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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZA 11.9.1997
*EX 210 Chiodo: Chiodo Vincenzo, nato il 12/02/1963 a San Giuseppe Iato.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero ci può dire qualcosa?
PUBBLICO MINISTERO: Allora, come risulta dagli atti in deposito, il signor Chiodo è persona che risulta sottoposta a indagine in relazione alla sua appartenenza a Cosa Nostra. Oltre che quindi per il delitto associativo è sottoposto a indagine, o comunque è imputato in procedimenti che hanno a che fare, per l'appunto, con la vita di questa associazione in relazione ad alcuni fatti di sangue, ad alcuni omicidi commessi dallo stesso Chiodo e dei quali egli stesso ha riferito nel corso delle indagini preliminari, in particolare ai magistrati di Palermo.
Quindi, si tratta del motivo di connessione che abbiamo illustrato molte volte nel corso del dibattimento, e quindi chiediamo che venga sentito ai sensi del 210.
PRESIDENTE: Allora, devo avvertirla che viene sentito come imputato per procedimento connesso.
Ha diritto di dichiarare se vuole rispondere, o se non vuole rispondere.
EX 210 Chiodo: Per forza, se sono qui, devo rispondere.
PRESIDENTE: Vuole rispondere?
EX 210 Chiodo: Certo.
PRESIDENTE: E' presente un difensore? Per Chiodo era previsto l'avvocato Civita Di Russo del Foro di Roma.
EX 210 Chiodo: Sì, se posso rispondere.
PRESIDENTE: Prego.
EX 210 Chiodo: Revoco ovunque e nomino difensore l'avvocato Fernando Catanzaro del Foro di Roma, che è presente.
PRESIDENTE: E' presente l'avvocato...
AVVOCATO Catanzaro: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Lo dica, per favore, al microfono, avvocato.
AVVOCATO Catanzaro: Presente.
PRESIDENTE: Il suo nome, per favore.
AVVOCATO Catanzaro: Fernando Catanzaro del Foro di Roma.
PRESIDENTE: Cioè, lei accetta la nomina, ovviamente.
AVVOCATO Catanzaro: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Il Pubblico Ministero può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, signor Chiodo, vuol riferire innanzitutto alla Corte se lei è mai stato arrestato?
EX 210 Chiodo: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire allora com'è che ha iniziato a rendere dichiarazioni alla Autorità Giudiziaria, in particolare a quella di Palermo?
EX 210 Chiodo: Mi sono costituito volontariamente alla DIA. Io e la mia famiglia. In occasione che io ci avevo un villino in contrada Giambascio a San Giuseppe Iato, dove è stato rinvenuto un bunker dove tenevamo il bambino sequestrato, il figlio di Santino Di Matteo, più un enorme quantitativo di armi.
Intanto, in quel periodo, io mi ero dato alla latitanza, dopo il pentimento di Monticciolo, per una settimana.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Chiodo, mi scusi. Vuol dire il periodo, in che periodo siamo?
EX 210 Chiodo: Il periodo è stato, mi sembra, '96.
PRESIDENTE: Si ricorda sommariamente il mese e la stagione?
EX 210 Chiodo: Penso febbraio. Febbraio '96.
PRESIDENTE: Febbraio '96.
EX 210 Chiodo: Sì. Se non ricordo male.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha fatto quindi questo riferimento.
Lei ha detto: 'io mi sono reso irreperibile', ha usato un'altra espressione simile.
Cioè, in realtà, a suo carico pendevano dei... le risulta se pendevano dei provvedimenti restrittivi?
EX 210 Chiodo: No, nessuno mi aveva avvisto. Però io sapevo quello che portavo sulle spalle. Per cui mi ero dato alla latitanza, anche per non essere...
PUBBLICO MINISTERO: Per non essere eventualmente arrestato.
EX 210 Chiodo: Arrestato, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, lei ha fatto riferimento - tanto perché possiamo dare alla Corte dei riferimenti temporali - a questo sequestro avvenuto in contrada Giambascio.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, agli atti che abbiamo noi Pubblici Ministeri, che abbiamo prodotto alla Corte in sede di richiesta di prova, risultano, per l'appunto, dei verbali di sequestro, di perquisizione e sequestro che portano la data del 5 marzo 1996. Sequestro, per l'appunto, che è stato fatto a suo carico.
Quindi, come epoca, siamo quindi il 5 marzo è il giorno di questi sequestri a cui lei ha fatto riferimento. Quindi l'epoca è questa?
EX 210 Chiodo: Eh, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, può rispondere? Non la sento.
PRESIDENTE: Bisogna che parli ad alta voce, sennò non sappiamo, nessuno sente la sua risposta.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, vuol dire alla Corte di cosa disponeva lei in questa contrada Giambascio?
EX 210 Chiodo: Di che cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Cosa aveva lei? Che ci aveva, una casa, aveva un terreno...
EX 210 Chiodo: Sì, c'era una casa. Una casa con... non so il quantitativo preciso di terreno, quanto c'era, tutto recintato, dove c'era appunto... dentro questa casa c'era il bunker dove abbiamo tenuto il bambino sequestrato. Più, un po' più a monte della casa, abbiamo fatto anche un bunker dove tenevamo un quantitativo di armi, esplosivo, e munizioni.
PRESIDENTE: Munizioni.
EX 210 Chiodo: Sì, munizioni. Esplosivo, diciamo. C'era...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, signor Chiodo, queste armi... abbiamo parlato qui di un sequestro, per l'appunto, fatto il 5 marzo presso casa sua.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei ha contribuito, lei personalmente, a dare informazioni alla Autorità Giudiziaria e agli organi di Polizia per rinvenire altre armi?
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dov'erano nascoste queste altre armi?
EX 210 Chiodo: Dopo di queste ritrovate, c'erano le armi che noi usavamo, diciamo, spesso, cioè, a portata di mano. Ed erano custodite, come infatti io stesso ho indicato agli agenti della DIA, di abbattere il muro della doccia, della casa a pianterreno, che dava accesso ad un vano costruito sotto la scala esterna.
Nello stesso posto, più avanti, c'era un'altra, un altro serbatoio, diciamo, con armi e cose... non so, bombe a mano e cose varie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questo ambiente diciamo che era chiuso da questa parete che c'era, si ricorda che tipo di armi e di esplosivo vi erano nascoste?
EX 210 Chiodo: Eh, in genere, qualcosa me la ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Lo può riferire, se lei se la ricorda?
EX 210 Chiodo: Sì. C'erano quattro o sei bombe a mano; un... dei fucili a pompa, un lampeggiante e una paletta con la scritta "Carabinieri", delle targhe. Fra cui mi ricordo qualche targa con... targata Roma.
E altre cose giustamente che non posso più ricordare, diciamo. 357, pistole di vario calibro, automatiche e cose varie.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, signor Chiodo, lei ha detto praticamente: 'mi sono costituito', lei e la sua famiglia.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, come data di questa sua costituzione, chiamiamola così, è quella prossima a questi sequestri. Capisco bene? E' giusto?
EX 210 Chiodo: Cioè, sequestri questi delle armi che ho citato prima?
PUBBLICO MINISTERO: Esatto, esatto.
EX 210 Chiodo: No, queste armi...
PRESIDENTE: Mi scusi, il Pubblico Ministero vuol sapere questo: lei e la sua famiglia vi siete presentati alla Polizia e ai Carabinieri, quello che sarà, più o meno nelle date in cui sono avvenuti questi sequestri?
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, signor Chiodo, qual è la ragione per la quale lei ha ritenuto di presentarsi agi organi di Polizia anziché continuare a rimanere irreperibile, latitante?
EX 210 Chiodo: Perché io ho... io, non io, perché io ero irreperibile, ho ricevuto un bigliettino con la scritta che se io venivo arrestato e venivo preso dai Carabinieri, o la Polizia, quello che era, e io dovevo prendere la strada che aveva preso... cioè, collaborare, avrebbero bevuto il sangue dei miei bambini.
PUBBLICO MINISTERO: questo era il tenore del messaggio che le era stato fatto recapitare dove, signor...
EX 210 Chiodo: A casa mia, all'abitazione dove abitavo io a San Giuseppe Iato.
PRESIDENTE: Prima o dopo questi sequestri?
EX 210 Chiodo: Dopo.
PRESIDENTE: Dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nel momento in cui lei, quindi, si avvicina, diciamo, agli organi di Polizia, le veniva contestato qualche reato?
EX 210 Chiodo: No. Mi è stato solo detto che non era ancora stato... per esempio, che non era ancora il mandato di cattura, perché doveva essere emesso il mandato di cattura. E non era stato ancora emesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione comunque a quali fatti si procedeva a suo carico? Ecco, in relazione a questi fatti, a queste vicende di armi?
EX 210 Chiodo: Queste di armi, penso. E poi per quanto riguarda l'uccisione del bambino, perché lo stesso Monticciolo penso che lo avrebbe già anche dichiarato, diciamo, alla DIA, che io sono stato l'esecutore materiale dell'omicidio del bambino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora, a questo episodio che a noi ci interessa, per così dire, in maniera indiretta, vorrei arrivare tra un attimo.
Questo ambiente, questo in contrada Giambascio, era la sua abitazione? Ci abitava lei in questo luogo, o che altro?
PRESIDENTE: Era la sede fissa della sua famiglia?
EX 210 Chiodo: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa, che uso ne faceva di questi locali?
EX 210 Chiodo: Di questi locali... cioè, sono nati appunto per ospitare latitanti, diciamo. Ecco, lì è stato l'iniziazione, come si può dire, per intraprendere la carriera di mafioso, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appunto, io volevo che lei spiegasse ora un pochino alla Corte - siccome questi fatti a cui lei fa riferimento sono del 1996 - com'è che è avvenuto questo suo avviamento, chiamiamolo così.
EX 210 Chiodo: A... cioè...
PUBBLICO MINISTERO: All'organizzazione. Questo avvicinamento alla organizzazione Cosa Nostra.
EX 210 Chiodo: Com'è avvenuto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Chiodo: E' avvenuto, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: E in che tempo, eh.
EX 210 Chiodo: In che periodo?
PUBBLICO MINISTERO: In che periodo.
EX 210 Chiodo: Parliamo dell'incirca il '92. '92 per poi passare al '93. Penso fino al '92 ero così, solo avvicinato. Praticamente ero studiato. Cioè, per vedere se io ero persona idonea a intraprendere quella situazione, diciamo, di cosa.
Subito dopo il pentimento di Di Maggio, Enzo Brusca si è reso... no, io avevo preso, prima di questo, prima che Enzo Brusca era latitante - parliamo del '92, penso. Tra il '92 e non so dire la data precisa, perché io non, come date non è che... - avevo parlato appunto di fare una discarica a San Giuseppe Iato. Una discarica, perché c'erano dei problemi. E io ci avevo una ditta di... un'impresa, diciamo così, di co...
E avevo parlato di Enzo Brusca dicendo che c'era un buon lavoro, un buon lavoro per quanto riguardava la... che si doveva fare questa discarica e che io ci avevo intenzione di prenderla. Solo che io non avevo le capacità economiche per poter affrontare questo. Enzo Brusca mi ha detto che ne dovevamo parlare di questa cosa.
Dopo, passando un periodo di tempo che non ricordo, Enzo si è dato alla latitanza.
Un giorno mi avvicina il Monticciolo, dicendomi che, per quanto riguardava questo tipo di lavoro, non mi potevo più rivolgere ad Enzo, perché non c'era, Enzo Brusca, e mi dovevo rivolgere a lui per questa cosa.
E così abbiamo cominciato ad avere questo tipo di rapporto con Monticciolo.
E allora, visto che poi quella discarica non si è potuta più fare per motivi, più o meno, diciamo, di carattere di paura, perché era una cosa che non si poteva fare perché le persone, diciamo, che potevano portare avanti queste cose non...
Comunque, in poche parole, non si poteva portare più avanti questa situazione.
Monticciolo mi ha detto: 'facciamo, costruiamo una casa, lì in campagna' - perché avevamo acquistato del terreno, appunto, che era destinato a fare una discarica - 'e ci portiamo...'
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Chiodo. Questo, in contrada Giambascio?
EX 210 Chiodo: Sì, 'ci costruiamo una casa, così ci possiamo andare a passare l'estate lì'.
Però io lo sapevo ai fini di che cosa...
PRESIDENTE: Sarebbe servita.
EX 210 Chiodo: .. sarebbe servita la casa, diciamo.
Ecco, e questo è cominciato da lì. Piano piano poi, il primo incontro poi ho avuto con Enzo Brusca, la prima volta che ho incontrato Enzo Brusca, Enzo Brusca contento della mia disponibilità in merito a questa situazione, mi ha detto se io intendevo proseguire, cioè di fare carriera a Cosa Nostra, o solo limitarmi solo a favorire, diciamo così, la latitanza di lui, o di altre persone che sarebbero arrivate.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Chiodo, ho bisogno di chiederle alcune puntualizzazioni.
EX 210 Chiodo: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha parlato di questo Enzo Brusca.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo conosceva da tempo, lo conosceva in che veste. Conosceva altri della famiglia di questo Enzo Brusca?
EX 210 Chiodo: Io, cioè, conoscevo quasi tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Tutta la famiglia?
EX 210 Chiodo: Tutta la famiglia. Cominciando dai cugini, cominciando... tutti.
E il padre non conoscevo. Ma conoscevo tutti i fratelli Brusca, tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Brusca, stiamo parlando di Enzo Brusca, Giovanni Brusca. L'altro...
EX 210 Chiodo: Sì, Emanuele Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il padre, lei ha detto, non lo conosceva.
EX 210 Chiodo: No, il padre l'ho visto solo una volta, però solo intravisto. Non ci ho avuto mai contatti, non ci ho mai parlato, non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma rispetto, diciamo, alla appartenenza mafiosa di questi soggetti, lei cosa sapeva?
EX 210 Chiodo: Cioè, "cosa sapeva", in che senso?
PUBBLICO MINISTERO: Nel momento in cui è stato, per così dire, avvicinato con questa vicenda della discarica.
EX 210 Chiodo: Cioè, che cosa ho pensato io, di che cosa? Cioè, non... mi faccia capire, non riesco a...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. No, voglio capire se lei li conosceva di fama, se lei li conosceva per altra via, ecco.
EX 210 Chiodo: Ma chi è che non conosceva i Brusca? Chi non li conosceva?
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha sempre vissuto a San Giuseppe Iato?
EX 210 Chiodo: Sì. Sì, sono stato anche fuori, tutte queste cose. Però, da piccolo, cioè, dall'inizio. Cioè, è come... i Brusca, per esempio, era come il battesimo, diciamo, che può avere ogni persona cattolica. Li conoscevano tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Lei però - ho capito bene - aveva più confidenza con questo Enzo Brusca?
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi ci spiega un pochino com'è che è entrato poi più in confidenza con qualcun altro della famiglia.
EX 210 Chiodo: Cioè, con Giovanni e cose varie?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, sono entrato... poi, appunto, perché sono stato, ecco, presentato da Enzo. Cioè, presentato significa che avevo le caratteristiche, diciamo, per poter portare avanti queste cose. Per cui automaticamente veniva da solo, veniva spontaneo questo incontro con lui o con altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato quindi della costruzione di questo locale lì, in contrada Giambascio.
E poi com'è proseguita questo suo avvicinamento, diciamo, in particolare alla famiglia Brusca?
EX 210 Chiodo: Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, che cosa ha fatto per loro, com'è proseguita il suo avvicinamento a Cosa Nostra?
EX 210 Chiodo: Io ho tenuto a Enzo a casa mia, in casa di San Giuseppe Iato, nella mia abitazione. Cioè, quella, non quella di campagna, quella mia proprio, la casa mia di paese, ho tenuto Enzo Brusca latitante. Anche prima, nello stesso periodo, il giorno prima di... alcuni giorni prima, anche a Biagio Montalbano, che mi era stato portato da Monticciolo.
Nel periodo successivo, nel frattempo che il Montalbano era latitante lì, è arrivato anche Enzo Brusca e ho cominciato a sostenere Enzo Brusca a casa, a tenero, tutte queste cose.
Nel frattempo loro studiavano per vedere se io avevo le caratteristiche per poter andare avanti, diciamo, a questa situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e come si è concluso questo esame, diciamo, della sua persona?
EX 210 Chiodo: Cioè, si è conclusa in che...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire - mi si passi l'espressione - è stato promosso lei dopo questo periodo di osservazione?
EX 210 Chiodo: Eh, certo. Chi non era promosso, cioè non è che veniva... non ci venivano presentate né persone, né tenevano le armi che tenevo io, non commettevano gli omicidi che ho fatto io, non partecipavano in cose...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, signor Chiodo, io ho bisogno che lei affermi espressamente, dica espressamente una cosa: dopo questo periodo di osservazione, lei è stato - come si dice usualmente - battezzato in Cosa Nostra, oppure no, oppure ci spieghi lei com'è avvenuta questa sua, chiamiamola affiliazione.
EX 210 Chiodo: No. Questo, no.
Io una volta, appunto, in merito a questa situazione, ho chiesto a Enzo Brusca, dopo un periodo di tempo, ho detto... perché a Enzo Brusca io lo chiamavo padrino, che lui doveva essere mio padrino, diciamo. Lo chiamavo padrino. E io...
PUBBLICO MINISTERO: Padrino di mafia.
EX 210 Chiodo: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Padrino di... per l'inizio a Cosa Nostra?
EX 210 Chiodo: No, siccome...
PUBBLICO MINISTERO: Oppure...
EX 210 Chiodo: ... mi dovevo cresimare, per cui doveva essere mio padrino.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ho capito.
EX 210 Chiodo: Cioè, poteva essere il padrino di entrambe le cose, diciamo.
Cioè, che poi, fra l'altro, poteva essere anche quello, perché... Cioè, era lui la persona che mi portava avanti a proseguire il percorso, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Chiodo: E...
PUBBLICO MINISTERO: Stava dicendo che aveva chiesto a Enzo Brusca...
EX 210 Chiodo: Ah, ho chiesto, un giorno ho chiesto a Enzo Brusca, ci ho detto: 'senti, padrino, ma io sono... non so distinguere se sono carne o sono pesce'.
E lui si è messo a ridere. Dice: 'sei stupido, non hai capito niente', dice.
Questo discorso perché se una persona, per esempio, non ha le caratteristiche per poter andare avanti, non gli vengono presentate le persone. Per cui deve... tu stesso puoi intuire la situazione... tu stesso lo puoi capire le cose, come andare avanti.
Cioè, a me mi è stato presentato Bagarella, mi è stato presentato Leonardo Vitale, mi sono state presentate altre persone, diciamo.
E invece, altre persone che ci favorivano in modo esterno, diciamo, che non avevano, non so, caratteristiche - non so se il termine è giusto di dire questo - si limitavano solo a potere favorire. Però a non sapere le cose che potevo sapere io, diciamo, le cose che succedevano e altre cose che si dovevano fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei per l'appunto, ha detto che, in questo suo percorso, diciamo, di mafia, poi via via ha commesso anche dei delitti, degli omicidi.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me non interessa entrare nel dettaglio degli omicidi.
Vuol dire alla Corte quali sono stati gli omicidi di cui lei si è reso partecipe?
EX 210 Chiodo: Sì. Il piccolo, il figlio di Santino Di Matteo e ho parte... Cioè, diretto, questo è diretto. Il mio è unico e solo, questo, diretto.
Poi, esterno, il duplice omicidio di Corleone. Ho partecipato in appoggio al commando.
Prima di questo duplice omicidio è stato commesso un altro omicidio sempre lì. E io ho appoggiato anche il commando di fuoco.
Poi, occultamento di cadavere. Riguardava... non so se posso dire il nome della persona che...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Può dire quello che crede.
EX 210 Chiodo: Ecco. L'omicidio di Palazzolo. Ho occultato il cadavere di questo, di questa persona.
Un altro cadavere di un marocchino alla diga, a Partinico. Sempre occultamento di cadavere, queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a me interessa che lei metta a fuoco un attimino la data di qualcuno di questi fatti. In particolare del duplice omicidio di Corleone.
Se lo ricorda su per giù in che anno è avvenuto, in che periodo è avvenuto questo fatto?
EX 210 Chiodo: Guardi, in questo momento non me lo ricordo, comunque questo particolare. Cioè, il periodo non me lo ricordo bene.
PUBBLICO MINISTERO: L'anno?
PRESIDENTE: Neanche l'anno?
EX 210 Chiodo: Eh... l'anno... L'anno, cioè, in data di adesso, o in data... Aspetti, un anno, mettiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, a partire dal suo arresto.
EX 210 Chiodo: A partire...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, dalla sua chiamiamola costituzione.
EX 210 Chiodo: Costituzione?
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo prima è avvenuto questo fatto?
EX 210 Chiodo: All'incirca nell'anno, nel '95, penso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nel '95.
EX 210 Chiodo: Penso. Poi, può darsi pure che sia magari sei mesi avanti, o sei mesi addietro. Non ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Senta, se le ricorda i nomi delle vittime di queste due persone uccise a Corleone?
EX 210 Chiodo: Uno, cioè, c'è uno Giammona, si dovrebbe chiamare, che ci aveva un negozio.
Poi, la sorella dello stesso - penso che si chiama pure Giammona - e il marito che non lo ricordo. Però, almeno penso che, quando si è parlato di questo... Sandokan, ho sentito dire.... però non so se era un nome d'arte, vero, o gli era dato così, attribuito magari per il suo...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto: in questi omicidi ha partecipato in funzione di appoggio.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, in particolare questo omicidio, ci può dire con quali persone lo ha commesso?
Chi erano poi quelli che avevano eseguito questo omicidio?
EX 210 Chiodo: Sì. Il primo omicidio, cioè parliamo del Giammona, il primo omicidio fatto a Corleone, c'era... ha partecipato: Monticciolo, Vito e Leonardo Vitale, e Enzo Brusca.
La macchina che hanno usato era una Peugeot 106 Rally, rossa.
Nel secondo omicidio è stata usata una FIAT Uno. E hanno partecipato all'omicidio: Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e Vito Vitale. Che Leonardo Vitale non mi ricordo se in quel periodo era stato arrestato, o... non mi ricordo se era stato arrestato
PUBBLICO MINISTERO: Senta, partendo da questo fatto che lei ha indicato: l'omicidio di Corleone, a cui avevano partecipato Giovanni Brusca, Bagarella e Vitale.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire alla Corte - dato che lei ha fatto il nome di Leoluca Bagarella - quand'è che lo aveva conosciuto, in quale circostanza, chi glielo aveva presentato...
EX 210 Chiodo: Io...
PUBBLICO MINISTERO: ... e quant'altro?
EX 210 Chiodo: Sì. Io l'ho conosciuto, l'ho conosciuto nel primo omicidio di Corleone. Perché è arrivato in campagna assieme a Giovanni Brusca e questi componenti, e queste altre persone che avevo citato prima: il Vitale, c'era il Monticciolo, cose varie.
E ricordo anche un particolare, che il signor Bagarella, io non lo avevo conosciuto allora.
E allora, sono sceso dalla macchina e il Bagarella veniva incontro... veniva incontro, diciamo, verso dov'ero io per entrare, diciamo, nella casa mia, nel piano di sopra.
E io mi sono messo davanti per non farlo passare, per non farlo passare, perché c'erano delle armi, perché io non sapevo chi era quella persona. Cioè, per non farlo passare.
E lì ho conosciuto Bagarella.
Non mi ricordo se è stato Giovanni, Giovanni o Enzo Brusca, mi ha fatto segno, dice: 'ma che, sei matto?'
E in quella occasione, poi, il La Rosa Francesco che si trovava pure lì, mi ha detto, dice: 'ma come, non ti sei reso conto chi era quello?'
E io ho detto: 'e chi è?'
Dice: 'lo zio Luca'.
Luca, lo chiamavano lo "zio Franco", allora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha prevenuto una domanda che le stavo per fare.
Se, per l'appunto, nell'ambito di queste persone che lei ha citato, il Bagarella aveva per così dire, un nome di battaglia ecco.
EX 210 Chiodo: Esatto, sì. Noi lo chiamavamo "zio Franco".
PUBBLICO MINISTERO: Veniva comunemente chiamato così.
EX 210 Chiodo: Sì, "zio Franco".
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi ha avuto occasione di avere ulteriori contatti con Bagarella dopo questo fatto?
EX 210 Chiodo: Sì. L'ho accompagnato in una casa. In una casa... non posso dire una casa vera e propria. L'ho accompagnato, cioè c'ho fatto da battistrada a lui, nella strada che va a Corleone e l'ho accompagnato in approssimativo, diciamo così, vicino, nelle vicinanze di una casa rurale del marchese Bottino. Però non so se è Bottino. Io lo conosco come marchese Bottino, diciamo.
Dopo di ciò, non l'ho visto più.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per questo fatto aveva ricevuto incarico da qualcuno?
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da chi?
EX 210 Chiodo: Da...
PUBBLICO MINISTERO: Per questo...
EX 210 Chiodo: Per battere la strada, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Certo.
EX 210 Chiodo: Sì, da Monticciolo.
PUBBLICO MINISTERO: Da Monticciolo.
Senta, sa che rapporti c'erano tra Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella?
EX 210 Chiodo: Il rapporto qual era? Commettere omicidi assieme.
PUBBLICO MINISTERO: No, a parte questo fatto che, per come dire lei ha vissuto in prima persona...
EX 210 Chiodo: No, no. Altri rapporti non so dire, diciamo. Però penso che il rapporto, diciamo, da me stesso constatato, parlava in modo abbastanza chiaro, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto riferimento più volte a questo episodio grave della uccisione del figliolo di Santino Di Matteo.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho bisogno di sapere innanzitutto se lei conosceva questo Di Matteo padre, diciamo.
EX 210 Chiodo: Io, no. Personalmente, no. Io l'ho solo visto una volta, l'ho intravisto così una volta. Allora neanche era latitante lui. Così, diciamo, l'ho visto così, perché frequentava spesso, così.
Poi, vedendo le fotografie in un giornale, cose, l'ho riconosciuto, diciamo. Dopo che è stato arrestato l'ho conosciuto, diciamo. Cioè, mi sono rammentato di questa cosa.
Però non lo conoscevo direttamente, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senza che entri nei dettagli di quel fatto che lei ha riferito, ecco, vuol dire alla Corte, diciamo, in linea generale, in cosa è consistito, diciamo, la sua personale attività in relazione alla vicenda che riguarda il piccolo Di Matteo.
EX 210 Chiodo: Cioè, non ho capito bene...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, senza che lei entri nei dettagli, perché non riguardano, diciamo, fatti di cui si occupa questo processo...
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ho bisogno di capire, che lei faccia capire alla Corte...
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... quand'è che lei ha avuto, per così dire, quand'è che è stato, o coinvolto in questa vicenda che riguarda questo piccolo Di Matteo.
EX 210 Chiodo: Mah, io...
PUBBLICO MINISTERO: E a richiesta di chi, ecco, che ci dia un pochino delle indicazioni.
EX 210 Chiodo: Io ho avuto due occasioni di... una volta è stato un caso fortuito perché si doveva spostare il bambino. Cioè, questo si parla prima di costruire il bunker dove definitivamente poi è stato ucciso il bambino. Era stato portato lì. Enzo Brusca...
PRESIDENTE: Lì dove?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stavo chiedendo.
EX 210 Chiodo: Era stato... lì, cioè, in casa mia in campagna insomma.
PRESIDENTE: In una casa di campagna costruita...
EX 210 Chiodo: Sì, in contrada Giambascio, sì.
E lì era una cosa diciamo così, una cosa fortuita, diciamo. Non era proprio definitivo per stare lì. Perché si doveva spostare forse da un posto, dovevano preparare un altro posto, non lo so.
E è venuto lì il bambino, infatti è stato mi sembra una settimana o una settimana e mezza, non di più. Se non ricordo male, può darsi anche due settimane.
Infatti poi il bambino se n'è andato da lì.
PRESIDENTE: L'hanno portato via?
EX 210 Chiodo: L'hanno portato via il bambino. Successivamente, successivamente è stato costruito il bunker sotto, negli ultimi tempi.
Poi, la seconda volta è arrivato lì ed è stata la seconda e l'ultima volta diciamo, che...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mi pare abbastanza chiaro, ma bisogna che glielo chieda espressamente: a richiesta di chi lei aveva, diciamo, prestato la sua opera, la sua casa in queste due fasi, due tempi, per come ci ha riferito? Da chi era stato richiesto il suo intervento?
EX 210 Chiodo: Richiesto di che cosa? Come... cioè, la casa...
PUBBLICO MINISTERO: Chi era la persona, le persone che le hanno chiesto di custodire, di mettere a disposizione la casa per tenere questo bambino?
EX 210 Chiodo: Già nella casa lì, già ci stava Enzo Brusca. Il Monticciolo...
PRESIDENTE: Latitante.
EX 210 Chiodo: Eh?
PRESIDENTE: Latitante.
EX 210 Chiodo: Latitante, certo, stiamo parlando della latitanza di Enzo, perché la casa che è stata costruita durante, cioè, all'inizio quasi del periodo della latitanza di Enzo.
PRESIDENTE: C'era solo Enzo Brusca in quel periodo?
EX 210 Chiodo: In quel periodo sì. Però, poi, quando è arrivato il bambino, è arrivato anche Giuseppe Agrigento a dare manforte, diciamo, a noi, lì, a tenere il bambino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Chiodo, lei lo sa... quando arrivò questo bambino, lei ha detto l'ha portato Agrigento Giuseppe, ecco...
EX 210 Chiodo: No, no, forse non ci siamo capiti.
PUBBLICO MINISTERO: Non ci siamo capiti. Ecco, allora spieghi un pochino meglio.
PRESIDENTE: Chiarisca.
EX 210 Chiodo: Agrigento non lo ha portato lui il bambino, Agrigento è arrivato successivamente. A portare il bambino lì sono state altre persone, sono state Monticciolo e anche Giovanni Brusca, e cose varie. E il bambino era poi messo dentro il cofano della Fiat Tipo di Monticciolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, diciamo...
EX 210 Chiodo: E lì dentro, cioè lì, quella volta c'era pure, non so se devo dire il nome, non lo so...
PUBBLICO MINISTERO: Certo, lo può dire.
EX 210 Chiodo: C'era pure Michelino Traina, che è stato la prima volta che ho visto Michelino Traina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... quindi tutte queste persone la coinvolgono, per così dire, nella custodia di questo bambino.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io non so se lei... gli venne detto se qualcuno, comunque, nel corso, diciamo, della custodia, del sequestro di questo bambino, lei ha mai avuto modo di percepire da dove proveniva il bambino prima che arrivasse, per l'appunto, nel suo locale?
EX 210 Chiodo: No.
AVV. Cianferoni: Presidente, opposizione da parte dell'avvocato Cianferoni, perché mi pare che questa domanda verta specificamente sulla ricostruzione del fatto, della sparizione definitiva - ahi noi - di questa creatura giovane e non abbia una attinenza diretta, probatoria con il nostro processo. Il Pubblico Ministero aveva preso a fare domande su questo tema, specificando che non sarebbe entrato in particolari già per sé riconosciuti rilevanti nella causa. Mi pare ora, invece che si entri nello specifico del fatto e quindi ci si allontana, tanto più si va nello specifico, tanto meno si può apprezzare la rilevanza in questo processo.
PRESIDENTE: Per cortesia...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io vorrei chiarire...
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: ... Siccome, come abbiamo più volte avuto modo di dimostrare attraverso i nostri esami, Cosa Nostra è un'organizzazione complessa; è evidente che io non ho fatto domande a Monticciolo (N.d.t.. Chiodo) sul punto, ma sta riferendo, praticamente, esclusivamente, delle vicende di persone che riguardano il mandamento di San Giuseppe Iato.
Nel momento in cui mi accingo a fare la domanda sulla provenienza - se è a sua conoscenza - della gestione del sequestro in una fase precedente, la mia domanda è evidente che mira a dimostrare come, se Chiodo è in grado di riferirlo, nella gestione del sequestro di questo bambino vi fossero coinvolte altre famiglie, altre persone che magari riguardano molto da vicino gli imputati di questo processo. Quindi, ecco il senso della mia domanda.
PRESIDENTE: Benissimo, l'opposizione è respinta, perché mi pare che gli argomenti del Pubblico Ministero siano molto chiari, comprensibili e, soprattutto, fondati. Tutto ciò che è stato cercato di dire in questo processo, anche ciò che non atteneva strettamente ai fatti di cui ci siamo interessati, più volte ho detto che, se faceva riferimento alla descrizione di fatti precedenti, gravi, in particolare, relativi a imputati di questo processo, è interesse di questa Corte conoscerlo.
Allora, vuole rispondere lei? Lei sapeva da chi veniva, chi lo accompagnava, chi lo aveva avuto in gestione o, diciamo, in custodia prima di allora?
EX 210 Chiodo: No.
PRESIDENTE: No. Bene, quindi, come vede...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non l'ha mai saputo, benissimo, era proprio quello che intendevo.
PRESIDENTE: Possiamo fare qualche domanda più particolare. Io vorrei sapere, solo perché la Corte lo potesse sapere, se lei vide questo bambino.
EX 210 Chiodo: Come?
PRESIDENTE: Lei lo ha visto questo bambino.
EX 210 Chiodo: Ci davo da mangiare io, ci tagliavo i capelli.
PRESIDENTE: Quindi, faceva anche da vivandiere, da custode.
EX 210 Chiodo: Certo, certo.
PRESIDENTE: Quanti anni aveva?
EX 210 Chiodo: Il bambino?
PRESIDENTE: Sì.
EX 210 Chiodo: Il bambino c'aveva all'incirca tredici anni.
PRESIDENTE: Tredici anni.
Lei sapeva chi era?
EX 210 Chiodo: Sì.
PRESIDENTE: Perché era stato sequestrato.
EX 210 Chiodo: Sì.
PRESIDENTE: Quanto tempo rimase con lei, otto-dieci giorni?
EX 210 Chiodo: No, prima c'é stato un dieci giorni e poi c'è stato da...
PRESIDENTE: Va be', poi...
EX 210 Chiodo: ... poi c'è stato tre o quattro mesi, mi sembra.
PRESIDENTE: Ah, tre o quattro mesi.
EX 210 Chiodo: Dopo, nella seconda parte.
PRESIDENTE: Nella seconda parte.
EX 210 Chiodo: Sì, prima di essere ucciso. Sì.
PRESIDENTE: Prego, il Pubblico Ministero può continuare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo nella fase ultima del sequestro del bambino, lei ha detto che è stato poi lei personalmente ad ucciderlo, l'ha tenuto in casa per tre mesi.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lì, al bunker diciamo.
EX 210 Chiodo: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quello che lei ha chiamato...
EX 210 Chiodo: Sì, e l'abbiamo costruito appositamente appunto, per accudire... cioè, in quel periodo il bambino. Però che sarebbe servita, quella cosa lì, anche per i latitanti che in quel periodo ne avrebbero avuto di bisogno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per quanto riguarda il fatto, diciamo, mi pare che... io non ho interesse a approfondirlo ulteriormente.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Anche se mi pare superfluo, però bisogna che io le chieda se lei sa quali richieste, qual era il mezzo di pressione che si intendeva fare da parte di Brusca, delle persone che lei ha nominato come coinvolti in questo fatto, sul padre di questo ragazzino.
EX 210 Chiodo: Io... nella prima fase del, cioè di quando mi sono occupato io del bambino, fino a quel momento io non sapevo niente.
Nella seconda fase, nella seconda fase, cioè, quando il bambino è stato quattro mesi lì, un mese e mezzo-due mesi prima dell'uccisione del bambino, abbiamo fatto una fotografia al bambino - che io stesso avevo comprato una Polaroid - con un giornale - Il Messaggero mi sembra che era - che c'era una fotografia di Elsen, questo della Russia... non so si chiama Elsen, non vorrei che...
Appunto, però che il Monticciolo mi aveva fatto richiesta a me di questo. Però non so a quale fine.
Una seconda volta ancora, il Monticciolo ha fatto scrivere una lettera - perché è venuto anche il Monticciolo lì - al bambino dicendo che suo nonno doveva fare delle cose, era lui che... cioè una lettera quasi di disperazione, cioè che il bambino si disperava di questo. E che il nonno se voleva rivedere il bambino, cioè il bambino... per noi lasciare il figlio, il bambino... lui, il nonno, doveva uccidere non so se era il fratello o il figlio o il cognato, comunque erano due persone parenti stretti di Di Matteo.
Quando poi è stato deciso di uccidere il bambino, nella stessa serata prima di eseguire l'omicidio, è stata fatta scrivere una lettera dicendo che il bambino era disperato, che già aveva tentato il suicidio, 'qua nessuno mi pensa, nessuno mi vuole, tu non hai voluto fare quello che ti è stato detto, non mi vuoi neanche bene tu'... cioè, insulti anche rivolti al padre. Queste cose qui.
Poi altro non so dire... del padre direttamente, non lo so.
Ma comunque era per far dare una lezione al padre diciamo, per farlo ritrattare diciamo così.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, è evidente, l'ha già detto, ma insomma, il padre durante la gestione di questo... del sequestro del figlio, già stava collaborando? Aveva già reso dichiarazioni ai...
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... all'Autorità Giudiziaria...
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... per i fatti che lui conosceva?
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si era pensato a uno scambio, a restituire il bambino? Si era pensato a qualcosa?
EX 210 Chiodo: Io, guardi su questo non so rispondere, perché non so le particolarità. Ma uno scambio c'era ed era quello. Però non so se poi da noi veniva mantenuto. Cioè che per noi ridare il bambino indietro, il padre doveva uccidere questi familiari. Però non so a quale fine o a quale interesse, diciamo, perché non erano anche di mia competenza, diciamo, queste.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, per dare un'epoca a questi fatti, ci può dire in che periodo siamo, diciamo, nell'ultima fase di gestione del sequestro e poi dell'uccisione del bambino? Se lo ricorda?
EX 210 Chiodo: Il bambino è stato ucciso l'11 gennaio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come fa a essere così preciso sulla data?
EX 210 Chiodo: Perché dopo che io ho ucciso il bambino, queste cose, siccome io faccio il compleanno il 12 febbraio e coso, ho fatto l'espressione, ho detto: 'un mese e un giorno prima del mio compleanno mi è arrivato un regalo'. Regalo per, non per il bambino, diciamo.
Cioè, diciamo, fare l'omicidio del bambino lo sapevamo che cosa... cioè, il peso di questo omicidio che cosa portava. Anche perché già con un'espressione dettami da Enzo Brusca una volta mi ha detto: 'figliolo, dall'incarico che c'hai tu, stai attento, satti guardare sempre perché se Dio ce lo liberano, succede che vengono a sapere il discorso del bambino, tutte queste cose qua, è più grave della strage di Capaci'.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, Brusca la... come dire, temeva l'impatto emotivo di questo fatto? Lei vuol dir questo?
EX 210 Chiodo: Cioè, non la capisco.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol... quando diceva: è più grave della strage di Capaci...
EX 210 Chiodo: Sì, perché si sapeva che cosa poteva... anche solo alla scoperta del bambino lui diceva. Non faceva riferimento all'omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Chiodo: Cioè, anche alla scoperta, per esempio, per il discorso... perché il bambino, diciamo, già era una cosa molto pesante, visto... cioè non è una persona adulta, che poi era anche sbagliato il discorso della persona adulta. Però già il bambino dava più clamore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, su questo episodio, un'ultima domanda.
Lei ha fatto come riferimento all'epoca, alla data esatta dell'omicidio. C'era qualche altro, diciamo, la molla che ha fatto scattare, per così dire, l'uccisione del bambino, qual è stata?
EX 210 Chiodo: Il discorso del bambino, cioè il discorso che il bambino doveva essere ucciso, non è stato preso tanto l'11 gennaio 1996. Ma il bambino già era destinato e tutti ne eravamo a conoscenza, chi più e chi meno. Lo sapevamo tutti il discorso del bambino che doveva essere ucciso.
Ricordo anche un particolare che una volta La Rosa Francesco mi ha fatto un'osservazione dicendomi che non era giusto uccidere il bambino, perché era un bambino, così. Cioè, non era giusto fare questo perché era un bambino.
E io e tutti gli altri, riferendomi a Monticciolo e anche a La Rosa, contestava... e Monticciolo, contestavamo anche la spontaneità che rendeva La Rosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
PRESIDENTE: Cioè, voi ritenevate che era giusto.
EX 210 Chiodo: Sì. Per noi era così. La Rosa invece era l'unica persona che diceva: 'guardi, ma perché lo dobbiamo fare? E' un bambino, che colpa c'ha il bambino di tutte 'ste cose?'
Successivamente, dopo l'arresto di Monticciolo, dopo l'arresto di Monticciolo - che è stato Calvaruso a chiamare Monticciolo se non ricordo male - il La Rosa... il Monticciolo... Enzo Brusca ha fatto un'espressione diciamo a La Rosa dicendogli, dice: 'guarda, vedi adesso tuo cugino in che situazione si trova'.
Poi è stato Nino Calvaruso, c'era il bambino piccolo, nato da poco, tutte 'ste cose qua.
Dice: 'se saresti tu al posto di tuo cugino o se quel bambino capiterebbe nelle nostre mani, diciamo, per quello che ha fatto Toni Calvaruso, cioè... quale pietà puoi avere a ucciderci anche il bambino? Cioè, lui sta creando anche le sofferenze a tuo cugino, ai familiari, tutte 'ste cose. Dov'è la differenza' dice ' vedi com'è la situazione?'
E La Rosa era sempre contrario a questo. Diceva sempre no. E' stato l'unico che io ho appreso, l'unica persona che ha saputo dire in faccia a tutti che il discorso del bambino era sbagliato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Chiodo, lei ha fatto il nome di questo Toni Calvaruso.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire qualcosa di questa persona, dove l'ha conosciuta?
EX 210 Chiodo: No, io non l'ho mai conosciuto questo Tonino Calvaruso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ne aveva sentito parlare?
EX 210 Chiodo: Sì, però da noi c'era molta riservatezza. Per esempio, come voglio dire, io per esempio ero molto riservato, ma molto riservato per quanto riguarda la mia posizione, per quanto riguarda le armi, per quanto riguarda tutte 'ste cose qua.
Però, c'avevo un compito ben specifico, un compito preciso: di essere molto aguzzo. Cioè che io dovevo osservare sempre gli altri. Però dovevo essere l'ultimo a farmi riconoscere.
Cioè, questo erano gli insegnamenti che mi dava Enzo Brusca a me, dicendomi che per un domani, se qualcosa poteva cambiare tutte 'ste cose. Cioè, io potevo arrivare a loro; e non era buono aprirsi a tutti, perché c'era il discorso il fenomeno fondamentale che era questo della collaborazione di tutti. E allora più poche persone mi conoscevano, più sicurezza io davo a loro o a altre persone vicino a noi.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Chi parla? Ho sentito una parola, una voce.
(voce fuori microfono) Scusi.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ora le fa delle domande il dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Chiodo, sono il dottor Chelazzi. Le devo chiedere qualche altra cosa.
Se lei dovesse dire nella sostanza chi erano le persone dalle quali lei prendeva disposizioni, ha preso disposizioni, ordini, direttive durante questo periodo in cui si è fatto coinvolgere, si è coinvolto in queste vicende di bunker, esplosivi, armi, sequestri, omicidi, soppressioni di bambini, ecco.
Ripeto la prima parte della domanda: se lei dovesse sinteticamente dire: 'le persone dalle quali ho preso disposizioni durante questi due-tre anni, sono queste e queste'.
Ecco, a una domanda di questo genere, come mi risponde?
EX 210 Chiodo: Io ho preso ordini da Monticciolo e da Enzo Brusca. Però che gli ordini arrivavano sempre direttamente anche da Giovanni o da altre persone che io non sapevo.
Però, Enzo Brusca o il Monticciolo stesso, non si poteva fare mai niente al caso se prima non c'era l'autorizzazione da altre persone diciamo, tra cui era Giovanni. Perché Giovanni era il nostro portavoce con altre persone.
A volte noi ne parlavamo e si diceva appunto questo: Giovanni era il portavoce anche di altre persone.
Noi avevamo solo la gestione del territorio di San Giuseppe Iato, dovevamo gestire il territorio di San Giuseppe Iato, dovevamo controllare gli appalti pubblici, le imprese che entravano, le imprese che uscivano e tutte queste cose.
Perciò, gli ordini diretti li prendevo io dal Monticciolo e da Enzo Brusca. Però non venivano direttamente da loro, ma venivano... perché su qualsiasi omicidio o cose, il Monticciolo che era referente di Giovanni Brusca con Enzo Brusca, Enzo diceva: 'vedi, se ti dà parere favorevole, Mike - perché a Giovanni lo chiamavano a volte Mike, non so, un nome d'arte che si dava - e dava lui il parere per esempio se quella cosa si doveva fare o meno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, secondo aspetto del problema. Quando lei ha iniziato quindi, a avere questa vicenda con questo gruppo di persone, con questa organizzazione, ha capito se Monticciolo, ha saputo se Monticciolo era già coinvolto nelle storie di questo gruppo, era coinvolto tanto, era coinvolto appena, era coinvolto marginalmente, era coinvolto da un periodo prolungato?
EX 210 Chiodo: No, lo sapevo già io. Lo sapevo. Anche dal comportamento. Perché è una persona diciamo, che ho visto crescere, ho visto nascere... perché Monticciolo, noi, stavamo vicini di casa: ho visto nascere. Poi si vede quando una persona comincia a essere più autorevole, più... si capiva, diciamo.
Perché altre persone non autorizzate da Cosa Nostra, non possono avere gli atteggiamenti che aveva il Monticciolo.
PUBBLICO MINISTERO: I rapporti, se ce n'erano, se le risultano, tra Monticciolo e i Brusca.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di che tipo erano? Se le risultano questi rapporti all'epoca in cui lei, per così dire, passa da una vita di persona per bene a una vita di persona che si dedica a fatti, invece, tutt'altro che puliti, tutt'altro che onorevoli.
Ecco, a quell'epoca i rapporti tra Monticciolo e i Brusca, se ce n'erano, se le risultano, come si potevano definire? Frequenti, occasionali, saltuari, piuttosto con l'uno che con l'altro?
EX 210 Chiodo: No, erano diciamo... come voglio dire, un pochettino più avanzati rispetto a me. Perché la strada che ho fatto io, ha percorso anche il Monticciolo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha accennato ma un po' di sfuggita a qual'era l'oggetto della sua attività, del suo impegno, anche di lavoro, prima che si occupasse, si dedicasse a queste cose ben diverse. Ecco, lo vuol chiarire meglio?
Lei è nativo di San Giuseppe Iato.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a San Giuseppe Iato conduceva qualche lavoro? Era un impiegato, che ne so...
EX 210 Chiodo: No, io c'avevo un'officina meccanica mia. Dopo di ciò io l'ho chiusa per... non ho chiusa, diciamo, ho scelto la... volevo fare l'imprenditore edile e cose varie. Ho cominciato a fare dei lavori pubblici. Ho fatto anche dei lavori lì a San Giuseppe Iato, così. Cioè subentrando in quelle situazioni, ho cominciato da lì a essere osservato da queste persone, essere avvicinato dai Reda, che erano molto vicini, dai Brusca.
Avevo una società, la mia ditta era in società con Salvatore Reda. Però non dichiarata diciamo, alla Camera di Commercio come società o meno. Era una società, comparivo io però eravamo in società.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, visto si sta cercando di mettere a punto qualche dettaglio su determinati rapporti anche di carattere personale.
Lei ha parlato ora di questi signori Reda e ha detto che si trattava di persone vicine a Giovanni Brusca.
Poco fa ha parlato di un signore, un certo Agrigento Giuseppe.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se questo signore è in rapporti personali con qualcuna delle altre persone di cui stiamo parlando prevalentemente, lei stesso, Monticciolo, Giovanni Brusca, Enzo Brusca?
Cioè, sa se questo signore Agrigento Giuseppe, è in qualche rapporto personale diretto, un po', voglio dire, specifico con qualcuna di queste persone?
EX 210 Chiodo: Cioè, mi vuole dire che è il suocero di Giuseppe Monticciolo? Voleva dire questo?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, va beh, ma io non le posso suggerire la risposta. Io devo solamente fare una domanda.
EX 210 Chiodo: Questo. Io sto anticipando, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Bravo, ha fatto bene.
Quindi, la persona di cui lei sta parlando, Agrigento Giuseppe, è il suocero di Giuseppe Monticciolo.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
Lei, così di passaggio prima, ha accennato al pentimento di Di Maggio. Se lo ricorda?
EX 210 Chiodo: Il pentimento di?
PUBBLICO MINISTERO: Di Maggio.
PRESIDENTE: Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Balduccio Di Maggio.
EX 210 Chiodo: Ah, Di Maggio. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E l'ha messo, come dire, a cavallo come episodio rispetto al suo passaggio a un regime di rapporti di vita e di iniziative che poi lo ha portato fino alla sua costituzione. E' esatto questo discorso?
EX 210 Chiodo: No, guardi non afferro il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Allora cerco di farglielo in maniera più chiara.
Lei ha detto: 'io ho cominciato a avere... la mia storia, in relazione a queste persone, sostanzialmente inizia quando avevo da risolvere un certo problema per la discarica che volevo mettere su. E mi rivolsi a Enzo Brusca.'
EX 210 Chiodo: Sì, ma anche prima avevamo dei rapporti, diciamo, cioè da lì è cominciato il discorso molto più concreto sull'andare delle cose. Ma anche prima. Anche prima io c'avevo dei rapporti con Enzo, abbiamo fatto dei lavori illeciti. Per esempio le punzonature delle macchine, l'abbiamo fatto in officina da me. L'abbiamo fatto lì.
Per cui diciamo, il rapporto già c'era, diciamo così. Però, non era un rapporto di proseguire un'attività di... perché diciamo, una persona può essere idonea ad avere... per esempio, noi c'avevamo altre persone, per esempio, che ci favorivano, favorivano Enzo Brusca, favorivano anche ad altri. Però che non erano in grado di commettere un omicidio, di andare a incendiare una macchina, di andare a fare un attentato qualsiasi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei vuol dire che si era trattato di qualche cosa di occasionale, di sporadico? Mentre invece è diventato qualche cosa di sistematico al momento successivo?
EX 210 Chiodo: Come? Non afferro. Se potrebbe usare un pochettino le parole più povere diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma siccome le debbo dare atto che lei si esprime con un italiano piuttosto...
EX 210 Chiodo: Corretto?
PUBBLICO MINISTERO: ... corretto e in più italiano, voglio dire, anche per noi fiorentini seguirla è semplice, e non sempre abbiamo questa fortuna, certo per nostro demerito. Allora mi azzardo anche a fare delle domande un pochino più complesse.
EX 210 Chiodo: No, no. Cioè, magari le dico io. però, magari io li so perché magari li ho appresi da altri, diciamo. Perché magari avrò chiesto prima in anticipo per cosa era il significato e lo so dire. Però non so... non afferro proprio tutte le...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Lasciamo perdere questo argomento.
Ritorniamo su un fatto concreto. Lei riesce a darmela, quindi a me, alla Corte, a tutti i presenti, un'indicazione di tempo anche se è approssimativa?
Una indicazione di tempo circa la prima volta in cui lei ha avuto conoscenza dell'esistenza di un deposito, o più depositi di armi, di esplosivi. In particolare di esplosivi?
EX 210 Chiodo: Eh... Allora, la casa, la casa mia, mi sembra che l'abbiamo... Si parla del novanta... '92... all'incirca '93. Parliamo del '93.
Però non so dire... Cioè, quasi è successo... Perché la casa nostra era in costruzione, questa che stavamo facendo in campagna. Ancora era senza porta, senza altre cose. E un giorno hanno portato delle armi, esplosivo e cose varie.
Ed era stato fatto, cioè, prima era stato posto nella mia abitazione, ancora a porte spalancate, diciamo, perché non c'erano neanche le porte, era stato custodito in una controparete fatto in fondo alla casa.
PUBBLICO MINISTERO: Fatta proprio per questo scopo.
EX 210 Chiodo: Sì, perché...
PRESIDENTE: La controparete era stata fatta per questo scopo.
PUBBLICO MINISTERO: La controparete - come l'ha chiamata lei.
EX 210 Chiodo: Per forza. Cioè, è stata, sono stati posti i bidoni con tutte le cose lì. E' stato costruito il muro, è stato intonacato, appunto, per...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo di essere precisi su un punto, se lei è in grado di fornire una risposta sicura: siamo nel '93?
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei se la sente di affermare con certezza, ovvero, solo così, in via di ipotesi, che fra la roba che fu nascosta tra la parete e la controparete, vi era anche dell'esplosivo?
EX 210 Chiodo: No, su questo no. Però io ho raccolto una espressione. Dice: 'ci sta...'
Ho raccolto questo, non l'ho vista io direttamente. Però dice: 'ci sta della polvere che qua ce ne andiamo sulla luna'. Solo questo ho acquisito da... Però non so...
PRESIDENTE: Ma era roba custodita nella...
PUBBLICO MINISTERO: Nella villa.
EX 210 Chiodo: Sì, c'era della polvere.
PRESIDENTE: ... nella villa.
EX 210 Chiodo: Io ho preso della polvere.
PRESIDENTE: Della polvere.
EX 210 Chiodo: Però non so se era polvere dinamite, se era polvere da sparo, o cose.
Per cui io ho pensato... Per andare sulla luna, non penso che sia col proiettile, ci si va con... Poteva essere anche candelotti. Che ne so, non so magari il tipo che...
PRESIDENTE: Va bene. Non sa che tipo, ma era polvere - si può ritenere - esplosiva.
EX 210 Chiodo: Sì, io ho appreso. Non l'ho vista direttamente io. Perché io già quasi, quando sono arrivato io lì, era quasi ultimato, il coso. Per cui non lo so.
Però ho appreso...
PRESIDENTE: Questa parete.
EX 210 Chiodo: Sì. Però ho appreso che, dice: 'questa polvere, qua, ce ne andiamo sulla luna'. Per cui, penso che...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Chiodo, questa roba quindi fu portata lì da chi? A quello che ho capito, lei non, se la trovò sostanzialmente in casa.
Chi è che la portò questa roba?
EX 210 Chiodo: Eh, lì io ci, io trovai a Franco La Rosa, Franco La Rosa, Enzo Brusca e con il Monticciolo Giuseppe ci siamo incontrati strada facendo. E mi ha avvertito che c'erano degli ospiti. Cioè, gli ospiti era Enzo Brusca, no? Questo.
E lì non mi... E non ricordo, non ricordo, se non ricordo male - non sono sicuro al cento per cento, non voglio... - che forse c'era anche Francesco Monticciolo, pure. Se non ricordo male. Su questo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E specificamente questo commento che la polvere che ci era finita lì dentro poteva esser buona per arrivare fino alla luna, questo discorso chi glielo ha fatto a lei?
EX 210 Chiodo: Loro, così dicendo, così, da Enzo Brusca e anche La Rosa.
Però non so se era magari un fatto ironico, diciamo così, magari tanto per farmi a me immaginare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, questo lo ha già spiegato.
Ora mi interessava sapere chi è che aveva fatto questo commento, chi è...
EX 210 Chiodo: Eh, se eravamo tre persone, quattro persone, lì, il discorso diciamo... loro lo potevano fare, perché io non c'ero.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
EX 210 Chiodo: Per cui l'ho potuto apprendere da loro. Non penso che mi abbia dato a parere stesso.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Allora, questa è la prima volta - a quello che io sento, che noi sentiamo raccontare da lei - in cui, prima ancora che fosse realizzato il bunker, no? per intendersi.
EX 210 Chiodo: Sì, il bunker è stato fatto dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Fatto dopo. E' arrivato da lei dell'esplosivo, o comunque del materiale che...
EX 210 Chiodo: Esplodente. Potevano essere anche bombe a mano. Chi lo sa.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Potevano essere anche fuochi di artificio per la festa del Patrono.
EX 210 Chiodo: Ecco, potevano essere anche quelli, non lo so io.
PUBBLICO MINISTERO: Non si sa. Ma naturale.
EX 210 Chiodo: Di polvere si è parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Questo materiale, poi, è rimasto lì continuativamente...
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... oppure è stato portato via, oppure ne è arrivato poi dell'altro?
EX 210 Chiodo: Successivamente, poi, ne è arrivato un altro. Un altro, diciamo, altro materiale e cose. Però parliamo noi, stiamo cominciando a parlare già del '94, in attesa di costruire il...
PUBBLICO MINISTERO: Il bunker.
EX 210 Chiodo: ... il bunker sopra.
Però, prima... Parliamo di esplosivo, o armi in genere?
PUBBLICO MINISTERO: Senta, parliamo di tutto, ma a me interessa ovviamente in particolare l'esplosivo.
EX 210 Chiodo: No, perché esplosivo io non l'ho visto più arrivare. Però, di armi, ne sono arrivate parecchie, perché magari sono state, è andato a prendere delle armi che erano custodite non so dove, sempre in quel periodo quando era stata fatta la controparete. Che erano tutte bagnate, piene di fango. Non so magari dove erano state messe, magari se si è allagato qualcosa.
Per cui, da lì, sono state spostate tutte a casa mia, diciamo. Successivamente poi è stato fatto il bunker, il bunker e cose varie.
Però, quando sono arrivate le armi, quando sono arrivate le armi lì, queste cose, io non posso dire di avere visto dell'esplosivo. Ma, all'interno del bunker ce n'era, esplosivo ce n'era. Ed è stato pure ritrovato, e parecchio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta...
PRESIDENTE: Possiamo fare la domanda un po' più precisa?
PUBBLICO MINISTERO: Forse mi accingevo a farla io, Presidente, ma...
PRESIDENTE: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: Per carità!
PRESIDENTE: Quando dice "parecchio", che cosa vuol dire?
EX 210 Chiodo: Che ce n'era tanto.
PRESIDENTE: In termini di chili, o di quintali?
EX 210 Chiodo: Mah, non lo so. Cioè, c'erano dei bidoni tutti pieni. Però non lo so quanto potevano...
PRESIDENTE: Bidoni da che cosa?
EX 210 Chiodo: Bidoni, contenitori di plastica. Che è stato rinvenuto, sono nei verbali anche...
PRESIDENTE: Eh, ho capito. Ma il punto, volevo sapere da lei...
EX 210 Chiodo: Non è che...
PRESIDENTE: Erano bidoni di plastica di che capienza? Quanto potevano tenere questi bidoni?
EX 210 Chiodo: Cento litri.
PRESIDENTE: Cento litri.
EX 210 Chiodo: Un cento litri, cinquanta litri. Bidoncini, saranno...
PRESIDENTE: Erano pieni, per quel che le risulta?
EX 210 Chiodo: Ce n'erano pieni, ce n'erano anche meno pieni, diciamo. Non è però che posso dire il peso specifico della...
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando arrivò inizialmente quel materiale che lei non vide, o meglio, non vide nella sua esatta consistenza, ma come arrivò confezionato?
La roba che fu messa per la prima volta tra la parete e la controparete, per intendersi...
EX 210 Chiodo: Sempre confezionata nei bidoni di plastica che ho detto prima e che sono stati ritrovati, a sua volta.
PUBBLICO MINISTERO: Erano sempre bidoni?
EX 210 Chiodo: Sempre bidoni di plastica, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. E questi bidoni erano numerosi? La prima volta che arrivarono, intendo dire.
EX 210 Chiodo: Eh, guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda? Se potevano essere, due, o se potevano essere 15, per intendersi.
EX 210 Chiodo: Eh, guardi, io ho risposto mi sembra prima su questa domanda, dicendo che io sono arrivato lì, la prima volta...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Ed erano già a posto.
EX 210 Chiodo: Ed erano quasi ultimati i lavori. Per cui non ho visto quello. Ho solo appreso che c'era della polvere che ce la dovevano portare sulla luna.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, a quello che io capisco, questo, questa specie di arsenale, si costituisce progressivamente nel corso del tempo.
Ma chi è che lo alimentava, chi è che veniva a portare questo materiale? Sempre le solite persone che lei ha nominato per il primo episodio...
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... oppure sono venute anche persone diverse?
EX 210 Chiodo: No, quasi sempre le stesse persone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ritorniamo alle persone che lei ha nominato in occasione, per la prima di queste forniture, per così dire.
EX 210 Chiodo: Sì. Però, rispondendo sempre alla domanda di prima, io non ero, non sono sicuro se il Monticciolo Francesco era lì, o meno.
Però, quando portavano queste armi, queste cose qui, Enzo Brusca si avvaleva anche dei suoi cugini: di Giovanni Brusca, Giuseppe Reda, Salvatore Reda, io, Francesco La Rosa. Cioè, eravamo sempre quasi queste persone che ci muovevamo lì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Chiodo.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se lei dovesse fare un elenco - naturalmente con una qualche approssimazione - di quali, e quindi anche quante erano le persone che sapevano dell'esistenza di questo deposito in cui c'erano armi, ma c'era di tutto, esplosivo compreso. Ecco, sarebbe in grado di farmi un elenco?
Dice: cinque o sei persone, o 20. Più o meno queste. No, più o meno...
EX 210 Chiodo: Sì, ho detto, ma io posso... Se, non lo so se lo posso dire.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego.
EX 210 Chiodo: Posso già dire tutti i nomi, diciamo, delle persone.
PUBBLICO MINISTERO: Lo dica.
EX 210 Chiodo: Lo dico?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, naturale. Di questo stiamo parlando. Siamo in aula.
EX 210 Chiodo: Allora, lo sapevo io, Enzo Brusca naturalmente, Monticciolo, Ciccio Monticciolo, Francesco e Giuseppe Monticciolo, La Rosa Francesco...
PRESIDENTE: Scusi, Francesco Monticciolo e Giuseppe Monticciolo, sono due persone diverse?
EX 210 Chiodo: Sì, padre e figlio.
PRESIDENTE: Padre e figlio.
EX 210 Chiodo: Questo lo sapevo, perché i lavori li facevamo sempre...
PRESIDENTE: Va bene.
EX 210 Chiodo: Poi, i fratelli Reda. Sia Salvatore che Giuseppe Reda e Giovanni Brusca.
Cioè, non Giovanni Brusca, "il grande". Parliamo Giovanni Brusca, cugino.
PRESIDENTE: Cugino, non...
EX 210 Chiodo: Cugino di Giovanni.
Queste persone qui erano tutte a conoscenza di queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei ha mai avuto...
EX 210 Chiodo: Però... Scusi, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego.
EX 210 Chiodo: Però non so se altre persone... Cioè, quelli che conosco io, però non sono a conoscenza se altre persone sapevano quest'altra... Cioè, che c'erano delle armi...
PRESIDENTE: Cioè, non può escludere che lo sapessero anche altri.
EX 210 Chiodo: Non lo posso dire, questo. Io, cioè, quelli che conoscevo, quelli che abbiamo fatto i lavori, abbiamo eseguito i lavori, che abbiamo messo le armi lì, tutte... eravamo questi.
Come infatti a me una volta mi era stato dato ordine, anche da Enzo Brusca, dicendomi che anche se arrivava Giovanni Brusca...
PRESIDENTE: "Il grande"?
EX 210 Chiodo: Cioè, Enzo Brusca mi ha detto che se veniva anche Giovanni...
PUBBLICO MINISTERO: Il fratello.
EX 210 Chiodo: Il fratello, a chiedermi delle armi, io non dovevo accettare che io avevo queste armi custodite lì.
Cioè, dovevo dire: 'dammi un'ora di tempo, dammi un'ora di tempo, e ti faccio avere quello che ti serve'.
Cioè, non lo dovevo dire neanche a Giovanni.
Però non ho certezza se questo era un fatto di prova per vedere se io mi sbilanciavo. Magari serviva anche per evitare di dialogare anche fra noi stessi.
Questo, non lo so. Cioè, non...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei personalmente, ha mai ricevuto incarico da qualcuno di prelevare materiale che si trovava lì dentro?
Qui si parla specificamente di esplosivo, però, eh. Non mi interessa nulla, né le pistole, né i fucili a pompa, né altro.
EX 210 Chiodo: Sì.
PRESIDENTE: Potrei chiedere al Pubblico Ministero se si può fare qualche domanda prima di queste? Perché mi sembra che ci sia qualche cosa che va precisato. Sennò riusciamo ad avere un'idea molto approssimativa di questo deposito.
Questa controparete, era accessibile? Ci si poteva andare nella controparete?
EX 210 Chiodo: Sì. Come infatti - questo lo... - per potere accedere lì, bisognava rompere il muro esterno. Bisognava...
PRESIDENTE: Ah, non quello interno.
EX 210 Chiodo: No, quello interno, no. Si rompeva quello esterno. Come infatti una volta è stato aperto lì, a mia insaputa. Perché io l'ho appreso poi...
PRESIDENTE: Dopo.
EX 210 Chiodo: ... vedendo il muro che era stato fatto. Perché io, una volta che andavo sempre su e giù, lo vedevo che la cosa... è stato fatto. Però non so cosa era stato prelevato da quella cosa.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 Chiodo: Perché...
PRESIDENTE: Quindi, se non si rompeva questo muro esterno, non si poteva...
EX 210 Chiodo: Non si poteva accedere lì. Parliamo noi della controparete però della casa.
PRESIDENTE: Della controparete.
EX 210 Chiodo: Controparete, sì.
PRESIDENTE: Mi scusi, un'altra cosa. Lei ha detto: 'sono arrivate poi, dopo la prima volta, altre armi, altre cose, forse anche esplosivo', lei ha detto.
EX 210 Chiodo: Sì. No, no...
PRESIDENTE: No.
EX 210 Chiodo: Ho detto: altre armi. Esplosivo non...
PRESIDENTE: Va bene. Dove venivano messe? Sempre nella controparete?
EX 210 Chiodo: No.
PRESIDENTE: In altri...
EX 210 Chiodo: In altri posti, sì.
PRESIDENTE: In altri posti.
EX 210 Chiodo: In altri posti.
PRESIDENTE: Quindi, nella controparete c'erano soltanto quelle della prima volta.
EX 210 Chiodo: Sì, quelle della prima volta.
Però una volta io ho potuto constatare, sempre nel periodo successivo alla controparete e cose, ho visto che era stato tagliato il muro. Cioè, è andato lì a prendere qualcuno qualcosa, però non so dire cosa.
PRESIDENTE: Una volta sola.
EX 210 Chiodo: No, una volta sola perché ho visto i lavori che erano stati fatti da poco...
PRESIDENTE: Lei...
EX 210 Chiodo: Che erano state... Come infatti...
PRESIDENTE: E poi è stata richiusa.
EX 210 Chiodo: Sì, richiusa e... come si dice?, intonacata, diciamo, per...
PRESIDENTE: Intonacata per ripristinare...
EX 210 Chiodo: Esatto. Come infatti io, quando sono arrivato lì, ci ho detto che, c'era, ho parlato, c'era La Rosa, dice: 'apposta, ci sono andato io'.
PRESIDENTE: L'ultima domanda su questo, poi, il Pubblico Ministero proseguirà.
Lei, sostanzialmente, era quello che aveva questo deposito affidato a lei.
EX 210 Chiodo: Sì. Non...
PRESIDENTE: Nessun altro avrebbe potuto venire a prendere queste...
EX 210 Chiodo: No.
PRESIDENTE: Almeno per quello che le hanno detto.
EX 210 Chiodo: Nessuno, sì.
PRESIDENTE: Dato che lei ha detto: 'hanno aperto', quindi evidentemente...
EX 210 Chiodo: Sì, hanno aperto La Rosa. Cioè, quando era qui, però, diciamo. Poi, quando è stato portato lì al bunker, tutte queste cose, cioè, per accedere a quella cosa, cioè, lì non è che si poteva accedere, accedere, in qualsiasi momento. Cioè...
PRESIDENTE: Dopo, invece, è stato preso e portato nel bunker tutto questo materiale?
EX 210 Chiodo: Sì.
PRESIDENTE: Prego, il Pubblico Ministero può proseguire.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, le stavo chiedendo se lei ha ma avuto incarico o richiesta da qualcuno di consegnare, o di prelevare, di portare da qualche parte, esplosivo.
EX 210 Chiodo: No.
PUBBLICO MINISTERO: O che stesse nella controparete, o che fosse già tutto nel bunker...
EX 210 Chiodo: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Chiodo: Solo in una occasione. Ma parliamo diciamo non del '93, ma molto... Perché già era stato costruito il bunker, questo...
PUBBLICO MINISTERO: Piano. Lei ha detto: il bunker è costruito nel '94.
EX 210 Chiodo: Sì. E stavo parlando prima del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
EX 210 Chiodo: Il discorso... Passiamo nel '94.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Chiodo: Nel '94-'95, diciamo, lì, in quel periodo, mi è stato consegnato un bidone con dei candelotti di dinamite già preparati, confezionati, da potere mettere dentro il bunker, questo costruito sopra in mezzo al terreno.
Però, di prelevamento di esplosivo, o di qualsiasi genere, niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Chi glielo consegnò questo... Come ha detto? Secchio, sacco...
EX 210 Chiodo: Un fusto, un fustone. Monticciolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, Monticciolo, ho capito.
PRESIDENTE: Giuseppe?
EX 210 Chiodo: Giuseppe Monticciolo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando fu fatta quella rottura della parete esterna, come lei l'ha chiamata poco fa, eh?
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il bunker era in via di costruzione...
EX 210 Chiodo: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Chiodo: No, no. E' stato... Il bunker, io ho parlato prima che era nel '93, cioè, in quel periodo del '93 è stato fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Poteva essere l'inizio dell'anno, o piuttosto la fine dell'anno, a metà anno, stagione calda, stagione fredda, si ricorda qualcosa?
EX 210 Chiodo: Mah, su questo non mi ricordo, diciamo. Non ho... Cioè, non posso dare una risposta, così a caso, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, non la deve dare.
EX 210 Chiodo: Preferisco non...
PUBBLICO MINISTERO: Per carità!
EX 210 Chiodo: Cioè, non mi ricordo. Cioè, io mi ricordo che è stato aperto qualcosa, però non mi ricordo se era in estate, o era inverno. Non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbiamo capito che per accedere a questo primo luogo di nascondimento, bisognava buttare di sotto una parete.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Chiodo: Bisognava togliere dei blocchetti di cemento, diciamo, essendo che c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, mica una cosa grandiosa, certo, mica rifare il Duomo di Monreale, per carità!
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il bunker, poi, com'è stato realizzato?
Intendo dire: questo bunker aveva un accesso con qualche porta segreta, con delle chiavi, oppure anche questo bisognava, per accedervi, buttarne giù un pezzo, una parete, un pavimento...
EX 210 Chiodo: No...
PUBBLICO MINISTERO: Come sta la faccenda?
EX 210 Chiodo: No, il bunker è stata fatta, è stato costruito con... Cioè, hanno costruito, cioè, noi abbiamo fatto lo scavo. Abbiamo... Uno scavo che c'era, non lo so, otto-dieci metri sotto terra, l'abbiamo messa questa cosa.
Perché il terreno mio era, diciamo, una costa. Una costa di terreno, diciamo, una... era quasi in salita. E allora si è fatta una base pianeggiante e poi si è scavato con un escavatore che dava all'altezza diciamo all'incirca sette-otto metri, non so, quant'era di profondità quell'escavatore.
E abbiamo posto lì una cisterna prefabbricata di 10 mila o 15 mila litri che era, che poteva contenere 15 mila, o 10 mila litri di acqua.
Poi abbiamo aggiunto un tubo di resina, un tubo di resina che dava bocca diciamo a questa cisterna che avevamo messo noi, mettendo in un modo che, partendo da sei metri, poteva rivelare diciamo la bocca di questo tubo ad un'altezza di un metro, un metro e 20 di altezza, diciamo così.
Per cui, per accedere dentro a questo bunker, sapendo il posto preciso, bisognava togliere attorno un metro e mezzo di...
PRESIDENTE: Di terra.
EX 210 Chiodo: ... di terra.
PRESIDENTE: E poi entrare in questo tubo.
EX 210 Chiodo: E poi entrare in questo tubo.
PRESIDENTE: Ma il tubo quanto era grande?
EX 210 Chiodo: Il tubo di circonferenza?
PRESIDENTE: Il tubo perché, per potere entrare.
EX 210 Chiodo: Sì, per poterci... Eh, noi ci si correva pure lì dentro. Non lo so se era...
PRESIDENTE: Ci entrava una persona?
EX 210 Chiodo: Sì, 80-90, sì. Però non è che si entrava all'impiedi, si entrava... E veniva portato lì dentro.
Che una volta lo abbiamo aperto, questo bunker. Però non per prelevare esplosivo, abbiamo prelevato solo quattro bombe a mano, che poi sono state ritrovate durante il sequestro, diciamo queste cose qui, e non sono mai utilizzate le quattro bombe, perché erano...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi, coloro che sapevano dell'esistenza di questo bunker in quel certo punto, realizzato con quelle certe modalità, a quello che io capisco - mi corregga se dico una sciocchezza - potevano entrarci dentro.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non è che c'era una chiave, voglio dire.
EX 210 Chiodo: No, no. Ci potevano entrare, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
A lei risulta se qualcuno, a parte questo episodio particolare che ha riferito un attimo fa, le quattro bombe a mano, ma non ci interessa questo, a lei risulta se qualcuno, proprio positivamente, concretamente, è andato dentro questo bunker, dentro questo deposito nascosto, per prelevare qualche cosa?
EX 210 Chiodo: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Chiodo: No, non ho mai saputo... Cioè, non mi è stato mai detto e niente. Però io andavo sempre su e giù, perché andavo, diciamo è campagna mia, diciamo, ci andavo lì. E gira e rigira, mi facevo una passeggiata, controllava diciamo sempre prima la... controllava la situazione, no?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Chiodo: Se sarebbe stata smossa la terra, io me ne sarei accorto, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, quindi, con che frequenza, così, anche approssimativamente, se ce lo può precisare, con che frequenza andava lì a Giambascio a vedere com'era la situazione, se tutto era in ordine?
EX 210 Chiodo: Eh, con...
PUBBLICO MINISTERO: Poteva capitarci tutti i giorni?
EX 210 Chiodo: Tutti i giorni, tutti i giorni ci andavo. Sempre su e giù, perché anche ci avevo dei cani, lì, ci portavo da mangiare, cose. Andavo lì, controllavo la zona, vedevo se c'erano dei movimenti sospetti, cose. Cioè, cercavo di... Andavo tutti i giorni.
Per cui se la terra veniva smossa, diciamo, o per preoccupazione, o per timore che qualcuno magari abbia... Cioè, l'avrei chiesto magari ad altre persone. Però non l'ho mai fatto, vuol dire che non ho mai notato niente di strano, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, ha mai saputo se Monticciolo ha avuto occasione di venire lì a Giambascio di sua iniziativa per qualche cosa che doveva fare lui?
EX 210 Chiodo: Lui, in che senso, scusi?
PUBBLICO MINISTERO: Cioè dire, lei ha detto, dice: 'io ero più o meno tutti i giorni, o sostanzialmente tutti i giorni'.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: 'Perché ci avevo anche varie cose da fare'.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. A quello che capisco, lei lì ci andava da solo.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Le ho chiesto: ha mai saputo se qualche volta lì ci è andato di sua iniziativa Monticciolo?
EX 210 Chiodo: Cioè, solo, senza di me?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, bravo. E' questo proprio il senso della domanda.
EX 210 Chiodo: Solo. Sì, ci poteva andare benissimo, sì. E chi ce lo impediva a lui di andarci?
PUBBLICO MINISTERO: No, che lui ci potesse andare, questo lo avevamo capito. Ma che lui poi, di fatto, ci sia andato qualche volta, per qualche esigenza sua, ma ripeto, da solo, non assieme a lei, lo ha mai saputo, le è mai risultato, glielo ha mai raccontato? Oppure non ne sa niente?
EX 210 Chiodo: No, non ne so niente.
PUBBLICO MINISTERO: Non ne sa niente.
EX 210 Chiodo: Però, cioè, né me lo ha detto mai. Ma anche, cioè, se ci andava, diciamo, ci poteva andare. Non è che gli veniva imposto da me, oppure io gli potevo dire: 'ah, tu non ci andare, perché ci devi andare per forza con me'.
Io non glielo potevo imporre. Lui era padrone di andare come ci andava La Rosa, come ci andavano tutti gli altri.
PRESIDENTE: Ma ci andavano gli altri?
EX 210 Chiodo: Sì...
PRESIDENTE: Ci sono andati, le risulta che ci sono andati?
EX 210 Chiodo: Sì, ci andavano. Chiunque poteva andare. Anche Enzo Brusca, non è che prima mi doveva chiamare per dire: 'guarda, io sto andando lì', tutte queste cose.
Però loro arrivavano, andavano di notte, andavano di giorno, tutte... Però, dico: noi abbiamo parlato prima - se io non... cioè, può darsi che io non abbia capito bene la domanda - abbiamo parlato noi per quanto riguarda l'accesso al bunker.
PUBBLICO MINISTERO: Al bunker.
EX 210 Chiodo: Oh, io ho detto prima...
PRESIDENTE: Che lei non si è mai accorto che qualcuno...
EX 210 Chiodo: Non me ne sono mai accorto. Perché, se veniva tolta la...
PRESIDENTE: Si vedeva la terra smossa.
EX 210 Chiodo: La terra smossa. Allora, questo. Poi, loro cioè andavano e venivano diciamo quando gli pareva e quando... Non so se era la stessa domanda detta magari sotto un'altra forma.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Va bene, va bene. Sostanzialmente, alle domande che avevo fatto, lei ha risposto anche con queste ultime precisazioni.
Senta, come si potrebbe fare a dare una data al momento in cui, diciamo, il bunker diventa operativo e funzionante?
EX 210 Chiodo: Cioè, la data precisa?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, dico...
PRESIDENTE: Eh, la data precisa, almeno il mese.
PUBBLICO MINISTERO: Io, no, più che la data io ho chiesto a Chiodo come si potrebbe fare a ricostruirla questa data.
Cioè dire, lei...
EX 210 Chiodo: Ah, come faccio a ricostruire la data?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma anche come potrei fare io.
Lei ha parlato di una cisterna prefabbricata, ha parlato di un lavoro di movimentazione di terra piuttosto, a quello che capisco, impegnativo.
Ecco, come si potrebbe fare? Il lavoro della movimentazione di terra, chi lo ha fatto?
EX 210 Chiodo: Il lavoro... il movimento terra?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Chiodo: L'ho detto già prima.
PUBBLICO MINISTERO: Mi è sfuggito. Mi è sfuggito, mi scusi.
EX 210 Chiodo: Lo ripeto di nuovo?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Chiodo: Allora, Giovanni Brusca portava l'escavatore.
Cioè, Giovanni Brusca non parliamo di Giovanni Brusca "il grande".
PRESIDENTE: Il cugino.
EX 210 Chiodo: Il cugino. Enzo Brusca portava pala e cose varie; Francesco La Rosa era lì. Io, cioè, ho citato tutti i nomi, vi ho detto quelli che sapevano che...
PUBBLICO MINISTERO: Oh, ora ci siamo capiti. La cisterna...
PRESIDENTE: La cisterna, chi...
PUBBLICO MINISTERO: ... prefabbricata, è stata comprata da qualche parte?
EX 210 Chiodo: Sì, è stata comprata, come infatti è venuto il camion, lì, a portarla. Non so però quale ditta l'abbia fornita.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
PRESIDENTE: Era una ditta di San Giuseppe Iato, o...
EX 210 Chiodo: No, non era di San Giuseppe Iato. Una ditta fuori, sì. E' arrivata lì, ha scaricato la cisterna come semplice persona. Non è che magari quello sapeva che si doveva mettere l'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Chiodo: Quello l'ha portata, l'ha lasciata così e se n'è andato.
PUBBLICO MINISTERO: A quello che capisco, non è stato lei a contattare il venditore di questa cisterna.
EX 210 Chiodo: No. No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è stato?
EX 210 Chiodo: Eh, penso che è stato Monticciolo, perché Enzo Brusca era latitante, penso che non lo poteva fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Monticciolo...
EX 210 Chiodo: Ah, mi scusi un'altra cosa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Chiodo: Voleva sapere la data precisa, quando è stato ultimato il bunker?
PUBBLICO MINISTERO: Eh, sì.
EX 210 Chiodo: Io lo ricordo in modo... Cioè, quasi... In quel periodo, parliamo del '94, è nato mio figlio.
Dopo dieci giorni io sono partito e sono andato in Svizzera per fare dei lavori, diciamo, dovevo cambiare dei soldi falsi e cose varie, lì, in Svizzera. Per cui mi ricordo particolarmente che era il '94. Mi sembra doveva essere... giugno, giugno...
PUBBLICO MINISTERO: Quando è nato il suo figliolo?
EX 210 Chiodo: Eh, sono tanti i miei figli, per cui...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, va be', quello lì.
EX 210 Chiodo: Non mi ricordo. Comunque sono quattro...
PRESIDENTE: Neanche la stagione si ricorda?
EX 210 Chiodo: Il 6, il 6 giugno dovrebbe essere.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque...
EX 210 Chiodo: Il 6 giugno.
PUBBLICO MINISTERO: ... suo figlio che si chiama?
EX 210 Chiodo: E' nato mio figlio. Dopo dieci giorni...
PUBBLICO MINISTERO: Quale? Come si chiama?
EX 210 Chiodo: Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Salvatore. Oh, perfetto.
EX 210 Chiodo: Dopo dieci giorni io sono partito per la Svizzera.
E noi, in quel periodo, stavamo lavorando lì.
PUBBLICO MINISTERO: Cominciavate a?
PRESIDENTE: Stavano facendo quel lavoro.
EX 210 Chiodo: Stavamo ultimando già il lavoro.
Come infatti, quando io sono partito per la Svizzera, già il lavoro era quasi completato. Del bunker, stiamo parlando.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Chiodo: Lei voleva sapere prima... Voleva sapere il periodo in cui era stato fatto il bunker, vero?
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
EX 210 Chiodo: E io le sto rispondendo. Diciamo, era il periodo il 6 giugno. Calcoli dieci giorni, il 16, il 20 giugno, abbiamo finito i lavori lì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a lei risulta se in quel periodo - parlo del '94 - Monticciolo e Giovanni Brusca, il fratello di Enzo - lei, se non mi sbaglio lo chiama Giovanni "il grande" - si vedevano, si incontravano?
EX 210 Chiodo: Giovanni Brusca e Monticciolo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Chiodo: Sì, ne ero a conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Si incontravano con regolarità?
Dove andava Monticciolo per incontrarsi con Giovanni Brusca? Che era latitante all'epoca.
EX 210 Chiodo: Sì, era latitante. No, cioè, dove si incontrava con lui...
PUBBLICO MINISTERO: Lo sa lei? Lo sa lei?
EX 210 Chiodo: Però lui, essendo che io stavo lì con Enzo Brusca, lui portava le notizie del fratello: 'tuo fratello mi ha detto questo, facciamo questo, facciamo quell'altro...', tutte le notizie. Cioè, praticamente Monticciolo era il referente di Giovanni Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire: vi era... si vedevano anche direttamente?
EX 210 Chiodo: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: A parte Enzo che faceva...
EX 210 Chiodo: Sì, anche perché Giovanni Brusca, per un periodo di tempo, è stato latitante nella casa di campagna di Monticciolo, all'inizio, diciamo, così... Poteva essere il '93. Dopo, diciamo, dopo il pentimento del Di Maggio, stiamo parlando.
E' stato pure latitante lì. Che io non, non l'ho visto mai di persona, ma mi è stato detto dal Monticciolo, anche da Enzo Brusca, che in quel periodo anche c'erano delle preoccupazioni, appunto, perché il Santino Di Matteo aveva incontrato Giovanni nella casa di campagna di Monticciolo ed erano preoccupati per il discorso che il collaboratore sapeva di quella casa; per cui... ecco perché, poi, è cominciata a nascere la mia casa, di sloggiare, diciamo, di allargarsi in altri posti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai conosciuto o sentito parlare di una persona che si chiama Raccuglia, Domenico?
EX 210 Chiodo: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Detto anche Mimmo.
EX 210 Chiodo: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Chiodo: Io, persone esterne, erano poche che conoscevo. Se vuole glielo dico già adesso le persone che conoscevo io estranee, così...
PUBBLICO MINISTERO: No, no; mi interessava, specificamente, sapere se lei conosceva questa persona.
Bene, torniamo a una persona, invece, di cui ha parlato quando ha risposto alle prime domande del dottor Nicolosi, cioè a dire il signor Bagarella, che lei apprese - in quelle circostanze che ha spiegato - anche che si chiamava "zio Franco", o che con "zio Franco" ci si riferiva a lui, a Bagarella.
Ecco, lei ha detto anche, così, un po' sommariamente, che con questo signor Bagarella si è trovato coinvolto in alcuni fatti di una certa gravità.
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi importa nulla dei dettagli di questi episodi...
EX 210 Chiodo: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei ha capito che rapporti c'erano a quell'epoca tra Enzo Brusca, in particolare, e questo signor Bagarella?
EX 210 Chiodo: Eh, ottimi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì?
EX 210 Chiodo: Penso che erano ottimi.
PUBBLICO MINISTERO: In che senso?
EX 210 Chiodo: Eh, nel senso...
PUBBLICO MINISTERO: Me la può spiegare questa affermazione in qualche modo?
EX 210 Chiodo: Eh, la spiegazione è quella: cioè, due persone che non hanno un buon rapporto non vanno a commettere degli omicidi, perché l'omicidio, il duplice omicidio di Corleone...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Chiodo: ... non era un fattore, almeno da quello che io ho appreso, era... Enzo Brusca mi ha riferito che questi signori che sono morti lì e cose, sono morti perché volevano fottere - scusando il termine - volevano fottere il figlio di "zio Totò".
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
EX 210 Chiodo: Totò Riina, cioè, i figli di Totò Riina sono i nipoti del Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Sì, ma io sotto questo profilo la domanda non gliel'avrei nemmen fatta, perché era assolutamente evidente che devono esistere dei rapporti che funzionano, tra persone che commettono insieme determinate... Ma io chiedevo, invece, se c'era qualche cosa di più che non il semplice accordo per commettere un reato, due reati, cinquanta reati.
Se le risulta qualche cosa sotto questo profilo.
EX 210 Chiodo: No, niente. Cioè, che il rapporto era buonissimo, diciamo, posso dire che me l'abbia confermato anche Enzo Brusca, che, dopo gli omicidi di cui abbiamo parlato già prima, mi ha detto che se io incontravo "zio Franco" per strada, se io lo incontravo per strada, dovevo fare finta di non conoscerlo, anche se lo incontravo. Però, se "zio Franco" mi chiamava a me, io mi dovevo mettere a disposizione. Anche se io avevo un altro impegno da fare, dovevo abbandonare qualsiasi impegno e mettermi a disposizione del signor Bagarella - diciamo: non Franco come... - del signor Bagarella, che poi il mancato mio lavoro fatto veniva giustificato che io mi ero prestato al signor Bagarella.
Per cui penso che potrebbe essere su quello, poi non lo so, può darsi pure che non era così, cioè che non erano tutte rose e fiori, come si vuol dire. Però non credo che Enzo mi avrebbe reso a me disponibile, diciamo, non mi avrebbe detto queste cose se il rapporto non era ferreo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora, come lei sa, in questo processo ci si occupa specificamente di una serie di attentati che sono stati fatti tra il '93 e il '94, quindi a cominciare da un periodo in cui lei aveva già avviato un buon rapporto con Enzo Brusca, Monticciolo eccetera, eccetera.
Di questi fatti, specificamente, ha mai saputo niente?
EX 210 Chiodo: No, già l'ho dichiarato già prima; l'ho detto già un'altra volta: l'ho detto sia a Palermo, sia a...
PUBBLICO MINISTERO: Anche a me, lo so.
EX 210 Chiodo: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io glielo sto chiedendo oggi davanti alla Corte, è una cosa diversa.
EX 210 Chiodo: No, non ho mai saputo niente, non ho mai sentito niente.
Solo una volta, parliamo del '93, dell'estate '93, ho sentito dire - che già l'ho dichiarato, solo questo sapevo io delle stragi, diciamo di cui stiamo già parlando - che Biagio Montalbano, che è stato alcuni giorni, una settimana, due settimane in mia custodia - diciamo custodia nel senso di latitante, coprivo la sua latitanza - mi ha detto che lui in quel periodo aveva fatto un viaggio al Nord; di preciso non mi ricordo in questo momento se mi abbia detto un posto specifico.
E ci ho detto io: 'ma come fai ad andare lì?'.
Dice: 'guarda, basta che uno parta all'ultimo momento, così si fa mettere in lista d'attesa, i controlli sono molto ridotti e si può viaggiare. Qual è il problema?'.
Questo, ora... E questo è nel periodo del '93. Però non so altro, se sia andato lì a... questo non lo posso dire.
So solo questo che lui mi ha detto questi particolari, che era stato fuori in aereo per andare al Nord, però non so dire altro. E l'ho già...
PRESIDENTE: A lei ha parlato di aereo?
EX 210 Chiodo: Sì, aereo.
PRESIDENTE: Va bene.
EX 210 Chiodo: Sì, aereo.
PRESIDENTE: Con un aereo.
EX 210 Chiodo: Con un aereo. E io infatti ci ho detto: 'e come fai?'. Dice: 'mi metto in lista d'attesa...'.
Mi sembra che già queste cose le abbia già dichiarate prima anche.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, questo è quanto.
Presidente, per quanto mi riguarda l'esame è...
PRESIDENTE: Facciamo una breve sospensione per le eventuali domande?
(voce fuori microfono) Bene.
PRESIDENTE: Dieci minuti di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Ammannato: Sì, Presidente. Avvocato Ammannato, parte civile...
PRESIDENTE: Ah, no no, avvocato, abbia pazienza: non mi ero accorto che non abbiamo l'esaminando.
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ecco, ora può cominciare.
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Senta signor Chiodo, lei ha detto, appunto, è stato arrestato; si può ricordare esattamente il giorno, oppure non se lo ricorda?
PRESIDENTE: No, si è presentato, non è stato arrestato.
AVVOCATO Ammannato: Sì, se lo ricorda il giorno?
EX 210 Chiodo: Non ho capito la domanda, guardi.
AVVOCATO Ammannato: Il giorno in cui si è presentato.
PRESIDENTE: Il giorno in cui si è presentato all'Autorità di Polizia.
EX 210 Chiodo: Sì.
PRESIDENTE: Qual era? Quale giorno?
EX 210 Chiodo: Il giorno che mi sono presentato?
PRESIDENTE: Sì.
EX 210 Chiodo: Mi sembra o il 5 o il 6 marzo.
PRESIDENTE: 5, 6 marzo del?
EX 210 Chiodo: '96.
PRESIDENTE: '96.
AVVOCATO Ammannato: '96. Iniziando subito, quindi, la sua collaborazione.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Lei ha affermato che gestiva il bunker, la casa e il terreno lì nella sua proprietà.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVVOCATO Ammannato: E che andava anche tutti i giorni su a controllare, chiaramente, il posto, anche perché aveva dei cani a cui dar da mangiare.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Quello che volevo sapere, quindi: nel '93...
EX 210 Chiodo: Sì.
AVVOCATO Ammannato: ... quando hanno portato quelle armi e quell'esplosivo nell'intercapedine? Grossomodo, il mese almeno.
EX 210 Chiodo: Cioè, parliamo per quando riguarda il muro, la controparete?
AVVOCATO Ammannato: Esatto.
PRESIDENTE: Sissignore.
AVVOCATO Ammannato: Esatto, la controparete nella casa.
EX 210 Chiodo: Guardi, mi sembra che a questa domanda avevo già detto prima che non ero in condizione di rispondere, mi sembra, se non ricordo male; cioè, il periodo non me lo ricordo preciso quando è stato.
PRESIDENTE: Neanche la stagione?
EX 210 Chiodo: No, comunque non era... non c'era... ecco, poteva essere... come posso dire, a metà anno, così. Però non è preciso, cioè non sono...
PRESIDENTE: Non è sicuro.
EX 210 Chiodo: No, non sono sicuro di questo.
AVVOCATO Ammannato: Poi, lei era presente, ha visto materialmente questi bidoni di cui ha parlato stamani?
EX 210 Chiodo: No. Su questa domanda già avevo risposto prima.
AVVOCATO Ammannato: Quindi gliel'hanno riferito chi ha portato queste armi e questo esplosivo...
EX 210 Chiodo: Sì.
AVVOCATO Ammannato: ... che c'erano dei bidoni?
PRESIDENTE: Mi scusi...
EX 210 Chiodo: No, di esplosivo non hanno parlato, hanno parlato di polvere.
AVVOCATO Ammannato: Sì.
PRESIDENTE: Mi pare che lei ha detto 'c'è della polvere che potremmo andare sulla luna'.
EX 210 Chiodo: Sulla luna.
PRESIDENTE: E' così?
EX 210 Chiodo: Questo.
AVVOCATO Ammannato: ma grossomodo non le hanno detto cosa c'era? Nel senso: lei, dovendo gestire, quindi essendo responsabile di questo deposito, sapere almeno cosa c'era. Le è stato comunicato, nell'occasione o anche dopo?
EX 210 Chiodo: Eh, di armi sì, perché diciamo... però non specifico, diciamo a dire ci stanno 50 fucili e due mitragliette o altre cose; non mi è stato detto. Però, siccome il materiale che era stato depositato dentro è rimasto fuori un altro bidone contenente delle armi, per cui è stato lasciato fuori un altro bidone, che poi è stato consegnato al La Rosa, che io so che teneva La Rosa, queste armi di largo uso che venivano usate molto di frequente.
AVVOCATO Ammannato: Certo. Allora, per capire la cronologia: lei ha detto che poi verso giugno '94 stavate finendo, erano quasi ultimati, i lavori al bunker.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quando le hanno portato altre armi? Perché lei ha detto 'altre volte hanno portato le armi'.
Rispetto a questa data, diciamo di fine lavori bunker, gliel'hanno portate in precedenza, anche dopo? E poi, quante altre volte le hanno portato armi?
EX 210 Chiodo: Eh, le armi diciamo sono state... quando si è iniziato a fare i lavori...
AVVOCATO Ammannato: I lavori al bunker?
EX 210 Chiodo: ... la costruzione al bunker, le abbiamo ripulite perché erano tutte bagnate queste armi, e le abbiamo...
AVVOCATO Ammannato: Scusi, quali armi, quelle dell'intercapedine?
PRESIDENTE: No.
EX 210 Chiodo: No...
AVVOCATO Ammannato: O altre?
EX 210 Chiodo: ... altre armi.
AVVOCATO Ammannato: Altre armi.
EX 210 Chiodo: Altre armi.
AVVOCATO Ammannato: Quindi son state portate prima, allora.
EX 210 Chiodo: Sì, perché io non ho detto che erano tutte le armi...
AVVOCATO Ammannato: No, no, per sapere. Quindi, grossomodo quando colloca quest'altra venuta di queste altre armi?
EX 210 Chiodo: Di tempo?
AVVOCATO Ammannato: Sì, nell'arco di tempo.
EX 210 Chiodo: Eh, parliamo... se lì io non riesco a percepire il periodo quando è stato, cioè è stato all'inizio quando abbiamo iniziato a costruire questo bunker. Per cui se a giugno...
AVVOCATO Ammannato: Quindi...
EX 210 Chiodo: ... era fatto il bunker, se a giugno già era quasi finito, il bunker - giugno parliamo noi il 16, 18 giugno già era ultimato - per cui possiamo parlare noi tra maggio e giugno, diciamo, è potuto succedere questo.
Per quanto riguarda le armi, lì abbiamo fatto delle buche davanti casa mia e le abbiamo prima ripulite tutte, le abbiamo legate nei sacchi di plastica e cose varie e le abbiamo sotterrate momentaneamente in attesa di essere depositate nel bunker che stavamo costruendo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, bene. Sempre con riferimento, quindi, all'epoca di fine dei lavori bunker e di questo arrivo maggio '94 delle armi, quand'è che lei aveva constatato quel buco nell'intercapedine, nella parte esterna dell'intercapedine?
PRESIDENTE: Nella controparete.
EX 210 Chiodo: Prima, cioè sempre nell'anno, nel periodo in cui era stato fatto; diciamo che risale al '93, però non so...
PRESIDENTE: Ah, sempre nei primi periodi, appena... dopo poco che era stato fatto.
EX 210 Chiodo: No, però il bunker, cioè il coso...
PRESIDENTE: No, il bunker, la controparete.
EX 210 Chiodo: Esatto. Un mese, un mese e mezzo.
AVVOCATO Ammannato: Quindi un mese, un mese e mezzo prima di questo maggio '94, grossomodo.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco...
EX 210 Chiodo: No, no: un mese da quando è stato realizzato.
AVVOCATO Ammannato: Ah, quindi da giugno...
PRESIDENTE: Da quando è stato realizzata la controparete.
AVVOCATO Ammannato: Ah, quindi dopo...
EX 210 Chiodo: Dopo un mese, un mese e mezzo. Sì, perché allora la casa non era nello stato, per esempio, per come si trova adesso; era ancora in fase di costruzione: mancavano i portoni, mancava tutto. La casa ancora non era...
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Quindi un mese dopo siamo nel '93.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, qualcheduno, a lei Chiodo, le ha detto poi cosa era stato prelevato? visto che lei aveva la gestione e doveva sapere cosa c'era e cosa non c'era.
EX 210 Chiodo: No. Ma in quel periodo io non avevo... lì erano state messe queste cose non perché io le potessi gestire; erano state messe lì perché dovevano essere tolte da altri posti che magari...
PRESIDENTE: Era pericoloso tenercele.
EX 210 Chiodo: A parte pericoloso, diciamo che potevano essere perché... visto dopo l'arrivo delle altre armi, che erano tutte bagnate, piene di fango e cose varie, io non so la provenienza di queste cose, per cui non posso sapere... Ma erano state messe lì solo per essere conservate in un luogo magari asciutto e cose varie, per cui non...
AVVOCATO Ammannato: Una volta che son stati terminati i lavori al bunker, quindi dopo il giugno '94, lei poi aiutò a trasportare armi ed esplosivi dall'intercapedine nel bunker?
EX 210 Chiodo: Eh, un certo quantitativo sì, altro no perché io, poi, sono partito, per come ho detto già prima, in Svizzera per fare le altre cose.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, "un certo quantitativo" cosa vuol dire? Cioè, se può dire alla Corte concretamente che cosa trasportò dall'intercapedine al bunker.
EX 210 Chiodo: Dei bidoni pieni, però io non so... sempre non sapendo che cosa era il contenuto. E venivano portati sopra con una pala meccanica, un FL10, e sono venute portate delle cose lì. Poi, io sono partito...
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Chi era? Lei insieme a quegli otto che ha menzionato prima, oppure c'era... Concretamente, questo trasloco dall'intercapedine...
EX 210 Chiodo: Quello sì, però non mi ricordo se il Monticciolo abbia partecipato al trasloco di queste cose.
Però per quanto riguarda il Reda, per quanto riguarda La Rosa Francesco e le persone che avevo già detto prima, erano; al di fuori di Monticciolo Francesco.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. E quando colloca nell'epoca, quindi dopo giugno '94, questo trasloco dall'intercapedine al bunker?
EX 210 Chiodo: Quanto...
AVVOCATO Ammannato: Quanto tempo dopo, insomma, avvenne?
EX 210 Chiodo: Cioè, non ho capito bene la domanda, mi scusi.
AVVOCATO Ammannato: Quanto tempo dopo avvenne che lei insieme, appunto, al Reda e gli altri, avete preso i bidoni dall'intercapedine dentro il muro e poi con la pala, come ha detto lei, li avete portati nel bunker.
EX 210 Chiodo: Esatto, sì.
AVVOCATO Ammannato: Quando avvenne? Come periodo, quanto tempo dopo che il bunker era terminato?
EX 210 Chiodo: Che era terminato? Nel periodo che io sono stato una settimana in Svizzera. Sono stato una settimana in Svizzera.
AVVOCATO Ammannato: Quindi quando? Dopo, al ritorno? Siamo, grossomodo, diciamo luglio-agosto '94?
EX 210 Chiodo: Si figuri, mio figlio è nato...
AVVOCATO Ammannato: Il 6 giugno, ha detto.
EX 210 Chiodo: ... il 6 giugno; io l'ho lasciato che aveva dieci giorni, per cui dieci e sei fanno sedici e otto di permanenza in Svizzera. Quanto...
PRESIDENTE: Arriviamo alla fine di giugno.
EX 210 Chiodo: Quasi alla fine di giugno.
AVVOCATO Ammannato: E quindi abbiamo chiaro anche questo.
Poi lei ha parlato che nel '94 ebbe da Monticciolo Giuseppe un fustone, un bidone, contenente candelotti di esplosivo.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVVOCATO Ammannato: In che epoca colloca questa consegna di questo fustone a lei?
EX 210 Chiodo: L'epoca... Guardi, era verso, però sempre, dico, non preciso, però come clima poteva essere settembre, agosto-settembre.
AVVOCATO Ammannato: Quando lei vede questi candelotti di esplosivo, che tipo erano? Nel senso: erano un tipo commerciale, c'erano delle scritte sopra, erano balle, come le vede lei?
EX 210 Chiodo: No, erano tipo tanti candelotti, non erano un candelotto singolo, candelotti singoli. Erano dei candelotti a forma di ruota - diciamo in una ruota non so quanti ne potevano essere - a forma di ruota, avvolta con una carta di colore marrone. Per cui non è...
AVVOCATO Ammannato: Una carta di colore marrone del tipo, per intenderci, diciamo, quella dei pacchi, quella grossa?
EX 210 Chiodo: Non lo so, non so distinguere io le carte, non le conosco; per cui non posso dire se era un carta... A guardarla, a vista d'occhio sembrava carta, però non so che tipo di carta poteva essere, non posso fare un'affermazione.
AVVOCATO Ammannato: E questa forma di ruota, può alla Corte - così, anche con le mani - indicare grossomodo che circonferenza, l'altezza?
EX 210 Chiodo: La circonferenza poteva essere così, non so io...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, se ce lo può dire poi la Corte...
EX 210 Chiodo: Quanto è 40, 30-40.
PRESIDENTE: Una circonferenza di 40 centimetri circa; potrebbero anche essere 35, perché il gesto non è molto preciso.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Di diametro, certo, certo.
AVVOCATO Ammannato: Lei sapeva chi era esperto in esplosivi?
EX 210 Chiodo: No, questo non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Nessuno gliene ha mai parlato, parlando tra di voi?
EX 210 Chiodo: No.
AVVOCATO Ammannato: A San Giuseppe Iato?
EX 210 Chiodo: No, no, niente. Su questo non so niente.
AVVOCATO Ammannato: Bene, grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri avvocati di parte civile che vogliono intervenire?
Allora chi comincia dei difensori?
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni.
Signor Chiodo, vorrei sapere le motivazioni che la indussero a presentarsi presso le Forze dell'Ordine.
EX 210 Chiodo: Eh...
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che abbia già risposto.
EX 210 Chiodo: Ho già risposto su questa domanda, mi sembra; poi...
PRESIDENTE: Ha fatto riferimento a un biglietto, che gli è stato fatto trovare, in cui gli si diceva che se fosse stato arrestato e avesse collaborato... eccetera, eccetera.
Dica lei.
EX 210 Chiodo: Questo, devo rispondere la stessa cosa, lo devo rispondere?
PRESIDENTE: Ripeta la frase che è molto...
EX 210 Chiodo: Esatto sì. Siccome durante la mia latitanza, così, il mio allontanamento da casa mia moglie mi ha fatto recapitare un bigliettino con la scritta che se a me mi dovevano prendere e io dovevo collaborare con la Giustizia, avrebbero bevuto il sangue dei miei bambini.
Io, in un primo momento... Devo dire altro? In un primo momento, così, in forma ironica, mi sono messo a ridere, ho preso il bigliettino e l'ho stracciato; però poi, riflettendo, cioè quello che già io avevo fatto ad altri, queste cose, mi sono convinto. Ho chiamato mia moglie, ho spiegato un pochettino la situazione, tutte queste cose, anche se mia moglie non voleva, poi mia moglie ha capito e mi sono consegnato io stesso alla DIA.
AVV. Cianferoni: Quindi, per capire, a me interessava capire la motivazione. E' una motivazione, se interpreto bene, di difesa; cioè ha pensato di andarsi a tutelare.
EX 210 Chiodo: Tutelare che cosa?
AVV. Cianferoni: La sua incolumità, mi par di capire, e quella dei suoi figli.
EX 210 Chiodo: No, guardi...
AVV. Cianferoni: Dei suoi familiari.
EX 210 Chiodo: Guardi, su questo punto non so se sono in condizione di esprimere la mia... Io non ho voluto tutelare me stesso, perché io non ci sono, non esisto.
PRESIDENTE: Beh, ha voluto tutelare i suoi cari.
EX 210 Chiodo: Io ho voluto tutelare i miei figli, perché io stesso sono stato autore di un delitto che a me non mi competeva di nessun genere, perché quel bambino non mi aveva fatto niente.
Allora, visto le nostre cose che si parlavano, le cose che ho fatto, tutte queste cose qui, allora io mi sono reso conto che la strada che avevo intrapreso non era solo offensiva nella mia persona, ma poteva essere offensiva verso i miei figli, come è stato nei confronti di altri bambini, altre persone innocenti che sono morte.
Solo questo mi ha fatto capire.
AVV. Cianferoni: Va bene.
EX 210 Chiodo: Cosa che, all'interno, prima non riuscivo a capire. Perché io su questo voglio anche aggiungere che io, quando c'era il discorso del bambino, non mi sono neanche per un attimo, non ho pensato, non ho avuto neanche pietà di quel bambino.
Perché io voglio dire la verità, solo la verità. Non mi interessa a me umiliarmi e dire: io volevo salvare il bambino, o non lo volevo salvare. Io su questo... o chiedere perdono, scusandosi , o chiedere perdono ai familiari o meno. Non lo posso fare, sarei bugiardo a dire questo.
PRESIDENTE: E' quello che sentiva allora.
EX 210 Chiodo: Sì. No, no, dico: adesso sto parlando, adesso fare la vittima adesso...
PRESIDENTE: Abbiamo capito.
AVV. Cianferoni: Abbiamo capito. Ecco, no, perché ricordavo, appunto, che proprio a una domanda rivoltale dal Presidente lei aveva risposto, poche ore fa, dicendo come non fosse minimamente perplesso nell'eseguire questo delitto.
PRESIDENTE: E' quello che ha ripetuto anche ora.
AVV. Cianferoni: E l'ha ripetuto.
EX 210 Chiodo: Ma, appunto, di questo io non torno mai indietro.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX 210 Chiodo: Io lo dico, e non dico: io volevo salvare, o io volevo fare, o io impedivo qualcosa.
Ho anche riferito la persona che si opponeva a grande voce...
AVV. Cianferoni: Va be'.
EX 210 Chiodo: ... a questa situazione.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX 210 Chiodo: Ho detto il nome e il cognome, anche, della persona.
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Chiodo: Non perché mi interessa, ma perché la verità è questa.
AVV. Cianferoni: Allora io mi chiedo e le chiedo: visto che lei si era mostrato, agli occhi di coloro che erano insieme a lei a fare questa azione scellerata, convinto esecutore, ci sa dire, per quello che lei sa, se c'era un motivo specifico di mandarle un biglietto di minacce, così truce come quello che ha riferito.
EX 210 Chiodo: Non lo so questo, guardi. Non lo so. Anche io ho detto anche al magistrato che, conoscendo Enzo Brusca, conoscendo Giovanni Brusca, conoscendo la forma e come si agiva e tutte queste cose, diciamo, io credevo poco che sia stato Enzo Brusca o il fratello o altre persone di spessore del livello di quelle. Io penso che sia stato qualcuno, magari qualcuno che ci favoriva a noi.
Però io, visto la gravità della situazione delle cose che avevo già commesso io, a me chi mi poteva garantire...
PRESIDENTE: Che non lo facessero anche...
EX 210 Chiodo: ... che non lo facessero anche ai miei figli?
PRESIDENTE: ... ai suoi figli.
EX 210 Chiodo: Come facevo io ad avere la certezza che era stato o Enzo Brusca o Giovanni Brusca o altre persone a mandarmi quel biglietto?
AVV. Cianferoni: Esattamente.
Le faccio un'altra domanda su questo punto. Può essere più chiaro su questa espressione che ha usato ora "qualcuno che favoriva a noi"?
Perché lei prendeva direttive, ci ha detto, dai Brusca.
EX 210 Chiodo: Eh...
AVV. Cianferoni: Ora ci dice - e la cosa è importante, ci torneremo - che lei pensò: questo biglietto non mi viene dai Brusca, ma da qualcuno che favoriva a noi.
EX 210 Chiodo: Favoriva a noi...
AVV. Cianferoni: Eh, dico, chi poteva essere questo qualcuno?
EX 210 Chiodo: Poteva essere Reda, poteva essere anche Franco La Rosa, poteva essere un altro personaggio di Partinico che io conosco; cioè, non è che poi cambiava molto come aspetto di persona; cioè il bigliettino poteva essere valido solo se me lo mandava Giovanni e se me lo mandava un'altra persona... Cioè, la capacità di uccidere come ce l'aveva Giovanni ce la poteva avere pure un'altra persona.
AVV. Cianferoni: Sì, però - e su questo argomento penso sia l'ultima domanda - se non ricordo male, in quel momento i Brusca erano liberi.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVV. Cianferoni: Non poteva, lei, prendere quel bigliettino, andare da Brusca e dire: qui c'è qualcuno che mi vuole molto male, tu che ne pensi?
EX 210 Chiodo: Io l'avevo fatto questo, stavo cercando di avere contatti con Brusca, però ho avuto esito negativo. Da quello ho capito che c'era qualcosa che non funzionava.
AVV. Cianferoni: Ecco, la mia domanda sui rapporti con i Brusca deriva da un fatto che apprendo dall'interrogatorio che lei rese al Pubblico Ministero di Firenze nella fase delle indagini preliminari.
Cioè, ricorda di aver parlato di consigli ricevuti, da uno dei Brusca, per un pentimento pilotato nel caso di un arresto?
EX 210 Chiodo: Sì, questo sì.
AVV. Cianferoni: Può riferire cosa le fu detto e che cosa avrebbe dovuto fare?
EX 210 Chiodo: Sì, questo sì.
Allora, siccome si parlava molto spesso del pentimento, di persone che si pentivano, a volte con espressioni, diciamo così, dure, dire: ma io, conoscendo questa persona, che era stata una persona di un certo spessore all'interno di Cosa Nostra, come si spiega che arriva, per esempio, o per paura del carcere, o gli danno da bere qualcosa, non lo so... Si parlava molto spesso di questo: come si fa che a gente c'è questo fenomeno che va avanti, che chiunque cerca di pentirsi?
Si parlava sempre, spesso, di questo.
Allora, siccome il fenomeno questo del pentimento - non perché io sia un collaboratore adesso voglio tutelare la mia cosa, no - allora si parlava spesso di queste situazioni. Allora, un giorno Enzo, parlando, dice, ha fatto due espressioni in merito. Una ha fatto espressione: 'un giorno mi sa che tutti ci faremo pentiti, tanto ci danno la casa, ci danno questo, ci danno quello, ci danno la macchina, ci danno queste cose'... Almeno, così si diceva, che poi queste cose, nella realtà, penso che non ci sono, anzi. Si pensava tutte queste cose, dice: 'azzeriamo tutto, vediamo a chi devono fare i processi'; questa è la prima espressione che ha fatto.
La seconda espressione fatta era, dice: 'se un giorno, per esempio, veniamo arrestati tutti e tu sei chiuso in galera, ti viene detto di collaborare con la Giustizia, tu lo fai?'.
Ho detto: 'no, guarda, io su questo non lo posso fare, non lo faccio. Chiedimi tutto...'.
'No', dice, 'quando ti viene ordinata una cosa non si rifiuta mai; questo lo devi apprendere da me per saperlo dagli altri. Tanto noi lo sappiamo, questo; lo sappiamo. Non succede niente né ai familiari, tutte queste cose, solo che tu devi portare l'acqua al nostro mulino'.
Non so se sono stato chiaro su questa cosa.
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Chiodo: Questi erano i discorsi che...
AVV. Cianferoni: I discorsi che...
EX 210 Chiodo: Però non so se c'era qualcosa di concreto in merito. Io ho aggiunto anche il nostro discorso in precedenza, prima, quello di farsi tutti pentiti, che lei non me l'aveva chiesto.
AVV. Cianferoni: Io mi avviavo a chiederle proprio questo discorso qui.
Prima di andare avanti le chiedo ancora: lei aveva avuto, perciò questa direttiva, e ora ci dice che era una direttiva, le fu detto: 'non ti provare a venir meno, cioè tu lo devi fare quello che io ti dico'.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVV. Cianferoni: E' giusto?
EX 210 Chiodo: Certo, si doveva eseguire, sulla testa bassa si doveva eseguire.
AVV. Cianferoni: Ma allora lei aveva avuto dai Brusca - Enzo Brusca, per essere precisi - una direttiva che poi era all'opposto rispetto a quella del bigliettino.
EX 210 Chiodo: Sì, era pure all'opposto, però non è che quella era una seduta che noi abbiamo parlato, abbiamo detto: 'guarda, questo si deve fare perché si deve fare'. Cioè, si parlava così, si facevano delle osservazioni.
Cioè, non è che a me mi era stato detto: 'tu devi fare così' e io non l'ho fatto, o meno. Dico, era così per parlare, si stava parlando di questa cosa; non è che mi è stato dato un ordine come andare a commettere un omicidio, perché se a me mi davano un ordine di andare a fare un omicidio, qualcosa e io non lo andavo a fare non è che era tanto bello.
Non mi è stato ordinato di farlo, si parlava solamente di questo.
AVV. Cianferoni: Per quello che era a sua conoscenza era già successo, poteva succedere che in Cosa Nostra - aggiungo io di mio, mi dica lei se mi sbaglio, che era un'associazione segreta, chiusa - girassero dei bigliettini tipo quello, che costituisce una prova evidente di minaccia? Cioè, era mai successo prima?
EX 210 Chiodo: Cioè, sempre fra di noi stessi?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Chiodo: Questo non lo so, perché io le mie cose non è che le...
AVV. Cianferoni: Che risulti a lei.
EX 210 Chiodo: No, perché io delle cose mie, delle cose... Da noi non si facevano né domande - non si potevano né fare domande, perché si diceva che una era poco e due erano troppe, le domande - né si facevano domande. E io, le mie cose, li dovevo portare sempre a fonte, alla fonte, a parlare. Non si doveva parlare neanche con Monticciolo e né niente.
Se io ci avevo un problema mio, Monticciolo non poteva parlare con me, o io con Monticciolo o meno. Io andavo a parlare con chi di dovere, non si poteva fare... Per cui non posso sapere se gli altri hanno ricevuto questo tipo di biglietto, o meno.
AVV. Cianferoni: Ecco, io le ho fatto questa domanda, perché in questo processo è venuto un altro collaboratore di Giustizia, un certo Cannella Tullio, il quale ha riferito di una aggressione molto grave che subì - se ricordo bene - sua madre.
E su domanda, diceva il Cannella, dice: 'un fatto insolito in Cosa Nostra. Tanto più che poi questa aggressione, fu rivendicata'.
Ora - e questa è una mia deduzione - io avvicino quel fatto strano lì a questo fatto strano del suo bigliettino.
Mi sbaglio, oppure anche questo fatto del bigliettino è un fatto strano in Cosa Nostra?
EX 210 Chiodo: Guardi, non lo so lei, diciamo... Ma noi, sui fatti strani ci siamo, si ingrassavano tutti e si continuano ad ingrassare anche oggi.
Questa, è la mia risposta, guardi.
AVV. Cianferoni: Che cosa significa?
EX 210 Chiodo: Cioè, significa che noi, pur di... Noi, io dico, metto anche... "Noi", o tutti, per poter arrivare al loro scopo, in qualsiasi cosa, in qualsiasi situazione, tutto è buono, quello... come si dice? Tutto è buono quello che va al mulino.
L'importante, cioè, non c'è quello è male, allora non si fa perché c'è quella regola o meno. Cioè, tutto era buono e tutto si faceva.
Quello che era buono per portare avanti, per salvaguardare certe situazioni, erano tutte buone.
AVV. Cianferoni: Questo, io ho capito. Ma, nell'episodio del bigliettino, io trovo violate, diciamo tra virgolette, due regole di Cosa Nostra, per come abbiamo appreso facendo il processo.
La prima, è che uno evidentemente non, al quale lei faceva capo e doveva dare spiegazioni, si permette di dare a lei che è persona vicina ai Brusca, una minaccia così grave; la seconda, per l'appunto, che la minaccia arriva per iscritto a sua moglie.
EX 210 Chiodo: Sì...
AVV. Cianferoni: E basta. Poi non le faccio altre domande, su questo punto.
EX 210 Chiodo: Sì, è quello, cioè anche io mi chiedevo pure questo.
Anche io, anche io, diciamo, chi si era permesso di potere fare una cosa del genere, cioè cosa stava rischiando, se non erano stati i Brusca.
Perché, se io stesso latitante, io sapevo che queste persone di iniziativa sua avrebbero fatto quella situazione, gliel'avrei fatta pagare subito, immediatamente.
AVV. Cianferoni: Quindi...
EX 210 Chiodo: Lo avrei già fatto. E poi il discorso, per esempio, il discorso: mettiamo per ipotesi, perché non sappiamo chi è stato a mandare il bigliettino, il discorso del bigliettino, cioè, Brusca a me aveva una certa stima nei miei confronti. Anche con mia moglie ci aveva una grandissima stima, perché sapeva che mia moglie... Da noi c'era un vecchio detto, che: se il marito era mafioso, per essere mafioso, la moglie doveva essere più mafiosa del marito.
Per cui, cioè, ricevere un bigliettino mia moglie, non è che cambiava tanto, o di meno. Perché mia moglie lo sapeva, sapeva di Enzo Brusca, sapeva di tutte le altre cose. Non sapeva gli omicidi, non sapeva queste cose. Però sapeva la strada che avevo io.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta...
PRESIDENTE: Possiamo passare ad altro argomento?
AVV. Cianferoni: Sì. Un'altra domanda.
Sempre nell'interrogatorio del 27 giugno '96, lei faceva un po' un quadro della situazione dei collaboratori di Giustizia, per come ne parlava insieme di Brusca.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVV. Cianferoni: Ricorda se parlò, per esempio, del Di Matteo, del Di Maggio, ed anche del Buscetta, e in che termini ne parlò?
EX 210 Chiodo: Bah, su Di Maggio per esempio, se ne parlava male, male, che era una cosa inutile, ecco. Cioè, ma anche per gli altri si parlava pure in questo modo.
E una espressione fatta da Enzo, diceva che lo Stato aveva preso un granchio con Buscetta. Ma che aveva cantato vittoria con Di Maggio.
Cioè, significa che, dice: 'se non era per quel cornuto di Balduccio' - non so se è il termine che posso usare, questo. Io dico quello che lui ha detto - 'noi potevamo passeggiare in piazza a coppola alta'.
Invece, per la situazione di Buscetta, non ha intaccato più di tanto, non ha impressionato quasi nessuno in Cosa Nostra. Ora, però, non...
AVV. Cianferoni: Quindi, se ho capito bene, alla collaborazione di Buscetta non si dava poi un peso importante.
EX 210 Chiodo: No, dice, per come ha detto lui, non si dava peso. Perché dice magari lui, magari sapeva delle cose così...
Anzi, lo definivano il boss dei Due Mondi, qua, la, tutte queste cose. Cioè, Enzo lo criticava in maniera spassionatamente... cioè, di un pallone gonfiato, perché lui aveva lasciato la moglie, si metteva con delle minorenne e cose varie.
Dice: 'un boss di questo spessore, non fa di queste cose'.
AVV. Cianferoni: Ecco, ricorda di aver usato in quell'interrogatorio - siamo a pagina 38, per il Pubblico Ministero - un'espressione che è questa, facendo dei paragoni, diceva:
"Gli altri politici tipo Buscetta"
In che senso Buscetta si può definire politico?
EX 210 Chiodo: Come? Non ho capito.
AVV. Cianferoni: Lei si esprimeva così, prendiamo dal punto prima:
"In un'altra occasione diceva che, parlando con Monticciolo e queste cose qua, che con tutti i pentiti che ci stanno, cioè ci stavano prima, forse ancora prima di Santino e cose varie, Santino Di Matteo e altri pure, dicevano che se non era per Di Maggio" - ecco il punto - "gli altri politici, tipo Buscetta, o altre persone, a loro non ci facevano, erano ancora in piazza a passeggiare".
Ecco, che significa...
EX 210 Chiodo: No, ma forse...
AVV. Cianferoni: ... "Gli altri politici, tipo Buscetta"?
EX 210 Chiodo: No, quello sicuramente...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
E' un errore di trascrizione.
EX 210 Chiodo: ... sarà un errore. Perché io sapevo bene che Buscetta non era un politico, per cui magari sarà un errore di scrittura, guardi. Mi scusi se... Penso io. Può darsi pure che...
AVV. Cianferoni: Noi ne prendiamo atto, ma io, tanto trovo scritto e tanto leggo.
EX 210 Chiodo: Eh, per forza. Cioè, ma io diciamo, anche...
PRESIDENTE: E questa è la risposta, avvocato.
EX 210 Chiodo: Eh, ma nelle mie dichiarazioni, io non posso andare ad analizzare... Cioè, andarmi a controllare, cioè, se... se c'è virgola per virgola, oppure posso fare una correzione io, guardi. Perché io di scuola non ce n'ho. Cioè, non lo so diciamo come... Cioè, non posso dire: Giovani Brusca è un politico. Guardi, questo non lo posso dire. O io ero un politico, non lo posso dire. Non posso dire che Buscetta è un politico.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Quindi sarà sicuramente un errore.
EX 210 Chiodo: Penso, lo penso pure io.
AVV. Cianferoni: Volendo concludere, lei stamattina ha parlato di un episodio di un duplice omicidio accaduto a Corleone.
EX 210 Chiodo: Sì.
AVV. Cianferoni: Come ha avuto notizia di questo fatto?
EX 210 Chiodo: Nel duplice omicidio, o del primo omicidio?
AVV. Cianferoni: No, ora io ho fatto riferimento a questo duplice omicidio.
EX 210 Chiodo: Duplice omicidio, io l'ho avuto detto da Monticciolo, è venuto Monticciolo a cercarmi dicendomi di andare in campagna e andare a preparare gli strumenti. Gli strumenti, giustamente, erano pistole.
Però mi ha detto: 'preparati a prendere le pistole piccole. Prendi la 357, un 38, prendila da 12 colpi. Prendi questa...', cioè, mi ha fatto, diciamo, preparare delle armi per andare a fare questo omicidio.
Io, essendo, preparando delle armi, si capisce benissimo che era per un omicidio.
Allora ho preparato io queste armi che non erano custodite, questo bidoncino non era custodito nella mia casa, ma era custodito in un'altra casa di un certo Martorana, cugino di Monticciolo.
E io sono andato lì sopra, che era un po' più avanti della casa di campagna mia. Sono andato lì e sono andato a prendere queste armi. Per cui ho preso due 357, il Kalashnikow e un sovrapposto, una doppietta diciamo, sovrapposto a canne corte; un borsone, un borsone, che c'era un borsone... e ho messo tutte queste armi dentro.
Ho preso anche una 7,65, mi sembra. Non mi ricordo, era a 12 colpi, questa 7,65, aveva una impugnatura molto grossa. E ho preparato tutte queste armi.
AVV. Cianferoni: Va be'. Senta, un'ultima questione: lei sa se Brusca Giovanni, quello più "grande", come dice lei, era amico...
EX 210 Chiodo: No, mi scusi, posso...
AVV. Cianferoni: Ah, vuole continuare?
EX 210 Chiodo: No, no. Volevo fare una osservazione.
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Chiodo: Di queste armi che sto parlando io prima, ecco, questo è pure un errore, vedi. Non era del primo, era del primo omicidio era questo. Perché le armi del secondo omicidio erano già custodite qui, nel... Lo avevamo già tolto quel bidone lì. Era custodito a casa mia.
AVV. Cianferoni: Comunque...
EX 210 Chiodo: Per puntualizzare. Cioè, che poi magari per domani essere... Ecco, perché ho detto prima: vuole sapere, il primo, o il secondo?
E ho confuso l'uno con l'altro.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Ora le chiedevo se Brusca Giovanni era, se a sua conoscenza, come amico di un certo Gioè.
EX 210 Chiodo: Eh... Sì. Cioè, me lo ha confermato anche Enzo, una volta. Che non essendo anche contenti di questo, Enzo, dice: 'era un miserabile', dice, 'ha fatto la fine di un miserabile, questo'.
Che Gioè era una persona molto... Cioè, come si dice? Molto agguerrito, dove passava lui non cresceva erba. Cioè, era una persona, tutte queste cose. E andare a fare una fine che ha fatto, era da miserabile, da indegno. Cioè...
AVV. Cianferoni: Perché? Lei sa che fine ha fatto Gioè?
EX 210 Chiodo: Eh, si è impiccato in carcere.
AVV. Cianferoni: E questa è una fine da miserabile?
*EX 210 Chiodo: Eh, non lo so io, non l'ho fatta io l'espressione, me la diceva Enzo.
Cioè, visto lo spessore di questa persona all'interno di Cosa Nostra, andare a fare questo... Cioè, è vero, ecco perché dicevo anche prima non è che può passare niente inosservato. Perché, se uno si ammazza lui perché non vuole fare il collaboratore di Giustizia, è titolato cattivo perché lo fa; se uno fa il collaboratore di Giustizia, è cattivo perché lo fa.
Cioè, cosa deve fare? Cioè, deve aspettare che li ammazzano loro. Se lo ammazzano loro, allora sono a posto le cose. Forse anche è una forma di soddisfazione, questa.
PRESIDENTE: Ha altre domande, avvocato?
AVV. Cianferoni: Mah, grazie, no, Presidente.
PRESIDENTE: Chi interviene? Finito?
Allora potete portare via...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
AVVOCATO Ammannato: E' possibile avere il calendario? Se è possibile...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, per il calendario ve lo fornisco. Però devo far presente alla Corte alcune circostanze.
Allora, innanzitutto, per oggi, era prevista anche l'audizione di Monticciolo Giuseppe. Per oggi, era previsto anche per oggi.
E, in relazione alla presenza di Monticciolo, produco alla Corte, abbiamo avuto sostanzialmente l'impossibilità di ottenere la presenza di Monticciolo che ha riferito dei motivi di sicurezza. E pertanto, chiediamo che la Corte disponga che l'esame di Monticciolo avvenga a mezzo videoconferenza.
E questo, produco alla, consegnerò alla segretaria, questa documentazione in cui è sostanzialmente attestata l'avvenuta citazione del Monticciolo.
Poi, per quanto riguarda il calendario...
AVVOCATO Ammannato: Scusi, Pubblico Ministero, in videoconferenza, quando? Per sapere grossomodo.
PRESIDENTE: Lo fisseremo, avvocato.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, bisognerà fissarlo...
PRESIDENTE: Probabilmente domani mattina vedremo se è possibile...
PUBBLICO MINISTERO: Se la Corte riterrà. E poi bisognerà trovare, combinare la data e l'audizione di Monticciolo con la disponibilità dell'impianto di videoconferenza.
Quindi, credo che sia una cosa un pochino più complessa.
Noi, su sollecitazione dei difensori, abbiamo programmato, Presidente, una serie di esami alla ripresa dopo la pausa della prossima settimana.
Quindi, domani intanto avremo, dovremmo avere la presenza di Avola.
Poi, per quanto riguarda la ripresa del 22 settembre, dunque, per il 22 settembre abbiamo recuperato Annacondia. Non sappiamo quanto tempo ci impegnerà, ma e pertanto abbiamo fissato sia l'udienza del 22 che l'udienza del 23 per l'esame di Pasquale Di Filippo.
Lo stesso 23 abbiamo...
PRESIDENTE: Mi scusi, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: 22, è citato anche Pasquale Di Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Anche Pasquale Di Filippo.
PRESIDENTE: Poi vediamo quanto tempo...
PUBBLICO MINISTERO: Poi riteniamo che la giornata del 22 non basti, per Pasquale Di Filippo. E quindi abbiamo fissato anche il 23.
Lo stesso 23, abbiamo chiesto la citazione di una persona che non è un collaboratore di Giustizia, ma comunque noi abbiamo indicato nella lista, per essere sentito ai sensi del 210, e che è il signor Bizzoni Alfredo, di cui tante volte si è parlato.
Poi, nei giorni 25 e 26 - quindi, 25 con possibilità di andare al 26 - abbiamo chiesto che venga sentito Sinacori.
E il 26, anche Pennino.
Nelle udienze, poi, del 30 settembre e del 1 ottobre '97, Romeo Pietro.
PRESIDENTE: Bene. L'udienza riprende...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbiamo altre richieste.
PRESIDENTE: Ah, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente...
Dunque, c'è una richiesta di esame di una nuova - nuova fra virgolette - persona.
Quindi, come al solito, i difensori vorranno prendere atto che sono in deposito nella segreteria del Pubblico Ministero le dichiarazioni che sono state rese al Pubblico Ministero di Palermo in data 15 maggio '97. La trascrizione ci è pervenuta, mi pare, nei giorni scorsi.
Questo interrogatorio ci è stato trasmesso con nota in data 8 settembre '97. Tutto ciò, ovviamente, è a disposizione dei signori difensori.
Dicevo, le dichiarazioni sono relative a Massimino Alfio.
La Corte, penso, ricorderà bene che Massimino è stato più volte indicato da Scarano, in particolare, come la persona che gestiva il complesso Le Torri; come la persona che sostanzialmente avrebbe consegnato, o messo a disposizione il locale dove poi era stata attrezzata l'autobomba. L'autobomba del 14 maggio.
Nelle dichiarazioni di Massimino, che ci sono state trasmesse dal Pubblico Ministero di Palermo, per l'appunto Massimino fa riferimento a questo episodio. Fa riferimento alla consegna a Scarano di questo locale. Oltre, ovviamente, a dare degli elementi in dettaglio su quelli che erano i suoi rapporti con Scarano stesso.
E quindi avanziamo una formale richiesta di esame ai sensi dell'articolo 210 di Massimino Alfio che ricordo, come risulta dal verbale in questione era stato arrestato con l'accusa di partecipazione ad associazione mafiosa, ovviamente sempre di Cosa Nostra si tratta.
Quindi, le circostanze su cui intendiamo sentire Massimino sono dettagliatamente riportate in questa nota che consegnamo. E comunque sono quelle che ho appena accennato.
Poi ancora, volevamo far presente alla Corte e ai difensori che intendiamo rinunziare a una serie di testimoni e di persone che erano state indicate per essere sentite ai sensi dell'articolo 210.
Allora, avanziamo quindi una rinunzia all'esame delle seguenti persone. Ovviamente c'è un elenco dettagliato e che pure consegnerò alla segretaria di udienza.
Dunque, si tratta di: Mutolo Gaspare, Favaloro Marco, Messina Leonardo, Carbonaro Bruno, Costa Gaetano, Galasso Pasquale, Galati Giordano Orlando, Marotta Calogero e Pattarino Francesco.
Queste, erano persone che erano state indicate da noi per essere sentite ai sensi dell'articolo 210.
Poi ancora avevamo indicato una serie di testimoni che riteniamo essere per noi superflui.
Si tratta di: Cerboni Marco, Curci Patrizia, Gelfusa Rocco, Zaccaria Grazio, Bracci Fatima, Sciabolacci Fabrizio, Polacci Carlo, Bellumori Francesco, De Massimi Arnaldo, Capitanini Mario, Natale Lucia, Cammarano Gerardo, Cecaloni Cesare, Fagiani Renato, Giovannetti Paolo, Palladino Massimo.
Poi ancora - ed è l'ultima delle richieste che mi accingo a formulare - nell'udienza del 28 luglio e con ordinanza in pari data, la Corte aveva disposto l'acquisizione delle dichiarazioni rese da persone che erano state introdotte dal Pubblico Ministero per essere esaminate ai sensi dell'articolo 210.
Si trattava, in particolare, delle dichiarazioni rese nell'udienza del 3 giugno... Delle dichiarazioni, o meglio, degli esami introdotti all'udienza del 3 giugno '97, di Di Natale Elena e Siclari Maria Maddalena.
Poi ancora: il 4 giugno, di Correra Angela.
Poi ancora: il 5 giugno, Vasile, Imperatore e Tosonotti.
Tutte queste persone si erano avvalse della facoltà di non rispondere. La Corte, con l'ordinanza a cui facevo riferimento, il 28 luglio, aveva disposto l'acquisizione delle dichiarazioni rese in precedenza.
Com'è noto a tutti, con la Legge entrata in vigore l'8 agosto di quest'anno, ricadiamo, con questi dichiaranti, nella norma transitoria che prevede, per l'appunto che queste persone vadano di nuovo ricitate a cura della Corte, perché dicano quello che intendono fare con le conseguenze che sono ben note.
Vi è ancora una singolarità di un caso che, per così dire, non è, rientra esattamente nella previsione normativa dell'articolo 6 comma II.
Ed è il caso di Di Matteo Mario Santo, persona di cui anche oggi si è parlato.
Il Di Matteo, per l'appunto, nella stessa udienza del 28 luglio, si è presentato davanti alla Corte e si è avvalso della facoltà di non rispondere.
In realtà, posto che non avevamo mai, come dire, fatto immediatamente richieste, la Corte si era sempre riservata di decidere sulle acquisizioni, Di Matteo è stato introdotto ai sensi del 210 sotto il vigore della normativa 513 vecchia formulazione. Si è avvalso della facoltà di non rispondere e lì tutto è finito.
In realtà, anche per Di Matteo, riteniamo che vada richiamato.
Affronteremo poi successivamente il problema della lettura delle dichiarazioni ove lo stesso si avvalga nuovamente della facoltà di non rispondere.
In ogni caso penso che comunque, anche Di Matteo, vada richiamato.
Ora, siccome l'articolo 6 comma II della Legge per l'appunto 267 del 7 agosto '97 prevede che sia la Corte a disporre questa citazione, ho voluto anche formulare il calendario di cui ho appena dato lettura, in modo che poi la Corte disponga come ritiene.
Mi pare che ho esaurito. Consegno alla segretaria anche queste richieste e la richiesta di rinuncia ai testimoni che abbiamo appena, che ho appena menzionato.
PRESIDENTE: Ha terminato il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sì. Mi scusi, all'ausiliario, se per favore vuol dare... Qui c'è la richiesta anche di ammissione del teste, ai sensi del 210, di Massimino.
Io ho concluso, Presidente.
PRESIDENTE: Allora, la Corte si riserva di stabilire le date in cui far comparire queste persone che vengono chiamate per la seconda volta, secondo la nuova disciplina dell'articolo 513.
Concede termine ai difensori fino all'udienza prossima, che probabilmente non è quella di domani. Domani stabiliremo quale udienza fare.
E rinvia intanto per... Ovviamente, questo termine, è perché i difensori possono prendere visione dei documenti oggi depositati e delle richieste e delle proposte fatte dal Pubblico Ministero anche in materia di rinunzia a testi.
L'udienza riprende domani mattina alle ore 09.00.
Traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.