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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZA 12.6.1997
*EX210 Di Filippo E: Di Filippo Emanuele.
PRESIDENTE: Di Filippo Emanuele, che era stato indicato dal P.M. per questa mattina. Il Pubblico Ministero...
Vuol dirci tutte le sue generalità per cortesia?
EX210 Di Filippo E: Sì. Sono nato a Palermo il 25/02/61.
PRESIDENTE: La parola al P.M.. Ci vuol dire la qualità in cui viene sentito?
PUBBLICO MINISTERO: Come è illustrato nella lista a suo tempo depositata, Di Filippo Emanuele viene sentito nelle forme dell'articolo 210.
EX210 Di Filippo E: Scusi, io non la sento completamente.
PRESIDENTE: Non la sentiamo. E' acceso?
PUBBLICO MINISTERO: Io direi proprio di sì.
PRESIDENTE: Ora si sente, ma si vede che...
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, Di Filippo Emanuele è stato inserito nella lista per essere esaminato ai sensi dell'articolo 210, in relazione alla circostanza che, nei confronti di Di Filippo - che eventualmente sul punto, di persone o il suo difensore che vedo qui in aula, potrà puntualizzare - è sottoposto a procedimento penale, o a procedimenti penale, davanti all'Autorità Giudiziaria di Palermo per il reato di cui all'articolo 416-bis, con riferimento specifico all'organizzazione denominata Cosa Nostra. Nonché come riferimento a fatti specifici, di diversa natura e di diversa gravità, da fatti di omicidio a fatti di estorsione, danneggiamento e quant'altro.
Il tutto con riferimento, lo ripeto, alla associazione criminale Cosa Nostra - Cosa Nostra palermitana se vogliamo essere ancora più precisi - e questa mi pare sia la ragione per cui, procedendosi all'esame di Di Filippo Emanuele sulle circostanze che sono illustrate anche nella lista, direi anzi specificamente illustrate nella lista, non vedo come altrimenti se ne potrebbe assumere le dichiarazioni se non nella forma garantita dell'articolo 210.
PRESIDENTE: E' presente il difensore?
AVV. Fieromonti: Sì, signor Presidente, l'avvocato Manfredo Fieromonti, in sostituzione dell'avvocato Luigi Ligotti.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora lei ha sentito, viene sentito in qualità di imputato per reato connesso, quindi ha la facoltà di dichiarare se vuole o meno rispondere.
EX210 Di Filippo E: No, rispondo sì.
PRESIDENTE: Vuole rispondere.
Prego, il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Di Filippo, buongiorno.
EX210 Di Filippo E: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno che lei intanto dia le proprie coordinate anagrafiche alla Corte, ma non quelle dell'anagrafe ufficiale, dei cittadini di Palermo, ma dell'anagrafe dei cittadini di Cosa Nostra. Io poco fa ho fatto delle affermazioni relativamente all'esistenza nei suoi confronti appunto di procedimenti penali per l'appartenenza a questa organizzazione e allora intanto potrebbe lei smentire eventualmente quello che io ho detto, ovvero puntualizzare: se è vero che ha fatto parte di questa organizzazione, se ne ha fatto parte quindi in quale contesto, con riferimento a quali anni, se è in grado e se lo ritiene con riferimento a quale specifico settore dell'organizzazione. Io direi di cominciare da qui.
EX210 Di Filippo E: Posso?
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX210 Di Filippo E: Allora, io sono entrato in Cosa Nostra nel 1983, quando conobbi mio cognato Marchese Antonino, insieme... iniziai a camminare con lui. Fu questo mio iniziare a camminare con lui che mi fece entrare appunto in Cosa Nostra. Ero amico di Salvatore Marino e di Pietro Salerno, ragazzi anche loro che facevano parte di Cosa Nostra e più precisamente...
PRESIDENTE: Scusi, noi abbiamo bisogno che i nomi in particolare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ora glielo chiedo io Presidente, non si preoccupi.
PRESIDENTE: Allora possiamo andare.
PUBBLICO MINISTERO: Naturale.
PRESIDENTE: Prosegua.
PUBBLICO MINISTERO: Ora aspettavo proprio che finisse materialmente il periodo, Di Filippo, e poi sarei passato a chiedergli i dettagli e tutte le specificazioni del caso.
EX210 Di Filippo E: Allora, ho detto che ero amico di Salvatore Marino e di Pietro Salerno. Anche loro facevano parte della famiglia di Ciaculli, di cui facevo parte io, e specificatamente noi facevamo parte di un gruppo di fuoco, quello di Ciaculli, che in un primo momento, per quanto riguarda la mia posizione, Pietro Salerno e Salvatore Marino, eravamo comandati da mio cognato Marchese Antonino.
Dopo il suo arresto, io personalmente fui preso in consegna da Giuseppe Lucchese...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Di Filippo la fermo subito.
Intanto bisogna questo discorso affrontarlo con calma e a lei sicuramente non mancherà.
Dunque, lei ha detto che Marchese Antonino è suo cognato. Spieghi alla Corte in che termini questa persona è suo cognato e poi le devo porre qualche domanda in più sul conto di suo cognato.
EX210 Di Filippo E: E' mio cognato perché ha sposato mia sorella nel '91, precisamente nel carcere di Trapani. Ed è mio cognato per questo motivo.
PUBBLICO MINISTERO: Sua sorella...
EX210 Di Filippo E: Agata.
PUBBLICO MINISTERO: ... nome di battesimo fa Agata.
EX210 Di Filippo E: Agata Di Filippo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Agata Di Filippo. Senta, la composizione della famiglia, questa, quella di sangue come è, come è realizzata?
EX210 Di Filippo E: Mio padre si chiama Gaspare, era funzionario bancario presso la Banca Commerciale Italiana. Io sono il primogenito, Emanuele, dopo c'è Pasquale, Agata e mia madre si chiama Bruno Marianna.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei, e la sua famiglia quindi, vivevano a Palermo?
EX210 Di Filippo E: Sì, vivevamo a Palermo con una vita tranquilla, posso dire all'oscuro di ambienti mafiosi e lontani dal poter pensare di potere commettere appunto tali...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in che zona di Palermo vivevano?
EX210 Di Filippo E: Zona via Messina Marina; Romagnolo, questo era il nostro quartiere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come è nata la conoscenza con Marchese Antonino?
EX210 Di Filippo E: Niente, come ho detto in precedenza ero amico di Salvatore Marino e di Pietro Salerno. Tutto a un tratto questi ragazzi cambiarono vita, sia economicamente che personalmente e un giorno li trovai insieme con un ragazzo che io allora non conoscevo, che appunto era questo Marchese Antonino.
Subito nacque una specie di simpatia da entrambe le parti e un giorno mi accompagnò a casa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi Di Filippo, almeno in queste fasi iniziali può darsi che la debba interrompere più di una volta. Siccome sta parlando specificamente di Marchese Antonino, allora le chiedo subito qualche cosa.
Lei è in grado di dare delle indicazioni per quanto riguarda la famiglia anagrafica di Marchese Antonino, anche con riferimento - se ve ne sono dei riferimenti - a vicende che abbiano nuovamente riguardato sempre Cosa Nostra?
E' chiara la domanda?
EX210 Di Filippo E: Non capisco dal punto di vista anagrafico, si intende il padre, la madre?
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, se nella famiglia di questo signore, per quanto è in sua conoscenza, vi siano o vi siano state persone che hanno assunto a loro volta una qualche qualificazione nell'ambito di Cosa Nostra o in relazione a persone appartenenti a Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo E: Quando l'ho conosciuto io ero all'oscuro di chi era questo ragazzo, cosa facesse e che ruolo avesse in Cosa Nostra. Man mano che ci siamo conosciuti, dopo la nostra amicizia è diventata una parentela, ho saputo che il fratello era stato arrestato perché incriminato in un processo a Palermo per omicidio. Il padre anch'esso era imputato per questioni di mafia e aveva uno zio, Filippo Marchese, che allora comandava tutto Corso dei Mille e aveva un ruolo importante in Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Il fratello di Antonino al quale si riferisce, qual è?
EX210 Di Filippo E: Giuseppe, il collaboratore di giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Conosce qualche altro appartenente della famiglia del Marchese?
EX210 Di Filippo E: Ci sono i figli di Filippo, ci sono altri parenti. Comunque le persone più importanti sono Marchese Antonino, Marchese Giuseppe, Drago Giovanni, anch'esso imparentato con Marchese Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Imparentato...
EX210 Di Filippo E: Drago...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX210 Di Filippo E: Drago Giuseppe, che sarebbe il fratello di Giovanni.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Le mie conoscenze momentaneamente si limitano a questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ecco, quindi lei stava illustrando com'è che ha instaurato un rapporto di conoscenza con questa persona, con Marchese Antonino.
Come è evoluta questa conoscenza?
EX210 Di Filippo E: Niente, io penso che da parte sua è stato un po' un atteggiamento anche soggettivo nel fatto che voleva fare amicizia, conoscenza con mia sorella. E da quel momento in poi io me lo sono ritrovato sempre attorno.
Come ho già detto in precedenza io ho una maturità scientifica ed ero fresco appunto dalla maturità. Iniziando a camminare con lui, e appunto ci tengo a precisarlo, non ero a conoscenza di cosa fosse questo ragazzo, un giorno mi si avvicinò così, chiacchierando e mi disse: 'tu sai sparare?'
E io gli dissi: 'sparare in che senso?'
'Sparare'.
Gli dissi: 'non ci sono problemi'. Ripeto, ero nella più totale sconoscenza cosa si poteva alludere questo.
Un giorno mi ritrovai in un capannone, sarebbe un posto di deposito di camion e via di seguito, erano pale meccaniche e camion di trasporto terra. Tutti mezzi che erano di mia proprietà di mio cognato, Marchese Antonino, di Giuseppe Lucchese e di Greco detto "scarpuzzedda".
Mi ritrovai là dentro ed eravamo io, Salvatore Marino, Pietro Salerno e mio cognato e tutto a un tratto arriva un ragazzo, che io dopo seppi chiamarsi Fiorentino. Fu strangolato da tutti noi.
Ricordo che appunto dopo io e mio cognato uscimmo fuori nel piazzale e lui mi abbracciò contento come se avessi superato appunto quell'esame che mi permetteva di entrare in Cosa Nostra. E questo fu il primo omicidio che feci insieme a mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti un attimo Di Filippo, per intendersi, da quanto tempo è che lei conosceva Marchese Antonino quando si verificò questa uccisione di questa persona?
EX210 Di Filippo E: Guardi, questione di mesi, pochi mesi. Anche perché io lo conobbi fine '82 e dopo lui nell'agosto credo nell'83 è stato tratto in arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi queste sono, per così dire, le coordinate temporali di partenza e di arrivo di questo rapporto con suo cognato?
EX210 Di Filippo E: Sì, diciamo che è stato il culmine mio per entrare in Cosa Nostra. Faccio presente che io non sono stato diciamo né battezzato, né sono stato costretto a bruciare santine, o pungitine nelle dita completamente. Mi è bastato appunto questo per entrare a far parte di questo gruppo di fuoco e conoscere altri elementi, cioè altre persone che facevano parte di questo gruppo di fuoco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora lei ha detto che una cerimonia di iniziazione, o di affiliazione che dir si voglia, nei suoi confronti non è stata eseguita da nessuno.
EX210 Di Filippo E: No, per quanto riguarda...
PUBBLICO MINISTERO: Però, mi scusi.
EX210 Di Filippo E: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Però il suo legame a Cosa Nostra, lei sa che esistono delle distinzioni. Ecco, il suo legame a Cosa Nostra si collega, si è collegato ad una qualifica particolare, oppure è stato un legame per così dire generico?
EX210 Di Filippo E: Guardi io, come ho già detto in precedenza, lo ribadisco, ho fatto parte, conoscendo mio cognato, di questo gruppo di fuoco.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Inizialmente era mio cognato. Dopo il suo arresto io venni presi in consegna da Giuseppe Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX210 Di Filippo E: Le persone che facevano parte e facevano omicidi in quel periodo insieme a me erano: io, Giuseppe Lucchese, Salvatore Marino, Pietro Salerno, Agostino Marino Mannoia, Giuliano Giuseppe detto "Folonari". Eravamo le persone che facevamo parte di questo gruppo di fuoco.
Dopodiché mio cognato, prima di essere tratto in arresto, mi accompagnò alla zona industriale a Palermo e mi disse che da quel momento in poi io dovevo raccogliere il cosiddetto pizzo in tutte le fabbriche. Cosa che io continuai a fare anche dopo il suo arresto, dicendo che avevo preso io quel posto là e dovevo riscuotere tutti i soldi.
Ora, se lei vuole, posso anche spiegare come andavano le cose là dentro. Basta solo questo per dire quali erano le mie...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ma per ora Di Filippo il discorso che sta facendo mi pare che sia...
EX210 Di Filippo E: Cerco di presentarmi...
PUBBLICO MINISTERO: ... rispetto alle mie domande, chiaro..
EX210 Di Filippo E: Mi sto presentando facendo capire, in sostanza, in Cosa Nostra quale era la mia posizione e cosa facevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo E: In quel periodo ho fatto omicidi ed estorsioni.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Di Filippo, lei conosce penso, o perlomeno avrà sentito parlare, di una certa qual distinzione che si fa tra chi uomo d'onore è e chi uomo d'onore non è e poi tra gli uomini d'onore chi, per così dire, è nelle latitudini più basse della gerarchia e chi invece sta nei posti di vertice o di responsabilità.
Ecco, lei intanto si collocherebbe, si colloca tra chi uomo d'onore è stato, o tra chi uomo d'onore non è stato? Pur avendo avuto un rapporto con Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo E: Guardi dottore, io penso che per quello che ho fatto, per quello che ho visto...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX210 Di Filippo E: ... per come si sono intrecciate le cose, penso di essere effettivamente un uomo d'onore, perché se non lo fossi stato... anche se non è stato... cioè, non c'è stata una combinazione di fatto, di pungitine o di battesimo, io ho fatto cose che soltanto un uomo d'onore può fare.
Indubbiamente, faccio presente e lo ribadisco, è stato il fatto che ho camminato con mio cognato che già era una persona importante in Cosa Nostra e questa è stata appunto la presentazione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Di Filippo, un particolare che forse a questo punto è importante: quando lei ha avuto occasione di conoscere, nel tempo, altre persone con le quali magari ha commesso fatti di sangue, oppure ha praticato estorsioni e quindi lei veniva a fare delle nuove conoscenze, qualcuno provvedeva a presentarla? E se sì, con quale formula, con quali parole lei veniva fatto conoscere ad altre persone? E reciprocamente, le persone che lei andava a conoscere, strada facendo, le venivano presentate in un qualche modo particolare, ovvero erano presentazioni che rimanevano sul vago e sul generico?
EX210 Di Filippo E: Per quanto riguarda le mie conoscenze su questo campo, io devo precisare che durante il mio periodo in cui feci parte di Cosa Nostra, mai nessuno mi presentò a un altro uomo d'onore dicendo: 'questo è un uomo d'onore'. Penso che questo non esista.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo.
EX210 Di Filippo E: Cioè, io ho praticato posti dove ci incontravamo con latitanti. Latitanti in quei periodi erano, che le posso dire, Graviano Benedetto, Pino Savoca, Gaetano Tinnirello. Ho fatto omicidi con quelle persone che ho già specificato poco fa. Per cui, cioè, non portavo un cartellino con su scritto 'questo è uomo d'onore', è bastato questo - frequentare questi posti, andare alla zona industriale - per essere un uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora ci spostiamo come epoca...
EX210 Di Filippo E: Sì, però devo specificare una cosa, se lei me lo permette.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX210 Di Filippo E: Devo precisare che io ho fatto parte di Cosa Nostra per un periodo limitato. Intendo dire questo che: io ho fatto parte di Cosa Nostra dal periodo che va dall'83 all'85. Specifico che dopo aver fatto queste crudeltà, cose che in effetti non mi appartenevano, io ho cercato di tagliare questo cordone ombelicale che mi tratteneva a questa vita, una vita che non mi apparteneva, né per coscienza, né per diritto, né per niente. Ripeto, io mi sono ritrovato a fare determinate cose e allora io parlai con mio fratello, mio fratello Pasquale, che allora era il genero di Tommaso Spadaro e gli dissi: 'Pasquale, io mi trovo in questa situazione, non riesco più ad andare avanti', con me stesso, la mia coscienza non mi permetteva di andare avanti. 'Io me ne voglio uscire'.
Faccio presente che non è facile uscirsene da una situazione del genere, dopo avere visto e avere fatto quello che ho fatto io.
Allora lui parlò con il suocero Tommaso, il quale fece sapere al nipote - Giuseppe Lucchese, cioè la persona da cui io prendevo ordini - di mettermi un pochettino da parte per quanto riguarda omicidi e le estorsioni. E la cosa venne fatta.
Tanto è vero che io un giorno fui chiamato da Giuseppe Lucchese e mi disse che da quel momento in poi avrei dovuto portare il cugino, cioè Giuliano Giuseppe detto "Folonari", alla zona industriale e presentarlo a tutti i componenti delle fabbriche, perché da quel momento in poi sarebbe stato lui colui che andava a ritirare tutti i soldi.
Allora, io nell'85 esco dal gruppo di fuoco, non faccio più le estorsioni. Ora, faccio presente che ero sempre a disposizione, per una questione di parentele e per una questione di quello che avevo fatto, ero sempre a disposizione. Tanto è vero che faccio traffico di hashish, traffico di stupefacenti e contrabbando di sigarette insieme agli Spadaro, insieme ai Tagliavia, precisamente Francesco Tagliavia. E nel '91, dopo il matrimonio di mia sorella con Marchese Antonino, mantengo i contatti tra il carcere, cioè Marchese Antonino, e il mondo esterno, con Filippo Graviano.
E questo è quello che volevo premettere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le stavo per chiedere - glielo chiedo ora - se ricorda quando lei per così dire ha iniziato a subire delle conseguenze giudiziarie per effetto della appartenenza, di questo rapporto che lei aveva con questa organizzazione?
EX210 Di Filippo E: Sì. Io ero sconosciuto all'Autorità Giudiziaria, ero pulito dal punto di vista giuridico. Venni tratto in arresto il 2 febbraio del '94 per il procedimento Golden Market. E quel giorno è iniziato...
PUBBLICO MINISTERO: Con quale imputazione?
EX210 Di Filippo E: Associazione mafiosa, 416-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, c'era qualche fonte d'accusa particolare nei suoi confronti?
EX210 Di Filippo E: Sì, venivo chiamato in causa da Giovanni Drago e da Giuseppe Marchese.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Giuseppe Marchese è la persona di cui abbiamo parlato prima?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il fratello di Antonino?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E l'accusavano quindi di far parte di questa organizzazione. L'accusavano di far parte genericamente, o l'accusavano di far parte con una qualità, una qualificazione, mi scusi, specifica?
EX210 Di Filippo E: In quei periodi Giuseppe Marchese, in cui feci parte appunto del gruppo di fuoco, era arrestato, per cui non ne era a conoscenza. Colui che poteva sapere qualcosa, anche se non direttamente ma indirettamente, era Giovanni Drago. Tant'è vero che disse all'Autorità che facevo parte appunto del gruppo di fuoco e mi interessavo appunto dell'organizzazione.
Mentre Giuseppe Marchese disse che ero uomo d'onore e che tenevo i contatti tra lui e il mondo esterno, riferendomi a Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ci sta parlando di un gruppo di fuoco. Cerchiamo di ambientare meglio questa realtà: gruppo di fuoco rispetto ad un territorio, gruppo di fuoco rispetto a una famiglia, gruppo di fuoco rispetto a un mandamento? Adopero termini propri del linguaggio di Cosa Nostra se lei, come penso, sa che cosa sanno ad esprimere questi termini.
EX210 Di Filippo E: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Il gruppo di fuoco in senso generico, o riferito a una realtà specifica?
EX210 Di Filippo E: Guardi, io tengo a precisare anche un'altra cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Dopo che fui chiamato da Giuseppe Lucchese, Giuseppe Lucchese mi disse questo: 'visto che già ci sono stati i primi collaboratori' - sto parlando di Calzetta, Sinagra - 'noi dobbiamo cambiare un pochettino le cose. Non tutti dovete sapere quello che succede o quello che noi decidiamo. Di conseguenza tu tieniti sempre pronto per fare gli omicidi e a fare le estorsioni, per il resto ci pensiamo noi'.
Intendo precisare che di tutte queste cose, sedi famiglia, di mandamenti, queste cose, le conoscenze mie che ho, sono conoscenze perché altri mi hanno raccontato. Cioè, non sono conoscenze mie personali, che ho vissuto.
Per quanto riguarda il mio gruppo di fuoco, per una mia conoscenza personale, non era solo del mio territorio il gruppo di fuoco, cioè Ciaculli, Roccella, Brancaccio, tant'è vero che noi abbiamo commesso un omicidio, l'omicidio del Parisi, presidente del Palermo e l'abbiamo fatto in un'altra zona, se non mi sbaglio è la zona di... per andare all'autostrada, per andare a Punta Raisi, all'aeroporto, cioè un'altra zona. Non mi ricordo adesso la via, per cui abbiamo operato anche in un'altra zona.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque lei sta facendo il riferimento, ora con quest'ultima sua risposta, a zone territoriali specifiche: Ciaculli, poi ha detto Brancaccio, poi ha detto Roccella.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho inteso bene.
EX210 Di Filippo E: Sì, era la zona dove io, non solo abitavo ma la zona mia di appartenenza: Ciaculli, Brancaccio, Roccella. Io a Brancaccio andavo a prendere i soldi alla zona industriale. Ci vedevamo a Brancaccio in un posto dove c'erano latitanti, Fondo Bagnasco. Era quella la mia zona, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che a seguito dell'arresto di suo cognato, di Marchese Antonino, se io ho ben inteso, il suo referente è diventato questa persona...
EX210 Di Filippo E: Giuseppe Lucchese.
PUBBLICO MINISTERO: ... che si chiama Lucchese Giuseppe.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma lei lo conosceva già prima che diventasse il suo referente a seguito dell'arresto di suo cognato Marchese?
EX210 Di Filippo E: Lo conoscevo perché parente di mio fratello, tramite la moglie Spadaro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, suo fratello Pasquale...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi, per piacere. E' sposato?
EX210 Di Filippo E: Con la figlia di Tommaso Spadaro, Giusy Spadaro. La madre di Giuseppe Lucchese è la sorella di Tommaso Spadaro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per Tommaso Spadaro si intende Masino Spadaro?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, Masino Spadaro, sì.
PUBBLICO MINISTERO: La persona che è stata tra l'altro condannata, giudicata, posso dire condannata qui a Firenze per questioni di stupefacenti ormai oltre 10 anni fa?
EX210 Di Filippo E: Sì, in quel procedimento c'era anche mio fratello Pasquale.
PUBBLICO MINISTERO: Era accusato in quel procedimento suo fratello.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era solo suo fratello, parlo della sua famiglia...
EX210 Di Filippo E: No, anche mio padre, Gaspare.
PUBBLICO MINISTERO: Furono giudicati e condannati entrambi?
EX210 Di Filippo E: Sì. Credo per favoreggiamento. Non mi ricordo adesso qual è stata...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi in relazione ai rapporti che avevano avuto con Masino Spadaro?
EX210 Di Filippo E: Sì. Mio padre perché...
PUBBLICO MINISTERO: O perlomeno in relazione ai rapporti che avevano avuto con le attività di Masino Spadaro.
EX210 Di Filippo E: Mio padre, perché sono stati trovati dei libretti bancari a carico di Tommaso Spadaro e si è riferito a mio padre; mio fratello, perché il genero, non lo so, per questioni di telefonate. Sinceramente non mi ricordo i fatti specifici. So che sono stati arrestati e condannati per quel motivo là.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, visto che ci siamo un attimino, per così dire, dirottati sulla sua, proprio la famiglia sua di sangue: suo padre, suo fratello.
L'attività, suo padre ha detto che...
EX210 Di Filippo E: Funzionario...
PUBBLICO MINISTERO: ... lavoro in banca.
EX210 Di Filippo E: Sì, funzionario bancario.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E c'era qualche altra attività in famiglia?
EX210 Di Filippo E: Di lecito?
PUBBLICO MINISTERO: E' chiaro.
EX210 Di Filippo E: Sì, dopo abbiamo preso un distributore di benzina in gestione. Il distributore Esso che si trova a Messina Marina.
PUBBLICO MINISTERO: Non so se ho capito bene. Un distributore di benzina, di quale benzina?
EX210 Di Filippo E: Distributore Esso.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, Esso, sì.
EX210 Di Filippo E: Mentre mio fratello gestiva un negozio di articoli sportivi: La Sicilia Sport.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questo distributore lo avete messo su con soldi vostri, oppure...
EX210 Di Filippo E: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... qualcuno vi ha aiutato?
EX210 Di Filippo E: Dopo l'arresto di mio padre...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: ... mio padre ha perduto il posto di lavoro.
E allora dopo che è uscito, credo si sia fatto due-tre anni di galera, Tommaso Spadaro ha voluto un po' fare un regalo per premiare mio padre. Ed ha preso appunto questo distributore.
Ricordo che Tommaso Spadaro si è messo in contatto con il primo gestore di questo distributore, che sarebbe un certo Mangano, al quale credo siano stati 200 milioni, come buonuscita del distributore.
E lo abbiamo preso noi in gestione dopo questo passaggio, appunto, dal Mangano a noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Suo cognato Antonino, ha detto che è stato arrestato nel 1983.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, al momento in cui fu arrestato, o eventualmente in un momento successivo, lei - ma non dalle carte dei processi, eh, mi spiego?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha saputo se suo cognato faceva riferimento, faceva parte a Cosa Nostra, ma non in maniera generica. Come al solito mi interessa in maniera specifica, con riferimento a quella famiglia piuttosto che a quell'altra; che ne so, lei parlava prima di Brancaccio, parlava di Ciaculli, parlava di Roccella.
Ecco, se ne potrebbero aggiungere a decine i nomi di quartieri della città.
EX210 Di Filippo E: Per quanto riguarda mio cognato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: ... io ho saputo che era membro della famiglia di Corso dei Mille. In riferimento anche alla sostituzione dello zio Filippo Marchese.
Posso dire di lui che era un sanguinario, una persona molto fredda, molto schietta nel fare le cose.
Lui, non c'erano momenti di persuasione, momenti di incertezza. Dovevi fare le cose e basta.
Questo era mio cognato Marchese Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: E questa specifica qualità di suo cognato, uomo d'onore della famiglia di Corso dei Mille, ecco, le ho detto se lei conosce questo fatto dalle carte di questo processo, la cosa non ci interessa; se invece lo conosce perché qualcuno in particolare glielo ha riferito, ha messo lei al corrente, allora in questi termini, come lei è venuto a conoscenza di questo fatto, diventa importante.
EX210 Di Filippo E: Ripeto che io non dovevo interessarmi di queste cose.
Però ho specificato che è un ambiente, quello mafioso, in cui si crede che non si parli. Mentre è un ambiente in cui i pettegolezzi sono all'ordine del giorno.
Io posso fare un elenco delle persone che mi hanno detto che mio cognato addirittura comandava Corso dei Mille e non si muoveva una foglia se non lo so sapeva lui.
Dopo che in sostanza lo zio, Filippo Marchese, era caduto in latitanza. Mentre noi sapevamo che era stato ucciso per motivi, non so quali fossero questi motivi.
Io posso elencare mio fratello, posso elencare Salvatore Marino, Giuliano Giuseppe, Agostino Marino Mannoia. Sono queste le persone con cui si parlava quotidianamente, perché non avendo niente da fare, si parlava di queste cose.
Magari si arrivava a dire: quello ne ammazzò dieci, tuo cognato ha... scusi lo dico in dialetto siciliano, magari dopo traduco in italiano: 'tuo cognato aveva un camposanto nella panza'.
Cioè, nel senso: 'tuo cognato ha un cimitero nella pancia', per dire che aveva fatto tantissimi omicidi.
Cioè, ognuno di noi, per quanto riguarda le mie conoscenze, non camminiamo con un talloncino sul petto e dire: quello è uomo d'onore, quello è super killer, quello comanda qua.
Sono cose che si sanno in seno all'organizzazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Le chiedo una cortesia a titolo personale.
EX210 Di Filippo E: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Lei parla un po' affrettatamente.
Allora, siccome ci sentiamo via microfoni e via altoparlanti...
EX210 Di Filippo E: Sono un po' emozionato, la prego di capirmi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, va bene, ho capito.
Ma l'emozione deve passare, perché qui è davanti alla Corte e quindi...
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... emozione non se ne può avere.
Ecco, allora... Perché mi fa una cortesia proprio personale, sennò temo di perdere qualche passaggio delle sue risposte, e poi si finisce negli equivoci, ecco.
EX210 Di Filippo E: Prego, devo rispondere?
PUBBLICO MINISTERO: No, no, sono io che mi accingo a fare un'altra domanda.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì. Prego, non si preoccupi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Dunque, lei ci ha parlato di questa realtà che lei chiama gruppo di fuoco della quale ha fatto parte fino a quando ha deciso di prendere le distanze da Cosa Nostra e ha datato questo ultimo avvenimento al 1985.
EX210 Di Filippo E: Sì, metà '85, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma era successo un qualche fatto particolare, Di Filippo, per cui lei a un certo punto decise di congelare, no, di congelare, almeno di smettere di compiere un determinato tipo di azioni?
Oppure lei ha preso questa decisione a prescindere da un qualche episodio particolare?
EX210 Di Filippo E: Guardi, la decisione è nata anche soggettivamente da questo mio volermi allontanare, perché non riuscivo a vivere con quella mentalità con determinate persone che vedevano le cose sempre in una determinata maniera: contraddizioni e modi di fare, modi di costume, di usi.
Cose che a me non andavano per niente.
Devo dire che è successo un altro fatto. Ma non che sia stato questo la goccia a far traboccare il vaso completamente. La morte dell'amico mio, Salvatore Marino che è morto in Questura.
Ricordo che, prima di essere tratto in arresto - lui era latitante per l'omicidio, credo, Montana -...
PUBBLICO MINISTERO: Del commissario Montana.
EX210 Di Filippo E: Sì, il commissario Montana.
Lui si trovò a parlare con me e mi disse che aveva chiesto un consiglio sia a Giuseppe Lucchese, che a Giuseppe Greco "u' scarpuzzedda".
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, "scarpuzzedda" è come dire scarpa, la stessa cosa?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: In italiano, intendo dire.
EX210 Di Filippo E: Soprannominato "scarpuzzedda", così ho saputo e così le sto dicendo.
Posso continuare?
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX210 Di Filippo E: Mi disse che aveva un problema, voleva sapere da loro, cioè Giuseppe Lucchese, per Giuseppe Greco, cosa doveva fare, perché lui non voleva andarsi a consegnare, non voleva andare dalla Polizia a consegnarsi. E loro gli risposero, dice: 'queste, sono cose personali'.
Io ho visto lui appunto, un rossore sulla faccia, una persona che veniva messa da parte senza nessun aiuto. Anche se qualcosa gli sarebbe potuto servire.
E ricordo che dopo, se non mi sbaglio, lui si è andato a consegnare.
E diciamo è stata una cosa che a me...
PRESIDENTE: Scusi un momento, possiamo avere chiarimenti?
Che cosa, perché si voleva consegnare?
EX210 Di Filippo E: In sostanza, le Forze dell'Ordine sono andati a fare la perquisizione a casa sua. E già le Forze dell'Ordine avevano arrestato due dei suoi fratelli. Credo che si chiamassero Filippo e Gino.
Allora lui diceva: 'io mi trovo a disagio nei confronti della mia famiglia. Cioè, non capisco perché la mia famiglia debba passare queste cose'.
Allora lui aveva chiesto un consiglio. Mi disse lui a me, per vedere cosa doveva fare.
E la risposta di questo consiglio, che venne data da Giuseppe Lucchese, da Giuseppe Sca... fu: 'sono cose personali'.
E ricordo che in quei periodi lui ha una sorella diciamo che ha una malattia ad una gamba, si doveva operare in Altitalia. E si trovava un pochettino in imbarazzo, non sapeva cosa doveva fare.
E allora dopo questa risposta, decise di andarsi a consegnare alle Forze dell'Ordine.
Diciamo, era una situazione un pochettino particolare. Cioè, io non riuscivo a concepire tutto questo, mi dava fastidio tutto questo. Anche se c'era la decisione di allontanarmi, l'avevo già presa ed era soggettiva e personale.
PUBBLICO MINISTERO: Bisognerebbe che lei almeno li enumerasse questi fatti di sangue nei quali fu coinvolto fino alla metà del 1985. Premettendo a questa risposta un'altra: lei, i fatti di sangue che ha commesso - e non solo i fatti di sangue - li ha riferiti alle Autorità Giudiziarie che se ne dovevano occupare?
EX210 Di Filippo E: L'Autorità Giudiziaria non era a conoscenza di quello che...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, dico...
EX210 Di Filippo E: Sì, ho riferito tutto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto. Bene, quindi non le chiedo niente di diverso da quello che lei ha già raccontato all'Autorità Giudiziaria.
E ho bisogno quindi che lei mi faccia una rassegna. Non occorre che sia poi estremamente analitica, ma faccia una rassegna di questi fatti di sangue nei quali lei è stato coinvolto.
Lei ha parlato di uno strangolamento che costituì il primo fatto di sangue di un giovane col nome Fiorentino, se ho capito bene.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, questo è stato il primo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo E: E dopo ce ne sono stati diversi, altre scomparse.
Però tengo a precisare che non sempre noi siamo a conoscenza della persona che viene uccisa nello strangolamento.
Ci sono stati altri tre casi in cui veniva portata la persona, veniva strangolata ed io non sapevo chi era la persona.
Come a livello di omicidi eclatanti, io ho partecipato all'omicidio del senatore Mineo a Bagheria, del dottore Parisi, presidente del Palermo. E gli altri sono stati tutti strangolamenti.
Ricordo dei fratelli, credo, Messina. Non mi ricordo adesso il cognome. Due fratelli che furono uccisi perché, in sostanza, gli abbiamo dato in consegna 500 grammi di cocaina. E questa cocaina era scomparsa. E furono strangolati per questo motivo.
E tanti altri. In tutto credo una decina. Però sinceramente io i nomi non me li ricordo, anche perché non ero a conoscenza delle persone che venivano uccise.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, può essere che qualcuna delle persone che lei ha nominato, alcune lo ha detto espressamente, ha già parlato di suo cognato, ha parlato di Giuseppe Lucchese.
Ma che qualcun'altra delle persone di cui lei ha parlato stamani, abbia avuto a sua volta parte in qualcuno dei fatti di sangue che lei ha commesso?
Lei ha fatto una serie di nomi, già stamani. Ha parlato di Marino Mannoia Agostino, ha parlato di Pietro Salerno, ha parlato, ha indicato i Tagliavia...
Ecco, ci sono persone, tra queste che ha nominato, che hanno commesso questi fatti di sangue assieme a lei?
EX210 Di Filippo E: Sì, anche se non tutti sono stati commessi dalle stesse persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo E: Magari qualcuna in un periodo era stata tratta in arresto, qualcuno stava male.
Però, le persone che ho conosciuto, con cui ho fatto i fatti di sangue, sono questi qua.
Devo aggiungere anche Lorenzo Tinnirello, detto "u' turchicieddu", che insieme a lui...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ce lo ridica in italiano che cosa vuol dire.
EX210 Di Filippo E: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Ridica in italiano cosa vuol dire questo soprannome.
EX210 Di Filippo E: Siccome lui è nero di carnagione, veniva detto "u' turchicieddu", nel senso di turco, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Piccolo turco.
EX210 Di Filippo E: Non so se piccolo, "turchieddu", questo mi è stato detto, e questo sto riferendo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Un turco.
EX210 Di Filippo E: Le persone che io ho conosciuto e con cui ho fatto gi omicidi, sono queste qua.
Però non tutti siamo stati coinvolti negli stessi omicidi. Nel senso che magari uno mancava e prendevo io il suo posto, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei prima ha adoprato il termine, il cognome per dir meglio, Tagliavia. Ma si riferisce a qualcuno in particolare, quando parla di Tagliavia?
EX210 Di Filippo E: Francesco Tagliavia.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se questa persona aveva un qualche soprannome?
EX210 Di Filippo E: No, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Un diminutivo.
EX210 Di Filippo E: Non mi ricordo, guardi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX210 Di Filippo E: Ciccio, Francesco, questo era.
Se dopo ne avesse altri, sinceramente non...
PUBBLICO MINISTERO: Anche questa persona ha partecipato a qualcuno dei fatti di sangue di cui...
EX210 Di Filippo E: Sì, insieme a me, Giuseppe Lucchese, Francesco Tagliavia, Renzino Tinnirello ed Agostino Marino Mannoia.
E' stato tratto in un tranello un ragazzo di Corso dei Mille che aveva diciamo una fabbrica di siderurgia piccola, nel senso dove facevano serrande e queste cose. E' stato preso da Giuseppe Lucchese con una scusa che doveva prendere delle misure per fare una serranda. E fu portato in una casa vicino Bagheria. E lì fu strangolato.
Ricordo che in quella casa io trovai un'altra persona, un signore sulla... 45-50 anni, alto, calvo. Che io sinceramente non conosco, non ho mai visto.
Lo abbiamo strangolato e dopo noi ce ne andammo.
Chi rimase nella casa erano Renzo Tinnirello e Ciccio Tagliavia e questo signore.
E credo che si siano interessati per il dileguamento del cadavere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei poi ha parlato di una persona che ha indicato con questi termini: Giuliano Giuseppe e se non mi sbaglio gli ha dato anche un soprannome a questo...
EX210 Di Filippo E: "Folonari", sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Folonari".
Mi toglie una curiosità, che vuol dire, come mai aveva questo soprannome: "Folonari"?
EX210 Di Filippo E: Se lei si ricorda, c'è la pubblicità di un vino, dove due camminavano, uno dietro l'altro. E lui aveva il vizio di camminare sempre dietro ad una persona. Ecco perché venne dato...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, simulava la pubblicità?
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo E: In un certo senso, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Una curiosità che ho sempre avuto, ma non ero mai riuscito a togliermela. Così oggi ho capito di che si tratta.
E questo signore, a sua volta, si è trovato coinvolto in fatti di sangue assieme a lei?
EX210 Di Filippo E: Sì, insieme a me abbiamo fatto una scomparsa di due fratelli e un cugino. Si chiamavano i Fragala.
PUBBLICO MINISTERO: Fragale.
EX210 Di Filippo E: Fragale, sì.
PRESIDENTE: Scomparsa cosa vuol dire?
EX210 Di Filippo E: Prego?
PRESIDENTE: Scomparsa, cosa vuol dire?
EX210 Di Filippo E: Cioè, nel senso che venivano tratti in un tranello, venivano incrapettati, e dopo del cadavere, o si sotterrava, o si metteva nell'acido non si trovava più, ecco. Lupara bianca, o scomparsa.
Allora, riferisco appunto di questi Fragale e di quei due fratelli. Non mi ricordo sinceramente se si chiamano Messina, o in un'altra maniera. Sinceramente, in questo momento, non mi ricordo. E scomparvero anche loro.
E ci fu l'ausilio anche del Giuliano Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Con il 1985, lei ha detto che prese questa decisione di staccarsi, o distanziarsi... Però, prima ha detto che restava a disposizione.
Allora io ho bisogno di capire: se le è stato facile, se ha avuto dei problemi nel sottrarsi, in qualche modo, a tutte le iniziative, a tutti i fatti compreso appunto strangolamenti e che altro, che aveva praticato fino a quella data, ovvero se le è stato semplicissimo.
E che cosa ha voluto dire "restare a disposizione".
Restava a disposizione nei confronti di qualcuno in particolare, o restava così, a disposizione di tutti quelli che conosceva?
Mi sono, sono riuscito a spiegarmi, Di Filippo?
EX210 Di Filippo E: Sì. La facilità che io ho riscontato è stato dal punto di vista delle parentele.
Ci credo che se non avessi avuto queste parentele, o me ne dovevo andare da Palermo o qualcosa di brutto mi sarebbe successo.
Ecco, le facilità quali sono state.
PUBBLICO MINISTERO: Per parentele quindi si intende...
EX210 Di Filippo E: Mio fratello, Tommaso Spadaro, che è lo zio di Giuseppe Lucchese.
E dopo c'è stato anche l'intervento di mio cognato Marchese Antonino.
Ecco le facilità dove sono.
PUBBLICO MINISTERO: E con queste persone...
EX210 Di Filippo E: Con le altre persone...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, mi scusi, mi scusi.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con queste persone come si è inteso? Perché, a quello che capisco, nell'85 Marchese Antonino era detenuto.
Per quello che posso dire, credo che il fatto sia scontato: nell'85 Spadaro era a sua volta detenuto.
Lei come ha fatto ad ottenere, in un certo senso, il nullaosta e la sponsorizzazione di queste persone per potersi distaccare dal gruppo di fuoco?
AVV. Cianferoni: Presidente, chiedo scusa. Sono l'avvocato Cianferoni.
Vorrei rappresentare opposizione a questa domanda. Sotto quali profili? Perché credo se ne possa individuare più d'uno.
Ora, come già accaduto in ordine all'esame di altri soggetti sentiti ex articolo 210, anche per il signor Emanuele Di Filippo, il Pubblico Ministero è partito molto di lontano. Questa volta però veramente tanto di lontano.
Cioè, dieci anni mi pare, se non di più, prima dei fatti contestati nel capo di imputazione.
Ora non sarà per caso che, parlando della testimonianza che sappiamo essere per mezzo di prova del tutto simile all'esame della persona imputata di reato connesso o indagata per reato collegato, la rubrica che è d'esordio, si intesta "Oggetto e limiti della testimonianza", proprio perché si tratta di un mezzo di prova tendenzialmente espansivo.
Perché si pensi, si cerca di sondare il vissuto di una persona e quando poi si sa che una persona come quella che abbiamo avanti e si introduce dicendo: 'io limito la mia partecipazione negli anni '83-'85', già si potrebbe dire quale sia il fine della rilevanza dell'esame in questo processo.
D'altra parte, già altre volte, ci siamo chiesti se, ai sensi di quell'articolo 7 che viene contestato, vi sia comunque una rilevanza. Però giusto la natura di reato permanente e di fine di aggravamento di quel tipo di reato, qui il nesso temporale è particolarmente importante.
Cioè, come si fa a credere alla rilevanza di questi fatti, rispetto ad una permanenza che per quanto interessa a questo processo ha avvio nell'anno 1993.
E questo è il primo profilo, cioè la rilevanza.
D'altra parte poi la metodologia è veramente oggi, almeno agli occhi di chi parla, sorprendente. Perché? Perché si è parlato di fatti, credo, già coperti da un giudicato.
Era molto più economico e chiaro la produzione di un documento, sentenza passata in cosa giudicata, su certi fatti che non introdurli per sommi capi, per rappresentazione quasi pittorica attraverso le parole di un dichiarante che non si sa poi come possano venire riscontrate. E questo verrà sicuramente a favore, credo, delle ragioni alla difesa. Ma non a favore delle ragioni del processo.
E dunque si ripercuote negativamente anche su questa difesa.
Perché, che senso ha parlare di un omicidio, per esempio quello tristissimo del signor Salvatore Marino, per quell'accenno, quando poi ci sono sentenze e sappiamo tutti. Faccio riferimento al notorio. E queste sentenze non si è chiesto di produrle da parte del Pubblico Ministero che ha introdotto questa prova.
Da ultimo, poi, non credo si possa far riferimento al notorio, laddove si alleghi la circostanza dell'arresto - ricordo ora, cito a memoria - di questo signor Spadaro, perché a me personalmente non era noto, non credo che vi sia, come esiste un foglio annunzi legali a proposito delle società, non esiste un foglio annunzi legali degli arresti, non è per niente notorio che lo Spadaro Antonino o come si chiamasse, chiedo scusa, Tommaso, non ricordo, fosse arrestato.
Quindi vi è una - a mio avviso - palmare suggestione nel tipo di domanda.
Quindi tre profili, ecco. Essenzialmente poi la rilevanza, la suggestività, la non pertinenza di queste domande...
PRESIDENTE: Io credo di poterle rispondere, ma dato che il Pubblico Ministero si è alzato, può darsi che mi renda la cosa più agevole. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Mi limito a segnalare, più alla difesa che alla Corte, per la verità.
E se questa volta ci metto un po' di polemica, la difesa accetterà la polemica.
Mi permetto di segnalare: primo, che non mi sono fatto raccontare dal signor Di Filippo - e non me lo farò mai raccontare - com'è andato il processo al suocero di suo fratello. Ma ho fatto semplicemente riferimento ad un fatto storico con l'ultima domanda che è questa, e chissà poi perché questa produttiva di questa opposizione.
Ho chiesto semplicemente di sapere dal signor Di Filippo come aveva fatto a mettersi in comunicazione con due persone detenute.
Punto e basta.
La difesa, ogni volta che affrontiamo questo tipo di excursus attraverso le persone che vengono esaminate, attraverso l'articolo 210, opera una specie di sbarramento chiaramente pretestuoso, per la semplicissima ragione che una semplicissima e intellettualmente non orientata delle disposizioni del Codice, dimostra che è non rilevante, ma particolarmente rilevante appurare quali siano le matrici in senso lato e in senso stretto delle conoscenze che si vogliono ottenere.
O che perlomeno ci si prova ad ottenere in termine di dichiarazioni davanti al Giudice, da questa o dall'altra persona.
Vogliamo ritirare questo discorso? Figuriamoci se il Pubblico Ministero, per compiacere la difesa, visto che il Pubblico Ministero compiace le ragioni di ben altro, si limita a presentare persone che raccontino puramente e semplicemente: 'ho partecipato a un certo fatto, ho saputo di quel cverto fatto da tizio o da caio', senza che il Pubblico Ministero, a questo punto, dica: 'ma scusi tanto, ma lei, con questo fatto con queste persone, che tipo di rapporti ha?'
Se il Pubblico Ministero facesse così, sarebbe quel Pubblico Ministero che lascerebbe ai censori del processo e domani della sentenza, un facilissimo argomento.
E chi sono i signori che si sono presentati davanti alla Corte? Dei passanti? semplicemente della gente che a Palermo ha abitato? Ci è nata? Ci ha vissuto?
E che cosa dimostrano? Di sapere qualche cosa di Cosa Nostra? Per il solo fatto di?
Ecco, quello che i difensori sanno bene è che con questa pretestuosa e ripetuta opposizione cercano di impedire al Pubblico Ministero di dimostrare. Cioè dire che a queste persone è fondamento del processo, è fondamento dell'economia degli atti che si vanno a compiere, chiedere com'è che maturano le loro conoscenze e le loro esperienze di vita.
Lasciamo perdere i vissuti, avvocato Cianferoni, è un termine tecnico che vuol, dire tutt'altro, appartiene alla psichiatria il termine vissuto. Le loro esperienze di vita per capire se i contributi conoscitivi sui singoli fatti e sui singoli personaggi, possano essere il prodotto di atteggiamenti mentali controllati, di atteggiamenti mentali impropri, di atteggiamenti mentali superficiali.
Perché l'ho fatta lunga, Presidente? Perché questo tipo di opposizioni ci sono state e ci saranno.
Spero con questo mio intervento di un minuto e mezzo, non so quanto sarà stato, anche se magari viene decisamente chiarito il punto di vista del Pubblico Ministero, su questo punto.
I difensori continueranno a fare quello che credono - e non ci mancherebbe altro, perché è il loro mestiere -; il Pubblico Ministero non interverrà più su questo tipo di obiezione.
E non tanto perché il capo di imputazione parla dell'articolo 7, anche se è fondamentale che parli dell'articolo 7.
Perché chi dovrà essere condannato, dovrà essere condannato anche in nome e in ragione di questa particolare aggravante.
E quindi questa è sicuramente una ragione, ma è di tipo formale. La ragione è di tipo sostanziale: dare le fondamenta alla prova.
I difensori vorrebbero che io, alla prova, non dessi il suo fondamento.
Eh, mi dispiace, questo è un'operazione così oggettivamente - oggettivamente, non soggettivamente - è oggettivamente scoperta e superficiale nello stesso tempo.
Chiedo quindi, per ora e per l'avvenire, perché qualcuno sarà introdotto in quest'aula e sarà esaminato ai sensi dell'articolo 210, che quel tipo di opposizione venga respinto.
PRESIDENTE: Allora devo dirvi che il tipo di opposizione è già stata presentata altre volte e ha già ricevuto, credo, una sufficiente motivazione nel rigetto.
Vi richiamo all'aggravante di cui all'articolo 7 di cui ha fatto cenno il Pubblico Ministero.
E' la base di tutti gli argomenti, e soprattutto è la base della necessità di approfondire le conoscenze per quel che riguarda la conoscenza, la possibilità di comprendere le relazioni, i contatti, i rapporti, fra questi soggetti che vengono raccontando diverse esperienze, in genere non molto edificanti, all'interno di quella organizzazione che è chiaramente chiamata in giudizio, non in senso diretto, ma in senso lato, proprio nelle imputazioni di cui ci occupiamo.
A quegli argomenti devo aggiungere che c'è una stretta necessità, secondo me, nel conoscere tutto ciò che l'interrogato, l'esaminato ex 210 può indicare a sostegno di una valutazione della credibilità.
Come si fa a credere ad una persona che racconta fatti così gravi se non si sa che collocazione ha avuto in un determinato ambiente, in una determinata aggregazione di persone o associazione?
E come si fa a dargli credibilità quando non ci racconta, sia pur sommariamente, le cose di cui si è reso responsabile in quella particolare collocazione.
Anche io mi augurerei che le opposizioni di questo genere, o cessassero, comunque se saranno ripresentate, ogni volta le riprenderemmo in esame.
Pubblico Ministero, può proseguire.
La domanda io non me la ricordo più.
PUBBLICO MINISTERO: Io, sì.
PRESIDENTE: Ah, come aveva fatto ad...
PUBBLICO MINISTERO: Io me la ricordo.
PRESIDENTE: Come aveva fatto a decidere e ottenere quel trattamento particolare di, diciamo...
EX210 Di Filippo E: Allontanamento.
PRESIDENTE: ... di collocazione a parte, se non mi sbaglio, delle attività del gruppo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Era a seguito di...
PRESIDENTE: ... di fuoco. Erano diversi dei suoi congiunti diretti, indiretti, lontani, ma comunque importanti nella organizzazione, che in quel periodo erano...
PUBBLICO MINISTERO: Io ho chiesto, io le ho chiesto Di Filippo se e, in caso positivo come, è riuscito a mettersi in contatto o a far sapere a Marchese Antonino e a Masino Spadaro di questa sua intenzione per ottenere da loro una specie di avallo - perché mi pare che di questo lei abbia parlato - o una specie di copertura o di protezione.
EX210 Di Filippo E: Posso rispondere?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, certo. La ringrazio, anzi.
EX210 Di Filippo E: L'avallo che ho ottenuto, non è stato un avallo che io stesso andai a chiedere.
Faccio presente che tra il detenuto e il mondo esterno esistono i colloqui. E allora quando io informai mio fratello, mio fratello fece il colloquio con il suocero, Tommaso Spadaro. Il suocero fu informato e lui stesso mandò l'ambasciata a...
PRESIDENTE: Cioè, suo fratello detenuto ottenne un...
EX210 Di Filippo E: No, no, no. Mio fratello era uscito nell'85.
PRESIDENTE: Ah, era uscito.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
Facemmo sapere questo a Tommaso Spadaro. Il quale informò il nipote, Giuseppe Lucchese. Mio cognato fu informato durante la sua detenzione, perché spesse volte venne a Palermo per processi e via di seguito.
Ecco, sono stati i colloqui quelli che, diciamo fecero entrare il messaggio dentro il carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
Dall'85, bisogna che io capisca quali sono state, se ve ne sono state ancora, iniziative prese da lei nell'interesse e comunque rientranti nelle attività di Cosa Nostra, fino a quando lei è stato arrestato. Cioè a dire, fino a febbraio del '94. Lei molto sinteticamente ha accennato sia al fatto di essersi occupato di hashish o di stupefacenti, non mi ricordo il termine che ha adoperato, sia al fatto di aver fatto da latore di messaggi verso suo cognato Antonino e da suo cognato Antonino.
Allora, occupiamoci dei due argomenti separatamente.
Anche qui mi interessa che lei li rappresenti in maniera sintetica, non certo nei minimi dettagli.
Di stupefacenti si era mai occupato lei prima del 1985? Lei personalmente, eh. Intendo dire Emanuele.
EX210 Di Filippo E: No. Prima dell'85, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. E invece successivamente, sì.
EX210 Di Filippo E: Sì, me ne occupai utilizzando diciamo, anche la parentela di Spadaro Antonino che sarebbe un altro nipote di Tommaso Spadaro. Con i quali facemmo due traffici di hashish a Palermo utilizzando dei pescherecci.
Mentre io personalmente, mi occupavo di traffico di cocaina a livello di 500-600 grammi, mensilmente uscivo questo tipo di cocaina, devo fare presente che per fare questo, dopo che io ebbi appunto quel favoritismo da parte di Tommaso Spadaro, io non potevo più permettermi di fare questo senza avere un permesso. Diciamo che avevo perduto quel potere che avevo acquistato in quei due anni.
Perché facevo presente che chi fa parte di un gruppo di fuoco per come ne ho fatto io, diciamo assume un certo potere, un certo rispetto. E io questo lo venni a perdere.
Però, come ho già detto in precedenza, ero sempre a disposizione dell'organizzazione.
Rimasi sempre amico di Salvatore Marino, cioè di Agostino Marino Mannoia, di Pietro Salerno e via di seguito. Gente che mi veniva a trovare e mi raccontava anche le vicissitudini passate. Sempre insieme a Cosa Nostra.
E così utilizzai Spadaro Antonino e mio fratello Pasquale per chiedergli il permesso per fare questi traffici.
Ho detto che il traffico di cocaina lo facevo da solo. Mentre insieme a mio fratello e a Tomma... e a Spadaro Antonino, abbiamo fatto questo traffico di hashish.
PUBBLICO MINISTERO: "Ha fatto questo traffico di hashish", vuol dire che lei l'ha organizzato...
EX210 Di Filippo E: No.
PUBBLICO MINISTERO: ... che lei lo ha eseguito materialmente, che lei vi ha preso parte in un'altra forma. ecco, chiarisca questo punto per piacere.
EX210 Di Filippo E: Io non l'ho organizzato. Il traffico l'ha organizzato Spadaro Antonino con l'ausilio e l'avallamento di Renzo Tinnirello e di Francesco Tagliavia.
Ricordo che lo stesso Renzo Tinnirello venne a scaricare l'hashish nella nostra zona a Romagnolo. E in quel periodo vi fu usato il peschereccio di Cosimo Lo Nigro. Per due volte fece questo traffico di hashish.
PUBBLICO MINISTERO: In che epoca siamo?
EX210 Di Filippo E: Intorno agli anni '90. '91-92.
Per quanto riguarda la mia posizione in questo traffico, quella mia e di mio fratello, era di coloro che avevano diciamo, investito i soldi per acquistare l'hashish.
E dopo, mentre loro lo scaricavano nella costa, noi eravamo fuori di pattuglia per cercare di non farci individuare dalle Forze dell'Ordine.
PUBBLICO MINISTERO: La fermo un attimo. La fermo un attimo, Di Filippo.
Lei sta parlando di due episodi diversi? Ho capito bene?
EX210 Di Filippo E: Due episodi diversi però che nello stesso tempo, si possono diciamo, unire.
In quanto il primo traffico è stato fatto. Siccome è andato male, se ne fece un secondo per cercare di recuperare i soldi. Ma qualche questo andò male. Tant'è vero che 3 mila chili di questo hashish è stato recuperato dalle Forze dell'Ordine.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, perché andò male il primo traffico?
EX210 Di Filippo E: Perché lo stupefacente non era della qualità che ci avevano detto. Ecco perché andò male.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, ma era stupefacente, poi se parla di hashish...
EX210 Di Filippo E: Hashish, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi pare abbastanza probabile, ma insomma, glielo chiedo: era stupefacente che veniva, che si trovava già in territorio siciliano, oppure era uno stupefacente che veniva dall'estero e lei quindi era uno dei finanziatori dell'acquisto e dell'operazione?
EX210 Di Filippo E: Io ero un finanziatore. Lo stupefacente veniva preso da Cosimo Lo Nigro con il suo peschereccio. Sinceramente non mi ricordo dove e in quale località. Veniva portato nelle coste e già c'era del personale addetto per lo scaricame... per scaricare questo hashish.
Ricordo che in tutti e due i casi, lo Spadaro Antonino ebbe il permesso di fare questo lavoro, che fu dato dal Renzo Tinnirello e da Francesco Tagliavia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, dunque questo primo episodio, quello nel quale l'hashish quindi, è di qualità cattiva, lei aveva messo soldi suoi - a quello che ho capito...
EX210 Di Filippo E: Sì, io e mio fratello. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei per l'appunto, ha nominato questo signor Lo Nigro Cosimo come colui che con il peschereccio aveva trasportato questo hashish.
EX210 Di Filippo E: Hashish, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei proprio l'ha visto arrivare l'hashish?
EX210 Di Filippo E: Io vidi la nave che entrava nella nostra costa e dopo, l'hashish fu messo in dei camion e portato fuori della nostra costa.
E l'hashish fu consegnato a Renzo Tinnirello e a Barranca Giuseppe. E se lo portarono loro.
PUBBLICO MINISTERO: "Se lo portarono loro" vuol dire lo portarono via loro?
EX210 Di Filippo E: Lo portarono via loro, sì. Con il camion.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Queste persone di cui sta parlando ora: Lo Nigro Cosimo e Barranca Giuseppe, erano persone che lei conosceva da prima - perché ora col suo racconto siamo intorno agli anni, lei ha detto, '91-92...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Erano persone che lei conosceva da prima o che invece ha conosciuto a partire da quest'episodio, ovvero solo per questo episodio?
EX210 Di Filippo E: No, per quanto riguarda Lo Nigro Cosimo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX210 Di Filippo E: ... con lui già avevamo fatto un traffico di contrabbando di sigarette. Per cui sapevo che era dedito a fare questi spostamenti sia di sigarette che, in questo caso, di hashish.
Dopo, stavamo dicendo di Barranca?
PUBBLICO MINISTERO: Barranca Giuseppe.
EX210 Di Filippo E: No, Barranca era un ragazzo del nostro quartiere. Si era sempre occupato di traffico di stupefacenti, a livello di eroina e cocaina.
Successivamente, ho saputo che ebbe un ruolo importante insieme a Cosa Nostra e divenne vicinissimo a Renzino Tinnirello. Tanto è vero che certe volte, certi appuntamenti lui li mandava a fare con questo Barranca Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Quando parliamo di Tinnirello, in genere dei cognomi, Di Filippo, siccome lei sa meglio di me che i cognomi sono ricorrenti...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ecco, abbia sempre la cura di indicare il nome di battesimo e se si tratta di persone che sono omonime anche nel nome di battesimo, di indicarlo immediatamente. Mi raccomando.
EX210 Di Filippo E: Io ho parlato di Tinnirello... solo di...
PUBBLICO MINISTERO: Per ora stiamo parlando sempre del solito Tinnirello Lorenzo.
EX210 Di Filippo E: Sì, sempre "u' turchiceddu", questo.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre "u' turchiceddu".
EX210 Di Filippo E: E di Barranca Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: E questo hashish lei ha detto che quando fu scaricato, fu fatta una certa operazione con un controllo anche da parte sua e di suo fratello anche, dello stato dei luoghi, delle strade?
EX210 Di Filippo E: Eravamo fuori a fare la spola a questo camion: io, mio fratello Pasquale, Renzo Boccafusca.
Ricordo che eravamo armati, perché avevamo avuto l'ordine da Spadaro Antonino che se c'era ad esempio una pattuglia, addirittura dovevamo fare fuoco.
In sostanza l'hashish non doveva essere scoperto.
Quando il camion uscì fuori dalla costa, proprio ricordo che era quasi vicino di fronte al mio distributore a Messina Marina, fu portato nella zona di Roccella vicino alla chiesa. A questo punto, vennero Renzo Tinnirello e Barranca Giuseppe e presero in consegna il camion.
Da quel momento, non so altro. Tranne che dopo fu trovato 3 mila chili di hashish all'Aspra e quell'hashish era, appunto, parte di questo che era stato nostro... era stato fatto sbarcare nella nostra costa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco anche per dare un riferimento per così dire, esterno a questo suo racconto, una parte dell'hashish arrivato in questa occasione, lei sta dicendo, finì poi nelle mani della Polizia che lo sequestrò?
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
EX210 Di Filippo E: 3 mila chili credo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ad Aspra.
EX210 Di Filippo E: Sì, zona Aspra, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che zona sarebbe?
EX210 Di Filippo E: Zona... come le posso dire? zona di mare, dopo Bagheria...
PRESIDENTE: Ah, quindi vicino a Palermo?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì. Sempre vicino a Palermo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma per quanto le risulta qualcuno fece il tentativo di vedere se questo hashish si poteva piazzare sul mercato? Perché prenderlo per metterlo in un capannone e farselo portar via, mi pare a me che le operazioni andrebbero sempre e comunque tutte in maniera negativa.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, fu che lei ricordi...
EX210 Di Filippo E: Io posso dire per quanto riguarda le conoscenze mie...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: .. che mio fratello Pasquale mi disse che chi era anche intenzionato ed era coinvolto in questo traffico, erano anche i fratelli Graviano.
Non mi specificò chi, però so che erano anche intenzionati a questo tipo di stupefacente.
Però non so chi lo portò in quella zona là e come fu, come si trovò lo stupefacente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io le avevo fatto una domanda più particolare. Cioè dire se le risulta che fosse stata intrapresa una qualche iniziativa per vedere se lo stupefacente si poteva comunque collocare sul mercato.
EX210 Di Filippo E: Sì, fu fatta l'iniziativa. Addirittura se non mi sbaglio, per cercare di renderlo più vendibile e adeguato allo stupefacente che in effetti a Palermo si cercava, erano state comprate anche delle boccette d'olio per cercare di dare un colore diverso.
Sinceramente io non sono un chimico e non ne capisco niente. Però questo mi è stato raccontato da mio fratello.
E, se non mi sbaglio, dentro il capannone dove è stato trovato l'hashish furono pure rinvenute queste bottiglie d'olio che si cercava appunto, erano state comprate per dare un colore diverso e fare capire all'acquirente che in effetti l'hashish era di prodotto buono.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ha mai saputo se qualche quantitativo, magari modesto, di questo hashish, è stato messo in circolazione?
EX210 Di Filippo E: Sì. Chi se ne interessò anche alla vendita, era stato anche lo stesso Spadaro Antonino. Però sinceramente non so a chi venne dato, cioè non mi interessava di sapere questo, non ero interessato a questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è possibile... no, formuliamo la domanda in maniera diversa.
Lei personalmente questo hashish l'ha visto, l'ha visto circolare dopo lo scarico oppure non l'ha visto più?
EX210 Di Filippo E: No, io dopo lo scarico non lo vidi più. Completamente. Cioè, ripeto, non ero interessato. Non mi disse nessuno: 'cerca di venderlo'. Sapevo che Spadaro Antonino si era interessato nella vendita.
Faccio presente che Spadaro Antonino ha un suo gruppo personale di persone fidate, quali: Calania Giuseppe, Francesco Savoca e Enzo Boccafusca.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX210 Di Filippo E: E se non ricordo male, un po' di questo hashish, lo ricordo, andò a finire anche a Mazara. Credo nelle mani di Addolorato, il collaboratore che credo abbia anche denunziato questo fatto specifico.
Comunque erano loro le persone interessate alla vendita per quanto riguarda la nostra parte a questo tipo di hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ecco, allora questa mi pare che sia la risposta alla domanda che le avevo fatto poco fa.
EX210 Di Filippo E: Sì. Indubbiamente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non le veniva in mente prima il particolare che parte di questa roba era finita nelle mani di questo Addolorato?
EX210 Di Filippo E: No, no. Non mi ricordavo, ma lo sapevo. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto però: 'le operazioni in tema di hashish sono - per quanto lei ne sappia - sono state un paio, cioè due'.
EX210 Di Filippo E: Sì, due traffici. Due volte venne il peschereccio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma l'altro di cui non abbiamo per niente parlato...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... è il primo o il secondo in ordine di tempo?
EX210 Di Filippo E: Se può formulare meglio la domanda, perché non l'ho capita, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei ha parlato di un fatto che conosce a quello che abbiamo sentito, piuttosto bene perché era presente, ha visto...
EX210 Di Filippo E: Sì, no, è l'ultimo. Il secondo, l'ultimo. L'ultimo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora quello che lei ha raccontato è il secondo dei due episodi?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, il secondo. Cioè lo stupefacente che fu preso in consegna da Renzo Tinnirello e dal Barranca Giuseppe. E' il secondo, sì.
Quello rinvenuto anche ad Aspra.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, finiva tutto ad Aspra questo hashish? Veniva sempre trovato da...
EX210 Di Filippo E: No, è stato trovato...
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito.
EX210 Di Filippo E: Quei 3 mila chili furono trovati là. Non so se erano... se altro è stato trovato in altri posti, questo non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai conosciuto una persona che si chiama Corrao Pietro?
EX210 Di Filippo E: Sì, anche lui faceva parte del gruppo di Spadaro Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quando parliamo di Spadaro Antonino - perché questo è veramente uno dei cognomi particolarmente frequenti -...
EX210 Di Filippo E: Figlio di Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Figlio di Giuseppe.
EX210 Di Filippo E: Fu Giuseppe, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, fu Giuseppe. E questo o il figlio o il padre, per quanto lei ne sa, erano inseriti, inseriti organicamente in Cosa Nostra ovvero non avevano niente a che fare con Cosa Nostra e si occupavano solamente dei loro traffici?
EX210 Di Filippo E: No, no. Erano proprio inseriti sia il padre che il figlio.
Posso precisare che c'è un altro figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Un certo Giuseppe Spadaro credo, che adesso sta scontando l'ergastolo non so per quale omicidio. Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè della stessa famiglia?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì. Famiglia di sangue, sto parlando io.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, ma se c'è un... se si parla di Spadaro Antonino fu Giuseppe...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... allora questo Giuseppe che fa l'ergastolo, chi sarebbe rispetto a questi due?
EX210 Di Filippo E: Il fratello di Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: E perché c'ha il cognome del padre?
EX210 Di Filippo E: Mah, credo si chiami o Giuseppe o Francesco. Non mi ricordo, guardi.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché Giuseppe figlio di Giuseppe mi sembrerebbe un po' strano. Non si può nemmeno. Ho capito.
Ma questi Spadaro qui di cui stiamo parlando, sono per quanto lei ne sa, in rapporto di parentela con Spadaro Masino, questa gente qui o no?
EX210 Di Filippo E: Questo Giuseppe fu, è il fratello di Tommaso.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Ho capito tutto.
Senta, ha mai sentito parlare di certo La Vardera?
EX210 Di Filippo E: La Barbera...
PUBBLICO MINISTERO: La Vardera.
EX210 Di Filippo E: Sì. Maurizio, chi La Vardera?
PUBBLICO MINISTERO: Bravo, Maurizio.
EX210 Di Filippo E: Sì, anche loro avevano dato dei soldi per fare questo tipo di traffico e se non mi sbaglio, fu lui e lo zio, se non mi sbaglio, detto "u' cuniglio", non mi ricordo bene. Che, in sostanza, organizzarono l'avviso di questo hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Queste sono due operazioni un po' in grande stile, in tema di hashish e ci portano negli anni - lei ha detto '91-92 -...
EX210 Di Filippo E: Sì, su per giù.
PUBBLICO MINISTERO: Per andare un pochino più, un po' più nel dettaglio sulla data. Lei ha menzionato questa circostanza che la Polizia andava ad Aspra, trovò il capanno... questo hashish nel capannone e lo ha anche sequestrato.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tra quando era arrivato e quando poi la Polizia se l'è portato via, passarono per quanto lei ne sa, giorni, settimane, mesi?
EX210 Di Filippo E: Un periodo che va di mesi. Non... nemmeno anni, mesi. Non di più.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Ecco, poi lei ha detto di aver fatto da latore di comunicazioni verso suo cognato Antonino e da suo cognato Antonino.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, ha anche detto di essere stato lei arrestato il 2 febbraio del '94...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... questa attività di latore di messaggi, poi spiegherà se erano messaggi verbali, se erano messaggi scritti...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... si è svolta in quali anni? Fino a quando è stato arrestato lei, ovvero sono storie di anni precedenti?
EX210 Di Filippo E: E allora, dopo il matrimonio di mia sorella con Marchese Antonino che avvenne a Trapani, nel carcere di Trapani, mio cognato fu trasferito nel carcere credo di Palermo e dopo a Voghera.
E da quel momento in poi mio cognato mi disse che sarei dovuto essere io la persona che dovevo mandare i messaggi fuori. E più precisamente a Filippo Graviano.
Ricordo che questi messaggi, sono, erano dei bigliettini sigillati che Filippo Graviano mi dava ed io consegnavo al colloquio a mio cognato a Voghera.
Ricordo che poche volte lui apriva i bigliettini e mi faceva vedere quello che c'era scritto. Solo una volta.
E ricordo che in quei periodi c'era un po' l'incalzare dello Stato nei confronti dei mafiosi. Aprì il bigliettino e lui stesso lesse il bigliettino e c'era scritto che lo zio - sarebbe Totò Riina - gli mandava a dire che bisognava fare lo sciopero della fame.
A questo punto lui innervosì dicendomi, sia a me che a mia sorella, dice: 'adesso a quello chi glielo va a dire?', riferendosi al fratello Giuseppe che si trovava con lui sempre a Voghera.
Questo fatto dei bigliettini credo che durò un anno, perché dopo lui, insieme al fratello, furono trasferiti e furono portati nelle isole. Lui, all'Asinara, con il 41-bis; e lo stesso il fratello, credo a Pianosa.
Allora io non potei più entrare i bigliettini.
Faccio presente che, insieme ai bigliettini, il Filippo Graviano mi dava anche dei soldi. Questi soldi erano divisi in questa maniera: puntualmente, mensilmente mi dava dai tre ai quattro milioni che sarebbe lo stipendio di mio cognato Marchese Antonino. Oltre, nei vari anni, cioè, durante l'anno, mi dava delle somme di soldi che si aggiravano dai 30 ai 40 milioni.
E per quanto riguarda questi soldi di questa cifra, mi diceva: 'digli a Nino che questi soldi glieli manda lo zio'.
"Lo zio", mi disse dopo mio cognato, si trattava di Totò Riina.
Questa è la specificazione dei bigliettini e quando avvenne e quando durò.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questi bigliettini a lei materialmente chi li consegnava?
EX210 Di Filippo E: Guardi, io per incontrarmi con Filippo Graviano...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Cioè, o meglio: Filippo, per incontrarsi con me, utilizzava la persona di Tudino Vittorio. E me lo mandava al distributore e mi faceva accompagnare presso un negozio di rivendita di gomme. Allora erano le gomme Gianrusso in via Messina Marina.
In questo posto io mi vedevo con Filippo Graviano. E lui mi consegnava questi bigliettini. E quando c'era l'occasione, mi dava anche i soldi.
Erano sigillati e io li consegnavo al colloquio al mio cognato a Voghera.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, oltre che bigliettini sigillati, ha avuto anche l'incarico di portare qualche comunicazione verbale? Qualche messaggio verbale, anziché scritto in bigliettini sigillati?
EX210 Di Filippo E: A livello di messaggio importante, no. Solo che certe volte mio cognato mi diceva che aveva intenzione... Ad esempio, lui aveva un grosso terreno a Ciaculli e mi diceva: 'digli a Filippo che si interessa per vendermelo'.
Questi erano i vari messaggi verbali che io mandavo fuori.
Magari dopo lui si voleva prendere qualche appartamento, o affittarlo, questi erano i messaggi verbali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, solo...
EX210 Di Filippo E: Tutto ciò che di importante, lui doveva scrivere, alla risposta dei bigliettini; al colloquio successivo lui me li dava e io li rimandavo a Filippo Graviano, li davo a Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei riceveva anche da suo cognato dei biglietti, a quello che capisco.
EX210 Di Filippo E: La risposta a quello che Filippo Graviano mandava.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre biglietti sigillati.
EX210 Di Filippo E: Sempre biglietti sigillati, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei glieli consegnava sempre personalmente a Graviano?
EX210 Di Filippo E: Solo a lui li consegnavo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, la disposizione era nel senso che solo a lui doveva riferirlo.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, solo a lui.
PUBBLICO MINISTERO: E per contattarlo come faceva?
EX210 Di Filippo E: Tramite Tudino Vittorio.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva dove andarlo a cercare Tutino Vittorio, lei?
EX210 Di Filippo E: Ma lui di solito era sempre presente nel mio distributore. Lavava la macchina... E dopo lui sapeva, quando io andavo al colloquio, e su per giù sapeva quando io ritornavo. Per cui veniva a prendersi la risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, al colloquio, mediamente quanto ci andava?
EX210 Di Filippo E: Ma guardi, ogni 15 giorni, partivamo. Facevamo quattro ore di colloquio.
Io entravo con mia sorella, gli davo il bigliettino, si chiacchierava un pochettino, dopo me ne uscivo e lasciavo a mia sorella con suo marito a colloquio.
Preciso che questo avvenne quando lui fu nel carcere di Voghera.
PUBBLICO MINISTERO: Solo nel carcere di Voghera.
EX210 Di Filippo E: I bigliettini, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, parlo di questo.
Mi ha risposto sì.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei è stato arrestato il 2 febbraio del '94.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E dov'è stato detenuto?
EX210 Di Filippo E: Sono stato detenuto, prima nel carcere dell'Ucciardone, e dopo fui trasferito nel carcere di Benevento, dove trascorsi una buona parte della mia detenzione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei oggi sta spiegando, sta chiarendo, sta dimostrando, direi, di essere una persona che all'Autorità Giudiziaria chiarisce, ha chiarito.
Ma questo quando è cominciato che lei ha iniziato questo rapporto di collaborazione con l'Autorità Giudiziaria?
EX210 Di Filippo E: Credo dopo 15 o 16 mesi di detenzione. E' maggio '95.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si trovava detenuto all'epoca?
EX210 Di Filippo E: Sempre a Benevento.
PUBBLICO MINISTERO: Com'è maturata questa sua decisione di...
EX210 Di Filippo E: Niente, come... credo sia stato diciamo l'epilogo finale appunto di quella mia riluttanza verso questo mondo.
Non volevo più saperne, non riuscivo più a condividere.
Si figuri che io per cercare di potere ottenere il rito abbreviato nel mio procedimento, è successo una enorme distruzione, perché dice che Cosa Nostra prima questo non lo ammetteva.
Allora io parlai con mio fratello e gli dissi: 'Pasquale, cerchiamo di fare qualcosa per farmi uscire dal carcere'.
E lui mi disse: 'ma cosa vuoi fare? Ti devi fare la galera'.
Allora io gli dissi: 'Pasquale, cerchiamo di vedere se posso fare il rito abbreviato'.
E lui mi disse, dice: 'no, non se ne può fare. Non lo fa nessuno e non lo fai nemmeno tu'.
Cioè, tutte queste come mi davano fastidio. Cioè, non riuscivo a concepire questo mondo. E così la mia decisione scaturì quando in effetti vidi in televisione padre Porcaro.
Io lo dico perché in effetti è la verità. E' stato questo che mi suscitò appunto il coraggio di andare avanti. E vederlo in quella trasmissione da solo, dissi: 'non ce la faccio più', e così decisi di collaborare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in termini di rapporti familiari, che cosa ha voluto significare questa sua decisione di collaborare?
EX210 Di Filippo E: Ma credo sia stata la distruzione psicologica, mentale di tutto, perché io non ho avuto più rapporto con i miei familiari.
Venni messo al bando, addirittura si ipotizzarono cose eclatanti, cioè, cose assurde, guardi. Non... mi vergogno pure a dirle qui davanti a...
Niente, io venni messo al bando dalla mia famiglia, non esistevo più.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei che lei a questo punto indicasse alla Corte cercando, se possibile, di dare un filo logico alla sua esposizione, quali sono le persone - se ve ne sono altre rispetto a quelle che ha già nominato - che a lei risultano essere compromesse nelle vicende e nei fatti di questa stessa organizzazione di cui stiamo parlando. Lei ha fatto una serie di nominativi.
Io potrei senz'altro chiederle: 'conosce la tale persona?'. Però preferirei non seguire, almeno sul momento, un criterio di questo genere.
Vorrei semplicemente, se lei è in grado, che mi indicasse quali altre persone, e sulla base di quali elementi, hanno avuto rapporti con questa stessa organizzazione della quale ha fatto parte lei.
Possiamo andare per territori. Lei ha parlato di un gruppo di fuoco, poi ha parlato del territorio di Ciaculli, di Corso dei Mille, di Brancaccio, di Roccella. Ha mai saputo, intanto, se questi territori, in qualche modo, facevano riferimento a un'unica realtà, da punto di vista dell'organizzazione interna di Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo E: Avvocato, io rispondo utilizzando già quello che ho detto in precedenza.
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato...
EX210 Di Filippo E: Mi perdoni, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Mi chiami come le pare, ma... Sennò non si capisce chi le ha fatto la domanda.
EX210 Di Filippo E: Mi perdoni.
PUBBLICO MINISTERO: E' un problema di registrazione.
EX210 Di Filippo E: E' stato un lapsus.
PUBBLICO MINISTERO: Non me ne offendo certo, per carità.
EX210 Di Filippo E: Io riferisco quello che ho già detto in precedenza. Io non ero tenuto a sapere queste cose, perché non ero abilitato. Eseguivo soltanto degli ordini e basta.
Quello che ho saputo, l'ho saputo da colloqui verbali con altri uomini d'onore e con altre persone che erano accanto a me e facevamo le stesse cose. Ora, se lei, non lo so... Vorrei che me la formulasse meglio la domanda. Cioè, dal punto di vista conoscitivo o personale io posso rispondere, non...
PUBBLICO MINISTERO: Ma intanto la prima risposta me l'ha già data.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Lei, poco fa, parlava di un certo incarico che ha eseguito a richiesta e su disposizione di questo signor Filippo Graviano.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Che sa di questo signore? La sua conoscenza con questo signore risale all'epoca di questi messaggi sigillati, che portava a Voghera e da Voghera, oppure è una conoscenza che lei ha maturato precedentemente? In caso positivo: in quale contesto, in quali situazioni?
EX210 Di Filippo E: Io Filippo Graviano l'ho conosciuto personalmente, ma non solo in questo contesto. Quando, all'epoca in cui ho parlato dei miei, diciamo, delitti di sangue, si trovò coinvolto insieme a me in una scomparsa: dei fratelli Fragala. Lui e Giovanni Di Gaetano.
Non ricordo bene se c'era anche il fratello Benedetto, sinceramente non ne sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei sa che Filippo Graviano ha anche un fratello che si chiama Giuseppe?
EX210 Di Filippo E: Sì. Giuseppe, sì. Stavo vendendo al dunque, se lei...
PUBBLICO MINISTERO: Ha conosciuto questa persona. lei?
EX210 Di Filippo E: Io l'ho conosciuto due volte, dopo che venni a sapere, appunto da mio fratello e da Giuliano... Antonino, però, il fratello; perché dopo l'arresto del fratello, dopo l'arresto di Giuseppe, prese il posto Antonino, ed era molto vicino ai fratelli Graviano.
Ho saputo che tutta la zona di Brancaccio era in mano ai fratelli Graviano e la persona più in carica a livello di comando era Giuseppe.
Per quanto riguarda Filippo, io ho già detto in precedenza, è successa questa scomparsa dei fratelli Fragala. Dopodiché ho saputo che dopo l'arresto, o ospedaliero, di Pino Savoca - perché i Graviano erano legati a Pino Savoca, erano molto vicini a Pino Savoca - dopo l'arresto di Pino Savoca tutto il comando di Brancaccio lo presero nelle mani i fratelli Graviano.
Io, Giuseppe lo vidi personalmente insieme a Giovanni Drago, quando li utilizzai per una cortesia. Siccome un cugino mio, un certo Paolo Catalano, ha una sala di nozze a Moncerdino e c'era un certo Bronte che non aveva pagato, non aveva saldato il conto.
Allora io li mandai a chiamare per dire se si potevano interessare per farmi dare questi soldi. E così avvenne.
Si interessarono e mi diedero... e ci fecero dare i soldi a mio cugino. Ecco come ho visto personalmente Giuseppe Graviano.
Però di lui me ne ha sempre parlato Giuliano Antonino, fratello di Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe è quello chiamato Folonari?
EX210 Di Filippo E: Folonari. Questo è il fratello: Antonino, che era molto vicino ai Graviano. Che tutta la zona di Brancaccio veniva comandata dai fratelli Graviano. Questo è quello che ho saputo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma quando lei, per la prima volta, si trovò in quella certa situazione, in quella certa scomparsa, come l'ha chiamata...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... e vide Filippo Graviano, lei lo conosceva già per nome e cognome? Oppure che quella persona, vista in quell'occasione, si chiama Filippo Graviano lo ha appreso in un momento successivo?
EX210 Di Filippo E: No, no. Lo sapevo di nuovo e non l'avevo mai visto, sinceramente. In quell'occasione lui venne in quel posto, Fondo Bagnasco, con Giovanni Di Gaetano. Lo sapevo di nome, però non c'era molta rivelanza di queste persone, in quei periodi. Come ho già detto in precedenza, il gruppo di fuoco era composto da quelle persone che ho menzionato: io e Giuseppe Lucchese, Salvatore Marino, Pietro Salerno, Agostino Marino Mannoia, Giuliano Giuseppe.
Però, in quell'occasione lui si trovò là e ha dovuto anche lui far parte di quel gruppo, in quell'istante, per uccidere quelle persone.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Di Filippo...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma non credo che in quell'occasione uno qualsiasi dei presenti venisse per dire come si chiamava, voglio dire, se non era già conosciuto prima.
EX210 Di Filippo E: Cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Intendo dire, se lei è convinto di aver visto Filippo Graviano per la prima volta in quell'occasione...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a quel momento quella certa persona, con quella certa fisionomia, che si chiamava Filippo Graviano lei lo sapeva di già o l'ha saputo dopo?
EX210 Di Filippo E: No, no, lo sapevo, lo sapevo. Lo sapevo che era Filippo Graviano, solo che non c'erano mai stati rapporti con lui.
PUBBLICO MINISTERO: Allora vuol dire questo, che era una conoscenza di vista, la sua?
EX210 Di Filippo E: Sì, di vista. Sapevo che... Conoscevo bene il fratello Benedetto, perché era sempre a Fondo Bagnasco, mentre lui si vedeva raramente, questo Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei sa dove abitassero - proprio dove fosse, a quegli anni, perché qui siamo tornati indietro di svariati anni - dove abitassero i Graviano: se abitavano tutti assieme, se i fratelli abitavano ciascuno in un posto diverso, se erano nello stesso quartiere di Palermo?
EX210 Di Filippo E: Abitavano a Brancaccio e io stesso, spesse volte, utilizzavo, utilizzavamo la loro casa per darmi quei famosi bigliettini che mandava mio cognato a Voghera. Spesse volte ci incontravamo là dentro.
PUBBLICO MINISTERO: E l'abitazione in Brancaccio, ma lei rammenta una via particolare?
EX210 Di Filippo E: No, la via non gliela so dire. So solo che, parallelamente alla casa, loro hanno una fabbrica di blocchetti, non mi ricordo, in muratura. Comunque ci sono stato diverse volte in questa casa.
PUBBLICO MINISTERO: Dopodiché lei ha parlato ancora più volte, oggi, di Lucchese Giuseppe, di Agostino Marino Mannoia... Lei ha avuto modo di conoscere persone che fossero, più di altre - eventualmente, eh - eventualmente legate a questi signori Lucchese, Marino Mannoia? Persone, io mi riferisco sempre a quelle che sulla base delle sue conoscenze avevano rapporti con questa organizzazione Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo E: Dovrebbe specificarmi il periodo: stiamo parlando dell'85 o dal '90 in poi? Io questo vorrei...
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Stiamo sempre occupandoci degli anni più lontani, fino all'85.
EX210 Di Filippo E: Persone sempre nell'ambito mafioso.
PUBBLICO MINISTERO: Sì certo. Questa è la premessa. Mi interessano le persone che, secondo le sue conoscenze, sono di ambiente, di ambito mafioso. E io le ho chiesto, in particolare, se conosce qualcuno che fosse in particolare legato a Lucchese Giuseppe o a Marino Mannoia Agostino; persone, queste, che lei ha nominato più volte nel corso...
EX210 Di Filippo E: Sì. Nominati perché anche io ero presente, ero partecipe.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Ecco perché li nomino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha mai sentito parlare, ha mai conosciuto un signore che si chiama La Rosa Filippo?
EX210 Di Filippo E: Sì. L'ho conosciuto in riferimento a quando mio cognato volle vendersi il terreno che si trovava a Ciaculli, Filippo Graviano mi fece fare un appuntamento con Filippo La Rosa, il quale si doveva interessare per la vendita di questo terreno.
Di questo Filippo La Rosa io ho saputo, dopo, da mio fratello, che era una persona molto importante in seno a Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai sentito parlare, o conosciuto, un certo signore che si chiama Salvatore Cancemi?
EX210 Di Filippo E: Salvatore?
PUBBLICO MINISTERO: Cancemi.
EX210 Di Filippo E: Di lui ne ho sentito parlare da mio fratello, io non lo conosco. Che lui faceva parte della stessa famiglia e nel periodo in cui mio fratello era allora fidanzato con Giusy Spadaro, cioè con la figlia di Tommaso, lui camminava con il suocero, Tommaso Spadaro. E mi raccontò che in diversi appuntamenti si incontrò con il Cancemi e credo che abbiano, una volta, vicino al porto a Palermo, fatto un traffico di stupefacenti; in questo traffico c'era coinvolto anche il Cancemi.
PUBBLICO MINISTERO: Bruno Salvatore è persona di cui ha mai sentito parlare? E' un cognome che le dice qualche cosa?
EX210 Di Filippo E: E' un mio parente Bruno Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: E' il cugino di mia madre, che mia madre si chiama Bruno.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se questa persona aveva un qualche rapporto anche lui con l'organizzazione, con Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo E: Mio zio lavorava a Verona, ha un grosso allevamento di bestiame. So, per conoscenza indiretta, sempre raccontata da mio fratello, che è stato un grosso mafioso; sinceramente sono conoscenze indirette.
Più di una volta io lo andai a trovare a Verona e lavorai per mesi e mesi nel suo allevamento; sto parlando dei primi anni '80, '79-80.
Ricordo che in quell'occasione io vidi personaggi come Pino Savoca, Enzo Savoca, Francesco Davì. E una sera, mentre andammo a mangiare fuori, ho visto un signore molto anziano - molto anziano, un'età un po' avanzata - con la moglie. Ricordo che subito dopo mio fratello mi disse che si trattava di Badalamenti, che si trovava allora latitante proprio in quel posto là.
Dopo mio zio venne a Palermo ed aveva una rivendita di carne in Corso dei Mille. Rivendita dove io vidi spesso Giovanni Drago che parlava con mio zio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma in sostanza, se questo Bruno Salvatore è persona organica o non organica a Cosa Nostra, lei si sente di rispondere in maniera puntuale, oppure non se la sente?
EX210 Di Filippo E: Sinceramente non sono conoscenze mie personali.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Però io ho saputo da mio fratello che è una persona organica; ed una persona a lui vicina, che teneva i contatti con i fratelli Graviano... non mi ricordo adesso come si chiama... Farina, Farina credo che si chiami... Giuseppe Farana era la persona che fissava gli appuntamenti tra lui e Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi io le debbo far presente, sotto la forma della contestazione proprio, che il 29 di maggio del '95 lei fu sentito dal Pubblico Ministero - dal dottor Sabella - specificamente su questa persona di Bruno Salvatore. E io leggo dal verbale, a pagina 2:
"Bruno Salvatore, cugino di mia madre, è uomo d'onore".
EX210 Di Filippo E: Sì, dissi che era un personaggio di spicco in seno a Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Io lo leggo nel verbale e non è un atto fatto dal Pubblico Ministero di Firenze, è un atto fatto dal Pubblico Ministero di Palermo, quindi sarà anche fatto meglio probabilmente.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Leggo:
"A domanda risponde: Bruno Salvatore, cugino di mia madre, è uomo d'onore".
EX210 Di Filippo E: Sì, lo confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
EX210 Di Filippo E: Lo confermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però mi sembrava che lei prima fosse rimasto un pochino più sull'incerto, sul tipo di rapporto che questo Bruno Salvatore aveva con Cosa Nostra. Mentre invece, quando si stabilisce che uno è coso d'onore, è uomo d'onore, il rapporto è già definito da sé, per il fatto che si tratta di un uomo d'onore.
PRESIDENTE: Mi pare...
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
PRESIDENTE: Mi pare che le prime parole che ha detto per rispondere alla sua domanda, ha detto: "è organico".
PUBBLICO MINISTERO: Sì, però io avevo cercato di entrare ancora più nel dettaglio e mi sembrava che la risposta non fosse esattamente in linea con questa precedente dichiarazione. Ecco perché l'ho fatto presente.
EX210 Di Filippo E: Comunque lo confermo, dottore, lo confermo che è un uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se questa persona aveva rapporti, in virtù di questa qualità di uomo d'onore, rapporti privilegiati voglio dire, con qualcuna piuttosto che qualcun'altra delle persone che abbiamo nominato? Lei ha parlato di persone più importanti, meno importanti, persone in vista, persone che comandavano... Ecco, il signor Bruno Salvatore, le risulta che avesse un rapporto privilegiato con qualcuno di quelli che comandavano, ovvero sotto questo profilo non sa niente?
EX210 Di Filippo E: Per quanto riguarda le conoscenze mie - che sono dovute a mio fratello, perché è lui che mi raccontava - lui era in privilegio con i fratelli Graviano. E spesse volte io vidi nella sua rivendita di carne Giovanni Drago.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il signor Federico Vito è un nominativo che le dice qualche cosa, persona che le dice qualche cosa, è possibile che l'abbia conosciuta?
EX210 Di Filippo E: Sì, io lo conoscevo: è un ragazzo del mio quartiere. Uno zio suo, Pietro Mimmo Federico, è un costruttore e ha costruito per conto della mafia; mentre lui era molto vicino a Pietro Salerno.
Ricordo che in un periodo era in macchina con lui e fu, diciamo, visto dalle Forze dell'Ordine, se non erro...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
EX210 Di Filippo E: Il Salerno riuscì a scappare e lui si fece arrestare.
PUBBLICO MINISTERO: Perché scappava il Salerno?
EX210 Di Filippo E: Era latitante. Ho saputo dopo, da mio fratello, che aveva assunto un ruolo importante in Cosa Nostra ed era molto vicino ai Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ai Graviano in generale o a qualcuno in particolare?
EX210 Di Filippo E: Guardi, io per i Graviano mi riferisco a tutti e tre, perché tutti e tre, in seno all'organizzazione, avevano un ruolo importante.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E questo le risultava, Filippo, già in quel periodo che si chiude con l'85? Oppure è qualcosa che ha appreso successivamente?
EX210 Di Filippo E: No, dell'importanza di Graviano...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, di questo sto parlando.
EX210 Di Filippo E: Sì, l'ho appreso successivamente.
PUBBLICO MINISTERO: Lo ha appreso da discorsi fatti da suo fratello, come mi pare abbia accennato? Da discorsi fatti anche da altre persone, o da situazioni che ha verificato lei direttamente?
EX210 Di Filippo E: L'ho appreso da mio fratello, da altri, l'ho appreso anche in carcere. Era un discorso che ho verificato personalmente io, perché mio cognato faceva riferimento a loro per avere sistemate le cose fuori e avere un punto d'appoggio fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che lei abbia accennato, poco fa, al fatto di aver ricevuto un certo tipo di confidenze anche da una persona che indica con il nome Giuliano Antonino.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora la domanda è questa: sul conto di questa importanza di questo ruolo dei fratelli Graviano...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... oltre a suo fratello Pasquale, le è stato detto qualcosa... La domanda è proprio in forma interrogativa, eh.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le è stato detto qualche cosa anche da questo signor Giuliano Antonino? visto che lei ha detto poco fa che da questo Giuliano lei ha avuto delle notizie, delle confidenze.
EX210 Di Filippo E: Addirittura io, Giuliano Antonino mi disse che era vicino a loro, ai fratelli Graviano e dopo l'arresto del fratello Giuseppe lui prese il suo posto. E manteneva i contatti con il fratello Giuseppe e i Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma da questo si deduce, o meglio lei intese che i Graviano erano particolarmente importanti? No, perché sennò mi sfugge il senso della sua risposta. Io le ho chiesto se Giuliano Antonino è tra le persone che, parlandole dei Graviano - ammesso che le abbia parlato mai dei Graviano - le ha detto: queste sono persone che contano, sono persone importanti.
AVVOCATO Gramigni: (voce fuori microfono)
Presidente, io...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la risposta sua mi sembrava che non fosse.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, al di là delle...
PRESIDENTE: Avvocato non la sento, scusi.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
Al di là dei provvedimenti e delle ordinanze che lei ha già emesso e di cui prendo atto, credo che comunque qui si stia trasmodando in una suggestività della domanda che, al di là di ogni scelta di base e di ogni scelta di progetto probatorio, sinceramente diventa inaccettabile; perché, insomma, sono domande di forte suggestività che in realtà implicano già una risposta e che, soprattutto, poi sfociano in valutazioni del dichiarante e non altro. Sotto questo profilo mi oppongo.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero le può proporre come contestazioni queste richieste?
PUBBLICO MINISTERO: No, perché sono convinto che non si tratta di domanda suggestiva. La faccia censurare dal Presidente, se è domanda suggestiva. La riformulo.
PRESIDENTE: Non posso dare una valutazione, perché non so quale sia l'oggetto della precedente affermazione...
PUBBLICO MINISTERO: No...
PRESIDENTE: Non solo, ma perché indubbiamente, sennò, ha un carattere un po' suggestivo.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho premesso... Presidente, io la ripropongo, se vuole si può riascoltare la registrazione. Io ho esattamente detto questo: premesso che lei - rivolgendomi a Di Filippo - ha riferito di aver avuto determinate confidenze dal signor Giuliano Antonino - fratello di Giuseppe soprannominato Folonari - confidenze che riguardavano le situazioni interne a Cosa Nostra, può essere avvenuto, può lei aver ricevuto - se questo è successo - confidenze da questo Giuliano Antonino, anche sul conto dei fratelli Graviano e, eventualmente della loro importanza in seno a Cosa Nostra, del ruolo che comunque avevano in seno a Cosa Nostra?
Se questa domanda, così formulata, è suggestiva il Presidente me la censura come suggestiva e io provo a farla in maniera non suggestiva.
PRESIDENTE: Io ho l'impressione che una qualche suggestività questo possa avercelo, perché indubbiamente sembra indicare una qualche indicazione della risposta. A meno che il teste, l'interrogato non ci dica: no, non so nulla.
PUBBLICO MINISTERO: E questo dimostra, Presidente - mi perdoni, ma non voglio certo polemizzare con lei - che la mia domanda non è assolutamente suggestiva, perché lascia tutta la possibilità che vuole all'interessato di dirmi: Giuliano Antonino mi ha parlato di questi signori; Giuliano Antonino non mi ha mai parlato di questi signori.
PRESIDENTE: No, ma guardi che questo ce lo ha già detto, che ha parlato di questi fratelli Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ha parlato semplicemente del fatto dei rapporti che con questi signori Graviano venivano tenuti dopo l'arresto del fratello.
PRESIDENTE: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io, proprio a partire dal fatto che il signor Giuliano Antonino qualche cosa evidentemente ha confidato al signor Di Filippo Emanuele, da cui si deduce la conoscenza con i Graviano, ho fatto una domanda che a questo punto suggestiva non mi parrebbe, Presidente, ma ovviamente è lei che la valuta.
PRESIDENTE: Allora poniamo la domanda in questi termini: che cosa le ha detto, oltre a quello che ha già detto, questo Giuliano Antonino dei fratelli Graviano.
EX210 Di Filippo E: Cioè, non è che la mattina ci alziamo, viene Giuliano Antonio e mi parla dei Graviano, abbiamo sempre parlato. Si sapeva che nella zona comandavano loro. Se sono fatti specifici, posso riferirmi, ad esempio, a quando mi disse che i Graviano erano andati a Milano, si erano spostati a Milano... Cioè, sono tanti fatti. Però vorrei sapere a che cosa dobbiamo riferirci.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
EX210 Di Filippo E: Mi ha parlato dei Graviano, si sapeva che comandavano loro. Lo stesso me l'ha detto mio cognato, perché il punto di riferimento fuori era Filippo Graviano.
PRESIDENTE: Anche Giuliano Antonio gliel'ha detto che comandavano...
EX210 Di Filippo E: Sì, comandavano loro.
PRESIDENTE: ... nel senso che avevano...
EX210 Di Filippo E: Un ruolo di prestigio. Erano loro quelli che comandavano.
PRESIDENTE: Ecco.
*EX210 Di Filippo E: Specialmente dopo l'arresto di Giuseppe Lucchese.
PRESIDENTE: Possiamo proseguire?
PUBBLICO MINISTERO: O facciamo cinque minuti di sosta?
PRESIDENTE: Facciamo cinque minuti di sosta.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
Di Filippo, lei ha menzionato una persona che si chiama Tutino Vittorio.
*EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di questa persona lei può darmi qualche indicazione in più? Sa come è costituita la famiglia di questa persona, conosce qualche altro componente della famiglia di Vittorio Tutino?
EX210 Di Filippo E: Sono due fratelli: Marcello e Vittorio; tutti e due molto vicini ai fratelli Graviano.
Conosco personalmente... li conosco personalmente tutti e due. Con Vittorio, come ho già detto in precedenza, era colui che mi manteneva i contatti con Filippo Graviano.
Ho saputo di lui da Sacco Antonino - Sacco Antonino sarebbe un uomo di fiducia di Leoluca Bagarella, che era in stato di detenzione con me a Benevento - che, oltre , diciamo nel mio caso, a tenermi i contatti, veniva utilizzato anche per conto dei Graviano nel dare bastonate a gente che non si comportava bene nella nostra zona. E' una persona molto vicina ai Graviano.
Per quanto riguarda Marcello, è stato lui che venne al mio distributore dicendomi che - quando mia sorella si doveva sposare con Marchese Antonino - che dovevo andarmene a casa, perché da lì a poco sarebbe venuto Filippo Graviano, in quanto mi avrebbe portato il regalo di nozze per mia sorella e per mio cognato Marchese Antonino.
Posso anche dire che Filippo... con Vittorio Tutino mi sono anche recato anche in un costruttore, un certo Gioè, perché questo costruttore stava costruendo nella nostra zona. Un appartamento del palazzo che lui ha costruito era stato dato a mio cognato Marchese Antonino e io lo andai a trovare -sotto suggerimento di Filippo Graviano - presso uno dei suoi uffici che si trovava in via Archirafi.
Lui mi accompagnò e abbiamo stabilito quale doveva essere l'appartamento e così fu fatto. Insieme a lui andai a visionare l'appartamento e fu preso un appartamento per mia sorella e per mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, di un signore che si chiama Cannella Cristofaro lei ha mai fatto la conoscenza? Ha mai sentito questo nome e cognome?
EX210 Di Filippo E: Sì, lo conosco. Noi lo chiamavamo Fifetto Cannella.
So, di lui anche, essere molto vicino ai Graviano e ho sentito parlare di lui perché dava degli ordini a un certo Spadaro, che sarebbe un ragazzo della nostra zona, che questo ragazzo faceva rapine di camion.
Questo Spadaro prendeva gli ordini da Cristofaro Cannella, però so essere molto vicino ai Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per fare quest'affermazione, cioè che si tratta di persona molto vicina ai Graviano, su quali dati di fatto, su quali conoscenze lei si basa?
EX210 Di Filippo E: Lo sapevo perché nell'ambiente era circolata questa voce.
PRESIDENTE: Ah, quindi era solo una voce.
EX210 Di Filippo E: La voce dell'ambiente, sì.
PRESIDENTE: Lei non aveva constatato nulla.
EX210 Di Filippo E: No, di persona no.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ha mai visto insieme questo signor Fifetto Cannella ai Graviano o a qualcuno dei Graviano?
EX210 Di Filippo E: No, insieme a loro non, però spesse volte lo vedevo accompagnarsi in quel deposito di gomme Giarrusso in vi Cristina Marina.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo signor Cannella Fifetto sa qualche cosa in più? Sa dove abitava?
EX210 Di Filippo E: Ma credo che anche lui abitasse a Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, siccome ha parlato, poco fa, anche dei fratelli Tutino...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ha mai saputo se vi sono rapporti tra il signor Cannella e i signori Tutino?
EX210 Di Filippo E: No, personalmente no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta ha mai sentito parlare, ha mai fatto la conoscenza di un certo Spatuzza Gaspare?
EX210 Di Filippo E: Senta, io purtroppo caddi un po' in precedenti interrogatori, come nome io non lo conoscevo, di fatti io in un interrogatorio io dissi che non l'ho conosceva. Dopo vidi in un album fotografico la fotografia e subito lo vidi. E io l'ho conosciuto negli anni '84, quando, come ho già detto in precedenza, il deposito dei camion, delle pale che era di Lucchese, Greco e mio cognato; questi camion andavano a fare, a prendere la terra negli scavi che i costruttori facevano nella nostra zona.
In quei periodi, quando io ho conosciuto questo Spatuzza, lui portava un camion che non so, non mi ricordo se era suo o era un camion dei Graviano e lui faceva l'autista.
Dopodiché, dopo il mio arresto, io ho saputo da Sacco Antonino che questo Spatuzza aveva assunto un ruolo importante in senso a Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Si ricorda da chi lo ha saputo?
EX210 Di Filippo E: Sacco Antonino, uomo do fiducia di Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se ho capito bene, lei inizialmente, in un interrogatorio...
EX210 Di Filippo E: Come nome...
PUBBLICO MINISTERO: ... quando gli fu fatta la domanda con il nome e cognome disse che non sapeva a chi si riferisse questo nome.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi successivamente...
EX210 Di Filippo E: L'ho riconosciuto sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ha visto una fotografia che ha riconosciuto e ha saputo che si trattava di Gaspare Spatuzza?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX210 Di Filippo E: Anche perché in quei periodi lui l'ho conosciuto come autista, non sapevo altro di questo signore. Sto parlando dell'84, così.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
Tanto per continuare su un tipo di domanda che le ho fatto già più di una volta: ha mai saputo se vi sono rapporti tra questa persona, che nell'84 faceva il camionista, e i fratelli Tutino?
EX210 Di Filippo E: Non mi ricordo. So, posso riferire che il Sacco mi disse che questo Spatuzza ha avuto un ruolo importante in seno a Cosa Nostra. Non so, non mi ricordo i rapporti con Tutino, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome stiamo parlando di questo signor Sacco Antonino.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuole chiarire com'è che conosce questa persona, a partire da quando?
EX210 Di Filippo E: Sì, Sacco Antonino è, come ho già detto, un uomo di fiducia di Leoluca Bagarella. Lui lavorava, era un fabbro, gestiva una grande fabbrica di siderurgia, nel senso che faceva verande, queste cose qua. E tutti i palazzi che venivano fatti nella nostra zona era lui che doveva avere tutti questi lavori, era stato detto così, solo lui doveva fare i lavori.
Il Sacco Antonino è stato arrestato insieme a me per l'operazione Golden Market.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lo stesso processo suo?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì. E siamo stati detenuti nel carcere di Benevento. Lui mi disse che era legato a Leoluca Bagarella e che Bagarella, prima del pentimento di Giuseppe Marchese, utilizzava il cognato Marchese Gregorio per farsi fare gli appuntamenti con il Sacco Antonino.
Successivamente il pentimento di Marchese Giuseppe...
PUBBLICO MINISTERO: Che è fratello di Gregorio.
EX210 Di Filippo E: Sì, il fratello...
PUBBLICO MINISTERO: O è parente?
EX210 Di Filippo E: No, Marchese Giuseppe è fratello di Gregorio sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX210 Di Filippo E: Dopo il pentimento di quest'ultimo, cioè di Giuseppe, il Bagarella cambiò tattica, cioè non utilizzò più queste persone, cioè questa persona. Ma bensì utilizzò il Mangano Antonino, il Giacalone Luigi e il Traina Michele, che so essere uomini d'onore e che il Bagarella teneva molto in considerazione.
In sostanza, mandava queste persone per farsi fare gli appuntamenti con il Sacco.
PUBBLICO MINISTERO: Tutte queste circostanze quindi lei le ha apprese...
EX210 Di Filippo E: Durante la mia detenzione a Benevento. Fra Benevento e Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Con Sacco Antonino.
EX210 Di Filippo E: Sì. Però devo precisare che io già conoscevo queste persone, sia il Mangano Antonino che il Giacalone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma Sacco Antonino quindi - se ho capito bene, ma se ho capito male mi smentisca - è persona con la quale lei ha trascorso un periodo di detenzione in comune.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è persona che conosceva prima, da prima?
EX210 Di Filippo E: Sì, abitiamo nella stessa borgata.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, la?
EX210 Di Filippo E: Abitiamo nella stessa borgata, Romagnolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo E: E lui è molto amico di mio cognato Marchese Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se lei dovesse datare nel tempo la sua conoscenza con Sacco Antonino, dove ci porterebbe: nei primi anni '80, nella seconda metà degli anni '80?
EX210 Di Filippo E: Dall'82 in poi. Fine '82 in poi. Perché insieme a mio cognato mi accompagnato sempre nella sua fabbrica e mio cognato mi disse che Nino - in riferimento a Sacco - era un bravo ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: E ha detto di essere stato detenuto con questo Sacco Antonino sia a Benevento sia...
EX210 Di Filippo E: Sia a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: ... a Palermo.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, siccome lei è stato arrestato nel febbraio del '94, e poi ha iniziato il suo rapporto di collaborazione a distanza di 15-16 mesi, a maggio del '96. Ecco, durante questi 16 mesi lei quanti ne ha fatti detenuto insieme a Sacco? Siete stati anche compagni di cella?
EX210 Di Filippo E: Io direi quasi un anno, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo E: Tra Palermo e Benevento quasi un anno.
PUBBLICO MINISTERO: Ma siete stati anche compagni di cella?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, avevamo una cella a Benevento ed eravamo tutti e due nella stessa cella.
PUBBLICO MINISTERO: C'erano anche altre persone detenute nella vostra stessa cella?
EX210 Di Filippo E: No, no, solo io e lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha fatto i nominativi poco fa di Giacalone Luigi, Mangano Antonino e di Traina Michele.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E ha detto che si trattava di persone, si tratta di persone di cui lei sapeva, spiegherà ora che cosa, già prima che Sacco Antonino le parlasse di questi. Ecco, cerchiamo quindi di chiarire in che termini lei aveva notizie, o addirittura conosceva personalmente questi signori, Giacalone, Mangano e Traina Michele? A partire da quando e in relazione a quali circostanze.
EX210 Di Filippo E: Per quanto riguarda Traina Michele, non lo conosco personalmente, di lui ho semplicemente sentito parlare da Sacco Antonino, che era persona che il Bagarella utilizzava per mandare a fare gli appuntamenti con il Sacco. Di lui mi disse che camminava sempre armato e che era ben visto dallo stesso Bagarella. Questo per quanto riguarda Traina Michele.
PUBBLICO MINISTERO: Michele.
EX210 Di Filippo E: Per quanto riguarda il Mangano e il Giacalone, io li ho conosciuti personalmente durante il periodo Sucato.
PUBBLICO MINISTERO: Il periodo?
EX210 Di Filippo E: Sucato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchi di chiarire un attimino alla Corte questa espressione perché...
EX210 Di Filippo E: Sucato è un avvocato, era un avvocato - perché so che è stato ucciso - che mise su tipo una catena di Sant'Antonio. Nel senso che...
PRESIDENTE: Una catena?
EX210 Di Filippo E: Di Sant'Antonio. Nel senso che prendeva dei soldi, esempio un milione, a distanza di una settimana lo raddoppiava e ti dava due milioni. Tutto si svolse... e iniziò a Villabate. Però con questo incremento di questi soldi così facili si sviluppò anche a Palermo e in tutta la zona di Palermo.
Questo fatto venne preso subito e venne visto bene sia dal Mangano che dal Quartararo Filippo, che dallo stesso Giacalone e da Giovanni Torregrossa. Sto parlando di uomini d'onore, i primi tre della famiglia Roccella, mentre il Giovanni Torregrossa di Palermo centro.
E il discorso si allargò tantissimo, a tal punto che io stesso diventai diciamo un book-maker, cioè prendevo le giocate.
Ma eravamo molto presi da questo gioco anche perché sapevamo che ormai il gioco l'avevano preso nelle mani sia il Quartararo, sia il Mangano che il Giacalone e siccome erano uomini di rispetto, noi i soldi li davamo a loro pensando che nessuno ci poteva truffare. Ecco perché il gioco diventò così importante.
La prima scommessa che facemmo fu di 200 milioni. Erano soldi di Spadaro Giuseppe, Buccafusca e soldi miei, di mio padre e di mio fratello.
Ho portato i 200 milioni al Quartararo Filippo, insieme a Giovanni Torregrossa, e a distanza di 11 giorni andai a prendere 400 milioni.
Ora, visto che era un raddoppio così facile e così... insomma, i soldi venivano dal cielo, abbiamo portato 500 milioni. 500 milioni divisi sempre fra queste persone, oltre si aggregarono Paolo Garofalo, una persona con cui ho fatto traffico di sigarette ed altre persone.
Menziono che, oltre a questi uomini d'onore, che presero in mano le redini di questo gioco, io lavoravo insieme a Bisconti Piero, che è un personaggio importante della famiglia di Belmonte Mezzagno.
A un certo punto abbiamo visto che il gioco incominciava a perdere qualità, nel senso che i soldi non si vedevano più e la gente incominciava a innervosirsi perché vedeva che questi qua, sia il Quartararo che il Mangano, si stavano approfittando di questi soldi. Noi eravamo molto nervosi perché avevamo puntato 500 milioni.
Un giorno arrivò Spadaro Antonino, figlio di Giuseppe, e mi disse: 'va be', ci stanno dando i soldi più la vincita'. E così ci recammo presso una villa in via Messina Marina.
In questo posto io trovai molta gente con delle valigette piene di soldi. A un certo punto spuntò il fratello di Sucato, credo un dottore, non mi ricordo chi, e con Mangano Antonino. E Mangano Antonino aveva nelle mani un sacco nero contenente un miliardo.
A questo punto io vidi tutti questi soldi e gli dissi a Spadaro Antonino: 'Nino scusa, ma perché non ci facciamo una rapina, ci portiamo tutte cose'. E Nino mi disse, indicandomi il Mangano Antonino: 'ma non lo vedi chi c'è là, quanto possiamo campare?' Cioè, mi fece capire che se noi avessimo fatto la rapina, in base alla persona che c'era là, noi avremmo avuto dei guai sicuramente.
Così si allontanò il pensiero della rapina, ci prendemmo il miliardo e me lo portai al distributore.
Comunque, faccio presente che la situazione non venne vista bene dai Graviano, perché si lamentavano sempre. E in base a quello che successe il Quartararo Filippo fu ucciso, Giovanni Torregrossa ci fu il tentato omicidio e allo stesso modo morì anche uno zio del Quartararo, un certo Filippo Quartararo, di chiamava pure Filippo Quartararo.
Ecco, come ho conosciuto io il Mangano, il Giacalone e il Torregrossa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi questa vicenda lei ora l'ha illustrata in maniera riassuntiva. Ci interessa, a me interessa solo come situazione nella quale lei ambienta la sua conoscenza iniziale di Mangano e di Giacalone, ho capito bene?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, come iniziale, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. In che epoca siamo?
EX210 Di Filippo E: Sempre intorno agli anni '90.
PUBBLICO MINISTERO: Intorno agli anni '90 vuol dire...
EX210 Di Filippo E: '91-'92.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, cosa facevano all'epoca questi signori, se lei lo sa, intendo dire Giacalone e Mangano Antonino?
EX210 Di Filippo E: Io ho saputo da Spadaro Antonino che questi uomini, il Mangano e il Grigoli, erano uomini d'onore della famiglia di Roccella e sottostavano a Quartararo Filippo. Dopo l'omicidio del Quartararo - che io ho saputo dal Giuliano Antonino, sono cose che ho saputo - il posto del Quartararo venne dato a Mangano Antonino, era lui che comandava Roccella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io le ho chiesto che cosa facevano nel senso se, appunto, lei sa dove vivevano, se sa se avevano una qualche attività ufficiale, pubblica, lecita?
EX210 Di Filippo E: L'attività ufficiale che io conosco è dove appunto si ampliò il gioco di Sucato, era una rivendita di macchine con annessa un'assicurazione, che so essere del Mangano e del Giacalone assieme al Quartararo.
PUBBLICO MINISTERO: E dove si trovava questa...
EX210 Di Filippo E: In un primo momento era proprio a Roccella, dopo, in una seconda volta, quando io fui accompagnato da Giuliano Antonino per andare a trovare il Giacalone, si trasferì il tutto nella zona industriale, in fondo alla zona industriale.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Brancaccio.
EX210 Di Filippo E: Brancaccio. Solo che erano in posti diverse, in vie diverse.
PUBBLICO MINISTERO: Si trasferì quale attività?
EX210 Di Filippo E: Della vendita delle macchine e dell'assicurazione.
PUBBLICO MINISTERO: E queste attività, o per meglio dire i locali dove si svolgevano queste attività lei li ha anche conosciuti personalmente, o solo per sentito dire?
EX210 Di Filippo E: No, no, ci andavo. Io andavo a prendere i soldi, andavo a parlare anche con il Quartararo. Perché quando non abbiamo avuto i primi 500... non ci davano indietro i 500 milioni, andavamo con lui a parlare là, presso la sua rivendita di macchine. Li ho conosciuti personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma sta parlando della prima sede, Roccella, o quella successiva, Brancaccio?
EX210 Di Filippo E: Anche la seconda ho conosciuto. Quando con Giuliano Antonino fui accompagnato dal Giacalone, perché lui pensava che io non conoscevo il Giacalone. E allora mi disse: 'ti faccio conoscere un nostro amico importante'.
Ci dissi: 'ma chi è?'
Dice: 'Luigi. Luigi Giacalone'.
Ci dissi: 'ma guarda che io lo conosco'.
Dice: 'come lo conosci?'
Ci dissi: 'non ti ricordi i tempi di Sucato' - io gli ho detto - 'pure iddu i piccioli si futtia'. Nel senso che gli ho detto: 'pure lui i soldi se li è fregati'.
Dice: 'ma che stai dicendo?', mi fa Giuliano Antonino.
Gli ho detto: 'io so così'.
Allora ci siamo portati nella rivendita delle macchine e lui appena mi vide mi abbracciò, mi salutò e mi baciò. Ci siamo scambiati i complimenti, nel senso 'come stai, come non stai'.
Quando ce ne siamo tornato, il Giuliano mi disse: '(frase in siciliano) Luigi'.
Nel senso: 'è diventato una persona importante in seno a Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Questo locale di rivendita di automobili in Brancaccio, siccome lei ci è stato, ce lo sa collocare in una strada?
EX210 Di Filippo E: Guardi, il primo è proprio sulla strada di Brancaccio. Si ricorda quando ho detto che noi abbiamo lasciato il camion dell'hashish a Brancaccio?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Proseguendo per questa via si arriva al primo posto di vendita di macchine. Mentre il secondo è dove ci sono le case popolari dello Sperone. Salendo sempre da qui, a un certo punto tu imbocchi la strada e finisce la zona industriale. E questo era l'altro posto dove io andai a trovare Giacalone insieme a Giuliano Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Non parli tanto affrettatamente per piacere, Di Filippo, perché sennò io perdo una parola su cinque.
EX210 Di Filippo E: Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Quando va bene, sennò ne perdo due.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E dopo devo rifare la domanda e diventa, come dire, un po' noioso per tutti.
Dunque, lei ha detto che si trattava - se ho capito bene - sia per Mangano che per Giacalone, di uomini della famiglia di Roccella?
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Entrambi?
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma uomini d'onore?
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la qualità di uomini d'onore della famiglia di Roccella le è stata confidata da qualcuno in particolare?
EX210 Di Filippo E: Io ripeto, e ritorno sempre a quello che ho detto in precedenza.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX210 Di Filippo E: Queste persone io non le ho mai viste con un cartellino sul petto con la scritta 'uomo d'onore'.
PUBBLICO MINISTERO: Questo lo credo.
EX210 Di Filippo E: Solo che, quando io andai a prendere i soldi per i 500 milioni e volevo fare la rapina, lo Spadaro Antonino mi disse: 'non gli facciamo rapina perché non l'hai visto chi c'è là?' Riferendosi a Mangano Antonino. Dice: 'appena noi facciamo la rapina ammazzano'. Nel senso che sarebbe finita male.
E dopo ho saputo dal Giuliano Antonino che questi avevano assunto un ruolo importante dopo l'omicidio del Quartararo Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Un ruolo importante con riferimento - perché io riprendo la domanda che le ho fatto un attimo fa - con riferimento alla famiglia di Roccella, come dire...
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, alla famiglia di Roccella.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato esplicito su questo punto Giuliano Antonino...
EX210 Di Filippo E: Sì, a Roccella comanda...
PUBBLICO MINISTERO: ... che questi erano importanti a Roccella?
EX210 Di Filippo E: Sì, ma lo disse anche Spadaro Antonino, a Roccella comandavano loro.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Allora questo mi sembra un discorso molto più concreto.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Di passaggio lei ha fatto il nome do un certo Grigoli.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, anche lui era compreso nella situazione Sucato. In quei periodi in cui l'ho conosciuto io lui faceva l'autista a Giovanni Sucato. Comunque non so altro su di lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sa che rapporti aveva, se ne aveva, questo signor Grigoli con le altre persone di cui si sta parlando, cioè a dire Giacalone e Mangano in particolare?
EX210 Di Filippo E: Io personalmente no, però era sempre insieme a loro. Non so a livello suo personale cosa c'era, però non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Era sempre insieme a loro, lei si riferisce all'epoca della vicenda Sucato?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì. Quartararo, Mangano e Giacalone Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome ha detto che questo signor Mangano si occupava di assicurazione, questo signor Giacalone si occupava di automobili, sa se questo signor Grigoli a sua volta si occupava di una qualche attività lecita?
EX210 Di Filippo E: Io lo vedevo sempre là, è probabile anche lui si occupasse di queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, delle assicurazioni e delle automobili?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei ha riferito di aver trascorso appunto una prolungata detenzione assieme a Sacco e siccome, per quanto lei ci sta riferendo, Sacco le ha parlato di tante cose, situazioni, ecco, di tutte le persone che abbiamo nominato ultimamente, quindi Quartararo Filippo, Torregrossa, Sucato, Giacalone, Mangano, Grigoli, ecco, di tutte queste persone le ha mai detto qualche cosa Sacco... O meglio, i discorsi fra voi e Sacco si sono soffermati anche su queste persone, su queste vicende, oppure no?
EX210 Di Filippo E: Specificatamente noi abbiamo avuto una specie di colloquio con il Sacco, e questo è successo quando mi trovavo a Palermo, non mi ricordo se per l'udienza preliminare o per l'inizio del processo Golden Market, insieme a noi, nella II Sezione, c'era Giacalone Luigi.
Ricordo che il Sacco... perché eravamo divisi, cioè non scendevamo assieme a passeggio. Il Sacco scendeva con Giacalone, mentre io con altri detenuti. Quando dopo, un giorno ci siamo incontrati, se non mi sbaglio a Benevento, il Sacco mi disse che il Giacalone era molto preoccupato perché aveva saputo che erano stati mandati dei mandati di cattura per quanto riguarda le stragi di Bologna, Firenze... di Milano, Firenze. E lui era molto preoccupato.
Però aveva saputo - gli ha detto sempre Giacalone al Sacco - che Giuseppe Graviano gli aveva fatto sapere di non preoccuparsi perché molto probabilmente la cosa sarebbe sorvolata.
Ma il Sacco mi disse che lui era molto preoccupato, in quanto...
PRESIDENTE: Lui chi?
EX210 Di Filippo E: Giacalone Luigi. Era possibile che sarebbe stato coinvolto anche in questo fatto delle stragi.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, quindi all'epoca di questi discorsi, stando a quello che le diceva Sacco, Giacalone ancora non era ufficialmente coinvolto nelle stragi?
EX210 Di Filippo E: Dal punto di vista di mandati di cattura no, però lui aveva percepito qualcosa che lo turbava, dal suo stato d'animo.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi questo era preoccupato.
EX210 Di Filippo E: Sì, molto preoccupato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma questi discorsi che Sacco le riportava sul conto di Giacalone, Sacco com'è che aveva saputo queste cose? Cioè, della preoccupazione di Giacalone, del fatto che Graviano aveva mandato a qualcuno, o qualcosa a tranquillizzare Giacalone: Sacco com'è che ne era venuto a conoscenza?
EX210 Di Filippo E: Perché glielo raccontò il Giacalone mentre erano a passeggio durante l'ora d'aria a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, quindi Sacco le ha dato questo particolare a lei?
EX210 Di Filippo E: No, ma io già lo sapevo dove scendevano a passeggio. Dopo un giorno ci siamo visti, credo, per il ritorno a Benevento e durante l'ora d'aria abbiamo parlato di questo fatto, cioè lui parlò di questo fatto. Che il Giacalone Luigi si spaventava di questi mandati di cattura, per un suo coinvolgimento in questo fatto qua.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma lei prima che Sacco le facesse questi racconti sul conto di Giacalone e delle sue preoccupazioni, era a conoscenza di rapporti tra Sacco e Giacalone?
EX210 Di Filippo E: Sì, ho già detto in precedenza...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', vuol dire che si ripeterà, non si preoccupi.
EX210 Di Filippo E: No, no, no, per carità! Non si preoccupi.
Bagarella utilizzava il Giacalone, il Mangano e il Traina Michele per farsi fissare gli appuntamenti con il Sacco e c'era una vecchia amicizia tra di loro, una buona amicizia mi diceva il Sacco.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi stando a Sacco, erano solo queste tre le persone che si potevano utilizzare per tenere rapporti con Bagarella?
EX210 Di Filippo E: Per quanto concerne il Sacco sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai saputo lei se vi sono, se vi erano rapporti tra Giacalone e i fratelli Graviano, o qualcuno dei Graviano?
Lei, nel rispondermi a questa domanda, deve cercare per un attimo di dimenticare quello che ha detto poco fa sul fatto che Giuseppe Graviano aveva mandato a dire a Giacalone di star tranquillo. Per il momento questa circostanza la ignori.
Più semplicemente: ha mai saputo dell'esistenza di rapporti tra Giacalone e i Graviano?
EX210 Di Filippo E: Giovanni Antonino mi disse che dopo l'omicidio Quartararo, furono i Graviano a dare loro man forte per quanto riguarda il dominio di Roccella, sia al Mangano che al Giacalone. E ripeto che il Giuliano mi disse, dopo che me lo presentò, secondo lui non lo conoscevo, che il Giacalone si stava facendo buono, nel senso che era una persona importante.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai sentito nominare un certo Guttadauro?
EX210 Di Filippo E: Dottore Guttadauro sì. Ho dimenticato a menzionarlo tra le persone che facevano parte della vicenda Sucato. Che anche lui era un uomo d'onore della famiglia Roccella. Mi fu presentato da mio cognato Marchese Antonino nel 1982. Siccome io allora ero militare, ed ebbi una contusione al ginocchio, fu lui che mi fece un certificato medico per farmi ottenere una convalescenza all'ospedale militare.
Ricordo che quando uscimmo da casa, che lo andammo a trovare a Aspra - perché lui aveva una casa là vicino Aspra - mi disse che per qualsiasi cosa il dottore Guttadauro mi avesse fermato in mezzo alla strada io dovevo mettermi a sua completa disposizione.
Lo andai a trovare per ben due volte all'ospedale perché avevo problemi allo stomaco, all'ospedale Civico a Palermo e per ben due volte io dalla sua stanza, dal suo studio vidi uscire - sempre nel periodo Sucato - il Mangano, il Torregrossa Giovanni e il Quartararo Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai sentito parlare, o ha fatto anche la conoscenza eventualmente diretta, personale con una famiglia costituita da un padre che si chiama Carra Michele, un figlio che si chiama Carra Pietro, un altro figlio che si chiama Carra Antonino?
EX210 Di Filippo E: Sì, li conosco. Anche loro sono ragazzi del mio stesso quartiere. Come attività lecita loro hanno dei camion, fanno dei trasporti. Il figlio, Pietro Carra, è molto vicino agli Spadaro e so che per conto di loro ha fatto dei viaggi illeciti, non so se di hashish, di sigarette e se non mi sbaglio, siccome è stata fatta una rapina d'argento a Palermo, diciamo è stata organizzata da Spadaro Antonino, è probabile che l'argento che è finito a Milano sia stato trasportato dal Carra.
Di fatti, in tutta questa situazione, era coinvolto anche l'Addolorato. Dopo il pentimento dell'Addolorato, il Carra venne al distributore piangendo, delirando, dicendo: 'speriamo che non mi chiami, speriamo che non mi chiami perché io sono rovinato, come faccio a mantenere la mia famiglia?'
PUBBLICO MINISTERO: Questo Pietro Carra?
EX210 Di Filippo E: Carra Pietro sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha detto che forse questo si era occupato anche di contrabbando? Ho capito bene?
EX210 Di Filippo E: Sì, faceva dei trasporti con i camion, è probabile o di sigarette o di stupefacenti, perché era molto vicino agli Spadaro in quei periodi.
PRESIDENTE: Che periodi si riferisce?
EX210 Di Filippo E: Sempre al '90, primi anni '90.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei conosce, mi pare che uno l'abbia già nominato un attimo fa, Garofalo Paolo?
EX210 Di Filippo E: Sì, lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sta parlando di Garofalo Pietro Paolo?
EX210 Di Filippo E: Sono due fratelli, Giovanni e Pietro Paolo.
PUBBLICO MINISTERO: Uno si chiama Giovanni e uno si chiama Pietro Paolo?
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Com'è che li conosce?
EX210 Di Filippo E: Il papà, Paolo, era un grosso trafficante di sigarette e insieme a lui ho lavorato per diverso tempo. Il figlio Giovanni era fidanzato, non so se si è sposato, con la sorella di mia moglie. Ed anche con loro abbiamo fatto il traffico di sigarette, insieme allo Spadaro. Oltre, anche il Giovanni Garofalo, ha partecipato a quel traffico di hashish di cui ho parlato poco fa, quei due traffici il cui hashish è stato trovato ad Aspra.
E sia Giovanni, che Piero. Mentre Piero mi ricordo che mi parlò di un suo coinvolgimento in un traffico di cocaina o di eroina, non mi ricordo, con della gente catanese.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta che ci sono rapporti, se ci sono stati rapporti tra Carra, Piero Carra in particolare, e qualcuno di questi Garofalo?
EX210 Di Filippo E: Rapporti di traffico?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, rapporti.
EX210 Di Filippo E: Ma si conosce... Guardi, abitavamo tutti nello stesso palazzo. Sia i Garofalo, sia io, che il Carra.
E come ho già detto, il Garofalo era stato sempre insieme a noi e agli Spadaro per il traffico. Per cui se il Carra ha fatto dei favoritismi per quanto riguarda gli Spadaro nel far viaggiare dello stupefacente o le sigarette, anche il Garofalo doveva essere a conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un attimo solo, perché devo controllare una certa situazione.
Mentre io controllo lei potrebbe rispondere ad un'altra mia domanda: ha conosciuto una persona che si chiama Corrao Pietro?
EX210 Di Filippo E: Sì, l'ho conosciuta. Anche lui faceva parte di Spadaro Antonino. Si è interessato, non solo a dare i soldi per avallare il traffico di hashish, ma personalmente, insieme a Spadaro Antonino, è andato sulla costa a sbarcare l'hashish.
PUBBLICO MINISTERO: E un signore che si chiama Ciaramitaro Giovanni, lo ha mai conosciuto lei?
EX210 Di Filippo E: Sì, l'ho conosciuto. E' un ragazzo dello Sperone.
Diciamo era dedito, per quanto riguarda le mie conoscenze, alla rapina dei tir, delle macchine nella nostra zona, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Lo conosce solamente perché si occupava di rapina ai tir, oppure lo conosce anche personalmente...
EX210 Di Filippo E: No, no, lo conosco personalmente. Veniva anche al mio distributore, veniva a lavarsi la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: E dove viveva questo signor Ciaramitaro Giovanni?
EX210 Di Filippo E: Non lo so. So che è un ragazzo dello Sperone, però non so di preciso dove.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo dovesse descrivere, come lo descriverebbe fisicamente?
EX210 Di Filippo E: Eh, abbastanza grosso e un po' basso.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se aveva qualche soprannome, questo giovane?
EX210 Di Filippo E: No, no, non mi ricordo.
Erano un gruppo, allora, questi ragazzi.
C'era Ciaramitaro, un certo Trombetta, un certo Romeo, credo. Romeo Pietro. Erano dediti a queste cose qua, per quanto riguardano le mie conoscenze.
Sto parlando dei primi anni '90.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei conosce una persona che ha il soprannome "ciarieddu"?
EX210 Di Filippo E: "U' ciarieddu"?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Eh, io lo dico male, Lei lo dice sicuramente meglio.
EX210 Di Filippo E: Anche lui abitava nel nostro palazzo, vicino al nostro, dove abitavamo noi. E lui abita al primo piano.
Lavorava, diciamo, con le sigarette. Ma non è un personaggio influente in Cosa Nostra, completamente, per quanto riguardano le mie conoscenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Sa se questo signore... La domanda mi pare un po' ingenua, ma comunque io gliela debbo fare.
Sa se questo signore si conosceva con questo Carra Pietro di cui abbiamo parlato?
EX210 Di Filippo E: E' probabile, perché abitavamo nello stesso palazzo, per cui penso di sì.
PUBBLICO MINISTERO: E con i Garofalo, anche?
EX210 Di Filippo E: Certo, sì. No, specialmente con loro, perché lavoravano con le sigarette lui e il padre.
PUBBLICO MINISTERO: Le debbo chiedere qualche cosa anche di suo fratello Pasquale.
Ecco, quando lei ha avuto questa vicenda criminale, perché tanto è così che va definita e non in un altro modo, quella che anche oggi ha illustrato, ecco, suo fratello Pasquale ne era al corrente, oppure non ne sapeva niente?
EX210 Di Filippo E: Per quanto riguarda le mie vicende...
PUBBLICO MINISTERO: Quelle iniziali.
EX210 Di Filippo E: ... nei primi anni?
PUBBLICO MINISTERO: Fino all'85.
EX210 Di Filippo E: Sì, lui era stato arrestato, come ho detto precedentemente. Però io, andando al colloquio ho raccontato qualche cosa. E lui era molto triste per questo, perché in effetti non lo vedevano bene questo mio... Conoscendomi, in sostanza, con le mie debolezze, col mio essere, non mi vedevano in questa vita.
Difatti è stato lui il mio tramite, quando è uscito, appunto per allontanarmi da queste attività.
PUBBLICO MINISTERO: Guardi, queste ultime quindici parole, proprio non le ho udite, abbia pazienza.
EX210 Di Filippo E: Sì. E allora, ho detto che mio fratello, durante quella mia diciamo vicissitudine negativa criminosa, era sto tratto in arresto insieme al suocero. Però io, qualche cosa, gliel'ho raccontata andando al colloquio. Non del tutto, però qualcosa era infarinato mio fratello, sapeva bene o male.
E difatti è stato lui il mio tramite quando è uscito dal carcere, credo prima, metà '85, o prima, aprile o maggio, è stato lui il mio tramite per farmi allontanare da quello che ho fatto, da questo mondo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma invertendo i soggetti nell'argomento, lei ha mai saputo se suo fratello si è a sua volta dato da fare nell'ambito di questa organizzazione?
EX210 Di Filippo E: Quale organizzazione?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, di Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo E: Ma di quella in cui appartenevo io, o dopo?
PUBBLICO MINISTERO: No. Non nel periodo dei primi anni '80. Anche perché ha detto che suo fratello era in carcere, quindi...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io dico con riferimento all'epoche successive.
EX210 Di Filippo E: Guardi, per quanto riguarda i traffici, per com'ero, diciamo, sono stato coinvolto io, era coinvolto lui.
Dopo il mio arresto io ho saputo che lui si incontrava con Bagarella. Ma le mie conoscenze, le facevano limitate, sia mio fratello che mia sorella, al solo fatto che mi dicevano si incontrava perché quei soldi che Graviano Filippo dava a me per darli a mia sorella, cioè lo stipendio dei tre-quattro milioni, era il Bagarella a darli a mio fratello. Sia, per mia sorella; sia per la suocera: Ciaramari Marchese Antonina.
Erano queste le mie conoscenze.
Cioè, io non sapevo bene di quello che faceva mio fratello, cioè non ne ero a conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa circostanza l'ha appresa dopo che iniziò la sua detenzione? Degli incontri fra suo fratello e Bagarella?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prima del suo arresto non sapeva niente?
EX210 Di Filippo E: Ma credo che...
PUBBLICO MINISTERO: Di analogo o che somigliasse a una situazione di questo tipo.
Si sta sempre parlando di suo fratello.
EX210 Di Filippo E: Sì. No, no, non sapevo niente, anche perché ero fuori pure io e non... credo che non ci fossero questi incontri con il Bagarella.
Tutto è avvenuto dopo il mio arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le devo porre ancora qualche domanda.
Lei ha mai conosciuto o ha mai sentito parlar di qualcuno che veniva chiamato "il postino"?
EX210 Di Filippo E: Io conosco Giuliano Salvatore, credo. Il padre e il figlio. Eh, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il padre e il figlio, bisognerebbe sapere come si chiama il figlio.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì. Il primo, per mia conoscenza personale, so che era molto, od è molto vicino a Francesco Tagliavia.
Difatti più di una volta è stato mandato a fare delle estorsioni nella zona.
Il secondo, non ho conoscenze personali, però so, anche da Giuliano Antonino che era inserito in Cosa Nostra, però non so in che cosa, completamente, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, il padre ha detto si chiama Salvatore.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se si chiama "il postino", forse è perché lavorava alle Poste?
EX210 Di Filippo E: Ma credo che era il nonno, il nonno che lavorava alle Poste, per cui è rimasto questo soprannome.
Non mi rico... Comunque "il postino" è il soprannome.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il figlio di quello chiamato "il postino", come si chiama, lei lo sa?
EX210 Di Filippo E: Giuliano... Francesco, può essere? Non...
Io lo conosco, è un ragazzo con gli occhi azzurri, capelli scuri. All'epoca era un po' grossetto. E spesse volte veniva al distributore insieme a Giuliano Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Ma tra questo Giuliano Antonino e questo Giuliano, forse Francesco, lei sa se esistevano... A parte che sono, hanno lo stesso cognome, ma ora non so, non vuol dire essere parenti, avere lo stesso cognome.
EX210 Di Filippo E: No, no, non sono parenti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo E: Non sono parenti.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se esistevano rapporti, voglio dire, di frequentazione, di consuetudine, oppure le è capitato semplicemente di vederli qualche volta al suo distributore?
EX210 Di Filippo E: No, spesse volte al distributore. E più di una volta li ho visti assieme a Tudino Vittorio.
Però non so sinceramente quali fossero i risvolti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, visto che stiamo parlando di due Giuliano diversi, ecco, suo fratello Pasquale, per quanto lei ne sa, ha avuto rapporti con questo Giuliano Antonino? Il fratello di "Folonari", per intendersi.
EX210 Di Filippo E: Sì, in riferimento a quando... Giuliano Antonino era il genero di Francesco Tagliavia. Ed era lui che lo andava a trovare durante il periodo della latitanza.
E gli accompagnava la moglie e l'allora fidanzata. E lui utilizzava una macchina di mio fratello, una Polo blu per andare a trovare il suocero latitante.
Sempre anni '90. Primi anni '90, sì.
Prima di essere stato arrestato il Francesco Tagliavia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sa, conosce qualche episodio particolare relativo a questa frequentazione tra Giuliano Antonino e suo fratello Pasquale?
EX210 Di Filippo E: Ma io, dopo il mio arresto, non mi ricordo. Però so che stavano sempre assieme, ecco. Per come stava assieme a me, quando io ero fuori veniva sesso al distributore.
Per cui ho appreso tutte quelle cose che ho menzionato sino ad adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol chiarire alla Corte qual è, qual era l'attività ufficiale di suo fratello?
Almeno fino al momento in cui lei è stato arrestato.
EX210 Di Filippo E: Sì, gestiva un negozio di articoli sportivi: La Sicilia Sport, sita in via Lincoln.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se Giuliano Antonino andava anche a trovare suo fratello al Sicilia Sport?
EX210 Di Filippo E: Sì. Veniva da me e certe volte andava da lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma ha memoria che talune, o taluna, o più d'una, di queste visite che Giuliano Antonino faceva a suo fratello al negozio si sia legata, o si fossero legate a qualche cosa di particolare?
EX210 Di Filippo E: Guardi, io...
PUBBLICO MINISTERO: A qualche situazione contingente.
EX210 Di Filippo E: Ricordo dei fatti specifici che sono questi qua: quando facemmo il traffico di hashish, e la persona che ho già detto Lo Nigro Cosimo andò a prendere lo stupefacente, non subito fu pagato, perché appunto lo stupefacente non si poté vendere e i soldi non furono pagati per poter pagare anche il Cosimo Lo Nigro.
In modo che il Cosimo Lo Nigro era molto nervoso per questo.
E ricordo che rivolse anche a Giuliano Antonino facendolo andare sia da mio fratello che da Spadaro Antonino per cercare di farsi dare i soldi di quello che lui aveva fatto.
Questo è uno.
L'altro fatto specifico è quando fu ucciso Casella Stefano, il figlio di Casella Antonino, credo. Lui venne al distributore da me, Giuliano Antonino. E mi disse: 'andatevene subito, perché hanno ammazzato a Stefano. E sicuramente qui si butterà una tempesta di qualche... di guardie'.
Allora c'era mio fratello e c'ero io.
Subito ci siamo fatti i conti della benzina, per come facevamo ogni pomeriggio, e ce ne siamo andati a casa.
Però devo precisare che quella sera non successe niente. L'omicidio del Casella avvenne più in là di qualche mese più avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nell'occasione, questo Giuliano Antonino era solo, o era con qualcuno?
EX210 Di Filippo E: Quando venne al distributore?
PUBBLICO MINISTERO: Quando venne... Appunto, nell'episodio che ha raccontato lei ora.
EX210 Di Filippo E: Era in compagnia, però non mi ricordo di chi, sinceramente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le debbo far presente, cioè, gliela debbo contestare, che lei è stato sentito dal Pubblico Ministero di Palermo il 6 luglio del '95. E ha reso questa dichiarazione, come risulta a pagina 3 del verbale.
L'interrogatorio riguarda la persona di Giuliano Francesco e lei - io leggo al verbale, non è un atto fatto dal Pubblico Ministero di Firenze, è un atto del Pubblico Ministero di Palermo - e lei dice:
"Giuliano Francesco è figlio di Giuliano Salvatore detto 'il postino'.
Ricordo che nell'inverno del '93, Giuliano Francesco si trovava in auto assieme a Giuliano Antonino, fratello di Giuseppe detto 'Folonari', allorché si recarono presso il negozio Sicilia Sport di via Lincoln gestito da mio fratello Pasquale.
Il Giuliano Antonino scese dall'auto, avvertì mio fratello che la sera stessa doveva essere commesso l'omicidio di Casella Stefano e che era meglio non circolare nel quartiere.
Mio fratello ebbe a riferire anche a me questo episodio ed a mio padre.
L'omicidio però non avvenne quella sera, non so per quale motivo. Fu commesso invece nell'estate del '94, come appresi dalla televisione mentre mi trovavo detenuto a Benevento".
Quindi, questo episodio che riguarda, secondo questa dichiarazione che lei ha reso nel luglio del '95, anche Giuliano Francesco, figlio di Salvatore detto "il postino", questo episodio ha delle, come dire, delle connotazioni diverse, tra come lo ha riferito in questo interrogatorio al dottor Grasso che procedeva appunto per la Procura della repubblica di Palermo e come lo ha riferito oggi.
Perché, mi sembra sia chiaro, siamo nell'inverno del '93; Giuliano Antonino e Francesco, figlio del "il postino" vanno al negozio di suo fratello, non al distributore da voi e avverte che deve essere commesso di lì a poco l'omicidio di Casella Stefano e invece poi l'omicidio non avviene.
Ecco, vorrei prendesse atto che io le ho contestato questo passaggio d questo verbale. E ho bisogno, a questo punto, di capire com'è che c'è questa divergenza tra le dichiarazioni del 6 di luglio del '95 e quelle di oggi.
EX210 Di Filippo E: La divergenza è solo per la questione di ricordi.
Mi perdoni se...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, la divergenza è questa: che oggi ha detto 'non mi ricordo se c'era qualcuno con Giuliano Antonino quella sera...'
EX210 Di Filippo E: Io ho detto: c'era qualcuno, ma non mi ricordo chi era.
Mi perdoni se... Io ho detto c'era qualcuno, ma non mi ricordo chi era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo E: E per come Giuliano andò da mio fratello, dopo sono venuti da me al distributore.
Eh, adesso lo dico perché è la verità. Cioè è questo, quello che devo aggiungere a quel tipo di discorso che ho dato al dottore Grasso.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si sarebbe svolto in due tempi, quell'episodio. Vuol dire questo?
EX210 Di Filippo E: Sì, prima da mio fratello e dopo da me.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha memoria di quando furono... Se, ma insomma, il "se", voglio dire, mi sembrerebbe francamente superfluo. Se e soprattutto quando furono arrestati i fratelli Graviano?
Bene o male lei li conosceva tutti.
EX210 Di Filippo E: Sì, li conoscevo. Chi più, chi meno, insomma.
Non mi ricordo se è stato prima del mio arresto nel '94, gennaio '94. Non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo E: E avvenne a Milano l'arresto dei Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì...
EX210 Di Filippo E: Di Filippo e di Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, provi a far mente locale. Riesce a focalizzare se l'arresto dei due fratelli Graviano fu precedente il suo, ovvero se fu successivo?
EX210 Di Filippo E: No, no, è stato precedente al mio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX210 Di Filippo E: Io ero fuori quando furono arrestati i fratelli Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione alla presenza di questi signori a Milano, dove vennero arrestati - lei ricordava così - lei è venuto a sapere qualche cosa da qualcuno?
Cioè a dire cosa ci facevano questi signori a Milano.
EX210 Di Filippo E: Il Giuliano Antonino mi raccontò che si erano allontanati perché, secondo lui, cioè da quello che mi raccontò lui, avevano individuato il pentito Marchese Giuseppe. Ed erano là perché dovevano fare qualche cosa.
Queste sono, questo è quello che mi raccontò a me Giuliano Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il pentito Marchese Giuseppe...
EX210 Di Filippo E: E credo anche Giovanni Drago.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché, secondo sempre il racconto che le fu fatto da Giuliano Antonino, lei sta così riferendo, i Graviano disponevano di notizie sul fatto che questi signori si trovavano diciamo nel Milanese, o addirittura a Milano Comune, Milano Provincia?
Mi aiuti un attimino meglio a chiarire.
EX210 Di Filippo E: No, io questo non lo so. Io ho soltanto riferito quello che mi ha detto Giuliano.
O se erano a Milano, o zone limitrofe, non lo so. Sinceramente non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ho bisogno di capire se, stando al racconto di questo Giuliano, i Graviano si trovavano a Milano perché avevano notizie relative alla presenza di Marchese e di Drago a Milano, ovvero se erano a Milano per avere notizie in relazione a dove si trovavano Marchese e Drago.
EX210 Di Filippo E: No, avevano già notizie che loro si trovavano là. Da quello che mi dice Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ma Giuliano Antonino le ha anche spiegato qualche cosa in più, circa la ragione per la quale i Graviano si interessavano alle notizie, o al luogo e dove si trovavano questi due collaboratori di giustizia?
EX210 Di Filippo E: Ma le notizie erano quelle... Giuseppe e Giovanni erano i collaboratori, queste erano le notizie.
PUBBLICO MINISTERO: E ai Graviano che gliene importava se questi due collaboratori erano in un post piuttosto che in un altro?
EX210 Di Filippo E: Eh, intanto erano andati là perché Giuliano mi aveva detto che dovevano fare qualche cosa per eliminarli.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, secondo Giuliano, ammesso che Giuliano su questo argomento si sia sbilanciato, i Graviano cercavano dove si trovavano Drago e Marchese per andare a fargli una brontolata, ovvero per dirgli che non andava bene comportarsi in quel certo modo, ovvero per qualche proposito un po' meno amichevole?
EX210 Di Filippo E: Mi scusi, ma io non credo che se li avessero incontrati...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, va be', la domanda sarà sciocca, Di Filippo, ma...
EX210 Di Filippo E: ... si fossero baciati.
PUBBLICO MINISTERO: .. non ha importanza, siamo...
EX210 Di Filippo E: No, no, per fargli del male e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
E chiudo con un'ultima domanda.
La famiglia di suo cognato, quindi di Antonino Marchese, o direttamente e personalmente Antonino Marchese, lei ha mai saputo se abbiano intrattenuto rapporti per questi affari un po' illeciti di Cosa Nostra, se abbiano intrattenuto rapporti anche fuori dal territorio di Palermo?
EX210 Di Filippo E: Con Cosa Nostra? Io un giorno accompagnai mio cognato a Napoli e ci recammo in una villa a Marano.
In quella villa c'erano i Nuvoletta.
Ricordo che entrammo in questa villa e si avvicinò uno dei fratelli - io adesso non mi ricordo come si chiama - mentre il Lorenzo era latitante.
Dopo qualche ora venne un signore e ci fece salire in macchina e ci recammo in un'altra villa.
Entrando in questa villa c'erano tanti ragazzi, ragazzi con pistole nelle mani, chi le apriva, chi le chiudeva.
Ci recammo in un'altra stanza e mio cognato si baciò con questo Lorenzo Nuvoletta.
Io rimasi un po' più appartato e loro si misero a parlare.
Ricordo che dopo uscimmo, ci recammo di nuovo nella prima villa.
E da quello che i dice mio cognato quando dopo ce ne tornammo, il motivo della vista era per cercare di fare dare la pazzia a Giuseppe Marchese che allora si trovava detenuto nel manicomio di Aversa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che questi signori dai quali andaste a fare questa visita, fossero i signori Nuvoletta, lei lo apprese sul momento, o lo apprese in un momento successivo?
EX210 Di Filippo E: No, me lo disse mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda il paese dove andaste? Era...
EX210 Di Filippo E: Marano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei mi ha detto Napoli. Ma era Napoli città, o era fuori città?
EX210 Di Filippo E: Marano, fuori proprio... Fuori Napoli, credo. Marano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. All'epoca ha detto che Giuseppe Marchese si trovava detenuto al manicomio criminale di Aversa.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo fatto, questo episodio, si è verificato nel periodo in cui Pino Marchese fu detenuto in quel manicomio? Ne è sicuro di questo...
EX210 Di Filippo E: Sì, guardi, intorno agli anni... Prima di arrestare mio cognato, fine '82, inizi '83. Dopo arrestarono mio cognato, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
EX210 Di Filippo E: Un altro fatto, non so se le può interessare: che per conto di mio cognato Marchese Antonino, ho ospitato a casa mia alcuni esponenti della banda della Magliana.
Vennero due ragazzi e una ragazza, un certo Maurizio, ora non mi ricordo, non ho saputo i cognomi.
Anzi, prima venne Gregorio Marchese e mi disse, dice: 'devi far dormire queste persone a casa tua, me lo ha detto tuo cognato Nino'.
E così io accompagnai mia moglie e la bambina da mia suocera, e alla stessa maniera feci io.
Vennero queste persone e li feci stare a casa quasi una settimana.
Il motivo per cui vennero fu perché dovevano venire a prendere una macchina. Non so qual era... se era una macchina rubata, sinceramente questo non lo so.
Comunque li trattenni a casa mia per quasi una settimana.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Due domande su questo punto: in che epoca siamo?
EX210 Di Filippo E: Siamo '89-'90, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: La seconda domanda è questa: lei ha adoprato una espressione che dice tutto, ma non dice nemmeno niente: della banda della Magliana.
Che vuol dire?
EX210 Di Filippo E: Che era una persona, un ragazzo, che era stato detenuto in carcere con mio cognato, quello che mi racconta il fratello Gregorio Marchese. E che adesso erano venuti qua a Palermo e io li volevo ospitare a casa.
Solo questo so, questo mi ha raccontato e questo lo sto dicendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dico, un conto è trattarsi di persona che era stata detenuta assieme a suo cognato, magari originaria di Roma; un conto è dire che questa persona è della banda della Magliana.
EX210 Di Filippo E: No, no, me lo ha detto Gregorio Marchese.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, ecco. Gliel'ha espressamente indicata come persona che faceva capo alla banda della Magliana.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai saputo come si chiama questa persona?
EX210 Di Filippo E: Io sapevo un certo Maurizio, però il cognome non mi è stato mai detto. Era un ragazzo alto, robusto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Un adempimento quasi rituale: ho bisogno di farle vedere due fotografie.
Se qualcuno dà una mano, non lei ispettore, per posizionare quella specie di...
Deve aprire, perché si possa vedere...
PRESIDENTE: No, no, ma basta che sposti anche di poco questo...
EX210 Di Filippo E: Questo è Grigoli Salvatore. Grigoli Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora sul conto di questa persona lei ha già dato certe specifiche. Gliene sono venute in mente altre?
EX210 Di Filippo E: Non ho capito dall'ultima...
PUBBLICO MINISTERO: No, volevo dire, Di Filippo: lei prima, quando ha risposto ad alcune mie domande sul conto di Grigoli Salvatore, ha dato certe indicazioni. Come lo ha conosciuto, in che ambito si muoveva, con quali persone aveva rapporti e tutto il resto.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le domande se, oltre a quelle indicazioni che mi ha dato prima, gliene sono venute in mente delle altre.
EX210 Di Filippo E: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX210 Di Filippo E: Ha mai saputo se questa persona... Lei prima ha detto che lo considerava un pochino il socio in affari di Giacalone e di Mangano, no? Ha detto una cosa di questo genere.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha mai saputo se questa persona poi si sia eventualmente messa in attività in proprio?
EX210 Di Filippo E: No, no. Io non ho saputo più niente dopo. Dopo che è finito Sucato, non ho saputo più niente.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo la vicenda Sucato.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Passiamo all'altra di foto, per piacere.
EX210 Di Filippo E: Questo è lo Spatuzza che io ho riconosciuto nella foto. Quel ragazzo che non sapevo fosse lo Spatuzza e dopo ...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, una curiosità Di Filippo.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la stessa foto sulla quale lei effettuò quel riconoscimento?
EX210 Di Filippo E: Io questo non posso dirlo se è la stessa.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
EX210 Di Filippo E: No.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome non è un atto che ha fatto con me, quindi io so che le cose sono andate anche in un certo modo. però non ho mai capito se poi era la stessa foto oppure no.
Comunque, questo è Spatuzza.
EX210 Di Filippo E: Sì. Quel ragazzo che vidi io che portava il camion nei primi anni '80.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho capito.
Presidente, l'esame per quanto mi riguarda si chiude qui.
PRESIDENTE: Le indicazioni delle foto per favore, son le solite?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, mi sto accingendo.
La prima è la foto numero 20 di un album formato dal Centro DIA di Firenze, datato 7/08/95, pervenuto al Pubblico Ministero 8/08/95. E la foto stessa riproduce come risulterebbe da questa legenda, Grigoli Salvatore nato a Palermo il 5 luglio del 1963.
Quest'altra invece, è la foto numero 1 di un album che è stato trasmesso al Pubblico Ministero con una nota della DIGOS di Firenze del 7 settembre 1994. Album che è accompagnato da una legenda con 13 nominativi. E questa è la foto numero 1 che stando sempre alla legenda, riproduce per l'appunto Spatuzza Gaspare nato l'8 aprile 1964.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Pepi: Mi scusi Presidente, avvocato Pepi.
C'è Giuliano che voleva a seguito dell'esame del Pubblico Ministero, fare una breve dichiarazione.
PRESIDENTE: Faccia, Giuliano. Allora?
IMPUTATO Giuliano: Signor Presidente, niente, volevo dire che mio nonno non ha mai fatto l'attività di impiegato postale. Il nome postino non è che sia il soprannome di mio padre, ma è l'attività di mio padre per 20 anni è stato impiegato all'ufficio postale.
Poi, per quanto riguarda questo signore, io lo conosco solamente di vista. Perché ha un distributore 150 metri prima da casa mia.
Sempre a questo signore, in un processo denominato "Tempesta", nell'aula Bunker di Rebibbia sulla domanda se conosceva la mia persona, ha detto di non sapere nulla. Nulla, completamente nulla.
Il P.M. ha insistito; e ha detto nuovamente nulla. Poi è nato questo verbale che è un mistero.
La ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE: Riprendiamo alle ore 15.00, allora?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente?
PRESIDENTE: Che c'è?
PUBBLICO MINISTERO: Non ritiene, magari, visto che non sono ancora le 13.00, magari di anticipare un po'.
PRESIDENTE: No, vorrei sapere se... si può anticipare se sono interventi di breve durata.
PUBBLICO MINISTERO: No, io ho visto che... No, mi sono permesso di intervenire perché ho notato che di regola la Corte, se si finisce verso le una, si riprende verso le 14.30. Se si finisce verso le una e 30, si riprende verso le 15.00.
Per me è la stessa. No, siccome io penso a domani, capito Presidente?
PRESIDENTE: Ho capito, ma siccome sono le 12.54, all'una mancano sei minuti.
Comunque, se ci sono interventi brevi, possiamo anche farlo.
Avvocato...
AVVOCATO Maffei: Io credo, Presidente, di...
PRESIDENTE: Mi provi il microfono, per favore.
AVVOCATO Maffei: Posso, Presidente? Avvocato Maffei.
Signor Di Filippo...
PRESIDENTE: No, ora non si sente. Non so che sia successo.
AVVOCATO Maffei: Presidente, si accende e si spenge quest'attrezzo.
PRESIDENTE: Le dispiace provare a passare a un altro microfono?
AVVOCATO Maffei: Riproviamo.
Signor Di Filippo.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Maffei: Mi sente?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
AVVOCATO Maffei: Suo cognato, Antonio Marchese, apparteneva a quale famiglia?
EX210 Di Filippo E: Corso dei Mille.
AVVOCATO Maffei: Con quale grado?
EX210 Di Filippo E: Guardi, io per quanto riguarda le mie conoscenze, sapevo che era un efferato killer. E comandava nella famiglia di Corso dei Mille.
AVVOCATO Maffei: Però non è in condizioni di dirmi che grado avesse nella gerarchia?
EX210 Di Filippo E: No, no. Ho già detto che non era la cosa che... di cui io potevo venire a conoscenza.
AVVOCATO Maffei: Perché?
EX210 Di Filippo E: Perché ho detto che Giuseppe Lucchese mi disse: 'tu fatti trovare pronto quando servi. Le altre cose...'
AVVOCATO Maffei: Scusi, scusi. Non la sento.
EX210 Di Filippo E: Giuseppe Lucchese dopo l'arresto di mio cognato, mi chiamò e mi disse, dice: 'tu non c'è bisogno che vieni alle riunioni, alle cose. Quando abbiamo bisogno, nel senso di omicidi e delle estorsioni, fatti trovare sempre pronto'.
AVVOCATO Maffei: Mi perdoni. Stavamo parlando della famiglia di Corso dei Mille.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Maffei: E della appartenenza di suo cognato alla famiglia di Corso dei Mille.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Maffei: Mi pare di ricordare che Giuseppe Lucchese, "Lucchiseddu", suo interlocutore diretto dopo l'arresto di Antonino Marchese il cognato, appartenesse ad altra famiglia.
EX210 Di Filippo E: Famiglia Ciaculli.
AVVOCATO Maffei: Precisamente. Allora, torno a chiederle: nella famiglia di Corso dei Mille, entità mafiosa diversa da quella di Ciaculli, suo frate... suo cognato, Antonino Marchese, persona diversa da "Lucchiseddu", che grado aveva?
EX210 Di Filippo E: Io so che era un killer. E da quello che m'ha detto lui, andava a riscuotere le somme presso la zona industriale. Cosa che dopo ho fatto pure io.
AVVOCATO Maffei: Debbo intendere allora che suo cognato Antonino Marchese non le ha mai detto che grado avesse?
EX210 Di Filippo E: Guai se me lo diceva! Non poteva!
AVVOCATO Maffei: Prego?
EX210 Di Filippo E: Guai se me lo dice! Queste cose non si dicono.
AVVOCATO Maffei: Senta, lei - se io non ricordo male - esordisce insieme con suo cognato non ancora tale, mi pare fosse...
EX210 Di Filippo E: Sì, sì, giovane.
AVVOCATO Maffei: ... fidanzato, no? Fosse fidanzato con sua sorella.
EX210 Di Filippo E: Credo di sì.
AVVOCATO Maffei: Sì, in un episodio di strangolamento.
EX210 Di Filippo E: Sì. Fiorentino, sì.
AVVOCATO Maffei: Nel corso del quale, ho inteso che lei si sarebbe comportato adeguatamente riscuotendo dopo l'abbraccio di suo cognato.
Se questa premessa è corretta, le chiedo: fu veramente il suo esordio delinquenziale questo o aveva già partecipato ad altri... alla commissione di altri reati ancor che non di sangue contro la persona, ferimenti?
EX210 Di Filippo E: Guardi, credo che... credo, non sono... però collocarlo nel tempo sinceramente, insieme a mio cognato, Gaetano Tinnirello, Agostino Marino Mannoia, abbiamo dato legnate a un senatore, credo a un uomo che si interessava di politica in via Amedeo d'Aosta.
Però non sono sceso io, è sceso mio cognato e Gaetano Tinnirello. Lo hanno preso a bastonate, a colpi di legno e dopo siamo andati a Sant'Erasmo, dove hanno preso i bastoni mio cognato, Tinnirello e li hanno portati dentro una saracinesca, alle spalle della pescheria di Tagliavia.
E dopo, un'altra volta, però sempre non so collocarlo nel tempo, non so se è stato prima o dopo il primo omicidio che io feci.
Mio cognato si incontrò con il figlio di... credo Manisca... no Maniscalco, non mi ricordo, un signore di Villabate con il figlio.
A un certo punto eravamo io, mio cognato, Agostino Marino Mannoia e un'altra persona che adesso non ricordo. Mio cognato mi disse, dice che si dovevano dare legnate a un signore che aveva un distributore proprio adiacente alla casa dove abitava mio cognato, in via Galletti.
AVVOCATO Maffei: La ringrazio.
Proseguiamo, magari. Lei ha appena parlato di bastoni recuperati in piazza Sant'Erasmo. Se io ho buona memoria, in piazza Sant'Erasmo, c'era anche una base mafiosa, nella quale avvenivano cose molto particolari. E' così, no?
EX210 Di Filippo E: Io non ho detto che i bastoni sono stati recuperati. I bastoni sono stati portati dopo a Sant'Erasmo.
AVVOCATO Maffei: Signor Di Filippo, andando un pochino per le spicce.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Maffei: Nella camera della morte di piazza Sant'Erasmo, lei c'è stato?
EX210 Di Filippo E: Quale camera? Perché c'è quella dove è stato Sinagra. Ma io non ne conosco niente.
E dopo c'è stato quel posto dove venivano conservati i camion di Lucchese, di Greco, di mio cognato...
AVVOCATO Maffei: Sì, sì.
EX210 Di Filippo E: ... che è stata adibita, l'ufficio, per uccidere quelle persone. Abbiamo, io personalmente ho fatto due strangolamenti là dentro.
AVVOCATO Maffei: Lì?
EX210 Di Filippo E: Sì. E allora questa ditta era gestita da un certo Giordano Sebastiano, il quale si è fatto trovare impiccato a casa sua. Dopodiché l'ha gestita il figlio.
AVVOCATO Maffei: Senta, lei entra in contatti come dire?, operativi con l'ambiente mafioso, ha detto nel 1983? Fine 1983? E' così?
EX210 Di Filippo E: No, non è fine. E' credo che sia inizio.
AVVOCATO Maffei: Inizio 1983.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Maffei: Ecco. Cioè, per darci dei riferimenti temporali e direi, anche storici mi pare di ricordare che il 3 settembre '82 era stato assassinato il generale Dalla Chiesa e la signora Cetti Carraro. Ricorda, no? Poi, c'erano stati allora gli omicidi Bontate e Inzerillo. Ricorda, no?
EX210 Di Filippo E: Dal punto di vista di cronaca giornaliera, non perché cose mie...
AVVOCATO Maffei: Sì, sì. Chiamiamola cronaca giornaliera.
Ecco, allora lei entra...
PRESIDENTE: Giornaliera viene da giornali.
AVVOCATO Maffei: Prego, Presidente?
PRESIDENTE: Cronaca giornaliera, nell'espressione dell'interrogato, voleva dire cronaca dei giornali.
AVVOCATO Maffei: Ah, ho capito... Cioè, vorrebbe dire che lui non ne sa niente?
PRESIDENTE: Ha aggiunto che non ne sa niente.
AVVOCATO Maffei: Non l'avevo inteso Presidente, la ringrazio, la ringrazio molto.
Comunque, signor Di Filippo, non intendevo assolutamente arrivare alla illazione che lei ne sapesse qualche cosa come compartecipe.
Mi serve chiarire questa successione di avvenimenti per porle questa domanda: allora lei entra in contatti operativi con Cosa Nostra in piena seconda guerra di mafia?
EX210 Di Filippo E: Io mi riferisco agli anni, '83.
AVVOCATO Maffei: Sì, anch'io.
EX210 Di Filippo E: Se sia una seconda guerra di mafia va bene.
AVVOCATO Maffei: In quel periodo.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Maffei: E in quel periodo lei dice, nel corso di uno dei suoi interrogatori, dopo eventualmente alla bisogna diremo anche quale, che in quel periodo avevano preso il potere quelli di paese, è così?
EX210 Di Filippo E: Io ho detto questo?
AVVOCATO Maffei: Sì, lei ha detto questo perché le fu detto. Si ricorda chi glielo disse?
EX210 Di Filippo E: No, sinceramente non mi ricordo.
AVVOCATO Maffei: No. Ma si ricorda in relazione a quale episodio di sangue le fu detto?
EX210 Di Filippo E: No, non mi ricordo.
AVVOCATO Maffei: Non se lo ricorda. Glielo ricordo io: successivamente all'omicidio di Pino Grado "scarpazzedda"...
EX210 Di Filippo E: Guardi che qui siamo un po' più avanti come anni, non siamo nell'83.
AVVOCATO Maffei: Aspetti, aspetti. Io non le ho detto che l'omicidio di Pino Greco "scarpazzedda" è di quel periodo. Io sto andando a memoria, ma ho discreta memoria.
EX210 Di Filippo E: Sì, Agostino Marino Mannoia me l'ha raccontato.
AVVOCATO Maffei: Oh, appunto. Quindi, con tutta quella serie di omicidi, quelli di paese - e per quelli di paese si intende il gruppo cosiddetto corleonese - aveva preso il potere.
Lei ricorderà che in quel periodo ci fu allora un irrigidimento nella disciplina della struttura mafiosa. Le domando: ricorda di alcuni omicidi commessi all'interno delle famiglie mafiose, ripeto, cioè omicidi in danno di appartenenti a famiglie mafiose...
EX210 Di Filippo E: Scusi, non capisco il ri... se c'ero io, se me l'hanno raccontato?
AVVOCATO Maffei: Assolutamente no. Guardi, si liberi da questo falso problema. Non intendo assolutamente introdurre in maniera strisciante, un pochino vigliacca, una illazione del genere, no, intendiamoci bene. Non sto affatto preparando il terreno per dire che lei, o per fare intendere che lei fosse invischiato in questi omicidi.
PRESIDENTE: Avvocato, la domanda allora, per favore.
AVVOCATO Maffei: Presidente, ma sto dando delle spiegazioni. Io l'ho fatta la domanda, è lui che mi risponde con una domanda di chiarimenti. Alla quale adempio. Non sono molti minuti Presidente.
Ricorda allora, senza che lei ne fosse invischiato?
PRESIDENTE: Lei ricorda questi omicidi all'interno di famiglie mafiose?
EX210 Di Filippo E: Avvocato, io rispondo in questa maniera.
AVVOCATO Maffei: Sì.
EX210 Di Filippo E: Quando lei si riferisce all'omicidio di Pino Greco...
AVVOCATO Maffei: No, no, no, la mia domanda è tutta altra cosa.
(voci sovrapposte)
EX210 Di Filippo E: La domanda è nata in riferimento a questi fatto specifico.
AVVOCATO Maffei: No. La domanda nasce: premesso che Pino Greco è stato ammazzato... Lei dice che Pino Greco, fino a che fu vivo, comandava su tutta Palermo, che dopo la sua morte prendono il potere quelli di paese, e io aggiungo, questa è farina mia: leggi corleonesi e quindi, per andare al nocciolo, leggi il capo dei corleonesi, e sappiamo chi è.
Ecco, a questo punto, lei ricorda che ci siano stati, all'interno delle singole famiglie, delle varie famiglie, omicidi di loro appartenenti, cioè di gente che veniva - per esempio, invitata a una cena, a un convivio, a un incontro e poi veniva strangolata, ammazzata e liquefatta, oltre che liquidata.
EX210 Di Filippo E: Io personalmente non mi ricordo di questo. Un omicidio eclatante, in base alle famiglie, è stato quello di Puccio fatto in carcere e commesso da mio cognato Giuseppe Marchese e da Giovanni...
AVVOCATO Maffei: Sì, questa è tutta un'altra storia, lei capirà.
EX210 Di Filippo E: No, no, in base alla risposta...
AVVOCATO Maffei: Io le dico non gente in carcere, dico gente in libertà, magari latitanti, ma che venivano liquidati con giudizio sommario all'interno delle singole famiglie. Ricorda questo?
EX210 Di Filippo E: No, non ricordo.
AVVOCATO Maffei: Non lo ricorda, ecco.
Lei ricorda che ci sia stato però un irrigidimento nelle regole, in danno particolarmente di soggetti indecisi, di soggetti non del tutto disponibili, di gente che avesse avanzato qualche obiezione alle direttive dei capi famiglia, o addirittura del capo. Ricorda queste cose?
EX210 Di Filippo E: Sì. Ritornando al fatto di Greco "scarpazzedda". Io già ero fuori dall'ambiente mafioso omicidi e... Adesso le spiego quello che facevo. Un giorno mi trovavo al distributore e a un certo punto mi...
AVVOCATO Maffei: Più forte per cortesia.
EX210 Di Filippo E: Sì. Ad un certo punto mi manda a chiamare Agostino Marino Mannoia e Giuseppe Giuliano. Questo io lo dico anche in riferimento alla domanda che poco fa mi ha fatto il Pubblico Ministero. Dice: 'ma lei ha tenuto sempre contatti con gli uomini d'onore?' E questo è un fatto specifico dei contatti che ho tenuto.
Lui mi mandò a chiamare presso un ristorante di mia zia, vicino Spanò, c'era il ristorante Spanò a Palermo. Io l'andai a trovare, vidi che era tutto sporco di sangue, tutto strappato nell'abbigliamento.
AVVOCATO Maffei: Chi questo, scusi?
EX210 Di Filippo E: Agostino Marino Mannoia.
AVVOCATO Maffei: Ah, sì.
EX210 Di Filippo E: A questo punto me lo chiamai a parte e gli dissi: 'Agostino che è successo?'
Siccome c'era Giuliano Giuseppe, lui mi inventò una balla. La balla è questa qua, dice: 'mi trovavo a Bagheria, ad un certo punto ho visto gli scappati', in riferimento a Giovanni e Lo Greco.
AVVOCATO Maffei: Sì, sì.
EX210 Di Filippo E: Dice: 'ho lasciato la macchina là e me ne sono andato. Ora tu mi devi fare una cortesia, dentro la macchina' - aveva una Opel Corsa bianca - 'c'è un sacco di soldi, 15 o 20 milioni, che sono di Francolino Spadaro, il figlio di Tommaso Spadaro, me li devi andare a prendere'.
Gli ho detto: 'Agostino, ma c'è paura che mi possano ammazzare?'
Dice: 'se sono ancora là, stai attento a prendere la macchina perché ti sparano'. A questo punto cosa ho fatto io, sono andato a chiamare ad Alessio Basile, che era un amico mio con cui ho fatto traffico di stupefacenti, e ci siamo armati e siamo andati a Bagheria, proprio allo svincolo per Baucina.
Io ho visto che la macchina non era messa per come aveva detto Agostino Marino Mannoia, ma bensì era messa in un altro modo, cioè era stata spostata e questo mi rese un po' di perplessione, ho detto: 'qualcuno sicuramente ci sarà'.
Comunque, ci siamo presi di coraggio e siamo scesi. Alessio Basile si è messo in macchina, ha preso l'involucro dei soldi e me l'ha dato a me e io ho preso la macchina e gliel'ho dato a Agostino.
Dopo un po' di tempo Agostino mi raccontò quello che era successo a Giuseppe "scarpazzedda".
Ecco il discorso dell'eliminazione. Però se ci sono stati altri omicidi e me li hanno raccontati, è probabile che io li sappia. Allo stato attuale non mi ricordo.
AVVOCATO Maffei: Le preciso meglio allora.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Maffei: Omicidi non in danno della fazione cosiddetta perdente - cioè gente per esempio di Stefano Bontate o di Salvatore Inzerillo - gente appartenente allo stesso giro, allo stesso ambiente, alla stessa corrente prevalente dei corleonesi, ma che ad un certo momento, di fronte a delle direttive un po' particolari, non so, 'fate a fette il bambino', oppure 'tritate come un hamburger la suora di clausura' - vado così, per fantasie - ebbero un momento di perplessità.
Che cosa ricorda di questo?
EX210 Di Filippo E: Ricordo che mio fratello mi raccontò che era una persona che non aveva visto di buon occhio, sia l'omicidio di Greco... che in effetti, quello che lei sta menzionando e sta succedendo, è stato Gaetano Tinnirello. Tant'è vero che è stato messo da parte. Mio fratello mi raccontò che è stato Lucchese Giuseppe a metterlo da parte e il suo posto è stato preso da Francesco Tagliavia.
AVVOCATO Maffei: Ho capito.
EX210 Di Filippo E: Questi sono episodi che io ricordo perché mi venivano raccontati. Se dopo è successo qualche omicidio, anche in seno a questo, allo stato non mi ricordo.
AVVOCATO Maffei: La famiglia di Corso dei Mille di quale mandamento fa parte?
EX210 Di Filippo E: Guardi, dalle mie conoscenze io so che Corso dei Mille a un certo punto non è esistita più come famiglia.
AVVOCATO Maffei: Sì, sì. Io le ho detto la famiglia di Corso dei Mille, è ovvio quando era viva, vitale e funzionante.
EX210 Di Filippo E: Questo non lo so.
AVVOCATO Maffei: Insomma, ai sui tempi.
EX210 Di Filippo E: Non lo so, non mi è stato raccontato questo, avvocato.
AVVOCATO Maffei: No...
EX210 Di Filippo E: E nemmeno ho cercato di sapere.
AVVOCATO Maffei: Perché sono notizie gelose queste, gelosamente custodite all'interno delle gerarchie mafiose, è così?
EX210 Di Filippo E: Sì, purtroppo sì. E guai se io avessi chiesto.
AVVOCATO Maffei: La ringrazio molto.
*EX210 Di Filippo E: Prego.
PRESIDENTE: Ha terminato, avvocato?
AVVOCATO Maffei: Sì, signor Presidente, grazie.
PRESIDENTE: Allora riprendiamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Vi prego di scusare il ritardo non dovuto né a negligenza, né al desiderio di godersi la pace e il fresco...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Eh no, purtroppo dovuto a un disguido tecnico di nessuna importanza, ma purtroppo ci ha fatto perdere mezz'ora.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Chi interviene? Prego.
AVVOCATO Ceolan: Buonasera, signor Di Filippo.
*EX210 Di Filippo E: Buonasera, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Signor Di Filippo, lei ha maturato la decisione di collaborare dopo una crisi psicologica e morale di rigetto di Cosa Nostra. Così ha detto, no?
Le chiedo: prima di iniziare l'effettiva collaborazione, lei manifestò questa sua intenzione a qualcheduno?
EX210 Di Filippo E: Qualcheduno della famiglia o qualche detenuto?
AVVOCATO Ceolan: No, sennò le suggerisco la risposta.
EX210 Di Filippo E: Guardi, non proprio la manifestazione...
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
EX210 Di Filippo E: Non mi ricordo di averla manifestata.
AVVOCATO Ceolan: Lei ne parlò, via, diciamo così, lei ne parlò con qualcheduno della famiglia?
EX210 Di Filippo E: No, no completamente, guardi.
AVVOCATO Ceolan: No? Senta, allora scusi, vediamo se la sua memoria si attiva.
Nell'interrogatorio del maggio 1995, giorno 26, reso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, lei ha detto:
"In tale periodo ho attraversato una fase di crisi pisicologica e morale" - cioè quando era detenuto - "e mi sono confidato, chiedendogli aiuto, con mio fratello Pasquale".
E' vero o non è vero?
EX210 Di Filippo E: Una crisi psicologica non significa che ho detto che volevo collaborare. Probabilmente stavo male psicologicamente.
AVVOCATO Ceolan: Comunque qualche cosa ha manifestato a suo fratello. Le fece sapere qualche cosa suo fratello?
EX210 Di Filippo E: Penso che lui, da queste mia crisi psicologica, non lo so, abbia fatto una sua deduzione.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
EX210 Di Filippo E: Credo che mi arrivò una lettera in carcere: 'stai attento, non combinare guai; se non ce la fai più impiccati'.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ecco.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
Ottimo consiglio...
AVVOCATO Ceolan: Quindi le scrisse una lettera invitandola ad impiccarsi se non ce la faceva più.
Lei attuò, o cercò di attuare, questo suicidio?
EX210 Di Filippo E: Sì, sinceramente sì.
AVVOCATO Ceolan: Se ne accorse qualcheduno nel carcere?
EX210 Di Filippo E: Proprio di quello che stavo facendo, no; l'indomani mattina le guardie venivano a ispezionare e si sono accorte che avevo dei segni al collo.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
PRESIDENTE: Ah, proprio lei l'aveva presa alla lettera.
EX210 Di Filippo E: Ma non sul fatto della lettera...
PRESIDENTE: No, no; ho detto: alla lettera.
Alla lettera vuol dire: questo mi ha detto e questo faccio.
EX210 Di Filippo E: Io non ho fatto questo in subordine alla lettera di mio fratello.
PRESIDENTE: No.
EX210 Di Filippo E: Completamente.
PRESIDENTE: Ha deciso per conto suo.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PRESIDENTE: Però suo fratello le ha detto quella cosa...
EX210 Di Filippo E: Mi ha detto quella cosa.
PRESIDENTE: ... senza rendersene conto aveva eseguito puntualmente.
EX210 Di Filippo E: Perché psicologicamente stavo malissimo.
PRESIDENTE: No, non la sto prendendo in giro, mi scusi.
EX210 Di Filippo E: Sì.
PRESIDENTE: Mi guarderei bene.
EX210 Di Filippo E: No, per carità.
PRESIDENTE: Perché quando si tocca certi argomenti, ridere è per lo meno...
EX210 Di Filippo E: No, no, ma non sto dicendo...
PRESIDENTE: ... blasfemo. Forse si capisce, ma è bestemmiare contro la vita.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
PRESIDENTE: E la sofferenza.
AVVOCATO Ceolan: Quindi, questo sanitario si accorse dei segni rossi, le chiese qualche cosa. Lei ricorda che cosa gli rispose?
EX210 Di Filippo E: Io sinceramente non la sento tanto bene, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Dunque...
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, mi faccia la cortesia: si metta a sedere.
AVVOCATO Ceolan: Mi metto a sedere.
PRESIDENTE: E faccia le domande da seduto.
AVVOCATO Ceolan: Io mi alzo sempre per riguardo alla Corte, Presidente.
PRESIDENTE: La ringrazio. Lei è molto gentile, ma più del riguardo bisogna guardare all'esigenza e alla possibilità che ci sia una comunicazione piena.
AVVOCATO Ceolan: Benissimo.
PRESIDENTE: Lo dico anche per gli altri difensori che avessero difficoltà.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
PRESIDENTE: Non ci ho pensato prima. Ho sentito l'avvocato Maffei che ha fatto da seduto, molto opportunamente, comunque, per queste ragioni, quindi potete farlo tutti.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Grazie, Presidente.
AVVOCATO Ceolan: Dunque, allora la domanda era questa: quando questo sanitario, immagino del carcere, vide i segni rossi sul collo, le chiese cosa era successo, lei, oltre - non so, gli ha riferito: 'ho tentato di suicidarmi' - ricorda che cosa gli disse?
EX210 Di Filippo E: No, io non dissi che stavo tentando il suicidio, però lui dai segni si accorse che c'era qualcosa di strano.
Tant'è vero che subito venne il brigadiere nella cella e mi disse: 'ma stai attento, cosa stai facendo?'.
Io, comunque, avevo sempre... mi ero buttato sempre negativo, nel senso che dicevo che non era successo niente.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
EX210 Di Filippo E: Dopodiché fui chiamato dall'assistente sociale e così feci capire che c'era qualcosa in me che non andava.
Allora fui chiamato dal direttore ed espressi a lui stesso la voglia di iniziare questa mia collaborazione.
AVVOCATO Ceolan: Ora lei, sempre in questo interrogatorio del 26 maggio '95:
"Dopo che il sanitario si accorse dei segni rossi rimasti sul collo e me ne chiese la causa, risposi; io, che già soffrivo di crisi depressive e di ansia, scoppio a piangere e dissi che non ce la facevo più a sopportare il regime carcerario".
Se lo ricorda?
EX210 Di Filippo E: Sì, è probabile, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Allora, io le chiedo questo, ma la sua crisi di rigetto, è una crisi di rigetto di Cosa Nostra, o una crisi di rigetto di regime carcerario?
EX210 Di Filippo E: Indubbiamente dentro il carcere è maturata di più.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
EX210 Di Filippo E: E trovandomi in quella situazione è sfociata in questa maniera qua.
AVVOCATO Ceolan: Bene. Senta, stamani, lei, parlando della posizione di Giacalone Luigi, ha riferito di aver saputo molte cose da un certo Sacco Antonino, mentre era detenuto nello stesso carcere.
Altre cose lei dice di averle ricevute, di averle sapute da Giuliano Antonino.
Naturalmente con Giuliano Antonino lei non è stato in carcere insieme; l'ha sapute fuori, mentre era fuori?
EX210 Di Filippo E: Sì, prima del mio arresto.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, prima del suo arresto.
Ora, lei nell'interrogatorio reso alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze del 14 giugno 1995, a pagina 7 - per far contento l'avvocato Oddo che vuole anche le pagine - lei disse...
PRESIDENTE: E' un giusto diritto, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Sì... Lei disse questo:
"Il ruolo del Giacalone era poi, per così dire, ulteriormente cresciuto dopo l'arresto dei Graviano, avvenuto a Milano".
Questa notizia la ebbe dal Sacco o da Giuliano Antonino? se se lo ricorda. Per quanto riguarda...
EX210 Di Filippo E: Ma no, è stato il Sacco a dirmelo.
AVVOCATO Ceolan: E' stato il Sacco, eh. Bene, Presidente, io ho finito.
Faccio richiesta, ai sensi degli articoli 195 e 209 del Codice di procedura penale, siccome l'esaminando esaminato riferisce dei fatti per averli saputi da terzi, che la Corte disponga l'audizione di questo Sacco Antonino e di questo Giuliano Antonino.
PRESIDENTE: Bene. Sentiremo, poi l'opinione del Pubblico Ministero e poi decideremo.
Prego...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Avvocato, può stare seduto anche lei, perché vale la stessa regola.
AVV. Cianferoni: Comunque mi trovavo anche bene da in piedi.
PRESIDENTE: Come?
AVV. Cianferoni: Ma la ringrazio.
PRESIDENTE: Come vuole, per carità, io non voglio mica costringerla a fare una cosa che non ha voglia di fare. L'importante è che lei senta, ma soprattutto senta l'esaminando.
AVV. Cianferoni: Proviamo comunque la modalità da seduti, perché questi sono fatti proprio per parlare da seduti.
PRESIDENTE: Eh sì.
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Anche perché non riesco a far fare l'adattamento che io ho chiesto anche ieri, anzi l'altro ieri, al nostro tecnico, ma pare che ci siano dei problemi; non so di che natura.
AVV. Cianferoni: Signor Di Filippo, a proposito della sua scelta di collaborare con l'Autorità Giudiziaria, lei ha parlato di una decisione avvenuta mentre si trovava detenuto a Benevento.
Se lo ricorda, questo, vero?
EX210 Di Filippo E: Sì, questa è stata la fase ultima della mia decisione.
AVV. Cianferoni: Ecco, però, allora io le chiedo come mai - veramente le chiedo un chiarimento in questo senso, però la circostanza mia pare importante - come mai fino dal primo interrogatorio - che troviamo tra quelli enunciati dal Pubblico Ministero in questo processo, quale base del capitolato - lei si trovasse detenuto a Rebibbia.
EX210 Di Filippo E: Fui trasferito, dopo. Dopo avere fatto la richiesta di collaborare, fui trasferito.
AVV. Cianferoni: Ricorda dopo quanto tempo ebbe a trasferirsi da Benevento a Rebibbia?
EX210 Di Filippo E: Penso dopo una settimana circa.
AVV. Cianferoni: Ecco, a Rebibbia fu ristretto nel reparto collaboratori.
EX210 Di Filippo E: Credo di sì, però non c'era scritto fuori e nemmeno l'ho visto. Penso.
AVV. Cianferoni: Senta, lei ricorda se era ristretto in quel reparto, in quel periodo, per esempio un certo signor La Barbera?
EX210 Di Filippo E: Guardi, io, ricordando, riferisco che ero a celle singole e nessuno si vedeva con l'altro. E anche al passeggio andavamo da soli, per cui non so chi c'era accanto a me o più avanti di me.
AVV. Cianferoni: Quindi, mi par di capire che lei dice c'erano scarse possibilità anche di comunicare tra lei e un altro detenuto nella stessa sezione.
EX210 Di Filippo E: Non si poteva comunicare, perché c'era la guardia che passeggiava ogni minuto. Il mangiare veniva portato da fuori, credo. C'era una sorveglianza abbastanza... ecco, molto dura.
AVV. Cianferoni: Io le rappresento che nel corso del dibattimento è venuta un'altra persona della quale le faccio anche il nome: era uno che si chiamava Maniscalco Umberto; il quale, ristretto nella sezione collaboratori di Rebibbia, ha riferito che - non ricordo se all'atto dell'ingresso o nel periodo che si trovava lì - comunque gli fu detto - non ci ha saputo dire da chi precisamente - che gli sarebbe convenuto dire di più di quello che sapeva. Ecco.
EX210 Di Filippo E: Mi scusi questo l'ho detto io?
PRESIDENTE: No. L'avvocato le fa presente che...
EX210 Di Filippo E: Sì.
PRESIDENTE: ... un altro collaboratore che abbiamo sentito a qualche udienza precedente, aveva raccontato che quando stava già collaborando, in carcere gli era stato detto che per ottenere certi vantaggi, o per lo meno riuscire a farsi credere, era meglio che dicesse di più di quello che sapeva, e quindi, evidentemente, facesse delle fantasie - come poi ha fatto - creando anche qualche contrattempo.
EX210 Di Filippo E: Questo non riguarda...
PRESIDENTE: Probabilmente vuol sapere, l'avvocato, se per caso non è successo anche a lei.
EX210 Di Filippo E: Questo non riguarda, completamente, la mia posizione. Nessuno mi ha mai detto di dire di più o meno, sinceramente.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, a proposito del quartiere dove lei abitava, può indicare chi fosse la persona di riferimento, diciamo così?
EX210 Di Filippo E: In quale periodo e...
AVV. Cianferoni: Diciamo nel periodo che interessa più da vicino i fatti di questo processo. Prendiamo, per esempio, come anno di partenza il 1990 fino all'atto del suo arresto nel '94.
EX210 Di Filippo E: Guardi, per quanto riguarda la mia zona - che sarebbe via Messina Marina, Corso dei Mille - i riferenti principali in quel periodo erano Renzo Tinnirello e Francesco Tagliavia i quali, a sua volta, dovevano dare man forte ai Graviano. Cioè, loro prendevano ordini dai Graviano.
Queste cose le ho sapute da mio fratello e sempre da Giuliano Antonino.
Tanto è vero che per fare quel traffico di hashish di cui ho parlato, il permesso allo Spadaro Antonino gli fu dato dal Tinnirello Lorenzo.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, a proposito... stamani lei ha rammentato un fatto: una rapina d'argenteria avvenuta a Palermo. Di questo fatto lei è in grado di fornire maggiori dettagli, a parte la conoscenza così riferita?
EX210 Di Filippo E: Se vuole posso dirgli anche chi ha fatto la rapina, non lo so.
AVV. Cianferoni: Eh, provi.
EX210 Di Filippo E: Lo vuole sapere?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX210 Di Filippo E: E allora, da quelle che sono le me conoscenze, la rapina è stata fatta da Francesco Savoca e da un certo Marcello Guglielmini; ci sono state altre persone di cui adesso non ricordo il nome.
Hanno fatto la rapina e l'argento è stato dato in mano a Spadaro Antonino.
Spadaro Antonino, tramite l'Addolorato, ha dato questo argento ad una persona di Milano, persona che è scesa a Palermo - e precisamente è venuto al mio distributore - per controllarsi l'argento. Si è controllato l'argento e se l'è portato a Milano. Dopodiché questa persona credo abbia collaborato e ha fatto il nome di tutti.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, a proposito della città di Milano, lei mi fa venir in mente alcune sue dichiarazioni nella fase delle indagini preliminari circa la presenza dei signori Graviano a Milano, quando poi furono arrestati nel gennaio del '94.
Ora io le chiedo: si ricorda che cosa ebbe a dichiarare nella fase delle indagini preliminari, e comunque, più direttamente, se sa che cosa potesse sapere Leoluca Bagarella della presenza dei signori Graviano a Milano in quel periodo?
EX210 Di Filippo E: Io quello che so l'ho già detto poco fa. Ed è appunto una notizia che il Giuliano Antonino mi disse, che i Graviano si trovavano a Milano, perché avevano intercettato i pentiti Greco Giovanni e Giuseppe Marchese.
AVV. Cianferoni: E ricordo che nella fase delle indagini preliminari - in questo mi pare che per ora non ci sia da fare contestazione - lei ebbe a dire che non era possibile, ricordo proprio la frase, lei disse, a domanda del...
EX210 Di Filippo E: Sì, che i Graviano si erano trasferiti a Milano senza...
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX210 Di Filippo E: ... l'ausilio del Bagarella; ma questo era normale. Che dopo riuscì Bagarella dal carcere e tutto il comando fu preso dal Bagarella. Addirittura mio fratello mi disse una volta "comanda a tutto u munno"; è una frase rituale, significa "comanda tutto il mondo".
AVV. Cianferoni: Quindi, questo impegno a Milano dei signori Graviano, il Bagarella lo doveva conoscere, lei ci conferma.
EX210 Di Filippo E: Indubbiamente, guardi.
AVV. Cianferoni: Allora, io le rappresento che è venuta, sempre in dibattimento, un'altra persona - anche in questo caso le faccio anche il nome - certo Calvaruso, il quale ha detto che all'atto dell'arresto dei Graviano a Milano, Bagarella avrebbe commentato sostanzialmente così: 'gli sta bene, così imparano ad andare dietro alle ragazze', una cosa di questo tipo.
Ecco, mi pare ci sia un contrasto tra quello che lei ci dice e quello che ci ha detto il signor Calvaruso. Lei come si pone?
EX210 Di Filippo E: Anche io, per sviare le indagini, potevo dire anche una cosa del genere, per non fare capire qual era la verità.
Indubbiamente il signor Bagarella ha fatto bene a dire questo. Si vede che non interessava a lui far saper al Calvaruso quale era la verità. Penso.
AVV. Cianferoni: Ecco, queste circostanze che ci riferisce, comunque, ora prendendo atto di come lei si pone rispetto a quello che ha dichiarato Calvaruso, comunque queste circostanze che lei ci riferisce lei da chi le ha apprese?
EX210 Di Filippo E: Quali circostanze?
AVV. Cianferoni: Queste circa l'arresto dei Graviano e il commento che avrebbe fatto Bagarella. O non il commento, insomma il fatto che ci ha detto, che Bagarella lo doveva sapere, eccetera.
Da chi l'ha saputo?
EX210 Di Filippo E: Che il Bagarella doveva sapere me l'ha detto mio fratello; il fatto dei Graviano a Milano, me l'ha detto Giuliano Antonino.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, un'ultima cosa: lei viene sentito nella fase delle indagini preliminari anche a proposito del 41-bis...
Cioè, ora, il verbale che ho io è in questa parte parzialmente omissato, però la sua risposta si legge bene e io arguisco quello che doveva essere il tenore della domanda, cioè le deve essere stato chiesto se lei era a conoscenza di un legame tra l'articolo 41-bis e le stragi per le quali oggi c'è il processo.
Gliela faccio io stesso questa domanda, che cosa risponde?
EX210 Di Filippo E: Senta, per quanto riguarda queste stragi di cui stiamo parlando adesso, io non ho completamente conoscenza. Quello che ho detto, l'ho detto poco fa.
Per quanto riguarda le altre stragi, sia di Capaci che di via D'Amelio, diciamo ho saputo sia da uomini d'onore che da normali vicini a Cosa Nostra che queste stragi furono fatte appunto perché il signor Totò Riina era andato contro lo Stato. Contro lo Stato perché, appunto, era stato messo il 41-bis, che restringeva totalmente le condizioni del detenuto e perché non c'era più quella disponibilità di essere aperti come una volta; per quanto riguarda il 41-bis. Dopo, perché i collaboratori andavano prendendo sempre più uno stato di credibilità e diventava una cosa molto più sicura. Questo ho saputo.
AVV. Cianferoni: Be', però all'epoca non rispose così agli inquirenti. Le leggo la sua risposta.
EX210 Di Filippo E: Me la legga, avvocato.
AVV. Cianferoni: Lei dice, omissis la parte precedente:
"Risponde Di Filippo Emanuele: A livello di queste cose no, però era il chiodo fisso di ogni discorso che iniziava ogni mattina in carcere, il 41-bis; perché si sapeva che c'erano le ristrettezze e tutto il seguito. Ed era normale, era logico che non si faceva altro che pensare come fare per cercare di trovare una soluzione all'eliminazione di questa cosa. Però la soluzione non la potevo trovare io e nemmeno, magari, chi parlava con me, ma bensì che, in sostanza, poteva avere qualche amicizia di un certo rilievo. Tutto qua il discorso".
Quindi, mi pare che la sua risposta sia in un senso molto diverso da quella di oggi.
EX210 Di Filippo E: Va be', io se vuole posso parlarle anche di un altro episodio.
Mi trovavo nel carcere di Palermo alla IX sezione, sempre in attesa dell'udienza preliminare, e mi trovavo in cella, in quel periodo, perché c'è stato uno sbaglio di Polizia Penitenziaria, con Giuseppe Gaeta; è un uomo d'onore di Termini Imerese e comanda a Termini Imerese.
Ricordo che questa persona qua, in riferimento alle stragi - però io preciso quelle di Capaci e di via D'Amelio, con molta precisione - lui mi disse che, sempre dando la colpa al signor Totò Riina e definendolo "u' curto", noi che sapevamo che era, questo "curto" Totò Riina, che aveva sbagliato a dare questa man forte contro lo Stato.
E lui mi disse a me che se avesse incontrato, durante la sua detenzione - Pino Gaeta - Pippo Calò, gli avrebbe detto di scendere a patti con lo Stato per cercare di salvare noi giovani. Noi giovani che stavamo morendo.
Non mi riferisco a me, perché io il 41-bis non l'avevo, ma a tanta gente che si trovava nelle isole e si trovava in una situazione pietosa, dal punto di vista carcerario per il 41-bis.
AVV. Cianferoni: Va bene. Comunque, questa risposta è di oggi; quella dell'epoca non me l'ha saputa chiarire. Cioè, voglio dire, lei parlò...
EX210 Di Filippo E: Ma avvocato...
AVV. Cianferoni: ... di amicizie...
EX210 Di Filippo E: Mi scusi.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX210 Di Filippo E: Le amicizie io mi riferivo a questo.
AVV. Cianferoni: Non le bombe, capito?
EX210 Di Filippo E: Non?
AVV. Cianferoni: Non parlò di bombe e di stragi, eh.
EX210 Di Filippo E: Ma mi scusi, che significa "non parlò di bombe e di stragi"?
AVV. Cianferoni: Anzi, la sua risposta esordiva in quella maniera che le ho letto, cioè lei ha detto all'epoca:
"No, a livello di queste cose no."
EX210 Di Filippo E: Ma se non so cosa intende per "queste cose". Cioè, bisogna vedere di cosa stavamo parlando.
AVV. Cianferoni: Eh...
EX210 Di Filippo E: Sinceramente non mi ricordo, io.
"Queste cose" cosa sta a significare? Non so. Magari non so niente a livello di queste stragi.
PRESIDENTE: Avvocato, vada avanti.
AVV. Cianferoni: Bene. No, no, era l'ultima domanda, Presidente. La ringrazio.
PRESIDENTE: Finito?
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
EX210 Di Filippo E: Buonasera, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Buonasera. Buonasera, Di Filippo.
Senta, una domanda preliminare, in un certo senso: lei ha narrato una certa serie di fatti e ha indicato sempre fonti, diciamo, che a loro volta le hanno narrato questi fatti.
Cioè, da quello che ho capito, per sua conoscenza diretta tutta una serie di notizie relative all'organizzazione Cosa Nostra non le aveva. Le avrebbe apprese da queste persone.
Quindi le chiedo: questi signori sono, da quello che ho capito, principalmente un certo Giuliano Antonino e un certo Sacco, suo codetenuto nel carcere di Benevento.
Mi conferma questo?
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
AVVOCATO Gramigni: Ecco. Di notizie afferenti l'organizzazione di cui ci ha ampiamente parlato da stamattina ad ora, suo fratello Di Filippo Pasquale gliene ha mai fornite? E se sì, in che periodo?
EX210 Di Filippo E: Io vorrei sapere qual è bene la domanda. Cioè, a cosa si riferisce lei?
AVVOCATO Gramigni: Io mi riferisco...
EX210 Di Filippo E: Quando ero in galera io, cosa mi raccontava mio fratello?
AVVOCATO Gramigni: Diciamo, suo fratello parlava di argomenti inerenti la vita di Cosa Nostra con lei?
EX210 Di Filippo E: No, no. Quando io ero in galera, l'ho già detto davanti al dibattimento, non mi ha mai detto niente. Addirittura, l'unica cosa che sapevo io è che lui aveva contatti con il Bagarella per prendersi i soldi dello stipendio. Quando, in effetti, a quanto pare la realtà era un'altra.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, lei con suo fratello non ha mai avuto occasione di parlare, e quindi di ricevere notizie, relative alla organizzazione Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo E: Quella di cui ha fatto parte lui no, completamente, guardi.
AVVOCATO Gramigni: Cioè? Quindi, suo fratello le avrebbe dato notizie di un'organizzazione della quale non faceva parte? Non ho capito.
EX210 Di Filippo E: No, mio fratello non mi ha dato nessuna notizia. Diceva soltanto che aveva i contatti con Bagarella per prendersi i soldi dello stipendio.
Dopo erano fatti suoi e io non ero a conoscenza di quello che lui faceva in realtà con il Bagarella.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, quindi, in realtà, con suo fratello lei ha sempre parlato di argomenti diversi, rispetto alle gerarchie, o comunque la struttura di Cosa Nostra.
EX210 Di Filippo E: Per quanto riguarda, sì, il nuovo, diciamo, il nuovo che si è protratto in Cosa Nostra, sì.
Parlavamo sempre del 41-bis, come andavano le cose. Ho riferito del fatto che volevo fare interpretariato ed è successo un putiferio perché queste cose non si ammettono. Queste cose qua.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, allora devo presumere che lei ha mal ricordato, quando prima ci ha riferito che del ruolo - tra virgolette - di comando della famiglia Graviano, lei avrebbe appreso da suo fratello.
EX210 Di Filippo E: Sì, ma non quando io ero in carcere, completamente.
AVVOCATO Gramigni: Appunto, quindi, lei prima è stato categorico; mi ha detto: no, da mio fratello mai ho saputo niente del nuovo.
EX210 Di Filippo E: Ma ho specificato: quando ero in carcere.
AVVOCATO Gramigni: E cioè a che periodo si riferisce?
EX210 Di Filippo E: '94-95.
AVVOCATO Gramigni: E quindi i discorsi relativi a Cosa Nostra, con suo fratello, se li ha fatti quando li ha fatti?
EX210 Di Filippo E: Prima, è antecedente. Prima del mio arresto. Abbiamo fatto traffico di hashish, di contrabbando di sigarette...
AVVOCATO Gramigni: Quindi, venendo, legandomi a quello che lei ha detto, si parlerebbe di cosa? Dell'anno '90?
EX210 Di Filippo E: Sì, primi anni '90, sì.
AVVOCATO Gramigni: Primi anni '90.
Ecco, e suo fratello in quell'epoca come poteva riferire circostanze relative alla vita di Cosa Nostra?
EX210 Di Filippo E: Perché lui era molto più intrinseco, diciamo. Essendo genero di Spadaro, era molto più intrinseco.
Dopo io ho detto che già me n'ero un po' uscito dalla situazione.
AVVOCATO Gramigni: Quindi, a differenza di lei, da quello che mi dice, suo fratello Pasquale era invece intrinseco, per usare la sua espressione, anche nel '90 o nei primi anni '90 o giù di lì.
EX210 Di Filippo E: Guardi, io per intrinseco intendo dire poteva venire a conoscenza di determinati fatti che io non potevo venire.
Però, in quei periodi là mio fratello, proprio interno a Cosa Nostra non c'era. Mi spiego?
AVVOCATO Gramigni: Uhm. Cioè...
EX210 Di Filippo E: Come...
AVVOCATO Gramigni: ... si spiega tanto bene, perché mi ha detto, un momento fa: 'mio fratello era molto più intrinseco', io ho mutuato una sua espressione, non è che è un'espressione mia "intrinseco"; è un'espressione sua. E mi ha detto un momento fa: 'mio fratello era intrinseco, io no'. Ergo: mio fratello mi raccontava cose che io non sapevo.
EX210 Di Filippo E: Ecco, intrinsecità è questo: che lui riusciva a sapere più cose di me, essendo il genero di Spadaro e via di seguito.
AVVOCATO Gramigni: Va bene. Senta, vorrei sapere, se possibile, da lei una descrizione particolareggiata, comunque non... più precisa di quanto, più precisa che può lei, di questi messaggi che lei recapitava a suo sognato mentre era detenuto.
Ecco, mi descriva un po' come erano fatti questi messaggi.
EX210 Di Filippo E: I messaggi erano a volte arrotolati in foglietti non so se di quaderno - sinceramente non lo so, perché non riuscivo a capirlo - e leggermente coperti sopra - sa, come quando si copre un tubo? - per cui non si riusciva a vedere; ed era anche un po' incollato. Comunque era fatto in una maniera che il messaggio non si rovinava completamente.
Io, i bigliettini li prendevo da Filippo Graviano e li davo a mio cognato durante il colloquio che avevo a Voghera.
AVVOCATO Gramigni: Dunque, le chiedo: come faceva a introdurre in carcere questi bigliettini?
EX210 Di Filippo E: Ma guardi, la perquisizione che avveniva a Voghera non era proprio delle più eclatanti, per cui certe volte riuscivo a mettere il bigliettino in mezzo alla cintura, e qualche volta anche dentro la scarpa. Per cui, mentre noi facevamo il colloquio - siccome io e mio cognato il colloquio lo facevamo in una stanza da soli: io, mio cognato e mia sorella - certe volte la guardia non guardava tanto bene, allora io riuscivo a sfilare il bigliettino e glielo davo.
AVVOCATO Gramigni: Comunque, mi ha detto lei che...
PRESIDENTE: ... era un rotolino.
EX210 Di Filippo E: Sì, era un rotolino sì.
AVVOCATO Gramigni: Bene. E per... Dunque, lo consegnava durante il colloquio a suo cognato e suo cognato cosa faceva, lo...
EX210 Di Filippo E: Certe volte lo leggeva, e certe volte non lo leggeva. E quando l'ha letto, una volta, è uscito fuori che lui vide scritto che bisognava fare lo sciopero della fame. E allora, in modo un po'...
PRESIDENTE: Non ho capito, scusi.
EX210 Di Filippo E: Bisognava fare lo sciopero della fame.
PRESIDENTE: Ah.
EX210 Di Filippo E: Nel bigliettino c'era scritto che...
PRESIDENTE: Lo mandavano a dire?
EX210 Di Filippo E: Sì. Allora lui mi disse: 'e adesso chi glielo dice a quello là sopra?', riferendosi al fratello Giuseppe.
Dopodiché, ai quindici giorni, mi dava la risposta, sempre nel bigliettino. Io lo mettevo nella scarpa o in mezzo alla cintura e lo uscivo fuori.
AVVOCATO Gramigni: Durante il colloquio, ecco, lei cosa faceva? Riceveva, quindi, il bigliettino di risposta da suo cognato?
EX210 Di Filippo E: Sì. Lo ricevevo, lo mettevo nella scarpa o nella cinta, stavo un pochettino e dopo me ne uscivo e lasciavo mia sorella a fare il colloquio con il marito.
AVVOCATO Gramigni: Senta, un'altra domanda: lei ci ha riferito, anche poco fa, dei motivi della presenza dei fratelli Graviano - Giuseppe e Filippo - a Milano, in occasione dell'arresto.
Le chiedo conferma, ma è una conferma scontata, del fatto che questa notizia l'ha appresa da Giuliano Antonino.
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Gramigni: Oramai credo che è una cosa che ha detto più volte.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
AVVOCATO Gramigni: Si ricorda in che circostanze ha potuto apprendere questa notizia dal Giuliano Antonino?
EX210 Di Filippo E: Ma credo che sia stato dopo che sono stati arrestati. E' venuto, nervoso, al distributore e, appunto, si è espresso in questa maniera.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, come si è espresso? Innanzitutto, quindi, lei crede di ricordare che questa notizia le venne fornita al suo distributore.
EX210 Di Filippo E: Sì, sì.
AVVOCATO Gramigni: C'era qualcun altro quando le venne riferita?
EX210 Di Filippo E: No, non era solito parlare davanti ad altri...
AVVOCATO Gramigni: Uhm.
EX210 Di Filippo E: ... tranne se non c'era mio fratello.
AVVOCATO Gramigni: E di preciso cosa le disse?
EX210 Di Filippo E: Che i Graviano si trovavano là, perché erano stati arrestati là. Perché avevano individuato Drago Giovanni e Giuseppe Marchese.
AVVOCATO Gramigni: Che i Graviano fossero stati arrestati là, credo che non fosse necessario che glielo dicesse Giuliano Antonino, perché fu una notizia di un certo risalto.
EX210 Di Filippo E: Io mi riferisco al motivo.
AVVOCATO Gramigni: Sul motivo volevo sapere di preciso cosa le venne riferito dal Giuliano Antonino.
EX210 Di Filippo E: Quello che le ho detto poco fa, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Cioè che... me lo ripeta. Scusi se sono pedante.
EX210 Di Filippo E: In sostanza il motivo, mi disse Giuliano Antonino, è stato che si trovavano a Milano perché avevano individuato Greco Giovanni e Giuseppe Marchese.
AVVOCATO Gramigni: Io, a questo punto, le devo formulare una contestazione. Una contestazione in questo senso: che dal tenore delle dichiarazioni che lei ebbe a rendere l'11 gennaio '96 al Pubblico Ministero di Firenze. E facendo riferimento in particolare alle pagine 2 e seguenti della trascrizione del verbale, io capisco che in realtà il discorso del Giuliano Antonino fu molto meno netto di quello che ci riferisce oggi. E, anzi, sembra di capire che fu oltremodo ambiguo.
Le vado a leggere.
Lei risponde, a domanda del dottor Chelazzi, che dice:
"Siccome lei ha dato una certa spiegazione sulla presenza dei Graviano a Milano, le chiederei di rifare - tanto è un discorso breve - di rifare il discorso su questa, sul motivo della presenza dei Graviano. Come lo ha saputo, da chi lo ha saputo".
"Il motivo della presenza dei Graviano a Milano mi è stata raccontata da Giuliano Antonino che sarebbe il fratello di Giuseppe detto 'Folonari'...".
Ora qui mi scuso, perché la fotocopia è venuta male e c'è una parte incomprensibile. Dopodiché prosegue con:
"Cosiddetto gruppo di fuoco di Ciaculli che era motivata dal fatto che si stava arrivando ad intercettare, non so se le abitazioni, o alcuni movimenti dei collaboratori Giuseppe Marchese e Giovanni Drago.
Questo è stato il motivo che sono riuscito a sapere da questo Giuliano Antonino. E basta".
Conclude il Pubblico Ministero. Poi prosegue, dice:
"Quindi, i Graviano erano su in relazione a questo?"
Lei risponde:
"Da quello che mi dice Giuliano Antonino".
E il Pubblico Ministero chiede precisazioni, dice:
"Ma da quello che le ha detto Giuliano Antonino, lei ha capito se i Graviano erano su perché dovevano avere altre notizie su, o addirittura questi collaboratori erano stati localizzati su, o avevano dei passaggi, per così dire, su nel milanese?"
E lei risponde:
"Di preciso, cioè, da quello che io ho potuto rilevare dal..." - poi c'è una pausa e lei dice -"Perché è giusto che io specifico una cosa: che certe volte noi riusciamo a percepire determinate situazioni o determinati discorsi, o determinate risposte, non perché l'interlocutore mi dà subito la risposta, ma basta uno sguardo, un atteggiamento. Che le posso dire, un cenno per noi capire quello che in effetti potrebbe essere".
Qui, anche qui c'è un'altra parte incomprensibile: "Per avere le notizie. Questo io riuscii a capire su queste persone là, che erano state individuate su Milano o zone limitrofe".
Quindi, da quello che capisco, sembra che lei immagini certe cose perché ha avuto sensazioni, secondo quello che lei ci dice, usa una persona plurale, ecco, quando dice: 'noi riusciamo a percepire', a chi si riferisce?
Cioè, lei dice: "E' giusto che io specifico che certe volte noi riusciamo a percepire determinate situazioni", che altri evidentemente non riescono a percepire.
EX210 Di Filippo E: Noi che abbiamo vissuto nell'ambiente, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Ecco.
"Non perché l'interlocutore mi dà subito la risposta, ma basta uno sguardo, un atteggiamento, che le posso dire, un cenno".
Quindi, devo dedurre che in quella occasione lei da Giuliano Antonino non ebbe una risposta, ma ebbe uno aguardo, un atteggiamento, che le posso dire, un cenno.
Perché se è, si sente in dovere di fare una precisazione di questo genere, posso immaginare che ci tenga a far capire al Pubblico Ministero che quello che riferisce, rispetto al motivo della presenza dei Graviano, sia dovuto a questa particolare sensibilità percettiva, rispetto a cenni e atteggiamenti o sguardi.
EX210 Di Filippo E: Per quanto riguarda questa percettività di cui lei parla, io la indico nel senso che era probabile che il Giuliano non si è aperto subito. Magari cercava di farmelo capire il discorso.
Mi spiego? Ecco perché noi riusciamo a percepire determinate cose dagli sguardi, dai gesti, dai movimenti, ecco.
AVVOCATO Gramigni: Ma è questo quello che volevo dire. Di questo io volevo avere conferma.
EX210 Di Filippo E: Poi non capisco qual era l'ambiguità. Non vedo nessuna ambiguità.
AVVOCATO Gramigni: Beh, ma...
EX210 Di Filippo E: La risposta è quella.
AVVOCATO Gramigni: ... non importa che la veda lei, non si preoccupi.
Senta, ecco, le chiedo: lei prima ha fatto una serie di affermazioni in cui attribuisce certe caratteristiche e certi ruoli ai Graviano.
Teniamo per ora genericamente insieme.
Ecco, le chiedo: sono affermazioni circa il ruolo dei Graviano che lei può fare così come ha potuto fare quelle deduzioni circa il motivo della presenza dei Graviano, o sono discorsi più precisi e più circostanziali, rispetto al ruolo die Graviano?
Cioè, lei può dire che i Graviano comandavano a Brancaccio - per usare sue espressioni - perché?
EX210 Di Filippo E: Perché mio cognato principalmente si rivolgeva a loro mentre era detenuto.
Queste cose io dopo le ho sapute da mio fratello e da Giuliano Antonino. E nell'ambiente in cui io stavo che era sempre quello mafioso, si sapeva che comandavano i Graviano.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Quindi c'è una voce generale, da quello che capisco. Almeno che lei è in grado di riferirci questo. No?
EX210 Di Filippo E: Prego?
AVVOCATO Gramigni: Lei ha detto: 'si sapeva che...', quindi c'è una voce diciamo di dominio pubblico.
EX210 Di Filippo E: A livello di Cosa Nostra, di...
AVVOCATO Gramigni: A livello di Cosa Nostra, naturalmente. Io non lo sapevo di certo.
E, oltre a questo, lei fa una specie di deduzione, rispetto al fatto che suo cognato desiderava avere diciamo rapporti per suo tramite con i Graviano. E dunque, da questo dice: 'se mio cognato voleva parlare coi Graviano, ecco che i Graviano comandavano'.
E' giusto questo?
EX210 Di Filippo E: Ma non è deduzione, è un dato di fatto.
AVVOCATO Gramigni: No...
EX210 Di Filippo E: Mio cognato faceva così e si faceva così.
AVVOCATO Gramigni: Scusi...
EX210 Di Filippo E: Mio cognato non era...
AVVOCATO Gramigni: Scusi un attimo, scusi un attimo, Di Filippo. Il fatto è, da quello che ho capito, che suo cognato voleva parlare coi Graviano. Questo è il fatto.
EX210 Di Filippo E: Mio cognato parlava personalmente coi Graviano.
AVVOCATO Gramigni: Suo cognato parlava con i Graviano.
EX210 Di Filippo E: Sì, tramite me. Ero io l'interlocutore in quel periodo.
AVVOCATO Gramigni: Questo è il fatto. Dopodiché il fatto che i Graviano comandavano, lei lo ricava dal fatto che suo cognato parlava con i Graviano.
EX210 Di Filippo E: Questa è una risposta affermativa, sì.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto.
EX210 Di Filippo E: Una risposta, sì.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Senta, un'unica domanda mi residua: lei ci ha riferito prima che durante la sua detenzione a Benevento - almeno da quello che capisco - ha avuto occasione di parlare con il suo compagno Sacco di certo Tutino Vittorio.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Gramigni: E le è stato riferito dal Sacco - almeno da quello che ho capito dalla sua deposizione - che Tutino Vittorio aveva la pessima abitudine di bastonare la gente.
EX210 Di Filippo E: No, non aveva la pessima abitudine, era a servizio dei Graviano...
AVVOCATO Gramigni: Io la considero una pessima abitudine. Se poi lei la considera...
EX210 Di Filippo E: Era a servizio dei Graviano e lo mandavano a dare anche bastonate alle persone. Così mi disse Sacco Antonino.
AVVOCATO Gramigni: Ecco.
EX210 Di Filippo E: Cioè, non è che lui si alzava una mattina e faceva questo.
AVVOCATO Gramigni: Beh, voglio sperare di no.
No, le chiedevo quindi, lei da Sacco riuscì ad avere circostanze più dettagliate...
EX210 Di Filippo E: No, più dettagliate no, per quanto riguarda questo fatto delle bastonate.
AVVOCATO Gramigni: Quindi non sa né chi avrebbe bastonato, né per quale ragione lo avrebbe bastonato.
EX210 Di Filippo E: No, no, completamente.
AVVOCATO Gramigni: Quindi non è in grado di riferirmi alcunché, rispetto a questo...
EX210 Di Filippo E: No, no, questo ho saputo e questo lo riferisco.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. La ringrazio e non ho altro da chiederle.
EX210 Di Filippo E: Prego.
PRESIDENTE: Prego, avvocato. Anche lei può stare seduto, se crede, eh.
AVVOCATO Florio: Sì. Avvocato Florio.
Non me ne vorrà la Corte - me ne immagino - se per il momento sto in piedi. Poi, se il collaboratore dovesse avere...
PRESIDENTE: Come crede lei.
AVVOCATO Florio: Senta, Di Filippo.
EX210 Di Filippo E: Dica.
AVVOCATO Florio: Volevo ritornare un momentino a quanto da lei stamattina riferito in ordine a quella persona che risponde al nome di Cosimo Lo Nigro.
Dunque, lei ha avuto diciamo così dei contatti, o ha saputo che il Lo Nigro faceva traffico di hashish in grande stile. Gli può collocare la data?
Non ho capito se era '91, '92, '93.
EX210 Di Filippo E: No, non era '93. Tra il '91 e il '92.
AVVOCATO Florio: Tra il '91 e il '92.
Senta, tornando invece a quei rapporti tra il Giacalone e il Sacco, che periodo era quando Giacalone era detenuto insieme al Sacco?
EX210 Di Filippo E: Guardi...
AVVOCATO Florio: All'Ucciardone, eh, io dico.
EX210 Di Filippo E: Guardi, era nel '95. Io ho detto, non mi ricordo, se era per l'udienza preliminare, o l'inizio del processo Golden Market, non mi ricordo.
Noi siamo stati trasferiti da Benevento a Palermo. E Giacalone si trovava a Palermo non so per quale procedimento.
E' successa l'occasione che si è trovato nella stessa sezione del Sacco.
AVVOCATO Florio: Le chiedo scusa se la interrompo.
Non ho chiesto quando lei ebbe a parlare con il Sacco, volevo sapere se sa quando Giacalone è stato detenuto all'Ucciardone insieme a questo Sacco.
PRESIDENTE: Lo sa questo?
EX210 Di Filippo E: Eh, questo sto dicendo.
E' stato detenuto mentre noi andavamo a Palermo per presiedere o l'udienza preliminare, o l'inizio del processo Golden Market. '95, primi mesi del '95.
AVVOCATO Florio: I primi mesi del '95.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Florio: Senta, lei è stato detenuto all'Ucciardone.
L'Ucciardone com'è composto, quanti piani sono?
EX210 Di Filippo E: Di quale sezione mi parla? Ce ne sono diverse.
AVVOCATO Florio: Non sto parlando di sezioni, sto parlando di piani.
EX210 Di Filippo E: Piani... Eh, io ero, sono stato in due sezioni: la XI Sezione e mi trovavo all'ultimo piano; la II Sezione mi trovavo al primo piano. E dopo mi hanno trasferito al secondo piano.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Quindi il Giacalone e il Sacco, dove diciamo avrebbero avuto modo di parlare fra di loro?
EX210 Di Filippo E: A passeggio. Siccome la II Sezione era talmente piena che non ci entravamo più, loro non facevano scendere tutti nello stesso passeggio, ci dividevano.
AVVOCATO Florio: Sì.
EX210 Di Filippo E: Casualmente il Giacalone è sceso a passeggio con il Sacco.
AVVOCATO Florio: E il Giacalone dov'era detenuto? In quale parte, diciamo così, quale sezione, in quale piano...
EX210 Di Filippo E: II Sezione, però non so in quale parte, se...
AVVOCATO Florio: E il Sacco?
EX210 Di Filippo E: Sempre II Sezione.
AVVOCATO Florio: Su questo, alla fine dell'esame, chiederò alla Corte di porre in essere una richiesta istruttoria documentale.
Senta, lei ha parlato or ora del processo Golden Market. Di questo processo Golden Market, c'era imputato anche quel Giuliano Salvatore detto "il postino"?
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Florio: Lo ha conosciuto lì?
EX210 Di Filippo E: No, io lo conoscevo da fuori.
AVVOCATO Florio: Mi scusi se ritorno un attimo alla domanda di prima. E concludo perché proprio è l'ultima domanda.
Ma è possibile che in ordine a questa circostanza or ora riferita e cioè che il Sacco e il Giacalone avessero la possibilità di fare passeggio insieme, lei si ricordi proprio male?
EX210 Di Filippo E: Io mi ricordo male?
AVVOCATO Florio: Sì.
EX210 Di Filippo E: No, non mi ricordo male, perché sono state notizie che mi ha dato il Sacco.
AVVOCATO Florio: Lo conferma.
EX210 Di Filippo E: Sì.
AVVOCATO Florio: Ho capito. Io allora non ho altre domande.
Ho, come l'avvocato Ceolan prima, due richieste istruttorie.
La prima è quella di acquisire documentazione credo al Ministero di Grazia e Giustizia, che dimostri proprio come il Sacco e il Giacalone, nel periodo che va tra il 1 febbraio '95 e il 15 febbraio '95, erano collocati, all'interno dell'Ucciardone, in piani tali, laddove non era prevista, almeno all'epoca, la possibilità di andar a passeggio insieme.
Questa è la prima richiesta istruttoria.
La seconda richiesta istruttoria, visti gli articoli 468 comma IV e 507, la faccio adesso perché non è stato possibile farlo precedentemente, è quella di convocare in qualità di testimone il signor Nino, Antonio Maranto che è detenuto a Rebibbia, cui ha fatto riferimento l'altro giorno il signor Calvaruso.
Ed esattamente, su queste circostanze: cioè, se sia stato detenuto nella stessa cella con Calvaruso e Giacalone, sui rapporti tra quest'ultimi e soprattutto se vi sia stato una lite molto violenta tra il Calvaruso e il Giacalone una settimana prima dell'inizio della collaborazione del Calvaruso medesimo.
PRESIDENTE: Avvocato, le dispiace ripetere il nome di questo ultimo soggetto che dovrebbe essere...
AVVOCATO Florio: Certo, Antonio Maranto, cui ha fatto riferimento il Calvaruso in sede di esame o di controesame, non ricordo. Comunque l'udienza dell'altro ieri. E che mi risulta a tutt'oggi detenuto nel carcere di Rebibbia.
PRESIDENTE: Bene.
EX210 Di Filippo E: Posso... Mi permette di precisare una cosa?
PRESIDENTE: Chi è che parla?
AVVOCATO Florio: Forse mi voleva rispondere...
PRESIDENTE: Ah, mi scusi, non... Mi dica tutto.
EX210 Di Filippo E: Volevo dire questo: in base al fatto che si scende o non si scende a colloqui assieme tra il Sacco e il Giacalone, è probabile che non siano scesi assieme, però faccio presente che noi andavamo in due aree che erano divise da un portone. E spesse volte...
PRESIDENTE: Sia più chiaro, perché non la seguo.
EX210 Di Filippo E: Sì. Allora, andavamo all'aria, sì. Ed è probabile che il Sacco non scendeva a fare il passeggio con il Giacalone.
Però faccio presente che il Sacco e Giacalone, spesse volte, si incontravano quando, scendendo all'aria, noi andavamo da un lato e lui andava dall'altro lato.
AVVOCATO Florio: No, ma le chiedo scusa...
PRESIDENTE: No, lo lasci finire, per favore, avvocato. Sennò...
AVVOCATO Florio: Certo.
EX210 Di Filippo E: E spesse volte loro si mettevano nella porta e si chiamavano, e si parlavano.
E più di una volta il Sacco e il Giacalone hanno fatto il colloquio assieme.
Al limite si può andare anche a vedere...
PRESIDENTE: Il colloquio con i congiunti?
EX210 Di Filippo E: Coi familiari, sì.
PRESIDENTE: Coi familiari. Che c'è?
AVVOCATO Florio: No, chiedevo soltanto, a questo punto, al signor Di Filippo: ma le guardie, c'erano?
EX210 Di Filippo E: Eh, in linea di massima c'erano.
AVVOCATO Florio: No, voglio dire, perché l'Ucciardone tra l'altro mi sembra...
PRESIDENTE: Lei era presente a queste cose?
EX210 Di Filippo E: Sì, quando si salutavano e si parlavano, sì.
PRESIDENTE: Dica, dica.
AVVOCATO Florio: No, io non ho però avuto la risposta se le guardie c'erano, facevano finta di non vedere...
EX210 Di Filippo E: Eh, questo non lo so io.
AVVOCATO Florio: Erano in momenti...
EX210 Di Filippo E: Le guardie c'erano, ma non lo so se facevano finta o meno.
Comunque spesse volte, una volta che scendevamo ad aree divise ed andando a passeggio e non andavamo in un'aria più grande, quella più piccola, la divisione di questo portone ci permetteva, alzandoci, di poterci vedere.
AVVOCATO Florio: Va bene, non ho altre domande. Grazie.
PRESIDENTE: Di poterci vedere e anche di poterci parlare?
EX210 Di Filippo E: Sì, certo. Non parlare tutte le due ore, però di potere scambiare qualche parola.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi? Nessuno?
Il difensore del Di Filippo voleva fare qualche domanda per caso?
AVVOCATO: No, grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Allora l'udienza riprende domattina alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buonanotte.
*EX210 Di Filippo E: Buonanotte.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
PRESIDENTE: Ah...
PUBBLICO MINISTERO: Non so se vuole il punto di vista del Pubblico Ministero su queste istanze...
PRESIDENTE: Ah, ma io aspettavo...
PUBBLICO MINISTERO: ... sul momento, o più avanti.
No, basta saperlo. Sennò io corro il rischio di dimenticarmene.
Il dottor Nicolosi c'ha una memoria migliore della mia, ma non perderei l'occasione, ecco, per esprimerci su questo...
PRESIDENTE: Allora ci sarebbe da esprimere il parere anche sulle richieste degli altri difensori...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, apposta per questo, sennò ne rimangono in sospeso più d'una.
PRESIDENTE: Benissimo, benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, per quanto riguarda la richiesta di sentire queste due persone, Sacco e Giuliano Antonino, il Pubblico Ministero non ha nessuna obiezione.
Si è determinata l'ipotesi di cui all'articolo 595 commi 2 e seguenti. Cioè, comma I; II parte e successivo.
Per quanto riguarda viceversa l'esame, va bene, forse come teste, di questo signor Tony Maranto, Antonio Maranto, ecco, sicuramente non me ne vorrà l'avvocato Florio. Sotto questo profilo, ecco, è semplicemente da sollecitare alla Corte l'esercizio quando sarà il momento dei poteri di cui all'articolo 507, perché si tratta di persona che era già menzionata ampiamente negli atti di indagine del Pubblico Ministero. Di talché la difesa era nelle condizioni di inserirla in una sua lista testi, fin da ben prima dell'inizio del processo. E quindi del famoso termine di cui al V comma dell'articolo 468.
E dico fin da ora e comunque che non ho nessuna opposizione di merito.
Ecco, credo semplicemente che sia un problema da amministrare da parte della Corte ai sensi dell'articolo 507.
Per quanto riguarda poi ancora quell'accertamento da effettuarsi presso la Casa Circondariale di Palermo, vedo che il difensore è informatissimo, perché ha anche segnalato l'epoca in cui l'accertamento andrebbe fatto - dal 1 al 15 febbraio - desumo che il signor Giacalone gli abbia dato tutti i termini di riferimento, nulla di male, per poter fare, porre la questione alla Corte.
Evidentemente io non vado ad interpellare Giacalone per sapere se questo termine sia stato indicato strumentalmente, potrei anche sospettarlo e d'altra parte è mio dovere anche sospettarlo.
Quindi credo che questo accertamento vada, se la Corte ritiene di disporlo e vedrà la Corte in che termini disporre questo accertamento, perché bene o male si tratta di disporre un mezzo di prova e nient'alto che questo. Può ordinare un sequestro di documentazione, può disporre di sentire come teste il direttore del carcere, il responsabile di tutta la custodia, il responsabile delle sezioni. E non è detto che bastino.
Perché non si tratta semplicemente di stabilire se questi due signori facevano l'aria insieme, ma - e in più generale - se questi signori avevano la possibilità, o hanno avuto nel periodo che va da quando Giacalone viene arrestato: 3 giugno '94, a quando sicuramente cessa una sorta di coabitazione tra Di Filippo e Sacco, quindi nell'andare all'anno dopo, al maggio '95.
Se in questi 11 mesi vi è stato in un qualche istituto carcerario, l'Ucciardone, Rebibbia o chissà che altro, una possibilità di contatto. O in occasione di colloqui con familiari, in occasione di colloqui con difensori, o in una occasione di trasferimenti in aula per partecipazioni ad udienze, o all'interno delle aule per partecipazioni alle udienze, o nelle stanze di attesa, o celle di attesa che dir si voglia, delle aule di giustizia, possibilità di contatto diretto tra Giacalone e l'altra persona in questione che è Sacco Antonino.
Ecco, in questi termini il Pubblico Ministero ritiene che l'accertamento sia opportuno. Lo fa proprio.
Ma solo a condizione che venga disposto in questi termini allargati e non, chissà perché, così mirati come farebbero comodo penso al signor Giacalone.
AVVOCATO Florio: Presidente, chiedo scusa informalmente, me ne rendo conto.
Io sono contento, anzi, di quanto ha detto il Pubblico Ministero.
Chiaramente più è ampio l'accertamento, ed è interesse anche difensivo. Per cui, seppure informalmente, mi associo anche a questa osservazione giusta del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Ci sono altre richieste?
Allora, ripeto...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Dica. Che cos'era?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non ho... Ah, in relazione... C'è una richiesta del difensore di Bagarella: di accertare se in epoca pregressa - e non so di quanto pregressa - c'era mai stato una comune carcerazione, ovviamene ed evidentemente nella stessa Casa Circondariale, dello stesso Bagarella con uno o più brigatisti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Su questo punto debbo dire, informo i difensori tra qualche giorno troveranno, fra l'attività integrativa di indagine depositata e conseguentemente comunicata, la risposta a questo accertamento che il Pubblico Ministero ha già promosso.
Dopodiché si tratterà di vedere se i difensori lo riterranno sufficiente non sufficiente: se dovranno...
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: ... interloquire in merito...
AVVOCATO Pepi: Scusino, ma siccome ho visto il verbale trascritto della mia richiesta, si fa riferimento ad anni di carcerazione '79-'81-'82.
Io so che Bagarella è stato detenuto per circa 12 anni, non so se dal '79 al '91, o dall'80 al '92. Io facevo...
PRESIDENTE: Avvocato, ma io ho parlato di una comune carcerazione nello stesso... senza limiti di tempo.
Quindi eventualmente si verificherà.
Va bene. Posso ripetere allora che si riprende domattina alle 09.00 con la traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.