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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZA 10.6.1997
*EX 210 Calvaruso: Calvaruso Antonio, nato a Palermo l'08/09/1963.
PRESIDENTE: Lei viene interrogato come imputato per reato connesso che le dà la facoltà di dichiarare 'non voglio rispondere'. Tuttavia se vuole può rispondere.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Vuole rispondere?
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, avvocato Rocchi, chiedo scusa. Ma non ho capito chi è il difensore del signore.
PRESIDENTE: Avvocato, se lei mi dà il tempo di poter dire c'è il difensore?
EX 210 Calvaruso: Mi scusi Presidente, il difensore mi ha informato che stava poco bene, non veniva. Quindi non viene oggi.
PRESIDENTE: Non veniva. Allora lo potrebbe fare l'avvocato Falciani il difensore di ufficio.
AVVOCATO Falciani: Presidente, se fosse possibile l'avvocato Batacchi, perché io fra una mezzora dovrei assentarmi per andare in Pretura, grazie.
PRESIDENTE: Avvocato Batacchi di ufficio allora.
Bene. Possiamo procedere.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signor Calvaruso, sono il dottor Nicolosi, buongiorno.
EX 210 Calvaruso: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire alla Corte quand'è che lei è stato arrestato?
EX 210 Calvaruso: Il 24 giugno del 1995, assieme a Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tanto perché possiamo introdurre poi una serie di domande che riguardano questi suoi rapporti: vuol dire qualcosa di più preciso sulle circostanze in cui lei venne arrestato?
EX 210 Calvaruso: Sì. Il Bagarella il giorno dell'arresto venne in negozio da me a Corso Tukory.
PRESIDENTE: Dove, a?
EX 210 Calvaruso: Corso Tukory, a Palermo.
PRESIDENTE: A Palermo.
EX 210 Calvaruso: E...
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza, mi scusi se la interrompo, non la sentiamo.
PRESIDENTE: Avvicini il microfono.
EX 210 Calvaruso: Il Bagarella, il giorno del mio arresto, mi venne a trovare a Corso Tukory a Palermo nel mio negozio di abbigliamento, per chiedermi un'informazione su alcune cose.
Io mi recai da lui nella macchina, salii a bordo della sua macchina, fecimo il giro dell'edificio, lui mi chiese se erano pronte alcune cose sue, che aveva portato dei jeans ad accorciare e io gli dissi che non erano pronti. Perché lui stava partendo in quel periodo, mi aveva detto che mancava un mesetto circa.
Io sono sceso dall'auto, sono entrato nel negozio e lui andò via. Poi dopo una mezzoretta, io stavo chiudendo il negozio, perché fu in serata questo, verso le sette, sette e mezzo, e io sono stato tratto in arresto dagli uomini della DIA e poi ho saputo che anche lui era stato tratto in arresto lungo il viale delle Scienze.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, capisco bene, lei venne arrestato in flagranza di favoreggiamento?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di questa persona, di Bagarella.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi quel giorno, il 25 giugno... 24, mi scusi.
EX 210 Calvaruso: 24.
PUBBLICO MINISTERO: Giugno del 1996, lei per l'appunto...
EX 210 Calvaruso: '95.
PUBBLICO MINISTERO: '95, mi scusi. Aveva avuto questo incontro con Bagarella e ha fatto riferimento anche a un suo negozio.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire che negozio era?
EX 210 Calvaruso: Era un negozio di abbigliamento.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era la sua attività ufficiale, signor Calvaruso?
EX 210 Calvaruso: Sì, era una delle mie attività, che peraltro l'avevo aperto da poco questo negozio. Io mi occupavo anche di alcune società, facevo da prestanome ad alcune società di un centro turistico, il villaggio Euromare che era di Cannella Tullio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, lei aveva interesse anche nel settore diverso dall'abbigliamento, anche se non in prima persona?
EX 210 Calvaruso: Sì, io mi occupavo anche di edilizia, di costruzioni, tutto diciamo però assieme a Cannella Tullio. Perché fungevo da suo prestanome quindi io mi ero poi messo anche nelle società con mio nome e cognome, però diciamo solo il nome e cognome, poi tutto operava il Cannella Tullio.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Quindi lei ora ci ha dato questo ulteriore riferimento, di questo signor Tullio Cannella, e ci ha parlato di Bagarella.
Ecco, vuol riferire alla Corte com'è che ha conosciuto Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Sì. Noi avevamo un villaggio turistico sito a Buonfornello...
PRESIDENTE: "Noi" chi sarebbero?
EX 210 Calvaruso: Io e Cannella Tullio.
PRESIDENTE: Ah.
EX 210 Calvaruso: Sito a Buonfornello che era l'Euromare Village. Questo Euromare Village aveva un sacco di appartamenti venduti ai singoli proprietari e in più aveva degli appartamenti vuoti che ancora li gestiva il Cannella Tullio.
Il Cannella Tullio preciso che era una persona che veniva... diciamo aveva contatti con i fratelli Graviano di Brancaccio, che questi fratelli Graviano un giorno gli dissero al Cannella di recarsi a Finale di Pollina, che doveva incontrare un certo signore che qualmente si doveva mettere a disposizione per la costruzione di un edificio nel suo terreno.
Questo signore poi, più in là, si seppe che era Leoluca Bagarella inizialmente presentatosi come signor Franco.
Il Cannella fece questi appuntamenti e lo portò poi ospite al villaggio Euromare. E qui diciamo siamo nell'estate del 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Calvaruso: Dove io effettivamente, mi viene presentato il Bagarella da Cannella Tullio, sotto il nome del signor Franco Amato.
Io inizialmente col Bagarella avevo il ruolo da vivandiere, cioè facevo la spesa, mi limitavo a fare, accudire la sua latitanza in forme leggere.
PRESIDENTE: Ma lei sapeva che era latitante?
EX 210 Calvaruso: Sì. No, dopo... Inizialmente si sapeva che era un latitante, ma non sapevo che era Leoluca Bagarella. Poi dopo un 20 giorni, così, seppi anche guardando la televisione che in quel periodo martellava con le sue foto, nel periodo che si era sposato con sua moglie, e capii che era Leoluca Bagarella.
Poi io acquisii subito la fiducia di Leoluca Bagarella anche perché ero, se non un unico ma quasi, a sapere la sua abitazione, dov'è che lui effettivamente abitava.
E quindi il Bagarella piano piano mi incominciò a far svolgere diverse mansioni: tipo il classico ruolo del postino, cioè tutti i vari biglietti che venivano recapitati dagli altri uomini d'onore per farli avere al Bagarella venivano portati a me e viceversa. Se il Bagarella doveva dare qualche biglietto agli altri uomini d'onore me li dava a me per farglieli avere.
Iniziai ad accompagnarlo nei vari posti dove lui si doveva incontrare con gli altri mafiosi, tipo i Graviano, tipo Vito Coraci, tipo il Peppe Ferro, tipo Mico Farinella, Matteo Messina Denaro, Giovanni Brusca. Tutti i personaggi che lui si incontrava, l'accompagnavo io.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi signor Calvaruso, se vogliamo dare un'epoca diciamo all'inizio di questa sua attività in favore di Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Sì, io ripeto, dell'estate del '93 fino al settembre del '93 svolgo dei ruoli minimi, cioè ripeto, da vivandiere semplice. Dal settembre-ottobre del '93 cominciamo i miei accompagnamenti nei vari posti con gli altri uomini d'onore di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Possiamo dire, mi scusi...
PRESIDENTE: Possiamo ulteriormente precisare questo punto? Lei ha detto fino a settembre faccio il semplice vivandiere.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Iniziandolo quando? Più o meno. Un mese prima, una settimana prima...
EX 210 Calvaruso: No, dall'estate '93 a settembre, che lui poi si trasferì a Palermo.
PRESIDENTE: Quindi dall'estate... all'inizio dell'estate?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Inizio estate.
EX 210 Calvaruso: Estate '93, giugno, luglio, onestamente non lo ricordo con precisione.
PRESIDENTE: Giugno-luglio '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era, mi scusi, era il periodo in cui lei ha detto era ospite al villaggio Euromare?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi a partire da questo settembre '93, o settembre o ottobre '93, possiamo dire che lei in un certo senso incominciò a fare da autista a Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Calvaruso: In effetti comincio ad accompagnarlo nei vari paesi, nei vari incontri che lui aveva con gli altri mafiosi. Piano piano comunque poi inizio pure a fare una certa attività di spostamento di armi, sempre ordinatomi dal Bagarella, spostamento di portare droga ad alcune persone e poi a finire, diciamo a seguire alcuni agguati, a partecipare ad alcuni agguati dove c'ero io e il Bagarella e il gruppo di fuoco che commetteva l'omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un attimino, vorrei che lei facesse un attimo un passo indietro e spiegasse un po' meglio la affermazione che ha fatto prima in relazione diciamo ai rapporti che c'erano tra Tullio Cannella e i Graviano, lei ha detto così.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare meglio quali erano, secondo le sue conoscenze, questi rapporti e se poi vuol dire nominativamente chi fossero questi Graviano?
EX 210 Calvaruso: I Graviano, quelli di cui parlo io, sono: Graviano Giuseppe, Graviano Filippo e Graviano Benedetto...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, che rapporti avevano con Tullio Cannella?
EX 210 Calvaruso: I rapporti con Tullio Cannella erano che il Cannella costruiva diciamo in un terreno che era dei Graviano e che inizialmente aveva preso degli accordi con i Graviano all'epoca, quando c'era "Scarpa".
Gli accordi che prese il Cannella con i Graviano e con lo "Scarpa" era che lui costruiva e doveva dare due miliardi ai Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, vuol spiegare chi è questo "Scarpa"?
EX 210 Calvaruso: Greco. Greco "Scarpa".
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Calvaruso: Pino Greco.
PUBBLICO MINISTERO: Era persona che lei conosceva?
EX 210 Calvaruso: No, no, io questo... diciamo, attualmente sto parlando di quello che inizialmente mi racconta il Cannella nei riguardi dei Graviano, come li conosce e i rapporti che c'ha con i Graviano. Io ancora diciamo non entro a vedere i Graviano nel loro operato nei confronti del Cannella. Quindi attualmente sto dicendo quello che sapevo dei Graviano dettomi dal Cannella Tullio.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Calvaruso: Che il Cannella aveva preso questi accordi con i Graviano di due miliardi e più 800 milioni da dare a Pino Greco "Scarpa". E inizia a lavorare in questo villaggio Euromare.
Poi il Greco "Scarpa" scompare, esce di scena, il Cannella capisce che è stato ucciso ma non fa domande. Dà i due miliardi come di stabilito ai Graviano e gli vengono chiesti anche gli 800 milioni di Greco. Il Cannella a quanto pare glieli dà pure, ma i Graviano continuano a chiedere soldi. Qui subentro io perché già in questo periodo entro a fare parte, a lavorare con Cannella Tullio e quindi vedevo le varie pressioni che i Graviano facevano al Cannello Tullio, i vari danneggiamenti che gli facevano, che gli chiedevano i soldi imponendogli: 'se non mi dai 50 milioni entro il mese ti ammazziamo'. Tutte queste cose le comincio a vedere io personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi, vogliamo spiegare meglio: Tullio Cannella che attività esercitava?
EX 210 Calvaruso: Tullio Cannella inizialmente era ragioniere, ed era ragioniere di Domenico Sanseverino, all'epoca della costruzione del palazzo di via Malaspina.
Poi venne tirato dai Graviano a fare il costruttore assieme a Sanseverino al villaggio Euromare. Solo che poi il Sanseverino poi si comportò male con Pino Greco e lasciarono solo il Cannella Tullio a costruire il villaggio Euromare.
Quindi il Cannella da lì comincia un debito senza scadenza con i Graviano perché effettivamente i Graviano, anche se poi incamerarono i due miliardi come da stabilito, continuarono a chiedere soldi sempre con minacce.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei dice, fino a un certo punto questo che lei ha finora raccontato, erano notizie che gli venivano dal Cannella, poi a un certo punto, capisco, lei diventa testimone di questi rapporti?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare? Quindi ha conosciuto questi signori Graviano?
EX 210 Calvaruso: Sì, perché poi ho conosciuto i signori Graviano, perché poi diciamo ho partecipato a delle riunioni dove Giuseppe Graviano e Filippo Graviano faceva nell'ufficio di Cannella e gli chiedeva i soldi. Vedevo le varie persone che venivano a prendere soldi da Cannella Tullio, sempre con aria minacciosa, sempre con le battute minacciose. Vedevo i danneggiamenti che subìva il Cannella quando ritardava a dare i soldi, che gli bruciarono una macchina, una gliela fecero saltare in aria, gli bruciarono l'ufficio, gli rubarono due macchine.
Questo succedeva ogni qualvolta lui ritardava nel dare i soldi al Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi signor Calvaruso.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In che periodo siamo?
EX 210 Calvaruso: Io purtroppo per le date non sono tanto forte. Comunque, se non vado errato, nel 1990, qua dovremmo essere.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi i primi anni '90 in cui si verifica.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi come diventano questi rapporti tra i Graviano e Tullio Cannella?
EX 210 Calvaruso: I rapporti con i Graviano e Tullio Cannella si vanno sempre inasprendo. Perché il Cannella fino a che poteva diciamo soddisfare le loro richieste allora tutto andava bene, ma poi piano piano il Cannella non riusciva più a far fronte alla richiesta di denaro che i Graviano facevano. E quindi faceva salti mortali andando da usurai, vendendo appartamenti due volte. Però lui stesso capiva e mi diceva: 'se io non pago più scade la mia polizza e questi mi ammazzano'.
Quindi cercava di fare il tutto possibile per accontentarli. Però i Graviano anche avevano capito che il Cannella a quanto pare, come si dice, spremere la pietra, non c'era più niente da fare e quindi cominciarono con un comportamento nei suoi confronti un pochettino più brutto. Al punto che fu levato totalmente dal villaggio Euromare e al posto suo inserirono Michel Giacalone che era un uomo di Matteo Messina Denaro e quindi veniva da Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi se la fermo, perché su questo punto poi voglio tornare più specificamente.
A me serviva semplicemente, come lei ha già fatto, che lei spiegasse quali erano stati questi rapporti tra Cannella e i Graviano e poi le chiedo se, dato che lei ha parlato del villaggio Euromare come centro di questi interessi e della presentazione che Tullio Cannella le fa di Bagarella, vorrei sapere se le risultavano, se aveva avuto modo di constatare i rapporti, se ce n'erano, tra Bagarella e Giuseppe e Filippo Graviano?
EX 210 Calvaruso: Tra Bagarella e Giuseppe e Filippo Graviano i rapporti diciamo c'erano e lo posso attestare perché una volta dovevo portate io Bagarella in un appuntamento con Giuseppe Graviano. E poi c'erano dei rapporti, anche dopo l'arresto dei Graviano il Bagarella continuava a tenere diciamo il rapporto con i Graviano tramite i futuri reggenti che vennero dopo i Graviano.
Quindi c'erano sempre dei discorsi che il Bagarella faceva arrivare ai Graviano, o viceversa, i Graviano al Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, siccome lei ha parlato della conoscenza di Bagarella come di Franco, signor Franco, ha detto anche un cognome ma non mi ricordo...
EX 210 Calvaruso: Amato.
PUBBLICO MINISTERO: Amato, ecco. Presentatole da Tullio Cannella. Le disse Cannella questo signor Franco a sua volta come l'aveva conosciuto, chi gliel'aveva portato al villaggio Euromare?
EX 210 Calvaruso: No, al villaggio Euromare lo portò lui. Lui diciamo l'ha conosciuto in un villino a Finale di Pollina. Gli era stato detto da Filippo Graviano, o da Giuseppe, questo ora non lo ricordo, però diciamo questa persona era stato presentato a Tullio Cannella dai Graviano.
Il Cannella lo incontrò a Finale di Pollina dove lì c'era pure Mico Farinella, assieme a Bagarella, e lì praticamente il Bagarella doveva andare solo a mettere la sua presenza per costruire nel terreno di questo signor Franco Amato. Che i Graviano, parlando con il signor Franco Amato gli dicevano che Cannella Tullio aveva delle doti, gli dicevano proprio in parole sue, glielo dico: 'era una macchina che faceva soldi', parlando del Cannella Tullio, senza che loro gli davano da investire sul terreno.
Quindi il Bagarella incontra il Cannella Tullio, gli mostra il suo appezzamento di terreno e di lì comincia la conoscenza col Cannella e il Bagarella.
Poi il Cannella che continua a incontrarsi con il Bagarella, sempre a Finale di Pollina, capisce chi è il personaggio, capisce che effettivamente avendo un personaggio di questo calibro vicino a lui i suoi problemi con i Graviano erano, non dico finiti, ma si alleviavano e in effetti così fu. E quindi fece il tutto e per tutto per tirarsi il Bagarella assieme a lui. E incominciò a invitarlo al villaggio Euromare. In effetti il Bagarella accettò.
Poi dopo il villaggio Euromare, Cannella non mollava evidentemente il Bagarella perché aveva una sorta di garanzia nei confronti dei Graviano, e in effetti da quel periodo i Graviano non pressarono più per chiedere soldi a Cannella.
Dal villaggio Euromare lo portò in via Benedetto Marcello dove lui, Cannella, aveva altri appartamenti e lo sistemò in un appartamento suo, che poi lui aveva venduto ad un avvocato e questo avvocato non sapeva niente che in quella casa c'era il Bagarella perché l'avvocato diciamo era all'oscuro di tutto, era il Cannella che manovrava tutti questi suoi appartamenti.
Da lì poi, da via Benedetto Marcello lo passò in via Passaggio MP-1 dove gli diede un altro appartamento, che questo era direttamente del Cannella Tullio, che poi gli si fece l'atto a Luigi Giaconia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi ha spiegato un pochino diciamo i retroscena, diciamo così.
EX 210 Calvaruso: Cannella aveva un ottimo rapporto con il Bagarella, proprio a livello confidenziale, perché in quel periodo che il Cannella stava... diciamo il Bagarella stava sotto proprio l'abitazione del Cannella - perché lui stava al pianterreno e il Cannella al nono piano - ogni sera stavano assieme, mangiavano assieme, il Bagarella aveva una sorta di fiducia nel Cannella, fecero progetti su movimenti politici. Diciamo che c'era una sorta di fiducia abbastanza intrinseca tra il Bagarella e il Cannella.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questi scambi, questo tipo di rapporto abbastanza confidenziale, stretto che si era instaurato tra Bagarella e Tullio Cannella lei da chi l'ha appreso? Dall'uno, dall'altro, da entrambi?
EX 210 Calvaruso: No, l'ho appresso dalla... lo vedevo perché anch'io stavo con loro, quindi vedevo i tipi di rapporti che si intrattenevano tra il Cannella e il Bagarella.
In effetti pensi che il Cannella era l'unico che gli dava del tu al signor Franco, chiamandolo Franco, proprio del tu.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora le chiedo questo: lei diciamo ha spiegato l'origine del suo rapporto con Bagarella e quindi poi la sua vicinanza a questa persona con ruolo di autista e quant'altro a partire dal settembre-ottobre '92.
EX 210 Calvaruso: '93.
PUBBLICO MINISTERO: '93 abbia pazienza, mi scusi, lapsus.
Le dico questo: in quel periodo, meglio, nei mesi precedenti, come noto, c'erano stati una serie di gravi fatti accaduti a Firenze, a Roma in due occasioni e a Milano.
Vuol dire se in relazione a questi suoi rapporti con Bagarella, lei ha detto 'avevo acquistato la fiducia e si confidava con me', in relazione a questi fatti le venne detto qualcosa?
EX 210 Calvaruso: Sì, in relazione a questi fatti il Bagarella mi accennò qualcosa. Nel senso che lui questa idea dice che l'ha avuta nel periodo della sua detenzione, quando il Bagarella era detenuto. L'ha appresa in un colloquio che ha avuto con un altro detenuto che era un terrorista. Questo terrorista dice che gli disse che per dare una risposta forte allo Stato, più che fare un attentato a in Giudice o a un politico, bisognava colpire i centri storici di alcune città dell'Italia.
Al Bagarella questa idea gli piacque e in effetti, quando gli fu possibile, la mise in opera. Si vantava di questo fatto che era lui l'ideatore di queste stragi e quindi diciamo mi parlò di questa sua... di queste stragi in questa occasione.
PRESIDENTE: Scusi un momento. Lei ha detto: questa idea a Bagarella piacque.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Ma l'idea la prima volta chi gliela suggerì?
EX 210 Calvaruso: Questo terrorista parlando col Bagarella...
PRESIDENTE: Ah, quello che aveva conosciuto...
EX 210 Calvaruso: Sì. Gli disse che per dare una risposta forte allo Stato, bisognava colpire i centri storici di alcune città dell'Italia.
PRESIDENTE: Lei non sa chi sia questo terrorista.
EX 210 Calvaruso: Non posso dire... onestamente mi disse pure il nome, ma ripeto, non lo ricordo onestamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo riguardo - poi ci ritorneremo su questo punto - questo riguardo all'idea. Però la mia domanda era un po' più concreta.
Le chiedo se, in relazione a questi fatti, da Bagarella aveva saputo qualcosa di più specifico?
EX 210 Calvaruso: No, onestamente di specifico, proprio specifico no. Lui ogni tanto, ripeto, nei vari viaggi, nei vari accompagnamenti si lasciava qualche, non confessione, magari era nervoso per i fatti suoi e mi parlava o magari pensava a voce alta, mi confidava qualche cosa.
Ad esempio, nel '94 quando ci fu il fallito attentato a Totuccio Contorno, lui praticamente mi parlò di queste stragi però allacciandosi a questo fatto del fallito attentato a Contorno. Perché dava la colpa, un po' di colpa la dava a Nino Mangano, perché lui diceva che più volte lui aveva detto a Nino Mangano: 'fammi presenziare a me personalmente all'uccisione di Contorno'. E Nino Mangano lo tranquillizzava dicendo che: 'signor Franco, lei lo sa che i ragazzi, il lavoro che hanno fatto a Firenze, a Roma e a Milano, quindi già le cose le sanno fare, stia tranquillo, non c'è bisogno che presenzia pure lei'.
E quindi il Mangano più volte riuscì a convincere il Bagarella a non andare a Roma a presenziare per l'attentato di Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Calvaruso, la fermo un attimo a questo punto.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, partito da una mia domanda, si è spinto più in là, cioè nel senso che, da come sta dicendo, Bagarella le aveva riferito delle circostanze che riguardavano l'attentato a Contorno che è dell'anno successivo, quindi del '94.
EX 210 Calvaruso: Sì, ma in merito a questo discorso dell'attentato...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, mi faccia finire la domanda.
Quindi ulteriori notizie lei le apprese, ho capito bene ?, in relazione alle confidenze che venivano fatte specificamente sull'attentato a Contorno?
EX 210 Calvaruso: Sì, dico, per questo discorso Bagarella mi diceva che il Mangano era sicuro dei ragazzi, perché già avevano fatto i lavori a Roma, Firenze e Milano, ed erano riusciti bene.
Quindi, per quel discorso, si collegava alle stragi di Roma, Firenze e Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ho capito perfettamente.
Siccome lei ora ha parlato di questa persona, ha detto che, ha detto... Vedo di sintetizzare per capire se ho capito bene.
Che Bagarella avrebbe voluto partecipare personalmente a questo attentato a Contorno?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E che Nino Mangano lo aveva rassicurato dicendogli che i ragazzi che avevano operato nel '93, avevano fatto bene. Capisco bene?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare alla Corte chi è questo Nino Mangano?
EX 210 Calvaruso: Nino Mangano è il successore dei fratelli Graviano nel mandamento dei Brancaccio.
Dopo l'arresto dei Graviano, che fu... Ripeto, io per le date non sono forte, però riesco, cerco di ricordare il più possibile.
Dopo l'arresto dei Graviano che mi sembra che fu nel gennaio del '94, c'era diciamo la corsa, io la chiamavo la corsa al trono, perché c'era Nino Mangano, Fifetto Cannella, Cristoforo Cannella detto "Scarpina lucida", e Giorgio Pizzo.
C'erano questi...
PRESIDENTE: Giorgio?
EX 210 Calvaruso: Pizzo.
PRESIDENTE: Pizzo.
EX 210 Calvaruso: C'erano questi tre contendenti al trono che doveva essere Bagarella, poi, a decidere chi dei tre doveva prendere il posto dei Graviano.
In effetti ci fu un periodo che nei vari appuntamenti che si svolgevano nei vari casolari, nei vari appartamenti dove c'erano gli incontri, a venire, quando si dovevano discutere le cose di Brancaccio, erano tutti e tre.
Poi, il Bagarella, dopo...
PRESIDENTE: Vuole ripeterli questi nomi?
EX 210 Calvaruso: Sì. Antonino Mangano, Antonio Mangano, Antonino Mangano e Cristoforo Cannella e Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Calvaruso, diciamo un attimo di Mangano.
E' persona che lei conosce personalmente?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa che attività svolgeva all'epoca?
EX 210 Calvaruso: Aveva una agenzia di assicurazioni in corso dei Mille.
PUBBLICO MINISTERO: A corso dei Mille. Poi lei ha fatto il nome di Giorgio Pizzo.
EX 210 Calvaruso: Sì, un impiegato dell'acquedotto.
PUBBLICO MINISTERO: L'acquedotto comunale di Palermo?
EX 210 Calvaruso: Sì, penso di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ha parlato di Cristoforo Cannella.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che gli ha dato anche un soprannome.
EX 210 Calvaruso: Così lo chiamavano loro: "Scarpina lucida".
PUBBLICO MINISTERO: Sa che attività svolgeva?
EX 210 Calvaruso: Io so che aveva diciamo un negozio di abbigliamento in via Oreto. Però poi l'attività sua, propria, onestamente non lo so, se faceva altro, diciamo.
A parte, diciamo, il negozio di abbigliamento.
Dico, parlo di altro, non di cose di Cosa Nostra, perché quello lo so, perché veniva negli appuntamenti. Parlo di altre attività lavorative.
PRESIDENTE: Legali.
EX 210 Calvaruso: Legali, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, c'è mai stato lei in questi luoghi di lavoro, diciamo, di Mangano, di Pizzo, di Cannella?
EX 210 Calvaruso: Sì, penso di sì. Qualche volta, sì.
PUBBLICO MINISTERO: No, lei dico, lei personalmente. E' stato...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, dico: qualche volta, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sia...
EX 210 Calvaruso: Il negozio di Mangano, delle assicurazioni, era vicino a quello di Grigoli il cacciatore, che aveva un negozio di cose, di articoli sportivi. quindi diciamo erano attaccati.
Giorgio Pizzo lavorava all'acquedotto vicino in via Volturno. Perché noi avevamo anche l'ufficio là vicino.
E Cristoforo... Cannella, aveva il negozio in via Oreto, che una volta ci sono andato mandatomi dal Bagarella. C'era una ragazza, una commessa, che quando io gli dissi: 'ho bisogno di parlare con Cristoforo', mi disse: 'qua non c'è nessun Cristoforo, non c'è, non conosco Cannella'.
Poi, incontratomi con il Cannella, a Borgo Molara, mi spiegò che era stato lui a dirgli di dire che non conosceva a lui, diciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma Cristoforo Cannella come veniva chiamato comunemente?
EX 210 Calvaruso: Fifetto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, andiamo avanti. Torniamo un pochino a quelle confidenze che per l'appunto Bagarella le fece in relazione all'attentato a Contorno.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei poc'anzi ha detto che era stato rassicurato da Mangano, dice: 'i ragazzi si sono, si erano comportati bene negli attentati precedenti'.
Le disse, o le venne detto qualcosa di più specifico in relazione a questo attentato ai danni di Contorno?
EX 210 Calvaruso: No, onestamente Bagarella, da quello che ricordo io, ripeto, sono ricordi confusi, onestamente no.
Ebbi ulteriori informazioni in merito alle stragi da Giacalone Luigi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Calvaruso: ... nel periodo della mia detenzione a Rebibbia. Che stavo nella cella assieme a lui e Giacalone mi parlò che lui personalmente prese parte al pedinamento di Totuccio Contorno, che c'era suo genero, Cosimo Lo Nigro, che era bravo nel confezionamento dell'esplosivo. E proprio per il mestiere che lui faceva, che faceva pesca di frodo, che aveva la barca e quindi diciamo era bravo nel maneggiare l'esplosivo. Che si lamentavano effettivamente i ragazzi perché tra di loro c'era qualcuno che non condivideva 'sto fatto di queste stragi, perché dicevano: 'ma noi perché stiamo andando a prendere questi ergastoli per fare cadere le statue...', e quindi fra di loro c'era pure questo malumore.
Ma però, a quanto pare, diceva Giacalone l'ordine, cioè, viene dall'alto e quindi non si poteva dire di no.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi se la fermo un attimo.
Lei ha parlato di questa persona: Giacalone Luigi.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
EX 210 Calvaruso: Detto "Barbanera", anche se ce l'ha bianca.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, detto?
PRESIDENTE: Come?
EX 210 Calvaruso: "Barbanera". Dico, anche se ce l'ha bianca, in realtà, poi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questo signor Giacalone, allora, oltre a esserci stato in carcere, se vuol specificare dove, in che braccio, in quale carcere, eccetera.
EX 210 Calvaruso: A Rebibbia al G-12.
PUBBLICO MINISTERO: In che periodo? Dico: quando, quando questa comune detenzione...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. Novembre, dicembre... Diciamo nel periodo fine anno '95.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda per caso anche in quale cella stavate?
EX 210 Calvaruso: No, al numero della cella proprio no. Ci eravamo io, c'era Giacalone Luigi, Antonio Maranto.
Però il numero della cella proprio non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: No, per l'appunto, perché quando lei venne interrogato, si ricorda dal dottor Vigna e dal dottor Chelazzi?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei venne interrogato l'8 febbraio del '96.
E per l'appunto, all'epoca, disse anche il numero della cella.
EX 210 Calvaruso: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Era la numero 13.
EX 210 Calvaruso: Eh, numero 13, sì. Onestamente non me lo ricordavo più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, no, io lo leggo dal suo interrogatorio, per l'appunto, dell'8 febbraio '96.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Pagina 45 della trascrizione.
Senta, questi Giacalone Luigi, detto come dice lei "Barbanera", era persona che lei aveva già conosciuto?
EX 210 Calvaruso: Sì, mi era stata presentata da Leoluca Bagarella nel suo autosalone, quello di via Brancaccio. Zona industriale.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi nel periodo in cui lei, per l'appunto, incomincia a frequentare Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Sì, perfettamente. Io l'ho conosciuto, Giacalone, per un cambio di macchina che fece il Bagarella. E quindi mi indicò dal Giacalone per portare la macchina che aveva vecchia il Bagarella e farmi dare quella nuova che il Giacalone mi aveva preparato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei aveva sostanzialmente aveva comprato una macchina.
EX 210 Calvaruso: Non io. Io sono andato solo lì a prendere...
PUBBLICO MINISTERO: A prendere questa macchina?
EX 210 Calvaruso: ... portai la macchina e a prenderne un'altra. Io non comprai niente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Calvaruso: Poi rividi il Giacalone quando si doveva fare l'attentato ai D'Ambrogio, che ci fu un macello con questi D'Ambrogio e rividi di nuovo il Giacalone. Il Giacalone, vidi Olivetti, vidi Cosimo Lo Nigro...
Lì, in quella occasione, diciamo, che ho conosciuto quasi tutto il gruppo di fuoco dei Brancaccio.
Spatuzza, c'erano tutti. Giorgio Pizzo...
Che poi diciamo questo attentato io non l'ho fatto più, ma poi ho saputo che loro lo hanno fatto dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io bisogna che, siccome lei parla, introduce nuove, chiamiamoli personaggi, bisogna che io man mano le chieda per l'appunto qualche dettaglio.
Di Giacalone abbiamo detto. E a completamento: le venne detto qualcosa di più specifico in relazione ai rapporti tra Giacalone e Bagarella?
EX 210 Calvaruso: No, onestamente sulle stragi, no. Solo questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto: 'ho conosciuto il genero di Giacalone'.
EX 210 Calvaruso: Cosimo Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Cosimo...
EX 210 Calvaruso: Detto "Il cavallo".
PUBBLICO MINISTERO: Prego?
EX 210 Calvaruso: Cosimo Lo Nigro detto "Il cavallo".
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era un soprannome di Lo Nigro?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Il cavallo". Lei, questo Cosimo Lo Nigro, in relazione a quanto le ha detto Giacalone in carcere, era persona esperta in esplosivi?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E mi pare ha fatto riferimento anche al perché di questa sua esperienza.
EX 210 Calvaruso: Sì, perché era, faceva pesca di frodo. Era pescatore di mestiere, quindi sapeva maneggiare bene l'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei questo Cosimo Lo Nigro lo ha personalmente conosciuto?
EX 210 Calvaruso: Abbiamo fatto pure degli omicidi assieme.
PUBBLICO MINISTERO: Su questi omicidi ha riferito dettagliatamente...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... all'Autorità Giudiziaria di Palermo?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, poi lei ha parlato di una persona che ha chiamato Olivetti.
EX 210 Calvaruso: Giuliano.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire dove l'ha conosciuta?
EX 210 Calvaruso: Inizialmente l'ho conosciuta in questo fallito attentato che si doveva fare allo Scarpa e ai D'Ambrogio. Che lì, diciamo, bene o male io li ho conosciuti tutti. Me li presentò Nino Mangano, in quella occasione.
E poi l'ho rivisto altre volte nell'appuntamento al campetto di calcio diciamo della camera della morte in via Messina Montagna.
L'ho rivisto assieme a Grigoli... Cioè, poi periodicamente lo rivedevo assieme agli altri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato di Grigoli e ha detto anche...
EX 210 Calvaruso: "Il cacciatore".
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, detto "Il cacciatore".
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dare delle indicazioni più specifiche dal punto di vista personale di questa di questo signore?
EX 210 Calvaruso: Sì, è un ragazzo... L'altezza, diciamo, un ragazzo non alto, ma neanche basso. Ricciolino, corporatura normale.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se aveva una qualche attività?
EX 210 Calvaruso: Sì, aveva il negozio di articoli sportivi vicino, all'assicurazione di Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Sa come si chiamava questi negozio?
EX 210 Calvaruso: Aveva una Golf Polo blu. Una Polo Golf blu.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dato che ci siamo, lei ha parlato di Olivetti, lei ha detto Giuliano.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci vuol dare una indicazione...
EX 210 Calvaruso: Giuliano è abbastanza grosso, viso rotondetto. Se non vado errato, se Giacalone non mi sono confuso, dice che soffre di diabete, che le iniezioni ce le faceva suo genero. Però, dico, non voglio...
PUBBLICO MINISTERO: Poi ci torneremo su questo episodio.
Poi ha parlato di Spatuzza.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dare qualche indicazione...
EX 210 Calvaruso: Spatuzza è...
PUBBLICO MINISTERO: ... quando lo ha conosciuto e in che occasione; chi gliel'ha presentato...
EX 210 Calvaruso: Spatuzza l'ho conosciuto diciamo già al villaggio Euromare, perché veniva a volte con i Graviano. Poi lo rividi nel... mi fu presentato ritualmente in questo capannone di questo deposito di camion in corso dei Mille assieme a tutti gli altri, da Nino Mangano.
E' un ragazzo alto, un po' stondato, fa l'indoratore di mestiere. Faceva l'indoratore di mestiere, quando non aveva diciamo da fare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, aveva per caso qualche soprannome Spatuzza?
EX 210 Calvaruso: Eh...
PUBBLICO MINISTERO: Se lo sa.
EX 210 Calvaruso: No, in questi momento non lo ricordo, onestamente.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, lei ha parlato: 'queste persone mi vennero presentate in occasione di un fatto di sangue'.
Ho capito bene?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può dire qual era questo fatto?
EX 210 Calvaruso: Gli omicidi D'Ambrogio, i fratelli D'Ambrogio. Il fatto a Scaffa che erano tre, quattro ragazzi che poi ho sentito che furono uccisi dopo.
Perché nel periodo diciamo che si doveva fare quando c'ero io, non si fece più, perché il Mangano e io assieme decisimo - perché qua c'è la storia, è lunghissima - cioè...
PUBBLICO MINISTERO: No, no a noi interessava semplicemente collocare questo fatto in relazione all'episodio che lei...
EX 210 Calvaruso: Sì, infatti. Però diciamo, se devo iniziare dall'inizio alla fine, la storia è un po' lunga.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, non interessa, perlomeno per ora. Non...
Lei ha parlato che queste persone le vennero presentate come, ha detto, se ho capito bene, come il gruppo di fuoco.
EX 210 Calvaruso: Sì, era il gruppo di fuoco di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Calvaruso: Uno dei più temuti, almeno così, pure si pavoneggiavano loro nel dire che era uno dei gruppi di fuoco più agguerriti, più sanguinari.
C'era "Il cavallo", Lo Nigro che ogni volta che sparava poi intingeva il dito nel sangue del morto e se lo leccava in senso di trionfo. Cioè, io...
Erano, diciamo, i più pazzi, onestamente, di Palermo.
PRESIDENTE: Queste sono cose che ha sentito dire, o cose...
EX 210 Calvaruso: No, cose... Visto no; cose che hanno raccontato, che raccontavano loro nei vari appuntamenti.
Io ho visto il Lo Nigro quando strangolarono un ragazzo che lo pigliava, lo sbatteva a terra, poi lo mise in macchina. Bagarella rideva, diciamo. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Questi fatti lei ha parlato di una camera della morte.
EX 210 Calvaruso: Sì, in via Messina Montagna.
PUBBLICO MINISTERO: Lei c'è stato in questo luogo?
EX 210 Calvaruso: Io ci sono stato diverse volte per portare Bagarella in appuntamenti col Nino Mangano. Però ci fu una volta in particolare quando strangolarono lo Spadaro che accompagnai il Bagarella in via Messina Montagna.
PUBBLICO MINISTERO: Una persona di nome Spadaro?
EX 210 Calvaruso: Sì, se non ricordo male, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire - perché lo abbiamo detto in ordine sparso - chi, secondo le sue conoscenze, faceva parte di questo gruppo di fuoco?
EX 210 Calvaruso: Di quelli che ricordo erano: Nino Mangano, Cristoforo Cannella, Giorgio Pizzo, Salvatore Grigoli, Giuliano Cosimo Lo Nigro, non so se l'ho detto, Gaspare Spatuzza, Vittorio Tutino, e qualche altro che onestamente è possibile che mi dimentico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato di Vittorio Tutino. Vuol dire quando ha conosciuto questa persona se ci dà qualche...
EX 210 Calvaruso: Vittorio Tutino l'ho conosciuto al villaggio Euromare. Era un ragazzo che lavorava per i Graviano. Faceva da autista a Giuseppe. Inizialmente era Marcello, il fratello, che faceva da autista a Giuseppe. Poi Marcello si comportò male con Gaspare Spatuzza, e allora doveva morire per quello che aveva fatto. Ma siccome Giuseppe ci era affezionato, lo esentò da Cosa Nostra, forse lo salvò.
Lo esentò da Cosa Nostra, lo fece uscire e si prese il Vittorio Tutino che già faceva lavori per loro da fare da autista per Giuseppe.
E in più, siccome il Tutino, diciamo, aveva un tipo di comportamento un pochino irruente e quindi bello per gli uomini di Cosa Nostra, lo mettevano davanti a chiedere il pizzo, perché lui diciamo dava schiaffi, pugni a chi non pagava. Aveva questa cosa di bastonatore. E come lo chiamavano, al Vittorio Tutino.
Poi appresi dal Giacalone che quando era in carcere sempre dice che Vittorio Tutino era implicato in un omicidio assieme a loro. E... Che mi sembra che c'era Pietro Romeo.
Comunque, quando si seppe che Pietro Romeo collaborava mentre eravamo nel carcere, Giacalone rideva, dicendo: 'ah, Vittorio Tutino è rovinato perché c'era pure lui con noi quando abbiamo fatto quell'omicidio'. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Allora, la fermo un attimo. Siccome lei per l'appunto ora ha parlato di una nuova persona, Pietro Romeo.
Vuol dire chi era, quando lo aveva conosciuto, se faceva parte o no di questo gruppo?
EX 210 Calvaruso: Pietro Romeo faceva parte del gruppo di fuoco del Brancaccio: però io onestamente non lo ricordo, diciamo. Forse lo avrò visto in qualche appuntamento nei vari posti Brancaccio, però non... più di questo non so dire, su Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora abbiamo diciamo visto queste persone.
Torniamo un pochino alla cella numero 13 del carcere di Rebibbia e alle confidenze di Giacalone in relazione all'attentato a Contorno.
EX 210 Calvaruso: Sì. Il Giacalone mi disse che lui personalmente prese parte a questo pedinamento. Che riuscirono a... era lui, c'era pure Grigoli "Il cacciatore", che addirittura dice che si incontrò dentro il bar con Contorno perché non se lo aspettava di trovarlo là dentro. Dice che si sono messi sulle tracce di questo Contorno perché seguivano uno con un Ferrari rosso che era uno spacciatore di droga. E l'informazione, a quanto pare, gliel'aveva dato un certo Scarano, che era uno di Roma che io non conosco, che ho sentito dire da Giacalone. Che poi lo hanno arrestato assieme a Scarano.
E che Giacalone aveva paura pure perché, a quanto pare, in uno dei pedinamenti che fece a Contorno, si incrociò con la macchina con Contorno. E lui aveva paura che il Contorno lo potesse riconoscere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, si ricorda se le venne detto anche che tipo di autovettura aveva Contorno?
EX 210 Calvaruso: Onestamente io, se non ricordo male, glielo chiesi.
Mi disse che era una macchina veloce, una 16 valvole, però non ricordo in questo momento il tipo di auto.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque ricorda questo particolare di una macchina a 16 valvole?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le disse Giacalone dove avevano fatto base?
EX 210 Calvaruso: Mi disse che facevano base in un villino. Ora non voglio dire bugie, se era quello di Scarano, se era... In un villino.
Mi disse che lì si divertivano, mangiavano panini. C'era Giuliano, dice che si mangiava 12 panini la sera.
Cioè, mi parlò che erano obbligati in questo villino, però...
Poi mi parlò che gli portavano delle tegole a Scarano e che furono caricate nel suo villino.
Cioè, tanti spezzoni di racconti che, ripeto, all'epoca io onestamente non...
PUBBLICO MINISTERO: Non focalizzava.
EX 210 Calvaruso: Non focalizzavo.
PUBBLICO MINISTERO: Vediamo di mettere un pochino di ordine in questa sua esposizione.
Lei ha parlato, sempre secondo le confidenze di Giacalone, delle persone presenti in occasione dell'attentato a Contorno.
Ha citato Giuliano, ha citato Grigoli...
EX 210 Calvaruso: Sì, Spatuzza, Lo Nigro... Le persone che lui mi citava che erano diciamo nel villino.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lo stesso Giacalone, Spatuzza, Lo Nigro...
Le disse se per caso c'era stato anche Romeo?
EX 210 Calvaruso: Sì, mi disse che in effetti lui era preoccupato per questo, perché sapeva che c'era stato pure Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Le disse di un qualcosa di più specifico in relazione a Romeo?
EX 210 Calvaruso: Onestamente in questo momento non lo ricordo, signor...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, mi riferisco sempre, signor Calvaruso, in relazione alla presenza, per l'appunto, di Romeo in occasione di questo attentato a Contorno.
EX 210 Calvaruso: Sì, lui mi disse che Romeo, diciamo, quando si seppe del pentimento di Romeo, il Giacalone diciamo, stiede tre giorni male, perché appunto sapeva di tutti questi fatti che Romeo era alla conoscenza. Di questa dinamite, di questo fatto di Contorno, di questo omicidio che c'era pure Romeo, che c'era pure lui, il Giacalone, Vittorio Tutino.
Quindi aveva queste preoccupazioni in merito quando seppe che Romeo stava collaborando.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, l'omicidio a cui lei fa riferimento e di cui aveva, per così dire, timore Giacalone, qual era?
EX 210 Calvaruso: No, non lo ricordo questo.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa. Senta, lei ha parlato di esplosivo che Romeo, secondo quanto le diceva Giacalone, sapeva di esplosivo. Lei ha detto, veramente, dinamite.
Può dire qualcosa di più specifico al riguardo?
EX 210 Calvaruso: Mah, onestamente in questo momento non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Non ricorda. No, voglio dire: può darsi che le abbia fatto riferimento Giacalone al fatto che Romeo sapesse dov'era nascosto questo esplosivo?
EX 210 Calvaruso: No, questo non lo ricordo, signor Pubblico Ministero.
Mi ricordo, mi ricordo che il Giacalone ebbe delle paure nel momento in cui vide... Ah, forse sì, perché a quanto pare dice che lo scaricò lui, Pietro Romeo. Per quello aveva paura che... Sapeva dov'era la dinamite, perché a quanto pare l'aveva scaricata Pietro Romeo.
Non ricordo, sono ricordi confusi che ho. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Giacalone le aveva parlato di esplosivo che era a conoscenza di Romeo.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e le parlò per caso anche di qualche luogo dov'era stato, poteva essere stato occultato questo esplosivo?
EX 210 Calvaruso: No, questo non lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che ricordava qualcosa di più quando venne interrogato?
EX 210 Calvaruso: E' possibile, signor Pubblico Ministero, però ripeto, siccome sono dei passaggi di discorsi fatti... Cioè, più passa il tempo, più uno...
PUBBLICO MINISTERO: Certo, lo capisco.
Va be', ora intanto finiamo di rappresentare quali erano state, per così dire, le confidenze che le aveva fatto Giacalone.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha parlato di una persona con una Ferrari...
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare un po' meglio?
EX 210 Calvaruso: Il Giacalone mi disse che si era arrivati al Contorno perché, siccome il Contorno a quanto pare continuare ad essere implicato in fatti di droga, e quindi aveva delle amicizie degli spacciatori, tra i quali questo con 'sto Ferrari rosso che era un ragazzo alto, biondo. E che a quanto pare questo era amico di Scarano.
E quindi l'informazione la diede Scarano che c'era questo spacciatore amico di Contorno.
E che quindi bastava seguire questa Ferrari rossa per arrivare a Contorno.
E loro dicono che così hanno fatto e così, in effetti, hanno trovato Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
EX 210 Calvaruso: Questo è quello che sapeva il Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: ... e è venuto in mente qualcosa di più specifico sulla mia domanda precedente? Cioè, su quello che lei aveva detto in relazione a Romeo, Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Che misero... Loro posizionarono questa dinamite sul, vicino la casa di Contorno. E che a quanto pare poi non scoppiò, perché dice che un signore la trovò. Però, ripeto, Pubblico Ministero, è assurdo che invento, perché...
PUBBLICO MINISTERO: Certo. No, no.
EX 210 Calvaruso: ... ricordo cose, sono spezzoni che non riesco a focalizzare bene.
PUBBLICO MINISTERO: Basta, si fermi qui. Benissimo.
EX 210 Calvaruso: Perché io non voglio dire una cosa per un'altra.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E io infatti non insisto su questo punto, però le leggo quello che lei disse per l'appunto al dottor Chelazzi e al dottor Vigna l'8 febbraio '96.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che all'epoca ricordasse meglio, o meno, ora lo vedremo.
Su questo punto specifico, lei disse:
"Il Giacalone mi disse che, in mezzo all'esplosivo, lui c'era".
Qui si riferisce a Romeo.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Però, successivamente, nelle fasi dopo, Romeo dice che era sceso a Palermo".
EX 210 Calvaruso: Perfettamente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Quindi lui non si preoccupava solo per questo di Romeo, quando ha sentito che Pietrone stava collaborando, si preoccupava del fatto e dice: 'tanto lui non c'era, però conosce gli appoggi, sa dove noi abbiamo messo l'esplosivo'".
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, perfettamente. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, da quello che ho letto, secondo le confidenze che le aveva fatto Giacalone, Romeo era stato presente ad una fase dell'attentato, ma non era stato presente alla fase terminale?
EX 210 Calvaruso: Sì, almeno quello che disse il Giacalone era questo, bene o male.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Ha parlato quindi del, chiamiamolo fallimento di questo attentato, perché una persona lo aveva diciamo così scoperto.
Ecco, le venne detto qualcos'altro in relazione all'esplosivo?
EX 210 Calvaruso: No, che io ricordi in questo momento, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, sempre in relazione... leggo, eh, signor Calvaruso, dal suo interrogatorio che è l'unico che abbiamo in atti: 8 febbraio '96.
"Mi ricordo che lui" - cioè Giacalone - "mi raccontò pure quando portavano l'esplosivo là e lo seppellirono, dice. Però lo seppellirono non nella villa, in un giardino fuori la villa dov'erano loro".
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conferma questa...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa precisazione?
EX 210 Calvaruso: Sì, che poi si aggancia il racconto delle tegole che lui, che il Giacalone gli fecero arrivare le tegole al villino di Scarano.
Ripeto, purtroppo sono cose che erano raccontate in maniera così... tra una partita di carte e un'altra. Quindi non riuscivo a memorizzare tutto.
Magari l'8 febbraio dell'anno scorso, questi passaggi, li ricordavo, ma...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei finire un attimino con l'esplosivo.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sempre proseguendo da quelle sue affermazioni, lei disse:
"Mi raccontò, mi ricordo pure per certo che lui mi disse portavano là l'esplosivo. Però dice: 'non lo abbiamo messo nella villa dove eravamo noi, lo abbiamo messo nel terreno adiacente alla villa'".
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le disse qualcosa anche sulle quantità che erano state portate di questo esplosivo?
EX 210 Calvaruso: No, mi disse che... che avevano portato della dinamite, che era abbastanza dinamite. Però non ricordo onestamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, sempre in quell'interrogatorio. Leggo, eh, signor Calvaruso.
EX 210 Calvaruso: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Poi mi dice se conferma o meno questa affermazione.
"Loro si sono messi al sicuro, a quanto pare, hanno portato una buona quantità. Però non lo so, perché parte l'hanno lasciato sotterrato, e parte lo hanno portato là per far saltare Contorno".
EX 210 Calvaruso: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Conferma questa...
EX 210 Calvaruso: Sì, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era dell'ulteriore esplosivo sotterrato.
EX 210 Calvaruso: In effetti, quello che hanno sotterrato, non era quello che era stato usato per Contorno.
Sempre così almeno dal racconto del Giacalone.
Ripeto, io non c'ero in queste fasi, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, questo per forza, perché quello era saltato.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quello era saltato in aria, comunque. Poi lei ha parlato di una ulteriore confidenza di Giacalone. Esso le aveva detto che c'era stato un viaggio di tegole.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa, o meglio, le disse a che cosa serviva questo viaggio...
EX 210 Calvaruso: Eh, questo viaggio di tegole servivano per Scarano, che servivano per una villa di questo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le disse per caso chi lo aveva portato questo esplosivo, queste tegole? Come gliele aveva fatte avere a Scarano chi le aveva portate?
EX 210 Calvaruso: Arrivarono con un camion...
AVVOCATO Florio: Presidente, sono l'avvocato Florio faccio formale opposizione.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Florio: Mi è sembrato che il Pubblico Ministero abbia accostato questo viaggio di tegole a un viaggio di esplosivo, credo in modo abbastanza suggestivo.
Per cui...
PUBBLICO MINISTERO: La suggestione...
PRESIDENTE: No, mi sembra di no.
PUBBLICO MINISTERO: Non nella domanda.
PRESIDENTE: Mi pare che la domanda sia volta a sapere all'interrogato, dall'esaminato, se sapeva che c'era stato un trasporto di tegole.
AVVOCATO Florio: E' questa la domanda. Non tanto poi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma siccome...
Ma Presidente, la posso fare in due tempi.
Sa, il Giacalone disse chi ha portato le tegole?
EX 210 Calvaruso: Si, so che sono state portate con un camion. Non ricordo se mi disse pure chi li portò, onestamente.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
Le disse qualcosa sull'arrivo dell'esplosivo per compiere questo attentato, o questi attentati?
EX 210 Calvaruso: No, non ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: No. Passiamo ad altro.
In relazione a questa permanenza diciamo di questo gruppo di persone che lei specificamente ha già indicato, le disse anche se questa fase preparatoria conclusa poi con, come lei ha detto, durò poco, durò più giorni, durò...
EX 210 Calvaruso: Non ho capito, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: No, le disse per quanto tempo si era protratta questa permanenza al nord, diciamo, nel posto dove avevano fatto l'attentato a Contorno?
EX 210 Calvaruso: Eh, onestamente non so se mi disse proprio il periodo specifico. Ma penso che durò un bel po', perché mi ricordo che lui mi raccontava che c'era gente che scendeva a Palermo, poi risaliva.
Quindi ebbe una durata un pochettino consistente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi furono diversi giorni.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sempre nel corso di questa comune detenzione con Giacalone, lei ha parlato specificamente di attentato a Contorno e ci ha dato queste indicazioni.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giacalone le disse anche qualcosa sui precedenti attentati?
EX 210 Calvaruso: Sì, mi parlava di questo fatto che loro non erano convinti di quello stavano facendo, perché capivano... lui, se non ricordo male, mi disse pure il fatto quando saltò in aria la bomba dove c'era la bambina che morì, loro praticamente ci sono rimasti male perché non capivano perché dovevano andare a prendere tutti questi ergastoli per i monumenti, che c'era tutta questa gente... Cioè, a quanto pare fra di loro c'era questo malumore.
Mi raccontò delle cose che, ripeto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione a questo attentato in cui sono morti, ha parlato di una bambina.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le disse qualcosa di più specifico?
EX 210 Calvaruso: Se non ricordo male mi parlò di un Fiorino che fu portato dal genero stesso sul posto, non so assieme a chi, a Gaspare Spatuzza o a Giuliano, comunque a quanto pare c'era proprio il genero che portò il Fiorino sul posto dove poi esplose.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, cioè secondo quanto le aveva detto Giacalone, il suo genero, in questo fatto dove era morta la bambina, o più persone, o che altro, era stato per così dire quello che aveva guidato la macchina, aveva portato la macchina?
EX 210 Calvaruso: Sì, quello che aveva portato la macchina diciamo sul posto, a quanto pare.
PUBBLICO MINISTERO: Era questo un fatto che lasciava particolarmente allarmato Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Mah, veramente Giacalone era allarmato non solo per questo. Era allarmato per tante cose. Perché si era visto abbandonato in galera da tutti, perché non capiva come mai i suoi capi, dopo avergli fatto fare di tutto e di più lo avevano lasciato in carcere senza dargli neanche 100 mila lire. Si preoccupava perché vedeva che lui si stava facendo il carcere, ma fuori nessuno faceva niente per fare stare zitti i pentiti. Vedeva la successione in quel periodo, che poi ci fu una successione tremenda di collaboratori che andavano spuntando in televisione e che praticamente, una volta lui scherzando mi disse: 'forse sarebbe meglio che collaboriamo tutti, almeno ce ne andiamo tutti a casa'.
Quando poi si seppe sul giornale, che uscì quell'articolo 'si pente Mangano' col punto interrogativo, lì Giacalone diciamo che stiede male per quasi una settimana.
PUBBLICO MINISTERO: Perché?
EX 210 Calvaruso: Perché mi confidò che, dice che a quanto pare lui con Nino Mangano ha più di 100 omicidi, dall'epoca della guerra dell'80, dove lui dice che fu "punto" nell'80 insieme al Mangano. E quindi dice: 'se parla Nino io a questo punto sono veramente morto'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le chiedo una precisazione: lei ha fatto riferimento a questa epoca, dice dall'80 è stato punto. Che cosa vuol dire, vuol spiegare questa sua affermazione?
EX 210 Calvaruso: Cioè che è stato fatto ritualmente uomo d'onore nel 1980, sia lui che Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lui sarebbe Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Giacalone Luigi, che è un bravo ragazzo effettivamente, solo che purtroppo è uno di quei ragazzi che crede che i capi di Cosa Nostra sono degli esseri divini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma diciamolo allora, secondo quello che le risulta o secondo quello che le disse Giacalone, chi erano questi capi da cui lui pigliava...
EX 210 Calvaruso: I suoi capi purtroppo erano i fratelli Graviano e quindi diciamo i capi del gruppo di fuoco più squilibrato di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto più volte riferimento a questo gruppo, gruppo di fuoco, ha fatto riferimento all'arresto dei Graviano, ha anche dato una data a questo fatto, ci dice gennaio '94.
EX 210 Calvaruso: Penso, non sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Vuol spiegare un attimino alla Corte che ne fu di questi gruppo di persone, diciamo da chi pigliavano disposizioni, alle dipendenze di chi operavano?
EX 210 Calvaruso: Ripeto, inizialmente c'era il trio, Mangano, Pizzo e Cannella.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questo dopo l'arresto di...
EX 210 Calvaruso: Dopo l'arresto di Graviano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Graviano.
EX 210 Calvaruso: E poi, dopo un arco di tempo, un paio di mesi, tre mesi, non mi ricordo quanto, il Bagarella decide di scegliere Nino Mangano, anche perché poi si vedrà successivamente nei racconti a venire che il Mangano poi tradisce letteralmente i Graviano e passa completamente con Bagarella.
Quindi tutto il gruppo di fuoco era a disposizione degli ordini di Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Questo dopo l'arresto di Graviano. E poi, lei dice c'è stato questo avvicinamento di Mangano a Bagarella, capisco bene?
EX 210 Calvaruso: Più che avvicinamento, proprio tradimento totale nei confronti dei Graviano. Perché il Mangano che, nonostante che i Graviano erano in carcere, doveva continuare a tenere i rapporti per i Graviano e di fatto così non era, perché si occupava di tutte le cose di Bagarella scavalcando pure gli ordini che arrivavano dai Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedo, siccome erano in carcere, c'era, le risulta, positivamente, se sì o se no, che dal carcere i Graviano facevano pervenire disposizioni a Mangano?
EX 210 Calvaruso: Guardi, io personalmente un giorno vidi arrivare Nino Mangano al mio negozio dicendomi che urgentemente doveva parlare con Bagarella. Io, siccome avevo ordini tassativi di non fare incontrare nessuno con lui urgentemente, quindi farlo filtrare attraverso una certa sorta di routine, che era normale, gli dissi che non era possibile.
E allora lui in quel momento fu costretto a dirmi il motivo di questa premura. Mi disse che gli era arrivato un biglietto dei fratelli Graviano dove c'era scritto: 'devi fare saltare in aria il negozio di Barone', o una cosa del genere. Ora non lo ricordo più precisamente.
Perché mi diede questo biglietto a me in mano e mi disse: 'faglielo avere subito al signor Franco perché io, se prima non me lo dice lui, in aria il negozio non glielo faccio saltare'. Quindi praticamente questo significa che i Graviano gli dissero 'esegui questo lavoro', ma il Mangano che già era tutto più Bagarella che Graviano, ha voluto lo 'sta bene' di Bagarella. E in effetti così fu. Bagarella, manco a dirlo, disse subito sì e Nino Mangano poi lo fece. Però sempre dietro ordine di Bagarella e non più dei Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo c'erano stata una indicazione dal carcere dai Graviano e poi diciamo Mangano voleva agire esclusivamente col beneplacito di Bagarella.
EX 210 Calvaruso: Fu un ordine non un'indicazione. Gli ordinarono di farlo e subito e lui invece aspettò lo 'sta bene' di Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, tanto per dare un riferimento completo, lei ha parlato di un negozio di Barone. Vuol dare un'indicazione più specifica su questo fatto?
EX 210 Calvaruso: Il negozio di via Lincoln, quello che effettivamente era martoriato...
PUBBLICO MINISTERO: Che tipo di...
EX 210 Calvaruso: Negozio di abbigliamento. Che ci misero poi, dopo questo attentato che non andò tanto bene a quanto pare, si bruciarono solo due saracinesche, ci misero il furgone die Carabinieri là davanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E questo attentato lei ricorda quando venne fatto?
EX 210 Calvaruso: No, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
EX 210 Calvaruso: Comunque dopo un paio di settimane. Le date...
PRESIDENTE: Mi scusi, ma era un attentato a scopo ricattatorio?
EX 210 Calvaruso: Sì, per questioni di pizzo, di soldi.
PRESIDENTE: Per farsi dare...
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vorrei un attimino chiederle, a completamento di quanto lei ha già riferito, due particolari. Perché lei ha fatto riferimento a Scarano e a quanto le aveva detto Giacalone sui suoi rapporti con Scarano.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le disse qualche altra cosa Giacalone, per esempio in relazione al suo arresto?
EX 210 Calvaruso: Sì, va be', la fase del suo arresto ve la racconto quasi tutta. Mi disse che doveva scendere con Scarano, stava scendendo con Scarano e che prima di scendere si comprò lui, Giacalone personalmente, 250 grammi di cocaina o 300 grammi, non ricordo con precisione. Siccome lo Scarano aveva promesso a Nino Mangano una pistola e allora all'occasione gli disse: 'gliela scendo pure ora'.
In effetti poi furono ritrovati con la cocaina e la pistola.
E quindi fecero questo viaggio, lui in effetti si malediceva questa pistola e questa cocaina perché effettivamente né la cocaina doveva essere nella macchina con loro, perché lui la comprò per poi venderla per i fatti suoi e né la pistola doveva essere in quella macchina se Scarano aveva la premura di regalargli questa pistola a Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi le disse sostanzialmente che questa pistola era destinata a Nino Mangano?
EX 210 Calvaruso: Era una regalo da parte, da Scarano a Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Un'ulteriore precisazione sempre rispetto a quello che lei ha detto. Lei ha parlato di, sempre secondo quanto le aveva detto Giacalone, di quello che avveniva lì nella villetta e aveva anticipato che c'era Giuliano che aveva dei problemi di salute?
EX 210 Calvaruso: Sì, se non ricordo onestamente male, ricordo che Giacalone mi diceva che Giuliano mangiava abbastanza e che siccome soffriva di diabete suo genero, Lo Nigro Cosimo, gli faceva le iniezioni. Però tutto raccontato in un contesto di risate, cose.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione alle persone di cui lei finora ha parlato, le venne mai fatto presente di una persona originaria di Misilmeri?
EX 210 Calvaruso: Non ho capito la domanda, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Dico, in relazione a queste persone di cui lei ha abbondantemente anche stamani parlato.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Le venne detto, o lei potè constatare se avevano, se avevate rapporti con una persona che era di Misilmeri?
EX 210 Calvaruso: Misilmeri, mi sembra Lo Bianco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol dire qualcosa? Chi era questo Lo Bianco?
EX 210 Calvaruso: Sì. Io ho conosciuto Lo Bianco che però aveva un soprannome, in questo momento non lo ricordo. Lo Bianco...
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, questo Lo Bianco era persona che si incontrava con Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Calvaruso: Si incontrava spesse volte con Bagarella, lo andavo a prendere io a volte in alcuni punti dove Bagarella mi diceva di andarlo a prendere. E' una persona, se vuole lo posso pure descrivere.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Calvaruso: E' una persona magra, alta, non tanto alta comunque, capelli mossi, di un'educazione e di una gentilezza diciamo fuori dal normale. Si incontrava periodicamente con il Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa se veniva accompagnato da qualcuno questo Lo Bianco?
EX 210 Calvaruso: Sì, aveva delle varie persone che lo accompagnavano, vari ragazzi che lo accompagnavano. Mi ricordo in Corso Calatafimi un giorno Lo Bianco venne accompagnato da un ragazzo che si affiancò alla nostra macchina e Bagarella disse 'u' picciriddu' o una cosa del genere e comunque si salutarono. Noi ci siamo messi dietro questa macchina e poi lui ci portò da questo Lo Bianco. Piero Lo Bianco, Piero si chiamava.
PUBBLICO MINISTERO: Piero Lo Bianco.
EX 210 Calvaruso: Piero.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Quindi questo Piero Lo Bianco viaggiava accompagnato, o comunque lei in un'occasione lo vide, insieme a una persona che veniva chiamata 'picciriddu', capisco bene?
EX 210 Calvaruso: Sì, io in quella occasione non l'ho vista con 'u' picciriddu'. Fu 'u' picciriddu' che si avvicinò a noi, che siamo arrivati noi al Corso Calatafimi il Bagarella aveva già l'appuntamento davanti a un negozio, si avvicinò questa macchina che lui disse, esclamò: 'u' picciriddu, vai dietro di lui'. Ci siamo salutati e sono andato dietro a questo 'picciriddu'.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha rivista poi questa persona? Questo che chiamavano picciriddu?
EX 210 Calvaruso: Se non vado errato poi nelle centinaia di foto che mi hanno fatto vedere era quello, lo studente, là, quello universitario, non mi ricordo come si chiama in questo momento.
PUBBLICO MINISTERO: Una persona che lei ricorda che era studente universitario. Si ricorda per caso anche in quale facoltà?
EX 210 Calvaruso: No, no, questo no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Senta, comunque questa persona lei l'ha riconosciuta in fotografia?
EX 210 Calvaruso: No, non ricordo onestamente se l'ho riconosciuto subito in fotografia o in qualche altro interrogatorio o più in là. Ma comunque poi era questo ragazzo... Benigno, Benigni, una cosa del genere. Che era universitario che dice che era un killer pazzo, spietato, vicino a Piero Lo Bianco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e di questa persona ora lei ha detto anche il nome, ci può dare una descrizione, vuol dire alla Corte com'è, come non è?
EX 210 Calvaruso: Signor Pubblico Ministero, io l'ho visto o una o due volte, però non... è un ragazzo che avrà la mia statura, un po' più alto. Però ripeto, non era una persona che io vedevo periodicamente e quindi....
PRESIDENTE: Ma ha detto il nome, noi non l'abbiamo...
EX 210 Calvaruso: Benigni, Benigno, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa...
PRESIDENTE: Il nome non lo sa?
EX 210 Calvaruso: No.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se c'era qualche rapporto particolare tra questa persona - picciriddu, Benigno - e Piero Lo Bianco?
EX 210 Calvaruso: Dice che era il suo proprio factotum, cioè si diceva che era il ragazzo che gli stava vicino, la sua spalla, il suo braccio destro.
PUBBLICO MINISTERO: Può darsi che era il suo figlioccio?
EX 210 Calvaruso: Precisamente anche, il suo figlioccio.
AVVOCATO Oddo: Presidente, c'è opposizione a questo punto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora glielo faccio...
PRESIDENTE: Chi parla per favore?
AVVOCATO Oddo: Avvocato Giuseppe Oddo. No, era solo perché...
PRESIDENTE: Mi scusi avvocato, quando parla deve dire il suo nome, ma non per noi, per le registrazioni che sennò non si sa a chi vengono attribuite.
AVVOCATO Oddo: Avvocato Giuseppe Oddo.
PRESIDENTE: Allora, fa opposizione perché?
AVVOCATO Oddo: Perché la domanda è suggestiva Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: La riformulo, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda se c'era qualche relazione particolare?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, perfettamente. Era suo figlioccio, questo lo ricordo perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Peraltro, voglio dire, potevo introdurlo anche in forma di contestazione perché a pagina 27 del verbale...
PRESIDENTE: Se è già stata fatta negli interrogatori, mi pare una perdita di tempo, perché il Pubblico Ministero può sempre ripiegare nella contestazione.
AVVOCATO Oddo: Ed infatti, se il Pubblico Ministero ripiega sulla contestazione non ci può essere opposizione da parte della difesa. Se ci fosse il vecchio Codice passeremmo ai vecchi interrogatori e il problemi si risolverebbe.
PRESIDENTE: Avvocato, io sono perfettamente d'accordo. Io da quel punto di vista preferivo il vecchio Codice.
AVVOCATO Oddo: Anch'io Presidente.
PRESIDENTE: Perché è una questione se non altro di serietà. Noi facciamo la figura dei babbei perché non sappiamo ciò che è utile, ciò che è inutile, ciò che è superfluo e ciò che invece è importantissimo. Comunque andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, nell'interrogatorio dell'8 febbraio per l'appunto aveva detto:
"Picciriddu è il figlioccio di Pietro Lo Bianco".
PRESIDENTE: Lo conferma?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, altra domanda, sempre per completare qualche dettaglio.
Giacalone le disse se Scarano... com'è che aveva conosciuto Scarano, in quale modo... se Scarano conosceva qualched'una di queste altre persone prima?
EX 210 Calvaruso: Il Giacalone sì, mi parlò pure di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Può parlare al microfono per favore?
EX 210 Calvaruso: Sì. Dico, mi parlò pure, mi accennò pure di questo. Lo Scarano mi sembra che era conosciuto da...
PRESIDENTE: Se non lo ricorda lo dice.
EX 210 Calvaruso: Sì. Non lo ricordo Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
EX 210 Calvaruso: Mi ricordo che me ne parlò, però non ricordo in questo momento chi fu la persona che era diciamo proprio in contatto con lo Scarano.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lei, sempre l'8 febbraio, pagina 33 della trascrizione disse, in verità in una forma un po' dubitativa:
"Mah, mi sembra che da un po' di tempo conoscevano Scarano, ma addirittura prima di loro mi sembra che li conoscevano i Graviano. Cioè che conosceva i Graviano, c'era una conoscenza dei Graviano e Scarano."
EX 210 Calvaruso: Sì, questo indubbiamente, perché lui, ripeto, mi parlava dello Scarano come un vecchio amico. Addirittura c'era lo Scarano che aveva promesso la pistola a Nino Mangano. Quindi da questo diciamo discorso si evince che erano amici già da vecchia data. Però diciamo la persona proprio di chi era amico, se poi era diciamo più dei Graviano... Ripeto, me ne parlò, però non ricordo perfettamente questo passaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, torniamo alle confidenze che le erano state fatte, o comunque ai discorsi che erano stati fatti da Bagarella con lei.
Ricorda se queste confidenze furono fatte, per così dire, faccia a faccia con lei, o lei potè assistere a qualche altro incontro con altri personaggi?
EX 210 Calvaruso: In merito al discorso...
PUBBLICO MINISTERO: In merito a questi discorsi in relazione alle stragi?
EX 210 Calvaruso: No. Io ricordo onestamente che queste erano delle cose che il Bagarella ne parlava assieme a me mentre si, ripeto, borbottava il discorso di Nino Mangano: 'perché non mi ci ha fatto andare', quindi erano cose che ne parlava prettamente con me.
PRESIDENTE: Possiamo fare una domanda, tanto per orientare anche il valore di queste dichiarazioni. Ma lei era uomo d'onore?
EX 210 Calvaruso: No, qua c'è un'altra storia signor Presidente. Io non fui punto col santino. Il Bagarella mi fece uomo d'onore col rito nuovo.
PRESIDENTE: Ah, perché c'è anche un codice nuovo?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. Tutto cammina in proporzione...
PRESIDENTE: Che è '88-'89 come il nostro o no?
EX 210 Calvaruso: Ci fu un rito nuovo anche in Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Introdotto quando, più o meno?
EX 210 Calvaruso: Quando, diciamo '93-'94, quando lui mi cominciò a dire che dal canto suo lui, siccome mi spiegava che ogni qualvolta bisognava pungere un uomo d'onore e farlo tale, non poteva essere fatto tra me e il Bagarella perché sennò non aveva senso. Doveva essere con la partecipazione di tutti gli altri uomini d'onore. Quindi questo era soggetto al pericolo pentitismo, che bastava che uno di questi si pentiva e già conosceva tutti gli uomini d'onore.
Al che Bagarella emise la legge nuova, cioè basta più ago, basta più santina, da questo momento gli uomini d'onore, siccome lui era il capo diciamo di Cosa Nostra, li faceva lui con la presentazione. Cioè, se lui presentava una persona come amico nostro e allora quello era un uomo d'onore. Se lui lo presentava come una persona vicino a noi e allora era un semplice fiancheggiatore, che faceva parte di Cosa Nostra, ma non era uomo d'onore.
Stessa cosa fece con me personalmente. Inizialmente mi presentava come 'un amico nostro' e in effetti ci fu un passaggio all'inizio proprio, alla fine del '93, che io in viale delle Scienze, vicino alla Ricas, presi Matteo Messina Denaro, avevo a bordo il Bagarella e il Matteo stava iniziando a parlare, che in quella occasione avevano un appuntamento con i Graviano, che fu alla fine del '93.
Al che il Bagarella subito gli dice: 'Matteo, guarda che Tony è un ragazzo vicino a noi' e Matteo si ferma nel parlare perché capisce che sono un fiancheggiatore e non un uomo d'onore. Invece poi, col passare dei mesi, il Bagarella mi andava presentando come amico nostro, quindi io capii che lui mi aveva fatto uomo d'onore.
In quel periodo ricordo che Giovanni Brusca, due giorni, tre giorni prima che succedeva questa, mi diceva 'zu' Tony' scherzosamente. Quando mi vedeva agli appuntamenti di diceva 'eh, zu' Tony'. Perché Bagarella nella sua mente mi aveva promosso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io infatti prima che...
PRESIDENTE: Scusi, un'ultima precisazione sui tempi. Questo nuovo rito avvenne prima dell'arresto di Riina o dopo?
EX 210 Calvaruso: No, io con l'arresto di Riina sono fuori dai tempi. Perché, io lo conosco a Bagarella estate '93, il Riina era stato arrestato prima.
PRESIDENTE: Gennaio '93.
EX 210 Calvaruso: Quindi sono...
PRESIDENTE: Scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato per l'appunto di Brusca e le stavo per chiedere se lo aveva, capisco da quello che ha già detto che lo aveva conosciuto. Ecco, allora le chiedo qualche dettaglio, dove e quando e in che circostanze conobbe Giovanni Brusca?
EX 210 Calvaruso: Sì, io conobbi Giovanni Brusca... Fu, anzi, il primo personaggio di spicco di Cosa Nostra che conobbi fu Giovanni Brusca e fu in un appuntamento, nell'estate del '93 o alla fine proprio dell'estate del '93, dove io accompagnai il Bagarella in un villino. Questo villino era di Benedetto Capizzi.
PUBBLICO MINISTERO: Dove siamo, Calvaruso?
EX 210 Calvaruso: Siamo sul territorio vicino Cerda. Non Cerda ma lì, Campofelice di Roccella, quelle parti lì, dopo l'agglomerato industriale. Lì c'era un villino, salendo per colline, collinette che, ripeto non so indicare la strada e ci venne a prendere una Panda 4x4 guidata da Rodolfo Virga che era il genero di Benedetto Capizzi. Lui ci accompagnò fino a questo villino e lì incontrammo Giovanni Brusca e c'era pure Benedetto Capizzi.
Bagarella si adirò quando vide Benedetto Capizzi, non capii il perché, poi lo capii dopo successivamente, quando vidi il comportamento di Bagarella con gli altri uomini d'onore. Ma siccome quelli erano i primi miei accompagnamenti, vidi subito che il Bagarella si agitò perché dice: 'gli avevo detto a Giovanni di non me lo fare trovare a Benedetto'. Poi più in là capii che il Bagarella usava la strategia di sparlare a uno male con l'altro, l'altro sparlava con l'altro, faceva una sua sorta di confusione tra i vari uomini d'onore per tenerli sempre tutti contro e tutti amici suoi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora lei ha introdotto, mi scusi, ha introdotto la sua conoscenza con Giovanni Brusca.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E torno alla domanda che le avevo posto. Vennero mai fatti discorsi in relazione alle stragi alla presenza di Brusca, da Bagarella?
EX 210 Calvaruso: E' possibile, però onestamente non lo ricordo in questo momento. Con Giovanni Brusca, Bagarella si confidava dalla A alla Z, raccontava tutto, nei minimi particolari. Quindi niente di strano che ne avrà parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io bisogna che allora a questo punto le ricordi quanto lei aveva riferito per l'appunto in relazione...
EX 210 Calvaruso: Sì, ci fu un particolare di... Mi scusi che la interrompo perché mi vengono in mente.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Calvaruso: Ci fu un particolare di Giovanni Brusca, che aveva là uno scatolino, una specie di piccolo ingegno che faceva esplodere, parlò col Bagarella, dice: 'vedi, questo fa saltare in aria un camion', una cosa del genere. Però, ripeto signor Pubblico Ministero, sono tutti vari passaggetti che ripeto io all'epoca, sì, me li ricordo sommariamente ma non posso dirli nelle fasi dettagliate, proprio per come furono allora.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Io infatti stavo per sollecitare il suo ricordo leggendole un po' quello che lei aveva detto l'8 febbraio '96.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, qui sta parlando del fallito attentato a Contorno e lei disse:
"Nasce la lamentela di Bagarella" la lamentela lei l'ha spiegata poco fa, dice ci voleva essere pure lui sul posto a eseguire il fatto.
EX 210 Calvaruso: Lui sosteneva che con lui davanti non sbagliavano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei a un certo punto dice:
"Ci trovavamo" - lei qui si sta riferendo a lei, Brusca e Bagarella - "Ci trovavamo in una villetta nei pressi di Monreale" - che a Giovanni Brusca ce l'accompagnò una certa persona e per l'appunto lei dice che in occasione di questo incontro a Monreale c'erano stati dei discorsi infatti in relazione a queste lamentele che Bagarella rappresentava a Brusca.
Le viene in mente qualcosa?
EX 210 Calvaruso: Sì, mi viene in mente gli appuntamenti a Monreale perché Brusca lì aveva preso un villino. Veniva accompagnato, mi ricordo pure da chi, da...
PUBBLICO MINISTERO: Chi era questa persona che l'acc...
EX 210 Calvaruso: Glielo dico subito. Era un rappresentante intanto, era rappresentante di formaggi, si chiamava Gaspare.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
EX 210 Calvaruso: Comunque.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione a quei discorsi cui lei aveva fatto riferimento. Ecco, le viene in mente qualcosa, ci fu qualche discorso in questo senso?
EX 210 Calvaruso: In questo momento non lo ricordo signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora io ora trovo il punto in cui lei per l'appunto aveva fatto riferimento a questa presenza. Ecco guardi, a pagina 3 della trascrizione dell'interrogatorio sempre 8 febbraio. Leggo perché sennò non si capisce il contesto.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei qui sta riferendo le parole testuali di Bagarella. Dice:
"'Perché se c'ero io, Contorno questa volta non se la scampava. Anche se i ragazzi sono stati bravi a fare gli attentati, però con Contorno è un'altra cosa per quello c'ha...'"
EX 210 Calvaruso: Sette vite come i gatti.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto, lei si ricordava anche la frase.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Continua lei nell'interrogatorio in questione:
"Quindi si prese questo discorso delle bombe di Firenze, Roma e Milano in merito al discorso di Contorno. Poi successivamente lui" - cioè Bagarella - "si incontrò con il Brusca ed ebbero di nuovo questo discorso. Che praticamente diceva che i ragazzi inesperti videro addirittura Contorno dentro al bar..."
EX 210 Calvaruso: E non gli hanno sparato. Cioè, perché se c'era lui, dice che lo ammazzava pure con le sue mani, senza bisogno di pistola. Questo era diciamo quello che Bagarella si lamentava.
PUBBLICO MINISTERO: Poi più avanti, mi scusi.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il Pubblico Ministero, il dottor Chelazzi le chiede:
"Quindi questi discorso, con questo particolare è stato fatto alla sua presenza?"
E lei dice: "Sì".
"E di chi?"
"Io, Brusca e Bagarella".
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi conferma allora che...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, sì, pienamente.
PUBBLICO MINISTERO: ... con Brusca, o meglio, davanti a Brusca si era parlato anche...
EX 210 Calvaruso: Ripeto, Brusca è il confessore di Bagarella, non c'è cosa che Bagarella non faceva... magari gliela raccontava a modo suo, come gli conveniva a lui, però gli raccontava quasi sempre tutte cose.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ora le riformulo la domanda: questo discorso tra lei, Brusca e Bagarella, o meglio tra Bagarella e Brusca, si ricorda dove avvenne?
EX 210 Calvaruso: Sì, che io mi ricordo, onestamente, mi ricordo che questi discorsi io li ebbi con Bagarella. Mi ricordo che lo ebbe pure con Brusca e fu in questa villa di Monreale, che ripeto, una volta... ci siamo andati più di una volta in questa villa.
Una volta fu accompagnato da Gaspare, questo rappresentante di formaggio; una volta lo portò un certo Mimmo, che poi ho saputo dalle fotografie si chiamava Racuia, una cosa del genere; poi magari lo veniva a prendere Michele Traina.
Quindi, signor Pubblico Ministero, purtroppo il giro di persone che c'era era un pochettino vasto. Però mi ricordo e confermo pienamente quello che lei ha letto.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Un'altra precisazione. Siccome, dalle dichiarazioni che lei ha reso stamani, abbiamo ricostruito questa sua vicinanza a Bagarella a partire dalla fine dell'estate del '93 - l'attentato a Contorno è dell'anno successivo - le chiedo: prima che avvenisse questo attentato, da Bagarella lei aveva saputo qualcosa?
EX 210 Calvaruso: Cioè, prima che...
PUBBLICO MINISTERO: Prima che avvenisse, poi, il fatto che l'esplosivo venisse trovato, eccetera. Mi riferisco all'esplosivo di Contorno.
EX 210 Calvaruso: Non lo ricordo, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, le leggo sempre da quel verbale.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Sapevo che c'era un'operazione in corso. Sapevo che Bagarella diceva che stava succedendo qualcosa che avrebbe fatto contenti tutti i carcerati".
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conferma questa sua affermazione?
EX 210 Calvaruso: Sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Poi lei, già stamani, ha spiegato che questa operazione era stata affidata a questo gruppo di Mangano.
EX 210 Calvaruso: Nino Mangano, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E che Bagarella si era lamentato di come era stato portato a compimento questo fatto.
Lei poco fa ha accennato, solamente accennato, a una persona. Aveva accennato a un, chiamiamolo nuovo, personaggio che lei ha menzionato, Matteo Messina Denaro.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire dove, quando, in che circostanze l'ha conosciuto?
EX 210 Calvaruso: Matteo Messina Denaro l'ho conosciuto, ripeto, quella fu la prima volta quando lui salì in macchina nella fine dell'estate del '93, che il Bagarella mi presentò il Matteo Messina Denaro e gli disse che io ero un ragazzo vicino a loro. Quindi la prima volta che lo vidi fu quella.
Poi, ripetutamente comincia a incontrarlo più spesso nei vari posti di Partinico, Bagheria.
Una volta se lo dimenticarono in mezzo alla strada a Bagheria e lo presi io e lo portai fino a un certo punto dove lì, poi, arrivò un'altra persona che se lo pigliò e se lo portò dove c'era Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mi scusi, per precisare...
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Matteo Messina Denaro lei lo conosce tramite Bagarella.
EX 210 Calvaruso: Certo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Calvaruso: Poi in appuntamenti con Nino Mangano nei diversi posti della città di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol finire di raccontare l'episodio, che stava appena dicendo, sull'incontro, lei dice: lo lasciarono a piedi e lo presi io...
EX 210 Calvaruso: Sì. Perché, praticamente, io lasciai il Bagarella nello svincolo di Bagheria, dove lui lì si incontrava con Provenzano.
Venne una macchina a prendersi il Bagarella, che veniva... a volte veniva Musso - che poi fu arrestato, il Musso - poi subentrò un altro personaggio, che poi fu arrestato successivamente anche questo. Quindi, diciamo, venivano delle persone a prendere il Bagarella a questo bivio di Bagheria.
Io avevo il compito di lasciare il Bagarella e poi, quando il Bagarella mi chiamava nel cellulare, di andarlo a riprendere.
Mentre me ne stavo andando vidi a Matteo Messina Denaro in mezzo alla strada che mi fece segnale di fermarmi e mi disse: 'Toni, mi hanno detto che c'era l'appuntamento in qua con Bagarella, ma io non vedo nessuno. Mi hanno lasciato in mezzo alla strada'. Praticamente era lì solo che passeggiava a Bagheria, perché Bagarella già se n'era andato.
Allora io lo feci salire in macchina da me e lo portai dove che avevo lasciato Bagarella, effettivamente.
In effetti lì c'era un'altra macchina che aspettava il Matteo Messina Denaro, che lo prese e se lo portò.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo in che periodo?
EX 210 Calvaruso: Nel '94.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo nel '94.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: I Graviano erano stati arrestati o no?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. Già i Graviano erano stati arrestati.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sa che rapporti c'erano fra Matteo Messina Denaro e i Graviano?
EX 210 Calvaruso: Da quello che mi risulta personalmente c'erano degli ottimi rapporti, perché addirittura, poi, il Matteo Messina Denaro - prima negato poi approvato - prese parte al villaggio Euromare.
Il villaggio Euromare era prettamente dei fratelli Graviano e quindi, siccome poi dopo l'arresto dei Graviano, i Graviano fecero subentrare il Giorgio Pizzo nella gestione del villaggio; villaggio e chiuso: non altre cose, solo per il villaggio c'era Giorgio Pizzo che si interessava.
Il Giorgio Pizzo andava da Cannella e quindi voleva fatti i conti, voleva chiarimenti, voleva tutto ciò che gli interessava a loro per fare il passaggio a Michel Giacalone, che era un ragazzo che veniva da Castelvetrano e che era persona di fiducia di Matteo Messina Denaro. Quindi messo da Matteo Messina Denaro.
Quindi, già qua c'era qualcosa che non andava: come mai viene messo un uomo di Matteo Messina Denaro al villaggio e che il Cannella giustamente cominciava a dire al Bagarella: 'ma perché ci stanno mettendo un uomo di Matteo Messina Denaro, mi vogliono buttare fuori?
Quindi il Bagarella faceva una sorta di mediatore, cioè chiamava Nino Mangano e gli diceva: 'Nino Mangano, vedi com'è 'sta storia, digli a Michel Giacalone di fare le cose assieme con Cannella'. Perché loro gli avevano detto testualmente un giorno al Barone Vittorio Tutino e Giorgio Pizzo, io...
PRESIDENTE: Al Barone?
EX 210 Calvaruso: Barone di via Libertà. Vittorio Tutino, Giorgio Pizzo, io e Cannella Tullio seduti in un tavolino il Pizzo gli dice: 'Tullio, tu da questo momento esci di scena, non sei più nessuno. Ora, il proprietario è Michel Giacalone'.
Quindi così, di punto in bianco diventa proprietario Michele Giacalone e Cannella Tullio un turista.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, questo Michele Giacalone vuol dare alla Corte qualche dettaglio ulteriore su questa persona?
EX 210 Calvaruso: Sì, è colui che ha dei residences a Triscina, mi sembra; ha un complesso turistico a Triscina.
Si vantava con me di essere grande amico di Matteo Messina Denaro, di averlo ospitato nei suoi alberghi, pesa sui 180 chili, abbastanza robusto. E'...
PUBBLICO MINISTERO: Di dov'è questo Michel Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Mah, è un frutto misto, perché è nativo, se non erro, a Tunisi, però residente francese; onestamente non ricordo, perché lui aveva l'accento francese, però era, a quanto pare, tunisino e residente a Castelvetrano, quindi onestamente non so di preciso di dove era.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, per la verità, disse che era naturalizzato a Castelvetrano.
EX 210 Calvaruso: Sì, diciamo che abitava a Castelvetrano. Infatti lui aveva pure attività politiche a Castelvetrano. Era pure...
PRESIDENTE: Politica?
EX 210 Calvaruso: Sì. Era pure una specie di assessore, una cosa del genere. Perché, essendo il braccio... cioè, vicinissimo a Matteo Messina Denaro, i voti era normale che non mancavano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questo Michel Giacalone lei l'ha definito più volte persona di fiducia di Matteo Messina Denaro.
EX 210 Calvaruso: Era persona di fiducia di Matteo Messina Denaro e addirittura lui una volta sbagliò nei miei confronti dicendomi che... parlò di carro attrezzi, di cose di Polizia, praticamente, che all'epoca noi queste cose non esistevano.
Io lo andai a dire al Bagarella e il Bagarella subito dice: 'è una decisione di morte' solo che Matteo Messina Denaro gli disse: 'signor Franco, mi faccia la cortesia, me lo porto via dal villaggio, ma siccome ha un sacco di soldi miei distribuiti tra Castelvetrano e company, se lei l'ammazza mi rovina'.
Allora il Bagarella si convinse, gli disse: 'va be', però digli che si sta a Castelvetrano e non...'.
Poi la cosa si aggiustò, perché il Matteo Messina Denaro riuscì a convivere il Bagarella di... Però...
PRESIDENTE: Cosa c'entra la storia del carro attrezzi, scusi?
EX 210 Calvaruso: Ci fu una storia di una macchina messa male, che era di un parente mio. Allora lui stava chiamando il carro attrezzi, i Vigli Urbani. Quindi, a quell'epoca, per noi cosa bruttissima chiamare i Vigili Urbani, i carro attrezzi.
Quindi io dissi al Bagarella...
PRESIDENTE: Ho capito, ho capito.
EX 210 Calvaruso: Questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per completare questo discorso su questo personaggio, su Giacalone Michel, questo tunisino...
EX 210 Calvaruso: Michel Giacalone.
PUBBLICO MINISTERO: Michel Giacalone. Senta, le è mai risultato, se per caso si era prestato per offrire ospitalità a qualcuno dei Graviano?
EX 210 Calvaruso: Sì, lui stesso vantava di questo. Che diceva che... ci fu una discussione mostruosa per questo discorso. Perché il Giacalone... Non il Giacalone Luigi, Michel Giacalone, mi disse che nel suo villaggio aveva ospitato latitanti come Giuseppe Graviano.
Io lo riferii al Bagarella, perché, ripeto: io cercavo di mettere i bastoni fra le ruote a Michel perché si era impossessato del nostro territorio. E quindi il Bagarella chiamò subito Matteo Messina Denaro e gli disse: 'ma questo chi lo autorizza a raccontare che lui, nel suo albergo, ospita latitanti?'
E fu nuovamente rimproverato. Fino al punto che il Giacalone, siccome ormai si era intestato le società del villaggio romane e non si poteva fare subito di nuovo un passaggio da lui a noi, rimase lui quello diciamo che era solo scritto nelle parte. E operavamo come volevamo del resto, sia io che Cannella.
Anche perché c'erano le lamentele dei Graviano dal carcere. Poi Nino Mangano attutiva perché gli diceva: 'me la sbrigo io'.
In effetti i Graviano non furono convinti del Giorgio Pizzo, perché vedevano che Giorgio Pizzo non faceva niente. E fecero subentrare a Cesare Lupo. Che Cesare Lupo venne a dire parole grossissime nei confronti di Cannella, dicendogli: 'ti sembra, perché se sei amico di Russo Franco, i Graviano la testa te la levano lo stesso'.
Allora altro discorso, altri giorni di routine, riunioni, 'perché questo come si è permesso', e via discorrendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente...
*EX 210 Calvaruso: Dunque, le attività di Cosa Nostra...
PUBBLICO MINISTERO: ... possiamo fare cinque minuti di break?
PRESIDENTE: Come no! Dieci minuti di sospensione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Signor Calvaruso, torno un pochino su qualcuna delle domande che le ho fatto in precedenza, magari per avere da lei, per ottenere da lei qualche ulteriore dettaglio.
Senta, proprio all'inizio dell'esame, abbiamo fatto riferimento alla data del suo arresto: 24-25 giugno '95.
Lei quand'è che ha iniziato diciamo a collaborare con l'Autorità Giudiziaria?
*EX 210 Calvaruso: Nei primi di gennaio del '96.
PUBBLICO MINISTERO: Nei primi di gennaio del '96.
EX 210 Calvaruso: Sì, fine gennaio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quali reati, quali delitti le sono stati contestati?
EX 210 Calvaruso: Inizialmente... Mentre ero in carcere?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Calvaruso: Mentre ero in carcere mi era stato contestato il reato di associazione mafiosa e un reato di omicidio, che poi non era di fatto così.
PUBBLICO MINISTERO: Successivamente, lei nel corso delle sue dichiarazioni rese durante la collaborazione, di quali delitti voglio dire ha parlato? E dei quali si è anche accusato?
EX 210 Calvaruso: Successivamente io mi sono poi accusato dei delitti di cui non ero completamente messo in causa.
Dei delitti di cui ne ho già parlato agli inquirenti, delitti a Grado, Bullo, Buscetta, Gianmatteo Sole...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sono una serie di persone che sono state uccise?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a Grado, poi Sole...
EX 210 Calvaruso: Grado, Bullo, Sole, Passafiume, Buscetta, Domingo...
PUBBLICO MINISTERO: E su questi, salvo altri, ha reso dettagliate dichiarazioni alla Autorità Giudiziaria di Palermo?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un'altra precisazione: abbiamo fatto stamani un pochino la storia, l'origine dei suoi rapporti con Bagarella che affondavano a loro volta la loro origine nei rapporti con Tullio Cannella.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei un attimino capire un pochino meglio quand'è, da quanto tempo lei conosceva Tullio Cannella, qual era stata, per così dire, quali erano stati i vostri rapporti, ecco.
EX 210 Calvaruso: Io, a Tullio Cannella, l'ho conosciuto quasi dieci anni fa.
E quando l'ho conosciuto, ripeto, lui era il ragioniere di Sanseverino in via Malaspina.
E all'epoca mio padre faceva i lavori di coloritura in questo edificio che inizialmente il costruttore era Laparola, buonanima.
E il Cannella era il ragioniere, all'epoca, di Laparola. Poi Laparola, al Laparola subentrò il Sanseverino. E normalmente Laparola diventò un normale condomino e il Sanseverino il costruttore e Cannella passò da ragioniere di Laparola, a ragioniere di Sanseverino.
Poi il Cannella e il Sanseverino si spostarono al villaggio Euromare. E noi diciamo, cioè, fummo chiamati noi sempre come impresa di coloritura al villaggio Euromare. Quindi c'era una sorta di...
PUBBLICO MINISTERO: Rapporti di lavoro.
EX 210 Calvaruso: Di rapporti di lavoro con Cannella. Che poi, man mano si andavano solidificando amichevolmente. Poi addirittura lui mi fece le fedi quando io mi sposai. Quindi poi ci fu una sorta di...
PUBBLICO MINISTERO: Diventaste amici.
EX 210 Calvaruso: Eh, compari di fedi, perché mi fece le fedi lui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ora qualche altra precisazione, sempre in relazione a quanto lei ha già dichiarato.
Lei stamane ha fatto riferimento ad un luogo che ha chiamato "camera della morte".
Vuole dire alla Corte dove si trova questo luogo e a che cosa serviva?
PRESIDENTE: Ovverosia, anche perché è chiamato camera della morte.
PUBBLICO MINISTERO: Va da sé, Presidente.
PRESIDENTE: A meno che non sia un obitorio pubblico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Calvaruso: Questa, diciamo, chiamiamola camera della morte, era in via Messina Montagna di fronte il deposito di materiale edile di Nino Mangano.
Nino Mangano aveva, qua in via Messina Montagna, di fronte a questo capannone che poi questo capannone era chiamato camera della morte perché è stato strangolato una persona là dentro. Però, ripeto, camera della morte può essere...
PRESIDENTE: Una sola?
EX 210 Calvaruso: Di quello che ho visto io, diciamo, quando accompagnai il Bagarella, fu quella.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è questa persona uccisa?
EX 210 Calvaruso: Questo ragazzo che se non ricordo male, Spadaro.
Spataro, o Spadaro, una cosa del genere. Che fu gli omicidi avvenuti a Villabate Buscemi e Spataro, quello che... al ragazzo gli spararono nel motorino e a Spataro poi lo uccisero incaprettato in questo capannone.
Volevo precisare che camera della morte poteva essere qualunque luogo. Cioè, perché in ogni posto il Bagarella si appoggiava, si doveva fare l'omicidio, quello veniva essere chiamato camera della morte. Cioè, quindi non c'era una camera della morte specifica. Cioè che tutti i vari omicidi si dovevano commettere in quel capannone.
Cioè, dove c'era l'appoggio, si faceva.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, voglio dire, Calvaruso, però...
AVVOCATO Florio: Presidente, sono l'avvocato Florio.
Io rinnovo una opposizione formale che già è stata posta in essere dai colleghi l'altro giorno durante la deposizione di La Barbera.
E cioè: qui non si tratta di capire - mi rendo conto, può essere interessante per questo processo le gerarchie della mafia - qui si tratta di parlare di una serie di omicidi commessi a Palermo che nulla hanno a che vedere con le stragi del '93 e nulla hanno a che vedere con i fatti del '94.
Qui, ripeto, mi sembra più fondato...
PUBBLICO MINISTERO: Ma avvocato, abbia pazienza se la interrompo. Ma io non stavo chiedendo domande sugli omicidi.
Stavo facendo domande sui luoghi.
AVVOCATO Florio: Sì, però la camera della morte, lei lo sa benissimo, è a Palermo, Pubblico Ministero.
No, guardi, e non solo questo, ma non è...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi...
AVVOCATO Florio: ... pregnante, questo.
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato, mi scusi.
La devo interrompere perché l'ha interrotta il Pubblico Ministero.
AVVOCATO Florio: Prego.
PRESIDENTE: Il nostro odierno esaminato ci sta parlando di un omicidio. E ha detto: 'in ogni posto in cui veniva ... praticamente quello veniva chiamato camera della morte', perché ogni volta cambiava secondo le esigenze.
Quindi, come vede, noi stiamo semplicemente facendo appena un cenno, qualche schizzo. Basta, non c'è nulla.
D'altra parte lei capisce che trattandosi di imputati che risultano agli atti, anche se non nel nostro dibattimento, accusati di altri reati gravissimi, beh, una valutazione sulla personalità bisogna che la Corte se la faccia. Non possiamo far finta che tutto è bianco e inesistente il resto che non ci riguarda direttamente.
AVVOCATO Florio: Presidente, a questo lo posso capire. Poi non parlo più fino al controesame.
Debbo anche dire che, sotto questo profilo, e naturalmente per un principio di tra virgolette "par condicio" anche nei confronti dei difensori, rischiamo di finire l'esame del Calvaruso a data da destinarsi.
PRESIDENTE: Io credo di no, avvocato, perché a noi ci era stato promesso che in mattinata finivamo. Quindi, come vede noi...
PUBBLICO MINISTERO: Non è vero, avvocato.
PRESIDENTE: ... la data da destinarsi è molto, molto vicina ad ore.
AVVOCATO Florio: Col controesame?
PRESIDENTE: Ma certo.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, Presidente, non abbiamo... Io penso che, credo, in mezzora esauriamo il nostro esame.
Quindi abbiamo detto questo stanzone in via Messina Marina...
EX 210 Calvaruso: Via Messina Montagna.
PUBBLICO MINISTERO: Via Messina Montagna, mi scusi.
E a parte l'omicidio di cui non le chiedo nulla, questo luogo era uno dei luoghi di convegno, di ritrovo, o che altro?
EX 210 Calvaruso: Sì, dunque, c'era questo capannone chiamato la camera della morte, e di fronte c'era questo deposito di materiale edile di Nino Mangano. E ancora, sempre adiacente al capannone, c'era la Caterbolle, un impianto di calcestruzzo di Conigliaro, là, il geometra Conigliaro che era sempre un tutt'uno con i Graviano e Nino Mangano.
Poi c'erano dei campetti di calcio e lì noi ci andavamo periodicamente a...
PRESIDENTE: A fare una partita?
EX 210 Calvaruso: No. No, magari a fare una partita. No, per una partita mai. Per incontrarci con i vari Nino Mangano e company.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, c'erano... Lei ne ha menzionati alcuni, c'erano altri luoghi in cui avvenivano questi incontri, questi contatti?
EX 210 Calvaruso: Non ho capito, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: C'erano altri luoghi, oltre questi che lei ha indicato?
EX 210 Calvaruso: Cioè, che io accompagnavo il Bagarella?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Calvaruso: Tantissimi. Tipo questo, tipo Borgo Molara, tipo San Lorenzo, tipo Partinico, tipo... Tantissimi. Campofelice di Roccella, Lascari...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi?
EX 210 Calvaruso: Giornalmente ci spostavamo e dov'è, diciamo... arrivavano i biglietti, si sapevano gli appuntamenti e noi... Il Bagarella usciva giornalmente, quotidianamente. Quindi ogni giorno c'era l'appuntamento con uno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, riprendiamo la sua codetenzione con Giacalone.
Lei stamani ha risposto dicendo che Giacalone era persona che aveva conosciuto, che era stato presentato da Bagarella. E poi aveva fatto riferimento a un certo episodio, un certo fatto di sangue di cui lei ha già parlato stamani.
Ecco, può darci qualche altra indicazione sui rapporti che lei in libertà aveva avuto con Giacalone?
EX 210 Calvaruso: I miei rapporti con Giacalone in libertà erano questi: cioè, incontrarmi con il Giacalone quando magari accompagnavo il Bagarella nell'autosalone, che lì magari lo aspettava Nino Mangano.
Oppure in quella occasione dell'incontro al deposito di camion dove c'era pure il Giacalone; quando c'era di far qualche cambio di targa, di assicurazioni, andavo a trovare il Giacalone le suo autosalone.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, c'era stata una frequentazione.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Fra lei e Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Sì, c'era la frequentazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei...
EX 210 Calvaruso: Noi... Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei stamani, rispondendo anche ad una precisazione, ad una richiesta di precisazione del Presidente, aveva detto che diciamo l'affiliazione a quanto a lei le risulta, l'affiliazione formale in Cosa Nostra, era stata per così dire soppiantata per questa presentazione "amico nostro", oppure "vicino a noi", dico bene?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con Giacalone c'era stata una presentazione di questo tipo? O ci spieghi lei che altro era accaduto.
EX 210 Calvaruso: Con Giacalone erano tutti ragazzi diciamo, tutti amici nostri, va bene. A parte che Giacalone poi mi confidò per i fatti suoi che lui era stato punto nell'80. Quindi lui era, risaliva al vecchio rito, quello della santina e l'ago.
Però, diciamo, con i ragazzi del gruppo di fuoco di Brancaccio, non c'era proprio il fatto del "vicino a noi", o "amico nostro"".
Quello, i ragazzi amici nostri in pieno.
C'era il Grigoli, come di fatti... il "cacciatore" che si lamentava con il Giacalone e con Nino Mangano perché voleva essere punto a tutti i costi.
E il Mangano gli diceva: 'non ti preoccupare, è lo stesso. Lo sappiamo noi, non c'è bisogno che ti pungiamo...'
E quindi... Perché il Grigoli diciamo non era stato punto ancora ufficialmente. Era stato fatto uomo d'onore con il nuovo rito.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e in relazione quindi poi alle confidenze che Giacalone le fece in carcere, lei ha parlato ad un certo punto che si temeva la collaborazione di Romeo.
Ho capito bene?
EX 210 Calvaruso: No, si temeva, cioè quando ha collaborato Romeo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Calvaruso: ... noi lo abbiamo appreso nel carcere.
PUBBLICO MINISTERO: "Si temeva", nel senso...
EX 210 Calvaruso: Ah, sì, sì, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: ... che si sapeva dalle sue dichiarazioni poteva scaturire danno, diciamo, per queste persone.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: E di altre collaborazioni in quel periodo della sua comune detenzione con Giacalone, ne avete parlato?
EX 210 Calvaruso: Di altre collaborazioni che sono avvenute, o che dovevano avvenire?
PUBBLICO MINISTERO: Che erano già avvenute.
EX 210 Calvaruso: Eh, ci fu quella di Pietro Romeo, ci fu quella del... Sì, ci fu un altro pentimento, ma non mi ricordo se era Carra il camionista, qualcosa...
Sì, ci furono dei pentimenti a catena in quel periodo, mi ricordo. E che Giacalone, ogni pentimento che sentiva, aveva perplessità, perché giustamente era impelagato in quasi, un po' di tutti i fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non era solo quella di Romeo, ma anche lei ha fatto il nome di Carra...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può fare qualche altro esempio di collaborazione? Diciamo così temuta, non nel senso che si doveva verificare, ma che si era già verificata e temuta da Giacalone?
EX 210 Calvaruso: C'era quella di Romeo, quella di Carra... Di Pasquale Di Filippo, quello diciamo che fece arrestare Bagarella, non tanto, perché lui era sicuro che non lo avrebbe riconosciuto. perché dice che lo aveva visto una volta sola, quindi era sicuro che Pasquale non lo avrebbe riconosciuto.
PRESIDENTE: Scusi, lei ha fatto il nome di Carra. Lo ha conosciuto questo Carra?
EX 210 Calvaruso: No.
PRESIDENTE: Sa chi era?
EX 210 Calvaruso: Poi, nei giornali, nella televisione, ho letto che era...
PRESIDENTE: Ah, ma non ha mai avuto contatti con altri...
EX 210 Calvaruso: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Calvaruso, lei ha parlato di Pasquale Di Filippo. Lei lo ha conosciuto questa persona?
EX 210 Calvaruso: Sì, Pasquale Di Filippo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che rapporti aveva avuto con lui?
EX 210 Calvaruso: Io, diciamo, mi fu presentato da Bagarella e l'ho conosciuto in un appuntamento verso le parti di Cruillas in un immobile messoci a disposizione di un parente di Nino Mangano, che era un signore che aveva un bar in quelle parti.
E lì... io lì ho conosciuto questo Pasquale Di Filippo. E poi l'ho rivisto nelle altre volte successive.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Pasquale Di Filippo, a quanto le risulta, era per così dire... le faccio una domanda per come, riprendendo le sue affermazioni precedenti: era un amico o era una persona vicina?
EX 210 Calvaruso: No, per meglio dire era il pupillo di Bagarella. E in effetti lui credeva tantissimo in Pasquale Di Filippo fino al punto di infiltrarlo nelle cosche di Brancaccio.
Molti non lo avevano preso bene questo fatto, perché... ad esempio, il Giacalone, Cosimo Lo Nigro, Spatuzza, dicevano al Mangano: 'ma che bisogno c'è di infilarci nel nostro gruppo una ulteriore persona?'
Ma siccome il Bagarella aveva sentito diciamo il fatto di... Cioè, sentiva qualcosa per Pasquale Di Filippo, credeva ciecamente.
E quindi lo infiltrò nelle linee di Nino Mangano.
E in effetti poi ebbe degli ottimi risultati, perché Pasquale si pentì e lo fece arrestare.
Quindi avete intuito bene.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quel rapporto di confidenza che si instaurò tra lei e Giacalone nella cella numero 13, diciamo, questi discorsi avvenivano, erano confidenze che Giacalone aveva fatto a lei spontaneamente e lei aveva fatto domande a Giacalone su questi fatti?
Può spiegare un po'?
EX 210 Calvaruso: No, Giacalone aveva diciamo il vizio di parlare a più non posso. All'epoca, addirittura io, essendo ancora dall'altra parte, certe volte dicevo a Giacalone: 'queste cose non me le raccontare, perché non mi interessano'.
Lo rimproverava pure Antonio Maranto. Anche lui diceva: 'Luigi, queste cose non le raccontare'.
Ma lui purtroppo per... gli piaceva raccontare le cose e le raccontava.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, riprendiamo un po' l'esame dal punto in cui lo abbiamo interrotto.
Lei aveva parlato di Matteo Messina Denaro, ci ha spiegato tutta la storia del villaggio Euromare; Michel Giacalone posto al vertice o comunque diciamo nella gestione di questa storia.
Ecco, con Matteo Messina Denaro - glielo chiedo - c'erano rapporti stretti, o di che altro tipo, tra lo stesso Matteo Messina Denaro e Bagarella?
EX 210 Calvaruso: No, con Matteo Messina Denaro c'erano rapporti abbastanza stretti con il Bagarella, perché si incontravano frequentemente. Quindi diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Era sempre lei che accompagnava Bagarella?
EX 210 Calvaruso: La maggior parte di volte, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in occasione di questi incontri, lei ha conosciuto anche persone di Alcamo?
EX 210 Calvaruso: Sì, c'era zio Peppe Ferro, c'era Vito Corace, qualche persona di Alcamo l'ho conosciuta. C'era sto' zu' Peppe Ferro che era una persona anziana, finto malato che veniva agli appuntamenti con Bagarella.
PRESIDENTE: Come ha detto? Malato?
EX 210 Calvaruso: Finto malato.
PUBBLICO MINISTERO: Perché, può spiegare un po'...
EX 210 Calvaruso: Bagarella lo rimproverava nel senso di dire, dice: 'qualche volta tu, a forza di far il finto malato, muori davvero'.
Perché a quanto pare questo otteneva gli arresti domiciliari o la libertà, perché faceva finta di essere malato. O era malato e magari non si curava.
Comunque il Bagarella lo rimproverava di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei - capisco - aveva accompagnato Bagarella a qualche incontro con questo Ferro?
EX 210 Calvaruso: Eh, sì. Ferro veniva spesse volte, o anzi, per meglio dire, quasi prettamente sul territorio di Partinico. In effetti il Peppe Ferro veniva quasi sempre in compagnia di Vito Corace, o accompagnato da Lo Bianco, però non Lo Bianco di Misilmeri, Lo Bianco di Partinico.
Giuseppe Lo Bianco, questo si chiamava.
O veniva accompagnato da Giuseppe Monticciolo. E veniva quasi sempre nel villino di Lo Bianco Giuseppe di Partinico. Oppure, qualche volta, nell'industria vinicola di Francesco Bonomo, un altro uomo d'onore di Partinico.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Calvaruso, in che epoca risalgono questi contatti tra Ferro e Bagarella e queste altre persone?
EX 210 Calvaruso: Ma lei consideri che tutto '94 e parte del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto modo lei di assis...
EX 210 Calvaruso: Con altre persone.
PRESIDENTE: Mi pare che il Ferro Giuseppe sia stato arrestato nel gennaio del '95.
EX 210 Calvaruso: Eh.
PUBBLICO MINISTERO: Gennaio '95, credo.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, io ho risposto, mi scusi Presidente, con questa e altre persone.
Io ho detto tutto il '94 e parte del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol spiegare se a queste riunioni, a questi incontri cui lei accompagnava Bagarella, lei partecipava, veniva tenuto fuori.
Spieghi un po'...
EX 210 Calvaruso: No, queste riunioni erano, diciamo: quando erano così, di grosso calibro, che c'era che so, Peppe Ferro, Nico Farinella, e c'era proprio il Gotha... Matteo Messina Denaro, Nino Mangano, Giovanni Brusca, allora noi in genere rimanevamo sempre nell'altra stanza.
Poi però nelle ore, nella pausa tè, cioè dove c'erano i cornetti e il caffè, allora ci mettevamo tutti assieme e si parlava del più e del meno.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei è stato, o meglio, quali persone le sono state presentate secondo quella formula che ha detto lei come "amico nostro"?
EX 210 Calvaruso: Mah, di queste che sto menzionando, quasi tutte. Poi ci sono i vari accompagnatori, quelli... gli autisti, che neanche onestamente ricordo come si chiamano, perché ognuno di loro veniva con autisti diversi. E onestamente non ricordo se proprio venivano presentati come "amico nostro", o come "il ragazzo vicino a noi".
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e in occasione di questi incontri in cui lei aveva accompagnato Bagarella con Ferro, lei ha avuto modo di conoscere qualche figlio di questo Ferro?
EX 210 Calvaruso: Sì, in una occasione ci fu, in un incontro in un casolare vinicolo, questo di Francesco Bonomo, dove c'era pure il figlio di Vincenzo Ferro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei come ha fatto a capire che si trattava del figlio...
EX 210 Calvaruso: No...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol spiegare un po'...
EX 210 Calvaruso: Sì, perché non ricordo chi è che era stato che si era preso la laurea da poco. Comunque ci fu un evento che il Bagarella fece gli auguri. Erano due c'erano due dottori.
E c'era il figlio di Vincenzo Ferro e, a quanto pare, l'altro dottore, figlio, o parente o figlio di Francesco Bonomo.
Comunque, anche lui con una laurea di dottore o qualcosa del genere. Non ricordo.
Comunque gli fecero gli auguri e... Il Bagarella gli fece gli auguri al figlio di Peppe Ferro. E in quella occasione si seppe, io seppi che era il figlio di Peppe Ferro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma questo Ferro Giuseppe, Peppe Ferro, era, lei ha detto, cioè ha risposto alla mia domanda partendo dal fatto che le avevo chiesto se conosceva qualcuno di Alcamo.
Sa che tipo di persona era, diciamo nei rapporti all'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Calvaruso: Da quello che diceva Bagarella, da quello che gli sentivo dire io, era quello che comandava attualmente ad Alcamo.
E quindi, quando c'era qualche discussione su Alcamo, lui interpellava Peppe Ferro.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha riferito diciamo quanto ha saputo in relazione agli attentati del '93, quello che aveva appreso per l'appunto da Giacalone e poi da Bagarella. O prima da Bagarella e poi da Giacalone.
E sul perché venivano compiute queste azioni, questi attentati, ha mai saputo qualcosa?
EX 210 Calvaruso: Bagarella cercava in tutti i modi, forse ancora cerca in tutti i modi di abolire il 41-bis.
Questo era un chiodo che lui cercava in tutti i modi di fare togliere ai detenuti.
Aveva paura, una paura tremenda di questo fenomeno collaboratori, e quindi cercava di mettersi a patto con lo Stato per farlo regredire proprio nei confronti, sui confronti dei collaboratori.
Ma la cosa più che gli martellava era il 41-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le venne detto qualcos'altro in relazione, chiamiamolo al movente di queste stragi, di questi attentati?
EX 210 Calvaruso: Al momento, non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, per quanto è a suo ricordo, diciamo erano queste le motivazioni.
EX 210 Calvaruso: Sì, lui voleva questo, voleva il fatto dei pentiti e il fatto del 41-bis che giustamente lui diceva che per adesso i carcerati soffrivano per questo 41, e che quindi dovevamo fare in tutti i modi per poterlo levare.
PUBBLICO MINISTERO: Senta e di questi, chiamiamole idee, di questi progetti, di queste finalità che si riprometteva Bagarella, lei aveva avuto modo di vedere, di constatare, di sapere, di apprendere comunque che ne era stato fatto partecipe, o comunque ne condivideva diciamo le iniziative anche Giovanni Brusca?
EX 210 Calvaruso: Sì, lui in genere questi discorsi con lui li faceva, con Giovanni.
Quando c'era la pausa tè e del cornetto, si parlava di questo fatto: il 41, di questi pentiti...
Quindi questi erano discorsi che venivano fatti anche assieme a Giovanni Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Ed erano discorsi che erano stati fatti anche in sua presenza?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E le chiedo... Poco fa, o meglio, io le ho già chiesto e lei mi ha già dato una risposta.
Glielo richiedo: c'erano, nel compiere questi attentati il Giacalone le aveva detto ai monumenti, non sapevano il perché del compimento di questi attentati.
C'era qualche altra motivazione ulteriore?
EX 210 Calvaruso: Che ricordi al momento, no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, le leggo sempre, Calvaruso, quello che disse a suo tempo, che per l'appunto - leggo testualmente - che queste decisioni, leggo:
"Aveva come obiettivo quello di confondere le idee allo Stato".
Cioè, lei un attimo prima aveva anche affermato che si voleva far riferimento, per così dire, a azioni di tipo terroristico.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Conferma questa...
EX 210 Calvaruso: Mi sembra che l'ho detto, Pubblico Ministero.
AVVOCATO Oddo: Presidente...
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Oddo: Sono l'avvocato Giuseppe Oddo.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Oddo: Per quanto riguarda questo metodo del signor Pubblico Ministero, chiederemmo alla signoria vostra di invitare il requirente ad indicare di volta in volta i passi che intende contestare.
Fare rilevare che si tratta di una formale contestazione...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
PRESIDENTE: Avvocato, non c'è bisogno di chiamare...
AVVOCATO Oddo: Chiedo scusa, perché...
PRESIDENTE: Mi scusi...
AVVOCATO Oddo: ... il passo va contestato eventualmente per intero. Non è che può contestare...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato, questa è - lei lo sa bene -...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Che normalmente non ne facciamo...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza. La contestazione non è finita...
PUBBLICO MINISTERO: ... di queste operazioni chirurgiche.
PRESIDENTE: Ho capito. Facciamogliela finire, poi risponderò.
Ha terminato?
Guardi, avvocato, lei viene, capisco per sua necessità, rare volte.
Ma in genere il Pubblico Ministero ha casomai omesso una parola sola: non dice la parola "le contesto". Ma non credo che il Codice chieda questo.
AVVOCATO Oddo: Io chiedo che venga indicata la pagina...
PRESIDENTE: E' sempre stato fatto. Se non è stato fatto all'inizio dell'esame, viene fatto quando terminano le domande: 'guardi, che io ho letto la pagina tale...', i suoi colleghi credo ne possano dare atto che è... Sarebbe mia preoccupazione farglielo fare, ma non ce n'è stato mai bisogno.
AVVOCATO Oddo: Mi darà atto che il signor Pubblico Ministero non ha detto la pagina che contestava. Per questo io...
PRESIDENTE: Va bene, a questo punto avvocato glielo facciamo dire. Ma io sono sicuro, perché i suoi colleghi le daranno atto, che abbiamo a che fare con Pubblici Ministeri estremamente rigorosi che rispettano...
AVVOCATO Oddo: Ma io non ho dubbi su questo. Il problema è tecnico.
Ci deve mettere in condizioni immediatamente di sapere di cosa stiamo parlando.
E se non ci dice esattamente la pagina...
PRESIDENTE: Allora, per cortesia...
AVVOCATO Oddo: Non è che ho dubbi che...
PRESIDENTE: Ho capito, avvocato.
Per cortesia, date immediatamente notizia della pagina che evidentemente...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io lo avrei detto. Comunque...
PRESIDENTE: Va bene. Ma il difensore che è intervenuto...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Pagina...
PRESIDENTE: ... faceva opposizione a un punto solo. Un punto solo, direi.
PUBBLICO MINISTERO: ... 48...
PRESIDENTE: Ha diritto di saperlo all'inizio per poter andare a controllare che cosa è stato detto.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Allora, quella frase che ho letto, si trova a pagina 48 della trascrizione dell'interrogatorio 8 febbraio '96. In alto, secondo rigo.
PRESIDENTE: Vuole rileggerla? Perché a questo punto noi, almeno a me, è scappata completamente dalla mente.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente.
Dunque, no, in realtà qui mi è mancato l'inciso.
Ecco, era un discorso che riprendeva la affermazione del Pubblico Ministero.
AVVOCATO Oddo: Era infatti riportata la frase del signor Pubblico Ministero, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì...
AVVOCATO Oddo: Grazie, Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', ma sintetizzava...
AVVOCATO Oddo: Io non ho dubbi che il Pubblico Ministero sintetizzasse. Però la contestazione non può essere rivolta rispetto ad una domanda del signor Pubblico Ministero...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, certo, certo.
AVVOCATO Oddo: ... deve essere rivolta rispetto ad una risposta del signor imputato del procedimento connesso.
PRESIDENTE: Ma vuole... Avvocato, per potergli comprendere il senso e la portata della domanda, è opportuno leggere anche la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente...
AVVOCATO Oddo: Sì, ma egli lo ha contestato come risposta del signor Calvaruso.
E invece era una domanda, era una frase che egli aveva estrapolato - egli, il signor Pubblico Ministero - lo aveva estrapolato da una domanda del Pubblico Ministero. La risposta del Calvaruso era successiva.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ecco. Era... la risposta qual era?
AVVOCATO Oddo: Era: "Sì, sì, questo sì. Questo nella maniera più sicura".
Però, o la legge tutta la domanda e allora... e poi la risposta...
PRESIDENTE: Allora, per cortesia, legga tutta la domanda.
Dico, per favore, legga tutta la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io leggo anche tutto il verbale.
PRESIDENTE: No, questo sarebbe troppo, la ringrazio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E' il Pubblico Ministero che parla, il dottor Chelazzi:
"Ecco, volevo dire questo: quando parlava di questa decisione che aveva come obiettivo quello di confondere le idee allo Stato..." - ecco perché poco fa avevo detto 'riprende il discorso che aveva fatto fino a quel momento' - "nei termini che ha spiegato lei un attimo fa, ne parlava di cosa sua personale?"
Risposta:
"Sì, sì, questo sì. Questo, nella maniera più sicura".
"E' stata tutta una sua idea portata avanti da lui, diciamo..." - e questo praticamente il Calvaruso lo ha detto più volte anche stamani...
AVVOCATO Oddo: Sì, sì, ma non è questo il discorso.
PUBBLICO MINISTERO: "Diciamo in maniera, poi infatti, diciamo se lo cercava di prendere solo lui".
Anche questo mi pare che lo abbia già detto...
PRESIDENTE: Va bene, lo ha già detto stamani.
PUBBLICO MINISTERO: ... stamani.
"Anche se ne parlò pure con Brusca di questo. Perché lui parlava quasi sempre di tutto con Brusca. Però, diciamo, l'iniziativa, l'operazione...", eccetera.
Conferma il passo che le ho appena letto?
EX 210 Calvaruso: L'ho detto...
PRESIDENTE: Lo deve dire...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, signor Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, abbiamo parlato di attentati eseguiti nel '93. E lei ce ne ha sintetizzato quello che ha saputo.
Ha saputo qualcosa di particolare, di specifico in relazione all'attentato che era avvenuto a Roma nel maggio del '94 ai danni di Costanzo?
O comunque se sa qualcosa in relazione a Costanzo?
EX 210 Calvaruso: Qualcosa in relazione ad una battuta. Il Bagarella, dopo che gli era stata messa la bomba a Costanzo, che mi disse: 'vedi, ora non parla più di mafia, perché praticamente si è spaventato', una cosa del genere.
E con tutto ciò però il Bagarella aveva sempre intenzione di ucciderlo. Perché mi disse: 'va be', ma comunque la prossima volta non si salva'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lo sa lei, o lo capì - e ci spiega in che termini - questo attentato a Costanzo era stato fatto per ucciderlo, per intimorirlo, che altro?
EX 210 Calvaruso: No, no, per ucciderlo, perché a quanto pare il Bagarella si infastidiva del fatto che lui faceva questi spot contro la mafia, parlava male della mafia. Al che Bagarella decise semplicemente di ammazzarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le disse qualcosa di particolare dopo l'attentato, ad attentato compiuto, parlando di Costanzo?
EX 210 Calvaruso: Mi disse, mi disse che effettivamente dopo l'attentato il Costanzo non parlava più di mafia, perché aveva capito che forse era meglio che la smetteva.
Ma nonostante ciò non si era tolto la condanna di morte addosso, perché lui mi disse che lo avrebbe fatto uccider ugualmente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, da queste confidenze che ha avuto con Bagarella, lei ha avuto modo di capire, di apprendere se Bagarella si fosse, per così dire, spostato personalmente dalla Sicilia in relazione a queti fatti?
EX 210 Calvaruso: Io onestamente questo non lo so.
Se lui si sia spostato, questo non lo posso onestamente dire, perché io non lo accompagnai su Roma. Quindi non posso essere sicuro di questo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione a questi spostamenti, diciamo, fuori dall'isola, lei - se le risulta e se le risulta, in che termini - sa chi, per così dire, curava gli spostamenti in generale, mi riferisco eh, sul continente?
EX 210 Calvaruso: Nel periodo che... A volte lui mancava 15 giorni, dieci giorni, due settimane. E lo veniva a pigliare Michele Traina, o Cesare Lupo... Cioè, però ripeto: non so poi dove lo portavano.
Io lo riagganciavo quando lui ritornava a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, voglio dire, non so se lei ha risposto con precisione alla mia domanda.
Le avevo chiesto: se c'era bisogno di spostamenti fuori dalla Sicilia, di Bagarella che aveva da comunicare o da compiere qualcosa fuori dalla Sicilia, a chi si rivolgeva?
EX 210 Calvaruso: Ma in genere a Nino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Può spiegare perché?
EX 210 Calvaruso: Perché diceva che era la persona che aveva più contatti, che aveva delle persone che partivano con le navi, che andavano a...
Per dire, capitava che lui in quel periodo fece delle buste da inviare alle varie Procure, dove vi era scritto in una che lui si sentiva perseguitato dal presidente che lo stava condannando, dicendo alcune cose sue di giustificazione.
In alcune, per dire, citava l'avvocato che lo doveva difendere.
Queste buste, se erano in Sicilia, le spedivamo o io o Tullio Cannella da Enna, da qualche altra città della Sicilia; se invece lui voleva fare partire da Roma, da Napoli, da Milano, allora le consegnava a Mangano, perché diceva che lui aveva le persone che partivano spesso e che quindi... Quindi diciamo che si appoggiava a lui per queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, di queste diciamo lettere. Perché qui si sta parlando di posta ordinaria, dico bene Calvaruso?
EX 210 Calvaruso: Posta, posta, posta.
PUBBLICO MINISTERO: Posta. Cioè, sa chi, o meglio, lei ha mai imbustato e imbucato qualcuna di queste lettere?
EX 210 Calvaruso: Sì, una mi sembra che la portai io a Enna ed era alla Procura di Firenze, se non vado errato. Perché, ripeto, non... Però la portai io proprio a Enna, la imbucai ad Enna.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa se ci aveva messo le mani anche Tullio Cannella in questa...
EX 210 Calvaruso: Sì, ma non so se fu questa o un'altra lettera che Tullio Cannella... Perché Tullio Cannella spedì pure delle lettere per conto di Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e invece lei ha detto: se c'era bisogno di imbucarla, di spedirla da un'altra città, era Mangano che se ne occupava.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol spiegare perché?
EX 210 Calvaruso: Eh, perché diceva che aveva delle persone che partivano spesso, il Mangano, e quindi le dava a loro e loro gliela spedivano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Calvaruso: Quindi persone di fiducia, evidentemente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, a proposito di questi soggiorni diciamo fuori dalla Sicilia, lei da Bagarella ha saputo qualcosa in relazione all'arresto di Giuseppe e Filippo Graviano?
EX 210 Calvaruso: Sì, da Bagarella quando hanno arrestato Giuseppe e Filippo Graviano, quello che ho saputo è stato... Lui ha fatto una espressione di gratitudine, dicendo: 'gli sta bene, così la smettono di fare i dongiovanni nelle città fuori da Palermo'.
Perché lui sosteneva che i Graviano, invece di starsi a Palermo a dirigersi il loro territorio, andavano in discoteche a Milano, divertimenti, cosa che lui gli rimproverava tantissime volte.
E quindi, quando lo hanno arrestato, ha espresso un consenso dicendo: 'gli sta bene, così si imparano andare girando con le donnine nei locali'.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione a queste chiamiamole abitudini dei Graviano, Giacalone in carcere le disse qualcosa?
AVVOCATO Oddo: Senta c'è opposizione però in questo modo.
Avvocato Giuseppe Oddo.
Secondo il Codice, il signor Pubblico Ministero, che è la parte che ha chiesto l'esame, non può formulare domande suggestive.
In questo senso, la domanda del signor Pubblico Ministero poteva essere: se apprese da altri, altre circostanze.
Ma non si può indirizzare il teste, rispetto ad un soggetto. Cioè, già fornendogli una fonte che deve essere già, come dire, momento di acquisizione diretta da parte del nostro imputato di procedimento connesso.
PRESIDENTE: Avvocato, non facciamo gli ipocriti. Non do dell'ipocrita a lei.
Non introduciamo dei criteri di ipocrisia. Sappiamo perfettamente che se il Pubblico Ministero fa una domanda, è perché in un verbale c'è una qualche cosa.
Questa è l'esperienza che noi abbiamo fatto nelle diverse udienze di questo processo e in altri processi.
AVVOCATO Oddo: Tutti i processi. E però c'è un criterio che credo il Codice abbia...
PRESIDENTE: Avvocato, ma questo non vuol dire fare domande suggestive.
Se l'interrogato non ritiene di rispondere, o ritiene di dire: 'no, non so nulla', dice 'non so nulla'.
Cosa c'è di suggestivo, mi scusi? Cosa c'è di suggestivo?
AVVOCATO Oddo: Eh, ma scusi, con questo criterio non c'è bisogno neanche di fare l'esame.
PRESIDENTE: No, avvocato, c'è bisogno di fare l'esame c'è, perché...
AVVOCATO Oddo: Facciamo confermare tout-court quello che ha dichiarato il signor...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, abbia pazienza. Lei ha fatto una opposizione come era suo diritto.
AVVOCATO Oddo: Sì, sì, esatto.
PRESIDENTE: Io le ho dato una risposta.
AVVOCATO Oddo: Va be'...
PRESIDENTE: I commenti non sono assolutamente previsti.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, la riformulo, Presidente.
PRESIDENTE: Ma faccia come crede, per me andava bene anche così, perché è inutile stare a cincischiar sul fatto che non ha detto: 'le contesto che lei ha fatto una dichiarazione di questo genere'.
E' un modo come un altro per richiamare l'attenzione ed eventualmente la memoria. Se poi la memoria non lo assiste, dirà: 'non mi ricordo di aver detto queste cose'.
E allora il Pubblico Ministero contesterà. Non possiamo fare un salto più veloce e dire: 'sa qualcosa su questo fatto?' Allora...
AVVOCATO Oddo: Infatti le proponevo un fatto decisivo, Presidente.
PRESIDENTE: Non ho capito.
AVVOCATO Oddo: Proponevo un salto che ci evitasse di stare tutta la mattina qui.
PUBBLICO MINISTERO: E che c'entra...
PRESIDENTE: D'altra parte il Pubblico Ministero ha la sua linea.
Noi non gli possiamo imporre, non possiamo imporre a lui di seguire un criterio diverso. Ci passeremo la mattina.
Avvocato, ce la stiamo passando da sette o otto mesi...
AVVOCATO Oddo: Ho letto, residente.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Riformulo la domanda, Presidente.
PRESIDENTE: Come crede lei.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. In relazione alla presenza dei Graviano fuori dalla Sicilia in occasione del loro arresto, ha saputo qualcos'altro da qualche altra persona?
EX 210 Calvaruso: In occasione del loro arresto, cioè quando i Graviano vengono arrestati a Milano?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Calvaruso: Eh, il fatto che c'era... Io lo chiamavo "nasone", di soprannome. Cioè, le persone, diciamo, a quanto pensava Bagarella avessero portato gli agenti dai Graviano e poi diciamo li hanno fatti arrestare.
Che erano quelli del... che aveva il negozio di polli - che in questo momento non mi ricordo come si chiama - e l'altro che si chiama, io di soprannome, "nasone". E...
PRESIDENTE: Perché erano due persone?
EX 210 Calvaruso: Sì, due.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, lo ha mai saputo il nome di queste due persone?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. No, non lo ricordo in questo momento.
PRESIDENTE: Ha già fatto in precedenza negli esami?
EX 210 Calvaruso: Sì, non ricordo in questo momento come si chiamano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, io non ho interesse a specificarlo.
Ecco, mi dice il collega Chelazzi, forse lei non ha afferrato la mia domanda.
EX 210 Calvaruso: Eh, forse no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha parlato di queste due persone, uno chiamato "nasone" e un altro che c'ha la polleria, o che altro...
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le chiedo: di queste due persone lei ha mai saputo nome e cognome?
EX 210 Calvaruso: Sì, li conoscevo personalmente queste persone.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le conosceva personalmente.
EX 210 Calvaruso: Sì. E... posso?
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: Può dire, può dire.
EX 210 Calvaruso: E quindi, queste persone, siccome erano quelli che gli hanno portato, o gli portavano le notizie ai fratelli Graviano. E in quella occasione sono stati arrestati i fratelli Graviano, il Bagarella dubitò che questi erano gli autori dell'arresto dei Graviano.
Perché successe un particolare: che, in quel periodo, non mi ricordo chi, andò a casa di questo polliere, che in questo momento... Più cerco di ricordarmi...
PRESIDENTE: Va bene, questo rifornitore di polli, no?
EX 210 Calvaruso: No, aveva proprio un negozio di polli, vendeva i polli.
PRESIDENTE: Un rivenditore di polli.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Va bene.
EX 210 Calvaruso: Andò dalla mamma di questi, o da una parente quella che era. E questi, che era qualcuno dei Brancaccio che veniva da parte dei Graviano, forse per sapere notizie, com'era andata la cosa, e questa lo mandò via dal balcone in malomodo, dicendo: 'vattene via, i miei figli li avete rovinati', una cosa del genere.
Quindi, da questo, il Bagarella pensò che c'era qualcosa di losco nei figli diciamo di questa signora. Che li avesse fatti arrestare loro...
PRESIDENTE: Erano due fratelli, queste persone?
EX 210 Calvaruso: Questi dei polli erano due fratelli. In più c'era questo nasone che aveva un ingrosso di abbigliamento, che una volta io portai Cannella Tullio a incontrarsi con Cristoforo Cannella.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Calvaruso, per tirare le fila di questo discorso: queste due persone, "nasone" polleria, eccetera.... Le è venuto in mente il nome?
EX 210 Calvaruso: No, più che ci penso e più non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Comunque si tratta delle persone che erano state arrestate insieme agli...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, insieme ai fratelli Graviano. Hanno la polleria di fronte dove abita la mamma di Cannella Tullio, a Porta...
PUBBLICO MINISTERO: Siccome, Presidente, mi scusi...
PRESIDENTE: Li ha già fatti questi nomi nell'esame?
PUBBLICO MINISTERO: Prego. Lui non li ha fatti, però la circostanza dell'arresto in flagranza di queste due persone, insieme all'arresto dei Graviano, è fatto che risulta agli atti del Pubblico Ministero. Penso che non ci siano problemi a che il Pubblico...
Fra l'altro sono due persone che sono indicate nella lista testimoniale. Io faccio i nomi...
EX 210 Calvaruso: Sì, poi hanno collaborato, diciamo. Sia... questo polliere, che...
PUBBLICO MINISTERO: Allora, uno si chiama D'Agostino...
EX 210 Calvaruso: D'Agostino, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: E uno si chiama Spadaro.
EX 210 Calvaruso: Spadaro. Spadaro è il "nasone", se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo so.
EX 210 Calvaruso: Io non...
PUBBLICO MINISTERO: Non lo so, comunque lei mi conferma che queste due persone, con queste due persone, lei aveva avuto rapporti.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. Come no?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e sapeva dei rapporti di queste due persone con Bagarella, con Graviano, o con chi altri?
EX 210 Calvaruso: No, no, questi, con Bagarella, no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
EX 210 Calvaruso: Avevano rapporti con i Graviano, perché erano interlocutori di Cannella Tullio quando doveva incontrarsi con Cesare Lupo, con qualcuno dei Graviano, il Cannella portava dei biglietti a questi dei polli e...
PUBBLICO MINISTERO: Cannella chi, scusi?
EX 210 Calvaruso: Cannella Tullio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Calvaruso: O viceversa, quando si dovevano incontrare con Cristoforo Cannella, Cannella Tullio andava pure da loro.
Cioè, loro erano un punto di appoggio per quanto riguarda i Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, lei ha risposto e ha parlato di queste due persone, però la mia domanda era un pochino diversa. Provo a rifarla in un'altra maniera.
Lei sa per quale ragione i Graviano stavano a Milano?
EX 210 Calvaruso: No, questo no.
PUBBLICO MINISTERO: Non l'ha mai saputo da nessuno?
EX 210 Calvaruso: Che ricordi, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Allora, nell'interrogatorio dell'8 febbraio '96, pagina 58 della trascrizione, lei disse testualmente a una domanda un po' analoga a quella che le sto ponendo io adesso:
"Io le posso dire" - risponde al dottor Chelazzi - "Io le posso dire quello che mi disse Giacalone in merito al discorso loro. Loro dice che andavano a Milano perché si sentivano più sicuri, cioè si levavano dallo stress di Palermo, dove loro praticamente erano bersagliati. E loro, mi disse Giacalone, loro se ne andavano là a Milano perché là avevano la piazza diciamo più libera, più tranquilla".
Ha sentito Calvaruso?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. Però diciamo non so perché erano là...
PRESIDENTE: Ma una ragione concreta non la sa. Questo discorso...
EX 210 Calvaruso: No, la ragione concreta...
In effetti Bagarella, lo dissi poc'anzi, Bagarella li ammoniva perché loro andavano là a divertirsi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei più volte ha parlato di Bagarella, di disposizioni date da Bagarella, diciamo ha descritto perlomeno nei fatti alcuni comportamenti di Bagarella.
Le venne detto da Bagarella, ha mai saputo da Bagarella, o comunque in altre circostanze, quali fossero i rapporti, o meglio il ruolo di Bagarella, fino a quando c'era in libertà Salvatore Riina?
EX 210 Calvaruso: Di quello che mi disse Bagarella in merito me lo ricordo, perché io so delle frasi un pochettino pesanti. Lui mi...
PUBBLICO MINISTERO: Può parlare al microfono?
EX 210 Calvaruso: Lui mi raccontò un giorno che, mentre eravamo in barca, stavamo pescando, mi raccontò, mi parlava di suo cognato, mi parlava del fatto che... Cioè, il discorso cominciò molto largo, però il discorso intrinseco era quello di suo cognato che lui dice che a lui, proprio a lui personalmente veniva trattato da Riina come un cane da guardia. Cioè praticamente lui dice: 'io stavo chiuso in una gabbia, quando c'era da ammazzare qualcuno mio cognato mi faceva uscire e poi ritornavo nella gabbia. Questo è quello che facevo io quando c'era mia cognato fuori. Mille lire non le vedevo eppure non mi lamentavo'. E quindi lui si lamentava diciamo per i ragazzi giovani che crescevano in Cosa Nostra che avevano un po' più di pretese. Quindi il discorso era per quello poi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione per l'appunto alle relazioni che aveva Bagarella, lei stamani o alla ripresa ha fatto cenno a Provenzano. Ecco, ci vuol dire se ha conosciuto mai questa persona? Se comunque sa che rapporti c'avesse con Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Io Provenzano personalmente non l'ho mai conosciuto. Più volte accompagnavo Bagarella da Provenzano, perché lui mi diceva che si incontrava con Provenzano, perché magari ne parlava con Giovanni Brusca e poi magari dopo l'appuntamento o prima dell'appuntamento concordavano con Giovanni Brusca quello che gli dovevano dire, e in effetti dicevano: 'che dice u' picchiarieddu?' 'Sta male'. Oppure: 'va be', digli così'. Cioè nel senso che si impostavano i discorsi. Perché si vedeva che il Bagarella con il Provenzano diciamo che gli diceva quello che gli voleva dire lui ma non lega... Ogni tanto si portava una borsetta con tre-quattro mazzette di carte da 100 mila belle consistenti e glieli lasciava là e ritornava col portafoglio vuoto.
Quindi era una sorta di personaggio che il Bagarella andava a riferire tutto ciò che avveniva nell'arco di un mese, un mese e mezzo, di 20 giorni, di quello che facevano con Giovanni Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo, lei aveva queste notizie, di rimbalzo diciamo, da Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè Bagarella glielo diceva espressamente che si andava a incontrare con Provenzano?
EX 210 Calvaruso: No, a volte ne parlava con Giovanni, diceva che si doveva andare a incontrare con il...
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni sarebbe?
EX 210 Calvaruso: Giovanni Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni Brusca.
EX 210 Calvaruso: Sì, a volte Giovanni... il Bagarella diceva a Giovanni: 'domani mi incontro col paesano mio, con ...' che era Provenzano. E quindi praticamente io l'indomani lo andavo a lasciare a Bagheria, che l'appunto era sempre lì, Bagheria, quando lui si incontrava con Provenzano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, un'ultima precisazione: lei stamani ha parlato di un gruppo di fuoco, ha dato delle indicazioni su ciascuna delle persone che lei aveva conosciuto e a proposito di una persona che lei ha indicato come Olivetti, oppure come Giuliano, ha dato alcune indicazioni.
Le chiedo: lei conosceva qualcuno, sapeva dove abitava, conosceva qualcuno della famiglia di questo Giuliano?
EX 210 Calvaruso: Io conoscevo qualcuno della famiglia di Giuliano?
PUBBLICO MINISTERO: Famiglia di origine.
PRESIDENTE: Famiglia naturale.
PUBBLICO MINISTERO: Naturale.
PRESIDENTE: Famiglia vera, non famiglia mafiosa.
EX 210 Calvaruso: Di Giuliano.
PRESIDENTE: Sì.
EX 210 Calvaruso: No.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vuol sapere questo.
PUBBLICO MINISTERO: Le notizie che lei è in grado di darci su questa persona le può riassumere?
EX 210 Calvaruso: Non ho capito la domanda, Presidente.
PUBBLICO MINISTERO: Le notizie...
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero vuol sapere da lei se fra i vari componenti di cui ha fatto i nomi e fra questi nomi ha fatto quello di Giuliano e ha detto anche Olivetti.
EX 210 Calvaruso: Olivetti, sì.
PRESIDENTE: Che è sempre la stessa persona.
EX 210 Calvaruso: Sì, Giuliano. Il soprannome era Olivetti.
PRESIDENTE: Se ha qualche notizia sulla famiglia di appartenenza, non mafiosa, famiglia affettiva, naturale, legami di parentela di questo Giuliano.
EX 210 Calvaruso: Sì, ho capito.
PRESIDENTE: Se sa qualcosa, se conosceva qualcosa. Io non posso dirle altro perché...
EX 210 Calvaruso: Attualmente non mi viene niente in mente, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Quindi diciamo, su questa persona conferma quello che ha dichiarato stamani?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Penso, Presidente, che possiamo chiudere qui.
PRESIDENTE: Bene. Parti civili hanno interventi?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi perdoni. Prima di far, prima che abbiamo inizio i...
PRESIDENTE: Non la sentiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Prima che abbiano inizio i controesami, era rimasto nella penna, come si dice metaforicamente, un passaggio dell'esame. Volevo un attimino che Calvaruso prendesse visione di due fotografie. E prima ancora che si possa avviare la fatidica lavagna luminosa volevo mettere al corrente la Corte e i difensori di questo che riguarda Cannella Tullio, per il quale, secondo programma, il Pubblico Ministero aveva disposto la citazione perché fosse esaminato, sempre ai sensi dell'articolo 210, nella giornata odierna.
Allora, tra ieri e stamattina, dopo che l'udienza era già iniziata - per questo non l'ho potuto fare prima - sono giunte al Pubblico Ministero due comunicazioni. La prima del Servizio di Protezione, del Servizio Centrale. La seconda invece del difensore. Rispettivamente, quella del Servizio di Protezione, allega, io leggo:
"Il predetto" - si riferisce a Cannella - "ha rappresentato la propria indisponibilità a presenziare per asseriti motivi di sicurezza".
Questo è un fax che è arrivato, tramite la Prefettura di Firenze, è arrivato al Pubblico Ministero, a me personalmente, ieri giorno 9.
"Seguirà dichiarazione per vie ordinarie". Quindi questa formula ambigua io non so nemmeno esattamente capire cosa stia a dimostrare. Di fatto Cannella oggi io non l'ho visto accompagnato da nessuno. Noi ci siamo ben guardati dal revocare la citazione perché la citazione era stata regolarmente predisposta da giorni per le vie rituali.
Il difensore ha fatto arrivare un fax stamattina dopo le ore 10.00 con quale segnala, per parte sua, un certo impegno processuale in corso. E' un fax indirizzato al Pubblico Ministero ma anche al Presidente della Corte, penso che poi il difensore si sia tolto il problema mandandolo solamente al Pubblico Ministero per avere un indirizzo solo. Il difensore, che è l'avvocato Geraci di Roma, segnala che è in corso, e non può sottrarsi, un dibattimento davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta, nel quale difende un imputato nel processo per l'omicidio del dottor Livatino.
E vedo ancora che il difensore segnala fin da ora la sua disponibilità per le udienze del 25 e 26 e 27 maggio. Evidentemente il difensore tien conto della...
PRESIDENTE: Giugno.
PUBBLICO MINISTERO: Giugno, qui c'è un errore di stampa sicuramente. Tiene conto della settimana di muratoria per l'astensione dei difensori.
Preso atto di tutto ciò, ecco quindi, sicuramente l'esame di Cannella, salvo che non appaia misticamente, non credo che sarà possibile. Io chiedo al Presidente, appena lo ritiene, tra oggi, domani... Domani no perché non c'è udienza. Giovedì, venerdì di indicare, se ritiene...
PRESIDENTE: Possiamo fissarlo fin da oggi. Noi si riprende, dopo l'udienza di giovedì e venerdì, il 24 di giugno.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Possiamo il 24, il 25, il 26.
PUBBLICO MINISTERO: Il difensore dà la sua disponibilità perché chiede proprio di poter essere presente. Tant'è vero...
PRESIDENTE: In quali giorni?
PUBBLICO MINISTERO: 25, 26 e 27.
PRESIDENTE: E facciamo 25.
PUBBLICO MINISTERO: 25.
PRESIDENTE: Ore 09.00.
PUBBLICO MINISTERO: Posso consegnare questa documentazione alla signorina segretaria?
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Oltretutto, ripeto, il difensore si rivolge anche al Presidente della Corte, quindi almeno una copia la devo fare.
PRESIDENTE: Va bene. Allora dobbiamo far vedere due foto al...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
PRESIDENTE: Vuol guardare là dietro? Aspetti la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: In questa fotografia riconosce qualcuno, Calvaruso?
EX 210 Calvaruso: Grigoli, "il cacciatore".
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol passare alla seconda, per cortesia?
EX 210 Calvaruso: Sì. Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se mi rende l'incartamento maresciallo, do atto di quali foto si tratti.
Allora, la prima foto mostrata fa parte di un album fotografico del Centro Operativo DIA di Firenze del 7 agosto 1995, è esattamente la foto numero 20 e nel relativo fascicolo del Pubblico Ministero la collocazione è a pagina 224.
L'altra, la seconda foto invece è la numero 1 di un album fotografico realizzato dalla DIGOS della Questura di Firenze datato, trasmesso con nota 7 settembre 1994, la collocazione è il foglio 106, nello stesso volume.
PRESIDENTE: Parti civili, interventi ce ne sono?
AVVOCATO Onano: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Signora, non la sento.
AVVOCATO Onano: No, volevo soltanto una precisazione in relazione...
PRESIDENTE: Però prima bisogna che ci dica il suo nome.
AVVOCATO Onano: Avvocato Onano dell'Avvocatura dello Stato.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Onano: Volevo soltanto due precisazioni per quello che riguarda quanto le è stato riferito in ordine all'attentato di Contorno. Mi sembra che le è stato riferito prima e dopo il fallito attentato, dal Bagarella e poi dopo dal Giacalone.
Volevo solo una precisazione per quello che le riferì il Bagarella prima dell'attentato. Lei ha detto che sarebbe successo qualcosa che avrebbe fatto contento i ragazzi. Volevo sapere se era stato detto in presenza di qualcuno?
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi dottoressa, non ha detto tutti i ragazzi, tutti i carcerati.
PRESIDENTE: I carcerati.
AVVOCATO Onano: I carcerati che stavano in carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
AVVOCATO Onano: I ragazzi incarcerati.
PRESIDENTE: Ricorda questo discorso?
EX 210 Calvaruso: Sì, mi ricordo il discorso Presidente, però non ricordo se c'era qualcuno...
PRESIDENTE: Se c'erano presenti altre persone non se lo ricorda.
EX 210 Calvaruso: Non me lo ricordo.
AVVOCATO Onano: E quando venne fatto questo discorso? Poco prima dell'attentato...
EX 210 Calvaruso: Sì, prima dell'attentato sicuramente.
AVVOCATO Onano: Sì, certo, prima sì. Ma quanto tempo prima?
EX 210 Calvaruso: 20 giorni, un mese prima, una cosa del genere. Ripeto, io per le date sono...
AVVOCATO Onano: Ma non le fu specificato niente di più, oltre al fatto che sarebbero stati contenti i ragazzi incarcerati?
EX 210 Calvaruso: No. Penso di no, onestamente.
AVVOCATO Onano: E invece quando il Bagarella, alla presenza di Giovanni Brusca, nel villino di Monreale parlò appunto del fallito attentato, non mi sembra che stato detto quando, in che epoca avvenne questo discorso?
PRESIDENTE: Lei ricorda questo altro passo che lei ha raccontato? L'incontro di Giovanni Brusca nel villino di Monreale?
EX 210 Calvaruso: Sì, mi sembra che fu nell'estate del '94, però il periodo non lo so, Presidente.
PRESIDENTE: Nell'estate del '94.
EX 210 Calvaruso: Penso di sì. Ripeto, io le date sono troppo...
PRESIDENTE: Altro?
AVVOCATO Onano: Sì. Ultima cosa, sempre per l'attentato a Contorno, gli ha riferito i particolari Giacalone quando eravate nella cella numero 13 a Rebibbia, mi sembra che Giacalone gli ha riferito che aveva effettuato pedinamenti e che poi parteciparono gran parte del gruppo di fuoco di Brancaccio. Ha nominato il genero di Giacalone.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Onano: Poi mi sembra Giuliano e poi non mi ri...
EX 210 Calvaruso: Gaspare Spatuzza, Giuliano Olivetti, il Giacalone stesso, Cosimo Lo Nigro. Diciamo, questi personaggi me li nominò e me li ricordo.
AVVOCATO Onano: Quindi Giacalone, Lo Nigro, Spatuzza e Giuliano, nessun altro?
*EX 210 Calvaruso: Eppure "il cacciatore", Grigoli. Che addirittura fu quello che inizialmente lo seguì, seguì a Contorno.
AVVOCATO Onano: Grazie, nessun'altra domanda.
PRESIDENTE: Altri interventi, domande delle parti civili? Prego.
AVVOCATO Florio: Presidente, mi scusi, chiedevo se era possibile anticipare la pausa pranzo, diciamo e riprendere alle due e mezzo in modo che ci organizziamo.
PRESIDENTE: Non possiamo fare a meno di fare una pausa pranzo per ragioni che voi potete intuire.
AVVOCATO Florio: Certo.
PRESIDENTE: Quindi riprendiamo alle due e mezzo.
AVVOCATO Florio: Perfetto. Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Allora, i difensori possono iniziare.
AVVOCATO Ceolan: Avvocato Ceolan.
Signor Calvaruso, lei sa chi favoriva la latitanza di Bagarella prima che fosse, o si fosse affidato a Tullio Cannella?
PRESIDENTE: Non lo sente?
*EX 210 Calvaruso: No, ho sentito.
AVVOCATO Ceolan: Prego?
EX 210 Calvaruso: Prima che? No, l'ultimo passaggio non ho capito.
Prima che si fosse affidato...
PRESIDENTE: Affidato al Tullio Cannella.
AVVOCATO Ceolan: Affidato, o scaricato - come dice lei - a Tullio Cannella, chi favoriva la latitanza del Bagarella?
EX 210 Calvaruso: A Filare di Pollina, Nico Farinella.
AVVOCATO Ceolan: A Nico Farinella. Lei, però, in quel periodo non conosceva il Bagarella.
EX 210 Calvaruso: No. Lo ebbi detto poi dal Bagarella successivamente.
AVVOCATO Ceolan: Allora le leggo quello che lei disse al Pubblico Ministero l'8 febbraio '96 a pagina 63.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Ceolan: "Io comincio da Pollina, quando lui andò a Pollina aveva imposto a Nico Farinella che non doveva mettere né bombe, cioè né fare rapine, né sequestri di tir, perché essendo che c'era lui sul posto, bisognava tenere la zona calma.
Evidentemente questo discorso a Farinella non andava giù. E quindi in una o in due occasioni il Farinella, con tutto ciò che il Bagarella aveva detto di non fare attentati e di non mettere bombe, Farinella lo fece.
In quella occasione Bagarella mi commentò, dice: 'questo non l'ho ammazzato per suo padre, perché si sarebbe meritato di morire'".
Ora, com'è che in quella occasione lei non era presente, ha sentito dire il Bagarella che non conosceva: 'questo non lo ammazzo per rispetto di suo padre'?
EX 210 Calvaruso: Non ho capito, avvocato.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere come mai lei, che ancora non conosceva Bagarella, ha sentito fare da Bagarella un commento di questo genere.
EX 210 Calvaruso: Questo è stato successivamente, questo commento da Bagarella. Perché Nico Farinella, nei vari appuntamenti che aveva con Bagarella e Brusca, su tre appuntamenti, due non veniva, uno ritardava.
E allora successivamente il Bagarella poi cominciò a raccontarmi le storie di Pollina che lui stava a Pollina e tutto quello che ha letto l'avvocato.
E quindi successivamente quello che lui ha detto.
Però successivamente, non proprio nel periodo che lui era latitante a Filare di Pollina.
AVVOCATO Ceolan: Ma guardi, che io non voglio insistere, ma lei dice:
"In quella occasione, cioè delle bombe, Bagarella mi commentò..."
Stamattina lei ha detto che Bagarella fece sua l'idea di mettere in esecuzione gli attentati ai monumenti, idea che aveva avuto da un terrorista.
A pagina 3 dello stesso interrogatorio, lei dice questo:
"E quindi praticamente io già l'avevo detto che insomma non sapevo un gran che su questa cosa, ma..."
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, è il suono che non...
Filippo, me lo chiama per favore?
AVVOCATO Ceolan: (incomprensibile)
PRESIDENTE: Non la sento, non la capisco.
Avvocato, bisognerebbe - dice il tecnico - che lei alzasse il tono della voce, o alzasse il microfono, perché diversamente, portando al massimo, si ha questa ripercussione sonora.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
PRESIDENTE: Abbia pazienza.
AVVOCATO Ceolan: No, no, per carità! Così va bene?
PRESIDENTE: No, ora... Proviamo a vedere se così va bene.
Vada, vada.
AVVOCATO Ceolan: Sì, dunque...
PRESIDENTE: Ora va bene, vede.
AVVOCATO Ceolan: ... a pagina 3, lei dice:
"E quindi praticamente io già lo avevo detto che insomma non sapevo granché su questa cosa. Perché purtroppo ho avuto solamente riferito alcune cose che venivano dette in occasione del mancato attentato a Contorno.
Quindi è un unico discorso che si può fare insieme che comprende sia le stragi di Firenze e l'attentato di Contorno".
Tralascio di leggere il seguito, lo ha letto prima il Pubblico Ministero.
In sostanza lei dice che, siccome aveva sentito il Bagarella che Mangano gli aveva assicurato che i ragazzi non avrebbero sbagliato, mentre nell'occasione Contorno sbagliarono, e prima non avevano sbagliato in occasione di attentati, lei fece una deduzione.
Allora, mi spiega com'è che nel giro di 30 pagine di interrogatorio, cioè in un quarto d'ora, lei passa da una deduzione a una conoscenza diretta per avergliela riferita il Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Quale sarebbe la deduzione, avvocato?
PRESIDENTE: Non la deduzione. L'avvocato le ha fatto notare che ha fatto un brevissimo accenno alle stragi parlando del fallito attentato a Contorno.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Però poi è passato a raccontare più completamente... Io d'altra parte non posso saperle, perché non le conosco, particolari su queste stragi.
EX 210 Calvaruso: Sono quelle che ho detto stamattina.
PRESIDENTE: Eh, probabilmente sì.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Come: probabilmente sì?
PRESIDENTE: Avvocato, io non posso dire se sono o quelle o altre cose che lei conosce e che non gli ha contestato. Io non mi posso immedesimare, cerco soltanto di fare da passaggio fonico fra lei e l'interrogato.
AVVOCATO Ceolan: Bene, bene. Anzi, è utilissimo in questa situazione, perché per due volte ha dovuto ripetere la domanda.
Volevo sapere: lei ha detto:
"E quindi praticamente lo avevo già detto che, insomma, non sapevo granché su questa cosa".
A chi lo ha riferito?
EX 210 Calvaruso: Ha fatto la domanda? Io non lo capisco, signor Presidente.
O mi formula le domande, o mi legge i verbali che...
PRESIDENTE: Le ha letto un altro passaggio in cui lei dice sostanzialmente...
EX 210 Calvaruso: Eh, ed è una domanda?
PRESIDENTE: ... 'io so soltanto questo'.
EX 210 Calvaruso: Ma in merito a che cosa? Perché non... Mi sto confondendo.
Lui, se mi legge i verbali, mi deve formulare una domanda.
AVVOCATO Ceolan: Guardi, Calvaruso, io le leggo, dice:
"Io ho appreso dal Bagarella alcuni spezzoni di discorsi sulle stragi di Firenze, Roma e Milano".
PRESIDENTE: E' arrivato a...
EX 210 Calvaruso: Sì, perfetto, perfetto.
PRESIDENTE: Bene.
AVVOCATO Ceolan: "In merito al discorso dell'attentato fatto a Contorno.
E quindi praticamente io già lo avevo detto che, insomma, non sapevo granché su questa cosa".
A chi lo aveva detto? Quando lo aveva detto?
EX 210 Calvaruso: Io avevo detto che non sapevo granché di questa cosa quando inizialmente iniziai a collaborare e diedi la mia panoramica di quello che sapevo.
AVVOCATO Ceolan: Ecco...
EX 210 Calvaruso: Quindi, sulle stragi.
PRESIDENTE: Ma a quale Autorità Giudiziaria fece questa...
EX 210 Calvaruso: Presidente, all'inizio, feci una carrellata di...
PRESIDENTE: Non è un discorso da lei fatto in sede di quell'unico interrogatorio al Pubblico Ministero di Firenze?
Ne aveva già parlato con altri Giudici, con altri Pubblici Ministeri.
EX 210 Calvaruso: Io inizialmente giustamente, all'inizio della mia collaborazione, gli diedi tutti in fatti che io sapevo.
PRESIDENTE: Sì.
EX 210 Calvaruso: E in effetti, ancora oggi, sostengo che quello che io so sulle stragi, secondo me, è irrilevante. Perché né partecipai, né vidi coi miei occhi qualcosa sulle stragi. Quindi...
PRESIDENTE: Quello che sia irrilevante, o no, è una cosa...
EX 210 Calvaruso: No, no, certo. Quindi, secondo me, sto dicendo, secondo me erano delle piccole...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere quando lei dice: 'io, questo lo avevo già detto che sulle stragi sapevo poco o nulla',
L'avvocato vuol sapere: a chi lo aveva detto?
EX 210 Calvaruso: A qualcuno che mi ha interrogato.
PRESIDENTE: A qualche altro Pubblico Ministero.
AVVOCATO Ceolan: No, scusi, siccome conosciamo la lealtà del Pubblico Ministero, siccome c'è scambio di notizie, se lo avesse detto al Pubblico Ministero, sicuramente il dottor Chelazzi avrebbe...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, abbia pazienza...
AVVOCATO Ceolan: No, voglio sapere...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza...
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: Fatta una domanda, l'esaminato poiché è un imputato per reato connesso, ha diritto di rispondere quello che crede.
AVVOCATO Ceolan: No, ma vede Presidente, siccome lei ha detto: lo avrà detto a qualche altro Pubblico Ministero.
Io volevo sapere se lui ha avuto colloqui investigativi con persone diverse dal Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Ha capito?
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Ha avuto...
EX 210 Calvaruso: Io le ripeto all'avvocato che io, dal giorno della mia collaborazione, a oggi, ho avuto una carrellata di interrogatori. Quindi...
AVVOCATO Ceolan: Va bene.
EX 210 Calvaruso: L'elenco dei nomi non li so, chi sono le persone che mi interrogano di volta in volta.
AVVOCATO Ceolan: Basta così, basta così.
Lei sa per quale motivo fu deciso di uccidere il Contorno con l'esplosivo, invece magari di sparargli con un fucile o con una pistola?
EX 210 Calvaruso: Da quello che sentii dire dal Bagarella e da qualche altro, per fare l'omicidio eclatante. Quindi per non sparargli e farlo morire semplicemente...
AVVOCATO Ceolan: Ecco. Però, quando il Bagarella seppe che Contorno era stato individuato, è vero o non è vero che le disse: 'come mai non hanno saputo avere l'invettiva di ucciderlo senza bisogno di aspettare la bomba?'
EX 210 Calvaruso: Non ho capito.
PRESIDENTE: Ora, abbia pazienza, l'avvocato sta parlando chiaro.
EX 210 Calvaruso: Scusi...
PRESIDENTE: Lei ha diritto anche di dire non ho capito anche se ha capito...
EX 210 Calvaruso: Mi scusi. No, non ho capito, io non...
PRESIDENTE: Io glielo ripeto ancora una volta, ma guardi, che alle mie orecchie che non sono perfette, perché hanno qualche anno, la voce arriva molto bene.
EX 210 Calvaruso: Sì...
PRESIDENTE: Il discorso è anche molto chiaro e molto intelligente.
Lei, da una parte ha detto: 'voleva fare un effetto eclatante. E quindi con una bomba...'
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Eclatante vuol dire che ci fosse una grossa risonanza.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Però poi ha anche affermato - e questo lo ricordiamo tutti perché questo lo ha detto qualche ora fa - che, quando Bagarella seppe che qualcheduno lo aveva incontrato al bar...
EX 210 Calvaruso: Ah, sì...
PRESIDENTE: ... fece il famoso discorso: 'ma perché non lo hanno ammazzato immediatamente con...'
EX 210 Calvaruso: Lui sostenne, il Bagarella che, se presenziava lui, in quel momento che lo avrebbe incontrato al bar, lo avrebbe strangolato con le sue mani. Anche se non aveva pistola, onde evitare che questo - come diceva lui, eh - aveva sette vite come i gatti, potesse sfuggire all'agguato.
AVVOCATO Ceolan: Va bene. Lei ha detto che dopo l'arresto dei Graviano, uno fu arrestato nel novembre dell'83, gli altri due agli inizi del gennaio '94...
PRESIDENTE: Avvocato, parli un po' più vicino al microfono, perché ogni tanto la voce scappa e poi siamo lì che non ha capito.
AVVOCATO Ceolan: Sì, sì. Dopo l'arresto dei Graviano avvenuto tra la fine del '93 e gli inizi del gennaio del '94, lei disse che la reggenza del mandamento di Brancaccio fu affidata ad una triade: Cannella, Pizzo e Mangano.
Quanto durò questa reggenza, prima che il Bagarella portasse a sé il Mangano?
EX 210 Calvaruso: Un paio di mesi, avvocato. Due, tre mesi.
Ripeto, io sulle date purtroppo non le posso essere di aiuto.
AVVOCATO Ceolan: Lei, il fatto che Mangano avesse tradito il Bagarella, per usare le sue parole, lo comunicò a Cannella?
EX 210 Calvaruso: Sì, io con Cannella parlavo di diverse cose.
Oggi non glielo so dire se io glielo comunicai, o no.
Questi sono... Ripeto, con Cannella si parlava giornalmente, però quello che gli dicevo, non me lo ricordo onestamente.
AVVOCATO Ceolan: Lei ricorda, siccome il Cannella dice che aveva problemi con i Graviano e dice che non era neanche tanto simpatico alla triade, ricorda di aver detto a Cannella:
"Ora stai tranquillo che Bagarella ha portato dalla sua il Mangano"?
EX 210 Calvaruso: Possibile, avvocato. Perché ripeto: il Mangano fu oggetto di tantissime discussioni tra i Graviano e Cannella Tullio.
E quasi sempre veniva, diciamo tirava per la parte di Bagarella e quindi della parte di Tullio. Quindi è possibilissimo.
AVVOCATO Ceolan: E' possibile che lei lo abbia detto alla fine del '94?
EX 210 Calvaruso: E' possibile?
PRESIDENTE: Che gliel'abbia detto a Cannella alla fine del '94.
EX 210 Calvaruso: Sì, Presidente, è possibile. Ma non...
AVVOCATO Ceolan: Quindi, alla fine del '94 il Mangano avrebbe tradito i Graviano e si sarebbe messo dalla parte del Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Eh, avvocato, io non ho preso appunti a quell'epoca.
Ricordo questi passaggi che il Mangano era dai Graviano, poi si tirò verso il Bagarella.
Però, ripeto, gli appunti io purtroppo non li ho presi.
AVVOCATO Ceolan: Bene, Presidente, ho finito.
Vorrei fare una richiesta alla Corte, perché io non ho i poteri di farlo. Naturalmente se la Corte ritiene di fare questo accertamento, se lo ritiene se non assolutamente necessario, perlomeno di una certa utilità.
Siccome il mio cliente mi ha riferito di non essere mai stato...
PRESIDENTE: Parla di Bagarella?
AVVOCATO Ceolan: Sì, parlo di Bagarella. Non ne ho altri, Presidente.
Perlomeno in questo processo.
PRESIDENTE: Potrebbe averlo acquisito anche oggi, non è mica precluso nulla.
AVVOCATO Ceolan: Sì. Mi ha riferito di non essere mai stato detenuto insieme a terroristi rossi o neri che fossero, io chiedo che la Corte accetti, attraverso il Ministero di Grazie e Giustizia, nel periodo dell'ultima detenzione del Bagarella che va, se non mi sbaglio, dal '79-'81-82, se lui è mai stato in cella o in sezioni insieme a terroristi.
Questa richiesta, mi permetto signor Presidente, di dirle, la feci proprio per lo stesso motivo nel processo cosiddetto dell'Autoparco, c'era anche lei dottor Nicolosi, si ricorda? E non si oppose.
Io, se la Corte ritiene utile questo accertamento, chiedo che lo faccia.
PRESIDENTE: Bene.
EX 210 Calvaruso: Scusi, signor Presidente.
PRESIDENTE: Chi parla?
EX 210 Calvaruso: Io. Io non ho...
AVVOCATO Ceolan: No, lei non deve fare nessun accertamento.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, l'avvocato si è rivolto alla Corte e non si è rivolto a lei.
EX 210 Calvaruso: Sì. No, io volevo dire una cosa a lei, signor Presidente.
PRESIDENTE: Aspetti, dopo la dice.
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: Per prima cosa dovremmo sentire, al momento opportuno, l'opinione del Pubblico Ministero, delle parti civili. E la Corte, comunque, si riserverà.
Ora lei faccia la sua dichiarazione.
EX 210 Calvaruso: Io volevo dire che io non ho parlato di date e non ho detto l'ultima carcerazione dal '79, '89, quello che ha detto l'avvocato. Io ho detto che il Bagarella mi parlò del periodo della sua detenzione. Ora, l'anno e il periodo, io non l'ho detto, non l'ho specificato.
Siccome l'avvocato ha specificato un periodo di anni, io questo non l'ho detto.
PRESIDENTE: Va bene, va bene...
EX 210 Calvaruso: No, dico.
PRESIDENTE: ... noi lo vedremo dal contesto della verbalizzazione.
Quindi, quello che si dice, anche i sospiri di tutti noi, vengono registrati. Quindi...
EX 210 Calvaruso: Certo, certo.
PRESIDENTE: Bene, chi interviene ora?
AVVOCATO Ceolan: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ma il Pubblico Ministero ci può rispondere anche domani o fra un mese, avvocato. Non è una cosa che brucia, voglio dire.
I difensori, non c'è nessun altro che deve intervenire?
Se nessuno vuole intervenire, noi siamo lieti, ce ne andiamo subito a casa.
AVVOCATO Oddo: Vede, Presidente, fino a che non si metteranno gli stessi microfoni, al Pubblico Ministero e alla difesa, non si realizzerà neanche sotto il profilo tecnico, come dice l'avvocato...
PRESIDENTE: Avvocato, se lei...
AVVOCATO Oddo: ... Gramigni, la parità processuale.
PRESIDENTE: Se lei avrà la pazienza - ma io non le auguro di averla - di rileggere i verbali di questo dibattimento...
AVVOCATO Oddo: No, me lo sono letto perfettamente.
PRESIDENTE: ... lei troverà che in una delle primissime udienze, io ho incaricato il nostro tecnico di provvedere che i microfoni dei difensori abbiano una posizione e una struttura quali quelli del Pubblico Ministero.
Certo poi le cose se non me le ripetete, io me le dimentico, ma lo avevo detto. E credo che anche il nostro Filippo, lo sa.
AVVOCATO Oddo: Presidente, lei mi ha richiamato amabilmente per due volte, perché sono stato poco presente, ed è così.
PRESIDENTE: No, avvocato, ha fatto bene. Detto in sincerità lo so che lei ha impegni e sappiamo anche...
AVVOCATO Oddo: E spesse volte anche per lo stesso imputato che tuttavia...
PRESIDENTE: E' naturale, no?
AVVOCATO Oddo: ... ha consentito, rinunciando alle presenze...
PRESIDENTE: Di continuare a procedere anche...
AVVOCATO Oddo: ... di continuare a procedere anche in sua assenza.
PRESIDENTE: Non ho assolutamente nessun rimprovero, tantomeno nei suoi confronti.
AVVOCATO Oddo: Io la ringrazio.
PRESIDENTE: Perché, fra l'altro, più di una volta si è fatto vedere, è intervenuto ed ha fatto quello che poteva fare.
Quindi, stia certo che non ho, se stamattina io le ho detto: 'forse lei non era presente', era soltanto per darle atto che non poteva sapere...
AVVOCATO Oddo: Era un fatto.
PRESIDENTE: ... a meno che non avesse la passione di leggere, a tarda sera, quando lo studio è chiuso e i clienti sono andati via, si diletta a passare in esame i verbali...
AVVOCATO Oddo: Debbo dirle che in buona parte l'ho fatto, perché lo ha detto l'avvocato Gramigni mi tiene al corrente anche con i mezzi informatici che per fortuna riusciamo ad avere.
Io, proprio nell'interesse del mio cliente, avevo da rivolgere alcune domande al signor Calvaruso.
Buonasera, signor Calvaruso, sono l'avvocato Giuseppe Oddo.
EX 210 Calvaruso: Buonasera.
AVVOCATO Oddo: Volevo chiederle una cosa: lei, a domanda del signor Presidente, ha detto di esser diventato, ad un certo, momento, uomo d'onore, anche se con la formula che ci ha spiegato.
PRESIDENTE: Deve rispondere con la voce.
EX 210 Calvaruso: Sì. No, stavo finendo di farlo parlare.
AVVOCATO Oddo: Sì, io non lo vedo, tra l'altro, quindi non so quando devo fermarmi e quando devo procedere.
EX 210 Calvaruso: Stavo finendo di faro parlare, Presidente.
PRESIDENTE: Lei si fermi quando crede che va sempre bene, non si preoccupi.
AVVOCATO Oddo: Sì. E allora, lei ci può cortesemente, facendo uno sforzo con la memoria, precisare meglio il momento della sua assunzione formale della qualità di appartenente a Cosa Nostra?
EX 210 Calvaruso: Dunque, ripeto come dissi stamattina io, acquisii immediatamente la fiducia...
PRESIDENTE: Il rito nuovo.
EX 210 Calvaruso: No, un'altra cosa.
Acquisii immediatamente la fiducia del Bagarella, anche perché, ripeto, ero uno dei pochi a sapere la sua abitazione.
Quindi, questo aiutò al Bagarella ad avere fiducia nei miei confronti.
Io cominciai ad essere presentato come "amico nostro" nei primi del '94.
Ora però ripeto, le date precise non me le ricordo.
PRESIDENTE: Eh, con una certa elasticità.
EX 210 Calvaruso: Con una certa elasticità.
AVVOCATO Oddo: Mi faccia capire meglio, poi casomai torniamo sul punto.
Lei quindi non fu mai presentato ritualmente a Filippo Graviano, per esempio.
EX 210 Calvaruso: No. Ritualmente poi a Filippo Graviano, no.
AVVOCATO Oddo: Ecco. Lei, rispetto a questo momento in cui diventa uomo d'onore, se può predatare, come dire, l'ultima volta in cui vede Filippo Graviano.
EX 210 Calvaruso: No, ma io Filippo Graviano, proprio in compagnia del Bagarella, non lo vidi mai.
Io vidi Giuseppe Graviano. Che portai il Bagarella in un appuntamento e vidi il Giuseppe Graviano. Il...
AVVOCATO Oddo: Va bene. Questo mi esime da farle tutta una serie di ulteriori domande sul punto.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
AVVOCATO Oddo: Vorrei capire: lei, quando Bagarella le avrebbe detto di considerarlo in un certo modo, che lei ci ha spiegato sostanzialmente essere quello di uomo d'onore organico a Cosa Nostra, le disse, o subito o in seguito, a quale famiglia, in senso deviante naturalmente, in senso criminale...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì ho capito, avvocato.
PRESIDENTE: In senso mafioso.
AVVOCATO Oddo: In senso mafioso, in quale famiglia lei sarebbe stato chiamato a far parte?
EX 210 Calvaruso: No, io ero semplicemente l'autista di Bagarella.
E quindi, essendo che lui si spostava nelle varie zone. E quindi ovunque posto lui andava aveva i personaggi che lo ospitavano, io non facevo parte di una famiglia specifica. Io ero proprio il suo autista, e quindi...
Diciamo della sua famiglia, se così si può dire.
AVVOCATO Oddo: Ecco, a quel momento, quando lei entra in Cosa Nostra, i canoni comportamentali, chiamiamoli ancora una volta tra virgolette "istituzionali" di Cosa Nostra, rispetto a quello che lei avrà appreso altrimenti anche dalla lettura dei giornali la famosa sentenza sul Maxiprocesso, sono ancora presenti, o no?
Mi riferisco in particolare: i comportamenti, quindi le regole di omertà, le regole della territorialità di Cosa Nostra, esistono o non esistono?
EX 210 Calvaruso: Guardi, di quello che ho potuto vedere io, proprio con il Bagarella, lui predicava alcuni comportamenti, ma poi era lui il primo a non metterli in atto.
Quindi, ripeto, ognuno faceva come credeva. E magari dimostrava che poi, si adoperava nei regolamenti.
AVVOCATO Oddo: Ecco, mi vorrei soffermare un momento, perché da quello che lei ci ha raccontato, riferendo a qualità di persone di cui ci ha parlato l'appartenenza a Cosa Nostra è poi la rivelazione di segreti, devo pensare che la regola della segretezza, la regola dell'omertà, fosse sostanzialmente venuta meno su larga scala.
Ho capito bene?
EX 210 Calvaruso: Sì, quello dovrebbe essere così. Ma in effetti gli uomini d'onore...
PRESIDENTE: L'avvocato dice: è vero che era venuta meno questa regola?
EX 210 Calvaruso: Questo sto rispondendo, Presidente.
AVVOCATO Oddo: Sì, sì.
EX 210 Calvaruso: Era quello "dovrebbe esser così", ma in effetti poi gli uomini d'onore parlano lo stesso.
AVVOCATO Oddo: Ora, invece, per quanto riguarda, mi interessa più specificamente la regola della cosiddetta territorialità.
Si può dire, nell'anno 1993, per quello che le raccontò Bagarella, per quello che lei apprese altrimenti - e ci dirà come eventualmente - che esistesse ancora una sottomissione territoriale della consorteria criminosa Cosa Nostra?
EX 210 Calvaruso: No, no, guardi avvocato, io su queste divisioni, moltiplicazioni, non entrai in merito con il Bagarella.
Quindi non le posso rispondere in merito.
AVVOCATO Oddo: Neanche sotto il profilo del ruolo, della qualità degli aderenti?
EX 210 Calvaruso: No, le spiego una cosa. Capitava a volte che c'era qualche discorso, qualche bigliettino che andava su Partinico, su Villabate, allora Bagarella diceva: 'va be', qui ci rivolgiamo al Mangano, perché qua il Mangano può risolvere le cose'.
Oppure: 'qui ci rivogliamo a Giovanni Brusca - se era Partinico - perché qua se la sbriga lui'.
Ma però diciamo di suddivisioni proprio territoriali, zone limitrofe, cose, completamente di questo non entrai mai in merito.
AVVOCATO Oddo: E questo possiamo datarlo, come tempo precedente, a quando? Dalla cattura di Riina, da tempo precedente...
Lei ha avuto modo di percepire un'epoca iniziale di questo superamento delle regole territoriali di Cosa Nostra?
EX 210 Calvaruso: Ma io non ho detto che c'era un superamento; io ho detto che io non entravo in questi discorsi...
AVVOCATO Oddo: Nella rappresentazione che ci ha dato lei, comunque.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Ecco, ci può dire da quando possiamo datare questo nuovo assetto di Cosa Nostra?
PRESIDENTE: Cioè, quando, mi scusi avvocato, cerco di semplificare la sua domanda.
AVVOCATO Oddo: No, no per carità, Presidente.
PRESIDENTE: Lei ha detto che ha iniziato a fare da autista...
EX 210 Calvaruso: Sì.
PRESIDENTE: E forse anche da accompagnatore, penso.
EX 210 Calvaruso: Certo.
PRESIDENTE: A Bagarella tra il giugno e luglio del '93.
EX 210 Calvaruso: Fine estate '93.
PRESIDENTE: No, inizio estate, lei ha detto.
EX 210 Calvaruso: Ho conosciuto.
PRESIDENTE: Ah, ha conosciuto, va bene.
EX 210 Calvaruso: Ho conosciuto inizio estate.
PRESIDENTE: Lo ha conosciuto, lo ha frequentato.
EX 210 Calvaruso: Settembre-ottobre, comincio a fare l'autista.
PRESIDENTE: Benissimo. A quella data, queste famose regole ortodosse della mafia, venivano ancora rispettate, o già allora...
EX 210 Calvaruso: Ero all'inizio, Presidente. Quindi non...
PRESIDENTE: Non era in grado di...
EX 210 Calvaruso: ... ero in grado di...
PRESIDENTE: Quando se ne rese conto?
EX 210 Calvaruso: Eh, ma ripeto: primi del '94 ne prosieguo cominciai a vedere come funzionava il Bagarella, come ragionava, come diceva le cose a una famiglia e a un'altra famiglia. Allora cominciai...
PRESIDENTE: All'inizio del '94 in poi questo era...
EX 210 Calvaruso: Sì, certo. Io cominciai a vedere, diciamo, le...
PRESIDENTE: ... era il nuovo clima, era il nuovo modo di fare.
EX 210 Calvaruso: Di Bagarella.
PRESIDENTE: Di Bagarella.
EX 210 Calvaruso: Che poi magari le altre famiglie si comportavano normalmente. Era lui che giostrava le cose a modo suo.
AVVOCATO Oddo: Sì, appunto. Questo sostanzialmente si poteva desumere... Io volevo sapere se la sua conoscenza, come dato indiretto - perché riferitogli dal Bagarella o da altre persone - poteva contribuire a farci datare il tempo da cui questa situazione si era sostanzialmente...
PRESIDENTE: Ha mai parlato con... Facciamo la domanda diretta, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ha mai parlato con Bagarella di questo aspetto, di questo diverso modo di fare?
EX 210 Calvaruso: No, no.
PRESIDENTE: No.
AVVOCATO Oddo: E lei ci ha dato questo ruolo a sé di Bagarella.
Vorrei, prima di lasciare il tema, lei ha avuto modo di percepire, se - dati di fatto naturalmente, non impressioni le chiedo - se fra Bagarella e Brusca vi fosse una situazione per esempio, di contrasto. Si fosse determinata una situazione di contrasto che altrimenti altre fonti, insomma, ci...
EX 210 Calvaruso: Sì, c'era anche una forma di contrasto tra Bagarella e Brusca. Ma, ripeto, sarebbe da fare un discorso lunghissimo, diciamo, e iniziare proprio dai primi spostamenti che io vedo e dai primi comportamenti che io vedo dal Bagarella nei confronti di tutti gli altri.
PRESIDENTE: Ci dica soltanto qual era l'oggetto del contrasto.
EX 210 Calvaruso: Sì, gli oggetti del contrasto con il Brusca erano similari a quelli degli altri boss mafiosi. Che magari Bagarella era una persona molto... come dire, cioè, le cose che pretendeva, era una persona molto... chiedeva le cose e le voleva fatte subito.
E allora magari Giovanni Brusca ritardava a fare qualche cosa, qualche cosa non la faceva. E lui si lamentava e quindi...
PRESIDENTE: Si lamentava anche con Giovanni Brusca?
EX 210 Calvaruso: No, con Giovanni Brusca, no. Si lamentava quando andava, che so, a San Lorenzo e parlava con Pino Guastella e sparlava di Giovanni Brusca.
Viceversa, quando si incontrava con Giovanni Brusca, si lamentava delle cose di Nico Farinella.
E io questo purtroppo lo rilevo.
AVVOCATO Oddo: Posso, Presidente?
PRESIDENTE: Prego, prego. Avvocato, io mi intrometto solo per...
AVVOCATO Oddo: No, signor Presidente...
PRESIDENTE: ... cerco di riportare il discorso ad una risposta concreta.
AVVOCATO Oddo: Torna utile, perché non è che... Intanto perché la difesa si muove sempre su una prospettiva secondo idee che sono sempre troppo parziali per essere complete per...
PRESIDENTE: E non è poi detto.
AVVOCATO Oddo: Questo inizio di origine non è che poi tutto sommato... E' la nostra, il nostro ruolo.
Signor, Calvaruso, lei ci ha detto di una sorta di contrasto tra Bagarella e i Graviano genericamente.
Già Filippo Graviano lo abbiamo per un momento... Insomma, però manteniamo questa dizione che lei poc'anzi ha usato sulle domande del Pubblico Ministero.
E' giusto dire che Bagarella non nutriva piena fiducia sul gruppo di fuoco di Brancaccio, per cui decise di isolarlo e quindi sostanzialmente prescelse, all'interno di persone che sarebbero appartenute, secondo quello che lei ha detto, a quell'ambito, alcuni soggetti in cui invece egli confidava?
EX 210 Calvaruso: Scusi avvocato, la domanda è posta troppo tecnicamente.
Se me la vuol fare più cruda...
AVVOCATO Oddo: Sì, guardi, è né più e né meno una frase che lei ha detto al Pubblico Ministero e che mi permettevo di porre in una forma forse suggestiva, comunque nella forma del sì.
Cioè, a lei risulta che Bagarella non nutrisse una piena fiducia sul gruppo di fuoco di Brancaccio, per cui a un certo momento decise di isolarli...
PRESIDENTE: Facciamo prima questa domanda, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Sì, sissignore.
PRESIDENTE: Poi facciamo... Sennò poi ho il timore che ci sia sempre...
EX 210 Calvaruso: No. Inizialmente a me non risultava che Bagarella non avesse fiducia sul gruppo di fuoco di Brancaccio.
Inizialmente vedevo delle discordie tra il Bagarella e i Graviano, perché in determinate discussioni c'era in Bagarella che tendeva sempre a dare qualche parola contro i Graviano.
Successivamente, quando poi subentrò il Nino Mangano, il Bagarella ebbe delle lamentele, ma all'ultimo però, su alcuni componenti del gruppo di fuoco di Brancaccio, perché lui diceva che 'qualcuno parlava troppo'.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Una cosa e mi scuso se sarò disorganico in qualche punto delle mie domande, ma...
Il Bagarella, a proposito di Tullio Cannella...
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: ... per quello che le risulta, le diceva di aver riferito più volte, allo stesso Tullio Cannella, bugie, cioè di non dire la verità?
Invitò lei a non dire la verità e disse che lui stesso non aveva detto più volte la verità al Cannella?
EX 210 Calvaruso: No. La cosa è formulata diversamente. Cioè, il Bagarella mi disse che io non dovevo raccontare specialmente questioni di fatti di sangue al Cannella, perché lui si doveva fare il costruttore e noi ci facevamo un altro lavoro.
AVVOCATO Oddo: Cioè, il Cannella doveva essere tenuto all'oscuro della verità, insomma; delle cose che succedevano.
EX 210 Calvaruso: Il Bagarella mi disse queste testuali parole, avvocato; mi disse che io non dovevo raccontare al Cannella quello che io facevo, o quello che noi facevamo per i fatti nostri.
Poi, però, se lui in disparte glieli raccontava, questo non lo so. A me mi invitò di non dirgli niente.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Le risulta che il Bagarella non si fidasse, sostanzialmente, di Cannella?
EX 210 Calvaruso: No. Il Bagarella inizialmente si fidò e si fidò abbastanza perché gli diede soldi, gli diede fiducia. Pensi che il Cannella era l'unica persona a parte me che sapeva dove lui abitava, quindi si fidò abbastanza.
Il Bagarella perse un po' di stima, più che altro, che fiducia, perché finché rimase negli appartamenti di Cannella, di fiducia non si può parlare che gliela perse, perché sennò se ne sarebbe subito scappato da lì. Il Bagarella perse la stima sul Cannella, perché il Cannella aveva questo comportamento un pochettino esuberante nelle sue cose e quindi, magari, invece che le cose farle subito, non le faceva o si univa con delle persone che al Bagarella non gli stavano tanto bene.
Quindi fu un po' di perdita di stima, più che di fiducia.
AVVOCATO Oddo: Signor Calvaruso, spieghi un momento alla Corte: lei ha detto una circostanza che non era emersa su domanda del signor Pubblico Ministero; e cioè che Bagarella avrebbe dato del danaro al Cannella Tullio.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Ma Cannella Tullio, a sua volta, lei ha detto che era debitore dei Graviano.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Come faceva il Bagarella a dare danaro al Cannella, se poi questi a sua volta era richiesto di continue dazioni di soldi da parte del Graviano? o di Graviano, poi vediamo di chi.
EX 210 Calvaruso: No, che c'entra, avvocato? Intanto i soldi del Bagarella erano intoccabili. Il Bagarella dava dei soldi al Cannella per farseli mettere a libretti al portatore per non tenerseli a casa, sotto altri prestanome.
AVVOCATO Oddo: E questo avviene dall'estate del '93, è giusto dirlo?
EX 210 Calvaruso: Pressappoco, avvocato. Però, dico, non voglio essere...
AVVOCATO Oddo: Quand'è che Cannella comincia ad ospitare Bagarella ad Euromare, al villaggio Euromare?
EX 210 Calvaruso: Nell'estate del '93, avvocato.
AVVOCATO Oddo: E quindi...
EX 210 Calvaruso: Però, dico, luglio... Dunque, maggio, giugno... Giugno-luglio, questi sono i tempi, avvocato. Io periodi precisi non me li ricordo, glielo dico subito.
AVVOCATO Oddo: Nessuno pretende, a questo momento, che lei possa ricordarsi una data con precisione, però il periodo l'abbiamo identificato.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
AVVOCATO Oddo: Questo ruolo di Cannella, in sostanza, era ci può dire quale?
EX 210 Calvaruso: Quale ruolo aveva Cannella?
AVVOCATO Oddo: Sissignore.
EX 210 Calvaruso: Cannella, inizialmente, aveva il ruolo di costruttore, che doveva costruire su un terreno di Bagarella.
Poi se lo portò al villaggio e, a parte il fatto che doveva costruire su un terreno di Cannella, Cannella ebbe il ruolo di...
AVVOCATO Oddo: Di Bagarella forse voleva dire.
EX 210 Calvaruso: Di Bagarella, mi scusi.
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
EX 210 Calvaruso: Di curargli la latitanza, e quindi trovargli appoggi logistici e persone che gli facevano la spesa e tutto il resto.
AVVOCATO Oddo: Questo è, così, parlando di Euromare, del villaggio Euromare - incidentalmente vediamo di chiudere pure questo punto - può rappresentare alla Corte, per quello che lei sa, la situazione, come dire, giuridica del villaggio Euromare?
Vediamo se posso aiutarla a sintetizzare.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Questo terreno era un terreno che proveniva ai fratelli Graviano - intesi non solo i tre maschi, ma anche la donna - da proprietà, come dire, paterna. E' giusto?
EX 210 Calvaruso: Sì, poi...
PRESIDENTE: Ah era una eredità paterna.
EX 210 Calvaruso: Sì, così poi si è saputo.
AVVOCATO Oddo: Ed era un terreno a destinazione edificatoria, è giusto?
EX 210 Calvaruso: Questo non lo so, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Comunque fu fatto un residence, un villaggio turistico, un villaggio Euromare.
EX 210 Calvaruso: Fu fatto un residence villaggio turistico, sì.
AVVOCATO Oddo: E quindi, sostanzialmente, i Graviano reclamavano un fatto economico nei confronti del Cannella, che era connesso alla utilizzazione di questo terreno a scopo edificatorio da parte prima del Sanseverino e poi del Cannella. Ho capito bene?
EX 210 Calvaruso: Educatamente sì, diciamo che la frase è questa. Perché i Graviano...
AVVOCATO Oddo: Ora vorrei capire... Scusi...
EX 210 Calvaruso: Un attimo, avvocato, mi faccia finire. I Graviano vantavano un debito di costruzione...
AVVOCATO Oddo: Un credito, vuol dire.
EX 210 Calvaruso: ... un credito di costruzione di due miliardi. Solo che il debito di due miliardi da Cannella fu estinto, ma i Graviano, all'ultimo - questa fu una sorpresa finale, che la seppimo un po' prima del nostro arresto - che i Graviano, dal carcere, tramite Nino Mangano sempre, mandarono a dire che avanzavano altri cinque miliardi dal Cannella.
AVVOCATO Oddo: Ma loro chiedevano effettivamente cinque miliardi al Cannella...
EX 210 Calvaruso: Gli interessi, diciamo, maturati.
AVVOCATO Oddo: ... oppure chiedevano due miliardi?
EX 210 Calvaruso: No, i due miliardi erano stati presi d'accordo, inizialmente, col Cannella.
AVVOCATO Oddo: Scusi un momento, per capire un poco tutti; tanto è un fatto che si può pure documentare.
Il terreno quand'è che comincia ad essere sfruttato a scopo edificatorio? E' giusto dire intorno all'84?
EX 210 Calvaruso: Sì, un attimo. Anche perché io ricordo che pocanzi ho fatto una confusione, perché i due miliardi che il Cannella prese l'accordo coi Graviano erano globali con gli ottocento milioni di Pino Greco. Perché i Graviano in sé avevano un debito, diciamo dovevano avere un credito dal Cannella di un miliardo e duecento milioni.
AVVOCATO Oddo: Questo nel 1984?
EX 210 Calvaruso: No, gli anni avvocato... Sì, penso che era quello, ma gli anni non me li ricordo.
AVVOCATO Oddo: E questo fatto della richiesta di soldi per l'ammontare complessivo di cinque miliardi avviene nel '94?
EX 210 Calvaruso: Eh, l'ammontare di cinque miliardi fu una novità che avvenne nella fine '94 inizi '95.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Solo per capire, un ultimo punto sul villaggio Euromare: il villaggio Euromare in che territorio sorge?
EX 210 Calvaruso: In che territorio?
AVVOCATO Oddo: Sì. Cioè, geograficamente.
EX 210 Calvaruso: Buonfornello, Termini Imerese.
AVVOCATO Oddo: Quindi è nella zona, è dopo Termini Imerese.
EX 210 Calvaruso: Tra Termini Imerese e Palermo.
AVVOCATO Oddo: Mi scusi, è tra Termini Imerese e Palermo o tra Termini Imerese e Cefalù?
EX 210 Calvaruso: E' tra Termini Imerese e Cefalù, giusto.
AVVOCATO Oddo: Quindi è nella parte orientale della provincia di Palermo.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Giusto?
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Mi scusi, ma in quella zona, esistevano famiglie mafiose?
EX 210 Calvaruso: In quella zona ci fu... Eh, avvocato, c'è da parlare due giorni, perché c'erano i...
AVVOCATO Oddo: No, no, solo se esistevano.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. Purtroppo glielo dico, lei me lo chiede.
PRESIDENTE: Esistevano altre famiglie?
EX 210 Calvaruso: Sì, c'erano le famiglie di Termini Imerese, i Gaeta, che c'era sempre una guerra continua...
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Calvaruso: ... con i Graviano.
AVVOCATO Oddo: Ah, c'era addirittura una guerra con i Graviano.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Presidente, a me serviva il fatto nudo e crudo.
Lei ha detto 'nel '94 i Graviano richiesero', eccetera. Nel '94 i Graviano, quelli che interessano questo processo, per la verità sono... Diciamo, i Graviano sono arrestati, come ha ricordato pocanzi l'avvocato Ceolan, parte nel '93 e due nel '94, nel gennaio del '94 come lei effettivamente ha ricordato con esattezza.
Lei ha detto, qui, che è a sua conoscenza che i Graviano avrebbero fatto avere a Mangano degli input per fare una serie di cose. Ha ricordato, tra l'altro, la presunta estorsione ai danni di Barone. E' giusto?
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Ora lei vuole essere cortesemente più preciso - perché lo è stato, più preciso, davanti al signor Pubblico Ministero - ed evito di fare la contestazione, perché se lei ora, ricordando meglio... Questo famoso biglietto, questa lettera, chi l'avrebbe inviata dal carcere? Chi dei fratelli Graviano?
EX 210 Calvaruso: Che io ricordi, mi disse Giuseppe.
AVVOCATO Oddo: Perché lei ha dichiarato più volte, non solo al Pubblico Ministero ma anche in sede dibattimentale, che questo biglietto sarebbe stato di Giuseppe Graviano.
Ora io le faccio una domanda, lei sa in quali case di pena o in case circondariali sarebbero stati ristretti i fratelli Graviano? E mi interessa in particolare: primo, le risulta che Filippo e Giuseppe Graviano fossero ristretti nelle stesse carceri? E in particolare, lei sa dove era ristretto Filippo Graviano?
EX 210 Calvaruso: No, avvocato, non mi interessava, quindi non... No.
AVVOCATO Oddo: Quindi non le risulta che Giuseppe e Filippo Graviano avessero scritto insieme biglietti dal carcere diretti a qualunque persona fuori, per scopi che fossero della organizzazione Cosa Nostra, ma soltanto uno dei due, cioè Giuseppe.
EX 210 Calvaruso: Cioè, per noi i Graviano sono tutti e tre. Però poi, certo, chi ha scritto il biglietto, Mangano mi disse Giuseppe.
AVVOCATO Oddo: Beh, non è che le risultano biglietti di Filippo del pari, perché ci sono tutte le sue dichiarazioni, qui.
EX 210 Calvaruso: No, no. Io non sto parlando di biglietti di Filippo, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Ecco, va bene. Quindi, quando lei dice "i Graviano" lo fa solo per comodità, ma in realtà intende riferirsi a Giuseppe?
EX 210 Calvaruso: Non è per comodità, in genere i Graviano erano i Graviano: erano tutti e tre. Non erano i Graviano: Giuseppe comandava e Filippo faceva i piatti. I Graviano erano tutti e tre tre persone uguali.
AVVOCATO Oddo: Lei...
EX 210 Calvaruso: C'era quando c'era Giuseppe, c'era quando c'era Filippo. Nel periodo specifico di cui parla lei, del carcere, il biglietto arrivò da Giuseppe.
AVVOCATO Oddo: Sì, però, dico, qua a noi interessano i fatti. A meno che un biglietto non viene scritto da due persone insieme, se due persone stanno in due carceri di massima sicurezza in due posti diversi dell'Italia, e uno solo scrive, mi pare che il dato sia questo. A meno che lei non conosca altri fatti che ci può rappresentare, ma che finora il Pubblico Ministero, mi contraddica il rappresentante della Procura...
EX 210 Calvaruso: No, avvocato...
AVVOCATO Oddo: ... non ha mai detto. E' giusto?
EX 210 Calvaruso: Sì avvocato, non conosco altri fatti.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Lei ha detto più volte, ha parlato su domanda del signor Pubblico Ministero, dell'episodio che riguardava l'arresto dei Graviano - stavolta entrambi - a Milano.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Il signor Pubblico Ministero le ha ricordato una parte della sue dichiarazioni, rese in sede di indagini preliminari per aiuto alla sua memoria. E' giusto consigliere Nicolosi?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Giustissimo.
AVVOCATO Oddo: Io, col permesso del signor Presidente, vorrei completare la contestazione leggendo la parte ulteriore di risposta fornita dal signor Calvaruso, perché mi pare che completi più opportunamente il tema, per poi chiedere al signor Calvaruso se conferma anche questa parte della sua risposta data allora.
Si ricorderà, il tema era la ragione per cui i Graviano andavano a Milano, cioè si trovavano a Milano quando furono arrestati. Lei aveva già detto che si sentivano più sicuri, si levavano lo stress di Palermo... Non rileggo, signor Presidente.
Passo senz'altro alla seconda parte.
Dottor Chelazzi: "Bene".
Calvaruso Antonio: "Anche perché a Palermo loro non si sarebbero mai sognati di andare a mangiare al ristorante, cosa che invece a Milano facevano. Quindi, solo per levarsi questo fiato dal collo di tutta la Polizia che li cercavano".
Dottor Chelazzi: "Bene, però, a parte, voglio dire che avevano trovato quello che si erano cercato, no? Un po' secondo l'opinione di Bagarella, però c'era anche un problema reale interno all'organizzazione, penso, no?".
Risposta del signor Calvaruso: "Sì".
Poi il P.M. continua sul tema del tradimento che avrebbero subito sostanzialmente i signori Graviano nel caso di specie.
Lei signor Calvaruso, riferendo la circostanza che qualcuno sarebbe andato sotto la finestra della madre di uno dei due soggetti che con Graviano furono arrestati quel giorno, ha riferito che questi sarebbe stato mandato dai Graviano. E' certo di questo ricordo, perché io, altrimenti, passo a una contestazione.
EX 210 Calvaruso: No. Io ho detto che...
AVVOCATO Oddo: Ho capito male io, allora.
EX 210 Calvaruso: ... qualcuno è stato mandato da parte dei Graviano per sapere notizie sul merito dell'arresto; sempre nell'ambito dei Graviano.
AVVOCATO Oddo: Perché lei ha detto al Pubblico Ministero, foglio 60, segue sempre quelle dichiarazioni, signor Presidente:
"Da questo discorso dico... Perché ci fu un particolare che il Bagarella commentò, perché ci furono delle persone che andarono dalla mamma di questo del pollo e la mamma di questo del pollo gli gridò dal balcone: 'andate via, andate via; avete rovinato a mio figlio. Ancora, che volete?'. Quindi, da questo il Bagarella sostiene che questi si spaventavano, evidentemente perché o si sarebbero fatti corrompere dalla Polizia, oppure perché proprio erano stati stupidi da farsi seguire e portare la Polizia dai Graviano.
Comunque, c'era una mezza idea di un... e comunque, a Bagarella ... bene questo fatto, ecco, perché non morirono subito, questi, dopo che uscirono".
Quindi, è più giusto il ricordo che lei ebbe a rappresentare l'8 febbraio del '96 al signor Pubblico Ministero, o quello che ci sta dicendo adesso?
EX 210 Calvaruso: Ma è uguale, quello che ho detto adesso, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Va be', a me non sembra. Signor Presidente, questo è quello che rimane nelle nostre carte.
Lei ha detto che le due persone di cui finora abbiamo parlato, quelli che furono arrestati a Milano nel ristorante insieme a Filippo Graviano e a Giuseppe Graviano e alle allora loro fidanzate, erano quelli che portavano le notizie ai fratelli Graviano.
Credo di avere, sostanzialmente, sintetizzato correttamente la risposta al Pubblico Ministero. Ma, intanto, questa circostanza lei da chi l'apprese?
EX 210 Calvaruso: Io ho detto che erano delle persone che portavano notizie ai fratelli Graviano, perché erano, inizialmente, mentre erano a Palermo, le persone che erano incaricate da Cristoforo Cannella o da Cesare Lupo a portare i vari messaggi che io o il Cannella gli portavamo, per portarli ai Graviano.
AVVOCATO Oddo: Ma ecco, per favore, può distinguere Giuseppe da Filippo Graviano? Perché noi tra poco sentiremo queste persone. Abbiamo gli atti depositati e abbiamo un altro tipo di conoscenza, come il Pubblico Ministero mi potrà, eventualmente dandomi sulla voce, confermare.
O parla lei sempre dei Graviano per facilità di linguaggio, o parla specificamente... A me interessa Filippo Graviano.
EX 210 Calvaruso: No, perché a volte il Cannella si doveva incontrare con Filippo Graviano.
AVVOCATO Oddo: E le risulta che D'Agostino, che è uno dei due - oramai, signor Presidente, lo posso dire, perché il signor Pubblico Ministero l'aveva detto, quindi mi si consentirà pure di dirlo anche se lui non ricordava il nome - che D'Agostino conoscesse mai...
PRESIDENTE: E' chiaro che i nomi sono stati fatti dal Pubblico Ministero.
AVVOCATO Oddo: Sì... e quindi, conoscesse mai Filippo Graviano nel tempo precedente alla sera in cui si sono visti in quel famoso ristorante a Milano.
EX 210 Calvaruso: Il D'Agostino si incontrava con Cannella Cristoforo, e poi il Cannella Cristoforo faceva avere le cose ai Graviano, però...
AVVOCATO Oddo: Questo risulta a lei. Ora lei, cortesemente, ci può dire chi glielo disse? Glielo disse Cannella Cristoforo?
EX 210 Calvaruso: No, lo vedevo io, avvocato. Portavamo i biglietti da questo...
AVVOCATO Oddo: Va bene, questo mi interessava, le sue conoscenze, perché la Corte potrà vagliarle da qui a qualche momento, credo dopodomani.
Le risulta che a Milano Filippo e Giuseppe Graviano stessero insieme, o piuttosto, diversamente, non erano ciascuno per conto suo?
EX 210 Calvaruso: Mi risulta insieme; ho visto che erano arrestati assieme...
AVVOCATO Oddo: No, al momento in cui furono arrestati certamente.
EX 210 Calvaruso: Eh.
AVVOCATO Oddo: Io dico nei momenti precedenti all'arresto, nelle ore precedenti, nei giorni precedenti e quant'altro.
EX 210 Calvaruso: No, questo non mi risulta; non lo so.
AVVOCATO Oddo: Non lo sa. Cioè non sa né se erano assieme, né se erano divisi.
EX 210 Calvaruso: No, no, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Quel fatto che a Bagarella stava bene l'arresto dei Graviano, che io le ho ricordato rileggendo quella parte di dichiarazione, lei la conferma pure. E' giusto?
EX 210 Calvaruso: Certamente. Ma lo disse più di una volta.
AVVOCATO Oddo: Ora vorrei che lei focalizzasse la sua attenzione, se possibile, sul momento in cui Bagarella le avrebbe presentato Di Filippo Pasquale. Ci può dire cortesemente l'epoca?
EX 210 Calvaruso: Di Filippo Pasquale mi fu presentato, ho detto già il posto, lei vuole sapere l'epoca, avvocato?
AVVOCATO Oddo: Sì, sì. Il tempo.
EX 210 Calvaruso: Io non le nascondo, sarà stato fine '94, ma non gliela so dare la data precisa, avvocato. Prima del '95, comunque.
AVVOCATO Oddo: Sì, certo. Lei nel '95...
Signor Presidente, io mi scuso ma sto cercando pure di eliminare una serie di domande.
PRESIDENTE: Prego, prego.
AVVOCATO Oddo: Ecco, torniamo un momento a Euromare, perché mi era sfuggito: lei ha detto che talvolta ha visto al villaggio Euromare i fratelli Graviano. Per quanto riguarda la posizione di Filippo Graviano, lei ricorda in che epoca e se mai lo vide al villaggio Euromare? posto che, pacificamente, i Graviano avevano tutti un interesse economico in quel villaggio.
EX 210 Calvaruso: Sì. Io Filippo Graviano lo vidi tantissime volte al villaggio accompagnato da Vittorio Tutino, da Marcello Tutino...
AVVOCATO Oddo: Io volevo chiedere, le ho chiesto l'epoca, non con chi, mi scusi.
EX 210 Calvaruso: L'epoca purtroppo...
PRESIDENTE: Scusi, abbiamo parlato del gennaio '94 come data dell'arresto dei due fratelli di cui parliamo ora.
EX 210 Calvaruso: Sì. Ma io, diciamo...
PRESIDENTE: Venendo all'indietro...
AVVOCATO Oddo: Eh, appunto.
EX 210 Calvaruso: Nel '92.
AVVOCATO Oddo: Nel '92?
PRESIDENTE: Nel '92?
EX 210 Calvaruso: Sì, perché nel '93...
PRESIDENTE: Ma lei ha detto che nel '92 non conosceva ancora Bagarella.
EX 210 Calvaruso: No.
AVVOCATO Oddo: Sì, ma lui conosceva... lui non lo vide mai con Bagarella.
EX 210 Calvaruso: Non ho mai detto che ho visto Bagarella assieme a Filippo Graviano.
PRESIDENTE: Conosceva i Graviano.
EX 210 Calvaruso: Conoscevo i Graviano già dal '90. Io i Graviano li ho conosciuto dal '90, quindi...
AVVOCATO Oddo: Ecco, andiamo un momento a questo anno '90 quando lei avrebbe conosciuto i Graviano.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: E' l'epoca in cui ad Euromare succede qualche fatto spiacevole?
EX 210 Calvaruso: Sì, all'Euromare succede che io e Cannella Tullio, siccome ci eravamo presi in gestione il night-club dei fratelli Graviano, perché lei, figuri, lei stesso mi disse che il terreno era del papà dei Graviano, quindi lei si immagini se...
AVVOCATO Oddo: Io l'ho chiesto, non è che...
EX 210 Calvaruso: No, dico, qualcuno l'ha chiesto.
AVVOCATO Oddo: Sì.
EX 210 Calvaruso: ... se nel terreno dei Graviano poteva nascere un night-club, se non di loro proprietà.
In effetti loro fecero nascere questo night-club nel villaggio Euromare - dico "loro", i fratelli Graviano - e venivano puntualmente a riscuotere i soldi nel night-club, scendevano loro, tutta l'equipe loro...
AVVOCATO Oddo: Filippo Graviano, fra questi fratelli Graviano, era tra quelli che scendeva o no?
EX 210 Calvaruso: Io ho visto scendere Giuseppe Graviano, Vittorio Tutino, una volta mi sembra, se non erro, Benedetto, e Cristoforo Cannella, Ciccio Tagliavia...
AVVOCATO Oddo: Io le chiedo di Filippo.
EX 210 Calvaruso: C'era tutto...
PRESIDENTE: L'avvocato le ha chiesto di Filippo Graviano.
EX 210 Calvaruso: Non ricordo onestamente se ho visto Filippo Graviano lì.
AVVOCATO Oddo: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Però ha detto poco prima che aveva visto una infinità di volte quel...
EX 210 Calvaruso: '92 ho detto, Presidente.
AVVOCATO Oddo: (voce fuori microfono)
EX 210 Calvaruso: Sto parlando del '90.
AVVOCATO Oddo: Presidente, era detenuto nel '90...
EX 210 Calvaruso: Se mi fanno le domande così, io purtroppo...
PRESIDENTE: Va bene, per carità.
AVVOCATO Oddo: Il signor Calvaruso io l'ho sentito altre volte come...
(voce fuori microfono) Amici.
AVVOCATO Oddo: Signor Calvaruso, le devo fare spesso le stesse domande...
EX 210 Calvaruso: Eh sì.
AVVOCATO Oddo: E' che risulta documentalmente che Graviano è detenuto nel '90. Quindi vorrei, un momento, che venisse chiarita questa differenza e questa posizione, come dire, singola.
PRESIDENTE: Filippo Graviano era detenuto.
AVVOCATO Oddo: Filippo Graviano, certo, fino al '90 è detenuto.
EX 210 Calvaruso: In effetti io parlavo del '92.
AVVOCATO Oddo: Infatti, io le do atto di quello che ha detto e anche il signor Presidente aveva puntualizzato questa cosa.
EX 210 Calvaruso: E quindi, siccome ci furono delle diverse visite dei Carabinieri del gruppo di Monreale nel nostro ufficio in via Volturno, che ci dicevano: 'abbiamo notizie che nel vostro villaggio, che nel vostro night...' - perché lì comparivamo, evidentemente, io e Cannella; non compariva Giuseppe Graviano - 'ci sono presenze di mafiosi, ci sono presenze di latitanti'. Noi dicevamo sempre: 'ma che state dicendo? Nel nostro villaggio? E' pulito'. Le solite cose.
Allora, dopo cinque o sei mesi che il night-club era aperto ci hanno arrestato. Le dico pure il perché, perché capisco che lei è questo che vuole sapere, avvocato.
AVVOCATO Oddo: No, perché...
EX 210 Calvaruso: Va be', sì.
AVVOCATO Oddo: ... è un dato documentale.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, certo.
Ci hanno arrestato per sfruttamento della prostituzione, però tenga presente che i soldi se li prendevano i Graviano, che il locale era dei Graviano e quindi, diciamo, lo sfruttamento non era nostro ma dei Graviano.
AVVOCATO Oddo: E questa era una circostanza conosciuta? Ora, lei naturalmente a quell'epoca non faceva parte di Cosa Nostra neanche nella forma...
EX 210 Calvaruso: Completamente.
AVVOCATO Oddo: ... che lei ha pocanzi espresso. Ma era un circostanza conosciuta all'interno di Cosa Nostra quella dell'interesse dei Graviano per l'Euromare?
EX 210 Calvaruso: E le spiego subito, quando io.
AVVOCATO Oddo: Mi scusi: sì o no.
EX 210 Calvaruso: Non ho capito la domanda, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Ecco, allora ho fatto bene a interromperla.
PRESIDENTE: Lei sapeva che all'interno di Cosa Nostra in quel periodo, parlo del '90...
AVVOCATO Oddo: Anche se lo seppe successivamente, che...
PRESIDENTE: ... o successivamente, che erano interessati, avevano un interesse diretto, concreto...
EX 210 Calvaruso: I Graviano?
PRESIDENTE: I Graviano.
EX 210 Calvaruso: Come no! Quello fu un discorso fatto a priori.
PRESIDENTE: All'Euromare.
AVVOCATO Oddo: Chiarissimo, va be'.
EX 210 Calvaruso: Come no.
AVVOCATO Oddo: Quindi tutti sapevano che i Graviano... E quindi, a prescindere dal dato... Lei ha detto che è stato denunciato per il reato di?
EX 210 Calvaruso: Favoreggiamento...
PRESIDENTE: Sfruttamento della prostituzione.
EX 210 Calvaruso: No sfruttamento. Sfruttamento i Graviano, io favoreggiamento, sì.
AVVOCATO Oddo: Sfruttamento chi?
EX 210 Calvaruso: I Graviano, perché si prendevano i soldi. Io, favoreggiamento.
AVVOCATO Oddo: Furono...
PRESIDENTE: Favoreggiamento della prostituzione.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: E i Graviano furono denunciati per cosa?
PRESIDENTE: Sfruttamento ha detto.
EX 210 Calvaruso: Però si prendevano i soldi loro, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Ha detto...
EX 210 Calvaruso: Non li hanno denunciati perché io, all'epoca, purtroppo mi accollai tutto dicendo che il proprietario ero io, che i soldi li avevo presi io. Però, ci sono tante persone che sanno che i soldi...
AVVOCATO Oddo: Anche Cannella Tullio fu denunciato per questo reato?
EX 210 Calvaruso: Certo. Perché lui rappresentava il proprietario del villaggio.
AVVOCATO Oddo: Ora, per quello che è a sua conoscenza, nel 1993-94, le regole di Cosa Nostra consentivano a soggetti che fossero stati coinvolti in vicende afferenti lo sfruttamento della prostituzione di far parte dell'organizzazione Cosa Nostra?
EX 210 Calvaruso: Assolutamente, avvocato. In effetti, il Bagarella, che sapeva tutto questo - e ne parlammo pure assieme al Cannella e al Bagarella - Bagarella sapeva che né io né il Cannella avevamo mai preso mille lire dello sfruttamento della prostituzione.
AVVOCATO Oddo: E quindi fece espellere i Graviano da Cosa Nostra?
EX 210 Calvaruso: No, no, non li feci espellere, ma in effetti non andava...
AVVOCATO Oddo: Va be' non voglio sapere altro.
PRESIDENTE: Ha detto, scusi? Ripeta, perché non abbiamo capito.
EX 210 Calvaruso: Non li feci espellere, ma in effetti c'era quel contrasto tra Bagarella e i Graviano che lui non condivideva tutto quello che loro facevano, perché diceva che erano troppo elastici, troppo moderni mentalmente questi Graviano.
AVVOCATO Oddo: Va bene. Mi dica una cosa e sto avviandomi rapidamente alla conclusione.
Lei ha parlato di alcune persone; vorrei sapere se è a sua conoscenza che si tratta di componenti dell'organizzazione criminosa Cosa Nostra: Romeo Pietro.
EX 210 Calvaruso: Fa parte del gruppo di fuoco di Brancaccio.
AVVOCATO Oddo: Io non le ho chiesto se facesse parte del gruppo di fuoco di Brancaccio. Volevo sapere se era...
PRESIDENTE: Fa parte di Cosa Nostra.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Da che epoca, per quello che è a sua conoscenza?
EX 210 Calvaruso: No, queste cose io non le so, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Quando le fu presentato?
EX 210 Calvaruso: Io so che mi fu raccontato, se lei mi...
AVVOCATO Oddo: Quando le fu presentato?
EX 210 Calvaruso: A me ritualmente non mi fu presentato, o se me lo presentarono mi fu presentato nella massa assieme agli e quindi non lo riesco a ricordare.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
EX 210 Calvaruso: So che me lo raccontò il Giacalone Luigi, se lei mi fa ricordare, che questo Pietro Romeo, addirittura, stessa cosa si interessò Giuliano Olivetti a farlo entrare nel gruppo di fuoco, perché non lo volevano. Perché lui, a quanto pare...
AVVOCATO Oddo: Perché avrebbe dovuto raccontarle questo, il signor Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Cosa?
AVVOCATO Oddo: Perché avrebbe dovuto raccontarle questo, il signor Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Che ne so, avvocato; lo chieda a lui.
AVVOCATO Oddo: Ah, non lo sa.
EX 210 Calvaruso: Racconto queste cose...
AVVOCATO: Va be', io lo devo chiedere perché ci sono dei canoni interpretativi cui dobbiamo soggiacere.
EX 210 Calvaruso: No, mi...
AVVOCATO Oddo: Ciaramitaro? E' un'altra persona che lei ha nominato.
EX 210 Calvaruso: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come dice?
EX 210 Calvaruso: Niente, niente, Presidente. Stavo raccontando il fatto di Romeo. Andiamo avanti.
AVVOCATO Oddo: (voce fuori microfono)
EX 210 Calvaruso: No, no. Va bene.
PRESIDENTE: Finisca di raccontare.
AVVOCATO Oddo: No, no, per carità, non volevo interromperla. Signor Presidente, io non lo vedo, quindi non so quando finisce di...
PRESIDENTE: Finisca di raccontare.
EX 210 Calvaruso: No, il Giacalone mi diceva che Romeo si trovava in carcere, che doveva uscire e che il Giuliano Olivetti aveva la cosa di farlo entrare assieme a loro nel gruppo di fuoco. Gli altri, Spatuzza, non volevano. Allora il Giuliano interpellò il Giuseppe Graviano o il Filippo Graviano, qualcuno dei Graviano.
AVVOCATO Oddo: Scusi, perché lei dice in modo alternativo?
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma prima mi deve lasciar finire il racconto...
AVVOCATO Oddo: Ero convinto che avesse finito.
PRESIDENTE: No, no. Questo sta continuando: la storia è lunga, pare.
EX 210 Calvaruso: No...
PRESIDENTE: Speriamo che sia presto.
EX 210 Calvaruso: E' brevissima, Presidente.
PRESIDENTE: Dica.
EX 210 Calvaruso: Al che i Graviano dettero l'assenso, e il Romeo, poi, fece parte del gruppo di fuoco del Brancaccio.
PRESIDENTE: Quindi, lei...
AVVOCATO Oddo: E lei...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere perché lei dice "i Graviano" e non dice esattamente quale dei fratelli Graviano.
EX 210 Calvaruso: Perché i Graviano prendevano le decisioni alternati: o uno o l'altro.
AVVOCATO Oddo: Ma a lei da cosa risulta questo?
EX 210 Calvaruso: Ma da tantissime cose, avvocato. Quando...
AVVOCATO Oddo: Cioè è una cosa...
PRESIDENTE: Avvicini di più la voce al microfono, avvocato.
AVVOCATO Oddo: E' una cosa che lei, sostanzialmente, ricava da un ragionamento logico.
EX 210 Calvaruso: No, no, quale ricavo.
AVVOCATO Oddo: Allora a lei risulta per scelta diretta...
EX 210 Calvaruso: Risulta che...
PRESIDENTE: Avvocato, lo lasci parlare, perché lei fa una domanda, ma gli deve lasciare il tempo di rispondere.
EX 210 Calvaruso: Risulta che, a volte, vi erano dei problemi nel villaggio Euromare e il Giuseppe Graviano diceva a Tullio: 'va be', parlane con mio fratello'. O viceversa, Filippo gli diceva: 'parlane con Giuseppe', o ci mandavano Benedetto.
Cioè, era un tutt'uno, avvocato: Benedetto, Giuseppe...
AVVOCATO Oddo: Ad Euromare sono perfettamente d'accordo. Io vorrei sapere, invece, per quanto riguarda Romeo. Perché Romeo, se non ricordo male...
EX 210 Calvaruso: Romeo... Giacalone mi disse che intervennero i Graviano. Purtroppo anche loro parlano così. Cioè, non parlo solo io.
AVVOCATO Oddo: Quindi non le risulta altro che questa cosa generica.
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Oddo: Lo chiederemo a Romeo Pietro, che sarà intervistato sicuramente dall'accusa in questo processo.
Ciaramitaro, le risulta che fosse uomo d'onore?
EX 210 Calvaruso: No. Ciaramitaro, onestamente, se l'avrò sentito dire qualche volta, ma non... Ripeto, avvocato, se l'avrò...
AVVOCATO Oddo: Non come uomo d'onore.
EX 210 Calvaruso: No, neanche lo conosco.
AVVOCATO Oddo: Va bene. No, per sapere. Trombetta.
EX 210 Calvaruso: Sono nomi che purtroppo io, ripeto, vedevo tutta quella gente...
AVVOCATO Oddo: Non c'è niente di male.
EX 210 Calvaruso: ... ma i nomi. Se magari vedo le foto, ma i nomi completamente.
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa.
AVVOCATO Oddo: Spadaro.
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa.
AVVOCATO Oddo: Scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Io darei cognome e nome, per evitare equivoci.
AVVOCATO Oddo: Intanto... Sa perché ho cominciato col fare il cognome?
PUBBLICO MINISTERO: Lei parla di una persona.
AVVOCATO Oddo: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... non parla di una genia.
AVVOCATO Oddo: Sì, sì. No, no, ha ragione lei.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
AVVOCATO Oddo: Però io ho cominciato con il cognome per evitare di, come dire, di restr... Prima diciamo il cognome; se egli all'interno di un cognome ne conosce diversi, e allora si precisa.
PRESIDENTE: Va bene. Andiamo avanti avvocato.
AVVOCATO Oddo: Spadaro.
EX 210 Calvaruso: Sì, forse era quello che dico io, il nasone.
AVVOCATO Oddo: Ed era uomo d'onore, o no?
EX 210 Calvaruso: Avvocato, questi non mi erano stati presentati come uomini d'onore.
AVVOCATO Oddo: Non c'è niente di male a dire...
EX 210 Calvaruso: No, no, a me non mi risulta.
AVVOCATO Oddo: Ecco, non risulta. E D'Agostino le risulta che fosse uomo d'onore, o no?
EX 210 Calvaruso: Questi erano personaggi che io andavo a trovare con Tullio Cannella, quindi non ci fu nessuno che me li presentò ritualmente come quando incontravo qualcuno con Bagarella.
AVVOCATO Oddo: Va bene.
Lei ha avuto notizie di una presenza a Palermo di Contorno?
EX 210 Calvaruso: Ne ho avute diversissime volte notizie di Contorno a Palermo.
AVVOCATO Oddo: E in che anni?
EX 210 Calvaruso: Anche nell'anno quando avvenne il finto sequestro o il vero sequestro dei figli di Totò Riina, il Bagarella subito sostenne che lì c'era Contorno, c'era Aglieri, c'erano tutti i personaggi che lui praticamente o volle mettere in cattiva luce agli altri, o per i fatti suoi quello che sapeva.
AVVOCATO Oddo: Aglieri...
EX 210 Calvaruso: Ogni qualvolta succedeva un qualcosa si diceva che Contorno era sceso a Palermo. Una volta addirittura fui convocato in un appuntamento al Borgo Molara, dove lì vi trovai Cristoforo Cannella, Nino Mangano, Giovanni Brusca e altri componenti; il Bagarella quel giorno mi disse di andarci io da solo, che lui non poteva andarci, non ho capito il perché, comunque mi ci mandò da solo al Borgo Molara. Io arrivai lì e il Giovanni Brusca mi disse che avevano visto girare nella zona di via Malaspina, Carlo Greco e Totuccio Contorno... No, Totuccio Contorno.
Avevano visto girare in via Malaspina Totuccio Contorno. Mi disse se io sapevo dove abitava Bagarella. Perché effettivamente Bagarella abitava in via Malaspina. Quindi fu una sorta di toccata di polso per vedere se io dicevo: 'ah, sì, il signor Bagarella sta in via Malaspina'. E invece io risposi che non ne sapevo niente.
Corsi subito dal Bagarella a dirglielo e da qui Bagarella capì che questo Totuccio Contorno a quanto pare se l'erano inventati per cercare di fargli qualche cosa pure a lui. Perché lui diffidava di tutto e di tutti.
AVVOCATO Oddo: Quindi...
EX 210 Calvaruso: Contorno, si sentiva spesso lo scheletro di Contorno che ritornava a Palermo.
AVVOCATO Oddo: Semmai sarebbe stato il fantasma, però...
EX 210 Calvaruso: Fantasma, sì.
AVVOCATO Oddo: Per ora si usa.. siamo sotto referendum...
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Il tema lei non l'ha esaurito. Io le avevo chiesto l'epoca.
PRESIDENTE: Ha detto più volte.
AVVOCATO Oddo: Sì, però poi ha precisato...
EX 210 Calvaruso: C'è un'epoca precisa che a lei interessa avvocato?
AVVOCATO Oddo: No, Presidente... Scusi Presidente. Signor Calvaruso, chiedo scusa. A me non interessa, a me interessa capire e quindi volevo, se lei ha queste notizie che ci può dare...
EX 210 Calvaruso: Sì, l'ultima volta diciamo...
PRESIDENTE: Può dare una collocazione temporale, più o meno in che trimestre, in che semestre?
EX 210 Calvaruso: L'ultima volta che si sentì dire che c'era Totuccio Contorno a Palermo con il Grado, con Carlo Greco là, l'acerrimo avversario di Bagarella, che lui temeva, fu quando ci furono gli omicidi Grado, Vullo, che fu marzo '95.
AVVOCATO Oddo: Ed era avvenuto questo pure in tempo precedente, lei ha detto più volte, ci può dire per esempio, '93, '94?
EX 210 Calvaruso: No, '93 non ne dobbiamo parlare completamente...
AVVOCATO Oddo: Perché lei non lo sa. Ma neanche Bagarella...
EX 210 Calvaruso: Dobbiamo parlare di quella fascia di tempo del '94 e l'ultima volta nel '95, quando Bagarella...
AVVOCATO Oddo: Bagarella mai le disse: 'ma guarda un poco, questo viene a Palermo spesso'. Non le diede mai queste confidenze.
EX 210 Calvaruso: Le dico la verità: Bagarella quando sentiva dire che c'era Totuccio Contorno a Palermo si spaventava, camminava armato. Io a volte gli dicevo: 'ma signor Franco, non siete voi che date la caccia ai pentiti, com'è che ogni volta...'
Dice: 'eh, ma questo ha le corna dure, bisogna salvaguardarsi' e camminava sempre armato.
AVVOCATO Oddo: Una cosa. Signor Calvaruso, lei ha detto, a domanda del signor Pubblico Ministero, di essere stato arrestato - o ho capito male io, non vuol essere un'affermazione signor Presidente - per il reato di associazione mafiosa?
EX 210 Calvaruso: No, io quando sono stato arrestato inizialmente sono stato arrestato per favoreggiamento.
AVVOCATO Oddo: Ah, ho capito.
EX 210 Calvaruso: Poi mi scattò l'associazione.
AVVOCATO Oddo: Quand'è che le venne contestata l'associazione di tipo mafioso?
EX 210 Calvaruso: L'associazione mi venne contestata dopo 10 giorni, dopo due settimane, dopo che mi passarono a Rebibbia. Io stiedi pochissimi giorni all'Ucciardone, poi fui passato a Rebibbia, al G-7.
AVVOCATO Oddo: Lei venne arrestato il?
EX 210 Calvaruso: 24 giugno del '95.
AVVOCATO Oddo: Ho capito.
Lei di recente ha avuto contrasti col signor Tullio Cannella?
EX 210 Calvaruso: Contrasti con Tullio Cannella di recente non ne ho avuti perché non l'ho mai più visto da quel giorno.
AVVOCATO Oddo: Ma non ha dichiarato forse a Giudici di questo paese che alcune sue dichiarazioni dovevano essere opportunamente corrette?
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Proprio a proposito della persona del signor Tullio Cannella?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
AVVOCATO Oddo: Vuol dire meglio alla Corte? Io non vorrei...
EX 210 Calvaruso: Lo dissi stamattina all'inizio. Quando fui accusato di questi omicidi di Corleone, che il Cannella attribuiva a me come esecutore materiale e che in effetti non era così. Perché all'epoca io a Cannella raccontavo determinate cose, sempre dietro il discorso di Bagarella che mi diceva di non dire la verità al Cannella, però succedevano fatti che il Cannella, essendo una persona molto intelligente, capiva che eravamo noi e allora io glieli raccontavo a modo mio. Cioè, non dicendogli la verità.
Però poi il Cannella, quando collaborò, giustamente disse tutto quello che per lui era la verità, che in effetti non era così.
AVVOCATO Oddo: Mi dica una cosa, questo...
EX 210 Calvaruso: Le faccio un esempio più chiaro Presidente. Uccisero Passafiume, che era una persona che il Cannella ed io conoscevamo benissimo. Questo Passafiume stava di fronte l'edificio nostro, aveva il negozio di nolo cassette davanti a dove stavamo io, Tullio e Bagarella.
Siccome vi era stato un discorso con Passafiume, il fratello, questioni di pizzo, che chiedevano soldi nella zona, il Bagarella al solito non voleva che si chiedeva soldi e così via.
PRESIDENTE: Dove c'era lui.
EX 210 Calvaruso: Dove c'era lui. Per evitare Polizia... anche già c'è un magistrato di fronte a noi che ci diceva i Vespri Siciliani, quindi già la Polizia già c'era e quella bastava.
E allora che è successo? Questo Passafiume viene ucciso. Il Cannella lo sa che già ci sono dei discorsi con questo Passafiume, glieli avevo raccontati, quindi capisce e sa che siamo stati noi. E allora io gli raccontai all'epoca a Tullio, per non dirgli tutta la storia del pizzo, dei soldi, quindi la verità, gli raccontai che il Passafiume aveva detto brutte parole su Bagarella e Riina e quindi Bagarella lo fece uccidere. Quindi dicendogli che l'abbiamo ucciso noi però non dicendogli la verità di come era accaduto.
Perché se un domani Cannella, parlando con Bagarella, gli sfuggiva qualche cosa dalla bocca, il Bagarella avrebbe capito che io gli raccontavo tutto e io diciamo avrei passato dei guai.
Capite perché, diciamo, dicevo delle cose al Cannella che poi effettivamente non erano la verità.
PRESIDENTE: Bene. Andiamo avanti.
AVVOCATO Oddo: Sì. E' giusto dire che nel periodo in cui in pratica poi il Bagarella sarebbe andato a vivere al villaggio Euromare, affidato alle cure del signor Tullio Cannella, Bagarella era un peso per i Graviano e Bagarella stesso l'aveva capito?
EX 210 Calvaruso: Il Bagarella...
AVVOCATO Oddo: E viceversa. I Graviano era un peso per Bagarella. Cioè, che tutti e due i soggetti, o i tre soggetti, tendevano ognuno per la propria strada ad andare già nell'estate...
EX 210 Calvaruso: No.
AVVOCATO Oddo: Se lei dice "no", io debbo operare...
EX 210 Calvaruso: No, gli voglio rispondere avvocato.
AVVOCATO Oddo: Ah, scusi, allora non ho capito bene.
EX 210 Calvaruso: Il problema è questo: dal giorno dell'arresto di Totò Riina, Leoluca Bagarella si trova privo di posti logistici, privo di ogni cosa. Perché ripeto, era tutto subordinato agli appoggi e ai posti che il Totò Riina, quindi il cognato, gli indicava.
Nel momento in cui il Totò Riina viene arrestato, questo signore rimane come un pesciolino fuori l'acqua e quindi comincia a chiedere diciamo appoggi, posti, persone ai vari Graviano, ai vari Nico Farinella, ai vari personaggi mafiosi, ai vari Giovanni Brusca.
I Graviano, che già forse per i fatti loro, conoscevano molto bene il Bagarella e sapevano che era una persona molto impertinente, che quando, dove arrivava lui cose non se ne doveva fare perché sennò veniva la Polizia, che voleva comandare di tutto e per tutto, che dava decisioni lui e criticava tutti. Allora i Graviano a quanto pare gli presentarono il Cannella perché gli dissero che il Cannella aveva case, aveva disposizione a fargli fare dei soldi col terreno che lui aveva. Quindi il Bagarella - diciamo era contadino, ma il cervello gli camminava - capì che fu messo in mano a Cannella perché i Graviano non potevano mettere in mano Bagarella al Cannella, che il Cannella era un taglieggiato di Graviano, quindi non era un uomo d'onore. Quindi lui questo se ne fece pure.
In effetti, quando il Cannella si comportava male, lui diceva: 'loro m'hanno presentato al Cannella quindi ora sono loro che devono risolvere i problemi del Cannella'.
Perché il Bagarella l'ha capito che i Graviano, pur di levarselo di dosso, glielo presentarono a un personaggio che veniva taglieggiato da loro stessi.
AVVOCATO Oddo: Mi pare molto chiaro. Quindi è giusto dire - e d'altra parte lei l'ha detto a foglio 61 della trascrizione dell'interrogatorio dell'8 febbraio '96 - che:
"Bagarella era un peso per i Graviano e Bagarella l'aveva capito e i Graviano diventarono un peso per Bagarella e quindi cominciò ad esserci un... " - puntini, puntini - "intanto Bagarella era un peso per tutti dopo l'arresto di Riina", eccetera.
"Scaricato dai Graviano a Tullio Cannella", e quanto segue.
E' questo il senso di una trascrizione, non è che questo è un verbale riassuntivo, signor Presidente. Sono altre dichiarazioni rese in questo procedimento al signor Pubblico Ministero.
Conferma quindi, signor Calvaruso...
EX 210 Calvaruso: Sì, certo che confermo.
AVVOCATO Oddo: Credo di essere proprio arrivato alla fine: lei, a proposito dei suoi rapporti con il signor Tullio Cannella, ha parlato di un impegno politico di Tullio Cannella.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Oddo: Può rappresentare alla Corte come si chiamava questo impegno di Tullio Cannella?
EX 210 Calvaruso: Nell'estate del '93 il Bagarella... Anzi, nel settembre del '93 il Bagarella intraprese con il Cannella una idea di formare un movimento politico, prettamente Cosa Nostra, che si doveva chiamare Sicilia Libera.
AVVOCATO Oddo: E che esito ebbe questo...
EX 210 Calvaruso: Questo Sicilia Libera non ebbe esito positivo perché il Cannella - ecco, ripeto, per il suo fare un po' esuberante, per le spese eccessive che teneva nel mantenere questo partito e per i vari personaggi che si agganciava e si metteva accanto - il Bagarella non ebbe tanta stima nel Cannella e quindi non appoggiò più, come si era partito nel dire che si doveva appoggiare a tappeto, c'era lui, Giovanni Brusca, tutto Sicilia Libera di qua, Sicilia Libera di là.
AVVOCATO Oddo: Le risulta che Filippo Graviano abbia appoggiato questo movimento Sicilia Libera?
EX 210 Calvaruso: Inizialmente c'era una voce unanime...
AVVOCATO Oddo: Le risulta che, lasciamo stare le voci.
PRESIDENTE: Avvocato, lo deve lasciare rispondere.
AVVOCATO Oddo: Mi deve scusare, Presidente, io manco lo vedo di qua e sento soltanto... Se è possibile non dire le voci e dire i fatti.
Se le risulta sì per Filippo Graviano, o se le risulta no. O se non le risulta niente.
PRESIDENTE: Allora?
EX 210 Calvaruso: Inizialmente c'era l'appoggio dei Graviano perché il Cannella fu appoggiato da Nino Mangano nel dividere volantini, il Vittorio Tutino accompagnava il Cannella dal Cilluffo, che era un politico del quartiere Brancaccio. E quindi diciamo l'interessamento dei Graviano - ora non so se dire Giuseppe, Filippo, Benedetto - c'era inizialmente.
AVVOCATO Oddo: E poi fu ritenuto inaffidabile sostanzialmente lei ha detto, è giusto?
EX 210 Calvaruso: No, non ebbe più risultato.
AVVOCATO Oddo: No, perché lei così ha detto allora al Pubblico Ministero.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, sì, avvocato.
AVVOCATO Oddo: Allora non c'è bisogno che le faccia la contestazione.
Va bene. Io la ringrazio signor Calvaruso.
EX 210 Calvaruso: Grazie a lei, avvocato.
AVVOCATO Oddo: E chiedo scusa alla Corte se sono stato lungo.
PRESIDENTE: Prego avvocato.
AVVOCATO Pepi: Signor Presidente, avvocato Pepi.
Senta signor Calvaruso, io inizierò con alcune domande che sono relative alla sua persona e poi successivamente andrò a esaminare quello che lei ha dichiarato oggi e quello che ha dichiarato durante le indagini preliminari.
La prima domanda che io le faccio è questa: mi vuole spiegare, vuole spiegare alla Corte quali sono stati i motivi che l'hanno indotta a collaborare con la giustizia?
EX 210 Calvaruso: I motivi che mi hanno indotto a collaborare con la giustizia sono semplicissimi avvocato. Sono quelli di salvare il salvabile, quelli di salvare i miei figli in questo ambiente di pazzi sanguinari.
AVVOCATO Pepi: Quindi questa è la sua...
EX 210 Calvaruso: Sì. E anche perché fondamentalmente le devo dire, cioè io tutto questo grande piacere di fare parte di Cosa Nostra inizialmente non l'avevo.
AVVOCATO Pepi: Senta, un'altra domanda che è sempre relativa al momento in cui lei decide di abbandonare il sodalizio criminoso e passare dalla parte della giustizia.
Prima di fare questo passo lei ha avuto parecchie, notevoli o poche sollecitazioni da parte di ufficiali della DIA?
EX 210 Calvaruso: No, io avevo dei colloqui, ma non venivo invitato: 'pentiti, pentiti, pentiti'. C'erano dei colloqui normalissimi.
AVVOCATO Pepi: Ecco, ma dicevo, questi colloqui quant'erano? Erano assidui, erano una volta ogni tanto, oppure si verificano continuamente, in ore più strane, in una forma di invito a passare dalla parte dei collaboratori, oppure no?
EX 210 Calvaruso: No, li ho avuti un paio di colloqui avvocato, però ripeto non li ho contati se erano due, tre, quattro, cinque.
AVVOCATO Pepi: Senta, a me risulterebbe - se me lo può confermare - che la sua collaborazione comincerebbe dopo che lei ha avuto l'ordinanza di custodia cautelare per il duplice omicidio di Corleone, è giusto o no?
EX 210 Calvaruso: Di cui sapevo che ero innocente. Quindi non mi preoccupavo di questo.
AVVOCATO Pepi: Comunque, devo dire, la sua attività collaborativa è successiva a questo fatto storico?
EX 210 Calvaruso: Sì, è successiva a questo fatto. Ma ripeto, avvocato, questo fatto specifico, siccome io ero completamente innocente, non mi preoccupava affatto.
AVVOCATO Pepi: Ho capito.
EX 210 Calvaruso: In effetti poi è nato il collaboratore che disse: 'siamo stati noi, quale Calvaruso?' Quindi non era quello che mi poteva fare preoccupare.
AVVOCATO Pepi: Va be', comunque a me interessava sapere questo fatto e lei me l'ha confermato.
Senta, lei attualmente, nel regime di protezione, svolge un'attività lavorativa oppure no?
EX 210 Calvaruso: Io attualmente faccio opera di volontariato, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Volontariato e basta. Ma percepisce anche in sussidio da parte dello Stato, oppure no?
EX 210 Calvaruso: Certo che percepisco il sussidio.
AVVOCATO Pepi: Può indicare in che misura?
EX 210 Calvaruso: Certo, avvocato, percepisco 2 milioni 150 mila lire al mese.
AVVOCATO Pepi: Bene. Senta, lei...
EX 210 Calvaruso: Consideri che siamo quattro persone avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì, sì...
EX 210 Calvaruso: Pensi, due milioni io solo sembrano molto, ma siamo quattro.
AVVOCATO Pepi: Lei e la sua famiglia?
EX 210 Calvaruso: Certo.
AVVOCATO Pepi: Lei stamani ha parlato, relativamente - e ora veniamo nei fatti specifici - dell'attentato a Contorno.
Ecco, io vorrei una conferma da parte sua relativamente a dove lei dice che era collocato l'esplosivo. Cioè se l'esplosivo era collocato nella villa o nelle adiacenze della villa?
EX 210 Calvaruso: No, nella villa no. Non ho mai detto nella villa io, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Quindi...
EX 210 Calvaruso: Nei paraggi, nella strada dove passava Contorno. Ma io non ho mai parlato di dinamite vicino alla villa di Contorno.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei esclude che questo esplosivo fosse stato collocato nell'interno della villa stessa, nel giardino?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, completamente.
AVVOCATO Pepi: Senta, anche per quello che riguarda, mi sembra che lei abbia detto durante le indagini preliminari, che parte di esplosivo era anche stato posto sotto le famose tegole?
EX 210 Calvaruso: No, non ho detto questo, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Questo a me risulterebbe, e eventualmente glielo contesto, a pagina 26...
Sì, no, effettivamente parla dell'esplosivo era cavitato così, era stato sotterrato una parte non nella villa, dice, ma nel terreno adiacente alla villa stessa. Però non...
Comunque mi sembrava che lei avesse detto...
EX 210 Calvaruso: No, no, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Comunque lei esclude che esplosivo fosse stato...
EX 210 Calvaruso: No, non lo escludo avvocato, non lo so.
AVVOCATO Pepi: Non lo sa.
EX 210 Calvaruso: No.
AVVOCATO Pepi: Benissimo. Senta, lei stamattina, parlando di un signore definito, soprannominato "u' piccireddu"...
EX 210 Calvaruso: "U' picciriddu".
AVVOCATO Pepi: "Picciriddu", scusi la mia pronuncia.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Pepi: Non è sicuramente ottima. Lo ha identificato con Salvatore Benigno.
EX 210 Calvaruso: Sì, successivamente forse magari poi nelle foto mi è stato detto che era Salvatore Benigno, che già l'avevo sentito dire. Che era il figlioccio di Pietro Lo Bianco, quello lo sapevo. Perché, ripeto, parlando fra di noi queste cose emergono, poi dette dettagliatamente e minuziosamente purtroppo i ricordi sono quelli che sono, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Ecco, però allora io a questo punto, più che una contestazione vorrei un chiarimento.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Pepi: Perché a pagina 27 delle trascrizioni lei, parlando del "picciriddu", lo identifica in tale Michelino. Quindi io vorrei sapere...
EX 210 Calvaruso: Michelino era chiamato pure, Michelino era Michele Traina ed era chiamato pure "u' picciriddu", però è un'altra cosa, non era quello che noi abbiamo incontrato quella volta specifico al Corso Calatafimi.
AVVOCATO Pepi: Quindi sarebbero due persone diverse, identificate con lo stesso soprannome, da quello che capisco?
EX 210 Calvaruso: No, io attualmente stavo parlando di questo ragazzo che, quando mi fu fatta la domanda, di Misilmeri, di Pietro Lo Bianco, stavo parlando di questo ragazzo che era il figlioccio di Pietro Lo Bianco che veniva chiamato pure "u' picciriddu". Però poi se parliamo di Partinico, Giovanni Brusca, c'era Michelino che per la sua statura mingherlina, a volte il Bagarella lo chiamava "u' picciriddu". E' una cosa distinta e separata.
AVVOCATO Pepi: Senta Calvaruso, lei conosce Vincenzo Ferro?
EX 210 Calvaruso: Vincenzo Ferro?
AVVOCATO Pepi: Sì.
EX 210 Calvaruso: Sì, abbastanza bene.
AVVOCATO Pepi: Come lo conosce, direttamente, indirettamente?
EX 210 Calvaruso: No, lo conosco direttamente. L'ho visto più volte a Partinico.
AVVOCATO Pepi: Quindi ha una conoscenza abbastanza, insomma buona. Non è...
EX 210 Calvaruso: Di quello che ricordo avvocato.
AVVOCATO Pepi: Esatto. No, perché a questo punto, siccome il Ferro, che noi abbiamo già sentito in quest'aula, ha dichiarato di non conoscerla.
EX 210 Calvaruso: Certamente.
AVVOCATO Pepi: Allora io vorrei sapere chi è che dice una cosa diversa dall'altra, se è lei o se è il Ferro che debba essere considerato che non dice la verità.
PRESIDENTE: Nella peggiore delle ipotesi avvocato si tira su a testa o croce e così si risolve il problema.
AVVOCATO Pepi: Presidente, questa è una contestazione. Siccome mi sta dicendo...
PRESIDENTE: Era una battuta scherzosa, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì, sì, per carità, l'ho capita. Siccome lui mi sta dicendo che lo conosce, Ferro ha dichiarato invece di non conoscerlo. Vorrei allora, a questo punto la domanda è ulteriore: ci può essere qualche motivo per cui Ferro possa aver detto che lei non lo conosceva?
EX 210 Calvaruso: Penso, avvocato, che qualche motivo ci potrebbe essere. Magari perché io parlo pure di Leoluca Bagarella, magari perché io parlo di qualche incontro con altri mafiosi, penso che magari questo lo indica a dire che non mi conosca.
AVVOCATO Pepi: Sì, comunque anche Vincenzo Ferro è un collaboratore della giustizia?
EX 210 Calvaruso: Il figlio?
AVVOCATO Pepi: Eh, sì.
EX 210 Calvaruso: Eh, e allora?
AVVOCATO Pepi: Appunto. Mi sembra strano che essendo tutti e due collaboratori di giustizia, uno dice di non conoscerlo e l'altro invece dice...
PRESIDENTE: Avvocato, abbia pazienza, lei fa un esame.
EX 210 Calvaruso: Lei sta parlando del padre, avvocato.
AVVOCATO Pepi: No, io sto parlando del figlio.
PRESIDENTE: Scusate. Questo esaminato ha risposto in una certa maniera.
AVVOCATO Pepi: E io ne prendo atto.
PRESIDENTE: Che quello ne abbia reso... sarà un argomento che lui farà.
AVVOCATO Pepi: Per carità. Ce ne saranno tanti.
EX 210 Calvaruso: Signor Presidente, però stiamo parlando di due persone distinte e separate.
PRESIDENTE: Certo, ma lei stava parlando qualche cosa del padre.
EX 210 Calvaruso: Del padre. Ora stiamo parlando del figlio.
PRESIDENTE: Qui stiamo parlando del figlio.
EX 210 Calvaruso: Ah, il figlio l'ho visto una volta sola.
PRESIDENTE: Ah, allora c'era stato un equivoco.
EX 210 Calvaruso: Certo. Il figlio io l'ho visto una volta sola nel capannone...
PRESIDENTE: Il padre lo conosceva... Ma mi pare che l'aveva già detto stamattina.
EX 210 Calvaruso: Il padre l'ho visto diverse volte. Il figlio l'ho visto una volta sola nel capannone vinicolo di Bonomo. Francesco Bonomo, come si chiama.
PRESIDENTE: Quando trovarono entrambi i...
EX 210 Calvaruso: Perfettamente. Il figlio di Peppe Ferro io lo vidi una volta seriamente. Niente di strano che lui dice che non mi conosca, perché vedendomi una volta solamente. Io ero l'autista di Bagarella quindi è normale ed è giusto che dica che non mi conosca.
PRESIDENTE: Bene. Avvocato dovrebbe essere soddisfatto. Prosegua.
AVVOCATO Pepi: Direi di sì.
Senta, veniamo ora direttamente alle posizioni che riguardano i miei assistiti.
Lei che rapporto aveva nei confronti di Giuliano Francesco? Lo conosceva in senso amichevole, vi frequentavate, vi vedevate? Oppure era una conoscenza diciamo indiretta perché era conosciuto da altre persone che lei conosceva? O che tipo di rapporto c'era?
EX 210 Calvaruso: Io con il suo assistito, detto Olivetti, l'ho conosciuto in quella situazione dove...
PRESIDENTE: Spiega, se lo sa, perché è chiamato Olivetti?
EX 210 Calvaruso: Sì, glielo spiego. Così dicevano loro: perché nelle strategie degli agguati lui era un calcolatore, uno che ragionava nelle cose a puntino quindi dal punto da chiamarlo Olivetti, che aveva il cervello elettronico.
PRESIDENTE: Va be', logico.
AVVOCATO Pepi: Però devo capire, lei ha avuto modo di conosce...
PRESIDENTE: Avvocato, stava rispondendo, lo lasciamo continuare.
AVVOCATO Pepi: Sì, sì. Ho visto s'era fermato.
PRESIDENTE: L'ho interrotto io. Prego.
EX 210 Calvaruso: Ho conosciuto Olivetti nell'occasione di quell'incontro che ci fu nel capannone nella zona industriale di Brancaccio, dove vi erano tutti gli altri del resto, nell'occasione di fare l'agguato ai D'Ambrogio.
PRESIDENTE: Gli altri di che cosa?
EX 210 Calvaruso: I componenti del gruppo di fuoco del Brancaccio: Cosimo Lo Nigro, Giacalone Luigi, Gaspare Spatuzza. Tutti quelli che ho menzionato poc'anzi, Presidente.
E poi lo vidi altre volte quando andavo in via Messina Montagna, oppure quando andavo nel magazzino del "cacciatore", di Grigoli, negli ufficio di Grigoli, o in compagnia di Nino Mangano, o nell'autosalone di Giacalone.
AVVOCATO Pepi: Senta, allora le faccio un'integrazione di domanda: in che periodo questa conoscenza si è verificata?
EX 210 Calvaruso: Questa conoscenza si è verificata nel periodo del '94 abbondante. Cioè, marzo, aprile, una cosa del genere, ma nel '94 comunque.
PRESIDENTE: Non in precedenza.
EX 210 Calvaruso: Può anche darsi Presidente, però purtroppo io...
AVVOCATO Pepi: Senta, comunque indipendentemente da questa conoscenza che lei ci ha oggi descritto, lei non ha avuto rapporti diciamo di amicizia nel senso che abbia, sia stato insieme con Giuliano a...
EX 210 Calvaruso: Completamente, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Assolutamente. Sa che tipo di lavoro e che tipo di attività eventualmente svolgeva Giuliano?
EX 210 Calvaruso: No, onestamente non lo ricordo.
AVVOCATO Pepi: Non lo ricorda o non lo sa?
EX 210 Calvaruso: No, niente di strano che all'epoca lo sapevo, ora me lo sono dimenticato.
AVVOCATO Pepi: Senta, un'altra affermazione che lei ha fatto soprattutto nelle indagini preliminari, che però ha riferito anche oggi alla Corte. Lei ha detto, parlando di vari personaggi, che Giuliano era noto per la sua voglia di mangiare, tant'è che mangiava 12 o 13 panini.
Dico, lei l'ha mai visto mangiare questi panini, oppure no?
EX 210 Calvaruso: Io questo l'ho detto e ho puntualizzato, fu il racconto di Luigi Giacalone e che mi disse che mentre si trovavano nel villino il coso, il suo assistito mangiava parecchio e che poi il Cosimo Lo Nigro doveva fargli le punture perché era pure malato.
AVVOCATO Pepi: Ecco, appunto su questa affermazione sua ultima le faccio un'ulteriore domanda: siccome lei ha anche dichiarato - e lo sta dicendo anche ora - che il Giuliano era malato di diabete, tal che Lo Nigro gli avrebbe fatto addirittura punture di insuline, il che sta a significare un diabete avanzato, in fase piuttosto importante...
EX 210 Calvaruso: Avvocato, io non ho detto lui proprio...
AVVOCATO Pepi: No, mi faccia finire.
EX 210 Calvaruso: Io ho detto che il Giacalone mi raccontava che gli faceva le iniezioni. Poi se era stato avanzato, se era...
AVVOCATO Pepi: Calvaruso, mi lasci finire la domanda perché è molto semplice.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
AVVOCATO Pepi: Non le sembra strano che una persona che sta facendo l'insulina, e quindi è in uno stato avanzato di diabete, mangi dei farinacei che insieme agli zuccheri sono proprio gli alimenti vietati perché possono produrre addirittura il coma diabetico?
EX 210 Calvaruso: Avvocato, era diciamo... sono ragazzi che... non le sembra strano non solo questo, ma tante altre cose. Quindi figurarsi mangiarsi il panino.
AVVOCATO Pepi: Senta, un'altra domanda. Mi può dire, lei ha detto che non si ricorda bene le date, comunque mi può indicare grossomodo qual era il periodo del fallito attentato ai D'Ambrogio?
EX 210 Calvaruso: Avvocato, io onestamente non lo ricordo, ma penso che è stato, che so, prima dell'estate del '94, maggio, giugno. Non la ricordo la data, avvocato, fu nell'estate, fu prima dell'estate. Comunque agli inizi del '94, però ripeto, le date precise non le ricordo avvocato.
AVVOCATO Pepi: Ho capito.
Senta, passiamo a un'altra posizione: Pizzo Giorgio.
Lei, Pizzo, lo conosceva di persona?
EX 210 Calvaruso: Io Pizzo lo conoscevo?
AVVOCATO Pepi: Di persona?
EX 210 Calvaruso: Sì, personalmente.
AVVOCATO Pepi: Personalmente in che senso?
EX 210 Calvaruso: Che lo conoscevo di persona.
AVVOCATO Pepi: Sì, ho capito. Ma sa, di persona anch'io conosco tante persone però alcune sono miei amici, altre sono persone...
EX 210 Calvaruso: Ah, sì, ho capito la domanda avvocato. No, l'ho conosciuto come facente parte della famiglia dei Brancaccio.
AVVOCATO Pepi: Sapeva anche che tipi di turni faceva nel lavoro?
EX 210 Calvaruso: Sapevo che?
AVVOCATO Pepi: Che turni...
PRESIDENTE: Che turni faceva al lavoro.
EX 210 Calvaruso: I turni? No.
PRESIDENTE: No.
AVVOCATO Pepi: Le risultava che spesso il Pizzo doveva essere presente sul posto di lavoro anche per 12 ore consecutive, quando era...
EX 210 Calvaruso: Mi risultava che a volte lo vedevo con la macchina dell'acquedotto che veniva agli appuntamenti da noi. Questo, sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, per quanto riguarda sempre a Pizzo, lei non lo ha dichiarato né durante le indagini preliminari, né oggi. Però io le faccio una domanda un po' particolare: lei sa, o comunque ha sentito dire che Pizzo fosse coinvolto in qualcuno di questi reati di strage di cui ci stiamo occupando?
EX 210 Calvaruso: Onestamente non lo ricordo, avvocato. Però niente di strano che lo avrò sentito dire.
Ma non voglio dire una cosa per un'altra.
AVVOCATO Pepi: Quindi non...
PRESIDENTE: Lei non lo ha saputo.
AVVOCATO Pepi: Non lo ha sentito.
PRESIDENTE: Non se lo ricorda...
EX 210 Calvaruso: Non me lo ricordo, Presidente.
PRESIDENTE: ... o perlomeno non lo sa.
AVVOCATO Pepi: Benissimo. Senta, poi c'è la posizione, il momento in cui si parla del famoso villaggio dell'Euromare.
In cui, ad un certo momento, lei ha dichiarato che Pizzo Giorgio sarebbe stato colui il quale avrebbe un po' portato avanti questa trattativa. E poi, oggi, stamane proprio, ci ha detto ad un certo punto: 'Pizzo venne accantonato perché non faceva niente'.
Io le chiedo, mi può spiegare, specificare in che cosa consista questo "non faceva niente"?
EX 210 Calvaruso: No, no, io lo specifico. Purtroppo era lungo il discorso, quindi avevo sintetizzato.
Praticamente il Giorgio Pizzo inizialmente viene incaricato di gestire il villaggio Euromare. Però nel contempo c'era Cesare Lupo che faceva le stesse cose che faceva Giorgio Pizzo.
Quindi il Cannella si ritrovò a dovere dare spiegazioni, sia a Giorgio Pizzo che a Cesare Lupo.
Il Cesare Lupo veniva e gli diceva: 'devi parlare con me'.
Viceversa faceva Giorgio Pizzo e gli diceva: 'devi parlare con me, non devi parlare con Cesare Lupo'.
Al che il Cannella prese bene la strada breve e parlò con il Bagarella dicendo: 'io voglio avere un solo interlocutore, non Giorgio Pizzo e Cesare Lupo'.
E quindi, siccome c'era Giorgio Pizzo che all'epoca era erede al trono dei Brancaccio, lasciarono Cesare Lupo al villaggio e Giorgio Pizzo continuò la sua corsa al trono del Brancaccio, che poi fu scelto Nino Mangano.
AVVOCATO Pepi: Sì, ecco, appunto le volevo chiedere. Proprio mi ha anticipato un po' la domanda.
Relativamente a questa lotta o comunque corsa al trono che si seppe verificata dopo l'arresto dei Graviano, lei su che base può dire che Giorgio Pizzo concorreva in questa diciamo successione?
Quali erano i fatti...
EX 210 Calvaruso: Specificamente di questo ne avevo parlato... Anzi, per meglio dire, me ne parlava Bagarella a volte dicendo che odiava questo fatto che ogni volta, in tutti gli appuntamenti, veniva stu' Melodia, anche perché lui, Fifetto Cannella e Giorgio Pizzo, diciamo, non li vedeva come li vedeva Nino Mangano.
Quindi questa cosa gli dava fastidio, che ogni volta venivano tutti e tre.
E quindi decise subito di scegliere per Nino Mangano. Ma finché lui non fece questo, in ogni appuntamento venivano il Giorgio Pizzo, il Cristoforo Cannella e il Nino Mangano.
Quindi, da questo, lo ebbi confermato sia dal Bagarella e pure da quello che ho visto io.
AVVOCATO Pepi: Cioè, lei a un certo momento desume che Giorgio Pizzo sia stato un candidato alla successione dei Graviano, soltanto ed esclusivamente perché partecipava a certe riunioni. Ma non mi può dire oggi per quali motivi lei indica Giorgio Pizzo come il successore dei Graviano.
EX 210 Calvaruso: Come gliel'ho spiegato, avvocato. Cioè, il Bagarella, dopo l'arresto dei Graviano, per tutte le discussioni dei Brancaccio, mandava a chiamare tutti e tre.
Perché, ripeto, mi disse che finché lui non decideva chi doveva stare al potere, erano tutti e tre ad intervenire. E a lui questo gli dava profondamente fastidio.
AVVOCATO Pepi: Va be'. Senta, io le faccio un'ultima domanda che è questa: in gran parte le informazioni che lei ha reso relativamente, sia su Giuliano e su Pizzo, le ha riportate, sia nelle indagini preliminari che oggi, in base a dei colloqui che avrebbe avuto in carcere con Giacalone.
Ora io le chiedo questo: lei era a conoscenza delle modalità e dell'attuazione delle stragi che si sarebbero verificate nel '93 e nel '94?
EX 210 Calvaruso: delle modalità, no.
AVVOCATO Pepi: Quindi, lei direttamente, non era mai stato coinvolto negli attentati a Firenze, a Roma, a Milano, a Contorno?
EX 210 Calvaruso: Completamente, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei era del tutto fuori da questa strategia di questi attentati stragisti.
EX 210 Calvaruso: Eh, sì. Perché ripeto, io iniziai diciamo proprio nel '93, quindi siamo lì con le date.
AVVOCATO Pepi: Ecco, allora io le chiedo - e concludo - non le sembra strano che Giacalone che lei dice invece essere implicato in questi fatti...
EX 210 Calvaruso: Non mi sembra strano? Mi scusi, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Che Giacalone, che invece lei dice invece essere implicato in questi fatti, si metta a parlare con lei di queste stragi delle quali stragi lei è al di fuori e quindi sembra estremamente strano che un soggetto venga a parlare di cose così difficili, così gravi e così delicate con lei che è al di fuori delle stragi stesse.
EX 210 Calvaruso: Giacalone, avvocato, ripeto: parlò con me, non solo delle stragi. Ma parlò con me di tantissime altre cose che io, diciamo, in gran parte ho dimenticato, anche perché a questa Corte non interessano, sono altri fatti.
Ma sono cose che riesco a ricordare a malapena. Ma non parlò solo delle stragi, avvocato, Luigi Giacalone.
AVVOCATO Pepi: Sì, però Calvaruso, mi scusi...
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Pepi: ... ma non mi ha risposto alla domanda.
EX 210 Calvaruso: No, le ho risposto.
AVVOCATO Pepi: No, perché io le ho detto: siccome lei è persona che ha detto di essere del tutto estranea alle stragi di cui si occupa la Corte di Assise di Firenze oggi, dico, non le sembra strano che una persona che lei dice aver partecipato a queste stragi, venga a confidarsi con lei su cose che notoriamente dovrebbero essere tenute nascoste.
EX 210 Calvaruso: E io le ripeto, avvocato, che il Giacalone Luigi, non solo fece questo, ma mi confidò altre cose che io non ricordo e...
PRESIDENTE: Altre cose di che genere?
EX 210 Calvaruso: Presidente, altre cose... che so, che a me non interessavano proprio, che io completamente magari con le stragi c'era una...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza, lei può anche rispondere come crede...
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, Presidente.
PRESIDENTE: ... non ha obblighi di dirci la verità.
EX 210 Calvaruso: No, siccome io...
PRESIDENTE: Se risponde alla domanda che le ha fatto l'avvocato, ma se vuol dare una risposta deve dare una risposta che abbia un minimo di plausibilità.
EX 210 Calvaruso: Certo.
PRESIDENTE: Siccome l'avvocato le ha contestato: lei non ha fatto parte delle stragi, non sa chi le ha fatte, quindi era totalmente estraneo, com'è possibile che una persona che, secondo lei, ha fatto parte di queste stragi si venga a confidare con lei di cose alle quali lei è estraneo e che domani potrebbero essere state oggetto di una accusa anche infondata, oppure a sua volta fondatissima, ma che ad un estraneo di solito non si fa.
EX 210 Calvaruso: Certo, però...
PRESIDENTE: Per quello le ho chiesto: quali genere di cose le ha raccontato?
EX 210 Calvaruso: In effetti io estraneo non ero perché già ero stato presentato dal Bagarella. Quindi una certa garanzia per il Giacalone Luigi...
PRESIDENTE: Era estraneo alle stragi.
EX 210 Calvaruso: Ero estraneo alle stragi...
PRESIDENTE: Alle stragi.
EX 210 Calvaruso: Sì, ma...
PRESIDENTE: Lei ha detto: ma Giacalone non mi ha detto, non mi ha parlato solo di questo, ma di una infinità di altre cose.
EX 210 Calvaruso: Sì, ma in effetti...
PRESIDENTE: E' per questo che io le ho detto: ma quale genere, senza che lei ci dica il furto tale, o la...
EX 210 Calvaruso: No, no...
PRESIDENTE: ... o la truffa tal altra.
EX 210 Calvaruso: In effetti io poc'anzi ho detto che diverse volte io dicevo a Giacalone: 'queste cose non me le raccontare, che a me non interessano'.
E il Giacalone, siccome la giornata, Presidente, è lunghissima da passare senza fare niente, e quindi...
PRESIDENTE: Certo, non c'è dubbio.
EX 210 Calvaruso: ... chiacchierando, la giornata passa meglio.
E mi raccontò, non solo - dico all'avvocato di nuovo - non solo le stragi del '93. Altre cose che a me completamente io neanche c'ero nel '93. Andiamo molto indietro col tempo, non interessavano completamente.
Ma intanto, per parlare, Giacalone me le raccontava.
PRESIDENTE: Ma erano fatti di una certa gravità, quali le stragi, o perlomeno...
*EX 210 Calvaruso: No, non erano stragi, era qualche omicidio magari più leggero delle stragi, ma sempre diciamo di questo si parlava, Presidente.
AVVOCATO Pepi: Bene. Presidente, io ho finito.
Soltanto vorrei dire alla Corte che c'è Giuliano che vorrebbe fare delle dichiarazioni. Non so se magari forse alla fine di tutto il controesame.
PRESIDENTE: O alla fine, o quando riprendiamo l'udienza, avvocato. Perché credo che ci siano altri suoi colleghi che vogliono intervenire. E ovviamente...
AVVOCATO Pepi: Esatto.
PRESIDENTE: ... non abbiamo molto tempo da...
AVVOCATO Pepi: Certo.
PRESIDENTE: C'è qualcheduno che ha un intervento breve?
Se ci sono interventi brevi, sentiamo ancora l'intervento breve e poi facciamo una breve sospensione.
Se sono tutti interventi lunghi, facciamo una sospensione subito e ci riposiamo un pochino.
Che dice, avvocato? Parlo con lei, sì.
AVVOCATO Florio: Mi stavo alzando perché... Sono l'avvocato Florio. Perché il mio intervento sarà abbastanza lungo. Non so se altri colleghi...
PRESIDENTE: Allora facciamo una sospensione, perché nessuno si offre per un intervento breve e quindi sospendiamo per dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Allora, chi prende la parola? Ovvero sia dà il via alle ulteriori domande?
AVVOCATO Pepi: Mi scusi, Presidente, prima che parli l'ultimo difensore Paolo Florio, c'è Giuliano che vorrebbe fare brevissimamente una dichiarazione.
PRESIDENTE: Ah, l'avvocato Florio è l'ultimo?
AVVOCATO Gennai: Sì.
AVVOCATO Pepi: Sì.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Come?
AVV. Cianferoni: Vediamo, Presidente.
PRESIDENTE: No, avvocato, è lei che dovrebbe parlare. Se lei mi dice che non parla, noi guadagnamo già un'ora, eh. Quindi...
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Prego, avvocato, dica.
AVVOCATO Pepi: No, dicevo: prima che parli il collega Florio c'era Giuliano che voleva fare due, una dichiarazione molto breve.
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
E' suo diritto.
PRESIDENTE: Faccia la dichiarazione, Giuliano.
IMPUTATO Giuliano: Buonasera, sono Giuliano, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ho capito, faccia questa dichiarazione.
IMPUTATO Giuliano: Allora, prima di tutto io non conosco questo signor Calvaruso.
Io, ringraziando Dio, non ho avuto mai di bisogno di iniezioni di insulina e porterò prove con certificati medici che proveranno che sono meglio delle chiacchiere.
Poi, sono diabetico e non posso mangiare 12 panini come ho sentito, ma è da 19 mesi che il carcere mi manda puntualmente il vitto bianco. Io non posso mangiare alcuni cibi. E mi viene da ridere a sentire certi discorsi.
Per quanto riguarda il mio amico Pietro Romeo, il mio amico Pietro Romeo, è uscito il 2 febbraio 1994.
I signori Graviano erano arrestati nel gennaio del '94. Quindi io dove ce l'ho portato questa raccomandazione, come ho sentito dire, ai signori Graviano che erano in carcere?
Io, neanche li conosco i signori Graviano. Non conosco il signor Calvaruso.
E l'unico collaboratore che conosco è il signor Romeo Pietro, che sto scalpitando, perché appena viene facciamo un po' di luce in questo processo.
La ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
Allora, avvocato, si accomodi.
Abbiamo detto che è l'ultimo, eh?
AVVOCATO Florio: Mi piace immaginare.
PRESIDENTE: Come? No, no, non è ultimo come importanza. Ho detto è ultimo in ordine di tempo. Sono le 17.00, alle 18.00 si spera di finire.
O lei dice no?
AVVOCATO Florio: Non lo so ancora.
PRESIDENTE: Non lo sa. Va be'...
AVVOCATO Florio: Cedo di sì, spero di sì.
PRESIDENTE: Viviamo sotto questa gravissima minaccia.
AVVOCATO Florio: Sì. Avvocato Florio.
Senta, signor Calvaruso, volevo iniziare l'esame da un episodio che diciamo lei ha citato prima. E cioè... anzi, a una serie di episodi veramente, che sono quegli episodi di omicidio, o comunque atti criminali cui lei avrebbe partecipato con il gruppo di fuoco.
Ecco, volevo sapere, anzi, quando ha visto Cosimo Lo Nigro che intingeva il sangue, intingeva il dito nel sangue della vittima?
*EX 210 Calvaruso: No, questo non l'ho detto che l'ho visto io. Questo lo dicevamo fra di noi quando... Cioè, me lo raccontavano loro, me lo raccontava Giacalone Luigi che era un suo stile di fare, di suo genero, che intingeva il sangue nel... del morto e se lo leccava.
AVVOCATO Florio: Ma lei, con Cosimo Lo Nigro, a quali omicidi ha partecipato?
EX 210 Calvaruso: Gli omicidi che io ho partecipato con Cosimo Lo Nigro, sangue non ce ne fu perché fu strangolato. Quindi non poteva intingere in nessun posto, perché sangue non ce ne uscì.
AVVOCATO Florio: Senta, ma quali erano questi omicidi?
EX 210 Calvaruso: L'omicidio Gianmatteo Sole. Cosimo Lo Nigro, Gaspare Spatuzza, io, Bagarella...
AVVOCATO Florio: Lo sa collocare nel tempo?
EX 210 Calvaruso: Questo certo che lo so collocare bene.
AVVOCATO Florio: Me lo collochi. Allora?
EX 210 Calvaruso: Ah, nella data?
PRESIDENTE: Nel, tempo, sì, data.
EX 210 Calvaruso: Nel tempo. Eh...
PRESIDENTE: Più o meno, almeno.
EX 210 Calvaruso: Nel '95 è stato ucciso Gianmatteo Sole.
PRESIDENTE: Lei è stato arrestato?
EX 210 Calvaruso: Giugno. Nei primi del '95
PRESIDENTE: Prima del giugno del '95.
In pieno inverno, in gennaio, in febbraio, in marzo, in aprile...
Poi credo che un omicidio...
EX 210 Calvaruso: No, prima dell'estate... Eh, va be', Presidente, purtroppo la mia mente cerca di cancellarle certe cose...
PRESIDENTE: Sì, ho capito, ho capito.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì.
PRESIDENTE: Ma io credo che...
AVVOCATO Florio: Se si tratta di fatti veramente gravi...
PRESIDENTE: ... debbano essere incancellabili. Comunque...
EX 210 Calvaruso: Sì, tutti i particolari, sono incancellabili. Proprio le date precise...
PRESIDENTE: Non le ho detto la data precisa. Le ho detto il mese, se lo ricorda il mese? la stagione, sono quattro in un anno.
EX 210 Calvaruso: Non c'era, non c'era... Non era estate. Era prima dell'estate.
Comunque io...
PRESIDENTE: Certo, se lo hanno arrestato a giugno, non poteva essere certamente dopo...
EX 210 Calvaruso: E quindi marzo, aprile...
PRESIDENTE: Tra marzo e aprile.
EX 210 Calvaruso: Sì, penso di sì.
AVVOCATO Florio: Quindi, se ben capisco, lei con Lo Nigro, lei non ha mai sparato - dicevo sparato - insieme.
EX 210 Calvaruso: No, sparato no.
AVVOCATO Florio: No. Senta, ma lei apprese solo da Giacalone che Lo Nigro era un esecutore materiale di omicidi?
EX 210 Calvaruso: No, io diciamo l'ho visto materialmente strangolare un ragazzo di 18 anni o 19 anni, avvocato.
AVVOCATO Florio: Sì.
EX 210 Calvaruso: Glielo ripeto. Lo strangolò lui personalmente con le sue mani assieme a Gaspare Spatuzza.
Gaspare Spatuzza tenne il sacco e lui strangolava.
AVVOCATO Florio: No...
EX 210 Calvaruso: E Guastella saltellava sopra il ragazzo. Quindi lo vidi io coi miei occhi che strangolava, non mi fu raccontato da nessuno.
AVVOCATO Florio: Le spiego il senso della domanda, poi, prima di porre la seconda.
Perché Lo Nigro, tra i vari precedenti penali che ha specie innanzi alla magistratura siciliana è sempre considerato come supporto e mai come esecutore materiale.
La sapeva questa cosa?
EX 210 Calvaruso: No, non me l'avevano detto, avvocato.
AVVOCATO Florio: Senta, volevo chiederle questo: lei, quando conobbe il Di Filippo Pasquale? Se lo può collocare nel tempo.
EX 210 Calvaruso: Penso nel '94, avvocato.
AVVOCATO Florio: Verso la fine, verso l'inizio...
EX 210 Calvaruso: Metà del '94, una cosa del genere.
AVVOCATO Florio: Sì. Senta, lei - mi sembra anche stamattina abbia ripetuto - che il Giacalone ebbe a lamentarsi con il Mangano perché Di Filippo Pasquale era stato inserito nel gruppo di fuoco. Lo conferma?
EX 210 Calvaruso: Non solo il Giacalone, Io dissi che ci fu...
PRESIDENTE: Parli più forte, per favore.
EX 210 Calvaruso: Non solo...
PRESIDENTE: O perlomeno si avvicini il microfono.
AVVOCATO Florio: Non solo Giacalone, vuol dire anche Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Non solo il Giacalone. Io dissi che ci furono delle lamentele nel gruppo di fuoco di Brancaccio: Giacalone, Spatuzza, quelli che furono, che giustamente si lamentavano perché non vedevano necessario un ulteriore uomo nel gruppo di fuoco solo che già era abbastanza solido.
AVVOCATO Florio: Senta, ma lei lo sa che nella seconda metà del '94 il Giacalone era in carcere?
EX 210 Calvaruso: Eh, ma io... Chi ha detto nella seconda metà del '94? Io dissi...
AVVOCATO Florio: Anche nella metà del '94 il Giacalone era in carcere.
EX 210 Calvaruso: E allora, avvocato, qual è il problema?
AVVOCATO Florio: No, la pregherei... No, la pregherei - lei ha premesso stamattina che di date non sa ricordarsi - però...
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: ... è anche vero che bisogna un minimo.
EX 210 Calvaruso: Ma noi stiamo parlando del racconto di Giacalone in carcere, quando era con me, avvocato.
AVVOCATO Florio: Sì.
EX 210 Calvaruso: Non facciamo confusione che...
AVVOCATO Florio: Non facciamo confusione. Però, mi scusi Calvaruso, bisogna anche che lei dia una certa effettiva plausibilità a quello che dice.
Perché sicuramente Giacalone, nella metà del '94, sapeva di essere in carcere. Per cui forse lei si ricorda male.
EX 210 Calvaruso: No, avvocato. Io non mi ricordo...
AVVOCATO Florio: No...
EX 210 Calvaruso: Forse mi sono espresso male. Ma io sto parlando del racconto di Giacalone nel periodo della mia detenzione al carcere assieme al Giacalone, che lui mi diceva che c'erano state delle lamentele.
Cioè, non... Io, se lei mi parla del Giacalone, dei racconti del Giacalone mi furono fatti espressamente e solamente nel periodo della mia detenzione a Rebibbia assieme a Giacalone.
AVVOCATO Florio: Non voglio interromperla, mi scusi.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: Però non c'è dubbio su questo.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: Però io le ho chiesto di un episodio specifico, non dei racconti del Giacalone.
Le ho chiesto di quell'episodio in cui il Giacalone - e lei mi dice anche altri, comunque il Giacalone -...
EX 210 Calvaruso: No, io...
AVVOCATO Florio: ... si lamentò con Nino Mangano...
PRESIDENTE: Scusi, di questa lagnanza perché si allargava il gruppo di fuoco, eccetera, la seppe da Giacalone in carcere, o è una sua conoscenza diretta...
EX 210 Calvaruso: No, no...
PRESIDENTE: ... anche prima?
EX 210 Calvaruso: Me la disse il Giacalone in carcere.
E in effetti, alla domanda dell'avvocato che mi dice: il Giacalone si lamentò, io dissi ora, sarà registrato, non ho detto Giacalone. Io ho detto che ci fu il malumore nel Pasquale Di Filippo che entrò nel gruppo di fuoco.
Mi è stato raccontato da Giacalone in carcere.
C'è un periodo abbastanza...
PRESIDENTE: E gli altri che si lamentavano, da chi lo ha saputo lei?
EX 210 Calvaruso: No, l'ho saputo...
PRESIDENTE: Che anche alti si lamentavano.
EX 210 Calvaruso: Il Giacalone mi disse che anche altri si lamentarono di questo fatto.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Florio: Presidente, mi perdoni, non voglio insistere su questo. Però è importante per ricostruire le date.
Cioè, or ora, proprio un minuto fa, lei ha detto: 'non solo il Giacalone', lo ricordiamo tutti.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: Per cui io evinco che anche il Giacalone si sia lamentato.
EX 210 Calvaruso: E' così che ho detto, avvocato.
AVVOCATO Florio: Ora le dico io, ora le dico io, si tratta di racconti che lei ha appreso in carcere.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: Però le dico anche che nel periodo in cui Giacalone si sarebbe lamentato per questo ingresso, si sarebbe lamentato con una persona precisa, il Mangano, le dico io invece che il Giacalone era in carcere. Quindi...
EX 210 Calvaruso: Ma scusi, avvocato...
AVVOCATO Florio: ... può focalizzare meglio i suoi ricordi?
EX 210 Calvaruso: Sì, avvocato, mi perdoni.
AVVOCATO Florio: Se poi non può...
EX 210 Calvaruso: Ma nulla, nulla dice che il Giacalone non abbia conosciuto il Pasquale Di Filippo prima di me e prima di esser arrestato.
In effetti il Giacalone temeva, e non temeva il Pasquale Di Filippo, perché diceva che lo aveva visto una volta di sfuggita e sicuramente non se lo sarebbe ricordato.
Quindi, diciamo: io dico che ho conosciuto Pasquale Di Filippo nella metà del '94, ma nulla dice che Giacalone Luigi lo conosceva da quando avevano un anno l'uno.
Cioè, questo io non lo so, avvocato, mi capisce?
AVVOCATO Florio: L'ultima domanda su questo fatto: cercando di ricordare meglio, è sicuro che, stando a quello che ha dichiarato in altri momenti, è sicuro che il Di Filippo non sia entrato in questo gruppo di fuoco tra la fine '94 e gli inizi del '95?
EX 210 Calvaruso: Sì, è possibile, avvocato, perché effettivamente, visto che lei mi aiuta, io colloco col negozio mio che ho aperto al corso Tucori.
Ed effettivamente il Pasquale Di Filippo entra a fare parte del gruppo di fuoco nella fine del '94, perché io nei primi del '95 ho aperto il negozio a corso Tucori.
E quindi lì cominciai ad avere rapporti più frequenti poi col Pasquale Di Filippo. Perché...
AVVOCATO Florio: Quindi lei lo collega...
EX 210 Calvaruso: Perché il mio negozio era vicino... Diciamo vicino, ma molto vicino al suo di via Lincoln.
AVVOCATO Florio: Quindi lei lo collega, diciamo, a questo fatto della sua vita, all'apertura del negozio, diciamo.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: A maggior ragione - e concludo su questo - è inverosimile quello che lei dice, proprio perché il Giacalone era in carcere da almeno otto mesi.
Comunque... Senta...
Oh, naturalmente la Corte produrrà certificati di detenzione... dicevo: questa difesa produrrà alla Corte i certificati di detenzione necessari.
Senta, quindi se on vado errato, lei è stato quanto tempo in contatto con il Giacalone in carcere?
Questa ritenzione comune, quanto tempo è durata?
EX 210 Calvaruso: Un paio di mesi, avvocato.
AVVOCATO Florio: Un paio di mesi. Per cui lei, mi scusi, è stato arrestato nel giugno '95 e...
EX 210 Calvaruso: Sì, rimango tutto il periodo al G-7 a Rebibbia, fino a settembre. Poi...
AVVOCATO Florio: Perché lei ha cominciato a collaborare nel gennaio '96.
EX 210 Calvaruso: Perfettamente.
AVVOCATO Florio: Quindi, risalendo indietro di due mesi, diciamo così, io capisco che lei è stato con il Giacalone dall'ottobre '95.
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: Più o meno.
EX 210 Calvaruso: Sì, ottobre, novembre, dicembre... Perché... e i giorni di gennaio.
AVVOCATO Florio: Senta, e in questo periodo voi avete fatto, diciamo così, amicizia.
A parte vi conoscevate prima, ci ritorniamo, ma...
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: ... avete approfondito diciamo così i vostri contatti.
EX 210 Calvaruso: Sì, avvocato.
AVVOCATO Florio: Senta, lei fece mai delle confidenze, ma non necessariamente delle confidenze di fatti illegali, ma delle confidenze a Giacalone?
EX 210 Calvaruso: No, in effetti io non gli dissi mai che con Cosimo Lo Nigro, con suo genero, quindi, avevo commesso degli omicidi. Quindi lui parlava, ma io, determinate cose mie...
AVVOCATO Florio: No, no, no...
EX 210 Calvaruso: ... non gliele dicevo.
AVVOCATO Florio: Mi scusi, Calvaruso, non necessariamente di fatti illegali. Dico: confidenze, non so...
EX 210 Calvaruso: Ah, di come...
AVVOCATO Florio: ... di fatti personali, di fatti personali, ecco.
EX 210 Calvaruso: Che ne so, Presidente. Si parlava del più e del meno, di come facevamo la pasta, di come facevamo il secondo... Questo, confidenze personali, quelle erano, avvocato.
AVVOCATO Florio: Le fece mai vedere delle fotografie della sua famiglia a Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Ah, beh, fotografie della mia famiglia c'erano il lettino tappezzato delle fotografie, non c'era bisogno che gliele mostravo io, avvocato.
AVVOCATO Florio: Quindi, Giacalone fece altrettanto con lei.
EX 210 Calvaruso: Eh, qualche volta mi sa che qualche fotografia l'ho vista pure io. Ma, ripeto, non...
AVVOCATO Florio: In queste fotografie c'era il genero di Giacalone?
EX 210 Calvaruso: Sì, in qualcuna mi sa che c'era. C'era il genero a torso nudo, su un motoscafo...
Ripeto, qualche foto la vidi.
AVVOCATO Florio: Quindi lei praticamente la...
EX 210 Calvaruso: Ho conosciuto Cosimo Lo Nigro nelle foto, vuole dire, avvocato?
AVVOCATO Florio: Sì, anche questo.
EX 210 Calvaruso: Sì, possibile, certo.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma lei Cosimo Lo Nigro, in realtà, dove lo ha conosciuto?
EX 210 Calvaruso: Io a Cosimo Lo Nigro l'ho conosciuto...
AVVOCATO Florio: La prima volta che ha visto Cosimo Lo Nigro, dov'era?
EX 210 Calvaruso: La prima volta che l'ho visto a Cosimo Lo Nigro, aveva un mezzo fucile a pompa sotto il giubbino, ci trovavamo a piazza Scaffa ed erano pronti per fare fuoco sui fratelli D'Ambrogio.
Poi questo non avvenne più e ci siamo visti rispettivamente negli altri appuntamenti.
AVVOCATO Florio: Non...
EX 210 Calvaruso: Poi mi vide in operazione diretta a San Lorenzo...
AVVOCATO Florio: Sì, questo è un altro fatto. Sì, ora ci arriviamo.
Senta ma, mi scusi, lei praticamente conosce Cosimo lo Nigro e Cosimo Lo Nigro gli fa vedere un fucile a pompa, perché dice: 'attenzione, noi stiamo andando a fare un omicidio'.
EX 210 Calvaruso: No, non me lo fa vedere, avvocato. Non me lo fa vedere.
Quando io e Nino Mangano siamo andati a trovare questo ragazzo che era allo sfascio, c'era Cosimo Lo Nigro e c'era il suo genero Giacalone Luigi; c'era...
PRESIDENTE: Il suocero, vuol dire...
EX 210 Calvaruso: Il suocero, sarebbe. C'era quel signore che non mi conosce, Giuliano che erano tutti appostati, diciamo, pronti al via di Mangano per fare l'agguato.
In effetti poi, quando l'agguato non si fece più, si riposarono tutte le armi nel borsone. E quindi ognuno, non è che mi diceva quello: 'guarda, io c'ho il 38, guarda io c'ho il fucile...'
AVVOCATO Florio: No, Calvaruso, mi scusi... Calvaruso, mi scusi.
Però mi riesce difficile - e ci spieghi questo fatto -...
EX 210 Calvaruso: Sì, e come no!
AVVOCATO Florio: ... mi riesce difficile credere che una persona da lei mai vista, né da lei mai conosciuta, la prima cosa che le dice: 'oh, io vado a fare un omicidio'.
Mi sembra molto inverosimile, questo.
EX 210 Calvaruso: No, lei diciamo è un pochettino... Giustamente la indirizzo nel senso giusto, avvocato.
AVVOCATO Florio: Mi indirizzi.
EX 210 Calvaruso: Il Bagarella ebbe un messaggio da parte del Cannella Tullio in merito che l'intestatario del villino del Bagarella all'epoca Nicola Piazzese, abitante pure a Brancaccio, ebbe dei problemi con questi D'Ambrogio che gli chiedevano soldi, gli chiedevano il pizzo.
Ora, il Cannella giustamente aveva tutte le proprietà intestate del papà che glieli gestiva, se li era messi in società con il villaggio Euromare. Quindi il Piazzese gli interessava.
Gli chiese al Bagarella di intervenire in tal senso.
Il Bagarella, sempre al suo modo più facile possibile di risolvere i problemi, decise immediatamente di uccidere i D'Ambrogio.
E dopo essersi recati a casa di Nino Mangano, che si trova la casa dopo il negozio dell'assicurazione che lui ha, un po' più avanti, in una traversina, ci siamo recati direttamente a casa di Nino Mangano...
PRESIDENTE: "Ci siamo" a chi...
EX 210 Calvaruso: Io e Bagarella.
PRESIDENTE: Lei e Bagarella.
EX 210 Calvaruso: Ci siamo recati personalmente a casa di Nino Mangano.
Il Bagarella ordinò al Nino Mangano di uccidere questi signori di piazza Scaffa.
Gli disse, quando ce ne siamo andati, che l'indomani io mi dovevo recare in questo deposito di camion per dire, diciamo, fare conoscere al Mangano chi erano le persone che dovevano essere uccise. Perché in effetti io quella mattina mi presi poi sulla mia macchina il Piazzese, che era quello che mi doveva fare vedere chi erano le persone.
Quindi, tutto una certa sorta di tipo di operazione.
La mattina che poi io mi recai al capannone nella zona industriale di Brancaccio, trovai tutti quei signori che la maggior parte...
PRESIDENTE: Insieme a questo Piazzese.
EX 210 Calvaruso: No, Piazzese no; Piazzese viene dopo, Presidente.
Prima vado io nel capannone dove ci sono tutti loro. Piazzese ancora è fuori gioco.
E il Mangano mi dice: 'andiamo a vedere se questo D'Ambrogio c'è o no nello sfascio'.
Perché il Bagarella aveva dato l'ordine di uccidere tutti quelli che c'erano.
Ora il Mangano giustamente mi dice: 'Tony, ma se in questo sfascio ci sono tre, quattro, cinque, sei persone, noi che dobbiamo fare?' Dice: 'andiamo a vedere com'è la situazione'.
Quindi, i signori Giuliano, i signori Cosimo Lo Nigro, i signori suocero, i signori Gaspare Spatuzza, presero il borsone delle armi, si sono attrezzati per benino e siamo andati a parlare con questo ragazzo, che non c'era il D'Ambrogio, c'era il cugino.
E il cugino ci disse: 'no, il D'Ambrogio non c'è, vi possiamo offrire il caffè, tutta una storia lunga che Mangano si offese.
Dice: 'ora il caffè ce lo siamo preso...', e via discorrendo. In sostanza l'agguato, siccome c'erano due signori che stavano comprando una ruota, il D'ambrogio non c'era. Si doveva uccidere, si doveva uccidere questo che era il cugino.
Quindi, il Mangano disse: 'lasciamo perdere. Magari ci inventiamo una scusa che c'era una macchina dei Carabinieri'.
In effetti si fermò veramente vicino al pescivendolo che è di fronte a questo sfascio, una macchina dei Carabinieri.
Dice: 'lo facciamo magari domani mattina'.
In effetti il tutto venne riportato all'indomani mattina, dove io poi mi recai col Piazzese nell'abitazione dei D'Ambrogio. E dietro di me i soliti signori: Giuliano, Lo Nigro, e via discorrendo, pronti per, appena il Piazzese mi dice: 'è lui', io davo il segnale a Mangano e Mangano dava il segnale ai suoi uomini e lo faceva uccidere.
Cosa successe quella mattina, avvocato?
AVVOCATO Florio: Presidente, chiedo scusa. Poi non voglio... Facciamo finire il collaboratore.
Io non avevo intenzione... Se il collaboratore lo vuol raccontare, non ci saranno problemi.
PRESIDENTE: Ma ora è iniziata, glielo dobbiamo far dire.
AVVOCATO Florio: Certo. No, no, no. Io però avevo bisogno di capire quando...
EX 210 Calvaruso: Se lei...
(voci sovrapposte)
EX 210 Calvaruso: ... lo conosco per fotografia, Lo Nigro, avvocato.
PRESIDENTE: Dopo ci ritorniamo su quel punto.
AVVOCATO Florio: Florio.
PRESIDENTE: Ma ormai è iniziato...
AVVOCATO Florio: No, no. Era per... Sì.
EX 210 Calvaruso: Cosa succede quella mattina? Che io, il Piazzese mentre passo davanti il "reducessé" di questa persiana, dove c'erano quella mattina tutti e tre: i D'Ambrogio con gli amici e company.
Vedono il Nino Mangano che passa davanti, vedono a me col Piazzese dietro, vedono tutta la troupe dietro di me, e si infilano dentro la casa e si chiudono. Perché giustamente si sono spaventati. Hanno capito tutto.
In effetti l'agguato quel giorno salta, i D'Ambrogio vanno a trovare al Piazzese e gli dicono: 'disonesto, ci hai mandato i killer per farci ammazzare. Però digli' - e questa è stata la frase che l'ha fatti condannare a loro e a chi diciamo, è morto assieme a loro - 'digli che noi a questi, se vogliono guerra, gli diamo guerra'. Questo il Piazzese mi viene a riferire. Questo riferisco io al Bagarella.
E, giustamente poi, sempre da Giacalone che - male per lui - si confidava con me, mi disse nel carcere che mentre lui era partito, perché questo? Perché uno di questi signori, quello dello sfascio, l'aveva riconosciuto al Giacalone. E allora, loro hanno pensato che quando si faceva l'agguato, Giacalone doveva essere fuori da Palermo. Per un domani avere un alibi.
E in effetti mentre Giacalone era partito, questi signori D'Ambrogio, chi partiva, chi veniva sotterrato e chi scompariva.
La questione dei D'Ambrogio fu chiusa.
PRESIDENTE: Sono stati ammazzati o no?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, sì. Son stati ammazzati.
PRESIDENTE: Oh. Ora l'avvocato vuol sapere quando è che lei ha conosciuto Lo Nigro.
EX 210 Calvaruso: In questa occasione, Presidente. E' due ore che parlo.
PRESIDENTE: Chi gli ha detto che si chiamava Cosimo Lo Nigro?
EX 210 Calvaruso: Mi sono stati presentati da Nino Mangano, "cavallo", ... tutti coi soprannomi. Poi, più in là, ho saputo che si chiamava Cosimo, poi più in là ho saputo che c'era Giacalone Luigi...
AVVOCATO Florio: Va beh.
PRESIDENTE: Prego avvocato.
AVVOCATO Florio: Senta, quindi lei nel corso di queste imprese, ebbe modo di conoscerlo un po' meglio, diciamo, con Lo Nigro. Ma lei è sicuro...
EX 210 Calvaruso: Quello che basta, avvocato.
AVVOCATO Florio: Prego?
EX 210 Calvaruso: Quello che basta, dico.
AVVOCATO Florio: Lei è sicuro si chiami Cosimo Lo Nigro?
EX 210 Calvaruso: Io lo chiamavo "cavallo", onestamente. Come lo chiamavano tutti. Quindi, di nome, tanto tanto non lo chiamavo. Quindi, si chiama Cosimo, si chiama Cosimi, io preciso non lo so.
AVVOCATO Florio: No, glielo dico perché nell'interrogatorio dell'8 febbraio '96, in ben tre volte, lei dice cose...
EX 210 Calvaruso: Cose.
AVVOCATO Florio: Come?
EX 210 Calvaruso: Cose?
AVVOCATO Florio: Cose molto diverse, da quelle che sta dicendo adesso. Perché è vero che lo individuò con il soprannome di "cavallo", però glielo leggo per contestazione formale...
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: "Successivamente invece - sono a carte 4 - successivamente invece, poi, dopo, mentre ero al carcere di Rebibbia con Giacalone, il genero di "cavallo" di Salvatore Lo Nigro". E questo accadde 4 e 5.
Poi, a carte 23 - chiedo scusa un attimo - a carte 23, verso metà, lei dice:
"Olivetti sarà, è quello robusto, poi successivamente entrò suo genero, il "cavallo" Salvatore Lo Nigro. Di quello che mi dice il Giacalone".
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: Poi, a carte 26, ancora lei parla di un Salvatore Lo Nigro e dice che gli faceva le insuline lui, perché dice che c'era Olivetti che... eccetera.
Poi, solo successivamente, lo individuerà come Cosimo.
EX 210 Calvaruso: Evidentemente facevo confusione, avvocato.
PRESIDENTE: Lo individua come, avvocato? Possiamo sapere?
AVVOCATO Florio: Leggo tutta la contestazione.
PRESIDENTE: No, no. Voglio sapere... lei ha detto: 'poi, successivamente lo individuerà come Cosimo Lo Nigro'.
AVVOCATO Florio: Lo individua nel senso che il dottor Chelazzi gli dice:
"Aspetti, non facciamo confusione. Perché prima ha detto..."
"Cosimo Lo Nigro", risposta di Calvaruso.
"Ecco, perché Lo Nigro si chiama Cosimo".
Questo è il passo come contestazione formale.
PRESIDENTE: Allora?
EX 210 Calvaruso: Boh, Presidente. Allora. Cioè, gliel'ho spiegato: facevo confusione con i nomi. Tutto qua.
AVVOCATO Florio: Senta, Giacalone in che rapporti era con Giuliano? Nel senso: glielo disse... cioè, parlava spesso di Giuliano, soprattutto parlava spesso di questo problema dell'insulina che aveva Giuliano e che Cosimo o Salvatore Lo Nigro faceva le iniezioni? Oppure fu un dato così, volante?
EX 210 Calvaruso: No, me lo disse nell'occasione di 'sto fatto di dato volante che mi disse che il "cavallo", suo genero mi disse le battute scherzose che gli dava gli schiaffi nel sedere, gli faceva le iniezioni, era tutto un contesto, avvocato, di un racconto che è quello che è effettivamente.
AVVOCATO Florio: Eh. Senta, chi era secondo il racconto di Giacalone che era scontento, anzi c'era veramente una... penso anche una preoccupazione morale per gli attentati del '93?
EX 210 Calvaruso: C'era... lui non mi fece i nomi specifici, avvocato. C'era diciamo, un malcontento generale fra qualcuno, magari facendo qualche nome pure. Però, ripeto, erano dei discorsi che...
AVVOCATO Florio: Ma Giacalone partecipò agli attentati del '93?
EX 210 Calvaruso: Eh, non lo so avvocato. Penso di sì. Perché mi parlava dell'attentato di Contorno, mi parlava che seguiva tutte le fasi... quindi poi se fece parte, se non fece parte, questo non lo so.
AVVOCATO Florio: E un'altra contestazione formale in questo senso, perché a carte 32 e 33 si legge testualmente, lo comincio di qua, chiedo scusa:
"Poi il Giacalone, il Giacalone si parlava che il Giacalone giustamente sapendo delle responsabilità di cui gravava sulle sue spalle, si lamentava con me dicendo: 'perché ci hanno fatto fare questi attentati?'. Non mi disse lui 'qua abbiamo fallito e qua abbiamo fatto bene'. Quindi c'era questa distinzione di..." Poi il dottor Grasso la interrompe, dicendo:
"Scusi se la interrompo, ma la domanda era questa: siccome lei aveva sentito da Bagarella questo discorso, portò questa sua conoscenza da Giacalone?"
"No".
Più in là, sempre a carte 32, quando le si chiede in sostanza, se appunto, anche Giacalone aveva partecipato a queste stragi del '93, la risposta è questa:
"Da quello che mi disse lui, sì. Da come raccontava lui episodi, sì. Cioè, nel senso che: 'perché ci hanno fatto rovinare? Perché queste cose senza motivo? Moriamo tutti in galera.' Quindi, dalle parole di come si esprimeva, era evidente che c'era pure lui".
EX 210 Calvaruso: Quello che ho detto in questo momento, avvocato.
AVVOCATO Florio: No, lei ora ha detto: 'non lo so'.
EX 210 Calvaruso: Io ho detto, ho parlato di stragi, come ha partecipato, se ha partecipato non lo so. Ma...
AVVOCATO Florio: Quindi, disse cose...
EX 210 Calvaruso: ... ha detto la modalità...
AVVOCATO Florio: ... diverse, mi perdoni...
EX 210 Calvaruso: ... che cosa ha fatto, in che ruolo è stato usato, cioè questi dettagli non me li ha detti. M'ha parlato degli attentati e gliel'ho detto pure in questo momento, avvocato.
In sintesi è quello che lei ha letto in questo momento. Solo che all'epoca l'ho letto, l'ho detto in una maniera, oggi lo sto dicendo in un'altra. Però, la cosa è sempre quella.
AVVOCATO Florio: Chiedo scusa, ma penso che lei...
PRESIDENTE: Avvocato mi scusi, abbia pazienza. Lei ha diritto di fare tutte le domande e le contestazioni. Ma quando l'esaminato risponde, non ci si ritorna sopra.
AVVOCATO Florio: No, no. La contestazione... chiedo scusa, ma dico anche che la contestazione ha senso solo se dice effettivamente cose diverse, sennò mi è preclusa. Per cui laddove io...
PRESIDENTE: ... sono le stesse cose che ha detto lì e che lei ha letto, e che lui ripete ora.
AVVOCATO Florio: La Corte però apprezza che siano cose diverse. Mi sembra...
PRESIDENTE: Avvocato, ma è inutile...
AVVOCATO Florio: Va beh, andiamo avanti.
PRESIDENTE: ... non possiamo fare apprezzamenti frazionati ogni volta che fate una domanda. Noi apprezzeremo alla fine, scusi.
AVVOCATO Florio: Senta, io volevo sapere Calvaruso...
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: .. di questo gruppo di persone che sto parlando delle stragi del '93, quindi lei ne ha contezza per sentito dire - ...
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVVOCATO Florio: Mi sembra che lei abbia parlato di qualcuno che era più bravo di altri nel maneggiare esplosivo.
EX 210 Calvaruso: Da quello che diceva Giacalone, suo genero. Perché dice che era bravo nel confezionarlo, nel maneggiarlo, proprio per il tipo di...
AVVOCATO Florio: Come mai?
EX 210 Calvaruso: Per il tipo di lavoro che faceva, di pesca di frodo, di pescatore e così via.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma in quel tempo che lavoro... faceva soltanto questo lavoro Lo Nigro? Secondo, ovviamente, i racconti di Giacalone.
EX 210 Calvaruso: Avvocato, io non li seguivo queste persone per vedere che lavoro facevano. Ci incontravamo solo in determinate occasioni.
AVVOCATO Florio: Calvaruso mi scusi. Io ho fatto però una domanda precisa. Ho detto: secondo il racconto di Giacalone, il Lo Nigro faceva solo questo tipo di attività, oppure ne aveva altra?
EX 210 Calvaruso: Ah, no. Secondo il Giacalone, suo genero Lo Nigro trasportava pure hashish, droga con lo scafo per conto dei Graviano da punto a un altro punto della Sicilia.
AVVOCATO Florio: Sì, però, anche qui si tratta di intendersi su cosa significhi lavorare o attività. Io sto parlando di attività lecite.
Oltre a quella di fare il pescatore, che sicuramente è un'attività lecita, volevo sapere se come attività lecita lui avesse altre attività, secondo il racconto di Giacalone.
EX 210 Calvaruso: Non me lo ricordo, avvocato.
AVVOCATO Florio: Non lo sa o non se lo ricorda?
EX 210 Calvaruso: Non me lo ricordo, avvocato.
PRESIDENTE: Ha già riposto "non me lo ricordo", avvocato.
AVVOCATO Florio: Senta, il Bagarella conosceva il Lo Nigro?
EX 210 Calvaruso: Ne era affascinato del Lo Nigro perché... di Cosimo parliamo, "cavallo", giusto?
AVVOCATO Florio: Sì.
EX 210 Calvaruso: Sì. Ne era affascinato per la sua mole, di come trattava i cadaveri quando li uccideva, come li alzava, come li metteva nel cofano. Diciamo era abbastanza soddisfatto dell'operato di Lo Nigro.
AVVOCATO Florio: E lei non sa come l'avesse conosciuto?
EX 210 Calvaruso: No, come l'avesse conosciuto non lo so.
AVVOCATO Florio: Senta, non so se l'ha già detto stamattina ma non mi sembra: lei Romeo Pietro quando l'ha conosciuto?
EX 210 Calvaruso: Io ho detto che Romeo Pietro è possibile che l'ho conosciuto in qualche presentazione o in qualche riunione fatta in via Messina Montagna. Però onestamente non lo ricordo.
AVVOCATO Florio: Senta Calvaruso... Chiedo scusa, ma le carte sono tante e spero l'esame sia un po' meno lungo ma...
Oh, un'altra cosa che mi ha colpito nelle dichiarazioni che lei fece a suo tempo al Pubblico Ministero è questa: che le persone, a prescindere chi...
EX 210 Calvaruso: Le persone?
AVVOCATO Florio: Le persone, a prescindere da chi casomai lo vedremo, che parteciparono alle stragi del '93 non solo non le volevano fare, ma non sapevano nemmeno quali fossero i bersagli. Cioè, non conoscevano per bene nemmeno quelli che fossero o cosa significassero i monumenti che andavano a colpire, se la ricorda?
EX 210 Calvaruso: Le persone che facevano questi lavori certo, l'ho detto che c'era il malumore appunto perché non sapevano perché stavano facendo queste stragi, dettomi dal Giacalone.
AVVOCATO Florio: Sì, no, non solo questo - ma poi casomai lo introdurremo come formale contestazione, ma non credo ce ne sia bisogno - perché in particolare per la strage di Firenze, c'era il problema che non sapevano il perché dover andare a colpire proprio gli Uffizi, lo conferma?
EX 210 Calvaruso: Sì, se me lo dice avvocato glielo confermo.
AVVOCATO Florio: No, no. Non lo deve confermare perché lo dico io. Se lo ricorda?
EX 210 Calvaruso: Ah, mi ha fatto la domanda.
PRESIDENTE: Lei ricorda di aver fatto delle dichiarazioni di questo genere?
EX 210 Calvaruso: Eh, ma sarà stato nel contesto del discorso che ho fatto. Così singola non la ricordo.
PRESIDENTE: In particolare l'avvocato vuol sapere se lei ricorda di aver saputo da Giacalone in carcere...
EX 210 Calvaruso: Se l'avvocato mi legge tutto il passaggio posso ricordare. Se mi legge lo spezzone io non riesco a ricordare.
PRESIDENTE: Avvocato, faccia la contestazione che facciamo prima.
AVVOCATO Florio: Sì. Allora:
"Il Giacalone in discorsi di... in spezzoni di discorsi in base alla strage di... alle stragi di Firenze, Roma e Milano, mi raccontava che quando fecero questi attentati..."
EX 210 Calvaruso: Siamo legati a quel discorso, Presidente.
AVVOCATO Florio: "... che quando fecero questi attentati loro non erano tanto d'accordo perché non capivano il perché di queste stragi. E anche se io sapevo il perché di queste stragi, perché Bagarella me lo aveva confidato, non gli dissi niente a Giacalone perché non ero tenuto a dirglielo. Però solo che il Giacalone diceva che con il fatto che suo genero praticamente non voleva mettere la macchina della bomba a Firenze" - finisco - "perché sapeva che potevano succedere delle stragi inutili, anche perché non si spiegavano il perché di queste bombe negli Uffizi, 'iddu manco sanno conosce gli Uffizi'".
Se la ricorda questa?
EX 210 Calvaruso: Avvocato, è quello che ho detto poco fa. Cioè il contesto del discorso che abbiamo parlato poc'anzi. Lei ha riletto prima la parte iniziale, ora la fine. Ma è sempre quello il discorso.
AVVOCATO Florio: Senta, lei lo seppe da Giacalone se il Lo Nigro, o altri, avesse posto la macchina sotto, o nelle vicinanze degli Uffizi, quella imbottita di esplosivo? O lo seppe in altro modo?
EX 210 Calvaruso: No, avvocato, io onestamente ricordo quei racconti di Giacalone Luigi in maniera già confusa, figuriamoci se mi ricordo se me lo dissero altre persone o Giacalone Luigi o Bagarella. Seppi di queste cose che lei stesso ora ha letto, che io avevo detto precedentemente e basta.
AVVOCATO Florio: Senta, volevo tornare a quel momento in cui lei ha conosciuto il Giacalone, perché - vediamo se se lo ricorda meglio - in fase di indagini preliminari ha detto due cose diverse. Quindi, quando ha conosciuto il Giacalone e dove?
EX 210 Calvaruso: Devo rispondere avvocato?
PRESIDENTE: Lei risponde sempre se ne ha voglia.
EX 210 Calvaruso: Sì, sì, Presidente, certo.
PRESIDENTE: Non posso dirle lei deve rispondere. Se vuole risponde.
EX 210 Calvaruso: No, dico, ha finito la domanda? Questo intendevo dire.
AVVOCATO Florio: Quando ha conosciuto il Giacalone e dove, questa è una domanda sicuramente.
EX 210 Calvaruso: Ho conosciuto il Giacalone nel suo autosalone in occasione di uno scambio di targhe, però fu...
PRESIDENTE: Scambio di targhe o scambio di vetture?
EX 210 Calvaruso: Beh, Presidente, purtroppo...
PRESIDENTE: Per carità! Io volevo soltanto sapere se avevo sentito male stamattina.
EX 210 Calvaruso: Uno scambio di macchine, però diciamo non fu una presentazione intrinseca come fu quella poi che avvenne subito dopo, quando poi ci incontrammo nel capannone, ripeto, di piazza Scaffa, quella che fu. Quella fu una presentazione così, abbastanza lineare. Ma lì ho conosciuto Giacalone.
AVVOCATO Florio: Per capire. Quando si trattava di andare a compiere degli omicidi? E' la seconda presentazione nel capannone.
EX 210 Calvaruso: Avvocato, penso di sì onestamente, cerco di sforzarmi. O è stato quello, o è stato quello. In quell'occasione ho conosciuto Giacalone Luigi.
AVVOCATO Florio: Mi si perdoni un commento: ma gli omicidi davvero bisogna ricordarseli.
EX 210 Calvaruso: Ma non è avvenuto l'omicidio in quella occasione, quindi ripeto, la data non è che poi fu così eclatante perché non avvenne nulla in quel periodo.
AVVOCATO Florio: Senta, quando c'era questo periodo, questi due mesi di detenzione insieme, che va fino, se non vado errato, a gennaio del '96 vero?
EX 210 Calvaruso: Penso di sì.
AVVOCATO Florio: Il Giacalone le fece vedere una ordinanza di custodia cautelare che colpiva qualcuno che non foste voi due?
EX 210 Calvaruso: Non lo ricordo questo, avvocato.
AVVOCATO Florio: Cerco di sollecitarla: le fece vedere l'ordinanza di custodia cautelare che colpiva Di Filippo Pasquale?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. Mi ricordo che mi fece vedere una citazione dove c'era scritto lui, Di Filippo Pasquale...
AVVOCATO Florio: Ma lei, è possibile che il soprannome "barba", o "barbanera" del Giacalone l'abbia appreso da quella ordinanza di custodi cautelare?
EX 210 Calvaruso: No. Io intanto il soprannome lo appresi prima, di Giacalone Luigi. Ci scherzammo sopra quando poi abbiamo detto che il coso che il Di Filippo diceva "barbanera", una cosa del genere, che poi diceva che ce l'aveva bianca e via discorrendo. Ma non lo appresi lì in quella circostanza avvocato.
AVVOCATO Florio: Io non avrei altre domande, Presidente...
PRESIDENTE: Avvocato, lei mi delude. Mi ha fatto illudere.
AVV. Cianferoni: Presidente, non la deluderò. Non so se si rivolgeva a me o al collega.
PRESIDENTE: No, io ringrazio l'avvocato... mi verrà in mente, Florio, perché è stato più breve del previsto. Però avevamo detto che era l'ultimo intervento.
AVV. Cianferoni: Sì. Qualche curiosità mi era venuta, vediamo se con la dovuta sintesi riesco a togliermela.
Senta signor Calvaruso, a proposito di questi fatti che oggi a Firenze si giudicano, lei ha risposto al Pubblico Ministero dicendo di non essere a conoscenza di modalità più precise. Tutto ciò che lei sa è riconducibile alle confidenze che ci ha riferito?
EX 210 Calvaruso: Sulle stragi sì, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì. Però ecco, una prima curiosità allora è: com'è che oggi dice questo, mentre all'epoca, cioè l'8 di febbraio del '96, riportava dei particolari.
In particolare rammentava un certo viaggio delle tegole. Un collega prima...
EX 210 Calvaruso: L'ho rammentato pure adesso, avvocato.
AVV. Cianferoni: Guardi, non correi sbagliarmi, gliel'ha cercato di rammentare un collega.
EX 210 Calvaruso: No, no, no, l'ho detto specificatamente che ci fu un viaggio di tegole da Palermo, Giacalone Luigi, al villino di Scarano. Questo l'ho detto io senza che nessuno me lo rammentava.
AVV. Cianferoni: Allora in che senso per lei questo viaggio di tegole era importante, che cosa significava?
EX 210 Calvaruso: Io non l'ho detto che era importante. Mi è stato chiesto e l'ho riferito, nel contesto di quello che mi era stato raccontato. Poi se era importante o meno, questa è una valutazione loro.
AVV. Cianferoni: Certo, è una valutazione che a lei non compete.
No, però le leggo il passo per capirsi. A pagina 18 e 19 lei dice, rispondendo a domanda del P.M.:
"Lui mi ha detto che siccome gli avevano portato delle tegole a Scarano, tramite questo discorso delle tegole dice c'era pure l'esplosivo nel mezzo, così mi disse".
Ora che le ho ricordato questo passo, le aggiungo una domanda, anche questa è una curiosità che mi è venuta cammin facendo perché veramente non sapevo se fare domande a questo signore o meno.
Ma può darsi che lei, stando in cella col signor Giacalone, abbia visto atti di questo processo?
EX 210 Calvaruso: No, di questo processo no avvocato.
AVV. Cianferoni: Allora, se mi risponde così, mi dica però come riesce a collegare le tegole con l'esplosivo? Almeno all'epoca ci riuscì.
EX 210 Calvaruso: Perché mi fu raccontato da Giacalone Luigi, avvocato.
AVV. Cianferoni: Così lei dice.
EX 210 Calvaruso: Così io penso, avvocato.
AVV. Cianferoni: Va bene. Comunque, il discorso che le faccio io è questo: mi può chiarire i rapporti tra il signor Bagarella e il signor Brusca Giovanni?
EX 210 Calvaruso: Di che tipo di rapporti avvocato? Così cerchiamo di... In generale, nella loro vita sentimentale, Cosa Nostra, lavoro. Cioè, che tipo di rapporti?
AVV. Cianferoni: Io penso lei mi abbia capito bene, siamo a fare un processo...
PRESIDENTE: Avvocato, faccia una domanda più puntuale per cortesia.
EX 210 Calvaruso: Perché ho già risposto su questo quesito.
AVV. Cianferoni: In riferimento a questo processo, ai fatti di questo processo, lei che cosa sa dei rapporti che potevano intercorrere tra il Brusca e il Bagarella?
EX 210 Calvaruso: Io so quello che gli ho sentito dire quando parlava con Giovanni Brusca, niente di più.
AVV. Cianferoni: Ora cerchi lei di essere un po' più preciso. Glielo dico perché, sempre in quel lungo interrogatorio a un certo punto si espresse così, a proposito dell'attentato del '94...
Mi consenta questa domanda preliminare: se io dico attentato del '94 a lei cosa viene in mente?
EX 210 Calvaruso: Mi può venire in mente Contorno, come mi può venire in mente Firenze, Roma e Milano. Perché io li collego nel '94 anche se so che sono stati fatti prima, quando io ne sentii parlare. Quindi dipende da come mi è stata fatta la domanda o come lei legge il passo avvocato.
AVV. Cianferoni: Aspetti, il passo glielo devo ancora leggere.
EX 210 Calvaruso: Eh, appunto.
AVV. Cianferoni: Quindi per lei, più o meno, mi par di capire, ha già detto e ripetuto che i tempi non sono il suo forte.
EX 210 Calvaruso: Completamente avvocato.
AVV. Cianferoni: Ecco. Però dicevo, di tutti questi fatti, Firenze, Roma, Milano, Contorno, non riesce nemmeno a dirci quale può essere venuto prima, quale possa essere venuto dopo?
EX 210 Calvaruso: No, quelle stragi sono avvenute prima, l'ultima è stata quella di Contorno, questo lo so, questo me lo ricordo. Io non lo ricordo... Questa è una cosa che va a favore degli imputati, però non ricordo le date quindi...
AVV. Cianferoni: Lei non si preoccupi di quello che va a favore o contro.
No, le dico questo perché a pagina, mi pare 4, sempre di questo lungo verbale lei dice. Racconta queste confidenze ricevute a proposito del fatto del '94 e dice:
"Quindi ci sono state queste lamentele anche con Giovanni Brusca".
EX 210 Calvaruso: Sì, avvocato.
AVV. Cianferoni: Di queste lamentele ce ne ha già parlato. Io vorrei che chiarisse il senso di questa frase:
"Che cosa fu lamentato con il Brusca", perché? Non ho capito.
EX 210 Calvaruso: Si lamentava Giovanni Brusca con Bagarella perché gli raccontava uno di tutto e siccome per lui questa storia non ebbe esito positivo, quindi lamentò con Giovanni Brusca. Si lamentò, nel senso no che mi si metteva a fare: 'aaah, aaah, aaah...' lamento. Si lamentò nel dire: 'hai visto, si è salvato un'altra volta questo Contorno'. Si lamentava raccontando... queste cose.
AVV. Cianferoni: Guardi, io le riporto un'espressione diciamo interessante che ha avuto un altro signore collaborante che abbiamo sentito, ha detto:
"In Cosa Nostra non ci sono vanterie e discorsi inutile".
Allora, alla luce di questa premessa io la invito, se riesce ovviamente, a essere più preciso sul tenore di queste lamentele. Perché...
EX 210 Calvaruso: Gliel'ho spiegato avvocato.
AVV. Cianferoni: ... Bagarella doveva lamentarsi col Brusca?
PUBBLICO MINISTERO: Io devo far notare che forse è opportuno - d'altra parte la difesa stamani proprio ha fatto un rilievo in questo senso - è opportuno che allora, visto che si muove da una contestazione con richiamo di alcune parole contenute in una certa pagina, che si dia lettura per bene, più completa di quel passaggio, sennò la do io lettura. Perché in quei termini la contestazione mi sembra francamente e solo oggettivamente non del tutto pertinente.
AVV. Cianferoni: Vogliamo leggerla tutta?
PRESIDENTE: Tutta avvocato, se non è tutto l'interrogatorio.
AVV. Cianferoni: No, il fatto è questo, che è un risposta molto lunga che dà il signor Calvaruso...
PUBBLICO MINISTERO: Lunga o non lunga il discorso è molto semplice.
AVV. Cianferoni: ... a pagina 4.
PUBBLICO MINISTERO: Se lei si rifà ad un passaggio di una affermazione...
AVV. Cianferoni: Allora facciamo il punto...
PUBBLICO MINISTERO: ... lunga o breve che sia, resa dal signor Calvaruso durante le indagini preliminari, a maggior ragione se si tratta di una risposta tutta d'un fiato e piuttosto lunga, non si può andare a prendere, secondo me, due righe poco più di trascrizione, abbia pazienza.
AVV. Cianferoni: Allora, per non tediare la Corte...
PRESIDENTE: Per cortesia avvocato, vuol leggere il brano completo?
AVV. Cianferoni: Parto dal periodo precedente, se è d'accordo il Pubblico Ministero. Cioè dal punto dove lui dice...
PRESIDENTE: Io non glielo posso dire, lei lo sa.
AVV. Cianferoni: E' d'accordo, dice. "Poi successivamente lui si..."
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato, non è particolarmente lunga via, questa risposta, su.
AVV. Cianferoni: Prego?
PUBBLICO MINISTERO: Non è particolarmente lunga da leggere. A questo punto l'aveva già letta tutta, senza bisogno di stare a discettare sul...
AVV. Cianferoni: L'abbiamo fatto ieri, si fa anche oggi.
"Io ho appreso dal Bagarella..." Allora leggiamogli anche la domanda.
"P.M.: Preferisce raccontare di quelli, se sa qualche cosa ovviamente, di quelli che sono successi prima, o di quello che è successo dopo che lei era già diventato organico, per così dire, a Bagarella?"
Risposta: "Io ho appreso dal Bagarella alcuni spezzoni di discorsi delle stragi di Firenze, Roma e Milano in merito al discorso dell'attentato fatto al Contorno. E quindi praticamente io già l'avevo detto che insomma non sapevo granché su questa cosa perché purtroppo ho avuto solamente riferito alcune cose che venivano dette in occasione del mancato attentato a Contorno.
Quindi è un unico discorso che si può fare assieme, che comprende sia le stragi di Firenze che l'attentato di Contorno.
Quando l'attentato di Contorno fallì, che uscì sui giornali che il benzinaio aveva visto la bomba e quindi tutte queste cose, poi successivamente il Bagarella si lamentava, in un discorso che si era fatto in macchina, prima l'ebbe con me, poi con Bruisca stesso, che praticamente lui diceva che i ragazzi che avevano fatto l'attentato a Contorno, il Mangano gli aveva assicurato che non avrebbero sbagliato e lui mi disse, dice: 'questo perché non c'ero io' dice 'perché se c'ero io il Contorno questa volta non se la scampava. Anche se gli attentati sono stati bravi a fare gli attentati, però con Contorno è un'altra cosa perché quello c'ha sette vite come i gatti'". E fin qui c'eravamo arrivati anche stamani.
"Quindi si prese questo discorso delle bombe di Firenze, Roma e Milano, in merito al discorso di Contorno. Poi successivamente lui si incontrò con il Brusca" - quindi poi successivamente lui si incontrò con il Brusca - "ed ebbero di nuovo questo discorso. Che praticamente il Bagarella diceva che i ragazzi, inesperti, videro addirittura il Contorno dentro un bar, cose che non hanno saputo avete l'inventiva di ucciderlo senza aspettare la bomba e cosa. Perché visto che già l'hanno avuto davanti potevano pure evitare aspettare di farlo saltare in aria. Lo ammazzavano subito e basta.
Quindi ci sono state queste lamentele anche con Giovanni Brusca".
Questo è tutto il periodo che, diciamo, prelude alle lamentele con il Brusca.
PRESIDENTE: Avvocato, faccia la domanda.
AVV. Cianferoni: La domanda è quella di prima: cioè, se ci può dare il senso oggettivo del motivo per il quale il Bagarella aveva da lamentarsi con il Brusca?
PRESIDENTE: Mi pare che ha già risposto. Ha già risposto.
AVV. Cianferoni: Quando?
PRESIDENTE: Ora. Ha già risposto ora alla sua domanda.
AVV. Cianferoni: Non ho capito.
PRESIDENTE: Prima che lei leggesse il brano. Io credevo che lei volesse contestare qualche contrasto particolare. Ma il senso di queste, come si chiama, non gliele devo dire io perché non saprei ripetere esattamente le parole di chi deve rispondere. Ma la risposta c'è stata.
AVV. Cianferoni: Provo allora a mettere l'argomento in un'altra maniera.
Cioè, dato il rapporto tra il Brusca e il Bagarella io vorrei che il dichiarante ci spiegasse se per esempio era una casualità che Bagarella parlasse con Brusca di queste cose. Se in qualche maniera glielo doveva riferire? Ecco, queste sono...
PRESIDENTE: Ha capito?
EX 210 Calvaruso: Sì, sì. Avvocato... Bagarella non era una casualità, perché ripeto si lamentava spesse volte di tutto quello che gli succedeva dei fatti dei giorni con Brusca, quindi non è stata una casualità. Lui, quel giorno si parlò di queste cose, ma ripeto, se qualche altro giorno aveva da lamentarsi di altri argomento lo faceva.
Se poi lei vuole sapere il perché specificatamente il Bagarella raccontò queste cose al Brusca lo chieda al Bagarella perché io questo, dentro la sua mente non c'ero, questo non lo posso sapere.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Però un'altra contraddizione che è intrinseca in questo discorso è con quanto ha detto lei a proposito del fatto eclatante.
Lei - e non è il primo - ha adoprato questo aggettivo un po' ricercato, "fatto eclatante".
EX 210 Calvaruso: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora però mi pare di averle letto un racconto che è nella direzione contraria, lei converrà.
EX 210 Calvaruso: E' differente avvocato. E' differente.
AVV. Cianferoni: Cioè, Bagarella avrebbe detto: 'si farebbe prima ad ammazzarlo'. Quindi come concilia, lei chiedo, quanto ha detto lei sul fatto eclatante con questo discorso?
EX 210 Calvaruso: Glielo spiego subito. Glielo spiego subito avvocato. Perché quelle frasi che lei legge dette dal Bagarella al Giovanni Brusca sono le frasi dette dopo il fallito attentato, quindi frasi di disperazione, frasi che in quel momento io l'avrei ammazzato in ogni modo, l'importante che già sarebbe morto e invece ora si è salvato.
Perché giustamente loro volevano fare la cosa eclatante. Ma le frasi dette dal Bagarella, si ricordi, sono dopo il fallito attentato, quindi sono frasi di disperazioni del Bagarella. Ecco perché...
PRESIDENTE: O diciamo disappunto, perché la disperazione è un'altra cosa.
EX 210 Calvaruso: Disappunto. Io purtroppo non... Di disappunto. Ecco perché poi il Bagarella alla fine esprime 'se c'ero io, arrivato a un certo punto invece di farlo saltare in aria...'
PRESIDENTE: Però scusatemi tutti, interrogante e interrogato, mi pare che scantoniamo. Perché non si può chiedere, a chi riferisce discorsi, che senso ha il discorso che lui riferisce e che appartiene a un terzo.
AVV. Cianferoni: Per l'amor di Dio! Sul peso di quello che sta dicendo il signor Calvaruso...
PRESIDENTE: Se è vero naturalmente.
AVV. Cianferoni: ... si discuterà, certo.
PRESIDENTE: Poi questo ovviamente non lo possiamo sapere.
AVV. Cianferoni: Si discuterà a lungo. Tant'è, Presidente, non per caso quando...
PRESIDENTE: Avvocato, passiamo a un'altra domanda. Perché lei mi ha fatto una cosa poco seria, la devo richiamare, perché non si fa. In America sarebbe un oltraggio alla Corte e lei sa che un oltraggio alla Corte per un professionista è la fine della carriera. Non si dice questo è l'ultimo interrogante. Lei è stato zitto, non ha detto una parola, poi viene su e ci trattiene qui un'altra ora e questo non si fa. Mi dispiace...
AVV. Cianferoni: Presidente...
PRESIDENTE: ... io la devo riprendere perché è un comportamento veramente poco corretto.
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa, ma non sono stato mica io a dire certe cose, se proprio...
PRESIDENTE: Avvocato, io ho chiesto, ma è l'ultimo? L'avvocato che lo ha preceduto, l'avvocato Florio ha detto penso di sì. Lei era zitto, mi ha guardato, io l'ho guardata e lei non ha fatto nessun discorso. E mi dispiace perché a me non piace essere preso in giro.
Sarà un atteggiamento non consono a un Presidente di Corte di Assise ma a me non piace essere preso in giro come Presidente e come rappresentante di questa Corte. Personalmente mi potrà prendere in giro come vuole, ma qui dentro no.
AVVOCATO Rocchi: Presidente, abbia pazienza...
PRESIDENTE: Avvocato, non ha la parola.
AVVOCATO Rocchi: No, no, per la verità...
PRESIDENTE: Lei non ha la parola. L'incidente tra me e l'avvocato è chiuso. Lei non ha la parola. Sta interrogando l'avvocato Cianferoni.
AVVOCATO Rocchi: Va bene, allora glielo riferirò in sede privata.
PRESIDENTE: Ha altro da chiedere?
AVV. Cianferoni: Ringrazio l'avvocato Rocchi.
Certo, si fa fatica a mantenere la serenità perché...
PRESIDENTE: Avvocato, io cerco di essere sereno, ma voi dovete imparare, siete giovani, ma dovete imparare che, non solo davanti a una Corte, ma in particolare davanti a una Corte, che non è semplicemente un organo giudicante, è un organo giudicante che ha in sé i rappresentanti veramente più immediati del popolo, in nome del quale noi lavoriamo e in none del quale alle fine dovremo pronunciare una sentenza, la serenità è importantissima, ma deve essere accompagnata e direi preliminarmente favorita dal fatto che chi lavori qui dentro lavori con serietà.
Il giochetto dello stare zitto e poi saltare su è un giochetto da bambino. Mi scusi tanto, ma io glielo devo dire.
AVV. Cianferoni: Io comunque...
PRESIDENTE: Con tutto questo le ho detto, l'incidente è chiuso. Certo che una seconda volta non potrà capitare. Perché chi non dice e non preannuncia che ha da fare un intervento... La pregherei di ascoltarmi perché mi sto rivolgendo a lei.
AVV. Cianferoni: Sto ascoltando.
PRESIDENTE: Perderà il diritto di parlare. Dopodiché ricorrerete a tutte le Corti, ma questo sarà una cosa sulla quale io sono tranquillo perché il rispetto della Corte comincia proprio da questi fatti. Si preannuncia cosa si ha intenzione di fare.
AVVOCATO Pepi: Sì, ma Presidente...
PRESIDENTE: Avvocato, l'avvocato Cianferoni non ha bisogno di difensori.
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
No, comunque Presidente...
PRESIDENTE: La prego, per cortesia, non mi faccia perdere la pazienza.
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Guardate, sono costretto a chiudere l'incidente e la cosa non si ripete perché il signore non può ritornare.
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
No, ma comunque, siccome si parla di rispetto, abbiamo diritto anche noi difensori a essere rispettati e spesso ho notato che in questo processo sono...
PRESIDENTE: Avvocato, se lei ritiene di non essere rispettato mi deve fare l'appunto immediatamente, non mi dovete...
AVVOCATO Pepi: No, io sto facendo un discorso di ordine generale, non di ordine personale. A un certo momento il collega si era riservato di controinterrogare...
PRESIDENTE: Non si era riservato. Non si era riservato.
E chiudiamo l'incidente perché sennò chiudo l'udienza!
AVVOCATO Pepi: Lei può anche chiudere l'udienza Presidente, mi scusi...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Benissimo. L'udienza è chiusa. Lei può ritornare...
AVVOCATO Pepi: ... ma d'altra parte noi stiamo svolgendo un'attività che ci consente la ... e di diritto di difesa.
PRESIDENTE: Basta avvocato, le tolgo la parola. Spenga il microfono.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non so quale sia.
Va bene? Basta. Perché qui sono incidenti che non mi sono mai capitati. Non ho mai visto in 47 anni, e credo che non siano pochi, un comportamento come quello dell'avvocato Cianferoni stasera, e tantomeno un intervento di un difensore a difesa o a giustificazione che non ha niente a che fare. Perché io non me la sono mai presa con lei, ho sempre rispettato e ammirato la sua correttezza. Mi dispiace se lei non può dire altrettanto di me, o di noi. Però la prego di dirlo immediatamente, in modo che io eventualmente, di fronte a un errore - io presumo e spero che anche lei lo creda - involontario, sono sempre disposto a chiedere ammenda come qualche volta credo che sia successo.
Ora però o la finiamo o io chiudo l'udienza.
Ha altre domande?
AVV. Cianferoni: No, Presidente, grazie.
PRESIDENTE: Allora l'udienza riprende dopodomani, giovedì 12 alle ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti.
*EX 210 Calvaruso: Buonasera signor Presidente.
PRESIDENTE: Buonasera.