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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZE 24-25-27-28- FEBBRAIO 3 MARZO 1997

PRESIDENTE: Buongiorno. Scusate la struttura che sapete da che cos'è determinata. Vediamo chi è presente.
Bagarella: è presente? Rinunciante. Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Scusatemi, ma io, se non mi fate sentire la voce non vi vedo. Chi c'è? Ceolan e Cianferoni.
AVVOCATO: Nessuno dei due, Presidente.
PRESIDENTE: Nessuno dei due? I difensori presenti, per cortesia li posso vedere? L'avvocato Gramigni.
AVVOCATO Gramigni: Buongiorno Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Barranca.
IMPUTATO Barranca: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Barone e Cianferoni. Non ci sono? Allora sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Benigno Salvatore: presente?
IMPUTATO Benigno: Sì, presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Non c'è nessuno dei due? Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. Sostituiti dall'avvocato Falciani?
AVVOCATO Falciani: Presente.
PRESIDENTE: Calabrò Giovacchino: rinunciante. Avvocato Gandolfi, Fiorentini, Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Cannella Cristofaro: rinunciante. Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Carra Pietro: sappiamo che è negli ambulacri. Avvocato Cosmai, che è presente.
AVVOCATO Cosmai: Sono presente, sì.
PRESIDENTE: Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani, leggo bene? Sì, sostituto processuale.
AVVOCATO Falciani: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Va benissimo, è presente.
Ferro Giuseppe: è presente. Avvocato Anania e Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi, avvocato Gennai.
AVVOCATO Cosmai: Ci siamo entrambi Presidente.
PRESIDENTE: Grazie.
Frabetti Aldo: è presente?
IMPUTATO Frabetti: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Roggero: Roggero presente. Buongiorno, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie, buongiorno.
Giacalone Luigi: è presente? Rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Bennati e avvocato Florio.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente.
PRESIDENTE: Avvocato Florio, buongiorno.
Giuliano Francesco: è presente? Avvocato Farina, avvocato Pepi, mi pare che l'ho visto.
AVVOCATO Pepi: Presente.
PRESIDENTE: E' presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani, avvocato Aiazzi.
AVVOCATO Stefani: Presente avvocato Stefani.
PRESIDENTE: L'avvocato Stefani è presente.
Lo Nigro Cosimo: è presente? Rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio, che è presente.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e Bagattini. Sostituiti dall'avvocato...
AVVOCATO Amato: Presenti entrambi, Presidente.
PRESIDENTE: Entrambi presenti, grazie.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Nessuno dei due? Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. Nessuno dei due? Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Roggero: Presente.
PRESIDENTE: E' presente, grazie.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini, avvocato Batacchi.
AVVOCATO Batacchi: Presente.
PRESIDENTE: E' presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: Sono arrivato Presidente. Buongiorno, sono l'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: L'avvocato Cianferoni è presente. Allora è presente anche per i precedenti che abbiamo già chiamato.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tudino Vittorio: è presente? Rinunciante. Avvocato Gallina, avvocato Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Allora possiamo fare entrare...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi. Siccome mi rendo conto che questa... Ecco, se lei dà delle disposizioni, tanto...
PRESIDENTE: Facciamo leggermente spostare...
PUBBLICO MINISTERO: Se interviene il personale della Corte perché veramente non è un problema del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Potete spostarla quanto è possibile sul lato, almeno destro, per me. In modo che perlomeno una parte dei difensori li possiamo vedere.
Allora, volete fare entrare Carra Pietro? Il difensore è presente.
PUBBLICO MINISTERO: No, dico una cosa. Volevo che facesse un attimo la verifica. Volevo che il nostro ottimo signor Tinnirello, che si occupa di tutto l'aspetto delle telecamere per la videoregistrazione dell'udienza e quant'altro, appurasse che non ci sono problemi sotto questo punto di vista.
PRESIDENTE: Sentiamolo. Tinnirello, vuol venire per favore?
PUBBLICO MINISTERO: No, lo deve...
PRESIDENTE: Verificare.
PUBBLICO MINISTERO: ... organizzare da là.
PRESIDENTE: Vuole verificare per favore che le telecamere siano...
Va benissimo. Allora potete farlo entrare. Ah, è già... Però ora questo passamontagna e gli occhiali se li toglie, per cortesia. Benissimo.
Dunque, lei è Carra Pietro.
*IMPUTATO Carra P.: Carra Pietro, sì.
PRESIDENTE: Lei sa che è imputato in questo processo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Conosce anche le accuse che le sono state contestate?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Deve farci una dichiarazione precisa perché lei ha la facoltà di astenersi dal dichiarare, dal rispondere.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Se vuole rispondere ci deve dire: 'voglio rispondere'.
IMPUTATO Carra P.: Voglio rispondere.
PRESIDENTE: Vuole rispondere. Lei sa anche che il Pubblico Ministero ha chiesto un'anticipazione rispetto al regolare andamento che avrebbe dovuto avere la serie degli interrogatori degli imputati che dovrebbero avvenire, in via generale, dopo la fine dell'esame testimoniale d'accusa. Per poter essere interrogato, come la Corte ha acconsentito al Pubblico Ministero in questo momento, quando cioè abbiamo ancora una parte dei testimoni, notevole, da interrogare, lei deve dire che consente a questa anticipazione. Se lo vuol fare.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PRESIDENTE: Lo deve dichiarare. Al cenno della testa non si riesce a riprendere per voce.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sono d'accordo.
PRESIDENTE: Consente.
IMPUTATO Carra P.: Sì, consento.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora diamo atto che è presente il difensore, avvocato Cosmai. Il Pubblico Ministero può cominciare.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, vuol ripetere per cortesia, o meglio, vuol dire quando è nato?
IMPUTATO Carra P.: Il 22/10/63.
PUBBLICO MINISTERO: Dove è nato?
IMPUTATO Carra P.: A Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Dove ha vissuto?
IMPUTATO Carra P.: Ho vissuto a Palermo, zona Romagnolo, Brancaccio, quelle zone lì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei è nato nel '63 quindi oggi ha 33 anni e mezzo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vuole raccontare alla Corte quale è stata la sua vita?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io ho iniziato praticamente che...
PUBBLICO MINISTERO: Intendo dire, che scuole ha fatto, quando ha cominciato a lavorare, quando ha messo su famiglia.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io ho iniziato a andare a scuola però siccome non andavo bene a scuola, perché non mi garbava la scuola, a 12 anni e mezzo mio padre mi mise su un camion accanto a un autista e incominciai a lavorare a 12 anni e mezzo. Fino a 27, 26 anni ho viaggiato, sempre in giro per l'Italia. A 20 anni mi sono sposato con mia moglie, ero militare, mentre ero sotto le armi. Ho fatto 18 mesi di Marina e finito il militare, mi sono sposato mentre ero sotto la Marina. E ho sempre lavorato in giro per l'Italia facendo l'autista, poi ho preso la patente, anche presto, 21 anni ho preso la patente e ho cominciato a viaggiare da solo.
Stavo sempre in giro, ripeto, stavo un mese fuori la Sicilia perché si faceva, noi facevamo i semirimorchi da Livorno e Genova per tutta l'Altitalia. Poi andavo giù in Sicilia una settimana per rientrare, avevo la famiglia e i bambini anche, e poi andavo di nuovo via.
Poi in questo arco qua, dopo 13-14 anni di viaggiare, che facevo quasi mille chilometri al giorno, sono sceso dal camion perché c'è stata diciamo una lite familiare tra mio fratello e mio padre che si sono divisi i mezzi che avevamo, la ditta...
PUBBLICO MINISTERO: Carra, la interrompo un attimo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, la sua famiglia di origine, lei sta accennando al fatto di suo padre, dei suoi fratelli. Ecco, vuole raccontare un attimo i dati più significativi della sua famiglia, se suo padre ha fatto a sua volta questo lavoro, se lo ha potuto fare continuativamente, se lei ha lavorato da solo o se ha lavorato insieme a suo padre, a suo fratello?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Noi abbiamo iniziato insieme...
PRESIDENTE: Mi scusi se intervengo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Ma per cominciare a chiarire quello che le ha detto il Pubblico Ministero dovrebbe dirci, ovviamente ha padre e madre, questo è inevitabile, non si può venire al mondo, di solito...
IMPUTATO Carra P.: Certo.
PRESIDENTE: Quanti fratelli ha?
IMPUTATO Carra P.: Uno. Stavo dicendo anche quello.
Io c'ho un fratello, mia mamma, mio padre e tre sorelle. Mio padre mi sembra nel... non ricordo bene comunque io avevo 12-13 anni, mio padre già aveva dei mezzi e incrementò di più questi mezzi facendo un'agenzia di autotrasporti a piazza Sant'Erasmo. Lavoravo io, mio fratello, lui e qualche autista e una segretaria avevamo.
PUBBLICO MINISTERO: Suo padre si chiama, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Michele Carra.
PUBBLICO MINISTERO: I suoi fratelli?
IMPUTATO Carra P.: Carra Antonino. Liliana Carra, Rosalba Carra e Giuseppina Carra, Palazzo Caterina mia madre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appunto, stava parlando di una ditta che lei aveva con i suoi familiari.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Poi tramite...
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiamava questa ditta?
IMPUTATO Carra P.: Carra Antonino. C'è ancora oggi questa ditta, c'è solo mio fratello che la gestisce.
PUBBLICO MINISTERO: E successivamente?
IMPUTATO Carra P.: Successivamente, quando è successa questa lite qua, mio padre si litigò con mio fratello e lasciò tutto a mio fratello, questi mezzi che c'era e la ditta, perché era a nome di mio fratello. Io non sapendo cosa fare sono stato un mese insieme a mio fratello e poi mi sono fatto dare dei mezzi, quelli che mi toccavano della mia parte, e ho aperto una ditta di autotrasporti in via Generale Alberico a Bricci a nome di Carra Pietro. Feci l'iscrizione all'albo e tutto.
Mentre stavo cercando di tirarla avanti, però non avevo esperienza diciamo a livello di ufficio e di amministrazione, sicché avevo molta pratica nel viaggiare, portare il mezzo, diciamo un lavoro materiale e non di ufficio diciamo, mio padre in questo arco qua, un paio di mesi perché poi ho chiuso direttamente per andare a aiutare mio padre che aveva acquistato la Coprora S.r.l. in quel periodo.
PRESIDENTE: Aveva acquistato?
IMPUTATO Carra P.: Una ditta di autotrasporti.
PUBBLICO MINISTERO: Ripeta il nome, Carra, di questa ditta per piacere.
IMPUTATO Carra P.: Coprora S.r.l..
PUBBLICO MINISTERO: Coprora.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove aveva la sede?
IMPUTATO Carra P.: La sede l'aveva in via Vessina Contagna.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Prima lui stava aprendo mio padre la ditta in via Federico Orsi Ferrari, prima di comprare questa ditta Coprora, a nome di mio cognato Presti Francesco, autotrasporti Presti Francesco. Che non ha avuto neanche il tempo di concluderla come ditta che ha acquistato questa società Coprora S.r.l..
Io ero sempre solo in via Generale Alberico a Bricci, però ogni tanto passavo anche da mio padre perché ero rimasto in buoni rapporti io con mio padre, non avevo avuto liti. Perché ripeto sono stato tanti anni in giro per l'Italia, viaggiavo, guidavo il mezzo, facevo i viaggi, sicché non sapevo gli ingranaggi di tutta la lite, di tutti questi discorsi qua dell'ufficio.
Mi sono trovato un po', diciamo in difficoltà nei primi mesi, comunque cercavo di tirarmi su e di organizzarmi nel lavorare per bene.
Passando spesso da mio padre, lui mi diceva che aveva troppi problemi perché mio cognato è fuori mestiere proprio, aveva l'aiuto soltanto di mio cognato mio padre sula ditta che aveva acquistato, automezzi e tutto, autisti; ed è un lavoro che giù si deve seguire 24 ore su 24 sennò va subito a rotoli.
Praticamente era in difficoltà perché, ripeto, mio cognato era fuori mestiere, gli dava una mano quando finiva di lavorare, però lui non poteva affrontare gli impegni che aveva preso. Allora, per aiutarlo, decisi di chiudere via Alberico a Bricci e Carra Pietro, ho preso quei 10 mezzi che avevo e li ho portati nella Coprora, facendo i passaggi e tutto e iniziammo a lavorare. Si andava benissimo, si lavorava bene, avevamo incrementato bene.
Nel '90 ho litigato io con mio padre, mi sono trovato praticamente, diciamo nelle stesse condizioni di mio fratello perché mio padre giocava un po' a carte, aveva delle cose che faceva che non mi andavano bene, io lavoravo dalla mattina alla sera come un matto seguendo 50 automezzi, di cui 10 trattori e 40 semirimorchi, con 10 autisti. Facevo tutto io, seguivo banche, all'infuori di soldi io facevo tutto. L'incasso che si faceva, lo davo a mio padre.
Poi incominciò questa lite, incominciò a scarseggiare anche il lavoro e tutto; mio padre mi ha lasciato da solo anche con la Coprora, nel '90. Lui aveva l'idea di aprire un'officina, che c'era uno dei soci della Volvo di Palermo, Di Benedetto che era amico di mio padre che cercava, voleva fare una società con mio padre con questa officina.
Siccome già prima di litigare io con mio padre c'erano questi discorsi, che lui mi aveva detto: 'guarda...', perché è stato dicembre '90 che abbiamo cominciato a litigare perché lui andava a giocare a carte in via Messina Marina, che io non lo sapevo, l'ho visto. Per questo mi incominciai a preoccupare, perché ha sempre avuto dei problemi per motivi di carte, gli piaceva giocare a carte. Diciamo che lo scoprii che lui andava lì giornate intere, poi ho visto che la macchina messa in un vicolo vicino l'ufficio che c'è, andava in un appartamento di Schiavone, come si chiama, Schiavone, questo in via Messina Marina, il genero di Spadaro Nino. Avevano fatto un appartamento che giocavano a carte, non lo so come... Che non ci sono mai stato io in quell'appartamento.
Scoprendo che lui andava in questo appartamento a giocare a carte, anche qualche ragazzo che ci andava tipo Saverio Marchese e Giovanni Garofalo, incontrandomi anche al bar mi diceva che mio padre perdeva dei soldi lì. Io ho chiamato mio padre, gli dissi: 'senti, io qua difficoltà ci sono, il lavoro purtroppo non va bene, io non vorrei che tu ti giochi un sacco di soldi e ci troviamo in difficoltà'.
Dice: 'no, no, gioco così a livello di 500 mila lire'.
'Se giochi così, non è che io ti voglio fare i conti in tasca', perché portavo tanto rispetto a mio padre, anche se non condividevo tante cose.
C'è stato questo colloquio, dopo due o tre giorni sono arrivato in banca a versare, che mi aveva fatto un versamento lui al Banco di Sicilia, mi aveva mandato a fare un versamento in Corso dei Mille, agenzia 6 mi sembra, Banco di Sicilia. Arrivo lì, che dovevano arrivare degli assegni da pagare e il direttore mi ha fatto chiamare, sono entrato dentro dice: 'Carra, non bastano questi soldi perché è arrivato un assegno stamattina da 16 milioni'.
'Come è arrivato un assegno da 16 milioni, noi sapevamo che c'erano solo questi assegni che doveva rientrare e io ho portato questi soldi per pagarli'.
Dice: 'glielo faccio vedere perché è arrivato stamattina'. E ho letto Schiavone Giuseppe. Il direttore mi ha detto: 'questo è l'assegno', era intestato a Schiavone Giuseppe.
Io gli dissi: 'va bene, prima che chiudete la filiale cercherò di andare a incassare qualche viaggio e portare questi soldi'.
Uscii da là dentro fuori di me perché già eravamo in difficoltà a pagare quelli che dovevano arrivare. Quell'assegno di 16 milioni, l'unica spiegazione era la giocata a carta e allora ho litigato con mio padre, ho mollato tutto, sono andato a casa. Ho mollato l'autista che doveva partire, proprio non volevo sapere più niente io, gli avevo detto: 'quello che vuoi fare, fai e non mi interessa più'.
Di qui abbiamo litigato, volevo dire questo, lui mi prese due mesi di tempo, dice... Perché io, quando è stata la lite con mio fratello, mio fratello conosceva Calomia, un certo Pino Calomia e praticamente il discorso di mio padre, lui si affidò a questa persona per farglielo discutere, quando lui litigò con mio padre. Io invece non feci così, chiamai mio fratello anche se non c'era tanto rapporto bello, gli dissi: 'io mi trovo in questa condizione però non vado da nessuna parte, nessun amici, io voglio che ci sediamo tutti e tre e siamo padre con i figli e vediamo un po' di venire a un accordo perché io così non ce la faccio più'.
Perché finché il lavoro andava bene, si riusciva a girare, anche se lui andava, che so, da Inzerillo in via Roma a comprarsi 20 milioni di camice di seta, io facevo finta di non capire perché si lavorava, si affrontavano le spese e tutto, si andava anche bene la ditta e allora non ci facevo neanche caso, anzi mi faceva piacere che lui era contento.
E così feci. Chiamai mio fratello, gli raccontai questa situazione, ci siamo seduti, lui mi prese due mesi di tempo, dice: 'a fine febbraio, entro fine febbraio ti lascio da solo', lui sapeva che io ero in condizione ormai di tirarla avanti la ditta anche da solo, perché lavoravo da solo si può dire perché da parte sua l'unica cosa che mi faceva in ufficio era che so, i pagamenti e gestiva i soldi. Questi li portava in questa banca e questi li portava in quest'altra banca.
In questo frattempo di gennaio-febbraio, che lui a fine febbraio mi doveva lasciar solo...
PRESIDENTE: Possiamo sapere di che anno?
IMPUTATO Carra P.: Sì, inizio '91. Praticamente in questi due mesi nel frattempo lui stava aprendo questa officina insieme a questo signore qua, Di Benedetto. Ci siamo inquadrati un po' dei debiti che c'erano, si era deciso di vendere qualche mezzo per potere affrontare queste spese, diciamo questi debiti e lasciarmi un po' più con le spalle alleggerite. Mi sono ritrovato, praticamente noi neanche siamo arrivati a metà febbraio, inizio febbraio che io ho chiuso proprio la saracinesca a chiave, mi sono messo lì e ho detto: 'qua, adesso o tu domani mattina apri te o apro io perché...', ora spiego.
Perché avevamo venduto dei mezzi, un mezzo a Giulio Di Carlo di Altofonte, un mezzo di cava e aveva fatto degli assegni di 32 milioni, due assegni da 16 milioni l'uno, in cui io mi ritrovavo a mancanza di questi due assegni da parte di Giulio Di Carlo alla Coprora, della vendita del mezzo e assegni con la stessa cifra nel conto corrente mio, Cassa di Risparmio, di 16 milioni l'uno, con la stessa scadenza, degli assegni che avevo visto io.
Sicché lui cosa aveva fatto praticamente? Gli assegni del Di Carlo li aveva usati per comprare l'attrezzatura per l'officina. Praticamente lui dov'è che ha potuto razziare, tutto quello che poteva tirar fuori dalla Coprora per poter aprire l'officina l'ha fatto. Però io me ne sono accorto a metà strada e allora diciamo ho detto basta.
Lui era preoccupato perché diceva: 'come fai tutto assieme a fare un lavoro...', cercava di giustificarsi, ma io ero talmente fuori di testa perché avevo visto tante situazioni anche non... Ho detto: 'qua se tira un altro mese mi ritrovo io che io posso chiudere appena lui va via'.
Anche con tutto l'incasso, perché noi facevamo 10-11 viaggi la settimana, sono dai due milioni mezzo ai tre milioni di incasso. Sono 30, 33, 36, 35 milioni di incasso settimanalmente facevamo. Questi soldi io non sapevo niente quello che fine facevano, vedevo solo che arrivavano gli assegni, si lavorava, si mezzi giravano, avevamo sempre problemi con le banche. Infatti io ho anche un appartamento comprato da lui che me l'ha bloccato la banca in quel periodo. In agosto del '90 gliel'hanno bloccato a 120 milioni e poi mi sono trovato in difficoltà, ho perso la casa praticamente che erano i sacrifici che avevo fatto io lavorando. Sempre comprata da lui però, non è che la compro io.
Comunque, ci siamo divisi, lui mi mollò tutto, mi spiegò quello che c'era lì nei cassetti della scrivania sua personale. All'indomani io ho aperto da solo, lui ogni tanto veniva, ogni tanto succedeva qualche lite perché cercava di impedirmi tutto: a livello che so, se andavo in qualche parte, lui magari diceva: 'dì che senza di me non puoi fare niente', cercava in questo modo di crearmi problemi, di mettermi i bastoni in mezzo alle gambe. Comunque io riuscii a tirarmi un po' fuori.
In quel periodo però che lui uscì e io incominciai da solo, mi sono ritrovato che ci volevano un sacco di soldi in tutte e due le banche. Ho visto, aveva dei blocchetti dove lui scriveva i soldi che dovevano entrare, quelli che dovevano pagare, gli assegni che dovevano entrare, i movimenti bancari. Mi sono ritrovato io che nel giro di 15 giorni da inizio febbraio a fine febbraio dovevo pagare sulle 120-130 milioni di assegni in entrata in tutte e due le banche.
Allora mi preoccupai un po' perché non riuscivo a affrontare, non c'era il tempo materiale di io scaricare questi mezzi, prendere le bolle, fatturarle, spedirle e arrivare l'assegno. Andare di presenza, dov'è che potevo andare di presenza, andavo di presenza e mi incassavo il viaggio. Ma la maggior parte ci vuole un po' di tempo per incassare qualche viaggio.
Allora io conoscevo a Nino "Mongolino", Nino Spadaro. "Mongolino" è un soprannome. Nino Spadaro, figlio di Antonino, dove sono andato a chiedere aiuto di soldi in prestito.
Lui mi prestò 50 milioni dopo una settimana, di cui io dovevo dare praticamente un milione e mezzo al mese. Che io sono andato lì in prestito, li volevo in prestito, un aiuto, in prestito. Il tempo che riuscivo a tamponare queste cose, incominciavo a incassare...
Siccome lui, io non sono sicuro, però forse è in società con mio fratello, sia lui che Calomia, Pino Calomia, hanno dei soldi di... da mio fratello, che gli ha dato aiuto tanto tempo fa quando c'erano quelle liti. Mio fratello mi disse che gli avevano dato una mano per tirare avanti dopo la lite di mio padre.
Comunque, mi prestò questi 50 milioni. Dovevo dargli io un milione e mezzo al mese. E io pensavo: dandogli il milione e mezzo al mese, diciamo, scalavo dei soldi che mi aveva dato in prestito. Che questo poi mi successe dopo tempo - che ci arrivo anche.
Mi versò questi soldi, io mi tamponai un po' le cose. Lavoravo. Dopo qualche, due o tre mesi, venne questo Nino in ufficio e mi disse che doveva portare delle... doveva fare un viaggio di argento su a Milano.
Praticamente io gli ho fatto un viaggio a lui di un camion che avevano rubato giù a Palermo carico di argenteria. Gli presi questa argenteria, la misi sotto un mezzo mio, un semirimorchio. Io personalmente gliela consegnai su a Milano; dopodiché ho fatto questo trasporto, anche perché mi sentivo, oltre che sapevo che era un mafioso, mi sentivo, diciamo, mi sentivo... come si dice? Mi sentivo di fare anche io qualcosa per lui nel momento in cui si è messo a disposizione per darmi un aiuto nella mia richiesta dei soldi. Di ricambiare praticamente la cortesia che...
Di cui poi mi disse che poi, alla fine, incassandosi dei soldi, mi avrebbe fatto un regalo, no?
Io feci questo trasporto, poi... Cioè, lo feci dopo mesi, però, che è successo questa rapina nel mezzo. Quasi fine anno '91.
Che mi ricordo che dopo un paio di giorni, l'8 di dicembre nel '91 - ricordo bene perché era la festa della Madonna - hanno sequestrato tutto a Milano, hanno arrestato persone che erano in possesso di questo argento di loro qua.
Comunque finì questo discorso, non mi hanno dato soldi, né niente.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, la fermo un attimo, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Su questa circostanza che sta riferendo, lei - se ho capito bene - ha detto che la persona con la quale lei aveva questo rapporto, era Nino Spadaro, detto "Mongolino". Figlio di?
IMPUTATO Carra P.: Di Antonino Spadaro, che è morto.
PUBBLICO MINISTERO: Secondo...
IMPUTATO Carra P.: Che la... Scusi, se la...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Carra P.: E' genero di Schiavone Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Seconda puntualizzazione: ricorda qualche cosa del furto di questo camion? Dove avvenne?
IMPUTATO Carra P.: Il furto loro mi dissero che è stato in via Crispi a Palermo. Però non lo so. L'ho solo, me lo hanno solo detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda qualche cosa di più di questo camion, da dove proveniva?
IMPUTATO Carra P.: Sì, da Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Da Firenze.
IMPUTATO Carra P.: Era targato Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che lo portò a Milano, questo camion.
Ricorda esattamente, ricorda qualche particolare della consegna, a chi la fece, di questo carico?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente Nino Spadaro mi disse, prima di partire, mi diede un numero di telefono, in cui un certo Antonio.
Io partii, arrivai in zona Milano. Non ricordo bene però che uscita feci. Telefonai a questo numero, gli spiegai dove mi trovavo. Lui venne a prendermi e mi portò dentro un magazzino, un garage grande, un capannone, diciamo.
Siamo stati là ad aspettare un'ora, un'ora e mezzo dentro questo capannone. Poi arrivò due persone anziane, sui 50 anni: Piero Corrao e... Ricordo il nome dell'altro... Francolino Savoca. E' Francolino Savoca. Di cui io scaricai questo argento e sono andato via e li lasciai lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che ci fosse qualche altra persona che fu presente a questa operazione a Milano?
Qualcuno sopraggiunto, eventualmente.
IMPUTATO Carra P.: Mah, sono arrivate due o tre persone, oltre a questi due. Cinque persone in tutto, con quei due che io conoscevo, sia Francolino che Piero Corrao.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e lei...
IMPUTATO Carra P.: Però non posso precisare se era uno in più o uno in meno di quelli che conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Lasciamo perdere se può precisare il numero esatto - questo ha poca importanza - ma di queste persone sopraggiunte, ricorda che ci fosse qualcuno che poi lei magari, per altre ragioni, in altre circostanze, è stato in grado di capire...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... o di sapere chi fossero?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Bartolomei, quello lì è un collaboratore di Mazara del Vallo. Me lo disse Sala e Saverio che lì era presente anche lui. Non Saverio, che era presente questo Bartolomei Addolorato, mi sembra. Non ricordo come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere che sia Addolorato il cognome di questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Ora io ho detto Bartolomeo Addolorato, però non so se l'uno o l'altro è il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Carra, ascolti me, Carra: abbia cura di avere sempre il microfono davanti, vicino alla bocca, o di alzare la voce. Sennò qualche parola, qui almeno si perde. Eh?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Questo episodio, quindi lei lo colloca nel tempo - ovviamente non voglio, non le chiedo una indicazione, come dire, calibrata al giorno o alla settimana - ma il periodo in cui si è verificato.
IMPUTATO Carra P.: Anno '91.
PUBBLICO MINISTERO: Nel '91. Bene. Senta, torniamo un attimo e cerchiamo di sviluppare rapidamente il discorso sulla sua attività di lavoro, eh? Poi, altri particolari, nei dettagli, ha fatto bene a fornirli, ma magari si affrontano in un secondo momento.
Ecco, torniamo alla sua attività di lavoro: quindi lei è tornato a lavorare da solo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e con che nome ha cominciato a lavorare?
IMPUTATO Carra P.: A nome di Carra Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Carra Pietro.
IMPUTATO Carra P.: Sono passato alla Coprora S.r.l. diventando amministratore unico.
PUBBLICO MINISTERO: E poi lei successivamente ha lavorato non sempre con la ditta Carra Pietro, ma anche con una nuova ditta.
IMPUTATO Carra P.: Sì, dopo la Coprora io ho, diciamo, ho fatto una ditta individuale a nome di Sabato Gioacchina.
PUBBLICO MINISTERO: Sabato Gioacchina.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare un attimo alla Corte chi è questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì, era la nostra segretaria, in cui era al corrente di tutto. Era al corrente di tutto e diciamo che quando mi sono trovato in difficoltà, dopo tempo che era scarseggiato il lavoro, ditte che mi chiudevano e non mi davano più lavoro, mi sono trovato in difficoltà, ho cercato di fare questa ditta, dando, spiegandogli... Diciamo, c'era un bel rapporto con la segretaria. se lei se la sentiva di fare una ditta a nome suo, come poteva andare bene, come poteva andare male.
Ho parlato anche diciamo col padre e la madre, gli ho detto l'idea che avevo io. Gli ho detto: 'però ci pensate sopra, perché non vorrei un domani, se va male, avere la colpa al 100% io del coinvolgimento del suo nome'.
Loro d'accordo, si aprì questa ditta Sabato Gioacchina. Incominciai a fare passaggi di automezzi della Coprora a Sabato Gioacchina.
PUBBLICO MINISTERO: Dov'era la sede della ditta quindi intestata alla Sabato?
IMPUTATO Carra P.: Sabato, in via Federico Rossi Ferrari, dov'è che c'era l'ufficio della Coprora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Dopo...
PUBBLICO MINISTERO: Quando l'ha aperta allora la ditta a nome della Sabato, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra fine '92 incominciai ad aprirla. Però la misi in atto inizio '93. Qualche viaggio, così.
Perché lavoravo, mi gestivo sia la Coprora perché non... diciamo cercavo di prender qualche mezzo, di pagare questi debiti, eliminare tutto e ristringere, far un lavoro meno, però più diciamo, più redditizio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei ha raccontato perlopiù, fino ad ora, i fatti diciamo della sua vita personale: la famiglia, il lavoro...
Le devo chiedere qualche cosa invece che riguarda un altro aspetto della sua vita: lei ha avuto, come dire, vicissitudini, disavventure di carattere giudiziario?
IMPUTATO Carra P.: No, no, mai. A livello di... che so, verbali di sopraccarico, che poi non c'era la legge che era punibile, poi è diventato punibile. Questi casi qui, ma basta...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questioni legate ai trasporti, ai viaggi coi camion?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra. E quindi lei ricorda quando è stato arrestato?
IMPUTATO Carra P.: Se... il '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda la data precisa?
IMPUTATO Carra P.: Luglio.
PUBBLICO MINISTERO: E il giorno se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Nei primi. Il 4 o il 5 luglio. Il 3, non ricordo bene.
PUBBLICO MINISTERO: Credo che sia il 7, per la verità. Il 7 di luglio.
Spieghi alla Corte - lei lo sa benissimo, ma la Corte tutt'al più lo intuisce per ora - lei fu arrestato, a quello che capisco era la prima volta in vita sua, fu arrestato per un provvedimento emesso da chi, e in ragione di che cosa?
IMPUTATO Carra P.: Io fui arrestato a Genova dentro il porto mentre attendevo la nave per imbarcarmi per Palermo su provvedimento della Pretura di Firenze.
Pretura, si dice così?
PUBBLICO MINISTERO: Forse no, non era proprio la Pretura, magari.
IMPUTATO Carra P.: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: Sarà stato un provvedimento del GIP, del Giudice delle indagini preliminari richiesto dalla Procura.
IMPUTATO Carra P.: Comunque... Sì, partiva da Firenze sulla strage...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e che cosa le attribuiva questo provvedimento?
IMPUTATO Carra P.: Mah...
PUBBLICO MINISTERO: Che colpe le faceva? Che accusa...
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi dava la colpa di aver effettuato un viaggio via strada di hashish con lo Scarano, e la presenza a Firenze tramite il cellulare mio intestato a Sabato Gioacchina.
La presenza il giorno prima di succedere la strage a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le veniva attribuita una responsabilità per i fatti di strage del '93.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Per quali fatti le veniva attribuita questa responsabilità? Per uno solo, o per più d'uno?
IMPUTATO Carra P.: No, no, per uno solo.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
IMPUTATO Carra P.: Per questo di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda bene, o se lo ricorda non tanto bene?
IMPUTATO Carra P.: Può darsi che mi sbagli, ma stiamo parlando sulla custodia cautelare che ho avuto io...
PUBBLICO MINISTERO: Bravo, bravo, la custodia cautelare, sì.
IMPUTATO Carra P.: Almeno, mi contestavate la presenza mia a Firenze nei giorni della strage.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Più quel viaggio di Scarano di hashish via strada.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E' un dato che forse, dal suo punto di vista, poteva avere una importanza diversa, ma io le ricordo che le veniva contestato di essere implicato in tutti i fatti di strage del '93, a cominciare da quello del 14 maggio. Quindi quello verificatosi prima della strage di via Georgofili. Fino ai fatti verificatisi a Milano.
Questo, lo aveva capito lei.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, c'era scritto lì, che io adesso mi... Sì, però ero, diciamo, quello che c'era scritto lì è che era la mia presenza tramite cellulare di quel, in quei giorni in cui è successo la strage a Firenze. Mi attribuivate tutte le stragi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Però c'era scritto di specifico questa mia presenza a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: E poi stava parlando di un viaggio per un trasporto di hashish.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stando a come le veniva contestato, lei ricorda in che periodo si era verificato questo fatto di cui la si accusava?
IMPUTATO Carra P.: Il viaggio dell'hashish?
PUBBLICO MINISTERO: Dell'hashish, sì.
IMPUTATO Carra P.: Aprile '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, Carra, lei qui fu arrestato ai primi di luglio. Fu interrogato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quale fu la sua, quale fu il suo atteggiamento iniziale davanti agli interrogatori?
IMPUTATO Carra P.: Io negavo, perché cercavo di sottrarmi a queste accuse, avevo paura e cercavo di non... Cercavo di negare tutto.
Però io voglio precisare una cosa: che io, il mio arresto è avvenuto a Genova mentre io lavoravo. In cui ero a Palermo, tutti sono andati latitanti tramite il discorso di De Filippo che si era...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', poi...
IMPUTATO Carra P.: No, voglio precisare questo: che l'unica...
PUBBLICO MINISTERO: ... chiariremo questo discorso quando le faremo delle domande.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Ma volevo specificare subito, perché io sono andato a lavorare, ero cosciente di essere arrestato, eh. Me l'aspettavo da un momento all'altro che venivate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stava dicendo che inizialmente lei, agli interrogatori, rispose negando ogni sua responsabilità.
E poi invece ha preso una decisione diversa.
Ecco, vuol spiegare quando, dopo quanto dall'inizio della sua detenzione, se era sempre detenuto quando iniziò a raccontare i fatti?
Si ricorda magari anche la data in cui lei rese il primo interrogatorio, le ragioni per le quali lei decise di cambiare, per così dire, atteggiamento nei confronti delle accuse che le venivano mosse?
IMPUTATO Carra P.: Effettivamente io sono stato arrestato a luglio, il 5, ho fatto quel comportamento, le ripeto, perché non è facile prendere subito l'iniziativa, anche se dentro di me c'era, di collaborare subito.
Io sono stato due mesi a riflettere. Non uscivo più dalla cella, neanche quell'ora all'aria, perché... Ero a Sollicciano. Anche perché è talmente la paura di collaborare, che ho dovuto avere quella forza di superarla.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda proprio come iniziò quella che lei, con termine corretto, chiama la sua collaborazione verso l'Autorità Giudiziaria?
Ricorda come prese questa decisione?
IMPUTATO Carra P.: Sì, chiamai il direttore del carcere, gli dissi che volevo parlare col dottor Nicolosi, in cui lui mi diceva: 'ma scusa, come faccio io a questo...', perché è stata la sera, alle otto e mezzo, le nove di sera, mi sembra. Non vorrei sbagliarmi. Fine agosto.
Per cui io, piangendo, gli dissi che avevo bisogno di parlare urgentemente con lui. Lui voleva spiegato un qualcosa in cui io non spiegai niente. Però insistevo di rintracciare il dottor Nicolosi.
E gli feci il nome di Barranca Giuseppe, detto "Ghiaccio", in quel momento in cui lui era a telefono con Nicolosi. Che volevo iniziare a collaborare e raccontare i due anni vissuti da me, del mio coinvolgimento in tutto quello che avevo, diciamo, fatto: di viaggi, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei mette, insomma, colloca alla fine di agosto questa svolta, per così dire, nel suo comportamento nei confronti di questa vicenda che la riguardava.
Fu interrogato subito, a quello che lei ricorda, dopo che manifestò questa decisione dentro il carcere?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Subito, dopo qualche ora venne il dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nella notte immediatamente successiva.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Il 30 agosto, mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Il 30 agosto. Ecco, senta: lei prima ha spiegato alla Corte quali erano i termini dell'accusa che la riguardava. Quali erano i fatti sostanzialmente sulla base dei quali le veniva rivolta questa accusa.
Ecco, lei che cosa ritenne, dopo aver preso questa decisione, che cosa ritenne di dover raccontare nell'interrogatorio, nel primo che fece, con il dottor Nicolosi e con il dottor Fleury? Glielo ricordo io, questo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, gli raccontai tutto, tutti i viaggi che avevo fatto, anche quelli che non erano scritti lì, nella custodia cautelare.
Praticamente io ho ricostruito, perché io non è che ho... diciamo, ho sempre vissuto a delinquere, diciamo. Io ho sempre lavorato nella mia vita. E ho costruito, quella sera, due anni di mio, diciamo, da quando sono iniziati questi viaggi fino alla fine.
PUBBLICO MINISTERO: Perché dice "viaggi", Carra? Spieghi questo alla Corte, per cortesia.
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché io ho fatto tanti viaggi per loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, viaggi di che cosa? Trasportando che cosa, Carra?
IMPUTATO Carra P.: All'inizio hashish, poi ho saputo dopo che era esplosivo. Ho fatto viaggi di armi, viaggi di borse che penso che sia droga. E basta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, quindi se capisco bene, lei raccontò già nel primo interrogatorio una serie di fatti. Quindi intanto una serie di viaggi che aveva fatto per conto di queste persone, realtà questa che non le era stata contestata con il provvedimento cautelare, no?
IMPUTATO Carra P.: No, ho cercato di raccontare tutto. Magari ci sarà anche qualche errore, lì, perché è un momento un po'... Perché io sono stato due mesi, ripeto, non perché mi fa paura soffrire. Perché io voglio precisare anche una cosa: ho cercato anche, nel '94, quando io incominciai... nel '93, quando incominciai a capire un po' dove ero andato a finire, avevo paura.
Nel '94 cercai in tutti i modi, però non è facile uscirne fuori, Perché, ripeto, io non ho vissuto facendo queste cose. Sì, avevo potuto fare qualche viaggio, però poi andare a lavorare, non... Come le posso dire, non è una mia mentalità, perché se avrei voluto fare il delinquente lo avrei fatto da bambino, non adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra: oltre che raccontare questi viaggi, a cominciare appunto da questa storia di hashish - tra un attimo lei incomincerà ad illustrarla, o meglio, io comincerò a fare delle domande - lei ricorda di avere riferito anche qualche fatto, qualche rato, o perlomeno di aver riferito su qualche fatto, su qualche reato, su cui l'ordinanza di custodia cautelare nemmeno parlava?
IMPUTATO Carra P.: Io tutto ho raccontato di quello che io sapevo. Però se va a vedere, lei, ci sono poche cose, diciamo, nella custodia cautelare di quello che io ho raccontato.
PUBBLICO MINISTERO: Prendiamo l'argomento da un punto diverso: lei ricorda che nella custodia cautelare, da qualche parte, o negli interrogatori, si fosse parlato con lei di qualche situazione che poteva riguardare l'attentato a Contorno?
IMPUTATO Carra P.: No, no, quello lo raccontai io.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lo riferì da solo quello che sapeva su questo episodio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non le era stato contestato nulla su questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: No, no. No.
PUBBLICO MINISTERO: La contestazione, per quanto la riguardava, si fermava a quali fatti?
IMPUTATO Carra P.: Alla strage del '93 e basta. All'infuori di Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha detto che, raccontò, iniziò, per meglio dire, a raccontare tutto quello che sapeva su questa successione di avvenimenti.
Ecco, lei pensa di aver avuto, fin dall'inizio, un ricordo puntualissimo, dettagliato di tutto quello che era successo, ovvero col tempo è stato in grado di fornire indicazioni più precise, più puntuali, più circostanziate su qualche avvenimento?
IMPUTATO Carra P.: Io, l'unico problema diciamo che mi creo, è che mi posso confondere sulle date. Poi, su quello che ho fatto e raccontato, è quello lì.
Posso solo sbagliare nel periodo. Che so, dico maggio al posto di luglio; o sulle date. Però, quello che ho fatto è lì, quello che ho raccontato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei mi ha detto che fece la sua detenzione a Sollicciano, prima di iniziare a collaborare.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Durante questo periodo lei era assoggettato a un regime di detenzione normale, o speciale?
IMPUTATO Carra P.: No, normale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in quel periodo lei ebbe degli interrogatori, si ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Non vorrei sbagliare, due o tre interrogatori avevo avuto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il GIP sicuramente gliene ha fatto uno, è venuto una volta ad interrogarlo. Ricorda quante volte è venuto il Pubblico Ministero a interrogarla?
IMPUTATO Carra P.: Un paio di volte.
PUBBLICO MINISTERO: Il Pubblico Ministero, cioè a dire chi le sta parlando, la mia voce la riconosce.
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: E il dottor Nicolosi, che è qui accanto a me.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il procuratore anche.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda quante volte siamo venuti a interrogarla?
IMPUTATO Carra P.: Nel carcere, due o tre volte. Però non vorrei sbagliarmi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in quel periodo ha fatto colloqui, lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, uno soltanto, dopo un mese mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Con chi l'ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Con mia madre e mia moglie, e i bambini.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha avuto la possibilità a quell'epoca di conferire regolarmente con il suo difensore? Difensore che aveva all'epoca.
IMPUTATO Carra P.: Non ho capito la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto la possibilità di parlare, di incontrare il suo difensore all'epoca?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Regolarmente?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, regolarmente.
PUBBLICO MINISTERO: C'è stato qualche persona che sia venuta all'epoca, prima che lei iniziasse a collaborare, a parlare con lei in carcere?
IMPUTATO Carra P.: Io ho avuto soltanto quel colloquio con mia moglie e mia madre e i bambini; due, tre volte con voi, e c'era il mio avvocato di Palermo; e una volta sola mi venne a trovare l'avvocato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMPUTATO Carra P.: Poi non ho avuto altro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, poi il 30 di agosto - lei ricorda? è una data che è proprio quella esatta - lei iniziò appunto questo rapporto diverso con l'Autorità Giudiziaria. Da allora la sua detenzione è proseguita?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanti mesi ancora? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sto facendo il conto. Altri sei mesi.
PUBBLICO MINISTERO: Detenuto in un altro istituto?
IMPUTATO Carra P.: Sì. A Prato, nel reparto dei collaboratori.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, la sua condizione attuale qual è?
IMPUTATO Carra P.: La mia condizione attuale è normale, una famiglia che fa sacrifici per andare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei è sottoposto a un programma di protezione?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conduce - ovviamente nessuno vuol sapere dove - conduce la sua esistenza assieme alla sua famiglia?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Mia moglie e i bambini, perché io ho perso tutta la mia famiglia e tutta la famiglia di mia moglie.
PUBBLICO MINISTERO: In che senso? Vuol spiegare alla Corte?
IMPUTATO Carra P.: Perché han preso le distanze dal giorno in cui cominciai a collaborare. Avendo anche problemi io, all'inizio, con mia moglie, io ho passato un periodo diciamo bruttissimo a livello affettivo, a livello di affetto familiare. Mi sono ritrovato da solo. Poi, lottando, ho portato via mia moglie di là per cercare di dare un avvenire ai bambini, e ho avuto anche problemi con mia moglie perché purtroppo non è tutto, come si suol dire, rose e fiori.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei, oltre a rendere dichiarazioni al Pubblico Ministero di Firenze, quindi a noi, al dottor Nicolosi e a me, ha reso dichiarazioni anche in altre sedi giudiziarie?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Anche ad altri magistrati?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. A Roma un paio di volte.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, ha fatto interrogatori anche con magistrati di altre Procure della Repubblica?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, di Palermo, qualche patronaggio mi ricordo, ne avrò fatte un paio. Però non... parlando di altre cose e non di questo processo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora Carra, siccome noi, o meglio lei, a questo punto sa qual è la storia di questo processo, quali sono i fatti che riguardano questo processo, io vorrei che lei li indicasse sinteticamente, eh?, uno per uno. E poi li affrontiamo con tutte le domande che occorrono e con tutta la pazienza che ci vuole, singolarmente, eh? Quindi proprio la panoramica dei fatti che lei è in grado di riferire su tutta la vicenda che riguarda questa Corte d'Assise.
IMPUTATO Carra P.: Io ho fatto il primo viaggio in via Ostiense di pacchi di esplosivo, che non sapevo cos'erano. Sapevo che era hashish. Il secondo viaggio l'ho fatto a Firenze, dove al ritorno per la Sicilia scoprii diciamo cosa trasportavo e cosa facevano. Ho rifatto un viaggio per Roma, veloce, in giornata. Ho fatto un viaggio su, a Arluno, Milano. E su questo processo, basta.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Poi anche, mi pare successivamente, no?, nel '93, nel '94?
IMPUTATO Carra P.: Nel '94 il discorso di Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, appunto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, quello lì, nel '94 trasportai l'esplosivo per Contorno, nella villetta lì a Fano Romano, l'uscita...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, poi i particolari ci entreremo, li controlleremo uno per uno. Ecco, però mi sembra che prima lei dicesse che la vicenda inizia con una storia di hashish, e non con una storia di esplosivo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo, quello di aprile.
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
IMPUTATO Carra P.: Pensavo che lei mi parlasse solo dell'esplosivo delle stragi.
PUBBLICO MINISTERO: D'accordo Carra, non ha importanza.
IMPUTATO Carra P.: Per questo non ho detto quel viaggio di...
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ma non ha importanza. Io vorrei che lei, appunto, ora spiegasse, raccontasse alla Corte questa vicenda che chiamiamo vicenda di hashish. Come inizia e perché inizia questa vicenda? Lei si era mai occupato di hashish, prima dell'aprile del '93?
IMPUTATO Carra P.: No. Io ho fatto un viaggio di droga nell'83. Non vorrei sbagliarmi sulla data, perché era il periodo che io ero militare, ho finito il militare e mi ero rimesso a lavorare, a fare il camionista e, su richiesta di mio padre, feci un viaggio di droga a Roma. E poi, basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ormai che lei si è soffermato su questa circostanza, sia pur vecchia nel tempo, finiamo di illustrarla. Lei ha detto di aver fatto questo trasporto a Roma, o verso Roma, a richiesta di suo padre Michele.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Cosa portò nell'occasione? Vediamo i dettagli di questa...
IMPUTATO Carra P.: Due sacchi di droga in periferia di Roma, via Strada la portai.
PUBBLICO MINISTERO: A chi erano destinati questi sacchi? Se lo sapeva prima, se lo ha saputo dopo, se ha comunque un'opinione sulla destinazione di questo stupefacente.
IMPUTATO Carra P.: No, all'inizio no, a chi era destinato. Poi dopo tempo, che io non riesco a focalizzare bene il periodo, seppi che dove ho portato questa droga era indirizzata a Pippo Calò.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei la conosceva questa persona?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Mio padre mi disse in questo modo perché l'avevano arrestato e si era visto in televisione.
PUBBLICO MINISTERO: Per caso suo padre lo conosceva, Calò? Che lei sappia.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, lo conosceva.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, torniamo invece al '93. Quindi, lei mi ha detto che, prima di questa vicenda dell'aprile, di hashish non si era mai occupato.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Una precisazione: che droga era quella dell'83?
PUBBLICO MINISTERO: Magari, cioè, tanto non è oggetto del processo, Presidente.
PRESIDENTE: Va bene. Ma si sono fatte delle domande, si chiarisce e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Al Pubblico Ministero serviva per dare un riferimento storico.
PRESIDENTE: Va bene, andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Però, Presidente, Carra è davanti a lei, più che davanti a me.
PRESIDENTE: Nell'83 che tipo di droga aveva portato?
IMPUTATO Carra P.: Io sapevo che era droga, però non so che tipo era. Era bianca, questo l'ho visto, un sacco bianco.
PRESIDENTE: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: Però non so.
PUBBLICO MINISTERO: Veniamo all'aprile del '93. Allora, prima di questa epoca, lei non si era mai occupato di hashish?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora spieghi com'è che lei, a un certo punto, si è trovato ad occuparsi di hashish.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente dopo il discorso - che ci arrivo al viaggio dell'hashish - diciamo all'inizio di questo viaggio qua, avevano arrestato a Nino Spataro detto "Mongolino", di cui io, se avevo qualche problema o qualcosa, andavo sempre da lui a dirgli: 'sai, ho questo problema', purtroppo avendo una ditta in via Messina Marina zona Brancaccio, già io le ho detto tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Alzi la voce, Carra, per cortesia.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Stavo dicendo questo: praticamente, c'era Nino "Mongolino" arrestato, cioè Spataro. E mi venne a trovare in ufficio una persona che abita al primo piano del mio stesso stabile, si chiama Marino e di soprannome "Ciareddu", di cui mi disse che aveva bisogno di scaricare dentro da me, se avevo la possibilità, aveva 50 casse di sigarette messe in un trattore, un camion diciamo senza rimorchio. Oltre che c'era l'amicizia e il vicinato, questa persona non... Ripeto, purtroppo lì uno per quieto vivere deve cercare di essere espansivo, anche se non condivide qualcosa.
E' stato il periodo che c'era lo sciopero dei monopoli mi sembra, o dei monopoli o dei tabacchi, comunque non c'erano sigarette in Italia. E' stato quel periodo.
Aveva queste 50 casse di sigarette e mi disse se, facendomi un regalo, se avevo la possibilità di fare entrare questo mezzo e scaricare, e lui le portava subito via.
Era insieme a Isidoro, che non ricordo il cognome, di Ficarazzi; che questo qua, tempo prima, faceva anche come il mio mestiere, il trasportatore.
Io gli dissi 'sì, va bene, te lo metti qua, basta che me li porti subito via, perché ti trovano qua dentro con queste sigarette, mi fai chiudere tutto qua'.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi dove glielo fece scaricare?
IMPUTATO Carra P.: Dentro la Coprora, il parcheggio che c'è in via Messina Marina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì?
IMPUTATO Carra P.: Entro questo mezzo, e sono entrati con le macchine, facevano, hanno fatto un paio di viaggi. In questo arco qua vedo entrare il Barranca Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: La conosceva questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, lo conoscevo benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Perché è della stessa zona sua, di Palermo, o per altre ragioni?
IMPUTATO Carra P.: No, lo conoscevo, di piazza Sant'Erasmo, e c'era amicizia anche con la sua famiglia: le mie sorelle con le sue sorelle, ho anche una sorella che abita vicino a sua madre.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, ho capito.
IMPUTATO Carra P.: C'era un'amicizia, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, stava dicendo che si è presentata questa persona.
IMPUTATO Carra P.: Sì. E siccome c'era, per arrivare in ufficio da me, c'era, che so?, un 200 metri, non so quanta lunghezza, 100 metri, 120 metri per arrivare, si entrava da un cancello e di fronte c'erano due stanzine piccole.
PUBBLICO MINISTERO: Alzi la voce.
IMPUTATO Carra P.: Due stanzine piccole c'erano di fronte, entrando dal cancello, e c'erano due uffici comunicanti: uno della segretaria e uno mio.
Io ero seduto lì davanti che aspettavo che entrasse quello lì con la macchina per portar via queste sigarette, e mi colpì perché non era mai successo che il Barranca era venuto in ufficio da me, mai. Ci si incontrava al bar, a Sant'Erasmo, si incontrava qualche volta da mio fratello, in ufficio. Però, da me non era mai venuto, non c'era quel rapporto di lui venire in ufficio da me. Anche che si conosceva, si salutava.
Di cui, io diciamo ho capito che lui era al corrente di questa situazione, perché mi disse subito, dice: 'ma che stai facendo?'. 'Sono chiuso in ufficio'. Mi rimproverò, dicendo che io non potevo fare di testa mia, che mi sono entrato queste sigarette, va', mi rimproverò.
Gli dissi: 'Peppuccio, io non lo sapevo, io purtroppo, c'è Nino Spataro arrestato'. Io, quando sapevo qualche cosa o mi chiedevano qualche cosa o avevo qualche problema prima di affrontarlo, prima di decidere, andavo da Nino Spataro e gli dicevo: 'sai, mi succede questo', e mi diceva quello che dovevo fare.
Comunque, dice: 'tu, adesso a loro ci penso io...
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
PRESIDENTE: Nulla, nulla.
IMPUTATO Carra P.: Dice: 'adesso ci penso io a loro'. Dice: 'tu, da oggi in poi, prima di fare qualcosa, parli con me'. Dice: 'mi vieni a cercare da Giacomino a piazza Sant'Erasmo, che lui mi rintraccia, e parli con me. 'I soldi', perché io gli dissi che mi doveva dare dei soldi, una regalia alla fine, dice: 'i soldi che ti dà me li porti, mi vieni a trovare a piazza Sant'Erasmo'. Dice: 'me li dai, che li mandiamo ai carcerati'. Dice: 'che poi te li faccio fare io, un paio di viaggi'.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, aspetti un secondo. La regalia lei la doveva avere da chi?
IMPUTATO Carra P.: Da quelli là delle sigarette.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Che era, il compenso perché lei aveva custodito queste sigarette di contrabbando?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Sì, diciamo io gli avevo fatto la cortesia, e loro mi facevano la regalia. E lui mi disse che questa regalia gliela dovevo fare avere a lui, anche con due stecche di sigarette, e che da oggi in poi, quando avevo qualcosa - avevo bisogno di qualcosa o avevo qualche difficoltà - di andare a cercare lui e parlare con lui.
Gli dissi: 'va bene'. Dice, ridendo dice: 'poi ti faccio fare io qualche viaggio'. 'Va bene', gli dissi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la regalia gliel'hanno fatta poi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi hanno dato 2 milioni, e li ho presi insieme a due stecche di sigarette e li consegnai, sono andato a piazza Sant'Erasmo a cercare a Barranca alla carnezzeria. Non lo trovai. E li lasciai a Giacomino Teresi, da consegnarli a Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei, come dire?, aderì, disse sì a questa richiesta di Barranca, per quale ragione?
Poteva dirgli 'guarda, io nel magazzino mio ci tengo quello che mi pare'?
IMPUTATO Carra P.: No, non può esistere.
PUBBLICO MINISTERO: No, vorrei che spiegasse questo alla Corte.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Prima, per paura; poi, perché non è, conoscendo io il Barranca che è un uomo d'onore e mi fa quei discorsi, non potevo dire di no. Dovevo acconsentire a quello che lui mi dicesse.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei ha adoperato ora, per la prima volta, l'espressione "uomo d'onore".
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è uomo d'onore?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, siamo rimasti al punto in cui Barranca le dice che le avrebbe fatto fare qualche viaggio.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Però in quel momento è stato una parola buttata così, ridendo, da parte sua.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma c'è stato un seguito poi a questo discorso?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Poi dopo qualche mese, così, un mese e mezzo, non vorrei sbagliare - però ripeto io mi confondo a focalizzare il tempo, diciamo, e la precisione delle date - penso che sia stato dopo qualche mese, un mese e mezzo, che...
PUBBLICO MINISTERO: Carra, scusi un attimo. Lei, quando dice "qualche mese", vuol dire mesi così, in quantità? O vuol dire qualche mese, come dire circa un mese? Perché lei parla palermitano.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: In quest'aula più che altro si parla toscano. Spieghi alla Corte.
PRESIDENTE: Poveri italiani.
PUBBLICO MINISTERO: Più che altro, ho detto. Non in via esclusiva: più che altro.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Di un mese, non di un paio di mesi, di un mese.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè "qualche mese" non vuol dire per lei una serie indefinita di mesi.
IMPUTATO Carra P.: No, no. Qualche mese, in dialetto siciliano, qualche mese, un mese e mezzo, dicendo in questo dialetto qua, è un mese però, non dei mesi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, passa questo tempo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E cosa succede?
IMPUTATO Carra P.: Mi venne di nuovo il Barranca, chiedendomi che doveva fare un trasporto di hashish a Roma, di vedere un po' se gli riuscivo io a sistemare la copertura per portare questo hashish a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Glielo disse subito che si trattava di un viaggio di hashish, quello che lei avrebbe dovuto fare?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora le chiese di organizzare la copertura: cosa vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Praticamente di nascondere questi sacchi di hashish nel camion, per trasportarli fino a destinazione.
PUBBLICO MINISTERO: Le cose andarono in effetti così? Lei si organizzò?
IMPUTATO Carra P.: All'inizio, no. Perché lui, dopo un giorno, mi portò Cosimo Lo Nigro, che io non conoscevo, me lo presentò e ci lasciò l'incarico a me e a Lo Nigro di fare questo lavoro qua.
PUBBLICO MINISTERO: Umh.
IMPUTATO Carra P.: Che poi, alla fine, dopo qualche giorno che non si riusciva a trovare, diciamo non riuscivamo a fare, a costruire questa copertura, o di casse vuote o di qualcosa, il Lo Nigro mi diede 2 milioni in contanti per affrontare le spese e mi disse: 'sbrigatela te, perché io ho da fare, vedi un po' te'. Mi lasciò tutto l'incarico a me.
Di cui io - già parlando con Lo Nigro in quei due, tre giorni di trattative, che mi incontravo con Lo Nigro, anche con qualche telefonata cellulare, sia io a lui, che lui a me - gli accennai di mettere, di fare una copertura con del rottame di ferro: praticamente lo stesso lavoro che io già avevo fatto per Nino "Mongolino" nel '91, per Spataro.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti un attimo, Carra. Lo Nigro, Cosimo Lo Nigro, le fu presentato come? Per nome e per cognome? Solo col nome, solo col cognome? Genericamente? Con 'è un amico'? Ecco, spieghi questo alla Corte, per cortesia.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Barranca me lo presentò come un amico, Cosimo.
PUBBLICO MINISTERO: Era una persona che lei aveva già visto?
IMPUTATO Carra P.: No, io non lo conoscevo. Però lui, diciamo col tempo, mi disse che lui mi conosceva da bambino perché dice che conosceva mio padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo poi è un discorso che riprenderemo. Quindi, non le fu presentato per nome e per cognome?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, lei stava spiegando che pensò di attrezzarsi nascondendo questo carico con dei rottami di ferro. Di ferro, sì. E' il suo mestiere quello di trasportare ferro e anche rottami di ferro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' sempre stato questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho sempre trasportato di tutto. Però, a salire, ho sempre portato il rottame.
PRESIDENTE: A salire, vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: A salire: venire dalla Sicilia in su, c'è la Salgemma, che è il sale, o il rottame. Non ci sono altre, diciamo, sennò deve fare... Perché io avevo i mezzi attrezzati per queste cose qua, non avevo mezzi attrezzati per la frutta o per queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, allora poi questo hashish fu messo sul suo camion?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dove fu fatta questa operazione?
IMPUTATO Carra P.: Dentro il mio garage, nella Coprora S.r.l. a Palermo, in via Messina Marina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quanta roba era questo hashish che arrivò, che lei caricò? Il quantitativo.
IMPUTATO Carra P.: Il quantitativo: 35 sacchi, 37 o 33. Non mi ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Lei dice "sacchi": cosa vuol dire "sacchi"?
IMPUTATO Carra P.: Perché erano custoditi, erano tipo delle ruote di automezzi pesanti...
PUBBLICO MINISTERO: Tipo? Non ho capito, mi scusi.
IMPUTATO Carra P.: Tipo ruota, queste grandi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Con copertura di sacco di pezza, questo delle patate.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, "tipo ruota" vuol dire come se fossero dentro una ruota?
IMPUTATO Carra P.: Sì, nel momento in cui io lo alzai si sentiva tipo la camera d'aria dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, una camera d'aria.
IMPUTATO Carra P.: Sì. E in qualche sacco si vedeva proprio la camera d'aria, perché non era cucito per bene.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, questo materiale, dove stava? All'interno del sacco o dentro la camera d'aria?
IMPUTATO Carra P.: Era dentro la camera d'aria, l'hashish. La camera d'aria e il sacco di patate.
PUBBLICO MINISTERO: La camera d'aria stava dentro il sacco.
IMPUTATO Carra P.: Sì, di patate.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Questi di pezza, diciamo. Io dico di patate per dire...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Credo abbia capito anche la Corte; casomai, le saranno fatte altre domande. Ma è molto precisa, la descrizione.
Questi sacchi, eh? - lei ha detto 33-35-37-38, quindi un'idea di ordine generale ce la siamo fatta, sul numero di questi pacchi - come arrivarono da lei?
IMPUTATO Carra P.: Cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Come arrivarono lì dentro il garage della Coprora? Chi li portò?
IMPUTATO Carra P.: Sì, li portò Lo Nigro con la Moto Ape sua, a poco a poco, non li portò tutti assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Con la Moto Ape, perché Lo Nigro, per quanto ne sa lei, aveva una Moto Ape?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E come era fatta questa Moto Ape, più o meno? Voglio dire, era una Moto Ape furgonata, o non furgonata? Vecchia, nuova? Di un colore, di un altro? A tre ruote, quattro ruote?
IMPUTATO Carra P.: Era una Moto Ape a tre ruote, col cassonetto dietro senza chiuso, aperto; e non ricordo che colore era, però verde o azzurrina, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: E era...
IMPUTATO Carra P.: Vecchia, non era nuova come moto.
PUBBLICO MINISTERO: Non era granché ben tenuta, vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Furono fatti vari viaggi, quindi, da Lo Nigro per portare questi sacchi da lei.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Li fece tutti Lo Nigro?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Lo Nigro, una volta venne col Barranca, poi me lo lasciò lì, se lo portò in questo arco di viaggi che lui faceva da fuori a dentro il garage mio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, tutto questo hashish portato lì, nel garage, ecco, fu portato nell'arco della stessa giornata voglio dire? Un viaggio dietro l'altro, oppure nell'arco dei giorni?
IMPUTATO Carra P.: No, nel giro di un paio d'ore.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, nel giro di un paio d'ore. E questo avvenne lo stesso giorno in cui lei, poi, portò il carico di hashish via?
IMPUTATO Carra P.: Sì, lo stesso giorno in cui io poi la sera partii.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Quindi avvenne...
IMPUTATO Carra P.: Che è l'occasione in cui io conosco, mi presentano lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei sta parlando di se stesso, di Lo Nigro. Volevo chiederle, presente sul posto, mentre si svolse tutta quest'operazione, lì al garage, sta dicendo Scarano - e ora spiegherà quando apparve Scarano sulla scena, per così dire -: c'è qualcun altro? Barranca, ha accennato che si è fatto vedere.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'è qualcun'altra persona che sia stata presente durante quest'operazione?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra lo Spatuzzo, però non sapevo chi sia. Non vorrei sbagliarmi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha memoria che si sia presentato qualcuno con qualche automobile, oppure ha visto solamente questa Ape di Lo Nigro?
IMPUTATO Carra P.: No, no, si fermò, mentre io ero quasi fuori, là davanti al cancello ad aspettare che venisse Lo Nigro, si fermò una Y 10 scura da cui scesero un ragazzo sui 30 anni, 35 anni e mi chiedeva di Barranca. E io facevo finta di non capire perché non lo conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Non conosceva la persona sulla Y, vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Quello che mi chiese, che cercava il Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Carra P.: Io non lo conoscevo, facevo finta... gli ho detto: 'chi?', facevo finta di non capire di cui lui tipo un po' incavolato diciamo, quel gesto di dire: 'ah va beh, ho capito'. Che io non gli avrei detto niente e mi disse: 'va beh, appena vedi là Barranca - dice - lo mandi all'autosalone da Giacalone, lassù'. Gli dico: 'sì'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto un attimo fa: "si presenta a un certo punto Scarano".
IMPUTATO Carra P.: Sì, alla fine. L'ultimo viaggio che hanno fatto con l'Ape, che il Lo Nigro porta via il Barranca viene Lo Nigro con gli ultimi sacchi sopra l'Ape e il Barranca entra con lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Era una persona che non aveva mai visto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Gli era stato anticipato che sarebbe arrivata questa persona per così dire, nuova?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Lui mi disse diciamo sempre in quell'arco, il Barranca mi disse che dovevo fare il trasporto via strada insieme a una persona che poi mi avrebbe presentato. Mi avrebbe accompagnato fino a dove dovevo scaricare 'sto hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo hashish lei ha detto che fu messo sul suo camion, sul semirimorchio?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quale semirimorchio era, quale trattore era quello che lei impiegò in questa occasione?
IMPUTATO Carra P.: Il semirimorchio è quello che mi avete sequestrato. Che avete voi sotto sequestro.
PUBBLICO MINISTERO: Il sequestro quello fatto a Genova? Quando lei è stato arrestato?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ricorda la targa di quel semirimorchio?
IMPUTATO Carra P.: Sembra Catania 7676 prima era, ma adesso dovrebbe essere se non erro 15423-24. Però non lo ricordo bene. Però, prima era targato Catania 7676.
PUBBLICO MINISTERO: E poi è stato targato Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho cambiato le targhe.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non è che le ha cambiate. Ha fatto il passaggio di...
IMPUTATO Carra P.: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può essere che sia Palermo 15551?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Ne avevo un paio con le targhe simili: 15544, 15244, erano tutti quasi facsimili. Perché si vede che erano stati fatti nello stesso periodo il cambiamento di targa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo per quanto riguarda il semirimorchio. E per quanto riguarda il trattore?
IMPUTATO Carra P.: Il trattore è il Volvo targato Torino 52079D.
PUBBLICO MINISTERO: 079D?
IMPUTATO Carra P.: Sì, "D" come Domodossola.
PUBBLICO MINISTERO: "D" come Domodossola. Erano entrambi mezzi suoi questi, della sua ditta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, della Coprora S.r.l..
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo hashish quindi fu caricato sul rimorchio, eh?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi poi quello che successe una volta ultimato il carico.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se questo lavoro terminò, che so?, nella mattinata, nel pomeriggio, a sera, di notte.
IMPUTATO Carra P.: Verso le... finì verso le cinque e mezza, le sei di pomeriggio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Perché noi si partì subito dopo un quarto d'ora-venti minuti di avere caricato questi sacchi.
E stavo spiegando questo: nell'ultimo viaggio che ho finito di caricato 'sti sacchi, ho chiuso la sponda, entrò il Barranca con lo Scarano. Mi presentò Antonio, mi disse, dice: 'è lui la persona in cui devi partire via strada e ti accompagna'. 'Va bene'. Lui lo portò via, dice: 'fra mezzora ci vediamo all'entrata dell'autostrada per Messina, a Villabate'.
Io sono andato a casa, ho preso una borsetta con due cambi, due pantaloni, due cavolate ho messo dentro la borsa; sono andato in ufficio, ho preso l'automezzo e sono andato verso l'autostrada. Lui mi disse che aveva, mi aspettava all'entrata dell'autostrada e aveva un Audi blu targata Roma.
Io arrivai là, gli lampeggiai, anche in quell'attimo che mi disse come fare e mi diede, ci scambiammo i numeri di telefono. Il Barranca mi disse: 'dagli il tuo numero di cellulare e lui ti dà il suo, non si sa mai se avete di bisogno di qualcosa per strada' dice. E ci scambiammo i numeri del cellulare.
Io entrai nell'autostrada a Villabate in direzione Messina e subito lì era lui, gli lampeggiai: mi vide e si fece strada. Ho fatto tutta via strada.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi lei aveva con sé un cellulare nell'occasione?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda com'era intestato il cellulare?
IMPUTATO Carra P.: Di Sabato Gioacchina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, intestata a questa signora intestataria anche della ditta?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Il numero se lo ricorda di quel cellulare?
IMPUTATO Carra P.: No. No, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Quindi a quello che lei sta riferendo, questo viaggio è iniziato sul finire della giornata.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. In quell'orario che ho detto: dalle cinque e mezza alle sei e mezza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole quindi spiegare com'è, come si è svolto questo viaggio. Dunque, lei era solo sul camion?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io solo e anche lo Scarano con la macchina avanti, era solo.
PUBBLICO MINISTERO: Era solo. Avete fatto questo viaggio tutto via terra, ha detto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vi siete mai fermati?
IMPUTATO Carra P.: No. In mattinata lui mi chiamò verso le Calabrie di fermarmi per prendere il caffè o metterci a dormire. Dice: 'vediamo un po' se sei stanco di fermi'. E mi telefonò dicendomi questo. Ci siamo fermati in un'area di servizio come dicevo, nelle Calabrie. Abbiamo preso il caffè.
PUBBLICO MINISTERO: Che ore potevano essere, Carra? Lei ha detto nella mattinata.
IMPUTATO Carra P.: La mattinata: tre e mezzo, quattro di mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi di notte. A notte fonda.
IMPUTATO Carra P.: Sì, quattro e mezzo. Però non me lo ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vi fermaste a quest'area di servizio a prendere un caffè?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Presi il caffè io, lui mi chiese se si voleva fermare a dormire. Gli ho detto: 'no, io vado avanti. Sonno non ne ho. Voglio fare strada'. E allora lui si mise a fare strada anche lui, non si fermò. Però io... abbiamo preso il caffè, abbiamo parlato un attimo mentre si prendeva il caffè. Mi sono messo, sono uscito fuori e mi son messo sul mezzo e ho fatto strada io.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, su questo punto mi interessa porle una domanda, anzi due: lei notò se Scarano si trattenne a parlare con qualcuno, incontrò qualcuno a quest'area di servizio?
IMPUTATO Carra P.: No, io non lo vidi con nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMPUTATO Carra P.: Però io uscii prima di lui dal bar. Perché lui aveva la macchina posteggiata davanti, io di dietro dell'area di servizio. Nel reparto automezzi pesanti. Io sono sceso appunto prima, sono uscito prima di lui. Sono andato nel retro, mi sono messo sul mezzo e sono andato via. Non so se ha incontrato qualcuno o meno.
PUBBLICO MINISTERO: Questo viaggio è proseguito e dove si è concluso?
IMPUTATO Carra P.: Si è concluso a Roma di cui io avevo sbagliato strada e chiamai in un'area di servizio lo Scarano verso le otto e mezza, le nove meno... le nove del mattino.
PUBBLICO MINISTERO: Lo chiamò col suo cellulare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, lo chiamai col mio cellulare dicendo: 'vieni tu in quest'area di servizio, forse dovevo tagliare per il raccordo anulare, invece io tirai diritto.' Anche la stanchezza che avevo un po'... Lui mi venne a prendere e mi disse, dice: 'non ti muovere che ti vengo a prendere io e ti faccio strada io.' Così si fece, arrivò lì e mi portò facendo strada, sotto un ponte vicino Roma dove c'era tipo un marmista o un rottamaio, uno che cambiava le marmitte con un piazzale grandissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, come mai ha parlato di questo rottamaio o riparatore di marmitte. Che è successo? Qualcosa di particolare presso questo posto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Perché quando entrai in questo piazzale diciamo, lo Scarano si allontanò per andare a cercare un ragno per poter scaricare il rottame che avevo sopra e scaricare i sacchi di hashish. Invece poi dopo mezzora, tre quarti d'ora ritornò dicendo che non trovava niente. C'era lì sul posto, penso che sia stato del proprietario, una pala meccanica e si decise di scaricare spingendo, aprendo le sponde da un lato e dall'altra parte lateralmente spingendosi tutte cose a terra. Poi se lo avrebbero sbrigate loro.
Di cui mi fracassò il semirimorchio, mi fece, me lo smantellò di piantoni, di pianale, mi fece un sacco di fossi. Però scaricai tutto lì e andai via.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, questo luogo, questo posto dove si trova questo rottamaio ricorda che avesse qualche particolare come ubicazione che poi le è rimasto in mente che ricorda ancora?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. C'era una... io per entrare in questo marmista, ho dovuto andare avanti con l'automezzo e girare in un semaforo che era proprio davanti a una caserma dei Carabinieri, Finanza. Era enorme.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi ha anche detto che queste operazioni che sono state fatte con questa pala meccanica hanno danneggiato il mezzo? Il semirimorchio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, una volta che si è conclusa questa operazione che cosa le fu detto? Da Scarano? Le fu detto qualcosa, oppure non c'era nulla da dirsi e lei sapeva già da sé che cosa doveva fare?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Io ho scaricato; lui mi voleva portare a mangiare, mi sembra io andai via e gli dissi: 'no, vado via. Ho da fare'. E sono andato subito via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E' rientrato a Palermo o si è diretto da qualche altra parte?
IMPUTATO Carra P.: Io sono rientrato a Palermo, però...
PRESIDENTE: Più forte.
IMPUTATO Carra P.: ... però...
PRESIDENTE: Un po' più forte, prego.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sono rientrato a Palermo però non ricordo se sono andato giù a Napoli a lasciare il semirimorchio e sono andato via col trattore soltanto. Non vorrei sbagliarmi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, era previsto per questo viaggio che lei fece, era previsto che qualcuno la compensasse, qualcuno le rimborsasse la spesa del viaggio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi diedero prima di partire due milioni e mezzo- tre milioni per affrontare le spese. Di cui il Barranca mi aveva detto che se andava bene come viaggio, praticamente mi disse che se andava bene si dovevano fare altri viaggi e mi avrebbero ricompensato in soldi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei questo posto in particolare a Roma dove ha fatto questa operazione di scarico un po' movimentato di questo hashish, questo posto dicevo lei dopo questo fatto ha avuto modo di rivederlo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io l'ho individuato in un sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: Sopralluogo fatto con chi?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra con lei, Nicolosi, la DIA di Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi successivamente all'inizio della sua collaborazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E l'ha individuato con, come dire?, con certezza oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Era l'unica, diciamo era l'unico sopralluogo che io non riuscivo a andare. Però se ero vicino lì, ricordavo questi particolari della caserma e il modo in cui c'era io ponte che passava sotto il cancelletto di ingresso. Però, non avevo idea per andare che strada dovevo fare per andare in questo luogo.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ma poi l'ha individuato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con sicurezza, voglio dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, il semirimorchio che fu utilizzato quella volta per questa operazione che appunto rimase danneggiato, poi è stato fatto riparare da lei? L'ha sempre tenuto lei fino al momento del sequestro? Perché ha detto che fu sequestrato in occasione del suo arresto.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Ma io diciamo, dopo lo avevo venduto a Maiorana di cui lui nelle condizioni in cui era. Senza essere sistemato l'ho venduto a un certo Maiorana che aveva agenzia di autotrasporti, Maiorana Michele di cui lui dopo tempo che io glielo avevo venduto l'aveva abbandonato dentro il porto togliendo le ruote, le migliori, passandosele negli altri automezzi che lui aveva. Io allora, vedendolo in quelle condizioni gli chiesi se lo potevo riprendere e lui mi disse: 'sì, riprenditelo perché è malandato' dice 'non voglio neanche i soldi' Dice: 'te lo riprendi e te lo sistemi te.' E me lo diede di nuovo. Io lo sistemai tutto, lo attrezzai per potere trasportare rottame senza avere problemi di cui se ha modo di vederlo, il mezzo è tutto rimesso a nuovo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la persona che era lì in questo sfascio, in questo rottamaio, la persona che lei vide, se la ricorda? La descrizione di questa persona se la ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Era una persona sui 50-55 anni, enorme - enorme a livello di grossezza, era grosso - capelli bianchi, mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Vide se questa persona era, come dire?, in confidenza con Scarano? Si conoscevano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Si conoscevano.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda...
IMPUTATO Carra P.: C'era anche un operaio che mi sembra che era o marocchino o tunisino non so.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda se di questa persona fu fatto il nome in sua presenza?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Questa persona per quello che lei poté capire, si aspettava l'arrivo di Scarano con un camion guidato da lei con del materiale da scaricare sul luogo oppure era un po', come dire', davanti a una situazione imprevista?
IMPUTATO Carra P.: Questo non glielo so dire. Però posso dire che lui mi fece aspettare prima fuori un dieci minuti-un quarto d'ora. Entrò dentro, poi uscì lo Scarano e mi disse di entrare. Però non glielo so dire se lui era consapevole o meno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, queste operazioni quindi fatte a Roma per dargli una collocazione in termine di ora, lei arrivò a Roma al mattino, a giorno fatto, nel pomeriggio? Lei ha detto, ha raccontato questo episodio che si è svolto notte tempo in quest'area di servizio nelle Calabrie. Ecco, ma l'arrivo a Roma più o meno quando si verificò? L'indomani mattina...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. La mattina verso le otto e mezzo, le nove, nove e mezza, così. Non più tardi.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi lei quanto si è trattenuto ancora a Roma visto che dopo aver fatto questo scarico poi è tornato via?
IMPUTATO Carra P.: Io non mi voglio sbagliare, ma all'orario di pranzo sono andato via da Roma. Sempre nella stessa giornata di arrivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E' rientrato poi via strada a Palermo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, però non ricordo bene se sono andato a lasciare il semirimorchio per risparmiare spese giù a Napoli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, conclusosi questo viaggio - "conclusosi" intendo dire una volta che lei ebbe fatto ritorno a Palermo, ecco - qualcuno è venuto a cercarla per chiederle se era andato tutto bene, se c'erano stati problemi? E se qualcuno è venuto, è venuto subito, è venuto dopo qualche giorno, chi era?
IMPUTATO Carra P.: No, io incontrai Lo Nigro che mi chiese se era andato tutto bene e gli disse: 'tutto a posto.' Il Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le fu detto a questo punto qualcosa che guardasse non al passato ma al futuro a questo punto? Siccome all'inizio le era stato parlato della possibilità che lei facesse dei viaggi per loro, ecco. Uno l'aveva fatto, le fu detto a questo punto, le fu detto successivamente che avrebbe dovuto fare altri viaggi, fare un altro viaggio in un modo piuttosto che in un altro?
IMPUTATO Carra P.: No, in quell'occasione no. Ma lui mi disse prima di partire che se andava bene questo materiale, praticamente avrei dovuto fare altri viaggi. Già me lo aveva anticipato questo discorso prima di partire io per Roma. Il Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Senta in relazione a questi viaggi, a questo e a quelli che c'erano ancora da fare, le furono date delle disposizioni sui mezzi - quindi mi riferisco al trattore, ai rimorchi - ?
*IMPUTATO Carra P.: Sì, mi disse di... il Barranca mi disse di non muovere più il trattore perché di rimorchi ne avevo 24. Il trattore come trattore di non muoverlo.
PRESIDENTE: Facciamo una breve sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente. Senz'altro.
PRESIDENTE: Allora, per cortesia mi chiama anche Antonio?
Riprendiamo fra dieci minuti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Può riprendere il P.M.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie. Grazie, Presidente.
Senta, Carra, lei la data di questa operazione di trasporto di hashish a Roma, se la ricorda nel dettaglio, o solo come fatto che è successo - così ha detto - nell'aprile del '93?
*IMPUTATO Carra P.: No, mi ricordo il mese di aprile, ma di preciso non lo so indicare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei ha detto che in quella occasione disponeva di un cellulare intestato a Sabato Gioacchina.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo cellulare lo adoprava lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, soltanto io.
PUBBLICO MINISTERO: Soltanto lei. Ecco, in quel periodo, lei ha fatto, in quel mese di aprile, altri viaggi da Palermo a Roma in occasione dei quali ha avuto bisogno e comunque ha adoprato il suo cellulare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, dopo però, non in aprile stesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi non in aprile.
Ora lei ha detto non si ricorda il numero di quel cellulare. Può essere che fosse 0337-967269?
IMPUTATO Carra P.: Penso di sì, però ripeto: non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei ha detto di avere ricevuto nella notte, nel viaggio di andata a Roma, una telefonata - non so se poi era uno, o se erano due - da Scarano.
Ho capito bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Ho ricevuto la telefonata per fermarmi a prendere un caffè, o se ero stanco, per dormire un po'.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E poi ha detto, a sua volta, di averlo chiamato l'indomani mattina, una volta arrivato a Roma, perché si era perso.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lo ha chiamato quindi sul numero che Scarano gli aveva dato? Il numero di cellulare?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Prima di questo viaggio, o successivamente a questo viaggio, lei ha avuto occasione di telefonare o di ricevere telefonate sul suo cellulare da Scarano?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Carra P.: Ho ricevuto telefonate da Lo Nigro nel momento in cui c'era, diciamo che si doveva sistemare la copertura e ci contattavamo a vicenda.
PUBBLICO MINISTERO: No, appunto, da Lo Nigro. Ma io parlavo dei suoi contatti telefonici con cellulare, via cellulare, con Scarano.
IMPUTATO Carra P.: No, no, all'infuori di quelle là, prima no. Quella è la prima telefonata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ecco, siccome risultano delle telefonate che sono state fatte da questo cellulare intestato a Sabato Gioacchina, il numero è quello che ho detto poco fa, nella notte, incrociate nella notte tra il 19 e il 20 aprile del '93. E poi ancora nelle prime ore del mattino del 20 aprile del '93, ecco, queste telefonate possono avere una spiegazione diversa rispetto a quella che lei ha dato poco fa?
IMPUTATO Carra P.: Penso di no, perché io, diciamo, per telefono ci siamo contattati due volte io e lo Scarano. La notte, ripeto, per fermarci a prendere qualcosa al bar; e la mattina, perché io ho sbagliato strada.
Però non posso precisare se la sera l'ho chiamato anch'io a lui, o mi ha chiamato lui per fermarmi.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ma io, appunto, volevo sapere da lei, stabilito che esistono questi contatti telefonici, in quella notte e poi nelle prime ore del mattino, alle 08.00 del mattino del 20 aprile del '93, se questo scambio di telefonate poteva avere una spiegazione diversa, per quanto lei ne sa, rispetto al racconto che ha fatto lei. Tutto qua.
IMPUTATO Carra P.: No, no, diverso no di quello che ho raccontato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, Carra, poco fa le ho chiesto quali compensi, quali corrispettivi gli erano stati offerti, promessi, garantiti, assicurati, per questa sua attività. E lei ha dato una certa risposta.
Ora lei, all'epoca aveva dei debiti con qualcuno?
IMPUTATO Carra P.: Sì, tramite la mia...
PUBBLICO MINISTERO: Alzi la voce, abbia pazienza, Carra, sennò non la sento.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Tramite la mia agenzia di trasporti avevo dei debiti. Che so, col gommista, con le assicurazioni, col meccanico. C'erano un po' di debiti.
PUBBLICO MINISTERO: Questa situazione di debito, era conosciuta anche da queste persone delle quali lei ha parlato?
Intendo dire: Barranca, Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: Sì, qualcosa sapevano, però il Barranca era a conoscenza di un debito con la Pirelli in via Messina Marina, un gommista. Che mi contattò tante volte per... O mi faceva dire al mio fratello che... di sollecitarmi il pagamento alle gomme che acquistavo per i mezzi.
PUBBLICO MINISTERO: E quant'era l'ammontare di questo debito?
IMPUTATO Carra P.: Mah, io... Siccome ci lavoravo e montavo 15-20 gomme al mese, io le montavo durante il mese di lavoro.
Comunque il debito era, che avevo con la Pirelli, era sui 100 e rotti milioni. Però un po' glieli avevo già pagati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma in relazione a questo debito di cui Barranca qualche cosa sapeva, qualcuno le promise un interessamento, o addirittura di pagare il debito, o di farlo rientrare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, lui, dopo... Il Barranca, dopo un periodo di tempo, di quel viaggio di hashish, mi dovevano dare, mi avevano detto che mi dava 20 milioni di cui non ho avuto. Ne ho avuto sette e mezzo, otto milioni, dopo qualche due mesi mi sembra, un mese e mezzo. Non ricordo di preciso. Di cui che mi ha detto il Barranca che aveva tolto degli assegni che mi erano rimasti lì, alle gomme, in pagamento.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, sempre in relazione a questa sua attività che lei faceva, che ha fatto a richiesta di queste persone?
IMPUTATO Carra P.: Come a richiesta, scusi?
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire: se ho capito bene, Barranca le parlava della possibilità di chiudere questo suo debito?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma chi ci avrebbe pensato a chiuderlo questo suo debito?
IMPUTATO Carra P.: Lui.
PUBBLICO MINISTERO: Lui. E questo chiudere il debito da parte sua, ecco, come regalo, come favore, come corrispettivo per quello che lei aveva fatto, o che avrebbe fatto?
IMPUTATO Carra P.: Praticamente sui viaggi che io gli ho fatto... Vado più avanti, perché ci sono altri viaggi. Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Dopo?
IMPUTATO Carra P.: ... il discorso, il discorso che lui mi sistemò questa cosa qua, c'è anche nel mezzo Giuliano detto "Olivetti". Man mano il discorso camminava e passavano i giorni, i mesi, che io non ho avuto soldi. Ma loro mi dicevano che mi toglievano i debiti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta su questo viaggio di hashish, le viene in mente qualche altro particolare?
Se le viene in mente, questo è il momento per riferirlo. Perché io cambierei argomento.
IMPUTATO Carra P.: No, no... Non mi viene in mente nient'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora se non le viene in mente nient'altro, abbiamo parlato di questo primo viaggio.
Ecco, segua lei il filo dei suoi ricordi, eh? E quindi riferisca da sé dei viaggi successivi nell'ordine in cui lei se li ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Dopo che finii questo viaggio qua, io mi presentai a Palermo. E dopo un mese, 20 giorni, 25 giorni - non ricordo di preciso - mi contattò di nuovo il Barranca e Lo Nigro dicendomi che aveva bisogno di fare un trasporto di due, tre pacchi e di vedere dove mettere questi pacchi da trasportare.
Io, in quella occasione, dissi avevo un automezzo che avevo fatto... Sotto il pianale era ribaltabile il semirimorchio, e avevo fatto il pianale e sotto il pianale avevo fatto tipo una cassa in lamiera in cui venivano custoditi i teloni per coprire quando si carica qualche viaggio, che so, di qualsiasi genere. Il materiale, cioè, a volte bisogna coprirlo.
Siccome, lasciando i rimorchi a destra e a sinistra, anche che so, al porto di Genova, o al porto a Palermo, a volte mancavano i teloni, per essere più custoditi e non avere problemi io al momento in cui mandavo un autista a caricare, che gli mancasse il telo per coprire, non poteva caricare, mi perdeva il viaggio.
Praticamente ho detto questo perché è stato fatto quella cassa in lamiera in questo semirimorchio. In cui loro mi dissero: 'quanto sarà grande?', per farsi un'idea.
E io gli ho detto: 'non lo so quanto sarà grande'. Ho fatto segnale con le mani, e gli ho detto: 'lo misuro e te lo so dire'.
Ho fatto questo, l'indomani gli dissi che era un metro, un metro e qualcosa, per 90. Comunque abbastanza largo. E lui mi disse...
PUBBLICO MINISTERO: E lungo quanto, Carra? Lungo quanto?
IMPUTATO Carra P.: Un metro e qualcosa, un metro e mezzo, lungo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Carra P.: Alto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: ... 90, un metro, quasi.
PUBBLICO MINISTERO: Come profondità.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La larghezza?
IMPUTATO Carra P.: La larghezza poteva essere un 70.
Gli dissi queste misure. Dopo qualche giorno lui mi disse di preparare questo mezzo nel garage, che portavano questi pacchi per poi portarli su. E così feci.
Poi mi contattò, nel mio garage caricai questi pacchi nel semirimorchio. Misi in semirimorchio uno sopra l'altro. Praticamente il rimorchio dove carica, ho caricato i pacchi, ho messo un rimorchio vuoto senza sponde e che peserà un 60 quintali tutto, sopra. Lo legai bene.
Nel momento in cui si ribalta perché era ribaltabile il rimorchio di sotto, laterale, in momento in cui si ribalta, si riesce a uscire i pacchi senza muoversi né il semirimorchio... Diventa tutto un pezzo, praticamente, legato con i cavi di acciaio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, andiamo con ordine su tutti questi dati che sta illustrando.
Ecco, quindi la domanda che le fu fatta inizialmente era di organizzarsi per portare un nuovo carico, questa volta si trattava di... Non delle balle, ma si trattava di?
IMPUTATO Carra P.: Di esplosivo. Però che io all'inizio non sapevo che era esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le fu parlato di pacchi.
IMPUTATO Carra P.: Sì, di pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Pacchi. Le fu detto quanti erano?
IMPUTATO Carra P.: No, la quantità no. La quantità la vedevo nel momento in cui caricavo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Comunque lei capì che non era qualche cosa che si poteva portare tranquillamente sul cassone, voglio dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi colpì un particolare che Lo Nigro mi domandò se in quel punto lì c'era... Se potevano prendere caloria, quei pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Caloria, calore?
IMPUTATO Carra P.: Calore. Io dissi: 'no, è quasi dietro. Non ci va nessun... Non ci va nessun... non c'è motore e né niente. Non è un punto dove porta calore'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa richiesta inizialmente quindi chi gliela fece?
IMPUTATO Carra P.: Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Lo Nigro da solo, o Lo Nigro con qualcuno?
IMPUTATO Carra P.: Insieme al Barranca, era.
PUBBLICO MINISTERO: Le fu spiegato questo viaggio dove doveva arrivare? Cioè a dire: fino a dove doveva portare questo materiale?
Le fu detto all'inizio, o le fu detto in un secondo momento?
IMPUTATO Carra P.: No, questo qua, del discorso del calore è stato all'inizio. Ancora non c'era neanche i pacchi dentro il semirimorchio.
Me lo hanno chiesto nel momento in cui si parlava, le preparazioni.
PUBBLICO MINISTERO: Dico: ma le fu detto dove doveva essere portato questo carico?
IMPUTATO Carra P.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire inizialmente, oppure le fu spiegato solo in un momento successivo?
IMPUTATO Carra P.: No, in quel momento no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora spieghi ora con che modalità, da parte di chi poi è arrivato questo nuovo materiale. Dove è arrivato e che operazioni sono state compiute.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente, Barranca e Lo Nigro mi dissero di preparare il mezzo la sera nel piazzale dentro la mia agenzia di autotrasporti.
Una sera venne...
PUBBLICO MINISTERO: Quello della volta precedente.
IMPUTATO Carra P.: Sì, il Coprora.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre il solito?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sempre il solito.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui venne il Barranca la sera all'appuntamento insieme a Giuliano e Lo Nigro.
Lo Nigro si allontanò che aveva una Renault 5 verde...
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, scusi.
IMPUTATO Carra P.: Lo Nigro si allontanò per andare a prendere questi pacchi e portarli.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che aveva una Renault 5 verde.
Andò via. Dopo 20 minuti, mezzora, arrivò Lo Nigro con l'Ape, con dei pacchi sull'Ape coperti con una rete sopra.
Entrò dentro, abbiamo socchiuso il cancello e caricammo questi pacchi dentro il semirimorchio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, con ordine: questi pacchi erano sull'Ape coperti da una rete. Che rete era?
IMPUTATO Carra P.: Rete, queste da pescatori.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta che Lo Nigro abbia qualche cosa a che fare con le reti da pescatori?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ha un motopeschereccio, il padre che va a pescare che c'ha delle reti e tutte queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo materiale, quando arrivò lì da lei arrivò, ed eravate presenti chi? Oltre a lei.
IMPUTATO Carra P.: Io, Lo Nigro, Giuliano e Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Che io adesso so il discorso della... Allora non sapevo che avesse le barche Lo Nigro, che suo padre faceva il pescatore, che aveva le reti.
Io, all'inizio, questo non lo sapevo in quella occasione. L'ho saputo dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e vuol descrivere questo materiale?
IMPUTATO Carra P.: Sì, erano due balle, tipo ovale. Tutti...
PUBBLICO MINISTERO: Tipo?
IMPUTATO Carra P.: Tipo ovale.
PUBBLICO MINISTERO: Ovale.
IMPUTATO Carra P.: E grossi e tutti pieni di scotch. Il nastro, quello largo marrone. E...
PUBBLICO MINISTERO: "Pieni", cosa vuol dire, fasciati?
IMPUTATO Carra P.: Fasciati, esatto. Tutti fasciati. E nei lati usciva una cordicina tipo maniche, cordicina bianca...
PUBBLICO MINISTERO: Tipo manico.
IMPUTATO Carra P.: Tipo manico, fatto con lo scotch e tagliato, diciamo, messo a maniche. Questo laccio veniva fuori dalla balla, diciamo, tipo manici.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le dimensioni di queste... Come le vogliamo chiamare? Balle, pacchi, rotoli.
IMPUTATO Carra P.: Non glielo so dire, come dimensione non ho idea. Però mi ricordo che in tre persone si faceva fatica ad alzarli per metterli dentro, erano abbastanza pesanti.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Lei dice le dimensioni non ce le sa dare.
IMPUTATO Carra P.: Esatte, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Le dimensioni esatte no, però tipo una ruota, come le posso dire.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: "un po' ovali". Cioè, cerchi di spiegare cosa intende dire per ovali, alla Corte.
Fatte come un uovo? No.
IMPUTATO Carra P.: Tipo come un uovo. Non diciamo come una palla, erano... Non erano rotonde.
PUBBLICO MINISTERO: Sferiche.
IMPUTATO Carra P.: Sferiche.
PUBBLICO MINISTERO: Cos'erano, un po' schiacciate?
IMPUTATO Carra P.: Sì, lateralmente sì, ma... Erano un po' schiacciate dalle pance, diciamo. Come un uovo schiacciato lateralmente. Messo lì in piedi, un uovo un po' schiacciato.
PUBBLICO MINISTERO: E quante erano queste che le furono portate in quell'occasione?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembrano tre, non vorrei sbagliarmi però.
PUBBLICO MINISTERO: Un attimo fa ha detto due, se ho capito bene.
IMPUTATO Carra P.: Sì, invece no, dico tre perché ce n'era una piccolina tipo ruota di macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Più piccola.
IMPUTATO Carra P.: Sì, più piccola.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei ha detto che queste più grandi... Perché ha detto: due, più una più piccola. Quindi, due più grandi e una più piccola. Dico bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quella più piccola lei ha avuto modo, che so, di prenderla in mano da solo...
IMPUTATO Carra P.: Sì, quella piccola la alzavo facilmente, invece quei due pacchi grandi, da solo non si riusciva ad alzarli.
PUBBLICO MINISTERO: E quella più piccola, se l'ha presa in mano da solo perché era in grado di alzarla, ha potuto apprezzare quanto poteva pesare? Anche orientativamente.
IMPUTATO Carra P.: Penso un 30 chili, 25.
PUBBLICO MINISTERO: Ed era confezionata come le altre?
IMPUTATO Carra P.: Sì, uguale, sempre con lo scotch fasciato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, le fu detto che cosa c'era dentro questi pacchi?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Lei fece un'ipotesi tra sé e sé?
Cioè a dire: hashish non era...
IMPUTATO Carra P.: Ma io allora mi... pensavo che era droga. E loro mi avevano detto hashish, magari per darmi di meno di regalia. Io l'ho interpretato dentro di me così.
Guardando i pacchi non mi sembrava hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Carra P.: Però loro non mi dissero né hashish, né droga. Non mi diedero spiegazione di niente di che cosa c'era dentro.
PUBBLICO MINISTERO: E che cosa le fu detto, una volta fatto questo carico?
IMPUTATO Carra P.: Che... Ho chiuso per bene tutto e mi disse il Barranca, insieme a Lo Nigro, mi disse di presentarmi a, mi sembra a Roma in un'area di servizio all'inizio del raccordo anulare.
PUBBLICO MINISTERO: All'inizio, rispetto a dove? Venendo da dove?
IMPUTATO Carra P.: Venendo da sud. Venendo da sud ed entrando per il raccordo anulare.
Posso dire anche che c'è di fronte a quest'area di servizio la casa dove abitava lo Scarano. Però lo dico che l'ho saputo dopo, tramite un altro viaggio più in là. Però oggi lo posso dire. Allora non lo sapevo che c'era, che abitasse di fronte a quell'area di servizio lo Scarano.
Arrivai là, in questo appuntamento, entrai...
PUBBLICO MINISTERO: Lei partì subito da Palermo? Partì l'indomani? Se lo ricorda questo?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che partii all'indomani sera con la nave Palermo-Napoli.
PUBBLICO MINISTERO: Partì da solo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, da solo.
PUBBLICO MINISTERO: Il biglietto fu fatto a suo nome?
IMPUTATO Carra P.: O a nome Coprora o a nome Sabato Gioacchina, però non me lo ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha spiegato, o meglio, ha riferito poco fa un dato che vorrei spiegasse meglio. Cioè dire: sul semirimorchio lei posizionò un altro semirimorchio.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è, come dire, è una tecnica, è un modo per chi fa trasporti...
IMPUTATO Carra P.: Sì, io lo facevo...
PUBBLICO MINISTERO: ... abituale, o inconsueto, di spostarsi?
IMPUTATO Carra P.: No, no, abituale, Perché la maggior parte, quando non riuscivo a coprire, diciamo, non si riesce a coprire i semirimorchi con gli autisti che stanno al Norditalia, che stanno qualche... che so, il giovedì, il venerdì non hanno rimorchi e bisogna tenerli fermi, sospesi.
Invece, se non si riesce giù a caricare qualche mezzo, di fare qualche viaggio e mandarlo su in tempo in cui ci arriva che può fare il viaggio, si fanno delle spese enormi. Allora, per anticipare e non lasciare fermi gli autisti, si mette un rimorchio uno sopra l'altro e si manda via vuoto. Perché paga per vuoto sulla nave e risparmia ancora.
PUBBLICO MINISTERO: E questo consente poi di movimentare più rimorchi, anche carici, con un trattore solo?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E eventualmente, quindi, di imbarcare un rimorchio carico di materiale e utilizzare il trattore per fare un'altra operazione con un altro rimorchio. Vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Fa parte diciamo del programma lavorativo di un trasportatore di giù.
Anche quassù fanno questo sistema. Praticamente, che so, un autista con un trattore aggancia questi rimorchi, uno sopra all'altro, sono due. Arriva, che so, da Genova; parte, va a Brescia, li scende giù con una gru, li carica tutti e due e in una giornata e mezzo li porta giù all'imbarco.
Ha fatto due viaggi in una giornata, a volte, si può fare anche. Dipende dove si deve caricare, che so, del profilato, o a volte si caricavano i soppack di Torino, Rivalta Torinese, allora veniva comodo imbarcare a Genova e facevano in tempo a fare due viaggi in una giornata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi nell'occasione lei posizionò un semirimorchio sopra a quello...
IMPUTATO Carra P.: Ribaltabile.
PUBBLICO MINISTERO: ... ribaltabile. Ed ha detto era un ribaltabile laterale.
IMPUTATO Carra P.: Sì, laterale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, qual è l'accorgimento che si adotta per impedire che il camion, che il rimorchio superiore, azionando il ribaltabile, finisca per terra?
IMPUTATO Carra P.: I cavi d'acciaio. Bloccarlo per bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questa operazione poi, quindi consente, o perlomeno nel suo semirimorchio, consentiva di azionare il ribaltabile tranquillamente?
IMPUTATO Carra P.: Sì, tranquillamente senza avere paura se andava giù il rimorchio di sopra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, nell'occasione lei ricorda quali semirimorchi adoprò? Intendo dire, quale aveva di sotto e quale aveva di sopra?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Era un semirimorchio ribaltabile, ripeto, la targa era Palermo 15424 e prima era targato Brescia su semirimorchio, non vorrei sbagliarmi ma era targato Brescia, però non ricordo bene la targa precedente. Sopra c'era un semirimorchio di questi qua... Catania. Perché questo Catania 7676 ne avevamo acquistati tre uguali, ed era un Catania 7035, Catania 7034 e Catania 7676. Li avevamo acquistati a Catania nella ditta... una ditta grossa di Catania però non ricordo bene, Palmeri mi sembra, non mi ricordo di preciso come si chiama. Era semirimorchio Zorzi, tutti e tre, di cui io ne presi uno dei due, del Catania 7034 o 7035, che erano proprio uguali, se non guardava la targa li confondeva, e l'ho messo su.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per intendersi, il semirimorchio che aveva adoprato nell'occasione del trasporto dell'hashish, era anche quello un ribaltabile, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Quello dell'hashish era questo qua fisso, diciamo, come termine di attrezzatura. Semirimorchio fisso che ho sequestrato qua a Firenze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei partì e ha detto che aveva come punto di riferimento quest'area di servizio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda a nome di quale benzina era intestata l'area di servizio? Per intendersi, era un'Agip, era una Esso, una Erg, se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi sembra che era una Esso e dentro ci sono anche le telecamere, in tutto il parcheggio, nell'area di servizio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, è un'area di servizio grande?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che si trova quindi, provenendo da sud, arrivando al raccordo anulare a Roma?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha ricordo sicuro di aver fatto questo viaggio via mare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, questo sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quali sono le compagnie di navigazione che fanno questi viaggi da Palermo ai vari porti della penisola e viceversa?
IMPUTATO Carra P.: C'è la Tirrenia che abbraccia, fa Palermo-Napoli, Palermo-Genova, Palermo-Cagliari. Poi c'è la società della Grandi Traghetti che adesso ci sono nuove navi veloci che fa Palermo-Livorno e Palermo-Genova e viceversa. Poi ci sono le via mare da Termini Merese vicino Palermo che fa la linea Termini-Genova.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei utilizzava indistintamente, per la sua attività, tutte queste compagnie?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo viaggio per Napoli quindi l'ha fatto con una nave della?
IMPUTATO Carra P.: Tirrenia.
PUBBLICO MINISTERO: Della Tirrenia. Ecco, allora procediamo nel racconto. Lei è arrivato a quest'area di servizio e qui che è successo? Che disposizioni aveva lei? Come avrebbe dovuto comportarsi una volta arrivato a questo punto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, arrivato lì, che mi avevano dato un orario perché prendendo la nave giù a Palermo si arriva alle sette e mezza, le sette a Napoli; Napoli-Roma due orette, tre orette così, con comodo ci si arriva. Mi avevano dato un orario di entrare in quell'area di servizio e lì dovevo trovare Lo Nigro e lo Scarano che mo venivano a prendere in questo appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sapeva che avrebbe trovato queste due persone?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, all'inizio mi avevano detto così.
PUBBLICO MINISTERO: Ma c'era necessità di prendere un contatto telefonico? Oppure l'appuntamento era già fissato con un orario preciso?
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'appuntamento c'era, però se avevo problemi, di chiamare nel cellulare che mi aveva dato il Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di avere avuto problemi, di avere avuto bisogno di chiamarlo questo cellulare, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No, non me lo ricordo, ma penso di no. In questa occasione non mi ricordo di avere avuto problemi e di avere chiamato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi come dire l'appuntamento si verificò regolarmente, non ci furono problemi sta dicendo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi che cosa successe?
IMPUTATO Carra P.: Io arrivai in questo appuntamento e vidi arrivare lo Scarano insieme a Lo Nigro e Spatuzza. Mi fecero segnale di andare dietro di lui con l'automezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo, mi scusi Carra.
Di Scarano e di Lo Nigro ci ha già parlato. Di Spatuzza il nome lo sta facendo ora, mi sembra per la prima volta. Questa persona la conosceva?
IMPUTATO Carra P.: No, l'ho visto saltuariamente nell'occasione in cui abbiamo caricato i pacchi, però non sapevo chi era, chi non fosse, non mi era mai stato presentato.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo conosceva nemmeno per nome?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: E nemmeno di faccia?
IMPUTATO Carra P.: Di viso, l'ho visto di sfuggita mentre... No, no, forse confondo con un altro viaggio. Giù lui non c'era, io l'ho visto per la prima volta lì a Spatuzza, però non sapevo chi era.
PUBBLICO MINISTERO: Lì, vuol dire all'area di servizio?
IMPUTATO Carra P.: All'area di servizio. Perché giù a Palermo, nel momento in cui abbiamo caricato questi pacchi, io lo Spatuzza non l'avevo visto, non lo conoscevo proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi è una persona che lei vede all'area di servizio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sta dicendo così?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E queste persone arrivano all'area di servizio come?
IMPUTATO Carra P.: Con l'Audi di Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: L'Audi che è la stessa del viaggio precedente, quello dell'hashish?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Arrivano solo con l'Audi o con qualche altro mezzo, visto che erano tre?
IMPUTATO Carra P.: No, mi sembra solo con questo qua, con questo mezzo soltanto. Perché io ho avuto, diciamo, tanti contatti in diversi viaggi con appuntamento nell'area di servizio e ho avuto modo di vedere una volta Lo Nigro e Giuliano con una Jeep vecchia che era dello Scarano e non vorrei confondere, diciamo, le occasioni che ho visto le persone con una macchina e magari sbaglio a collocarli.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Voglio dire, io le ho fatto una domanda che riguardava le automobili, però prima di farle la domanda sulle automobili le ho fatto una domanda sulle persone.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le persone che lei ha incontrato quindi, ha detto, che sono: Scarano...
IMPUTATO Carra P.: Scarano, Lo Nigro, Spatuzza e poi dove mi hanno portato altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Carra, mi scusi. Ecco, sul fatto che queste erano le persone presenti, lei di questo è sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sul...
PUBBLICO MINISTERO: Le persone incontrate lì all'area di servizio voglio dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sullo Spatuzza non sono sicuro. Ma gli altri sì. Perché può anche darsi che lo Spatuzza io lo trovo dentro, dov'è che mi portano a scaricare questi pacchi e magari lo colloco nell'area di servizio all'appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, e allora racconti che cosa è successo con questo carico a partire dall'area di servizio.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Mi misi con l'automezzo dietro la macchina a seguirlo, mi portarono in via Ostiense, in quel garage, diciamo in quel deposito piccolino. Sono scesi dalla macchina, mi fece segnale Lo Nigro di entrare in questo parcheggio diciamo, come posso chiamarlo?
PUBBLICO MINISTERO: Non lo so, un cortile, qualche cosa.
IMPUTATO Carra P.: Cortile, sì, sì, una cosa del genere, era piccolo.
PRESIDENTE: Si sente parlare, chi parla? Si può sapere chi è che continua a discorrere, di qui non si vede? Ci sono dei Carabinieri lì? E' qualcuno degli imputati che discorre? Per cortesia, mi volete chiudere quella porta lì di passaggio? Abbia pazienza, l'ultimo Carabiniere che vedo, per piacere viene qui, chiude questa porta, poi ritorna al suo posto. Va bene, grazie.
Prego, scusate.
IMPUTATO Carra P.: Stavo spiegando che mi fece segnale di entrare in questo cortile. Entrando, io ho fatto la manovra per entrare, ho picchiato il cancello laterale col semirimorchio, lo stavo buttando quasi a terra. Feci una manovra in più, entrai, strusciando anche il muro laterale che avevo con lo specchietto retrovisore grande laterale.
Comunque, riuscii a entrare, a parcheggiare e scesi dal mezzo. Là dentro trovai un vecchietto sui 60 anni, 65 anni, con i capelli bianchi e c'era Olivetti.
PUBBLICO MINISTERO: Olivetti, vale a dire?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Olivetti che cos'è, un soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Un soprannome, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giuliano, lo sa il nome di battesimo.
IMPUTATO Carra P.: Salvatore Giuliano, però di cui io lo chiamano sempre Peppuccio, io non sapevo che si chiamasse Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è sicuro che si chiami Salvatore?
IMPUTATO Carra P.: No, Giuseppe Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Carra P.: Giuseppe Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Come è venuto fuori questo Salvatore, mi tolga una curiosità Carra? No, ho bisogno di capire perché è venuto fuori di questo Salvatore. Lei ha parlato di questa persona 50 volte, ma mai ha detto che si chiamasse Salvatore. Voglio dire, è la prima volta che le sento adoprare il nome Salvatore.
IMPUTATO Carra P.: Sì, va be', Salvatore...
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire Carra, si è confuso ora sul momento?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Che ne so, ha mal di testa, una cosa, lo dica.
IMPUTATO Carra P.: No, no, ci mancherebbe altro. Se ho qualcosa, lo dico subito. Io magari ho in mente le persone in cui ho avuto queste attività in questi due anni e allora magari mi confondo lì per lì. Anche perché certe persone li conoscevo per un nome, oggi so che hanno un altro e magari mi confondo per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per intendersi, questa persona...
IMPUTATO Carra P.: Avevo detto prima di Salvatore, avevo detto Olivetti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, esatto.
IMPUTATO Carra P.: In cui lei mi ha precisato di dire chi, Olivetti...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, perché ho visto che...
IMPUTATO Carra P.: E io ho sbagliato nel pronunciare il nome.
PUBBLICO MINISTERO: ... qualche Giudice era rimasto un attimo così, colto di sorpresa da questo cognome. Io sapendo che non è un cognome ma che è un soprannome le ho detto. 'ma Olivetti che vuol dire?'
IMPUTATO Carra P.: Ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Lei questa persona la conosceva con questo soprannome? O come Peppuccio lo conosceva?
IMPUTATO Carra P.: No, Peppuccio. Poi, man mano seppi che gli dicevano Olivetti. Ma all'inizio Peppuccio.
PUBBLICO MINISTERO: Peppuccio. Ecco, allora lei stava dicendo che è arrivato a questo cortile, c'era questa persona anziana, nel far la manovra...
IMPUTATO Carra P.: Picchiai sia a destra che a sinistra nel muro, nel cancello.
PUBBLICO MINISTERO: Nel cancello che quasi lo stava per buttar giù ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questo cortile lo vuole un attimino descrivere come era fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì. C'era un cancello entrando, di fronte venivano delle casette piccoline, tipo due magazzini piccoli in muratura. C'era il muro sulla mia sinistra e all'angolo proprio di fronte, entrando, c'era pietre piccoline lì di cava.
PUBBLICO MINISTERO: La ghiaia?
IMPUTATO Carra P.: La ghiaia, una cosa del genere, ce n'era un po' a terra e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi le persone presenti durante queste operazioni, a parte la persona anziana, a parte lei, a parte la persona che lei indica come Olivetti, chi c'era?
IMPUTATO Carra P.: Lo Nigro e Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro della presenza di Spatuzza? Lei ha detto che non era sicuro che ci fosse nell'area di servizio. Abbiamo bisogno di sapere se...
IMPUTATO Carra P.: Cioè, io non vorrei sbagliare con il viaggio precedente di Firenze e colloco... Praticamente io i viaggi li ho fatti però non riesco magari a collocarli con le persone in cui erano presenti già a Roma e poi a Firenze. Potrei fare confusione su questi due viaggi. Non come viaggi perché come viaggi sono quelli lì, però può darsi anche che mi sbagli e colloco le persone viste su a Firenze, perché sono talmente vicino magari i viaggi e posso sbagliare per questo.
PUBBLICO MINISTERO: Io le chiedo proprio tutte le volte che le pongo una domanda di precisare sempre se la risposta che sta per dare la dà con certezza, oppure non con certezza. Questo vale per tutte le domande che io le faccio e che le farò da qui alla fine dell'esame. Tutte le volte di chiarire se il suo ricordo sul punto è un ricordo sicuro, oppure se è un ricordo, come dire, meno sicuro.
IMPUTATO Carra P.: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora di questa risposta, sulle persone presenti, vuol dire, molto tranquillamente, quali erano quelle sicuramente presenti, stando ai suoi ricordi di oggi, questo è ovvio e quali invece può darsi che fossero presenti ma delle quali non è sicuro.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sono sicuro di Lo Nigro, Giuliano, Olivetti, Scarano e il vecchietto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E la mia persona. Lo Spatuzza non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti Carra, una cosa che non le ho chiesto a questo punto: questo viaggio con quale trattore l'ha compiuto?
IMPUTATO Carra P.: Col Volvo Torino 52079D.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lo stesso del viaggio dell'hashish per intenderci?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quello che le era stato chiesto in qualche modo di tenere a disposizione allora?
IMPUTATO Carra P.: Esatto, dal Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Questo materiale, che lei aveva a bordo in quella specie di cassa fatta di lamiera sotto il pianale, fu scaricato in questo cortile?
IMPUTATO Carra P.: Sì, messo quasi dentro le casette che c'erano. Io l'ho lasciati proprio fuori le casette diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Quelle che lei ha detto come piccoli magazzini?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, quei due piccoli magazzini che sono di fronte entrando. Però li lasciai fuori a terra, ho fatto manovra per uscire e sono andato via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei ha ricordo che questi pacchi furono messi direttamente all'interno di questi piccoli magazzini? Ovvero che prima furono scaricati dal camion, appoggiati in terra e poi messi nei magazzini? Si ricorda qualcosa su questo punto, o no?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sono stati messi fuori quando c'ero io presente. Nel momento dello scarico sono stati presi e messi fuori, non dentro il magazzino, li poggiarono a terra davanti le porticine che c'erano lì. Alla mia presenza, poi non so cosa hanno fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto quello che lei aveva a bordo fu scaricato?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, i due pacchi grandi più quello più piccolo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, l'interno di questo cortile lo sa descrivere? Com'è, un cortile più largo che lungo, ovvero più lungo che largo, c'ha muri laterali, alti, bassi, dà su una strada piccola, su una strada grande, il cancello di ingresso, una strada di grande comunicazione, una strada di periferia?
IMPUTATO Carra P.: C'era la strada, diciamo statale dove era collocato il cancello, sotto una strada tipo uno scorrimento veloce. C'era la strada sotto col paracarri, c'era il cancello entrando in lunghezza e non in larghezza. Cioè, entrando il muro sulla sinistra. Queste due casette di fronte. Sulla destra non mi ricordo se c'è muro o ci sia qualcosa, non me lo ricordo. Mi ricordo il muro perché picchiai con lo specchietto nelle manovre.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa persona anziana, lei capì se conosceva qualcuna delle persone che erano con lei, o perlomeno se ne conosceva meglio uno rispetto a un'altra; conosceva Lo Nigro piuttosto che Scarano, ovvero Giuliano piuttosto che Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha capito che...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, questa persona per come ho capito io era amico dello Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha capito se eravate attesi, o meglio era atteso l'arrivo di questo camion, oppure se fu una cosa che colse di sorpresa questa persona anziana?
IMPUTATO Carra P.: No, arrivai lì, entrai subito. Le persone erano dentro, il vecchietto e Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Attendevano già dentro.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E arrivò prima, voglio dire, prima che lei entrasse Scarano andò a parlare con questo vecchietto, oppure le fu aperto subito il cancello o addirittura lo trovò aperto?
IMPUTATO Carra P.: No, no, mi aprirono subito il cancello quando... Una cosa preparata, non impreparata.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei effettuò quindi... effettuò, effettuaste lo scarico di questo materiale?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei, fatta questa operazione, che cosa fece?
IMPUTATO Carra P.: Io mi recai verso Norditalia e, non vorrei sbagliare, in quell'occasione andai a caricare della sabbia a Lucca, a Massarosa.
PUBBLICO MINISTERO: Perché è un posto dove andava a fare dei carichi di sabbia?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era già stato anche in passato?
IMPUTATO Carra P.: Sì, qualche volta, non...
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda il nome di questa ditta?
IMPUTATO Carra P.: Sabital.
PUBBLICO MINISTERO: La Sabital di Massarosa.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però ha detto: "non vorrei sbagliare", cioè? Mi pare di capire che non è sicuro di questa affermazione.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto. Perché siccome in qualche occasione di questi trasporti, io sono andato lì a caricare questa sabbia e rientrato a Palermo. Non vorrei sbagliare, ripeto, se è stato in quella occasione di via Ostiense o in qualche altra occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Voglio anche precisare che io la bassa Italia non l'ho mai fatta a livello, diciamo così, di lavoro mio. Lavoravo sempre in alta Italia, sicché avevo tutto quello che c'è, diciamo, la mia presenza, gli spostamenti Roma, Napoli, sono soltanto esclusivamente per questi trasporti che io ho effettuato.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, a prescindere dal fatto se è stato o non è stato dopo questo viaggio a Roma, lei ricorda in quel periodo di essere stato effettivamente a fare un carico alla Sabital?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda qualcosa di particolare di questo carico che fece alla Sabital? Quanti semirimorchi caricò?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho caricato due semirimorchi perché lì ho trovato il mio autista La Rocca Luigi, con un altro automezzo sempre di proprietà mia, col semirimorchio, uno sopra l'altro. Lo scaricai tramite la ditta, con una gruetta. Lasciai il semirimorchio lì. Abbiamo caricato tutti e tre i semirimorchi e ci siamo avviati verso Genova, io e La Rocca, il mio autista, con i due semirimorchi agganciati. E uno l'abbiamo lasciato lì, che poi è andato a ritirare in un'altra occasione l'autista.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'autista era venuto, lei aveva preso appuntamento con il suo autista lì, alla Sabital, con La Rocca.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Che era venuto con un trattore e un semirimorchio.
IMPUTATO Carra P.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi vi siete trovati lì, con due trattori e tre semirimorchi.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quello superiore è stato scaricato.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con la gru, la gruetta, come ha detto lei.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dopodiché avete caricato tutti e tre i semirimorchi e poi sono partiti.
IMPUTATO Carra P.: Per Genova.
PUBBLICO MINISTERO: Per Genova. Però ha detto - glielo chiedo ancora - che non è sicuro se questo, tutta questa complessa operazione che si è svolta lì, alla Sabital è, come dire?, successiva a questo trasporto di questo materiale a Roma.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, raccontando questo fatto accaduto a Roma, lei ha detto che la destinazione è stata via Ostiense.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Però non sapevo che...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei che chiarisse alla Corte se lei questa denominazione la conosceva fin dall'inizio, oppure...
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi meglio.
IMPUTATO Carra P.: Oggi c'è stato il sopralluogo e tutto il resto, e so che è via Ostiense, ma non sapevo minimamente sia dov'era, cosa era, che via era.
PUBBLICO MINISTERO: Sopralluogo, quale?
IMPUTATO Carra P.: Quello fatto insieme a lei.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: E il resto.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Quindi è stato nell'occasione che ha saputo come si chiamava questa strada?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei con quanto ha fino ad ora raccontato ha riferito di una serie di situazioni e in particolare, per quanto riguarda diciamo Roma o il territorio romano nel suo complesso, ha riferito - lo ha detto un attimo fa - di un cortile in via Ostiense, ha riferito di un posto dove fu scaricato l'hashish da un rottamaio, ha riferito di un'area di servizio. E' vero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ricorda di aver partecipato a quello che lei chiama un sopralluogo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A Roma, col Pubblico Ministero.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questi posti è stato in grado di individuarli, nel corso di quel sopralluogo? Questi vari posti di cui si sta parlando: il cortile...
IMPUTATO Carra P.: No, il cortile ho avuto gli stessi problemi del posto dove scaricare, ho scaricato l'hashish.
PUBBLICO MINISTERO: In che senso ha avuto problemi.
IMPUTATO Carra P.: In che senso, lo sto spiegando subito. Praticamente, nella vicinanza riesco a inquadrare il posto, ma come strada non ci sapevo arrivare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma una volta che si è trovato nella vicinanza, come dice lei,...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... poi questi posti li ha, come dire?, riconosciuti con sicurezza?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurezza sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è tutt'oggi sicuro di questi riconoscimenti che ha fatto all'epoca?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, al cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: Al cento per cento. Ecco, io a questo punto, anche così per cambiare un po' la filosofia dell'esame, per cambiarlo nei suoi contenuti, ma senza uscire di tema ovviamente, avrei bisogno di chiedere alcuni chiarimenti a Carra avvalendomi della fatidica lavagna luminosa.
Quindi lei, Carra, resta lì dove è seduto, ha uno schermo sulla sua destra: tra un po' le compariranno delle immagini, che saranno viste da tutti i presenti. E io, in relazione a queste immagini, mano mano che lei le vedrà, ho bisogno di chiederle dei particolari.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Carra, vede qualcosa su quel monitor?
IMPUTATO Carra P.: Sì, il mio semirimorchio, quello sequestrato.
PUBBLICO MINISTERO: Quello, scusi?
IMPUTATO Carra P.: Sequestrato, nel mio arresto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questo è quello che aveva subito quei certi danneggiamenti, e che poi lei aveva fatto risistemare?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo semirimorchio, inizialmente, qui si vede di uno smagliante color rosso, con tanti adesivi e quant'altro, ecco inizialmente com'era?
IMPUTATO Carra P.: Era con le sponde d'alluminio, e adesso sono in ferro; e del colore azzurro cielo. Ed era solo un lungherone, la parte dove c'è scritto Zorzi, tutto questo lato qua con i piantoni e le sponde d'alluminio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco lei, dopo il suo arresto, ha avuto modo, nel corso delle indagini, ma dopo l'arresto eh?, ha avuto modo di rivederlo questo semirimorchio che ora ha sotto gli occhi nel monitor?
IMPUTATO Carra P.: Sì, abbiamo fatto un sopralluogo insieme.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè lei ha fatto un sopralluogo con me?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E in quell'occasione che tipo di indicazioni ha dato in ordine a questo semirimorchio?
IMPUTATO Carra P.: I danneggiamenti avuti tramite quello scarico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Spiegando un po' tutto il semirimorchio, anche.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, proseguiamo in questa rassegna. Questa è un'altra fotografia, poi vi diamo la collocazione di questi atti. Ma ce ne sono anche delle altre, eh?, voglio dire; questo è un particolare così.
IMPUTATO Carra P.: No, quella di prima, la B, mi sembra che si vede bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Questa è l'angoliera, questa qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Questa è l'angoliera di un piantone, però non so se è l'angoliera o il laterale: così, non si vede.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire "piantone", Carra?
IMPUTATO Carra P.: Piantone è dove è...
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi alla Corte, perché magari non tutti lo sanno.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente questo, diciamo vuoto che c'è in questo ferro dove era attaccata la B, che va dentro un pezzo di ferro con un piantone tipo una barra, dove ci sono dei ganci laterali che viene agganciato le sponde d'alluminio nel momento in cui si alzano.
PUBBLICO MINISTERO: Ora si scorrono le fotografie, giusto per dare modo a Carra di indicare quali di queste fotografie sono rappresentative di questi danneggiamenti e riparazioni di cui ci parlava, eh?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Questa qua è una, cioè si vede la saldatura, sia destra che sinistra, perché c'è un pezzo di lungherone nuovo, perché allora c'era il sistema come quello B, in cui andava dentro il coso.
Nel momento in cui lui spingeva con la pala meccanica, mi ha strappato il pezzo dove viene inserito il piantone. Infatti, c'è il pezzo nuovo lì.
PUBBLICO MINISTERO: Qui siamo, Carra, in che zona del camion? Sulle sponde? O lateralmente?
IMPUTATO Carra P.: Lateralmente, siamo.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la D. Andiamo avanti.
IMPUTATO Carra P.: Sì, è uguale.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, questo è il mezzo nel suo complesso. Fermi, torni un attimo indietro, per piacere.
Quindi, come aspetto generale, che differenza c'è tra questo semirimorchio, per come era all'epoca e per come si presenta oggi in questa fotografia? Qui vediamo queste sponde piuttosto alte, rosse, ma con queste strisce bianche diagonali.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente adesso così è tutto chiuso.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E' tutto un unico pezzo con soltanto dietro, se lei vede, c'è un aggancio con delle cerniere laterali, che si apre solo dietro. E questo è un semirimorchio attrezzato per il rottame.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Viaggiare, non creare problemi sulla strada. Allora, invece, era senza tutto il sopra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Prendendo solo il pianale, che è il pezzo dove c'è scritto Zorzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: C'erano montati, mi sembra, quattro piantoni a destra e quattro a sinistra, di cui c'erano otto, nove sponde con quella di dietro, di alluminio però a pezzi, non un tutt'uno.
PUBBLICO MINISTERO: A elementi separati.
IMPUTATO Carra P.: Sì, elementi separati.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Vada avanti, per cortesia. Avanti, avanti. Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Qui è il sotto.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è?
IMPUTATO Carra P.: Il sotto del semirimorchio, praticamente. Perché se lei si ricorda, mi chiese se andando a fare questo sopralluogo riuscivo a vedere diciamo se c'era qualcosa. Io gli dissi 'non lo so', perché al momento in cui sopra il pianale io ho fatto tutto di lamiera, e allora era con i legni, diciamo con le tavole, non ricordavo se al momento in cui il saldatore che ha effettuato questi lavori aveva tolto, per appoggiare bene il pianale e poi saldare, mi aveva tolto tutto il legno, l'aveva un po' addrizzato. Non avevo avuto occasione di guardarlo sotto, perché era neanche un mese che l'avevo sistemato questo semirimorchio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, benissimo.
IMPUTATO Carra P.: E stavo spiegando questo: questo è il sotto, dove va la lamiera, che non c'era allora; e questi sono i buchi creati dalla pala meccanica. Infatti ci sono, alla fine del legno, c'è anche un bordino in lamiera, che sono i lungheroni laterali, che sono piegati, sono tutti diciamo presi con le punte della, come si chiama?
PUBBLICO MINISTERO: La pala.
IMPUTATO Carra P.: La pala meccanica. Però, come si chiama?, il bicchiere. Come?
PUBBLICO MINISTERO: Il cucchiaio.
IMPUTATO Carra P.: Il cucchiaio, una cosa del genere. Ci sono i punti, i denti per essere esatto. E c'è stato qualche dente che me l'ha preso. E infatti si vede che è alzato, se lei guarda bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Perché si è alzato? Perché i denti sono dritti. Al momento in cui la pala meccanica i movimenti li fa a destra e a sinistra, lui non se n'è accorto che aveva il dente dentro, l'ha spostato e l'ha alzato.
PUBBLICO MINISTERO: Perché originariamente il piano di questo semirimorchio era tutto in tavole di legno.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E la lamiera ce l'ha fatta mettere lei dopo, ha detto così?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Andiamo avanti.
IMPUTATO Carra P.: Qua c'è anche un altro segnale, causato sempre dallo scarico.
PUBBLICO MINISTERO: Su questa foto c'è il numero 2. Avanti.
IMPUTATO Carra P.: Ecco, anche qui si vede bene.
PUBBLICO MINISTERO: Avanti. Ecco, qui, lei la riconosce questa?
IMPUTATO Carra P.: E' il cassone questo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. No, siccome l'immagine non è granché, magari il monitor su è meglio di quello nel quale guardo io.
IMPUTATO Carra P.: No, no, è il cassone; è anche sporto perché, ripeto, trasportavo rottame, avevo scaricato rottame in quel viaggio, ed era rimasto anche sporco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vada avanti, casomai poi si ritorna a questa fotografia, se non c'è niente di meglio.
IMPUTATO Carra P.: Questo è anche il cassone.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, avanti per piacere. Avanti.
Allora, prima di andare avanti, abbiamo esibito esattamente le fotografie contenute, dunque, si tratta delle foto che sono contenute nel fascicolo del dibattimento, a foglio - quelle che abbiamo mostrato finora - 1434 e seguenti. E si tratta in particolare di un album predisposto dalla DIA di Firenze, e che reca la data del 27 ottobre 1995.
Le foto sono a carte 1442 e seguenti, tutte quelle che abbiamo mostrato a Carra finora.
Ecco, passiamo ora a queste altre. Dopo diremo, daremo gli estremi di questa. Questo è sempre il suo camion, vero Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, stabilito che questo è il cassone, anche se è cambiato il materiale di rivestimento, ecco vuol spiegare alla Corte come era stato posizionato questo carico di hashish di cui lei ha parlato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Direi che qui la fotografia è stata fatta con le spalle alla cabina, verso il fondo del camion.
IMPUTATO Carra P.: Sì, quella è la sponda, aperto dietro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Praticamente le sponde d'alluminio erano anche alte, non proprio alte come queste, poco poco, qualche cinque centimetri più basse. E io avevo lasciato, proprio a toccare lato destro - lato destro però della foto, di come è messa questa foto qua - lato destro, la sponda abbassata davanti, la prima, che andava quasi a toccare la cabina del trattore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Avevo piazzato, perché avevo fatto tempo prima dei viaggi di tubi, viaggi regolari, e mi avevano dato dei, diciamo, assesti in legno dove veniva poggiato - diciamo in tutto il semirimorchio - veniva poggiato il tubo grande, di dimensioni grandi, e viaggiava senza muoversi.
Io, questi mezzi qua, che erano alti abbastanza, che mi arrivavano quasi a metà sponda come altezza, stretti così, piccoli, praticamente li lasciai, ho fatto tipo una gabbia, e lasciai lo spazio al centro. E sopra, da una parte all'altra, misi le sponde vecchie, dei legni: ho fatto tipo un piano, sopra.
Ho caricato queste cose sotto, andandoci di sotto della sponda aperta. Nel momento in cui ho finito di caricare i pacchi, ho chiuso la sponda e non si vedeva niente perché il sopra era tutto carico di rottame, di ferro vecchio, cofani di macchine, tutte queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Precisiamo quali sono queste fotografie, o meglio questa fotografia che abbiamo fatto vedere, appunto che abbiamo mostrato adesso e contenuta sempre negli atti del fascicolo del dibattimento in un album predisposto sempre dalla DIA di Firenze, accompagnata a una nota del 31 agosto '95; e si tratta della foto numero 21, che per l'appunto è a pagina 2794 e seguenti degli atti del dibattimento.
Senta Carra, il colore odierno di questo semirimorchio è rosso, prevalentemente. E all'epoca aveva, invece, quale colore?
IMPUTATO Carra P.: Azzurro.
PUBBLICO MINISTERO: Azzurro. Quando fu fatto quel sopralluogo, come l'ha chiamato lei, lei ricorda se fu in grado di far notare - a me, perché quell'atto l'ha fatto con me - che sotto il colore rosso emergeva ancora questo colore azzurro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Lo grattai un po' e c'era il blu sotto il rosso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi lei oggi ci ha spiegato anche che, almeno in questi due viaggi che ha raccontato, il carico a Palermo fu fatto in quanto tutto il materiale arrivò lì, al suo garage, trasportato sull'Ape di Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: O meglio, su un Ape condotta da Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha anche dato una descrizione di questa Ape.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Io le chiederei qualche cosa di più: lei sa dove Lo Nigro teneva questa Ape?
IMPUTATO Carra P.: L'ho saputo.
PUBBLICO MINISTERO: Se era di Lo Nigro, prima di tutto.
IMPUTATO Carra P.: Se era?
PUBBLICO MINISTERO: Se era di Lo Nigro, prima di tutto. Non gliel'ho, la prima domanda...
IMPUTATO Carra P.: Allora non lo sapevo che era di Lo Nigro e dove la teneva. Ma poi, man mano, ho saputo e ho visto dove era. Era di Lo Nigro, la Ape, e la teneva in un garage di sua proprietà, in via Salvatore Cappello, in uno scantinato di un palazzo, che ci sono tutti questi garage sotto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa via Salvatore Cappello è nella zona, più o meno, di casa sua?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. E' vicino.
PUBBLICO MINISTERO: Com'è che lei si è reso conto che, questa Ape, Lo Nigro la teneva in questo posto?
IMPUTATO Carra P.: Perché una volta lo incontrai dal barbiere, là vicino, e mi ha detto di dargli un passaggio che doveva prendere la motocicletta nel garage. Nel momento in cui io sono entrato là dentro, lui è sceso per prendere la motocicletta, io lì vidi dentro l'Ape.
PUBBLICO MINISTERO: Dentro questo garage, questo box?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e la motocicletta di Lo Nigro si ricorda che motocicletta era?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una Transalp Honda.
PUBBLICO MINISTERO: Una Honda Transalp.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questo edificio in cui c'era questo box in cui lei ha visto, appunto, la Ape quando andò ad accompagnare Lo Nigro per la motocicletta, questo edificio, nei dintorni c'è qualcosa di particolare, che lei rammenti?
IMPUTATO Carra P.: Sì. C'è il San Paolo vicino, l'albergo San Paolo. E poi ci abita anche la suocera di Giuliano, in questo stabile, Giuliano detto "Olivetti".
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma proprio a ridosso di questo edificio, nelle immediate vicinanze di questo edificio, ricorda che ci sia qualcosa di particolare? Una statua?
IMPUTATO Carra P.: Sì, dentro il cortile c'è diciamo una Madonnina, recintata col ferro questo lavorato; diciamo, tipo una cappella.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, una statua.
IMPUTATO Carra P.: Una statua, sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: All'aperto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, all'aperto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E lei ricorda questo box se era chiuso con una serranda, un bandone? Ovvero con una porta, con una cancellata a maglia? Si ricorda come era fatto l'ingresso?
IMPUTATO Carra P.: Sì, era un cancello tutto chiuso in ferro, tipo lamiera.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E con l'apertura a due pezzi.
PUBBLICO MINISTERO: A due?
IMPUTATO Carra P.: A due ante.
PUBBLICO MINISTERO: A due ante, ecco. E ricorda che altro c'era all'interno di questo locale, oltre a quello che lei vide? Perché ha parlato della Ape, e poi ci stava parlando della Honda Transalp. Ricorda di aver visto qualche altra cosa?
IMPUTATO Carra P.: Teneva, lui, anche qualche rete a terra di pescatore. Però, come automezzi, il motore e l'Ape. Non ho visto altro. Poi, si vedeva un po' di confusione: cose a terra, un po' di reti, un po' di corde, questi navali; queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Questi?
IMPUTATO Carra P.: Navali.
PUBBLICO MINISTERO: E che sono?
IMPUTATO Carra P.: Questi del peschereccio, che usa le corde per attraccare.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Le corde, non so come si chiamano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ricorda che ci fosse qualche altra cosa, sempre legata alla pratica di mare, all'andar per mare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era un po' di rete a terra, allora, in quell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Non ricorda di aver visto... Anzi, formuliamo la maniera diversa: quante volte c'è stato lì?
IMPUTATO Carra P.: Mmh, due volte. Una volta sola addirittura, qui, in questa occasione soltanto. Ma c'era anche un altoparlante, diciamo un altoparlante di auto, rotto, diciamo con la calamita messa nel cancello, all'interno. Si vedeva al momento in cui si apriva il cancello, che c'era questo altoparlante attaccato.
PUBBLICO MINISTERO: Per cancello, lei intende l'ingresso del garage?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non un cancello esterno.
IMPUTATO Carra P.: No. Ho detto io, non attaccato all'esterno, ma all'interno.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. No, no, dicevo il cancello: il cancello, lei intende la porta in ferro per entrare nel garage?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. No, sennò sembrerebbe che il cancello fosse, che ne so, esterno al fabbricato.
IMPUTATO Carra P.: No, cioè per entrare, c'è il cancello.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Carra P.: Però, per andare nel garage, deve aprire la porta di ferro diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, voglio dire, questo altoparlante quindi ha a che fare con la porta di ferro a due ante?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma dentro a questo garage non ricorda se ha visto qualche altra cosa? Voglio dire, abbiamo parlato di una moto Ape, abbiamo parlato di una motocicletta. C'erano altri motori?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo proprio di avere visto altre cose.
PUBBLICO MINISTERO: Attrezzatura da barca, da nave?
IMPUTATO Carra P.: No, non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non ricorda se ci fosse un motore marino?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Sì, c'era un motore marino; sì, che io poi diciamo, nel '94, cioè in un'occasione che io gli do una mano, ho preso questo coso marino e lo portai sulla nave, sulla barca del padre.
PUBBLICO MINISTERO: E ricorda questo motore marino?
IMPUTATO Carra P.: Sì, nero era.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era un fuoribordo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, un fuoribordo.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Nero. La marca, se la ricorda?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non se la ricorda. E ha detto, il colore di questa Ape? Quando abbiamo cominciato l'esame, lei ha dato una risposta a questa domanda che io le ho fatto sul colore dell'Ape, abbia pazienza, ma gliela ripropongo ora...
IMPUTATO Carra P.: Verde, mi sembra. Azzurra, verde, non mi ricordo di preciso se era azzurra o verde. Se verde, come colore.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Allora, se è possibile esibire una foto - poi diremmo quale - che riproduce specificamente un certo mezzo, una certa Ape.
Ecco, come modello, come tipo...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, è questa.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa? Lei vede bene che qui non siamo, voglio dire, in un box al chiuso. Qui siamo in un posto tutto diverso.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma è così l'Ape che aveva lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Carra P.: Anche malandata, era...
PUBBLICO MINISTERO: Qui, questa Ape, sembrerebbe, come dire, abbastanza in buone condizioni. Anche con un colore abbastanza, se non proprio nuovissimo, ma abbastanza ben conservato.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma è tutto... Ma conservata come colore, ma non come... Se lei guarda è tutta, diciamo, tutta piena di botte. Nell'angolo, in alto, fra... la flessione dello sportello è rientrato dentro. E' tutta rovinata, non è nuova come auto.
PRESIDENTE: Che foto era questa che abbiamo fatto vedere?
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, questa è una foto che è contenuta nel fascicolo del Pubblico Ministero allegata alla consulenza del dottor Massari. Consulenza che reca la data, che è stata acquisita dal Pubblico Ministero di Roma il 14 maggio '96 e affoliata a pagina 946 e seguenti. Fascicolo del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Riconosce poi...
IMPUTATO Carra P.: Questo è il fuori del palazzo del... E' l'angolo di via Salvatore Cappello e via Amedeo D'Aosta, mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo è l'edificio nel quale sta il box...
IMPUTATO Carra P.: Sì. Si entra salendo sulla destra.
PUBBLICO MINISTERO: Procediamo.
IMPUTATO Carra P.: Dove c'è la freccia che indica l'entrata. Si entra di qua.
PUBBLICO MINISTERO: Qual è l'edificio? Il primo sulla sinistra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, è tutt'uno. L'edificio è tutt'uno, che è fatto tipo a girare.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè...
IMPUTATO Carra P.: Come edificio. Questa è la portineria.
Questo, c'è un'altra entrata qua, eh. Dove c'è la Golf, c'è un'altra entrata che è sempre chiusa. Si sale più avanti e c'è l'entrata nell'interno del palazzo. Questa è sempre chiusa, la maggior parte, questo cancello. Non c'è movimento di entrata e di uscita da questo cancello.
Entrando di qua, dove c'è questa FIAT... Cos'è, FIAT Uno, una Y10?
Comunque, a toccare qua, questa macchina scura sulla mia sinistra, c'è la discesa piccolina che porta ai box.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', qui siamo tornati esternamente, mi sembra, vero? Procediamo. Procediamo?
IMPUTATO Carra P.: Questa è la discesa.
PUBBLICO MINISTERO: E' la scesa ai box, questa qui?
IMPUTATO Carra P.: Dei box, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E il box di Lo Nigro, scendendo da quella scesa, restava sulla destra, o sulla sinistra?
IMPUTATO Carra P.: No, questa discesa qua è obbligatoria andare sulla destra. Arriva in fondo che passa sotto diciamo un ponticino, che è diciamo dov'è che si entra in portineria, sopra. C'è questo ponticino qua.
Sulla sinistra si esce di nuovo in quel cancello che era sempre chiuso. E, sulla destra, si va nel garage di Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Sulla destra, cosa vuol dire? Perché io, sulla destra, vedo una parete, o un muro. O vedo male?
IMPUTATO Carra P.: Sulla sinistra, ma sulla destra c'è l'apertura. C'è, come le posso dire? C'è un viale con i box, uno dietro l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Perché dice sulla destra, se lo vedo sulla sinistra?
PRESIDENTE: Ma lei dice, scusi, in fondo oltre...
IMPUTATO Carra P.: In fondo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. In fondo.
IMPUTATO Carra P.: In fondo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ho capito.
PRESIDENTE: Non è che si veda, però si potrebbe intuire...
IMPUTATO Carra P.: Se va indietro... Può andare indietro un attimo?
Era l'altra foto, non in questo. Ancora indietro.
PRESIDENTE: Ah, di qua...
IMPUTATO Carra P.: Qua, entrando...
PRESIDENTE: Si vede...
IMPUTATO Carra P.: ... deve andare per forza a destra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: In fondo a destra...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... arriva nel garage di Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: A questa altezza qui c'è il garage di Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Quella specie di ponte che si vede sopra è quello che diceva lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il sottopassaggio...
IMPUTATO Carra P.: Ce n'è due o tre nell'arco di questo giro qua, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: In questa stradina.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
PRESIDENTE: Bene. Arrivati a questo punto rinviamo alle ore 15.00, Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Finiamo queste...
PRESIDENTE: Va bene, va bene...
PUBBLICO MINISTERO: ... due o tre fotografie, Presidente, abbia pazienza.
PRESIDENTE: Prego, prego. Va benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa, sennò il discorso rimane...
Ecco, Carra, che vede?
IMPUTATO Carra P.: Questo è il garage, perché ricordo il catenaccio.
Questo è il suo garage. L'altoparlante sulla destra...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi?
IMPUTATO Carra P.: Sulla destra si vede l'altoparlante...
PUBBLICO MINISTERO: Sulla destra, dove? All'interno della porta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, all'interno della porta, lì. Sulla destra, quel rotondino... Questo. Questo rotondino qua è un altoparlante vecchio.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Attaccato lì.
PUBBLICO MINISTERO: E la moto, la Transalp qual è?
IMPUTATO Carra P.: Quella lì sulla sinistra, appoggiata al muro. Però di qua non lo so se è quella lì sua, perché mi sembra verde, quella lì... Verdino, quella sua.
Questa, non lo so, non si vede. Comunque è questa, come Transalp, come motocicletta è simile.
PUBBLICO MINISTERO: Avanti.
IMPUTATO Carra P.: La corda, questa, navale.
PUBBLICO MINISTERO: Avanti.
IMPUTATO Carra P.: Il motore marino. Questo è il motore marino, sulla sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stava dicendo che questo motore lo ha avuto lei per le mani, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Anche con un gommone, smontato e piegato.
L'abbiamo caricato una sera sulla barca del padre.
PUBBLICO MINISTERO: La barca per?
IMPUTATO Carra P.: Del padre.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, del padre. Scusi, non avevo capito.
E lei lo aveva portato su qualche mezzo suo? Lei, Carra.
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No, ecco, siccome non riesco a...
IMPUTATO Carra P.: Questo qui, diciamo questo... Diciamo trasporto, guardi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Questo trasporto qua è stato fatto con un furgone bianco che era di proprietà di Giovanni Ciaramitaro, insieme a Vella che avevano una agenzia di pompe funebri.
PUBBLICO MINISTERO: Vella Vincenzo?
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Vella Vincenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui avevano l'insegna di pompe funebri, diciamo con le calamite. Avevano la scrittura e con le calamite che si metteva e si toglieva. Sicché era tutto bianco il furgone e non c'era né scrittura e né niente, al momento in cui ce l'ha prestato a noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi questo motore fu messo, in occasione di uno spostamento, a bordo di questo furgone bianco.
*IMPUTATO Carra P.: Esatto. E poi messo nella barca del padre.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, d'accordo.
Ci possiamo anche fermare qui. E se il Presidente...
PRESIDENTE: Penserei che sarebbe il caso di fermarci e riprendere alle ore 15.00.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: ... scusi.
PRESIDENTE: Chi parla?
PUBBLICO MINISTERO: Il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Volevamo dare atto di...
PRESIDENTE: Ah, le foto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... delle foto che avevamo mostrato.
Si tratta del fascicolo fotografico che correda la perquisizione fatta nell'immobile di via Salvatore Cappello 26, il 20 dicembre '95.
Qui lo dico: c'è un errore materiale, perché risulta l'anno 1985.
PRESIDENTE: E' un po' di più.
PUBBLICO MINISTERO: Le foto sono allegate a questo verbale delle operazioni di rilievo tecnico e sono affoliate a pagina 3110 e seguenti del fascicolo del dibattimento.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Florio: Pubblico Ministero, chiedo scusa, perché qui c'è - sono l'avvocato Florio - c'è la guerra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
AVVOCATO Florio: Mi può ripetere la pagina? Perché non l'ho sentita proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, le fotografie sono a pagina...
AVVOCATO Florio: No, no. Tremila...
PUBBLICO MINISTERO: 110 e seguenti del fascicolo del dibattimento.
AVVOCATO Florio: Grazie.
PRESIDENTE: Allora, riprendiamo alle ore 15.00.

UDIENZA DEL 24 FEBBRAIO 1997
(POMERIGGIO)

<< DOPO LA SOSPENSIONE >>

PRESIDENTE: Allora, il Pubblico Ministero può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi perdoni. Prima di riprendere l'esame, mi pare di aver percepito che i difensori avrebbero più o meno una curiosità - legittima peraltro - su più o meno l'orario di udienza, o mi sbaglio?
PRESIDENTE: Mah, io penso che potremmo andare intorno alle 18.00 circa.
AVVOCATO: Presidente, se fosse possibile, penso di parlare a nome di tutti. Se fosse possibile queste udienze non superare le cinque, anche perché abbiamo una serie di problemi che sennò veramente diventa...
PRESIDENTE: Avvocato, abbiamo battuto due e mesi e mezzo, per non dire tre, nel fare udienze purtroppo troppo brevi per vari motivi. Bisogna che almeno andiamo fino alle 18.00 perché diversamente diventa una cosa senza fine questo processo.
AVVOCATO: D'altra parte Presidente deve un po' comprendere anche le nostre esigenze perché alle 18.00 uscire dal Bunker vuol dire essere agli studi non prima delle 18.30. Questo è un problema per noi gravissimo perché non è che abbiamo...
PRESIDENTE: Avvocato, facciamo le cinque e mezzo, ma non meno delle cinque e mezzo, 17.30. Proprio per venire un po' incontro. Diversamente qui diventa una cosa, udienze troppo brevi che mangiano un sacco di tempo.
Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io direi di proseguire, Carra, nel sottoporle ancora delle immagini che hanno a che fare con quanto di cui lei ha parlato nella mattinata. E quindi chiederei, siamo rimasti senza coadiutore ma sta arrivando la signorina. Intanto diciamo alla Corte che quello che esibiamo ora in fotografia è materiale fotografico che fa capo a due distinte annotazioni della DIA: la prima è un'annotazione datata 8 settembre '95 e per la Corte alla collocazione a pagina 1402 e seguenti del fascicolo del dibattimento. E la seconda è un'annotazione sempre della DIA del 20 settembre 1995 - sono anche delle annotazioni vicine nel tempo - e questa seconda annotazione, per meglio dire le fotografie che fanno capo a questa seconda annotazione, stanno a foglio 1352 e successivi, sempre del fascicolo del dibattimento.
Ecco, io chiederei alla signorina la cortesia di mettere sotto il visore la foto numero 1 del fascicolo appunto allegato all'annotazione DIA 8 settembre '95.
E a lei Carra chiedo... Non credo sia questa signorina. 8 settembre '95.
PRESIDENTE: Intanto che la signorina ci mostra la foto, volevo ufficializzare una richiesta di assicurazione dell'imputato che è oggetto di esame. Il quale si era, aveva manifestato la preoccupazione di essere visto in televisione perché ovviamente motivi di sicurezza la preoccupano. So che gli è già stato assicurato questo, glielo torno ad assicurare: è stato predisposto che l'impianto di ripresa televisiva possa riprendere tutto fuorché lei. Quindi lei può controllare poi perché ciò che si vede sul monitor su diversi schermi è quello che la televisione riprende e lei non può essere ripreso.
*IMPUTATO Carra P.: La ringrazio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco Carra, osservi per cortesia questa foto. Io non le do nessuna indicazione, lei mi dica per cortesia se quello che vede suscita in lei qualche ricordo.
Mi risponda tranquillamente, se non le suscita...
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Non si ricorda...
IMPUTATO Carra P.: Niente.
PUBBLICO MINISTERO: Niente. Passiamo alla foto numero 3, per cortesia.
IMPUTATO Carra P.: Sì, questa è la caserma dove ho fatto io l'inversione con il camion carico di hashish, al semaforo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ecco lì mi pare si legga Divisione Carabinieri Palidoro. L'inversione con il carico di hashish diretto dove?
IMPUTATO Carra P.: Se allarga l'immagine.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Allarghi l'immagine signorina per cortesia.
IMPUTATO Carra P.: Dove c'è il segnale del senso unico.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Io venivo da dietro diciamo, così nella foto. Ho fatto inversione, sono andato dove indica la freccia dritto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè ha proseguito...
IMPUTATO Carra P.: Sì. Questa strada qui, dovrebbe arrivare a un certo punto che c'è un ponte, sotto un ponte.
PUBBLICO MINISTERO: Sotto un ponte cosa si trova Carra?
IMPUTATO Carra P.: Cosa?
PUBBLICO MINISTERO: Sotto il ponte che cosa si trova?
IMPUTATO Carra P.: Il magazzino di quel marmista, dove sono entrato io in quel piazzale diciamo.
PRESIDENTE: Quello sfasciacarrozze.
IMPUTATO Carra P.: Sfasciacarrozze.
PUBBLICO MINISTERO: Il marmittaro?
IMPUTATO Carra P.: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Quello delle marmitte per intendersi.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, quel signore dove mi ha scaricato con la pala meccanica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questa foto? E' la foto numero 4. Io avevo detto la numero 4, signorina.
IMPUTATO Carra P.: Sì, dovrebbe essere qua più avanti, qua dentro. Dove c'è il segnale del semaforo ci dovrebbe essere l'entrata. Però non vorrei che è all'opposto l'entrata del ponte.
PUBBLICO MINISTERO: Passi alla foto 6.
IMPUTATO Carra P.: Qua sotto, qua dentro, sono due entrate.
PUBBLICO MINISTERO: Riconosce il posto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, sono entrato. Entrando, in fondo c'è, finisce dove passa i binari dei treni.
PUBBLICO MINISTERO: La foto 7.
IMPUTATO Carra P.: Sì, il posto è questo, dove c'è messo le marmitte.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro Carra, sì?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Passi per cortesia nell'album 20 settembre '95. 20 settembre '95 la foto 35. Questa foto Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, qua dentro sono entrato io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Sulla sinistra c'è la casina, diciamo, una tettoia dove lui teneva delle marmitte.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Dove c'è questa macchina in alto, cose messe in alto su un ponte, non so. Comunque aveva una specie di pensilina fatta in lamiera.
PUBBLICO MINISTERO: E anche la successiva ormai che ci siamo: 36. Lo riconosce questo slargo, questo...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, così era come...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un particolare Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa operazione che fu fatta avvenne, per così dire, all'interno del piazzale proprio di pertinenza dello sfascio, oppure subito fuori?
IMPUTATO Carra P.: No, praticamente entrando trova un piazzale, andando in fondo, se non ricordo male, c'era una casetta piccolina nel mezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Andando ancora avanti la strada sterrata era un po' stretta e poi allargava in un altro piazzale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che per fare questa operazione, ha detto più volte, fu impiegata una pala meccanica.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda il colore di questa pala meccanica?
IMPUTATO Carra P.: Sì, era gialla e se non sbaglio era scoperta diciamo. Di solito ci sono...
PUBBLICO MINISTERO: Ma era cingolata o gommata?
IMPUTATO Carra P.: No, gommata era. No, aspetti.
PUBBLICO MINISTERO: Va be'...
IMPUTATO Carra P.: No era, cingolata era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora magari altre... Vede, c'è una macchina operatrice sulla sinistra, un cingolato.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma non è...
PUBBLICO MINISTERO: Non è questo. Vada avanti, per cortesia, signorina. Successivamente, verso la fine di questo fascicolo, ecco.
IMPUTATO Carra P.: Si vede già la pala meccanica in fondo, se non sbaglio. Quella lì è la pala meccanica.
PUBBLICO MINISTERO: E' possibile che sia stato questo il...
IMPUTATO Carra P.: No è possibile, è quello lì, senza gabinato sopra, era libero. La persona era libera alla guida della pala meccanica.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, questa foto le era mai stata fatta vedere?
IMPUTATO Carra P.: No, mai.
PUBBLICO MINISTERO: Da me?
IMPUTATO Carra P.: Mai. Questa è la prima volta che la vedo.
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei dare la collocazione di queste fotografie: queste sono contenute nell'album, sempre nell'album 8 settembre '95 e erano le foto, le ultime foto del fascicolo che peraltro sono pochissime. Il numero da qua non lo so indicare.
Allora, ora le faccio vedere altre foto e non le dico niente se non, mi limito a chiedere se quello che lei vede le dice qualche cosa.
Chiedo alla signorina di mettere sotto il visore nell'ordine la foto 12 di un album intestato alla DIA di Roma, datato 7 settembre 1994. Mi pare signorina che quello sia un album dei Carabinieri, riconosco la copertina, non è della DIA. Scusi signorina, che album è codesto?
(voce fuori microfono) 7 settembre 1994.
PUBBLICO MINISTERO: Della DIA di Roma?
(voce fuori microfono) Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Gli estremi di collocazione?
(voce fuori microfono) Allora, sono ai fogli 485 degli atti della Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora la foto numero 12 per piacere. Le dice qualcosa questa immagina Carra?
IMPUTATO Carra P.: La può schiarire un po'?
PUBBLICO MINISTERO: Scusi? Se non le dice niente me lo dica, senza...
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. La foto 13. Questa?
IMPUTATO Carra P.: Questo dovrebbe essere il cancello di via Ostiense.
PUBBLICO MINISTERO: Il cancello di?
IMPUTATO Carra P.: Via Ostiense.
PUBBLICO MINISTERO: Via Ostiense. Quindi, quel cancello di cui lei ha parlato...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... con riferimento a quella manovra...
IMPUTATO Carra P.: Sì, che lo picchiai nell'angolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per intendersi, Carra, il cancello per come lo ha lei nel monitor, lei lo picchiò nella parte destra o nella parte sinistra?
IMPUTATO Carra P.: Entrando sulla destra.
PUBBLICO MINISTERO: Sulla destra. Lei entrò a marcia avanti o a marcia indietro?
IMPUTATO Carra P.: A marcia avanti.
PUBBLICO MINISTERO: A marcia avanti.
IMPUTATO Carra P.: No, no, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Carra P.: Sulla sinistra lo picchiai. Perché entrai a marcia avanti e lo presi con... No, no, a destra lo picchiai e a sinistra poi sul muro sulla sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Con gli specchietti.
IMPUTATO Carra P.: Con gli specchietti, sì.
PUBBLICO MINISTERO: La 15. Cosa riconosce Carra?
IMPUTATO Carra P.: Il cortile dove entrai io in via Ostiense.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il cortile che sta al di là di quel cancello?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quello...
IMPUTATO Carra P.: Però che allora non c'era tutta questa erbaccia che c'è adesso. Era più pulito come piazzale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, si nota che c'è un muro sulla destra, si nota laggiù in fondo una costruzione con qualche cosa che assomiglia a delle porte, delle finestre. In primo piano si vede un'elevazione nel terreno del cortile.
Ecco, vuole dare l'indicazione che ritiene, tenuto conto di quello che ha già raccontato stamani circa il modo come entrò nel cortile, circa dove furono effettuate queste operazioni di scarico, dove si collocano i locali tipo magazzini di cui lei ha parlato?
IMPUTATO Carra P.: Sì, entrando, io sono entrato a marcia avanti tutto lato sinistro, entrando. C'era un po' di terra sulla mia sinistra, era all'angolo.
PUBBLICO MINISTERO: La ghiaia di cui parlava stamani?
IMPUTATO Carra P.: Sì, la ghiaia era sulla sinistra, proprio all'angolo, le casette così. E i pacchi furono scaricati davanti l'ingresso di quella porticina lì, proprio a terra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è quella costruzione laggiù in fondo quella che lei ha definito tipo magazzini?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prendiamo nuovamente l'album 20 settembre '95, la foto 43. Ecco, ora lì c'è un pezzetto di carta gialla che copre il volto di una persona. Questa foto Carra si ricorda in che circostanza...
IMPUTATO Carra P.: Sì, è stata la foto quando abbiamo fatto il sopralluogo in via Ostiense, che io stavo spiegando da dove arrivavo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Sempre in questo album, la foto 47. Questa...
IMPUTATO Carra P.: Questa è l'area di servizio in cui io ho fatto gli appuntamenti. Siamo nella parte di dietro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Dove che io ho avuto, diciamo, in tante occasioni l'appuntamento con loro, tramite viaggi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi raccomando Carra, parli sempre nel microfono sennò perdo la sua voce.
Ecco. Quindi questo è il punto di cui lei ha già parlato stamani?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è un punto nel quale lei ha avuto occasione di incontrarsi più volte?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era il luogo, diciamo, abituale per gli appuntamenti presi con lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Anche il punto dove parcheggiavo con l'automezzo. Se lei vede a terra ci sono le strisce, diciamo i segnali per poter parcheggiare gli automezzi.
PUBBLICO MINISTERO: La foto 46, per cortesia.
IMPUTATO Carra P.: Questo è l'ingresso dell'area di servizio.
PUBBLICO MINISTERO: E quegli edifici sullo sfondo?
IMPUTATO Carra P.: Dove abitava lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, dall'area di servizio si osservavano gli edifici nei quali c'era anche l'abitazione di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo saprebbe identificare con esattezza il palazzo dove abitava Scarano?
IMPUTATO Carra P.: No, di preciso no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Lei c'è stato nell'abitazione di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ci sono stato.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, le chiederò in un altro momento qualche cosa di più specifico su questa abitazione.
Carra, lei stamattina ha riferito di questo viaggio, con questi involucri a palla un po' schiacciati, che ha avuto come suo punto di arrivo, secondo quanto racconta, quel certo cortile che abbiamo visto poco fa. Ecco, ve ne sono stati altri di viaggi fatti con carichi analoghi?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, ci sono stati altri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha portato questo esplosivo anche a Firenze?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho portato l'esplosivo a Firenze, a Milano e a Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stiamo parlando di questo viaggio, di questo trasporto per meglio dire, che ha avuto come suo punto di arrivo Firenze. Allora, lo illustri per cortesia dal suo inizio, questo episodio.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente dopo questo viaggio di via Ostiense, dopo un periodo, però non riesco a focalizzare quanto, si è rifatto lo stesso carico al garage della Coprora giù a Palermo con questi pacchi ovali di esplosivo, di cui nell'occasione, prima di partire, il Barranca mi aveva dato un bigliettino con un numero di telefono, c'era scritto anche il paese, un paese vicino Prato e m'ha dato l'appuntamento per le otto di sera di presentarmi. All'ingresso di questo paese c'era una grande chiesa dei Testimoni di Geova.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, andiamo con ordine, Carra. Lei ricorda in questo caso come lei fu contattato per poi intraprendere tutta questa complessa operazione? La vennero a cercare a casa, ovvero in altro modo? Da parte di chi? In che circostanze? Quanto tempo prima di questa partenza?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che venne in ufficio da me Lo Nigro insieme a Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E che cosa le disse?
IMPUTATO Carra P.: Di preparare il mezzo che si doveva caricare dei pacchi per portarli su. Però non mi disse, diciamo, dove dovevo andare e cosa dovevo fare.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, le chiesero di tenersi a disposizione?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiesero di tenersi a disposizione anche con il camion? Insomma, col mezzo per intendersi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi diede diciamo l'appuntamento la sera nel mio garage che si doveva caricare di nuovo il mezzo con dei pacchi, che si doveva partire di nuovo praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi quanto tempo passò da quando le fu dato questo preavviso a quando poi fu fatta questa operazione di carico? Fu questione di giorni, o più lungo?
IMPUTATO Carra P.: Qualche mese e mezzo, un mese, però non riesco a focalizzarlo bene come giorni. Non vorrei sbagliare.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questa operazione vuol raccontare come avvenne? Quindi come arrivarono questi pacchi, quanti erano, chi li portò, chi era presente quando furono caricati sul camion, come si svolse la partenza, il viaggio?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente avevano dato appuntamento lì al garage da me, io arrivai al garage e trovai il Barranca, il Lo Nigro, Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Di mattina, di sera, quando avvenne questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: Di sera. E' stato di sera.
PUBBLICO MINISTERO: Di sera, dopo cena?
IMPUTATO Carra P.: Sì, dopo cena.
PUBBLICO MINISTERO: E arrivando al garage lei trovò che questo materiale era già arrivato, o arrivò successivamente?
IMPUTATO Carra P.: No, no, io aprii e non c'era ancora il garage... diciamo nel garage ancora non c'erano questi pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: E allora...
IMPUTATO Carra P.: Nel momento in cui arrivai io c'era il mezzo già messo in posizione per alzare e caricare i pacchi e Lo Nigro si allontanò mi sembra con Giuliano e poi venne il Lo Nigro con l'Ape sempre, con lo stesso funzionamento, con i pacchi sopra e la rete sopra i pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questi pacchi erano diversi da quelli della volta precedente, o erano, come conformazione, come aspetto esterno...
IMPUTATO Carra P.: No, no, uguali, uguali erano.
PUBBLICO MINISTERO: Erano uguali anche come grandezze?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti erano Carra?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che erano quattro, due grossi e due piccoli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei stamattina, quando ha parlato dell'altro viaggio e ha distinto due grossi da quello piccolo, ha anche detto che quello piccolo poteva pesare intorno, se non ricordo male, intorno a una trentina di chili o 25.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, anche in questo caso le grandezze erano più o meno di quest'ordine?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, uguali.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, quindi questi pacchi furono sistemati con modalità diverse da quelle della prima volta, oppure le modalità furono le stesse?
IMPUTATO Carra P.: No, no, uguali, non... Si caricarono nello stesso modo in cui abbiamo fatto il primo carico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei a questo punto... Formulo diversamente la domanda: lei diceva prima di avere avuto un certo biglietto. Ecco, questo biglietto l'ha avuto nel corso di queste operazioni di carico di questo materiale, o l'ha avuto in un momento diverso?
IMPUTATO Carra P.: No, no, abbiamo finito di caricare questi pacchi e il Barranca mi disse, davanti a Lo Nigro: questo paese, mi spiegava l'entrata c'è questa chiesa - Testimoni di Geova - e l'appuntamento per le otto, perché mi ha dato l'appuntamento alle otto, perché io ho preso la nave per Livorno, ho sbarcato a Livorno. Gli dissi che sbarcavo sulle due e mezzo, le tre del pomeriggio. Mi calcolai un paio d'ore per arrivare a Prato e lui mi disse: ' per le otto ti va bene? Ci arrivi benissimo'. Gli dissi: 'sì, ce la faccio per le otto a essere lì'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei, Carra, che lei cercasse di essere preciso su quello che le fu spiegato a voce e quello che le fu messo sul biglietto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè sul biglietto che indicazioni le furono date, per iscritto per intenderci?
IMPUTATO Carra P.: Per iscritto, c'era il nome del paese.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E il numero di telefono dove è che io, se avevo problemi, di telefonare e cercare di Peppuccio.
PUBBLICO MINISTERO: Peppuccio, cioè di?
IMPUTATO Carra P.: Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi aveva queste due indicazioni sul biglietto?
IMPUTATO Carra P.: Sì. A voce, invece, mi disse il fatto della chiesa e...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che all'ingresso del paese avrebbe trovato questa chiesa?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Dei Testimoni di Geova.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le fu detto anche che strada doveva fare per raggiungere questo posto? Intendo dire: 'venendo in autostrada da, esci qui', 'venendo in superstrada da, esci qui', e così via.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Lui mi disse, il Barranca, che uscendo a Prato Ovest, mi sembra, non vorrei sbagliare, comunque uscendo nell'uscita di Prato trovavo l'indicazione per questo paese.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, l'uscita di Prato, vuol dire uscita dall'autostrada?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'autostrada, prendendola da dove?
IMPUTATO Carra P.: Venendo da Livorno verso Firenze, la Firenze Mare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei partì quindi, ha detto un attimo fa, da Palermo con destinazione Livorno.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Partì, a che ora parte la nave da Palermo che sbarca a Livorno?
IMPUTATO Carra P.: Parte alle cinque e mezzo, sei del pomeriggio, e arriva alle due e mezza lì, a Livorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se questo carico di esplosivo, insomma di questi pacchi, fu fatto sul suo camion la sera dopo cena, ecco, lei poi quando partì? L'indomani? Dopo qualche giorno?
IMPUTATO Carra P.: No, no, all'indomani.
PUBBLICO MINISTERO: L'indomani, partì. Ho capito. Senta, e questa volta partì con il mezzo attrezzato sempre nel solito modo? Cioè a dire un cassone sopra e uno sotto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Anche in questo caso.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e i mezzi che adoprò, allora? Se se li ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sempre gli stessi erano.
PUBBLICO MINISTERO: Gli stessi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il trattore qual era?
IMPUTATO Carra P.: Il trattore, il Volvo targato Torino 529709D.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, il...
IMPUTATO Carra P.: Il semirimorchio era quello targato Palermo 15424.
PUBBLICO MINISTERO: E sopra che ci aveva messo?
IMPUTATO Carra P.: L'altro rimorchio, targato Catania 7035, o 34, non lo ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era stato già ritargato, questo semirimorchio, all'epoca?
IMPUTATO Carra P.: Era già?
PUBBLICO MINISTERO: Ritargato Palermo?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro di questo? Ci pensi un attimo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, già ritargato. Perché sotto il rimorchio era già targato, il 15424, e il sopra doveva essere per forza anche targato, perché li ho targati tutti assieme, quei rimorchi.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, appunto.
IMPUTATO Carra P.: Nello stesso periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto per questo. Senta, una curiosità. Quando uno imbarca su un traghetto - ora, poi ci spiegherà su quale traghetto imbarcò nell'occasione - ecco, quando fa il biglietto, e comunque sulla nave, rilevano le targhe oltre che del trattore anche quella del rimorchio? Ed eventualmente, come nel suo caso, anche del semirimorchio che c'aveva messo sopra?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha capito la domanda, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì sì, l'ho capito. Loro, quando vai a fare la polizza, anche che non va a guardare, nessuna società va a guardarti il numero di targa se non c'è un problema; sicché, se uno vuole mettere una targa sbagliata, può solo creare problemi al momento di uscita dalle dogane, dei porti, o a Livorno, o a Genova.
Mettendo, imbarcando il rimorchio sovrapposto, che nella polizza viene definito vuoto - perché nella polizza risulta vuoto, rappresenta un mezzo vuoto, ma è sovrapposto - a volte mettono la targa di sopra, e a volte no. Non è sempre che mettono la targa sul mezzo che viene posto sopra il mezzo, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Lei dette la targa giusta, voglio dire, nell'occasione.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e il viaggio, il biglietto lo fece a che nome? Se se lo ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra a Sabato Gioacchina, la polizza. Però non vorrei sbagliare, perché io imbarcavo a volte a Coprora, a volte Sabato Gioacchina: usavo tutt'e due i nomi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, nell'occasione lei si portò dietro anche il cellulare, oppure fece senza?
IMPUTATO Carra P.: Sì sì, avevo il cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Il solito.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Quello intestato a Sabato Gioacchina?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda il nome del traghetto sul quale montò?
IMPUTATO Carra P.: Grandi Traghetti.
PUBBLICO MINISTERO: E la nave come si chiamava: se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: O Freccia Blu o Freccia Rossa, non ricordo, perché a volte la cambiavano; ma sono uguali, come navi: cambia il colore.
PUBBLICO MINISTERO: Fanno entrambe rotta sulla Palermo-Livorno?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, sono tutt'e due adesso, da quando hanno messo le navi veloci, che fanno su e giù: una che parte e una che arriva.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, lei si imbarcò regolarmente da Palermo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era solo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, solo.
PUBBLICO MINISTERO: Il viaggio si svolse regolarmente? Nel senso che arrivò a Livorno all'ora prevista?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Su quella nave vide qualcuno che conosceva?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'erano persone del mio stesso ramo di lavoro, che conoscevo, e si incontrava sempre sulla nave.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi camionisti come lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ricorda il nome di qualcuno, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Però è sicuro che ci fossero suoi colleghi di lavoro, per intendersi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, a lei era stato detto di presentarsi a un certo appuntamento alle ore otto, se ho capito bene.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le otto della sera, quindi le 20.00.
IMPUTATO Carra P.: Sì, le ore 20.00.
PUBBLICO MINISTERO: Le ore 20.00. E l'appuntamento dove gli era stato dato?
IMPUTATO Carra P.: Davanti alla chiesa dei Testimoni di Geova.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei prima di far questo viaggio c'era mai stato per lavoro, o per altra ragione, personale, familiare, nella zona di Prato, nella zona di Firenze?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: A Massarosa, alla Sabital, c'era andato?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la provincia di Lucca, almeno per quanto riguarda la Sabital, la frequentava.
IMPUTATO Carra P.: Sì, quella zona lì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma la provincia di...
IMPUTATO Carra P.: Però non io personalmente, ma parte degli autisti, i miei automezzi.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, io le chiedevo proprio a lei, personalmente, se aveva un minimo di conoscenza della zona di Prato, di Firenze: se c'era stato.
IMPUTATO Carra P.: No, io non c'ero mai stato in quelle zone lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non c'era mai stato. Ora, le era stato spiegato a voce che doveva prendere l'uscita di Prato.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco ma, che lei ricordi, le uscite di Prato erano una, o più di una?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che erano due, le uscite, venendo da... sì, due sono le uscite di Prato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le fu detto di uscire alla prima o alla seconda? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Eh, non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma le fu detto di uscire ad un'uscita piuttosto che ad un'altra?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lasciamo perdere che oggi non se lo rammenta.
IMPUTATO Carra P.: Sì sì, quello sì. L'ho detto prima, che mi hanno detto di fare l'uscita di Prato, però non ricordo se Ovest o Est, se Sud o Nord. Comunque, mi specificò di fare l'uscita di Prato, allora.
PUBBLICO MINISTERO: Una delle due uscite, quindi.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora lei, sbarcando a Livorno?
IMPUTATO Carra P.: Sì, andai verso Firenze, però andando piano, fermandomi a ogni area di servizio, perché ero in anticipo. Perché anche in un'ora e mezza, uscendo dal porto di Livorno, si può arrivare a Firenze-Prato. Sennò, sarei arrivato alle quattro del pomeriggio, lì; alle quattro e mezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E invece?
IMPUTATO Carra P.: Ho cercato di avvicinarmi diciamo, a Prato, all'ora prevista per l'appuntamento. Prima di arrivare lì, a Prato, ho ricevuto una telefonata nel cellulare, di Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Una telefonata?
IMPUTATO Carra P.: Del Lo Nigro, che mi ha telefonato dicendomi di spostare l'appuntamento: invece di entrare nel paese alle otto di sera, entrare alle undici, undici e qualcosa. Alle 23.00, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: La telefonata sul cellulare da chi le arrivò?
IMPUTATO Carra P.: Da Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro di questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non le telefonò Peppuccio? Barranca.
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza, avvocato Cianferoni. Formulo opposizione a questa domanda, perché mi appare suggestiva. Grazie.
PUBBLICO MINISTERO: Suggestiva? Questo è un imputato, avvocato Cianferoni, eh?, non è un testimone: attenzione.
IMPUTATO Carra P.: Io ho avuto altre telefonate, sia da Lo Nigro che dal Barranca. Magari la prima telefonata me la fece il Barranca e poi, successivamente, ho avuto la telefonata del Lo Nigro. Magari ho sbagliato in questo. Comunque...
PUBBLICO MINISTERO: No, non è questione, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma ho detto, ho avuto...
PUBBLICO MINISTERO: Lei...
IMPUTATO Carra P.: Sì?
PUBBLICO MINISTERO: Lei capisce perché io le ho fatto questa domanda, ma lo spiego alla Corte: perché, quando lei ha iniziato a riferire questi fatti, nella giornata del 31 agosto 1995, e in quella giornata è stato interrogato due volte, ecco, su questa stessa circostanza - quindi il dato lo offro alla Corte anche per il suo rilievo di carattere formale e processuale - sia nell'interrogatorio che è datato 31 agosto '95 ore mezzanotte e dieci, sia nell'interrogatorio 31/08/95 che reca come indicazione oraria ore 17.30, ecco in entrambi questi interrogatori lei disse che questa telefonata con la quale fu invitato, o meglio le fu ordinato di farsi vedere in questo posto alle 23.00 invece che alle otto, gliel'aveva fatta Peppuccio Barranca.
E non Lo Nigro. E quindi glielo dovevo far presente, ovviamente.
Dopodiché vorrei capire se è un problema magari di, come dire?, un ricordo incerto oggi, oppure il ricordo era più preciso all'epoca; oppure, può darsi si sia sbagliato allora e ricorda meglio oggi. Non abbia difficoltà; lei deve illustrare alla Corte con la massima serenità.
IMPUTATO Carra P.: No, no, sicuramente ho confuso la telefonata che ho ricevuto dopo, al momento in cui Lo Nigro mi chiamò per andare a prendere il Barranca e per andare via. E nello stesso, diciamo dopo un giorno, due giorni, ho due telefonate, ho due contatti io con loro, a Firenze: una in cui mi spostano l'appuntamento, dalle otto di sera alle undici di sera; e una al momento in cui io devo ritornare per prendere il Barranca, per poi andare in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Per ora siamo alla prima di queste telefonate.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa che le è arrivata mentre lei era ancora in viaggio.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto. Prima dell'uscita di Prato.
PUBBLICO MINISTERO: E allora, ora che le ho fatto presente questa diversità, questa telefonata ricorda da chi le venne?
IMPUTATO Carra P.: Sì sì, Barranca me la fece a me, la telefonata, la prima.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Carra P.: Avevo confuso con le altre telefonate io, che ho ricevuto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta Carra, allora lei, a seguito di questa telefonata, che cosa fece?
IMPUTATO Carra P.: In autostrada stessa mi misi in un parcheggio, messo da parte, mi misi a dormire un po', poi. Perché erano le sette e mezzo, così, prima delle otto erano; un quarto d'ora, venti minuti prima, ho ricevuto la telefonata, io.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che ero quasi arrivato sull'uscita, diciamo, e mi appoggiai nella cuccetta in questo parcheggio fino ad aspettare le undici meno venti, per poi rientrare e andare in quell'appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi poi partì?
IMPUTATO Carra P.: Sì, arrivai lì e arrivai davanti a questa Testimoni di Geova, a questa chiesa che c'era un parcheggino di fronte, all'entrata di questo paese. Essendo la strada piccola, non era grande come strada, dentro un paesino così, ho cercato di togliermi di là perché ritardavano.
Entrai verso il paese, anche avendo paura, perché all'entrata mi trovai in difficoltà perché è stretto poi il paese, dentro: con un mezzo 15 metri lungo e alto, con due semirimorchi uno sopra l'altro, è abbastanza alto, avevo il rischio anche di prendere i balconcini delle palazzine, camminando.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Fortunatamente, dalla strettoia mi ritrovai in un piazzale davanti a un cimitero; largo, no?, si cominciò ad allargare la strada e mi misi lì, nell'angolino del cimitero.
Non vedendo arrivare nessuno, ho chiamato al numero di telefono che mi aveva dato il Barranca, chiedendo - mi rispose una persona anziana - chiedendo di Peppuccio. Ho chiesto di Peppuccio; dice: 'sì, sta venendo'. Gli ho detto: 'quando viene Peppuccio?'. Mi ha detto: 'stanno arrivando'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un attimo, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per fare questa telefonata adoprò il telefono pubblico, oppure adoprò il suo cellulare?
IMPUTATO Carra P.: No, il mio cellulare, di sopra l'automezzo telefonai.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la voce che le rispose era la voce di qualcuno che conosceva?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, quando sentì la persona che rispondeva, gli disse chi era, spiegò chi era? Oppure si limitò a chiedere di Peppuccio?
IMPUTATO Carra P.: No, mi sono soltanto limitato a chiedere di Peppuccio. Fu per come mi aveva detto Peppuccio: in caso di bisogno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questa persona che le rispose, voglio dire, capì subito che cosa lei stava dicendo? Oppure le fece ripetere la domanda, volle spiegazioni?
IMPUTATO Carra P.: No no, mi rispose subito: 'sì, sta venendo a prenderti, non ti preoccupare'.
PUBBLICO MINISTERO: Fu una telefonata breve?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, quando lei fece questa telefonata, quindi, dove si trovava?
IMPUTATO Carra P.: Davanti al cimitero di quel paesino.
PUBBLICO MINISTERO: Ma l'appuntamento dove ce l'aveva, lei?
IMPUTATO Carra P.: Davanti alla chiesa dei Testimoni di Geova.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ma se lei era davanti al cimitero, come facevate a trovarvi?
IMPUTATO Carra P.: Eh, perché io con quel mezzo lì non potevo posteggiare: dava troppo noia, il mezzo messo lì.
Io, spostandomi di mia iniziativa, sono andato lì e ho telefonato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma quindi dov'è che vi siete incontrati poi?
IMPUTATO Carra P.: Eh, davanti al cimitero.
PUBBLICO MINISTERO: O davanti alla chiesa dei testimoni? Non capisco.
IMPUTATO Carra P.: No, no, davanti al cimitero ci siamo incontrati.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei come fece a spiegare che si trovava davanti al cimitero invece che nel luogo d'appuntamento, quello che avevate fissato?
PRESIDENTE: Ha capito?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Non mi ricordo in questo momento...
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda. Ascolti me, ascolti me.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, arrivando in questo paese, arrivò col trattore e con il semirimorchio agganciato, ovvero staccò precedentemente?
IMPUTATO Carra P.: No, no, arrivai tutto agganciato.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto agganciato.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi quando lo sganciò poi il semirimorchio?
IMPUTATO Carra P.: Il semirimorchio lo sganciai dopo avere effettuato lo scarico dei pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Quindi lei, fino a quel momento, rimase, lei fino a quel momento rimase con il semirimorchio agganciato al trattore.
IMPUTATO Carra P.: Agganciato al trattore, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Riesce a ricordare meglio com'è che vi siete incontrati, allora?
IMPUTATO Carra P.: Non vorrei sbagliarmi, ma... ma forse sono venuti davanti la chiesa e ci siamo fermati al cimitero.
Praticamente loro sono venuti, io ho avuto il contatto dopo la telefonata con Spatuzza, Lo Nigro e Giuliano, detto "Olivetti".
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E loro erano con una FIAT Uno bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io ho bisogno di sapere...
IMPUTATO Carra P.: Sì, e qua voglio arrivare.
PUBBLICO MINISTERO: ... in che punto vi siete incontrati.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lei era al cimitero, Carra, e l'appuntamento era lì davanti alla chiesa dei Testimoni di Geova, non vi sareste incontrati mai.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Io non ricordo se era il momento in cui io arrivai lì ai Testimoni di Geova, però ci siamo incontrati. Io non lo ricordo perché loro, mi avevano conosciuto loro.
In che senso? Ora le spiego: io non ricordo come... Io mi sono spostato di là perché non potevo stare davanti ai Testimoni di Geova con l'automezzo, perché bloccavo la strada.
Di iniziativa mia io mi sono spostato dall'appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Ho posteggiato davanti... Nel momento in cui io ho telefonato all'utenza...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... alle 11 di sera quando io sono arrivato che mi ha spostato l'appuntamento, io mi sono fermato lì, perché mi sono spostato dall'appuntamento che mi avevano dato davanti alla chiesa per motivi di vincolo di strada.
Io ho chiamato in quella, in quel numero di telefono che mi avevano dato dicendo che non mi trovavo più lì, ma mi trovavo più avanti davanti ad un cimitero.
E chi mi ha risposto mi ha detto: 'va bene, vengono subito all'incontro'.
Ma è stata iniziativa mia a spostarmi da davanti alla chiesa, perché non avevo modo di posteggiare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, questo numero di telefono che compose, lei sapeva a chi corrispondeva, a chi era intestato?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva mai sentito pronunziare il nome Messana?
IMPUTATO Carra P.: No, mai.
PUBBLICO MINISTERO: Messana Antonino.
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Un Messana con qualche altro nome, invece che Antonino?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e quindi lei quando fece questo numero non sapeva a chi corrispondeva.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda il prefisso di questo numero che fece?
IMPUTATO Carra P.: No, non me lo ricordo il prefisso.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Comunque era una utenza di abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non aveva il prefisso dei cellulari. Vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, l'ora in cui fece questa telefonata?
IMPUTATO Carra P.: Le undici di sera, undici e dieci, undici e cinque, undici e mezza.
PUBBLICO MINISTERO: Le undici.
IMPUTATO Carra P.: Le undici, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Un orario che gira intorno alle undici, insomma.
IMPUTATO Carra P.: Intorno alle 23.00.
PUBBLICO MINISTERO: Intorno alle undici e cinque, undici e dieci, undici e mezzo.
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Perché io sono entrato in orario nell'appuntamento che mi avevano dato e avevano ritardato un po', loro. Per questo io ho telefonato dicendogli che prima, mi avevo spostato di là ed ero più avanti, davanti ad un cimitero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, Carra, lei a parte che ha detto che nella zona di Firenze e Prato non ci aveva mai messo piede, ma aveva delle conoscenze nella zona di Firenze, di Prato, di Pistoia? Conoscenze sue personali, o conoscenze per ragioni di lavoro?
IMPUTATO Carra P.: Io conosco il Savina, conosco Correra Saverio che aveva l'agenzia di autotrasporti a Viareggio.
PUBBLICO MINISTERO: A Viareggio... Nemmeno a Viareggio, ma insomma, sempre in Versilia.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io invece parlavo di Firenze, di Prato, Pistoia...
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Durante questa permanenza sua qua, dopo esser sbarcato dal traghetto a Livorno, lei adoprò il suo cellulare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per qualche ragione, le capitò di dover fare delle telefonate, lasciamo perdere quella che ha raccontato, telefonate qui su Prato, su Firenze, a qualcuno per una esigenza anche così, del momento. Che ne so, un carroattrezzi, un elettrauto, o qualcosa di simile?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io effettuai un paio di telefonate anche a Moscato, un certo Moscato che è...
PUBBLICO MINISTERO: Sì...
IMPUTATO Carra P.: ... di Palermo. Ecco.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, Carra, non dicevo telefonate giù a Palermo o a persone di Palermo. Dicevo telefonate qui, su Firenze, su Pistoia, sulla Toscana.
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo di avere effettuato telefonate. A meno che non ho telefonato in qualche ditta per vedere se c'era di caricare. Ma sempre tramite l'ufficio di giù, non mio diretto da qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E quindi, se dal suo cellulare risulta fatta nella tarda serata del 25 maggio del '93 una telefonata, una sola, ad una abitazione a Prato, che spiegazione può avere questa telefonata?
Può avere una spiegazione diversa da quella che ha detto lei poco fa?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, l'unica ragione della telefonata è quella che ha detto lei poco fa: che doveva contattare Peppuccio.
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei se lo ricorda che le è stato contestato anche questa telefonata negli interrogatori.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si ricorda che cosa aveva detto su questa telefonata nei primi interrogatori?
IMPUTATO Carra P.: Della telefonata mia in questo appartamento?
PUBBLICO MINISTERO: A questo numero di Prato: 0574-4813941.
Si ricorda che cosa aveva detto?
IMPUTATO Carra P.: No, non mi ricordo adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ma aveva detto la verità, o aveva detto una cosa diversa dalla verità, su questa telefonata?
Aveva detto quello che ha raccontato oggi alla Corte, o aveva detto qualche cosa di diverso? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Che cercai Barranca. Io ho detto che è la verità.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, aspetti.
IMPUTATO Carra P.: Ah, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Prima di spiegare come ha detto oggi che questa telefonata la fece perché cercava Barranca, nei primi interrogatori, i primi dopo l'arresto, lei ricorda se aveva raccontato la stessa cosa che ha detto oggi, o se aveva raccontato una cosa diversa?
IMPUTATO Carra P.: Ah, no. Avevo detto che non era mia la telefonata. Che... Lei mi insisteva su questa telefonata effettuata dal mio cellulare. E io le ho risposto che l'unica spiegazione è che mi avrebbero clonato il telefono.
PUBBLICO MINISTERO: E lei sapeva che questo non era vero, però.
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, e come mai negava questa telefonata?
Lo spieghi alla Corte.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le sembrerà una domanda banale, ma lei capisce che la Corte deve poter conoscere un po' tutto il quadro della situazione.
IMPUTATO Carra P.: Sì, era talmente grande la situazione che avevo paura e cercavo di nascondermi, diciamo, sulla situazione in cui sapevo.
Solo per questo. Cercavo di negare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora si verificò l'incontro, ha detto, con queste persone.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo passò dalla telefonata al momento in cui lei si incontrò con queste persone?
IMPUTATO Carra P.: Cinque minuti, dieci massimo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi un tempo ristretto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi chi furono le persone che vennero, per così dire, a riscontrarla?
IMPUTATO Carra P.: E' Lo Nigro, Giuliano e Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Come arrivarono?
IMPUTATO Carra P.: Con una FIAT Uno bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda qualche cosa di questa FIAT Uno?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Era una FIAT Uno normale, voglio dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, normale. Targata Firenze, era.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, che cosa faceste, ecco, dal momento in cui lei vide queste, si incontrò con queste tre persone?
IMPUTATO Carra P.: Sì, loro mi dissero di chiudere il mezzo per vedere un po' dove metterci per scaricare questi pacchi.
E io gli dissi: 'come, devono sparire?'
Io pensavo che mi portassero dentro qualche magazzino o capannone, non lo so.
E allora abbiamo fatto un po' di giri. Siamo ritornati lì, perché loro dice: 'è meglio che andiamo a parlare prima col Barranca, dice, vediamo come possiamo fare'.
Nel momento in cui lui ha girato per... mi ha fatto scendere della macchina e mi ha lasciato di nuovo nel mezzo, Lo Nigro si è accorto che accanto al cimitero proprio c'era un vialotto che andava in campagna.
PUBBLICO MINISTERO: Un viottolo.
IMPUTATO Carra P.: Un viottolo, sì, proprio a toccare il cimitero.
E allora disse: 'qua è buono, guarda. Qua...'
E mi ha fatto entrare qui a scaricare questi pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è rimontato sul trattore...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sul camion, misi in moto e entrai in questo vicolo. Che non è un vicolo, è una... come posso dire? Era accanto al cimitero, era una stradina di campagna, però.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Andava proprio in campagna.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque era adiacente al cimitero?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, a toccare le mura del cimitero.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi furono scaricate queste palle.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Sono entrato in questo spazio e ho scaricato i pacchi. E mi disse Lo Nigro, dice: 'guarda, spostati, che... e ti va, non andar via', perché io stavo andando via avendo finito di scaricare quei pacchi.
Mi disse, dice: 'no, aspetta, vatti a trovare un posto dove parcheggiare, che poi vediamo, perché forse devi portar via Peppuccio Barranca con te'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a parte che lei aveva telefonato a quel certo numero chiedendo di Peppuccio, ma sul posto dove lei si incontrò con queste persone, Peppuccio quindi non c'era.
IMPUTATO Carra P.: Non c'era, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però le fu detto di non andar via.
IMPUTATO Carra P.: Sì, di non andar via, ma di allontanarmi del posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Da questo devo capire, Carra, che quando lei partì da Palermo non sapeva che cosa avrebbe dovuto fare, se aveva qualche cosa da fare, oltre che trasportare questa roba?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Non mi hanno detto niente. Io dovevo solo trasportare questi pacchi, arrivare lì, scaricare e andar via.
PUBBLICO MINISTERO: E invece le fu detto di fare diversamente.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Di cui io mi allontanai...
PUBBLICO MINISTERO: E allora cosa ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi allontanai, presi la statale direzione verso Livorno, verso Livorno...
PUBBLICO MINISTERO: La statale?
IMPUTATO Carra P.: Sì, la statale.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non ha ripreso l'autostrada.
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Carra P.: E prima dell'entrata dell'autostrada, facendo un paio di chilometri, c'è un distributore sulla sinistra, un po' grande, che al centro c'è una trattoria e il parcheggio lì interno a questa trattoria.
Di cui io entrai in quest'area di servizio, sganciai i semirimorchi. Col trattore soltanto mi misi accanto ai semirimorchi e mi sembra di avere ricevuto la telefonata di... di Lo Nigro, questa volta. In cui mi diceva di venire all'appuntamento davanti alla chiesa.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo, Carra. Ora poi ci arriviamo a codesto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, questa operazione di scarico.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Accanto al cimitero, quanto tempo portò via? A partire dalla telefonata che lei fece intorno alle 11, quello che ha detto, ecco, arrivare ad operazione di scarico accanto al cimitero, compiuta, quanto tempo sarà passato?
Mezzora, un'ora, un'ora e mezzo...
IMPUTATO Carra P.: Mezzora, tre quarti d'ora.
PUBBLICO MINISTERO: Mezzora, tre quarti d'ora.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questa storia per questa parte finisce nel cuore della notte, per intendersi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E allora lei, a questo punto, avendo avuto istruzioni di non allontanarsi, ma di spostarsi e basta, finisce a quest'area di servizio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così che ha detto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. La notte come la trascorre?
IMPUTATO Carra P.: La notte ho avuto... Non ricordo di preciso a che ora mi telefonò, dopo qualche ora, o un'ora e mezza, due ore. Comunque ho ricevuto la telefonata, in cui sono andato, mi hanno detto di ritornare davanti la chiesa.
Io andai davanti la chiesa convinto di trovare il Barranca per portarlo via come avevano detto, e invece trovai una persona in cui mi disse: 'sei l'amico di Peppuccio?'
Gli dissi: 'sì'.
' Piero...', mi chiamò per nome e gli dissi: 'sì'.
Dice: 'mi ha detto Peppuccio ritorna domani sera alle otto?'
Mi spostò l'appuntamento. E io andai via.
Arrivai lì, all'area di servizio, mi misi accanto a...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ritornò al solito punto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: All'area di servizio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto. Ritornai lì, li misi accanto ai semirimorchi, mi misi a dormire nell'automezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, questa telefonata ricorda chi gliela fece?
IMPUTATO Carra P.: Il Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: Sì. E lei ricorda che, quando è stato interrogato, le è stato rappresentato che questa telefonata veniva da un certo cellulare particolare?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cellulare che non era intestato alla persona che ha nominato lei.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda a chi, secondo quanto le diceva il Pubblico Ministero, era intestato questo cellulare?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra Stefano Casella.
PUBBLICO MINISTERO: "Mi sembra"? Probabilmente le sembra...
IMPUTATO Carra P.: No, non mi ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda.
Questa telefonata lei ha detto che le è arrivata dopo circa un'ora, un'ora e mezzo da che avevate finito questa operazione di scarico?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi verso che ora della notte poteva essere questa telefonata?
IMPUTATO Carra P.: L'una e mezza, le due.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei ha detto che a seguito di questa telefonata lei è tornato nella piazza della chiesa dei testimoni, si è presentato una persona...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si è presentata una persona che le ha detto di farsi vedere direttamente l'indomani sera alle ott.
Ho capito bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, questa persona che arrivò a portarle questo messaggio, era una persona che lei aveva mai visto?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Come arrivò questa persona? A piedi, arrivò con qualche mezzo...
IMPUTATO Carra P.: Sì, arrivò con una utilitaria, però non ricordo che macchina era.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, andiamo direttamente più avanti nella ricostruzione di questo fatto: questa persona l'ha rivista poi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, nel prossimo appuntamento l'ho rivista.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire quello della sera dopo alle otto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questa persona che cosa le ha detto nell'occasione? Che cosa ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Mi spostò di nuovo l'appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: In che termini?
IMPUTATO Carra P.: Mi spostava, che so, dalle otto, mi ha detto alle undici, alle undici e mezza.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, quindi le ha detto di ritornare ancora...
IMPUTATO Carra P.: Tra tre ore.
PUBBLICO MINISTERO: ... più tardi.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai c'era questo slittamento di appuntamento?
IMPUTATO Carra P.: Eh, non lo so questo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma voglio dire: lei, questo appuntamento con chi ce l'aveva?
IMPUTATO Carra P.: Mi dovevano portare al Barranca, io prelevarlo e portarlo giù in Sicilia con me.
PUBBLICO MINISTERO: Allora capisco che alle otto dell'indomani sera il Barranca non c'era e le fu detto di passare più tardi a prenderlo.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questo giovane, questa persona per meglio dire, lei lo ha visto anche questa seconda volta, lo ha visto con la stessa macchina, con la stessa utilitaria?
IMPUTATO Carra P.: Sì, però non mi ricordo la macchina che aveva.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda, Carra, di aver detto, nei due interrogatori che io ho ricordato poco fa, che questo giovane, una prima volta, o perlomeno una volta, lei lo ha visto arrivare con una Uno bianca.
Se lo ricorda questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Sì, la prima volta venne con una Uno bianca, sì.
La seconda volta venne con una macchina scura, però non ricordo qual era, che macchina era.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto una utilitaria.
IMPUTATO Carra P.: Sì, una utilitaria. Era una macchina piccola. Una Ibiza, una Y10, non mi ricordo però di preciso che macchina era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ricorda appena appena se notò la targa di, anche di questa seconda macchina?
IMPUTATO Carra P.: No, non lo ricordo proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Oggi non se lo ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ricorda che questa stessa domanda gliel'abbiamo fatta anche a suo tempo e lei dette una certa risposta? E' possibile questo? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Dissi che era targata Firenze, la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appunto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma non so la targa, io.
PUBBLICO MINISTERO: No, mi bastava la sigla della provincia.
IMPUTATO Carra P.: Ah, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Forse c'è stato un malinteso tra me e lei.
IMPUTATO Carrra P.: No, era targata Firenze, però non so la targa.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
IMPUTATO Carra P.: Non lo...
PRESIDENTE: Non sa il numero.
IMPUTATO Carra P.: Sì, non so il numero.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', pensava che io le volessi chiedere i numeri.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, va bene. Era andato al di là delle mie aspettative.
Ecco, quindi dalla sera, o meglio dalla notte successiva al suo arrivo, fino all'indomani sera, lei tutte queste ore come le ha passate?
IMPUTATO Carra P.: Dalla sera fino all'indomani sera? Dentro il camion in questo parcheggio. Sono sceso per mangiare e poi sono stato tutto il tempo dentro il mezzo che c'è... Dentro c'è la cuccetta, il letto. E sono stato dentro il mezzo.
Sono stato al telefono anche che parlavo con la segretaria, cercavo di curare anche diciamo il lavoro, di seguire la segretaria, perché avevo tanti problemi io, a quel periodo. Di lavoro, anche.
Dai discorsi di banca, tutte queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi ha fatto anche uso del suo cellulare in questo periodo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Tanto, anche.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto. Che so, ha chiamato la ditta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Sabato Gioacchina, a mio fratello, chiamai l'assicurazione...
PUBBLICO MINISTERO: L'assicurazione...
IMPUTATO Carra P.: E' Moscato.
PUBBLICO MINISTERO: Moscato.
IMPUTATO Carra P.: Sì. E chiamai anche un mio amico, che mia moglie aveva problemi col bambino, un certo Giovanni Trigili in ospedale, alla...
PUBBLICO MINISTERO: Perché questo signore che ci faceva all'ospedale?
Lo spieghi alla Corte.
IMPUTATO Carra P.: Ci lavorava.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Era un infermiere, un dipendente?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, era un infermiere. Ausiliario, non mi ricordo come si dice. Comunque lavorava là dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e ne ricevette di telefonate in questo periodo? Per quanto ricorda, voglio dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Una l'ha ricordata, la telefonata notturna, per così dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiedevo se ricorda di aver ricevuto altre telefonate.
IMPUTATO Carra P.: Della segretaria me lo ricordo che avevo ricevuto una telefonata. Mi sembra anche di mio fratello. E forse di mia sorella, anche una telefonata.
PUBBLICO MINISTERO: Ma telefonate ancora sempre delle persone che aveva visto lì a Prato, intendo dire: Lo Nigro, Spatuzza, Giuliano, si sono più fatti sentire con lei per telefono?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, quindi lei ha riferito poco fa che l'indomani sera alle 20.00 si presenta questo ragazzo, questo giovane.
Non lo ha descritto, lo vuol descrivere per cortesia questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è un ragazzo giovane, sui 25 anni, alto un metro e 70, un metro... penso. Un metro e 70, un metro e 68, non lo so di preciso. I capelli scuri e ben vestito. Fine in viso, con una parlantina in italiano.
PUBBLICO MINISTERO: Non parlava palermitano, voglio dire.
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi questa persona le sposta l'appuntamento dalle 20.00 alle 23.00, mi ha detto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, alle 23.00.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e allora cosa succede alle 23.00?
Lei si è presentato all'appuntamento?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io non ricordo quante... o due o tre volte mi spostò l'appuntamento. Stavo dicendo questo: non ricordo di preciso quante volte mi spostò l'appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Però, voglio dire, questo appuntamento che poi da ultimo fu fissato alle 23.00, se lo ricorda questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, arrivò con Barranca, poi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere giusto questo: cosa era successo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, arrivò lui con Barranca, sono scesi dalla macchina, si sono salutati e il Barranca è venuto sul mezzo... che aveva anche una borsa e siamo andati via.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, con quale macchina sono arrivati? Con l'utilitaria scura, o con la Uno bianca?
IMPUTATO Carra P.: No, mi sembra...
PUBBLICO MINISTERO: O con un'altra ancora?
IMPUTATO Carra P.: No, no, mi sembra con la Uno bianca, sono arrivati.
PUBBLICO MINISTERO: Le sembra. Cioè, non è sicuro.
IMPUTATO Carra P.: Sì, non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha visto quindi, Barranca e questa persona salutarsi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sono arrivati con la macchina fino lì da lei? Dove lei era col trattore?
IMPUTATO Carra P.: No, non lo sapevano dov'ero io lì. E... davanti alla chiesa sono venuti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma lei davanti alla chiesa si trovava a piedi...
IMPUTATO Carra P.: No, col trattore.
PUBBLICO MINISTERO: Col suo trattore.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma era alla guida lei del suo trattore, o era...
IMPUTATO Carra P.: Sì, alla guida ero.
PUBBLICO MINISTERO: Era alla guida. La macchina arrivò fino lì vicino?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era sempre il solito punto dove vi eravate visti anche precedentemente?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E allora Barranca salutò questa persona. Come la salutò?
IMPUTATO Carra P.: Si sono baciati e... sia a destra che a sinistra, alle guance.
PUBBLICO MINISTERO: Si sono salutati con una certa amicizia, voglio dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E, a questo punto, Barranca ha detto che è salito sul camion, sul trattore con lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E allora, Barranca le ha detto qualche cosa?
Ha detto aveva con sé una borsa, se non sbaglio.
IMPUTATO Carra P.: Sì, una borsa aveva.
PUBBLICO MINISTERO: E che le ha detto Barranca, sul momento?
IMPUTATO Carra P.: Di andare subito via. Era abbastanza... aveva premura di andar via dal posto.
PUBBLICO MINISTERO: E lei, quindi, che cosa ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Cercai di andar via, diciamo, accelerando. Sono andato via verso, dove avevo i semirimorchi, sono arrivato là, l'ho agganciato in fretta e sono andato via verso Livorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, Carra, rimaniamo a Prato prima della partenza. A Prato o dove siamo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto di avere atteso molte, per molte ore, in questa area di servizio nella quale c'è anche una tavola calda. Che ha detto, ristorante, o qualcosa di simile.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' un'area di servizio nel senso proprio? Cioè a dire, un'area di servizio perché c'è un distributore di benzina...
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'è il distributore di benzina.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda la marca di questa benzina?
IMPUTATO Carra P.: O Shell, o...
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, a quello che capisco, non ha un ricordo...
IMPUTATO Carra P.: No, no, sicuro no. Però era una società straniera. Non l'Esso... non me lo ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, come luoghi dove, per così dire, si trovò in questa attesa piuttosto prolungata, ecco, oltre a quest'area di servizio, per caso ne ricorda qualcun altro? Che so, è andato...
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era una pizzeria, discoteca, che io in una occasione di un appuntamento, mi fermai lì che si sentiva anche un po' di musica.
C'era un parcheggio grande che c'era pizzeria, discoteca... C'era tutte queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non è che ha avuto appuntamenti lì.
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, lei si è...
IMPUTATO Carra P.: No. Mi sono fermato io, di istinto mio.
PUBBLICO MINISTERO: Per passare un po' di tempo lì.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, di questi posti dei quali lei ha parlato ora in queste ultime, con queste ultime dichiarazioni, il nome di questo paese se lo ricorda ancora?
IMPUTATO Carra P.: Del paese...
PUBBLICO MINISTERO: Il paese dove c'è la chiesa dei Testimoni di Geova, dove c'è il cimitero e tutto il resto.
IMPUTATO Carra P.: Non vorrei sbagliare, Gaggiano, Ganciano... Chianciano, Ganciano...
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le faccio una domanda, credo mi sia consentito farla: si sente stanco?
IMPUTATO Carra P.: Eh, un po'.
PRESIDENTE: Sospendiamo dieci minuti? Va bene?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, volevo magari capire meglio da Carra che cosa vuol dire la sua stanchezza, voglio dire. Poi, il Presidente, decide comunque come ritiene.
Se è una stanchezza perché è particolarmente stanco, allora può essere un discorso; se è una stanchezza legata al bisogno di bere un bicchier d'acqua, o quel che sia, è un altro discorso. Perché, voglio dire, è comunque sempre un esame che va avanti da stamattina alle nove e mezzo.
PRESIDENTE: Ma infatti io sospendevo...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ma ho bisogno di capire che tipo di stanchezza è quella di Carra. Poi, il Presidente deciderà come ritiene, anche a oltranza. Ma io sento il dovere professionale di sapere quanto è stanco...
PRESIDENTE: Allora, lei è stanco di fare dichiarazioni per oggi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Io sono stanco. Anche perché mi sento un poco confuso.
PRESIDENTE: Possiamo proseguire solo un'altra mezzora?
IMPUTATO Carra P.: No, basta dieci minuti...
PRESIDENTE: Dieci minuti, dieci minuti di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, si è ripreso un po'?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Si sente per altri tre quarti d'ora?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, va bene.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
Ecco Carra, l'ultima cosa che le ho chiesto era il nome di questo paese, se se lo ricordava ancora.
E lei ha risposto proprio, mi pare fosse l'ultima risposta prima della sospensione.
A parte il nome di questo paese, lei ha indicato questi altri luoghi dove si è sviluppata tutta questa vicenda, lì a Prato, o nei dintorni di Prato.
Lei, Carra, ricorda se queste indicazioni che ha dato oggi fu in grado di darle fino dalle prime volte che lei fu interrogato dopo la sua collaborazione? Dopo l'inizio della sua collaborazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì, dall'inizio della mia collaborazione specificai questi luoghi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, queste indicazioni - ne prendo una esemplificamente - l'indicazione che riguardava la chiesa dei Testimoni di Geova, lei la fornì immediatamente per quello che ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: La indicazione dell'area di servizio nella quale si trattenne a lungo in attesa, anche questa la dette fin dall'inizio?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, l'indicazione del cimitero la dette subito?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Della stradina vicino al cimitero la dette subito?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Del fatto che queste persone si erano presentate all'appuntamento con questa Uno bianca la dette subito?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Il nome di questo paese, quando le fu chiesto la prima volta, lei se lo ricordava o no?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ma poi, visto che oggi una risposta l'ha data alla mia domanda sul nome di questo paese, com'è che le tornò in mente, lei se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Mi tornò in mente... Come mai mi tornò in mente adesso?
PRESIDENTE: No, no.
IMPUTATO Carra P.: Allora?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Allora mi tornò in mente perché io l'unica... perché quando siamo andati a fare il sopralluogo, se lei ricorda, io sbagliai sia l'uscita, però ritornando indietro, perché mi sono soffermato in una stradina vicino un ponte ferroviario che non avevo visto in quei due giorni di spostamenti e così via, ritornando indietro che ricordai io, che precisai una casa cantoniera vicino alla traversina per andare alla chiesa dei Testimoni di Geova. Perché sbagliai anche la prima volta, che ritornai indietro per rientrare in quel paese.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: L'unica cosa che diciamo ricordavo bene era quella casina cantoniera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E dalla casina cantoniera poi?
IMPUTATO Carra P.: Vidi il paese, la chiesa dei Testimoni di Geova e tutto il resto, che già avevo detto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, esatto. Ma volevo dire, proprio il nome del paese, perché sulla chiesa non c'è scritto il nome del paese no?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. E quindi il nome del paese lei com'è che lo potè riportarlo alla memoria? Se lo rammenta questo particolare?
IMPUTATO Carra P.: No, non lo ricordo questo particolare, come mai...
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda se le venne in mente nel corso del sopralluogo, come lo chiama lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, mi venne in mente. In quel momento in cui siamo andati a fare il sopralluogo, mi venne in mente il nome del paese.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lo vide scritto da qualche parte?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, c'era nei cartelli stradali e di cui c'era il paese scritto.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ricorda di aver riconosciuto questo nome quando lo vide scritto sul cartello?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lo riconobbe il nome prima ancora di trovare la chiesa dei Testimoni di Geova?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi diceva che come posto, come punto che le è rimasto in mente è questo della casa cantoniera.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come mai le rimase in mente la casa cantoniera?
IMPUTATO Carra P.: Perché la prima volta sbagliai traversa e ho fatto un po' di manovre in più per ritrovarla, quando sono andato all'appuntamento della chiesa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, all'appuntamento, non nel sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: No, no, no, parlo diciamo, nel '93 parlo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Carra P.: Nel momento in cui mi spostai, alla prima volta sbagliai traversa. Perché, se lei vede in questo viale ce n'è tante uguali come entrate di paesini, perché è un viale lungo e io sbagliai. Per non sbagliare la seconda volta, quando uscii dall'appuntamento, mi segnala un qualcosa vicino alla traversa. Che venendo da dove sono stato io in sosta, mi viene sulla sinistra la casa cantoniera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito. E oltre alla casa cantoniera c'era qualche altra cosa lì sul punto che le rimase impresso nella memoria?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era un fruttivendolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E lei poi questi posti li ritrovò nel corso dell'individuazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta ancora Carra, lei ha detto che una volta ripreso a bordo Barranca andò a riagganciare i semirimorchi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi che cosa è successo?
IMPUTATO Carra P.: Arrivai col trattore nell'area di servizio, agganciai i semirimorchi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: C'era un operaio dell'area di servizio e agganciai, uscii fuori e andai via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, andò via. Lei ricorda se si trovava vicino a qualche paese, o a qualche città a quel punto, voglio dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi sembra vicino Pistoia, dove entrai in autostrada lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e una volta presa l'autostrada a Pistoia che fece?
IMPUTATO Carra P.: Andai verso Livorno, direzione Livorno e subito entrato in autostrada Barranca mi chiese di comprare una radiolina in qualche area di servizio, perché io in quel camion non avevo radio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto prima che Barranca quando salì le chiese di... insomma le fece capire che aveva premura e quindi che voleva muoversi rapidamente.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Barranca poi montò, prese posto in cabina accanto a lei, oppure che fece?
IMPUTATO Carra P.: Sì, lui salì sul mezzo, si mise subito disteso nella brandina del letto, dietro i sedili, che ci rimase fino a Palermo. Mi colpì anche, diciamo mi colpì il momento in cui lui salì che era tutto sporco e malandato, di cui non l'avevo mai visto in quelle condizioni io il Barranca. Era sempre ben vestito e pulito.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si mise in brandina e non si mosse da lì.
IMPUTATO Carra P.: Sì, e non si mosse da lì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poi la comprò questa radio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, insieme a due cassette. Due cassette e questo stereo set, due cassette napoletane.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, era una radio, siccome comprò anche le cassette, era anche un mangianastri?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era una radio-mangianastri?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda dove la comprò?
IMPUTATO Carra P.: Di preciso però o alla prima, o alla seconda area di servizio, entrando a Pistoia direzione Livorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se era un'area di servizio vicino alla fine dell'autostrada? Se era un'area di servizio che so, dell'Agip, ovvero della Shell, della IP invece che dell'Esso.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ricordo era Agip.
PUBBLICO MINISTERO: Era Agip.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era un'area grande con autogrill oppure era giusto un'area di servizio solo con le pompe di benzina e il chiosco.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, quelle piccole non quelle grandi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, verso che ora lei pensa di essere partito con Barranca lì dal paesino, da Galciana?
IMPUTATO Carra P.: Tra l'una e le due di notte. Dodici e mezza, l'una, non mi ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, da quando partì ad arrivare a Livorno quanto pensa di averci messo, visto che lei è uno, voglio dire, la strada la conosce e si sa regolare?
IMPUTATO Carra P.: Da Pistoia a Livorno ci avrò messo un'ora e un quarto, un'ora e venti, un'ora e dieci addirittura perché andavo veloce.
PUBBLICO MINISTERO: Andava veloce.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo acquisto a quest'area di servizio lo fece strada facendo, voglio dire, prima di arrivare a Livorno?
IMPUTATO Carra P.: Sì, prima di prendere lo svincolo dove dice Genova-Livorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi...
IMPUTATO Carra P.: Mi scusi. Perché prima di arrivare, scendendo giù da Pistoia alla Firenze mare, poi c'è lo svincolo Lucca mi sembra, e andando avanti c'è l'entrata Genova-Livorno. Nella Firenze mare io l'ho preso, non le so dire di preciso quale area di servizio è, se la prima, la seconda o la terza. Comunque in quella strada lì l'ho presa la radiolina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, prima ancora della sospensione, lei prima aveva detto che appunto, per l'intervento di quel giovanotto, le era stato spostato l'appuntamento alle undici, dico bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma allora dico, l'appuntamento fu rispettato come orario?
IMPUTATO Carra P.: Arrivò dopo di me lui. Io entrai alle undici, lui sarà arrivato alle undici e un quarto, undici e venti.
PUBBLICO MINISTERO: Allora non siete partiti verso le una, voglio dire, siete partiti prima?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma se lei calcola il tempo che è arrivato, dopo 20 minuti, parto alle undici e venti, undici e mezza dalla casa della chiesa dei Testimoni di Geova, arrivo lì sul posto, devo andare a fare il giro più avanti dove... perché mi ritrovo i semirimorchi sulla sinistra, un po' di strada c'è da fare, ho dovuto andare avanti per fare inversione di marcia e ritornare indietro, andare a agganciare il rimorchio. Il tempo di scendere, agganciare il rimorchio, alzare i piedi, agganciare i tubi, mettere la targa dietro al semirimorchio, la targa ripetitrice del trattore. E avrò perso mezzora, tre quarti d'ora, un'ora anche.
Sicché si saranno fatte le dodici e mezza, l'una di notte.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Il momento in cui io mi sposto e vado a fare di nuovo un po' di strada per fare inversione di marcia e ritornare indietro per andare a prendere l'autostrada a Pistoia. Sicché ho perso un po' di tempo in questo tragitto.
Nel momento in cui entro nell'autostrada mi metto a correre un po' perché mi permetteva l'orario, c'era poco traffico e riuscivo a camminare veloce.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, a questa area di servizio lei fece l'acquisto di questa radio-mangianastri con le cassette di canzoni napoletane.
IMPUTATO Carra P.: Due cassette sì, convinto che lui si voleva sentire un po' di musica. Ho acquistato anche le cassette.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma le cassette le acquistò di sua iniziativa o perché gliele chiese Barranca?
IMPUTATO Carra P.: No, no, di mia iniziativa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi questa radio-mangianastri, lei si ricorda un po' com'era fatta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, era rettangolare, piccola, sulla destra l'altoparlante, sulla sinistra l'ingresso della cassetta, c'erano i tasti sopra con l'antennino sopra, non vorrei sbagliare, era Irradio la radiolina. Nera, di plastica.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, che fine ha fatto questa radio, è rimasta a Barranca, o è rimasta a lei?
IMPUTATO Carra P.: No, no, la portai a casa io.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questa radio nel corso del viaggio a chi servì?
IMPUTATO Carra P.: A Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei capì che cosa stava ascoltando Barranca? Stava ascoltando musica classica, jazz, o che altro?
IMPUTATO Carra P.: No, girava in continuazione la rotellina della radio. In continuazione metteva nei telegiornali.
PUBBLICO MINISTERO: Nei giornali radio?
IMPUTATO Carra P.: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: I giornali radio?
IMPUTATO Carra P.: Nei giornali radio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma sentì qualche cosa anche lei da questi giornali radio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma sentii il discorso dell'esplosione a Firenze però era già quasi mattina quando lo ascoltai.
PUBBLICO MINISTERO: Quando ascoltò questa notizia.
IMPUTATO Carra P.: Sì, questa notizia.
PUBBLICO MINISTERO: E quando ascoltò questa notizia lei che pensò?
IMPUTATO Carra P.: A me mi gelò il sangue perché capii che c'entrasse qualcosa la mia presenza lì e tutto. Perché mi stranizzò che lui, le cassette sono rimaste, quando io le ho comprate e le ho salite sul mezzo, sono rimaste ancora nel cellophane le cassette custodite, neanche le aprì, non gli interessavano le cassette.
Girava, ascoltava, di notte certe volte dicono, c'è l'ACI che dice com'è la visibilità nelle strade, se sentiva queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: I notiziari radio.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma durante questo viaggio lei scambiò qualche battuta con Barranca, parlaste di qualche cosa, gli fece delle domande, lui le disse qualcosa, le chiese qualcosa?
IMPUTATO Carra P.: No, in quell'attimo no. Poi a Palermo mi disse che... Nel momento in cui arrivammo a Palermo, io lo lasciai quasi sotto casa, lui mi disse, dice: 'hai capito, devi dimenticare tutto, non devi parlare con nessuno, devi far finta che non è successo niente'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra...
IMPUTATO Carra P.: 'Mi hai capito?', me lo disse in un tono un po' minaccioso diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei fece una tirata unica dalla partenza fino all'arrivo?
IMPUTATO Carra P.: No, io sono andato a Livorno direttamente, fuori il porto, all'ingresso del porto di Livorno sganciai i semirimorchi, col trattore soltanto andai direzione Roma, di cui ho avuto un fermo a Roma, mentre scendevo giù.
PUBBLICO MINISTERO: Un fermo, spieghi...
IMPUTATO Carra P.: Un fermo stradale, c'erano due pattuglie stradali che mi avevano fermato, sono sceso giù con i documenti, glieli ho dati, chiedendomi dove stavo andando, dissi: 'sto andando a Napoli a prendere un rimorchio'. Mi hanno controllato solo i documenti, me li hanno dati e mi hanno mandato via senza neanche vedere il Barranca sul mezzo perché era disteso nel lettino. Fino a Palermo ha fatto il viaggio tutto così, senza neanche scendere qualche volta che mi sono fermato all'area di servizio, neanche per andare in bagno.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, come faceva?
IMPUTATO Carra P.: Quando doveva fare pipì, ha preso la bottiglia dell'acqua minerale vuota e ha fatto pipì e l'ha buttata via dal finestrino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le stavo chiedendo appunto se lei fece il viaggio senza fermarsi mai, a parte questo controllo di Polizia, ovviamente fare rifornimento. Cioè, fece un rientro a Palermo senza soste?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Carra P.: Le soste per mettere il gasolio. Quelle diciamo obbligatorie, ma altre soste no.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto un viaggio via strada?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi arrivò a Palermo quando? Io non ho idea quanto ci può aver messo a rientrare a Palermo partendo a quell'ora di notte da dove aveva i semirimorchi vicino a Pistoia.
IMPUTATO Carra P.: Io arrivai a Palermo, il fermo l'ho avuto nel primo pomeriggio a Roma, arrivai a Palermo l'indomani mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Mah, abbia pazienza, se lei ha scaricato i camion a Livorno, i rimorchi come ha detto, ecco da lì che strada ha fatto per scendere al sud?
IMPUTATO Carra P.: Civitavecchia ho fatto, Livorno-Civitavecchia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi da Livorno è sceso giù verso Civitavecchia, a Civitavecchia ha preso per Roma e poi ha proseguito con l'autostrada del Sole verso Napoli?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi verso Roma quando ci è arrivato?
IMPUTATO Carra P.: Nel primo pomeriggio.
PUBBLICO MINISTERO: Come primo pomeriggio? Se è partito di notte da Livorno...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E da Livorno poi arrivare a Roma quanto ci ha messo?
IMPUTATO Carra P.: Non ricordo di preciso quanto ci ho messo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma voglio dire, sarà capitato altre volte di fare quella strada lì no?
IMPUTATO Carra P.: No, poche volte.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, poche volte ho capito. Ma anche se poche si è fatto un'idea della distanza che c'è e del tempo che ci vuole, se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Non lo so calcolare bene. Perché ripeto, Firenze-Livorno l'ho fatto spesso perché sbarcavo a Livorno, non per lavoro a Firenze, ma per andare a nord, che so a Parma, o a Bologna, o a Padova, o a Venezia. Si imbarcava gli automezzi a Palermo direzione Livorno, si sbarcava a Livorno e si faceva la Firenze Mare e lo sapevo, diciamo, il percorso quanto bene o male ci voleva, carico, vuoto, fare quel pezzo lì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Ma l'altro lo potrei calcolare così, sull'esperienza del mio lavoro, non...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, allora prendiamo l'argomento in un altro modo.
IMPUTATO Carra P: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei da Livorno ha proseguito con il suo trattore?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si è fermato a dormire da qualche parte?
IMPUTATO Carra P.: Non mi ricordo, però mi sarò fermato qualche oretta a riposarmi. Non me lo ricordo per il momento se ho fatto qualche fermo da qualche parte.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il trattore da solo, voglio dire, le consente un'andatura veloce?
IMPUTATO Carra P.: Sì, 130-140, una velocità impressionante se c'è lo spazio di poterlo attuare come velocità.
PUBBLICO MINISTERO: E lei nell'occasione, voglio dire, andò veloce, andò sbrigativo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma questo, avevo potuto fare questo lavoro qua in nottata, ma appena si fa l'alba, sette, sette e mezza, non può fare una velocità del genere. Deve andare, si deve attenere a una velocità adeguata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Comunque, lei ricorda di avere avuto questo controllo dalla Stradale?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se l'ha avuto, ha detto già nella zona di Roma, ma voglio dire l'ha avuta nel tratto da Civitavecchia a Roma, o piuttosto quando aveva già preso per Napoli, o quand'era ancora sul raccordo?
IMPUTATO Carra P.: No, no, forse, non vorrei sbagliare, io l'ho preso il fermo subito dopo, da Roma direzione Napoli, dopo il raccordo addirittura. Non vorrei sbagliarmi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io direi di chiudere l'esame sottoponendole - di chiuderlo, di sospenderlo per aggiornarsi a domani, penso che l'udienza prosegua domani - sottoponendole alcune immagini. Ecco, poi il dottor Nicolosi dirà alla Corte esattamente cosa sono le fotografie che stiamo utilizzando.
IMPUTATO Carra P.: Questa è l'entrata del paese per arrivare ai Questa è l'entrata del paese per arrivare ai Testimoni di Geova, c'è la casa cantoniera, il fruttivendolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la casa cantoniera qual è Carra?
IMPUTATO Carra P.: Questa con la frecciolina rossa.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, mi rendo conto che c'è una frecciolina, se non c'era era meglio, ma insomma.
IMPUTATO Carra P.: Sì, questa qua piccolina.
PUBBLICO MINISTERO: La casa cantoniera è sempre quella, non cambia.
IMPUTATO Carra P.: Sì, questa qua piccolina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e per andare al paese che si fa? Si deve prendere dove?
IMPUTATO Carra P.: Si gira a sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la strada che faceva lei?
IMPUTATO Carra P.: Se lei guarda bene in quell'edificio bianco, ci dovrebbe essere un'insegna grande, se non ricordo male, di mobiliere mi sembra, qualcosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Il, scusi?
IMPUTATO Carra P.: Un mobiliere, un'inserzione di un edificio di mobili.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, quella è...
IMPUTATO Carra P.: Comunque, quella...
PUBBLICO MINISTERO: Perché signorina si zooma e si controzooma, non ho capito?
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: No, perché io non ci capisco più nulla, ma non ci capisce più nulla nessuno.
Carra, dove resta il fruttivendolo?
IMPUTATO Carra P.: Dove ci sono questi due camioncini, con questo che è... che cos'è ombrellone, una specie di ombrellone. Questo qua è il fruttivendolo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo sulla sinistra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, che c'è la freccia che esce dagli alberi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Nell'altra freccia è la casina piccolina che io mi segnalai per entrare nel paese, per arrivare alla chiesa dei Testimoni di Geova.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Girando a sinistra. Io venivo di dove c'è il dietro di questa auto.
PRESIDENTE: Ma è questa che lei ha indicato come casa cantoniera.
IMPUTATO Carra P.: Sì, casa cantoniera.
PUBBLICO MINISTERO: Si può zoomare su quella casina rossa per vedere se è una casa cantoniera, o se ha l'aria di una casa cantoniera o se sembra tutta un'altra cosa?
IMPUTATO Carra P.: Una casetta poi... A me sembra una casetta cantoniera.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi per entrare in questo paese si prende lì a sinistra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, a sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: In quella strada che si vede subito dietro le spalle di questo edificio rosso?
IMPUTATO Carra P.: C'è il semaforo se lei vede, al centro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco. Questa foto credo che si possa togliere. Va be', qui ci sono delle scritte.
IMPUTATO Carra P.: Galciana, questo è il paese.
PUBBLICO MINISTERO: E' per caso questo il cartello che le fece tornare in mente il nome del paese?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sembra sciocco che io glielo chieda, ma lei sicuramente lo ricorderà: quando lei fece questo sopralluogo io non c'ero. Io sono il dottor Chelazzi, mi riconosce dalla voce?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era il dottor Nicolosi.
PUBBLICO MINISTERO: C'era il dottor Nicolosi e c'era il dottor Vigna.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io personalmente non c'ero.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi diciamo che questi posti con lei li ripercorro ora? Perché io e lei non ci siamo mai stati insieme a Prato, né a Galciana. In altri posti sì, ma qui no.
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: E' vero?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora le chiedo se questo è il cartello, poi ciascuno tirerà le sue conclusioni, è ovvio. Se questo è il cartello che le fece tornare in mente il nome?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. C'è qualche problema dottor Nicolosi?
IMPUTATO Carra P.: No, questo o addirittura il primo che ho visto, quello blu. Comunque tramite la scritta in un cartello io mi ricordai il nome del paese.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai sento bisbigliare alle mie spalle?
PRESIDENTE: Ora non si sentono bisbigli.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente?
PRESIDENTE: Ora non si sentono più.
PUBBLICO MINISTERO: No, non ho capito se era un borbottio a commento delle mie domande o delle risposte del Carra.
AVV. Passagnoli: Signor Presidente, avvocato Passagnoli, semplicemente per... eravamo perplessi delle grandi frecce che avevamo visto sulle fotografie, nient'altro.
PRESIDENTE: Ma io credo che valutazioni sulle frecce siano quantomeno molto superficiali. Capisco che se non c'erano forse era meglio.
PUBBLICO MINISTERO: L'ho detto anch'io.
AVVOCATO: Penso anche comunque, Presidente, che anche un cartello da cui il collaboratore dovrebbe dire il posto dov'è, insomma...
PRESIDENTE: L'aveva già detto prima mi pare.
AVVOCATO: Certo, per carità di Dio!
PRESIDENTE: Poi le capacità di memorizzare, se sono come le mie in materia di cartelli stradali, sarebbero nulle in modo assoluto. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Mi devo avvicinare un attimo al collega.
Ecco Carra, questa è una panoramica di un qualcosa che nemmeno io so esattamente che cosa sia.
IMPUTATO Carra P.: E' un cimitero con l'ingresso dove sono entrato a scaricare i pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Quale sarebbe il cimitero, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Il cimitero di quel paese. Dopo la chiesa dei Testimoni di Geova.
E voglio precisare una cosa: che io, all'inizio ho detto che avevo sbagliato strada.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Voglio rispondere a... non so chi è che ha detto sulla mia individuazione, diciamo, del cartello.
Che avevo sbagliato strada e anche uscita, all'inizio, quando andai col dottor Vigna e Nicolosi. Di cui ho dovuto ritornare indietro in direzione all'altro, alla prima uscita di Prato, venendo da Livorno.
PUBBLICO MINISTERO: Da Livorno?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Di cui, arrivando là vicino, riconobbi l'entrata tramite la casetta cantoniera, non tramite il cartello.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco, questa fotografia, Carra, le, come dire, le sollecita la memoria con riferimento solamente all'edificio del cimitero - e io, non è ironia, non ho capito quale sia - ovvero anche con riferimento a qualche altra cosa?
IMPUTATO Carra P.: No, riferimento al cimitero. Però voglio... Se c'è dove io ho posteggiato all'inizio davanti al cimitero. Perché così non riesco a vedere il davanti. Vedo solo il muro che avevo accanto al cimitero dove sono entrato per scaricare i pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Questo che cos'è?
IMPUTATO Carra P.: Questo è la stradina accanto alle mura del cimitero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma mi pareva lei un attimo fa che volesse indicare...
IMPUTATO Carra P.: Sì, vedere anche il davanti del cimitero, non solo la stradina dove sono entrato.
Se lei vede, ci sono i parcheggi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Questo è il cimitero. Io ho parcheggiato lì.
PUBBLICO MINISTERO: Io vedo, Carra, mi segua un secondo...
IMPUTATO Carra P.: Sì, la freccia è dov'è che sono entrato io per scaricare i pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: Però, all'inizio ho parcheggiato dove ci sono le macchine posteggiate.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo fabbricato rosso sulla destra è...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... il cimitero.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, davanti, si vede che ci sono delle canne.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E accanto ci sono parcheggiate delle automobili. Chissà perché tutte bianche. Dico bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma non c'era niente...
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Carra P.: ... quella sera quando entrai io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma il posto dove lei si fermò con il mezzo...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ha qualche cosa a che fare con i luoghi ripresi in questa immagine?
A parte il cimitero e la sua stradina, che è un altro discorso...
IMPUTATO Carra P.: No, non ho capito. Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che: arrivando in paese, trovando difficoltà a fermarsi con il mezzo nella piazza con la chiesa dei Testimoni di Geova, andò a mettersi in un'altra parte.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, avendo difficoltà. Perché io sono passato dal... Praticamente io ho fatto una stradina che non so di preciso. Che poi nel sopralluogo sono riuscito a trovare lo sbocco come ho fatto quella sera, lì dentro il paesino, entrando dentro il paesino, di fronte c'era una stradina stretta di campagna che andava a finire in questa strada larga che c'era il cimitero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Oh!
IMPUTATO Carra P.: Perché la prima foto è la strada di dove io sono andato poi via, dopo lo scarico dei pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Per ritornare della statale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Dobbiamo tornare su qualche foto che le è già stata fatta vedere, Carra?
IMPUTATO Carra P.: No, non c'è bisogno.
PUBBLICO MINISTERO: Ma voglio dire: il posto dove lei si fermò in attesa, per così dire, poi sopraggiunsero gli altri con la macchina e così... Ecco, è un posto che è riprodotto in questa immagine?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, il parcheggio lì, dove c'è il contenitore dell'immondizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Dove sono posteggiate le tre auto bianche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo slargo qui.
IMPUTATO Carra P.: Se lei vede, si può parcheggiare benissimo un automezzo lungo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, certo. Ma è questo che avevo bisogno di comprendere.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Un automezzo lungo in un paese del genere, 15 metri, con una altezza, due semirimorchi, uno sopra l'altro, anche se passa qualcuno o... Non ci fa caso vedendomi posteggiato qua. E vedendomi posteggiato davanti alla stradina davanti alla chiesa dei Testimoni di Geova, automaticamente si fermano e chiedono spiegazione, che cosa sto cercando.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Ecco, torniamo sulla foto che abbiamo fatto vedere precedentemente.
Ecco, Carra, questa foto...
IMPUTATO Carra P.: Sì, io voglio dire una cosa su questa foto, perché non ricordo se c'era questa muretto in costruzione, allora.
PUBBLICO MINISTERO: Sì?
IMPUTATO Carra P.: Non ricordo questo muretto in costruzione allora, in cui...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: ... io scaricai.
PUBBLICO MINISTERO: Questa foto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, questa foto qua è dove sono entrato io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi siamo... la stradina laterale al fianco del cimitero.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la stradina dove lei è entrato con il camion a marcia indietro?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. E si è portato fin verso il fondo della stradina?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questi, Carra, sono i luoghi che lei ha indicato nel corso della individuazione fatta col dottor Nicolosi e col dottor Vigna?
IMPUTATO Carra P.: Sì, trovandoli io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Uno ad uno?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva mai sentito parlare, nel corso di tutta l'indagine, per quanto la riguardava, cioè dire l'ordinanza di custodia cautelare, la richiesta del Pubblico Ministero, l'interrogatorio del Giudice, gli interrogatori del Pubblico Ministero, i colloqui con il suo difensore, i colloqui con i suoi familiari, aveva mai sentito parlare di cimiteri, di chiese di Testimoni di Geova e argomenti di questo genere?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Questa che è, Carra?
IMPUTATO Carra P.: "Questa", cosa? La foto?
PUBBLICO MINISTERO: Questa, sì. Che cosa riproduce?
IMPUTATO Carra P.: L'aula.
PUBBLICO MINISTERO: Quale aula?
IMPUTATO Carra P.: Dove ci troviamo.
PRESIDENTE: Anche questo monitor trasmette l'aula invece di trasmettere fotografie, che si vedono negli altri...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, voi vedete una cosa diversa da quella che vediamo noi?
(voce fuori microfono) Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, va be', ora ci penserà l'operatore.
Mi sono, come dire, non credevo che la nostra aula fosse fatta così.
PRESIDENTE: No, anche a me. Non si vedono neanche le mie lì rappresentate.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Allora aspettiamo che si risolva l'inconveniente. Non siamo programmati bene.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mah, sono le cinque e 35.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
PRESIDENTE: Mi chiedono di sospendere, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, solamente su questa fotografia.
Appena riescono a mandarla, per così dire, in onda.
PRESIDENTE: Mah, io per me starei qui anche altre due ore.
PUBBLICO MINISTERO: Io no, francamente no. Perché io sono stanco.
Se riusciamo, anche perché mi sembrerebbe improprio lasciare una fotografia a mezza strada.
PRESIDENTE: Certo, certo.
Ecco, ora ci siamo. Ora si torna a rivedere le stelle, vediamo.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la chiesa dei Testimoni di Geova.
PRESIDENTE: Oh, finalmente abbiamo...
IMPUTATO Carra P.: Di cui io, quando arrivavo negli appuntamenti, andavo avanti con la testa verso la chiesa, mi mettevo per traverso prendendo, occupando due, diciamo, un parcheggio e mezzo di una autovettura.
Perché ci sono i segnali a terra per ogni autovettura.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, penso che la veda anche lei, no? la scritta che c'è lì davanti.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era anche quando si trovò lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E' tale e quale la situazione rispetto a quella di allora?
*IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, sì, è uguale.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io, Presidente, a questo punto, siccome mi pare che l'argomento...
PRESIDENTE: Benissimo. Allora riprendiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, non abbiamo detto però quali sono le immagini.
PRESIDENTE: Quello che volevamo...
PUBBLICO MINISTERO: Se lo può precisare il dottor Nicolosi, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Facciamo ancora questa precisazione e poi possiamo chiudere.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, dunque, si tratta del fascicolo fotografico dei rilievi tecnici che è a foglio 1269 e seguenti del fascicolo del dibattimento.
Album DIA della Polizia Scientifica di Firenze.
PRESIDENTE: Bene. Allora riprendiamo domattina alle ore 09.00.
Vi pregherei la puntualità perché, già che i tempi sono ristretti, è bene che non ne sprechiamo.
Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.

UDIENZA DEL 25 FEBBRAIO 1997
(MATTINA)

PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: rinunciante. Avvocato Ceolan e Cianferoni, che è presente.
AVV. Cianferoni: Buongiorno, Presidente.
PRESIDENTE: Barranca: è presente?
IMPUTATO Barranca: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Barone e Cianferoni, che è presente. Mi pare ci fosse anche l'avvocato Barone ieri.
AVV. Cianferoni: Presidente, è intervenuto all'udienza di ieri e poi si è dovuto assentare per un altro impegno.
PRESIDENTE: Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Ci sono? Nessuno dei due. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. Sostituito dall'avvocato?
AVVOCATO Falciani: Falciani presente, Presidente. Buongiorno.
PRESIDENTE: Calabrò Giovacchino: rinunciante. Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristofaro: è presente? Rinunciante. Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi, è presente? Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Carra Pietro: è nei pressi, entrerà fra poco. E' presente il suo difensore avvocato Cosmai.
AVVOCATO Cosmai: Sissignore.
PRESIDENTE: Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania, avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e Gennai. C'è qualcuno...
AVVOCATO Traversi: Presente Traversi.
PRESIDENTE: L'avvocato Traversi presente.
Frabetti.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Roggero: Roggero presente. Buongiorno.
PRESIDENTE: Giacalone Luigi: rinunciante o presente?
AVVOCATO Florio: No assente, rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Bennati e avvocato Florio.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente.
AVVOCATO Bennati: E anche l'avvocato Bennati.
PRESIDENTE: Benissimo.
Giuliano Francesco: rinunciante.
IMPUTATO Giuliano: Presente.
PRESIDENTE: E' presente. Avvocato Farina, avvocato Pepi.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio in sostituzione dell'avvocato Pepi, per ora.
PRESIDENTE: Grazie.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani.
AVVOCATO Stefani: (voce fuori microfono)
Presidente...
PRESIDENTE: E' presente.
AVVOCATO Stefani: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Va bene avvocato, quando avrà prodotto ne parleremo.
AVVOCATO Stefani: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Va bene avvocato, quando avrà prodotto i documenti ne parleremo.
Lo Nigro Cosimo: è presente?
AVVOCATO Florio: Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio. Sostituiti dall'avvocato...
AVVOCATO Florio: No, avvocato Florio presente.
PRESIDENTE: E' presente, scusi.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e Bagattini. Sostituiti...
AVVOCATO Bagattini: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: E' presente l'avvocato Bagattini.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio in sostituzione dell'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Roggero: Presente.
PRESIDENTE: Che è presente.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni, che è presente.
Spatuzza: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina e Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Possiamo fare entrare... Ah, è già arrivato, buongiorno.
*IMPUTATO Carra P.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Allora il Pubblico Ministero può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, ieri lei ha risposto a tutta una serie di mie domande che riguardano questa vicenda verificata a Prato, per meglio dire nelle vicinanze di Prato, per come lei ce l'ha raccontata.
Ecco, in quel periodo, lei ha ricordo di aver fatto dei viaggi... Mi segua bene per cortesia.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se una mia domanda non la capisce mi dica che non l'ha capita immediatamente, prima di farmi andare avanti.
IMPUTATO Carra P.: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ha memoria di aver fatto altri viaggi in conseguenza dei quali è venuto qua in Toscana è si è dovuto trattenere a lungo, qualche mezza giornata, o qualche giornata qui in Toscana?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Io ricordo di avere fatto in quel periodo un viaggio via aereo insieme a un mio autista, che si chiama... per il momento non mi ricordo come si chiamasse l'autista che venne con me. Comunque io ho fatto un viaggio insieme a un mio autista. Galluzzo mi sembra, mi sembra Galluzzo si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', ora...
IMPUTATO Carra P.: Comunque cerco di ricordarmelo il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Comunque insieme a lui ho preso l'aereo per Pisa, sono sceso a Pisa perché avevo problemi con un automezzo vicino Lucca, che doveva caricarmi una gruetta per la nuova Sudferro di Palermo, di cui ho avuto problemi a livello di spese, che avevo dato dei soldi a questo autista, che lui mi diceva che aveva problemi, praticamente non bastavano i soldi che gli avevo dato. Io, essendo diciamo competente, mi posso sbagliare di poco a livello di spese di viaggi, non ero d'accordo. Praticamente questo qua mi ha lasciato il mezzo lì senza caricarmi niente e è andato via.
Ho dovuto di corsa prendere un aereo perché Pietro Diliberto era in confusione perché aveva la gruetta rotta, non poteva caricare mezzi nella sua ditta, aveva bisogno praticamente più in fretta possibile di questa gruetta.
E io ho fatto questo viaggio insieme a questo autista via aereo, ho sbarcato a Pisa, ho preso un taxi e sono andato lì in questa ditta vicino Lucca, che non ricordo di preciso dove sia, comunque tramite le bollette si può vedere alla nuova Sudferro questo discorso.
Ho caricato questa gruetta, sono andato via dalla ditta dove facevano queste gru, sono andato a Livorno, ho lasciato il semirimorchio a Livorno e io sono sceso a Palermo.
L'autista che avevo portato con me il trattore aveva preso, è andato a Genova a agganciare un semirimorchio e fare il lavoro che c'era da fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma non è stata, mi pare, una permanenza particolarmente lunga questa.
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Carra P.: Penso un giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, magari è opportuno che spieghi, visto che parlava della nuova Sudferro, che c'entra questo Diliberto, sennò la Corte magari non capisce. Io lo so, ma la Corte no.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente la nuova Sudferro è una ditta edile che si trova in via Pecoraino, zona Brancaccio a Palermo, alla zona industriale, dove che io gli facevo i trasporti della isopack, ferro tondo, ferro piatto, questo di lavorazione, rete, qualsiasi cosa che aveva bisogno. La maggior parte dei trasporti glieli facevo io.
PUBBLICO MINISTERO: E a questa ditta è interessato il Diliberto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, padre e figlio. Diliberto Angelo e Diliberto Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Poi, oltre a questo viaggio di cui ha parlato ora, io non so se lei lo colloca, se ha ricordo ecco per collocarlo per bene nel tempo, questo viaggio di cui ha parlato ora fatto con l'aereo con il suo autista. Se se lo ricorda se lo ricorda, sennò dice: 'non me lo ricordo'.
IMPUTATO Carra P.: Io penso, non vorrei sbagliarmi, ma è stato nel '93 questo discorso, però non posso dire di sicuro se è stato '93 o '94. Di preciso, comunque non vorrei sbagliarmi, ma è stato nel '93.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai avuto un autista che di cognome si chiama Di Paola?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, Di Paola. Sì, sì, è proprio lui, Di Paola, non Galluzzo. Perché parente di Galluzzo, questo qua ha dei parenti che si chiamano Galluzzo e fanno anche gli autisti. Di Paola Luciano si chiama questo ragazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Quello che è venuto con lei quindi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha viaggiato in aereo con lei anche lui?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, torniamo per un attimo all'episodio del carico di sabbia alla Sabital.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ci andava personalmente quando c'era da fare qualche carico alla Sabital, oppure si alternava con i suoi autisti? Era più frequente che andasse lei, o era più frequente che andassero i suoi autisti?
IMPUTATO Carra P.: No, io praticamente i miei spostamenti del '93 erano esclusivamente quando ero in giro per i trasporti che ho parlato. Perché io purtroppo con il lavoro come si svolgeva era obbligatorio, era la necessità di io non viaggiare e avere gli autisti. Nel momento in cui mi sono trovato fuori Palermo è soltanto per i viaggi che ho effettuato che non potevo diciamo dare a nessuno, dovevo essere io presente praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, guardi Carra, le si fa vedere ora sul monitor un paio di documenti.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Direi non questi signorina, sono quattro quei documenti. Ecco, non quei due, gli altri due.
Ecco. Li osservi un attimo per cortesia.
IMPUTATO Carra P.: Sì, Garden Center, una ditta di...
PUBBLICO MINISTERO: E' una ditta di?
IMPUTATO Carra P.: Di Palermo mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Di Palermo. Se la...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vede in basso ci sono come delle firme.
IMPUTATO Carra P.: Sì Carra, è la mia.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la sua?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per cortesia, fa vedere il documento intero signorina. Anche l'intestazione per piacere.
La legge l'intestazione Carra? La data la legge?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Sabato Gioacchina è intestata, Torino, il Volvo con la mia targa, l'11/05/93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è un documento come vede intestato alla Sabital.
IMPUTATO Carra P.: Come vedo?
PUBBLICO MINISTERO: Come vede è intestato alla Sabital, in altro a sinistra.
IMPUTATO Carra P.: Sì, Sabital esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. No, a me interessava, siccome questo è un documento che attesta una certa consegna di materiale, in quella certa data, a quella certa ditta, con l'utilizzo di un certo mezzo. Mi interessava sapere se quella la riconosceva come la sua firma, molto semplicemente.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, è la mia firma.
PUBBLICO MINISTERO: Ce n'è un secondo da mostrarle.
IMPUTATO Carra P.: Sì, è anche la mia firma questa.
PUBBLICO MINISTERO: Che è sotto la stessa data, come lei vede, anche questo 11...
IMPUTATO Carra P.: 11/05.
PUBBLICO MINISTERO: Maggio '93, ecco. Riconosce... Anche questa è la sua firma?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Precisiamo, per la Corte, che si tratta... bisogna che lo dico io signorina, mi riporta qua. Per la Corte e per i difensori, perché questa non è documentazione che è stata inserita nel fascicolo del dibattimento.
Si tratta di documentazione che è compresa negli atti del Pubblico Ministero, come i difensori possono controllare senza problema alcuno, da pagina 11205 a pagina 11208 del volume I. E si tratta di documenti allegati a un'annotazione del centro DIA di Firenze del 25 ottobre 1994, numero dell'annotazione 2847.
Senta Carra, torniamo al viaggio di cui ci parlava ieri. Lei ci ha parlato di un acquisto di questa radio-mangianastri, insieme a due musicassette ha detto, vero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Comprò qualche altra cosa insieme alla radio, per meglio dire alla radio-mangianastri e alle musicassette, nello stesso posto?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: La radio-mangianastri le fu venduta con le batterie o senza?
IMPUTATO Carra P.: Mi mise le batterie quello del distributore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le pagò?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, tutto completo l'ho pagato.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda quanto pagò?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sulle 100 mila lire ho pagato, 105, 98. Sulle 100 mila lire ho pagato.
PUBBLICO MINISTERO: Sulle 100 mila lire. Senta, lei ieri ha dato una descrizione di questa radio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E, se non ricordo male, ha anche detto che le pare che fosse di una certa fabbrica, avesse un certo nome.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se durante le indagini, durante gli interrogatori le è stato fatto vedere qualche cosa per individuare quale potesse essere la radio acquistata da lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi avete fatto vedere un depliant sulle radioline.
PUBBLICO MINISTERO: Prima di farle vedere questo depliant una domanda: che fine ha fatto questo mangianastri?
IMPUTATO Carra P.: Questo mangianastri io, quando finì il viaggio, lasciai il Barranca e sono andato a casa, l'ho portato su a casa, sia le cassette che il mangianastri. Di cui poi si è distrutto il mangianastri perché ci giocavano anche i bambini, sentivano la musica e si è rotto questo mangianastri. Ma le cassette le avevo lasciate su a casa.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che quando lei fu arrestato questa radio era già stata, per così dire, buttata via?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei che la signorina proiettasse un attimino l'immagine di questo depliant. Lei mi dirà Carra se è lo stesso che le è stato fatto vedere nel corso degli interrogatori, ovvero se è una cosa diversa. Bisogna che allarghi un attimo l'immagine signorina, sennò Carra non può riconoscere se è lo stesso depliant, o se è qualche cosa di diverso.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, è questo qua.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo quello che le fu fatto vedere?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allarghi un attimino l'immagine signorina, per piacere. Lo sfogli dando il tempo... Si può cominciare dalla prima pagina perché mi pare che siamo a metà? Penso che ci sia un inizio e una fine, come tutti i depliant. Piano perché Carra magari dovrebbe riuscire a vederle queste cose.
IMPUTATO Carra P.: No, il depliant è quello che ho visto io, ma la radiolina che ho comprato non è così.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, qui se ne vedono due. Diciamo, ci sono delle sigle V682 e SRL521.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le dicono qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Passiamo alle successive. Qui c'è CR18 di sopra e CR432 di sotto.
IMPUTATO Carra P.: Il modellino è questo, CR432, che ho comprato io. C'ha un altoparlante laterale destro, a sinistra c'è l'ingresso della cassetta, sopra ci sono diciamo i tasti, con l'antennino sopra e il manico per tenerlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ormai che ci siamo finiamo di esibirglielo tutto il depliant, perché è lo stesso che ha visto nell'interrogatorio. Questo mi sembra che sia tutt'altra roba rispetto a mangianastri.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giriamo ancora. Ci deve essere l'ultima facciata. Possiamo tornare quella in cui è rappresentato l'articolo 432.
Ecco, questo qui in basso lei ha detto, cioè a dire che è come quello che comprò lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro, nel senso che è sicuramente come quello che comprò lei? Oppure ne è sicuro nel senso che gli assomiglia molto, gli assomiglia poco, c'ha le caratteristiche sostanzialmente analoghe?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sono le caratteristiche che io ho detto dall'inizio, la radiolina. Non posso dire è quella là al 100%, ma come caratteristiche, come modellino era così.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Mi sembra che questo sia un documento di cui dispone la Corte, viceversa. Ha come collocazione signorina?
SIG.NA Puccinelli: Fogli 19915.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questa è la numerazione del Pubblico Ministero. La numerazione della Corte. Va be', ora lo preciseremo, come mi sembra, se è un documento custodito negli atti del fascicolo per il dibattimento.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, Presidente, si tratta dei documenti che abbiamo prodotto in una delle prime udienze, e costituisce il punto 53 delle produzioni.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei ora farle vedere ancora, Carra, alcune immagini. Immagini delle quali non dico niente, sono semplicemente immagini che riproducono luoghi e, come lei vedrà tra un attimo, io ho bisogno di sapere se queste immagini per lei sono rappresentative di qualcosa di cui si ricorda, oppure no.
Il dottor Nicolosi sa quali sono queste immagini da sottoporle in visione.
IMPUTATO Carra P.: Questa non mi ricorda niente.
PUBBLICO MINISTERO: Questa non le ricorda niente. Andiamo avanti.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la discoteca, il piazzale, il ristorante, mi sembra che c'è la pizzeria, dove mi fermai un po' io di mia iniziativa, vicino Prato, vicino quel paese lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo è il punto in cui lei si trattenne a lungo?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Però è un punto nel quale lei comunque si è soffermato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo punto lei lo indicò a chi la interrogava? Voglio dire, lo indicò lei al Pubblico Ministero quando fu interrogato?
IMPUTATO Carra P.: No, mi sembra che mi venne in mente nel sopralluogo, vedendo l'immagine della struttura.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, quindi passandoci.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi fu lei che lo segnalò durante il sopralluogo al Pubblico Ministero, volevo dir questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo posto qui, quindi lei ci si è trattenuto poco, tanto, di passaggio, a prendere un caffè? Ecco, magari se riesce...
IMPUTATO Carra P.: Un paio d'ore mi sono trattenuto lì, due ore, un'ora e mezza così.
PUBBLICO MINISTERO: E come mai le capitò di soffermarsi in questo punto?
IMPUTATO Carra P.: Perché mi aveva spostato l'appuntamento e non fare diciamo tutta la strada che avevo fatto fino alle undici. Ma anche mi incuriosì il posto, per questo mi fermai.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ora dobbiamo terminare con un altro luogo.
IMPUTATO Carra P.: Questa è l'area di servizio dov'è che io mi fermai col mezzo quei due giorni. Perché in questa a destra mi ricordo che c'era un venditore di auto. Dietro, entrando dentro l'area di servizio, dove indica la frecciolina, c'è un ristorante che all'interno ha il parcheggio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè c'è un parcheggio al chiuso?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O comunque riservato, per così dire.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Lo riconosce senza difficoltà?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' anche questo un punto che ha individuato lei nel corso del sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, che già avevo detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi prima ne aveva parlato e poi l'ha indicato al Pubblico Ministero?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questa?
IMPUTATO Carra P.: Questo è il ristorante.
PUBBLICO MINISTERO: E' il ristorante. Si può leggere... Aspetti un attimino signorina, mi scusi. Va be' che si capisce che è una stazione di servizio. Io personalmente non ci leggo il nome della marca della benzina. A prescindere dal fatto che io non ce lo legga, lei se lo ricorda? Carra.
IMPUTATO Carra P.: Lo leggo lì, ma io non...
PUBBLICO MINISTERO: Se lo legge non lo dica più, perché sembrerebbe aggiustata la cosa e non...
IMPUTATO Carra P.: Le sto facendo notare che lì si legge Api e io non me lo ricordavo.
PUBBLICO MINISTERO: Direi che non abbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ce n'è un'altra mi pare.
PUBBLICO MINISTERO: Beh, mi sembra superfluo. Diciamo semplicemente quali sono le foto di cui ha preso visione Carra.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, questi sono atti contenuti nel fascicolo del dibattimento a foglio 1259 e seguenti. Si tratta del fascicolo dei rilievi tecnici della Polizia Scientifica di Firenze del 6... mi scusi no. 1 febbraio '96. E' una copia trasmessa per l'appunto il 1 febbraio '96. I rilievi vennero fatti su provvedimento, come riferito, del Pubblico Ministero del 2 settembre '95. La data di questi sopralluoghi poi è riportata nel prosieguo.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, non credo che per il momento abbiamo altre foto da esibire.
Senta Carra, ieri quando abbiamo cominciato questa lunga esposizione, lei ha accennato al fatto di aver compiuto un trasporto in un'altra località che ha indicato con il nome di Arluno.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi ha anche accennato - se io ricordo bene - a quello che ha chiamato "Un viaggio veloce", sempre se io ricordo bene.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Queste mi sembra che siano state le sue parole, ieri.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le chiederei di illustrare questi due episodi. L'ordine con il quale li vuole illustrare, lo scelga lei. Nel senso che, nei limiti in cui lei se ne rammenta, sarebbe meglio che iniziasse il racconto da quello che, secondo lei, è il più vecchio nel tempo. Quindi quello che è venuto prima.
IMPUTATO Carra P.: Sì, quello che è venuto prima è quello, il viaggio veloce che ho fatto... Ho preso la nave a Palermo per Napoli, l'ho presa alle otto di sera, sono sbarcato alle sei e mezza, sette del mattino e in giornata stessa, con la stessa nave, alle otto di sera ho imbarcato vuoto, con il rimorchio uno sopra l'altro, direzione Palermo di nuovo.
Di cui mi chiese anche il portuale che viene messo sotto bordo al momento del carico della nave degli automezzi, che diciamo gestisce un po' l'imbarco, mi chiese come mai riprendevo la nave vuoto, con il rimorchio uno sopra l'altro. Perché, diciamo, il sistema lavorativo lo conoscono loro bene o male, quando arriva un rimorchio vuoto.
E' una assurdità salire vuoto, riprendere la stessa nave vuoto, andare giù.
E io risposi che mi avevano dato dei viaggi che non l'avevo più effettuato, ma mi avevano pagato le spese e stavo andando giù in ferie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma cerchiamo di raccontare alla Corte il perché e il per come di questo viaggio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente io...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi Carra, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se la sente di dare una indicazione temporale?
Nel senso che ha raccontato questa vicenda pratese - chiamiamola in questo modo - ecco.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo viaggio veloce lei se la sente di collocarlo nel tempo, rispetto a questo viaggio pratese?
Dopo poco, dopo molto. Se se la sente, allora è una domanda necessaria.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, io posso dire che è stato, diciamo, un paio di giorni, dieci, 15 giorni prima di partire per Arluno. Però non... è stato dopo di Firenze il viaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... è una indicazione che lei dà approssimata. Si sente sicuro, si sente di dire che è possibile che questa sia stata...
IMPUTATO Carra P.: Sì, è possibile quel tratto lì che ho detto adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Ma resta sempre valida, come dire, la premessa che ha fatto ieri anche su questo viaggio veloce che lei, per quanto riguarda i tempi e le date, non si sente di garantire una assoluta precisione del suo ricordo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, questo lo dico sempre. Perché posso anche confondere, diciamo, come data di viaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Allora, le stavo chiedendo appunto come nasce questo viaggio veloce e che cosa ha come scopo effettivo, come scopo reale.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io ho due balle di esplosivo piccole e una borsa di ginnastica piccola, blu. Di cui l'ho consegnata aiutandolo a Spatuzza e a Scarano da Roma, di cui li mettiamo dentro un furgone arancione, un furgoncino arancione che avevo capito era in possesso di Scarano.
Però non riesco a ricostruire sia dove abbiamo fatto lo scarico e dove eravamo, praticamente. Non riesco a focalizzare. Perché talmente è stato veloce come viaggio, e non... Ho cercato, diciamo, di ricostruirlo, però non me lo ricordo.
Ricordo bene, focalizzo il furgone, l'atto che aiuto a Spatuzza a mettere 'ste due balle sopra il furgone. Però non riesco a individuare dove è stato effettuata questa operazione di scarico.
Ho cercato anche di ricordare i viaggi che ho fatto. E l'unica volta che io vedo il furgone arancione è in questa occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, questo episodio lei lo rammentava fin dall'inizio della sua collaborazione, o è un episodio che ha riferito in un momento successivo?
IMPUTATO Carra P.: No, io ho riferito all'inizio di un viaggio velocissimo. Però che non ricordavo nulla di quel viaggio.
Poi sono stato, diciamo, contestato da lei su una dichiarazione di Scarano.
Praticamente io mettevo in atto il viaggio, però non ricordavo niente di quel viaggio. Di cui poi, con la sua contestazione che diceva che io ero stato due volte all'acqua minerale dove scaricai quella borsa a Spatuzza, di cui dicevo una volta, ignoravo quel viaggio lì. Ma ignoravo non di averlo fatto, perché io li ho dichiarati i viaggi che ho fatto. Non riuscivo a ricostruire quel viaggio veloce.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi questo è un episodio che lei ha riferito a seguito di quelle che lei ha chiamato delle contestazioni fatte da me.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire: contestazioni su dichiarazioni che aveva già reso e che avevano reso altre persone? Vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E di questo furgone arancione - mi pare abbia detto arancione, o mi sbaglio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, arancione.
PUBBLICO MINISTERO: Arancione. Lei aveva già parlato di sua iniziativa, oppure gliene ho parlato io? Cioè a dire: gliel'ho contestato io?
IMPUTATO Carra P.: No, lei non mi disse niente di questo furgone nella contestazione. Lei mi contestava soltanto che ero stato due volte all'acqua minerale dello Scarano, allo stabilimento dello Scarano, di cui io avevo dichiarato una volta sola.
Il furgone io non lo ricordo se l'ho dichiarato.
PUBBLICO MINISTERO: Se ne aveva già parlato.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Perché, quando negli interrogatori mi chiedevate che macchine avevo visto, io non lo ricordo se l'avevo detto...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Carra P.: ... del furgone arancione. Però l'ho dichiarato nel momento in cui ho cercato di ricostruire, ripeto, quel viaggio veloce che focalizzo diciamo la scena in cui scarico queste due balle, però non riuscivo a ricostruirlo per bene, quel viaggio veloce.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Vedendomi in difficoltà a ricostruirlo, ho cercato di ricostruire tutti i miei viaggi, di cui il furgone arancione non esiste in nessun posto.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, non ho capito quest'ultimo...
IMPUTATO Carra P.: Per me, praticamente, di quello che ho ricostruito io per cercare di non sbagliarmi, il furgone arancione negli altri viaggi non c'è.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, la seguo, ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Non c'è. E allora è soltanto in quell'occasione di quel viaggio veloce che c'è questa borsa, il furgone e queste due balle.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, comunque queste due balle con la borse furono portate? Almeno sulla città siamo sicuri?
IMPUTATO Carra P.: Sì sì, tranquillo. Roma.
PUBBLICO MINISTERO: A Roma.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Senza dubbio.
PUBBLICO MINISTERO: E le persone alle quali lei consegnò questo materiale...
IMPUTATO Carra P.: Spatuzza e Scarano, senza dubbio neanche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, almeno questi dati....
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché è una scena che ho in visione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Non avrà grande importanza, ma io le ricordo che del fatto di aver visto un furgone arancione, diciamo negli ambienti romani che lei aveva frequentato, ne parlò per la prima volta proprio lei nell'interrogatorio del 31 di agosto, quello fatto il pomeriggio.
Io non c'ero, c'era il procuratore della Repubblica di allora e il dottor Nicolosi.
Lei indicò una serie di veicoli che aveva avuto modo divedere e menzionò un furgone color arancione. Eh? Questo se lo ricordava di averlo...
IMPUTATO Carra P.: Lo avevo detto che non me lo ricordavo...
PUBBLICO MINISTERO: Non se lo ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Però che c'è il furgone, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è un viaggio veloce.
Ancora due particolari: lei ha parlato di due balle, va be', più la borsa.
Queste balle erano più o meno, o tali e quali, quelle che ha visto, ha trasportato anche negli altri viaggi, o poteva essere qualche cosa di diverso?
IMPUTATO Carra P.: No, il confezionamento era uguale. Ma non erano grandi, ma erano piccole, come due ruote di auto,
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei anche ieri ha parlato più volte appunto di balle più grandi e di balle più piccole.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Per le balle più piccole ieri ha dato anche una indicazione così approssimativa di peso.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mentre, per le balle più grandi, ha detto semplicemente - se ricordo bene - che per muoverle, per prenderle, per spostarle, una persona da sola non ce la faceva e bisognava essere in due o tre, se ricordo bene.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì è così.
PUBBLICO MINISTERO: Ma un'idea del peso di queste balle grande se l'è mai fatta?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ma lei ricorda di, quando è stato interrogato, di aver fatto, di aver dato delle indicazioni sul peso di queste balle?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sulle 100-110 chili.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma è una indicazione che oggi lei non ricorda più, oppure non si sente di confermare? Mi aiuti... Perché vedo si ricorda quello che aveva detto nel corso degli interrogatori, però ieri gliel'ho chiesto e mi ha detto che non sapeva indicare il peso.
Allora mi faccia capire com'è che...
IMPUTATO Carra P.: Io ho detto allora sulle 100-110 chili, perché una balla di 100 chili non riesco ad alzarla da solo.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ma forse nemmeno di 95, voglio dire.
IMPUTATO Carra P.: Eh, sì 95, anche di 70-80 penso che non riesco ad alzarla. Ho detto un peso così, sulla mia capacità di alzare qualcosa.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
IMPUTATO Carra P.: Io non posso dire - scusi se la interrompo - di preciso quanto poteva pesare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei nel corso di tutte le indagini, di tutti gli interrogatori, ha avuto la possibilità di osservare con i suoi occhi, di toccare con le sue mani, qualche cosa, qualche involucro che fosse più o meno analogo a quelli che aveva maneggiato all'epoca di questi fatti?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io ho maneggiato due balle. E nella villetta vicino a Fiano Romano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: In quei due giorni del discorso di Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ora ci... Forse la domanda mia non è stata chiara.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le ho chiesto semplicemente se durante le indagini, durante gli interrogatori, eh?
IMPUTATO Carra P.: Ah, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto per le mani, ha compiuto un qualche atto col Pubblico Ministero, atto nel quale ha avuto la possibilità di vedere e di maneggiare materiale, involucri, balle...
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... forme simili.
IMPUTATO Carra P.: Sì, a Roma, alla Scientifica due balle ho constatato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Ho anche alzato e provato di alzarla, perché ho chiesto io di alzarla perché avevo aiutato nella villetta, come stavo spiegando prima, di sotterrare fuori proprio alla villetta, sempre nell'interno...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... avevamo fatto un fosso a terra per mettere giù queste due balle. E una l'avevo alzata io e messa dentro. E volevo provare se era quello lì il peso bene o male che avevo diciamo alzato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E lei... Poi ci ritorneremo su tutto il discorso della villetta.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Le devo chiedere moltissime cose, veramente.
Ma trovandosi quindi ad alzare - lo chiese lei, come stava rammentando - alzare una di queste balle, lei apprezzò che fosse pesante come quelle che aveva visto alla villetta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora quando lei ci sta parlando, per esempio, di questo viaggio veloce e ci sta dicendo due balle piccole...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rispetto appunto a quelle che lei ha potuto prendere in mano lì alla Polizia Scientifica a Roma...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sono in quel modo.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, ecco.
IMPUTATO Carra P.: Perché io mi ricordo che una la alzai e l'appoggiai a Spatuzza; una, la misi sull'uscita al fosso. Diciamo, chiamiamo fosso l'interno dove, la copertura del mezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: La misi e l'alzai dal fosso, diciamo. L'appoggiai sulla ruota, scesi dal camion, la presi e la portai dentro il furgone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi queste due balle, questi due pacchi di questo viaggio veloce, come grandezze erano, come pesi almeno e come confezionamento, erano come quelle che lei pi ha visto alla Polizia Scientifica. Vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però, a quello che capisco, quando lei parla poi di balle piccole si riferisce a qualche cosa di più piccolo. Perché ieri ha parlato di oggetti pesanti sui 25-30 chili.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa quanto pesavano quei materiali, quei pacchi che ha avuto alla Polizia Scientifica?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Gliel'ho detto mai io?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Lo ha saputo da qualcun altro che lo ha interrogata?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. E sei lei dovesse stimarlo il peso, oggi. Domanda che non le ho mai fatto: dovesse stimare lei il peso di quegli oggetti che sollevò alla Polizia Scientifica che peso gli attribuirebbe?
IMPUTATO Carra P.: 25-30 chili. 35 chili, non ho idea.
PUBBLICO MINISTERO: Lei quanti ne vide alla Polizia Scientifica a Roma?
IMPUTATO Carra P.: Due.
PUBBLICO MINISTERO: Due. Li sollevò tutti e due, o uno solo?
IMPUTATO Carra P.: Uno solo.
PUBBLICO MINISTERO: Uno solo. E il peso che lei oggi gli potrebbe attribuire a quell'oggetto è intorno ai 25-30 chili?
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, sono l'avvocato Cianferoni.
Io volevo...
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene...
IMPUTATO Carra P.: 30 chili, 35 chili...
AVV. Cianferoni: ... fare opposizione a questa domanda.
PRESIDENTE: Sì, aspetti.
IMPUTATO Carra P.: Ah.
PRESIDENTE: Dica, avvocato.
AVV. Cianferoni: Vorrei porre opposizione. Perché ascoltando l'esame che conduce il Pubblico Ministero noto come la gran parte delle circostanze, almeno dell'udienza odierna, attengono non a fatti specifici nei quali il Carra abbia avuto un qualche ruolo, ma a un racconto di valutazioni, prima di tutto. Come questa sul peso che mi sembra proprio tale e quale una valutazione.
E poi i fatti di indagine, non fatti per cui il processo.
Non so se riesco a rendere l'idea. Però siccome il 499 comma I che si applica pacificamente anche nell'esame degli imputati, dice proprio il comma I: "L'esame testimoniale si svolge mediante domande su fatti specifici", io credo che le domande che in questo momento sta ponendo il Pubblico Ministero non si attengano a questo canale. E perciò mi oppongo.
PRESIDENTE: Vuole replicare il P.M.?
PUBBLICO MINISTERO: No.
PRESIDENTE: Come dice?
PUBBLICO MINISTERO: No. Non voglio replicare per la semplicissima ragione che credo che il Pubblico Ministero abbia, non solo il potere, ma anche il dovere di porre a verifica le dichiarazioni di Carra non solo con i fatti che ha raccontato, ma anche con le precedenti dichiarazioni per offrire, anche nell'interesse della difesa, un terreno in più di valutazione di queste dichiarazioni.
Quindi, non solamente con riferimento ai fatti, ma anche con riferimento a quello che potremmo chiamare il comportamento processuale.
Mi sembra che questo sia un modo di condurre l'esame, prima di tutto è su fatti specifici perché non ho parlato altro che di fatti specifici. Ho parlato di luoghi, ho parlato di documenti di viaggio, ho parlato di furgoni. E quindi non ho certo parlato di cose generiche.
Ma mi sembra proprio di condurre l'esame in maniera che garantisce una volta di più i difensori. O per meglio dire gli imputati, perché è di loro in definitiva che mi preme, li garantisce sotto il profilo che offro alla Corte la possibilità di mettere a confronto le dichiarazioni di oggi di Carra, non solamente con i fatti degli anni '93-94, ma anche delle sue stesse dichiarazioni degli anni '95 e '96.
Quindi un doppio piano di lettura e di valutazione delle dichiarazioni di Carra.
L'esame francamente - lo dico da solo - impostato con più correttezza di così, francamente non mi riuscirebbe.
PRESIDENTE: Comunque l'opposizione si respinge, perché i fatti sui quali vengono poste le domande sono indubbiamente specifici, non c'è dubbio che non siano specifici.
Le valutazioni sono coerenti e intrinseche allo stesso tenore contenuto delle dichiarazioni che l'imputato sta facendo e che inevitabilmente non possono non portare a chiedere valutazioni sui pesi. Perché qui sono valutazioni su pesi.
E quindi sono fatti che devono necessariamente essere coerenti e necessariamente poste per dimostrare anche la credibilità, l'attendibilità, la valutazione complessiva del suo comportamento processuale, e delle dichiarazioni che sta rendendo.
Possiamo proseguire. La domanda che aveva posto, stava rispondendo il Carra, non me la ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, mi perdoni.
PRESIDENTE: Mentre l'avvocato Cianferoni stava facendo la sua opposizione, lei stava ponendo una domanda.
Il Carra stava rispondendo, ma io non ricordo più né il contenuto della domanda, né dell'inizio della risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Era una domanda che riguardava appunto la stima, in termini di peso, dei due involucri che Carra ha avuto la possibilità di vedere e anche di sollevare, in occasione di un certo atto di indagine che si è verificato presso la Polizia Scientifica a Roma nel corso delle indagini preliminari.
E Carra ha dato una risposta - se io ho capito bene, Carra, perché ci siamo un po', come dire, soffermati - sui 25-30 chili.
PRESIDENTE: Ha detto anche 35.
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Anche 35.
PUBBLICO MINISTERO: Anche 35.
IMPUTATO Carra P.: Comunque dai 30 ai 40 chili. Di meno, sì; di più, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando ieri lei ci parlava quindi di queste forme piccole e ha dato questa stima di peso ieri: 25-30 chili, che vuol dire? Erano più o meno grandi questi oggetti come quelli che ha visto alla Scientifica a Roma, o che erano ancora diversi?
IMPUTATO Carra P.: No, no, erano così, come quelli che ho visto lì.
Piccoli così, dico. Non come peso, come balle che ho visto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Cioè, il peso mi posso sbagliare sicuramente.
PUBBLICO MINISTERO: Però ha detto che, in alcune occasioni, ha trasportato appunto delle balle più grosse.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E da solo, una persona, almeno lei da solo, non sarebbe stato in grado di sollevarla.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, ci ho provato ad alzarle bene in certe occasioni per, diciamo, caricarle.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Ci riuscivo proprio a muoverli.
PUBBLICO MINISTERO: L'altra cosa, l'altra domanda che le debbo porre su questo viaggio veloce, Carra: la borsa, lei ha avuto modo di capire che cosa c'era dentro questa borsa che scaricò insieme alle balle, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: Ma io la presi e... tipo ferramenti, c'erano dentro. Era, non era piena. Diciamo, alzandola sembrava quasi vuota la borsa.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era una borsa pesante, o era una borsa leggera?
IMPUTATO Carra P.: Insomma, non era pesante, ma... non glielo so spiegare così.
Era, di solito la borsa, queste da ginnastica piccole, no?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Se lei la riempie piena di indumenti, cosa fa la borsa? Rimane diciamo piena, quando lei la alza.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Si tira, diciamo, e serve il vuoto sopra. Però non so come spiegarlo.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma io ho capito perfettamente.
IMPUTATO Carra P.: Io, nel momento in cui gli passai questa borsa, oltre che si sentiva ferro con ferro quando la appoggiai dentro la lamiera, la borsa, dentro il nascondiglio, diciamo così, si sentiva bene il rumore dei ferri, che toccava ferro con ferro. E alzandola era quasi vuota, la borsa.
Però non aprii, non so cosa ci sia dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il trasporto quindi che lei mette per secondo in ordine di tempo, dopo, tra i due: il viaggio veloce e Arluno, è quello di Arluno.
IMPUTATO Carra P.: Non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, tra il viaggio veloce e il viaggio di Arluno, quello che viene per secondo - stando ai suoi ricordi - è il viaggio di Arluno.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo vuole raccontare, per cortesia alla Corte come nasce questo viaggio e come viene organizzato e come si svolge.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, io sono sceso a Palermo. Mentre andavo verso Villabate a Palermo con una Golf, avevo una Golf scura, mi inseguiva una macchina bianca, una Opel Corsa bianca, di cui dentro c'era Lo Nigro e "Olivetti", mi lampeggiò e ci siamo fermati vicino a Villabate in una stradina sterrata, diciamo.
Ci siamo fermati e loro mi hanno detto, dice, se conoscevo Arluno.
Gli ho detto: 'no, non lo conosco come paese, però ho sempre visto l'uscita di Arluno che è vicino Milano direzione Torino'.
Dice: 'allora senti che fai: prepara l'automezzo che si deve andare ad Arluno'.
Va bene. La stessa sera che li incontrai e mi spiegarono questa cosa, perché è successo di pomeriggio questo colloquio, verso le due e mezza, tre, preparai il camion sempre nella mia, nel mio garage della Coprora. Diciamo, all'inizio non lo sapevo che aveva effettuato il viaggio in compagnia di Lo Nigro. Si caricò queste balle di cui con lo stesso sistema dell'Ape guidata da lo Nigro.
C'era presente il Barranca, il Lo Nigro, Giuliano e io.
PUBBLICO MINISTERO: Non c'era nessun altro?
IMPUTATO Carra P.: Non... Penso di no, non vorrei sbagliarmi, però penso di no, in questa occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: Il che si caricarono queste balle: due. Di cui anche un tipo, un involucro a salsicciotto che avevo fatto io a un trasporto da Castelvetrano a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, due balle e questa cosa diversa che sta descrivendo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che mi era sembrato, almeno a me, di non aver capito molto bene la sua affermazione.
IMPUTATO Carra P.: Sì, avevo detto diverso...
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa.
IMPUTATO Carra P.: Un involucro diverso, tipo un salsicciotto, ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Si caricò, questo la sera. E così ci siamo divisi.
Mi ha detto Cosimo, dice: 'io parto con te, ci vediamo all'entrata dell'autostrada alle nove e mezza di sera. Stasera alle nove e mezza, ci vediamo all'entrata dell'autostrada di Villabate, che io vengo via con te'.
Ho detto: 'va bene'.
Sono andato a casa, mi sono preparato un po' di indumenti nella borsa, si è fatto l'orario, mi sono messo sul mezzo e sono andato all'entrata dell'autostrada.
Ero sul camion seduto, ho aspettato un dieci minuti, così. Ho visto aprire lo sportello laterale, è salito Lo Nigro, aveva una borsa e ci siamo messi in viaggio.
Ho fatto tutta io la strada. Strada facendo lui fece qualche telefonata perché avevamo, come diceva lui, un appuntamento con una persona nella piazzetta di Arluno dove c'era per segnale una panchina in questa piazzetta.
Arrivati vicini ad Arluno lui cercava di rintracciarlo, perché aveva - se mi ricordo bene - l'appuntamento era alle undici, undici e mezza di mattina.
Avvicinandoci diciamo al paese lui cercava di rintracciarlo a questa persona qua per dire: 'noi stiamo arrivando'.
Siamo arrivati all'uscita di Arluno, si cercava di andare verso questa piazzetta. Io entrai dentro il paese, mi trovai in difficoltà avendo il mezzo pesante e divieti di transito. Allora superai il paese, uscii quasi fuori passando dalla piazzetta dove noi avevamo questo appuntamento.
Lui mi disse, dice: 'è qua l'appuntamento'.
Dissi: 'usciamo fuori, sganciamo i semirimorchi e rientriamo con la motrice soltanto', che è piccola, sarà quattro metri. Sicché non dà occhio un grande...
Voglio precisare anche, come ho sempre detto, che ero a conoscenza di cosa trasportavo in questo viaggio.
Ho sganciato questi semirimorchi proprio fuori il paese; siamo rientrati nel paese, nella piazzetta; siamo scesi e ci siamo seduti in questa panchina.
E si aspettava. Questa persona non arrivava. lui si spostò, c'è una gabina di fronte, telefonica. Chiamò, si avvicinò uscendo dalla gabina, disse: 'non rintraccio nessuno, non risponde nessuno'.
Ho detto: 'ma lo conosci tu questa persona?'
Lui mi disse: 'sì, l'ho visto una volta a Palermo, lo conosco'.
Mentre mi diceva così, di fronte a questa panchina che c'è un tipo, come posso chiamarlo? Un cortile, diciamo come una piazzetta, no? C'è una edicola, anche. Lui tutto assieme che io gli stavo domandando se lo conosceva e facevamo tutto questo discorso, si alzò, dice: 'è qua'.
Io alzai gli occhi, però l'unica persona che ci veniva di fronte come lui si è alzato e gli è andato all'incontro, era questa persona che veniva di questa piazzetta qua.
Io alzai gli occhi, li abbassai e ho cercato di non farmi vedere in viso di questa persona qua.
Loro si sono salutati e Lo Nigro è venuto verso di me. Dice: 'guarda, prendiamo l'automezzo e andiamo dietro di lui'.
'Va bene'.
Siamo andati indietro, perché avevo posteggiato un 100 metri prima della piazzetta, che c'era una traversina vicina a un bar, ho preso il mezzo con Lo Nigro sopra. Sono uscito dalla piazzetta. Lui veniva da una traversa, fuori, subito fuori dalla piazzetta. Dice: 'segui lui'.
Siamo andati avanti, lui ha posteggiato più avanti. Io ho agganciato i semirimorchi che avevo lasciato lì, in un piazzale e siamo usciti fuori dal paese dopo che ho agganciato i semirimorchi.
Andando dietro ho capito che non avevano un posto fisso dove andare. Si stava cercando un posto isolato dove potere scaricare questi pacchi.
Mentre si camminava, prima, vicino ad un incrocio, per non girare con l'automezzo io mi sono fermato in un parcheggino sulla statale stessa.
Lo Nigro è sceso, è andato dietro e c'era la macchina di questo signore qua. E' salito sulla macchina e si sono allontanati un dieci minuti. E' ritornato, è salito a bordo, dice: 'andiamo, vai dritto di qua, abbiamo trovato il posto'.
Siamo arrivati sul posto. Vicino c'era una stradina di campagna, sono entrato a marcia indietro, ho alzato il ribaltabile. Loro hanno sceso i pacchi, che io li vedevo attraverso lo specchietto retrovisivo, perché si aziona, per alzare il ribaltabile di questo automezzo, si azionava dal sedile di guida. Sotto c'erano dei pulsanti che si manovravano per alzare e abbassare.
Facendo questa operazione io avevo troppa paura, volevo andare via. Diciamo, avevo fretta. A me mi colpì l'indifferenza di Lo Nigro, era tranquillo, non... io ero agitato perché, oltre che sapevo cos'era, sapevo che però avrebbe successo un'altra strage. Speravo solo a Dio che non avrebbe fatto vittime.
Comunque vengo al discorso: finì di scaricare questi due pacchi e questo salsicciotto. Abbassai il ribaltabile, scesi e staccai i tubi, perché dietro la gabina del trattore bisognava attaccare il tubo per ribaltare, sennò non riusciva... perché p idraulico, a olio.
Si avvicinò allo sportello Lo Nigro e gli dissi: 'vado io. Andiamo?'
Dice: 'no, tu vai, che io rimango qua'.
Però mi rincuoro perché io ero un po' agitato per andare via. Anche perché stavo andando via e stavo portando via la borsa che lui aveva sul camion.
Stava andando via, mi fermai perché ho visto la borsa dentro la gabina. Dissi: 'e la borsa?'
Gliela diedi e si incazzò lui perché dice: 'calmati, vai tranquillo. Vai, non ti preoccupare'.
Si incavolò, praticamente mi rimproverò.
Sono andato via. E non vorrei sbagliare, io quella volta lì di Milano sono andato a caricare nella zona di Brescia e sono andato giù a Palermo.
No. No, era un altro viaggio questo qua. Io sono andato giù a Genova in questa occasione di Arluno, che sono sceso con l'aereo. Ho lasciato il rimorchio al porto. Stavo confondendo con un'altra occasione.
In questa occasione di Arluno io sono ritornato a Palermo in aereo lasciando il trattore alla nave via mare che va a Termini Imerese da Genova. E il rimorchio l'ho lasciato nell'altro porto. Diciamo sempre nel porto di Genova, ma a imbarchi diversi.
Ho lasciato il trattore soltanto, lì, che mi veniva anche bene per andare via a piedi e andare a prendere l'aereo a Genova. Che non voglio sbagliare Genova-Voltri, che è vicino all'aeroporto questo imbarco della via mare che va fino a Termini Merese.
Sono sceso a casa in aereo. Dopo giorni, per via di televisione, ho visto che è successo la strage in contemporanea, sia a Roma che a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, proprio sull'ultimo punto di questo racconto: in altre occasioni le è capitato - io parlo dei viaggi con questi trasporti particolari, con questi involucri - in altre occasioni le è capitato di rientrare a Palermo imbarcando o il trattore o il rimorchio sulla linea per Termini Merese?
Cioè a dire quella via mare navigazione, per intendersi.
IMPUTATO Carra P.: No, come ricordo io no. Sono stato soltanto in questa occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora io, questo racconto, siccome ho da chiederle alcune precisazioni, lo riprendo dall'inizio.
Ecco, stava spiegando prima appunto di aver portato due forme, o due balle che fossero, più un affare tipo una salsiccia lunga. Ha detto così, mi sembra che queste siano state le sue parole.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, queste due balle com'erano, come grandezza?
Per così dire di quelle che lei giudica piccole, o di quelle che lei giudica grandi?
IMPUTATO Carra P.: No, quelli grandi.
PUBBLICO MINISTERO: Grandi.
IMPUTATO Carra P.: Grandi, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quante erano? Non so, non ho notato se l'abbia detto quante erano. Può darsi mi sia sfuggito a me.
IMPUTATO Carra P.: Io ho detto due.
PUBBLICO MINISTERO: Due. Senta, e questa, invece questo affare tipo salsiccia lunga.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Magari vuole spiegare alla Corte in che circostanza lei ha visto per la prima volta questo oggetto? Se nel momento in cui è stato caricato sul camion, ovvero precedentemente.
IMPUTATO Carra P.: No, io vidi 15 salsicciotti, 15, 16, 14, non ricordo bene, ma una quindicina erano, perché li caricai su ordine di Lo Nigro a Castelvetrano in un, dentro diciamo una campagna che era, c'era una persona dentro. Che entrando da un cancello si andava in campagna, diciamo.
Ho caricato questi 15 salsicciotti che li portai a Palermo da Castelvetrano di cui li consegnai a Lo Nigro nella sua Ape e li portò via.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti Carra, ma andò da solo a prenderli questi salsicciotti a Castelvetrano?
IMPUTATO Carra P.: Io col camion, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma...
IMPUTATO Carra P.: Lì, a Castelvetrano ho avuto l'appuntamento da Lo Nigro, di cui Lo Nigro arrivò con una Golf insieme ad un'altra persona che guidava, che non so chi sia. E lì ho trovato una persona anziana.
PUBBLICO MINISTERO: Allora il posto dove andaste a prendere questa roba, lei non lo conosceva prima?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, se non... Sia come persona, sia come posto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma al momento in cui partì da Palermo, sapeva che cosa sarebbe andato a fare a questo appuntamento che aveva a Castelvetrano?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda dove le fu dato esattamente l'appuntamento?
IMPUTATO Carra P.: Sì. All'uscita di Castelvetrano, appena gira sulla sinistra, fuori l'autostrada c'è un ristorante e area di servizio. Dentro lì.
PUBBLICO MINISTERO: E di quale marca di benzina, se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra Esso, che sia. Però...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' l'uscita di Castelvetrano su quale autostrada?
IMPUTATO Carra P.: Direzione Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la Palermo-Trapani.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi lei...
IMPUTATO Carra P.: E' direzione Mazara del Vallo però l'uscita di Castelvetrano. Perché se prende per Trapani non la trova l'uscita.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, appunto, mi sembrava anche a me per quanto ne conosco io di...
IMPUTATO Carra P.: No, va be', è direzione Trapani, per dire...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, va bene.
IMPUTATO Carra P.: ... l'ingresso dell'autostrada.
PUBBLICO MINISTERO: Ci siamo capiti perfettamente.
Ecco, quindi arrivando su questo punto lei poi ha detto che finì in un posto di campagna, a quello che capisco.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, chi c'era dentro questo posto?
IMPUTATO Carra P.: C'era, entrando sulla sinistra, tipo una casetta. E a destra c'era tipo delle stalle di animali. Di fronte venivano gli alberi di ulivo, queste cose qua.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E c'era qualcuno?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una persona anziana, dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei l'aveva mai conosciuta questa persona anziana, Carra?
IMPUTATO Carra P.: No, non lo... Quella era la prima volta che lo vedevo e l'ho visto dopo, di sfuggita. Non ho avuto modo né di parlare, né di essere vicino o di vederlo bene.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha più rivista in seguito questa persona?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Andaste in quanti, lì dentro, in questo posto?
IMPUTATO Carra P.: In tre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi Lo Nigro e anche l'altra persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E con questa persona anziana chi ci parlò?
IMPUTATO Carra P.: La persona che guidava.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sentì che cosa si dissero?
IMPUTATO Carra P.: No, perché io ho fatto manovra là dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Ho parcheggiato, ho alzato il ribaltabile. Lo Nigro mi aveva detto di alzare il ribaltabile, e siamo andati verso un albero che proprio a terra c'erano questi salsicciotti da caricare.
Li abbiamo caricati io e Lo Nigro e mi mandò via.
Io, nel tratto, nel pezzettino di strada che ho fatto, là dentro il fesso di campagna, dal piazzale sotto l'albero, vidi questa persona di spalle col vestito che era quello che guidava la Golf. Davanti aveva la persona che stava parlando. Ma era un po' distante.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Ecco, una descrizione di questi che lei chiama salsicciotti, se la può fare alla Corte. Perché per caricarli lei li ha presi anche in mano, oppure il carico lo hanno fatto gli altri?
IMPUTATO Carra P.: No, li ho presi in mano io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora penso che magari una descrizione la possa fare.
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. Io, l'unica cosa che non riesco a dire è il diametro quanto sia. Sto facendo un segnale al Presidente.
PRESIDENTE: Mi dica quanti centimetri sono di diametro con quel segno che fa.
IMPUTATO Carra P.: Eh, non riesco a capire quanto sia.
PRESIDENTE: Otto centimetri, 10, quanto potevano essere?
IMPUTATO Carra P.: Non lo so. Comunque era una forma così, ma lunga un metro. Che nel momento in cui la presi in mano era tipo acqua, mi impressionò, perché sembrava...
PRESIDENTE: Liquido.
IMPUTATO Carra P.: Liquido, sì. E faceva tutti i movimenti e cascavano dalle mani, anche, nel momento in cui li caricai.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi gli sfuggivano dalle mani, vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questi salsicciotti che aspetto avevano esternamente?
IMPUTATO Carra P.: Erano...
PUBBLICO MINISTERO: Erano tutti uguali, intanto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì erano tutti uguali come, diciamo, misure e tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Dico: esternamente che cos'erano, rivestiti da un qualche materiale plastico, oppure non plastico.
IMPUTATO Carra P.: Sì, aveva... erano rivestiti di questi sacchi di patate azzurre. Questi sacchi di... Come posso dire? Retati. Tipo così.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, come se ci fosse una rete esternamente. Vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: No rete rete, proprio un sacco.
PRESIDENTE: Iuta.
IMPUTATO Carra P.: Questi sacchi che sembrano retati, diciamo. Però non larghi, abbastanza stretto, non riuscivi a guardare dentro. Come un sacco di patate. Invece di essere in pezza, in plastica.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Quindi, comunque materiale plastico.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E il colore?
IMPUTATO Carra P.: Azzurro.
PUBBLICO MINISTERO: Azzurro. Com'erano chiusi all'estremità? Se lei ha avuto modo di rendersi conto di questo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io ricordo che erano chiuse le due punte.
PUBBLICO MINISTERO: C'era qualche scritta che lei rammenti?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: 'No', vuol dire che non c'erano, o 'no' vuol dire che non se lo rammenta?
IMPUTATO Carra P.: No, io, quello che ricordo io è che quei salsicciotti che ho alzato e ho messo dentro, scritte non ce n'erano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Può anche darsi magari che nel momento in cui io l'ho preso, la scritta l'avevo sotto. Non posso dire se c'era o non c'era. Quelli che ho visto io, scritte non ce n'erano.
PUBBLICO MINISTERO: Questi li ha riportati lei a Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Col camion.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha fatto il viaggio di ritorno da solo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E che accordi aveva preso, se aveva preso degli accordi con qualcuno...
IMPUTATO Carra P.: Che si faceva vivo Lo Nigro e li veniva a ritirare Lo Nigro, mi disse.
PUBBLICO MINISTERO: Le cose sono andate così?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io arrivai a Palermo, entrai l'articolato - l'articolato è il camion tutto intero - lo entrai nel garage. E poi, nel tardo pomeriggio, così, arrivò Lo Nigro con la sua macchina, mi sembra la Renault. Mi disse che stava, fra un'oretta così, dice: 'vengo e prendo queste cose. Aspettiamo che scurisce un po' e porto via queste cose'.
Così feci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi quando lei partì per Arluno, ha detto che portò qualche cosa come una salsiccia lunga, si riferisce a questa...
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, uno di queste cose qua che io avevo portato da Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Uno era?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che Lo Nigro aveva con sé una borsa.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa che cosa custodiva Lo Nigro dentro questa borsa, o no?
IMPUTATO Carra P.: No, penso degli indumenti. Non lo so però.
PUBBLICO MINISTERO: Fu portata qualche altra cosa in aggiunta a questa borsa personale di Lo Nigro in aggiunta a queste balle, in aggiunta a questa salsiccia lunga?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una pinza e un filo, portò Lo Nigro al momento in cui è arrivato all'appuntamento a Palermo.
Aveva un filo e una pinza in cui me li diede, me li passò dal sedile, al sedile di guida. E io li misi sotto il sedile della guida.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, quando parla di filo, che cosa intende?
Cerchiamo di spiegare che cos'è questo filo.
IMPUTATO Carra P.: Quel filo là che mi passò lui era tipo miccia. Era ricoperta tipo scotch.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo intanto com'era lungo, com'era grosso, questo filo.
Lei ha detto: tipo miccia, ma insomma, il tipo ci aiuta fino ad un certo punto a capire esattamente che cos'era. La Corte vuole delle indicazioni proprio specifiche su come era fatto, per lunghezza, per forma, per spessore.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Era, almeno penso, perché era arrotolato a...
PUBBLICO MINISTERO: A matassa?
IMPUTATO Carra P.: A matassa, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Poteva essere penso un metro, un metro e mezzo, due metri. Non di più. Grossezza era quanto il filo del microfono. Però, di fuori...
PUBBLICO MINISTERO: Il microfono che ha davanti a lei ora?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io c'ho due fili: uno nero e uno blu.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Quello blu, quello più grosso.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Era tutto ricoperto di questo nastro isolante tipo che mi incollava nelle mani. E all'interno, tra il filo e il nastro isolante, c'era tipo, messo largo, un fil di ferro attorcigliato.
PUBBLICO MINISTERO: Sul filo stesso.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sul filo stesso.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire messo...
IMPUTATO Carra P.: Però non si vedeva.
PUBBLICO MINISTERO: Che era... Scusi.
IMPUTATO Carra P.: Che era praticamente... Mi scusi se la interrompo.
C'era, si vedeva questo filo che fuoriusciva dal filo normale, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Come se fosse avvolto a spirale. Vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. A spirale vuol dire largo? Diciamo, non stretto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a spire non strette. Vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Però, il tutto avvolto con dello scotch ha detto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Scotch, cioè a dire nastro adesivo?
IMPUTATO Carra P.: Nastro adesivo. Questi però tipo pezza.
PUBBLICO MINISTERO: Ma quelli da elettricisti vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Nastro isolante, ma non quello lucido, quello... Quello tipo, in pezza...
PRESIDENTE: Da elettricisti.
IMPUTATO Carra P.: Da elettricista, questi...
PUBBLICO MINISTERO: Quelli telati?
IMPUTATO Carra P.: Quelli telati, esatto. Nero, con delle puntine proprio bianche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi come se avesse dei puntolini bianchi distribuiti.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, per dire questo io penso - ma glielo pongo in forma di domanda - lei questo qualcosa lo deve aver preso per le mani, questo filo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, lo presi per le mani e me lo misi sotto il sedile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Nell'occasione in cui l'ha messo sotto il sedile, lo ha avuto per le mani?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In altre occasioni?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Dico: nel corso del viaggio, o quel che sia, l'ha riavuto per le mani? Perché il viaggio è stato piuttosto lungo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, lo tolsi da sotto il sedile lo misi accanto. C'ho io un portaoggetti. Nella lamiera stessa del Volvo che si apre. Dietro il sedile c'è una levetta e si apre uno sportellino che va sotto la branda dalla parte fuori della gabina. E lo misi là dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, e queste pinze?
IMPUTATO Carra P.: Anche, uguale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma che roba era? Ci sono le pinze per potare, le...
IMPUTATO Carra P.: Sì, erano un paio di pinze tipo tenaglia piccola con i manici in plastica rossi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma erano tipo, che so?, pinze tipo forbici, pinze classiche tipo tronchese, tipo tanaglia.
IMPUTATO Carra P.: Tipo tronchese, questa piccola.
PUBBLICO MINISTERO: I manici di color rosso perché erano manici rivestiti di qualche...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Come se fosse materiale isolante?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei ha detto che questo viaggio si è tutto svolto via terra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, durante questo viaggio avete parlato, lei e Lo Nigro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, di tutto all'infuori di questi discorsi.
Si parlava della mia ditta, dei miei problemi, di mio padre che io avevo avuto problemi. Ma all'infuori di tutto il resto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non ci fu nessuna domanda da parte sua a Lo Nigro sul perché, sul per come di questo nuovo trasporto, lo scopo di questo materiale?
IMPUTATO Carra P.: No. Anche se avevo la voglia di chiedere, non si può chiedere. proprio, purtroppo non... Anche se, ripeto, a uno viene l'istinto di chiedere, però non ho chiesto.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi alla Corte, Carra, perché secondo lei non si poteva, non poteva chiedere.
IMPUTATO Carra P.: Perché...
PUBBLICO MINISTERO: Riferito a lei, a lei personalmente, eh.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non le chiedo un discorso di carattere generale, non ha significato. Le chiedo proprio la ragione per la quale lei si sentì nella impossibilità di far domande. Così ha risposto.
IMPUTATO Carra P.: Non solo in quest'occasione. Non esiste fare domande, perché si può trovare in difficoltà, può passare per curioso, può passare per... perché lo voglio sapere, o perché... E' un sistema purtroppo che può anche portare alla morte, delle richieste. O delle domande.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, un'altra sua affermazione di poco fa ho bisogno che chiarisca. Lei ha detto che quando è arrivata una certa persona lì, ad Arluno, mentre eravate in attesa, cioè al termine della vostra attesa, lei - se ho capito bene - anziché guardarla in faccia ha abbassato lo sguardo. Ho capito bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'ho guardato, diciamo in quell'attimo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Però subito abbassai gli occhi a terra, cercavo di non farmi guardare da lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, avevo bisogno appunto di questo chiarimento; cioè lei non voleva essere visto in faccia.
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché sapevo cos'era, sapevo, ero consapevole di quello che avrebbe successo, sicché avevo paura se qualcuno mi riconoscesse: per questo mi sono nascosto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco lei, come punti di riferimento, diciamo nello spazio, eh?, lì in questo paese, ad Arluno, quali ha conservato nel suo ricordo, nella sua memoria?
IMPUTATO Carra P.: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Come punti di riferimento, voglio dire per la vicenda di Prato c'è la chiesa dei Testimoni di Geova, la casa cantoniera rossa, lei ha raccontato che c'era un'area di servizio grande, una discoteca: ecco, lì ad Arluno invece quali sono i punti di riferimento nella sua memoria, proprio sul terreno, nei luoghi?
IMPUTATO Carra P.: La panchina, e di fronte la cabina telefonica, nella piazzetta.
PUBBLICO MINISTERO: Mentre raggiungevate Arluno e poi, dopo che avete incontrato la persona della quale eravate in attesa, per strada avete visto qualche situazione, qualche...?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era una ditta che io volevo entrare, ma c'erano le telecamere, nella statale, che mi sembrava che era una strada diciamo isolata, invece c'erano le telecamere, c'era una grande ditta. Però siamo andati avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché lei ricordava che lungo la strada fatta c'erano delle fabbriche con delle telecamere?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ricordava qualche altra cosa, ricorda qualche altra cosa?
IMPUTATO Carra P.: I binari.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
IMPUTATO Carra P.: I binari, che entravano dentro questa ditta.
PUBBLICO MINISTERO: Ma voglio dire, durante il tragitto fatto da lei, non so, avete incontrato fiumi, ponti, qualche situazione particolare?
IMPUTATO Carra P.: Certo. Abbiamo passato due ponti prima di arrivare nel parcheggio, diciamo dentro la strada di campagna; due ponti che, sotto il primo ponte, c'era una prostituta lì. Di cui io l'ho dichiarato anche all'inizio, questo mio tragitto, con la presenza della prostituta e i due ponti.
PRESIDENTE: Volevo sapere come faceva a capire che era una prostituta.
IMPUTATO Carra P.: Era una negra in minigonna che, con... là davanti, sotto il ponte: cosa può essere? Io penso che si riconosce una che aspetta l'auto e una prostituta.
PRESIDENTE: Ora possiamo avere capito, ma sennò, se lei mi dice 'una prostituta', bisognerebbe che avesse un cartello 'io faccio la prostituta', qualcosa del genere.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ha ragione anche lei. Scusi, Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, il punto esatto dove lei fece questo scarico? Ha parlato di una stradina.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, fu, come dire?, trovata senza bisogno di far tanti giri complicati? Lei dietro alla macchina che la precedeva? Ovvero, fu un po' laboriosa l'operazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì, fu un po' problematico, perché non si sapeva dove andare, diciamo non si sapeva. Non è che siamo andati direttamente lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei che chiarisse questo alla Corte; perché lei ha detto che è rimasto da solo sul camion?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sono rimasto dieci minuti da solo, io. Fermo, con l'automezzo.
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire, quando siete arrivati a scaricare l'esplosivo, lei era da solo sul camion o aveva qualcuno a bordo?
IMPUTATO Carra P.: No, con Lo Nigro ero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma per arrivare al punto dello scarico...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... come vi siete, come avete fatto?
IMPUTATO Carra P.: E' stato Lo Nigro che mi disse: 'vai dritto di qua, prendi a sinistra, subito a destra'.
PUBBLICO MINISTERO: Ma la macchina, la persona che voi avevate incontrato.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era rimasta, come dire?, con voi o si era allontanata?
IMPUTATO Carra P.: No, si era allontanato con la macchina, lui.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se questa persona arrivò a piedi o con un mezzo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, con una macchina arrivò. Nell'appuntamento arrivò a piedi, io non l'ho vista la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, invece?
IMPUTATO Carra P.: Poi, con una macchina, diciamo, ha preso; e usciva da vicino la piazzetta.
PUBBLICO MINISTERO: Che macchina era se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Io penso una 127 bianca, però non sono sicuro, l'ho anche detto allora che non sono sicuro sulla macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questa persona con questo 127 si allontana, oppure rimane con voi anche fino all'operazione di scarico?
IMPUTATO Carra P.: No, no, rimane con noi. E' entrato prima di me, lui, dentro diciamo questa stradina; mi rimaneva, entrando io, facendo manovra e entrando a marcia indietro, mi ritrovavo io dietro l'automezzo questa macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, lei, se era dietro, la seguiva questa macchina?
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'ho seguita all'inizio, a metà strada, prima di arrivare lì sul posto individuato da loro...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: ... io mi fermai, diciamo che c'era un piazzalino sulla statale stessa.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Carra P.: Lo Nigro è sceso, è andato via con lui, con la macchina, è andato a individuare il posto, è ritornato, è salito a bordo sull'autocarro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Siamo andati lì, però non inseguendo la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Io, lì, sono arrivato e lui già era dentro con la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e questo punto dove fu fatto lo scarico che cos'era? Un punto, voglio dire, in aperta campagna, un punto dove c'era della vegetazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì, era una stradina di campagna che, a destra e a sinistra, c'erano le canne alte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei poi è stato in grado di indicare questo punto, questi luoghi, via, al Pubblico Ministero, quando...?
IMPUTATO Carra P.: Sì, noi abbiamo fatto il sopralluogo, però io trovai tutta la vegetazione a zero, nel momento in cui ho fatto il sopralluogo.
PUBBLICO MINISTERO: Vegetazione a zero: cosa intende dire?
IMPUTATO Carra P.: Intendo dire che prima, quando io sono entrato in questo vicolotto, la strada esterna non si vedeva, la statale. Nel momento in cui sono andato a fare il sopralluogo, da un lato si vedeva la statale perché non c'era più quelle canne alte.
PUBBLICO MINISTERO: Però il posto lo ha rintracciato nell'ambito di quel sopralluogo, ovvero non è riuscito a rintracciarlo?
IMPUTATO Carra P.: No, l'ho rintracciato.
PUBBLICO MINISTERO: Ed è sicuro della indicazione che dette allora al Pubblico Ministero che procedeva al sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chiederei di esibire. Ecco Carra, lei qui vede ripreso un luogo, e questo luogo è in correlazione, per quello che ricorda lei oggi, con i fatti successi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è la stradina dove entrai a marcia indietro.
PUBBLICO MINISTERO: Questa è la stradina indicata da lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando fece il sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra troppo buia come immagine, ma se di meglio non si può fare.
PRESIDENTE: Sembra più un corso d'acqua, che una stradina.
PUBBLICO MINISTERO: A vederlo così, credo che stia piovendo, durante quell'immagine; vedo tutti questi... Mi sa che sulla destra...
Ecco, Carra, abbia pazienza, io vedo sulla sinistra una pianta piuttosto grande.
IMPUTATO Carra P.: Una casa?
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Carra P.: Cosa vede, una casa?
PUBBLICO MINISTERO: No, una pianta, un albero.
IMPUTATO Carra P.: Ah, un albero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, piuttosto, come dire?, piuttosto in forma, piuttosto alto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E poi, sulla destra, a me sembra un campo di granturco alto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Così, dalla fotografia.
IMPUTATO Carra P.: Sì sì, è questo qua.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo qua?
IMPUTATO Carra P.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le differenze tra come si presentava il luogo quando lei ha fatto il sopralluogo, e quando invece ci scaricò questo materiale, quali sono allora? Se c'erano delle differenze.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sulla sinistra c'era anche... non so se ci sono delle persone lì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, lì una persona si vede.
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'erano anche delle canne qui.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Diciamo era più coperto, come angoli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho capito, è questo che voleva dire quando diceva che c'era più vegetazione alta.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La successiva? Ecco, questa vede è un'immagine, non cambia granché: è lo stesso posto, ripreso un po' più avanti. Lo vede sulla destra questo campo con della vegetazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che sia proprio granturco, per la verità.
IMPUTATO Carra P.: Sì sì, è questo qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei è sicuro che questo fosse quindi, questa fosse la stradina nella quale effettuò questa operazione di scarico?
IMPUTATO Carra P.: Sì sì, perché avevo al lato sinistro - io dico lato sinistro - gli alberi, perché entrando a marcia indietro mi trovo, con la guida, sulla sinistra, e non a destra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
*IMPUTATO Carra P.: Sicché mi ritrovo nella mia destra gli alberi, e sulla sinistra le canne che io vedevo benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, quanto abbiamo fatto vedere ora a Carra è: lo dice la signorina Puccinelli.
SIG.NA Puccinelli: Sì, sono allegate all'annotazione DIA, Milano, il Centro Operativo di Milano, del 15 novembre 1995; e trattasi del fascicolo dei rilievi fotografici eseguiti in data 7 settembre 1995, ad opera della Questura di Milano, Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica. I fogli sono 1506 e seguenti del fascicolo della Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, facciamo due minuti di sospensione?
PRESIDENTE: Una breve sospensione, bene. Riprendiamo fra dieci minuti.
......
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Bene, possiamo riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Senta Carra, lei ha fatto un sopralluogo su questa zona di Arluno, stavamo dicendo. Ecco, le è stato, come dire?, facile rintracciare il posto in cui effettuò questo scarico? Ovvero ebbe delle difficoltà, per quanto ricorda?
*IMPUTATO Carra P.: No, all'inizio ho avuto un po' di difficoltà. Però, poi, l'ho individuato.
PUBBLICO MINISTERO: E aveva qualche punto di riferimento particolare nell'effettuare questo sopralluogo, qualche punto di cui voglio dire era sicuro? E che poi diventava un po', come dire?, il punto fermo di tutta la perlustrazione, del sopralluogo? Oppure è stata un'individuazione così, a casaccio?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Avevo i due ponti in testa, che non riuscivo ad individuare all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: E la piazzetta dove restaste in attesa, era un punto che lei identificò con sicurezza quando effettuò il sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La sicurezza nasceva da qualche cosa di specifico che c'è in quella piazza, oppure semplicemente dal ricordo che c'era una qualche piazza?
IMPUTATO Carra P.: No, no, dalla panchina che c'era in quell'angolo della piazza.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi lei riconobbe con sicurezza la piazzetta perché c'era questa panchina, che era per certo la medesima?
IMPUTATO Carra P.: Sì, la panchina; di fronte c'era la cabina telefonica.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei ha detto che da quella cabina telefonica fu effettuata una telefonata?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La effettuò?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Lo Nigro la fece; però mi disse che non gli rispose nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi di tentativi di telefonata, Lo Nigro ne fece uno solo o ne fece più di uno?
IMPUTATO Carra P.: No, ne fece di più di uno. Anche prima di arrivare ad Arluno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Riuscì poi, alla fine, a parlare con qualcuno? Oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No. Almeno a quello che mi disse lui, non riusciva, non gli rispondeva nessuno dove chiamava lui. Poi, non so se ci ha parlato o meno, e mi diceva in quel modo a me.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, due domande ancora. Per questi tentativi di telefonata, Lo Nigro utilizzò sempre cabine telefoniche e posti telefonici pubblici? Oppure fece uso eventualmente di qualche telefono cellulare, qualche telefono portatile?
IMPUTATO Carra P.: Telefoni pubblici; non ricordo però se effettuò telefonate dal cellulare, o se avesse con sé il cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo ricorda, Carra, che negli interrogatori, nel corso delle indagini, inizialmente disse che Lo Nigro questa telefonata l'aveva fatta con un cellulare? Mi riferisco all'interrogatorio del 31 di agosto, sia il primo che il secondo.
E poi, in quello del 7 di settembre, disse: 'no, Lo Nigro il cellulare nell'occasione non l'aveva, e le telefonate le fece da un telefono pubblico'. Se lo ricorda questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Oggi posso dare la spiegazione del mio, diciamo, errore: chiamiamolo così. Perché lui chiamava in un cellulare, lui aveva un numero di telefono di un cellulare. Infatti lui mi disse che non rispondeva nessuno sul cellulare. Per questo io ho confuso il discorso del cellulare.
Però lui ha effettuato una telefonata vicino Bologna, nell'area di servizio Casalecchio; una la fece proprio all'entrata di Arluno, proprio uscendo fuori dall'autostrada, uscendo a Arluno, dove dice Arluno e c'è un rondò per entrare dentro il paese. C'è un ponte, subito giù dal ponte c'è un ristorante qui, di cui io poi mi soffermai dieci minuti e lui scese a fare una telefonata.
E poi siamo partiti subito, e ha fatto la telefonata dalla cabina, in cui mi disse che non rispondeva nessuno sul cellulare, che l'avevano staccato.
Per questo all'inizio c'era di mezzo un cellulare, di cui io facevo la presenza; ma era il cellulare in cui lui chiamava. Da quello sempre che mi ha detto lui, poi non so.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Lei ha detto che questo viaggio fu fatto tutto via terra, all'andata; via strada, come dice lei.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ricorda che inizialmente aveva detto che il viaggio era stato fatto via mare; e che solo successivamente, sempre a partire dall'interrogatorio del 7 di settembre, disse: 'no, mi sono sbagliato, il viaggio fu fatto tutto via strada'.
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Come mai, ecco, se può spiegare alla Corte come mai c'era questa...?
IMPUTATO Carra P.: Perché l'errore mio iniziale, perché c'è un trasporto che io vado su via nave con Lo Nigro, insieme a Lo Nigro, di cui vado a Milano a caricare delle armi e le porto giù a Palermo.
Sono in queste due occasioni che io viaggio con Lo Nigro. E allora all'inizio, ricostruendo tutti i viaggi, ho detto che sono salito con la nave, ma non ho specificato.
Però, ricostruendo per bene, ricordo benissimo di avere fatto il viaggio via strada. Che quel diciamo viaggio con la nave è collegato in un altro viaggio, ma non in quello di Arluno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questo secondo viaggio fatto con Lo Nigro, a quando risale?
IMPUTATO Carra P.: '95.
PUBBLICO MINISTERO: '95, quindi l'anno in cui lei fu arrestato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti mesi prima?
IMPUTATO Carra P.: Inizio anno.
PUBBLICO MINISTERO: All'inizio dell'anno.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, noi abbiamo da ieri passato in rassegna tutta una serie di avvenimenti che si collocano in un certo periodo dell'anno 1993.
Ecco, nel corso di questo anno, del 1993, se lei può seguire questa indicazione temporale, lei ricorda di aver fatto altri viaggi, altri trasporti per queste persone?
IMPUTATO Carra P.: Sì, a fine anno, da Palermo a Napoli con dei pacchi - che non so neanche cosa sia, e poi spiego come mai non lo so - con Vito Federico. Ho lasciato in una cava a Napoli Vito Federico, con questi pacchi; sono andato su a Roma, alla villetta di Frabetti e che trovai tutte le armi lì, con Spatuzza e Scarano.
Che andai all'area di servizio, all'appuntamento; trovai allo Scarano e a Spatuzza che mi accompagnarono in questa villetta, che era la prima volta che andavo. Ho caricato queste armi lì, e siamo andati via strada fino a Palermo insieme allo Spatuzza. E che è fine anno '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa indicazione di epoca, 'fine anno '93', lei si sente di darla con sicurezza, oppure con qualche margine di dubbio? Proprio parlo come epoca.
IMPUTATO Carra P.: Sì, come anno sì, sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Era, voglio dire, non era stagione calda, stagione estiva? Non lo so, io non c'ero, glielo devo chiedere.
IMPUTATO Carra P.: Non glielo so dire questo, come era la stagione.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, la stagione estiva...
IMPUTATO Carra P.: No no, ma è dopo, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo la stagione...
IMPUTATO Carra P.: Mi ascolti. Dopo che io effettuo questi viaggi qua, dopo le stragi diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Io faccio, effettuo questo viaggio. Parliamo di settembre in poi, da settembre a inizio dicembre '93.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era passata l'estate.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto. Però, di solito anche a settembre ci possono essere belle giornate.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Si può confondere. Però non mi posso confondere, perché questo viaggio io l'ho fatto, è stato l'ultimo di quell'anno, con questa gente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi fece il viaggio di andata insieme a questo signor Federico, Vito Federico ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E arrivò a Napoli.
IMPUTATO Carra P.: A Napoli. Arrivai nell'area di servizio Agip che si trova, che è l'ultima area di servizio, che poi si svolta per Roma, Caserta, eccetera, Nord Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Carra P.: Ed è proprio vicino, l'area di servizio, allo svincolo. Lì abbiamo trovato una macchina, che era una persona soltanto, di cui il Federico era conoscente, lo conosceva. L'abbiamo seguita, fino a che ci ha portato, abbiamo fatto questa strada qua, la Caserta-Roma, questa larga a quattro corsie. Poi, siamo ritornati per entrare verso Napoli, che non riuscirei a trovare, siamo andati in una cava. Mi colpì, in quel viaggio, che c'era, entrando dentro Napoli, c'era un vialone grandissimo con tanti semafori. E in un semaforo, prima di prendere questa via così lunga, c'era ad angolo il deposito degli autobus, del tram diciamo. Non so come si chiama. Comunque c'erano degli autobus, dei tram, dentro.
Comunque, di là io so andare alla cava. Sono sicuro di arrivarci. Cioè, questo non ho avuto modo di fare sopralluoghi, eccetera, perché non so minimamente, per arrivare in questo deposito degli autobus, che strada dovrei fare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi arrivaste ad una cava dove fu scaricato del materiale.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo materiale lei l'aveva portato come?
IMPUTATO Carra P.: Con il Volvo e il rimorchio, questo ribaltabile dove ho messo i pacchi dell'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma in quest'occasione sa che cosa c'era, che cosa aveva preso a bordo, che carico era?
IMPUTATO Carra P.: No, perché io la sera che si caricarono questi pacchi, diciamo, che erano pochi, due o tre pacchi piccoli, quello che ho potuto vedere allo scarico dal finestrino - spiego un po' - praticamente lì, al momento in cui io, era la sera, le dieci di sera, azionai il ribaltabile dalla cabina e loro hanno caricato.
Loro, dico i nomi: c'era il Lo Nigro; "Olivetti"; "Cacciatore"; Salvatore Grigoli, quello sapevo che si chiamava Totò; poi c'era Giacalone; e Spatuzza; e Vito Federico.
Stavo scendendo, io ho azionato il ribaltabile, l'ho alzato, mentre stavo scendendo mi hanno detto: 'puoi buttare giù'. Lo Nigro mi disse: 'puoi chiudere'. Ho chiuso il ribaltabile e sono partito insieme a Federico.
Poi - lo stesso lavoro - arrivato a Napoli, io ho azionato il ribaltabile e Federico ha sceso questi pacchi. Ed erano piccoli, quelli che ho visto io attraverso lo specchietto retrovisivo.
Mi ha fatto segnale di chiudere il ribaltabile, e sono andato via senza neanche scendere nel piazzale di quella cava. Per questo non so che cosa sia.,
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e allora da Napoli proseguì...
IMPUTATO Carra P.: Via strada fino all'area di servizio, che avevo l'appuntamento con Spatuzza. Lì trovai Spatuzza, lo Scarano, che ci andai dietro fino al villino del Frabetti, almeno penso che sia la sua abitazione.
Sono sceso lì, siamo andati dentro quasi in una cantina, di questa villetta e lì era pieno di armi a terra, di cui lo Spatuzza se le guardava prima di mettere in dei sacchi di plastica blu, azzurri diciamo, questi sacchi di patate sempre che... tipo che li dividevano tra lo Scarano e lo Spatuzza. E lo Spatuzza se le controllava queste armi, una per una. Me le passò e si misero in questi sacchi e le misero dentro una borsa grande, tipo queste da tennis.
Finendo di caricare queste armi nella borsa, l'abbiamo messe dentro, là davanti stesso la villetta di Frabetti, di Aldo - non so se ho sbagliato il cognome - e siamo andati via strada fino a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, in questo posto, in questa villetta, o villa che sia, lei ci era mai stato precedentemente?
IMPUTATO Carra P.: No, solo in questa occasione sono stato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei aveva l'appuntamento con lo Spatuzza all'area di servizio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla solita? Quella che abbiamo visto ieri?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Spatuzza si presentò all'appuntamento da solo?
IMPUTATO Carra P.: Con lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Arrivarono loro due e basta?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con che mezzo?
IMPUTATO Carra P.: Con l'Audi blu.
PUBBLICO MINISTERO: Andaste senz'altro a questa villetta o passaste da qualche altra parte?
IMPUTATO Carra P.: No, no, direttamente alla villetta siamo andati.
PUBBLICO MINISTERO: Quando arrivaste lì quindi, eravate lei, Scarano e Spatuzza?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sul posto avete trovato qualche altra persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Frabetti Aldo, Frabetti era presente.
PUBBLICO MINISTERO: Lei l'aveva mai visto prima?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra di no. Lo vidi per la prima volta, mi sembra. No, no, non l'avevo mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Quella era la prima volta che vedevo Frabetti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io non lo so, ma le fu presentato nell'occasione?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Lei come fece a capire - se ha capito una cosa di questo genere - come fece a capire che questa persona era il proprietario o comunque il titolare di questo posto, di questa villetta?
IMPUTATO Carra P.: Lo capii perché disse lo Scarano all'area di servizio che andavamo a casa di Aldo, lui disse così. Però io con Aldo Frabetti, lo vidi spesso nel '94.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ma noi stiamo parlando...
IMPUTATO Carra P.: Del '93, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto di un fatto avvenuto nel '93.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Sì, lui, Scarano disse che stavamo andando a casa di questo qua. Lì all'area di servizio si parlava e lui ci riferì: 'andiamo, andiamo direttamente a casa di Aldo'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, arrivando quindi sul posto, questo Aldo o comunque questa persona, voi la trovaste che vi aspettava, che era fuori, che era all'interno della casa. Se lo ricorda questo particolare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, era dentro la villetta, aspettava. Mi ha dato l'espressione che aspettava che noi arrivassimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e allora all'interno di questa villetta lei ha detto che vide delle armi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se può chiarire un po' meglio alla Corte il locale, l'ambiente dove si trovavano queste armi? Cioè a dire, io non lo so, questa villetta di questa persona è fatta su un piano solo, se è su più piani, se ha, che ne so, delle scale, si sale, si scende.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente per andare a questa villetta c'era una stradina di campagna che si usciva fuori dalla statale diciamo, però non so che statale sia, era sulla sinistra, noi abbiamo preso e siamo entrati in questa stradina. Giù in fondo a questa stradina c'era, prima di passava una villetta, mi sembra una palazzina a due piani o tre o uno, non ricordo bene, poi c'era un po' di vuoto, di campagna e subito un'altra villetta, mi sembra a due piani, non vorrei sbagliarmi e sulla destra c'era diciamo un po' di rientro di strada che si riusciva a parcheggiare l'automezzo, per lasciare la strada libera.
PUBBLICO MINISTERO: All'altezza di questa seconda villetta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, all'altezza della villetta dove sono entrato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Sono sceso dal camion, la stradina era piccolina, sterrata. E siamo scesi dal camion, c'era un cancelletto, siamo entrati, che ci aprì proprio lui, Aldo, siamo entrati dentro una porticina e siamo scesi delle scale, tipo... Siamo entrati scendendo delle scale, siamo andati tipo nello scantinato di questa villetta, dove ho trovato una stanza rustica, tipo, c'erano dei mobili così, rustici.
Comunque era lo scantinato fatto in una stanza giù. Mi ha dato questa impressione, poi non so che stanza sia.
PUBBLICO MINISTERO: Era un ambiente grande?
IMPUTATO Carra P.: Sì, era grande come ambiente, come stanza. E tutto a terra c'erano sparse tutte queste armi. C'erano anche armi diciamo uscite dalle foderine, c'era anche due-tre scatole, queste che c'è scritto Beretta, aperte con... Comunque erano tutte visibili le armi che erano a terra. Che poi, nell'occasione che lui, Spatuzza li prese, li guardava, li scartava e mi diceva, io col sacchetto, diciamo che tenevo il sacchetto nelle mani, lui me li passava e li mettevo dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'erano sia armi lunghe che armi corte, vuol dire lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Pistole, cartucce, coltelli, bombe a mano, fucili questi lunghi, Kalashnikov, non lo so pronunciare bene e pistole a tamburo, pistole automatiche. C'era di tutto a terra.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi queste armi, per così dire, lei ha detto prima, se le divisero Scarano e Spatuzza, se io ho capito bene, o ho capito male?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Tipo che li dividevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma cosa vuol dire che dividevano? Che una parte se la portava via Spatuzza e una parte se la portava via Scarano? Mi faccia capire perché...
IMPUTATO Carra P.: No, le spiego perché dico questa parola qua io. Perché c'è stato che lo Spatuzza voleva portare via due pistole, di cui lo Scarano gli disse: 'no, questi lasciameli a me'. Per questo, da quello che faceva lo Spatuzza nel momento in cui raccoglieva le pistole da terra - c'era anche un coltello lungo da foresta, non so come chiamarlo, una lama bianca - dall'atteggiamento di Spatuzza, quello che gli disse in quella occasione lo Scarano, ho visto proprio che li dividevano.
PUBBLICO MINISTERO: Le armi scelte da Spatuzza ha detto che finirono, furono messe?
IMPUTATO Carra P.: In dei sacchi di plastica blu, era una borsa.
PUBBLICO MINISTERO: Quanti erano questi sacchi, se li ricorda Carra? Più d'uno?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, erano quattro o cinque. Quattro, non ricordo di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: E quante armi mise più o meno per ogni sacco? Voglio dire, un arma per sacco oppure ne mise più d'una?
IMPUTATO Carra P.: No, più di una nel sacco.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se prelevò anche cartucce, poi ha parlato anche di bombe a mano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'erano due bombe a mano, tante cartucce di vari calibri e due fucili Kalashnikov, pistole a tamburo, automatiche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Tutti questi sacchi... le borse era una sola?
IMPUTATO Carra P.: Sì, la borsa una sola era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa roba dove fu messa poi?
IMPUTATO Carra P.: Dentro il nascondiglio del semirimorchio ribaltabile.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, nell'occasione lei aveva il semiribaltabile normale, voglio dire, o attrezzato in qualche modo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, avevo il rimorchio uno sopra l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre con il rimorchio sovrapposto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha detto che è ripartito poi, subito?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' partito da solo?
IMPUTATO Carra P.: No, insieme a Spatuzza, fino a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: E una volta arrivati a Palermo, che fine ha fatto questa roba che lei aveva nel camion?
IMPUTATO Carra P.: Posteggiai il camion, si andò a casa e la sera le consegnai alla zona industriale a Spatuzza stesso.
PUBBLICO MINISTERO: E Spatuzza venne a prenderle da solo queste armi?
IMPUTATO Carra P.: No, c'era Lo Nigro, Olivetti e basta.
PUBBLICO MINISTERO: Vennero a prenderle come, a piedi, in automobile? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Avevano la Renault 5 di Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: E questo materiale fu collocato tutto sulla Renault?
IMPUTATO Carra P.: Fu collocato tutto?
PUBBLICO MINISTERO: Sulla Renault 5?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa dove fu portato questo materiale?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, lei ha detto che in questa villetta, dove trovò tutto questo gran quantitativo di armi, era la prima volta che ci metteva piede.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma c'è più tornato successivamente?
IMPUTATO Carra P.: Dentro proprio no.
PUBBLICO MINISTERO: Dentro?
IMPUTATO Carra P.: Vicino la villetta, no. Siamo andati in un sopralluogo che, passando diciamo mi sono ricordato la traversina che andava giù in queste villette, mi sono rifiutato di entrare.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi meglio, il sopralluogo con chi l'ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Con lei.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Dica, dica.
IMPUTATO Carra P.: Di cui avevo paura di entrare dentro. Gli ho spiegato dentro la macchina stessa, mi sembra che c'era il microfono che registrava.
PUBBLICO MINISTERO: Certo che c'era.
IMPUTATO Carra P.: Eh. E gli ho spiegato come veniva, le due villette, la strada com'era.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei ha riconosciuto, voleva dire...
IMPUTATO Carra P.: L'ingresso della stradina che andava in questa villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Però il sopralluogo non si è esteso alla villetta.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E questa stradina, o meglio l'ingresso di questa stradina dalla statale lei ha detto, l'ha riconosciuto con sicurezza?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando ha fatto il sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma dalla volta in cui era andato lì a prelevare le armi, alla volta in cui ha fatto il sopralluogo col Pubblico Ministero, quindi con me e con il dottor Nicolosi, lei ricorda di esserci più stato a questa villetta?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Prima che sia esibita quella foto: lei ha detto di aver riconosciuto l'ingresso di questa stradina dalla provinciale.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Dalla provinciale, insomma dalla statale, poi in realtà non era una statale.
Ecco, ma l'ha riconosciuto da solo o ha avuto bisogno di qualche indicazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì, con un po' di aiuto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
IMPUTATO Carra P.: Cioè che a me non mi diceva nulla, poi ho detto: a meno che non sia la stradina che va in quella villetta di Aldo Frabetti. E spiegai la strada com'era e tutto. Però all'inizio, subito non la individuai.
PUBBLICO MINISTERO: Guardi per cortesia una certa foto che ora le viene...
IMPUTATO Carra P.: Comunque preciso che non mi ha detto niente lei...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi?
IMPUTATO Carra P.: Preciso che lei non mi ha detto niente sulla fine di quella strada. Non mi disse sì o no, se era vero o non è vero, se andava da Aldo Frabetti. In quella villa dove ho caricato io le armi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora.
IMPUTATO Carra P.: Questa non mi dice niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si vede niente?
IMPUTATO Carra P.: No, questa non mi dice niente, questa foto.
PUBBLICO MINISTERO: Si può allargare un attimino questa immagine, o è tutto quello che c'è nella fotografia?
IMPUTATO Carra P.: L'ingresso è simile, ma così non si riesce a, diciamo a capirlo se è questo. Perché se era fatta più larga...
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
IMPUTATO Carra P.: Se questa foto era fatta più larga si riusciva a prendere proprio l'ingresso della discesina della statale per immettersi in questa stradina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, circa l'imbocco di questa stradina sulla statale, come la chiama lei.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda qualche cosa di caratteristico?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era mi sembra un cancello sulla destra, tipo un ingresso di villetta, una villa, una ditta. Proprio all'inizio della stradina.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era la stradina più un ingresso, vuol dire? A una villa o a qualche altra cosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era un ingresso, però non so specificare bene.
PUBBLICO MINISTERO: Questa immagine le dice niente Carra?
IMPUTATO Carra P.: Questa dovrebbe essere la stradina che va giù. Dietro questo albero, diciamo piegato, c'è la stradina...
PUBBLICO MINISTERO: No, non ho capito mi scusi.
IMPUTATO Carra P.: Questa stradina qua dovrebbe portare giù nelle villette, però venendo dal lato opposto. Diciamo, camminando dalla statale, sulla sinistra io me la trovai l'entrata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Così è salendo sulla destra. Dovrebbe essere all'incontrario fatta questa foto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ma lei si è spiegato. Quello che vuol dire, credo sia chiaro quello che vuol dire. Perché è questo che si vede sulla destra, secondo lei, l'imbocco di questa stradina? Solo che lei se la trovò in quell'altra direzione, se la stradina è quella perché veniva da di sopra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Allora, non so se abbiamo altre foto. Diciamo alla Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Questi sono atti in possesso della Corte nel fascicolo del dibattimento e sono gli album che già abbiamo fatto vedere ieri, affoliati a pagina 1316 e seguenti. E' un album della DIA di Roma datato rispettivamente 20 settembre '85 e 8 settembre '85... '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di conferire un attimo con...
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, questa immagine le suggerisce qualche luogo che pensa di aver visto in qualche occasione?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma è fatta alla rovescia.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire alla rovescia?
IMPUTATO Carra P.: Praticamente io vengo da sopra, non da sotto.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, ora a parte il sopra e sotto, ma questo che cos'è?
IMPUTATO Carra P.: Sì, dovrebbe essere la villetta dove sono entrato io a prendere le armi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la villetta di Aldo vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sulla sinistra c'è, in questa foto sulla sinistra c'è il parcheggino rientrato. Che io venendo da sopra me lo trovo sulla destra e sulla sinistra la villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ho capito quello che dice.
PUBBLICO MINISTERO: C'è l'altra foto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì, adesso si vede bene.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... è quella villa della quale lei ha parlato stamani?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo la collocazione di queste ultime due fotografie.
PUBBLICO MINISTERO: E' sempre l'album che abbiamo indicato in precedenza. Queste due foto sono a carte 1371 del fascicolo del dibattimento. E' la foto 7 e la foto 8.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco Carra, con l'episodio che lei ha raccontato ci ha riportato su vicende che si sono svolte, secondo il suo racconto, si sono svolte a Roma, o comunque in territorio romano e ha detto che questo episodio si situa ancora, temporalmente, nel '93.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha più rimesso piede in zona romana, in territorio romano anche nell'anno successivo, nel '94? C'è più tornato in queste zone?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'è tornato ancora.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E c'è tornato sostanzialmente per far che cosa?
IMPUTATO Carra P.: La prima volta ci sono tornato carico di tegole, un semirimorchio carico di tegole per la villetta dello Scarano, con Giacalone. E poi ci ritornai nella villetta per il discorso di Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Allora andiamo con ordine. Ci ha parlato di aver fatto un viaggio di tegole. Spieghi per bene alla Corte che cos'è questo viaggio di tegole, cioè se sono tegole vere e proprie, se lei le ha caricate in un posto piuttosto che in un altro, come è nato questo trasporto? Intanto parliamo di questo, questo che lei ha chiamato carico, trasporto di tegole.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Si presentò in ufficio da me Giacalone insieme a Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Giacalone, sa con quale nome di battesimo?
IMPUTATO Carra P.: Luigi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Di cui mi diceva che aveva bisogno di un semirimorchio da caricare delle tegole, queste fatte a mano, tegole per coprire il tetto diciamo, delle case. Li dovevo portare alla villa su a Roma. Dice: 'si devono regalare allo Scarano', mi disse. Io presi un semirimorchio che si dovevano caricare vicino dove che io avevo l'agenzia di autotrasporti, via Messina Marina. Andai a lasciare io personalmente il semirimorchio lì sottocarico, l'hanno caricato a mano queste tegole. Alla fine siamo andati io e Giacalone a prendere questo semirimorchio e lui pagò le tegole mentre io facevo manovra per uscire con il rimorchio carico. Lui pagò le tegole, ce ne siamo andati, io posteggiai il mezzo davanti all'agenzia di autotrasporti e lui mi diede i soldi per affrontare le spese.
Mi disse: 'ci vediamo all'area di servizio', che è sempre la solita, come appuntamento, a Roma l'area di servizio. Io imbarca sulla nave per Napoli da solo, arrivai lì e trovai lo Scarano e il Giacalone, di cui mi accompagnarono all'uscita di Fiano Romano. Sono andato direttamente nella villa dello Scarano in costruzione, impostai - che c'erano gli operai che stavano lavorando - impostai per bene l'automezzo per loro effettuare lo scarico a mano. Ci siamo messi in macchina, siamo arrivati su nella villetta, che c'era un'altra villetta prima della villetta dello Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Allora vuol dire che lasciò il semirimorchio lì per scaricare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, tutto l'automezzo lasciai lì. Presi la borsa e siamo andati in questa villetta qui, io, lo Scarano e Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra villetta.
IMPUTATO Carra P.: Sì, un'altra villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Di cui lasciammo lì le borse, ci siamo messi in macchina, che lo Scarano aveva bisogno di sistemare delle cose, doveva andare anche in banca, doveva fare delle cose, di cui poi doveva andare a Milano, lui mi disse, Giacalone. Siamo passati in questa occasione da casa dello Scarano, abbiamo preso un caffè. Siamo andati poi via, che è stata l'unica volta che io sono stato a casa dello Scarano. Ho conosciuto la moglie.
Ci siamo messi in macchina, con l'Audi, siamo passati di un paesino, più vicino di queste villette, che c'è la banca; c'è una banca in una piazza, che lo Scarano è andato in banca e io e Giacalone siamo andati al bar a prendere un caffè. Lui ha finito l'operazione alla banca che doveva fare, ci siamo messi in macchina e siamo andati in direzione Milano. Siamo arrivati tutti e tre a Milano, di cui Giacalone contattava una persona, non so chi sia, gli diede l'appuntamento la sera e gli portò una Peugeot rossa targata straniera, con le targhe belghe, Belgio mi sembra che siano, però non voglio sbagliare, erano targhe straniere. Di cui, questa macchina la guidai io fino a Roma.
Si portò questa macchina lì nella villetta. All'indomani si prese il mezzo vuoto, siamo andati vicino casa di Scarano perché dovevo caricare oltre la macchina sul rimorchio, una barca che era a come ho capito io dello Scarano, che dava al Giacalone. Ho caricato queste due cose, sono andato via verso Napoli.
Ho imbarcato a Napoli per Palermo. Sono arrivato a Palermo, sono andato dentro l'autosalone di Giacalone e ho scaricato quei due pezzi: sia la macchina che la barca e sono andato via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, questo episodio, che lei sta illustrando, inizia con questo carico di queste tegole lì a Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei in questo posto, a caricare tegole, c'era già stato in altre occasioni, oppure c'è stato successivamente in altre occasioni, oppure questa è l'unica volta in cui lei ha preso un carico di tegole a questa fornace artigiana, per così dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì, conoscevo la fornace, però non avevo mai avuto rapporti. Conoscevo la fornace come zona, perché si può dire sono nato in quella zona lì. Però, non ho avuto mai, né rapporti, né trasporti ho effettuato, né niente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo è l'unico che ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'unico, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda se fu fatto qualche documento, quelli di carattere amministrativo, di carattere fiscale? Tipo bolle di accompagnamento, tipo buoni di consegna, tipo fatture.
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era un vecchietto lì che mi fece la bolla. Però io poi la consegnai su, non fatturai io quel trasporto.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se fu fatto, questo documento, a nome suo personale o a nome, che ne so, della sua ditta?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Io, l'intestazione era o Sabato Gioacchina, o Coprora S.r.l.. A mio nome, non ce n'è.
PUBBLICO MINISTERO: Il nome di questa fornace se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: La strada in cui ha sede questa fornace come si chiama?
IMPUTATO Carra P.: Via Messina Marina. Lato mare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché via Messina Marina è una strada lunghissima.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Per andare direzione Villabate, dal porto direzione Villabate se la trova sulla sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Ora prenda visione di un certo documento, per cortesia. Se non si ingrandisce un pochino di più, non si vede niente; almeno la parte superiore. Insomma, veda un pochino. Bisogna fare in modo che si possano leggere le scritte. Io così non le leggo; chi ha gli occhi migliori dei miei, le legge. Io, no.
IMPUTATO Carra P.: Glielo posso dire io: questa è la fattura della vendita.
PRESIDENTE: Ora si legge, guardi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco, lì ci si legge.
PRESIDENTE: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sabato Gioacchina.
PRESIDENTE: Qui c'è scritto Gioacchino.
PUBBLICO MINISTERO: Ripeto che: chi ha gli occhi migliori dei miei vede meglio.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma è un errore quello lì: è Gioacchina.
PRESIDENTE: Via Fed. Orsa.
IMPUTATO Carra P.: Via Federico Orsi Ferrari.
PRESIDENTE: Palermo.
IMPUTATO Carra P.: 6C. Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E lì sopra c'è una data: la legge lei, Carra?
IMPUTATO Carra P.: 23/03/94.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa data la possiamo prendere per buona per indicare il punto di partenza di questa vicenda che lei sta raccontando?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. Ricordo anche la cifra che ha pagato lui, quei 3 milioni e rotti che pagò le tegole.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti un attimino, signorina, per piacere. Sotto quella scritta Sabato Gioacchino - sì Gioacchino, è vero - c'è scritto, ci sono scritte delle altre cose. Ecco, volevo sapere se sono cose che sono state scritte sulla base di indicazioni date da qualcuno, lì, al titolare della fornace.
IMPUTATO Carra P.: Sì, glielo spiego. Praticamente, quando si carica un viaggio o qualsiasi cosa del genere, nel momento in cui l'autista o il proprietario dell'automezzo va a fare la bolla di accompagnamento o la fattura di accompagnamento deve dichiarare sia l'intestazione, sia partita IVA, sia la destinazione. Dipende a chi è fatto il trasporto: se è in conto terzi o in conto proprio. Deve segnalare tutte queste cose, nelle bollette.
Di cui, deve scrivere anche la destinazione, sennò non può viaggiare. Dove va?
PUBBLICO MINISTERO: Non può viaggiare.
IMPUTATO Carra P.: Non oggi, perché ho sentito che forse le hanno tolte, le bollette di accompagnamento. Però allora, se non c'era la bolletta di accompagnamento, non riusciva neanche a camminare con un automezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io lì vedo scritto: Fiano Romano, via Capena 23, Roma.
IMPUTATO Carra P.: Sì, questo lo diede Giacalone, perché io non avevo neanche idea.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Non sapevo che dovevo andare a Fiano Romano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo volevo sapere da lei: se quelle indicazioni lì le aveva fornite lei, ovvero se erano state fornite da altri.
Nella parte bassa, se si può vedere, mi pare che sulla destra ci sia una firma. In basso a destra.
IMPUTATO Carra P.: Sì sì, è la mia firma.
PUBBLICO MINISTERO: E' la sua firma?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' ben sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Possiamo togliere quel documento.
Dunque questo, il documento che abbiamo mostrato, è il punto 54 delle produzioni del Pubblico Ministero.
Ecco, quindi questo viaggio di tegole sembra - sembrerebbe - che abbia questa data precisa di inizio: il 23 marzo del 1994.
Lei è partito subito con questo carico di tegole? Intendo dire, è partito il giorno stesso in cui ha caricato?
IMPUTATO Carra P.: Penso di sì. Non sono sicuro se sono partito all'indomani. Ma è probabile che sono partito in giornata, la stessa sera.
PUBBLICO MINISTERO: Con la nave.
IMPUTATO Carra P.: Con la nave.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto che era da solo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, da solo.
PUBBLICO MINISTERO: E di questo è sicuro lei, che fosse da solo?
IMPUTATO Carra P.: Sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, su questo camion c'erano solamente tegole o c'era qualche altra cosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi diedero tipo una busta di carta, tipo una busta di lettera con dentro dei documenti in bianco - tessera o patente, non li ho visti io; tessere forse erano.
PUBBLICO MINISTERO: Per tessere, lei intende le carte di identità?
IMPUTATO Carra P.: Carte di identità, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Perché in Sicilia la carta di identità si chiama tessera, vero?
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Di consegnarla allo Scarano che, come ho capito, aveva delle amicizia in cui facevano dei documenti falsi.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi questa busta ha viaggiato con lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, nascosta nell'automezzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Giacalone ha viaggiato con lei?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. L'appuntamento l'aveva preso dove, a Roma?
IMPUTATO Carra P.: All'area di servizio.
PUBBLICO MINISTERO: La solita?
IMPUTATO Carra P.: La solita.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che successivamente, dopo aver lasciato il semirimorchio, via, tutto il mezzo, a Fiano Romano, alla villetta in costruzione di Scarano, perché doveva essere scaricato, lei ha detto di aver fatto una serie di spostamenti tanto da prendere anche l'automobile per andare fino a Milano, a ritirare una macchina. Dico bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ma tutto questo si è svolto nella stessa giornata del suo arrivo?
IMPUTATO Carra P.: No, tutto questo in due giorni.
PUBBLICO MINISTERO: No no, dico, lei arriva il giorno in cui è arrivato a Roma.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se ha preso la nave, sappiamo che è arrivato nella tarda mattinata, a metà mattinata, quello che è.
IMPUTATO Carra P.: Sì, in giornata si fa tutto questo lavoro. Però poi, all'indomani, io... perché ho sostato lì, a... All'indomani, sono partito da Roma per fare...
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Per ora mi interessava, Carra, semplicemente stabilire se la partenza per Milano è avvenuta lo stesso giorno in cui è arrivato con le tegole, per intendersi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì, lo stesso giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo stesso giorno. Senta Carra, lei ricorda se all'epoca disponeva di un telefono cellulare?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo cellulare a chi era intestato?
IMPUTATO Carra P.: A Sabato Gioacchina.
PUBBLICO MINISTERO: A Sabato Gioacchina. E' sicuro di questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sua moglie, o lei personalmente, o qualcun altro proprio della sua famiglia - va be', lei aveva figli piccoli - lei o sua moglie siete mai stati intestatari di cellulari?
IMPUTATO Carra P.: Siamo stati mai?
PUBBLICO MINISTERO: Intestatari di cellulari, personalmente.
IMPUTATO Carra P.: Sì, mia moglie. E può anche darsi che era intestato, in quel periodo, a La Bua Liliana, eh? Perché io mi ricordo che ho cambiato l'intestazione, perché con la Sabato si andava male. Però non me lo ricordo di preciso, non posso collocare diciamo il periodo in cui ho cambiato l'intestazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo. Comunque sia, lei ha detto che sua moglie era intestataria di un cellulare.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo cellulare l'adoperava lei, l'adoperava sua moglie, o l'adoperava qualche altra persona?
IMPUTATO Carra P.: No, no, sempre io.
PUBBLICO MINISTERO: L'adoprava lei, per così dire, in esclusiva?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. In occasione di questo viaggio - le ripropongo la domanda - lei il cellulare ce l'aveva?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda di averlo adoprato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, una volta che è tornato da Milano con, ha detto, una 106 rossa con targa straniera.
IMPUTATO Carra P.: Una Peugeot.
PUBBLICO MINISTERO: Una Peugeot. 106, mi pare abbia detto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo capire, lei si è trattenuto?
IMPUTATO Carra P.: Dove?
PUBBLICO MINISTERO: A Roma, nel territorio, in zona per così dire. Oppure ha fatto rientro direttamente a Palermo?
IMPUTATO Carra P.: No, l'ho fatto l'indomani, il rientro a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa macchina, questa Peugeot con targa straniera, lei ha capito se era una macchina, come dire?, che circolava lecitamente o che circolava illecitamente?
IMPUTATO Carra P.: No, era una macchina rubata; e constatai anche che era stata rubata a Milano, perché c'era delle cassette di Mina. E non ricordo cosa c'era che io buttai via dal finestrino, strada facendo, tipo una bolletta o qualcosa intestata a una donna di Milano. Però non mi ricordo che nome era.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Però la targa era straniera.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda qualche altra cosa che le abbia fatto pensare che questa macchina era rubata?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Strada facendo, non c'era il tappo, la chiave del tappo della benzina, e si è dovuto rompere il tappo per mettergli la benzina.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda dove andaste a ritirare questa macchina a Milano?
IMPUTATO Carra P.: Io non ricordo bene il paese, comunque direzione laghi. Però non ricordo bene il paese.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma la destinazione chi è che la conosceva?
IMPUTATO Carra P.: Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Questa macchina fu consegnata da qualcuno, oppure la trovaste, come dire?, parcheggiata, con le chiavi dentro?
IMPUTATO Carra P.: No. Si allontanò il Giacalone e la portò, e ci lasciò a me e allo Scarano lì. Lui chiamò, è venuto a prenderlo una persona. Che non ricordo proprio chi sia, non me lo ricordo proprio. Lo portò con lui subito, e lui al rientro venne con la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi lei, a quello che capisco, non ha avuto modo di rendersi conto da dove usciva questa macchina.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei ha detto di ricordarsi positivamente che aveva con sé il cellulare. Poi, se era quello intestato ancora a Sabato Gioacchina o quello intestato a sua moglie, ha detto che non se lo ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è possibile che lei abbia, come dire?, ceduto il cellulare, prestato il cellulare a qualcuno in occasione di questo suo viaggio, oppure no? Ma non prestato momentaneamente per fare una telefonata. Voglio dire prestato, proprio lasciato nelle mani di qualcuno per un tempo prolungato.
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Siccome lei partì per Milano lo stesso giorno in cui arrivò con le tegole, ecco, la notte successiva, voglio dire, dove ha dormito?
IMPUTATO Carra P.: La notte che lì si presentava?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, bravo.
IMPUTATO Carra P.: Nella villetta. Però siamo arrivati alle quattro del mattino.
PUBBLICO MINISTERO: Alle quattro.
IMPUTATO Carra P.: Era tardissimo. Che io sbagliai anche strada, e ho dovuto fare il giro di tutto il raccordo anulare. Perché se lei scende da Milano, se fa l'uscita, diciamo uscita per il raccordo, trova subito l'uscita Fiano Romano. E se sbaglia strada, fa tutto il giro, fa tutto il raccordo anulare e ci ritorna dall'altra parte: fa 30 chilometri di raccordo in più.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei dice che dormì nella villetta - siccome oggi si sta parlando di due distinte villette nella zona: una, quella in costruzione, di Scarano; più, un'altra; perché ora lei spiegherà per bene dove fosse, di chi fosse, che cosa ci è successo dentro - ecco, quando lei dice ha dormito nella villetta, quindi ha dormito in una di queste due costruzioni?
IMPUTATO Carra P.: Sì, la villetta prima di quella dello Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non quella in costruzione?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quella in costruzione, all'epoca era assolutamente inabitabile ancora?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dia un'occhiata, per cortesia, a questa foto. Questa che è?
IMPUTATO Carra P.: Questa dovrebbe essere la villa in costruzione, dello Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Questo tetto lo vede?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Riconosce le tegole?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io credo che ci sia qualche foto anche più di dettaglio.
IMPUTATO Carra P.: Sì, è questa qua la villetta, le tegole sono queste qua.
PUBBLICO MINISTERO: Queste vengono dalla fornace di via Messina Marina?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quali foto stiamo mostrando alla Corte? Bene, le abbiamo già fatte vedere, è inutile entrare nei particolari.
Dunque, questi sono atti che compongono il fascicolo del dibattimento: è un album fotografico affoliato a pagina 1179; le foto sono della DIA, effettuate nel corso del sopralluogo effettuato l'8 agosto '95.
Ecco, quindi lei non ha dormito in questa costruzione qui, per intendersi; perché all'epoca, ha detto, non era abitabile.
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ha dormito nell'altra villetta, per così dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuole spiegare questa villetta, appunto, dove si trova? Quando lei ci ha messo piede per la prima volta? Chi l'ha accompagnata, a questa seconda villetta? Non il racconto di tutto quello che è successo nella villetta. Per ora le chiedo semplicemente: dove si trova, come ci è capitato lei per la prima volta, eh?
IMPUTATO Carra P.: La prima volta, è questa qua.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
IMPUTATO Carra P.: Che io vado in questa villetta a dormire. Di cui, ripeto, si trova prima - sul lato sinistro, passando un ponte, salendo una stradina in salita - si trova questa villetta prima di arrivare, diciamo perché avanti si deve andare per arrivare alla villetta, questa in costruzione.
Di cui, in questa occasione, c'è il discorso in cui lo Scarano ci porta a vedere quelle armi giù, nella villetta di cui ha fatto vedere prima, nascosto a terra nella cassetta.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti. Ci dobbiamo arrivare al discorso della... Sennò la Corte sente parlare di villette e di armi, e si disorienta.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con ordine.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente io ho dormito in questa villetta qua insieme al Giacalone. Di cui, all'indomani, quando ci è venuto a prendere lo Scarano, ha portato due donne per fare le pulizie in quella villetta.
Che era la prima volta che li vedevo. Di cui, il Giacalone mi diceva che andava a letto con una di queste due.
Però è arrivato lo Scarano con queste due ragazze, loro sono entrate, e io e Giacalone siamo usciti con le borse per andare via. Al che, ci siamo messi le borse sul camion.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ascolti, ascolti. Lei, il posto dove si trova questa villetta nella quale appunto dormì, sa come si chiama, il luogo?
IMPUTATO Carra P.: Il luogo, no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Carra P.: Non so come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Nel corso dei vari sopralluoghi che ha fatto lei col Pubblico Ministero, questa villetta l'ha individuata?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha individuata con sicurezza?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che cos'ha, se lei la dovesse descrivere, a prescindere da fotografie e quant'altro: ecco, come descriverebbe? Come è fatta questa villetta? Come ci si arriva? Se è lontana, ovvero se non è lontana, dalla casa in costruzione di Scarano? Ecco, una descrizione a voce, eh?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Su questi dati qui. E' una villetta grande, una villetta piccola; in aperta campagna, nella periferia di Roma.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente uscendo da Fiano Romano si proseguiva la strada, arrivando diciamo nella strada in cui porta sia in questa villetta, che nella villetta dello Scarano, si passava tipo un sottopassaggio sulla sinistra delle Ferrovie dello Stato. Si andava su, che si entrava tipo in un residence di villette. Si faceva una stradina sulla sinistra, salendo. Per come portava la strada, di fronte di veniva il cancello di questa villetta qua di Giacalone.
Entrando, c'era sulla sinistra... Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Nessuno ha detto niente.
IMPUTATO Carra P.: Niente.
PUBBLICO MINISTERO: No, no.
IMPUTATO Carra P.: Entrando, sulla mia sinistra c'era diciamo una specie di... dove si parcheggiano macchine, sotto una tettoia piccola, fatta così; di fronte c'era la villetta, si entrava dentro. Entrando, sulla sinistra c'erano due stanzette; poi c'era il bagno; un'altra stanzetta.
Sulla mia destra, sempre parlando, entrando sulla mia destra c'erano delle scale che portavano giù in un'altra sala grande, in una stanza grande dove c'era il camino. E un cucinino, anche.
Giù c'era la porta che portava all'esterno della villetta, con un po' di terreno che andava verso giù. E basta.
PUBBLICO MINISTERO: Esternamente un po' di terreno, cosa vuol dire? Era un terreno recintato, o era un terreno libero voglio dire?
IMPUTATO Carra P.: No, era recintato, però era lungo, diciamo non era piccolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, voglio dire, tipo un giardino allora?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Ecco, perché lei l'ha indicata poco fa con il nome "la villetta di Giacalone"? No, non è una domanda...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' una domanda che ha una sua logica.
IMPUTATO Carra P.: Allora di questo fatto non lo sapevo, ma in un'altra occasione ho saputo che era intestata al Giacalone. Se è vero o non è vero, non lo so, poi. Per questo adesso dico: quella di Giacalone. Magari perché so che, non in questa occasione ho saputo, ma in un'occasione successiva ho saputo, che era del Giacalone quella villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei è in questa seconda villetta di cui sta parlando, che ha chiamato "la villetta di Giacalone", dove dormì di ritorno da Milano; alle quattro del mattino, così ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E dove poi sopraggiunsero, ha detto, delle signore che avevano l'incarico di rassettare la casa, di rimetterla in ordine, pulire. E' questo? Ho capito bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Su questa villetta torneremo. Io, invece, vorrei ritornare a quella in costruzione, a quella quindi "di Scarano" - lei l'ha chiamata così.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Una, la chiama "la villa di Scarano"; l'altra, l'ha chiamata "la villetta di Giacalone". E a me, per chiarezza, sta bene anche che continui a chiamarle in questo modo.
Allora, rimaniamo alla villa di Scarano, dove lei ha scaricato quelle belle tegole artigianali, di fattura artigianale. Ha avuto occasione di ritornarci successivamente?
Qui siamo, le ripeto, stando a questi documenti, al 24, 25 di marzo del 1994. Perché questo carico di tegole parte da Palermo nel pomeriggio del 23. Chiedo scusa, questo carico di tegole è stato effettuato dalla fornace il 23 di marzo.
Allora, lei ha spiegato di essere arrivato alla villa, dove furono scaricate le tegole. A questa villa - a quella in costruzione - ha più rimesso piede, successivamente, Carra?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Carra P.: In quella di Giacalone, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, siccome nella villa di Scarano c'è stato questa volta e basta.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Così ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' successo qualche cosa di caratteristico, o ha visto qualche cosa di caratteristico, di significativo, lì in questa villa in costruzione? Oppure nelle sue vicinanze, nelle sue adiacenze?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Ci portò apposta lo Scarano, la mattina in cui lasciò le due ragazze per fare le pulizie e ci prese a me e al Giacalone; ci portò nella villetta. Io misi la mia borsa sopra il camion. E ci portò proprio giù dalla villetta, davanti alla villetta dello Scarano in costruzione, che arriva giù quasi in un fiume, che passa un fiume piccolo, che c'è delle canne, vegetazione abbastanza grande.
Là in mezzo, ci portò. Di cui, vicino a un albero aveva sotterrato, lui, una cassetta; di cui la aprì e dentro c'erano otto o nove pistole.
Di cui, una la regalò a Giacalone; e una piccola che lui mi disse: 'prenditene una', e io dissi: 'no, che devo fare?'; poi insisteva e ho presa questa piccola. Le ho portate via io, queste due pistole, che poi, a Palermo, le consegnai a Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei sta descrivendo quindi, come dire?, un particolare, no?, della sua frequentazione della casa di Scarano. Cioè a dire, credo di capire, che non è che la villetta finisce nel fiume. Che cosa c'è? Un terreno?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. Ho detto, è di fronte, andando giù è dalla parte del terreno, ad arrivare quasi giù, questo posto dove era messa questa cassetta.
Ma la villa è abbastanza in alto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei questi posti - questi in particolare: la casa in costruzione, questo terreno, questo punto dove c'era questa cassetta sotterrata - ora, a prescindere dalla fotografia delle tegole artigianali, che ha già visto, ecco, ma questi luoghi lei li ha, come dire?, frequentati anche nel corso dei sopralluoghi fatti con il Pubblico Ministero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E in quella sede, in quell'occasione, ha anche indicato ad esempio il posto dove aveva visto questa cassetta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, si cercò di... Però non si riusciva ad entrare perché la vegetazione era talmente fitta che non si riusciva ad entrare.
PUBBLICO MINISTERO: "Non si riusciva ad entrare", per fare che cosa?
IMPUTATO Carra P.: Per questa vegetazione.
PUBBLICO MINISTERO: No, "Si voleva entrare", per quale scopo?
D'altra parte la Corte lo capisce, io...
IMPUTATO Carra P.: Praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: ... quello che ho fatto.
Chiedo scusa, mi sto rivolgendo alla Corte.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Al Presidente in particolare, che credo capisca perché devo fare le domande in un certo modo.
Gli atti sono tutti qui, io non posso raccontare quello che ho fatto. E' lui che deve raccontare quello che ha fatto anche in presenza del Pubblico Ministero.
Quindi le domande sembrano un po', come dire, cerebrali, ma non c'è altro sistema per rappresentare certe realtà.
PRESIDENTE: Ci sono anche documenti al fascicolo.
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa.
PRESIDENTE: Ci sono documenti nel fascicolo dibattimentale che chiariscono lo scopo di queste domande.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
Allora, Carra, lei mi stava dicendo che per colpa di una certa vegetazione troppo fitta non fu possibile fare un qualche cosa. Che cos'era questo "Qualche cosa"?
IMPUTATO Carra P.: Di andare ad individuare dov'era sotterrata la cassetta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dell'esistenza di questa cassetta con dentro delle armi - così ha detto, delle pistole - ecco, qualcuno le aveva parlato, o fatto domande prima che lei lo raccontasse al Pubblico Ministero?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci parli un attimo di questa cassetta. Com'era fatta?
IMPUTATO Carra P.: Era una cassetta quadrata in cui dentro c'erano piantati dei chiodi per fermare le pistole dal... come si chiama?
PRESIDENTE: Anello.
IMPUTATO Carra P.: Dall'anello. Era coperta tipo con del cellophan nero di sacchetti di immondizia, abbastanza curata per non infiltrare diciamo umidità o cose del genere. O acqua. E si apriva.
C'erano, era quadrata e si apriva da un lato, tipo una cassetta con delle cerniere di un lato soltanto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha detto quadrata. Quadrata vuol dire squadrata?
IMPUTATO Carra P.: Quadrata.
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire: proprio fatta rigorosamente a quadrato, oppure era, chiedo, a tipo valigetta, tipo...
IMPUTATO Carra P.: Sì, tipo una valigia, però più grande di una valigetta.
PUBBLICO MINISTERO: Prendiamo a modello una valigetta così, che è classica, la ventiquattrore.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poteva essere di quelle grandezze, oppure tutta un'altra cosa?
IMPUTATO Carra P.: Mah, era più grande.
PUBBLICO MINISTERO: Di quanto? Di molto, di poco?
IMPUTATO Carra P.: No, di poco. Però era più grande di una ventiquattrore.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei se lo ricorda, Carra, che quando raccontò questa circostanza, appunto, al Pubblico Ministero, le dette, dette lei tutta una serie di indicazioni.
Non solo sul luogo dove si trovava, ma anche su come era fatta questa cassetta: le sue grandezze, le altezze e tutto il resto.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto che questa cassetta era foderata con dei fogli di plastica nero, della plastica nera tipo sacchetti della spazzatura, ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sopra. Ma era tutta ricoperta tipo questa plastica, di nero. Plastica nera, proprio. Come glielo posso spiegare?
PUBBLICO MINISTERO: No, no.
IMPUTATO Carra P.: Una plastica nera e poi sopra il cellophan, nel sacchetto questo grande dell'immondizia, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, e questa cassetta, voglio dire, era appoggiata per terra, o era sotto terra?
IMPUTATO Carra P.: No, era sotto terra, era a livello della coperta.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, appena coperta. Vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: No, sotto...
PUBBLICO MINISTERO: Non che era una buca di mezzo metro.
IMPUTATO Carra P.: No, no. Poco, però entrava dentro nel terreno e c'era, diciamo, fuori del terreno quei due centimetri del coperchio in cui si apriva.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. E ha detto che dentro c'erano delle pistole.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Tanti chiodi e tante pistole.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E queste pistole com'erano? Si vedevano, voglio dire, pistole tutte dello stesso tipo...
IMPUTATO Carra P.: Sì, erano abbastanza...
PUBBLICO MINISTERO: ... pistole diverse, grosse, piccole.
IMPUTATO Carra P.: Sì, erano abbastanza nuove, a tamburo e automatiche, erano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei pensò che potessero, pensò o le fu detto, che potessero avere queste pistole, la stessa provenienza, oppure che avessero provenienze diverse? Una rubata, una comprata in armeria, o una ereditata...
IMPUTATO Carra P.: No, no, non mi dissero che provenienza erano.
PUBBLICO MINISTERO: Non le dissero che provenienza avevano, sì.
IMPUTATO Carra P.: Ma mi ricordo che lo Scarano li teneva tipo una collezione privata. E' una cosa sua, personale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quando lei portò il Pubblico Ministero sul posto ha detto: la vegetazione era troppo folta, non fu, non le fu possibile indicare il posto preciso.
Be', questa cassetta l'ha più rivista?
IMPUTATO Carra P.: Sì, successivamente a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: E chi gliel'ha fatta vedere?
IMPUTATO Carra P.: Lei.
PUBBLICO MINISTERO: E che cosa le è stato fatto vedere nell'occasione?
La cassetta con tutto il suo contenuto, oppure solamente la cassetta e anche le armi? Ricorda...
IMPUTATO Carra P.: No, soltanto la cassetta di cui io quando la vidi dissi, in quella occasione di interrogatorio, che ci dovevano essere i chiodi dentro piantati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Di cui si aprì quella cassetta che era sigillata nel momento in cui la portò in quella stanza. La aprì e aprendo trovammo i chiodi ancora piantati e un po' piegati e arrugginiti.
PUBBLICO MINISTERO: E' certo che questa fosse la cassetta che lei aveva visto quindi un bel po' di tempo prima?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le due pistole che lei dice furono tolte, furono consegnate da Scarano, venivano da quella cassetta?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: era una grande e una piccola.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, può essere un attimino più preciso nella descrizione?
Quella grande era un'arma a tamburo, era un'arma automatica, a canna lunga, nera, cromata.
IMPUTATO Carra P.: No, quella grande era nera.
PUBBLICO MINISTERO: Tutte e due cerchi di descriverle, Carra, per cortesia.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi chiederemo al Presidente se è possibile, perché io sono letteralmente... Poi non ho più voce, non riesco più a...
Magari finirei questo discorso, questo racconto polarizzato su queste due pistole e poi, se fosse possibile, pregherei sospendere...
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: ... per la pausa pranzo, ecco. Quella rituale.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente la pistola grande era nera. E non vorrei sbagliare, ma era quella automatica.
E l'altra era piccola cromata. Era piccola, anche automatica, mi sembra, quella piccola.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto che fine hanno fatto queste armi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io le nascosi sul trattore. Arrivato a Palermo le consegnai a Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ha più avuto modo di vederle?
*IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Allora ci potremmo fermare qui, Presidente.
PRESIDENTE: Benissimo. Possiamo riprendere alle due e 30, se siete d'accordo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
PRESIDENTE: Allora, alle 14.30 riprendiamo.
UDIENZA DEL 25 FEBBRAIO 1997
(POMERIGGIO)

PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, le ultime cose che le ho chiesto stamane sono tutte relative a quello che è successo dopo il trasporto di questo carico di tegole, e durante la sua permanenza a questa villetta.
Ecco, ha ben chiaro le ultime domande che le ho fatto, sì?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Un particolare, può darsi che non abbia prestato io sufficiente attenzione. Questo episodio della cassetta delle armi si è svolto, quindi, alla presenza sua, diceva, di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: E di Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, eravate presenti tutti. Io ho bisogno di capire quanto si è protratta questa permanenza dopo il trasporto delle tegole, e prima del suo rientro a Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Qualche giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lei ha detto che, di ritorno dal viaggio a Milano, rientrò alle quattro del mattino e dormì in questa villetta. Poi, non ho capito se in questa villetta lei ha dormito ancora. Sto sempre riferendomi a questa vicenda, a questo episodio, eh?, quello in cui lei ha detto si verifica l'episodio delle armi, le signore che vengono a fare le pulizie, e quindi Scarano vi porta nella villa sua, in quella in costruzione.
Ecco, ho bisogno di una risposta chiara da lei, se è in grado di renderla, una risposta concreta su questa domanda, circa la durata di questa sua permanenza.
IMPUTATO Carra P.: Il mio ricordo è di qualche giorno perché, con lo Scarano, se n'è andato un po', diciamo, in giro a fare cose che doveva fare lo Scarano.
Ricordo anche che ci portò nel centro di Roma a acquistare anche delle scarpe, in un suo amico, dove io acquistai un paio di scarpe anche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi qualche giorno. Ma lei non è in grado di precisare se si trattava di due piuttosto che quattro, di tre piuttosto che cinque?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a parte questo acquisto delle scarpe e di questa escursione nel centro di Roma, c'è qualche altro fatto significativo che si è svolto prima che lei riprendesse la strada per Palermo?
IMPUTATO Carra P.: Che ricordi io, no. Cioè c'è stato anche il discorso che ci portò a casa sua.
PUBBLICO MINISTERO: E questo l'ha già riferito. Dicevo io, qualche altro episodio.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Mi portò anche a suo figlio, che era, mi sembra, in una clinica, era sottoposto, praticamente il figlio era agli arresti in questa clinica, in cui lui pagava un sacco di soldi per evitargli la galera.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire voi andaste a trovare questo ragazzo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Si ricorda, più o meno... Prego.
PRESIDENTE: Vorrei sapere come si chiamava questo figlio.
IMPUTATO Carra P.: E' il figlio grande, però non lo ricordo.
Sì, me lo disse allora come si chiamava, me lo presentò anche, però non lo ricordo. So che è il figlio maggiore.
PRESIDENTE: Mi scusi, siccome qualche Giudice Popolare è rimasto perplesso, perché lei ha parlato di Scarano: noi abbiamo due imputati Scarano. Lei sa come si chiama?
IMPUTATO Carra P.: Scarano Antonio, io parlo sempre. Il mio Scarano è Scarano Antonio, il padre.
PRESIDENTE: Benissimo. Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda più o meno dove si trovava questa clinica?
IMPUTATO Carra P.: Fuori Roma, però non lo so di preciso.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè non era nel centro di Roma, vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, durante questo periodo, questi giorni, questi "alcuni giorni", quali sono le persone con le quali lei ha continuato a vedersi quindi? Di Scarano ha parlato, e ci sta dicendo anche che siete andati a trovare il figlio che era in questa clinica.
Giacalone si è trattenuto per tutto il tempo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha visto qualche altra persona in questo periodo? Che ne so, persone delle quali lei ha parlato con riferimento alle varie vicende che ha raccontato davanti alla Corte. O no?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho visto in quell'occasione Aldo Frabetti, la moglie dello Scarano anche.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Se n'è andati anche a mangiare assieme. Però non mi ricordo il giorno in cui si è andato a mangiare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda il Frabetti dove l'ha visto?
IMPUTATO Carra P.: La prima volta, lo vidi in quella villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, quella villetta?
IMPUTATO Carra P.: Dove ho fatto il viaggio delle armi, insieme a Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, e questo l'ha riferito stamani. Ma durante questa permanenza di questi "alcuni giorni" lì, nella zona a Roma, lei ha detto ha rivisto Frabetti? Ho capito bene?
IMPUTATO Carra P.: Aldo Frabetti, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco, ma dov'è che l'ha visto? L'ha visto quando era a comprare le scarpe? Quando è andato a trovare il figlio di Scarano in clinica?
IMPUTATO Carra P.: No, lo vidi anche presente lì, nella villetta dello Scarano. Che praticamente dava un aiuto allo Scarano a seguire i lavori, da come ho potuto capire, gli dava un aiuto a curare gli operai, seguiva gli operai nei lavori della villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, invece che della villa in costruzione di Scarano, ecco venendo all'altra, quella che lei ha chiamato la villetta di Giacalone: lei ha capito, questa villetta, se era molto tempo o poco tempo che era nella disponibilità di Giacalone, di Scarano? Se era di loro proprietà? Se l'avevano in prestito, se l'avevano in affitto?
IMPUTATO Carra P.: No, questo non lo sapevo, nessuno mi disse qualcosa, niente di simile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Non lo sapevo. Però poi ho saputo che l'aveva presa in affitto Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Ma io per ora sono sempre alla fase iniziale di questa vicenda. E quindi lei non sapeva com'è che era stata presa, no?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Inizialmente. E non sa nemmeno se era da molto e da poco tempo che ce l'aveva, Giacalone?
IMPUTATO Carra P.: Esatto. No, no, non sapevo da quanto.
PUBBLICO MINISTERO: Le chiavi, chi le aveva?
IMPUTATO Carra P.: Le aveva il Giacalone, quando si andò lì, in quella villetta. Aprì Giacalone con le chiavi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, ma lei chiese a Giacalone a che cosa gli serviva una villetta dalle parti di Roma? Visto che lui stava da tutt'altra parte, cioè a Palermo.
IMPUTATO Carra P.: No, no, non glielo chiesi proprio. Non glielo chiesi perché, ripeto, ritorno al discorso che stavo facendo stamattina, anche se c'era diciamo l'intuizione, diciamo, di chiedere un qualcosa, mi limitavo a non chiedere. Per tanti motivi, purtroppo, anche come mentalità, diciamola in questo modo: era controproducente, chiedere.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, a parte quest'episodio della cassetta con la collezione personale di armi di Scarano - così l'ha definito lei - durante questa sua prima permanenza ha sentito parlare di progetti, di azioni di carattere criminoso? Cioè a dire di azioni criminose da fare nei confronti di qualcuno, o da qualche parte, lì o altrove?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei quindi si trattenne per alcuni giorni per quale particolare motivo, per quale particolare ragione?
IMPUTATO Carra P.: Perché io praticamente dovevo scendere delle auto per Giacalone. Si andò anche, ricordo, in un tipo un'officina, dove c'erano anche macchine sinistrate, queste diciamo incidentate, come si suol dire; che acquistava Giacalone, e dovevo scendere giù delle macchine. Di cui, poi non ne scesi perché non le acquistò, e ho sceso soltanto quella lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, lei tornò giù a Palermo portando, come ha detto, questa barca e questa Peugeot rossa con targa straniera.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Il viaggio lo fece da solo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giacalone si trattenne a Roma, per quanto lei ne sa, ovvero era già partito, o sarebbe partito? Se lei l'ha mai saputo.
IMPUTATO Carra P.: No, io lo lasciai lì, a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei durante questa permanenza, quindi se si è protratta per alcuni giorni, ha dormito nel solito posto, oppure ha cambiato luogo per trascorrere la notte?
IMPUTATO Carra P.: No, nella villetta ho dormito.
PUBBLICO MINISTERO: E Giacalone dove dormiva?
IMPUTATO Carra P.: Con me, nella villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Solamente voi due?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa è successo successivamente, al suo ritorno a Palermo?
Cioè, è successo che lei poi è ripartito? E' tornato in quelle zone? Ci è tornato dopo poco, dopo molto tempo? Ha qualche riferimento temporale?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io arrivai a Palermo con, le ho detto, il carico di questa barca e questa macchina, la scaricai lì da Giacalone, all'autosalone.
Mi contattò Spatuzza, insieme a Pietro Romeo che era poco tempo che era uscito dalla prigione. Di cui, mi disse che dovevo caricare dei pacchi per andare di nuovo su, a Roma, nell'arco di pochi giorni sono passati.
Di cui abbiamo caricato questi pacchi e un sacco tipo cemento, e mi diedero anche tipo lingotto avvolto in un sacchetto di plastica, tipo una candela.
PUBBLICO MINISTERO: Tipo una candela?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Di cui, la presenza, al momento in cui ho caricato, c'era Pietro Romeo, Vittorio Tutino, Spatuzza e io.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Io caricai questo mezzo insieme a loro. Mi dissero...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi se la interrompo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo carico dove fu fatto?
IMPUTATO Carra P.: Alla zona industriale.
PUBBLICO MINISTERO: Non nel garage solito?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No, alla zona industriale. E lei mise questo carico sul solito camion?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Attrezzato nel solito modo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, nel ribaltabile.
PUBBLICO MINISTERO: Il solito ribaltabile col semirimorchio sopra?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il trattore era?
IMPUTATO Carra P.: Torino 52079D.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre lo stesso?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E il semiribaltabile?
IMPUTATO Carra P.: Palermo 15424.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo carico fu fatto in un ambiente chiuso o in un ambiente all'aperto?
IMPUTATO Carra P.: No, un ambiente all'aperto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto la zona industriale di Palermo: può dare qualche indicazione un po' più specifica su questo punto? Perché la zona industriale è un territorio piuttosto vasto, voglio dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì, è pieno di... La zona industriale di Brancaccio, di cui io entrai in un piazzale. In un piazzale, dentro tipo una ditta, però all'aperto era.
Di cui, se è vero, non sono sicuro, ma avevo capito poi, col tempo, che ci lavorasse lo Spatuzza là dentro. Però, non sono sicuro di questo.
In quest'occasione mi disse anche che doveva venire su con me, sino a Roma, lo Spatuzza; di fare un biglietto sulla nave anche per lui. Di cui io ho fatto il biglietto a nome di La Rocca Luigi, di un mio autista; che poi non ho usato, perché lui non è più venuto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Quindi sul camion che cosa fu caricato, esattamente?
IMPUTATO Carra P.: Due pacchi di esplosivo più questo sacco di cemento. Ecco, e con questa candela messa dentro questo sacco, appoggiata dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo di descrivere, Carra, sia gli uni che l'altro. Quindi, i pacchi?
IMPUTATO Carra P.: Sì. I pacchi, sono i soliti, e con lo scotch da imballaggio e con i manici - i pacchi grossi, non quelli piccoli.
E questo mezzo, era un sacco di cemento però diciamo a metà, non tutto pieno, che io aprii in quel momento per mettere questo diciamo lingotto che mi diede, questa candela: l'ho messa dentro. In quell'attimo ho visto che c'era della polvere dentro, tipo cemento, e lo richiusi.
Spatuzza mi disse che, arrivato lì a destinazione, avrei dovuto dire a Cosimo Lo Nigro di mettere questo lingotto più profondo possibile, che lui avrebbe capito il seguito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando parla di lingotto, lei intende?
IMPUTATO Carra P.: La candela, diciamo da sola, che mi aveva dato. Che era coperto, era dentro un sacchetto, diciamo arrotolata dentro un sacchetto, però aveva la forma proprio di una candela, di un tubo o qualcosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ho capito: le dimensioni di una candela, di quelle da cucina.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Però lei non ha visto esattamente?
IMPUTATO Carra P.: No, cos'era no.
PUBBLICO MINISTERO: Perché non l'ha mai sconfezionata lei, questa?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco e questo sacchetto, lei ha visto che conteneva una polvere tipo cemento?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il sacchetto come poteva essere grande? Voglio dire, un sacchetto...?
IMPUTATO Carra P.: No, proprio un sacchetto di cemento era, a metà.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, scusi tanto, mi pare che i sacchetti di cemento ci siano...
IMPUTATO Carra P.: Di carta.
PUBBLICO MINISTERO: ... può darsi che mi sbagli - da 25, da 50, e forse anche da un quintale, quelli grossi.
IMPUTATO Carra P.: No, quelli da 25 chili, a metà.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Allora, era di quelli da 25, ecco.
IMPUTATO Carra P.: Che è di carta, quella diciamo ruvida.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma quello che c'era dentro lei ha capito se poteva essere del cemento, se poteva essere una cosa che gli assomigliava al cemento?
IMPUTATO Carra P.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Non so se lei ha dimestichezza col cemento, con materiali edili?
IMPUTATO Carra P.: Io, come quella polvere lì, ho solo visto il cemento; non ho idea di cosa era. Però mi ha dato l'impressione, vedendola, che era tipo cemento: era sul grigio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo sacchetto era chiuso in qualche modo? Questo sacchetto da cemento, era chiuso in qualche modo?
IMPUTATO Carra P.: No, era arrotolato; era aperto, ma arrotolato fino a, diciamo, alla polvere.
PUBBLICO MINISTERO: Sì sì, ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Che io lo aprii, allargai il coso - è stato un attimo - e ho messo questo sacchetto questa candela, e lo richiusi nello stesso modo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa operazione quindi fu fatta, e presenti erano, ha detto?
IMPUTATO Carra P.: Io, Pietro Romeo, Spatuzza e Vittorio Tutino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per dare un - se lei è in grado - per dare un qualche riferimento cronologico a questo fatto, ecco, lei può indicare qualche altro avvenimento, qualche altra cosa che è successa?
Vede, l'altra storia ha come punto di partenza un viaggio di tegole. Ecco, questa seconda storia - se la vogliamo chiamare così, perché lei ha cominciato a raccontare di un altro viaggio che fa verso Roma, invece che con le tegole con un materiale diverso - ecco, ha un riferimento di qualche fatto che possa servire per agganciare cronologicamente questa storia?
Anche qualche fatto, che ne so, suo personale. Non voglio dire fatti, così.
IMPUTATO Carra P.: Non ho capito la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: E può darsi che l'abbia fatta in maniera oscura. Cerco di fare domande che non contengano nessun suggerimento.
IMPUTATO Carra P.: No no, ma non... Io, diciamo, non ho avuto nessuno di particolare; mi hanno dato i soldi, ripeto, è stato il Pietro Romeo che me li ha dati al porto e mi ha detto che non veniva più lo Spatuzza. Una busta mi diede, chiusa, per consegnarla - una busta di lettera - da consegnare a Lo Nigro, sempre. Ed era sigillata.
E avevo fatto il biglietto anche per Spatuzza; però non ho altro, non ricordo altro di particolare da riferire su questo viaggio qua.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, i suoi familiari dove si trovavano, all'epoca? Intendo dire sua moglie e i suoi figli.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Era su a Milano, che aveva il bambino che doveva passare delle visite in un'assicurazione. Praticamente ha avuto, anni fa, un incidente mio figlio, su a Milano, da mia cognata. E che gli aveva procurato delle lesioni sul piede sinistro. Di cui dopo anni quel periodo doveva andare su, che dovevano fare degli esami e controesami, perché è stata una macchina che l'ha investito, è scappato via, e c'era diciamo un avvocato di là che si curava sugli incidenti, questi delle macchine pirata.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per la procedura di risarcimento?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi, quando lei compie quest'operazione e si accinge a partire per Roma, come stava dicendo, con questo carico, la sua famiglia sua moglie si trovava ancora giù a Palermo, o era già partita, stava per partire?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente, quando io sono partito, lei partiva per Milano. Di cui io, alla fine di questo trasporto qua, mi reco a Milano a trovare mia moglie e i miei figli.
PUBBLICO MINISTERO: Questa sua partenza con questo mezzo, ecco, lei la effettuò portandosi dietro anche questa volta il cellulare di cui disponeva all'epoca? Oppure il cellulare lo portò via sua moglie, che andava a Milano? O lo lasciò a casa?
IMPUTATO Carra P.: No, no, l'avevo io, il cellulare. Lo portai via con me, il cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Fece il viaggio da solo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei capì che cosa metteva sul camion in quest'occasione, nella zona industriale di Palermo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma al momento in cui le fu detto che doveva fare, appunto, questo nuovo viaggio e le fu fatto questo carico, le fu anche spiegato a che cosa sarebbe servito questo materiale, questa volta?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Allora, lei ha fatto il viaggio, ha detto, da solo. L'ha fatto via terra o ha preso via mare?
IMPUTATO Carra P.: No, via mare, con la Tirrenia, Palermo-Napoli.
PUBBLICO MINISTERO: E come si è svolto il viaggio? Intendo dire, aveva degli appuntamenti con qualcuno, per strada? E' andato a destinazione da solo?
IMPUTATO Carra P.: No, avevo l'appuntamento all'area di servizio.
PUBBLICO MINISTERO: La solita?
IMPUTATO Carra P.: Sì, la solita.
PUBBLICO MINISTERO: Quella grande che abbiamo visto nella foto?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E con chi aveva questo appuntamento?
IMPUTATO Carra P.: Doveva venire il Lo Nigro, a prendermi.
PUBBLICO MINISTERO: E in effetti come andarono le cose? Secondo i programmi, o ci fu qualche, come dire, variazione in corso d'opera?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che io, arrivato lì, non ho visto nessuno e ho effettuato nel mio cellulare una telefonata a Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Di fatto, poi qualcuno è venuto a prenderla lì, al luogo dell'appuntamento, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Lo Nigro e Giuliano mi vennero a prendere, e avevano la jeep, una jeep bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio - per jeep si intende il fuoristrada - la jeep, insomma?
IMPUTATO Carra P.: Sì, un fuoristrada.
PUBBLICO MINISTERO: E come era questo fuoristrada? Qualche cosa si ricorda? La marca, che ne so, se era nuovo, se era vecchio, se aveva qualche caratteristica particolare.
IMPUTATO Carra P.: No. Era tutto bianco, era di tipo vecchio, non un fuoristrada nuovo. Però, non ricordo la marca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi, da quest'area di servizio, poi vi siete mossi assieme, lei e le due persone che erano venute a prenderla?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E dove vi siete diretti, lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Vicino alla villetta di Giacalone. Prima di prendere la stradina che porta nella villetta, a cento metri più avanti c'era un'area di servizio dove ho parcheggiato l'automezzo, lì. E ho preso la borsa, mi sono messo sulla jeep e siamo andati direttamente alla villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, se capisco bene, lei è arrivato alla villetta non con il suo mezzo, ma è arrivato con la jeep.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per borsa, cosa si intende? La sua borsa personale?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi il mezzo suo è rimasto in un'area di servizio?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Piccola, vicino alla villetta, a un chilometro e mezzo di distanza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la strada che conduce alla villetta è una strada che consente il transito anche a mezzi pesanti? Ovvero non lo consente?
IMPUTATO Carra P.: Non lo consente. Può arrivare fino a un certo limite e poi non può entrare fino alla villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco Carra, quando lei è arrivato... quindi lei alla villetta è arrivato, sta dicendo così, con Lo Nigro e con Olivetti, cioè Giuliano.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. Ecco, ci è arrivato di giorno, di pomeriggio, di sera, lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Ci arrivai prima di pranzo io.
PUBBLICO MINISTERO: E arrivato alla villetta trovò qualcuno?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho trovato lì a Giacalone, trovai Cacciatore, Salvatore, Totò diciamo, Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi se la interrompo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Salvatore, Totò, Cacciatore, poi ci ha messo anche il cognome Grigoli, quante persone identificano?
IMPUTATO Carra P.: Sempre uno.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre uno. Lei sa esattamente come si chiama questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Grigoli Salvatore. Che allora non sapevo come si chiamasse.
PUBBLICO MINISTERO: Che all'epoca come lo sentiva chiamare?
IMPUTATO Carra P.: Totò, o a volte Cacciatore.
PUBBLICO MINISTERO: Lo sentiva chiamare sia con l'uno che con l'altro nome?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non sapeva che si chiamava Grigoli Salvatore.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei stava dicendo che alla villetta ha trovato Giacalone, questo signore...
IMPUTATO Carra P.: Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Grigoli.
IMPUTATO Carra P.: E un altro ragazzo di cui poi seppi che si chiamava, lo chiamavano loro "U' picciriddu".
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che abita a Misilmeri, però in questo momento non mi viene in mente il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Non le viene in mente perché l'ha dimenticato o non le viene in mente per un lapsus momentaneo?
IMPUTATO Carra P.: No, non mi viene in mente per il momento.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se questo nome, nel corso degli interrogatori, se lo ricordava oppure non se lo ricordava nemmeno allora?
IMPUTATO Carra P.: No, nemmeno allora lo ricordavo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questa persona, prima di vederla in questo posto, in questa villetta, le era già capitato di vederla, oppure era la prima volta che lo vedeva?
IMPUTATO Carra P.: Lo vidi una volta di sfuggita a Palermo dentro, da Giacalone, all'autosalone in cui io ero in macchina mia con Giuliano, entrammo dentro l'autosalone e, mentre stavamo entrando, lui stava uscendo con un altro ragazzo. Lo vidi di sfuggita, si salutò con Giuliano e quella era la prima volta che lo vedevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sta dicendo che l'ha visto in questa villetta, ma successivamente, a prescindere dalla villetta, abbandoniamo per un attimo questa storia della villetta: questa persona, il "U' picciriddu", poi le è capitato di rivederlo in epoca successiva, di persona o eventualmente non di persona ma in qualche immagine?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io l'ho visto tre volte, mi scusi se la interrompo. In tre volte: in occasione di questa villetta, dentro l'autosalone e casa sua, a Misilmeri, che accompagnai a Giuliano. Di cui siamo entrati in casa, mi sono seduto nel salone di ingresso e loro si sono appartati, Giuliano e questo "U' picciriddu".
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Hanno parlato per 10 minuti, un quarto d'ora e poi siamo andati via. Queste sono state le uniche volte che io l'ho visto.
PUBBLICO MINISTERO: Di persona.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E in immagine?
IMPUTATO Carra P.: Di immagine l'ho visto mentre ero a Sollicciano in una rivista, Panorama.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire? Si trattava...
IMPUTATO Carra P.: Del suo arresto.
PUBBLICO MINISTERO: E questo era un articolo che riguardava l'arresto di questa persona, o riguardava anche l'arresto di qualcun altro?
IMPUTATO Carra P.: L'arresto suo e nominava anche altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nel periodo in cui lei è stato detenuto a Sollicciano?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi dalla data del suo arresto a quando iniziò la sua collaborazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benigni si chiama la persona.
IMPUTATO Carra P.: Ecco, lei quando vide questa fotografia pubblicata su Panorama, lei il nome di questa persona fino a quel momento non lo conosceva?
IMPUTATO Carra P.: No, sapevo soltanto "U' picciriddu".
PUBBLICO MINISTERO: Ma tutte le persone lì alla villetta si rivolgevano a questo con questo soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando poi ha visto questa foto su questo settimanale, lei è stato ben sicuro che in quella foto riproducesse quella persona che aveva visto a questa villetta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei è arrivato a questa villetta poi che è successo? Cioè, saranno successe molte cose, intanto una cosa le devo chiedere: il materiale che era sul camion che fine ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Era sempre lì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ci sarà stato un momento in cui non c'era più, suppongo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma alla fine, non all'inizio del mio arrivo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè dire...
IMPUTATO Carra P.: Prima di partire, andar via io, che sono successe tante cose in quella villetta, poi scaricai questi pacchi e andai via. Però lì nella villetta trovai altri due pacchi, dove li abbiamo sotterrati fuori nel giardino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però se capisco bene, però io gliela ripongo la domanda senza stare a interpretare quello che ha detto: quindi quando è stato scaricato il materiale dal suo camion?
IMPUTATO Carra P.: Nel momento in cui, io sono arrivato la mattina all'undici, all'indomani sera che sono andato via io, mezzora prima di andar via.
PUBBLICO MINISTERO: Lei andò via con destinazione quale?
IMPUTATO Carra P.: Destinazione Norditalia. Milano, da mia moglie.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, andava a trovare sua moglie?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che si trovava sempre su per questo problema legato al bambino?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una volta tornato da sua moglie... Sua moglie alloggiava in albergo o alloggiava presso questi parenti, ho sentito che lei diceva che c'erano i suoi cognati su a Milano.
IMPUTATO Carra P.: Sì, alloggiava dalla sorella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ha raggiunto Milano con il suo mezzo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per mezzo si intende sempre tutto...
IMPUTATO Carra P.: Completo.
PUBBLICO MINISTERO: ... il completo, quindi il trattore, il ribaltabile con il semirimorchio sopra?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Raggiunse sua moglie, ma poi ebbe anche degli impegni di lavoro, oppure si spostò solamente per andare a trovare sua moglie e i bambini, o il bambino?
IMPUTATO Carra P.: No, no, ho avuto impegni di lavoro anche.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda in particolare dove li ha avuti questi impegni?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. Arrivato a Milano presi mio figlio, il grande, mi recai a Brescia per caricare del materiale per la nuova Sudferro, di cui alla rotonda di Brescia, siccome dovevo caricare in diverse acciaierie, avevo caricato un fascio di ferro, di cui era un legato, l'ho messo al centro del semirimorchio, praticamente lamiera con ferro, che è stata la mia, diciamo non sapevo bene che era pericoloso camminare con questo mazzo senza legato.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, il carico non era vincolato, non era legato?
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Però andavo piano, cercavo di andare piano perché la ditta dove dovevo di nuovo caricare era vicino all'altra ditta. Sicché ho fatto una rotonda, facendola piano piano, però mi scivolò, il ferro mi è andato giù, senza creare né incidenti, né niente. Di cui ho avuto anche, che è venuta la Stradale, ha fatto il verbale, c'è un verbale.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi fu contravvenzionato lei?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Sul posto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, diciamo sulla rotonda. E sono in presenza anche di mio figlio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo fatto successe - per quanto lei ne ricorda - dopo quanto che lei era arrivato su a trovare sua moglie? Il giorno stesso, il giorno successivo, dopo due giorni?
IMPUTATO Carra P.: Non vorrei sbagliare, dopo un giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Come dire, è arrivato oggi a Milano e domani prende la contravvenzione a Brescia, vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Dia un'occhiata a questo documento.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la contravvenzione che presi. Che non è la solita fatta manuale, ma è fatta con i nuovi sistemi...
PUBBLICO MINISTERO: Meccanografici.
IMPUTATO Carra P.: Meccanografiche, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Vediamo che c'è scritto. Penso sia possibile ingrandire qualcosa, no?
PRESIDENTE: No, un po' più chiara per cortesia, perché qui non si legge nulla. Ora va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questo è un verbale di contravvenzione intestato alla Sezione di Polizia Stradale di Brescia, vedo che è datato 7 aprile 1994.
"Abbiamo accertato, alle ore 15.20 odierne, nel Comune di Brescia, il signor Carra Pietro, nato a Palermo il 22/10 del '63, residente in via di Bazzano, veicolo targato Torino 52079D, Volvo F-12 colore azzurro, intestato Sabato Gioacchina" - ci deve essere un seguito di questo verbale, facciamolo scorrere - "il conducente del veicolo sistemava il carico in modo inidoneo ad evitare cadute...". E' questo il fatto, la contravvenzione, la contestazione che le fece la Stradale, che stava raccontando?
IMPUTATO Carra P.: Sì. C'è anche la targa del semirimorchio.
PRESIDENTE: Infatti c'è.
IMPUTATO Carra P.: 15424. "Rimorchio targato Palermo 15424".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dicevo questo Carra, lei a Brescia per problemi di carico o per qualche altro problema, le è capitato in altre occasioni di prendere contravvenzioni?
IMPUTATO Carra P.: Nel campo lavorativo, sì. In questi viaggi con loro, no. Solo in questa occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, voglio dire, una contravvenzione fatta per un problema di carico assicurato male, contravvenzione elevata per l'appunto proprio dalla Polizia Stradale di Brescia a lei, con questo camion, ne ha avute altre?
IMPUTATO Carra P.: No, no, questa è l'unica.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'episodio che lei raccontava è quello che ha un riferimento in questo documento qui?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non c'è possibilità di sbaglio, di equivoco?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, magari diciamo alla Corte che documento abbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, si tratta del documento che costituisce il punto 52 delle produzioni del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei ha detto che sua moglie partiva per Milano, per questa necessità di carattere familiare e lei partiva per Roma.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sostanzialmente.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Rispetto alla data di questa contravvenzione, che è il 7 di aprile, è una data come dire certa, la sua partenza per Roma di quanti giorni può essere precedente per come se lo ricorda lei? Se se lo ricorda, voglio dire: questione di una settimana, questione di due giorni, 10 giorni?
IMPUTATO Carra P.: Tre, quattro giorni massimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora lei deve illustrare alla Corte quello che è successo in questi suoi giorni di permanenza a Roma, una volta effettuato il trasporto di questo materiale. E la prima cosa che le debbo chiedere è questa: noi abbiamo parlato più volte di una certa villetta, quella che lei chiama "la villetta di Giacalone".
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha anche raccontato che era posizionata in un certo modo, all'interno fatta in un certo modo, la strada per raggiungerla non si poteva percorrere con un mezzo pesante.
Bene, quand'è l'ultima volta in cui ha visto questa villetta?
IMPUTATO Carra P.: Quando siamo andati a fare il sopralluogo, ma tutta diversa dentro di come la descrivo io.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire...
IMPUTATO Carra P.: E con delle persone anche dentro private, che avevano acquistato questa villa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando ha fatto il sopralluogo con me e con il dottor Nicolosi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E ha trovato che c'era qualche cosa di diverso in questa villetta, esternamente o anche internamente?
IMPUTATO Carra P.: No, principalmente internamente era tutta cambiata.
PUBBLICO MINISTERO: E i cambiamenti più significativi, visto che lei ha detto che la villetta era su due piani, aveva un piano e poi si scendeva le scale in un altro piano ancora. Ecco, i cambiamenti più significativi erano al piano di sopra, al piano di sotto o dappertutto?
IMPUTATO Carra P.: Dappertutto, su e giù. Sia all'entrata, sia dove si scendeva le scale giù.
PUBBLICO MINISTERO: E se dovesse, così rapidamente, accennare, descrivere i cambiamenti quelli più significativi, rispetto a come se la ricordava lei questa villetta?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Entrando sulla sinistra non ci sono più le due stanzette, ma è tutto un salone, hanno fatto. Manca proprio la parete che divide le due stanzette. Giù c'è il bagno tutto modificato. C'era un bagno giù ed è stato tutto modificato, impostato diversamente. Mi sembra che c'era anche vicino alle scale un cambiamento, di muro mi sembra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e esternamente? Lei ha parlato di una specie di giardino, o di campo. Ecco, ha trovato delle diversità rispetto a come se la ricordava lei?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha menzionato, ha ricordato di aver fatto in quel posto un sopralluogo e con il dottor Nicolosi, poi c'era la Polizia Giudiziaria. Ecco, lei ricorda di aver dato al Pubblico Ministero delle indicazioni circa in particolare un certo luogo di questo complesso, villetta e relativo giardino? Un certo luogo dove aveva visto delle cose, dove aveva compiuto determinate operazioni?
IMPUTATO Carra P.: C'era fuori un portalegna, il camino dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Fuori l'albero, sotto dove abbiamo seppellito diciamo queste due balle che trovai lì.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio questo le sto chiedendo Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di illustrare intanto questo fatto. Lei sta parlando di un'operazione di sotterramento nel giardino, di balle.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo illustri via alla Corte come è successo? Se è successo il giorno in cui è arrivato, se è successo il giorno successivo, a distanza che ne so... Lo illustri con calma e con precisione.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Nel pomeriggio, dopo pranzo si incominciò a scavare, eravamo tutti là, che io presi questa balla diciamo e la alzai, che riuscii ad alzarla e la misi dentro la buca, si sotterrò e basta, con riferimento a queste due balle. Ma nella giornata in cui arrivo è successo.
PUBBLICO MINISTERO: E queste balle quant'erano una o due, non ho capito?
IMPUTATO Carra P.: Due.
PUBBLICO MINISTERO: Due. Erano fatte nello stesso modo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, piccole.
PUBBLICO MINISTERO: Piccole. Lei si ricorda quando, per la prima volta, ha parlato al Pubblico Ministero di questo episodio, di questo esplosivo che era stato sotterrato in quel giardinetto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ne parlai subito io di questo...
PUBBLICO MINISTERO: Ne parlò prima di fare il sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ne parlò subito, fin dal primo interrogatorio?
IMPUTATO Carra P.: Subito. Sì, sì, subito.
PUBBLICO MINISTERO: Ne parlò perché qualcuno le fece delle domande, o ne parlò di sua iniziativa?
IMPUTATO Carra P.: No, di mia iniziativa. Anche perché sapevo la presenza di quel materiale lì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei ne parlò, riteneva che questo materiale fosse sempre nel luogo in cui era stato sotterrato? Oppure aveva ragione per pensare che fosse stato spostato e messo da qualche altra parte?
IMPUTATO Carra P.: No, quando ne parlai io era stato spostato. L'ho detto io stesso che dopo l'arresto di Giacalone, praticamente dopo giorni che io non vedevo nessuno, ho visto Giuliano, o detto Olivetti, di cui mi disse che... Io gli chiesi: 'come mai, io non ti ho visto neanche dal barbiere?' Che si andava spesso dal barbiere.
Lui mi disse: 'no, ho dovuto andare su a Roma, sono partito insieme a Pietro Romeo per spostare quei pacchi lì, che erano lì nella villetta'. Però non so, non mi disse altro.
PUBBLICO MINISTERO: Le disse dove li avevano spostati, cioè dove li avevano messi?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Lei capì o pensò di testa sua se potevano essere stati spostati di molto, oppure spostati di poco?
IMPUTATO Carra P.: No, non ho idea proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che erano due pacchi non tanto... ha detto piccoli vero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Stamani mattina io le ho fatto delle domande sempre su questi pacchi più grossi, più piccoli, fatti in un modo, fatti in un altro, visti e rivisti e lei ricordava di averne visti un paio nel corso di un atto fatto alla Polizia Scientifica a Roma.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quella roba che vide - chiamiamola proprio così genericamente - quella roba che vide nel corso di quell'atto alla Polizia Scientifica a Roma, era somigliante a quella che aveva visto e messo sotto terra nel giardinetto di questa villa?
IMPUTATO Carra P.: Secondo me erano quelli là. Perché ho fatto la prova anche a salve per assicurarmi se erano quelle.
PUBBLICO MINISTERO: Perché per fare questa operazione di sotterramento lei ebbe per le mani uno o entrambi questi pacchi?
IMPUTATO Carra P.: No, uno ne ho avuto nelle mani.
PUBBLICO MINISTERO: Uno.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei partì per Roma con un carico, sul suo camion, costituito, secondo le sue dichiarazioni, da dell'esplosivo. Arriva in questa villetta e ne trova altre due di balle, per quanto più piccole, che vengono sotterrate.
Ma ha capito per quale ragione le veniva fatto portare del materiale che in definitiva già c'era lì in questo posto?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ha potuto far delle domande, o comunque ha potuto sentire qualche commento che potesse spiegare questa situazione, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Parlavamo che c'era la presenza del Contorno, avevano individuato il rifugio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ora quello ci arriviamo Carra. Le stavo semplicemente chiedendo se lei da qualche discorso... ha detto che non ha fatto domande. Però se da qualche discorso ha capito per quale ragione, trovandosi già lì del materiale - per materiale si intende le balle con l'esplosivo - come mai è stato dato incarico a lei di portarne dell'altro e quello che si trovava lì sotterrarlo. Se lei l'ha capito?
IMPUTATO Carra P.: No, non lo so, neanche ho avuto modo di capire.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei mi ha risposto che al momento in cui è partito da Palermo non aveva idea di quale fosse la destinazione di questo carico di esplosivo che aveva messo sul camion.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E l'ha scoperta successivamente qual era la destinazione di questo materiale, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: Sì, nella villetta l'ho scoperto.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi in che termini ha saputo...
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché parlavano tra di loro che praticamente c'era questa situazione del Contorno, avevano individuato il Contorno e il suo rifugio, di cui sono stato anch'io nel tardo pomeriggio in quella zona, insieme a Giacalone. Di cui siamo usciti dalla villetta per andare a fare la spesa, era presto, ancora erano le quattro e mezzo, le cinque del pomeriggio e lui mi disse: 'andiamo verso quel paese lì che vediamo se riusciamo a vedere il Contorno'. E mi fece vedere, ci fermammo al paese in un bar a prendere un caffè e mi portò proprio nel vicolo davanti alla villetta del Contorno. Mi disse: 'qui c'è, dovrebbe abitare il Contorno'.
Al ritorno andammo all'opposto di questo paese qua, di cui Giacalone mi disse che probabile che avrebbe avuto un appartamento in un'altra strada. In questo tragitto qua mi chiese anche il mio cellulare - che mi aveva detto che aveva il cellulare con la batteria un po' scarica - e effettuò delle telefonate dal mio cellulare.
Poi siamo andati a fare la spesa e si ritornò nella villetta. E ho capito, perché io gli avevo chiesto a Giacalone: 'come mai avete trovato...' Diciamo perché con Giacalone o con Giuliano erano, ogni tanto qualcosa la chiedevo, erano più alla mano come persone, gli altri erano proprio guai chiedere qualcosa.
E allora lui mi disse che l'hanno scoperto tramite che il Contorno aveva un giro di droga di cui aveva scoperto lo Scarano il rifugio. Di cui anche poi nel giorno dopo, in presenza dello Scarano, parlando capii che c'era la presenza di un industriale con una Ferrari, amico del Contorno, di cui Contorno dava la droga.
Però io voglio precisare che io ho letto i giornali sul discorso di Contorno. E se lei va a vedere dovrebbe essere registrato questo discorso mio, tempo fa. E l'avevo detto.
PUBBLICO MINISTERO: Tutto quello che lei ha detto, Carra, è registrato anche nei sospiri, come dico sempre io. Tutto.
PRESIDENTE: Come oggi.
IMPUTATO Carra P.: Ma io lo voglio precisare, perché una settimana fa è uscito nei giornali la situazione del Contorno.
Il che può anche qualcuno pensare che l'ho letto e adesso dico una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, capisco che lei, nella villetta, sentì fare questi discorsi che avevano come contenuto una azione da compiere nei confronti di Contorno.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è la sostanza del discorso.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Era un nome che lei conosceva, Contorno, oppure lo sentiva fatto per la prima volta?
IMPUTATO Carra P.: No. No, io lo conoscevo non di presenza, solo di nome, diciamo, per sentito dire.
Anche da mio padre, tanti anni fa, non lo conosceva mio padre, però io non ho mai avuto modo sia di incontrarlo, di vederlo, di avere rapporti. Solo in televisione conoscevo il Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e la ragione per la quale volevano, queste persone, compiere una azione nei confronti di Contorno, lei le ha potute capire?
IMPUTATO Carra P.: Non ho capito. Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Per quale ragione queste persone volevano compiere un'azione nei confronti di Contorno?
IMPUTATO Carra P.: Perché era un collaboratore di giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma volevano compiere un'azione per spaventarlo, per dargli fastidio, oppure era un'azione che mirava ad eliminare Contorno?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Proprio... dovevano farlo fuori perché, a tutti i costi, in tutti i modi, perché Giacalone mi confidò anche che gli avevano detto, che come ho potuto capire, era un po' incavolato che era quasi un mese che era su e gli avevano ordinato di non ritirarsi a Palermo se non facevano fuori il Contorno.
Non so da chi, però mi fece capire questo. E lui questo è incavolato, perché era già quasi un mese che era fuori Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: E doveva concludere positivamente, insomma.
IMPUTATO Carra P.: Sì, dovevano ammazzare Contorno e stop.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Carra P.: Per cui avevano prospettato anche di guidare un mezzo e buttarglielo sopra in quella strada, mentre parlavano... Mi chiese Giacalone e Giuliano se potevo, con un mezzo rubato, un autotreno rubato, potevo buttarmi addosso alla macchina di Contorno.
Io ho detto: 'ma non esiste, non è possibile fare una cosa del genere'.
PUBBLICO MINISTERO: Buttarsi addosso alla macchina di Contorno per eliminarlo in questo modo, o per bloccarlo...
IMPUTATO Carra P.: Per bloccarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma le spiegarono un po' come doveva funzionare questa ipotesi? Cioè a dire di un intervento di un camion rubato, oppure il discorso fu abbandonato immediatamente perché lei disse "Non esiste"?
IMPUTATO Carra P.: Mah, l'hanno preso un po' anche a ridere, perché facevano questi commenti anche ridendo un po', mi ridevano addosso su questo discorso qua.
Che praticamente loro avrebbero fatto due squadre e al momento in cui io ci arrivavo addosso con l'autotreno, o con una motrice, comunque un camion, e l'avrei bloccato e buttato fuori strada, e loro lo avrebbero crivellato di colpi.
Però ridevano. Poi io gli dissi: 'ma come fai una cosa del genere? Non è possibile, non...'
In cui la sera di questo discorso io poi andai via.
Che ho detto: appena mi coinvolgono a fare qualche pazzia, non... Insistei e gli feci capire che avevo da fare e andai via.
PUBBLICO MINISTERO: E raggiunse sua moglie?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per eliminarlo queste persone, dai discorsi che facevano, per eliminare Contorno, si ripromettevano di adoprare solo armi da fuoco, o solo esplosivo, oppure alternativamente o esplosivo o armi da fuoco, o tutte e due insieme?
Lei lo ha capito un po' questa prospettiva, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No, io ho capito che poi... Perché spuntò "U' picciriddu" insieme a Lo Nigro con una batteria e un telecomando in cui dovevano farlo saltare in aria.
Parlavano anche di un edificio in costruzione vicino a quella strada lì, dove loro, facendo più di un sopralluogo, avevano individuato per farlo saltare in aria.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei il punto preciso che questi avevano individuato, lo conosce, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No, non lo conosco.
PUBBLICO MINISTERO: E' ben sicuro che sia stato parlato di un edificio in costruzione messo in posizione per poter fare appunto questa azione?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ne parlavano lì.
PUBBLICO MINISTERO: Doveva avere qualche caratteristica particolare questo edificio?
Lo avevano identificato questo edificio, o lo dovevano trovare l'edificio?
IMPUTATO Carra P.: No, no, avevano fatto di più. A giramano si erano alternati a fare i sopralluoghi per vedere dov'era il posto migliore. E parlavano di questo edificio diciamo, in costruzione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto di aver visto - se ho capito bene - "U' picciriddu" e?
IMPUTATO Carra P.: Il "Cacciatore".
PUBBLICO MINISTERO: No, con questa batteria.
IMPUTATO Carra P.: E Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: E Lo Nigro. Era una batteria, per intendersi, di che tipo? Perché batterie...
IMPUTATO Carra P.: Di automobile.
PUBBLICO MINISTERO: Una batteria d'auto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di dimensioni, come? Quelle ordinarie da automobile?
IMPUTATO Carra P.: Sì, quelle piccole.
PUBBLICO MINISTERO: E poi ha parlato anche di un telecomando. Ma oltre a questa batteria, per caso queste persone avevano qualche altra cosa? Che ne so.
IMPUTATO Carra P.: Mah, se non ricordo male, avevano anche una batteria più piccola di quelle delle auto, tipo quelle che vanno sulle moto.
PUBBLICO MINISTERO: Ha visto se avevano anche altra attrezzatura elettrica, tante le volte?
Per attrezzatura elettrica, si va dalle cose più complicate, Carra, alle cose più semplici. La cosa più semplice è il filo.
IMPUTATO Carra P.: C'era anche il filo...
PUBBLICO MINISTERO: La cosa più complicata è...
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era anche i fili elettrici...
AVVOCATO Maffei: Obiezione, Presidente, però obiezione. Mi scusi.
PRESIDENTE: Avvocato, scusi, prima deve dire il suo nome, sennò la registrazione non fa...
AVVOCATO Maffei: Sì, certamente. Scusi se non mi alzo, ma ho il filo troppo corto per la mia...
PRESIDENTE: Prego, prego, dica pure.
AVVOCATO Maffei: Avvocato Maffei difesa Benigno.
Anche per le suggestioni si va dalle piccole alle grandi cose: dai fili, ai filoni.
E nel filone della suggestione, l'indicazione del filo...
PRESIDENTE: Avvocato, non faccia... Mi scusi, per cortesia...
AVVOCATO Maffei: L'indicazione del filo...
PRESIDENTE: ... argomenti la sua opposizione.
AVVOCATO Maffei: ... è chiaramente una suggestione.
Cioè, è proprio un suggerimento.
PRESIDENTE: Ma potrebbe essere anche semplicemente essere una sollecitazione della memoria, avvocato.
AVVOCATO Maffei: Nel caso specifico, conoscendo gli atti, certamente no, Presidente. Grazie.
PRESIDENTE: Io non posso dire altro. Vediamo il Pubblico Ministero poi cosa risponde.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, oltre a questa batteria di automobile...
Formulo la domanda in maniera diversa, Presidente.
PRESIDENTE: Certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: In maniera molto semplice. Non ho capito il riferimento al contenuto degli atti...
PRESIDENTE: D'altra parte noi non conosciamo niente di queti atti, quindi non c'è nessuna possibilità di effettuare replica.
PUBBLICO MINISTERO: No, per carità, non si deve...
PRESIDENTE: Richiami alla memoria riferimenti.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che a questo punto mi sia venuta formulata male la domanda.
PRESIDENTE: Per carità!
PUBBLICO MINISTERO: Ne chiedo scusa a tutti coloro ai quali debbo una scusa.
Le volevo dire, Carra, lei si ricorda di questa batteria e forse di una seconda batteria. Forse più piccola, ha detto, da motocicletta.
Ecco, io le dico: oltre a queste due attrezzature, che sono tipicamente attrezzature elettriche - perché una batteria è per definizione uno strumento elettrico ad alimentatore - ecco, lei ricorda di aver visto o per le mani di questa persona, o per le mani di altre persone - ma sempre in questo contesto: nella villetta di Giacalone tra le persone di cui si sta parlando - altre attrezzature?
Meccaniche, ovvero elettriche, ovvero idrauliche, ovvero da falegname, o da fabbro.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io specificamente il Benigno e Lo Nigro avevano in mano dei fili, delle pinze, giravite, batteria, telecomando.
Sono cose che avevano, sono usciti, lo hanno portato da fuori loro due insieme, avendo fatto il sopralluogo da Contorno, al ritorno hanno portato nei sacchetti comprati fuori tutte queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ha accennato ad un telecomando.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole spiegare un attimo, se è in grado di farlo, non so se lei è un tecnico di questa materia, un attimo con qualche dettaglio in più che cos'era questo oggetto, nelle mani di chi l'ha visto, se lo ha visto nelle mani di qualcuno. E poi da che cosa ha desunto che si trattasse di un telecomando.
Per sue conoscenze specifiche, o perché qualcuno lo definiva telecomando, o perché lo ha visto in funzione.
IMPUTATO Carra P.: Era un telecomando. Sono venuto a conoscenza, perché ogni tanto, comprando una macchina elettronica per i bambini, hanno i telecomandi con i due pulsantini. Ed era uguale ai telecomandi di un'auto comprata da quelli che vendono i giocattoli.
Ed era in mano a Benigno che lo maneggiava.
PUBBLICO MINISTERO: Come dimensioni. Ora io, eh, be', non so come funzionano i telecomandi per le automobiline da bambini. Come dimensioni a che cosa potrebbe assomigliare?
Non lo so proprio. Se è grande come un pacchetto di sigarette, o se è grande come una centralina telefonica. Non lo so.
Quello che ha visto lei com'era fatto?
IMPUTATO Carra P.: Era, non il solito telecomando piccolo di auto che ho specificato prima, di auto di giocattoli. Perché quello lì è abbastanza piccolo. Questo era abbastanza più grosso.
E io, questi telecomandi qua, ho visto qualche volta solo, sempre nei negozi di giocattoli. Però che lo usano per le macchine, queste che fanno manuali a benzina. Che sono dei telecomandi abbastanza più grandi.
La mia conoscenza è solo per questo modo. non...
PRESIDENTE: Ma guardi, che il Pubblico Ministero gli ha fatto una domanda molto precisa.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Vuole descriverci questo telecomando.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Quello che dice di aver visto.
IMPUTATO Carra P.: E' un telecomando un po' più grande di quelli normali.
PRESIDENTE: Guardi, che i suoi gesti purtroppo non possono visti da gran parte...
IMPUTATO Carra P.: Senz'altro. Ha ragione.
PRESIDENTE: Bisogna che parli di dimensioni.
IMPUTATO Carra P.: Ha ragione. Come...
PRESIDENTE: Lei ha fatto un gesto che potrebbe essere 20 centimetri, o anche 15, o 25. Perché è un po' generico. Dica lei.
IMPUTATO Carra P.: E' un telecomando, ci aveva due pulsantini: uno a destra e uno a sinistra.
PRESIDENTE: Scusi, era più lungo della sua mano?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Era più lungo della sua mano?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Il doppio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PRESIDENTE: Il doppio della sua mano.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Quindi sui 30-35 centimetri.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PRESIDENTE: Di larghezza?
IMPUTATO Carra P.: Uguale, era tipo quadrato.
PRESIDENTE: Quadrato.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Prosegua.
IMPUTATO Carra P.: Aveva questi due pulsantini e una specie di antennino al centro. Però non posso dire altro.
Io, io so qual'è...
PRESIDENTE: A un colore, a più colori, c'era un pulsante...
IMPUTATO Carra P.: No, no, era tutto nero. Tutto di plastica nera e diciamo c'era forse la scritta del tipo del telecomando sopra, adesivo però era.
Però io ho detto in quel modo, anche se non ha senso. Io ho visto gli stessi telecomandi in certe occasioni, stavo dicendo, in quel modo. Specifiche per queste cose in costruzione di amatori che fanno le macchine a benzina, con i motorini piccolini.
Poi non posso dire altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha saputo se era già stata sperimentata la possibilità di compiere una qualche azione nei confronti di Contorno, lì o altrove? In passato, in passato vicino, in un passato lontano.
Cioè a dire: ha sentito semplicemente parlare di una cosa che si pensava di fare, o ha sentito eventualmente anche parlare di cose che si era tentato di fare precedentemente?
IMPUTATO Carra P.: No, solo di quello che volevano fare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa azione, lei ha mai saputo se comportava l'uso del materiale che aveva portato su lei? Oppure comportava l'uso di un materiale diverso?
IMPUTATO Carra P.: No, non lo so questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei concretamente sa che fine, che destinazione ha avuto il materiale che aveva portato lei?
IMPUTATO Carra P.: No, non lo so. però ho letto poi i giornali, di cui c'è stato il ritrovamento di questo esplosivo. Penso che sia quello lì che io ho sceso prima di andar via.
Però non posso dire in sicurezza.
PUBBLICO MINISTERO: A quale ritrovamento si riferisce, Carra, di cui hanno parlato i giornali?
IMPUTATO Carra P.: Il ritrovamento sull'attentato dicevano a Contorno, i giornali allora.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, questo ritrovamento è un fatto che si è verificato in epoca vicina, rispetto a questo viaggio che fece lei, oppure a distanza di molto tempo?
IMPUTATO Carra P.: No, questione di giorni, due o tre giorni. Quattro, massimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se, in occasione di questo rinvenimento di cui parlarono i giornali, questo materiale per caso era anche esploso? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: No, nel giornale dicevano il ritrovamento di questa cosa qua, che lo avevano trovato diciamo in una strada sotto, diciamo, come si dice? Nel ridosso di una strada.
PUBBLICO MINISTERO: Nel dosso di una strada?
IMPUTATO Carra P.: Nel dosso di una strada.
PUBBLICO MINISTERO: Ma da quello che riportavano i giornali, lei si fece un'idea se questo luogo dove era stato fatto questo ritrovamento era più o meno nella zona dov'era stato lei a fare tutti questi spostamenti?
IMPUTATO Carra P.: Sì, vicino Formello, c'era scritto nel giornale, allora. In cui dove sono andato io insieme al Giacalone a vedere il Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, ben accolgo volentieri l'invito a cinque minuti di sospensione.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se lei ritiene. Se ho interpretato bene.
PRESIDENTE: Certo, certo. Benissimo. Riprendiamo tra dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Ora no ricordo esattamente qual era l'ultima domanda che le ho posto, Carra.
Se lei se lo ricorda e me lo dice, mi fa una cortesia.
O sennò se lo ricorda il Giudice...
IMPUTATO Carra P.: Sul fatto delle cose che erano presenti lì. L'ultima domanda...
PRESIDENTE: Mi sembra che l'ultima domanda fosse la lettura sul giornale dell'attentato di via Formellese...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè del ritrovamento di questo esplosivo.
PRESIDENTE: Il ritrovamento non ebbe l'impressione che parlassero di esplosione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, quando si verificò questo fatto. Cioè a dire questo fatto riportato dai mezzi di informazione, lei dove si trovava?
IMPUTATO Carra P.: Io ero a Genova.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha avuto occasione poi di sapere da qualcuno la ragione per la quale questo programma che doveva portare all'eliminazione di Contorno era viceversa fallito, insomma, non aveva ottenuto riuscita?
IMPUTATO Carra P.: Sì, dopo un paio di giorni, quando io arrivai a Palermo, dopo un paio di giorni, ripeto, incontrai a Giuliano, il cui mi disse non funzionò il telecomando e che lui era lì presente anche quando c'erano tutti i Carabinieri, tutti lì, che lui provò di nuovo per far saltare tutti in aria.
Sono state parole dette da Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma che c'era stato un problema al telecomando, capisco bene?
IMPUTATO Carra P.: Questo non me lo spiegò. Mi disse soltanto che lui azionava il telecomando e non funzionò. Non si spiegavano il perché.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma le fu detto qualche cosa circa le ragioni, eventualmente l'inconveniente che aveva portato al ritrovamento di questo esplosivo in questo dosso?
IMPUTATO Carra P.: Sì, disse anche che era stato uno di fronte della pompa di benzina a chiamare, che aveva visto diciamo la presenza di queste cose lì.
PUBBLICO MINISTERO: Da come il fatto le fu raccontato da Giuliano in questa conversazione, lei ha capito se tutta questa scena del ritrovamento si è svolta, per così dire, sotto gli occhi di Giuliano e degli altri?
Non so se la domanda è chiara.
IMPUTATO Carra P.: No, non l'ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, da quello che le disse Giuliano, lei ha capito se Giuliano e gli altri coi loro occhi assistettero a tutta la scena del ritrovamento, dell'intervento della Polizia, dei Carabinieri?
IMPUTATO Carra P.: A come ho capito io, era insieme a Lo Nigro, lui.
Che poi provò, come diceva lui, di azionarlo lo stesso co la presenza delle Forze dell'Ordine di cui poi sono dovuti scappar via, dice, hanno mollato tutto e sono andati via.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei prima riferiva di aver sentito delle, una conversazione, o comunque dei discorsi relativi al modo con il quale era stato individuato, era stata individuata la presenza di Contorno.
E ha accennato a Scarano, e ha accennato ad un imprenditore con una Ferrari.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei che lei lo dettagliasse, se è in grado di farlo, lo dettagliasse meglio questo discorso.
Cioè a dire: questo discorso dove si è svolto, tra chi si è svolto, qual era in questa vicenda il ruolo di Scarano e qual era il ruolo di questo con la Ferrari.
Se lei qualche particolare in più, nell'occasione lo ha capito, lo ha sentito, lo ha percepito, e oggi se lo ricorda ancora.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente il colloquio è successo nella villetta.
Parlava lo Scarano con Giacalone, in cui io ero vicino e ascoltavo le parole di Scarano, il cui diceva a Giacalone che il Contorno era, dava la droga a questo suo amico che era, come ho capito io, un industriale, un costruttore. Non lo ricordo bene. Comunque era un personaggio abbastanza, di un certo livello lì a Roma che aveva un Ferrari rosso. Dice: 'ogni mattina si incontrano anche...', e disse un posto. Però non so che posto sia.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, da quello che lei capì, Scarano aveva avuto le notizie di questo Contorno e dei rapporti che questo Contorno aveva con questo signore della ferrari, per i fatti suoi, le aveva avute queste notizie, o le aveva avute da quello della Ferrari?
Se lo ha capito lei.
IMPUTATO Carra P.: Mah, io a quello che ho potuto capire io, era...
Praticamente lui li ha avuti da questo del Ferrari, che aveva riconosciuto il Contorno e lo raccontava a lui. Non so di preciso come...
PUBBLICO MINISTERO: Fu un discorso che in sua presenza fu fatto in termini, come dire, espliciti, chiari, oppure fu un discorso che lei ha percepito, per così dire, un po' a pezzi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, lo concepii a pezzi, perché ero vicino a quello che diceva, ma stava parlando con Giacalone, lo Scarano.
Non è che io ero vicino a loro proprio e ho ascoltato tutto il discorso che hanno fatto. Di quello che ho potuto apprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei partecipava a questa conversazione o si limitò ad ascoltarle? Almeno una parte.
IMPUTATO Carra P.: No, no, mi limitai ad ascoltarlo, anche perché ero seduto a due-tre metri da loro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei nell'occasione ha anche avuto la possibilità di conoscere quelli che erano i luoghi reputati come recapiti di questo Contorno? Da parte loro, da parte di queste persone.
Intendo dire: qualcuno nell'occasione le ha fatto sapere se conosceva dove stava Contorno, dove non stava, se era un posto solo, se erano più posti?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io ho già riferito prima, che...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, vorrei che fosse un...
IMPUTATO Carra P.: Un po' più chiaro?
PUBBLICO MINISTERO: Chiaro è stato chiaro anche prima.
IMPUTATO Carra P.: Chiaro sui...
PUBBLICO MINISTERO: Qualche dettaglio in più, ecco, per intenderci.
IMPUTATO Carra P.: Sul mio ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo discorso che riguarda i rapporti tra Scarano e quello della Ferrari; quello della Ferrari e Contorno, ecco, è un discorso che lei sentì fare prima di conoscere i luoghi dove loro pensavano che si trovava Contorno, ovvero le cose stanno in maniera diversa? Prima ha visto i luoghi e poi ha sentito il discorso del Ferrari?
IMPUTATO Carra P.: No, il discorso del Ferrari l'ho sentito dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Da quando sono andato via con Giacalone, siamo arrivati in quel paese che mi ha fatto vedere la villetta e poi siamo ritornati indietro all'opposto di questo paese che aveva, lui diceva che forse aveva un appartamento in un altro posto, oltre alla villetta. Il discorso è stato dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. E allora, a quello che capisco sostanzialmente lei ha fatto una specie di sopralluogo insieme a Giacalone.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Io non ero presente con voi, quindi bisogna che lo racconti lei. Da dove è cominciato questo sopralluogo? Perché lei sta accennando a due posti come possibili recapiti di Contorno, no?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da quale è cominciato: dalla villetta o dall'appartamento?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Prima voglio precisare che siamo usciti dalla villetta per andare a fare la spesa, io e Giacalone, non c'era in programma che dovevo andare a vedere diciamo la villetta, il posto di Contorno. Avendo uscito dalla villetta insieme, era ancora presto, Giacalone in macchina stessa mi disse: 'guarda che facciamo, arriviamo in questo paese, vediamo un po' se riusciamo a vedere il Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, eravate in macchina?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con quale?
IMPUTATO Carra P.: Con la Jeep.
PUBBLICO MINISTERO: Solamente voi due?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora Giacalone disse che voleva vedere se localizzava...
IMPUTATO Carra P.: Sì, voleva fare un salto lì, una volta che era presto, a vedere un po' se riusciva a vedere il Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e dove...
IMPUTATO Carra P.: Infatti siamo anda... Scusi se l'ho interrotta.
PUBBLICO MINISTERO: Prego, prego.
IMPUTATO Carra P.: Siamo andati direttamente al paese, Formello, vicino la villetta, siamo arrivati nel vicolo dove sulla sinistra entrando c'è la villetta di Contorno, siamo andati avanti, ha fatto inversione di marcia. Siamo usciti, ci siamo fermati in un bar là vicino a prendere un caffè. Siamo ritornati indietro uscendo dal paese e andando l'opposto della strada e del paese in un'altra via abitata e sulla sinistra, perché si arriva in un incrocio che si doveva andare o a destra o a sinistra; andando sulla sinistra, salendo, sempre sulla sinistra c'erano tante case, palazzi, palazzine.
Lui mi indicò là vicino che forse aveva un appartamento il Contorno in quella zona lì, però non era sicuro anche lui, di quello che ho capito io.
E poi siamo andati via. Abbiamo fatto un po' di spesa e siamo ritornati nella villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, in questa specie di sopralluogo arrivaste in questo posto dove Contorno poteva avere un appartamento? O arrivaste anche alla villetta di Contorno?
IMPUTATO Carra P.: Prima siamo andati alla villetta e poi in quell'appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questa villetta, quella che secondo Giacalone era, o poteva essere la villetta di Contorno, dove si trovava? Nel mezzo del paese, in aperta campagna, in una strada larga, in una strada stretta, che partiva dalla strada principale, sulla sinistra, sulla destra? Si ricorda qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente, arrivando in questo paese dal raccordo anulare, uscendo all'uscita di quel paese, arrivato in quel paese, si passava la piazza, si usciva fuori del paese. Subito dopo fuori il paese, sulla destra - salendo veniva sulla destra - c'era una stradina che entrava verso la campagna e c'erano un paio di villette sia a destra che a sinistra e sulla sinistra si doveva trovare la villetta del Contorno.
Era una strada che non aveva sbocco perché siamo arrivati proprio alla fine della strada. Abbiamo fatto inversione di marcia tipo che era un ingresso di una... l'ultima palazzina fatta tipo a fattoria, che andava sulla campagna e non c'era strada, c'era la fine della strada. Abbiamo fatto inversione di marcia e siamo ritornati indietro.
Siamo arrivati di nuovo allo stop della statale, abbiamo preso a destra, a neanche un chilometro sulla sinistra c'è il bar col parcheggio dentro, dove ho preso il caffè. Ci siamo messi di nuovo sulla macchina, siamo rientrati nella statale direzione il paese, siamo andati fuori il paese direzione di nuovo la superstrada, diciamo lo scorri... come si chiama, il raccordo anulare. Abbiamo saltato l'ingresso del raccordo anulare, abbiamo fatto una strada sempre avanti, arrivando fino a uno stop, dove che puoi andare a destra o a sinistra; siamo andati sulla sinistra e neanche a un chilometro c'era, diceva lui che è probabile che c'era un appartamento del Contorno lì.
Ma le ripeto, non era sicuro neanche lui dell'appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Carra P.: Qual era di preciso. Sapeva che c'era un appartamento in quella zona, però non sapeva quale fosse.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, occupiamoci per un attimo della villetta di Contorno. Ho capito che si trova in questa stradina che parte dalla strada principale e poi la stradina finisce praticamente in aperta campagna.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quella che secondo Giacalone era, o poteva essere, la villa di Contorno, si trovava sulla sinistra o sulla destra, andando verso la campagna?
IMPUTATO Carra P.: Sulla sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Era tra le prime: la prima, la seconda, la terza, la quarta, la quinta, se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, era all'inizio. O è la prima o la seconda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Aveva qualcosa di caratteristico questa casa, o l'esterno di questa casa, per come lei la visualizzò quando la portò sul posto Giacalone?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era un cancello fuori di questa villa e aveva una caratteristica di un cancello grande con le sbarre un po'... sbarre larghe che erano un po' inclinate, non si riusciva, si vedeva l'interno e non si vedeva praticamente, non riusciva passando a guardare l'interno. Di cui io avevo detto di un colore bianco, che poi, quando si è fatto il sopralluogo insieme a lei, trovai la differenza del cancello di un altro colore, ma ho individuato la villetta in cui ho visto, mi disse Giacalone che era del Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Su quella strada, sulla stessa stradina insomma, per intendersi, c'era qualche altra villetta, qualche altra costruzione che in qualche modo poteva interessare, o interessava Giacalone, che lei ricordi?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ricordava di aver fatto un sopralluogo con noi - cioè con me, col dottor Nicolosi - e di avere individuato, di aver indicato a noi quella certa villetta davanti alla quale la portò Giacalone.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Di quella individuazione che lei fece è sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Lo era anche al momento?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Avevo solo il dubbio sul colore del cancello, ma la villetta era quella lì. Anche il sistema del cancello avevo già dichiarato io all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, di queste sbarre...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... larghe, messe in diagonale che quindi consentono fino a un certo punto di vedere al di là, no? Questo voleva dire.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ecco, per quanto riguarda invece quest'altro posto, questo appartamento, l'edificio che le indicò Giacalone - come recapito vero, o presunto che fosse, questo non ci interessa - di Contorno, questo edificio aveva qualche cosa di caratteristico che a lei è rimasto in mente? O per com'era posizionato, o per com'era fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, veniva ad angolo e c'era l'ingresso del palazzo con la cancellata. Però io quando siamo andati a fare quel sopralluogo non riuscii a individuare, non ero sicuro su quello che avevo visto allora, da quello che ho visto nel sopralluogo con lei.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda comunque di aver indicato, a me, nel corso di quel sopralluogo, un certo edificio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto. La differenza che...
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda sulla base di che cosa lo indicò, lo segnalò nel corso di quel sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Le vetrate, diciamo, delle verande.
PUBBLICO MINISTERO: Le vetrate...
IMPUTATO Carra P.: Le vetrate.
PUBBLICO MINISTERO: ... di questo edificio?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché, come mai le era rimasto impresso questo particolare delle vetrate?
IMPUTATO Carra P.: Perché era composto in quel modo allora la palazzina dove che, mi indicò Giacalone, però con una differenza: che quando siamo andati noi a fare il sopralluogo io ricordo che c'era molta vegetazione, a livello di piante fuori, di imbellimento diciamo vicino alla ringhiera di questa entrata di palazzo e non ero sicuro perché allora non c'era tutta questa... Si riusciva a vedere l'interno del palazzo: è meglio di fuori di allora, sicché non ero sicuro se era quello lì.
PUBBLICO MINISTERO: E Giacalone, su conto di questo appartamento, aveva la certezza, o pensava che fosse un recapito, o fosse stato un recapito di Contorno, da come capì lei?
IMPUTATO Carra P.: No, come capii io, lui disse che forse c'aveva un appartamento, che l'avevano visto uscire da quella palazzina. Che poteva avere un appartamento in quella palazzina, ma non era sicuro al 100%.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in questa strada dove si trova questo appartamento di cui stiamo parlando, lei oltre che in quell'occasione in cui c'è andato con Giacalone, c'è andato in qualche altra occasione? Ovviamente la volta escluso quando è venuto con noi.
IMPUTATO Carra P.: No, soltanto quella volta lì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei di quella zona di Roma, di quella larga periferia romana, aveva una qualche conoscenza prima di andarci in occasione delle vicende di cui si sta parlando?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Conoscenze, parentele?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Successivamente quindi a questi fatti e prima, ripeto, di tornarci con noi, ha mica avuto occasione di frequentare quelle zone, il Comune di Formello, i comuni vicini, far conoscenze, andarci per lavoro?
IMPUTATO Carra P.: Io ripeto, tutte le mie presenze in bassa Italia esclusivamente per questa occasione, non ho mai avuto modo di andare o di avere amicizie o di avere ditte o di avere rapporti di lavoro. L'uniche volte che sono andato a Roma è stato per questi viaggi.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, lei poco fa menzionava il paese di Formello.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Per caso ricorda se, trovandosi a passare per questo paese, ha avuto notizia, ha saputo, ha sentito dire di qualche altra situazione, di qualche persona più o meno nota, conosciuta, che poteva interessare al Giacalone, alle altre persone, a Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Il Giacalone disse anche che forse aveva visto, in un altro sopralluogo da parte sua, il suocero del Contorno, che era in un alberello, che stava curando diciamo l'interno della villa. Però non so altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei nel paese di Formello si è trovato ad andare, che ne so, in qualche esercizio pubblico, in qualche... ha detto prima che doveva fare la spesa un giorno, con Giacalone.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, ma fuori quel paese siamo andati.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ma dentro il paese c'è andato, che ne so, a prendere un caffè, a prendere... boh, a fare una telefonata per qualche ragione particolare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ci siamo fermati appena fuori il paese in questo bar che c'ha all'interno il parcheggio, a prendere un caffè. Ma è stato cinque minuti e siamo andati via.
PUBBLICO MINISTERO: E con Scarano ha fatto qualche movimento dalla villetta al paese, dal paese a lì vicino? E' capitato?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. ricorda se qualcuno le ha parlato della presenza della abitazione, o della villa, che ne so, di qualche personaggio piuttosto conosciuto, dell'ambiente dello spettacolo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, di Renato Zero. Ma era nel discorso del viaggio delle tegole che io ho visto quella villa sulla sinistra.
PUBBLICO MINISTERO: Come un particolare...
IMPUTATO Carra P.: Che vicino diciamo le villette di Giacalone e di Scarano. Che io, diciamo, è un particolare che dissi insieme... ho dichiarato insieme quando siamo andati via di là, che avevo posteggiato il mezzo, e siamo andati in banca. Lui più avanti di quella villa lì, c'era una piazzetta dove c'era il bar e la banca.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che non c'entra niente su questo viaggio qua.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma è un particolare che io volevo fare emergere attraverso queste sue dichiarazioni.
E quindi, lei venne a sapere che c'era lì la villa di Renato Zero?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E in particolare chi è che glielo disse?
IMPUTATO Carra P.: Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, e allora vuol descrivere per cortesia questa operazione di scarico del materiale che lei aveva portato sul camion e che per ora è rimasto lì sul camion? Perché lei ha detto che è stato scaricato poco prima che lei partisse.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora raccontiamo questa operazione di scarico. Dove avvenne, vicino o lontano rispetto alla villetta?
IMPUTATO Carra P.: No, vicino. Tra la villetta di Giacalone e la villetta di Scarano. Nella stradina stessa.
E' successo in serata, nel buio, di cui io presi il mezzo, presi la stradina per andare verso la villetta dello Scarano, passando l'entrata della villetta di Giacalone, prima di arrivare alla villetta di Scarano, mi soffermai. Ho fatto inversione di marcia che c'è tipo un incrocio piccolo, sempre strada sterrata, e mi fermai all'angolo, proprio vicino all'incrocio, che c'era l'aperta campagna.
Di cui venne Cosimo Lo Nigro e Giuliano con la Jeep, alzai il ribaltabile, scaricai quei pacchi, glieli ho messi nella Jeep e sono andato via. E loro se ne sono andati verso la villetta di Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Questo luogo, questo punto specifico dove è stata fatta questa operazione, a che distanza si trova dalla villetta di Giacalone? All'incirca, voglio dire.
IMPUTATO Carra P.: 700 metri, 800 metri. E' vicino, neanche un chilometro penso.
PUBBLICO MINISTERO: E fatta questa... Fino a quel momento il suo mezzo, come lei lo chiama, dove era stato?
IMPUTATO Carra P.: Parcheggiato in quell'area di servizio, sopra, più avanti della... che questa strada dove c'è l'area di servizio, è l'inizio del paese dove c'è poi, che abbiamo passato, che s'è vista la villetta di Renato Zero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Si ricorda l'area di servizio se è di una qualche marca di benzina in particolare, se se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: No. Mi ricordo che c'era un bar piccolino dentro, che scesi anche a prendere il caffè nell'occasione delle tegole.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: E ho comprato anche le sigarette in quel baretto, che vendono anche le sigarette.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Lei ha visto dove si è diretta la Jeep con Lo Nigro e con Giuliano dopo che questa roba che lei aveva sul camion la scaricò?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, presero diciamo il sottopassaggio, il ponticino che c'era della ferrovia dello Stato, per andare su in villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è un sottopassaggio o è un ponte?
IMPUTATO Carra P.: Un ponte, un sottopassaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, con la macchina si passa sotto, o si passa sopra?
IMPUTATO Carra P.: No, no, sotto.
PUBBLICO MINISTERO: Sotto.
IMPUTATO Carra P.: Sopra ci sono i binari.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'è il ponte della ferrovia.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi con la strada si passa sotto, questo vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Una volta che lei se ne andò - e poi ha raccontato che ha fatto tutto questo spostamento al nord - dalla signora, il bambino aveva la visita, lei è andato a farsi fare la contravvenzione a Brescia dalla Polizia Stradale: ricorda se è rientrato a Palermo, come è rientrato?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. Io praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: Sua moglie si trattenne ancora su, oppure rientrò anche sua moglie, più o meno negli stessi giorni?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, ricordo bene il rientro di quella volta lì. Praticamente io effettuai, dopo aver preso la multa diciamo, il verbale, mi sono finito il carico, sono andato a Milano, ho lasciato il bambino. Ho caricato, sono andato a Genova all'imbarco, ho lasciato in custodia l'articolato per imbarcarlo e con un passaggio sono andato su a Milano. Sono andato da mia moglie e all'indomani abbiamo preso l'aereo per Palermo, io, mia moglie e i bambini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e è rientrato quindi a Palermo insieme a sua moglie?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e poi nei giorni successivi si è sempre trattenuto a Palermo, oppure le è capitato di rimettersi ancora in movimento?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sono partito di nuovo. Sono andato in quella villetta di nuovo, ho portato la borsa delle armi. La famosa borsa che scesi insieme a Spatuzza, dopo pochissimi giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha riportato queste armi in questa villetta. Ma la villetta quale si intende?
IMPUTATO Carra P.: La villetta di Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, come nasce questa sua ulteriore partenza, se se lo ricorda, chi glielo ordinò, se quando era sceso a Palermo, di ritorno da Milano e tutto il resto, lo sapeva oppure se le fu detto in un secondo momento?
IMPUTATO Carra P.: No, non sapevo niente che dovevo ritornare. Però io non sono ritornato proprio alla villetta. Praticamente io quando risalii la borsa caricandola a Palermo, con l'appuntamento su dove ho posteggiato il mezzo, all'area di servizio piccola, non quella grande nel raccordo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sono arrivato lì. Prima di arrivare lì ho chiamato Lo Nigro che è venuto all'incontro con la macchina. Siamo andati di nuovo nella campagna dove ho scaricato i pacchi, ho alzato il ribaltabile, gli ho dato la borsa, perché anche di giorno lì non è transitata tanto, gli ho dato la borsa e sono andato via Non sono andato più dentro la villetta.
PUBBLICO MINISTERO: E' andato via. Ricorda dove è andato?
IMPUTATO Carra P.: Sono andato direzione nord, però non mi ricordo dov'è che sono andato: se sono andato a caricare dei viaggi per me, o se sono andato a Genova. Questo non me lo ricordo bene.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, questo viaggio, quindi, con questa borsa bisognerebbe che lei illustrasse qualche particolare in più. Questa borsa dove le fu consegnata e da chi?
IMPUTATO Carra P.: A Palermo, alla zona industriale da Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: E lei vide coi suoi occhi, voglio dire, il contenuto di questa borsa, oppure questo non l'ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: No, non vidi. Ho solo visto la borsa chiusa, quella che io avevo sceso carica di armi. Però non ho avuto modo né di aprirla, né di capire cosa c'era dentro.
PUBBLICO MINISTERO: E Spatuzza, quando le consegnò questa borsa, era solo o c'era qualcun altro con lui?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo bene se c'era Pietro Romeo o era da solo in quella occasione. Perché è stato talmente anche veloce questo viaggio come... dal momento in cui mi dà la borsa e lo porto su.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, è un viaggio che fece da solo lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io tutti i viaggi ho fatto da solo, all'infuori del viaggio salendo con Federico, scendendo con Spatuzza, salendo con Lo Nigro, salendo due volte con Lo Nigro perché c'è anche il viaggio che ancora si ci deve arrivare, del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Basta, poi tutto il resto ho fatto da solo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo viaggio che lei fa con queste armi che porta appunto a quest'area di servizio, a quella piccola ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' un viaggio che fece via terra, via strada come dice lei, oppure lo fece per mare?
IMPUTATO Carra P.: No, per mare lo feci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e lei non arrivò questa volta fino alla villetta?
IMPUTATO Carra P.: No, non ci arrivai dentro la villetta io. Perché io prima di arrivare all'appuntamento chiamai per avvisare che ero arrivato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E mi venne incontro Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Venne con che cosa, con che mezzo?
IMPUTATO Carra P.: Con la Jeep bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta Carra, a proposito di questa Jeep bianca di cui lei ha parlato ormai più di una volta.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se queste persone di cui si sta parlando, con questa Jeep o con altri mezzi, o senza mezzi, durante questo periodo ebbero qualche problema, qualche inconveniente del genere più vario?
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa, prima che il collaboratore risponda, avvocato Florio per Lo Nigro e Giacalone.
Io vorrei - lo dico con la massima serenità - che il collaboratore fosse sollecitato a intervenire soltanto sulle vicende che sono sul capo di imputazione, altrimenti non finiamo più.
PRESIDENTE: Ma io credo che siamo verso la fine, avvocato, comunque. D'altra parte io non posso sapere ciò che è intrinseco al capo di imputazione e ciò che è collaterale, di contorno, di verifica, di riscontro della veridicità. Perché voi sapete che noi non abbiamo nessun dato.
AVVOCATO Florio: Questo sì, salvo il capo di imputazione che avete.
PRESIDENTE: Ho capito avvocato, però ci possono essere elementi che comportano verifiche per dichiarazioni ricevute, o altre cose, o fatti collaterali. Non mi è data la possibilità di fare un intervento sennò del tutto, così a caso.
AVVOCATO Florio: Comunque propongo, diciamo, formale opposizione.
PRESIDENTE: Benissimo. Sentiamo dal Pubblico Ministero che connessione c'è in questi ultimi fatti con quello che è l'oggetto della nostra ricerca e della nostra verifica.
PUBBLICO MINISTERO: E' un fatto, Presidente, che per come io ho formulato la domanda, si è verificato - se si è verificato, questo lo sa Carra - si è verificato a Roma nel contesto storico che precede il 14 aprile del '94 e è direttamente riferibile a due persone che, fino a prova contraria, sono tra gli imputati di questo processo.
A me sembra che il contesto di tempo e di spazio sia dirimente insomma.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Riformulo la domanda. Lei ricorda, Carra, se in questo periodo in cui lei è stato presente su Roma, ormai ha raccontato questa presenza romana in tre capitoli si potrebbe dire: marzo, poi l'esplosivo e poi ancora questo viaggio con le armi. Se durante questo frattempo qualcuna di queste persone aveva avuto a Roma, nell'utilizzare la Jeep o nell'utilizzare un qualche altro mezzo, un qualche inconveniente, lì in zona?
E se sì, di che genere poteva essere questo inconveniente. Se se lo ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Sì, le auto che io, nella mia permanenza, vidi in quella villetta è stata una FIAT Uno bianca, la Jeep e l'Audi dello Scarano. Di cui Giuliano mi disse, mi disse, non principalmente a me, parlava lì, che aveva l'inconveniente con una... diciamo una pattuglia dei Carabinieri che li inseguì e loro riuscirono a scappare.
PUBBLICO MINISTERO: E questo inseguimento, dunque, si sarebbe verificato proprio nei giorni in cui lei, Carra, si trovava lì?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla villetta?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e queste persone avrebbero subìto questo inseguimento mentre si trovavano su una delle macchine di cui lei sta parlando, o su qualche veicolo diverso?
IMPUTATO Carra P.: No no, sulla FIAT Uno.
PUBBLICO MINISTERO: Ha idea dove potesse essere successo questo fatto? Se lì nella zona, oppure lontano.
IMPUTATO Carra P.: Mah, di quello che diceva il Giuliano, era stato nella strada, nella statale per arrivare al paese del Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: E Giuliano, nell'occasione, con chi sarebbe stato sulla macchina inseguita?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra con Lo Nigro, ma non me lo ricordo di preciso. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non lo afferma con sicurezza, questo.
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Comunque erano in due: era il Giuliano in presenza con un'altra persona.
PUBBLICO MINISTERO: E che cosa stessero facendo in giro quando ebbero questo inseguimento, lei lo ha saputo?
IMPUTATO Carra P.: No. Parlava soltanto di questo inseguimento e si vantava che era riuscito a scappare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei ha menzionato quando abbiamo cominciato a parlare di questi fatti, una certa persona: Pietro Romeo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole ripetere... Ripetere, ridire, insomma è la stessa, questa persona quando lei l'ha vista e in che situazione la colloca rispetto a questa vicenda?
IMPUTATO Carra P.: Io Pietro Romeo lo conosco in una occasione che accompagnai, che era arrestato e uscito da galera inizio '94. Di cui, prima di uscire, un mese, un mese mezzo, due mesi - non ricordo bene - accompagnai a Giuliano al Tribunale di Palermo che c'era la causa in corso di un processo in corso, in cui c'era Pietro Romeo, il Faia Salvatore arrestati. E Giovanni Ciaramitaro e Libertà, però sempre indagato anche lui. Però era, che andava quando c'era l'udienza. A piede libero, come si suol dire.
E conobbi in questa occasione.
Poi, Pietro Romeo, lo vidi in momento in cui caricai i pacchi per andare da Contorno insieme allo Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a Roma lo ha mai rivisto lei Pietro Romeo?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, ora credo che il dottor Nicolosi le sottoponga una serie di immagini. Che poi le fa direttamente il dottor Nicolosi, là dove si trova, tutte le domande del caso.
PRESIDENTE: Che aspettiamo? Che succede?
Ma facciamo dei passi avanti, o siamo proprio a zero?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Non va.
PRESIDENTE: Non va.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Dunque, mi comunica il perito che non è in condizioni di ripararlo, che bisogna fare intervenire la Philips, perché non si sa che cosa sia successo.
Che facciamo? Riprendiamo domani mattina?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, rispetto al punto dov'eravamo arrivati nella ricostruzione, era piuttosto pertinente, ecco, entrare in alcune...
PRESIDENTE: Non metto in discussione. Ma...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma io voglio sottoporre alla valutazione del Presidente, ecco, perché tanto l'interrogatorio, l'esame non è un fatto misterioso.
PRESIDENTE: Certo, certo. Per carità!
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Dico: riprendiamo domattina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Dobbiamo riprendere alle ore 10.00 perché c'è un impegno, sia della difesa di Ferro, del Ferro stesso e del Pubblico Ministero al Tribunale della Libertà. Ma alle dieci siamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ma senz'altro. Aspetti, Presidente.
Ha ripreso a funzionare?
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, Presidente.
PRESIDENTE: Possiamo anche provare a sospendere dieci minuti, a vedere se per caso riescono a fare il miracolo.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Benissimo. Sospendiamo dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, riprendiamo dal punto interrotto?
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Possiamo eliminare il riflesso.
Ecco, Carra, le dice qualcosa questa foto?
IMPUTATO Carra P.: Questo dovrebbe essere di fronte alla villetta dello Scarano, dove non riuscimmo ad entrare per andare ad individuare la cassetta sotterrata delle armi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora le faccio vedere un'altra foto. Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la cassetta che ho visto lì, a Roma. Che si tratta della cassetta...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ma si tratta della cassetta che lei aveva vista nel canneto di cui ha parlato stamani?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, perché in quel momento ho detto di aprire per vedere se c'erano i chiodi piantati anche dentro, nel mio ricordo. Che poi trovammo dentro, nel momento in cui lo abbiamo aperto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora guardi quest'altra foto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, è questa qua, con i chiodi piantati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cosa nota in particolare in questa foto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, che io faccio segno sui chiodi che ci sono piantati e sono un po' arrugginiti, piegati, rovinati.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che questi chiodi erano significativi, perché?
IMPUTATO Carra P.: Perché ogni pistola era bloccata di questi chiodi dove c'è il grilletto della pistola.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, Presidente, diamo atto che, per quanto riguarda quest'ultima foto, è contenuta negli atti al fascicolo del dibattimento, questa che raffigura la cassetta, ed è affoliata a pagina 1647 allegato ad una missiva di trasmissione della DIA del 3 gennaio, della DIA di Roma, 3 gennaio 1996.
Mentre la foto precedente è contenuta sempre negli atti del fascicolo del dibattimento a carte 1646. Ed è un fascicolo fotografico sempre della DIA di Roma datato 29 dicembre 1995.
La prima foto, quella del canneto, è invece contenuta a pagina 1341. Si tratta di un fascicolo fotografico della DIA di Roma datato 20 settembre 1995.
Ecco, ora proseguiamo un po' con la visione di altre foto.
Ecco, Carra, osservi questa foto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, questo è dov'è che io diciamo ho detto che probabilmente era il posto dove c'era l'appartamento del Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Carra P.: Però anche allora - mi scusi se la interrompo - non ero sicuro al cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
PRESIDENTE: Le era stato detto.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi.
PRESIDENTE: Le era stato detto che c'era l'appartamento di Contorno.
IMPUTATO Carra P.: Sì, da Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sarebbe, quello che lei ha chiamato, l'appartamento di Contorno.
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'appartamento.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre secondo le indicazioni che le dava Giacalone?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Ecco, le dice qualcosa questa foto?
IMPUTATO Carra P.: Questa dovrebbe essere la villetta di Contorno. Questa, sulla destra, dove c'è il cancello marrone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Questa qua è la villetta del Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre secondo le indicazioni che le vennero fornite da Giacalone.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, possiamo toglierla dal visore. Ecco, andiamo a pagina...
IMPUTATO Carra P.: Qua è l'ingresso del bar dove ho preso il caffè insieme a Giacalone.
Questo è il piazzale del bar.
PUBBLICO MINISTERO: Quello di cui ha parlato?
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Ho parlato di quel bar col piazzale all'interno.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi un attimo.
Ecco, Carra, vede questa foto?
IMPUTATO Carra P.: Questo, mi sembra l'ingresso della villetta di Giacalone.
Questa è la villetta di Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vedo, si vedono delle auto parcheggiate sulla sinistra.
Ecco, vuol dire... Lei poco fa, rispondendo alle domande del dottor Chelazzi, aveva parlato di macchine che aveva visto all'interno. Ora queste sono altre macchine.
Era questo il punto dove vedeva parcheggiata la FIAT Uno, l'Audi di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Che poi entrando non c'è altro parcheggio per le auto.
Questo è l'interno della villetta.
PUBBLICO MINISTERO: In particolare?
IMPUTATO Carra P.: In particolare le scale per andare giù.
PUBBLICO MINISTERO: Quelle che si osservano in fondo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ad angolo vengono.
Queste sono le scale.
PRESIDENTE: Presidente, non riesco... Un attimino solo.
PRESIDENTE: Era la villetta di Giacalone, questa?
IMPUTATO Carra P.: Di Giacalone, parlo.
PUBBLICO MINISTERO: Queste scale, mi scusi Carra...
PRESIDENTE: Diciamo Giacalone, per dare un riferimento. Senza...
PUBBLICO MINISTERO: Queste scale portano?
IMPUTATO Carra P.: Giù, dove c'è il camino.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, mi ascolti un attimo: ma questo camino che c'era all'epoca in cui lei la frequentava, questa villetta, poi era stato, c'era sempre, oppure era compreso nelle modifiche di questa abitazione?
IMPUTATO Carra P.: No, c'era sempre.
Questo è il camino, la stanza di sotto.
PUBBLICO MINISTERO: A cui si accede da quelle scale che abbiamo visto...
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Sì, si va giù dalle scale.
Questo è il fuori dell'interno della villetta. Dove c'è quell'albero, accanto a quella sedia. E dove c'è quella specie di casetta piccolina dove tenevano la legna per il camino.
E sotto l'albero si è fatto il fosso per seppellire quei due pacchi... Quei due pacchi.
Quello è il punto dov'è stato sotterrato i due pacchi.
PUBBLICO MINISTERO: Vediamo se possiamo eliminare il riflesso.
Ecco, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Si notava anche la terra spostata.
PUBBLICO MINISTERO: Vogliamo fare un zoomata su questo terreno?
PRESIDENTE: Questo si trova nella...
IMPUTATO Carra P.: Nella villetta del Giacalone. All'interno, dove sono stati, ripeto, sotterrati questi due pacchi. In cui lei, uscendo fuori dalla villetta all'esterno diciamo, di fuori, da dietro, non dall'interno principale, trova un piazzalino così, che... Già a terra stesso. Si vedeva il punto in cui indico col dito e che c'è la terra che è stata spostata più volte.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allarghi, allarghi il campo, per favore.
IMPUTATO Carra P.: Non c'è bisogno. Questo è il punto dove ho scaricato le balle prima di partire, nell'incrocio.
Se lei vede, c'è una stradina sulla sinistra più avanti. E a destra si andava nella villetta dello Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco Carra, se...
IMPUTATO Carra P.: Quello è il punto dove ho scaricato i pacchi, dove ho fatto le manovre col camion.
Mi sono messo a marcia avanti verso la strada, per come va la strada verso di me, dal televisore, guardandolo.
E sulla destra, dov'è parcheggiata la macchina grigia, che mi dà diciamo... il dietro della macchina, si va nella villetta dello Scarano.
E qui, in questo incrocetto, ho fatto le inversioni. E, in quel punto, ho scaricato le balle.
PUBBLICO MINISTERO: E per andare alla villetta di Giacalone, da quel punto, che strada si prende, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Visto che lì si vedono quattro, almeno tre strade. Quattro.
IMPUTATO Carra P.: Sì. A destra si va nella villetta dello Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Andando, diciamo questa macchina che mi dà il dietro, questo sulla destra, grigia...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... andando a marcia indietro, va nella villetta del Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la villetta di Giacalone ci resta alle spalle, guardando questa foto.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E abbiamo detto che è distante quanto?
IMPUTATO Carra P.: Mah, sarà un chilometro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Carra P.: Non di più. E' vicino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, come foto non abbiamo altro.
Cioè, ce ne sono diverse, molte altre negli atti.
Comunque diamo atto di quanto abbiamo mostrato a Carra: sono sempre atti contenuti nel fascicolo del dibattimento.
Dunque, sono gli album fotografici della DIA di Roma del 20 settembre '95 a carte 1316 e seguenti.
Poi ancora a carte 1367 e seguenti. Questo è un album dell'8 settembre '95.
Poi ancora un album della DIA di Roma del 29 dicembre '95 a foglio 1646 e seguenti.
PRESIDENTE: Abbiamo terminato questa parte?
PUBBLICO MINISTERO: Per questa parte abbiamo concluso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io direi, Presidente: l'esame dell'imputato non è ancora terminato per il Pubblico Ministero, però diciamo la parte principale ce la siamo messi alle spalle.
Per completarlo, io non ho difficoltà a rappresentare questa richiesta che sarebbe quella di dare al Pubblico Ministero la possibilità, per il completamento dell'esame, di disporre delle trascrizioni di tutto quanto è successo nella giornata di oggi e nella giornata di eri.
Perché è ovvio, insomma, per completare l'esame, vedere quale eventuale punto non sia stato affrontato convenientemente; quale eventuale punto è stato in qualche misura omesso da me, da noi, che abbiamo condotto l'esame, le trascrizioni sono l'unica guida sicura.
E allora io chiederei, se la Corte ritiene, se il Presidente ritiene, chiederei, come dire, neutralizzare la giornata di domani. Visto anche che domani c'è un incombente che occupa un imputato: Ferro, davanti al Tribunale del riesame.
E' vero che è un incombente che dovrebbe avere breve durata, però è tutto in "subi iudice", è proprio il caso di dirlo.
Nella giornata di domani, se noi potessimo disporre delle trascrizioni - noi e ovviamente i difensori - potremmo completare l'esame domani l'altro, cioè giovedì, proprio anche nei dettagli secondari. Quella che potremo chiamare la rifinitura, ecco, dell'esame.
Non so cosa ne pensano gli altri difensori.
Comunque io...
PRESIDENTE: Non ci dovrebbero essere...
PUBBLICO MINISTERO: ... ovviamente non è una richiesta che formalizzo. E' una sorta di suggerimento...
AVV. Cianferoni: No, no. Ma... L'avvocato Cianferoni.
Per quanto mi riguarda - ma credo di interpretare anche l'avviso dei colleghi - siamo favorevoli a questa impostazione e la facciamo propria, ecco.
PRESIDENTE: Va bene. L'unica cosa che mi preoccupa è sapere...
Tinnirello, può affacciarsi, per favore?
Avremmo bisogno che le trascrizioni complete di oggi venissero portate entro le ore dieci domani mattina, quelle della mattinata. Se è possibile anche quelle del pomeriggio.
Quelle del pomeriggio comunque non oltre le ore 12.00, in modo che il Pubblico Ministero e i difensori abbiano un tempo adeguato per poterle riprendere.
PERITO Tinnirello: Va bene, va bene.
PRESIDENTE: Allora, l'udienza riprende giovedì mattina alle ore 09.00.
Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.
IMPUTATO Carra P.: Buonasera.
UDIENZA DEL 27 FEBBRAIO 1997
(MATTINA)

PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: rinunciante. Avvocato Ceolan e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Barranca.
IMPUTATO Barranca: Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Barone e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. Sostituito dall'avvocato Falciani, che è presente.
Calabrò Giovacchino: rinunciante. Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Cannella Cristofaro: rinunciante. Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi. E' presente Rocchi? No. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Carra Pietro.
IMPUTATO Carra: Presente.
PRESIDENTE: E' presente, con il suo difensore avvocato Cosmai.
AVVOCATO Cosmai: Sono presente.
PRESIDENTE: Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania e Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e Gennai. C'è l'avvocato Gennai.
Frabetti: presente?
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Roggero: Roggero presente. Buongiorno.
PRESIDENTE: Giacalone Luigi: è presente?
AVVOCATO Florio: No, è rinunciante, Presidente.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Bennati e avvocato Florio, che è...
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente.
AVVOCATO Bennati: E avvocato Bennati.
PRESIDENTE: Benissimo.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
IMPUTATO Giuliano: Presidente.
PRESIDENTE: Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani e avvocato Aiazzi. Sostituiti dall'avvocato Pepi, oppure l'avvocato Florio.
Lo Nigro Cosimo: è rinunciante o è presente?
AVVOCATO Florio: E' rinunciante, Presidente.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Fragalà, avvocato Florio, presente.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato e Bagattini, è presente.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Bagattini.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Bagattini.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, Usai, Roggero, che è presente.
AVVOCATO Roggero: Roggero presente.
PRESIDENTE: Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Tudino Vittorio: detenuto. Avvocato Gallina, avvocato Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
AVVOCATO Pepi: Scusi Presidente, sono l'avvocato Pepi. Prima di iniziare l'interrogatorio avevo da fare una richiesta e poi c'era Giuliano che voleva fare una richiesta anche lui.
Per Pizzo io avevo qui le copie degli interrogatori di Ferro, ne ho già parlato al Pubblico Ministero per poterglieli fare avere. Il Pubblico Ministero mi ha detto di chiedere l'autorizzazione a lei.
PRESIDENTE: Avvocato deve essere un po' più chiaro perché noi non sappiamo nulla di queste storie. Lei parla per Pizzo Giorgio.
AVVOCATO Pepi: Per Pizzo Giorgio. Siccome Pizzo Giorgio è sottoposto al 41-bis.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ogni cosa deve filtrare.
PRESIDENTE: Certo.
AVVOCATO Pepi: Per cui ho qui, me l'ha chieste Pizzo, le copie degli interrogatori resi da Ferro.
PRESIDENTE: Ferro Vincenzo.
AVVOCATO Pepi: Esatto. Che voleva studiarseli in questi giorni prima che venisse...
PRESIDENTE: Ho capito.
AVVOCATO Pepi: E quindi ho chiesto al Pubblico Ministero e mi ha detto che non ha problemi in questo senso, però mi ha detto di chiedere a lei l'autorizzazione a farglieli pervenire.
PRESIDENTE: Avvocato, io le do l'autorizzazione, ma per poterla produrre al carcere bisogna che sia messa per iscritto. Quindi lei mi fa due righe brevissime e io per iscritto le do l'autorizzazione.
AVVOCATO Pepi: Benissimo, d'accordo.
PRESIDENTE: Va bene? Mi ha detto che c'è qualcheduno che vuol fare una dichiarazione?
AVVOCATO Pepi: Sì, Giuliano sì.
PRESIDENTE: Vuole dichiarare Giuliano? Prego.
IMPUTATO Giuliano: Presidente, io ho delle richieste.
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Giuliano: Se cortesemente può autorizzarmi alle telefonate ordinarie, perché io è da 20 giorni che non faccio...
PRESIDENTE: Ma se lei invece di farmelo in udienza, me lo faceva pervenire attraverso il carcere, l'autorizzazione era già arrivata.
IMPUTATO Giuliano: Sì, siccome mi hanno detto...
PRESIDENTE: Bisogna che risulti per iscritto, non è un mio capriccio. Perché diversamente, le richieste fatte al dibattimento e l'autorizzazione del Presidente non possono essere portate attraverso la cassetta o l'estrapolazione del verbale all'amministrazione carceraria. Bisogna che lei mi faccia due righe di domanda negli appositi verbali che conosce, o moduli che conosce l'amministrazione carceraria, io l'autorizzo, non ho nessuna difficoltà.
IMPUTATO Giuliano: Presidente, siccome me l'avevano detto 10 giorni fa che il carcere stesso aveva provveduto. Per questo gliel'ho domandato direttamente io.
PRESIDENTE: Allora lei mi faccia parlare direttamente col caposcorta. Chi è per cortesia? Si può avvicinare un momento? Venga.
IMPUTATO Giuliano: Poi Presidente...
PRESIDENTE: Aspetti un momentino. Risolviamo questa cosa e poi vediamo il resto.
Per cortesia, lei mi dovrebbe provvedere un foglietto di carta, una biro, la passa all'imputato Giuliano, gli fa fare la dichiarazione che chiede, poi me la porta oppure la passa al Pubblico Ministero per il solito parere, poi me la porta in maniera che prima che finisca l'udienza gli avrò dato il permesso. Dopodiché va portato all'amministrazione del carcere.
Che cosa voleva chiedere ancora?
IMPUTATO Giuliano: Poi signor Presidente, sempre per i colloqui, mi hanno autorizzato a fare il colloquio solo con mia moglie e mio cognato e basta. Se poi devo fare i colloqui anche con le mie sorelle e con i parenti consentiti.
PRESIDENTE: Faccia al solito la domanda, perché io diversamente, se anche la autorizzo, prima di tutto devo vedere con chi vuole avere colloqui, ma se l'autorizzo verbalmente al dibattimento, per l'amministrazione non serve. Quindi lei, così come fa questa domanda oggi, in fondo allo stesso foglio o nella parte retrostante del foglio, fa la domanda per il colloquio. Va bene?
IMPUTATO Giuliano: La ringrazio, buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Il Pubblico Ministero può cominciare o continuare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, in tutte le risposte che lei ha dato alle domande che le ho posto, ha parlato di una serie di luoghi che lei dice di aver frequentato a Roma. Quelli che lei ha riferito qui, davanti alla Corte, sono tutti quelli dove è stato, oppure c'è qualche altro luogo, qualche altro posto dove per una qualche ragione è stato, è passato, si è soffermato?
*IMPUTATO Carra P.: Sì, c'è un altro posto che era un piazzale, che c'era diciamo un deposito d'acqua dello Scarano, che non ricordo di aver parlato tra lunedì e martedì.
PUBBLICO MINISTERO: E infatti non ne aveva parlato. Ecco, spieghi che cos'è questo piazzale e spieghi la ragione per la quale lei lo ha frequentato, o c'è stato, l'ha visto?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente io ho portato una borsa in quel piazzale, caricandolo a Palermo, via nave, di cui ho fatto il viaggio da solo. Sono arrivato all'area di servizio e all'area di servizio del raccordo anulare...
PUBBLICO MINISTERO: La solita, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, la solita.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Mi venne a prendere lo Scarano e Spatuzza. Di cui mi accompagnarono in questo deposito dove scaricai questa borsa. In questa occasione Spatuzza mi aveva chiesto se volevo andare in un appartamento, non mi disse in un appartamento: 'se vuoi venire a casa' - mi disse - 'a riposarti un po', che c'è anche Giuseppe Graviano'. Di cui io rifiutai, gli dissi che avevo da fare e andai via di quel deposito lì. Mi allontanai direzione Norditalia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo luogo dove lei ha effettuato, così ha detto, lo scarico di questa borsa, è un luogo all'aperto o è un luogo al chiuso, perché mi pare che abbia parlato di un capannone ora?
IMPUTATO Carra P.: No, è all'aperto. E' un piazzale all'aperto che dentro c'è, diciamo ad angolo, entrando viene sulla destra, un capannone bianco, ma è all'aperto dove ho scaricato io, nel piazzale. E, non vorrei sbagliarmi, ci deve essere anche un supermercato dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questa operazione lei, se la dovesse collocare nel tempo, ha qualche punto di riferimento, è in grado di, appunto di dare un qualche dato, una qualche puntualizzazione?
IMPUTATO Carra P.: Le posso dire: '94, inizio '94. Però di preciso non glielo so dire. Perché, volevo precisare che la borsa era la stessa in cui io scesi quelle armi nel '93. Questo lo ricordo, però non so cosa ci sia stato dentro in quella borsa.
PUBBLICO MINISTERO: Però era la stessa borsa?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei l'ha solo vista esternamente?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ricorda questo viaggio se lo ha fatto via terra, oppure per mare, col traghetto?
IMPUTATO Carra P.: Via mare l'ho fatto questo viaggio qua.
PUBBLICO MINISTERO: Ma anche in questo caso ha adottato il solito sistema, cioè a dire dei rimorchi l'uno sovrapposto all'altro?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricorda se in questo luogo lei arrivò, che ne so, di mattina piuttosto che di pomeriggio, oppure a notte?
IMPUTATO Carra P.: Io ricordo che arrivai in serata, a circa le otto, otto e qualcosa perché lo Scarano disse: 'aspettiamo dieci minuti che il supermercato...' che c'è un'entrata di un supermercato sempre dentro questo piazzale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Chiudevano e andavano via. E infatti abbiamo sostato 10 minuti, un quarto d'ora prima di scaricare la borsa.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè attendeste la chiusura del supermercato?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era ancora giorno o era buio?
IMPUTATO Carra P.: No, era buio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda qualche altra circostanza, intendo dire se notò qualche cosa di particolare nel luogo dove effettuaste questa operazione, dove lei si posizionò col camion, veicoli che le siano rimasti impressi? Che ne so, c'era qualche altro mezzo lì parcheggiato, oppure era un piazzale sgombro, era un piazzale che lei capì poteva servire a qualche destinazione particolare, ovvero era un piazzale assolutamente generico nell'uso, nella destinazione?
IMPUTATO Carra P.: No, io dove parcheggiai... perché io entrando con l'articolato, andando verso il muro del capannone, accanto al capannone, davo la faccia al raccordo anulare. E davanti a me, sulla mia destra - sempre tra il camion e il muro del capannone diciamo, dell'acqua, che diceva lo Scarano che aveva il deposito dell'acqua, poi se è vero non lo so - c'era questo capannone, c'era anche una macchina tipo vecchia posteggiata lì. C'era del ferro a terra, c'erano pennelli di tettoie...
PUBBLICO MINISTERO: Pannelli.
IMPUTATO Carra P.: Eh?
PUBBLICO MINISTERO: Non pennelli, pannelli.
IMPUTATO Carra P.: Pannelli, sì. Però riuscii a vedere quello che avevo vicino perché era buio, ripeto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ricorda - proprio una domanda semplice, semplice - ricorda per caso se era bel tempo, ovvero se la stagione era brutta?
IMPUTATO Carra P.: No, era brutta la stagione. Pioveva quella volta lì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo piazzale era illuminato?
IMPUTATO Carra P.: All'inizio era illuminato, in fondo era buio.
PUBBLICO MINISTERO: "All'inizio" vuol dire all'ingresso?
IMPUTATO Carra P.: All'ingresso, sì. Perché c'era anche... perché entrando, subito si entrava, subito allargava il parcheggio, c'era un grande parcheggio e sulla... diciamo, entrando dava le spalle all'ingresso di questo supermercato, c'erano le luci accese del supermercato che davano un po' di luce nel mezzo del piazzale. Però in fondo dove mi sono posteggiato io, era il punto più buio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta Carra, ha detto che questo piazzale in qualche modo restava vicino al raccordo anulare.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole spiegare un attimo che cosa vuol dire? Cioè, erano sullo stesso piano - il piazzale e il raccordo anulare - su piani diversi, com'era separato il piazzale dal raccordo anulare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io davanti a me proprio a toccare avevo, c'era la rete forata, una rete queste di recinzione diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E non c'era tanta differenza come altezza dal piazzale alla strada, però non lo ricordo di preciso. Comunque non c'era tanta differenza di avermi colpito come strada, diciamo. Di solito, se lei entra in un parcheggio e c'è una strada a ridosso, guardandola rimane impressa che è più bassa o più alta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo luogo poi lei l'ha visto frequentato in questa sola occasione, oppure successivamente lo ha rivisto, o rifrequentato?
IMPUTATO Carra P.: Io, da parte mia, non ricordo più di avere visto o di essere stato in questo piazzale. Però io ho avuto una contestazione da lei di una dichiarazione dello Scarano in cui mi diceva che, dice lo Scarano che io sono stato due volte. Io non riesco a ricostruire quel viaggio velocissimo, in giornata, dove prendo questi pacchi nel mio camion e li metto nel furgone arancione, insieme allo Spatuzza.
Può anche darsi che sono andato di nuovo in quel deposito, però io non me lo ricordo, non posso dare una sicurezza.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io dicevo... con la mia domanda le chiedevo una cosa diversa. Cioè a dire: se questo luogo, dopo esserci stato in questa occasione, lei poi lo ha rivisto. Intendo dire semplicemente se lo ha rivisto, non se ci ha fatto altri trasporti.
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'ho rivisto nel sopralluogo con lei.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che le volevo chiedere.
E' un luogo nel quale lei, per meglio dire, che lei mi ha potuto indicare - a me e al dottor Nicolosi, quando facemmo quel sopralluogo - con sicurezza?
IMPUTATO Carra P.: Sì, con sicurezza.
PUBBLICO MINISTERO: Ma da che cosa lo riconobbe il piazzale?
IMPUTATO Carra P.: Prima di tutto nella svolta della strada prima di arrivare al piazzale, che c'era una tabella tipo ferroviaria. E poi dall'ingresso ho visto subito il capannone. Che dal di fuori, praticamente fuori da questo piazzale, se lei si ferma davanti al cancello e guarda dentro il piazzale, vede il capannone di fronte.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Quindi lei lo ha riconosciuto, per così dire, per strada, prima di arrivarci?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il nome di questo posto lei lo sa?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Il nome di questo supermercato lo sa?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei dette le indicazioni al Pubblico Ministero di questo piazzale, lei era in possesso di qualche dato specifico su questo piazzale? Appunto, il nome della strada, il nome della zona, il nome del supermercato, o qualche altra indicazione specifica?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Prima che lei effettuasse questa individuazione, le era stata posta qualche domanda dal Pubblico Ministero su questo piazzale? Nel senso che, di questo piazzale è stato lei che ne ha parlato di sua iniziativa, o è stato il Pubblico Ministero che le ha fatto delle domande?
IMPUTATO Carra P.: No, no, di mia iniziativa.
PUBBLICO MINISTERO: Ora dia un'occhiata per cortesia, Carra, a quella immagine che ora vedrà sul monitor.
IMPUTATO Carra P.: Questa non mi dice niente.
PRESIDENTE: Come dice?
IMPUTATO Carra P.: Questa non mi dice niente come foto.
PUBBLICO MINISTERO: Che foto è questa? Diciamo alla Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, è la foto 6 allegata album fotografico DIA Roma, 8 settembre '95, foglio 1383 del fascicolo del dibattimento.
IMPUTATO Carra P.: Questa è l'entrata del parcheggio di fronte quel capannone bianco. E' questo il posto. Questo sulla sinistra, questa palazzina diciamo grande con le cose in ferro nei vetri, dovrebbe essere il supermercato.
PUBBLICO MINISTERO: Che foto è questa? Ah, la numero 1. E' lo stesso album.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre lo stesso album.
IMPUTATO Carra P.: Quello lì è il capannone. E io ho posteggiato nel lato sinistro, guardando la foto, accanto al capannone in fondo c'è la ringhiera con la rete, che guarda dentro il raccordo anulare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi laggiù in fondo sulla sinistra, lateralmente al capannone bianco, all'edificio bianco?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro che questo sia il posto di cui si sta parlando?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei ha detto un attimo fa che in questo posto c'è stato una volta sola e, nell'occasione, portò una certa borsa, che era tale e quale una borsa che aveva portato precedentemente giù da Roma, ho capito bene?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ripeta, risponda nuovamente, per cortesia, a questa domanda, anche se si tratta proprio di ripetizione a una domanda già fatta in sede di esame: quando lei aveva portato giù a Palermo questa borsa, ecco, questa borsa che cosa conteneva e il contenuto di questa borsa da dove proveniva?
IMPUTATO Carra P.: Era piena di armi, proveniva dalla villetta di Aldo Frabetti, ero insieme a Spatuzza, via strada fino a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, Carra, le faccio questa domanda: nell'esame di ieri l'altro lei ha riferito di essere andato, per l'ultima volta, alla villetta di Giacalone trasportando una borsa che lei ha detto ritiene, riteneva custodisse le armi, sempre provenienti da quella famosa villetta e che lei aveva portato giù a Palermo, è così?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questo vuol dire che le armi che lei portò giù a Palermo con Spatuzza, sono state riportate su a Roma due volte? Una in questo piazzale e una volta alla villetta di Giacalone?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il suo ricordo è in questo senso?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Voglio precisare un'altra cosa che penso che sia registrata: che io all'inizio ho detto che mi facevano fare, non capivo in me come mai mi facevano fare su e giù con quella borsa e dovrebbe essere registrato nelle mie dichiarazioni all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: Stia tranquillo, tutto quello che lei ha detto è registrato, sempre.
Quindi, ora io le ho riproposto la domanda in maniera diretta, lei, se ho capito bene la risposta, insomma è quella che ha dato. Quindi non ci torno sopra, ecco. Ho capito esattamente la sua risposta.
Le volevo ricordare, Carra, sul viaggio, come dire, l'ultimo fatto alla villa di Giacalone con questa borsa, appunto che lei ieri l'altro ha detto che nell'occasione lei si limitò a consegnare la borsa, ma che non ne vide il contenuto.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto così?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora le volevo ricordare che, durante le indagini, in uno dei primi interrogatori, nell'interrogatorio del 7 settembre del '95, su questo punto lei aveva detto una cosa in qualche modo diversa e comunque diversa. Cioè dire: aveva riferito di aver portato questa borsa, che le era stata consegnata a Palermo, appunto borsa che lei portò alla villetta di Giacalone, così disse, però la diversità sta in questo e quindi - ora io le leggo esattamente le parole che furono dette - c'è bisogno di capire come mai c'è questa diversità di racconto.
Ecco, ora le leggo esattamente il punto.
Ecco. Dalla trascrizione - questo lo dico per i difensori che possono controllare - quello che mi accingo a leggere è alla pagina 23 e successive.
Dunque: "Da Napoli sono arrivato a Palermo, ho contattato Barranca e mi hanno consegnato una borsa".
Domanda il dottor Nicolosi: "Chi gliel'ha consegnata?"
"Barranca".
E poi prosegue lei: "Io penso che siano armi, perché poi ho visto lì, quando hanno aperto, e hanno visto cosa, hanno uscito fuori queste armi. Era la stessa borsa che io avevo portato giù a Palermo precedentemente".
Domanda il dottor Nicolosi: "Quella che aveva preso nella villa a Roma?"
"Sì, esatto".
"Dall'uomo che aveva..."
"Sì, dall'uomo vecchio con i capelli bianchi e mi hanno fatto scendere nella cantina".
Allora qui sembrerebbe che da queste dichiarazioni che le ho letto, Carra, non sembrerebbe, risulta.
Perché le sue dichiarazioni sono esattamente quelle che le ho letto: che lei ha visto aprirla, questa borsa lì, alla villetta. Insomma, quando l'ha riportata su a Roma, lei l'ha vista aprire e dice: "Quando hanno aperto e hanno uscito fuori queste armi".
Cioè a dire, insomma, hanno tirato fuori dalla borsa le armi alla sua presenza.
Ecco, c'è questa diversità, ecco. Lei pensa che ci sia una ragione per la quale tra, appunto, la dichiarazione di ieri l'altro e questa dichiarazione del 7 settembre '95 non c'è questa piena corrispondenza?
IMPUTATO Carra P.: Ma io penso che, se lei va a vedere o nell'uno, o nell'altro, c'è dove io vedo le armi e c'è dove non le vedo. Magari confondo il viaggio.
Sono talmente tutti veloci, questi viaggi, uno dietro l'altro che, ripeto, posso anche fare qualche errore di collocare: 'lì li ho visti, lì non li ho visti'.
Ma la borsa, se lei vede, ho dichiarato che era sempre la stessa.
PUBBLICO MINISTERO: Su questo non c'è dubbio.
IMPUTATO Carra P.: Sì. E allora, se lì l'ho visti e ho detto prima che li ho visti, che l'han preso e lì non li ho visti, può darsi che non li ho visti quando li ho lasciati a Spatuzza, lì. E li ho visti in quell'occasione.
Di cui, se lei continua a leggere...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... io ho dichiarato che mi sono sembrate le armi, anche se non le ho viste.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che lei adesso non ha detto, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Io, di avere detto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io ora le ho letto quel punto preciso di quella trascrizione di quell'interrogatorio nel quale, proprio l'episodio, questo qui - perché sembra che sia lo stesso - era raccontato con questo particolare diverso rispetto al dibattimento.
Cioè a dire: a parte che la borsa era la stessa e sapeva che c'erano le armi, il 7 settembre del '95 disse che la borsa la vide aperta e vide che c'erano tutte le armi. Invece, al dibattimento, l'ha riferito in maniera diversa.
Ecco, è questo il punto.
IMPUTATO Carra P.: Sì, però voglio precisare una cosa, dottor Chelazzi: che io, il 30 agosto quando ho iniziato a collaborare, ho iniziato alle nove di sera e ho finito alle sei del mattino, ho ripreso, si può dire, quasi ogni giorno con tutti i problemi fisici e i problemi che avevo, sia anche familiari. Perché mi avevano abbandonato tutti, anche mia moglie e i miei figli, all'inizio.
E lei può capire anche in che stato d'animo mi trovavo, all'inizio.
Magari poi piano piano, prendendo un po' di tranquillità, si riesce a costruire un viaggio con magari più particolari.
E allora mi ritrovo io che all'inizio, a ferro caldo, ho dovuto dire tutto quello che sapevo e ho cercato di spiegare tutti i viaggi che ho fatto e tutto quello che ho fatto. E poi, piano piano, ogni mio viaggio, siamo andati nei particolari.
Voglio precisare anche che io non ho, da lunedì ad oggi, non ho mai fatto il nome di Giorgio Pizzo.
di cui io mi trovo con Giorgio il primo carico di esplosivo nel mio magazzino in cui Lo Nigro e Barranca mi presenta un Giorgio di cui non vedo più fino a metà '94 in poi.
Che poi vengo a sapere che è Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sono cose che purtroppo io... Non è stato facile arrivare fino a questa sedia.
Ma in tutti i punti di vista, anche a livello morale, a livello fisico e a livello mentale.
E voglio precisare anche una cosa: che purtroppo si lotta in tutti i punti di vista. Questo è un discorso detto anche alla stampa che è qua dentro.
Che io vi chiedo cortesemente che di tutto parlare, all'infuori della mia persona e della mia famiglia sotto protezione. Cioè, siamo in quattro, in cinque, o in sei, o in dieci, sono affari miei.
Ve lo chiedo cortesemente e che se è possibile potete evitare. Perché mi crea dei problemi fisici non indifferenti.
Se cortesemente si può sospendere dieci minuti, io la ringrazio Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, magari...
IMPUTATO Carra P.: Perché io sono stanco di tutto, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Che è successo?
IMPUTATO Carra P.: Sono stanco perché, ripeto, sono stanco di tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
IMPUTATO Carra P.: Io lotto con chiunque e con tutto.
PRESIDENTE: Guardi, noi possiamo anche...
IMPUTATO Carra P.: No, sospendere dieci minuti. Non è che voglio rifiutarmi di collaborare. Sia... Ci mancherebbe altro!
PRESIDENTE: Va bene. Sospendiamo dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Possiamo riprendere?
IMPUTATO Carra P.: Sì, volevo chiedere anche scusa se ho alzato un po' la voce.
PRESIDENTE: Per carità! Prego, il P.M. può continuare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, visto che stiamo parlando di queste armi che vanno su e giù tra Roma e Palermo, ecco, lei la persona proprietaria, o quel che era, insomma, della villetta dalla quale queste armi furono inizialmente portate via, l'ha chiamata anche oggi col suo nome e cognome.
Ecco, ma questo nome e cognome, lei, all'inizio delle sue dichiarazioni, lo conosceva?
IMPUTATO Carra P.: No, come Aldo. E addirittura neanche ricordavo il nome.
Avevo dichiarato una persona sui 50 anni, 55 anni con i capelli bianchi e i baffi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi, di questa persona - ripeto, sempre quando iniziò a rendere le sue dichiarazioni - quali altre circostanze, quale altro particolare conosceva? Perché, appunto, il nome si è detto: no, inizialmente non lo conosceva.
IMPUTATO Carra P.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva gli estremi di età e anche di aspetto fisico, così... Ecco, sapeva qualche altra cosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sul suo arresto con il ritrovamento dell'hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire che questa persona è stata arrestata a seguito del ritrovamento di hashish?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo ritrovamento di hashish dov'era avvenuto?
IMPUTATO Carra P.: A Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era avvenuto proprio presso questa persona, che lei sapesse, che lei ricordasse, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No, questo non lo so. Ho saputo che lo hanno arrestato, che aveva questo quantitativo di hashish, però non so dove, o se era insieme all'hashish. Questo, non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, questo... Non so se questo microfono funziona a dovere, perché...
PRESIDENTE: Ho l'impressione che non... Sembra di non sentire come...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Presidente?
PRESIDENTE: Sembra di non sentire come di consueto il microfono che lei usa.
IMPUTATO Carra P.: Perché, appunto, non si capisce...
PUBBLICO MINISTERO: Ma me ne sono accorto anch'io di avere qualche difetto, stamattina, perché mi tocca a starci attaccato. Perché sento che non c'è ritorno negli altoparlanti.
PRESIDENTE: Comunque, ora si sente.
PUBBLICO MINISTERO: Sennò, lo cambio.
PRESIDENTE: Ora sembra di sentire.
PUBBLICO MINISTERO: Funziona meglio ora?
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Il fatto che questa persona era stata arrestata, Carra, lei lo aveva saputo prima di essere arrestato a sua volta, o dopo che lei era finito a Sollicciano? Tanto per essere chiari, voglio dire, nella domanda.
IMPUTATO Carra P.: No, prima, a Palermo l'ho saputo io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma si ricorda in che circostanze l'aveva saputo?
IMPUTATO Carra P.: Non vorrei sbagliare, ma è stato Giuliano "Olivetti" a raccontarmelo.
PUBBLICO MINISTERO: Però, a quello che lei sta dicendo, non è sicuro di questa circostanza.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome con questa risposta ci siamo riportati su Palermo, e ci siamo portati ad una circostanza particolare, cioè a dire all'arresto di una persona, ecco, lei ha ricordo che - prima del suo arresto, eh, direi Carra - sia successo qualche fatto giù a Palermo, qualche fatto che lei ed eventualmente altre persone abbiate conosciuto e interpretato in relazione alle indagini che si facevano per le stragi a Firenze e anche nelle altre città dov'erano successi questi episodi?
IMPUTATO Carra P.: Io ricordo il particolare di quel foglio della DIA in cui c'erano i nomi, che me lo diede Angela Correra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, racconti questo episodio per come si è svolto, per cortesia. Perché la Corte lo ignora dall'inizio alla fine, non ne sa assolutamente niente.
Quindi proviamoci ad illustrarlo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, si provi lei.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Io faccio qualche domanda quando è il momento di farla.
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Io mi trovavo in ufficio da mio fratello, un giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Suo fratello, quale?
IMPUTATO Carra P.: Carra Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Antonino.
IMPUTATO Carra P.: Che ha un'agenzia di autotrasporti a Palermo, in via Ponte di Mare. Di cui, mentre ero lì seduto arrivò Angela Correra, che è un'altra persona che ha una agenzia di autotrasporti insieme al padre. Di cui il padre ha anche il deposito qui in Versilia. Non so se si chiama così: Versilia, zona Viareggio, Lucca, quella zona lì.
Se non sbaglio è a Massa Carrara, lui.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, mi pare che un accenno lo abbia già fatto l'altro giorno a questa persona.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque...
IMPUTATO Carra P.: Di cui mio fratello gli fa i trasporti a volte. E per il pagamento della fattura ci va sempre la figlia, questa persona qua.
PUBBLICO MINISTERO: Questa signora Angela.
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Per pagargli in viaggio effettuato dai mezzi di mio fratello.
Mentre stavano preparando la fattura di quel viaggio che gi aveva fatto, gli disse: 'sì, ho una cosa in macchina da fartela vedere, l'avevo dimenticato'.
Io gli domandai: 'ma cosa?'
Dice: 'ora te lo faccio vedere'.
Uscì in macchina, prese questo foglio, di cui era un foglio intestato alla DIA. C'era il primo e secondo nome, mio e di mio fratello. E tanti vari nominativi, di cui qualcuno conoscevo, qualcuno no.
Lei mi disse che trovò quel foglio... Anzi, io in quel momento, ci guardammo io e mio fratello, e io ho detto: 'sono pazzi', ho fatto questo gesto, ho detto questa parola.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi se la interrompo. A parte che c'era il nome suo e quello di suo fratello in questo foglio, ma genericamente questo foglio a che cosa era relativo?
IMPUTATO Carra P.: Di indagare sul padre di Correra, Correra Saverio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di tutte le persone diciamo, che collegamento avevano con Correra Saverio. Era una indagine sulle stragi avvenute nel '93.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo foglio, menzionava proprio che questo accertamento si faceva nell'ambito delle indagini sulle stragi del '93?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Erano persone indagate sulle stragi del '93.
PUBBLICO MINISTERO: E' per questo che lei diceva prima di aver commentato: 'ma sono pazzi'.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, pazzi chi erano? Quelli che indagavano?
IMPUTATO Carra P.: Beh, in quel momento...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo, in quel momento.
IMPUTATO Carra P.: ... dissi in quel modo...
PUBBLICO MINISTERO: In quel momento lì.
IMPUTATO Carra P.: ... per non dare, diciamo, nulla di spiegazione alla Correra Angela.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e questa signora, visto che aveva per le mani un foglio intestato alla DIA. Perché non credo che questa signora appartenga alla DIA, no?
IMPUTATO Carra P.: No, l'ha avuto che...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: ... praticamente lei, un paio di mesi prima, aveva avuto l'arresto del marito in cui...
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda come si chiama questa persona? Il marito della...
IMPUTATO Carra P.: Sì. Pino Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui usciva dei soldi a usura. E lo avevano arrestato, gli avevano fatto la perquisizione a casa e lo avevano portato via dei documenti, carte, non so cosa gli avevano sequestrato.
Nel momento in cui hanno consegnato questa cosa qua, lei dice che ha trovato questo foglio in mezzo ai suoi documenti.
PUBBLICO MINISTERO: Quando glieli hanno restituiti, vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Lei disse così, però poi non so come l'abbia avuto. Mi spiegò in questo modo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui io gli dissi: 'va be', lasciamelo a me', così.
Lei disse: 'no, voglio farlo vedere a mio padre', dice. 'Poi, casomai...'
'Va be' - gli ho detto - mi faccio una fotocopia e ti do l'originale'.
Io ho fatto la fotocopia, dopo che uscì, andò via Angela Correra. Di cui mio fratello mi aveva detto: 'ma che fai con questa fotocopia? Che devi fare, che ti interessa?'
'No, così, per curiosità - gli ho detto - me la tengo, una fotocopia'.
Comunque avevo l'idea di dargliela a loro, questa fotocopia. Di cui mi feci la fotocopia, andò via Angela Correra. Mio fratello voleva qualche spiegazione.
Gli dissi: 'poi ne parliamo'.
Non gli accennai che qualcosa c'era.
Andai lì a cercare anche a casa Pietro Romeo. Ho girato un po' per vedere se riuscivo a vedere qualcuno di loro. A casa però Romeo non c'era.
Poi, ritornando verso casa mia, passai dall'area di servizio di Di Filippo. Di Filippo Pasquale.
PUBBLICO MINISTERO: Pasquale.
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché Manuele era il detenuto, il fratello.
E lì incontrai a Pasquale e a Totò "Cacciatore": Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui gli diedi questo foglio, gli dissi: 'guarda qua, ci sono il nome mio, il nome di mio fratello, altri nomi'.
E lui, mi chiese Di Filippo: 'come mai hanno avuto quel foglio?' Comunque, in quell'attimo che io gli ho dato quel foglio, loro due mi avevano fatto capire che già sapevano qualcosa su questa situazione di persone indagate. Perché ricordo che Grigoli fece accenno: 'hai visto, che è come dico io'. Gli disse a Di Filippo.
Hanno voluto spiegato come mai avevo quel foglio, gli spiegai che la Correra portò questo foglio che diceva che l'aveva avuto, che l'ha trovato in mezzo alle carte restituite. Gli spiegai la situazione come l'aveva avuto lei e come l'ho preso io.
PUBBLICO MINISTERO: Ma glielo fece a Di Filippo e a Grigoli, il nome della signora Correra?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. Che, mi sembra che la conoscevano, anche. Perché vicino a Di Filippo, alla pompa di benzina, lì, non mi ricordo dove, comunque è vicino al piazzale con gli uffici di autotrasporti, Angela Correra. Sicché la conoscevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi lei, dopo, parlando, mettendo al corrente di questa situazione Di Filippo Pasquale e Grigoli, di questo documento, di questa fotocopia, che ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: La lasciai a loro?
PUBBLICO MINISTERO: A lei è rimasta in mano un'altra copia di questo documento, o no?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Quanto tempo è successo, prima del suo arresto, questo episodio?
In termini di mesi, voglio dire, mica in termini di...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, un paio di mesi. Non... Pochi, però. Non tanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, Carra, lei ha detto che su questo foglio c'erano nomi di cui lei, o meglio, nomi di persone che lei conosceva e viceversa anche nomi di persone che non conosceva.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei ha consegnato questa fotocopia e poi ha detto di non averne più avuta per le mani altro esemplare, ecco, successivamente. Successivamente intendo dire anche nel corso delle indagini, ha avuto modo di rivederlo questo foglio?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Le indagini proprio a carico suo, dopo il suo arresto, i suoi interrogatori.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, ho visto un qualcosa.
PUBBLICO MINISTERO: Ha visto qualcosa.
IMPUTATO Carra P.: Un foglio della DIA, l'ho visto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Però non riesco a focalizzarlo, per il momento.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ora, a parte che non riesca a focalizzarlo, lei per il solo fatto che rammenta di averlo visto, si ricorda se quel foglio che le fu fatto vedere nel corso delle indagini, dal Pubblico Ministero, no?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Era, secondo il suo giudizio, era lo stesso che aveva visto nelle mani della Correra, e poi che lei aveva consegnato, oppure se era una cosa che gli somigliava, oppure se era una cosa tutta diversa?
IMPUTATO Carra P.: No, no, era in quel modo. Con una differenza: che mi sembra che non era firmato alla fine, quello che avevo visto io a Palermo con quello che ho visto qui.
PUBBLICO MINISTERO: Questo episodio di questo foglio, lei ricorda se lo raccontò nello stesso interrogatorio in cui le fu fatto vedere questo foglio dal Pubblico Ministero, o se lo aveva riferito in un interrogatorio precedente? Il fatto, il fatto proprio in sé e per sé del foglio.
IMPUTATO Carra P.: Non vorrei sbagliare, ma l'avevo riferito.
PUBBLICO MINISTERO: Le era mai stato contestato questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lo riferì di sua iniziativa.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E successivamente le è stato fatto vedere un foglio del Pubblico Ministero.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dia un'occhiata a questo documento che le facciamo vedere col solito visore.
No, io farei il contrario. Lo farei vedere tutto intero, questo foglio. Ancora, se è possibile.
Magari mandi un pochino in su il foglio, tanto tutto lo spazio bianco lassù non ci serve. Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Sì, era così.
PUBBLICO MINISTERO: Per intendersi, Carra, se lei è in grado, eh.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è il foglio - lo devo dire io, perché sarebbe sciocco che non lo dicessi - questo è il foglio, vede? C'è la sua firma sulla destra.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Carra Pietro, poi più sopra c'è scritto: "Allegato al verbale Carra Pietro" e c'è una firma che io riconosco è quella del dottor Vigna, sotto c'è un'altra firma che riconosco è quella del dottor Nicolosi.
Questo è il foglio che le fu fatto vedere nell'interrogatorio del 7 settembre del '95.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo infatti è allegato a quel verbale, come i difensori ben sanno.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo foglio, rispetto a quello che lei ebbe per le mani appunto un mese e mezzo o due, quello che sarà stato, prima del suo arresto, è un foglio analogo, pensa che fosse lo stesso foglio, o poteva essere qualche cosa di diverso?
IMPUTATO Carra P.: Come scrittura, dall'iscrizione... Lo può avvicinare, per leggerlo meglio sopra?
Perché lì, in quello che ho letto io, diceva che era indagato il Correra Saverio, ad indagare tutte le persone che contatto c'era fra il Correra e queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ci legge lei, Carra?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lo legga.
IMPUTATO Carra P.: "Si precisa che, al fine delle indagini in corso, interessa in particolare acquisire elementi relativi ad eventuali rapporti di affari o di qualsiasi altra natura tra il Correra Saverio e i sottoelencati personaggi a dire..."
PUBBLICO MINISTERO: E va bene, ci sono tutti i nomi.
IMPUTATO Carra P.: "Carra Pietro, Carra Antonino", i primi.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti Carra, aspetti un attimo.
La parte di sopra, vede, c'è scritto:
"Oggetto: strage di via Georgofili...", eccetera, eccetera.
Poi: "Al centro operativo di Palermo. Si trasmette per esecuzione il decreto di perquisizione e sequestro...", eccetera, eccetera.
Ecco, questi mi pare che siano i dati fondamentali del discorso di questo foglio che ora le stiamo facendo vedere.
Ecco, a parte l'elenco dei nomi...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, è uguale.
PUBBLICO MINISTERO: ... come contenuto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, come contenuto era uguale. Perché io ho risposto ad Angela Correra: 'sono pazzi, perché ho letto lì: Stragi di via dei Georgofili'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rimaniamo su questo argomento. Ma il foglio, a questo punto, non ci serve più.
Vuole spiegare, Carra, come mai sulle prime pensò di andare a cercare Pietro Romeo su questa, per questo foglio?
IMPUTATO Carra P.: Perché, non subito. Io cercai anche gli altri, qualcuno in generale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ci...
IMPUTATO Carra P.: Poi mi venne in mente che mi veniva più vicino andare lì a casa di Pietro Romeo. Non è che partii direttamente per Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, mentre la persona di Grigoli lei l'aveva già nominata negli altri, nell'esame di ieri l'altro e anche di lunedì, invece di Pasquale Di Filippo, non ci ha mai parlato. Almeno in relazione a tutti questi trasporti di esplosivo, armi, hashish e tutto il resto.
Ecco, allora le chiedo per quale ragione andando a cercare qualcuno, lei non ebbe problemi, come dire?, a scoprirsi con questo foglio davanti a Di Filippo?
IMPUTATO Carra P.: Glielo spiego subito: perché io prima di tutto io conosco i fratelli Di Filippo, la famiglia Di Filippo da bambino. Di cui poi, sono stati tanti anni diciamo che non ci siamo diciamo praticati però sono sempre stato in amicizia. Perché io sono stato quasi 17 anni e la maggior parte ero nel Norditalia non in Sicilia. Sicché non c'era modo di vederci; ogni tanto ci si incontrava per strada o che so? anche al bar e si salutava. Però, ripeto, conosco i Di Filippo da bambino.
Ho avuto, non ho avuto difficoltà a dare il foglio perché io dall'inizio estate '94 incomincio a praticare Di Filippo insieme a loro, nel villino del suocero del Di Filippo: Spataro. E vedendolo sempre insieme con lui e in tante occasioni, non avevo difficoltà di mostrare il foglio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che lei sappia ci sono state poi delle reazioni o per meglio dire qualcuno è venuto a cercarla, a raccontarle qualche cosa, se c'era da fare una cosa o se ce n'era da fare un'altra dato che era venuto fuori questo foglio da cui si potevano desumere o capire le indagini, il contenuto delle indagini? Cioè, c'è stato un seguito a questa storia, Carra, che lei ricordi o no?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Con me, no. Loro non lo so che cosa hanno fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E lei personalmente da quando trovò il suo nome al primo posto in una lista per così dire, ufficiale - perché era della DIA - in relazione proprio alle vicende delle stragi.
IMPUTATO Carra P.: In relazione... non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio alle indagini sulle stragi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lì c'era scritto con chiarezza in cima.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non di tutte, si parlava solo di quella dei Georgofili, ma insomma è la stessa.
Ecco lei personalmente che cosa pensò, come dire?, come si organizzò, se si organizzò, in qualche modo per scongiurare la possibilità che queste indagini dovessero arrivare fino a lei sul serio, non semplicemente con un foglio ma con qualche cosa di più.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho cercato... avevo di bisogno di parlare con qualcuno e ho parlato con mio fratello specificandoci no i particolari ma spiegandoci che avrei, avevo avuto il ruolo di trasportare questi pacchi qua, questo esplosivo. Di cui poi lui, alla fine mi disse: 'ma te vattene a lavorare - dice - dimentica tutto e fai finta di niente'. Sono state queste parole. E io l'unica persona, diciamo, in cui avevo bisogno di parlare con qualcuno, ho visto mio fratello in quell'attimo. Perché oltre che... voglio precisare che io nel momento in cui capii nel '93 questa situazione, già avevo capito che era finita la mia vita.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, di questo foglio - sempre questo qui della DIA - lei parlò anche con Romeo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Perché io all'indomani dell'occasione del foglio al servizio di Di Filippo, incontrai Pietro Romeo e lui mi disse: 'ma che vuoi? Che mi cercavi ieri sera a casa'. Io gli dissi che avevo avuto un foglio, gli spiegai un po' il foglio com'era combinato e che lo consegnai a Di Filippo e a Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Romeo poi fu messo al corrente anche lui da lei o era già al corrente di questa storia del foglio?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che già aveva saputo il fatto del foglio.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
Senta, che fine ha fatto il semirimorchio quello targato Palermo 15424?
IMPUTATO Carra P.: Io quel rimorchio lì lo posteggiavo sempre o alla Zona Industriale o a volte, raramente sotto casa. Di cui era posteggiato lì nel momento in cui io partì per andare a fare un viaggio dieci giorni prima che mi arrestassero e lo lasciai lì. Però non so che fine abbia fatto.
PUBBLICO MINISTERO: E il trattore Volvo targato Torino - non mi ricordo mai il...
IMPUTATO Carra P.: 52079D.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei se lo ricorda meglio di me.
Questo trattore invece che fine ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Questo trattore nel '94, dall'inizio '94 a luglio '94 io lo entrati alla rottameria di Aloi, fratelli Aloi per sistemarlo e verniciarlo tutto: ne hanno fatto cambiare colore in richiesta da loro.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Carra P.: In cui mi dissero di portarlo lì da Aloi, ci parlavano loro. Si trovava nella Zona Industriale accanto alla nuova Sudferro. Son persone che io conosco anche.
Lo lascia lì per due mesi fino a settembre '94. A settembre '94 quando lo presi dalla rottameria, lo uscii, stavo andando all'elettrauto vicino a casa mia per sistemarlo di batterie e il necessario che c'era da fare. Dopo qualche giorno mi è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza Tributaria là davanti casa mia, davanti all'elettrauto me lo portò via. In cui non avevo più mezzi e né niente io a settembre '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando lei poi fu arrestato nel, appunto, nel luglio del '95 e quindi questo trattore Volvo non c'era più da tempo sta dicendo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, non c'era più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo semirimorchio era parcheggiato per strada a Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E...
IMPUTATO Carra P.: Che era stato - mi scuso se lo interrompo - è stato...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Carra P.: ... è stato anche entrato in rottameria e ne han cambiato colore. Perché era azzurro arrugginito diciamo, un po' rovinato e poi lo feci tutto rosso. Anche il rimorchio stesso ed era in via Pecoraino posteggiato, che è una strada larga di Zona Industriale dove ci sono delle fabbriche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando fu arrestato aveva quel certo trattore - abbiamo anche visto l'altro giorno delle fotografie - e un certo quel semirimorchio tutto pitturato di rosso.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ne aveva altri di mezzi di semirimorchio o anche di trattori?
IMPUTATO Carra P.: No. Mi era rimasto solo questo trattore agganciato con questo rimorchio e quello lì ribaltabile a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. C'era stato per caso in questo arco di tempo, qualche problema o qualche variante di intestazione di questi mezzi che erano rimasti a lei? Qualche passaggio di proprietà, qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io effettuai mi sembra una fattura senza nessun senso, una fattura fasulla chiamiamola così, mi sembra del ribaltabile a nome di Rubino Francesco o Rubino Michele non mi ricordo di preciso. Comunque Rubino. Che a sua volta è il Rubino che mi diede quel trattore che ho oggi sotto sequestro.
PUBBLICO MINISTERO: Quello targato Caltanissetta, per intendersi.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. Ma come mai questa intestazione a questo cognome? Rubino poi, Francesco o Michele è un particolare, come dire?, indipendente. Non ho capito. Lei ha detto: un'intestazione, una fattura fasulla? Non...
IMPUTATO Carra P.: Sì, io effettuai una fattura fasulla perché volevo cautelare Sabato Gioacchina perché non mi sembrava giusto coinvolgerla in tutta 'sta storia. Era la mia segretaria Sabato Gioacchina, in cui io avevo fatto una ditta: i mezzi erano intestati a Sabato Gioacchina.
Ho cercato, diciamo, pensavo di cercare di non creargli problemi e mi sembrava anche giusto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, sono il dottor Nicolosi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza. Dunque, vorremmo fare un attimino un passo indietro e tornare al punto in cui ieri o nell'udienza scorsa c'ha riferito del palazzo dove abitava Scarano. Si ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo mostrata la foto nell'area di servizio e lei ci ha detto che per l'appunto quei palazzi di fronte, in quei palazzi di fronte abitava Scarano.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ci è mai stato a casa di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una volta.
PUBBLICO MINISTERO: Sarebbe?
IMPUTATO Carra P.: In quell'occasione che portai su le tegole e che si fece tutti quei rigiri insieme allo Scarano...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... e a Giacalone. Lui doveva andare a casa, non so il perché. Infatti ci portò su a casa sua, di cui io ho conosciuto la moglie...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: ... ci fece un caffè, lui andò diciamo in un'altra stanza; noi ci siamo seduti in cucina ma siamo stati dieci, un quarto d'ora e siamo andati via.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E' in grado di... si ricorda e se sì, se è in grado di descrivere questa casa di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Entrando mi sembra che è al primo piano, entrando dalla porta sulla mia destra mi trovavo la cucina e sulla mia sinistra un salone con il divano. E accanto alla cucina, il bagno.
Poi non ho visto altro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, si ricorda, ha detto lei ha visto la moglie di Scarano.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dare una descrizione di questa signora?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Era bionda, sui 45 anni, 40 anni, 45. E non alta, come donna, un po' bassa. Non bassa però che colpisce, normale. Però non era un donna alta. Ed era abbastanza grossa, anche, come corporatura.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, tanto per rimanere nell'ambito familiare di Scarano: lei, nelle precedenti udienze, ha riferito di essere stato in una clinica.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A trovare, chi?
IMPUTATO Carra P.: Il figlio maggiore dello Scarano. Almeno se è suo figlio. Mi pare avessero detto che era il figlio, però non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che nella precedente udienza lei aveva riferito anche che Scarano le aveva detto che...
IMPUTATO Carra P.: Che era arrestato e lo teneva lì...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: ... e si lamentava che pagava 100 milioni al mese per tenerlo lì e non fargli fare galera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa chiamiamola "visita", a questo figliolo di Scarano, la fece da solo lei, con Scarano, oppure c'era qualcun altro.
IMPUTATO Carra P.: C'era anche Giacalone. Non vorrei sbagliare, io, quando sono andato nella clinica, c'era anche Lo Nigro e Giuliano.
Eravamo di più di quelli che io ho detto ieri o l'altro ieri.
No, ieri, lunedì o martedì.
Io avevo dichiarato che ero andato con Giacalone e...
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, quello che ha detto... Mi scusi, lo controlleremo.
IMPUTATO Carra P.: Io, praticamente...
PUBBLICO MINISTERO: Io gli...
IMPUTATO Carra P.: Mi scusi, praticamente io mi ricordo di essere stato lì alla clinica con più persone, non io, Scarano e... Però non riesco a capire quando.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: In quella occasione, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo, va bene. Lei, oggi, ci ha fatto i nomi di Giuliano, di Lo Nigro e Giacalone.
Senta, ha conosciuto altri familiari di Scarano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, un altro più piccolo, fratello. Di cui ci aiutò a caricare quella macchina e la barca vicino casa dello Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, i nomi di questi figlioli dello Scarano, li ha mai saputi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, però non...
PUBBLICO MINISTERO: No, non li ricorda.
IMPUTATO Carra P.: ... non li ricordo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, per completezza dei riferimenti e anche delle indicazioni di questa mattina: quando lei ha parlato del foglio consegnatole dalla Correra e poi da lei fotocopiato e dato a Di Filippo e Grigoli.
Poco fa il dottor Chelazzi le ha chiesto, per l'appunto, se Di Filippo era persona a lei nota e lei ha detto, ha dato la risposta, l'abbiamo sentito stamani: che lo conosceva da tempo.
Ecco, sa che relazioni c'erano tra Di Filippo e Grigoli e le altre persone di cui lei ha man mano parlato?
Stiamo parlando di Pasquale Di Filippo.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io, in quel periodo, ho potuto capire che Di Filippo faceva parte di questa squadra. Perché era sempre in contatto con Grigoli. In altra occasione anche di estorsioni, nell'agosto del '94 era presente anche lui. La benzina in cui andavamo a prendere per fare l'estorsione a volte la prendevamo nell'area di servizio del Di Filippo.
Comunque faceva parte di loro.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa quindi la ragione per cui il foglio lei, per così dire, lo consegna a Di Filippo presente lo stesso Grigoli?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Anche perché, in quell'estate, nella villa del suocero di Di Filippo spesso veniva anche Tudino Vittorio da latitante, insieme ad un'altra persona che non ricordo il nome, ma riuscirei ad individuare come viso, come persona.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, nell'estate del '94 lei sta dicendo, vero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei quindi manteneva rapporti con questo giro di persone, con questo gruppo di persone.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Rapporti di che genere? Se ce li può indicare, ecco, anche in maniera sintetica.
IMPUTATO Carra P.: Rapporto che ero, diciamo, che accompagnavo a Giuliano. Mi sono trovato in una rapina, in quel periodo. Si facevano le estorsioni, eccetera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sono fatti che lei ha riferito anche al Pubblico Ministero che se ne doveva occupare? Cioè a dire quello di Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Non ho capito, mi scusi, dottor...
PUBBLICO MINISTERO: Questi fatti li ha riferiti anche al Pubblico Ministero di Palermo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, tutto quello che io riferisco è nelle mie dichiarazioni, non c'è nulla in sospeso.
PUBBLICO MINISTERO: Per questi altri fatti ai quali lei sta accennando, lei è stato anche esaminato in qualche dibattimento?
IMPUTATO Carra P.: No, in dibattimento no. Però sono stato interrogato. E mi sembra che c'è anche a Palermo dei processi in corso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e i suoi rapporti con questo gruppo di persone, o perlomeno con qualcuno di questi, siccome lei ci riferiva anche la vicenda del foglio della signora Correra, si sono protratti quindi anche nel corso dell'anno successivo? Cioè, nel '95, intendo dire.
IMPUTATO Carra P.: Il mio rapporto con queste persone?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. C'ho altri viaggi nel '95, io.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto viaggi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso?
IMPUTATO Carra P.: Di droga e di armi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a me sembra che una qualche anticipazione lei l'avesse già fatta nel corso dell'esame di ieri l'altro, mi pare, che abbia detto qualcosa a questo proposito.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E io mi accingevo a chiederle qualche cosa, visto che aveva, di sua iniziativa, riferito di un viaggio assieme a Lo Nigro, vero? Nel '95.
*IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa, opposizione su questo.
PRESIDENTE: Dica...
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio.
PRESIDENTE: Sì.
AVVOCATO Florio: Effettivamente si ripropone quello che è un problema già sollevato nell'altra udienza. E cioè, lo ripeto e lo dico con la massima serenità, però...
In relazione alla posizione Lo Nigro, per esempio, che io tutelo, le contestazioni arrivano nel 1994.
Ora non so che fatti collegati possano essere ulteriori viaggi avvenuti in epoca non precedente, ma successiva, addirittura.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vuole illustrare le ragioni della sua domanda?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, e così prendo anche posizione sulla opposizione, allargando un attimino, come dire? la problematica introdotta dal difensore. Allargamento al quale mi accingevo da solo.
Ecco, il punto è questo: Carra, nel corso delle indagini preliminari, ha riferito di avvenimenti e di situazioni - per situazioni, si intende episodi di reato - anche diversi dai fatti per i quali procede il Pubblico Ministero di Firenze.
Tra questi fatti, ovviamente, ci sono quelli sul conto dei quali Carra ha fatto questi accenni estremamente sintetici ora e che per altro ha già fatto nelle precedenti due udienze, nel corso delle quali si è svolta la prima parte dell'esame.
Vicende e quindi relativi reati che, per una valutazione discrezionale, ma per una valutazione imposta dal Codice di procedura penale, hanno coimputato iniziative specifiche.
E cioè dire: mettere in condizione il Pubblico Ministero competente, nella specie il Pubblico Ministero di Palermo, di procedere autonomamente, in quanto il Pubblico Ministero competente, fra virgolette, alle indagini in relazione a questi fatti.
Una volta rimessi al Pubblico Ministero di Palermo determinati atti per competenza, questo ufficio, cioè a dire il sottoscritto con gli altri magistrati che hanno compiuto l'indagine, hanno adottato l'unico provvedimento dovuto, l'unica iniziativa dovuta in senso tecnico processuale.
Non solo mandare gli originali degli atti a Palermo, per dar modo al Procuratore della Repubblica di Palermo per procedere per atti di sua competenza, ma correlativamente tenere al di fuori della documentazione di indagine oggetto - o per meglio dire - presentata a corredo della richiesta di rinvio a giudizio e poi anche depositata successivamente ai difensori nella fase degli atti preliminari a giudizio, tenere fuori la documentazione relativa a queste diverse situazioni.
Essendo il Pubblico Ministero tenuto a rispettare un segreto investigativo di un'altra Autorità Giudiziaria. E essendo a maggior ragione tenuto a rispettare il segreto investigativo, quando la competenza di questa diversa Autorità Giudiziaria nasceva proprio da un provvedimento del Pubblico Ministero in questione.
Cioè a dire: ben lo sapeva di aver investito un altro ufficio delle indagini relative a questo certo reato, o a questi certi reati.
Reati da accertare verificatisi sia nel corso dell'anno 1994, sia nel corso dell'anno 1995.
Reati che originano dalle, come conoscenza processuale ovviamente, che originano dalle dichiarazioni di Carra Pietro e che riguardano non solamente Carra Pietro, ma riguardano altre persone. In particolare persone che sono imputate in questo procedimento.
Imputate per reati commessi in concorso con Carra Pietro.
Con tutto ciò, senza perdere di vista - e non mi pare che la si possa discutere nemmeno oggi -, con questo, prendo posizione sulla opposizione sulla rilevanza di queste diverse situazioni di fatto. Rilevanza sotto il piano della prova, sotto il profilo di una elaborazione compiuta della prova, in ordine ai fatti oggetto del presente procedimento, in quanto comunque si tratta di reati asseritamente verificatisi a breve distanza di tempo rispetto a quelli oggetto del procedimento.
In sovrapposizione temporale rispetto a fatti che sono comunque rilevanti in questo procedimento. Vedi, ad esempio, l'episodio del documento nella disponibilità di Correra Angela e le iniziative correlative prese da Carra.
Rilevanti ancor di più, perché presentano dei caratteri di analogia, o comunque di rapportabilità all'oggetto delle dichiarazioni di Carra.
Detto in altri termini: Cara sostiene di avere effettuato viaggi negli anni '93-94 per portare su e giù da Palermo a Roma, da Palermo a Firenze, da Palermo a Milano, quando armi, quando esplosivo, quando stupefacenti; gli episodi che fanno capo essenzialmente all'anno 1995 sono episodi omogenei.
Quanto all'oggetto, quanto ai soggetti. E si potrebbe dire quanto alla ragione in senso lato. Rapportabili, iniziative tutte rapportabili all'organizzazione criminale che si chiama ufficialmente Cosa Nostra.
E' d'altra parte un fatto incontestabile che al dibattimento, Carra, su queste vicende del '95, ha di iniziativa, di iniziativa svolto delle anticipazioni nell'udienza del giorno 24, nell'udienza del giorno 25.
Essendo preciso sul punto di avere effettuato dei trasporti anche di armi, di intesa con Lo Nigro, ancora nell'anno 1995.
Di perché il Pubblico Ministero si è posto davanti - e questo è il secondo aspetto del problema. Sulla rilevanza, sulla pertinenza della domanda ritengo di aver detto quello che era mio dovere dire - sul secondo aspetto del problema che ora mi accingo ad illustrare, il Pubblico Ministero, dopo queste dichiarazioni rese il 24 e il 25, sia pure in forma di accenno da Carra, si è sentito professionalmente nel dovere di valutare se queste dichiarazioni, o meglio, i fatti oggetto di queste dichiarazioni, andassero scandagliati opportunamente per non lasciare in sospeso nel processo una affermazione di Carra che dice di aver fatto, anche nel '95, viaggi di armi.
Affermazione, questa, che si potrebbe considerare ininfluente - e non capisco come - la si potrebbe viceversa considerare dal punto di vista probatorio tale da suscitare anche - e non ci sarebbe nulla di strano - una domanda da parte del Presidente, da parte dei Giudici, secondo quello che prevede l'articolo 506.
Allora, cosa abbiamo fatto? Una cosa molto semplice: abbiamo investito formalmente del problema il Pubblico Ministero di Palermo - lo dico per i difensori questo, più che per la Corte - rappresentandogli che, nel dibattimento in corso a carico di Carra Pietro ed altri, si profilava l'esigenza di approfondire nell'esame di Carra alcuni fatti, fatti che erano oggetto di una documentazione processuale che aveva dato luogo all'iscrizione di un procedimento contraddistinto dal numero 2852 del '96, procedimento che era stato trasmesso al Pubblico Ministero di Palermo in data 18 luglio 1996; di talché il Pubblico Ministero di Firenze ha chiesto ieri al Pubblico Ministero di Palermo di essere facoltizzato a depositare, per garantire la correttezza dell'esame sulle parti relative, a depositare e dichiarazioni di Carra nella forma del verbale riassuntivo e nella forma delle trascrizioni essenzialmente per due atti: interrogatorio del 12 settembre 1995 e interrogatorio con contestuale individuazione di luoghi datata 28 settembre '95.
Nonché tre annotazioni di Polizia Giudiziaria contenenti gli accertamenti effettuati a riscontro delle dichiarazioni di Carra.
Il Pubblico Ministero di Palermo nella stessa giornata di ieri ha rilasciato il nullaosta a questo deposito, con la conseguenza che: i difensori che vorranno prendere atto - e questo non li impegna assolutamente sotto alcun profilo - vorranno prendere atto che sono in deposito da oggi, a seguito della premessa tecnico-processuale che ho ufficializzato, sono in deposito presso l'ufficio del Pubblico Ministero i due verbali, o meglio i due interrogatori, il secondo con contestuale individuazione, resi da Carra Pietro al Pubblico Ministero di Firenze il 12 e il 28 settembre '95, con omissis.
E annotazioni del Centro Operativo DIA di Milano con allegati e anche con omissis, rispettivamente datate 12 luglio del '95, il 25 settembre del '95, il 27/11 del 1995.
Fatta questa premessa, che darà modo ai difensori quantomeno di prendere atto che questi documenti ci sono, sono a loro disposizione, li potranno utilizzare nel controesame e per quant'altro loro vogliono. Torno al punto di partenza: all'opposizione del difensore io credo di aver risposto, credo che sia un'opposizione da respingere, credo quindi di essere titolato per rispettare, nel suo minimo essenziale, quello che fino a prova contraria è il diritto alla prova, a proseguire l'esame anche su queste circostanze nuove.
PRESIDENTE: Dunque, mi pare che non si possa non sottolineare come il Carra, in queste udienze, ha formalizzato una chiamata in correità nei confronti di numerosi imputati di questo processo per reati gravissimi.
Di conseguenza la Corte sarà costretta inevitabilmente a procedere, a suo tempo, ad una valutazione specifica, molto dettagliata e puntigliosa, doverosa nello stesso tempo, della attendibilità di queste dichiarazioni con i riscontri del caso.
Queste osservazioni mi sembrano inevitabilmente portare a ritenere pienamente giustificata la richiesta del Pubblico Ministero, non perché la Corte voglia allargare il campo delle sue indagini perché ovviamente non potrà che pronunciarsi sui capi di imputazione che tutti conosciamo e che sono quelli che sono richiamati nel decreto di fissazione del giudizio. Ma perché, inevitabilmente, dovremo procedere, come ho già detto, all'accertamento dell'attendibilità di queste chiamate in correità. Il che comporta una valutazione complessiva di tutte le dichiarazioni che sono state, in gran parte riferite agli episodi di strage ed altri reati di cui siamo qui a occuparci, ma anche di altre indicazioni, o chiamiamole notizie di reato e chiamate in correità, relative ad imputazioni che non sono di competenza di questa Corte, ma la cui conoscenza, ed eventualmente accertamento nei loro sommi capi, possono avere rilievi appunto ai fini della attendibilità dell'imputato che stiamo esaminando.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi se mi inserisco.
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, non ho finito. L'opposizione viene respinta.
AVVOCATO Gramigni: Sì, avvocato Gramigni. Però lei capisce che la...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, una replica non si può fare.
AVVOCATO Gramigni: No, no, no, ma infatti se mi permette almeno...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Gramigni: ... di illustrare la premessa del mio ragionamento, credo di poter escludere che si tratti di replica.
Il ragionamento e l'esposizione dei fatti ora fatta dal Pubblico Ministero alla Corte credo che abbia travalicato il parere sulla eccezione del collega e abbia portato molto lontano. Nel senso che ci ha notiziato della esistenza dico, tra le altre cose, di due interrogatori dell'imputato Carra Pietro, svolti durante le indagini preliminari dal Pubblico Ministero di Firenze - da quello che io capito - e in ordine ai quali fu deciso "in illo tempore" di adottare certi provvedimenti e certe decisioni.
Quindi, ecco, io credo che a questo punto dovremo chiederci, ci dovrà, non dico ora dare un termine per l'esame ma insomma ecco, le faccio presente che questo parere sull'eccezione dell'avvocato Florio ci ha rappresentato una situazione di fatto che diversamente fino ad adesso non conoscevamo.
Le ripeto, di acchito così, di primo impatto le dico: so oggi che c'è un interrogatorio del 12 settembre '95 e un interrogatorio del 28 settembre '95, salvo il vero, svolto dall'imputato Carra Pietro, imputato in questo processo, del quale era stato omesso il deposito, più o meno giustificatamente, secondo il Pubblico Ministero, ingiustificatamente secondo...
PRESIDENTE: Mi pare, avvocato, fino a questo momento giustificatamente, fino a questo momento.
AVVOCATO Gramigni: Certo. No, per chi le parla assolutamente non giustificatamente.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Gramigni: E quindi io le rappresento e le anticipo che questo sarà sicuramente oggetto di iniziative e richieste da parte di questo difensore. Nel senso che credo che, essendo il Carra Pietro - le anticipo per sommi capi qual è il mio modesto pensiero - essendo il Carra Pietro imputato di questo processo, gli atti che a lui si riferisco erano da depositare. Erano da depositare integralmente. Il dettato normativo mi sembra molto chiaro a questo proposito.
Poiché l'articolo 130 delle Disposizioni e Attuazione, che permette l'unica forma di selezione legittima da parte del Pubblico Ministero degli atti da depositare accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio, parla di atti che si riferiscono a persone diverse dall'imputato o a imputazioni diverse dall'imputato.
Essendo il Carra Pietro imputato di questo processo, tutti gli atti di indagine a lui riferiti sono doverosamente oggetto da parte - naturalmente a parere di chi le parla - oggetto di deposito.
Ripeto, Carra Pietro non è il dichiarante ex articolo 210 o un testimone che riferisce al di là di fatti direttamente rilevanti per questo processo o altri fatti, è un imputato di questo processo. E' stato oggetto di un atto di indagine e l'atto di indagine la difesa aveva diritto a conoscerlo.
Questo non è avvenuto e ritiene questo difensore che ciò comporti sanzioni di nullità dell'udienza preliminare "in lo tempore" e tutto ciò che poi è conseguente al decreto che dispone il giudizio.
Questo le volevo anticipare, ecco, però...
PRESIDENTE: Vorrei sapere qual è la sua richiesta, o la sua eccezione?
AVVOCATO Gramigni: La mia richiesta: le anticipo un'eccezione di nullità che faccio ora perché ora so che vi sono due atti di interrogatorio del Carra Pietro, imputato in questo processo ripeto, dei quali è stato omesso il deposito ai sensi dell'articolo 426 o cos'è.
PRESIDENTE: Nullità dell'udienza preliminare?
AVVOCATO Gramigni: Certo, e tutto ciò che a questo consegue.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVVOCATO Gramigni: Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altre eccezioni? Ci sono adesioni a questo...
AVVOCATO Pepi: L'avvocato Pepi si associa alle richieste e all'eccezione formulata dall'avvocato Gramigni.
PRESIDENTE: C'è solo una eccezione avvocato, non ho sentito nessuna richiesta.
AVVOCATO Florio: Analogamente avvocato Florio.
AVV. Cianferoni: Anche avvocato Cianferoni per associarsi.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero... Prima il Pubblico Ministero e poi le parti civili potranno intervenire.
PUBBLICO MINISTERO: No, non credo proprio che l'eccezione sia fondata proprio perché l'articolo 130 delle Disposizioni e Attuazione è testualmente: a presidio della possibilità e a tutela della possibilità per il Pubblico Ministero di richiedere il provvedimento che dispone il giudizio non effettuando meccanicamente un pacco regalo per il Gip nel quale tali e quali mette tutti gli atti di indagine, non è assolutamente questo il discorso.
Bensì effettuando una selezione degli atti. Gli atti che si riferiscono alle imputazioni e gli atti che si riferiscono agli imputati in questione. Oltretutto è citato a sproposito la sanzione di nullità, che non è prevista da alcuna norma, perché sarà casomai problema del Pubblico Ministero che eventualmente abbia trasmesso pochi atti al Giudice delle indagini preliminari per chiedere il provvedimento che dispone il giudizio e se gliene trasmette pochi si vede la richiesta respinta.
Ma non c'è nessuna sanzione di nullità stabilita né dall'articolo 130, né da qualsivoglia altra disposizione.
Nel nostro caso, e comunque, qui c'è una situazione che appartiene fisiologicamente alla regola del processo, in quanto il procedimento per questi diversi fatti, è un procedimento che è stato costituito separatamente, è un procedimento che è stato, nei suoi originali, trasmesso al Pubblico Ministero di Palermo, per modo che il Pubblico Ministero di Firenze non era titolare, non aveva più la titolarità di quei determinati atti di indagine.
Non ne aveva più la titolarità per il semplicissimo fatto che non aveva la competenza per disporre di quegli atti. Tanto che, per poterli depositare oggi ha avuto bisogno di un nullaosta - ovviamente gli atti che ho citato sono tutti a disposizione dei difensori, insieme alla documentazione di indagine - ha avuto bisogno di un nullaosta per poter disporre di quegli atti.
Diversamente, si avrebbe una situazione extra ordinamentale di un Pubblico Ministero che non ha più la competenza per un reato, ma ciò non pertanto tratta gli atti di indagine relativo a quel reato come se fossero atti propri. Saremmo non in una Repubblica fondata sulle regole processuali che riguardano anche il Pubblico Ministero, ma saremmo in una Repubblica fondata sullo spontaneismo giudiziario.
E se spontaneismo giudiziario dovesse essere, allora non sopporto che si ipotizzino sanzioni di nullità entro gli spontaneismi.
PRESIDENTE: Parti civili?
AVVOCATO Ammannato: L'avvocato Ammannato, difensore di parte civile.
Ad avviso di questa difesa di parte civile sicuramente, ormai è un dato di fatto che è sancito anche dalle sentenze della Cassazione, c'è l'attività integrativa da parte del Pubblico Ministero.
Questa attività integrativa che viene riversata al dibattimento non produce nullità, però - questo vorrei aggiungere - quando sono salvaguardati quelli che sono i criteri del contraddittorio. Ovvero, in questo caso - c'è proprio anche ultimamente una recente sentenza della Cassazione - devono essere disposti previo deposito agli avvocati difensori per dar modo poi appunto di poter fare il controesame.
Quindi, sul punto chiedo che venga rigettata la richiesta di nullità perché rientra pacificamente nell'attività del Pubblico Ministero, qualora durante il dibattimento, soprattutto i dibattimenti lunghi, sopravvengono fatti che si reputano importanti portarli al dibattimento. Chiede di poter chiaramente produrre ed esaminare su questi fatti.
Dall'altra parte credo che sia il caso di dare un termine alla difesa, decide la Corte, un'ora, due ore, le tre del pomeriggio, per dar modo alla difesa proprio il preventivo esame degli atti prodotti dal Pubblico Ministero.
Quindi concludo che venga rigettata la richiesta di nullità ed eventualmente appunto un termine per poter esaminare gli atti oggi prodotti dal P.M..
AVVOCATO Filastò: Avvocato Filastò, difensore di parte civile, si associa alle conclusioni del Pubblico Ministero e del collega della parte civile.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi delle parti civili?
AVVOCATO Pinna: Si associa anche l'avvocato Pinna per l'Avvocatura dello Stato.
PRESIDENTE: Per cortesia, scusate, ma siamo sempre in udienza. C'è un collega che sta intervenendo.
Dica signora. Avvocato, ha già terminato? Avvocato Pinna.
AVVOCATO Filastò: Sì, sì, si è associata.
AVVOCATO Pinna: Sì...
PRESIDENTE: Ma il discorso degli altri mi ha precluso di ascoltare.
AVVOCATO Pinna: Mi sono associata.
PRESIDENTE: Si associa.
AVVOCATO Pinna: Sì.
PRESIDENTE: La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte di Assise di Firenze, sull'eccezione di nullità dell'udienza preliminare sollevata dai difensore degli imputati in relazione all'odierno deposito da parte del P.M. di dichiarazioni dell'imputato Carra Pietro rese nel corso delle indagini relative alle imputazioni oggetto del presente giudizio, sentito il P.M. e le parti civili.
Ritenuto che i verbali oggi depositati e contenenti dichiarazioni del Carra sono stati a suo tempo trasmessi dal P.M. di Firenze a quello di Palermo perché relativi a ipotesi di reato diverse da quelle di cui si occupa questa Corte e non connesse con le diverse imputazioni di strage. Tant'è che detti verbali sono stati inseriti in un procedimento diverso ed autonomo rispetto a quello per cui si procede.
Ritenuto che di conseguenza, a norma dell'articolo 130 delle Disposizioni ed Attuazione del Codice di procedura penale, nessuna violazione ha commesso il P.M. nel non depositare i verbali suddetti prima dell'udienza preliminare. Mentre appare pienamente legittimo il deposito oggi effettuato dallo stesso P.M. di tali verbali, una volta che egli abbia chiesto ed ottenuto di potere esaminare l'imputato Carra anche in ordine all'attività delittuosa da quest'ultima raccontata a suo tempo come commessa nel 1995 in concorso con altri imputati di questo procedimento.
Per questi motivi respinge l'eccezione di nullità proposta dai difensori degli imputati e ai quali concede termine, per l'esame dei pochi atti depositati, fino alle ore 15.00 di oggi, ora a cui rinvia l'udienza".
Ci vediamo nel pomeriggio.
UDIENZA DEL 27 FEBBRAIO 1997
(POMERIGGIO)

PRESIDENTE: Il P.M. può riprendere.
AVV. Cianferoni: Senta, abbia pazienza. Sono l'avvocato Cianferoni.
Aspettavo, appunto che lei desse l'avvio all'udienza per chiederle la parola.
PRESIDENTE: Dica.
AVV. Cianferoni: Senta, allora: anche a nome dell'avvocato Barone, vorrei riproporre, avuta cognizione dei verbali e delle allegazioni di indagine oggi depositate dal Pubblico Ministero che, approfittando del pure esiguo termine a difesa ricevuto, vorrei fare una richiesta. Che è la richiesta di produzione della nota della Procura di Firenze di trasmissione degli atti dei quali si è discorso questa mattina, all'omologo ufficio, presso il Tribunale di Palermo.
La rilevanza di questo documento, il Pubblico Ministero, ricorderanno, ha fatto riferimento a un numero di registro generale notizie di reato della Procura di Firenze. E, ascoltandolo, mi aveva colpito il numero stesso, perché era un numero piuttosto alto dell'anno '96, sopra il migliaio.
E allora ho cercato di collocare mentalmente l'epoca dell'anno nella quale questa trasmissione fosse avvenuta.
Avuto materialmente il provvedimento che prima dicevo, leggo che questa trasmissione che è avvenuta in data 12 luglio '96.
Loro ricorderanno che la udienza preliminare ebbe a tenersi nel giugno 1996.
Quindi, a mio avviso, si rafforzano le ragioni già espresse dal collega, avvocato Gramigni, questa mattina per un rilievo di nullità del procedimento, del processo scaturito da quella udienza preliminare.
Difatti si apprezza come gli interrogatori oggi depositati fossero nella disponibilità del Pubblico Ministero fino a ben dopo l'udienza preliminare stessa. Che, ripeto, si tenne circa la metà del giugno 1996 - se non vado errato - nei giorni dal 14 al 16...
PRESIDENTE: Dal 13.
AVV. Cianferoni: Dal 13...
PRESIDENTE: Al 15.
AVV. Cianferoni: ... al 15 giugno. Ecco, alla metà del giugno del 1996. Che, d'altra parte, la sanzione processuale per questa indubbia anomalia, diciamo, che oggi è emersa sia quella della nullità credo derivi dall'interpretazione, la più autorevole, che delle norme finora entrate in questione. E intendo dire il 130 delle Disposizioni di Attuazioni e il 416 del Codice di rito, dalla Corte Costituzionale nella sentenza 5 aprile '91 numero 145. Nella quale la Corte dichiarava infondata la questione di legittimità dell'articolo 416 comma II del Codice di procedura penale, interpretandolo esattamente nel senso di una impossibilità per il Pubblico Ministero di scrutinare i propri atti e discrezionalmente non allegarne alcuni a sostegno della tesi accusatoria che doveva essere verificata di fronte al Giudice della udienza preliminare.
Testualmente e con molta chiarezza si legge in questa sentenza che la questione non è fondata. E pare che la Corte faccia riferimento a categorie logiche di estrema semplicità, come in effetti pare a questo difensore, perché la trasmissione dell'intero fascicolo processuale da parte del P.M. comporta infatti che nessun atto inerente alle indagini espletate fino all'udienza preliminare possa essere sottratto alla piena conoscenza delle parti.
Quindi io non ravviso una rilevanza di quel cosiddetto segreto di indagine al quale ha fatto riferimento il Pubblico Ministero.
Anche perché, letti questi verbali, ci si è accorti che le parti forse di non interesse per questo processo non ci sono nemmeno oggi, Presidente.
Quello che c'è è esattamente ciò che potrebbe aver rilievo in questo processo.
E leggendo, ho trovato anche dei riferimenti nominali anche piuttosto grevi alla figura del signor Barranca. E quindi ecco perché mi sono alzato e sollecito una nuova valutazione della questione ai sensi dell'articolo 178 lettera C del Codice di rito per una declaratoria di nullità di quanto è stato svolto a far data dall'udienza preliminare, anzi, dalla richiesta di rinvio a giudizio, a seguire.
E ringrazio dell'attenzione.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Signor Presidente, avvocato Pepi.
Per far propria l'eccezione fatta dall'avvocato Cianferoni, anche perché rilevo che, in questi atti che sono stati oggi depositati, fra l'altro si fanno riferimenti precisi e specifici soprattutto nell'interrogatorio 12 settembre '95, ai miei assistiti.
A questo punto io devo rilevare che non sono stato in grado di poter giustamente, in maniera tranquilla, assistere e difendere i miei assistiti, perché di queste affermazioni niente sapevo a tutt'oggi.
La nullità mi sembra che sia di carattere addirittura insanabile, nullità assoluta, perché attiene ai diritti di difesa, attiene all'intervento e alla rappresentanza dell'imputato. Perché se in questi atti vi fossero state soltanto indicazioni di fatti estranei, anche se collegati a quelli per cui la Corte di Assise oggi deve decidere, allora il discorso era diverso.
Ma qui si fanno dei riferimenti, non solo personali, ma riferimenti che attengono ad attività che fra l'altro avrebbero compiuto i miei assistiti.
Mi sembra pertanto che l'udienza preliminare sia stata fatta in dispregio più assoluto delle norme previste in punto di nullità, e pertanto mi associo a quelle che sono le conclusioni del collega Cianferoni.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
Per riprendere, in buona sostanza, quello che è stata il rilievo, l'eccezione, proposta dall'avvocato Cianferoni a cui si è associato il collega Pepi.
Anche perché nei due interrogatori oggi depositati. E, in particolare, in quello del 12 settembre '95, si fa largo richiamo ad uno dei miei due assistiti. In particolare a Lo Nigro Cosimo.
Quindi, in buona sostanza, mi sembra che la eccezione di nullità sia assolutamente fondata proprio in relazione all'articolo 178 lettera C. E per cui è stata compressa quella che è la necessaria, anzi, il necessario dovere di assistenza, come di rappresentanza e di intervento che i difensori hanno nei confronti dell'imputato.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, io devo richiamarmi a quanto le ho già mostrato questa mattina...
PRESIDENTE: No, avvocato, qui non mi si deve richiamare, perché quella è una decisione.
Voi portate altri argomenti, che altri argomenti potranno essere discussi.
AVVOCATO Gramigni: Certo, certo. Richiamandomi a quello che le ho rammostrato stamattina, mi...
PRESIDENTE: Guardi, avvocato, le ripeto: non a quello che si è richiamato stamattina.
AVVOCATO Gramigni: D'accordo.
PRESIDENTE: Ci devono essere argomenti nuovi e diversi.
AVVOCATO Gramigni: L'argomento nuovo è...
PRESIDENTE: Diversamente non si può ritornare sugli stessi discorsi...
AVVOCATO Gramigni: Certo. L'argomento nuovo è molto semplice, Presidente.
Dalla lettura degli atti ho potuto apprendere che la premessa in fatto che il Pubblico Ministero aveva creduto di fare alla Corte eccellentissima, non la riscontro in realtà dalla lettura degli atti medesimi.
Poiché, come è già stato detto - e solo questo volevo ribadire - vi sono argomenti in questi verbali che, senza scendere in merito ora - ma che non sono relativi a traffici di hashish del '95, ma sono relativi a circostanze di fatto che hanno già formato oggetto di esame dibattimentale dell'imputato Carra e che sono state, per questo, ritenute rilevanti nell'ambito di questo processo.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Gramigni: Mi viene in mente il viaggio a Castelvetrano di cui ci ha già narrato questo signore. E che non è una cosa che avviene nel '95, ma nel '93.
Che viene posta nell'ipotesi accusatoria in diretta connessione con i fatti di cui ci stiamo occupando.
Quindi, in questo senso, credo di dover arricchire, se non ribadire, quello che stamattina avevo già rammostrato alla signoria vostra. Grazie.
PRESIDENTE: Ci sono altri difensori degli imputati che devono intervenire, che vogliono intervenire?
Il Pubblico Ministero vuole replicare?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, per obiettare su questa questione, né più né meno che quello che è stato obiettato nella prima parte dell'udienza di oggi.
E cioè dire che, quel principio affermato dalla Corte Costituzionale, è un principio che ha a che fare con una fattispecie del tutto diversa da quella in considerazione.
Cioè dire: la Corte Costituzionale si è occupata del problema in cui il Pubblico Ministero abbia un certo qual fascicolo nel quale sviluppano certe indagini per un certo fatto di reato al momento in cui prende il fascicolo con la richiesta di rinvio a giudizio. E invece che mandare al Giudice della udienza preliminare l'intero fascicolo, toglie dei fogli.
Questo è l'ipotesi che è stata presa in considerazione.
Diversamente, se no la Corte Costituzionale avrebbe esercitato un sindacato positivo di costituzionalità. O, per meglio dire, la Corte di Cassazione, un sindacato positivo di dubbio di costituzionalità sull'articolo 130 delle Disposizioni di Attuazione del Codice di procedura penale.
Disposizione ed attuazione che, viceversa, regolano esattamente e tale e quale la fattispecie presente.
Il fatto che il difensore chieda che la Corte acquisisca quel provvedimento è perfettamente in linea con un interesse di dimostrazione che io stesso condivido. Perché quel provvedimento specifica come qualmente esistesse nel fascicolo atti relativi ad ipotesi di reato e a imputati diversi in tutto o in parte rispetto a quelli per i quali si andava ad esercitare, o meglio, si era andati ad esercitare l'azione penale.
Appartiene alla fisiologia di questo modo di procedere per quanto riguarda gli obblighi che competono al Pubblico Ministero, che, conducendo una indagine di un certo tipo, si imbatta in posizioni che relativamente ai reati per i quali esercita l'azione penale, non sono passibili ancora di sindacato da parte del Giudice con una richiesta di azione penale estesa nei loro confronti, ovvero di fatti diversi che non sono passibili al momento di sindacato in termini di azione penale esercitata.
Ecco perché l'articolo 130 delle Ddisposizioni di Attuazione - e non capisco perché la questione sembri così spinosa - l'articolo 130 dice espressamente che: "Se gli atti di indagine preliminare riguardano più persone, o più imputazioni, il Pubblico Ministero forma il fascicolo previsto dall'articolo 416 comma II del Codice inserendovi gli atti indicati per la parte che si riferisce alle persone o alle imputazioni per cui viene esercitata l'azione penale".
Questa è la norma che specifica il contenuto della disposizione di cui all'articolo 416, proprio perché è fisiologico a qualsivoglia procedimento che possa investire ipotesi di reato aggiuntive rispetto a quelle inizialmente considerate e persone che si vanno ad aggiungere a quelle inizialmente considerate.
Ovvero: che si abbia la necessità di frazionare nel tempo l'azione penale o quanto ai fatti, o quanto alle persone.
Di talché, proprio per dirimere ogni dubbio interpretativo, la disposizione di attuazione è rigorosa sul punto che il Pubblico Ministero è gravato da un obbligo di inserimento degli atti nel fascicolo che trasmette al GIP, limitatamente alla parte in cui gli atti hanno a che fare con gli imputati, ovvero con le imputazioni.
E la formula che adopra il Codice, questa apparente alternativa a persone o imputazioni, è perché l'azione penale può essere esercitata unitariamente non necessariamente però per lo stesso fatto. Ovvero per le stesse imputazioni per le stesse persone tutti i fatti.
E' il caso nostro. Tant'è che loro hanno un capo di imputazione nel quale molti reati sono attribuiti a molte persone. Ma vi sono reati attribuiti in concorso a queste persone con altri. Alcuni reati sono attribuiti solamente a persone terze, rispetto al filone principale delle imputazioni.
Ecco perché il richiamo alla pronunzia della Corte di legittimità, sul dubbio di costituzionalità dell'articolo 416 è del tutto fuor di luogo. Non c'è in quella decisione, che mi pare di ricordare, nessun riferimento all'articolo 130. Perché si occupa di tutt'altro caso: quello patologico che sarebbe, ripeto, integrato da una iniziativa del Pubblico Ministero che, avendo un procedimento a carico di tizio per il reato X e nient'altro, manda il GIP il procedimento purgato di alcuni atti.
Questo sarebbe la patologia dell'articolo 416 e non un corretto esercizio dell'articolo 130 delle Disposizioni di Attuazioni.
Dopodiché questa mi sembra sia la ragione dirimente, ma è ovvio che si continua a parlare degli stessi imputati anche per vicende e fatti che sono, come dire, altri, o aggiuntivi, rispetto a quelli che formavano la imputazione e quindi l'azione penale nei suoi termini concreti di esercizio al momento della richiesta di rinvio a giudizio.
Ma questo è, né più, né meno, che il punto di partenza di tutto questo discorso.
Vi pongo un problema molto semplice: come possa fare la Corte a decidere questa questione nei termini in cui questa questione è stata formulata.
Io so solamente - e niente più posso dire - che gli atti che il Pubblico Ministero ha messo in deposito da stamattina ufficialmente sono lì a disposizione della Corte. Non vedo diversamente come la Corte potrebbe fare a risolvere il problema.
Devo però fare una annotazione. E qui nuovamente non so come la Corte possa fare a documentarsi sulla mia affermazione, della quale sono convinto, perché ho semplicemente buona memoria dell'udienza preliminare e di come fu formato il fascicolo per l'udienza preliminare.
In quel fascicolo, ripeto, sono numerosissimi i verbali riassuntivi, ovvero le trascrizioni delle dichiarazioni dell'imputato Carra, ovvero di altri imputati. E sono numerosissime le annotazioni di Polizia Giudiziaria; sono numerosissimi i verbali riassuntivi, o le trascrizioni, o i verbali integrali delle dichiarazioni di altre persone che sono state rassegnate al Giudice della udienza preliminare con omissis.
E non ricordo, non ricordo che all'epoca quella lettura che oggi viene proposta dell'articolo 416 con tutta questa cascata di nullità, sia stata ripeto, prospettata da alcuno.
Come se quei verbali omessati, di Carra, che era neo imputato come tutti gli altri per effetto dell'esercizio dell'azione penale, all'epoca fossero fatti, dichiarazioni, o quant'altro non riguardava l'imputato di questo processo. E invece oggi riguarda l'imputato di questo processo.
Ecco, mi sembra un pochino curioso - non vorrei dire diversamente - questo modo di prospettare oggi questa questione che all'epoca non fu prospettata.
Semplicemente per dire che l'argomento è molto meno consistente, ad avviso degli stessi difensori, che non l'hanno prospettata all'udienza preliminare e lo prospettano oggi per due volte.
Io ritengo, viceversa, che la questione debba essere respinta come è già stata respinta nell'udienza di stamane.
Tant'è che mi pare sulla questione prospettata avessero interloquito tutti i difensori. Non sto a pormi il problema se è una questione preclusa perché già decisa.
PRESIDENTE: Parti civili hanno interventi?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore parte civile.
Chiede di rigettarsi la nullità, in quanto non sussiste.
Il fatto è che stamattina il Pubblico Ministero ha chiesto di poter porre domande al coimputato Carra per fatti - se ho capito bene - del '95. Mentre, ovviamente, il rinvio a giudizio per gli imputati sono per le stragi '93-94.
Allora la sentenza della Corte Costituzionale citata dalla difesa, non si applica ovviamente in questo caso.
Si applicherebbe se il Pubblico Ministero avesse chiesto il rinvio a giudizio e quindi ex 416 II Comma ci fosse stato un rinvio a giudizio per queste nuove fattispecie di reato del '95 e avesse omesso appunto di allegare la documentazione su questi fatti di reato del '95.
Questo non è, perché gli imputati sono rinviati, vengono giudicati per i fatti del '93-94.
Quindi, quella sentenza costituzionale ovviamente non si applica in questo caso. In questo caso c'è stato un allargamento da parte del Pubblico Ministero delle domande ai fini di una indagine integrativa che la Corte stamattina ha autorizzato e allargamento ai fatti del '95, è ovvio che non sussiste nessuna nullità né relativa né assoluta, perché su questi fatti del '95 nessuno qui viene giudicato. E quindi non c'è nessuna lesione.
Pertanto respingersi l'eccezione.
PRESIDENTE: Ci sono altri interventi?
AVVOCATO: L'avvocatura si associa alla richiesta del Pubblico Ministero. Vorremo soltanto evidenziare che la trasmissione dell'intera documentazione delle indagini ai sensi del 416 II comma non è sanzionata da nullità alcuna.
Di conseguenza, l'eccezione ci sembra da rigettare, anche perché l'ordinanza della Corte ha già sufficientemente motivato sul punto.
PRESIDENTE: Allora, la Corte si ritira.
Avremo bisogno però di vedere in visione i documenti stamattina depositati, nonché, per cortesia, questa sentenza. Perché non so se noi siamo in grado...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, va bene. Benissimo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte, decidendo sull'eccezione di nullità del decreto di rinvio e giudizio emanato a seguito della udienza preliminare per omessa trasmissione al GUP di alcuni atti oggi depositati; sentito il P.M., le parti civili; considerato che la norma dell'articolo 416 C.p.p. va letta in relazione all'articolo 130 Disposizione di Attuazione dello stesso Codice, il quale prevede che, allorché una persona sia imputata di più reati, il P.M. forma il fascicolo previsto dall'articolo 16 II comma C.p.p. inserendovi gli atti ivi indicati per la parte, solo per la parte che si riferisce alle imputazioni per cui viene esercitata l'azione penale.
Che tale norma chiara nel dettato, univoca nella interpretazione, prevede espressamente che, in caso di più imputazioni, il P.M. ha il potere, anzi, il dovere, di attuare la selezione degli atti da trasmettere al Giudice dell'udienza preliminare espungendo quelli che non si riferiscono ai reati per cui viene esercitata l'azione penale.
Considerato che tale interpretazione è stata fatta proprio dalla Corte Costituzionale nella sentenza numero 145 del 5 aprile '91 invocata dalla difesa degli imputati, la quale nel dichiarare infondata la questione di costituzionalità all'articolo 416 C.p.p., ha proprio sottolineato che la disciplina della norma impugnata trova il suo completamento nell'articolo 130 I comma Disposizioni di Attuazione del Codice che rappresenta una deroga all'obbligo generale sancito dall'articolo 416 II comma del C.p.p.
Considerato che gli atti depositati dal P.M. nella giornata odierna non ve n'è alcuno, salvo quanto si dirà, che precisa, che faccia riferimento alle imputazioni per cui è stata esercitata l'azione penale e che costruiscono l'oggetto del presente procedimento attenendo a fatti svoltisi in un diverso arco temporale e comunque, ontologicamente, diversi e di competenza di altro Giudice.
Considerato completamente di quanto appena detto, che nel verbale di interrogatorio del 12/09/95 testo integrale, fogli 31-32-33-34-35 del verbale di interrogatorio individuazione di luoghi a fogli 5-6-7- del 28/09/95 testo integrale, l'interrogato fa riferimento ad episodi strettamente connessi coi fatti oggetto il presente procedimento sebbene in maniera ripetitiva di quanto già dichiarato in altre occasioni.
Ritenuto che gli interrogatori predetti per la parte riferibile a fatti del presente procedimento andavano depositati al Giudice dell'udienza preliminare al momento della richiesta di rinvio a giudizio e che in mancanza non sono utilizzabili nel presente procedimento; considerato che nessuna norma sanzione di nullità l'omissione anzidetta in questo senso Cassazione 04/06/93 CED della Cassazione numero 196015 e Cassazione Penale 1994 il numero 2767, per questi motivi rigetta l'eccezione di nullità proposta dai difensori degli imputati.
Dichiara l'inutilizzabilità degli interrogatori sopraindicati limitatamente alle pagine specificate nella parte motiva".
Questi sono gli atti ricevuti in visione. Per cortesia, li consegni al P.M.
Il P.M. può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, lei ha già riferito di essere stato una volta in una località nella zona di Milano che si chiama Arluno.
Ecco, nella zona di Milano, nell'ambito delle vicende e dei rapporti che ha avuto con le persone che sono imputate i questo procedimento, le è capitato di tornare in epoca successiva, o no?
*IMPUTATO Carra P.: Ad Arluno no, ma a Milano sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questo quando è successo?
IMPUTATO Carra P.: Inizio '95.
PUBBLICO MINISTERO: E' successo in una sola occasione, o in più occasioni?
IMPUTATO Carra P.: In tre occasioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, andiamo con ordine, iniziamo dalla prima occasione.
Io le porrò, Carra, domande molto, cercherò di essere più puntuale possibile.
Nella prima occasione lei è andato a Milano da solo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con che mezzo?
IMPUTATO Carra P.: Con una motrice piccola recapitata a Palermo tramite Lo Nigro e un suo amico, Beppe.
PUBBLICO MINISTERO: Era un camion suo, questo?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Questo camion lo ha portato quindi lei a Milano?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Su questo camion c'era qualche cosa di particolare?
IMPUTATO Carra P.: Sì. C'era dell'hashish coperto di casse di arance.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è un viaggio che ha fatto via terra, oppure lo ha fatto per terra e per mare?
IMPUTATO Carra P.: No, no, via terra.
PUBBLICO MINISTERO: Questo viaggio ha avuto, come punto d'arrivo, ricorda qualcosa a questo proposito?
IMPUTATO Carra P.: Punto di arrivo Milano, era.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Il magazzino, un deposito, una ditta, in cui mi accompagnai un certo Totò. Come ho potuto capire in un'altra occasione, era calabrese.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questa persona era la prima volta che la vedeva? O l'aveva già vista?
IMPUTATO Carra P.: No, l'ho vista di sfuggita io a Palermo, una volta, insieme a Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Prima dell'episodio di questo viaggio, o successivamente?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Prima del viaggio effettuato.
Voglio precisare anche che questo particolare forse non l'ho mai detto io. Mi sta venendo in mente adesso. Per non ho avuto né modo di parlargli con questa persona e né niente. L'ho visto di sfuggita a Palermo insieme a Lo Nigro, di cui dopo ho avuto modo di conoscerlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi lei ha portato a destinazione questo camion a Milano. Ha detto ad una ditta?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una ditta, lui mi accompagnò dentro una ditta di, come posso dire? Era un capannone piccolo, si entrava aprendo un cancello, dentro era una fabbrichetta, una ditta, non so però di che cosa sia e come...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ricorda quanto durò questo viaggio che lei fece con questo camioncino? Con questa motrice, ha detto, motrice piccola.
Fu un viaggio che iniziò, che ne so, la mattina e finì la notte? Iniziò la sera e finì l'indomani. Si ricorda qualcosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Iniziò nella tarda serata. L'una, le due di notte.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, quando arrivò a Milano a destinazione, che ora poteva essere?
IMPUTATO Carra P.: L'indomani... Iniziò alle due di notte, tutta la notte, tutto il giorno; tutta la notte di nuovo. All'indomani sera, verso le sette, sette e mezza, mi presentai a Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che cosa fece di questa motrice, una volta arrivato a destinazione?
IMPUTATO Carra P.: Io contattai per telefono questo Totò che mi venne a prelevare a... Mi sembra al campo di volo di Cormano, uscendo uscita Cormano. E di là mi portò dentro questa ditta, diciamo, però non so cosa sia. Era, ho visto che c'erano i macchinari, eccetera, dentro. Però non so cosa trattasse.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Ho posato questa macchina qua, il camioncino. E mi misi nella macchina di questo Totò. Era una... Non mi viene in mente, ce l'ho in visione la macchina, però non mi viene in mente che macchina è. Posso proseguire? Poi ritorno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Mi sono messo in macchina, che era rossa questa macchina, metallizzata, piccolissima. E questo Totò era insieme al fratello piccolo che mi presentò per suo fratello. E mi disse se volevo pernottare lì e riposarmi. Io rifiutai, però accettai che mi portò a mangiare.
Alle nove, nove e qualcosa, mi feci accompagnare direttamente all'aeroporto, presi l'aereo a nome mio. Ho fatto il biglietto a nome di Carra Pietro e me ne sono andato a casa.
Ho anche individuato il posto, il ristorante dove mi portò a mangiare quella volta, in un sopralluogo con lei.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi fece il ritorno in aereo da Milano a Palermo.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E ha detto che, come epoca, è l'anno 1995?
IMPUTATO Carra P.: Sì, inizio.
PUBBLICO MINISTERO: Inizio. In quel periodo, nel '95, si può dire tranquillamente dal primo dell'anno fino al giorno del suo arresto, ha avuto altra occasione per qualche altra ragione, motivo di prendere un aereo da Milano in quest'orario serale e tornarsene a Palermo?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, è l'unica volta in cui ha fatto in quel periodo un viaggio da Milano a Palermo in aereo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Voglio precisare una cosa: che io dal luglio, quando ho entrato il camion in Torino, il Volvo nella lattoneria Aloi, fino a febbraio, fine gennaio o fine febbraio, non ho avuto automezzi.
E voglio precisare anche una cosa: che io sono stato, mi hanno sequestrato il mezzo a settembre '94. Ero senza mezzi, senza niente per poter vivere. Non usufruivo di nessuna entrata di soldi e che mi sono trovato in difficoltà, anche volendomici trovare. E le spiego il perché.
Perché io, inizio estate '94, cominciai a cercare nei pochi modi, sempre andandoci con un po' d'intelligenza, diciamo così, di uscirmene fuori di queste storie, di queste cose qua. E avendo la possibilità con mio padre che aveva un'officina autorizzata Volvo, di cui trattava degli automezzi industriali, sicché non avevo problemi di avere un mezzo, comprare un mezzo in tutti i modi, anche senza soldi. Prolungai di attrezzarmi un camion per non dargli lo spazio di farmi fare trasporti.
E allora ho anche fatto la fame in quei mesi, io.
Fino anche a gennaio, quando, febbraio, feci questi trasporti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Poi, trovandomi in difficoltà e andando in giro a cercare le 100 mila lire per fare la spesa, mi ritrovai in tutti i modi di fare un mezzo di cui è quello che è sotto sequestro. Perché con le mie capacità lavorative non mi doveva imparare nessuno nel campo dei trasporti, di viaggi, eccetera. Ero sicuro che problemi di riprendermi lavorando, problemi di mangiare o delle 100 mila lire non avrei avuto più problemi.
E in quel periodo ho cercato aiuto anche da mio fratello, in cui io avevo diciamo perso tutto, non avevo più contatti lavorativi di agenzie di trasporti, eccetera. Di cui mio fratello mi diede un po' di aiuto, sia ad iniziare, le spese iniziali per incominciare a viaggiare con questo mezzo qua. Che io l'ho preso, ripeto, fine gennaio o fine febbraio '95, questo mezzo che mi avete, che c'ho sotto sequestro.
PUBBLICO MINISTERO: Il trattore.
IMPUTATO Carra P.: Esatto. E il semirimorchio, anche. Perché quel semirimorchio che avete qua, io prima non l'avevo. Perché lo avevo venduto a Maiorana Michele.
L'avevo ripreso quando ho preso questa motrice, perché avevo soltanto quel rimorchio ribaltabile. A volte non avevo viaggio per partire per il Norditalia e mettevo un rimorchio, uno sopra l'altro, per fare un viaggio in più. Sempre nel campo lavorativo si risparmiava.
Per questo ho ripreso quel rimorchio e l'ho sistemato idoneo per poter caricare rottame. Perché l'altro che avevo, era senza sponde e senza niente. Non potevo effettuare viaggi di altro genere, perché non aveva né sponde, né niente.
PUBBLICO MINISTERO: Posso farle una domanda?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O stava finendo di fare, di raccontare questa situazione? Non so se ha finito.
IMPUTATO Carra P.: No, no, ho finito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo sequestro del mezzo, del Volvo del settembre... Ha detto settembre '94?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma che sequestro era? Perché io francamente on l'ho presente, questa situazione.
IMPUTATO Carra P.: In che?
PUBBLICO MINISTERO: E' un sequestro disposto da chi? Eseguito come, per quale ragione?
IMPUTATO Carra P.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Perché io non ho presente questa situazione.
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi hanno sequestrato il mezzo, perché c'erano delle tratte da pagare di una finanziaria a Torino.
Perché il mezzo è stato acquistato anni fa da mio padre con un Leasing.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi voglio dire: è un sequestro per una questione di ordine civile.
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Questione di soldi, insomma.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E questo Caltanissetta, quello sequestrato appunto in luglio, come precedente intestatario aveva?
IMPUTATO Carra P.: Rubino.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il secondo... Ha detto sono tre gli episodi di questi viaggi da Palermo a Milano.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il secondo viaggio si ricorda come si è svolto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io salii via mare da solo. Avevo l'appuntamento con Lo Nigro in questo campo di volo a Cormano, vicino Cormano.
Arrivai lì e trovai, mi incontrai con questo Totò e Cosimo Lo Nigro. Che erano ben vestiti in cravatta, di cui mi avendo detto che era lì lui perché, non so, o Totò o Beppe avrebbe fatto una Comunione al bambino, o un Battesimo, non lo so. Era lì con la famiglia, Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: E questo appuntamento che vi eravate dati era per la mattina, per il pomeriggio. Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra prima di pranzo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci fu effettivamente questo appuntamento?
IMPUTATO Carra P.: Sì, si effettuò.
PUBBLICO MINISTERO: Lei arrivò quindi sul posto, come? Arrivò con il suo mezzo, quello che aveva nell'occasione e poi ci dirà quale, ovvero arrivò, che ne so, accompagnato da qualcuno, a piedi?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Io arrivai col mio mezzo, lì.
PUBBLICO MINISTERO: Che era? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Caltanissetta, questo che è sotto sequestro, con il rimorchio uno sopra l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, aveva fatto il viaggio via terra o via mare?
IMPUTATO Carra P.: Via mare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era partito da Palermo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E dov'era sbarcato?
IMPUTATO Carra P.: A Genova.
PUBBLICO MINISTERO: A Genova. Senta, e lì in questo posto dove vi siete incontrati, lei si è trattenuto a lungo, oppure si è trattenuto brevemente? E, in ogni caso, che cosa è successo, che cosa ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io mi trattenni poco, qualche oretta, uu'oretta e mezzo, due ore, non ricordo di preciso. Di cui si allontanò questo Totò e poi ritornò con due borse abbastanza pesanti, di queste borse da ginnastica.
Me li consegnò e io li misi in brandina, non nel rimorchio nel fosso che c'era custodito nel rimorchio. Perché erano due borse, le ho messe dentro la gabina.
E me ne sono andato direzione Genova per andare giù a Palermo.
E Lo Nigro mi disse che lì mi contattava Pietro Romeo, o qualcuno. Dice: 'ma sicuramente ti contatta, ti viene a prendere Pietro Romeo'.
E a lui lo lasciai lì, insieme a questa persona qua.
PUBBLICO MINISTERO: A Milano.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io andai giù a Genova, sganciai i semirimorchi. E, per risparmiare, ho imbarcato soltanto il trattore.
Ho coperto con una coperta le due borse, sono arrivato a Palermo. Ho trovato al porto a Pietro Romeo che mi portò dentro il deposito di via Messina Montagna.
Entrai dentro, scaricai quelle borse, di cui ho trovato dentro Giuliano, Spatuzza e "Cacciatore".
Lasciai le borse lì e andai a casa a dormire.
PUBBLICO MINISTERO: E le risulta, poi... Mi sono forse distratto un attimo, Carra, abbia pazienza. Stavo seguendo una cosa su un foglio.
Le risulta se rientrò a Palermo, più o meno quando rientrò lei, anche Lo Nigro?
IMPUTATO Carra P.: No, in quell'occasione Lo Nigro mi raccontò poi a Palermo quando ci incontrammo, che lui scendeva via terra con la macchina con la famiglia: suo padre, sua madre, sua sorella, di cui ha avuto un fermo per strada, gli hanno smantellato la macchina, mi disse.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E lei sa che cosa c'era in questi involucri, questo qualcosa insomma che le fu consegnato, lì, a Milano?
IMPUTATO Carra P.: Io ho visto soltanto, perché le borse non erano chiuse, diciamo, per bene: c'erano dei... tipo delle palle bianche con il cellophan. Io penso che sia stata droga. Poi però non so cos'era in realtà.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta: e il terzo episodio, se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, non si è detto quanto tempo... Ha un'idea di quanto poteva essere trascorso tra il primo e il secondo viaggio?
IMPUTATO Carra P.: Dal primo al secondo viaggio, qualche mese.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora siamo a parlare, le ho posto la prima domanda sul terzo viaggio. Ecco, tra il secondo e il terzo quanto tempo è trascorso?
IMPUTATO Carra P.: Penso un mese e mezzo, due. Però ripeto, voglio precisare sempre che mi posso anche sbagliare nell'arco di tempo, magari sono due mesi e mezzo e io dico che è due mesi. Poi magari è un mese e le dico un mese e mezzo. Questo non riesco a precisarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, se questa è la risposta che oggi è in grado di dare circa il tempo, ecco passiamo allora a raccontare come è andato questo viaggio. Se lei l'ha fatto con mezzi propri, con mezzi di terzi, se era da solo, se non era da solo. Insomma, le solite domande che le ho sempre fatto su tutti questi viaggi.
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'ultimo viaggio è stato fatto, che io ho fatto insieme a Cosimo Lo Nigro, ho preso la nave a Palermo col trattore soltanto perché avevo lasciato i semirimorchi lì a Genova. Mi sono imbarcato, il biglietto non era a nome di Lo Nigro, ma a nome di La Rocca Luigi, il mio autista, che già non avevo da qualche anno, magari di più di un anno. Perché quando si imbarca un articolato, qualcosa, l'autista, può fare anche il secondo autista il biglietto per la nave.
Ho fatto il biglietto a nome di La Rocca, abbiamo sbarcato a Genova insieme, abbiamo fatto il viaggio insieme sulla nave.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Ho agganciato i semirimorchi arrivato a Genova. Siamo andati direzione campo di volo nella zona di Cormano, di cui Lo Nigro cercava in tutti i modi di telefonare dalle gabine per rintracciare o Beppe o Totò, che non trovava, e non si spiegava lui come mai non trovava.
Allora si decise di sganciare i semirimorchi vicino al campo di volo, in una strada larga. Col trattore soltanto lui è venuto andare anche a casa di questo Totò. Mi fermai là davanti, suonava ma non gli rispondeva nessuno. In questo arco io avevo dei problemi col trattore, che avevo le batterie che mi andavano malissimo, non riusciva più... c'era qualche batteria guasta, stava andando via anche, diciamo non riusciva più a caricare l'alternatore del camion.
Comunque lui ha fatto in tanti modi per vedere di rintracciare questo Totò, ma non ci riusciva a rintracciarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Poi abbiamo posteggiato di nuovo in quella trattoria dove io mangiai in quel viaggio che mi accompagnò Totò, prima di accompagnarmi all'aeroporto, nello stesso ristorante. Poi siamo usciti di là dentro e cercavamo un albergo dove andare a dormire e che vicino ci fosse un elettrauto. Di cui, nello stesso corso che c'era questo ristorante, in fondo c'era un albergo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che la traversa prima c'era l'elettrauto. Perché io sapevo che appena spegnevo il motore, posteggiando l'automezzo, non riuscivo più a metterlo in moto. Allora lo posteggiai davanti l'elettrauto e siamo andati in albergo. Abbiamo dato i nostri documenti, sia a nome di Lo Nigro che a nome mio. Abbiamo pernottato lì.
L'indomani mattina io sono sceso e sono andato direttamente dall'elettrauto, ho comprato due batterie e poi siamo andati via di là. Si girava intorno, lui mi faceva andare quasi tutta la mattinata avanti e indietro per vedere di rintracciare qualcuno di loro.
Poi si rintracciò, in quell'arco di strada che si faceva dal ristorante fino al campo di volo, rintracciò a Beppe. Di cui Beppe gli disse che Totò era stato arrestato lo stesso giorno del giorno prima, quando lui lo cercava per telefono, o il giorno prima. Comunque era questione di un giorno prima che lo avevano arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Questo viaggio a Milano, voglio dire, ebbe, oltre che andare alla ricerca di questo Totò e di questo Beppe, ebbe qualche fatto significativo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, poi ho sceso delle armi da Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le ha portate giù sempre facendo il viaggio con Lo Nigro, o facendolo da solo?
IMPUTATO Carra P.: No, sono andato via da solo.
PUBBLICO MINISTERO: E per entrare a Palermo come ha fatto? Ha fatto il viaggio via mare o via terra?
IMPUTATO Carra P.: Via mare. E ho caricato il semirimorchio a San Polo a Brescia, un viaggio per la Silafer di Carini e Gariffo, quella volta lì. Che il viaggio me lo diede mio fratello.
PUBBLICO MINISTERO: E quale semirimorchio caricò a Brescia?
IMPUTATO Carra P.: Il 15424, perché le armi le misi là dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, le mise dentro il semirimorchio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E poi imbarcò da Genova?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda come lo intestò il biglietto di viaggio per, appunto, rientrare a Palermo? Lo intestò a nome suo, a nome Sabato, a nome Coprora, qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: No, no, a nome Sabato Gioacchina, perché quel mezzo non camminava a nome di Coprora.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le dice qualche cosa la sigla CO PEI TRA?
IMPUTATO Carra P.: Così no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, la denominazione, la sigla, insomma il nominativo Rubino Francesco le dice qualcosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso?
IMPUTATO Carra P.: Sono - uno, due - tre o quattro fratelli che fanno... no, sono tre fratelli che fanno tutti i trasportatori. Non vorrei che... perché uno dei fratelli ha una ditta che va anche su e giù col vetro, non vorrei che ha la ditta che si chiama così, però non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, le volevo far presente che quando lei riferì questi fatti il 28 di settembre del '95, su come aveva intestato il biglietto per rientrare a Palermo, in occasione di quest'ultimo viaggio, dette un'indicazione diversa.
IMPUTATO Carra P.: Sì, Carra Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Carra P.: Carra Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: No Carra, se lo ricorda poco bene.
IMPUTATO Carra P.: Perché, ora le spiego perché.
PUBBLICO MINISTERO: Ci pensi un attimo.
IMPUTATO Carra P.: Io imbarcai a nome di Carra Antonino perché il viaggio me l'aveva dato mio fratello, doveva andare a incassare mio fratello e si teneva i soldi delle spese del viaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma per il viaggio di ritorno lei aveva, ricordava di aver, o per meglio dire, dichiarò di aver imbarcato il mezzo appunto con un nome diverso.
IMPUTATO Carra P.: Anche a Rubino se è il caso, uno dei tre. Non sfugge: o Rubino Francesco... perché le spiego. Avevo avuto all'inizio problemi con la Grandi Traghetti a imbarcare perché hanno tutti nei cervelloni della biglietteria i numeri delle targhe di tutti gli automezzi siciliani che vanno su e giù con le loro navi, perché ce n'è in morosità. E vogliono le targhe e a volte non potevano cambiare l'intestazione perché avevano messo dalla sede della Grandi Traghetti un ordine in cui certi nomi non potevano imbarcare a nome... gli dava il blocco praticamente.
Infatti io quella volta là ho dovuto, o in questa o in quella, col trattore soltanto ho dovuto pagare in contanti per andare giù con la nave.
Uno di questo tre nominativi può trovare, specificati ognuno per questo motivo. Sabato, perché la macchina è stata presa dall'inizio a nome di Sabato; Carra Antonino perché mi ha dato il viaggio e probabilmente, come è successo altre volte, si teneva le spese perché incassava lui, perché io non avevo modo di avere viaggi e cose; Rubino Francesco o Rubino Michele, perché il mezzo fino a un mese prima, quando io lo presi, viaggiava lo stesso Rubino ed era padrone lui, era registrato con partita IVA e tutto alla Grandi Traghetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, comunque mi pare che abbia detto, se ho capito bene sennò mi corregga, che questo viaggio di ritorno lo fece con quale compagnia?
IMPUTATO Carra P.: Con la Grandi Traghetti.
PUBBLICO MINISTERO: La Grandi Traghetti.
IMPUTATO Carra P.: Grandi navi veloci.
PUBBLICO MINISTERO: E una volta arrivato a destinazione, questo materiale che le era stato consegnato che fine ha fatto?
IMPUTATO Carra P.: Io ricordo benissimo che sono arrivato il venerdì pomeriggio a Palermo perché il sabato mattina alle 7.30 mi presentai a Carini a scaricare questo materiale ferroso che avevo caricato per la Silafer di Carini, proprietà Gariffo che ha anche un'agenzia di viaggio. E lo stesso sabato mi recai, dopo avere scaricato il materiale lì, andai che avevo l'appuntamento - avevamo parlato quando sono arrivato io giù - a questo magazzino di via Messina Montagna, entrai là dentro e scaricai le armi che erano nelle borse.
PUBBLICO MINISTERO: E quando scaricò c'era qualcuno presente?
IMPUTATO Carra P.: Quando scaricai la borsa?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, giù la borsa.
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'era Pietro Romeo, c'era Giuliano, Lo Nigro no, Totò "Cacciatore" e non voglio sbagliare forse anche De Filippo. Che non sono sicuro però in questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Di questi nomi che ha fatto, di quali si sente sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano, di "Cacciatore" e di Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei ricorda, Carra, di aver anche individuato questi luoghi nel corso delle indagini preliminari?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Ma non ho detto come è avvenuto il carico delle armi ancora.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ricorda però di aver fatto questo racconto di questi avvenimenti prima ancora di vederli questi luoghi? Ovvero il suo racconto è stato, come dire, si è svolto contestualmente all'individuazione di questi luoghi?
IMPUTATO Carra P.: No, io l'ho precisato ieri e lo preciso di nuovo adesso. Io il 30 agosto, quando incominciai a collaborare, ho detto tutto dalla A alla Z, anche magari trovando qualche errore a livello che confondevo. Però ho parlato di tutto quello che avevo fatto in quel due anni. Dalla A alla Z. Poi ci siamo ritornati piano piano nei vari particolari.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Ma io di tutto ho parlato la prima volta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, io infatti le volevo far presente che il 12 settembre del '95, come risulta da questa trascrizione che io ho sotto gli occhi, le fu chiesto proprio quanto tempo era passato tra il secondo e il terzo viaggio e lei dette una indicazione di tempo molto precisa. Mentre invece oggi ha detto: potrebbe essere passato due mesi, ma forse un mese e mezzo, magari due mesi e mezzo.
Siccome lei all'epoca dette un'indicazione molto precisa, è possibile che questa indicazione data all'epoca fosse, come dire, più appropriata perché i fatti erano più recenti, oppure anche quella poteva essere un'interpretazione, un'indicazione approssimativa, un po' generica?
IMPUTATO Carra P.: Ma io penso che se lei questa domanda me la fa fra un anno, io gli metto altri tre-quattro giorni sopra.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire gli cambia il tempo, vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho sempre detto che mi posso confondere a livello di tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Però, più tempo passa magari uno può anche dimenticarlo il periodo più... Una domanda fatta un anno fa, in cui magari era passato un anno dal discorso, magari lo pensa un po' meglio. Ora sono passati due anni, magari più avanti si va... non lo so, questo sento dire.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Quel giorno io proprio le chiesi, è a pagina 18 di quella trascrizione:
"Fra i due viaggi quanto tempo ci passa? La distanza cioè tra i due viaggi?"
Lei rispose: "Poca, non tanto".
Domanda successiva: "Una settimana, 10 giorni, quanto?"
"Forse meno. Non tanta, non vorrei sbagliare però non tanta, pochi giorni sono passati, non tanti". E poi aggiunse: "Si può vedere benissimo dai biglietti della nave".
Ecco, questo è quanto lei disse in quella occasione, quindi dando un'indicazione molto ristretta in termini di tempo, perché forse meno di una settimana, 10 giorni.
E' possibile che fosse un'indicazione, come dire, molto appropriata questa?
IMPUTATO Carra P.: Scusi, che vuol dire appropriata?
PUBBLICO MINISTERO: Molto, voglio dire, precisa?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è più precisa quella di allora che adesso. Però ripeto sempre, voglio sempre dire che posso anche sbagliarmi. Però è più facile che non mi sono sbagliato allora che adesso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, poi quando è andato, per meglio dire, è venuto con me su quei luoghi a fare quel sopralluogo a Milano, lei quei posti che aveva indicato e che ha descritto anche oggi, li ha ritrovati?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Li ha ritrovati e è sicuro di averli ritrovati correttamente?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Li ricorda ancora quei luoghi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il luogo dell'appuntamento lì al campo di volo di Cormano, come lo ha ricordato qualche minuto fa, c'aveva qualche cosa di caratteristico che ricorda ancora?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che cosa?
IMPUTATO Carra P.: Tipo una trattoria rustica a capanna fatta, che si mangiava anche alla brace.
PUBBLICO MINISTERO: E questa trattoria era, voglio dire, in un immobile, oppure era, così, sulla strada?
IMPUTATO Carra P.: Era sulla strada. Se ricordo bene era queste case prefabbricate movibile.
PUBBLICO MINISTERO: E aveva una qualche scritta, insegna che lei si ricordi?
IMPUTATO Carra P.: Di preciso no, però qualcosa che si avvicina "Tutto alla brace" o "Trattoria alla brace", una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Qualche insegna pubblicitaria ci poteva essere?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando abbiamo fatto questa individuazione, il 28 settembre del '95, non era semplicemente un'individuazione, era un interrogatorio fatto nel corso di una individuazione - i difensori lo sanno perché possono controllare - lei prima che si arrivasse a questo posto disse che c'era qualche cosa di caratteristico per riconoscere questa insegna, se io non ricordo male, per riconoscere questa baracchetta. Se lo ricorda ancora Carra?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo per il momento. L'insegna che dice lei è quella che io... noi per andare in questo campo di volo, quando abbiamo fatto il sopralluogo. Siamo andati lì di una strada diversa di quella che io avevo fatto con Lo Nigro, quella volta lì. Di cui io sulla destra riconobbi un'insegna di auto, un'insegna che c'era un autosalone mi sembra, sulla mia destra, però non c'ero mai arrivato di quella strada lì io al campo di volo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene Carra, io la domanda la facevo esattamente su questa baracchetta, non credo di equivocare, ma non ha importanza. Però le faccio presente appunto che il 28 di settembre, risulta a pagina 18 della trascrizione, lei riconobbe la baracchetta dalla scritta "Coca Cola".
Le torna a mente questo particolare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi è venuto in mente però non ero sicuro e non l'ho detto.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Ecco, dia un'occhiata rapidamente a tre o quattro immagini che le verranno, le appariranno lì sullo schermo di quel monitor.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la casetta, la trattoria diciamo. Dove è messo quel furgone, ero posteggiato lì, poi più avanti ho posteggiato anche una volta di fronte, c'è una traversa larga. Dietro la baracca, è il campo di volo.
Andando dritto di questa strada qua si va sia alla casa dove io ho prelevato le armi, e sia dove c'è il ristorante, dove ho mangiato quella volta con Totò e Lo Nigro, sia si arriva anche all'albergo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa è quella baracchetta di cui parlava?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Passi alla successiva, maresciallo, per piacere. Il maresciallo lo sa in che ordine deve farle vedere queste foto.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la strada che ho appena indicato io, che viene praticamente sulla destra di come era la foto prima. C'è lo spazio dove io posteggiavo, dove ho caricato le due borse.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quel cerchiolino rosso, di tutta questa panoramica individua un posto particolare, un punto particolare della strada, per così dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Si può togliere il riflesso, per cortesia? Eh no, così è ancora più forte.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, magari il maresciallo ha bisogno di essere un attimino aiutato, non è che conosce alla perfezione, è solamente da un paio di giorni che ci sta aiutando.
Ecco, dicevo... Si vede meglio Presidente ora?
PRESIDENTE: Sì, se non la muovono...
PUBBLICO MINISTERO: Dicevo, quel punto con quel cerchiettino rosso, Carra, lo vede?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è dove ho posteggiato io e ho preso le due borse, le ho messe dentro il camion.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi quello è il punto che indicò lei nel corso del sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Proceda maresciallo.
IMPUTATO Carra P.: Questo è sempre lo stesso punto.
PUBBLICO MINISTERO: Quello che ha indicato lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, la foto precedente. La foto è fatta più ravvicinata forse.
PUBBLICO MINISTERO: Più ravvicinata. Proceda maresciallo.
Questa immagine le dice qualcosa?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è lo stesso punto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo proprio nel luogo in cui lei indicò nel corso del sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Avanti maresciallo.
Ecco, questo punto indicato sempre col cerchiettino rosso, è uno dei luoghi che indicò lei nel corso del sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, questo dovrebbe essere quella famosa ditta che io ho detto che ho lasciato quella motrice carica di hashish.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il primo viaggio?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esternamente questa, non sulla strada, esternamente, o internamente come le riesce meglio, questa ditta, quest'azienda, questa fabbrichetta c'aveva qualche cosa che le è rimasto impresso? Lei ha parlato di macchinari, ecco...
IMPUTATO Carra P.: Sì, entrando. Se lei, per come guarda la foto, entra dentro, di fronte a un altro cancello in vetrata tipo che separa il capannone, entra dentro e sulla sinistra ci sono dei macchinari.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Prima di arrivare nel capannone, però entrando sulla sinistra c'è un piccolo parcheggino piccolo, dove posteggiò la macchina Totò.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti maresciallo.
IMPUTATO Carra P.: Questa è la stessa ditta, però non so come sia fatta la foto.
PUBBLICO MINISTERO: Dall'esterno, dalla strada suppongo.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Non vorrei sbagliare, ma sulla destra, dove si vedono queste pedane, ci dovrebbe essere il cancello che entra dentro la fabbrica. O è sulla destra, o è di fronte. Però non so come sia fatta questa foto.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', comunque per come la riconosce lei è sempre la solita fabbrica per intendersi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti maresciallo.
IMPUTATO Carra P.: Questo è il ristorante dove ho mangiato.
PUBBLICO MINISTERO: E' quello che ha indicato lei nel corso del sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, rispetto a questo ristorante, questi altri luoghi di cui abbiamo parlato, quindi l'abitazione dove andò Lo Nigro per cercare questa persona che non fu rintracciata, l'albergo dove lei pernottò insieme a Lo Nigro, l'officina di elettrauto dove fece riparare il camion, ecco, rispetto a questo posto, a questo ristorante, siamo sempre nella solita zona, oppure bisogna allontanarsi per ritrovarli uno per uno, questi posti?
IMPUTATO Carra P.: No, siamo nella solita zona, ma andando avanti sulla mia destra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Per la stessa strada, trova sulla sinistra l'abitazione di Totò e sulla destra l'albergo. E' la traversa dell'elettrauto.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti, maresciallo.
Questo è sempre un luogo che ha indicato lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì, questo è l'hotel.
PUBBLICO MINISTERO: Lo riconobbe con sicurezza?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E se lei va indietro, indietro, glielo spiego un po' meglio.
Se lei, come si vede quell'uomo che cammina sul marciapiede...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: ... va avanti, la prima traversa che trova, sulla destra, c'è l'elettrauto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Andiamo avanti, maresciallo, per piacere.
IMPUTATO Carra P.: Questo è l'hotel che si entra dentro.
PUBBLICO MINISTERO: Vada avanti, maresciallo.
Ricorda di avere indicato questo luogo quando, appunto, facemmo il sopralluogo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, questa è la casa di Totò, che viene a rientrare nella strada.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro che si... Quando lei dette quell'indicazione, era sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Lo è tuttora.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Andiamo avanti, maresciallo.
IMPUTATO Carra P.: Questo è l'elettrauto.
PUBBLICO MINISTERO: Senza possibilità di...
IMPUTATO Carra P.: Sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi pare ce ne siano altre, vero maresciallo?
Una ancora? Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sempre l'elettrauto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Possiamo...
PRESIDENTE: Possiamo dire a quali fascicoli appartengono, queste?
PUBBLICO MINISTERO: Questo, costituisce quell'allegato alla annotazione, questa depositata in stralcio stamattina ai difensori, del Centro Operativo DIA di Milano datata 27 novembre 1995.
E questo è giusto appunto l'allegato intestato: Rilievi Tecnici e Fotografici.
Carra, anche per questi viaggi che fece nel '95, lei ha avuto dei soldi? Soldi come rimborso spese, anticipazione, compenso.
IMPUTATO Carra P.: Eh, tutti i viaggi che io ho fatto per loro avevo dai due milioni e mezzo ai tre milioni.
A volte tre milioni, a volte due milioni e mezzo per affrontare le spese.
Io usufruivo, a volte, se avevo l'occasione di fare qualche trasporto dal nord in Sicilia, il viaggio che andavo a caricare, usufruivo io per ritornare in Sicilia.
E io ho avuto questo viaggio di hashish sei o sette milioni, dopo un periodo di tempo. Soltanto nel primo viaggio di hashish ho avuto soldi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho capito. Senta, Carra, lei stamattina mi pare, mi apre fosse stato proprio stamattina, riferendo di un certo episodio, ha menzionato il nome Giuseppe Graviano. Perché, così lei dice, è un nome che le fu fatto da Spatuzza. Dico bene?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Anche perché, quello che è successo stamattina, anch'io devo andare a memoria, perché non è che abbiamo a disposizione, non potrebbe essere diversamente, ma insomma non abbiamo a disposizione le trascrizioni.
Ecco, allarghiamo un attimo la domanda su queste persone, o per meglio dire, su questo cognome.
Lei conosce qualcuno dei Graviano?
IMPUTATO Carra P.: No. Io li conosco soltanto per via del suo arresto che li ho visti le foto in televisione. Di cui, uno dei due, l'ho visto un paio di volte in via Messina Marina di fronte al campo nomadi, all'altezza del ristorante Spanò che non esiste più, ma c'è sempre la struttura a Palermo, perché è stato tutto smantellato.
E c'è un gommista che vedevo io, uno di questi due fratelli, dentro lì. Personalmente... Di nome li conoscevo, diciamo, per sentito dire. Ma non ho avuto mai modo né di parlargli, o di vederli, o di conoscerli.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, ora queste domande sembreranno un po' disordinate, ma non lo dico a lei, chiedo scusa, ma a chi mi ascolta. D'altra parte non posso fare diversamente.
Le faccio presente che l'episodio del carico di sabbia alla Sabital, quando lei lo ha riferito nel corso delle indagini preliminari, ha detto, tirando le somme, eh - le tiro io in questo momento - ha detto sostanzialmente che non sapeva se si era verificato prima o dopo il primo viaggio che fece con l'esplosivo.
Perché, proprio nel primissimo interrogatorio, quello che lei rese a noi, al dottor Nicolosi, per intendersi e al dottor Fleury il 31 agosto, perché l'atto iniziò a mezzanotte e dieci, quindi era il 31 agosto. Ecco, lei, nel primissimo interrogatorio, disse che questo episodio - anch'io ci devo arrivare - che il carico di sabbia alla Sabital si era verificato praticamente subito dopo aver lasciato questo esplosivo in quel cortile di quella persona anziana. Ecco.
La primissima indicazione che dette, fu in questo senso. Poi, sull'argomento, lei ci ritornò, perché le sono state fatte delle domande a distanza di qualche giorno, il 7 di settembre, e come collocazione nel tempo di questo episodio, c'era una certa, come dire, diversità.
Perché disse, dopo aver raccontato lo scarico dell'esplosivo, proprio disse da sé:
"L'unica cosa di questa situazione che ho detto, che non sono sicuro al cento per cento, è se quella volta sono andato alla Sabital. Non ricordo bene, non sono sicuro al cento per cento".
Ecco, quindi, a distanza di qualche giorno, ritornando proprio con domande del Pubblico Ministero sul punto, lei disse: 'non sono sicuro al cento per cento che sia andato poi, dopo aver scaricato questo esplosivo, alla Sabital'.
E poi, più avanti, nel corso delle indagini, quando fu ancora sentito l'11 di marzo del '96, ripeté la stessa affermazione dicendo:
"Quello di cui non sono sicuro è se la volta in cui portai le balle a Roma concilia con la volta in cui andai alla Sabital di Massarosa. E c'era anche lì, alla Sabital, anche il mio autista La Rocca".
Ecco, allora le chiedo, è passato ancora più tempo. L'episodio della consegna dell'esplosivo in quel cortile lei lo ha riferito nel corso di questo esame.
E' tornato anche sull'episodio del carico di sabbia alla Sabital, lei...
IMPUTATO Carra P.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... è in grado di risolvere questo dubbio che aveva formulato nel corso delle indagini preliminari, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza. Sono l'avvocato Cianferoni.
Ascoltando la domanda piuttosto articolata del Pubblico Ministero, credo di aver notato - e in tal senso formulo una opposizione che poi è anche un'attesa di riformulazione della domanda di per sé assolutamente pertinente - però mi sembra una specie di contestazione domandata o di domanda contestata.
Intendo dire: si è proceduto a leggere dei passi di un interrogatorio e di un terzo, del secondo e terzo. Del primo si è fatto solo un cenno per memoria.
Ora io credo che in questo possa consistere una contestazione. Allora chiederei che il Pubblico Ministero leggesse il passo rilevante anche dell'interrogatorio 31 agosto, così come ha fatto degli altri due.
PRESIDENTE: Bene. Se crede, se può, il Pubblico Ministero rintracci...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, non c'è nessuna difficoltà. Per carità! Devo riprendere... Un attimo solo, eh.
PRESIDENTE: Prego, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, le leggo proprio le parole che lei pronunziò nell'interrogatorio del 31 di agosto - pagina 22 della trascrizione - a metà circa della pagina, dopo che le è stato chiesto se nel cortile c'erano altre persone oltre alla persona anziana, lei ha risposto testualmente: "No, non c'era nessuno. Ho scaricato questi pacchi, sono andato indietro, sono uscito dal cancello, me ne sono andato verso Firenze. Che quella volta sono andato a caricare alla Sabital della sabbia, che poi ho dovuto lasciare un semirimorchio là che l'ho sceso"
"A Massarosa?", le domanda il dottor Nicolosi.
"A Massarosa, sì. Ho sceso il semirimorchio là, dentro la ditta, che me l'hanno sceso con una gruetta, me l'ha sceso giù, ho caricato della sabbia e me ne sono andato a Genova e lì mi sono imbarcato poi per Palermo".
Ecco, quindi mi sembra così di aver letto testualmente tutte e tre le dichiarazioni precedenti che riguardavano questa vicenda della Sabital e quando si è verificata rispetto al primo trasporto di esplosivo per come raccontato da lei.
Ecco, allora, io le definizioni le amo tantissimo. Questa non so se sia una contestazione domandata, o una domanda contestata.
Io ho bisogno di sapere Carra, ecco, se la indicazione che lei dette la prima volta era una indicazione che lei conferma; se si rende conto, appunto, se ha presente di aver prima detto una cosa con carattere di certezza e poi di aver detto: 'no, sono incerto. Non ho sicurezza su questo punto'. E oggi, ricordate le sue precedenti dichiarazioni, che cosa è in grado di precisare.
Se ritiene di dover precisare qualcosa, non lo so.
IMPUTATO Carra P.: No, non lo preciso perché non lo ricordo se è stato esclusivamente in quel viaggio che sono andato là, alla Sabital.
E c'è in un interrogatorio mio, che più avanti si andava, io non ho mai confermato al cento per cento che è stato la mia presenza alla Sabital, proprio esclusivamente per il viaggio di via Ostiense.
E ancora oggi no me la sento di dire: 'sì, è vero', perché non lo sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre in questo primo interrogatorio, Carra, lei, ad un certo punto, fece questa dichiarazione.
IMPUTATO Carra P.: Sempre del 31 agosto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo del 31 agosto. Lei fece questa dichiarazione così, come dire... La devo ritrovare, ho perso gli appunti. Casomai sono di là.
Mi guarda per cortesia, signorina, se ho lasciato gli appunti miei di là? Oppure se se li è presi lei.
Abbia pazienza, eh, d'altra parte ha ragione l'avvocato Cianferoni: che richiamo un verbale precedente, ho bisogno di farlo testualmente e non... Però, se non trovo gli appunti, non ritrovo la pagina del verbale.
A pagina 23 di questo interrogatorio della trascrizione, pagina 23, dopo che ha raccontato appunto, aveva finito di raccontare la storia anche di Massarosa - e infatti è nella pagina successiva - lei dice:
"Dopo qualche, una settimana, sono arrivato a Palermo. Sono passati dei giorni. Dopo una settimana ho rivisto Lo Nigro che..."
Il dottor Nicolosi si inserisce e le chiede:
"Dopo l'attentato a Costanzo?"
Lei risponde: "Sì, dopo. Dopo qualche settimana, dieci giorni, così, ho visto quei... Barranca in giro e anche Lo Nigro. Niente, non mi spiegavano niente. Io aspettavo, chiedevo qualche cosa di soldi, perché avevo bisogno. Però non me ne hanno dati. Mi dicevano sempre: 'li dobbiamo ritirare i soldi, dobbiamo vendere l'hashish poi si vedrà'....". Ecco, e poi prosegue:
"Dopo giorni è venuto sia Cosimo, sia Barranca a casa mia, sempre in tarda sera, alle otto-otto e mezzo, a quest'orario qua. Sono entrati e mi hanno spiegato che dovevo fare un altro viaggio. Non ricordo bene se ho fatto prima. Confondo le date un po', non ricordo bene se ho fatto prima il viaggio a Firenze, o quello a Roma, a Milano. Però prima mi sembra - non vorrei sbagliare - l'ho fatto a Firenze".
Ecco, lei, in questo interrogatorio si sentì spontaneamente - perché si capisce dalla trascrizione - di fare questa precisazione:
"Non ricordo bene se ho fatto prima il viaggio a Firenze, o quello a Roma, a Milano. Però prima mi sembra - non vorrei sbagliare - l'ho fatto a Firenze".
Allora, tenuto conto di questa sua affermazione, tenuto conto di quello che ha detto davanti alla Corte in sede di esame, tenuto conto anche tutte le sue dichiarazioni su questo punto, ecco, com'è che lei, quando fu interrogato la prima volta, aveva il dubbio se fosse stato prima a fare il viaggio a Firenze, o il viaggio a Roma? Le domando.
IMPUTATO Carra P.: Ho precisato che non ero sicuro, perché ripeto, ho fatto tanti di quei viaggi che non... Anche se lei va a vedere, quando io ho iniziato ripeto a dire quello che avevo fatto e quello, dove mi sono trovato, ero in uno stato proprio a terra moralmente in tutti i punti di vista.
E ho sempre detto che non... Ripeto, ho fatto tanti di quei viaggi che non voglio sbagliare. Come infatti in certe cose sono sicuro e le dico: sono sicuro al cento per cento. Ma dov'è che non sono sicuro, ma non di averlo fatto, non sono sicuro a collocare come tempo.
Ma quello che ho detto e ho fatto, è lì.
Ho cercato in tutti i modi di ricostruirlo in tutti i minimi particolari, non aggiungendo o togliendo nulla, e più corretto possibile.
E ripeto oggi, davanti a tutti, dove non me la sento di essere sicuro e di dire: sono stato lì, o è stato il giorno tot, o il giorno dopo, io non me la sento di confermarlo. Perché non sono sicuro quello che ho fatto prima e quello che ho fatto dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Questa risposta che lei mi ha dato, Carra...
Formulo direttamente la domanda, sennò i difensori insorgono: lei ha presente - e comunque glielo faccio presente io, come si fa negli interrogatori, quindi in maniera formale e non discorsiva. In maniera formale - che, sempre nell'interrogatorio del 31 di agosto, sempre il primo, lei sul conto dell'epoca di questo viaggio con le tegole, lei si espresse in questo modo.
Ecco, io uno per uno, questi passaggi di questo verbale sul conto delle tegole, glieli faccio presenti, eh. E' bene che lei li abbia ben chiari.
Lei stava... A pagina 50 della trascrizione, risulta che lei sta raccontando del viaggio, quello che ha fatto a Roma, quello che fa nel periodo in cui sua moglie era a Milano per la questione della cognata, per la questione dell'investimento del bambino, l'avvocato che si era interessato, lei dice:
"Dico questo particolare perché c'era mia moglie a Milano, in questo viaggio. Ho caricato, è venuto Peppuccio di nuovo a darmi l'appuntamento al garage, ho ricaricato due ruote di queste qua, ho ricaricato di queste e mi hanno detto di farmi - arrivato a Roma - di telefonare sempre in quell'area di servizio".
Le chiede il dottor Nicolosi: "Telefonare a chi, scusi?"
"A Cosimo. No, alt, fermi, prima ho fatto il viaggio delle tegole. Prima di questo viaggio qua, comunque è stato prima o dopo il viaggio delle tegole, io dico tutti e due i viaggi per benino, ma poi non so di preciso se è stato prima, o dopo il viaggio delle tegole".
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma di quale viaggio parla dopo le tegole, prima o dopo?
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Carra, abbia pazienza. Mi lasci finire.
IMPUTATO Carra P.: Ah.
PRESIDENTE: Non ha finito.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, nello stesso interrogatorio, qualche pagina più avanti, a pagina 53 della trascrizione, ecco, dopo che il Pubblico Ministero dottor Nicolosi le chiede:
"Ma in questa villa, è quella che non è dello Scarano, quella non delle tegole, quindi, ci sarebbe stato prima o dopo del viaggio alle tegole? Ci sarebbe stato prima del viaggio alle tegole?"
"Sì".
"Quanto tempo prima?"
"Un paio di mesi. Un paio di mesi. Sia il caso... - e qui francamente... - all'anno prossimo di quell'anno".
"Cioè l'anno successivo?"
"Sì, le tegole le ho portato dopo un paio di mesi".
Ecco, qui, durante l'esame lei ha ricostruito tutta quella complessa vicenda mettendo in ordine il viaggio delle tegole, poi un successivo viaggio da Palermo a Roma con quello che succede.
Ecco, ora io lo devo far presente perché è mio dovere fare così, perché faccio questo mestiere, Ecco, nel primo interrogatorio lei non era sicuro se, mi pare si capisca da quelle dichiarazioni, non era sicuro se era stato prima o se era stato dopo. C'erano ragioni per pensare che era prima e c'erano ragioni per pensare che era dopo. Sostanzialmente era incerto, mi sembrava.
Invece qui al dibattimento i fatti lei li ha riferiti in una successione, diciamo, più sicura.
Ecco, allora come si spiega questa diversità tra l'incertezza di allora e la certezza che ha dichiarato lei con la quale, diciamo, al dibattimento ha ordinato nel tempo questi episodi?
IMPUTATO Carra P.: Con una differente, che parla sempre dell'interrogatorio degli inizi, del 31 agosto?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, io le ho contestato dei passaggi dell'interrogatorio del 31 di agosto, il primo suo interrogatorio.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Che piano piano ho cercato di ricostruire tutti i miei viaggi. Con una differenza: che magari con uno stato d'animo diverso di allora.
Poi io ho detto che, in quella occasione, quando dissi che è stato dopo il viaggio delle tegole, perché io a Giacalone, la prima volta lo vedo e lo conosco quando Giuliano me lo presenta per i problemi che io avevo per la nuova Sudferro.
Di cui, nell'arco dei discorsi, in ufficio alla Sudferro di Palermo con Pietro Diliberto, io e Giacalone, Giacalone gli dice a Diliberto che gli servo a loro che a me mi colpì, perché mi fece capire che era al corrente dei viaggi che io avevo fatto, e che gli servivo a loro e basta.
E Pietro Diliberto non ha detto più una parola.
Poi, dopo, non riesco a focalizzare il tempo giusto, ho avuto anche un incarico io da Giacalone. In compagnia di Dino Mangano che allora non conoscevo né per nome, né per niente, di cui mi diceva, prima all'inizio nell'autosalone di Giacalone, mi portò Giacalone dentro l'autosalone, che mi disse di rispondere bene a questa persona che mi voleva parlare.
Arrivò questa persona tutta ben vestita e in cravatta. Io non lo conoscevo. Di cui mi prospettò di fare, se io riuscivo ad andare col mio mezzo fuori, all'estero.
Io gli dissi che non avevo né mai andato all'estero e né licenze e né niente per potere andare all'estero.
Di cui mi ha incaricato di andare in un viaggio, senza parlare con nessuno, a Lorenteggio a Milano di cui avrei dovuto trovare il Giacalone.
Mi diedero i soldi per partire, il Giacalone. Io arrivai a Milano, ho ricevuto una telefonata alla mattina della mia presenza a Milano vicino al metro, metrò, dell'uscita a Lorenteggio, ho ricevuto la telefonata da Giacalone in cui mi diceva di andar via per i fatti miei che non si faceva nulla. Io sono andato a caricare in zona per la Nuova Sudferro. Mi recai a Palermo.
E quando incontrai Giacalone mi disse che aveva avuto nelle Calabrie un incidente con la sua auto, una Clio 16 valvole. Che poi io conosco e ho a che fare, diciamo, di presenza con Nino Mangano nel viaggio dell'hashish.
E l'ho visto in certe occasioni, accompagnavo a Giuliano nella bottega di Totò "Cacciatore". Ma solo di vista, non sapevo come si chiamasse.
Che poi, man mano, loro lo chiamavano Gesù a questa persona qua, "O' Signore" in dialetto. Le ho detto questo particolare di Giacalone alla parola detta a Diliberto dalla Sudferro perché mi colpì tanto, perché io non l'ho visto nei carichi, né in altre occasioni degli esplosivi a Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta Carra, questo episodio di Lorenteggio con questo contrordine telefonico datole da Giacalone, quanto tempo prima si verificò rispetto all'arresto di Giacalone? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Poco tempo, però non mi dica quando, perché non riesco: un mese, 20 giorni, un mese e 10 giorni, una settimana, non riesco a... Comunque non è stato lontano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora le fa qualche domanda il dottor Nicolosi, Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei, per così dire, menzionato nel corso di queste giornate di esame diverse persone. Ora vorrei che lei desse alla Corte delle indicazioni di carattere generale, su queste persone. Cioè delle descrizioni, delle caratteristiche, dei luoghi dove abitano, se lei li conosce, e diciamo tutte quelle altre indicazioni di cui lei è a conoscenza. Queste persone lei le ha fatte conoscere alla Corte in contesti.
Ora, ecco, se lei può dare delle indicazioni specifiche su ciascuna di queste persone.
E inizierei, per l'appunto, dalla persona che lei ha chiamato prima con il soprannome e poi con il suo nome e cognome e cioè da Benigno.
Ecco, ce la vuol descrivere questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Benigno è di statura bassa, capelli corti, giovane, sui 20-25 anni. Abita a Misilmeri. Non posso dire altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa che attività svolge?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto che abita a Misilmeri: c'è mai stato a casa sua?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una volta che ho accompagnato a Peppuccio Giuliano. Peppuccio... io lo chiamavo Peppuccio ma si chiama Giuseppe Giuliano, Olivetti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. C'era qualche ragione particolare per cui appunto Giuliano doveva andare a trovare questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Io non ricordo... un particolare che sono andato insieme a lui a Misilmeri un paio di volte nello stesso arco, perché lui, Giuliano parlo, cercava un consulente, o qualcosa del genere o aveva problemi con una villa che ha il padre su a Bolognetta. Però non so di che cosa hanno parlato, ripeto, perché in quella occasione si appartarono.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa per l'appunto se questa persona ha un soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì, "U' Picciriddu".
PUBBLICO MINISTERO: Perché dice così?
IMPUTATO Carra P.: Io quando l'ho sentito solo per la statura si può mettere secondo me un soprannome simile.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, passiamo a Barranca. Ecco, ci dà delle indicazioni su questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì, a Barranca lo vorrei ringraziare in particolare, comunque, lo volevo ringraziare in particolare se è presente.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza Carra, risponda...
IMPUTATO Carra P.: Scusatemi.
PUBBLICO MINISTERO: Risponda alle mie domande.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, vuol descrivere Barranca?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E' un ragazzo sui 30 anni, 35 anni. E' alto, è magro, capelli corti, di carnagione scura. E' vestito a nero perché gli è morta anni fa una sorella. Abita alla zona di piazza Guadagna, di fronte dove abita una mia sorella.
PUBBLICO MINISTERO: E' persona che lei conosce da molto tempo?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire quanti anni?
IMPUTATO Carra P.: Mah, da tanti anni. Non riesco a dire neanche quanto.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se questa persona ha un qualche, per così dire, soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quale?
IMPUTATO Carra P.: Ghiaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se dispone di qualche autovettura?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Aveva una Polo, poi l'ha cambiata negli ultimi tempi per una Micra. E la macchina di Totò quella rossa del viaggio che non ricordavo prima è una Micra rossa; e lui aveva una Micra grigia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, passiamo a descrivere, per così dire, un'altra persona che lei più volte ha nominato e cioè Cosimo Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: Cosimo Lo Nigro è basso come statura, un po' grasso... grasso, non proprio grasso, di corporatura abbastanza... non so la parola giusta come dire. Ha i capelli neri, abita in via Amedeo D'Aosta o viale dei Picciotti, perché sono due vie che fanno a incrocio però non so se lui è in via Amedeo D'Aosta o viale dei Picciotti. Abita sopra, che c'è lo stabile con la scuola sotto e lui abita sopra. Le abitazioni sono sopra una scuola.
Era fidanzato con la figlia di Giacalone. Ha in via Bergamo una pescheria. Aveva allora una Renault verde e una Clio.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se disponeva di qualche altro mezzo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, una motocicletta Transalp Honda.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se poi queste macchine era, per così dire, rimaste sempre le stesse?
IMPUTATO Carra P.: No, no, l'ha venduta una, mi sembra forse la Renault e ha preso una 106 rossa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, passiamo alla persona che lei ha indicato, diciamo alternativamente, col nome di Giuliano, poi di Peppuccio, poi di Olivetti. Quindi, chiamiamolo Giuliano. Ci vuol descrivere questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano è anche lui di bassa statura, non molto... non è né alto e né basso, è una statura normale come altezza. E' enorme, grosso. Lui abita in via Orsa Minore comunque Falsoniele, non vorrei sbagliarmi nella via, all'altezza di un ristorante, Sombrero.
E' sposato con la figlia di... comunque suo suocero abita dove c'è il magazzino dove c'era l'Ape di Lo Nigro, il magazzino di Lo Nigro, abita in questo stabile. Lavora nella pescheria di Tagliavia a piazza Sant'Erasmo. Suo padre è "U' postino", è un soprannome, il padre di Giuliano, Totò, abita in via Messina Marina, zona Sperone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi il padre di Giuliano è persona che lei conosce?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ha detto Totò, quindi Salvatore?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Detto?
IMPUTATO Carra P.: "U' postino".
PUBBLICO MINISTERO: Perché detto il postino?
IMPUTATO Carra P.: Perché lavora nelle poste e a volte l'ho accompagnato anch'io alla posta in via, nella zona delle case popolari allo Sperone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa che macchina ha, se ne ha, Giuliano? Se ne aveva all'epoca insomma della sua frequentazione?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano aveva un'Opel Corsa bianca, poi l'ha venduta. Aveva una Clio rossa. Il padre aveva una Renault 9. E negli ultimi tempi Giuliano aveva una Tipo bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, stamani lei mi pare, in apertura d'udienza, ha citato Pizzo. Ecco, ci vuol parlare di questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Giorgio Pizzo è un metro e 70, sarà. Capelli corti. Lavora all'AMIA che c'è alla zona industriale Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Cos'è l'AMIA, Carra?
IMPUTATO Carra P.: E' una ditta dell'acquedotto, delle fognature. Che hanno fatto una specie di contratto insieme tra acquedotto e fognature. Comunque lui...
PUBBLICO MINISTERO: Sarà AMIA dalla sigla, potrebbe essere l'Azienda Municipalizzata?
IMPUTATO Carra P.: Esatto. Faceva il geometra dentro, in questa ditta, di cui un paio di volte io accompagnai Giuliano Olivetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ce lo vuol descrivere Giorgio Pizzo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, un metro e 70, capelli corti. Abita in via Monte Federico, però non so se è la madre che ci abita qui e lui abita in un altro posto. Comunque io lo andai a trovare una volta con Giuliano, ma non sono salito a casa sua, sempre parlo della casa di via Monte Federico.
Ho avuto occasione di vederlo nel viaggio dell'hashish con dei guanti messi e il fucile Kalashnikov nelle mani, nel primo viaggio che ho fatto dell'hashish da Carini-Palermo, Palermo-Milano. Che nelle stesse condizioni c'era lo Spatuzza, con i guanti quelli plastificati dove mi colpì che mi dissero che se avevo avuto un fermo di non scendere dal camion che ci avrebbero pensato loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi stamani, mi scusi Carra, lei stamani spontaneamente mi pare, in apertura di udienza ha riferito circostanze relative a Pizzo, che non aveva riferito nei precedenti esami.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io Pizzo lo conobbi come Giorgio, non sapevo che si chiamava Pizzo, nel primo carico di esplosivo che ho fatto nel mio garage, insieme a Lo Nigro e a Barranca. Poi non l'ho più visto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non l'ha più visto durante questi trasporti di cui abbiamo parlato diciamo nei giorni scorsi. L'ha rivisto in questa occasione dell'hashish da Carini a Palermo?
IMPUTATO Carra P.: No, ho avuto altre occasioni da vedere... Diciamo che incomincio a praticarlo dall'estate '94.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ed ha rapporti con Giorgio Pizzo diciamo dall'estate '94 in avanti e Giorgio Pizzo aveva rapporti con le altre persone che abbiamo sin qui menzionato?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Passiamo ora a un'altra, a descrivere... Senta, che, per completare su Pizzo, sa se aveva un soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì, aveva un soprannome.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda qual'era questo soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sto cercando di ricordarlo, non mi viene in mente. "Topo Gigio", mi sembra. Almeno di quello che ho sentito io una volta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, passiamo a Spatuzza.
IMPUTATO Carra P.: Spatuzza è un metro e 75, capelli corti, fisionomia, carnagione chiara. Di statura abbastanza robusta. Abita in via Monte Federico, all'inizio.
Anche lui era in possesso di una motocicletta, perché lo vedevo spesso con una motocicletta. Negli ultimi tempi cambiò tante macchine, che le cambiava con Betta e Maurizio, sono due persone che curavano la latitanza di questa persona. Poi cambiò e aveva una Panda verde.
Anche lui era nelle condizioni di Giorgio Pizzo nel momento in cui si caricava quell'hashish. E' stato proprio a lui a dirmi se avevo un fermo di non scendere dal camion per nessun motivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi Carra, le chiederei di dettagliare una sua affermazione a proposito di Trombetta: lei ha detto curava la latitanza di Spatuzza. C'era qualche fatto concreto particolare che le fa rendere questa dichiarazione?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo vuol riferire alla Corte?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Lui da latitante mi contattò Maurizio, diciamo il socio di questo Trombetta e mi portò in una trattoria in viale Regione Siciliana, dentro lì, che c'era lo Spatuzza che mi voleva parlare. Entrai dentro e trovai Trombetta, un'altra persona che col tempo ho capito che era il Buffa; era un ragazzo che io ho visto un paio di volte in via Oreto, però non sapevo come si chiamasse e questo Maurizio.
In questa occasione lui era preoccupato sulle telefonate, di cui io gli dicevo che io non mi ricordavo di una telefonata...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, scusi Carra, vuol far capire alla Corte cosa significa che Spatuzza era preoccupato delle telefonate e ne parlava con lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente era preoccupato sulla telefonata da me ricevuta lì a Firenze, a Prato, nell'occasione del trasporto di esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, questa telefonata da quale apparato cellulare era partita? Questa che lei aveva ricevuto?
IMPUTATO Carra P.: A come ho potuto capire, che mi viene in mente adesso, era il suo cellulare.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il cellulare di Spatuzza?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Che ce l'aveva con Barranca perché dice che è stato il Barranca a chiedergli di telefonarmi.
PUBBLICO MINISTERO: A chiedere a chi, scusi?
IMPUTATO Carra P.: A Spatuzza di telefonarmi.
PUBBLICO MINISTERO: A Spatuzza o a Lo Nigro?
IMPUTATO Carra P.: Praticamente, a me mi telefonò Lo Nigro.
AVV. Cianferoni: Presidente, abbia pazienza, opposizione. Opposizione da parte dell'avvocato Cianferoni perché mi sembra suggestiva la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, bene. Sì, perché suggestiva?
AVV. Cianferoni: Perché pone un'alternativa. La domanda poteva essere posta: a questo signor Spatuzza o ad altri? Per dire, no? Si pone un'alternativa.
Sulla suggestività delle domande, cioè sulla categoria della suggestività come spendibile anche in sede di esame dell'imputato, perché già l'altra volta avevo fatto questo tipo di eccezione, il Pubblico Ministero sostenne che verso l'esame dell'imputato non fosse comparabile la categoria della suggestione.
Invece ricordo a me stesso che le norme di cui agli articoli 468 e 499: si possono e si devono applicare anche in sede di esame delle parti private e in questo senso mantengo l'opposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
PRESIDENTE: Vorrei solo sapere, avvocato, se ce lo spiega: in che senso la domanda sarebbe suggestiva? Perché in realtà, mi scusi, mi pare, posso avere capito male, che il Pubblico Ministero abbia chiesto una precisazione: se la famosa telefonata sarebbe stata fatta da Spatuzza o da Lo Nigro.
AVV. Cianferoni: Eh, suggerisce la risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, avvocato Cianferoni, forse...
AVV. Cianferoni: Suggestiva in questo senso.
PUBBLICO MINISTERO: Forse è... non è nemmeno. E' di chiarificazione rispetto a una, anche fra l'altro, a una precedente affermazione fatta al dibattimento da Carra. Perché Carra ci ha riferito che in occasione di quegli spostamenti aveva ricevuto la telefonata nella notte da Lo Nigro.
Quindi, siccome si parla di una telefonata ricevuta sul cellulare, se per caso, invece che Spatuzza a telefonargli era stato per l'appunto il Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io stavo finendo di spiegare...
PRESIDENTE: Mi scusi ma non riesco a capire dove ci sia...
AVV. Cianferoni: Presidente, l'opposizione...
PRESIDENTE: Avvocato.
AVV. Cianferoni: ... la mantengo nei termini per prima detti e poi, insomma, questo è quanto.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, qui si tratta di capire se una certa attività sarebbe stata svolta da un imputato o da un altro imputato. Non riesco a capire dove sia la suggestione. Si chiede semplicemente all'interrogato, all'esaminato di essere preciso - se è in grado di essere preciso - perché ovviamente la questione va contestata a suo tempo casomai all'uno o all'altro. Non riesco a capire dove ci sia suggestione.
AVV. Cianferoni: Va bene Presidente, io mantengo ferma...
PRESIDENTE: E' in grado di rispondere?
IMPUTATO Carra P.: Certo. Non mi hanno fatto finire di spiegare. Stavo spiegando...
PRESIDENTE: Ora finisca.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ci mancherebbe altro. Io stavo spiegando che lui si lamentava, perché siccome non è successo una volta sola che Spatuzza mi contattò da latitante per avere anche spiegazioni su questa telefonata di cui io gli dicevo a lui io non me la ricordo questa telefonata e lui era sempre preoccupato. E si lamentava che questa telefonata da me ricevuta è stata fatta nell'insistenza del Barranca.
Poi a me le telefonate, io da Spatuzza personalmente non le ho mai avute. Però lui in queste due, tre volte, occasioni, perché sono stato anche in un altro posto da lui latitante, che mi contattò, vicino Gibili Rossa, zona Ciaculli.
PRESIDENTE: E insomma, sostanzialmente gli continuava a contestare questa telefonata...
*IMPUTATO Carra P.: Che io gli dicevo non me la ricordo questa telefonata.
PRESIDENTE: Bene. Faccio presente che sono quasi le ore 19.00.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, con questa carrellata stiamo quasi concludendo, comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Forse è il caso che il Presidente ci dica...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che programmi...
PRESIDENTE: Noi avremmo idea che la giornata è stata abbastanza intensa, cosa che mi fa piacere, ma ci sono i Giudici Popolari che cominciano a non poterne più.
PUBBLICO MINISTERO: Io Presidente penso che...
PRESIDENTE: Dica lei.
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo interesse a farlo con la massima...
PRESIDENTE: Con calma.
PUBBLICO MINISTERO: ... precisione.
PUBBLICO MINISTERO: No, voglio dire, chiudere di fretta l'esame non avrebbe senso.
PRESIDENTE: Benissimo, riprendiamo domattina alle 09.00.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente no, mi scusi tanto.
PRESIDENTE: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Non la voglio mettere in mora, non ci penso nemmeno, tantomeno la Corte. E' semplicemente, se il Presidente più o meno dà la coordinata di ordine temporale, dice: stiamo qui un altro quarto d'ora, stiamo qui un'altra ora, varia anche...
PRESIDENTE: Stiamo qui altri 10 minuti.
PUBBLICO MINISTERO: E allora forse conviene aggiornarci senz'altro perché...
PRESIDENTE: A domani mattina.
PUBBLICO MINISTERO: 10 minuti servirebbero soltanto per fare...
PRESIDENTE: No, ma io mi rendo conto...
PUBBLICO MINISTERO: ... un altro piccolo passo avanti e non concluderemmo l'opera.
PRESIDENTE: Io non ho posto limiti di tempo né al Pubblico Ministero, né lo porrò ai difensori. Sono cose talmente delicate che hanno bisogno del tempo che occorre.
Però c'è da tener conto anche delle abitudini, delle capacità di resistenza, della capacità di attenzione della Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Non so cosa pensa di fare il dottor Nicolosi: utilizzare questi altri 10 minuti?
PUBBLICO MINISTERO: Abbiamo una rassegna delicata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi forse è meglio fermarsi qui Presidente, anche il dottor Nicolosi...
PRESIDENTE: Riprendiamo domattina alle ore 09.00.
AVVOCATO Florio: Chiedo un secondo soltanto, per chiedere non tanto alla Corte ma al Pubblico Ministero se ci può, bene o male, indicare quanto ancora durerà l'esame. In quanto è interesse, quantomeno di questa difesa, naturalmente avere le trascrizioni complete per potere porre in essere un controesame...
PRESIDENTE: Dovete anche tenere conto che anche le trascrizioni hanno dei tempi tecnici che possiamo restringere ma non oltre un limite.
AVVOCATO Florio: No, è ovvio. Appunto per questo. Diciamo chiarissimamente, è interesse almeno di questo difensore e parlo soltanto a titolo personale ovviamente, effettuare il controesame o nella giornata di sabato o di lunedì.
PRESIDENTE: Avvocato guardi, il controesame lo inizieremo non appena il Pubblico Ministero avrà terminato. Perché ci saranno suoi colleghi in grado di poter intervenire, io penso, anche subito. Ci saranno altri come lei che chiederanno... tanto non siete pochi, non credo che siano controesami rapidi e quindi lei avrà tutto il tempo di avere le registrazioni con tutto quello...
AVVOCATO Florio: Per questo chiedevo al Pubblico Ministero più o meno quanto...
PRESIDENTE: Se ce lo può dire, siamo felici anche noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma io penso di poter indicare in un'oretta ancora, la conclusione del discorso.
PRESIDENTE: Un'oretta. Purtroppo l'oretta ce la facciamo domani mattina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo. E' quello che suggerivo anch'io a questo punto.
PRESIDENTE: Va benissimo. Allora riprende l'udienza domani mattina, ovviamente l'udienza prosegue anche sabato perché qui bisogna utilizzare tutti i tempi possibili.
Buonasera. Traduzione degli imputati detenuti.
UDIENZA DEL 28 FEBBRAIO 1997
(MATTINA)

PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Bagarella: rinunciante. Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni, presente.
Barranca.
IMPUTATO Barranca: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente. Avvocato Barone e Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
IMPUTATO Benigno: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e Maffei. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni. Almeno credo.
Brusca Giovanni: rinunciante. Avvocato Ligotti. Sostituito dall'avvocato Falciani.
Calabrò Giovacchino: rinunciante. Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristofaro: rinunciante. Avvocato Di Peri e Rocchi. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Carra Pietro: è presente. Avvocato Cosmai.
AVVOCATO Gennai: Avvocato Gennai in sostituzione dell'avvocato Cosmai.
PRESIDENTE: Benissimo.
Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili, Falciani che lo sostituisce, presente.
Ferro Giuseppe: presente. Avvocato Anania e avvocato Cianferoni, che è presente.
Ferro Vincenzo: contumace. Avvocato Traversi e Gennai, che è presente.
Frabetti Aldo. Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero.
AVVOCATO Battisti: Avvocato Battisti in sostituzione dell'avvocato Monaco.
PRESIDENTE: Non la vedo, mi scusi.
AVVOCATO Battisti: Eccomi. Sono qui Presidente.
PRESIDENTE: Ah, grazie avvocato.
PRESIDENTE: Giacalone Luigi: rinunciante. Avvocato Dieci, avvocato Bennati e avvocato Florio. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, c'è, presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: latitante. Avvocato Stefani. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Fragalà, avvocato Florio. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Era presente... Mah, sostituisce l'avvocato Falciani.
AVVOCATO Falciani: No, Presidente.
AVV. Cianferoni: Posso sostituirli anche io. So che ha un impegno Presidente. L'avvocato Bagattini è impegnato, lo sostituisco io.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato Cianferoni.
Messina Denaro: latitante. Avvocato Natali, avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Pizzo: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo e Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, Usai, Roggero. Sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Battisti: Avvocato Battisti presente.
PRESIDENTE: Battisti.
Scarano Antonio: rinunciante. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi. Sostituiti dall'avvocato...
AVVOCATO Falciani: Falciani in sostituzione, Presidente.
PRESIDENTE: ... Falciani.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare: latitante. Avvocato Farina. Sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Tudino Vittorio: rinunciante. Avvocato Gallina, Di Benedetto. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Il Pubblico Ministero può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Carra, ieri sera nella chiusura dell'esame, lei ha fatto riferimento a una persona che ha indicato con il nome di Trombetta, se lo ricorda?
*IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il nome di battesimo di questa persona lo conosce? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: No, non me lo ricordo per il momento.
PUBBLICO MINISTERO: Sa che cosa faceva questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Sì, aveva un autolavaggio alle case popolari lì dello Sperone. E' una zona di Palermo. Ed era insieme a questo Maurizio.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Maurizio, insieme nel senso che avevano l'attività insieme?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei ha fatto ieri delle precisazioni, parlando di questo Trombetta, relative peraltro a Spatuzza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se Spatuzza ha famiglia, cioè se è sposato, ovvero se è celibe?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Ha una moglie e un bambino.
PUBBLICO MINISTERO: Ha fratelli Spatuzza, sorelle?
IMPUTATO Carra P.: Sì, un fratello.
PUBBLICO MINISTERO: Un fratello che lei conosce, che lei ha conosciuto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato, ha fatto vari riferimenti a una persona che ha indicato con il soprannome di Totò, poi con il soprannome, o nomignolo che sia, "Cacciatore", poi ha detto il nome, il cognome, Grigoli Salvatore.
Ecco, conosce altro sul conto di questa persona? Sa dove vive, dove viveva, se conduceva un'attività, se aveva famiglia, se non ce l'aveva?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Ha una moglie e un bambino. Allora aveva un bambino da quello che ho saputo io. Abita in Corso dei Mille in una traversa che c'è un deposito di, "Siciliana bibite", una cosa del genere. Abita all'inizio di questa strada, ha, sempre in Corso dei Mille, un negozio di tutto sport.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè di articoli sportivi?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Quando lo conobbi io aveva una Polo blu, che poi la cambiò per una Golf.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, fisicamente questa persona la sa descrivere?
IMPUTATO Carra P.: Sì, è basso di statura, capelli ricci, neri, carnagione un po' scura.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei personalmente la conosceva questa persona prima che avvenissero tutti i vari fatti che ha raccontato?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha mai avuto i numeri telefonici di questa persona? Sento che sta parlando di un negozio di articoli sportivi, quindi un eventuale numero di telefono di un negozio, un eventuale numero di telefono di un'abitazione, dei familiari di questa persona?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi è possibile che lei, con l'uno o l'altro dei cellulari che ha avuto nella sua disponibilità, possa aver telefonato mai a questa persona, o a casa, o al negozio, o alla famiglia?
IMPUTATO Carra P.: Da parte mia, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Dal momento che risulta che il suo cellulare, per meglio dire, il cellulare intestato a suo moglie, è stato utilizzato per fare una telefonata a un'utenza telefonica riconducibile alla famiglia - la famiglia della moglie per l'esattezza - di questo signore, di questo Totò, lei è in grado di spiegare come può essere avvenuta questa telefonata?
IMPUTATO Carra P.: Ripeto, da parte mia io non ho mai chiamato questo signore in nessun posto e neanche avevo numeri di telefono. Ricordo che io in queste occasioni l'unica volta del telefono mio è stata Giacalone a Roma, di cui mi chiese che doveva chiamare a casa, però non so chi ha chiamato Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, il cognome Fiordispina le dice qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: Come?
PUBBLICO MINISTERO: Il cognome Fiordispina le dice qualche cosa?
IMPUTATO Carra P.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Una domanda che non c'entra niente col signor Grigoli, o Totò che dir si voglia.
Lei sa se l'autista suo, quello che ha menzionato più volte, Luigi La Rocca, è sposato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conosce il nome o il cognome della moglie?
IMPUTATO Carra P.: No. Conosco però la moglie e i figli. Ha tre figli. Abita a Belmonte Mezzagno, però non lo so, non mi ricordo il nome della moglie.
PUBBLICO MINISTERO: A lei è capitato di chiamare La Rocca a casa propria, utilizzando il suo cellulare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, tante volte.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, rispetto a quando lei è stato arrestato, Grigoli per l'ultima volta l'aveva visto recentemente oppure era già trascorso del tempo?
IMPUTATO Carra P.: Dal mio arresto io Grigoli, non vorrei sbagliarmi, l'ho visto nel discorso del foglio.
PUBBLICO MINISTERO: Quel foglio della DIA?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, di Giacalone lei ha mai conosciuto se aveva qualche soprannome, qualche nomignolo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, "Barbanera" lo chiamavano.
PUBBLICO MINISTERO: Veniva chiamato "Barbanera" da quali persone? Che ne so, dagli amici, oppure dal gruppo di persone delle quali lei ha parlato?
IMPUTATO Carra P.: Del gruppo di persone che io ho parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lo chiamavano abitualmente con questo soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa che attività svolgeva questa persona, cioè Giacalone? Se aveva un'attività.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ha un autosalone, compra e vende macchine. Autosalone Giacalone, in via Pecoraino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Si ricorda, sa, ha mai saputo...
PRESIDENTE: Vuole ripetere, scusi, il nome dell'autosalone per favore?
IMPUTATO Carra P.: Autosalone Giacalone.
PRESIDENTE: Giacalone.
IMPUTATO Carra P.: Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se questa persona ha famiglia?
IMPUTATO Carra P.: Sì. C'ha moglie e uno o due figlie, però non ho avuto occasione di... conoscevo solo una delle figlie che era la fidanzata di Lo Nigro, però non so quanti figli ha di preciso. E abita anche lui nel Corso dei Mille.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, ieri lei ha risposto ad alcune domande relative alla persona di Giuliano e ha parlato anche del padre di questa persona, l'attività che faceva. Le risulta, ha mai saputo, se qualcuno della famiglia Giuliano avesse subìto degli arresti? Non parlo di Giuliano Francesco, il suo coimputato, ma qualcuno della famiglia.
IMPUTATO Carra P.: Della famiglia, il padre.
PUBBLICO MINISTERO: In che epoca lei ricorda che il padre di Giuliano fosse detenuto?
IMPUTATO Carra P.: O fine '93 o inizio '94.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè l'inizio della detenzione?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Perché io mi ricordo che all'inizio di questi trasporti spesso andavo a piazza Sant'Erasmo che avevano una pompa di benzina, un distributore IP. E lì spesso io lo incontravo al padre di Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le dicono qualche cosa i cognomi Vella e Ciaramitaro?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Giovanni Vella e Vincenzo... No, Vincenzo Vella e Ciaramitaro Giovanni. Erano in società e avevano una... onoranze funebri a piazza Torrelunga, sempre una zona di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa se qualcuno di questi due, o entrambi, aveva qualche soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Giovanni Vella aveva "U' pacchione" lo chiamavano.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Giovanni allora è il Vella o Ciaramitaro?
IMPUTATO Carra P.: Ciaramitaro Giovanni e Vincenzo Vella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora il soprannome...
IMPUTATO Carra P.: Giovanni Ciaramitaro, "U' pacchione" lo chiamavano.
PUBBLICO MINISTERO: Magari dica alla Corte che cosa vuol dire questo soprannome perché...
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto. Praticamente "U' pacchione" in dialetto siciliano è una persona enorme.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè molto bene in carne, vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se con queste due persone avevano rapporti, qualcuna aveva rapporti, qualcuna delle persone protagoniste dei fatti secondo il suo racconto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, tutte e due rapporti li avevano con tutti loro. Anche io mi sono trovato in un'occasione che il Giuliano chiedeva la tessera, la carta d'identità al Vella per lo "zio", di cui poi in un'occasione lo "zio" ho saputo che era lo Spatuzza. E lui gli fece la fotocopia nella sua cosa, nella sua bottega di onoranze funebri e gliele diede.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lo "zio" lei lo ha associato a Spatuzza come soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché mi è successo in un altro appuntamento che mi venne a contattare Maurizio, l'amico di Trombetta, di cui mi disse che c'era lo "zio" che mi voleva parlare e mi portò in un altro posto, ai Ciaculli, che gli dicevano nell'acqua. Però non so perché, non so perché lo chiamassero così.
PUBBLICO MINISTERO: E lei si incontrò effettivamente con Spatuzza poi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Quindi da questo nasce il collegamento, il soprannome lo "zio" al nome Spatuzza?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta Carra, nel corso delle indagini preliminari lei ricorda che le siano state mostrate delle fotografie?
IMPUTATO Carra P.: Di persone?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le chiedo un particolare sul conto di due persone. Ricorda che le sia stata mostrata la fotografia di questo signor Spatuzza?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che le sia stata mostrata la fotografia di questo signor Grigoli, o Totò?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di aver riconosciuto la persona di cui parlava nelle foto che le furono mostrate?
IMPUTATO Carra P.: Tutte all'infuori di Nino Mangano che aveva i baffi, che io l'ho conosciuto senza baffi.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, credo di capire ma si spieghi meglio con la Corte.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Praticamente ho avuto mostrate delle fotografie, di cui ho riconosciuto tutti, all'infuori di Nino Mangano, di cui mi mostravano una foto di anni fa con i baffi. Io non conoscevo però guardandolo bene, togliendo i baffi si riconosceva che era lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Vuole, maresciallo, per cortesia, proiettare una foto? Che è la foto - lo dico per i difensori ovviamente, perché non si tratta di materiale che sta negli atti di cui dispone la Corte - si tratta della foto numero 1 di un album formato dalla DIGOS della Questura di Firenze ed allegato ad un'annotazione datata 7 settembre 1994. Questa è la foto numero 1.
Chi è questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Spatuzza Gaspare.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è certo?
IMPUTATO Carra P.: Sicurissimo.
PRESIDENTE: Possiamo fare una domanda di chiarimento a proposito di un'affermazione di poco fa?
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Mi pare che abbia detto che lo Spatuzza aveva come soprannome lo "zio".
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma negli ultimi tempi mi è successo questi due particolari...
PRESIDENTE: Sì, ma era una cosa, un soprannome di cui lei non sa spiegare il motivo, oppure perché era zio di qualche altro?
IMPUTATO Carra P.: No, no, non mi sono spiegato il Maurizio quella volta, in quella occasione soltanto disse lo "zio". Io calcolai la carta d'identità, che il Vella nella sue onoranze funebri aveva dato a Giuliano. Perché Giuliano in quella occasione gli aveva detto che gli serviva per lo "zio".
PRESIDENTE: Ho capito. Basta.
PUBBLICO MINISTERO: Senta... Aspetti un attimo maresciallo.
E' questa, Carra, la foto che le fu mostrata nel corso delle indagini preliminari?
IMPUTATO Carra P.: Non vorrei sbagliarmi, sì. Accanto c'era la moglie, che è ritagliata questa foto.
PUBBLICO MINISTERO: Passiamo alla seconda foto dicendo che si tratta della foto numero 20 di un album fotografico formato dalla DIA di Firenze, datato 07/08/1995, ricevuto dal Pubblico Ministero l'08/08/1995.
Chi è questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Totò "Cacciatore". Grigoli Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro?
IMPUTATO Carra P.: Sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Carra, lei ha parlato, nel corso dell'esame, di una persona che ha indicato in relazione a un certo fatto - ma non è su questo che le devo fare la domanda - che ha indicato con il nome di Tudino Vittorio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, di questa persona, prima di tutto, lei si ricorda com'è, per meglio dire, in che termini per la prima volta parlò di questa persona appunto nel corso delle indagini preliminari?
IMPUTATO Carra P.: Come, non ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che la domanda sia un po' troppo poco suggestiva. Cioè dire: lei si ricorda da che cosa, quale situazione, quale circostanza, quale dato nel corso delle indagini preliminari provocò in lei l'indicazione di questa persona, di questo Tudino Vittorio?
IMPUTATO Carra P.: Dove collocai io la persona come Tudino Vittorio? Dove l'ho visto per la prima volta? Non ho capito la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi, la mia domanda è fatta in un certo modo, ma non credo di poterla fare diversamente.
Volevo dire questo: lei ha ricordo se di questa persona lei parlò fin dal primo interrogatorio? Ovvero se parlò solo a partire da un interrogatorio successivo? Uno dei successivi interrogatori?
IMPUTATO Carra P.: Mi sembra che ne parlai io di un certo Vittorio, però non ricordavo né il nome, né niente, avevo voluto vedere la foto disse, se non sbaglio.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, abbia pazienza. Stavolta non ho capito io.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente io, se non mi sbaglio, sono stato io a dire di un certo Vittorio però non sapevo il cognome, che si chiamasse Tudino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Di cui gli dicevo di farmi vedere qualche foto per vedere un po' di individuarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma la specifica circostanza relativa a questa persona, a questo Tudino, ecco lei ricorda sulla base di quale dato, di quale elemento lei la ricordò, lei disse che le veniva in mente?
IMPUTATO Carra P.: No. Non me lo ricordo questo particolare. A meno che lei non confonde Cristoforo...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
IMPUTATO Carra P.: Cannella. Perché forse lei confonde anche persone. Perché io ho avuto una persona che oggi è sentito che è presente, Cristoforo Cannella, però che non so se sia lui perché l'ho visto in foto nel momento in cui, dell'arresto. Di cui c'è stata una persona che io parlai dall'inizio, il primo viaggio dell'hashish da Palermo, con Scarano, a Roma, di cui questa persona qua si fermò con una Y10.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: E mi cercava il Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Io ho fatto finta di non capire e lui disse: 'va be', se arriva Barranca, ho bell'e capito'. Praticamente lui, io cosa gli dovevo dire, non lo conoscevo sicché mi tenevo...
E mi disse di riferire a Barranca quando arrivava al garage, di mandarlo all'autosalone da Giacalone, che lui avrebbe capito.
Che poi in un interrogatorio in carcere, che ero detenuto, con... non ricordo chi è di Palermo, che ha detto, mentre parlavo, un soprannome di cui io dissi che era la persona in cui aveva la macchina, la Y10 questa persona qua come soprannome, che non ricordo.
Però che il lo seppi dopo il soprannome di questa persona qua, che me lo disse il Barranca.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi è questa persona, tanto per andare al concreto.
IMPUTATO Carra P.: Ricostruendo il fatto, dovrebbero essere questo Cristoforo Cannella, però non posso precisarlo.
PRESIDENTE: Cioè non è sicuro.
IMPUTATO Carra P.: Non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma io non...
PRESIDENTE: Eh?
IMPUTATO Carra P.: Non sono sicuro.
PRESIDENTE: E quale sarebbe il soprannome?
IMPUTATO Carra P.: Non me lo ricordo. Comunque io l'ho detto all'inizio di questa persona qua, però non lo ricordo per il momento il soprannome.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io non avevo sbagliato la domanda. Io parlavo specificamente proprio di Tudino Vittorio e non di Cannella.
Dunque, nell'interrogatorio dell'11 ottobre 1995, trascrizione pagina 52-53 - glielo faccio presente in modo formale - lei dopo aver visto una certa fotografia, ha detto che la persona in questione era Vittorio:
"Quello che ho visto sia nella villa di Di Filippo, sia in una occasione per caricare i pacchi".
Il Pubblico Ministero le domanda: "Un'occasione?"
Lei risponde: "Per caricare i pacchi".
"Pacchi dell'esplosivo?"
"Sì".
"E sarebbe la persona che lei ha visto una sola volta?"
"No, quello è all'inizio che ho parlato ed era pure nel discorso dell'hashish che ho parlato. Nel garage in via Messina Montagna".
Poi si risofferma a parlare della persona della foto numero 1 e poi ritorna, subito dopo, il Pubblico Ministero su quest'altra foto e dice:
"Scusi un attimo, nella foto 2, questo Vittorio, questa persona la colloca in qualcuno dei fatti che ha parlato?"
"Sì".
"In quale fatto?"
"Non me lo ricordo di preciso quale fatto".
"Ma ricorda di averlo visto?"
"Sì".
"Ma c'entrava in qualche maniera nei trasporti di esplosivo che lei ha fatto durante quegli anni?"
"Non posso dire ci entrava, però era lì".
"Era lì, in che senso?"
"Era al corrente di quello che, come ho visto io, ha visto anche lui".
"Ma come fa a dire questo? L'ha vista questa persona assieme a Cosimo Lo Nigro e a Barranca?"
"Sì, insieme a Spatuzza".
"Ma in occasione dei trasporti di esplosivo? Io, su questo, voglio farle fare mente locale".
"Sì".
"In quale occasione?"
"Non vorrei sbagliarmi, ma è stato in quello che poi ho saputo di Contorno".
"Dove lo ha visto, a Palermo?"
"Sì, a Palermo".
AVVOCATO Gramigni: Presidente, scusi, mi sembra che la...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi?
AVVOCATO Gramigni: ... contestazione sembra traballando.
PUBBLICO MINISTERO: No, sto facendo una contestazione.
PRESIDENTE: Ora si sta semplicemente ricostruendo quello che...
AVVOCATO Gramigni: Appunto.
PRESIDENTE: Mi scusi. L'esaminato ha fatto queste dichiarazioni. Siccome non è in grado di rispondere, perché dice di non ricordarsi con esattezza...
AVVOCATO Gramigni: Ho fatto una contestazione.
PRESIDENTE: ... gli contesta quello che ha dichiarato in precedenza.
AVVOCATO Gramigni: Certo.
PRESIDENTE: Mi pare che siamo nel classico caso della contestazione.
AVVOCATO Gramigni: Presidente, se permette, mi perdoni. Credo che la contestazione non possa muovere da un tipo di domanda: 'lei si ricorda cosa ha detto nell'interrogatorio X?'
E, a risposta negativa, gli si rilegge e gli si contesta...
PRESIDENTE: Io direi che la contestazione consiste proprio in questo.
AVVOCATO Gramigni: No, a mio modesto avviso...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, abbia pazienza.
Lei può dire no quanto vuole. Io purtroppo ho il dovere di dirle: la contestazione si fa così.
AVVOCATO Gramigni: Comunque vi è una opposizione in questo senso.
Ora, non mi sono opposto prima perché chiaramente l'esame del Pubblico Ministero ha una sua fisiologia.
Ma voglio dire: non si può pretendere che la domanda da cui si muove la contestazione, in caso di risposta negativa "Non ricordo", sia: 'lei si ricorda di avere fatto un interrogatorio in una certa data, si ricorda cosa ha detto in quella data'.
Si fa una domanda su una certa circostanza di fatto che sarà quella che fu oggetto all'epoca della domanda; se la domanda è negativa o "Non ricordo", o è difforme, si contesta.
Ma sennò qui è chiaro che si fa prima a leggere tutti gli interrogatori, perché è impossibile che il signor Carra si ricordi quale fu l'oggetto di un certo interrogatorio e che tipo di risposte e a che tipo di domande lui fornì.
Questo è la posizione che io sommessamente le volevo rassegnare, ecco, nient'altro.
PRESIDENTE: Avvocato, anche lei al suo momento farà le contestazioni e le potrà fare benissimo in questa maniera, perché è la forma classica della contestazione. Quindi, la sua contestazione è respinta.
Prosegua, il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Io le ho letto questa parte di questa trascrizione, di questo interrogatorio, proprio perché la mia domanda, Carra, mirava a ricordare, o meglio, ad ottenere da lei una risposta sul punto: se si ricordava com'è che le era venuta in mente la circostanza di coinvolgimento di questa persona in un certo fatto.
Ecco, questo anche per dire all'avvocato Gramigni. Perché mi sembra, voglio dire, sia nel dovere del Pubblico Ministero anche portare l'esame sul modo col quale certe dichiarazioni sono originate nel corso delle indagini preliminari.
Ed è quello che io ho cercato di fare.
Mi sembra oltretutto garantendo gli imputati più di quanto normalmente non si faccia.
Allora, ora che le ho letto questa dichiarazione, Carra, mi sembra che risulti da questo che è stato al vedere una certa foto che lei ha ricordato una certa circostanza.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io l'ho riconosciuto nella foto.
Ripeto, lo conoscevo come "Pittore", non come Tudino.
Poi lei mi ha fatto una domanda che io, solo ricostruendo i miei ricordi, che mi sbagliavo in quella persona lì, non sapevo chi sia.
Però, se lei mi richiede su una persona, io le ricostruisco dove l'ho visto, come l'ho visto, come l'ho praticato, cosa ho fatto con questa persona e tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Carra P.: Io non ho capito neanche la domanda di prima.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi, Carra, ma non...
IMPUTATO Carra P.: Per dire, è questo.
PUBBLICO MINISTERO: ... si ponga il problema.
IMPUTATO Carra P.: Però io con Tudino ho caricato a Palermo, alla Zona Industriale, e l'ho ricostruito l'altro giorno, il materiale insieme a Spatuzza e a Pietro Romeo per Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Allora, quello che ho visto io e ho caricato io, era presente anche lui.
Come esplosivi, io con Vittorio, di presenza, in quell'occasione posso capire che lui è al corrente di tutto. Sennò non era presente in quel carico. Ma come presenza io l'ho visto solo in quella volta lì.
Parliamo del '93, perché poi, per il '94, tutta l'estate, un giorno sì e un giorno noi eravamo ogni sera da Di Filippo al villino anche a giocare a carte.
Ed era presente da latitante.
Le posso dire un'altra cosa: che Vittorio Tudino io lo conosco ancora prima, a questa persona qua, di vista, perché io avevo il Golf, lo dovevo vendere e sono andato dai fratelli Calderone di via Loreto che hanno un'autosalone che vendono le macchine. Che volevo vendere la mia Golf che avevo bisogno dei soldi, ancora prima di questi fatti qua.
E incontro questa persona, Vittorio, che poi quando ci siamo incontrati gliel'ho fatto ricordare. Gli ho detto: 'ti ricordi quando ci siamo incontrati lì che si parlava di macchine o non macchine...'
Lui ha comprato una 106 per la moglie, in quell'occasione. Ancora non ci conoscevamo.
Sono stato anche a casa sua, non dentro, fuori che ho accompagnato a Giuliano. Ha una moglie e un bambino che l'ho visto di vista una volta sola al villino di Di Filippo. Parliamo del '94.
Ma sui fatti delle stragi, sui fatti dell'esplosivo, io vedo Tudino presente nel momento in cui, alla Zona Industriale, carichiamo il viaggio per Contorno.
E allora mi sembra ovvio che sa, perché è presente. Sennò...
Come il discorso di Giacalone che al primo intoppo non lo avevo mai visto io nei carichi degli esplosivi, fino parlando all'esplosivo di Contorno e gli dice a Pietro Diliberto: 'il camion serve a noi, Pietro serve a noi', e basta. E si è chiuso il discorso.
Automaticamente, come ho pensato di Tudino, penso di Giacalone che poi mi ha dato la conferma di tutte e due persone che sono vicine a questa gente e che sono al corrente di tutto.
Anche uno stupido fa un discorso logico.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, una domanda invece diversa. Ora lasciamo perdere Tudino.
La persona proprietaria, o quel che è insomma, di quella villa romana dove lei fece quel carico di armi che portò giù con Spatuzza a Palermo, per come lo ha raccontato lei questo episodio, ecco, ma la persona in questione in quali luoghi lei lo ha visto?
Allora, ha detto di aver visto in occasione di questo carico di armi che era nello scantinato, insomma, quello che è, nel sottosuolo di questa villa. E poi?
Ho bisogno di una risposta chiara, perché mi sembra, in questi termini, di non avergliela fatta: in quali altre abitazioni o luoghi lei ha avuto modo di vederla, questa persona?
IMPUTATO Carra P.: Aldo Frabetti io l'ho visto in questa occasione delle armi, in quell'occasione di quel viaggio delle tegole, l'ho visto nella villetta di Giacalone, l'ho visto anche venire mentre erano tutti là, quando io ho dormito nella villa di Giacalone. Che è venuto assieme a Scarano e poi è andato via.
In una occasione abbiamo anche mangiato assieme: io, lui, Giacalone e Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma in particolare nella villetta di Giacalone, questa persona, lei ricorda se ha fatto qualcosa di particolare? Se è stato presente quando si è svolta qualche cosa di particolare?
Per particolare, mi riferisco a maneggiamenti di esplosivi, sotterramenti, insomma, tutti questi traffici..
IMPUTATO Carra P.: No, no, lo escludo. Escludo, però non so se dopo andato via io, lui ci è andato.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma io...
IMPUTATO Carra P.: Escludo da parte mia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho bisogno...
IMPUTATO Carra P.: Da parte mia...
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di ricostruire appunto quello che le risulta per conoscenza diretta, personale.
IMPUTATO Carra P.: No, no, io non ho avuto rapporti con l'esplosivo con Aldo Frabetti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lì veniva questa persona anche da sola, per quanto se ne può ricordare, o assieme a Scarano, o assieme ancora ad altre persone?
Dico: quando arrivava?
IMPUTATO Carra P.: Comunque lui si muoveva bene. Quelle poche volte che io l'ho visto era vicino allo Scarano. Però non glielo so dire cosa... Quelle poche volte che l'ho visto io, ho detto come l'ho visto. Però...
Aveva un modo di muoversi normale, diciamo, come si può dire, di casa. Diciamolo così, come...
PUBBLICO MINISTERO: Disinvolto, vuol dire questo?
IMPUTATO Carra P.: Di?
PUBBLICO MINISTERO: Disinvolto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, un atteggiamento... Diciamo che era, di solito quando arriva una persona entra e trova altre persone, se non è, se non li conosce si trova magari in imbarazzo all'inizio.
Invece lui li conosceva queste persone.
E poi anche lo Scarano faceva capire che era alle sue dipendenze.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, lei ieri ha risposto a delle domande che riguardano la persona di Pizzo, Pizzo Giorgio.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ecco, le volevo far presente, le debbo far presente, che la prima volta che lei fu interrogato, quindi l'interrogatorio del 31 agosto '95, quello iniziato a mezzanotte e dieci, sul conto di questa persona lei fece questa affermazione, quando ha cominciato a riferire di questo primo carico di esplosivo. Pagine 15-16, per meglio dire. Dice:
"Erano portate da Cosimo Lo Nigro con l'Ape..."
Ecco, poi dice:
"Era da solo Lo Nigro?", le chiede il Pubblico Ministero.
"Cioè l'Ape, sì. Dentro lì - sta parlando del garage - eravamo io, Barranca e un altra persona che poi ho conosciuto che era questo, come si chiama, Giorgio".
"Pizzo?", le chiede il Pubblico Ministero.
"Pizzo", risponde lei, "Sì, esatto. Che l'ho saputo dopo, perché io non lo conoscevo. L'ho saputo dopo che si chiamava Giorgio".
"Anche il cognome? Sapeva come si chiamava""
"No, non sapevo, non lo conoscevo".
Ecco, nel secondo interrogatorio fatto sempre il giorno 31, quindi quello delle 17.30, a pagina 8 della trascrizione, si legge sullo stesso episodio.
Queste sono parole sue:
"Sì, c'era il Barranca, il Cosimo Lo Nigro che è stato lui a portare questi pacchi con la sua auto, c'era anche, mi sembra, Giorgio Pizzo, che l'ho saputo dopo che si chiamava Pizzo".
Allora, molto semplice: io ho bisogno di sapere da lei se questa indicazione, siccome l'argomento è stato ripreso anche al dibattimento, se questa indicazione che, in un primo momento, fu di sicurezza; in un secondo momento lì c'è verosimiglianza, probabilità, incertezza, come lei vuole, ecco, da che cosa dipendeva?
E oggi, tenuto conto che lei, la seconda volta che fu interrogato, disse: "Mi sembra", quindi, in un certo senso revocò la sua certezza, "Mi sembra", ecco, ad oggi che cosa vuol dire?
IMPUTATO Carra P.: Vuol dire che, come ho precisato ieri e l'altro ieri, all'inizio non era, ripeto, tutto il mio racconto è stato anche un po' diciamo anche come persone, l'ho un po' messe prima, dopo. Però l'ingranaggio è quello, come viaggi e come tutto.
E poi, man mano, uno riflettendo e costruendo viaggio per viaggio e cercare di sforzarsi, di collocare bene senza sbagliare quello che avevo fatto, mi potrò anche sbagliare, però io ho visto una volta sola presente a Giorgio Pizzo, parlando degli esplosivi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nell'occasione che ha riferito qui, al dibattimento?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Carra, quando lei ha parlato negli interrogatori resi nel corso delle indagini, del numero dei pacchi di esplosivo che di volta in volta ha messo sul camion e ha portato in un posto o nell'altro, ha dato delle indicazioni di numero di questi pacchi, ma anche di conformazione - se si può dire così - che sono, rispetto a quelle che ha reso qui, davanti alla Corte, che sono in parte difformi. Cioè a dire, non sono costanti, non sono uguali. Ecco.
Il primo viaggio di esplosivo, quando lei lo riferì nel corso delle indagini preliminari, disse, nel primo interrogatorio che i pacchi erano quattro. Lo ha detto anche nel secondo interrogatorio nel corso delle indagini preliminari. Oggi, per meglio dire, lunedì scorso alla Corte ha detto che erano tre: due più grandi e uno meno grande, o più piccolo che dir si voglia.
Ecco, la stessa cosa anche per il secondo viaggio.
Lei, nel corso degli interrogatori, il primo, nel primo interrogatorio disse che si trattava di due pacchi, nel secondo interrogatorio disse che erano due pacchi più no più piccolo; qui, davanti alla Corte, ha detto che questi pacchi erano due grossi e due piccoli.
Ecco, vuole chiarire, se c'è un chiarimento che lei ritenga di dare, perché queste indicazioni, anche nel corso delle indagini, non sto a rileggere le trascrizioni dei relativi interrogatori, perché il dato è numerico, è inutile stare a leggere chissà quali discorsi per puntualizzare quanto le sto dicendo.
Ecco, com'è che lei oggi ha detto, oggi via, davanti alla Corte, ha dato certe indicazioni che, nel corso delle indagini preliminari, erano date in termini diversi.
IMPUTATO Carra P.: Mah... Io posso dire questo: che ho confuso magari i pacchi tra Roma, nel primo viaggio. Parliamo di esplosivo, no? Tra Roma e Firenze su... perché ne caricai effettivamente un quattro, un tre, mi ricordo.
Poi ho caricato quei due salsicciotti, poi caricai quei due pacchi per Contorno insieme alla busta del cemento.
Però magari quattro li ho caricati per Firenze al posto di Roma, o viceversa.
Magari posso fare questo errore, ma come la quantità, quelli che ho dichiarato... Se lei, anche dichiarate in diverse occasioni, diverse, ma se va a veder sono gli stessi.
E invece di collocarli magari quattro a Firenze, li ho collocati il primo viaggio, o viceversa.
Però il numero, se lei li muove come delle pedine, sono sempre quelli.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Come impostazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, Carra, allora la sua risposta provoca una domanda in più: lei si sente sicuro quando afferma che i pacchi portati erano tanti nel tal posto e tanti nel tal altro? Ovvero fornisce questa indicazione con un margine di incertezza?
IMPUTATO Carra P.: No, i pacchi che ho trasportato sono sicuro di quello che...
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, sono l'avvocato Cianferoni.
Questa, mi pare, è veramente suggestiva come domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Mah, direi proprio di no.
PRESIDENTE: Io ho l'impressione che voi...
PUBBLICO MINISTERO: Se è sicuro...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Per cortesia, facciamo finire l'opposizione e vediamo.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché... L'opposizione si pone in questi termini: mi pare che la domanda non sia una domanda, ma sia una affermazione e una interpretazione autentica della risposta già data dal dichiarante.
Mi pare che quasi tutta la parte dell'esame del Pubblico Ministero di stamani fosse già stata fatta ieri sera, si potrà controllare le trascrizioni.
Ma siccome appunto il Presidente ha previsto ampio spazio anche per la difesa, anche noi ci sforzeremo - io almeno - di rifare tutto un cammino.
E' chiaro l'intento di serrare i boccaporti prima che la nave parta. E va bene.
Ma siccome ha già risposto in questi termini che non è sicuro, mi pare richiederglielo sia una interpretazione autentica, ecco.
Quindi, oltre alla suggestione, ci vedo una sovrabbondanza in questa domanda. E, in tal senso, formulo opposizione. Grazie.
PRESIDENTE: Avvocato, a me pare che le opposizioni, mi scusi, possono apparire un eccesso di preoccupazione. Perché qui si cerca di richiamare le dichiarazioni dell'esaminato nei suoi diversi punti, proprio per arrivare - se è possibile - alla definizione di un certo tipo di risposte.
Se poi l'esaminato ritiene di non poter essere più preciso, ce lo dice da sé. Ma mi sembra una preoccupazione giusta, sia da parte del Pubblico Ministero che sta procedendo, come dei difensori, di ripetere anche più di una volta la stessa domanda per vedere se si aggiunge una risposta definita.
Se poi non si può ottenere, ovviamente lo sforzo non va però evitato.
AVV. Cianferoni: Presidente, ne prendo atto.
Mi pare, ripeto, siamo alla terza risposta. Ascoltiamo la quarta.
PRESIDENTE: Ma non è una quarta, avvocato, è un richiamo su risposte diverse date prima in una sede e poi in un'altra. E siccome se è possibile sarebbe opportuno l'incertezza superarla nell'interesse di tutti, e soprattutto della verità, non vedo dove ci sia questo errore.
Perché diversamente, se voi la pensate così, io, quando interverrete, farò in maniera che facciate quello che voi avete impostato come sistema di contestazione. Il che non credo che interessi, o vi convenga.
Vuole riprendere, per favore?
PUBBLICO MINISTERO: Ma la domanda l'avevo formulata. Carra, penso, se la ricordi. Le ho chiesto, quindi, se le indicazioni di numero che ha dato ritiene che siano indicazioni - parlo di quelle rese qui davanti alla Corte, eh - indicazioni per così dire date con carattere di certezza, oppure se pensa che questa certezza, volta per volta, punto per punto, numero per numero, non ci sia.
Mi sembra che sia doveroso per il Pubblico Ministero chiedere ad uno se l'affermazione che sta rendendo la rende con criterio di certezza o con criterio di non certezza.
PRESIDENTE: In relazione al numero e alle dimensioni dei pacchi, mi pare che sia la...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Su ogni singolo episodio.
PRESIDENTE: Su ogni episodio.
IMPUTATO Carra P.: Al numero dei pacchi, ripeto, sono quelli là.
PRESIDENTE: Quello che ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Quello che ho detto. Però mi potrò sbagliare a collocarli da un viaggio all'altro, come stavo spiegando.
Sulla sicurezza a dire: ne ho portati quattro, è stato a Roma e non a Firenze, non me la sento di dirlo, perché non mi sento sicuro.
Però sono sicuro, perché mi sono passati anche dalle mie mani, nel momento in cui le ho caricate. Che ho caricato, una volta quattro, una volta tre, non tutti uguali, con varie dimensioni. E una volta i due con salsicciotto che l'ho portate a Milano. Questo lo ricordo bene. E sono quelli là i numeri.
Però non voglio dare una conferma. Perché, ripeto, se non sono sicuro, una conferma non la darò mai.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo farle vedere un'ultima foto, Carra.
E' un'ultima domanda. E poi l'esame è concluso.
Se ora l'ispettore Benelli, molto cortesemente come al solito... E' andato a recuperare questa foto.
La Corte mi scuserà, ma d'altra parte oggi mi vede solo. Il dottor Nicolosi, che è l'altra metà del Pubblico Ministero, non c'è, è impegnato davanti ad un altro Tribunale che non ha inteso assolutamente soprassedere ad una certa udienza. E quindi...
Ispettore, ci si fa? E via, la Corte ha pazienza. Non la perda lei.
Carra, riesce a vedere qualcosa in questa foto?
IMPUTATO Carra P.: I pacchi che ho visto a Roma nella Scientifica.
PUBBLICO MINISTERO: Quando ha fatto quell'atto con il Pubblico Ministero.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto. E sono i pacchi che io ho trasportato.
Sono tutte in questo modo, però con varie dimensioni.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, possiamo dire... Maresciallo, se mi passa un attimino quell'inserto, così poso dare il riferimento. Ora, quella che è stata fatta vedere, è la foto numero 12 allegata ad un documento di cui la Corte non dispone, ma i difensori prenderanno nota che si tratta della relazione di consulenza a firma Massari. Esattamente dell'allegato numero, allegato fotografico è uno solo, per la verità.
Questa è la foto, dicevamo, la numero 12. Questa consulenza è quella affidata ai consulenti Massari, Vadalà, eccetera, in data 22/11/95.
E la fascicolazione, negli atti del Pubblico Ministero, fascicolo delle consulenze, è a pagina 2600 e seguenti.
Senta, Carra, in tutte le dichiarazioni che lei ha reso, anche dichiarazioni non rese a me, insomma, al Pubblico Ministero di Firenze, lei ha riferito...
Francamente è una domanda che faccio senza avere idea di quale possa essere la sua risposta.
Ha mai riferito di aver avuto implicazione, in tutto o in parte, in qualche fatto diverso, eh, a quelli oggetto di questo processo. Da qualche fatto in cui ci sia stato perdita di vite umane, ferimenti, tentativi di ferimenti, di omicidio.
Parlo di fatti diversi, da quelli di questo processo.
IMPUTATO Carra P.: Io le posso dire che questo processo non è un mio mondo, anche se vi sono stato coinvolto e sono qua.
Io, l'unico reato che ho, ho dei verbali di Polizia Stradale. E vivevo in un mondo diverso in cui mi trovo oggi.
Anche avendo la possibilità di viverci da bambino, in un mondo così.
PUBBLICO MINISTERO: No, volevo dire Carra, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Proprio, qui lei ha raccontato di aver avuto una certa parte nel tale episodio, nel tal altro, nel tal altro ancora.
Questi fatti, lei sa esattamente di che cosa si tratta: lei è accusato di attentati. Più esattamente, secondo il Codice è accusato di strage, è accusato quindi di un fatto in cui c'è stata la perdita di vite umane. Ci sono state persone che hanno rischiato la vita, persone che sono state all'ospedale: chi tanto, o chi poco.
Ecco, volevo sapere se ci sono altri fatti diversi da questi che lei eventualmente abbia riferito, che abbia confessato. Adopriamo questo termine, - non lo so se le cose sono così.
Che ne so, al Pubblico Ministero di Palermo, o a qualche altro ufficio Giudiziario.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io ho dichiarato di aver fatto un trasporto nell'83 per mio padre di droga. E ho fatto un viaggio di argento...
PUBBLICO MINISTERO: Parlo di fatti... Scusi, Carra. Parlo di fatti di sangue.
IMPUTATO Carra P.: No, non esiste, proprio. Non ho mai avuto a che fare con dei discorsi del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Carra, lei ha visto prima quella fotografia con quel materiale. E ormai non è, come dire, lei sa benissimo che cos'era quel materiale lì e a che cosa è servito, se non quello del materiale del tutto e per tutto analogo, in tutto e per tutto analogo.
Lei avrebbe mai confessato di avere avuto a che fare con impieghi di esplosivo se questi fatti non fossero veri?
IMPUTATO Carra P.: Come? No ho capito. Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei avrebbe mai ammesso, confessato a me o a qualunque altro magistrato, di avere un coinvolgimento in episodi di uso di esplosivo, impiego di esplosivo, se la sua implicazione non fosse stata vera, reale, effettiva, concreta?
IMPUTATO Carra P.: Non capisco la domanda.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... vuole sapere se, posto che lei ha raccontato alcuni episodi di trasporto di esplosivo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Verosimilmente impiegato per stragi nelle quali alcune persone hanno perso la vita, altri sono stati feriti. Se lo ha confessato pur sapendo che queste cose non erano vere, o se lo avrebbe confessato pur non essendo vero tutto questo, non avendo mai fatto parte di queste attività.
IMPUTATO Carra P.: No, io - se ho capito bene la domanda - io, la mia persona, è stato anche modo di vederlo nelle interrogazioni, nel riconoscimento di persone, che non mi sento di avere, di coinvolgere una persona solo col dubbio se non sono sicuro. Solo perché io ho solo subìto in questa situazione la mia collaborazione è stata un senso di liberazione.
Perché io mi sono fatto andare ad arrestare, quando potevo andare insieme a loro e andare latitante.
Io già lottavo con me stesso dal '94 per uscirmene di queste persone qua. Sapendo benissimo che non c'era via d'uscita. O con la morte, o in galera per sempre.
Non avevo modo di affrontare o di andare a fare strage nell'Italia, perché non aveva senso; non mi interessava una cosa simile, non avevo nessuno scopo di fare una cosa simile.
E io ho collaborato soltanto per l'unica via di uscita. E, anzi, ringrazio lo Stato che ho avuto questa possibilità di uscirmene di quello che mi facevano fare.
Ma tutto quello che io ho fatto, l'ho fatto contro la mia volontà. Perché, ripeto, mi sento di essere una persona normale e non anormale come loro.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per piacere...
IMPUTATO Carra P.: Io penso che siete peggio degli animali facendo queste cose, voi. E non vi dovevate permettere di mettermi, di coinvolgermi in queste cose. Perché il Barranca lo sapeva che non ero all'altezza io di portare avanti delle situazioni del genere.
Che anche lui, il Giuliano e Lo Nigro gli diceva il Barranca di non farmi sapere niente.
PRESIDENTE: Mi scusi...
IMPUTATO Carra P.: L'ho capito io.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, io non le posso permettere...
IMPUTATO Carra P.: Chiedo scusa.
PRESIDENTE: ... di impartire accuse contro chicchessia. Presenti, o assenti.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Lei racconta fatti e basta. Poi i proclami li fa in un'altra sede, se crede.
*IMPUTATO Carra P.: Va bene, mi scusi.
PRESIDENTE: Così come invito gli imputati ad astenersi da ingiuriare chiunque sia.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, è uno sfogo. Ma lo sfogo non si fa in questa sede.
Se lui ha questa coscienza scrive e dice alla stampa quello che crede e nessuno glielo potrà proibire.
In questa sede, gli sfoghi...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Avvocato, gli sfoghi non avvengono. Perché non abbiamo ancora a che fare con imputati già condannati. Ma soltanto persone sottoposte ad un processo.
Il Pubblico Ministero ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente.
PRESIDENTE: Allora facciamo una breve sospensione e poi riprendiamo con il controesame.
PRESIDENTE: Allora, possiamo riprendere.
C'è qualche difensore di parte civile che vuole fare domande?
AVVOCATO Filastò: Una, Presidente.
PRESIDENTE: Prego. Avvocato, il suo nome, per cortesia. Lei sa che non è una mia curiosità, la conosco da lunga data.
AVVOCATO Filastò: Ha ragione, Presidente, me n'ero dimenticato.
Avvocato Filastò, difensore di parte civile.
Signor Carra, vorrei sapere perché e in che senso Barranca... Lei ha detto che Barranca sapeva che lei non era all'altezza.
Qual è il significato che lei da a questo non essere all'altezza e perché Barranca lo avrebbe saputo.
IMPUTATO Carra P.: Questo che io non ero all'altezza, l'ho potuto capire perché lui faceva in tutti i modi per non farmi capire cosa trasportavo.
Queste sono parole dette poi col tempo da Lo Nigro e Giuliano, alla mia persona.
E secondo: perché io non ho mai avuto a che fare con nessuno di questa gente, che conoscevo soltanto all'inizio il Barranca, che era amico di mio padre e di mio fratello.
E posso dire anche che mio padre e mio fratello, che erano rispettate come persone, perché mio padre tanti anni fa era contrabbandiere di sigarette, li conosce tutti. Che posso anche definire io anche un rapporto non adesso e in questi fatti da mio padre e mio fratello, con queste persone. Non con una sicurezza, con una immaginazione mia, di cui io a 12 anni e da bambino mi sono messo in un mezzo e sono stato quasi per 20 anni, 18 anni, 17, lì in giro per l'Italia a lavorare facendo mille chilometri al giorno e non avendo mai il pallino né di avvicinare nessuno di questa gente, né di averci a che fare.
Perché non ho mai condiviso nulla del genere. Dai piccoli ai grandi discorsi.
Ho cercato sempre, anche avendo la possibilità di iniziare una vita di delinquente, o di mafioso, o di fare una strada, avrei avuto la possibilità di iniziare da bambino.
E, ripeto, ho cercato sempre, anche andando contro mio padre. A volte mi portava a scaricare qualche mezzo di sigarette e si litigava. Perché io, non mi interessava. Io vivevo la mia vita con il lavoro. Mi divertivo, avevo i periodi che mi potevo comprare e mi piaceva divertirmi e tutto; e c'erano periodi che mangiavo anche pane e olive. Sono abituato a tutto, ma con le mie braccia.
E io, con questa gente, ho provato di tutto, ma di tutto in tutti i sensi: sia morale, che di paura, di stato d'animo, di tranquillità. Perché a me mi è finita, in momento in cui io ho sentito per via radio l'esplosione a Firenze. E le parole che mi disse il Barranca, arrivato a Palermo quando lo lasciai, che se avevo capito e non... Dovevo dimenticare tutto e non parlare con nessuno.
Alla palermitana sono parole abbastanza significative.
Io, tante cose, e forse ringrazio anche Dio che mi trovo qua vivo. E la mia intelligenza di, diciamo di avere avuto un ruolo, anche la mia paura e il mio stato d'animo, cercare di non far capire bene il mio stato d'animo in questi trasporti, dal momento in cui parlo che ho capito cosa trasportava e cosa faceva.
Perché, le ripeto, io neanche so per che cosa l'han fatte loro queste cose.
PRESIDENTE: Bene. Ci sono altre domande?
AVVOCATO Filastò: No, grazie, per me no.
PRESIDENTE: Le altre parti civili?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile. Ah!
AVVOCATO Anano: Avvocato Anano per l'avvocatura dello Stato.
Volevo soltanto, signor Carra, chiederle due precisazioni.
PRESIDENTE: Un po' più forte, per cortesia.
AVVOCATO Anano: Non so se mi sente.
IMPUTATO Carra P.: Sì, la sento.
AVVOCATO Anano: Sì. Volevo riferirmi al viaggio, all'unico viaggio che ha fatto a Firenze. Quindi lo ha descritto con molti particolari, dovrebbe ricordarlo bene.
C'è solo un particolare che non ho capito e volevo mi chiarisse.
Lei arrivò a Prato nel pomeriggio, fece lo scarico la notte, le rimandarono l'appuntamento. E poi, il giorno successivo, mi risulta che le diedero vari appuntamenti, venne il ragazzo giovane che non conosceva, prima con la Uno e poi con l'Ibiza, che spostò l'appuntamento varie volte.
Volevo chiederle: quindi passò quanti giorni passò aspettando a Prato?
IMPUTATO Carra P.: Io...
AVVOCATO Anano: Prego?
IMPUTATO Carra P.: Due giorni sono stato lì, presente nella zona di Prato.
AVVOCATO Anano: Due giorni, eh? Benissimo.
Volevo poi chiederle un'altra precisazione per quello che concerne il viaggio che ha definito viaggio veloce. Quel viaggio veloce che si pone cronologicamente tra il viaggio a Firenze e il viaggio ad Arluno.
Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, viaggio veloce, e quello di Arluno, dopo.
AVVOCATO Anano: Sì, andò a Napoli e poi direttamente a Roma.
Non ho capito il luogo dove ha fatto lo scarico. Mi sembra che non se lo ricorda.
IMPUTATO Carra P.: Sì, praticamente è un viaggio che io avevo sempre allineato dal primo giorno, in cui non avevo neanche detto quel discorso del furgone arancione di cui io, sia il furgone arancione che era presente in questi luoghi, sia il viaggio veloce, lo avevo detto il 31 agosto quando ho iniziato a collaborare. Però, man mano, non ho detto come ho fatto quel viaggio, cosa avevo trasportato e come avevo visto quel furgone e dove.
Di cui io poi ho cercato di approfondire sulla contestazione del Pubblico Ministero, in cui lo Scarano diceva che mi ero presentato due volte nel piazzale del deposito dell'acqua minerale, di cui io avevo dichiarato che ero stato una volta.
Io non ho saputo rispondere a questa contestazione. E poi ho cercato di riflettere per bene, in cui ricordo il particolare dei due pacchi e la borsa, che messi da me e Spatuzza dentro questo furgone arancione. Ma non riesco a ricostruire per bene questo trasporto.
AVVOCATO Anano: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: Questo viaggio veloce.
AVVOCATO Anano: Comunque questo viaggio lo ricollega ad una borsa, al trasporto di una borsa.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Sì, e le spiego anche il perché. Perché io ho cercato di ricostruire questo viaggio ricostruendo tutti i miei viaggi dal primo all'ultimo. Di cui tutti gli altri che mi ricordo quasi bene tutto, il furgone non è presente.
Però ho focalizzato e ho detto: il furgone è presente in quel viaggio che io non riesco a ricostruire.
Però se mi dice se è vero che io sono andato due volte in quel piazzale con il deposito d'acqua, io risponderei di nuovo: io, per me, ci sono andato una volta sola.
Non lo confermo, perché non me lo ricordo. Anche avendo la contestazione sulla dichiarazione dello Scarano. Ma non... Non perché mi ha detto lo Scarano in quel modo e allora io le dichiaro: 'sì, è vero, sono andato due volte'. No. Le faccio...
AVVOCATO Anano: Senta, ma...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Anano: ... quel viaggio che si ricorda bene che fece al deposito delle acque minerali.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Anano: In cui vennero a prenderla, mi sembra, lo Scarano e Spatuzza, lei non ricorda con che macchina vennero, se c'era una macchina?
IMPUTATO Carra P.: Sì, c'è la macchina dello Scarano, l'Audi blu.
AVVOCATO Anano: Ah.
IMPUTATO Carra P.: E mi sono venuti a prendere all'area di servizio. Mi hanno portato in quel magazzino per la prima volta.
Gli ho dato una borsa che era la stessa, perché avevo sceso delle armi dalla villetta dell'Aldo Frabetti. E lì c'è l'occasione che lui mi voleva portare a casa dove c'era presente Graviano.
Che io rifiutai e andai via.
Poi potrei dire anche un'altra parola?
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Carra P.: Io volevo, voglio precisare anche una cosa. Perché io sfido chiunque, sia un delinquente incallito, che facendo questi trasporti e andavo a nome suo.
Perché io tutte queste cose, tutti questi trasporti che ho sempre detto anche nei miei interrogatori, se qualcosa non la ricordo, ho sempre insistito di andare a vedere, di effettuare dei controlli sulle bolle di imbarco che specifica tutto, sui vari racconti che ho detto che ci sono...
Praticamente io ho viaggiato in aereo, ho fatto tutte queste cose criminali, chiamiamole così, a nome di Carra Pietro.
Io sfido chiunque, sia un delinquente incallito, diciamolo così, perché essere imputato in delle cose così non indifferenti, io penso che solo un criminale incallito potrebbe fare delle cose simili.
E io sono stato l'unica persona in cui ho camminato in due anni con questi situazioni a nome di Carra Pietro. Che oggi penso si sia trovato tutto i riscontri a nome di Carra Pietro e i miei spostamenti che ho raccontato.
E preciso anche che io mi sono spostato dal '93 in poi a viaggiare, perché io sono sceso da su per i camion, dalle macchine dei miei camion e non ho più viaggiato dall'87, mi sembra, '88. O '89, non vorrei sbagliarmi. E non ero in condizione per potere seguire un'agenzia di autotrasporti da me, con 10 operai e 50 automezzi, non mi permetteva di allontanarmi di ufficio.
Perché io, con tutti questi viaggi che ho fatto, se lei va a vedere il mio, le mie telefonate, sono migliaia in ufficio e agli autisti per guidare anche al lavoro e dire alla segretaria quello che dovevano fare.
Io ho seguito da fuori anche il lavoro che avevo negli uffici.
AVVOCATO Anano: Va bene.
PRESIDENTE: Altre domande?
AVVOCATO Anano: Volevo un'ultima domanda...
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Anano: ... per quello che riguarda che definiamo il viaggio di Contorno, quello in cui lei trasportò anche quella famosa, il famoso lingotto. La candela, non so se ora lo inquadra. Lo ha sempre definito il viaggio di Contorno, quello in cui si trattenne alcuni giorni.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Anano: Con l'inframezzo del viaggio a Brescia in cui subì quella contravvenzione.
Lei, durante questo soggiorno, ha detto che prese un po' più confidenza con Giacalone e gli altri. Tant'è vero che Giacalone le disse che era più di un mese che aveva piuttosto fretta perché era da un mese che stavano lì e volevano concludere al più presto questa vicenda.
Le risulta che avessero fatto qualche altro, qualche precedente tentativo? Per quello che concerne Contorno?
IMPUTATO Carra P.: No. Non lo so, però...
AVVOCATO Anano: Lei sa...
IMPUTATO Carra P.: Io glielo posso dire: l'ho letto in qualche giornale. Però io non sapevo.
AVVOCATO Anano: Ma Giacalone non le disse nulla.
IMPUTATO Carra P.: Le dico: sia Giacalone, che Giuliano, davanti agli altri, quando erano presenti agli altri, mai si sbilanciavano a parlare.
Quando capitava che eravamo da soli, allora dicevano qualcosa in più.
AVVOCATO Anano: Ho capito. Va bene, nessun'altra domanda.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande delle parti civili?
AVVOCATO Ammannato: Sì, avvocato Ammannato.
Una domanda: lei, Carra, a proposito del numero dei pacchi di esplosivo nei vari trasporti ha dato appunto in istruttoria la notte del 31 agosto mattina e pomeriggio, ha dato dei dati. E qui, in dibattimento, viceversa ha appena detto, appunto, mano mano riflettendo e ricostruendo, ha dato altri dati.
Ecco, la mia domanda è precisa: quando e dove lei ritiene di essersi avvicinato di più alla verità?
Cioè, in istruttoria, quella notte del 31 agosto, o qui in dibattimento?
IMPUTATO Carra P.: Avvocato, io posso precisare che ho sempre detto la verità. E la mia coscienza, oggi, è a posto.
Poi saranno gli altri a giudicare, non io.
Però, per la mia persona, ho sempre detto la verità. Quando sono sicuro dico che non sono sicuro. E non posso ancora precisare se è stato il primo carico da quattro, o il secondo carico, o il primo da tre e dopo da due.
Quello che ho visto, sono quelli là, quei quantitativi. Però di preciso preciso non glielo so dire. Se è stato il primo carico da quattro, o ho detto prima da tre, o poi da due.
Però, ripeto, voglio sempre precisare che il 30-31 agosto, quando io ho iniziato a collaborare, io ero in uno stato pietoso a livello orale, a livello... In tutti i punti di vista.
E, ripeto, mi sono fatto arrestare andandomene a lavorare, mi hanno arrestato a Genova. Li aspettavo, volevo collaborare all'inizio. Ho passato due mesi prima di iniziare a collaborare, perché ho dovuto affrontare la paura con il mio animo. Ho dovuto superare... Come lo posso spiegare? Io avevo terrore a parlare.
Come infatti, all'inizio, quando mi interrogavano negavo tutto. Però non accettavo le imputazioni simili, perché io ricostruendo, sapendo quello che ho vissuto in due anni, che ho provato dentro di me su queste storie, che non lo potrò mai dimostrare quello che ho provato - questo lo penso che ho scontato - ma so solo io quello che ho vissuto in quei due anni.
Era talmente la paura che non è facile al primo impatto a parlare e dire tutto quello che io sapevo. Anche perché, io non offendendo nessuno, né i presenti, né chi non c'è o chi c'è, io avevo anche paura di iniziare a parlare con i magistrati. Avevo anche paura di loro.
Avevo troppo terrore io ad iniziare a collaborare. Anche dando i sintomi in momento dell'arresto della mia collaborazione.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
No, nessuna.
PRESIDENTE: Chi interviene tra i difensori?
AVVOCATO Bennati: Avvocato Bennati, difesa di Giacalone.
Senta, signor Carra, quando ha conosciuto e in quale occasione, il signor Giacalone?
IMPUTATO Carra P.: Io Giacalone l'ho conosciuto che me lo presentò Giuliano. E io avevo dei problemi con la Nuova Sudferro di cui facevo i trasporti di materiale edile. Che avevamo dei discorsi di fatture pagate, non pagate, queste cose qua.
Di cui Giuliano mi portò all'autosalone presentandomi a Giacalone, di cui Giacalone mi ha discusso questa situazione con Pietro Diliberto. Di cui, quella occasione disse che, vedendo l'insistenza di Pietro Diliberto, lui disse che... in dialetto e poi, lo dico in dialetto e poi glielo dico in italiano, ci disse: 'Pietrino, lo vuoi capire che Pietro serve a noialtri cu'camion?'
Pietro Diliberto praticamente queste parole sono che lui diceva a Pietro Diliberto che o gli servivo a loro, non specificando e non dicendo il nome, servivo a loro col camion. E allora il discorso si doveva sistemare in tutti i modi e Pietro Diliberto non ha detto più una parola. Siamo andati via e in questa occasione ho conosciuto e ho capito che il Giacalone era al corrente dei trasporti che io avevo fatto.
Di cui poi viene quel famoso discorso di viaggio che io conosco Vittorio Mangano, di cui non sapevo il nome, come persona, l'ho visto per la prima volta. Mi mandano su a Milano per andare a Lorenteggio, di cui il trasporto non si fece più perché non so cosa dovevo caricare o cosa dovevo fare. E poi in occasione comincio a conoscere sia il Mangano che il Giacalone.
AVVOCATO Bennati: Senta, lei ha visto in altre occasioni il signor Giacalone, oltre a questa in cui è stato presentato?
IMPUTATO Carra P.: Certo. L'ho visto nel viaggio delle tegole, poi si andava spesso nel suo autosalone. Sono andato a prendere anche qualche caffè insieme a lui. Poi si incominciò tramite questa situazione Pietro Diliberto un avvicinamento fra me e Giacalone, oltre nei fatti che ho detto prima.
AVVOCATO Bennati: Ha assistito a conversazioni fra Giacalone e qualcuna delle persone implicate in questa vicenda?
IMPUTATO Carra P.: Come, mi scusi avvocato, non ho capito?
AVVOCATO Bennati: In sua presenza...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei è stato presente a qualche conversazione fra il Giacalone e altre persone imputate in questo processo.
IMPUTATO Carra P.: Io in certe occasioni sono stato presente con Giacalone che parlava con questi che sono imputati, nella villetta, per il fatto di Contorno.
AVVOCATO Bennati: E con chi precisamente?
IMPUTATO Carra P.: Eh?
AVVOCATO Bennati: Con chi precisamente.
PRESIDENTE: Con chi esattamente, i nomi?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Lì c'era Lo Nigro, Giuliano, Totò "Cacciatore", Benigni, io, lo Scarano, che venne saltuariamente insieme a Frabetti. Queste sono le persone che erano presenti allora. Però io ho avuto altre occasioni di vederli anche tutti nel suo autosalone. Anche Spatuzza, Lo Nigro e Totò "Cacciatore", Giuliano, io, lui.
AVVOCATO Bennati: Senta, ma precisamente nella villetta qual era l'oggetto delle conversazioni a cui lei ha assistito?
PRESIDENTE: Ha capito?
IMPUTATO Carra P.: Sì, le conversazioni delicate le ho ascoltate solo nell'occasione della villetta, perché altre diciamo conversazioni da me ascoltate non erano niente di particolare, perché si appartavano, non mi davano l'importanza.
AVVOCATO Bennati: Quindi lei non ha assistito a conversazioni rilevanti?
IMPUTATO Carra P.: No, rilevanti no.
AVVOCATO Bennati: Senta, una domanda sull'auto di Scarano: lei ha parlato di un'Audi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Bennati: Si ricorda esattamente il modello e il colore?
IMPUTATO Carra P.: Il colore è blu. Il modello è Turbo, non vorrei sbagliare, è 2000. Dietro ha anche, non so come si chiama, l'alettone, non so come... un paravento, non so come chiamarlo, blu scura. Nuova, era nuova. E l'interno era scuro anche.
AVVOCATO Bennati: Va bene. Nessun'altra domanda, grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Pepi: Presidente, avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Per?
AVVOCATO Pepi: Per Giuliano e Pizzo.
Senta signor Carra, il mio esame deve partire, come prime domande, su una serie di domande relative strettamente personali alla sua attività, al suo modo di vivere, al suo modo di essere.
Quindi iniziamo da questo tipo di domande con la prima, facendo riferimento a una domanda che il Pubblico Ministero le ha fatto inizialmente: lei è uomo d'onore?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVVOCATO Pepi: Non lo è mai stato?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVVOCATO Pepi: Non è stato neppure vicino, o comunque collegato a ambienti mafiosi?
IMPUTATO Carra P.: Io personalmente, no.
AVVOCATO Pepi: No.
IMPUTATO Carra P.: Ma mio padre e mio fratello sì, l'ho precisato prima.
AVVOCATO Pepi: Ecco. Dicevo, allora io le chiedo: non le sembra strano che chi fa parte di questa associazione, o si presume che faccia parte di questa associazione, affidi a lei, a una persona non affiliata, non vicina alla mafia, di fare il trasportatore dei carichi di esplosivi quando, a questo punto, poteva benissimo servirsi di suo fratello che lei mi dice facesse parte di questa associazione?
IMPUTATO Carra P.: No, io non ho detto che fa parte di questa associazione mio fratello e mio padre, lei ha capito male avvocato, mi scusi se le dico così. Perché io ho detto che mio fratello e mio padre avevano più conoscenze di me in quell'ambiente, ma non ne facevano parte, di quello che so io. Se sono uomini d'onore tutti e due non lo so.
AVVOCATO Pepi: Ne prendo atto, ma non mi ha...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, abbia pazienza. C'è un collega che vuole avere una precisazione, nei limiti in cui ce la vorrà dare l'esaminato.
Vorrebbe sapere se lei ci vuol dire cosa vuol dire uomo d'onore?
IMPUTATO Carra P.: Uomo d'onore, a quello che so io, è una persona rispettata e che fa parte di Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Prego, può proseguire. Sperando che la risposta sia sodd... perché per me non era necessario.
Prego.
AVVOCATO Pepi: Sì, signor Carra, però lei non ha risposto all'essenza della mia domanda. Io le ho chiesto: come mai allora questo gruppo di malavitosi avrebbe scelto proprio lei, persona che era incensurata, persona che non aveva nessuna attività criminosa sulle spalle, per fare degli attentati, fare fatti di sangue particolarmente gravi. Quindi mi sembra strano che persone così esperte affidino a lei questo incarico.
IMPUTATO Carra P.: Di quello che posso dire io è solo una cosa: che io ho fatto a Nino Spadaro, nel '90-'91 un trasporto di argento rubato a Palermo, un camion fiorentino. Che glielo portai facendo segreto - che ora spiego che cosa vuol dire segreto - da Palermo a Milano. Di cui io di questa persona avevo 50 milioni investiti nella mia agenzia di autotrasporti, di cui pagavo un milione e mezzo al mese e aveva questa persona sempre i 50 milioni dentro. E poi col tempo, dopo anni che avevo pagato un milione e mezzo voleva di nuovo i 50 milioni. Lasciamo perdere questo particolare.
Le posso dire una cosa, che secondo me, tramite questo discorso che loro, il Barranca non loro, perché io loro non li conoscevo, sicuramente il Barranca che era a conoscenza; loro hanno sfruttato la mia professione nel campo lavorativo dei trasporti. E perché le dico che non è andato da mio fratello perché mio fratello è una persona dentro l'ufficio, le spiego come, che è in società con mio fratello che è uomo d'onore. E non gli avrebbe mai permesso di fargli fare un viaggio del genere a mio fratello che doveva andare a dire a questo uomo d'onore, che si chiama Pino Calomia, a dire di fargli fare questo trasporto. Perché in caso di problemi avrebbe perso anche i soldi questo Calomia. E non glielo avrebbe permesso, e loro lo sanno che non ci potevano andare.
Ripeto, io ho raccontato il viaggio dell'argento perché io mi spiego solo così, che loro... perché io inconsapevolmente gli avevo dato agio, purtroppo gli ho messo a disposizione consapevolmente la mia esperienza professionale, che a loro gli faceva comodo.
Perché se lei vede non hanno incominciato con l'esplosivo a farmi fare il viaggio, ma con l'hashish.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, lei dopo i fatti delittuosi di Firenze, ha detto, dichiarato di essersi reso conto di quello che aveva trasportato, delle conseguenze che erano successe e di questo evidentemente, lei ha detto, ha sentito rimorso. Conferma questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho sentito l'esplosione per via radio.
AVVOCATO Pepi: Sì, ecco. Volevo sapere il suo comportamento personale quando ha saputo della strage, ha saputo dei morti. Non si è sentito direttamente coinvolto in questa situazione?
IMPUTATO Carra P.: E' stato lì che io ho capito dove ero andato a finire avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì...
IMPUTATO Carra P.: Voglio precisare un'altra cosa: che se lei va a vedere tutti i miei interrogatori e tutta la mia ricostruzione dal primo viaggio all'ultimo, io obiettivamente ce l'ho, contatti diretti con queste persone, nella villetta del Contorno, nel '94 e se ero malvagio potevo anche nascondere che io già nel trasporto di Palermo a Milano, con l'esplosivo, ero a conoscenza, potevo anche negare. Invece ho detto la verità in tutto. Io ero a conoscenza dal trasporto di esplosivo e delle stragi che hanno fatto nel momento in cui l'ho sentito, prima nella radiolina via strada con Barranca e poi sapevo, ero al corrente di quello che trasportavo e di quello che stavano facendo.
Ma non perché qualcuno di loro è venuto da me a dire: 'stiamo facendo questo, stiamo facendo quell'altro', l'ho capito io.
AVVOCATO Pepi: Sì Carra, io ho capito quello che lei sta dicendo, però non ha dato una risposta esatta a quello che io le ho chiesto.
Dico: avviene la strage a Firenze, avvengono i morti purtroppo che seguono alla strage, lei dice di rendersi conto di quello che aveva trasportato a Firenze. Io le chiedo, e vorrei una risposta molto precisa su questo punto, non si sentì direttamente coinvolto e pentito di questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. A me mi gelò il sangue quando sentii nella radio quella cosa lì.
AVVOCATO Pepi: Ecco...
IMPUTATO Carra P.: Nell'esplosione, però non specificava né morti, né niente. C'era soltanto...
AVVOCATO Pepi: Va be', l'avrà saputo qualche giorno dopo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì certo. Io, se lei ricorda, prima ho detto che purtroppo non posso dimostrare il mio stato d'animo di questi due anni e non lo potrò mai dimostrare. Perché anche se io gli dico ero sfinito, ero morto, lei penso che non mi crederà.
AVVOCATO Pepi: Non è questione che la debba credere io, Carra, per carità. Io le faccio solo delle domande.
A questo punto quindi lei mi ha risposto che ha sentito rimorso e pentimento per quello per cui era stato coinvolto anche lei.
Allora io le chiedo: quando è tornato giù come mai, invece che a questo punto manifestare il proprio pentimento a chi di dovere, recandosi a una caserma di Carabinieri o da un magistrato in Sicilia, ha continuato a trasportare altri materiali esplosivi causando direttamente altri morti.
IMPUTATO Carra P.: Io penso che non è possibile una situazione del genere, anche avendo un pentimento e avendo rimorso a quello che era successo, ma non è possibile fare una cosa che lei sta dicendo, di andare lì. Purtroppo la mentalità a Palermo non è quella dell'Altitalia.
AVVOCATO Pepi: A questo punto allora, se lei dice che Palermo non è uguale all'Altitalia - su cui io avrei dei dubbi perché secondo me l'Italia va bene da Bolzano a Trapani - dico, siccome lei viaggiava molto, a questo punto nulla le vietava di andare alla Procura della Repubblica, che so io, di Milano o di un altro posto, o di Genova, dove lei spesso andava e fare questa confessione che avrebbe, probabilmente, allora a questo punto evitato ulteriori morti, ulteriori stragi.
IMPUTATO Carra P.: Ho sbagliato avvocato, le posso dire solo che ho sbagliato a non farlo, però purtroppo non lo potevo fare, ripeto. Perché prima, perché avevo paura, poi perché ho una famiglia e dei bambini e poi per tutto l'insieme. Ma non perché non voglio rispondere alla sua domanda, avvocato.
Ripeto, oggi diciamo sarei stato più contento farlo allora quello che lei mi sta dicendo, ma purtroppo è la paura che magari... Non glielo so spiegare avvocato. Però penso che non è possibile fare una cosa del genere in quell'attimo.
Avevo paura di rifiutarmi, avevo paura se mi ammazzassero, avevo paura di tutto.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, su questo non si può essere d'accordo perché chiaramente una protezione lei l'avrebbe avuta anche successivamente dopo i fatti di Firenze e quindi avrebbe avuto le stesse attività che ha ora, per cui ritengo che questa non sia una risposta pertinente, comunque ne prendo atto.
Senta Carra, lei ha parlato di aver fatto con suo padre un trasporto di droga diverso tempo fa. Mi vuol dire esattamente, ribadire quando è stato fatto che età aveva lei?
IMPUTATO Carra P.: Io l'ho collocato nell'anno '83, però inizio, dopo, non mi ricordo bene perché io ho fatto il militare 18 mesi di marina e proprio in quegli anni, avevo quasi finito il militare.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei aveva circa 19 anni, se non sbaglio, facendo un calcolo, può essere?
IMPUTATO Carra P.: No, 20 anni.
AVVOCATO Pepi: 20 anni. Senta, questo trasporto come lo fece?
IMPUTATO Carra P.: Questo trasporto io lo feci via strada fino a Roma.
AVVOCATO Pepi: E guidava lei?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, allora io le devo contestare che lei ha dichiarato, sempre nella stessa giornata, di aver preso la patente a 21 anni.
IMPUTATO Carra P.: No, io l'ho comprata la patente e le posso dire anche dove. L'ho presa a 19 anni la patente e le posso dare anche il nominativo di qualche autista, che la Corte può anche contattare, di cui io guidavo già a 14 anni i mezzi senza patente con il nominativo di Carra Antonino, con un autista accanto con la patente. Io già guidavo all'età di 14 anni ed ero abbastanza bravo.
E viaggiavo in Altitalia a nome di Carra Antonino; mio fratello giù a Palermo. Allora c'era la legge che facevano la multa e uno arrivato a casa si andava a presentare con la patente e pagava 12 mila lire. Di cui ci stavano vari verbali di allora, a nome di Carra Antonino, ma fatti a Carra Pietro che dichiarava di avere dimenticato la patente a casa.
AVVOCATO Pepi: Senta, sempre restando alla situazione sua: lei ci ha parlato delle attività commerciali che lei ha svolto e praticamente c'ha anche fatto una relazione negativa della sua attività sotto il profilo economico.
Io le vorrei chiedere, prima di questi fatti, prima che lei fosse arrestato, qual era la sua posizione debitoria? Aveva parecchi debiti, non li aveva, ne aveva pochi? Con chi li aveva?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io li avevo dei debiti. Non fatti miei ma avevo debiti sulla società.
AVVOCATO Pepi: Sì, certo, le stavo parlando dell'attività commerciale, quindi della società questo non c'è dubbio. Ma si ricorda, me li può specificare, gli ammontari, verso chi erano?
IMPUTATO Carra P.: Sì, avevo debiti col Banco di Sicilia, con la Grandi Traghetti e con i fornitori, anche col meccanico.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere anche, più o meno, quali erano gli ammontari di questi debiti.
IMPUTATO Carra P.: Il Banco di Sicilia era che avevano bloccato nell'agosto '90 130 milioni, avevano bloccato il conto affidato a mio padre, perché io la società la prelevo a inizio '91, febbraio-marzo '91... no, febbraio '91, che incomincio da solo.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, lei aveva per caso dei debiti piuttosto elevati con sfasciacarrozze di Sant'Erasmo?
IMPUTATO Carra P.: Sfasciacarrozze?
AVVOCATO Pepi: Sì. Una carrozzeria, insomma.
IMPUTATO Carra P.: No.
AVVOCATO Pepi: Non le risulta di avere un debito di 50 milioni?
IMPUTATO Carra P.: Sì, con Nino Spataro.
AVVOCATO Pepi: Con Nino Spataro.
Senta, conosce un certo signor Racuia.
IMPUTATO Carra P.: Certo. Salvatore mi sembra.
AVVOCATO Pepi: E nei confronti di questo ha dei debiti, non ha dei debiti?
IMPUTATO Carra P.: Non ho avuto mai occasione di avere debiti io con il signor Racuia. Prima perché fa lo stesso mestiere mio e fa il trasportatore, però lo dico anche qualcosa su Racuia. Di cui era amico stretto di Barranca e di Pietro Salerno, di cui lui facendo dell'illecito, il signor Racuia, prima anni fa, poi ha smesso e ha comprato i camion, di cui prima aveva cominciato con dei camion assieme al Barranca, un Tir Barranca e un Tir Racuia, di cui li guidava De Filippo che lo chiamavamo "americano" questo qua, che è un trasportatore di Palermo, non ricordo il nome per ora, De Filippo è il cognome.
Di cui io con lui, inizio '95, volevo comprare i mezzi di Racuia e lo contattai un paio di volte nel suo panificio che è aperto, un panificio vicino alla Regione Siciliana, non le so dire la traversa. Perché poi non si fece niente, perché lui voleva vendere i mezzi e io li volevo comprare, per iniziare a fare il trasportatore io.
Ma non ho avuto e non avanza soldi il signor Racuia. A meno che... lasciamo perdere.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, lei mi sembra l'abbia già detto ma non mi ricordo esattamente se l'ha detto nel suo esame: a seguito di questi debiti le è stata pignorata la casa di abitazione, poi che fine ha fatto questa casa? E' stata venduta all'asta, oppure lei ha potuto pagare?
IMPUTATO Carra P.: No, la casa era messa già anni prima di fronte alla banca, che io gli ho dato il contratto a mio padre, ripeto, perché aveva lui, gestiva la Coprora S.r.l. Di cui non so, è sotto sequestro però non so che fine abbia fatto.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, proprio in questa mattinata mi sembra che lei abbia fatto riferimento all'acquisto di una Golf.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Che poi diceva di aver rivenduto. Io volevo sapere: questa Golf come la pagò, in contanti, con degli effetti, che fine fecero questi effetti, furono saldati, la macchina fu pignorata perché non furono saldati questi effetti, oppure la situazione è diversa?
IMPUTATO Carra P.: No, la macchina, se ricordo bene, la riprese Rosario Castelli, uomo in cui gestisce i soldi della famiglia Spataro, di cui è stato arrestato giorni fa nell'inchiesta sull'attentato a Caselli, che l'ho visto in televisione. Di cui io conosco bene che gli ho comprato diverse macchine, io da Castelli. E di preciso non ricordo se li ho pagati tutti come assegni.
L'ingranaggio della Golf che ho preso non ricordo bene. Mi ricordo di aver avuto particolare con un assegno prestato a ma da Mangano, i fratelli Mangano che hanno un'agenzia, che vendono le auto, Espo Auto di Franco Mangano, che mi prestò un assegno di cui io giostrai. Che poi io ho avuto discorsi con questo Mangano però gli restituii i soldi di questo assegno che mi prestò. Però non gli riesco a ricostruire come io l'ho pagata o meno.
AVVOCATO Pepi: Scusi Carra se la interrompo. Ma mi sembra che stamattina avesse detto una cosa diversa. E cioè avesse detto che questa macchina a un certo punto lei l'avrebbe rivenduta a tale Calderone.
IMPUTATO Carra P.: Certo. Ma mi ricordo che non la comprò il Calderone perché non gli interessava.
AVVOCATO Pepi: Allora non l'ha venduta?
IMPUTATO Carra P.: L'ho venduta, l'ho data a Castelli. Però non voglio sbagliare perché io ne cambiai tante macchine. A Calderone ho venduto la Clio che avevo comprato da Aloi e la Clio se la prese il Calderone. io c'ho dei rapporti con Calderone di qualche macchina venduta. E io non è che ho avuto una macchina soltanto in questi anni, ne ho avute tantissime.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, le risulta che - non so se per delle fidejussioni, degli avalli che gli abbiano fatto alla sua ditta - siano stati protestati anche i suoi cognati?
IMPUTATO Carra P.: Protestati i miei cognati?
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Può darsi che c'è un Presti Francesco, mio cognato, anche ha avuto... perché era garante anche nella banca, il Banco di Sicilia.
Ora le spiego: per fare una società S.r.l., non la può fare da solo ma ci vuole due persone, non è una ditta individuale. Automaticamente, nel momento in cui mio padre ha fatto questa ditta, ha comprato questa ditta, che stava iniziando con Autotrasporti Presti Francesco e subito dopo subentrò la Coprora facendo amministratore unico Presti Francesco e socio Guarino Giovanni, di cui l'altro mio cognato è Guarino Giovanni, sono tutti e due miei cognati. Di cui Guarino Giovanni si lamentò e... praticamente non ci voleva entrare in questa storia della società.
Di cui poi subentro io, che prendo, che divento amministratore unico della Coprora, con socio Presti Francesco. Di cui poi cambio anche, uscendo Presti Francesco e assorbendomi il nome di mia moglie, che vorrei evitare di dirlo, nella società. Con me amministratore unico.
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, per chiudere questo argomento della sua situazione economica, dicevo: ma questi debiti di cui anche lei oggi ha parlato e di cui alcuni le ho fatto presente, che lei non si ricordava, o comunque non aveva bene in mente, dico questa situazione è stata ripianata, è stata sistemata, oppure è tuttora in corso?
IMPUTATO Carra P.: La mia abitazione?
AVVOCATO Pepi: No, io le chiedo la sua situa... Lei mi ha detto che, è venuto fuori dalle sue risposte di avere una situazione genericamente debitoria rispetto a enti, banche, privati, fornitori eccetera.
Io le chiedevo, ma questa situazione debitoria è tuttora esistente oggi, oppure è intervenuto qualcheduno e l'ha sanata e ha fatto cessare il discorso dei suoi debiti?
IMPUTATO Carra P.: No, io l'abbandonai perché ho avuto il sequestro e il fallimento nel '93. Di cui preciso che tutti i carichi che io ho fatto dentro la Coprora e dei viaggi che ho parlato, entravo anche nel piazzale di sera mentre erano già messi i piombi del Tribunale.
AVVOCATO Pepi: Quindi le sono stati anche sequestrati e venduti i semirimorchi, tutto ciò che le serviva per la sua attività?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma è una storia un po' particolare. Perché c'erano dei mezzi fuori, nel momento in cui mi hanno sequestrato, dei mezzi dentro, mezzi posteggiati al porto, a Palermo, mezzi posteggiati a Genova. Era tutto il sistema un po' ingarbugliato.
Solo andando lei a Palermo, all'ufficio fallimentare si può aggiornare dalla A alla Z della mia situazione, se vuole sapere questo.
AVVOCATO Pepi: No, volevo sapere da lei, mi basta così. Le chiedo - e chiudo questo argomento - la sua attuale situazione economica qual è?
IMPUTATO Carra P.: La mia?
AVVOCATO Pepi: Situazione economica: percepisce uno stipendio, lavora?
PUBBLICO MINISTERO: C'entra qualcosa con l'oggetto di imputazione, Presidente?
AVVOCATO Pepi: Ma mi sembra che questo punto debba...
PUBBLICO MINISTERO: Intanto ho fatto l'opposizione.
AVVOCATO Pepi: Io ritengo che...
PRESIDENTE: Penso che sia un argomento che si può toccare. Non è un tabù. Credo.
AVVOCATO Pepi: E le chiedevo: attualmente qual è la sua situazione economica? Lavora, ha un reddito fisso, quanto percepisce mensilmente?
IMPUTATO Carra P.: Sì, io mensile che prendo ogni mese non ho né ville, né appartamenti, né miliardi. Ho i soldi per sopravvivere.
PRESIDENTE: Ma chi glieli paga?
IMPUTATO Carra P.: Lo Stato me li dà.
PRESIDENTE: Quanto le paga?
IMPUTATO Carra P.: Due milioni e quattrocento mila lire al mese. Di là pago tutto all'infuori della casa e porto avanti i miei figli a scuola e tutto. E vivo. Io penso che non è una cifra da fare il signore.
AVVOCATO Pepi: Passiamo ad altri argomenti signor Carra.
Mi vuole spiegare in maniera precisa e chiara una volta per tutte - perché effettivamente non mi è assolutamente chiaro - quand'è che lei e dove ha conosciuto Giuliano?
IMPUTATO Carra P.: Io Giuliano lo vedo nel viaggio di... quando scarico i pacchi a Roma, via Ostiense. Ma incomincio a conoscere e lo vedo dalla seconda volta che mi insegue in compagnia del Lo Nigro con la sua Corsa, Opel Corsa bianca. Poi man mano lo vedo nei vari viaggi...
AVVOCATO Pepi: Sì, no. Non le ho chiesto Carra dove lo ha visto. Io le ho chiesto: la prima volta esattamente, dove l'ha conosciuto e dove l'ha visto per la prima volta. Ora mi dice in via Ostiense, mi ha detto. Quindi mi dà una interpreta... una nuova versione del momento in cui ha conosciuto il Giuliano. Perché io le devo contestare che nel primo interrogatorio quello in cui lei comincia a collaborare, parla di aver visto il Giuliano per la prima volta al cimitero presso Prato. Al dibattimento ha parlato di averlo conosciuto e visto per la prima volta a Palermo, perché sarebbe venuto a contattarlo. Oggi mi dice che la prima volta l'ha visto in via Ostiense. Io vorrei capire quand'è che ha conosciuto, se veramente ha conosciuto, il Giuliano.
IMPUTATO Carra P.: Io prima di tutto non mi ricordo di aver dichiarato: prima a Prato, poi a Milano, poi a Palermo e poi... e poi... dove l'ha detto lei.
PRESIDENTE: Comunque ci dica...
IMPUTATO Carra P.: Io mi ricordo sì,...
PRESIDENTE: ... dove l'ha conosciuto?
IMPUTATO Carra P.: Il mio ricordo la prima volta che l'ho visto è stato in via Ostiense.
AVVOCATO Pepi: Beh, ne prendo atto oggi. E' la terza versione e va bene così.
Senta Carra, dopo i fatti di via Fauro, l'attentato a Costanzo, quanto tempo è intercorso prima che la contattassero nuovamente per un nuovo viaggio?
IMPUTATO Carra P.: Io mi ricordo che arrivai a Palermo dopo questo trasporto e passò una settimana, un paio di giorni e sentii la storia di Costanzo.
Poi ho incominciato a vedere qualcuno di loro dopo, penso, una ventina di giorni, un mese, 25 giorni. Però preciso sempre, come ho sempre detto, non riesco a dire un giorno di preciso.
AVVOCATO Pepi: Quindi, grosso modo lei mi dice che la contattarono dai fatti di Costanzo circa un mese dopo? Ha parlato di 27 giorni, più o meno facendo il calcolo suo, no?
IMPUTATO Carra P.: No, stiamo parlando specificatamente sul discorso di Costanzo.
AVVOCATO Pepi: Eh, e io le ho detto...
IMPUTATO Carra P.: Io ho capito che lei mi ha detto in tutti... parlando in generale dei viaggi.
AVVOCATO Pepi: No, io le ho chiesto, la domanda era molto precisa Carra.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Le ho detto: avviene l'attentato di via Fauro a Costanzo. Dopo questa data, quando in lasso di tempo - cioè un mese, un mese e mezzo, 15 giorni, 20 giorni - questi soliti soggetti la contattano per fare un nuovo viaggio per trasportare altre cose. E lei ora mi ha detto, dice: 'dopo 6-7 giorni ho saputo di Costanzo e poi dopo una ventina di giorni mi hanno ricontattato'.
Quindi, devo presumere che lei sia stato contattato circa dopo un mese. Ecco, volevo la conferma che me lo dicesse.
IMPUTATO Carra P.: Il mio ricordo, sì. Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco Carra, io allora le devo contestare che - siccome fra l'altro lei al dibattimento di fronte a questa Corte ha parlato di un secondo contatto dopo un mese-un mese e mezzo, comunque anche un mese come ha detto oggi - io le devo contestare che i fatti di Costanzo, l'attentato a Costanzo avviene il 14 di maggio del 1993; la strage di Firenze è del 27 maggio '93. C'è una differenza di 13 giorni. Il che è in netto contrasto evidente con quello che lei sta dicendo. Perché da allora lei avrebbe avuto questo contatto dopo che la strage sarebbe già stata effettuata.
IMPUTATO Carra P.: Ma io ho sempre questi salti, avvocato che non sono stato mai sicuro sui giorni.
AVVOCATO Pepi: Eh, va beh.
IMPUTATO Carra P.: Non riesco a... poi...
AVVOCATO Pepi: Qui non si tratta di trasporti di noccioline.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. Avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Pepi: Sì.
PRESIDENTE: Lei si deve fare tutte le contestazioni che vuole. Per cortesia, le deduzioni dalle contestazioni in un altro momento.
AVVOCATO Pepi: Certo, Presidente.
IMPUTATO Carra P.: Io stavo spiegando che ho sempre detto di non ricordare il giorno preciso. E ancora oggi io le do conferma, lei mi sta contestando sui particolari e io le dico: ha ragione perché non riesco a dargli una risposta sulle mie dichiarazioni, le mie dichiarazioni che ci saranno. Perché ancora oggi anche ricostruendo, cercando di pensare non riesco a dirle: tale giorno son passati 7 giorni, o 5 giorni o un mese.
AVVOCATO Pepi: Senta, un'altra precisazione: per quello che riguarda - si passa da un argomento a un altro - il viaggio di Arluno. Senta lei al dibattimento ha detto che dopo questo viaggio è ritornato via terra insieme a Lo Nigro.
IMPUTATO Carra P.: No, io non ho mai detto questo.
AVVOCATO Pepi: Al dibattimento l'ha detto, meno male che è registrato.
IMPUTATO Carra P.: Io dopo il viaggio di Arluno via terra con Lo Nigro non l'ho fatto a scendere. A salire da Palermo a Arluno ho fatto con Lo Nigro lasciandolo a lui lì; ritornando io da solo con l'automezzo, sganciando i rimorchi in via mare e lasciando il trattore e i rimorchi a Genova, ho preso l'aereo e mi sono recato a Palermo.
AVVOCATO Pepi: Senta, in questo viaggio furono... quanti furono i pacchi portati?
IMPUTATO Carra P.: I fatti?
AVVOCATO Pepi: I pacchi. I pacchi di esplosivo trasportati a Arluno.
IMPUTATO Carra P.: A Arluno sono due pacchi e uno a salsicciotto che ho spiegato.
AVVOCATO Pepi: Come mai allora, nell'interrogatorio sempre del 31 agosto lei parla di tre pacchi e di un salsiccione? Erano tre o erano due?
IMPUTATO Carra P.: Io, ripeto, il 31 agosto ero distrutto moralmente e ho cercato di ricostruire tutto dalla A alla Z di quello che avevo fatto in due anni. In quell'interrogatorio.
Ho messo tutto anche saltando i particolari però poi man mano ricordando e andarci l'episodio per episodio, ho cercato di chiarire più limpido possibile il mio racconto. Sempre del mio ricordo, perché se non mi ricordo le dico: non me lo ricordo e chiudo. Non...
AVVOCATO Pepi: Senta Carra, sempre per questo viaggio di Arluno. Allora, ho capito bene lei ha fatto il viaggio sia di andata che di ritorno via terra?
IMPUTATO Carra P.: Gliel'ho spiegato prima, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì. No, volevo questa conferma.
IMPUTATO Carra P.: No, la conferma gliel'ho data nella risposta prima io, avvocato. Lei mi ripete che io sono sceso io a terra e io le dico: no. Prima me l'ha detto la domanda dicendo se ho fatto via terra con... ho fatto, ho detto che ho fatto il viaggio via terra con Lo Nigro fino a Palermo quando io ho sempre dichiarato: l'ho lasciato lì e sono andati così. Il mio ricordo è preciso, glielo confermo questo al 100%.
AVVOCATO Pepi: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: Di cui sono andato da solo via strada da...
AVVOCATO Pepi: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: ... da Milano a Genova, ho sganciato i rimorchi nel porto di Genova, il trattore l'ho imbarcato da solo, il Torino 52079D, ho imbarcato alla nave via mare, imbarco oltre che sbarco a Termini Imerese a Palermo; sono andato con un tassì che è vicino l'aeroporto, sono andato all'aeroporto, ho preso l'aereo a nome Carra Pietro e sono andato a casa.
AVVOCATO Pepi: Beh. Quindi, io allora a questo punto le devo contestare che viceversa durante gli interrogatori da lei resi, invece ha dichiarato che per quanto riguarda il viaggio di andata lei l'ha fatto via mare esatta... indicando addirittura come nave la Freccia Azzurra o qualcosa di simile.
IMPUTATO Carra P.: Parlando sempre di...
AVVOCATO Pepi: Di Arluno.
IMPUTATO Carra P.: ... verbale del 31 agosto. Sta parlando.
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Io ho, mi sarò sbagliato sicuramente perché, ripeto, quel viaggio che io ho fatto con la Freccia - che non è la Freccia ma è la Grandi Traghetti sempre. La società Grandi Traghetti, nave, grandi navi veloci, la nave nuova della Grandi Traghetti - e l'ho fatto insieme a Lo Nigro.
Siccome stavo costruendo tutti i viaggi e sia da solo, i viaggi che ho fatto con le presenze son state talmente veloci - perché se lei va a guardare è iniziata a mezzanotte del 30-31 agosto con il mio stato d'animo non indifferente fino all'indomani mattina, poi si è ripreso mi sembra dopo qualche giorno, all'indomani, non mi ricordo di preciso - e ripeto, in quel verbale del 31 agosto ho detto tutto quello che mi era successo anche magari sbagliando di un pacco all'altro o di un viaggio all'altro. Però è tutto lì il mio racconto.
AVVOCATO Pepi: Va bene.
Andiamo avanti. Senta Carra per quanto riguarda sempre la vicenda della via Ostiense, lei qui al dibattimento ha dichiarato che allo scarico di questo materiale esplosivo era presente il vecchietto - come lo ha definito - il Giuliano - che poi ha chiamato Salvatore . Lo conferma questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano Salvatore...
AVVOCATO Pepi: Così l'ha chiamato lei.
IMPUTATO Carra P.: Ma quando?
AVVOCATO Pepi: Al dibattimento.
IMPUTATO Carra P.: Dibattimento... ieri o l'altro ieri, io quando ho detto: "Giuliano Salvatore" mi sono corretto. Non è Salvatore, ma ho detto...
AVVOCATO Pepi: Sì, va beh.
IMPUTATO Carra P.: ... ma ho detto anche che...
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Dicevo: conferma che vi era presente questo vecchietto e il Giuliano? Lo conferma?
IMPUTATO Carra P.: Sì, lo confermo.
AVVOCATO Pepi: Ecco. Ancora, allora le devo fare una nuova contestazione. Lei mi risponderà al solito modo: che era confuso il 31 d'agosto. Ma io le dico che il 31 d'agosto lei aveva parlato soltanto della presenza di un vecchietto.
IMPUTATO Carra P.: Come alla presenza soltanto di un vecchietto?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi perdoni.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Mi perdoni. Io non so che significato vada dato all'ultimo inciso dell'articolo 499 che stabilisce un certo meccanismo a presidio della cosiddetta correttezza della contestazione.
Come non era corretta la contestazione precedente, perché circa il famoso viaggio fatto con Lo Nigro, se si doveva contestare a Carra la dichiarazione d'indagine preliminare i casi erano due: o gli si contestava dettagliatamente qual era la dichiarazione in cui aveva detto che il viaggio era stato fatto per mare, salvo contestargli come mi sarebbe sembrato doveroso al fine della correttezza che l'interrogatorio immediatamente successivo a quello Carra aveva sempre detto di averlo fatto via terra quel viaggio. E i difensori lo sanno.
Quindi quando si parla di correttezza della contestazione io ho bisogno di capire se è corretto o non corretto contestare isolatamente una dichiarazione delle indagini preliminari dimenticando, rappresentando alla Corte - che comunque ascolta l'esame che non è un fatto interno tra persone che pongono le domande e Carra che risponde - c'è una Corte davanti che segue l'esame. Bisogna capire se è corretto espungere un dato che magari è dissonante rispetto a tutto il resto delle dichiarazioni per procedere a una contestazione in forma generica di quel dato stesso.
E dubito che sia corretto.
E la stessa cosa si sta verificando per la domanda odierna. Perché se il difensore vuol contestare le dichiarazioni di Carra sul punto delle persone presenti in via Ostiense, allora a me pare per dovere di contestazione e visto che dovere di correttezza la contestazione visto che il difensore si richiama alle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari, che il difensore faccia presente a Carra quello che ha detto al primo interrogatorio sul punto, quello che ha detto nel secondo, quello che ha detto nel terzo, nel quarto e così via. Ma sennò, è una contestazione a colpi di flash. E francamente mi sembra che una contestazione così non sia una contestazione corretta. Proprio perché la correttezza della contestazione mi sembra se ha un significato, sennò sarebbe perfettamente inutile che il legislatore si fosse occupato di questo aspetto, mi sembra che proprio nel caso dell'esame per far rilevare contraddizioni tra dichiarazioni dibattimentali e dichiarazioni precedenti, forse ostula che la dichiarazione delle indagini preliminari siano in qualche modo rappresentate tutte o quasi tutte o prevalentemente, non una contestazione fatta così su una punta di uno spillo. Non mi sembra proprio che sia corretta.
PRESIDENTE: Io sono d'accordo con lei, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Però, il difetto di questa procedura è che assegna al Presidente, in particolare, poteri che non ha la possibilità di esercitare.
Perché noi non abbiamo il testo degli interrogatori presi...
PUBBLICO MINISTERO: No...
PRESIDENTE: ... dall'esaminato in sede di indagine.
PUBBLICO MINISTERO: Il processo...
PRESIDENTE: Mi scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: Di conseguenza, quando un difensore si richiama ad un interrogatorio e fa una contestazione, può essere il Pubblico Ministero soltanto, se crede, a sollevare obiezione per il modo.
PUBBLICO MINISTERO: Sono qui in piedi apposta, Presidente.
PRESIDENTE: Certo. Ma no, siccome lei fa riferimento anche ad una precedente domanda che io non ho sollevato obiezioni, è ovvio che se non ho lo strumento attraverso il quale poter fare queste osservazioni più che giuste, sono disarmato.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
PRESIDENTE: Allora, diciamo, avvocato che lei deve fare riferimento sia alle dichiarazioni rese in una data, come a quelle successive, sempre nel suo interesse e secondo il suo punto di vista. Ma senza possibilità che io, se il Pubblico Ministero non interviene, possa sapere se quella dichiarazione è stata poi corretta anche rispetto alle dichiarazioni rese al dibattimento che io ricordo - e penso di ricordare abbastanza bene - ma sulle quali non ho una memoria di ferro, posto che riempiano già alcuni volumi dei nostri verbali.
Però voi li avete tutti. Quindi siete veramente i padroni della situazione, almeno della conoscenza della situazione.
AVVOCATO Pepi: Presidente, siccome...
PRESIDENTE: Comunque, avvocato, non facciamo polemiche, per cortesia.
AVVOCATO Pepi: No, la polemica, siccome io è 25 anni che faccio questo lavoro e...
PRESIDENTE: Guardi, avvocato, io sono 47.
AVVOCATO Pepi: Eh, appunto.
PRESIDENTE: Ma le coso sono cambiate. E purtroppo in peggio.
AVVOCATO Pepi: Sì, ho capito. Però siccome...
PRESIDENTE: Almeno in alcuni punti sono cambiate in peggio.
AVVOCATO Pepi: Sì.
PRESIDENTE: Almeno per quel che riguarda un esatto corretto andamento dell'esame sia dei testi, come dei...
AVVOCATO Pepi: Sì, Presidente, mi scusi, ma io volevo contestare che quando mi si dice di non aver fatto un controesame corretto, qui ne va della mia professionalità e io questo attacco non lo accetto.
PRESIDENTE: Avvocato, lasci stare...
AVVOCATO Pepi: Perché io sono stato correttissimo in tutto, perché a ogni contestazione ho fatto riferimento precisamente a quale interrogatorio mi riferivo, a quale circostanza mi riferivo.
E' chiaro poi che, nella mia strategia difensiva, io posso scegliere tranquillamente quello interrogatorio che voglio contestare alla persona e trascurarne altri.
Questo non è scorrettezza, è agire in maniera difensiva com'è necessario.
Io ho il diritto-dovere di contestare ciò che oggi viene reso in maniera difforme, in questo caso dal signor Carra, anche e soprattutto in relazione alla sua attendibilità. E non accetto quindi attacchi sulla mia correttezza personale.
PRESIDENTE: Avvocato, guardi, qui non sono attacchi né a lei, né alla sua professionalità. E' semplicemente diritto delle parti porre le domande, diritto delle parti porre opposizioni.
Diversamente, ogni volta che si fa una opposizione al Pubblico Ministero dovrebbe offendersi, il Pubblico Ministero; ogni volta che si fa una opposizione alle domande di un difensore di parte civile o degli imputati, nascerebbe una questione di onorabilità personale.
Il che mi pare non sia proprio il caso.
AVVOCATO Pepi: No, sono d'accordo con lei.
PRESIDENTE: Lei proprio dovrà, per tener conto del fatto che se una certa dichiarazione è stata fatta in una data e successivamente è stata corretta, dopo avere avuto la risposta dell'esaminato, dovrà dare atto, mi creda - io credo sia un dovere professionale anche quello - ammettere che, successivamente, l'esaminato aveva corretto questa dichiarazione.
Cosa che io non posso fare, perché non ho gli strumenti.
PUBBLICO MINISTERO: Posso avere la parola, Presidente? Un secondo.
PRESIDENTE: Ma io vorrei finirla...
PUBBLICO MINISTERO: Se mi dà la parola un secondo.
PRESIDENTE: Un secondo. E' già passato, guardi.
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
PRESIDENTE: E' già passato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Non ho assolutamente messo in dubbio la correttezza professionale dell'avocato Pepi. Ci mancherebbe altro!
Ho affrontato il discorso sul punto oggettivo della contestazione.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che la legge adopra quel termine, "correttezza", che si deve pensare va bene in tutti i casi in cui la domanda sia messa un attimino in discussione, no? Ci mancherebbe altro.
E ho posto un problema. Io, più che risolverlo, ho posto un problema al Presidente.
Ho detto: sono legittimato a ritenere che una contestazione, per essere corretta, debba tener conto delle varie dichiarazioni piuttosto che essere un florilegio, per così dire?
Ho posto il problema. Non ho fatto niente di più e niente di meno che questo.
Credo di aver capito che, secondo il Presidente, la contestazione dovrebbe essere fatta un po' come io suggerivo. Mi pare di aver capito che fosse così.
Il difensore ne vuol tener conto, ne tenga conto; se non ne vuole tenere conto, non ne tiene conto.
Magari io per ora avevo fatto una semplice richiesta al Presidente, un chiarimento. La prossima volta, fo opposizione. E' tutta un'altra cosa.
PRESIDENTE: Benissimo. Comunque io vi volevo precisare che voi avrete notato che i miei colleghi rendono appunti sistematicamente.
Ora, siccome questi appunti saranno indubbiamente utili alla fine, però è fuori discussione che la fonte di tutte le nostre eventuali successive deliberazioni finali, dovrà essere il testo dei verbali trascritti.
Cioè, quello che realmente, in ogni minuto secondo, viene registrato. Io mi riservo - e credo anche i miei colleghi - nonché i Giudici Popolari, di fare valutazioni non su una osservazione o sull'altra, ma un raffronto fra le dichiarazioni raccolte, le eventuali contestazioni e il complesso quindi delle dichiarazioni, almeno di quelle raccolte nel dibattimento.
Possiamo proseguire.
Eventualmente vorrà dire che ogni volta il Pubblico Ministero si alza e dice: 'guardi, però che...'
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, avvocato, ora lei non c'entra.
AVV. Cianferoni: Siccome è una questione...
PRESIDENTE: No, avvocato, lei non c'entra.
Mi scusi, quando sarà il suo turno...
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Mi scusi! Quando sarà il suo turno, lei avrà il diritto di parola.
AVV. Cianferoni: No, era una questione di metodo. Va be'.
AVVOCATO Pepi: Dunque, andiamo avanti, signor Carra. Stiamo andando verso la fine.
Volevo farle alcune domande sull'episodio con l'incontro al cimitero, vicino Prato. Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Com'era la situazione di luminosità in quel cimitero?
IMPUTATO Carra P.: Quell'angolo dove ho caricato i pacchi era oscura. Ma mi sembra davanti il cimitero era...
AVVOCATO Pepi: Dunque, ci ricordi che ore era. Le 23, le 23 e un quarto, se non mi sbaglio?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Dopo le undici.
PRESIDENTE: Dopo le undici.
IMPUTATO Carra P.: Le ore 23.00 di sera.
Davanti al cimitero era non proprio illuminata a giorno, ma si vedeva la strada.
Ma quell'angolo dove sono entrato io a scaricare i pacchi, era buia.
AVVOCATO Pepi: Senta, in questo incontro, lei si ricorda, o è in grado di ricordarsi se fosse stato presente anche tale Vincenzo Ferro?
IMPUTATO Carra P.: No, no.
AVVOCATO Pepi: Lei lo conosce Vincenzo Ferro?
IMPUTATO Carra P.: No, no. Io neanche l'ho mai nominato, Ferro.
AVVOCATO Pepi: Sì, sì. No, io le ho fatto solo una domanda,.
IMPUTATO Carra P.: No, non lo conosco e non c'era presente alla mia vista.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei è a conoscenza - siamo ad un altro argomento, eh, mi scusi Carra, ma bisogna andare un po' in qua e in là - lei è a conoscenza che il Giuliano avesse in Palermo un distributore di benzina?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo.
AVVOCATO Pepi: Se ne serviva lei di questo distributore?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Anche suo fratello?
IMPUTATO Carra P.: Insomma, dallo sciupo che faceva mio fratello di gasolio, ne metteva poco lì da Giuliano.
AVVOCATO Pepi: E, senta, da questo distributore, come veniva pagato il gasolio, volta per volta in contanti, oppure c'era un accordo di pagare dilazionato, oppure con titoli, oppure restava il debito?
IMPUTATO Carra P.: No, a volte facevo io un pieno, due pieni che si aggiravano sulle... penso 300 mila lire, 280, perché avevo la, come si dice? La... di gasolio io ho quella grande in questo luogo. E a volte facevo anche due pieni, tre pieni. E poi magari gli davo un assegno dei viaggi che effettuavo. Non di illecito, di lecito.
Non c'era... C'era un rapporto così. Però non arrivavo a fare gasolio, che so, 20-30-40 milioni di gasolio, se vuole sapere questo.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Arrivavo a un milione, un milione e due. E poi il papà di Giuliano poco ci stava e dovevo andare a prendermi un bambino per dargli i soldi.
AVVOCATO Pepi: Senta, Carra, io vorrei capire che tipo di conoscenza lei aveva con Giuliano, indipendentemente da quello che ci ha detto sia durante le indagini preliminari, che al dibattimento.
Cioè, lo frequentava assiduamente, ci andava a mangiare al ristorante insieme, o in casa insieme, vi vedevate per svago, oppure no?
IMPUTATO Carra P.: Giuliano chi? Il figlio o il padre?
AVVOCATO Pepi: Il figlio, l'odierno imputato.
IMPUTATO Carra P.: Sì, Giuliano "Olivetti" io lo frequentai anche nel '94 che avevamo un villino affittato a Ficarazzi, anche vicino, anche a livello familiare da un villino all'altro.
AVVOCATO Pepi: Quindi avevate, diciamo, non dico amicizia. Ma comunque un rapporto di conoscenza. Mangiavate insieme...
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
AVVOCATO Pepi: Più volte è successo questo?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E preciso anche che lui, quando ha venduto la Clio... Non la Clio, la Clio è la Renault Clio, mi sembra, quella color... Non mi ricordo se si dice Clio. Aveva una macchina rossa, piccolina, mi sembra che si chiama Clio.
E io lo accompagnai spesso, in quel periodo. Anche nel periodo di quell'estate.
AVVOCATO Pepi: Bene. L'ultima domanda, Carra: lei è a conoscenza se il Giuliano che lei chiama, soprannomina "Olivetti", era titolare di una patente di guida?
IMPUTATO Carra P.: Non gliel'ho mai chiesta la patente a Giuliano.
AVVOCATO Pepi: Ma sapeva se guidava, l'ha visto su auto, su camion, su articolati?
IMPUTATO Carra P.: Ma Giuliano "Olivetti"?
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Carra P.: No, con la macchina, non su un camion.
AVVOCATO Pepi: Solo con la macchina.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Non sapeva che quindi... Quindi lei pensa che avesse la patente B.
IMPUTATO Carra P.: Eh, non lo so io.
AVVOCATO Pepi: Cioè, quella per guidare le macchine.
IMPUTATO Carra P.: Non gliel'ho mai chiesto.
AVVOCATO Pepi: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Guidava la macchina. Poi, se era senza patente, o con la patente, non lo so.
AVVOCATO Pepi: Va bene, non lo sa. Benissimo.
IMPUTATO Carra P.: La macchina, l'ultima che aveva, perché lui la pompa di benzina la stava vendendo a Costanzo Marcello, uno che è anche un trasportatore di collettame che c'ha il deposito vicino a Brancaccio, di cui la macchina da lui guidata era intestata o a Marcello Costanzo, o alla moglie di Marcello Costanzo. Che gliel'aveva dato in acconto alla vendita del distributore.
AVVOCATO Pepi: Bene. Io ho chiuso.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni e intervengo anche a nome dell'avvocato Barone per, sempre, Barranca...
PRESIDENTE: E l'avvocato?
AVV. Cianferoni: Angelo Barone.
PRESIDENTE: Barone, per Barranca.
AVV. Cianferoni: Sì. Signor Presidente, due premesse, anche per non lasciare vano quel mio...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato, io ho bisogno, voglio sapere da lei...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: ... interviene solo per Barranca.
AVV. Cianferoni: Barranca e la posizione attinta in principalità dalle dichiarazioni...
PRESIDENTE: No, io voglio sapere solo...
AVV. Cianferoni: Io, nel momento in cui svolgo il mio mandato in causa, sono anche difensore di Leoluca Bagarella, di Massimo Scarano e sostituisco i colleghi Gandolfi e Fiorentini per Gioacchino Calabrò e...
PRESIDENTE: Ma come sostituito...
AVV. Cianferoni: ... Giovanni...
PRESIDENTE: Come sostituto processuale?
AVV. Cianferoni: Come sostituto processuale...
PRESIDENTE: Va benissimo.
AVV. Cianferoni: ... ex articolo 102 C.p.p.
PRESIDENTE: Va benissimo. Va benissimo. Comunque per cortesia quando dovete toccare argomenti che riguardano gli altri imputati, di volta in volta vi dovete...
AVV. Cianferoni: Chiaro. Ecco, allora mi sollecita una ulteriore allora premessa del tutto opportuna che mi accingevo a fare ed è questa: sono stato investito non ex articolo 103 perciò con designazione del collega, ma ex articolo 97 IV comma da ella Presidente, all'odierna udienza anche per altri imputati. Rammento per esempio...
PRESIDENTE: Ma negli altri imputati, sono sostituzioni...
AVV. Cianferoni: ... il signor...
PRESIDENTE: Ma negli altri imputati sono sostituzioni orali?
AVV. Cianferoni: Ecco, momentanee.
PRESIDENTE: Momentanee.
AVV. Cianferoni: Ed io, perciò...
PRESIDENTE: Avranno, dovranno essere gli altri difensori a intervenire, perché non possiamo mettere su di lei il carico di otto o dieci persone.
AVV. Cianferoni: Questo...
PRESIDENTE: Non è per lei, ma non è per nessuno un carico che io voglio dare di volta in volta e dargli, come si chiama?, un mondo...
AVV. Cianferoni: Pensavo giusto di poter...
PRESIDENTE: E mi sembrerebbe...
AVV. Cianferoni: Sano e robusto, ma di costituzione fisica limitata.
PRESIDENTE: Credo che sia semplicemente un atteggiamento amichevole di un professionista nei confronti di un altro professionista...
AVV. Cianferoni: Assolutamente.
PRESIDENTE: ... e di una cortesia anche nei confronti della Corte perché può continuare, può prendere il via l'udienza.
AVV. Cianferoni: Anzi, è assolutamente proprio in tal senso dicevo mi presterei anche a sostituirli in controesame, ma avrei bisogno di riparlarci se non potessi... Questa la prima premessa.
La seconda, per non lasciare nel vuoto quel mio tentativo di interloquire nell'intervento del Pubblico Ministero di poc'anzi. Siccome è una questione di metodo, ritengo opportuno premetterla per non trovarmi poi a dover controbattere a opposizione del Pubblico Ministero.
Ritengo che, appunto, il Presidente ha fatto riferimento al sistema processuale. E quindi anche in sotto quell'ottica va visto il riferimento alla correttezza di cui faceva cenno il Pubblico Ministero perché è un dato testuale che emerge dall'ultimo comma dell'articolo 499.
Il Codice nasce invece, coloro che lo hanno scritto lo hanno detto, anche...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi. Ma...
AVV. Cianferoni: No, abbia pazienza Presidente.
PRESIDENTE: Avvocato, non le posso consentire questo. Perché lei...
AVV. Cianferoni: No, aspetti.
PRESIDENTE: ... crederà di fare quello che riterrà opportuno se il Pubblico Ministero ritiene che non è corretto o che non è secondo le regole interverrà e farà le sue osservazioni.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
PRESIDENTE: Ma i discorsi programmati, li fanno i Presidenti degli Stati Uniti e fanno benissimo a farlo perché è un loro dovere. Noi non abbiamo ancora i Presidenti fra di noi.
AVV. Cianferoni: Comunque, posta la questione...
PRESIDENTE: Degli Stati Uniti.
AVV. Cianferoni: ... salvo uno dell'Assise e...
PRESIDENTE: No, quello è tutta un'altra cosa.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi comunque. Va bene allora, ci ritorneremo speriamo di no, ove mai il Pubblico Ministero ritenga di riproporre una opposizione già fatta.
La terza premessa sempre agganciata a dati normativi, è questa: quando il dichiarante si è presentato in aula, il Presidente ha dato atto in maniera del tutto efficace ma molto sintetica della presenza di queste paratie. Ora, siccome queste paratie se hanno da starvi, ci devono stare ai sensi di una norma prevista dalle norme di attuazione 147-bis io vorrei segnalare che come difensore non vedo la necessità e vorrei altrettanto segnalare l'evidente disparità che vi è tra il parlare a un'ombra e invece il vedere il parlante, cioè il sottoscritto tramite telecamera. Quindi io faccio richiesta che vengano tolte, se poi la confermerà che debbano rimanere, mi permetta...
PRESIDENTE: Mi sembra perfettamente che non è uno sgarbo che si fa ai difensori, è un criterio ragionevole di sicurezza perché ovviamente data la decisione che l'attuale esaminato ha preso lo espone a rischi, direi, notevolmente apprezzati.
AVV. Cianferoni: Senz'altro, questo.
PRESIDENTE: Quindi, la pregherei di non insistere perché non possiamo correre o far correre rischi di questo tipo.
AVV. Cianferoni: Ecco, esaurite in questi termini le premesse, allora mi accingo a rivolgere al signor Carra delle domande.
Io credo di essere molto sintetico, le ho preparate anche per iscritto ma temo che dovrò avvalermi di una pausa e chiederò comunque una ripresa pomeridiana.
PRESIDENTE: Ma certamente, avvocato. Gliela avremo fatta anche se lei non la chiedeva, perché a un certo punto anche noi abbiamo bisogno di rifornimento.
AVV. Cianferoni: Ecco. Dunque, senta Carra lei ricordo che fu al momento del suo arresto che avvenne, ricordiamolo, quando?
IMPUTATO Carra P.: Glielo devo dire io?
AVV. Cianferoni: Eh.
IMPUTATO Carra P.: Il 7 luglio del '95.
AVV. Cianferoni: Ecco. Venne data la notizia del suo arresto nei seguenti termini: "E' stato arrestato il commesso viaggiatore delle stragi".
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia non faccia discorsi di natura giornalistica. Faccia dei discorsi processuali, per cortesia.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza. Va beh.
PRESIDENTE: Faccia delle domande soprattutto. Perché, scusatemi...
AVV. Cianferoni: Va beh, ma era...
PRESIDENTE: ... ma io non voglio essere presuntuoso - perché ho sempre bisogno di imparare specialmente anche dagli avvocati - però vi pregherei lei e tutti i suoi colleghi, attenetevi in questa fase processuale a fare domande.
AVV. Cianferoni: Ma questa è una domanda.
PRESIDENTE: No, veramente era una proclamazione di un titolo giornalistico.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Che per noi, è una cosa che non esiste. Non ha nessuna rilevanza.
AVV. Cianferoni: Togliamo allora la fonte giornalistica, se io le dico che si può vedere in lei il commesso viaggiatore delle stragi, lei si riconosce in questa veste? Ecco.
PRESIDENTE: Ha capito Carra?
IMPUTATO Carra P.: Se mi riconosco come veste...
PRESIDENTE: Come commesso viaggiatore delle stragi. E' una domanda.
IMPUTATO Carra P.: Non gli so rispondere.
AVV. Cianferoni: La riprendiamo più avanti.
PRESIDENTE: Anche questa è un'altra risposta.
AVV. Cianferoni: Anche questa è un'altra risposta. Riprenderemo più avanti.
Senta lei quando è stato ammesso al programma di protezione?
IMPUTATO Carra P.: Quando sono stato emesso?
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Al programma di protezione?
AVVOCATO Gennai: Signor Presidente, avvocato Gennai difesa Carra. Io mi oppongo a questo tipo di domande...
PRESIDENTE: Signora, bisognerebbe che facesse funzionare il microfono sennò la sua domanda resta per aria. E nessuno la raccoglie, almeno gli strumenti.
AVVOCATO Gennai: Il microfono è acceso. Non so se...
PRESIDENTE: Non è acceso?
AVVOCATO Gennai: Sì, è acceso.
PRESIDENTE: Non si può alzare il microfono così perché forse lei è troppo lontana. Non lo so come si può fare.
AVVOCATO Gennai: Avvocato Gennai, difesa Carra.
PRESIDENTE: Ecco, bene.
AVVOCATO Gennai: Mi oppongo a questo genere di domanda, a questa domanda in particolare perché ci sono motivi di sicurezza per cui non sono ammissibili, a mio parere, questo tipo di domande tra l'altro non sono neppure rilevanti rispetto al fatto oggetto del processo.
PRESIDENTE: Beh, io credo che se si tratta di sapere in che data è stato ammesso al programma di sicurezza, non si viola nessun segreto, non si crea nessun imbarazzo, non si pone a rischio né l'esaminato né la famiglia. Quindi, alla domanda può rispondere.
IMPUTATO Carra P.: Sì, io...
PRESIDENTE: Se crede. perché poi ha sempre il diritto di dire: non voglio rispondere.
IMPUTATO Carra P.: Certo, non ci vedo niente di male. Glielo posso anche dire: io sono stato emesso nel fine gennaio '96.
AVV. Cianferoni: Fine gennaio '96. Anche su questo ci torneremo.
Senta i suoi beni attualmente quali sono?
IMPUTATO Carra P.: I miei beni?
PRESIDENTE: Le sue proprietà?
AVV. Cianferoni: Le proprietà.
AVVOCATO Gennai: Presidente, scusi. Avvocato Gennai sempre difesa Carra. Mi oppongo a questa domanda perché non ha attinenza con i fatti oggetto dell'imputazione. I beni...
PRESIDENTE: Mah, signora lasciamo che i difensori facciano delle domande. Tutt'al più saranno inutili. Ma potrebbero anche dimostrarsi utili.
AVVOCATO Gennai: Mi sembra non pertinente... Non essendo pertinente o rilevante, c'è opposizione.
PRESIDENTE: Mah, io penso...
AVV. Cianferoni: Presidente, questa volta io credo la cavalleria credo di volerla rispettare, però questa volta mi faccia argomentare. Perché c'è un argomento in diritto.
PRESIDENTE: Ma non importa, avvocato. Non argomenti.
AVV. Cianferoni: No. Dicevo...
PRESIDENTE: La domanda è ammessa.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Quindi il...
AVV. Cianferoni: L'argomento un po' sottile forse alla collega sfugge, ma l'argomento c'è.
PRESIDENTE: Non importa. Prego. Se ce lo vuol dire.
IMPUTATO Carra P.: Sì. I miei beni è quel mezzo che mi hanno sequestrato qua. Non ho altro.
PRESIDENTE: Sarebbe un autoveicolo? Un autocarro.
IMPUTATO Carra P.: Sì, un autocarro questo sotto sequestro.
AVV. Cianferoni: Senta, allora che fine hanno fatto i dieci trattori e i quaranta semirimorchi di cui ha parlato in sede di esame?
IMPUTATO Carra P.: Si parlava prima del mio fallimento. E' stato tutto sequestrato.
AVV. Cianferoni: Quando è fallito lei?
PRESIDENTE: Lo può ripetere, ma lo aveva già detto. Almeno su quello non credo che ci possano essere proprio possibilità di evadere. Perché ci sarà una sentenza credo, facilmente accertabile. Comunque dica pure.
IMPUTATO Carra P.: Comunque io... hanno fatto il fallimento non vorrei sbagliarmi inizio estate '93.
PRESIDENTE: Il?
IMPUTATO Carra P.: Inizio estate '93.
AVV. Cianferoni: Inizio estate del '93. Bene. Proprio mentre si trovava a fare questi viaggi. E' così?
IMPUTATO Carra P.: Eh?
AVV. Cianferoni: Proprio mentre si trovava a fare questi viaggi?
IMPUTATO Carra P.: E' stata più o meno contemporanea ai viaggi di cui ha parlato in questa sede, diciamo?
IMPUTATO Carra P.: Sì, certo. Ho precisato che qualche carico l'ho fatto abusando dell'apertura dei sigilli del cancello.
AVV. Cianferoni: Sì. Questo è un altro reato che oggi ci dice di aver commesso.
PRESIDENTE: Ma noi abbiamo un Pubblico Ministero presente che se crederà...
AVV. Cianferoni: Se crederà.
PRESIDENTE: Anche perché non sono di competenza nostra.
AVV. Cianferoni: No. Ma un altro l'ha detto.
IMPUTATO Carra P.: Ma il reato avvocato, dava ragion tutto...
PRESIDENTE: I sigilli.
IMPUTATO Carra P.: ... il piombo...
AVV. Cianferoni: I sigilli, sì.
IMPUTATO Carra P.: ... ma già sono stato contestato in questo io.
PRESIDENTE: E' stato processato.
IMPUTATO Carra P.: No, processato no. Se ne è accorto l'avvocato...
PRESIDENTE: Il curatore?
IMPUTATO Carra P.: Il curatore della...
PRESIDENTE: Dalla denuncia.
IMPUTATO Carra P.: Sì, penso di sì.
PRESIDENTE: Siamo anche...
IMPUTATO Carra P.: Sicché sto pagando anche quello se vuole, avvocato.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: Senta, senta. Ma, quindi anche il veicolo che utilizzò poi, che avrebbe utilizzato poi nel '94 cioè diverso tempo dopo dal fallimento, era sotto la curatela.
PRESIDENTE: Ha capito?
AVV. Cianferoni: Quindi i sigilli quante volte li ha forzati?
IMPUTATO Carra P.: No, le spiego una cosa che forse il fallimento non entrava in quel mezzo perché c'era stato il blocco del Leasing di Torino. E non potevamo sequestrare, almeno io non ne capisco niente del fallimento, non ho mai fallito in vita mia, quello è stata la prima volta che dicevano che non potevano togliermi soltanto quel mezzo. Ma era soltanto un discorso che si ha a fare, poi può anche darsi che entrava anche nel fallimento. Poi m'è rimasto in mano perché non era presente dentro il magazzino. Sennò lo avrei bloccato anche quel mezzo.
Preciso anche che anche se il mezzo era là dentro, io sotto sequestro c'erano dei mezzi al momento che mi hanno sequestrato la ditta e sempre di mia come posso dire?, son stato io a prendere un mezzo sotto sequestro di là dentro.
AVV. Cianferoni: Senta, lei ricorda mica quando è venuto il curatore a fare l'inventario di questi mezzi?
IMPUTATO Carra P.: Eh, ma è venuto tante volte. Non mi ricordo di preciso.
AVV. Cianferoni: Ma prima...
PRESIDENTE: Più o meno sempre nell'estate del '93 dovrebbe essere il periodo che comincia allora e va avanti forse...
IMPUTATO Carra P.: Quando loro sono arrivati a l'impatto che mi han chiuso, mi han bloccato tutto e mi han detto che c'era una istanza di fallimento dal Banco di Sicilia.
PRESIDENTE: L'istanza...
IMPUTATO Carra P.: Però dopo...
PRESIDENTE: L'istanza non dovrebbe essere lo strumento attraverso i quali si blocca?
IMPUTATO Carra P.: Non lo so. Le ripeto, io non ne capisco niente. Posso anche sbagliarmi.
PRESIDENTE: Lei dica... no, risponda...
IMPUTATO Carra P.: Quando praticamente sono arrivati queste persone...
PRESIDENTE: No, mi scusi.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Mi scusi. L'avvocato vuol sapere...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: ... se è venuto il curatore, ha posto i sigilli e ha detto questo: che era bloccato.
IMPUTATO Carra P.: Sì. E che cercava gli altri mezzi anche.
PRESIDENTE: E cercava...
IMPUTATO Carra P.: Aveva...
PRESIDENTE: Prego, prosegua.
AVV. Cianferoni: E questo trattore targato Torino di cui si è parlato più volte, dove si trovava?
IMPUTATO Carra P.: Non era all'interno del parcheggio.
AVV. Cianferoni: E dove si trovava?
IMPUTATO Carra P.: Era fuori.
PRESIDENTE: Questo comunque era fuori.
AVV. Cianferoni: E questa è una bancarotta per distrazione, forse.
PRESIDENTE: Va bene, avvocato, vuol dire che non esce più.
AVV. Cianferoni: Ma questo è un altro discorso, Presidente.
PRESIDENTE: Non si preoccupi, è un affare del Carra, ma non è un affare nostro.
AVV. Cianferoni: No, no, poi si fa un punto si tutte queste cose.
PRESIDENTE: Per carità.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora, questo trattore dove si trovava?
IMPUTATO Carra P.: In quell'attimo non mi ricordo dove era. Perché io lo posteggiavo anche sotto casa a volte.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: No, abbia pazienza lei avvocato. Io dal primo viaggio che ho fatto...
PRESIDENTE: Mi scusi, Carra, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Non ci perdiamo. Lei sa, al momento del fallimento, dove si trovava questo autocarro targato Torino eccetera? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: No, non me lo ricordo, questo l'ho precisato che non me lo ricordo nell'attimo in cui...
PRESIDENTE: Era in giro.
IMPUTATO Carra P.: Però può anche darsi che lo aveva preso un mio autista per spostare il rimorchio che avevo bisogno io personalmente, di portare un rimorchio, che so, andarlo a prendere al porto a Palermo...
PRESIDENTE: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: ... a un chilometro e portarmelo.
AVV. Cianferoni: Senta Carra, ma lei ha detto che questo trattore doveva rimanere a disposizione di certe persone?
IMPUTATO Carra P.: E stavo spiegando questo. Questo mezzo qua, dal primo viaggio che ho io ho fatto, poi Barranca mi disse in questo modo, io lo usavo esclusivamente quando ero fermo a Palermo, di fare qualche cavolata che avevo di bisogno, che avevo i trattori fuori e dovevo spostare nell'arco di un chilometro un semirimorchio, che era sempre il mezzo rintracciabile. Non lo usavo per uno spostamento di giorni o di viaggi per poi venirmi a me a mancare sulla parola data a Barranca.
AVV. Cianferoni: E allora dove lo teneva?
IMPUTATO Carra P.: E batte...
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Non lo so. Non lo so, le spiego...
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: Perché la rivolta da una parte all'altra avvocato. Ora cominciamo a tornare da noi per favore.
AVV. Cianferoni: E infatti si parla del trattore, che ne ha parlato tanto. E' un mezzo che doveva essere a disposizione e perciò, se doveva essere a disposizione, chi era il custode doveva sapere dove doveva stare questo trattore, no?
IMPUTATO Carra P.: Sì, a disposizione però non è che se l'è comprato Barranca, mi ha dato i soldi di quel trattore. Io ci lavoravo con i trattori avvocato.
AVV. Cianferoni: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: Non è che mi ha detto: 'quanto costa il trattore? Ti do i soldi'.
PRESIDENTE: Per cortesia, mi scusi.
IMPUTATO Carra P.: Scusi lei.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, allora vediamo un po': lei di preciso dove abita?
IMPUTATO Carra P.: In via Domenico Bazzano.
AVV. Cianferoni: Questa via in che zona di Palermo si trova?
IMPUTATO Carra P.: Romagnolo.
AVV. Cianferoni: Questa zona, che lei sappia, ha delle persone di riferimento?
IMPUTATO Carra P.: Che vuole dire di riferimento, mi scusi?
AVV. Cianferoni: Se ci sono persone influenti, di rispetto diciamo pure.
IMPUTATO Carra P.: Ce ne sono tanti, anche che conosco di vista, senza averci rapporti.
AVV. Cianferoni: Ma se lei ora dovesse dire: 'nella mia zona il capoquartiere è...', chi è?
IMPUTATO Carra P.: Spatuzza oggi io nella mia ignoranza posso dire. Quello, delle mie cose che sono stato a conoscenza.
PRESIDENTE: All'epoca di questi fatti?
IMPUTATO Carra P.: No, si sta parlando di oggi.
PRESIDENTE: Sì, ma vogliamo sapere all'epoca di questi fatti, non oggi, perché oggi ci interessa meno.
IMPUTATO Carra P.: No, mi scusi Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
IMPUTATO Carra P.: Lui mi ha chiesto se oggi...
PRESIDENTE: Va bene, intervengo io. Lei dice: 'oggi è Spatuzza', lo dice lei.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì.
PRESIDENTE: All'epoca di questi fatti?
IMPUTATO Carra P.: No.
PRESIDENTE: Non lo sa?
IMPUTATO Carra P.: No, no, completamente.
AVV. Cianferoni: Non lo sa.
IMPUTATO Carra P.: All'epoca.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: All'epoca.
IMPUTATO Carra P.: Oggi, no.
PRESIDENTE: 1993-'94.
IMPUTATO Carra P.: Non ho idea. Però io ripeto, quando avevo un problema, prima di avere il colloquio con Barranca, parlavo con Nino Spataro. Nino Spataro era arrestato...
AVV. Cianferoni: Aspetti.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Questo Nino Spataro dove abita? Dove lo andava a trovare?
IMPUTATO Carra P.: Sì, nel panificio del suocero Schiavone, in via Messina Marina di fronte ai Bagni Virzii, abita lì lui. In quel periodo era arrestato.
AVV. Cianferoni: E qual era il motivo che la portava ad andare da lui per i suoi problemi? Cosa aveva lui che poteva darle a lei di affidamento?
IMPUTATO Carra P.: No, che mi poteva aiutare come persona in cui è, che so, che ha soldi perché è parente di Calomia, dava. I soldi che ha avuto mio fratello, metà dei soldi sono di Nino Spataro, di cui io all'inizio, quando ho chiesto un aiuto prima del viaggio dell'argento, perché i soldi me li prestò '90 inizio '91, i 50 milioni Nino Spataro, sono prima di io conoscere questa gente e fare tutti questi trasporti, ho rapporti da prima.
Da quella volta lì, dal prestito è nato il viaggio che gli ho fatto io...
AVV. Cianferoni: Ecco, fermiamoci un attimo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Prima di andare avanti volevo non perdere un dato precedente. Cioè, stamani lei ci ha parlato di avere acquistato una patente, comprata. Poi è venuta fuori qualche bagattella di violazione fallimentare. Qualche violazione sulla legge dei tabacchi l'ha commessa? Ha contrabbandato tabacchi?
IMPUTATO Carra P.: Che ho comprato io?
AVV. Cianferoni: Ha contrabbandato...
PRESIDENTE: Se ha contrabbandato tabacchi?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Lei ha detto...
IMPUTATO Carra P.: Sì, una volta con mio padre.
PRESIDENTE: Una volta sola.
IMPUTATO Carra P.: Sì, però mio padre era abitualmente che faceva questo lavoro, anni fa.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza. Ma allora c'entrava suo padre in quella storia dello Sciareddu?
IMPUTATO Carra P.: No, Sciareddo mi ha chiesto una cortesia, ma io non avevo a che fare...
AVV. Cianferoni: E quello non era contrabbando di tabacchi?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma mi ha chiesto una cortesia, non è che io contrabbandavo con Sciareddo. Tramite questa occasione gli ho fatto scaricare le 50 casse di sigarette e i soldi che ho avuto li ho portati alla carnezzeria di Giacomino Teresi a piazza Sant'Erasmo per darli a Barranca, sulla richiesta di Barranca di averli per i carcerati.
AVV. Cianferoni: Aspetti. Facciamo... Signor Carra, se mi consente di essere, come dire, ai limiti dell'informalità, facciamo una sorta di accordo: io le faccio domande brevi e spero chiare, lei cerchi di dare risposte alla mia domanda e di non andare oltre.
Ecco, poi non spetta a me di disciplinare le sue risposte. Io cerco però una sorta di - tra virgolette - intesa su questo, per non alzare i toni, eccetera.
IMPUTATO Carra P.: No, ci mancherebbe altro. Anzi, se a lei sembra che io alzo il tono, le chiedo scusa avvocato.
AVV. Cianferoni: Per l'amor di Dio.
IMPUTATO Carra P.: A volte, magari per spiegargli o dargli la risposta, ho bisogno di specificare qualche altra cosa.
AVV. Cianferoni: Va bene. Allora senta, quando avrebbe fatto con suo padre questo contrabbando, diverso dall'episodio Sciareddu?
IMPUTATO Carra P.: Le posso dire che ero bambino, però parliamo anche di io avere otto-nove anni se posso anche collocare in questo diciamo...
AVV. Cianferoni: E otto-nove anni che contrabbando poteva fare, mi scusi?
IMPUTATO Carra P.: Ora glielo spiego subito. Praticamente, una volta aveva di bisogno perché trasportava delle sigarette in un autotreno che per entrare e uscire le casse di sigarette si entrava dal di sotto delle ruote con un'apertura così piccola che solo un bambino poteva entrare dentro e uscire quelle sigarette e mi portò a me.
AVV. Cianferoni: Ecco, se io le dico che certo Contorno Salvatore dice, in un suo interrogatorio depositato agli atti delle indagini preliminari, che lei era un contrabbandiere di tabacchi, per quello che risultava a lui, lei che mi risponde?
IMPUTATO Carra P.: Io?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Che le fumo tutte le sigarette. Che non esiste.
AVV. Cianferoni: Non esiste.
IMPUTATO Carra P.: Io personalmente, Carra Pietro.
AVV. Cianferoni: Lui dice invece proprio questo: di sapere che i figli di Carra Michele contrabbandavano tabacchi.
IMPUTATO Carra P.: Mio fratello, e io l'ho specificato prima.
AVV. Cianferoni: Quindi è vera per suo fratello questa affermazione, ma per lei non è vera.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Bene.
Ascolti, veniamo allora a un punto: da questi piccoli fatti io comprendo che lei con la malavita c'ha molto a che fare, mi consenta.
PRESIDENTE: Avvocato, le ho detto, mi scusi, che lei non deve esternarci le sue deduzioni. Lei deve fare domande, quante vuole, ma domande, non considerazioni.
AVV. Cianferoni: Ho detto cerco di farle semplici, ma un minimo spiegate bisogna che siano.
PRESIDENTE: No, guardi tanto le considerazioni ognuno di noi si fa le sue.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Ma se le tiene, fino a quando non arriva il momento di farle conoscere.
AVV. Cianferoni: Riflettevo come il signor Carra sia in grado di...
PRESIDENTE: Avvocato, le ho detto faccia le domande.
AVV. Cianferoni: Sì. La mia domanda è questa: rilevo Carra come lei sia stato in grado di acquistarsi la patente, contrabbandare tabacchi, trovare sostanzialmente un usuraio che le dia quattrini. Quindi allora posso dire che lei conoscesse abbastanza delinquenti?
IMPUTATO Carra P.: Faccia la sua, diciamo, non so la parola giusta come dirle, quello che lei pensa su di me se la tiene per lei, io non gli rispondo.
AVV. Cianferoni: Bene, anche di questo prendiamo atto.
In questo ambito vado dietro a questioni già sottopostole. Io le chiedo di dire se lei sa descrivere l'ordinamento - per come oggi viene descritto - di una organizzazione denominata Cosa Nostra?
PRESIDENTE: Se la conosce.
AVV. Cianferoni: Per sommi capi, ecco, senza volere impegnare nemmeno il Carra in risposte lunghe. Per sommi capi.
Per spiegarle: se io le chiedo qual è l'ordinamento di una S.r.l. me lo sa dire?
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Perché ne era amministratore, ecco. Ora io le chiedo, di Cosa Nostra cosa sa dire, che cosa sa dire?
IMPUTATO Carra P.: Quello che ho sempre letto dai giornali. Poi le posso precisare che è una parola che mi ha sempre fatto sempre paura a sbagliare e non ho mai sottovalutato nessuno a Palermo.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, facciamo conto che io non abbia letto i verbali come in effetti la Corte non li ha letti, le rinnovo la domanda: che cosa sa descrivere di questa organizzazione Cosa Nostra?
IMPUTATO Carra P.: Che gli devo descrivere avvocato?
AVV. Cianferoni: Esiste?
PRESIDENTE: Scusi, ma lei ha detto prima: "quello che ho letto dai...?"
IMPUTATO Carra P.: Dai giornali.
AVV. Cianferoni: Ah, dai giornali.
PRESIDENTE: Dai giornali, non dai verbali.
AVV. Cianferoni: Quindi lei tutto ciò che sa di Cosa Nostra...
PRESIDENTE: Mi sembrava di avere capito così, poi ho capito che c'era un malinteso o una cattiva trasmissione del suono.
AVV. Cianferoni: Ho capito, allora inutile insistere.
Quindi se io le chiedessi di qualificarsi - non dico uomo d'onore a questo punto, per carità - ma avvicinato o contiguo di qualcuno, lei che risponderebbe?
Chiedendo scusa prima di tutto a me stesso e poi alla Corte, aggiungo alla mia domanda: lei ha mai camminato con qualcuno?
PRESIDENTE: Ha mai?
AVV. Cianferoni: Camminato con qualcuno.
PRESIDENTE: Allora siamo tutti uomini d'onore perché io cammino molto, avvocato.
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: Qualche volta anche in compagnia.
AVV. Cianferoni: ... ho chiesto scusa prima di tutti a me stesso. L'ho trovato espresso in verbali del P.M.: per farsi comprendere da certi dichiaranti forse è anche opportuno scendere in questi sottoculture e...
PRESIDENTE: Vuole rispondere?
IMPUTATO Carra P.: Sì, rispondo perché mi ha fatto ricordare, a proposito di camminare, mentre mio padre era arrestato, che io l'ho dichiarato, ho portato un latitante da Palermo a Bologna, se si vuole riferire a questo. Ma io l'ho dichiarato all'inizio.
PRESIDENTE: Lei ha camminato?
IMPUTATO Carra P.: Io col camion, con l'automezzo, a richiesta di mio padre in galera all'Ucciardone e da mio fratello in ufficio, tanti anni fa mi fecero portare una persona da Palermo centro a Bologna, via strada. E che io ho dichiarato anche questo.
Io diciamo, come dice lei avvocato, la mia presenza in Cosa Nostra, come mi ha detto prima, che lei deve dire che io faccio parte, non so bene... comunque, mi ha capito...
AVV. Cianferoni: Ma lei lasci stare quello che le devo dire io.
IMPUTATO Carra P.: Scusi. Di come si è espresso lei, io dall'inizio della mia collaborazione ho messo punto e virgola di quello che io ho fatto e non ho fatto, dalla mia nascita fino a oggi. Mettendo in mezzo mio padre e mio fratello, tutti in generale perché non ho mai condiviso niente.
Poi, dopo avere subìto tutte queste cose, io mi sento subire eh, non è che lo dico perché voglio essere giudicato estraneo ai fatti o voglio che qualcuno si faccia pietà di me. Perché io voglio pagare le mie responsabilità e cerco, dicendo la verità, le mie responsabilità avvocato.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Siccome io però difendo uno di quelli che lei appunto ha messo in mezzo...
PRESIDENTE: Avvocato, le domande, le domande.
AVV. Cianferoni: ... bisogna che insista.
Quindi, quello che poco fa ha detto, qualche tempo fa ha detto rispondendo alla domanda su che cosa sia un uomo d'onore, da che cognizione le deriva? Come ha potuto dire quello che ha detto?
IMPUTATO Carra P.: Che io non sono uomo d'onore?
AVV. Cianferoni: No, poi le è stato chiesto...
PRESIDENTE: No, le ho chiesto io che cos'è un uomo d'onore, chi è un uomo d'onore. Lei ha risposto prima.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere come fa lei a dire chi è un uomo d'onore visto che dice che a Cosa Nostra non appartiene.
IMPUTATO Carra P.: Ma io non appartengo a Cosa Nostra, ma mi sono trovato mio padre e mio fratello non sicuro a dire che faceva parte di Cosa Nostra, ma nell'ambiente criminale come l'ha detto lei, di cui se erano uomini d'onore l'avrei anche dichiarato. Avrei detto: mio fratello è uomo d'onore, mio padre è uomo d'onore.
AVV. Cianferoni: No, ma...
IMPUTATO Carra P.: Allora capisco... Mi scusi avvocato, io non è che vengo dalle montagne, io vengo da Palermo. Ho fatto 25 anni, 20 anni il trasportatore, sono di una famiglia che bene o male, anche mio padre ha zii mafiosi e io so cosa vuol dire un mafioso.
Però se lei mi dice: 'ma per lei esiste Cosa Nostra?' Io le posso dire: la mia impressione, a quello che posso sapere sì, a quelle poche cose anche apprese da mio padre. E da tutto quello che ho raccontato e che ho visto e che ho potuto vivere in questi anni, le dico che esiste perché io ne ho paura di Cosa Nostra, come ne avevo prima di fare questi reati, come ne avevo sempre avuto. Ma non perché io sono più stupido di qualche altro, perché io sono sempre vissuto e ragionando col cervello.
Io mi sono sempre goduto la vita fino ad anni fa, lavorando onestamente e godendo la vita.
E poi amo la famiglia, i figli, le gioie che danno tutte queste piccole cose che certe persone li sconosce.
PRESIDENTE: Bene, andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Andiamo avanti.
Però andava anche a fare le estorsioni, lo ha dichiarato lei nel verbale 12 settembre '95.
Aggiungo fin d'ora che ha dichiarato anche che le faceva malvolentieri, però le faceva.
IMPUTATO Carra P.: Ah, l'aggiunge, però.
AVV. Cianferoni: Eh...
IMPUTATO Carra P.: L'aggiunge. Io... la stessa parola. Io, la prima volta che mi hanno portato lì, stavo bruciando tutti perché non avevo condizione di quello che mi stavano facendo fare.
E avevo paura, come infatti negli ultimi tempi non mi portarono più. A meno che mi portarono soltanto per andare a prendere la benzina e portargliela e l'azione criminosa la facevano loro.
Però c'è un altro collaboratore, Pietro Romeo, che potrebbe almeno dire che è la verità.
Perché tanti discorsi sono nati sulla mia paura e prospettata da Totò Faia, un'altra persona che viene man mano. Col Pietro Romeo, di Giovanni Garofalo, col Giuliano, con Lo Nigro. Ci sono discorsi sulla mia paura.
Infatti inizia lì diciamo la mia, come si può dire, che da parte di loro incominciarono a, diciamo, a mettermi un po' da parte, e appartarsi quando parlavano e tutte queste cose qua. Non avevano un avvicinamento superiore di come erano sempre...
AVV. Cianferoni: Scusi...
IMPUTATO Carra P.: E poi non glielo so spiegare, avvocato, una situazione del genere.
AVV. Cianferoni: Eh, non importa, guardi. Non... Le ho già detto non mi interessano le spiegazioni, ma delle risposte.
Io rilevo una grossa contraddizione fra quello che ha detto stamani e comunque nei giorni scorsi e quello che ha detto ora a proposito della sua paura e dell'uscirne da certe situazioni.
Perché dico questo? Perché lei ha detto che...
PRESIDENTE: La domanda.
AVV. Cianferoni: Eccola, Presidente.
PRESIDENTE: Ma lei continua a fare tanti discorsi e le domande diventano...
AVV. Cianferoni: Lei ha detto...
PRESIDENTE: ... un piumino molto piccolo.
AVV. Cianferoni: Lei ha detto che nel '94 ha fatto un viaggio verso Formello.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Sì. In occasione di questo viaggio ebbe una familiarità con certe persone.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Questo viaggio è di molto successivo ai primi viaggi.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: E allora, come si spiega... e su questo viaggio, rispetto a queste pretese estorsioni, di quanto è precedente o successivo, o se sono dello stesso periodo?
PRESIDENTE: Ha capito? No.
L'avvocato vuol sapere se questo viaggio a Formello...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: ... è contemporaneo alle estorsioni cui lei ha partecipato, o è anteriore, o è posteriore a queste famose estorsioni.
IMPUTATO Carra P.: No, le estorsioni avvengono dopo.
PRESIDENTE: Vengono dopo.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: E quindi io rilevo che nel '94 lei descrive una familiarità con certe persone. Però poi dice: 'mi venne paura e non volevo più starci insieme'.
IMPUTATO Carra P.: Avocato, io ho raccontato il mio episodio, su questo che lei sta parlando. Ma non è che io, la mia familiarità, come lei dice, ero lì con un'arma in mano pronto per andare a uccidere a Contorno.
Le faccio presente che, al momento in cui mi chiedono di prendere un automezzo rubato e andarci sopra, io, la stessa sera, vado via in tutti i costi. In cui non avevo, avevo anche modo di rimanere qualche altro giorno. Ho fatto di tutto per andar via dicendo che avevo da fare, prima che coinvolgevano in qualcosa.
Io, materialmente, non ho fatto niente. Le mie paure me le sono tenute io. Vengo di nuovo al discorso che quello che io ho provato e ho cercato di andare avanti, sono solo cose che ho provato io e non posso dimostrare, posso solo dire.
AVV. Cianferoni: Senta, facciamo un altro passo avanti nel racconto: lei ha detto che ha chiesto i soldi a questo signore Nino "Mongolino".
Conferma che è genero di Giuseppe Schiavone?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma non vada avanti, deve andare indietro.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, Presidente...
IMPUTATO Carra P.: No, lei ha detto: 'devo andare avanti con i fatti', va bene?
PRESIDENTE: Guardi, lei ora per cortesia non ha diritto di commentare quello che dice l'avvocato.
IMPUTATO Carra P.: No, mi ha detto...
PRESIDENTE: Lei riceve delle domande...
IMPUTATO Carra P.: Sì, mi scusi.
PRESIDENTE: Mi dispiace, la sua sorte è questa.
Lei deve rispondere alle domande.
IMPUTATO Carra P.: Siccome mi ha...
PRESIDENTE: Se vuole. Perché ha...
IMPUTATO Carra P.: Sì. No, ci mancherebbe altro!
PRESIDENTE: ... anche il diritto di dire: 'non voglio rispondere'.
IMPUTATO Carra P.: Certo, certo.
AVV. Cianferoni: Io rilevo un altro punto da chiarire. Perché Giuseppe Schiavone non è la persona con la quale suo padre aveva debiti di gioco?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ci lavorava anche con le sigarette. Aveva lavori... Tanti anni fa, eh. Aveva anche dei contatti di illecito con Schiavone, mio padre.
Ma lo ha avuto anche con Menico Spataro "Mafino".
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza...
IMPUTATO Carra P.: Suocero di Filippo.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma quando lei ha raccontato l'episodio dell'assegno dei 16 milioni che le viene presentato in banca, ha detto che se ne andò su tutte le furie.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: E come spiega che andò a chiedere i soldi al genero dell'intestatario di quell'assegno? Del beneficiario di quell'assegno?
IMPUTATO Carra P.: Io gliel'ho spiegato, questo non c'entra niente con quello che ho spiegato io dei 50 milioni.
Questo discorso qua io ieri l'ho spiegato perché è nata la lite con mio padre e ha inizio la società Coprora S.r.l. Ha inizio '91, da solo.
Ho spiegato questo e non c'entra niente i 16 milioni con l'assegno con i 50 milioni. Quello è stato fatto un paio di mesi dopo, quello dei 50 milioni.
E ho spiegato anche perché sono andato da Nino Spataro.
AVV. Cianferoni: Carra, lei mi risponde così, e io registro.
Senta, perché il gommista per riscuotere si doveva rivolgere a suo fratello?
IMPUTATO Carra P.: Quale gommista?
AVV. Cianferoni: Ha dato un gommista della Pirelli, lei.
IMPUTATO Carra P.: No, a mio fratello intanto ci andava prima. Poi è venuto anche Barranca a dirmi questo discorso qua.
E loro, come detto da Barranca, in qualche viaggio gli hanno dato dei soldi anche che dovevano dare a me. E a lui gli dissero che mi avevano pagato i debiti lì.
AVV. Cianferoni: A me interessava che mi rispondesse più precisamente alla domanda.
Cioè, perché doveva andare da suo fratello per chiedere i soldi a lei.
IMPUTATO Carra P.: Ma perché mio fratello aveva rapporti che gli montava le gomme. Di cui non c'era un bel rapporto chi gestiva queste cose qua. E si andava solo lì a montare le gomme, soltanto perché il Barranca spesso, sia a mio fratello che a me, mi diceva: 'dovete andare lì a montare le gomme'.
Ma non ci avevamo nessuna, diciamo, non ci venivano all'incontro chi gestiva quelle gomme, in quanto che noi montavamo non delle gomme, una o due settimanalmente, ma un giro di gomme non indifferente.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza, ma quando glielo avrebbe detto il Barranca di andare a mettere le gomme da questo gommaio?
IMPUTATO Carra P.: Quando?
AVV. Cianferoni: Quando gliel'avrebbe detto?
IMPUTATO Carra P.: Questo discorso delle gomme di andare a montarle lì?
AVV. Cianferoni: Eh.
IMPUTATO Carra P.: Ma anche prima, quando c'era mio padre nella società.
AVV. Cianferoni: Ma prima quando?
IMPUTATO Carra P.: Anche da prima, lo diceva.
AVV. Cianferoni: Ma lei sa quando è stato arrestato Nino Spataro detto "Mongolino"?
IMPUTATO Carra P.: Nei primi del '92, mi sembra. Anno '92. Poi lo hanno rilasciato e lo hanno riarrestato.
AVV. Cianferoni: Quando lo hanno rilasciato, lei lo sa?
IMPUTATO Carra P.: Eh, non lo so. Io non mi interesso degli altri, avvocato.
AVV. Cianferoni: Se sa che addirittura è stato riarrestato.
IMPUTATO Carra P.: Sì, l'ho sentito. Però non glielo so dire.
Mi faccia le domande direttamente a me, a quello che io gli posso rispondere. Sugli altri, non mi prendo nessuna responsabilità.
AVV. Cianferoni: Senta, ma ha descritto una situazione debitoria. Ma come poteva allora permettersi tre mesi di vacanza a Castel d'Accia?
IMPUTATO Carra P.: Eh, gli vada a domandare il villino di Castel d'Accia come gliel'ho pagato e com'è andato a finire. Invece di domandarmi come ho fatto a fare tre mesi di vacanza.
AVV. Cianferoni: Presidente!
IMPUTATO Carra P.: Le do l'indirizzo anche del proprietario.
PRESIDENTE: Per cortesia, Carra, lei può anche non rispondere, ma non deve rispondere mai sgarbatamente.
IMPUTATO Carra P.: No, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Né con animosità. Capisco che può essere difficile. Ma noi, qui dentro, abbiamo una regola: serenità, nel limite del possibile, da parte di tutti.
IMPUTATO Carra P.: Chiedo scusa a tutti.
AVV. Cianferoni: Tanto vero a me bastava incardinare la circostanza. Passo oltre.
PRESIDENTE: Ma lei è in grado di dare una risposta non alterata, non arrabbiata.
IMPUTATO Carra P.: No, gliel'ho chiesto. Ho avuto tanti di quei problemi quando ho preso quel villino, che è andata anche male: un assegno è andato a vuoto, gliel'ho pagato a metà, poi...
PRESIDENTE: L'avvocato voleva sapere: come essendo così malmesso economicamente...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: ... le cose che andavano esattamente alla rovescia, quindi vicino o già dopo il fallimento, lei abbia preso questo villino a Castel d'Accia per tre mesi.
IMPUTATO Carra P.: Lo avevo preso prima del fallimento che mi hanno chiuso.
Però ho giostrato, perché io lavoravo. Non lavoro... Era talmente stressato che i soldi, nell'insieme, uscivano lo stesso, anche con qualche assegno postdatato. Come infatti io gli diedi un villino che gli dai due milioni nel giro che avevo io, o avevo il debito o non l'avevo, mi poteva uscire lo stesso due milioni. Di cui ho fatto due assegni, o un assegno, che non ricordo bene, che non gli pagai.
Che poi... e si chiamava il proprietario Candela, il dottor Candela, che mi sembra anche che sia un dottore, Candela.
AVV. Cianferoni: E' pacifico, dunque, che lei ha fatto tre mesi di vacanza a Castel d'Accia.
La cosa è importante. Perché ricorda questi tre mesi quando avvennero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ne parla sua moglie in un interrogatorio.
IMPUTATO Carra P.: Sì, nel '93.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi me li dica questi mesi.
PRESIDENTE: In che anno, lei ha detto?
IMPUTATO Carra P.: Nel '93.
IMPUTATO Carra P.: Anno '93.
PRESIDENTE: '93.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Saranno stati i tre mesi estivi.
IMPUTATO Carra P.: Sì, tre mesi estivi. Però non mi ricordo di preciso quando sono sceso...
PRESIDENTE: Ma lei ci fece andare la famiglia?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: In questa casa, lei ci passò dei mesi di vacanza?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Senza far niente?
IMPUTATO Carra P.: Sì. Come, senza far niente?
PRESIDENTE: No, io le ho chiesto se ha fatto tre mesi di vacanza...
IMPUTATO Carra P.: Non ho capito, scusi.
PRESIDENTE: ... perché questa è la domanda dell'avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: E' vero lei...
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho passato tre mesi di vacanze. Però mi spostavo anche per i trasporti che ho fatto.
PRESIDENTE: Ah, quindi non era vacanza.
IMPUTATO Carra P.: No, no...
PRESIDENTE: Era una sosta...
IMPUTATO Carra P.: ... mia moglie e i miei figli. Che poi io, in quell'occasione, ho dovuto togliere, dicendomi un avvocato sul fallimento, che mi diceva si potevano anche prospettare nei mobili che io avevo a casa, ho dovuto svuotare tutta la mia casa in quella occasione che ho affittato quel villino lì.
E le spiego anche perché è nato a tutti i costi quel villino: perché io avevo bisogno di svuotare la mia casa e fare trovare, al momento in cui arrivava il curatore fallimentare, arrivava a casa mia e doveva trovare soltanto la casa vuota con solo il tavolino per mangiare e le sedie che non potevano sequestrare.
Siccome io, quelle cose che avevo a casa, le avevo fatte con sacrifici, avevo spostato...
PRESIDENTE: Lei li aveva spostati nel villino di Castel d'Accia.
AVV. Cianferoni: Lei ci stava in vacanza in questo villino?
IMPUTATO Carra P.: Certo. Quando...
AVV. Cianferoni: Ci stava in vacanza?
IMPUTATO Carra P.: Sì, quando avevo possibilità di rimanere, ci stavo.
AVV. Cianferoni: Ultima domanda sul punto, mi spieghi...
PRESIDENTE: No, no, scusi. Mediamente, in una settimana, quanti giorni di vacanza faceva in quel periodo?
IMPUTATO Carra P.: Due, tre giorni. Parliamo di settimanalmente?
PRESIDENTE: Settimanalmente.
IMPUTATO Carra P.: Settimanalmente, due-tre giorni, due giorni.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: La domanda era: se ricorda qualche fatto importante per questo processo avvenuto in quelle vacanze.
IMPUTATO Carra P.: Sì, il viaggio di Arluno.
AVV. Cianferoni: No, no, parliamo proprio mentre state al mare.
IMPUTATO Carra P.: E che sto dicendo? Il viaggio di Arluno. Io ero lì che dormivo.
AVV. Cianferoni: Non ricorda di un fatterello piccolo?
IMPUTATO Carra P.: Di?
PRESIDENTE: Un fatterello più piccolo.
IMPUTATO Carra P.: Che vuol dire un fatterello più piccolo, avvocato?
AVV. Cianferoni: Carra, le risposte me le dia lei, perché...
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma lei mi deve dare le domande giuste. Lei mi dice...
AVV. Cianferoni: Io le ho chiesto se....
IMPUTATO Carra P.: ... una cosina così piccola, io non so di che cosa sta parlando. Le posso dire: cose piccole io non ne ho fatte. Purtroppo, per disgrazia mia sono qua e abbiamo, e hanno fatto cose grosse con me compreso che purtroppo sono qua e ho...
AVV. Cianferoni: E vuole pagare, e lo ha già detto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma sennò si fa sempre troppo lunga.
Va bene, Presidente, io chiederei anche la sospensione. Se lei...
PRESIDENTE: Benissimo. Riprendiamo alle ore 15.00.
UDIENZA DEL 28 FEBBRAIO 1997
(POMERIGGIO)

PRESIDENTE: Avvocato, può riprendere.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
Dunque, Carra, parliamo ancora della motrice Volvo targata Torino.
Anzi, abbia pazienza, parliamo di camion, ma parliamo di altri camion. Fermiamoci al viaggio delle sigarette.
Cosa intende lei quando parla di trattore?
IMPUTATO Carra P.: Il trattore è la motricetta, diciamo che aggancia i semirimorchi. Perché, come veicoli industriali, ci sono la motrice che sono col cassone incorporato alla gabina con il rimorchio dietro. Quella che si aggancia con il timone, si chiama così l'aggancio dietro.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Il trattore soltanto, la macchina stradale che aggancia i semirimorchi lunghi da 12 metri e 50. In cui sganciato, si chiama motrice, trattore soltanto, che diventa tipo una vettura.
AVV. Cianferoni: Sarebbe la gabina con lo spazio per agganciarci il semirimorchio dietro e nulla più.
IMPUTATO Carra P.: Esatto, sì.
AVV. Cianferoni: E' così. Allora, se così è il trattore, vorrei che lei spiegasse com'è possibile che 50 casse di sigarette entrassero in un trattore. Perché...
PRESIDENTE: Avvocato, guardi, che non ci occupiamo di contrabbando di sigarette, eh.
AVV. Cianferoni: No, Presidente, ma su questo episodio si è insistito molto.
PRESIDENTE: Lei ha sentito la domanda?
IMPUTATO Carra P.: Sì, posso rispondere?
PRESIDENTE: Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: 50 casse di sigarette possono entrare nella gabina, perché dietro i sedili della guida ci sono due brandine che prende lo spazio di... che le posso dire? Di due metri per... due metri per 20 o 25.
Comunque, smontando tutto la parte dietro il sedile, ci entrano 50 casse di sigarette, anche con un paio di casse aperte, a stecche, impostate a stecche.
AVV. Cianferoni: Ma una sola cassa di sigarette, che dimensioni può avere? Immagino sia un parallelepipedo, quindi diamone lunghezza, altezza e profondità.
PRESIDENTE: Avvocato, le torno a ripetere che vorrei capire cosa c'entra questo, quando è una cosa di cui l'interrogato, l'esaminato, si è dato carico e non ha niente a che fare con le cose di cui ci occupiamo.
E' un passato di molti anni prima.
AVV. Cianferoni: Senta, a mio avviso, può essere rilevante per valutare l'attendibilità del dichiarante in punto proprio di indicazioni numeriche, dimensionali.
E' un processo, questo, che si basa molto anche...
PRESIDENTE: Credo che ci sia un materiale sul quale valutare l'attendibilità molto più ampio e molto più stringente ai nostri fini specifici.
AVV. Cianferoni: Ma ci arriviamo di qui a breve, Presidente.
Se ritiene rilevante la domanda, io insisto, altrimenti insomma...
PRESIDENTE: Io direi che sarebbe meglio passare ad altro, sennò mi tocca dichiararla inconferente agli argomenti che ci interessano.
AVV. Cianferoni: Allora, per opportunità, si passa oltre.
Però, su questo viaggio, vorrei porle un'altra domanda.
Non è di molto precedente il viaggio, eh, Presidente. E' il viaggio dove, se lei ricorda dalla narrazione del dichiarante, comparirebbe il Barranca. Siamo in quel periodo.
Cioè, dice, ha detto il Carra che comparve nel suo magazzino questo signor Barranca. Mentre egli era intento ad aspettare questi signori delle sigarette. E' così?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi siamo proprio in quel periodo, ha capito Presidente?
Però, comunque...
PRESIDENTE: E' come parlare di una rasatura di barba, quando si tratta di discutere su un viaggio di nozze. Mi scusi, eh.
Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: E comunque ha riferito che la regalia che doveva ricevere e che in effetti ricevette per quel viaggio, la consegnò al Barranca.
IMPUTATO Carra P.: Non personalmente a Barranca, perché non lo trovai.
Le consegnai alla carnezzeria in piazza Sant'Erasmo a Giacomino Teresi.
AVV. Cianferoni: E infatti così si era espresso nell'udienza del 24 febbraio.
Mentre invece, nelle indagini preliminari - e in tal senso io le opero una contestazione che lei poi chiarirà come crede - ebbe a dire che i soldi li aveva dati personalmente al Barranca.
Questo, nell'interrogatorio del 31 agosto a pagina 7.
IMPUTATO Carra P.: Non l'ho mai detto questo.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Che li ho dati personalmente a Barranca.
AVV. Cianferoni: Allora, guardi...
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: .. se mi dà un attimo, le leggo proprio il punto.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Le dicevo che è l'interrogatorio 31 agosto, a pagina 7 lei dice:
"Ho preso questi soldi e li ho fatti avere a lui personalmente a Sant'Erasmo. L'ho incontrato lì e glieli ho dati insieme alle sigarette".
AVV. Cianferoni: Sì, a Giacomino Teresi per farli avere personalmente al Barranca. Due milioni, sono.
AVV. Cianferoni: Presidente, questo interrogatorio del 31 agosto credo che verrà de plano agli atti del fascicolo dibattimentale. Il difensore ne chiede l'allegazione.
Inutile che ora insiste a dire che, a questo punto, mi pare il dichiarante neghi l'evidenza del verbale, insomma.
IMPUTATO Carra P.: Io non nego niente, avvocato. Io ho dichiarato dall'inizio che quei soldi che ho avuto, due milioni di lire e più due stecche di sigarette, sono andato a piazza Sant'Erasmo dentro la carnezzeria di Giacomino Teresi. Sono andato là per trovare il Barranca. Non ho trovato il Barranca.
Dalle parole che mi aveva detto il Barranca di andare da Giacomino Teresi a cercarlo alla carnezzeria di cui io ero al corrente anche che lui praticava. Per altro era sempre nella carnezzeria. Io, arrivato là, trovai Giacomino Teresi di cui chiesi del Barranca. Lui mi disse che non c'era, che forse veniva più tardi. E io gli consegnai due milioni di lire più due stecche di sigarette. Di farle avere direttamente a Barranca, esclusivamente al Barranca.
Io ho dichiarato così, poi...
AVV. Cianferoni: Allora, appunto, inutile... Io le rileggo...
PRESIDENTE: Avvocato, l'ha già letta.
AVV. Cianferoni: Ecco, questo è il verbale...
PRESIDENTE: La contestazione l'ha fatta.
AVV. Cianferoni: L'imputato ha risposto come ha creduto e noi ne prendiamo atto.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVV. Cianferoni: Solo per completezza vorrei ricordarle che, nell'interrogatorio del 31 agosto, non rammentò questo Giacomino Teresi.
Si ricorda questa circostanza che io dico? Conferma, me la conferma, o no? Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Sto cercando di pensare se l'ho dichiarato subito nella dichiarazione del 31 agosto, il nome, come Giacomino Teresi. Ma come la carnezzeria di piazza Sant'Erasmo.
E non gli do la conferma di avere detto il nominativo Giacomino Teresi nell'interrogatorio iniziale della mia collaborazione del 31 agosto.
Le posso dire che andandoci a ricostruire, poi negli altri interrogatori, ho specificato quel nominativo a chi ho consegnato i soldi.
AVV. Cianferoni: Va beh, comunque questo non sposta i termini della questione, mi pare, sulla contestazione.
Dunque, e così dicendo si procede oltre e veniamo appunto a questa motrice Volvo targata Torino 52079D.
Una domanda preliminare: questa motrice che fine ha fatto poi?
IMPUTATO Carra P.: Me l'hanno sequestrato nel settembre '94. Non so come si chiamano, la Finanza Giudiziaria, o... Non so, comunque a richiesta del Leasing di Torino. L'Ufficio Giudiziale, una cosa del genere.
AVV. Cianferoni: Senta, può descrivere il vano di alloggiamento dei teloni di cui ha parlato rispondendo al Pubblico Ministero?
Mi interessano le dimensioni, il materiale in cui era fatto, come si fissava al telaio.
IMPUTATO Carra P.: Dimensioni era tipo un fosso della lamiera saldata ne... diciamo nei lungheroni del semirimorchio. Che i lungheroni sarebbero la struttura principale...
AVV. Cianferoni: Lo so.
IMPUTATO Carra P.: ... di un semirimorchio.
AVV. Cianferoni: Io la ringrazio. Conosco abbastanza i camion.
Mi dica, risponda.
IMPUTATO Carra P.: Eh, le stavo rispondendo.
AVV. Cianferoni: Ecco. Allora, lei ha detto: è una struttura saldata.
IMPUTATO Carra P.: Saldata, in lamiera.
AVV. Cianferoni: In lamiera.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: In zinco, in...
IMPUTATO Carra P.: In lamiera. Lamiera c'è una sola se può saldare il zinco. Nel ferro non lo può saldare, di mia almeno conoscenza. Poi, mi posso anche sbagliare.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma allora era un bel portateloni? Cioè, che spessore aveva questa lamiera?
IMPUTATO Carra P.: Era abbastanza resistente, la lamiera.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Carra P.: Due-tre millimetri. Penso.
AVV. Cianferoni: Due-tre millimetri.
IMPUTATO Carra P.: Posso anche sbagliare, comunque era una lamiera abbastanza doppia.
AVV. Cianferoni: Era di serie sulla motrice, o ce lo fece mettere lei?
IMPUTATO Carra P.: Non era sulla motrice, la lamiera.
AVV. Cianferoni: Sul trattore.
IMPUTATO Carra P.: Sul rimorchio.
AVV. Cianferoni: Sul rimorchio, abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì. No, no, quello ho fatto un lavoro io. Che se lei gira per tutti i trasportatori, chi meno, chi più, ha fatto questo sistema. Nei ribaltabili soltanto lo può fare che può alzare e metter ei teloni in giro per l'Italia. Chi fa il trasportatore e lascia i rimorchi, diciamo così, non custoditi, la maggior parte spariva sempre le corde, o i teloni.
AVV. Cianferoni: Certo.
IMPUTATO Carra P.: Allora è un sistema lavorativo che fa per non crearsi i problemi nel momento in cui va a caricare un certo materiale che deve essere coperto e non ha l'attrezzatura per potere effettuare il viaggio.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, guardando il fronte della gabina, mettendoci cioè di fronte all'articolato, il rimorchio si alzava verso sinistra, o verso destra?
IMPUTATO Carra P.: No, prima mi deve dire la motrice, o il rimorchio, o la gabina. In che senso me lo sta spiegando?
AVV. Cianferoni: Cioè, facendo adesso una immagine del veicolo, chiamiamolo così, a me interessa sapere se la colonna idraulica alzava il pianale del rimorchio verso sinistra, o verso destra.
IMPUTATO Carra P.: Colonna idraulica non ce n'è. Ma sui ribaltabili, sono i pistoni idraulici.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Con dei tubi che passa dell'olio.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: In cui dipende... La lunghezza dei semirimorchi ci sono due o tre pistoni divisi per tutto il semirimorchio. E ci sono vari tipi di ribaltabile che hanno, ci sono i ribaltabili che hanno soltanto l'azionamento posteriore...
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza... Sì. Ma ora a me interessava il suo di rimorchi, ecco. Non il quadro generale.
Il suo rimorchio ribaltava a sinistra, o a destra?
IMPUTATO Carra P.: A destra e sinistra. In tutti e due modi.
Se io prendevo i ganci, gli spostavo di destra e li mettevo a sinistra, mi alzava dall'altra parte; viceversa, se cambiavo gli spinotti e li mettevo dall'altra parte, mi alzava dall'altra parte. Però sempre lateralmente e non posteriormente, diciamo all'indietro.
Perché un semirimorchio a 12 metri e 50, ribaltabile, che alza diciamo dal davanti al di dietro, non esiste.
AVV. Cianferoni: Ecco, per compiere l'operazione materiale di agganciamento o sganciamento del semirimorchio, quanto tempo ci si può impiegare mediamente?
IMPUTATO Carra P.: Eh, dipende dall'esperienza della persona.
AVV. Cianferoni: Ma lei, diciamo...
IMPUTATO Carra P.: Posso dire: uno senza esperienza ci può mettere mezzora; uno con un po' di esperienza, un quarto d'ora; uno con esperienza anche 10 minuti.
AVV. Cianferoni: Ma lei quanto ci metteva, quanto ci impiegava?
IMPUTATO Carra P.: Dieci minuti.
AVV. Cianferoni: Bene. Senta, e così abbiamo visto questo mezzo composto, allora abbiamo detto, da una motrice targata Torino e da un rimorchio. ora la targa mi pare che possa interessare... Per essere già stata detta, non mi ci soffermo.
Vediamo, invece, un'altra questione: la sua conoscenza con il Barranca a quando la fa risalire?
IMPUTATO Carra P.: La mia conoscenza con il Barranca si può dire che, come conoscenza, da bambino, anche. Perché, ripeto, tanti anni fa, anche a livello familiare, le mie sorelle avevano rapporto con le sorelle e la famiglia del Barranca.
Diciamo da tanti anni, non le so dire quanto. Però lo conosco al Barranca.
AVV. Cianferoni: Lei ha parlato di amicizia con questa pesone e di una conoscenza molto intensa. Ha detto: 'ci conoscevamo benissimo'.
Le chiedo: com'è allora che si stupì quando il Barranca venne a trovarla presso il suo magazzino?
Faccio per venir dietro al suo ragionamento, eh.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Lei dice certe cose, per capire.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma io l'ho anche dichiarato, perché non era mai successo che il Barranca era venuto nel mio ufficio, nel mio deposito di autotrasporti.
Io, a volte, lo incontravo in ufficio da mio fratello. Ma personalmente, nel mio ufficio, non si era mai visto. Perché anche la mia conoscenza col Barranca c'è stato anche un allontanamento.
Non è che io dico una conoscenza, perché io l'ho praticato prima di questi fatti. Come praticare, no. La mia conoscenza da prima, ma non da praticare, da parte mia.
AVV. Cianferoni: Mi scusi, lei ha detto anche adesso, un attimo fa, che le sorelle si conoscevano, c'erano consuetudini familiari. E poi ha anche detto che vi conoscevate benissimo.
E allora perché, in questo contesto, ora dice: 'non lo praticavo, mi meravigliò perché se lui andava, andava da mio fratello e non veniva da me'.
IMPUTATO Carra P.: Ma io non gli rispondo, perché ho già risposto su questa domanda, avvocato.
AVV. Cianferoni: Quindi, se io le chiedo che tipo di rapporti, nel corso del tempo, può avere avuto con il Barranca, lei che mi risponde?
IMPUTATO Carra P.: Le ripeto, che le mie sorelle che praticavano le sue sorelle, tramite una sorella che gli abita vicino della stessa via, si può dire, loro praticavano diciamo questo rapporto familiare fra di loro, che poi si allontanò. Ma non che praticavo io personalmente la casa di Barranca, o la famiglia di Barranca.
AVV. Cianferoni: Lei sa...
IMPUTATO Carra P.: Conosco...
AVV. Cianferoni: Ecco, sa che mestiere facesse il signor Barranca?
IMPUTATO Carra P.: No, ma da quello che mi risulta a me, niente. Poi non so se aveva qualcosa.
AVV. Cianferoni: Beh, innanzitutto io le dico invece che svolgeva una attività lavorativa. E' inutile che le dica quale.
Piuttosto le faccio un'altra domanda: come può dire allora, come invece ha detto nel corso dell'esame, che avrebbe saputo di una sua, diciamo, cointeressenza in una ditta di autotrasporti. Che ha parlato, mi pare, proprio stamattina.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ha ragione. Io ho detto che avevo un automezzo che gli curava Di Filippo, non curava lui.
Però io sapevo che era sua. E cambia, almeno penso io, una persona che lavora con una persona che impiega dei soldi e glieli amministra un altro.
E' un discorso diverso di quello che lei mi contesta. Come so io, io so solo che quei soldi e quel mezzo lo curava Di Filippo insieme ad Acuia, avevano comprato un mezzo ciascuna, li curava quel signore lì. Però era del Barranca. Non curava Barranca.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma poi a dire...
IMPUTATO Carra P.: Non ho detto stamattina... Mi scusi se la interrompo.
Io stamattina non ho detto che il Barranca curava quel mezzo e faceva il trasportatore. Aveva comprato quel mezzo e lo curava il tizio.
AVV. Cianferoni: Ma lei come fa a dire queste cose? Cioè, queste conoscenze da dove le venivano?
IMPUTATO Carra P.: Nel mio campo lavorativo, perché Di Filippo è un trasportatore che io conosco bene.
AVV. Cianferoni: Può dare una spiegazione alla sua affermazione per la quale Barranca sarebbe uomo d'onore?
IMPUTATO Carra P.: Anche mio padre me lo confermò un giorno che era un uomo d'onore, Barranca.
AVV. Cianferoni: Quando avvenne questo colloquio?
IMPUTATO Carra P.: Eh, non mi ricordo.
AVV. Cianferoni: Molto tempo prima dei fatti per i quali è il processo? Mi dica.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì. Prima di cominciare questi trasporti.
AVV. Cianferoni: Non a dire altro che quello che ora mi ha risposto, su questa qualifica di uomo d'onore?
IMPUTATO Carra P.: No, poi gli posso raccontare quello che ho raccontato fino ad oggi.
AVV. Cianferoni: Eh, va beh...
IMPUTATO Carra P.: Di mia conoscenza nei confronti di Barranca.
AVV. Cianferoni: Senta, ma lei ha mica qualche motivo per avercela col signor Barranca?
IMPUTATO Carra P.: Se si riferisce che io l'ho ringraziato tantissimo l'altro giorno, è solo perché, grazie a lui, mi trovo in questa situazione. Che a me non mi ci portava nessuno ad andare in giro per l'Italia con l'esplosivo a fare delle stragi e a ritrovarmi in un sistema così, diciamo, grande.
AVV. Cianferoni: Questa sua risposta non mi soddisfa, perché ha dichiarato lei in un interrogatorio, il 17 novembre del '95, a pagina 7 se non vado errato, che un giorno, trovandosi in una barbieria, da un barbiere, e non vedendo da tempo l'altro imputato di questo processo, il signor Giuliano, col senno del poi gli chiese come mai non si faceva più vedere.
IMPUTATO Carra P.: Non è che io gli chiesi perché non si faceva più vedere.
AVV. Cianferoni: Non so se ha capito il nesso tra questa domanda e la precedente.
IMPUTATO Carra P.: No, me la ripeta, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, perché lei attribuisce, dall'inizio del suo esame, le sue vicende al signor Barranca con una ripetitibilità abbastanza, così, significativa, sorprendente che merita di essere richiesta a lei.
Mi chiedo se lei ce l'abbia con lui. E lei ha detto: 'se non era per lui, non finivo in questi guai'.
Ma io le dico che invece, a quello che lei ha dichiarato - e ora, se vuole, prendo anche il punto dell'interrogatorio - era in buona confidenza, da quello che lei dice, con altri imputati. Tant'è quasi dal dirgli: 'non ti fai più vedere con gli amici'.
Questo, rivolto al signor Giuliano.
IMPUTATO Carra P.: No, glielo spiego io quello che pensa... Diciamo...
AVV. Cianferoni: Questa contraddizione, eh.
IMPUTATO Carra P.: Sì, va be'. Comunque io gli spiego il motivo, perché lui, in quel periodo che io ho fatto questo discorso a Giuliano...
PRESIDENTE: "Lui", chi è?
IMPUTATO Carra P.: Lui, Barranca. Era latitante. Di cui, come ho capito, lo avevano messo un po' da parte al Barranca, perché, sempre parole dette dal Giuliano che io non posso confermare, posso solo dire quello che lui ha detto: che il Barranca faceva dei traffici di droga per conto suo da solo. E i guadagni li metteva in tasca.
Poi, se è vero o non è vero, non lo posso dire. Però ho constatato che di allora c'è stato diciamo un po' di allontanamento del barranca dal gruppo.
AVV. Cianferoni: Aspetti, lei sta mettendo molta carne al fuoco.
IMPUTATO Carra P.: Come?
AVV. Cianferoni: Sta dicendo tante cose che ora vanno riviste una per una.
IMPUTATO Carra P.: Sì, non c'è problemi.
AVV. Cianferoni: Eh, vediamo se invece qualche problema c'è.
Sempre stamattina lei ha detto che: "Sia Giacalone che Giuliano, quando eravamo da soli, parlavano con me, non davanti agli altri", rispondendo ad una domanda della parte civile.
Quindi, insisto nel chiederle, com'è che poi, avendo lei tanta paura, avendo lei tutti questi problemi - come dice lei - però aveva questa familiarità con alcuni degli imputati. Che prescinde dal Barranca.
IMPUTATO Carra P.: Ma io ho raccontato quello che mi è successo. E il mio cammino in questi due anni.
Lei mi richiede una cosa che lei, avvocato, di che Foro è? Mi scusi, se le faccio questa domanda. Se è possibile saperlo. E' di Palermo...
PRESIDENTE: Vuole sapere se lei...
IMPUTATO Carra P.: Di che Foro, di quale posto è. E' palermitano, è siciliano, è calabrese...
AVV. Cianferoni: Io non sono venuto qui per dare conto a lei di che Foro, a quale Foro io sia iscritto.
IMPUTATO Carra P.: No, mi scusi se ho chiesto una domanda... Gli ho detto che... Perché capisco che lei mi fa delle domande in cui lei di siciliano, di mentalità palermitana... In questo senso gli stavo chiedendo, non perché voglio sapere chi è lei, perché a me non me ne importa niente.
Rispondo a quello che lei mi dice. Però mi fa delle domande in cui lei non ha cognizione della vita palermitana. E' una zona, è il Brancaccio di Palermo.
AVV. Cianferoni: Pongo questa domanda - non voglio perdere il filo, come mi pare stia cercando il dichiarante in certi momenti di fare - scusi, ma lei che cognizioni c'ha, visto che non sa nemmeno dire se Cosa Nostra esiste o meno?
E faccio riferimento a sentenze passate in giudicato.
IMPUTATO Carra P.: Di cosa?
PRESIDENTE: Avvocato, per piacere, non polemizziamo.
AVV. Cianferoni: No, Presidente...
PRESIDENTE: Faccia le sue domande...
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Faccia le sue domande, nessuno le dice nulla. Continui.
AVV. Cianferoni: Anche questa è una domanda. Sarebbe una domanda. Tante sono le domande, in questo processo.
Quindi io insisto nel dire: come mai lei ce l'ha così vigorosamente con Giuseppe Barranca. Che gli ha fatto il Barranca personalmente?
IMPUTATO Carra P.: Personalmente...
AVV. Cianferoni: Ma vi conoscevate come famiglie? Conosceva sua moglie il Barranca?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma non perché ci trattavamo, perché ci vedevamo certe volte il sabato, anche al bar a piazza Sant'Erasmo e io facevo anche la spesa, lì con mia moglie e i bambini. Però io non è che ce l'ho con Barranca. Dico solo che Barranca non si doveva permettere di coinvolgermi in una storia così grande.
Non è che ce l'ho col Barranca, perché io non ho niente con nessuno.
AVV. Cianferoni: Senta, una domanda ancora su questo fatto. Lei ora ha detto: 'non si doveva permettere di coinvolgermi in una storia così grande'.
Ma se lui avesse fatto questo sbaglio, lei non poteva parlarne a suo padre, ad un certo momento?
E dire: 'guarda, mi trovo in questa situazione, è colpa di quello. Ci vuoi parlare?'
IMPUTATO Carra P.: Eh, non po potuto farlo, perché io è stato dal '90, inizio '91 che avevo litigato con mio padre. Si era creato un rapporto con mio padre non favorevole, sennò lo avrei fatto.
Ma infatti mi sono trovato un po' in difficoltà nel momento in cui sono andato a cercare a mio fratello e gli ho spiegato un po' la situazione.
AVV. Cianferoni: Comunque, prima di arrivare a vedere quando lei si accorge della situazione e tutto, torniamo alla situazione.
La situazione allora parte con questo trattore e questo semirimorchio agganciato.
Vediamo un po', allora, innanzitutto le chiedo: può elencare semplicemente il numero di viaggi da lei fatto con esplosivo a bordo?
Ecco, il numero e l'ordine. Così, in una domanda sola, si riassume.
IMPUTATO Carra P.: Cinque volte.
AVV. Cianferoni: Ecco, vediamo.
IMPUTATO Carra P.: Una in via Ostiense, una in quel viaggio veloce, una a Firenze. Poi non mi contesta se dico prima o dopo. Sto dicendo...
AVV. Cianferoni: Va bene.
IMPUTATO Carra P.: ... la quantità dei viaggi e in quali posti.
Poi magari gli posso dire una cosa per l'altra.
Una ad Aruno e poi alla villetta di Giacalone per il discorso di Contorno.
AVV. Cianferoni: Ecco, prendiamo tra questi il viaggio a Firenze.
A proposito di questo viaggio lei ha dichiarato che ricevette un bigliettino, prima di partire.
IMPUTATO Carra P.: Quale viaggio?
AVV. Cianferoni: Quello di Firenze, stiamo parlando.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
PRESIDENTE: Sarebbe quello di Prato.
AVV. Cianferoni: Sì, diciamo, il fatto di Firenze e poi...
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: ... ha parlato di Prato, il cimitero e tutto.
Quindi, lei ha detto: 'quando io partii, ricevetti un bigliettino'.
La domanda è: che bigliettino era, cosa c'era scritto, chi gliel'ha dato?
IMPUTATO Carra P.: Sì, il bigliettino era un pezzo di carta di blocco notes, piccolo. E c'era messo il nome del paese e il numero di telefono dell'utenza in cui io chiamai. Che mi riferì il Barranca, mi diede il Barranca dentro il mio garage. E mi disse che se avevo problema di chiamare a questo numero e cercare di Peppuccio.
AVV. Cianferoni: Ecco, a proposito di questo telefono, lei ricorda se era un telefono cellulare, o un'utenza fissa?
IMPUTATO Carra P.: No, era fissa.
AVV. Cianferoni: Io le ricordo però che nell'interrogatorio del 31 agosto, nella notte, quindi diciamo 31 agosto era già il 1, a pagina 24 parla di telefonino e le leggo:
"Abbiamo ricaricato questo mezzo, il Barranca mi ha dato il numero di telefonino in un bigliettino. Aggiungo peraltro che più avanti compare invece il riferimento a un'utenza fissa".
Ora io vorrei capire: come si spiega questa contraddizione interna già a quel verbale? Cioè, quella stessa notte parla di un telefonino e poi di un'utenza fissa.
Come spiega questo fatto?
IMPUTATO Carra P.: E' l'interrogatorio del 31, no?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Io sentivo dire un numero di telefono quando ho detto mi ha detto un numero di telefonino, non specificato come cellulare. Perché io l'ho effettuata la telefonata a Prato, dal mio cellulare a questo numero di telefono.
AVV. Cianferoni: Ma questo è un altro discorso. Cioè, lei ora dice che quando parla di...
PRESIDENTE: Vuol sapere l'avvocato perché nello stesso interrogatorio della stessa notte, prima ha parlato di telefonino, poi ha parlato invece di utenza telefonica fissa.
AVV. Cianferoni: Telefonica fissa.
IMPUTATO Carra P.: Ho detto anche stamattina che abbiamo approfondito su tutte le cose. Allora, facendo mente locale, piano piano e cercando di ricostruire, ho fatto qualche modifica di quello, dei ricordi che avevo fatto.
L'interrogatorio del 31, ripeto, è stato fatto così in fretta e così per sapere tutto, e poi andare nei minimi particolare o raccontare viaggio per viaggio, si sono... miei ricordi più approfonditi.
AVV. Cianferoni: Domanda.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: A questo punto è importante Presidente, vorrei fare la domanda. Semmai il Pubblico Ministero si oppone...
PRESIDENTE: Ma il Pubblico Ministero evidentemente prima della sua domanda vuol fare...
PUBBLICO MINISTERO: No, prima della sua domanda perché, come al solito, torna il problema che era stato posto questa mattina sulla completezza della contestazione.
Vero è che nell'interrogatorio del 31 agosto Carra testualmente disse...
AVV. Cianferoni: Quello che ho letto.
PUBBLICO MINISTERO: ... "telefonino". Ma è anche vero che tre righe più avanti il Pubblico Ministero...
AVV. Cianferoni: Eccoci.
PRESIDENTE: Avvocato, stia buono per piacere. Per piacere stia tranquillo.
AVV. Cianferoni: Io sto tranquillo.
PUBBLICO MINISTERO: Gli venne posta espressamente la domanda. Avvocato Cianferoni?
AVV. Cianferoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi la contestazione deve essere completa, sennò non si può leggere una parola scoordinata dal contesto in cui era evidente che sin dal 31 agosto aveva dato una risposta che non si prestava ad equivoci.
AVV. Cianferoni: Presidente, la mia contestazione affermo essere stata leale, corretta e completa, nel rispetto della legge.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho detto incompleta.
AVV. Cianferoni: Quello che dice il Pubblico Ministero era la seconda domanda. E cioè voleva essere questa: io ho detto che nello stesso interrogatorio prima dice telefonino e poi utenza di casa. Poi gli avrei chiesto, come ha fatto tante volte il Pubblico Ministero in sede di esame, com'è che le venne in mente l'utenza di casa? Ecco già un'altra domanda. Perché allora si legge quel verbale e si legge, eccolo qua, una risposta che se ora la dà il Carra bene e sennò la leggo.
Come le venne in mente?
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato. Io chiedo a lei, come persona che vive da alcuni anni, le è mai capitato che nel raccontare una cosa, questo a prescindere da ogni considerazione, le sia venuto fatto di dire, ricordare una certa cosa in colore blu, poi accorgersi subito, un minuto dopo dire: 'anzi no, scusi, era nera'.
AVV. Cianferoni: No, le mille volte Presidente. Però...
PRESIDENTE: Ecco, allora andiamo avanti per piacere. E le contestazioni non facciamole sulle parola che tre minuti dopo vengono modificate.
AVV. Cianferoni: Chiedo allora che si risenta la verbalizzazione immediatamente di quello che io ho contestato.
PRESIDENTE: Avvocato lei sa perfettamente che la verbalizzazione arriva domani mattina.
AVV. Cianferoni: No, si risenta, in questo momento.
PRESIDENTE: Ma non ce n'è nessun bisogno. Andiamo avanti. Lo ricordo che lei l'aveva detto, dice salvo poi correggersi. Ma allora è inutile chiedergli: 'perché l'ha detto?', perché sennò glielo chiediamo di nuovo.
Perché lei prima ha parlato di un telefonino e poi ha detto invece utenza fissa?
AVV. Cianferoni: A me interessa...
PRESIDENTE: Avvocato, gliel'ho chiesta la sua... gliel'ho ripetuta la sua domanda.
AVV. Cianferoni: Grazie.
IMPUTATO Carra P.: Sì, perché poi ci siamo ritornati subito su tutti quei minimi particolari di raccontare le cose per bene. Perché se lei va a leggere, escludendo tutti gli altri miei interrogatori, quello del 31, ci possiamo alzare e andare a casa tutti. Perché non c'è né testa e né piede. Ma c'è invece il racconto...
AVV. Cianferoni: Beh, insomma Carra, ha detto che era il più importante di tutto.
IMPUTATO Carra P.: Scusi, io la faccio finire di parlare e lei mi deve far finire di parlare avvocato.
Io ho raccontato tutte le mie storie vissute con quelle persone, tutto in un colpo. Perché se lei vede e va a vedere l'interrogatorio del 31 agosto, sono cinque o sei fogli, 10 fogli, è una cosa minima.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: Allora, Presidente.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Ecco, per farla breve, stavolta vogliamo seguire il Pubblico Ministero? Posso leggere tutto il periodo e non se ne parla più.
PRESIDENTE: Faccia pure. Io non posso negarglielo, è un suo diritto.
AVV. Cianferoni: Pagina 24: "Abbiamo ricaricato" - ecco - "arrivato là esci a Prato, arrivi in un pa..." Dunque, aspetti perché adesso, chiedo scu... Ecco.
"Abbiamo ricaricato questo mezzo, il Barranca mi ha dato un numero di telefonino in un bigliettino". Questo è il passo della pagina 24 che rileva. La circostanza ritorna a pagina 25.
"Era un'utenza di cellulare?", P.M. Nicolosi.
Carra Pietro: "Di casa".
P.M.: "Un numero di casa".
"Sì, un'utenza di casa".
"Se ne ricorda che prefisso c'era?"
"Di preciso no, ma è quello che era scritto lì nel foglio che mi avete dato a me".
"Quello che le abbiamo contestato?"
"Contestato sì".
P.M. Nicolosi: "Quello con lo 0574?"
"Sì, esatto".
Ecco, questo volevo emergesse.
IMPUTATO Carra P.: Esatto gli ho detto perché io avevo letto la custodia cautelare e me la contestava. Io non ho amici, non conosco nessuno qui a Firenze.
AVV. Cianferoni: Come aveva in quel momento la sua memoria funzionato. Basta.
Dunque, veniamo ora al viaggio proprio. No, la rilevanza... Perché tante volte il Pubblico Ministero ha detto: 'come gli venne in mente? Glielo disse il P.M., glielo disse qualcuno?'. 'No, spontaneamente'.
Questa volta c'è una spontaneità però che parte da un'ordinanza cautelare letta, appunto, questo era.
IMPUTATO Carra P.: Sì, ma c'è la conferma che io dico che c'è la telefonata mia e di un numero di telefono esistente.
PRESIDENTE: Va bene, va bene, andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: Va bene, va bene, la circostanza è rimasta, per quella che era, incartata.
Vediamo l'autostrada: lei venendo dal mare uscì a Prato-est o a Prato-ovest? Ovviamente l'alternativa contiene anche una terza strada, può dire anche che non lo ricorda. Voglio dire, risponda a questa domanda.
PRESIDENTE: Se lo ricorda?
IMPUTATO Carra P.: Io ho oggi sì perché poi, avendo sbagliato nel momento in cui ho fatto il sopralluogo, ho capito che ero uscito nella prima uscita di Prato, venendo da Livorno.
AVV. Cianferoni: Ma lei questa decisione la prese autonomamente o... Lasciando stare, e ovviamente la Corte ha già capito che c'è una contraddizione: mi conferma che una volta ha detto Prato-est e una volta ha detto Prato-ovest? Non entriamo più nello specifico, si ricorda di essersi contraddetto su questo punto?
IMPUTATO Carra P.: Mi ricordo che ho detto un'uscita però mi ritrovai, con l'uscita che ho fatto, sbagliata. Non lo so se è scritta quell'uscita e io poi, al momento in cui di andare a cercare il sopralluogo ho sbagliato e sono andato indietro nell'altra uscita.
AVV. Cianferoni: Allora, su questo punto dell'individuazione intanto, contesto che a pagina 27 dell'interrogatorio 31 agosto lei dice che: "Ci sono due uscite..." No, il P.M. dottor Nicolosi dice: "Ci sono due uscite, una si chiama Prato-ovest e una Prato est".
Intanto le chiedo, lei lo sapeva mettendosi in viaggio da Palermo che avrebbe trovato due uscite che si chiamavano una Prato-ovest e una Prato-est?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E adesso m'ha fatto ricordare che anche nel biglietto io avevo scritto, oltre il paese, l'uscita.
AVV. Cianferoni: Se lo ricorda adesso per la prima volta?
IMPUTATO Carra P.: No, mi sembra che in qualche interrogatorio mi è venuto in mente questo particolare e l'ho detto.
AVV. Cianferoni: Risponde e dice: "Ho fatto la seconda uscita".
"La seconda venendo dal mare", dice il P.M. Nicolosi.
Carra Pietro: "Esatto".
Voce non identificata: "Quella più vicino a Firenze?"
Carra Pietro: "Quella più vicina a Firenze". Questo è il 31 agosto.
Invece il 1 di settembre indica Prato-ovest. In aula ha dichiarato di non ricordarselo, ed è pagina 24 del verbale dell'udienza pomeridiana del giorno 24. E ha affermato per la prima volta che qualcuno glielo disse.
IMPUTATO Carra P.: Cosa mi disse?
AVV. Cianferoni: Dove uscire. Mentre prima non l'aveva detto.
PRESIDENTE: Quello che lei aveva detto or ora ha detto, in un altro interrogatorio aveva detto che: 'mi era stato indicato quale uscita uscire'.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
PRESIDENTE: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi come conclude insomma su questo punto?
IMPUTATO Carra P.: Io non capisco la domanda che lei mi fa. Io ho detto...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se lei si ricorda, in base al biglietto che lei disse: 'mi era stato scritto che uscita uscire'. Se è uscito venendo dal mare alla prima uscita o alla seconda?
IMPUTATO Carra P.: Io in questa risposta non mi ricordo di preciso quello che ho detto, però mi viene anche in mente una cosa: che il Barranca mi disse che era stato in quel paese, in quella chiesa di Testimoni di Geova, e c'è anche una mia dichiarazione su questa, che è registrata anche. Facendo mente locale mi sono ricordato anche di questo particolare.
AVV. Cianferoni: Ora io potrò essere anche stato disattento Carra, ma mi pare che nell'udienza dibattimentale non l'avesse mai detto questo particolare.
Allora, dicendolo oggi per la prima volta: vuol dire alla Corte quando glielo avrebbe detto il signor Barranca, in che circostanze?
IMPUTATO Carra P.: Noi abbiamo caricato questi pacchi nel mio garage a Palermo, di cui Barranca personalmente si avvicinò da me e mi diede il biglietto col numero di telefono, il paese e, non voglio errare ripeto, l'uscita e mi spiegò lui personalmente di quella chiesa dei Testimoni di Geova.
Perché se lei va a vedere nel biglietto, nelle mie dichiarazioni che c'è scritto soltanto il numero di telefono e il nome del paese e forse, come ho appena detto, l'uscita, non esiste la chiesa dei Testimoni di Geova. Non me la sono potuta inventare io la chiesa dei Testimoni di Geova, me lo ha riferito il signor Barranca di presentarmi lì.
AVV. Cianferoni: Senta, a proposito del caricamento di questi pacchi so già che ha detto di non riuscire ad essere più preciso di un tanto, né sulla forma, né sulle dimensioni. Però nel corso dell'esame ha dato un paragone abbastanza utile, cioè quello... ha detto che i più piccoli di questi pacchi - ora non parlo solo del viaggio di Firenze, parlo un po' di tutta la storia che ha raccontato, mi interesso però ai pacchi di Firenze - lei ha detto:
"I più piccoli erano grossomodo come una ruota di autovettura", lo conferma?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Quindi, quando lei dice questo gli dà un diametro di una ruota di un'autovettura?
IMPUTATO Carra P.: Non piccola in quel modo, poco poco più grande ma dimensione di una ruota. Avendo sempre in visione una ruota di camion che è enorme, le dico una di ruota però un po' più grande o un po' più piccolina, è lì.
AVV. Cianferoni: Questo era...
IMPUTATO Carra P.: E l'ho detto anche, ho cercato su questa mia dichiarazione, di dare una valutazione di peso su questa forma.
AVV. Cianferoni: Sì. Senta, ma appunto, facendo un paragone fra la ruota di vettura e la ruota di carro da una parte e da quell'altra mettendo il pacco piccolo e il pacco grande: mi sa dire allora questo pacco grande quanto era grande rispetto a quello piccolo? Molto più grande... A me interesserebbe in particolare il diametro.
IMPUTATO Carra P.: Più grande, ma non glielo so spiegare avvocato.
AVV. Cianferoni: Premesse che era più grande, di quanto più grande? 20 centimetri, 50 centimetri.
IMPUTATO Carra P.: No, non ho idea di dirli, perché sbaglierei sicuramente dicendoci centimetri o a misurare.
AVV. Cianferoni: Ma la differenza tra una ruota di macchina e una ruota di autotreno la sa vedere?
IMPUTATO Carra P.: Logico.
AVV. Cianferoni: E allora non ci vuole molto.
IMPUTATO Carra P.: Eh? Sì, ma se lei mi chiede quanto è alta la ruota del camion stesso, che io ne ho maneggiato a migliaia, non gli so dire che altezza ha. E ne ho maneggiato centinaia di ruote.
AVV. Cianferoni: Senta, a che ora lei sbarcò a Livorno?
IMPUTATO Carra P.: Io non ho imbarcato a Livorno ma ho imbarcato a Palermo e ho sbarcato a Livorno.
AVV. Cianferoni: Sì, sbarcò a Livorno.
IMPUTATO Carra P.: Ho sbarcato...
AVV. Cianferoni: Arrivò, diciamo.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sono arrivato nel primo pomeriggio a Livorno. Le tre, tre e mezza, due mezza, quattro meno un quarto. Dalle due e mezza alle tre e mezza, diciamo così.
AVV. Cianferoni: Ecco, e quanto tempo impiegò per recarsi a Prato?
IMPUTATO Carra P.: Cercai di arrivare nell'orario in cui era stabilito. Perché se io parto alle tre e mezza da Livorno, mi posso anche presentare alle cinque lì. In un'ora e mezza...
AVV. Cianferoni: Appunto dico, cosa fece per tutto il pomeriggio?
IMPUTATO Carra P.: Sì, ho fatto tutta la strada fermandomi quasi in tutte le aree di servizio per perdere tempo e camminando piano, per arrivare all'orario previsto, era le otto. Prima dell'uscita ho avuto la telefonata che mi ha spostato alle undici di sera.
AVV. Cianferoni: A proposito di telefonate. Intanto volevo sapere a che ora ricevette questa telefonata che le dicevano: 'aspetta ad entrare'?
IMPUTATO Carra P.: Sette e mezza, otto meno venti, otto meno un quarto circa.
AVV. Cianferoni: E a quell'ora a che tratto di strada era arrivato? Dove si trovava alle otto meno un quarto?
IMPUTATO Carra P.: Mah, mi trovavo circa a 15-20 chilometri da là, dall'uscita parlo.
AVV. Cianferoni: Nella sua permanenza diciamo pratese, quante telefonate ricorda di aver ricevuto riferibili a questa vicenda?
IMPUTATO Carra P.: Ricevute due.
AVV. Cianferoni: Ecco. E una, se ho capito bene, per l'arrivo e una per la partenza?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
AVV. Cianferoni: E quella famosa telefonata allora notturna di cui si è tanto parlato?
IMPUTATO Carra P.: Ho detto: due telefonate ho ricevuto io.
AVV. Cianferoni: No, abbia pazienza. Io forse mi sbaglio, ma allora ce n'è una per la quale c'è un contatto quando lei arriva.
IMPUTATO Carra P.: No, mi scusi avvocato, io le posso dire questo.
AVV. Cianferoni: Via, allora dica lei quelle che sono state le telefonate.
IMPUTATO Carra P.: Sì, sì, prima che lei magari me lo dice lei, glielo dico io per benino.
Io ho ricevuto una telefonata che mi ha rinviato l'entrata nel paese: ed è una.
Una telefonata per ritornare ai testimoni di Geova. Perché nel momento in cui scarico i pacchi e mi allontano, loro, nessuno sa dove sono e mi hanno rintracciato. Perché io sono andato fuori, ad aspettare, il paese. Mi sono andato a cercare un posto dove parcheggiare e nessuno sapeva dov'ero e ho ricevuto la telefonata per andare all'appuntamento davanti ai Testimoni di Geova.
E una terza telefonata, che confermo che sono tre le telefonate, è stato la sera in cui io prelevo Barranca e vado via.
AVV. Cianferoni: Quindi allora ora confermerebbe, come dice lei, ma prima ha confermato invece che erano due. Perché ha detto anche l'altro giorno che erano due, stasera ha detto che erano due, ora dice che sono tre.
IMPUTATO Carra P.: Sì, pensando quello che ho fatto, sono tre le telefonate e non due.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché a pagina 27 del verbale dell'udienza pomeridiana 24/02, cioè di due giorni fa, tre giorni fa, diceva due, stasera ha detto due, salvo poi dire tre. Va bene.
Senta, allora, arriviamo un po' a questi posti. Dunque, il cimitero: il viottolo a fianco del cimitero, l'abbiamo anche visto in fotografia, ma quanto sarà largo?
IMPUTATO Carra P.: Abbastanza per entrare l'autotreno benissimo. Non è largo e neanche stretto.
AVV. Cianferoni: Non è largo e neanche stretto, sembra fatto a posta, perché lei ci entrasse. Ma lei ci entrò a marcia indietro di notte con un rimorchio attaccato?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Su una strada senza asfalto?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: E scaricò alzando il pianale, io guardo la gabina di fronte, lo alzò a destra o a sinistra?
IMPUTATO Carra P.: Entrando a marcia indietro, a destra l'ho alzato.
AVV. Cianferoni: Quindi a ridosso del muro?
IMPUTATO Carra P.: No, a destra però che alza, sta fermo a destra ma alza la sinistra.
AVV. Cianferoni: Appunto, cioè il pianale va verso il muro?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVV. Cianferoni: Se lui lo alza a destra... ah, sta ferma la sinistra. Comunque sia, in quel momento lei ci aveva anche il doppio rimorchio sopra?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, mi sa valutare l'altezza del rimorchio sopra il rimorchio? Viene su un bel po' di metri eh?
IMPUTATO Carra P.: Sì, 3 e 80 penso. Glielo so dire come altezza e come metraggio perché io per imbarcare la nave, appena superavo... a volte mi capitava di alzare i piedi, i piedi lei lo sa che cosa sono, no?
AVV. Cianferoni: Sì. Sì, sì.
IMPUTATO Carra P.: Alzando i piedi, a volte mi succedeva anche sbagliare, li alzavo troppo e la forca, sa cos'è?
AVV. Cianferoni: La forca sarebbe il timone?
IMPUTATO Carra P.: No, la forca è il paragabine.
AVV. Cianferoni: Ah, no.
IMPUTATO Carra P.: Siccome prima mi ha detto che lei...
AVV. Cianferoni: Un po' me ne intendo, ma mica...
IMPUTATO Carra P.: Ho capito.
AVV. Cianferoni: Un po'.
IMPUTATO Carra P.: Praticamente mi succedeva che li alzavo troppo e mi sbatteva dentro la nave che per entrare è 4 metri e 20. Però ci sono punti a 4 metri dentro la nave per imbarcare.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
IMPUTATO Carra P.: Sicché dovevo andare... non posso andare a 4 metri con 4 metri per entrare, ma passare un po' per andare sulle 3 e 90, 3 e 80.
AVV. Cianferoni: Presidente, questa è la prima richiesta in tal senso che formulo: se si può vedere la foto del viottolo del cimitero. E' la parte centrale del controesame, poi velocemente termino, però qualche fotografia va vista.
PUBBLICO MINISTERO: Il Pubblico Ministero può farcela rintracciare? Nel frattempo lei può andare avanti.
AVV. Cianferoni: Allora sorvolando, cioè lasciando sospesa per il momento questa circostanza le chiedo: dalla chiesa dei Testimoni di Geova si riusciva a vedere questo cimitero?
IMPUTATO Carra P.: No.
AVV. Cianferoni: Lei come individuò allora il posto dove andarsi a fermare. Perché lei ha detto autonomamente decise: vado via dalla chiesa perché non è posto per stare con un rimorchio e una motrice, mi trovo un altro posto e trovò il cimitero.
Come lo trovò questo cimitero?
IMPUTATO Carra P.: Avendo difficoltà. Perché io sono entrato dentro il paese, ho passato una stradina così piccola che stavo toccando con i semirimorchi che avevo sopra, i balconcini che ci sono nella stradina. Di cui c'erano anche delle persone in un bar, con le sedie anche seduti fuori, che rimasero perché si sono visti questo mezzo enorme in quella stradina piccola.
AVV. Cianferoni: Quindi ci arrivò per caso al cimitero?
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: E allora quale indicazione seppe dare quando telefonò, dicendo: 'venite che sono arrivato, ma non sono alla chiesa dei Testimoni di Geova, sono da un'altra parte'.
IMPUTATO Carra P.: Gli dissi che, sono al cimitero. Ho detto io mi sono spostato, sono entrato al paese, ho trovato un cimitero e sono qua davanti al cimitero, ho detto al telefono. Di cui la persona era a conoscenza di quel cimitero.
Disse: 'va bene, ora ti mando qualcuno, non ti preoccupare stanno arrivando'.
AVV. Cianferoni: Ecco. Senta, io ora passerei a un'altra domanda mentre si aspetta la foto. Ed è questa...
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: C'è? Grazie.
Ecco. Mi ricorda Carra cosa indica quella freccia?
IMPUTATO Carra P.: La freccia è il punto in cui io scaricai i pacchi.
AVV. Cianferoni: E ricordo che lei disse: 'quando io sono andato lì questo muro non c'era'.
IMPUTATO Carra P.: Non ho detto di preciso che non c'era, che io non lo ricordavo quel muro.
AVV. Cianferoni: Diciamo così. Ad ogni buon conto, allora se ho capito bene il rimorchio si alza verso il canneto?
IMPUTATO Carra P.: Esatto.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ma appunto perché, oltre a esservi un canneto, ci sono alberi e cose, l'operazione come potè svolgersi? Fu del tutto pulita, liscia, non si impigliò niente, i cavi d'acciaio non rimasero nelle frasche, non gli si rovinò niente?
IMPUTATO Carra P.: E che deve rovinare avvocato?
AVV. Cianferoni: Me lo dica lei, se andò tutto bene...
IMPUTATO Carra P.: Glielo spiego io. Rovinare non ha rovinato niente. Di cui io avevo un semirimorchio sopra uguale a quello di sotto senza sponde, né piantone, né niente e c'è che l'altezza può portare da pianale a pianale sui tre metri, tre metri e mezzo neanche. Poi come altezza non le crea nessun problema per alzare, perché anche se andava a toccare le piante lì non creava nessun problema.
AVV. Cianferoni: Ecco, ecco il particolare importante: cosa indicano queste ulteriori due frecce?
IMPUTATO Carra P.: Dove ho appoggiato i pacchi e dove li lasciai.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma questo muro si è detto che è a destra per chi entra. Lei ha detto che il rimorchio alzò verso destra... no, alzò di là sì e le appoggiò a questo muro di cemento.
Chi la fece l'operazione materiale di uscire i pacchi dal portateloni? Lei era sceso dalla gabina o rimaneva in gabina?
IMPUTATO Carra P.: No, io scesi di aiuto a scenderli a terra.
AVV. Cianferoni: E il camion perciò lo spengeste?
IMPUTATO Carra P.: No, lo lasciai in folle. E anche se lo spegni rimane alzato il ribaltabile.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Ma c'era, Carra, evidentemente lei mi ha detto così e io però le faccio notare: quanto spazio c'era per muoversi, non dico per mettercele, ma quantomeno per muoversi. Perché abbiamo visto, abbiamo potuto apprezzare che è un viottolo veramente preciso per un autotreno? Voi riuscivate a muovervi allora, facendo anche questi movimenti faticosi. Perché se erano questi pacchi pesanti, di cui ha parlato, ecco, noi vediamo che è piuttosto stretto.
Lei ha detto di questi pacchi che da solo un uomo non li spostava e li dovevate prendere in tre.
IMPUTATO Carra P.: Sì.
AVV. Cianferoni: Come facevano tre persone a andare vicino al portateloni, che se non sbaglio è in basso, di notte, con un camion in folle, e non aggiungo altro rispetto alla situazione di pericolo creatasi.
IMPUTATO Carra P.: In folle.
AVV. Cianferoni: Eh. No, col camion acceso.
IMPUTATO Carra P.: Io le dico che un camion, tutti i camion che esistono al mondo...
AVV. Cianferoni: Va bene, ora noi non ci fermiamo...
IMPUTATO Carra P.: ... ci sono dei manettini che bloccano tutte le ruote, anche se lo lasci in folle. Non è che ero così incosciente...
AVV. Cianferoni: Non ci fermiamo su quello.
IMPUTATO Carra P.: Sì, va bene.
AVV. Cianferoni: Non ci fermiamo su quello.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Io le faccio notare come tutto risulti estremamente complesso. E allora perciò le chiedo: come materialmente fu possibile che tre uomini manovrassero dentro a un portateloni in quella viuzza? Come vi collocaste? Chi eravate e come vi collocaste?
IMPUTATO Carra P.: Allora, eravamo io, Giuliano, Spatuzza e Cosimo Lo Nigro. Faccio presente che se lei va a misurare questo spazio che vede in foto, ce ne vanno due articolati, però non trova più spazio entrando due articolati in questo spazio.
AVV. Cianferoni: Per lunghezza dice lei?
IMPUTATO Carra P.: No, anche come larghezza.
AVV. Cianferoni: Come larghezza.
IMPUTATO Carra P.: Io entrando al centro, mi lascia spazio di destra e spazio di sinistra. Lei lo va a misurare, ad occhio le dico che ce ne vanno due articolati dentro.
AVV. Cianferoni: Si farà la prova.
IMPUTATO Carra P.: Per poter scaricare questi pacchi, chiamiamolo cassonetto dov'è che veniva depositato questi pacchi diciamo. Entrava uno... perché ci sono tre assali, sa cosa sono avvocato?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Carra P.: Tre assali con tre ruote, di cui una a carrello e due a gemellari.
AVV. Cianferoni: E due gemellari.
IMPUTATO Carra P.: Sì. Entravamo nel mezzo delle due ruote, sia quella di destra che di sinistra, parlando di dietro e di davanti. Dico e destra e sinistra parlando di dietro e di davanti. E facevamo forza a tirarlo fuori e a volte uno si doveva mettere addirittura nell'assale centrale, sulla ruota per tirarlo fuori.
AVV. Cianferoni: Quindi, ecco, era un bel lavoraccio?
IMPUTATO Carra P.: Eh, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Quanto durò questa operazione?
IMPUTATO Carra P.: Dieci minuti, un quarto d'ora, cinque minuti, non è che glielo so dire, perché abbiamo cercato di fare in fretta.
AVV. Cianferoni: Comunque lei scaricò i pacchi e se ne andò?
IMPUTATO Carra P.: Sì. E lo Nigro mi disse di... perché io gli avevo detto: 'allora vado via io?'.
Dice: 'no, vai fuori al paese, posteggia da qualche parte perché forse devi andare via con Barranca, devi portare via il Barranca'.
AVV. Cianferoni: Su questo rimorchio, lei ha detto era uno Zorzi?
IMPUTATO Carra P.: No, Zorbi.
AVV. Cianferoni: Zorzi.
IMPUTATO Carra P.: Zorzi.
AVV. Cianferoni: Della casa madre? Non era stato rifatto in qualche carrozzeria?
IMPUTATO Carra P.: Come?
AVV. Cianferoni: Cioè, voglio dire: era uscito dalla casa madre come poi lo si può vedere?
IMPUTATO Carra P.: Sì, Zorzi sopra e Calabrese sotto.
AVV. Cianferoni: Zorzi e Calabrese.
IMPUTATO Carra P.: Se parliamo di case.
AVV. Cianferoni: Di case produttrici.
IMPUTATO Carra P.: Sì, esatto.
AVV. Cianferoni: Quindi, interpellando la Zorzi e la Calabrese di Bari si può ricevere dei depliant illustrativi dell'altezza delle ruote, dell'assale quanto spazio c'è per mettercisi uno sopra. Queste cose qui.
IMPUTATO Carra P.: Certo.
AVV. Cianferoni: Bene.
IMPUTATO Carra P.: Ci mancherebbe altro!
AVV. Cianferoni: Va bene. Ecco, le telefonate: lei ha detto che ne fece parecchie, anche per sue necessità private. Con l'assicuratore, ricorda