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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZA 13.6.1997
*EX 210 D'Agostino: D'Agostino Giuseppe.
PRESIDENTE: Ci vuol dire tutte le sue generalità, per favore?
EX 210 D'Agostino: Sono nato ad Avellino il 26/07/1957.
PRESIDENTE: Basta così. Il Pubblico Ministero ci vuol dire in qualità di che... va sentito questo signore?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, il signor D'Agostino risulta dagli atti che abbiamo depositato, e dai verbali, che è persona sottoposta a indagine, credo in un procedimento, anzi era stato imputato di favoreggiamento personale, o meglio di procurata inosservanza di pena nei confronti di Graviano Giuseppe e Graviano Filippo.
Poi, credo sia stato anche, anzi sicuramente, è stato sottoposto a provvedimenti cautelari in relazione al delitto di associazione mafiosa, per l'appunto Cosa Nostra. Quindi mi pare che, dovendo riferire su ambienti di questa organizzazione e essendo lui sottoposto alle indagini sicuramente in relazione quantomeno a questo delitto, mi pare che la formula debba essere necessariamente quella dell'articolo 210.
PRESIDENTE: Abbiamo un difensore per questo signore? Ah, c'è sempre l'avvocato... Mi scusi, il suo nome?
AVVOCATO Fiermonti: No, Presidente, io non sono per l'attuale imputato di reato connesso.
PRESIDENTE: Il suo difensore chi era?
EX 210 D'Agostino: Fabbri.
PRESIDENTE: Fabbri. Lo può sostituire l'avvocato... Mi scusi, il suo nome mi salta.
AVVOCATO Fiermonti: L'avvocato Fiermonti.
PRESIDENTE: L'avvocato... No, no, no, io parlavo del signore... No, perché noi dobbiamo nominare un difensore di ufficio...
AVVOCATO Batacchi: Batacchi.
PRESIDENTE: ... tra gli iscritti al Foro.
L'avvocato Batacchi di ufficio.
Dunque, lei viene sentito come imputato per reato o procedimento connesso, quindi ha la facoltà di dichiarare 'non voglio rispondere'. Se vuole rispondere ci dice 'voglio rispondere'.
EX 210 D'Agostino: Voglio rispondere.
PRESIDENTE: Benissimo. Il P.M. può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: D'Agostino, buongiorno, sono il dottor Nicolosi. Senta, vuole dire se, diciamo, è stato mai arrestato?
EX 210 D'Agostino: Sì. Sono stato arrestato...
PUBBLICO MINISTERO: Può parlare per favore al microfono?
EX 210 D'Agostino: Sì, sono stato...
PRESIDENTE: Avvicini... Mi scusi, si avvicini il microfono.
EX 210 D'Agostino: Sono stato arrestato nel 1994 a Milano perché ho fornito una latitanza di Giuseppe e di Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
PRESIDENTE: Ah, per favoreggiamento.
EX 210 D'Agostino: Per favoreggiamento, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda anche il giorno di questo arresto?
EX 210 D'Agostino: Il 27 gennaio 1994.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei quindi il 27 gennaio '94 si trovava, capisco, a Milano? D'Agostino, mi sente?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E dopo questo arresto ha subìto altre vicende, diciamo, giudiziarie?
EX 210 D'Agostino: No.
PUBBLICO MINISTERO: Cominciamo a dire, quanto tempo è stato in carcere con questa accusa di favoreggiamento?
EX 210 D'Agostino: In carcere sono stato tre mesi, dopodiché sono uscito al Tribunale della Libertà. E poi sono stato condannato al Tribunale di Milano a 22 mesi di reclusione, con lo sconto della condizionale.
PUBBLICO MINISTERO: Dal carcere comunque è uscito dopo tre mesi?
EX 210 D'Agostino: Sì, sono uscito dopo tre mesi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi dovremmo essere all'incirca nell'aprile del '94.
EX 210 D'Agostino: Sì, siamo esattamente nell'aprile del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, successivamente ha avuto ulteriori provvedimenti restrittivi della sua libertà personale?
EX 210 D'Agostino: No.
PRESIDENTE: Non è più tornato in carcere?
EX 210 D'Agostino: No, non sono stato più in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Non è stato più in carcere però, voglio dire, è stato, le sono state rivolte altre accuse?
EX 210 D'Agostino: Sì, l'anno scorso, nel mese di febbraio se non vado errato, sono stato arrestato per associazione mafiosa, dalla Procura di Palermo.
PRESIDENTE: Allora come fa a dire che non ha subìto nuove restrizioni? E' stato arrestato.
EX 210 D'Agostino: Sì, non avevo capito bene la domanda.
PRESIDENTE: Allora, è stato arrestato.
EX 210 D'Agostino: Sì, sono stato arrestato l'anno scorso.
PRESIDENTE: 19...?
EX 210 D'Agostino: 1996.
PRESIDENTE: 6. In che mese?
EX 210 D'Agostino: Nel mese di marzo se non vado errato.
PRESIDENTE: Per associazione mafiosa.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PRESIDENTE: E' rimasto in carcere quanto?
EX 210 D'Agostino: Sono stato in una struttura extracarceraria.
PRESIDENTE: In una struttura extracarceraria.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a quest'ultima vicenda giudiziaria, le chiedo se ha iniziato immediatamente a rendere dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria e a collaborare con essa?
EX 210 D'Agostino: Per quanto riguarda questa vicenda, qualche giorno prima del mio arresto c'era stato un collaboratore di giustizia, se non ricordo male Pasquale Di Filippo, che in una videoconferenza praticamente mi informava del fatto che mi era stata praticamente data una condanna di morte perché reo di aver causato l'arresto dei fratelli Graviano a Milano.
PRESIDENTE: Scusi, condanna di morte pronunciata da chi?
EX 210 D'Agostino: No, questo non lo so. Comunque... perché io non ho neanche ascoltato la videoconferenza.
(voci sovrapposte)
EX 210 D'Agostino: Quando sono stato arrestato, i militari che mi hanno preso mi hanno detto, mi hanno fatto vedere il giornale e mi hanno fatto vedere praticamente che nel giornale c'era scritto che il collaboratore di giustizia Pasquale Di Filippo diceva che lui era a conoscenza del fatto che ero stato praticamente condannato a morte perché avevo causato l'arresto dei fratelli Graviano a Milano.
PRESIDENTE: Ma la condanna a morte di cui parla era stata pronunciata da chi, dalla mafia, da mafiosi?
EX 210 D'Agostino: Questo bisogna chiederlo...
PRESIDENTE: Lei non lo sa.
EX 210 D'Agostino: ... a Pasquale Di Filippo, perché io non sono a conoscenza di chi o di...
PRESIDENTE: Prego il P.M., può proseguire.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: In ultimo tempo aveva detto che non aveva avuto nessun altro provvedimento restrittivo, non si riusciva a capire.
PUBBLICO MINISTERO: In realtà, Presidente, probabilmente... D'Agostino, lei ha aggiunto che non è andato in carcere, è stato detenuto in struttura extracarceraria, quindi probabilmente, credo che abbia fatto confusione...
EX 210 D'Agostino: Sì, volevo... pensavo volesse dire se ero stato detenuto in un carcere. Successivamente ero stato...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ... se era stato arrestato. E' stato arrestato...
EX 210 D'Agostino: La termino... Mi scusi se ho fatto confusione.
PRESIDENTE: Niente, niente, per carità.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, abbiamo...
PRESIDENTE: Basta intendersi, andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: ... abbiamo chiarito.
Ecco, voglio dire, in seguito a questo provvedimento, che in realtà dagli atti che abbiamo acquisito e che sono regolarmente depositati, è un provvedimento di fermo di Polizia Giudiziaria che dovrebbe essere del marzo del 1996, lei per l'appunto, D'Agostino, le avevo chiesto, ma lei non aveva ancora risposto, se aveva, a seguito di questo provvedimento di fermo, iniziato immediatamente a collaborare con l'Autorità Giudiziaria?
EX 210 D'Agostino: Sì, mi ero soffermato al... ero appunto giunto al fatto che dopo che i militari mi hanno fatto vedere questo giornale e dopo aver visto praticamente dal Pubblico Ministero di Palermo che mi ha interrogato che praticamente mi erano mosse degli atti giudiziari nei miei confronti, cioè c'era un'indagine nei miei confronti, mi è sembrato giusto, secondo il mio parere, chiarire un attimino la situazione. Ho voluto chiarire e allo stesso tempo, se ai magistrati serviva, collaborare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta D'Agostino, quindi capisco che lei ha iniziato subito a rendere queste dichiarazioni all'Autorità Giudiziaria?
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda a chi ha incominciato a fare dichiarazioni?
EX 210 D'Agostino: Sì, al Pubblico Ministero, dottor Patronaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma a me risulterebbe che anche prima di rendere dichiarazioni al Pubblico Ministero dottor Patronaggio, abbia reso dichiarazioni anche al Giudice. Si ricorda?
EX 210 D'Agostino: Giudice?
PRESIDENTE: Al GIP.
PUBBLICO MINISTERO: Al GIP.
EX 210 D'Agostino: Sì, al GIP, dottor Montalto, se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 D'Agostino: Al dottor Montalto.
PUBBLICO MINISTERO: Perché dagli atti che abbiamo risulta per l'appunto che le sue prime dichiarazioni di, chiamiamola collaborazione, risultano rese al Giudice per le indagini preliminari in sede di convalida, il giorno esattamente 23 marzo 1996.
Senta, io le porrei questa prima domanda, posto che lei per l'appunto era stato due anni e qualche mese prima arrestato per favoreggiamento nei confronti di Giuseppe e Filippo Graviano: le chiedo se per l'appunto, in epoca quindi anteriore, se e in che termini lei abbia avuto un ruolo - se ce l'ha avuto, se ha avuto parte, se ce l'ha avuta, ci spiegherà lei - nei confronti dell'organizzazione mafiosa Cosa Nostra?
EX 210 D'Agostino: Sì. Vorrei precisare intanto che io non sono un uomo d'onore e non ho mai fatto parte di nessuna famiglia mafiosa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 D'Agostino: Dovrei un attimino, se mi è possibile, raccontare come sono arrivato a dare, diciamo così, ospitalità a Giuseppe Graviano dentro casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Spieghi allora.
EX 210 D'Agostino: Vantavo un credito nei confronti di un ragazzo che aveva un negozio di abbigliamento a Palermo, io mi interessavo di abbigliamento. Questo ragazzo si chiama Grigoli Salvatore e, allorché non voleva elargirmi la somma, io ne parlai con mio cognato Spataro Salvatore che sapevo di avere delle amicizie influenti, affinché io potessi avere di nuovo questi soldi.
PRESIDENTE: Che somma era?
EX 210 D'Agostino: Era la somma di 10 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Spada... Scusi, D'Agostino, vuol chiarire un attimino alla Corte, così, che tipo di attività lei svolgeva?
EX 210 D'Agostino: Sì, io lavoravo con l'abbigliamento. Questo signore aveva...
PRESIDENTE: Aveva un negozio?
EX 210 D'Agostino: Sì, io c'avevo... facevo l'ambulante e allo stesso tempo compravo della merce e la distribuivo in qualche negozio. Uno dei miei clienti era il signor Grigoli Salvatore che io davo questa merce.
Siccome lui riteneva che io, il mio guadagno era stato abbastanza esoso, non voleva darmi i soldi.
PUBBLICO MINISTERO: Quant'era questa somma? Lei l'ha detto...
EX 210 D'Agostino: 10 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: 10 milioni.
EX 210 D'Agostino: Feci interessare mio cognato Salvatore Spataro...
PRESIDENTE: Mi scusi, Spataro con la T come Torino, o Spadaro...
EX 210 D'Agostino: Spataro, con la T.
PRESIDENTE: Come Torino.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PRESIDENTE: Va be', andiamo avanti.
EX 210 D'Agostino: Spataro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, mi scusi...
EX 210 D'Agostino: Lo stesso... Prego dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, lei ha fatto un cenno, se lo vuole un pochino esplicitare. Lei ha detto, dice: 'io mi sono rivolto a mio cognato Spataro perché sapevo che aveva amicizie influenti'.
Vuol spiegare un pochino il senso di questa sua affermazione?
EX 210 D'Agostino: Sì. Mio cognato non faceva completamente... non lo teneva nascosto il fatto che lui avesse delle amicizie nella zona, di persone che si interessavano anche a delle sue attività. Lei mi chiederà le sue attività quali erano: lui mi raccontava che comunque faceva qualche estorsione, che si muoveva praticamente in un determinato mondo, che io non conoscevo. Fino a 37 anni questo mondo non l'ho conosciuto.
E allora io interessai di questa cosa e lui mi presentò, dopo alcuni giorni, un signore che si chiamava Cristoforo Cannella. Questo signore volle sentire un attimino qual era il problema e di là a poco cercò di farmi incontrare con il signor Grigoli Salvatore dentro il suo negozio per poter io spiegare finalmente qual era il problema e che io avevo ragione.
Eravamo presenti a questo, diciamo chiarimento, mio cognato Salvatore Spataro, Cristoforo Cannella, Grigoli Salvatore e un signore che aveva il negozio di assicurazione vicino, Nino Mangano, che io conoscevo per Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: D'Agostino, mi scusi un attimo se la fermo a questo punto. Vuol dare l'indicazione diciamo temporale, quand'è che questa vicenda si svolge?
EX 210 D'Agostino: Noi siamo nell'estate del 1993, siamo fine estate 1993, questo tipo di situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Prosegua.
EX 210 D'Agostino: Dopo che ebbimo questo chiarimento me ne andai. Dopo pochi giorni...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi scusi. Diamo un attimino due precisazioni. Punto primo, lei ha parlato: 'mio cognato mi portò questo signor Cristoforo Cannella'.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era persona che lei aveva mai visto?
EX 210 D'Agostino: No, no, io non lo conoscevo. Non l'avevo mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Le venne presentato per nome e cognome?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, sì, mi venne presentato come Cristoforo Cannella che poi in effetti... io lo chiamavo Fifetto, mio cognato Salvatore lo chiamava Fifetto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi veniva chiamato comunemente Fifetto?
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 D'Agostino: Io davo del lei al signor Cannella, non davo del tu.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ha fatto riferimento poi a questo incontro - per questo chiarimento su cui ora le chiederò precisazioni - e a questa persona che aveva trovato dentro questo negozio dove si era svolto questo incontro, cioè il signor Nino Mangano.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Stessa domanda: era persona che lei conosceva da prima, l'aveva vista?
EX 210 D'Agostino: Io conoscevo il signor Nino Mangano di vista, soltanto in qualche occasione, ma in periodi precedenti, non in quegli anni, ma in periodi... mi ricordo addirittura avevo a livello dei 26, 27, 28 anni, che qualche volta veniva nei negozi al tempo delle votazioni e ci dava indicazioni in maniera, come facevano tanti altri ecco, non era il solo.
Da noi è una specie di consuetudine che portano questi bigliettini per le votazioni. Lo conoscevo solo da questo punto di vista e poi non avevo mai avuto a che fare con questo signore, non lo conoscevo ecco, tutto lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto anche che aveva un'agenzia di assicurazioni?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, l'agenzia di assicurazioni era proprio vicino al negozio del signor Grigoli, perché qualche volta lo vedevo dentro ecco, lo vedevo... quando io andavo a trovare il signor Grigoli lo vedevo proprio dentro l'agenzia e sapevo che era di sua proprietà.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, qualche chiarimento anche sul signor Grigoli.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Grigoli Salvatore, lei ha detto.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Grigoli Salvatore era persona che lei conosceva da tempo, o l'aveva conosciuta...
EX 210 D'Agostino: Il signor Grigoli Salvatore lo conoscevo fin dai tempi che lui praticamente faceva l'ambulante, perché praticamente orbitava nella zona dove orbitavo io, dove c'avevo questo negozio. Poi...
PUBBLICO MINISTERO: Qual è questa zona?
EX 210 D'Agostino: Io abito a Romagnolo, allo Sperone, Case Popolari Sperone. C'è una zona a Palermo che viene così denominata.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto faceva l'ambulante, di che merce?
EX 210 D'Agostino: Sì, lui vendeva del pesce.
PUBBLICO MINISTERO: Faceva il venditore ambulante di pesce.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Poi dopo un po' di tempo ho visto che aveva un'altra attività di vetture, di macchine e poi ho saputo che c'aveva questo negozio di abbagliamento dove io mi presentai per poter vendere questa... le mie mercanzie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dato che ormai stiamo presentando, per così dire, queste sue conoscenze: quindi lei il signor Grigoli lo conosceva da tempo.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Faceva il venditore ambulante, poi a un certo punto lo vede titolare di questo negozio di abbigliamento.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi, capisco bene, anche cointeressato in un autosalone?
EX 210 D'Agostino: Nell'autosalone in verità io lo vedevo orbitare, dentro l'autosalone, però in verità non ho mai saputo se era il padrone o se lui era un procacciatore d'affari. Io lo vedevo orbitare comunque nell'autosalone.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, lei...
EX 210 D'Agostino: E' una mia sensazione il fatto di... Cioè, io ho avuto la sensazione che lui fosse comunque interessato all'interno di quell'autosalone.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda qual era questo autosalone?
EX 210 D'Agostino: Io la denominazione non me la ricordo, comunque era... noi la chiamiamo la zona industriale Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Ha mai saputo la persona titolare di questo autosalone?
EX 210 D'Agostino: No, no, anche perché tra l'altro non c'ho mai avuto a che fare, non compravo le autovetture lì io.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva di vista, conosceva di vista la persona che c'aveva questo autosalone?
EX 210 D'Agostino: Di vista?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: Di vista... mi dovrebbe dire la persona perché io nel Corso dei Mille...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, stiamo parlando dell'autosalone. Le chiedo se oltre a Grigoli aveva capito...
EX 210 D'Agostino: No, no, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda nemmeno come si chiamava questo autosalone?
EX 210 D'Agostino: No, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Così, tanto per esaurire questo punto, così non ci si torna più. Lei quando venne interrogato dal dottor Patronaggio per l'appunto.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il 25 marzo '96, lei disse qualcosa di identico a quello che ha detto ora, parlando di Grigoli, dice:
"Lo vedevo orbitare in un autosalone che è sito in via... la zona industriale di Brancaccio".
Le chiede il Pubblico Ministero: "E sa di chi è questo autosalone?"
Lei rispose: "Mah, l'autosalone era il suo perché c'era il suo... cioè, c'erano due tipi di diciture. Cioè, c'era il suo cognome G e l'altro onestamente in questo momento non ce l'ho presente".
EX 210 D'Agostino: Infatti c'erano questo nome... Lei mi ha chiesto praticamente se io ricordavo la dicitura.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: E' la dicitura G mancante di altre diciture, a mio tempo non mi diceva niente. Oggi le posso riconfermare che mi ricordo che c'era questa G, cioè c'era un nome G. Però comunque non era completa la mia... cioè, il mio ricordo non è completo sul nome. Comunque questo autosalone esisteva.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Poi io le ho chiesto se lei aveva visto chi era la persona che gravitava in questo autosalone e lei oggi mi dice: 'non lo so, non mi ricordo'.
Sempre al Pubblico Ministero di Palermo, il 25 marzo '96, lei disse:
"All'interno comunque gravitava sempre lui" - lei qui si sta riferendo a Grigoli - "e un altro suo socio, più robusto di lui, bassino".
EX 210 D'Agostino: Sì. La conformazione fisica comunque corrisponde a quella.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei vedeva quest'altra persona.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
EX 210 D'Agostino: La conformazione fisica corrisponde a quella, perché tra l'altro loro c'avevano pure il lavaggio delle autovetture. Loro avevano anche il lavaggio delle autovetture e qualche volta quest'altra persona si adoperava pure a lavare le autovetture.
Consideri che io, il mio negozio dista da questo autosalone non più di 150 metri, perciò per me era molte volte un passaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, infatti, non a caso io le avevo chiesto se magari di vista conosceva o aveva visto chi era che aveva a che fare diciamo con questo autosalone.
Quindi, per concludere, il nome di questo autosalone, c'era una iniziale G, poi ho capito c'era un'altra lettera che lei non si ricorda.
EX 210 D'Agostino: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Tipo G e... qualcos'altro, un'altra iniziale?
EX 210 D'Agostino: Dottore...
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda, benissimo. Ci stava questa persona, di cui le ho ricordato leggendole il verbale, Grigoli lo vedeva lì.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Veniamo ora alla sua questione.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: 'mio cognato mi presenta Fifetto Cannella'.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'è questa riunione in cui lei vede Grigoli e questa persona, Nino Mangano.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, le chiedo, c'era anche suo cognato?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, mio cognato Salvatore era pure presente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi eravate in cinque a questa riunione?
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si svolse?
EX 210 D'Agostino: Dentro il locale del signor Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Lei ha detto: 'ci fu un chiarimento'.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol spiegare in che termini avvenne questo chiarimento su questi 10 milioni che le doveva?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Io dopo un periodo di tempo, chiedendo sempre a mio cognato, in gergo siciliano noi diciamo 'como ia a finire', ma comunque come andò a finire con questi soldi, mio cognato mi disse che lo stesso Cannella gli aveva detto che sostanzialmente io avevo ragione di quanto dovuto e che si stavano adoperando per potermi fare recuperare questa cifra. Cosa che avvenne, mi furono portati questi soldi sempre da Cristoforo Cannella, mi disse di non - lo disse anche a mio cognato - di non praticamente parlarne in giro perché non era il caso di parlarne in giro, di avere avuto questa somma da Cristoforo Cannella.
Comunque io recuperai i soldi.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Si ricorda dove avvenne questa consegna di questo denaro?
EX 210 D'Agostino: Se non vado errato in un bar in via... la via in questo momento mi sfugge. Comunque siamo sempre, dopo la zona industriale Brancaccio praticamente c'è un cavalcavia; prima di questo cavalcavia c'era un bar di una persona che io conoscevo, Nicola Impallara. O lì, o dentro la polleria di mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi lei riceve questo denaro. In che forma lo ricevette? In contanti, con assegno?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, mi diede praticamente quanto gli avanzavo, mi diede i soldi. Mancavano soltanto qualche centinaia di mila lire.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa consegna, siamo sempre nell'estate del '93?
EX 210 D'Agostino: Siamo quasi praticamente alla fine dell'estate, perché tra la mia richiesta e l'esaurimento della richiesta, passò soltanto un mesetto ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, si ricorda con che macchina girava questo signor Cannella?
EX 210 D'Agostino: La macchina del signor Cannella in molti periodi può essere stata una Y10, in altri periodi...
PUBBLICO MINISTERO: In questo. Le chiedevo nel periodo per l'appunto in cui lei ebbe questi soldi.
EX 210 D'Agostino: Se non vado errato, una Y10.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le faccio rilevare, signor D'Agostino, che...
EX 210 D'Agostino: Sì, prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... sempre quando venne sentito - stiamo parlando sempre del 25 marzo - lei parlò di un "Peugeottino".
EX 210 D'Agostino: O Peugeottino... No, lei mi ha parlato di macchina.
Io, il Peugeottino... mi scusi, la macchina, vettura, me la ricordo. Il Peugeottino era molto ricorrente proprio perché eravamo in estate.
Io, tra l'altro, la macchina gliel'ho vista anche dopo l'estate.
Pensavo che lei mi parlasse di una autovettura. Il Peugeottino era quello che lui, quando lui mi veniva a trovare al negozio, veniva quasi sempre con un Peugeottino, ecco. Lei...
PUBBLICO MINISTERO: D'Agostino, è una macchina anche il Peugeottino.
EX 210 D'Agostino: Eh?
PRESIDENTE: Non è una macchina il Peugeottino?
PUBBLICO MINISTERO: Dico, è una macchina anche il Peugeottino. Oppure è un ciclomotore, come si dice, uno scooter?
EX 210 D'Agostino: Per quanto mi riguarda, è uno scooter.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, mi scusi. Io pensavo che era una piccola Peugeot.
EX 210 D'Agostino: Un motoscooter...
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, non conoscevamo...
EX 210 D'Agostino: No, no, non la conosco neanche io.
PUBBLICO MINISTERO: Peugeottino, scooter.
EX 210 D'Agostino: La dizione italiana non la conosco neanche io. Però, per macchina, forse noi...
PRESIDENTE: Lei intende una autovettura.
EX 210 D'Agostino: Autovettura.
PRESIDENTE: Questo invece era...
EX 210 D'Agostino: Per noi è uno scooter.
PRESIDENTE: Uno scooter.
EX 210 D'Agostino: Poi, per quanto mi riguarda...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, D'Agostino, abbia pazienza.
EX 210 D'Agostino: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Così, tanto finiamo questa riscossione del suo credito.
EX 210 D'Agostino: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedo, perché lei non lo ha... o se lo ha detto, io non l'ho percepito.
Quando ci fu quella riunione, insomma, alla fine di questo scambio, verrà chiamato chiarimento, le venne data ragione lì per lì, oppure lei dovette aspettare diciamo, chiamiamola questa sentenza...
EX 210 D'Agostino: Allora, intanto durante il chiarimento, fui io a parlare per tutto il periodo del chiarimento. Perché praticamente ero io che mi sentivo in un certo qual modo, avere avuto un torto.
Non c'è stato sostanzialmente all'interno del magazzino un dire: 'va bene, dopo ti facciamo avere i soldi', c'è stato praticamente una specie di assenso da parte di Cristoforo Cannella. Come dire: 'hai fatto bene la tua parte, hai chiarito, dopo vedremo'. Ecco...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 D'Agostino: ... nella buona sostanza è questo, quello che io ho intuito.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
PRESIDENTE: Si sono riservati la decisione.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
Per quanto riguarda il signor Nino Mangano, voglio dire, a che titolo era intervenuto in questa, chiamiamola riunione, in questo incontro?
EX 210 D'Agostino: Guardi, la mia sensazione, perché il signor Nino Mangano comunque all'interno del negozio, non l'ho sentito mai parlare. Cioè, vedevo che non pigliasse le parti né per me e neanche per chi mi doveva dare i soldi, cioè Grigoli Salvatore.
Io penso che lui...
AVVOCATO Maffei: Signor Presidente, io...
PRESIDENTE: Il suo nome, avvocato, per il microfono. Il suo nome per la registrazione.
AVVOCATO Maffei: Avvocato Maffei.
Ovviamente non mi oppongo alla domanda del Pubblico Ministero.
Ho delle perplessità su questo tipo di risposta che la domanda stessa introduce.
La risposta va a finire sulle sensazioni con tutte le conseguenze che comportano.
PUBBLICO MINISTERO: Guardi, il Pubblico Ministero gli ha posto una domanda legittima.
AVVOCATO Maffei: Ma infatti, ma infatti.
PUBBLICO MINISTERO: Casomai...
AVVOCATO Maffei: Io non mi sono opposto alla domanda.
PRESIDENTE: E' la risposta che lascia qualche perplessità.
AVVOCATO Maffei: Certo.
PRESIDENTE: Noi accogliamo, se crede, la sua impressione e la tramutiamo come una impressione. Perché poi sappiamo le impressioni dove vanno a finire.
AVVOCATO Maffei: Con preghiera, perché no, al Presidente eventualmente, e all'interrogante, di rivolgere una esortazione a questo signore, perché risponda su fatti e non su sue impressioni.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene...
PRESIDENTE: Lei...
AVVOCATO Maffei: La ringrazio.
PRESIDENTE: Lei, ormai la sua impressione ce l'ha già detta, anche se l'ha appena accennata. Perché non sappiamo neanche quale impressione è.
La domanda del Pubblico Ministero era: a che titolo era intervenuto, perché era intervenuto questo signor Mangano.
E lei ha detto: non lo so, prima.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PRESIDENTE: E ha detto, per la verità: 'non ha mai aperto bocca. La mia impressione...'
La sua impressione a noi non ci interessa.
EX 210 D'Agostino: E allora se...
PRESIDENTE: Non possiamo tener conto delle impressioni. Va bene?
Quindi, se lei ha qualche cosa...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi. Cioè, io magari riformulerò una ulteriore domanda...
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Una ulteriore domanda per raccogliere la risposta che... Ecco, per l'appunto la mia domanda era se quello che lui sta per riferire come sue impressioni, nascevano da comportamenti. Mi spiego D'Agostino?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, io posso...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci racconti questi comportamenti. Poi le impressioni le...
EX 210 D'Agostino: Io lo ascolto. Mi sembra...
PRESIDENTE: Abbia pazienza, abbia pazienza.
Le devo spiegare, perché le cose, oltre che chiarite, devono essere anche spiegate.
Il Giudice, qualunque Giudice, deve giudicar sui fatti. I fatti sono qualche cosa di diverso ed esterno a noi.
Le impressioni sono una specie di giudizio. Mi spiego? Che possono essere anche fondatissime, ma sono sempre impressioni, quindi valutazioni.
EX 210 D'Agostino: Io ho...
PRESIDENTE: Lei può esprimere alcuni comportamenti che le danno una impressione.
EX 210 D'Agostino: E allora...
PRESIDENTE: Ma devono essere comportamenti, mi spiego?
EX 210 D'Agostino: Sì. Ma infatti io avevo detto, proprio per, secondo me, non creare questo tipo di problema, io ho detto: 'il signor Mangano non ha parlato'.
PRESIDENTE: E questo lo abbiamo capito.
EX 210 D'Agostino: Poi stavo seguitando a dire che non è un problema di impressione. Comunque ascoltava quello che io dicevo.
Cioè, era all'interno del negozio. Non è che io sto dicendo, non è che io ho detto: 'la mia impressione era che voleva fare altre cose'.
Io ho detto che comunque non ha parlato...
PRESIDENTE: Ha ascoltato tutto.
EX 210 D'Agostino: Ha ascoltato tutto quello che ci siamo detti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta signor D'Agostino, per completare questo punto, io le ricordo quanto lei disse al Pubblico Ministero il 25 marzo, in modo da capire un pochino meglio questa sua affermazione. Mi segue?
AVVOCATO Maffei: Obiezione, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Maffei: Obiezione per il metodo, debbo dire.
PRESIDENTE: Bisogna che interponga la domanda...
AVVOCATO Maffei: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, per favore.
AVVOCATO Maffei: Sì.
PRESIDENTE: Dopo lei mi spiegherà la sua opposizione. Però, in questo momento, mi è uscita dall'orecchio e anche dalla memoria il tenore della domanda.
Me la vuole ripetere?
PUBBLICO MINISTERO: La domanda era: se riusciva ad esplicitare quali erano i fatti, i comportamenti da cui traeva questa impressione.
Ha risposto nuovamente: 'è stato zitto, ma ha ascoltato tutto quello che è avvenuto'.
Capisco bene, signor D'Agostino?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, è quello che ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto qui, in relazione a questa risposta, formulo quella che tecnicamente si chiama una contestazione. E dico, leggo - meglio - quello che riferì al Pubblico Ministero di Palermo...
AVVOCATO Maffei: Fino ad ora non si era parlato di contestazioni, eh.
PRESIDENTE: Avvocato...
PUBBLICO MINISTERO: No, no...
PRESIDENTE: Avvocato, scusi, ogni persona, ogni persona ha il suo modo di esprimersi e di scegliere le sue espressioni.
I nostri Pubblici Ministeri, che sono dei grandi galantuomini, ma anche sono dei signori, non amano usare l'espressione contestazione.
E dicono: 'guardi, nel tale verbale lei ha detto'.
Il Codice non pretende che sia usata la parola "contestazione". Ma se il contenuto della contestazione c'è, va bene lo stesso.
Io glielo spiego perché questa è una esperienza che io ho fatto.
Di solito il Pubblico Ministero e il difensore, usa "contestare".
I nostri Pubblici Ministeri non usano l'espressione "contestazione". Ma non è mica un difetto, l'importante è tenersi nelle regole.
AVVOCATO Maffei: La prego di consentirmi la parola, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Maffei: Perché tra gentiluomini e galantuomini - perché lo siamo tutti - abbiamo anche il piacere di intendersi, allora.
PRESIDENTE: E bisogna intendersi.
AVVOCATO Maffei: Ecco...
PRESIDENTE: Io gliel'ho spiegato perché lei...
AVVOCATO Maffei: ... debbo dire...
PRESIDENTE: Lei, per altri impegni, probabilmente non viene spesso e allora non ha potuto capire qual è il...
AVVOCATO Maffei: No, ho potuto capire, per carità! Non mi sottragga a questa aspirazione. Ho potuto capire.
E se lei mi permette di continuare, debbo dire che io non intendo assolutamente essere meno galantuomo e meno chiaro dei miei contraddittori, e perché no, del Giudice che mi ascolta.
Però, nel momento in cui viene introdotta una lettura che non è preceduta da una domanda su una circostanza, lei capisce che la mia perplessità è quantomeno giustificata e legittima.
Per carità, ci siamo capiti.
PRESIDENTE: Mi pare che la domanda ci sia stata. Ovviamente...
AVVOCATO Maffei: Prima no, Presidente, guardi.
PRESIDENTE: No, la domanda... Avvocato, mi scusi, la domanda c'è stata. Tant'è vero che lei giustamente è intervenuto dicendo: 'questo sta parlando di una impressione', o quello che è.
E' ovvio che a questo punto la risposta non può proseguire, così come abbiamo fatto.
Il Pubblico Ministero ritiene che nei verbali che lui ha davanti, ci sia la risposta a quella domanda al di là dell'impressione. Vediamo che cosa ci leggerà.
Prego.
AVVOCATO Maffei: Non vi voglio sottrarre altro tempo, per carità.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa mi sembra un'ottima idea.
Volevo dir questo, Presidente, senza polemica, eh.
Però voglio dire: l'esame non può essere continuamente punzecchiato da considerazioni più...
AVVOCATO Maffei: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, ma mica per niente, ma mica per niente.
Io, il Codice, credo di saperlo più o meno quanto gli altri, forse un pochino meno, ma quel poco che so, mi basta.
Perché, anche sul problema dell'apprezzamento o delle impressioni, si legga fino in fondo l'articolo 194, che dice:
"Il teste non può deporre sulle voci correnti nel pubblico, né esprimere apprezzamenti personali, salvo che sia impossibile scinderle dalle deposizioni sui fatti".
Il che vuol dire una cosa molto semplice e molto razionale: che quando una persona si accinge anche a manifestare una sorta di apprezzamento o di impressione, Dio santo! gli si dia la possibilità di finire le sue dichiarazioni per spiegare come quattamente nasce l'apprezzamento o l'impressione. Dopodiché il Giudice farà governo sicuramente ineccepibile di quanto riguarda il fatto e di quanto riguarda l'impressione. Perché è una indicazione precisa.
Nel momento in cui un teste, o quel che sia, parla di una sua impressione, vediamo se è quella stessa cosa che intendiamo noi come impressione. Perché ci sono anche delle varianti soggettive, voglio dire. Il lessico non è uguale per tutti, nessuno è condannato al lessico del Codice, tantomeno noi, figuriamoci le persone che non hanno dimestichezza con questo.
Ecco, se un testimone dice: 'io ho avuto l'impressione che...', io prego i signori difensori di non intervenire per sanzionare immediatamente quello che il testimone ancora non ha detto, perché se non si fa parlare le persone, oggi non andiamo via da quest'aula prima delle 22.00, perché abbiamo due persone da sentire. Non siamo riusciti a fare tre domande alla prima persona che è entrata in aula; sono già tre quarti d'ora d'esame. Io non lo so che cosa si voglia per vedersi un esame...
PRESIDENTE: Andiamo avanti...
PUBBLICO MINISTERO: ... che mi par condotto in maniera...
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero stava facendo una intrinseca contestazione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Allora, leggo sempre dalla trascrizione di quel verbale:
"Capisco pure che c'era una persona che tirava per Grigoli Salvatore, che Antonino Mangano li vedevo un attimino, come voglio dire, come in sintonia. E da parte mia c'era Cannella".
Ha capito D'Agostino quello che lei ha detto?
EX 210 D'Agostino: Certo, certo. Certo che ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedo di spiegare...
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PRESIDENTE: Siccome questo evidentemente...
EX 210 D'Agostino: No, ma io penso...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, le spiego: quella che lei ha detto è la sua impressione.
Allora, tenendoci al richiamo che ha fatto giustamente il P.M. alla valutazione delle impressioni, ci sa spiegar com è che le è venuta l'impressione che il Mangano tenesse per... come si chiama?
PUBBLICO MINISTERO: Grigoli.
PRESIDENTE: Per il Grigoli?
EX 210 D'Agostino: Allora, intanto quando era all'interno del negozio e io parlavo, ho già detto che il signor Mangano non parlava.
PRESIDENTE: E questo lo abbiamo capito.
EX 210 D'Agostino: Giustamente, da qui parte l'impressione che giustamente non è una prova, però è una impressione, l'ho avuta a suo tempo...
PRESIDENTE: Ma ce la dica da che cosa...
EX 210 D'Agostino: L'impressione che, se Fifetto Cannella era lì per farmi eventualmente ridare la somma, pensavo che un altro amico del signor Grigoli o più persone, potevano sentire le mie ragioni.
Cioè, c'era là dentro persone che volevano sentire le mie ragioni.
PRESIDENTE: Di solito... Scusi, questo non è il motivo delle impressioni.
Lei ha detto: 'ho avuto l'impressione che il signor Mangano fosse lì per, diciamo, difendere le ragioni del Grigoli'.
EX 210 D'Agostino: Sì, cosa che non...
PRESIDENTE: Ma questo lei ce lo deve spiegare sulla base di che cosa ha avuto l'impressione.
Perché lei aveva il Cannella come suo difensore, esatto?
EX 210 D'Agostino: E pensavo che Mangano, essendo vicino...
PRESIDENTE: Le ha fatto l'impressione che fosse...
EX 210 D'Agostino: ... essendo vicini di negozio, essendo amici, potesse prendere le parti a lui in una eventuale disputa di questo danaro.
PRESIDENTE: Va bene.
EX 210 D'Agostino: Mi sembra che non...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Va bene, D'Agostino, prendiamo atto della sua risposta.
Le chiedo, domanda che sarà anche banale, o addirittura sciocca: ma come mai, se lei pensava di vantare questo credito, invece di rivolgersi all'Avvocato, al giudice, o quant'altri, si va a rivolgere a Fifetto Cannella?
EX 210 D'Agostino: Io le rispondo con una frase. Da noi purtroppo, per una questione di mentalità, per una questione di costume, non si usa fare determinate cose.
Cioè, noi non usavamo andare o dai Carabinieri, o dalla Polizia, o da chiunque altro tutore dell'ordine per eventualmente far chiudere questa situazione.
Purtroppo è un, può essere una piaga, un problema. Ma comunque è la realtà.
Non sarei andato mai...
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza quando lei dice "da noi", cosa vuol dire?
EX 210 D'Agostino: Sì, da noi, io parlo a Palermo. Cioè, dove io...
PRESIDENTE: Lei è nato ad Avellino.
EX 210 D'Agostino: Sì, comunque sono da 30 anni a Palermo.
PRESIDENTE: Quindi si sente palermitano.
EX 210 D'Agostino: Certo, certo. Cioè, da noi, una persona che va dalla Polizia o dai Carabinieri a fare una richiesta di danaro, perché un altro ti deve dare il danaro, equivale naturalmente ad essere un infame.
PRESIDENTE: Ah, ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, siamo arrivati, ci eravamo arenati sul Peugeottino che abbiamo capito essere lo scooter, e avviene questa consegna di questi dieci milioni, o poco meno.
Lei, successivamente, ebbe modo poi di vedere ancora Cannella, di sdebitarsi, di... O che altro?
EX 210 D'Agostino: Sì. Praticamente il Cannella, nel periodo successivo, cominciò a frequentare più o meno assiduamente il mio negozio. Cercando, molte volte mi chiedeva se i miei affari andavano tutto bene, se avevo bisogno di qualcosa, se eventualmente avevo bisogno di... se avevo qualche problema.
Comunque era una persona che, diciamo così, aveva la tendenza a volermi aiutare. Questo è.
E veniva spesso regalandomi qualche soldo, ecco.
PRESIDENTE: Addirittura.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PRESIDENTE: Prego.
EX 210 D'Agostino: Perché, in quel periodo tra l'altro, io mi ero venduto pure la macchina, la Y10 per motivi di...
PRESIDENTE: Di liquidità.
EX 210 D'Agostino: Sì, non mi andavano bene le cose. E io pensavo, proprio in quel periodo, che questa persona avesse preso a cuore il fatto che avevo una famiglia, che ci avevo problemi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, D'Agostino, abbia pazienza, lei ha parlato: 'veniva nel negozio'.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei faceva il venditore ambulante, ha detto. Ci aveva anche un negozio?
EX 210 D'Agostino: Sì, io ci avevo un deposito in via Sacco e Vanzetti, 80.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per negozio lei intende questo deposito.
EX 210 D'Agostino: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 D'Agostino: Tra l'altro io in nero vendicchiavo pure qualche cosa a qualche passante.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 D'Agostino: Cioè, le mercanzie che avevo nel furgone le rivendevo pure là, dentro il...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, proseguirono questi rapporti fra lei e Cannella.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vi davate sempre del lei?
EX 210 D'Agostino: No, no, poi lui...
PUBBLICO MINISTERO: O meglio, lei gli dava del lei?
EX 210 D'Agostino: No, poi lui stesso mi disse di dargli del tu.
Mi disse: 'lasciamo stare questo signor Fifetto, diamoci del tu, perché tra l'alto tu c'hai un'età che non è molto lontana dalla mia'.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi che cosa, come sono proseguiti questi rapporti fra lei e Cannella?
EX 210 D'Agostino: I rapporti sono proseguiti come gli ho detto, di grandissima stima e volontà - da parte del Cannella, di volermi dare aiuto per quanto io chiedevo.
Dopodiché già siamo arrivati praticamente quasi ai primi dell'inverno. Il Cannella una sera mi chiese se...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi D'Agostino...
EX 210 D'Agostino: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... volevo completar su questo magazzino, su questo deposito.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, mi dica.
PUBBLICO MINISTERO: Le vennero mai fatte richieste da Cannella per l'utilizzo di questo magazzino?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Sì, in quel periodo praticamente lo vennero a trovare qualche persona che lui dava appuntamento magari per poter parlare di cose loro che io non sono riuscito mai a sentire, perché io per educazione uscivo dal locale. E lui parlava con delle persone.
PUBBLICO MINISTERO: Sa chi, può dire chi sono queste persone?
EX 210 D'Agostino: Io ricordo Tullio Cannella che l'ho riconosciuto, Tony Calvaruso.
PRESIDENTE: Scusi, abbia pazienza. Lei ha parlato di incontri tra Cannella che lei chiamava Fifetto...
EX 210 D'Agostino: Sì, Fifetto Cannella.
PRESIDENTE: ... con un altro Cannella.
EX 210 D'Agostino: Sì, un certo Tullio Cannella.
PRESIDENTE: Tullio.
EX 210 D'Agostino: ... una persona che si chiamava Tullio Cannella.
PRESIDENTE: Lei lo conosceva?
EX 210 D'Agostino: Che io non avevo mai visto.
PRESIDENTE: Va bene. E poi...
EX 210 D'Agostino: L'ho riconosciuto in fotografia.
PRESIDENTE: ... Tony Calvaruso.
EX 210 D'Agostino: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: I nomi di queste persone, D'Agostino, lei quando le ha, per così dire, collegate alle facce che aveva visto?
EX 210 D'Agostino: Le avevo collegate perché le ho viste nel giornale.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, queste persone erano state arrestate?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, erano state arrestate.
PUBBLICO MINISTERO: Ma tempo dopo.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Tempo dopo, dico, rispetto...
PRESIDENTE: Tempo dopo, settimane dopo, questi incontri?
EX 210 D'Agostino: Dopo di me?
PUBBLICO MINISTERO: No, no, rispetto a questi incontri nel magazzino, D'Agostino.
EX 210 D'Agostino: No, prima che fossero arrestati loro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, dico, ma questi incontri...
Permette, Presidente? Questi incontri, D'Agostino, sono della fine dell'estate, inizi autunno '93.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dico bene?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Queste due persone: Calvaruso... Che lei ha chiamato Calvaruso e Cannella, quand'è che lei vide sul giornale che erano state arrestate? A distanza di tempo, di poco tempo, di molto tempo. Mi spiego?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, si è spiegato abbastanza bene.
Se non vado errato li ho visti nei giornali, se non vado errato.
PRESIDENTE: Ho capito. Ma quando? Noi vogliamo sapere quando.
EX 210 D'Agostino: No, onestamente c'ho un attimino...
PRESIDENTE: Ascolti, supponiamo che gli incontri avvengano fra settembre e ottobre.
EX 210 D'Agostino: Sì. Gli incontri avvennero comunque in quel periodo là, che mi ricordo perché è così breve il lasso di tempo che io ho avuto con queste persone, che queste cose...
PRESIDENTE: Certo, ma mi faccia finire.
Vogliamo collocare questi tempi, soprattutto rispetto al momento in cui lei ha saputo come si chiamavano.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PRESIDENTE: Prima, sono venuti gli incontri con queste persone...
EX 210 D'Agostino: Sì.
PRESIDENTE: Poi, quando sono comparse sui giornali le notizie dell'arresto, ha visto le fotografie e li ha riconosciuti.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, sì.
PRESIDENTE: Così è successo?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PRESIDENTE: Settimane, o mesi dopo l'incontro?
EX 210 D'Agostino: No, mesi, non settimane.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
PRESIDENTE: Mesi dopo...
EX 210 D'Agostino: Mesi, sì.
PRESIDENTE: Oh, siamo arrivati.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta...
EX 210 D'Agostino: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... un altro particolare: oltre che con queste persone, si ricorda se nel suo magazzino Cannella si incontrava con altri?
EX 210 D'Agostino: No, incontrarsi. Praticamente lui ci aveva una specie di faccendiere, un ragazzo che praticamente era amico suo che faceva il gioco clandestino: Tommaso Militello. Ma così, saltuariamente. Non... Cioè, non veniva a farsi gli appuntamenti, veniva di tanto in tanto con lui, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Dico, voglio dire, ma questo magazzino Cannella Cristoforo glielo aveva chiesto di poterlo utilizzare per incontrarsi con questo Calvaruso, con questo Cannella?
EX 210 D'Agostino: A dir la verità il Cannella onestamente ne usufruì, cioè senza una richiesta specifica. Ne usufruì.
Cioè, vennero a trovarlo queste persone, capì che erano amici suoi e io uscivo dal negozio.
PUBBLICO MINISTERO:Benissimo. Poi ha parlato anche di quest'altra persona: Tommaso Militello?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che era un'altra persona, diciamo, amica di Fifetto Cannella?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, era un amico suo, un ragazzo che faceva il gioco clandestino, cioè faceva il raccoglitore dei clandestini.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, stava dicendo, quindi proseguono questi rapporti. Siamo nell'autunno del '93, lei ha detto.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi stava dicendo: accade un certo fatto.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può spiegare qual è?
EX 210 D'Agostino: Cannella una sera mi chiede se io potevo invitarlo a casa, a casa mia. E al tempo stesso se poteva portar un suo amico con un'altra ragazza. Lui praticamente si accompagnava alla sua ragazza e l'altro amico lo stesso.
Vennero a trovarmi a casa mia e dopo aver cenato, gli feci trovare una buona cena, sempre per una questione di obbligo nei confronti di queste persone, e mi presentò praticamente gli altri due invitati che erano nelle persone di Giuseppe Graviano e una ragazza che si chiamava Martina che poi io seppi, nell'arresto che ebbimo a Milano, che si chiamava Rosalia Galbi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, D'Agostino.
EX 210 D'Agostino: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Questo signor Giuseppe Graviano le venne presentato col suo nome e cognome, o che altro?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le venne presentato come Giuseppe Graviano?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Mi venne presentato come Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma era persona che lei conosceva, aveva visto... Vuol spiegare un pochino?
EX 210 D'Agostino: Non avevo mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva, qualcuno gliene aveva parlato di questa persona?
EX 210 D'Agostino: No, no. Cioè, parlato... Attenzione, mio cognato Salvatore dice che praticamente lo conosceva fin dai tempi che andavano a scuola. Cioè che erano compagni di scuola, compagni di giochi, amici.
Questo, io conoscevo questo ragazzo tramite mio cognato. Perché lui ne parlava. Ma non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi...
PRESIDENTE: Ma non lo aveva visto.
EX 210 D'Agostino: No, non lo avevo mai visto io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma come mai suo cognato gliene aveva parlato di questo suo amico, diciamo, di questo Giuseppe Graviano?
EX 210 D'Agostino: Eh, me ne aveva parlato nei termini che per lui Giuseppe Graviano era un mito, era un ragazzo che si faceva rispettare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi si presenta questo Giuseppe Graviano con questa ragazza, lei ha detto Martina?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto poi successivamente: 'seppi il suo nome'.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire qual è?
EX 210 D'Agostino: Rosalia Galbi.
PUBBLICO MINISTERO: Era stata arrestata pure lei a Milano?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, a Milano siamo stati arrestati...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei il nome lo aveva appreso in quella circostanza?
EX 210 D'Agostino: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cosa accade durante questa cena? Come si sviluppano questi rapporti?
EX 210 D'Agostino: Niente, i rapporti praticamente si sviluppano che io, durante la cena, mi viene richiesto poi, quasi alla fine, mentre stavano, non ricordo, forse prendendo il caffè, mi viene chiesto sempre da Fifetto Cannella, se io potevo dare ospitalità a questo ragazzo insieme alla sua fidanzata, perché latitante.
E io, senza batter ciglio, senza ombra di dubbio, dissi che per me la cosa poteva, si poteva fare. Cioè questo ragazzo poteva venire a casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rimasero a dormire da lei quella sera, o...
EX 210 D'Agostino: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... o avvenne qualcosa di diverso?
EX 210 D'Agostino: No, no, quella sera se ne andò, quella sera se ne andò insieme a Fifetto Cannella. Doveva venire un'altra volta. E alla data che doveva venire, non è venuto. E poi lo stesso Cannella mi venne a dire che sarebbe venuto la sera dell'8 dicembre, la sera della Madonna.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era stata questa cena, poi un appuntamento chiamiamolo mancato?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, un appuntamento mancato...
PUBBLICO MINISTERO: E poi l'8 dicembre...
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, '8 dicembre poi venne a casa mia insieme alla...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire come avvenne questo incontro dell'8 dicembre?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Io già sapevo che doveva venire. Preparai praticamente la, una specie di festicciola per questo ragazzo che veniva, perché tra l'altro era la festa della Madonna. E si presentò con delle regalie, con dei regali per, anche per i bambini, delle cose da mangiare. E fu accolto... E abbiamo passato praticamente quasi tre giorni a casa mia, perché poi se ne andò.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, chi lo aveva accompagnato?
EX 210 D'Agostino: Cesare Lupo.
PUBBLICO MINISTERO: Cesare Lupo?
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e questo Cesare Lupo era persona che lei aveva conosciuto prima...
EX 210 D'Agostino: No, no, non me l'aveva neanche presentato lo stesso Graviano, perché il ragazzo praticamente lo accompagnò e non mi disse Graviano: 'questo signore si chiama Cesare Lupo'.
Cioè, praticamente... poi l'ho riconosciuto anche a lui nelle fotografie del, che mi hanno fatto vedere ai Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il nome di questa persona poi lei lo ha...
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... per così dire riconosciuto...
EX 210 D'Agostino: Il Graviano non me lo disse di chi si...
PUBBLICO MINISTERO: Graviano, stiamo parlando sempre di Giuseppe?
EX 210 D'Agostino: Sì, di Giuseppe. Perché con Filippo poi ci arriveremo.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ci arriveremo.
EX 210 D'Agostino: Non ho mai avuto rapporti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e era sempre con la fidanzata?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, sempre con la fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Che chiamiamo la solita Martina?
EX 210 D'Agostino: Sì, la signorina Martina, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Prosegua. Lei ha detto si sono fermati tre giorni...
EX 210 D'Agostino: Sì, si sono fermati tre giorni. In quei tre giorni siamo stati assieme, praticamente dopo la Madonna io, cioè, dopo la notte della Madonna, io era il mio solito andare a lavorare l'indomani.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: Lo lasciai a casa. Poi siamo ritornati. Praticamente, abbiamo convissuto diciamo quei tre giorni di sua latitanza insieme. E mi adoperavo affinché la sua permanenza era abbastanza agevole. Ecco, tutto qui.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, dopo questi tre giorni di permanenza a casa sua, cosa avviene?
EX 210 D'Agostino: Lui venne una seconda volta. Dopo...
PRESIDENTE: Prima è andato via.
EX 210 D'Agostino: Sì, la prima volta, quando ci fu la cena, andò via.
PRESIDENTE: Va benissimo.
EX 210 D'Agostino: Poi venne, poi rivenne un'altra volta...
PRESIDENTE: Ma se ne andò dicendole: 'stasera non vengo'?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Lui mi diceva praticamente che mi faceva sapere, tramite sempre il Cannella, che io praticamente, che lui doveva rivenire.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in questi spostamenti, mi scusi, chi era che lo veniva a prendere? Lei ha detto: lo aveva lasciato Cesare Lupo, e poi chi lo aveva ripreso da casa sua? Graviano e la sua ragazza.
EX 210 D'Agostino: Sempre lo stesso.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre Cesare Lupo?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Poi... E quindi siamo a tre giorni dall'8 dicembre, circa. Quindi...
EX 210 D'Agostino: Tre giorni dopo.
PUBBLICO MINISTERO: ... tre giorni dopo va via. Poi cosa accade? Lo rivede?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, lo rivedo per brevissimo tempo. Cioè, venne un giorno e mezzo, praticamente.
Cioè, venne il pomeriggio del... Eravamo nelle vicinanze del Natale. Un po' prima del Natale. Dopo circa otto o nove giorni che era venuto la prima volta per stare a casa mia rivenne una seconda volta, stiede un giorno e mezzo e se ne andò. E mi disse...
PRESIDENTE: Sempre con la ragazza.
EX 210 D'Agostino: Sempre con la sua fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Accompagnato da chi?
EX 210 D'Agostino: Sempre dalla stessa donna.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stette quindi un giorno e mezzo a casa sua?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. E mi disse proprio in quella occasione che naturalmente lui doveva allontanarsi, perché andava a passare le vacanze a Milano, dove avrebbe portato pure la sua mamma e sua sorella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come rimaneste d'accordo?
EX 210 D'Agostino: No, non fu quella sera che noi... Io avevo parlato comunque con lui proprio quando lui mi disse che andava a Milano. Quella sera praticamente lui mi disse che andava a Milano a farsi, a trascorrere il Natale con la sua famiglia.
E io a lui gli avevo parlato che ero stato altre volte a Milano, sempre per problemi miei di famiglia. Cioè, io accompagnavo il mio ragazzo che andava a fare praticamente dei provini nella squadra del Milan. E praticamente, dopo l'ultimo... Cioè, l'ultima volta che lui venne, che era una sera... cioè, subito dopo le feste, passarono le feste, venne una sera accompagnato sempre dalla moglie e da un altro ragazzo, Giorgio Pizzo con la sua signora e con la bambina.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, D'Agostino, bisogna che la fermi, sennò nel suo racconto perdiamo qualche particolare.
Quindi, c'è questo soggiorno poco prima di Natale.
EX 210 D'Agostino: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Un giorno e mezzo.
EX 210 D'Agostino: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Dice che deve andare a Milano a trascorrere le vacanze con la mamma, la sorella, eccetera...
EX 210 D'Agostino: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poi ne ha notizia durante questo Natale?
EX 210 D'Agostino: No, durante il Natale...
PUBBLICO MINISTERO: No. Diciamo durante queste vacanze di Natale.
EX 210 D'Agostino: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Nessuna notizia.
EX 210 D'Agostino: Lo rivedo naturalmente quando lui riviene... Praticamente, una sera che neanche me l'aspettavo, venne a casa - stava piovendo quella sera - come stavo dicendo insieme ad un'altra coppia con la bambina.
PUBBLICO MINISTERO: Quest'altra coppia sarebbe?
EX 210 D'Agostino: Giorgio Pizzo, la moglie e una bambina.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Questo Giorgio pizzo lei l'aveva mai conosciuto?
EX 210 D'Agostino: No, no. Cioè, o per lo meno, ne parlava qualche volta mio cognato, ma mai sotto termini che lui lo conosceva molto bene. Si parlava là, forse al bar dove abitava, orbitava mio cognato... Mi ricordo, perché una volta ci fecero uno scherzo a mio cognato di un pacchetto di chewingum e a questo scherzo, praticamente, c'era pure Giorgio Pizzo, che era stato, diciamo, soggiogato da questo scherzo.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza, quindi le venne presentato con nome e cognome quella sera?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Giorgio Pizzo e la moglie.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. E la bambina.
PUBBLICO MINISTERO: Queste quattro persone più questa bambina chi le porta a casa sua?
EX 210 D'Agostino: Questa volta, nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, viene con Giorgio Pizzo?
EX 210 D'Agostino: Sì, sono venuti assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ho capito che siamo dopo le vacanze di Natale.
EX 210 D'Agostino: Siamo subito dopo le vacanze di Natale.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo all'inizio del '94?
EX 210 D'Agostino: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Nei primi giorni dell'anno?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì; nei primi giorni del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Spieghi che cosa è accaduto.
EX 210 D'Agostino: Niente, quella sera lui venne per stappare una bottiglia e perché gli faceva piacere vedermi. Queste sono state, così, le sue parole e le sue cose. Fra l'altro io avevo notato che si era creata, diciamo così, una reciproca fiducia, perché lui mi diceva sempre che gli sembravo una brava persona, una persona che lui voleva aiutare, una persona che lui avrebbe comunque dato possibilità di potersi inserire nel lavoro; perché vedeva che mi arrangiavo. Non avevo un lavoro stabile, avevo l'ambulante, però niente di... E mi voleva, in un certo qual modo, aiutare.
Quella sera venne, si parlò del più e del meno e io ripresentai un'altra volta se lui aveva avuto durante questa permanenza a Milano la possibilità di potersi interessare per questo mio lavoro.
Lui mi disse che ne aveva già parlato con suo fratello - anche con suo fratello, perché suo fratello dice che si interessava per quanto riguardava lavoro, riguardava fattori economici e così via - e mi invitò quella sera stessa ad andare, per essere io il 27 gennaio a Milano, e mi dovevo presentare in un albergo della città: hotel Quark, che lui verso le undici e mezza, mezzogiorno si sarebbe fatto trovare lì e mi avrebbe accompagnato e così via.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. D'Agostino, la fermo un attimo qui. Siamo quindi ai primi di gennaio del '94; c'è questa visita inaspettata. Le chiedo: rimase a dormire a casa sua o...
EX 210 D'Agostino: No, no. Se ne ritornò, se ne...
PUBBLICO MINISTERO: Ci fu semplicemente questa cena.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. No, neanche una cena, fu praticamente un brindisi per le feste...
PUBBLICO MINISTERO: Per le feste di Natale.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, durante questi soggiorni, queste permanenze a casa sua - queste cene o quant'altro - lei veniva in qualche maniera, per così dire, ricompensato?
EX 210 D'Agostino: No. Cioè, ricompensato...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, le venivano fatti dei regali...
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Giuseppe soleva farmi dei regali. Mi regalava qualche... sempre di soldi; mi diceva: 'tutto a posto? Come stai? Hai problemi in famiglia? Io ti auto, non ti preoccupare', poi mi ha regalato un orologio, mi ha regalato un paio di orecchini, un "Canta Tu" ai bambini. Comunque, per quanto riguarda la nostra famiglia, diciamo così, in quel periodo si comportava, diciamo così, da benefattore.
Ecco, io vorrei dire questo, perché siamo in un'aula di giustizia e non voglio... Ecco, per non avere altre impressioni, parlo di come si è comportato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, le dava anche del denaro?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Mi è stata data qualche somma di denaro.
PUBBLICO MINISTERO: DI che cifre, in che ordine di cifre siamo, D'Agostino?
EX 210 D'Agostino: Siamo sull'ordine del milione, siamo dell'ordine, per dire... Una volta mi diede pure un regalo per darglielo a mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che suo cognato le aveva detto che erano stati compagni di scuola.
EX 210 D'Agostino: Sì, io gliene parlavo... Io praticamente di mio cognato gliene parlavo sempre, perché mio cognato mi spingeva affinché si rivedessero un'altra volta, perché lui non lo vedeva da un po' tempo.
E mio cognato, siccome io glielo dissi, tra l'altro non c'era bisogno manco che io lo dicevo, perché l'aveva capito - quando gli ho portato i soldi, gli ho detto: questo è un regalo di Giuseppe - e l'aveva capito tramite la bambina che aveva detto: 'un amico di papà, Giuseppe, mi ha regalato il "Canta Tu"'.
Diciamo, siccome con mio cognato ci vedevamo ogni giorno, capì, mio cognato, che praticamente era ospite a casa mia.
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei che lei spiegasse un attimino una cosa. Lei ha detto: si doveva interessare...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza, c'è qualche cosa che non abbiamo capito; forse non ha importanza.
Cos'è il regalo che ha portato per i suoi bambini e per la bambina di suo fratello?
EX 210 D'Agostino: No, solo per mia figlia; ha portato un "Canta Tu", diciamo così: una specie di mobiluccio adibito ai bambini che cantano con il microfono. E' un...
PUBBLICO MINISTERO: E' un giocattolo.
EX 210 D'Agostino: E' un giocattolo.
PUBBLICO MINISTERO: "Canta Tu", si chiama così. Canto io e canta tu.
Non lo sapevo neanch'io.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Va bene. Andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei ha detto...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: ... curiosità.
(voce fuori microfono)
EX 210 D'Agostino: Sono qua per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Si ripresenta, per l'appunto, i primi di gennaio per passarla a salutare e lei, ho capito bene?, aveva chiesto se si era interessato...
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... per farle trovare un lavoro a Milano?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Ero io che, praticamente, avevo...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dir un attimino, sinteticamente, alla Corte qual era il motivo per cui lei voleva cercare questo lavoro a Milano?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Praticamente io ero stato altre volte a Milano, perché mio figlio, di tanto in tanto, faceva dei provini con la squadra là.
PRESIDENTE: Con il Milan.
EX 210 D'Agostino: Questi provini erano andati bene, però c'era un problema che io non potevo chiaramente risolvere. Perché il problema era supportato, che se i ragazzi non hanno il quattordicesimo anno di età, non possono uscire da fuori regione, ci vuole una residenza, o comunque qualcuno che li tenga in casa.
Siccome io non avevo nessun impiego né di natura regionale, statale o municipale, se qualcuno mi avrebbe trovato un lavoro, in quel di Milano, io sarei andato a Milano e avrai dato la possibilità al ragazzino quello che doveva fare.
Ecco, questo è il concetto.
PRESIDENTE: Il problema.
EX 210 D'Agostino: Il problema...
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei aveva chiesto a Graviano di interessarsi per farle trovare questo lavoro a Milano.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Avevo fatto una richiesta; praticamente gli avevo detto se c'era la possibilità.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ne aveva ricevuto risposta affermativa?
EX 210 D'Agostino: La risposta affermativa l'ebbi io quella sera. Quella sera che lui mi venne a trovare mi disse: ' tu, eventualmente, il 27 gennaio di fai trovare all'hotel Quark; ci vediamo lì e c'è la possibilità di trovarti o un lavoro in un centro commerciale eventualmente ti apro un negozio e lo gestisci con la mia fidanzata'.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene che per queste attività le aveva detto, Giuseppe Graviano, che si interessava, o quello che se ne interessava di solito era il fratello?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, ha capito bene. Lui non...
PUBBLICO MINISTERO: Le disse anche quale fratello?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Filippo. Lei ha detto: ' io questo Filippo fino a questo momento non l'avevo mai visto'.
EX 210 D'Agostino: Non l'avevo mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi, fissate un appuntamento direttamente per il 27 gennaio a Milano.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che cosa succede?
EX 210 D'Agostino: Succede che io, in quel lasso di tempo, prima della partenza, sempre avevo... siccome in quel periodo uscivo sempre con mio cognato, mi accompagnava mio cognato, perché tra l'altro lui aveva anche interesse ad accompagnarmi perché aveva sempre nella sua testa il fatto che voleva vedersi o voleva rivedere il suo amico d'infanzia.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi sui cognato voleva venire con lei a Milano.
EX 210 D'Agostino: Sì. Mio cognato, praticamente, un po' perché l'avevo a piacere pure io, e molto di più perché lui aveva più piacere di me, perché voleva in un certo qual modo rivedere il suo amico.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. C'era qualche altra ragione, oltre a questi motivi, chiamiamoli, di carattere amichevole?
EX 210 D'Agostino: A parte la ragione amichevole? No, tra l'altro io c'avevo pure i bambini appresso.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 D'Agostino: C'avevo i bambini appresso e siccome, magari, io pensavo di poter fare le ore, qualche sera, in quale locale, non sapevo come le serate venivano... i ragazzi soli non li potevo lasciare. A tal proposito ho avuto anche io, diciamo così, l'idea di eventualmente far gestire a mia sorella e a mio cognato anche i mie bambini.
PRESIDENTE: Ah, perché lei non ha moglie?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Però mia moglie sarebbe uscita con me perché, tra l'altro, Giuseppe Graviano si accompagnava anche a un'altra ragazza. Eravamo due coppie, eventualmente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta D'Agostino...
EX 210 D'Agostino: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire come avvennero i preparativi di questa partenza finalizzata a questo appuntamento al 27 gennaio?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Io, quando noi maturammo il proposito di poter andare a Milano con mio cognato, siccome l'invitato ero stato io e davanti quella sera c'era appunto Giorgio Pizzo, sapevo, lui, dove poterlo trovare al suo lavoro, alla zona industriale...
PUBBLICO MINISTERO: Che lavoro faceva Giorgio Pizzo?
EX 210 D'Agostino: Lavora in un ente municipale o acqua o gas; o all'acquedotto o al gas, non ricordo con precisione.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei lo andò a trovare sul luogo di lavoro?
EX 210 D'Agostino: Sì, lo andai a trovare sul luogo di lavoro e allo stesso, spiegai un po' com'era la questione.
Lo stesso mi disse che lui non poteva assumersi determinate responsabilità. Cioè, io gli spiegai che volevo portare mio cognato, ecco.
Però, al tempo stesso, mi informai se lui vedeva qualcosa di male in tutto questo, cioè se riteneva che ci fosse qualche cosa di molto grave nel fatto di portarmi mio cognato.
E lui, sempre mettendo le mani avanti, dicendo: 'io, responsabilità non me ne posso prendere', mi disse che non vedeva, comunque, qualche cosa di male per quanto riguarda la partenza di mio cognato. E io partii.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Giorgio Pizzo, prima che lei partisse per Milano, le fece qualche richiesta, le dette qualche...
EX 210 D'Agostino: No, no. Mi diede delle cose da portare a Giuseppe Graviano nella fattispecie di un bigliettino e un bracciale e dei soldi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, un bigliettino, un bracciale...
EX 210 D'Agostino: Sì, un bigliettino...
PUBBLICO MINISTERO: ... e dei soldi.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi...
EX 210 D'Agostino: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Il bigliettino come era?
EX 210 D'Agostino: Era con della carta con bostik, cioè con la carta che noi abitualmente chiudiamo i pacchi. Era chiuso, comunque; non si poteva aprire, ecco. Io, tra...
PUBBLICO MINISTERO: No...
EX 210 D'Agostino: ... l'altro non l'avrei aperto, manco se non era chiuso.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo bigliettino, un bracciale e poi ha detto una somma di denaro.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quant'era questo denaro?
EX 210 D'Agostino: Attorno ai 30 milioni. Tra l'altro c'erano pure dei soldi che naturalmente dovevo usare io per il viaggio e per il soggiorno.
PRESIDENTE: E per il soggiorno.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, chi gliela dette, Giorgio Pizzo, tutta questa roba?
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove avvenne questa consegna?
EX 210 D'Agostino: A casa mia, se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi glieli venne a portare a casa sua.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, cosa fece lei, quindi?
EX 210 D'Agostino: Cosa feci io?
PUBBLICO MINISTERO: Andò, portò suo cognato, effettivamente?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Lo portai mio cognato. Andammo a fare i biglietti, dopo pochi giorni. Qualche giorno dopo essermi incontrato con Giorgio Pizzo, andai a fare i biglietti. Non trovammo posto sul treno che a noi faceva più comodo perché c'erano i wagon-lits che noi volevamo per i bambini, abbiamo cambiato treno e abbiamo preso quello successivo e poi siamo arrivati a Milano.
A Milano io mi incontrai con Giuseppe Graviano. Mio cognato intanto andò con i bambini, con un mio conoscente, un ragazzo di Milano che aveva pur il bambino che giocava nei ragazzi del Milan, e io mi...
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiama questa persona, mi scusi?
EX 210 D'Agostino: Eh...
PUBBLICO MINISTERO: Questo suo amico.
EX 210 D'Agostino: Sì, se mi dà il tempo di poterlo dire..
PUBBLICO MINISTERO: Certo, certo.
EX 210 D'Agostino: Intanto io racconto, poi faccio mente locale.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
EX 210 D'Agostino: Andai all'appuntamento con Giuseppe Graviano, che si presentò a mezzogiorno all'hotel Quark. Io, nel contempo, avevo preso una stanza all'hotel Quark per sostare lì, perché non sapevo se dovevo sostare o se dovevo andare da un'altra parte.
Comunque presi una stanza, feci una doccia e a mezzogiorno si presentò Giuseppe Graviano con la ragazza e mi portò a pranzo.
Quando mi portò a pranzo, Giuseppe ebbe l'impressione che c'era qualche cosa; non so com'è, ebbe quest'impressione. Ma comunque lui l'ebbe l'impressione, tant'è che me la palesò: 'ma sei venuto solo?'. Ci ho detto: 'guarda, a dir la verità sono venuto in compagnia con mio cognato Salvatore che sta, diciamo così, ha tanta voglia di vederti'.
Lui mi disse: 'guarda, qua problemi non ce ne sono a Milano. Lo chiamiamo in albergo e ci incontriamo'. E questo avvenne.
Dopo aver pranzato al ristorante da Giannino a Milano, andammo al Duomo verso le tre e mezza e lì incontrammo mio cognato con mia figlia, i suoi figli e mia sorella. Ci fu l'incontro...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
EX 210 D'Agostino: Prego?
PRESIDENTE: E sua moglie.
EX 210 D'Agostino: E mia moglie. Ci fu l'incontro. Cominciammo a passeggiare per le vie di Milano, nei vari bar; i due che non si vedevano da tanto tempo cominciarono a parlare, a farsi dei convenevoli.
Io, tra l'altro - siccome lui doveva parlare di cose loro che non penso che erano molto importanti, ma comunque - cominciai a guardare le vetrine. La sera ci staccammo, perché giustamente Giuseppe Graviano disse: 'io c'ho il tuo documento, non possiamo camminare due con lo stesso documento'.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Spieghi un attimino meglio.
EX 210 D'Agostino: Sì. Mio cognato favoriva il Graviano nella fattispecie di un documento di...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questo documento di identità era di suo cognato ed era stato dato a Palermo?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando poi vi siete ritrovati a Milano, il motivo di questa separazione...
EX 210 D'Agostino: Sì, ci siamo separati proprio per questo motivo, per non avere due persone con lo stesso cognome, cioè non camminare con...
PUBBLICO MINISTERO: Con la stessa identità.
EX 210 D'Agostino: Con la stessa identità.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 D'Agostino: Andammo a cena, al ristorante Il Cacciatore e da qui cominciò il mio calvario: fummo arrestati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi. Al ristorante Il Cacciatore rimaneste tutti e quattro, cioè lei sua moglie, Giuseppe Graviano...
EX 210 D'Agostino: No, no. Dopo qualche minuto vennero a trovarci anche Filippo Graviano e la sua fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che questa persona non l'aveva mai conosciuta prima.
EX 210 D'Agostino: Non l'avevo mai conosciuta.
PUBBLICO MINISTERO: E' così?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, non l'avevo mai conosciuta: né il fratello e neanche la sua fidanzata.
PUBBLICO MINISTERO: Lo sa il nome della fidanzata di Filippo Graviano?
EX 210 D'Agostino: No...
PUBBLICO MINISTERO: O lo seppe poi, successivamente?
EX 210 D'Agostino: Non mi ricordo il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda. Senta, aveste tempo... lei disse: inizia il suo calvario. Che significa, veniste arrestati?
EX 210 D'Agostino: Inizia il mio calvario perché naturalmente, come già ho detto in un'altra videoconferenza, in una videoconferenza, e ci tengo a precisarlo anche se non può essere oggetto della discussione, oggetto del processo, chiedo al dottore...
PUBBLICO MINISTERO: Dica, non lo so che cosa vuol dire D'Agostino.
EX 210 D'Agostino: Sì, glielo dico al signor Presidente: non per una questione di paura, ma non mi sento, nella maniera più assoluta, responsabile dell'arresto dei fratelli Graviano.
Perché da quell'arresto naturalmente è nato il mio calvario. Anche se per la giustizia può essere stata una cosa positiva. Ma io, 37 anni di lavoro, da quell'arresto nascono tutti i miei problemi da un'ingiustizia: per non avere avuto i 10 milioni, nascono tutti i miei problemi.
Mi scusi la parentesi, ma è soltanto una questione di sfogo. Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta D'Agostino, prendo atto del suo sfogo.
EX 210 D'Agostino: No, no, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: No, io, però, volevo un attimino che lei precisasse alla Corte se l'arresto avvenne lì dentro questo ristorante, mi pare che ha detto anche il nome, come si chiamava.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. L'arresto avvenne dentro il ristorante Il Cacciatore.
PUBBLICO MINISTERO: Aveste tempo di cenare, di parlare...
EX 210 D'Agostino: Non abbiamo avuto il tempo neanche di prendere l'antipasto, perché naturalmente poi non l'avremmo digerito.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi veniste arrestati tutti e sei?
EX 210 D'Agostino: Tutti, tutti. Solo mia moglie è stata... praticamente non arrestata, ma comunque indagata a piede libero.
PUBBLICO MINISTERO: Indagata a piede libero. Suo cognato seppe che fine aveva fatto, in questo contesto?
EX 210 D'Agostino: Mio cognato?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: Mio cognato l'ho visto poi, dopo l'arresto, l'ho visto negli uffici dei Carabinieri di Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi suo cognato era stato, nel frattempo, arrestato anche lui?
EX 210 D'Agostino: Sì. sì. Solo mio cognato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi vi rivedeste, poi, dai Carabinieri.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Negli uffici dei Carabinieri.
EX 210 D'Agostino: Negli uffici dei Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la persona che le venne poi presentata lì, e che effettivamente era Filippo Graviano, lei ebbe modo di parlare, di scambiarci qualche battuta, oppure avvenne immediatamente l'arresto?
EX 210 D'Agostino: No, no, l'arresto avvenne immediatamente, proprio quando entrò lui. Io notai soltanto che aveva una giacca viola, a come mi ricordo, non abbiamo avuto il tempo, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: CI siamo messi a tavola, è venuto il cameriere, ci ha chiesto cosa volevamo mangiare, in quel momento è scattata l'operazione dei Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nell'attesa di Filippo Graviano, Giuseppe Graviano le aveva detto qualcosa, avevate ripreso il discorso del suo lavoro?
EX 210 D'Agostino: Il mio lavoro era sempre quello che eravamo rimasti: o eventualmente si apriva questa attività di abbigliamento, o, in subordine, mi avrebbe fatto entrare, o data la possibilità di entrare in qualche centro commerciale; sempre nell'abbigliamento.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei ha detto a proposito di Filippo Graviano che a casa sua, a Palermo, durante quegli incontri, Giuseppe Graviano le aveva detto che sostanzialmente era suo fratello che si occupava di questi affari, diciamo.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si interessava.
EX 210 D'Agostino: Si interessava per quanto riguardava, non lo so, la cassa, ecco, oppure degli interessi di natura economica.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, un chiarimento: quando vi vedeste all'appuntamento lì all'hotel Quark, con quale mezzo e da dove arrivavano Giuseppe Graviano e la sua fidanzata?
EX 210 D'Agostino: Con un taxi, sono arrivati.
PUBBLICO MINISTERO: Arrivarono con un taxi.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva dove alloggiavano, dove stavano?
EX 210 D'Agostino: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Dai discorsi che le vennero fatti, capì se stavano in albergo o se stavano in una casa?
EX 210 D'Agostino: Dottore...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 D'Agostino: Mi sembra... Noi abbiamo avuto, io sono stato interrogato da lei.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: Giuseppe Graviano penso che - penso - a me personalmente non mi fece mai nessuna confidenza in tal proposito, neanche se lui abitava a Milano o se era, lui, una persona che stava un giorno, una settimana, dieci giorni e poi se ne andava. Lui, se aveva degli appartamenti, lui mi disse di aspettarlo all'hotel Quark e onestamente io non mi sarei mai sentito di domandargli dove abitava, se lui non mi avrebbe portato.
Tra l'altro, se lui aveva una casa lì, penso che mi dava pure la possibilità di ospitarmi lì, penso. Questa fa parte sempre del pensiero, però...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, dopo l'arresto, vuol spiegare un po' che cosa è accaduto?
Lei ha detto: 'sono stato tre mesi in carcere'...
EX 210 D'Agostino: Sì, passarono i tre mesi, venni scarcerato dal Tribunale della Libertà...
PUBBLICO MINISTERO: MI scusi, durante questa detenzione, diciamo in relazione al processo che lei ha subito...
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ci furono aiuti alla sua famiglia?
EX 210 D'Agostino: Di natura economica?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: Di natura economica venne elargito 7 milioni, per quanto mi riguarda.
PUBBLICO MINISTERO: A chi venne data questa somma?
EX 210 D'Agostino: O a mio padre o a mia moglie, adesso non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Sa chi elargì questa somma a suo padre o a sua moglie?
EX 210 D'Agostino: Mio cugino Nicola.
PUBBLICO MINISTERO: Nicola sarebbe?
EX 210 D'Agostino: Nicola Lipari.
PUBBLICO MINISTERO: Nicola?
EX 210 D'Agostino: Lipari.
PUBBLICO MINISTERO: Lipari. Senta, ebbe modo poi, una volta scarcerato, di rivedere qualcuna delle persone che lei aveva conosciuto mentre...
EX 210 D'Agostino: Sì. La sera dopo il mio arrivo a Palermo, mi venne a trovare Giorgio Pizzo. Entrò a casa mia e mi fece delle domande un po' in generale, ma poi mi chiese di ampliare il discorso per quanto riguardava la cattura dei fratelli Graviano a Milano, perché lui desiderava sapere un attimino come si erano svolte le cose.
Io gli spiegai un po' come si erano svolte le cose e, tra l'altro, gli dissi pure quelle che erano le mie impressioni, perché diciamo che si poteva, in quel momento, soltanto valutare le cose sulle impressioni, perché personalmente io non ero al corrente di come si era mosso un determinato meccanismo per arrivare al nostro arresto.
Lo stesso mi disse che era... Intanto vidi che aveva un po' di preoccupazione e lui stesso mi disse che era un attimino preoccupato perché in siciliano mi disse: 'sa vonno pigghiare con mia': 'se la vogliono prendere con me'.
PUBBLICO MINISTERO: "Con me" Giorgio Pizzo?
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 D'Agostino: Questo fu l'incontro con Giorgio Pizzo, che poi io vidi successivamente così, ma non per questi motivi; perché mio cognato, un po' in maniera molto sprovveduta e forse un attimino non aveva capito forse il problema, non si era reso conto molto del problema, cercava di girare Palermo, si girava Palermo cercando di screditarmi, cercando di mettere in risalto il fatto che io avevo fatto, per quanto riguarda il mio comportamento di natura giuridica, io avevo fatto il patteggiamento, e secondo l'idea di mio cognato il patteggiamento non era una qualche cosa che si addiceva a un ragazzo di rispetto.
Io gli dissi che 'sto ragazzo di rispetto ancora non esisteva, perché io non ero un ragazzo di rispetto, ero una persona che voleva uscire, se ce n'era la possibilità, e mio cognato in un certo qual modo faceva un po' a gara con tutti i suoi amici, incontrandoli, cercando di lenire un pochettino quella che era la mia dignità.
Cosa che non mi sembrava giusta, dato che non penso di aver fatto del male a nessuno facendo il patteggiamento. Oggi lo fanno tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione all'incontro con Giorgio Pizzo e quindi ai rapporti con Giorgio Pizzo, direi, dopo il suo arresto, se le chiedo: ebbe sostegno da Giorgio Pizzo, lei con la sua famiglia? Intendo dire, in termini economici.
EX 210 D'Agostino: Dopo l'arresto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: No, no, no. A me non fu dato più nessun tipo di aiuto. Tra l'altro io avevo detto pure a mio cugino che non desideravo più nessun aiuto, che potevano pensare a delle altre persone che avevano più bisogno di me. Non ho avuto più nessun aiuto, io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io a questo riguardo le debbo ricordare quanto lei disse al Pubblico Ministero di Palermo, sempre nell'interrogatorio del 25 marzo '96. E' l'ultima pagina della trascrizione. Glielo leggo, eh, D'Agostino.
EX 210 D'Agostino: Prego, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Si sta parlando qui delle vicende relative alle spese legali e dice:
"Allora, l'avvocato Fileccia, se non mi sbaglio, non si parlava con l'avvocato Saporana. Gli fece telefonare da un altro avvocato, si prese quest'altro avvocato".
E a una domanda del Pubblico Ministero dice:
"Chi li ha pagati?"
Lei rispose: "A noi ci hanno portato. Per mezzo di Giorgio Pizzo, 7 milioni e mezzo a me e 7 milioni e mezzo a mio cognato, 15 milioni". Ha capito che cosa le ho detto?
EX 210 D'Agostino: Mi sembra di aver risposto poco fa.
Lei mi ha chiesto pocanzi, mi ha fatto la stessa domanda. Mi ha detto: è stato aiutato durante il periodo della detenzione, o durante il periodo del...
E io ho detto che sono stato aiutato e mi sono stati dati 7 milioni. Non ricordavo le altre 500 mila lire.
PUBBLICO MINISTERO: Si...
EX 210 D'Agostino: Però lei...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi...
EX 210 D'Agostino: ... le altre 500 mila lire.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi D'Agostino, però dalla sua risposta, salvo il fatto che ho capito male, il che potrebbe essere, mi pareva che lei avesse detto che questi 7 milioni erano usciti dalle tasche di suo padre o di sua moglie.
PRESIDENTE: No, aveva detto..
PUBBLICO MINISTERO: No?
EX 210 D'Agostino: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora ho capito male io.
PRESIDENTE: ... che li hanno dati "o a mio padre o a mia moglie".
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Allora mi scuso con la Corte, perché avevo inteso male.
PRESIDENTE: Però non aveva parlato né di spese per avvocati, né di altre spese legali. Lei ha detto che...
PUBBLICO MINISTERO: Che c'era stato questo aiuto.
Allora voglio dire, per togliere il dubbio che mi era rimasto, questi soldi erano soldi che aveva portato Giorgio Pizzo?
EX 210 D'Agostino: Sì, erano dei soldi, da noi si usa abitualmente è una usanza... Ripeto, io queste usanze le ho apprese dopo l'arresto - perché io, per fortuna mia, io questi arresti non li avevo mai avuti - ho appreso che praticamente si soleva aiutare le persone che vanno a finire in carcere.
Ho ricevuto questo aiuto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora mi scuso perché non avevo proprio, non avevo sentito io la risposta.
Con Giorgio Pizzo ha avuto ulteriori contatti, lei?
EX 210 D'Agostino: Ma i contatti sono stati, sempre per come poco fa ho spiegato che c'è stato una specie di piccolo chiarimento fra... Siccome io giustamente dicevo, mi lamentavo del fatto che mio cognato praticamente andava dicendo queste cose, e poi il contatto ultimo è stato nell'estate del '95, se non vado errato, nei primi dell'estate del '95 - ora non ricordo con precisione -...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 D'Agostino: A me?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, prego. In che termini si è concretizzato questo contatto?
EX 210 D'Agostino: Il contatto si è concretizzato perché io praticamente, il mio avvocato a Milano aveva fatto una istanza per recuperare dei soldi che ci erano stati sottratti al momento dell'arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo sequestrati.
PRESIDENTE: Sequestrati.
EX 210 D'Agostino: Sequestrati.
PUBBLICO MINISTERO: Si trattava, mi scusi D'Agostino, dei famosi 30 milioni circa che avevate...
EX 210 D'Agostino: No, ce ne sono stati sequestrati otto milioni. In quel momento... Comunque, il mio avvocato... Ci sono stati sequestrati soldi a tutti, perché io dentro gli uffici dei Carabinieri, avevo questa somma ancora in tasca. Perché Graviano non la volle, mi disse: 'tienili tu per ora'.
E io distribuii un po' di soldi a tutti per non avere i soldi solo io in tasca, ecco.
Comunque nella fattispecie di otto milioni, il mio legale a quel tempo, fece domanda di restituzione. E questa venne accolta. La stessa venne accolta e io informai il Militello che lavorava presso il San Paolo Hotel che ritenevo opportuno restituire la somma che non era mia.
Si presentò, dopo qualche giorno, il Pizzo e si venne a prendere i soldi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei ha parlato di questo Tommaso Militello del San Paolo Hotel.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se ci aveva dei fratelli, questo Tommaso Militello?
EX 210 D'Agostino: Tommaso Militello?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: No. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
EX 210 D'Agostino: Non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
PRESIDENTE: Non lo sa, o non li ha?
EX 210 D'Agostino: No, non lo so. Io conosco lui.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Un ulteriore chiarimento: sempre con Giorgio Pizzo ebbe modo di chiedere a Pizzo per un qualsiasi altro motivo di interessarsi in relazione alla sua attività lavorativa?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, io avevo chiesto al Pizzo se gentilmente poteva adoperarsi affinché c'era la possibilità di poter aprire una lavanderia. E lo stesso mi disse: 'ora chiedo, vediamo, e ti faccio sapere qualche cosa'. E mi portò risposta positiva.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che cosa vuol dire...
PRESIDENTE: I tempi, di questa richiesta.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, D'Agostino, ha sentito?
EX 210 D'Agostino: Passò benissimo una settimana.
PRESIDENTE: No, no, mi scusi. Dopo la scarcerazione, dopo il processo...
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, dopo...
PRESIDENTE: ... dopo la restituzione degli otto milioni?
EX 210 D'Agostino: Subito alla restituzione dei soldi, siccome mi venne a trovare dove io lavoravo, gli chiesi se si poteva adoperare affinché mi trovasse la possibilità di aprire questo locale.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, ma in che termini se ne doveva interessare il signor Pizzo di aprire lei questo locale? Mi sono spiegato?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, abbastanza.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol rispondere?
EX 210 D'Agostino: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Vuole rispondere?
PRESIDENTE: Vuole rispondere?
EX 210 D'Agostino: Sì, le voglio rispondere.
Io ritenevo Pizzo, come ritenni mio cognato a suo tempo, persona che conosceva gente che poteva, influente nella zona, e ho fatto la stessa richiesta che a suo tempo feci a mio cognato.
Perché tra l'altro a me... Cioè, io levando Giuseppe Graviano che ho avuto quel tipo di approccio e Fifetto Cannella, quando uscii dal carcere non ebbi più contatti con nessuno, perché praticamente... Cioè, non avevo altre strade, altre vie, non avevo altre persone che conoscevo. Tutto qui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Pizzo, un'ultimo... No, mi scusi, la domanda era rivolta a conoscere questa situazione.
Cioè, come mai Giorgio Pizzo si doveva interessare, in che termini?
Cioè, doveva vedere se si trovava il locale... Perché lei, voglio dire, questa lavanderia non se la cercava, o questo negozio, per conto suo? Ecco, senza dover chiedere niente a nessuno? Mi spiego?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, si spiega abbastanza bene.
E intanto io dovrei andare un attimino più indietro, perché soltanto per un attimino. Il problema chiave, dopo l'arresto e quando uscii e Pizzo mi disse che praticamente aveva paura, è chiaro che la paura che lui aveva me la trasmise.
Cioè, non è che il Pizzo aveva paura e che io che avevo, praticamente ero stato a Milano, non ero preoccupato.
Siccome lui mi diede questo tipo di impressione e me lo palesò, della preoccupazione, io in effetti questa lavanderia non la dovevo aprire. Sondavo, volevo capire se il Pizzo aveva ancora possibilità di agganci per potermi dare la possibilità di aprire questo negozio.
Lei mi dirà: ma per quale motivo lei chiede il permesso al Pizzo, o...
Perché da noi l'usanza è sempre quella di andare a chiedere il permesso, ecco.
PRESIDENTE: A chi comanda.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire...
EX 210 D'Agostino: A chi naturalmente si interessa nel nostro circondario di poter dire: sì, va bene, o non va bene. Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
EX 210 D'Agostino: Il problema chiave... Permette, dottore?
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego, D'Agostino.
EX 210 D'Agostino: Il problema chiave, proprio per non destare, come si è fatto poco fa giustamente delle lamentele che sono legittime, mi sembra onesto, non essendo io un affiliato, non essendo io un uomo d'onore, non usare neanche la terminologia.
Cioè, se io non conosco determinate terminologie, quello è un uomo d'onore, quello appartiene a Cosa Nostra, non posso neanche additare. Posso dire di aver conosciuto queste persone in questo contesto. Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: Chiarissimo.
EX 210 D'Agostino: E' giusto?
PUBBLICO MINISTERO: Io l'ho capito.
EX 210 D'Agostino: E' giusto? Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome volevo che lei chiarisse...
EX 210 D'Agostino: No, no, io penso di avere già...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi.
EX 210 D'Agostino: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo che lei chiarisse la ragione per cui lei, dovendo esercitare una attività commerciale, o che altro - lei ha detto una lavanderia - aveva bisogno di rivolgersi a Pizzo e non di andare in Comune direttamente e andare a chiedere le licenze e quant'altro.
EX 210 D'Agostino: No, al Comune sarei andato comunque per andar a chiedere le licenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 D'Agostino: Era per cercare di avere il cosiddetto permesso.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ora ho capito perfettamente.
Le chiedo altri due piccoli chiarimenti: come mai a Giorgio Pizzo e non ad un'altra persona?
EX 210 D'Agostino: Mah...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire: lei pensava che Pizzo era la persona che le poteva dare questo permesso, come lo ha chiamato lei?
EX 210 D'Agostino: No, io mi sembra di aver detto, prima di questa... avevo precisato che quando il Pizzo mi venne a dire a casa sul fatto che era preoccupato, a me in effetti non mi interessava aprire la lavanderia, volevo capire se il Pizzo aveva ancora qualche aggancio in questo senso.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 D'Agostino: Cioè, io già avevo la mia attività. La lavanderia era un escamotage per capire.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Ho capito perfettamente.
Senta, lei poco fa ha fatto riferimento all'inizio, ha parlato, all'inizio del suo esame, ha parlato di Pasquale Di Filippo. Ne ha parlato, diciamo, di un motivo processuale.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, questa persona, l'ha mai conosciuta?
EX 210 D'Agostino: No, io lo vedevo di tanto in tanto. Sapevo che era padrone di un negozio di articoli sportivi e di abbigliamento sportivo.
PUBBLICO MINISTERO: Sa come si chiamava questo negozio?
EX 210 D'Agostino: La Sicilia Sport.
PUBBLICO MINISTERO: Sicilia Sport. Aveva avuto rapporti lei con questa persona?
EX 210 D'Agostino: Con Pasquale Di Filippo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 D'Agostino: No, no. I rapporti erano di natura sportiva. Non ricordo in questo momento onestamente.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, sa che tipo di frequentazioni aveva pasquale Di Filippo? Con che gente che lei conosceva anche e si vedeva, questo Pasquale Di Filippo?
EX 210 D'Agostino: Pasquale Di Filippo intanto so che lui era sposato con la figlia del Masino Spataro, questo come collocazione diciamo, così, matrimoniale.
Per quanto riguarda le sue conoscenze, l'ho visto qualche volta con Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ora le faccio delle domande dirette: lei conosce Pietro Romeo?
EX 210 D'Agostino: Sì, Pietro Romeo lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: E' una conoscenza di quartiere, di...
EX 210 D'Agostino: Sì, una conoscenza di quartiere. Lo conosco come... Cioè, la mia conoscenza è come lui era un ladro di tir, di camion, di queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se aveva mai visto lei Pasquale Di Filippo insieme a questo Romeo?
EX 210 D'Agostino: No, questo non mi ricordo, in verità.
PUBBLICO MINISTERO: Conosce Salvatore Faia?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era persona che aveva rapporti con questo Pietro Romeo e con Pasquale Di Filippo?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì... Ma erano ragazzi che conoscevo, conosco da qualche tempo. Ed abitavano, per quello che io mi ricordi, abitavano tutti assieme. Li vedevo in giro con la macchina. E io sapevo che loro facessero, rubavano i camion. Questo qua.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, di questo giro, chiamiamolo giro di persone che lei ha indicato: Romeo, Faia, poi ha detto Pasquale Di Filippo, non vorrei farle delle domande io, mi dice lei qualche altro nome di persona che vedeva in compagnia di questa gente?
EX 210 D'Agostino: E allora, noi abbiamo parlato di Pietro Romeo, di Grigoli, di Salvatore Faia, di...
PUBBLICO MINISTERO: Di Pasquale Di Filippo, lei ha detto.
EX 210 D'Agostino: ... Pasquale Di Filippo, ed il figlio di Totuccio Giuliano, Franco Francesco, Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto il figlio di Totuccio Giuliano?
EX 210 D'Agostino: Sì, e poi noi lo chiamavamo "il postino", perché so che lavora alla posta, ecco. E c'ha una...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo...
EX 210 D'Agostino: ... pompa di benzina a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Dove, lo sa?
EX 210 D'Agostino: Se non vado errato a Sant'Erasmo.
PUBBLICO MINISTERO: E questo postino, c'ha un figliolo che si chiama?
EX 210 D'Agostino: Noi lo chiamiamo, io lo chiamavo Peppuccio, perché fra l'altro era una persona molto simpatica che veniva là, sempre che scherzava. Veniva a mangiarsi il panino nella salumeria là vicino. Lo conosco per questo e perché tra l'alto qualche volta veniva a trovare a Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Lo aveva visto in compagnia insieme alle altre persone che lei ha indicato prima?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì... Diciamo, io lo dico in gergo siciliano, scorrazzavano assieme, li vedevo qualche volta.
Io avevo il negozio là e loro naturalmente li vedevo qualche volta là. Ma non sempre tutti assieme. Una volta con uno e una volta con l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e di altre persone che diciamo così si frequentavano tra questi che ha appena menzionato, ne ricorda qualche altra?
EX 210 D'Agostino: No, in questo momento no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le faccio un'altra domanda in forma più diretta.
Lei ha conosciuto un certo Gaspare Spatuzza?
EX 210 D'Agostino: No, Spatuzza direttamente non l'ho conosciuto.
Una volta con mio cognato siamo andati sempre nella zona dove abitava mio cognato, per parlare con un signore che mi portava il caffè al negozio, i suoi rappresentanti.
E lui mi disse, dice: 'questo è un amico mio, si chiama Gaspare Spatuzza'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi glielo indicò come amico di suo cognato. Diciamo, suo cognato glielo indicò come amico suo.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 D'Agostino: Però non conosco... Diciamo, non l'ho mai frequentato, non c'ho mai...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non ha avuto... Senta, e una persona che si chiama Vittorio Tutino, lei l'ha conosciuta?
EX 210 D'Agostino: No, io personalmente no. Sempre mio cognato una volta era fermo in piazza Torrelunga e mi disse proprio: 'questo è amico mio, si chiama Vittorio Tutino', ma non mi ha detto niente...
PUBBLICO MINISTERO: Le disse qualche altra cosa, suo cognato, di questo Vittorio Tutino?
EX 210 D'Agostino: Che aveva un fratello che lavorava a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Le disse anche dove lavorava?
EX 210 D'Agostino: Alle Poste, se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: Alle Poste. Senta, qualche altro dettaglio su quello che abbiamo detto finora nella mattinata: in occasione di queste, della sua frequentazione con Giuseppe Graviano, le ha mai detto Giuseppe Graviano se diciamo fuori della Sicilia, dove lui aveva per così dire punti di riferimento, conoscenze, e quant'altro?
EX 210 D'Agostino: Lui, proprio a merito... Una volta lui, non so se lo abbiamo scritto a verbale, però sa com'è, una volta... Cioè, questi discorsi nascevano sempre dal fatto che io prendevo degli psicofarmaci. E lui mi diceva: 'sì, pure mia madre c'ha avuto problemi di depressione, di ansia, perché sentiva la nostra lontananza, tutti i problemi'.
E si cominciò a parlare dei luoghi praticamente dove lui ha ospitato, e in qualche posto portava pure la madre. Ad Abano Terme, Montecatini, Venezia, Milano. Tant'è che a Milano c'era stata pure per le feste di Natale.
Diciamo così, questi sono i posti dove lui mi disse che volta ci andava e portava qualche volta pure la madre che era sofferente di depressione.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi li può ripetere questi luoghi, per favore?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Montecatini, Abano, Venezia e Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poco fa ha detto anche Roma.
EX 210 D'Agostino: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Anche Roma?
EX 210 D'Agostino: No, Roma ho... No, Roma no.
PUBBLICO MINISTERO: No, per l'appunto, siccome quando la interrogammo - si ricorda - qui a Firenze il 12 febbraio '97...
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... praticamente lei disse che, leggo testualmente.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Egli aveva conoscenza dappertutto, essendosi recato in passato, tra l'altro, a Roma".
Poi ha detto: "A Montecatini, Abano Terme...", come sta dicendo anche oggi.
EX 210 D'Agostino: E' possibile, sì, se è scritto, è sicuro l'ho detto io. Magari in questo momento non ricordavo... Ho ricordato pure Venezia e non mi ricordavo Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'.
EX 210 D'Agostino: Sarà stato pure a Roma, sicuramente. Me lo ha detto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei per caso della famiglia dei Graviano ha conosciuto qualche altra persona?
EX 210 D'Agostino: No, il papà. Ma quando ero piccolo, quando ero più giovane di tanto in tanto veniva un... Noi lo chiamiamo la Lapa, la Lambretta, l'Ape. Perché era un Salvatore, era contadino, mio padre diceva.
Poi ho saputo che praticamente è morto per mano mafiosa. Queste sono le cose che ho saputo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e ha avuto modo lei di frequentare certi ambienti a Palermo, in particolare ambienti dove si fa tiro a piattello, roba di questo genere?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 D'Agostino: Mio padre frequentava...
PUBBLICO MINISTERO: Suo padre?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Mio padre frequentava il tiro a volo alla Daura e lì ho conosciuto diverse persone.
Mi ricordo pure che era socio fondatore Michele Greco. Mi ricordo che c'era il dottore Pennino, tante altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato di Michele Pietro e del dottore Pennino.
EX 210 D'Agostino: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Michele Greco può dire chi è? Noi ne conosciamo uno che è stato condannato con sentenza...
EX 210 D'Agostino: Sì, lo stesso.
PUBBLICO MINISTERO: ... al Maxiprocesso, diciamo.
EX 210 D'Agostino: Sì, è lo stesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 D'Agostino: Era...
PUBBLICO MINISTERO: Poi, questo dottore Pennino, vuol dire chi è?
EX 210 D'Agostino: Sì, il dottore Pennino è una persona che orbitava al tiro a volo, sempre come... anche nel gioco. Cioè, vedevo che là giocava nel book-maker del tiro a volo, ed era una persona che si faceva rispettare, una persona per bene.
Almeno questa era... non la mia impressione, ma quello che vedevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, voglio dire: sa anche il nome di questo dottore Pennino?
EX 210 D'Agostino: Sì, Gioacchino.
PUBBLICO MINISTERO: Sa che... Quando dice dottore, cosa intende dire?
EX 210 D'Agostino: Analista chimico, analista.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè un analista?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, c'ha uno studio in via Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Controllo un attimino se ho da chiederle qualche altra cosa, ma penso di avere...
Senta, D'Agostino, non ricordo se lo ha detto, comunque glielo richiedo: la sua, diciamo, il luogo in cui si è svolta questa sua attività in favore di Giuseppe Graviano, o meglio l'ospitalità che lei ha dato a Giuseppe Graviano, dov'è l'abitazione?
EX 210 D'Agostino: Ficarazzi, via largo Castello numero 10 a Ficarazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era la sua abitazione? La sua...
EX 210 D'Agostino: Era, sì. Era.
PUBBLICO MINISTERO: Era la sua abitazione. A Ficarazzi, diciamo è un quartiere di Palermo?
EX 210 D'Agostino: No, è un paesino...
PUBBLICO MINISTERO: Un paesino vicino...
EX 210 D'Agostino: ... limitrofo.
PUBBLICO MINISTERO: Di un paese vicino a Palermo.
Bene, io penso che con D'Agostino avremmo concluso.
Non so se il dottor Chelazzi vuol porre qualche domanda.
PRESIDENTE: Volevo fargli una domanda: lei ha parlato di diverse persone che conosce. Ha nominato una famiglia del "postino", "il postino".
EX 210 D'Agostino: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che si chiama?
EX 210 D'Agostino: Salvatore Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Salvatore Giuliano. Mi pare che ha nominato anche un figlio del "postino".
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, Francesco, noi lo chiamavamo Pippo.
PRESIDENTE: Si chiama Francesco detto Pippo?
EX 210 D'Agostino: Noi lo chiamavamo Pippo. Almeno, no, io lo chiamavo Pippo, però...
PRESIDENTE: Lei ha detto prima... Mi scusi...
EX 210 D'Agostino: Prego.
PRESIDENTE: E' possibile che lei abbia detto Peppuccio?
EX 210 D'Agostino: O Peppuccio, sì.
PRESIDENTE: E' sempre la stessa persona.
*EX 210 D'Agostino: Sì.
PRESIDENTE: Dunque, le parti civili hanno domande?
Allora, prima di dare la parola ai difensori, facciamo una breve sospensione? Dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Chi prende la parola?
AVVOCATO Maffei: Posso, Presidente?
PRESIDENTE: Prego, avvocato, il suo nome, per cortesia.
AVVOCATO Maffei: Certo. Avvocato Maffei al signor D'Agostino.
Signor D'Agostino, ho capito bene, o lei faceva alcuni mestieri contemporaneamente?
*EX 210 D'Agostino: Io ho detto che mi interessavo della vendita di abbigliamento. Facevo l'ambulante e al tempo stesso, se trovavo qualche partitina di abbigliamento per poter dare a qualche negozio, io la davo.
AVVOCATO Maffei: Sì. E in particolare, proseguo allora, usando le sue parole, lei trattava anche delle partite di jeans?
EX 210 D'Agostino: Sì, jeanseria.
AVVOCATO Maffei: Sì. Senta, che jeans erano?
EX 210 D'Agostino: Ma io trattavo...
AVVOCATO Maffei: No voglio chiederle se erano belli, brutti... Andando al punto, erano autentici, o erano contraffatti?
EX 210 D'Agostino: Io ho trattato il jeans della... Io stockavo, praticamente.
AVVOCATO Maffei: Sì. Ma a proposito del suo rapporto con quel signore di cui lei ha parlato in precedenza, che era, che fu un rapporto concernente una partita di jeans, è vero?
EX 210 D'Agostino: Sì.
AVVOCATO Maffei: Ecco, questi jeans erano autentici, o erano contraffatti?
EX 210 D'Agostino: No, io ho venduto a lui una partita di Americanino.
AVVOCATO Maffei: Ah.
EX 210 D'Agostino: Noi, abitualmente, il contraffatto da noi è il Levi's.
AVVOCATO Maffei: Sì.
EX 210 D'Agostino: E' un jeans prettamente, che viene... Noi lo andiamo a comprare a Napoli, che poi mettiamo le fibbie, le cose e si vende nei mercati come jeans... Io ho venduto Americanino, ho venduto queste cose qua.
I Levi's, no, perché non avevo la fattura.
AVVOCATO Maffei: Ho l'impressione però- ecco il problema della contestazione, signor Presidente - ho l'impressione che lei abbia detto cosa diversa. Bisogna che glielo faccia presente, il Codice chiama questa cerimonia "contestazione":
25 marzo 1996, lei rende l'interrogatorio già citato da chi mi ha preceduto. Dice:
"L'articolo sportivo lo contattai, io lo vidi l'articolo sportivo e ci vidi lui dentro. E siccome io sono procacciatore di vendite, qualche cosa per dire, a qualche negozio nuovo, i jeans, vuol dire che noi abbiamo il Levi's".
La mia lettura è fedele, Presidente. E' il testo che è in queste condizioni, eh.
"Il Levi's, per dire questo fasullo, ecco, per intenderci. E allora lo propongo magari sottoforma di Levi's buono", e sappiamo quello che vuol dire.
"E allora a lui gli piacque, gli è piaciuta la mia proposta e acconsentì a comprare. I primi tempi mi pagò regolarmente...", e poi invece le dette la patacca.
Ecco, ora che le ho ricordato quello che lei ha detto in quella occasione, continua a dire che gli vendette una partita di jeans autentici, non jeans contraffatti?
EX 210 D'Agostino: No, le vorrei soltanto... Se mi permette, le vorrei dire una cosa.
AVVOCATO Maffei: La prego.
EX 210 D'Agostino: Quando noi, quando noi abbiamo della partita di merce...
AVVOCATO Maffei: No, scusi, con riferimento... Io le permetto tutto quello che lei vuole, lei vuole e poi non le debbo permettere niente, o vietare niente.
Però avrei tanto piacere che mi rispondesse in relazione all'episodio specifico senza raccontarmi la storia...
EX 210 D'Agostino: Sì, allora, mi presentai nel locale del Grigoli che vendeva abbigliamento. Gli dissi che avevo io tanti articoli, tra i quali anche i Levi's, ma il Levi's, lui stesso non lo voleva. Perché non avevo le fatture.
Cioè, io non potevo fatturare quel tipo di jeans, perché quel tipo di jeans abitualmente ce l'hanno determinati operatori. Noi lo vendevamo bene agli ambulanti. Cioè, noi lo vendevamo bene nei mercati.
AVVOCATO Maffei: Sì, signor D'Agostino, scusi, mi sembra di essere...
PRESIDENTE: La risposta, la domanda è semplicemente questa: lei gli ha venduto dei Levi's, o no? Sapendo che non erano genuini.
EX 210 D'Agostino: Guardi, sapendo che non erano genuini io ho venduto a lui solo roba genuina, perché lui ci teneva ad avere roba genuina.
PRESIDENTE: Avanti, avvocato.
AVVOCATO Maffei: Perché allora, in questo interrogatorio, lei introduce la risposta, o meglio, introduce il riferimento della circostanza compra-vendita che interviene tra lei e Grigoli di questa partita di jeans, facendo a lungo riferimento al commercio che lei era solito fare di jeans contraffatti, di jeans falsificati.
EX 210 D'Agostino: Perché io lo dico?
AVVOCATO Maffei: Eh, lei lo dice, se vuole.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Io, in effetti, compravo anche per i miei mercati di ambulante anche quel tipo di jeanseria.
Se io...
PRESIDENTE: Anche contraffatti.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, anche quel tipo di jeanseria. Me lo andavo a comprare e me lo rivendevo nei mercati. Tutto qui.
AVVOCATO Maffei: E comunque commerciava, mi pare di aver capito, non rispettando completamente tutte le norme e gli armennicoli tributari del caso.
EX 210 D'Agostino: Soltanto nel negozio che non ero, non avevo la licenza, mercanziavo, mi vendevo qualche...
AVVOCATO Maffei: Mercanziava?
EX 210 D'Agostino: ... jeans.
AVVOCATO Maffei: Presidente, io chiedo... Scusi, sono seduto.
Io chiedo la acquisizione del processo verbale. Vedrà naturalmente la Corte...
PRESIDENTE: E già richiesta la cosa.
Quando provvederemo per tutti gli atti, provvederemo anche...
AVVOCATO Maffei: Certamente, d'accordo.
PRESIDENTE: Lei ha terminato?
AVVOCATO Maffei: Per me, basta, grazie.
PRESIDENTE: Avvocato, può stare seduto, può stare seduto, perché abbiamo scoperto che solo in quella maniera si sente abbastanza bene.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
Signor D'Agostino, buongiorno.
EX 210 D'Agostino: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, mi riporto a quella parte del suo racconto in cui ella ci ha detto di avere ospitato Giuseppe Graviano a casa sua.
EX 210 D'Agostino: Sì.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, ci ha parlato di un rapporto che diventò un rapporto, lei lo ha chiamato, di fiducia reciproca. E dunque devo pensare anche di una certa confidenza. E' giusto?
EX 210 D'Agostino: Io non penso che un rapporto così breve possa esser improntato sulla confidenza. Ma sicuramente, da parte di Giuseppe, notavo una certa stima, notavo una certa benevolenza. Che poi era per tutti, non lo so. Ma per quanto mi riguarda, c'era un certo tipo di stima. Cioè vedevo che mi voleva aiutare.
Cioè, si vedeva in maniera tangibile che mi voleva aiutare. Questo lui faceva, e questo io lo dico.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, in questi tre giorni, se non sbaglio, in occasione dell'8 dicembre '93, in questi tre giorni di permanenza a casa sua del Graviano, immagino che avete avuto occasione anche di parlare, ho capito che avete trascorso molto tempo insieme.
EX 210 D'Agostino: Sì, abbiamo giocato a carte, abbiamo parlato, abbiamo fatto tante cose.
AVVOCATO Gramigni: Ecco, di quali argomenti aveste occasione di parlare con il signor Graviano?
EX 210 D'Agostino: Gli argomenti vertevano su molte cose. Intanto lui, in maniera prioritaria, ci teneva a mettere la famiglia come punto di riferimento. Lui aveva, parlava della mamma che era sempre malata, appunto che se la portava certe volte a farla svagare, parlava del lavoro, parlava che lui fin da piccolo andava a scuola e nello stesso tempo andava pure a lavorare nei campi con il padre. Che poi lui si era fatto qualche soldo con l'edilizia, che lui faceva i soldi abbastanza con l'edilizia.
Questi erano praticamente, in generale. Che era molto credente, tant'è che la fidanzata andò in chiesa pure con mia moglie. Poi giocavamo a carte, poi si giocava col computer con il bambino.
Con me questi erano i discorsi.
AVVOCATO Gramigni: Cioè, le disse che era molto credente?
EX 210 D'Agostino: Che era molto religioso, che era credente. Tant'è che quando siamo stati a casa, la sera dell'8 dicembre, ci disse di alzarci e di recitare una preghiera.
AVVOCATO Gramigni: Il signor Graviano.
EX 210 D'Agostino: Sì.
AVVOCATO Gramigni: In che occasione? In occasione della cena...
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, era prima di mangiare. Noi ci facciamo la croce abitualmente e lui ha detto: 'ma perché non ci diciamo una preghiera alla Madonna?' E questo abbiamo fatto quella volta.
AVVOCATO Gramigni: La ringrazio, non ho altro da chiedere.
EX 210 D'Agostino: Prego.
AVVOCATO Rocchi: Avvocato Rocchi. Signor D'Agostino, buongiorno.
EX 210 D'Agostino: Buongiorno.
AVVOCATO Rocchi: Da quanto tempo lei conosce Grigoli Salvatore?
EX 210 D'Agostino: Ma, io lo conosco da un po' di anni, perché io da un po' di anni... io non potrei dirle con sicurezza gli anni per non sbagliare, ma penso che siano passati più di 10 anni ecco, 10-12 anni, 13 anni. Non lo so, comunque è da molto tempo che io abito lì e di conseguenza è da molto tempo che lo conosco.
AVVOCATO Rocchi: Senta, ha avuto molti rapporti commerciali con questo Grigoli?
EX 210 D'Agostino: No, no, questo è il primo rapporto commerciale... cioè, i rapporti comunque sono stati un po' frequenti in quel periodo, perché il periodo non è stato molto. In quel periodo io solevo di andare, gli portavo... ecco, appunto, che non gli avevo dato mai le fregature, non era il primo rapporto e di conseguenza la fregatura. I rapporti si susseguivano, gli facevo vedere delle cose che a lui interessavano.
Poi, se lei mi permette.
AVVOCATO Rocchi: Dica.
EX 210 D'Agostino: Il fatto che il signor Grigoli si sia un attimino incavolato per quanto riguarda il non volermi dare il danaro, era suffragato dal fatto che mio cognato andava dicendo in giro che io ci guadagnavo. Questo mio cognato lo potrà pure dire. Cioè che lui praticamente, siccome sapeva che io gli davo questa merce e io gli avevo garantito che non stavo facendo dei grossi guadagni, mio cognato diciamo ha avuto qualche volta di dire, siccome lui conosceva molte persone, lui diceva: 'mio cognato chissà quanto ci guadagna'.
Penso che sia stato questo a far scaturire nel Grigoli questa specie di astio commerciale, perché tutto sommato era stato un astio commerciale.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito. Quindi lei, se ho ben capito il suo pensiero, ritiene che il Grigoli abbia avuto questo momento di astio nei suoi confronti perché pensava che lei guadagnasse troppo rispetto ai vostri accordi?
EX 210 D'Agostino: Infatti, infatti. Io gli avevo detto che io non ero... non guadagnavo molto perché praticamente lui era un buon cliente. Mio cognato invece andava dicendo, ripeto, lui lo può dire, che io guadagnavo di più e lui mi sembra di aver capito che aveva quel tipo di astio nei miei confronti, cioè lui aveva questa specie di risentimento.
AVVOCATO Rocchi: Ho capito. La ringrazio, signor D'Agostino.
EX 210 D'Agostino: Prego, buongiorno.
AVVOCATO Rocchi: No, aspetti, aspetti. La ringrazio perché...
EX 210 D'Agostino: Ah, chiedo scusa.
AVVOCATO Rocchi: ... non volevo interromperla in un modo...
EX 210 D'Agostino: Scusi, scusi.
AVVOCATO Rocchi: Perché per quanto mi riguardava ero soddisfatto della risposta, era un modo di passare avanti.
Lei ha mai contestato a suo cognato questo tipo di comportamento? Cioè che lui andava a dire in giro che lei stava in qualche modo, non dico truffando, ma insomma carpendo la buona fede di questo Grigoli?
EX 210 D'Agostino: Guardi...
PRESIDENTE: Guadagnando troppo, diciamo.
AVVOCATO Rocchi: Guadagnando troppo.
EX 210 D'Agostino: Guardi, i rapporti con mio cognato diciamo, in tutta onestà, non sono stati mai rapporti di grandissima stima, anche perché aveva la lingua molto lunga. Cioè, quando lui vedeva qualche cosa, anche nella fattispecie del cosiddetto patteggiamento, o per quanto riguarda che io in carcere solevo leggermi qualche lettura sacra, che a lui non gli stava bene, mentre oggi le letture sacre...
AVVOCATO Rocchi: D'Agostino, mi consenta ma per quanto mi riguarda può essere anche molto più semplice il suo racconto, può usare anche racconti molto brevi.
EX 210 D'Agostino: Sì, mio cognato comunque...
AVVOCATO Rocchi: No, no, aspetti, le volevo dire...
EX 210 D'Agostino: Sì, io lo rimproveravo a mio cognato.
AVVOCATO Rocchi: Aspetti un attimo D'Agostino. Proprio perché lei dice che non c'era questa stima con suo cognato, che aveva questo vizio di interloquire nel suo modo di vivere, lei gliel'ha contestato sì o no il fatto riferito al Grigoli?
EX 210 D'Agostino: Ma...
PRESIDENTE: Ha capito?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, sì.
PRESIDENTE: Si è mai lamentato con sui cognato di...
EX 210 D'Agostino: No, non glielo dico subito. Che mio cognato abbia fatto questo tipo di discorso io l'ho saputo dopo, sempre da lui.
PRESIDENTE: Dopo che cosa?
EX 210 D'Agostino: Che lui praticamente andava dicendo...
PRESIDENTE: Ma dopo che cosa?
EX 210 D'Agostino: Dopo che abbiamo avuto il dialogo con il Grigoli, dopo che siamo incontrati per il fatto della somma. Ho saputo dopo che poteva essere questo la situazione scatenante.
PRESIDENTE: L'ha contestato a suo cognato?
EX 210 D'Agostino: Certo che l'ho contestato. Gli ho detto: 'ma mica tu fai il commerciante con me, o tu sai quanto ci guadagno nella merce o se c'ho...'
PRESIDENTE: Che cosa ha risposto?
EX 210 D'Agostino: Lui non mi ha risposto, mi ha detto: 'ma comunque i soldi te li ho fatti dare, qual è il problema?'
AVVOCATO Rocchi: Senta signor D'Agostino, lei ha parlato, mi pare al termine del suo intervento con riferimento alle domande che le poneva il Procuratore della Repubblica, di una sorta di obbligo che vigeva nel suo quartiere, nella sua zona, o comunque nei posti dove lei gravitava, cioè di chiedere sempre il permesso a qualcuno per poter fare certe cose, ho capito bene?
EX 210 D'Agostino: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Bisognava sempre chiedere il permesso.
Ecco, le domando: lei a chi ha chiesto il permesso di poter riavere questi soldi dal Grigoli?
EX 210 D'Agostino: A mio cognato.
AVVOCATO Rocchi: Perché suo cognato comandava?
EX 210 D'Agostino: No, mio cognato mi diceva che aveva delle amicizie.
AVVOCATO Rocchi: No, no, signor D'Agostino. Lei ha detto che doveva chiedere - era l'uso, era l'abitudine, era l'obbligo - chiedere il permesso a qualcuno che può autorizzare.
Quindi le richiedo: a chi ha chiesto se poteva avere questi soldi dal Grigoli?
EX 210 D'Agostino: Io?
AVVOCATO Rocchi: Eh, certo, è lei...
EX 210 D'Agostino: Mio cognato mi presentò Fifetto Cannella.
AVVOCATO Rocchi: No. Io voglio sapere a chi ha chiesto il permesso, se l'ha chiesto, se lei mi dice che non l'ha chiesto il discorso per me finisce lì.
EX 210 D'Agostino: Mi perdoni, ma io non riesco a capire.
Io ho parlato con mio cognato. Mio cognato mi presentò Fifetto Cannella e abbiamo avuto l'incontro in quel magazzino.
AVVOCATO Rocchi: Senta signor D'Agostino...
PRESIDENTE: L'aveva chiesto a qualche altro?
EX 210 D'Agostino: Boh, non lo so. Se mio cognato aveva chiesto...
PRESIDENTE: No, lei.
EX 210 D'Agostino: No, no.
AVVOCATO Rocchi: Signor D'Agostino, quindi era una cosa per cui non c'era bisogno di chiedere il permesso?
EX 210 D'Agostino: Era una cosa?
AVVOCATO Rocchi: Per cui non c'era bisogno di chiedere il permesso?
EX 210 D'Agostino: Ma il permesso di cosa, mi scusi, di farmi restituire i soldi?
AVVOCATO Rocchi: Certamente.
EX 210 D'Agostino: Mio cognato mi ha portato un interlocutore, Fifetto Cannella. Non lo so se lui era la persona preposta, comunque lui me li ha portati i soldi.
AVVOCATO Rocchi: Signor D'Agostino, io le sto chiedendo un'altra cosa. Lei non ha chiesto il permesso, ho capito così, e io le sto dicendo: lei non ha chiesto il permesso perché non era necessario chiederlo il permesso?
EX 210 D'Agostino: Ho chiesto a mio cognato di potermi far conoscere qualche persona per potere avere recuperato il denaro. Perché poi sia un permesso o sia... penso che ci sia confusione da questo punto di vista perché io questo permesso, in questa fattispecie io non...
Lui mi ha presentato delle persone che comunque mi hanno fatto avere i soldi.
AVVOCATO Rocchi: Oh, quindi non ha chiesto il permesso a nessuno.
EX 210 D'Agostino: Non ho chiesto il permesso a nessuno.
AVVOCATO Rocchi: Oh. E quindi non era una cosa importante, non era una cosa per cui bisognava chiedere...
PRESIDENTE: Avvocato, nessuno le ha chiesto di esprimerci le sue...
AVVOCATO Rocchi: No, non è una considerazione, è una domanda Presidente.
PRESIDENTE: Non era una cosa importante questa?
EX 210 D'Agostino: Avvocato, da noi o per quanto mi riguarda, io dai Carabinieri, dalla Polizia non ci andavo per farmi dare i soldi. Mio cognato si è prestato per potermi fare recuperare il denaro, poi si sono mosse altre persone e ho avuto il danaro.
Che poi si possa chiamare permesso, si possa chiamare altre cose, questo non lo so. Comunque mi sono stati ridati i soldi.
AVVOCATO Rocchi: Senta signor D'Agostino, lei, prima di questa occasione di incontro, ha mai chiesto al signor Grigoli di riavere questi soldi?
EX 210 D'Agostino: Certo che l'ho chiesto.
AVVOCATO Rocchi: L'ha chiesto lei personalmente o qualcun altro?
EX 210 D'Agostino: L'ha chiesto pure mio padre. Li ho chiesti io e mio padre.
AVVOCATO Rocchi: E perché lei ci ha mandato suo padre?
EX 210 D'Agostino: No, mio padre ci è andato lui stesso, non c'era bisogno che ce lo mandavo io. Mio padre siccome sapeva della questione, ci è andato lui.
AVVOCATO Rocchi: E suo padre c'è andato prima o dopo di lei a chiedere i soldi al Grigoli?
EX 210 D'Agostino: In questo momento non lo ricordo, avvocato.
AVVOCATO Rocchi: Cioè, voglio dire, suo padre - cerco di sollecitare il suo ricordo - ci è andato perché era anche lui interessato alla sua attività, al suo negozio, alle bancarelle?
EX 210 D'Agostino: La nostra attività la svolgiamo in famiglia, anche mio padre, io, mio fratello. E' un'attività che svolgiamo in famiglia.
AVVOCATO Rocchi: Quindi lei non ricorda, l'ha appena detto, se c'è andato prima lei o suo padre.
EX 210 D'Agostino: Questo non lo ricordo.
AVVOCATO Rocchi: E quand'è che quindi ha ritenuto di parlarne con suo cognato? Dopo che c'era andato suo padre e dopo che c'era andato lei?
EX 210 D'Agostino: Mi ha detto che i soldi non me li voleva dare e ho chiesto a mio cognato se c'aveva questa possibilità e lui mi ha detto che probabilmente c'era la possibilità. Soltanto che sembrava che io avessi torto, nel senso che c'avevo guadagnato troppo, che magari... e invece poi alla fine pare che non sia stato così.
AVVOCATO Rocchi: Quindi lei ha detto, 'sembrava che avessi torto', quindi vuol dire che l'ha saputo prima dell'incontro, che non veniva pagato perché aveva guadagnato troppo?
EX 210 D'Agostino: Se non mi vogliono dare i soldi, avvocato.
AVVOCATO Rocchi: No, signor D'Agostino, io le ho fatto una domanda, forse non è chiara, gliela ripeto: lei poc'anzi ha detto che ha saputo dal Grigoli, in occasione di questo incontro, qual era il motivo di questo mancato pagamento e lei ora dice 'sembrava che il motivo per cui non venivo pagato era questo del guadagno forse eccessivo'.
Quindi io le domando: allora lei l'ha saputo prima e non dopo che il motivo era questo.
EX 210 D'Agostino: Sì. Quando io e mio padre siamo andati a fare la richiesta...
PRESIDENTE: Mi scusi.
EX 210 D'Agostino: Prego.
PRESIDENTE: Avvocato, probabilmente c'è un equivoco sul "dopo" che cosa vuol dire. Dopo che?
AVVOCATO Rocchi: Dopo che, Presidente - forse l'ho dato per scontato, me ne scuso - il signore, se non ho inteso male, aveva detto che in occasione dell'incontro, incontro che è stato successivo, al tenore del racconto del signor D'Agostino, alla richiesta di pagamento che lui e il padre avevano rivolto al Grigoli, aveva saputo, dopo questi precedenti contatti, quando si erano visti con il Grigoli grazie agli uffici di questo signor Cannella, che il motivo del mancato pagamento era il guadagno ritenuto eccessivo da parte del Grigoli.
PRESIDENTE: Lei ha capito ora?
EX 210 D'Agostino: Sì, ho capito. Però se mi è concesso vorrei dare ordine a queste cose.
Allora, io e mio padre... Io avanzavo questi soldi.
PRESIDENTE: Li ha chiesti.
EX 210 D'Agostino: Li ho chiesti. Il signor Grigoli mi ha detto: 'non te li do, guardati un po' la coscienza'. Mio padre è andato successivamente e ci ha detto: 'io il rapporto ce l'ho avuto con suo figlio e non ce l'ho avuto con lei perciò i soldi, eventualmente, poi glieli do a suo figlio se li vuole'. Questa situazione si è chiusa.
Considerando che i soldi non mi sono stati dati, sono andato da mio cognato, gli ho spiegato la situazione e mi ha detto che si sarebbe interessato. Era molto più semplice di come sembra la cosa, da un punto di vista di soldi, dare, avere.
AVVOCATO Rocchi: No, è quello che cercavo di capire che quindi era una cosa molto semplice così come lei ha detto.
EX 210 D'Agostino: Chi?
AVVOCATO Rocchi: Lei ha detto che era una questione semplice e di questo ne prendo atto.
EX 210 D'Agostino: Che era semplice chi, mi scusi.
AVVOCATO Rocchi: No, era semplice la questione.
PRESIDENTE: La questione, questa controversia, questa discussione che c'era fra lei e questo Grigoli non era poi un grande affare, era una questione abbastanza semplice.
EX 210 D'Agostino: Infatti. Tant'è che io...
PRESIDENTE: Va bene, va bene.
EX 210 D'Agostino: Mi sembrava inaccettabile il fatto che io per avere dei soldi che praticamente mi ero guadagnato dovevo sconvolgere la mia vita.
AVVOCATO Rocchi: Va be', comunque. Senta, lei ha detto che non si sente assolutamente responsabile dell'arresto dei fratelli Graviano, perché?
EX 210 D'Agostino: Veda, Giuseppe Graviano è stato a casa mia più di una volta. Lo stesso Giuseppe Graviano mi ha invitato... siamo andati a Milano. Quando siamo andati a Milano i Carabinieri, non inseguivano a me, ma inseguivano mio cognato.
PRESIDENTE: Questo chi gliel'ha detto?
EX 210 D'Agostino: Questo è nel rapporto informativo dei Carabinieri...
PRESIDENTE: Guardi, oggi i Carabinieri non fanno più rapporti informativi.
EX 210 D'Agostino: Negli atti c'era scritto...
PRESIDENTE: Lei ha letto negli atti questo.
EX 210 D'Agostino: ... che seguivano mio cognato.
PRESIDENTE: Va bene.
EX 210 D'Agostino: Tant'è che se mi volevano arrestare, mi arrestavano a me con tutto il Graviano, di mattina. Perché io di mattina mi sono visto col Graviano, a mezzogiorno.
A parte che io non ne avevo parlato con nessuno di questo tipo di situazione. Ne avevo parlato solo con mio cognato e con Giorgio Pizzo.
Mio cognato la lingua lunga ce l'aveva, ma siccome sapevo che lui orbitava in un ambiente dove la lingua bisogna tenerla a posto, non pensavo che lui avesse potuto dirlo a qualche altro, o qualche incontro galante avrebbe potuto permettere tutto questo. Perché naturalmente, che i Graviano facevano... che chiedevano da dove poteva essere nata questo tipo di situazione, chi aveva potuto creare i presupposti per il loro arresto, se io non ho parlato con nessuno, nel mio ambiente non gliene interessava niente se io ero amico o non ero amico, perché il mio ambiente era ambiente dell'ambulante. Siccome mio cognato - poi lui penso che sarà interrogato - andava parlando con donne, questo, quell'altro, comunque ha avuto sempre un atteggiamento un pochettino di pavoneggiarsi di queste cose, e allora...
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Rocchi: D'Agostino.
EX 210 D'Agostino: Prego.
AVVOCATO Rocchi: Abbia pazienza.
EX 210 D'Agostino: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Lei è un collaboratore di giustizia?
EX 210 D'Agostino: Prego?
AVVOCATO Rocchi: Lei è un collaboratore di giustizia?
EX 210 D'Agostino: Io...
AVVOCATO Rocchi: Sì, o no?
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Al momento sono un collaboratore di giustizia.
AVVOCATO Rocchi: Ecco, quindi se ha fatto questa scelta - non vuole essere una critica, non mi fraintenda - è perché ha deciso di dire lealmente le cose che lei conosce all'Autorità Giudiziaria perché si arrivi a determinate conclusioni.
EX 210 D'Agostino: Io sono un...
AVVOCATO Rocchi: Aspetti. Quindi le richiedo, su questa premessa: perché lei è così preoccupato che qualcuno possa avere l'idea che lei sia responsabile dell'arresto dei fratelli Graviano?
EX 210 D'Agostino: Io sono stato due anni a Palermo...
AVVOCATO Rocchi: No, no, no, signor D'Agostino. Lei perché, visto che è collaboratore di giustizia e quindi dovrebbe essere lieto dell'arresto dei fratelli Graviano, perché è preoccupato di dimostrare...
EX 210 D'Agostino: Dovrei essere...
AVVOCATO Rocchi: Avvocato, mi scusi, non sono domande...
EX 210 D'Agostino: Dovrei essere lieto. E perché dovrei essere lieti?
PRESIDENTE: Ha detto... Mi scusi anche lei, un momento. Mi pare che all'inizio della sua dichiarazione ha detto di avere saputo - ora non ricordo bene da chi - che era stato condannato a morte. Posto che gli organi istituzionali non possono condannare a morte, se Dio vuole, evidentemente la condanna a morte veniva da un'altra parte. E' chiaro, e nessuno sa sindacare che cosa ha fatto di bene o di male questo signore, è chiaro che comunque fosse preoccupato, perché questa condanna a morte poteva essere la conseguenza del sospetto o della sicurezza che aveva in qualche maniera favorito la cattura di questi signori.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, la domanda l'ho rivolta perché io sono intervenuto dopo, avevo perso questo passaggio. Non voglio spiegare i motivi sennò sembra che voglia commentare, enfatizzare l'intervento quindi. L'ho fatta solo perché avevo perso questo tipo di passaggio perché sono arrivato dopo.
PRESIDENTE: Mi pare che in questa maniera possa capire qual è lo stato d'animo in cui il nostro esaminato parla.
Non so poi se le cose si siano chiarite o no, perché come voi sapete noi non sappiamo quasi nulla. Quello che abbiamo saputo l'abbiamo sentito dire qua dentro, il che è tanto e poco a seconda dei punti di vista.
AVVOCATO Rocchi: La ringrazio.
PRESIDENTE: Ponga pure altre domande, se le ha.
AVVOCATO Rocchi: No, no, Presidente, avevo finito. Ho finito, anzi.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio.
Senta signor D'Agostino, lei da quanto tempo conosce Giuliano Francesco, da lei prima menzionato?
EX 210 D'Agostino: Da molto tempo.
AVVOCATO Florio: Da molto tempo vuol dire cinque anni, 15 anni?
EX 210 D'Agostino: Lo conosco forse anche da bambino perché la zona è quella. Cioè, se lei ha dimestichezza del nostro rione, Corso dei Mille, via Sperone, Romagnolo, sono delle zone dove un po' tutti i ragazzi ci conosciamo.
AVVOCATO Florio: E' possibile che lei sia stato alla sua prima comunione addirittura?
EX 210 D'Agostino: Alla sua prima comunione?
AVVOCATO Florio: Sì.
EX 210 D'Agostino: Sì, è possibile.
AVVOCATO Florio: Senta, ma il Giuliano...
PRESIDENTE: E' possibile perché se lo ricorda, o è possibile perché?
EX 210 D'Agostino: No, in verità non mi ricordo, è possibile. In tutta sincerità è possibile, come no.
PRESIDENTE: Ma non se lo ricorda.
EX 210 D'Agostino: Non me lo ricordo. Penso che siano passati non meno di 20 anni, 19 anni, non penso eh.
AVVOCATO Florio: Quindi lo conosce più o meno da 19-20 anni?
EX 210 D'Agostino: Sì, lo conosco.
AVVOCATO Florio: Se è possibile.
EX 210 D'Agostino: Sì, lo conosco.
AVVOCATO Florio: Senta, ma il Giuliano, che lei sappia, apparteneva alla struttura mafiosa, era mafioso?
EX 210 D'Agostino: Guardi, del Giuliano quello che so io è che rubavano i furgoni...
AVVOCATO Florio: No, io le ho chiesto un'altra cosa. Se era mafioso o no.
EX 210 D'Agostino: Ah, struttura mafiosa. No, no, no, nella maniera più assoluta, non ho mai saputo di questo... Questa non l'ho mai saputa.
PRESIDENTE: Lei non l'ha mai saputo.
EX 210 D'Agostino: No, non l'ho mai saputo che fosse un mafioso.
AVVOCATO Florio: Aveva un soprannome il Giuliano?
EX 210 D'Agostino: Soprannome?
AVVOCATO Florio: Sì.
EX 210 D'Agostino: No, io Peppuccio lo chiamavo, avvocato.
AVVOCATO Florio: Ho capito.
EX 210 D'Agostino: Io lo chiamavo...
AVVOCATO Florio: Lo chiamava...
EX 210 D'Agostino: Eh?
AVVOCATO Florio: Lo chiamava scherzosamente anche "avvocato"?
EX 210 D'Agostino: "Avvocato" sì, "avvocato" sì. Perché quand'era piccolo diceva che doveva trattare... fare lo studente, avvocato... Sì, "avvocato" sì, mi ricordo, sì.
AVVOCATO Florio: Senta, lei ha un soprannome invece?
EX 210 D'Agostino: Me ne dica uno dei tanti, perché ce n'ho tanti. Mi chiamo Geppino...
AVVOCATO Florio: No, quale. Ce li dica a questo punto.
EX 210 D'Agostino: Geppino, Nasone...
AVVOCATO Florio: Senta, lei ha mai visto... Anzi, partiamo da un momento indietro. Lei prima ha citato tre nomi che sono Pasquale Di Filippo, Pietro Romeo e Salvatore Faia.
EX 210 D'Agostino: Sì.
AVVOCATO Florio: Ha mai visto Giuliano con una di queste tre persone, con tutte e tre, o... Se lo ricorda in questo momento?
EX 210 D'Agostino: Avvocato...
AVVOCATO Florio: Se non se lo ricorda dica pure di no.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì, sì. Con Pasquale Di Filippo non l'ho mai visto. Con Faia solo l'ho visto mentre venivano a trovare a Pietro Romeo... diciamo, a loro tre li ho visti, così.
AVVOCATO Florio: Ho capito.
EX 210 D'Agostino: Va bene?
AVVOCATO Florio: Non ho capito. Con Pasquale Di Filippo invece non l'ha mai visto?
EX 210 D'Agostino: No, no, no, insieme a Pasquale Di Filippo non l'ho mai visto.
AVVOCATO Florio: Senta, lei prima ha narrato un certo fatto, diciamo così, della sua vita e cioè che le era stata fatta patteggiare una pena e la pena patteggiata, diciamo così, era invisa a Cosa Nostra. Lo conferma?
EX 210 D'Agostino: Non ho capito invisa.
PRESIDENTE: Invisa vuol dire che non era vista di buon occhio da Cosa Nostra.
EX 210 D'Agostino: Sì, sì. Questo è quello che mi dice mio cognato, non è che me l'hanno detto altri. Mio cognato soleva dire che non era il mio un atteggiamento da ragazzo bravo. Questo era... L'altra gente non ho mai avuto a che fare. L'avvocato ha menzionato Peppuccio...
AVVOCATO Florio: Sì, no, ma mi scusi.
EX 210 D'Agostino: Prego.
PRESIDENTE: Avvocato, lo faccia finire.
AVVOCATO Florio: Sì.
PRESIDENTE: Ha diritto anche di parlare. Dica, finisca il suo discorso.
EX 210 D'Agostino: Io...
PRESIDENTE: Ha detto il solo Peppuccio...
EX 210 D'Agostino: Non il solo, io Peppuccio, per dire, con altri amici, loro venivano a mangiarsi il panino là, io gliele dicevo queste cose perché onestamente avevo, ero come impaurito che mio cognato andava dicendo queste cose.
Sinceramente mi dicevano: 'ma lascialo stare, lascialo parlare, è sempre il solito chiacchierone, lascialo stare, lascialo parlare'. Onestamente questo me lo dicevano, perché ripeto erano delle conoscenze così, fittizie. Passavano e si mangiavano il panino là, si scherzava. Però, ripeto, non è che io con Giuliano, a parte la parentesi se sono andato alla prima comunione, sono stato sempre in contatto, questo nella maniera più assoluta perché lui probabilmente avrà la sua vita, c'ha pure la sua età che è un po' differente dalla mia.
AVVOCATO Florio: Io però, Presidente, non ho capito la risposta alla domanda e cioè: se, a parte le critiche del cognato, se il fatto di questo patteggiamento e cioè se questo rito alternativo era malvisto dal cognato o da Cosa Nostra?
EX 210 D'Agostino: No, mio cognato, mio cognato. Cosa Nostra io non l'ho neanche nominata. Mio cognato mi ha detto che non ero un bravo ragazzo.
AVVOCATO Florio: Senta, chi era Olivetti?
EX 210 D'Agostino: Prego?
AVVOCATO Florio: Conosce qualcuno con il soprannome di Olivetti?
*EX 210 D'Agostino: No.
AVVOCATO Florio: Io non ho altre domande, grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi? Allora potete accompagnare il signore.
Chiamiamo l'altro esaminando?
Un momentino che ora avviene l'avvicendamento.
Arriva?