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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZE 30 SETTEMBRE E 1 OTTOBRE 1997
*EX210 Di Filippo P: Di Filippo Pasquale, nato a Palermo il 19/08/63.
PRESIDENTE: Benissimo. Il Pubblico Ministero ci dice qualcosa?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Pasquale Di Filippo si trova nella condizione di altre persone che sono già venute in quest'aula.
E' persona, come sentiremo, come risulta dagli atti che abbiamo depositato, è imputata o sottoposta a indagini in relazione alla sua appartenenza a Cosa Nostra.
E' imputata di diversi omicidi, molti dei quali - direi tutti - commessi in concorso con le persone attuali imputate in questo procedimento.
Quindi, le ragioni di connessione, mi sembrano evidenti, perché si proceda ai sensi del 210.
PRESIDENTE: Allora devo avvertirla che viene sentito come imputato per procedimento connesso, o collegato, ex articolo 210 C.p.p.
Come tale, lei ha la facoltà di dichiarare "Voglio rispondere", ovvero anche "Non voglio rispondere".
EX210 Di Filippo P: Voglio rispondere.
PRESIDENTE: E' presente l'avvocato Fabbri del Foro di Palermo?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, l'avvocato Fabbri ha fatto sapere al Pubblico Ministero che interverrà più tardi, perché era impegnato. Comunque...
PRESIDENTE: Ho capito. allora, nel frattempo...
PUBBLICO MINISTERO: ... al momento...
PRESIDENTE: ... si nomina difensore di ufficio l'avvocato Batacchi.
Possiamo procedere.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
Di Filippo, buongiorno, sono il dottor Nicolosi.
EX210 Di Filippo P: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, senta, io direi di cominciare da qui: se lei vuol fare alla Corte di Assise di Firenze una, per così dire, un racconto delle sue vicende, diciamo, familiari. A partire dalla persona che poi è divenuta sua moglie.
Ecco, incominciamo da lì.
EX210 Di Filippo P: Praticamente io sono sposato con Spadaro Giuseppina, figlia di Tommaso Spadaro.
Mia sorella è sposata con Marchese Antonino, cognato di Bagarella Leoluca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quand'è che lei ha... Io non la sento molto bene, non so se c'è un problema...
PRESIDENTE: Sì può avvicinare un po' di più il microfono...
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PRESIDENTE: ... oppure alza la voce.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora va meglio.
Senta, quand'è che ha conosciuto sua moglie?
EX210 Di Filippo P: Io, mia moglie, l'ho conosciuta nel 1982. Ci siamo fidanzati '82-'83, a metà '82-'83.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, a quell'epoca lei ha detto, questa ragazza era, è figlia di Tommaso Spadaro.
Ecco, in quel periodo, quella persona che poi sarebbe divenuta suo suocero, era una persona libera, aveva qualche problema con la Giustizia?
Ecco, vuol spiegare un po' questo?
EX210 Di Filippo P: In quel periodo lui era già latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Lei era a conoscenza di questo stato di latitanza di suo suocero?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aveva fatto qualcosa lei, per così dire, in favore di suo suocero? Ecco...
EX210 Di Filippo P: Sì, ero io che gli favorivo la latitanza, gli facevo da autista. Lo accompagnavo quasi sempre in tutti i posti che lui frequentava e in tutti gli appuntamenti dove lui andava.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire con quali persone le risulta che si incontrava suo suocero?
EX210 Di Filippo P: In quel periodo lui si incontrava quasi sempre con Pippo Calò, con Salvatore Cancemi, con Giuseppe Greco detto "scarpa", con Mario Prestifilippo, con Giuseppe Lucchese e con altri che, momentaneamente, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per quanto tempo lei, per così dire, ha fatto quest'opera di favoreggiamento?
EX210 Di Filippo P: Fino al 1983, giugno del 1983 Perché poi siamo stati arrestati. Sia io, che lui e tante altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte qual era il motivo del suo arresto e di quello di suo suocero?
EX210 Di Filippo P: Noi siamo stati arrestati perché... siamo stati arrestati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io, abbia pazienza Di Filippo, la devo interrompere. Perché io continuo a non sentire molto bene.
EX210 Di Filippo P: Sì...
PRESIDENTE: Si avvicini il microfono.
EX210 Di Filippo P: Siamo stati arrestati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Sa chi, si ricorda quale era l'Autorità Giudiziaria?
EX210 Di Filippo P: Era... l'ordine di custodia cautelare era stato fatto dalla procura di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vi si accusava di traffico di stupefacenti.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Sono stati trovati 80 chili di eroina in un camion, qua, a Firenze. E noi siamo stati ritenuti i colpevoli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e lei che periodo di custodia cautelare, o comunque di detenzione ha sofferto in relazione a questo fatto?
EX210 Di Filippo P: Io sono stato arrestato nel giugno del 1983 e sono stato scarcerato due anni dopo, quindi nel 1985. Luglio del 1985.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nel frattempo aveva già sposato la signorina Spadaro?
EX210 Di Filippo P: No, ci siamo sposati successivamente, nel 1986, quando io sono stato scarcerato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dopo la sua scarcerazione, che cosa accade, Di Filippo? Lei riprende i vecchi contatti, si defila, ecco, vuol spiegare un po'?
EX210 Di Filippo P: Dopo la mia scarcerazione c'era mio cognato Franco che ancora era latitante. Però, successivamente, lui è stato arrestato. Se ben ricordo lui è stato arrestato nel novembre dell'85.
Quindi, tutta la situazione in mano della famiglia Spadaro l'ho presa io.
Facevo i colloqui, sia con Tommaso Spadaro, che con Francesco Spadaro.
Li ho fatti dal 1986 fino al 1995. Quindi per quasi dieci anni. Perché loro, in tutti questi dieci anni, sono stati arrestati.
Nel frattempo, di questi anni, quindi sto parlando al 1986 al 1995, nei primi... alla fine degli anni '80 e agli inizi degli anni '90, facevo io dei traffici di hashish e contrabbando di sigarette.
Io, assieme ad altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi voglio fermare un attimino senza scendere nei dettagli su questi traffici.
Vuol dire, lei ha parlato anche di contrabbando, chi erano le persone con cui lei faceva questo contrabbando di tabacchi, immagino.
EX210 Di Filippo P: Sì, ho fatto sia contrabbando di tabacchi, che traffici di hashish.
A secondo... Non li facevo sempre con le stesse persone. A volte li facevo con gli Spadaro e i Buccafusca, che poi sono tutti parenti miei.
A volte li facevo con Francesco Tagliavia, il padre. E altre persone che giravano intorno a loro.
Quindi non li facevo sempre con le stesse persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ma dei Buccafusca può dirci anche i nomi di battesimo?
EX210 Di Filippo P: Buccafusca Vincenzo.
PUBBLICO MINISTERO: E utilizzavate qualche imbarcazione?
Come avveniva questo contrabbando? C'era qualcuno a cui vi rivolgevate per questi trasporti?
EX210 Di Filippo P: Sì, praticamente noi usavamo dei pescherecci.
Si andava a prendere il tutto con dei pescherecci. E dopo si portava nelle spiagge e si faceva il tutto. Sia il traffico di hashish, che il contrabbando di sigarette.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa chi era, se c'era una persona che per lo più curava questi trasporti? Voglio dire, proprio che si occupava delle imbarcazioni.
EX210 Di Filippo P: Ma noi praticamente, ripeto, a secondo con chi io facevo questi traffici, si usavano diverse barche.
Qualche volta li abbiamo fatti con barche e persone di Mazara del Vallo; qualche volta li abbiamo fatti anche con le barche di Cosimo Lo Nigro e suo padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di questi di Mazara del Vallo, si ricorda qualche nome di queste persone...
EX210 Di Filippo P: Sì, questi di Mazara del Vallo praticamente era Addolorato, che poi lui ha collaborato con la Giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda anche il nome di battesimo di questo Addolorato?
EX210 Di Filippo P: Bartolomeo Addolorato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era... Cioè, era quello che gestiva la barca, diciamo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Il capitano, via. Così siamo...
EX210 Di Filippo P: Esattamente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e con questo Addolorato Bartolomeo lei ha avuto rapporti diretti, o questi rapporti ce li aveva qualcun'altra delle persone che lei ha menzionato?
EX210 Di Filippo P: I rapporti con lui li avevano Spadaro Antonino, Vincenzo Buccafusca e Salvatore Buccafusca.
Comunque io lo conosco, perché buona parte di questi appuntamenti si facevano nel distributore che gestiva mio fratello Emanuele. E quindi lo conosco.
Perché lui veniva là, Bartolomeo Addolorato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Filippo, ha fatto questo accenno al distributore di benzina.
Vuol spiegare che tipo di attività svolgeva lei e la sua famiglia, e com'è che, diciamo, assumete in gestione questo distributore di benzina.
EX210 Di Filippo P: Allora, praticamente mio padre era funzionario alla Banca Commerciale Italiana.
Siccome lui poi, nel 1983, è stato raggiunto da un ordine di custodia cautelare sempre dalla Procura di Firenze, quindi è stato arrestato. E' stato arrestato e poi condannato.
Quindi ha perso il posto di lavoro.
Quando sono uscito io dal carcere nel 1985, mio suocero, Spadaro Tommaso, ci ha preso un distributore in gestione. Che abbiamo gestito, in un primo momento, sia io che mio fratello.
Poi, successivamente, io mi sono distaccato e mi sono aperto un negozio di articoli sportivi in via Lincoln.
PUBBLICO MINISTERO: Dato che ci siamo, vuol dire come si chiama questo negozio?
EX210 Di Filippo P: Sicilia Sport S.r.l.
PUBBLICO MINISTERO: In via...?
EX210 Di Filippo P: Via Lincoln.
PUBBLICO MINISTERO: Via Lincoln. Ecco, torniamo un attimino a questi affari che lei aveva, ha detto in particolare, con i Buccafusca: Vincenzo e Salvatore. Con Spadaro Antonino, è parente di suo suocero?
EX210 Di Filippo P: E' nipote, figlio del fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Com si chiama il padre di questo Antonino?
EX210 Di Filippo P: Giuseppe, che è morto, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, ecco, ha fatto cenno anche a dei trasporti curati da, ha detto, Cosimo Lo Nigro.
Ecco, vuol dirci qualcosa di più in relazione a questi trasporti di hashish?
EX210 Di Filippo P: Sì. Io cerco di semplificare, perché in queste cose ancora ci sono indagini in corso, quindi ho fatto già ampie dichiarazioni alla Procura di Palermo.
Praticamente il discorso era questo: noi, Spadaro Antonino, Vincenzo Buccafusca, ed altre persone, contattavamo altre persone, che non erano siciliane, per stabilire il prezzo e il quantitativo di hashish da comprare.
Dopo, ci si metteva d'accordo con Cosimo Lo Nigro e con il padre per andare a prendere l'hashish, o in Tunisia, o in Marocco.
Loro stabilivano il prezzo. Quindi, sia Cosimo che il padre, e poi si faceva il tutto.
Praticamente loro lo andavano a prendere e poi si scendeva nelle spiagge di via Messina Marine.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione a queste operazioni, diciamo di trasporto di hashish, può dire con quali persone lei aveva fatto questi affari?
EX210 Di Filippo P: Io, questi affari, ripeto, i traffici di hashish, li ho fatti io, la famiglia Buccafusca e la famiglia Spadaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
C'era, mi scusi, in questi affari dell'hashish, c'era, per così dire, interessato anche suo fratello?
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente. Lui faceva parte, assieme a me, di questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: C'era qualche altra persona interessata agli affari?
EX210 Di Filippo P: Sì, praticamente, prima di fare il tutto, si doveva avvisare i fratelli Graviano, perché loro erano quelli che comandavano tutta la zona.
E poi, di conseguenza, i fratelli Graviano, se volevano, mandavano qualche persona; se non volevano, non la mandavano.
E' ovvio che anche loro volevano una piccola parte per il tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questi affari: contrabbando di tabacchi, hashish, in quali epoche, in quali periodi temporali li può collocare?
EX210 Di Filippo P: Negli anni '90.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo agli inizi degli anni '90?
EX210 Di Filippo P: Sì, sto parlando '92, '91.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, andarono...
PRESIDENTE: Possiamo, Pubblico Ministero, fare la domanda solita: precisare chi sono i fratelli Graviano.
Per sapere quelli che si occupavano di questa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX210 Di Filippo P: I fratelli Graviano che si occupavano di questa cosa sono: Giuseppe e Filippo.
PRESIDENTE: E' una cosa che le consta di persona?
EX210 Di Filippo P: Sì, personalmente.
PRESIDENTE: Lei ha avuto rapporti con entrambi.
EX210 Di Filippo P: Io ho avuto rapporti... Cioè, io Giuseppe non lo conosco. Conosco Filippo.
Se vuole, glielo spiego come lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Io, Presidente, volevo arrivarci poi...
PRESIDENTE: Va bene, siamo qui.
PUBBLICO MINISTERO: ... ecco, siccome ha fatto questo accenno, ma poi dovrà, dovremo necessariamente tornarci su questi punti.
PRESIDENTE: Benissimo. Lo facciamo dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ha detto primi anni '90.
Mi interessa sapere una cosa: se questi affari, relativi a questo hashish, andarono, per così dire, tutti a buon fine, se ci furono dei problemi. Ecco.
EX210 Di Filippo P: Ci furono dei problemi, perché noi abbiamo fatto con Cosimo Lo Nigro due traffici di hashish, di 3-4000 chili l'uno.
E praticamente, in un certo senso, siamo stati bidonati. Bidonati non del tutto. Diciamo che l'hashish non era di qualità buona per come ci eravamo messi d'accordo noi con quelli che ce lo hanno mandato.
Mi ricordo che, in uno dei due lavori - non mi ricordo se il primo o il secondo, comunque, ripeto, queste cose già le ho verbalizzate - tutti i 3000 chili di hashish, per come lo abbiamo sbarcato sulla spiaggia, lo hanno voluto in mano i fratelli Graviano, per venderlo loro. Cosa che noi abbiamo fatto.
Poi, successivamente, quando loro si sono accorti che avevano difficoltà a venderlo perché non era di qualità buona, lo hanno ritornato a noi; noi lo abbiamo nascosto dentro una villa a Ficarazzi. Che poi, successivamente, è stato trovato dalla Squadra Mobile di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi toglie una curiosità, Di Filippo?
Questo hashish sequestrato a Ficarazzi, lì, nei pressi, c'è una località che si chiama Aspra, o sono due cose diverse?
EX210 Di Filippo P: Eh, diciamo che è una continuazione: Ficarazzi, Aspra, sono due posti...
PUBBLICO MINISTERO: Vicini.
EX210 Di Filippo P: Vicini, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ma possono indicare anche lo stesso luogo, diciamo?
EX210 Di Filippo P: Sì, va be', bene o male Ficarazzi, Aspra, non c'è tanta distanza. Questione di qualche chilometro, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Finisce Ficarazzi, inizia l'Aspra.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, in questi affari, questi rapporti tra le persone che lei ha conosciuto sin da quando, diciamo, accompagnava agli appuntamenti suo suocero, c'era per caso una persona che si chiamava Lorenzo Tinnirello?
EX210 Di Filippo P: Sì, Lorenzo Tinnirello c'era.
Quando lui veniva negli appuntamenti, veniva assieme a Giovanni Di Gaetano e a uno dei fratelli Graviano.
Però, se devo essere sincero, non mi ricordo chi dei tre fratelli, in questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, questo Lorenzo Tinnirello, veniva chiamato col suo nome, così, oppure in altra maniera?
EX210 Di Filippo P: Sì, come soprannome "U' turchicieddu", lo chiamavano.
PUBBLICO MINISTERO: "U' turchicieddu".
EX210 Di Filippo P: Sì, o "Renzino".
PUBBLICO MINISTERO: O "Renzino". Quindi, lo ripeto per la registrazione. "Turchicieddu", o "Renzino".
Senta, e...
EX210 Di Filippo P: Faccio presente che...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX210 Di Filippo P: ... in questi traffici di hashish, i Graviano hanno mandato direttamente sulla spiaggia sia Renzino Tinnirello, che Giuseppe Barranca. Per ordine di loro.
Cioè, per ordine dei Graviano sono stati, cioè, sono venuti sulla spiaggia tutti e due.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando... Ma mi scusi, questa circostanza, lei la riferisce allo sbarco, e quindi alla presenza di queste persone nello sbarco dell'hashish?
EX210 Di Filippo P: Esattamente. E, in particolare, quando gli abbiamo dato i tremila, o i quattromila...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Di Filippo, lei era presente quando queste persone erano intervenuti lì, allo sbarco?
EX210 Di Filippo P: Quando loro sono intervenuti allo sbarco a mare, diciamo che eravamo suddivisi in diverse maniere.
Io non ero a mare, ma ero fuori, sulla spiaggia. Cioè, ero fuori, sulla strada. Praticamente pattugliavo la strada. Cercavo di vedere se, in quel momento, poteva arrivare qualche pattuglia di Polizia, o Carabinieri, o Finanza.
Quindi, faccio presente, che io, assieme ad altre persone, durante questo pattugliamento, eravamo armati.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e praticamente comunque la presenza sia di Barranca che di Tinnirello, le constatava personalmente.
EX210 Di Filippo P: Sì, perché poi, come ho detto poco fa, quando in uno di questi lavori noi abbiamo consegnato tutto l'hashish ai Graviano, sono stati loro che se lo sono portato.
PUBBLICO MINISTERO: "Loro", quindi Barranca e Tinnirello?
EX210 Di Filippo P: Con un autista e un camion, ovviamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, dato che siamo a concludere, per così dire, su questa vicenda, questo sbarco di questo hashish, in quale... lei ha fatto riferimento a questa spiaggia, qual era la spiaggia dove avvenne questo scarico?
EX210 Di Filippo P: I posti sono stati due diversi, ma comunque non tanto distante fra di loro. Tutti sulla via Messina Marine.
Comunque, un primo lavoro è stato fatto in un posto; un secondo lavoro è stato fatto in un altro posto.
Comunque, tutti e due sulla via Messina Marine.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e di questa, per così dire, rappresentanza di Barranca e Tinnirello per conto dei fratelli Graviano, lei come può dire una cosa del genere?
EX210 Di Filippo P: Be', perché...
PUBBLICO MINISTERO: Che erano lì in rappresentanza, in nome e per conto dei fratelli Graviano.
EX210 Di Filippo P: Perché, in quei periodi, chi contattava i fratelli Graviano era mio cugino Spadaro Antonino. Che, in quel periodo, già lui era uomo d'onore.
Quindi, come ho spiegato poco fa, qualsiasi cosa gli si doveva dire prima a loro.
Poi, ovviamente, mio cugino parlava con me e anche con qualche altro. E ci spiegava come andavano le cose e che cosa si era discusso nei vari appuntamenti.
Fra tutto ciò ci diceva pure che, nella spiaggia, dovevano venire loro due, perché i Graviano avevano detto che loro dovevano venire. E che poi, di conseguenza, si dovevano portare l'hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi era questo suo, diciamo così, cugino acquisito Antonino Spadaro che..
EX210 Di Filippo P: A darmi delle spiegazioni.
PUBBLICO MINISTERO: A darle delle...
EX210 Di Filippo P: Perché è normale che io facevo pure parte di questo gruppo, impegnavo i miei soldi ed era giusto che sapevo pure, non dico tutto, ma qualche cosina.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, dato che siamo a completare questi suoi, diciamo, interessi nel settore degli stupefacenti, vorrei riprendere una sua affermazione iniziale a proposito dei rapporti con Cancemi.
Lei ha detto: 'accompagnavo mio suocero agli appuntamenti. C'era Cancemi...'
Ora, salvo che ho sentito male, ha fatto anche il nome di Giuseppe Lucchese.
EX210 Di Filippo P: Sì. C'era Cancemi, c'era Giuseppe Lucchese e c'era Giuseppe Greco, detto "scarpa", c'era Renzino Tinnirello, c'era Giovanni Di Gaetano, c'erano tante altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, con qualcuna di queste persone ha curato anche, all'epoca, affari nel campo degli stupefacenti pesanti, delle droghe pesanti?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
EX210 Di Filippo P: Praticamente, quando io ho conosciuto Giuseppina Spadaro - e sto parlando del 1982 - mio suocero era latitante. E mio suocero faceva parte della famiglia di Porta Nuova.
E, molto spesso, Pippo Calò si recava a Roma.
Quando Pippo Calò si recava a Roma, lasciava tutto in mano a mio suocero Spadaro Tommaso.
E, in questi periodi, quasi ogni 15 giorni, io, mio suocero, Salvatore Cancemi e altre persone, praticamente ci arrivava con un peschereccio, presso un porticciolo di Palermo, tanta morfina base. Cioè, tanti sacchi contenenti morfina base.
Io ho partecipato, assieme a Salvatore Cancemi e a mio suocero e ad altre persone, agli sbarchi di questa morfina base.
Il mio compito era quello di fare da staffetta alle macchine che si prendevano questa morfina base e portarla in un luogo che poi, successivamente, venivano dei furgoncini bianchi per prenderla e portarla nelle raffinerie per raffinarla.
Tutta questa droga, ovviamente, una volta che era raffinata, veniva portata fuori dalla Sicilia.
E quindi, di conseguenza, quella che è stata trovata a Firenze, è parte di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. La vicenda che l'ha vista coinvolta personalmente.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Filippo, lei poco fa, diciamo, nel riferire i suoi rapporti con le varie persone che ha via via menzionato, ha fatto rifermento, diciamo, a questo periodo di suo allontanamento. No? Il periodo in cui viene scarcerato per le vicende di Firenze, nel 1985, e poi ha detto: 'impiantai questo distributore.'
E, per un lungo periodo, praticamente, non aveva fatto nulla. Aveva ripreso questi rapporti, se ho capito bene, fino a fine anni '80, primi anni '90, con queste vicende di hashish di contrabbando.
EX210 Di Filippo P: Sì, però faccio presente che, anche in questi anni, anche se io mi tenevo un po' lontano da queste cose perché dovevo curare in carcere, sia mio suocero, che l'altro mio cognato Spadaro Francesco, io, bene o male, ero sempre al corrente di chi comandava nella nostra zona.
Perché gli voglio ricordare che mia sorella è sposata con Marchese Antonino.
Marchese Antonino, essendo uno che apparteneva alla famiglia Ciaculli, un killer, uno che faceva parte di un gruppo di fuoco, facendo i colloqui lui con mio fratello - qualche volta ci sono andato anche io - è normale che c'era, c'era un discorso fra carcere e fuori.
Quindi, quando noi andavamo a colloquio, mio fratello o io, a secondo chi ci andava, lui, quando aveva bisogno di mandare a dire qualcosa fuori, ovviamente ci diceva a chi noi dovevamo rivolgerci.
Ci diceva chi comandava.
Quindi, di conseguenza, per tutti questi motivi, io ero sempre al corrente della situazione di Cosa Nostra, soprattutto nella nostra zona.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo nella zona... Vuol dire alla Corte quale è la sua zona? Ecco.
EX210 Di Filippo P: Stiamo parlando zona Ciaculli, zona Brancaccio, zona corso dei Mille, eccetera, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbiamo bisogno di un ulteriore chiarimento.
Lei ha parlato, quindi, Marchese Antonino.
Abbiamo detto è il marito di sua sorella che si chiama...?
EX210 Di Filippo P: Agata.
PUBBLICO MINISTERO: Di sua sorella Agata.
Questo Marchese Antonino, di Marchese Antonino, lei conosceva altri familiari?
EX210 Di Filippo P: Io conoscevo Marchese Giuseppe, conoscevo Giovanni Drago. Diciamo che, con loro, siamo tutti imparentati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare un attimino?
Allora, di Marchese Giuseppe, fratello di Antonino, abbiamo...
EX210 Di Filippo P: Sì, Marchese Giuseppe è fratello di Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Di suo cognato Antonino.
EX210 Di Filippo P: Esatto. Giovanni Drago...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Giovanni Drago.
EX210 Di Filippo P: ... è cugino di mio cognato Marchese Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, diciamo...
EX210 Di Filippo P: Praticamente, la madre di Giovanni Drago e la madre di mio cognato Nino, sono sorelle.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, conosceva qualcun'altro dei fratelli Marchese?
EX210 Di Filippo P: Sì, conoscevo Marchese Gregorio. Perché è anche fratello di Giuseppe e di mio cognato Nino.
PUBBLICO MINISTERO: Esattamente. Senta, Giuseppe Marchese, fratello di Antonino e di Gregorio, e Pino Marchese, quello che è divenuto collaboratore?
EX210 Di Filippo P: E' un altro...
PUBBLICO MINISTERO: Mi ha sentito?
EX210 Di Filippo P: No, non ho sentito la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Dico: Giuseppe Marchese, fratello di Antonino, è il Pino Marchese divenuto collaboratore di Giustizia?
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei, quindi, andando a colloquio insieme a sua sorella, dal cognato, praticamente faceva un po' da messaggero. Ho capito bene?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con chi si incontrava fuori? A chi li portava i messaggi che provenivano da Antonino Marchese?
EX210 Di Filippo P: Adesso voglio specificare meglio questo discorso.
Siccome io ero genero di Tommaso Spadaro e cognato di Francesco Spadaro, e loro erano in carcere, c'era anche in carcere mio cognato Marchese Antonino.
Quindi, io e mio fratello, ci siamo suddivisi, nel senso che, io mi occupavo soprattutto degli Spadaro; e lui si occupava soprattutto dei Marchese.
Quindi, maggiormente, era lui che andava a trovare in carcere mio cognato Marchese Antonino.
Sicuramente ci sono andato pure io, però è evidente che, quando mio fratello usciva dal carcere, mi raccontava tutto a me.
Cioè, se mio cognato, per esempio, gli diceva: 'Emanuele, quando esci, vai a trovare a Giuseppe Graviano, o a Filippo', sto portando un esempio, ma comunque, se vuole qualche particolare glielo racconto pure. Ovviamente mio fratello me lo diceva.
Per esempio, gli posso portare un esempio...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX210 Di Filippo P: ... a cui sono stato pure presente io, se vuole.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, dica pure.
EX210 Di Filippo P: Per esempio, dopo la sentenza Puccio, che mio cognato Marchese Antonino è stato condannato i I Grado, mi sembra, a 26 anni; e successivamente in Appello è stato condannato all'ergastolo.
Io e mio fratello, dopo un paio di giorni, siamo andati a trovare a lui in carcere all'Ucciardone.
Lui aveva avuto la sentenza di condanna all'ergastolo. Quindi, è normale che era un poco nervoso ed era agitato.
Ci ha spiegato lui, a me e a mio fratello, che, nei prossimi giorni, lui doveva essere trasferito nel carcere di Voghera.
Di solito, il trasferimento a lui, glielo facevano con la nave Palermo-Genova. E poi, con i Carabinieri e il cellulare, lo portavano a Voghera.
Quindi lui ci ha detto a me e a mio fratello, di andare a trovare, quando noi uscivamo dal colloquio, ai fratelli Graviano e dirgli a tutti e due che lui aveva necessariamente bisogno di scappare.
Faccio presente che, in questo colloquio, c'era anche Giuseppe Marchese. Perché allora non era collaboratore di Giustizia.
Quindi, anche lui, è al corrente di questo discorso.
Cosa che noi abbiamo fatto quando siamo usciti.
Però poi, alla fine - cerco di semplificare - alla fine, questo discorso, non è stato più possibile, perché lui, per fortuna di tutti, perché se si faceva il discorso si poteva andare incontro pure a diversi omicidi. Perché lui aveva detto a noi di fare sapere ai fratelli Graviano che non gli importava niente, anche se si dovevano uccidere a uno o due carabinieri sulla nave, non gli interessava proprio niente.
Fortunatamente lui, un giorno dopo o due giorni dopo, non è stato trasferito con la nave, ma è stato trasferito con l'aereo.
Quindi, di conseguenza, non abbiamo potuto fare più niente e ci siamo fermati.
Ecco, questo è un particolare, un discorso che gli sto raccontando, cioè, tanto per fargli capire che, anche in questi anni, io ero al corrente di queste cose che sembrano cose piccole. Però io sapevo bene o male chi comandava, chi non comandava, e...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire una cosa, Di Filippo, lei, a sua volta, da tutto questo giro di persone, era o direttamente, o indirettamente conosciuto. Dico bene?
EX210 Di Filippo P: Sì, a me, bene o male, mi conoscevano tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, veniamo allora al momento, diciamo, in questa sua progressione, siamo arrivati ai primi anni '90, questi affari di hashish, se vuol dire alla Corte di Assise, se c'è stato un momento della sua vita in quegli anni, per cui lei ha, per così dire, ripreso rapporti - li definirei operativi - con alcune di queste persone.
EX210 Di Filippo P: Eh, io, nel 1994, praticamente è successo questo: nel 1994, mio fratello è stato arrestato, perché raggiunto da un ordine di custodia cautelare per associazione mafiosa.
Era chiamato da diversi collaboratori, fra cui Giuseppe Marchese e Giovanni Drago.
E' normale che, dopo il suo arresto, mi sono venuto a trovare tutto sulle spalle io. Sia la famiglia Marchese, che la famiglia Spadaro.
Quando c'era fuori mio fratello, come ho detto poco fa, i contatti fra mio cognato e le persone fuori, li teneva soprattutto lui.
Una volta che lui è stato arrestato, mi sono dovuto addossare pure io queste responsabilità.
Quindi, a partire dagli anni '94 ho cominciato ad avere rapporti più intensi con le persone che aveva a che fare prima mio fratello. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ha avuto, ecco, nella ripresa di questi rapporti, lei ha parlato di questi colloqui che c'erano fra suo fratello, lei e il Marchese in carcere.
C'era poi stata, perché è notorio, la collaborazione, per l'appunto era stato arrestato suo fratello Emanuele, di Pino Marchese.
Era filato tutto liscio nei rapporti, diciamo, all'esterno? C'era stato qualche problema per sua sorella Agata? C'era qualche malumore a seguito di questa scelta, diciamo così, di Pino Marchese?
EX210 Di Filippo P: Ovviamente mia sorella... Oddio, tutti criticavano questo atteggiamento che aveva assunto Pino Marchese collaborando con la Giustizia.
Se devo essere sincero, pure io l'ho criticato.
Di conseguenza lei ha avuto qualche disguido con il marito. Ma comunque poi, diciamo che le cose si risolvevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vuol spiegare se c'è stato, se lei per l'appunto, prendendo in mano, diciamo, le redini di queste relazioni fuori, ha avuto modo di dover contattare qualcuno, fuori, all'esterno?
EX210 Di Filippo P: Praticamente, sempre per questi discorsi familiari che avevamo, mia sorella aveva bisogno di fare raggiungere qualche messaggio a Bagarella Leoluca.
PUBBLICO MINISTERO: La fermo un attimino.
Vuol spiegare alla Corte cosa c'entra sua sorella con Leoluca Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Mia sorella è cognata di Bagarella Leoluca.
PUBBLICO MINISTERO: Perché?
EX210 Di Filippo P: Perché, Bagarella Leoluca, ha sposato la sorella di Marchese Antonino. Che poi, Marchese Antonino, è il marito di mia sorella.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, ci sono due Marchese: uno, che è andato sposo a sua sorella; e una signora che è andata sposa a Bagarella.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Spieghi allora che cosa è accaduto.
EX210 Di Filippo P: E' accaduto che aveva bisogno di fare raggiungere, per questioni familiari, dei messaggi a Bagarella Leoluca. Cosa che io ho trovato il filo conduttore in Tutino Vittorio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare alla Corte chi era questo Tutino Vittorio? Era persona che lei conosceva, com'era arrivato a... O sennò, come lei era arrivato a questa persona: Tutino Vittorio.
EX210 Di Filippo P: Perché Tutino Vittorio era quello che, per conto dei fratelli Graviano, portava i soldi a noi. Cioè, o meglio, a mio cognato Marchese Antonino.
Ma siccome mio cognato era in carcere, ce li dava a noi.
Questi soldi erano il mensile che Cosa Nostra dà ai carcerati, alle varie famiglie detenute.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, capisco bene, Tutino Vittorio era persona, quindi, che lei conosceva?
EX210 Di Filippo P: Io conoscevo, perché già lui veniva al distributore a trovare a mio fratello.
E' normale che, come ho spiegato poco fa, successivamente all'arresto di mio fratello, i contatti con lui personalmente, li ho presi io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, spieghi come ha fatto a sapere che Bagarella... Innanzitutto le chiedo - mi sembra abbastanza scontato, ma comunque - Bagarella, cioè era una persona che non poteva essere contattato da lei direttamente? Non sapeva dove andarlo a trovare, c'era qualche problema? Ecco.
EX210 Di Filippo P: Faccio presente che io, a Bagarella, già lo conoscevo da prima, perché avevo un buon rapporto con lui.
Lui quando si è sposato, mi ha invitato al matrimonio; quando è uscito dal carcere, dopo dieci anni di carcerazione, mi ha invitato a cena assieme... cioè, ero io e mia sorella. E poi c'era lui e tutta la famiglia Marchese, diciamo.
Quindi parlo di sua moglie, dei suoceri e della cognata.
Quindi, già lo conoscevo prima.
Però non... da quel momento in poi, sapevo solo che lui era latitante.
Ma siccome non c'era stato mai il bisogno di contattarlo, perché non ce n'era bisogno, non ho mai cercato nessuno per cercare di contattare lui.
Come ho spiegato poco fa, c'era questo bisogno per questioni familiari, di contattarlo. E ne ho parlato con Vittorio Tutino.
Però, ripeto, il mio contatto con lui era solo questo di queste lettere, di queste lettere familiari che volevo che raggiungevano lui. E poi, viceversa, lui scriveva a noi.
Cosa che è stata fatta, perché ne ho parlato con Vittorio Tutino e lui mi ha detto che non c'erano problemi per far raggiungere messaggi a Bagarella; che c'era Antonino Mangano che era il suo capo, dopo l'arresto dei Graviano. E quindi era tutto facilitato per potere fare questo. Poi...
PUBBLICO MINISTERO: Senta... Mi scusi, Di Filippo, la fermo un attimo, solo per mettere a fuoco, mettere a punto un po' le date.
Lei ha detto che questo ruolo suo è successivo all'arresto di suo fratello Emanuele.
Si ricorda quando venne arrestato suo fratello Emanuele?
EX210 Di Filippo P: Il 2 febbraio del 1994.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Si ricorda, dato che lei ha fatto riferimento a Mangano e all'arresto dei fratelli Graviano...
EX210 Di Filippo P: Sì, i Graviano sono stati arrestati a fine anno '93, inizi '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX210 Di Filippo P: Quindi, già i Graviano erano arrestati.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi, diciamo, sono fatti che accadono - questi che lei sta raccontando - dopo il 2 febbraio '94.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, Tutino Vittorio le dice: 'non c'è problema, mi devo rivolgere a Nino Mangano che è il mio capo.'
Questa è stata la sua ultima affermazione.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Questa persona, Nino Mangano, era persona a lei già nota? Era... il nome le diceva qualcosa, o sennò che altro?
EX210 Di Filippo P: Sì. Bene o male, siccome io conoscevo altri ragazzi, sempre della zona, sapevo che... va be', oltre ovviamente a dirmelo Vittorio Tutino, che lui era quello che aveva preso il posto dei fratelli Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei sapeva dove stava, chi era, che faceva, questa persona?
EX210 Di Filippo P: No, agli inizi non mi sono informato più di tanto.
Poi, man mano, man mano si andavano sviluppando determinati discorsi, ho saputo tutto.
Ho saputo dove abitava, che lavoro faceva...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, che cosa accade? Ci fu questo contatto tra lei e Mangano?
EX210 Di Filippo P: Sì. Sì, praticamente ci sono stati, se non erro, o uno o due bigliettini mandati a Bagarella. E poi c'è stato anche il ritorno, da parte di Bagarella, a questi bigliettini.
PRESIDENTE: La risposta.
EX210 Di Filippo P: Cioè, la risposta. Cosa?
PRESIDENTE: La risposta.
EX210 Di Filippo P: La risposta, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, non ho capito bene. Cioè, lei, questi bigliettini, li dava a Tutino, o a Mangano?
EX210 Di Filippo P: No, io glieli davo a Tutino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo P: E Tutino me li riportava, come risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Fu positiva la risposta?
EX210 Di Filippo P: No, non parliamo qua di positivo e negativo.
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire: che... Allora ci siamo fraintesi.
Lei aveva detto che cercava di contattare personalmente Bagarella.
EX210 Di Filippo P: No, questi bigliettini, agli inizi, io non ho cercato di contattare.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, benissimo.
EX210 Di Filippo P: Erano bigliettini fra lui e noi. Ma per discorsi familiari, non...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Sì. Poi, successivamente, dietro sempre Vittorio Tutino e Nino Mangano, non mi ricordo se è venuto solo Vittorio Tutino, assieme a Nino Mangano, però questo sinceramente non me lo ricordo. Però possibilmente sono venuti tutti e due al negozio, mi hanno detto che c'era Bagarella Leoluca che voleva incontrarsi con me.
E mi hanno detto, porto un esempio, sono venuti di mercoledì, mi hanno detto: 'venerdì mattina alle nove, fatti trovare al negozio di Grigoli Salvatore che ci sono io. Ti prendo, e andiamo a trovare a Bagarella.'
PUBBLICO MINISTERO: Bisogna che la fermi di nuovo, a questo punto.
Allora, lei ha detto: 'dovevo andare al negozio di Grigoli Salvatore'.
Chi era questa persona, la conosceva? Era persona che lei frequentava, o altro?
EX210 Di Filippo P: Io la conoscevo solamente di vista.
Per quello che sapevo inizialmente, sapevo che lui era vicino anche a loro, sia a Vittorio Tutino che a Nino Mangano. Però erano solo cose che sapevo così, genericamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ha parlato di un...
EX210 Di Filippo P: Sto parlando agli inizi...
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. ha parlato di un negozio di questo Grigoli. Ci può dire che cos'era questo negozio?
EX210 Di Filippo P: Lui aveva un negozio di articoli sportivi in corso dei Mille, via corso dei Mille.
Adesso non mi ricordo com'era, come si chiamava questo negozio.
Se me lo ricordo, poi, più avanti, glielo dico.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, dice: 'fatti trovare nel negozio di Grigoli.'
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ci andò effettivamente?
EX210 Di Filippo P: Sì, io sono andato il giorno che è stato fissato l'appuntamento, al negozio di Grigoli, dove è sopraggiunto Antonino Mangano. Ci siamo messi in macchina e siamo andati a trovare Bagarella Leoluca.
PUBBLICO MINISTERO: Dove siete andati di preciso?
EX210 Di Filippo P: Siamo andati a trovarlo in un appartamento in via Pietro Scaglione, dove lui era in compagnia di Tony Calvaruso, che poi era la persona che camminava sempre con lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di chi era questo appartamento?
EX210 Di Filippo P: Questo appartamento, io non lo so se era intestato a Nino Mangano. Ma comunque, ne era in possesso Nino Mangano. Aveva tutto lui: le chiavi... Ne faceva uso lui.
Sinceramente non gliel'ho mai chiesto se era intestato a lui, o a qualche amico suo. Però era lui che aveva in possesso questo appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda qualcosa di più preciso, su questo incontro?
Arrivaste prima voi, arrivò prima Bagarella...
EX210 Di Filippo P: Se ben ricordo, prima siamo arrivati noi e poi è arrivato Bagarella con Tony Calvaruso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo Calvaruso, era persona da lei già conosciuta, lo conobbe in quella occasione?
EX210 Di Filippo P: No, io Tony Calvaruso non lo conoscevo. L'ho conosciuto in quell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Ha poi avuto modo di vederlo, successivamente?
EX210 Di Filippo P: Sì, poi ci siamo incontrati tante altre volte.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Cosa avvenne in questo colloquio? Ci fu un colloquio, rimaneste tutti insieme...
EX210 Di Filippo P: No, no. Questo colloquio, in questo appartamento, ci siamo appartati in una stanza io e Bagarella e ci siamo chiusi la porta, ovviamente.
E, in un'altra stanza, nel salottino, sono rimasti Tony Calvaruso e Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quale fu, per così dire, l'oggetto del colloquio tra lei e Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Praticamente, oltre a parlare di cose familiari nostre, a cui non voglio parlarne perché non è il caso, non... lui mi ha chiesto se io gli facevo una gentilezza.
E io gli ho chiesto : 'che favore ti devo fare?'
Praticamente lui aveva il problema di contattare la famiglia Marchese. Più in specifico, Gregorio Marchese che era suo cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, abbiamo detto, erano tre fratelli: Antonino, sappiamo che era detenuto...
EX210 Di Filippo P: Pino, era già collaboratore...
PUBBLICO MINISTERO: ... Pino era già collaboratore; Gregorio era in libertà.
EX210 Di Filippo P: Gregorio era in libertà.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX210 Di Filippo P: Quindi lui aveva il problema di contattare Gregorio Marchese. Perché lui non voleva che Gregorio Marchese aveva il contatto diretto con lui. Perché lui pensava: se Gregorio Marchese è seguito dalla Polizia, è normale che li porta da me.
Quindi lui cercava il tramite per contattare Gregorio Marchese.
E questo tramite sono stato io, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, allora che cosa accadde? Effettivamente lei dette il suo consenso per questa...
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Gli ho detto che non c'erano problemi.
E mi ricordo, nell'occasione, che il primo colloquio che ho avuto con lui, lui mi ha dato direttamente già un bigliettino per farglielo avere, a Gregorio Marchese. Cosa che io ho fatto, successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, questo è il suo primo incontro con Bagarella. Stiamo parlando del '94.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma l'epoca può essere un po' più preciso, se se lo ricorda.
EX210 Di Filippo P: Sì. Un paio di mesi dopo l'arresto di mio fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Un paio di mesi dopo.
EX210 Di Filippo P: In primavera, comunque.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX210 Di Filippo P: Ancora non eravamo all'estate.
Ovviamente, viceversa, faceva Gregorio Marchese quando aveva bisogno di mandare dei messaggi a lui.
Mi faceva avere i bigliettini a me, e io poi glieli facevo aveva lui.
Se mi incontravo direttamente con lui, glieli davo a lui; se io non mi incontravo con lui, glieli davo a Nino Mangano. E Nino Mangano glieli dava a Bagarella.
Perché Nino Mangano si incontrava quasi sempre con Bagarella. Non dico ogni giorno, però, un giorno sì e un giorno no, si incontravano sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Filippo, ma lei ha parlato... ci fu anche un successivo incontro diretto tra lei e Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Poi ce ne sono stati diversi incontri.
In uno di questi incontri...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, il contatto era sempre Nino Mangano?
EX210 Di Filippo P: Sì, il contatto, inizialmente, era sempre Nino Mangano.
Poi, successivamente, con il passare del tempo, se io avevo bisogno di incontrarmi con lui, non c'era più bisogno di rivolgermi a Nino Mangano, ma mi potevo incontrare direttamente. In quanto potevo contattare Tony Calvaruso, e Tony Calvaruso, direttamente, nel giro di poche ore o pochi minuti, mi faceva incontrare con lui.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, spieghiamo un attimino meglio questa situazione: prima, contattava Mangano, poi aveva conosciuto Tony Calvaruso...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Tony Calvaruso era l'ultima persona, diciamo così, per arrivare a Bagarella.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi sapeva questo... poi ebbe modo di constatare, di vedere questo Tony Calvaruso che cosa faceva, che attività svolgeva?
EX210 Di Filippo P: Inizialmente non svolgeva nessuna attività.
Poi, una volta, abbiamo avuto un incontro, sempre in questo appartamento, dove c'ero io, c'era Bagarella Leoluca, c'era Nino Mangano, c'era Tony Calvaruso, c'era Matteo Messina Denaro, c'era Giorgio Pizzo.
E dopo che abbiamo parlato per i fatti nostri: praticamente, prima ho parlato io con Bagarella, poi Matteo Messina Denaro ha parlato con Bagarella, alla fine ci siamo riuniti e Bagarella aveva intenzione di aprire una attività a Tony Calvaruso.
E mi ricordo che ha chiesto un parere mio, in via Lincoln, o in corso ..., che cosa poteva essere di buono per Tony Calvaruso, per aprire una attività.
Mi ricordo che io gli ho detto che le cose erano ferme...
Comunque poi, successivamente, Tony Calvaruso, in corso ..., si è aperto un negozio piccolino di abbigliamento.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, e questi contatti suoi con Tony Calvaruso, dove avvenivano? Ecco, prima che il Calvaruso avesse, diciamo, mettesse su questo negozio?
EX210 Di Filippo P: No, praticamente, nel periodo che io mi dovevo incontrare con Bagarella, nei primi periodi, Tony Calvaruso non lo aveva ancora il negozio.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, ecco. Volevo capire questo.
EX210 Di Filippo P: Quindi io mi rivolgevo a Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
EX210 Di Filippo P: Successivamente, quando Tony Calvaruso si è aperto il negozio, e quindi io lo sapevo, potevo andare direttamente a contattarlo nel negozio.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Volevo capire questo. Ecco, sennò non riuscivo a capire come lei faceva a mettersi in contatto direttamente con Tony Calvaruso.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questi contatti avvengo dal momento in cui viene aperto questo negozio di abbigliamento.
EX210 Di Filippo P: Sì, ma molto spesso io direttamente andavo al negozio di Tony Calvaruso e incontravo Bagarella dentro il negozio stesso.
Lui, addirittura, era alla cassa. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: ... non c'erano neanche problemi di andarlo a cercare, perché, qualche volta, l'ho trovato direttamente alla cassa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dato che ci siamo, siccome lei, per l'appunto, parlando di uno di questi incontri nell'appartamento di via Scaglione ha fatto il nome di Matteo Messina Denaro e di Giorgio Pizzo, vuol dire alla Corte dov'è che le ha conosciute queste persone?
EX210 Di Filippo P: Io, Giorgio Pizzo, l'ho conosciuto ovviamente molto prima di questo appuntamento. Perché Giorgio Pizzo faceva parte di una famiglia mafiosa.
Prima prendeva direttamente ordini dai fratelli Graviano: Giuseppe e Filippo; poi, successivamente, prendeva ordini direttamente da Antonino Mangano.
Però, Giorgio Pizzo, oltre a fare parte della famiglia mafiosa di cui io stesso facevo parte, era una persona un poco più riservata. Diciamo che era una delle poche persone che aveva i contatti anche con Bagarella Leoluca e con Matteo Messina Denaro.
Giorgio Pizzo era la persona che gli faceva da autista a Matteo Messina Denaro.
Lui lavorava all'Acquedotto, aveva una Cinquecento, proprio dell'Acquedotto.
E quando Matteo Messina Denaro si doveva spostare, saliva in macchina con lui, come se era un impiegato anche Matteo Messina Denaro, praticamente.
E quindi erano più facilitati a potersi muovere, perché è normale che un posto di blocco difficilmente ti va a fermare una macchina dell'Acquedotto.
Ricordo che una volta sono stati fermati in viale Strasburgo, lui con Matteo Messina Denaro, e sono riusciti a evadere, cioè, non a evadere, a...
PUBBLICO MINISTERO: A eludere.
EX210 Di Filippo P: A eludere. A eludere questo posto di blocco, perché il Giorgio Pizzo è sceso dalla macchina, gli ha fatto vedere che lui lavorava all'Acquedotto. Quindi, la Finanza, mi ricordo che era la Finanza, diciamo, che non ha capito bene e se ne sono andati.
Questo discorso lo so, perché è stato commentato poi davanti a me.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questo Matteo Messina Denaro, sapeva chi era, quando lo conobbe?
EX210 Di Filippo P: Chi, io?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX210 Di Filippo P: Io, a Matteo Messina Denaro, l'ho conosciuto sempre in via Pietro Scaglione, perché lui si incontrava quasi sempre, molto spesso, con Bagarella Leoluca.
Oltre a incontrarsi con Bagarella Leoluca, Matteo Messina Denaro trascorreva la sua latitanza a Bagheria.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Sa come veniva chiamato, a quell'epoca, Matteo Messina Denaro?
EX210 Di Filippo P: Sì, Matteo Messina Denaro veniva chiamato con il soprannome Paolo. Non soprannome. Per non chiamarlo Matteo, si diceva: 'chiamiamolo Paolo', perché il problema era che, siccome si sapeva, si sentiva che c'erano microspie, questo, quello, quindi si evitava di fare il nome di un personaggio grosso latitante. E si chiamava con un altro nome.
Come lo stesso, si faceva con Bagarella, che si chiamava Franco, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Abbiamo allora per ora focalizzato queste persone e queste situazioni.
Senta, dal momento in cui lei ha, per così dire, riprende questi contatti con Bagarella e poi con le altre persone che sta via via menzionando, avviene una sua - sua di Pasquale Di Filippo - diciamo, integrazione più diretta, più specifica, in attività di Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo P: Praticamente io, per ordine di Bagarella, con il consenso ovviamente di Nino Mangano. Però Nino Mangano relativamente, perché si faceva sempre quello che diceva Bagarella, perché era lui il capo assoluto di Cosa Nostra.
Per ordine di Bagarella ho fatto parte, in un primo momento, di un gruppo di fuoco più riservato. Che doveva essere composto solamente da me, da Nino Mangano, da Giorgio Pizzo e da Salvatore Grigoli.
Con queste persone ho fatto un omicidio.
Poi, successivamente, mi sono dovuto scoprire.
Cioè, Bagarella non voleva tanto che io mi scoprivo nei confronti degli altri componenti del gruppo di fuoco. Perché il gruppo di fuoco c'era, ma era molto più vasto.
Successivamente è successo che si sono fatti due omicidi per volere mio. Praticamente io... queste due persone dovevano essere sequestrate, portate nella camera della morte. E, una di loro, doveva essere interrogata da me.
Quindi io sono il maggiore responsabile di questi due omicidi...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti Di Filippo. La fermo un attimo, perché bisogna che lei dia delle precisazioni.
Punto primo: dice, 'Bagarella mi chiese di entrare a far parte di un gruppo di fuoco.'
Vuol dire che cos'era un gruppo di fuoco?
EX210 Di Filippo P: Un gruppo di fuoco erano delle persone che prendevano ordini da lui, o da Nino Mangano, per andare a fare omicidi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Punto secondo: lei ha detto, inizialmente la sua, per così dire, integrazione in questo gruppo, doveva essere riservata, doveva essere ristretta.
EX210 Di Filippo P: Sempre per volere di Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha fatto il nome, dice: 'praticamente lo dovevano sapere solo Nino Mangano, Giorgio Pizzo e Salvatore Grigoli.'
EX210 Di Filippo P: Sì, era questo un gruppo più ristretto che noi avevamo e che continuava ad esserci. Perché si dovevano fare tanti omicidi che lo dovevano sapere solo queste quattro persone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ho bisogno di capire com'è che si passa nei discorsi che lei ebbe direttamente in quell'appartamento di via Pietro Scaglione con Bagarella, da una sua, per così dire, implicazione in un semplice scambio di biglietti, a un'offerta - chiamiamola così - così importante, così impegnativa. Cioè quella di far parte di un gruppo di fuoco.
Ecco, vuol spiegare un pochino?
EX210 Di Filippo P: A parte che con lui problemi non ne avevo, perché lui aveva molta fiducia in me.
questo, poi, successivamente, lo posso spiegare anche con altri particolari. perché non è, non bisogna solo dire: 'lui aveva fiducia in me e basta'. Ma si deve dimostrare come l'aveva la fiducia.
Però io sono in grado di dimostrarlo, come l'aveva la fiducia.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX210 Di Filippo P: Poi, lui aveva un problema che gli serviva - almeno per quello che ho capito io dalle sue parole - un gruppetto di persone di sua fiducia, ristretto.
Perché lui aveva intenzioni, per quello che lui mi diceva, che c'erano tanti omicidi da fare, molti dei quali, nessuno ne doveva sapere niente.
Dice: ma perché lui me l'ha proposto a me e mi ha fatto entrar direttamente in una cosa del genere?
Non lo so. me lo ha detto e io l'ho fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Allora spieghiamo ora, lei stava iniziando, in verità, a farlo, l'ho interrotto io.
Com'è che da questa sua integrazione in questo gruppo ristretto, si passa, diciamo così, a un'integrazione a un gruppo allargato?
Le chiedo innanzitutto: lei sapeva in partenza chi erano le altre persone che facevano parte del gruppo di fuoco?
EX210 Di Filippo P: Sì, bene o male sì. Perché in questi periodi, io poi ho cominciato ad avere rapporti più frequenti, ovviamente, con Nino Mangano e con Salvatore Grigoli. E' normale che girando con Nino Mangano e girando io con Salvatore Grigoli, ho potuto constatare tutte le persone che facevano parte della famiglia.
Ovviamente, Grigoli si è spinto; perché si è spinto Grigoli? Perché sapeva che io ero una persona molto vicina a Bagarella Leoluca. Quindi non è che si è spinto perché io... cioè, se io non ero nessuno, lui non si spingeva; ma siccome anche Grigoli ha capito che io ero una persona molto vicino a Bagarella e ha capito che Bagarella mi voleva bene, quindi si spingeva con me nel raccontarmi determinate cose.
E quindi inizialmente ho cominciato a capire chi erano le persone che facevano parte del gruppo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora dato che ci siamo, lo può dire chi erano queste persone?
EX210 Di Filippo P: Le persone che facevano parte del gruppo di fuoco, però... va be', comunque le situazioni erano diverse. Perché c'erano omicidi che si facevano a Palermo che partecipavano persone, c'erano omicidi che si facevano ad Alcamo che partecipavano altre persone.
Praticamente, c'era una regola e questa regola era questa: la regola era che dietro il fenomeno del pentitismo, per evitare che uno di noi sapesse tutti gli omicidi, perché che cosa è successo? E' successo che Giovanni Drago quando faceva parte del gruppo di fuoco di Brancaccio, partecipava a tutti gli omicidi che sono successi nel periodo che lui faceva parte del gruppo di fuoco.
Giovanni Drago collaborando con la Giustizia, è normale che sapeva. Se sono successi nel suo arco di tempo che lui ha fatto 40 omicidi, lui sapeva parlare di tutti e 40 perché faceva parte, ha fatto parte a tutti questi 40 omicidi.
Quindi, per evitare che un collaboratore, cioè uno che poi poteva farsi pentito, sapesse tutti gli omicidi, si è stabilito che, se io faceva un omicidio con altre tre persone... per esempio Nino Mangano mi diceva a me: 'allora, vi dovete curare questo e poi lo dobbiamo uccidere'.
Io non dovevo raccontare niente a nessuno. Quell'omicidio dovevamo saperlo solo io e quelle altre tre persone che lo abbiamo fatto.
Se qualche altro del gruppo, ovviamente, vedendo che si era verificato un omicidio nella nostra zona, voleva dei chiarimenti, doveva andare direttamente da Nino Mangano che era il capo e dirgli: 'ma, lo abbiamo fatto noi questo omicidio?'
E Nino Mangano gli diceva: 'sì'. Però, Nino Mangano non era tenuto a dirgli chi lo aveva fatto.
Non so se mi sono saputo spiegare.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Si è spiegato benissimo.
Le ho fatto... lei ha detto: bisogna fare delle distinzioni...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... per gli omicidi fatti a Palermo, per gli omicidi fatti a...
EX210 Di Filippo P: Sì, perché...
PUBBLICO MINISTERO: ... ad Alcamo...
EX210 Di Filippo P: ... il nostro gruppo di fuoco era comandato da Nino Mangano, però gli ordini arrivavano da Bagarella. Cioè, quello che comandava il nostro gruppo di fuoco era Bagarella.
Lasciamo stare per gli omicidi fatti nella zona, perché possibilmente gli omicidi fatti nel nostro territorio, qualche omicidio magari Bagarella non ne sapeva niente perché non gli interessava un omicidio di un ladro o di uno che aveva detto parole in più. Però, per quanto riguarda gli omicidi fuori Palermo, era Bagarella che li comandava.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Allora, vogliamo dire chi erano queste persone che in un modo o nell'altro, facevano parte di questo gruppo di fuoco?
EX210 Di Filippo P: Le persone che facevano parte del gruppo di fuoco erano, io già le ho dichiarate, cerco di ricordarmele tutte. Però, se eventualmente non me ne ricordo qualcuno...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX210 Di Filippo P: ... e io glielo confermerò.
Allora: Gaspare Spatuzza, Salvatore Grigoli, Nino Mangano, Giorgio Pizzo, Giuseppe Barranca, Cosimo Lo Nigro, Cristoforo Cannella, Giuseppe Giuliano, io.
Perché, poi come ho spiegato poco fa, ho fatto omicidi con tutti loro praticamente. Cioè, ho... si sono fatti degli omicidi che, a saltellare, c'erano quasi tutti.
Almeno questi mi ricordo per ora. Se c'è qualche altro cognome che io mi scordo, lei me lo può dire e io glielo confermo o no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei ha fatto i nomi.
EX210 Di Filippo P: Mi dica i nomi che ho fatto, così io cerco di ricordarmi meglio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha fatto i nomi di: Mangano...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Grigoli.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giorgio Pizzo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Barranca.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giuliano.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo Nigro.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cannella.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Spatuzza.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedo, non le chiedo direttamente, lei conosce una persona che si chiama Pietro Romeo?
EX210 Di Filippo P: Pietro Romeo, sì, certamente. Lui era uno che... anzi, forse lui ne avrà fatto più di tutti gli altri perché in quasi tutti gli omicidi c'era lui. Perché lui essendo di corporatura grossa e robusta, ci faceva comodo dentro la camera della morte.
Quindi, in quasi tutti i posti c'era lui.
PUBBLICO MINISTERO: Conosce una persona che si chiama Luigi Giacalone?
EX210 Di Filippo P: Io, Luigi Giacalone l'ho conosciuto una volta sola. Però per quello che mi ha raccontato Grigoli Salvatore, Luigi Giacalone ha partecipato quando era fuori a qualche omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dato che stiamo parlando... abbiamo fatto per così dire questo elenco di persone. Lei stava, ha accennato nelle sue dichiara... poco fa, insomma, mentre stava spiegando com'è che la sua partecipazione dal gruppo ristretto si era, per così dire, allargato agli altri, stava spiegando del suo venire fuori allo scoperto in occasione di un duplice omicidio, lei ha detto di due tunisini portati nella camera della morte.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora spieghi un attimo alla Corte cos'era...
EX210 Di Filippo P: Io... io...
PUBBLICO MINISTERO: ... questa camera della morte e i motivi per cui erano stati uccisi questi due tunisini.
EX210 Di Filippo P: Praticamente la camera della morte era un grosso magazzino dove noi ci incontravamo a volte per parlare, ma quasi sempre questa camera della morte era perché si portavano delle persone dentro questo magazzino per essere strangolate.
Molto spesso capitava prima l'interrogatorio, poi lo strangolamento.
PUBBLICO MINISTERO: Dov'era mi scusi, Di Filippo, dov'era questo magazzino?
EX210 Di Filippo P: Sì, questo magazzino diciamo che, quando io ho iniziato a collaboratore, a collaborare, l'ho indicato alla DIA ed è stato trovato.
Adesso io la via non me la ricordo perché sinceramente non me la ricordo, però era, diciamo, come gli posso spiegare?, nel territorio Roccella ecco. Era una parallela dell'autostrada che porta da Palermo a Villabate.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX210 Di Filippo P: Però già è stata trovata e individuata perché ci sono andato io sul posto con la DIA.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ma io... lei ora non si ricorda il nome della strada.
Le faccio un'altra domanda: accanto a questo magazzino c'era qualche altro...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... luogo?
EX210 Di Filippo P: Sì, c'era un Edil Vaccaro che era una impresa di materiale di costruzione che era del cognato di Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era questa azienda, questa ditta che si chiama Edil Vaccaro.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che si occupa?
EX210 Di Filippo P: Di materiale da costruzione, vendevano quasi tutto per potere costruire un palazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo maga... questa camera della morte era accanto...
EX210 Di Filippo P: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: ... a questa Edil Vaccaro.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di chi era questa Edil Vaccaro?
EX210 Di Filippo P: Era del cognato di Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Sa come si chiama questo cognato di Antonino Mangano?
EX210 Di Filippo P: Vaccaro.
PUBBLICO MINISTERO: Il nome di battesimo lo conosce?
EX210 Di Filippo P: Sì, lo conosco però momentaneamente non me lo ricordo. Però lo conosco molto bene io al cognato di Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: E' persona che lei ha conosciuto?
EX210 Di Filippo P: Sì, ho conosciuto io... L'ho conosciuto in diverse occasioni. Se vuole gliele spiego.
PUBBLICO MINISTERO: Per ora, mi scusi, non mi interessa. A me interessava conoscere se in questo ambiente della Edil Vaccaro, veniva in un certo senso anche questo utilizzato come punto di incontro, come punto di appoggio.
EX210 Di Filippo P: Sì. Ogni tanto Antonino Mangano si faceva qualche appuntamento dentro questa Edil Vaccaro.
Però io non ho mai visto il cognato essere presente, cioè essere vicino a questi appuntamenti. Cioè, lui nei momenti che io ho partecipato, era sempre al di fuori. Cioè, Nino Mangano nei momenti che io ero fuori, lo teneva sempre in disparte nel senso che non l'ho visto mai presenziare.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi interessava per l'appunto conoscere se, come lei mi pare dalle sue parole abbastanza evidente, se questo locale, se questo ambiente della Edil Vaccaro comunque veniva utilizzato...
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... per questi incontri, per questi...
EX210 Di Filippo P: Qualche volta Nino Mangano si incontrava là, oppure magari prima di entrare dentro la camera della morte passava da suo cognato, però io non posso dire se il cognato era al corrente di questa camera della morte.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX210 Di Filippo P: Ovviamente ci vedeva entrare là dentro, però non so se lui sapeva quello che si faceva dentro. Voglio essere... preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, preciso. Ed è giusto che sia sempre così.
Allora, spieghiamo com'è che Pasquale Di Filippo diventa per così dire, noto come componente del gruppo di fuoco anche agli altri ecco.
EX210 Di Filippo P: Praticamente io, per volere mio, ho chiesto l'autorizzazione a Nino Mangano di uccidere due tunisini.
Faccio presente che subito dopo questa autorizzazione che io ho chiesto a Nino Mangano, dopo che è stato commesso l'omicidio, sono stato rimproverato da Bagarella personalmente. Perché mi ha detto: 'quando si tratta di determinate cose, non devi chiedere permesso a nessuno. Se te la fidi, gli vai a sparare tu e fattelo da te l'omicidio, fattelo da te. Poi me lo dici a me e me la sbrigo io con chi me la devo sbrigare'.
Questo omicidio è stato fatto per volere mio perché praticamente ho avuto la sensazione che uno di questi due tunisini insultasse mia moglie. Quindi io parlando con mia moglie, mia moglie mi ha detto che non era vero niente nel senso che non si era mai permesso di insultarla.
Però io in quell'attimo, la testa mi faceva dire che lui insultasse mia moglie. E quindi ho chiesto di portarmi a queste due persone dentro la camera della morte perché io le volevo interrogare una, per poi strangolarla.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi scusi se la interrompo.
Lei ha usato più volte il termine che lei pensava che questa persona "insultasse". Vuol spiegare meglio che cosa... rivolgeva ingiurie oppure voleva dire che la insidiasse, cioè che le faceva la corte?
EX210 Di Filippo P: Sì, ho avuto questa sensazione.
PUBBLICO MINISTERO: Che le faceva la corte?
EX210 Di Filippo P: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Insultare sennò, significa un'altra cosa. Prego.
EX210 Di Filippo P: E' evidente che per prendere due persone e portarle dentro la camera della morte, non è un lavoro che possono fare solo in tre o quattro persone. Perché non sappiamo se c'è resistenza.
L'ingranaggio per potere fare questo tipo di lavoro è ben diverso perché determinate cose vanno fatte seguendo una logica. Quindi, è normale che per potere attirare in tranello queste due persone e per poi poterle attaccare eccetera eccetera, non potevamo essere solo in due o tre.
Quindi, di conseguenza, quando io sono entrato dentro la camera della morte c'erano quasi tutti i componenti della camera della morte. E quindi mi hanno visto...
PUBBLICO MINISTERO: I componenti del gruppo di fuoco.
EX210 Di Filippo P: Del gruppo di fuoco, mi scusi.
E quindi mi hanno visto e quindi mi sono dovuto scoprire in questo senso. Una volta che... comunque, questi discorsi noi li semplifichiamo perché...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX210 Di Filippo P: ... ci saranno processi a Palermo.
Una volta che io mi sono scoperto, è normale che successivamente ci sono stati altri omicidi da fare e quindi Nino Mangano mi ha chiamato per eseguirli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta.
EX210 Di Filippo P: Una volta che ero scoperto, non valevano niente o due o quattro o cinque. Era la stessa cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
Io ho bisogno di capire, siccome questo duplice omicidio di questi due tunisini lei lo ha portato, per così dire, ad esempio emblematico del suo, per così dire, ingresso ufficiale...
EX210 Di Filippo P: No, no. Io prima di commettere questi due omicidi, avevo commesso un altro omicidio io, Antonino Mangano, Giorgio Pizzo e Salvatore Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Il gruppo ristretto, diciamo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Abbiamo ucciso un signore che si chiama Castiglione e praticamente gli ho sparato io a questo qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Io ora non...
EX210 Di Filippo P: Io e Grigoli praticamente. Cinque colpi io e l'ultimo colpo gli ha sparato...
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa. Sono...
PUBBLICO MINISTERO: Ma io siccome, è routinaria questa opposizione, Presidente. So già che cosa gli stavo...
PRESIDENTE: Va bene, Pubblico Ministero. Lasciamogliela fare.
AVVOCATO Pepi: Si potrà fare almeno l'opposizione o...
PUBBLICO MINISTERO: Non è che voglio leggere nel pensiero. Ma sicuramente dirà che non...
AVVOCATO Florio: Ma me la faccia fare, Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Andiamo avanti. Se è scontata, lasciamogliela fare.
AVVOCATO Florio: Il problema è questo e credo che l'avvocato Pepi volesse dire la stessa cosa. Cioè, il signor Pasquale Di Filippo oggi ha detto, in sostanza, che è entrato a intensificare i rapporti con Cosa Nostra nel '94 inoltrato.
Ora, non voglio dire che debba necessariamente e soltanto mantenersi su quello che sa sui fatti di strage. Però, ora addirittura andare a raccontare omicidi che non c'entrano assolutamente nulla con i fatti di cui al capo di imputazione e francamente addirittura nello specifico, mi sembra quantomeno ultroneo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma infatti, avevo ragione due volte. Primo, perché l'opposizione è quella solita. Secondo, perché il dichiarante, il Pasquale Di Filippo stava riferendo del suo primo omicidio con il gruppo ristretto, io lo stavo subito fermando dicendo che mi accontentavo della sua risposta. E invece volevo capire, posto che lui aveva detto che l'omicidio dei due tunisini ufficializza anche agli altri la sua appartenenza al gruppo di fuoco, cioè alle persone che commettono omicidi con le maniere più svariate, per l'appunto, senza entrare nei dettagli dell'omicidio dei due extracomunitari, chi erano le persone che avevano, per così dire, dato una mano a questa operazione.
PRESIDENTE: Comunque l'opposizione viene respinta anche perché... avvocato, lei si associa?
AVVOCATO Pepi: No, io ripropongo l'opposizione soprattutto alla fine della domanda del Pubblico Ministero laddove si dice di indicare le persone che avrebbero partecipato a questi omicidi.
Per questi omicidi ci sono processi di fronte alla Corte di Assise di Palermo, tra l'altro la stessa Corte di Assise verrà in trasferta a Firenze per parlare anche di questi omicidi.
Mi sembra veramente ultroneo e un modo non corretto di procedere continuare a parlare di fatti che nel capo di imputazione assolutamente non hanno nulla a che vedere.
Quindi formale opposizione a questo modo di agire da parte del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Avvocato o avvocati, oltre alle argomentazioni delle precedenti rigetti delle opposizioni che su questo tema erano state presentate, se ne pone una ulteriore che consiste nella valutazione delle dichiarazioni ai fini di valutare, cosa che mi sembra abbastanza importante, la personalità del dichiarante.
Perché chi porta accuse, deve avere il coraggio di dire le proprie responsabilità sia in ordine ai fatti precedenti, concomitanti e, in qualche maniera, anche successivi a questi fatti di cui oggi ci occupiamo.
Mi pare che ce ne stiamo occupando in maniera molto superficiale e larvata, proprio per sommi cenni. Non è che vogliamo travalicare e andare a farci a Firenze tutto quello che non è di competenza di Firenze; ma un accenno mi pare che possa essere se non strettamente necessario, comunque opportuno e utile.
AVVOCATO Pepi: Quindi Presidente, non per fare polemica ma mi sembra...
PRESIDENTE: Avvocato, ma lei nel momento stesso in cui io ho deciso in una maniera, fa polemica. Perciò non le do la parola.
AVVOCATO Pepi: No...
PRESIDENTE: Non le do la parola.
AVVOCATO Pepi: Mi dispiace. Allora, continuiamo così.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, le avevo chiesto un cenno esclusivamente alle persone che avevano partecipato e che lei comunque vide nella camera della morte o che comunque avevano avuto un ruolo nel prelevare e poi sopprimere questi due tunisini. M'ha sentito?
EX210 Di Filippo P: Devo dire chi c'erano?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
AVVOCATO Pepi: Opposizione.
PRESIDENTE: Vale quanto sopra, avvocato. Forse...
AVVOCATO Pepi: Si durerà un giorno, ma io questo modo di condurre l'interrogatorio non... l'esame, non lo posso condividere, Presidente.
PRESIDENTE: Ma io non gli ho chiesto che lo debba condividere, avvocato. La faccenda...
AVVOCATO Pepi: Ma qui si va fuori delle norme, eh.
PRESIDENTE: Mi scusi. Le norme attribuiscono al Presidente questa funzione, non allegra, non simpatica ma esprimono evidentemente un orientamento che fino ad ora mi pare, condiviso da tutta la Corte. Perché non è che io decido una cosa senza che in qualche occasione i colleghi mi abbiano confortato di eventuali opposizioni.
Perciò, la prego per cortesia, possiamo procedere.
EX210 Di Filippo P: Posso rispondere?
PRESIDENTE: Certo.
EX210 Di Filippo P: C'era: Antonino Mangano, Salvatore Grigoli, Gaspare Spatuzza, Giuliano Francesco, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Cristoforo Cannella, Giuseppe Barranca. Almeno questi sono quelli che mi ricordo momentaneamente.
PUBBLICO MINISTERO: C'erano Romeo?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Romeo, Romeo c'era sempre.
PRESIDENTE: E c'era anche lei.
EX210 Di Filippo P: E c'ero anch'io, io stesso li ho interrogati...
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una persona che si chiama Salvatore Faia è persona che lei conosce?
EX210 Di Filippo P: Sì, io lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Faceva parte di questo gruppo?
EX210 Di Filippo P: La risposta mia è questa qua: io, Salvatore Faia, sapevo che lui ogni tanto, quando ce n'era bisogno, siccome lui era un tipo molto conosciuto nella zona, se c'era da attirare in tranello qualcuno, lui era la persona nostra per farlo. Mi rivolgo a qualche ladro di macchine, un esempio sto portando, o a qualche ladro di appartamento. Io, a Salvatore Faia, se devo essere sincero, adesso in questo momento, non mi ricordo se lui era in questo omicidio. Però mi ricordo perfettamente che in altri omicidi fatti successivamente alla mia presenza, c'era anche Salvatore Faia.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, chiuso questo capitolo ho bisogno di sapere da lei se, io le indico il nome, se qualcuna, o tutte, o alcune solamente delle persone che abbiamo via via menzionato aveva qualche nome di copertura, un soprannome o quant'altro.
Allora, finora mi pare che ne abbiamo fatto due. Lei ha detto che aveva conosciuto Messina Denaro Matteo che veniva chiamato Paolo. Bagarella che veniva chiamato Franco.
Nino Mangano aveva un qualche soprannome, veniva chiamato in qualche modo?
EX210 Di Filippo P: "U' signore".
PUBBLICO MINISTERO: Può dire perché?
EX210 Di Filippo P: No, sinceramente non l'ho chiesto mai. Non mi è mai interessato saper perché lo chiamavano "u' signore".
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei aveva un qualche soprannome?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era?
EX210 Di Filippo P: "La dama". Diciamo che mi è stato uscito questo soprannome da Grigoli Salvatore e da Giorgio Pizzo. Sono stati loro due che hanno detto: 'a te, ti dobbiamo chiamare la dama'.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché, c'era un motivo?
EX210 Di Filippo P: Mah, sì, non lo so. Forse perché ero un tipo tranquillo, un tipo... Non gliel'ho chiesto.
PUBBLICO MINISTERO: Non gliel'ha chiesto. Va bene. La chiamavano così.
Senta, dato che siamo a parlare di Grigoli, ci vuol dire il Grigoli se veniva chiamato in qualche maniera?
EX210 Di Filippo P: Grigoli veniva chiamato "il cacciatore" in italiano, "u' cacciaturi" in siciliano. "U' cacciaturi".
PUBBLICO MINISTERO: C'aveva qualche altro soprannome?
EX210 Di Filippo P: Sì, "u' ricciolino" perché aveva i capelli ricci.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, c'aveva, che le risulti, Grigoli, un qualche telefono cellulare, teledrin o affare del genere?
EX210 Di Filippo P: Grigoli aveva il teledrin, lui non era amante di usare cellulari.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era il motivo per questo... dell'utilizzo di questo teledrin? Lo sa?
EX210 Di Filippo P: Perché lui doveva essere sempre e in qualsiasi minuto disponibile per Nino Mangano. Cioè, in qualsiasi minuti Nino Mangano aveva bisogno di lui, doveva sapere come rintracciarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Giorgio Pizzo sa come veniva chiamato?
EX210 Di Filippo P: Giorgio Pizzo: "topino".
PUBBLICO MINISTERO: Barranca.
EX210 Di Filippo P: Giuseppe Barranca, sinceramente in questo momento non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Va beh, ci torneremo.
Lei ha parlato poi di Giuliano Francesco.
EX210 Di Filippo P: Giuliano: "Olivetti".
PUBBLICO MINISTERO: Poi, ha parlato di Cosimo Lo Nigro.
EX210 Di Filippo P: Cosimo Lo Nigro, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Cristoforo Cannella.
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Gaspare Spatuzza.
EX210 Di Filippo P: Gaspare Spatuzza: "u' tignosu".
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa se Spatuzza aveva, per così dire, se era libero, se era irreperibile, se era latitante nel periodo in cui lei l'ha frequentato?
EX210 Di Filippo P: Era latitante.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se faceva uso di generalità false?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda quali erano queste generalità?
EX210 Di Filippo P: Vella. Era uno in società con Giovanni Ciaramitaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sa che attività svolgevano, ha detto, Vella e Ciaramitaro?
EX210 Di Filippo P: Avevano un onoranze funebre, un negozio di onoranze funebri.
PUBBLICO MINISTERO: Senta e questo Ciaramitaro, dato che lei l'ha menzionato, era persona che aveva a che fare con questo gruppo vostro?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che faceva?
EX210 Di Filippo P: Lui, praticamente, per quello che mi consta a me personalmente, io non l'ho mai visto a lui dentro la camera della morte a eseguire omicidi. Quindi personalmente questo non lo posso dire.
Però posso dire che lui una volta ha attirato a uno in un tranello e ovviamente quello poi è stato ucciso. E lui era consapevole di fare questo.
Poi lui si interessava soprattutto di rubare le macchine per poi consegnarle a noi per gli omicidi. Cioè, era lui quello che aveva questa...
PUBBLICO MINISTERO: Questa funzione.
EX210 Di Filippo P: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Romeo Pietro sa se veniva chiamato in qualche modo?
EX210 Di Filippo P: "'U pitruni".
PUBBLICO MINISTERO: "'U pitruni ".
Giacalone Luigi sa se veniva chiamato in qualche modo?
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo. Non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, Giuseppe Graviano sa se veniva chiamato anche lui...
EX210 Di Filippo P: "Madre natura".
PUBBLICO MINISTERO: Sa anche il motivo per cui veniva chiamato "madre natura"?
EX210 Di Filippo P: No, è possibile che qualche volta Giuseppe Giuliano l'abbia detto questo fatto. Ma siccome a me non mi interessava, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta lei ha fatto riferimento a questo appartamento di via Scaglione dove si incontrava con Mangano e Bagarella.
Lei sapeva se Nino Mangano aveva anche a disposizione qualche altro locale, qualche altro immobile da qualche altra parte?
EX210 Di Filippo P: Quando ho cominciato a frequentarli io, io poi gli ho dato due appartamenti a Bagarella di cui... cioè, ero in possesso io di questi due appartamenti che avevo in affitto, però non con il mio nome e cognome, con altre persone. Cioè, c'erano altre persone che l'avevano intestato.
Gli ho dato due appartamenti, uno in via Ingegneros e uno in un'altra via che non mi ricordo. Comunque sono stato in tutti e due con la DIA e sono stati individuati.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco, a me interessa per l'appunto questo che lei ha menzionato, questo in via Ingegneros.
Che utilizzo ne veniva fatto di questo appartamento in via Ingegneros?
EX210 Di Filippo P: In questo appartamento praticamente era la stessa cosa di via Pietro Scaglione, solo che loro a volte per evitare di incontrarsi sempre in via Pietro Scaglione, si incontravano in via Ingegneros. Per evitare di non farsi vedere sempre le stesse persone che salivano nello stesso appartamento, ogni tanto cambiavano e si incontravano in via Ingegneros.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei c'è stato in via Ingegneros?
EX210 Di Filippo P: Io, l'appartamento era mio, quindi lo conoscevo ancora prima. Ci sono stato diverse volte perché molto spesso in questo appartamento, ci si recava Nino Mangano con Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa che cosa veniva tenuto in questo appartamento in via Ingegneros?
EX210 Di Filippo P: Praticamente, in questo appartamento... quando... molto spesso ci andavo io assieme a Grigoli Salvatore, c'andavamo per portare il mangiare a Nino Mangano e a Matteo Messina Denaro. Perché loro stavano quasi tutto il giorno dentro l'appartamento a farsi dei conteggi.
Praticamente mi ricordo che una volta io sono entrato dentro l'appartamento e c'era Nino Mangano messo seduto da un lato e Matteo Messina Denaro messo seduto da un altro lato.
Sopra il tavolo avevano loro, a parte tanti soldi, ma si appuntavano tutto dalla A alla Z. Aveva appunti sia Matteo Messina Denaro, che Antonino Mangano.
Quando c'andavamo noi, c'andavamo per portarci il mangiare sia io che Grigoli.
Faccio presente che negli ultimi periodi, prima di io essere arrestato, abbiamo saputo cioè, o meglio, ho saputo io tramite l'intestatario dell'appartamento che era stata trovata la porta aperta di questo appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre di quello di via Ingegneros?
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Quindi quelli del palazzo hanno avvisato l'intestatario dell'appartamento per dirgli: 'vedi che c'hai la porta aperta'.
L'intestatario, ovviamente, è venuto da me e mi ha detto: 'vedi che c'è la porta aperta dell'appartamento'.
Io sono andato in via Ingegneros e ho visto che c'era la porta aperta, però che non era stato toccato niente praticamente.
Poi assieme a Salvatore Grigoli, siamo andati a trovare a Nino Mangano e Nino Mangano ci ha detto, dice: 'dovete andare subito nell'appartamento perché io c'ho una serie di appunti che se si trovano, se la Polizia li trova, siamo tutti rovinati'.
Cosa che io ho fatto. Sono tornato nell'appartamento di via Ingegneros, ho preso tutti questi appunti che erano una serie interminabile di fogli, c'era anche una microspia. Cioè, loro avevano messo dentro l'appartamento una microspia per individuare se la Polizia entrava... Faccio un esempio: se la Polizia entrava dentro l'appartamento, no, e l'appartamento era da solo e la Polizia metteva una microspia, questa microspia individuava la microspia che aveva messo la Polizia. Non so se mi sono saputo spiegare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, io l'ho capita.
EX210 Di Filippo P: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Stava dicendo degli appunti.
EX210 Di Filippo P: Sì. Io ho preso questi appunti e glieli ho portati in via Pietro Scaglione, perché poi lui se n'è andato di nuovo in quell'appartamento. Io e Salvatore Grigoli glieli abbiamo portati.
C'era pure presente un signore che si chiamava Alfredo, che aveva un bar lì sotto l'appartamento di via Pietro Scaglione.
Molto spesso, quando noi eravamo sopra, questo signore guardava, bene o male, se c'erano movimenti di Polizia o no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che Mangano teneva molto a questi appunti, a questi documenti che lei andò a prelevare. Ma può dire, sa a che cosa si riferivano questi documenti, questi appunti?
EX210 Di Filippo P: Questi appunti praticamente erano tutti i discorsi che aveva Nino Mangano. Praticamente, siccome lui discorsi ne aveva tanti, è normale che non se li poteva ricordare tutti, se li appuntava. C'erano scritte tutta una serie di estorsioni.
Poi è successo questo, va be', a parte che io lo sapevo e lo vedevo, e poi mi è stato detto da lui personalmente 'se lo trova la Polizia, siamo rovinati'. Quindi, se lui fa una deduzione del genere, è normale che ci sono scritte cose illecite. Perché se non c'è scritto niente, perché ti devi spaventare?
Poi, successivamente, questi appunti sono stati trovati e mi sono stati mostrati dai magistrati palermitani, perché non capivano i soprannomi che c'erano, e ho cercato di individuare, capire tutto quello che io potevo capire.
Ho cercato di spiegarglielo, quello che io sono riuscito a capire.
PUBBLICO MINISTERO: Per l'appunto, lei ha prevenuto la mia domanda, e cioè le stavo per chiedere se questi documenti aveva avuto modo di rivederli.
EX210 Di Filippo P: Sì, perché...
PUBBLICO MINISTERO: ... e per l'appunto lei ha detto: 'mi sono stati mostrati, perché li ha trovati la Polizia'.
Ora, dato che lei ha introdotto questo tema, vuol dire - perché finora non ne abbiamo parlato - vuol dire le sue vicende processuali ultime? Primo quand'è che è stato arrestato per l'ultima volta?
EX210 Di Filippo P: Io sono stato arrestato il 21 giugno del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Sulla base di quali elementi, se lo ricorda? Chi lo accusava, se c'erano prove a suo carico?
EX210 Di Filippo P: E' successo questo: io sono stato arrestato mentre camminavo con la mia macchina. Sono stato bloccato da due o tre macchine.
Sinceramente, per come è stato questo blocco che mi hanno fatto, mi sono un pochettino preoccupato, perché all'istante non ho pensato che era la Polizia oppure la DIA, perché mi hanno accostato con la macchina, mi hanno puntato le pistole; quindi all'inizio ho avuto un pochettino di preoccupazione. Anche perché, un paio di giorni prima, Bagarella mi aveva detto personalmente, venendomi a trovare al negozio, mi ha detto testualmente: "Da questo momento in poi non andare più con nessuno, non ti rivolgere più a nessuno. Se ti arriva un appuntamento, non andare con nessuno, se prima non me lo fai sapere a me".
Mi ha detto pure: "L'unica persona che ti devi fidare, puoi andare, puoi stare tranquillo è Nino Mangano".
Quindi, a questo punto io mi ero già preoccupato un poco, perché ho detto: 'ma che cosa sta succedendo?'.
Sinceramente la domanda non gliel'ho fatta, perché volevo che era lui quello che mi spiegava, però lui non mi ha spiegato più di tanto.
Mi ha detto che c'erano delle cose che non andavano, c'erano delle cose che a lui non gli quadravano, quindi aveva preoccupazione per me.
Come ho spiegato poco fa, quando io sono stato affiancato da queste macchine, ho avuto un poco di preoccupazione. Mi hanno detto che dovevo salire con loro; io invece non ci volevo andare e gli ho detto di esibirmi un tesserino, sennò non ci andavo.
Uno di loro mi ha detto: 'sono un carabiniere'. Mi ha fatto vedere il tesserino. Direttamente mi hanno messo addirittura dentro la mia macchina, due sono saliti in macchina con me, e mi hanno portato alla DIA a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo al 21 giugno del '95.
Senta, vuol dire alla Corte quand'è che lei ha iniziato a collaborare e quali indicazioni ha fornito?
EX210 Di Filippo P: Io, il mio discorso è un pochettino particolare. Io non ho iniziato a collaborare. E' successo questo: è successo che loro, la DIA di Roma - perché io sono stato arrestato dalla DIA di Roma - mi hanno arrestato perché già da due mesi stava collaborando mio fratello Di Filippo Emanuele.
Mio fratello, Di Filippo Emanuele, durante la sua collaborazione, ha detto ai magistrati che io avevo contatti con Bagarella Leoluca. Cioè, lui gli ha detto: 'mio fratello può essere in grado di farvi arrestare Bagarella Leoluca'.
Difatti, io per un paio di mesi sono stato pedinato, sono stato intercettato, sono stato microspiato; avevo le microspie pure sotto il materasso del letto. Solo che loro non sono riusciti mai a capire niente, perché io mi muovevo bene.
Alla fine loro hanno tirato una conclusione: 'lo dobbiamo arrestare; gli diciamo che suo fratello sta collaborando, vediamo se lui' - cioè io - 'ci dice dove si trova Bagarella'.
Quindi io sono stato arrestato, portato alla Dia e mi hanno comunicato, nel pomeriggio, che mio fratello stava collaborando - sono venuti due funzionari di Roma - mi hanno detto che mio fratello stava collaborando e mio fratello gli aveva detto che io ero in grado di fare arrestare Bagarella.
Io, in un primo momento, ho detto che non sapevo niente, non ne volevo sapere niente. Poi loro mi hanno detto: 'va be', pensaci, ti diamo tempo fino alle sette stasera. Pensaci. Eventualmente noi siamo qua. Però ricordati che noi ti abbiamo arrestato per questo, perché vogliamo sapere dov'è Bagarella'.
Poi, alle sette di sera, di pomeriggio, sono entrati di nuovo nella stanza e mi hanno detto che cosa avevo deciso io. Io avevo deciso di fare arrestare Bagarella.
Ovviamente, ho spiegato cosa dovevano fare per arrestare Bagarella. Nello stesso tempo ho detto che, oltre a arrestare Bagarella, era pure importante arrestare Antonino Mangano, perché, ripeto, in quell'istante - quindi stiamo parlando del 20 giugno '95 - la Polizia, i Carabinieri, la DIA, la Magistratura palermitana non sapeva che c'era un nuovo capo nella famiglia Ciaculli; non sapeva che esisteva un gruppo di fuoco; non sapevano proprio niente. Di me sapevano solo che io avevo il contatto con Bagarella per questioni familiari.
Quindi, io ho spiegato ai Magistrati, alla DIA che era importante arrestare sia Bagarella che Antonino Mangano - che era il mio capo, ma era anche il capo del gruppo di fuoco - e che era una persona molto operativa agli ordini di Bagarella.
Quindi, io ho dato le indicazioni per arrestare sia Bagarella, sia Antonio Mangano, sia Tony Calvaruso, che era l'autista di Bagarella. Sono stati arrestati tutti e tre.
Voglio specificare una cosa. Nino Mangano è stato arrestato nell'appartamento in via Pietro Scaglione, perché già lui si era reso irreperibile. Non aveva ordine di custodia cautelare, però lui si era reso irreperibile e dormiva in via Pietro Scaglione. L'appartamento di via Pietro Scaglione lo conoscevamo solo io e Salvatore Grigoli, Giorgio Pizzo e qualche altro. Quindi io gli ho detto: 'dovete arrestare pure a Nino Mangano, però vedete che Nino Mangano già si è messo latitante, si trova in via Pietro Scaglione'.
Quindi, ho fatto arrestare Bagarella, ho fatto arrestare Nino Mangano, ho fatto arrestare Tony Calvaruso. Poi successivamente ho fatto arrestare pure Salvatore Cocuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato del suo fermo, insomma dal momento in cui lei è stato presso dalla DIA di Roma, delle indicazioni che ha fornito, e poi si ricorda quand'è che ha iniziato formalmente a collaborare coi Magistrati?
EX210 Di Filippo P: Poi è successo questo. Io, inizialmente il discorso si è chiuso così, perché i Magistrati e la DIA, in questo caso, sapevano solo che io avevo i contatti con Bagarella. Stop, non sapevano nient'altro.
E' normale che poi io, avendo fatto arrestare Bagarella e queste persone, dovevo essere allontanato dalla Sicilia, per questione di sicurezza. Almeno, questo era il minimo che potevano fare. Quindi sono stato allontanato dalla Sicilia.
Successivamente sono venuti a trovarmi i Magistrati e tanti funzionari di varie città, è normale che loro mi hanno detto: 'senti, tu ci hai fatto arrestare Bagarella, ci hai fatto arrestare Tony Calvaruso, ci hai fatto arrestare Nino Mangano, dove da Nino Mangano abbiamo trovato 5 o 600 milioni' - non mi ricordo quanti ne avevano trovati - 'libro mastro; è impossibile che tu sai solo questo. E' normale che devi sapere qualche altra cosa, perché non può essere solo ferma qua la discussione. Quindi, tutto quello che sai, dillo. Pensaci, ma dillo'.
Io ci ho pensato e ho raccontato tutto, tutto quello che non si sapeva.
Ho detto che c'era un gruppo di fuoco, un gruppo di fuoco operativo, c'era un gruppo di fuoco agli ordini di Bagarella, di Nino Mangano. Ho detto pure che questo gruppo di fuoco aveva partecipato a queste stragi. Difatti io ho parlato con i Magistrati di Palermo, per dire di chiamare voi, perché sapevo che voi stavate indagando, che io potevo dare un minimo contributo alle vostre indagini, perché sapevo qualcosina.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Prima di arrivare al discorso delle stragi, volevo solamente una ultima precisazione da parte sua a proposito dei componenti di quello che lei ha chiamato "gruppo di fuoco".
Lei ha parlato di tutte queste persone, va bene? Poi ha fatto riferimento, dice: 'però, se c'era da andare a fare qualche omicidio fuori, si aggiungeva qualche altra persona'. Le chiedo: c'era qualcuno di fuori Palermo che in una o più occasioni aveva partecipato, era integrato in questo gruppo di fuoco?
EX210 Di Filippo P: Mi spiego meglio, perché forse poco fa non mi sono saputo spiegare bene.
Capitava di fare qualche omicidio fuori Palermo. Quando si faceva questo omicidio fuori Palermo, le persone che lo facevano erano quasi sempre Giuseppe Barranca, Cristoforo Cannella, Giorgio Pizzo, Nino Mangano e Salvatore Grigoli.
Questi omicidi che si facevano fuori Palermo, si facevano per ordine direttamente di Bagarella Leoluca.
Io ho conosciuto solamente di vista, ma me ne hanno parlato, di un ragazzo che gli dicevano "u' picciriddu", che era una persona molto vicina a Piero Lo Bianco, che, per quello che mi hanno raccontato, era un killer e molto spesso si aggregava con noi - cioè, con me mai, ma con gli altri sì - per fare degli omicidi.
Di questo me ne ha parlato Salvatore Grigoli. Salvatore Grigoli mi ha detto che aveva commesso più di un omicidio con Piero Lo bianco... con "u' picciriddu".
Faccio anche presente - e questo mi consta personalmente - un paio di mesi prima di arrestarmi, "u' picciriddu" è stato invitato da Nino Mangano presso la camera della morte, perché era uscito un ragazzo che si chiamava di nome Federico Vito, e quindi dovevamo festeggiare, fare una specie di mangiata. Ha invitato anche lui, però lui ha fatto sapere che quel giorno non poteva venire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa qualcosa di più su questa persona che chiamavano "u' picciriddu"?. Sa, innanzitutto, di quale città era?
EX210 Di Filippo P: Lui era di Misilmeri.
PUBBLICO MINISTERO: Sa che attività svolgeva?
EX210 Di Filippo P: No, sinceramente non me lo ricordo in questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai avuto modo... Lei ha detto: 'l'ho visto una volta'...
EX210 Di Filippo P: Sì, l'ho visto una volta. Ci siamo incontrati a piazza Calza. Ero io e Grigoli in macchina e lui era con un'altra macchina. Si sono salutati con Grigoli. L'ho visto in questa occasione e qualche altra volta, però io...
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai sentito poi fare, anche successivamente, il nome di questa persona?
EX210 Di Filippo P: Praticamente è successo che in questo periodo, cioè prima di arrestarmi, hanno ucciso a Belmonte Mezzagno una persona che si chiamava Benigno, che portava lo stesso suo cognome.
Allora, Nino Mangano e Salvatore Grigoli, quando hanno sentito, all'istante: 'è stato ucciso Benigno a Belmonte Mezzagno', si sono preoccupati. Dice: 'u' picciriddu ammazzarono. Mamma mia!'.
Poi, di conseguenza, si sono informati e hanno visto che era un altro Salvatore Benigno, non lui. Quindi mi ricordo questo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi da questo fatto lei deduce che "u'picciriddu" di cui parlavano Mangano e gli altri era questo Salvatore Benigno.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Perché era stato ucciso un omonimo.
EX210 Di Filippo P: Sì, esatto. Era stata uccisa un'altra persona chiamata...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ho capito.
Senta, lei ha detto: 'sono stato io a dire: guardate, io so qualcosa anche sulle stragi'.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, le volevo chiedere: lei ha fatto riferimento ad una irreperibilità volontaria da parte di Nino Mangano. In quel periodo stava con Matteo Messina Denaro, che era latitante, in questo appartamento in via Ingegneros o in via Scaglione.
C'era qualcun altro di questo gruppo che era, per così dire, volontariamente irreperibile, oltre a Nino Mangano?
EX210 Di Filippo P: Loro si sono, bene o male, allontanati un poco e si sono messi un poco da parte e si nascondevano, cercavano di non farsi vedere troppo in giro non per i fatti di Palermo, perché per i fatti di Palermo era tutto a posto; collaboratori non ce n'erano, nessuno conosceva questo gruppo; nessuno sapeva niente. Loro avevano solo paura delle stragi.
Loro avevano paura delle stragi, perché sapevano che voi stavate indagando; che voi eravate quasi arrivati alla soluzione.
C'è una serie di discorsi, qua, che poi man mano possiamo chiarire.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei...
EX210 Di Filippo P: Le loro preoccupazioni erano queste, perché si leggevano sempre i giornali, perché si vedeva sempre il nome del dottor Chelazzi e del dottor Nicolosi che stavano indagando, che c'erano sessanta indagati, eccetera, eccetera.
Quindi, le loro preoccupazioni erano soprattutto per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il punto è questo qui, cioè, non basta dire che ci sono dei Magistrati che svolgono indagini su un certo fatto per essere preoccupati di essere individuati.
Le chiedo: ci può dire quand'è che lei sa qualcosa di più specifico sulla eventuale implicazione di queste persone nei fatti di strage? A partire da quando queste persone manifestano queste preoccupazioni?
EX210 Di Filippo P: Praticamente, loro hanno cominciato a parlare di queste cose e si sono cominciati a preoccupare dopo l'arresto, che è avvenuto a Palermo, di Giacalone assieme a Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX210 Di Filippo P: Il primo a parlarmi di questo discorso è stato Vittorio Tutino.
Vittorio Tutino si lamentava del fatto che avevano arrestato Luigi Giacalone con Scarano e mi ha detto che adesso erano tutti nei guai, perché una volta che avevano arrestato Luigi Giacalone con lo Scarano, era più facile, per la Magistratura, potere individuare tutto il filo dei palermitani. Perché, secondo lui, lo Scarano poteva essere una persona che già poteva essere stata individuata in base a queste stragi. Quindi, dice: 'se arrestano lo Scarano con Giacalone...'.
Poi che cosa è successo? Che quando hanno arrestato Giacalone, avevano droga, avevano armi in macchina e hanno trovato pure una pistola a casa di Giacalone. Tra l'altro, a casa di Giacalone hanno trovato pure un fogliettino con tanti nomi e soprannomi.
Quindi, Vittorio Tutino cosa diceva? Vittorio Tutino dice: 'adesso fanno tutto il collegamento'. Che cosa succede? Scarano con Giacalone; Giacalone guardano questo bigliettino, vedono i nomi e i cognomi di questo bigliettino, dice: 'siamo tutti nei guai'.
Questo è stato il primo impatto, il primo discorso che mi ha fatto Vittorio Tutino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX210 Di Filippo P: Quindi, per questo io vi ho voluto, all'inizio, incontrare, per dirvi: 'vedete, che...'.
PUBBLICO MINISTERO: Che c'è questo fatto.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, però, ho bisogno di qualche puntualizzazione su queste confidenze che le fa Vittorio Tutino.
Tutto inizia con l'arresto, a Palermo, di Giacalone e Scarano.
Lei ha parlato, dice: si sapeva che erano state sequestrate delle pistole; una era a casa di Giacalone. Secondo, c'era stato un sequestro di stupefacenti. Questo arresto metteva in collegamento Giacalone con Scarano.
Poi lei ha detto: c'era stato Tutino, o meglio, Tutino le aveva detto che c'era stato, fra i documenti sequestrati a Giacalone, un bigliettino.
Vuol spiegare un po' meglio che cosa le disse Tutino su questo bigliettino, a che cosa si riferiva?
EX210 Di Filippo P: Mi ha detto che questo bigliettino era un bigliettino che erano le persone scritte, invitate da Cosimo Lo Nigro per una cerimonia che si doveva tenere in famiglia.
Se ben ricordo, mi ha detto che era il fidanzamento che lui stava facendo con la figlia di Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era questo bigliettino con questo elenco di invitati.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: E la preoccupazione che manifestava questo bigliettino qual era? Questi invitati erano a loro volta persone coinvolte nelle stragi?
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Era questo il senso del discorso?
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Tra cui c'era pure il suo nome, perché poi lui...
PUBBLICO MINISTERO: Il suo chi, di Tutino?
EX210 Di Filippo P: Certo, perché sicuramente, poi, una volta che è stato sequestrato questo bigliettino, loro si sono informati quali nomi c'erano. Perché se io ero indagato, cioè se io avevo fatto le stragi mi interessava sapere quale nome c'era là.
Loro si sono informati e lui era sicuro che c'era anche il suo nome, o il suo soprannome, ma comunque che potevano cercare di individuarlo più facilmente.
Quindi, la sua preoccupazione era questa; anche perché lui mi ha detto che nelle stragi aveva partecipato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
*EX210 Di Filippo P: Non mi ha spiegato i particolari, però qualche particolare me l'ha spiegato.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Presidente, vogliamo fare cinque minuti di sosta?
PRESIDENTE: Benissimo. Dieci minuti di sospensione.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Di Filippo, ci eravamo fermati a queste confidenze che le aveva fatto Vittorio Tutino.
Senta, io ho bisogno di capir questo: quando Tutino incomincia a parlare dell'arresto di Giacalone e Scarano, dell'appunto a cui lei ha fatto riferimento, eccetera, voglio dire, era preoccupato genericamente per il coinvolgimento del gruppo, per un suo personale coinvolgimento in questi fatti di stragi?
Ecco, ci vuol far capire questo?
*EX210 Di Filippo P: No, lui era preoccupato sia per lui ed, evidentemente, anche per tutti gli altri. Perché lui non è che mi ha detto solo questo, mi ha detto che quando loro si recavano qua per le stragi - però non mi ricordo se a Roma o a Firenze o a Milano - c'era pure la preoccupazione, lui mi ha detto, dice: 'speriamo che qualche volta che noi...' - perché loro molto spesso uscivano e si facevano delle passeggiate a piedi - dice: 'speriamo che qualche volta non ci abbiano fotografato a tutti assieme'.
Questo me lo diceva pure.
Poi mi diceva pure che, quando loro salivano per le stragi, lui si lamentava del fatto che non c'era uno in questo gruppo che aveva la situazione in mano.
Cioè, mi spiego meglio. In tutte queste persone che salivano, non c'era uno che decideva 'allora, tu devi fare questo, tu devi fare questo, tu devi fare questo'. Questo avveniva, però in maniera un pochettino disorganizzata.
Si lamentava del fatto che, quando venivano qua, o quando dovevano scendere nuovamente a Palermo, non c'era uno che diceva: 'saliamo tutti con il treno', o 'scendiamo tutti con la nave'. Ognuno come voleva fare faceva. Chi saliva con il treno, chi saliva con la macchina, chi se ne scendeva con l'aereo.
Lui si lamentava di questo. Diceva: 'anche qua c'era un po' di disorganizzazione'.
Mi ha spiegato pure che c'era una persona, un ragazzo - che probabilmente lui mi aveva detto pure il nome, però io adesso non me lo ricordo, che prima gli faceva da autista a Bagarella che ha partecipato pure a queste stragi - e lui si lamentava del fatto che questo era l'unico che cercava di prendere la situazione in mano.
Lui mi ha detto: 'sicuramente lo fa perché lui è autista di Bagarella, quindi magari si sente più importante di noi, ma comunque a me non me ne frega niente di quello che dice lui, perché io faccio come mi pare a me, perché tutti fanno come ognuno vuole fare'. Però lui si riferiva solamente al fatto di salire e scendere per questi continui viaggi. Cioè non c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ho capito.
Senta, poi evidentemente questa persona cui lei ha fatto riferimento da ultimo, diciamo questo autista di Bagarella, è persona diversa da Calvaruso?
EX210 Di Filippo P: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, Calvaruso lei lo conosceva.
EX210 Di Filippo P: Sì, io Calvaruso...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha parlato di un autista di Bagarella.
EX210 Di Filippo P: Sì, però lui mi ha detto che questo autista di Bagarella aveva una gioielleria in via Oreto. Quindi presumo che non sia lui, perché lui non ha mai avuto gioiellerie, Tony Calvaruso.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
Senta, vorrei che lei desse alla Corte qualche informazione in più su Tutino Vittorio, posto che Tutino Vittorio le ha fatto queste prime confidenze.
Voglio dire, nell'ambito del gruppo aveva quale ruolo? Che mansione aveva? Che relazione aveva - e questo è un ulteriore punto della mia domanda - se ce l'aveva, con Giuseppe e Filippo Graviano?
EX210 Di Filippo P: Tutino Vittorio, quando c'erano i Graviano fuori, e quindi mi riferisco a Filippo e Giuseppe, era una delle persone più strette a loro due.
Per conto di loro svolgeva attività illecite: faceva estorsioni. Anzi, quasi tutto il compito delle estorsioni lo aveva lui in mano. Era lui che riscuoteva il pizzo in quasi tutta la zona, era lui che si faceva i conteggi con Filippo Graviano.
Per quanto riguarda successivamente, dopo l'arresto dei Graviano, è passato con Nino Mangano.
Ma siccome lui ha avuto qualche problema con i fratelli Graviano, quindi inizialmente non era più ben visto dai fratelli Graviano; poi, successivamente, quando si è chiarito questi problemi, è ritornato di nuovo a essere più stretto sia con noi che con i fratelli Graviano; anche se si trovavano in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questi problemi quando erano sorti? Dopo l'arresto dei Graviano?
EX210 Di Filippo P: Sì, i problemi sono sorti dopo l'arresto dei Graviano.
Filippo Graviano ha chiesto a lui, quando era arrestato Filippo Graviano, di fare tutti i conteggi e di dargli una specie di bilancio di tutte le estorsioni che lui aveva fatto, con le entrate e le uscite; cosa che lui ha fatto, in un primo momento, sommariamente.
Ma i conti ai Graviano non ci tornavano, quindi i Graviano hanno pensato che lui in un certo senso avesse approfittato di questa situazione, si era rubato dei soldi.
Ma fortunatamente Vittorio Tutino aveva tutto scritto, tutte le entrate e tutte le uscite, una specie di libro mastro che lo aveva conservato in un appartamento dove lui trascorreva la latitanza; che io conosco, questo appartamento, perché quando lui era latitante io mi incontravo con lui.
PUBBLICO MINISTERO: Per l'appunto ha anticipato una mia domanda. Sapeva dove Tutino Vittorio conduceva questa sua latitanza?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era stato lei?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dov'era questo...
EX210 Di Filippo P: La latitanza lui la conduceva in tre posti: la conduceva a casa di due fratelli che si chiamano Vinciguerra; la conduceva in un appartamento vicino all'Ospedale Civico, che conosco e conosco anche l'altro appartamento dei Vinciguerra; la conduceva in una villa nei pressi di Bagheria, che io conosco pure, che erano parenti sempre dei Vinciguerra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa a che cos'era latitante Tutino Vittorio?
EX210 Di Filippo P: Tutino Vittorio era latitante perché era stato raggiunto da un ordine di custodia cautelare per associazione mafiosa, ed era nello stesso mandato di cattura di mio fratello; e quindi "Golden Market".
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, sapeva se anche c'era stato un periodo che aveva fatto con qualcuno la latitanza Vittorio Tutino?
EX210 Di Filippo P: Sì. Lui c'è stato un periodo che la faceva assieme a Gaspare Spatuzza. Lui con Gaspare Spatuzza erano molto stretti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Molto, molto...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma in relazione a questa vicenda giudiziaria "Golden Market", per Tutino Vittorio era andato tutto liscio, c'era stato qualche cavillo a livello giudiziario, che le risulti?
EX210 Di Filippo P: Mah, io mi ricordo che lui era latitante. Mi ricordo che, poi, non è stato più latitante perché tutto assieme è venuto a trovarmi al negozio e mi ha detto: 'sono stato scarcerato', lo avevano prosciolto. O la Cassazione mi pare che lo aveva scarcerato.
PUBBLICO MINISTERO: C'era stato un provvedimento di revoca, in un certo modo, della...
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: ... dell'ordinanza a suo carico.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Difatti, poi, lui era libero anche durante il processo, perché mi ricordo che lui al processo ci andava libero; si vedeva con mio fratello, che però mio fratello era in carcere e quindi era dentro a una gabbia, e lui mi portava notizie di mio fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Stiamo parlando del "Golden Market".
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Processo "Golden Market".
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa come veniva chiamato, se aveva un qualche soprannome Vittorio Tutino?
EX210 Di Filippo P: Tutino il soprannome si chiamava "Mariuccio u' beddu". Mario, Mariuccio.
PUBBLICO MINISTERO: Lo vuol dire in italiano?
EX210 Di Filippo P: Mario il bello.
PUBBLICO MINISTERO: Mario il bello.
Senta, in riferimento - lei ha detto - a questi interessi che gestiva per conto dei Graviano, sa se poi, dopo l'arresto di Vittorio Tutino, c'era qualcuno che se n'era interessato?
EX210 Di Filippo P: Dopo l'arresto no, aspetti, andiamoci con calma.
Tutino Vittorio...
PUBBLICO MINISTERO: O anche prima.
EX210 Di Filippo P: Sì. Tutino Vittorio, quando è stato un pochettino accantonato dai Graviano per questioni di conteggi, il posto suo lo ha preso Cesare Lupo.
Quando, poi, Tutino Vittorio è riuscito a dimostrare ai Graviano che lui non si era rubato niente effettivamente. Perché, anzi, forse ci aveva rimesso soldi, i Graviano praticamente hanno ricominciato ad avere sempre... di nuovo a riprendere il vecchio rapporto.
Successivamente, dopo l'arresto di Cesare Lupo, è stato lui che è stato rimesso di nuovo sempre per come era prima.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, finiamo il discorso prima su Cesare Lupo e poi su Tutino.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Cesare Lupo, lei lo ha mai conosciuto?
EX210 Di Filippo P: Io, Cesare Lupo, non l'ho mai conosciuto. Però sapevo che lui faceva parte della nostra famiglia e faceva delle estorsioni assieme a Vittorio Tutino, a Cristoforo Cannella, e a Giuseppe Battaglia.
PUBBLICO MINISTERO: Chi gliele ha, da chi le ha sapute queste notizie?
EX210 Di Filippo P: Da Nino Mangano, da Grigoli. Perché loro, praticamente... Loro, quindi sto parlando di Vittorio Tutino, di Cristoforo Cannella, di Giuseppe Battaglia e...
PUBBLICO MINISTERO: Battaglia?
EX210 Di Filippo P: Giuseppe Battaglia, sì. E Cesare Lupo, facevano le estorsioni nella zona di Brancaccio.
Perché, con i Graviano, erano loro che li facevano.
Di conseguenza erano loro che ci avevano la situazione in mano. Sapevano quanto pagava quel negozio, sapevano quanto pagava l'altro negozio.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Però, succedeva che loro dovevano sempre rendere conto di tutto a Nino Mangano.
Cioè, loro facevano le estorsioni, prendevano i soldi. Ogni mese distribuivano i soldi per i carcerati.
Però ogni mese loro si incontravano con Giorgio Pizzo. Che poi, Giorgio Pizzo, era il cassiere di Nino Mangano, e si facevano il bilancio.
Mi spiego meglio. Loro gli dicevano: 'noi abbiamo incassato 30 milioni, ne abbiamo uscito 20 per i carcerati.'
Specificavano quali erano questi carcerati. La differenza, che erano 10 milioni, glieli davano a Giorgio Pizzo; che poi, Giorgio Pizzo, glieli dava a Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Non so se mi sono...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ho capito perfettamente.
E aveva detto - chiudiamo il discorso su Tutino - aveva conosciuto qualcuno dei familiari di Vittorio Tutino?
EX210 Di Filippo P: Io?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: Sì, io ho conosciuto la moglie, ho conosciuto il fratello. Siamo andati a mangiare spesso assieme...
PUBBLICO MINISTERO: Il fratello si chiama?
EX210 Di Filippo P: Marcello.
PUBBLICO MINISTERO: La moglie?
EX210 Di Filippo P: No, la moglie sinceramente il nome non me lo ricordo. Però siamo andati a mangiare spesso anche assieme...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ho capito.
Senta, sa che attività lavorativa, se ce l'avevano, svolgeva Vittorio Tutino e suo fratello?
EX210 Di Filippo P: Io, Vittorio Tutino, tutto il periodo che l'ho conosciuto io, che lo frequentavo molto spesso, era latitante. Quindi non poteva svolgere nessuna attività.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX210 Di Filippo P: Però, suo fratello, aveva un distributore di benzina nei pressi della circonvallazione di Palermo, vicino la rotonda di via Oreto. E aveva un distributore che però era dei Graviano, il distributore. Loro erano solo dei prestanomi che lavoravano là.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, lei, come lo aveva saputo?
EX210 Di Filippo P: Perché me lo hanno detto loro.
Perché poi è successo che, anche questo distributore, i Graviano glielo hanno tolto. Perché, secondo i Graviano, loro avevano rubato in questo distributore. Cosa che poi non era vero, perché io, conoscendo Vittorio Tutino, non era un tipo che approfittava di queste situazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Che faceva la cresta, diciamo.
EX210 Di Filippo P: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi sono appuntato una cosa che... sul discorso, su un punto che abbiamo lasciato prima della pausa.
Non mi ricordo se lei lo ha detto, casomai lo ridice.
Quando lei ha parlato della persona che veniva chiamata "picciriddu", quello di Misilmeri, lei ha esemplificato poi dicendo: 'seppi il nome, Benigno Salvatore, perché Mangano' - e non mi ricordo chi altri, forse il Grigoli - 'avevano commentato l'arresto di una persona con questo...'
EX210 Di Filippo P: La morte, la morte.
PUBBLICO MINISTERO: La morte, mi scusi. La morte.
Ecco, ma fecero riferimento, quando lei ha detto che commentarono, fece quell'esclamazione, fecero riferimento proprio al "picciriddu"?
EX210 Di Filippo P: Praticamente hanno assassinato a questa a Belmonte Mezzagno. E loro si sono preoccupati. Perché dice: 'Benigno Salvatore, "u' picciriddu" ammazzato.'
Poi...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, lo hanno detto, "u' picciriddu"...
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Sì. Poi, successivamente, si sono informati e hanno visto che non era lui, quindi si sono tranquillizzati.
Perché, che cosa comportava per loro?
Nel momento in cui uccidevano "u' picciriddu", si trattava che c'era una guerra in corso, perché il "picciriddu" faceva parte di loro.
Quindi dice: 'chi lo ammazza "u' picciriddu"? Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ho capito.
Senta, torniamo allora a queste... Ecco, di questa persona del "picciriddu", ha mai visto lei una foto?
EX210 Di Filippo P: Io l'ho... a lui ho detto che l'ho visto una volta, io ero assieme a Grigoli. E quindi già lo conoscevo, perché ci siamo visti a piazza Kalsa.
Poi, una foto, l'ho vista perché mi è stata mostrata da voi. Perché io non mi ricordavo il cognome, l'ho individuato come "u' picciriddu", e vi ho detto: 'se mi fate vedere la fotografia, io vi posso dire se è lui.'
E voi mi avete fatto vedere la fotografia e io vi ho detto: 'è questo, "u' picciriddu".
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, torniamo allora a questi discorsi che ha fatto Vittorio Tutino.
Quindi, lei ha detto dell'arresto di Giacalone e Scarano, delle preoccupazioni. Abbiamo detto del bigliettino e di quello che rappresentava questo bigliettino. Che Tutino Vittorio era preoccupato per sé, eccetera.
Senta, ma questa vicenda dell'arresto di Giacalone insieme a Scarano, portò a ulteriori commenti all'interno del gruppo?
Cioè, il comportamento di Giacalone, come venne visto? Ecco, ci vuol spiegare un po'?
EX210 Di Filippo P: Venne visto male da Nino Mangano, perché Nino Mangano gli dava la colpa di essersi fatto arrestare assieme a Scarano.
Perché se loro non avevano l'arma e la droga in macchina, evidentemente, quando li hanno fermati, non li arrestavano.
Poteva essere un semplice controllo e poi se ne andavano.
Ma il fatto che lui trafficava con la droga assieme a Scarano; il fatto che lui avesse un'arma in macchina. E poi, successivamente, gliene hanno trovata un'altra a casa, Nino Mangano si è un pochettino lamentato.
Perché dice: 'ma tu, come ti permetti a fare queste cose senza dirmi niente a me?'
Perché...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, c'era...
EX210 Di Filippo P: ... noi, era vietato, per noi era vietato tenere armi a casa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Noi non potevamo tenere un'arma a casa, perché c'erano le armi della famiglia.
Quindi, il momento in cui uno di noi aveva bisogno di fare qualcosa, si doveva rivolgere a Nino Mangano.
Se c'era da fare un omicidio, lo dovevamo fare tutti noi con il consenso di Nino Mangano.
E' evidente che se tu ti tieni una pistola a casa, allora già sei in malafede. Perché è possibile che se tu c'hai un'arma a casa, se ti vuoi andare a fare un omicidio, lo vai a fare e non gli dici niente a Nino Mangano.
Ci siamo fino a qua?
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ho capito.
Senta, e del biglietto di cui lei ha parlato, era stato sequestrato a Giacalone, lei ha avuto modo di vedere qualcosa che ricordasse questo biglietto di cui le aveva parlato Vittorio Tutino?
EX210 Di Filippo P: Eh, quando io ho chiesto di incontrare voi, vi ho detto questo, come qualche altra cosa. Perché io sapevo che voi stavate indagando. E, per quel poco che sapevo io, potevo essere, potevo aiutarvi nelle indagini con la mia collaborazione.
Io, poi, questo bigliettino... Cioè, prima ve l'ho detto. Vi ho detto: 'vedete che voi, a casa di Giacalone, avete trovato un bigliettino.'
Poi voi avete controllato nei vostri fascicoli e dice: 'sì, è vero, lo abbiamo trovato.'
E me lo avete fatto vedere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e ancora una cosa, sempre su Giacalone.
Che era stato sequestrato questo bigliettino che suscitava queste preoccupazioni per le ragioni che ha detto, voglio dire, a Tutino Vittorio com'era arrivata questa informazione, questa notizia? Lo sa?
EX210 Di Filippo P: Certo, perché... Lui non me lo ha detto com'è arrivata la notizia. Però è evidente che, una volta che si fa la perquisizione a casa e si portano la pistola, si portano il bigliettino, e si portano tutto quello che si portavano, è normale che a casa c'era qualche persona, qualche familiare di Giacalone che era al corrente di questo bigliettino, di questa cosa. E subito glielo ha fatto sapere a Nino Mangano.
Che poi, Nino Mangano, magari glielo avrà fatto sapere a Vittorio Tutino.
Sinceramente questa, però, è una mia...
PUBBLICO MINISTERO: Deduzione.
EX210 Di Filippo P: Una mia deduzione. Però, questo, non lo posso dire con sicurezza, però lui era al corrente di questo bigliettino.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Sta di fatto che Tutino le disse di questo bigliettino.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e sempre a proposito di rapporti, diciamo così, con il carcere, lei ha saputo da Vittorio Tutino o da altri se, a seguito di questo suo arresto, Giacalone aveva mandato a dire fuori, diciamo, qualcosa?
EX210 Di Filippo P: Sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
EX210 Di Filippo P: Difatti loro, proprio per questo, erano preoccupatissimi, perché Giacalone, durante i suoi colloqui, faceva sapere fuori che le cose si stavano mettendo male. Che voi magistrati stavate indagando. E avevate quasi individuato la pista; che a lui gli mostravano degli identikit che potevano essere uguali a qualche persona che era fuori.
E quindi Giacalone mandava a dire: 'scappatevene tutti, perché qua, fra poco, vi individuano a tutti.'
Queste erano le notizie che pervenivano da lui.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, Giacalone invitava, diciamo così, a rendersi irreperibili.
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e discorsi diciamo analoghi, confidenze analoghe del tipo di quelle che lei ha riferito, provenienti da Vittorio Tutino, lei le ha avute da qualcun'altra persona di questo gruppo?
EX210 Di Filippo P: Sì. Uno che parlava quasi sempre di queste stragi era Giuliano Francesco, detto "olivetti".
Lui era molto preoccupato. Addirittura parlando anche davanti a Grigoli Salvatore, anche davanti a Romeo, anche davanti ad altri, sempre in subordine a quello che mandava a dire Giacalone, lui diceva che: 'è meglio che mangiamo tanto, perché sicuramente adesso ci arrestano, ci portano a Pianosa. E poi a Pianosa, non possiamo mangiare più.'
Quindi, dice: 'approfittiamone ora e mangiamo.'
Poi, addirittura, mi ricordo che, in una occasione, eravamo io, lui, Romeo e altri, lui era talmente arrabbiato, Giuliano, che ha detto, dice: 'dobbiamo uccidere a tutta la famiglia: il figlio, i bambini, quelli che ci sono.'
Non mi ricordo di un collaboratore che già stava collaborando per queste indagini. Però, al 90%, mi pare che parlava di Di Natale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, queste preoccupazioni manifestate da Giuliano, lei ha detto per ultimo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E riferendo lei anche delle preoccupazioni di Tutino, dicevano: 'già i magistrati hanno individuato la pista buona', diciamo così. C'era stato qualche... Perché dirlo così può significare poco, o nulla. Ma c'era stato qualche fatto specifico, qualche episodio concreto che poteva dare sostanza a questa affermazione?
EX210 Di Filippo P: Sì. Va be', a parte che, oltre a questi discorsi che ho detto poco fa io, ce ne sono altri che possono essere sciocchezze, ma comunque nello stesso tempo importanti, perché Giuliano Francesco, ogni notizia che usciva sulle vostre indagini - quindi mi riferisco al dottor Chelazzi, al dottor Nicolosi, le stragi di via dei Georgiofili, eccetera, eccetera - lui si comprava i giornali e veniva al negozio di Grigoli e diceva: 'mi, ormai siamo tutti rovinati', dice, 'guarda, sono 60 persone che stanno indagando. I magistrati stanno indagando su 60 persone, 50 persone. E sicuramente ci hanno individuato a tutti.'
A parte questo, un paio di mesi prima di arrestare me, difatti io, quando ho collaborato, anche per questo ho cercato voi, perché ho pensato che questo per voi era importantissimo.
Io ero assieme a Grigoli nel mio distributore. E è venuto da noi Carra Piero, che io conoscevo molto bene.
Carra Piero era tutto agitato e ci ha mostrato un foglio dove c'erano scritte un bel po' di persone. E questo foglio... voglio essere chiaro e preciso sin da ora, così poi evitiamo...
Io, questo foglio, l'ho visto solo questa volta.
Ripeto che era sera, intorno alle nove e mezza, le dieci di sera, l'ho visto una volta sola e l'ho guardato solo per pochi secondi.
Praticamente lui ha spiegato che questo foglio a lui glielo aveva portato una donna, una donna che, a sua volta, questa donna, lo aveva o sottratto, o glielo avevano notificato, dei Carabinieri.
La preoccupazione sua era che, in questo foglio, c'era scritto, almeno per quello che mi ricordo io, "dottor Chelazzi", questo me lo ricordo.
C'era il riferimento alla strage di via Georgiofili. E c'erano una serie di nominativi, in questo foglio.
Fra i nominativi che c'erano, c'erano quello di Carra Pietro e Carra Antonino. E tanti altri nominativi.
Di conseguenza, lui era preoccupatissimo, perché dice: 'è la fine, mi hanno individuato.'
Tra l'altro, durante questo colloquio che abbiamo avuto, Grigoli ha notato in questo foglio che c'era un numero di cellulare intestato a una ditta.
E, in presenza mia, Grigoli gli ha detto: 'ma questo telefonino non è quello che avevi tu quando salivi per le stragi?'
E lui gli ha detto: 'sì.'
Dice: 'e allora, se sono arrivati qua, abbiamo finito. Perché, come mai c'è scritto questo cellulare in questo foglio?'
E queste sono state, almeno sommariamente, le cose che mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, aspetti un attimo, le faccio qualche domanda in dettaglio, in maniera da vedere se ha qualche ulteriore ricordo.
Si trattava di un foglio, questo che portò Carra lì, al suo distributore, di un foglio diciamo relativo agli atti del procedimento?
Ha capito?
EX210 Di Filippo P: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, un foglio delle indagini? Era un foglio...
EX210 Di Filippo P: No, non era un foglio delle indagini. Era un foglio che, a quello che ho capito io, la Procura di Firenze, quindi il dottor Chelazzi, voleva notizie dai Carabinieri, di una persona. Se questa persona aveva contatti con questa serie di persone che erano elencate nel foglio.
Questo, è stato quello che ho capito io.
PUBBLICO MINISTERO: Perfettamente. Quindi lei ha fatto, dice: 'c'era una serie di nomi. C'era Carra Pietro e Carra Antonino. Erano i primi nomi che c'erano scritti su questo foglio. Tant'è che Carra diceva: sono stato, sono rovinato, sono stato individuato.'
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda...
EX210 Di Filippo P: Anche per il fatto del cellulare. Perché...
PUBBLICO MINISTERO: Anche per il fatto del cellulare.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, c'era riportato, in questo foglio, secondo quello che ha detto lei, il nome, il numero di telefono, il nome della ditta, diciamo di questo cellulare.
EX210 Di Filippo P: Esattamente, sì.
Che poi, questo cellulare, lo aveva lui, quando saliva, per salire il tritolo, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Perfettamente. Benissimo.
Si ricorda, oltre ai nomi di Carra Pietro, Carra Antonino, quali altri nomi c'erano in questo foglio?
EX210 Di Filippo P: Ripeto, questo l'ho detto dall'inizio. Io, questo foglio, l'ho visto solo per pochi istanti.
Però, quello che mi ricordo, che erano nomi importanti: c'erano i fratelli Graviano, c'era Cosimo Lo Nigro, c'era Matteo Messina Denaro.
Questo, è stato una cosa che me lo ricordo perché poi, questo foglio, cos'è successo?
Il Carra gli ha detto a Grigoli di farglielo vedere a Nino Mangano. E, di conseguenza, di avvertire a tutte queste persone che erano in questo foglio.
Mi ricordo che il Grigoli, glielo ha fatto vedere a Nino Mangano.
Però il Grigoli ha commentato con me e mi ha detto, dice: 'veramente qua siamo alla fine. Perché, lo stesso fatto che c'è scritto il nome di Matteo Messina Denaro, allora significa che c'è qualche cosa che non va. Perché la partecipazione di Matteo Messina Denaro alle stragi, lo sanno solo in poche persone. Quindi, qualcosa sotto c'è. O stanno lavorando bene bene i magistrati, o c'è qualcuno che sta parlando.'
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo discorso relativo al commento su questo foglio e, lei ha detto, su Matteo Messina Denaro, dice: 'ma come mai, in questo foglio, c'è fatto questo nome. Posto che poche persone sapevano di Matteo Messina Denaro.'
Lei ha detto, ho capito bene, che questo commento, questo episodio, meglio, questo episodio del foglio, avviene circa due mesi prima del suo arresto?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo a aprile.
EX210 Di Filippo P: Aprile, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Del novanta...
EX210 Di Filippo P: Cinque.
PUBBLICO MINISTERO: Del '95.
Senta, e in relazione, lei questo episodio, lo ha citato, oltre quello riferito da Tutino Vittorio sull'arresto di Giacalone e Scarano, ci furono, ebbe lei altre confidenze, altre notizie, in relazione alle stragi, da qualcun altro del gruppo?
EX210 Di Filippo P: Praticamente io ne ho parlato anche con Grigoli Salvatore. Perché Grigoli Salvatore...
Allora, innanzitutto Grigoli Salvatore mi ha parlato anche di qualche altro componente.
Mi parlava molto spesso di Cosimo Lo Nigro, perché Grigoli Salvatore mi diceva, dice: 'lo vedi a Cosimo? Lo fregano per il cellulare. Tu vedrai che, prima o poi, lo individueranno per il cellulare, perché lui è facilone con questi cellulari. Vedrai che sicuramente avranno intercettato, o intercetteranno qualche telefonata. E a lui lo fregano per questo.'
Quindi, questo per quanto riguarda Cosimo Lo Nigro.
Per quanta riguarda lui, lui era pure molto preoccupato. Però lui era preoccupato dallo Scarano.
Perché, secondo lui, negli ultimi periodi, c'era lo Scarano che stava collaborando.
Questa, poteva essere una soluzione al fatto che nel foglio c'era scritto Matteo Messina Denaro.
Perché, secondo lui, lo Scarano, questo ne era al corrente. Dice: 'proprio per questo io penso che è lo Scarano che sta collaborando.'
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, all'epoca di queste... Quindi, prima del suo arresto, si pensava che, poiché in un qualche maniera c'era la...
EX210 Di Filippo P: Sì. Sì, dice: 'sanno troppe cose i magistrati. C'è qualcuno che sta collaborando. E qualcuno che gli può dare maggiori chiarimenti in questo fatto, è lo Scarano.'
Quindi lui era convinto che, a questo punto, c'era lo Scarano che stava collaborando.
Tanto fatto tanto che lui si lamentava con me. Dice:
'lo vedi lo Scarano? Io l'ho incontrato in queste città. Però io non gli ho dato né il mio nome, e neanche il mio cognome. Quindi, se lui si pente, non è in grado di dirgli il nome e cognome mio. Però io do la colpa a Gaspare Spatuzza. Perché Gaspare Spatuzza, una volta, me lo ha portato al mio negozio. Quindi, se lo Scarano sta collaborando, mi può individuare tramite il negozio.'
Non so se mi sono spiegato.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
EX210 Di Filippo P: Se lo Scarano diceva: è salito pure un'altra persona che aveva un negozio di articoli sportivi. La Polizia dice: ci vuoi portare in questo negozio di articoli sportivi? Lo Scarano li portava e quindi, di conseguenza, individuavano il Grigoli.
Quindi lui si lamentava che lo Spatuzza, una volta, aveva portato lo Scarano nel negozio di articoli sportivi di Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ecco, ma Grigoli parlò a lei, confidò, ne parlaste, di una partecipazione di Grigoli a questi fatti?
EX210 Di Filippo P: Lui mi ha detto che aveva partecipato. Che era salito, però non più di tanto. Non mi ricordo, però mi ricordo che lui... C'è stato un periodo che mi ha detto, dice: 'io, c'è stato tanti anni che...', cioè, no tanti anni, 'c'è stato un periodo di tempo che mi sono nascosto nell'appartamento di via Pietro Scaglione. Perché avevo paura di determinate cose.'
Però lui mi ha parlato con certezza che lui è venuto qua quando gli hanno fatto, anzi, gli volevano fare l'attentato a Contorno Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi Di Filippo. Prima di entrare in questo argomento: Contorno.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno che lei ci dia delle indicazioni un pochino più dettagliate sui rapporti che lei aveva con Salvatore Grigoli.
Cioè, se stavate insieme, se vi vedevate spesso. Ecco.
EX210 Di Filippo P: Noi, io, con Salvatore Grigoli, da novembre '94, fino al periodo del mio arresto, siamo stati assieme sia giorno che notte, perché di giorno stavamo quasi tutto il giorno assieme; di notte dormivamo assieme in una villetta a Misilmeri. E...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa villetta di Misilmeri, di chi era?
EX210 Di Filippo P: Questa villetta di Misilmeri era intestata a una ragazza, a una amica mia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Comunque era una villetta di cui disponeva lei, ecco.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì, di cui disponevo io.
Faccio presente che, oltre a questo periodo, io sono stato con Grigoli Salvatore per quasi due mesi, sempre giorno e notte. Perché lui, durante un omicidio fatto ad Alcamo, un altro compagno, gli ha sparato in un piede a lui.
Quindi lui aveva tre pallottole nella gamba. E quindi io sono stato per quasi due mesi, io e Nino Mangano, a curarlo, praticamente. Fino a quando non si è operato. Fino a quando non si è operato.
I rapporti fra me e il Grigoli erano buonissimi.
Lui si fidava di me. Tanto si fidava che mi ha raccontato cose di una certa importanza a cui lui aveva partecipato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX210 Di Filippo P: Mi riferisco, che lui mi ha detto che lui... di padre Puglisi non si sapeva niente. Però lui mi ha detto: 'sono stato io ad ucciderlo.'
E poi mi aveva detto che lui personalmente aveva partecipato al sequestro di, del figlio del collaboratore Santino Di Matteo.
Quindi, queste erano cose di una certa importanza. Lui si fidava e me le ha raccontate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei stava dicendo delle confidenze di Grigoli sull'attentato a Contorno.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dica quello che...
EX210 Di Filippo P: Sì. Lui, praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: ... le raccontò.
EX210 Di Filippo P: Sì. Lui mi ha detto che lui è salito a Roma personalmente. Però non mi ha parlato chi erano le altre persone vicino a lui.
Però lui si lamentava del fatto. Perché quando hanno trovato il tritolo, e quindi l'attentato a Contorno non glielo hanno più potuto fare, lui era molto arrabbiato, perché mi diceva, dice: 'io, che l'ho avuto per diversi giorni, l'ho pedinato, l'ho avuto macchina e macchina che gli potevo benissimo sparare, eppure..., a lui gli era vietato sparargli, perché dovevano fare una cosa eclatante. E quindi farlo saltare in aria'.
Lui, giustamente, dice: 'saltare in aria non ci siamo riusciti. Allora, tanto vale, che gli sparavo prima.'
E quindi si lamentava di questo fatto: che lui, avendolo avuto a Roma molto spesso, perché era lui quello che lo seguiva, dice: 'io gli potevo sparare. E a quest'ora lui non c'era più. E invece neanche più gli abbiamo potuto fare più l'attentato, perché è andato tutto in aria, perché è stato trovato il tritolo e sono stati...'
Non lo hanno più potuto fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Del fatto, del fatto Contorno, il Grigoli le dette qualche altro dettaglio? Gli disse dov'era stato messo l'esplosivo, o che altro?
EX210 Di Filippo P: Sì. Lui mi ha detto che l'esplosivo era stato messo a... Cioè, praticamente vicino un cunicolo, in dei cartoni. Che però loro dovevano metterlo sotto il cunicolo, in modo che, quando passava Contorno, doveva saltare in aria.
Però lui, a loro, non volevano fare saltare in aria Contorno. Lui mi diceva che... cioè, volevano fare saltare in aria Contorno, però con le altre pesone che stavano in macchina con lui. Possibilmente anche con i familiari.
Perché dice: 'dobbiamo distruggerlo proprio.'
Però, questo esplosivo con il cartone, è stato messo in un posto che è stato individuato da uno che aveva il distributore. Cioè, quello del distributore ha visto questi cartoni sospetti e ha chiamato la Polizia.
La Polizia è andata là e, dentro i cartoni, c'era il tritolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, questo, è quanto le ha riferito Grigoli.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei, nel riferire dell'episodio del famoso foglio che portò nel suo distributore Piero Carra, su Carra, da Grigoli, da Giuliano, o da Tutino, o da chi altri, ha saputo qualcosa?
Se Carra effettivamente aveva avuto un qualche ruolo, in questi attentati?
EX210 Di Filippo P: Ma questo l'ho saputo subito, perché è stato commentato il bigliettino.
Ripeto, quando Grigoli ha visto il numero del cellulare della ditta, gli ha detto a Carra, davanti a me, dice: 'ma questo non è il telefonino che usavi tu quando salivi là, per le... quando gli portavi il tritolo per le stragi?'
Quindi, questo, l'ho capito subito.
E dopo, quando ce ne siamo tornati, mi sono informato e lui mi ha confermato che era lui che aveva avuto il ruolo di salire il tritolo.
Difatti io, proprio per questo, ho voluto incontrare voi, perché sapevo, tra l'altro che, per quello che commentavano loro, che Di Natale, il collaboratore, in una sua dichiarazione, non riusciva ad individuar chi era quello che gli aveva portato il tritolo.
Però diceva Di Natale, dice: 'è un ragazzo magro, alto, biondino.'
Però non sapeva né il nome e neanche il cognome.
Effettivamente, almeno per quello che dicevano, era lui perché le caratteristiche somigliavano a quelle sue.
Quindi, io pure per questo...
PUBBLICO MINISTERO: Quelle sue, di Carra?
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei, capisco che ha trascorso questo periodo, diciamo, insieme a Grigoli, quindi si era stretta questo legame, questo vincolo tale per cui Grigoli le faceva queste confidenze. E ha riferito di un episodio specifico da cui nasce, diciamo, questa vostra comune, come dire, coabitazione in questo villino di Misilmeri.
Se i miei appunti qui sono esatti, nel suo discorso lei ha fatto riferimento a un omicidio ad Alcamo e a una ferita che avrebbe riportato lo stesso Grigoli.
Vuol dire qualcosa di più specifico, su questo fatto?
EX210 Di Filippo P: Praticamente è stato commesso un omicidio ad Alcamo, dove sono stati uccisi i fratelli Pirrone. Praticamente fratello e sorella.
Questo omicidio è stato ordinato direttamente da Bagarella.
Io ero al corrente che si doveva fare questo omicidio. Non ho partecipato, ma ero al corrente anche già da prima. Perché non è stato facile potere fare questo omicidio, in quanto loro si sono recati diverse volte ad Alcamo. Ma sono stati impossibilitati a farlo per varie ragioni.
Quindi, hanno frequentato Alcamo per quasi due mesi. Però non sono riusciti a fare l'omicidio. Io, ripeto, lo sapevo perché lui ne parlava con me.
PUBBLICO MINISTERO: E del ferimento che aveva riportato Grigoli?
EX210 Di Filippo P: Sì. Il ferimento è stato quando hanno fatto l'omicidio.
Praticamente, il giorno che loro hanno fatto l'omicidio, gli esecutori materiali dell'omicidio, erano: lui, Gaspare Spatuzza, Giuseppe Barranca e Cristoforo Cannella.
Sono stati loro quattro a sparare ad Alcamo a queste quattro persone.
In più c'erano anche altri: c'era Nino Mangano, c'era Giorgio Pizzo. Però loro agivano di copertura. E c'erano anche gli alcamesi.
Praticamente... Vuole sapere com'è stato quando lui...
PUBBLICO MINISTERO: No, ecco, a me basta semplicemente che dica... Siccome ha parlato di questo ferimento di Grigoli...
EX210 Di Filippo P: Sì. Praticamente, mentre lui, mentre Grigoli sparava a questi due ragazzi, un compagno suo ha sparato a lui, praticamente.
Non è che ha sparato a lui, ha sbagliato, o gli è partito un colpo e ha preso a lui sul piede.
Quindi a lui gli sono rimaste tre pallottole all'istante sul piede.
Quindi è stato trasferito da Alcamo a Palermo e quindi di conseguenza, siccome era normale che non si poteva portare all'ospedale, abbiamo dovuto contattare dottori. E' passato tanto tempo fino a quando si è operato.
E dico, in tutto questo frattempo, io sono stato con lui a...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, ad assisterlo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo capire bene, ecco, come mai per l'appunto avevate trascorso questo lungo periodo e lei c'ha spiegato questo antefatto.
Dato che stiamo parlando di un fatto accaduto ad Alcamo, lei anche stamani riferendo diciamo delle azioni del gruppo di fuoco, ha detto: 'quando s'andava fuori, c'erano altri appoggi'.
Ecco, le consta, le risulta che rappo... se ce n'erano, dei rapporti tra le persone che lei ha indicato e persone appartenenti a Cosa Nostra ad Alcamo?
EX210 Di Filippo P: Sì. I rapporti erano con il Ferro, con il Ferro padre. Quando è stato fatto questo omicidio, il Ferro assieme ad altre persone hanno dato la base operativa al nostro gruppo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato di Ferro padre.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conosce anche il figlio?
EX210 Di Filippo P: Io non conosco né il padre e neanche il figlio. Ne sentivo parlare perché come ho detto poco fa, in questi due mesi che siamo stati assieme, si commentava molto spesso questo omicidio in quanto Grigoli aveva preso la fucilata. Si commentava come è stato, come non è stato.
Comunque queste dichiarazioni già le ho fatte a Palermo.
Però, sapevo che Nino Mangano molto stesso andava a trovare a Ferro padre ad Alcamo. Successivamente dopo l'arresto del padre, andava a trovare al figlio.
Quindi dopo l'arresto del padre è rimasto il figlio a prendersi tutta la situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Può dare un epoca a questo arresto del padre, all'omicidio Pirrone?
EX210 Di Filippo P: Io me lo ricordo perfettamente il padre... l'omicidio Pirrone è avvenuto nel '94, sì.
Subito dopo l'omicidio Pirrone è stato arrestato Ferro padre. Però non è stato arrestato per l'omicidio Pirrone, è stato arrestato per altri fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi lei se lo ricorda...
EX210 Di Filippo P: Sì, mi ricordo il particolare che dopo l'omicidio hanno arrestato il padre.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, subito dopo questo omicidio è stato arrestato il padre?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E per l'appunto, di questi rapporti tra Nino Mangano e questo... prima col padre, poi lei ha detto col figlio le avevano fatto presente, questi rapporti li aveva appresi da Grigoli?
EX210 Di Filippo P: No, da Grigoli e da Nino Mangano. Perché...
PUBBLICO MINISTERO: Dallo stesso Nino Mangano.
EX210 Di Filippo P: Sì. Perché Nino Mangano ogni volta che andava a trovare, gli diceva a Grigoli e c'ero anche presente io: 'sto andando a trovare a Ferro', che poi lui aveva anche un soprannome che io in questo minuto non mi ricordo, non mi ricordo come lo chiamava.
Qualche volta, dopo l'arresto del padre anche Grigoli è andato assieme a Nino Mangano a trovare al Ferro figlio e anche a Melodia, Melodia non mi ricordo il nome come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere Antonino?
EX210 Di Filippo P: Melodia Antonino, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo Melodia era persona che lei conosceva? Sapeva che ruolo aveva?
EX210 Di Filippo P: Già io a lui, io non lo conosco. Personalmente però di lui me ne ha parlato sempre mio cognato Spadaro Francesco che sono stati loro in carcere assieme. E mi ha detto sempre che era una persona importante, in seno a Cosa Nostra ad Alcamo.
Poi che cosa è successo? E' successo che successivamente me ne hanno parlato poi anche Grigoli e Nino Mangano. Perché subito dopo questo omicidio che è stato fatto, dei fratelli Pirrone, doveva essere fatto anche un altro omicidio a cui doveva partecipare Melodia.
Solo che purtroppo questo omicidio, cioè no purtroppo, anzi è stato... cioè, loro non l'hanno più potuto fare perché Melodia aveva la sorveglianza.
Siccome questo rientrava a casa dopo le 8.00-8.30, Melodia doveva rientrare pure. Quindi Melodia non poteva più sparare a questo qua, perché gli orari non combaciavano.
Quindi per questo motivo, questo omicidio non è stato fatto. Doveva essere fatto però al momento non è stato più fatto.
Questi discorsi li raccontavano loro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi questa estrema, non so come definirla, confidenza di Grigoli con lei, nasce diciamo da questo rapporto di convalescenza, chiamiamolo di degenza.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Ma c'era anche Nino Mangano, non è che era solo Grigoli. Se ne parlava, ecco. Ne parlavamo. Non è che lui... si parlava dei fatti che succedevano, che dovevano succedere e io ero presente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei ha fatto riferimento sempre con riferimento a queste confidenze che provenivano da Grigoli, in particolare al fatto che il Grigoli le aveva detto: 'sono stato io a sparare a padre Puglisi'. Ho capito bene?
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Le disse di qualche altra persona del gruppo che era coinvolta in questo fatto?
EX210 Di Filippo P: Lui quando mi raccontava le cose, non mi diceva mai chi erano gli altri. Lui mi diceva che era stato lui, però non mi parlava mai degli altri.
Se ben ricordo, comunque, però questo io non sono in grado perché non me lo ricordo, mi pare che nell'occasione di padre Puglisi mi abbia detto che c'era anche Spatuzza. Mi pare, non sono sicuro.
Però poi mi ha parlato anche del figlio di Di Matteo e mi ha detto che era stato lui a andarlo a prendere e lui era assieme ad altre tre persone di cui non mi ha fatto i nomi. Avevano una Croma blindata e dei giubbotti e dei cappellini della DIA e mi ha detto che era stato lui personalmente a dirgli al bambino: 'dai, tu devi venire con me perché ti dobbiamo portare da tuo padre'.
Cioè, loro si erano travestiti da poliziotti.
E il bambino gli ha detto, dice: 'sì, ci vengo, ci vengo da mio padre ... ci vengo da mio padre'.
Però effettivamente il bambino non sapeva che se lo stavano portando per sequestrarlo. Il bambino ha visto che loro erano poliziotti praticamente.
Però loro non erano poliziotti, si erano travestiti.
E lui mi raccontava questo e me l'ha raccontato perché da quel momento in poi lui non si poteva scordare più la reazione del bambino e non riusciva più a dormire la notte perché in un certo senso gli faceva pena il bambino che lui stesso si era andato a prendere, il bambino gli aveva detto: 'ci vengo da mio padre, ci vengo da mio padre'.
Però, alla fine è andato che l'hanno ucciso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sulle altre persone che erano insieme a Grigoli, non le disse nulla?
EX210 Di Filippo P: No, io non me lo ricordo. Presumo di no.
PUBBLICO MINISTERO: Presume di no.
Senta, e vorrei riprendere un punto. Lei poco fa ha detto, dice: ma a un certo punto si commentava la collaborazione o comunque le dichiarazioni di Di Natale.
Ecco, ci furono dei commenti in relazione a questa collaborazione?
EX210 Di Filippo P: Mi ricordo una volta che è venuto Giuliano Francesco a negozio di Grigoli Salvatore, c'era anche Grigoli Salvatore, c'era anche Nino Mangano, c'ero anche io.
Si è parlato che come al solito voi stavate indagando, quindi loro erano preoccupati.
Però Nino Mangano gli ha detto, dice: 'ma non ti preoccupare, non vi preoccupate. Tanto la Cassazione l'ha buttato a terra il processo. Hanno detto che Di Natale è inattendibile, quindi non vi preoccupate'.
Mi ricordo questo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si commentava questo..
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... questo provvedimento, questo provvedimento giudiziario.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, di altro sulle vicende accadute, sui fatti accaduti a Roma non ha avuto altri commenti, altre confidenze da Grigoli?
EX210 Di Filippo P: No, sinceramente in questo minuto non me le ricordo più.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta Di Filippo, lei stamani ha fatto riferimento ai rapporti che c'erano a Palermo tra Matteo Messina Denaro, Bagarella, Nino Mangano. Ha detto che si incontravano lì in via Scaglione, lei era stato presente.
Ecco, sa dove Matteo Messina Denaro conduceva la latitanza?
EX210 Di Filippo P: Lui la latitanza la trascorreva a Bagheria. Di questo ne ho discusso con Salvatore Grigoli, Salvatore Grigoli mi ma detto: 'a lui, la latitanza di lui la dobbiamo curare noi perché è arrivato ordine dall'alto che la sua latitanza la dobbiamo curare noi qua a Bagheria'.
Cioè, il momento in cui Matteo Messina Denaro aveva bisogno di qualsiasi cosa, doveva essere il nostro gruppo a curare tutto quello che aveva bisogno Matteo Messina Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi Di Filippo. "Abbiamo avuto ordine dall'alto" a chi si riferiva?
EX210 Di Filippo P: Guardi, le persone a cui lui si poteva riferire, erano due: o Bagarella o Salvatore Riina.
Però, non me l'ha detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Però lei ora - salvo non ricordi male io, ma mi pare di no - lei ha detto anche stamani che poi c'erano stati un periodo lungo in cui Mangano e Matteo Messina Denaro erano stati nell'appartamento di via Scaglione.
EX210 Di Filippo P: Sì, si è visto anche da me e da Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi...
EX210 Di Filippo P: Ma non è che dormivano là. Si incontravano per...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ecco. A quanto le risulta, si incontravano...
EX210 Di Filippo P: Sì, si incontravano per farsi i conteggi e per appuntarsi tutte le cose.
Perché poi fra l'altro Matteo Messina Denaro era quello, era il referente di tutte le famiglie trapanesi nei confronti di Leoluca Bagarella.
Cioè, qualsiasi esponente di Cosa Nostra aveva bisogno di qualcosa importante, era lui che prendeva tutto e riferiva a Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che si chiamava, o meglio si faceva chiamare Paolo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E sa se questo Matteo Messina Denaro aveva per così dire, rapporti con persone che stavano fuori dall'Italia?
EX210 Di Filippo P: Matteo Messina Denaro ci incaricava, incaricava Grigoli Salvatore. Qualche volta che io e Grigoli portavamo il mangiare a loro, è capitato che Matteo Messina Denaro davanti a Nino Mangano, a Grigoli e a me, gli diceva a Totò: 'Totò, che fai? Me lo vai a fare quel lavoro?'
Questo lavoro consisteva in questo... quindi di conseguenza io poi accompagnavo a Totò. Quindi vedevo quello che lui faceva.
Matteo Messina Denaro mandava Salvatore Grigoli ad Enna per spedire un espresso... cioè, no un espresso, quando lui, Matteo Messina Denaro aveva bisogno di corrispondere con una persona, noi andavamo ad Enna, io e Salvatore Grigoli, e l'espresso lo facevamo dalla posta di Enna.
Io ho visto queste lettere e c'era solo il destinatario. Ricordo che erano un nome e cognome straniero, con un indirizzo straniero; e il mittente lo mettevamo noi, anzi o meglio, lo metteva Grigoli: prima di andare alla posta, andavamo in un bar vicino alla posta centrale di Enna, Grigoli Salvatore prendeva un elenco telefonico, prendeva un nome e cognome qualsiasi e lo metteva nel mittente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Poi andavamo alla posta, si faceva l'espresso e ce ne ritornavamo.
Ricordo però che Grigoli Salvatore ogni volta che andavamo ad Enna, per lui questa lettera era una cosa molto importante. Cioè, lui mi diceva: 'se ci fermano in un posto di blocco, questa lettera non la devono mai trovare. Perché potrebbe essere compromettente'.
Tant'è vero che noi la lettera la nascondevamo in macchina.
Addirittura, una volta nella Golf di Salvatore Grigoli che c'è il tettuccio apribile, l'abbiamo nascosta dentro e poi non l'abbiamo più potuta riprendere talmente era nascosta bene.
Quindi abbiamo dovuto rompere il tettuccio per riprenderla.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta e con riferimento a questi rapporti che lei, su cui lei si è a lungo intrattenuto, lei stamani, parlando dei fratelli Graviano, ha detto che conosceva Filippo Graviano. Ho capito bene?
EX210 Di Filippo P: Sì, io conoscevo Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dare qualche dettaglio su questa conoscenza con Filippo Graviano?
EX210 Di Filippo P: Filippo Graviano io lo conoscevo perché portava lui molto spesso i soldi a mio fratello Emanuele, soldi che poi erano per mio cognato Marchese Antonino.
Oltre a Vittorio Tutino, molto spesso veniva lui a portare i soldi. Diciamo che lui veniva quando portavano soldi di consistenza più grossa.
Cioè, voglio fare un esempio. Una volta è venuto Filippo Graviano, ha portato 50 milioni a mia sorella che però questi 50 milioni li mandava Salvatore Riina a mia sorella.
Non so se mi sono saputo spiegare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ho capito.
Quindi era denaro che, secondo quello che diceva, veniva da Salvatore Riina.
EX210 Di Filippo P: Da Salvatore Riina, esattamente.
Quando c'erano queste cifre così grosse o era direttamente Salvatore Riina a mandarle, veniva lui.
PUBBLICO MINISTERO: Filippo. E lei l'ha conosciuto solo in relazione a questi episodi?
EX210 Di Filippo P: Sì. E poi perché in un'occasione che ha portato 50 milioni, è venuto lui personalmente a casa di mia sorella e glieli ha dati lui assieme a mio fratello, ovviamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Poi l'altro fratello, invece, Giuseppe, lei non l'ha mai conosciuto?
EX210 Di Filippo P: Io non l'ho mai conosciuto. Ne ho sentito solo parlare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei più volte stamani per collocare i suoi racconti, ha fatto riferimento all'arresto di Giuseppe e Filippo Graviano.
Ecco, sa dirci qualcosa? Siccome è noto che sono stati arrestati a Milano, sa dirci se nel suo gruppo tra le persone di cui lei a lungo ci ha parlato, si era commentato questo arresto a Milano, sulle ragioni per cui si trovavano lì e quant'altro?
EX210 Di Filippo P: Sì, era stato commentato quasi da tutti perché gli si dava la colpa a Spataro e all'altro, non mi ricordo in questo momento come si chiama, che si erano portati dietro i Carabinieri e poi di conseguenza perché loro sono partiti da Palermo, gli dava la colpa a loro due che si erano portati i Carabinieri dietro e poi di conseguenza avevano individuato i fratelli Graviano a Milano.
Quello che si arrabbiava di più era Vittorio Tutino perché Vittorio Tutino mi diceva: 'vedi che cose! Io è una vita che faccio questo tipo di lavoro, andarli a trovare a Milano. Quando io partivo, prendevo tutte le precauzioni necessarie e possibili.
Per andare a Milano, mancavo cinque giorni. Mi prendevo il treno Palermo-Napoli; da Napoli andavo all'aeroporto e mi prendevo l'aereo Napoli-Bologna; da Bologna scendevo e mi prendevo il trenino Bologna-Milano'.
Cioè, faceva tutto il modo possibile per non portarsi dietro i Carabinieri.
Quindi dice: 'io che ho fatto una vita, da una vita questo tipo di lavoro... non li hanno mai beccati. Adesso loro che sono partiti un paio di volte, si sono portati i Carabinieri dietro e li hanno fatti arrestare'.
I primi commenti sono stati da lui. Poi, altri commenti ce ne sono stati perché buona parte di persone che prima stavano con i Graviano e poi sono passati con Nino Mangano, si lamentavano del fatto che quando stavano con i Graviano per quanto riguarda soldi, non c'erano problemi perché i Graviano pagavano a tutti bene.
Addirittura il Grigoli Salvatore mi diceva, dice: 'a me i Graviano mi davano cinque milioni al mese. Adesso sono qua con Nino Mangano, ne prendo due o tre'.
Però non si lamentava di Nino Mangano perché non è che lui diceva che Nino Mangano se li mangiava. Siccome le possibilità erano queste: quando c'erano i Graviano fuori, c'era molto più possibilità di guadagnare soldi o forse loro ci sapevano fare meglio. Come lui, come tanti altri.
Mentre prima con i Graviano stavano bene, poi con Nino Mangano si sono venuti a trovare male.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi questo è quanto le viene riferito da Tutino Vittorio.
EX210 Di Filippo P: Tutino Vittorio, Grigoli, anche Giuliano Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Sulla... Tutino Vittorio sulla...
EX210 Di Filippo P: Sul fatto di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Sul fatto di Milano.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E le disse per quale ragione si trovavano a Milano?
EX210 Di Filippo P: Sì, lui mi ha detto che loro si trovavano a Milano perché avevano individuato i collaboratori Giovanni Drago e Giuseppe Marchese. Quindi loro si trovavano a Milano perché li dovevano uccidere.
Perché il chiodo fisso che avevano i Graviano in testa e anche Leoluca Bagarella era quello di assassinare Giovanni Drago e Giuseppe Marchese.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, diciamo, questa idea, questo progetto di individuare questi due collaboratori, c'aveva qualche base concreta? Voglio dire, avevano avuto informazioni, avevano avuto notizie?
EX210 Di Filippo P: Per quello che mi diceva lui, avevano avuto notizie che i due collaboratori potevano essere da quelle parti. E quindi loro essendo a Milano, non so cosa dovevano fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Non so con chi dovevano parlare...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei ha fatto riferimento a queste due persone "che s'erano portati i Carabinieri dietro", lei ha detto.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha usato questa espressione. Uno l'ha indicato: Spataro. L'altro l'è venuto in mente il nome?
EX210 Di Filippo P: L'altro si chiamava Giuseppe D'Agostino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le è venuto in mente.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E queste due persone lei le conosceva?
EX210 Di Filippo P: Sì, io li conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire qualcosa di loro?
EX210 Di Filippo P: Praticamente che cos'è successo? Vittorio Tutino quando ovviamente parlava di queste cose, si lamentava del fatto che loro erano andati a Milano e di conseguenza avevano la colpa che avevano arrestato i fratelli Graviano. Mi diceva che in un certo senso la colpa era pure di Cristoforo Cannella perché queste due persone erano persone vicine a Cristoforo Cannella.
Quindi dice: 'è grazie a lui che si è... che aveva fiducia a queste due persone, hanno arrestato pure a Giuseppe e a Filippo'.
Quindi ho capito che queste due persone agivano per conto di Cannella Cristoforo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma voglio dire, queste due persone lei le conosceva personalmente?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva cosa faceva? Ce lo vuol dire?
EX210 Di Filippo P: Io li conoscevo personalmente. Sapevo... cioè, sinceramente sapevo che D'Agostino aveva a che fare con il pallone. Addirittura una volta era in società di una squadra, mi pare il Roccella.
Lo Spataro lo conoscevo però, non è che avevo avuto tanti rapporti con lui. Però di vista lo conoscevo perché loro erano del rione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ho capito.
Senta, come lei ha detto che venne dato questo giudizio diciamo negativo su Cannella, era la persona che aveva scelto...
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Era stato lui...
PUBBLICO MINISTERO: ... usiamo questa espressione...
EX210 Di Filippo P: Era stato lui che aveva mandato a loro dai Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non lo so, vennero presi dei provvedimenti? Si pensava di far qualcosa?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Praticamente dovevano essere uccisi solo che... tutti e due. Solo che...
PUBBLICO MINISTERO: Tutti e due, quindi sia Spataro che D'agostino?
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Solo che, per quello che ho capito io, questo omicidio non è stato fatto subito e quindi magari si prendeva tempo perché c'erano discorsi di donne che sapevano, che non sapevano tutte queste situazioni, la famiglia poteva essere al corrente. Quindi, se si uccidevano queste persone, poi magari la cosa diventava... si poteva andare incontro a cose giudiziarie, a cose... quindi si è allentata questa cosa per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Se ne era discusso all'interno del gruppo di eliminare queste due persone, se ne era discusso in maniera esplicita?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. A me Grigoli Salvatore me ne parlava che tutti e due dovevano essere... cioè, dovevano essere uccisi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo P: E proprio lui mi diceva, perché io gli dicevo: 'ma scusami, ma scusa, voi sapete che questi hanno fatto arrestare i Graviano. Ma come mai ancora non li avete uccisi?'
Mi ricordo che gli ho fatto questa domanda, eravamo in macchina.
E lui mi ha detto, dice: 'perché per ora non è possibile perché ci sono discorsi ingarbugliati di donne, di questo , di quello. Quindi per ora non è possibile'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta e tanto per finire questo argomento. Su Cannella... insomma, lei ha detto, insomma se la prendeva un po' con lui.
Erano stati progettati, c'erano state delle idee o che altro?
EX210 Di Filippo P: Su Cannella c'era pure qualcosa che non andava perché questa... sì, c'erano delle cose che non andavano. Però, signor Pubblico Ministero se vuole non ne parlo perché a me mi... cioè, no non ne voglio parlare, non mi va di mettere per... poi uno dice che vuole mettere tragedie, cose. Evitiamo. Comunque c'è stato qualche lamentela anche nei suoi confronti.
PUBBLICO MINISTERO: No, Di Filippo, se le risulta ce lo può dire.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Mi risulta che c'è stata qualche lamentela da parte di qualcuno e qualcuno... in un primo momento mi pare che è stato messo da parte, poi in un altro momento dice: 'allora dato che lui si sta sempre a casa, ora lui esce prima a fare gli omicidi...'.
Questo perché già era guardato un pochettino male.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dire la fonte di queste sue informazioni, chi era insomma che aveva prospettato questo ruolo su Cannella?
EX210 Di Filippo P: Se è necessario io lo dico, però se mi vuole fare evitare io voglio evitare perché...
PUBBLICO MINISTERO: Di Filippo, ormai è fatta la domanda, quindi...
EX210 Di Filippo P: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... se può rispondere.
EX210 Di Filippo P: C'è stato un periodo che Nino Mangano faceva questi discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi praticamente gli voleva far sporcare le mani a Cannella.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Dico bene?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Lo voleva mettere, lo voleva mettere più a rischio.
PUBBLICO MINISTERO: "Più a rischio", cioè lo voleva andare a sparare?
EX210 Di Filippo P: No, già sparava. Però... cioè, non gliene faceva... cioè, se si doveva andare a fare un omicidio, lui era il primo che doveva correre.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
*EX210 Di Filippo P: Ma questo non per fargli bene, per fargli male.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Presidente, è l'una. Avremmo bisogno un pochino di riconsiderare, se possiamo fare questo...
PRESIDENTE: Riprendiamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Facciamo entrare?
Allora, il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Non so, Presidente, se vogliamo dare atto.
Vedo il difensore di Di Filippo Pasquale, difensore di fiducia.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Fabbri: Avvocato Carlo Fabbri.
PRESIDENTE: Benissimo, avvocato, grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Di Filippo, sono il dottor Chelazzi.
Fino ad ora ha risposto a domande del dottor Nicolosi, ora gliene pongo qualcuna anche io.
Mi ascolta bene, sì?
*EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
Allora, senta, stamani lei accennava al fatto che suo suocero aveva occasione di incontrarsi con Cancemi Salvatore.
Ecco, lei, a parte che ha già chiarito qual era l'oggetto di questi incontri. Ma sa se tra suo suocero e Cancemi esistesse un qualche legame per una qualche ragione?
EX210 Di Filippo P: Loro facevano parte della stessa famiglia di Portanuova. Quindi si incontravano per questi motivi e per motivi pure di traffici di droga.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. L'altra cosa che le volevo chiedere è, più o meno, nella stessa linea. Cioè a dire i rapporti che intercorrevano tra suo suocero e Giuseppe Greco, Pino Greco, mi pare che lei lo abbia chiamato.
EX210 Di Filippo P: Erano buonissimi. Anche io, qualche volta, ho partecipato a qualche colloquio fra mio suocero e Giuseppe Greco, detto "scarpa", assieme a Giuseppe Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Di Filippo, questo, la risposta che lei ha dato poco fa, mi introduce proprio una domanda che è necessario porle.
Lei, a proposito di suo suocero, e anche di Cancemi, ha adoprato il termine "uomini d'onore", eh?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io le debbo chiedere: ma per quanto riguarda lei, lei Di Filippo, lei è stato fatto uomo d'onore, o no?
EX210 Di Filippo P: Io, come si diceva, la santina, non l'ho mai fatta. Però...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè la pungiuta, quelle storie lì.
EX210 Di Filippo P: Sì, quello non l'ho mai fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Però, io ho fatto tutto quello che può esistere in Cosa Nostra, come reati.
E quindi non lo so se definirmi uomo d'onore, o no. Però, se uomo d'onore si intende solo la santina, allora io non sono uomo d'onore; se uomo d'onore si intende fare parte di una famiglia, essere al corrente di tutto quello che avviene in un territorio, fare omicidi, fare estorsioni, eccetera, eccetera, allora io sono uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Il fatto che suo suocero, viceversa, fosse uomo d'onore - perché questa è l'affermazione che lei ha fatto - e che lo fosse anche Cancemi, quindi a lei come risulta?
EX210 Di Filippo P: A me mi risulta perché, di queste santine, me ne parlava pure lui, mio suocero.
Oltre che lo avevano fatto loro, addirittura mio suocero una volta mi ha raccontato che, in presenza sua, cioè di mio suocero, di Pippo Calò e di altre persone, in un luogo dove lui mi ha detto, avevano fatto con questo metodo della santina, uomo d'onore il cognato di Pippo Calò.
Che io mi ricordo che si chiama Gregorio, come nome. Il cognome non me lo ricordo. Però, a lui, lo conosco molto bene.
Quindi, queste cose esistevano, della santina, perché lui stesso me ne ha parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX210 Di Filippo P: Addirittura mi ricordo il particolare: che loro erano fuori in un villino. Hanno fatto questa cosa fuori, in un angolo. E la puzza della santina bruciata si sentiva fino a dentro. E quindi avevano la preoccupazione che le donne che c'erano dentro potevano sentire l'odore della santina bruciata.
Diciamo, mi ha detto questa battuta scherzosa, così. Mi ricordo questo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, cerchiamo di mettere a fuoco un avvenimento che la riguarda proprio specificamente, come ha riferito già stamane.
Cioè a dire: il momento in cui le viene detto di considerarsi inserito in un gruppo ristretto, gruppo ristretto costituito quindi da lei, da Grigoli e da Pizzo. Oltre che, ovviamente, dalle persone che sapevano del suo inserimento. Quindi, Bagarella...
AVVOCATO Pepi: Presidente, opposizione.
Questa è una affermazione del Pubblico Ministero.
Lo dovrebbe eventualmente dire il collaboratore di Giustizia che Pizzo fa parte di questo gruppo.
Mi sembra che sia...
PRESIDENTE: Avvocato, lo ha detto stamattina più di una volta.
AVVOCATO Pepi: Ho capito. Ma allora noi possiamo anche andare via, perché se non possiamo nemmeno controllare quello che viene detto, che viene insinuato da dire ai collaboratori, mi sembra che la nostra funzione sia veramente inutile.
PRESIDENTE: Avvocato, mi spiace. Non è vero che la sua funzione è inutile.
Lei, nel controesame, potrà porre tutte le domande che crede. Ma non possiamo non tener conto di quello che l'esaminato ha dichiarato questa stessa mattina più di una volta.
AVVOCATO Pepi: Ma ... (voce fuori microfono) il Pubblico Ministero dire, affermare certi fatti. Deve chiederlo...
PRESIDENTE: No, non mi pare che abbia affermato.
Lei stamattina ha detto che c'erano in questo gruppo ristretto queste persone, cosa che risulta, credo, nella memoria di tutti i presenti all'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti io non volevo affermare nulla, anche perché nessuno mi ha abilitato a riconsocere che certi fatti sono andati in un modo, piuttosto che in un altro.
Volevo semplicemente - ecco perché ho citato la dichiarazione di Di Filippo - sapere, ecco, quando gli viene fatto questo discorso che stamani ha riferito, chi erano le persone presenti?
Dove si è svolto questo discorso?
EX210 Di Filippo P: Le persone presenti?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: Erano Bagarella e Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: E lei, suppongo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Oh.
EX210 Di Filippo P: Oltre a dirmi questo, mi hanno anche detto le regole che io dovevo rispettare. Eventualmente anche per un futuro.
Che, quello che facevo io, non ne doveva sapere niente nessuno. Nessuno completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho bisogno, quindi, di un particolare.
Visto che riprendo la sua dichiarazione, visto che lei avrebbe dovuto non manifestare all'esterno la sua appartenenza a questo gruppo, ma a queste due persone che lei ha nominato, a Grigoli e a Pizzo, chi è che lo avrebbe fatto sapere che lei faceva parte di questo gruppo?
EX210 Di Filippo P: Va be', Nino Mangano. Cioè, io sono stato preparato da Grigoli. Per ordine di Bagarella io sono stato preparato da Grigoli.
Cioè, prima di commettere il primo omicidio, Grigoli mi ha preparato, bene o male, come... lasciamo stare il fatto di sparare, perché quello è facile a tutti premere un grilletto. Però sono stato preparato soprattutto da lui, anzi, da lui, per come avvicinarmi all'obiettivo.
L'obiettivo sarebbe chi doveva morire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa che lei chiama la preparazione, la sua preparazione, quindi, io ho bisogno di capire per bene, è una fase che precede questo discorso che le è stato fatto dai soli Bagarella e Mangano?
EX210 Di Filippo P: No. Prima mi è stato fatto il discorso; contemporaneamente, dopo Nino Mangano mi ha detto che lo zio era al corrente, ovviamente, e che Salvatore Grigoli doveva prepararmi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e sul conto di Pizzo, le è stato detto qualche cosa di analogo, oppure come sono andate le cose?
Perché io, appunto, ho bisogno di capire com'è che lei ha saputo di essere inserito in un gruppo in cui eravate solamente tre, più chi vi ci aveva messo, per dirla con una espressione sbrigativa.
EX210 Di Filippo P: Perché... Sì. Perché, quando abbiamo preparato... cioè, va be', prima Grigoli mi ha preparato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: Dopo, quando è stato detto che si doveva fare il primo omicidio, di conseguenza, man mano che io e Grigoli facevamo dei pedinamenti a queste persone che dovevano morire, Grigoli mi diceva che un altro, che doveva essere con noi, era Giorgio Pizzo che era l'unica persona che poteva essere più vicino a noi, ecco.
Cioè, poi, successivamente è nato questo discorso di Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Non ricordo bene se lei stamattina ha indicato il nome della vittima di questo omicidio.
EX210 Di Filippo P: Si chiama Castiglione.
PUBBLICO MINISTERO: Castiglione, ecco.
Cambiamo argomento. Lei stamattina ha spiegato in che termini ha fatto la conoscenza personale del signor Filippo Graviano. E poi, se io non ricordo male, lei ha detto di non aver mai conosciuto personalmente Giuseppe Graviano.
E' corretto quello che mi ricordo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora io ho bisogno di richiamare la sua attenzione, e quindi devo fare una contestazione, sul fatto che, quando lei è stato interrogato dal Pubblico Ministero di Palermo il 30 giugno del '95, lei, poiché le venivano sottoposte alcune fotografie, davanti a una certa qual fotografia, ha detto: 'questo dovrebbe essere, ma non sono sicuro, dovrebbe essere Giuseppe Graviano.'
E, in realtà, poi la sua affermazione non era nemmeno esatta, in termini di individuazione.
Allora non riesco a capire. Se lei non lo aveva mai conosciuto Giuseppe Graviano, com'è che, davanti a questa foto che le veniva mostrata dal collega di Palermo, lei ha detto: 'questo, dovrebbe essere Giuseppe Graviano.'
Mi aiuti a capire, perché mi sembra ci sia una contraddizione.
EX210 Di Filippo P: E' possibile che magari lo avrò visto nei giornali, nei telegiornali. O, anche, qualche volta di sfuggita, però questo non significa che, se uno vede una persona di sfuggita una volta, un secondo, non significa che debbo dire lo conosco. Oppure...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, voglio dire, per i difensori dico che è a pagina 17 di quel verbale lì, se vogliono controllare.
Ecco, perché appunto, io registravo questa disarmonia, questo contrasto tra le dichiarazioni di oggi.
Quindi, qual è la sostanza del discorso?
Lei, quindi, pensa di averne fatto la conoscenza fisica, voglio dire, almeno; oppure di non averlo mai conosciuto questo signore?
EX210 Di Filippo P: No, è possibile che, qualche volta, lo abbia visto. però, niente di particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre per rimanere sull'argomento dei signori Graviano.
Lei sa se una volta che furono arrestati, Giuseppe e Filippo Graviano, sa se queste persone mantenevano dei contatti con le altre di cui lei sta parlando da stamani?
Intendo dire: Bagarella, Mangano e tutti gli altri. Ovvero, se non avevano contatti?
EX210 Di Filippo P: No, i contatti c'erano sempre, anche se loro erano arrestati.
PUBBLICO MINISTERO: Di Filippo, non si allontani dal microfono, per cortesia. Abbia pazienza.
EX210 Di Filippo P: I contatti c'erano sempre, anche se loro erano arrestati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei è al corrente delle modalità con le quali venivano mantenuti questi contatti?
EX210 Di Filippo P: O tramite colloqui, o tramite bigliettini.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, c'era della roba scritta che andava e veniva dal carcere, vuol dire questo?
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Va be', questo è esistito sempre, comunque, non...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
EX210 Di Filippo P: Questo qua è sempre esistito, anche da prima. Non è che lo facevano solo i Graviano. Anche altre persone facevano queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo lo credo. Ma io volevo sapere se a lei risultava positivamente se questo è avvenuto anche con i signori Graviano.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Sì, per esempio c'è stato un periodo che loro non si prendevano soldi. Cioè, la nostra famiglia non mandava soldi a loro, perché loro stavano bene economicamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: E poi, tutto assieme, Nino Mangano, in presenza mia e di Grigoli e di altri, ha detto, dice: 'i fratelli Graviano hanno fatto sapere dal carcere che adesso vogliono cinque milioni al mese, l'uno'.
Quindi, in un certo senso, Nino Mangano si lamentava perché dice: 'noi abbiamo difficoltà, adesso vacci a metter anche questi 15 milioni...', dice, 'saremo ancora più in difficoltà.'
E loro erano arrestati.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque mi pare di aver capito che...
EX210 Di Filippo P: Poi, anche Vittorio Tutino, per esempio, aveva i contatti con loro. Anche quando loro erano arrestati per tutta una serie di motivi che io stamattina ho spiegato. Cioè, tutti i contrasti che aveva Vittorio Tutino con i Graviano, praticamente come facevano a... come faceva Vittorio Tutino a sapere che loro l'avevano con Vittorio perché c'erano dei conteggi sbagliati e viceversa.
E poi lui ha cercato di dimostrare...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Prima di tutto, Di Filippo, sappia che stamattina ero in aula, eh.
Voglio dire, lei non mi ha visto, io non ho visto lei. E' due anni circa che non la vedo, però ho seguito perfettamente tutto il suo esame di stamani.
Quindi, faccia conto che, rispondendo a me, quello che ha detto stamani, non c'è bisogno di ripeterlo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sennò allunghiamo inutilmente i tempi dell'esame.
Volevo sapere semplicemente se le risultava positivamente che vi fosse stato, appunto, un mantenimento di contatti.
Lei ha accennato anche al fatto di contatti mantenuti attraverso bigliettini. E ha parlato...
EX210 Di Filippo P: Addirittura io ho visto una lettera.
Quando sono stato arrestato, a casa di Nino Mangano, c'era una lettera, proprio, contenente quattro o cinque fogli che era scritta da Giuseppe Graviano a Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Ed era nell'abitazione di Nino Mangano.
Perché l'ho vista questa lettera? Perché i magistrati di Palermo me l'hanno mostrata per vedere se io riuscivo a capire qualcosa riguardo qualche soprannome, riguardo qualche discorso, riguardo... Lettera che esiste e che è stata trovata a casa di Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stamani lei accennava al fatto di aver preso dei documenti da un certo posto, esattamente da via Ingegneros e averli portati in via Scaglione.
Ricordo bene?
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere, lei, quando ebbe per le mani questi documenti, guardò di che si trattava?
EX210 Di Filippo P: No, sinceramente non ho guardato. Però, quando io li ho portati a Nino Mangano, Nino Mangano mi ha detto: 'oh, meno male che li abbiamo qua'.
C'era anche Grigoli Salvatore presente. Io, questo, lo puntualizzo sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
EX210 Di Filippo P: 'Meno male che li abbiamo qua, sennò succedeva una rovina, perché c'erano cose scritte di qualsiasi genere'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ora stava accennando ad una certa lettera.
E ha detto che le è stata sottoposta dai magistrati di Palermo che la interrogavano.
Precedentemente, quindi, a questo interrogatorio dei magistrati di Palermo, lei, su questa lettera, non ci aveva mai messo gli occhi. Capisco bene?
EX210 Di Filippo P: No, no. Non avevo mai... Perché... adesso non posso dirlo se questa lettera era inclusa nei documenti che io ho portato a Nino Mangano, perché non ho guardato. Però poi, successivamente, quando è stata trovata, i magistrati mi hanno detto che era stata trovata nella documentazione di Nino Mangano.
E quindi, di conseguenza, me l'hanno fatta guardare, leggere, per cercare di vedere se capivo qualcosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, quanto tempo prima del suo arresto si verificò questo spostamento di questo materiale da via Ingegneros a via Scaglione?
E' roba di qualche giorno prima, di qualche settimana, o di qualche mese prima, o addirittura...
EX210 Di Filippo P: Ma guardi, adesso... ma all'incirca non più di un mese.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Torniamo un attimo a questa lettera di cui lei sta parlando.
Lei ha detto che era una lettera di tre o quattro pagine.
Era un dattiloscritto, o un manoscritto?
EX210 Di Filippo P: No, era scritto a mano.
PUBBLICO MINISTERO: Scritto a mano.
Lei, leggendo questa lettera, è stato in grado di farsi un'idea su chi ne fosse l'autore? Cioè a dire su chi l'aveva scritta, quindi l'aveva spedita, l'aveva fatta arrivare a Mangano?
EX210 Di Filippo P: Eh, l'aveva mandata Giuseppe Graviano, perché... adesso io, questa lettera, l'ho vista solo così in un interrogatorio e non è che poi me l'hanno fatta vedere tutta. Perché non ero tenuto a saperla tutta. Solo qualcosa che loro, qualche chiarimento che loro volevano.
Però, per quello che mi ricordo io, in base a qualche discorso che io ho visto, la lettera era scritta da loro. Perché erano cose che appartenevano a loro.
E c'erano lamentele dal carcere di buona parte di carcerati che si rivolgevano a Giuseppe Graviano, perché non avevano più soldi, perché stavano male...
Quindi, di conseguenza, Giuseppe Graviano, in questa lettera, ha manifestato a Nino Mangano tutte queste lamentele.
Dico, ma ripeto, queste sono quello che mi ricordo, quello che io sono riuscito a vedere.
Non è che io poi l'ho letta tutta, perché non me l'hanno fatta vedere tutta.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi lei oggi, del contenuto di quella lettera, a parte questi discorsi che riguardavano problemi di detenuti, ha ancora un ricordo, o non ha più un ricordo?
EX210 Di Filippo P: Un ricordo vago.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo quell'interrogatorio, appunto, che lei ha avuto dai magistrati di Palermo, ha più avuto modo di vederla, questa lettera?
EX210 Di Filippo P: No, no. Completamente.
Ma questo è stato all'inizio, e quindi stiamo parlando di giugno '95. Quindi già sono passati più di due anni. Poi non l'ho vista più.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, ho bisogno di capire un'altra cosa, a questo punto.
Dunque, lei, stamattina, ha spiegato di certe preoccupazioni - adopriamo questo termine assolutamente di carattere generico - suscitate dall'arresto di Scarano e Giacalone assieme.
Bene? Ha presente l'argomento,. no?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La domanda è molto semplice.
Allora ho bisogno di qualche chiarimento.
Quando lei comincia a raccogliere certe considerazioni preoccupate su questo episodio, sull'arresto e su tutto quello che riguardava lo stupefacente, le armi e poi il biglietto e tutto il resto, ecco, quando lei comincia a raccogliere queste preoccupazioni, da quanto tempo si era verificato questo arresto?
EX210 Di Filippo P: Praticamente mi ricordo che Giacalone è stato arrestato nel '94, se non mi sbaglio.
Dopo... cioè subito, all'istante, dopo l'arresto di Giacalone, i primi incontri che ho avuto io con Vittorio Tutino, si cominciò a parlare di questi argomenti.
Ma non è stato tanto il tempo di differenza. Subito, la cosa è stata istantanea, perché dal momento che è successo questo arresto, sono cominciate le preoccupazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi, quando Tutino comincia a manifestarle queste preoccupazioni, anche le sue personali, lei aveva già avuto gli incontri con Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Sinceramente io non me lo ricordo. Presumo di sì.
O no... gli direi una bugia. Però questo non significa niente, perché...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, le bugie non le deve dire.
Almeno io, da Pubblico Ministero, le chiedo di non dirle.
EX210 Di Filippo P: No, no, dico sinceramente, questo, io non me lo ricordo. Però... se è stato prima che io già avevo i contatti con Bagarella, o dopo.
Però, ripeto, io, anche se non mi vedevo con Bagarella, Vittorio Tutino... cioè, anche se le prime volte non mi sono visto con Bagarella, Vittorio Tutino era il tramite delle lettere che noi mandavamo a Bagarella.
Quindi lui lo sapeva che Bagarella aveva un buon rapporto con noi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei vuol dire, quindi che, quando Tutino le fa queste confidenze, lei già svolgeva l'incarico di far da portalettere, per così dire?
EX210 Di Filippo P: No, sono cominciate le prime lettere nostre familiari con Bagarella. Perché le altre lettere, quelle a cui penso lei si riferisca, quelle fra lui e la famiglia Marchese, vengono dopo che io mi incontro con Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. E quindi lei invece di quali sta parlando?
Ho bisogno proprio di comprendere, sennò...
EX210 Di Filippo P: Quelle nostre mandate a Bagarella per questioni familiari.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, lei ha capito che cosa, in un certo senso, metteva Tutino nella condizione di fidarsi di lei, tanto da farle un certo tipo di confidenze?
EX210 Di Filippo P: Prima, perché già lui sapeva che Bagarella aveva un buon rapporto con noi, familiare; secondo, perché io ero cognato di Marchese Antonino e genero di Tommaso Spadaro.
Terzo, perché io ero fratello di Emanuele Di Filippo. Emanuele Di Filippo è stato uno che ha partecipato anche a un gruppo di fuoco. Anche, cioè, nei tempi precedenti, ma ha partecipato a un gruppo di fuoco.
Era molto amico suo ed era molto amico dei fratelli Graviano e di tante altre persone che facevano parte di Cosa Nostra.
Tra l'altro, io non avevo mai manifestato comportamenti brutti, in seno a Cosa Nostra. Ero stato arrestato, sono stato in carcere, sono stato condannato.
Quindi, si è spinto. Sinceramente non so se si è spinto dopo che io già mi incontravo con Bagarella, o prima. Questo, non glielo posso dire con sicurezza, perché non me la sento di dirlo.
PUBBLICO MINISTERO: Una puntualizzazione, a proposito proprio di Giacalone.
Lei ricorda che l'anno dell'arresto di Giacalone è il 1994. Ma, a parte questo, lei aveva una conoscenza con Giacalone, oppure no?
Intendo dire: quando Tutino le parlava di queste due persone arrestate, ecco, i nomi di queste due persone, sia dell'uno che dell'altro, le dicevano qualche cosa, o non le dicevano nulla? Cioè erano semplici nomi.
EX210 Di Filippo P: Sì. Di Scarano, io non lo conoscevo completamente; di Giacalone lo conoscevo, perché praticamente negli anni '90, io, come famiglia Spadaro, assieme ad altre persone appartenenti alla famiglia Spadaro, abbiamo fatto un grosso traffico di sigarette, assieme ad altre persone.
Mi riferisco ai Tagliavia.
E' successo un particolare: che la Finanza ha trovato un TIR pieno di sigarette. Quindi, quella sera stessa, ci siamo riuniti io, come famiglia Spadaro, più tutte le altre persone che avevano una quota in queste sigarette.
E mi ricordo, in quella occasione, mi ricordo pure il punto dove ci siamo visti, che, per la prima volta, ho visto Luigi Giacalone.
C'era anche Giuliano Francesco, c'era anche Cosimo Lo Nigro, c'era anche Giuseppe Orilia.
Quindi io, a Giacalone, l'ho conosciuto in questa occasione, ancora prima del suo arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma queste operazioni, diciamo, in ambito contrabbando, alle quali lei si sta riferendo, sono una, o più d'una?
EX210 Di Filippo P: Queste operazioni di contrabbando?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, quelle nelle quali lei situa la sua iniziale conoscenza con Giacalone.
EX210 Di Filippo P: Praticamente io, il contrabbando di sigarette, lo facevo a volte con persone, a volte con altre persone.
Con loro, mi pare di averlo fatto due volte.
PUBBLICO MINISTERO: Andarono tutte a buon fine, queste operazioni?
EX210 Di Filippo P: No, completamente. Perché, una volta abbiamo... la Finanza ha trovato un TIR pieno di sigarette intestato a Vitano Angelo; un'altra volta, addirittura, le sigarette, quando sono partite dall'isola di Malta. Perché noi, le sigarette, le prendevamo là. Quando è uscita la nave piena di sigarette, è stata fermata dalla Finanza e sequestrata direttamente all'uscita del porto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sulla base di quali elementi lei è in grado... Intendo dire, se vi sono degli elementi di carattere concreto oggettivo, allora la mia domanda ha un senso e mi aspetto una risposta da lei. Se non dispone di elementi di carattere oggettivo, concreto, allora risponderà come ritiene, ovviamente.
Sulla base di quali elementi concreti, lei ritiene di poter affermare, o di potere escludere, che Giacalone Luigi avesse dei rapporti stabili con questo gruppo di persone di cui si sta parlando da stamani?
Intendo dire con Mangano, con Spatuzza, con Olivetti, con Grigoli e tutti gli altri.
Intendo dire, non rapporti di conoscenza personale, ma rapporti che si traducevano nel compiere delitti.
EX210 Di Filippo P: Io gli posso rispondere a tutte due le cose, se vuole. Perché...
AVVOCATO Pepi: Presidente, avvocato Pepi. Opposizione.
Mi sembra che la domanda sia quantomeno suggestiva.
Non si può dire: 'lei conosceva certe persone per commettere delitti'.
Insomma, lasciamo dire al collaboratore che tipo di rapporti poteva avere con queste persone, ma non già dare la spinta, di dire: per commettere delitti.
Mi sembra che, quantomeno, la domanda sia suggestiva.
PRESIDENTE: Possiamo modificarla, invece, come alternativa, come una domanda diretta?
PUBBLICO MINISTERO: Ma io ho chiesto, Presidente - ribadisco la domanda e non mi sembrava meritasse assolutamente opposizione -: se gli risultava, per dati di carattere oggettivo, che Giacalone potesse avere intrattenuto rapporti con queste persone, al fine di commettere delitti.
Sono io che affermo una circostanza, in via di ipotesi, alla quale chiedo all'esaminato di rispondere, e specifico la domanda, sull'eventuale - in quanto gli risulti - collegamento di Giacalone a queste altre persone, al fine di commettere delitti.
E perché devo formularla in maniera diversa?
Mi interessa fino ad un certo punto se Giacalone prendeva il caffè, o no, con Mangano.
PRESIDENTE: Lei ha capito la domanda, che è ammissibile?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Allora, risponda.
EX210 Di Filippo P: Io ho avuto la certezza che Giacalone faceva parte del gruppo di fuoco assieme a Nino Mangano, assieme al Grigoli e ad altre persone, quando Salvatore Grigoli mi ha raccontato un omicidio commesso da lui assieme a Giacalone Luigi, assieme ad altri componenti del gruppo di fuoco.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo quale?
PRESIDENTE: Può specificare quale omicidio? Se lo ricorda.
EX210 Di Filippo P: L'omicidio di Casella Stefano.
PRESIDENTE: Di?
EX210 Di Filippo P: Casella Stefano.
PRESIDENTE: Può dire qualcosa di più, sulla vittima?
EX210 Di Filippo P: Casella...
PRESIDENTE: Chi era?
EX210 Di Filippo P: Casella Stefano era il figlio di Casella... di un altro Casella - che adesso il nome non mi ricordo - che era stato pure ucciso tanto tempo prima.
PRESIDENTE: Ed i motivi di questo omicidio, non li conosce?
EX210 Di Filippo P: Praticamente è successo questo: il figlio, per quello che mi hanno raccontato - però, se devo essere sincero, adesso, chi mi ha raccontato il motivo non me lo ricordo -, per come è stato l'omicidio, questo glielo posso spiegare tutto, perché me lo ha raccontato Grigoli. Perché c'era lui e c'era Giacalone.
Quindi, la dinamica dell'omicidio, bene o male la conosco tutta.
Il motivo è stato perché questo Casella Stefano, mi pare, una volta, a parte che aveva sempre intenzioni di vendicare il padre, e poi, una volta in specifico, quando hanno arrestato i fratelli Graviano, lui ha guardato il giornale e ha detto: 'finalmente hanno arrestato chi è che ha ammazzato mio padre.'
Questo che ha detto lui è stato sentito da persone che glielo hanno fatto sapere ai Graviano.
Di conseguenza, i Graviano hanno preso questo provvedimento.
PRESIDENTE: Tutto questo gli è stato riferito da Grigoli.
EX210 Di Filippo P: No. Questo non me lo ricordo chi me lo ha riferito.
La motivazione è stata questa.
Se gli devo dire chi me lo ha riferito, non glielo... Non me lo ricordo...
PRESIDENTE: Non se lo ricorda. E Grigoli non le disse anche...
EX210 Di Filippo P: ... perché avevo a che fare... No, Grigoli, mi ricordo che lui... non me lo ricordo se me lo ha detto lui, o qualche altro componente.
Però, Grigoli mi ha spiegato come è stato l'omicidio.
Perché me lo ha spiegato? Non è che Grigoli si è alzato e mi ha detto: 'lo sai, abbiamo ammazzato Casella Stefano. Sono stato io, è stato quello, è stato quell'altro.'
Grigoli Salvatore si lamentava sempre con me che buona parte dei componenti del gruppo di fuoco, a volte si dovevano stare a casa e non dovevano andare a fare gli omicidi.
In particolare si riferiva a Gaspare Spatuzza e a qualche altra persona, che erano troppo impulsivi quando dovevano fare un omicidio.
Nel senso che, Gaspare Spatuzza se doveva uccidere una persona a 100 metri, gli cominciava a sparare a 100 metri di distanza. Quindi è normale che tu, a 100 metri di distanza, lo puoi sbagliare.
Di conseguenza, quello scappa. quindi si crea più panico, non diventa più un omicidio semplice da fare.
E mi ha spiegato che, proprio in questo omicidio Casella Stefano, uno fra i primi a scendere dalla macchina, è stato Gaspare Spatuzza che ha cominciato a sparare. Ma Casella Stefano cominciò a scappare. Perché lui, i primi colpi, non lo ha preso.
Di conseguenza, se non era per Grigoli che scendeva... Siccome Grigoli era più preparato a sparare anche a distanza, perché lui era cacciatore, con il fucile era pratico pratico, a distanza... se non era per Grigoli che gli sparava e riusciva a prenderlo, Casella poteva anche scappare.
Al che io ho approfondito e gli ho detto: 'ma la macchina chi la guidava? Sempre Nino Mangano?'
E lui mi ha detto: 'no, la macchina, in quella occasione, la guidava Luigi Giacalone.'
Questo, è stato il discorso che Grigoli mi ha riferito.
Ora, se mi ha detto pure lui la motivazione, io non me lo ricordo. Però, questa motivazione, l'ho sentita. Non mi ricordo da chi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Vi è stata qualche altra confidenza di contenuto analogo fatta da Grigoli sul conto di Giacalone?
PRESIDENTE: Ha capito?
EX210 Di Filippo P: No, non ho capito la domanda.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vuol sapere da lei se, sempre su Giacalone, da Grigoli, o da altri, ha avuto altre confidenze.
PUBBLICO MINISTERO: Analoghe.
PRESIDENTE: Analoghe...
EX210 Di Filippo P: Riguardanti sempre omicidi?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Il coinvolgimento in altri delitti.
EX210 Di Filippo P: No. No, no, non mi ricordo.
Una cosa che posso dire e confermare, perché vista da me personalmente, che Giacalone faceva parte della nostra famiglia perché era garantito da noi.
Cioè, Nino Mangano, ogni mese, gli mandava i soldi. Per lui e per gli avvocati.
PRESIDENTE: Dopo che era stato arrestato.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha parlato stamani, più volte di una persona che ha indicato, sia con le generalità anagrafiche: Giuliano Francesco, sia con il soprannome "Olivetti".
Mi sa dare qualche elemento in più sul conto di questa persona?
Nel senso, intanto, di com'era costituita la famiglia di questa persona. Di come è costituita la famiglia di questa persona.
EX210 Di Filippo P: Io conosco lui, conosco il padre. Poi lui aveva qualche sorella che avrò visto qualche volta.
Poi, altre cose, non me ne ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il padre lo conosce personalmente?
EX210 Di Filippo P: Sì, il padre io lo conosco personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: E, quindi, di battesimo, il nome com'è?
EX210 Di Filippo P: Il padre si chiama Giuliano. Lui, Francesco, suo padre come si chiama... Giuliano...
Eh, comunque, come soprannome, noi lo chiamavamo "il postino".
PUBBLICO MINISTERO: Perché?
EX210 Di Filippo P: Perché lui lavorava, tanto tempo fa, alla Posta.
Quindi, per questo non mi ricordo il nome, perché lo chiamavamo sempre "u' postino". Quindi non lo usavamo mai il nome...
Giuliano Salvatore, il padre, si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Sa dove...
EX210 Di Filippo P: Totuccio, Totuccio, Totò.
PUBBLICO MINISTERO: Sa dove faceva il postino?
EX210 Di Filippo P: Cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Sa dove, in quale ufficio postale lavorava?
EX210 Di Filippo P: Lui lavorava, ha lavorato presso la Posta, se non erro, della Stazione Centrale. Là vicino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, qualche domanda gliel'ha già fatta il dottor Nicolosi, sul conto di Vittorio Tutino.
Ecco, lei ha parlato anche, o perlomeno ha dato qualche risposta anche sul conto della famiglia di Tutino Vittorio.
Ora però io non mi ricordo bene, perché le trascrizioni dell'udienza di oggi non le avremo prima di una giornata o due. Ecco, lei sa se Tutino Vittorio ha fratelli, non ha fratelli, sorelle...
EX210 Di Filippo P: Sì. Io gli conosco a lui un fratello che si chiama Marcello.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: Sorelle, non gliene conosco.
Conosco la moglie e la figlia. Mi pare che aveva una figlia femmina piccolina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, del fratello sa se aveva una attività di lavoro?
EX210 Di Filippo P: Il fratello aveva un distributore di benzina alla circonvallazione di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: E questo ne ha parlato stamattina.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Però non era di loro, ma era dei Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, la famiglia della moglie di Marcello Tutino, lei la conosce in qualche modo?
Ha detto che la signora la conosce. La famiglia della signora? Sa dove stanno?
EX210 Di Filippo P: Stiamo parlando di Vittorio o di...
PUBBLICO MINISTERO: Di Marcello.
EX210 Di Filippo P: ...Marcello?
PUBBLICO MINISTERO: Di Marcello Tutino, stiamo parlando.
PRESIDENTE: Lei ha parlato della moglie di Vittorio, però lui.
EX210 Di Filippo P: Io ho parlato della moglie di Vittorio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no, allora volevo io trasferire la domanda tale e quale sul conto di Marcello tutino.
Le risulta sia sposato?
EX210 Di Filippo P: Lui mi pare che sia sposato. Io sono stato a casa della suocera di Marcello Tutino, dove c'è stato un certo periodo che trascorreva la latitanza Gaspare Spatuzza. Sto parlando del '94.
Ho visto anche Gaspare Spatuzza quando si ritirava la sera. Non l'ho visto proprio dentro casa, ma fuori. Si stava per rientrare. Però, questo, me lo ha detto Vittorio, che lui trascorreva la latitanza là.
PUBBLICO MINISTERO: E lei come fa a sapere che Spatuzza ci faceva la latitanza in questa casa?
EX210 Di Filippo P: Perché me lo ha detto Vittorio.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ci ha mai messo piede in quella casa?
EX210 Di Filippo P: Sì, io ci sono entrato. E, qualche volta, ho visto anche lo Spatuzza quando la sera rientrava.
PUBBLICO MINISTERO: E allora, siccome c'è stato, in che parte di Palermo siamo?
EX210 Di Filippo P: Siamo...
PUBBLICO MINISTERO: Se siamo a Palermo, eh.
EX210 Di Filippo P: Sì, siamo praticamente a Palermo in corso dei Mille, nei pressi del rione Roccella.
Io, la casa, la conosco molto bene, perché, gli ripeto: ci sono stato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, conosce qualcuno di cognome Garofalo?
EX210 Di Filippo P: Sì, conosco Giovanni e Piero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi dica qualche cosa sul conto di entrambi.
Cominciamo a dire una cosa: sa dove abitavano?
EX210 Di Filippo P: Non ho sentito, signor Pubblico...
PUBBLICO MINISTERO: La prima domanda che le pongo è: sa dove abitavano?
EX210 Di Filippo P: Sì, perfettamente. Loro abitavano in via Domenico Bazzano, nello stesso palazzo dove abitava mio fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Ci sono rapporti, a parte che di vicinato, anche rapporti di parentela, o di amicizia, tra i Garofalo e suo fratello?
EX210 Di Filippo P: Sono cognati.
PUBBLICO MINISTERO: Cognati. Sa se qualcuno di loro ha un soprannome?
EX210 Di Filippo P: Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Quale soprannome ha?
EX210 Di Filippo P: "Culo di paglia".
PUBBLICO MINISTERO: Perché?
EX210 Di Filippo P: Non lo so, sinceramente. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Ma era un soprannome per così dire, di uso corrente? Tutti sapevano che Garofalo Giovanni si chiamava "culo di paglia", per soprannome, oppure era semplicemente un soprannome, che ne so ?, di ambito familiare, del...
EX210 Di Filippo P: No, no. No, lo sapevamo tutti. Nel nostro gruppo, tutti lo chiamavano così. E lo sapevano tutti, tutta la zona.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, perché lei dice "nel nostro gruppo"? Vuol dire che, anche Garofalo, aveva a che fare col vostro gruppo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E di che cosa si occupava?
EX210 Di Filippo P: Lui si occupava, almeno per quello che mi risulta a me, di estorsioni e danneggiamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se Garofalo, oltre che fare estorsioni e quindi anche danneggiamenti che servono per fare le estorsioni, aveva anche qualche altro settore, per così dire, di lavoro?
Ma adopro il termine "lavoro" metaforicamente.
EX210 Di Filippo P: Lavoro... sempre nella nostra famiglia?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sostanzialmente sì. Non lavoro, voglio dire, con un negozio, o con un camion. Lavoro nel senso di affari.
PRESIDENTE: Lavoro illecito.
EX210 Di Filippo P: Sì, lui trafficava con la cocaina, con le sigarette...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, contrabbando e stupefacenti, si potrebbe dire.
EX210 Di Filippo P: Sì, con l'hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Era un po' pratico di tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito che conosceva lei, poi era in rapporti con il vostro gruppo e commetteva questi danneggiamenti finalizzati all'estorsione.
Ne avete anche commessi assieme? Oppure Garofalo li ha commessi con altre persone?
Nel qual caso ho bisogno di sapere come a lei risulta questa circostanza.
EX210 Di Filippo P: Giovanni Garofalo, la maggior parte delle volte che faceva le estorsioni, i danneggiamenti, li faceva assieme a Romeo Pietro, assieme a Salvatore Faia, assieme a Carra Pietro.
Io adesso non mi ricordo se qualche volta io ho partecipato con lui in qualche danneggiamento. Però, quando loro facevano tutto questo, io ero sempre al corrente.
Mi spiego meglio: se loro la sera dovevano uscire per fare quattro-cinque danneggiamenti, bruciare tre-quattro negozi, io lo sapevo sempre.
Perché molto spesso, quando Nino Mangano gli dava questi ordini, c'ero presente io.
Addirittura mi ricordo che una volta loro dovevano bruciare, la stessa sera, o quattro o cinque negozi, eravamo tutti assieme, io, Nino Mangano, Salvatore Faia, e tanti altri, mi ricordo che uno di loro gli ha detto a Nino Mangano che voleva i soldi per la benzina, per acquistare la benzina.
Nino Mangano non li aveva e io gli ho detto: 'va be', tieni, te li do io, poi me li dà Nino Mangano a me.'
Quindi, bene o male, ero sempre al corrente. Anche perché, sia io che Grigoli, avevamo, nell'abitazione dove abbiamo dormito per quasi un anno, delle radio che potevamo collegarci. Avevamo tutte le frequenze. Quindi eravamo in grado di ascoltare tutto quello che dicevano i Carabinieri, tutto quello che diceva la Polizia, eccetera, eccetera.
Quindi, quando noi sapevamo che la sera si dovevano fare questi danneggiamenti, andavamo a casa un pochettino prima e ci sintonizzavamo sulla frequenza della Polizia per vedere, bene o male, com'erano andate le cose.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei stamattina ha menzionato un paio di volte almeno, se non mi sbaglio, un certo signor Buccafusca.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' vero?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora vuol dire che non ricordavo male.
Le risulta qualcosa sul punto, se hanno avuto rapporti Garofalo e Buccafusca?
EX210 Di Filippo P: Garofalo, Buccafusca, io e tante altre persone, abbiamo fatto due traffici di hashish. Ma parlo di 3000 o 4000 chili, assieme.
PRESIDENTE: Sono quelli di cui ha parlato stamattina?
EX210 Di Filippo P: Sì. C'era anche Garofalo Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Di Filippo. Perché il Presidente le ha chiesto una precisazione. Prima, però...
PRESIDENTE: Erano quelli che ha menzionato specificamente stamattina, o se erano altri ancora.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Questi di stamattina.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi tanto. Io, se ricordo bene, lei stamattina ha parlato di alcuni episodi di hashish nei quali aveva avuto una parte anche suo fratello Emanuele.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora io le devo porre la domanda in maniera diversa.
Dopo l'arresto di suo fratello Emanuele, lei si è dedicato a qualche operazione nel settore dell'hashish?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, fermo restando che poi bisognerà che mi dia qualche spiegazione, il signor Garofalo Giovanni di cui stiamo parlando anche in relazione a questioni di hashish, fa capo a queste vicende successive all'arresto di suo fratello, o ancora a quelle precedenti, quelle più vecchie?
EX210 Di Filippo P: A quelle precedenti e a quelle successive.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, allora mettiamoci in pari intanto stabilita questa che è la base, sennò non riusciamo a comprenderci.
Siccome quelle più vecchie lei le ha già riferite nell'esame di stamani, io ho bisogno che lei accenda un attimo il riflettore su quelle più recenti: dopo l'arresto di suo fratello.
Il che vuol dire, come epoca?
EX210 Di Filippo P: L'arresto di mio fratello è febbraio '94.
PUBBLICO MINISTERO: Lo sappiamo. E queste, invece, operazioni, questi traffici in hashish, successivi all'arresto di suo fratello, a che epoca ci portano?
EX210 Di Filippo P: Fine '94, inizio '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora mi chiarisca un attimo: lei ha avuto un interesse in queste operazioni? Stava dicendomi questo, prima?
EX210 Di Filippo P: Sì, questa operazione è stata fatta dalla nostra famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, allora... Via, vada avanti da sé.
EX210 Di Filippo P: Sì. Questa operazione è stata fatta dalla nostra famiglia, però praticamente il discorso è questo: questo hashish che noi abbiamo sbarcato, non era nostro, ma era... era di altre persone. In particolare di persone calabresi.
Loro si sono appoggiati a noi per il territorio. Perché loro volevano che questo hashish doveva essere sbarcato nel nostro territorio.
E, di conseguenza, si sono messi d'accordo con Nino Mangano. Nino Mangano praticamente gli ha detto: 'va bene, tutto a posto. Però ovviamente anche noi vogliamo una quota di tutto ciò'.
Questo traffico è stato fatto dalla nostra famiglia assieme a questi calabresi.
Buona parte di questo hashish... buona parte, un poco di questo hashish è rimasto a noi; buona parte è stato trasferito a Milano da Piero Carra con il suo camion.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei personalmente, ha investito del danaro, oppure era a rimorchio dell'investimento fatto dalla famiglia?
EX210 Di Filippo P: Praticamente è successo che io non ho investito del denaro. Però, o 400 o 500 chili di questo hashish, è rimasto nelle mani di Nino Mangano.
Nino Mangano, per far sì che noi potevamo guadagnare qualcosa, ce lo ha rivenduto a me, come a tanti altri, a prezzo di acquisto... cioè, a prezzo di acquisto buono.
Quindi, in un certo senso, io, per quello che ho acquistato io, ho guadagnato una buona cifra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta un po', ma lei, quindi, questo quantitativo di hashish, lo ha pagato quanto? Mi interessa la cifra.
EX210 Di Filippo P: Io, hashish, ne ho comprato un primo 25 chili, se non erro un altro 25 chili.
La cifra adesso non me la ricordo, però io lo compravo assieme a Grigoli Salvatore. Cioè, eravamo in società io e Grigoli, per l'acquisto di questo hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma ricorda, voglio dire, se la cifra investita era nell'ordine delle grandezze di qualche biglietto da centomila, o di qualche milione, o di qualche decina di milione?
EX210 Di Filippo P: No, qualche decina di milione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa operazione, al momento in cui lei fu arrestato, era un'operazione già esaurita, oppure era un'operazione ancora aperta?
Voglio dire, lei aveva fatto, aveva comprato - così ha detto - in società con Grigoli, una quota di questa operazione.
EX210 Di Filippo P: Sì. Già noi avevamo, almeno per quanto mi riguarda me, avevo venduto tutto l'hashish che avevo acquistato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: Quindi, già avevo nuovamente i soldi del capitale che avevo investito, più quelli del guadagno.
A Nino Mangano, quasi tutti i soldi ci erano rientrati. Quindi era un'operazione già conclusa.
Si stava pensando per farne un'altra, operazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ascolti un particolare: lei, per trattare la sua partecipazione a questa operazione, ha avuto a che fare solamente con Mangano, o ha trattato anche con altri?
Intendo dire, i conti, e quant'altro, li ha concertati solo con Mangano, o con altre persone?
EX210 Di Filippo P: Va be', io, i soldi, non mi ricordo se glieli ho dati a Mangano, oppure a Giorgio Pizzo.
Però, la contabilità di tutto questo, la teneva Giorgio Pizzo.
E molto spesso, quando io decidevo quanto hashish dovevo acquistare, c'era anche... a parte Grigoli Salvatore, perché lui è al corrente di tutto, c'era anche Cosimo lo Nigro. Perché Cosimo lo Nigro ha avuto un ruolo in questo traffico.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda se questa operazione prese un nome particolare?
EX210 Di Filippo P: Eh, non ho sentito, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Si ricorda se questo traffico, questa operazione, prese per caso un nome?
EX210 Di Filippo P: Ha preso un nome?
PUBBLICO MINISTERO: Un nome, sì.
EX210 Di Filippo P: No, sinceramente non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stiamo parlando, o meglio, lei ha detto un attimo fa che, in effetti, la parte di hashish che non rimase giù, fu portata via e portata a destinazione da Carra.
Ho capito bene?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma sa dove la portò Carra, questa roba?
EX210 Di Filippo P: A Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sa se Carra ebbe l'incarico - e se la sua risposta è positiva, bisogna mi spieghi com'è al corrente di questi fatti - di fare altri viaggi, più o meno nella stessa epoca?
EX210 Di Filippo P: Successivamente, dopo che lui si è recato a Milano per portare questo hashish, lui poi è sceso. Poi è risalito - però, se devo essere sincero, non mi ricordo dove - per conto di Nino Mangano, per acquistare delle armi.
Queste armi dovevano essere fornite sempre da questi calabresi che si erano saliti l'hashish, che si erano salito l'hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a lei questi fatti gli sono stati rif... gli sono venuti a conoscenza tramite chi? Tramite quale situazione?
Gliene ha parlato qualcuno, oppure...
EX210 Di Filippo P: Sì, io ero al corrente in quei periodi, perché, come ripeto, stavo sempre con Grigoli.
Mi ricordo perfettamente che, quando il Carra è tornato per andare... Cioè, andò a prendere le armi, e quando è tornato, il primo... la prima fermata che ha fatto, è stata quella al negozio di Grigoli, dove io ero pure presente. E c'era pure Cosimo Lo Nigro.
Il problema era quello di andare a visionare queste armi. Quindi, essendo là io, l'ho capito, perché Totò me lo ha detto.
Si sono recati, se non erro, alla camera della morte e hanno visionato queste armi che erano dei Mini Uzi, c'era anche un lanciamissile e qualche altra cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se Carra questi viaggi li faceva gratis, oppure con qualche ricompensa in qualche forma?
EX210 Di Filippo P: No, gli si davano dei soldi.
PUBBLICO MINISTERO: Sa chi glieli dava e che importi?
EX210 Di Filippo P: Glieli dava Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Gli importi li conosce?
EX210 Di Filippo P: Sinceramente... non mi interessavo di sapere quanto gli davano e quanto non gli davano. Però, quando hanno arrestato Nino Mangano, c'era un appunto nelle sue... nei suoi appunti, e c'era, se non erro: 'Carra viaggio, 3 milioni'.
Ovviamente i magistrati di Palermo volevano sapere se io ero al corrente di quale viaggio si trattava e che cosa potevano essere questi tre milioni.
Ovviamente loro non sapevano che... non sapevano tutti questi discorsi.
E io gli ho spiegato che, di recente, Carra si era... era andato fuori la Sicilia per l'acquisto di armi. E quindi presumevo che questo era l'importo che lui gli aveva dato per questo viaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, questa affermazione che lei sta citando, è una affermazione che lei afferma aver reso ai Pubblici Ministeri di Palermo che le hanno sottoposto degli appunti che venivano - così dicevano loro - da Mangano.
Questo, è il senso del discorso?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì, quando è stato arrestato Nino Mangano, c'erano questi appunti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo P: ovviamente loro, non sapendo niente, perché era sconosciuta tutta questa famiglia, tutte queste cose. Non conoscevano neanche Carra.
Quindi, dice: 'Carra chi è?'
E io gli ho spiegato chi era.
'Che cosa faceva Carra?'
E io gli ho spiegato cosa faceva.
Dice: 'ma di recente che ha fatto qualche viaggio?'
Perché nel foglio c'era scritto: 'Carra viaggio 3 milioni.'
E io gli ho spiegato quale viaggio aveva fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le dice qualche cosa questa denominazione: Società Vaticano.
EX210 Di Filippo P: Questa qua, come io ho spiegato poco fa, quando noi abbiamo fatto questo primo traffico di hashish - e quindi già lo abbiamo portato a termine - c'era un altro viaggio di hashish che dovevamo fare, dove io, questa volta, assieme a Grigoli, abbiamo messo la nostra quota.
Non è stato come la prima volta che abbiamo acquistato l'hashish. Direttamente la quota l'abbiamo messa già a partire da ora.
Questo era un traffico che si doveva fare con altre persone di cui non posso parlare, perché ci sono indagini in corso a Palermo.
La Società Vaticano, come appunto... è perché c'erano delle persone di Roma che dovevano contribuire con noi in questo lavoro.
Quindi, come punto di riferimento, lui ha scritto così, Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma anche in questa operazione, contraddistinta da questa dicitura, c'erano soldi suoi?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti?
EX210 Di Filippo P: 50 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda se c'era qualche altro investitore, sempre al suo livello? A 50 milioni. Se c'era qualcuno che aveva investito di più, o di meno.
EX210 Di Filippo P: No, quasi tutti noi abbiamo investito.
Adesso le cifre che hanno investito gli atri, non lo so. Queste cifra che ho investito io era in società sempre fa me e Grigoli.
Poi io mi ricordo che, sempre negli appunti di Nino Mangano, c'era questo appunto. E i magistrati di Palermo volevano sapere che cosa si trattava questa Società Vaticano, perché vicino a Società Vaticano c'era: '50 milioni Dama, 50 milioni zio'.
Siccome i magistrati sapevano... Cioè, perché io gli avevo detto che a me mi dicevano "Dama", allora dice: 'possibilmente tu lo saprai questo discorso.'
E io gli ho spiegato che i 50 milioni "Dama" erano quelli che io avevo investiti. E i 50 milioni "zio" erano quelli di Bagarella Leoluca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei è ben sicuro che i fatti fossero effettivamente questi?
A parte gli appunti che le ha fatto vedere il magistrato di Palermo.
Intendo dire, lei, di questi fatti, ha un ricordo diretto, oppure ha un ricordo indiretto attraverso gli appunti che ha interpretato?
EX210 Di Filippo P: No, io ce l'ho diretto, perché? Perché sapevo che si doveva fare un altro lavoro; sapevo chi erano gli organizzatori a Palermo; sapevo che quelli romani, c'erano persone romane che dovevano fare parte anche di questo lavoro.
E poi avevo investito la cifra pure io, 50 milioni. Quindi io, il discorso lo sapevo io personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha menzionato Carra, in relazione a questi spostamenti di hashish, armi.
Ecco, rispetto all'epoca del suo arresto, suo Di Filippo, eh, intendo dire, da quanto tempo non vedeva Carra, lei?
EX210 Di Filippo P: Io a Carra l'ho visto quando lui ci ha portato quella lettera, diciamo, quel coso scritto dove c'era il suo cognome...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, di cui ha parlato stamani.
EX210 Di Filippo P: Esatto. E poi, successivamente a questo fatto, l'ho visto un'altra volta, dopo un 15-20 giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questa ultima volta che vi siete visti prima del suo arresto, c'era qualche ragione particolare per questo incontro, oppure si trattò di qualcosa di casuale?
EX210 Di Filippo P: No, è stata una cosa casuale. solo che io, ovviamente, quando l'ho incontrato, in riferimento a questa lettera di cui ho già parlato, gli ho chiesto se lui aveva novità.
E lui mi ha detto, se ben ricordo: 'no, non ho nessuna novità. Speriamo che le cose vadano bene per me'.
Ricordo che lui comunque si era un pochettino stracambiato, in faccia. No stracambiato, si era fatto crescere la barba, perché aveva paura che poteva essere arrestato.
Quindi, secondo lui, magari si era cambiato un po' la faccia.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo questo incontro, appunto, con Carra che intanto si è fatto crescere un po' di barba, o se n'è fatta crescere tanta, vi siete più rivisti?
Intendo dire alla data di oggi, oggi siamo il 30 settembre del '97, fino a prova contraria...
EX210 Di Filippo P: No, io...
PUBBLICO MINISTERO: ... vi siete più rivisti?
EX210 Di Filippo P: No. Poi a me mi hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: Io ho fatto le dichiarazioni e poi a lui l'ho visto al telegiornale quando lo hanno arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: A lui.
EX210 Di Filippo P: A Carra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho... questo, è un fatto pacifico.
Io ho bisogno di una risposta semplice a una domanda elementare.
Dico: avete più avuto occasione di vedervi, incontrarvi, sentirvi, scrivervi?
EX210 Di Filippo P: No, assolutissimamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, siccome ci stava dicendo appunto che Carra questo hashish lo portò a destinazione Milano; ecco, con riferimento all'epoca interessata dai suoi racconti, quindi diciamo pure dalla metà del '94, al suo arresto, a lei risulta che qualche altra persona del gruppo, del suo gruppo, di quello di cui si sta parlando, abbia fatto, a sua volta, viaggi a Milano per qualche ragione specifica?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
EX210 Di Filippo P: Cosimo Lo Nigro si è recato a Milano, perché è stato invitato, sempre da queste persone calabresi che io non conosco, per la cerimonia di una figlia di uno di queste persone qua.
E lui, se ben ricordo, ci è andato assieme alla fidanzata e a qualche altro familiare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e com'è che le è rimasto impresso, questo fatto, che mi sembra tutto sommato abbastanza banale?
EX210 Di Filippo P: Perché, quando lui è tornato, ha fatto presente, non mi ricordo se lo ha fatto presente direttamente a Nino Mangano, o a Salvatore Grigoli, che, durante questa cerimonia, o al ritorno - io, questo non me lo ricordo - comunque di questo... c'era anche Grigoli, o al ritorno, durante il viaggio di ritorno, è stato fermato... o direttamente nella cerimonia, è entrata la Polizia, o al ritorno.
E quindi, Nino Mangano, dice... si è arrabbiato con lui perché gli ha detto, dice: 'ma tu come fai ad andare in una cerimonia di persone che tu non ti devi fare mai vedere?'
Ecco, per questo mi è rimasto impresso.
Cioè, dice: 'tu li devi evitare questi rapporti con persone che possono essere agganciate con noi.'
Non so se mi sono saputo spiegare.
PUBBLICO MINISTERO: E' chiara, è chiara la risposta.
Conosce qualcuno che di cognome fa Sacco?
EX210 Di Filippo P: Sì, io conosco Sacco Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Me ne parli un attimo. Chi è questa persona?
EX210 Di Filippo P: Sacco Antonino era, inizialmente, l'uomo di fiducia di mio cognato Marchese Antonino.
E mio cognato Marchese Antonino usava lui e qualche suo fratello, come prestanome.
E mio cognato Marchese Antonino ha una villa ad Acqua dei Corsari, intestata al fratello di Sacco Antonino, come prestanome.
Sacco Antonino era molto amico di Bagarella Leoluca.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, come le risulta, Di Filippo?
EX210 Di Filippo P: Perché loro avevano un negozio in via Messina Marine, intestato a Sacco, ma era pure di Bagarella. Negozio che poi hanno chiuso, perché non andava bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma che questo negozio, che era intestato a Sacco, mentre invece era, nella realtà, in proprietà di Bagarella, a lei chi glielo ha detto?
EX210 Di Filippo P: Sacco. Io avevo buoni rapporti con Sacco.
PUBBLICO MINISTERO: Allora c'era una conoscenza personale fra lei e questo Sacco.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Io lo conosco molto bene.
PUBBLICO MINISTERO: Dove stava? A parte il negozio, ha detto dov'era, l'abitazione di questo signore se la ricorda?
EX210 Di Filippo P: L'abitazione di questo signore, mi ricordo quella... Poi lui ha cambiato abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, così ce ne dice due.
EX210 Di Filippo P: Sì, abitava quasi vicino l'abitazione di Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Questa, è la prima, o la seconda?
EX210 Di Filippo P: la seconda. La prima non me la ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. quasi vicino, cosa vuol dire? Nello stesso quartiere, o nella stessa strada?
EX210 Di Filippo P: Nella stessa strada.
PUBBLICO MINISTERO: Dove abitava Mangano, proprio?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nino Mangano.
EX210 Di Filippo P: Sì. E voglio specificare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: Lasciamo perdere i posti dove loro hanno la residenza. Perché magari io ho la residenza in un posto e abito in un altro posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ha ragione.
EX210 Di Filippo P: Eh. L'abitazione di Nino Mangano, quella che io conosco dove lui effettivamente abitava.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il nome della strada dove in effetti abitava Mangano, lasciamo perdere appunto l'anagrafe dei residenti...
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Il nome, il nome della strada io non me lo ricordo. Sono in grado di andarci. Comunque è una traversa di corso dei Mille, zona Roccella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E, nella stessa strada, era abitante di fatto questo Sacco?
EX210 Di Filippo P: Sacco, sì. Lui e suo fratello.
Avevano una palazzina tutta per loro, in due. Sotto, ci abitava un fratello; sopra ci...
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama il fratello di Sacco?
EX210 Di Filippo P: Sacco... Lui si chiamava Antonino; suo fratello... non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Più giovane, o più vecchio?
EX210 Di Filippo P: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Più giovane, o più vecchio?
EX210 Di Filippo P: Ma loro sono diversi fratelli. Io li conosco tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
EX210 Di Filippo P: Quindi,... ce n'erano più piccoli, ce n'erano più grandi.
Questo che abitava assieme a lui era uno dei più grandi, praticamente, assieme a lui.
Però adesso, se devo dire l'età, non la so. Se è più piccolo o più grande di Nino, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, va bene.
Senta, lei stamattina ha menzionato una persona che ha chiamato per nome e per cognome Salvatore Cucuzza. Ci siamo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Allora, diciamo qualche cosa di più sul conto di questa persona.
Ora io mi ricordo com'è che lei stamattina l'ha menzionata, la persona. però avrei bisogno di, come dire, di inserirla meglio nel discorso.
Intanto, lei lo conosce personalmente?
EX210 Di Filippo P: Sì, io lo conosco personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: E allora, se lo conosce personalmente, saprà anche qualche cosa delle vicende personali di questa persona.
EX210 Di Filippo P: Sì. Praticamente, dopo l'arresto di Vittorio Mangano, il mandamento di Portanuova lo ha preso in mano Salvatore Cucuzza. E...
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza, ma lei parla di Vittorio Mangano.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì, stiamo parlando di un'altra famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Sta parlando della famiglia di Portanuova.
EX210 Di Filippo P: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Infatti avevo bisogno di sapere da lei, com'è che lei sapeva che la famiglia di Portanuova era passata di mano da Vittorio Mangano a Cucuzza.
EX210 Di Filippo P: Perché a Vittorio Mangano è stato arrestato.
Quindi, è normale che, dopo il suo arresto, doveva essere un altro a comandare.
E siccome lui era uscito, il comando della famiglia...
PRESIDENTE: Chi era uscito, mi scusi.
EX210 Di Filippo P: Salvatore Cucuzza, perché è stato tanto tempo in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Sa come mai era stato tanto tempo in carcere?
EX210 Di Filippo P: Perché era stato condannato al Maxiprocesso di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ha idea di quanti anni fosse stato in carcere Cucuzza?
EX210 Di Filippo P: Quasi dieci anni.
PUBBLICO MINISTERO: E allora, questa persona, lei ha detto: una volta scarcerato - ho capito la conclusione - riprende in mano il mandamento.
Questo, voleva dire... la famiglia.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: A lei chi gliel'ha detto che aveva ripreso in mano la famiglia, Cucuzza.
EX210 Di Filippo P: Io, Salvatore Cucuzza, lo conosco molto bene perché lui si incontrava molto spesso con Bagarella Leoluca, si incontrava molto spesso con Antonino Mangano. Il tramite di questi appuntamenti ero io.
Se Bagarella Leoluca si voleva incontrare con Salvatore Cucuzza, qualche volta me lo faceva sapere a me. E io, poi, glielo facevo sapere a Salvatore Cucuzza.
Viceversa faceva Salvatore Cucuzza, quando si doveva incontrare con Bagarella.
Io lo sapevo che lui comandava la famiglia di Portanuova perché l'ho potuto constatare personalmente. Perché ho assistito a determinati discorsi.
Posso dire con certezza che Salvatore Cucuzza, anche lui prendeva direttamente ordini da Leoluca Bagarella. Bagarella Leoluca voleva che lui, anche lui, si facesse un gruppo di fuoco. Almeno per agire nella famiglia da lui comandata.
Perché c'è stato un periodo che, anche nella zona di Portanuova, dovevamo agire noi, come famiglia Ciaculli.
Quindi, di conseguenza, quando ha cominciato a comandare Salvatore Cucuzza, Salvatore Cucuzza, per ordine di Bagarella, si doveva costruire un gruppo di fuoco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è al corrente se questo signor Cucuzza Salvatore avesse anche qualche altro nome, con il quale chiamarlo, con il quale indicarlo convenzionalmente?
EX210 Di Filippo P: Io lo chiamavo Totò, perché gli davo del tu.
PUBBLICO MINISTERO: E qui siamo sul semplice.
EX210 Di Filippo P: Sì. Non mi ricordo sinceramente. Se non erro... Però non vorrei sbagliarmi, "il pittore", però non vorrei sbagliarmi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Visto siamo tornati sull'argomento dei soprannomi, a lei dice qualche cosa, nel senso che: è in grado di associare questo soprannome che io ora, tra un attimo, le dico, a qualcuno di sua conoscenza?
EX210 Di Filippo P: Eh, se lei me lo dice, vediamo.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. "Barba nera".
EX210 Di Filippo P: "Barba nera" era Luigi Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro?
EX210 Di Filippo P: Sì, al cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: "Ghiaccio"?
EX210 Di Filippo P: "Ghiaccio", Giuseppe Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Allora devo chiederle una cosa.
Stamattina il dottor Nicolosi le ha chiesto se si ricordava se Barranca aveva un soprannome. E lei ha detto: 'no, non me lo ricordo.'
EX210 Di Filippo P: Ho detto non me lo ricordo, perché signor Pubblico Ministero, io...
PUBBLICO MINISTERO: Di Filippo, ci conosciamo, non mi chiami signor Pubblico Ministero, basta mi chiami dottore, guardi.
EX210 Di Filippo P: Ah, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' molto semplice, sennò si fa...
EX210 Di Filippo P: Volevo dirle, io non è che mi posso ricordare tutto.
Pensi che io, ieri, ho fatto due processi: uno, di mattina e uno di pomeriggio in due città diverse.
Oggi sono qua seduto da tutto il giorno.
Quindi, pure io, sono un poco stanco. A volte non riesco a ricordare bene.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Di Filippo, la mia domanda...
EX210 Di Filippo P: Sì, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: La mia domanda mirava a capire, visto che stamattina aveva detto di non ricordarsi il soprannome di Barranca, se la sua affermazione di ora , che "ghiaccio" era il soprannome di Barranca, è una affermazione che lei fa...
EX210 Di Filippo P: Sì, al cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: ... con certezza, oppure con un margine di dubbio.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. No, no, al cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: Che lei è tenuto a dirci tutte le volte, almeno a me, a dirmi tutte le volte in cui è sicuro e tutte le volte in cui non è sicuro.
EX210 Di Filippo P: Sì. No, no, sicurissimo. Giuseppe Barranca gli dicevamo "ghiaccio".
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e "Giacomino"?
EX210 Di Filippo P: "Giacomino", "zu' Giacomino" era Cristoforo Cannella.
PUBBLICO MINISTERO: Anche di questo è sicuro?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Cavallo"
EX210 Di Filippo P: "Cavallo", in italiano. "u' cavaddo", noi dicevamo, è Lo Nigro Cosimo.
PUBBLICO MINISTERO: "Bingo"?
EX210 Di Filippo P: "Bingo" era pure lui, due soprannomi aveva lui.
PUBBLICO MINISTERO: "U' gobbo"?
EX210 Di Filippo P: "U' gobbo" è Totò "u' gobbo", Totò Faia.
PUBBLICO MINISTERO: Perché veniva chiamato "il gobbo"?
EX210 Di Filippo P: No, io sinceramente non... non chiedevo mai per quale motivo erano... avevano questi soprannomi. Però erano questi.
PUBBLICO MINISTERO: "Marta"?
EX210 Di Filippo P: "Marta"... non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: "Loredana"?
EX210 Di Filippo P: Io "Loredana", non lo so. Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', se non lo sa, non lo sa.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Stava per dire, aggiungere... deve aggiungere qualche altra cosa, per carità, io non la fermo mai.
Le ripeto: "Loredana"?
EX210 Di Filippo P: "Loredana", se lei.. Cioè, a me una volta mi è stato mostrato, sempre negli appunti di Nino Mangano, delle cose. Che si parlava dei Graviano. E c'era scritto "Loredana".
E quindi io ho detto: 'presumibilmente sarà la sorella di Giuseppe Graviano'.
PUBBLICO MINISTERO: Allora abbia pazienza, questa sua risposta mi fa riproporre la domanda divisa, questa volta, in due.
Allora, a prescindere dagli appunti, da quello che le è stato fatto leggere e lei ha spiegato...
EX210 Di Filippo P: No, no, io...
PUBBLICO MINISTERO: ... era un nome che aveva sentito fare, circolare nel gruppo, o no?
EX210 Di Filippo P: Ma io... Io, la sorella di Giuseppe Graviano, la conoscevo. Perché molto spesso ci incontravamo al colloquio. Sapevo che si chiamava Loredana. Non l'avevo mai sentito dire a nessuno.
Ricordo che a casa di Giuseppe Graviano ci andava quasi sempre Giorgio Pizzo.
Questo, lo posso confermare.
PUBBLICO MINISTERO: "Aria"?
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio essere, come dire, chiaro nella domanda.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prima e a prescindere dalle interpretazioni degli appunti che le è stata richiesta dai magistrati di Palermo che le hanno fatto tante domande, ecco, a prescindere dagli appunti, prima quindi del suo arresto, ha mai saputo che qualcuno fosse chiamato con questo soprannome?
EX210 Di Filippo P: Mai.
PUBBLICO MINISTERO: Questo nomignolo.
EX210 Di Filippo P: Mai.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco.
EX210 Di Filippo P: Non avevo sentito mai "aria" e non avevo sentito mai l'altro che ha detto prima.
PUBBLICO MINISTERO: "Marta".
EX210 Di Filippo P: "Marta". E poi ne ha detto qualche altro, prima ancora?
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi?
EX210 Di Filippo P: prima di "Marta" e "aria", ha detto qualche altro?
PUBBLICO MINISTERO: Beh, gli altri sì, ma...
EX210 Di Filippo P: Sì, gli altri... Allora...
PUBBLICO MINISTERO: ... mi pare che avesse dato tutte risposte positive. Poi...
EX210 Di Filippo P: Allora, "aria" e "Marta", non lo avevo mai sentito dire.
PUBBLICO MINISTERO: Una persona che si chiama Federico di cognome?
EX210 Di Filippo P: Sì, Federico io conosco Federico Vito.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva rapporti con lei?
EX210 Di Filippo P: Sì, io lo conosco molto bene. Aveva anche rapporti con Nino Mangano.
Lui faceva parte della nostra famiglia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per caso anche questa persona aveva soprannomi?
Sento che, più o meno, l'avevate tutti, stando alle sue dichiarazioni.
EX210 Di Filippo P: No, no. Di lui non ho mai sentito soprannome.
PUBBLICO MINISTERO: Il nominativo Trombetta, le dice qualcosa?
EX210 Di Filippo P: Sì, Trombetta è Trombetta Agostino.
PUBBLICO MINISTERO: Di che si occupa?
EX210 Di Filippo P: Lui rubava macchine per conto nostro. E faceva qualche estorsione. Aveva... Lui aveva i contatti più stretti con Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ciaramitaro?
EX210 Di Filippo P: Ciaramitaro, già ne ho parlato stamattina, lui era, faceva parte anche del nostro gruppo. Però faceva estorsioni, faceva... rubava macchine. E, qualche volta, ha attirato in qualche tranello qualcuno per portarlo nella camera della morte.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ora ha riferito di storie che riguardano stupefacenti, storie che riguardano approvvigionamenti di armi.
Ha mai saputo che questo gruppo, se questo gruppo si sia rifornito, si sia procurato esplosivo?
EX210 Di Filippo P: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non le risulta niente, quindi, a questo proposito.
EX210 Di Filippo P: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, lei stamattina ha illustrato, mentre il dottor Nicolosi le faceva le sue domande, ha illustrato il contenuto di certe confidenze che le ha fatto Grigoli.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In particolare per la vicenda, in qualche modo, riconducibile a Contorno.
Io non sto a riprendere l'argomento, perché il dottor Nicolosi ha già fatto un esame al completo, sull'argomento.
Ecco, io ho bisogno però di sapere una cosa da lei: riguardo a tutta questa serie di attentati, con o senza vittime, il Grigoli le ha fatto un racconto altrettanto, così circostanziato solo per la vicenda di Contorno, o anche per qualcuno degli altri attentati dei quali, bene o male, parlavano i giornali, la televisione, i discorsi che passavano tra di voi?
E' chiara la domanda?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì, è chiarissima.
Per quanto riguarda Contorno, mi ha spiegato quello che già ho spiegato stamattina.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. E io lo definisco un racconto piuttosto circostanziato.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché è andato anche nel particolare, l'involucro fatto in un certo modo, messo in un certo posto.
EX210 Di Filippo P: Per quanto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Per quanto riguarda le stragi, lui sapeva che era stato Carra a trasportare il tritolo; sapeva che Cosimo lo Nigro, prima o poi, sarebbe stato individuato perché, durante le stragi, aveva usato molto spesso il cellulare.
Quindi penso che già sapeva qualcosa di importante. Perché già una persona che sa che Carra trasporta l'esplosivo; una persona che sa che Cosimo Lo Nigro fra poco lo intercettano perché ha usato i cellulari; Giuliano Francesco che, ogni notizia che sapeva, ogni notizia di giornale, veniva e veniva a parlare con lui.
Quindi, sinceramente... Se lui me ne abbia parlato, delle stragi, io non me lo ricordo. Però era uno che ne sapeva abbastanza di queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. La mia domanda era un attimino diversa, ma, insomma, la sua risposta comunque è una risposta alla mia domanda. E non mi pare di doverla puntualizzare.
Però io rilevo una cosa: lei, oggi, stamattina, ha fatto il nome di Di Natale.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora...
EX210 Di Filippo P: Ah, sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... le dico... Scusi un attimo, Di Filippo, abbia pazienza.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dico alla Corte, dico anche ai difensori. Salvo che io e il dottor Nicolosi non abbiamo preso un abbaglio - e ora mi rivolgo a lei, Di Filippo -...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... a me non pare che avesse mai fatto il nome di Di Natale, nelle precedenti dichiarazioni.
EX210 Di Filippo P: No. Io, il nome di Di Natale, l'ho fatto perché mi sto ricordando che una volta hanno fatto vedere in un telegiornale il posto dove, secondo la Polizia o voi, non so chi, poteva essere stato nascosto il tritolo a Roma.
E mi ricordo che questo posto, poi, apparteneva a Di Natale, per quello che si è visto sulla televisione.
PRESIDENTE: Cioè, lo diceva la televisione.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. E quando Grigoli ha visto questo, dice: 'ah, se sono arrivati qua, allora... Perché, per quello che sto vedendo io, era questo il posto dove c'è stato del tritolo conservato'.
E io, questo, l'ho dichiarato. Ci sarà nelle mie dichiarazioni, questo discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Un attimo solo, Di Filippo.
Quando lei ha questo scambio di battute con Grigoli...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è in grado di specificarmi più o meno l'epoca in cui è successo questo discorso? Dove vi trovavate.
Possiamo tranquillamente dire, possiamo ancorare questa confidenza a due fatti: al ferimento di Grigoli. Quindi lei potrà dire se era molto prima, molto dopo, in epoca ravvicinata, lontana, al suo arresto. Cioè a dire, tornando indietro, quanto prima del suo arresto.
Possiamo ancorarlo all'episodio del foglio che Carra venne a far vedere a lei e a Grigoli.
AVVOCATO: Signor Presidente. Difesa di Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Io le chiedo di ancorare la sua domanda...
AVVOCATO: Se non si ancorasse a niente, invece, per garantire la migliore genuinità della risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Io capisco...
PRESIDENTE: Deve aver pazienza, avvocato, ma "ancorare", vuol dire cercare di mettere in relazione la dinamica di questi episodi.
AVVOCATO: Sì, appunto.
PRESIDENTE: Mi pare che la domanda sia più che legittima.
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono) Sempre.
EX210 Di Filippo P: E' stato prima che il Carra portasse il foglio. Questo, sicuramente.
Io mi ricordo che ci siamo visti un telegiornale io e lui, a Misilmeri. Quindi, sicuramente è stato da novembre '94 in poi, questo telegiornale.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
EX210 Di Filippo P: Ho detto: sicuramente è stato da novembre '94 in poi.
PUBBLICO MINISTERO: In avanti.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Mi pare che prima abbia detto: 'era un telegiornale che abbiamo visto mentre eravamo a Misilmeri.'
EX210 Di Filippo P: A Misilmeri, se non erro. Sì.
PRESIDENTE: Perché questo rifugio a Misilmeri lo avete occupato da novembre '94 in poi.
EX210 Di Filippo P: Da... Sì, in poi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco per tornare invece a quello che le facevo rilevare un attimo fa sul nome di Di Natale, ecco, in effetti debbo rilevare - avevo commesso, in qualche misura, un errore io stesso - debbo far rilevare, sottoforma di contestazione, questo: non è che lei non avesse fatto il nome di Di Natale.
Nell'interrogatorio reso proprio al Pubblico Ministero di Firenze e si tratta dell'interrogatorio del 5 luglio '95, lei, in effetti, aveva menzionato, come risulta a pagina 9 del verbale (siamo in epoca precedente alla legge che ha introdotto l'obbligo di audioregistrazione, per intenderci, quindi si tratta di un verbale integrale, questo), lei menzionò questa persona, questo Di Natale.
Però non lo menzionò in relazione all'idea che poi qualcuno avrebbe avuto, secondo, a quello che ha raccontato stamani, di eliminare lui e tutta la sua famiglia.
Ecco qual era il punto della rettifica che, in qualche modo, le dovevo.
Mi sono spiegato Di Filippo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei il nome Di Natale lo ha fatto nell'interrogatorio del 5 di luglio.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E testualmente era questa l'affermazione:
"Proseguendo il discorso su Carra debbo ancora riferire che a Palermo, e cioè al nostro gruppo, era arrivata notizia, a suo tempo, che per il trasporto degli esplosivi a Roma, era stato chiamato in causa, secondo le dichiarazioni di Di Natale, un ragazzo magrolino, piuttosto alto, con i capelli sul biondino.
Per l'appunto, queste caratteristiche fisiche, corrispondono a quelle di Carra."
Ecco, dopo Di Natale e tantomeno dell'idea di farlo fuori, lui e tutta la sua famiglia, non si parla più nelle dichiarazioni che noi abbiamo raccolto da lei.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era una cosa che non si ricordava all'epoca, com'è?
EX210 Di Filippo P: Sì, possibilmente non me lo sono ricordato.
Me lo sto ricordando oggi.
Ma non ero solo io quando lui ha detto questo.
PRESIDENTE: C'erano altri?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Ci dica chi erano?
EX210 Di Filippo P: Eravamo... Mi ricordo che questo discorso lui lo ha fatto proprio sotto l'abitazione di Pietro Romeo.
Ed eravamo io, Giuliano Francesco, Pietro Romeo, Salvatore Faia.
E mi ricordo che, nell'occasione stessa che lui ha fatto questo discorso, poi mi ha chiesto la cortesia se io gli potevo favorire un appartamento per lui nascondersi.
PRESIDENTE: Quando lei dice "lui", vuole dire...
EX210 Di Filippo P: E' Giuliano.
PRESIDENTE: Giuliano.
EX210 Di Filippo P: Giuliano. E mi ha chiesto se io gli potevo dare un appartamento per lui nascondersi, sempre in base a questi discorsi.
Io ho spiegato il tutto a Nino Mangano e a Salvatore Grigoli. E loro mi hanno detto: 'lascia perdere, non gli dare niente. Se lui si vuole andare a nascondere, si nasconde per i fatti suoi. Però tu non gli dare nessun appartamento.'
Dico, neanche questo avevo detto. Lo sto dicendo oggi perché me lo sono ricordato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ora io ho perso il filo di queste ultime poche parole che ha pronunziato, perché mi stavo consultando col dottor Nicolosi su un altro aspetto.
PRESIDENTE: Ha aggiunto...
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa, Presidente, me lo può riassumere lei?
PRESIDENTE: Prego, prego. Ha aggiunto che ricordava il particolare di questo discorso fatto dal Giuliano, quando aveva detto: 'l'unica, è eliminare lui e tutta la sua famiglia', che era venuto sotto la casa di Pietro Romeo - mi sembra ha detto...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: ... presente Pietro Romeo, Giuliano...
PUBBLICO MINISTERO: Faia...
PRESIDENTE: ... Faia. E poi lei ha detto...
EX210 Di Filippo P: Qualche altro che non ricordo.
E, nello stesso tempo, mi ha detto se io avevo una casa.
PRESIDENTE: Se poteva dargli una casa dove rifugiarsi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Questo...
PRESIDENTE: Lui ne ha parlato con Nino Mangano, il quale gli aveva detto: 'fanne a meno, si rifugi da solo...'
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era quest'ultimo dettaglio che mi era sfuggito.
Senta, Di Filippo, ma a quanto lei ha saputo, quindi questo signor Di Natale, chi è che aveva visto in faccia?
O per meglio dire: chi è che aveva avuto lì, a Roma, nel posto dove qualche cosa era successo.
EX210 Di Filippo P: No, questo non l'ho mai saputo. Sapevo che lui aveva, conosceva uno che aveva portato il tritolo. Però non gli conosceva né il nome e neanche il cognome.
Lo individuava come un ragazzo magrolino, alto, biondo.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi quello che ha detto anche stamani.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, prendendo questo episodio specifico di cui stiamo parlando, e riprendendo una sua dichiarazione di stamani che mi pare sia rimasta non completamente sviluppata: ma insomma, questo gruppo di persone... lei ha detto era preoccupato che qualcuno potesse parlare, dopo l'arresto di Giacalone e di Scarano.
Dico bene?
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, se questo è il punto di partenza, ma chi è che si temeva potesse parlare?.
EX210 Di Filippo P: Scarano. Loro erano tutti preoccupati di Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: C'era una ragione specifica per la quale si temeva che potesse parlare Scarano?
O per meglio dire, forse la domanda così è posta male: quale era la ragione per la quale una eventuale, diciamo, collaborazione di Scarano, metteva paura?
Se questo lo sa, eh. Non voglio una interpretazione.
EX210 Di Filippo P: Sì. Perché Scarano era al corrente di determinate cose. E quindi... riguardo alle stragi che li poteva mettere in difficoltà.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa preoccupazione quindi sul fatto che Scarano potesse parlare, a lei è stata manifestata da chi, specificamente?
Se se lo ricorda, ovviamente.
EX210 Di Filippo P: Salvatore Grigoli, me ne ha parlato tante volte.
Stiamo parlando, soprattutto quando Carra ha portato quel foglio. Perché Grigoli, la prima osservazione che ha fatto con me, dopo quando ha visto Matteo Messina Denaro, dice: 'c'è qualche cosa che non va. Allora lui, è lui quello che sta parlando. Perché solo in poche persone sanno di Matteo Messina Denaro.'
E poi, nello stesso tempo, si lamentava con me e si dava lui stesso... Cioè, non stava tranquillo, era molto agitato perché lui aveva... l'aveva tanto con Spatuzza, perché gli aveva portato lo Scarano al negozio.
Dice: 'allora lo Scarano, ora, individua pure a me'.
Perché dice: 'se lo Scarano gli dice, va be' io conosco pure una persona, però non conosco il nome e cognome, però posso individuare il negozio, dice, a questo punto, è finita pure per me'.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi. Avvocato Pepi.
Mi sembra, è la terza volta che il collaboratore sta dicendo la stessa cosa.
PRESIDENTE: Avvocato, ma la dice spontaneamente, non è che...
AVVOCATO Pepi: No, la dice rispondendo al Pubblico Ministero.
E' la terza volta che viene fatto lo stesso discorso...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato. Mi pare che la domanda non aveva, se non una attinenza involontaria, indiretta con la risposta che ha dato ora.
Effettivamente più volte ripetendola, ma non abbiamo il potere di dirgli: 'no, questo ce lo ha già detto'.
Vogliamo proseguire?
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente?
PRESIDENTE: Vogliamo proseguire?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, certo. Tanto non sono molte le cose che debbo chiedere. Anzi, sono piuttosto poche.
Allora, mi aiuti a capire questo, Di Filippo: Grigoli le ha fatto determinati racconti in ordine, in qualche modo, a questi attentati più o meno generici.
Ma le ha fatto delle confidenze, le ha raccontato altri fatti criminosi gravi, come attentati, o abbastanza gravi come gli attentati, oppure gli attentati sono gli unici fatti gravi dei quali Grigoli le ha parlato?
Non so se mi sono spiegato, eh?
Io ho bisogno di capire se confidenze così impegnative per fatti così gravi, Grigoli gliele ha fatte solo sugli attentati, o se gli ha fatto confidenze anche su altre vicende, altri fatti di analoga gravità.
EX210 Di Filippo P: Sì, lui mi ha detto che aveva ucciso padre Puglisi. E questo era un fatto molto importante.
Mi aveva detto che aveva sequestrato il figlio del collaboratore Di Matteo: e questo è un altro fatto molto importante. Perché questi fatti non si sapeva da dove veniva la mano, non si sapeva chi fossero i killer e non si sapeva niente.
Quindi penso che queste cose sono importanti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX210 Di Filippo P: A parte pure...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX210 Di Filippo P: ... tanti altri omicidi.
Non è che mi ha parlato solo di questi omicidi. Mi ha parlato anche di altri omicidi che lui aveva fatto assieme ad altri componenti del gruppo di fuoco.
PUBBLICO MINISTERO: Giusto appunto, di uno di questi omicidi, lei, in qualche modo, ha parlato stamani dell'omicidio dei Pirrone ad Alcamo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora non riprendo l'argomento, ma una cosa gliela debbo chiedere.
Siccome Grigoli - così lei ha riferito - fu ferito ad una gamba - sembra la famosa filastrocca - ecco, ma...
EX210 Di Filippo P: Sì, è così.
PUBBLICO MINISTERO: ... poi, questa persona, fu curata? Si ricorda dove fu curata?
EX210 Di Filippo P: Lui, quando è stato colpito ad Alcamo, quindi sul posto, ovviamente ha preso una fucilata, quindi perdeva molto sangue.
E gli alcamesi, subito per tamponare, lo hanno portato da un dottore che loro conoscevano.
PUBBLICO MINISTERO: Sul posto?
EX210 Di Filippo P: Sul posto. E lo hanno cucito per fare in modo che lui non perdesse più sangue.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. lei sa chi è la persona che lo ha cucito?
EX210 Di Filippo P: No. Lui praticamente mi ha detto che era una persona poco esperta.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'.
EX210 Di Filippo P: Forse, magari, perché lui era agitato, perché...
Certo, lei si rende conto: sempre una fucilata aveva preso. Quindi non era nelle condizioni di poter...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, va bene. Ma, successivamente, è stato portato da qualche altra parte?
EX210 Di Filippo P: Successivamente lui è stato portato a Palermo in una abitazione vicino a dove abitava Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, come le risulta di questo spostamento a Palermo? Le risulta perché qualcuno glielo ha raccontato?
EX210 Di Filippo P: Sì, perché l'indomani,,, L'omicidio è stato fatto la sera.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: L'indomani mattina, io sono andato da Grigoli Salvatore. E non ho trovato Grigoli Salvatore.
E' sopraggiunto Mangano Antonino e mi ha detto, dice: 'devi venire con me'.
Io gli ho detto: 'ma perché, che cosa è successo?'
Dice: 'no, niente, ieri, praticamente, quando abbiamo fatto l'omicidio, è successo una piccola disgrazia'.
E gi ho detto: 'ma che è successo?'
Dice: 'niente. A Totò è stato preso in un piede'.
'Come, è stato preso in un piede?', io gli ho detto, 'perché, che c'è stato qualcuno che gli ha sparato?'
Dice: 'no, forse è scappato qualche colpo, qualche cosa. Totò vuole a te'.
Al che io gli ho detto: 'va bene, andiamo'.
E siamo andati a trovare a Totò. Totò era in compagnia di Giorgio Pizzo.
E Totò ancora era in condizioni pietose, perché si renda conto, dalla sera che perdeva sangue, era stato cucito, però aveva un dolore tremendo. E poi...
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi. Sempre avvocato Pepi.
Sarò noioso stasera, ma questo racconto è stato fatto già quattro volte da stamattina.
Abbiamo capito che questa persona è stata ferita, si è ferita, l'hanno ferita, l'hanno curata.
Ora, mi sembra che tediare ancora la Corte su questa situazione, mi sembra veramente assurdo, insomma.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
E anche noi...
AVVOCATO Pepi: E del tutto irrilevante per i fatti di causa.
PRESIDENTE: Questa volta ha ragione, avvocato.
La domanda del Pubblico Ministero, quale era?
PUBBLICO MINISTERO: L'avvocato Pepi ha ragione, come spesso gli succede, ma ne avrebbe ancora di più, se mi avesse fatto finire.
Perché questa precisazione che andavo a chiedere a Di Filippo, a costo di apparire petulante, serviva per una contestazione.
E ora quindi si accorciano i tempi del discorso, e vuol dire si passa - appena il dottor Nicolosi mi rintraccia il passaggio - ti chiedo questa cortesia - di un certo verbale ho bisogno di fare una contestazione.
Un conto sono le opposizioni - e io rimango della mia idea - un conto sono le interruzioni.
Ora c'è anche l'opposizione alla risposta, sottoforma di interruzione.
Io non credo di far perdere molto tempo ai difensori, eh, di regola.
Questo banco non fa perdere tempo ai difensori con - e tantomeno alla Corte - con gli esami.
PRESIDENTE: Questa ultima osservazione, per dire che....
Dobbiamo guadagnare qualche secondo per rintracciare il passaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ha idea - e adopro questo termine un po' gergale - ha idea, Di Filippo, su che cosa c'era dietro l'omicidio di questi due ragazzi, dei Pirrone?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
EX210 Di Filippo P: Praticamente loro...
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che di questo non se ne sia parlato.
Se ne avessero già parlato, il Presidente mi sanziona la domanda.
PRESIDENTE: No, mi pare che proprio non se n'è parlato mai con nessuno.
Dica pure.
EX210 Di Filippo P: C'era stata una guerra di mafia ad Alcamo, dov'era stata distrutta la famiglia dei Greco e dei Pirrone.
Adesso, questi qua che sono morti, c'era la paura che potevano prendere un sopravvento nei confronti dei Melodia e dei Ferro.
Quindi, il motivo è stato per questo.
PUBBLICO MINISTERO: E questo come le fu spiegato, questo...
EX210 Di Filippo P: Sì, sì, ne abbiamo parlato. Ne abbiamo parlato per due mesi, di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, siccome abbiamo una qualche difficoltà a recuperare esattamente il verbale, però, se il mio ricordo non è inesatto, a me pare proprio di doverle contestare che, in una sua dichiarazione, lei ha detto che, quando Grigoli fu preso e portato a Palermo e poi portato in una certa clinica privata, tra quelli che ce lo hanno portato, c'era anche lei.
EX210 Di Filippo P: Sì. Ma non subito. Non è che lui è stato portato subito nella clinica.
PRESIDENTE: Va bene. Quando ce lo hanno portato, c'era anche lei.
EX210 Di Filippo P: Certo. Sì, sì, esattamente. C'ero io...
PUBBLICO MINISTERO: Sembrava che, in questi termini, non fosse venuta fuori la circostanza, stamattina. Anche se l'argomento è stato toccato più volte.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì, c'ero pure io.
PRESIDENTE: Mi sembra anche a me.
EX210 Di Filippo P: C'ero pure io, Nino Mangano, Giorgio Pizzo e Giuseppe Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma a proposito delle confidenze fattele da Grigoli per il sequestro del figlio di Di Matteo, ma queste confidenze avevano, ebbero in concreto un antefatto, una ragione particolare perché Grigoli si mettesse a parlare di questa vicenda, oppure Grigoli affrontò l'argomento in libertà un giorno, invece che un altro, perché l'occasione gli sembrava più propizia?
Vuole le riformuli la domanda?
EX210 Di Filippo P: No, no, l'ho capita perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Se ben ricordo, lui, questo discorso, me lo ha raccontato dopo il suicidio di uno dei fratelli Vitale. Se ben ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quale tipo di connessione c'era, se c'era una connessione, sulle sue conoscenze o secondo quanto le diceva Grigoli, tra questo suicidio e il sequestro?
EX210 Di Filippo P: Perché, quando si è suicidato questo signor Vitale, sia Grigoli che Mangano Antonino, erano molto preoccupati. perché dice: 'a secondo quello che...', cioè, praticamente lui, prima di morire, aveva scritto una lettera.
Allora loro dicevano: 'se questo ha scritto determinate cose, siamo rovinati.'
Mi hanno pure detto mi hanno pure parlato dell'altro fratello che c'era in carcere che era uno che sapeva tante cose.
E, se non erro, in base a questo discorso che lui mi ha detto, io poi, man mano, parlando, mi ha raccontato pure il fatto del figlio di Di Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un'altra cosa ancora. E questa è nuovamente una contestazione.
Se io non ho seguito male una certa risposta, una sua risposta ad una certa domanda del dottor Nicolosi, stamani, quando lei ha riferito circa l'omicidio di quei due giovani nordafricani...
PRESIDENTE: Tunisini.
PUBBLICO MINISTERO: ... o tunisini che fossero, lei ha menzionato, tra le pesone che hanno in qualche modo concorso ad eseguire quel delitto, Pizzo, Giorgio Pizzo.
Io, però, dal verbale di interrogatorio suo al Pubblico Ministero di Palermo del 1 luglio del '95 - e ora arrivo alla pagina precisa, che dovrebbe essere pagina 12, 12 e seguenti, perché il racconto è piuttosto lungo, di questo episodio. Da pagina 12 a pagina 15 - ecco, scorrendo tutta questa verbalizzazione, non trovo mai menzionato il nome di Giorgio Pizzo in relazione a questo delitto. Ecco.
EX210 Di Filippo P: Dei due tunisini?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, può essere - io chiedo ai presenti, chiedo alla Corte, prima di tutto - può essere che io abbia frainteso. A me è sembrato, ma mi sento piuttosto sicuro, che lei abbia pronunziato stamattina il nome Pizzo, con riferimento alle persone che hanno eseguito questo delitto.
E, viceversa, ecco, nel verbale del 1 luglio del '95 al dottor Sabella della procura di Palermo, in questo interrogatorio, dal verbale integrale, il nome Pizzo non emerge.
EX210 Di Filippo P: Ma è possibile che me lo sia scordato. Comunque ci sono anche altri collaboratori, perché c'era Romeo, c'era Pietro Romeo. Quindi...
PRESIDENTE: Ma lei lo ripete oggi, lo conferma?
EX210 Di Filippo P: Sì. Sì, lui c'era, Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi?
EX210 Di Filippo P: Giorgio Pizzo... Lo confermo.
PRESIDENTE: Conferma che c'era Giorgio Pizzo, anche in questa occasione. O almeno in questa occasione. Scusate l'"anche" che non voleva... E' uscito involontariamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha memoria che, in relazione a un qualche fatto delittuoso, sia, ci sia stata necessità di fare un acquisto di profumi?
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare di che si tratta?
EX210 Di Filippo P: E' successo che, dentro la camera della morte, è stato strangolato una persona che si chiama Franco Savoca.
Questa persona è stata attirata in un tranello da Salvatore Faia.
E come lo ha attirato in un tranello? Lo ha attirato dicendogli che aveva... Siccome questo Franco Savoca aveva una profumeria, Salvatore Faia gli ha detto, dice: 'guarda, ti devo portare in un posto che c'ho dei profumi rubati. Li guardi, eventualmente se ti servono te li porti nella profumeria e così te li vendi'.
E Franco Savoca ha accettato questo discorso.
Però, Franco Savoca, prima di allontanarsi e andare all'appuntamento, ha lasciato detto alla famiglia: 'mi devo incontrare con Salvatore Faia perché mi deve fare vedere dei profumi rubati'.
E' successo che Franco Savoca, quando è entrato dentro alla camera della morte non è tornato più, perché è stato ucciso.
E, di conseguenza, non tornando più a casa, la famiglia si chiedeva, dice: 'ma come mai, se lo portò Salvatore Faia che gli doveva fare vedere dei profumi e non è tornato più?'
Hanno capito che c'era qualche cosa che non andava.
Il fratello e i cugini di Franco Savoca sono andati a trovare a Salvatore Faia e gli hanno detto, dice: 'ti sei portato a mio fratello che gli dovevi fare vedere dei profumi, e mio fratello non è tornato più'.
Dice: 'ma come mai?'
E Salvatore Faia gli ha detto, dice: 'no, lui è venuto, ha visto i profumi e se n'è andato'.
Invece non era vero, perché praticamente era morto, Franco Savoca.
Di conseguenza, i familiari di Franco Savoca gli hanno detto a Salvatore Faia, dice: 'che fai, ti secchi se ce li fai vedere pure a noi questi profumi?'
Loro volevano accertarsi di vedere se, effettivamente, c'erano questi profumi rubati.
Questi profumi non c'erano, perché era tutta una scusa.
Quindi, cosa ha fatto Salvatore Faia? Salvatore Faia, subito è andato da Nino Mangano e da Salvatore Grigoli - e c'ero pure io - e ha spiegato tutta questa situazione.
Quindi, la cosa urgente da fare cos'era? Era quella di andare a comprare dei profumi per fare in modo che, nel momento in cui venivano i familiari di Savoca, Salvatore Faia gli faceva vedere effettivamente che lui aveva dei profumi, per cercare di non fargli capire che era stato lui quello ad attirare in un tranello.
Per questo acquisto di questi profumi, Nino Mangano ci ha dato cinque milioni a me e a Grigoli e ci ha detto: 'andate in una profumeria qualsiasi che conoscete e comprate cinque milioni di profumi, quattro milioni, quello che volete'.
Cosa che noi abbiamo fatto. Abbiamo comprato i profumi e glieli abbiamo dati a Salvatore Faia.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda quanto spendeste?
EX210 Di Filippo P: I profumi, sono andato io in profumeria assieme a Salvatore Grigoli, tra l'altro in una profumeria che conoscevo, una traversa di via Libertà. Adesso non mi ricordo bene come si chiama.
Comunque non abbiamo speso tutta la cifra che lui ci aveva dato. Però mi ricordo perfettamente che poi, nel libro mastro di Nino Mangano, c'era appuntato il totale delle spese che avevamo fatto per questo acquisto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto modo quindi di verificare che nella contabilità di Mangano era riportato esattamente, era riportata insomma questa spesa per questi...
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente, sì.
L'ho visto, perché me lo hanno fatto vedere i magistrati. Volevano sapere perché.
Ovviamente i magistrati non sapevano di tutto questo. E dice: 'ma che cos'è questi quattro milioni, tre milioni e nove di profumi?'
E io gli ho spiegato che, dietro tutta questa storia, c'era questo omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, al punto che lei lesse sulla contabilità di Mangano, in termini almeno di importo della spesa, corrispondeva esattamente al suo ricordo?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Bene o male erano quelle. Lui, mi pare che mi ha dato cinque milioni, ne abbiamo, ne avremmo spesi quattro, tre e nove...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma di questo delitto, cioè dell'eliminazione di questo signor Savoca, ho bisogno di sapere ancora due cose: perché fu eliminato? Lo sa?
EX210 Di Filippo P: Io, se devo essere sincero, sono stato contrario alla morte di questo ragazzo, quando l'ho visto morto e subito dopo. Però... è stata una cosa che ho esternato solamente con Grigoli Salvatore. Perché, secondo me, non era stato giusto ucciderlo, solo per delle cretinaggini. Praticamente che poi, alla fine...
PUBBLICO MINISTERO: Ma quali erano le cretinaggini che...
EX210 Di Filippo P: Le cretinaggini era che si diceva che lui faceva estorsioni. Si diceva che lui parlava troppo...
Ma siccome io lo conoscevo bene questo ragazzo...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, faceva estorsioni...
EX210 Di Filippo P: faceva estorsioni senza la nostra autorizzazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per conto proprio, le faceva.
EX210 Di Filippo P: esattamente. Parlava troppo... Cose che poi non erano. Perché, prima di ucciderlo, lui è stato interrogato.
E lui ha detto, nel suo interrogatorio ha dimostrato che non erano vere tutte queste, tutte queste cose che si dicevano su di lui.
E che se lui faceva qualcosa, lui metteva al corrente determinate persone. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Poi, alla fine, abbiamo... cioè, hanno visto, perché io sono entrato successivamente, l'ho visto solo morto a lui. Hanno visto che lui non c'entrava niente, però non potevano farlo tornare indietro. Perché, una volta che uno entra, non può più uscire, deve morire anche se non c'entra.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è entrato lì dentro ad omicidio eseguito?
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: E chi ci ha trovato lì dentro?
EX210 Di Filippo P: Là dentro...
AVVOCATO Pepi: Presidente, sempre avvocato Pepi.
Mi sembra che, a questo punto, un conto è accennare a certi fatti omicidiari che si sono verificati a Palermo; entrare nei particolari di fatti di cui un'altra Corte di Assise dovrà decidere, mi sembra che veramente si stia travalicando ogni limite di sopportabilità.
Perché, a questi punto, che cosa riguarda col capo di imputazione nostro, l'omicidio di questo Savoca.
Chi c'era, o chi non c'era, lo deciderà la Corte di Assise competente. E non certo noi.
AVVOCATO: Si associa...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, ci vuol, dire le ragioni della connessione con...
PUBBLICO MINISTERO: Le ragioni sono arcinote. Mi scusi, Presidente, non è per mancare di riguardo né a lei, né alla Corte.
Intendo dire che, avendo a che fare con imputazione che ipotizza essere stati commessi determinati delitti, e per l'appunto anche abbastanza gravi, da determinate persone che nel tempo avrebbero stabilito e perseguito un programma criminoso congiunto, tutto quanto serve a stabilire, nel tempo e nella qualità, i rapporti fra queste persone. E' assolutamente pertinente, rispetto al capo di imputazione.
A parte quant'altro è stato detto, è stato rilevato, me lo consenta, Presidente, anche da lei, stamani.
Non fosse altro - e a questo punto credo che anche i difensori dovrebbero convenire - non fosse altro perché, in questo modo, la Corte, il Giudice, acquisisce la possibilità di verificare, l'uno, con le proprie dichiarazioni, in rapporto all'altro con le proprie dichiarazioni, tutto quello che sanno e che riferiscono in nome della legge - così dovrebbe essere - le persone che sono introdotte in quest'aula.
Se noi facessimo degli esami a compartimenti stagni, in quanto agli oggetti e in quanto ai soggetti, forse gli imputati si, come dire, ne sarebbero soddisfatti.
Io, da persona che so a che cosa serve un processo, ovviamente non ne sarei altrettanto soddisfatto.
E devo cercare di impedire che il processo diventi un esercizio virtuale sulle persone e sui fatti.
Devo anzi fare in modo esattamente opposto.
Perché i rapporti tra le persone vengano approfonditi e decifrati.
E' del tutto contingente e insignificante che questi fatti che, per l'appunto, concretizzano dei delitti, appartengano alla competenza di un'altra Autorità Giudiziaria.
Tutti mi insegnano che, addirittura, il nostro sistema processuale attuale prevede fisiologicamente il contrasto di giudicati. Figuriamoci!
PRESIDENTE: Comunque credo che sia abbastanza evidente che, per una volta, ho lasciato parlare il Pubblico Ministero. Perché ero veramente stanco di ripetere le stesse argomentazioni, che da circa tre mesi o quattro a questa parte, mi fanno ritenere perfettamente pertinente conoscere tutto quello che riguarda gli imputati di questo processo.
Sia pur sommariamente, perché ne illustrano la personalità. E, soprattutto, c'è l'altro aspetto che stamattina ho sottolineato, verificare la veridicità dell'esaminato, in relazione alle dichiarazioni di altri collaboratori. Ma anche in relazione a quello che eventualmente può essere emerso nel corso di altri processi.
Allora, vuole rispondere?
Chi ha partecipato a questo...
EX210 Di Filippo P: Quando io ho bussato il portone della camera della morte, mi ha aperto Giorgio Pizzo.
Poi sono entrato dentro la stanza dove c'era la vittima. E, dentro la stanza, c'era Giorgio Pizzo, ovviamente, perché è rientrato.
Poi c'era Cristoforo Cannella, c'era Giuliano Francesco, c'era Giuseppe Battaglia, c'era Salvatore Grigoli, c'era Pietro Romeo, c'era Salvatore Faia.
Non c'era solamente Antonino Mangano.
PRESIDENTE: Forse sarebbe meglio che lei eliminasse il "solamente".
Non c'era Antonino Mangano.
EX210 Di Filippo P: Non c'era.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, ma veramente io non ho più parole, stasera. perché qui...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non c'è nessuna domanda in corso.
AVVOCATO Pepi: Ma come...
PRESIDENTE: Ma lei non può pretendere di intervenire così.
AVVOCATO Pepi: No, io pretendo di potere svolgere la mia funzione.
PRESIDENTE: Avvocato, fra l'altro...
AVVOCATO Pepi: Io difendo, fra l'altro, Giorgio Pizzo...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza. Però lei mi costringe a sospendere l'udienza.
Perché, abbia pazienza, lei non ha diritto di parlare.
AVVOCATO Pepi: Presidente, questo... ma come non ho diritto?
PRESIDENTE: Non c'e una domanda in questo...
AVVOCATO Pepi: Io ho diritto a difendere il mio assistito. In questo modo non mi si fa difendere il mio assistito.
PRESIDENTE: Mi scusi, li difende benissimo. Noi possiamo...
AVVOCATO Pepi: A questo punto no. Io posso valutare anche di abbandonare la difesa a questo punto.
PRESIDENTE: Avvocato, o lei la smette o io mi alzo e me ne vado.
AVVOCATO Pepi: Me ne vado anch'io, Presidente. Perché se io non posso...
PRESIDENTE: Infatti, lei è libero di fare quello che vuole.
AVVOCATO Pepi: ... svolgere la mia funzione...
PRESIDENTE: Comunque, se smette bene, se non smette...
AVVOCATO Pepi: ... è inutile che io ci sia.
PRESIDENTE: ... riprendiamo l'udienza domani mattina. Perché, a questo punto non si può pretendere di intervenire quando non c'è assolutamente motivo, né ragione, né diritto di intervenire.
AVVOCATO Pepi: Allora facciamo fare tutto al Pubblico Ministero quello che vuole. Come in tutta Italia.
PRESIDENTE: Non c'è una... non c'è una domanda... Avvocato, non c'è una domanda pendente. Il Pubblico Ministero stava semplicemente consultando atti eventualmente per farne delle altre. La risposta era già arrivata. La decisione sulla sua opposizione era stata raggiunta. La risposta era venuta dopo che la sua opposizione era stata respinta.
Mi meraviglio che una persona così corretta - come è sempre stata lei - ora cominci a fare delle cose che veramente non stanno assolutamente da nessuna parte.
Il Pubblico Ministero ha altre domande?
Vogliamo fare una sospensione per consentirvi...?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, siamo veramente al termine del discorso, eh? Io in...
PRESIDENTE: Va bene, vi vedo affaccendati a cercare, evidentemente, qualche riscontro, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma per il riscontro poi ci vuole un attimo solo.
Abbandoniamo questi argomenti, Di Filippo. Ho bisogno di sapere questo: suo fratello fu arrestato nel febbraio del '94, lei lo andava a trovare in carcere?
EX210 Di Filippo P: Poche volte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nell'andarlo a trovare, lo mise, per caso, al corrente di... oppure non ne fece parola, oppure glielo fece capire, oppure gli disse qualcosa circa il suo inserimento che, insomma, lei ha raccontato qui, oggi, in aula, il suo inserimento nel gruppo di fuoco?
EX210 Di Filippo P: No, lui non sapeva niente di me.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei non gli disse niente?
EX210 Di Filippo P: No.
PUBBLICO MINISTERO: C'era una qualche ragione particolare per cui non gliene volle parlare?
EX210 Di Filippo P: Per non farlo impensierire.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, abbia pazienza.
PRESIDENTE: Ha detto: "per non farlo impensierire".
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, Presidente, non avevo capito proprio il verbo. Avevo sentito le ultime due sillabe e basta.
Lei stamattina, Di Filippo, ha spiegato, proprio in concreto, direi quasi con una cronaca alla mezza giornata, orologio alla mano, dell'inizio della sua collaborazione.
Ho bisogno di sapere questo, se lei ritiene di potermi rispondere: quale è stata la reazione del suo ambiente familiare sulla sua decisione di collaborare?
EX210 Di Filippo P: Di mio padre e di mia madre?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: Eh, quella è stata vista da tutti, perché...
PRESIDENTE: E' stata...?
EX210 Di Filippo P: E' stata vista da tutti, perché...
PRESIDENTE: Ma questo è ovvio. E' diventata di dominio pubblico, quindi, non poteva non essere vista. Ma, come è stata vista?
EX210 Di Filippo P: Perché loro, direttamente al telegiornale mi hanno ripudiato. A Canale 5, sul 1° canale, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza, non sono riuscito a capire la risposta.
PRESIDENTE: Ha detto è stato...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei è stato... per così dire, ha avuto in qualche modo l'appoggio, il consenso, ha mantenuto l'appoggio o il consenso della sua famiglia o l'ha perso?
EX210 Di Filippo P: No, l'ho perso.
PUBBLICO MINISTERO: Parlo di tutte e due le famiglie, della famiglia sua personale e della famiglia di sua moglie. Sua moglie?
EX210 Di Filippo P: No, sua moglie, dopo un periodo di tempo, dopo avermi ripudiato anche lei, è venuta con me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma la sua decisione di chiudere questa vicenda raccontando quello che sapeva, nella speranza che abbia - la chiamo speranza ma per me è qualche cosa di diverso, ma non mi voglio sbilanciare - che lei abbia sempre raccontato il vero, ecco: su quali basi? E una domanda che ho bisogno di porle, come la pongo anche ad altri: su quali basi, questa decisione?
EX210 Di Filippo P: Quale decisione?
PUBBLICO MINISTERO: La sua, sì.
EX210 Di Filippo P: Perché ho collaborato?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo P: Dottore, io, sinceramente, non... Ripeto, il mio, forse, è un discorso un pochettino diverso, perché, all'inizio, io non è che mi potevo ritenere un collaboratore di Giustizia. Perché, all'inizio, io ho fatto arrestare Bagarella...
PRESIDENTE: Ma questo ce lo ha già detto.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PRESIDENTE: Guardi, ci ha trattenuto un quarto d'ora.
EX210 Di Filippo P: Poi, successivamente, è cominciata la mia collaborazione. Il motivo non lo so, gli direi una bugia. Ho collaborato e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Non capita di frequente ma debbo chiudere con una contestazione. Siccome su quel delitto, l'omicidio di questo Savoca, prima le ho chiesto le persone che lei ha trovato nella camera della morte, e le ha elencate facendo una certa serie di nomi.
Io rilevo che, nell'interrogatorio del 4 luglio del '95, al Pubblico Ministero di Palermo, lei ha fatto un racconto che testualmente è così:
"Ricordo che andai alla camera della morte per cercare Grigoli. Vidi il giovane a terra, nudo, già legato, con la faccia rivolta verso il terreno. Erano presenti tutti gli altri componenti del gruppo, e cioè: Faia, Grigoli, Giuliano, Spatuzza," - che mi pare non abbia rammentato due minuti fa...
EX210 Di Filippo P: No, l'ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: "... Romeo, Lo Nigro," - mi pare non lo avesse rammentato due minuti fa - "... Cannella, Pizzo. Non c'era Mangano che però aveva dato gli ordini."
EX210 Di Filippo P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, almeno sul conto di Lo Nigro, mi pare che, poco fa, non l'abbia menzionato questo nome, mentre invece lo trovo menzionato nel verbale del 4 luglio del '95.
PRESIDENTE: Non era menzionato neppure Spatuzza.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PRESIDENTE: Lei è sicuro che c'erano?
*EX210 Di Filippo P: Sì, c'era sia Spatuzza che Cosimo Lo Nigro. Non c'era solo Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho nient'altro da chiederle.
PRESIDENTE: Allora, facciamo una breve sospensione, se credete. Però, siccome sono le 5,30 precise, io vorrei sapere se, giustamente, il vostro impegno nel controesame è di una certa entità, si può anche pensare di rimandarlo a domani mattina.
Quanti sono i difensori che devono intervenire?
Quindi sono sei, sette, sei. Io penso che stasera ci costringereste a fare ore piuttosto...
AVVOCATO: Anche la parte civile.
PRESIDENTE: Anche la parte civile.
AVVOCATO Ammannato: Ma siamo d'accordo... parlano tutti...
PRESIDENTE: Allora mi sembra più opportuno rimandare il tutto a domani mattina alle ore 9.00, perché lo faremo a mente più fresca e con maggior agio anche per voi.
L'udienza riprende domani mattina alle ore 9.00.
Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.
UDIENZA DEL 1.10.1997

PRESIDENTE: E' presente il nostro esaminato, per chi non lo vede.
Avvocato, si ponga al di fuori del raggio di luce. Non perché la voglia al buio, ma perché almeno a me darebbe molta noia. Comunque faccia lei quel che preferisce.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, circa... per avere chiarezza sulla cronologia, signor Di Filippo. Dunque, lei ha detto che è stato arrestato... cioè, suo fratello è stato arrestato in febbraio '94. Ecco, circa dopo quanti mesi ci fu il primo incontro con Bagarella, di cui ha parlato ieri?
EX210 Di Filippo P: Dopo un paio di mesi.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, successivamente, quindi diciamo febbraio, si arriva verso aprile del '94, quando Bagarella gli fece la proposta concreta di entrare nel cosiddetto gruppo ristretto delle quattro persone?
EX210 Di Filippo P: O il primo, o il secondo incontro che abbiamo fatto.
AVVOCATO Ammannato: Quindi grossomodo in che epoca siamo?
EX210 Di Filippo P: Sempre in quei periodi. Perché ci siamo incontrati diverse volte successivamente la prima volta.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Senta, e successivamente quand'è che lei ha commesso quel primo omicidio del gruppo ristretto? Cioè Castiglione in che epoca siamo?
EX210 Di Filippo P: Il primo omicidio l'ho commesso a fine anno.
AVVOCATO Ammannato: Fine anno del '94?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Sempre successivamente in quale epoca lei commise quell'omicidio dei due tunisini chiedendo l'autorizzazione? In che epoca siamo qua?
EX210 Di Filippo P: Dopo un paio di mesi, uno-due mesi.
AVVOCATO Ammannato: Quindi cos'è, fine '94, o siamo già nel '95?
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi in quale periodo avvenne anche quell'omicidio di Pirrone ad Alcamo, per cui Grigoli fu ferito? Cioè, sempre per collocarlo come mese, grossomodo.
EX210 Di Filippo P: Mi sembra in questi periodi.
AVVOCATO Ammannato: Cioè gennaio '95. Così, per far rendere edotta anche la Corte e noi che non sappiamo esattamente la data di questo...
EX210 Di Filippo P: Sì, esattamente in questi periodi. Sì, ma comunque io non è che ho fatto solo quello dei tunisini.
AVVOCATO Ammannato: No, no, ma tanto per capire, per i fatti qua del processo.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Poi successivamente, se ho capito, ci fu quell'episodio che venne Grigoli, quello del foglio arrivato da Firenze?
EX210 Di Filippo P: Quello del?
AVVOCATO Ammannato: Successivamente a gennaio '95...
PRESIDENTE: Il famoso foglio che avrebbe fatto vedere Carra, se non mi sbaglio.
EX210 Di Filippo P: No, quello non è stato agli inizi del '95...
AVVOCATO Ammannato: No.
EX210 Di Filippo P: ... è stato un poco prima del mio arresto, quindi già siamo...
PRESIDENTE: Mi pare che lei ha detto un paio di mesi prima dell'arresto.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
AVVOCATO Ammannato: Il suo arresto è del giugno '95, mi pare, no?, 21 giugno.
EX210 Di Filippo P: Giugno '95, sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Quindi un paio di mesi prima, andiamo a maggio, aprile. All'incirca in questo periodo è stato.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, su questo foglio mi pare aveva detto un'altra caratteristica quando aveva parlato. Cioè, c'era un qualcosa, oltre che dattiloscritto, anche scritto a mano, un'intestazione, un nome?
EX210 Di Filippo P: Io questo foglio l'ho visto di sera, erano le nove e trenta, le dieci di sera all'incirca e l'ho visto solo per un istante. La cosa che mi ha colpito in questo foglio è che ho visto scritto: "Dottor Chelazzi, indagini per la strage di via Giorgiofili". Quindi questa è stata la prima cosa che mi ha colpito. E poi c'erano tutta una serie di nomi e cognomi, uno sotto l'altro, cioè praticamente...
PRESIDENTE: In colonna.
EX210 Di Filippo P: In colonna. Il primo era Carra Piero e Paolo, mi pare, il primo. Poi c'era quello dei Graviano, c'era quello di Matteo Messina Denaro.
Ma ripeto, è stata questione di un istante, perché ha fatto vedere il foglio, poi lo ha guardato Grigoli, io l'ho guardato così, non l'ho avuto in mano. E poi lo abbiamo chiuso e abbiamo parlato, ecco. E lo abbiamo commentato.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, ma appunto le ricordavo che nell'interrogatorio del 5 luglio c'era un altro particolare, cioè che in alto c'era scritto un nominativo accompagnato da una qualifica, che voi vi domandavate chi poteva essere.
Ecco, se lo ricorda questo?
EX210 Di Filippo P: No, il nominativo non me lo ricordo. C'era un nominativo che, per quello che ho capito io, abbiamo capito all'istante, praticamente la Procura di Firenze chiedeva ai Carabinieri di Palermo di fare indagini su questo nome, che io non mi ricordo. Praticamente la Procura voleva sapere se questo nome aveva avuto mai contatti con questi personaggi che erano elencati in questo foglio. Questo è stato quello che ho capito io all'inizio, perché poi i commenti sopra questo foglio sono stati ben altri successivamente.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
Ecco, quello che volevo capire: lei ieri ha chiarito che lei personalmente diciamo non era stato fatto uomo d'onore nel senso della "pungiuta", però se, avendo commesso i reati tipici di Cosa Nostra, era ritenuto in Cosa Nostra.
Ecco, questo discorso valeva per lei e valeva anche per tutti i personaggi di cui ieri ha fatto il nome? Cioè per quel gruppo di fuoco, diciamo gruppo Mangano, come vuol chiamarlo lei?
EX210 Di Filippo P: Io sinceramente non l'ho chiesto mai a loro se avevano fatto la santina. Grigoli non l'ha fatto perché me l'ha detto, qualche altro non l'ha fatto perché me l'ha detto. Poi non è che io a tutti gli ho chiesto: 'tu hai fatto la santina, o no'.
AVVOCATO Ammannato: No, no, certo. Ma per capire, per esempio, lei veniva presentato ad altri uomini d'onore? Oppure eravate un gruppo ristretto, quindi diciamo sconosciuto agli altri uomini d'onore di Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo P: Altri uomini d'onore riguardante altre famiglie, dice lei?
AVVOCATO Ammannato: Esatto, proprio esterni, al di fuori di voi, tra di voi, di questo gruppo.
EX210 Di Filippo P: Adesso praticamente, sempre dietro il fenomeno del pentitismo, si faceva così: se uno di noi aveva un problema, aveva bisogno di qualsiasi cosa che apparteneva a un'altra famiglia, noi ci dovevamo rivolgere al nostro capo, che era Nino Mangano, e poi era lui che si metteva in contatto con il capo di un'altra famiglia per fare il tutto, per evitare di farci conoscere fra di noi.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi appunto, siccome abbiamo avuto altri collaboratori che hanno parlato, che ne so, tra Alcamo, Trapani, o Catania, o Palermo c'era la presentazione, cioè un uomo d'onore presentava altri due come uomini d'onore. Ecco, quello che mi interessava come fatto, cioè a lei questo personalmente non è mai avvenuto.
EX210 Di Filippo P: No, no...
AVVOCATO Ammannato: Diciamo eravate un gruppo che doveva restare appunto ristretto e diciamo segreto, per modo di dire.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Solo che nel caso mio, siccome noi avevamo contatto con un'altra famiglia sempre vicino a quella nostra, io mi esponevo un pochettino di più perché, quando Bagarella voleva incontrare il capo di quest'altra famiglia, a volte ero io il tramite, quindi ero più esposto a questo, per quanto riguarda qualche altra famiglia.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei poi ha chiarito ieri che da novembre del '94 fino al suo arresto, giugno '95, è stato latitante assieme a Grigoli.
EX210 Di Filippo P: No, non latitante, non ero latitante. Però...
AVVOCATO Ammannato: Ha vissuto assieme a Grigoli a Misilmeri?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ammannato: 24 ore su 24. E che da lui ha avuto le confidenze per i motivi che ha detto ieri.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, le ha mai detto Grigoli il perché di queste stragi? Cioè lo scopo, l'obiettivo che si prefiggeva, il movente?
EX210 Di Filippo P: Io l'ho saputo lo scopo di queste stragi, però non mi ricordo se me ne ha parlato o lui, o Vittorio Tutino.
AVVOCATO Ammannato: Sì, o da Vittorio Tutino. Ma ecco, può dirlo qual era lo scopo di queste stragi?
EX210 Di Filippo P: Lo scopo di queste stragi era quello che sono stati portati buona parte di detenuti al carcere di Pianosa e l'Asinara. E' stato emesso il 41-bis, quindi buona parte di tutti questi detenuti si lamentavano - e questo mi consta a me personalmente perché sono andato per tre anni a fare colloqui al carcere di Pianosa -si lamentavano del regime un pochettino rigido che c'era nel carcere di Pianosa e l'Asinara e del 41-bis.
Quindi il motivo di queste stragi è stato un ricatto verso lo Stato. Praticamente: 'o togli Pianosa, Asinara e 41-bis, o noi ti facciamo saltare i monumenti'. Di conseguenza, saltando i monumenti cosa succede? E' un danno per lo Stato italiano, nello stesso tempo se saltano i monumenti i turisti qua non vengono più, quindi si bloccava anche il turismo.
E' normale che se io sono turista e sento che cominciano a saltare chiese, monumenti, eccetera, eccetera, in quei momenti io cerco di tenermi lontano dall'Italia; e quindi in questo senso si bloccava anche il fenomeno del turismo. Ma questa è una cosa secondaria, comunque.
La cosa principale era quella di ricattare lo Stato.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quindi...
PRESIDENTE: E che interesse avrebbe avuto Cosa Nostra a bloccare il turismo?
EX210 Di Filippo P: Bloccare il turismo, ho detto: questa è una cosa secondaria. Lo sto dicendo questo perché quando mi è stato riferito questo discorso mi hanno parlato pure di questo, per bloccare anche il turismo.
PRESIDENTE: Chi glielo ha riferito questo?
EX210 Di Filippo P: O Vittorio Tutino, o Salvatore Grigoli, non me lo ricordo. Comunque poi, successivamente...
PRESIDENTE: Bloccare il turismo in Italia, a Cosa Nostra che vantaggio portava?
EX210 Di Filippo P: Bloccare il turismo, i turisti portano soldi qua, c'è un certo movimento.
PRESIDENTE: Quindi era uno strumento contro lo Stato?
EX210 Di Filippo P: Esatto, sì. Se non vengono più i turisti, si blocca...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, stava dicendo successivamente da Tutino o da Mangano cosa seppe poi?
EX210 Di Filippo P: No, va be', poi successivamente io questo l'ho commentato con Bagarella...
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Chi parla?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Io sono, signor Presidente.
PRESIDENTE: E "io" chi è?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Ammannato: Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono) E' bugiardo.
PRESIDENTE: Bagarella, abbia pazienza.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi scusi. Lei si è comportato con grande disciplina e rispetto fino a oggi. Non capisco perché proprio...
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
... signor Presidente, ma purtroppo non è che... i nervi arrivano al punto che...
PRESIDENTE: Io lo capisco i nervi. Bisogna anche sa...
IMPUTATO Bagarella: Questo è un bastardo, è un bastardo...
PRESIDENTE: Mi scusi, sono dieci... Per cortesia, sono undici mesi che noi stiamo procedendo, è la prima volta che sento la sua voce, il che mi complimento.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Però la prego di continuare come fino ad ora perché se comincia a disturbare, io la devo avvertire che sarei costretto a farla uscire dall'aula.
Non è possibile intervenire in questa maniera, la legge non la consente.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Signor Presidente.
PRESIDENTE: Se lei ha da fare delle dichiarazioni, chiede di fare delle dichiarazioni.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Lei mi deve scusare, ma purtroppo...
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, visto che sto dicendo delle bugie...
PRESIDENTE: No, per cortesia, lei non...
EX210 Di Filippo P: Possiamo fare pure un confronto.
PRESIDENTE: Mi scusi, lei non ha diritto di parlare in questo momento. Lei parla quando deve rispondere, se vuole.
Bagarella, ha da fare delle dichiarazioni?
IMPUTATO Bagarella: Se lei mi vuole fare fare il confronto con questo bastardo, io lo faccio.
PRESIDENTE: Ma sul confronto...
EX210 Di Filippo P: Pezzo di merda che sei. Sei un pezzo di mer...
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
EX210 Di Filippo P: Pezzo di merda sei.
PRESIDENTE: Per cortesia, non cominciamo...
EX210 Di Filippo P: Sei un pezzo di merda. Stai attento a come...
PRESIDENTE: Mi scusi! Le ho detto che non può...
EX210 Di Filippo P: Stai attento a come parli, pezzo di merda, perché ti faccio piangere pure in carcere.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Ammannato: Non può insultare.
(voce fuori microfono)
EX210 Di Filippo P: Faccia che sei un pezzo di merda.
PRESIDENTE: Ma ha capito...
EX210 Di Filippo P: Lui ha cominciato, io non ho cominciato.
AVVOCATO: Presidente...
PRESIDENTE: Ha capito che cosa le ho detto, lei non ha il diritto di offendere nessuno, non ha questo privilegio. Lei può essere...
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, lei a lui lo ha sentito solo qua.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Ma non ha diritto di comportarsi in questa maniera, lei...
AVVOCATO Ammannato: Sì, comunque...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Le ripeto, attenzione, perché anche nei suoi confronti si possono prendere dei provvedimenti.
EX210 Di Filippo P: Sì, lo so signor Presidente.
PRESIDENTE: Ecco, allora la prego che non si ripeta una cosa del genere. La stessa cosa sto dicendo a Bagarella, ripetendogli che questa sua interruzione non la capisco.
Sono undici mesi che procediamo, è sempre stato tranquillissimo, da vero signore. Non cerchi di compromettere questa valutazione che abbiamo dato finora.
EX210 Di Filippo P: Ma lui...
PRESIDENTE: La prego di fare silenzio e di limitarsi a rispondere alle domande.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, Presidente, avvocato Ammannato. Siamo sempre in sede di controesame della parte civile quindi eventualmente, eventuali dichiarazioni alla fine di questo controesame.
Quindi continuando sulla domanda: ecco, che cosa ebbe poi successivamente Bagarella a confidarle a lei direttamente?
EX210 Di Filippo P: Poi ne ho parlato con Bagarella, però... questo l'ho commentato con Bagarella dicendo che non si era risolto niente. Questo discorso l'abbiamo, io personalmente con lui in via Pietro Scaglione. Abbiamo parlato di cose di una certa importanza, di cui oggi non posso parlare.
AVVOCATO Ammannato: D'accordo. Quindi diciamo, lei ha fatto già dichiarazione di cui si riserva poi in successiva sede di rendere.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Bene. Grazie, non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori di parte civile che vogliono intervenire?
Chi comincia dei difensori?
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Senta signor Di Filippo, lei ieri più volte nelle sue dichiarazioni ha detto che voleva sempre dire la verità e quindi io la prego, alle mie domande, di rispondere in maniera succinta, senza divagare e in maniera che veramente si possa accertare se lei dice la verità o meno, o se viceversa lei sia attendibile o meno.
EX210 Di Filippo P: Va be', questo non è lei che deve dire se sono attendibile o no, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì, certo che lo...
PRESIDENTE: Per cortesia. L'avvocato ha un po' ecceduto nei suoi poteri.
EX210 Di Filippo P: Appunto.
PRESIDENTE: Però, lei stia al suo posto.
EX210 Di Filippo P: Se io non sono attendi...
PRESIDENTE: C'è una Corte qui che disciplina e il Presidente, fino a prova contraria, credo di essere sempre vivo e abbastanza capace di reagire.
Perciò, per cortesia, lei faccia solo la sua parte.
Avvocato, la prego.
AVVOCATO Pepi: Bene. Cominciamo dall'omicidio dei tunisini di cui lei ci ha parlato a lungo. Lei ha detto che il movente per cui fu decisa l'uccisione dei tunisini, era stato il fatto che uno di questi avrebbe insidiato sua moglie.
Lei lo conferma, ne è sicuro?
EX210 Di Filippo P: Cioè, io presumevo che questo insidiava mia moglie, per questo li ho fatti uccidere. Anzi, li ho uccisi.
AVVOCATO Pepi: Sì. Quindi lei conferma che il movente dell'uccisione era perché il tunisino insidiava sua moglie.
EX210 Di Filippo P: Non gliel'ho detto poco fa?
AVVOCATO Pepi: Bene. No, io volevo una conferma perché le devo contestare che vi è un altro collaboratore di Giustizia, il quale dice una cosa del tutto opposta. E cioè che...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, abbiamo bisogno di sapere il nome di questo collaboratore e se è fra coloro che noi abbiamo sentito.
AVVOCATO Pepi: Che dobbiamo sentire venerdì, Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, fino a che non l'abbiamo sentito non gli si può fare contestazioni perché non saremmo in grado di valutare che cosa ha detto e che relazione c'è fra le sue dichiarazioni e queste.
AVVOCATO Pepi: Va be'.
PRESIDENTE: Mi scusi.
AVVOCATO Pepi: Senta, quali erano i suoi rapporti con sua moglie? Erano normali o vi erano dei contrasti?
EX210 Di Filippo P: Queste sono cose familiari a cui non voglio rispondere.
PRESIDENTE: E' una sua facoltà.
AVVOCATO Pepi: Allora, io comunque le pongo altre domande e lei risponderà come meglio crede. Comunque io prenderò atto di quello che lei dice.
E' vero che prima di essere arrestato lei fuggì di casa con un'altra donna di nome Marina?
EX210 Di Filippo P: Io avevo tante donne, non ne avevo solo una.
AVVOCATO Pepi: Io le ho chiesto di una.
EX210 Di Filippo P: Una, fra le tante, era lei.
AVVOCATO Pepi: E' vero che quando fuggì di casa, si portò con sé anche i soldi che erano dei suoi figli?
EX210 Di Filippo P: Io non sono mai fuggito con Marina, perché con Marina ogni tanto dormivamo assieme. Non sono mai fuggito da casa perché stavo quasi tutto il giorno anche a casa.
AVVOCATO Pepi: Sì, ma non mi ha risposto. E' vero che quando lei... ha portato via i soldi ai suoi figli?
EX210 Di Filippo P: Io dei miei figli i soldi?
AVVOCATO Pepi: Sì.
EX210 Di Filippo P: Quando ho collaborato?
AVVOCATO Pepi: Comunque...
PRESIDENTE: Avvocato, non mi sembra che siano proprio argomenti...
AVVOCATO Pepi: Ma, Presidente, bisogna... come lei dice tante volte a noi quando interveniamo, dicendo che vanno valutate le personalità, mi sembra che la debba anch'io valutare la personalità.
PRESIDENTE: Certo, ma questi sono argomenti che attengono una sfera strettamente personale, che non credo possano indicare in qualche maniera la credibilità del soggetto.
AVVOCATO Pepi: Senta, dopo che lei ebbe a decidere di collaborare, con chi andò a vivere, con sua moglie, o con altre persone?
EX210 Di Filippo P: Quando io ho cominciato a collaborare, sono andato a vivere con una ragazza.
AVVOCATO Pepi: Quindi non con sua moglie?
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha detto, sia durante le indagini preliminari che al dibattimento, di essere soprannominato "la dama".
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ci vuole spiegare la ragione di questo soprannome, che cosa significava?
EX210 Di Filippo P: Non lo so. Questo lo sa Grigoli e Giorgio Pizzo, loro me l'hanno uscito.
AVVOCATO Pepi: Ma lei non gliel'ha mai chiesto perché lo chiamavano "la dama"?
EX210 Di Filippo P: Non mi ricordo.
AVVOCATO Pepi: Non se lo ricorda...
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo in questo momento.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei non ha mica per caso altri soprannomi?
EX210 Di Filippo P: No, non mi hanno mai chiamato con i soprannomi.
AVVOCATO Pepi: Ne è sicuro di questo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Pepi: Non le risulta che nel giro dei gestori dei distributori di via Marina Messina lei fosse insieme a suo padre, suo fratello, soprannominato "spione della pompa"?
EX210 Di Filippo P: Ma guardi, noi non abbiamo fatto mai gli spioni prima di collaborare, perché se facevamo gli spioni prima di collaborare ci assassinavano. In quanto io ero genero di Tommaso Spadaro e cognato di Marchese Antonino.
Siamo stati sempre al colloquio, abbiamo saputo sempre cose delicate, nei processi ci siamo sempre comportati bene, quindi parlo bene quando facevamo parte di Cosa Nostra. Bene nel senso avevamo un atteggiamento improntato con Cosa Nostra. Quindi noi spioni non ci siamo mai stati. Ora forse siamo spioni, almeno io e mio fratello, mio padre ancora non lo è.
AVVOCATO Pepi: Mi scusi Di Filippo, però lei non mi ha risposto alla domanda: che lei non sia stato precedentemente spione o meno, non interessa.
Io volevo sapere se lei consta, se lei è a conoscenza che in quella via i gestori del distributore chiamavano lei, suo padre e suo fratello "spioni della pompa": lei mi può rispondere sì o no, o come crede, basta che me lo risponda.
EX210 Di Filippo P: Già le ho risposto alla domanda. Quindi non è che gli devo rispondere sì o no, gli ho risposto in un'altra maniera però nello stesso tempo gli ho fatto capire che...
PRESIDENTE: L'avvocato vuole una risposta: sì o no.
EX210 Di Filippo P: No, no.
PRESIDENTE: Lei ha diritto di rispondere come crede, o di non rispondere.
Prosegua avvocato.
AVVOCATO Pepi: Lei conosceva Vincenzo Ferro?
EX210 Di Filippo P: No, io non conosco né Vincenzo Ferro... i Ferro non li conosco.
AVVOCATO Pepi: Nemmeno il padre?
EX210 Di Filippo P: Personalmente non li conosco. No.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei, non so... sa se il Ferro Vincenzo subentrò nelle funzioni del padre quando questi fu arrestato? Se lo sa.
EX210 Di Filippo P: Quando è stato arrestato il padre...
AVVOCATO Pepi: Sì.
EX210 Di Filippo P: Nino Mangano e Salvatore Grigoli per qualsiasi cosa ad Alcamo, successivamente, si riferivano al figlio di Ferro e al Melodia.
AVVOCATO Pepi: Senta, passiamo a un altro argomento. Lei ha detto che fra i vari fatti collaborativi a cui lei ha dato impulso, vi sarebbe stato anche l'arresto di un tale Cucuzza.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
AVVOCATO Pepi: Quando sarebbe avvenuto questo arresto e quand'è che lei avrebbe dato le informazioni necessarie e idonee per farlo arrestare?
EX210 Di Filippo P: Quando io ho cominciato a collaborare, oltre a fare arrestare quelli che ho fatto arrestare, ho spiegato ai magistrati di Palermo che una persona importante da arrestare a Palermo era Salvatore Cucuzza. Giù lui era latitante.
Perché era importante arrestarlo? Perché dietro l'ordine di Bagarella Leoluca, Salvatore Cucuzza si stava costituendo un gruppo di fuoco quindi poteva essere pericoloso.
Contemporaneamente ho fatto ai magistrati la nuova mappa della famiglia di Portanuova, perché anche quella era sconosciuta.
Dopo l'arresto di Vittorio Mangano non si sapeva chi comandava quella famiglia, quindi io sono stato il primo a dire che comandava Salvatore Cucuzza. Ovviamente ho fatto tutto un elenco di persone che giravano attorno a lui e gli ho detto alla Squadra Mobile di Palermo, perché ho avuto dei colloqui con loro: 'se volete arrestato Salvatore Cucuzza, anzi lo dovete arrestare, dovete seguire o due o tre persone'. Ho indicato i nomi di queste persone, e mi riferisco a *Zervo Giuseppe, Nicola Ingalau, Francolino Spadaro e qualche altro.
Gli ho detto: 'seguite questi qua perché prima o poi vi porteranno da Salvatore Cucuzza'.
Dopo un paio di mesi hanno arrestato Salvatore Cucuzza perché seguivano Giuseppe...
AVVOCATO Pepi: Va bene. Senta, qual è la sua attuale situazione patrimoniale? Cioè, quant'è che... Lei percepisce uno stipendio, oppure lavora, che tipo di lavoro fa?
EX210 Di Filippo P: No, io non lavoro.
AVVOCATO Pepi: Percepisce lo stipendio dalla protezione?
EX210 Di Filippo P: A questa domanda non posso rispondere.
AVVOCATO Pepi: No, non vuole rispondere.
EX210 Di Filippo P: No, no, lei gli fa un'istanza al Servizio Centrale e si fa rispondere da loro.
AVVOCATO Pepi: Lei mi risponde che non vuole rispondere perché...
EX210 Di Filippo P: No, non posso rispondere per questione di contratto di protezione. Io quando ho firmato il programma di protezione, devo rispettare determinate regole: questa è una delle regole che devo rispettare.
AVVOCATO Pepi: Ma è una regola che riguarda solo lei perché gli altri collaboratori hanno detto tutti quanti...
EX210 Di Filippo P: A me mi hanno detto pure così.
PRESIDENTE: Avvocato, la valuterà lei poi com'è...
AVVOCATO Pepi: Certo, per carità, hai voglia.
PRESIDENTE: E' inutile che insistiamo.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei non mi risponde nemmeno se ha avuto una somma in esborso da parte della protezione per pentirsi.
EX210 Di Filippo P: Non ho capito la domanda.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei ha ricevuto una somma di denaro dall'ufficio, dal Servizio di Protezione per ottenere il suo pentimento, cioè le dichiarazioni che ha via via fatto.
EX210 Di Filippo P: No, mi hanno dato una taglia. C'era una taglia sopra Bagarella, sopra... e tante altre persone. Poi hanno fatto un conto globale dopo l'arresto di Salvatore Cucuzza e me le hanno date.
AVVOCATO Pepi: E quanto sarebbe questa taglia?
EX210 Di Filippo P: Aspetti che faccio il conto perché in matematica sono un pochettino... tre, sei, nove, dodici, un milione e mezzo.
AVVOCATO Pepi: Senta, restando alla sua collaborazione. Mi sembra che ieri, nell'esame da parte del Pubblico Ministero, non abbia spiegato bene i motivi che l'hanno spinta a collaborare. Me li vuole...
PRESIDENTE: Avvocato, diciamo che ha detto che non c'era nessun motivo, non lo sa neanche... ha detto, poi se oggi le risponde meglio.
AVVOCATO Pepi: Appunto, volevo sapere se c'era, se si ricorda quale poteva essere stato l'impulso, familiare...
PRESIDENTE: Sarei lieto che desse una risposta, perché in realtà non l'ha data. Vuole rispondere?
EX210 Di Filippo P: Sì, io confermo quello che ho detto ieri, sono stati bravi i funzionari della DIA di Roma a convincermi a farmi collaborare. Altri motivi non ce ne sono.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei sa se Francesco Giuliano aveva, o ha, un distributore di benzina?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Pepi: Sa dov'è situato?
EX210 Di Filippo P: Piazza Sant'Erasmo.
AVVOCATO Pepi: Sa se l'attività che svolgeva Giuliano con questo distributore era remunerativa, o non era remunerativa?
EX210 Di Filippo P: No, non ne abbiamo mai parlato di questo.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha mai avuto motivi di attrito, di rancore, o di odio con Giuliano?
EX210 Di Filippo P: No, noi eravamo molto amici.
AVVOCATO Pepi: Non siete mai venuti alle mani?
EX210 Di Filippo P: Io, mai.
AVVOCATO Pepi: Mai con Giuliano?
EX210 Di Filippo P: Io con lui ero ancora amico prima di entrare in questo gruppo, quindi pensi lei. Io con Giuliano mai, non esiste.
AVVOCATO Pepi: Senta Di Filippo, ieri lei ha detto che Giuliano le avrebbe detto, manifestato la volontà di uccidere tutta la famiglia del pentito Di Natale.
Ora io vorrei sapere qui, esattamente lei mi dovrebbe dare una risposta ben precisa.
Perché di questa circostanza, lei nelle indagini preliminari assolutamente non ne parla. Ieri mattina ha detto che può darsi che gliel'abbia detto Giuliano. Quindi "può darsi" vuol dire che non ne è sicuro.
EX210 Di Filippo P: No, io non l'ho detto...
AVVOCATO Pepi: Mentre ieri pomeriggio...
EX210 Di Filippo P: Io non l'ho detto "può darsi", avvocato.
AVVOCATO Pepi: Ieri mattina l'ha detto lei.
EX210 Di Filippo P: Su "può darsi" non esiste.
AVVOCATO Pepi: No. Ne è sicuro?
EX210 Di Filippo P: Sì, sicurissimo.
AVVOCATO Pepi: Ieri mattina lei non era sicuro, mentre nel pomeriggio era sicuro. Io vorrei sapere da lei quale è la versione esatta e perché ha aspettato tanto tempo a fare una dichiarazione di questa importanza, non dicendola nelle indagini preliminari.
EX210 Di Filippo P: Io versio... due versioni come dice lui, innanzitutto ieri non le ho fatte. Se poi lei può dimostrare il contrario, me lo può dimostrare ora.
Ho raccontato che lo ha detto Giuseppe Giuliano, ho detto che c'erano altre persone e questo discorso è avvenuto sotto l'abitazione di Pietro Romeo.
Non l'ho detto prima perché me lo sono scordato. D'altronde, il dibattimento serve per questo: a volte uno le cose se le ricorda, a volte uno le cose se le scorda.
Siamo qua per ragionare, per capire, eccetera, eccetera.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha poi parlato di vari identikit che sarebbero stati fatti vedere a persone implicate in questo processo.
Vorrei sapere: lei li ha visti questi identikit prima o dopo la sua collaborazione?
EX210 Di Filippo P: Io ho parlato che Giu... Giacalone Luigi mandava a dire dal carcere che a lui gli mostravano degli identikit; e, in base a quello che lui capiva, mandava a dire fuori: 'scappatevene tutti, perché già a Firenze vi stanno individuando a tutti.' Quindi Giacalone li ha visti questi identikit. Non li ho visti io.
AVVOCATO Pepi: Ma lei sa esattamente quando Giacalone avrebbe visto questi identikit?
EX210 Di Filippo P: No, esattamente no. Io man mano che lui mandava le notizie, li sentivo. Esattamente non lo so.
AVVOCATO Pepi: Lei non sa quindi, nemmeno quando il Giacalone è stato indiziato dei reati di strage?
EX210 Di Filippo P: No, non lo so.
AVVOCATO Pepi: Quindi non sa nemmeno se Giacalone li abbia visti questi identikit prima o dopo?
EX210 Di Filippo P: No, non lo so. Sapevo solo il particolare: me lo sono ricordato, per come l'ho ricordato l'ho detto.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei poi ha parlato di un'altra vicenda: del fatto che un ragazzo di Misilmeri sarebbe a un certo momento, sparito.
Io vorrei sapere quando esattamente avvenne questo fatto, chi le riferì questa circostanza e in che data gliela riferì.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che l'esaminato ieri abbia parlato non di sparizione, ma che era stato ucciso.
AVVOCATO Pepi: Sì, va be'. Lui ha detto "sparì", in quel senso.
PRESIDENTE: Poi ha chiarito che era...
AVVOCATO Pepi: Esatto.
PRESIDENTE: ... sarebbe stato ucciso. Comunque, ora lo preciserà se crede.
EX210 Di Filippo P: Questo ragazzo è stato ucciso ed ero io, Grigoli Salvatore e Antonino Mangano. Loro hanno commentato che hanno saputo che questo ragazzo era stato ucciso subito dopo... subito dopo l'uccisione di questo ragazzo, dopo un paio di ore, loro lo hanno saputo. E' stato ucciso a Misilmeri, Benigno Salvatore. Allora subito loro hanno esclamato: 'o picciriddo ammazzaro'.
Poi successivamente hanno visto che non era "u' picciriddu" ma era un altro Salvatore Benigno che non c'entrava niente con lui.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha detto di sapere che il padre di Giuliano faceva il postino. Lo conferma?
EX210 Di Filippo P: Sì, sapevo che lavorava alla Posta.
AVVOCATO Pepi: Sapeva anche in quale ufficio di Palermo lavorava?
EX210 Di Filippo P: No...
PRESIDENTE: L'ha già detto anche questo, avvocato.
EX210 Di Filippo P: Sì, mi pare che lavorava alla Posta vicino alla Stazione Centrale.
AVVOCATO Pepi: Sa fino a quando ha lavorato in questo ufficio postale?
EX210 Di Filippo P: No, no.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei... ora non mi ricordo se lei ha detto che era uomo d'onore o affiliato. Questo, francamente, non me lo ricordo.
Comunque, faceva parte di Cosa Nostra, no?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, allora io le chiedo una cosa un po' particolare. Lei ha mai saputo se Cosa Nostra abbia compiuto, o avesse intenzione di compiere fatti delittuosi per favorire un movimento politico chiamato Forza Italia?
EX210 Di Filippo P: Non posso rispondere a questa domanda.
AVVOCATO Pepi: Quindi, lei non...
PRESIDENTE: Lei ha diritto di rispondere come crede. Ma quando dice: non posso rispondere, deve dire sommariamente che...
EX210 Di Filippo P: Non posso rispondere perché ho fatto altre dichiarazioni e ci sono indagini in corso.
PRESIDENTE: Ecco. Ne prendiamo atto.
AVVOCATO Pepi: Ha mai sentito - la domanda è un po' similare, probabilmente la risposta sarà lo stesso - ha mai sentito dire che nei fatti di strage di cui ci stiamo occupando erano interessati i Servizi Segreti, la massoneria o altri poteri forti?
EX210 Di Filippo P: Di Servizi Segreti e massoneria non ne ho mai sentito parlare.
AVVOCATO Pepi: Di poteri forti?
EX210 Di Filippo P: Ho sentito parlare di altre cose, ma ci sono indagini in corso e non posso rispondere.
AVVOCATO Pepi: Senta, ci può dire dove sono queste indagini oppure no, quale è l'Autorità che se ne occupa oppure no?
EX210 Di Filippo P: Ho fatto queste dichiarazioni a buona parte di Procure... della Repubblica...
PRESIDENTE: Non a una sola.
EX210 Di Filippo P: Cosa?
PRESIDENTE: Non ad una Procura sola.
EX210 Di Filippo P: No, no. Diverse.
PRESIDENTE: A diverse.
AVVOCATO Pepi: Senta, visto che lei era persona inserita in Cosa Nostra: secondo i principi appunto che regolavano e regolano Cosa Nostra, secondo lei è ammissibile che in fatti importanti di strage come le stragi, Cosa Nostra si servisse di persone che non facevano parte dell'organizzazione né come uomini d'onore e né come affiliati; ma si servisse di persone estranee?
EX210 Di Filippo P: Io alle stragi non ho partecipato.
AVVOCATO Pepi: Lo so.
EX210 Di Filippo P: Non so come sono andate. L'unica cosa che ho detto delle stragi è quella che sapevo: Che Carra è stato l'autore del tritolo, che Giuliano Francesco era preoccupato...
AVVOCATO Pepi: No, questo...
EX210 Di Filippo P: Altre cose io non le so. Chi ha partecipato...
AVVOCATO Pepi: No, io le ho chiesto... la domanda è molto diversa. Allora gliela riformulo.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se conoscendo la gente che componeva Cosa Nostra e le regole, era, è possibile, era una cosa che avveniva che Cosa Nostra usasse per fatti anche gravi, persone che non erano nell'organico di Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Non lo so, signor Presidente.
AVVOCATO Pepi: Lei sa se Pietro Carra era uomo d'onore?
EX210 Di Filippo P: No, uomo d'onore non era. Però faceva delle cose per conto nostro.
AVVOCATO Pepi: Senta quando lei si è pentito e visto che Giuliano le avrebbe manifestato la volontà prima di uccidere i familiari di Di Natale, non aveva paura che Giuliano uccidesse i suoi figli?
EX210 Di Filippo P: I miei figli?
AVVOCATO Pepi: Sì. Visto i precedenti.
EX210 Di Filippo P: Eh, va beh, se li uccideva pazienza, avvocato. Siamo qua.
AVVOCATO Pepi: Senta, le volevo chiedere: ma come mai l'omicidio dei tunisini non è stato fatto direttamente da quello che lei ha definito il gruppo riservato?
EX210 Di Filippo P: Questo l'ho spiegato ieri: perché bisognava sopprimerli, bisognava portarli alla camera della morte vivi. Il discorso era più ampio. Quindi non si poteva fare.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei poi ha detto che facendo parte del gruppo riservato, quindi ha avuto dei problemi nel momento in cui è venuto fuori alla luce che lei ne faceva parte.
Dico, io le chiedo questo: lei ha anche detto che partecipava con altre persone diverse dal gruppo riservato alle estorsioni.
Non le sembra un'incongruenza, non le sembra che poteva essere tranquillamente scoperto una volta che lei faceva le estorsioni alla luce del sole?
EX210 Di Filippo P: Innanzitutto, io non ho detto questo, quello che sta dicendo lei. Perché lei parla generalizzato, invece se vogliamo parlare con i puntini, parliamo con i puntini.
AVVOCATO Pepi: Parliamo con i puntini.
EX210 Di Filippo P: Io, alle estorsioni, come ho spiegato ieri, ho partecipato soprattutto dopo che io mi sono scoperto con gli altri.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei curava anche la latitanza di Messina Denaro?
EX210 Di Filippo P: No, io non la curavo però sapevo che lui si trovava a Bagheria latitante e sapevo pure chi era la persona che faceva il tramite fra lui e noi.
AVVOCATO Pepi: Quindi, comunque da questa sua risposta deduco che lei comunque sapeva dov'era Messina Denaro.
EX210 Di Filippo P: No, io dov'era lui non lo so. Sapevo che era a Bagheria, però non conoscevo l'abitazione. Perché se conoscevo l'abitazione, avrei fatto arrestare pure lui.
AVVOCATO Pepi: Ecco. Senta, lei ha parlato pochi minuti fa di carcere duro, di articolo 41-bis.
Lei sa esattamente di che cosa, in che cosa consista il 41-bis e il carcere duro?
EX210 Di Filippo P: Io lo so perché per tre anni sono andato a trovare a mio suocero a Pianosa, quindi lo so.
Il 41-bis consiste che devi fare un colloquio al mese, un'ora al mese. E l'avvocato può avere il colloquio con te un'ora al mese. Quando tu fai il colloquio, lo devi fare con il vetro e con il telefono.
Puoi usufruire solamente di un'ora o di due ore d'aria al giorno e devi stare solo in una stanza senza la compagnia degli altri.
AVVOCATO Pepi: Senta, l'ultima domanda, un chiarimento.
Lei mi sembra che abbia parlato, proprio pochi minuti fa, in relazione al carcere di Pianosa, di crudeltà del carcere di Pianosa.
EX210 Di Filippo P: Io non detto mai questa parola "crudeltà". Ho detto rigidità, no crudeltà. E' diverso.
AVVOCATO Pepi: Come ha detto scusi?
EX210 Di Filippo P: Rigidità.
PRESIDENTE: Rigidità.
AVVOCATO Pepi: Ah, ho capito.
Io non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Ceolan: Avvocato Ceolan.
Signor Di Filippo, se non ho capito male, ieri lei ci ha detto che è stato arrestato o posto in stato di fermo, il 21 giugno 1995 e che la sera stessa ha deciso di collaborare.
EX210 Di Filippo P: Il pomeriggio.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
EX210 Di Filippo P: No di collaborare, io ho spiegato che il 21 giugno del '95 ho detto solo le indicazioni per fare arrestare Bagarella, Nino Mangano e Tony Calvaruso.
La collaborazione è avvenuta dopo, un paio di giorni dopo.
AVVOCATO Ceolan: Va be', insomma, in sostanza è collaborazione anche questa.
E' vero che nella primavera immediatamente successiva, nel corso di un colloquio in carcere con suo fratello Emanuele, quest'ultimo le manifestò quei segni di crisi che poi lo portarono a collaborare nel maggio?
EX210 Di Filippo P: Prima del mio arresto lei sta parlando. Giusto?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
EX210 Di Filippo P: Prima del mio arresto, quindi, mio fratello già era in carcere da quasi un anno e mezzo, diciotto mesi, diciannove mesi.
E mio fratello dal primo giorno non era adatto per stare in carcere, cioè non... si lamentava. Si lamentava mio fratello.
Dal primo giorno si è sempre lamentato.
Però io non immaginavo che lui poi, collaborava. Però ha collaborato e adesso siamo qua.
AVVOCATO Ceolan: Ma è vero che lei gli scrisse una lettera invitandolo ad impiccarsi piuttosto che provocare guai?
EX210 Di Filippo P: E' pure possibile. Sinceramente non me lo ricordo se l'ho scritta e in quale maniere l'ho scritta e cosa c'ho scritto.
E' pure possibile che gli ho detto di impiccarsi.
E' possibile sicuramente, è pure possibile.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Lei mi sembra che prima ha detto che: 'fui indotto a collaborare dall'abilità dei funzionari della DIA'.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E' vero questo?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
AVVOCATO Ceolan: Allora senta, lei, però il 30 giugno del '95 alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo disse:
"Ho scelto di collaborare con la Giustizia perché mi sono reso conto che l'organizzazione Cosa Nostra ha raggiunto un livello di violenza e di ferocia inammissibile per i cittadini.
Come ho già dichiarato nel precedente verbale, ho deciso di cambiare vita e di passare dalla parte dello Stato, chiedendo tutela, protezione, assistenza legale ed economica, confessando tutti i delitti anche i più gravi da me commessi e pronto a pagare in relazione alle mie responsabilità."
Allora, lei ha deciso di collaborare perché si è reso conto della ferocia e la violenza di Cosa Nostra, o perché l'hanno convinta i funzionari della DIA?
EX210 Di Filippo P: E' normale, i funzionari della DIA lo sanno che cos'è Cosa Nostra. Lo sanno che in Cosa Nostra c'è ferocia, c'è crudeltà, c'è tutto un assieme di cose brutte.
E quindi, io questo l'ho detto e lo confermo.
Ma, ovviamente, sono stati loro a farmi convincere di questo; perché io non ero tanto convinto, mi hanno fatto convincere.
AVVOCATO Ceolan: Io per la verità non volevo sapere che cosa fanno i funzionari della DIA. Volevo sapere perché lei dice: 'mi sono reso conto della violenza e della ferocia di Cosa Nostra'.
Quindi, se n'è reso conto perché gliel'hanno detto gli ufficiali della DIA o se n'è reso conto perché...
EX210 Di Filippo P: Ma io sono ragazzo, avvocato. Io...
AVVOCATO Ceolan: Ragazzo?
EX210 Di Filippo P: Io sono un ragazzo, cioè a volte noi, i ragazzi ci lasciamo prendere da determinate cose e non ci rendiamo conto.
E' normale che uno deve ascoltare i consigli, io ho sempre ascoltato i consigli.
In quel caso ho ascoltato i consigli che poi, per me, sono risultati giusti.
AVVOCATO Ceolan: Ma, insomma, un ragazzo a 32 anni mi sembra un po' eccessivo.
EX210 Di Filippo P: E cosa sono? Vecchio a 32 anni!
AVVOCATO Ceolan: Comunque, lei come natura è contrario alla violenza e alla ferocia? E' un ragazzo.
PRESIDENTE: Ha capito?
EX210 Di Filippo P: No.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei per natura è contrario alla violenza e alla ferocia.
EX210 Di Filippo P: Come natura mia, per come sono nato io? Io ero contrario a queste cose, poi, purtroppo sono andato a finire in queste cose.
Ma come natura, sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, come natura lei è contrario.
E' vero che quando lei fece sequestrare o sequestrò i due tunisini, uno fu immediatamente ucciso; l'altro fu da lei torturato, strangolato, evirato...
EX210 Di Filippo P: Evirato, da me no.
AVVOCATO Ceolan: ... furono messi...
EX210 Di Filippo P: Evirato da me, no.
PRESIDENTE: Aspetti, aspetti. Vada piano. Lasci finire la domanda.
AVVOCATO Ceolan: Gli furono messi gli organi genitali in bocca ed entrambi i cadaveri furono buttati come spazzatura in un vicolo. E' vero?
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Ceolan: No?
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Ceolan: Cioè?
EX210 Di Filippo P: E' vero che io gli ho dato botte, non l'ho evirato io perché lo ha evirato Gaspare Spatuzza e Nino Mangano.
Non l'ho torturato solamente io, ma lo abbiamo torturato quasi tutti.
Quindi, in quello che dice lei c'è una parte di verità. Perché un'altra parte non è vera.
Perché io non l'ho evirato. Lo ha evirato Nino Mangano e Gaspare Spatuzza. Ma c'erano anche altri: c'era anche Salvatore Grigoli, c'era anche Pietro Romeo.
AVVOCATO Ceolan: Ma Mangano lo evirò di sua iniziativa?
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo questo, se abbiamo avuto 'sto discorso.
Sì, ma questo è un fatto personale, avvocato. Lo lasci stare lei questo omicidio, questo omicidio è un fatto personale perché io ero una bestia perché in quel momento mi...
AVVOCATO Ceolan: Senta Di Filippo, lei non dica a me...
EX210 Di Filippo P: ... passavano tante cose per la testa.
AVVOCATO Ceolan: ... cosa devo lasciar fare o cosa non devo lasciare fare. Caso mai, me lo dice il Presidente. Non lei.
Senta, lei disse il 1 luglio del '95 a pagina 14, siccome entrò in possesso dell'agenda del tunisino e viene accanto la notazione Santa Flavia:
"Tale circostanza mi fece andare ancora su tutte le furie. E invitai il Mangano ad evirare il tunisino e a mettergli i genitali in bocca".
EX210 Di Filippo P: E' possibile.
AVVOCATO Ceolan: Oh, ecco. E questa lei la chiama una natura contraria alla ferocia e alla violenza.
EX210 Di Filippo P: Io, ho detto come natura.
AVVOCATO Ceolan: Eh, sì.
EX210 Di Filippo P: Natura significa da piccolo. Come natura non ero portato a queste cose.
Io non ero... mio padre era funzionario di banca, io sono andato a scuola, mi sono diplomato, non ho fatto l'università perché sono stato arrestato. Perché se non mi arrestavano facevo l'università.
Quindi la mia natura era questa: la mia famiglia è una famiglia per bene, noi non eravamo mai stati immischiati in questa cosa.
AVVOCATO Ceolan: Senta, allora per avere un'idea della sua natura non da ragazzo, ma da grande. Ci vuol dire quali sono i fatti precisi che la portarono a sospettare che questo tunisino insidiasse sua moglie?
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, guardi, siccome di queste cose già io ne ho parlato e c'è un processo in corso, non in corso, si deve fare un processo.
Quindi, quando io anche ne ho parlato con il Pubblico Ministero, ho detto già dall'inizio: io di queste cose ne parlo però semplificando le cose.
Quindi a me mi sa che qui stiamo facendo il processo dei tunisini.
PRESIDENTE: Lei ha sempre la possibilità di dire...
EX210 Di Filippo P: Sì, allora...
PRESIDENTE: ... non voglio rispondere.
EX210 Di Filippo P: Sì, allora, non voglio rispondere perché sennò il processo lo facciamo qua.
PRESIDENTE: Basta. Quando lei dice: non voglio rispondere, è una facoltà che la legge le riconosce.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Bene. Allora, siccome si rifiuta di rispondere, io gli contesto, questo perché lo sappia anche la Corte, per valutare la sua personalità, quello che lui disse...
PRESIDENTE: Avvocato, veramente credo, mi scusi, ma credo di interpretare lo spirito della legge.
Quando l'esaminato dichiara: non voglio rispondere, è inutile fare altre domande sullo stesso fatto. Né tanto meno gli si possono fare contestazioni.
E' un suo diritto che, diversamente, verrebbe in qualche maniera raggirato.
AVVOCATO Ceolan: Sì. Presidente, il motivo per cui non vuol rispondere è evidente. Volevo solo che la Corte...
PRESIDENTE: Sì, sì. Ma...
AVVOCATO Ceolan: .. che la Corte...
PRESIDENTE: Guardi credo che siano venute fuori a proposito dell'esaminato, cose che consentono di fare un esame veramente piuttosto preoccupato.
AVVOCATO Ceolan: Sì, no. Ma io volevo mettere in evidenza l'insussistenza degli elementi che lo portarono a questa azione per dimostrare la fantasia di questo signore.
PRESIDENTE: Avvocato, io sono convinto che le sue intenzioni sono le migliori. Ma credo che la legge non ci consenta di fare ulteriori domande su questo argomento.
AVVOCATO Ceolan: Andiamo avanti.
Signor Di Filippo, lei rapporti stretti, intensi e operativi con Cosa Nostra li ha avuti dal '94, dall'autunno '94?
EX210 Di Filippo P: Ho spiegato che ho cominciato a fare parte di una famiglia vero e propria nel '94. Ma io i miei rapporti con Cosa Nostra li ho avuti sempre.
AVVOCATO Ceolan: Ecco. Li ha avuti dal... da che anno?
EX210 Di Filippo P: A partire dal 1982.
AVVOCATO Ceolan: Cioè, dal momento in cui lei si è fidanzato con Giuseppina Spadaro.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
AVVOCATO Ceolan: Allora, le faccio una contestazione.
Il 1 luglio del '95 alla Procura di Palermo lei disse:
"Nel 1985 sono uscito dal carcere. E mio suocero perché era detenuto, mi fece sapere di non occuparmi più di nulla che potesse avere a che fare con Cosa Nostra. Cosa che io feci."
Allora non le sembra che questa affermazione sia diversa da quella che ha fatto poco fa?
EX210 Di Filippo P: No, no. E' lei che sta dicendo cose che non esistono.
Cioè, quello che ha detto lei esiste, avvocato. Però, la domanda era diversa che mi ha fatto lei. Lei mi ha detto: 'da quando hai avuto a che fare con Cosa Nostra?'
E io gli ho detto: 'nel 1982'.
Se lei mi diceva: 'quando hai finito con Cosa Nostra?'
Io gli dicevo: 'nel 1986'.
'Quando hai ricominciato?' Io gli dicevo: 'nel '94'.
Quindi è diverso quello che sta dicendo lei.
AVVOCATO Ceolan: No, scusi, eh.
EX210 Di Filippo P: No, no. E' così.
PRESIDENTE: L'avvocato le aveva fatto una domanda molto puntuale. Comunque la sua risposta mi pare che sia, ora, esauriente.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, allora, evito di fare commenti, vero Presidente?
Mi sembra che lei abbia detto ieri che il motivo per cui nella primavera del '94 incontrò il signor Bagarella, fu dovuto a questioni familiari da parte di sua sorella Agata. E' vero?
EX210 Di Filippo P: Anche, sì.
AVVOCATO Ceolan: Esclusivamente familiari, oppure anche altri motivi?
EX210 Di Filippo P: Il motivo è stato questo.
AVVOCATO Ceolan: Sì. No, lei ha detto ieri: 'non ne voglio parlare, son questioni familiari'.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Cioè, esclusivamente familiari. Non hanno nulla a che vedere con Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: No, c'erano dei... ieri ho spiegato che prima di questi incontri ci sono state delle lettere che non voglio parlare. Cose familiari non c'entrano niente con i processi quindi, lasciamoli perdere queste cose.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma sempre questioni familiari...
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: ... lettere, eh?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Lei non è andato a cercare il signor Bagarella per motivi attinenti a Cosa Nostra? No, solo cose familiari ha detto.
EX210 Di Filippo P: Sì. Inizialmente, guardi che a Bagarella non l'ho cercato io ma ci siamo cercati a vicenda.
Quindi, già è diverso da quello che lei sta dicendo.
Quando ci siamo incontrati, abbiamo parlato sia delle cose familiari che di altre cose.
AVVOCATO Ceolan: Senta, io le sarei grato se lei la smettesse di fare questi commenti che io dico cose diverse da...
Dunque, allora lei incontra Bagarella nell'estate del '94 per motivi esclusivamente familiari.
Allora io le contesto questo:
"Preciso che, dopo la collaborazione di Marchese Giuseppe e Drago Giovanni, vi era un certo fermento tra vari associati a Cosa Nostra.
In quanto, il Bagarella non aveva preso alcun provvedimento contro i familiari dei Marchese, cominciando da sua moglie Vincenza.
Tali circostanze le ho apprese dai racconti che mia sorella Agata mi faceva quando tornava dai colloqui che faceva all'Asinara con mio cognato Marchese Antonino.
Infatti in tali occasioni, la stessa e gli altri familiari del Marchese non venivano nemmeno salutati dai Graviano, Madonia, Galatolo, eccetera che si trovavano colà detenuti."
Allora signor Di Filippo, ha mentito oggi o ha mentito allora?
EX210 Di Filippo P: No, sta mentendo lei perché io non ho mentito. Lei non mi deve offendere.
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza.
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, lui non mi deve offendere...
PRESIDENTE: Senta, lei non deve offendere nessuno.
EX210 Di Filippo P: Sì, ma neanche lui mi deve offendere.
PRESIDENTE: Non le sta facendo nessuna offesa se non il suo dovere.
EX210 Di Filippo P: Sì, ma i pro...
PRESIDENTE: Per cortesia, vuole imparare a stare zitto e rispondere solo alle domande.
Lei non si può permettere di qualificare menzoniero, un atteggiamento di un difensore, il quale sta leggendo un verbale in cui lei avrà detto la verità, avrà detto non la verità, o sarà stato male trascritto quello che lei ha detto, sta leggendo esclusivamente il testo di un verbale.
Ma lei, comunque, non si deve permettere di offendere. Ci siamo intesi? Sennò si interrompe immediatamente.
Perché non si può permettere a chi è sotto esame di rivolgersi in modo offensivo a chiunque dei presenti.
Qual era la domanda, avvocato, mi scusi?
AVVOCATO Ceolan: Allora, siccome lui oggi ci ha detto che... e anche ieri, che incontrò Bagarella nell'estate del '94 per motivi esclusivamente familiari e qui ci dice che, invece, lo incontrò per dirgli, a distanza di tre anni dal pentimento del Drago, che vi era del fermento in Cosa Nostra.
Vorrei sapere quale delle due affermazioni o dichiarazioni risponde al vero.
EX210 Di Filippo P: Per me...
PRESIDENTE: Ha capito?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Ho capito.
Per me sono le stesse le dichiarazioni perché queste sono cose familiari.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, allora mi spieghi una cosa. Sua sorella Agata torna dall'Asinara e le dice: 'guarda, io ero lì e non mi hanno salutato né i Graviano e né i Madonia, né i Galatolo'.
Punto e basta. Lei prende atto che questi non l'hanno salutata.
Come fa da questo mancato saluto, dedurre che vi era un fermento tra i vari associati di Cosa Nostra in quanto il Bagarella non aveva preso provvedimenti dopo il pentimento di Marchese Giuseppe e Drago Giovanni che è avvenuto addirittura alla fine del '91?
E quindi lei andrebbe da questa frase della Agata, farebbe questa deduzione. E poi andrebbe a dirglielo a Bagarella a distanza di tre anni quasi.
EX210 Di Filippo P: Innanzitutto, non sono tre anni ma sono un anno e mezzo.
AVVOCATO Ceolan: No, qui...
EX210 Di Filippo P: Sono tre anni perché...
AVVOCATO Ceolan: Fine '91...
EX210 Di Filippo P: ... Giuseppe Marchese e Giovanni Dra...
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza. L'esaminato ha diritto di dire anche delle grosse bugie, anche in termini matematici può dire delle cose non rispondenti al calcolo matematico.
Non abbiamo diritto di dirgli: 'non lo può dire, non...'
AVVOCATO Ceolan: A me fa piacere se dice delle bugie, mi fa piacere.
PRESIDENTE: Avvocato, se lei fa piacere. Mi fa piacere per lei. A me non interessa per niente.
Vediamo se riusciamo a farlo parlare.
EX210 Di Filippo P: Io pregherei l'avvocato di non dirmi di nuovo che dico bugie, se me lo può fare per cortesia. Glielo chiedo per cortesia. Dica un'altra parola, però non dica che dico bugie.
Non sono tre anni...
PRESIDENTE: Vede, il compito dell'avvocato, come è nostro anche compito, è il sapere e poter avere delle risposte da lei da sottoporre all'esame.
Sono credibili, non sono credibili; sono verità o sono verità parziali ovvero addirittura bugie.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Quindi, sia i difensori che intervengono come anche la Corte, questo problema se lo pone costantemente. Non per lei. Per tutti quelli che vengono esaminati.
Quindi, è inutile che lei se la prenda, perché si usa l'espressione: se dice la verità, non dice la verità, se è una bugia...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: ... perché questo è il nostro compito.
EX210 Di Filippo P: Sì. Io sto dicendo che non è stata la distanza tre anni. Ma forse due o un anno e mezzo.
Cioè, a distanza di tre anni da che cosa? Poi, io non ho capito. Cioè, non ho capito la sua domanda, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Vorrei sapere...
PRESIDENTE: Guardi, gliel'ha fatta due volte.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Siamo alla terza.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Vediamo se glielo riesce a far capire.
AVVOCATO Ceolan: Vorrei sapere: sua sorella Agata torna dall'Asinara.
PRESIDENTE: E gli dice che queste persone non l'hanno salutata.
(voci sovrapposte)
EX210 Di Filippo P: Mia sorella all'Asinara ci andava nel '93-'94. Quindi, se io poi ho parlato nel '94 con Bagarella, non sono tre anni?
AVVOCATO Ceolan: No, scusi. Io volevo sapere: dal mancato saluto a sua sorella Agata, perché lei dice, nel fermento: "Tali circostanze l'ho sapute da mia sorella, la quale mi disse che non la salutavano."
Come fa, dal mancato saluto, a dedurre che vi era del fermento in Cosa Nostra, perché Bagarella non aveva preso provvedimenti?
EX210 Di Filippo P: Perché, oltre ai discorsi di mia sorella, c'erano anche altri discorsi da parte di altri esponenti mafiosi che...
PRESIDENTE: Si lamentavano perché non erano stati presi provvedimenti nei confronti...
EX210 Di Filippo P: Personalmente con me. Quindi non è solo il discorso di mia sorella. Ma, addirittura, c'erano altre persone, che facevano parte di Cosa Nostra, che mi facevano discorsi di una certa importanza e di una certa delicatezza.
AVVOCATO Ceolan: E Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Non c'entra niente mia sorella relativamente.
AVVOCATO Ceolan: E Bagarella cosa le rispose?
EX210 Di Filippo P: Quando noi abbiamo avuto i primi incontri, fra tutte le altre cose che abbiamo parlato, abbiamo parlato anche di queste cose.
Quando io gli ho prospettato questa situazione familiare, questi disguidi che c'erano, lui mi ha detto che da questo momento in poi chi si voleva fare pentito si faceva pentito, ma non si poteva prendere soluzione nei confronti dei parenti, perché i parenti non c'entrano niente.
Mi ha detto pure che, eventualmente, se c'era qualcuno che si lamentava e faceva qualche discorso, di fargli sapere a lui il nome e il cognome, con precisione, di chi era questo che si lamentava.
AVVOCATO Ceolan: Senta, sempre il 1 luglio lei sull'argomento, invece, rispose:
"Il Bagarella mi disse che potevamo stare tranquilli, in quanto lui aveva già sanato la situazione."
EX210 Di Filippo P: Sì, mi ha detto questo e mi ha detto anche questi altri discorsi. Non è che mi posso ricordare tutto quello che mi ha detto. Questo me l'ha detto pure.
Anzi, con precisione mi ricordo come mi ha detto - io gliel'ho detto in italiano - che da questo momento in poi chi si voleva fare pentito, si faceva pentito. Io gliel'ho detto in italiano.
Invece lui mi ha detto: "Que ca sa vuole fare sbirro, se fa sbirro". Me l'ha detto in siciliano, io gliel'ho tradotto in italiano.
AVVOCATO Ceolan: No, ma io volevo sapere questo. Se lei riferisce che Bagarella le rispose che aveva già sanato la situazione, come mai sua sorella continuava a non essere salutata?
EX210 Di Filippo P: Ma non lo so questo, guardi.
AVVOCATO Ceolan: Eh?
EX210 Di Filippo P: Non lo so.
AVVOCATO Ceolan: Non lo sa. Volevo tornare un momento sugli extracomunitari e forse a questa domanda mi può rispondere.
Bagarella fu informato a cose fatte di questa azione?
EX210 Di Filippo P: Io del discorso ne ho parlato con Nino Mangano. Se Nino Mangano glielo ha detto a lui, io non lo so. Se glielo ha detto prima o dopo, io questo non lo posso dire. So solo che, dopo che è successo l'omicidio, lui mi ha rimproverato perché mi ha detto: 'la prossima volta non chiedere autorizzazione a nessuno. Quando si tratta di queste cose, vagli a sparare direttamente tu'.
AVVOCATO Ceolan: Insomma, si lamentò con lei.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ecco. Allora, non si offenda, eh, signor Di Filippo - non voglio darle del bugiardo, per carità - ma il 1 luglio del 1995 lei disse:
"Il Bagarella non si lamentò con me per il fatto che io ero uscito allo scoperto con gli altri componenti del gruppo di fuoco, perché credo che abbia compreso esattamente il mio stato d'animo al momento dei fatti."
Allora, si lamentò o non si lamentò?
PRESIDENTE: Mi pare che nella risposta l'esaminato abbia parlato di un rimprovero ricevuto da Mangano. E' vero?
AVVOCATO Ceolan: No.
PRESIDENTE: O da Bagarella?
AVVOCATO Ceolan: Da Bagarella.
EX210 Di Filippo P: Io ho ricevuto un rimprovero da Bagarella.
PRESIDENTE: Da Bagarella. Allora avevo capito male io.
AVVOCATO Ceolan: Quindi, si lamentò o non si lamentò il Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Si lamentò con me, perché io, quando si tratta di queste cose, personali e familiari, non ne devo parlare con nessuno e me le devo fare io le cose.
AVVOCATO Ceolan: Ma scusi, ma lei il 1 luglio del '95 ha detto che Bagarella non si lamentò.
EX210 Di Filippo P: Ma non si lamentò di che cosa? Legga il verbale.
AVVOCATO Ceolan: Ma gliel'ho letto ora, ma...
EX210 Di Filippo P: E lo legga, lo legga di nuovo...
AVVOCATO Ceolan: ... si è distratto.
EX210 Di Filippo P: Non si lamentò di che cosa?
AVVOCATO Ceolan: "Il Bagarella non si lamentò con me per il fatto che io ero uscito allo scoperto..."
EX210 Di Filippo P: Eh, ma si è lamentato perché queste sono cose personali e me li devo fare io.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. E' una fine distinzione.
Lei sa qual era, alla fine del '94, il ruolo di Bagarella in Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo P: Io non è che l'ho saputo, il ruolo di Bagarella in Cosa Nostra, nel '94. Già lo sapevo... Lei sta parlando di fine '94.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
EX210 Di Filippo P: Io lo sapevo dagli inizi del '94, che era lui che, dopo l'arresto di Salvatore Riina, comandava Cosa Nostra.
AVVOCATO Ceolan: Cioè che era il capo incontrastato di Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Oltre a saperlo, lo notavo io personalmente, perché mi è capitato più di una volta - comunque adesso gli porto un particolare - che io personalmente gli dicevo: 'senti, mi fai una gentilezza? Siccome ho avuto questo discorso in questa zona con questo' - in un'altra zona che non c'entra niente con la mia zona, con un'altra zona e con un'altra zona ancora - 'questo con me ha sbagliato... '. Le sto portando un esempio di cose successe che già ho parlato con i magistrati, e lui era padrone di fare tutto quello che voleva in Sicilia.
Allora, per esempio, io gli dicevo: 'guarda, quello ho avuto un discorso; io ho rabbia con questo. Me la fai una cortesia? Gliela fai saltare la villa in aria?' Dopo quindici giorni a quello gli saltava la villa in aria.
Quindi, questo come esempio glielo sto dicendo.
Poi, questo mi consta personalmente perché quasi tutta la Sicilia, per incontrarsi con lui, dovevano aspettare anche un appuntamento.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
EX210 Di Filippo P: Cioè, non era facile poter parlare con lui, anche da parte di altri esponenti mafiosi che avevano una certa entità.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma io vorrei saper questo, però. E' vero che è venuto un collaboratore che ha detto che noi del Nord non siamo in grado di capire le cose di Cosa Nostra, ma che non si diventi capo di Cosa Nostra a seguito di concorso per titoli e per esami, fin qui ci arriviamo; abbiamo capito.
Lei ci può dire i fatti, le date, le tappe attraverso le quali il Bagarella, dopo l'arresto del cognato, ha scalato Cosa Nostra e ne è diventato il capo?
Cioè, voglio sapere: lei, per esempio, ha mai partecipato ad incontri tra Bagarella e Brusca, Bagarella e Graviano? Sa che ci siano state riunioni fra capimafia, per cui si è deciso di dare il potere, o Bagarella si è imposto per prendere il potere sugli altri?
Perché non può il Bagarella, una mattina, essersi alzato...
PRESIDENTE: Avvocato, ma la sua domanda è infinita.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. La domanda era un po' complicata. Allora?
EX210 Di Filippo P: Se Bagarella si incontrava con Brusca io non lo so. Io lo vedevo incontrare con Matteo Messina Denaro.
Se si incontrava con i Graviano non lo so, perché non l'ho visto mai. Però facciamo la premessa che i Graviano a fine '93 sono stati arrestati.
Che lui comandava tutta... che lui era il capo di Cosa Nostra dopo l'arresto di Totò Riina, questo lo so, glielo confermo perché mi consta a me personalmente.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma ce lo fa constare anche a noi, per piacere?
PRESIDENTE: Sulla base di che cosa le consta?
EX210 Di Filippo P: Sulla base di tutto, perché io vivevo in una famiglia che era in contatto stretto con lui, e io avevo i contatti stretti con lui e in base a quello che io ho visto, e poco fa ho portato un particolare, in base a quello che lui mi diceva, in base a quello che io facevo... le posso portare anche un altro esempio, se vuole, signor Presidente e se vuole, avvocato.
Lui era il capo assoluto di tutto. Dove voleva lui si facevano le cose. Se lui voleva che un omicidio si faceva nella zona di Resuttana o nella zona di Brancaccio o nella zona di Palermo Centro, per ordine suo noi potevamo fare tutto.
Poi era lui che se la vedeva con il capomandamento dell'altra zona e gli diceva solamente: 'abbiamo fatto questo omicidio'; per conoscenza.
Ma a quel capomandamento non gliene fregava proprio niente, perché era lui che aveva dato l'autorizzazione.
Se vuole le porto pure un esempio che mi consta a me personalmente.
PRESIDENTE: Gli esempi finiscono... Senza fine.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. L'ultimo argomento e poi ho finito.
Per compiere un'azione delittuosa, non so se risponde al vero. Per compiere un'azione delittuosa all'interno di un mandamento occorre chiedere l'autorizzazione del capomandamento, che lei sappia.
EX210 Di Filippo P: Per quello che mi risulta a me personalmente, quando noi dovevamo fare un omicidio ordinato da Bagarella, noi lo andavamo a fare. Poi, se lui voleva avvisare il capomandamento, lo avvisava.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Ma se lei avesse voluto andare a fare una rapina o un omicidio a Roma, aveva bisogno di autorizzazioni? No.
EX210 Di Filippo P: Eh, se lo andavo a fare a Roma, per questioni di rispetto glielo dicevo. Gli dicevo: 'senti, sto andando a fare una rapina a Roma'. Però non penso che a lui gli interessava Roma o il quartiere di Roma...
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Però, se lo dovevo fare a Palermo, io gli dicevo: 'senti, devo ammazzare a questo nella famiglia di Portanuova'. E lui mi diceva: 'sì, vallo a ammazzare, poi me la sbrigo io'.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ho capito. Quindi, fuori della Sicilia si poteva fare quel che si voleva, senza autorizzazione.
Lei conosce un certo Vincenzo Buccafusca?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Le risulta che Buccafusca doveva commettere un sequestro di persona a Roma?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E Buccafusca, per commettere questo sequestro di persona a Roma, aveva bisogno di autorizzazione?
EX210 Di Filippo P: Sì, ha voluto l'autorizzazione di Bagarella, perché fare un sequestro di persona già è diverso di fare una rapina, come poco fa lei ha detto.
AVVOCATO Ceolan: Sì. Perché?
EX210 Di Filippo P: Eh, perché? Un sequestro di persona è un sequestro di persona. Si va incontro a tanto. Si va incontro a posti di blocchi, si va incontro a controlli di Polizia, si va incontro a ricerche di montagne, di parchi, di questo e di quello, quindi è pure possibile che si scomoda qualcuno nella zona. La cosa è più grave, quindi questa autorizzazione lui l'ha cercata.
AVVOCATO Ceolan: Senta, ma questo sequestro di persona a cui doveva partecipare il Buccafusca, non era un sequestro in via di preparazione da parte di calabresi?
EX210 Di Filippo P: Questo sequestro, per quello che mi consta a me, perché Vincenzo Buccafusca si trovava a Roma con dei calabresi. Vincenzo Buccafusca mi ha fatto sapere a me, che mi trovavo a Palermo, che doveva fare un sequestro di persona assieme a dei calabresi, però io non so chi era il sequestrato, questo lui non me l'ha detto.
Voleva che io gli riferissi il tutto a Bagarella per avere una risposta.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. L'ultima domanda, anzi ultimissima.
Lei ha detto che il Buccafusca voleva ottenere l'autorizzazione da Bagarella, no?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Doveva ottenerla. Però il 30 giugno del '95, alla Procura di Palermo, lei disse... questo mi ha un po' colpito:
"Buccafusca Vincenzo aveva necessità di incontrarmi per ottenere da Bagarella o da me l'autorizzazione ad effettuare il sequestro."
Ma cosa c'entra lei, scusi?
EX210 Di Filippo P: Da me?
AVVOCATO Ceolan: Eh.
EX210 Di Filippo P: Ma io non gliela potevo dare mai l'autorizzazione. Sicuramente io ho detto "da me", perché si riferiva sempre al fatto che io ne parlavo con Bagarella e poi gli davo una risposta. Ma mi sembra una cosa assurda, che io gli potevo dare l'autorizzazione a lui per fare un sequestro di persona. Non ero arrivato così all'apice di Cosa Nostra, quindi non c'entrava proprio niente. Non gliela potevo dare mai al mondo, questa autorizzazione.
Sicuramente mi riferivo al fatto o da Bagarella o da me, perché lui pensava sempre che io parlavo con Bagarella, ecco.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Grazie, ho finito.
AVVOCATO Traversi: Avrei una domanda, Presidente.
PRESIDENTE: Sì, prego.
AVVOCATO Traversi: Avvocato Traversi.
Senta, Di Filippo, lei stamani mattina, a una domanda di un altro difensore, ha detto, o comunque confermato, di avere saputo che le stragi per cui è processo qua sono state fatte a fine di "ricatto nei confronti dello Stato"; ha usato proprio questa parola.
Ho due domande soltanto. La prima è questa: ma queste stragi dovevano essere rivendicate da Cosa Nostra, e come avrebbe potuto fare lo Stato a sapere che erano riferibili a Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo P: Non lo so questo.
AVVOCATO Traversi: Allora, l'altra domanda è questa. Siccome lei, mi pare, è esperto in estorsioni, no? L'ha detto lei prima...
EX210 Di Filippo P: Io non ho detto che sono esperto in estorsioni...
AVVOCATO Traversi: Che ha fatto delle estorsioni.
EX210 Di Filippo P: Eh, già è diverso, avvocato.
AVVOCATO Traversi: Ora, il ricatto in fondo è un'estorsione. Giusto o no?
EX210 Di Filippo P: Cosa?
AVVOCATO Traversi: Il ricatto è un'estorsione. L'ha detto lei prima: 'si tentava, attraverso queste azioni criminose, di costringere lo Stato a venire a patti con Cosa Nostra, perché venisse modificato il 41 bis, alleggerito il regime carcerario e quant'altro'.
Ecco, tutto ciò sull'aspettativa di trovare un interlocutore nello Stato. Lei sa...
EX210 Di Filippo P: No, no.
AVVOCATO Traversi: ... chi poteva essere questo interlocutore?
EX210 Di Filippo P: Non posso rispondere a questa domanda.
AVVOCATO Traversi: Cioè, lo sa e non può rispondere, non vuole rispondere?
EX210 Di Filippo P: Non voglio rispondere.
AVVOCATO Traversi: Non vuole rispondere. Grazie.
PRESIDENTE: Ha terminato, avvocato?
AVVOCATO Traversi: Sì.
PRESIDENTE: Allora?
AVVOCATO Traversi: Quanti omicidi ha commesso, Di Filippo, in tutto?
EX210 Di Filippo P: Un bel poco.
AVVOCATO Traversi: Bah, non se lo ricorda?
EX210 Di Filippo P: Sette, otto, dieci.
AVVOCATO Traversi: Non può essere più preciso, eh?
EX210 Di Filippo P: Non posso essere più preciso, perché quelli che ho commesso, già... Perché io, a parte quelli che ho commesso con le persone che ho commesso e ho dichiarato, sempre io, Bagarella, Nino Mangano, Giorgio Pizzo e Salvatore Grigoli facevamo anche qualche altra cosa di diverso, sempre riguardante omicidi, che gli altri non sanno.
E siccome ho fatto dichiarazioni alla Procura di Palermo, quindi mi riservo di parlarne.
AVVOCATO Traversi: Insomma, solo questo e ho finito, quando lei dice "ricatto nei confronti dello Stato", lo Stato è un Ente impersonale, lei non è in grado di dire se c'era un canale...
PRESIDENTE: Ha detto che non vuole rispondere.
AVVOCATO Traversi: Non vole rispondere. bene. Ho finito, grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni, Presidente.
Senta, Di Filippo, io volevo, se possibile, ripercorrere un po' le sue vicende criminali.
Mi lego a quello che lei - se non ho mal annotato - ci ha detto ieri. Cioè, lei ci ha detto di aver subito un arresto nell'83; di essere stato scarcerato nell'85. E poi, a seguito dell'arresto di un membro della famiglia Spadaro, sarebbe divenuto un po' il responsabile delle vicende di questa famiglia; inteso, questo termine, naturalmente, nel senso che è qui rilevato, cioè di famiglia criminale.
Mi conferma questa circostanza che ho appreso ieri da lei oppure no?
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Io, tutto quello che ho detto ieri, lo confermo.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, quindi, quando ci ha narrato di certe vicende relative all'organizzazione Cosa Nostra e, in particolare, del ruolo di certe persone piuttosto che di altre, lo ha potuto fare perché in quel periodo, a seguito di questa... in quel periodo, diciamo, da quella data, cioè quella data e parlo della fine dell'85, in seguito a questa "investitura" - tra virgolette - che lei avrebbe avuto, era a conoscenza, quindi, delle vicende di questa organizzazione criminale.
Mi conferma questo?
EX210 Di Filippo P: Io ieri ho detto che dall'82 fino al '94 sono stato sempre, ho avuto sempre a che fare con personaggi di Cosa Nostra e ho spiegato pure i motivi perché.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, diciamo che - per usare un termine caro a certi Pubblici Ministeri - è dalla sua internità o intrinsecità a Cosa Nostra che ci deriva la possibilità, da parte sua, di fornirci certe notizie. Dico bene?
EX210 Di Filippo P: Avvocato, mi perdoni...
AVVOCATO Gramigni: Prego, certo.
EX210 Di Filippo P: Non ho capito bene...
AVVOCATO Gramigni: Dico, la sua...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se quelle notizie che lei ha fornito su alcuni esponenti o gruppi di Cosa Nostra derivano dal fatto che lei era continuamente in contatto, facendo, diciamo, da direttore d'orchestra delle faccende della famiglia Spadaro, in particolare...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: ... con questi esponenti o questi gruppi di Cosa Nostra. Quindi, raccontava le cose che aveva appreso dall'interno di Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Io avevo a che fare con personaggi di Cosa Nostra, perché ero in stretti rapporti di parentela con la famiglia Spadaro e la famiglia Marchese.
Tra l'altro, voglio dire che mio fratello Emanuele - Di Filippo Emanuele - dal 1980 e rotti, fino al 1985 ha fatto parte di un gruppo di fuoco di Ciaculli assieme a...
AVVOCATO Gramigni: D'accordo, sì, sì. Questo ce l'ha...
EX210 Di Filippo P: ... assieme a...
PRESIDENTE: Ce l'ha già detto suo fratello. Questo lo sappiamo.
AVVOCATO Gramigni: Questo ce l'ha detto suo fratello.
EX210 Di Filippo P: Quindi, buona parte di cose le sapevo anche perché lui me le raccontava.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Gramigni: Però, quindi, anche dalla risposta del Presidente capisco, quindi, che è il suo rapporto anche di sangue con la famiglia Spadaro, e quindi anche un rapporto che sarebbe anche criminale con la famiglia Spadaro, che la rende interno all'organizzazione e le permette di dirci quello che ci ha detto.
Se lei mi conferma questo, io passerei oltre. Dico bene?
EX210 Di Filippo P: Sì, ovviamente certe cose le sapevo anche tramite la famiglia Spadaro, mio suocero me ne parlava, mio cognato me ne parlava. Affrontavamo determinati discorsi, quindi capivo chi comandava, chi non comandava, a chi si doveva rivolgere...
AVVOCATO Gramigni: D'accordo.
EX210 Di Filippo P: Questo l'ho detto sempre nei processi.
AVVOCATO Gramigni: Certo. Però rilevo che lei ha detto qualcosa di profondamente diverso a carte 5 e seguenti dell'interrogatorio che ebbe a rendere il 1 luglio '95 al Pubblico Ministero di Palermo, che era costituito nell'occasione dal dottor Sabella.
Leggo questo passo. Mi scuso, Presidente, è un po' lungo, ma in realtà credo che sia necessario citarlo tutto.
Lei in questo interrogatorio dice:
"Nel 1985 sono uscito dal carcere e mio suocero, poiché era detenuto, mi fece sapere di non occuparmi più di nulla che potesse avere a che fare con Cosa Nostra, cosa che io feci.
Nel settembre dell'86 mi sono sposato e dopo un po' di tempo ho iniziato ad occuparmi della amministrazione della Sicilia Sport e del distributore Esso di via Messina Marine.
Fino alla fine degli anni '80 non mi sono occupato più di nulla di illecito, fino a quando con Buccafusca Vincenzo e Spadaro Antonino mi sono messo a fare contrabbando di sigarette..." - qui se vuole glielo leggo tutto, comunque qui possiamo saltare. Comunque dice:
"... mi sono messo a fare contrabbando di sigarette con la barca di Addolorato...", eccetera.
"In tale periodo Spadaro e Buccafusca hanno partecipato a un traffico d'hashish...", eccetera.
"Successivamente anch'io investii soldi in un traffico di hashish con la barca dell'Addolorato."
Credo di poter saltare al passo successivo, a quello in cui narra di questo traffico di hashish. Poi lei dice:
"Dopo tale ultima operazione mi sono messo un po' in disparte, fino a quando non chiesi, prima dell'estate del '94, a Tutino Vittorio come poter fare per parlare con Bagarella."
Quindi, da questa dichiarazione, che è stata verbalizzata nei termini che le ho letto, io capisco una cosa molto diversa da quella che mi ha detto oggi. Cioè mi ha detto che, addirittura, suo suocero, tra gli altri, la invitò - cosa che lei fece - a rimanere estraneo a qualsiasi vicenda che dovesse avere a che fare con Cosa Nostra.
In questo senso le muovo una contestazione rispetto a quello che lei...
EX210 Di Filippo P: No, avvocato...
AVVOCATO Gramigni: ... ieri ed oggi ci ha...
EX210 Di Filippo P: Se mi fa rispondere, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Io la faccio rispondere.
EX210 Di Filippo P: Mio suocero questo me l'ha detto, però mio suocero, quando ci andavo a colloquio, mi diceva pure: 'guarda, appena esci mettiti in contatto con Giuseppe Lucchese e gli dici che devi ammazzare al giudice Marzi'. Quindi a sua volta il giudice Marzi è un giudice fiorentino...
AVVOCATO Gramigni: Lo sappiamo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Quindi, questo significava che io dovevo andare a parlare con Giuseppe Lucchese, che allora era il capomandamento di Ciaculli, quindi lo sapevo che era lui il capomandamento di Ciaculli.
Quindi, mio suocero queste cose me le diceva, però poi non è che si rispettavano, ecco. Me le diceva per gli altri, però lui, quando me li voleva fare fare, me li faceva fare; cose che io ho fatto.
Quando sono andato a colloquio da Marchese Antonino e Marchese Antonino mi ha detto a me e a mio fratello di andare a parlare con i Graviano perché lui voleva scappare, e se il caso uccidere tutti i Carabinieri, queste cose me le dicevano.
Quindi, io lo sapevo che in quel periodo, dopo l'arresto di Giuseppe Lucchese, erano i Graviano che comandavano. E' normale, no?
AVVOCATO Gramigni: Bah, a me tanto normale non sembra, comunque le risposte le dà lei e io...
EX210 Di Filippo P: Appunto.
AVVOCATO Gramigni: ... ne prendo atto.
Quindi, insomma, questa affermazione del fatto che lei non dovesse più occuparsi di nulla che potesse avere a che fare con Cosa Nostra, in realtà è smentita da quello - secondo lei - che...
EX210 Di Filippo P: Si dicevano queste cose, cioè me lo ha detto; però, quando c'era bisogno, si faceva quello che si doveva fare.
AVVOCATO Gramigni: Sì, ma il fatto è: si dicono tante cose.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Quello che mi colpisce che lei dice che, dopo che suo suocero le disse di non occuparsi più di nulla, lei ciò fece; perché dice:
"Mi fece sapere di non occuparmi più di nulla, cosa che io feci."
Quindi, sa, è vero, si dicono tante cose, ma lei sembra che in questo frangente e non solo...
EX210 Di Filippo P: Il problema di mio suocero era diverso. Mio suocero voleva che io non gli davo confidenza a Salvatore Cancemi. Voleva che io non avevo rapporti con lui.
AVVOCATO Gramigni: Va bene, questo ce lo dice oggi.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Io le ho contestato un'affermazione che mi sembra molto più netta, molto più ampia come significato...
EX210 Di Filippo P: Quindi, quando mio suocero parlava di questo, soprattutto si riferiva a questo particolare.
AVVOCATO Gramigni: Insomma, al di là di quello che emergerebbe da questo interrogatorio, in realtà lei si accredita come persona che è sempre stata interna alle vicende dell'organizzazione Cosa Nostra.
Quindi, è per questo che lei può affermare, come ci ha affermato, di conoscere anche certe regole dell'organizzazione Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Sì, io certe regole le conosco. Se poi ce ne sono altre che non conosco, non lo so.
AVVOCATO Gramigni: Ci ha narrato anche delle... Lei ha premesso di non essere stato "battezzato" o cose del genere, ma ci ha narrato anche un po' delle modalità di ingresso in Cosa Nostra, no? Lei ne è a conoscenza, ce le ha riferite.
EX210 Di Filippo P: Cioè, io sono a conoscenza che...
AVVOCATO Gramigni: Dei riti di ingresso, diciamo.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì. Perché ho portato ieri un particolare...
AVVOCATO Gramigni: Sì.
EX210 Di Filippo P: ... che la "santina", una volta l'hanno fatta a uno. Cioè, questa "santina" me l'hanno raccontata, però...
AVVOCATO Gramigni: Le chiedevo un po' la fonte di tutte queste sue notizie sui riti d'ingresso in Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo P: Ieri ho raccontato un particolare, raccontatomi a me dalla famiglia Spadaro - o da mio suocero o dai mie cognati, questo non me lo ricordo - che in un villino presso Casteldaccia...
AVVOCATO Gramigni: Comunque, diciamo, da a qualcuno dei suoi pretesi compagni di vicende criminali, da quello che capisco; cioè suo suocero, o comunque qualcuno che era...
EX210 Di Filippo P: Sì, mi hanno raccontato questo particolare. Che una volta loro...
PRESIDENTE: Ma lo ha già raccontato, guardi.
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PRESIDENTE: Lo ha già raccontato... il fumo che si sentiva, il timore che la gente che era in casa capisse cosa si stava facendo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Io leggo un'altra cosa che mi colpisce abbastanza, a pagina 15, sempre dello stesso verbale cui facevo prima riferimento, cioè il 1 luglio '95, P.M. Palermo.
Lei, invitato a riferire per esigenze processuali tutto quanto a conoscenza in ordine all'associazione Cosa Nostra, parte con un'affermazione di questo tenore:
"Premetto che tutte le notizie in merito ai riti d'ingresso in Cosa Nostra e alle forme di presentazione tra gli uomini d'onore le ho apprese esclusivamente dai giornali."
Questa contestazione le volevo fare.
EX210 Di Filippo P: E'...
AVVOCATO Gramigni: E passerei... No, se ha qualcosa da dire, la dica pure.
EX210 Di Filippo P: Sì, ho da dire che il particolare di questo fatto della "santina" me lo sono ricordato ora, ieri. E lo sto raccontando.
AVVOCATO Gramigni: Mentre...
EX210 Di Filippo P: Se me lo ricordavo prima, lo dicevo prima.
AVVOCATO Gramigni: Mentre, a una settimana dalla sua decisione di collaborare, più o meno, non se lo ricordava.
EX210 Di Filippo P: No, perché non mi è stato chiesto, non me l'ha mai chiesto.
Possibilmente, se mi facevano la domanda: 'lei conosce Gregorio Marchese?', anzi, sicuramente questa domanda mi è stata fatta. 'Gregorio Mattaliano' - che è il cognato di Pippo Calò - 'lei lo conosce?'. Io gli...
Sicuramente questo discorso è verbalizzato, perché mi pare di averlo verbalizzato.
Quindi, lei giustamente c'ha questa cosa e io la capisco, capisco pure la contestazione.
AVVOCATO Gramigni: Meno male.
EX210 Di Filippo P: Però sicuramente in altri verbali ci sarà questa mia dichiarazione. Quindi, io non... quello che lei sta dicendo, che è giusto, non l'ho detto con malvagità.
AVVOCATO Gramigni: La ringrazio.
EX210 Di Filippo P: Ecco. Perché poi, magari, man mano che si fanno le domande, uno si ricorda. All'istante pensavo quello, poi magari ti fanno la domanda su una singola persona e tu ti ricordi il particolare, ecco. Questo volevo...
AVVOCATO Gramigni: Senta, lei più volte nella sua deposizione ha fatto riferimento alle persone del signor Giuseppe Graviano e del signor Filippo Graviano.
Li ha, a volte, accomunati parlandone promiscuamente, cioè parlando di Giuseppe e di Filippo.
Le chiedo: lei, personalmente, che rapporti ha avuto con il Giuseppe e con il Filippo?
EX210 Di Filippo P: Io ho detto che Giuseppe non lo conosco.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
EX210 Di Filippo P: Ho detto che Filippo l'ho visto qualche volta al distributore di mio fratello, quando portava i soldi a mio fratello per mio cognato Marchese Antonino.
Mi ricordo che una o due volte direttamente Filippo Graviano è venuto da mio fratello, e forse una volta anche a casa mia perché li ha portati direttamente lui a mia sorella, ha portato 50 milioni.
Questo ho detto sempre e questo confermo.
AVVOCATO Gramigni: Quindi il suo rapporto diretto con Filippo Graviano è legato al ruolo di costui di portare dei soldi per la necessità...
EX210 Di Filippo P: Sì, e poi perché, li conoscevo perché, come ho detto poco fa, quando andavamo al collo... no li conoscevo, cioè sapevo chi erano. Quando andavamo al colloquio da mio cognato, mio cognato quando ci faceva determinati discorsi di rivolgersi a loro. Come ho portato il particolare che lui voleva scappare, dice: 'parlatene con loro'. Ecco, questo.
AVVOCATO Gramigni: Senta, oltre a Graviano Filippo è venuto anche qualcun altro mi è sembrato di capire da quello che ha detto ieri lei, a portare dei soldi per suo cognato.
EX210 Di Filippo P: Sì, veniva Tutino Vittorio.
AVVOCATO Gramigni: Senta, Giuseppe Graviano a portarle soldi è mai venuto?
EX210 Di Filippo P: Io non l'ho mai visto.
AVVOCATO Gramigni: Senta, mi lego al nome che lei ha fatto di Tutino Vittorio per chiederle una cosa: lei più volte, nella sua deposizione di ieri, ha fatto riferimento alla circostanza che costui sarebbe stato - uso un termine gergale che mi perdoneranno tutti - a disposizione dei Graviano. Cosa intende dire, che questo rapporto diciamo di disponibilità era con Giuseppe e con Filippo, oppure era con qualcuno dei due in particolare?
EX210 Di Filippo P: Lui aveva con tutte e due rapporti. Con Filippo in particolare lui aveva rapporto di estorsioni.
AVVOCATO Gramigni: Allora io le devo contestare a questo punto che nell'interrogatorio che ella ebbe a rendere alla Procura di Firenze in data 5 luglio '95, a foglio 3 fa un'affermazione che mi sembra profondamente diversa. Nel senso che dice:
"Prima che i Graviano, ed in particolare Giuseppe, fossero arrestati, Tutino Vittorio era uno che qualsiasi cosa facesse, la faceva su disposizione di Giuseppe Graviano."
EX210 Di Filippo P: Ma non è che... Ma in questo interrogatorio che dice lei non è che io ho escluso Filippo. Non è che ho escluso Filippo, Filippo non l'ho escluso. Non è che ho detto da Filippo Graviano non ne prendevano...
AVVOCATO Gramigni: Queste sono valutazioni che faremo tutti.
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, facciamolo finire.
EX210 Di Filippo P: Guardi che io su Vittorio Tutino, guardi che ne so cose, non è che so una cosa sola. Però le cose le so con i racconti e anche con i riscontri. Non so se mi sono saputo spiegare, cioè non è che parlo così e magari uno lascia...
AVVOCATO Gramigni: Lei quando vuole si spiega benissimo.
EX210 Di Filippo P: Buona parte di cose che faceva a Palermo Vittorio Tutino, le svolgeva tutte con Filippo Graviano.
AVVOCATO Gramigni: Va bene. Questo lo apprendiamo oggi...
EX210 Di Filippo P: L'appartamento a Vittorio Tutino gliel'ha regalato Filippo Graviano e questo appartamento io lo conosco. Filippo Graviano e Giuseppe Graviano ci hanno regalato tre appartamenti: uno a Vittorio Tutino, uno a mia sorella e uno a Giuseppe Lucchese. So pure tutti i discorsi che ci sono prima e dopo l'acquisto di questo appartamento. Quindi è...
AVVOCATO Gramigni: Va be', io intendevo contestarle questo.
Senta, sempre rimanendo in tema: lei ci ha narrato ieri di certe confidenze che avrebbe ricevuto dal Tutino Vittorio in epoca successiva all'arresto di Giacalone e Scarano.
Ieri ci ha detto una certa cosa, ovvero che Tutino Vittorio le avrebbe rivelato di avere partecipato alle stragi. Cioè quindi, dice poi senza specificare altro. Quindi da quello che ha detto ieri capirei che questa frase fu esplicita. Cioè, un bel giorno, per ragioni che non so, il Tutino le avrebbe detto: 'io ho partecipato alle stragi', punto.
Ecco, le chiedo: non è che questa affermazione che lei ieri ha fatto deriva non tanto da quanto le ha detto Tutino, ma quanto da una certa deduzione che lei credette di fare, o comunque da una sua certa sensazione di fronte a certi atteggiamenti del Tutino?
EX210 Di Filippo P: No, il Tutino non faceva certi atteggiamenti, il Tutino faceva discorsi, quindi è diverso.
AVVOCATO Gramigni: Quindi mi confermerebbe che avrebbe avuto una confidenza esplicita, fra virgolette.
EX210 Di Filippo P: Se vuole io gli ripeto quello che mi diceva il Tutino.
AVVOCATO Gramigni: No, no, ma ce l'ha già detto ieri, non...
PRESIDENTE: Ma lo può ripetere se crede.
AVVOCATO Gramigni: Per l'amor di Dio.
EX210 Di Filippo P: Sì. Il Tutino mi ha detto che... va be', a parte l'arresto dei Graviano, che si lamentava del fatto che c'erano andati questi due poche volte...
AVVOCATO Gramigni: Va be', questo è un fatto che mi sembra...
EX210 Di Filippo P: Questo è già risolto.
Il Tutino mi ha detto che, dopo l'arresto di Giacalone e Scarano, adesso erano tutti nei guai. Lui mi ha detto che quando si facevano queste stragi e lui saliva, c'erano delle discordie fra di loro perché non c'era uno che aveva la situazione in mano e quindi chi saliva, chi scendeva, chi saliva con il treno, chi saliva con il pulman e lui si lamentava di questo. Lui mi ha raccontato il particolare che durante una di queste salite che ha fatto lui, lui si lamentava che c'era uno che voleva prendere voce, che a sua volta questo era uno che prima gli faceva l'autista a Bagarella e che aveva una gioielleria in via Oreto.
Quindi erano discorsi che faceva, non è che io ho fatto una mia supposizione.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo.
EX210 Di Filippo P: Erano discorsi che lui faceva.
AVVOCATO Gramigni: Io le volevo contestare a questo punto - e mi perdonerà - che sempre dal verbale relativo all'interrogatorio da lei reso davanti al Pubblico Ministero di Firenze il 5 luglio '95, alla stessa pagina 3 di prima, leggo quanto segue:
"Io dalle parole e dalla reazione di Vittorio Tutino" - naturalmente all'arresto di Giacalone e al ritrovamento della lista dei nomi famosa - "capii, e su questo non ho mai avuto smentite successivamente di alcun genere, che lui nei fatti di strage era stato effettivamente implicato." Punto.
"Dentro Cosa Nostra il rischio di essere coinvolti in una indagine o in un processo per un fatto che non si è commesso, non produce il tipo di reazione che manifestò Tutino."
Quindi io da questo capisco una cosa profondamente diversa. Lei mi dirà è una sfumatura, ma sa, come spesso si ha a dire in questo tipo di vicende, le sfumature sono molto importanti.
Da questo discorso io capisco una cosa molto precisa. Cioè che...
PRESIDENTE: Avvocato mi scusi. Lei può fare domande, non dire che cosa...
AVVOCATO Gramigni: Per l'amor di Dio. Volevo rappresentare le ragioni per le quali contesto questa frase.
PRESIDENTE: Ho capito, lei faccia la contestazione.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, ripeto, il discorso che lei fece fu, al Pubblico Ministero:
"Io dalle parole e dalla reazione di Vittorio Tutino capii, e su questo non ho mai avuto smentite successivamente di alcun genere, che lui nei fatti di strage era stato effettivamente implicato." Punto.
"Dentro Cosa Nostra il rischio di essere coinvolti in una indagine o in un processo per un fatto che non si è commesso, non produce il tipo di reazione che manifestò Tutino."
Da questo io capisco che lei fece due più due, nel senso che ci fu l'arresto di Giacalone, vide...
PRESIDENTE: Avvocato, ma non può farle queste considerazioni, deve fare una domanda, mi scusi.
AVVOCATO Gramigni: Sì, sì, io questa...
PRESIDENTE: Le considerazioni...
AVVOCATO Gramigni: La domanda era questa, all'esito della contestazione: che bisogno c'era di fare una, così, attenta analisi psicologica del Tutino se costui gli aveva detto: 'guarda, io ho partecipato alle stragi'. Cioè, che bisogno c'era di studiare la reazione del Tutino e compararla con la reazione usuale di un esponente di Cosa Nostra, per dire 'è vero lui è colpevole, perché sennò sarebbe più tranquillo'.
EX210 Di Filippo P: Ma lui non è che mi ha detto solo che ha partecipato alle stragi, mi ha detto pure quello che succedeva, in piccola parte - in piccola perché solo poche cose posso dire - quando loro erano qua. Quindi me l'ha specificato. Quindi non è una mia cosa psicologica, che io da come lo vedevo, siccome lui era nervoso, era agitato, non parlava, io ho capito che lui, in base a questo suo nervosismo ha partecipato alle stragi.
AVVOCATO Gramigni: Ma io, da quello che lei ha detto al Pubblico Ministero, capisco proprio questo. Perché lei dice:
"Dentro Cosa Nostra il rischio di essere coinvolti in una indagine o in un processo per un fatto che non si è commesso, non produce il tipo di reazione che manifestò Tutino."
Ma le ripeto, se una persona...
PRESIDENTE: Questa, avvocato, è una considerazione dell'esaminato, sulla quale evidentemente è inutile soffermarsi...
AVVOCATO Gramigni: Per l'amor di Dio...
PRESIDENTE: ... perché come tutte le considerazioni, non hanno un valore documentale, o probatorio.
AVVOCATO Gramigni: Grazie, signor Presidente. Io ho terminato.
PRESIDENTE: Avvocato, quanti sono ancora che devono intervenire? Uno, due...
AVVOCATO Gramigni: Naturalmente mi riservo la produzione, all'esito delle contestazioni, dei verbali usati.
PRESIDENTE: Facciamo una breve sospensione? Non più di dieci minuti.
AVVOCATO Rocchi: Come crede, Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi, grazie Presidente.
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, volevo chiedere scusa per poco fa, alla Corte.
PRESIDENTE: Va bene, andiamo avanti. Prego avvocato.
AVVOCATO Rocchi: Grazie. Avvocato Rocchi. Signor Di Filippo buongiorno.
EX210 Di Filippo P: Buongiorno.
AVVOCATO Rocchi: Avevo bisogno di qualche chiarimento. Con riferimento alla famiglia, anagrafica e criminale - se mi passa il termine, ma cerco di fare in modo veloce le mie domande - lei era tenuto al dovere di obbedienza nei confronti di suo suocero?
EX210 Di Filippo P: Avvocato, per gentilezza, se può parlare più forte perché non l'ho sentita.
AVVOCATO Rocchi: Lei era tenuto ad obbedire a suo suocero, sia per il vincolo della famiglia anagrafica, che per il vincolo della famiglia criminale?
EX210 Di Filippo P: Obbedire... Boh, non mi è stato mai detto di obbedire a lui.
AVVOCATO Rocchi: No, no, ma io volevo andare altre. Non che qualcuno gli aveva detto: 'devi fare quello che ti dice tizio o caio'. Io le chiedevo se per la regola della famiglia criminale, o comunque anche per il rapporto di parentela così stretto, lei obbediva a quello che suo suocero eventualmente le diceva, le indicava.
EX210 Di Filippo P: No, non me lo ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Non se lo ricorda perché suo suocero non le ha mai chiesto di fare qualche cosa, o perché lei non riteneva di obbedire a quello che le dice suo suocero?
EX210 Di Filippo P: No, di fare qualche cosa mio suocero, quando andavo al colloquio mi chiedeva di fare qualcosa. Non capisco a cosa lei si riferisce.
AVVOCATO Rocchi: Se suo suocero gli dice di fare una cosa, lei la fa, come si dice una volta "obbedir tacendo", oppure reagisce, ne parliamo, si discute? Lei la fa e basta, o no, signor Di Filippo?
EX210 Di Filippo P: Se, quando, io prima di collaborare, mio suocero al colloquio mi diceva: 'senti, esci e ammazza a questa persona', io, se me lo diceva lui, lo facevo.
AVVOCATO Rocchi: Oh, ecco, quindi ci siamo arrivati. Senta, lei ha riferito che nel 1986 suo suocero, il signor Spadaro, le dice di non occuparsi più dei fatti di Cosa Nostra. Quindi lei obbedisce a questa richiesta che le fa suo suocero?
EX210 Di Filippo P: Io ho spiegato poco fa che...
AVVOCATO Rocchi: No, no, signor Di Filippo, mi perdoni, non voglio essere maleducato, ma penso che a questa domanda si possa rispondere con un sì, o con un no.
EX210 Di Filippo P: Io non rispondo né con un sì e né con un no, perché alla domanda rispondo io, quindi lei non mi può dire se devo rispondere con il sì o con il no.
AVVOCATO Rocchi: Cercavo di facilitarla, non volevo...
EX210 Di Filippo P: No, no, ma lei non c'è bisogno che mi facilita, perché anche se...
PRESIDENTE: Non faccia delle polemiche per cortesia, lei risponda.
EX210 Di Filippo P: E...
PRESIDENTE: Se crede di rispondere. Sennò dice 'non voglio rispondere'.
EX210 Di Filippo P: Mio suocero mi diceva di non dargli confidenza a Salvatore Cancemi.
AVVOCATO Rocchi: Ecco, mi può spiegare il motivo, se crede, del motivo perché non doveva dare confidenza al Cancemi?
EX210 Di Filippo P: Perché lui aveva dei contrasti con Salvatore Cancemi.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma questa sua ultima affermazione, cioè di non dare confidenza, non parlare con il Cancemi, riesce, se è possibile, a coniugarla rispetto alla sua affermazione precedente, cioè: 'mio suocero mi aveva detto di non occuparmi più di affari di Cosa Nostra'?
EX210 Di Filippo P: Quando mi ha lasciato mio suocero, o meglio, quando ci siamo lasciati con mio suocero, perché a mio suocero... siamo stati arrestati assieme nell'83, poi sono stato scarcerato nell'85, io assieme a lui avevo a che fare solamente con la famiglia di Portanuova. In più, quando lui si incontrava con altre persone, io vedevo anche le altre persone.
Quindi mio suocero sapeva che io non è che conoscevo... Cioè, conoscevo altre persone, però non avevo contatti diretti con altre persone, o facevo parte di qualche altra famiglia. Quindi lui soprattutto si riferiva alla famiglia di Portanuova, che in quel momento era comandata da Salvatore Cancemi.
AVVOCATO Rocchi: Senta signor Di Filippo, quindi, in virtù di questi contrasti, lei mi risponde - mi corregga se ho mal interpretato le sue parole - suo suocero le disse: 'non avere più contatti con questo signor Cancemi'.
Lei, se lo sa beninteso, sa se suo suocero fece circolare questa voce, non con riferimento a questa cautela, all'interno delle famiglie mafiose, cioè che lei non si sarebbe più occupato di seguire gli affari di suo suocero, o comunque suoi, o comunque della famiglia a cui lei appartiene?
EX210 Di Filippo P: Non mi ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Suo suocero ha pubblicizzato questo tipo di sua decisione?
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo se l'ha pubblicizzato o no.
AVVOCATO Rocchi: Non se lo ricorda, ma perché ritiene che ciò sia stato possibile, o perché non poteva essere possibile che suo suocero lo pubblicizzasse questo tipo di sua decisione?
EX210 Di Filippo P: Ho risposto che non me lo ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Senta, lei ha mai avuto contatti dal momento del 1986, se ho ben capito, quando suo suocero le dice 'per evitare questi contrasti non ti occupare più di niente'; in ragione di questa indicazione, di questo consiglio di suo suocero, lei non ha quindi più avuto modo di aver contatti con nessuno, oppure, come accennava poc'anzi, suo suocero le chiedeva di compiere qualche altra diversa attività?
EX210 Di Filippo P: Io, quando sono stato scarcerato, oltre a gestire il distributore Esso, ho gestito anche un negozio di articoli sportivi. Qualche volta mio cognato Antonino Marchese, tramite mio fratello, mandava a dire determinate... e quindi io ero al corrente di determinate cose.
Io dopo che sono stato scarcerato ho fatto dei traffici, di cui già ne ho parlato, assieme a Spadaro Antonino, che era suo nipote, Vincenzo Buccafusca, che era suo nipote, e tante altre persone, questo ho fatto io.
Se poi io a lui ce lo dicevo o non ce lo dicevo, io sinceramente non me lo ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Quindi - lei ha preceduto una mia domanda, ne faccio un'altra - quindi lei si riteneva comunque svincolato dal notiziare suo suocero dalla sua attività criminale? Ha detto non si ricorda di avergliene parlato di questi traffici di hashish, e io le chiedo allora: quindi lei non riteneva opportuno, non si riteneva in qualche modo obbligato a fare notizia a suo suocero di questa sua idea di trafficare hashish?
EX210 Di Filippo P: Ma non me lo ricordo se gliel'ho detto o no, non era una cosa... Non me lo ricordo.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma suo suocero, in questo intervallo di tempo, dal 1986 - io attraverso i verbali apprendo che lei dà un'indicazione intorno agli anni '90, fine anni '80 quando inizia a trafficare in hashish - suo suocero in questo periodo di tempo, 1986-1990, se gliel'ha date, che tipo di indicazioni le ha dato, con riferimento alla vostra famiglia criminale? Dico criminale per capirsi, signor Di Filippo, naturalmente, non perché voglia tacciarla di particolari nefandezze.
EX210 Di Filippo P: Che tipo di cose mi ha dato in base alla sua famiglia, cioè lui, sua moglie, suo marito? Non...
PRESIDENTE: No, la famiglia mafiosa.
EX210 Di Filippo P: Quale, quella a cui lui apparteneva?
AVVOCATO Rocchi: Io voglio sapere, e casomai il Presidente se non sono stato chiaro mi aiuterà, come spesso ha fatto: suo suocero, dal 1986 alla fine degli anni '80, ha mai dato a lei qualche indicazione con riferimento alla vostra famiglia criminale, alla vostra famiglia mafiosa? 'C'è da fare questo, c'è da fare l'altro, tizio dice questo, tizio dice l'altro, vedi di capire questo...'
EX210 Di Filippo P: Sì, sì, qualche volta lui in carcere mi dava delle indicazione che sempre in carcere gli davano a lui.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma queste indicazioni la impegnavano a una attività che la costringeva - io adopro un termine che forse è improprio - a scoprirsi con le persone che magari doveva interessare? Cioè, lei era obbligato, facendo certe domande, cercando certe risposte a, non dico a svelare, ma insomma si poteva capire che era suo suocero che voleva queste risposte, o chiedeva questi chiarimenti?
EX210 Di Filippo P: No, mio suocero per esempio mi diceva: 'dovete fare questo perché me ne ha parlato il compare'. Per esempio il compare era Pippo Calò, che poi era in carcere pure con lui. Non sempre, ma quasi sempre si incontravano.
AVVOCATO Rocchi: Senta, lei ha detto che non ricorda se suo suocero aveva pubblicizzato questa sua decisione nei suoi confronti. Lei, se riesce a ricordare questa circostanza, le domande, o comunque questi incarichi che suo suocero le dava in carcere, presupponevano che lei facesse a quel punto capire che era ancora organico a quella famiglia? O erano discorsi che non avevano interesse per il contesto criminale Cosa Nostra?
O meglio ancora, mi perdoni signor Di Filippo e lei signor Presidente, cerco di rivolgerla in altri termini: questo tipo di attività che suo suocero la richiedeva, secondo lei, poteva essere rischiosa perché la costringeva a scoprirsi, sì o no?
EX210 Di Filippo P: Ma io poco fa ho detto che, per esempio mio suocero mi ha detto al colloquio: 'vai da mio nipote Giuseppe Lucchese e gli dici che si deve fare questo lavoro'. Quindi in questo caso gliel'ho detto a suo nipote.
Poi mi ha detto anche qualche altra cosa delicata di fare, perché gliel'aveva detto il suo compare in carcere, che era Pippo Calò. Però io questo non glielo posso dire perché sono cose di una certa importanza, che preferisco non parlarne per ora.
AVVOCATO Rocchi: Cioè si ritorna... per chiarezza anche del verbale che poi sarà letto anche da qualche altra persona, signor Di Filippo, lei non lo può riferire oggi, in questo momento, perché ci sono delle indagini in corso, perché ha già riferito?
EX210 Di Filippo P: Sì, sono cose di una certa importanza, che io già ne ho parlato ai magistrati di Palermo.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito.
Senta, qualche persona di questo ambiente criminale, a seguito della sua uscita nel 1986, le ha fatto qualche domanda - non è che voglio ridurla in termini aneddotici, ma insomma per farsi intendere - 'come mai non ti si vede più, non hai più partecipato a quel fatto, a quell'altro fatto'. Se qualcuno gliel'ha mai chiesto, signor Di Filippo?
EX210 Di Filippo P: Guardi, stiamo parlando noi di quasi 10 anni fa. Io...
AVVOCATO Rocchi: Se se lo ricorda, signor Di Filippo.
EX210 Di Filippo P: No, non mi ricordo chi mi ha parlato, chi non mi ha parlato.
AVVOCATO Rocchi: Senta signor Di Filippo, lei ha riferito che aveva avuto diversi colloqui sia con suo suocero che con suo fratello quando entrambi erano detenuti e lei viceversa era libero, e quindi ha potuto apprezzare, da quello che loro evidentemente le raccontavano, la particolare asprezza del regime del 41-bis.
Io le chiedo questo: quando lei è stato fermato, arrestato, non ho ben inteso, ma comunque è stato privato della libertà, lei ha detto che ha immediatamente dato notizie per fare arrestare certe persone. Questa sua scelta poteva essere, per caso, collegata al suo timore di essere anche lei sottoposto a quel regime così aspro che le avevano disegnato questi suoi familiari?
EX210 Di Filippo P: Io quando sono stato arrestato... Innanzitutto io non ho visto niente perché sono stato portato direttamente negli uffici della DIA, dove mi hanno detto che io ero stato arrestato per associazione mafiosa. Ma comunque poi il discorso, man mano che stavo là, si andava indebolendo perché è normale che loro mi cercavano di prendere con le buone affinché io gli dicessi quello che loro volevano. Quindi io sinceramente non c'ho pensato in quegli attimi, pensavo a cose più importanti.
AVVOCATO Rocchi: Signor Di Filippo...
EX210 Di Filippo P: Cioè, in quel momento dovevo decidere.
AVVOCATO Rocchi: Signor Di Filippo, io adopro termini per farmi intendere, non perché voglia tacciarla di quello o altro atteggiamento. Lei quindi non ha avuto paura del cosiddetto 41-bis? Quando è stato arrestato non è che ha pensato per caso: 'adesso il mio destino sarà quello comune ai miei familiari, verrò anch'io sottoposto a questo regime così aspro'. L'ha pensato sì o no?
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo se l'ho pensato. Pensavo a tante cose in quei momenti. Quelli sono momenti che non mi posso scordare più.
AVVOCATO Rocchi: Ma, abbia pazienza, forse è per colpa mia, non riesco a intendere. Lei mi ha detto che ha pensato a tante cose e non ricorda di aver pensato al discorso del 41-bis, a questa detenzione così dura che l'aspettava, ho capito bene?
EX210 Di Filippo P: Ho detto che pensavo tante cose, quindi non mi ricordo neanche le altre cose in questo momento. Il mio cervello era molto confuso. Pensavo ai miei figli, pensavo a mia moglie, pensavo a tante cose.
AVVOCATO Rocchi: E quindi in questo affollarsi di pensieri, quand'è che ha cominciato a pensare di dare l'indicazione di dove poteva essere rintracciato il signor Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Io sono stato arrestato intorno a mezzogiorno e ho avuto tempo fino al pomeriggio, alle tre, perché dovevo aspettare che giungessero dei funzionari di Roma, per parlare direttamente con loro. Quindi in questo frattempo ho pensato.
AVVOCATO Rocchi: Senta, aveva chiesto lei di parlare con questi funzionari, o gli era stato preannunciato che sarebbero intervenuti questi funzionari?
EX210 Di Filippo P: Mi è stato preannunziato che non potevo parlare, tranne che con questo che è venuto da Roma.
AVVOCATO Rocchi: Ma nessuno le ha detto, per esempio, che doveva parlare anche con un magistrato di...
EX210 Di Filippo P: No, no, a loro gli interessava solo Bagarella e io dovevo dirlo solo a questa persona dove si trovava Bagarella.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ma perché, lei appena è stato arrestato, qualcuno le ha chiesto se poteva dargli indicazioni specifiche su qualche persona? Lei ha detto gli interessava solo Bagarella, quindi...
EX210 Di Filippo P: Loro mi hanno detto che mio fratello stava collaborando e mi hanno...
AVVOCATO Rocchi: Sì, ma non capisco... Mi perdoni signor Di Filippo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Non capisco cosa c'entra Bagarella con suo fratello che collabora.
EX210 Di Filippo P: Perché...
PRESIDENTE: Avvocato, ma se non lo lasciamo finire, probabilmente non riuscirà mai a spiegarsi. Aveva cominciato col dire: 'mi hanno detto subito che mio fratello stava collaborando' e proseguiva. Vediamo.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, mi perdoni, io cerco di accogliere il suo invito ad andare veloci e forse certe volte faccio male a andare avanti con le domande. Mi perdoni.
PRESIDENTE: Vuole proseguire quello che stava dicendo?
EX210 Di Filippo P: Io sono stato arrestato, sono stato portato alla DIA e mi hanno detto subito che dovevo stare là fermo, calmo e buono, perché io avevo detto portatemi in carcere e loro mi hanno detto: 'no, per ora in carcere non ci puoi andare perché devi parlare con una persona'.
Io ho detto: 'ma chi è questa persona?'
Dice: 'è una persona che deve venire da Roma con l'aereo alle tre, o alle quattro. Quindi statti calmo che devi parlare con questo'.
Quando è venuto questo sono stato chiuso dentro una stanza, io, lui e un altro funzionario. E questo funzionario mi ha detto, dice: 'senti, la situazione è questa, tuo fratello sta collaborando, tuo fratello ha detto che tu sai dov'è Bagarella'. Al che io al momento gli ho detto: 'ma che dite, mio fratello non sta collaborando, non è vero niente, questo, quello, quello e quello'.
Loro mi hanno confermato che mio fratello stava collaborando e mi hanno detto di pensarci, di stare tranquillo e calmo, che avevo tempo fino alle sette, le otto per pensarci.
Poi alle sette, alle otto, è rientrato di nuovo questo, io gli ho detto dove si trovava Bagarella e tutto il resto delle cose. La stessa sera, di notte, abbiamo fatto un sopralluogo, io, questo funzionario, un altro funzionario e altre persone e io gli ho fatto vedere dove dovevano arrestare Bagarella. Questo è quello che mi è successo.
AVVOCATO Rocchi: Ha terminato signor Di Filippo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Senta, questo succedeva quindi il giorno in cui lei è stato arrestato, che è il 21 giugno 1985?
EX210 Di Filippo P: Questo è successo il primo giorno che io sono stato arrestato: il 21 giugno del '95.
AVVOCATO Rocchi: Senta, dopo che ha dato questa indicazione, ha avuto modo di fare un altro colloquio con questi funzionari della DIA, loro le hanno richiesto altre cose, lei magari le ha dato delle risposte? Non lo so.
EX210 Di Filippo P: Io non gli ho detto più niente. Subito, quando gli ho detto il discorso di Bagarella, poi io ovviamente sono stato nascosto e dopodiché loro, quando hanno arrestato Bagarella, subito mi hanno trasferito da Palermo e portato in una località segreta assieme a loro. Dopodiché, dopo un paio di giorni sono sopraggiunti i magistrati.
AVVOCATO Rocchi: Mi scusi, io le chiederò se ha terminato perché non la vedo.
EX210 Di Filippo P: Sì, ho terminato.
AVVOCATO Rocchi: Io vedo qua nel verbale di assunzione informazioni, che lei ha reso, credo sia il primo, o perlomeno per quanto è a mia conoscenza, eventualmente mi correggerà anche il signor Pubblico Ministero, che il giorno 23 giugno del 1985...
EX210 Di Filippo P: '95.
AVVOCATO Rocchi: '95, chiedo scusa. Presso la Casa Circondariale di Palermo, di fronte al Pubblico Ministero, che era rappresentato a quel momento dal dottor Sabella, lei chiede di rendere delle dichiarazioni. Se le rammenta il senso di quelle dichiarazioni?
EX210 Di Filippo P: Io quando ho fatto queste dichiarazioni, la sera stessa, dopo che ho fatto il sopralluogo con la DIA per indicare il posto di Bagarella, io sono stato portato in carcere. Perché è normale che se Bagarella sa che io sto collaborando, Bagarella fugge e quindi non lo possono prendere più sul posto, che io stavo collaborando. Quindi per due giorni la notizia è stato mantenuto il massimo riservo e si è fatto finta come se io ero arrestato. Tant'è vero che io sono portato in carcere all'Ucciardone.
Sono stato portato in carcere all'Ucciardone per un giorno, un giorno e mezzo, dove io dovevo dire che non stavo collaborando, io ero un detenuto normale ovviamente, perché se dicevo che stavo collaborando, a Bagarella non lo potevano arrestare più.
Quando è stato arrestato Bagarella, subito è venuta la DIA in carcere, mi hanno preso, mi hanno prelevato e mi hanno trasportato al Nord.
AVVOCATO Rocchi: Senta, signor Di Filippo, lei ha reso questa dichiarazione, volevo sapere se quindi il senso di queste sue parole rispondevano a questo tipo di precoazione di cui lei ci ha parlato poc'anzi. Lei ha detto, è il verbale che ho prima citato 23 giugno 198... chiedo scusa, '95:
"Ho chiesto di parlare con l'Autorità Giudiziaria perché sono in stato di isolamento e ho parecchi problemi a restare in carcere. Chiedo che la mia situazione venga chiarita immediatamente."
Se mi vuol spiegare il senso di queste parole.
EX210 Di Filippo P: Questo quando è stato, il 23 giugno?
AVVOCATO Rocchi: Esatto.
EX210 Di Filippo P: Il 23 giugno è venuto a trovarmi il dottor Sabella, dove io gli ho detto che ovviamente avevo paura a stare in carcere. Perché lei si può immaginare. Già avevo fatto dichiarazioni contro Bagarella per farlo arrestare.
In un certo senso ero preso, avevo paura, perché ho detto: 'non facciamo che qua si viene a sapere e mi ammazzano in carcere.'
AVVOCATO Rocchi: Eh, la capisco. Ma signor Di Filippo, ma, mi perdoni, non... è per cercare di intendere: il dottor Sabella lo sapeva che lei aveva già reso il giorno 21 quelle dichiarazioni.
EX210 Di Filippo P: Eh, io con il dottore Sabella non ci ho parlato.
E, sicuramente, è stato avvisato dai funzionari.
Perché io, il dottore Sabella, l'ho rivisto dopo che è stato arrestato Bagarella. Non ho visto solo a lui, ma c'erano tanti altri magistrati che... così, ci siamo seduti...
AVVOCATO Rocchi: No, no, ma...
EX210 Di Filippo P: Dopo l'arresto.
Se il dottore Sabella è stato avvisato dai funzionari, io questo non lo so. Presumo che, a questo punto, sia stato avvisato. Perché io non l'ho visto il dottore Sabella.
Io ho visto solo DIA. Non ho visto magistrati.
AVVOCATO Rocchi: Signor Di Filippo, ha terminato?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Ma veda, il senso di questa dichiarazione, mi continua a rimanere oscuro.
Perché: "Ho chiesto di parlare con l'Autorità Giudiziaria, perché sono in stato di isolamento. Ho parecchi problemi a restare in carcere, chiedo che la mia situazione venga immediatamente chiarita.
Letto, confermato e sottoscritto alle ore 13.45."
Quindi, il dottor Sabella, o comunque il funzionario del Pubblico Ministero che era presente in quel momento, non ha dato alcuna risposta a questa sua richiesta di chiarimento. Non voglio dire di aiuto, ma insomma, di chiarimento senz'altro.
EX210 Di Filippo P: Ma non me lo ricordo. Io mi ricordo che ho chiamato il dottore Sabella per dirgli che avevo paura a stare in carcere.
Poi, lui, quello che ha detto, quello che ha pensato, io non me lo ricordo.
E' stato questo, quello che io ho detto a lui.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito. Senta, nel 1994 lei è rientrato, ha detto.
Di questo suo rientro ha avvertito il suocero, signor Spadaro?
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Rocchi: Perché?
EX210 Di Filippo P: Perché non mi andava di avvertirlo.
AVVOCATO Rocchi: Mi perdoni, le sembrerò sicuramente antipatico.
Perché non le andava?
EX210 Di Filippo P: Avvocato, lei a me mi deve fare domande. Non...
AVVOCATO Rocchi: Io gliel'ho fatta. Perché non le andava...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza, questo non è compito suo.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Lei, se vuole rispondere, risponde; se non vuole rispondere, non risponda. Ma non si deve permettere di fare contestazione agli avvocati.
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Va bene?
EX210 Di Filippo P: Allora, non mi andava.
AVVOCATO Rocchi: Signor Di Filippo, io devo insistere ... il Presidente mi toglie la parola.
Se può dirlo, se vuol dirlo, aggiungo io, perché non le andava?
EX210 Di Filippo P: Perché non mi andava.
AVVOCATO Rocchi: Perché non si riteneva particolarmente legato a quella persona?
EX210 Di Filippo P: Perché non mi andava.
AVVOCATO Rocchi: Perché quella persona non contava più niente?
PRESIDENTE: Avvocato, basta,. Abbia pazienza, ha risposto tre volte. Non possiamo costringerlo a ripetere all'infinito.
Passi ad altre domande.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, sono soddisfatto. La ringrazio.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
Signor Di Filippo, lei ha citato in questi due giorni, sia ieri che stamattina, vari personaggi, i quali poi oggi sono imputati per i fatti di strage del '93 e del '94.
Ecco, ma lei poteva fare domande a qualcuno di questi soggetti sui fatti di strage?
Poteva essere lei a informarsi?
EX210 Di Filippo P: Di solito erano sempre loro che si esponevano.
Io, difficilmente, facevo qualche domanda. Erano sempre loro che parlavano.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma avrebbe potuto farle queste domande, o comunque a lei non interessavano questi fatti, oppure perché a Cosa Nostra, in Cosa Nostra non si fanno domande?
Diciamo, avrebbe potuto farle queste domande?
EX210 Di Filippo P: Non le ho fatte.
AVVOCATO Florio: Non le ha fatte.
Senta, volevo tornare un attimo a quel famoso discorso degli identikit visti dal Giacalone all'interno del carcere. E quelle notizie che poi lei stesso ha confermato essere uscite dal carcere sulla base di quegli identikit visti appunto dal Giacalone.
E qui le chiedo spiegazione su una cosa: lei, ovviamente, a quell'epoca, non era ancora collaboratore.
EX210 Di Filippo P: No.
AVVOCATO Florio: E il problema che le chiedo di spiegare è questo: a me risulta, almeno, e risulta però anche dagli atti, che la prima ordinanza di custodia cautelare del Giacalone per le stragi, vi fu dopo il pentimento di Carra.
Lei sa quando Carra si è pentito?
EX210 Di Filippo P: Eh, dopo che lo hanno arrestato.
AVVOCATO Florio: Quindi, dopo il pentimento di Carra che, glielo dico io, è del 31 agosto '95.
Il suo, lo abbiamo detto anche adesso col collega che mi ha preceduto, è del 23 giugno '95.
Allora, è sicuro che le cose andarono così?
Perché, così come l'ha raccontata ieri, sembrerebbe che Giacalone avrebbe fatto uscire queste informazioni dal carcere, quando lei però era già pentito.
EX210 Di Filippo P: No, io questo non l'ho detto.
Giacalone ha fatto uscire questi discorsi dal carcere, quando io ero fuori. E non ero pentito.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Dico, le riformulo la domanda: siccome risulta agli atti - questo è un dato pacifico - che la prima ordinanza di custodia cautelare per i fatti di strage, Giacalone l'ha avuta dopo il pentimento di Carra, e quindi eventuali domande, identikit a Giacalone sarebbero stati fatti vedere soltanto dopo il pentimento di Carra, com'è possibile questo se lei, in realtà, si è pentito prima di Carra.
EX210 Di Filippo P: Innanzitutto voglio spiegare alla Corte che questi discorsi, non ero solo io presente, ma c'era anche presente il Grigoli Salvatore, c'era anche presente Pietro Romeo e tante altre persone.
Quindi, al corrente di questi discorsi, sono anche loro. E di questi identikit.
Poi, la possibilità che lui le abbia viste prima del suo ordine di custodia cautelare non posso essere io a rispondere a questa domanda.
Evidentemente qualcuno gliele avrà fatte vedere; avrà fatto qualche colloquio investigativo. Questo, io non lo so. Questo, io non lo so.
Questa domanda, non sono io tenuto a rispondere.
AVVOCATO Florio: Sì, anche perché, in effetti, non vi è traccia alcuna negli atti che tali identikit siano stati mostrati a Giacalone. Per cui...
PRESIDENTE: Avvocato, queste sono considerazioni sue. Le domande.
AVVOCATO Florio: Io non ho altre domande. Ho finito.
PRESIDENTE: Ha terminato?
Forza, avvocato, allora.
AVV. Cianferoni: Dunque, sono l'avvocato Cianferoni.
Senta, signor Di Filippo, io vorrei riprendere un attimo il ragionamento che svolgeva l'avvocato Rocchi con le sue domande.
E cioè a dire, ripercorriamo la fase del suo arresto.
Lei viene arrestato, ci ha detto, il 21 giugno a mezzogiorno.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Un po' più, un po' meno.
Di poi, viene portato dove?
EX210 Di Filippo P: Alla DIA di Palermo.
AVV. Cianferoni: Di Palermo?
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Questa mattina lei ha parlato anche di Squadra Mobile. Si è sbagliato, o...
EX210 Di Filippo P: Stamattina ho parlato di Squadra Mobile per l'arresto di Salvatore Cucuzza.
AVV. Cianferoni: Questo arresto - parliamone subito, allora - è avvenuto perché lei ha avuto, posso dire colloqui investigativi con la Squadra Mobile?
EX210 Di Filippo P: Questo di Salvatore Cucuzza?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: Quando io sono stato portato alla DIA di Roma, dopo l'arresto di Bagarella, per una scelta mia personale, per una scelta mia personale, questa, ma sempre in concordità con la DIA di Roma, ho voluto che si occupasse dell'arresto di Totò Cucuzza la Squadra Mobile di Palermo, Sezione Catturandi.
AVV. Cianferoni: Cioè a dire, lei avrebbe indicato l'organo di P.G. che doveva arrestato questo signore?
EX210 Di Filippo P: No, non ho indicato io, perché non sono un magistrato.
Però, in concordi con loro, siccome ho ritenuto opportuno, che la Squadra Mobile di Palermo - e mi riferisco alla Sezione Catturandi - essendo sul posto, a Palermo, potevano essere più preparati a poter arrestare Totò Cucuzza, in base a quello che io gli dicevo.
AVV. Cianferoni: Perché ha fatto questa considerazione? Conosceva qualcuno in questa Squadra?
EX210 Di Filippo P: No, non conoscevo nessuno.
Siccome per arrestare Totò Cucuzza, in base alle mie indicazioni, bisognava lavorare sul posto.
E, lavorare sul posto, significa essere a Palermo.
Quindi, in concordità con un funzionario della Squadra Mobile di Roma, parlando con il funzionario della Sezione Catturandi, ho dato queste indicazioni.
AVV. Cianferoni: Quindi lei aveva fiducia in questa Squadra Catturandi della Mobile di Palermo.
EX210 Di Filippo P: Per fare questo, avevo fiducia, certo.
E con chi stavo parlando? Con la Polizia, stavo parlando.
AVV. Cianferoni: Però, un attimo fa, rispondendo alle domande del collega, ha detto che delle sue propalazioni, notizie, confidenze, su Bagarella, volle parlarne con due persone ben precise che venivano da Roma e con nessun altro.
EX210 Di Filippo P: Perché questo mi è stato imposto.
AVV. Cianferoni: Da chi?
EX210 Di Filippo P: Dalla DIA.
AVV. Cianferoni: Nella persona di chi?
EX210 Di Filippo P: Mi è stato imposto che io dovevo parlare con un funzionario che doveva venire da Roma. E io ho parlato con un funzionario che veniva da Roma.
Anche là c'erano altri funzionari. Però loro mi hanno detto: 'tu ne devi parlare solo con questo'.
E quindi io mi sono tenuto su quello che loro mi hanno detto.
AVV. Cianferoni: Le rifaccio questa domanda telegrafica, mi risponda, se può, con un sì, o con un no.
Lei ha avuto colloqui investigativi con la Squadra Mobile di Palermo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
AVV. Cianferoni: Va bene. Andiamo avanti.
Dal 21, si procede verso il 22 o il 23.
Un primo atto che ho davanti è, per l'appunto, un verbale di assunzione di informazioni, per la Corte, ai sensi dell'articolo 362... Stavo dicendo, appunto, un verbale di assunzione informazioni ai sensi dell'articolo 362 del Codice, che lei rende il 23 giugno '95 all'una e mezzo.
Lei si trova - si dà atto nel verbale - ancora in stato di fermo presso, questa volta, la Casa Circondariale di Palermo.
Le chiedo: un Giudice, cioè, il Giudice che le ha convalidato il fermo, è mai venuto? Lei ha mai fatto un'udienza in quei giorni?
EX210 Di Filippo P: Io, quando sono stato arrestato, e quella stessa sera, ho detto il discorso di Bagarella.
Poi sono stato portato, la stessa notte, in carcere.
L'indomani sono stato chiamato al Tribunale di Palermo dal dottor Sabella e dal Giudice per le Indagini Preliminari che si chiamava dottor Montalto.
Dove, almeno per quello che io posso capire, mi hanno convalidato l'arresto.
AVV. Cianferoni: Noi si parla di fermo. Sono terminologie giuridiche...
PRESIDENTE: Va be', avvocato, è una questione di termini.
AVV. Cianferoni: E' una questione di termini. però, ripeto, io non posso contestare al signor Di Filippo che è stato sentito, dopo il suo fermo, come persona informata sui fatti e non come indagato.
Però questo risulta da un verbale. Io chiedo di produrlo alla Corte.
PRESIDENTE: Ma lei, avvocato...
AVV. Cianferoni: Del resto, è quel verbale già fatto segno di contestazione da parte del collega Rocchi. Perché è quello nella...
PRESIDENTE: Avvocato, ma siamo in tema di controesame.
AVV. Cianferoni: Controesame, ecco.
PRESIDENTE: Queste, sono considerazioni che non concernono il controesame.
AVV. Cianferoni: Sì, sì, senz'altro.
PRESIDENTE: Lei, a suo tempo, quando crederà, nella sede in cui crederà, farà tutte le sue argomentazioni. Che poi sono riferite, non al...
AVV. Cianferoni: Non al dichiarante, ma alla Corte.
PRESIDENTE: No, ma non al dichiarante, ma neanche ai Pubblici Ministeri, o ai Giudici che si sono occupati, in Firenze, di questa faccenda.
Questa è una cosa che esula completamente da ogni nostro...
AVV. Cianferoni: Con molta sintesi, ci arriviamo.
E' comunque quel verbale in cui lei ha quella frase, dice:
"Chiedo che la mia situazione venga chiarita immediatamente."
Ritorno con una domanda mia alla stessa domanda del collega: che cosa si aspettava lei per avere chiarezza della sua situazione?
EX210 Di Filippo P: Io non mi aspettavo niente.
Io ho detto solo che avevo paura di stare in carcere.
AVV. Cianferoni: E da qui, consegue quanto ci ha già detto.
In questo frangente. Cioè, in questi tre-quattro giorni, le furono offerti, lei ci ha detto, dei denari per il suo contributo investigativo. Ha parlato di una taglia.
E' giusto?
EX210 Di Filippo P: No, noi non abbiamo parlato di nessuna taglia in questi giorni.
La taglia mi è stata data dopo che hanno arrestato pure a Salvatore Cucuzza.
E la taglia mi... Cioè, la taglia, la taglia... Mi hanno dato un milione e mezzo per comprarmi i vestiti, perché vestiti non ne avevo. Sono stato trasferito da Palermo con i jeans, la maglietta e le scarpe. Non... Purtroppo per questione di sicurezza, non mi sono potuto prendere niente a casa.
E quindi il Sevizio Centrale di Protezione mi ha dato un milione e mezzo per comprarmi i vestiti estivi e invernali,
AVV. Cianferoni: Quindi, allora, in...
EX210 Di Filippo P: Pensi che eravamo in due, comunque noi, eh. Quindi un milione e mezzo per due.
AVV. Cianferoni: E, quindi, la sua risposta mi consenta, che non mi soddisfa. Perché è agli atti di questo processo...
PRESIDENTE: Avvocato, scusi. Che la soddisfi o no, a noi non interessa.
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Non siamo in Parlamento.
AVV. Cianferoni: Va benissimo.
PRESIDENTE: Siamo in un'aula di Giustizia, dove si fanno le domande e si accettano le risposte e si passa ad altre domande.
AVV. Cianferoni: Va benissimo: Se ora neppure un intercalare telegrafico è consentito, io mi sforzerò di ometterlo.
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza, ma chiariamo...
AVV. Cianferoni: Poi, statisticamente, si vedrà anche gli intercalari delle altre parti...
PRESIDENTE: ... cercare di distinguere le sedi per non fare confusione.
AVV. Cianferoni: Va bene.
PRESIDENTE: Il parlamentare ha tutti i diritti - perché la prassi perlomeno lo consente - l'avvocato non ha il diritto di esprimere apprezzamenti.
AVV. Cianferoni: Tutti i diritti.
Ecco, dicevo, le rappresento un dato incartato agli atti di questo processo.
Cioè, è venuto un altro collaborante, indotto dal Pubblico Ministero, a dire che ha ricevuto 500 milioni per l'arresto di Salvatore Riina.
Ora io le chiedo: a fronte di questo dato, lei conferma di non avere ricevuto dei soldi per l'arresto del signor Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Io confermo che non ho ricevuto neanche una lira.
Ho ricevuto solo un milione e mezzo per comprarmi i vestiti. Io e la ragazza che stava con me; sia per l'estate, che per l'inverno.
AVV. Cianferoni: Le faccio una domanda...
EX210 Di Filippo P: Confermo pure che nessun magistrato, nessun funzionario della DIA si è mai permesso di dirmi che c'era una taglia per Bagarella.
Di questo non se n'è mai discusso.
AVV. Cianferoni: Ecco, le faccio una domanda che... alla quale giungo, proprio dietro alle sue risposte di stamani.
Lei ha detto che, se un difensore volesse sapere lo stipendio di una persona protetta dal Servizio di Protezione, può fare una istanza al Servizio.
Allora io le chiedo: visto che lei ci ha parlato di un contratto di protezione che ha mostrato di conoscere, in questo contratto ritroveremmo eventualmente traccia di dazioni di denaro?
EX210 Di Filippo P: In questo contratto che ho firmato io?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: In questo contratto che ho firmato io c'erano tutte le regole che io devo rispettare.
Cioè, io devo rispettare determinate regole.
E' questo.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se, in questo contratto, erano previsti compensi, una tantum, o periodici a suo favore per questo rapporto di collaborazione.
EX210 Di Filippo P: No, completamente.
AVV. Cianferoni: Senta...
EX210 Di Filippo P: C'era solo l'assistenza sanitaria.
AVV. Cianferoni: ... lei è a conoscenza di episodi di, diciamo, concordanze, accordi, tra collaboratori per riferire nei processi su determinati fatti, di intesa l'uno con l'altro?
E le faccio questa domanda, tanto pensando a quando lei ancora non era collaboratore; tanto alla sua condizione di oggi che, invece, collabora.
Ha mai saputo di collaboratori che si sono messi d'accordo per riferire certe questioni?
EX210 Di Filippo P: No, che si sono messi i collaboratori d'accordo, non... almeno mi ricordo di non averci pensato mai.
PRESIDENTE: Ne ha sentito mai parlare?
EX210 Di Filippo P: Eh...
PRESIDENTE: Prima di essere arrestato.
EX210 Di Filippo P: Ne ho sentito mai parlare?
PRESIDENTE: Sì.
EX210 Di Filippo P: Non me lo ricordo, signor Presidente. Non è che sono questi... Cioè, per me non erano discorsi importanti a cui... Non me lo ricordo.
E' possibile che ne hanno parlato, l'ho sentito. E' possibile che non ne hanno parlato.
AVV. Cianferoni: Scusi, come può dire che non erano discorsi importanti, visto che ci ha detto una frase stamani mattina.
Dice: 'mio fratello si fece pentito e - se non ricordo male, ha detto - 'e adesso siamo qua'.
Cioè, il fenomeno del pentimento, anche ieri rispondendo al P.M., disse: 'la mia famiglia mi ha ripudiato, non mi ha ripudiato...', insomma, ha fatto capire che è un fenomeno importante.
E allora, come può dire oggi che non è importante sapere se ci sono accordi tra pentiti, magari della stessa famiglia, per andare poi a dire nei processi le stesse cose.
EX210 Di Filippo P: Non mi ricordo e non mi interessa questo argomento.
AVV. Cianferoni: Ecco, non intendo polemizzare con lei, ma per l'interesse che può avere il processo, a questo argomento, ha definitivamente qualcosa da dire, o non ha qualcosa da dire su questo argomento?
EX210 Di Filippo P: Io non mi sono mai incontrato con nessuno.
AVV. Cianferoni: La sua risposta, paradossalmente, mi soddisfa.
PRESIDENTE: Non ci interessa, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì, d'accordo, Presidente. Chiedo scusa...
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza...
AVV. Cianferoni: Va bene. Farò esercizio di...
PRESIDENTE: ... non è questa la sede.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
PRESIDENTE: A un certo punto bisogna cercare di capire, il processo tende a fare emergere possibilmente verità.
Le valutazioni personali, sia del difensore, o quelle del Pubblico Ministero, sono tutte cose che non interessano alla Corte.
AVV. Cianferoni: Fra l'altro, appunto, l'argomento si conchiudeva, era una chiusa.
Ma lungi da me l'idea veramente di dilungarmi oltre.
Dicevo, quando è che fisicamente lei ha potuto rivedere suo fratello Emanuele dopo la collaborazione? Se lo ha rivisto.
EX210 Di Filippo P: Io, mio fratello Emanuele, da quando abbiamo collaborato, non l'ho visto più.
AVV. Cianferoni: Dunque, suo fratello Emanuele attualmente, mi pare di ricordare, che si trovi in condizioni di libertà.
lei, in condizione si trova?
EX210 Di Filippo P: Mi perdoni, avvocato. Libertà, per lei cosa...?
PRESIDENTE: Guardi, vuol, dire...
EX210 Di Filippo P: Se libertà...
PRESIDENTE: ... pertanto se è sempre in stato di detenzione.
EX210 Di Filippo P: No, no, in carcere non ci sono.
PRESIDENTE: In carcere...
AVV. Cianferoni: Neppure lei.
PRESIDENTE: Ma è relativamente libero? Ha stabilito un suo luogo, non vogliamo conoscere, non ci interessa...
EX210 Di Filippo P: Sì. Io abito in un luogo protetto che però, per qualsiasi spostamento che faccio, le autorità competenti devono essere al corrente. Ma per una questione di sicurezza.
AVV. Cianferoni: Quindi, solo per una questione di sicurezza.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Le chiedo, proprio mi fa venire in mente a proposito di questo regime, ma lei è al corrente se, in un certo momento, Contorno Salvatore si trovava a Palermo?
EX210 Di Filippo P: In un certo... Cioè...
AVV. Cianferoni: Dico, siamo negli anni '94, '95, '93. Ecco, negli anni più vicini a noi.
EX210 Di Filippo P: Sì, io di questo, ho fatto anche dichiarazioni.
Io non l'ho mai visto, come penso che nessun altro di noi lo ha visto.
Però si diceva che Contorno Salvatore era possibile che era a Palermo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, il suo rapporto con Salvatore Cancemi, se c'è stato, da quando nasce e quando si interrompe, se si è interrotto.
EX210 Di Filippo P: Io, con Salvatore Cancemi, l'ho conosciuto fine '82, fino al periodo del mio arresto, che stiamo parlando giugno '83.
Lo conosco per i motivi che già ho detto ieri: per il traffico di stupefacenti. Sbarcavamo della morfina base.
Lo conosco perché lui veniva a trovare mio suocero in via Lincoln; lo conosco perché gli ho consegnato soldi, tanti soldi, per ordine di mio suocero. Lo conosco perché, quando mio suocero faceva gli appuntamenti con Pippo Calò e tutte le altre persone, c'era molto spesso anche lui.
AVV. Cianferoni: Ecco, dicevo, quando si interrompe la sua conoscenza. Una data, se è possibile, non altro.
PRESIDENTE: La conoscenza forse non si interrompe. La frequentazione.
AVV. Cianferoni: Sì, la frequentazione.
EX210 Di Filippo P: Io, praticamente, nell'83, sono stato arrestato. Dopodiché sono uscito nell'85.
E a lui, se non erro, l'ho visto solamente... Anzi, chiedo scusa. Quando io sono stato scarcerato nell'85, sto parlando del 1986-87, non di più, mio suocero si trovava come detenuto all'Ospedale Civico di Palermo assieme a Pippo Calò, assieme a Giuseppe Savoca e a tante altre persone.
Salvatore Cancemi, una volta, anzi, più di una volta, veniva a trovare Pippo Calò. E io là ero presente.
Anche se c'era la Polizia, c'era il metodo per poterlo farlo entrare, a lui, e parlare con Pippo Calò.
PRESIDENTE: Poi, lo ha rivisto?
EX210 Di Filippo P: L'ho rivisto in queste occasioni e poi, una o due volte, l'ho rivisto in Tribunale di Palermo. Ma senza mai avvicinarmi, solo da lontano.
AVV. Cianferoni: Ecco, la stessa domanda da parte mia, ho interesse solo a delle date, quindi non importa che si diffonda, riferita a Calogero Ganci.
Cioè, quando... se lo ha conosciuto, se ci tiene rapporti, se a un certo punto li ha interrotti... Ecco.
EX210 Di Filippo P: Chi, io no. Io Calogero Ganci non l'ho mai conosciuto, non l'ho mai frequentato. Lo avrò visto solo qualche volta in mezzo alla strada, dove qualcuno mi ha detto: 'quello è il figlio di Raffaele Ganci.'
Ma non ho mai avuto contatti con lui.
AVV. Cianferoni: Ecco, e queste indicazioni per la strada, quando pensa di averle ricevute?
EX210 Di Filippo P: Queste indicazioni per la strada che sono successe nel periodo di Sucato a Palermo. E' una storia tutta particolare. E quindi stiamo parlando fine anni '80, primi degli anni '90.
Ho visto lui e qualche suo fratello con il motorino che si fermavano in una strada per andare a parlare con una persona.
E io, da lontano me ne sono accorto.
E mio cugino, se non erro, Spadaro Antonino, Vincenzo Buccafusca, mi ha detto, dice: 'quello è il figlio di ... Raffaele Ganci...', questo.
ma solo questo particolare, niente di più.
AVV. Cianferoni: Va bene. Pennino Gioacchino?
EX210 Di Filippo P: No, io Pennino Gioacchino lo conoscevo solamente di fama, perché aveva un laboratorio di analisi, se non erro. Ma niente di particolare. Non...
PRESIDENTE: Non lo ha mai visto di persona.
EX210 Di Filippo P: No. No.
AVV. Cianferoni: Tra le cose che lei ha finora detto, si è parlato di alcuni omicidi.
Io vorrei parlare di due, per questo particolare. E tengo a sottolineare per questo particolare, perché sennò si rifà tutta la storia e è in contraddittorio che poi noi ci si opponga e poi ci si ritorni.
Ma questo è importante.
Omicidio Bronte: lei, il 30 giugno del '95...
PRESIDENTE: Avvocato, prima deve fare la domanda.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: E, secondo di come avviene la risposta, può avvenire la contestazione.
AVV. Cianferoni: ecco, la domanda verteva su questo: l'omicidio Bronte. Il 30 giugno del '95 parla di questo fatto. Se lo ricorda?
EX210 Di Filippo P: Io mi ricordo che ho parlato di questo fatto. Non mi ricordo il giorno.
AVV. Cianferoni: Il giorno - mi dia credito - è quello che le ho detto.
No, vorrei che dicesse se corrisponde a verità, che lei sentì la necessità di precisare che si trovavano degli innocenti in carcere per questo fatto.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. E ne ho parlato subito, proprio per questo.
AVV. Cianferoni: Va bene. E mi pare la stessa cosa anche per l'omicidio dalle parti di piazza Massimo.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Giorgio Pecoraro.
AVV. Cianferoni: Allora, io le chiedo: lei sapeva perciò delle cose su questi fatti.
Come poté essere - e la mia domanda è perché credo lei sia in grado di rispondere - come poté essere che, alcuni innocenti, furono incarcerati?
Cioè, vi era qualcun altro che li accusava?
EX210 Di Filippo P: L'omicidio Bronte...
AVV. Cianferoni: Le ripeto, la storia è lunga.
EX210 Di Filippo P: Sì, no, va bene...
AVV. Cianferoni: Mi basterebbe sapere...
EX210 Di Filippo P: Sì, sì.
PRESIDENTE: Facciamola per riassunti...
EX210 Di Filippo P: Sto semplificando.
L'omicidio Bronte, se non erro, sono state arrestate due persone, perché viste da altri due testimoni.
Praticamente, dopo l'omicidio, due testimoni dice: 'sono state queste due persone'.
Hanno arrestato queste due persone.
Successivamente, dopo la mia collaborazione, la cosa che mi urgeva, era di dire ai magistrati che queste due persone che avevano arrestato, non ci entravano niente. Perché l'autore dell'omicidio era stato Salvatore Grigoli con il resto del gruppo.
Perché Salvatore Grigoli mi ha spiegato tutto, per quanto riguarda quest'omicidio. Mi ha spiegato la dinamica, mi ha spiegato che, alla fine, è stato lui a dovergli sparare perché gli altri, come al solito, avevano sbagliato.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Mi ascolti...
PRESIDENTE: Cioè, "avevano sbagliato", non li avevano colpiti?
EX210 Di Filippo P: Esatto. Quando sono scesi dalla macchina, non lo avevano colpito. Quindi, questo, è scappato. E' dovuto scendere...
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Ha fatto...
EX210 Di Filippo P: Sì, tutto questo.
Siccome questo particolare mi è stato raccontato benissimo da Grigoli. E penso che lui non aveva nessun motivo per raccontarmi una bugia.
Quindi io subito ai magistrati gli ho detto: 'vedete che ci sono due persone innocenti in carcere'.
Questo, è stato. Dopodiché forse ho saputo che li hanno scarcerati.
AVV. Cianferoni: Sì. Ecco, come lo ha saputo?
EX210 Di Filippo P: Poi, non mi ricordo. Ho saputo che lo hanno scarcerato... Sinceramente non me lo ricordo. Nei giornali, boh.
AVV. Cianferoni: Ma fu una cosa che le interessava, fu lei ad interessarsi? Dice: 'com'è andata poi a finire?'
EX210 Di Filippo P: A me interessava che uscivano due persone che erano imputati di omicidi e non ci entravano niente.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
EX210 Di Filippo P: Quindi, io ho detto: 'non c'entrano niente quei ragazzi'.
AVV. Cianferoni: Quindi, la sua risposta è questa.
Una vicenda un po' complessa è quella che fa capo a un appartamento in via Ingegneros.
Lei ricorda questa vicenda?
EX210 Di Filippo P: Quale vicenda?
AVV. Cianferoni: "Un giorno" - le dico traendo spunto dai suoi precedenti interrogatori - "in questo appartamento sembrò che avvenisse un furto."
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
AVV. Cianferoni: Dunque, perché lei venne a sapere che doveva essere avvenuto un furto in questo appartamento?
EX210 Di Filippo P: Perché questo appartamento gliel'ho dato io a Bagarella.
Questo appartamento non era intestato a me, era intestato a un amico mio.
Io, un giorno, ero a casa. E' venuto a trovarmi questo ragazzo che aveva intestato l'appartamento. E mi ha detto: 'mi hanno telefonato dal palazzo', adesso non mi ricordo se lo ha chiamato il capocondominio, 'e mi ha detto che c'è la porta aperta di casa'.
PRESIDENTE: E' quello che ha già raccontato ieri.
EX210 Di Filippo P: Esattamente.
PRESIDENTE: Allora, avvocato, faccia la domanda, per cortesia.
AVV. Cianferoni: La domanda è che, su questa vicenda ha dato delle versioni contrastanti, mi pare. Anzitutto, vorrei capire, questi documenti, queste carte, per stare sul generico, che erano in questo appartamento, gli ha avuti consegnati lei? Se li è andati a prendere personalmente?
EX210 Di Filippo P: Quando siamo andati nell'appartamento a prendere questi documenti...
AVV. Cianferoni: "Siamo andati", chi?
EX210 Di Filippo P: Io e Grigoli.
AVV. Cianferoni: E questa è, intanto, una sua versione. Dica, dica, perché, le dico fin da ora, in un altro momento dice che invece fu l'amico a darglieli questi documenti, ma non che ci andò con Grigoli.
EX210 Di Filippo P: Esattamente. Bravo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Appunto.
EX210 Di Filippo P: Le chiedo scusa, avvocato.
AVV. Cianferoni: A me sa, le scuse non interessano.
EX210 Di Filippo P: Sì, ci siamo andati io e questo ragazzo che aveva l'appartamento intestato. Io gli ho detto: 'guarda, appena tu entri, controlla tutta la casa. Ci saranno dei documenti, ci saranno delle buste, mettimi tutte cose in una busta e me li fai avere'.
Chiedo scusa, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, prego. Perché...
EX210 Di Filippo P: Ho parlato di Grigoli, perché poi, successivamente, ci siamo incontrati con Grigoli perché siamo stati io e Grigoli a portarglieli a Nino Mangano.
AVV. Cianferoni: Dico, ma perché la persona di Grigoli appare nel secondo interrogatorio, se lo ricorda questo?
EX210 Di Filippo P: Perché la persona...?
AVV. Cianferoni: Di Grigoli appare nel secondo interrogatorio, mentre nel primo...
PRESIDENTE: Il nome di Grigoli, perché lei lo cita nel secondo interrogatorio?
AVV. Cianferoni: Precisamente il 13 di luglio. Mentre il 4 di luglio parlava dell'amico e Grigoli non c'era.
EX210 Di Filippo P: Avvocato, la verità è questa: io adesso mi sto ricordando perfettamente che, quando questo ragazzo è venuto a casa mia a trovarmi, io gli ho detto: 'andiamo in via Ingegneros'. Siamo andati là, mi ricordo che ci siamo andati con i motorini, io avevo un motorino e anche questo ragazzo aveva un motorino. Siamo andati là, abbiamo posteggiato i motorini. Io gli ho detto: 'entra, tutto quello che c'è dentro... vedi prima come è la situazione, tutto quello che c'è dentro mi metti tutto in una busta e me lo fai avere'.
La verità è questa.
PRESIDENTE: Ma l'avvocato vuol sapere come mai lei, in una certa circostanza ha detto che, in quell'occasione con lei in questa via Ingegneros sia andato con Grigoli.
EX210 Di Filippo P: Perché sicuramente mi sono sbagliato, mi sono confuso.
AVV. Cianferoni: No, perché, per correttezza, va detto che...
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: ... ne parla anche nel primo interrogatorio di Grigoli.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Però riferito alla sera.
EX210 Di Filippo P: Sì, va bene, mi sono confuso. Chiedo scusa, avvocato, non...
AVV. Cianferoni: No, ma si tratta di un momento che interessa perché... come mai se li fece dare lei questi documenti e non gli disse allora al Grigoli, all'amico o chi vogliamo, non importa: 'prendili tu e portali a chi devi portarli'.
EX210 Di Filippo P: E lui come faceva a portarglieli? Quel ragazzo non ne sapeva niente di tutte queste storie. Quel ragazzo sapeva che l'appartamento serviva per me, perché poi io ci andavo per i fatti miei. Non è che quel ragazzo sapeva Bagarella, sapeva Grigoli, sapeva... non sapeva niente.
AVV. Cianferoni: Benissimo, ma allora, perché ci manda uno che non sapeva nulla a prendere queste carte?
EX210 Di Filippo P: Perché...
AVV. Cianferoni: Non ci poteva mandare il Grigoli? Vengo dietro al suo ragionamento.
EX210 Di Filippo P: Glielo spiego perfettamente. Perché, l'appartamento, come era possibile che era stato trafugato dai ladri, come era possibile pure che c'era la Polizia dentro. Ci siamo?
Quindi, gli ho detto: 'entraci tu e vedi tu come è la situazione, perché a te è intestato l'appartamento, è assurdo che c'entro io'.
E' stato questo il motivo.
AVV. Cianferoni: Però, sta di fatto, e concludo su questo argomento che, se ho capito bene, lei incaricò una persona che non apparteneva all'associazione alla quale lei dice di far parte...
EX210 Di Filippo P: Sì, ma lui...
AVV. Cianferoni: ... di prendere documenti. Fu così?
EX210 Di Filippo P: Documenti, sì. Io gli ho detto: 'tutto quello che trovi, prendi'. Ma io non gli ho detto che quelli erano documenti importanti, o il libro mastro, o quello o quello. Io questo non gliel'ho detto.
AVV. Cianferoni: Lei sapeva poi che questi documenti sarebbero stati trovati dalla Polizia in via Pietro Scaglione? O parte di questi documenti, ora, non mi interessa quel documento, piuttosto che quell'altro. Mi interessa sapere se lei sapeva che poi la Polizia li avrebbe trovati in via Pietro Scaglione.
EX210 Di Filippo P: No, io quella sera, glieli ho portati assieme a Grigoli Salvatore in via Pietro Scaglione a Nino Mangano. Quella sera noi li abbiamo portati là.
Poi, io questi documenti li ho rivisti dopo che li hanno trovati.
AVV. Cianferoni: Ne abbiamo già parlato.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Per concludere su questi documenti, ieri il Pubblico Ministero le ha chiesto molti soprannomi.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Lei su cert'uni è stato sicuro, su... ha detto di essere stato sicuro, su certi altri ha detto che aveva delle perplessità, certi altri ancora non li ricordava proprio.
Ora, uno in particolare, quello di "pittore". Lei ricorda se su questo soprannome è stato, cioè si è già espresso più volte indicando ora una persona, ora un'altra.
EX210 Di Filippo P: "Pittore" noi chiamavamo due persone: uno che si chiamava Scaldamaglia, Scaldamaglia mi pare che questo era un prestanome di mio cognato Marchese Antonino; e chiamavamo anche Salvatore Cucuzza.
AVV. Cianferoni: Ecco, però questo devo dire, non lo trovo preciso da parte sua. Perché il 4 luglio '97 - opero contestazione - a pagina 8, lei dice:
"Deduco trattarsi del Cucuzza". Non che sapeva con certezza certe cose.
Allora sono sue deduzioni, queste sui soprannomi.
EX210 Di Filippo P: No, c'ho pensato dopo che gli dicevano "pittore", perché.. dopo. Successivamente c'ho pensato. Non è che uno subito si può ricordare tutto. Uno subito tutto non se lo può ricordare, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, no, ma questo... lasciamo stare.
Quello che mi interessava era il discorso della deduzione. Ha capito? Ora volevo anche trovarla questa pagina, purtroppo non è numerato questo interrogatorio. Facciamo velocissimi.
Ecco:
"Prendo visione dell'appunto con l'indicazione "pittore" e dal suo contenuto deduco che con tale soprannome è qui indicato Cucuzza Salvatore. Il quale vantava di avere dipinti dei quadri in carcere."
Quindi non mi pare che lei oggi ci ha detto: era prassi chiamare "pittore" questo signor Cucuzza, invece qui io leggo che lei dice:
"Deduco che qui è chiamato anche Cucuzza".
Quindi, mi contento della risposta nel senso che mi conferma che allora, si trattava di una sua deduzione.
EX210 Di Filippo P: E' possibile.
AVV. Cianferoni: E' possibile. A un certo punto lei fa il nome di un certo Frabetti a proposito di queste confidenze ricevute da altre persone, dice:
"O Scarano o Frabetti potevano parlare."
Ma questo nome del Frabetti, lei, come può averlo fatto? Anche perché, le aggiungo, lei non parla di un certo Frabetti, dice il Frabetti.
EX210 Di Filippo P: Perché loro parlavano, o Scarano, o Fabretti.
AVV. Cianferoni: Ma...
EX210 Di Filippo P: Giuliano Francesco in particolare.
AVV. Cianferoni: Ma, questo Frabetti, Fabretti...
EX210 Di Filippo P: Neanche lo conosco 'sto Fabretti. Lui lo ha nominato.
AVV. Cianferoni: Quindi lei però, ripeto, usava questo articolo determinativo: il Frabetti. Come se lo conoscesse. Allora è un errore probabilmente di trascrizione delle sue parole.
EX210 Di Filippo P: Se io lo conoscevo, già avrei fatto dichiarazioni sopra a lui. Invece non ne ho fatte mai, perché non lo conosco.
AVV. Cianferoni: Su questo punto... e veniamo al P.M. di Firenze, interrogatorio. Il suo interrogatorio è, se non ricordo male, il 5 luglio del '95.
Ieri mattina lei ci ha detto di aver voluto parlare col P.M. di Firenze convinto dell'utilità delle cose che sarebbe venuto a dire.
Lo ricorda?
EX210 Di Filippo P: Mi...
AVV. Cianferoni: Ricordo proprio quest'espressione sua: "convinto dell'utilità delle cose che sarei venuto a dire".
EX210 Di Filippo P: Avvocato, mi perdoni. Non ho capito la domanda.
AVV. Cianferoni: Lei ha detto di aver chiesto di parlare col Pubblico Ministero convinto di rendersi utile con le sue parole.
EX210 Di Filippo P: Ma certamente. Penso che un pochettino di... poco poco, poco poco di contributo gliel'ho dato. Non è una presunzione però. Poco poco, ma gliel'ho dato.
AVV. Cianferoni: Va bene. No, però, invece il 4 luglio '95 sempre interrogatorio a cui facevo riferimento prima, davanti al P.M. di Palermo, la vicenda nasce in maniera differente. Perché a pagina 5 lei introduce questo discorso e dice:
"Prendo atto dell'invito di riferire dettagliatamente quanto a mia conoscenza al P.M. di Firenze."
Quindi si trattò di un invito del P.M. di Palermo. Se vuole le leggo anche tutta la...
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che anche in questo caso la contestazione non è stata preceduta da una domanda.
AVV. Cianferoni: Sì, no. La domanda era se ricordava di essersi espresso nel senso di aver chiesto lui, signor...
PRESIDENTE: Ma quello non ha nessuna importanza, è un discorso generico, quindi non ha...
Lei sta leggendo qualcosa che riguarda un nome specifico, però nel leggere la frase in base alla quale contesta, manca il presupposto della contestazione. Che deve essere sempre una risposta che evidentemente, è in contrasto con quanto dichiarato in precedenza.
Oggi, lei, una domanda sul Frabetti non l'ha ancora posta. Ne ha parlato...
AVV. Cianferoni: No, scusi, forse c'è stato un qui pro quo nel senso... sì, no, qui la questione è questa.
PUBBLICO MINISTERO: Non è la questione, è la domanda che manca avvocato. Come devo farglielo capire?
AVV. Cianferoni: No, si parlava della... si parlava, signor Presidente, del fatto che il dichiarante ha detto di essere voluto venire lui a Firenze a rendere certe dichiarazioni.
PRESIDENTE: Va bene, ma questo le ho detto che non ci interessa. E' un discorso genericissimo. Poteva riferirsi alle stragi, poteva riferirsi alla bellezza del... come si chiama? del museo di cui tutti ci occupiamo, o di qualsiasi altra cosa.
L'argomento sulla quale ha chiamato l'attenzione dell'esaminato, è il nome Frabetti. Lei ha anche detto, dice: 'il Frabetti, non di un certo Frabetti'. Però non ha posto una domanda per poter poi procedere a contestazione su questo nome.
AVV. Cianferoni: Non mi sono espresso bene io perché allora, la questione Frabetti a me interessava esporla solo nei termini...
PRESIDENTE: Faccia come domanda, avvocato. Per poter contestare, bisogna aver fatto una domanda sull'argomento. Poi si contesta legittimamente. Diversamente, si procede a un controesame che non è fatto nelle regole del Codice di rito.
AVV. Cianferoni: Le ripeto, sicuramente, sono inadeguato nella spiegazione. La contestazione non era su Frabetti. Era sul fatto, generico, ne prendo atto, e perciò si passa ad altro argomento, che il dichiarante disse di esser voluto venire lui qua. Invece nell'interrogatorio 4 luglio '95, ricevette un invito a presentarsi.
Tutto qui.
PRESIDENTE: Tutte cose che non hanno...
EX210 Di Filippo P: Sì, va be'. Comunque lo posso chiarire. Non... Presidente, se lei permette.
PRESIDENTE: No, perché non c'è una domanda. Quindi lei non ha da chiarire proprio nulla.
AVV. Cianferoni: Ecco, diciamo questo.
PRESIDENTE: Lei ha conosciuto questo Frabetti?
EX210 Di Filippo P: No, io non l'ho mai conosciuto.
PRESIDENTE: E' un nome che ha sentito fare da questa...
EX210 Di Filippo P: Sì.
PRESIDENTE: Proceda.
AVV. Cianferoni: Ecco, veniamo a Carra. Lei sa descrivere un camion, quel camion anzi, di cui ci ha parlato del quale il Carra si sarebbe servito per trasportare dell'hashish.
EX210 Di Filippo P: Io quando... il Carra, o meglio, quando è stato fatto questo lavoro di hashish a Palermo dalla nostra famiglia con i calabresi, nello stesso periodo Grigoli Salvatore aveva avuto quella famosa fucilata nel piede di cui ho parlato ieri.
E io stavo giorno e notte con lui.
PRESIDENTE: In che anno siamo?
EX210 Di Filippo P: Siamo noi nel '95, inizi '95.
Quindi io e Grigoli non abbiamo potuto partecipare a questo traffico di hashish, proprio perché il Grigoli aveva la botta al piede e io dovevo stare là, ad assisterlo.
Però, tutto quello che si è svolto, quando veniva Nino Mangano la sera a mangiare con noi e a dormire con noi, lui ci spiegava tutto.
AVV. Cianferoni: Benissimo. La mia domanda era più precisa e minuta: se ha mai visto il camion con cui il Carra trasportava hashish, come dice lei.
EX210 Di Filippo P: Io... no, no, penso di no.
AVV. Cianferoni: Non lo ha mai visto.
E' mica al corrente di un trasporto di argento rubato che Carra avrebbe effettuato in quel di Milano?
EX210 Di Filippo P: Se io ero al corrente?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: Ma in quali anni lei sta parlando? Se...
AVV. Cianferoni: Io le faccio la domanda, poi lei mi risponda.
EX210 Di Filippo P: Per la nostra famiglia?
AVV. Cianferoni: Signor Di Filippo, io le ho fatto una domanda, penso essenziale, semplice.
PRESIDENTE: Lei ha sentito parlare di un trasporto di un quantitativo abbastanza apprezzabile di argento fatto dal Carra col suo camion?
EX210 Di Filippo P: Io... Se parliamo di argento, ma solo per sentito dire questo discorso l'ho saputo. Ma già stiamo parlando di tanti anni passati.
Lui, se non erro, ha trasportato questo argento per conto della famiglia Spadaro-Buccafusca.
AVV. Cianferoni: E' al corrente di nascondigli usati da questo signor Carra per fare questi trasporti?
EX210 Di Filippo P: No.
AVV. Cianferoni: No. Nel suo verbale ormai famoso - e tante volte lo abbiamo ripreso tutti - lei dice, la mia domanda si fonda sulla sua convinzione, l'ha ripetuta oggi stesso, che il Carra, ha detto oggi, è stato l'autore del tritolo. Oggi ha detto così.
Da quali elementi oggettivi può desumere questa convinzione?
Le dico subito, per brevità, che all'epoca non parlò, riferito al foglio famoso in mano al Carra, che ci fosse il nome di Carra, lì sopra.
Fatta questa premessa...
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Va be', non si vuole essere brevi, ritiro la premessa.
PUBBLICO MINISTERO: No, no...
AVV. Cianferoni: Andiamo avanti sul discorso...
PUBBLICO MINISTERO: No, no... Mi scusi...
AVV. Cianferoni: Se c'è opposizione...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, certo, c'è opposizione. Perché...
PRESIDENTE: Se si è alzato, sarà per qualche cosa, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Come fa a dire, ma come fa a dire che Pasquale Di Filippo non ha mai fatto il nome di Carra nel foglio?
AVV. Cianferoni: No, il foglio intendo in mano al Carra, ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Il foglio in mano al Carra.
AVV. Cianferoni: Leggiamolo.
PUBBLICO MINISTERO: E lo legga.
AVV. Cianferoni: Ecco. Però lo leggo quando faccio la contestazione.
Quindi, torniamo alla domanda primeva.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, lei ha fatto un riferimento molto preciso a una...
AVV. Cianferoni: No, a questo punto...
PRESIDENTE: Prima deve essere preceduto da una domanda.
AVV. Cianferoni: Quindi, a questo punto, la domanda primeva era: da quali elementi oggettivi desume che, come lei diceva, il Carra è l'autore del tritolo.
Brevemente, ha detto così, stamattina.
EX210 Di Filippo P: Perché quando è stato portato questo foglio... comunque io, di questo discorso, ne ho parlato ieri ampiamente.
AVV. Cianferoni: No, ora...
EX210 Di Filippo P: Sì. Lui era molto preoccupato e voleva sapere da Nino Mangano cosa doveva fare.
In questo foglio c'era un nome di un cellulare di una ditta. Che, quando Grigoli Salvatore lo ha visto, gli ha detto a lui, dice: 'ma questo non è il foglio e il telefonino che usavi tu quando hai salito il tritolo per le stragi?'
E quindi, oggettivamente, l'ho visto, l'ho capito da qua.
AVV. Cianferoni: Cioè, oggettivamente lei lo ha capito da questo.
Ecco, allora posso andare appunto al suo verbale 5 luglio '95, davanti al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Di Firenze.
AVV. Cianferoni: Di Firenze.
Devo cercare il passo.
PUBBLICO MINISTERO: Pagina 8, avvocato.
AVV. Cianferoni: Aspetti, Pubblico Ministero, perché forse ora ho indicato un verbale che non è quello...
PUBBLICO MINISTERO: Probabilmente ha visto un altro verbale.
AVV. Cianferoni: Bravo.
PUBBLICO MINISTERO: Quasi sicuramente.
AVV. Cianferoni: Va be', se lei ne fa una questione di formalismo, si prende il verbale diverso...
PUBBLICO MINISTERO: Non è formalismo...
AVV. Cianferoni: ... ma il punto lei lo sa qual è.
PRESIDENTE: Ha fatto per venirle incontro, avvocato, le fa perdere meno tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Cerca il punto in cui menziona il foglio e i nomi di Carra. Giusto?
AVV. Cianferoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, è pagina 8 del verbale 5 luglio.
AVV. Cianferoni: No. Sì, Pubblico Ministero, io mi sono espresso più volte su quella frase: "Sono convinto che il Carra..."
La convinzione, sono partito di lì. Si può risentire, sono parole di cinque minuti fa.
Non è l'interrogatorio del 5 luglio.
PUBBLICO MINISTERO: Lo sa che risentendole...
AVV. Cianferoni: E' quello del 4 luglio.
PRESIDENTE: Va bene...
AVV. Cianferoni: No, si vedrà in fondo, risentendoli, come sta il dare e l'avere, figurato, si capisce.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, figurarsi.
AVV. Cianferoni: E senza... Ecco.
4 luglio '95. La pagina non è la 8, ma è la 4.
PUBBLICO MINISTERO: Ma 4 luglio '95 non è al Pubblico Ministero di Firenze.
AVV. Cianferoni: E' a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
AVV. Cianferoni: E' a Palermo, è a Palermo.
"A proposito del Carra devo dire che sono convinto che proprio lui abbia portato nel Norditalia l'esplosivo per gli attentati del '93.
Posso aggiungere che ho assistito a dei commenti fatti dal Grigoli, dallo Spatuzza, dal Lo Nigro, dal Giuliano, dal Tutino e da altri, circa l'accertamento della loro responsabilità in ordine a tali attentati.
Essi si meravigliavano di come tale responsabilità fosse stata accertata. Ed erano convinti che uno dei romani, o lo Scarano, o il Frabetti, stesse collaborando con i Giudici.
Ricordo che il Carra era venuto in possesso di un foglio firmato da un Giudice di Firenze con tutta una serie di nomi di persone indagate per la strage di via dei Georgofili.
Il Carra dette tale foglio a me. E ricordo molti dei nomi in esso contenuti."
Rilevavo come, in questa circostanza, il signor Di Filippo non faccia, non dica che, su quel foglio, c'era il nome del Carra.
Questo, era il punto...
PUBBLICO MINISTERO: Non ha detto nessun nome in quel foglio, non il nome del Carra.
AVV. Cianferoni: Appunto, a Palermo...
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero non può rispondere.
EX210 Di Filippo P: Rispondo io, rispondo io.
PRESIDENTE: Sennò qui, le cose si cambiano.
EX210 Di Filippo P: Se permette, rispondo io. Perché a Palermo non gli interessava proprio niente di questo foglio, perché era una cosa di Firenze.
E' normale che, subito dopo, quando sono venuti i magistrati di Firenze e io gli ho riparlato del foglio, è normale che i magistrati, per andare a trovare questo foglio, per andare a vedere se io dicevo la verità, mi hanno detto: 'ma tu cosa hai visto nel foglio? Chi c'era scritto?'
E io gli ho dovuto elencare tutti i nomi e cognomi.
Questo è, avvocato.
AVV. Cianferoni: Questa è la sua risposta. I verbali giungeranno direttamente alla cognizione della Corte.
Mi pare inutile e anche, parlo per me stesso, perché è sempre mio scrupolo essere quanto più possibile all'altezza della situazione, non felice entrare in polemica con la controparte.
E quindi, assolutamente, si cambia anche argomento. Questo è già stato svolto.
PRESIDENTE: Avvocato, stiamo avvicinandoci al...
AVV. Cianferoni: Ci stiamo avvicinando anche alla conclusione.
PRESIDENTE: Meno male.
AVV. Cianferoni: Esattamente.
Vengo nello specifico ai rapporti di parentela, che lei ha descritto, con il signor Bagarella.
Vuole chiarirci e ricordarci che parentela lega i signori Drago e Marchese, tra loro?
Si parla dei due collaboratori di Giustizia.
EX210 Di Filippo P: Drago e Marchese. Quindi lei parla di Giuseppe Marchese e di Giovanni Drago.
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: Cioè, la madre di Giuseppe marchese e la madre di Giovanni Drago, sono sorelle.
AVV. Cianferoni: Ecco, le rappresento - può smentirmi sicuramente - che la parentela dovrebbe essere diversa.
Cioè, la sorella della madre di... la madre di Marchese è sorella del padre di Drago.
EX210 Di Filippo P: E' possibile, avvocato.
AVV. Cianferoni: E' possibile.
EX210 Di Filippo P: Non è... Sono, queste... Non penso che abbia...
Comunque io li conosco tutti, ma non è che...
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX210 Di Filippo P: Eh.
AVV. Cianferoni: Ma mi chiedo: queste persone sono comunque imparentate con lei.
EX210 Di Filippo P: Con mia sorella.
AVV. Cianferoni: Quindi, per affiliazione, con lei.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Affinità, anzi. Affinità, civilisticamente l'affinità.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Dico, in termini sempre di parentele e di affinità, il signor Bagarella lei sa quando si è sposato? Ritengo di sì. Quindi...
EX210 Di Filippo P: Quando lui si è sposato?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: Io sono stato invitato.
AVV. Cianferoni: Appunto.
EX210 Di Filippo P: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi, mi bastava che lei mi dicesse la data.
PRESIDENTE: Si ricorda la data...?
EX210 Di Filippo P: Signor Presidente, voglio premettere una cosa: io, la data, non me la ricordo. Io sono stato invitato in questo matrimonio e ci sono andato.
E' successo un particolare: in questo matrimonio, mentre eravamo tutti seduti, è entrata la Polizia, ha fatto irruzione, però con calma. E hanno preso i documenti di tutti, di tutti.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX210 Di Filippo P: Io... Aspetti, avvocato. Io, fortunatamente, sono riuscito ad allontanarmi e non gli ho dato il documento.
Quindi, il nome mio, non c'è scritto. Però mio fratello glielo ha dato, perché c'era anche mio fratello. Quindi c'era il nome di mio fratello.
Faccio presente questo.
AVV. Cianferoni: Le chiedo: dopo il matrimonio, quando è che ha nuovamente incontrato - se lo ha incontrato - il signor Bagarella?
EX210 Di Filippo P: Io mi ricordo che Bagarella è stato arrestato.
Quando Bagarella è stato scarcerato - e la data non me la ricordo - è venuto più di una volta lui e suo cognato Gregorio Marchese a trovarci a noi, presso il nostro distributore.
Faccio anche presente che, quando lui camminava, lui è stato scarcerato con una clausula, nel senso che, qualsiasi spostamento lui doveva fare, lo doveva fare seguito dalla Polizia.
E la Polizia doveva stare, sia giorno che notte, sotto casa sua.
Quindi, quando lui già veniva nel nostro distributore, c'era anche dietro la macchina di Polizia in borghese che scriveva e annotava tutto.
AVV. Cianferoni: Ecco, su questi, diciamo, percorsi e tragitti, lei ci ha parlato di un personaggio, di una figura di autista che farebbe il gioielliere in via Oreto.
Può essere più preciso su questa figura?
EX210 Di Filippo P: Io mi ricordo che Vittorio Tutino mi ha detto che quando salivano per fare queste cose, c'era di mezzo uno fra di loro che si comportava, secondo lui, un pochettino sgarbato.
Dice: 'lui ne approfitta perché è stato l'autista di Bagarella. Ed ha, questo, un negozio in via Oreto, di gioielleria'.
Poi, io, non ne so parlare, perché non lo conosco.
AVV. Cianferoni: Quindi, il signor Bagarella non è mai venuto accompagnato da questa persona presso di lei.
EX210 Di Filippo P: No.
AVV. Cianferoni: Sa dirci se è mai venuto a trovarlo a casa?
EX210 Di Filippo P: Chi?
AVV. Cianferoni: Bagarella.
EX210 Di Filippo P: A chi, a me?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo P: No, io... a casa mia, lui, non è mai venuto.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, andiamo rapidamente alla conclusione.
Ci ha parlato stamattina di una relazione sentimentale con una giovane.
Posso sbagliarmi, non... anche con più di una.
Dico, ma essendo lei che ci ha detto persona riservatissima del signor Bagarella, ma su questo particolare aspetto ricevette delle critiche, oppure lo tenne nascosto, oppure che cosa?
EX210 Di Filippo P: No, io critiche non ne ho ricevute. Anche perché quasi tutti avevano le donne.
AVV. Cianferoni: Questa sua affermazione la può sostanziare di qualche significato, o si ferma qui?
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che questo aspetto non ci interessa.
AVV. Cianferoni: Mi pare che si vada...
PRESIDENTE: Credo che riguardi tutti gli imputati, e anche i non imputati.
AVV. Cianferoni: E anche i non imputati.
Pertanto, su questa base, un'ultimissima cosa: ieri ci ha parlato... Questa, è proprio l'ultima domanda.
Ieri ci ha parlato di aver fatto una buona cifra con un affare di traffico di stupefacenti.
le chiedo definitivamente: collaborando con gli inquirenti ha restituito i denari che può aver lucrato con questi affari?
EX210 Di Filippo P: Ma io, questa cifra, per come l'ho guadagnata, l'ho persa. Perché io l'ho guadagnata una cifra, poi l'ho... questa cifra gliel'ho data nuovamente in mano a Nino Mangano per... per investirmela in un altro traffico che dovevamo far dopo.
Ma io quando poi ho collaborato, è normale che Nino Mangano questi soldi a me non me ne ha dati più.
A lui glieli ho dati io. Quindi, quelli che avevo guadagni, ho perso. Perché glieli ho rimessi per un altro successivo lavoro.
AVV. Cianferoni: Non ho altre domande. Grazie.
AVVOCATO Pepi: Presidente, mi scusi, c'è Giuliano che voleva fare delle dichiarazioni spontanee.
PRESIDENTE: Faccia dichiarazioni, Giuliano.
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, io volevo fare sapere alla Corte e alla signoria vostra che il signor Di Filippo Pasquale mi ha accusato di una scomparsa di tale Di Piazza Francesco che, in questo processo, non si è parlato completamente, a differenza degli altri omicidi.
Per questa scomparsa io già ero stato scarcerato, in quanto ero militare.
Ma lui mi aveva accusato dicendo che io gli avevo confidato che, durante l'omicidio, mi trovavo in licenza.
Ebbene, dopo la seconda ordinanza di custodia cautelare, puntualmente è arrivata la seconda scarcerazione. Poiché si è scoperto che io ero stato a licenza tra maggio e giugno dell'89. Mentre, la scomparsa che mi si attribuiva dal Di Filippo, era nel marzo '89.
Io non gli ho mai confidato niente a questo signore. In quanto tra di noi non c'è mai stata amicizia. Ma, anzi, questa persona, ha sempre nutrito rancore nei miei confronti. In quanto, un giorno, addirittura siamo arrivati alle mani. E lui ha avuto la peggio.
Il discorso, signor Presidente, è nato per colpa del mio distributore che lavorava poco. E io, per arrotondare, arrivo fuori orario e certe volte la domenica fuori turno.
Questo signore, assieme e a suo papà e a qualche altro, puntualmente mi faceva venire i Carabinieri per farmi chiudere, signor Presidente.
In tutta la via Messina Marine, i gestori che hanno tutti i distributori, li conoscevano come "gli spioni della pompa".
Ed è per questo motivo che questo signore si accanisce contro la mia persona.
Signor Presidente, poi, per quanto riguarda la mia personalità, io purtroppo non mi posso difendere dagli omicidi che mi si contestano, perché mi devo difendere nelle aule dove ci sono questi processi.
Però posso anticipare che tutto quello che ha detto il Di Filippo nei miei confronti, non è vero. E' soltanto accanimento per quella discussione che quando siamo arrivati alle mani.
Che lui la sa bene questa discussione.
La ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego. Dunque...
AVVOCATO Pepi: Presidente, a conferma...
PRESIDENTE: Lei non ha diritto di replicare.
AVVOCATO Pepi: ... di quelle, delle dichiarazioni...
PRESIDENTE: Avvocato, farà la produzione.
AVVOCATO Pepi: La farò...
PRESIDENTE: Certo, certo.
L'udienza riprende venerdì alle ore 09.00.
Mi pare che abbiamo in programma l'esame di Pietro Romeo.
La settimana successiva, invece, dovremo fare purtroppo una sosta. E riprenderemo il 13.
Buongiorno.