme grosse di parmigiano, diciamo, come due ruote, due ruote messa uno sopra all'altra, tutte coperte...
PUBBLICO MINISTERO: Di scotch da imballaggio.
IMPUTATO Di Natale: Scotch di imballaggio, questo marrone scuro. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto: come dimensione siamo proprio a livello di una forma di parmigiano?
IMPUTATO Di Natale: Sì, ma quelle grosse, però.
PUBBLICO MINISTERO: La forma di parmigiano grande, diciamo.
IMPUTATO Di Natale: Quelle grande, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ebbe modo di vedere, di verificare un pochino che peso potevano avere queste quattro balle?
IMPUTATO Di Natale: Eh, io penso che pesavano più di 50-60 chili per uno.
PUBBLICO MINISTERO: 50-60 chili per uno.
Senta, una volta che lei scaricò, che queste persone scaricarono queste balle e le misero lì, nel magazzinetto che c'è in fondo.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poi cosa fece? Le lasciò lì, le mise da qualche altra parte?
IMPUTATO Di Natale: Momentaneamente sono state messe al magazzino.
Accompagnai io le persone che mi ha detto Scarano; il camion se n'è andato e mi ha atterrato il cancello per terra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, era successo qualcosa quando era arrivato questo camion?
IMPUTATO Di Natale: Questo camion è modo di uscire, perché è entrato a marcia indietro; poi, quando è uscito, mi ha zatterato mezzo cancello, diciamo, di quello che c'era...
PUBBLICO MINISTERO: "Zatterato", che significa, lo ha buttato giù?
IMPUTATO Di Natale: Lo ha buttato per terra, come infatti poi ho dovuto andare a cercare un fabbro per metterlo a posto.
Nel medesimo tempo poi queste balle sono state tirate fuori di quel magazzino. E sono state messe al centro, diciamo, di quel magazzino e gli ho fatto scaricare...
PRESIDENTE: Al centro del cortile, o della parte...
IMPUTATO Di Natale: Del cortile, del cortile.
PUBBLICO MINISTERO: Del cortile.
IMPUTATO Di Natale: Del cortile, che ci avevo messo un telone sopra. Sempre c'era tutte quelle camere d'aria di fumo, pacchi, contropacchi... Quei tendoni messi di sopra ci hanno scaricato questo brecciolino di sopra, in modo che è stato coperto.
Il cancello aperto, c'era una molazza, un camion di calce, insomma, chi passava... passava di là, come... che era... che stavano a lavora', nessuno poteva pensare che là c'era tutta questa situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, senta, Di Natale, quando arrivò questo camion con queste quattro balle, che lei ci ha descritto, chi c'era in casa? In casa sua c'era suo figlio, c'era suo nipote?
IMPUTATO Di Natale: La moglie e la suocera no, il ragazzino non c'era, ricordo che mi ha dato una mano mio figlio Piero a sistemarle, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: E Umberto?
IMPUTATO Di Natale: Umberto mi ha dato pure mano una volta ma quando è uscito del carcere, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, così le chiedo di ricordarsi... di riferire al meglio i suoi ricordi, quand'è che arrivò questo camion con l'esplosivo?
IMPUTATO Di Natale: Dove fu... io i giorni fu... il giorno preciso, il mese non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma eravamo, voglio dire, in estate, in inverno, in primavera...?
IMPUTATO Di Natale: Ma... la primavera era, perché io sono uscito a febbraio, marzo, aprile, maggio, insomma, in quei mesi là.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non se lo ricorda con precisione?
IMPUTATO Di Natale: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Umberto era in carcere o era già agli arresti, diciamo, domiciliari?
IMPUTATO Di Natale: Umberto era in carcere e poi era uscito e era agli arresti domiciliari.
PRESIDENTE: Ma quando arrivò...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
PRESIDENTE: ...era in carcere o era in casa? Umberto.
IMPUTATO Di Natale: Umberto stava carcerato.
PRESIDENTE: Quando è arrivato l'esplosivo.
IMPUTATO Di Natale: Non mi ricordo io questo qua, signor Presidente. Io ricordo solo che Umberto mi ha dato mano una volta... m'ha dato una mano una volta, non lo so, a coprire, a fare 'sti fatti qua, diciamo...
PRESIDENTE: Però non sa se c'era quando è arrivato l'esplosivo.
IMPUTATO Di Natale: Sì, perché c'era una finestra di dentro...
PRESIDENTE: Mi risponda, per cortesia.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: Se può. Se ne ha voglia.
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì.
PRESIDENTE: Cerchi di essere chiaro. Quando arrivò l'esplosivo, suo nipote Umberto era a casa o no?
IMPUTATO Di Natale: No, non c'era lui.
PRESIDENTE: Non c'era.
IMPUTATO Di Natale: No.
PRESIDENTE: Era sempre in carcere.
IMPUTATO Di Natale: Sì. Non mi ricordo questo, ma là non c'era.
PRESIDENTE: Ah, comunque là non c'era.
IMPUTATO Di Natale: Non c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, lei ha detto che quando arrivò questo camion ci fu il famoso episodio del cancello che venne buttato giù da questo camion.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che si rivolse poi... dovette chiamare un fabbro, si ricorda chi è questo fabbro?
IMPUTATO Di Natale: Noi ci diciamo Peppe il fabbro, che abitava alla Magliana e c'aveva un orticino al Tevere. Il cognome non me lo ricordo, ma abitava... io abitavo, c'avevo una casa al quarto piano e lui abitava al terzo piano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era uno che stava nello stesso stabile dove abitava lei alla Magliana.
IMPUTATO Di Natale: Sì, della via Pescaia, 93, edificio A, scala B, io abitavo a interno 15, lui poteva abitare all'interno 12, un piano di sotto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, lei ha detto che queste balle le mise sotto questo cumulo di brecciolino.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma si ricorda come rimaneste d'accordo con Scarano...
IMPUTATO Di Natale: Con Scarano siamo rimasti...
PUBBLICO MINISTERO: ...se se lo veniva a prendere, se... quanto tempo doveva stare lì?
IMPUTATO Di Natale: ...siamo rimasti d'accordo che ci dovevano venire persone da fuori, o dalla Sicilia che mi avesse detto, e se li portavano via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rispetto a quando arrivò questo esplosivo, vennero poi dopo quanto tempo queste persone?
IMPUTATO Di Natale: Quando arrivaro l'esplosivo sono venuti dopo pochi giorni.
PRESIDENTE: A portarlo via?
IMPUTATO Di Natale: No a portarlo via, si sono... le balle sono state prese un'altra volta, sono state portate dentro quel magazzino...
PRESIDENTE: Di nuovo?
IMPUTATO Di Natale: ...di nuovo e insieme con una borsa di quella là un po' grande, a borsone, nella quale dentro 'sto borsone c'erano delle micce, c'erano dei detonatori. Io siccome li ho visti e una volta ho visto che facevano una bomba di questi... che l'hanno messa alla caserma dei Carabinieri di Torvajanica. Quindi...
PRESIDENTE: Con le stesse persone?
IMPUTATO Di Natale: No, altre persone alle quali...
(voci sovrapposte)
PUBBLICO MINISTERO: In un'altra occasione.
IMPUTATO Di Natale: ...ho collaborato, diciamo.
PRESIDENTE: Ah, ha assistito un'altra volta a quella preparazione.
IMPUTATO Di Natale: Ho conosciuto, diciamo.
PRESIDENTE: Ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, mi ascolti un attimino.
IMPUTATO Di Natale: Mi dica.
PUBBLICO MINISTERO: Veda di descrivere bene questo fatto. Lei ha detto: 'stettero lì qualche giorno poi vennero prese da sotto il brecciolino e riportate di nuovo nel magazzino'.
IMPUTATO Di Natale: Nel magazzino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ci fu una richiesta di qualcuno di fare questa operazione?
IMPUTATO Di Natale: Di Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Di Natale: Perché Scarano mi avvisava a me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Di Natale: Mi diceva: 'domani quelle cose le fate... mettile nel magazzino perché devono venire amici mia'.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E lei fece questa operazione. La fece...
IMPUTATO Di Natale: Le abbiamo prese, l'abbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti, Di Natale. "Le abbiamo prese", chi le ha prese queste...?
IMPUTATO Di Natale: Eh, le ho prese io, c'era Scarano, non ricordo preciso chi è che ci ha dato una mano, perché Scarano veniva sempre con Fabretti (n.d.t.: Frabetti). Fabretti è stata una persona che è stata più vicino di tutti a Scarano, è venuto più volte, appunto...
PRESIDENTE: Frabetti...
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì.
PRESIDENTE: ...quando scaricarono l'esplosivo dall'autocarro.
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì, c'era, c'era. C'era Scarano, c'era Fabretti...
PRESIDENTE: E anche quando lo hanno movimentato come in questo caso...
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì, lui stava sempre vicino a Scarano. Quando veniva Scarano, se non veniva lui mi mandava questo che si chiama Fabretti. E io ci dicevo... "Capelli Bianchi".
PRESIDENTE: Ascolti un'altra cosa, per cortesia. Suo figlio e suo nipote l'aiutarono anche loro a muovere questo...
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì.
PRESIDENTE: ... esplosivo dal brecciolino a dentro.
IMPUTATO Di Natale: Sì, perché sono state... sono state più di una volta messe dentro...
PRESIDENTE: Ah, sono state messe dentro e fuori più volte.
IMPUTATO Di Natale: ...come magazzino, perché poi gli amici non ci sono arrivati e vedendoci: 'com'è che non è venuto nessuno?'. Allora lo abbiamo messo un'altra volta dentro il brecciolino.
PRESIDENTE: Di nuovo sotto il brecciolino.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Di Natale...
IMPUTATO Di Natale: Mi dica.
PUBBLICO MINISTERO: ...venne aiutato in questa operazione, diciamo, di spostamento da Umberto e da suo figlio Pietro?
IMPUTATO Di Natale: Mio figlio Piero mi ha aiutato una volta, io l'ho detto, e mio nipote pure.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'ha aiutato una volta. Ora, vuole spiegare che cosa accadde quando... dopo che lei portò, diciamo, insieme a Umberto, insieme a suo figlio Piero queste balle dal brecciolino di nuovo nel magazzino. Che successe? Lei ha detto...
IMPUTATO Di Natale: Niente. Poi Piero... mio nipote e mio figlio là non ci sono avvicinati più perché mi ricordo con precisione che è venuto lo Scarano con questi palermitani, calabresi, quello che erano, e sono state pigliate queste balle, portate nel magazzino, col borsone, insomma, con tutte quella roba che c'era, scotch, contro scotch e via di seguito, e hanno sistemato.
Mentre loro lavoravano là, di dentro e dentro se serviva una bottiglia di acqua, una bottiglia di aranciata, quello che sia, ce l'ho portata io. Portandoci io questa roba da bere, insomma, me ne sono accorto quello che stavano a fa'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci spieghi...
IMPUTATO Di Natale: Una balla di quelle e un'altra di sopra, fili, contro fili, che ognuno ne hanno fatto due.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Di Natale: Hanno messo...
PRESIDENTE: Hanno fatto due che cosa?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PRESIDENTE: Due di che cosa?
IMPUTATO Di Natale: Due balle di quelle ne hanno fatto... ogni due, una.
PRESIDENTE: Una che cosa?
IMPUTATO Di Natale: Una bomba. Una balla de... una bomba.
PRESIDENTE: Ma messa dove?
IMPUTATO Di Natale: Una sopra all'altra.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti.
PRESIDENTE: Ma in terra?
IMPUTATO Di Natale: In terra, erano in terra, colle sedie e... quella...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Di Natale, allora, se lei corre non è...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...diciamo, non si fa capire bene. Allora, spieghiamo che cosa è avvenuto in un certo giorno. Allora, arrivò qualcuno nel suo cortile? Lei ha detto, dice: 'arrivarono quattro, non so se sono palermitani, siciliani, calabresi...', è giusto?
IMPUTATO Di Natale: E' arrivato Scarano...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è arrivato Scarano...
IMPUTATO Di Natale: ...con queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: ...con queste persone. Senta...
IMPUTATO Di Natale: Si sono messe dentro il magazzino...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Aspetti...
IMPUTATO Di Natale: ...e hanno cominciato a fare quello che gli ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Arrivarono con delle macchine?
IMPUTATO Di Natale: Le macchine sono arrivate poi la sera, quando se li so' portati via. Due Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Sono arrivate due Uno.
IMPUTATO Di Natale: Due Uno, prima una macchina Uno e poi un'altra macchina Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Di Natale: Con lo sportellone di dietro. E l'hanno caricate, una da una parte e una da un'altra macchina di dietro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sono arrivate queste macchine, Scarano si ricorda con che macchina è arrivato quella sera?
IMPUTATO Di Natale: Scarano ci aveva una macchina scura, quella sua, perché Scarano ce ne aveva due o tre macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Scarano è arrivato con questa... la macchina sua personale.
IMPUTATO Di Natale: E l'ha messa dentro casa mia, dentro dove abitavamo noi.
PUBBLICO MINISTERO: Nel cortile dalla sua parte.
IMPUTATO Di Natale: Sissignore, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa operazione...
PRESIDENTE: Al 95?
IMPUTATO Di Natale: Al 95, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Questa operazione che lei ha detto, di due balle ne facevano una e poi le hanno messe dentro le macchine, queste macchine...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...che sono arrivate, dove venne fatta questa operazione?
IMPUTATO Di Natale: Dentro quel magazzino dove... vicino dove abitava Piero.
PUBBLICO MINISTERO: Dalla parte di Piero. Senta, quando arrivarono queste persone, poi queste macchine, suo figlio Piero, la sua moglie, la suocera e il bambino che cosa fecero, rimasero lì o vennero a casa sua o andarono da un'altra parte?
IMPUTATO Di Natale: La mia nuora, diciamo, e il ragazzino, mio figlio, erano a casa mia. Mio figlio Piero, siccome hanno spogliato le macchine, ci hanno levato tutto quello che c'era dentro...
PUBBLICO MINISTERO: Queste FIAT Uno?
IMPUTATO Di Natale: Le FIAT Uno, le hanno spogliate, gli hanno levato tutto quello che c'era: cacciaviti, cric, que... tutto quello che c'era, diciamo, dentro quelle macchine là. Insomma, tutto quello che c'era, mi ricordo che c'era un passeggino, non so se era passeggino, una brandina, insomma, se l'è caricata su... che Scarano ha detto di andarla a buttare, di bruciarla, insomma. Però lei pensa che sono cose di confusione.
Quindi, Piero ha caricato tutti queste cose qua e le è andate a buttare.
PUBBLICO MINISTERO: Suo figlio Piero.
IMPUTATO Di Natale: Mio figlio Pietro. Scarano...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa operazione, mi scusi, quand'è che la fece? Dopo che queste persone erano andate via con le macchine?
IMPUTATO Di Natale: Sì, subito, appena se ne sono andati via loro che Scarano Antonio mi ha detto: 'cercate di levarle tutte queste cose di mezzo'. C'era pure che aveva lascito un librettino, come, diciamo, un fonogramma che era... diciamo, come si dice, Quattroruote, che c'era tutte le spiegazioni, i fili delle bombe, insomma tutte 'ste cose qua. Io l'ho sfogliato tutto, foglio per foglio e pure questo è stato bruciato insieme a tutto il resto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha visto questo librettino?
IMPUTATO Di Natale: E' un librettino.
PUBBLICO MINISTERO: Però lei, Di Natale, ho capito che non sa leggere. Quindi, questo libro... guardò le figure, che c'era?
IMPUTATO Di Natale: No, le figure, le figure, sfogliando si vedeva 'sti fili, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, ora, poco fa, il Presidente le aveva chiesto di chiarire una cosa. Le ha detto: 'cerchi di spiegare meglio che cosa intendeva dire, "di due ne facevano una"'. Quindi lei vide le balle...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...giusto, Di Natale?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E le mettevano a due a due. Di due ne facevano una, lei ha detto, una balla grande.
IMPUTATO Di Natale: Sì. Di due ne facevano una. Come infatti, quando l'hanno caricata hanno caricato in due forti e grossi così, che per caricarli due persone quasi non ce la facevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e queste due balle le hanno messe dove?
IMPUTATO Di Natale: Nelle due Uno. Una dentro una Uno e una in un'altra macchina Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Dove, nella bauliera? Nel bagagliaio?
IMPUTATO Di Natale: Nel di dietro, che era...
PUBBLICO MINISTERO: Nel di dietro.
IMPUTATO Di Natale: ... era una Uno con uno sportellone che si apriva di dietro.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E l'hanno messa là dietro.
IMPUTATO Di Natale: E l'hanno...
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha detto, aveva visto che c'avevano questo borsone con i fili le micce...
IMPUTATO Di Natale: Il borsone l'hanno scaricato pure quando hanno portato... l'ha portato là Scarano quando hanno scaricato le bombe. Stava pure là in mezzo al brecciolino, coperto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, anche questo borsone con tutte queste...
IMPUTATO Di Natale: Il borsone poi...
PUBBLICO MINISTERO: ...attrezzature.
IMPUTATO Di Natale: Queste sono state tutte cose bruciate, diciamo, queste cose che sono rimaste là.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto poi, da queste macchine, da queste due FIAT uno, vennero tolte via tutte le cose. Lei ci ha detto che si ricordava...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... una... non mi ricordo che ha detto, un seggiolino, una... si ricorda che c'e...
IMPUTATO Di Natale: Tutto quello che c'era lì dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda qualche oggetto particolare che c'era dentro queste macchine?
IMPUTATO Di Natale: Ma io non glielo so dire, non mi ricordo in questo momento, ma comunque era parecchia la roba, l'ha caricata mi' figlio e ci aveva da carica' un 112, l'abbiamo riempito tutta la macchina dietro, tutta la roba che c'era là.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che si ricorda se c'era per caso un ombrellone, qualcosa da spiaggia?
IMPUTATO Di Natale: Mi sembra di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le sembra di sì. Senta, e questa roba poi lei ha detto, dopo che le macchine...
IMPUTATO Di Natale: Se ne sono andate via, mio figlio è andato a buttare.
PUBBLICO MINISTERO: E' andato a buttare tutta questa roba che era rimasta lì nel cortile.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è in grado di dire qui ai Giudici a che ora, verso che ora avvenne tutta questa operazione? Cioè, a che ora arrivarono queste due FIAT Uno, quando vennero fatte tutte queste operazioni?
IMPUTATO Di Natale: Loro sono venuti di girno là, nel primo pomeriggio. E hanno stato tutto questo tempo fino alla sera quando s'è fatto notte, non mi ricordo se potevano essere le otto, insomma, era sera perché aspettavano loro l'orario per essere... perché dalla via Ostiense per dove sono andati loro, dei Mercati Generali, era la strada più vicino che ci poteva... perché io mica sapevo dove dovevano andare. Ma comunque loro aspettavano l'orario che si faceva un po' tardi. E quando se ne sono andati, ricordo che nemmeno passava trenta minuti, quaranta minuti che avessero passato che ci fu lo scoppio che ha tremato tutto Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco, rispetto al momento in cui queste macchine, con queste balle caricate dietro nel portellone di queste FIAT Uno andarono via, rispetto al momento dell'esplosione, quanto tempo passò, Di Natale?
IMPUTATO Di Natale: Ma una quarantina di minuti, un'oretta, non glielo so dire con precisione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questa esplosione lei la sentì da casa sua?
IMPUTATO Di Natale: Da casa mia, sì. No che l'ho sentita io solo, lo abbiamo sentito tutti. C'era pure mia sorella là, tutti c'erano. E quando Scarano se n'è andato, perché prima... quando loro si sono carica... perché mano mano io mi vado ricordando, gli devo dire la verità, perché se non si dice la verità finisce... finisce... è inutile che uno collabori.
PRESIDENTE: Cosa borbotta? Non si sente quello che dice, parli forte.
PUBBLICO MINISTERO: Dica un pochino al microfono, Di Natale.
IMPUTATO Di Natale: Ci sto dicendo che quand... prima di andarsene via, questi dopo che hanno caricato le macchine, della macchina dello Scarano, che era dentro casa mia, c'aveva una borsa sotto il sedile, nella quale c'erano delle pistole. E quando queste macchine... hanno messo le bombe sulle macchine, lui c'ha... ha preso queste due o tre pistole che... gliele ha date una per uno a quelle persone che stavano là. E a me, dentro il magazzino, mi ha lasciato una busta di plastica di queste sacche della mondezza che c'erano due mitragliatori e una lupara e caricatori, diciamo, di questi... io l'ho dati alla Polizia, diciamo, quando l'ho consegnato quando...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Di Natale, prima che queste macchine escono lei si ricorda che Scarano, diciamo così, dette queste pistole a queste persone che partivano con queste macchine.
IMPUTATO Di Natale: Esatto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha detto, dice: 'Scarano mi aveva lasciato anche un mitragliatore...'
IMPUTATO Di Natale: Due mitragliatori e una lupara, mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, si tratta per caso delle armi che poi lei ha fatto trovare al...
IMPUTATO Di Natale: Ai Carabinieri, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ai Carabinieri, a quelli della DIA.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le ave... dove le aveva messe lei queste armi, si ricorda dove le ha fatte trovare?
IMPUTATO Di Natale: Le aveva messe in mezzo... c'erano i calcinacci in un angolo fecimo una buca in un calcinaccio e l'abbiamo messi lì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nel cortile.
IMPUTATO Di Natale: Nel cortile, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una volta che queste persone andarono via... ecco, bisogna che le chieda una precisazione. Lei ha parlato di questi quattro, cinque persone che erano venute con Di Natale...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: Con Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Con... mi scusi, con Scarano. Frabetti, la persona che lei poi ha saputo che si chiamava Frabetti, quello coi capelli bianchi, c'era quando vennero fatte queste operazioni lì nel suo cortile?
IMPUTATO Di Natale: Chi? Non ho capito la do...
PUBBLICO MINISTERO: Frabetti.
PRESIDENTE: Frabetti.
IMPUTATO Di Natale: Frabetti?
PRESIDENTE: Quella sera c'era?
IMPUTATO Di Natale: Sì, c'era, c'era.
PUBBLICO MINISTERO: E arrivò con Scarano e andò via insieme a tutti gli altri?
IMPUTATO Di Natale: Arrivò con Scarano e gli altri arrivarono con un'altra macchina, non mi ricordo se era... non lo so 128, quello che era, non mi ri... perché hanno messo una macchina dietro casa mia, una macchina l'hanno lasciata davanti al cancello.
E hanno perso tempo perché aspettavano che venivano queste macchine.
Dopo che siamo stati... hanno caricato tutto, poi quando sono finiti se ne sono andati, Scarano avanti con Fabretti, e quelli con le Uno appresso.
PUBBLICO MINISTERO: E quelli con le Uno appresso.
IMPUTATO Di Natale: Appresso, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, ma di queste quattro persone, quattro, cinque, quelle che erano, lei si ricorda qualche cosa, come erano, come erano fatti fisicamente, c'è qualcuno che le è rimasto impresso?
IMPUTATO Di Natale: Eh, quello che mi è rimasto impresso, più di tutti, fu uno che è venuto più di una volta che è uno dei due fratelli di quelli palermitani che si chiamano... tanto che io non lo sapevano che erano i fratelli Graviano, insomma, queste persone.
PRESIDENTE: Ah, uno dei due fratelli Graviano.
IMPUTATO Di Natale: Sì. Può anche darsi che c'erano tutti e due i fratelli, perché...
PRESIDENTE: Ah, ho capito, perché lei non li conosceva.
IMPUTATO Di Natale: Perché dico, per dire, erano persone che venivano una volta e poi la prossima volta portava altre persone e quelli non venivano più.
Però queste persone che io le ho accompagnate, le dovevo accompagnare comunque alla trattoria. E' successo che s'è rotta la frizione della macchina e allora queste quattro persone hanno spinto la macchina nella quale questa macchina è stata lasciata vicino Tor Pignatara, davanti a un negozio che poi io l'ho detto, l'ho dichiarato questo fatto qua.
All'indomani io questa macchina la sono andata a ritirare con un carrozziere che era là, con un meccanico che era là a via Ostiense, vicino a me.
Come infatti, poi, dopo tanto tempo negli interrogatori m'avevano domandato se io avevo avuto degli assegni dello Scarano.
E allora mi sono ricordato che Scarano mi aveva dato, non lo so, due assegni, tre assegni, quello che mi aveva dato, cosa è successo? Che Scarano, uno di questi assegni l'ha dato al padrone di quel ristorante dove io dovevo accompagnare quei quattro, diciamo, che dovevano essere accompagnati in questo ristorante.
Sopra a questa situazione qua, la DIA, non lo so, la Polizia, i Carabinieri, quello che è, tramite questa segnalazione di questo assegno, poi hanno trovato tutti quei quintali di fumo che si sono portati via dalla via Ostiense.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', Di Natale, ora aspetti un attimo. Torniamo un attimino alle persone ora, lasci perdere i nomi, lasci perdere i nomi, lei ha detto che era... uno ha saputo che era... si chiamava Graviano, si chiamava... uno dei fratelli Graviano. Come lo ha saputo lei questo fatto?
IMPUTATO Di Natale: Questo io l'ho saputo tramite lo Scarano. Io l'ho saputo tramite lo Scarano. Perché io ci avevo il processo nella quale, dico per dire, io ora a maggio faccio quattro anni di domiciliare e sedici mesi e ventiquattro giorni ho fatto, e in quel periodo là mi stavano fa... io non ci stavo col cervello. Io tutti quei... tutti questi fatti che hanno successo, ci ripeto, non è che io era uno che apparteneva a loro e conosceva in fondo... Io sono stato preso alla sprovvista per una cosa, poi scontavo un'altra cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo nome Graviano lei vuol dire che lo ha sentito fare a Scarano?
IMPUTATO Di Natale: Sì, io l'ho senti... io l'ho sentito fare a Scarano questo nome.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi lei pensò che una delle persone che erano venute nel suo cortile poteva essere...
IMPUTATO Di Natale: Eh, uno... poi mi hanno fatto vedere le fotografie, siccome ho riconosciuto uno di questi qua in fotografia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, le è sembrato di riconoscere questa persona che si chiamava Graviano.
Ma ora, al di là del nome...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...ecco, lei si ricorda qualche cosa delle... diciamo, dell'aspetto fisico di queste persone che erano venute nel suo cortile?
IMPUTATO Di Natale: Di corporatura?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, di corporatura, di come erano fatti...
IMPUTATO Di Natale: Ma erano quattro... quattro, erano in quattro ma erano lunghi, un metro e ottanta, un metro e novanta, erano bestioni, diciamo, non dico bestione per volerli offendere, erano persone piene di salute, tanto mi ricordo che uno di questi qua s'era messo un occhiale scuro.
E questo con gli occhi castagna là ci ha detto: 'levati 'sti occhiali di mezzo'. E questa persona qua che ora mi sta sentendo, che non è che non mi sente...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, e non ci sa dare altre indicazioni, non si ricorda se erano giovani, vecchi...
IMPUTATO Di Natale: No, erano tutti giovani.
PUBBLICO MINISTERO: Giovani.
IMPUTATO Di Natale: Tutti giovani erano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dalla parlata come le sembravano queste persone?
IMPUTATO Di Natale: Siciliane erano.
PUBBLICO MINISTERO: Siciliane.
Senta, lei è palermitano...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...ma lo sa distinguere un palermitano da un catanese?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Lo sa distinguere un palermitano da un altro che viene da un'altra zona della Sicilia?
IMPUTATO Di Natale: Nel parlare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
IMPUTATO Di Natale: Però palermitano era quella ... che parla palermitano però se uno si camuffa può parlare pure il trapanese, può parlare con l'accento... un altro accento...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque erano siciliani.
IMPUTATO Di Natale: Erano siciliani.
PUBBLICO MINISTERO: Erano siciliani.
Senta, e lei ha fatto un riferimento... ho capito che ci fu una occasione in cui qualcuno di queste persone lei la accompagnò con la sua macchina.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che era la Volvo la sua macchina.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E in occasione di questo spostamento 'sta macchina andò male, si fermò, cioè, ebbe un guasto?
IMPUTATO Di Natale: Si è rotta la frizione della macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Si è rotta la frizione. Quindi, questa macchina andava male.
IMPUTATO Di Natale: Queste persone che erano sulla macchina mi hanno aiutato a montare la macchina, a metterla dove, dico per dire, la macchina poteva stare fino a quando veniva qualcuno per venirla a prendere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, questo accompagnamento di queste persone con la sua Volvo quando avvenne: quello stesso giorno, in cui successero questi fatti che ci ha raccontato, prima?
IMPUTATO Di Natale: Questi, se mi ricordo bene, avvenne quando son venuti a fare lo scarico.
PRESIDENTE: Dell'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Quando hanno portato l'esplosivo.
IMPUTATO Di Natale: L'esplosivo, sì. Perché poi quando si sono portati l'esplosivo se ne sono andati tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e lei in quei giorni in cui lei aveva questo esplosivo in casa, nel momento in cui poi quella sera successe quello che doveva succedere, sentì mai fare qualche rifermento a Milano?
IMPUTATO Di Natale: Sì, il riferimento a Milano è stato che io mi sono ribellato perché ci ho detto che là era diventato una polveriera...
PUBBLICO MINISTERO: Che era diventato, mi scusi?
IMPUTATO Di Natale: Era diventato una polveriera.
PRESIDENTE: Una polveriera.
IMPUTATO Di Natale: Le bombe, esplosivo, hashish, fumo... e allora mi è stato detto che non dovevo avere paura perché le persone nella quale ci stava dando una mano erano persone per aiutare a tutte le persone che erano nei carcere duro, e dice... per ordine del capo, Totò Riina, dice: 'compa', avete capito, non state in preoccupazione perché queste persone si stanno interessando e tutti questi attentati'. E insomma...
PUBBLICO MINISTERO: Questo chi glielo disse?
IMPUTATO Di Natale: Scarano, che io avevo a che fare con Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, che vuol dire "si stanno interessando"?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, che cosa voleva dire "si stanno interessando"?
IMPUTATO Di Natale: Mi ha detto che... dico per dire, quello che facevano lo facevano per ordine del capo, Totò Riina, perché stavano facendo morire tutti i detenuti del carcere duro, e contro lo Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è quello che le disse Scarano?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: Cosa c'entra Milano in questo, scusi?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la mia domanda...
PRESIDENTE: Cosa c'entra questo con Milano?
IMPUTATO Di Natale: Mi ha detto che la stessa sera che a Roma dovevano scoppiare le bombe, scoppiavano pure a Milano. 'Questa sera se movono pure a Milano'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le disse una qual cosa del genere.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dopo che quella sera poi andarono via che lei poi sentì i botti, diciamo, le esplosioni che ci furono a Roma quella sera, le ha più viste queste persone, sono tornate, ebbe modo di parlare con Scarano di questi fatti?
IMPUTATO Di Natale: No, con Scarano solo. Queste persone io non le ho viste più. Io, anzi, andavo a cercare a Scarano per levare il fumo di là, per pulire il magazzino e questo e quell'altro. E dopo tanto tempo si sono venuti a caricare il fumo.
Scarano con Fabretti son venuti co' un furgone, non mi ricordo se c'avevano lo stemma del Comune oppure dell'acqua dell'istituto dell'acqua, diciamo, quello che sia sia. Si sono caricati questo furgone, se ne sono andati e poi io non mi sono visto più con nessuno. Perché, giustamente, quando si sono caricati il fumo, dopo l'insistenza mia, con baccaglio calabrese gli ha detto, parlavano fra di loro: 'va be, per ora carichiamo il fumo che poi c'è la molazza che lavora'.
Quindi, che mi volevano mette pure dentro la molazza?
E quindi io...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, aspetti, aspe... questo non l'ho capito, Di Natale. Cioè, questo riferimento alla molazza, che cosa voleva dire?
IMPUTATO Di Natale: Ci sto dicendo, quando si sono venuti a caricare il fumo, dopo la mia insistenza che volevo pulire il magazzino, perché io né ho guadagnato miliardi né ho guadagnato 100.000 lire, non ho guadagnato niente. Ho guadagnato solo che volevo pulire... volevo che pulivano il magazzino, e quando Fabretti si caricò il fumo con Scarano, che c'ho aiutato pure io, tutte quelle camere d'aria, hanno detto: 'per ora puliamo tutto che poi c'è la molazza che lavora'.
Quindi io giustamente ho capito che questa parola fu detta contro di me. Perché io mi sono...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, che ci volevano mettere lei nella molazza, vuole dire questo? Lei capì questo?
IMPUTATO Di Natale: Io ho capito, nella mia ignoranza, che quella parola è stata detta che 'per ora pulimo tutto che poi c'è la molazza che lavora', e 'sta molazza che dovevano lavorare? Che mi dovevano lasciare a me dentro la molazza?
PUBBLICO MINISTERO: Cioè...
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Chi è che parla?
(voce fuori microfono) Frabetti.
PRESIDENTE: Frabetti, abbia pazienza...
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: ...lei non può interrompere così. Quando vuole fare una dichiarazione chiede di fare una dichiarazione. Va bene?
IMPUTATO Frabetti: Sì, sì.
PRESIDENTE: Proseguiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, dopo ci fu semplicemente questo, diciamo, discorso con Scarano, quando ci fu questa storia dell'hashish, ho capito bene, Di Natale?
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì. C'è stato questo discorso...
PUBBLICO MINISTERO: Non se ne parlò più di bombe, di attentati e cose varie, con Scarano.
IMPUTATO Di Natale: Di attentati ancora se io non mi mettevo... se io non collaboravo poi agli attentati che dovevano fare ancora.
Lo Scarano, a Pontecorvo mi aveva detto che ci serviva un magazzino. Si chiamava Co... De Cola Giuseppe. Questo del fattore... questo qua c'aveva dato un magazzino della villetta dove abitava questo Di Cola Giuseppe, dove io ho portato il quintale di fumo. Che questo capannone ci doveva servire a Scarano, non lo so per che cosa.
E tanto per questo signore, Pippo, dei dispiaceri di quello che è successo, è stato coinvolto in mezzo a queste situazioni, si è impiccato, si è appeso alla corda e si è impiccato.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', ma questo non c'entra coi nostri... con i nostri fatti di attentati a Roma.
IMPUTATO Di Natale: No, non c'entra ma c'entra per me perché, dico per dire, io mi sono interessato che Scarano ci serviva un altro magazzino, non lo so quello che ci doveva fare perché...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, l'ha detto per questo lei quell...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...lo ha citato per questo, questo episodio.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, lei ha detto, per l'appunto, che è stato scarcerato il 16 febbraio del '93.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, tutti questi fatti si sono svolti, diciamo, ovviamente, nel periodo successivo. Si ricorda lei se poi venne e quando venne arrestato nuovamente?
IMPUTATO Di Natale: Dunque, io sono stato arrestato nuovamente o il 5 o il 6 maggio del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Di Natale: Faccio quattro anni a maggio che viene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché era stato arrestato?
IMPUTATO Di Natale: Ero stato arrestato perché mi hanno fatto l'appello del processo che siamo stati assolti in I Grado e siamo stati condannati io, Ianni Rosario e mio nipote.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre per il famoso omicidio di Di Carlo?
IMPUTATO Di Natale: Sì, de...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, l'hanno riarrestata... l'hanno arrestata nuovamente perché lei doveva scontare questa pena, per questo omicidio.
IMPUTATO Di Natale: Sì, io sono stato arrestato, diciamo, perché mi avevano fatto il mandato di cattura.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, queste cose che lei oggi ci ha detto qui in aula...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...ecco, si ricorda se e a chi le disse in occasione di questo suo arresto?
Vuol raccontare alla Corte quello che accadde quando venne arrestato il 5, 6 maggio del '94?
IMPUTATO Di Natale: Il 5 maggio del '94, che mi hanno arrestato, sono stato portato alla caserma dei Carabinieri del ... nella quale io, nello stesso giorno, ho chiesto che volevo collaborare, diciamo.
E così, non lo so, è passato un giorno, due giorni; sono stato interrogato dal dottor Piro. Poi sono stato portato a Rebibbia; a Rebibbia, dopo due giorni, mi hanno levato e m'hanno portato in un altro carcere...
PRESIDENTE: Parli un po' più forte, per favore.
IMPUTATO Di Natale: Dopo un po' di giorni, un giorno o due, che io ero al carcere, tre giorni, sono stato interrogato dal dottor Piro, dopo che mi hanno portato al carcere dalla caserma dei Carabinieri.
Quando io sono stato arrestato m'hanno portato alla Caserma dell ...
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
IMPUTATO Di Natale: Poi, de ... mi hanno portato dal dottor Piro in Tribunale.
Dopo del Tribunale m'hanno portato un'altra volta in caserma, dopo essere stato interrogato. E poi da quella caserma mi hanno portato al carcere di Rebibbia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, Di Natale, quindi lei, subito ai Carabinieri disse che voleva...
IMPUTATO Di Natale: Subito, lo stesso giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Che voleva dire cosa?
IMPUTATO Di Natale: Voleva dire, voleva dire il fattore degli attentati di Roma e tutto quello che era successo.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto quello che era successo.
Senta, lei poco fa, quando abbiamo iniziato l'esame, lei ha detto subito: 'Antonio Scarano'. Poi, sulle mie domande ha precisato che in realtà sapeva che si chiamava "Antonio, detto Baffo"...
IMPUTATO Di Natale: Antonio...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi. Lei si ricorda come fece a fare identificare ai Carabinieri, al dottor Piro, questa persona che si chiamava Antonio?
IMPUTATO Di Natale: Eh, siamo andati a fare il sopralluogo, ho portato i Carabinieri a casa sua.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha accompagnato i Carabinieri, chiamiamoli così, a casa di questo Antonio.
IMPUTATO Di Natale: A casa di Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: A casa di Scarano.
Senta, e tutte le informazioni che lei oggi ci ha dato in questa sede le dette, così come ce le ha dette oggi, al dottor Piro, a suo tempo?
IMPUTATO Di Natale: Sì. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, si ricorda se le venne chiesto allora, all'epoca, se lei era a conoscenza, se lei sapeva qualcosa dell'attentato che c'era stato ai danni del giornalista Maurizio Costanzo in via Fauro? Se sapeva qualcosa dell'attentato che c'era stato qui a Firenze...
IMPUTATO Di Natale: Sì, lo sapevo. Lo sapevo tramite che me l'aveva detto Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Spieghi un attimino, mi scusi.
Le faccio questa domanda: cosa sapeva lei di questi attentati, di questi altri attentati?
IMPUTATO Di Natale: Sapevo che tramite lo Scarano mi ha detto che c'era stato l'attentato di Costanzo e altri attentati ancora che si dovevano fare e quello che avevano fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Scarano che cosa le disse su questi altri attentati?
IMPUTATO Di Natale: M'ha detto che come è successo a Roma è successo nel Costanzo, il giornalista, è successo a Milano e era successo a Firenze.
M'ha detto, questo m'ha detto.
Io avevo a che fare con lui. Certo, non è che Scarano... se io ero un infame, ero qualcuno che non si poteva fidare non mi veniva a scaricare tutto questo fumo esplosivo a casa mia. Scarano aveva un sacco d'anni che ci conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e quand'è che Scarano...
IMPUTATO Di Natale: E poi io il giro che c'avevo pure io non è che scherzavo. Io nelle mie dichiarazioni ci sono minimo 200 mandati di cattura della Calabria, di Milano, di Palermo, di Roma, di tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Di Natale, abbia pazienza, ma Scarano queste notizie su via Fauro, Costanzo, su Firenze quand'è che gliele dette? Quando gliene parlò?
IMPUTATO Di Natale: Me l'ha detto quando io, dottore, me ne parlava perché giustamente aveva paura. Perché si parlò di eroina, si parlò del fumo, poi sono venute le bombe, giustamente. Però io, non gli ... non lo sapeva che doveva stare con due piedi dentro uno stivale, doveva stare zitto.
E allora mi ha detto: 'non avete paura perché qua, quello che stanno a fa', lo stanno a fa' perché... contro lo Stato, lo stanno a fa' perché stanno a mori' tutti i carcerati nelle carceri dure'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei, al di là di questi discorsi così, un po' generici che le ha fatto a suo tempo Scarano, lei ha mai saputo qualcosa di preciso, di specifico sugli attentati di Firenze, su quello al giornalista Costanzo?
IMPUTATO Di Natale: No, io quello che ho saputo è quello che ci sto dicendo. Perché io non è che appartenevo a quelli che facevano l'attentati, io facevo un altro tipo di lavoro. Noi abbiamo avuto quel discorso del fumo, abbiamo avuto quel discorso dell'eroina e via di seguito, ma poi delle bombe io ci sto dicendo, io non conoscevo queste persone. Anzi, mi sono sforzato a ... il passo, come ero io diventato, a portare in porto, a portare tutti quei particolari, a dire tutte quelle situazioni, di tutto quello che aveva visto, quello che poteva fare. Più di quello non potevo fare io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma... lei per l'appunto, rispondendo a queste mie domande, sta dicendo che sostanzialmente però non sapeva niente di quello che era accaduto in via Fauro, di quello che era accaduto a Firenze.
Ora la debbo far presente, Di Natale, che lei, nel corso delle indagini, quando l'abbiamo interrogata, eh, insomma, ha detto qualcosa di più.
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto di saperne di più.
IMPUTATO Di Natale: Mi sono allargato un pochettino su...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo si è allargato un pochettino. Che cosa vuol...
IMPUTATO Di Natale: Mi sono allargato un pochettino. Gli spiego il perché. Perché io...
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi perché.
IMPUTATO Di Natale: Al carcere di Rebibbia io stavo impazzendo, mi credevo che portavano in un posto sicuro. Mentre, dico per dire, dove io sono andato a finire, era un posto che le persone che avevano la semilibertà, c'era uno che si chiamava Scarano, che usciva la mattina e si ritiravano la sera. Quindi io ero diventato, signor procuratore, che dico per dire, se le gente parlavano, credevo che parlavano per me; se camminava pare che mi correvano appresso. Insomma...
PUBBLICO MINISTERO: Ha finito, Di Natale?
IMPUTATO Di Natale: Io son stato tanti mesi in questo stato confusionale. E poi, mentre mi trovavo a Rebibbia in questo carcere di collaboratori, che veniva... che io, con la febbre a 39, sono andato in Calabria...
PUBBLICO MINISTERO: Ha finito, Di Natale?
IMPUTATO Di Natale: A fare... No. Ho fatto... a fare dei sopralluoghi nella Calabria, di quello che io cominciato a collaborare, e hanno finito ora il processo di Parma, circa un mesetto fa, un mese e mezzo che è successo. Ci hanno dato settecent'anni di galera, e 92 in carcere. Io... ho collaborato pure in quel processo.
Insomma io in tutto quello della mia vita che mi è successo personalmente, a me, io l'ho detto. A partire dei miei figli, dei miei nipoti, di tutti. Non è che ho detto quello che mi conveniva a me.
PRESIDENTE: Lei ha detto anche 'mi sono allargato un po'. Cosa vuol dire?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PRESIDENTE: Poco fa lei ha detto: 'Effettivamente, mi sono allargato un po''.
IMPUTATO Di Natale: Mi sono allargato. E trovandomi al carcere di Rebibbia, che veniva dalla Calabria dei certi sopralluoghi e...
PRESIDENTE: Beh, quello che ci ha detto prima.
IMPUTATO Di Natale: ...e Ianni. Insomma, tutti quelli della Calabria che io ho avuto traffici... per certe cose.
La sera in televisione, per televisione, sono stati scarcerati tutti: Scarano, quello, quello, quell'altro. E allora ho detto io: come è andata? Come sarebbe a dire qua?
E allora, e allora mi sono, io... io ho fatto l'attentati...
Eh, così dico, per dire che le bombe a cambio di essere quattro, son diventate dieci, son diventate dodici.
Insomma, io ho perso il controllo. Ma non per non dire la verità. Ma giustamente sono arrivato al punto che non capivo più niente. Sconforto, senza colloquio, perché di fronte a quello che io avevo dichiarato, non potevo avere colloquio, come si chiama, né coi miei nipoti, né con mio figlio, né con la mia signora: con nessuno. Per tanti mesi.
Eh, quindi... questo. Io ho detto qualche cosa...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, Di Natale.
IMPUTATO Di Natale: Che non doveva dire. Ma, giustamente, i fatti sono così ed è, questi fatti qua, non è che io li sto dichiarando adesso; li sto dichiarando quando io ho cominciato a collaborare alla Procura di Roma, col dottor Piro e tutti quelli che mi hanno interrogato. E questa è la pura verità di quello che io sto dicendo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, lei ha usato quest'espressione, dicendo: 'Io con le mie dichiarazioni' dice 'insomma, ho riferito su molti fatti'.
Ecco, lei ha avuto i processi in relazione a questi altri fatti che ha riferito all'Autorità Giudiziaria di Roma?
IMPUTATO Di Natale: Processi delle altre procure?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Di Natale: Eh, c'è sta...
PUBBLICO MINISTERO: Per questi fatti di... di stupefacenti, di armi, eccetera.
IMPUTATO Di Natale: Stupefacenti, ce ne sono tre, quattro. Uno appresso all'altro, a Roma, ancora. A Rebibbia, ci sono stati processi, a Cassino, in Calabria. Hai voglia, di processi che ci sono stati!
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e in questi processi c'era imputato anche Scarano con lei?
IMPUTATO Di Natale: Sì, Scarano è stato imputato nel processo di Roma del fumo, che in pratica ci hanno dato 14 anni, non lo so, così ho sentito dire.
PUBBLICO MINISTERO: Per la storia dell'hashish, diciamo.
IMPUTATO Di Natale: Per la storia dell'hashish, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma si ricorda, in questi processi, che... se ci sono stati confronti con Scarano, se avete avuto per così dire...
IMPUTATO Di Natale: Sì, abbiamo avuto...
PUBBLICO MINISTERO: ...delle linee di...
IMPUTATO Di Natale: Ci hanno fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Confliggenti.
IMPUTATO Di Natale: Ci hanno fatto fare un confronto a Rebibbia, con Scarano, con Frabetti, insomma, quelli che io ho conosciuto, ho conosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le devo fare qualche domanda di precisazione su... qualche precisazione su quello che lei già ha detto.
Senta, a proposito del camion che portò l'esplosivo, lei si ricorda com'è che funzionava il ribaltabile di questo camion? Si ricorda qualcosa?
IMPUTATO Di Natale: Era un camion, sì, era quello... quello che gli ho detto, della jeep, che il camion si alzava; questo era un camion che è entrato a marcia indietro, che era lungo. Però, ci ripeto, io dico per dire... avesse scaricato quello che scaricò, io sono andato a chiudere il cancello, insomma. Io, me non mi poteva fare vedere, delle persone, le faceva vedere, perché giustamente stava attento...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, ma lo vide prendere dal camion l'esplosivo, le quattro balle famose?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E si ricorda dove veniva preso, queste, da dove?
IMPUTATO Di Natale: Eh, del cassone del camion, era... era messo lì sopra. Han guardato, e hanno aperto un coperchio, e levavano queste cose, queste bombe di ... e le scendevano per terra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sotto il ribaltabile? Questo coperchio, questo coperchio dov'era? Sotto il...
IMPUTATO Di Natale: No no, non glielo so dire, non mi ricordo questo qua. Io ho visto il camion che è entrato, perché poi, nella confusione, camion mica ce n'è venuto uno solo.
C'è venuto il camion a scaricare il fumo, il camion a scaricare le bombe. Poi, altre volte, venivano pure altri camion là.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non se lo ricorda esattamente dove era messo, sul camion, questo...
IMPUTATO Di Natale: Sul camion era messo. Io mi ricordo che c'era... c'era il cassone; poi, hanno sollevato diciamo un coperchio, un coso che c'era là, e 'ste cose erano messe lì dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha questo ricordo: di questo coperchio che si apriva.
IMPUTATO Di Natale: Io mi ricordo questo. Di sul camion l'hanno sceso, queste bombe, queste balle.
PUBBLICO MINISTERO: Queste balle. Che comunque sono state scese dal camion.
IMPUTATO Di Natale: Beh, hanno scaricato quelle che c'erano, diciamo, là, scaricò del camion.
PUBBLICO MINISTERO: Senta poi, un'altra precisazione. Lei poco fa ha fatto riferimento a quella persona chiamandola per nome: Graviano. E lei ci ha spiegato che questo nome l'aveva sentito da Scara...
IMPUTATO Di Natale: Dottore, se non mi sbaglio, io, mentre sono entrato nella Corte di Assise, era quello con il giubbotto, lì sotto. Se non mi sbaglio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Vuol spiegare meglio quest...
PRESIDENTE: Era uno dei fratelli Graviano?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PRESIDENTE: Era uno dei fratelli Graviano?
IMPUTATO Di Natale: Se non mi sbaglio, qua c'era uno col giubbotto che mi sembra che è uno di quei quattro che io ho accompagnato a Torpignatara.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che lei ha visto mentre...
IMPUTATO Di Natale: Ora, mentre passavamo di qua, che m'hanno portato dentro là.
PUBBLICO MINISTERO: Va benissimo. Questa è una sua risposta. Però, io le avevo fatto un'altra domanda. Quella persona, quella persona che lei chiamava Graviano, mi segue Di Natale?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ci ha detto poco fa, insomma durante il suo esame, che il nome Graviano lei lo sentì fare da Scarano. Giusto?
IMPUTATO Di Natale: ...sennò lo diceva subito io, dottore. Io non sapevo come si chiamavano tutte queste persone. Sennò io lo diceva, eh. Quello è nell'interesse mio, glielo dice...
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Di Natale: Eh, se dico, per dire, oggi mi portava due persone, tre persone, se ne andavano. Poi non venivano più. E poi io ero analfabeta, non è che potevo scrivere il numero di targa, non poteva fare... Insomma io, quello che ho fatto, l'ho fatto per rabbia diciamo, perché è vero quello che ho detto. Quindi, e quando, dico per dire, ho sentito alla televisione, hanno detto 'è scarcerato', io me ne sono andato su di giri, impazzivo proprio. Perché dico: come si fa?
PUBBLICO MINISTERO: Va be', lei ora sta riferendo la sua reazione quando venne scarcerato...
IMPUTATO Di Natale: Esatto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Scarano, non...
IMPUTATO Di Natale: E' verità, non è che non è verità. E anche le persone stesse che io aveva fatto delle dichiarazioni, che sapevano che io aveva fatto quelle dichiarazioni di voi, tutti storti, mi guardavano pure storto. E quindi non è... non sono cose di scherzare, sono cose vere queste qua. Tutte, nella vita... Giustamente, io non ho de... sto facendo avviazione al Tribunale che non mi hanno assolto. Però io, nella mia... nella mia sicurezza di quello che aveva visto con gli occhi miei, e toccarlo con le mie proprie mani, giustamente, ho sentito proprio... Io parlo così perché sto male.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questa persona, diciamo, che lei ha chiamato Graviano, si ricorda se per caso poi lei venne portato a fare una... in carcere, una ricognizione, qualche atto del genere? Si ricorda?
IMPUTATO Di Natale: Sì, questo siamo stati, abbiamo una ricognizione, che è il confronto.
PUBBLICO MINISTERO: No, se le fecero vedere qualche persona dallo specchio. Si ricorda, Di Natale, qualcosa del genere?
IMPUTATO Di Natale: Dello specchio?
PUBBLICO MINISTERO: Attraverso lo specchio, sì. Se le fecero vedere qualche...
PRESIDENTE: Attraverso una finestra, le...
IMPUTATO Di Natale: Sì, attraverso un finestrino mi hanno fatto fare un confronto a Rebibbia.
PRESIDENTE: Ma non era un confronto. Lei, gli hanno fatto vedere delle persone.
IMPUTATO Di Natale: Io?
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Di Natale: Me l'hanno fatte vedere a me? Ministero, io non ho capito la domanda. Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', definisce confronto questa visione. Sappiamo che non è un confronto. Va bene? Insomma, le fecero vedere uno attraverso lo specchio, Di Natale?
IMPUTATO Di Natale: A me, mi hanno fatto vedere a tre persone di fronte a un finestrino.
PRESIDENTE: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Di Natale: Della quale, questo qua sarà ingrassato... ma manco le guardie lo conoscevano più. E nel mezzo io stavo a guardare, per vedere effettivamente se c'era o se non c'era; però sono stato bloccato, gli ho detto, non ho avuto proprio il tempo di parlare. Però l'ha riconosciuto mio nipote, e l'ha riconosciuto...
PRESIDENTE: Lasci stare suo nipote, e...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', va be'.
PRESIDENTE: Parli di sé.
IMPUTATO Di Natale: Eh.
PRESIDENTE: Ha riconosciuto qualcuno lei?
IMPUTATO Di Natale: No, non l'ho riconosciuto.
PRESIDENTE: No, va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Non l'ha riconosciuto. Senta Di Natale, ora stia... mi ascolti bene. Lei ha detto che queste persone arrivarono lì nel cortile, sotto... nel cortile a casa sua, portate da Scarano. Va bene?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prima, quando le hanno portato l'esplosivo; poi, quella sera, quando l'esplosivo venne messo sulle macchine. Ma qualcuna di queste persone, lei, l'aveva mai vista sotto casa di Scarano, da qualche altra parte, ecco, rispetto al cortile di casa sua?
IMPUTATO Di Natale: No, io quando andava da Scarano che c'aveva un appuntamento, vedevo a lui, vedeva il figlio, Fabbro... come si chiama? Fabbro. Che certe volte non poteva venire lui e mi mandava il figlio.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vuol sapere una cosa precisa.
IMPUTATO Di Natale: Che...
PRESIDENTE: Mi ascolti bene.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: Vuol sapere se delle quattro persone che vennero per scaricare l'esplosivo dal camion...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: ...o tornarono quella sera, o vennero quella sera, per preparare...
IMPUTATO Di Natale: No no, non li ho visti io a casa di Scarano.
PRESIDENTE: Lei, prima, non li ha visti.
IMPUTATO Di Natale: No, io vedeva solo Frabetti. Perché il Frabetti, quando non poteva venire lui, agli appuntamenti mandava a questo.
PRESIDENTE: Frabetti. E' sicuro che c'era?
IMPUTATO Di Natale: Sì, Frabetti...
PRESIDENTE: Sia per scaricare l'esplosivo, anche la sera che...
IMPUTATO Di Natale: L'unica persona che non mancava mai era lui.
PRESIDENTE: Anche la sera che prepararono l'e...
IMPUTATO Di Natale: Sì, la sera stava lì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Di Natale, nemmeno diciamo qualcuna di queste persone, non l'ha visto nemmeno davanti casa di Scarano, lì nel giardino condominiale di...
IMPUTATO Di Natale: Quello che io mi ricordo, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, a proposito di Frabetti, lei si ricorda se aveva una qualche macchina, qualche furgone, qualche... che mezzo utilizzava?
IMPUTATO Di Natale: Frabetti veniva con Scarano, certe volte veniva con una macchina; poi è venuto col furgone. Ma io non è che...
PRESIDENTE: Furgone, quello che c'era lo stemma...
IMPUTATO Di Natale: Quello che c'era quella specie di stemma del comune, quello di...
PRESIDENTE: E la macchina di Frabetti, invece, che macchina era?
IMPUTATO Di Natale: La macchina, non lo so, a volte venivano con un 128, un'altra volta venivano con una macchina, un'altra volta venivano con un'altra macchina. Signor Presidente, non è... Così, poi uno, non posso dire bugie, io dico quello che...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Natale, un'altra domanda. Lei ha detto che praticamente nella sua vita ha fatto tanti lavori, chiamiamoli così. Fra l'altro, mi pare di aver capito che ha trafficato anche in soldi falsi. E' vero?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, ma in questi traffici di soldi falsi...
IMPUTATO Di Natale: Ci ho portato pure a Scarano, 50 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, li ha portati pure a Scarano.
IMPUTATO Di Natale: Sì. Pure a Scarano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, dica una cosa, qualche traffico di soldi falsi o di altre cose l'ha fatto con qualche persona palermitana?
IMPUTATO Di Natale: Sì. Son tutti carcerati. Son tutti carcerati, c'è un processo, saranno un cento... ottanta, quelli che sono ancora, un altri due, tre.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh, ma sono in carcere ora?
IMPUTATO Di Natale: Sono in carcere, sì, per le mie dichiarazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Per le sue...
IMPUTATO Di Natale: ...Ignazio, Sansone Ludovico, e un sacco ce ne stanno, non è che ce ne sta uno solo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma uno che si chiama Faia Salvatore, lei l'ha mai conosciuto?
IMPUTATO Di Natale: Signor Procuratore, se io lo vedo, gli posso dire se l'ho conosciuto o no. Il nome, mi sembra conoscente, però non gli posso dire... non mi ricordo, io. Io ne ho avute a centinaia, persone che ho conosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ascolti, Di Natale, ora le fa qualche domanda il dottor Chelazzi, va bene?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Stia attento, perché dobbiamo leggerle un pezzo delle sue dichiarazioni precedenti.
IMPUTATO Di Natale: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prima di leggere delle cose che ha già detto un bel po' di tempo fa, Di Natale, io le chiedo di far mente locale su questo camion che portò l'esplosivo.
Cioè dire, ho sentito, un attimo fa diceva che questo camion entrò e buttò giù il cancello o un pezzo di cancello. E' vero?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io ho bisogno un attimo invece che lei cerchi di ricordarsi di questo camion, se si ricorda qualche cosa: come era fatto, come non era fatto, era grosso, piccolo, lungo, corto?
IMPUTATO Di Natale: No, era un camion grosso, non era piccolo. Era un camion grosso, il camion, di quelli lunghi. Perché per entrare dentro il cancello, con tutto, che era troppo grande, il cancello non è che è piccolo, ha entrato a marcia indietro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora intanto ho capito che era grosso. Secondo, ho capito che...
IMPUTATO Di Natale: Era grosso, non so se era 10 metri...
PUBBLICO MINISTERO: ...che entrò a marcia indietro.
IMPUTATO Di Natale: ...lungo, arrivava di qua, più lungo, più lontano di quel muro là. Era lungo, il camion.
PUBBLICO MINISTERO: Ma c'aveva un rimorchio, o era con la motrice attaccata a...
IMPUTATO Di Natale: Questo io non me lo ricordo, mi sembra che il rimorchio non ce l'aveva.
PUBBLICO MINISTERO: Il colore se lo rammenta?
IMPUTATO Di Natale: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ricorda se c'aveva le sponde alte, le sponde basse; se era con le sponde di metallo, se ce l'aveva di legno?
IMPUTATO Di Natale: No, non ce l'aveva le sponde alte.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda se portava qualcosa sul cassone, se era vuoto?
IMPUTATO Di Natale: Vuoto, era vuoto, signor Giudice.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda se, quando venne lì nel cortile, lei gli ha visto fare manovre col cassone o con la cabina? Lo sa, i camion sono tutti ribaltabili.
IMPUTATO Di Natale: Eh, ha fatto manovra per uscire. E' usci...
PUBBLICO MINISTERO: No no, aspetti, aspetti. A parte l'entrare e uscire, è un altro discorso. Ma volevo sapere se ha visto fare delle manovre al cassone o alla cabina. Lo sa, alle volte si ribaltano, si alzano, si abbassano, si piegano.
IMPUTATO Di Natale: No, quello... quello l'ho detto io, in una circostanza che ho detto che il camion si è alzato.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Di Natale: E' quello. Non c'entra niente quello.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non riesco a capire, ha detto che si ricorda che il camion si alzò, o che non si ricorda nulla?
IMPUTATO Di Natale: No, non si alzava il camion.
PUBBLICO MINISTERO: Allora senta, è inutile che io le faccia le altre domande. Io le ricordo e le contesto una dichiarazione del 3 novembre '94, quando lei è stato interrogato proprio da noi, a Roma ovviamente.
IMPUTATO Di Natale: Dal dottor Piro.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo, quando lei giustamente ha fatto l'interrogatorio in cortile. Perché, per fare l'interrogatorio, noi l'avevamo portata nel cortile di via Ostiense.
IMPUTATO Di Natale: Quando è venuto lei là, a via Ostiense?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Di Natale: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Sto parlando proprio di quello.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, visto che si ricorda l'occasione in cui siamo andati lì - poi siamo andati una volta sola, mi pare; anzi son sicuro, con lei d'essere stato una volta sola - io le ho fatto una serie di domande. E il verbale che leggo dice così. Dunque, vado al punto che riguarda specificamente questo benedetto camion.
PRESIDENTE: Per cortesia, Pubblico Ministero, la data di questo esame.
PUBBLICO MINISTERO: L'ho detto.
PRESIDENTE: Ha detto...
PUBBLICO MINISTERO: 03/11/94.
PRESIDENTE: Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il discorso è questo qui:
"'Ora che siamo in questo cortile, vi mostro quanto spazio occupava il camion che portò l'esplosivo. Dopo essere entrato a marcia indietro con la cabina si trovò a questo punto, una volta fermo; mentre la paste posteriore del camion arrivava in quest'altro punto che indico'.
Il Pubblico Ministero, sulla base delle indicazioni di Di Natale determina i due punti, viene misurata la distanza con rotella metrica: metri 11 e 70. Rilievi fotografici".
Qui, riprende poi la parola Di Natale e dice:
"'Il camion aveva le dimensioni che ho indicato, ma non aveva rimorchio'.
Di Natale aggiunge: 'Quando questo camion fu fermo, il cassone si sollevò lateralmente. Il Pubblico Ministero mi chiede di essere chiaro su questo punto, e di spiegare che cosa del camion ho visto alzarsi. Ripeto, non fu la cabina che si sollevò, ma il cassone. E non si sollevò nel senso della lunghezza, bensì lateralmente. Il cassone si sollevo nella sua parte sinistra, guardando il camion dal dietro. Si sollevò di un'altezza, mi pare fosse questa all'incirca'.
Il Pubblico Ministero stima l'indicazione in 50-60 centimetri.
'Io vidi solo che, sollevandosi il cassone, sotto c'era come una specie di vuoto a forma di scatola rettangolare; lungo, per quanto oggi ne posso rammentare, un paio di volte la lunghezza di questo tavolo, e largo così'.
Il Pubblico Ministero, dando atto che le indicazioni vengono fornite in sede di verbalizzazione, procede a misurare il tavolo, che è di 180 centimetri, e alla misurazione della larghezza, che risulta di centimetri 47.
'Non so dire quanto poteva essere profondo questo incavo; però mi ha colpito il particolare che, prima il cassone si sollevasse, e dopo che il cassone fu riabbassato, non si vedeva nulla perché le parti evidentemente andavano a combaciare. Secondo la mia opinione, il vano di cui ho parlato è stato ricavato artigianalmente.
Le balle con l'esplosivo furono tolte da questo incavo, ed io vidi che erano disposte una accanto all'altra. Questo incavo a forma di scatola lunga correva lateralmente alla sagoma del camion, sul lato corrispondente al lato del cassone che si sollevò.
Questo camion era tutti di ferro, e aveva le sponde. Non era di quelli a due piani che vengono adoprati per portare le automobili; quel camion che venne lì non calò le slitte posteriori caratteristiche dei mezzi adibiti al trasporto delle auto. Non ho idea se ce le avesse, o no.
Ripeto che sul camion... sul cassone del camion c'era un jeep. La jeep rimase dov'era, nonostante la manovra di sollevamento che ho spiegato. Io non sono un intenditore di jeep, non so indicare i modelli. Non era una jeep di quelle grosse, come tipo se ne vedevano in giro una decina di anni fa, anche più recentemente. Non so se è una jeep che è in uso anche ai militari. Penserei sia piuttosto di tipo commerciale. Di colore non era bianca, mi pare che fosse scura'."
Ecco, quindi tutto questo pezzo di interrogatorio che io ho letto, ci sono indicazioni su: com'era fatto questo camion, che cosa portava sopra, questa operazione che fece questo cassone ribaltabile, e da dove lei vide che vennero tolte queste balle di esplosivo. Ha parlato di questo incavo artigianale, lungo tanto, profondo tanto, largo tanto.
Ecco, e questo mi sembra un discorso un po' diverso da oggi. Cioè, oggi, io capisco che...
IMPUTATO Di Natale: Sì, è diverso.
PUBBLICO MINISTERO: ...alle stesse domande lei mi riferisce proprio in termini molto diversi.
I casi sono due. O queste dichiarazioni che mi fece allora - non a me personalmente, al Pubblico Ministero - che mi fece allora, non erano vere. Oppure erano vere, e oggi non se le ricordava più.
Oppure ci sarà qualche altra spiegazione, ma io ho bisogno di saperlo.
IMPUTATO Di Natale: Posso?
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: Certo.
IMPUTATO Di Natale: La spiegazione: può anche darsi che io mi sono ricordato male, di qualche altro camion che portava questa jeep sopra. Io questo gliel'ho detto, a lei.
Però, io il cervello, ora che mi sento un po' meglio del mio stato di salute, e ho pensato a tutte le situazioni, come sono accaduti e come non sono accaduti i fatti, io gli devo dire la verità. Questo camion che è venuto a scaricare, 'sta jeep sopra non ce l'aveva. Forse in quel momento io mi sono ricordato... Perché, delle volte, qualche altro camion con la jeep.
Perché lì davanti da me c'era un'officina grande. Quante volte, dico per dire, mi parcheggiavano dalla mattina alla sera i camion lì davanti, o dentro il cancello stesso.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma ora, a parte la jeep, io, nel verbale che le ho letto si parla anche di altre cose. Si parla di questo cassone che si spostava...
IMPUTATO Di Natale: Io della lunghezza che gli ho detto a lei, quando dico per dire è venuto là in via Ostiense, in quel magazzino...
PUBBLICO MINISTERO: Io l'ho misurata...
IMPUTATO Di Natale: E' quello. Il camion era quella lunghezza là. Però 'sto fatto della jeep sopra...
PUBBLICO MINISTERO: Lasciamo perdere la jeep, l'ha bell'e detto. Dico, questo particolare che il camion, come disse lei, si alzava lateralmente, il cassone si alzò lateralmente e lei vide che le balle furono prese da lì sotto, se lo ramme... se lo rammenta ora, oppure non se lo rammenta proprio.
IMPUTATO Di Natale: Questo glielo ho detto a lei, ma io...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, me l'ha detto a me, certo.
IMPUTATO Di Natale: ...non mi ricordo di sicuro se il camion si alzava, oppure non si alzava.
PRESIDENTE: Oggi non se lo ricorda.
IMPUTATO Di Natale: No, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'.
PRESIDENTE: Quando ha detto quelle cose, ritiene di aver detto delle cose che allora ricordava?
IMPUTATO Di Natale: Sì, l'ho capito che mi sta dicendo. Ci sto dicendo: può darsi che io, diciamo, in quel sopralluogo che hanno fatto, io mi sono ricordato di questa jeep, di 'sto camion...
PRESIDENTE: Lasci stare la jeep. Interessa poco la jeep.
IMPUTATO Di Natale: Io la lunghezza del camion me lo ricordo, ma 'sto fatto che si alzava non...
PRESIDENTE: Ora non se lo ricorda.
IMPUTATO Di Natale: Non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Le ho chiesto: ma quando ha detto al P.M. che questo camion si rialzava, secondo lei ricordava allora meglio, o ricorda meglio oggi?
IMPUTATO Di Natale: Ricordo meglio oggi, signor Presidente.
PRESIDENTE: Eh, bravo.
PUBBLICO MINISTERO: E allora, se si ricorda meglio oggi, come mai sono venute fuori quelle pre... quei particolari tre anni e più fa?
IMPUTATO Di Natale: Io ci sto dicendo...
PUBBLICO MINISTERO: Era passato un anno dal fatto, oggi ne son passati 400.
IMPUTATO Di Natale: Sto dicendo, io non lo ricordo, capace che dico per dire, dal momento in cui davanti a lei io c'ho indicato quei fatti come si sono svolti...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Di Natale: ...può anche darsi che è così come io ci ho detto. Io non ci sto dicendo che non è vero, manco che è vero. Io non mi ricordo.
PRESIDENTE: Ora non se lo ricorda.
IMPUTATO Di Natale: Non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Allora può darsi che abbia detto la verità, può darsi che si fosse confuso anche allora.
IMPUTATO Di Natale: Esatto. Può anche... esatto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Va be', tutto qua. L'esame...
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per il...
PUBBLICO MINISTERO: ...mi pare che si debba considerare terminato.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Le parti civili...
PRESIDENTE: Le parti civili... Scusi, scusi avvocato, abbia pazienza.
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
Nessuna domanda.
PRESIDENTE: I difensori?
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
Sì...
AVVOCATO Florio: E' possibile, chiedo scusa, anche se l'ora...
PRESIDENTE: No, no, dica pure.
AVVOCATO Florio: ...non è tardissimo, chiedere cinque minuti di sospensione?
PRESIDENTE: Certamente, avvocato. Ma se crede possiamo anche rinviare al pomeriggio.
AVVOCATO: Ecco, meglio, meglio.
PRESIDENTE: Perché poi abbiamo il Frabetti, se intende rispondere all'esame, e poi passiamo poi all'esame del Frabetti, va bene?
AVVOCATO Florio: Ah, allora...
PRESIDENTE: Se si fa in tempo. Se non si fa in tempo, ovviamente...
AVVOCATO Pepi: Certo. Il pomeriggio è meglio.
PRESIDENTE: Benissimo. Riprendiamo alle ore 15.00.
AVVOCATO Florio: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Fa venire il Di Natale?
UFF. GIUDIZIARIO: Sì.
PRESIDENTE: Vuole ripetere il suo nome e cognome?
IMPUTATO Di Natale: Di Natale Emanuele.
PRESIDENTE: Allora, i difensori possono cominciare il controesame, se credono.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. Buonasera, Presidente.
Di Natale, buonasera.
IMPUTATO Di Natale: Buonasera.
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, il suo nome.
AVVOCATO Gramigni: Avocato Gramigni.
Senta, torno su un argomento che è già stato oggetto dell'esame di stamattina.
IMPUTATO Di Natale: Gentilmente, io non lo sento tanto bene.
AVVOCATO Gramigni: Mi sente?
PRESIDENTE: Come dice?
IMPUTATO Di Natale: Non lo sento tanto bene.
AVVOCATO Gramigni: Ora mi sente?
PRESIDENTE: Avvocato, faccia lo sforzo. Sa che purtroppo gli impianti sono quello che sono.
AVVOCATO Gramigni: Sono quello che sono.
Senta, le chiedo questo: lei, in questo, nel periodo che va dalla primavera del '93 in avanti. E dico la primavera del '93, perché se non sbaglio è in quel periodo che lei si trasferisce con la sua famiglia dalla Magliana all'Ostiense. Dico bene?
IMPUTATO Di Natale: Mi trasferisco?
AVVOCATO Gramigni: Lei si trasferisce dalla Magliana all'Ostiense, in quel periodo.
IMPUTATO Di Natale: Ma là, in via Ostiense, ci abitava noi prima. Alla Magliana ci avevamo un'altra abitazione.
AVVOCATO Gramigni: Sì, però lei...
PRESIDENTE: Quando è uscito dal carcere, è andato direttamente...
IMPUTATO Di Natale: A via Ostiense.
PRESIDENTE: ...a via Ostiense?
IMPUTATO Di Natale: A via Ostiense, sì.
PRESIDENTE: Ecco.
AVVOCATO Gramigni: Quindi lei, dal febbraio, da che è uscito dal carcere, è andato subito a stare in via Ostiense.
Dico bene?
PRESIDENTE: Ha capito?
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì...
AVVOCATO Gramigni: Mi sente?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: Glielo ha già detto, avvocato.
IMPUTATO Di Natale: Noi ci avevamo due abitazioni.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, quindi successivamente, se quando è uscito dal carcere è andato ad abitare in via Ostiense, quanti camion ha potuto constatare che siano arrivati in via Ostiense per vicende legate ai suoi rapporti con Scarano?
IMPUTATO Di Natale: Come ho detto prima, è venuto uno prima e uno dopo. Poi...
PRESIDENTE: Uno prima...
IMPUTATO Di Natale: Ho detto, uno con il fumo e un altro con le bombe.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. Quindi, uno prima con il fumo, si ricorda un po' com'era fatto?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Gramigni: Com'era, che caratteristiche aveva questo camion che è venuto con il fumo.
IMPUTATO Di Natale: Era un camion che... un camion dei supermercati. Che era carico di materiali di supermercati, nella quale, quando hanno scaricato il fumo gli hanno regalato pure due bottiglie, tre bottiglie, che ci hanno dato, di vino.
PRESIDENTE: Non era lo stesso che ha portato...
IMPUTATO Di Natale: No.
PRESIDENTE: No.
IMPUTATO Di Natale: Era un camion di quelli del supermercato con tutte le luci tutte attorno, lampadine...
AVVOCATO Gramigni: Cioè, come scusi? Luci, lampadine, in che senso?
IMPUTATO Di Natale: Un camion luminoso.
AVVOCATO Gramigni: Ma luminoso cosa significa?
IMPUTATO Di Natale: Un camion di quelli che portano, che portano ai supermercati, diciamo, i materiali dei supermercati.
PRESIDENTE: Ci aveva anche delle insegne?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PRESIDENTE: Ci aveva anche delle scritte, delle insegne, dei colori...
IMPUTATO Di Natale: Questo io non mi ricordo. Mi ricordo che era... attorno al camion c'era tutte lampa... in pratica, quando si ferma e accendono quelle lampadine attorno al camion.
PRESIDENTE: Ah, con le lampadine intorno.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. E poi invece il camion che arrivò a scaricare quelle cose che lei ha chiamato bombe, com'era fatto, se lo ricorda?
IMPUTATO Di Natale: Come ho già detto prima, io in quei periodi là, il compito mio... io non ci stavo attento. Prima di tutto non so leggere e scrivere, secondo poi, io che dovevo fare? A ogni camion...
AVVOCATO Gramigni: A me me lo chiede?
IMPUTATO Di Natale: ...dovevo pigliare il numero di targa, il colore...
Io, sono stato preso alla sprovvista.
AVVOCATO Gramigni: Sì, va bene...
IMPUTATO Di Natale: Il camion, hanno scaricato queste cose contro la mia volontà.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo.
IMPUTATO Di Natale: Io ho chiesto di rispondere alle domande. Per chiarire in parte quello che ho detto non vero e quello vero.
IMPUTATO Di Natale: Perfetto.
Quindi, quello che lei dice essere vero, cos'è?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Gramigni: Quello che lei oggi dice essere vero, cos'è?
IMPUTATO Di Natale: Essere vero, quando sono venuti i cami là.
AVVOCATO Gramigni: Sì. E quello l'ha detto.
IMPUTATO Di Natale: Per non essere vero è che dico per dire, in uno stato confusionario ho fatto delle dichiarazioni accusandomi di certe cose, che non le ho fatte.
E nel medesimo tempo mi si ... tutte quelle persone che venivano giù...
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma io dei suoi...
PRESIDENTE: Sì, va bene. Ma questi discorsi sono...
AVVOCATO Gramigni: Dei suoi problemi...
PRESIDENTE: Lei risponda alle domande e basta.
AVVOCATO Gramigni: ...di autocalunnia, non sono interessato ora.
Io voglio sapere se lei è in grado di descrivermi questo camion che arrivò a portare e bombe.
IMPUTATO Di Natale: No, io non glielo so descrivere. Perché in quel momento è stato, è stato una mezzoretta di confusione a marcia indietro, marcia avanti, scaricare, quello se n'è andato e mi ha buttato il cancello giù.
Tutto questo è il discorso.
PRESIDENTE: Lei non si ricorda.
IMPUTATO Di Natale: Non me lo ricordo, no.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, lei si ricorda il primo...
IMPUTATO Di Natale: Perché devo dire le bugie?
AVVOCATO Gramigni: Lei, mi è sembrato che avesse una buona memoria, stamattina. Si ricorda addirittura l'interno della casa dove ha abitato. Non solo il numero civico, ma addirittura l'interno.
IMPUTATO Di Natale: Ma è logico. Delle cose che io ho partecipato, mi ricordo. Come no!
AVVOCATO Gramigni: E lei qui ci ha partecipato, perché il cortile di via Ostiense...
IMPUTATO Di Natale: Ho partecipato a scaricare, a aiutarci, a trasferire dentro, a levarci il brecciolino, a annaffiare quando c'era il sole che avevamo paura che si ... in aria..
AVVOCATO Gramigni: Però oggi non mi sa descrivere questo camion.
IMPUTATO Di Natale: Ma io ci ho 70 anni, mica c'ho 20 anni.
Io quattro anni, è quattro anni a maggio che faccio questa vita.
AVVOCATO Gramigni: Quindi però quando ha reso dichiarazioni ai magistrati dopo essersi deciso a collaborare, allora era in uno stato di mente di memoria migliore, o peggiore?
IMPUTATO Di Natale: In parte mi ho trovato in stato confusionale. Appunto, glielo sto dice... voglio dire la verità di quello che è esatto dire.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, lei si ricorda, è in grado di spiegare alla Corte, allora, quando più o meno ha superato questo stato confusionale, parlando coi magistrati?
IMPUTATO Di Natale: Ma io... mi è durato parecchi mesi. A me mi davano le pillole per la memoria. A me mi davano mezzo pugno di pasticche al giorno.
PRESIDENTE: Dopo quanto tempo è finita questa confusione?
IMPUTATO Di Natale: Signor Presidente, è finito, sono stato... fino a quando sono venuto dalla Calabria, stavo un po' bene. Tutte le dichiarazioni che io ho fatto...
AVVCATO Gramigni: Guardi, noi non sappiamo quando lei è venuto dalla Calabria. Quindi...
IMPUTATO Di Natale: Glielo spiego io. Fino a quando, prima che pigliasse, diciamo, la Procura di Firenze, quando apparteneva di Roma.
PRESIDENTE: Ah, finché ha risposto al P.M. di Roma.
IMPUTATO Di Natale: Ho risposto di quello che era successo.
PRESIDENTE: Ho capito. In quel periodo era in stato confusionale.
IMPUTATO Di Natale: Esatto.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, lei si ricorda se nel settembre del '94, quando rispose al signor Giudice per le indagini preliminali del Tribunale di Roma aveva superato questo stato confusionale, oppure no?
Eh? Ha presente il settembre '94...
IMPUTATO Di Natale: Ma io non l'ho spiegato, perché io...
PRESIDENTE: Settembre '94 sarebbero sei mesi dopo, se non mi sbaglio...
IMPUTATO Di Natale: Sì, mi sembra che ancora stavo al carcere di Rebibbia.
Fu quando, come ci ho raccontato, che c'erano persone che uscivano la mattina, si ritiravano la sera, alla semilibertà.
PRESIDENTE: Lei era sempre in stato confusionario?
IMPUTATO Di Natale: Un pochetto. In stato confusionario.
Però, signor Presidente, secondo quello che io dicevo, non ricordando le cose, però indicavo le persone. E mi portavano nei sopralluoghi prima che...
PRESIDENTE: Sì, ma è inutile che faccia dei discorsi che non ci interessano.
Lei, la domanda era: quando è finito questo stato confusionale?
L'avvocato le ha chiesto: quando a settembre del '94 ha risposto al Gip di Roma, era ancora in questo stato?
IMPUTATO Di Natale: Ma io... a me m'hanno fatto pure, pure diciamo... fino a quando... più in là poi mi hanno portato via in un altro posto, che sono stato là 5-6 mesi e mi curavano. Curandomi, mi sentivo meglio.
PRESIDENTE: Ah, è stato curato.
IMPUTATO Di Natale: Sì, curato, sì.
PRESIDENTE: E dopo è stato meglio.
AVVOCATO Gramigni: Vede... Scusi, Presidente.
PRESIDENTE: Prego, prego.
AVVOCATO Gramigni: Vede, Di Natale, io leggo qui - e in questo senso le faccio una contestazione - che nel verbale di dichiarazioni che lei rende al Gip di Roma il 19 settembre del '94, alle ore 11.20, dice proprio quello che dice oggi.
IMPUTATO Di Natale: Senta, io...
AVVOCATO Gramigni: Cioè, dice...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza.
AVVOCATO Gramigni: Lei dice...
PRESIDENTE: L'avvocato sta leggendo una dichiarazione che lei ha fatto nel settembre '94.
IMPUTATO Di Natale: E me la legga.
AVVOCATO Gramigni: Aspetti, gliela sto facendo. Se mi fa leggere, gliela leggo subito.
Lei dice al Giudice:
"Intendo rispondere. Intendo precisare che, quando sono stato carcerato, mi sono trovato in uno stato confusionale, perché sono analfabeta. C'era il processo e ho raccontato le cose confusamente, anche in considerazione della situazione del carcere dove mi trovavo.
Ho sempre però detto la verità, anche se mi sono espresso malamente parlando di tante cose insieme."
IMPUTATO Di Natale: E se ho detto questo, vuol dire che è vero.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Quindi, se lei fa questo discorso il 19 settembre '94, oso pensare che lei, in quel momento, avesse già superato quello stato confusionale di cui parla al Giudice di Roma e che, ripeto, se lei ne parla immagino che, a questo punto, sia stato in grado anche di rendersi conto di essere stato in passato proprio in stato confusionale e di, ripeto, dare atto di questa circostanza.
Quindi io le ripeto, da queste dichiarazioni che vedo lei ha fatto il 19 settembre '94, devo pensar che questo stato confusionale, in qualche modo, era stato superato.
Tornando a noi le chiedo: lei quindi oggi non è in grado di descrivere il camion che venne a portare le bombe.
E' giusto?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Invece, il 19 settembre '94, al Gip di Roma, fu molto preciso. E, affrontando l'argomento che è stato oggetto della mia domanda, dice al Giudice:
"Venne prima un camion a scaricare il fumo. C'erano quattro o cinque persone che scaricavano camere d'aria con il fumo.
Poi venne un altro camion che venne a scaricare altre balle."
IMPUTATO Di Natale: Ma non lo stesso giorno, però.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo.
IMPUTATO Di Natale: Eh.
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo.
"Però io all'inizio non avevo capito cosa contenessero le balle. Pensai che fossero fumo e eroina. Per questo motivo ho avuto difficoltà a ricordar quale camion aveva scaricato per primo."
Poi, punto.
A domanda risponde:
"Voglio essere sincero e sincero sono: scaricarono prima le balle. Le balle prime furono sistemate su una pedana di legno dentro il magazzino chiuso. Le balle erano 12".
A ulteriore domanda, dice:
"Era un camion di quelli sui quali si caricano sopra le macchine. Era tutto in ferro, e sopra c'era una Jeep."
Poi, a un'altra domanda del Pubblico Ministero, dice:
"Le balle erano nascoste nell'incastro della parte del camion che si abbassa. Cioè, nella sponda laterale che scende."
Ecco. Quindi io, da queste dichiarazioni, vedo che lei fu in grado di descrivere molto precisamente il camion che portò queste balle come un camion di quelli che trasportano le macchine.-
Tanto è vero che una macchina sopra ce l'aveva ed era una Jeep.
Ora che le ho letto queste sue dichiarazioni, ricorda un po' meglio questa vicenda, oppure no?
IMPUTATO Di Natale: Io ricordo e ci dico questo qua: la Jeep, nel camion che ha scaricato le bombe, non c'era.
Si vede che lì dentro è venuto qualche altro camion con la Jeep sopra.
Io mi sono ricordato e ho dichiarato pure quello.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, quindi lei, a questo punto, mette in ballo un terzo camion. Perché ci sarebbe: il camion del fumo...
IMPUTATO Di Natale: Un terzo camion, un quarto camion... Sto dicendo: là erano padroni, io giravo dalla mattina alla sera per andare cercando i soldi per darli al signor Scarano dell'eroina che consegnavo e via di seguito.
AVVOCATO Gramigni: Ma allora, questo camion con la Jeep sopra, che è venuto a fare lì, in...
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Gramigni: Questo camion con la Jeep sopra, cosa è venuto a fare lì, in via Ostiense?
IMPUTATO Di Natale: E non lo so. Questo, questo lo dovrebbero dire quelli che ce l'hanno portato, ma non io. Eh.
AVVOCATO Gramigni: Ma sa, di questo camion ne parla lei, Di Natale. Quindi ce lo deve dire lei.
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Gramigni: Di questo camion ne parla lei, quindi ce lo deve dire lei.
IMPUTATO Di Natale: Ma lei... Sì, ne parlo io. Ci sto dicendo: io, quello che mi ricordo che è vero, dico che è vero; quello che non mi ricordo, che non è vero, dico che non è vero. Perché non voglio cascare in contraddizione.
Io, delle mie dichiarazioni, voglio essere onesto.
AVVOCATO Gramigni: Eh.
IMPUTATO Di Natale: Non voglio essere un farabutto.
AVVOCATO Gramigni: Sì. Ma allora le chiedo: anche il 19 settembre lei dice...
IMPUTATO Di Natale: Ho detto, ho fatto le dichiarazioni quando mi trovavo nello stato confusionale. Ce l'ho spiegato prima.
Perché, con gli occhi miei...
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma io le ho spiegato anche, Di Natale...
IMPUTATO Di Natale: ...con gli occhi miei...
PRESIDENTE: Abbia pazienza...
AVVOCATO Gramigni: Prego.
PRESIDENTE: ...ma l'imputato ha diritto di...
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma mi spiega una cosa che già so.
IMPUTATO Di Natale: Eh.
AVVOCATO Gramigni: Ma io le ho spiegato anche, Di Natale, che lei fa questi stessi discorsi...
IMPUTATO Di Natale: E io le ho detto che, quando ho visto che sono stati tutti scarcerati, i colpevoli di quello che hanno fatto, non ho capito più niente. Quello che ho detto.
Però, io ho detto che intendo rispondere per chiarire questa situazione.
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma ripeto: è lo stesso discorso che lei fa il 19 settembre '94. Quindi...
PRESIDENTE: Avvocato, ma questa contestazione gliel'ha già fatta.
IMPUTATO Di Natale: Ecco...
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma se lui mi fa la stessa...
PRESIDENTE: Quindi, non si può continuare tutta la vita...
AVVOCATO Gramigni: Ma se lui mi muove la stessa obiezione, Presidente, sono costretto a rifargli la stessa contestazione.
PRESIDENTE: D'altra parte, che ci vuole fare? O gli facciamo fare un po' di torturina...
AVVOCATO Gramigni: Senta, signor Di Natale, lei ha mai concordato dichiarazioni false con i suoi parenti Siclari e Maniscalco?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Gramigni: Lei si è mai messo d'accordo con Siclari Piero e Maniscalco Umberto?
IMPUTATO Di Natale: Siclari Piero e Maniscalco Umberto, quando io ho fato il nome di quello che avevano fatto, noi siamo stati sette-otto mesi a non ci vedere, per nessun motivo.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, lei...
IMPUTATO Di Natale: Non ci facevano fare né colloquio...
AVVOCATO Gramigni: Quindi lei mi nega di aver, di essersi potuto mettere d'accordo col Siclari e il Maniscalco per dichiarare cose...
IMPUTATO Di Natale: No, no, non ce n'è bisogno di metterci d'accordo.
AVVOCATO Gramigni: Bene. Quindi lei me lo esclude.
IMPUTATO Di Natale: No, proprio niente.
AVVOCATO Gramigni: Me lo esclude assolutamente.
IMPUTATO Di Natale: Si devono mettere d'accordo loro con la sua coscienza. A dire la verità.
Come il signor Scarano, un anno e mezzo, due anni, non sapeva niente, manco mi conosceva.
AVVOCATO Gramigni: Sì, Di Natale...
IMPUTATO Di Natale: Poi, quando sono saltate le cose, vero, mi ha conosciuto...
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma...
PRESIDENTE: Scusate, ma non si può parlare in due.
AVVOCATO Gramigni: Eh...
PRESIDENTE: O facciamo parlare l'uno, o parla l'altro.
AVVOCATO Gramigni: No, ma io gli ho chiesto una cosa precisa.
Quindi lei mi dice: 'io non ho più avuto possibilità di incontrarmi con Maniscalco e Siclari. E quindi escludo di aver potuto concordare con Maniscalco e Siclari le dichiarazioni', è vero?
IMPUTATO Di Natale: Il periodo delle indagini in corso, non ci facevano fare il colloquio con nessuno.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Allora...
IMPUTATO Di Natale: Quando sono finite le indagini ci hanno autorizzato di venire di fare il colloquio.
AVVOCATO Gramigni: Però, ecco, allora le faccio presente che... le faccio presente che lei fa quelle dichiarazioni che le ho letto il 19 settembre. E il 20 settembre '94, al Pubblico Ministero di Firenze, il signor Siclari Piero fa lo stesso racconto, più o meno, o comunque racconta anche lui al Pubblico Ministero di Firenze di un camion che serviva per il trasporto delle macchine che è arrivato in via Ostiense a portare l'esplosivo.
Questo io, Presidente, credo di poterlo rappresentare al signor Di Natale, perché sentito in questa...
PRESIDENTE: Avvocato, ma io non le ho mica detto che non lo può...
AVVOCATO Gramigni: No, no, mi scusi. Era forse il mio un eccesso di zelo.
Ma insomma, sono state dichiarazioni del Pubblico Ministero che io ho contestato nell'udienza del 3 giugno al Siclari. E, per questo, mi sono permesso di rappresentarle al signor Di Natale.
Insomma, capito Di Natale? Quindi, il giorno dopo a quello in cui lei racconta di un camion per il trasporto delle macchine al P.M. di Roma, il suo...
IMPUTATO Di Natale: Mio figlio Piero e mio nipote si sono trovati casualmente. Non è che sapevano ... tutto quello che...
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma...
PRESIDENTE: Guardi, ma nessuno la interroga su questo...
IMPUTATO Di Natale: Non è che sapevano...
PRESIDENTE: Nessuno le ha contestato questo.
AVVOCATO Gramigni: Bravo. Esatto.
PRESIDENTE: Però, avvocato, mi scusi, ma come contestazione non ha il valore di una contestazione.
AVVOCATO Gramigni: No, no, ma non era conte... io le vo...
PRESIDENTE: Perché lei dice: guardi, che suo figlio e suo nipote non dicono la stessa cosa. Questo...
AVVOCATO Gramigni: Cioè, gli ho rappresentato una circostanza di fatto.
PRESIDENTE: ...non è contestazione.
AVVOCATO Gramigni: E gli ho detto...
IMPUTATO Di Natale: Se lo hanno detto, l'hanno visto.
PRESIDENTE: Si fanno le contestazioni; non si richiama le cose che hanno già detto altre persone.
AVVOCATO Gramigni: Sì, Presidente. Mi era sembrato allora... Allora ho male interpretato la giurisprudenza di questa Corte, nel corso del processo. Più volte ha permesso di richiamare atti del dibattimento.
PRESIDENTE: Certo, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Ecco.
PRESIDENTE: Ma quando sono in contrasto, non quando sono in aderenza.
AVVOCATO Gramigni: No, no, ma il contrasto non c'è in realtà.
Io facevo solo presente al Di Natale che...
PRESIDENTE: Non c'è, allora non si può richiamare...
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì. Ma la mia, la dichiarazione del Siclari era la premessa per una domanda che volevo fare a Maniscalco .
Quindi le dicevo: lei, come le ho contestato, signor Di Natale, il 19 settembre '94 racconta al Pubblico Ministero di Roma di un camion che serve per il trasporto delle macchine che arriva in via Ostiense.
Il 20 settembre '94, cioè il giorno dopo, il signor Siclari Piero racconta al Pubblico Ministero di Firenze di un camion per il trasporto delle macchine che arriva in via Ostiense.
Io voglio sapere questo: lei esclude che questa doppia dichiarazione sia stata frutto dell'accordo fra lei e il Siclari?
IMPUTATO Di Natale: Non è vero questo.
AVVOCATO Gramigni: Non è vero, perfetto. Quindi lei l'ha detta per conto suo e il Siclari l'ha detta per conto suo.
IMPUTATO Di Natale: Esatto.
AVVOCATO Gramigni: Benissimo. Io non voglio sapere altro da lei.
La ringrazio e la saluto.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi.
Senta, Di Natale, io le farò delle domande abbastanza personali, più che sui fatti.
Lei ha avuto condanne definitive?
IMPUTATO Di Natale: C'ho la condanna, questa che sto a sconta' che a maggio faccio 4 anni e mezzo, più 16 mesi e 20 giorni, che, per buona condotta, ho fatto...
PRESIDENTE: Quella dell'omicidio?
IMPUTATO Di Natale: Sì, ho fatto quasi sei anni.
AVVOCATO Pepi: Ma per questo omicidio, quanto ha avuto complessivamente?
IMPUTATO Di Natale: Per questo omicidio... siccome l'omicidio, quando è stato fatto eramo tutti negativi e...
PRESIDENTE: Guardi, non ci interessa.
L'avvocato le ha chiesto quanti anni le hanno dato per questo omicidio.
IMPUTATO Di Natale: 25 anni e 8 mesi.
AVVOCATO Pepi: Senta, Di Natale, vorrei sapere: ma la sua attuale situazione personale economica, qual è? Lei lavora, è agli arresti domiciliari, ma lavora, oppure lei...
IMPUTATO Di Natale: Io...
AVVOCATO Pepi: ...percepisce qualcosa...
IMPUTATO Di Natale: Su questo io non ci posso rispondere. Io c'ho 70 anni. Che lavoro ci posso fare?
AVVOCATO Pepi: Cioè...
IMPUTATO Di Natale: Quale lavoro ci posso fare?
AVVOCATO Pepi: Non può rispondere, o non vuole rispondere?
IMPUTATO Di Natale: Ci dico: quale lavoro io ci posso fare? Io c'ho 70 anni, sono pensionato. Quale lavoro ci posso fare? Mia moglie è pensionata...
PRESIDENTE: Lei dice: 'io ho 70 anni e sono pensionato'.
Però, se lei non vuole rispondere è un suo diritto.
IMPUTATO Di Natale: No, no... Io ci ho detto gentilmente che voglio rispondere a tutte le domande, perché non voglio...
AVVOCATO Pepi: Senta, che rapporti ha avuto, ha e ha avuto con la sua famiglia, dopo il pentimento?
IMPUTATO Di Natale: Che rapporti?
AVVOCATO Pepi: Quali sono i suoi rapporti con la sua famiglia, subito dopo il pentimento e attualmente, in questo momento?
IMPUTATO Di Natale: Che Dio volendo è 52 anni che la signora mia che stiamo insieme, ci siamo voluti bene e ci vogliamo bene.
AVVOCATO Pepi: Senta, prima di decidere di collaborare con la Giustizia, quali erano le sue condizioni economiche?
IMPUTATO Di Natale: Che lavoravo per tutti gli amici.
AVVOCATO Pepi: Sì, che lavorava per tutti...
IMPUTATO Di Natale: Notte e giorno. Che ci portavano un bidone così di soldi a settimana. E il guadagno mio, tutte le persone ancora ce li devono da'. Però i soldi sui li volevano.
E quindi, io la vita mia era questa qua: che non avevo neanche il tempo di mangiare a casa.
AVVOCATO Pepi: Sì, però... Io ho capito la risposta, ma vorrei essere che fosse lei più preciso.
IMPUTATO Di Natale: Mi dica, mi dica.
AVVOCATO Pepi: Cioè, io le ho chiesto: prima di collaborare con la Giustizia, quali erano le sue condizioni economiche? Aveva un tenore di vita economico buono, modesto, non aveva soldi...
IMPUTATO Di Natale: No, per dirci la verità mi avevo fatto, mi aveva comprato una villetta a San Cesario e ce la siamo venduta per gli avvocati.
A me non mi è mancato mai niente. Perché io me ne sono venuto da Palermo a Roma, ci avevo quattro negozi. Secondo quello che è successo, io a Palermo non me ne potevo stare più e me ne sono venuto... Ho chiuso tutti i negozi, sempre intestati a mia moglie. Perché a me non mi davano mai licenze.
E quindi, coi pochi soldi che ci avevamo, avevamo comprato quattro appartamentini a Torre Gaia: uno per me, uno per il mio genero, uno per i miei figli e via di seguito.
Poi, giustamente a Roma si pensava che, dico per dire, ci mettevamo a lavora', io sono muratore, quello che facevamo, facevamo, potevamo tirare avanti per campare.
Quando ci sono finiti quei quattro soldi, ci siamo ritrovati in mezzo alla strada.
Poi, a poco a poco a poco, ho cominciato a pigliare amicizia, ho aperto una bisca a Quadr... di fronte alla Caserma dei Carabinieri. E insomma, di cosa nasce cosa, di cosa nasce cosa, e andiamo... e siamo andati a finire a... sempre alla stessa situazione. Con altre persone.
AVVOCATO Pepi: Senta...
IMPUTATO Di Natale: Un calabrese mi ha fatto piglia' 28, 25 anni e 6 mesi. E quando poi abbiamo detto la verità di sei persone, sono stato io solo condannato.
AVVOCATO Pepi: Senta, Di Natale...
IMPUTATO Di Natale: E ancora... Ora ci sono altri pentiti...
PRESIDENTE: Basta. Perché tutte le altre chiacchiere non ci interessano.
IMPUTATO Di Natale: Eh.
AVVOCATO Pepi: Io vorrei sapere con concretezza, perché mi sembra che non l'abbia detto lei nell'esame con il Pubblico Ministero. Ha detto, sì, che appena è stato arrestato, ha deciso di collaborare con la Giustizia.
IMPUTATO Di Natale: Subito.
AVVOCATO Pepi: Sì, però...
IMPUTATO Di Natale: Perché a me mi cercavano di ammazzare, per...
AVVOCATO Pepi: Sì, mi lasci finire la domanda.
IMPUTATO Di Natale: Non mi possono dire che io ho collaborato, allora, perché, perché dico per dire, ci avevo la condanna, no.
PRESIDENTE: Va bene, questo lo abbiamo capito.
L'avvocato vuol finire la sua domanda.
AVVOCATO Pepi: Io le chiedevo: ma quali sono stati i motivi che l'hanno indotta a collaborare con la Giustizia?
Perché vari sono i motivi.
IMPUTATO Di Natale: Perché io ho fatto le peggio cose nella mia vita, diciamo, in quanto riguarda i traffici e i soldi falsi, passaporti, patenti... Non c'era niente che era difficile di tutti quelli che noi eramo agganciati.
Però, fare saltare persone in aria, io non l'ho fatto mai.
AVVOCATO Pepi: Questo, nessuno glielo ha contestato. Nemmeno io gliel'ho contestato. Però, è vero che lei si è, ha deciso di collaborare con la Giustizia, soltanto dopo che era passata definitiva una sentenza di condanna di 22 anni?
IMPUTATO Di Natale: E allora, su questa domanda, ci posso rispondere.
E allora, io ho deciso di collaborare con la Giustizia, mentre ero carcerato per l'omicidio, prima di essere assolto.
Nella quale, tramite il direttore del carcere, diciamo, il tenente, il capo sezione dove mi trovavo io a ... io ho messo l'udienza e ho fatto una riservata appositamente al dottor Piro, per dichiarare i fatti dell'omicidio com'erano successi e come non erano successi.
Il tempo che il Procuratore è arrivato... ci è arrivata questa lettera, succede che ebbimo l'ultima udienza del Presidente Sangiacomo.
AVVOCATO Pepi: Va be', comunque, Di Natale...
IMPUTATO Di Natale: E siamo stati assolti.
AVVOCATO Pepi: Va be'...
IMPUTATO Di Natale: Quindi, ancora...
AVVOCATO Pepi: Io le ho fatto una domanda ben precisa: le ho chiesto se il suo pentimento è maturato dopo una sentenza definitiva di condanna.
IMPUTATO Di Natale: E io ci sto dicendo che io ho deciso di collaborare prima di essere scarcerato, assolto, dal Presidente Sangiacomo.
AVVOCATO Pepi: Di Natale, lei conosce Giovanni Brusca?
IMPUTATO Di Natale: Giovanni Brusca?
AVVOCATO Pepi: Uhm.
IMPUTATO Di Natale: Se io conoscevo a Giovanni Brusca.
Può anche darsi che lo cono...
PRESIDENTE: Sì, o no?
AVVOCATO Pepi: Sì, o no?
IMPUTATO Di Natale: Un momento, mi faccia pensare.
Mi sembra di avere riconosciuto una fotografia con la dottoressa... Sabatini di Palermo.
Quando mi hanno fatto vedere le fotografie e dice che era Giovanni Brusca. Però io non lo so di questo Giovanni Brusca, se è venuto a via Ostiense, o non è venuto a via Ostiense.
Però, con tutto ciò, quando mai uno si può sbagliare con una fotografia, quello che sia.
Se io adesso, visto di presenza, io ho detto, a questo non lo conosco. Se non lo conosco, non lo conosco.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei stamattina, quando è venuto in aula di udienza, ha avuto modo di vedere gli odierni imputati presenti all'udienza?
IMPUTATO Di Natale: Io, mi sembra di avere visto una persona che mi è sembrata uno di quei quattro che io ho accompagnato con il Volvo a Torpignatara.
AVVOCATO Pepi: E chi è, chi sarebbe questa persona?
IMPUTATO Di Natale: Una persona. Io, il nome non glielo, non lo so e non glielo posso dire.
Mi è sembrata una persona di quelle che io ho accompagnato a Torpignatara.
AVVOCATO Pepi: Ah.
IMPUTATO Di Natale: Con il Volvo.
AVVOCATO Pepi: Senta, ma come mai lei, che è di sua iniziativa, oppure qualcuno l'ha fatta passare dall'aula, invece di farla passare dalla parte posteriore?
IMPUTATO Di Natale: Non ho capito.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma queste sono domande che non hanno proprio nessuna rilevanza.
AVVOCATO Pepi: Hanno la sua rilevanza, Presidente.
PRESIDENTE: Mi scusi, non hanno nessuna rilevanza. Perché, per la Corte, sono del tutto indifferenti.
AVVOCATO Pepi: Ma per la Corte, sì; per questo difensore, magari no.
PRESIDENTE: E va bene. Ma siccome qui le questioni determinanti e non determinanti le decide il Presidente della Corte, io dico: questa domanda è...
AVVOCATO Pepi: Va bene. E io passo oltre.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Pepi: Non c'è problema.
Senta, è in grado di descrivermi esattamente come era sotto il profilo, così, somatico, il signor Frabetti nel '93?
IMPUTATO Di Natale: Come?
PRESIDENTE: Se sa descrivere il Frabetti quando lei lo conobbe nel '93.
IMPUTATO Di Natale: Eh, era un... (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Più o meno come lei?
IMPUTATO Di Natale: ... capelli bianchi...
PRESIDENTE: Più o meno della sua altezza?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, chiedo scusa...
PRESIDENTE: Parli al microfono.
IMPUTATO Di Natale: Abbiamo fato i confronti a...
PRESIDENTE: Questo, non mi interessa. L'avvocato vuol sapere...
IMPUTATO Di Natale: Esatto, esatto, esatto.
PRESIDENTE: ...la sua struttura: era più o meno alto come lei?
IMPUTATO Di Natale: Bello cicciotto; aveva la panza quando...
PRESIDENTE: Alto come lei?
IMPUTATO Di Natale: No. Più bassino di me.
PRESIDENTE: Un po' più basso. Più grasso?
IMPUTATO Di Natale: Be', ora... normale. Aveva un pochettino di panza, i baffi...
PRESIDENTE: Coi baffi?
IMPUTATO Di Natale: Baffi e capelli.
PRESIDENTE: E i capelli? Bianchi.
IMPUTATO Di Natale: Eh.
AVVOCATO Pepi: E il colore dei baffi?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Pepi: Il colore dei baffi.
IMPUTATO Di Natale: Il colore?
PRESIDENTE: Dei baffi.
IMPUTATO Di Natale: Mah, io... mah, ci posso dire pure il colore che ci aveva sotto le ciglia, ma che ne saccio, avvocato...
PRESIDENTE: Parli del colore dei baffi. Se se lo ricorda, lo dice, sennò non lo ricorda...
IMPUTATO Di Natale: Non mi ricordo il colore dei baffi.
PRESIDENTE: Non se lo ricorda.
IMPUTATO Di Natale: Aveva i baffi e i capelli bianchi...
AVVOCATO Pepi: Senta, quante volte e dove - e su questo dovrebbe essere abbastanza preciso - avrebbe visto il Frabetti?
IMPUTATO Di Natale: Mi scusi, mi ripete la domanda, che...
AVVOCATO Pepi: Sì...
PRESIDENTE: Vuole sapere l'avvocato quante volte e dove ha visto il Frabetti.
IMPUTATO Di Natale: Allora, il Frabetti è stata una persona che io ho visto più volte di tutti. Perché ci ripeto: quando Scarano veniva a pigliare il fumo, se poteva venire lui, veniva lui. Se non poteva venire lui, mandava il Frabetti. O mi diceva a me che domani mandava uno a venire a piglia' 20 chili di fumo.
E, fino a quando si sono portati tutto il fumo, che me lo hanno lasciato dentro al magazzino, se l'è caricato Frabetti con Scarano, con il camion come ci ho detto prima, sul furgone, quello con lo stemmo dietro, del Comune, o dell'acqua.
AVVOCATO Pepi: Senta, Di Natale, lei a quanto pare quello che ha detto, dice, conosce abbastanza bene questo signor Frabetti. Io le chiedo, sa che tipo di lavoro faceva il Frabetti?
IMPUTATO Di Natale: No, non lo so io. Io so il tipo che faceva io con Scarano, di lavoro.
AVVOCATO Pepi: Sa dove abitava?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Pepi: Sa dove abitava?
PRESIDENTE: Dove abitava. Frabetti, sa dove abitava?
IMPUTATO Di Natale: No, no. Non mi interessava, io meno che potevo sapere volevo sapere.
AVVOCATO Pepi: Quindi non sa se era sposato, se aveva figli.
IMPUTATO Di Natale: No, non lo so io.
AVVOCATO Pepi: Non sa niente.
IMPUTATO Di Natale: No, nulla so.
AVVOCATO Pepi: Cioè, lei, praticamente questa persona l'avrebbe vista...
IMPUTATO Di Natale: Io Scarano una volta mi ha portato a Torpignatara in una via a pigliare da una persona venti chili di fumo, mi ha...
AVVOCATO Pepi: Ma con Frabetti ci ha mai parlato?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Pepi: Con Frabetti ci ha mai parlato?
PRESIDENTE: Ha parlato con Fra...
IMPUTATO Di Natale: E ci ho parlato sì con Fabretti, quando veniva con Scarano, come non ci parlavo? Si beveva l'acqua, ci portavo l'aranciata, ci portavo tutto mentre venivano là che si appartavano dentro quella cameretta.
AVVOCATO Pepi: No, io dico, lei e Frabetti, di che cosa parlavate?
IMPUTATO Di Natale: Discorsi, con me non ha fatto nessun discorso.
AVVOCATO Pepi: Allora non ci ha parlato.
IMPUTATO Di Natale: Con me non aveva niente di fare discorsi. I discorsi io li facevo con Scarano, lui veniva in compagnia di Scarano.
AVVOCATO Pepi: Allora era semplicemente buongiorno e buonasera, non ci ha mai parlato.
IMPUTATO Di Natale: Non ho capito.
AVVOCATO Pepi: Se lei mi dice che parlava solo con Scarano e Frabetti era lì presente...
IMPUTATO Di Natale: Ma ci potevamo dire buongiorno, ci potevamo dire buonasera, ci potevamo fare uno sguardo così di quel sorriso di... amicizia così, ma non è che io ci avevo rapporti...
AVVOCATO Pepi: Quindi era una conoscenza molto superficiale, mi sembra.
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Pepi: Era una conoscenza molto superficiale.
IMPUTATO Di Natale: Sofisticata?
PRESIDENTE: Era una conoscenza superficiale. Lo conosceva appena.
IMPUTATO Di Natale: Lo conosceva sì, che veniva con Scarano e io non è che mi interessava dove abitava o dove non abitava, chi era e chi non era.
AVVOCATO Pepi: Bene, Presidente, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio. Buonasera, Di Natale.
IMPUTATO Di Natale: Buonasera.
AVVOCATO Florio: Senta, lei rispetto all'attentato alle chiese di Roma, quanto tempo prima si è accorto che in quelle balle c'era dell'esplosivo?
IMPUTATO Di Natale: Non ho capito, avvocato.
PRESIDENTE: L'avvocato vuole sapere, considerando l'attentato alle chiese di Roma... se lo ricorda? Se lo ricorda quando ci è st...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: ...quanto tempo prima di questo attentato si è accorto che in quelle balle c'era esplosivo.
IMPUTATO Di Natale: E quando lo hanno portato, stesso giorno o l'indomani. Giustamente, a me Scarano me l'ha detto che era un piacere che doveva fare agli amici...
PRESIDENTE: Ma gli aveva detto che era esplosivo?
IMPUTATO Di Natale: Ma me lo disse dopo che l'hanno portato...
PRESIDENTE: Dopo che l'hanno portato glielo disse.
IMPUTATO Di Natale: Sì.
PRESIDENTE: Il giorno dopo.
IMPUTATO Di Natale: Me lo disse, è logico.
AVVOCATO Florio: Sì. E quindi l'attentato alle chiese dopo quanto tempo c'è stato?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Florio: Quindi, l'attentato alle chiese dopo quanto tempo c'è stato?
IMPUTATO Di Natale: Questo io non me lo... non me lo ricordo. E'... questo è successo da febbraio quando io sono uscito, fino al mese di maggio-giugno, insomma, quei mesi là.
AVVOCATO Florio: Senta, le era stato promesso del denaro per la sua disponibilità?
IMPUTATO Di Natale: Ma il denaro io... denaro non ce... perché il denaro... mi hanno detto che mi dov... mi volevano regalare 100 milioni... con gli avvocati, che c'avevo il processo. Poi i ma...
PRESIDENTE: Chi glieli aveva promessi?
IMPUTATO Di Natale: Scarano. Poi mi dis...
PRESIDENTE: Le aveva promesso 100 milioni.
IMPUTATO Di Natale: 100 milioni, perché mi servivano... 'ti faccio il regalo di 100 milioni per gli avvocati'.
PRESIDENTE: Per gli avvocati.
IMPUTATO Di Natale: Poi mi ha detto: 'vi voglio vedere ridere compare perché mo' con tutto 'sto fumo, minimo minimo guadagnate due miliardi per uno'.
Insomma, io dovrebbe fare un film - mi scusi che ci dico questo - della mia vita. Ma che cosa vogliono ancora?
AVVOCATO Florio: Presidente, io non ho capito la storia dei due miliardi che ora ha accennato.
PRESIDENTE: Ha detto che gli aveva promesso, lo Scarano, 100 milioni.
IMPUTATO Di Natale: 100 milioni...
PRESIDENTE: Per poter essere difeso da un buon avvocato...
IMPUTATO Di Natale: No, per il fattore che me le faceva dare dagli amici che lui ci fece il favore... insomma...
PRESIDENTE: Ah, glieli faceva dare dagli amici. Bene.
IMPUTATO Di Natale: ...questi fatti qua. E io gli ho detto che non volevo niente.
PRESIDENTE: E i miliardi invece li dovevano guadagnare dal fumo.
IMPUTATO Di Natale: Io non voglio niente. Poi con il fumo, minimo dovevamo guadagnare due miliardi per uno, quelli... a partire da me che mettevo il magazzino...
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Di Natale: ...tutte 'ste cose qua.
PRESIDENTE: Ora ha capito, avvocato?
AVVOCATO Florio: Sì ricorda se Scarano, a un certo punto, proprio sulla base di questo discorso dei due miliardi, or ora annunciato, ricordato davanti alla Corte, le fece capire che, tutto sommato, due miliardi con il fumo non si potevano guadagnare?
IMPUTATO Di Natale: Chi glielo ha detto?
AVVOCATO Florio: Lo ha detto lei.
IMPUTATO Di Natale: Doveva arrivare 10 quintali di erba, 15 quintali di erba, col fumo se erano altri 10 quintali, 12 quintali di fumo poi doveva essere rimpastato e farlo diventare marocchino, in cambio di libanese.
AVVOCATO Florio: Allora, io...
IMPUTATO Di Natale: Perché 10 quintali di fumo, vuole mettere a 3 milioni, 4 milioni, quanti sono?
AVVOCATO Florio: Allora io le contesto che il giorno 19 settembre '94, a pagina 8, lei, a domanda del GIP di Roma ha dichiarato questo. Leggo dalla contestazione proprio:
"Quando si è accorto che nelle balle c'era l'esplosivo?"
"Un mese, quindici giorni prima dall'esplosione di San Giovanni, non ricordo bene."
IMPUTATO Di Natale: Prima de... di San Giovanni.
PRESIDENTE: Un mese e mezzo prima delle... attentato alle chiese.
AVVOCATO Florio: "Già da prima il discorso non mi piaceva. Gli avevo detto"...
IMPUTATO Di Natale: Ma questo non è possibile per niente...
AVVOCATO Florio: Mi scusi...
IMPUTATO Di Natale: ...perché quando portarono le balle poterono passare pochi giorni, una settimana, quindici giorni e ci fu l'attentato a San Giovanni.
AVVOCATO Florio: Mi scusi, Di Natale...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
AVVOCATO Florio: ...mi faccia finire...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma ha... una parte la dovevamo accettare. Era una prima risposta, lei prosegua pure.
AVVOCATO Florio: Sì, no, volevo finire la contestazione per avere un discorso più articolato, solo quello.
Questo è lei che parla:
"Già da prima il discorso non mi piaceva. Gli avevo detto: 'compare Antonio, ma quale fumo?', e lui cominciò a fare discorsi dicendomi: 'non è che si guadagnano due miliardi con il fumo, non ti preoccupare, noi siamo amici, a questa gente non si può dire di no'."
Si ricorda questo?
IMPUTATO Di Natale: Co... No, non l'ho capito io questo che ha detto.
AVVOCATO Florio: Allora...
IMPUTATO Di Natale: Perché io, dico per dire...
PRESIDENTE: Abbia pazienza, se non ha capito deve aspettare che la contestazione le sia ripetuta, sennò qui non si fanno...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
AVVOCATO Florio: Allora, lei il 19 settembre '94, davanti al GIP, al Giudice per le Indagini Preliminari di Roma, davanti al Tribunale di Roma, ha dichiarato questo, a una domanda analoga a quella mia posta dal GIP.
"Quando si è accorto che nelle casse c'era l'esplosivo?"
"Un mese, quindici giorni prima dall'esplosione di San Giovanni, non ricordo bene."
IMPUTATO Di Natale: Ma tutt'al più poteva essere dopo...
AVVOCATO Florio: "Già da prima il discorso non mi piaceva. Gli avevo detto: 'compare Antonio, ma quale fumo?', e lui cominciò a fare discorsi dicendomi: 'non è che si guadagnano due miliardi con il fumo, non ti preoccupare noi siamo amici e a questa gente non si può dire di no'."
Ora si ricorda questa circostanza?
IMPUTATO Di Natale: Ma può essere, se l'ho detto può anche darsi che l'ho detto, però non mi risulta a me che questo periodo di un mese e mezzo prima di San Giovanni.
AVVOCATO Florio: Senta, lei aveva, ha avuto, insomma, oppure ha ancora dei risentimenti, eventualmente, nei confronti di Scarano Antonio?
IMPUTATO Di Natale: Dei sentimenti?
AVVOCATO Florio: Risentimenti. Odio, odio.
IMPUTATO Di Natale: Risenti...
PRESIDENTE: Si è arrabbiato, ha avuto dell'odio contro Scarano?
IMPUTATO Di Natale: L'odio... l'odio io c'ho con Scarano, che c'avevo, e ce lo posso dire, pure in questo momento è il fattore che noi avevamo parlato di fumo e di quel tipo di lavoro dell'eroina e cocaina.
Le bombe a me non me le dovevano venire a scaricare qua. Perché una volta che a me mi scaricarono tutta quella roba dentro là, io non ho potuto dire più niente.
Quindi, se io ci dicevo: portateli lì. Io dovevo fare solo un cosa: o che lo dovevo ammazzare a tutti con li stesse armi sue o che, dico per dire, dovevo chiamare la Polizia.
Però questi qua, quando venivano là, mettevano la macchina in mezzo alla porta, insomma, lo facevano proprio capire con quella prepotenza che c'hanno, che c'avevano e che ce l'hanno sempre.
Io non ho potuto di... non ho potuto fare più niente, ero uno che correva come un pazzo dalla mattina alla sera. Come ricordare il colore del camion, il colore dei capelli, il colore dei baffi. Io queste cose non mi interessano. A me mi interessa solo quello che hanno fatto. Di quello che hanno fatto... se io quello che meritano... se io merito una condanna, merito... della mia responsabilità, ormai quello... accetto quello che fanno.
AVVOCATO Florio: Senta...
IMPUTATO Di Natale: Ma loro, loro devono essere onesti e devono dire la verità. Come l'ha detta Scarano. Dopo du... due anni, un anno e mezzo che è stato. Prima manco mi conosceva. 'Chi lo conosce?'. 'Non mi conosci?'.
PRESIDENTE: Va bene, basta, per piacere, non faccia dei comizi che non servono.
AVVOCATO Florio: Si ricorda, sotto questo profilo proprio che... di cui sta parlando lei, che a un certo punto della sua vicenda processuale ha chiesto ai giudici che la stavano interrogando, un confronto con il signor Scarano?
IMPUTATO Di Natale: L'ho fatto, me l'hanno fatto fare. Me l'hanno fatto fare al Tribunale di Roma, con Scarano e con Fabretti. E ci ho detto quello che ci sto dicendo adesso.
Poi hanno fatto indagine e c'è risultato quello che ho detto io.
AVVOCATO Florio: Ma lei come persona collegata a Scarano, aveva dei risentimenti, diciamo così, dell'odio...
IMPUTATO Di Natale: No, io odio...
AVVOCATO Florio: ...no, mi scusi, mi scusi.
IMPUTATO Di Natale: ...non l'ho per nessuno.
AVVOCATO Florio: Devo finire la domanda.
IMPUTATO Di Natale: Perché io quelli...
AVVOCATO Florio: Anche...
IMPUTATO Di Natale: ...che hanno avuto odio ci ho fatto fare sempre la pace e ho fatto sempre i fatti mia...
AVVOCATO Florio: Volevo finire la domanda, però perché sennò. Di Natale, mi ascolti. Dicevo, aveva dei risentimenti o dell'odio anche nei confronti di Frabetti?
IMPUTATO Di Natale: Ma io quale odio ci posso portare a Frabetti che ... di casa mia e ci stavano facendo zompare a tutti in aria.
Insomma, io vorrebbe vedere lei che cosa mi direbbe a me.
AVVOCATO Florio: No, a me è sufficiente questa risposta...
IMPUTATO Di Natale: Eh, ho capito.
AVVOCATO Florio: ...che lei ha dell'odio, aveva dell'odio anche nei confronti di Frabetti. Mi basta questo.
IMPUTATO Di Natale: L'odio... Dio ce lo deve portare l'odio. Le cose sbagliate e le cose giuste.
AVVOCATO Florio: Questa mattina lei ha riferito di questi quattro giovani - mi sono appuntato quello che ha dichiarato lei stamattina - erano quattro...
IMPUTATO Di Natale: Quattro, quattro, quattro, quattro, tre, due, però cambiavano sempre... facce nuove.
PRESIDENTE: Per piacere, lei non si può permettere di fare questi discorsi.
IMPUTATO Di Natale: Va bene, mi scusi, mi scusi.
PRESIDENTE: Lasci finire l'avvocato, poi risponde.
IMPUTATO Di Natale: Mi scusi.
PRESIDENTE: Se vuole rispondere, ma senza fare commenti.
IMPUTATO Di Natale: Mi scusi.
AVVOCATO Florio: Erano quattro, un metro e ottanta, un metro e novanta, tutti giovani siciliani. Senta...
IMPUTATO Di Natale: Io veramente il metro non l'avevo e non li ho misurati. Però, giustamente, io di quello che mi sono ricordato l'ho detto.
AVVOCATO Florio: Erano siciliani però. Erano siciliani.
IMPUTATO Di Natale: Siciliani sì. Come infatti, durante il processo, Scarano mi voleva portare in una villa a Torvajanica se mi condannavano, per farmi... così mi faceva ammazzare... mi faceva ammazzare più presto. Che questa villa apparteneva ai siciliani.
AVVOCATO Florio: Lei disse mai a qualcuno che pensava che l'esplosivo per gli attentati a Costanzo e Firenze fosse partito da casa sua?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVVOCATO Florio: Lei riferì mai a qualcuno...
IMPUTATO Di Natale: Ci sto dicendo, io ho chiesto di rispondere appositamente per chiarire queste situazioni. A via Ostiense sono venuti solo le bombe per San Giovanni, quello che hanno fatto alla chiesa e via di seguito. Quelle quattro balle che si so' portati.
AVVOCATO Florio: Io non ho altre domande. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVV. Cianferoni: Sì, avvocato Cianferoni. Vorrei sapere dal signor Di Natale, quando decide di collaborare c'ha una pena definitiva, ci diceva prima, alta, non so, di decine di anni.
Allora, com'è che decise di raccontare questa storia, all'inizio possiamo definirla confusa, lei sarà d'accordo, piuttosto che raccontare questioni più precise, per esempio, su droga, di cui lei doveva conoscere meglio, per quello che ci è venuto a dire.
IMPUTATO Di Natale: Non ho capito la domanda.
AVV. Cianferoni: Cioè, deciso di farsi collaboratore...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
AVV. Cianferoni: ...su quel definitivo...
IMPUTATO Di Natale: Sì.
AVV. Cianferoni: ...come mai prende a parlare di una cosa in maniera confusa, a cui lei dice: 'non ho partecipato', piuttosto che raccontare cose di cui aveva partecipato, come per esempio fatti di droga.
IMPUTATO Di Natale: Fatti di droga io ho raccontato, non è che io... mi sono messo a collaborare per le bombe e mi sono messo a collaborare pure per la droga, con la Procura di Reggio Calabria, la Procura di Palermo, la Procura di Roma, la Procura di Cassino. E ci sono duecento persone carcerate ancora che devono fare il processo, tutte col mandato di cattura, in parte condannati... a Parma e via di seguito.
AVV. Cianferoni: Un certo...
IMPUTATO Di Natale: Quindi, io mi sono messo a collaborare per tutto. Per tutto quello che mi era successo nella mia vita.
AVV. Cianferoni: Ma lei lo fa all'inizio questo discorso o lo fa cammin facendo, cioè, nel tempo?
IMPUTATO Di Natale: Ci sto dicendo, l'ho fatto lo stesso giorno che mi hanno arrestato. E lo avevo pensato prima di essere scarcerato.
AVV. Cianferoni: Ma...
IMPUTATO Di Natale: Perché se a me mi face... mi interrogavano, se io, dico per dire, non uscivo a sorte e mi arrivavano a interrogare, io non pigliavo venticinque anni. Ma non è che lo facevo per il venticinque anni, lo facevo che la persona... perché mo' dice, signor Presidente, queste sono cose che io ci avevo di parlare giornate intere...
AVV. Cianferoni: Scusi, signor Di Natale...
IMPUTATO Di Natale: ...mi hanno ammazzato quello dentro a casa mia.
AVV. Cianferoni: Ascolti. Però io le voglio ricordare, il 14 di maggio del '94 è il giorno in cui, secondo quanto mi risulta, lei rende il primo interrogatorio.
Ora, se il Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: La data è sbagliata, avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: No, questo che ci ho in mano io è il 14 di maggio.
PUBBLICO MINISTERO: No, è 6 di maggio 1994.
AVV. Cianferoni: Oh.
PUBBLICO MINISTERO: E' negli atti, lo dovrebbe conoscere anche lei.
AVV. Cianferoni: Allora... sì, infatti, ho fatto una premessa, incidentale su questo.
PUBBLICO MINISTERO: Sbagliata.
AVV. Cianferoni: Non è il primo interrogatorio, però è sempre uno dei primi perché è del 14 di maggio, di fronte al Pubblico Ministero dottor Piro.
"Preliminarmente il Di Natale chiede al P.M. di andare a casa sua per approfondire tante circostanze relative anche all'omicidio D'Andrea."
E prosegue:
"L'indagato inizia a parlare delle bombe di Milano su richiesta del P.M., riferendo della conversazione con Antonio, avuta presso l'abitazione del Di Natale due giorni dopo che avevano portato via l'esplosivo."
Questo è l'inizio di questo interrogatorio.
Allora, le richiedo, è proprio sicuro che all'inizio lei parlasse di fatti di droga o si mise a parlare subito, nei primi giorni, diciamo, delle bombe, come le definisce lei, di Milano?
IMPUTATO Di Natale: Io dello stesso giorno che mi hanno carcerato, io lo ripeto, ho cominciato a collaborare per le bombe, per l'omicidio di Torvajanica, per tutto. Per l'omicidio D'Andrea Carlo, per tutto.
AVV. Cianferoni: Ma le bombe di Torvajanica...
IMPUTATO Di Natale: No le bombe dell'omicidio ho detto io.
AVV. Cianferoni: No, ascolti.
IMPUTATO Di Natale: L'omicidio che c'è stato a Torvajanica. L'omicidio di Carlo D'Andrea e altri... altre situazioni ancora più gravi dell'omicidio.
AVV. Cianferoni: Ma lei ha mai messo ordigni personalmente?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVV. Cianferoni: Lei ha mai messo un ordigno, una bomba?
IMPUTATO Di Natale: Ammesso la mia responsabilità?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Di Natale: Come no?
AVV. Cianferoni: No, non di questo processo. Se...
PRESIDENTE: Avvocato...
IMPUTATO Di Natale: In tutti i processi io la responsabilità mia l'ho ammessa prima.
PRESIDENTE: Scusi, ma, abbia pazienza, abbia pazienza. Mi pare che lei ancora non abbia capito. L'avvocato vuole sapere se lei nella sua vita ha mai messo una bomba a qualcuno.
IMPUTATO Di Natale: No, bombe io non ho messo mai a nessuno. Mai a nessuno.
AVV. Cianferoni: In riferimento a una caserma dei Carabinieri a Torvajanica...
IMPUTATO Di Natale: In caso di riferimento alla caserma di Torvajanica, sono state altre persone che noi avevamo dei rapporti dei traffici che facevamo colla Calabria e via di seguito, che hanno messo, catanesi e persone, diciamo, di Pontecorvo, che hanno messo questa bomba, hanno buttato questo candelotto di dinamite di cava alla caserma dei Carabinieri di Torvajanica. E l'ho dichiarato.
AVV. Cianferoni: Ma non è stato lei.
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVV. Cianferoni: Ma lei non è stato.
PRESIDENTE: Non è stato lei.
IMPUTATO Di Natale: Chi l'ha detto che non è stato? Se io ho dichiarato che era partecipo io insieme a queste persone...
PRESIDENTE: Ah, quindi lei ha partecipato...
IMPUTATO Di Natale: Una... la stessa bomba è stata messa a via Ostiense vicino a casa mia, uno che si chiama Nicolosi Vittorio.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
IMPUTATO Di Natale: E ci sto pure io in mezzo. Io tutto quello che...
PRESIDENTE: Anche in quello lei è...
IMPUTATO Di Natale: Tutto, io ho detto tutto quello della mia vita.
AVV. Cianferoni: Ascolti. Ricorda...
PUBBLICO MINISTERO: No, chiedo scusa. Chiedo scusa, Presidente. Qui c'è da risolvere un piccolo problema.
AVV. Cianferoni: Ci dica.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo. Prende la parola l'avvocato Cianferoni e faccio immediatamente un'opposizione. Viceversa la faccio ora l'opposizione, se non è un'opposizione, si tratta esattamente di questo. La contesta...
AVV. Cianferoni: Io preferirei che facesse opposizione allora.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, faccio opposizione. Prenda la parola, avvocato Cianferoni, e faccio immediatamente opposizione. Non è possibile procedere in questo modo.
Lei ha citato, relativamente all'interrogatorio del 14 di maggio del '94, che appariva quasi essere il primo reso dal signor Di Natale...
AVV. Cianferoni: No.
PUBBLICO MINISTERO: ...finisco, per cortesia. Di questo ho il dovere di dare atto, oltretutto si sta esaminando un imputato, attenzione, persona che la Corte deve giudicare.
Lei ha fatto una citazione, traendola dal verbale riassuntivo. Avendo a disposizione le trascrizioni. E il verbale riassuntivo, è largamente approssimativo rispetto alla trascrizione. Dimenticando, nel modo stesso di formulare la domanda, che prima del 14 di maggio ci sono stati almeno quattro interrogatori.
Qui, voglio dire, o io riapro l'esame, subito dopo che l'ha terminato l'avvocato Cianferoni, oppure debbo far notare che è... pretendo, come lo si pretende da me, che le contestazioni, quando si dispone delle trascrizioni, e comunque in genere i verbali vengono richiamati nel testo trascritto e non nelle verbalizzazioni riassuntive.
PRESIDENTE: Allora, avvocato...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, io chiedo all'avvocato Cianferoni la cortesia di riprendere la sua domanda, di farne cinquecento al posto di una, sempre che il Presidente lo ammetta, ma di rifarsi alla trascrizione. E, se si rifà al verbale riassuntivo almeno legga per intero il periodo e non uno stralcio di un rigo e mezzo di una... di qualcosa che già nel verbale riassuntivo è più complesso e più articolato.
PRESIDENTE: Avvocato, lei faccia la contestazione in base alla trascrizione. E mi pare che è un discorso che è già stato fatto.
AVV. Cianferoni: Si era già preso.
PRESIDENTE: Quindi, mi pare che, a questo punto, lei rischia una terza volta di essere richiamato formalmente.
AVV. Cianferoni: Mi dispiacerebbe molto, signor Presidente...
PRESIDENTE: Ecco, avvocato, ma è lei che non si deve mettere nelle condizioni.
AVV. Cianferoni: ...però...
PRESIDENTE: Il verbale riassuntivo lei sa a che cosa serve. La trascrizione è il testo effettivo, reale, integrale in tutto quello che dichiara, in particolare un imputato.
AVV. Cianferoni: Bene. Senz'altro, però, una sola aggiunta, se mi è consentito, non è vero che ho letto solo un rigo e mezzo, io ho dato atto che era un documento di più pagine e ho letto le prime cinque-sei righe, letteralmente.
PRESIDENTE: Avvocato, non parliamone più, per favore.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: E' inutile che lei cerchi scuse.
AVV. Cianferoni: No. Però...
PRESIDENTE: Lei se deve fare delle contestazioni usi la trascrizione integrale. Era una legittima e più che fondata pretesa dei difensori, è stata finalmente tradotta in una prescrizione di legge ed un comportamento che tutte le parti, a partire dal Pubblico Ministero, hanno dovuto adattarsi ad usare, non credo, non vedo perché a questo punto si debba fare i passi indietro, alla rovescia.
AVV. Cianferoni: Ha ragione, signor Presidente, non insisto.
Chiedo al signor Di Natale se ricorda di essere stato sentito dal Pubblico Ministero di Milano.
PRESIDENTE: Se lo ricorda lei, di essere stato interrogato dal Pubblico Ministero di Milano?
IMPUTATO Di Natale: Una volta sola, mi sembra.
AVV. Cianferoni: Bene. Può descrivere le balle che lei dice contenessero esplosivo?
IMPUTATO Di Natale: Come?
AVV. Cianferoni: Può darci una descrizione delle balle...
PRESIDENTE: Ce l'ha già detto, ce l'ha già detto stamattina.
AVV. Cianferoni: L'ha già data... sì.
PRESIDENTE: Comunque, se vuole, può ripetere la descrizione delle balle, quelle forme di parmigiano di cui ha parlato stamattina.
IMPUTATO Di Natale: Le balle, erano le balle come le forme di parmigiano quelle grosse, tutte incartate con lo scotch...
PRESIDENTE: Di che colore?
IMPUTATO Di Natale: Scotch di questo marrone.
PRESIDENTE: Marrone.
AVV. Cianferoni: Quindi lei ricorda questo particolare dello scotch marrone.
IMPUTATO Di Natale: Io ricordo... ricordo che le balle erano tutte imbottite di scotch, scotch scuro, diciamo, tipo castagna scuro.
AVV. Cianferoni: Sa darci una dimensione, un diametro?
PRESIDENTE: Ha capito?
AVV. Cianferoni: Se erano tonde.
IMPUTATO Di Natale: No, non ho capito.
PRESIDENTE: Il diametro... erano una forma più o meno circolare? Di una cosa tonda?
IMPUTATO Di Natale: Erano rotondi.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Di Natale: Ma gonfi però, come una forma di parmigiano, ma proprio gonfi, diciamo.
PRESIDENTE: Va bene. Ma la grandezza in centimetri.
IMPUTATO Di Natale: La grandezza così.
PRESIDENTE: Eh, saranno state 60-70 centimetri. Dal cenno che ha fatto io traduco che erano...
AVV. Cianferoni: 60-70 centimetri ciascuna.
PRESIDENTE: Ciascuna, vero? Ciascuna era grande così.
IMPUTATO Di Natale: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Ha avuto nascoste nel suo cortile o comunque in casa sua, nelle sue appartenenze delle armi?
PRESIDENTE: Lo ha già detto stamattina, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì, ho capito.
PRESIDENTE: Eh, lo ha già detto stamattina. Ha detto che addirittura Scarano aveva fornito tutti coloro che erano venuti a preparare le autobombe...
IMPUTATO Di Natale: E più mi ha lasciato due mitragliatori e una lupara nei sacchi della mondezza attaccate.
PRESIDENTE: ...due fucili mitragliatori, due mitra, mi pare che abbia detto.
IMPUTATO Di Natale: Due mitra, sì.
PRESIDENTE: Vero? Poi aveva parlato di un fucile...
IMPUTATO Di Natale: Uno di quello che buca attorno nella carne e un altro quello tipo di guerra, militare...
AVV. Cianferoni: Ma ricorda un particolare, un fucile a canne mozze?
IMPUTATO Di Natale: Eh...
PRESIDENTE: Mi pare che ne ha parlato stamattina, leggeremo il verbale, io direi che lo ha detto almeno due volte di questo fucile a canne mozze.
AVV. Cianferoni: Va be', insomma, volevo riprendere un attimo l'argomento...
PRESIDENTE: Che poi sono le - ha detto stamattina a richiesta del Pubblico Ministero - che erano le stesse armi che aveva nascosto sotto il brecciolino e che quando decise di collaborare fece ritrovare da Polizia o Carabinieri che sia.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
PRESIDENTE: Vero?
IMPUTATO Di Natale: Sì.
AVV. Cianferoni: Il ca... Uno dei camion... cioè, non uno dei camion, il camion che lei dice abbia portato questo esplosivo, ricorda se avesse avuto le sponde o non aveva le sponde?
IMPUTATO Di Natale: Non lo ricordo, avvocato. Non lo ricordo.
AVV. Cianferoni: Non ho altre domande.
PRESIDENTE: E' finito allora il controesame? Non c'è nessuna altra domanda per questo imputato? Si può accomodare, grazie.
*IMPUTATO Di Natale: Grazie assai, buonasera.
PRESIDENTE: Buonasera.