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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZE 13-14-15-19-23- GENNAIO 1998

IMPUTATO Brusca G.: Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Lei è soggetto a Programma di Protezione?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ma ho fatto richiesta tramite il mio avvocato.
PRESIDENTE: Ho capito. Comunque ancora non è stato...
IMPUTATO Brusca G.: No.
PRESIDENTE: ... accordato.
Allora questo paravento lo portate via. Un momentino. Lei consente di essere ripreso dalle telecamere?
IMPUTATO Brusca G.: No, io vorrei...
PRESIDENTE: Non essere ripreso.
IMPUTATO Brusca G.: ... non essere ripreso.
PRESIDENTE: Bene. Allora, per cortesia, le telecamere non possono incrociare da questa parte, va bene, riprendere da questa parte.
Il P.M.? Lei sa di essere imputato in questo processo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Come imputato lei ha la facoltà di dichiarare di voler rispondere o di non volere rispondere.
IMPUTATO Brusca G.: No, intendo rispondere.
PRESIDENTE: Vuole rispondere.
E' presente il suo difensore, avvocato Ligotti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Avvocato, per favore, mi conferma la sua presenza a voce, che registra...
AVVOCATO Ligotti: Avvocato Luigi Ligotti per Giovanni Brusca.
PRESIDENTE: ... a verbale la sua presenza.
Il Pubblico Ministero può iniziare.
Ah, mi scusi, deve fare ancora una dichiarazione, abbia pazienza. Noi abbiamo anticipato il suo esame su richiesta del Pubblico Ministero per ragioni che sono motivate nell'ordinanza. Lei consente questa anticipazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, non ci sono problemi.
PRESIDENTE: Benissimo. Possiamo procedere.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, buongiorno.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: A parte che sa di essere imputato in questo procedimento, ma lei conosce esattamente le imputazioni che la riguardano'
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora mi pare che sia fondamentale partire, intanto, da questa domanda: dal momento che conosce queste imputazioni, lei ritiene di aver avuto parte nella commissione, nella realizzazione, nella programmazione di alcuno o di tutti i fatti di cui è accusato, oppure mi deve dare una risposta più differenziata, più articolata?
IMPUTATO Brusca G.: Se ho capito bene, io le posso rispondere che inizialmente il programma che c'era per questo tipo di obiettivi, il programma che io conosco non era quello che poi si è avverato.
Di quello che si è avverato io non mi sento responsabile neanche di una virgola.
Io programma che avevo io e che si era discusso con me era tutto un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora ho capito che lei ha messo al centro di questa prima risposta una discussione sul programma.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io vorrei provare a andare un po' più nel dettaglio.
Allora, discussione del programma, intanto per cominciare che cosa comprendeva, che cosa faceva parte di questo programma di cui si discuteva, a quello che capisco anche da parte sua?
IMPUTATO Brusca G.: Il programma di quello che discutevo, di quello da parte mia e chi discuteva assieme a me era quello di mettere delle siringhe piene di sangue dell'AIDS nelle spiagge; che so, mettere delle brioscine nei supermercati, come facevano i giapponesi o i cinesi... o mettere dei segnali in maniera da poter mettere in ginocchio il turismo in Italia.
Questo era uno dei programmi che noi avevamo in mente inizialmente.
Poi è stato travolto, è stato portato avanti diversamente di quello che io conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, poi, mi darà delle risposte, comunque io le porrò delle domande su chi erano le persone che discutevano con lei di queste cose, chi è che aveva per primo elaborato questo programma, quando si discuteva di questo programma di azioni.
Ma, abbandonando per un attimo questo che lei dice essere stato il suo programma, proviamo a vedere più da vicino i fatti dei quali lei è accusato oggi.
Lei sa che tra i fatti di strage dei quali risponde davanti alla Corte d'Assise di Firenze, c'è, primo, in ordine di tempo, l'attentato al giornalista Costanzo.
E' un fatto che è mai rientrato, ha mai fatto parte di discussioni, di dibattiti, di decisioni, di progetti di decisioni di cui sia stato al corrente anche lei?
IMPUTATO Brusca G.: Il programma dell'attentato al dottor Costanzo era un programma già del '90, '91 che si doveva portare avanti, che poi è stato portato avanti nel '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, visto che mi ha dato questa risposta, cerchiamo di articolarla meglio, cioè, le chiedo: intanto, per il '93. Lei ha detto "è stato portato avanti nel '93". Cosa voleva dire, secondo le conoscenze che lei aveva di questo fatto, portarlo avanti nel '93? Chi è che lo portava avanti, sulla base di quali motivi del momento, se ce n'erano.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, il dottor Maurizio Costanzo, com'è noto, portava avanti una sua campagna anti mafiosità. A un dato punto, in una trasmissione televisiva, il Costanzo, il giornalista, ebbe a dire che c'erano dei detenuti o imputati di mafia, i quali erano ricoverati all'ospedale civico di Palermo, o detenuti per motivi di malattia, tra cui fece il nome di Francesco Madonia, di Palermo, dicendo che era malato di tumore e dice: 'se non ce l'ha, che ci venga'.
A quel punto lui poteva fare e dire tutto quello che voleva, ma non poteva sentenziare una malattia, un male verso un'altra persona. E da qui è scattato, come si suo dire, la goccia che ha fatto traboccare il vaso per uccidere il Maurizio Costanzo giornalista.
Dopodiché io, da questa intervista, mi incontro con Salvatore Riina e gli presento il mio segno, cioè gli dico: 'ma questo qua può fare una cosa del genere, può dire una cosa del genere?'.
Dice: 'no, ci stiamo...' e dicevo di prendere provvedimenti per questo signore, vedere cosa c'è da fare, cosa si può fare.
'Non possiamo vedere di fare qualcosa per ucciderlo?'. Dice: 'no, ci sto pensando, c'è chi ci sta lavorando'. Però senza né che mi ha detto chi era, chi non erano e niente.
Però io, essendo che orbitavo nella mafia, ero uomo di mafia, ci ho vissuto sino al momento del mio arresto, capivo bene o male che si poteva muovere per questa attività.
Basta, non ne so più niente.
A un dato punto da Catania mi arriva - siamo sempre prima dell'arresto di Salvatore Riina - da Catania mi arrivano segnali che hanno la possibilità di poter uccidere il dottor Costanzo.
Al che gli dico: 'scusa, se avete la possibilità potete attivare'... Glielo sto dicendo in maniera molto riassuntiva. Ne ho parlato con Salvatore Riina, dicendogli che 'ci sono i catanesi che hanno questa possibilità'. Al che... conoscono movimenti, conoscono le abitudini, cioè quello che mi avevano detto. E mi dice: 'digli che lo possono fare'.
Al che io gli do l'okay di potersi muovere per potere portare questo obiettivo avanti. Ma nel frattempo c'erano anche il gruppo palermitano che agiva.
Dopodiché io non ne so più nulla. Nel '93, quando viene arrestato Salvatore Riina, si comincia a vedere quello che c'era da fare.
Nel frattempo c'era il fatto del 41 bis, c'erano tanti problemi che erano sorti, venuti alla luce.
Io, l'unica persona con me che ne parlavo era Gioè Antonino, quello che poi ho mandato a Catania per vedere come loro dovevano programmare questo attentato, che possibilità avevano.
Quindi, dopodiché tutta questa attività, viene arrestato Gioè Antonino. Viene arrestato Gioè Antonino con cui io parlavo spesso.
Parlavo della famosa... - quella che ho detto poco fa - del progetto delle siringhe nelle spiagge, avvelenare le brioscine; di attentati... cioè, più che altro dimostrativi, in maniera da potere dire che noi siamo in condizione di mettere in ginocchio l'Italia, però senza fare danno. Questo era l'obiettivo iniziale che noi avevamo.
Di questo progetto se n'è parlato con Bagarella, se ne parlò una volta assieme a Giuseppe Graviano, le persone che noi più... in quel momento erano più vicine. Ed eravamo ben predisposti per andare avanti.
Dopodiché si cominciò a preparare per il lavoro per Costanzo. Cioè, Bagarella da un lato, che aveva le conoscenze meglio di me, e io con i catanesi, con Gioè.
A un dato punto Gioè viene arrestato. Viene arrestato e dopo un mese, un mese e mezzo che è stato arrestato - non mi ricordo - che venne arrestato, mi mandò a dire con il fratello Mario di non fare più niente in quanto l'attentato al Maurizio Costanzo Show e... a Maurizio Costanzo, non a Maurizio Costanzo Show, a Maurizio Costanzo, era nelle intercettazioni ambientali di via Oghetti (?). Perché, a quanto pare, quando l'hanno interrogato gliel'hanno fatto ascoltare, gli hanno fatto ascoltare le varie registrazioni che c'erano in via Oghetti.
E mi manda a dire di sospendere, fermare tutto, perché il discorso era fuori; nel senso che lui, ascoltando le sue chiacchiere che faceva con La Barbera Gioacchino, mi manda a dire: 'stai attento, non fare più niente, perché il discorso è fuori', riferendosi all'attentato a Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Il discorso "fuori", Brusca la interrompo un attimo...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi che cosa vuol dire alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Fuori nel senso che le Autorità competenti erano a conoscenza che c'era un attentato nei confronti di Costanzo; o, per lo meno, per quelle poche parole che c'erano nelle intercettazioni di via Oghetti, se si sarebbe fatto l'attentato a Costanzo, gli inquirenti sarebbero subito arrivati a chi l'avrebbe fatto.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Proceda, proceda. Caso mai...
IMPUTATO Brusca G.: A un dato punto io dico al Bagarella di sospendere: 'fermiamoci un momento per questo fatto', perché Gioè aveva mandato a dire queste parole. E Bagarella mi dice: 'sì, sì, sì, va bene'. Ma credo che non fu ascoltato, perché poi, dopo poco tempo, mentre che io la sera mi trovavo a casa, accendendo la televisione ho visto quello che era successo al Maurizio Costanzo.
Quando ho visto questo fatto in televisione, sono rimasto deluso, sbigottito, nero. Assieme a me c'era il fratello della mia compagna, c'era la mia compagna, c'era Michele Traina. E subito, sapendo che il primo a essere additato potevo essere io, chiedo, dico così: 'chissà chi devono andare a rovinare', dico 'va be', pazienza'.
Infatti dopo una settimana gli inquirenti puntualmente: Giovanni Brusca mandante dell'attentato al dottor Costanzo.
Da quel momento in là, sì, con Bagarella ci vedevamo, però non si parlava più di niente. E poi tutti gli altri attentati sono continuati fino al giorno quando sono cessati.
Quindi io non so, non mi sento responsabile di quello che è successo.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io l'ho ascoltata senza interromperla, ma ora ho bisogno di riprendere alcuni passaggi di questo racconto che lei ha fatto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto per cominciare, lei ha detto: l'attenzione, almeno da parte sua, su Costanzo si sviluppa a partire dal '90, '91.
IMPUTATO Brusca G.: Da questa intervista...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo di essere più precisi. Lei ha parlato di un'intervista o era la trasmissione...
(voci sovrapposte)
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, non intervista: una trasmissione. Una trasmissione televisiva.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, ma si trattava della trasmissione quella ordinaria che fa Costanzo da tantissimi anni per televisione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Quella che di solito fa, giornaliera.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei l'aveva sentita di persona questa trasmissione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, quella sera seguivo, perché la seguo sempre, la seguo... quando non c'è altro in più mi seguo questo programma. Quella sera guardavo questa trasmissione e ho sentito con le mie orecchie queste parole.
PUBBLICO MINISTERO: Che se io ho capito bene erano che: se questi mafiosi, insomma...
IMPUTATO Brusca G.: No, questo mafioso, Francesco Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Francesco Madonia in particolare.
IMPUTATO Brusca G.: Se non era malato, cioè malato finto o simulava la sua malattia, che gli venisse il cancro.
Se non ricordo male le parole sono state queste.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché il problema... questo era un argomento della trasmissione, il problema delle condizioni di salute dei mafiosi, che lei ricordi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. In linea di massima era questa la trasmissione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora lei ce la fa a dare una collocazione, con il suo ricordo, più precisa, proprio a questo specifico fatto? Perché stiamo parlando specificamente di una trasmissione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non di chiacchiere che si sono trascinate nel corso dei mesi o degli anni sul conto di Costanzo. Stiamo parlando di una specifica trasmissione.
Ora, lei prò prendere tutti i punti di riferimento che ritiene più opportuni. Veda se riesce a darcelo a noi un punto di riferimento temporale, per dare una data, in qualche modo, a questo fatto.
IMPUTATO Brusca G.: Mi sa fine '90, inizi '91; in questo periodo, perché io ero libero, non ero latitante. Quindi sarà stato nell'anno '91. Non mi ricordo con precisione quando è stato, ma la trasmissione c'è stata. Questo periodo: inizi '91, fine '90.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se io ho capito bene, parlandone con Riina, lei ebbe la risposta, sostanzialmente, che Costanzo era già stato preso in osservazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In questo senso. O in considerazione, che dir si voglia.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era stato preso in osservanza per portarlo a termine, cioè per ucciderlo. Che lui faceva la campagna contro Cosa Nostra, cioè contro la mafia, era saputo e risaputo, però questo particolare, cioè, come si può dire, ha spinto per l'eliminazione definitiva.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, di questo fatto, perché a quello che capisco subito si è pensato, anche da parte sua, che Costanzo dovesse essere eliminato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ma infatti, come io ho detto, io sono andato da Riina a esternare, cioè, il mio dissenso di queste parole.
PUBBLICO MINISTERO: No, non ho capito. Mi scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, da parte mia sono andato da Riina a lamentarmi del dissenso di queste parole.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma Brusca, abbia pazienza, un conto è dissentire dalle opinioni che ha espresso una persona, dopodiché si può...
IMPUTATO Brusca G.: Dissenso, chiedo scusa...
PUBBLICO MINISTERO: ... rimediare la situazione in tanti modi, si può fare un...
IMPUTATO Brusca G.: No, dissenso per prendere provvedimento per eliminarlo. Questo era...
PRESIDENTE: Era d'accordo perché venisse ucciso.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io dico...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, no d'accordo, io ero per dire: prendiamo un provvedimento.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E lui mi risponde, dice: 'no, già c'ho pensato'. A quel punto io...
PRESIDENTE: Lei intendeva dire eliminarlo fisicamente, ucciderlo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. C'era da prendere provvedimento per questo signore. Questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere: lei manifestò questa sua propensione, quindi questa idea che le era venuta in mente, parlandone solo con Riina, o parlandone anche con altre persone?
IMPUTATO Brusca G.: No, io in quell'occasione solo con Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha parlato una volta sola con Riina, o ne ha parlato più volte di questa situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, con Riina di solito basta che ne parlavamo una volta, già in quel momento era chiuso. Con Riina ne parlò, che mi ricordi io, una di volte, ma non ricordo più di tanto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome Riina le dette una certa risposta, cioè che già ci stava pensando, lei poi è stato in grado di capire a che cosa si riferiva Riina quando diceva che già ci stava pensando?
IMPUTATO Brusca G.: Che già c'erano delle persone che erano attive nel studiare le abitudini del Costanzo per portare a termine l'obiettivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma ha mai saputo, in sostanza, chi erano queste persone?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non ha avuto nessuna indicazione, vuol dire lei, con questa risposta?
IMPUTATO Brusca G.: Da Riina no. Avevo delle mie deduzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, prima di esporci le sue deduzioni, ci dica sulla base di quali elementi lei aveva formulato queste deduzioni. Le deduzioni per un attimo accantoniamole.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quali erano gli elementi che poi orientarono la sua deduzione?
IMPUTATO Brusca G.: La mia deduzione del periodo in cui Salvatore Riina mi dice 'ci sto pensando', sono persone che orbitavano come me vicino a Riina, persone che potevano essere in condizione di potersi muovere liberamente, tranquillamente, capaci di portare a termine una situazione del genere.
Io li ho, dietro i miei sospetti, li ho individuati. Non so se posso fare i nomi.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei capire, prima di tutto, appunto gli elementi in base ai quali lei formulò certe deduzioni. Oltretutto lei è imputato, quindi, voglio dire...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. No, io...
PUBBLICO MINISTERO: ... da un testimone che deve limitarsi a riferire secondo un certo criterio...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... può anche esprimere una sua valutazione, una sua deduzione.
IMPUTATO Brusca G.: essendo che io conoscevo fatti e cose di Cosa Nostra, in base alle persone più fidate e più vicine a Salvatore Riina dico: chi si può muovere in questo momento meglio di... che so, di Messina Matteo Denaro, o di Giuseppe Graviano; le persone più vicine in quel momento per certi fatti.
Anche io mi sentivo vicino a Salvatore Riina, però Salvatore Riina dava compiti a compartimento stagno per ognuno, uno non sapeva dell'altro e l'altro non sapeva dell'altro.
Però io, in base alle mie... per quello che si svolgeva in Sicilia, capivo che le persone fidate erano loro. Parlando del '91, a questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi?
IMPUTATO Brusca G.: Parlando sempre del '91.
PUBBLICO MINISTERO: Del '91. Perché poi, in un momento successivo, comunque, voglio dire, prima che si svolga quella serie di riunioni di cui ha parlato, si riprenda in considerazione il progetto Costanzo, i catanesi e poi l'arresto di Gioè, voglio dire: prima di arrivare a questa fase il discorso di Costanzo, strada facendo, è stato ripreso?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Poi, nel '93, dopo l'arresto di Riina il discorso di Costanzo si è ripreso. E poi i contatti con Giuseppe Graviano li ho avuti, con Messina Matteo Denaro. E li ho avuti sia prima che dopo. Quindi, le mie deduzioni in qualche modo sono venute a confermarsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, a questo qui ci arriveremo. Lei, questa primissima fase, riesce a collocarla più o meno approssimativamente in un qualche rapporto di date rispetto alla vicenda dell'attentato a Capaci? Cioè a dire, se siamo in periodo molto precedente, oppure siamo in un periodo relativamente precedente l'attentato di Capaci?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, di quello che sono venuto a conoscenza poi, credo che l'attentato a Costanzo doveva essere fine '91, inizio '92.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Allora, da questo capisco che qualche conoscenza lei poi l'ha avuta, su questo, su come, su quando doveva essere eseguito o in che epoca andava in esecuzione questo attentato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In un primo tempo.
IMPUTATO Brusca G.: Perché poi, incontrandomi con Messina Matteo Denaro, mi dice che loro di già pronti, avevano studiato tutto, l'obiettivo nel dottor Costanzo.
E in quanto, siccome Salvatore Riina sapeva, mi aveva dato l'incarico per Falcone, lo ha bloccato, dice: 'Statti fermo, perché ho altri impegni'.
Quindi, il Messina Denaro Matteo capisce quando poi succede la strage di Capaci perché ha avuto il fermo, e quando io e Messina Denaro Matteo ci vediamo, lui mi dice: 'Io capisco perché Salvatore Riina mi ha dato il fermo'.
E poi io capivo perché non è stato portato a termine, perché non voleva intralciare il mio lavoro in quanto, se succedeva l'attentato al dottor Costanzo, in qualche modo un minimo di impedimento in Sicilia me l'avrebbe dato; e ci avrebbe attirato un po' l'attenzione degli investigatori, avrebbe creato sempre qualche po' di attenzione.
Allora, Riina preferì prima Falcone, e poi Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Messina Denaro...
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Io, la mia deduzione, che poi sono stati fatti, cioè che il... l'attentato al dottor Costanzo era già programmato nel '91, sono da questi dati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Messina Denaro facendole questa confidenza e comunque raccontandole questo fatto, le fece capire se questo progetto, che fu fermato da Riina, lo portava avanti da solo o con qualcun altro? E eventualmente con chi?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho parlato solo con...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Sì, forse la domanda non è stata molto chiara. Volevo sapere se Messina Denaro, dicendogli di essere stato fermato da Riina, ha anche spiegato a che punto della storia era arrivato, e con chi la stava mandando avanti.
IMPUTATO Brusca G.: Mmh, dunque, Matteo Messina Denaro credo che mi... Io, i discorsi che ho avuto con lui, e con lui c'era anche il Sinacori presente a questi argomenti.
PUBBLICO MINISTERO: A queste operazioni?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, a questi dialoghi che poi abbiamo avuto alla fine del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Brusca G.: E io poi da altri, da Bagarella e da altri, ho saputo che il Giuseppe Graviano era uno di quelli che aveva partecipato anche a organizzare questo attentato.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione a questa operazione, ha mai sentito da parte di qualcuno menzionare un certo Tinnirello?
IMPUTATO Brusca G.: Che io mi ricordo, no. Però era pure uno dei miei... persona sospettata.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
IMPUTATO Brusca G.: Sospettata, nel senso che lo individuavo nel gruppo chiamiamolo romano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io non gliel'avevo ancora chiesto, ma lo sta dicendo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Gruppo romano", perché vuol dire che questa iniziativa era stata messa in progettazione su Roma?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, cioè Salvatore Riina, a un dato punto, c'era una squadra di persone che orbitava su Roma e stava, doveva compiere degli attentati su Roma. Cioè lavorava su Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Questo gruppo che lavorava su Roma di cui lei sta parlando è quello che si doveva occupare di Costanzo?
IMPUTATO Brusca G.: Di Costanzo; e credo che ci siano altri obiettivi, che credo che poi non sono stati portati a termine.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, per ora io sto sempre parlando...
IMPUTATO Brusca G.: Di Costanzo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma sempre del Costanzo, per così dire, prima fase. Prima che arrivi...
IMPUTATO Brusca G.: No, in prima fase, io di Tinnirello non... Era una mia, sempre una mia deduzione.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi lei ha detto che queste confidenze le sono state fatte da Messina Denaro alla fine del '95, se ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. In un incontro o in una serie di incontri, ha avuto con lui?
IMPUTATO Brusca G.: Gli incontri con Messina Denaro Matteo, nel '95, sono stati diversi gli incontri.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda gli incontri, nei quali specificamente si è parlato di questa vicenda, dove si sono svolti?
IMPUTATO Brusca G.: Ma, guardi, se ne sono svolti a Salemi, a Dattilo, a Erice. Io, siccome ho passato circa un mese, un mese e mezzo di latitanza, più volte sono andato a trovarlo nel trapanese. In questo periodo, con Messina Denaro Matteo e con il Sinacori ci vedevamo, e si parlava anche di questo, soprattutto di questo, di questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, in queste località si sono svolti, a quello che capisco, una serie di più incontri.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il periodo storico è comunque quello che lei ha indicato, fine '95?
IMPUTATO Brusca G.: Fine '95, inizio '96. Più che altro... Comunque, aspetti. Fine '95, io sono andato a Trapani per alcuni fatti. Nel '96, inizio '96 sono andato via da Molara. Dunque, dobbiamo essere marzo-aprile, donde io ho trascorso un mese, un mese e mezzo circa nella zona di Trapani come latitanza.
Però io precedentemente, cioè fine '95, inizio '96, avevo avuto degli appuntamenti con il Messina Denaro Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Io poco fa le ho fatto un nome, più esattamente le ho fatto un cognome: Tinnirello.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha dato una certa risposta, nel senso di considerarlo - lei - tra i sospettati per questa storia di Costanzo. Ho capito bene o ho capito male'
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ha capito bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo Tinnirello di cui parla lei, io volutamente ho fatto solo il cognome, ha anche un nome?
IMPUTATO Brusca G.: Renzino.
PUBBLICO MINISTERO: Renzino?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Renzo Tinnirello.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se è soprannominato in qualche modo, questa persona?
IMPUTATO Brusca G.: Gli dicono "'u turchiceddu", cioè per il motivo della sua carnagione scura.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Messina Denaro, quindi, in queste conversazioni che avete avuto tra di voi, per quanto riguardava questa fase iniziale preliminare del progetto che poi fu bloccata in qualche modo da Riina, gli spiegò se si era mosso personalmente andando a Roma, se aveva dato incarico ad altre persone? Come queste persone, o lui stesso, si erano eventualmente appoggiate su Roma, se avevano avuto qualche aiuto, qualche conoscenza?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io per quello che conosco Salvatore Riina, non aveva bisogno di andare a Roma sul luogo, per...
PUBBLICO MINISTERO: No no, non parlavo di Riina. Parlavo di Messina Denaro.
IMPUTATO Brusca G.: Ah, Messina Denaro Matteo si muoveva e aveva delle sue conoscenze. Poi, ripeto, sempre a fine del '95 mi ha fatto nome e cognome di chi lui poteva avere a Roma, su certi appoggi nel Lazio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il nome e cognome di una persona che era stata impiegata da Messina Denaro, per queste azioni?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è questa persona?
IMPUTATO Brusca G.: E' tale Scarano Antonino. Che lui lo definiva, dice: 'Ho rovinato questa persona, lui con questi fatti non c'entrava niente, l'ho messo a disposizione', un amico che lui si riteneva personale. Lo elogiava in quando, dice: 'Si sta facendo l'ergastolo', dice 'non si sta pentendo. Invece, poi, i fatti non sono stati così.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè quando gli fece questo discorso, Messina Denaro, parlando di questo suo amico, Scarano,...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Diceva: questo si piglia l'ergastolo, non...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ancora non... Questo fu uno dei primi incontri, che lo Scarano ancora non cominciava a collaborare.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Messina Denaro temeva che Scarano potesse collaborare, oppure era sicuro che non avrebbe mai collaborato e quindi stava tranquillo?
IMPUTATO Brusca G.: Con me, lui si dimostrava tranquillo. Se poi con me si dimostrava tranquillo e poi, in cuor suo, aveva questo timore, questo non glielo so dire. Con me, si dimostrava tranquillo.
Sta di fatto che poi, in seguito gli inquirenti hanno trovato credo un appartamento o dei posti, a Roma, e la televisione, indicando queste località...
PUBBLICO MINISTERO: Trasmissione televisiva?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Il Messina Denaro Matteo diceva: 'Per scoprire questi posti, c'è qualcuno molto stretto che sta collaborando'. Quindi, non so se si alludeva allo Scarano o a qualche altra persona che era a conoscenza di questi locali, che nessuno sapeva.
PUBBLICO MINISTERO: "Locali", vuol dire questi luoghi?
IMPUTATO Brusca G.: Un appartamento, due appartamenti, una casa. Non mi ricordo cos'era. Ma si parlava di appartamenti.
PUBBLICO MINISTERO: "Qualcuno molto stretto": che cosa vuol dire?
IMPUTATO Brusca G.: Stretto nel senso vicino a loro, che conosceva tutti i dettagli, o perlomeno parte di tutti i dettagli che loro si muovevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma ormai che ci siamo con questo argomento, quando poi fu risaputo, fu comunque saputo che Scarano era divenuto collaboratore, Messina Denaro ebbe a commentare in qualche modo questa collaborazione? Preoccupato, non preoccupato?
IMPUTATO Brusca G.: Non... Quando cominciò a collaborare Scarano e si seppe ufficialmente, io con il Messina Denaro Matteo non mi sono più visto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, non vi vedevate già più.
IMPUTATO Brusca G.: Credo che quando si seppe della collaborazione di Scarano, se non ricordo male, già io ero arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la ragione per la quale smetteste di incontrarvi, col Messina Denaro? Se ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: No, non ci siamo più smessi di incontrare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Io mi sono spostato da Trapani, ci sentivamo ugualmente, non più come prima. Poi io sono stato arrestato e... ed è finita.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la data del suo arresto la vuol ricordare?
IMPUTATO Brusca G.: 20 maggio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha conosciuto Vincenzo Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda che Ferro Vincenzo fu arrestato?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Al periodo in cui fu arrestato Vincenzo Ferro, quindi prima o anche dopo, lei ha continuato ad avere, continuava a vedersi con Messina Denaro, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, dopo l'arresto di Vincenzo Ferro io mi sono visto con il Messina Denaro Matteo. Tanto è vero che il Vincenzo Ferro, prima che cominciasse a collaborare...
PUBBLICO MINISTERO: Lui?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, Vincenzo Ferro. Tramite i suoi familiari, mi mandò a dire di stare attento a Dattilo, perché sotto sorveglianza.
Io quella sera ero arrivato a Dattilo, perché mi ero spostato da dove ero per recarmi nel trapanese; il Messina Denaro Matteo mi disse: 'Vattene subito, perché abbiamo questa notizia'.
Cioè nel senso che erano frazioni di Trapani, e che gli inquirenti avevano sotto osservazione.
PUBBLICO MINISTERO: E questo, Ferro Vincenzo lo aveva capito...?
IMPUTATO Brusca G.: Dall'interrogatorio che gli facevano gli inquirenti, quando fu arrestato: gli contestavano 'lei che ci faceva a Dattilo?', 'lei cosa faceva?'. Cioè da questo fatto il Vincenzo Ferro subito mandò a dire questi particolari al Messina Denaro Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Perché Dattilo era un luogo di incontro, quindi, di Vincenzo Ferro con chi, in particolare?
IMPUTATO Brusca G.: Con Messina Denaro Matteo, con Vincenzo Sinacori, cioè con il suo capoprovincia e con le persone vicino a lui.
PUBBLICO MINISTERO: Non anche con lei?
IMPUTATO Brusca G.: Con me, Vincenzo Ferro, mai. Vincenzo Ferro, con me, ci siamo visti, ma non abbiamo mai parlato di niente. Solo ho saputo che è stato combinato come uomo d'onore, e però non... non sapevo niente. Cioè con me Vincenzo Ferro non ha mai parlato di nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Rimaniamo sull'argomento, e quindi sulla vicenda che ha come punto di riferimento la persona di Costanzo, che doveva essere eliminata.
Allora, lei spiegava poco fa che il progetto di eliminare quindi Costanzo fu ripreso dopo l'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, prima di andare avanti, da quando questo progetto era stato inizialmente preso in considerazione, dopo la trasmissione con il discorso su Francesco Madonia e tutto il resto, lei non ne sentì più parlare fino a dopo l'arresto di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: No. Completamente.
PUBBLICO MINISTERO: E allora qualcuno questo discorso lo riprese.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchi di ambientare questi discorsi: come nascevano, dove si sono svolti, tra quali persone si sono svolti.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, dopo l'arresto di Riina, anzi prima dell'arresto di Riina io avevo un incarico, sia perché ne avevo parlato con Riina, anche perché mi interessava in prima persona: quello di andare a cercare Di Maggio Baldassare, per poterlo eliminare per il suo comportamento in "cosa nostra".
Che non era corretto per quelle che erano le nostre esigenze; e non per come lui fino a poco tempo fa diceva: che io lo avevo maltrattato o l'avevo chissà cosa fatto. Ma era lui che non aveva più aderito alle regole di "cosa nostra". Richiamato una volta, due volte, tre volte, fatta una specie di pacificazione...
Quindi, io avevo l'impegno di andare a cercare Di Maggio per eliminarlo.
E siccome eravamo sotto, nel periodo delle feste di Natale e Capodanno, dissi: appena finiscono le feste, io mi vado a levare questo pensiero.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo alla fine del '92, capisco bene?
IMPUTATO Brusca G.: Fine '92, sì. Fine del '92. Poi, dovevamo fare una riunione, non so se tutti i capimandamento o parte: quel giorno viene arrestato Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè c'era una riunione che si doveva svolgere il giorno che poi, nel quale invece ci fu l'arresto di Riina? Vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, nel giorno in cui viene arrestato Salvatore Riina si doveva svolgere una riunione; non so se tutti i capimandamento, o parte.
Ma quel giorno si doveva svolgere quantomeno una riunione; non so preciso l'argomento qual era, che si doveva trattare, cosa si doveva discutere. Si doveva affinare già quello che c'era in programma o quello che c'era di vecchio, cioè non lo so quello che si doveva discutere, gli argomenti che si dovevano affrontare.
PUBBLICO MINISTERO: Lei era tra coloro che dovevano partecipare alla riunione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io ero, avevo l'appuntamento e già mi trovavo su. A un dato punto poi, avvicinato Biondo Salvatore "il corto", dicendomi: 'Vattene, perché c'è qualche cosa che non ha funzionato'.
E quindi poi abbiamo saputo che Riina è stato arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Dove era il luogo di questo appuntamento?
IMPUTATO Brusca G.: Nella zona di San Lorenzo. Però dove, la casa dove dovevamo andare non lo so, cioè il luogo dove si doveva svolgere la riunione non la so.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Allora, l'ho per un attimo distolta da questo racconto. Quindi...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quel certo giorno, lei ci sta riferendo, avrebbe dovuto svolgersi una certa riunione, però l'oggetto di questa riunione lei non...
IMPUTATO Brusca G.: No, non...
PUBBLICO MINISTERO: Diceva un attimo fa che non lo conosceva.
IMPUTATO Brusca G.: Non so quale argomento si doveva, si dovevano affrontare.
PUBBLICO MINISTERO: No, siccome io le avevo proposto l'argomento del progetto di eliminazione di Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: E stavo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Stavo continuando. Dopodiché, con il Bagarella, cominciando a discutere del più, del meno, cosa ci sarebbe da fare e cosa non ci sarebbe da fare, a un dato punto Bagarella dice: 'Dobbiamo portare molte... cioè l'attività che c'era, che mio cognato aveva in mano, portarla avanti'.
Che era il Maurizio Costanzo, e tutta un'altra serie di obiettivi che c'erano in programma per il passato: come ho già detto, la campagna stragista.
E io gli dico: 'Va bene, mi sta bene, andiamo avanti'.
Cioè il commento era: che si deve dire ora che lui non c'è più? noi ci siamo fermati, ci dobbiamo bloccare? Andiamo avanti.
E io ero uno di quelli che ero d'accordo nell'andare avanti.
Fino a quando non c'è il fatto di Gioè Antonino, cioè che manda a dire: 'Vedi che sono stato arresta...'. Cioè, no 'vedi che sono stato arrestato': 'Sono stato arrestato, e mi hanno fatto ascoltare le registrazioni delle intercettazioni ambientali di via Ojetti (?), e ci sono questi particolari che sono già fuori, nel senso che sono, le autorità competenti, sono a conoscenza'.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, la fermo un attimo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto vi furono delle riunioni, dopo che Riina era stato arrestato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per decidere il da farsi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo mi sembra sia l'espressione che ha adoperato lei. Ecco, io ho bisogno di avere qualche elemento in più, su questo passaggio. Cioè a dire, riunioni queste che si sono svolte tra chi?
IMPUTATO Brusca G.: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: Dove si sono svolte?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Una, in particolar modo quelle di cui parlavamo, eravamo: io, Gioè, Bagarella e La Barbera.
A casa di Gaetano Sangiorgi, a Santa Flavia.
Poi, quelle che si sono svolte operative, cioè con decisioni affermative, si sono svolte - credo una o due - a casa di un certo Vasile, a Santa Flavia vicino all'Hotel Zagarella.
Ed eravamo: io, Gioè Antonino, forse il Gioacchino La Barbera, Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella. E non mi ricordo male se in quell'occasione, o in un'altra, c'è anche il Messina Denaro Matteo.
Quindi si parlò di quest'attività per portarla avanti. E c'è stato anche il mio consenso, di portare avanti questa attività.
E quindi sono i luoghi che io mi ricordo con il cento per cento, dove abbiamo parlato di questi fatti; e le persone con cui ne abbiamo parlato.
PUBBLICO MINISTERO: No, ho bisogno di capire questo, Brusca. Di riunioni, in particolare vicino all'Hotel Zagarella a Santa Flavia, se ne sono svolte una o più d'una?
IMPUTATO Brusca G.: Con me, credo due.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei poco fa ha detto, ha adoprato una certa espressione per riferirsi a Messina Denaro Matteo, allora io ho bisogno di capire: lei è nel dubbio che Messina Denaro sia stato presente...
IMPUTATO Brusca G.: Di una.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Però di una sono sicura al cento per cento, perché a un dato punto, dopo avere fatto questa riunione fra di noi, il Gioè... il Giuseppe Graviano con il Bagarella per i fatti suoi si sono messi a parte, a discutere non so per quali fatti.
Quindi, il luogo era lì, l'aveva trovato Giuseppe Graviano.
Siccome con il Messina Denaro Matteo ci siamo visti pure in quel periodo, però ho il dubbio se in quell'occasione c'era anche lui. Non ne sono sicuro al cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: La seconda precisazione di cui ho bisogno è questa. Lei ha detto che questo appartamento, non ho capito bene che cosa.
IMPUTATO Brusca G.: Una villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Questa villetta lì, vicino all'Hotel Zagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Zagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Era nella proprietà o nella disponibilità di un certo Vasile?
IMPUTATO Brusca G.: Basile o Vasile, ma credo Vasile.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo cognome, intanto, com'è che lei lo ha fissato nella memoria?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho fissato perché io la conoscevo, questa persona, fisicamente. Poi questa persona è stata tratta in arresto. E parlando TV, giornali, l'ho visto che è stato arrestato, credo all'aeroporto; e l'ho riconosciuto come il proprietario della villa.
Quindi, andando per nome, questo Vasile o Basile.
Poi, ho avuto la ricognizione fotografica...
PUBBLICO MINISTERO: L'individuazione fotografica.
IMPUTATO Brusca G.: L'individuazione. E ho confermato quello che io conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Fatta come, Brusca, l'individuazione fotografica?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, con lei.
PUBBLICO MINISTERO: E lei fu sicuro nel riconoscere, nella foto di quella persona che io le feci vedere, questo signore?
IMPUTATO Brusca G.: Senza dubbio, senza dubbio. Se si ricorda, subito appena lei ha aperto l'album, io gli ho detto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei precisava questo dettaglio, cioè che questa persona era stata arrestata...
IMPUTATO Brusca G.: Proveniente da Napoli o da qualche città d'Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
PRESIDENTE: All'aeroporto, vero?
IMPUTATO Brusca G.: All'aeroporto, sì, all'aeroporto di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda per quale ragione questa persona veniva arrestata?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo per favoreggiamento, comunque qualcosa del genere, che riguardava Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di capire un'altra cosa ancora. Perché a queste riunioni lei andava, anziché da solo, andava assieme ad Antonino Gioè, e forse in una occasione è stato presente anche La Barbera, come diceva?
IMPUTATO Brusca G.: Perché...
PUBBLICO MINISTERO: Perché, mi scusi, perché la domanda mia sia chiara, così evito di riproporla cinquanta, più volte.
A quello che sento, Giuseppe Graviano era venuto da solo; Leoluca Bagarella, era venuto da solo; Messina Denaro, quando c'era, era solo. Lei invece non è presente da solo, bensì è insieme a Gioè, e forse anche a Gino La Barbera.
Bisogna che lei spieghi bene la ragione di questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, il Gioè era assieme a me perché conosceva tutto il programma che noi dovevamo fare, era libero, camminava tranquillamente; ed era uno di quelli che elaborò per primo il progetto di questo tipo di attività.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo tipo di azioni cioè?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E vedremo poi meglio quali erano questi azioni, e quindi qual era complessivamente il progetto.
Ma andiamo un pochino più nel, diciamo, nel concreto, nel tradizionale.
Spieghi alla Corte chi era Gioè Antonino, rispetto a lei.
IMPUTATO Brusca G.: Gioè Antonino era un "soldato semplice", un uomo d'onore della famiglia di Altofonte.
Però in quel periodo era molto vicino a me perché, ripeto, per quello che io l'ho conosciuto, anche se è un po' leggero, stravagante, chiamiamolo come, per quello che vogliamo, è molto intelligente, è molto intuitivo. Persona che io mi ci fidavo al cento per cento. E che era capace di percepire meglio di me, meglio di tutti, quello che poteva succedere l'indomani, o quello... le reazioni che aveva. Anche perché lui aveva avuto delle consultazioni con altre persone, quindi in qualche modo era quello che doveva, no gestire: se c'erano degli sviluppi, la persona con cui io puntavo a portare avanti eventuali trattative.
PUBBLICO MINISTERO: E ora ci arriveremo, illustreremo anche tutta quest'altra, tutto quest'altro aspetto del problema.
Ma rimaniamo per ora sempre a un livello più basso, eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... le considerazioni. Gioè Antonino, uomo d'onore della famiglia di Altofonte.
IMPUTATO Brusca G.: Del mandamento di San Giuseppe Jato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mandamento di San Giuseppe Jato. Le famiglie del mandamento quali sono? Lo vuole precisare alla Corte?
IMPUTATO Brusca G.: Altofonte, Monreale, Camporeale, Piana degli Albanesi, San Cipirello e Camporeale. E San Giuseppe Jato che ne fece... era il capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: E Gino La Barbera?
IMPUTATO Brusca G.: Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Anch'egli.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi entrambi "soldati", uomini d'onore.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il...
IMPUTATO Brusca G.: Per quanto riguarda, soldati per quanto riguarda il paese di Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Però avevano questo ruolo un po' particolare per quello che gli ho spiegato.
PUBBLICO MINISTERO: E la famiglia di Altofonte, a chi era affidata?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, allora i reggenti erano: Pietro Romeo, scomparso credo per il complotto Di Maggio e Di Matteo e La Barbera; e...
PUBBLICO MINISTERO: Sta parlando di questi fatti più recenti, presumo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Siccome la Corte conosce un altro Pietro Romeo.
IMPUTATO Brusca G.: No no. Pietro Romeo, uomo d'onore della famiglia di Altofonte, scomparso credo per mano dei collaboratori di Giustizia.
E di... Rosolino Ricordanti che allora era il reggente del paese di Altofonte. Che non ha niente a che vedere con questi fatti che sono successi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la presenza, se io ho capito bene, la presenza di Gioè a queste riunioni, è in quanto, oltre che fidarsi lei di Gioè, Gioè era anche persona con la quale lei aveva condotto una serie di riflessioni, di considerazioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Potremmo dire una analisi della situazione e delle prospettive.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E allora poi la illustreremo. O almeno io le farò delle domande perché questa situazione la si possa illustrare in maniera esauriente alla Corte.
Senta, quindi nelle riunioni che si sono svolte anche nella villetta vicino all'Hotel Zagarella, si parlò nuovamente di eliminare Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la proposta la rilanciò lei, oppure fu qualcun altro dei presenti che disse: 'abbiamo sempre all'ordine del giorno, abbiamo da eseguire l'eliminazione di Costanzo che è rimasta lì, congelata dall'anno scorso'?
Faccia capire un po' alla Corte come funzionano queste cose in Cosa Nostra. O meglio, come funzionò questa in Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. L'incontro che si svolse a Santa Flavia fu per portare avanti, non solo il progetto Costanzo, ma bensì una serie di attentati, sia per Costanzo, che per... in Sicilia.
Il famoso programma di attentati che nel marzo del '95 io ne ero venuto a conoscenza.
Quindi contro l'onorevole Mannino, contro il dottor La Barbera, questore di Palermo... C'era tutta una serie di attentati. Compreso quello di Maurizio Costanzo.
E non sono stato io per primo a portare avanti, a dire... Non... le parole sono state quelle di Bagarella: 'dobbiamo andare avanti. Ora, perché mio cognato non c'è più, ci dobbiamo fermare?'
Al che, dietro questa proposta, io mi sono aggregato, dissi: 'io sono d'accordo con te. Andiamo avanti'.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, visto che in quegli incontri fu concordato quindi di proseguire in una certa iniziativa. E quindi anche di eliminare Costanzo, io ho bisogno di capire la ragione - se lei la conosce - per la quale dal punto di vista della preparazione di questo fatto - ci si è attrezzati in un certo modo, piuttosto che in un altro.
Posta in altri termini, la domanda è questa: a lei fu chiesto, lei si propose per organizzare, lei, con gli uomini di sua fiducia, l'attentato a Costanzo?
Oppure fu pensato che l'attentato si sarebbe realizzato da parte di altri che erano già organizzati, sapevano come fare?
Ci aiuti a capire questo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Io mi sono preso, siccome si parlò di Costanzo, io ho ripreso il filo che avevo interrotto momentaneamente con i catanesi, e nella persona di Pulvirenti detto "malpassotu", diventato collaboratore di Giustizia, che lui, per quelle che erano le mie conoscenze, mi aveva fatto sapere che aveva la possibilità di poterlo uccidere con il sistema tradizionale.
Cioè, nel senso, con le pistole, il fucile. Di avvicinarci con la macchina, poterlo uccider senza autobomba.
E io, con Gioè, ho ripreso questo... questo filone.
Tanto è vero che loro, il Gioè, avendo avuto contatti con i catanesi tramite Eugenio Galia e Enzo Aiello, ha avuto un contatto diretto con "u malpassotu" e dicendo che era disponibile e che era pronto a potere andare avanti,. Però senza interrompere quello che i palermitani stavano portando avanti.
Cioè, era, come si suol dire, chi arrivava per primo. Non che ci sarebbe uno scontro...
PUBBLICO MINISTERO: La gara.
IMPUTATO Brusca G.: Una gara, nella maniera più categorica.
Però ognuno cercava di mettere a disposizione quello che aveva per le mani.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, le due squadre, iniziando a contrastare. Che quello c'era in previsione di farlo con l'autobomba; e l'altro con un metodo ben diverso.
Quindi non c'era nessun tipo di conflittualità.
PUBBLICO MINISTERO: Ma così, potrebbe destare una qualche perplessità questa singolare situazione.
Intanto si muovono i catanesi, intanto si muovono i palermitani. E' vero che non c'... è una gara non competitiva, potremmo dire. Chi lo fa, lo fa. Perché comunque è fatto bene.
E' questo il...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perché se veniva fatto con l'autobomba, gli altri si andavano, automaticamente si andavano a fare i fatti suoi. Se veniva ucciso con il sistema tradizionale, l'autobomba non c'era bisogno di preparare... Perché a preparare l'autobomba ci vuole niente. E' più difficile il lavoro preparatorio, che il momento dell'attività.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, ma non è un azzardo, dal punto di vista di una certa prudente gestione delle iniziative di Cosa Nostra mettere nelle mani la stessa iniziativa a più gruppi?
In questo caso, addirittura, a famiglie di provincie diverse.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, gliel'ho spiegato: il momento preparatorio non è così difficile da quando si deve seguire le abitudini, dobbiamo abitare... che frequenta, cioè per potere colpire nel momento buono.
Cioè, il momento dell'attività, per quelle che sono le mie conoscenze di Cosa Nostra. E credo qualche crimine l'ho fatto, cioè, il momento attivo di fare l'attentato, stabiliamo la giornata e subito si mette in moto quella che è l'attività. E in giornata, nel giro di due-tre-quattro-cinque ore, si porta a termine quello che è stato fatto.
Quindi, difficilmente si andavano a incontrare nello stesso giorno due attività che camminavano parallele.
Nel senso che, se quelli lo avrebbero fatto con... i catanesi lo avrebbero commesso loro, i palermitani si sarebbero fatti i fatti suoi senza bisogno di preparare né macchina, né questo, né quell'altro.
Se, invece, l'avrebbero fatto i palermitani, i catanesi si avrebbero fatto i fatti suoi.
Però, siccome non è che era sicuro né l'uno né l'altro di portarlo a termine, due squadre diverse, anche per non conoscersi, lavoravano ognuno per i fatti suoi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Situazioni di questo tipo, cioè dire, più persone, più gruppi si prendono l'incarico di eseguire un certo compito, ecco, situazioni di questo tipo, si sono verificate, per quanto lei ne sa, anche per altri delitti più o meno eccellenti di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Per esempio, io, quando fu di Ignazio Salvo, poi ho saputo che, oltre a me, c'era un'altra squadra pronta a Trapani. Che se Ignazio Salvo sarebbe andato a Trapani per i fatti suoi, lo avrebbero eliminato.
Io non ero pure in attività al cento per cento per portare a termine questa... cioè, questo crimine, nel momento in cui io sarei venuto a conoscenza di questo fatto, avrei subito tolto il pensiero.
Quindi, non è solo questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: 'i palermitani avrebbero eseguito l'attentato con l'autobomba...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... diversamente dai catanesi che avrebbero utilizzato, se gli riusciva raggiungere l'obiettivo, armi tradizionali'.
Ecco, com'è questa storia che quindi Costanzo, i palermitani pensavano di eliminarlo con l'autobomba e non con altri sistemi tradizionali?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io siccome a Roma non ci sono venuto, non conoscevo le abitudini non conoscevo il sistema, chi parlava di autobomba, è perché le modalità d'uso per portare a termine questo crimine, ritenevano opportuno l'autobomba.
Quindi io non conoscendo i fatti non potevo dire niente su questo tema, o sull'una, o sull'altro fatto.
I catanesi invece dicevano che avevano la possibilità di poterlo fare con il sistema tradizionale, perché conoscevano altre abitudini.
Quindi non ho interferito, né nell'una e né sull'altra.
Perché sul fatto di portare a termine il crimine, ognuno sceglie il proprio sistema; l'importante è portare a termine, a buon fine, il crimine.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei capì se, capì, perché qualcuno evidentemente glielo ha raccontato, capì se era già stata studiata la possibilità di fare l'attentato a Costanzo con l'autobomba?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, capii che loro, cioè i palermitani, il gruppo con Bagarella, chiamiamolo palermitani, avevano già studiato per l'autobomba. Cioè, per l'attentato a Costanzo.
Non so chi l'aveva preparato, come non lo aveva preparato, come si avevano organizzati. Questo, su questi dettagli non ci sono sceso, perché non sarebbe stato serio. Né io chiedere, mettiamo il caso di essere io che preparavo, non avrei accettato da nessuno che qualcuno i chiedesse: 'come stai facendo, come non stai facendo'. Cioè, ognuno, chi partecipava, era a conoscenza di come stavano facendo i fatti.
Sapevo che era autobomba, però non sapevo come si stavano organizzando.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è certo, insomma che, quando ci sono stati questi incontri nei quali, tra l'altro, fu ripreso in considerazione il progetto di eliminare Costanzo, si pensava, lei sente dire che i palermitani. Che poi, palermitani presenti, non è che erano sessanta...
IMPUTATO Brusca G.: I palermitani...
PUBBLICO MINISTERO: ... eravate quattro persone.
IMPUTATO Brusca G.: No, palermitane come persone rappresentative.
Poi, quanto sono stati adoperati, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque il progetto è che, eseguito dai palermitani, comportava l'uso dell'autobomba.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, alla riunione i presenti, come diciamo ufficiali superiori, in sostanza eravate: lei, Bagarella, Messina Denaro e Giuseppe Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E Gioè Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: E...?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Gioè Antonino, diciamo, se ho capito bene, un po' alle spalle sue, insomma...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì, sì, ma era pure presente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo l'ho capito. Ma io non a caso ho adoprato l'espressione di ufficiali superiori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, sì, perfetto. Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Le stellette ce l'avevate voi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... soldati, per rimanere nella metafora ...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora dico: ma lei è di San Giuseppe Iato; Messina denaro è un trapanese; Giuseppe Graviano è propriamente palermitano; Bagarella è corleonese.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, chi è tra voi quattro, a quanto capisco lei no. Tra gli altri tre, quelli che, quello che aveva già nella testa il progetto esecutivo, nel senso che sapeva che, andondolo a fare i palermitani, lo avrebbero fatto con l'autobomba?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Piuttosto Bagarella, o piuttosto Messina Denaro, o piuttosto Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, quello che più io parlavo, era con Bagarella.
Bagarella aveva contatti con Giuseppe Graviano e con il Denaro, Messina Denaro Matteo, nel particolare non so chi dei tre abbia preso l'iniziativa fra di loro inizialmente.
Io ho partecipato, come le ho detto, a queste riunioni, però poi chi l'ha preso, il cento per cento non glielo so dire. tanto è vero che io sono stato preso di sorpresa quando poi hanno attuato il progetto definitivo.
Io le posso dire che o uno o l'altro fuori dalla Sicilia, possono fare quello che gli passa per la mente, senza che nessuno gli può dire niente.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, questa affermazione la espliciti per bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io credo di aver capito, ma ho bisogno che lei la chiarisca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire "o l'uno o l'altro, fuori della Sicilia può fare quello che gli pare"?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, come ho detto poco fa, il progetto inizialmente era quello di portare a termine sia l'attentato a Costanzo e sia una serie di attentati in Sicilia; quelli in Sicilia non sono stati potuti portare a termine, in quanto altri capimandamento non hanno voluto. E fuori dalla Sicilia, siccome per le regole di Cosa Nostra, passando lo Stretto di Messina, uno può fare e sfare tutto quello che gli passa per la mente.
Che sia uomo d'onore, che non sia uomo d'onore, le regole stagno vanno solo per la Sicilia. Fuori dalla Sicilia, quello che ognuno voleva fare, fa.
Quindi, essendo che si doveva fare un attentato fuori dalla Sicilia che riguardava Costanzo o altri personaggi, nessuno doveva chiedere niente a nessuno.
quindi, sia stato Bagarella, sia stato Graviano, sia stato il Messina Matteo Denaro, non glielo so dire chi per primo abbia definitivamente dato questo star bene.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Certo.
Lei ci spiegava, sempre riferendo intorno a questa iniziativa di eliminare Costanzo, di questo discorso che si era sviluppato sull'asse Palermo-Catania.
Ecco, vuole aiutarmi a capire meglio com'è che, a un certo punto, la famiglia di Catania si ritrova in qualche modo nel gioco... nel gioco, è un eufemismo, di questo progetto di attentare a Costanzo?
Qualcuno di voi è andato a rappresentarlo a Catania?
I catanesi sono venuti a proporre l'iniziativa, per meglio dire, l'idea di eliminare Costanzo?
Lei conosce questo aspetto del problema?
IMPUTATO Brusca G.: Sono venuti i catanesi, Enzo Aiello e Eugenio Galea, per conto del Pulvirenti, del "u malpassotu", almeno io così mi ricordo, che non siamo stati noi palermitani ad andare a Catania, bensì i catanesi a venire a Palermo, dire: siccome meno male in Cosa Nostra chi ne capisce di più, chi ne capisce di meno, ma si capisce quando una persona fa un certo tipo din trasmissioni, che subito si dice: questo è un cornuto, questo è da eliminare, questo di qua..., essendo che i catanesi sono pure persone di una certa cultura, intelligenza, mafiosità, sono venuti per dire: ma questo... ci sarebbe da prenderlo...
Cioè, una lamentela, per dire: ma perché non si prende qualche provvedimento sotto questo punto di vista?
Siccome io conoscevo il progetto, gli dico: 'ma voi che possibilità avete?'
Dice: 'c'è "il malpassotu" che ha questa possibilità di poterlo eliminare. C'ha i ragazzi per i fatti suoi che frequentano Roma e ha questa possibilità'.
Al che dico: 'ti do una risposta'.
Ne parlo con Salvatore Riina e salvatore dice: 'dicci che vanno... digli che vanno avanti'.
E così è stata l'iniziativa dei catanesi. Cioè il filo dei catanesi comincia così.
PUBBLICO MINISTERO: lei ha parlato di Eugenio Galea e Enzo Aiello.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Erano persone che conosceva già?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io... erano delle persone che facevano da portavoce tra Catania e Palermo e li conoscevo da molto tempo.
Non è che li ho conosciuti in quella occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Avevano una qualche carica ufficiale in Cosa Nostra, Galea, in particolare?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, credo di no. Non glielo so dire, perché non gli andavo a chiedere se avevano cariche o meno.
Però, quando ci sono persone che hanno particolari incarichi, non c'è bisogno neanche di chiedere il grado, perché già venivano per conto di Nitto Santapaola.
Quindi venivano per un capomandamento e una persona di nostra fiducia e loro stessi si creavano fiducia. Quindi non ci s'ha bisogno di chiedergli il grado.
Certe volte, anche una persona che sia un soldato, ma essendo che ha una certa fiducia, può avere incarichi specifici per potere portare a termine certi compiti.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo sapere più specialmente se le risulta che Galea, o aiello fossero il rappresentante della famiglia di Catania.
IMPUTATO Brusca G.: No, non hanno questo tipo di grado.
Se abbia qualche grado il Galea, non glielo so dire. Enzo Aiello era soldato semplice. Il Galea non glielo so dire se aveva qualche grado di consigliere o qualche cosa. Non sono sicuro.
Ma i rappresentanti di Catania erano Nitto Santapaola e il capoprovincia del fratello Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, furono i catanesi a venire a riferire che avevano messo gli occhi sulla persona di Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ci ha detto poco fa di essere andato a parlarne con Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il che vuol dire che Riina era ancora libero?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, se era ancora libero, vuol dire che questo fatto precede il 15 gennaio del 1993.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo prima, rispetto all'arresto di Riina, può essersi verificata questa novità dei catanesi che si presentano sulla scena e dicono: noi vorremmo prendere una iniziativa nei confronti di Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, dobbiamo partire dopo la strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, dopo il 23 maggio del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, dopo il 23 maggio '92, si comincia questa attività con i catanesi.
Non mi ricordo il mese preciso, ma comunque dopo la strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi lei si incontrò personalmente con Galea e con Aiello?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, una volta, molte volte.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, in relazione a questo fatto, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì, sì.
E poi andò incarico a Gioè di prendere contatti con il Pulvirenti.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene, allora, la successione è questa: i catanesi vengono a parlar da lei, lei ne parla con Riina, Riina dice che sta bene. E allora lei incarica Gioè di...
IMPUTATO Brusca G.: Incomincia...
PUBBLICO MINISTERO: ... fare da ufficiale di collegamento coi catanesi.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa la situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Perché il Galea... Chiedo scusa, il Galea e l'Aiello, non conoscevano come me i particolari. Al che abbiamo deciso assieme a loro di mandare Gioè dal Pulvirenti per vedere come stavano i fatti.
Tanto è vero che, quando il Gioè con appuntamento fatto prima arrivò a Catania, non trovò né l'uno e nell'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Ci sono rimasti un pochettino male. perché trovò solo "il Malpassotu".
Comunque, ma siccome l'importante che loro lo sapevano, dopodiché la cosa continuò.
PUBBLICO MINISTERO: Degli incontri che lei ebbe con Galea e con Aiello, specificamente per questa storia di Costanzo, dove si svolsero?
IMPUTATO Brusca G.: Per conto mio, quando venivano i catanesi, a Palermo.
Il Gioè andò a Catania.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma io volevo sapere quelli che riguardano lei. Dove si svolsero a Palermo in città?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Palermo città.
PUBBLICO MINISTERO: La strage di Capaci era già avvenuta.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era già avvenuta anche la strage di via D'Amelio?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi ricordo se era già avvenuta o meno, comunque in questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei conosce la ragione per la quale Galea e Aiello vennero proprio da lei per parlare di questa loro idea di eliminare Costanzo?
Lei, all'epoca, era un personaggio importante della, si potrebbe dire, del panorama di Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Ero un capomandamento, non...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, e questo ora poi lo spiegherà alla Corte.
Ma voglio dire: perché dal capomandamento Giovanni Brusca e non piuttosto da un altro capomandamento, o addirittura da Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Perché noi avevamo rapporti da vecchia data. Non è che ci conoscevamo oggi per domani.
Noi, in particolar modo io, con i catanesi avevamo rapporti fin dall'inizio, quando è stato ucciso il Di Cristina, o i due al posto del Di Cristina.
Quindi parlo del '77-'78-'79. E' durato nel tempo i rapporti con mio padre e con Salvatore Riina.
Loro sapevano che io ero molto vicino a Salvatore Riina. E quindi loro, parlando con me, ero una persona che io potevo parlare con Salvatore Riina per conto dei catanesi.
PUBBLICO MINISTERO: Per quale ragione poi questa iniziativa dei catanesi, se la conosce questa ragione, che avevano avuto tutti via libera del caso. Oltretutto avevano la persona per mantenere i collegamenti e cioè Gioè.
Per quale ragione, ripeto, poi i catanesi non sono arrivati a nulla? Nel senso che hanno perso tempo, che è successo? Lei ne è al corrente?
IMPUTATO Brusca G.: No, non so dire per nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ha cercato, con l'andare avanti del tempo, di sapere a che punto era arrivato "il malpassotu" con le persone delle quali intendeva servirsi, che intendeva impiegare per questa azione...
Siccome va, non va, si ferma, ha cambiato idea, dobbiamo...
IMPUTATO Brusca G.: No, poi io riprendo...
PUBBLICO MINISTERO: C'erano state difficoltà con Catania?
IMPUTATO Brusca G.: No, ripeto, le difficoltà ci sono state con Catania, perché essendo che era arrestato Gioè, io avevo perso il filo.
Con i catanesi, credo che anche loro avevano avuto dei problemi. E quindi si era interrotto questo problema. Io ho preso i contatti sotto questo punto di vista.
Pi, dopo tempo, con Alfio Fichera, credo fine '94, inizio '95, non mi ricordo preciso, abbiamo ripreso l'argomento. Però non ci fu risposta, perché poi lui fu arrestato e quindi si interruppe un'altra volta.
PUBBLICO MINISTERO: Però, Brusca le faccio notare che, da quando si verificano le prime prese di contatto con i catanesi - e la data l'ha spiegata lei - all'arresto di Gioè, che è della fine del marzo del '93, passano a occhio e croce sette o otto mesi.
IMPUTATO Brusca G.: Dal...?
PUBBLICO MINISTERO: Da quando si verifica questa prima presa di contatto: Galea e Aiello...
IMPUTATO Brusca G.: Ah. Sì, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che vengono da lei...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: ... e vi incontrate a Palermo, a arrivare all'arresto di Gioè, marzo del '93, 23, 25 marzo quella data lì - sul momento, esatta non la rammento - passano molti mesi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere se lei ha mai conosciuto la ragione per la quale "malpassotu", pur avendo avuto il nullaosta a intraprendere una azione per eliminare Costanzo, ciò non pertanto, lasciò passare tutto questo tempo e non venne a capo di nulla.
IMPUTATO Brusca G.: No, non glielo so...
PUBBLICO MINISTERO: Per dirla proprio in fiorentino.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Non so perché non l'hanno portata a termine, cioè, non andavo nei particolari.
Cioè, l'importante è che loro mi avevano dato l'okay. E poi, come facevano, se la sbrigavano loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma infatti la maia domanda mirava proprio a capire questo: non erano, in qualche modo, tenuti, "malpassotu", e in genere la famiglia di Catania, a tenervi al corrente della ragione per la quale un'azione comunque importante come eliminar un giornalista conosciutissimo come Costanzo, dopo essere stata proposta, avallata, o autorizzata che dir si voglia, poi non se ne fa più nulla.
Non erano tenuti, non era tenuta la famiglia di Catania, "malpassotu", a non dico a giustificarsi e a spiegare, ma comunque a tenere al corrente lei, o Riina tramite lei, o tramite qualcun altro?
IMPUTATO Brusca G.: No, dottor Chelazzi. Guardi, come le ho spiegato poco fa, l'importante è che c'è stato l'okay, vuol dire vai avanti.
E se l'avrebbero fatto, quando poi sarebbe successo il fatto, noi avremmo capito che sarebbero stati loro.
Poi ci saremmo visti, per dire, lo abbiamo portato a termine.
Ma i dettagli come dovevano commetterlo, non gliel'abbiamo mai chiesto.
Dicevano che loro avevano la possibilità con il sistema tradizionale. Quindi, se avete questa possibilità, andate avanti, senza nessun tipo di problema.
Ripeto, perché anche il palermitano, prima con Riina e poi con me, poi con Bagarella dopo, ognuno il momento come si doveva attuare, se lo sceglieva per i fatti suoi.
Quindi, se i catanesi arrivavano, arrivavano; se non arrivavano, ci arrivavano altre persone.
Cioè, non interessava il sistema quando e come, se lo portavano a termine.
Anche perché, mica avevano l'incarico cento per cento per dire: lo dovete fare e non ne parliamo più.
Anche perché c'erano altre persone che erano interessate a portarlo a termine. Quindi, l'importante era raggiungere l'obiettivo.
Chi ci arrivava, ci arrivava. Non c'era la gara al bersaglio. Per dire, ci siamo noi, lo devi fare tu; ci siamo noi, lo deve fare quell'altro.
Di sicuro c'era che Salvatore Riina aveva un gruppo per i fatti suoi che stava lavorando.
Se poi l'altro che ci riusciva, che ben venga. Anzi, se lo portavano a termine, per la mentalità di Cosa Nostra, poteva essere un punto di riferimento cento per cento che a Roma si potevano ottenere die fatti che prima, tramite altri gruppi che non erano palermitani, si poteva avere.
Ci poteva essere anche un banco di prova, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei spiegava prima che questa decisione che ormai era stata, era tornata di attualità di eliminare Costanzo nella riunione della villetta vicino all'Hotel Zagarella, subì poi, strada facendo, l'inconveniente rappresentato da quello che le venne a raccontare il fratello di Gioè che aveva fatto il colloquio con Antonino che gli aveva parlato delle intercettazioni dalle quali Gioè Antonino traeva la preoccupazione che gli inquirenti avessero già messo gli occhi addosso all'attentato a Costanzo.
Io ho riassunto in questo modo...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così il discorso?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora mi aiuti a capire meglio questo punto.
Lei, per quale ragione, soprattutto chiese a Bagarella - così ha riferito - di fermarsi?
fermarsi che cos voleva dire? Voleva dire sospendere, voleva dire non farne più di niente?
IMPUTATO Brusca G.: Momentaneamente sospendiamo e poi si vede quello che... quello che si doveva fare. Se si faceva fare più, o non si poteva fare più. Sospendiamo, in futuri eventi, per quello che succedeva, per vedere un po' l'andamento delle cose. Non posso dire se si doveva fare, non si doveva fare. Ma la sospensione, la mia richiesta la sospendiamo in eventuale sviluppi futuri.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, lei a Bagarella spiegò la ragione per la quale gli proponeva questa sospensione del programma Costanzo?
IMPUTATO Brusca G.: Perché, per quello che il fratello di Gioè mi è venuto a raccontare, gliel'ho detto: è come andare a pagare un crimine. Cioè tu vai a fare un crimine, lo vai a pagare bello e buono.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, mi scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Nel senso che, se si faceva quel crimine, per quello che mi aveva raccotato il Gioè Mario, era andare a metterci la firma per dire: l'attentato a Costanzo, siamo stati noi palermitani; e poi, nella fattispecie, Giovanni Brusca.
Perché Gioè Antonino, essendo uomo d'onore della famiglia di Altofonte, essendoci i collaboranti che gli potevano spiegare a chi apparteneva Gioè Antonino, quindi c'era nome e cognome di chi aveva commesso o ordinato quell'attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io le volevo chiedere una cosa più semplice. Cioè se lei, parlando con Bagarella, era stato chiaro su questo punto. Lo dico con parole mie: 'Guarda che ho saputo da Mario Gioè che al fratello gli hanno fatto sentire le intercettazioni... le ambientali di via Ughetti (?). Nelle ambientali c'è stato qualche discorso registrato che riguarda questa storia. Se lo facciamo, è come se la firmassimo. E quindi sospendi almeno per un poco'.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque fu chiaro su questo punto, lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Per l'italiano, sono queste le parole che si devono adoperare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: In "cosa nostra", basta dire in pratica: "Il discorso è fuori. Il discorso è fuori, quindi stiamo fermi perché ci possono essere dei problemi".
Quindi, questo io gliel'ho detto a Bagarella. E invece non sono stato ascoltato, e si è andato avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei essere ben sicuro su un punto, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa sua richiesta a Bagarella è preceduta da un colloquio quindi tra Antonino Gioè e il fratello Mario?
IMPUTATO Brusca G.: Uno o due colloqui. Comunque, dopo che il fratello Mario ha fatto dei colloqui con il fratello, e precisamente dopo che il Gioè ha ascoltato queste registrazioni, queste bobine - non so se le ha ascoltate lui, le è venute a sapere; io non so come si sono svolti i fatti all'interno dell'istituto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè li ha ascoltati, li è venuti a sapere. Non glielo so dire, come sono avvenuti i fatti.
Però sta di fatto che Gioè manda a dire al cento per cento questi particolari.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi?
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, il Gioè non è che mi manda a dire una strategia. Due parole: 'Fai sapere a Giovanni che il discorso di Costanzo è fuori'.
Quindi, io già intuisco qual è il fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Mario Gioè era stato incaricato proprio dal fratello, di venire da lei a metterla al corrente di questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: E di urgenza. Però, il fratello non sapeva quali erano gli argomenti. Dice: 'Digli queste parole a Giovanni, che Giovanni sa che cosa... capisce tutto'.
Infatti il fratello mi cerca di urgenza e mi dice: 'Nino ti manda a dire queste cose'.
E io subito capisco tutto quello che mi vorrebbe dire.
PUBBLICO MINISTERO: E andò appunto a...
IMPUTATO Brusca G.: Mi sono incontrato con Bagarella e gli ho riferito quello che mi ha riferito Mario Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: A dare un segnale di allarme a Bagarella, su questo punto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E Bagarella che le disse?
IMPUTATO Brusca G.: Mi disse: 'Sì sì, ora ci fermiamo, ora stiamo attenti, valutiamo'. Invece, cosa che non è successa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei, riportandoci appunto a questo discorso che ebbe con Bagarella, era al corrente del fatto se poi questa decisione che era stata nuovamente nella riunione a Santa Flavia, era diventata operativa? Se era arrivata la organizzaazione dell'attentato a Costanzo a un certo punto piuttosto che a un altro?
O era al corrente, magari a grandi linee, dei preparativi? Chi ci stava lavorando, chi non ci stava lavorando.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, per quelle che sono le mie esperienze di "cosa nostra", il più difficile in qualsiasi lavoro è ritrovare le abitudini, studiare cioè il sistema di una persona, che abitudini ha. Per trovare il momento buono per poterlo colpire.
Il momento cruciale, cioè di andare a piazzare l'autobomba, quello è l'ultima cosa in qualsiasi lavoro che viene fatto.
Quindi, i lavori già non è che sono nati all'inizio del '93. Le abitudini già si conosceva, di Costanzo, e già da molto tempo prima. Cioè era l'ultima, a dire: facciamolo e non ne parliamo più. Quindi a distanza di due, tre, quattro giorni, una settimana massimo, cioè aspettare una settimana, per quelle che erano le conoscenze, si poteva mettere benissimo in moto la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Io le ho chiesto una cosa più semplice, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E io volevo...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè semplicemente se lei sapeva...
IMPUTATO Brusca G.: Era per spiegare, per capire un po' tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ha ragione.
IMPUTATO Brusca G.: Anche quando io gli dico al Bagarella: 'Fermiamoci', poteva benissimo fermare. O con un segnale, con una telefonata, con un bigliettino, quali erano i sistemi. Invece, questo non è stato fatto. Quindi qual era, dove erano arrivati i preparativi, questo non glielo so dire, ripeto, perché io non avevo partecipato né prima né dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a quanto lei ricorda, tra questo incontro con Bagarella - e ormai lo ha riferito - e le notizie poi di televisione pressoché immediate dell'attentato a Costanzo, quanto tempo passò?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, 10, 15, da 10 a 15 giorni. Di più, sì; di meno, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, se io ho capito bene, quando poi lei ha notizia dell'attentato si contraria molto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, subito. Tanto è vero che - accanto a me ci sono tre persone - io, in me, ero già... c'ero rimasto male e ho fatto questa espressione: 'Chissà chi devono andare a rovinare.
Tanto è vero che io, la sera, prevedendo quello che doveva succedere, che già mi ero visto per nome e cognome, era successo che il mio bambino aveva avuto dei problemi, l'avevo fatto portare all'ospedale. E mi ero premunito di un documento; oltre un documento, tutto un palazzo. Perché la mia compagna si è messa a gridare, nel senso che il bambino era caduto per terra e aveva sbattuto un po' la testa. Si è messa a gridare, tanto è vero che è accorso tutto il palazzo a soccorrere questo fatto.
E siccome io ero latitante anche, e nessuno mi conosceva, ho cercato di calmare un po' tutti, per dirgli: 'Va bene, non è successo niente, ora ci pensiamo noi'. Poi ho preso mio cognato, l'ho fatto mandare all'ospedale per controllare il mio bambino. Cioè in qualche modo mi ero creato un po' l'alibi di quella sera, che io non ero a Roma. Però, come esecutore materiale.
Io, pure potevo essere indicato come mandante.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Io ho capito, anche perché non è la prima volta che sento raccontare questo episodio.
Detto in altri termini, ma glielo pongo sotto forma di domanda, lei quindi, saputo che era successo questo delitto a Roma, si attrezzò rapidamente nell'ambito domestico per costruirsi un alibi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, però fu... non è che l'ho voluto apposta, cioè coincidenza vuole, come si suol dire, Dio ha voluto che quella sera il bambino cade per terra e, ripeto, mentre che c'era tutto il palazzo - ora, non dico tutto il palazzo, ma comunque parte del palazzo - a casa mia che accorrevano perché mia moglie gridava, che si era spaventato. La televisione, la TV parlava degli attentati, l'attentato a Costanzo.
Quindi, mi ero involontariamente creato un alibi, molto forte.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma...
IMPUTATO Brusca G.: Come esecutore materiale.
PUBBLICO MINISTERO: Perché aveva fatto vedere la sua faccia ai vicini di casa, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: No, mi conoscevano tutti. Solo che non sapevano che ero Giovanni Brusca. Però, da quel momento in poi, io mi cominciai a preoccupare perché ora, dissi, cominciano a fare vedere le foto in TV.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ma non era cascato lei, era caduto il bambino.
IMPUTATO Brusca G.: Il bambino, sì, il bambino era... Ma io ero dentro, io facevo finta che ero una persona normale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Voglio dire, lei quindi, la sua faccia, gli abitanti del palazzo la conoscevano, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, era quasi come questa: avevo la barba, avevo... ero molto più robusto. Mi conoscevano, eccome se mi conoscevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi il bambino andò all'ospedale, fu visi... fu medicato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma io volevo sapere un'altra cosa.
IMPUTATO Brusca G.: No, il bambino non aveva niente di...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Brusca G.: Non era successo niente.
PUBBLICO MINISTERO: Meglio così.
IMPUTATO Brusca G.: Però ho approfittato, dico: va be', era un documento, era rime... un documento per dire tale sera, tale giorno è successo questo, questo e quest'altro.
PUBBLICO MINISTERO: L'ho capito: se lei fosse stato arrestato, avrebbe detto 'io quella sera mi trovavo a casa mia, tanto che è successo questo episodio, e per saperlo è perché ero in casa e non ero a mettere l'autobomba a Roma'.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: E' ovvio. Volevo dire, visto che comunque la faccenda lo aveva contrariato e preoccupato, lei nei giorni successivi si è posto il problema di presentarsi - adopero un'espressione un po' impropria - da Bagarella a chiedergli spiegazioni del perché, nonostante la sua richiesta di sollevare il pedale dall'acceleratore, invece era andato avanti senza considerare in alcun modo le esigenze e le sue preoccupazioni?
IMPUTATO Brusca G.: No, non ci sono andato perché non mi sentivo di andarmi ad abbassare a dire: 'Ma cosa stai facendo, cosa non stai facendo?'. Cioè: l'hai fatto? ma vai avanti senza nessun problema!
Da quel momento in poi il rapporto, in qualche modo, con Bagarella gli umori sono cambiati. Da lì è cominciato a cambiare gli umori con Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Da lì è cominciato?
IMPUTATO Brusca G.: Siccome tra me e Bagarella c'è stato un periodo di raffreddamento, da lì è cominciato a cambiare gli umori nei confronti di Bagarella. Gli umori miei.
PUBBLICO MINISTERO: Io direi, Presidente, possiamo fare cinque minuti di sospensione.
PRESIDENTE: Bene. Riprendiamo fra dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora Brusca, eravamo arrivati al punto di questa situazione determinatasi tra lei e Bagarella, con specifico riferimento a questo inconveniente verificatosi in corso di decisione, in corso di esecuzione, eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di quella decisione che riguardava Costanzo. Io le ho chiesto: ma lei fu chiaro con Bagarella nello spiegare qual era il problema? La risposta di Bagarella.
L'ultima domanda che le ho fatto era se ad attentato avvenuto lei aveva chiesto a Bagarella, o comunque aveva saputo da Bagarella o da altri, per quale ragione, anziché soprassedere, si era andati avanti senz'altro, eh? E lei ha dato quella risposta con la quale si è concluso l'esame prima della sospensione. E cioè, se io ricordo bene, che proprio a partire da questo fatto la situazione tra lei e Bagarella diventa un po' delicata, per così dire.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè comincia, quantomeno da parte mia, comincia a essere... si raffredda, nel senso per dire: 'Ma scusa, abbiamo parlato di una cosa, perché vai a fare...? Non c'era motivo in questo momento di andare a fare una cosa del genere. Hai deciso di farla? Fai, vai avanti, senza nessun tipo di problema'.
Poi, più avanti, cioè man mano che andavamo avanti, poi si andava vedendo come stavano i fatti. Tanto è vero che mi ci sono incontrato l'indomani mattina, a Pollina. E abbiamo finto come se l'argomento non esistesse.
PUBBLICO MINISTERO: Come se non fosse successo niente.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Anzi, abbiamo commentato a dire 'come mai?', cioè tipo che l'avrebbero fatto altri estranei, per dire: 'Ma come mai? Gli hanno fatto l'attentato e non è morto?'. Cioè parlavamo come se eravamo due caduti dalle nuvole.
PUBBLICO MINISTERO: Come foste, come se voi foste due osservatori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esterni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E quest'incontro fu a Pollina, a casa dell'avvocato Musotto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, lei ricorda di aver mai saputo che in relazione ancora a quella prima fase della vicenda Costanzo, cioè a dire, a quella che nasce dopo la famosa trasmissione relativa alle malattie vere o supposte di Francesco Madonia, ricorda di aver mai saputo, le ripeto, che per organizzare l'operazione a Costanzo ci fosse stato necessità di tirar fuori dei soldi, che quindi l'operazione era dispendiosa, in qualche modo, per le casse di Cosa Nostra...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Eh, non mi ricordo in quale occasione, non però parlando di Costanzo ma in generale, per attività di persone che si trovavano a Roma, Salvatore Riina ebbe a dirmi che gli costavano un occhio, nel senso che, per motivi di affitto di casa o non so per quale altro motivo aveva... c'era la cassa di Cosa Nostra che aveva pagato, gli era costato abbastanza soldi per portare avanti questa attività.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Questo tipo di discorsi tra lei e Riina in che epoca li dobbiamo collocare?
IMPUTATO Brusca G.: Li dobbiamo collocare, ripeto, se non ricordo male, sempre prima che io divenni latitante, quindi nel '91.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, diamole le coordinate della sua latitanza, Brusca. Io direi, bisogna partire un po' da lontano, sennò alla Corte mancano un po' le date della sua vicenda personale.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Io divengo latitante con la sentenza del Maxi 1. Definitivo, cioè, in Cassazione. Che sare... dovrebbe essere, se non ricordo male, il 31 gennaio '92.
PUBBLICO MINISTERO: Sostanzialmente sì.
IMPUTATO Brusca G.: Da quel momento in poi io divento latitante ufficialmente, perché i Carabinieri, da subito mi cominciano a ricercare, ma io già ero irreperibile, già da molto tempo prima, da una quindicina di giorni, venti giorni prima, già io ero irreperibile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Eh... quindi... e poi... venni arrestato il 20 maggio '96, quindi, in questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo dire, la sua latitanza inizia dopo la sentenza del Maxi 1.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei quindi veniva da un periodo di libertà che era iniziato...? Lei ha avuto per un certo periodo l'obbligo...
IMPUTATO Brusca G.: Io sono stato arrestato il 29 settem... il 29 o 27, 29 settembre '84...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: ... sono stato arrestato per cinque mesi e mezzo circa. Poi sono mancato dieci mesi di soggiorno obbligato, o per lo meno allontanamento dalla Sicilia, a Linosa, una isola della Sicilia, e rientrato il 1° febbraio con l'inizio del Maxi processo nell'86.
Dall'86 fino al 31 gennaio '91, io per tre anni ho avuto la sorveglianza speciale ma non... con questo l'attività di uomo d'onore continuava sempre. E poi divento capomandamento dall'89, fine '89 in poi, a tutti gli effetti, dopo avere estromesso Di Maggio Baldassare, ripeto, non per quello che dice lui, che io gli ho voluto togliere il potere, ma bensì per fatti che lui non com... non era più adeguato con le regole di Cosa Nostra, e glielo posso dimostrare in mille modi, e da quel momento in poi divento capomandamento di San Giuseppe Jato.
Il periodo che io divento... cioè, comincio a diventare, chiedo scusa, dottor Chelazzi, il periodo in cui comincio io a diventare capomandamento in poi è dal caso Contorno in poi. Cioè, man mano, definitivamente, credo nel mese di ottobre.
PUBBLICO MINISTERO: Ottobre di che anno?
IMPUTATO Brusca G.: '89.
PUBBLICO MINISTERO: '89. Lei poco fa ha detto 31 gennaio '91, ma credo abbia sbagliato, voleva dire '92.
PRESIDENTE: No, no, aveva detto '92.
IMPUTATO Brusca G.: '92.
PUBBLICO MINISTERO: Una volta ha detto '92 e una volta ha detto '91, se io ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', vuol dire che ho capito male io. Molto più semplice.
Ecco, mi confermano anche i difensori, l'ultima volta aveva detto 31 gennaio '91, almeno, qui abbiamo sentito tutti in questo modo.
IMPUTATO Brusca G.: Ma involontariamente. Comunque, '92.
PUBBLICO MINISTERO: No, siccome le ho chiesto, appunto di fare la cronistor... di dare queste date per esser sicuri che le date sono esatte. Ecco.
Quindi, la sua latitanza inizia il 31 gennaio del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di sapere, siccome è un fatto che lei potrà senz'altro confermare, di lì a qualche mese, al 23 maggio del '92, più esattamente, si verifica la strage di Capaci, alla quale lei ha preso parte...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... io ho bisogno di sapere se nel periodo dall'inizio della sua latitanza a proseguire fino alla strage di Capaci, se lei ha consuetudine, ha avuto consuetudine di rapporti, di contatti, di incontri specificamente con la persona di Riina, la persona di Biondino, la persona di Ganci, la persona di Cancemi...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, li ho avuti, li ho avuti nel mese di febbraio-primi di marzo, comunque molto prima dell'omicidio Lima. Quindi, nel mese di febbraio. E precisamente il giorno in cui al Di Maggio gli è stata data la possibilità di poter ritornare in Cosa Nostra e potersi comportare come... le regole quelle che sono, cosa che lui non ha fatto.
Quindi, siamo febbraio-primi di marzo, ma credo che siamo nel mese di febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda questi incontri, proprio di questo ristretto periodo febbraio-marzo '92, dove lei li aveva con queste persone, ed in particolare con Riina?
IMPUTATO Brusca G.: A casa di Girolamo Guddo (?), quello non uomo d'onore, dietro Villa Serena.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, in Palermo.
IMPUTATO Brusca G.: Palermo, sì, città di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: In quel periodo, ha memoria di essersi incontrato, o Comunque di aver visto, Sinacori?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, sì, però non a casa di Girolamo Guddo, ma bensì in un altro... in un altro posto, nella casa del cugino di Cancemi Salvatore, che in questo momento non mi ricordo, Comunque è arrestato per favoreggiamento, in quanto avendo messo la casa a disposizione, un macellaio cugino di Cancemi Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: E ha avuto occasione di vedersi con Sinacori?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Sinacori veniva lì per inco... venne in quel luogo per incontrarsi con lei o venne in quel luogo per incontrarsi con altri?
IMPUTATO Brusca G.: Con Riina, non con me.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando si presentò Sinacori in questo luogo c'era lei, c'era Riina, chi altro c'era, se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: C'era Cancemi Raffaele, c'era... Cancemi Salvatore, Ganci Raffaele, il Biondino, non mi ricordo di altre persone. In quel periodo le persone che più ci frequentavamo era queste.
PUBBLICO MINISTERO: E Sinacori, quindi, si incontrò specificamente con...?
IMPUTATO Brusca G.: Con Riina Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Sa di che cosa hanno parlato?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Erano frequenti in quel periodo lì, gli incontri tra lei e il Sinacori? Intendo dire, erano frequenti le occasioni nelle quali vi poteva capitare di vedervi, di incontrarvi, di avere da parlare di qualche cosa o anche semplicemente, come nell'episodio che ha riferito, non aver nulla di cui parlare tra di voi.
IMPUTATO Brusca G.: Con me, tranne cose di piccolo... di poco conto, che si dice, non si dice, o un problema... di qualche problema di appalto, però non mi ricordo niente di specifico, con me non ne parlò il Sinacori. Con Riina parlavano di tutto e per tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, l'oggetto principale di questi incontri che lei ebbe tra febbraio e marzo del '92, con le persone di cui si sta parlando: Riina, Biondino, Cangemi... Cancemi, Ganci... lo vuole sinteticamente precisare?
IMPUTATO Brusca G.: Il periodo in cui parlai con queste per...
PUBBLICO MINISTERO: L'oggetto.
IMPUTATO Brusca G.: L'oggetto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: ... fu per portare a termine una serie di attentati nei confronti di Falcone, Borsellino, il dottor La Barbera, Mannino, Virzini (?), cioè, c'era tutta una attività stragista che si doveva portare avanti. Cominciando da Falcone in poi.
PUBBLICO MINISTERO: Questo...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, e Lima... perché poi subito dopo venne ucciso Lima.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questo periodo di cui stiamo parlando, febbraio-marzo '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, '92, febbra...
PUBBLICO MINISTERO: A me interessa specificamente questo bimestre qui. Abbia pazienza.
IMPUTATO Brusca G.: Febbraio... febbraio-primi di marzo '92. Cioè, in questo periodo. Non che io ho deciso... io già ho trovato questo tipo di decisione e ho aderito al progetto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se io capisco bene, e comunque glielo chiedo, appunto, in forma di domanda, lei vuol dire che le fu rappresentato che erano state prese determinate decisioni, e lei quindi aderì a decisioni che erano già state prese?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, per essere molto più elementare.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo.
IMPUTATO Brusca G.: Se ci sediamo al tavolo per dire, si propone che dice di fare, che dice di non fare, cioè, quindi c'è una decisione unanime, nel senso che uno può dare la sua. Io a questo tipo di decisione non ho partecipato, ma bensì ho partecipato, stiamo lavorando per questi fatti.
Quando me li hanno proposti io non ho esitato, anche perché era nella mia pura intenzione di andare avanti, non ho esitato a dire: sì, mi sta bene, andiamo avanti. Tant'è vero che io ho avuto l'incarico per l'omicidio del dottor Giovanni Falcone. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Se io ho capito bene, questo vuol dire che per l'uccisione del dottor Falcone, lei ha avuto un incarico dopo essere stato messo al corrente di una decisione che era già stata presa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ho sempre sostenuto questo tesi. Ho sempre sostenuto questa tesi perché queste sono le mie condizioni di conoscenza. Ripeto, non ho mai detto: quando si decide si decide assieme, o uno o due o tre o dieci, cento persone. Io invece ho trovato giù un progetto dove io ho aderito che mi stava bene.
Quindi, non mi sono mai sottratto dalle mie responsabilità.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedo una cosa che poi mi aiuterà e aiuterà anche la Corte a capire meglio. Per intendersi, lei ha detto, l'ha proprio citato lei, di essere stato incaricato di portare a compimento la decisione di uccidere il dottor Falcone.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei che ha preso in consegna questa decisione e poi anche esecutivamente se l'è tutta studiata e organizzata come ha ritenuto meglio fare, oppure le è stata consegnata una decisione e un'organizzazione già sufficientemente definita?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho trovato già una decisione e già un progetto di massima. Che poi quando io sono stato autorizzato da Salvatore Riina, perché: tu che possibilità hai? Io gli ho detto quali erano le mie possibilità, l'ho studiato, l'ho travolto un pochettino e l'ho portato a termine per come dicevo io, avendo a disposizione tutti gli uomini che ne avevo di bisogno, per quello che sono stati poi per la strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei parla di un progetto di massima con il quale il delitto le fu affidato, per la esecuzione, che cosa voleva dire progetto di massima? Perché io ho bisogno di capire...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, progetto di massima perché l'idea dell'autostrada non è venuta a me, l'idea dell'autostrada già io l'ho trovata nella mente di Salvatore Riina, di Biondino, di Cancemi, per dire lo possiamo fare nel tratto dell'autostrada, lo possiamo fare... pensiamo di farlo a Palermo dentro la città... Al ché, poi da qui è nato poi tutto lo spunto di come poterlo organizzare sino a portarlo poi a termine dove è stato fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era già stato deciso? Tanto per restare in questa situazione un po' emblematica.
IMPUTATO Brusca G.: Per quelle che sono le mie conoscenze, già era stato deciso.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, già deciso, ad esempio, di realizzare l'attentato attraverso l'impiego di esplosivo, anziché attraverso le reti convenzionali.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sempre... no, no, sempre con l'esplosivo. Cioè, il luogo noi si doveva scegliere.
PUBBLICO MINISTERO: Era stato già deciso di realizzarlo sulla...
IMPUTATO Brusca G.: Con l'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: ... strada che portava dall'aeroporto a Palermo, per intendersi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. O questo o davanti casa o non so a Palermo dove pensavano di farlo, e questo Cancemi lo dovrebbe sapere bene, non so se l'ha detto o meno. Poi quando io sono venuto a conoscenza del progetto di Giovanni Falcone, l'ho raffinato e portato a termine, e quindi l'ho ordinato su tutti gli aspetti e l'ho... in qualche modo poi sono stato assieme ad altri, ma l'unico a completare tutto quello che poi è successo, con varie consulenze che io ho avuto strada facendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appartengono tutti a questo periodo, febbraio-marzo del '92, questi progetti, più o meno elaborati, più o meno avanzati, di uccidere il dottor Falcone? Lei ha citato anche l'uccisione del dottor Borsellino, poi...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, come... come fatto stragista. Perché io come fatto esecutore del dottor Borsellino non ne so nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, poi ha ricordato l'uccisione dell'europarlamentare Lima; poi non so se ci sono...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, chiedo scusa...
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di capire.
IMPUTATO Brusca G.: ... lei mi ha fatto venire un ricordo, nel senso che, per l'eurodeputato parlamentare Salvo Lima, anche io avevo un incarico di potere portare questo progetto di morte a termine anche se c'era un'altra squadra che stava lavorando.
Ma il compito io l'avevo in un'altra zona di quella dove poi si è realizzato.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto perché la Corte capisca meglio il senso della sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che lei aveva l'incarico di eseguire questo attentato, però non è stato lei ad eseguirlo, ma sono stati altri.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato l'altro gruppo?
IMPUTATO Brusca G.: E' stato un altro gruppo che poi ho saputo che...
Io non sapevo chi è che l'aveva commesso, però sapevo che si sapeva fare, ma non sapevo chi l'aveva commesso.
Poi ci sono stati i collaboranti che hanno confessato chi l'ha fatto, chi non l'ha fatto. Quindi, ma era in un altro gruppo e in un'altra zona.
Io, l'incarico, lo avevo per un'altra zona. E precisamente per l'Hotel Palace di Palermo, cioè nella zona di Brancaccio.
Quindi, Salvatore Riina mi dà l'incarico a me, anche se a Brancaccio c'erano gli altri uomini d'onore per i fatti suoi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io però volevo capire attraverso queste sue precisazioni, qual era il tipo di azione criminale - tanto così va definita - o programma criminale, che si andava definendo tra febbraio e marzo del '92, ricordando a lei un episodio, un avvenimento comunque importante che era stata la sentenza del Maxi del 30 gennaio del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quali erano le linee di questa strategia, se esisteva una strategia per quanto lei ne sa di Cosa Nostra in quel periodo, appunto, della... dopo la sentenza del Maxi, primavera, primi mesi del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, la sentenza del Maxi, per quelle che sono le mie conoscenze, nella decisione di questi attentati, influisce relativamente, perché la decisione, secondo me, per quelle che sono le mie conoscenze. Credo oggi qualche dato oggi sta spuntando, la decisione è stata presa molto tempo prima. Solo che si è portato dopo la sentenza, perché essendo che c'era la sentenza che da lì a poco doveva essere emessa, quindi non si voleva dare la colpa...
Per dire, non è che per colpa di questa strage, di questo fatto, devono dire che la sentenza è andata male. Quindi si è aspettato che andasse la sentenza fuori, per poi attaccare a questo tipo di strategia.
Nel senso che i contatti o le vecchie garanzie che Cosa Nostra aveva non c'erano più.
E quindi, con questi fatti, si facevano, si arrivavano a due obiettivi: quello di eliminare i nemici di Cosa Nostra e con la speranza di avere nuovi contatti politici o di altra natura per quel sistema, sempre di Cosa Nostra, cioè in quanto riguarda favoritismi di Cosa Nostra, che sono sentenze in particolar modo, la prima cosa, e poi tutta un'altra serie di richieste.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io capisco bene, vi erano in programma, all'ordine del giorno, una serie di, potremmo chiamarli delitti eccellenti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto di aver avuto parte nell'attentato, nella strage di Capaci. Ha detto di non aver avuto parte esecutiva nella eliminazione di Lima.
Ha detto di non saper niente - mi pare siano queste le sue parole - dell'eliminazione dell'uccisione della strage quindi che è costata la vita al dottor Borsellino.
Nel '92 ha partecipato ad altri fatti eccellenti?
IMPUTATO Brusca G.: Dovevo organizzare una strage nei confronti del dottor Pietro Grasso, perché Salvatore Riina, a mia... no Salvatore Riina, veramente me lo ha detto il Biondino per conto di Salvatore Riina, perché c'erano stati dei contatti con persone delle istituzioni. Non so con chi. E quindi avevamo bisogno di una spinta per potere portare a termine questo progetto.
Al che, siccome bisognava un bersaglio già, che si conosceva, cioè una cosa subito, io gli dico, siccome avevo la possibilità a Monreale dal dottor Pietro Grasso e di Giordano, il presidente Giordano...
PUBBLICO MINISTERO: Sta parlando del dottor Grasso, il magistrato?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, il magistrato dottor Pietro Grasso.
Siccome aveva la suocera a Monreale, siccome sapevo che settimanalmente, ogni quindici giorni, andava a casa della suocera, quindi io potevo benissimo organizzare questa attività.
Al che mi organizzo. E quando il Biondino mi dice: 'sai, c'è bisogno di un'altra spinta, perché c'è in corso una trattativa'.
Al che dico subito: 'a disposizione'.
Nell'organizzare questo attentato, nell'organizzare questo attentato, sul luogo non è stato possibile poterlo portare avanti perché c'erano problemi lì, c'era una banca. Quindi la banca aveva delle frequenze che si collegavano con delle caserme, con Forze di Polizia. Quindi c'era il rischio che ci poteva saltare l'obiettivo, senza raggiungere l'obiettivo, quello che noi volevamo.
Non ho insistito più di tanto, perché poi mi sono sentito, in qualche modo, non ho voluto insistere nel portare questa strategia avanti perché il dottor Pietro Grasso, quando fu della sentenza del Maxi-1, è stato, secondo me, quello che ha chiarito la mia posizione, quindi ero stato assolto.
Ho mandato a dire a Salvatore Biondino a dire: 'non ho possibilità, perché c'è questo problema', quindi non ho insistito perché ... fare, che so, alla Rocca, in altro posto.
Ho detto che non era possibile fare questo attentato in quel momento. E quindi io mi sono tolto di sotto, sotto questo profilo.
PUBBLICO MINISTERO: Si è defilato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mi sono defilato, non volendo insistere. Perché se insistevo potevo anche trovare un altro sistema.
E quindi finì.
Altro posto, dove voglio precisare un particolare: siccome di questo attentato ne parla anche il Di Matteo, siccome io col di Matteo non ne ho mai parlato di questo attentato e non so se il La Barbera, o il Gioè gliene abbiano mai parlato, siccome il Di Matteo parla di questo fatto, non so dove lo abbia letto.
Possibilmente lo abbia letto sui giornali e accusa, dichiara di questi fatti che lui è venuto a conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Aspetti.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, dico questo perché... chiedo scusa, ne approfitto dell'occasione.
Il signor Di Matteo mi accusa per la strage di Borsellino, fatti non esistenti.
Quindi io capisco che questo qua è un pazzo da manicomio. Quindi voglio chiarire, all'occasione, questo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Lo voleva dire, lo ha detto.
E d'altra parte...
IMPUTATO Brusca G.: Ma mi sentivo in animo di dirlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma certo. Ma io ho bisogno, invece, di mettere a fuoco qualche cosa di Questo discorso.
Io, per la verità, attraverso la domanda che le ho fatto, miravo a sapere se lei aveva avuto parte nell'eliminazione, dal punto di vista esecutivo, o da qualche altro punto di vista, di Ignazio Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. No, aspetti, io voglio...
PUBBLICO MINISTERO: E invece mi pare che sia andato più avanti, perché, nel tempo...
IMPUTATO Brusca G.: Io, siccome... Chiedo scusa. Siccome per me Ignazio Salvo, per il mondo intero Ignazio Salvo è un obiettivo politico stragista; Ignazio Salvo, per me, è un uomo d'onore, un uomo di mafia.
Quindi chiedo scusa se sono, non sono entrato nel merito.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Non deve chiedere scusa. Cioè, deve spiegare, anzi, per quale ragione, avendole posto io la domanda sui delitti eccellenti, a quanto io capisco, lei non considerava il delitto, l'eliminazione di Salvo, un delitto eccellente.
E invece considerava un delitto eccellente l'attentato al dottor Grasso.
IMPUTATO Brusca G.: Per me...
PUBBLICO MINISTERO: Questo è un chiarimento che servirà a lei per far capire qual è esattamente la portata delle sue dichiarazioni.
IMPUTATO Brusca G.: Ignazio Salvo... Chiedo scusa, Ignazio Salvo era uomo d'onore ed era il tramite tra noi e Lima. Lima poi tutta la sua corrente politica. Credo che è nota a tutti, quella dell'onorevole Andreotti.
Quindi, siccome Ignazio Salvo, in qualche modo, ci tradì, venne ucciso per questo.
E siccome l'incarico di uccidere Ignazio Salvo, io già l'ho avuto anche nel mese di marzo, solo che poi l'ho portato, l'ho fatto a settembre, perché non lo ritenevamo urgente.
Per noi di Cosa Nostra non rientrava in quel progetto di morte, perché Ignazio Salvo era un uomo d'onore, quindi un mafioso.
Ma credo per l'opinione pubblica sia un delitto eccellente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome provvidenzialmente lei cambiò idea sulla decisione rappresentatale da Biondino di fare un attentato al dottor Grasso, questo episodio, questa decisione in che periodo la dobbiamo collocare?
Lei ha detto un attimo fa, l'eliminazione di Ignazio Salvo, siamo nel settembre del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo, viceversa questo fatto, questa iniziativa diversa relativa al dottor Grasso, la dobbiamo mettere contemporaneamente, prima, o successivamente?
IMPUTATO Brusca G.: No, questo progetto del dottor Grasso, per me, riparte subito dopo - se non ricordo male - dopo la strage di Borsellino.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha spiegato di aver rappresentato...
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa. Dopo la strage di Borsellino. Anche, ancora dopo. Perché io con... Chiedo scusa, con salvatore Riina mi sono visto ad agosto a Mazara del Vallo per un altro fatto.
Siccome volevo adoperare l'autobomba, e prima di commettere questo attentato ho chiesto a Salvatore Riina se lo potevo fare o meno, perché non sapevo se lui gli potevo portare il danno, o meno. Perché non lo potevo fare.
Ma in base che io sapevo che c'era una trattativa in corso, non sapevo se lui gli potevo dare fastidio o meno, prima di attuare questo fatto, gli ho chiesto se potevo farlo, o meno.
E lui, in quella occasione, mi ha detto: 'non ci sono problemi, vai avanti'.
E sarebbe per un personaggio vicino al clan Zichittella di Marsala.
PUBBLICO MINISTERO: Qui, aspetti, perché io sto sempre cercando di capire, attraverso lei, l'epoca nella quale si colloca la decisione e questi preparativi, o questi studi fatti da lei per uccidere il dottor Grasso.
Lei mi sta parlando, invece, di quest'altra iniziativa che doveva portare alla eliminazione con autobomba, di qualcuno della famiglia di ...
Mi pare che sia la storia della guerra di Marsala, questa qui.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siamo nell'estate del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'è stato qualcuno che, in effetti, è stato ammazzato. Lo vuol ricordare?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, il padre di Zichittella, collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: La data in cui avvenne l'omicidio se la rammenta?
IMPUTATO Brusca G.: Non me la ricordo in questo momento. Comunque è agosto, settembre... questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Qualche tempo fa, Brusca, su qualche circostanza, aveva qualche ricordo più preciso.
Lei indicò il Ferragosto del '92, giorno più, giorno meno.
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti. Io ho detto Ferragosto, per quando io volevo attentare, volevo adoperare l'autobomba.
Ed eravamo a metà, Ferragosto.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, ma non per il padre di Zichittella. Il padre di Zichittella è tutto un altro... un altro fatto.
Era per una persona vicino ad uno dei Zichittella, io non so chi era.
PUBBLICO MINISTERO: Uh.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, chi conosceva la persona era il Sinacori, il Messina Denaro Matteo, gli uomini di Mazara. Io non sapevo chi era.
Io conoscevo il posto e come poterlo portare a termine.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io ho bisogno sempre di dare una data al progetto e alo studio, se si è trattato di uno studio, di uccidere il dottor Grasso.
Rispetto a questi fatti di cui stiamo parlando, e l'autobomba che doveva colpire uno del giro di Zichittella, gli incontri nell'estate del '92 a Mazara, ecco, questo programma e questa...
IMPUTATO Brusca G.: Posso... Chiedo scusa..
PUBBLICO MINISTERO: ... preparazione, quando la dobbiamo collocare?
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, per me la preparazione avviene, per me la preparazione avviene dopo agosto.
Perché, ripeto, dopo agosto o già prima, comunque dopo Borsellino, si comincia a pensare per un altro obiettivo.
Però c'è un altro dato di fatto: che Gioacchino La Barbera è stato fermato in un posto di Polizia, con il telecomando a bordo - non so se gliel'hanno trovato, ma credo di no - da Catania a Palermo.
Quindi siamo da luglio in poi.
La strage Borsellino è 19 luglio. Quindi, l'attentato, il progetto di attentare a quell'uomo di Marsala, siamo ad agosto. Quindi siamo primi di agosto, fine di agosto, in questo periodo, dottor Chelazzi. Però quando il Biondino mi dice: 'c'è bisogno di un'altra spinta, io mi attivo per questa attività'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma quando viene eseguita l'eliminazione di Ignazio Salvo, eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il progetto di attentare alla vita del dottor Grasso era ancora in corso, o era già stato, come lei ha spiegato, in un certo senso almeno da lei accantonato?
Oppure una cosa successiva?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io non... ricordo che è stato l'ultimo omicidio che io ho fatto eccellente, chiamiamo l'ultimo omicidio che io ho fatto in questa strategia, è quello di Ignazio Salvo.
E credo quello di Pietro Grasso è stato messo, accantonato, da parte mia.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo, o prima, avere...
IMPUTATO Brusca G.: Se non ricordo male, prima.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, tirando un po' le somme da questo discorso, io credo di aver capito, credo di aver capito che, sostanzialmente, nell'anno '92, a parte diciamo certi adempimenti - mi scuso per adoprare questa espressione, ma un'altra non me ne viene - certi adempimenti quasi routinari: l'eliminazione di uno Zichittella, la guerra di Marsala, questi fanno parte dell'ordinaria amministrazione, vista con l'ottica del mafioso. Dico bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nel '92 lei sostanzialmente sentì parlare, programmare, eseguì anche eliminazioni di personaggi più o meno importanti.
Quindi, quelli che io chiamo - ma mi sembra li chiami anche lei - i delitti eccellenti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Allora, per capirci, cioè, vengono definiti delitti eccellenti.
PUBBLICO MINISTERO: Delitti eccellenti.
Mi pare che sia necessaria almeno una precisazione, sennò la Corte non capisce.
Bisogna che lei spieghi un attimo la ragion per cui, per l'appunto la vostra attenzione, o per essere più precisi, quella di Biondino, si era polarizzata sulla figura del dottor Grasso.
Perché lei ha citato il dottor Grasso con riferimento al maxi; poi ha spiegato, così, di sfuggita, ha menzionato la sua assoluzione.
Cerchi di spiegare un attimino riassuntivamente questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Non è che c'era una cosa contro il dottor Grasso.
Si cercava un obiettivo facile, cioè subito, immediato.
Quindi non è che l'obiettivo Grasso era perché Grasso aveva un conto aperto con Cosa Nostra particolarmente nelle ... di Giovanni Falcone o meno. Ma siccome era un personaggio dello Stato, quindi in quel momento bisognava dare una spinta a chi stava trattando, per dire: o vieni e fai quello che ti...
Cioè, in sostanza significava questo: o fai quello che ti diciamo noi, o sennò mettiamo tante di quelle bombe che non ci fermiamo più.
PUBBLICO MINISTERO: Il dottor Grasso era stato il giudice a latere del I Grado del Maxi.
IMPUTATO Brusca G.: Del Maxi. Del Maxiprocesso, sì.
Però non era stato scelto per questo motivo, ma bensì perché chiese un obiettivo, l'obiettivo che io avevo sottomano in questo momento, era questo. E solo per questo motivo.
Cioè un fatto coincidenziale.
PUBBLICO MINISTERO: In questo...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Si poteva chiamare... Grasso si poteva chiamare in un altro nome. Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, questo...
IMPUTATO Brusca G.: ... in quella persona che frequentava Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: ... Brusca, questo lo ha spiegato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io, almeno, l'ho capito e sicuramente la Corte lo ha capito prima e meglio di me.
Nel corso di questo 1992, quindi, oltre a questo tipo di azioni criminose particolarmente importanti. Poi le farò molte domande perché lei possa spiegare che cosa voleva dare la spinta a una trattativa.
Ecco, ma a parte questo tipo di azione criminosa, fatte, progettate, sospese, riprese, rimandate all'anno dopo. A quello che si capisce il panorama è estremamente variegato sotto questo profilo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha sentito parlare anche di un altro tipo di azioni di attentati, di azioni criminose. Ad esempio da compiersi fuori dalla Sicilia?
Nel '92, intendo dire.
IMPUTATO Brusca G.: E gliel'ho detto, quelli del '92, quelli fuori dal... del '92, io indico come quella squadra romana, siamo scesi nel particolare di Costanzo,. Ma credo che gli obiettivi erano diversi, non era solo Costanzo.
Non so, però io, io non so quali obiettivi erano. Però c'era un lavoro fuori dalla Sicilia che era diverso di quello della Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: C'erano degli obiettivi, però io non so quali erano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma si trattava di eliminare persone?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, persone. Non... Per quello che io conosco, la mentalità di Salvatore Riina e di Cosa Nostra, il fatto degli attentati alle opere artistiche e cosa varia, è venuto in secondo tempo.
Quello... se ... Salvatore Riina era sempre persone, cioè, sempre personaggi che riguardavano delle istituzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, io volevo chiederle se, nel corso del '92, aveva sentito parlare, aveva personalmente discusso, era stato personalmente messo a parte di progetti di azioni criminose da compiersi a Firenze, da compiersi a Milano...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... che dovevano esattamente indirizzarsi contro edifici di interesse storico, artistico, musei...
Parlo per decisioni che, o perlomeno, considerazioni che si svolgessero ai livelli decisionali di Cosa Nostra.
Ai livelli di Riina, ai livelli di Biondino, di Ganci, di Cancemi.
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, io di questa attività decisionale non ne so nulla.
So che c'era una squadra che lavorava fuori dalla Sicilia. Ma io, nella attività delle opere artistiche, per la prima volta che io sento parlare di questi fatti, quando sono scoppiate le bombe nei vari...
PUBBLICO MINISTERO: Nelle varie città.
IMPUTATO Brusca G.: ... obiettivi, cioè, le varie città.
Prima di quella occasione, non ne ho mai sentito parlare in Cosa Nostra e quelle che sono le mie conoscenze, di colpire questi fatti.
Però le mie, ripeto, le mie sono deduzioni. Vengono da una mia esperienza personale diversa di quelli che sono stati gli obiettivi.
PUBBLICO MINISTERO: A me sembra che, a questo punto, lei mi debba aiutare a capire fondamentalmente due cose.
Che cosa è stata quella che lei ha chiamato trattativa, che cosa ne sa; e anche farmi capire se c'era un filo conduttore e qual era tra tutte queste azioni criminali del 1992.
Se c'era un filo conduttore e qual era.
E comunque che cos'è questa trattativa, che cosa è stata, che cosa ne ha saputo lei, in che termini, da chi lo ha saputo, in che epoca.
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Da quale vuol cominciare dei due argomenti, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Io voglio cominciare, se non ho capito male, prima del cosiddetto chiamiamolo "papello".
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, la trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi la trattativa. Nel senso che già avviene la strage di Falcone e di Borsellino.
Io, incontrandomi con Salvatore Riina gli chiedo...
PUBBLICO MINISTERO: Parli lentamente, Brusca. Le chiedo...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sarà stanco lei, ma...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, chiedo scusa. No, era...
PUBBLICO MINISTERO: Cerchi di parlare lentamente. Lei ce l'ha un po' il vizio di parlare affrettato, cerchi di...
IMPUTATO Brusca G.: Era un fatto scontato. Poi mi fermo...
PUBBLICO MINISTERO: ... abbassare il numero dei giri.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, era scontato che era successo la strage di Falcone, era successo la strage Borsellino. Dopodiché, incontrandomi con Salvatore Riina, ci dico: 'che si dice, che non si dice...', e mi dice, dopo la strage di Borsellino, ci si sono fatti sotto.
Io, sempre per educazione, per rispetto, perché avevo piena fiducia in questa persona, non gli dico con li avevo, con chi li avevo. Non mi dice niente.
Tanto è vero che lui mi dice: 'si sono addirittura mossi i Servizi Segreti per la cattura nei suoi confronti'.
Quindi era a conoscenza di certi particolari che io non sapevo.
Al che gli dico: 'stiamo attenti perché non vorrei che ci sia qualche tranello dietro la porta'.
Dice: 'no, tutto tranquillo, aspettiamo eventi'.
Ci dissi: 'ma che si dice?'
Dice: 'ma gli ho fatto...', mi fa con la mano così, dice: 'gli ho fatto una richiesta di fatti', e lui definì un papello, dice: 'gli ho fatto un papello così tanto', dice, 'da trattare con lo Stato'.
E, siccome c'erano tanti progetti, ripeto, quelli che ho menzionato poco fa, e ci ha messo, come si suol dire, il fermo, il fermo di...
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi questa affermazione, Brusca, per cortesia.
IMPUTATO Brusca G.: Il fermo, in senso che, siccome c'erano altri obiettivi da portare avanti. Ripeto, il dottor La Barbera, Mannino, Vizzini, quindi fermiamoci momentaneamente perché c'è questa trattativa in corso.
La trattativa che io non ho visto, però in linea di massima è per quello che si parlava in Cosa Nostra, era il repertorio dei processi, il 41-bis... No, il 41-bis cioè, aspetti, questo viene in secondo tempo. Che ancora il 41-bis credo c'era, non c'era... Comunque se c'era credo sia stato pure messo in... Non ho visto io fisicamente queste richieste.
Potrebbero essere anche richieste verbali, io non c'ero. Il repertorio di processi, la legge Gozzini e credo anche la Rognoni-La Torre.
Mi ha detto, dice: 'una serie di fatti che... una serie di provvedimenti che erano stati adottati per conto di Cosa Nostra. Quindi aspetto risposta.'
Dopodiché io dico: 'va bene, andiamo avanti'.
E c'è il blocco, c'è il fermo momentaneamente per questi fatti.
Tanto è vero che poi il Biondino, ecco, dove viene il fatto del dottor Grasso, il Biondino dice: 'ci vorrebbe un altro colpetto perché c'è chi trattava, forse si faceva sostenere...'
Perché mi dice: 'no, anzi c'è stata una risposta, nel senso, dice: 'no, gli hanno presentato il conto e gli sembra troppo', dice, 'la risposta fu...', ci fu una mezza risposta, nel senso di dire: 'no, ci sono troppe cose, pensavo che volevano cose di meno...'
E quindi, la trattativa, era sempre aperta.
PUBBLICO MINISTERO: Aperta.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi era, secondo me, una questione di forza. Cioè, nel senso di dire: 'tu mi devi dire questo e noi ci fermiamo. Sennò noi continuiamo a mettere bombe fino a che tu ti abbassi...'
"Tu", non so, ripeto, chi erano e chi non erano. Io avevo le mie idee. Però non... non... Un fatto erano le mie idee, altro fatto essere sicuri il cento per cento.
Quindi andavano avanti sotto Questo piano.
Quando il Biondino Salvatore, per conto di Salvatore Riina, mi dice ci vorrebbe un altro colpetto per sollecitare, stuzzicare questa trattativa, io mi riferivo al dottor Grasso.
Poi c'è stato, ripeto, non mi ricordo con dettaglio, il fatto di Marsala. Quindi io, sapendo della trattativa, prima di mettere in pentola un'altra autobomba, gli vado a dire se potevo farlo o non potevo farlo e lui mi dice: 'vai avanti, non ci sono problemi', quindi io capisco che lui ha tutto sotto controllo.
Poi vado a fare l'omicidio di Ignazio Salvo.
Ma l'omicidio di Ignazio Salvo non aveva niente a che vedere con la trattativa, per quanto riguarda il...
PUBBLICO MINISTERO: Il fermo dato da Riina.
IMPUTATO Brusca G.: ... il fermo dato da Riina.
Perché Ignazio Salvo era uomo d'onore, era un mafioso. Non aveva niente a che vedere con gli omicidi eccellenti.
Quindi, quello era un fatto a sé.
Dopodiché eravamo settembre, primi di settembre, primi di ottobre. Non ci fu nessuna sollecitazione. Il fermo era sempre valido. E credo che eravamo quasi arrivati alle feste di Natale.
Credo che poi la riunione che si sarebbe dovuta svolgere il 15 gennaio del '93 era, secondo me, per riprendere tutta questa attività.
Ma questa è una mia impressione, per carità di Dio! Cioè, non... perché non abbiamo discusso niente.
E siccome le persone che bene o male, che poi ho saputo dovevano partecipare, capisco che erano le stesse persone che hanno, nel mese di marzo '92, o febbraio '92, hanno deciso per l'eliminazione di Falcone, Borsellino e tutti gli altri, quindi io penso che era di mettere a punto la strategia di continuare questi nuovi attentati.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, mi pare di aver capito che questo discorso viene portato alla sua conoscenza per la prima volta quando si sono già verificate entrambe le stragi.
IMPUTATO Brusca G.: Del Nord.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quello che conta, è anche, è la seconda della strage, la strage di via D'Amelio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Quella che io venni a conoscenza...
PUBBLICO MINISTERO: Per la prima volta che esiste una trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che lei avesse proprio iniziato così.
Le stragi erano già accadute.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se era accaduta la seconda, ovviamente era accaduta anche la prima.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi basta parlare della seconda.
Ecco, gliene ha parlato personalmente chi?
IMPUTATO Brusca G.: Della trattativa?
PUBBLICO MINISTERO: Dell'esistenza di una trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: Riina Salvatore, in prima persona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo essere sicuro di questo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa confidenza le fu fatta dove? In un discorso svoltosi solamente tra voi due, o con altre persone, e dove? Se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: E' stato tra me e Salvatore Riina a casa di Gerolamo Cuddo (?) non uomo d'onore, dietro Villa Serena a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quanto tempo poteva essere passato dalla strage di via D'Amelio?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, guardi, un mese, un mese e... Non me lo ricordo, comunque subito dopo, perché io dico: 'che si dice?'. Non mi ricordo con precisione quando è successo, anche se qualche data già l'ho data, però in questo momento non mi ricordo con precisione; ma sicuramente dopo la strage di Borsellino, che gli dico: 'che si dice?'.
PUBBLICO MINISTERO: Non se la sente nemmeno di dire: non meno di tanto tempo, non più di tanto tempo?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, eravamo là vicino, non lontano.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. In epoca ravvicinata.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tanto per mettere in chiaro un altro punto, lei su questo discorso di questa trattativa, con Riina quante volte ci ha parlato?
IMPUTATO Brusca G.: Una volta, due volte... due volte sicuramente. Una volta quando lui mi annuncia delle trattative, che c'era questo progetto, e la seconda volta quando mi dice che non hanno voluto accettare, quindi c'è bisogno di andare avanti. Nel senso non bisogna... non me lo dice lui di andare avanti, cioè, dice: 'non vogliono accettare, gli viene troppo dura, cioè è troppo pesante'.
PUBBLICO MINISTERO: La richiesta.
IMPUTATO Brusca G.: E' troppo onerosa la richiesta.
Il fatto di dare la spinta, però, me lo manda a dire con il Biondino, per dire: c'è bisogno di un'altra spinta.
Quindi, siccome per quelle che sono le regole di Cosa Nostra basta mezza parola per potere riuscire a capire, nel senso che bisogno c'era di dare un'altra spinta, in maniera che Salvatore Riina o chi per lui potesse portare avanti la trattativa.
PUBBLICO MINISTERO: Quando si verificò l'eliminazione di Zichittella padre...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda questo fatto, no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ne abbiamo parlato poco fa, cinque minuti fa.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, l'eliminazione del padre...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... avvenne dopo la strage Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Credo che avvenga molto più avanti, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: L'eliminazione di Zichittella padre avviene molto più avanti nel '92.
IMPUTATO Brusca G.: No, dico.. padre, nel senso dopo la strage di Capaci, cioè, la strage di Capaci fu il 2 3 maggio...
PUBBLICO MINISTERO: E certo.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi fu giugno-luglio.
PUBBLICO MINISTERO: No, lei ha dato la risposta senza farmi finire la domanda, ecco perché non ci siamo compresi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo dire: quando ci fu l'eliminazione di Zichittella padre, lei era già al corrente che esisteva - stando a quanto le confidò Riina - questa trattativa, o ancora non ne sapeva nulla?
Io ho bisogno, in qualche modo, di provare, attraverso certe domande, a dare una data a questa vicenda.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, io le ho detto: sicuramente dopo la strage di Borsellino, ma non escludo anche prima.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Già qui c'era questa trattativa in corso.
Ripeto, io mi vedevo tutti i giorni con Salvatore Riina, quindi potevo essere aggiornato quando e come.
Io gli chiedevo 'come vanno, che si dice, che non si dice?' e lui mi dava pochi segnali, però mi bastavano per potere riuscire a capire. Quindi, io ricordo dopo la strage di Borsellino, ma non escludo che potesse essere anche prima; che sono passati cinque anni, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Lo so. Quando fu eseguita l'eliminazione di Ignazio Salvo, Riina le aveva già confidato che la trattativa si era arenata per questo problema delle richieste che erano troppo onerose, troppo complesse, troppo...
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... troppo pretenziose?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, credo di sì. Credo che già c'era... una certa arenatura c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora io ho bisogno di capire questo: Riina aveva approfittato di questa opportunità che gli si era aperta per fare le sue richieste.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma dall'altra parte, cioè a dire dall'interlocutore di Riina, che tipo di richieste venivano a Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Uhm...
PUBBLICO MINISTERO: L'ha mai saputo?
IMPUTATO Brusca G.: No, ma era sottinteso, nel senso che se le richieste di Salvatore Riina venivano soddisfatte, noi avremmo fermato con le stragi. Tanto gli obiettivi principali, i nemici nostri erano già in qualche modo finiti.
Che Falcone e Borsellino, comunque sarebbero andate le cose, venivano sempre eliminati.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che, indipendentemente da un'ipotesi di trattativa in qualsiasi momento si fosse verificata...
IMPUTATO Brusca G.: Qualsiasi cosa sarebbe successa, se la trattativa andasse bene o andasse male, o come andava andava, Borsellino e Falcone andavano eliminati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però io ho bisogno di ritornare alla domanda di un attimo. Io le ho chiesto... Anzi, ha detto lei da solo che cosa Riina aveva messo nella trattativa, cioè che cosa aveva messo giù nelle richieste nel papello.
IMPUTATO Brusca G.: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: In genere, quando si fa una trattativa, entrambi si vuol qualche cosa. Ecco, Riina voleva questo. Lei sa dall'altra parte che cosa si voleva?
IMPUTATO Brusca G.: Dall'altra parte non so cosa volessero, però, ripeto, la nostra intenzione era quella di non fare più stragi. Almeno questo era... Però non credo che dall'altra parte cosa si volesse. Non glielo so dire perché non sono venuto a conoscenza di tale dettaglio.
PUBBLICO MINISTERO: Allora mi aiuti a capire. Riina la mise al corrente del fatto che si era avviata una trattativa, però non le disse che cosa veniva richiesto dall'altra parte.
IMPUTATO Brusca G.: No, dall'altra parte...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei come lo spiega questo? C'è una spiegazione sul perché Riina le partecipa un segreto - perché tutto sommato è un aspetto un po' delicato del problema, una trattativa tra Cosa Nostra e un soggetto esterno - ma nello stesso tempo non gli dice che cosa il soggetto esterno vuole da Cosa Nostra.
Ecco, come lo dobbiamo spiegare questo comportamento di Riina?, se lei è in grado di dare una spiegazione su questo punto.
IMPUTATO Brusca G.: No, io posso dare... io posso dare una spiegazione per le mie conoscenze, di fatto io non conosco niente.
Io posso dare una spiegazione per i momenti che si vivevano, per quello che io ho conosciuto da una vita Salvatore Riina, non credo che cambia dall'oggi al domani. E bene o male, per quello che si parlava sempre in generale quando ci vedevamo - che so, di processi, di ergastoli, di sequestro dei beni, la Gozzini - cioè, era Salvatore Riina una persona sempre che voleva per Cosa Nostra.
Non so se lui voleva dare allo Stato qualche cosa, non credo. Io credo che l'unica cosa che Salvatore Riina avrebbe potuto dare allo Stato era di non fare più stragi, non attentare più alle vite delle istituzioni, cioè persone che facevano parte delle istituzioni.
Almeno per quello che io so, però non so se ci sono altri retroscena.
PUBBLICO MINISTERO: Glielo disse subito Riina, quando le parlò per la prima volta di questa trattativa che si era aperta, che aveva fatto delle richieste addirittura per iscritto, o gliel'ha detto solo in un secondo momento?
IMPUTATO Brusca G.: No, fu quando gli dico 'che si dice?', e mi dice: 'si sono fatti sotto', e mi ha fatto un'espressione felice, dice: 'gli ho fatto un...'.
PUBBLICO MINISTERO: La lista.
IMPUTATO Brusca G.: '... una lista, cioè un papello di cose scritte'.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, siccome io ci vado per deduzione, in base a quello che avevamo sempre parlato. Però non so con specificazione cosa ha scritto. Non so dove erano arrivati, quando erano cominciati e quando si sono interrotti.
Io, ripeto, avevo le mie idee, però erano le mie idee.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che prima lei abbia adoprato una certa espressione, anzi certe parole, a proposito del papello, tali per cui io non ho ben capito se secondo lei il papello è esistito fisicamente, materialmente, come foglio di carta, ovvero se poteva essere stato un modo di dire di Riina.
Come sta la questione?
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito male io, ho interpretato male il senso delle sue parole?
IMPUTATO Brusca G.: No, no... Salvatore Riina mi ha detto che ha fatto una richiesta, scritta in un foglio di protocollo, in qualche foglio di block-notes... perché mi fa pure la mossa, dice: 'gli ho fatto una richiesta di notizie'. Quindi io capisco che ha fatto questa richiesta scritta e chi per conto suo, l'interlocutore abbia consegnato questo foglio, o questo interlocutore gliel'abbia detto a voce.
Però da Salvatore Riina credo che sia partito un foglio scritto. Se a destinazione non ci sia arrivato, questo non glielo so dire, non ero presente. Questo volevo dire.
PUBBLICO MINISTERO: Allora passiamo direttamente a quando Riina le comunica che questa trattativa si è arenata, si è bloccata, si è inceppata.
Ho bisogno, al di là delle parole di Riina, di capire quale situazione le descrisse Riina. Cioè, di una trattativa sospesa, o di una trattativa decaduta, revocata... Qual era la situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, le fasi sono: inizialmente mi dice che c'è questa trattativa. Poi mi dice, dopo tempo, che non era chiusa ma le richieste erano troppo; poi mi manda a dire che ci vorrebbe qualche sollecitazione - quindi io penso all'attentato al dottor Grasso - e poi dopodiché mi... rimane il fermo.
Il fermo che poi credo - credo, secondo me - che si riprende e si doveva riprendere il giorno in cui dovevamo fare la riunione, che sarebbe il 15 gennaio del '93.
Però questa è una mia intuizione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ma...
IMPUTATO Brusca G.: Perché in linea di massima qualche accenno c'era stato, nel senso facciamoci le feste, dopodiché se ne parla. Nel frattempo io avevo l'incarico del Di Maggio, quindi io avevo il pensiero di andarmi a cercare il Di Maggio.
Non so cosa sarebbe successo qual giorno in quella riunione, ma il mio incarico futuro era quello di andare a cercare Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei si ricorda sicuramente la mia domanda. Io ho preso atto della sua risposta.
Cosa vuol dire lei, cioè che Riina gli dice che le richieste hanno creato delle difficoltà in quanto son state considerate troppe...
IMPUTATO Brusca G.: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: ... però il fatto che...
IMPUTATO Brusca G.: Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, il fatto che poi venga Biondino a dire che ci vuole un altro colpetto, vuol dire che la trattativa non era considerata...
IMPUTATO Brusca G.: Chiusa.
PUBBLICO MINISTERO: ... chiusa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, per me...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, per me era sempre aperta. Per quello che io ho potuto capire la trattativa era sempre aperta.
PUBBLICO MINISTERO: Bisognava un po' forzarla.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Per quello che sono le mie conoscenze bisognava ancora stuzzicarla, sollecitarla per portarla avanti.
Non era chiusa del tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora ho bisogno di un altro chiarimento.
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, queste sono mie...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Nessuno mi ha detto: sai, la trattativa è chiusa o aperta. Però, per quelli che sono i discorsi fatti, per me la trattativa non era chiusa.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Ma quando Biondino viene da lei e le propone di darsi da fare per realizzare, per dare un'altra spinta, un altro colpetto, mi pare abbia adoprato questo termine...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma cosa voleva dire questo, che Riina aveva tolto il fermo, oppure il fermo c'era sempre?
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sennò non mi oriento più.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. E allora, il fermo credo che viene... ma non perché... se la strage se viene fatta, se la strage viene fatta, viene prima del fermo, del fermo definitivo. Biondino mi dice testuali parole: 'ci vorrebbe un altro colpetto per sollecitare, cioè per stuzzicare chi dall'altro lato trattava, per portare il sì delle richieste che si avevano fatte'.
Non viene fatto per i motivi che già ho spiegato, quindi il fermo viene dopo, il fermo momentaneamente da parte di Riina a me e credo anche agli altri che stavano, erano in attivo per ricercare eventuali altri obiettivi. Non so, se di natura umana o artistica, quello che siano.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, chiaro è chiaro.
IMPUTATO Brusca G.: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembrava che prima avesse detto una cosa diversa.
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Che quando si avviò la trattativa, quando Riina, almeno a lei, comunicò che si era aperta una trattativa, aveva anche contemporaneamente dato il fermo a tutto, perché ovviamente la trattativa si doveva vedere che piega prendeva.
Io avevo capito così, può darsi abbia capito male.
IMPUTATO Brusca G.: Io, ripeto, siccome non ero la persona che trattavo, quindi Salvatore Riina era quello che guidava un po' tutti: lui decideva di farsi o non farsi. Quindi, secondo me, siccome eravamo alla fine dell'anno, un po' gli altri impegni, secondo me l'anno '93 era per poter andare avanti e riprendere i vecchi contatti; o, per lo meno, non riaprirli perché erano stati chiusi, riprenderli per portarli a buon fine.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è stato al corrente della trattativa come è stato lei? Per quanto ne sa, eh, non per deduzioni. Qui ho bisogno di una risposta che proprio si affidi a elementi specifici.
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, io purtroppo le debbo dire che questi particolari sono stati a quattr'occhi tra me e Salvatore Riina.
Dopo l'arresto di Salvatore Riina ne ho parlato con Bagarella e ne abbiamo accennato anche a Provenzano. Però dopo l'arresto di Riina, che mi sono aperto con Bagarella. Ma prima di quel momento io con Bagarella non ho mai parlato di questo particolare. Ne parlavo solo con il Riina.
Quindi, se gli altri capimandamento che hanno partecipato nelle varie stragi erano a conoscenza o meno questo non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, davanti a me non c'è stato mai, davanti a Biondino, davanti a un Ganci, a un Cancemi questo particolare, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Quale fu la ragione per la quale lei affrontò questo argomento con Bagarella dopo l'arresto di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Fu perché...
PUBBLICO MINISTERO: Fu ad iniziativa sua o ad iniziativa di Bagarella che affrontaste questo argomento?
IMPUTATO Brusca G.: No, l'iniziativa fu, per come ho detto poco fa, che cioè avevamo parlato di potere portare quella strategia che Salvatore Riina aveva per le mani. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè colpire uomini delle istituzioni.
IMPUTATO Brusca G.: Delle istituzioni. Con la speranza che queste persone, magari, potessero ritornare a trattare.
Dopodiché, siccome il Bagarella credo ne abbia parlato con il suo paesano, Bernardo Provenzano, il Provenzano credo che non era d'accordo a questo tipo di attività...
PUBBLICO MINISTERO: La linea strategica di Riina, lei sta dicendo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. La linea strategica di Riina non gli stava a mano, non gli stava bene per il momento, non che non gli stava bene, che non era d'accordo alle stragi; che sia ben chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Solo che era stato arrestato Riina, quindi il momento di riflessione: vediamo, aspettiamo, e quello che c'è da fare. Tant'è vero che sulla stessa onda, sulla stessa lunghezza d'onda c'è Provenzano, c'è Cancemi, c'è Ganci; ci sono tutta un'altra serie di persone che non vogliono fare più niente.
Solo che si era verificato che il Provenzano, parlando con me prima e poi con Bagarella dopo - che lui c'erano altri capimandamento che gli andavano a chiedere come si devono comportare, come non si devono comportare e quello che c'era da fare e quello che non c'era da fare - in mia presenza, con Bagarella, Provenzano dice: 'ma guarda, Salvatore Riina aveva una trattativa in corso. Non so con chi era e chi non era'.
Il Bagarella mi conferma questa trattativa davanti a Bernardo Provenzano, il significato era che noi, quel gruppo - io, Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella, Messina Matteo Denaro, Di Trapani - eravamo disposti a andare avanti con la linea stragista di Riina. Perché il Provenzano in qualche modo si voleva andare a prendere il posto di Salvatore Riina come capo provincia.
In quell'occasione sono stato io, assieme al Bagarella, a impormi, a dire: 'va be', per ora non si fa né capomandamento non si fa niente e ognuno nel suo territorio si prende le sue responsabilità'.
Perché il Provenzano diceva: 'ma se vengono delle persone da me, cosa io gli devo dire, cosa non gli devo dire?'. E credo che il Bagarella gli abbia risposto, dice: 'tu non sai niente, quindi tu che responsabilità, quale problema hai?'.
Quindi siamo al febbraio '93. Febbraio-marzo '93.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, nel febbraio-marzo del '93, in occasione di questi incontri, dopo l'arresto di Riina lei - se ho capito bene - apprese che sia Provenzano sia Bagarella erano stati al corrente della trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: No, Bagarella era al corrente della trattativa. Il Provenzano, o se perché realmente non sapeva niente, o faceva finta di cascare dalle nuvole come sua abitudine, diceva che non sapeva niente.
Però, quello che mi confermò questa trattativa fu Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ci sono altre persone, a parte Bagarella, che le hanno confermato l'esistenza di questa trattativa che era stata nelle mani di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Che io ne abbia ricordo no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, siccome abbiamo ristretto il numero delle persone che ne sapevano qualche cosa - secondo le sue conoscenze, eh, Brusca - io do...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... sempre... Il punto di partenza della mia domanda era ... dalle sue conoscenze, dalle sue dichiarazioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho bisogno di capire: lei si è fatto un'idea, ha avuto anche un'indicazione, la più piccola, la più elementare, su chi fossero questi soggetti esterni a Cosa Nostra, chi fosse questo soggetto esterno a Cosa Nostra che aveva avviato questa trattativa con Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che questa domanda mi è stata fatta...
PUBBLICO MINISTERO: Io so di avergliela fatta più di una volta.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E io ho dato una risposta. Io, conoscendo gli uomini di Cosa Nostra e chi vicino a Riina in quel momento orbitava, cioè chi in quel momento orbitava vicino a Riina, la persona che poteva consigliare sotto certi aspetti culturali e di perfezione di stilare il famoso papello, per miei piccoli indizi era il dottor Antonino Cinà (?). E chi per lui.
Poi verso di lui credo che si è fatto anche il nome di Ciancimino, di qualche altra persona.
Credo che questo argomento l'abbiamo affrontato, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, l'ho seguita.
IMPUTATO Brusca G.: Queste mie deduzioni, non...
PUBBLICO MINISTERO: Eccoci.
IMPUTATO Brusca G.: Gliel'ho detto, io non ho mai avuto nessuna conferma attuale. Ma, conoscendo uomini e fatti, in quel momento la persona che poteva consigliare sotto certi aspetti a Salvatore Riina era il dottor Antonino Cinà. Per l'uomo di Salvatore Riina che aveva, con chi per lui, da parte delle istituzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo conosceva personalmente questo dottor Antonino Cinà?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lo conosceva personalmente in quale veste?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di San Lorenzo, cioè dove appartiene Giuseppe Giacomo Gambino o il Biondino Salvatore, quello che in quel momento venne arresto... Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Per esser sicuri, siccome lei mi ha risposto con questa deduzione...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... io ne debbo trarre, per conseguenza, che lei elementi concreti, specifici, diretti non ne conosce?
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti.
PUBBLICO MINISTERO: Non vorrei fosse contorta la mia domanda. Gliela faccio in maniera più piana.
Io le ho chiesto: lei è al corrente, sulla base di elementi concreti, specifici, quale potesse essere, o quali potessero essere i soggetti che stavano dall'altra parte del tavolo in questa trattativa?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: E lei mi ha risposto con una deduzione. Allora vuol dire che elementi concreti, specifici lei non ne conosce.
IMPUTATO Brusca G.: No, io, aspetti, dall'altro lato del...
PUBBLICO MINISTERO: Del tavolo.
IMPUTATO Brusca G.: ... del tavolo non conosco con chi trattava. Non so se erano magistrati, carabinieri, poliziotti, massoni, Presidente della Repubblica. Non so chi dall'altro lato c'era. Io intuivo chi c'era da questo lato, cioè sempre dalla parte di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, dall'altro lato non potevo dare nessuna... non potevo immaginare nessuno, perché le mie esperienze potevano essere dal primo... non dal primo, o dall'uno o dall'altro. Tipo io ho avuto un'esperienza, che già in questo processo ne ho parlato per altri fatti, per altri fatti sempre che riguardano questo processo, tipo con un tale Bellini.
Quindi, non è che nessuno sapeva; lo sapeva Riina con chi io stavo trattando. Quindi non credo che gli altri sapessero che io avevo questo canale. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Poi tanto l'affronteremo in maniera...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, perfetto. Per dire...
PUBBLICO MINISTERO: ... approfondita questo argomento.
IMPUTATO Brusca G.: Per dire, Riina conosceva di tutti e di tutto, però noi non conoscevamo gli altri. Però ognuno di noi conosceva gli elementi per chi, dentro Cosa Nostra, poteva gestire le altre trattative.
Quindi, siccome per l'esperienza che io ho, dall'altro lato ci potevano essere tutti e tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando questo discorso della trattativa che era stata nelle mani di Riina viene ripreso a Riina arrestato, quindi dopo l'arresto di Riina, e viene ripreso in questa conversazione di cui ci ha parlato, ecco, che significato aveva questa trattativa per lei, o per Bagarella, visto che gli unici due soggetti che ne erano al corrente eravate voi due? Che significato aveva, come una cosa del passato, come qualcosa che bisognava riagganciare, che bisognava cercare di riannodare in qualche modo?
Siccome lei già stamattina ha spiegato qual era un po' la strategia che si è andata poi definendo dopo l'arresto di Riina, i discorsi che sono stati fatti tra lei, il Bagarella, Graviano, Messina Denaro, Costanzo e quant'altro, ecco, che rapporto c'era, se c'era un rapporto, tra il varare una nuova strategia di azione criminale, e questa trattativa che faceva parte dell'anno prima, faceva parte dell'epoca precedente l'arresto di Riina, faceva parte delle iniziative che Riina aveva controllato, gestito direttamente?
IMPUTATO Brusca G.: Si...
PUBBLICO MINISTERO: Ce lo... Son riuscito a spiegarmi, vero Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Significa che, essendo che era stato arrestato Riina, non erano stati arrestati gli altri, c'era qualche altro allora che conosceva ancora questo rapporto, cioè questo contatto, quindi si voleva portare avanti in modo che si riaprisse questo canale. Per dire: sì, è finito Riina, ma noi siamo sempre qua ad andare avanti.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, chi conosceva questo elemento, voleva andare avanti perché c'erano questi contatti.
PUBBLICO MINISTERO: Perché c'era stato questo precedente.
IMPUTATO Brusca G.: Perché c'era stato questo precedente. Tant'è vero che...
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che vuol dire, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E' la stessa cosa che io con il caso Bellini: prima chiusi e poi cercavo di riaprilo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Io rimanderei il discorso Bellini all'udienza pomeridiana.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era per un esempio, un...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, no. Ma io non l'ho detto a lei, stavo dicendo, guardando la Corte.
Non so quando ritiene, il Presidente...
PRESIDENTE: Quando vuole.
PUBBLICO MINISTERO: ... di indire una...
PRESIDENTE: Un rinvio?
PUBBLICO MINISTERO: ... una pausa, un'altra pausa per ragioni...
PRESIDENTE: Possiamo farla anche subito.
PUBBLICO MINISTERO: Sono le 1 e un quarto. Io direi di sì.
PRESIDENTE: Allora riprendiamo alle ore 15.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, a parte qualche dettaglio che può darsi non abbia perfettamente capito, ma eventualmente ci tornerò più avanti, io ho capito che sostanzialmente quando si arriva all'arresto di Salvatore Riina, vi è una certa strategia che Cosa Nostra ha in parte praticato e in parte si riprometteva di praticare nel corso del tempo.
E' esatto questo discorso?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, prima dell'arresto di Salvatore Riina c'era una certa strategia che si stava cercando di portare avanti.
Dopo l'arresto di Salvatore Riina si continua a portare avanti. Si cerca di continuare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora la fermo un attimo.
Io vorrei proprio, a costo di apparire ripetitivo...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... ma mi sembra che sia importante.
Io vorrei che lei cercasse proprio di sintetizzarla al massimo.
Che cos'era questa linea strategica che in Cosa Nostra c'era fino all'arresto di Riina, che si era definita fino all'arresto di Riina.
Proprio sintetizzata nei suoi elementi essenziali.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, era di eliminare, per quello che io, ero alle mie conoscenze, in linea di massima, tutti i nemici, cioè, amici o nemici in qualche modo chi aveva fatto politica per conto suo avvalendosi della mafia, o quelli che realmente erano nemici.
E paradossalmente qualsiasi sia stata la eventualità di una trattativa con lo Stato, cioè di eliminare Falcone e Borsellino, cioè questi due obiettivi, c'era il futuro di contrastare lo Stato con gli uomini delle istituzioni.
Per avere un qualche beneficio, o beneficio, scendere a patti con lo Stato, o riagganciare quei vecchi... no quei vecchi, cioè, riagganciare nuovi equilibri politici o istituzionali per benefici per quanto riguarda Cosa Nostra.
Quando succede che Salvatore Riina mi dice: 'fermiamoci perché c'è una certa trattativa', dopo il suo arresto si continua, si vuole continuare in questa strategia perché si cerca di riportare lo Stato a trattare con noi, cioè con la mafia per potere usufruire sempre di quei benefici per avere una trattativa per riscendere a patti e per avere, ripeto, sempre qualche beneficio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Stamani lei ha menzionato una serie di possibili obiettivi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sei io ricordo bene ha fatto il nome di alcuni uomini politici.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare tutti della politica siciliana.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha parlato di Purpura, di Vizzini, di Mannino...
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti. Purpura era, uccidendo Lima, se il Purpura continuasse la leadership di Lima. Cioè, nel senso continuava a portare acqua al mulino dell'onorevole Lima e quindi di Andreotti, avremmo ucciso anche Lima, perché noi volevamo stroncare, come si suol dire, i formamenti che l'onorevole Andreotti aveva in Sicilia.
E questo è uno.
Poi c'era l'onorevole Mannino, c'era l'onorevole Vizzini, il questore di Palermo La Barbera. Era tutta una serie di obiettivi che chi faceva politica alle spalle di Cosa Nostra, quindi per non buttare fuori i suoi scheletri, che faceva politica per comodità sua, tipo l'onorevole Vizzini. Non so il Mannina, so semplicemente che Mannina era uno degli obiettivi, però io non so per quale motivo.
Il questore La Barbera che è uno di quelli che attaccava fortemente Cosa Nostra.
Quindi, una serie di obiettivi che si dovevano colpire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi mi pare stamattina abbia ricordato, un paio di volte almeno, il problema di Di Maggio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei in particolare ha detto che si riprometteva di riorganizzarsi per individuarlo e per eliminarlo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma una azione come quella che lei si riprometteva di compiere contro Di Maggio, si può dire che faceva parte, diciamo, della strategia di Cosa Nostra, o era invece un problema che si doveva risolvere indipendentemente dalla piega che prendevano gli avvenimenti?
IMPUTATO Brusca G.: No, il caso Di Maggio non c'entra niente con gli obiettivi di Cosa Nostra.
Di Maggio, fino a quel momento, in quel momento era un uomo di Cosa Nostra che aveva violato le regole di Cosa Nostra e quindi andava eliminato.
Era solo per questo i motivi che Di Maggio veniva eliminato.
Poi, strada facendo, il caso Di Maggio diventa molto più complesso, molto più intrigato, perché ci sono delle cose che, per quello che sono le mie conoscenze, non quadrano più.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, e infatti le farò qualche domanda.
Volevo dire un'altra cosa: c'è un fatto di sangue che io credo lei abbia presente. Si tratta del tentato omicidio del dottor Germanà.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Intanto una prima domanda: lei ha avuto parte nella ideazione o nella esecuzione di questo tentato omicidio?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho saputo involontariamente, cioè nel momento esecutivo quando è stato commesso il crimine.
PUBBLICO MINISTERO: Il tentativo?
IMPUTATO Brusca G.: Il tentativo di ucciderlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo fatto è comunque un fatto di sangue programmato nei confronti di un esponente delle istituzioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché è un funzionario di Polizia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo fatto appartiene sempre alla linea strategica principale, chiamiamola così, oppure si lega a situazioni più di carattere contingente?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo che la finalità dell'omicidio Germanà, o il tentato omicidio del dottor Germanà, abbia tutte e due le sfaccettature. Sia uno per gli obiettivi di una persona dello Stato; e sia perché credo i mazaresi, o per conto non so chi aveva interessi, volevano eliminare questo obiettivo, in quanto gli dava fastidio nel trapanese o a Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene, lei mi diceva un attimo fa che di questo fatto lei ha saputo solo al momento...
IMPUTATO Brusca G.: Al momento esecutivo.
PUBBLICO MINISTERO: Al momento esecutivo. Ma prima o dopo l'esecuzione?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, prima, in quanto sapevo che Bagarella doveva andare a Mazara per compiere un crimine. Al ritorno, quando poi io ero a Castellammare, dove lo aspettavo. E poi leggendo... cioè, dicendomi il Bagarella che gli è andato male, senza scendere nei particolari. Poi leggendo i giornali ho capito di che si trattava.
Cioè, sapevo chi era, cioè il questore Germanà. Poi, alla televisione, ho completato, cioè ho capito tutto il quadro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. lei non ha importanza che ricordi il giorno. Lei è in grado di collocarmi, di collocare questo avvenimento in rapporto sia ai discorsi che ha avuto con Riina sulla trattativa, il primo e il secondo discorso, sia in riferimento al famoso fermo: 'fermatevi tutti', che aveva dato Riina?
Se siamo prima, se siamo durante, se siamo dopo...
IMPUTATO Brusca G.: Dunque...
PUBBLICO MINISTERO: Per quello io le ho chiesto se intanto se era un fatto che poteva appartenere alla linea strategica principale, o viceversa a esigenze, se si legava a esigenze più del momento.
Lei ha detto: un po' dell'una e un po' dell'altra.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io in quel momento, cioè, le posso dire che noi ci trovavamo a Castellammare e che arriva il cognato di Bagarella e ci dice di scappare da Castellammare in quanto aveva cominciato a collaborare il fratello, cioè, il cognato: Marchese Antonino...
PUBBLICO MINISTERO: No...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Marchese Giuseppe.
Al che noi scappammo da Castellammare perché, essendo in carcere assieme a Benenati Simone, Simone gli aveva dato confidenza che noi saremmo stati a Castellammare. E che...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, Bernardi... Allora spieghiamo meglio per la Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Simone Benenati...
PUBBLICO MINISTERO: Questo Giuseppe Marchese, quello che poi diventò collaboratore, era stato in carcere con Simone Benenati.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Simone Benenati era...
IMPUTATO Brusca G.: Gli aveva fatto confidenze... Uomo d'onore della famiglia di Alcamo.
Ha fatto delle confidenze a Marchese Giuseppe...
PUBBLICO MINISTERO: Questa era la vostra preoccupazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Tanto è vero che i problemi di Cosa Nostra cominciano con la collaborazione di Marchese Giuseppe, in quanto il primo uomo del gruppo vincente, chiamati così i corleonesi, che comincia a sfaldare dentro Cosa Nostra.
Cioè, cominciano ad avere i problemi.
Cioè, Di Maggio diventa in secondo tempo; non è Di Maggio quello che dà problemi a Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E la notizia del...
IMPUTATO Brusca G.: Scusi. Quello che sono poi... stavo facendo le mie ricostruzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però io le avevo chiesto, appunto, se questa vicenda del tentato omicidio del dottor Germanà, che lei sta associando alla iniziata collaborazione...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Giuseppe Marchese, si colloca rispetto alla trattativa dopo, nel mezzo, quando c'era il fermo dato da Riina, prima...
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, guardi, non escludo che la trattativa sia stata in corso.
Ripeto, io non... non ho ricordi precisi, perché non guidavo io queste fila. E quindi non so se la trattativa era in corso, o meno.
Ma credo che già all'inizio c'era la trattativa. L'obiettivo c'era.
Quindi, non so se l'obiettivo Germanà andava per effetto di questo, o meno.
Cioè, non so se andava a incidere su questo programma, o meno.
Io, per esempio, le posso dire che, quando i catanesi portarono il suo apporto, dire: 'noi siamo a disposizione e cosa possiamo fare?', quindi loro volevano eliminare il dottor Lizio, ispettore di Polizia dottor Lizio, io conoscendo già quello che pensava Salvatore Riina... Quindi le dico, senza neanche parlare con Salvatore Riina. Mi prendo la responsabilità, gli dico: 'andate avanti. Cioè, voi vi potete togliere tutte le spine che volete'.
E poi avverto Salvatore Riina.
Ci dissi: 'i catanesi si vogliono anche loro togliere qualche sassolino'.
Sta di fatto che da lì a poco è stato ucciso l'ispettore Lizio, ispettore di Polizia catanese.
Perché dico... Perché io, conoscendo Salvatore Riina e se c'era un fermo totale, Salvatore Riina mi avrebbe chiamato me, o addirittura i catanesi, per dire: 'fermatevi, perché c'è un qualche cosa comune per tutti'.
Ma siccome questo non c'era, quindi si andava avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Siccome poco fa io le ho richiamato la figura di Di Maggio in rapporto all'idea di eliminarlo, ecco, salvo poi riprendere dopo il discorso che riguarda una fase ulteriore della vicenda Di Maggio, le faccio una domanda molto semplice: lei, prima dell'arresto di Riina, aveva già cominciato a organizzarsi in un qualche modo per individuare Di Maggio e organizzare una eliminazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole precisare in che termini?
IMPUTATO Brusca G.: Io aspettavo che finissero le feste natalizie, o l'Epifania, il 6 gennaio. E cominciare a prendere contatti con personaggi, o del Piemonte, o della Toscana.
Perché io avevo il sospetto che il Di Maggio si trovasse in Toscana, o nel Piemonte, dove poi è stato arrestato, o presunto arresto. Perché ho anche il dubbio su questo profilo.
Perché pensavo che si trovasse o da Natale Mangano, cioè, a Borgomanero, dove ripeto è stato fatto... o da parenti suoi, amici suoi, in Toscana. Come già molte volte gli ho detto.
E siccome io, per gli appoggi che avevamo noi, io non mi potevo fidare di persone né vicino a Di Maggio, vicino ai miei parenti, perché io ci ho parenti, tramite Vincenzo Ferro, Peppe Ferro, Giuseppe Ferro, no Vincenzo Ferro. Tramite Giuseppe Ferro io cercai appoggi in Toscana, in quanto sapevo che lui qualche appoggio me lo poteva dare.
E quella mattina dell'appuntamento, nel pomeriggio avevo appuntamento con il Gioacchino Calabrò, mi portò la risposta.
Mi disse: 'in Toscana abbiamo la possibilità di avere appoggi', per cominciare a andare a cercare Di Maggio dove si potesse trovare. Quindi avere un appoggio logistico per dormire, per cercare... Cioè, l'attività di investigazione. Nel senso di cercare la persona da colpire.
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno della riunione alla quale lei fa riferimento...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. L'arresto...
PUBBLICO MINISTERO: ... che è sempre il 15 gennaio?
IMPUTATO Brusca G.: Il 15 gennaio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei, precedentemente, si era rivolto a Peppe Ferro per avere... Ma si era rivolto a lui personalmente, o ne aveva parlato con qualcun altro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Ne ho parlato con Bagarella. Siccome io con Bagarella, con Gioè, come col mandamento di Alcamo non avevo nessun tipo di problemi, perché avevamo sino a quel giorno buonissimi rapporti, gli chiedo la cortesia se c'erano delle possibilità, mi poteva dare appoggio. Che non erano a conoscenza del Di Maggio o di altri parenti miei che mi potevano, come si suol dire, uscire dal discorso che io mi trovavo in zona, o persone vicino a me che si trovavano in zona, ho creato appoggi di persone estranee e ho cercato con Peppe Ferro.
E mi ha detto che non c'erano problemi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma volevo sapere, Brusca, se lei ha avuto proprio un colloquio personale diretto con Ferro, o se ci ha parlato tramite qualcun altro.
IMPUTATO Brusca G.: No, ci ho parlato con... tramite il Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se Ferro in quel periodo era in libertà, o magari invece era detenuto? Se lo rammenta?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi ricordo, dottor Chelazzi.
So solo che la disponibilità ci fu.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ci ha spiegato che, secondo una certa sua chiave di lettura, può essere che il 15 gennaio del '93, se Riina non fosse arrestato, si sarebbe affrontato un certo argomento.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere. Ma siccome la riunione non c'è stata, lei ha detto che questa riunione non ci fu, quindi lasciamo perdere le supposizioni.
Comunque, quando Riina è arrestato, in parte questo argomento lei lo ha affrontato stamani. Ma ora vediamo se si riesce a fare un discorso organico, almeno, se si riesce a fare delle domande organiche.
Una volta arrestato Riina, qual è la situazione che si determina all'interno di Cosa Nostra - io parlo a livello di capimandamento - in rapporto a questa linea strategica che lei ora ha anche definito in maniera chiara, quale situazione si determina? Sia rispetto quindi alla strategia, sia rispetto diciamo al quadro dirigente di Cosa Nostra.
Ecco, io vorrei che lei mi aiutasse a capire in maniera precisa questo passaggio.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, togliendo l'arresto di Riina, ma gli eventi per quanto riguarda gli uomini, cioè i capi di Cosa Nostra, succede che, dopo l'arresto di Riina, come ho detto poco fa, mi incontro con Bagarella per dire: andiamo avanti con questa strategia.
C'è d'accordo Giuseppe Graviano e c'è d'accordo Messina Matteo Denaro, quale capomandamento di capoprovincia di Trapani.
Però, a conoscenza di questi fatti, c'è anche Raffaele Ganci e Salvatore Cancemi.
Al che io mi incontro con Raffaele Ganci e Salvatore Cancemi, il quale c'era in quella occasione anche Angelo La Barbera, e ci sediamo a tavolino e ci vediamo nella casa di Girolamo Guddo, uomo d'onore, nelle vicinanze, non quella dietro Villa Serena, ma sempre vicino. Perché distanze... distanza vicino.
Ci vediamo in quella occasione...
PUBBLICO MINISTERO: Qui c' un problema di omonimia, no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, omonimia.
PUBBLICO MINISTERO: C'è due Guddo Girolamo...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Uno, uomo d'onore e uno no.
Ora stiamo parlando di quello che...?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Uomo d'onore.
IMPUTATO Brusca G.: Al che ci vediamo a casa di questo e siamo queste quattro persone. Per dire quello che c'è da fare, cosa non c'è da fare e cose varie.
Al che, essendo che c'era la presenza di Michelangelo La Barbera che io, alla presenza di Michelangelo La Barbera non avevo mai parlato di stragi, non avevo mai parlato di attentati, non avevo mai parlato di niente, parlando davanti a Angelo La Barbera, Raffaele Ganci e Cancemi, si discusse, per dire, che c'è da fare, che non c'è da fare, ci fermiamo, ci fermiamo, fermiamoci...
Però io ero andato alla riunione per vedere cosa c'era da fare.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo.
IMPUTATO Brusca G.: A un dato punto, prima che io me ne vado, mi chiama Raffaele Ganci di lato e gli dico: 'zu' Raffaele...', cioè: 'zio Raffaele, cosa dobbiamo fare? Cioè, dobbiamo andare avanti, non dobbiamo andare avanti, ci dobbiamo fermare, dobbiamo portare avanti quella linea, quella strategia che, bene o male, sapevamo?'
Dice: 'no, no, non abbiamo finito or ora di parlare, cioè di fermarci, cioè, non abbiamo stabilito che ci dobbiamo fermare?'
Ah, io, a quel punto, capisco che Raffaele Ganci o da solo, o in compagnia, la sua linea era quella. al che ci dico: 'va be', stiamo fermi, se dobbiamo star fermi, stiamo fermi'.
Persona più grande, persona più matura, persona di un certo rispetto, dico: 'stiamo fermi, stiamo fermi'.
Dopodiché io me ne vado.
Prima che io mi incontro con Bagarella Leoluca e mi spiego questo particolare, Raffaele Ganci s'incontra con Giuseppe Graviano. E gli dice che, gli racconta dell'incontro, gli racconta che io ero per non andare avanti, però gli racconta il pezzo che io me l'avevo chiamato...
PUBBLICO MINISTERO: Il discorso separato.
IMPUTATO Brusca G.: Separato. Che io me l'avevo chiamato a parte. E dicendoci: 'zu' Raffaele...', cioè, Raffaele Ganci, 'dobbiamo andare avanti...'
Questo particolare non...
PUBBLICO MINISTERO: Non glielo riferisce.
IMPUTATO Brusca G.: ... non glielo riferisce.
Al che poi ho saputo, a distanza di tempo, che dietro le mie spalle: Bagarella, Graviano, e qualche altro, mi definiscono miserabile, mi definiscono spaventato. Perché io, con Raffaele Ganci, avevo detto di no, cioè che non volevo andare avanti.
E a Bagarella ci dicevo: 'andiamo avanti'.
E questo era anche uno dei motivi che io con Bagarella mi raffreddavo per il fatto Costanzo; ma Bagarella si raffreddava con me per questo fatto. Nel senso che pensava che io a lui gli dicevo una cosa e a Ganci ce ne dicevo un'altra.
Quando poi siamo arrivati al chiarimento, Bagarella mi fa, dice: 'ma tu a Raffaele Ganci gli hai detto questo?'
Ci dico: 'e allora facciamo un confronto, cioè facciamo un faccia a faccia e vediamo se io a Raffaele Ganci gli ho detto questo. O quando poi, prima che me ne sono andato l'ho chiamato a parte per dirgli: zu' Raffae', dobbiamo andare avanti sotto questo punto di vista'.
Al che, anche se io non ho mai parlato con Giuseppe Graviano di questi fatti, ciò significa che Giuseppe Graviano è a conoscenza della strategia che si deve fare, perché parla con Raffaele Ganci del da farsi che c'è.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se ho capito bene lei vuol dire che ci sia stato un incontro poi tra Ganci e Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In cui si è parlato della strategia e della sua presa di posizione...
IMPUTATO Brusca G.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: ... vuol dire che Giuseppe Graviano partecipava della strategia.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, vuol dire.
IMPUTATO Brusca G.: Nel senso, una persona fidata di Salvatore Riina che parlava da solo come parlava con me, Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora io credo che riusciremo a capire tutto ancor meglio, intanto se lei mi dà risposta a questa prima domanda: quando si verificò questo incontro, lei, Salvatore Ganci, Michelangelo La Barbera e Salvatore Cancemi e Raffaele Ganci, c'è già stato l'incontro o gli incontri alla casa vicino all'Hotel Zagarella?
IMPUTATO Brusca G.: No, ancora no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Quindi siamo in un'epoca piuttosto ravvicinata all'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo incontro fu sollecitato da qualcuno? Chi è che prese l'iniziativa?
Eravate quattro capimandamento, insomma.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. No, no, ma noi quattro, noi quattro persone?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Cioè, chi è che prese l'iniziativa di indire questa riunione?
IMPUTATO Brusca G.: L'iniziativa di prendere questa riunione, guardi, non so se sono stato io, o Bagarella, a fare questo tipo di riunione.
Però noi, le riunioni per altri fatti, che si parlava di cose del Nord, ce le potevamo fare e ce le prendevamo, le dovevamo fare, a prescindere da quello che avrebbero detto gli altri capomandamento, o sì, o no.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho capito.
Io ho capito, lei vuol dire questo incontro, siccome riguardava un programma criminale da praticarsi in Sicilia...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: No, cioè, ci sono due facce della medaglia.
Io mo sto occupando di una; lei sta pensando all'altra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lo ridica lei e si semplifica il discorso.
Lei vuol dire: le azioni da compiere fuori dalla Sicilia, si poteva discutere liberamente...
IMPUTATO Brusca G.: Non ci interessava di nessun capomandamento quello che dicevano, o sì, o no. O erano d'accordo o non erano d'accordo.
Cioè, basta uno, una persona, o capomandamento, o la qualsiasi persona siciliana, non per forza uomo d'onore che passando lo stretto di Messina vuole fare un attentato, un omicidio, una rapina, un traffico di droga, qualsiasi cosa fuori dalla Sicilia, è libero di farlo senza chiedere permesso a nessuno.
Certo, se poi va a toccare personaggi o interessi di persone di Cosa Nostra, cerca una certa... di intervenire e difendersi.
PUBBLICO MINISTERO: Bisogna che uno si metta in regola, sennò può trovare delle difficoltà.
IMPUTATO Brusca G.: Che so, se un personaggio e un uomo d'onore, va a toccare un altro uomo d'onore, anche se è fuori dalla Sicilia, deve cercarsi di mettere, in qualche modo, in regola.
O sennò deve fare il discorso muto-muto, chiuso-chiuso e non parlar con nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però questa riunione, quella che lei ebbe con Ganci, La Barbera e Cancemi, riguardava, se io capisco bene, riguardava invece una attività da espletare in Sicilia.
IMPUTATO Brusca G.: In Sicilia,, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ed è questa la ragione per la quale quindi fra capimandamento bisognava confrontarsi, vedere quali erano le opinioni...
IMPUTATO Brusca G.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... dell'uno, o dell'altro, o dell'altro ancora?
IMPUTATO Brusca G.: ... perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Allora, questo incontro nasce ad iniziativa di chi? E come mai lei partecipa, ma partecipano anche tre capimandamento e basta. Cioè a dire: La Barbera, Ganci e Cancemi.
Cioè dire, i problemi con gli altri capimandamento, contavano, non contavano, venivano affrontati in riunioni diverse da altre persone e non da lei, che so, da Messina Denaro, o...
Ecco, mi aiuti a capir questo.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. E allora, io mi ero fermato su questi capomandamento, il gruppo, io, Giuseppe Graviano e Bagarella, Bagarella, per quello che lui mi diceva, dopo l'arresto di Salvatore Riina, come capomandamento, non come capoprovincia, come capomandamento di Corleone, quelle poche persone che sono rimaste, avevano deciso che figurava Bernardo Provenzano. Però, prima che dovevano prendere decisioni, o dovevano dare le risposte, o fare qualche cosa, tutti e due si dovevano sentire per poi andare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi dovevano, in qualche modo, confrontarsi fra di loro...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: ... intanto.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Provenzano e Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Al che, per quelle che erano le passate storie ... di Salvatore Riina, non c'era questo tipo di problema, perché non so se li avvertiva o non li avvertiva. Però, ogni volta che si... E nessuno si lamentava, nessuno si ribellava per quello che è successo in Sicilia.
E Salvatore Riina, se li poteva mandare a chiamare a uno a uno, a due a due, a tre, a poco alla volta, tutti assieme. Gli poteva dire: 'abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quest'altro e non ci sono problemi'.
Dopo l'arresto di Salvatore Riina ognuno cominciò a prendere le sue misure. Cioè, cominciò a guardarsi il suo territorio.
E, come ho detto poco fa, si sono formati tre gruppi: il gruppo Bagarella mio, Graviano e Messina Matteo Denaro, anche se fuori provincia; il gruppo La Barbera, Ganci, Cancemi, Motisi, e... nessuno, perché San Lorenzo ancora era un po' sbandato, in quanto è venuto a mancare il reggente che era il Biondino sarebbe l'autista di Salvatore Riina.
Poi c'era un altro gruppo che faceva capo a Bernardo Provenzano che era Benedetto Spera, Giuffrè, Pietro Aglieri. E questi tre capimandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Stavo parlando per tutti di capimandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, di capimandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Perché poi c'era...
PUBBLICO MINISTERO: ... Motisi, capomandamento di?
IMPUTATO Brusca G.: Di... Della Guadagna, Pietro Aglieri. E...
PUBBLICO MINISTERO: No, Motisi di quale mandamento?
IMPUTATO Brusca G.: Mandamento di Pagliarelli.
PUBBLICO MINISTERO: Pagliarelli. Aglieri, La Guadagna...
IMPUTATO Brusca G.: Guadagna.
PUBBLICO MINISTERO: Giuffrè?
IMPUTATO Brusca G.: Giuffrè... Giuffrè, Caccamo. Caccamo. Delle Madonie era vicino a noi, cioè a me o a Bagarella. Quindi non c'è nessun tipo di problema. E... E quindi questo era un pò l'orientamento della situazione palermitana dopo l'arresto di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, tre gruppi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cominciamo a definire quindi qual era l'atteggiamento di ciascuno, se sono gruppi omogenei, ogni gruppo ha un suo atteggiamento, una sua linea, una sua...
IMPUTATO Brusca G.: No, ogni capomandamento ha la sua, ha il suo modo di pensare, di vedere. E, parlando con altri capimandamento, si univano e esponevano le sue, il suo da fare. Cioè, o era d'accordo, o non era d'accordo.
In qualche modo, il gruppo palermitano si era un po' unito, non più per la linea stragista. E la linea Provenzano con quei tre, quattro mandamenti, cioè che non erano anche loro per la linea stragista.
Almeno per il momento. Se poi un mandato c'era da fare, si faceva, non c'era nessun problema. Ma, per il momento: 'fermiamoci, fermiamoci'.
Quindi, chi vuole andare avanti, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano e Messina Matteo Denaro, per Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma c'è stato un momento in cui è stata fatta una verifica, non dico con una riunione alla quale hanno partecipato tutti; è stata fatta una verifica di tutte le posizioni?
Intendo dire, allora: questi vogliono fare così. Questi non vogliono far nulla, noialtri vogliamo fare in un quest'altro modo.
IMPUTATO Brusca G.: Ma dottor Chelazzi, già era fatta, perché io avevo avuto il contatto con Raffaele Ganci. E sia con me, che con Giuseppe Graviano, già si era esposta in questa maniera, dicendo pure alle persone che gli erano vicino.
Leoluca Bagarella sapeva da parte del suo paesano, cioè Bernardo Provenzano, le altre persone, che non erano disposti. Quindi non c'è bisogno di fare nessuna riunione.
Bernardo Provenzano, dal modo suo di pensare, ci voleva andare a prendere il posto di Salvatore Riina come capoprovincia, da parte mia e da Leoluca Bagarella abbiamo impedito di diventare capoprovincia.
Nel senso che ci fermiamo sotto questo aspetto, cioè di non andare più avanti con le strategie, però che nessuno va momentaneamente va a prendere il posto di Salvatore Riina.
Però c'erano questo tipo di giochi, nel senso che se uno aveva bisogno, che so, di Caccamo, si rivolgeva a Bernardo Provenzano.
Se Caccamo aveva bisogno di me, si rivolgeva a Bernardo Provenzano per rivolgersi a me.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, per parlare di strategie, chiamiamole così, oltre a questo incontro che è il primo, a quello che capisco, in ordine di tempo a casa di Guddo, uomo d'onore...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... si è più rivisto poi con Ganci e Cancemi?
IMPUTATO Brusca G.: No, Cancemi, con Ganci, mi sono rivisto un'altra volta insieme a Ganci.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, allora sì.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mi ci sono visto e gli ho detto, così, in maniera molto fugace, cioè in maniera molto...
PUBBLICO MINISTERO: Fugace.
IMPUTATO Brusca G.: Che io, ero io e Gioè che avevo, stavo riprendendo una strategia al Nord, una strategia al Nord, per mettere in ginocchio il turismo italiano, il turismo italiano.
Al che Raffaele Ganci dice: 'va be', ne parliamo'.
Non mi disse né no e né sì. Dice: 'poi vediamo, ci risentiamo e ci... ne riparliamo di questo fatto'.
Siamo rimasti nell'aria. Quindi, non è chiuso la porta totale, finì, non se ne parlò più.
PUBBLICO MINISTERO: Si è trattato di un incontro svoltosi dove?
IMPUTATO Brusca G.: Nella casa... Credo stalla, o magazzino, di Guglielmino Giovanni, detto "Giovanni u' Secco".
PUBBLICO MINISTERO: "Giovanni u' Secco".
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Uomo d'onore della famiglia di... appartenente a La Noce.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo appuntamento con Ganci e Cancemi era prestabilito?
IMPUTATO Brusca G.: Era prestabilito, perché loro latitanti, io latitante, era prestabilito. Ma per altri fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Questo, è stato in coincidenza, ci siamo visti... Io mi sono visto co Raffaele Ganci per una messa a posto, per motivi di lavoro, niente di particolare.
allorché noi ci siamo prolungati in questa...
PUBBLICO MINISTERO: "Messa a posto per motivi di lavoro", non è che c'era da fare assumere uno alle Ferrovie...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... messa a posto, una cosa diversa.
IMPUTATO Brusca G.: ... messa a posto, qualche impresa che lavorava nella zona per pagare il pizzo, o qualcosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. Ecco, e lei aggiunse questo discorso all'argomento per il quale vi dovevate vedere.
Cioè, dire, questa idea di compiere delle azioni fuori dalla Sicilia, al Nord.
IMPUTATO Brusca G.: Fuori dalla Sicilia, al Nord, per mettere in ginocchio il turismo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma mi spiega perché lei pensò di approfittare dell'occasione per fare questo accenno a Cancemi e a Ganci?
IMPUTATO Brusca G.: Perché c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non considerava questa sua idea da doversi gestire con una certa riservatezza? Visto oltretutto che questi non erano molto vogliosi di proseguire nelle azioni...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti. Non erano molto vogliosi nelle aspettative siciliane.
Nel frattempo era successo che lo stato aveva inflitto il 41-bis ai detenuti. E quindi si cercava di fare qualche cosa in merito.
Nel frattempo io sapevo che Cancemi Salvatore aveva, lo sapevo, immaginavo che avrebbe dato dei quadri a Salvatore Riina. O Cancemi, o perlomeno chi per lui, a Salvatore Riina, dei quadri per una trattativa per fare uscire uomini dal carcere.
Quindi, non affronta il discorso direttamente, però comincia a entrare nel discorso. Mi dice questa possibilità che io immagino che loro sanno.
Perché Giuseppe Giacomo Gambino è cognato di Raffaele Ganci.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Era.
IMPUTATO Brusca G.: Era, buonanima, perché purtroppo è morto. Cioè, si è suicidato.
Quindi, io comincio a entrare in questo argomento.
Io non so se loro sapevano o non sapevano. E siccome io, i discorsi che facevano con Riina, non li ho aperti mai, come per dire: 'cos'hai con lo zio, abbiamo fatto di questo, o con lo zio abbiamo fatto di quest'altro'.
Parliamo di fatti nuovi. Cioè, a dire: io ho questa possibilità, perché io avevo un aggancio con Gioè, Gioè con un tale Bellini che poi ne riparleremo, che mi dava la prospettiva di qualche beneficio.
Quindi, siccome non l'avevo chiusa, speravo di continuare sotto questo profilo.
E quindi accenno al Cancemi e a Ganci che c'era la possibilità di potere fare questi fatti.
E non mi ha detto né sì e né no. Poi ce ne riparliamo.
Poi è successo che Gioè è arrestato, Cancemi si presentò, Raffaele Ganci viene arrestato. Cioè, perlomeno, Raffaele Ganci venne arrestato e poi si presentò il Cancemi.
Cioè, l'evoluzione fu...
PUBBLICO MINISTERO: Stiamo andando piuttosto avanti, perché i Ganci furono arrestati a giugno.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E Cancemi si costituì a luglio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi io volevo rimanere...
IMPUTATO Brusca G.: No, io dico, non più... Volevo dire, cioè, io non ho più parlato, perché poi gli eventi sono successi... Nel senso che io avevo perso i contatti con il Bellini tramite il Gioè.
Cioè, essendo che non c'era più il Gioè...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, se io capisco bene, se io ho capito bene, Brusca, il suo discorso è questo: lei, in questa specifica occasione in cui si incontrò con Cancemi e Ganci da soli, fece una specie di accenno a una sua idea di praticare degli obiettivi al Nord per colpire il turismo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è il senso del discorso.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E, se ho capito bene, però questo discorso praticamente si chiuse subito e non è stato più ripreso con queste pesone.
IMPUTATO Brusca G.: Non è stato più ripreso con...
PUBBLICO MINISTERO: Con queste due persone.
IMPUTATO Brusca G.: ... con queste due persone.
Perché, ripeto, poi gli eventi sono stati molteplici, in quanto non potei più discutere con loro.
PUBBLICO MINISTERO: Anche questo incontro qui precede la riunione, la prima delle due riunioni in quella villetta vicino all'Hotel Zagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Questa... la seconda, con quella dello Zagarella, fu molto vicina. Però non mi ricordo se fu prima o dopo. Però fu molto vicina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo di capire un altro passaggio di questo discorso. E ritorniamo, ritorniamo... Aspetti, eh, ispettore. Grazie.
Ritorniamo a una affermazione che lei ha fatto poco fa.
Secondo almeno una determinata intesa, Provenzano e Bagarella avrebbero dovuto, in qualche modo, consultarsi tra di loro prima di rappresentare all'esterno la posizione del mandamento di Corleone.
Ho detto bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ecco, ma come si concilia questa che doveva essere un po' la regola di comportamento per l'avvenire, con il fatto che poi Bagarella, secondo il suo racconto, appartiene allo schieramento suo, di Brusca, dello stesso Bagarella, di Graviano, di Messina Denaro; mentre invece, Provenzano è in un raggruppamento in cui prevale una visione diversa di quello che deve succedere dal dopo arresto di Riina in avanti.
Ecco, lei sa se lei è stata in qualche modo composta questa situazione?. Se i due si sono chiariti, se si sono parlati, se c'è stata invece una rottura?
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, io le posso dire che prima l'avevo preso in una maniera; poi, man mano le idee si andavano chiarendo. Che il Bagarella, incontrandosi con il Provenzano e parlando di questi fatti, il Provenzano gli diceva: 'se succedono questi fatti, io... e vengono gli altri capimandamenti...'
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, bisogna essere più precisi.
"Parlando di questi fatti, se succedono questi fatti". Cioè, che cosa... a cosa intende riferirsi?
IMPUTATO Brusca G.: A nuovi attentati, o in Sicilia, o a Nord. Ma, in particolar modo, al Nord, perché in Sicilia non poteva essere. Perché, con tutto il rispetto, se io andavo a Corleone, o Bagarella veniva a San Giuseppe Jato, c'era il mandamento sia con tutta la confidenza che avevamo, io chiedevo permesso, o lui veniva e chiedeva permesso.
Quindi, in Sicilia, anche per gli altri capimandamenti, si doveva bussare, come si suol dire, alla porta per entrare.
Ma per il Nord, questo fatto non c'era.
Al che, il Provenzano, rispondendo alle domande di Bagarella, dice: 'se vengono gli altri capimandamento e mi chiedono di questi fatti, cosa gli devo rispondere?'
Il Bagarella ironicamente gli rispose, dice: 'ti metti un cartellone davanti e gli rispondi, dici, io non so niente. E te ne esci. Quali responsabilità ti devi sentire tu, di questi fatti?'
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo scambio di battute tra Bagarella Provenzano, si è svolta alla sua presenza?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Poi Bagarella me lo ha raccontato. No, io non ero presente.
PUBBLICO MINISTERO: A lei è stato riferito da?
IMPUTATO Brusca G.: Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Da Bagarella.
Ma questo scambio di battute, quindi c'è stato quando già erano iniziati poi i fatti del '93, oppure prima che iniziassero?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo prima che ancora iniziassero.
PUBBLICO MINISTERO: Crede, o ne è sicuro, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Il 99,9 per cento, sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a lei Bagarella quando glielo ha raccontato questo episodio?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, siccome oggi... cioè, non pensavo di potere fare questo passo, per me non aveva significato prima o dopo. Ma siamo nel periodo, o prima che dovessero iniziare, o subito dopo che erano iniziati. Ma credo prima.
PUBBLICO MINISTERO: Io le ho chiesto quando c'è stata la conversazione tra lei e Bagarella, in cui si è parlato di questo, eh?. Perché, se non era presente all'incontro tra Bagarella e Provenzano, ovviamente...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non c'ero, non c'ero.
PUBBLICO MINISTERO: ... non può sapere quando è successo.
Ho capito.
A lei risulta che ci sia stato un incontro nel quale qualcuno se ne uscì con le parole: 'finché c'è l'ultimo corleonese vivo si prosegue nella linea strategica che fu già di Riina'?
IMPUTATO Brusca G.: Ma questo fu un discorso fatto a casa di Gaetano Sangiorgi, subito dopo l'arresto di... di Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Subito dopo l'arresto di Riina, ma siamo...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, da Sangiorgi a Santa Flavia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, da Sangiorgi a Santa Flavia.
Ma subito dopo l'arresto di Riina. Siamo sempre nel mese di gennaio. E sempre parlando con Gioè, per come gli ho detto, una persona molto... anche se un po' stravagante, però molto intelligente, intuitiva, capace.
Cioè, prevedeva, debbo dire, quello che un po' sta succedendo: il pentitismo, queste lotte... Vedeva uno sfaldamento un po' perché, ripeto, è una persona molto estrosa.
Dice: 'Sarebbe opportuno...', ma come idee, come idee nel senso che dire: 'sarebbe opportuno allontanarci dalla Sicilia momentaneamente, affinché si calmano le acque, e poi, dopodiché, si vede quello che c'è...'
PUBBLICO MINISTERO: Espatriare, quindi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Ma non per scappare dalla Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Anche, nel frattempo, con Gaetano Sangiorgi si parlava dove si poteva andare, dove non si poteva andare. Che so, andare a Santo Domingo, che si poteva abitare con pochissimi soldi.
In queste discussioni di salotto, che eravamo, bene o male parlavamo del più e del meno, quali soluzioni si potevano attuare, il Bagarella la prende come una cosa che noi già stiamo scappando come se avevamo già le valigie pronte per scappare...
PUBBLICO MINISTERO: Coi biglietti fatti, insomma.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E risponde, dice: 'finché c'è l'ultimo corleonese, di qua non si muove nessuno. Chi se ne vuole andare, se ne va'.
Tanto è vero che il Gioè gli dice: 'ma senti, ma vedi, qua nessuno vuole scappare, o se ne vuole andare. Qua uno sta parlando di eventuali fatti, svolgimenti che possono venire. Le soluzioni quali potrebbero essere'.
Ma questo siamo nel mese di gennaio.
PUBBLICO MINISTERO: E questo incontro, quindi, nella casa di Sangiorgi, ha visto la presenza sua, di Gioè, di Bagarella e di chi altri?
IMPUTATO Brusca G.: E La Barbera, Gioacchino La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha mai sentito parlare di un progetto di azione criminosa contro, insomma, una azione distruttiva, o comunque di danno nei confronti del tempio di Selinunte, o della zona di Segesta?
IMPUTATO Brusca G.: Ma guardi, questo poi ne vengo a conoscenza nel '95.
Ne vengo a conoscenza nel '95 perché, anche gli agrigentini, nella persona di Antonio Di Caro e il Capizzi...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo alla Corte chi sono queste due persone, chi erano, via.
IMPUTATO Brusca G.: Uno, ucciso...
PUBBLICO MINISTERO: Il primo, Antonino Di Caro.
IMPUTATO Brusca G.: Antonino Di Caro, reggente dell'agrigentino. Cioè, reggente dell'agrigentino. E che anche loro erano disposti a buttare il tempio di Agrigento a terra. Cioè, dice: 'non c'è bisogno di andare a Roma. Siamo disposti anche qua in Sicilia'.
Poi io sapevo questa disponibilità. Va be', poi se ne parlano questi... Già siamo nel '94. Cioè, già siamo dopo molto tempo.
E del fatto di Selinunte però io non so quando è stato ideato. Però io vengo a saperlo poi nel '95, quando io chiedo a Messina Matteo Denaro: 'ma come avete individuato questi obiettivi, come siete riusciti a individuare questi fatti, qual era lo scopo.
Cioè, come vi siete organizzati?', e lui mi risponde che gli obiettivi li hanno individuati tramite i depliant, consultando dei depliant...
PUBBLICO MINISTERO: Materiale turistico, guide, pubblicazioni...
IMPUTATO Brusca G.: Materiale turistico, sì. Riviste...
PUBBLICO MINISTERO: ... questa roba qui.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E come ci rientrava il tempio di Selinunte in questa confidenza che le fece Messina denaro?
IMPUTATO Brusca G.: Selinunte... Selinunte, per dire che c'era il progetto anche a Selinunte. Selinunte non c'era bisogno di consultare i depliant, perché si conosceva in Sicilia. Non c'era bisogno di andare a cercarlo su...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo voleva dire che qualcuno aveva messo gli occhi a suo tempo sul tempio di Selinunte?
IMPUTATO Brusca G.: Su Selinunte, sì. E..., Selinunte è Trapani...
PUBBLICO MINISTERO: Lo so.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, non c'era bisogno di venirlo a dire a me, o a nessun altro. Cioè, dentro la sua casa, poteva fare e sfare quello che voleva.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
IMPUTATO Brusca G.: Però, ripeto, io di questo progetto, così in maniera molto evasiva, ne vengo a conoscenza nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'ambito dei discorsi fatti con Messina Denaro.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ha mai saputo che, quando si cominciò a delineare l'idea, il programma di compiere azioni contro edifici storici, importanti dal punto di vista artistico, architettonico, religioso, in un primo tempo si fosse pensato di compiere azioni di questo tipo in Sicilia, e che Provenzano abbia posto in un certo senso un divieto a che queste azioni si facessero in Sicilia, dicendo però che non aveva nulla da dire se si andavano a fare al di là dello stretto di Messina?.
IMPUTATO Brusca G.: No, non so niente di questo.
PUBBLICO MINISTERO: In questo periodo che va dall'arresto di Riina al giorno in cui lei dice a Bagarella, siccome il discorso è uscito, l'attentato a Costanzo, di fermarsi, in questo periodo, ripeto, lei ha avuto incontri con Provenzano frequenti?
Uno, lo ha citato...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha avuti più d'uno?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, poi ho avuto degli incontri con Provenzano. Ma non abbiamo mai parlato di questi fatti, perché c'era il Bagarella presente. Quindi Provenzano con me assolutamente... nulla. Cioè, non affrontò mai l'argomento con me.
Però, per una mia, un mio modo di pensare, di...
PUBBLICO MINISTERO: Di interpretare?
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: Di pensare.
IMPUTATO Brusca G.: Un modo di pensare, un modo di... cioè, di pensare come strategia, per vedere come funzionavano un po' le cose, sapendo che Carlo Greco, uomo d'onore di Santa Maria di Gesù, molto vicino a Provenzano, vedendomi per altri fatti, parlando del più e del meno, erano successi questi fatti al Nord. E gli dico: 'ma che ne pensi, che non ne pensi?'
Anche per fargli capire che io non ne sapevo... non ne sapevo... aspettiamo, io sapevo, bene o male, chi l'aveva commesso o chi poteva essere. Però, siccome io non avevo partecipato, non mi sentivo responsabile, ci dico: 'ma di questi fatti, non ne so niente'.
PUBBLICO MINISTERO: Con Carlo Greco.
IMPUTATO Brusca G.: Con Carlo greco.
Anche se le Forze di Polizia a me mi danno... cioè, mi danno, mi accusano a me come prima persona.
Dico: 'va be', pazienza'.
Dico: 'ma io sono contrario'.
Questo fatto, Carlo Greco paro-paro lo porta al Provenzano.
Io sapevo che sarebbe successo.
Il Provenzano, siccome...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'aveva calcolata, lei questa...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, a misura.
Il Carlo Greco gliela porta... Io lo sapevo, ma per me era, come si suol dire, voglio la conferma per vedere come la pensano e come non la pensano, per vedere che cosa succedeva.
E il Carlo Greco subito se la fa di corsa e va da Provenzano. E gli va a dire che Giovanni Brusca è contrario, di qua e di là e tutto quello che c'è.
Provenzano parla con Bagarella e Bagarella viene da me per dire: 'ma come mai tu non sei d'accordo, che non sei d'accordo?'
Ci dissi: 'io non sono d'accordo? Io ho voluto spronare il Carlo Greco per vedere, tuo paesano, come la pensa e come non la pensa, per vedere se è d'accordo con te, o non è d'accordo con te'.
Tanto è vero che ci ho detto: 'Vedi, il tuo paesano non è d'accordo con te. Nel senso che per te, gli dici una cosa; nel senso che può andare d'accordo con qualsiasi cosa, e poi dietro le spalle non è d'accordo con te, ma è d'accordo con Carlo Greco, Pietro Aglieri, con Giuffrè...', cioè, con quel gruppo fidato di quel gruppo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, se ho capito bene...
IMPUTATO Brusca G.: Questo, però, stiamo parlando già a stragi quasi fatte.
PUBBLICO MINISTERO: Quasi fatte cosa vuol dire? In corso, ne erano state fatte alcune, ne mancavano...
IMPUTATO Brusca G.: O erano state commesse tutte, o erano state commesse... ma credo che le ultime erano già state fatte.
PUBBLICO MINISTERO: Lei deduce che Provenzano, in un certo senso, si mostrava in modo, ma in realtà era in un altro perché Carlo Greco era andato immediatamente a riferire a Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: Subito, subito.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo il fatto, secondo lei...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ,.. che dimostra che i due erano della stessa opinione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Altrimenti, se Carlo Greco non fosse stato, avesse saputo che Provenzano era di opinione diversa, lei dice, non sarebbe andato a spifferargli quello che gli aveva raccontato lei.
IMPUTATO Brusca G.: Nel senso che il Provenzano pensava che io fossi d'accordo con lui. E quindi, facendo una riunione, io sarei stato d'accordo con lui.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva fatto una specie di preventivo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, per me... Ma per me era un modo di sondare per vedere, sia su questo fatto, che su altri fatti futuri.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, se lei dà un'occhiata o a quel monitor lì davanti, oppure a quello grande che ha dietro, quale le torna più comodo, ora vede una bella immagine fotografica. Anzi, ne vede due.
IMPUTATO Brusca G.: Questa è la casa di Vasile. Questo è il villino.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, ce la fa a togliere un po' di riflessi, perché io...
E' questa?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, dovrebbe essere, partendo da... Perché, sulla destra, c'è l'albergo Zagarella che poco fa avevo visto. E, continuando sulla sinistra, questo è il villino di Vasile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ispettore... No, mi è sufficiente.
Ora si dà atto che mi riporta il fascicolo...
IMPUTATO Brusca G.: Se c'è l'altro pannello, si vede l'Hotel Zagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ma io ho fatto in modo che ci fosse, non le fosse sottoposta la fotografia in cui si vede l'Hotel Zagarella, sennò era una...
IMPUTATO Brusca G.: No, ma io infatti prima di ... l'Hotel Zagarella, le ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Ma se lei è sicuro di quello, della risposta che mi ha dato, è inutile girarci intorno.
IMPUTATO Brusca G.: No, avevo visto questo, e le ho detto qual era la casa; poi ho visto l'altra fotografia e le ho detto che c'era l'Hotel Zagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, abbia pazienza...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si può girare un pochino più... verso di qua.
Queste fotografie le aveva mai viste prima di oggi?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, diciamo che abbiamo esibito a Brusca un album fotografico che è allegato ad una annotazione: 26/09/97, numero 3645 del Centro Operativo DIA di Firenze.
Ecco, mi sta... Preciso che questi rilievi fanno parte di una produzione dell'8 novembre '97 del Pubblico Ministero.
Una produzione, o un deposito?
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Una produzione. Quindi sono state acquisite dalla Corte.
Sì, il dottor Nicolosi mi sta confermando che si tratta di una acquisizione, che è diventata una produzione.
Allora io le ho fatto vedere questa fotografia perché voglio tornare un'altra volta all'incontro che c'è stato in quella casa.
Perché io, dalle risposte che lei ha dato stamani alle varie domande, ho capito che, quando vi siete trovati in quella casa, lei era portatore di una sua, di un suo programma.
Mi pare lo abbia sintetizzato menzionando alcune azioni di carattere intimidatorio, se ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però, inserendo nel programma anche l'azione contro Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, quella era assodata.
PUBBLICO MINISTERO: Sono quindi, se interpreto bene quello che è successo, cioè dire come vedeva lei la situazione, c'è una iniziativa criminale forte, perché comunque si tratta di andare a eliminare una persona; e una iniziativa criminale debole, si fa per dire, che era di carattere fondamentalmente intimidatorio.
Lei la rappresentò questa situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ne abbiamo discusso.
PUBBLICO MINISTERO: Ne abbiamo discusso.
I presenti alla riunione, di questa sua opinione, o meglio, di questa sua visione, che opinione espressero?
IMPUTATO Brusca G.: Eh. non...
PUBBLICO MINISTERO: Erano d'accordo, erano contrari, relativamente d'accordo, la giudicavano buona...
IMPUTATO Brusca G.: No, d'accordo, d'accordo.
PUBBLICO MINISTERO: D'accordo, mi faccia capir bene, lei stamattina ha parlato di seminazione di siringhe da qualche parte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di avvelenamento...
IMPUTATO Brusca G.: Il primo obiettivo era questo. Cioè, trovare il sangue, ci stavamo adoperando per trovare il sangue. E riempire alcune spiagge del Nord con delle siringhe.
Però, telefonando, facendole ritrovare, in maniera che si scoprisse il danno. Perché, una volta distrutta una spiaggia di Rimini, il turismo sarebbe stato... al Nord sarebbe stato colpito in maniera forte.
Quindi, sotto questo punto di vista, era un buon progetto.
Poi, il Gioè, prendendo l'iniziativa, non so se i cinesi, i giapponesi, quelli che erano, per dire, possiamo fare anche questa. Cioè, avvelenare delle briochine e riempire alcuni supermercati. Però subito telefonare, in maniera che nessuno lì li mangiasse.
Però già quelle delle siringhe era quasi, ci stavamo adoperando per trovare il sangue.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per caso, in questa piattaforma programmatica, in qualche modo ci rientrava anche la torre di Pisa?
IMPUTATO Brusca G.: La torre di Pisa non c'era in quel momento, come fatto oggettivo. Cioè come punto di colpire. Ma era oggetto di discussione tra Bellini e Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma le discussioni tra Bellini e Gioè, glielo pongo sottoforma di domanda, erano attuali a questa fase in cui c'è l'incontro lì, nella casa di Vasile? O eran...
IMPUTATO Brusca G.: No, non si parlò della torre di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Le anticipo che le dovrò più avanti, magari domani, richiamare un verbale nel quale lei invece fu preciso proprio con un'affermazione opposta, il 28 maggio del '97, proprio in un interrogatorio fatto con me.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi le leggerò esattamente quella parte della trascrizione, e quindi rinvio a quel momento...
IMPUTATO Brusca G.: Con lei della torre di Pisa ne abbiamo parlato più volte.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Però come... io non so cosa, quale è il mio ricordo, cioè cosa ho detto in quel verbale. Però, se se ne parlò per motivi di Gioè e Bellini, ma come obiettivo di andare a colpire la torre di Pisa, cioè come per dire abbiamo questo obiettivo, non era...
PUBBLICO MINISTERO: No, io non ho detto obiettivo da colpire.
IMPUTATO Brusca G.: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho detto come punto fisico.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, siccome io...
PUBBLICO MINISTERO: E non solo fisico. Siccome si parla di turismo, siccome della torre di Pisa se n'è parlato.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Siccome avevo capito la domanda, cioè cosa si portò concret... cioè di concreto in quella giornata. Non so. Di concreto si parlò dell'attentato a Maurizio Costanzo, di cominciare a preparare il sangue. Poi, discorsi ce ne furono tanti, ma così però, in linea generale. Cioè non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ora ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: In linea generale, discorsi ce ne furono tanti, ma come attuale, cioè per dire 'facciamo', era questo e l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei mi diceva poco fa che i presenti furono d'accordo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a me interessa capire una cosa diversa. I presenti, e quindi: Bagarella, Giuseppe Graviano...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Messina Denaro, se c'era.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Perché in una delle due occasioni, lei ha detto che c'era. Avevano un loro autonomo programma? Cioè a dire: 'Tu la pensi in questo modo, noi per parte nostra abbiamo pensato a questo, questo, questo e questo'.
IMPUTATO Brusca G.: No, non hanno... non hanno esposto il suo programma, se programma avevano. Non hanno esposto nessun tipo di programma.
PUBBLICO MINISTERO: Rimaneste in qualche modo d'accordo che poi qualcuno avrebbe terminato le operazioni di procacciamento del sangue infetto, ovvero qualcun altro sarebbe, avrebbe studiato il problema delle briochine, qualcun altro avrebbe...
IMPUTATO Brusca G.: Il sangue, il sangue ci stavamo pensando noi, cioè il mio gruppo, a trovarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, appunto.
IMPUTATO Brusca G.: Per trovare il sangue. Però c'era di cominciare a preparare per il dottor Costanzo, cioè Maurizio Costanzo. Cioè, e non era una cosa da poco, c'era da cominciare a organizzare di prevedere di... cioè di cominciare a preparare l'attentato, cioè di colpire l'obiettivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dalle risposte che lei mi dà, io allora le pongo due ulteriori domande.
Ma la linea strategica, quella originaria, quella di Riina, quella secondo cui bisognava colpire determinati, fondamentalmente persone, persone rivestite di carica istituzionale, persone eminenti della politica, che fine aveva fatto? In quest'incontro non se ne parla più, a quello che io capisco, non si parla più né di eliminare un questore, né di eliminare un parlamentare o un esponente della corrente andreottiana.
IMPUTATO Brusca G.: In quella sede, in quell'occasione non si parla più degli attentati in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché?
IMPUTATO Brusca G.: Onestamente, non mi ricordo, ma non... Credo perché già sapevamo che i palermitani non erano d'accordo, quindi non se ne parlò più perché o io per un verso, o loro per un altro verso, sapevamo che non eravamo tutti d'accordo; quindi, non si parlò più per gli obiettivi in Sicilia, ma bensì si parlò per fuori, per commettere attentati fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Di questa sua affermazione lei si sente sicuro, oppure la formula così, a titolo di interpretazione di quello che era successo? E che stava succedendo.
IMPUTATO Brusca G.: No. Aspetti, se andiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Io aspetto tutto quello che c'è da aspettare.
IMPUTATO Brusca G.: Per carità! Aspetti, nel senso... Noi dobbiamo parlare, siccome mi rifaccio sempre alla domanda se andiamo su fatti che dovevamo... concreti, eh, l'obiettivo da colpire, ripeto, era Costanzo e il sangue infetto con le siringhe.
Poi, ripeto, ce ne furono discorsi, tanti, in quella sede, in quell'occasione, in linea generale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Non ricordo di avere parlato dei famosi obiettivi in Sicilia; però non escludo che se ne abbia potuto anche parlare. Non so se... Però in maniera molto accademica. Ma non perché si doveva commettere qualche attentato.
Che, quando si doveva commettere qualche attentato, cioè mi rimane in testa registrato, nel senso sapevo che c'era un'attività, sapevo che si doveva fare qualche cosa, si comincia a vedere dove abita, dove va.
Siccome di queste attività non ne abbiamo fatto nulla, almeno per quello che mi riguarda non ne ho fatto niente; quindi, se se n'è parlato, è così, in maniera molto accademica. Ma non per dire: 'Dobbiamo fare questo attentato'.
PUBBLICO MINISTERO: Posta la domanda in altri termini, quando vi furono questi incontri, lei, gli altri, avevate chiara cognizione del fatto che c'erano dei capimandamento a Palermo che non erano d'accordo sul compimento di azioni delittuose di un certo tipo in Sicilia?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Perché la riunione che ho fatto a casa di Girolamo Guddo nasce dopo 8, 9, 10 giorni dall'arresto di Riina. Quindi la prima riunione che viene fatta dopo l'arresto di Riina è quella a casa di Girolamo Guddo.
Quindi, già alla base, per sapere che i palermitani, c'è un gruppo di palermitani che non sono d'accordo, già la sappiamo.
PUBBLICO MINISTERO: E la sapete tutti, quelli che partecipano?
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì. Io per un verso, c'era un altro per un altro verso, ma bene o male la sappiamo tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'altra domanda che le volevo porre è questa. Alla data di questa riunione, si è già verificato - l'ha riferito lei - quell'incontro alla presenza di Michelangelo La Barbera, nel quale si verifica quella singolare situazione: lei deve apparire come quello che non è d'accordo, perché non se la sente di affrontare certi argomenti con la presenza di Michelangelo La Barbera.
IMPUTATO Brusca G.: Perché io non ho mai parlato con Michelangelo La Barbera di questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Brusca G.: E quindi non so se sa o non sa.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Però, lei ci spiegava un attimo fa di aver saputo che quel colloquio fatto, viceversa, senza riserve mentali, con Raffaele Ganci, non fu riportato in maniera corretta. Tanto che, arrivato il racconto dell'episodio a Bagarella, Bagarella formulò un giudizio nei suoi confronti che esprimeva con il termine dei "miserabili".
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma allora io ho bisogno di capire, ma quando siete andati, vi siete incontrati lì, nella casa, nella villetta vicino all'Hotel Zagarella, per quello che lei ha capito dopo o ha capito sul momento, Bagarella già si era fatta quest'opinione su di lei?
IMPUTATO Brusca G.: Non glielo so dire, se già lo sapeva o meno. Non lo so, non glielo so dire. Perché in "Cosa nostra", con gli uomini di "Cosa nostra", non c'è il coraggio con un amico di affrontare subito l'argomento. Quindi io non so se il Bagarella già sapeva di questo fatto e me l'ha detto dopo; o non lo sapeva e quindi non me lo poteva dire, cioè voleva vedere le mie intenzioni quali erano e quali non erano. Quindi, poteva vedere il mio gioco qual era e quale non era. Non so se rendo l'idea?
PUBBLICO MINISTERO: Io ho capito perfettamente.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, questo. Io, in quell'occasione, ci sono stati questi discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha ricordo che siano stati compiuti, più o meno assieme, anche se a distanza di qualche ora, trenta minuti, qualche mezza giornata, una serie di attentati contro sedi della Democrazia Cristiana? Sedi o persone della Democrazia Cristiana.
IMPUTATO Brusca G.: No, io sono a conoscenza, in quanto vedo che non sono stato l'unico a parlarne, che li avevo collocati in un tempo diverso. Ma i miei ricordi purtroppo si accavallano perché, ripeto, sono passati tanti anni. E quattro attentati: uno a Monreale, uno a Misilmeri, uno a Messina. E un altro, pensavo Isola delle Femmine, ma siccome Isola delle Femmine, Capaci, sono confinanti, quindi Capaci, ma è sempre il mandamento di San Lorenzo. Che io ho definito quattro piccoli attentati, che poi sono tre piccoli attentati e uno di notevole importanza.
Tutti in riferimento a personaggi o a sedi della Democrazia Cristiana.
PUBBLICO MINISTERO: E com'è andata questa storia?
IMPUTATO Brusca G.: Allora, credo che siamo dopo l'omicidio Lima. Al che, incontrandomi con Salvatore Biondino, dice: 'Hai possibilità di poter fare qualche attentato nel tuo territorio alla Democrazia Cristiana?'. Però senza specificarmi se apparteneva a Lima o a Mannino: niente. Dice: 'alla Democrazia Cristiana'.
Gli ho detto: 'Senza nessuno tipo di...
PUBBLICO MINISTERO: Problema.
IMPUTATO Brusca G.: ... di problema'. E, siccome Monreale faceva parte del mandamento che io allora comandavo, subito ho organizzato nel giro di 24, 48 ore, ho organizzato l'attentato e l'ho portato a termine.
Ed è il primo, della segreteria della Democrazia Cristiana di Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: Attentato fatto con?
IMPUTATO Brusca G.: Esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Con esplosivo.
IMPUTATO Brusca G.: Esplosivo proveniente, l'esplosivo, dalla cava di...
PUBBLICO MINISTERO: Buttitta.
IMPUTATO Brusca G.: Buttitta. Quello che poi io cercavo di, come le ho spiegato, quando io cercavo di colpire Di Maggio, quando le dichiarazioni... dalla denunzia per calunnia - che al più presto spero di chiarire, anche questa posizione, molto chiara e dettagliata. Che il Di Matteo non diceva da dove veniva l'esplosivo.
Al che, siccome avevamo bisogno di poco esplosivo, un chilo, due chili di coso, Gioè subito si procurava tramite questo suo parente, procurò l'esplosivo. L'abbiamo confezionato e gliel'abbiamo dato a Giuseppe Balsano; che subito andò a collocare nella segreteria. La sera, andò ... nella segreteria del... di Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe Balsano era?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi...
IMPUTATO Brusca G.: E reggente del paese.
PUBBLICO MINISTERO: ... una delle famiglie del suo mandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Poi, l'altro attentato fu fatto a Misilmeri. E siccome allora Misilmeri faceva mandamento, poi il mandamento passò a Belmonte Menzagno, però il paese rimane nella disponibilità di Giuseppe Lo Bianco in quanto con...
PUBBLICO MINISTERO: Pieruccio Lo Bianco?
IMPUTATO Brusca G.: Pieruccio Lo Bianco, quello poi scomparso. E disponibilità di Riina Salvatore, cioè rapporto diretto, in quanto il paese di Misilmeri era vicino a Brancaccio, e gli dava una mano d'aiuto Giuseppe Graviano. Cioè il mandamento di Brancaccio.
Quindi, io di sicuro non lo so. Però, siccome conoscendo i fatti e le persone, ho capito che a commettere quell'attentato in quel luogo era Giuseppe Graviano, con il Pieruccio Lo Bianco, sotto ordine di Salvatore Riina o di Biondino.
E sono due. Terzo attentato: a Messina. Credo dietro il portone, sempre segreteria DC, che l'ha commesso Pietro Rampulla (?) sotto mia indicazione. Ci dissi: 'Colpisci, non mi interessa, cioè l'importante è fare il segnale dimostrativo'. E Rampulla per conto mio, io per conto di Riina o Biondino, per come sono andati i fatti.
E poi io pensavo di essere alla fine. Invece il paese di Capaci, è stata distrutta una villa di un esponente della Democrazia Cristiana.
E questi sono i quattro attentati che sono stati fatti ad opera nostra, cioè tutti per conto nostro. Quindi, secondo me, quando io poco fa le dicevo che i miei indizi, poiché mi portavano a Antonino Cinà, era che: quando si comincia a cercare di uccidere Ignazio Salvo a Roma o in Sicilia, Antonino Cinà cioè stuzzicava Gaetano Sangiorgi, uomo d'onore della famiglia di Salemi, anche se è suocero... è nipote di Ignazio Salvo, per conoscere le abitudini...
PUBBLICO MINISTERO: Genero, di Ignazio Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Di Nino Salvo.
PUBBLICO MINISTERO: Di Nino Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Nipote di Ignazio Salvo. E allora io capivo che il regista, il regista... quello che era a conoscenza un po' di tutto il progetto, era Antonino Cinà. Che, da sempre, si sono sempre consultati con Antonino Cinà, con Salvatore Riina.
Quindi io capisco che, anche se...
PUBBLICO MINISTERO: E Biondino.
IMPUTATO Brusca G.: E Biondino.
PUBBLICO MINISTERO: Perché era, il Biondino, capofamiglia di...
IMPUTATO Brusca G.: Capofamiglia, sostituto di Giuseppe Giacomo Gambino. Quindi, per me, gli indizi ci sono questi, e poi altri piccoli indizi, che mi fanno, mi portano a pensare questo. E i fatti mi danno un po' ragione, per quello che poi sono venuti fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha citato Pietro Rampulla.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Forse è opportuno che io le chieda di spiegare chi sia questa persona e, soprattutto, se, a parte questo episodio, di portata criminale relativa, lei lo sappia coinvolto in episodi criminali magari anche diversi.
IMPUTATO Brusca G.: Pietro Rampulla, uomo d'onore di Mistretta, del mandamento delle Madonie, fu il mio braccio destro per la strage di Capaci. Cioè uno dei miei consulenti più fidati, che mi aiutò a portare a termine la strage di Capaci; sia nel procurare il telecomando, sia nell'assemblarlo. Cioè, un po' tutta la progettazione.
PUBBLICO MINISTERO: Persona, questa, che lei conosceva da tempo?
IMPUTATO Brusca G.: La conoscevo da... Conoscevo da tempo il fratello. Lui, lo sentivo nominare, però l'avevo conosciuto da 6-7 mesi, un anno. Però, è come se l'avessi conosciuto da...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora questi quattro fatti, lei ha detto che a memoria li colloca?
IMPUTATO Brusca G.: Li avevo collocati in.... li avevo collocati più avanti di quando, poi, sono stati realmente fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Ma è un mio cattivo ricordo. Però il senso è sempre uno.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, lei li aveva collocati addirittura dopo l'eliminazione di Ignazio Salvo, e invece si tratta di episodi verificatisi tra il 31 di marzo e il 2 di aprile del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, cinque mesi prima, sei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, però ripeto, il fine, per quelle che sono le mie conoscenze, se ho sbagliato data, cioè a impostarla, ma il fine per me è sempre uno. Cioè che si voleva creare qualche contatto politico, perché quelli che c'erano erano stati interrotti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Dalle deduzioni, sono un po'... non so solo su questi, ma un po' anche su altri fatti. Cioè tipo, poco fa abbiamo accennato - ma lei pensa di ritornarci - sull'arresto di Riina, e sul ruolo di Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno ora di chiarirmi un altro segmento di questa complessa vicenda del 1992.
Le chiedo proprio di, in forma estremamente sintetica, di spiegare che cosa successe ad Alcamo, dopo che fu ucciso Vincenzo Milazzo. E di come fu riorganizzato il mandamento, e se questa riorganizzazione del mandamento in qualche modo la poteva riguardare - lei, Brusca, capo del mandamento di San Giuseppe Jato - oppure era una situazione che a lei non interessava, e non doveva interessare per niente.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, viene ucciso Vincenzo Milazzo, credo il 15, 16 luglio, due o tre giorni prima della strage di Borsellino; perché io, per disfarmi della macchina, ero andato a Palermo, avevo chiesto aiuto a Biondino Salvatore, se mi poteva dare una mano di aiuto. E fu in quell'occasione che mi viene detto: 'Siamo sotto lavoro'. E tutto quello che so per la strage di Borsellino è questo, e io ho riferito questo.
E poi, dopo tre giorni, ho sentito in TV quello che era successo. E ho subito ricollegato che è stato il Biondino, e chi per lui, a organizzare tutto, cioè il...
PUBBLICO MINISTERO: L'attentato di via d'Amelio.
IMPUTATO Brusca G.: L'attentato. Al che, dopodiché si deve ricompattare il mandamento di Alcamo.
E si deve ricompattare il mandamento di Alcamo e si segnala, siccome io nell'alcamese, a partire dal 1981, con la guerra di mafia contro Stefano Bontate e tutto il resto, mi sono occupato della parte di Alcamo con una serie di omicidi, in qualche modo io avevo lavorato nel paese di Alcamo. E, quindi, mi sentivo un po' responsabile del paese di Alcamo.
E quindi davo le indicazioni a Salvatore Riina, chi poteva essere la persona a diventare capomandamento. E mi sono un po' addentrato dentro il paese di Castellammare, e tutti gli altri mandamenti, per conoscere un po' tutti i discorsi fatti all'interno del mandamento.
Dopodiché fu fatto il capomandamento di Alcamo, e fu Peppe Ferro, con un po' il beneplacito un po' di tutti. E fu fatto a Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi che cosa vuol dire quest'ultima affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè la riunione fu fatta a Mazara del Vallo, in quanto Salvatore...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, la riunione con la quale Ferro Giuseppe fu designato capomandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Fu fatto a Mazara del Vallo, in quanto Salvatore Riina era in villeggiatura, in quel periodo, in quella zona e la riunione fu fatta a Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei era presente, quando fu...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando il mandamento fu dato a Peppe Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nel periodo successivo, rimase immutata questa situazione per la quale lei, capo del mandamento di San Giuseppe Jato, o comunque era in qualche modo il sovrintendente o il referente preferibile per le questioni di...
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che è successo?
IMPUTATO Brusca G.: E' successo che, una volta fatta la famiglia, cioè questa mia intrusione, cioè come regola non doveva più esistere; perché doveva funzionare regolarmente come tutti gli altri, nel senso che aveva il suo capoprovincia, aveva... Cioè, fa i... come si suol dire, le regole, rispettare le regole.
PUBBLICO MINISTERO: Gravitare su Trapani?
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto; gravitare su Trapani, e gravitare, cioè quelli che erano le sue conseguenze.
Però il rispetto che c'era, di continuare ad andare avanti. E, come si sa, in questi casi rimangono sempre gli amici, non è che quando c'è da rispettare le regole, rispetta... cioè rimane sempre l'amicizia personale, cioè con qualcuno, più con un altro, un po' con tutti. Ma un po' il rispetto con tutti.
Ripeto, fino a che c'era Salvatore Riina: nessun tipo di problema.
Cominciano a cambiare le cose con il mandamento di Alcamo dopo l'arresto di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo l'arresto di Riina. Ma, abbia pazienza, lei ricorda di aver speso una sua parole o, per meglio dire, di aver dato un suggerimento su chi doveva essere designato o consigliere o vicecapo nella famiglia di Castellammare?
IMPUTATO Brusca G.: Siccome c'era stato che per il passato, ripeto, sempre negli anni '80, '81, '82, Antonino Valenti l'avevano un po' maltrattato ingiustamente, chi portava le notizie a Salvatore Riina - essendo il periodo in cui io fui arrestato, in quei cinque mesi che io ho mancato -, questo di qua fu messo fuori famiglia.
Addirittura c'era la possibilità anche di ucciderlo.
Quando poi io sono andato a Castellammare, sia per motivi di villeggiatura, sia perché cominciai a frequentarlo, sia perché ho commesso vari delitti nel castellammarese, cominciai a conoscere un po' tutta la situazione di Castellammare. E ho conosciuto anche la posizione di Antonino Valenti. Che Antonino Valenti, per quello che io ho conosciuto, ma con dati di fatto, era un povero cristo, e tragediato da chi aveva portato le notizie...
PUBBLICO MINISTERO: Tragediato, sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... a Salvatore Riina. E ho dato un suggerimento: di dargli una carica. Perché il capo, il rappresentante del paese era Gioacchino Calabrò, e non mi ricordo se gli feci dare o consigliere, o sottocapo, a Antonino Valenti, uomo d'onore della famiglia di Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sa se... Quindi, questo fatto, ora lo abbiamo esattamente ricostruito. Sa se questa decisione, per esser più esatti, se questa designazione che era stata suggerita da lei, poi è stata considerata un po' criticamente da qualcuno? Da Riina in particolare?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, io ho saputo poi, leggendo i giornali, da alcune dichiarazioni di qualche collaborante, che c'è stata qualche critica nei confronti di questa persona, e nei miei confronti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, Brusca abbia pazienza, eh?, lei ha detto l'ha saputo dai giornali.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A me pare l'abbia saputo da me, in un interrogatorio.
IMPUTATO Brusca G.: No, c'ho avuto... Da un interrogatorio; e l'ho saputo pure da qualche altra persona, credo con Sinacori.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere ne abbia parlato con Sinacori, io comunque questa situazione gliel'ho rappresentata.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho fatto un confronto con Sinacori.
PUBBLICO MINISTERO: Questo non lo sapevo. Io so però di averle rappresentato questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì, lei pure me l'ha rappresentata.
PUBBLICO MINISTERO: ... il 19 di giugno del 1996.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, lei pure me l'ha rappresentata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma prima che la faccenda, questa critica di Riina, gliela rappresentassi io, gliela raccontasse Sinacori col quale ha fatto il confronto, o la leggesse sul giornale, all'epoca nel '92...
IMPUTATO Brusca G.: Non ne sapevo nulla.
PUBBLICO MINISTERO: ... prima dell'arresto di Riina, Riina stesso è venuto da lei a dirgli: 'Guarda che ho trovato mal gestita questa situazione, non mi è sembrato che sia stata una decisione presa proprio al meglio delle possibilità'?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi risulta, questo fatto. Cioè Riina non mi ha richiamato, non mi ha detto niente. E non... L'ho sentito prima da lei, e poi come gli ho spiegato.
Tanto è vero che la decisione non è, e glielo ripeto, non so cosa gli hanno detto a Riina, cosa è stato il commento. Perché molte volte si va al commento, però stabilire che cosa gli dicono...
Tant'è vero che Valenti era, io... un "picciutteddu", nel senso che, avendo dato questo suggerimento, diventa, rimaneva "u' picciutteddu", cioè il ragazzino.
Tanto è vero che il mio suggerimento poi, chi ha gestito i fili, a... di Nino Valenti, cioè invece di non dargli più confidenza, gli ha dato la confidenza, gli danno confidenza, tanto è vero che se lo portano nel novarese per vedere Baldassare Di Maggio, che lui conosceva. Quindi, gli mandano a dire delle confidenze, che a me non mi davano. Quindi, per vedere che tipo di suggerimento gli avevo dato, che persona cattiva gli avevo portato.
PUBBLICO MINISTERO: Lei vuol dire che comunque la persona, evidentemente, il credito lo meritava; sennò non poteva essere utilizzata, poi.
IMPUTATO Brusca G.: L'ho avuta, e poi sta di fatto che poi l'hanno continuato a utilizzare. Non è che l'hanno messo fuori famiglia, che hanno dato qualche provvedimento.
PUBBLICO MINISTERO: E' vero che lei è stato "combinato" da Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono stato?
PUBBLICO MINISTERO: Combinato da Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: I suoi rapporti, fino all'arresto di Riina, proprio quelli personali con Riina, di che tipo sono stati?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io...
PUBBLICO MINISTERO: Sono sempre stati rapporti uguali, discontinui, quando meglio, quando peggio? Sa, tra zio e nipote...
IMPUTATO Brusca G.: Io, guardi, io per coscienza le debbo dire che con Salvatore Riina mi sento certe affermazioni che mi sembra difficile poterci credere.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Perché le dico questo? Perché molte volte dipende cosa gli vengono rapportati, cosa gli viene detto. Cioè, quindi, possibilmente può, Riina può dare una sua interpretazione, una sua reazione.
Però io gli posso dire che, con Salvatore Riina, non ho avuto mai nessun tipo di problema, di qualsiasi natura e di qualsiasi genere. Perché poi alla fine ho chiarito sempre tutto, qualsiasi sia stato il problema.
Per questo le dico, sì, i commenti mi stanno bene, cioè ci credo; però, stabilire che cosa gli vanno a raccontare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però, Brusca, glielo posso fare anche in forma di domanda così, assolutamente neutra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma mi sembrerebbe francamente puerile, e quindi glielo faccio in maniera diversa, non credo che qualcuno farà opposizione.
Però, parrebbe che Riina in una certa occasione avesse avuto una mezza idea di eliminarlo, di eliminare lei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì. Ma io, infatti, io l'ho sempre detto. Lo stesso fatto che Riina l'abbia pronunziato, mi ha dato fastidio. Però, se mi vuole eliminare, non mi dava l'incarico di uccidere Falcone, non mi dava l'incarico di eseguire l'omicidio di Ignazio Salvo, non mi dava l'incarico di cominciare a preparare per il sequestro Gambriga (?).
Per esempio, un altro fatto che io voglio chiarire, per esempio c'era un gruppo che stava preparando per il sequestro dell'Ardizzone, giornalista, che io non sapevo. E io stavo lavorando per un altro sequestro, in Sicilia, che sarebbe l'esattore Pippo Gambriga.
Quindi, per questo, ripeto, mi viene difficile poter accettare certe... Però non lo escludo, che lui l'abbia detto; magari, l'abbia detto per dire, nel senso, cos'era ammazzallo, cioè di ucciderlo, o... Perché se Riina mi avrebbe chiamato per il fatto che racconta Cancemi, io gli avrei spiegato come erano andati i fatti. Perché io per conto di Salvatore Riina o, per lo meno, d'accordo con Salvatore Riina ho trafficato in droga con la persona con cui Salvatore Riina poi mi voleva eliminare.
Cioè, però, dico, che sia vero o che non siano vere, questo non glielo so dire, ma mi da fastidio lo stesso fatto che abbia dato soddisfazione a Cancemi o a chi erano presenti.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, non è questo il problema.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Noi non stiamo facendo della cronaca di Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, per carità!
PUBBLICO MINISTERO: Noi qui stiamo cercando di...
IMPUTATO Brusca G.: Io sto...
PUBBLICO MINISTERO: Io attraverso le mie domande, lei attraverso le sue risposte, e con interessi totalmente diversi...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... perché io faccio il Pubblico Ministero, lei qui è imputato...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, ma io sto spiegando...
PUBBLICO MINISTERO: ... stiamo cercando, io sto cercando di ricostruire, davanti alla Corte, anche attraverso l'esame di lei, sto cercando di ricostruire quello che mi pare sia importante ricostruire per capire quali sono state, chiamiamole, le dinamiche interne di Cosa Nostra, chi era titolato a prendere le decisioni, quelle più importanti o quelle meno importanti, chi le prendeva tutte, chi ne ha prese solamente alcune. Stiamo facendo un lavoro processuale.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, no, no, chie... perché infatti... il lavoro processuale stiamo facendo, tanto è vero che mi dà la confidenza che ha le trattative con personaggi dello Stato, quindi non mi dà una confidenza di poco conto.
PUBBLICO MINISTERO: E io volevo infatti arrivare a chiederle proprio questo, anche se si poteva, potevamo aver risparmiato due minuti se lei mi aveva detto senz'altro la ragion per cui pare che Riina avesse deciso di eliminarla. Così questa affermazione la ancoriamo a un dato di fatto, se lei è in grado di ancorarla a un dato di fatto, e poi le avrei fatto esattamente quella certa domanda alla quale lei aveva cominciato a rispondere prima ancora che io la formulassi.
Per quale ragione Riina voleva...
IMPUTATO Brusca G.: Io ero andato con Salvuccio Madonia a Salemi e... perché volevamo trattare una partita di droga con un noto trafficante di droga salemitano.
PUBBLICO MINISTERO: Salvuccio Madonia è figlio di Francesco?
IMPUTATO Brusca G.: Francesco Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sono i Madonia di quale famiglia?
IMPUTATO Brusca G.: Di Resuttana.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
IMPUTATO Brusca G.: Perché il provvedimento non è solo per me. Il provvedimento è per me e per Salvuccio Madonia. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Chiarissimo.
IMPUTATO Brusca G.: Oh... Quindi... Ma siccome noi siamo andati a Salemi, ma non per fare il traffico... traffico di stupefacenti senza dire niente a Salvatore Riina. Siccome io avevo rapporti con Paolo Rabbito (?), rapporti di un certo... ripeto, oltre Cosa Nostra poi c'è il rapporto da uomo, parlando con Paolo Rabbito, che si può fare, che cosa non si può fare, dice: 'c'è Giuseppe Miceli, di Salemi' - tanto ormai è saputo e risaputo, noto trafficante di droga - 'che si può vedere quello che si può fare'. E siamo andati a Salemi più che altro per farci un'idea di quale lui condizione aveva, cosa si poteva fare, cosa non si poteva fare. Cioè, andarci a fare preventivamente un quadro della situazione. Cosa che poi non abbiamo portato avanti perché i fatti non... erano deboli, e neanche... cioè, talmente erano deboli che neanche l'abbiamo presa in considerazione, cioè, non ne abbiamo più parlato. E il riferimento che fa Cancemi, il riferimento che fa Cancemi, è questo il punto.
Ora, siccome... perché dico il dubbio che Cancemi abbia un pochettino, come si suol dire, appesantito o...
PUBBLICO MINISTERO: Calcato la mano.
IMPUTATO Brusca G.: Calcato la mano, perché dichiarazioni che ha fatto Cancemi sui miei confronti, li posso dimos... li posso dimostrare...
PRESIDENTE: Per cortesia, mi scusi, è la terza o la quarta volta che sento suonare telefonini. Abbia pazienza, spenga quel telefonino, perché sennò glielo debbo sequestrare, almeno provvisoriamente.
IMPUTATO Brusca G.: Al ché, siccome Cancemi, su di me, li posso dimostrare con dati di fatto, ha detto delle menzogne, tipo su un traffico di droga in un processo a Milano, che con me completamente Cancemi non ha mai parlato di questi fatti; strage di Capaci, dove dice che io l'ho incontrato per caso e gli ho detto che mi ero vantato della strage di Capaci e che avevo schiacciato il bottone, quando lui è responsabile più di me, perché sapeva prima di me dell'uccisione del dottor Falcone.
E per tanti altri piccoli fatti che... si è nascosto dei soldi, si è nascosto... tanti fatti che lui non ha detto. Tant'è vero che lui ha detto che è come una vite, che si deve andare a svitare come una vite, piano piano si deve svitare perché non... gli viene duro a raccontare questo fatto.
Quindi, non credo, credo pochissimo a quello che dice il Cancemi, perché se lo avrebbe detto una persona seria l'avrei creduto. Detto da Cancemi ho i miei dubbi, solo per questo. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, a lei personalmente, lasciando perdere Cancemi, risulta che, a parte questo episodio specifico di Salemi e di Salvuccio Madonia, del quale sembrerebbe che Riina si sia lamentato, ecco, risulta... a lei risulta davvero che Riina abbia avuto di che lamentarsi, di che recriminare...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... nei suoi confronti oppure considera che quest'ipotesi sia del tutto fuori della realtà?
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, no. Io a Salemi sono andato, il fatto è vero, e sono convinto che il Miceli si sia incontrato con sue... persone sue vicine... persone vicino a lui, gli ha raccontato chi ci è andato, chi non c'era andato, cosa era successo, cosa non era successo, e che Salemi appartiene al mandamento di Mazara, Mazara ha passato il discorso a Salvatore Riina. Quindi, questo commento sia avvenuto o non sia avvenuto.
Il fatto che io sono andato a Salemi è vero. Ripeto, mi sembra, non altri elementi per poterlo smentire, che Cancemi abbia calcato la mano nel raccontare che da questo fatto Riina mi volesse uccidere.
Quindi, il fatto io so che sono andato a Salemi, che io insieme a Salvuccio Madonia, dovevo trattare... cioè, no trattare, per vedere il progetto di trafficare in droga è vero.
Cioè, quindi, un minimo di credibilità c'è perché il fatto è vero. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Come Cancemi, trovandosi in aula, rivolgendosi a mio padre, dicendo: 'Bernardo Brusca, vedi che Salvatore Riina vuole uccidere a tuo figlio', nel senso io l'ho interpretato come senso del ti... li voleva fare mettere contro. Cioè, in qualche modo strumentalizzare questa situazione.
Però, ripeto, non ho altri elementi per potere smentire se il fatto sia vero. Perché certe volte quando... come si dice, il proverbio: quando il bugiardo dice la verità, non è mai creduto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei citava il fatto...
PRESIDENTE: Mi scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Possiamo fare una breve sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo, Presidente, sì, sì.
PRESIDENTE: Mi pare che stiamo per affrontare un argomento un po' più importante.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, si trattava di chiudere questo discorso e poi di aprirne un altro.
PRESIDENTE: Eh, allora...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma...
PRESIDENTE: No, no, no, facciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Oramai sono nell'atteggiamento mentale di chi ha sospeso.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ho staccato la spina.
PRESIDENTE: Fra dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie, signor Presidente.
Allora senta, Brusca, non mi ricordo esattamente il punto al quale eravamo arrivati, però, sostanzialmente, stavamo parlando del rapporto che c'era tra lei... come si era svolto nel corso del tempo il rapporto tra lei e Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo era in buona sostanza l'argomento. Ecco, la cosa che le volevo chiedere - ora ho messo a fuoco esattamente il punto dove c'eravamo fermati - è questa: lei stamattina spiegava, quando io le ho fatto un certo... una certa domanda che si collegava al primo incontro al quale ha partecipato lei, nel quale venne a sapere che la eliminazione del dottor Falcone era stata decisa, che c'era un - come l'ha chiamato lei - progetto di massima, anche dal punto di vista esecutivo, ecco, io le ho chiesto e lei mi ha dato una certa risposta, se, appunto, prima di quel momento lei aveva partecipato alla decisione medesima. E lei ha detto: 'no, io non ho partecipato alla decisione, ma sono intervenuto per prendere o per lo meno per rendermi disponibile a eseguire una decisione che non è stata presa anche con me.
E' esatto questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora, lei poco fa, proprio perché io cercavo di comprendere se era vero, non era vero, che Riina aveva avuto qualche atteggiamento negativo o qualche giudizio negativo nei suoi confronti, lei ha citato il fatto, per dimostrare che le cose sono andate al contrario, ha citato il fatto che Riina la mise a parte dell'esistenza di una trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io ho elencato tutti...
PUBBLICO MINISTERO: Dice: a parte avevo fatto quello, avevo fatto quello, avevo eseguito correttamente...
IMPUTATO Brusca G.: Tutta una serie...
PUBBLICO MINISTERO: ... i compiti affidatimi, oltretutto sono stato anche messo al corrente di una situazione delicata e comunque importante quale quella della trattativa e da questo ne traggo che non c'era stata una revoca di fiducia nei miei confronti.
IMPUTATO Brusca G.: Nel '92 sono successi tanti di quei fatti che io sono venuto a conoscenza e che ho portato a termine. Quindi, quando c'è un minimo di dubbio verso una persona non si ci danno tutti questi incarichi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora io penso che sia indispensabile pormi quest'interrogativo, che quindi diventa una domanda per lei. Ma non c'è contraddizione tra il fatto che per la decisione di uccidere il dottor Falcone lei viene messo al corrente quando la decisione è già stata presa; per la decisione di uccidere il dottor Borsellino niente le viene detto.
Ciò non per tanto le vengono affidati dei compiti di particolare importanza, e comunque le viene riferito, viene messo, lei, al corrente dell'esistenza di una realtà comunque importante qual era quella della trattativa. Non c'è una contraddizione tra questi?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole spiegare perché con le... con il metro di valutazione, o meglio, secondo le regole di comportamento che vigevano all'epoca in Cosa Nostra, se c'erano delle regole, questi fatti non sono in contrasto l'uno con l'altro?
IMPUTATO Brusca G.: Non... cioè, chi non conosce tutti i fatti, leggendolo in questo... in questa misura, parlando di metro, si può delineare che ci siano contraddizioni. Però non è una contraddizione per quello che conosco io. Perché io partecipo all'omicidio del colonnello Russo, '77; partecipo a tutta una serie di eventi, all'omicidio del capitano Basile, partecipo alla strage Chinnici. E mi sto interessando anche per uccidere il dottor Falcone nell'83, quando viene... una settimana dopo la strage Chinnici, già io lavoravo per uccidere il dottor Giovanni Falcone. Quello che io cerco di insistere... Quindi, già io so che nell'83, la deliberazione di uccidere Giovanni Falcone è stata presa. Quindi, non c'è ogni volta bisogno di rinnovare una riunione o di fare o di dire quello che c'è da fare.
E poi tutta una serie di fatti che avvengono man mano... man mano che io sono venuti a conoscenza. Tipo la... il mandamento di Alcamo l'ho gestito io assieme a Antonino Madonia prima. Poi l'ho ripreso quando fu che Contorno è venuto in Sicilia; ho riportato un'altra volta Castellammare e Alcamo e questi incarichi li ho avuti io. Traffichi di droga, cioè, d'accordo sempre con Salvatore Riina, e i fatti sono stati riportati.
E poi per il tipo di affettuosità e i rapporti che avevamo con Salvatore Riina, non c'era bisogno che mi veniva a dire, a chiedere una decisione a me, Giovanni Brusca, o a Bernardo Brusca se era libero, per dire: 'compare' - perché si chiamavano "compari" - 'dobbiamo fare questa cosa', perché sapeva già a priori che io ero d'accordo.
Quindi, quando lui ha deciso di rimettere in moto un'altra volta definitivamente l'argomento Falcone, non aveva bisogno di venire a chiedere il parere di Giovanni Brusca perché sapeva a priori che ero d'accordo.
Per questo... per quanto riguarda me, non so gli altri come la potessero pensare o meno.
Quindi, quando io vengo a conoscenza del progetto di uccidere Giovanni Falcone nel '92, per me non è... non è una novità, non è una cosa nata... cioè, in quell'istante. Per me è un fatto vecchio. Fatto nuovo, quello che stava avvenendo, nel senso che, stiamo lavorando per uccidere Giovanni Falcone.
E poi abbiamo tutta questa serie di fatti. E io non è che mi sono ribellato. Non mi sono ribellato perché io ero d'accordo, anche perché, strada facendo, ero uno di quelli che spingeva per dire: 'uccidiamo a questi, uccidiamo a questi, uccidiamo a questi'.
Tant'è vero che nell'89, nell'89, quando viene... si fa l'attentato alla D'Aura (?), come ha spiegato ieri il magistrato di Caltanissetta, non è che è stato un avvertimento o è stato un... è stato un attentato mancato. Un attentato mancato per il momento storico.
Quindi, non è andato bene e poi per una serie di fatti è stato trasportato nel '92.
Quindi, non è che la decisione è stata presa nel novanta... nel '92 e... quel giorno, un mese prima, venti giorni prima per come è stato di fatto. Quindi, per quello che sono le mie competenze, per quello che sono le mie conoscenze, non c'è contraddizione tra me e Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Nemmeno sul fatto che lei fu messo al corrente della trattativa ma non fu messo al corrente della eliminazione del dottor Borsellino.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non sono stato messo al corrente sul fatto materiale. Non so se sono stato chiaro. Però che c'era... Io, per esempio, il giorno in cui è morto il dottor Borsellino, io lo apprendo dalla televisione perché poteva essere Mannino, poteva essere Vizzini, poteva essere il dottor La Barbera. Stiamo sotto lavori. Ripeto, io sempre un grosso criminale, animale, per come sono stato definito dai mass-media, ma siccome mi ritengo una persona educata, non gli vado a chiedere né a Salvatore Riina né a Biondino, che state facendo, cosa non state facendo, perché stessa cosa sarebbe stato con me se io ero sotto lavoro o stavo facendo qualche cosa, mi avrebbe dato fastidio se qualcuno mi avesse chiesto: cosa stai facendo, cosa non stai facendo. Perché vallo a chiedere a chi di competenza. Non so se... se sono stato chiaro.
Quindi, io non vengo a conoscenza del gruppo che sta operando. Come, daltronde, sono convinto che altre persone non sanno del gruppo... della strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, riagganciandosi a quelle domande che le facevo prima sulla situazione del mandamento di Alcamo, io riprendo l'ultima affermazione che lei aveva fatto. E cioè, che fino all'arresto di Riina la situazione era rimasta uguale a se stessa. Cioè a dire, non era cambiato nulla, in buona sostanza, nei rapporti tra lei e il mandamento di Alcamo.
IMPUTATO Brusca G.: Era cambiato nel senso che il mandamento di Alcamo cominciava a camminare, come si suol dire, con i suoi piedi, cioè, con le regole quelle che c'erano. Però sul rapporto tra uomo e uomo, secondo me, non era cambiato niente o poco e niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma i suoi rapporti con Peppe Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: I rapporti tra me e Peppe Ferro cominciano a cambiare con... dopo l'arresto di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: I rapporti tra lei e Vincenzo Milazzo, di che tipo erano? Erano rapporti... intendo, rapporti che funzionavano, nel senso che avevate per lo più lo stesso modo di vedere e di giudicare le situazioni, prendevate le decisioni assieme oppure Milazzo andava per la sua strada e era in qualche modo indipendente da lei, da Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Allora, con il Milazzo, io lo conosco nell'81, che non lo conoscevo prima. Però lo conosceva mio padre, in quanto mio padre confinato in soggiorno obbligato a Castelfiorentino, si conosceva con suo padre, ma non per il confine, con Vincenzo Milazzo. In quanto anche loro confinati nella Toscana, nella provincia di Pisa, non mi ricordo il paese in questo momento, comunque si... frequentava mio padre, già conosceva Vincenzo Milazzo. Non lo conoscevo io.
Noi costruiamo la cantina... costruiamo, abbiamo un finanziamento regionale per costruire la cooperativa Cantina Caggio (?), abbiamo bisogno di un enologo. Mio padre conosce il figlio di Milazzo e fa venire il Vincenzo Milazzo a San Giuseppe Jato come enologo della cantina.
E, tutti e due ragazzi, cominciamo a... per motivi di lavoro, a frequentarci, a un dato punto, Vincenzo Milazzo mi comincia a stuzzicare che vuole uccidere Vincenzo Rimi e Filippo Rimi (?). Però lui non sapendo che io già ero uomo d'onore, cioè, nel senso, combinato a tutti gli effetti.
Al ché ci dico: 'Vincenzo, statti un pochettino calmo perché io ne parlavo con mio padre e con Salvatore Riina'. Siccome già in atto c'era la guerra contro Stefano Bontate e tutto il resto, dice: 'vattelo curando che al momento giusto noi abbiamo, come si suol dire, il piede dentro Alcamo'.
E così fu. Tant'è vero che prima di uccidere Stefano Bontate, si doveva uccidere Vincenzo Rimi e Filippo Rimi. L'operazione non riesce perché Vincenzo Milazzo viene arrestato per motivi di cantina, cioè, per problemi tecnici della cantina.
E si trasporta più avanti...
PUBBLICO MINISTERO: Si sposta.
IMPUTATO Brusca G.: Si sposta. Perché noi ad Alcamo non abbiamo nessun appoggio come potere... punto di riferimento. Nel frattempo comincia... scoppia la guerra a Palermo, nel frattempo esce Vincenzo Milazzo e si comincia la guerra ad Alcamo. E abbiamo le direttive di Salvatore Riina di colpire tutti gli uomini di... che fanno gruppo ai Rimi di Alcamo e chi comanda ad Alcamo e conosce le persone è Vincenzo Milazzo.
Quindi, decidiamo assieme a lui, sul campo, come si devono svolgere i fatti. Ma le persone da eliminare sono decisi già con Riina Salvatore. E continuiamo nel tempo.
Nel frattempo poi io... questo dura, tranquillamente, fino all'84, fino a quando io vengo arrestato.
Quindi abbiamo rapporti di ragazzi, oltre rapporti di Cosa Nostra, cioè, non c'era solo ... c'era anche i rapporti...
PUBBLICO MINISTERO: Personali.
IMPUTATO Brusca G.: ... due ragazzi che si possono anche divertire e cose varie.
Dopodiché io vengo arrestato e manco quei quindici mesi, tra carcere e soggiorno. In questi quindici mesi poi ho saputo che lui è stato arrestato con la raffineria in Contrada Virgini (?), e poi ha avuto una serie di problemi.
Il primo sintomo di Vincenzo Milazzo che è negativo nei suoi confronti è, mentre che lui è arrestato, vuole fare accollare a Peppe Ferro le armi che gli avevano trovato in Contrada Virgini. Nel senso, dice: 'Peppe Ferro, accollati tu in maniera che noi usciamo e rimane solo una persona coinvolta in questo fatto'.
Peppe Ferro, essendo un po' la mentalità... ed era un uomo d'onore che non so se si fu combinato in quella occasione o prima o dopo, comunque era da poco combinato non è che era da molto combinato, però un grosso malavitoso, implicato in sequestri di persona, quindi conosceva benissimo come funzionava. Dice: 'no, io non mi accollo, non mi accollo niente, non mi accollo niente'. Peppe Ferro lo manda a dire fuori, credo con Mariano Agate o con qualche altra persona, il discorso arriva a Salvatore Riina, Salvatore Riina arriva a mio padre, mio padre mi chiama a me, che io già ero ritornato... ritornato da Linosa, ero ritornato da Linosa e mio padre... Quando c'era questo discorso fu nell'89, comunque, mentre si stava svolgendo il processo a Caltanissetta. E mi dice: 'dicci, facci sapere, tramite Bastiano, il fratello...
PUBBLICO MINISTERO: Il processo di Caltanissetta, bisogna che precisi...
IMPUTATO Brusca G.: Eh, credo...
PUBBLICO MINISTERO: ... di quale processo si tratta.
IMPUTATO Brusca G.: ... strage di Pizzolungo, dovrebbe essere.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
IMPUTATO Brusca G.: Eh... Comunque un processo dove Vincenzo Ferro era imputato.
Di... tramite il fratello Sebastiano, fargli sapere...
PUBBLICO MINISTERO: Sebastiano Milazzo.
IMPUTATO Brusca G.: Sebastiano Milazzo... mio padre mi dice a me: 'fa sapere a Vincenzo che se ha cose da accollarsi, che se le accolla lui, non vada a farle accollare agli altri, perché queste non sono cose belle'. Cioè, in Cosa Nostra questo si poteva dire che era "sbiritudine".
E questo è il primo segnale negativo. Nel senso, azione che... azione di Polizia, cioè, azione di... Carabinieri, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Un'azione poco pulita, lei vuol dire questo.
IMPUTATO Brusca G.: Esatto. Per Cosa Nostra non funziona.
Al ché, quando Vincenzo Milazzo poi esce agli arresti domiciliari, cominciano a spuntare tante lacune, per problemi di soldi. Soldi, soldi, cioè, nel territorio comunque ricattava un po' tutti, minacciava un po' tutti, le imprese che andavano a lavorare e anche gli uomini d'onore, però che noi non vedevamo.
Piano piano, tramite Peppe Ferro e altri piccoli indizi con Michele Mercadante, cominciamo a vedere il lato negativo di Vincenzo Milazzo, come agiva nei confronti di altri uomini d'onore.
Fino a qua, niente. Tant'è vero che tutte queste cose andavano a Salvatore Riina. E in qualche modo si richiamava sempre a Vincenzo Milazzo.
Un bel giorno aveva... ce l'aveva con Peppe Ferro, perché... ce l'aveva con Peppe Ferro perché portava i discorsi fuori, nel senso che li portava e gli usciva i discorsi all'interno della famiglia e li portava ai palermitani, che poi eravamo noi, cioè, i suoi amici. Cioè, a questo punto noi diciamo: 'ma scusa, da un lato siamo amici, ti abbiamo portato qua, sei diventato capomandamento, ti abbiamo eliminato tutti i...
PUBBLICO MINISTERO: Gli avversari.
IMPUTATO Brusca G.: ... gli avversari, ti abbiamo finanziato' - perché gli davamo pure i soldi, ora tu comincia ad avere qualche remora nei nostri confronti'. E comunque cominciava a girare un fatto negativo nei confronti di Vincenzo Milazzo.
Al ché, un giorno, io essendo seduto con Gioacchino Calabrò all'ufficio della sua autofficina, di carrozzeria, comincio, come al solito mio, a stuzzicare per vedere un pochettino Vincenzo Milazzo se c'erano altri fatti negativi, e mi racconta che un giorno era venuto a San Giuseppe Jato, era venuto a San Giuseppe Jato per... per cercare a mio padre e non l'ha trovato. Cercava mio padre e Salvatore Riina e non l'ha trovato.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai cercava Riina a San Giuseppe Jato?
IMPUTATO Brusca G.: Perché Salvatore Riina abitava a San Giuseppe Jato.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ma la Corte non lo sa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Però il punto di riferimento è mio padre. Milazzo non lo sapeva che Riina era a San Giuseppe Jato...
PUBBLICO MINISTERO: Nascosto a San Giuseppe Jato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Però sapeva di mio padre e mio padre poteva arrivare da Salvatore Riina.
Non li trova e se ne torna ad Alcamo. Se ne torna ad Alcamo e davanti ai suoi uomini d'onore, cioè, della sua stessa famiglia, in un villino di Castellammare, apre il frigorifero, esce una bottiglia di champagne e brinda alla morte di mio padre e di Salvatore Riina. E anche forse di quella mia.
Le testuali parole che mi dice il Gioacchino Calabrò sono, dice: 'finalmente, sono andato a San Giuseppe e ci siamo levati di questa camorria'. Cioè, di queste persone che gli davano fastidio.
Al ché, io quando sento questa cosa rimango fermo, ghiacciato, senza nessun problema, e ci dico: 'sì, questo è il ringrazio che uno ha fatto nei suoi confronti'. Però questo era un fatto risalente nell'83, '82-'83, che noi siamo venuti a conoscenza nel...
PUBBLICO MINISTERO: A distanza di anni.
IMPUTATO Brusca G.: ... novanta... '92. Che da quando abbiamo saputo questo fatto, da quando abbiamo saputo questo fatto alla sua morte sono passati pochi giorni.
Cioè, il tempo che io ho saputo questo fatto, confermato da Peppe Ferro, perché Peppe Ferro mi ha confermato pure questo, me l'ha confermato Michele Mercadante, cioè, non è che me l'ha detto solo Gioacchino Calabrò, poi ho cercato le conferme un po' di tutti.
Avverto Leoluca Bagarella, facciamo un appuntamento con Salvatore Riina. Allora, tutto quello che c'era, ma questa qua fu la cosa proprio eclatante, dice: 'ce ne dobbiamo uscire'. E subito io organizzo l'omicidio di Vincenzo Milazzo.
Tramite Gioacchino Calabrò gli do l'appuntamento... gli do l'appuntamento...
PUBBLICO MINISTERO: Non voglio sapere l'omicidio.
IMPUTATO Brusca G.: E elimino. Quindi questa è un'altra confidenza, un altro rapporto che Salvatore Riina mi dà a me.
PUBBLICO MINISTERO: A me, io non l'ho interrotta perché avevo bisogno, quando avesse raccontato questa vicenda, che è più che altro una vicenda di rapporti personali, cioè di affidabilità reciproca, avevo bisogno quindi di capire se con Ferro, in particolare, lei aveva avuto mai nel corso del tempo dei contrasti, o degli screzi, o delle ragioni tali per cui l'uno diffidasse dell'altro, si sentisse in dovere di tenere l'uno le cose nascoste all'altro?
IMPUTATO Brusca G.: Peppe Ferro non si apriva totale nei miei confronti, ha aspettato 10 anni, 9 anni, 8 anni per raccontarmi questa cosa perché pensava che appena lui mi avrebbe questo raccontato, questa cosa, pensava subito che io me la sarei bevuta e non avrei verificato, perlomeno non gli avrei creduto, pensando che io avessi... cioè, lui vorrebbe fare una cosa a Vincenzo Milazzo, una tragedia a Vincenzo Milazzo e sarebbe poi stato il contraccolpo verso di lui.
Lui ha aspettato che si maturasse che noi capivamo la persona di Vincenzo Milazzo, per poi raccontarci i fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però lei dice: con l'arresto di Riina il rapporto tra lei e Ferro cambia. Come ha detto cambia, in una visione più generale, l'equilibrio che c'è tra Brusca e il mandamento di Alcamo.
Da che cosa è dipesa questa situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Dipesa perché io ho rapporti con personaggi di Castellammare, in particolar modo con Agostino Lentini, con Antonino Valenti e con altri... Antonino Alcamo. Cioè, è rimasto un rapporto di affettuosità.
E questi di qua spesso e volentieri mi raccontavano che si sentivano un po' maltrattati dal suo capomandamento, per motivi di soldi, per motivi di forzatura. Nel senso che loro sul suo comune, cioè sul suo territorio, non erano padroni di potersi gestire come meglio potevano.
E io, pensando di avere un amico, che era Vincenzo Fe... Peppe Ferro, ci fu, beh, si cerca di discutere, dialogare, di consultarci. Cioè, non creare sempre forza, cioè pressione.
Questo fatto non so Peppe Ferro come lo abbia intrapreso, e lo portò a Leoluca Bagarella, come se io volessi...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, lei ha detto intrapreso, voleva dire interpretato.
IMPUTATO Brusca G.: Interpretato, chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Interpretato non so con quale sistema, cioè... e ne parlò con Leoluca Bagarella come se io volevo, cioè, sostenere il Valenti o il Lentini e prender... con Peppe Ferro.
Tant'è vero poi, al chiarimento avvenuto a Lascari, con Peppe Ferro alla presenza di Messina Matteo Denaro e con Leoluca Bagarella, abbiamo detto 'Pe'... ci dissi: 'Pe', ma io con te non c'ho nulla e il discorso è questo, se tu l'hai preso diversamente a me, mi dispiace. Io con te... Cioè, noi abbiamo buttato sangue ad Alcamo, cioè abbiamo fatto omicidi, abbiamo fatto questo, abbiamo fatto questo altro, ci dobbiamo perdere in un bicchiere d'acqua? Se poi tu le mie parole le interpreti diversamente, a me mi dispiace'. Chiuso.
Però io onestamente debbo dire che non ci sono rimasto male, nel senso che io preferivo che lui mi avrebbe affrontato diversamente...
PUBBLICO MINISTERO: C'è rimasto male. Lei c'è rimasto male.
IMPUTATO Brusca G.: Io c'ho rimasto male.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: C'ho rimasto male, nel senso che... no, perché sia andato da Bagarella, ma l'azione. Nel senso che tu potevi benissimo chiamarmi, affrontare l'argomento diretto, senza bisogno di fare questo giro, perché non mi sentivo di averti fatto male.
PUBBLICO MINISTERO: Ma... Quindi questa situazione che si determinò successivamente all'arresto di Riina, è stata tale per cui, per un certo periodo, tra lei e Ferro è venuto meno il rapporto di franchezza e di affidabilità reciproca?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfetto. Perché io da quel momento in poi avevo, come si suol dire, no ad Alcamo, a Trapani, messo un muro, per dire io non ci vado più, tranne che non ci devo andare per motivi di forza, per motivi regolari e faccio le vie quelle che sono normali.
Debbo dire però che ero sempre sotto controllo dai miei amici.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Perché capivo che questa ritorsione a un dato punto non poteva essere solo su di me, ma anche sui miei amici.
E sta di fatto che a un dato punto Salvatore Riina venne arrestato, Salvatore Riina ebbe a dire le famose frasi: 'ci sarebbe da uccidere Violante, Caselli...' quelle parole che ha detto in una trasmissione televisiva, in un'intervista TV.
PUBBLICO MINISTERO: Quell'intervista che fu fatta mentre si trovava in un'aula di Giustizia?
IMPUTATO Brusca G.: In un'aula di Giustizia.
Questa interpretazione il signor Lentini la... dice: 'ma che cosa sta dicendo?' Una persona di poca esperienza, genuina. Dice: 'ma che cosa sta dicendo, ma cosa sta dicendo?'
Cioè, in qualche modo stava diffidando, per dire: 'ma tu come ti permetti a criticare quello che sta dicendo Riina?'
Il Peppe Ferro come al solito, invece di chiamarlo e dire: 'Agostino, non lo fare più, non si dicono queste cose', cioè aprigli gli occhi, cerca di metterlo in condizione di non sbagliare più.
Peppe Ferro al solito va da Leoluca Bagarella e gli racconta il fatto.
Leoluca Bagarella voleva la testa di Agostino Lentini perché aveva criticato questo fatto. Io so che non viene ucciso Agostino Lentini perché il discorso era finito lì. Però Agostino Lentini mi avverte di questo fatto e dico: 'guarda, non ti preoccupare, non ci sono problemi'.
Non ci sono problemi nel senso che, se avrebbero toccato Agostino Lentini, io avrei avuto la reazione che subito io sarei andato a casa, proprio a casa, di Peppe Ferro, lo sarei andato a cercarlo, e di ucciderlo e poi chi prendeva le sue parti.
Quindi quando io dico certe volte scontro con Bagarella, questo poteva essere uno scontro con Bagarella.
Che succede? Succede che poi vengo a sapere, nel '95, che Agostino Lentini non è morto per volontà di Messina Denaro Matteo, perché se era per Bagarella e Peppe Ferro quello doveva morire, solo perché aveva criticato le parole di Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, in questa situazione che, a quello che io comprendo, è diventata diciamo poco fluida, poco lineare.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non è solamente un rapporto tra lei e Ferro, ma è un rapporto nel quale esercita il suo ruolo anche la persona di Bagarella. Si inserisce per caso l'episodio della eliminazione o della scomparsa di un uomo d'onore di Balestrate, un certo Vito Mutari?
IMPUTATO Brusca G.: Anche. Ma quella è stata per potere io capire che il gruppo Bagarella e gli alcamesi c'era qualche cosa nei miei confronti. Ma non confronti di prendere precauzioni, nel senso che mi volevano mettere in difetto e in difficoltà che se io andavo a chiedere qualche cosa alle persone di Castellammare...
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Che al solito, prima li hanno amici poi gli davano le pugnalate, cioè questo erano le persone. Nel senso che vanno da Agostino Lentini e gli dicono: 'se viene Giovanni Brusca e ti chiede questa cosa, digli di fare il giro'. Nel senso che io dovevo andare a chiedere alle persone giuste, regolari, per avere questa risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se lei fosse andato da Agostino Lentini a Castellammare per sapere che cosa era successo a Mutari... questo è il discorso.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Le dovevano dire?
IMPUTATO Brusca G.: Agostino Lentini mi doveva dire: 'tieniti chiuso perché Giovanni Brusca se vuole sapere deve fare il giro'.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè una sorta di punizione. Ma siccome io già l'avevo capito, poi Agostino Lentini mi viene a raccontare questo fatto, io quando gli vado a chiedere a loro questo particolare?
Allora capisco che c'è un malumore nei miei confronti e decido di mettere il muro, per dire: va be', verrà il momento, quando ci sarà, che ci dobbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei riuscì lo stesso a capire che cosa era successo a Mutari?
IMPUTATO Brusca G.: A Mutari... Ma io già lo sapevo che cosa era successo, perché ne avevo parlato con Bagarella, che doveva essere eliminato, che lo dovevamo uccidere. E non so chi l'ha materialmente eliminato, ma so che sono stati gli alcamesi con l'ordine di Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Gli alcamesi o i castellammaresi? Perché lei andò a Castellammare a chiedere informazioni.
IMPUTATO Brusca G.: No. Siccome a Balestrate c'era Vito Coraci, molto amico di Vito Mutari, quindi io non so i particolari, ma per quelle che sono le mie deduzioni quello che ha tirato in inganno a Vito Mutari è stato Vito Coraci, con un falso appuntamento. Poi chi lo ha commesso, cioè lo strangolamento, come è avvenuto il fatto, io non lo so.
Però per Agostino Lentini, non sapendo tutto questo retroscena, gli dicono questi fatti, Agostino Lentini si mette in allarme, quel poveretto me lo viene a dire. Perché Agostino Lentini ha partecipato o allo strangolamento, o all'occultamento del cadavere.
Quindi, sapendo che succedeva questo fatto, io lo sapevo, loro prevedendo che io potessi andare a chiedere, si mettono come si suol dire dietro il bastone e chiudono la porta per dire: 'se viene Giovanni Brusca tu non sai niente, però deve fare... digli che fa il giro'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei andò anche da Ferro, da Peppe Ferro per parlare di questa vicenda del Mutari, oppure non ci parlò mai con Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma completamente. Io con Peppe Ferro quando ho parlato di Vito Mutari?
PUBBLICO MINISTERO: Le domando.
IMPUTATO Brusca G.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, ma, a quello che ho capito, lei non gradì molto la situazione che fosse stato eliminato Mutari, che la cosa si dovesse tenere chiusa nei suoi confronti...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti. Non che io non ho gradito che si eliminasse Mutari, perché Mutari doveva essere eliminato in quanto persona vicina a Contorno, tutta una serie di fatti.
Non mi è piaciuto questo comportamento, cioè di tenersi chiuso nei miei confronti, come se io ero un traditore, o se io non ero degno di sapere quello che dovevo sapere.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei quindi, all'epoca, venne a sapere o a capire che dietro questa direttiva del silenzio nei suoi confronti, c'era Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era sicuro di questo lei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei per caso decise di ripagare Bagarella con la stessa moneta?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho deciso di ripagare la stessa moneta a Bagarella quando gli uomini di Balestrate o di Alcamo andavano a Partinico, per dire: 'fate il giro'. E così ho fatto.
Quando gli alcamesi o quelli di Balestrate andavano a chiedere qualche cosa o qualche decisione, lo ripagai con la stessa moneta. Tant'è vero, per questo fatto, abbiamo fatto un omicidio.
Cioè, doveva essere eliminato sempre, però si è maturato, cioè si è... come si suol dire, si è accelerato i tempi di questa persona.
PUBBLICO MINISTERO: E chi era questa persona?
IMPUTATO Brusca G.: Un certo Salvia. Vito Salvia di Partinico.
PUBBLICO MINISTERO: Oh...
IMPUTATO Brusca G.: Perché era andato da Vito Coraci a chiedergli alcune spiegazioni di fatti che venivano a Partinico.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, fatta questa digressione - ma non è una digressione - lei intanto questi episodi, quello di Mutari in particolare, in che periodo si ricorda è avvenuto, si è svolto?
Teniamo sempre conto che, come punto di partenza del discorso, possiamo prendere l'arresto di Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, credo che sia nel periodo '93. Estate '93. Perché poi, quando io mi vedo con Bagarella...
PUBBLICO MINISTERO: Volevo arrivare a questo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo arrivare a questo. Lei ricorda che questo episodio di Mutari è dell'estate del '93?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, nell'estate del '93 c'è questo...
IMPUTATO Brusca G.: Primavera-estate.
PUBBLICO MINISTERO: Primavera-estate. C'è questa situazione, ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con Ferro i rapporti sono un po' diventati difficili, con Bagarella addirittura lei si è tro...
IMPUTATO Brusca G.: No, c'è questo raffreddamento, questo filo, ci defilavamo, fino a quando poi siamo arrivati al chiarimento.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma con Ferro lei non ha avuto chiarimenti, o sì?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Appunto, con Ferro diciamo i rapporti sono diventati in qualche modo difficili...
IMPUTATO Brusca G.: No difficili, lo trattavo come una persona che non avevo mai conosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, insomma, voglio dire, per due che erano stati molto amici, c'è una bella differenza. Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E cominciato a far rispettare le regole per come si dovevano rispettare nel suo territorio.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io metto insieme una serie di fatti perché poi il periodo storico è lo stesso. Mi basta metterne insieme due, perché poi le debbo chiedere una doman... le debbo porre una domanda.
Allora, nella primavera del '93 si verifica che lei chiede a Bagarella di soprassedere sull'eliminazione di Costanzo, Bagarella le dice va bene e poi l'attentato viene eseguito lo stesso.
Secondariamente, si verifica questa situazione ad Alcamo, che ha come suo fatto più significativo l'eliminazione di questo Mutari e soprattutto questa specie di consegna del silenzio nei confronti suoi.
Ecco, questa situazione poi lei l'ha riaffrontata con Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché, a quello che mi sembra di aver capito poco fa, c'erano quasi i presupposti per uno scontro diretto tra voi due.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, gli umori andavano sempre peggiorando.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E il chiarimento avviene fine settembre-ottobre, comunque le stragi erano finite, del '93. E avviene a San Mauro Castelverde, nella proprietà o nella disponibilità dei Farinella.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo nelle Madonie.
IMPUTATO Brusca G.: Nelle Madonie, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bagarella si trovava in quella zona latitante?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era un periodo estivo, autunnale?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, periodo estivo, perché mi ricordo ero vestito con maglietta corta, pantaloni estivi. Periodo estivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora mi spieghi un attimo com'è che siete arrivati a questo incontro, a questo che lei chiama chiarimento e se questo chiarimento riguardava anche... riguardò anche quello che stava succedendo, o che era successo in quei mesi in continente. Quindi il fatto di Roma, il fatto di Firenze, gli altri episodi.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, prima di tutto abbiamo affrontato i problemi locali, cioè questo raffreddamento, questi... i particolari: perché ti comporti così, perché non ti comporti così. Abbiamo chiarito il discorso di Raffaele Ganci, cioè la barzelletta di Raffaele Ganci. Nel senso che, a me diceva una cosa e a Giuseppe Graviano gliene ha detta un'altra.
Abbiamo chiarito un po' tutti i punti, perché non si poteva andare avanti in queste condizioni.
Avendo chiarito questo fatto, abbiamo affrontato anche quello che stava succedendo al nord. E quando lui mi spiega quello che stava succedendo al nord, nel senso che i fatti andavano avanti, gli dico: 'a che punto siete?' Cioè, a quel punto io entro in gioco. Nel senso, dico: 'a che punto siete?'.
Cioè, mi fece capire che andavano, non andavano... cioè, le cose erano un po' ferme, un po'... non siamo scesi nei particolari.
Ci dico: 'ma scusa, a questo punto non ti conviene più fermarti, vai avanti, non ti fermare, perché se ti fermi ora è come se tu hai cominciato e non hai fatto niente'. Non so se rendo chiara l'idea.
Quindi il mio consiglio in quel momento è di andare avanti. Cosa che poi non avvenne più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Credo di capire che questo incontro si sia svolto solamente tra voi due.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, tra me e lui.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio essere sicuro su un punto e quindi glielo chiedo ancora. E' un periodo in cui Bagarella conduceva la sua latitanza lì nelle Madonie, nella zona di San Mauro Castelverde, Finale di Pollina, quei posti lì?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E della latitanza di Bagarella chi si occupava in quel periodo?
IMPUTATO Brusca G.: Nico Farinella.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è al corrente che, durante l'anno '93, poi Bagarella spostò la sede della sua latitanza dalle Madonie nella zona di Cefalù?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, Leoluca Bagarella ne ha spostati diversi...
AVV. Cianferoni: Senta, abbia pazienza. Avvocato Cianferoni. Non per far sentire la voce della difesa in questa udienza, perché se non c'è bisogno si sta zitti. Però mi sembra che sia una domanda che sarebbe meglio porre in un'altra maniera, perché qui gli si dà proprio un'alternativa diretta, gli si dice da quel posto a quell'altro.
Forse il Pubblico Ministero mi ha capito, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Formulo in maniera diversa.
Allora, Brusca lei sa se nel corso dell'anno '93 Bagarella ha condotto la sua latitanza anche in luoghi diversi da San Mauro Castelverde e comunque la zona delle Madonie?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, Leoluca Bagarella ha trascorso la latitanza sia nelle Madonie, sia nella zona di Cefalù, sia a Palermo, sia, per poco periodo, ad Agrigento, sia a, ripeto un'altra volta a Palermo, qualche periodo a Misilmeri. Perché era un periodo che era un po' braccato e quindi dove veniva scoperto, lui andava... si spostava e man mano cambiava questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Più specificamente mi interessa sapere da lei se, per quelle che sono le sue conoscenze e i suoi ricordi, fu precedente il periodo della latitanza nelle Madonie, o il periodo della latitanza nella zona di Cefalù?
IMPUTATO Brusca G.: No, prima fu il... Allora, partiamo un pochettino indietro. Lui...
PUBBLICO MINISTERO: Faccia la cronistoria se è in grado di farla.
IMPUTATO Brusca G.: No, è molto sintetica.
Lui fa un periodo di latitanza, il Natale lo passa, Natale '93, a casa di Gaetano Sangiorgi, Buonfornello (?).
PUBBLICO MINISTERO: '93 o '92?
IMPUTATO Brusca G.: '92-'93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora...
IMPUTATO Brusca G.: '92-'93.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo le feste '92-'93...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: ... da Sangiorgi.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Poi per un periodo li passa nel territorio di Polizzi, quindi nelle Madonie. Poi se ne va a Pollina, cioè Pollina... o nella zona di Pollina, cioè nel territorio di...
PUBBLICO MINISTERO: Nico Farinella.
IMPUTATO Brusca G.: Nico Farinella. Peppino farinella, Nico Farinella. E là ci sta per sette, otto, nove mesi, comunque non lo so.
Cioè, perché dico questo, perché i puntamenti mi arrivavano tramite Nico Farinella. Quando lui si spostava poi i puntamenti mi arrivavano tramite Giorgio Pizzo. Cioè, quindi, man mano, dipende chi mi portava e gli appuntamenti, io capivo gli spostamenti.
Quindi dopo, fino alla estate '93 e non so fino a che periodo, lui si trovò a Pollina. Poi si spostò nella zona di Cefalù, o nei paraggi. Poi so che per un periodo è rimasto a Misilmeri e poi si spostò a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Nel periodo in cui Bagarella era latitante nel territorio di Cefalù o nei dintorni, lei ha avuto appuntamenti con lui, vi siete visti?
IMPUTATO Brusca G.: No, io mandavo i puntamenti con Giorgio Pizzo e in quel periodo ci vedevamo a Lascari, che sarebbe Cefalù, da Samuele Schettino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Torniamo a questo incontro, a questo faccia a faccia tra lei e Bagarella.
Ho capito che avete trattato un po' tutti gli argomenti che erano alla base del vostro contenzioso e ho capito che lei gli chiese qualche cosa su quello che stava succedendo.
Vorrei però fermarla qui la domanda, perché vorrei proprio che lei mi spiegasse bene il tipo di discorso che intercorse tra lei e Bagarella. Fu lei a fargli domande, fu lui a prospettargli la situazione?
IMPUTATO Brusca G.: No, sono stato io a chiedere l'appuntamento...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, questo l'ho capito. Ma dico, specificamente sul discorso degli attentati, fu lei a portare Bagarella su questo argomento, fu Bagarella a proporlo di sua iniziativa? Che cosa vi scambiaste come considerazioni, come domande, come chiarimenti?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, dopo avere chiarito le basi, quelle più importanti, che ci riguardavano, cioè tutti questi piccoli grandi malumori, dipende da che svolta avevano, potevano essere anche grandi. Poi credo che sono stato io a portare Bagarella su queste domande, però non sono sicuro. Al 99% sono stato io.
Per dire: 'a che punto sei?' Perché io sapevo che era lui che giostrava tutta la situazione, non avevo dato il consenso... no il consenso, avevo detto fermiamoci per il famoso fatto di Costanzo. Però una volta che lui è andato avanti, va be', continua e quello che succede, succede.
A questo punto credo che sono io, per dire: 'visto che sei a questo punto, a che punto sei?' Non so se rendo io l'idea.
Cioè: 'ormai, visto che sei nel ballo, continua a ballare, non ti fermare'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma chiedendo lei a Bagarella 'a che punto sei?', in sostanza che cosa voleva sapere? A che punto era arrivato del programma?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A che punto era arrivato come risultati?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi faccia capire.
IMPUTATO Brusca G.: Niente, io come al solito, sapendo che sapevo il discorso delle trattative del cognato, pensavo che lui avesse qualche contatto anche lui. Cioè perlomeno questi fatti avrebbero creato qualche contatto.
E mi fa capire che non aveva nessun contatto, o perlomeno, in poche parole, mi fa capire che forse qualche contatto l'avevano i fratelli Graviano, o Giuseppe Graviano e che l'avevano abbandonato e l'avevano lasciato da solo e quindi, perché... Si cominciò a lamentare: 'non si fanno vedere, non si fanno sentire, si vanno a divertire, sono al nord'.
E gli dico: 'scusa ma, visto che ormai sei nel ballo, continua a ballare'.
Dice: 'beh, ci stiamo muovendo per continuare'. Quindi il suo progetto, le sue persone, cioè vicine a lui, cioè il suo gruppo, continuavano per andare avanti nei progetti, però che poi non ho sentito più. Perché non siano stati fatti, perché non si sono realizzati, questo non glielo so dire.
Ma se mi avrebbe chiesto un appoggio, io sarei stato a disposizione. Tant'è vero che mi ha chiesto dei detonatori e glieli ho dati.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi?
IMPUTATO Brusca G.: Dei detonatori. Detonatori elettrichi.
PUBBLICO MINISTERO: Questo credo che sia in un momento successivo?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo. Sempre dopo le stragi. Stiamo parlando dopo le stragi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi lei, io apprendo da lei, fu informato da Bagarella che Bagarella in effetti pensava di portare avanti questa azione complessiva al nord, come diceva lei.
Ma le fu specificato qualche cosa di più, intendo dire, si riprometteva Bagarella di continuare a colpire lo stesso tipo di obiettivi, se pensava di portare queste azioni anche in luoghi diversi da quelli dove si erano già verificati, se pensava di cambiare altre città, ecco, se pensava di adoprare, sostanzialmente, sempre il solito modulo operativo, l'autobomba e comunque l'esplosivo.
Ho bisogno un po' di...
IMPUTATO Brusca G.: No, io...
PUBBLICO MINISTERO: ... capire un po' la portata del vostro discorso.
IMPUTATO Brusca G.: No, nei dettagli non ci siamo scesi. Lui mi diceva che il progetto continuava ad andare avanti. Io gli avevo detto di... gli avevo consigliato, cioè: 'visto che sei arrivato a questo punto continua, non ti fermare, perché se ti fermi qua non hai fatto niente'.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Brusca, se la interrompo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma mi viene necessaria una domanda.
Ecco, secondo il suo punto di vista, il punto di vista di Giovanni Brusca, dire a Bagarella: 'visto che ti trovi in una situazione in cui sei andato troppo avanti per tornare indietro, ma sei troppo indietro rispetto a dove volevi arrivare', ecco, ma secondo il suo punto di vista, che cosa voleva dire, dare a Bagarella questa sollecitazione perché continuasse a far quello che si stava facendo?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, forzare la mano affinché chi dall'altro del tavolo, cioè la parte chi dello Stato c'era i sospetti di venire a trattare, di sollecitarli per...
PUBBLICO MINISTERO: Questo era il suo punto di vista.
IMPUTATO Brusca G.: A quel punto io non vedevo altra lettura, non vedevo altra chiave di lettura a quel momento storico, dottor Chelazzi.
Cioè, nel senso: 'hai fatto quattro attentati', perché erano quattro mi sembra, tre o quattro, comunque, quelli che... Erano già tutti fatti, quelli che sono stati fatti.
Cioè: 'visto e considerato che sei arrivato a questo punto e ti fermi e non hai ottenuto ancora nessun risultato, cioè non ti fermare più, vai avanti perché se ti fermi non hai concluso niente. Se ti arrivano, perché lo Stato non è che è uno stupido, ti arrivano, quindi forza la mano, cioè forza, continua affinché c'è qualcuno che viene per fermare questa strategia, questi crimini, cosa dobbiamo fare?'
So solo e semplicemente che lui si lamentava dopo, a distanza di tempo, dei fratelli Graviano perché l'avevano lasciato un po' da solo e non so più niente perché non ne sono successe più e non sono successi più attentati.
Però a distanza di tempo ho saputo che un attentato, che era già pronto e si doveva attuare...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, poi ne parliamo. Mi interessa piuttosto ambientare bene e spiegare per intero il discorso che lei ha introdotto con l'accenno ai detonatori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché mi interessa ora con lei affrontare il discorso di detonatori, ma anche un discorso di esplosivo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, fatta in maniera classica la domanda: le è mai stata fatta richiesta da Bagarella di esplosivo?
IMPUTATO Brusca G.: Mi è stata fatta richiesta di esplosivo per l'attentato a Salvatore Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Come è andato questo fatto?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, siccome loro avevano, loro... il gruppo, chi gestiva al nord questi fatti, mi chiedeva dell'esplosivo perché avevano individuato Contorno, dove se la faceva, dove non se la faceva, nel senso dove frequentava, quali posti frequentava, quale strada... Cioè, conoscevano un po' tutta la situazione di...
PUBBLICO MINISTERO: Era stata ricostruita la st...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, di Contorno.
Al che dice, abbiamo bisogno... 'ne hai possibilità di esplosivo diverso di quello che c'è, per deviare le indagini?' Dello stesso esplosivo, perché era stato individuato per gli attentati delle opere di patrimonio artistico, o per quello di Borsellino.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè si cercava un esplosivo diverso, capisco bene?
IMPUTATO Brusca G.: Diverso. Per deviare le indagini.
Al che io dico: 'ora vediamo quello che posso fare'. Siccome io avevo chiesto...
PUBBLICO MINISTERO: Chi gliela fa questa richiesta a lei, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci sa dare un riferimento temporale di questa richiesta? Dove vi siete visti? Dov'era latitante Brusca... Bagarella in quel periodo? Dov'era latitante lei?
IMPUTATO Brusca G.: Io ero latitante a Monreale. E ci siamo visti a Borgomolara.
PUBBLICO MINISTERO: A Fondo Patellaro, quindi?
IMPUTATO Brusca G.: A Fondo Patellaro. Ma no dove è stata costruita la casa, c'era prima una casetta...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... piccolina; e in questo punto ci siamo visti tre, quattro volte, cinque volte, non... Volta più volta meno, questi i fatti. Ed eravamo in questa abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: L'appuntamento come lo fissavate con Bagarella, se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: In questo periodo lo fissavamo tramite Calvaruso, cioè io mandavo i bigliettini a Calvaruso tramite Giuseppe Patellaro, e Patellaro idem, cioè era andata e ritorno. Che lui abitava già a Palermo, dove poi è stato trovato il suo covo; o perlomeno abitava a Palermo, non so se era... abitava là. Perché io, sempre per delicatezza, non chiedevo lui dove abitava. Però io abitavo a Monreale.
E facevamo gli appuntamenti in questo posto. E fu in quest'occasione che lui mi ha chiesto l'esplosivo per uccidere, fare l'attentato a Salvatore Contorno.
Al che, subito mi metto a disposizione. Mi metto a disposizione in quanto io, siccome per fatti che sono successi nel mio territorio, avevo chiesto dell'esplosivo al dottore Di Caro, per dire: 'Ne hai possibilità di esplosivo?'. Dice: 'Sì, ho possibilità di gelatina'.
Cioè Di Caro sarebbe il reggente di Agrigento. Dice: 'Ho possibilità di gelatina'.
Al che ci dico: 'Fammela avere'.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo, la persona di cui sta parlando, è Antonino Di Caro.
IMPUTATO Brusca G.: Antonino Di Caro.
PUBBLICO MINISTERO: Quello ucciso?
IMPUTATO Brusca G.: Quello ucciso, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E mi dà questa gelatina. La prima volta che io adopero questa gelatina è per un consigliere comunale di San Giuseppe Jato; che poi, questa non funzionò, cioè non esplose. E le Forze dell'Ordine lo hanno trovato.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo. Cosa vuol dire, usò questo esplosivo per un consigliere comunale? Voleva ammazzare il consigliere comunale?
IMPUTATO Brusca G.: No. Volevo fare danno ai progressisti, chiamiamoli progressisti, o Carabinieri o i poliziotti del territorio di San Giuseppe Jato. E siamo nel periodo in cui al nord succedono tutti questi fatti, e nel mandamento di San Giuseppe Jato ci sono una serie di piccoli attentati chiamati: ai cosiddetti progressisti. E questi, sono tutte opere mie. Tranne...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo esplosivo impiegato...
IMPUTATO Brusca G.: Tranne, per la cronaca, tranne la macchina del sindaco di San Giuseppe Jato; che qualcuno mi vorrebbe accollare a tutti i costi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: No no, lei può dire tutto quello che vuole, finché il Presidente non le toglie la parola: se sente che una sua dichiarazione fosse totalmente divagante o stravagante rispetto al processo, il Presidente le dice quello che sa il Presidente che le deve dire.
IMPUTATO Brusca G.: No no.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio sapere, nei confronti di questo consigliere o assessore che fosse, del comune di San Giuseppe Jato, quindi fu adoperato dell'esplosivo che veniva dal dottor Di Caro di Agrigento.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma fu adoperato per fare un attentato all'abitazione, all'automobile?
IMPUTATO Brusca G.: Al villino. Al villino di campagna.
PUBBLICO MINISTERO: Al villino. L'attentato...
IMPUTATO Brusca G.: Residenza estiva.
PUBBLICO MINISTERO: L'attentato riuscì o no?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Come mai non riuscì, lo sa?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, perché non funzionò l'esplosivo, non l'hanno saputo collocare, non so perché, non...
PUBBLICO MINISTERO: Ma non l'ha eseguito lei personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: No no, io non l'ho eseguito personalmente, io. Io ho dato incarico a Giuseppe Monticciolo, e credo, non so se con mio fratello, con altri, ha eseguito questo fatto. So che gliel'hanno piazzato, però non è esploso.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque...
IMPUTATO Brusca G.: Tanto è vero che poi l'hanno trovato.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Comunque, Bagarella - lei stava riferendo - le fece richiesta di procurargli un certo quantitativo di esplosivo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si mise a disposizione e si avvalse della possibilità di procurarselo nell'agrigentino.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Perché io già ne avevo, uguale a quello usato per il nord o quello ordi... che praticamente indicava, quello che è stato ritrovato in Contrada Giambascio.
Ma siccome bisognava trovarne una qualità diversa, allora io, poi tramite il dottor Di Caro, dico: 'Ne hai possibilità?'. Siccome avevo già esperienza della prima gelatina, anche se non aveva, non era esplosa, gli chiedo al dottor Di Caro se ce n'era ancora possibilità. E mi chiede, mi dice: 'Sì, ce l'ho', e me la fa avere.
Ma sempre, come al solito, non ce l'ho io per le mani. La fa avere a Michele Traina; Michele Traina la consegna a Giorgio Pizzo; e Giorgio Pizzo la dà, non so, a Bagarella, a Mangano, non so a chi la dà. Mangano Antonino.
So solo semplicemente che hanno preso questa gelatina, sono andati a Roma, l'hanno piazzata in un tombino vicino a un bar; e, appena Contorno stava per uscire dal bar, l'hanno fatta esplodere. Solo che, al solito, anche questa volta non funzionò.
E dice - perché a me me l'hanno raccontato - che Contorno, quando è uscito, vide questo, cioè questo fumo che uscì da questo tombino dove l'hanno piazzata, però non ci fece caso e se ne andò. Tanto è vero che non fu, non fu... il Contorno, come si suol dire, non si spaventò, non prese precauzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Questo esplosivo, quindi che è arrivato dall'agrigentino, è mai passato da Fondo Giambascio?
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Da Contrada Giambascio.
IMPUTATO Brusca G.: Mai.
PUBBLICO MINISTERO: Dal deposito, quello celebre che è stato individuato, delle dichiarazioni di Monticciolo e di Chiodo, questo esplosivo è mai transitato?
IMPUTATO Brusca G.: No, mai.
PUBBLICO MINISTERO: Ma nel...
IMPUTATO Brusca G.: ... da Agrigento, questo qui è andato a finire nelle mani...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma poco fa mi sembrava di aver capito - ma può darsi abbia capito male, eh?, per carità - che lì nel deposito suo c'era dell'esplosivo analogo.
IMPUTATO Brusca G.: Analogo alla strage di Capaci e alla strage di Borsellino. E c'era quello che dovevamo adoperare per il dottor Grasso; e del materiale che io avevo che mi era rimasto per la strage di Capaci, che sarebbe quello tipo cava, cioè il granuloso.
Quindi, siccome quello per la strage di Borsellino, quello dell'attentato al nord, a quanto pare sono della stessa qualità, della stessa provenienza, cioè per deviare le indagini mi chiedono questo tipo di materiale.
Perché se mi chiede il materiale a me, di quelli di Contrada Giambascio, loro lo avevano. Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: No, io la sto seguendo...
IMPUTATO Brusca G.: Io ho fatto avere la gelatina, io ho fatto avere la gelatina, questa proveniente da Agrigento.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, ma le fu chiesto da Bagarella specificamente un certo quantitativo? 'Me ne servono 5 chili' o 'Ne voglio un quintale'. Cioè si ricorda com'è andato il discorso?
IMPUTATO Brusca G.: No, per questo fatto ne voleva poco, per questo fatto che le ho raccontato ce ne bastava poco: 4, 5, 6, 7 chili. Perché Contorno non passava con la macchina, uscendo dal bar a piedi, lo potevano colpire.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, bastava poco materiale per poterlo colpire.
PUBBLICO MINISTERO: A lei fu spiegato così, che si doveva realizzare l'attentato a Contorno? O l'ha saputo successivamente?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho saputo successivamente, perché mi hanno detto che quel tritolo, cioè quella gelatina, non funzionò. Cioè io vengo a saperlo dopo perché, ripeto, quel materiale non funzionò in quell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Quindi lei mandò Michele Traina a prendere questo esplosivo ad Agrigento.
IMPUTATO Brusca G.: L'ho messo in contatto con Antonino Di Caro, perché - non scendiamo nei particolari - dice con me: 'Spiacciami questa situazione'. Quindi, o che ci sia andato Michele Traina a prenderlo, o che sia salito Toni Di Caro a portarlo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma qualcuno deve aver detto, o a Antonino Di Caro -...
IMPUTATO Brusca G.: Io, l'ho detto, io.
PUBBLICO MINISTERO: ... - aspetti - o a Michele Traina, che necessitava un tot quantitativo di esplosivo, piuttosto che molto di più o molto di meno.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sennò, voglio dire, è come andare a far la spesa. Mi perdoni la Corte, se mi esprimo così. Eh.
IMPUTATO Brusca G.: No no, io credo che sia... non era né di 50 né di 60, era di poco, roba di 3, 4 chili, una cosa del genere: poco materiale, pochissimo materiale.
PUBBLICO MINISTERO: Lei l'ha mai visto, questo esplosivo, coi suoi occhi?
IMPUTATO Brusca G.: No, mai. Non ho visto mai quant'era, come era confezionato. Non l'ho mai visto, né l'uno né l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Nemmeno quello adoperato per il consigliere di San Giuseppe Jato?
IMPUTATO Brusca G.: No, non l'ho mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Questo esplosivo, quindi, fu preso in consegna dal Traina che lo recapitò a?
IMPUTATO Brusca G.: Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei di questo è sicuro?
IMPUTATO Brusca G.: Cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è sicuro perché gliel'aveva già spiegato Bagarella, che questa roba doveva esser fatta avere a Pizzo? Perché ha preso accordi lei direttamente con Pizzo? O per quale altra ragione?
IMPUTATO Brusca G.: Perché Bagarella mi chiede questo fatto, io ci dico: 'Posso, sono in condizione di trovare questo materiale tramite il dottor Di Caro, come te lo faccio avere?'. 'Faccelo avere a Giorgino', cioè sarebbe Giorgio Pizzo.
Al che, io faccio l'appuntamento ora al dottore Di Caro e Michele Traina. Michele Traina ci disse: 'Non c'è bisogno che me lo porti a me, siccome, appena ti arriva questo pacco, questa confezione, fallo avere a Giorgio Pizzo. Che Giorgio Pizzo, per i fatti suoi, sa quello che deve fare'.
E così è andato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che le è stato raccontato come era fallito l'attentato a Contorno. Ecco, questo racconto a lei come è arrivato? Questa storia del tombino, la fumata, Contorno che se ne accorge ma non si insospettisce.
IMPUTATO Brusca G.: Me lo ha raccontato, prima, Bagarella; e poi credo che nel '95 me lo conferma Messina Denaro Matteo. Perché sono due perso... cioè in due occasioni, che io sento questo racconto.
Cioè prima il Bagarella, che Bagarella viene a conoscenza prima di me della notizia del mancato attentato contro Contorno. E poi, a distanza di tempo, la conferma dal Messina Denaro Matteo. Se non ricordo male.
So, ripeto, che quando esce dal bar e fa questa fumata...
PUBBLICO MINISTERO: Ma usciva dal bar a piedi o...
IMPUTATO Brusca G.: Bar, non so, o un locale pubblico: a piedi, a piedi. Per quello che mi raccontano.
E, per dirmi: 'Camminava a piedi, si girò, vede questa fumata...', diciamo queste sono state le testuali parole; se non ho capito male.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di aver ascoltato alla televisione o letto sul giornale che ci fu l'episodio di un ritrovamento di una carica di esplosivo, consistente, vicino a Roma? Che i Carabinieri fecero saltare per ragioni di salvaguardia, sennò chissà in quali altre condizioni poteva scoppiare.
Ecco, se lo ricorda questo episodio?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, eccome me lo ricordo!
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rispetto a questo episodio qui, quello di cui hanno parlato le televisioni e i giornali di tutta Italia, questa vicenda che lei ha raccontato ora, cioè a dire la fornitura - Traina, Di Caro, Bagarella, Pizzo -: è una vicenda precedente?
IMPUTATO Brusca G.: Prima, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di quanto tempo lei la anticipa, rispetto a quest'episodio dell'esplosivo?
IMPUTATO Brusca G.: Venti giorni, un mese, dottor Chelazzi, cioè molto prima. Molto prima, ripeto, un mese e mezzo o venti giorni. Sì, questo. Non più di tanto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ascolti. In relazione a questa fornitura di esplosivo, quindi destinata a coloro che dovevano eliminare Contorno, lei ha dato un qualche incarico a persone diverse da Michele Traina?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, poi c'è stato un - come già le ho detto in altre occasioni - ci fu un altro discorso. Nel senso che questo era andato a vuoto. Ci fu un altro discorso, che si doveva uccidere il Contorno con un attentato eclatante.
E c'era bisogno di esplosivo. E si andava alla ricerca di esplosivo sempre diverso di quello che c'era.
Io, siccome avendo esplosivo di quello tipo cava in Contrada Giambascio, non mi ricordo, per come già le ho detto, se glielo diedi o non glielo diedi più, perché in quel momento era un momento che io avevo il piccolo Di Matteo sequestrato...
PUBBLICO MINISTERO: Sequestrato.
IMPUTATO Brusca G.: Avevo cioè - il piccolo attentato nel mio territorio - avevo tanti fatti...
PUBBLICO MINISTERO: Da gestire.
IMPUTATO Brusca G.: Da gestire. Avevo il Di Maggio, che si è scoperto ora, ma già il Di Maggio nel '94, cioè subito... non '94, già da quando lui si era pentito, che veniva a stuzzicarmi a San Giuseppe Jato. Quindi, avevo tutta una situazione per i fatti miei.
Quindi, non mi ricordo io. Si parlò di questo fatto, però non mi ricordo di avergli dato esplosivo a Bagarella. Però non sono onestamente, come le ho detto, non sono neanche in condizioni di poterlo escludere. Il discorso ci fu, però non sono neanche in condizioni di poterlo escludere.
Di quello di Agrigento, me lo ricordo cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: Questo l'abbiamo capito.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io infatti miravo a vedere se, per caso, oltre all'incarico che fu dato a Michele Traina, poteva esser stato dato un incarico analogo specificamente a Giuseppe Monticciolo.
IMPUTATO Brusca G.: Non lo escludo, perché in quel momento Giuseppe Monticciolo si può dire che era il mio braccio destro, per queste cose che ruotavano un po' attorno a me. Per dire: 'Fai questo', 'fai quell'altro'.
Può darsi che si parlò di andare a prendere questo tritolo, e darglielo, e poi non ci si diede più, o se ci portò io non lo ricordo. Perché poi sono successi tanti di quei fatti che non lo memorizzai, questo particolare. Perché, ripeto, non mi interessai.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei è al corrente del fatto che Monticciolo ha dichiarato...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di aver, per suo incarico, prelevato un quantitativo di esplosivo dal... lì, dall'arsenale in Contrada Giambascio?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Me l'ha detto lei.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, io so di averglielo contestato in un interrogatorio. Peraltro, Monticciolo davanti alla Corte ha già fatto, qualche mese fa, le sue dichiarazioni. Quindi, presuntivamente le conosce anche lei, perché è imputato di questo processo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi gliele posso nuovamente rappresentare. Ecco, a lei risulta che Monticciolo, per suo incarico - la storia sarebbe andata così - ha prelevato un fustino, salvo se di più, non me lo ricordo bene, di esplosivo dal deposito lì a Fondo Gia... in Contrada Giambascio. Per suo incarico è andato a depositarlo nelle vicinanza o sotto il loggiato, o esternamente, all'abitazione di Mimmo Raccuglia.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Dove doveva poi essere recuperato, questo materiale, da altre persone, sempre perché serviva ad attentare a Contorno.
IMPUTATO Brusca G.: Vi posso dire quello che mi ha detto lei. Cioè nel senso che, per conto mio, Giuseppe Monticciolo ha dovuto prendere questo materiale, lo doveva fare pervenire a Raccuglia Domenico in un villino di Capizzi Benedetto, di un parente di Capizzi Benedetto. Che poi il Raccuglia doveva far avere a Giorgio Pizzo.
Siccome non... Cioè l'argomento ci fu, però non mi ricordo se è stato portato a termine cento per cento; quindi, non ho motivo di negare.
Siccome il villino di Benedetto Capizzi, io non ne conosco, per quello che dice il Monticciolo, nel territorio che dice lui, ma bensì tutt'altro posto; quindi Monticciolo ricorda, cento per cento, ricorda qualche cosa diverso di quello che abbiamo discusso. Che il villino, che lui dunque... non mi ricorda, e il fatto di avere detto cento per cento: 'Fai in questa maniera', e poi ho avuto il riscontro.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io mi fermerei a questo punto. Sono le 6 e mezzo, l'esame non lo possiamo certo terminare stasera.
PRESIDENTE: Benissimo. Riprendiamo domattina alle ore 09.00, traduzione degli imputati detenuti, buonasera.
IMPUTATO Brusca G.: Buonasera.

UDIENZA 14.1.1998

*IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Lei vuol ripetere il suo nome e il cognome, per favore?
IMPUTATO Brusca G.: Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Buongiorno.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ieri sera, Brusca, siamo arrivati a un certo punto della ricostruzione di alcune vicende.
Prima di affrontare altri aspetti di questa complessa storia, le devo chiedere qualche puntualizzazione.
E' anche possibile che qualcuna delle domande che vado a farle - chiedo scusa alla Corte, chiedo scusa ai difensori - siano già state fatte, ma non ho una cognizione esatta di ogni singola domanda e di ogni singola risposta, e comunque di ogni singola sua dichiarazione. Quindi, per l'eventuale ripetizione, vorrà dire che, come al solito, le cose dette due volte son più chiare di quelle dette una volta sola.
E' una circostanza molto specifica, Brusca, in rapporto alla scomparsa di Mutari l'incontro con Bagarella, quello a San Mauro Castelverde, avviene a distanza più o meno di quanto tempo?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, gliel'ho detto, può essere una...
PUBBLICO MINISTERO: Faccia una cosa, mi scusi, Brusca: alzi un attimino il microfono e lo avvicini alla bocca, sennò ho idea che...
IMPUTATO Brusca G.: Ripeto, può essere un mese, 20 giorni. Non è che sono passati mesi; saranno passati 40 giorni, un mese e mezzo. Dico, in linea di massima questi saranno passati.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi sembrava di avergliela chiesta questa precisazione, ieri.
IMPUTATO Brusca G.: Me l'ha chiesta, però così, in maniera molto...
PUBBLICO MINISTERO: Più generica.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ieri lei ha citato la vicenda dell'omicidio di questo Salvia di Partinico.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei si è incontrato con Bagarella, questo omicidio era già stato consumato, o doveva essere consumato?
IMPUTATO Brusca G.: No, già quando è stato... mi sono incontrato con Bagarella doveva essere consumato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ancora non era stata uccisa questa persona.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, aspetti. La situazione era per riconciliarla con Bagarella, molti chiarimenti erano stati fatti, però i rapporti con gli alcamesi era rimasto sempre non dico tale, ma quasi.
Quindi, la puntualizzazione, cioè lì come io mi dovevo comportare, nel senso io o chi per me, perché ero io nella prima persona però tutto il gruppo, diciamo il mandamento di Partinico o le persone vicine a me di rispettare le regole, a quel punto io assieme agli altri ho deciso di comportare divers... cioè ugualmente, cioè di fare rispettare anche a loro le regole.
Cioè, è nato il chiarimento, ma le regole sono state rimaste sempre in piedi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma - non vuole essere un'ironia - ma, insomma, questo Salvia è stato eliminato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, è stato eliminato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è stato un omicidio o una scomparsa?
IMPUTATO Brusca G.: No, è stato omicidio. Vito Salvia, distributore di benzina ucciso a Partinico; distributore di gasolio, non era un distributore di benzina, era un commerciante all'ingrosso, più che altro un deposito.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi questo omicidio di quanto tempo è successivo, sempre con approssimazione, rispetto all'incontro con Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: No, dopo tanto tempo; non è successo di giorni. Credo che siamo già nel '94. Si può vedere quando è stato...
PUBBLICO MINISTERO: E certo.
IMPUTATO Brusca G.: ... eliminato.
PUBBLICO MINISTERO: Cambiamo radicalmente argomento.
Lei ieri ha risposto a una serie di domande che io le ho posto relativamente alla vicenda dell'attentato a Contorno, ma non le ho chiesto - glielo chiedo ora - se lei è in grado di indicare la ragione per la quale era stato deciso di eliminare Salvatore Contorno. Se c'era una ragione di ordine generale, se c'erano ragioni generali e particolari, specifiche, attuali rispetto al momento in cui questa azione fu poi tentata una prima volta, poi tentata successivamente.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, in maniera molto semplice: inizialmente Contorno Salvatore doveva essere eliminato in quanto uomo di fiducia, vicino a Stefano Bontate, forse nelle persone vicino a lui per la guerra contro i corleonesi. Due: perché il responsabile di omicidi in base... cioè, questo in base alle indicazioni che portò allora Vincenzo Milazzo dell'omicidio del padre di Vincenzo Milazzo e di altri fatti avvenuti a Palermo; e poi - cosa che fino ad ora in qualche modo ho cercato di non dirla perché, come lei sa, la mia situazione iniziale della collaborazione - Contorno era responsabile anche di omicidi quando fu nell'89, a Palermo.
Però io non so nei particolari, come nel caso di Di Maggio; nel senso che nel caso di Di Maggio conoscevo tutti i particolari e quindi è stato possibile poterlo scoprire, su Contorno in maniera generica, che i particolari li può sapere qualcuno della zona o chi molto vicino nel territorio.
Quindi, perché dico questo? Contorno era già collaborante di Giustizia, venuto a Palermo credo per la cattura dei latitanti e, nello stesso tempo, lui, chi per lui - ripeto, non lo so, i particolari non li so - responsabile anche di omicidi.
Credo un paio di omicidi: l'attentato di... come si chiama questo? Di Peri, avvenuto a Vittoria. Ci sono, credo, le liste telefoniche.
Quindi, c'erano tutta una serie di attività contro a Contorno. E credo anche perché responsabile dell'omicidio del padre di Giuseppe Graviano; credo del fratello, padre, di un tale... di Gaspare Spatuzza. C'era tutta una serie di fatti contro a Contorno, quindi doveva essere eliminato per questi motivi.
PUBBLICO MINISTERO: Quando viene fatta a lei la richiesta di quel quantitativo di esplosivo, e le viene...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, volevo completare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E per ritorsione di Contorno, noi abbiamo fatto degli omicidi sia a Castellammare che a San Nicola Arena (?), dove poi venne tratto in arresto Contorno e i suoi cugini e gli altri; dove poi è successo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa parte della vicenda in che epoca si colloca?
IMPUTATO Brusca G.: '89.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi in quel periodo nel quale, lei ci sta dicendo, voi avevate cognizione della presenza di Contorno a Palermo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perché, come sa lei, nella denuncia per calunnia che ho avuto non c'è solo il fatto di Vitale Vito o di Francesco di Piazza, ma bensì c'è pure alcune accuse che io, dichiarando, ho tirato in ballo Di Maggio Baldassare e in questa situazione il Di Maggio ha negato l'omicidio di Bongiorno, la sua partecipazione alla strage Chinnici... comunque questi sono aspetti poi secondari.
Però siccome l'omicidio Bongiorno nasce per la reazione - prima l'omicidio Bongiorno e poi quello del capitano Ficalora - per la reazione, per la presenza di Contorno in Sicilia e a Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque è nell'89.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, '89.
PUBBLICO MINISTERO: Queste vicende.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando le viene fatta richiesta di procurare, fornire l'esplosivo in relazione all'attentato che si doveva fare a Contorno, viceversa siamo più avanti, siamo nel '93, '94.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora io, il periodo ieri...
IMPUTATO Brusca G.: Lei mi ha chiesto il motivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le ho chiesto il motivo, ma io volevo sapere: da quanto tempo lei non aveva sentito parlare, o aveva sentito per l'ultima volta parlare, della decisione di eliminare Contorno?
IMPUTATO Brusca G.: No, l'eliminazione di uccidere Contorno non... c'era quando se ne parlava, c'era quando non se ne parlava.
La presenza di Contorno in Sicilia, ogni volta che succedeva un fatto strano, che Cosa Nostra non ne sapeva parlare, quindi subito si pensava ai "scappati" e in prima linea si pensava sempre a Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Gli scappati, lei ha detto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Scappati è come il Contorno...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè i perdenti.
IMPUTATO Brusca G.: I perdenti. Si pensava ai scappati e siccome Contorno, come credo ... nel caso di Di Maggio, noi per la mentalità di Cosa Nostra pensavamo che Contorno sì, era pentito, ma era nello stesso tempo una vendetta contro i suoi avversari che non aveva eliminato con la pistola.
Quindi faceva con lo Stato e con la pistola. Come ha fatto Di Maggio, cioè la fotocopia.
Al che, ogni volta che succedeva qualche cosa, subito si pensava a Contorno, Grado e Giovanni Lo Greco e Spitaleri, cioè tutta una serie di personaggi che facevano parte ai perdenti.
Quindi non è che si parlava solo nel '92. Ogni volta che succedeva un fatto o c'era la possibilità di individuare qualche collaborante, e in fattispecie si è individuato la presenza di Contorno a Roma, si è pensato di eliminarlo.
Non c'è stato mai una volta detto: no, dobbiamo cercarlo perché non si deve eliminare. O perché quella data...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, posta in altri termini la mia domanda mirava a capire - quindi la riformulo - mirava a capire se dopo che l'arresto di Riina ha comportato tutte quelle situazioni che lei ha illustrato e che io oggi ovviamente do per conosciute, se dopo l'arresto di Riina, appunto, lei e i ragionamenti che aveva avuto con Bagarella, con Giuseppe Graviano e con chi altri, aveva sentito parlare che ci si attrezzava, ci si organizzava anche per l'eliminazione di Contorno. In questo quadro, che abbiamo sentito dalle sue dichiarazioni: il progetto della eliminazione di Di Maggio... Ecco, se aveva nel programma sentito anche collocare l'eliminazione... non come decisione, che a quello che capisco è una decisione presa da sempre...
IMPUTATO Brusca G.: Di Contorno da sempre.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma come esecuzione, come organizzazione di un momento esecutivo.
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Come organizzazione io l'ho appreso quando si facevano queste riunioni a Borgo Molara. Da prima non ne sapevo niente io. Cioè, non ne sapevo niente io, però c'erano altre persone che lo sapevano.
PUBBLICO MINISTERO: La risposta è precisa ed esauriente.
Allora, queste riunioni a Borgo Molara lei ce la fa a collocarle nel tempo?
IMPUTATO Brusca G.: Queste che riguardano Contorno dopo l'arresto di Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, dopo l'arresto di Giuseppe Graviano, perché lei ne ha un ricordo diretto, o perché lo ricava da qualche cosa che c'era già stato l'arresto di Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Perché dopo l'arresto di Giuseppe Graviano si manda a dire dal carcere che al posto suo doveva reggere il mandamento Giorgio Pizzo e Fifetto Cannella, invece poi è stato gestito da Antonino Mangano. E fu l'occasione che mi venne presentato come uomo d'onore Giorgio Pizzo.
Per questo io ricordo preciso che Giuseppe Graviano era stato arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Quindi, a questi incontri che si svolsero lì a Borgo Molara intervenivano queste persone che lei ha nominato da ultimo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'una, l'altra, tutte e due, se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: No, una volta sono venuti tutti e due, Giorgio Pizzo e Fifetto Cannella. C'ero io, c'era Luca Bagarella, c'era Messina Matteo Denaro, c'era Antonino Mangano, poi è venuto Peppe Ferro. Perciò che si mettevano per i fatti suoi a parlare e io quello che mi aspettava sentivo, quello che non mi spettava neanche lo volevo sentire. No perché... cose che non mi interessavano io, per abitudine mia, me ne vado perché non mi interessano ascoltarle.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io ho capito che Giorgio Pizzo le fu presentato come uomo d'onore...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... dopo che c'era stato l'arresto di Giuseppe Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è persona che già conosceva lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io lo conoscevo da molto tempo prima.
PUBBLICO MINISTERO: Parlo di Giorgio Pizzo, eh.
IMPUTATO Brusca G.: Giorgio Pizzo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo conosceva così, per fatti...
IMPUTATO Brusca G.: Io lo conoscevo come amico di Pietro Salerno, uomo d'onore della famiglia di Brancaccio; che venivano a trovare Antonino Gioè ad Altofonte e lo vedevo assieme a loro.
Poi è nato questo particolare...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ormai che ci siamo, di queste persone che lei ha indicato un attimo fa: Cannella?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Questo le fu presentato come uomo d'onore nell'occasione, oppure è persona che conosceva già da prima, come uomo d'onore?
IMPUTATO Brusca G.: Io Cannella l'ho conosciuto già molto tempo prima, che fu quello che, in particolar modo, partecipò al rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo. Cioè, che organizzò su Brancaccio la squadra che rapì il piccolo Giuseppe Di Matteo. E' la persona che per un periodo tenne i contatti per conto mio con Antonino Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Con?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè per conto mio si incontrava con Fifetto Cannella; Fifetto Cannella per i Graviano, cioè famiglia mafiosa di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: La terza persona che ha nominato è Antonino Mangano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha citata anche ieri...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma, insomma, ora ne stiamo riparlando.
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore, divenne reggente dell'ultimo periodo della famiglia di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha fatto accenno a questo episodio del rapimento di Di Matteo figlio, del bambino che poi è stato ucciso.
Ha detto che fu, in qualche modo, la situazione, sul luogo dove fu eseguito il rapimento, organizzata da Fifetto Cannella.
Io non ho nessuna intenzione di farmi raccontare da lei, qui, in questo processo quel rapimento e quanto è successo dal rapimento in avanti. A quello che capisco, però, e a quello che comunque davanti alla Corte è stato riferito da altre persone in quella vicenda c'è anche il suo ruolo, la sua responsabilità.
IMPUTATO Brusca G.: La mia responsabilità non che l'ho subita, ma fu dopo che io con Bagarella ci siamo un po' chiariti, ci siamo incontrati a San Mauro Castelverde, dopo ci siamo incontrati io, Bagarella, Giuseppe Graviano e Messina Matteo Denaro - che c'è da fare con questi collaboranti che non c'è da fare - e il Bagarella mi spingeva di più di tutti - per dire: vediamo, se non vediamo - al che dico, siccome Di Maggio è stato collaborante, ma quello che dava più responsabilità come fatto storico era il Di Matteo, quando stava andando a raccontare il fatto del dottor Falcone, al che decidiamo di fare un'azione contro il Di Matteo e che, siccome ispirandoci a un fatto che era successo a Napoli di un sequestro di un bambino, non mi ricordo il particolare, abbiamo deciso di fare la stessa cosa, con la speranza che il Di Matteo...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa decisione... A me non serve saper altro.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, volevo... l'ultime due parole.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: E voglio puntualizzare perché, ripeto, non perché io mi voglia togliere di responsabilità, ma se era in prima persona per Leoluca Bagarella, doveva essere ucciso quasi subito o strada facendo.
Io, anche se non cambia niente, l'ho tenuto nel tempo e se non ci sarebbe stato quel momento di pausa, può darsi che sarebbe vivo. Ma se sarebbe stato per qualcun altro, può darsi che sarebbe già morto subito appena preso.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo semplicemente dare a questa vicenda il riferimento iniziale, e soprattutto il riferimento in termini di soggetti che concordarono di fare questa azione criminale.
Allora, se io ho capito bene, lei...
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: ... ha detto che c'era già stato il chiarimento tra lei e Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'incontro di cui si è parlato ormai più volte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi?
IMPUTATO Brusca G.: Io, Giuseppe Graviano...
PUBBLICO MINISTERO: Chi sono i soggetti che concertarono questa...
IMPUTATO Brusca G.: Io, Giuseppe Graviano e Messina Denaro Matteo e Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, non credo proprio di poter sbagliare nel dire che questa decisione si colloca in un periodo che è precedente, ovviamente, l'arresto di Giuseppe Graviano...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, siamo a novembre '93.
PUBBLICO MINISTERO: Novembre '93.
Allora, questa vicenda io l'ho richiamata semplicemente perché ho bisogno di chiederle: quindi, a quella data - novembre del '93 - in che termini si sono definiti, si sono ridefiniti eventualmente, i rapporti tra lei e queste altre persone e anche tra queste altre persone tra di loro. Ecco, non ci dimentichiamo che qui siamo ancora nel mezzo della storia delle stragi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Cioè, fra di loro hanno un feeling, c'è un accordo ben preciso e vanno avanti senza nessun tipo di problema.
Io comincio a entrare piano piano, dopo il chiarimento avvenuto a settembre a San Mauro con Leoluca Bagarella e comincio ad entrare piano piano, piano piano e naturalmente è normale che loro, con la diffidenza nei miei confronti, anche io nei loro confronti. Non è che per quanto... io... se io facevo, rientravo un'altra volta nel gruppo, però c'entravo piano piano e cominciando a valutare passo passo quello che si andava facendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Però il chiarimento, l'armonia si andava...
PUBBLICO MINISTERO: Le pongo due domande. La prima è questa: lei ieri ha riferito di aver raccolto, a un certo punto, una considerazione o una dichiarazione di Bagarella che in qualche maniera non era propriamente soddisfatto di come funzionava il rapporto con i Graviano, in quanto i Graviano erano - mi pare abbia detto lei - a fare i comodi loro, o qualcosa di simile, in giro per l'Italia; mentre lui era sempre alle prese con questa storia di attentati che stava andando avanti, eccetera, eccetera.
Allora, io ho bisogno di capire - se lei lo sa - com'è che da questa situazione che sembrerebbe di rapporti non del tutto armonici, che Bagarella le rappresenta, si arriva poi a questo momento in cui, decidendo su un fatto particolarmente importante oltre che tragico, poi, quale quello del sequestro del bambino, invece sembra che le intese siano state ripristinate al meglio.
Lei...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ha capito il problema?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: C'è stato qualche cosa che ha determinato, se lei lo conosce, un riavvicinamento, un consolidamento dell'intesa tra Bagarella e i Graviano, ovvero c'è qualcosa che mi sfugge?
IMPUTATO Brusca G.: No, io debbo dire, per quello che sono le mie conoscenze e per chi conosce Bagarella poi nel tempo, di un lato quando presenta non ci sono problemi, poi dietro le spalle sempre qualche frecciatina dietro a chicchessia la mollava.
E, nel caso di Giuseppe Graviano, forse in quel periodo i fratelli Graviano, essendo al nord, perché spesso erano al nord, perdevano tempo a scendere o per i fatti suoi volevano scendere, non volevano scendere - perché, ripeto, io non conosco i particolari di quel periodo - il Graviano si lamentava perché non si facevano vedere, perdevano tempo a scendere per essere più celeri nell'andare avanti con gli attentati o per il programma che loro avevano. E si lamentava che se si perdeva tempo a realizzare qualche attentato, cioè di andare avanti, è perché i fratelli Graviano perdevano tempo, non si facevano sentire: 'questi non scendono, non si fanno vedere più o perdono tempo.' Cioè, queste erano le parole. Però da quale fatto scaturivano, in particolare, non lo so.
Io gli do la mia interpretazione nel senso che lui li chiamava e subito voleva che loro scendessero. Possibilmente per i fatti suoi, magari perdevano qualche giorno di tempo, o non so per quale motivo, si lamentava che questi perdevano tempo.
Dopo, quando poi furono arrestati, le solite lamentele perché stavano a divertirsi con le donne, per divertirsi con le donne, non si fanno più vedere, si sono ritirati, come si suol dire, i remi in barca, cioè non vogliono più andare avanti in questo progetto, per quello che c'era da farsi.
PUBBLICO MINISTERO: E' proprio questo il punto. La fermo un attimo, Brusca. Io volevo star bene attento, nel modo di formulare la domanda.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ora mi pare che lei stia dicendo una cosa che ha già detto ieri: di aver raccolto, dalle dichiarazioni di Bagarella, quasi la consapevolezza che i Graviano - Graviano: ora qui poi bisognerà che lei cerchi di esser più preciso possibile -...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: ... avevano l'atteggiamento, stando sempre al Bagarella, di chi ha tirato i remi in barca o non rema più con la stessa convinzione di prima.
Eh, allora dico, se avevo capito bene ieri, e oggi son sicuro di aver capito bene come la Corte, non c'è contraddizione tra il fatto che apparentemente avevano tirato i remi in barca, dopodiché convengono di fare quest'azione criminale di sequestro del bambino, di Di Matteo? Che, come lei ci ha spiegato, guarda ad uno scopo strategico importante, cioè dire, chiudere la bocca a Di Matteo che sta raccontando le vicende di Capaci, la strage.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, io Giuseppe Graviano lo conosco, però non ho avuto mai rapporti intrinsechi, cioè di due persone che si frequentano, molto stretti. Quindi non posso dare un giudizio perché, ripeto, non li conosco; li conosco per rapporti di Cosa Nostra... su questo. Li conosco per persone educate, persone rispettose, per quelle che sono le regole di Cosa Nostra.
E quindi non so i motivi perché i fratelli Graviano abbiano avuto questo atteggiamento, vero o non vero. O perché l'hanno avuto.
Io conosco quello che il Leoluca Bagarella a piccole frecciate, a piccole lamentele, diceva dietro le spalle dei fratelli Graviano, e in particolar modo di Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Il secondo punto di cui volevo parlare, con riferimento a questa decisione presa di compiere quella certa azione criminale, è questo. Si parlò solo dell'azione criminale nei confronti del bambino di Santino Di Matteo? O fu, il discorso fu allargato anche agli altri temi dell'azione complessiva che stava praticando Cosa Nostra in quel momento e che, comunque, stavano praticando Bagarella e le altre persone?
Intendo dire, parlaste, fu un incontro solo? Fu un incontro, o più incontri, nel quale toccaste anche gli altri temi, gli altri argomenti complessivi della strategia?
IMPUTATO Brusca G.: No. Dopo, dopo l'incontro avvenuto a ... poi ne abbiamo avuto un altro a Salemi, dove si dice: 'Noi siamo tutti un gruppo, andiamo avanti'. Gliel'ho detto: 'Sono a disposizione'. Però senza scendere, ripeto, nei particolari.
Poi ci siamo rivisti a Misilmeri, dove è avvenuto quest'incontro, questa decisione, e si è parlato un po' così in generale, per fatti generali: il fatto del 41-bis, cosa c'era da potere fare, cosa non si poteva fare. Però, in maniera tutta, ripeto, astratta.
Di concreto, per realizzare, fu solo la decisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, come fatto decisionale ed esecutivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Però allora mi spieghi un altro punto. Siccome lei, nell'incontro precedente che aveva avuto da solo con Bagarella, gli fece notare che al punto dove era arrivato non poteva più tornare indietro e doveva, viceversa, andare avanti per ottenere qualche cosa.
Per quale ragione - ecco, questa è proprio una domanda che rivolgo direttamente a lei, per capire lei come ha, come si è regolato in questa situazione - per quale ragione non ha rilanciato lo stesso argomento con Messina Denaro, Graviano e anche Bagarella? Visto che questa volta, mi si passi questa espressione, li aveva tutti e tre davanti a lei.
IMPUTATO Brusca G.: Ma, dottor Chelazzi, come le ho detto, io siccome assieme a loro non avevo mai parlato di stragi, non avevo mai parlato di questo tipo di programma, né con Giuseppe Graviano, né con Messina Denaro Matteo. Ne avevo parlato solo con Leoluca Bagarella, nel senso per le stragi quelle attivate; perché il progetto iniziale non era quello che io avevo detto.
Quindi, io solo la confidenza, la possibilità me la prendo solo con Bagarella. Voglio dire: 'Una volta che si era arrivati a questo punto, perché non continuate?'. Cioè non... dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì?
IMPUTATO Brusca G.: Io non gli vado a dire a Giuseppe Graviano, che mi poteva, posso pure avere una risposta, come io gliela posso pure dare, a dire: 'Ma noi due abbiamo parlato mai di attentati o di stragi, o di questi fatti?'. Perché, ripeto, il nostro programma era tutto un altro, inizialmente.
Quindi io, al Bagarella, gli dico: 'Una volta che sei arrivato qua' si era arrivati qua - perché io parlo singolare - cioè 'una volta che sei arrivato qua, continua. Cioè, non ti fermare'.
Io non dico 'si era arrivati qua'.
'Una volta che sei arrivato qua, continua, non ti fermare più'.
Cioè quindi lui, con i suoi, con il suo gruppo, con le sue persone che andava avanti, doveva decidere di andare avanti o come fare per non andare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, io ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Per esempio, se, come lei ha potuto notare, infatti per l'esplosivo per Contorno, non è che me lo chiede né Giuseppe Graviano, né Nino Mangano, né il Messina Denaro Matteo: me lo chiede Bagarella.
Cioè questo... questa frazione, cioè questo comportamento stagno, c'è.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma è una compartimentazione stagna, o un compartimento stagno, che aveva lei stesso deciso di stabilire nei confronti degli altri diversi da Bagarella, per ragioni tutte sue? Cioè di valutazione della situazione. Oppure c'erano delle ragioni oggettive?
IMPUTATO Brusca G.: No. Prima, per un mio comportamento; cioè che quando una cosa non decisa assieme a me, e c'è un altro che la sta portando avanti, se me lo dice, me lo dice nel senso che se poi ci entro in gioco. Ma io non mi permetto né a Giuseppe Graviano, né a Riina, né a nessuno di andarmi a intromettere in cose che loro stanno facendo; tranne che non sono cose che mi interessano, cioè o nel mio territorio, o persone che toccano a me.
Siccome sono cose che a me non mi riguardano, non mi voglio né far rimproverare, e neanche criticare. Nel senso, per dire: fate... Siccome con me non ne ha parlato mai nessuno, di questi fatti, quindi io non vado a chiedere niente. Ripeto, per non subire una risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, questo è stato un incontro che si è svolto a Salemi, lei ha detto.
IMPUTATO Brusca G.: Uno a Salemi, dopo San Mauro Castelverde, uno a Salemi; e questo, del piccolo Giuseppe Di Matteo, a Misilmeri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi ci sono stati questi incontri invece in Borgo Molara.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Giuseppe Graviano, sono avvenuti a Borgo Molara; i tre, quattro, cinque, quelli che sono stati a Borgo Molara.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome oggi ci siamo soffermati un po' di più sulle persone di Fifetto Cannella, di Giorgio Pizzo e di Antonino Mangano, le chiedo se quando poi lei fu in qualche modo messo al corrente di come era andato il primo tentativo...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, mi scusi. Ma qui si usa continuamente parlare al telefono. Io vi prego, per cortesia, tutti, quando avete necessità, prendete e uscite. Perché è impossibile pretendere di sopportare i trilli del telefono, il mormorio di chi parla al telefono, mentre qua c'è l'udienza.
Questo è l'ultimo avvertimento. Da ora in poi, invito i Carabinieri a procedere immediatamente al sequestro momentaneo dell'apparecchio. Perché non si può andare avanti, così. Mi scusi, prosegua.
PUBBLICO MINISTERO: Dicevo, Brusca, oggi ci siamo un attimino più soffermati sulle persone di Mangano, Cannella e Pizzo.
Allora, con riferimento al fallimento dell'attentato a Contorno, quello della fumata - adoperiamo quest'espressione - tanto per capirsi, mi pare che lei abbia detto ieri, mi pare però, che la storia le fu raccontata, ovviamente in epoca successiva, da qualcuno.
Io però non mi ricordo esattamente la sua risposta, e avrò bisogno di riproporgliela. Ecco, chi è che le raccontò quindi che c'era stato questo fallimento?
IMPUTATO Brusca G.: Il primo che mi raccontò questo fatto fu Leoluca Bagarella. E credo che poi, se non ricordo male, me l'ha ripetuta Messina Denaro Matteo, nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha mai parlato, di questo episodio, di questo episodio dell'attentato fallito, con qualcuna delle persone di cui abbiamo parlato oggi? Cioè a dire Mangano, Pizzo, Fifetto Cannella?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non me lo ricordo. Ma può pure essere.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ieri ci siamo avventurati, o meglio ci siamo instradati, su un discorso di esplosivi; e l'abbiamo in qualche maniera completato.
Però c'era un discorso di detonatori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha fatto un'anticipazione, le ho detto: 'Me lo racconterà più avanti'. Ecco, ora ho bisogno che mi illustri questa vicenda di detonatori.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, dopo il chiarimento avvenuto a San Mauro Castelverde, in uno degli incontri avvenuti sempre a Misilmeri, mi chiedono dei detonatori elettrici. E gliene ho fatti avere tre, quattro, cinque. Che me li ha chiesti sempre il Bagarella. E io li ho consegnati a Bagarella, poi il Bagarella li ha dati agli altri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma le modalità di consegna sono state dirette, tra lei e Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questi detonatori da dove venivano?
IMPUTATO Brusca G.: Dalla cava Modesto, dove io prendevo l'esplosivo tipo cava. Cioè quelli uguali, trovati in Contrada Giambascio, o San Giuseppe Jato, San Cipirello: il deposito che noi avevamo.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
IMPUTATO Brusca G.: Ma in quel periodo non si trovavano... chiedo scusa, è importante.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: In quel periodo non si trovavano in Contrada Giambascio, ma bensì si trovavano ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Questo fatto si colloca dopo l'incontro di San Mauro Castelverde.
IMPUTATO Brusca G.: E dobbiamo essere ottobre-novembre '93.
PUBBLICO MINISTERO: La domanda sarà ingenua, ma lei ha capito a che cosa servivano questi detonatori?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che servivano per attentati, però non so per quali.
PUBBLICO MINISTERO: Gli son mai stati restituiti, questi detonatori?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Erano detonatori elettrici?
IMPUTATO Brusca G.: Detonatori elettrici. E io l'ho pregato, in particolare l'ho pregato di tagliare i fili e togliere, per quel poco che rimaneva, togliere il pezzettino di plastica.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il rivestimento?
IMPUTATO Brusca G.: Il rivestimento. Perché tramite il rivestimento si poteva individuare la provenienza del...
PUBBLICO MINISTERO: Del detonatore.
IMPUTATO Brusca G.: Del detonatore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, perché...
IMPUTATO Brusca G.: Chi l'aveva comprato, in quale posto era stato consegnato; cioè poteva ricucire, ricollegare dove sarebbe provenuto, questo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ma avevano una provenienza particolare, questi detonatori?
IMPUTATO Brusca G.: Se venivano ritrovati, che so, potevano avere una provenienza particolare, perché erano stati comprati legittimi. Cioè dalla cava a Modesto. Quindi, se chi consegnava, scrivono a dire 'abbiamo consegnato 10 detonatori con il rivestimento dei fili di colore così e così', si poteva riuscire a individuare il posto dove sarebbero stati comprati.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi lei suggerì di sbucciarli completamente, i fili del...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Tagliarli e quello che rimaneva di sbucciarli.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa che tra i fatti di strage, che sono compresi nell'imputazione elevata anche a suo carico, c'è l'episodio di una strage mancata, una strage fallita allo Stadio Olimpico. Ecco, io le chiedo di chiarirmi se di questo episodio lei ha avuto cognizione, ha avuto un qualche racconto.
Ieri, lei ha fatto un'affermazione di carattere generale di un certo tipo; ma non è questo il momento per riprenderla.
Io ho bisogno semplicemente di sapere se dell'episodio di questa strage fallita allo Stadio Olimpico, lei ha avuto mai una qualche conoscenza.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho una conoscenza così, molto sui generis, raccontatami da Gaspare Spatuzza perché furono arrestate persone della zona di Brancaccio, tra le quali, uno di questi, cominciò a collaborare. E dice: 'Ora questo verrà fuori, di un attentato contro un pullman dei Carabinieri, che doveva uscire dallo stadio e che, al passaggio, dovevano far esplodere questa macchina piena di tritolo'. Solo che, al momento di azionare il telecomando, non funzionò.
Però io l'ho saputo quando c'era questo collaborante che stava parlando, io non mi ricordo quale collaborante, forse si riferiva a Scarano o qualche altra persona. Dice: 'Ora verrà fuori anche questo fatto'. E questo è quello che so io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora questo discorso è stato fatto a lei da Spatuzza.
IMPUTATO Brusca G.: Da Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ora lasciamo perdere se il collaborante di riferimento poteva essere Scarano o un altro, non ha importanza.
IMPUTATO Brusca G.: Comunque il riferimento era a un collaborante. Dice: 'Ora verrà fuori questo fatto'.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, voglio sapere, che lei ricordi, quando Spatuzza le fece questa confidenza, di questo attentato non riuscito allo Stadio Olimpico, già si parlava a livello di giornali, di televisione, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: No no, non ne sapevo niente io. Per me fu una primizia, cioè non ne sapevo niente.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che lei abbia nominato ora per la prima volta il nome di Spatuzza; fino ad oggi, mi pare che...
IMPUTATO Brusca G.: Non... non è capitato, perché non è capitato nominarlo.
PUBBLICO MINISTERO: No no, dico in sede di esame, eh? Non negli interrogatori, è un altro discorso.
IMPUTATO Brusca G.: No no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, bisogna alla Corte offrire i dati della sua conoscenza e dei suoi rapporti con Spatuzza.
IMPUTATO Brusca G.: Io, Gaspare Spatuzza, lo conosco così, come persona normale, come impiegato della Valtrans, un deposito a Brancaccio, deposito di import-export, di questo genere qua. Poi lo conosco, sapevo che, bene o male ne sentivo parlare, 'Spatuzza, Spatuzza', però così, molto astratto.
Poi invece lo conosco direttamente dopo l'arresto di Leoluca Bagarella, di Antonino Mangano, di Giorgio Pizzo. E siamo a fine '95, metà '95. Quando a Brancaccio, per quello che mi riguarda, per quello che riguardava il Messina Denaro Matteo e altre persone, non avevamo nessun punto di riferimento, incontrandoci con le persone che ho menzionato abbiamo deciso di combinarlo, perché non era uomo d'onore.
Al che, abbiamo deciso di combinarlo e di avere il nostro punto di riferimento su Brancaccio.
Quindi, Gaspare Spatuzza diventa uomo d'onore nel settembre-ottobre del '95. E diventa uomo d'onore e, in qualche modo, reggente, cioè un nostro punto di riferimento momentaneo per la zona di Brancaccio, per quello che riguardava noi. Anche se c'erano altri uomini d'onore, nella zona.
Quindi, Gaspare Spatuzza è un uomo d'onore della famiglia di Brancaccio, che ha partecipato...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa confidenza per l'attentato allo Stadio Olimpico, quindi, lei la riceve da Spatuzza quando era già stato combinato.
IMPUTATO Brusca G.: Quando già è stato combinato, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Credo siamo nel mese di dicembre del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando lei si sentì raccontare - ed era la prima volta, da quello che apprendiamo,...
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che sentiva parlare di un fatto di questo genere - di un attentato da farsi a un pullman di Carabinieri fuori dallo stadio, attentato che è fallito poi, così le veniva detto...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... per un problema di telecomando.
IMPUTATO Brusca G.: Perché non fu, non azionò, un falso contatto, cioè non ha avuto il contatto perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque ci fu un inconveniente di carattere tecnico, a quello che capisco.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei si sentì raccontare una storia di questo genere, ritenne di domandare a Spatuzza o comunque ha saputo da Spatuzza a quale disegno strategico apparteneva un'azione criminale di questa portata? Perché mi pare che fosse un po'...
IMPUTATO Brusca G.: Una portata...
PUBBLICO MINISTERO: Mi fermo qui, do la parola a lei.
IMPUTATO Brusca G.: Di una, cioè una portata di notevole importanza, nel senso che sarebbero stati uccisi uno o 10, 50 Carabinieri, non so quante vittime sarebbero successe. Perché si parlava di un pullman pieno di Carabinieri, che passavano davanti questo obiettivo.
E quindi il Spatuzza dice: 'Ora verrà fuori questo fatto', quando, ripeto, a conseguenza di un collaborante che stava cominciando a collaborare, dice: 'Ora racconta questo particolare'.
E lui si sentiva responsabile, in quanto forse anche ideato da lui, avendo chiesto il permesso a Giuseppe Graviano o a chi per loro, e dice: 'Fallo'.
Però poi, ripeto, sono queste le piccole notizie che io ho avuto; nei particolari non so perché, ripeto, non c'ero io all'origine del progetto iniziale.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ho bisogno di capire. Per quello che apprese da Spatuzza, questo fatto lo aveva - Spatuzza - deciso da sé, oppure lo aveva eventualmente progettato, ma si era fatto confermare il progetto da qualcuno?
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che io ho potuto riuscire a capire, credo che sia normale, lui lo abbia progettato, però ha chiesto il permesso ad altri, sia di poterlo fare o meno. E gli hanno dato il consenso di farlo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è riuscito a capire da Spatuzza la ragione per la quale, fallito questo attentato per una ragione di ordine tecnico - è come l'automobile che una mattina non parte, mi pare di aver capito che è stato questo più o meno il problema che Spatuzza le ha rappresentato - la ragione per la quale, ripeto, non è stato replicato un attentato di questo genere?
IMPUTATO Brusca G.: No, non siamo scesi in questi particolari.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lei ci deve un po' aiutare a capire - l'ha già fatto, ma io devo continuare a farlo - lei ci deve un po' aiutare a capire come si spiega che, oltretutto era situazione così particolare, Spatuzza è stato combinato uomo d'onore da poco, è stato combinato da lei d'intesa con Messina Denaro per averlo anche in qualche misura come referente sul territorio di Brancaccio. Referente fiduciario.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo averlo combinato, si viene a sapere, lei viene a sapere da Spatuzza che era stato coinvolto in questa operazione, che avrebbe avuto, se realizzata, una portata comunque di grandissimo rilievo in tutti i sensi, ecco com'è, ripeto, che la conversazione tra lei e questo uomo d'onore che lei ha combinato da poco si blocca a questo punto.
Lei non cerca di capire di più di questo avvenimento, non cerca di farsi spiegare di più da questo che doveva essere il suo fiduciario per l'avvenire, per quale ragione aveva deciso di compiere un'azione che poteva essere anche in qualche modo traumatica; anche per gli equilibri, per delle prospettive, per quello che poi si sarebbe potuto sperare di ottenere o voler fare a seguito di un avvenimento di questo genere.
Io non posso sostituire alle sue parole, finché non gli ho fatto almeno una domanda, un'eventuale mia interpretazione.
Ecco, bisogna capire com'è che il discorso si può essere fermato a questo punto, tra lei e Spatuzza; qual è la ragion per cui lei non gli ha detto: 'Ma perché non l'avete rifatto? Ma chi è che ti aveva detto di fare un'operazione criminale di questa portata? Ma che cosa volevate ottenere, quando avevate fatto fuori 10 o 60 Carabinieri?'.
Ecco, questa è esattamente la domanda. E' stata un po' lunga, però mi pare che riassuntivamente siano poche parole.
IMPUTATO Brusca G.: Siccome io, questa domanda, a Gaspare Spatuzza non gliela faccio perché già l'avevo fatta a Messina Denaro Matteo. Nel senso che l'unica persona con cui io potevo dire: 'Ma cosa volevate fare? Cosa, qual era il progetto iniziale? Cosa pensavate di fare?', e, in qualche modo, il Messina Denaro Matteo, la risposta me l'aveva data, nel senso per dire: 'Abbiamo fatto questo, ci siamo fermati, non abbiamo concluso niente'.
Quindi io non ho motivo di andarla a chiedere un'altra volta allo Spatuzza, perché era, Spatuzza era un esecutore; cioè non era una persona decisionale.
Però abbiamo parlato credo, se non ricordo male, di avere parlato dell'effetto che avrebbe potuto avere, il problema se l'attentato sarebbe riuscito. Quindi, sul problema dell'attentato, se riusciva o meno, con Spatuzza ce lo siamo chiesti così, cioè per dire: 'Ma se sarebbe successo, sarebbe successo la fine del mondo'.
Però, sul motivo, io a Spatuzza non gli chiedo niente. Io già l'avevo chiesto al Messina Denaro Matteo. Quindi, bene o male, una risposta io l'avevo, non avevo bisogno di andarlo a chiedere a Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ma con Messina Denaro Matteo, specificamente dell'attentato, di questo attentato ai Carabinieri...
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Né prima, né successivamente, lei ci è tornato?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non ci sono tornato perché per me il progetto era unico, non c'era bisogno di scendere sui dettagli o sul particolare. Questo è un fatto singolo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le fu spiegato da Spatuzza - questo riguarda un aspetto tecnico del problema - com'è che, fallito che fu l'attentato per questo problema di ordine tecnico, poi si era provveduto a smontare tutto il congegno: auto, esplosivo e quant'altro?
IMPUTATO Brusca G.: Ricordo che mi disse che poi lui ha rischiato nell'andare a disinnescare, cioè a togliere, cioè quello che era il congegno, quindi rischiando di... cioè che se, poteva anche saltare lui, al momento che lui toccava qualche cosa che non andava, saltare nell'aria.
E dice: 'Io fui un pazzo ad andare a fare questo fatto'. Dice: 'Ci sono riuscito', dice 'poi abbiamo tolto la macchina'.
Non so poi come è stata tolta, come gli uomini l'hanno eliminata, cioè come l'hanno tolta, come l'hanno... hanno risolto il problema.
Però che lui, il particolare fu che lui andò a innescare il...
PUBBLICO MINISTERO: A disinnescare.
IMPUTATO Brusca G.: Il meccanismo elettronico che lui aveva combinato, lui o non so chi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma le disse se questa operazione l'aveva fatta da solo o aiutato da qualcuno?
IMPUTATO Brusca G.: No, non nominò altre persone. Perché in qualche modo lui parlava di sé, di quello che aveva fatto, che non aveva fatto. Di sé, non parlò di altre persone. Però non poteva essere da solo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, in relazione a questo particolare avvenimento dell'attentato fallito all'Olimpico, ho capito che l'unica persona che gliene ha parlato è Spatuzza.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'unica persona di cui Spatuzza ha parlato è stato Spatuzza stesso.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non entrano altri soggetti, nelle sue conoscenze, in questo episodio dello Stadio Olimpico?
IMPUTATO Brusca G.: C'era un... Dice: 'Ora verrà fuori'. Perché c'era un collaborante che ne stava parlando. Nel senso che lui, individuando la persona che stava cominciando a collaborare ed era a conoscenza di questo progetto, lui per questo me lo racconta. Sennò, credo che neanche me l'avrebbe raccontato.
Quindi, qualche collaborante era pure a conoscenza, ne stava parlando perché ne era a conoscenza. Dice: 'Ora verrà fuori anche questo particolare'.
Cioè io lo so prima che esce fuori dai giornali o da notizie di stampa, o cronaca, quello che era.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei rammenta se... rammenta di un episodio di una rapina piuttosto in grande stile, fatta alle Poste a Palermo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se ricorda questo episodio, rispetto a questa confidenza ricevuta da Spatuzza, l'episodio della rapina alle Poste di Palermo è un episodio che si colloca vicino nel tempo, o che si colloca viceversa in un tempo...
IMPUTATO Brusca G.: No, vicino, vicino nel tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, i riferimenti di questa confidenza sono, da un lato, va be', la notizia che qualcuno stava collaborando.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, a quello che capisco, la rapina alle Poste di Palermo.
IMPUTATO Brusca G.: E la rapina alle Poste di Palermo era come punto di riferimento. Però siamo novembre-dicembre '95. Credo che, se non ricordo male, però credo che sia la collaborazione di Scarano che lui si preo... la collaborazione di Scarano o di Romeo, comunque qualcuno che stava collaborando da pochissimo tempo.
Stava collaborando da pochissimo tempo e che dice: 'Ora verrà fuori questo particolare', quindi qualcuno che aveva partecipato al progetto, o sapeva del progetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma di questa collaborazione, di questa recente e nuova collaborazione, Spatuzza - per quello che lei ha saputo - era informato direttamente per vie sue, per canali suoi personali? Oppure era una collaborazione di cui avevan già cominciato a parlare i giornali?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, la collaborazione dei vari collaboranti, che venivano fuori, tranne che qualcuna che non si riesce a capire, ma non... difficilmente; però, basta poco per una persona di mafia, riuscire a capire se uno sta collaborando o meno.
E quindi dai primi segnali si capiva subito che uno stava cominciando a collaborare.
C'era, quando una notizia usciva sui giornali; ma credo, in quel momento storico - ripeto, '95 - che non c'erano grosse confidenze da parte... cioè grosse possibilità di conoscere.
Però, dai movimenti o dalle piccole cose, si vede che un altro stava cominciando a collaborare.
Che so, i Carabinieri andavano... i Carabinieri, le forze di Polizia, andavano in qualche posto a fare qualche perquisizione, o andavano a controllare qualcosa di nuovo.
E uno sapeva, dice: 'La sa solo lui'. Allora, si dice: c'è qualcosa che non funziona.
Quindi, bastava pure niente per potere riuscire a capire i movimenti che succedevano. Quindi, qualcuno sta cominciando a collaborare.
Poi, c'erano le fughe di notizie.
PUBBLICO MINISTERO: Era preoccupato Spatuzza di questa nuova collaborazione...
IMPUTATO Brusca G.: Preoccupato per quello...
PUBBLICO MINISTERO: ... per questa apertura che...
IMPUTATO Brusca G.: Per questa...
PUBBLICO MINISTERO: ... temuta sull'avvenimento dell'Olimpico?
IMPUTATO Brusca G.: Preoccupato perché veniva il nome di Spatuzza in maniera forte, dietro questo attentato. Quindi, dice: 'se prima mi davano la caccia, ora mi rafforzano, perché mi cercheranno con odio personale'.
Cioè, questo era un po'...
PUBBLICO MINISTERO: I Carabinieri.
IMPUTATO Brusca G.: I Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Di tutte le persone che abbiamo nominato quindi tra ieri e oggi, e quindi Mangano, Pizzo, Cannella, Peppe Ferro, Vincenzo Ferro e quanti altri, Calabrò, dico, nessuna di queste persone lei l'ha mai sentita citare in un qualche racconto, in una qualche confidenza di Spatuzza o di altri, con riferimento all'attentato all'Olimpico?
IMPUTATO Brusca G.: Giorgio Pizzo venne arrestato prima che io ricevessi questa confidenza. Fifetto Cannella pure.
Credo, non ho avuto altre confidenze. Le ho avute solo da Spatuzza, guardi, non credo di avere avuto altre confidenze da chicchessia.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, la mia domanda più che altro mirava ad accertare se, nei racconti - ho capito sono solamente quelli di Spatuzza - nessuna di queste persone era mai stata collegata alla vicenda dell'Olimpico, salvo Spatuzza stesso.
E questo ignoto, relativamente ignoto collaboratore, che poteva raccontare il fatto.
IMPUTATO Brusca G.: Io, ragionando con la mia mente di Cosa Nostra, Spatuzza e con il gruppo che stavano lavorando al Nord per questi attentati. Però non ho avuto menzionato il nome di altre persone...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi interessava, mi interessava aver chiarezza di risposta su questa, su questo punto.
IMPUTATO Brusca G.: Per me è una deduzione quando mi dice, cioè questo ora comincia a parlare di questo fatto e mi dice ci sono altre persone, o un'altra persona che è a conoscenza anche di questo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha datato questa conversazione con Spatuzza nel novembre, orientativamente...
IMPUTATO Brusca G.: Novembre-dicembre del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Orientativamente. Approssimativamente del '95.
Ieri invece parlava di una certa serie di incontri che lei ha avuto con Messina Denaro, fra l'altro a Dattilo. E mi ricordo che l'epoca di questi incontri è databile, secondo le sue dichiarazioni, fino a ridosso dell'arresto di Vincenzo Ferro.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, dobbiamo partire...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei riprendere questo punto della...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dobbiamo partire un po' più...
Io riprendo i contatti con Messina Denaro Matteo dopo l'arresto di Leoluca Bagarella.
E l'arresto di Leoluca Bagarella avviene il 15 giugno '95.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi io poi mi incontro con il Dena... cioè, con il Matteo, luglio, agosto, cioè, poi si accavallano tanti appuntamenti con costui. Fino ad arrivare ai primi di gennaio. Fino ad arrivare ai primi di gennaio, perché con la collaborazione dell'autista di Leoluca Bagarella - in questo momento non mi ricordo -...
PUBBLICO MINISTERO: Calvaruso?
IMPUTATO Brusca G.: Calvaruso. Che Calvaruso dà l'indicazione dove io potessi abitare, quindi indica la casa di Borgo Molara, cioè lo sapeva Bagarella e Calvaruso, non lo sapeva nessun altro.
Quindi, ripeto, e da piccoli indizi capisco, cioè, solo con un passaggio di un elicottero, capisco che ci sono le Forze dell'Ordine sulle mie tracce e io me ne vado, scappo.
Tanto è vero che l'indomani mattina le Forze dell'Ordine vanno in quella...
PUBBLICO MINISTERO: Fanno l'intervento.
IMPUTATO Brusca G.: Fanno l'intervento, vanno in quella casa, ma non trovano nulla, trovano solo tutta la mia biancheria che ancora si trova tutta sequestrata: vestiti miei, dei miei familiari.
E quindi, io da quel momento, comincio a cercare tanti posti. Cioè, la mia latitanza comincia ad avere un movimento un po'...
PUBBLICO MINISTERO: Vorticoso.
IMPUTATO Brusca G.: ... vorticoso. Cioè, continuo alla ricerca dei posti, perché mi trovavo sprovveduto.
E, ripeto, io ero a finire nel trapanese, quando Vincenzo Ferro viene interrogato dalle Forze di Polizia, gli contestano sicuramente qualche cosa che riferiscono a Dattilo.
Vincenzo ferro fa il colloquio con i familiari, gli racconta questo particolare e Messina Matteo lo viene a sapere. Lo viene a sapere e, nello stesso momento che io, con i miei familiari, arrivo a Dattilo.
Quindi si può collocare il giorno ben preciso, giorno più, giorno meno. Quando i familiari vanno a fare il colloquio e subito scendono in Sicilia e raccontano questo fatto; il Messina Matteo Denaro, il Denaro Messina Matteo ne viene a conoscenza. Io arrivo con i miei familiari e subito dice: 'vattene, che è possibile che qua già sia sotto controllo'.
E io me ne vado. Però me ne vado dove già mi avevano trovato il luogo dove io ho risieduto per circa un mese, un mese e mezzo, nel trapanese.
E, ripeto, contatti che io ho avuto con il Messina Matteo, risalgono, come punto stabile fisso, in questo mese e mezzo.
Tre, quattro, cinque, sei appuntamenti che avevo avuto prima nel '95, e precisamente dopo la... uno dei contatti fu, che era successo la rapina alle Poste di Palermo, avendo avuto dei soldi, abbiamo, io e Nicola Di Trapani abbiamo portato 5 milioni come regalo ai trapanesi, al Sinacori e al Matteo.
E, in questa occasione, fu nell'occasione che io chiedevo al Messina Denaro Matteo, già gli avevo chiesto, cioè, cosa avevano risolto, cosa avevano fatto.
Cioè, una volta che io non avevo più il tramite, essendo che non avevo più il tramite, io entro in contatto con il Messina Matteo Denaro.
E mi lamento pure per dire: 'ma, cosa vi ho fatto io che con Trapani c'è stato questo muro? Cioè, questo ostacolo?'
E lui mi dice: 'ma io con te non ho niente. Io, tutto quello che mi serviva da te, parlavo con Bagarella'. Dice: 'per me Bagarella e te era la stessa cosa'.
Ci dissi: 'alt, non perché io abbia qualche cosa da dire. Bagarella è Bagarella e io sono io. I rapporti nostri sono nostri e quelli con Bagarella sono con Bagarella. Senza offesa, io avevo la mia regola, lui ne ha un'altra'.
Dice: 'ma io non sapevo che c'erano questi problemi tra te e il Bagarella'.
'I miei problemi sono una cosa...', comunque, dopo tutti questi chiarimenti con il Messina Denaro Matteo, si è ricominciato ad avere un rapporto, quello che avevamo, come prima.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, situati nel tempo questi colloqui tra lei e Messina Denaro come ce li ha ora precisati, io ho bisogno di ricomporre in maniera sintetica, per cortesia, il tipo di confidenze, di considerazioni, di valutazioni, se Messina Denaro ne ha fatte a lei, relativamente alla vicenda degli attentati.
Fermo restando che lei già ieri alla Corte ha detto che Messina Denaro le spiegò che gli obiettivi erano stati individuati in un certo modo, consultando materiale documentale, depliant turistici, guide... Che ne so, libri sulle città italiane, insomma...
IMPUTATO Brusca G.: Guide turistiche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo particolare lei lo ha già fornito ieri alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di completare la rassegna degli argomenti, se ve ne sono stati, in aggiunta a questo, che Messina Denaro ha affrontato con lei specificamente in ordine alle stragi.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, siccome con lei non... Mi scuso, molte volte nel senso di poter riuscire a capire chi sono i mandanti esterni, in base alle domande che io avevo fatto a Messina Denaro Matteo.
Lui, vero o non vero, mi diceva che era uno di quelli che ha partecipato alle stragi, però non sapeva di contatti con apparati dello Stato.
Perlomeno lui non aveva nessun tipo di contatto.
Mi diceva, dice: 'sì, abbiamo fatto, però senza nessun aggancio'.
Ora, non è detto che era la verità. Non è detto perché mi voleva deviare, sapeva qualche cosa e non me lo ha detto, questo so e questo gliel'ho sempre detto e dirò sempre questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ieri lei ha citato una considerazione che Messina Denaro fece con lei relativamente a questo Scarano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, ora a parte questo elemento, questa che ha rappresentato ora sulla asserita da parte di Messina Denaro, inesistenza di realtà esterne...
IMPUTATO Brusca G.: Un... Chiedo scusa, un appuntamento è stato fatto lo stesso giorno in cui comincia a collaborare Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E vengono arrestati due, tre latitanti nella zona di Brancaccio.
Eravamo a Salemi e si parla di un blitz, arresti a Palermo. Entro in un'altra stanza, c'era il televisore, prendo il televideo e: "Arrestato latitante da parte delle Forze di Polizia", subito si è individuato il... si è individuato subito che c'era qualche collaborante.
Ecco, dove si riesce a capire subito che c'è il collaborante che indica i vari posti e i fatti.
Fu, credo, in questa occasione, che il Messina Matteo Denaro, menzionò il nome di Scarano dicendo: 'l'amico mio l'ho coinvolto, senza che lui ci interessava niente, si mette a disposizione, si sta facendo l'ergastolo, ho rovinato anche il figlio', se non ricordo male, 'senza che nessuno glielo portava'.
Dice: 'perché c'era bisogno su Roma, io avevo questa conoscenza e l'ho messo a disposizione'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non sulle modalità di esecuzione e nemmeno sui soggetti che avevano preso parte alla fase esecutiva, ma sui fatti in sé, vi è stata qualche confidenza, qualche considerazione, qualche chiarimento che lei ha avuto da Messina Denaro in quel periodo?
Cioè a dire perché si è agito a Firenze, piuttosto che a Milano, su un certo obiettivo piuttosto che su un altro. A Roma le chiese, a Firenze un museo, a Milano un'altra cosa ancora...
Lasciamo perdere le modalità di individuazione, eh, Brusca...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... perché a questo punto non ci riguardano più.
IMPUTATO Brusca G.: Io, quando gli chiedo e mi risponde in quella maniera, cioè, come mai avete scelto queste cose, gli chiedo questo fatto perché con me non c'era il programma iniziale, quello... cioè, colpire questi obiettivi.
Al che dice: 'abbiamo deciso così e abbiamo individuato gli obiettivi tramite le guide turistiche. Abbiamo individuato questi fatti per ragionamenti che hanno fatto loro'.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: E quindi, siccome io ci arrivo per la mia deduzione, sempre con il discorso di Bellini e che Bagarella conosceva, quindi per me il discorso parte sempre dai suggerimenti, chiamiamoli... non suggerimenti che il Bellini dice: 'fate questo', ma è per i discorsi avuti tra Bellini e Gioè, ricollegandoci al discorso della torre di Pisa.
Quindi, per me, l'iniziativa è sempre una: con, alla fine c'è lo Stato, venire a cercare personaggi della mafia o di mafia, per potere avere qualche contatto. Per dire, dobbiamo finirla con questi fatti e noi ti diamo questo, questo e quest'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, fra un attimo, ce lo faremo raccontare, le farò delle domande proprio sul rapporto che è intercorso tra Bellini e Gioè. E tutto quanto ne è venuto fuori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E in particolare, in queste conversazioni con Messina Denaro, lei ricorda che l'argomento abbia specificamente toccato l'attentato a Costanzo?
IMPUTATO Brusca G.: No, di Costanzo credo non ne abbiamo toccato, perché già era scontato, sia da parte mia, sia che del Messina Denaro, cioè un fatto che io riconoscevo.
L'attentato a Costanzo credo che neanche lo abbiamo toccato.
Quello che abbiamo toccato erano gli obiettivi al patrimonio artistico.
PUBBLICO MINISTERO: In qualche modo Messina Denaro lo aggiornò sul tipo di rapporti che, nel corso del tempo, ci erano stati tra Bagarella e Graviano?
Visto che l'occasione, voglio dire, non essendo tutti presenti, insomma, la situazione è più agevole per poter fare un certo tipo di discorsi.
IMPUTATO Brusca G.: No, il Messina Denaro Matteo non si lamentò dei fratelli Graviano, in particolar modo con Giuseppe. Anzi, ne...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma se c'erano state lamentele fra... a distanza magari tra i Graviano e Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: No, volevo arrivare al punto.
Cioè, il Messina Denaro Matteo non si lamentò mai dei fratelli Graviano. Anzi, li elogiava, nel senso che per loro sono sempre fratelli, amici, non li tradirà mai per quello che diceva.
Però poi è nato che, parlando con Messina Denaro Matteo, cioè, andando a finire a un discorso dell'allontanamento dei fratelli Graviano, in particolar modo con Giuseppe, con Leoluca Bagarella. E uno dei primi motivi fu perché il Fifetto Cannella, collaborante di Giustizia...
PUBBLICO MINISTERO: Allora non Fifetto, credo.
IMPUTATO Brusca G.: Non dell'imputato. Il Fifetto... non mi rico... Cannella il collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Io faccio se... Tullio Cannella.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei lo ha conosciuto Tullio Cannella?
IMPUTATO Brusca G.: No, mai. Mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Tullio Cannella, in quanto si stava andando a impadronire di proprietà, in qualche caso, appartamenti dei fratelli Graviano.
Ripeto, in maniera molto sintetica, perché io i particolari non li conosco.
E a giudizio di Messina Denaro Matteo, il Bagarella ha patteggiato nei confronti di Tullio Cannella affinché questa proprietà, questo patrimonio, andasse a Tullio Cannella, ingiustamente.
Al che da qui i fratelli Graviano cominciano a distaccare con Leoluca Bagarella. Nel senso che non gli piace più questo comportamento e cominciano a distaccarsi.
E poi tanti altri piccoli fatti.
Ma il vero fatto più importante fu questo: nel senso che da questa decisione che il Bagarella aveva favorito nei confronti di...
PUBBLICO MINISTERO: Sponsorizzato, sostenuto le ragioni di Cannella...
IMPUTATO Brusca G.: Perché Cannella era un prestanome dei fratelli Graviano. E, in fattispecie, in questi appartamenti che sarebbero le case, cioè gli appartamenti dove Bagarella poi, credo, se n'ebbe comprato uno, ci abitava in qualcuno, messo a disposizione di Tullio Cannella.
Quindi, in qualche modo, il Messina Denaro Matteo faceva intravedere che c'era anche gli interessi anche del Bagarella. Quindi favoriva presso Tullio Cannella per questo argomento.
E siccome era un fatto molto oneroso, non era un fatto di dieci, cento milioni, si parlava di miliardi, quindi da quel momento in poi, secondo me, per le persone che io, per quel poco che conosco, i fratelli Graviano hanno deciso meglio per allontanarsi e non andare a fare un conflitto che sarebbe stato veramente un'altra guerra di quella potente.
Si commentava, per dire, se ci sarebbe stato ... Riina, questo fatto non sarebbe successo.
E il fatto più eclatante che abbiamo commentato fu questo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, Brusca, nella sua conoscenza di fatti, persone di Cosa Nostra, anche e in primo luogo di quello che ha fatto lei, lei ha memoria di lettere anonime partite da Cosa Nostra, o a partire da singole persone di Cosa Nostra e quindi mandate di volta in volta, o a questo o quell'indirizzo, o a questo o a quel destinatario?.
Cominciamo da lei, lei personalmente. Come uomo di Cosa Nostra, eh, intendo dire. Quindi come uomo d'onore, con anche determinate cariche, ha mai preso la decisione, o ha avuto per la testa l'idea di utilizzare un anonimo per ottenere un qualche risultato, qualche scopo?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho mai adoperato, non ho mai pensato di fare una cosa del genere. O scrivere memoriali, o qualche altra cosa del genere. Perché significa come essere "sbiritudine". Cioè, per quello che a me mi è stato insegnato e conosciuto da Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Significa?
IMPUTATO Brusca G.: "Sbiritudine", cioè essere, fare azione da cara... cioè, confidente dei Carabinieri e... Perché, o fare il collaborante, o fare una piccola cosa, è la stessa cosa.
Non so se... Per la mentalità di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi... perché, per quelle che sono le mie regole, l'uomo d'onore dovrebbe sempre subire e negare.
Quindi, quelle che sono le mie conoscenze, non ho mai fatto lettere anonime e mai pensato di farne.
Credo, credo che gli altri si dovrebbero comportare alla stessa maniera, ma non è così. Tranne che non ci sia un accordo totale per un fatto specifico.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a lei risulta qualche cosa di...
IMPUTATO Brusca G.: No, a me no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Macchine da scrivere ne ha mai avute per le mani, lei?
IMPUTATO Brusca G.: Io ho avuto una macchina da scrivere che mi prestarono i fratelli Giuseppe Graviano, ma solo per compilare documenti. Cioè, patenti... in particolar modo patenti. Da compilare patenti in bianco, da compilare, perché mi avevano detto che quel tipo di macchina da scrivere, perché era una Olivetti, aveva gli stessi caratteri che, sulla patente di guida, venivano stampati.
Perché c'è stato un periodo di tempo che le Forze di Polizia, per individuare anche le patenti contraffatte, o i doppioni, ci guardavano anche i caratteri per vedere se erano originali, o non erano originali.
E io ho avuto per circa 15-20 giorni questa macchina in mio possesso. Quando ho fatto la prova dei caratteri, ho visto che non erano uguali con quelli che servivano a me e l'ho restituita.
Ed era una Olivetti di colore grigio.
PUBBLICO MINISTERO: In che epoca siamo?
IMPUTATO Brusca G.: '93.
PUBBLICO MINISTERO: Questa macchina da scrivere...
IMPUTATO Brusca G.: '92-'93.
PUBBLICO MINISTERO: Questa macchina da scrivere, quindi, l'ha avuta dove lei?
IMPUTATO Brusca G.: Ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Ad Altofonte, da chi? In che posto la teneva?
IMPUTATO Brusca G.: Nella casa di Santo Di Matteo. Mario Santo Di Matteo, il collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era lei che aveva da fare queste falsificazioni di documenti.
Aveva dei moduli in bianco?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, avevo dei moduli in bianco. E siccome me li volevo stampare senza dare confidenza ai falsari, o a chicchessia, che non volevo che si sapesse a che nome camminavo io, come camminavo, volevo farmeli io.
Non ci sono riuscito, perché la macchina non...
PUBBLICO MINISTERO: Ma che fece lei, chiese in giro se qualcuno ce l'aveva, o sapeva già che Graviano ne disponeva?
IMPUTATO Brusca G.: No, io... di solito si parla sempre con i latitanti, o persone per dire che possibilità hai, che possibilità non hai, come fate, come non fate...
Non si dice nome e cognome, come si fa, però era normale che ognuno cercava di attrezzarsi con i vari documenti falsi per la copertura per potere camminare.
E dice: 'io faccio così, io faccio così...'
Dice: 'io ho una macchina'.
E vengo a conoscenza che i fratelli Graviano, cioè Giuseppe Graviano ha una macchina, dice: 'che ha gli stessi caratteri, che io mi sono scritto dei documenti con questo tipo di macchina'.
'Ma che, me la fai avere, in maniera che io vedo di potermi fare un doppione per i fatti miei'.
Ho avuto questa macchina in possesso per circa 15-20 giorni...
PUBBLICO MINISTERO: Chi gliel'ha portata, se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: Fifetto Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: quindi il fratello di Giuseppe?
IMPUTATO Brusca G.: Il fratello di Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. E volevo sapere questo: è una macchina da scrivere che per funzionare bisognava collegarla alla presa di corrente?
IMPUTATO Brusca G.: Era una macchina da scrivere elettrica, una Olivetti macchina da scrivere elettrica.
PUBBLICO MINISTERO: Elettrica era?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei ha detto potrebbe trattarsi del '92 o del '93?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, io cominciai a premunirmi di documenti, dopo le dichiarazioni del Di Maggio. Quando, fino a quel momento, io non avevo nessun documento di copertura. Che io ero stato condannato a sei anni, non mi volevo consegnare. ... Mi arrestano, non mi arrestano.
Quindi significava avere un documento falso in tasca e andare a rovinare un'altra persona. E io prendere ancora condanne più di quella che...
PUBBLICO MINISTERO: Che aveva da fare.
IMPUTATO Brusca G.: ... che avevo.
Invece, quando poi è cominciato la collaborazione del Di Maggio, di Marchese prima e di Di Maggio dopo, mi sono premunito, perché conoscevo la mia situazione, cominciava ad essere pesante. Quindi avere i documenti di copertura per potere circolare e camminare senza nessun problema.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito che questa macchina da scrivere però non risolse il suo problema.
IMPUTATO Brusca G.: No, no. No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbiamo più di una volta accennato all'esistenza di questo rapporto tra Antonino Gioè e questo Bellini.
PRESIDENTE: Mi scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Prima di iniziare questo, sarà il caso di fare una sospensione, dato che mi pare di aver sentito, dobbiamo sospendere...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, noi chiediamo alla Corte la cortesia...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla Corte, la cortesia - è quasi un bisticcio di parole - di chiudere l'udienza di oggi per un quarto alle una.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora facciamo una sospensione ora di dieci minuti, un quarto d'ora.
PUBBLICO MINISTERO: D'accordo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, considerazione di questi problemi di ordine temporale, per non lasciare poi i discorsi a metà, io vorrei affrontare con lei, Brusca, un argomento diverso rispetto a quello che avevamo appena accennato, ne parleremo domani. Mi oriento su una situazione diversa, sulla persona di Mazzei Santo. E' persona che conosce?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E vuole spiegare a quando risale la conoscenza di questa persona?
IMPUTATO Brusca G.: Risale... marzo, aprile '92.
PUBBLICO MINISTERO: In che contesto lo ha conosciuto?
IMPUTATO Brusca G.: Il contesto che è venuto ad Altofonte con Mariano Agate per incontrarsi con Leoluca Bagarella per problemi... salutarsi, forse era molto tempo che non si vedevano, poi se c'erano altri problemi questo non... perché io al momento non c'ero.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che lei ha appreso, a questo punto o successivamente, che tra Mazzei e Bagarella c'era un precedente rapporto di conoscenza?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, si siano conosciuti in qualche carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi per una detenzione comune.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Però poi i rapporti di solito nascono dal carcere e continuano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei conosce questa persona è in occasione quindi di questa sua venuta ad Altofonte assieme ad Agate? Perché ho capito che lei non c'era. Mi aiuti a capire.
IMPUTATO Brusca G.: Non c'ero perché, le spiego subito, siccome Bagarella... il territorio dove io avevo... comandavo, glielo mettevo a disposizione anche a lui e lui si faceva anche i suoi appuntamenti, si faceva le sue... i suoi incontri senza nessun problema. E mentre che io non ero presente a casa di Mario Santo Di Matteo dove io mi avevo creato un... un piccolo posto dove poter ricevere persone, lui ha ricevuto Mazzei, Mariano Agate, un certo Fascella, ad Altofonte ed io sono arrivato dopo quando loro avevano finito di parlare e se ne stavano andando. E poi mi ha spiegato chi erano, chi non erano. Si erano visti però non so di che cosa hanno parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, successivamente a questo primo incontro poi ne ha avuti altri con...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, poi ne ho avuti altri, ci siamo incontrati a Mazara, ci siamo poi rivisti a Altofonte, ci siamo visti a Santa Flavia, ci siamo visti in diversi posti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha men... ha fatto il nome di questo Facella o Fascella, questa persona era viceversa già conosciuta da lei?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, ma anche in quella occasione, in quel contesto è stato conosciuto da me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa dei due se avesse o l'uno o l'altro o entrambi già rapporti con Cosa Nostra? Oppure solo rapporti di carattere personale con qualcuno?
IMPUTATO Brusca G.: Il Fascella era uomo d'onore, è uomo d'onore. Il Con... il... Santo Mazzei no. Ma lo divenne poi nel luglio-agosto '92.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Brusca G.: Credo luglio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Facella le viene presentato come uomo d'onore?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo, in quell'occasione no.
PUBBLICO MINISTERO: Successivamente.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Uomo d'onore di che famiglia?
IMPUTATO Brusca G.: Eh... di Lercara.
PUBBLICO MINISTERO: Ha saputo questa persona dov'è che abitualmente si muoveva, conduceva la sua...
IMPUTATO Brusca G.: Conduceva la sua...
PUBBLICO MINISTERO: ... esistenza, i propri interessi?
IMPUTATO Brusca G.: Conduceva la sua vita familiare di... credo di attività lavorativa nel Piemonte, forse a Torino o nelle vicinanze. E con ambienti mafiosi, con uomini d'onore del mazarese.
PUBBLICO MINISTERO: E qualcuna di queste persone del mazarese, uomini d'onore con cui Facella conduceva la sua esistenza nel Piemonte, conosce qualcuno?
IMPUTATO Brusca G.: Giovanni Bastone.
PUBBLICO MINISTERO: E' persona che conosce lei personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore... uomo d'onore della famiglia di Mazara del Vallo con cui io ho commesso anche omicidi assieme a questa persona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora ci stava dicendo che, a parte l'averlo rivisto in altre occasioni Mazzei è divenuto uomo d'onore...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Cosa Nostra. Ho bisogno di capire come nasce la combinazione come uomo d'onore di Mazzei, ad iniziativa di chi, dove si è svolta la cerimonia di affilia... di combinazione, da parte di chi è stata effettuata.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, Mazzei, siccome, come ho sempre detto in altre occasioni e continuo dire perché è la verità, capisco che a qualcuno possibilmente la verità viene dura a accettarla, Mazzei non era uomo d'onore. Con i catanesi, anche se c'era nato un feeling, cioè, nell'ultimo periodo c'era un feeling ottimo, con Nitto Santapaola e Salvatore Riina, c'era stato un periodo di non... non che c'erano dei problemi però un po' di raffreddamento. E erano sette, otto, nove anni, dieci anni che non si vedevano più tra Salvatore Riina e Nitto Santapaola. Però i rapporti erano sempre stati disponibili, cordiali, non c'era nessun tipo di problema. E con me, che io c'avevo un rapporto un po'... un po' più aperto, io ci andavo spesso, lo andavo a trovare, sempre informando Salvatore Riina, non trovavo mai nessun tipo di problema.
Da questo raffreddamento, parlando con Leoluca Bagarella e con... e con Salvatore Riina, dice: 'ma Mazzei, non Mazzei...', siccome Mazzei avevano avuto qualche problema da vecchia data tra santapaoliani e Mazzei, piccole ruggini, po... di poco conto, ci dissi: 'ma io credo che i santapaoliani non ci sono problemi, cioè, se ci andiamo e gli andiamo a chiedere di togliere di mezzo queste piccole cortesie e di camminare di comune accordo fra di loro, non ci sono problemi'. Perché Mazzei stava portando una guerra, una vendetta per i fatti suoi a Catania, e i santapaoliani per i fatti suoi. Cioè, si sentivano però non c'era quell'affiatamento.
Ci dissi: 'ma noi andiamo a Catania, seguitiamo quello che possiamo fare'. Al ché, io, Antonino Gioè, Leoluca Bagarella e Santo Mazzei, ci recammo a Catania e con appuntamento già prestabilito prima, con appuntamento già stabilito prima, e siamo arrivati a Catania.
Siamo arrivati a Catania ed abbiamo incontrato Nitto Santapaola, ci siamo salutati, si sono salutati con Bagarella che era da molto tempo che non si vedevano, perché Bagarella era stato arrestato poi uscito e molto tempo che non si vedevano.
Al ché, subito si è affrontato l'argomento Mazzei. Avendo affrontato l'argomento Mazzei...
PUBBLICO MINISTERO: Capisco bene che Mazzei era presente?
IMPUTATO Brusca G.: No, Mazzei ancora non era presente.
PUBBLICO MINISTERO: No, perché allora, un attimo fa deve essere incorso in una qualche inesattezza, perché ha detto: 'siamo partiti per Catania, Bagarella, io...
IMPUTATO Brusca G.: Io, Gioè...
PUBBLICO MINISTERO: ... Gioè...
IMPUTATO Brusca G.: E... io, Gioè e Leoluca Bagarella, noi tre.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, però un att...
IMPUTATO Brusca G.: Con due macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Perché un attimo fa ha detto: '... e Mazzei'.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, Mazzei l'ho... erroneamente l'ho incluso, ma eravamo tre che siamo partiti da Palermo per andare a Catania.
Siamo arrivati a Catania e subito abbiamo informa... che si dice, che non si dice, e poi abbiamo affrontato l'argomento dei catanesi.
C'era Enzo Aiello, Eugenio Galea, Nitto Santapaola, Salvatore Santapaola e Aldo Ercolano.
Al ché, come daltronde avevo un po' previsto quello che io pensavo, chiedendo un po' la situazione di Santo Mazzei, il Nitto Santapaola dice: 'mah, quali problemi abbiamo noi, non ci sono nessun tipo di problema. Poi specialmente venendo voi a rappresentare la causa di Santo Mazzei, non ci sono nessun tipo di problemi, non ne abbiamo avuto prima figuriamoci ora'.
Al ché, Nitto Santapaola, intelligentemente, dice: 'ma ora vediamo se... prima che ancora noi glielo chiediamo, vediamo se lo possiamo rintracciare e lo combiniamo, e ce lo mettiamo con noi nella nostra stessa famiglia in maniera da potere lavorare assieme'. Cioè, la causa diventava comune, sia i problemi di Mazzei che quelli dei santapaoliani.
Al ché, non so chi mandano alla ricerca di Santo Mazzei e lo rintracciano. Lo rintracciano e arriva Santo Mazzei. Ha salutato, felice, anche lui un po' sorpreso di questa... di questo fatto, anche se precedentemente avevano già collaborato, Mazzei con i santapaoliani, sempre sotto indicazione nostra, dei palermitani, per portare a termine qualche fatto criminoso. E mi ricordo che questo giorno si può individuare, fu... l'avevano rintracciato e Santo Mazzei veniva proprio che aveva eseguito un omicidio di mattina, ci fu un commento, dice: 'ancora la pistola mi fa puzza di fumo'.
Quindi, il giorno del... della affiliazione di Santo Mazzei avvenne... vero che a Catania gli omicidi erano continui, comunque fu di mattina, non so chi era la vittima designata quella mattina.
Dopodiché, si passò subito all'argomento, non si entrò né in polemiche, non in niente, subito si andò alla... alla affiliazione di Santo Mazzei.
Dopo fu affiliato, messo in famiglia nei catanesi, in attesa poi di dargli il suo... il suo territorio, in attesa di dargli il suo ... , cioè, fare un po' di tirocinio, non come fatto criminoso, ma nelle regole di Cosa Nostra.
Dopodiché ci siamo salutati e quando ci siamo salutati al solito, come al solito faceva Nitto Santapaola, disse a me, al Bagarella e al Gioè: 'fai sapere a Salvatore Riina che la mia valigia di cartone c'è legata con un filo di spago, nel senso che è sempre pronta, che io sono sempre a sua completa disposizione, e non ci sono problemi per quello che tutte le sue esigenze posson dipendere da me o dai catanesi o chi per lui'.
Questo messaggio lo porto a Salvatore Riina, e Salvatore Riina mi dice: 'io non ho mai avuto dei problemi'. Non mi spiegò i motivi del raffreddamento, anche perché, ripeto, non gliel'ho mai chiesti.
Dopodiché finì, però con Santo Mazzei è rimasto sempre quel rapporto personale oltre quello di Cosa Nostra. E quindi, con Mazzei si parlava un po' del più del meno, sia come andava la situazione a Catania, anche per fatti al Nord e una mano d'aiuto che doveva dare ai mazaresi, che i mazaresi avevano problemi a Marsala, cioè con la guerra contro gli Zichitelli, e che il Mazzei poteva dare una mano d'aiuto al Nord per commettere degli omicidi.
Nel frattempo, però, il Mazzei era anche a conoscenza, che parlavamo un po' del 41-bis, di cosa potere fare, di cosa potere organizzare per potere lo Stato... lo Stato potere ammorbidirsi un pochettino, e si parlò del famoso progetto Gioè-Bellini, per dire se noi facciamo questo tipo di attività si può risolvere qualche cosa.
E si parlò, così, in maniera un po' concreta di andare a piazzare una bomba a mano a gli Uffizi di Firenze.
Quindi, si parlò per dire: 'facciamo questa situazione', perché Mazzei doveva salire al Nord e ci avrebbe fatto questa cortesia.
Io prendo Gioè e La Barbera e li mando ad Altofonte per recuperare questa bomba a mano che io avevo disponibile. Solo che, sono andati ad Altofonte, sono tornati, non l'hanno trovata e beh... e abbiamo rimandato questo fatto a nuovo... a nuovo evento.
Invece che succede? Succede che il Mazzei, trovandosi al Nord, trovandosi al Nord, recupera un proiettile di artiglieria - quello che ho saputo dopo, perché io sapevo sempre bomba a mano - e che, siccome avevamo discusso de gli Uffizi, pensavo che sarebbe andato a metterlo a gli Uffizi. Invece poi ho saputo che è andato a metterlo nel Giardino di... nel Giardino di Boboli qui a Firenze. Ma io sapevo Uffizi, quindi io dicevo sempre Uffizi.
Al ché, quando il Mazzei colloca questo proiettile di artiglieria, che io sapevo bomba a mano, nel Giardino di Boboli e non a gli Uffizi, torna con premura, tant'è vero che l'indomani mattina, intorno alle undici... l'una, l'una e... dodici e trenta, una meno un quarto, noi eravamo a Santa Flavia, appena... con appuntamento già prestabilito, appena lui entra, con molto entusiasmo dice: 'accendiamo la televisione perché ho fatto quella cosa'.
Cioè, ma né televisione né giornali, nessuno parlava di questo... di questo fatto.
Al ché, noi abbiamo dato una nostra spiegazione, una nostra interpretazione per dire, l'hanno trovata... Perché dico questo, perché il Mazzei diceva che aveva fatto delle telefonate all'ANSA o ai Carabinieri, non so, comunque aveva fatto delle telefonate anonime per avvertire... cioè, il famoso progetto per dire: piazziamo una cosa però telefoniamo per farla ritrovare subito, in maniera da non succedere danni.
Quindi, il Mazzei ... che va a fare la telefonata, cioè, in maniera da non succedere guai. Solo che questo fatto non se ne seppe nulla, né televisione né giornali, niente completamente. Finì.
Noi abbiamo dato l'interpretazione che essendo che avevano scoperto questo fatto e per non creare allarmismo al turismo, le Forze dell'Ordine o chi di competenza, l'avrebbe, si sarebbe tenuto chiuso, nel senso di non divulgare la notizia per non creare allarmismo.
Questo è quello che noi abbiamo... la spiegazione che ci siamo dati noi in quella occasione. Finì, non se ne parlò più. Si parlò per vedere quello che c'era da fare in futuro.
Dopodiché con Mazzei, io di questi fatti del Nord non è più, non ne ho più parlato.
Poi, è successo il... il fermo di Riina; poi è successo che io ho commesso l'omicidio di Ignazio Salvo.
Poi è successo, ripeto, non mi ricordo quale incarico avevo, comunque, di poco conto; nel frattempo eravamo arrivati con il periodo delle feste natalizie, io avevo l'incarico di andare a pensare per Di Maggio, come uomo d'onore non per quello che poi è successo dopo. E invece poi, con l'arresto di Riina i piani sono stati tutti stravolti.
E quindi questa è la persona che in linea di massima la persona di Mazzei nel ruolo degli... della bomba a mano o il proiettile di artiglieria ai Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Al Giardino di Boboli.
PUBBLICO MINISTERO: Proviamo a mettere qualche elemento in più. Dunque, il tipo di problemi che aveva avuto Mazzei con la famiglia di Santapaola da che cosa era stato determinato? C'era qualche situazione concreta?
IMPUTATO Brusca G.: C'erano... prima di tutto che c'era il... un parente credo, un nipote di Santapaola che avrebbe...
PUBBLICO MINISTERO: Di Santapaola?
IMPUTATO Brusca G.: Eh... di... chiedo scusa, di Mazzei che stava cominciando a collaborare con le Forze di Polizia. Poi c'erano un po' di...
PUBBLICO MINISTERO: E come era andata a finire la storia di questo nipote?
IMPUTATO Brusca G.: E' stato ucciso il parente di Santo Mazzei. Non so chi l'ha ucciso, non lo so, comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Ma era un fatto risalente questo...
IMPUTATO Brusca G.: Molto... molto tempo prima. E poi per fatti interni nel catanese, perché Catania non era ripartita bene come Palermo. Sì, c'era la famiglia Santapaola, ma c'erano tanti altri gruppi criminali a Catania che agivano per conto proprio. E Mazzei era uno di quelli che aveva il suo gruppo e agiva per conto proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiamava il gruppo del Mazzei, lo sa?
IMPUTATO Brusca G.: 'U Carcagnuso.
PUBBLICO MINISTERO: Che vuol dire in italiano?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, il calcagno del piede, uno basso, cioè uno piccolino. Comunque, questo era un soprannome che veniva chiamato il Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi queste erano...
IMPUTATO Brusca G.: Ques... e poi a piccoli...
PUBBLICO MINISTERO: E altre...
IMPUTATO Brusca G.: Piccole cose ma non cose di grosso... grosso conto da non potere risolvere. Infatti è vero che poi li abbiamo risolti neanche scendendo nei particolari, cioè, senza neanche discuterli quali erano i problemi o non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che Mazzei fu combinato nel mese di luglio. Orientativamente.
IMPUTATO Brusca G.: Orientativamente.
PUBBLICO MINISTERO: Lo possiamo collocare con... nel tempo con riferimento alla strage di via D'Amelio? Prima o dopo?
IMPUTATO Brusca G.: Credo dopo. Guardi, ripeto, però sono... dottor Chelazzi, sono questione di quindici giorni, otto giorni, dieci giorni, però credo dopo la strage di via D'Amelio.
PUBBLICO MINISTERO: La decisione di combinare Mazzei da chi fu presa?
IMPUTATO Brusca G.: Fu presa un po' dai palermitani, quella mattina siamo andati un po' per discutere, nel senso, non siamo andati per combinarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Ma l'intenzione c'era, era la proposta per dire: perché non lo avvicinate, non lo... non lo combinate?
I catanesi, intelligentemente, avendo capito il nostro interesse verso Mazzei, hanno anticipato i tempi di quelli che erano le nostre richieste.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io ho bisogno di capire un aspetto un po' circoscritto di questo problema. Cioè a dire, proprio la paternità della decisione di combinare Mazzei. Se è una decisione presa collegialmente o se qualcuno ne è stato il promotore, o se l'idea venne a tutti e a nessuno.
IMPUTATO Brusca G.: No, l'idea era un po' di tutti quelli che lo conoscevamo. Perché...
PUBBLICO MINISTERO: Ma chi è che lo conosceva meglio?
IMPUTATO Brusca G.: Lo conosceva Bagarella, poi l'ha conosciuto Riina, non so quando loro si conoscevano, ma lo conoscevano i mazaresi, il Facella, lo conoscevamo un po' tutti. E siccome, al contrario di tante altre province che parlano di Cosa Nostra molto chiaro, al contrario dei palermitani per quelli che possono essere buoni o cattivi, cioè, di Cosa Nostra ci stanno attenti nel parlarne, quindi, ogni volta che si parlava di Cosa Nostra o di famiglia o di personaggi, il Mazzei in qualche modo veniva difficile dire: sai, Santo, mettiti un po' di lato perché dobbiamo discutere. Anche se era una stupidaggine però siccome si doveva parlare di uomini d'onore, quindi stava male farlo allontanare che lui non poteva assistere a un discorso.
Quindi, sia per questo sia perché secondo noi meritava, per quello che erano ai tempi le situazioni, cioè, dovevamo andare a Catania per far sì che i catanesi combinassero Santo Mazzei.
Però non eravamo andati quel giorno perché doveva essere combinato quel giorno. Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma da questo... da quest'ultima risposta, mi viene necessario farle un'altra domanda: quindi, Mazzei, a parte la conoscenza che aveva con determinate persone, a parte la detenzione che aveva fatto assieme a Bagarella, ma aveva già commesso fatti...
IMPUTATO Brusca G.: Era una persona di grossa fiducia.
PUBBLICO MINISTERO: ... aveva già commesso fatti, aveva preso iniziative assieme a uomini di Cosa Nostra...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, aveva già...
PUBBLICO MINISTERO: ... uomini d'onore?
IMPUTATO Brusca G.: Aveva già commesso qualche... non so, ripeto, aveva commesso qualche attenta... omicidio, tentato omicidio nel... a Torino, cioè in Piemonte. Aveva partecipato assieme a Fascella a qualche altro fatto. Io nei particolari non li so perché non seguivo questi particolari. Ma credo che il collaborante Vincenzo Sinacori ne sappia... ne sappia qualcosa in più di me, in quanto lui era molto più vicino.
Io, per conto mio, avevo messo il Samuele Schettino, che risiedeva pure in Piemonte, a disposizione come luogo, come punto di riferimento a Vincenzo Sinacori, e quindi al Fascella e al Santo Mazzei, per potere commettere degli omicidi, però, ripeto, gli obiettivi non sapevo quali erano e quali non erano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo di mettere in chiaro un aspetto di questa affermazione. In quanto Mazzei è divenuto uomo d'onore solo a partire dal luglio del '92, settimana più settimana meno, come si spiega che precedentemente potesse avere già commesso azioni che erano proprio azioni di Cosa Nostra, nel senso che erano uomini d'onore di Cosa Nostra quelli che avevano eseguito determinati omicidi, in Piemonte piuttosto che altrove, assieme a Mazzei che ancora non era uomo d'onore?
IMPUTATO Brusca G.: Mazzei non era uomo d'onore, però aveva tutte le caratteristiche per poterlo diventare. Cioè, se, a Catania per quei motivi che ho detto non poteva diventare uomo d'onore, sarebbe stato a Palermo sarebbe stato combinato già da molto tempo prima.
PUBBLICO MINISTERO: E' come dire, Brusca...
IMPUTATO Brusca G.: Però, come perso... chiedo scusa, come persona era degna di fiducia, per quanto riguarda Cosa Nostra, degna di fiducia di fatti eclatanti di una certa riservatezza perché molto abile e molto...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire questo che, secondo le regole di Cosa Nostra, quelle almeno in vigore all'epoca, determinate azioni uomini d'onore di Cosa Nostra le potevano commettere con per... assieme a persone non uomini d'onore, alla condizione però che ci fosse un rapporto di fiducia e di conoscenza?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. L'importante è che poi forse doveva essere uomo d'onore. Cioè, un rapporto di fiducia e di stima poteva anche essere.
PUBBLICO MINISTERO: Ma l'aver combinato uomo d'onore Mazzei fu una decisione che guardava anche a come sarebbe stato impiegato Mazzei oppure fu combinato essenzialmente per inserirlo a pieno titolo nel circuito degli uomini d'onore e, ad esempio, non estraniarlo a un certo punto della conversazione perché da uomo d'onore non la... non essendo uomo d'onore non la doveva sentire?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, gli aspetti di Mazzei sono tanti. Primo, per inserirlo a tutti gli effetti in Cosa Nostra, in modo che noi potessimo parlare per la stessa lingua e gli stessi... gli stessi termini. Due, per dargli quei meriti che, bene o male, anche se lui non era combinato però andava alla ricerca. Terzo, anche se avevamo tutta la fiducia dei catanesi, ma già era un'altra persona che potevo portare acqua al mulino o informazioni sul nostro territorio, in eventualità a problemi con i catanesi, anche questo c'era nel problema. Anche se non c'era nessun tipo di problema, però oggi, domani, c'è una persona oltre ai catanesi, cioè, oltre ai santapaoliani, c'erano anche... si era creato un altro... un altro...
PUBBLICO MINISTERO: Un altro referente.
IMPUTATO Brusca G.: Un altro referente. Quindi gli aspetti erano tanti, non era solo quel fatto singolo criminoso. Tant'è vero che poi... e per avere maggiore... noi... perché i catanesi lo hanno messo subito... messo a disposizione formalmente perché lo sapevano che il Santo Mazzei, o consenziente o senza consenziente sarebbe stato sempre vicino a noi. Però, siccome non c'era nessun tipo di problema l'hanno messo...
PUBBLICO MINISTERO: In famiglia loro.
IMPUTATO Brusca G.: In famiglia loro, però sempre col... per dire: sempre a disposizione, non ci sono problemi, cioè, Santo Mazzei può venire quando e come vuole, senza chiedere permesso a nessuno, non ci sono... Non aveva limiti, non aveva delle... dei limiti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a lei risulta se Santo Mazzei e Riina si sono incontrati?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. A Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta per scienza diretta o perché qualcuno gliel'ha riferito?
IMPUTATO Brusca G.: No... Dunque... Siccome abbiamo fatto una mangiata e quel giorno c'era pure anche Salvatore Riina a Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Che cos'è "una mangiata"?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, una mangiata...
PUBBLICO MINISTERO: E' un pranzo.
IMPUTATO Brusca G.: Un pranzo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Tra tutti... tra uomini d'onore. C'erano dieci-quindici persone, non mi ricordo quante erano.
PUBBLICO MINISTERO: In quel periodo lì? Nell'estate del '92?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei, nel suo racconto, mi ha portato subito su questo episodio del quale poi Mazzei si rende protagonista.
Ha fatto due precisazioni e io ho bisogno di chiarire subito l'una e l'altra.
Inizialmente questo episodio comportava l'impiego di una bomba a mano; ma lei successivamente ha appreso che si trattava, si trattò, di un proiettile di artiglieria.
IMPUTATO Brusca G.: Me l'ha detto lei, io sapevo sempre bomba a mano.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto.
IMPUTATO Brusca G.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno che sia chiaro...
IMPUTATO Brusca G.: Io non è che...
PUBBLICO MINISTERO: ... che lei ha appreso successivamente che si trattò di un proiettile di artiglieria e non di una bomba a mano.
IMPUTATO Brusca G.: Un proiettile di artiglieria e il luogo dove era stato posato era il Giardino dei Boboli, e non gli Uffizi di Firenze.
Perché io sapevo gli Uffizi e bomba a mano.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, queste sono circostanze che le sono state rappresentate negli interrogatori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Il fatto lo sapevo, però l'oggetto, o era diverso di quello che sapevo io; e il luogo era diverso di quello che sapevo io, che poi lei mi ha chiarito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, lei ha detto che Mazzei aveva, ormai era divenuto uomo d'onore, partecipato a degli incontri in cui si erano trattati, in qualche modo, i termini...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, anche se è banale: questo particolare io ne avevo riferito già nei colloqui investigativi.
Cioè, i primi di maggio, cioè alla fine di maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Del '96?
IMPUTATO Brusca G.: No... Sì, del '96, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che Mazzei aveva partecipato a degli incontri nei quali, in qualche modo, si erano affrontati gli argomenti di una certa possibile campagna, più o meno militare, che avevano come presupposto i discorsi tra Gioè e Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene il discorso suo?
IMPUTATO Brusca G.: No, avevano... Il Mazzei ha assistito a dei discorsi, frutto dei discorsi tra il Gioè e Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma i discorsi ai quali ha assistito Mazzei, quindi furono conversazioni che si svolgevano alla presenza di Mazzei, ma con la presenza sua...
IMPUTATO Brusca G.: Mia, Gioè, Mazzei, e quando sì, quando no, Gioacchino La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Vi erano presenti altre persone?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, a Santa Flavia ci poteva essere Giovanni Scaduto, ci poteva essere Gaetano Sangiorgi, ma credo che non hanno mai partecipato a questo tipo di argomenti.
Ma le persone che in quel periodo, le persone che parlavamo, eravamo: io, Leoluca Bagarella, Antonino Gioè e, ripeto, quando sì quando no, perché andava a fare qualche commissione, andava a fare qualcosa c'era La Barbera Gioacchino.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Mazzei ha avuto occasione di ascoltare...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. No, no, commentavamo, valutavamo... E, da questo qui, il Mazzei venne a conoscenza, come anche io. Perché tanti fatti io non ci badavo, perché non erano di mia conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi aiuti a capire. Intanto siamo a Santa Flavia.
Santa Flavia, vuol dire in una specifica abitazione?
IMPUTATO Brusca G.: Nella casa di Gaetano Sangiorgi.
PUBBLICO MINISTERO: Gaetano Sangiorgi, lo dico io, penso che...
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di Salemi.
PUBBLICO MINISTERO: ... penso che i difensori non me ne vorranno...
IMPUTATO Brusca G.: Siccome è stato detto ieri...
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Mi è stato detto ieri.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. No, che era uomo d'onore della famiglia di Salemi, lo ha già detto ieri.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io non mi ricordo se ha messo in luce i rapporti che c'era fra Sangiorgi e i Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Il rapporto tra i Salvo erano, uno il suocero: Nino Salvo. Ignazio Salvo, lo zio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quando si svolgono questi discorsi presente anche Mazzei nell'abitazione di Sangiorgi, c'è già stata l'uccisione di Ignazio Salvo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, no, non... Dottor Chelazzi, non posso dirle se era successo o non era successo. Comunque siamo in quel periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo in quel periodo, ecco.
Allora lei mi deve aiutare a capire proprio come nasce nel contesto di quella certa riunione, piuttosto che di quell'altra, lì in casa di Sangiorgi, l'idea di andare a mettere una bomba a mano - perché questa era l'idea iniziale, lei ci ha spiegato - a Firenze. Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: L'idea nasce perché dobbiamo aprire il capitolo Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto, il capitolo Bellini, io lo dovrò affrontare con tutta una serie di domande, non alle 12.15, perché ahimè, pongo questo limite temporale.
IMPUTATO Brusca G.: Io, comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei lo richiami pure e domani lo svilupperemo.
IMPUTATO Brusca G.: Per carità! Io, siccome... Allora, in maniera ripeto molto sintetica: per, in base ai discorsi avuti con il Bellini, cioè Gioè e Bellini, e in particolar modo sulle risposte che il Bellini portava sullo scambio dei quadri che gli avevamo forniti noi e con le risposte che lui aveva mandato a dire per mio padre e per Giuseppe Giacomo Gambino, in quanto per le richieste delle cinque persone non è stato possibile, ma bensì per due, sì. Cioè, da questo fatto noi non abbiamo mai perso la speranza che lo Stato venisse a trattare con noi.
Quindi, se tu Stato, quindi parte dei Carabinieri, Carabinieri o... perché noi lo ... per Servizi Segreti, non sapevamo chi dietro di lui c'era.
Noi stavamo attenti sempre che lui... noi lo guardavamo sempre con sospetto e dire: 'tu vieni qua perché sai quale è il tuo fine'.
Quindi per noi erano Servizi Segreti. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, da questo fatto che noi avevamo per cento per cento, perché lui quando porta la risposta dice: 'non cinque persone non possono uscire, ma due possono uscire ottenendo gli arresti ospedalieri in una struttura militare', e sarebbe Brusca Bernardo e Giuseppe Giacomo Gambino. Perché allora processualmente loro avevano la posizione un po' più leggera.
Allora, da questo punto noi abbiamo capito che lo Stato poteva scendere a patti con la mafia o con chi... con chicchessia. Perché il Bellini ci spiegava che, dietro ogni ritrovamento di opere d'arte, o di questi scambi, dice, c'è sempre qualche manovra.
Quindi, allora, dal frutto di questi fatti, abbiamo ripreso il discorso di dire: 'vediamo di ricominciare a stuzzicare lo Stato con questi piccoli fatti e con questi discorsi'.
Cioè, o ritrovare opere d'arte, o fare dei piccoli segnali, cioè o il discorso del turismo, cioè metterlo in ginocchio il turismo.
Cioè, fare segnali, però subito avvertire, in maniera che non succedessero dei danni. E quindi, dietro tutti questi fatti, noi continuavamo la speranza di continuare.
Il Mazzei assisteva a tutte queste nostre valutazioni, discussioni. Per dire: 'facendo questo è successo questo; facendo questo è successo quest'altro...'
Una risposta l'avevamo avuta positiva. Perché non è che era stato chiuso il discorso; il discorso era stato positivo. Un minimo di debolezza da parte dello Stato l'abbiamo trovata, cioè l'abbiamo capita.
Quindi, Gioè, come le ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Minimo di debolezza nel fatto che veniva...
IMPUTATO Brusca G.: A un certo punto...
PUBBLICO MINISTERO: ... prospettata la possibilità di dare gli arresti domiciliari a...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, due personaggi...
PUBBLICO MINISTERO: ... a suo padre e a Giuseppe Giacomo Gambino.
IMPUTATO Brusca G.: E a Giuseppe Giacomo Gambino.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, Bernardo Brusca e Giuseppe Giacomo Gambino, due persone di mafia erano. Cioè, già è una debolezza quando tu Stato accetti uno scambio.
Quindi, siccome come le ho detto, Gioè alquanto stravagante, ma molto estroso, intuitivo e capiva meglio di me, debbo dirlo, capiva meglio di me questi fatti, cioè, insisteva. Tanto è vero che noi abbiamo continuato.
E quindi il Mazzei assisteva a tutti questi argomenti assieme a noi.
E abbiamo deciso di... facciamo questa mossa: Andiamo a prendere questa bomba a mano e andiamo a metterla agli Uffizi di Firenze.
Perché, sempre dai suggerimenti, non suggerimenti, ripeto. Vorrei essere chiaro. Non suggerimenti: 'andate a fare questo', ma dalla chiave di lettura che ci dava il Bellini, noi capivamo che la Toscana poteva essere la regione un po' più a rischio di tutti sotto ogni profilo.
Quindi, gli Uffizi, andare a mettere questa bomba a mano e subito farla ritrovare.
Il Gioè e La Barbera vanno ad Altofonte sotto mio incarico, che noi avevamo le disponibilità, quelli che possono essere ritrovati, di andare a prendere questa bomba a mano e di andarla a mettere agli Uffizi di Firenze.
Non è stata trovata. E, ripeto, come ho detto poco fa, si doveva ridiscutere al fatto nuovo.
Invece il Mazzei, essendo a conoscenza dei fatti, sapeva che si doveva fare, trovandosi al Nord, ovvero a Milano, riesce a recuperare questo proiettile di artiglieria che, ripeto, io sapevo bomba a mano, e che va a mettere nel Giardino di Boboli. Che io, ripeto, che io sapevo Firenze, per avere quell'effetto che noi pensavamo.
Tanto è vero che noi, quando lui ritorna, a noi ci prende di sorpresa. Anche noi ci siamo trovati, presi di sorpresa. Nel senso che lui lo ha fatto di sua iniziativa. Però frutto di discorsi che avevano fatto prima.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi il luogo dove doveva essere collocata questa bomba a mano, era un luogo scelto perché era rappresentativo dal punto di vista dell'interesse dello stato sulle opere, sul patrimonio artistico...
IMPUTATO Brusca G.: Artistico, culturale, architettonico... Cioè, gli obiettivi di un certo valore, era Firenze.
Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: Be', questo è un fatto...
IMPUTATO Brusca G.: Firenze, nel senso, il punto più cruciale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. No, no, ma appunto ho bisogno di capire.
Firenze è una città piuttosto nota.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Anche come città d'arte. Ecco, ma gli Uffizi sono uno dei tanti segmenti della città.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sul momento fu subito formulata l'indicazione Uffizi? E da parte di chi?
Detto in altri termini: lei, Brusca, lo dica con molta sincerità, era in grado all'epoca - siamo nell'estate, autunno del '92 - di dire: 'allora, Mazzei, parte, chi altri partirà, e porta una bomba a mano agli Uffizi'.
IMPUTATO Brusca G.: Io a Firenze ci sono stato nel '69, quando mio padre si trovava al soggiorno obbligato. E non sono più tornato io in Toscana. Sono andato a San Gimignano dove ci sono delle opere antiche, non sono andato più a Firenze, non conosco io Firenze, ci sto venendo ora per fatti di processo.
Quindi non conoscevo né gli Uffizi, né la Pinacoteca dei valori architettonici dell'Italia, cioè della Regione Toscana.
Quindi, i suggerimenti, cioè gli indizi che noi avevamo, vengono tutti da frutto di Bellini.
Cioè, noi prima di quella data, per noi la Toscana era Toscana... cioè, una regione dell'Italia.
Da quel momento in poi, noi cominciamo a mettere gli occhi sulla Toscana, in quanto il Bellini, parlando con Gioè, disse: 'fate questo, succede questo. E se succede che voi rubate un quadro, fate questo, fate quell'altro...', allora c'era il presidente Spadolini che è una persona molto interessata alle opere...
PUBBLICO MINISTERO: Sensibile. Sensibile, più che...
IMPUTATO Brusca G.: Sensibile. Quindi ci avrebbe scatenato la guerra per recuperare questi fatti, o per non far succedere questi fatti.
Un critico come Sgarbi, dice avrebbe fatto anche lui la guerra all'interno del Parlamento, all'interno... Per dire, dobbiamo risolvere questi problemi.
Quindi noi, da questi, tutti questi punti di riferimento, queste chiavi di lettura, noi capivamo che Bellini veniva in Sicilia mandato da qualcuno. Non so per quale motivo. Prima pensavamo per la cattura di Riina, dissi 'va bè,...fatto una camminata...', che te lo deve dire.
Due, la seconda che lui viene con la scusa che voleva cresimato il figlio... però, guarda caso, viene a trovare Gioè.
Dico: 'ma scusa, tu come mai vieni a trovare a Gioè?'
Noi, tutti questi ragionamenti, ce li facevamo...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, il figlio cresimato, vuol dire il figlio passava a Cresima?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, però io, per... Per cresimarlo, sì.
C'è tutta una serie di fatti che lui, con la scusa del recupero crediti che noi vedevamo come una copertura per lui muoversi in Sicilia, recupero crediti che noi vedevamo una copertura per lui muoversi bene in Sicilia, tutti questi aspetti noi li valutavamo.
Ma siccome l'unica persona che poteva bruciarsi era il Gioè, Gioè era felice di portare avanti, che era consapevole di questo fatto. Nel senso, dice: 'io voglio rischiare, voglio andare fino in fondo, perché voglio vedere di ottenere qualche cosa per i carcerati e poi per vedere dove andiamo a finire.
A un dato punto c'è la sua parola contro la mia'.
Le spiego perché ne sono convinto, perché a lei gliel'ho spiegato, ma pubblicamente non l'ho spiegato.
Nel senso, quando il Gioè diceva: 'al momento ci dovremmo fare con...', non mi ricordo come, cioè, il dente avvelenato che eventualmente uno si...
Dice: 'gli uomini d'onore dovrebbero essere così. E quando si trovano ristretti, cioè spingere forte questa capsula all'interno del molare, in maniera che uno si avvelena e non parla'.
Quindi, dice: 'non ci sono problemi'.
Cioè, lo vedevo forte, tranquillo, il Gioè.
Però noi lo guardavamo come persona che apparteneva ai Servizi Segreti, cento per cento, non 99. Però non sapevamo se veniva per conto dei Carabinieri, se veniva per conto della Polizia, dei magistrati, dei politici...
Ci interessava ben poco, a noi ci interessavano i risultati. Che, bene o male, in qualche modo la speranza l'avevamo ottenuta.
Quindi, tutti questi fatti... Cioè, io la Toscana, ripeto, la conoscevo come regione italiana, però tutti questi particolari vengono dal frutto di Bellini con i discorsi fatti con Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la decisione si polarizza subito, si fissa subito sugli Uffizi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, gli Uffizi perché - un altro particolare - gli Uffizi, credo, agli Uffizi c'è la Pinacoteca...
PUBBLICO MINISTERO: Un museo, chiamiamolo così.
IMPUTATO Brusca G.: Museo, non lo so. Comunque si parlava di rubare un quadretto, un quadro... Addirittura che si poteva mettere sotto il giubbotto e che era di notevole valore. E che lui diceva: 'io trovo la persona per poterlo fare rubare', perché siccome non riuscivamo a trovare un pezzo per potere fare cambio con lo Stato.
Al che lui ci suggerisce: 'rubiamo questo quadretto. Se la persona... trovo io, organizzo tutto io', nel senso a che lui lo ruba, a che lo butta dalla finestra. Quindi era conoscitore bene del luogo. Dice: 'lo butta dalla finestra, ci sono persone che se lo prendono, pure che lui lo prendono in fragranza, lo arrestano. Gli diamo 100-200 milioni, 150 milioni, per quel poco di galera che si deve andare a fare, e poi noi con questo quadro - che era di notevole valore artistico - noi siamo in condizioni di potere trattare con lo Stato'.
Al che noi, io e Gioè, questi discorsi li valutiamo, cominciamo a discutere. Per dire: 'ma questo perché ha tutto questo interesse a questo fatto?'
Allora noi, diciamo, lui in qualche modo ci vuole speculare: o per soldi, o chissà quale beneficio anche lui vuole ottenere.
Perché insisteva per compiere qualche cosa... No, insisteva, che voi dovete fare questo. Però era tartassante, cioè ogni 15 giorni, 8 giorni, c'è stato un periodo che veniva molto frequente il Bellini in Sicilia.
Al che, da questi discorsi, noi lo assecondavamo, ripeto, perché era sempre Gioè quello che stava d'accordo con lui.
In altro particolare che lui ci diceva: 'guarda che Altofonte, San Giuseppe Jato, Corleone è sotto l'attenzione delle Forze dell'Ordine in maniera molto particolare per la cattura di Riina'.
Quindi noi valutiamo noi per dire: 'ma può darsi ci manda un messaggio, che vuole che noi gli facciamo catturare Riina...'
Cioè, nel senso che lui molla l'osso per vedere cosa noi rispondiamo.
Cioè, tutte le sue parole venivano registrate da Gioè, poi noi le valutavamo dietro le quinte.
Al che, nel frattempo c'era pure, si era organizzato un traffico di stupefacenti con il Bellini. Quindi non riuscivamo a capire dove lui voleva arrivare.
Però, siccome c'era sempre quella speranza che quel ho detto poco fa che lui aveva portato la risposta per dire per cinque no, ma per due sì, noi siamo andati avanti sotto questo profilo.
Quindi, tutti i suggerimenti, e ripeto, ma non come mandanti, almeno dal punto di vista nostro, tutti gli indizi, tutti i particolari, vengono da Bellini e non da altre persone.
Quindi, da Bellini e chi per lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, torniamo a Mazzei.
A Mazzei, quindi si pensa di affidare l'incarico di prendere una bomba a mano e di andarla a portare a Firenze agli Uffizi.
Se ho capito bene, sul momento fu dato l'incarico a Gioè e a La Barbera di recuperare una bomba a mano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bomba a mano che era nella sua disponibilità.
IMPUTATO Brusca G.: Quelle ritrovate in Contrada Giambascio. Una di quelle che dovevano essere ritrovate in Contrada Giambascio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però diceva che ci furono dei problemi per La Barbera e per Gioè nel procurarsi questa bomba a mano, sul momento.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, momentaneamente quel giorno?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Che dove l'avevano nascoste, non potevano andarle a prenderle. Cioè, gli veniva difficile poterle recuperare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi il fatto che Gioè e La Barbera non recuperino sul momento la bomba a mano, quale inconveniente comporta?
IMPUTATO Brusca G.: Comporta, gli diciamo: 'Santo, non abbiamo trovato questo... l'oggetto', e se ne doveva ridiscutere.
Cioè, rimandare a nuovo...
PUBBLICO MINISTERO: Detto in altri termini: gli fu dato per caso l'incarico, 'visto che noi non abbiamo recuperato la bomba a mano, vedi se la ritrovi da solo, che ormai l'abbiamo decisa questa operazione, la fai'?
IMPUTATO Brusca G.: No, no. No, no.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro di questo, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Sicurissimo al cento per cento. Perché, ripeto, quando lui ritorna, per noi è sorpresa.
Cioè, appena apriamo la porta, subito lui accende il televisore: 'perché ho fatto questo e quest'altro'.
E noi ci siamo presi di sorpresa.
Sorpresa il fatto, non sorpresa che noi non ne avevamo discusso.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, un altro particolare ancora: proprio riagganciandomi a questa precisazione che lei aveva già dato, ho bisogno di sapere se, quando avevate pensato a questa operazione, era stato anche pensato, era stato anche deciso, quindi, di accompagnare l'abbandono della bomba a mano da una... accompagnarla con una o più telefonate.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Questo era... Cioè, fare una cosa, però subito avvertire, in maniera che non succedesse danno. Che non andasse incontro a danni di persone fisiche.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa telefonata, o queste telefonate che fossero, a chi dovevano essere fatte? A un giornale, a una agenzia... Lei prima ha citato l'ANSA.
IMPUTATO Brusca G.: No, lui ha detto...
PUBBLICO MINISTERO: A un organo di Polizia... Mi aiuti a capire questo.
secondo la vostra iniziale progettazione.
IMPUTATO Brusca G.: Inizialmente si doveva telefonare all'ANSA. Cioè, in maniera che poi l'ANSA divulgasse a tutti i giornali la notizia.
E non credo se poi alle Forze di Polizia.
Ma, una volta che già hai telefonato all'ANSA, è come telefonare a tutte le Forze di Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma la telefonata doveva dare tutti i riferimenti per poter arrivare esattamente nel luogo dove si trovava la bomba a mano e recuperarla?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questa telefonata, oltre che dare le indicazioni sul luogo dove si doveva recuperare questa bomba a mano, doveva contenere qualche elemento aggiuntivo in più?
Intendo dire, questa telefonata doveva servire anche a collegare questo fatto...
IMPUTATO Brusca G.: No, il nostro progetto era in maniera quasi molto chiaro, per i detenuti di Pianosa e dell'Asinara.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, nella telefonata dovevano essere menzionati, citati i detenuti...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Pianosa e dell'Asinara?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfettamente.
E voglio chiarire un'altra cosa: ma non per il 41-bis in se stesso, ma per i maltrattamenti che, in quel periodo, i detenuti subivano.
Perché subivano mazzate, gli mettevano il sapone nei corridoi, facevano scivolare i detenuti. Dice che gli facevano entrare i cani poliziotto... questo è quello che noi sappiamo, che ci venivano a raccontare.
Cioè, è stato un... una risposta che, da parte di Cosa Nostra, voleva dare allo Stato.
Cioè, che li porti a Pianosa, che li porti all'Asinara, che li porti dove li vuoi. Però trattali da esseri umani e non da schiavi. Perché questo era, in quel periodo, i detenuti.
Quindi, in quel periodo, c'erano persone colpevoli, persone non colpevoli; c'erano persone malate, c'erano persone...
E siccome loro davano sotto a tutti e non ad una sola persona, quindi, siccome i familiari venivano e portavano queste lamentele, quindi noi cercavamo di fare qualche cosa.
E queste sono state un po' le conseguenze, oltre il discorso dello scambio di mafiosi, o con le opere d'arte e anche il fatto del 41-bis.
Ripeto, non per il 41-bis come fatto carcerario, ma per i maltrattamenti, dottor Chelazzi, come gli ho sempre detto.
Che ogni tanto si scambia il 41-bis di carattere giuridico. Nel senso che il detenuto deve rispettare certe regole, con il fatto personale.
Cioè, le reazioni, le reazioni da parte nostra, sono state queste.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, oltre che citare la situazione dei detenuti dell'Asinara e di Pianosa, doveva dire qualcosa in più Mazzei, o meglio, doveva fare uso di una qualche, chiamiamola sigla di rivendicazione?
IMPUTATO Brusca G.: No, non... che io ricordi non c'è nessuna sigla di rivendicazione. Che, nel momento in cui si cita Pianosa e Asinara, quindi significava benissimo chi erano gli interessati.
Almeno, non si è mai parlato di sigla di rivendicazione, per quello che mi riguarda.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire, se io capisco bene - ma glielo ripropongo sottoforma di domanda - voi pensavate che citando nella telefonata Pianosa e l'Asinara, sarebbe stata immediatamente riconoscibile dietro la telefonata e dietro alla bomba a mano...
IMPUTATO Brusca G.: La paternità di chi aveva commesso quel fatto.
E siccome c'era il contatto con Bellini, noi pensavamo che il Bellini, con il suo canale, non sapendo chi era, potesse venire: 'è successo questo, vediamo di trattare'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le stavo, appunto, per chiedere proprio questo.
Avevate in qualche modo previsto che le cose sarebbero andate... lasciamo perdere poi per come sono andate effettivamente, a cominciare dal fatto che Mazzei almeno aspettava che, del fatto, ci fosse notizia e invece del fatto non si parlava...
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Al che lei e gli altri formulaste quella certa interpretazione.
Ma lasciamo perdere questo. Guardiamo dal davanti questa iniziativa.
Secondo voi, la telefonata e quindi il rinvenimento di questo ordigno, ecco, a quale situazione successiva avrebbe fatto da premessa, da preparazione?
Come intendeva lei, intendevate voi gestirla, si direbbe, questa situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Siccome, citando Pianosa e Asinara automaticamente si capiva subito che dietro a questo fatto c'era la mafia, siccome con Bellini noi ne avevamo parlato del 41-bis, ripeto, i maltrattamenti del 41-bis che comportò... Quindi noi, senza chiedere a Bellini questo fatto, noi capivamo che Bellini, bene o male ne parlasse con chi di competenza, per noi il canale era già aperto.
Significava sollecitarlo a portarci, una volta che chi dietro Bellini sapeva che c'era questo contatto, cioè, dice Bellini: 'vai a trovare i tuoi amici, con chi tu parli, con chi non parli', per dire, fermiamoci, perché succede la fine del mondo.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se io capisco: voi pensavate di gestire la situazione determinata con questo episodio, sempre sul filo di questo rapporto che voi avevate con Bellini e chi lo aveva mandato, per adoprare la sua espressione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
Dottor Chelazzi, ripeto: non posso dire è stato mandato, o ci ha detto fate questo, fate quell'altro. Però, in base a come si comportava, noi vedevamo che lui era un po' il suggeritore, o quello che sollecitava o dava gli indizi...
A noi dava la chiave di lettura per dire: 'fate questo'.
A un certo punto non c'è bisogno, magari, di dartelo col cucchiaino... ma bastava discutere bene o male per dire: 'fate questo che potete ottenere questo'.
C'era qualcuno che aveva interesse a creare scompiglio, o creare qualche cosa... Non lo so.
Siccome noi, il nostro scopo ci interessava benissimo quale era l'obiettivo di chi lo mandava, a noi ci interessava la situazione del carcere. Nel senso che volevamo sfruttare la situazione, sia carceraria che dei detenuti. Nel senso di cominciare a avere qualche beneficio.
E cominciavamo, volevamo sfruttare questo canale pian piano per vedere dove arrivava, se arrivava.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei vuol dire carceraria e detenuti, ottenere da un alto che cessassero i maltrattamenti...
IMPUTATO Brusca G.: Subito, subito i maltrattamenti.
PUBBLICO MINISTERO: ... e dall'altro, lavorare per...
IMPUTATO Brusca G.: E poi eventuali progetti futuri.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Abbandoniamo le teorie e torniamo sui fatti più...
IMPUTATO Brusca G.: Teorie, son fatti però dottor Chelazzi. Cioè, sono...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Brusca G.: Non è che me li sono inventati.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma le vostre teorie, ahimè, sono sempre stati fatti, poi.
Voglio dire questo: torniamo proprio al racconto dell'accaduto.
Mazzei si presenta a questa riunione, sempre a Santa Flavia, sempre in casa del dottor Sangiorgi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A cose fatte, intendo dire?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Eravate presenti le stesse persone?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E fa il resoconto dell'accaduto?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi spiega com'è che aveva agito?
Cioè dire, se e come si era procurato questa bomba a mano, dove l'aveva lasciata, se aveva agito da solo, se era andato con qualcuno, se aveva trovato difficoltà a entrare nel luogo dove aveva lasciato questo oggetto...
Ecco, ho bisogno un attimino di una panoramica su questo aspetto del problema.
IMPUTATO Brusca G.: Dove se l'è procurata non glielo so dire.
Credo che andarla a piazzare... Ripeto, sempre che io pensavo agli Uffizi, invece poi al Giardino dei Boboli ci sia andato con un suo ragazzo vicino a lui, e con Fascella. Perché quando poi il Mazzei ritornò, si lame... No si lamentava, cioè nel senso critico, nel senso che il Fascella perdeva tempo. Dopo avere piazzato la bomba, il Fascella perdeva tempo per ritornarsi. E lo chiamavano per dire: 'Spicciati, andiamocene'.
Mi aveva fatto questo commento, nel senso che, avendo piazzato la situazione, bisognava andarsene subito perché dovevano andare a fare la telefonata. Questo è l'unico commento che io mi ricordo che ci fu.
PUBBLICO MINISTERO: Spiegò Mazzei se per accedere a questo posto, lui o chi altri l'avesse materialmente eseguita, l'operazione, aveva avuto delle difficoltà, aveva dovuto superare dei controlli? Aveva corso il rischio di qualche controllo?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi ricordo, dottor Chelazzi. Io so, il momento in cui l'hanno piazzata, per andarsene, menzionò il nome di Fascella e questo suo ragazzo vicino a lui, che hanno posizionato questa situazione. Per andarsene, cioè il Fascella perdeva tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è possibile che questa vicenda comunque accaduta qui, a Firenze, fosse stata, o prima o dopo, valutata in alternativa o congiuntamente ad un fatto analogo?
Nel senso che, invece che adoperare una bomba a mano, magari adoperare del liquido infiammabile per bruciare o abbruciacchiare, o un museo, o la finestra di un museo, o l'ingresso di un museo? Ha mai sentito che si sia ragionato di fare qualche cosa, sempre a Firenze, sempre in un edificio di carattere artistico o culturale, sempre da parte di Mazzei. Però, anziché con l'impiego di una bomba a mano o di un proiettile di artiglieria, con l'impiego di liquido infiammabile? Benzina, o chissà che altro.
IMPUTATO Brusca G.: No, il discorso del liquido infiammabile o di questo fatto, che io ricordo con Mazzei non ne abbiamo mai parlato.
Ne abbiamo parlato sempre a carattere accademico, dietro le quinte, con il Gioè: le tante soluzioni che potevano venire fuori. Cioè se non si riusciva a prendere il quadro, allora si buttava il liquido infiammabile, bastava 5 litri di benzina per fare un po' di... un bel po' di danno.
Cioè erano tutti sempre segnali... segnali un po' a carattere esemplare, per portare al Bellini a trattare con noi.
Ma erano tutte ipotesi. Almeno che io mi ricordi, non è stato mai messo nel piano: 'Andiamo a fare questo'.
Però, come discorso, ci fu. Non mi ricordo quando fu, ma ci fu.
PUBBLICO MINISTERO: Ora che ha spiegato qual era un po' la finalità di questo specifico episodio, ho bisogno di sapere se questo - per quanto è nelle sue conoscenze - è l'unico episodio che serviva a concretizzare un po' questa vostra idea, o se ve ne sono stati degli altri.
IMPUTATO Brusca G.: No, ci fu anche... Nel senso, per dire, si parlò di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma io voglio distinguere le cose fatte dalle cose non fatte.
IMPUTATO Brusca G.: No no, cosa non fatta, si parlò...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo di Firenze è stato fatto.
IMPUTATO Brusca G.: Questo è fatto. Quello, non fatto. Ah, quelli non fatto c'era: il furto di questo quadretto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Questo fatto della benzina. Però poi come punto di riferimento ci fu la torre di Pisa, cioè sempre si parlava della torre di Pisa, per dire per esempio: se tu colpisci Pisa, Pisa vive con parte del turismo con la torre di Pisa: se tu gli vai a togliere la torre di Pisa, è finito Pisa.
E quindi, come si fa per potere entrare a Pisa? Va be', i sistemi sono tanti. Per dire, ci sarebbe da mettere un... I ragazzini, quando vanno a scuola...
PUBBLICO MINISTERO: Uno zaino?
IMPUTATO Brusca G.: Uno zaino, con dentro 10-15 chili di esplosivo già tutto confezionato. E tu a distanza, mentre già si trova lì sopra, cioè per dire: chiamiamo i giornalisti, chiamiamo tutto, facciamo... facciamo allontanare tutti, e poi facciamo esplodere la bomba.
Ma erano tutti discorsi fatti... Cioè a carattere sempre dimostrativo.
E di questo fatto il Gioè ne parlò con Bellini, a mia presenza. Non in mia presenza. Bellini, Gioè, ma io ho ascoltato, per come le ho spiegato, a casa di Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Però io Gioè l'aveva sempre nominato, questo fatto, perché era diventato un simbolo, cioè un fatto emblematico nel senso: la torre di Pisa era un fatto importante, un fatto che tutto il mondo conosce. E quindi lo Stato andava a fare una figura, lo Stato italiano andava a fare una figura da niente. Cioè, non potere riuscire a custodire la torre di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io le chiederei la cortesia di poter riprendere domattina.
PRESIDENTE: Era quello che stavo dicendo. Allora, l'udienza riprende domattina alle ore 09.00, traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.


UDIENZA 15.1.1998

*IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno. Vuole ripetere il suo nome e cognome, per favore?
IMPUTATO Brusca G.: Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, cerchiamo di riprendere il discorso dagli argomenti che erano oggetto di esame nella giornata di ieri.
Io direi che prima di tutto ho bisogno di una precisazione. Siccome, illustrando questo episodio che si è verificato a Firenze nel Giardino di Boboli, lei ha spiegato come questo episodio operativamente vada riferito alla persona di Mazzei. Allora ho bisogno di sapere se a questa persona, a Mazzei, per quanto lei ne sa, fosse stato affidato - e in caso positivo lei spiegherà anche in che termini - fosse stato affidato anche qualche altro incarico in quel periodo. E se sì, chi glielo aveva affidato, di che si trattava, con quali prospettive?
IMPUTATO Brusca G.: E allora. Eravamo con Eugenio Galea, eravamo che era successa la strage di Falcone e Borsellino, eravamo, non mi ricordo prima o dopo dell'uccisione dell'ispettore Lizio e si parlava di attirare l'attenzione al nord, visto che giù in Sicilia c'era una certa pressione da parte delle Forze dell'Ordine.
E quindi si dice, in questo momento sarebbe opportuno uccidere il giudice Di Pietro - allora giudice del pool di mani pulite - per spostare l'attenzione dalla Sicilia verso il nord, in modo che, visto che in quel momento Di Pietro era un personaggio non indifferente, tutto si sarebbe attirato l'attenzione verso il nord, nel senso, per dire, tutto un progetto, è stato... i politici a fare questa uccisione. Cioè, per creare, come si suol dire, un clima verso i politici in maniera che, per poi doversi difendere loro da questi attacchi, dovevano in qualche modo fare qualche legge, qualche attività anche per, direttamente o indirettamente, che ne avremmo usufruito anche noi di Cosa Nostra.
Quindi... E ne abbiamo parlato con Eugenio Galea. E si parlò chi poteva commettere questo omicidio al nord, dice: 'ne parliamo con Santo, con Santo Mazzei' perché è una persona capace, conosceva bene Milano, è lui che si poteva muovere per potere fare questo progetto.
Solo che poi non ci fu, non se ne parlò più di questo fatto e rimase sospeso nell'aria, perché ripeto gli eventi poi sono cambiati, Mazzei venne arrestato, i catanesi hanno cominciato ad avere anche loro dei problemi; non se ne parlò più del caso del dottor Di Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questa idea di questa azione criminale come nasce? Nel senso, ci sarà stato, io suppongo, un soggetto che per primo ha formulato questa ipotesi, almeno con lei. Intendo dire, se lei ha avuto parte...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io ne ho parlato con Eugenio...
PUBBLICO MINISTERO: ... in queste conversazioni - ora ci spiegherà se sono state una o più d'una - ecco, se lei è stato colui che ha lanciato l'idea, o se l'idea è stata lanciata da altri.
IMPUTATO Brusca G.: No, l'idea è stata lanciata da Eugenio Galea, dai catanesi. Cioè, da Eugenio Galea, mi ha suggerito questo fatto. Io l'ho, così, subito, a prima valutazione l'ho valutata positiva e credo di averne parlato anche con Salvatore Riina. Per dire, ottimo, ma non a noi ci interessava Di Pietro, a noi ci interessava l'effetto che poteva creare Di Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Questo incontro iniziale tra lei e Galea, si è svolto alla presenza anche di altre persone?
IMPUTATO Brusca G.: No. Io e lui solo.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si è svolto questo incontro?
IMPUTATO Brusca G.: Ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era Galea che era venuto da lei?
IMPUTATO Brusca G.: Che veniva... Galea che veniva a Palermo sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma venne appositamente...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... per proporle un'azione? Mi spieghi un attimo.
IMPUTATO Brusca G.: No. Veniva lui settimanalmente, ogni 15 giorni veniva e ci incontravamo, non solo per questi fatti, ma anche per piccoli fatti. Fatti di normale amministrazione di Cosa Nostra: favori, scambio di bigliettini, problemi che riguardavano Catania, problemi che riguardavano Palermo. Però poi alla fine si parlava anche di questi fatti che succedevano.
Nel senso, quando hanno, dopo le due stragi come gli ho detto ieri, anche loro: 'noi siamo a disposizione'. E da qui io poi, per la strage di Capaci richi... cioè insistevo che i catanesi sulla strage di Falcone e Borsellino non c'entravano. Perché anche loro dice: 'noi siamo a disposizione, noi siamo qua per la pace, per il bene comune' - chiamiamolo "bene" - per andare avanti tutti assieme.
Al che, si affrontò di questo, si affrontò di Andò, per dire: 'perché non vi togliete la spina, cioè il sassolino dalla scarpa con Salvo Andò'. Tutta una serie di suggerimenti che gli davo, però se lo volevano fare, lo volevano fare; se non lo volevano fare erano fatto loro.
Sta di fatto che l'ispettore Lizio l'hanno fatto. Gli altri fatti non so perché non l'hanno fatti, perché non sono stati portati a termine.
E nasce pure, per dire, come sarebbe se andassimo in questo momento a toccare Di Pietro al nord, che in quel momento Di Pietro camminava senza scorta, camminava con una macchina non blindata, non c'era... Sì, stava nascendo, però... in piena attività, però ancora non c'era la preoccupazione di qualche attentato, quindi un bersaglio facile. Però avrebbe suscitato un grande scalpore.
Quindi i discorsi, le reazioni erano tanti. Questi sono stati i discorsi con Eugenio Galea, ma in più occasioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Mi faccia capire. Lei ha avuto modo di rendersi conto, parlando con Galea, se Galea veniva ad illustrarle in questo modo un'idea che era già della famiglia di Catania, ovvero se era un'idea che maturò sul momento, giusto perché la conversazione appunto, tra lei e Galea, toccava un po' discorsi di ordine generale? Sento parlare di una sorta di suggerimento a intraprendere un'azione criminale nei confronti di Andò.
Ecco, mi aiuti a capire se le cose stanno in un modo, o se stanno nell'altro.
IMPUTATO Brusca G.: Come già noi in un paio di occasioni abbiamo affrontato questo argomento, le ho sempre detto che per me il discorso è nato lì, non è venuto da Catania con questo suggerimento, nel senso che mi buttavano l'esca per poi cadere nella trappola.
Per i rapporti che avevamo non c'era motivo, perché si parlava abbastanza chiari, senza peli sulla lingua. E poi, come ho dimostrato ieri, se loro volevano fare qualche attentato, o qualche omicidio, qualche cosa fuori dalla Sicilia, non avevano bisogno di venire a Palermo a chiedere il permesso: 'sai, noi vogliamo fare questo, o vogliamo fare quest'altro', non esisteva.
Ma hanno sposato anche loro la causa, indirettamente, ma dopo le stragi, per dire: 'anche noi siamo a disposizione di contribuire all'attacco allo Stato'.
Quindi, l'idea è nata da Eugenio Galea. Per me è nata spontanea, non ho motivo di dire che è venuto già con un'idea, con un progetto preventivo da me, per poi io riferire a Salvatore Riina questo particolare.
Quindi come gliel'ho detto in altre occasioni, glielo ripeto anche oggi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Perché sia chiara un'affermazione sua di poco fa, le chiederei di spiegare meglio in che senso lei giudicò sul momento che questa azione poteva essere proficua per gli interessi di Cosa Nostra, dato che un attimo fa lei ha messo insieme due elementi, due, diciamo pure parametri di questa azione criminale, che io non riesco a capire bene come vadano d'accordo.
Da un lato, un'azione da commettersi al nord, come per dimostrare che la criminalità imperversava non solo in Sicilia, ma imperversava anche nel nord Italia. E dall'altro, ha fatto un riferimento alle presumibili reazioni dell'ambiente politico.
Ecco, io non ho capito molto bene, glielo dico francamente.
IMPUTATO Brusca G.: No, siamo qua per chiarire qualsiasi aspetto.
Essendo che veniva ucciso un personaggio, come ripeto, in quel momento, Di Pietro si stava interessando per Tangentopoli e quindi stava toccando un po' tutta la parte politica; noi involontariamente avremmo fatto un favore ai politici e quindi si sarebbero trovati con questa cortesia, senza che ne avremmo discusso, con questo personaggio scomodo tolto mezzo i piedi.
E automaticamente però si dovevano difendere dagli attacchi dalle altre... dalla posizione, dall'altro lato politico che attaccava, cioè che venisse fuori Tangentopoli, nel senso che veniva fuori la corruzione, cioè venivano fuori i ladri, di chi si è mangiato l'Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Che non è solo la Sicilia che si è mangiata l'Italia, ma bensì i politici italiani si sono mangiati l'Italia.
Ed erano costretti, in qualche modo, a pararsi da questi attacchi. E direttamente noi avremmo usufruito anche di questi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo vuol dire che, secondo la sua visione, Cosa Nostra avrebbe avuto la possibilità di presentarsi ai politici per riscuotere il prezzo dell'azione criminale, consistita nell'eliminazione di Di Pietro?
IMPUTATO Brusca G.: Inizialmente non c'era un patto... Per quelle che sono le mie conoscenze, non c'è stato mai un patto, per dire: 'abbiamo bisogno di questa cortesia'. Lo avremmo fatto e poi si vedevano gli sviluppi quali sarebbero stati e gli eventi quali sarebbero stati e poi si vedeva.
Intanto avremmo creato un bel problema alla nazione italiana.
PUBBLICO MINISTERO: Successivamente a questa proposta, chiamiamola così, che veniva da Galea, lei ha avuto altre notizie, sempre in ordine a un progetto di azione criminale nei confronti del dottor Di Pietro?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non ne ho avuto poi più notizie.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che abbia detto poco fa che ritiene di aver messo al corrente di questa...
IMPUTATO Brusca G.: Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: ... di queste considerazioni, direttamente Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Io tutto mettevo al corrente Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Altre persone le ha messe al corrente?
IMPUTATO Brusca G.: Credo di no.
PUBBLICO MINISTERO: Crede di no.
Ma in concreto, qualcuno poi è andato a interessare Mazzei perché cominciasse a organizzarsi per compiere questa azione?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ripeto, non c'è stato il tempo materiale di potere cominciare a cercare le abitudini, conoscere il sistema del dottor Di Pietro. Fu un discorso iniziale per questo fine, però non ci fu l'attività.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché non ci fu il tempo materiale?
IMPUTATO Brusca G.: Perché ripeto, poi nel tempo abbiamo avuto altri problemi che sono sorti. E le debbo dire che il Galea ne parlò pure con me e quindi con i palermitani, perché lui capiva che, se ce l'avrebbero detto loro, cioè i catanesi, Santo Mazzei, si sarebbe messo a disposizione. Ma se l'avremmo detto noi, la situazione era molto più efficace, cioè si sarebbe impegnato molto più di... se l'ordine glielo avrebbero dato i catanesi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi se mancò, come dice lei il tempo materiale, mancò a voi palermitani?
IMPUTATO Brusca G.: No, un po'...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha citato l'arresto di Mazzei, però lei ricorda quando avvenne l'arresto di Mazzei?
IMPUTATO Brusca G.: Mazzei venne arrestato, se non ricordo male, primi... fine '92.
PUBBLICO MINISTERO: A novembre '92.
IMPUTATO Brusca G.: Novembre '92. Però non so... o perché Salvatore Riina mi ha detto fermiamoci.
Comunque, ci sono stati degli impedimenti, quindi di non andare avanti. Cioè, non si parlò più del progetto Di Pietro, perché se se ne parlava mi sarebbe rimasto registrato e avrei detto: 'dottor Chelazzi, vede che la situazione è così, così e così'.
Cioè, io gli ho spiegato qual era in quel momento le nostre intenzioni, cioè tutto quello che era panico, noi lo avremmo sfruttato.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, per questa azione criminale pensata, a quanto io apprendo, Mazzei non ha avuto nessun incarico.
IMPUTATO Brusca G.: Da parte mia no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, da parte sua.
Ricorda se c'è stata una qualche altra azione criminale, più o meno nello stesso periodo, per la quale pure era stato sollecitato Mazzei a darsi da fare? O si pensava di sollecitare Mazzei a darsi da fare?
IMPUTATO Brusca G.: Per l'onorevole Martelli, a Mantova.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol chiarire in che termini sta questa...
IMPUTATO Brusca G.: Siccome, come ho già detto in altri processi, l'onorevole Martelli, ripeto, non so con chi ha avuto dei contatti, non sono in condizione, anche se così sommariamente, di dare un'indicazione ben precisa, anche se ho le mie idee.
L'onorevole Martelli è venuto in Sicilia a fare un patto con la mafia per venirsi a prendere i voti. Ed è stato votato il Partito Socialista per ben due volte: prima alle regionali, o alle provinciali e poi alle nazionali.
A un dato punto, quando poi l'onorevole Martelli, all'accordo con... accordo poi, ripeto, che non so dei due come è nata, cioè se Giovanni Falcone, il giudice Giovanni Falcone ricattava Martelli, o Martelli per salvarsi dagli attacchi che gli venivano puntati il dito come mafioso, si andò a mettere sotto le ali del dottor Giovanni Falcone, per non farsi additare più come mafioso.
E di questo ne parlavamo con Salvatore Riina per dire miserabile, vigliacco, si è spaventato e si è andato a mettere sotto le ali di Giovanni Falcone per proteggersi dalle accuse di mafia.
PUBBLICO MINISTERO: Questo era il giudizio vostro.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mio e... Io con Salvatore Riina. Cioè Salvatore... 'si è andato a mettere sotto le ali, vigliacco, miserabile, cioè si è spaventato' e non ha più portato in avanti il progetto, gli impegni che lui aveva preso.
Ripeto, io non so quali impegni aveva preso, quali contatti aveva, perché a me bastavano poche parole per potere riuscire a capire qual era l'orientamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è l'antefatto. Io le chiedevo più specificamente...
IMPUTATO Brusca G.: No, no... E l'onorevole Martelli doveva morire perché in qualche modo aveva tradito gli impegni che aveva mantenuto.
PUBBLICO MINISTERO: Questo lo abbiamo capito.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io le chiedevo più specificamente se, a questo progetto di un'azione criminale nei confronti di Martelli, in qualche modo era stato interessato, o comunque se gli era stato più specificamente dato un incarico, per l'appunto alla persona di cui stiamo parlando, Mazzei.
IMPUTATO Brusca G.: Santo Mazzei, sì. Santo Mazzei su Martelli aveva cominciato a lavorare su Mantova, dove lui aveva delle amicizie, degli agganci.
PUBBLICO MINISTERO: Mazzei o Martelli?
IMPUTATO Brusca G.: Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Mazzei.
IMPUTATO Brusca G.: Martelli credo che sia originario, nato a Mantova. Comunque c'aveva dei contatti, io non lo so se è originario o nativo a Mantova. Però che c'aveva degli agganci, quindi di facile obiettivo, di facile individuazione.
Solo, ripeto, che poi Mazzei è stato arrestato e non è stato più possibile portare a termine questo obiettivo. Io c'ho provato a Roma e ho dovuto sospendere perché venne arrestato Gaetano San... Cioè, no venne arrestato; Gaetano Sangiorgi ha avuto un fermo di Polizia e quindi, per non creare danno al Sangiorgi e il dottor cardiochirurgo Gaetano Azzolina, cioè ho sospeso però per poi riprenderlo più avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sennò questa affermazione rimane così sospesa, non si capisce esattamente che cosa voglia dire.
Lei ha detto che...
IMPUTATO Brusca G.: La posso spiegare.
PUBBLICO MINISTERO: ... a quello che io ho capito, si stava organizzando a prestare una azione criminale, a Roma questa volta, nei confronti dell'onorevole Martelli e a questo suo progetto sento che sta associando il nominativo di questo dottor Sangiorgi, di cui abbiamo parlato...
IMPUTATO Brusca G.: Ieri.
PUBBLICO MINISTERO: ... più volte ieri.
Ho capito che questo dottor Sangiorgi aveva subìto un fermo di Po...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... un controllo di Polizia.
IMPUTATO Brusca G.: Un controllo di Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Un controllo di Polizia. Dove, a Roma questo?
IMPUTATO Brusca G.: A Roma. Nelle vicinanze della casa dell'onorevole Martelli.
PUBBLICO MINISTERO: Questo comportò quindi che lei sospendesse, se ho capito bene...
IMPUTATO Brusca G.: Mi è sembrato opportuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ma siamo sempre nel '92?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sempre in questo periodo, che è a cavallo fra l'estate, mesi precedenti, mesi successivi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Siccome io avevo bisogno di questi ulteriori elementi da lei per collocare la persona di Mazzei all'interno delle iniziative di Cosa Nostra, o delle sue in particolare; se questa collocazione c'era stata, mi sembra, se non ci sono altri ricordi suoi in proposito, relativamente alla persona di Santo Mazzei, io cambierei argomento.
IMPUTATO Brusca G.: Io, su Santo Mazzei, avrei un particolare se può servire, per individuare il giorno in cui è stato affiliato.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Mi pare l'abbia detto ieri.
IMPUTATO Brusca G.: No, c'è un particolare che ieri mi è scappato, mi sta venendo in mente. Che è stato ucciso... ha ucciso una persona di mattina e l'arma utilizzata era una calibro 9.
Quindi si può vedere a Catania, nel mese di luglio, quanti omicidi sono successi e con quale arma è successo. Quindi si può individuare...
PUBBLICO MINISTERO: Le dispiace, Brusca, avvicinare un attimo il microfono a sé?
IMPUTATO Brusca G.: Si può individuare la giornata quando è stato affiliato Santo Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Di questa iniziativa che Mazzei venne ad assumere qui a Firenze, e che quando vi fu riferita, fu, in una certa misura, per voi una certa sorpresa, così ieri ci spiegava, lei ricorda se...
IMPUTATO Brusca G.: Sorpresa...
PUBBLICO MINISTERO: ... è stata... Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sorpresa del fatto...
PUBBLICO MINISTERO: L'ha spiegato, l'ha spiegato ieri.
IMPUTATO Brusca G.: ... che...
PUBBLICO MINISTERO: L'ha spiegato.
Lei sa se, di questa iniziativa, fu informato Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Io non l'ho avvertito. Però, siccome assieme a me c'era Leoluca Bagarella, credo che venne informato da Leoluca Bagarella, non credo che non gli abbia detto nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Questo per poterle chiedere un'altra cosa. Trattandosi di un'azione da compiersi fuori dalla Sicilia, lei ha più volte detto che chiunque era legittimato ad organizzarsi e ad eseguirla, con certi limiti, e ha spiegato anche questi.
Allora, mi vuol aiutare a capire se questa azione, compiuta sicuramente, molto lontano dalla Sicilia, per una qualche ragione la si sarebbe dovuta, la si doveva, anche successivamente far conoscere a Riina, o semplicemente se era opportuno fargliela conoscere?
E' stata chiara la mia domanda?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissima.
Io, come gli ho detto prima, per la conoscenza, l'affettuosità, l'amicizia e il rapporto e gli interessi comuni che avevamo con Riina, io gli dicevo tutto. Perché Riina era quello che guidava diciamo l'auto, il carro, quindi involontariamente io sarei andato a intralciare un suo impegno, un suo obiettivo, un suo accordo.
Quindi, prima che noi ci muovavamo...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi. Mi scusi se la interrompo, sennò perdo il filo.
Lei vuol dire che il problema era che una qualche azione non potesse intralciare le strategie di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, proprio io non ero quello che andavo a...
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembrava che avesse detto in una maniera un po' involuta, non se ne abbia a male, ma...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, siccome io non avevo interessi di andare a fare cose né al Nord, né al Sud, tranne che per Cosa Nostra.
Quindi, siccome io per Cosa Nostra guardavo Salvatore Riina, quindi io, tutto quello che facevo, io di personale non ho mai niente avuto.
Cioè, io lavoravo solo per Cosa Nostra.
Quindi io, tutto quello che facevo, siccome, ripeto, c'era il Salvatore Riina che guidava il carro, tirava le fila. Quindi io, volontariamente, o involontariamente sarei andato a intralciare i suoi, il suo operato.
Quindi, siccome io non ero una persona qualunque che andavo al Nord a fare una cosa del genere, io andavo al Nord o in qualsiasi posto d'Italia per conto di Cosa Nostra, per il fine, per i fini comuni.
Quindi io informavo sempre Riina di tutto e per tutto.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa la ragione per la quale lei, un attimo fa, ha detto che, non avendolo fatto di persona, però pensa che Bagarella abbia informato Riina di questa...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo fatto che era successo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma allora, se era opportuno farvelo sapere, una volta che era successo, ma per la stessa ragione non era opportuno farglielo sapere prima?
IMPUTATO Brusca G.: No, ma... no, perché se noi prendiamo il filo di Bellini, Riina era a conoscenza di tutta la situazione Bellini. Quindi era a conoscenza di tutto quello che io facevo.
E quindi, in linea di massima, io qualche privilegio me lo potevo permettere senza chiedere in anteprima a Riina se potevo farlo, o non potevo farlo.
Quindi io mi sono autorizzato, per dire: va bene, fallo, tanto non è che era una cosa che stavo a mettere una bomba o una cosa eclatante. Un'azione dimostrativa che, bene o male, non creava nessun problema.
Quindi, abbiamo deciso di farlo. Farlo, che poi si vede.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ho capito.
Ieri lei spiegava come affrontaste il problema, una volta che l'episodio si verificò, una volta che vi rendeste conto che né giornali, né televisione ne parlavano, una volta che quindi vi faceste la certa opinione che tenessero - mi pare abbia detto - chiuso il discorso per non creare allarmismi...
IMPUTATO Brusca G.: Non hanno divulgato... non hanno divulgato una notizia all'opinione pubblica per non creare allarmismo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma proviamo un attimo a dimenticare, o perlomeno a prescindere da questo fatto che voi avevate preventivato e che invece non si verificò. Cioè a dire una risonanza dell'avvenimento, una qualche eco a livello di stampa o di televisione. Prescindendo appunto da questo, la vostra, la sua, o la vostra opinione, il vostro pensiero su come gestire - spero che questo termine sia efficace - questa operazione di questo ordigno, bomba a mano che fosse, da lasciare da qualche parte, e nella specie a Firenze in un luogo molto specifico con tanto di telefonata, concretamente come la si doveva gestire?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, oggi potrei dire... ma comunque, noi aspettavamo che veniva la persona per dire: è successo questo. Ma... e noi gli avremmo detto: 'guardi, se non scendete a patti e a condizioni, noi avremmo continuato'.
Sicuramente avrei parlato con Riina, per dire cosa dobbiamo chiedere, cosa dobbiamo domandare, però, ripeto, era tutto un fatto da... che doveva avvenire.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, non posso dire oggi, devo chiedere questo, posso chiedere quell'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi era creare le condizioni per chiedere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma poteva verificarsi che qualcuno si presentasse in un qualche modo era sapere quali erano le richieste, o le pretese di Cosa Nostra. Ma poteva anche verificarsi che nessuno venisse a chiedere, nessuno si presentasse per sapere quali erano le aspettative di Cosa Nostra.
Avevate preso in considerazione questa possibilità?
Avevate, per così dire, una soluzione di riserva: 'se non si muovono loro, ci muoviamo noi'?
IMPUTATO Brusca G.: Anche. quindi, di continuare. Cioè, non ci saremmo fermati. Di continuare. Il progetto era quello sempre di continuare.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Visto che ormai di questa persona, di Bellini, abbiamo più volte fatto accenno.
Ecco, ora io ho bisogno che lei ricostruisca, proprio dall'inizio, quello che lei ha detto è stato il rapporto tra Bellini e Antonino Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, io vengo definitivamente latitante il 31 gennaio '92.
E io ancora del caso Bellini non ero a conoscenza.
Credo che siamo dopo la famosa riunione di portare avanti la strategia, cioè con gli obiettivi Falcone e Borsellino e poi tutto il seguito. Quindi siamo alla fine di marzo.
E fino a qua, io ancora la situazione Bellini non la conosco. Ma credo che siamo alla fine di marzo, primi di aprile.
Gioè mi viene a trovare: 'sai, c'è un amico mio che mi è venuto a trovare, una persona che ho conosciuto in carcere, è una persona un po' curiosa...'
E subito lui, dice: 'non capisco come mai questo è venuto, però è venuto a trovarmi in Sicilia. E' venuto con la scusa che si trovava in Sicilia, mi è venuto a salutare, mi ha portato un pezzo di prosciutto, un qualche cosa, un pensiero...'
Quindi lui è venuto con l'idea di venire a trovare a Gioè; non è venuto per caso. Questo è quello che noi abbiamo dedotto, per quello che mi dice Gioè.
E mi racconta il personaggio, personaggio strano, un personaggio arrestato per problemi di terrorismo, appartenente, non so, a gruppi di destra, a gruppi di sinistra.
Dice: 'ci trovavamo al carcere di Sciacca assieme con un nome di copertura, non l'originale. Quando poi è stato scoperto sono venuti i poliziotti, i carabinieri e se lo volevano portare una squadra, poi se lo voleva portare un'altra squadra...'
Cioè, facevano a lotta chi se lo doveva portare, questo personaggio. Perché ritenuto di fatti importantissimi. Perché lui in carcere si trovava con un altro nome, non con il suo nome originale.
Mi faceva capire, personaggio appartenente ai Servizi Segreti... dice: 'una persona strana, una persona molto... e di potere sfruttare'.
Dico: 'ma chi è, chi non è...'
Dice: 'mah, posso vedere'.
Si rincontrano e cominciano a parlare, cosa si dice, che non si dice... In maniera molto riassuntiva si comincia a parlare di, quello che stavamo facendo in Sicilia, ma parlano così, come fatto di cronaca, giornali.
Era successo già l'omicidio Lima. E noi già stavamo cominciando a lavorare, già cominciavamo, stavamo preparando la strage di Capaci. La strage di Capaci è avvenuta il 23 maggio, ma è iniziata un mese, un mese e mezzo prima: tra prove, tra collocamento, tra sistemazione dell'esplosivo, tra aspettare i fine settimana, perché le abitudini di Giovanni Falcone erano, ogni fine settimana veniva a Palermo.
E il Gioè in questo, in quattro-cinque occasioni che si sono visti, sono andati a finire subito spiegandoci e poi spiegando a me il Gioè che, ogni volta che lo Stato ritrovava qualche opera d'arte, dice: 'non pensare che sono così bravi i carabinieri, o chi di competenza, che subito la ritrovano. Ma, dietro le quinte, c'è sempre qualche cosa: o scambio di soldi, o scambio di carcere... cioè, c'è sempre un...'
PUBBLICO MINISTERO: Una contropartita.
IMPUTATO Brusca G.: Una contropartita.
E io subito dico: 'buono, e che ci sarebbe da potere sfruttare?'
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi un attimo. Perché il racconto non sarà molto breve.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, sennò diventa poi estremamente complicato per me ripartire dai punti iniziali.
Quindi, quando Gioè per la prima volta le parla, le riferisce di essere stato avvicinato da questa sua vecchia conoscenza, a quanto io capisco siamo già nell'anno 1992.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dottor Chelazzi, non me lo posso... non posso sbagliare nella maniera più categorica. Perché, ripeto, io divento latitante il 31 gennaio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E fino a quella data, io non conosco questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei, ascoltando questo racconto che le faceva Gioè, ha capito a quando risaliva questa presa di contatti da parte di questo Bellini che era sceso giù in Sicilia per andare a trovare il suo vecchio compagno di detenzione?
Cioè, era una cosa che risaliva a pochi giorni prima, rispetto a quando Gioè le raccontò l'episodio, oppure era qualche cosa che era in corso già da tempo?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono convinto che si trattava di una cosa di giorni prima. Perché Gioè, al solito, tutto quello che faceva, bene o male, si commentava, ma non solo quello che mi interessava; commentavo pure quello che facevo io, non c'erano problemi.
E si commentò, in particolar modo, perché era venuta questa persona un po' strana.
Dice: 'che è venuta a fare in Sicilia? Qual è il motivo che tu sei venuto in Sicilia?'
Cioè, noi da subito abbiamo avuto un sospetto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questo introduce altre due domande.
Per quanto le riferì Gioè, da quando erano stati detenute assieme queste persone nel carcere di Sciacca...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... avevano mantenuto tra loro i rapporti?
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che mi ha spiegato Gioè, da quando Gioè è uscito dal carcere, no.
Però, dal carcere, come si... se si erano mantenuti i contatti, o non si erano mantenuti i contatti, questo non lo so.
Che Gioè lo conosceva molto bene, sì; però, come si conoscevano, non glielo so dire.
Però, nel periodo di quando Gioè uscì dal carcere fino al giorno in cui è stato ripreso l'argomento, penso che non si sono mai sentiti.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se Gioè le ha riferito che questo Bellini, almeno a suo dire, era lì in Sicilia per una qualche ragione particolare...
IMPUTATO Brusca G.: Lui...
PUBBLICO MINISTERO: ... o perché aveva amici, o perché aveva parenti, o perché aveva attività di lavoro...
IMPUTATO Brusca G.: No, lui spiegava a Gioè che era in Sicilia per una attività lavorativa, in quanto recupero crediti. Cosa che in Sicilia, questo tipo di attività, quelle che sono le mie conoscenze... Può darsi che esiste, non esiste. Non esiste, perché si cerca sempre la strada, non si cercano i soldi chi li deve avere, ma si cerca la strada meno opportuna per evitare la legge, evitare qualsiasi cosa, per recuperare subito i soldi alla meno peggio. Non è che si...
PUBBLICO MINISTERO: Non la meno opportuna, la più opportuna, allora.
IMPUTATO Brusca G.: La più opportuna. Ci ho sbagliato il termine.
La più opportuna, cioè, o con la mafia, o senza la mafia, o tramite amicizie.
Comunque, si cercano i soldi, non è che non si cercano i soldi.
E una attività della mafia era proprio quella di... che so, c'erano catanesi, o palermitani, o agrigentini: 'sai, c'è tizio, caio o sempronio che deve dare i soldi a tizio...'
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Questo aspetto...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... me lo ha illustrato a sufficienza.
L'altro punto.
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi...
IMPUTATO Brusca G.: No, volevo completare. E...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma non mi parli del recupero crediti, per piacere, in Sicilia. Non è questo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era...
PUBBLICO MINISTERO: ... l'argomento che interessa la Corte.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era il motivo, il motivo per cui lui dice che si trovava in Sicilia per questo recupero crediti. E noi subito abbiamo detto: c'è qualcosa che non funziona.
Cioè, noi davamo la copertura di questa persona per lui muoversi in Sicilia tranquillamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ma scusi tanto, perché vi insospettiste subito?
IMPUTATO Brusca G.: Per le nostre...
PUBBLICO MINISTERO: Perché, è vero che il recupero crediti in Sicilia si fa con modalità di un certo tipo, cioè, lo si fa - lo ha detto lei, non io - ma Bellini non era un siciliano, non è siciliano.
IMPUTATO Brusca G.: Però una persona del Nord che arriva a Palermo, al posto di blocco, fermo di Polizia, alberghi, se pernottava o quello che faceva, lei che fa in Sicilia? Cosa è venuto a fare in Sicilia?
Guardando i precedenti, per quelle che sono le nostre abitudini, cioè da mafioso, essendo che quando uno andava al Nord, fermato in un posto di blocco, subito digitavano, guardavano i precedenti, allora lei che cosa fa?
PUBBLICO MINISTERO: E quindi avete applicato lo stesso modello...
IMPUTATO Brusca G.: Abbiamo applicato lo stesso modello.
Cioè, nel senso, che lui essendo in Sicilia, trovava la giustificazione alla copertura, per dire: io sono in Sicilia, non perché mi interessa chissà che cosa, ma bensì per recupero crediti.
E quindi lui si muoveva in Sicilia tranquillamente con le scuse, cioè con la copertura ad hoc.
Secondo la nostra...
PUBBLICO MINISTERO: Secondo, a quello che ho capito, secondo il modo con il quale inquadraste la situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Un dettaglio: ma Gioè si spiegava com'è che Bellini era riuscito a contattarlo?
Intendo dire, non basta conoscere una persona, averla conosciuta in carcere, sapere nome e cognome per ritrovarla soprattutto in una regione grande come la Sicilia.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, dobbiamo discutere per come sono, per quello che noi abbiamo pensato.
Essendo in carcere Gioè e Bellini, non so se nella stessa stanza, o nello stesso braccio, nella stessa sezione, per quello che conosco Gioè, non andava a dire: 'sono implicato di questo e di quell'altro e cose varie...', perché, ripeto, stravagante o quello che è, però non parlava mai con altre persone per l'imputazione che lui aveva.
Però, nel carcere si conosce: questo è imputato di mafia, questo è imputato di terrorismo, questo è imputato per rapina... Anche perché c'erano i processi: vado al processo, i coimputati, non imputati...
Quindi, se un Bellini, vero o non vero, appartenente ai Servizi Segreti o non, o perlomeno a Forze di Polizia che gli potevano dare indicazioni ben precise su Gioè, quindi da individuare subito come persona che poteva portare alla mafia, in quanto implicato assieme a Leoluca Bagarella. E Leoluca Bagarella con... Salvatore Riina; Leoluca Bagarella, la storia è un po'... anche se vera o non vera, questo lo decideranno poi i giudici. Ma giornalisticamente quindi davano la persona di un certo spessore mafioso, quindi chiedo scusa, qualsiasi stupido capiva, avvicinando Gioè, avvicinava la mafia.
Quindi un obiettivo da andare a trovare ad hoc.
PUBBLICO MINISTERO: La mia domanda forse era più semplice: se, da quello che lei ha saputo, Gioè aveva lasciato un indirizzo, un numero telefonico... Dice: 'sai, mi ha telefonato, è venuto a cercarmi a casa...'
Proprio come si era verificato il contatto, ecco, il primo contatto.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, io sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Se glielo ha chiesto lei a Gioè, se gli ha detto: ma coma ha fatto a trovarti? Perché la Sicilia è grande.
IMPUTATO Brusca G.: Mah... la Sicilia è grande, ma è piccola, come tutto il mondo.
Cioè, nel senso, se uno conosce una persona, bene o male, e avendo certe indicazioni, subito ci arriva. Non è che poi la Sicilia è così grande che poi per individuare Gioè, chissà che sia. O se ci ha lasciato l'indirizzo, o non gli ha lasciato l'indirizzo, questo non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io volevo sapere questo.
IMPUTATO Brusca G.: No, non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
Un altro punto: ho sentito subito, in queste prime battute, da lei, far riferimento alla considerazione sua e di Gioè che Bellini poteva avere un rapporto con i Servizi Segreti.
IMPUTATO Brusca G.: Per spiegarci meglio...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora me lo spieghi bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché sennò mi pare che rimanga una affermazione...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Per la mentalità nostra, cioè di Cosa Nostra o del mafioso in generale, che sia un vigile urbano, che sia un carabiniere, che sia poliziotto, finanziere, una guardia di custodia o Servizio Segreto, sono tutte persone dello Stato.
E noi dicevamo persone dei Servizi Segreti, in base alle sue, ai suoi precedenti.
Solo, questa definizione su questa persona, solo per i suoi precedenti.
Ma se non era per i suoi precedenti, noi pensavamo che sarebbe stato mandato dai Carabinieri, dalla Polizia. Cioè, capivamo che c'era lo Stato dietro, però chi, quale parte dello Stato, no.
E noi, per questi dettagli, dovevamo per dire... i Servizi Segreti. No perché non eravamo sicuri che erano i Servizi Segreti, nella maniera più categorica.
Cioè, spero di essere stato...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito... ho capito.
Se ho inteso bene la sua risposta, in una prima fase del contatto, dei rapporti tra Bellini e Gioè, non si è ancora concretizzato il discorso delle opere d'arte, se ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mentre invece subentra in un secondo momento. E' così?
IMPUTATO Brusca G.: Il discorso nasce man mano che si... tra Gioè e Bellini, ripeto, è venuto, che si dice, che non si dice... Poi c'è stato il fatto che lui dice che Bellini gli voleva fare cresimare il figlio. Cioè, da molto tempo che non si vedeva, 'mi trovavo in zona, ti sono venuto a trovare, ti ho stato...'
Cioè, questa sorpresa, questa affettuosità, ci ha un po' insospettiti.
PUBBLICO MINISTERO: Abbastanza, direi.
IMPUTATO Brusca G.: Ma glielo sto dicendo...
PUBBLICO MINISTERO: No, mi pare di capire... no, no, non è una domanda così...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non è una considerazione di contorno.
A quello che a me pare di capire, ma glielo chiedo, il vostro era soggettivamente un sospetto piuttosto concreto.
IMPUTATO Brusca G.: Tanto è vero che lo volevamo eliminare.
PUBBLICO MINISTERO: Mica subito.
IMPUTATO Brusca G.: No, subito no. Siccome a volte veniva, essendo sospettato di Servizi Segreti, o non Servizi Segreti, per dire, va be'... Prima di arrivare, cioè, il pensiero c'è stato. Cioè, invece di continuare, questo qua viene a prendere acqua, secondo lui veniva a prendere acqua, lo eliminiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Che vuol dire questa espressione "prendere acqua"?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, acqua nel senso che veniva ad attingere acqua dal pozzo. Nel senso, a prendere notizie...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: ... dalla mafia. Secondo lui, cioè, veniva a prendere notizie dalla mafia, avvicinando Gioè. Nel senso, infiltrato. Noi ci preparavamo anche su questo per dire: 'va be', un giorno di questi lo eliminiamo, così finisce questa storia'.
Anche se noi prevedevamo che lui avrebbe potuto lasciare dire a chi di competenza, chi veniva a trovare e chi non veniva a trovare.
Alla fine rimaneva la sua parola contro quella di Gioè.
E come le ho spiegato ieri, Gioè, quando abbiamo intravisto questa cosa, disse: 'me la voglio vedere tutta, dove va a finire e mi prendo le mie responsabilità'
Siccome io ci avevo una grossa fiducia a Gioè ed era una persona molto...
PUBBLICO MINISTERO: Valida.
IMPUTATO Brusca G.: ... valida sotto ogni punto di vista, l'ho assecondato, cioè, andando avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, a un certo punto, per quanto le riferisce Gioè, nella conversazione tra lo stesso Gioè e Bellini fa la sua comparsa, adoprando questa espressione, questa prassi, secondo la quale, tutte le volte che c'era un recupero di opere d'arte da parte dello Stato, c'è qualche cosa sotto, c'è una contropartita più o meno...
IMPUTATO Brusca G.: Una contropartita che...
PUBBLICO MINISTERO: ... ufficiale.
IMPUTATO Brusca G.: La battuta, dice: niente per niente... cioè, non si fa niente per niente. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi bene che cosa è successo a partire da questa situazione che...
IMPUTATO Brusca G.: A partire da questo momento in poi, a dire: eh, visto che c'è questo tipo di situazione che, ripeto, come le ho detto prima, io di arte, di opere d'arte non me n'ero mai interessato. E invece da quel momento in poi, sia per questi fatti, per fatti personali, mi cominciai a interessare di arte. Quindi c'ho qualche bel pezzo a Casa, a Casa Molara, e comincia ad interessarmi. Cioè a capire il valore, cominciare a individuare qual era l'importanza di quest'arte.
Perché, ripeto, prima non mi ero mai interessato.
Gioè è una persona, ripeto, molto intelligente, capì prima di me l'importanza della situazione. Al che gli dico: 'fagli una proposta, se noi siamo in condizioni di potere ritrovare qualche cosa, di potere trovare qualche cosa, o che cosa a loro ci serva e noi vediamo di darci aiuto per potere far ritrovare qualche cosa. Però in cambio vogliamo qualche cosa'.
Parte, Gioè si incontra con Bellini. Gli dice la situazione, dice: 'possiamo...'
PUBBLICO MINISTERO: "Parte"; vuol dire si è spostato Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè lo va a cercare...
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: ... si incontrano; il Bellini va a ... dove noi pensavamo che poteva avere anche il contatto in Sicilia. Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: La seguo.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, parte, se ne va e dopo poco tempo torna, dice: 'si può, si può fare qualche cosa'.
Al che, non mi ricordo se fu in quella occasione o dopo. Perché, ripeto, i fatti sono, si sono un po' accavallati come tempo. Però i ricordi sono quelli.
E siamo già... Perché noi mentre eravamo seduti, seduti nel senso che aspettavamo l'arrivo di Giovanni Falcone da Roma per andare a Palermo.
Credo fu la seconda settimana, quindi il 16 maggio, 16-17 maggio. Io e Gioè, con Pietro Rampulla e Gioacchino La Barbera, parlavamo di recuperare alcuni pezzi a Caltagirone, perché Caltagirone è un paese che è ricco di opere d'arte.
E il Rampulla si stava interessando di trovare qualche pezzo rubato a Caltagirone, o nella zona, che lui aveva già individuato.
Dice: 'ci dovrebbe essere qualche cosa'.
Gli ho detto: 'Pietro, vedi se puoi farmi avere...'
Volevo pagarlo a qualsiasi costo. A me non mi interessava, non c'era questo tipo di problema, perché chi lo aveva rubato, lo aveva rubato per uno scopo. Anche se glielo avremo chiesto, ce lo avrebbe pure dato gratis per la cortesia.
Ma siccome chi lo aveva fatto, lo aveva fatto per qualche cosa, noi l'avremmo pure pagato, non ci interessava. A noi ci interessava lo scambio con carcerati.
PUBBLICO MINISTERO: Ora ci arriviamo.
IMPUTATO Brusca G.: No, dico, il fine era questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora ci arriviamo.
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, lei ci sta dicendo che, a questa data, 16-17 di maggio, comunque capisco nelle fasi immediatamente precedenti l'esecuzione della strage di Capaci...
IMPUTATO Brusca G.: Si figuri, noi facevamo giovedì, venerdì e sabato.
PUBBLICO MINISTERO: In attesa...
IMPUTATO Brusca G.: In attesa dell'arrivo di...
PUBBLICO MINISTERO: Sull'autostrada.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a questa data, questo discorso che era nato tra Gioè e Bellini era già diventato un discorso anche suo, ma addirittura allargato a Rampulla, perché Rampulla doveva vedere a Caltagirone se c'erano opere d'arte...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A La Barbera, che evidentemente aveva...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... almeno sentito, ascoltato questi discorsi.
Ecco, a parte queste persone, c'era qualcun altro che era informato dell'esistenza di questo contatto in itinere, in corso?
IMPUTATO Brusca G.: Io voglio, io voglio fermarmi per tornare un pochettino indietro.
Di questo contatto con il Bellini ne parlai subito con Salvatore Riina.
Dire: 'c'ho questa persona fra le mani tramite Gioè che ci sta portando queste notizie, cioè queste possibilità'.
E non si parlava solo di recupero di quadri e di scambi, ma si parlò anche, oltre agli scambi, si parlò pure di qualche evasione, di rubare qualche elicottero in Toscana, in qualche azienda agricola che lui aveva individuato. Dice, non ci sono problemi. Si parlò...
PUBBLICO MINISTERO: Che, un elicottero per fare una evasione di qualche...
IMPUTATO Brusca G.: L'evasione di qualche carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Operazione, questa, per la quale si era offerto il Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Bellini, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire questo?
IMPUTATO Brusca G.: Noi... Dottor Chelazzi, noi tutte queste idee non ce l'avevamo, perché non avevamo le possibilità.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Tutte queste idee ci vengono dai suggerimenti, dai consigli dal Bellini che si metteva a disposizione. Parlava di appoggi in Sud America, dove lui diceva che ci aveva degli agganci; era disposto a guidare anche lui stesso l'aereo per arrivare... per arrivare, che so, spostare qualche latitante di notevole importanza, o che era già condannato all'ergastolo. Quindi per andarsi a fare un'altra vita altrove.
Parlava di possibilità con personaggi delle istituzioni, nel senso che direttori di carceri di potere avvicinare per avere qualche beneficio...
Cioè, ci... come si suol dire, ci ha messo in testa tanti, tanti benefici, il Bellini.
E io, tutte queste, questi fatti, passo passo informavo Salvatore Riina.
Tanto è vero che, quando io gli prospetto il discorso dell'elicottero, Salvatore Riina subito pensò ad Antonino Marchese, per dire: vediamo dove si trova e lo andiamo a prelevare con l'elicottero.
Cioè, nel senso, mentre lui si trovava là, ci dovevamo organizzare tutta una cosa oggi per domani. Però sempre c'era la disponibilità del Bellini, lui diceva che aveva la possibilità dell'elicottero, diceva che aveva dove andarlo a rubare, in un'azienda agricola in Toscana.
Poi, dice: 'Se voi non siete in condizioni di trovare niente in Sicilia, vediamo di rubare', quello che ho parlato ieri 'un quadretto di notevole importanza'. Che non mi... mi ha fatto il nome, però non me lo ricordo. Che addirittura si poteva mettere sotto il giubbotto.
Dice: 'Però organizziamo tutta la situazione, trovo io un balordo' cioè un piccolo ladruncolo, dice che lo rubava, subito lo buttava dalla finestra. E poi, se lo beccavano, nel senso che lo avrebbero arrestato, quello si sarebbe andato a fare il carcere per quello che avrebbe potuto farsi. E gli avremmo dato 100-200 milioni, 150 milioni. In maniera da potersi fare il carcere tranquillamente.
Il discorso, per dire: se non si può fare questo, prendiamo la benzina e incendiamo gli Uffizi.
Però, tutti discorsi così, fatti preventivamente, con futuro, se ce n'era di bisogno, si potevano fare.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Io ho capito, l'ho seguita attentamente, io ho capito che questo discorso inizia dalla constatazione che tutte le volte che lo Stato recupera opere d'arte c'è una contropartita pagata a qualcuno. Anche sotto banco.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì, chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei stava facendo, sostanzialmente, questa affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Brusca G.: Non ho problemi di fare né la fine di Sindona e né di Pisciotta.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ho capito che, a seguito di questo tipo di constatazione, lei comincia a lavorarci mentalmente sopra, assieme a Gioè, ne parla anche con Riina. E...
IMPUTATO Brusca G.: Volevo dire, tutto quello...
PUBBLICO MINISTERO: E identifica...
IMPUTATO Brusca G.: Scusi, chiedo scusa. Tutto quello che io ho detto, cioè informavo Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Passo passo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo l'ho capito. E allora identifica, o perlomeno individua, la possibilità o di sapere che cosa lo Stato andava ricercando, ovvero di rintracciare opere da offrire in recupero allo Stato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da qui la richiesta anche a Rampulla di darsi da fare nel caltagironese, per vedere se.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito ancora che questo Bellini, che diceva di avere conoscenze, appoggi...
IMPUTATO Brusca G.: Me l'han...
PUBBLICO MINISTERO: Anche dall'altra parte dell'oceano. Si era offerto per realizzare addirittura un'evasione con l'elicottero, che poteva rubare in Toscana o altrove, ecco ora, quest'ultimo discorso che lei faceva, cioè dire questa... discorsi diversi, parlava di? Lo vuol ridire, per cortesia? L'ultima parte di questi consigli di Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Consigli, consigli, suggerimenti, chiamiamoli come...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, quali, di che tipo? Quelli che diceva un attimo fa.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè delle opere d'arte, nel senso che...
PUBBLICO MINISTERO: No, incendiare.
IMPUTATO Brusca G.: Incendiare, nel senso che suggerì...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma è tutta un'altra cosa, mi sembra, no?
IMPUTATO Brusca G.: Volevo completare. Nel senso che spiegava, dice 'se tu vai a toccare la torre di Pisa...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' proprio qui il punto, io ho bisogno di capire prima che lei vada avanti.
Mi sembra che un conto è andare a rubare un'opera d'arte, che si sa che poi domani potremmo offrire allo Stato chiedendo un corrispettivo, quello che sia: soldi, scarcerazioni, arresti domiciliari. Un conto è andare a fare un'azione di danneggiamento.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O di distruzione di un quadro, o di chissà che. Ora, addirittura, si stava parlando della torre di Pisa. Perché mi fermo a questo punto e ho bisogno di fare delle domande? Perché ho bisogno di capire se è stato messo tutto insieme, nel discorso. Se marciavano tutte insieme, queste considerazioni.
IMPUTATO Brusca G.: No. No.
PUBBLICO MINISTERO: Oppure se, nel corso del tempo, queste considerazioni che partono, stando a sentir lei, dal rilievo che si può intavolare una trattativa, uno scambio...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa...
PUBBLICO MINISTERO: Finiscono poi per arrivare a qualche cosa di molto diverso.
IMPUTATO Brusca G.: I danneggiamenti, gli attentati cominciano a venir fuori dopo Pianosa e l'Asinara; cioè dopo che i detenuti di Palermo, di... vengono portati alla Pianosa e all'Asinara.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Ma fino a quel momento non si parlava di attentati, di danneggiamenti. Si parlava solo di scambio di detenuti, quindi perché non avevamo bisogno del 41-bis, non c'erano problemi del cosiddetto 41-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è sul sicuro sul fatto che sono state due fasi diverse? Cioè c'è stata una progressione del discorso?
IMPUTATO Brusca G.: Sicurissimo. Perché sono in condizione, oggi come oggi, di dimostrarglielo, dagli atti che vanno venendo fuori. Cioè più avanti, più le mie parole hanno sempre più riscontri.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Io preferisco attingere a quello che ricorda lei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, sa...
IMPUTATO Brusca G.: No no, per...
PUBBLICO MINISTERO: Ha facoltà in ogni modo di riferire, non riferire.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dichiarare, non dichiarare. E' imputato, è inutile che glielo ricordi io, lo sa benissimo da solo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Io le chiedo, perché questo lo posso fare, io le chiedo di rispondermi sul filo dei suoi ricordi.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Di come si sono svolti gli eventi.
IMPUTATO Brusca G.: I miei ricordi sono che sino a un dato punto c'è solo trattative per far uscire dal carcere. Quando poi gli eventi cambiano, nel senso che cambia il discorso di Pianosa e Asinara, nel senso che il 41-bis, come ho detto ieri, no il 41-bis che il mafioso non si sa fare il carcere...
PUBBLICO MINISTERO: Duro.
IMPUTATO Brusca G.: Duro. I maltrattamenti - quello che voglio riuscire a capire - i maltrattamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Questo è stata la reazione. Perché sarebbero portati i detenuti a Pianosa e Asinara e gli avrebbero messo il vetro, tutto quello che si vuole. Perché io, alla giornata, ancora sì, sono un 41, ma ho il trattamento da un 41-bis. Non so se sono stato chiaro. Ancora sono isolato, sotto registrazione, guardato a vista 24 ore su 24 ore. E non ci sono problemi, non ci sono...
Ho ottenuto che - prima, di fare un colloquio - ne faccio quattro mensili, cioè quattro ore di colloquio al mese.
E non mi lamento, non ci sono problemi. E posso abbracciare mio figlio, mia moglie. Tutto il beneficio che fino ad ora ho avuto dallo Stato è questo. Dando grossi, grossissimi contributi, dal mio punto di vedere. E che lei credo che sia a conoscenza.
Ma io, siccome ho fatto questo passo non perché voglio il beneficio o chissà quale scambio, ma per fare chiarezza in modo che gli italiani e chi è interessato capiscano che siamo stati, sì, capivamo quello che facevamo, ma giocati da parte dello Stato. O chi ci barattava.
A un dato punto c'è il problema del 41-bis, e cioè la reazione nasce dai maltrattamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, siccome lei attraverso questa domanda mi ha dato una risposta dalla quale io traggo che vi sono due fasi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel rapporto tra Bellini e Gioè, e soprattutto nei discorsi che si sviluppano tra Bellini e Gioè. E siccome ho capito che nella prima fase il discorso è di uno scambio di opere d'arte, contro un qualche cosa. Ecco, vorrei che lei illustrasse per bene come era stata impostata, cosa ne doveva venir fuori, da questa operazione di scambio. Secondo le vostre impressioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E allora le posso dire che, per come ho fatto richiesta a Rampulla, e passando la notizia a Salvatore Riina, anche lui di potere trovare qualche cosa, lo stesso Gioè gli chiede a... lo stesso Gioè gli chiede, al Bellini, a dire: 'Tu non mi puoi dare una mano d'aiuto?; cioè 'Cosa vi interessa a voi, cosa volete trovare?'.
I miei ricordi sono, guardi, mi posso sbagliare, ma sono così. Perché abbiamo avuto problemi di contrasto, cioè...
A un dato punto il Bellini arriva con un malloppo così, dentro a una busta gialla, arancione, con la dicitura di un maresciallo dei Carabinieri, però non mi ricordo il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Era una busta con un'intestazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, una busta con intestazione; con fotocopie di opere d'arte rubate. E poi ho saputo da lei che erano le opere d'arte rubate alla Pinacoteca di Modena, se non vado errato. Però questo l'ho saputo da...
PUBBLICO MINISTERO: Nell'interrogatorio, da me. Perfetto.
IMPUTATO Brusca G.: Però, ripeto che c'era, ripeto, un malloppo così pieno di fotocopie di questi argomenti, che noi non siamo stati in condizione di poter recuperare. Perché le ho guardate tutte, una per una, gli ho chiesto di dove venivano, di quale zona provenivano, dice: 'Dal nord'.
Neanche ho voluto cercare qualche aggancio al nord, neanche mi sono voluto interessare. Cioè volevo giocare in Sicilia.
Infatti, dopo poco tempo, Salvatore Riina mi porta, dice: 'Ce l'abbiamo qualche cosa di importante'.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Brusca. Quindi questa busta con tutte queste fotocopie dentro...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era una busta che lei ha visto, che ha avuto per le mani?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ho visto, l'ho avuta per le mani, e l'ho distrutta dopo un anno circa.
PUBBLICO MINISTERO: Oh.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo che venne arrestato Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Questa busta quindi - parrà ovvio, ma io glielo devo chiedere lo stesso - Gioè l'aveva avuta?
IMPUTATO Brusca G.: Da Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Da Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a Bellini chi gliel'aveva data? L'ha saputo lei?
IMPUTATO Brusca G.: Ripeto, da Bellini, i Servizi segreti, cioè per dire, per non perderci nelle...
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Quelli che erano i nostri pensieri: i Servizi Segreti, o chi per lui. O chi per lui.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti. Cosa voglio dire? Nel momento in cui Bellini la consegna a Gioè, questa busta, per il racconto che le ha fatto Gioè e nient'altro che questo. Poi, le vostre considerazioni sono conseguenti. Ma, per il racconto che le ha fatto Gioè, questa busta nelle mani, a Bellini, chi l'aveva messa?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non glielo so dire perché neanche fu opera di commento, in quanto noi ci interessava poco quello che diceva lui. Noi, lui poteva dire quello che voleva, per noi erano sempre i Servizi Segreti. Chiamiamoli servizi; o le persone...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: ... che erano interessate a questi fatti. Quindi, chi gli consegnò questa busta vuol dire che aveva interesse a recuperare queste opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Allora, lei ha detto che, saputo che queste opere d'arte erano state rubate al nord, poi dopo negli interrogatori ha appreso che si trattava del furto alla Pinacoteca di Modena, non fece nessun tentativo...
IMPUTATO Brusca G.: Ecco lei, chiedo scusa, lei mi ha detto il particolare. Sapevamo che erano del nord, però non sapevo di dove erano.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Lei ha detto che non fece nessuna attività di ricerca.
IMPUTATO Brusca G.: No no, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Se queste opere potevano essere in Sicilia, o ricuperabili.
IMPUTATO Brusca G.: No, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, mi ha detto che ne informò Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Ne informò Riina. Nel frattempo, siccome già precedentemente io a Riina, quello che ho detto, lo informavo passo passo, mi dice: 'Io già l'ho trovato, qualche cosa, cioè noi l'abbiamo qualche cosa da potere dare per questo scambio'.
E lo scambio consisteva in persone anziane, malati, che prima erano stati, avevano avuto bene o male dei benefici per motivi di malattia.
Quindi abbiamo fatto una proposta. Inizialmente erano quattro; poi, al momento in cui Salvatore Riina mi diede le fotografie, che erano fotografie di una Polaroid, una... fotografie di Polaroid, mi ci fa inserire un altro nome.
E i nomi che io ho fatto richiesta per... se io consegnavo, cioè io come Cosa Nostra, consegnavo questi quadri di notevole importanza, loro avrebbero dovuto dare gli arresti domiciliari a cinque persone.
E sono: Luciano Liggio, Giovan Battista Pullarà, Giuseppe Giacomo Gambino, Bernardo Brusca, mio padre, e Pippo Calò, quello che è stato inserito all'ultimo momento.
Al che, io capisco, per inserire a Pippo Calò, vuol dire che le opere d'arte appartenevano al mandamento di Porta Nuova. Quindi, Cancemi doveva essere a conoscenza. Perché non si era parlato di Pippo Calò; dice: 'No, mettici pure questo nome'.
Gli diamo queste foto, il bigliettino scritto per non dimenticarsi i nomi. E Bellini parte.
Ritorna a distanza di pochi giorni, non di molto tempo; credo che già la strage era successa, la strage di Capaci. Era successa... No, non era successa. Non era successa perché io ancora frequentavo benissimo Altofonte, abitavo ad Altofonte.
Al che, ritorna, dice: 'No, non è possibile per tutti e cinque, ma bensì per due persone. Cioè Bernardo Brusca - per mio padre - e Giuseppe Giacomo Gambino'. In una struttura militare, cioè arresti ospedalieri, in una struttura militare.
Al che, da quel momento in poi, per noi la cosa cominciò ad essere fattiva. Nel senso che abbiamo capito che la cosa funzionava, non era una cosa campata in aria. O veniva a mentire a, come si suol dire, a millantare credito o veniva a vendere fumo.
Al che io vado da Salvatore Riina e ci dico: 'La situazione è questa'.
Salvatore Riina mi dice: 'No' dice 'o tutti e cinque o niente'.
Io, anche se c'era mio padre che poteva avere un beneficio, ma siccome l'interesse era di tutti, io sono andato anche a malincuore, ho chiamato Gioè e gli dico: 'O tutti e cinque o niente'.
Al che, da quel momento in poi - debbo precisare che noi pensavamo relativamente che lui avrebbe distrutto le prove, nel senso le foto, quelle che erano, cioè quelle che noi gli avevamo dato; invece poi, di quello che...
PUBBLICO MINISTERO: Lui?
IMPUTATO Brusca G.: Il Bellini. Invece poi ho appreso da lei che non sono state distrutte, ma sono state consegnate a chi di competenza.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè... Abbia pazienza, sennò questo discorso finisce per esser comprensibile solamente per lei, per me e per chi conosce i verbali di interrogatorio, cioè a dire i difensori. La Corte, no.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, cerchiamo di essere più precisi su questo punto, più chiari. Ho capito che, secondo le intese, se la trattativa non andava a buon fine queste foto di queste opere d'arte che lei aveva fatto avere a Bellini tramite Gioè, dovevano essere distrutte.
IMPUTATO Brusca G.: Come è abitudine di Cosa Nostra, cioè eliminare ogni prova.
PUBBLICO MINISTERO: Eliminare la prova. Viceversa, lei ha appreso, perché negli interrogatori le sono state fatte vedere queste foto da me...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Cioè, quando io le ho raccontato i particolari, lei poi mi ha detto, dice: 'La situazione qual è, questa?'. Cioè io non sapevo che lei era in possesso di questi oggetti, cioè di queste foto.
Io le ho raccontato i fatti per come...
PUBBLICO MINISTERO: E allora lei ne ha tratto che questa intesa secondo cui queste opere, queste fotografie dovevano essere state distrutte, quest'intesa non era stata rispettata.
IMPUTATO Brusca G.: Completamente.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che voleva dire alla Corte, lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi qualcuno aveva trasgredito all'impegno.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, da parte mia, divenne concreta la situazione che infatti c'erano. Io capisco che Salvatore Riina abbia detto di no, sia perché lo scambio non gli stava bene, ma soprattutto perché proprio il veto, su Pippo Calò non ne dobbiamo completamente parlare.
Il no, perché le opere d'arte appartenevano alla famiglia di Porta Nuova.
Io credo se Salvatore Riina gliel'avrebbe chiesto, gliel'avrebbero messe sempre a disposizione.
Ma non... Dice: 'No' dice 'lasciamo stare'.
Al che, in seduta stante, gli dico: 'Ma se io ho la possibilità, posso andare avanti per mio padre?'. Perché dico questo? Perché non volevo che gli uomini di Cosa Nostra vedevano uscire fuori dalle carceri Bernardo Brusca e, dietro la scarcerazione di Bernardo Brusca, si dicesse: chissà quali interessi ci potevano essere.
Nel senso che magari Bernardo Brusca poteva andare a fare qualche confidenza, o qualche ... sotto banco, o qualche cosa di nascosto.
Al che io informo sempre Salvatore Riina, e dico: 'Se io mi muovo per avere un beneficio per mio padre, lo posso fare?'.
Dice: 'Non ci sono problemi, vai avanti'.
Al che io mi comincio a muovere e... mi comincio a muovere per poter vedere di trovare qualche opera d'arte di notevole importanza, per poter ottenere uno scambio per mio padre.
E ne parlo con Messina Denaro Matteo, perché Messina Denaro Matteo, il padre era a conoscenza di avere un conoscitore di questo tipo di fatti, perché poi ho saputo che era uno di quelli che anche lui trattava sotto banco con personaggi esteri dall'Italia questo tipo di opere, cioè questo tipo di merce.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che Messina Denaro Francesco...
IMPUTATO Brusca G.: Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Padre di Matto.
IMPUTATO Brusca G.: Matteo. E il figlio pure.
PUBBLICO MINISTERO: Era persona che si sapeva muovere nel mondo delle opere d'arte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, delle opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Dei reperti artistici in genere. E' questo?
IMPUTATO Brusca G.: Selinunte, Tre Fontane, è una zona turistica. E da lì hanno molti pezzi archeologici e, quando li trovavano, se li vendevano per fare scambio di soldi.
E poi ho saputo che Matteo, anche lui era, Matteo era pure anche a conoscenza di questo tipo di attività.
Al che io subito mi incontro con Matteo, gli dico: 'Ce n'hai possibilità di trovare qualche pezzo di notevole importanza?'.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, la fermo un attimo. Allora io ho capito che Riina le ha messo il divieto a procedere oltre, in quella trattativa diciamo che era nata per cinque persone; perché non intendeva che quella trattativa diventasse una trattativa per due sole persone.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però l'aveva autorizzata a proseguire una trattativa, capisco bene?, a carattere individuale allora.
IMPUTATO Brusca G.: A carattere individuale, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni Brusca, nell'interesse esclusivo del proprio padre Bernardo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che vuol dire?
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma per quale ragione allora lei si stava attrezzando da solo per ritrovare delle opere d'arte da offrire in cambio? Perché non poteva disporre di quelle?
IMPUTATO Brusca G.: No, non potevo disporre di quelle opere d'arte che lui mi aveva dato; ma non perché erano sue e non me le voleva dare. Perché sono convinto, e ripeto, dalle mie deduzioni, cioè quando la richiesta era di quattro e poi, quando mi dà le foto, mi ci fa inserire Giuseppe Calò, quindi io capisco che le opere d'arte appartengono a...
PUBBLICO MINISTERO: Alla famiglia di Porta Nuova.
IMPUTATO Brusca G.: Alla famiglia di Porta Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Tanto è vero che poi quando lei mi mostra, mi dice pure da dove vengono gli oggetti rubati. E vengono da Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Abbia pazienza, facciamo un passo indietro. Lei ci ha chiarito che fin dall'inizio avete il sospetto che Bellini avesse una ragione diversa per andare in Sicilia, e per venire a trovare Gioè, rispetto a quella ufficiale: recupero crediti, ritrovare il vecchio amico, la Cresima del figlio e quant'altro.
E che immaginaste che dietro Bellini ci fossero i Servizi, i Servizi Segreti, gli sbirri, queste cose qui.
Ma siccome lei ha detto di avere tenuto al corrente passo passo Riina, di questa situazione, lei lo partecipò, a Riina, questo suo giudizio? O perlomeno questa supposizione, questo sospetto forte, suo e di Gioè, sul conto di Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sempre.
PUBBLICO MINISTERO: E Riina, notiziato del fatto che questa persona... condivideva intanto le vostre ragioni di sospetto, oppure era di opinione diversa?
IMPUTATO Brusca G.: No, siccome, per quello io, se sono andato avanti, per il tipo di mentalità che Salvatore Riina aveva, e io mi permettevo di andare avanti, è perché poi alla fine non ci stavamo dando niente noi, a Bellini. Noi pensavamo di avere da Bellini, quindi l'argomento si fermava con Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io voglio essere ben sicuro di aver capito bene una sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Le perplessità, i dubbi...
PUBBLICO MINISTERO: Lei, le sue perplessità sul conto di Bellini, le rappresentò a Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sicuri di questo?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè ha un ricordo preciso, voglio dire?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le ho detto, passo passo tutto quello che io facevo, informavo Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, mi scusi, dal momento che...
IMPUTATO Brusca G.: Però, senza scendere... Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Senza scendere, con Riina non è che scendevo nei particolari: 'Sai, che si è...
Ma in linea di massima, con poche battute, noi riuscivamo subito a fare un discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', insomma, l'importante è...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi interessa sapere in che modo lei gliel'ha detto, con quali parole. Mi interessa capire se lei comunque gli disse, disse a Riina che sospettava che Bellini fosse in qualche modo pilotato da qualcuno, e che addirittura ci potessero essere...
IMPUTATO Brusca G.: Sospettavo...
PUBBLICO MINISTERO: ... i Carabinieri, i poliziotti, i Servizi o quant'altro.
IMPUTATO Brusca G.: Sospettavo, e ce ne ho, li posso dimostrare pure... non li posso dimostrare. Tanto è vero che se, mettiamo caso, io lo volevo nascondere, Leoluca Bagarella spesso e volentieri partecipava assieme a me a queste riunioni con Gioè, le conseguenze le avevamo assieme.
Leoluca Bagarella spesso e volentieri usava l'espressione per dire 'ne scimuninni', che dava anche il suo parere, nel senso che diceva 'ne scimuninni', perché questo qua cioè uccidiamolo, eliminiamolo. Perché questo apparteneva ai Servizi Segreti, questo viene qua per prendere notizie, cioè attingere notizie da Cosa Nostra.
Quindi, mettiamo caso che per ipotesi io avrei voluto nascondere qualcosa a Salvatore Riina, ma c'era Leoluca Bagarella che era a conoscenza di tutto, e per tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Addirittura, se capisco bene, quindi vi poneste il problema che questo volesse acquisire da voi notizie sul conto di voi stessi, persone di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Ma, guardi, le conclusioni che noi tiravamo, in linea di massima, erano queste. O un traffichino: che lui, quando consegnava il quadro, l'opera d'arte, si faceva dare dei soldi.
Può darsi che veniva per la cattura di Salvatore Riina: due. Cioè, sempre con scambio di soldi, o quello che era.
Terzo: voleva sfruttare Cosa Nostra, cioè a fare atti terroristici o atti criminosi. E loro si prendevano il passaggio, nel senso che li faceva Cosa Nostra, loro erano puliti, però avrebbero creato il panico in Italia per qualche suo scopo, per qualche suo fine.
E noi li abbiamo tutti valutati, questi tre aspetti. Perché abbiamo valutato anche l'aspetto dei soldi? Perché a un dato punto si è sceso anche in traffico di droga, cioè traffico di stupefacenti. E anche a Bellini gli abbiamo consegnato 2 chili di cocaina, prima un chilo e poi un altro chilo. Tanto è vero che l'ultimo chilo neanche l'ha pagato lui, al...
PUBBLICO MINISTERO: A Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: A Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbia pazienza, però non avevo finito io nel porle alcune domande.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè il discorso dei soldi era dietro a questo fatto: che lui trafficava anche in droga.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma volevo capire questo. Visto che c'erano queste ragioni di sospetto da parte vostra, a quello che sento condivise anche da Bagarella, perché avete...
IMPUTATO Brusca G.: No, debbo dire che Bagarella rimase sempre con l'indifferenza, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma ho sentito dire che... ho sentito dire un attimo fa che Bagarella si poneva il problema se non fosse senz'altro da uccidere, questo Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Se era per Bagarella, noi lo dovremmo... già sarebbe morto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, penso mica per antipatia personale di Bagarella nei confronti di Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lo considerava un pericolo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, voglio dire, date queste ragioni di sospetto nei confronti di Bellini, mi spiega sulla base di quale valutazione, lei prima, ma anche Riina in definitiva, consideraste queste ragioni di sospetto non così importanti, non così decisive da impedire che nemmeno partisse una trattativa?
Intendo dire, se di una persona si sospetta, automaticamente poco ci si fida. Se ci si fida poco, come si fa a impiantare una trattativa con Bellini? Che cos'è che - sennò io lo trovo contraddittorio - che cos'è che vi ha fatto vincere la sfiducia nei confronti di Bellini, tanto da sentirvi di potervi fidare di lui per avviare una trattativa?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, la fiducia, non la fiducia, non c'era fiducia, per carità. Ma il fatto che lui portò la risposta positiva, per noi diventò fondamento.
PUBBLICO MINISTERO: Beh, ma la portò dopo, abbia pazienza. Prima gli avete dato delle fotografie, e...
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, se non ci davamo la possibilità, come... non potevamo verificare se erano discorsi campati in aria o veritieri. Perché se lui avrebbe in quell'occasione venuto a vendere fumo, possibilmente in quell'occasione Bellini sarebbe stato eliminato.
Ma siccome venne con una risposta positiva, l'argomento continuò.
Perché poi, ripeto, lui non aveva nessuna confidenza da parte nostra, il Bellini; tranne che quello dello scambio. Quindi, non c'è nessun tipo di problema.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, due circostanze a questo proposito.
Primo: quando si sviluppa questa prima fase del discorso, con questa risposta che è relativamente positiva rispetto alle vostre richieste, alle sue richieste, c'è già stata la fornitura di eroina a Bellini? Lei ha detto poco fa è stata fornita in due volte. Allora mi domando subito se la prima fornitura c'era già stata, oppure se è un fatto successivo.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non glielo posso collocare nel tempo preciso, però era a noi un modo per dargli corda affinché... di vedere dove lui voleva arrivare. Quindi gli abbiamo dato la cocaina, non mi ricordo prima o durante, ma comunque l'ultimo chilo glielo abbiamo dato credo a settembre-ottobre. Comunque fine '92. E prima un altro chilo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quanto capisco, lei non è sicuro sul fatto se...
IMPUTATO Brusca G.: No, non lo posso collocare nel tempo, però nell'arco dell'anno.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno sì, perché questa vicenda...
IMPUTATO Brusca G.: Nell'anno sì. No, no, nell'anno nel senso che noi cominciamo a discutere di Bellini da marzo in poi.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: Credo il primo chilo glielo diamo a giugno e poi a luglio.
PUBBLICO MINISTERO: L'altra domanda è questa.
IMPUTATO Brusca G.: E poi a novembre. Ottobre-novembre.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che aveva - Bellini - portato una risposta, sostanzialmente positiva, almeno secondo il suo punto di vista, tanto che, ho capito, lei l'avrebbe proseguita la trattativa, se non fosse stato per Riina che aveva detto... che disse di no.
Questo cosa vuol dire, che lei aveva rimosso le sue ragioni di sospetto sul conto di Bellini? O continuava a sospettare di Bellini, che potesse essere pilotato dai Servizi e quindi che fosse una persona che rimaneva pericolosa per Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: I sospetti non sono mai mancati. I sospetti mai cessati. Cioè noi eravamo sempre guardinghi dai movimenti del Bellini. Ma essendo che mi porta una risposta positiva, io la passo a Salvatore Riina, Salvatore Riina mi dice di no, per le ragioni che gli ho spiegato, però nello stesso tempo, cioè in seduta stante, gli chiedo se io posso andare avanti per solo conto di Bernardo Brusca, cioè di mio padre. Dice: 'non ci sono problemi, vai, vai avanti'. Ma sempre con il sospetto, sempre con... cioè gli occhi ben aperti per vedere cosa questo signore faceva, cosa non faceva e cosa avrebbe fatto.
Credo che poi, dopo le stragi, si cominciò a parlare di altri fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra puntualizzazione. Quando fu fatto questo bigliettino con i cinque nominativi, suo padre, Bernardo Brusca, dov'era detenuto?
IMPUTATO Brusca G.: Mio padre era detenuto, se non ricordo male, in quel periodo a Palermo. Però non... ma credo a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Suo padre fu tra i detenuti che furono spostati a Pianosa e all'Asinara non appena fu data la prima esecuzione al decreto del 41-bis?
IMPUTATO Brusca G.: Credo uno dei primi. Ripeto... Sa perché le dico questo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Perché io, siccome ero latitante, siccome, conoscendo il sistema come mi davano... le ricerche anche, in quel periodo, erano molto più deboli, però mi cercavano, non è che non mi cercavano le Forze di Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ne son convinto.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi non mi vedevo io con i miei genitori, cioè con mia madre e con i miei familiari, molto spesso. Mi ci vedevo ogni due mesi, un mese e mezzo-due mesi. Poi, siccome io con mia madre non avevo cose da discutere, quindi non... mio fratello Emanuele se la sbrigava. Credo che mio padre venne spostato assieme agli altri, a Pianosa. Però poi sapevo delle lamentele, che maltrattavano mio padre e tutti i detenuti a Pianosa.
PUBBLICO MINISTERO: Dal racconto che lei ha fatto fin qui, io ho capito che era Bellini che si... era solo Gioè che si incontrava con Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Solo Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Questi incontri si svolgevano sempre nella solita zona, nel solito posto, nel solito... per quanto ne sa lei?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, si svolgevano in parte ad Altofonte, o nelle periferie di Altofonte, e qualcuno forse a Palermo, nella città di Palermo, con appuntamenti convenzionati con Gioè, precedentemente o telefonicamente.
PUBBLICO MINISTERO: Tra Bellini e Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sempre tra Bellini e Gioè.
Debbo dire che il Gioè si accompagnava sempre a Gioacchino La Barbera. Quindi Gioacchino La Barbera possibilmente l'avrà visto, o ha assistito a qualche appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Un conto è assistere e un conto è partecipare. Io voglio essere sicuro...
IMPUTATO Brusca G.: No, nel senso partecipava...
PUBBLICO MINISTERO: Se lei intende assistere come assistere, o partecipare come partecipare?
IMPUTATO Brusca G.: La Barbera Gioacchino conosceva la situazione Bellini, però non conosceva né i dettagli, né i particolari e credo a qualche appuntamento, a qualche incontro abbia partecipato, ma non ha assistito al dialogo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
Quindi non ha partecipato alla conversazione, ma ha visto le due persone che si incontravano, questo vuol dire.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Allora, riprendiamo dal momento in cui viene data applicazione al 41-bis, si apre il problema Pianosa ed Asinara e lei ci ha spiegato che i discorsi tra Gioè e Bellini cambiano fisionomia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io ho bisogno di chiederle subito questo. Lei, personalmente, mi pare l'abbia già accennato ieri, ha assistito a qualche colloquio tra Gioè e Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: All'insaputa del Bellini sì. All'insaputa del Bellini sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quante volte è successo?
IMPUTATO Brusca G.: In uno.
PUBBLICO MINISTERO: In una sola occasione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Perché il Gioè insisteva, dice: 'ascolta tu con le tue orecchie'. Perché il Gioè mi spiegava, io, sarà per difetto, sarà per precauzione, volevo riuscire a capire bene ogni parola, dice: 'ascoltalo pure tu'. Cioè, addirittura il Gioè voleva che mi ci incontravo. Ci dissi: 'no, lasciamo stare, lasciate sempre il discorso a due'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho bisogno intanto di collocare nel tempo questo incontro al quale lei ha assistito senza che il Bellini ne sapesse niente.
Si è svolto prima o dopo che, come dicevamo un attimo fa, tutto il rapporto cambi fisionomia in quanto è intervenuto il problema Pianosa ed Asinara?
IMPUTATO Brusca G.: Questo incontro avvenne dopo il no di Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo il no di Riina, in quanto il Gioè maltrattava lui, o chi per lui, nel senso dicendo: 'non siete persone serie, non mantenete le parole', cioè in maniera forte, per intimorire chi per lui. Cioè: 'vai a dire questa notizia, vai a passare questa notizia alle persone che ti mandano qua in Sicilia'. Nel senso, non siamo degli stupidi, non siamo gli ultimi, che non riusciamo a capire.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: E...
PUBBLICO MINISTERO: E quindi? Era già subentrato il fattore Pianosa-Asinara, oppure no? Brusca, è molto semplice la domanda.
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
IMPUTATO Brusca G.: Dobbiamo essere prima della collaborazione di Giuseppe Marchese. Questo glielo do al 100%. Perché dopo la collaborazione di Giuseppe Marchese, Gioè e La Barbera cominciarono ad essere pedinati, quindi abbiamo cominciato ad evitare Altofonte. E siccome sino a quel momento loro due erano tranquilli, l'appuntamento siccome fu fatto a casa materna, cioè paterna di Gioè Antonino, dove poi lui abitava regolarmente, cioè al paese, lì ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm, uhm.
IMPUTATO Brusca G.: E abbiamo organizzato, - quindi io potevo frequentare benissimo Altofonte - e abbiamo organizzato che...
PUBBLICO MINISTERO: Perché non c'era ancora la collaborazione di Pino Marchese, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Non c'era la collaborazione di Pino Marchese e io giravo tranquillamente ad Altofonte.
Quindi questo incontro si colloca prima...
PUBBLICO MINISTERO: Prima...
IMPUTATO Brusca G.: ... della collaborazione di Marchese Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E l'appuntamento si fa a casa di Gioè Antonino, in quanto il Bellini... Gioè lo portò a casa di Bellini e abbiamo organizzato. Nel senso che, al primo piano...
PUBBLICO MINISTERO: Gioè portò Bellini a casa propria?
IMPUTATO Brusca G.: A casa propria. La casa paterna, però dove lui abitava.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Siccome avevo capito che Gioè lo portò a casa di Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, scusi.
Cioè, siccome al pianoterra abitava la madre, persona anziana; al primo piano, al secondo piano - credo che erano due piani, disposto in due piani, perché la casa è piccolina - salendo subito c'era un piccolo salottino, dove Gioè e il Bellini si sono seduti e siccome c'era una scala a chiocciola, e io ero messo a pancia a terra, con l'orecchio che ascoltavo i discorsi che facevano tutti e due.
Tant'è vero che, il Gioè, siccome parlava a voce alta proprio per farmi ascoltare, il Bellini si insospettì, dice: 'ma perché parli così forte, c'è qualcuno che ci ascolta?'
Dice: 'no, no, parlo forte per capire meglio quello che tu mi stai dicendo, non ti preoccupare. Ma che fa', scherzi'.
Cioè, il Gioè lo tranquillizzò. Però il Bellini capì che c'era qualcosa che non andava.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza. Possiamo farci raccontare questo...
PRESIDENTE: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: O ritiene più opportuno che io prosegua.
PRESIDENTE: No, no, no.
PUBBLICO MINISTERO: Cinque minuti. Qualche minuto di sosta.
PRESIDENTE: Sospendiamo. Riprendiamo fra 10 minuti, un quarto d'ora.
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PRESIDENTE: Prima di iniziare a parlare, il suo nome e cognome.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non la sentiamo.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Aspetti un momentino, eh. Non la sento.
IMPUTATO Bagarella: Buongiorno, signor Presidente, sono Bagarella.
PRESIDENTE: Un po' più forte, per cortesia.
IMPUTATO Bagarella: Sono Bagarella.
PRESIDENTE: Sì, bene.
IMPUTATO Bagarella: Io sono nel carcere di Sollicciano, no. Nel braccetto dove sono io...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Bagarella: ... c'è la mia cella più altre due celle, più avanti di me.
PRESIDENTE: Nella cella dove c'è lei c'è anche?
IMPUTATO Bagarella: Ci sono altre due celle più avanti, no?
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Bagarella: Ora, io ieri sera ho visto transitare davanti alla mia cella, prima all'andata e poi sono usciti, il personale che hanno in consegna a questo signore che abbiamo sentito oggi qua.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Bagarella: Ora, sono ... poi sono ripassati.
Ora, con le dichiarazioni che ha fatto questo signore stamattina, ho avuto la certezza che lui si trova pure là. Io lo faccio presente.
PRESIDENTE: Che lui si trova a Sollicciano.
IMPUTATO Bagarella: Sì. Si trova a due celle distante da me.
PRESIDENTE: Beh, lo faremo presente. Se così è...
IMPUTATO Bagarella: No: o tolgono a lui o tolgono a me, signor Presidente.
PRESIDENTE: Va benissimo.
IMPUTATO Bagarella: Sono molto allergico io...
PRESIDENTE: Ho capito. Io non posso disporre...
IMPUTATO Bagarella: No...
PRESIDENTE: ... non posso disporre delle carceri. Però segnalerò...
IMPUTATO Bagarella: No, io lo...
PRESIDENTE: Segnalerò al direttore delle carceri che non sembra la cosa più opportuna.
IMPUTATO Bagarella: Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE: Volete farlo entrare?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ora basta, per favore.
Pubblico Ministero riprenda pure.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Brusca, mi riferisce, o meglio riferisce alla Corte, il contenuto di questa conversazione tra Gioè e Bellini alla quale lei assisté senza farsi vedere, e quindi senza che Bellini lo sapesse?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Allora, l'appuntamento tra...
PRESIDENTE: Il microfono più vicino, per favore. Più vicino.
IMPUTATO Brusca G.: C'era già l'appuntamento tra Bellini e Gioè, concordato prima.
Io, con anticipo, me ne vado - un quarto d'ora, venti minuti prima - me ne vado a casa di Gioè Antonino, che dovevo entrare con lui a casa sua, che salgo sopra e mi tolgo addirittura le scarpe perché, quando lui è arrivato, io mi trovavo in una stanza all'interno della casa. Quindi poi mi sono spostato e mi sono tolto le scarpe per non creare rumore e mi sono messo a pancia a terra per ascoltare quello che dicevano.
E cominciò il dialogo. Il dialogo nel senso: il Gioè, sempre in maniera molto riassuntiva, riprese tutto il discorso che avevano fatto nell'arco di due, tre mesi, quelli che sono stati; cioè riprendendo lo scambio dei quadri, cosa succedeva se le contrattazioni dietro... ogni volta, diciamo, che veniva recuperato un'opera d'arte succedeva lo scambio, nel senso che tutto non veniva trovato così facile, per questi fatti.
Al che il Bellini dice: 'ma, scusa, non abbiamo parlato di questi fatti? perché me li stai facendo ripetere?'. Dice: 'no, è per capirli meglio'.
E si andò a finire sulla torre di Pisa, però non posso dire chi dei due lo iniziò per primo. nel senso, dice: 'se la torre di Pisa va a finire... tu la fai saltare in aria, cioè gli vai a fare un attentato, Pisa finisce; nel senso che Pisa vive col turismo, tu distruggi la torre di Pisa e Pisa è finita'.
Quindi la torre di Pisa fu oggetto di discussione in quella serata, perché era di sera.
Si commentò sempre di questo fatto, nel senso il discorso delle siringhe, nel senso: se tu vai a infestare una spiaggia piena di siringhe tu distruggi la spiaggia di Rimini, quindi il turismo subisce un notevole colpo.
Tutte queste idee, tutto quello che si era discusso è stato ripetuto. Ripetuto a voce alta in modo che io potessi riuscire a capire.
Come ho detto poco fa, in questa discussione il Bellini si insospettì,
Tant'è vero che a Gioè ci fa: 'Nino, ma perché parli così forte? Tu non hai l'abitudine di parlare così forte'. Dice: 'no, no, parlo così forte per parlare a voce chiara, alta, e capire meglio quali sono i discorsi'. Perché ogni cosa che il Bellini diceva, lui la ripeteva in modo che io ascoltassi.
Perché il Gioè ha voluto che... perché certe volte io gli dicevo: 'ma com'è possibile questo fatto?'. Per quello che lui mi veniva a raccontare per me era una sorpresa. Cioè, dico: 'ma è possibile questo fatto? E' possibile quest'altro fatto?'.
E lui dice: 'te li faccio ascoltare con le tue stesse orecchie'.
Quindi, tutto quello che ho detto posso ripetere; più ci fu l'argomento della torre di Pisa, nel senso come obiettivo da colpire per distruggere il turismo e, avendo colpito la torre di Pisa, quindi l'Italia avrebbe avuto un'immagine negativa nei confronti di tutto il mondo, perché la torre di Pisa ce n'è una nel mondo e avrebbe subito un'offesa non indifferente. Quindi, dice: 'tu vai a capire quello che... in quale condizione tu metti lo Stato'.
Dopodiché, ogni volta, fra di noi questo fatto della torre di Pisa divenne... era argomento di paragone, di oggetto. E si parlava, per dire: come si dovrebbe fare, eventualmente, se si doveva fare, per poter andare a collocare o mettere l'esplosivo per poterlo fare. Siccome si diceva che c'erano dei guardiani, c'erano delle sorveglianze, discorsi però tutti fatti sui generis. Va be', a un dato punto tu prendi un ragazzino, fai finta che sia un ragazzino, prendi uno zainetto come quelli che i ragazzini vanno a scuola, te lo metti sulla spalla come se fossi un turista normale, tutto con il congegno preparato, lo vai a collocare in cima alla torre di Pisa... è già un fatto che poi sei in condizione di poter quanto meno sfregiarla, cioè già toccarla.
Ma, ripeto, non ci fu mai un momento per dire: facciamo questa attività. Però era sempre al centro dell'attenzione, cioè nei nostri discorsi. Frutto di quella riunione, cioè frutto di quel giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Fu una conversazione che in qualche modo arrivò a una conclusione, quella tra Bellini e Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: No, la conclusione fu che...
PUBBLICO MINISTERO: O fu una semplice rassegna di argomenti fatta così, un po' a titolo di sintesi?.
IMPUTATO Brusca G.: Una rassegna a titolo di sintesi sia per ascoltarlo io...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo l'abbiamo capito.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sia perché il discorso doveva continuare.
Credo che ancora il discorso non fu animato, ma fu dettagliato, nel senso di ripetere un po' tutto, perché io ascoltassi.
Credo che eravamo ancora nella fase che il no definitivo non l'avevamo avuto da parte del Bellini o chi per lui...
PUBBLICO MINISTERO: Su quei cinque nominativi?
IMPUTATO Brusca G.: Su quei cinque nominativi.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi l'argomento ancora era in trattativa: vediamo, non vediamo. Però essendo che Bellini era venuto in Sicilia e si doveva incontrare con il Gioè - e credo che fu una delle occasioni che gli abbiamo dato un chilo di droga per questo è venuto, di cocaina - all'occasione io ho ascoltato tutti questi fatti.
Poi il Gioè, incontrandosi più volte, cominciò... cioè, minacciava lui ma per minacciare a chi di competenza, quando ci cominciava ad essere le risposte per il no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene, quando si svolse questa conversazione si era ancora in una fase aperta...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, eravamo...
PUBBLICO MINISTERO: ... per quanto riguardava...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, era più che altro ancora una fase aperta. Cioè: l'incontro fu perché io ascoltassi con le mie orecchie i discorsi fatti tra il Gioè e il Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le debbo porre una domanda in maniera diretta, anche se mi pare che ieri lei abbia già fatto delle affermazioni che potrebbero essere un po' la risposta alla mia domanda. Ma, insomma, siccome non c'era una mia domanda, la debbo porre ora.
Almeno stando a quello che lei ha sentito con i suoi orecchi, perché una conversazione tra queste due persone che lei ha avuto modo di percepire, c'è stata.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il modo con il quale Bellini prospettava queste azioni criminali, una azione alla torre di Pisa, mi pare che abbia detto nuovamente la storia delle siringhe....
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, tutto. Si è riparlato un po' di tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era un modo che lei intese - perché qui veramente ho bisogno di sapere da lei che cosa ricorda lei circa quello che sentì - era un modo che equivaleva a una proposta fatta da questo signor Bellini al signor Gioè, o era una prospettazione di quello che sarebbe successo se fossero state compiute determinate azioni criminali?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, se ho capito...
PUBBLICO MINISTERO: Era una rappresentazione di quello che sarebbe successo al compimento di certe azioni criminali, o era una proposta, un invito, un suggerimento, una specifica indicazione di compiere determinate azioni criminali?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, ripeto, io forse sarò poco felice a spiegarmi. Vorrei... le spiego, la risposta gliela do a modo mio, sperando che sia esauriente.
Se il Bellini è venuto come mandante, nel senso fate questo, fate quell'altro: nella maniera più categorica no.
Che il Bellini: 'vi sconsiglio di fare questo, come proposta, fate questo che ottenete questo'. No, gliel'ho sempre detto.
I suggerimenti che a noi venivano dati, cioè, venivano poggiati su vassoio, cioè ce li dava come consigli di sua conoscenza: 'se fate questo succede questo'.
Non so se... Cioè, per me non è un mandante il Bellini, però, ripeto, come le ho detto in qualche volta, alla fine di tutto ci siamo sentiti giocati, cioè nel senso che Bellini è venuto in Sicilia per ottenere qualche cosa; involontariamente da parte nostra, cioè senza che lui mai ebbe a dire 'fate questo o fate quell'altro o fate questo crimine'.
Però i consigli, cioè i suggerimenti che lui ci dava noi tiravamo le nostre conclusioni.
Che poi noi pensavamo, dietro questi fatti, lui ritornava, essendo che era come suol dire un discorso a intesa. Per dire se il quadro è questo, la situazione è questa non so quello che può succedere, ma automaticamente lo Stato deve intervenire.
Ma, essendo che il canale era aperto con lui, automaticamente lui poteva dire a chi di competenza, per dire: io sono in condizione di poterlo fermare, o io so chi è stato, o io posso intervenire.
Questa era la nostra interpretazione.
PUBBLICO MINISTERO: Mi ripeta e mi spieghi ancora meglio proprio quest'ultimo passaggio della sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Lui poteva dire?
IMPUTATO Brusca G.: Nel senso...
PUBBLICO MINISTERO: Io so chi sono stati... Ecco, mi faccia capire, faccia capir per bene a tutti coloro che l'ascoltano questa sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Se veniva rubato il quadro, se venivano messe le siringhe, cioè se veniva fatta un'azione di quelle che noi abbiamo menzionato tante volte, o veniva fatto esplodere o posato l'esplosivo alla torre di Pisa, e i mass-media, cioè le cronache o le Forze di Polizia venivano a conoscenza, e lui ne veniva a conoscenza, o che chi manovrava a Bellini gli diceva: tu ne sai niente di questo fatto? Ripeto, noi non sapevamo quello che lui dall'altro lato com'erano i contatti. Noi pensavamo, per dire, tu ne sai niente di questo fatto? Tu ci puoi dare aiuto di questo fatto?
Perché gli dico questo? Perché noi volevamo dare il segnale che eravamo noi. Gli ho detto mille volte che non ci volevamo nascondere dietro al dito, sennò poi quale soluzione avremmo ottenuto?
E noi davamo il chiarimento, nel senso che essendo che noi i consigli, i suggerimenti ce li stai dando tu, per noi significa che... per noi non avevamo altri canali. Cioè, eri tu la persona che andava e venivi dalla Sicilia con questi fatti. Quindi tu potevi anticipare le Forze dell'Ordine e dire: se è successo questo, io posso individuare. Cioè o che lo avrebbero chiamato, o che lui dava...
PUBBLICO MINISTERO: Di iniziativa.
IMPUTATO Brusca G.: ... cioè andava dalle Forze dell'Ordine o dei Servizi Segreti, quello che era, per dire: io so chi ha commesso questo fatto, io so chi l'ha fatto.
Non so se sono stato chiaro.
O per lo meno, cioè, è in pericolo... perché noi pensavamo che lui anticipava, nel senso che ci sono questi suggerimenti, gli ho messo in testa questo fatto, cioè gli ho inculcato nella mente questo fatto. Non so se sono stato chiaro.
Quindi, se io mi dovevo macchiare la coscienza, nel senso che Bellini è venuto a darci ordini nella maniera più categorica no. Che io debbo dire che Bellini è stato quello che ci ha dato l'idea, l'iniziative sì.
Se si ricorda quando io le ho detto "suggerimenti", lei ha detto ... Si ricorda questa parola? Lei se la sta inventando. Poi le ho spiegato che per me Bellini non è mandante, o meglio: noi siamo caduti nella sua trappola.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, per completare...
PUBBLICO MINISTERO: ... lei pensava...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Lei pensava...
IMPUTATO Brusca G.: Per completare. Cioè, non c'era un patto stabilito tra noi e Bellini nel da farsi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene, lei si riprometteva di... lei, voi vi ripromettevate di utilizzare questa collocazione che Bellini si era dato, anche in relazione a queste situazioni che vi rappresentava - se succede questo la conseguenza è questa - per avere in Bellini una sorta di interlocutore con chi stava dietro Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Il mediatore.
PUBBLICO MINISTERO: Oh.
IMPUTATO Brusca G.: Il mediatore Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: O che qualcuno mandasse a chiamare Bellini per dire: ma tu sai chi c'è dietro a questi episodi, o che Bellini di sua iniziativa andasse da chi lo aveva mandato per dirgli: questi episodi vengono dalle persone con le quali ho preso contatto io.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, dall'altro all'altro lato del tavolo non sapevamo come si svolgevano i fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Noi andavamo tutti per... Io le posso dire al cento per cento come si svolgevano da quest'altro lato, come le ho spiegato poco fa.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, poco fa, ha adoprato un'espressione che ha ripetuto più volte per riferire le sue reazioni a certe confidenze, a certi racconti che le faceva Gioè. Mi pare abbia adoprato queste parole: "ma vero questo è, ma così stanno le cose?"
Allora, proprio agganciandomi a questa sua dichiarazione le faccio questa domanda: prima che comparisse sulla scena dei rapporti intrattenuti da Cosa Nostra - o per lo meno dalle persone di Cosa Nostra che lei conosce, che lei conosceva - si era mai pensato alla possibilità di compiere azioni criminali contro beni o in genere contro l'interesse dello Stato per l'integrità, la conservazione del patrimonio storico, del patrimonio artistico, del patrimonio architettonico?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, partendo dal primo omicidio eccellente che io ho fatto, e poi per quelli che sono stati fatti prima che io cominciassi a compiere degli omicidi eccellenti, cioè dal colonnello Russo in poi, e prima di me chi li aveva commessi - quindi vent'anni, trent'anni di storia - sono stati sempre uccisi uomini dello Stato: carabinieri, magistrati, poliziotti. Sempre uomini dello Stato, cioè uomini delle istituzioni.
Non avevo mai sentito parlare dalla mafia, cioè da mio padre, da Salvatore Riina, tutte le persone che conoscevo, di compiere attentati verso le opere d'arte, verso il patrimonio artistico dell'Italia. Cioè, hanno sempre eliminato l'avversario fisico. La prima volta che noi, per lo meno io vengo a conoscenza di questo tipo di attentati, di questo tipo di colpire questi... di questi fatti è questa la prima volta.
Le spiego subito il perché. Perché il Bellini insieme a Gioè dice: se tu vai a eliminare una persona, se ne leva una e ne metti un'altra. Se tu vai a eliminare un'opera d'arte, un fatto storico, non è che lo puoi andare a ricostruire, quindi lo Stato ci sta molto attento, quindi l'interesse è molto più della persona fisica.
E questo è un dato, un particolare che non ho detto, perché non è stato mai toccato.
Ma anche questo argomento ci spiegava il Bellini. Cioè, se tu vai a eliminare una persona fisica, leva quello e ne metti un altro. Non hai risolto niente.
Al contrario della mentalità di Cosa Nostra, perché noi gli obiettivi da eliminare erano sempre le persone fisiche. Nel '92 c'era Martelli, c'era il dottor Pietro Grasso, c'era Vizzini, c'era Mannino, c'era tutta una serie di personaggi, per quelli che io conoscevo, marzo '92, le decisioni sono del marzo '92. Marzo '92 non si è parlato di andare a toccare né la torre di Pisa, né gli Uffizi, né Milano, né Roma. Mai di questo fatto.
Comincia a venire nella nostra mente, per quello che sono le mie conoscenze, frutto di queste conversazioni con Bellini.
Prima d'ora, che io conosco la storia, la mafia ha eliminato sempre i suoi obiettivi fisici. Mai strutture.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per quanto lei ne sa, nelle conversazioni tra Bellini e Gioè fu mai affrontato l'argomento dei fatti di strage che avvennero prima a Capaci e poi in via D'Amelio?
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì, si sia affrontato, ma in maniera sempre tipo dialogo, cioè senza scendere mai nel campo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Non capisco.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, nel campo nel senso che Bellini, per quello che sono le mie conoscenze dettemi al Gioè, toccando l'argomento Falcone veniva a dire: voi di Cosa Nostra avete fatto, avete detto... Cioè, ma parlando in generale.
Cioè, i discorsi che noi - gli ho spiegato poco fa - si parlava di un fatto, però senza dire: tu nei sai parlare, tu non ne sai parlare.
Noi si parlava come fatto in generale per dire: hai eliminato il tuo nemico, però domani ne spunta un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Però senza che Bellini si permetteva mai di dire: la mafia ha fatto questo, la mafia ha fatto quell'altro.
Anche perché Gioè non gli dava lo spazio di potergli dire una cosa del genere, perché l'avrebbe mandato subito a quel paese, per la persona di Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Nella conversazione che lei ascoltò, vi furono degli accenni a questi due fatti di strage?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non me lo ricordo, ma non sono neanche in condizione di escluderlo.
Le cose che mi sono rimaste di più sono state, ripeto, le reazioni, la torre di Pisa... questi fatti. Però non sono in condizione né di smentirla e neanche di confermarla se si parlò anche di questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei ha detto, e lo ha ripetuto anche poco fa, che Cosa Nostra, per quanto è nelle sue conoscenze, non era nemmeno mai stata sfiorata dall'idea che si potessero compiere con dei risultati azioni criminali contro il patrimonio storico, artistico dello Stato, prima che si verificasse questa vicenda Bellini, lei ha anche detto che quindi è per effetto e per conseguenza di questa vicenda che si è verificato poi una certa campagna criminale, io le chiedo: esiste, lei ha ipotizzato, è ipotizzabile, secondo le sue conoscenze e secondo il suo modo di interpretare i fatti, ma non oggi, il modo di interpretare fatti all'epoca...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Esiste un qualche analogo rapporto tra la vicenda Bellini e i fatti di strage del '92?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, spero di avere capito bene...
PUBBLICO MINISTERO: Se vuole gliela riformulo.
Lei ha detto: fra gli attentati alle opera d'arte, agli Uffizi come altrove, e la vicenda Bellini c'è questo punto di collegamento.
Prima che arrivasse Bellini a Altofonte, a parlare con Gioè, per quanto io ne so Cosa Nostra non aveva mai pensato di colpire lo Stato in questo modo.
IMPUTATO Brusca G.: Ci sono i fatti che lo dimostrano.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E allora lei una relazione tra la vicenda Bellini e i fatti di cui si occupa questo processo la vede, la vedeva all'epoca, e ci spiega il perché di questa sua valutazione.
Io le chiedo: una qualche relazione lei l'ha mai intravista tra la vicenda Bellini e i fatti del '92? Questa volta le stragi palermitane.
IMPUTATO Brusca G.: Per me sono due cose completamente distinte e separate.
Cioè le stragi del '92, le ho detto pure che Salvatore Riina avrebbe avuto una trattativa con lo Stato, o prima o dopo. Paradossalmente, quali siano stati i risultati, Falcone e Borsellino venivano eliminati comunque, ma non nel '92, ma bensì già da vecchia data.
Gli altri obiettivi... erano l'ago della bilancia, per future, eventuali trattative.
La vicenda Bellini, per come già le ho spiegato, assieme a me assisteva anche Bagarella e quindi Bagarella era a conoscenza di tutto e per tutto.
Dopo c'è il fermo per le stragi, per le trattative del cosiddetto papello. A un dato punto, dopo l'arresto di Riina, c'è una riunione che faccio io, Bagarella, Giuseppe Graviano, Messina Denaro Matteo e Gioè Antonino nella casa che abbiamo visto in foto e si parlò dell'attentato a Costanzo e di cominciare a fare quei progetti frutto di discorsi tra Bellini e il Gioè.
E quindi si va avanti sotto questo quadro.
Automaticamente io capisco che il Messina Matteo Denaro, essendo competente in materia, intravede pure l'obiettivo, quindi non è che è una persona qualunque, è una persona che conosceva l'arte conosceva i fatti, suo padre ne era a conoscenza; anche lui ha forse qualche traffico, se l'è fatto anche lui, cioè vendere qualche oggetto, che si mostrò competente, tant'è vero che io tramite lui avevo avuto dei pezzi da recuperare... e che si doveva cominciare, io stavo cominciando a provvedere per le siringhe, stavo cominciando a programmare un altro tipo di lavoro.
Il discorso di Costanzo, che io mandai Gioè a Catania per vedere come...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Brusca, perché mi sta portando in questa... Io avevo fatto una domanda diversa. Cioè le avevo chiesto se c'erano punti di contatto fra la vicenda Bellini e la vicenda delle stragi di Palermo nel '92.
IMPUTATO Brusca G.: Per me no. Per me no. Cioè, sono due cose completamente distinte e separate.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, senta...
IMPUTATO Brusca G.: Per le mie conoscenze...
PUBBLICO MINISTERO: Certo, io sempre alle sue conoscenze le chiedo di attingere.
Qualche altro elemento per completare questa vicenda. Allora, lei ha spiegato di essersi rivolto, lo stava ripetendo ora, a Matteo Messina Denaro.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per avere la possibilità di avviare, su una base concreta, una trattativa che valesse a fare ottenere dei miglioramenti alla situazione carceraria di suo padre.
Allora, lei ha spiegato, il padre di Messina Denaro esperto nel ramo, forse, ha detto, conosceva l'arte anche il figlio.
IMPUTATO Brusca G.: La conosceva sì. La conosce perché...
PUBBLICO MINISTERO: In concreto poi, Messina Denaro, un qualche aiuto è riuscito a darlo, qualche cosa ha fatto per lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mi ha fatto avere la foto di un animale, un cane, che gli mancava la testa, ma era di notevole importanza. E poi mi ha fatto mettere in contatto con un amico suo di Castelvetrano, l'incontro avvenne nella gioielleria di Geraci Francesco, il collaborante, che mi doveva fare avere un'anfora, che si parlava addirittura di spendere un miliardo. E io non ho esitato a spendere un miliardo, pure di tirare fuori mio padre dal carcere.
Solo che poi anche questa trattativa... cioè la foto del cane io l'ho avuta e l'ho consegnata, sempre a Gioè e Gioè al Bellini; quella dell'anfora onestamente non mi ricordo se l'ho avuta o non l'ho avuta. Comunque il discorso ci fu.
L'ho vista e non so se le foto me l'hanno... me le sono prese, o sono rimasti... ancora si doveva trattare. Solo che poi questa trattativa si arenò, cioè non mi ricordo onestamente per quale motivo si arenò. Perché poi ci fu il fermo, si perse tempo, che in secondo tempo ci fu anche il no per Bernardo Brusca e per Giuseppe Giacomo Gambino... Cioè, Giuseppe Giacomino non c'entra più, solo per mio padre.
Ci fu qualche inghippo che si fermò anche questa trattativa momentanea.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Visto che si parla di fotografie. Per quanto riguarda quelle foto che aveva portato Bellini, il famoso mazzo di foto che stava nella busta, eccetera, eccetera.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che alla fine andarono distrutte poi a distanza di tempo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le ho distrutti l'hanno dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma fisicamente, materialmente chi è che ne aveva la custodia? Lei, Gioè, chi altri?
IMPUTATO Brusca G.: Prima Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Poi queste foto sono andate a finire a Castellammare, perché io mi sono trasferito a Castellammare per un periodo di latitanza.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Li ha avuto Gioacchino Calabrò. E quando poi venne arrestato Gioè, dice: 'ci sono ancora quelle cose conservate, che cosa ne devo fare?' Le abbiamo prese e le abbiamo bruciate. Quelle dove gli ho detto che c'era la busta gialla o arancione, con un nome di un... credo maresciallo dei Carabinieri, o qualcosa del genere, scritto sopra, che io non mi ricordo il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Le opere d'arte che le poteva procurare Messina Denaro, lei si ricorda se erano opere d'arte immediatamente disponibili, che si trovavano in Sicilia, a Castelvetrano? O se era diversa la situazione di queste opere d'arte?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ecco, la perdita di tempo, l'inghippo dove fu. Cioè, la fotografia dell'animale, che era un cane, non so che cosa era, l'ho ricevuta quasi subito. Invece l'anfora, che doveva rientrare dall'estero, si è perso un po' di tempo per questo motivo. Che si trovava credo in Austria, o in Svizzera, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, se io capisco bene, il programma era di rimettere in mano a Bellini, tramite Gioè, delle nuove fotografie.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Che non erano le foto, quelle consegnate precedentemente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma che lei sappia, questa sua idea quindi di abbandonare tutta la vecchia trattativa e di rilanciare una nuova trattativa solo per un nominativo, ripeto, che lei sappia, è stata rappresentata a Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ci stavamo interessando solo per Bernardo Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: No, ho capito. Ma a... Che questa fosse la sua idea, è chiaro. Che lei si stesse organizzando per realizzarlo, è altrettanto chiaro.
Non ho capito se a Bellini fu detto: 'guarda, allora riapriremo un discorso nuovo, che riguarda solamente una persona delle cinque'.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, sì. E' stato rappresentato che si doveva trattare solo per Bernardo Brusca, visto che già la risposta era positiva, per la prima fase.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che c'era già un'apertura...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... nella prima fase e allora si proseguiva...
IMPUTATO Brusca G.: Perfettamente. No, no, a Bellini gli è stato detto. Sono state consegnate anche le foto: quelle del cane sicuramente.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti...
IMPUTATO Brusca G.: Del cane... dell'animale.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, ecco, quello senza testa.
IMPUTATO Brusca G.: Quello senza testa, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: E ormai, come epoca storica, dove siamo arrivati?
IMPUTATO Brusca G.: Settembre-ottobre. Ancora era estate, comunque settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, mettiamo a punto ancora un paio di particolari. Quanto alla storia di questa cocaina da fornire a... che poi lei ha detto è stata effettivamente fornita a Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva qualche cosa di particolare questa cocaina?
IMPUTATO Brusca G.: Questa cocaina aveva un problema. Che faceva - che io, anche se sono stato imputato, ci ho trafficato, ma non ne capisco niente - faceva puzza di cherosene. Quindi chi l'aveva...
PUBBLICO MINISTERO: Lavorata.
IMPUTATO Brusca G.: ... lavorata, l'aveva lavorata forse col cherosene o con qualcosa di chimico. E lui consigliava al Gioè come potere lavorarla per togliere questo odore. E gli ha consigliato di lavarla con quello che si usa per l'anestetico, il...
PUBBLICO MINISTERO: L'etere?
IMPUTATO Brusca G.: L'etere.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Nell'ambito dei rapporti tra Bellini e Gioè, c'è rientrato qualche cosa... opere d'arte, cocaina, documenti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. L'ultimo fatto che io mi ricordo con Bellini. A un dato punto il Bellini gli dà - anche su questo fatto noi abbiamo intravisto un'altra mossa, un'altra manovra - ci dà due documenti: un passaporto, intestato a un albergatore, diceva lui, un albergatore credo della Puglia, un barese se non ricordo male, e una tessera.
PUBBLICO MINISTERO: Una tessera si intende carta di identità?
IMPUTATO Brusca G.: Carta di identità. Cioè, tessera, carta d'identità intestata a lui, dove c'è scritto "Non valida per l'espatrio". E chiedeva di far togliere questo "Non valida per l'espatrio", cioè fare cancellare questo "Non valida per l'espatrio" e di fare cambiare, che aveva lasciato la foto sua...
PUBBLICO MINISTERO: Sul passaporto...
IMPUTATO Brusca G.: ... sul passaporto dell'amico suo.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Al che dico: ma scusa, lui con tutte le sue conoscenze, con tutti i suoi agganci, che bisogno ha di venire da noi a fare questa manovra? Può darsi vuole vedere se noi siamo in condizione di potere avere qualche falsario o qualche altra cosa. Siccome noi qualche possibilità l'avevamo, tramite Peppe Ferro - uomo d'onore, rappresentante, capomandamento di Alcamo - dissi continuiamo, vediamo dove vuole arrivare, ma senza però impegni, senza nessun entusiasmo. Tanto si trattava di far cancellare solo "Non valida per l'espatrio" e di fare cambiare questa foto. Perché sui nuovi passaporti c'è la velina sulla foto, c'era da togliere, rimettere la foto e ricalcare questa velina, che era un fatto delicato.
Quindi noi pensavamo, dico: 'se questo qua pensa, dice un'organizzazione così non hanno la possibilità di fare la documentazione falsa'. Allora, per dimostrare che noi avevamo la possibilità, gliel'abbiamo data. E nello stesso tempo fare credere a lui, che credevamo a lui, che lui si presentava come uomo che stava favorendo noi.
PUBBLICO MINISTERO: E non con secondi fini, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: E non con secondi fini. Lui si presentava sotto questo punto di vista. Va be', e l'assecondavamo. Tant'è vero che poi questi documenti sono rimasti in mano mia, Gioè venne arrestato e io, tramite Mario Gioè, ho cercato di mettermi in contatto con il Bellini, sia per consegnargli i documenti che non avevo potuto fare niente, perché poi volevo tagliare... non volevo tagliare. Cioè, gli volevo dare i documenti e nello stesso tempo volevo i soldi della cocaina che lui si era preso, che erano 80 milioni.
Solo che io non sono riuscito a trovare più al Bellini, né telefonicamente, né di presenza, perché né il Gioè e né Salvatore Bendevenne (?) che erano assieme, sono riuscito a trovare Bellini a casa, perché ci sono andati pure a casa.
A un dato punto ho preso i documenti, se non ricordo male, li abbiamo imbucati in un bucalettere in maniera, dissi, come se sono stati dispersi e ci arrivano. Non so se poi ci hanno arrivato o non ci hanno arrivato, questo non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io ho inteso bene, la decisione di corrispondere a questa richiesta di Bellini, secondo il suo modo di gestire la situazione, equivaleva a dare a Bellini la dimostrazione che vi fidavate di lui.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo...
IMPUTATO Brusca G.: In base a quello che lui diceva. Che lui si presentava come amico nostro, cioè amico... stava facendo i favori a noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma con tutto ciò, se io sempre ho capito bene, vi aveva insospettito il fatto che uno che veniva da certi ambienti, o aveva alle spalle determinati ambienti, non sapesse come risolvere il problema di far togliere un...
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, qualsiasi parola che Bellini diceva, noi la pesavamo, la valutavamo, gli guardavamo intorno, sempre sotto qualsiasi aspetto. Però poi alla fine, siccome l'unica persona che poteva essere coinvolta era solo Gioè, Gioè consapevole di quello che stava facendo...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè l'unica persona che correva rischi.
IMPUTATO Brusca G.: L'unica persona che correva rischi era solo Gioè. Gioè più di una volta mi dice: 'me la vedo io, non ci sono problemi'. E si andava avanti sotto questo profilo.
Gli facciamo il favore, in maniera che lui capisce che noi siamo con lui, capisce che noi abbiamo anche la possibilità di potere fare documenti falsi, o passaporti, o quello che sia. Solo che poi, come gli ho detto, Gioè è stato arrestato e quindi io ho tagliato i ponti su tutti.
Cioè Gioè manda a dire il fatto di non fare l'attentato a Costanzo, quindi io taglio un po' tutti i ponti. E gli voglio consegnare passaporto e tessera, essendo che il Gioè non c'era più e fargli capire che se non c'era Gioè, non c'era più nessun contatto. Cioè, volevo tagliare.
Però nello stesso tempo mi diceva che suo fratello voleva i soldi della cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: In questa...
IMPUTATO Brusca G.: No i soldi della cocaina. Cioè: 'tu devi dare i soldi a mio fratello, dammeli'. Perché a Mario Gioè non l'ho voluto coinvolgere di niente e per niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in questa lunga vicenda c'è entrato di mezzo - non ho altro sistema che porre la domanda, spero che nessuno dei difensori pensi che è una domanda suggestiva - c'è mai entrato di mezzo la storia di un binocolo all'infrarosso?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io glielo stavo dicendo poco fa, solo che poi...
A un dato punto poi lui porta un binocolo a raggi infrarossi e che poi noi abbiamo capito che lui l'avrebbe comprato forse da qualche marocchino o qualcuno. Perché poi noi l'abbiamo ritrovato ugualmente e l'abbiamo regalato. Però quello che Bellini ci ha dato dovrebbe essere nel covo di, in Contrada Giambascio, dove sono stati trovati tutto l'arsenale per conto mio.
PUBBLICO MINISTERO: Che lei sappia, Bellini e Gioè si sono mai incontrati alla cava Buttitta?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. L'incontro alla cava Buttitta viene dopo la collaborazione di Marchese Giuseppe, in quanto già il Gioè è braccato dalle Forze di Polizia, quindi non va più ad Altofonte, ma comincia a girare con certe precauzioni e sceglie i posti dove lui non può essere individuato. E fanno l'appuntamento alla cava Buttitta.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi - non solo alla Corte, ma anche a me - tra Altofonte e la cava Buttitta, c'è molta distanza? Siamo in altro territorio?
IMPUTATO Brusca G.: No, siamo sempre sul territorio Altofonte: quattro, cinque, sei, sette chilometri, ma non più di tanto. Da quattro-cinque chilometri. Cioè, che si trova sulla statale da Altofonte che va a Piana degli Albanesi e precisamente si trova, in linea d'aria, a 500, un chilometro dalla casa di Mario Santo Di Matteo in Contrada Rabbottone (?).
PUBBLICO MINISTERO: Lei ci ha spiegato che, in un certo periodo, i rapporti tra Bellini e Gioè erano anche frequenti, cioè che si vedevano ripetutamente.
Questi incontri, per quanto lei ricorda, si svolgevano perché era Bellini che li chiedeva e quindi contattava Gioè e diceva: 'guarda, fra tre giorni vengo a trovarti, sono in Sicilia, ci sei'? Ovvero, era anche Gioè che suscitava, sollecitava questi incontri con Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: No, le sollecitazioni da parte di Gioè diventarono di più quando il Bellini doveva dare i soldi: 'la settimana prossima scendo'. Ci sentivamo un po' presi in giro, ma per i soldi della cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì
IMPUTATO Brusca G.: Perché per il discorso dei quadri lui si trincerava: 'vedi non mi hanno dato risposta, mi hanno dato risposta', quindi non possiamo pressare più di tanto. Anche se, sempre se con la cocaina noi pensavamo che addirittura lui aveva i soldi dallo Stato e ce li dava.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Tanto è vero che i soldi che lui ci dava, non è che subito li spendevamo. Stavamo attenti perché potevano essere segnalati. Avevamo tanti sospetti. Prendevamo pure le precauzioni dei soldi che lui ci dava.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di fatto denaro ve ne ha mai consegnato?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, lui il primo chilo ce lo pagò, a 15, a 10, a 20 milioni, a volte in tre o quattro rate pagò il primo chilo di cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma, a quello che capisco, poi Gioè non riuscì a farsi pagare il secondo chilo?
IMPUTATO Brusca G.: No, non riuscì a farsi pagare il secondo chilo perché venne arrestato. Ma ci fu un momento che il Gioè aveva perso le staffe e lo minacciò di brutto, ma per la cocaina, cioè per i soldi che lui doveva dargli: 'sto venendo, domani mattina parola d'onore'.
E Gioè gli ha detto: 'vedi che con la tua parola d'onore io ci gioco a scopa, perlomeno mi lavo...' perché Gioè li aveva questi scatti di impulsività.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo vuol dire che Bellini a un certo punto cominciava a non farsi trovare più da Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Non si faceva trovare, ma per la cocaina, non per i contatti dei quadri, o per quello che era lo scambio delle opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: 'Sto venendo, la settimana prossima, sto arrivando'. E Gioè si incavolò, a dire: 'ma chi mi prende in giro? Chi...'
E infatti anche qui abbiamo cominciato a dire: 'va be', sei poco serio, sei poco...' cioè, cominciavamo a pensare di non averci più a che fare.
Però siamo a giorni, settimane prima che Gioè venisse arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sembrerebbe, almeno ne è stato parlato in quest'aula, che tra Bellini e Gioè ci fosse un appuntamento proprio per il penultimo giorno dell'anno del 1992. Un appuntamento questa volta a Palermo al Motel Agip, o nelle vicinanze del Motel Agip. A lei risulta una circostanza di questo genere?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Ripeto, poi gli appuntamenti non si sono fatti più ad Altofonte, cioè al distributore di benzina che il Gioè aveva. Ma si facevano a Palermo, ad Altofonte. Per non andare ad Altofonte, perché il Gioè era già sotto osservazione, cioè sotto controllo di Forze di Polizia e quindi si vedevano dove loro avevano gli appuntamenti, dove loro...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei di questo appuntamento di cui io sto parlando, le risulta che poi andò a vuoto perché Bellini si presentò e invece Gioè non si presentò all'incontro?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè, guardi... Gioè per non prese... per quello che io lo conosco, per non presentarsi agli appuntamenti, o agli incontri, lo dovevano arrestare, o doveva essere con tutte le gambe rotte. Ma con tutte le gambe rotte avrebbe trovato il sistema per andare all'appuntamento. Cioè, sotto questo punto di vista è stravagante, ma precisissimo sotto ogni punto di vista. Anzi, anticipava sempre negli appuntamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Si presentava insomma più che puntuale.
IMPUTATO Brusca G.: Sempre. Anticipava sempre. Non mancava mai a qualche appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, avete mai considerato la possibilità, o l'opportunità di andare a verificare se era vero quello che aveva Bellini detto fin dall'inizio e cioè che aveva da recuperare crediti da una parte, dall'altra, da quell'altra ancora, in una città?
IMPUTATO Brusca G.: A un dato punto noi, per verificare... questo siamo un po' all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Per verificare quello che lui diceva, ma anche qui abbiamo... se lui viene vuol dire che sarà vero. Parlando di recupero crediti, non recupero crediti, dice: 'se mi date una mano d'aiuto io sono a disposizione, di qua, di là, a destra, a sinistra, l'utile ce lo dividiamo'. Al che, a Gioè viene e dice: 'mi ha fatto questo tipo di proposta, al che valutiamo...'
'Va be', fatteli dare', questo fatto. Che era un debito che lui doveva incassare a Catania. A un dato punto: 'fatteli dare, anche per vedere se questa ditta esiste, questa ditta chi è, chi non è'. Anche se noi pensavamo che l'avremmo trovata, perché se lui si poteva appoggiare su fatti concreti.
PUBBLICO MINISTERO: O se era una messinscena.
IMPUTATO Brusca G.: Dico, noi volevamo vedere. Ma no perché ci interessavano i soldi, ma per vedere realmente se questa ditta aveva fondamento o no. E ce li siamo fatti dare.
Ci siamo interessati con i catanesi, ci ha detto che è una persona che non potevano avvicinare e abbiamo subito tagliato, non siamo... non è possibile e subito abbiamo tagliato i rapporti.
Abbiamo pensato pure che può darsi che questa ditta, che si trova in Sicilia, sia creata ad hoc per la copertura, quindi di fiducia, dei Servizi Segreti. Cioè, noi mettevamo sempre la struttura dei Servizi Segreti, quindi un punto di appoggio a Catania. Quindi, se poi che la troviamo, sarà coperta da questa struttura.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei ha mai avuto notizia del fatto se qualcuno, in concreto - non come discorso così, programmatico, ma in concreto - qualcuno intendo dire riconducibile a Cosa Nostra eh, è ovvio, ha mai pensato di andare, adopro un'espressione e la Corte mi scuserà, a rompere le corna a Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: No, mai. Dopo che fu... che non siamo stati più in condizione di poterlo ritrovare e proprio per non... ho preferito perdere i soldi, non avere più contatto perché mi spaventava di rovinare Mario Gioè, visto che una volta, due volte non siamo stati più in condizione di trovarlo, dicevo: 'Mario taglia, non ne parliamo più, non se ne parla più, è finito', cioè ci siamo dimenticati il Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: A lei risulta se Gioè lasciò scritta una lettera che menzionava anche il rapporto con Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Io, quando ci fu il suicidio di Gioè, per un attimo pensai alla fine di Sindona, cioè nel senso che gli hanno fatto fare la fine di Sindona, dell'altro che ho menzionato poco fa.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che era un suicidio finto. Pensò che fosse un suicidio finto.
IMPUTATO Brusca G.: Un suicidio finto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che...
IMPUTATO Brusca G.: Però gli ho detto... Mi è passato per la mente, però gli ho detto che... le ho detto sempre che non credevo al suicidio finto in quanto Gioè, per il suo modo di pensare, per la sua estrosità, che si ispirava a un fatto che io, me lo raccontava lui, quelli che si mettevano la capsula di veleno in bocca, quando si vedeva costretto, cioè schiacciava e si ... E quindi moriva.
Quindi nella sua mente già viaggiava questa idea del suicidio.
Al che, come gli ho detto, lui manda a dire che gli fanno la proposta di collaborare, non collaborare, talmente è espansivo, chiamiamolo pazzo, che gli dicono: 'se lei vuole collaborare, vuole parlare con il dottor De Gennaro'.
E lui dice: 'datemi una pistola che io ci parlo'.
Quindi mai e poi mai io pensavo che il Gioè né avrebbe collaborato e neanche l'avrebbero suicidato.
Poi, secondo me, lui ha capito che il Di Matteo e il La Barbera stavano cominciando a collaborare, o perlomeno aveva intuito qualche cosa, che si trovava a Roma, a Rebibbia insieme - La Barbera e il Gioè - quindi lui capisce che c'è qualcosa che non va, per la nostra ricostruzione e per la mentalità dello Gioè. E siccome il La Barbera era un po' messo fuori famiglia e fu... no fuori famiglia, un po' posteggiato. E quello che fece rientrare a La Barbera nel giro fu Gioè e non, per come... non perché smentire il La Barbera, per carità di Dio. Perché il La Barbera dice che ci andò il Bagarella a fargli visita a casa e da quel momento in poi fu rimesso in gioco. Ma bensì fu rimesso in gioco dai rapporti tra me e Gioè. Essendo che da me e il Gioè il La Barbera fu rimesso in gioco.
Essendo che è stato lui a rimettere in gioco La Barbera, lui sentendosi in colpa...
PUBBLICO MINISTERO: Perché aveva ipotizzato che La Barbera potesse collaborare, questo sta dicendo?
IMPUTATO Brusca G.: C'era qualche cosa che non andava, quindi si suicidò.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: E ha scritto una lettera alle Autorità, ai familiari, non so a chi l'ha scritto. Io di questa lettera purtroppo non sono venuto mai a conoscenza, tranne quei pezzettini sui giornali.
Poi, quando me l'avete letta, prima un pezzo e gli avevo dato un'interpretazione. Però quando poi me l'avete letta tutta, io gli do l'interpretazione che il Gioè gli dà la stessa interpretazione nostra. Nel senso che: 'andate a cercare Bellini, perché tutto questo guaio viene Bellini'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Perché l'ispirazione era Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Questo l'ho capito.
Ma quando si dice "questo guaio", riferito a che cosa?
IMPUTATO Brusca G.: Guaio nel senso che Cosa Nostra aveva combinato tanti guai, nel senso che aveva fatto gli attentati, aveva creato qualche attentato, già c'era stato l'attentato a Costanzo. Gioè capì subito da dove potevano venire i discorsi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma mi scusi tanto. Tra Bellini e Costanzo che rapporto c'è? Tra Bellini e Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: No, tra Bellini e Costanzo. Costanzo... era successo l'attentato a Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Gioè ripeto, è una persona intuitiva. Non mi ricordo se già erano successi gli attentati contro le opere d'arte, non glielo so...
PUBBLICO MINISTERO: Io le posso dire di sì.
IMPUTATO Brusca G.: Oh. Il Gioè intuendo i discorsi, capisce che lui si sente responsabile. Si sente responsabile e individua in Bellini l'ispiratore di quello che stava succedendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che io conosco al Gioè. Perché l'ho conosciuto io... con Gioè, a parte che lo conoscevo, ma ci ho vissuto due anni, due anni e mezzo, proprio contatto fisico giorno per giorno e valutavamo ogni parola. Io mi ci confidavo perché ripeto, era stravagante e quando si metteva a parlare non la finiva più. Però di un'intuizione, di un'intelligenza non indifferente.
Tant'è vero che le intercettazioni di via Ughetti sono state fatte perché lui si metteva a parlare e non...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sulla base della conoscenza personale, che a quanto ben si comprende durava da anni, tra lei e Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, due anni stretto, proprio...
PUBBLICO MINISTERO: E poi, sì, un rapporto anche intenso sul piano personale.
Lei attribuisce a quell'accenno che nella lettera di Gioè è chiaro in relazione alla persona di Bellini, attribuisce l'intendimento di Gioè di indicare Bellini come il soggetto che stava a monte di tutta questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, un paragone. Se non sarei in un'aula di Giustizia e dovrei fornire le prove di potere dimostrare questo e ragionando con la mentalità di Cosa Nostra, ci sarebbe la possibilità di poter uccidere Bellini, Bellini sarebbe morto, perché è stato responsabile di tutto questo fatto. Cioè, bastava questa parola, che Gioè mandava a dire questa parola, per noi potere capire tutto.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, però sulla base sempre della conoscenza stretta che lei aveva con Gioè, l'indicazione che Gioè dava sul conto di Bellini, come, ripeto, figura che stava sulla linea di partenza di tutta la vicenda degli attentati, abbia pazienza, nello stesso tempo finiva per dare agli investigatori la possibilità di identificare anche le persone con le quali Bellini aveva avuto contatti.
IMPUTATO Brusca G.: Certo. Ma colpiva l'altro lato... ci colpiva gli uomini dello Stato, non colpiva Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: E perché no? Non lo capisco questo.
IMPUTATO Brusca G.: Da questo lato, Gioè mica ha fatto nomi né di Giovanni Brusca, né nome di La Barbera, non ha fatto nomi... Ma io gliel'ho detto, ma inizialmente ci si poteva individuare... non c'era bisogno della lettera, chiedo scusa.
Chi dava l'indicazione sapeva che Gioè era mandamento di San Giuseppe Jato, quindi sapeva Gioè a chi apparteneva. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
IMPUTATO Brusca G.: Però rimaneva Bellini-Gioè.
Chi conosceva la situazione di Bellini dall'altro lato e si voleva fare giustizia, si voleva fare chiarezza, si poteva individuare. Cioè, io così la interpreto.
Da questo atto rimanevano ipotesi, non c'era un minimo di prova.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei ha mai pensato di utilizzare in qualche maniera specifica Bellini per ottenere i risultati che si era proposto, specificamente per l'episodio di Boboli?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, cioè a dire: ha mai pensato all'episodio di Boboli verificatosi: ora mando tizio - Gioè era ancora in libertà - a cercare Bellini perché faccia questo o quest'altro, o telefoni, o si informi, ci racconti, ci illustri?
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Noi non abbiamo detto a Bellini: abbiamo fatto questo.
Noi aspettavamo che la notizia uscisse fuori, o chi di competenza dall'altro lato conosceva che mandavano loro da noi per cominciare a trattare. Ma oltre che non è uscita la notizia fuori, cioè la cosa è rimasta bloccata, non se n'è avuta notizia né di cronaca né di stampa, di nessuna natura, al Bellini, che io ricordi, non ce ne abbiamo mai parlato.
Tranne che se ce ne parlò Gioè non glielo so dire. Ma non credo che Gioè gliene abbia parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ritenne che la cosa migliore da fare era restare in attesa...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che si muovesse qualcosa dall'altra parte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Mi pare di averle chiesto ieri se l'episodio di Boboli rimase isolato, come azione concretamente eseguita. E mi pare che lei mi abbia già risposto dicendo: sì, è l'unico episodio che rientrava nella linea di azione, la linea strategica che...
IMPUTATO Brusca G.: Dove io mi sento responsabile, cioè che io sono a conoscenza del fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io ho bisogno di capire ancora qualche cosa.
All'epoca in cui si verifica l'episodio di Boboli lei si ripromette ancora di fare, di ottenere determinati risultati, eventualmente - eventualmente - utilizzando Bellini. E' esatto questo? Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Quando viene fatto la bomba a mano, cioè i proiettili...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... di artiglieria, poi messo nel Giardino di Boboli, da qui già era, poteva essere un'iniziativa per cominciare a trattare con Bellini per cominciare a vedere un po' il quadro della situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a questa epoca, quella trattativa che lei portava avanti negli interessi esclusivamente di suo padre Bernardo, in che situazione era?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che siano interrotti. Credo siano interrotti, perché io ho avuto l'appuntamento con Messina Denaro Matteo prima, a Castelvetrano, non avevo avuto ancora il pezzo da potere mandare...
PUBBLICO MINISTERO: Proporre.
IMPUTATO Brusca G.: ... da proporre; nel frattempo però già era successo Pianosa e l'Asinara, quindi il discorso di mio padre si era arenato, quindi si era bloccato, però va avanti per cominciare gli attentati, l'intimidazione con questo piccolo fatto, per poi proseguire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. L'altro aspetto del problema che ho bisogno di capire è questo: nel portare avanti la sua trattativa nell'interesse esclusivo di suo padre, lei ha detto che aveva informato Riina, che le aveva dato l'autorizzazione.
Ecco, ma non siamo nello stesso periodo in cui Riina coltiva la sua trattativa?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Riina già siamo nel periodo in cui lui tratta per i fatti suoi.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Ma fu preso in considerazione - da lei o da Riina eventualmente, o da Bagarella, se di queste cose, come apprendiamo, era al corrente - fu presa in considerazione la possibilità che le due trattative fossero in qualche modo in contrasto o potessero non armonizzarsi tra di loro?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, oggi le posso dire tante cose, ma allora - allora - io camminavo per una strada e Riina ne aveva un'altra.
Io non sapevo quella di Riina, Riina sapeva quella mia. Però Riina sapeva Bellini, Servizi Segreti, questo personaggio strano, quindi non è che sapeva tutti i retroscena Bellini. Come d'altronde non lo sapevamo noi; noi avevamo sospetti.
Le posso dire parole da Salvatore Riina, cioè nel momento in cui io gli chiedo che si dice, che non si dice per la trattativa del papello - e credo che nessun collaborante fino alla giornata abbia parlato di una cosa del genere - mi dice pure, dice: 'mi vogliono portare a 'sto BOSSI, ma è un pazzo, non ci voglio avere a che fare'.
Cioè, a livello politico ancora non aveva trovato nessun aggancio.
Quindi io intuisco che politicamente non c'è nessun aggancio - e siamo ancora nel '92, Forza Italia non esisteva nella maniera più categorica - bene o male il nostro obiettivo l'avevamo raggiunto con l'eliminazione del dottor Falcone, in quanto l'onorevole senatore a vita Andreo... dottor, senatore a vita Giulio Andreotti non venne Presidente della Repubblica, perché si parlava che doveva andare a fare il Presidente della Repubblica, quindi si cercavano nuovi... nuovi agganci.
Nuovi agganci che poi, come le ho detto, si sono fatti sotto, e quello che poi le ho spiegato ieri.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ma io volevo sapere, più specificamente, se... intanto volevo sapere se fu presa in considerazione la possibilità che la trattativa quella che faceva lei a titolo ormai personale e la trattativa...
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Non abbiamo mai parlato...
PUBBLICO MINISTERO: ... potevano essere in contrasto, in conflitto.
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Qualche piano di Riina poteva essere pregiudicato dal fatto che lei si gestiva questa storia.
IMPUTATO Brusca G.: No, perché se Riina aveva, sapeva che gli avrei portato difficoltà mi avrebbe bloccato, io ero bloccato, senza nessun...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Senza nessun problema.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa la...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, tranquillamente.
Ma io infatti le ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, dopo poi me lo dice.
Per completare il quadro. Così come ho bisogno di capire: questa sua strategia di azioni dimostrative o azioni intimidatorie fu calcolato se poteva essere in contrasto, infastidire, pregiudicare la trattativa che Riina portava avanti?
IMPUTATO Brusca G.: Io non la potevo valutare, in quanto io tutto quello che era nelle mie mani l'aveva Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi lui valutava se andare avanti o meno.
Se Salvatore Riina mi avrebbe detto: blocca tutto, io avrei bloccato tutto. E si trattava di mio padre, ma ancora l'avrei bloccato.
PUBBLICO MINISTERO: La trattativa sì, ma io sto parlando delle azioni intimidatorie, Boboli e quelle che dovessero...
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Anche se... Sapeva tutto. Non è che uno andava a fare una cosa del genere senza che lui la sapesse.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, io facevo tutto e prima o dopo lo mettevo al corrente. Se erano cose di una certa... di una notevole importanza... Cioè, della della bomba a mano mi sono preso la responsabilità assieme a Bagarella, dire: vai a farlo. Ma era una cosa stupida.
Ma se al posto della bomba a mano era di andare a mettere 100 chili, 200 chili di tritolo, prima avrei discusso al cento per cento con Salvatore Riina, a dire: possiamo? E saremmo partiti.
Quindi, lui gestiva tutta la situazione.
E, scusi, quando fu nel mese di agosto, che io dovevo colpire un uomo d'onore, cioè non era uomo d'onore, ma un piccolo malavitoso del gruppo Zicchitella (?), e pensai di...
PUBBLICO MINISTERO: Adoprare l'autobomba.
IMPUTATO Brusca G.: ... adoprare l'autobomba, prima di compiere l'attentato, che anche se era un piccolo criminale sempre un'autobomba era, sono andato a chiedere il permesso a Salvatore Riina. Ma non perché non lo potevo fare, perché se erano altri tempi io l'avrei fatto senza nessun problema. Perché, conoscendo Salvatore Riina non mi avrebbe messo i bastoni fra le ruote o in nessun modo. Ma sapendo che bene o male, non so lui cosa faceva, cosa non faceva, prima di fare una cosa del genere dico: 'la posso fare, o andiamo a disturbare?'. Dice: 'non ci sono problemi, vai avanti'.
Ed è precisamente quella frase che il Gioacchino La Barbera dice: 'A Sarajevo muoiono tanti bambini...'. Cioè, il punto è questo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, la frase che Gioacchino La Barbera attribuisce a Salvatore Riina...
IMPUTATO Brusca G.: In quell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Perché qualcuno disse: ma far scoppiare un'autobomba può fare uccidere anche i bambini.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo l'episodio?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quella sarebbe stata la risposta di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: 'Anche a Sarajevo muoiono i bambini e quindi posson morire anche nelle piazze della Sicilia'. Questo...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito? E' così?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, così.
PUBBLICO MINISTERO: Bisogna stare attenti, perché lei ha fatto tantissimi interrogatori con me...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, chiarissimo. Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma però risponde alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Anche se le domande, per il momento, le pongo io...
IMPUTATO Brusca G.: Era sottointeso.
PUBBLICO MINISTERO: ... poi le porranno i difensori.
Presidente, perché non sospendiamo a questo punto?
PRESIDENTE: Benissimo. Riprendiamo alle 15.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.

PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio, Presidente.
Senta, Brusca, se non mi sbaglio, proprio uno degli ultimi argomenti affrontato da varie angolazioni dell'udienza di stamane, è stato quello della torre di Pisa eletta a bersaglio di azioni criminali. Che, per altro, lei dice non sono mai entrate in una fase di definizione e quindi di programmazione.
Ho bisogno di fare una domanda molto semplice: questo accenno che lei recepì, che lei raccolse, alla torre di Pisa come possibile obiettivo, che fa capo a quella certa conversazione che lei ascoltò, ecco, dopo averla ascoltata questo, ripeto, questo argomento, questo possibile obiettivo, è entrato a far parte anche dei successivi discorsi che sono stati fatti?
E tanto per rendere la domanda più concreta, lei all'inizio dell'esame ha parlato di varie riunioni che sono state fatte nella casa di Sangiorgi a Santa Flavia, che hanno visto la presenza sua, di Bagarella e di Gioè e ancora di Gioacchino La Barbera, ecco, anche in occasione di queste riunioni successive questo discorso della torre di Pisa è stato ripreso più o meno accademicamente, oppure è rimasto confinato a quel colloquio tra Bellini e Gioè che lei udì?
IMPUTATO Brusca G.: No, il discorso della torre di Pisa era sempre quasi al centro dell'attenzione. Cioè, era l'argomento principale come paragone da portare sempre avanti. Perché era un simbolo non indifferente.
E quindi...
Perché si parlava, per dire, se una mattina arrivano e non trovano più la torre di Pisa... E quindi era l'obiettivo numero uno che si parlava come fatto monumentale, storico, nei nostri discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, siccome lei ha detto di aver sempre aggiornato sostanzialmente Salvatore Riina di tutto quello che rientrava nella vicenda con Bellini, lei ricorda specificamente di aver mai illustrato a Riina quello che aveva lei, con i suoi orecchi, ascoltato in quel colloquio tra Bellini e Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Onestamente non ho ricordi se questo particolare fu portato anche a Salvatore Riina per bocca mia.
Però, che Riina era a conoscenza che io stavo trattando con questa persona...
No, no, della torre di Pisa, onestamente le debbo dire non me lo ricordo, ma neanche lo posso smentire, per carità di Dio!
Però, ripeto, siccome assieme a me assisteva anche Leoluca Bagarella, può darsi che se non gliel'ho detto io, magari l'ha saputo dire il cognato.
Però io non ho memoria al cento per cento di avere raccontato questo particolare a Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito.
Ecco, io ora tutto questo argomento lo lascio.
Io ho bisogno di prenderne alcuni altri, diversi.
Noi abbiamo accennato, lei ha accennato più volte al progetto di eliminazione di Di Maggio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e ha spiegato anche a partire da quando lei aveva cominciato a pensare a come poter arrivare ad individuare questa persona, ha spiegato anche che pensava di localizzarlo o qui in Toscana presso i parenti, o nel Piemonte presso una certa persona. Ha fatto anche il nome...
IMPUTATO Brusca G.: Natale Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Natale Mangano. Spieghi un attimo alla Corte...
IMPUTATO Brusca G.: Un compaesano nostro...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi una persona di San Giuseppe Jato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Abitante a Borgomanero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Che molto amico suo, dove noi pensavamo di individuare.
PUBBLICO MINISTERO: Però, se questo è stato, era il suo programma iniziale di muoversi o verso la Toscana, o verso Borgomanero, quindi verso il Piemonte, io ho bisogno di sapere da lei se c'è stato poi, nel corso del tempo, qualche cosa da cui lei possa aver capito se, anche altre persone, si stavano muovendo verso Di Maggio.
Cioè dire si stavano attivando per localizzare da qualche parte Di Maggio e intraprendere un'azione contro di lui.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto del Riina?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto del Riina, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, vuol darmi le coordinate un po' di questo sviluppo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dopo l'arresto del Riina, l'ho accennato ieri o l'altro ieri, riguardante Antonino Valenti, mi vengono, mi viene riferito dopo tempo da Leoluca Bagarella e poi da Gioacchino Calabrò, che era stato individuato possibilmente, presumibilmente il luogo dove Di Maggio poteva abitare.
Cioè, presumibilmente dove abitava da pentito.
Perché c'era un movimento di Forze di Polizia, un movimento di Forze di Polizia in un dato posto. E che si supponeva che ci poteva essere, ci poteva abitare un collaborante di Giustizia. E per i movimenti e per la protezione e per il tipo di controllo che c'era nella zona, si pensava al Balduccio Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Io avrei bisogno di capire da lei due cose, fondamentalmente.
Se il fatto che si stesse attivando Bagarella in questa direzione, cioè dire per il compimento di una qualche azione criminale nei confronti di Di Maggio, era stato tra voi concordato precedentemente; ovvero se lei fu colto, in qualche modo, di sorpresa davanti a questa novità.
IMPUTATO Brusca G.: Stavo... Io sono stato preso di sorpresa. Ecco, uno dei motivi pure del... Cioè, per quanto riguarda il di Maggio. Perché ad un dato punto, non so chi andava e scendeva giù dal nord Italia, individuando questo presunto luogo dove il Di Maggio poteva essere stato individuato.
Che c'era un collaborante di Giustizia e presumibilmente era lui. E dalle indicazioni che loro avevano avuto, o guardato, si pensava che era Balduccio Di Maggio.
E non dicendo niente a me e adoperando Antonino Valenti, perché Antonino Valenti poteva conoscere il Di Maggio, l'hanno adoperato il Di Maggio... Antonino Valenti se lo sono portati in zona per poter cogliere l'occasione che, quando questo, questa persona o il presunto Di Maggio uscisse dalla casa strada facendo, siccome Antonino Valenti lo conosceva, di poterlo individuare.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, di poter stabilire se era lui?
IMPUTATO Brusca G.: Se era lui, o no.
Cioè, quando usciva, che so, per spostarsi, per andare in qualche posto, in macchina poterlo vedere se era lui o non era lui.
E, in linea di massima, era stato individuato, per quello che poi mi hanno detto, che era Di Maggio Baldassare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che di questa situazione le fu parlato da Bagarella e da Calabrò? Ho capito...
IMPUTATO Brusca G.: Prima Bagarella e poi Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vennero tutti... Ho bisogno di capire: perché vennero da lei a dirle questa storia?
IMPUTATO Brusca G.: No che vennero. Dopo avere, ripeto, chiarito quel momento storico cioè tra me e Bagarella, dice avevamo individuato al Di Maggio e se ci riusciva, lo potevamo colpire.
Ci dissi: 'me lo potevate anche dire che... una cosa che mi interessa in prima persona', volevo anche io partecipare.
Dice: 'no, non ci siamo potuti attivare. Per ora abbiamo altri impegni', o avevano altri progetti. Dice: 'per ora soprassediamo'.
'Ma non mi potete a me dare su per giù le indicazioni che vedo io come potermela sbrigare, se ci riesco o non ci riesco?'
E mi dicono: 'c'è Antonino Valenti che conosce il posto, il luogo e tutta la situazione. E quindi, se ti interessa, puoi cominciare a lavorare'.
Al che io mi organizzo per i fatti miei con Antonino Valenti. E mi organizzo sulla zona di trovare qualche posto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Faccio venire Francesco... Franco Schettino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Uno residente nella provincia di Torino, uomo d'onore di Lascari, ma residente a Torino.
E faccio mettere d'accordo Antonino Valenti, Michele Traina, in modo che Antonino Valenti gli indicasse il luogo, la casa, il punto, in modo che poi io Antonino Valenti lo lasciavo per i fatti suoi. E me l'avrei sbrigata io solo con Michele Traina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo sviluppo di questa situazione, non mi interessa.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno invece di fare un passo indietro per capire se c'era una qualche ragione specifica, proprio concreta, per la quale, una volta che della situazione ne era stato messo al corrente da Bagarella, per la quale poi ritornasse sull'argomento Calabrò.
Sennò sembrerebbe un doppione, mi perdoni il termine.
IMPUTATO Brusca G.: Perché Calabrò, uomo d'onore della famiglia di Castellammare, quindi vici... nel mandamento di Alcamo e cui il Bagarella si usufruiva di quel mandamento. E non chiedendo neanche a me, ma bensì chiedendo a Gioacchino Calabrò per vedere, per dire: 'tu lo conosci, tu non lo conosci', al che hanno chiesto a Antonino Valenti quello che io...
PUBBLICO MINISTERO: Ma avevano bisogno di qualcosa di particolare da lei?
IMPUTATO Brusca G.: La scusa sarebbe stato legittimo che, senza bisogno di fare tante strategie, che io avrei subito individuato, mandato la persona. Avrei cercato qualche foto vecchia per come poi ho fatto, per individuare il Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, c'era un problema di una fotografia? Capisco bene?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, io mi sarei dato da fare in paese, tramite parenti, o qualche amico, qualche fotografia del Di Maggio e l'avrei data a qualcuno, per vedere... Cioè, avrei organizzato diversamente.
O qualche persona del paese per andare ad individuare il Di Maggio, senza bisogno di fare troppe strategie per individuare... cioè, riconoscere, non individuare, riconoscere fisicamente il Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ecco. Allora lei, da quello che mi sta riferendo, mi fa comprendere che questa iniziativa era condotta da Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E Calabrò, evidentemente assecondava l'iniziativa di Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se Bagarella questa iniziativa la conduceva in esclusiva, o di intesa con qualche altra persona di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Poi, a distanza di tempo, credo sempre con Gioacchino Calabrò, o lo stesso Bagarella, vengo a sapere com'è stato individuato questo luogo.
Mi dicono che ci sono persone vicino, una persona del luogo, vicino ai fratelli Graviano. Non so con chi di tutti, che si trattava di un chiosco, un bar, un gelataio, non so che era. E che vedeva... palermitano, che era collocato nel territorio, e che vedeva tutti questi movimenti.
E, da questi movimenti, si è scaturito che ci poteva essere un collaboratore di Giustizia, in particolar modo Balduccio Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, queste notizie che localizzavano Di Maggio in un certo qual posto, erano, provenivano per meglio dire da una persona che era...
IMPUTATO Brusca G.: Vicina ai fratelli Graviano, o al mandamento dei Graviano. Quindi... Non lo so, da lì viene la fonte. Cioè, da lì viene la notizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
E questo era stato il tramite attraverso il quale la notizia poi era arrivata a Bagarella che la stava...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, e Bagarella poi la passò a me.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è proprio opportuno, a questo punto, che io le domandi: allora, in tutta questa complessa e articolata vicenda, per essere sicuri di non comprendere male le sue affermazioni e quindi di non travisar le sue conoscenze, quando lei parla di Graviano, di chi parla?
IMPUTATO Brusca G.: Io, in particolar modo, parlo di Giuseppe.
Siccome per abitudine si dice fratelli Graviano, o i Graviano, però io mi riferisco sempre, il mio punto di riferimento è Giuseppe Graviano.
Quindi, Giuseppe Graviano... Siccome è l'abitudine a dire fratelli Graviano, cioè il mandamento dei Graviano, quindi poteva essere magari che la notizia la sapeva Antonino Mangano, la sapeva qualche altro. Però, sempre a Giuseppe Graviano andava a finire in quel periodo la notizia.
Quindi, una persona vicino a uomini suoi, o direttamente a lui, hanno, sono venuti a conoscenza di questo piccolo particolare.
E da questo piccolo particolare, poi si è fatta tutta una ricostruzione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ascolti, questo episodio, quindi, in cui prima Bagarella e poi Calabrò vengono in qualche modo ad informarla, o comunque la mettono al corrente di questa iniziativa per arrivare a Di Maggio, nel tempo, dove lo dovremmo collocare?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, nel tempo la dovremmo collocare...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha già detto che siamo nel periodo successivo all'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E va bene. Quindi siamo tra l'arresto di Riina e l'arresto di Bagarella. Ma siamo tra il 15 maggio del... 15 gennaio del '93 al giugno del '95. Sono due anni e mezzo.
Vediamo se si riesce a dare una indicazione più...
IMPUTATO Brusca G.: Dovremmo essere...
PUBBLICO MINISTERO: Calabrò era in libertà?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dovremmo essere... sempre novembre, dicembre del '93.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ricorda se questo fatto precedé di poco o di molto l'arresto di Calabrò?
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì. Mi ricordo perché mi diceva il Calabrò, che era il periodo invernale, in quanto molto difficoltoso, in quanto pioveva; difficoltà a stare in mezzo alla strada, dovevano stare in macchina, perché c'era i vetri che si appannavano... Quindi ricordo che è periodo invernale.
Quindi, poco tempo prima che il Gioacchino Calabrò venisse arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, ritorniamo... a prescindere però da questa particolare vicenda di Di Maggio, ritorniamo a parlare per un attimo dei fratelli Graviano.
Allora, Giuseppe Graviano per quanto sono le sue conoscenze, diciamo degli organigrammi di Cosa Nostra, quale collocazione aveva in Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Di Brancaccio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, persona che lei conosceva personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: Persona che conoscevo personalmente e che abbiamo fatto un paio di riunioni. Cioè, di Cosa Nostra, di commissioni di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto lei ne sa, nella riunione, quella che poi saltò il 15 gennaio del '93, tra le persone che dovevano intervenire vi era Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei sa quanti fratelli ha Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Altri due.
PUBBLICO MINISTERO: Li conosce entrambi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, Benedetto e Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se sono persone organiche a Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, tutti e due uomini d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e la collocazione di Filippo... Poi parleremo anche del terzo fratello, di Benedetto, dentro Cosa Nostra, al di là del fatto che si tratta di uomini d'onore, lei è in grado di rappresentarcela per elementi concreti?
IMPUTATO Brusca G.: Eh... Filippo non aveva il grado di capomandamento, ma era considerato, non dico alla pari del fratello, ma quasi.
PUBBLICO MINISTERO: Sulla base di che cosa, questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sulla base che quando mancava Giuseppe, c'era Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: O se non trovavamo Filippo, ci potevamo rivolgere benissimo... Cioè, se non c'era Giuseppe, ci potevamo rivolgere benissimo a Filippo, senza nessun problema.
Però, quando si trattava di riunioni di commissione, veniva Giuseppe, non veniva Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Io credo che lei abbia già riferito o ieri, o ieri l'altro proprio di come faceva lei per fissare gli appuntamenti con Giuseppe Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se non ricordo male. Mi pare di averglielo chiesto...
IMPUTATO Brusca G.: Con Fifetto Cannella e con Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho bisogno proprio di affrontare il dato in maniera estremamente diretta.
A lei personalmente è capitato di avere delle questioni da rappresentare al Giuseppe Graviano come capomandamento di Brancaccio, di non averlo trovato e quindi di aver contattato qualcuno in sostituzione di Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Per esempio, nel fine '91, fu per l'omicidio Quartararo...
PUBBLICO MINISTERO: Di quale Quartararo parliamo?
IMPUTATO Brusca G.: Un uomo d'onore della famiglia di Brancaccio, quello ucciso per la questione Sucato.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Che questo, Cosa Nostra non ne sa nulla chi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma fu quello che fu ucciso in automobile?
IMPUTATO Brusca G.: Quello che è stato ucciso nell'automobile.
PUBBLICO MINISTERO: Filippo Quartararo.
IMPUTATO Brusca G.: Filippo Quartararo.
Si cercava di individuare chi lo aveva commesso.
Ecco, quando certe volte, cioè, Cosa Nostra non sa, cioè, non si rende responsabile, cerca di sapere chi ha commesso gli omicidi nel territorio.
PUBBLICO MINISTERO: Trattandosi di un uomo d'onore.
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore e non uomo d'onore. Perché succede un omicidio e non è stata l'organizzazione, quindi chi è stato?
Cioè, ci può essere un'altra organizzazione, un'altra persona, che viene a sparare all'uomo d'onore. Quindi bisogna riuscire a sapere chi lo ha commesso.
Ecco, quando molte volte nel territorio succede un omicidio, e subito noi si viene a sapere, quando io certe volte insistevo con il caso Di Maggio, per dire, non si sa di questo, non si sa di questo. E l'unica persona che poteva essere, era lui, perché io ne ero sicuro.
Stessa cosa, come le ho detto, con Contorno. E tanti altri fatti.
Quindi, l'omicidio o un'altra cosa, quando Cosa Nostra non ne sa niente, subito passa parola per dire: non ne so nulla.
Tipo, quando fu l'omicidio del fratello di Benedetto Spera, Cosa Nostra non ne sapeva niente, quindi cercavano tutti gli altri uomini d'onore per dire: ho bisogno di aiuto, perché non ne so nulla.
Quindi si cerca di vedere... Al solito, gli scappati, questo, quell'altro... tutte le strade per potere riuscire a...
PUBBLICO MINISTERO: Ricostruire.
IMPUTATO Brusca G.: ... ricostruire quello che...
Era stato ucciso Filippo Quartararo, quindi non si sapeva nulla. E il Mandamento di Brancaccio cercava di sapere.
E in una occasione io mi sono incontrato con Filippo Graviano che era assieme a Salvuccio Madonia per poter riuscire a capire chi lo aveva potuto commettere e se era solo un caso personale, o c'era un seguito, o apparteneva agli scappati.
Comunque, siccome c'era il problema Sucato, per vedere se era riconducibile al Sucato.
Giuseppe non c'era e abbiamo parlato con Filippo.
Poi, quando fu della macchina da scrivere che mi portò per compiere i documenti, poi messe a posto le imprese della zona, per piccole cose che mi rivolgevo benissimo a Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo stesso, diciamo, questa stessa lunghezza d'onda, c'era anche col terzo dei fratelli Graviano? Con Benedetto?
IMPUTATO Brusca G.: Non capitò mai. Ma credo che non ci fossero problemi. Però credo che anche i fratelli lo tenevano un po' più distante all'ambiente. Ma non perché non... era cattivo; forse era un po' più estroverso, un po' più... più irruento. Quindi lo tenevano... Ma non mancava di meriti.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei ha detto poco fa 'c'era qualche impresa da mettere a posto', come ha spiegato l'altro giorno.
IMPUTATO Brusca G.: Impresa... Sì. Nel senso che qualche impresa di qualche altra zona che doveva andare nella zona di Brancaccio, metterla a posto per pagare il pizzo e non subire danni, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha avuto modo di conoscere situazioni in cui queste messe a posto sono state gestite indistintamente da Filippo e da Giuseppe Graviano?
Voleva dire questo?
IMPUTATO Brusca G.: No, con Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, con Filippo.
IMPUTATO Brusca G.: Con Filippo, sì, con Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Specificamente con Filippo.
IMPUTATO Brusca G.: Con Filippo.
Tipo l'impresa Lo Nigro di Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Quello che è sparito dopo l'arresto dei cosiddetti collaboratori.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi...
IMPUTATO Brusca G.: Imprenditore di Altofonte: Giuseppe Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Questo signore aveva da lavorare in Brancaccio?
IMPUTATO Brusca G.: Nella zona...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, quindi doveva mettersi a posto...
IMPUTATO Brusca G.: E tramite i suoi paesani, suoi paesani, cioè la famiglia di Altofonte, parlava con me; io parlavo con la famiglia di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: E lo ha messo a posto parlando con Filippo Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Con Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Questo è un discorso così, un po' a carattere generale sul conto dei fratelli Graviano. Ma per cercare di portarli nella realtà dei fatti, voglio dire, lei nel '92, nel '93, non oltre, perché i Graviano furono arrestati negli inizi del '94.
Ha avuto rapporti con queste persone? Ha avuto occasione di incontrarsi con i fratelli Graviano negli anni '92 e soprattutto nel '93.
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Di Giuseppe ha parlato di certe riunioni.
Ho bisogno di sapere se si è incontrato anche con l'altro fratello.
IMPUTATO Brusca G.: No, con gli altri fratelli non ho avuto modo di incontrarmi, tranne che con Giuseppe. Tipo per la decisione di Giuseppe Di Matteo, per riunioni, quelli fatti a casa di Vasile... Sempre con Giuseppe.
Non mi ricordo di avere visto gli altri fratelli.
O forse, qualche volta di sfuggita, Benedetto. Ma così, che era messo da parte, non assisteva ai discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Nel '92 può essere che li abbia incontrati?
IMPUTATO Brusca G.: '92 io ho incontrato a Giuseppe Graviano, quando abbiamo fatto la riunione per l'omicidio... cioè, è avvenuto l'omicidio del ... Benedetto Spera. E abbiamo fatto la minicommissione e ha partecipato Giuseppe, come capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E poi, nel '91 e nel '92, con Filippo Graviano per quegli argomenti che le ho raccontato.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di aver mai conosciuto qualche cosa di più degli ambiti personali dei fratelli Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, i fratelli... Per esempio, un altro particolare che quando nel '92, nel '92, il padre, il nonno di Giuseppe Di Matteo è andato a comprare un... è andato dai fratelli Vitale, uomini d'onore della zona di Brancaccio, per comprare un cavallo per Giuseppe, per... che faceva equitazione. Cioè, per i salti agli ostacoli.
E il nonno, che era poi un commerciante di cavalli, comprò questo cavallo pensando che doveva spendere 5-6-7-8-10 milioni.
A un dato punto, si prende il cavallo, se lo porta e gli dice: 'quanto ti debbo dare?'
E al che gli richiedono, non so, 30-35 milioni, una cosa del genere.
Al che il Giuseppe Di Matteo nonno, non voleva spendere questi soldi, viene da me e dice: 'sai, ho preso questo cavallo, ma io non pensavo di potere spendere questi soldi. Se si può parlare coi fratelli Vitale per vedere di poter ridimensionare questo fatto'.
Al che io mi incontro con Giuseppe e gli dico se poteva fare qualche sconto al Di Matteo.
Questo fu sconto che Giuseppe, tramite... cioè, in qualche modo regalò a me, io regalai a Di Matteo. Cioè, il cavallo glielo hanno pagato loro, ai Vitale e il Di Matteo non pagò nulla. E costato 30-35 milioni. E sarebbe quel cavallo che ogni tanto si vede con la fotografia di Giuseppe...
PUBBLICO MINISTERO: Di Matteo.
IMPUTATO Brusca G.: ... Di Matteo.
Poi, guardi, ci sono altri episodi. Però, in questo momento, io non...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene così.
Ricordo che ieri mattina lei ha accennato al nome di una certa persona: Nicola Di Trapani.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però ricordo anche che lei non ha spiegato chi sia questo soggetto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Nicola Di Trapani è uomo d'onore della famiglia di Resuttana. E, nell'ultimo periodo dopo l'arresto di Antonino, dopo l'arresto di Salvuccio, dopo la morte del padre, divenne il reggente della famiglia di Resuttana.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Lei ha avuto quindi occasione di incontrarlo, nella sua qualità di reggente della famiglia di Resuttana?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto occasione di incontrarlo da solo, o ha avuto occasione di incontrarlo anche con altri capimandamento? In particolare ho bisogno di sapere se lei ha avuto occasione di incontrarsi con Nicola Di Trapani, unitamente a Bernardo Provenzano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mi sono incontrato, io e Nicola Di Trapani, con Bernardo Provenzano. E precisamente quando il Bernardo Provenzano, dopo l'arresto del suo compaesano Leoluca Bagarella, il primo incontro che io ho avuto con Bernardo Provenzano ci sono andato diciamo armato. Ma, che io non ci volevo andare, però per suggerimento di Messina Denaro Matteo, di Sinacori, di Vitale Vito, di Nicola Di Trapani.
Perché era successo che era sparito Petruccio, Pietro Lo Bianco, e quindi si pensava che c'era qualche problema contro Nino...
Ma io ci sono andato così, solo per dire: ci vado così. Ma non ero preoccupato per niente. Tanto è vero che io avevo una convenzione, con Giuseppe Monticciolo, per dire: dipende che movimento faccio io, tu intervieni, sennò te ne vai tranquillamente.
E così fu. Sono entrato tranquillamente, dopo di che ci dissi: 'Te ne puoi andare, che è tutto a posto'.
Ci sono ritornato con Nicola Di Trapani, e precisamente credo nel mese di novembre '95, dicembre, comunque questo periodo.
E credo che si può datare con un particolare modo, che io avevo una Polo di colore rosso, e questa Polo di colore rosso è... sono stato individuato dai Carabinieri del ROS a Monte Lepre; non so come mai non mi hanno arrestato in quella...
PUBBLICO MINISTERO: L'hanno fatta andar via?
IMPUTATO Brusca G.: E' quello che io mi domando, cioè non mi hanno riconosciuto? non hanno avuto il tempo di potermi prendere? Perché poi io, quando mi hanno fatto vedere le fotografie, gli ho detto: 'Ma come mai non mi avete arrestato?'.
La loro risposta fu, dice: 'Perché poi tu ti sei messo a correre' dice 'noi non siamo stati capaci di poterti raggiungere'.
Siccome io questa macchina l'ho tenuta per un mese, quindi si può vedere quando sono state fatte queste foto e si può vedere proprio, settimana più, settimana meno, quando io mi sono incontrato con Bernardo Provenzano, perché ci sono andato con questa macchina.
Che era una macchina nuova, una Polo mille e quattro, normale, questo ultimo tipo. Che fu nel mese di, se non ricordo male, novembre, dicembre '95. Novembre-dicembre... Aspetti, no, gennaio '96. Gennaio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, in pieno inverno '95-'96.
IMPUTATO Brusca G.: Gennaio-febbraio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Gennaio-febbraio '96.
IMPUTATO Brusca G.: Perché poi venne arrestato Monticciolo. Monticciolo mi conosceva la macchina, io subito me la sono cambiata. Quindi per questo ho... questo particolare.
Al che mi sono incontrato con Nicola Di Trapani e Bernardo Provenzano, come se era cascato dalle nuvole, faceva una serie di domande nei confronti del suo paesano e lamentava...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sempre di Bagarella stiamo parlando?
IMPUTATO Brusca G.: Di Bagarella, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E lamentadosi perché molte cose che erano successe lui non sapeva niente; tipo l'uccisione dei fratelli... del padre e figlio di Di Pera, l'uccisione di Gian Marco Sole avvenuta a Palermo, di Marcello Grado, di Buscetta, cioè il nipote di Buscetta. Tanti fatti, che erano avvenuti, e in particolar modo a Villabate, il Provenzano faceva finta di non sapere.
Al che, siccome c'era un altro suo compaesano, Rosario Lo Bue, al che ci fo: 'Rosario, ma scusa, vedi che Bagarella alla mia presenza ti ha detto a te quante persone vuole salvate'. Cioè nel senso che tutte le persone che lui riteneva responsabili dell'omicidio di Francesco Montalto li avrebbe eliminati.
'Quindi, è inutile' dico 'Rosario, perché tu mi fai il nuovo? perché fai il nuovo? Tranne che non gliel'hai detto'.
Al che Rosario Lo Bue un momento stona e fa finta, dice: 'Sì, vero è'. E dice che al suo paesano, al...
PUBBLICO MINISTERO: Provenzano.
IMPUTATO Brusca G.: A Provenzano non gli aveva detto nulla. Ci dissi: 'Ma scusa, vedi che è arrivata una risposta, e tu gli hai detto li vuoi salvati o tutti o nessuno.' Quindi sia Bernardo Provenzano che Rosario Lo Bue facevano un po' acqua, cioè come se loro erano gli angeli custodi, non sapevano nulla di quello che stava facendo Bernardo... Leoluca Bagarella.
Al che io mi sono portato proprio Nicola Di Trapani, per dire: siamo in due ad ascoltare, non sono il solo. E quindi questo, Nicola Di Trapani, è venuto con me per questi... per tutta una serie di fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ha avuto modo quindi di capire se era vera la ignoranza di questi fatti da parte di Provenzano, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: No, io gliel'ho detto, io la persona di Bernardo Provenzano, che lui faceva il finto tonto, ho avuto modo di poterlo scoprire più di una volta - quello che lui non è riuscito... non so se è riuscito a capire o meno, o pensava di avere davanti un bambino - sono riuscito a scoprirlo più di una volta. Che, quando io ci andavo con fatti, ci andavo con fatti concreti e che lui faceva sempre finta di non capire.
Per esempio, un altro fatto che io gli chiedevo l'appuntamento, cioè prima della sparizione di Pieruccio Lo Bianco, io gli mandavo l'appuntamento che ci volevo parlare sia per Pieruccio Lo Bianco e sia per altri fatti, per chiarire la posizione. E a me mi mandava a dire che aveva impegni, aveva altre situazioni e non poteva essere.
Invece mandava l'appuntamento a Messina Denaro Matteo, e Messina Denaro Matteo concordando così con me non ci andava. Per dire: perché vuole a te e a me non mi vuole?
E io e Messina Denaro Matteo ci controllavamo le mosse di Bernardo Provenzano. E non abbiamo attaccato un... no guerra, cominciando ad eliminarci qualche uomo a lui vicino, e in particolar modo il fratello di Giovanni Formoso, perché era stato arrestato. Proprio per vedere lui dove voleva andare a finire.
Perché dico questo? Perché quando poi io mi ci sono incontrato, con Bernardo Provenzano, alla domanda mia dell'uccisione... della scomparsa di Piero Romeo e di un certo Vitrano, lui dice che sapeva, però non aveva dato il consenso al suo amico, Benedetto Spera.
Al che capii che lui mi stava filando, mi stava in qualche modo non dicendo la verità.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi cosa vuole dire "filando", perché è un termine che in siciliano vuol dire qualche cosa di specifico.
IMPUTATO Brusca G.: Defilando, defilando nel senso che a me mi diceva: sì, sapeva del fatto, ma siccome erano problemi del mandamento di Belmonte Menzagna, lui non sapeva nulla.
Ma siccome io e Messina Denaro Matteo sapevamo, perché Messina Denaro aveva partecipato assieme a Leoluca Bagarella ad alcune riunioni, quindi il Messina Denaro Matteo conosceva fatti e cose; lui pensava che io non sapessi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi mistificava un po' la sua conoscenza dei fatti, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfetto. Quindi quando Bernardo Provenzano mi faceva il nuovo e faceva l'angelo custode, tipo il fatto mio personalmente, io gli mandavo a dire tramite Carlo Greco, per dire 'io non so niente delle stragi', questo qua... se la fa di corsa, se ne va da Bernardo Provenzano. Bernardo Provenzano chiama a Leoluca Bagarella e gli dice: 'ma tu hai l'amico, ma Greco è l'amico tuo, non è d'accordo con te'.
Ma io quando, e poi e poi mai, a Carlo Greco gli avrei detto che io ero d'accordo con Carlo Greco. E gli debbo dire - l'ho detto in qualche altra sede, lo dico pure ora - proprio spaventandomi che ci poteva essere qualcuno che poteva passare l'informazione alle forze di Polizia, perché purtroppo c'è qualcuno che sa fare il doppio gioco, io mi cominciai a preparare il terreno. A partire dalle mie prove che io avevo, giudiziali e ufficiali, se qualcuno scriveva qualche lettera anonima, per dire 'Giovanni Brusca non c'entra niente'.
Cioè, non so se rendo l'idea, le mie manovre quali erano.
Però anche per vedere se succedeva. E Bernardo Provenzano subito partì, e al giro di una settimana, cioè io... già era di ritorno il discorso che avevo fatto a Carlo Greco.
PUBBLICO MINISTERO: Mi è chiaro, mi è chiaro, ho capito esattamente.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi non era, ripeto, non era la prima volta che io prendevo in flagrante Bernardo Provenzano.
Quindi quello che lui mi diceva, io ci andavo sempre con... Non era come Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Detto in altri termini, se io capisco bene, lei non è mai stato perfettamente convinto che tutte le volte che Provenzano diceva che una certa cosa non la sapeva, fosse la verità.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Anche perché io vedevo l'esperienza di Salvatore Riina, in quanto Salvatore Riina lo considerava che era suo paesano, ma non che aveva una grossa stima di Bernardo Provenzano.
PUBBLICO MINISTERO: Beh, ma non credo l'avesse estraniato.
IMPUTATO Brusca G.: No. Ma io non ho detto mai che l'avesse estraniato. Però se c'aveva, doveva prendere una decisione, per come capitò sempre in mia presenza, la visione di Bernardo Provenzano la metteva in secondo piano, non gli interessava.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dopo l'arresto di Riina, che lei sappia, qualcuno è riuscito a tenere i collegamenti con Riina da detenuto?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, dopo l'arresto di Riina, l'unico che poté tenere i collegamenti con Riina fu Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha la prova, di questo? O meglio, conosce circostanze concrete che comprovano quest'affermazione?
IMPUTATO Brusca G.: Solo parole. Perché non è che c'erano... magari Riina mandava a dire chissà quale discorso. Però con piccoli segni, con piccole manovre, per esempio mandò a dire che voleva ucciso il presidente di Corte d'Assise, il giudice Lamantia... Lamattia, Lamattina...
Cioè l'aveva giudicato per l'omicidio di Mattarella, che gli aveva dato l'ergastolo.
E con pochi segnali, dicendo: 'Ma questo presidente si deve eliminare, cioè questo presidente di qua'. E poi Bagarella dice: 'Mio cognato ha mandato a dire che vuole fatto questa cortesia'.
Comunque, con queste piccole frasi, cioè Riina ancora mandava qualche piccolo segnale.
Quindi, quando io le dico il 41-bis, male!, e non vale chissà che cosa, è perché ho questa esperienza.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, allora se questo episodio... non so se ce ne siano altri, ce ne sono magari li rappresenti alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Ce n'è un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Bagarella, io incontrandomi con Giovanni Riina, il figlio maggiore, gli dicevo che purtroppo in qualche modo ero rimasto da solo... era rimasto da solo per la sua condotta, la sua linea stragista, il modo suo di vedere.
E lui mandò a dire, dice: 'Sì, lo capisco'. Dice: 'Dagli una mano d'aiuto'.
'E con il suo paesano, con Bernardo Provenzano, che devo fare?'.
'Beh', dice 'compatiscilo'. Cioè nel senso: badaci fino a che puoi.
Non so se sono stato chiaro, per Bernardo Provenzano.
Quindi queste sono le mie esperienze, che io ho avuto direttamente da Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, esperienze che dimostrano che Riina era in grado di...
IMPUTATO Brusca G.: Con poche parole, cioè in base a tutte le esperienze, con poche parole già io potevo riuscire a raccogliere il quadro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma a me, quello che contava fondamentalmente, era capire se era rimasta praticabile una qualche strada per continuare a ricevere comunicazioni da Riina detenuto, ovvero per fargliele avere a Riina detenuto.
Lei mi ha detto poco fa che da Riina, per come le è stato riferito, era arrivata la richiesta - via Bagarella - di compiere un'azione criminale nei confronti di un magistrato. Ecco, io...
IMPUTATO Brusca G.: Un presidente, era presidente di Corte d'Assise.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi un magistrato presidente, ecco, ho capito. Allora, mi viene naturale pormi questa domanda. Visto che Riina era arrestato, ma visto che qualche cosa si riusciva comunque a comunicare con lui, su tutto quando andava succedendo in Italia a partire dal maggio del '93, quindi l'autobomba al giornalista Costanzo, lei ha mai avuto notizia che dal carcere, ma più esattamente da Riina detenuto, sia giunta una qualche considerazione di opportunità, di inopportunità, di utilità di quel certo modo di portare avanti la strategia?
Ovvero un giudizio totalmente negativo su quello che succedeva?
IMPUTATO Brusca G.: Per quelle che sono le mie conoscenze, e conoscendo Salvatore Riina, ripeto, perché io ho avuto venti anni di militanza ufficiale in Cosa Nostra - e altri venti anni sono nato, già a 10-11 anni gli portavo il mangiare a lui, a Bernardo Provenzano, al fratello di Leoluca Bagarella, a Calogero, quello morto nella strage di viale Lazio contro il Cavataio - quindi io li conosco da sempre.
E so che Salvatore Riina è sempre indirizzato per la linea cosiddetta stragista, la linea dura, la linea quella dell'attacco.
E, in qualche modo, debbo dire che forse, se io non vengo arrestato, l'orientamento era quello di riprendermi e riattaccare un'altra volta.
Perché, debbo dire, perché la provincia di Agrigento non passava nessuna notizia, se non passava da me.
Con la provincia di Trapani, d'accordo con Messina Denaro Matteo, Bernardo Provenzano non poteva completamente entrarci.
Con i catanesi, parte dei catanesi, a Bernardo Provenzano io gli avevo fatto il muro.
E a Bernardo Provenzano gli rimaneva sempre quei tre, quattro capimandamento. E le province di Giuseppe "Piddu" Madonia, cioè sempre suo amico intimo, che sarebbe: Caltanissetta e Enna. Enna, perché non aveva capoprovincia, ed era stata affidata a Giuseppe "Piddu" Madonia.
Però le più grosse province, le più quotate, passavano tutte attraverso me. Sempre d'accordo con Messina Denaro Matteo e con le altre persone con cui io mi sentivo.
Cioè tutto quello che si muoveva in queste tre province, nel periodo in cui io sono stato libero, ero... mi passava tutto, e tutto.
Cioè anche se Bernardo Provenzano aveva qualche contatto diretto, senza che passava da me, io me lo controllavo; cioè io mi controllavo tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Io le avevo chiesto - lei ha dato una risposta...
IMPUTATO Brusca G.: Per poter riuscire a capire.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, articolata. Io avevo chiesto una cosa molto semplice, cioè se aveva mai avuto notizia che dal carcere Riina avesse fatto sapere che non si doveva continuare in quest'azione di strage, di attentati in corso.
IMPUTATO Brusca G.: No, era quella di andare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Lei personalmente è mai riuscito a stabilire in via autonoma, in via proprio personale, o tramite persone di sua fiducia, un contatto con Riina detenuto?
IMPUTATO Brusca G.: Con Giovanni Riina, cioè con il figlio: l'unica persona con cui potevo avere io il contatto. Ma tramite altre vie, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ma tramite Giovanni Riina anche prima dell'arresto di Bagarella, o solo successivamente?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Bagarella. Che fino a che c'avesse il Bagarella, parlava con suo zio, cioè zio e nipote parlavano loro.
Dopo l'arresto dello zio, poi Giovanni Riina parlava con me.
PUBBLICO MINISTERO: Per zio e nipote lei intende Bagarella e Giovanni Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Giovanni Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Mi ricordo, ieri l'altro, di averle fatto delle domande su - ma forse anche ieri mattina - su un certo incontro che lei ebbe con Bagarella. E' inutile stare a ripercorrerlo, lo cito semplicemente per rimettere a fuoco l'argomento.
Quel certo incontro nel quale lei disse a Bagarella che era andato troppo avanti per tornare indietro, e che a quel punto doveva continuare nell'iniziativa che aveva avviato.
E mi pare che lei abbia detto che Bagarella, nell'occasione, gli confermò che aveva intenzione di compiere altre azioni del tipo di quelle che aveva già compiuto. Non credo di ricordare male.
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra che lei questa risposta me l'avesse già data.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Nel momento in cui io mi sono incontrato con Bagarella a San Mauro Castelverde.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, parlo di quello infatti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Quando poi ce ne stiamo andando, e siamo sulla Nissan Patrol, furgonato del fratello dell'avvocato Musotto, di Cesare Musotto, gli dico: 'Ma a che punto stai? Cioè come sei combinato?'.
Dice: 'Sì, si sta lavorando'.
Dico: 'A questo punto non ti fermare, vai...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma non stiamo a... Volevo piuttosto sapere se altre persone, diverse da Bagarella, magari in un momento successivo, le hanno confermato che c'erano in programma azioni criminose ulteriori, rispetto a quelle che erano state compiute e che erano sotto gli occhi dell'opinione pubblica intera.
IMPUTATO Brusca G.: No, io l'unico argomento che ho saputo che c'era un altro fatto, perché erano successe quelle che si sanno, poi ho saputo quello del pullman dei Carabinieri, cioè allo Stadio Olimpico. Che non era successo.
Ma questo io l'ho saputo però quando...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma lei, già il primo giorno di esame, rammentava certe conversazioni avute con Messina Denaro, a Dattilo anche, agli inizi del '96. Conversazioni che, in un modo o in un altro, avevano finito per riguardare anche tutti i fatti di strage.
Tanto che Messina Denaro le spiegò la storia dei depliant.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le guide turistiche e cose varie.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Allora dico, in quell'occasione, nell'ambito di questi discorsi che lei ha avuto con Messina Denaro, ha avuto modo di comprendere, attraverso la conoscenza dei fatti che aveva Messina Denaro, se di fatti di strage o di attentati che dir si voglia, ne dovevano succedere altri nel programma iniziale? E poi la macchina si era fermata per una qualche ragione?
IMPUTATO Brusca G.: No, credo che questo argomento, questo particolare non l'abbiamo toccato. Ma abbiamo toccato solo quello che io mi ci ero lamentato. Cioè a partire dal fermo di Costanzo, e tutta una serie di fatti che... della conduzione che era stata portata avanti, dicendo: 'Ma cosa avete fatto?' cioè 'Cosa avete organizzato, dove volevate arrivare?'.
Nel senso, cioè 'camminavate così, allo sbando, senza nessuna iniziativa, c'era...'.
E lui mi apriva le braccia, che era a disposizione, lui metteva il suo aiuto, le sue conoscenze, non aveva nessun contatto, non conosceva nessuno.
E fu il discorso che lui dice: 'Io ho rovinato l'amico mio, Scarano, l'amico romano che non c'entrava niente con i fatti suoi'.
E che poi ho saputo che questa mia lamentela è andata a finire al carcere, tramite Nicola Di Trapani, perché io criticavo tutto questo operato. Che poi, poi, nel tempo, essendo che ci siamo chiariti anche con Messina Denaro Matteo, sono rientrati, dice che non c'era nessun tipo di problema più.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto modo di sapere se questa strategia, questa campagna di attentati, era stata condivisa, magari solo momentaneamente, o proposta, magari solo provvisoriamente, anche a soggetti criminali diversi da Cosa Nostra? Intendo dire, altre organizzazioni come le organizzazioni criminali calabresi, le organizzazioni criminali della Campania, della Puglia?
IMPUTATO Brusca G.: No. Io gli avevo chiesto, a Bagarella, e forse poi a Messina Denaro Matteo, cioè: come mai napoletani, calabresi, non li avete interpellati a partecipare anche in questa situazione?
Dice: 'I napoletani' che io mi riferivo ai Nuvoletta, dice 'non hanno voluto aderire a questi fatti. Tanto è vero' dice 'che io mi ci sono incontrato più di una volta. A un dato punto' dice 'non sono stato più...
A Messina Denaro Matteo, dice...
Quando poi mi rincontro con Messina Denaro Matteo, riprendo questo filo, e mi dice: 'No, io ero quello che mi incontravo con qualcuno dei Nuvoletta'. Dice: 'Ma ho perso il filo, addirittura non si sono più fatti vedere'.
Quindi, con i calabresi io sapevo che loro avevano qualche contatto; però non so se hanno partecipato o non hanno partecipato. Però, a quanto pare non ha partecipato nessun'altra organizzazione, tranne quelle che poi si vanno... si sono sapute.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, anche ora ha riferito di Messina Denaro che le fa un accenno sul conto dell'amico suo di Roma, quello che si faceva l'ergastolo per avergli fatto un piacere.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ovviamente, mi pare l'abbia già detto ieri, sa a quale persona si stava riferendo in quel momento Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: A Scarano Antonio.
PUBBLICO MINISTERO: A Scarano. Di Scarano le ha parlato nessun'altra delle persone che fanno parte di questa teoria di personaggi e di situazioni che lei sta illustrando già da ieri l'altro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo, senza scendere nel particolare, il... Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, a parte i particolari, che possono avere un'importanza relativa, quindi almeno questo riesce a ricordarlo? Se Spatuzza le parlò di Scarano quando Scarano divenne ufficialmente un collaborante di giustizia, o se addirittura gliene aveva parlato prima?
IMPUTATO Brusca G.: No. Di Scarano, me ne parlò credo con il riferimento a Contorno. Che, parlando in italiano, il Spatuzza dice: 'Anto' - dice - ma questo non è Contorno?', dice.
Perché forse, a quanto pare, per primo a scoprire Contorno nella zona di Roma tramite qualche trafficante di poco conto di droga, fu il Scarano a dare le notizie per arrivare a Contorno Salvatore. E li ha presi proprio il Spatuzza. Almeno da quello che ho potuto riuscire a capire.
Poi, io di Scarano ne risento parlare quando già sono arrestato, cioè come collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se capisco bene, quando Spatuzza gli accenna alla persona di questo Scarano, siamo in un periodo precedente a quando Scarano diventa collaboratore?
IMPUTATO Brusca G.: Io, con lo Spatuzza, ne parlo nel '95, '95. E fa il riferimento di Contorno e il Spatuzza si riferiva a qualche altro collaboratore che stava cominciando a collaborare, e dice: 'Ora viene fuori il discorso della macchina'.
Però non so a chi si riferiva.
PUBBLICO MINISTERO: Il discorso della?
IMPUTATO Brusca G.: Della macchina, cioè dell'attentato allo Stadio Olimpico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Proprio volevo arrivare a questo. Lei ha mai saputo qualche cosa su come era stata allestita questa vettura?
IMPUTATO Brusca G.: So che era allestita, credo una Lancia, se non ricordo male, una Lancia. Una Lancia Thema, a quello che mi diceva lui; il tritolo, un bel pacco confezionato di tritolo, perni, dadi, teste di chiodo. Cioè un ordigno micidiale, cioè che avrebbe fatto un danno non indifferente.
Cioè questo è quello che mi diceva: 'Se succedeva' dice 'faceva un macello non indifferente'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non era solo esplosivo. Era esplosivo più della ferraglia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei non ricorda che altri...
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, gliel'ho detto, cioè tutti i so...
PUBBLICO MINISTERO: Che altri le abbiamo riferito intorno a Scarano, o alle conoscenze che Scarano, o alle implicazioni di Scarano in questa storia di attentati a Roma? Non si ricorda altro.
IMPUTATO Brusca G.: No, non... In questo momento non ho altri ricordi. Messina Matteo Denaro parlava di questo suo amico...
PUBBLICO MINISTERO: Io ho presente - e è stato già rappresentato alla Corte, così, in maniera abbastanza convincente - che cosa c'era dentro l'arsenale di Giambascio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che ci fosse un po' di tutto, compreso o bazooka, o lanciamissili, non so bene.
IMPUTATO Brusca G.: Bazooka. Ce n'era uno un po' più particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Senta, lei ricorda se le è mai capitato...
IMPUTATO Brusca G.: C'erano... Mi scusi. C'erano dei bazooka usa e getta, uno di questi un po' più particolare. E poi c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Come i rasoi Bic, insomma, usa e getta.
IMPUTATO Brusca G.: Usa e getta... sì. Cioè dei tubi, quelli che si sono visti in TV. E poi c'erano dei, sempre bazooka, ricaricabili.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, da confezionare... da confezionare i proiettili e...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io ho bisogno di sapere da lei se - per quanto è nelle sue conoscenze ovviamente, possibilmente conoscenze dirette, non conoscenze di seconda mano - qualcun altro degli imputati di questo processo ha avuto la disponibilità di un armamentario simile al suo, con specifico riferimento ai bazooka, usa e getta o ricaricabili che fosse.
Se lei ne ha mai eventualmente fatto consegna a qualcuno; se li ha avuti in consegna da qualcuno; se sa che le stesse forniture che ha avuto lei le hanno avute anche altri.
Mi riferisco agli imputati di questo processo.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, come si chiama "'o picciriddu"? Un ragazzo di Misilmeri, che non mi ricordo come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: So, non gliel'ho dato direttamente, ma gliel'ho dato a Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Gli ho dato un bazooka, quello che poi è stato ritrovato assieme a tutti gli altri, a Misilmeri. Che poi c'è stato chi ha individuato, anche se io ho dato il mio contributo nel ritrovamento di queste armi, poi c'è stato quello con il dito, dove è stato ritrovato l'arsenale.
Quindi il bazooka usa e getta, quello là era mio, dato a Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Tramite Giorgio Pizzo. Poi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma la persona che lei indicava per soprannome poco fa, "'o picciriddu", che c'entra in questa storia?
IMPUTATO Brusca G.: Lo ritenevano la mente delle... di una persona capace di... capace, bravissima nell'armamento. Cioè conoscitore di armi, specializzato nelle armi, in questo parti...
E parlando con lui, assieme a Giuseppe Graviano, gli ho detto: 'ora ti faccio avere un'arma di un certo valore'. Valore nel senso significativo, anche se ognuno di questi io lo pagai 20 milioni per ogni pezzo. Per ogni bazooka io lo pagai 20 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, uno di questi bazooka usa e getta andò a finire nella disponibilità di?
IMPUTATO Brusca G.: Giuseppe Graviano, cioè il mandamento di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Ma fisicamente chi è che lo custodiva?
IMPUTATO Brusca G.: A Misilmeri. Pieruccio Lo Bianco. Il mandamento, cioè il paese di Mariuccio Lo Bianco. Poi chi lo custodiva non glielo so dire.
E è stato quello ritrovato quattro-cionque mesi fa, sotto mia indicazione, anche della persona che poi l'ha indicato con il dito.
Quel bazooka era quello mio, assieme agli altri. Gli altri se l'era procurato per i fatti suoi.
Ce n'è un altro, come già l'ho detto io all'inizio, che si trova nella zona di Castellammare. Quelli che so io. Poi se ce ne sono altre armi in giro, non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Si trova nella zona di Castellammare, vuol dire nella disponibilità, almeno è stato nella disponibilità di chi?
IMPUTATO Brusca G.: Di Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Questo lei come fa ad affermarlo?
IMPUTATO Brusca G.: Perché glili ho dati io. Gli ho dato un bazooka e 10 bombe a mano.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo prima dell'arresto di Calabrò questo?
IMPUTATO Brusca G.: No, questi io glieli ho dati... glieli ho dati nel '92. '92 o inizio '93.
PUBBLICO MINISTERO: La ragione per la quale a Calabrò finirono queste armi lei la conosce?
IMPUTATO Brusca G.: No, era per come io in quel periodo bazzicavo anche Castellammare, onde evitare di tenere tutte una persona, era un'arma in quella zona e se eventualmente serviva, era a disposizione per poterla prendere.
PUBBLICO MINISTERO: Fine '92-inizi '93.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Riina era già arrestato, o no?
IMPUTATO Brusca G.: No. Non era arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Non era arrestato.
Lei aveva ancora libertà di manovra quindi, sull'alcamese, il castellammarese?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, io parlo fino a quando...
PUBBLICO MINISTERO: No, mi faccia capire. Era un tentativo suo per tenere una mano su Castellammare, per mantenere un filo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era il periodo quando ancora io ero in buoni rapporti su Castellammare e su...
PUBBLICO MINISTERO: Aveva libertà di movimento quindi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che durante l'esame si sia fatto riferimento alla persona di Antonino Mangano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però io ho bisogno che lei mi illustri, se non proprio per intero, ma insomma, in maniera da darmene una rappresentazione commisurata alla sua effettiva conoscenza; ho bisogno che mi illustri, ripeto, che tipo di rapporti lei ha avuto con Antonino Mangano.
Lei ha detto che Antonino Mangano ha avuto una certa responsabilità a partire da una certa data.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi questo siamo riusciti, anche attraverso le sue dichiarazioni, anche a localizzarlo nel tempo.
Ecco, precedentemente a questa data, quindi precedentemente al momento in cui Antonino Mangano assume un certo incarico, lei che tipo di rapporti aveva con Mangano?
IMPUTATO Brusca G.: Ottimi.
PUBBLICO MINISTERO: Intendo dire: Mangano aveva rapporti diretti con lei?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Sempre con Leoluca Bagarella e con me piccole cose. Però se c'erano cose di grosse, cose di notevole importanza, sempre tramite Bagarella. O Mangano doveva venire da me, passava da me Bagarella; o io, tramite Bagarella, arrivavo da Mangano. Anche se ci vedevamo, anche se spesso capitava di vederci, però rispettavamo in qualche modo la prassi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Precedentemente alla... precedentemente all'arresto dei fratelli Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se manteneva i rapporti con Nino Mangano, o se comunque Nino Mangano, Antonino Mangano, era persona che, nell'ambito dei rapporti che lei teneva, con il mandamento di Brancaccio, con Giuseppe Graviano, aveva una sua collocazione, una sua funzione, un suo ruolo?
IMPUTATO Brusca G.: Era il mio... cioè il punto di riferimento, perché avevo fatto mettere Gioè Antonino con Mangano Antonino, quando Mangano aveva un'assicurazione, cioè gestiva un'assicurazione. Io mandavo Gioè Antonino da Mangano Antonino e qui mi creavo l'appuntamento con Giuseppe Graviano, per fatti di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, oltre che Gioè, per questo tipo di contatti, lei ricorda se ha utilizzato anche La Barbera?
IMPUTATO Brusca G.: Può essere ci sia andato assieme a Gioè... a La Barbera... Gioè e La Barbera, perché erano quasi assieme, erano quasi sempre assieme. Quindi può darsi che ci sia andato anche La Barbera Gioacchino.
PUBBLICO MINISTERO: Questo anche nel periodo... Cioè, questo sistema era quello utilizzato per entrare in contatto con Giuseppe Graviano, anche nel periodo in cui Graviano era latitante?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, io con Giuseppe Graviano, per un periodo con Antonino Mangano e poi con Leoluca Bagarella. O con l'uno o con l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: A lei risulta, per fatti certi, se Mangano sia uomo d'onore, o non sia uomo d'onore? E a partire da quando soprattutto?
IMPUTATO Brusca G.: No, quando fu combinato non lo so. Però che è uomo d'onore e che io l'ho avuto presentato e lo trattavo per tale... Per esempio, quando fu, ci portò la macchina, che poi abbiamo commesso... la FIAT Uno bianca, quella poi rinvenuta per l'omicidio Saporito Miccichè, avvenuto a Corleone. Ce la portò Antonino Mangano assieme a un altro ragazzo di Brancaccio, che non mi ricordo il nome. E lui era divenuto il capomandamento, cioè il reggente, di Brancaccio, anche se era stato segnalato Giorgio Pizzo e Fifetto Cannella da Giuseppe Graviano.
Però poi ne divenne Antonino Mangano il capomandamento. Cioè, il reggente di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei conosce la ragione per la quale, con l'arresto dei Graviano, il mandamento in un primo tempo doveva essere gestito da Cannella e Pizzo e in un momento ancora successivo, invece, fu affidato ad Antonino Mangano?
IMPUTATO Brusca G.: Perché poi Leoluca Bagarella mi disse che il Fifetto Cannella era una persona leggera, chiacchierava, tutte le notizie se le faceva scappare, persona di poca affidabilità.
E quindi, siccome c'è Antonino Mangano, che era un buon soldatino per Leoluca Bagarella, abbandonò con queste scuse il Fifetto Cannella e si mise a Giorgio Pizzo... Giorgio Pizzo... Giorgio Pizzo... Antonino Mangano come rappresentante.
PUBBLICO MINISTERO: E la ragione per la quale perse il posto anche Pizzo?
IMPUTATO Brusca G.: Il Pizzo perse il posto perché venne arrestato. Perché era tenuto in considerazione assieme a Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Giorgio Pizzo venne... perse il posto perché venne arrestato, ma era tenuto in considerazione quasi alla pari di Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ricorda chi dei due, tra Pizzo e Mangano, è stato arrestato prima?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo che venne arrestato prima Giorgio Pizzo, se non ricordo male. No, o dopo.
Perché Antonino Mangano venne arrestato contemporaneamente a Leoluca Bagarella, o quasi. E Giorgio Pizzo venne arrestato subito dopo, ma pochissimi giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Le è venuto in mente il nome anagrafico della persona che ha indicato col soprannome "'o picciriddu"?
IMPUTATO Brusca G.: In questo momento no.
PUBBLICO MINISTERO: Ma l'ha conosciuto personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In che occasioni?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho conosciuto al... nel luogo dove il Tullio Cannella gestiva... l'Euromare. All'Euromare, in un appuntamento fatto all'Euromare, credo nella casa di Antonino Mangano, ho conosciuto il "'o picciriddu", che in questo momento non mi ricordo come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: E in quella occasione con chi si è visto all'Euromare?
IMPUTATO Brusca G.: In quell'occasione mi sono visto io, Giuseppe Graviano, Biondo "il corto", Leoluca Bagarella, Messina Matteo Denaro e poi c'era "'o picciriddu", c'era Antonino Mangano. Credo che non c'erano altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: La ragione di questo incontro doveva essere abbastanza significativa perché...
IMPUTATO Brusca G.: La ragione di...
PUBBLICO MINISTERO: ... c'erano, erano tutti capimandamento salvo, voglio dire, "'o picciriddu"...
IMPUTATO Brusca G.: La ragione di questo incontro era perché il Biondino, essendo che il Biondo "il corto" aveva preso il posto del cugino, del Biondino, in qualche modo si era un po' allineato con Raffaele Ganci, con Cancemi...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era, scusi eh, questo Biondo "il corto", è Salvatore Biondo "il corto".
IMPUTATO Brusca G.: Salvatore "il corto".
PUBBLICO MINISTERO: ECCO. Quello che, a seguito dell'arresto di Salvatore Biondino...
IMPUTATO Brusca G.: Momentaneamente aveva preso il comando.
PUBBLICO MINISTERO: Di quale...
IMPUTATO Brusca G.: Della famiglia di San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Della famiglia e mandamento di San Lorenzo.
IMPUTATO Brusca G.: Di San Lorenzo. Gli altri...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era il capomandamento facente funzioni, Salvatore Biondo "il corto"; Giovanni Brusca, capomandamento; Giuseppe Graviano, capomandamento; Leoluca Bagarella...
IMPUTATO Brusca G.: Capomanda... Diciamo capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Non capomandamento però, era Leoluca Bagarella e Messina Denaro addirittura capoprovincia.
IMPUTATO Brusca G.: Capoprovincia di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Mi sembra una riunione...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Praticamente sono gli stati generali di Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'oggetto di questa riunione?
IMPUTATO Brusca G.: L'oggetto in particolar modo fu perché a modo di dire del Biondino e per le notizie riportate sempre da Giuseppe Graviano, il Biondino in qualche modo si lamentava di Leoluca Bagarella, del gruppo... di questo gruppo. Dicendo: 'sono dei pazzi, sono dei senza testa', cioè li definiva così, a parole del Cancemi.
Al che quando...
PUBBLICO MINISTERO: A parole di?
IMPUTATO Brusca G.: Di Cancemi. Cancemi Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Cancemi Salvatore era ancora in libertà, vuol dire?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, era ancora libero. Cioè, ancora non era collaboratore di Giustizia. E...
PUBBLICO MINISTERO: Ma forse non si era nemmeno costituito, vuole dire.
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi siamo in epoca precedente alla costituzione...
IMPUTATO Brusca G.: Alla costituzione...
PUBBLICO MINISTERO: ... di Cancemi.
IMPUTATO Brusca G.: ... di Cancemi. E che lui, chiamato a queste accuse di: 'sai, ma contro di noi, cos c'è che non va, cosa c'è...'
Dice: 'no...', ma lui si difendeva, dice: 'non è vero, sono tragedie....'
Cioè, l'argomento fu, più che altro chiarimento, di questi fatti. E poi ci fu una buona oretta di parlare tra il Biondino, il Biondo "il corto" e Leoluca Bagarella, ma credo per motivi di interesse del cognato.
PUBBLICO MINISTERO: E la ragione della presenza di Antonino Mangano, di "o picciriddu", qual era?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che...
PUBBLICO MINISTERO: Come accompagnatori, o...
IMPUTATO Brusca G.: Credo che qualcuno accompagnasse il Messina Matteo Denaro, qualche altro accompagnasse a Giuseppe Graviano, io ci sono andato da solo.
Antonino Mangano era il proprietario della casa, cioè dell'appartamento. "O picciriddu" era pure là presente.
Infatti, mentre che gli altri parlavano, noi parlavamo di armi, parlavamo di altre attività. E tanto è vero fu in quella occasione che gli ho detto che: 'presto ti faccio avere un bazooka'.
Prendo appuntamento con Giorgio Pizzo e gliel'ho fatto avere.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è al corrente di un progetto di sequestro di persona per scopo estorsivo che doveva realizzarsi, o che comunque era in via di preparazione nel corso dell'anno '94-'95?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, il giornalista, l'editore Ardizzone.
Prò questo era un progetto che, per quelle che sono le mie conoscenze, che già, da quando c'era Salvatore Riina, che...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
IMPUTATO Brusca G.: ... come ho detto ieri, io mi stavo organizzando per Pippo Gambia, il socio di Ignazio Salvo l'esattore; e c'era un altro gruppo che stava pensando per l'Ardizzone.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sa chi è che si stava organizzando per realizzare il sequestro Ardizzone?
IMPUTATO Brusca G.: Ma quello che aveva inizialmente il progetto era Giuseppe Graviano.
Non so se il Messina Matteo Denaro faceva parte pure del gruppo. Ma siccome il territorio era quello della famiglia, se non ricordo male, della famiglia di Resuttana, e quindi diventò campo libero.
Come al solito Totò Riina si prendeva le responsabilità, o forse era di San Lorenzo. E quindi con Biondino non c'era nessun tipo di problema. Credo, ma quello che stava organizzando tutto per l'azione, era il Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se in questo programma dovevano avere una parte anche altri soggetti, anche di altre famiglie? Per la gestione del sequestro.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io le posso dire che poi ho saputo che Giuseppe Graviano aveva costruito un bunker per tenere, si doveva tenere nella zona di Misilmeri.
Poi, non so per quale motivo, non è stato più, non si doveva più adoperare e ne era stato costruito in una zona dell'alcamese.
Però non so poi se è stato ritrovato, non se è stato ritrovato, se è stato distrutto, cosa ne è successo, cosa non è successo, non glielo so dire. Però avevano fatto un bunker.
Il particolare del bunker lo so quando ci siamo visti nel '95, parlando Messina Matteo Denaro con mio fratello Enzo, perché il bunker dove era custodito Giuseppe Di Matteo lo aveva fatto, ci aveva pensato mio fratello Enzo. E, parlava, dice: 'a me mi è costato 300 milioni per fare questo bunker...', e mio fratello dice: 'con 300 milioni, io ne avevo fatti dieci, perché le stesse modalità io so come poterlo fare'.
Perché quello ci aveva fatto degli accessori. Dice: 'io glieli ho fatti ugualmente, quindi sistemi elettronici noi li abbiamo fatti con pochissimi soldi'.
Tanto è vero io ho fatto trovare quello di Giuseppe Monticciolo, che lui non aveva indicato, proprio perché per il fatto del sequestro di Pippo Gambia e pure perché il Giuseppe Monticciolo aveva detto che mi aveva riconosciuto, mi aveva conosciuto nel fine '92, inizio '93, quando io gli dimostro che già '92, '91, '90, perché il bunker è stato costruito inizio '92, proprio per lo scopo...
PUBBLICO MINISTERO: Di questo sequestro.
IMPUTATO Brusca G.: ... di questo sequestro.
E un altro me lo avevo creato io nella zona di Altofonte, che poi ho distrutto.
Che Gioacchino La Barbera non aveva fatto ritrovare, non so per quale motivo. Aveva indicato il covo delle armi, ma non aveva fatto trovare il...
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, questo per dire che Monticciolo aveva cominciato a commettere crimini per conto di Cosa Nostra assieme a lei, prima di quanto non avesse detto.
IMPUTATO Brusca G.: Lui diceva una certa data...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, e lei invece ha dimostrato che aveva cominciato prima.
IMPUTATO Brusca G.: Molto prima e molte cose non le aveva dette, o perlomeno cercava di alleggerire la sua posizione per aggravare su di me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E aveva accusato, non per ora, aveva accusato due persone innocenti che col piccolo sequestro Di Matteo non ci entravano niente...
PUBBLICO MINISTERO: Col sequestro del piccolo Di Matteo.
IMPUTATO Brusca G.: Di Matteo, non ci entravano niente.
Io ho dovuto fare la forza... dimostrare che due persone non ci entravano niente. Perché la collaborazione o il pentimento vale anche per questo, secondo me,
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in questo progetto di sequestrare questo editore Ardizzone, visto che si parla del territorio dell'alcamese, a lei risulta che fosse interessato anche Giuseppe Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, era interessato Giuseppe Ferro.
E ci fu una lamentela, mentre il piccolo Giuseppe Di Matteo si trovava nella zona, si lamentavano perché io avevo portato il piccolo Giuseppe Di Matteo in quel territorio senza avergli detto niente.
E che avevo creato problemi alle Forze di Polizia, nel senso che, essendo che doveva succedere il sequestro, si poteva rischiare che andavano per una cosa e ne trovavano un'altra.
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra.
IMPUTATO Brusca G.: E questo io lo avevo un pochettino saputo.
I particolari del mandamento di Alcamo, di Giuseppe Ferro, l'ho saputo poi nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: La conosce la cantina, una certa cantina a Partinico di proprietà, o gestita comunque da un certo Bonomo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, Giovanni Bonomo.
PUBBLICO MINISTERO: E' un luogo, è stato utilizzato per incontri da lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ma non la cantina, l'imbottigliamento del genero di Giovanni Bonomo, Giuseppe Ilardo, cugino dei... dei Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Tra le persone con le quali si è incontrato in questo luogo, c'è anche Giuseppe Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe Ferro veniva a questi appuntamenti accompagnato da chi?
IMPUTATO Brusca G.: Da Vito Coraci.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo ha mai visto accompagnato da persone diverse da Vito Coraci?
IMPUTATO Brusca G.: Che io mi ricordi, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Il figlio?
IMPUTATO Brusca G.: Il figlio lo accompagnò a Molara. Non mi ricordo se lo abbia accompagnato anche alla cantina di Giovanni Bonomo, ma io non mi ricordo di averlo visto.
Però sapevo che accompagnava il padre. Da sempre, non da quella occasione, da sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei l'altro giorno aveva già menzionato la sua conoscenza con Ferro Vincenzo. E soprattutto di Ferro Vincenzo.
Lei, quando ha appreso che Vincenzo Ferro era in qualche modo coinvolto in questa vicenda degli attentati del Nord, come li chiama lei?
IMPUTATO Brusca G.: Io lo apprendo quando arrivo a Dattilo. Il Messina Matteo Denaro mi spiega che ad Alcamo aveva combinato Vincenzo Ferro come uomo d'onore e che era coinvolto negli attentati, mandava notizie a Messina Matteo Denaro, sia su piccoli dettagli. E, in particolar modo su Dattilo, con luoghi, posti dove loro si incontravano. In quanto lui era seguito, cioè pedinato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quando lei apprese che Vincenzo Ferro era in qualche modo implicato, coinvolto in questa vicenda di stragi, ecco, questa situazione era, come dire, in linea con quello che lei sapeva essere il ruolo di Vincenzo Ferro nelle storie di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: No, io sapevo, ma... cioè, sapevo, da sempre che Peppe Ferro il figlio lo aveva tenuto sempre lontano.
Io lo vedevo, perché io spesso andavo a casa sua; e il figlio lo teneva sempre lontano. Era solo, Vincenzo Ferro era solo per accompagnarlo in qualche punto. Lo accompagnava all'ospedale.
Perché, oltre alla finta malattia di Giuseppe Ferro, qualche cosa effettivamente c'era.
E quello che curava la situazione familiare, cioè processuale e clinicamente, era Vincenzo Ferro.
Poi, dopo l'arresto del padre, ho saputo questi dettagli da... da Messina Matteo Denaro, dal Sinacori, che Vincenzo Ferro era una persona fatta uomo d'onore assieme al fratello di Antonino Melodia, il dottore, che reggevano il mandamento di Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, successivamente all'arresto del padre?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Io, direttamente, con Vincenzo Ferro non ho avuto mai nessun rapporto, come uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Salvatore Grigoli, lo conosce?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, io avevo il dubbio se lo conoscevo o meno. Quando poi fu arrestato e l'ho visto in fotografia, era la persona con cui una volta mi sono incontrato con Fragapane Salvatore nella zona di Poggioreale.
E lui era la persona che accompagnò Messina Matteo Denaro.
Ed era quella persona che partecipò al duplice omicidio dove venne ucciso la fidanzata di Pirrone collaborante e uno dei fratelli gemelli.
PUBBLICO MINISTERO: Questo fatto di sangue dov'era successo?
IMPUTATO Brusca G.: Ad Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ne sapeva niente lei di questo fatto?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io sapevo che dovevano essere eliminati i fratelli Pirrone.
E, in primo tempo, ci dovevo partecipare io; poi, quando io ho avuto il raffreddamento con gli alcamesi, non ho voluto più andar ad Alcamo.
E io, un tentativo di eliminare questi due ragazzi, li avevo fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Un'ultima domanda. Mi pare che di questa persona non se ne sia mai parlato: Antonino Patti.
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di Marsala.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ne ha, ne ha avuta una conoscenza personale, lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, abbiamo fatto crimini assieme, ci conosciamo.
Lo conosco da molto tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è stato destinatario di provvedimenti cautelari, rinvii a giudizio anche sulla base di elementi che provenivano da dichiarazioni di Antonino Patti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato interrogato poi su quei fatti che le venivano attribuiti sulla base delle dichiarazioni di Patti?
IMPUTATO Brusca G.: In parte; in parte, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ha verificato se Patti, nei suoi confronti, ha fatto delle accuse infondate, ingiustificate?
IMPUTATO Brusca G.: No, completamente. Completamente.
Io, le accuse di Patti, sono per me 24 carati.
PUBBLICO MINISTERO: Quelle nei suoi confronti.
IMPUTATO Brusca G.: Quelle che io conosco processualmente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, io volevo rappresentare questa situazione: come domande di esame, a me pare di aver esaurito il programma che avevamo fatto con il dottor Nicolosi.
Però, per tranquillità, per tranquillità professionale, io mi riprometterei, se il Presidente me lo consente, mi riprometterei di leggere le trascrizioni. Tanto vedo che sono pronte con estrema sollecitudine, dell'esame dell'udienza di ieri l'altro, di ieri mattina e ancora della giornata di oggi.
Per modo che, alla ripresa dell'udienza, io e il dottor Nicolosi siamo in grado di procedere proprio al completamento.
Può essere che sia anche concluso ora, l'esame. Però non posso dire l'ho concluso, perché ho bisogno di rileggere le trascrizioni.
Mi pare che altrimenti non possiamo fare.
Quindi, occorrerebbe - in questo senso formuliamo una istanza al Presidente - perché, sospendendo l'esame ora e disponendo per la prosecuzione all'udienza che sarà, noi possiamo eventualmente ultimare l'esame con qualche altra domanda.
PRESIDENTE: Bene. Avrei bisogno anche di sapere se, sempre il Pubblico Ministero, ha poi da farci sentire altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, Presidente, in considerazione anche di quello che dovrebbe essere in linea di massima, mi pare che nella prossima settimana ci siano degli impegni per gli imputati; poi so che c'è un giorno di astensione...
PRESIDENTE: Possiamo fare udienza... Possiamo fare udienza il lunedì 19.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Poi sospendere fino a venerdì 23, quando possiamo di nuovo fare udienza, e il giorno 24, sempre che poi non ci siano cose diverse.
Perché ci sono diversi imputati che devono essere presenti a Palermo il... Dunque, il 20 c'è lo sciopero degli avvocati; il 21 e il 22.
Quindi, possiamo fare: lunedì, venerdì, sabato della settimana prossima.
Poi, invece, la settimana successiva, cioè dal lunedì 26, al 30, possiamo fare udienza anche tutti i giorni.
Il 30, mi pare che sia venerdì di gennaio.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, il 1 è... il 1 febbraio è domenica.
Quindi, il 31 gennaio è sabato. Allora, il 30 è venerdì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, allora...
PRESIDENTE: Se è possibile fare un programma di massima.
PUBBLICO MINISTERO: La previsione è questa: con l'udienza di lunedì allora 26, il Pubblico Ministero potrebbe concludere, diciamo, tutta la parte dell'istruttoria dibattimentale, esclusi quegli esami degli imputati che restano in previsione, sempre che gli imputati intendano...
PRESIDENTE: Rispondere, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... accettare l'esame. ecco. Quindi...
E potrebbe essere il giorno 26, lo dico fin da ora, l'udienza nella quale ci riprometteremmo di esaminare il consulente Staiano.
Il consulente Staiano, quello sui tabulati.
PRESIDENTE: Benissimo.
Allora io potrei già annunciare ai difensori che, sempre che il 26 sia il giorno in cui il P.M. esaurisce l'esame dei testimoni, il 27, il 28, potremmo dedicarlo all'esame degli imputati che vorranno rispondere. E per i quali ovviamente sia stato richiesto...
AVVOCATO: Presidente, scusi, questo anche se lunedì 19 il Pubblico Ministero alle dieci e mezzo ha concluso...
PRESIDENTE: Avvocato, se alle dieci e mezza ha concluso e il vostro controesame non dovesse esserci, per ipotesi, noi possiamo anche cominciare l'esame degli imputati il lunedì.
Ma io credo che, almeno alcuni di voi, avranno delle domande da rivolgere all'esaminato odierno.
Perciò è un termine che si può fissare al 26 se non ci fosse nient'altro da fare; oppure spostarsi dal 27 al 28, se per ipotesi qualche cosa dovesse essere necessario fare il 27.
In linea di massima, il 27 e il 28 noi lo dovremmo dedicare all'esame degli imputati che vorranno rispondere.
Il 29 e il 30, se è possibile, io ve lo dico perché abbiate almeno un certo margine di tempo, ci sono alcuni testi indicati e ammessi dai difensori, possono essere citati per il 29 e 30 di gennaio.
Se sarà possibile, si esauriscono, se non sarà possibile, si vedrà poi che cosa fare.
L'udienza riprende, allora, lunedì 19 alle ore 09.00.
Traduzione degli imputati detenuti.
Dica.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, io volevo ricordare al dottor Chelazzi, siccome lei ha fatto un accenno all'arresto di Riina, ha detto poi ne parlavamo... Solo questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non è chiuso...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PRESIDENTE: L'esame non è chiuso.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Si finirà.
Buonasera.
IMPUTATO Brusca G.: Buonasera.

UDIENZA 19.1.1998

*IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Vuole dire ancora una volta il suo nome e cognome?
IMPUTATO Brusca G.: Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Buongiorno Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Prima di tutto, anche per mettere a punto mi pare doverosamente quelle che io credo siano state alcune imprecisioni di trascrizione - perché ho letto i verbali dei giorni passati, ho trovato delle parole - allora lo domandiamo a Brusca se quello che intendeva dire, certi nomi che ha pronunziato son come io li ho visti tra... li ho letti trascritti o se sono un attimo diversi.
Allora, ho letto la frase, le parole per meglio dire: "repertorio del maxi". Può darsi volesse dire riapertura del maxi, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Riapertura del maxi, mai detto repertorio.
PUBBLICO MINISTERO: Eh. Poi ho letto, a un certo punto, di un personaggio il cui nome nelle trascrizioni è Simone Bennati. Vuol dire esattamente il cognome?
IMPUTATO Brusca G.: Simone Benenati.
PUBBLICO MINISTERO: Benenati.
IMPUTATO Brusca G.: Benenati.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Poi ho sentito parlare, a proposito di una persona che si pensava di sequestrare, nelle trascrizioni leggo il cognome Gambriga.
IMPUTATO Brusca G.: Gambria.
PUBBLICO MINISTERO: Cambria?
IMPUTATO Brusca G.: Gambria.
PUBBLICO MINISTERO: Gambria.
Poi leggo un certo signor Paolo Rabbito. Si chiama Rabbito, o Rabito?
IMPUTATO Brusca G.: Dovrebbe essere Rabbito.
PUBBLICO MINISTERO: Con una "B" o con due "B"?
IMPUTATO Brusca G.: Non glielo so dire se con una, o con due.
PRESIDENTE: A volte, in trascrizioni precedenti, compariva questo cognome - che poteva anche essere di un altro soggetto - con una "B" e due "T", a volte compariva con una "B" e un "T", a volte con due "B" e un "T" solo.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma "D" proprio non ce ne sono.
PRESIDENTE: No, "D" no.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
PRESIDENTE: "T" come Taranto.
IMPUTATO Brusca G.: Comunque io posso identificare la persona con qualche...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, è un...
PRESIDENTE: Ma chi legge non...
PUBBLICO MINISTERO: E' un'altra finalità quella per cui le sto facendo queste domande Brusca, proprio estremamente pratica.
PRESIDENTE: Sapere a chi si riferisce.
PUBBLICO MINISTERO: Per chi deve rileggere poi le trascrizioni.
Poi ancora, a proposito di quell'episodio che si verificò nel 1989 e che riguardava il dottor Falcone, quel luogo dove fu ritrovato quell'esplosivo, lei ricorda esattamente come si chiama?
IMPUTATO Brusca G.: L'Addaura.
PUBBLICO MINISTERO: E come si chiama?
IMPUTATO Brusca G.: Si può chiamare Addaura, o si può chiamare l'Addaura, cioè "L" apostrofo Addaura.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché io nelle trascrizioni leggo "D" apostrofo Aura.
IMPUTATO Brusca G.: No. L'Addaura. O Addaura.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
IMPUTATO Brusca G.: Dipende come si pronunzia.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha parlato di un certo - io leggo nelle trascrizioni - Giovanni Lo Greco. Credo che sia invece una cosa diversa.
IMPUTATO Brusca G.: Giovanni?
PUBBLICO MINISTERO: Lo Greco.
PRESIDENTE: Giovannino Greco, mi pare.
IMPUTATO Brusca G.: Giovannello Greco.
PRESIDENTE: Giovannello.
PUBBLICO MINISTERO: Giovannello Greco.
IMPUTATO Brusca G.: Giovannello Greco. Cioè quello arrestato in Spagna.
PUBBLICO MINISTERO: Poi a un certo punto ancora leggo il nome di una località Rabbottone. Com'è il nome esatto di questa località.
IMPUTATO Brusca G.: Dovrebbe essere Rebottone.
PUBBLICO MINISTERO: Rebottone.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, è la proprietà di Mario Santo Di Matteo, il collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: In un punto ancora poi ho letto una cosa ancora più curiosa, nella trascrizione del giorno 15, che a un certo punto a Riina, Riina se ne esce con lei con un'espressione di questo tipo:
"Mi volevano portare" - nella trascrizione io leggo - "'sto boss". Non mi pare che lei si fosse pronunziato così?
IMPUTATO Brusca G.: In siciliano è 'stu Bossi. Cioè sarebbe che volevano portare Bossi, il...
PUBBLICO MINISTERO: L'esponente politico.
IMPUTATO Brusca G.: L'esponente politico della Lega.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non è boss con la "B" minuscola, ma è Bossi...
IMPUTATO Brusca G.: Bossi.
PUBBLICO MINISTERO: Come cognome?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Mi pare...
IMPUTATO Brusca G.: L'onorevole Bossi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che abbiamo passato in rassegna questi nomi, che mi sembravano un po' singolari nella trascrizione.
Ecco, ancora qualche domanda Brusca, rispetto a quelle dell'altro giorno, ma fermo restando che io ho capito che lei voleva anche illustrare determinate situazioni. Proprio in chiusura dell'esame, il giorno 15, lei anticipava, ho visto anche rileggendo la trascrizione, una certa intenzione di riferire a proposito dell'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Io, con questa riflessione, in base all'inte...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Aspetti un attimino. Che non è un argomento che io le avevo proposto, quindi lei sicuramente può dire quello che ritiene.
Però io vorrei farle una serie di domande, dopo, al momento...
IMPUTATO Brusca G.: No, ma io volevo rispondere e poi... Io ho fatto, ho lasciato questo particolare in base al suo interrogatorio, nel senso che eravamo arrivati, se non ricordo male, Di Maggio-Riina, cioè poi se ne parla. Solo per questo, ma io posso pure lasciare stare.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Io non le chiedo certo di lasciar stare. Gli argomenti che lei vuol trattare, considerata la sua veste, non sono certo io a censurarli.
Le chiedevo semplicemente, cioè, mi sembrava più opportuno che lei aspettasse prima di rispondere alle domande che io ancora le debbo porre e poi può introdurre questa e altre circostanze non lo so.
IMPUTATO Brusca G.: Sono a sua completa disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il primo punto che avevo bisogno di capire è questo. Lei rammenterà di aver precisato che le famosa busta con le fotografie, che venivano da Bellini, lei l'ha affidate, per la custodia, specificamente a Gioacchino Calabrò.
IMPUTATO Brusca G.: Gioacchino Calabrò, come fase finale.
PUBBLICO MINISTERO: Come... Sì, sì, certo. Come fase finale.
Ecco, lei è al corrente... Per essere più precisi, mi sa spiegare se Calabrò conosceva il contesto dal quale provenivano queste fotografie?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, nei dettagli no. Ma in linea di massimo poteva anche, così, molto riassuntivo, sì, qualche dettaglio lo riconosceva. E specificamente l'argomento fu quando si decise di bruciare - se sono stati bruciati, perché io non ero presente - quando si sono bruciate queste fotocopie di fotografie. Fu quando Gioacchino Calabrò dice: 'cosa devo fare con questo materiale?'
A che, abbiamo discusso un po' più... del più e del meno, perché io me ne ero dimenticato. E abbiamo detto di bruciarle e abbiamo commentato più a cosa potevano servire.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma la mia domanda mirava a capire se Calabrò era in qualche modo al corrente di tutta la storia che c'era dietro questa busta di fotografie.
IMPUTATO Brusca G.: No. Alla virgola no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Però a che cosa potevano servire sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso che Calabrò sapeva che cosa, a quale scopo lei custodiva, aveva la disponibilità di queste fotografie: ma al momento in cui gliele ha consegnate, o perché lo sapeva da prima?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho detto a Calabrò di conservarmi queste foto. A un dato punto venne arrestato Gioè, dice: 'che cosa dobbiamo fare con questo materiale', cioè con queste fotocopie. Al che gli dico: 'ormai non ci servono più, bruciamoli'. Perché questi servivano per eventuali scambi di cortesia, se noi riuscivamo a trovargli e cose varie.
Cioè, in maniera riassuntiva. Però i particolari, i dettagli, i racconti con Bellini, questo no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se capisco bene, Calabrò venne messo al corrente da lei dello scopo al quale le fotografie servivano in epoca precedente?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Cioè è una sorta di aggiornamento che gli ha fatto lei al momento in cui gliele ha consegnate?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, momentaneo. Cioè al momento che me li porta per...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E' tutto chiaro.
Senta, per rimanere sulla persona di Gioacchino Calabrò e, nemmeno a farlo a posta, per rimanere in argomento di fotografie. Ecco, io l'altro giorno, si ricorda, le ho chiesto - perché l'argomento l'ha introdotto lei - di quella vicenda che riguarda le iniziative relative a Di Maggio e come lei ne venne informato da Bagarella e anche da Calabrò.
Ecco, io ritorno a chiederle se in questa situazione c'è stato un qualche cosa che aveva a che fare con fotografie. Lascio proprio volutamente la domanda a questo punto, quindi in maniera poco comprensibile e soprattutto generica, perché non voglio assolutamente influenzare la sua memoria e l'eventuale risposta.
IMPUTATO Brusca G.: Le fotografie che io parlavo con Gioacchino Calabrò, erano fotografie riguardante il Di Maggio Baldassare, per darglieli a lui perché c'erano delle persone che avevano individuato il presunto luogo dove il Di Maggio abitava, da collaborante, però non tutte le persone conoscevano il Di Maggio Baldassare.
Quindi io dovevo procurare una foto, o più foto se ne avevo la possibilità, per consegnargliele a lui e lui poi, con chi di competenza, guardare, osservare, notare...
PUBBLICO MINISTERO: Questo lui di cui stiamo parlando...
IMPUTATO Brusca G.: Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: E' sempre Gioacchino Calabrò?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Però già il discorso con Leoluca Bagarella c'era stato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questo è un altro punto che abbiamo chiarito. Necessariamente passiamo da un argomento all'altro.
Nell'interrogatorio, più esattamente nell'udienza del giorno 13, 13 gennaio, dalla trascrizione - a pagina 12 - lo dico per le altre parti e anche per la Corte, risulta un'affermazione che io riassumo in questi termini.
Secondo le sue conoscenze, nel periodo che precede l'arresto di Riina, la persona di Giuseppe Graviano è tra quelle più vicine a Riina. Lei sostanzialmente ha fatto questa affermazione.
Allora avrei bisogno di chiarire, in maniera più specifica, questa sua affermazione. Nel senso che ho bisogno di sapere sulla base di quali dati di fatto li può affermare che all'epoca Giuseppe Graviano era tra le persone più vicine a Riina e, in secondo luogo, vorrei che lei mi spiegasse - se lo sa - che cosa è che aveva determinato questa particolare vicinanza di Giuseppe Graviano a Riina.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, i fatti che io conosco sono: che, partendo dall'alto verso il basso, quando io parlo con Leoluca Bagarella di continuare la fase stragista... io con Giuseppe Graviano, anche se ci siamo incontrati molte volte, non abbiamo mai parlato di stragi.
A che, per Giuseppe Graviano andare da Raffaele Ganci a parlare, dire: 'zu Raffae', continuiamo per fare le stragi', quindi significa che Giuseppe Graviano era a conoscenza quanto me di quello che si doveva fare. E questo è uno.
Due: parlando con Salvatore Biondino, mi dice che a Palermo era stata rubata una Clio targata Roma ed era di Giuseppe Graviano. Se c'era la possibilità di trovare questa macchina, perché questa macchina gli serviva quando lui si spostava al Norditalia, credo quando lui si muoveva a Roma per non dare sospetti. Cioè nel senso, la macchina targata Palermo poteva attirare qualche sospetto. Quindi questa la seconda posizione.
Terza: quando fu la strage di Capaci, io mi ritrovo a Mazara del Vallo, territorio molto vicino, non dico... predominio di Salvatore Riina, trovo Giuseppe Graviano anche lui a Mazara del Vallo. E quindi per me è un altro punto di riferimento.
Quando viene ucciso lì il fratello di Benedetto Spera, in qualche modo eravamo un po' tutti presenti però diede qualche incarico a Giuseppe Graviano di, più particolare, di intervenire sulla zona perché Giuseppe Graviano era il... non il reggente, ma era la persona che si stava interessando su Misilmeri, a portare la guerra contro chi non aveva... chi aveva trasgredito le regole di Cosa Nostra, assieme a Pieruccio Lo Bianco.
Quando nelle quattro piccoli attentati, ne succede uno a Misilmeri, capisco subito che è oggetto di Giuseppe Graviano. Quindi tutti questi piccoli, piccoli importanti fatti, mi portano a dedurre che Giuseppe Graviano è molto vicino a Salvatore Riina.
Di più c'è l'ultima, quella che mi ricordo in questo momento: sapevo che Giuseppe Graviano era molto amico di Messina Matteo Denaro, sia personale che poi credo si rafforzò con quella di Cosa Nostra, in quanto il Messina Matteo Denaro, cognato di... non so come si chiama, comunque Guttadauro, fratello del medico Giuseppe Guttadauro, quindi della stessa famiglia di Brancaccio, anche se il dottor Guttadauro apparteneva a quella di Roccella, ma era lo stesso mandamento. Quindi rafforzata da questa amicizia.
Quindi sono tutti fatti che mi portano a...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la porta a concludere...
IMPUTATO Brusca G.: La vicinanza di Giuseppe Graviano con Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ma qualcuno gliel'ha confermata? Intendo dire, queste sono state sue constatazioni e quindi sue deduzioni conseguenti, oppure qualcun'altra delle persone con le quali lei aveva rapporti all'epoca, intendo riferirmi alle persone che contavano ovviamente di Cosa Nostra? Lei ha detto che si incontrava con Biondino, con Ganci, con Cancemi. Ecco, qualcuna di queste persone le ha confermato positivamente il fatto che Giuseppe Graviano fosse diventato uno dei personaggi più vicini a Riina? Oppure è rimasto lei con le sue osservazioni e constatazioni, si è formulato le sue convinzioni e non ne ha parlato con altri?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, purtroppo con la mia esperienza e con le mie conoscenze con Salvatore Riina, non è che c'era bisogno di potermi imboccare col cucchiaino: sai, queste persone vicino a noi. Non mi ricordo in quale occasione mi disse: 'non ci sono problemi con i picciotti, nel senso con Giuseppe'.
Quindi questo per me bastava che non c'è nessun tipo di problema, quando invece con qualche altro c'era qualche piccolo commento, quindi per me significava qualcosa che non andava.
Poi, vedendo il comportamento, per me Giuseppe Graviano era una persona di fiducia. Tant'è vero che io ancora ... sospetti, lo indicavo la persona vicino al gruppo romano. Cioè palermitano che bazzicavo... frequentava Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Siccome stiamo parlando di Roma, e quindi stiamo in qualche modo anche sfiorando determinati fatti, di cui si è già parlato nel corso dell'esame, ho bisogno di chiederle due puntualizzazioni. Con riferimento, in particolare, a quella iniziativa - di cui lei fu messo al corrente senza avervi partecipato, così ci ha riferito - quell'iniziativa con la quale a Roma si doveva arrivare a compiere un'azione criminale nei confronti di Costanzo. Questo ancora nell'epoca indicata da lei, io non sto a ridirla, comunque molto prima dell'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le chiedo ancora, a quanto lei rammenta, l'azione riguardava Costanzo... Il programma, per meglio dire, riguardava Costanzo e altre persone?, lei si è espresso così al dibattimento. Ovvero riguardava Costanzo e qualcun altro già individuato, già determinato? Oltre ad eventuali, ulteriori vittime.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, il discorso nasce in questi termini. Quando io vado da Salvatore Riina a prospettare le mie lamentele... lamentele, mie osservazioni, in quanto Costanzo aveva pronunciato quelle frasi in quella trasmissioni. A che Salvatore Riina mi dice: 'ci stiamo pensando'. E mi dice pure che: 'ci costa un'occhio'. Nel senso che c'è una squadra che sta lavorando su Roma, quindi non capisco che l'attentato è solo per Costanzo.
Io conosco quello di Costanzo, però se c'erano altri obiettivi non lo posso escludere. Però il quadro era molto più... Il quadro era molto più vasto di quello che io sapevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io le ho voluto porre questa domanda in questa maniera così diretta, perché le debbo far presente che nell'interrogatorio che abbiamo espletato con lei, il dottor Grasso e io il 28 maggio del '97, lei specificamente ha affermato che quell'azione a Roma, affidata a determinate persone, aveva come obiettivi Costanzo, Martelli ed eventualmente altre persone. E ha escluso che tra gli obiettivi vi potesse essere viceversa Falcone, in quanto, a quella data, Riina aveva già preso la decisione che il dottor Falcone doveva essere, secondo i programmi di Riina, vittima di un'azione criminale necessariamente da eseguirsi in Sicilia.
Ecco, io trovo questa diversità tra quanto mi precisa il 28 di maggio del '97 e la dichiarazione qui al dibattimento.
IMPUTATO Brusca G.: Voglio chiarire, credevo che la domanda era specifica. Gli obiettivi su Roma, quelli che sapevo io, erano Costanzo, Martelli e nel '91 la possibilità di potere uccidere anche Giovanni Falcone.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Però quella, ripeto, 100% era quella di Costanzo. Poi se per quella di Martelli ci stavano lavorando, o non ci stavano lavorando, cioè stavano perfezionando i particolari, questo non glielo so dire.
Per quella invece di Giovanni Falcone, come ci potevano essere delle persone che loro stavano individuando l'onorevole Martelli, sono venuto a conoscenza perché a un dato punto Giovanni Falcone, non so con chi era, anche se poi ho saputo chi era l'altra persona, ma io già l'avevo detto prima che mi venisse detto. Giovanni Falcone si sentì osservato, notato, o perlomeno è stato individuato Giuseppe Madonia a Roma, davanti al Ministero, davanti a dove lavorava Giuseppe Falcone. A che, questo fatto Salvatore Riina ne è venuto a conoscenza e, rimproverando Giuseppe Madonia a dire: 'ma che ti porta a fatti individuare...' - cioè - 'chi ti ci porta a immischiarti con fatti che nessuno ti ha dato l'incarico'.
Quindi, io non so Salvatore Riina da chi l'ha saputo, come l'ha saputo questo particolare.
Sta di fatto che nel '91 anche io sono andato a Roma, prima di essere latitante. Sono andato a Roma per poter individuare, di quelle notizie che Salvatore Riina mi aveva dato, un famoso ristorante, quello della... chiamato "Sora Lella" e che io, con Leoluca Bagarella, abbiamo impiegato... abbiamo perso pochissimo tempo, uno o due giorni per vedere di potere individuare questo ristorante, perché si sapeva che Giovanni Falcone andava a mangiare in questo ristorante e che spesso e volentieri camminava da solo, senza scorta, senza nessun tipo di problema.
Quando poi, nel marzo, ci fu... per dire, ce ne dobbiamo uscire, quando io gli ho detto, ho trovato già la decisione finale e non... perché la decisione di ucciderlo per me era stata presa molto tempo prima. Dice: 'non mi interessa, ma io lo devo fare qua in Sicilia, quello che succede, succede'.
Poi ho saputo nel tempo che ha sospeso, cioè ha bloccato momentaneamente chi stava lavorando a Roma per non intralciare, anche se un fatto avveniva fuori dalla Sicilia, per rintracciare quello che stavamo facendo in Sicilia. Cioè, a Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, questo io nell'interrogatorio ho detto con il dottor ... e a lei.
PUBBLICO MINISTERO: Veniamo ad un altro punto: nell'udienza del...
IMPUTATO Brusca G.: Ah, chiedo scusa. Nell'occasione voglio dire che...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: ... piccoli punti che stanno venendo fuori oggi, alla strage di Capaci, non sono venuti fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questa non l'ho capita. Posso intuirlo, ma bisogna che, occorre che sia più chiaro, sennò...
IMPUTATO Brusca G.: Siccome sono stato additato come depistatore destabilizzante, molti punti che sono venuti fuori oggi, a Capaci non sono venuti fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Se capisco bene lei vuol dire che, certi aspetti di quella vicenda, sono stati chiariti, o perlomeno sono stati arricchiti di altri particolari...
IMPUTATO Brusca G.: Io volevo...
PUBBLICO MINISTERO: ... per le sue dichiarazioni?
IMPUTATO Brusca G.: Io li avevo detto, e non sono stati mai chiariti.
Cosa questa che, in qualche modo, sta venendo fuori oggi.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, non è questo il processo in cui ci si occupa delle strage di Capaci.
IMPUTATO Brusca G.: Per carità! Stiamo parlando...
PUBBLICO MINISTERO: Io prendo atto di questa sua affermazione, ecco.
IMPUTATO Brusca G.: No, ma...
PUBBLICO MINISTERO: E credo che di più non posso fare.
IMPUTATO Brusca G.: Non sto io trapassando...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, non so, voglio dire, se le altre parti, la Corte, pensano di ottenere, attraverso qualche domanda e elementi in più su questa sua affermazione.
Bisognerebbe conoscere tutta la vicenda dell'attentato di Capaci per capire che cosa sono questi elementi in più. Con calma.
Senta, nell'esame suo dibattimentale - per essere più precisi nella trascrizione relativamente all'udienza del giorno 13 gennaio - io leggo una certa sua affermazione relativamente all'epoca nella quale lei fu messo al corrente, per la prima volta, di questo programma complessivo di azione criminale che riguardava l'onorevole Mannino, il dottor La Barbera...
IMPUTATO Brusca G.: Una serie di fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però ho bisogno di farmi puntualizzare nuovamente da lei l'epoca in cui questo discorso incominciò ad essere patrimonio anche della sua conoscenza.
IMPUTATO Brusca G.: Fine di febbraio, primi di marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno?
IMPUTATO Brusca G.: 1982.
PUBBLICO MINISTERO: Millenovecento...?
IMPUTATO Brusca G.: '82.
PUBBLICO MINISTERO: Ottanta?
IMPUTATO Brusca G.: '92.
PUBBLICO MINISTERO: '92. Ecco, no, chi ha letto le trascrizioni avrà notato che viene riportata come epoca al marzo '95. Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: No, '92.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi... Quindi marzo '95 è un'epoca...
IMPUTATO Brusca G.: E' lo stesso...
PUBBLICO MINISTERO: E' una indicazione sbagliata, lei vuol dire.
IMPUTATO Brusca G.: Non so se volontariamente o involontariamente, erroneamente sbagliata. Ma è marzo '92. Marzo, febbraio '92.
PUBBLICO MINISTERO: Passiamo ad un argomento che riguarda la famosa vicenda del "papello" e la retrostante trattativa.
Lei ha indicato, anche qui davanti alla Corte,. quali erano gli argomenti sui quali si articolavano le richieste di Riina.
Lei ha parlato, appunto, di quello che nella trascrizione era un po' curioso, il repertorio del Maxi, credo che non ci entrasse nulla...
IMPUTATO Brusca G.: La riapertura.
PUBBLICO MINISTERO: La riapertura del Maxi, ha indicato Legge Rognoni-La Torre, ha indicato la Legge Gozzini. E quindi la restituzione dei beni sequestrati, quanto alla Rognoni-La Torre...
Lei ha memoria se, tra queste richieste, vi era anche qualche cosa che aveva a che fare con la legislazione sui pentiti di mafia?
Per adoprare questa espressione molto efficace.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, io molto sommariamente sto facendo, gli ho detto quello che poteva essere scritto. Però, sul atto di portare i collaboranti di Giustizia alle strette, cioè solo prendere le sue parole con dei riscontri, nel senso che bisognava portare collaboranti di Giustizia che le sue parole dovevano essere creduti solo se trovati con la pistola in mano, o con la fotografia. Nel senso, nel momento del reato. Cioè, tu...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè... Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Tutto il resto, portarlo, nel senso che tutto quello che dicevano, se non c'era un minimo di riscontro, o un riscontro fondamentato, non valeva nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, cerchiamo di contestualizzare bene questa sua affermazione.
Siccome io parto dalle richieste del famoso "papello". quindi questa era una richiesta...
IMPUTATO Brusca G.: Questa, secondo me, era una richiesta perché ne parlavamo spesso e volentieri.
Per dire: bisogna portare a questi signori riscontri, riscontri, riscontri, alle sue, alle dichiarazioni che fanno. Cioè, trovare riscontri obiettivi.
Tranne che potranno dire tutto quello che volevano, se non c'era nessun riscontro obiettivo.
Cioè, nel senso, la chiamata di correo abolirla; particolari senza però riscontro, abolirli.
Cioè, portare, come si suol dire, le dichiarazioni dietro una fotografia. Cioè, dietro...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ottenere delle modifiche nel sistema della legge che rendesse più, come dire, meno agevole...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le dichiarazioni dei collaboranti di Giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che questo è un argomento che veniva di frequente preso in considerazione nelle vostre conversazioni. Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, quasi ogni volta che... si parlava, quando tenevamo di discutere i fatti da cui si creava l'appuntamento, spesso e volentieri se c'era tempo si andava pure un po', si divagava in fatti processuali, in fatti di problema di Giustizia.
E quindi si pensava di restringere al massimo i collaboranti di Giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Passiamo ancora ad un altro punto.
Lei, in aula, nelle passate udienze, ha riferito più volte di quell'incontro nel quale vi fu un chiarimento, o una specie di chiarimento, o un chiarimento vero e proprio tra lei e Bagarella.
E ha anche spiegato, mi sembra ripetutamente, che un antefatto importante era rappresentato da quel racconto che Ganci aveva fatto non correttamente a proposito di quella conversazione che avevate avuto a quattr'occhi a margine di quell'incontro al quale era presente anche Michelangelo La Barbera.
Allora, io ho bisogno di sapere se, quando appunto c'è stato questo chiarimento tra lei e Bagarella, se lei è tornato specificamente sul punto che con Ganci si era espresso in maniera chiara.
Nel senso che a Ganci le aveva spiegato le ragioni per le quali, davanti a Michelangelo La Barbera, aveva preferito prendere una certa posizione, piuttosto che un'altra.
Cioè, a questo punto, stringo la domanda. Lei a Bagarella glielo disse: 'guarda, che è Ganci che non ti ha raccontato esattamente le cose come stanno'?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dopo che lui mi richiama, mi fa la lamentela, nel senso che: 'tu ti vai a fare le riunioni senza avvisare nessuno, a me mi vieni a dire una cosa e poi me ne... cioè, ne discutono altri e poi me ne vieni a dire un'altra', io ho detto: 'no, facciamo un confronto con Raffaele Ganci e gli dimostro che io a Raffaele Ganci gliel'ho detto'.
Vero è che davanti a Raffaele Ganci c'era Salvatore Cancemi e Angelo La Barbera.
Io, siccome davanti a Angelo La Barbera, non so se era a conoscenza o non era a conoscenza del piano stragista che aveva detto, cioè, che portava avanti Salvatore Riina. quindi nessuno mi autorizzava a parlare davanti a Angelo La Barbera, per dire...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ho capito. Questo lo ha espresso bene.
Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Poi, quando io mi sono visto con Leoluca Bagarella. Nel senso che io avevo chiamato Raffaele Ganci da solo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Sì, sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... gli ho detto: 'facciamo un confronto e vediamo se Raffaele Ganci si nega questo particolare'.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Io volevo arrivare proprio a questo punto.
Quando lei propone a Bagarella di far un confronto, che è anche un faccia a faccia, rende bene l'idea, era un modo di dire il suo, o vi era concretamente la possibilità di fare un faccia a faccia a lei e Ganci davanti a Bagarella?
Raffaele Ganci era ancora libero, o era già stato arrestato?
IMPUTATO Brusca G.: No, Raffaele Ganci era libero latitante, o lo stava per diventarlo. Perché c'erano le dichiarazioni di Marchese le dichiarazioni di Di Maggio Baldassare.
Quindi, da lì a un momento si capiva che si spiccavano i mandati di cattura.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, io volevo esattamente...
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, non ho... non mi ricordo se...
PUBBLICO MINISTERO: ... capire se Raffaele Ganci era già stato arrestato.
Nel qual caso la sua affermazione, è una affermazione così a carattere un po' formale, accademico.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era libero. Ripeto, non so se era latitante, nel senso ricercato, o meo. Però era libero.
E io, il confronto che dovevo fare, che insistivo di farlo, lo dovevo fare con Raffaele Ganci e con Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei la ricorda l'epoca dell'arresto di Raffaele Ganci? La successione, per intendersi, degli arresti.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, se non...
PUBBLICO MINISTERO: A quanto ricorda, è stato arrestato prima Cancemi, o prima Raffaelle Ganci?
IMPUTATO Brusca G.: No, Raffaele Ganci è stato arrestato prima di... della presenza, cioè che...
PUBBLICO MINISTERO: Della costituzione.
IMPUTATO Brusca G.: Della costituzione di Cancemi Salvatore. Perché si pensò addirittura che a arrestare i Ganci, sia stato Cancemi Raffaele.
Cioè, questa è una leggenda...
PUBBLICO MINISTERO: Cancemi...?
IMPUTATO Brusca G.: Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Salvatore.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, questa deduzione dal momento che non riuscivamo a capire l'arresto di Raffaele Ganci e la presenza, cioè il presentarsi di Cancemi Salvatore.
Cioè, davamo, una giustificazione che davamo a quel momento, era questa. Anche poi si sono chiariti molti altri aspetti.
PUBBLICO MINISTERO: Se lei, sulla base dei suoi ricordi, dovesse collocare l'arresto di Raffaele Ganci nel tempo, eh, rispetto ai vari fatti di strage di cui ci occupiamo qui, così, secondo la sua memoria, l'arresto di Ganci è avvenuto prima che iniziassero gli attentati, in corso di attentati, quando gli attentati erano già finiti?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo che eravamo in corso.
PUBBLICO MINISTERO: In corso di attentati. Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Se non... se non ricordo male.
PRESIDENTE: Cioè, possiamo essere un po' più precisi?
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, siccome...
PUBBLICO MINISTERO: No, io... Scusi, Presidente, per carità, può fare tutte le domande che vuole. La mia, siccome noi la data dell'arresto di Ganci la conosciamo, io ho biso... Sì, è stata rapportata, rappresentata alla Corte con il giorno preciso...
PRESIDENTE: Vogliamo rammentarla? Perché la Corte possa...
PUBBLICO MINISTERO: Il 10 giugno del '93.
PRESIDENTE: Ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: E avevo bisogno di controllare...
PRESIDENTE: La memoria..
PUBBLICO MINISTERO: ... perché mi sembrava opportuno, il ricordo di Brusca.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando... Siccome continuamente dobbiamo chiedergli quale fatto è successo prima, quale è successo dopo, in che epoca si è verificato questo episodio piuttosto che quest'altro, allora per dare alla Corte un elemento di verifica, dato che conosciamo la data degli attentati, conosciamo anche la data dell'arresto di Ganci, è per vedere se il ricordo di Brusca, quando si esprime sulle cronologie, è un ricordo corretto, oppure intaccato anche dal passare degli anni, voglio dire. E anche direi dalla concitazione con la quale tante vicende si sono svolte.
Ho bisogno di prendere un altro punto.
Io le ho già chiesto, davanti alla Corte, se nelle conversazioni, negli incontri, che si svolsero nella villetta vicina all'Hotel Zagarella, il discorso investì o meno la Torre di Pisa.
Mi pare che lei abbia dato una certa risposta.
Io le pongo nuovamente la domanda: lei ricorda che, in questa conversazione, si sia parlato anche della Torre di Pisa come possibile obiettivo di azioni o dimostrative, o di danno, o distruttive, o intimidatorie? Oppure della Torre di Pisa, nella conversazione nella villetta di Santa Flavia non si parlò mai?
IMPUTATO Brusca G.: Quella di Basile?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, è quella di Basile.
IMPUTATO Brusca G.: A Santa Flavia ne abbiamo due: quella di Gaetano Sangiorgi e quella di Basile.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma quella di Basile è quella vicina all'Hotel Zagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Io non avevo, non lo avevo capito.
Dunque, come fatto, che ho detto, così... come fatto nel senso di dialogo, per dire: se succede questo fatto lo Stato può subire questo... può subire questa immagine.
E, in particolar modo, veniva ripresa sempre come punto, cioè, come spunto, la Torre di Pisa.
Quindi se ne parlò... quasi era sempre oggetto di argomento.
Ma in quella occasione, le posso dire, che ne abbiamo parlato. Però mai stabilito cento per cento, per dire: iniziamo l'attività per andar a mettere l'esplosivo sulla Torre di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Le ricorda se questo accenno, tipo, non so se si è trattato di un accenno fatto fuggevolmente, oppure se fu un accenno un po' esteso.
Se questo accenno, ripeto, fu introdotto nell'argomento, nella conversazione da lei, ovvero da Gioè, ovvero da qualcun altro.
IMPUTATO Brusca G.: Ma l'argomento fu riportato da noi. Cioè, da me e da Gioè. Non mi ricordo chi dei due prima lo... prospettò. Ma credo che lo prospettò il Gioè, in quanto era quello che diceva, d'accordo con me, con il Bellini. E lui era, spiegava molto meglio gli effetti che potevano subire e quali potevano essere le conseguenze e gli eventuali benefici.
Quindi ne abbiamo parlato, in quella occasione, tra me, Gioè. Che siamo stati noi a portare per primi questo presunto obiettivo, a Bagarella e a Giuseppe Graviano. E il Messina Matteo Denaro, che ricordo che c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, guardi, siccome ne abbiamo fatto il nome più di una volta nel corso del suo esame, lei ha capito se questo basile, questo signor Basile era in rapporti stretti con Graviano, piuttosto che con Bagarella, ovvero con Messina Denaro, ovvero non ha capito nulla di chi fosse la persona con la quale Basile aveva rapporti?
IMPUTATO Brusca G.: No, la persona con cui Basile aveva rapporti era con Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Questo lo può affermare sulla base di qualche dato specifico, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: La base che, in quella seduta, in quegli appuntamenti, il Giuseppe Graviano andava, la conoscenza dell'abitazione come ci sarebbe stato più volte, in quanto disponeva di uomini dello stesso Basile, di controllare eventualmente qualche, qualcuno poteva essere seguito. Quindi presenza delle Forze dell'Ordine.
Una persona vicino al telefono, per dire: 'tu vai a metterti vicino al telefono...', cioè, il Basile o un'altra persona. Che c'erano altre persone che lo accompagnavano, in questo momento non ricordo.
E persone fuori, credo nella strada, per segnalare eventuale presenza di Forze di Polizia. Nel senso una battuta dei carabinieri, o un controllo di Polizia. Cioè, un arrivo, già in anticipo potevano segnalare e dire: 'vedi, che c'è qualcosa che non funziona'.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma questa persona di cui stiamo parlando, alle conversazioni che si svolsero tra lei, Bagarella, Giuseppe Graviano, partecipò o non partecipò?
IMPUTATO Brusca G.: No, era fuori... fuori dalla discussione. Ha messo a disposizione l'abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: Lei c'è stato solamente in quelle due occasioni in quella villetta?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sicuramente ha presente di averci spiegato di certi incontri che si svolgevano prima che Riina fosse arrestato nella casa di Guddo Girolamo.
Incontri nei quali si parlava della situazione che era in corso e anche delle prospettive che questa situazione poteva prendere. I termini in cui questa situazione poteva evolvere.
Lei ha fatto questa, qui davanti alla Corte, questa affermazione.
Io vorrei che lei...
IMPUTATO Brusca G.: Ah, se...
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei che lei cercasse di spiegarmi per bene un punto che penso sia importante.
Quando vengono affrontati questi discorsi di strategia, alla presenza di Riina, in questo periodo - siamo nella seconda metà del 1992, l'epoca l'ha indicata lei relativamente a questo incontro - chi sono le persone che partecipano?
Partecipa, quando quello, in una certa occasione, poi la volta dopo ce n'è degli altri, cambia per così dire la formazione tutte le volte che ci si vede in questa casa?
Mi pare che, su questo punto, non siamo andati a fondo, qui nell'esame davanti alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, le persone con cui io parlavo di stragi, o di fatti eclatanti, ne parlavo solo con le persone che io avevo visto presente in quella sede.
PUBBLICO MINISTERO: E chi sono?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, Raffaele Ganci...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... Cancemi Salvatore...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... Biondino Salvatore...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: .. Riina Salvatore, io e Leoluca Bagarella.
Anche se Leoluca Bagarella non era in quella sede, ma poi in altre, in altre occasioni c'è stato.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, rimaniamo a quella sede, come la chiama lei.
IMPUTATO Brusca G.: In quella sede eravamo quelle cinque persone.
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiega perché queste cinque e non altre? Se lei conosce il perché di questa riunione che si può dire ristretta; o il perché di questi discorsi ristretti, visto che tutti capomandamento, ma ce n'erano anche altri di capimandamento.
Come mai queste riunioni solamente tra queste cinque persone: Riina, Biondino, Cancemi, Ganci Raffaele, Brusca Giovanni.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, io come ho sempre detto, cioè, le regole di Cosa Nostra non le ho fondate io, ma bensì sono state fondate da un... chi ha fondato Cosa Nostra. Quindi, le regole, sono sempre esistite. E credo che attualmente oggi vanno.
Però, strada facendo, hanno avuto dei cambiamenti, quindi dei mutamenti; man mano dipende chi gestiva, chi guidava Cosa Nostra.
Credo che il motivo di quelle riunioni a piccoli gruppi era per la riservatezza. Chi doveva partecipare in prima persona, persona al fatto esecutivo.
Cioè, perché un gruppo doveva sapere, come fatto esecutivo, non poteva sapere dell'altro; e l'altro non poteva sapere dell'altro gruppo.
Cioè, io almeno la interpreto in questo modo.
Poi, perché non partecipavano gli altri del mandamento, a questa riunione, l'unica spiegazione che posso dargli è questa, anche se poi non so se Salvatore Riina glielo comunicava, non glielo comunicava, erano stati informati prima.
Non gli so dire quale strategia, quale metodo adoperava nei confronti degli altri capimandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Perché non ci sia rischio di equivoci, qui stiamo parlando della casa di Guddo, quella posta dove?
Perché abbiamo il problema dell'omonimia dei due Guddo.
IMPUTATO Brusca G.: Non uomo d'onore. E precisamente, siccome in questi giorni è uscito sul Corriere della Sera il particolare della casa di Salvatore Riina. Ma per quello che ho letto è la casa dove abbiamo fatto l'appuntamento, io Di Maggio, Salvatore Riina, Brusca Mario e io e Leoluca Bagarella. Non so, perché mi immagino l'abbia indicato. E quella è la casa dove abbiamo fatto l'appuntamento, non la casa di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo appunta... Ormai che ci siamo, bisognerà chiarirla questa circostanza.
Questo appuntamento con Di Maggio...
IMPUTATO Brusca G.: Siamo marzo '92.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma a che cosa era finalizzato questo incontro?
IMPUTATO Brusca G.: Per la pacificazione, chiamiamola pacificazione, ma per il rinserimento del Di Maggio, in quanto era un po' estraniato da Cosa Nostra di San Giuseppe Iato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Brusca G.: E non lo dico... La casa è quella.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la pacificazione tra lei e Di Maggio?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Pacificazione... Dottor Chelazzi, io con Di Maggio non ho avuto mai niente che sia chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, quello che, a parte le definizioni, voglio dire, poi le parole lasciano un po' il tempo che trovano. Quello che contano sono i fatti.
IMPUTATO Brusca G.: Spiegando, poi uno può dimostrare che con Di Maggio non ho avuto mai niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi a queste riunioni in cui si parlava della campagna criminale, lei dice le stragi, che era all'ordine del giorno in Cosa Nostra e per Riina, per quanto lei ne sa i partecipanti alle riunioni sono solamente queste cinque persone.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è allora per il fatto che i discorsi si erano sempre svolti tra queste cinque persone, che lei, ad arresto avvenuto di Riina e di Biondino, va a rincontrarsi con Ganci e con Cancemi?
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: E si trova poi davanti anche La Barbera che non ci entrava nulla?
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Io chiedo l'appuntamento con Raffaele Ganci per vedere cosa c'era da fare. Sempre con l'intento di andare avanti. E poi mi ritrovo... io non avevo chiesto né la presenza di Cancemi Salvatore, né la presenza di Raffaele Ganci. Io ritenevo la presenza di Cancemi Salvatore. Io cercavo solo appuntamento con Raffaele Ganci.
Arrivato là ho trovato altre due, altri due capimandamento.
PUBBLICO MINISTERO: quindi, anche Cancemi e Michelangelo La Barbera.
IMPUTATO Brusca G.: E Michelangelo La Barbera. Al che, io, trovandomi in quella occasione, ho affrontato discorsi normali, senza scendere nei particolari che io conoscevo assieme a Raffaele Ganci e con il Cancemi.
Voglio chiarire...
PUBBLICO MINISTERO: E' chiaro, è chiaro. Io...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, un ultimo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Ho chiamato Raffaele Ganci a parte, perché, essendo che io ho parlato con Raffaele Ganci, è come se io parlassi con Cancemi Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Però l'incontro, lei ha spiegato, nasceva con altre prospettive. L'incontro che lei...
IMPUTATO Brusca G.: No, la prospettiva nasce che io mi voglio incontrare con Raffaele Ganci, per vedere quello che c'è da fare, per andare avanti con la linea stragista.
Viene cambiato sul luogo, perché io trovo persona... cioè, nella presenza di Angelo La Barbera, viene cambiato tutto l'argomento, perché trovo una persona che con me non aveva mai né discusso,, né...
PUBBLICO MINISTERO: Questo è chiarissimo.
Avevo bisogno di mettere a fuoco proprio il particolare su qual era la ragione per la quale lei voleva incontrarsi con Raffaele Ganci.
E mi sembrava fosse rimasto un po' nell'ombra. Invece sento che l'incontro nasceva per lo scopo di, e lo ha detto lei un attimo fa. E quindi mi è sufficiente questo.
Un altro particolare ancora.
Io non sono riuscito a capire se lei, al famoso villaggio turistico, quello di Cefalù, del quale abbiamo parlato anche l'altro giorno, c'è mai stato, o non c'è mai stato.
Se lì ha mai avuto, o no, appuntamenti o incontri con Bagarella, in particolare.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho avuto incontri, gliel'ho detto l'altro giorno, con Bagarella, con...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma mi pare avesse detto nella zona di.
Io invece ho bisogno di sapere...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, all'Euromare. L'Euromare.
Cioè, il villaggio turistico dove, credo che si chiama l'Euromare. Il villaggio turistico, quello che gestiva Tullio Cannella, il collaborante di Giustizia.
E precisamente nella casa di Antonino Mangano. Cioè, casa, appartamentino, la residenza estiva che ci aveva il Mangano Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e andando quindi in questo luogo dove si è, ce lo sta dicendo, incontrato con Bagarella, gli incontri si sono svolti solo tra voi, oppure hanno partecipato altre persone?
IMPUTATO Brusca G.: Le ho detto: io, Messina Denaro Matteo, Giuseppe Graviano, Biondino. E poi c'era Antonino Mangano, come proprietario...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Giuseppe Graviano...
PUBBLICO MINISTERO: I nomi li ho persi per strada. Allora, lei ha detto.
IMPUTATO Brusca G.: Io.
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Biondino Salvatore "il corto"... Biondo, chiedo scusa. Biondo Salvatore "il corto".
PUBBLICO MINISTERO: Siamo a tre: Brusca, Bagarella. Biondo Salvatore "il corto".
IMPUTATO Brusca G.: Giuseppe Graviano e Messina Denaro Matteo. Poi c'è Antonino Mangano, c'era il cosiddetto "picciriddu" che non riesco a individuare il nome di battesimo in questo momento. E c'erano credo altri ragazzi, che io non ho visto, nella zona, sempre per controllare il territorio.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, qual è questa situazione che vuole rappresentare con riferimento all'arresto di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Io, sempre per puntualizzare quest'incontro, avvenuto all'Euromare, siccome mi è venuto un particolare che posso indicare su per giù il periodo: credo che fu dopo l'arresto di Cancemi - l'arresto, cioè la consegna di Cancemi - in quanto veniva, cioè chiamavamo il Cancemi Salvatore "Totò Caserma". Quindi, siccome... quest'appuntamento è avvenuto dopo la costituzione di Cancemi Salvatore. Cioè, per indicare il periodo, la data.
PUBBLICO MINISTERO: Il periodo storico.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi siamo fine luglio, primi di settembre... eh, primi di agosto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi poco dopo l'arresto di...
IMPUTATO Brusca G.: Poco. Poco... Già Cancemi collaborava a pieno ritmo.
PUBBLICO MINISTERO: Su un altro punto, quello che riguarda l'attentato a Contorno, lei l'altro giorno rispondendo a una mia domanda ha detto che quello che poi era concretamente successo come momento operativo dell'attentato, le era stato accennato da Bagarella. Ho bisogno di sapere se, oltre che Bagarella, qualche altro gliene ha parlato, gliene ha accennato.
IMPUTATO Brusca G.: Credo che, se non ricordo male, me ne parlò, ma senza scendere nei dettagli, Fifetto Cannella. In quanto si aspettava la notizia dalla TV dell'uccisione di Contorno Salvatore, e questa notizia non arrivava. Al che, il Fifetto Cannella - ripeto, se non ricordo male - era in apprensione e in attenzione, dice: 'Mah, sai che è successo, sai che non è successo?'. E mi riferisco al primo attentato. Cioè a quello dove è stata adoperata la gelatina.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, per l'esattezza in un interrogatorio del 13 agosto del 1996, lei fu... veniva interrogato, lo ricordo, da vari magistrati...
IMPUTATO Brusca G.: Nove, dieci, undici.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io leggo proprio dalla trascrizione un'affermazione di questo genere, per l'importanza che ha ai fini di questo dibattimento.
PRESIDENTE: Potrebbe indicare anche la pagina?
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, perché sto controllando al computer, mi dispiace, non sono in grado di farlo. Nel mio computer l'impaginazione è quella che è: sarebbe pagina 25. Io spero che i difensori, almeno indicativamente, riescano a ritrovarla. Comunque, la trascrizione è pagina 25.
Le parole sue son queste:
"Al che, quando non succede il botto, diciamo non scoppia quest'ordigno, io so addirittura, raccontato da Fifetto Cannella e da Nino Mangano e da...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perché...
PUBBLICO MINISTERO: ... e da Leoluca Bagarella, che Contorno, uscendo dal bar, addirittura si gira perché vede questa fumata" eccetera, eccetera.
Queste, proprio le sue parole. Che riguardano anche la persona di Antonino Mangano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, di Antonino Mangano, perché erano presenti a Fondo Padellaro, quest'argomento avvenne; me lo raccontò Fifetto Cannella, nel senso che non era successo il botto, cioè l'attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E ci fu, ci sono stati questi commenti.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, ancora, in due interrogatori del 19 giugno e del 14 luglio del '97, lei ha riferito per la prima volta che Mazzei era venuto a Firenze a compiere una certa operazione, dopo che vi era stata una riunione nella quale a Mazzei era stato da parte vostra l'incarico di compiere un qualcosa.
Però nei numerosi interrogatori precedenti - è inutile che io faccia l'elencazione di tutte le date, ma sono in grado di farlo ovviamente - in tutti gli interrogatori precedenti, quindi precedenti quello del 19 giugno del '97, lei non aveva mai riferito che ci fosse stata una riunione nella quale a Mazzei era stato dato questo incarico.
Aveva semplicemente riferito che c'era stato un incontro in cui era apparso Mazzei che aveva detto: 'Ho fatto una certa operazione a Firenze', e si aspettava di leggere sui giornale o di ascoltare per televisione le notizie.
Inoltre, in entrambi questi interrogatori, 19 giugno e 14 luglio, quando lei appunto ha riferito di questa riunione che aveva preceduto l'iniziativa di Mazzei, lei non ha mai detto che a Mazzei era stato dato l'incarico di fare un qualcosa agli Uffizi. Aveva detto che era stato dato l'incarico di fare un qualcosa a Firenze, in un edificio importante e significativo.
Al dibattimento invece lei ci ha precisato che a Mazzei l'incarico era stato dato proprio con riferimento agli Uffizi.
Io vedo questa... questa disarmonia. Prima, durante le indagini, o comunque durante gli interrogatori, non si parla mai di questa riunione che aveva preceduto. Poi, se ne parla, ma si dice che a Mazzei fu dato genericamente l'incarico di agire a Firenze. Al dibattimento si dice: a Mazzei fu dato l'incarico di agire agli Uffizi.
Ho bisogno di venire a capo di questa che è, obiettivamente, una contraddizione; o almeno una discontinuità nelle sue dichiarazioni.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, come lei poco fa ha detto, quando io cominciai a parlare di... della strage di Firenze, un po' tutta la mia situazione... un po' tutta la mia situazione processuale dei fatti che ho commesso, nelle varie fasi dibattimentali che noi abbiamo avuto, io gli ho fatto segnalare che per quanto riguarda il proiettile di artiglieria fermato, cioè andato a posare nel Giardino di Boboli - che per me era una bomba a mano agli Uffizi di Firenze - ne avevo parlato nei colloqui investigativi.
Quindi già nelle mie intenzioni c'era di parlarne, di questo fatto, già il 20 maggio '96... 23, 24, 25 maggio: quando sono avvenuti, man mano che avvenivano i colloqui investigativi.
Come lei poco fa ha detto, quando è cominciato poi, nel mese di agosto, il mio interrogatorio, lei si dovrebbe ricordare in che condizioni si portava il mio interrogatorio. Cioè nel senso che io, man mano che parlavo, avevo tanti interventi: 'ma mi spieghi questo', 'ma mi spieghi quell'altro'. Quindi, se non l'ho detto in quel momento, è perché pensavo di averlo detto, o pensavo di non averlo detto; cioè non sono sceso nei particolari, ma non per volontà di non averlo voluto dire: perché, ripeto, già nei colloqui investigativi io volevo portare, chiarire questa posizione.
Poi quando, con calma, è venuto lei da solo con... non so se con il dottor Nicolosi o con il dottor Grasso, con molta calma abbiamo ripreso, se non ricordo male, abbiamo ripreso un po' tutto il filo. E ho chiarito anche questo passaggio. Se non ricordo male. Quindi, e gli ho spiegato pure il motivo perché io non... no che non lo volevo dire.
Per quanto riguarda il fatto che io ho detto Uffizi, e in pa...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo era l'altro punto del discorso che mi interessava.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. In quanto io ho detto Uffizi in particolar modo, o una cosa importante, per me è la stessa cosa. Cioè dire Uffizi o un punto specifico, cioè un fatto importante, era come se io, dicendo gli Uffizi, per me era un luogo molto importante. Cioè nella sostanza per me sta... per me, con la mia mente, ha sempre un valore, dire una cosa importante, cioè un punto importante, che dire gli Uffizi.
Che, ripeto, io non conoscevo Firenze sotto questo punto di vista.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ho bisogno di un altro particolare. Visto che stiamo parlando proprio di questo fatto qui, di Boboli o degli Uffizi o di Firenze che dir si voglia, lei ricorda se Mazzei, riferendo di quello che era successo, aveva spiegato se si era trovato a dover superare un qualche controllo o se si era trovato esposto al rischio di un controllo da parte di personale di custodia, di vigilanza, privata o non che fosse?
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Biglietterie, e cose di questo genere?
IMPUTATO Brusca G.: Ma, gliel'ho detto, non mi ricordo se lui ha trovato degli ostacoli o sono spuntati dei problemi.
L'unica cosa che mi ricordo: che al momento in cui è stato piazzato il proiettile di artiglieria, nell'andarsene...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, la seguo, la seguo.
IMPUTATO Brusca G.: Nell'andarsene, si lamentò che il Fascella perdeva tempo, perché c'era il rischio che potevano essere scoperti. Quindi non so - perché, ripeto, non ero presente - come si sono svolti i fatti e come non si sono svolti i fatti.
Quindi può darsi che c'era qualche custode, può darsi c'era qualche problema da superare.
Sta di fatto che si lamentava nel Fascella, nel... per andarsene lo chiamava a dire 'corri, spicciati, muoviti!'. In quanto sospettava che potevano essere scoperti o individuati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora le faccio presente un passo delle sue dichiarazioni dell'interrogatorio del 20 agosto del '96. Questo, leggo proprio dalla trascrizione, la pagina dovrebbe essere 18; le sue parole furono queste... Un attimo di pazienza. Ci sono, prima ci sono queste sue parole:
"Volevo concludere, io volevo concludere. Ricordo benissimo com'è andato il discorso di andare a mettere lo zainetto sulla Torre di Pisa".
Allora io le chiedo, visto che si ricorda il discorso dello zainetto, sta dicendo Brusca:
"E' stato precisamente il giorno in cui Mazzei è venuto a portare la notizia che ha messo la bomba a mano, e gli abbiamo chiesto 'come mai sei riuscito ad entrare?'. Non so come, aveva spiegato che... cioè l'ostacolo che lì c'era, una guardia giurata, o c'era un custode, c'era qualche cosa, è riuscito ad entrare lì dentro, e dico 'e se per esempio lo dovrebbe andare a mettere, che so?, nella Torre di Pisa, come fa?'.
Va be', prendono uno zainetto, lo riempie di tritolo, arriva sopra, glielo va a mettere, lo posa e se va. Ma così, come fatto accademico, senza nessuna prevision...", prevenzione c'è scritto; eh, le trascrizioni si sbagliano a Firenze, ma si sbagliano anche a Palermo.
"... come fatto accademico, senza nessuna prevenzione, senza nessuno...".
Ecco, questo è un passaggio di quell'interrogatorio suo del 22 agosto, da quale si ricaverebbe che Mazzei entrò un po' nei particolari su un qualche problema che aveva trovato al momento di entrare in questo posto ove aveva lasciato l'ordigno. Tanto che, a seguito di questo dettaglio di cronaca dato dal Mazzei, a qualcuno di voi vien da chiedergli: 'Ecco, ma visto si incontrano questi problemini, e se uno dovesse per esempio fare un'operazione analoga sulla Torre di Pisa?'. E qualcuno fa il commento dello zainetto.
IMPUTATO Brusca G.: Dello zainetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora che ho richiamato questo verbale dell'agosto, del 20 agosto '96 esattamente, mi pare ecco che una certa diversità, stando ai suoi ricordi - ora siamo nel gennaio del '98, all'epoca eravamo nell'agosto del '96 - ci sia. Perché qui...
IMPUTATO Brusca G.: No, io...
PUBBLICO MINISTERO: Nell'interrogatorio del 20 agosto '96 lei raccorda tre fatti, sostanzialmente.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, io ricordo che il Mazzei parlò di qualche piccolo ostacolo. Però, ripeto, non siamo scesi nei dettagli: 'ho trovato quest'ostacolo, ho trovato quest'altro ostacolo'.
Dice che c'era la guardia giurata o c'era qualche persona di custodia; quindi, lui è riuscito a entrare, è riuscito a entrare e andare a posizionare questo benedetto proiettile di artiglieria.
Tanto è vero che poi nel... dopo avere posato l'obiettivo, se ne va con la premura di potersi spaventare.
Al che, gli dico: 'Ma scusa, allora se dovessimo andare a posizionare, che so?, i 100, 200 chili di tritolo alla Torre di Pisa?'. Dice: 'Non è possibile'.
E io gli ho dato subito la risposta, dicendo: va be', parlando lì dentro, si era pensato di prendere uno zainetto per non attirare all'occhio del custode o del guardiano, cioè uno zainetto con... per quello che ci si poteva mettere complessivamente, cioè collegato alla ricevente di un telecomando, per andarlo a posizionare alla Torre di Pisa o in qualche posto, in maniera da poterlo fare, l'atto dimostrativo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, guardi, un altro punto su un aspetto diverso del processo. Nell'ambito delle confidenze che lei dice di aver riferito... aver ricevuto da Spatuzza per l'attentato all'Olimpico, lei ricorda se Spatuzza parlò solo di se stesso, in relazione a questo fatto, o se parlò anche di qualcun altro? Nelle varie fasi, compreso quella... compresa quella successiva al fallimento dell'attentato. Lei ha detto che Spatuzza le ha raccontato di aver disattivato da sé; ecco, a prescindere da questo momento, in senso più generale rispetto all'esecuzione dell'episodio, lei ha ricordo se Spatuzza le ha fatto il nome di qualcun altro?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che abbia fatto il nome di Giuseppe Graviano. Nel senso che voleva il permesso di farlo, nel senso dice 'ho questa idea, ho questa... voglio fare questo, lo posso fare?'.
Non so se Giuseppe Graviano gli diede la risposta subito o dopo giorni, non glielo so dire. So solo che Giuseppe Graviano gli ha dato il permesso di poter fare questo mancato attentato. Cioè di poter attivare questo mancato attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, le volevo far presente che nell'interrogatorio del 4 giugno del 1997 la sua affermazione era stata in questo senso. E' tutto un po' laborioso, anche per le contestazioni, perché sono state tante le dichiarazioni rese da Brusca che, anche per orientarsi ai fini delle contestazioni, è tutto un po' macchinoso.
Comunque, ora magari il dottor Nicolosi mi fa la cortesia di rintracciare il passaggio preciso della trascrizione.
Da questo interrogatorio emerge che Spatuzza avrebbe fatto il nome di Calabrò in relazione a questo fatto, e addirittura alla fase di smobilitazione dell'autobomba.
Ora, è esatto questo riferimento, oppure è inesatto?
IMPUTATO Brusca G.: No. Io avevo capito: se ne aveva parlato con qualche altro; io avevo risposto alla domanda pensando che aveva bisogno dell'autorizzazione con chi ne aveva parlato, con Giuseppe Graviano.
Con altre persone che lui ha partecipato nell'attentato, non le so dire con chi ha partecipato, però so che Gioacchino Calabrò partecipò alla smobilitazione della macchina. Cioè a togliere la macchina di strada, non so come...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo come... come nasce nel suo ricordo questo particolare?
IMPUTATO Brusca G.: Nasce perché, non mi ricordo se me ne parlò lo stesso Gaspare Spatuzza, o se ci fu un accenno con Messina Denaro Matteo molto così, fugace; però in qualche modo il Calabrò ha partecipato nel togliere la macchina.
Se non ricordo male, me l'abbia detto Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a quello che sento, lei non ha un ricordo preciso su questa...
IMPUTATO Brusca G.: No. Gliel'ho sempre detto, che non... Se ho dato affermazione precisa l'altra volta, non era questo il mio intento. Cioè da qualcuno sentii che Gaspare Spatuzza e Gioacchino Calabrò abbia partecipato nel togliere la macchina.
Che me lo dice Gaspare ... o me lo disse poi Gioacchino Calabrò, non... eh, Messina Denaro Matteo, non glielo so dire.
Però io vengo a conoscenza di molti particolari, quelli che ho raccontato, da Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Io direi, Brusca, di rilanciarle la palla su questo, questo qualcosa che non so assolutamente che cosa sia, che lei ha detto intende riferire circa l'arresto di Riina. Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora è inutile lasciare i discorsi a mezzo.
IMPUTATO Brusca G.: No no, nella maniera più categorica.
Dunque, io devo parlare per quelli che sono stati i momenti, e quello che pensavamo noi al momento dell'arresto di Salvatore Riina.
Dunque, dobbiamo partire '87, 1987, quando io ritorno da Linosa; incontrandomi con Salvatore Riina, Salvatore Riina mi fa notare che conosce, anche se di poco conto, particolari del paese di San Giuseppe Jato.
Anche l'attività agricola nostra, il comportamento del paese mio, che io in quel momento mi dedicavo un po', essendo sorvegliato speciale non avevo la patente della macchina, e con altri amici mi passavo il tempo con dei cavalli, cioè facevamo un po' passeggiate in aperta campagna.
E, tutti questi piccoli particolari, il Riina Salvatore ne era a conoscenza cioè, e me li riferiva quando ci incontravamo: 'che si dice in campagna?', 'fai questo, fai quell'altro', 'con i cavalli come vanno, come non vanno?'.
Cioè piccole cose, al che io deduco che c'è qualcuno che a Salvatore Riina lo informa dei movimenti che succede a San Giuseppe Jato.
Parlando con Baldassare Di Maggio, gli dico: 'Baldu', ma chi può dare informazioni a Salvatore Riina?'.
Dice: 'Vincenzo Di Marco', che noi lo chiamiamo Vincenzo "u' cane", cioè che sarebbe poi il giardiniere dove Riina Salvatore abitava.
Quindi, Baldassare Di Maggio conosce il giardiniere dove... dove venne arrestato Salvatore Riina.
Anche perché poi gli, oltre che fare il giardiniere, gli badava a delle proprietà nel trapanese, di Salvatore Riina. Questo particolare lo sapeva sia Baldassare Di Maggio, che poi mio padre, quando venne agli arresti domiciliari, sapeva di questo particolare e spesso e volentieri - siccome sapeva che a Salvatore Riina gli piacevano particolari formaggi, verdura, tutto quello che produceva nella zona - spesso e volentieri io prendevo questi pacchi e glieli portavo da Vincenzo Di Marco.
Ma dopo io mi sono con Salvatore Riina, cioè meglio evitare, cioè non ho voluto che tra noi, Brusca, e il Di Marco ci sarebbe questo contatto. Nel senso che... nel senso che potesse esserci qualche minimo problema.
Al che gli ho detto: 'vedi che il tuo compare' dico a mio padre 'il tuo compare ti manda a dire di tagliare', cioè ti ringrazia del pensiero che tu hai sempre nei suoi confronti, però meglio evitare complicazioni.
Nel senso che Di Marco o qualcuno di noi poteva essere controllato, quindi potere fare dei collegamenti.
E questo è un particolare. Poi c'è quando viene ucciso il Giordano, Giovanni Giordano, una persona che noi sospettavamo abbia avuto un ruolo nell'arresto di mio padre. Lui partecipò Salvatore Riina in prima persona, e a accompagnare Salvatore Riina poi ho saputo che era stato Giuseppe Sansone.
Uno dei fratelli più piccoli, come statura.
E che il Di Maggio sapeva di questa conoscenza. Quindi noi sappiamo che Di Maggio poteva dare le massime indicazioni per poter arrestare il Riina Salvatore, e conosceva anche il rapporto di Biondino con Di Maggio. Non so se conosceva l'abitazione o meno, perché io l'abitazione di Biondino Salvatore ne vengo a conoscenza nell'89, quando fu la guerra contro Puccio.
Quindi, io so che Di Maggio può dare indicazioni alle Forze dell'Ordine, sia di Biondino, sia di Sansone che su il giardiniere.
A un dato punto succede che viene arrestato Salvatore Riina in mezzo alla strada.
Al che noi, chi è dall'altro lato capisce, nel senso che qualcuno abbia dato la confidenza ai Carabinieri o alle Forze di Polizia, dell'arresto di Salvatore Riina; quindi le ipotesi che abbiamo fatto in quel momento erano: o che qualcuno voleva rimanere dietro le quinte e non voleva comparire; o, in base a certe indagini, sarebbe... sono riusciti a individuare Salvatore Riina, quindi l'hanno bloccato in mezzo alla strada, quindi se lo sono visti per la prima volta e hanno trovato l'occasione per poterlo arrestare.
Quel giorno succede che noi avevamo un appuntamento di riunione, e siccome l'appuntamento credo era intorno alle 8 e 30, una cosa del genere; e subito abbiamo capito che c'era qualche cosa che non andava.
Siccome ad aspettarlo c'era anche Salvatore "il biondo", "il corto", quindi capimmo subito che c'era qualche cosa che non andava. Tanto è vero che "il biondo" dice: 'Andatevene, andatevene, perché qualcosa' dice 'è successo'. Cioè la disgrazia di avere arrestato Salvatore Riina.
Al che gli dico: 'Vedi di poter togliere qualche cosa nella casa di Biondino Salvatore, prima che i Carabinieri arrivano'. Perché è normale amministrazione, ogni volta che succedeva una cosa del genere, cioè subito si aspettava la perquisizione da parte dei Carabinieri nei luoghi individuati.
E da lì a poco, credo a distanza di tre quarti d'ora, non lo so, a distanza di un'ora, a casa di Biondino Salvatore i Carabinieri vanno a fare il blitz. Normale cioè perquisizione a tutti gli effetti.
Dopodiché noi siamo nell'officina di Michele Traina: io, Gioacchino La Barbera, Gioè Antonino, Leoluca Bagarella e Michele Traina.
Al che, per avere conferma a quanto era successo, facciamo la telefonata all'ufficio informazioni della SIP, per vedere cosa era successo.
E danno la notizia che era stato arrestato Riina Salvatore.
Dopodiché, cosa facciamo, cosa non facciamo, cosa facciamo, cosa non facciamo, cosa facciamo.
Parlando con Leoluca Bagarella: 'vediamo di potere fare uscire mia sorella e i miei nipoti da casa, come meglio possiamo'.
E ci organizziamo per fare uscire la sorella, cioè la sorella di Leoluca Bagarella, Antonietta Bagarella, e i nipoti.
Al che io chiamo Sansone Giovanni, il genero di Cancemi Salvatore, uomo d'onore della famiglia dell'Uditore, e mi incontro nella via Filippo Parute in un deposito di mangimi. Al che ci dico: 'Giova', hai sentito quello che è successo?'
Dice: 'sì'.
Però già eravamo intorno all'una, alle due del pomeriggio.
Dice: 'sì, c'è possibilità di potere fare uscire la moglie e i figli di casa di,... da dove si trovano'.
Perché Giovanni Sansone, col genero di Cancemi Salvatore, cugino dei Sansone, dove facevano da prestanome a Salvatore Riina nella villa dove abitavano.
Al che Giovanni Sansone, dopo un'oretta, due orette, mi porta la risposta e dice: 'positiva'.
Nel senso che hanno avuto la possibilità di potere fare uscire moglie e figli dalla casa... dell'abitazione.
Quindi noi prendiamo moglie e figli, li fa uscire Giovanni Sansone. Non so chi però... io, con Giovanni Sansone avevo parlato. E li consegna a Gioè Antonino e a Gioacchino La Barbera.
I due, controllandosi, non sentendo seguiti tranquilli, come se nulla era successo, li portano alla stazione di Palermo, al che lì prendono un taxi e se ne vanno a Corleone.
Quindi, la moglie di Salvatore Riina e i figli, hanno preso a casa credo il loro stretto necessario, o tutto quello che poteva portare dello ... o degli eventuali sviluppi investigativi e se li è portati, o li ha distrutti.
Perché è normale amministrazione che, ogni volta che succede una cosa del genere, la prima cosa che fa un uomo d'onore, perlomeno per quello che mi riguarda, subito eliminare tutte le prove, tutti gli indirizzi, tutte le tracce che possono portare eventuali sviluppi.
Quindi, noi essendo per quello che era successo ancora non sapevamo che a fare arrestare a Salvatore Riina sarebbe stato Baldassare Di Maggio, pensavamo chi poteva essere stato, chi non poteva essere stato...
Al che, era successo che il Cancemi Salvatore, dopo nel marzo '92, quando ci siamo visti commentando di questo fatto, già molto tempo prima avevo notato Forze di Polizia nella zona. E che gli aveva fatto sapere a Salvatore Riina.
Però non si pensava che erano, potevano essere per lui... potevano esser per lui. Cioè, già le Forze di Polizia avevano individuato la zona.
Quindi, già dicembre '91, in qualche modo le Forze di Polizia ci erano arrivati, dicembre '92, le Forze di Polizia erano arrivate sulla zona, o addirittura forse avevano individuato la casa.
Stessa conferma, me la dà Leoluca Bagarella, per dire: 'mio cognato da questa notizia aveva qualche sospetto', e stava battendo, cioè nel senso di prendere delle precauzioni in quanto, se vedevo qualche movimento strano, qualche cosa che non andava,.
Quindi, qualche segnale già c'era stato fine '92.
Quando poi viene fuori la notizia che a fare arrestare Baldassare... a salvatore Riina fu Baldassare Di Maggio, noi abbiamo tirato tante conclusioni in quel periodo. Nel senso che pensavamo che Baldassare Di Maggio non volesse collaborare con le autorità competenti, ma bensì fare arrestare Salvatore Riina e prendersi la taglia, non lo ha fatto arrestare a casa.
Perché come ho detto poco fa Baldassare Di Maggio era in condizioni di potere fare arrivare gli inquirenti a casa di Salvatore Riina tramite il giardiniere, tramite Sansone, tramite Biondino.
Quindi, chi ha eseguito l'operazione nei confronti di Salvatore Riina, poteva andarlo a prendere mentre dormiva, a casa, senza nessun problema.
Tant'è vero che, a casa di Biondino, l'intervento viene fatto subito, non viene fatto dopo tempo.
Al che, sempre deduzioni del momento di allora, capiamo le Forze di Polizia ci hanno giocato con Baldassare Di Maggio, per dire: 'ci è scappata la notizia, tu devi collaborare'.
Quindi noi diamo questa interpretazione e Di Maggio Baldassare aveva fatto un patto sottobanco con i Carabinieri, nel senso che: 'lo facciamo arrestare in mezzo alla strada', in maniera da deviare tutte le immagini e le possibilità per individuare la casa.
Questo, ripeto, riflessione del momento.
Nel frattempo io mi rincontro con Giovanni Sansone e mi dice che avevano tolto tutti i piccoli indizi che... pellicce della moglie di Salvatore Riina, suppellettili, biancheria intima, dei bambini. Cioè, prendono tutto e non vogliono rischiare di andarla a consegnare, o conservarla per poi darla alla moglie di Salvatore Riina. E la bruciano.
Non so se la bruciano lì dentro, o in altri luoghi.
E tanto è vero che quando io do questa notizia a Leoluca Bagarella, Leoluca Bagarella si adirò un pochettino. Nel senso che in particolar modo, teneva alla dote, cioè alla biancheria intima che la madre aveva dato alla figlia Antonietta.
Quindi ci teneva come ricordo simbolico.
A un dato punto, un altro fatto strano, quando fanno i Carabinieri il blitz nella casa vicino a quella dove realmente Salvatore Riina abitava, noi non... dico: 'ma perché fanno tutte queste... 'onestamente si diceva pagliacciate, cioè pupazzate, cioè tutto questo fumo che vogliono vendere.
Perché, non so chi, da quale fonte, cioè, si sapeva già addirittura che sapevano la casa e non avevano fatto il blitz.
Però, quando i Carabinieri sono andati poi a fare il blitz, non c'era nessuna traccia, perché il Giovanni Sansone mi aveva detto che avevano addirittura imbiancato, avevano spolverato.
Cioè, per togliere addirittura pure il filo del capello di qualche ragazzina, per non fare collegamento con Salvatore Riina, con la presenza in via Bernini. Per non coinvolgere i cugini, come favoreggiamento. sarebbero i Sansone.
Però questo non fu, perché i Carabinieri avevano altri elementi. Finì, non se ne parlò più.
Rimasero tutti questi sospetti, tutti questi atteggiamento strano da parte delle Forze di Polizia che noi non riuscivamo a dare nessuna spiegazione.
AVVOCATO Ceolan: Però, mi scusi. Sono l'avvocato Ceolan.
Ma lei ritiene che abbia qualche utilità tutta questa...
PRESIDENTE: Volevamo cercare di capire, avvocato. perché qui, a noi, è tutto ignoto.
Deve ancora raccontarci altro?
IMPUTATO Brusca G.: Io... volevo dare questa spiegazione, nel senso, perché... poteva esserci un qualche collegamento tra l'arresto di Riina e le indagini fatte dai Carabinieri, con presunte... purtroppo sono deduzioni, non ho nessuna prova, però... contatto tra Salvatore Riina e con i Carabinieri.
Solo qua. Io mi posso pure fermare...
PRESIDENTE: Dei presunti contatti tra Riina e i Carabinieri?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, i Carabinieri. Nel senso che, strada facendo, il dottor Chelazzi, il dottor Pietro Grasso, mi hanno chiesto: 'Salvatore Riina con chi aveva potuto avere dei contatti?'
Secondo me, tramite il dottor Antonino Cinà e con Ciancimino.
Poi mi hanno detto che questi contatti c'erano... perché io non lo sapevo, che ci sono andato solo con deduzioni. E questi contatti, poi ho saputo che li avevano avuti con i Carabinieri.
E, in particolar modo, il figlio di Ciancimino, con il colonnello Mori, Mario Mori e con chi per lui.
PUBBLICO MINISTERO: Bah...
IMPUTATO Brusca G.: Io mi posso pure... se non interessa, non...
PRESIDENTE: No, lo ha spiegato...
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PRESIDENTE: Se al P.M. interessa, o a qualcuno dei difensori, le porranno altre domande.
Il P.M. ha terminato?
PUBBLICO MINISTERO: Ultima, un'ultima richiesta a Brusca, proprio ad appunti chiusi e a verbali accantonati.
Ecco, oggi è il quarto giorno, sostanzialmente, di esame per lei. Sono stato ad ascoltare, lei ha voluto rappresentare alla Corte anche queste ultime sue considerazioni, riflessioni, collegamenti, non mi interessa definirli.
Credo che lei abbia rappresentato anche quest'ultima situazione perché evidentemente, chiedo, faccio una domanda, perché riteneva che queste sue dichiarazioni potessero, o possano aiutare la Giustizia ad avere una rappresentazione più esauriente, più completa delle vicende che stanno anche in questo processo?
Questa è una domanda di ordine generale, Brusca.
Io ho bisogno di capire, perché dopo quattro giorni che siamo a scambiarci domande e risposte, ecco, io ho bisogno di capire esattamente le ragioni per le quali, e soprattutto in che termini lei ritiene, attraverso le sue dichiarazioni di aver contribuito alla ricostruzione dei fatti che si sono tradotti, poi, in una serie di episodi di strage che la vedono imputato, imputato davanti alla Corte di Assise di Firenze.
Qual è l'aspetto della vicenda che lei ritiene, o quali sono gli aspetti della vicenda che lei ritiene di aver contribuito a meglio comprendere?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io... le mie sono... subito, no, ma a distanza di tempo, sono state delle riflessioni, deduzioni basate su dati di fatto che le stragi del Nord con le stragi di Capaci, con via D'Amelio, inizialmente sono due cose distinte e separate.
Però, poi, alla fine, chi ci giostrava a me Gioè e Bellini, cioè chiamiamo questo filo, da un lato inutilmente sembrava una strada diversa. Poi, quello che sono venuto a conoscenza, cioè Capaci, via D'Amelio. Chiamiamo Capaci e via D'Amelio che già erano successi, ma per riflesso che Salvatore Riina aveva avuto dei contatti con parte dello Stato, cioè, alla fine la strada è tutta unica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, una affermazione fatta così, forse richiede non di rifare l'esame da capo, perché sarebbe probabilmente anche improponibile; ma richiede, se lei è in grado, richiede qualche chiarimento. Almeno sulla conclusione, sulle premesse , diciamo pure, sulle premesse più ravvicinate rispetto alla conclusone. Senza rifarsi dalle premesse lontane, ma le premesse prossime.
Mi pare che l'altro giorno lei, rispondendo proprio alla domanda che io le feci in maniera diretta, per esempio mi disse quei due terrificanti episodi criminosi: l'eliminazione del dottor Falcone e l'eliminazione del dottor Borsellino, erano ormai da un decennio sulla...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... sulla loro linea di esecuzione. E non sarebbero mai stati condizionati da una qualsivoglia trattativa che addirittura forse incorsa a quell'epoca o che fosse iniziata prima indipendentemente dall'esito.
IMPUTATO Brusca G.: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi sembrava che l'affermazione che ha fatto due minuti fa, ribaltasse questo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora ho capito male io?
IMPUTATO Brusca G.: No, ho detto pure che chi non conoscesse da parte di Cosa Nostra le intenzioni, cioè, i risultati ottenuti da quelle due stragi che comunque si dovevano fare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... ha portato, chi da parte dello Stato, non sapendo che la decisione era da molto tempo e che si dovevano fare comunque, ha portato, da parte dello Stato, a venire a cercare qualcuno che era politi... come ho sempre detto, politico, magistrato, poliziotto, non glielo so dire, qualcuno a venire in Sicilia: 'ma che sta succedendo, che cosa c'è, cosa volete, per finirla?'
Cioè, questo risultato è stato ottenuto.
Quindi, quando Salvatore Riina mi dice: 'ho presentato il "papello". Per me il contatto con lo Stato c'è', però non mi dice con chi è stato.
Poi, avendo avuto dei colloqui con lei in base a certe domande.
E poi lei mi ha detto che questo... no, lei, che per la precisione l'ho letto su Repubblica, le mie dichiarazioni...
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, mi scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Io, da parte sua e da parte del dottor Grasso, mi avete fatto delle domande.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Io gli ho dato le mie risposte.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E poi le conferme le ho avute leggendo il giornale Repubblica.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Allora mi pare che questo abbia la sua importanza. Lei...
IMPUTATO Brusca G.: Chiarissimo. Cioè, neanche lei non...
PUBBLICO MINISTERO: ... ha formula una certa... ha formulato certe affermazioni, mi pare nell'ultima parte di questo stralcio di esame, sulla base di qualche cosa che ha letto sui giornali?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, che i miei racconti andavano a confermare una certa, un certo contatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma quando ha fatto queste letture, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Le ho fatte... a ottobre, novembre.
Cioè, su Repubblica, avvenuti a...
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che cosa...
IMPUTATO Brusca G.: ... Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che cosa ha letto, specificamente?
IMPUTATO Brusca G.: Che, secondo Giovanni Brusca, i contatti con lo Stato dovevano essere Antonino Cinà e Vito... e Ciancimino.
Cioè, un articolo su Repubblica che si può riprendere, e quindi... Eh, pure io ho detto: 'allora è vero quello che ho detto io', cioè, le mie deduzioni sono state...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questi articoli attribuiscono a lei determinate affermazioni o conoscenze?
Ho sentito dire: 'secondo Giovanni Brusca...'
IMPUTATO Brusca G.: Secondo Giovanni Brusca, il contatto da parte di Cosa Nostra poteva essere il dottor Antonino Cinà e Vito Ciancimino.
PUBBLICO MINISTERO: Ma all'epoca in cui ha letto questi giornali, questi articoli, quel che fosse, lei ricorda se era già stato interrogato l'ultima volta da me, prima di venire in quest'aula?
IMPUTATO Brusca G.: Io, l'ultima volta che sono stato interrogato di quest'aula, che siamo...
PUBBLICO MINISTERO: No, da me, mi interessa sapere.
IMPUTATO Brusca G.: Da lei. Giugno, luglio... non... in questo periodo.
L'ultima volta che l'ho visto è stato in questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Dal luglio a quando ci siamo rivisti qui...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... mi aveva più rivisto?
IMPUTATO Brusca G.: No, non l'ho più rivisto, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora queste cose che ha letto sul giornale, le ha lette dopo gli ultimi, l'ultimo interrogatorio che ha fatto con i magistrati della Procura di Firenze?
IMPUTATO Brusca G.: Li ho letto mentre mi trovavo a Palermo per altri interrogatori. Comprando...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo qualcosa che le veniva attribuito dai giornali, cioè a dire la conoscenza che c'erano i rapporti tra Cosa Nostra e Riina in particolare, il dottor Antonino Cinà, Ciancimino, questi rapporti, ripeto, che la stampa le attribuiva. Nel senso che attribuiva a lei la conoscenza di questi rapporti, lei li aveva già illustrati al Pubblico Ministero, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, li avevo illustrati al dottor Grasso. E non so se c'era pure lei. Ma al dottor Grasso, precisamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di che cosa, cosa aveva illustrato?
IMPUTATO Brusca G.: Che i presunti contatti, i presunti contatti, cioè da domanda: 'secondo lei, da parte di Cosa Nostra, chi poteva avere contatti con Forze di Polizia?'
Non mi è stato detto né Carabinieri, niente.
Dice: 'chi poteva essere, da parte di Cosa Nostra, a contattare, avere dei contatti?'
E, in base a piccoli elementi che io ho detto in quel momento, l'unica persona vicina a Salvatore Riina che poteva aver contatto, consigliare, o poteva stilare il famoso "papello", era Antonino Cinà.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei questo lo aveva affermato in termini di certezza, o in termini di probabilità, o di possibilità?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, dottor Chelazzi, io...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, su questo punto, lei ha sempre avuto, ha avuto delle conoscenze certe, o ha avuto delle convinzioni che nascevano da determinate buone conoscenze...
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: ... sui rapporti che facevano capo a Salvatore Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Queste...
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa, avvocato Cianferoni.
Chiedo scusa, non è una opposizione, è una richiesta di chiarimento al Pubblico Ministero.
Non ho memoria che, di queste circostanze, si trovi traccia nei verbali.
Allora chiedo: fanno capo a parte omissata?
PUBBLICO MINISTERO: Questo lo possiamo chiedere al dottor Nicolosi.
Comunque mi pare che, essendo una affermazione che l'imputato fa di iniziativa, afferma di avere...
PRESIDENTE: Non è certo di averne parlato, mi pare, con i Pubblici Ministeri qui presenti, o soltanto con il dottor Grasso, vero?
IMPUTATO Brusca G.: Col dottor Grasso, sicuro.
PRESIDENTE: Col dottor Grasso, sicuro;: con i Pubblici Ministeri...
IMPUTATO Brusca G.: Chelazzi, non mi ricordo se era presente.
PRESIDENTE: ... non è sicuro.
IMPUTATO Brusca G.: Se era presente, o meno.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque io ho bisogno di sapere, a prescindere da tutto, se quello che lei conosce in ordine ai rapporti che Riina intratteneva, o ha avuto all'esterno, con i soggetti esterni, quelli della trattativa, del "papello" e quant'altro, se questa conoscenza le consente di affermare con carattere di certezza, che il tramite era rappresentato dal dottor Cinà, ovvero anche dal Ciancimino, oppure se lei su questo si esprime in termine di possibilità, anziché di certezza.
Io ho bisogno di capire, Brusca: se i giornali attribuiscono a lei determinate conoscenze e determinate rappresentazioni della realtà, sarà difficile che i giornali ne diano la conferma di quello che sa. perché siamo sempre al punto di partenza, siamo sempre alle conoscenze di Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, mi è stata fatta la domanda...
PUBBLICO MINISTERO: Sei giornali devono entrare nell'esame...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... io non ho nessuna prevenzione.
D'altra parte, giusto appunto, lei ha menzionato una certa lettura che ha fatto di un quotidiano. Eh, allora che venga bene in chiaro se le sue conoscenze sono state alimentate dal quotidiano, se sono state confermate...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... dal quotidiano, o se il quotidiano è in linea, o meno, con determinate sue conoscenze.
IMPUTATO Brusca G.: Il quotidiano...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, non voglio io che questo dibattimento ci siano ombre di sorta.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, per carità!
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, il quotidiano, se non ricordo male, riportava, secondo Giovanni Brusca. Non ha detto: 'Giovanni Brusca dice questo, o quell'altro'.
Secondo Giovanni Brusca.
Io non ho detto mai che è così, perché sono a conoscenza diretta, è così; ma in base alla domanda che mi è stata fatta: 'secondo lei, chi potrebbe essere una persona che potrebbe aver avuto contatti?'
E allora, siccome io conoscevo dei particolari, in quanto tipo, per l'uccisione di Ignazio Salvo, la persona che cercava di avere notizie sulle abitudini di Ignazio Salvo, era Antonino Cinà. Antonino Cinà, uomo d'onore della famiglia di San Lorenzo, è molto amico di Giuseppe Gambino e di Salvatore Riina.
Sapevo che Salvatore Riina spesso e volentieri si metteva a discutere con Antonino Cinà; Antonino Cinà non era l'ultimo arrivato, ma era una persona ben conosciuta, inserita a Palermo.
Quindi, ma in particolar modo sul fatto che Antonino Cinà conoscesse l'intenzione di uccidere Ignazio Salvo e voleva spronare Gaetano Sangiorgi per piccoli indizi, io capisco che Antonino Cinà è a conoscenza di tutto il piano che si sta portando avanti.
E Antonino Cinà, siccome è una persona laureata, una persona che sa quello che dice e quello che non dice. Non è uno qualunque, quindi io, in base a quella domanda, ho fatto questa deduzione, questa risposta.
Poi confermata, confermata, stiamo attenti, non confermata... cioè, riportata sul quotidiano La Repubblica.
PUBBLICO MINISTERO: Ha letto mai altro su questo giornale, o su altri quotidiani che abbiano a che fare con queste sue, con questa vicenda di cui stiamo parlando?
IMPUTATO Brusca G.: No, poi, leggendo le trascrizioni di Bellini, le ultime parole, che tutto il resto lo conoscevo, che io, come ho sempre detto, cioè, noi pensavamo che lui aveva contatti con qualcuno. Però non avevamo mai stabilito con chi e con come.
Leggendo le dichiarazioni di Bellini Gaspare, Gaspare Bellini, aveva contatto con un maresciallo dei Carabinieri. Costui aveva contatti con il colonnello Mario Mori.
Quindi è solo e semplicemente che, a questo punto, mi dico: 'siamo stati pilotati solo ed esclusivamente dall'Arma dei Carabinieri.
Però nessuno mai mi ha detto niente. Nessuno mai mi ha raccontato niente.
Sono solo mie deduzioni da fatti che leggo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Tutto qua. L'esame è chiuso.
PRESIDENTE: Allora facciamo una breve sospensione.
Riprendiamo fra dieci minuti, un quarto d'ora.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Bene, le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Onano: L'avvocato Onano per l'avvocatura dello Stato.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Onano: Buongiorno, signor Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
AVVOCATO Onano: Avrei bisogno di alcuni chiarimenti in relazione alle stragi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Partirei dalla... cronologicamente, dal fallito attentato a Costanzo. Anche perché da quello che ha detto mi sembra quello in cui... di cui più ha avuto notizie, perché fino a un certo punto, da quello che ha detto, ne è stato direttamente coinvolto.
Quindi, faccio riferimento alla riunione avvenuta a Santa Flavia, vicino all'Hotel Zagarella, in cui mi sembra che, tra gli altri, il progetto dell'attentato a Costanzo era stato messo a punto, non più a livello solo progettuale ma anche nei dettagli, perché si è parlato dell'autobomba.
Me lo conferma?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, lo confermo, certo.
AVVOCATO Onano: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Abbiamo deciso di... in maniera esecutiva, di cominciare a attivarci per portare a termine questo... questo attentato.
AVVOCATO Onano: Ecco, vorrei capire, in quella sede, lei ha detto, si era già parlato di metterlo in pratica attraverso l'autobomba, tant'è che c'era quel progetto parallelo dei catanesi che invece avrebbero, se fosse andato a buon fine, l'avrebbero portato a termine con i mezzi tradizionali.
Quindi, era già progettata la fase esecutiva. Voglio dire, perché il ricorso all'autobomba che era un mezzo molto più complesso, con molti più rischi e che richiedeva un'organizzazione molto più dettagliata?
IMPUTATO Brusca G.: Io le posso dire, per le notizie che avevo ricevuto e per quello che dicevano chi aveva... aveva controllato le abitudini del dottor Costanzo, nel senso che aveva la macchina blindata, aveva la scorta, aveva certe precauzioni, cioè, chi doveva eseguire quell'attentato preferiva l'autobomba e non rischiare con le...
PRESIDENTE: Le armi.
IMPUTATO Brusca G.: ... con le armi, proprio perché rischiavano, con le armi, di non poterlo portare a termine. I catanesi dicevano che conoscevano altre abitudini, più particolari, che erano in condizione di poterlo eseguire senza autobombe e con le armi tradizionali, solo per questo.
AVVOCATO Onano: Mi sembra quindi che lei stia riferi... facendo riferimento alla famosa squadra romana che operava già da tempo a Roma per questo e altri obiettivi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Sì. E non sa da chi fosse composta?
IMPUTATO Brusca G.: No, gliel'ho detto, io inizialmente, '91, c'andavo per mia deduzione. Poi nel '93, chi materialmente eseguì l'obiettivo non lo so, ma c'erano presenti...
AVVOCATO Onano: Questo l'ha già detto, no, no, io parlo ancora della fase progettuale.
IMPUTATO Brusca G.: Nella fase progettuale io ne ho parlato con Leoluca Bagarella, con Messina Matteo Denaro e con Giuseppe Graviano e Gioè Antonino. E io.
AVVOCATO Onano: E poi dopo questa riunione ci fu, pra... ci fu l'arresto di Gioè e immediatamente venne a sapere che c'erano sta... Gioè le fece sapere tramite suo fratello delle intercettazioni ambientali in via Ughetti (?)?
IMPUTATO Brusca G.: Mi fece sapere che nelle intercettazioni ambientali di via Ughetti (?), che gliele avevano fatte ascoltare o le avevo saputo... io, ripeto, non è che ero presente - questo lo può sapere chi ha indagato -, che lui mi fa sapere dice: 'il discorso di Costanzo è fuori'.
Quindi io capisco che il discorso di Costanzo significa, il termine "è fuori", che le Forze di Polizia ne erano a conoscenza. Quindi se succ...
AVVOCATO Onano: Ma quale era... mi scusi se la interrompo, quale era il contenuto di queste... di queste intercettazioni che tanto l'hanno preoccupata? Tant'è che ha detto subito a Bagarella: 'interrompiamo'.
PRESIDENTE: Mi pare che ha già risposto, signora.
AVVOCATO Onano: No, volevo...
PRESIDENTE: Ha già risposto, sia ora che prima. A seguito di questa comunicazione che gli dicono: 'questo discorso è fuori', cioè, è conosciuto...
AVVOCATO Onano: No, ma nel senso, appunto, è preoccupato perché si fa riferimento a discorsi concreti su Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io non li ho letti. Le registrazioni ambientali di via Ughetti (?), a me l'unico particolare è Gioè Antonino. Quindi, riconoscendo la sua voce, riconoscendo quello che lui aveva discusso, intuisce o capisce o legge chiaro che c'è qualche cosa sull'attentato di Maurizio Costanzo e manda a dire: 'fermate perché c'è qualcosa che non va, è fuori'.
AVVOCATO Onano: Al ché lei se ne tira fuori, diciamo, dal... del progetto...
IMPUTATO Brusca G.: No...
AVVOCATO Onano: ... di Costanzo non se ne parla più.
IMPUTATO Brusca G.: No, non ho detto che mi tiro fuori. Io ho detto, sospendiamo per eventuali... cioè, in futuro per vedere cosa succedeva, gli eventi, cioè, i nuovi eventi. Però quando è stato successo non c'era il mio accordo, in quel fatto. Che io sono stato preso di sorpresa.
AVVOCATO Onano: Ecco, ma tra l'intervallo di tempo, tra la riunione in cui si è parlato dell'autobomba e le comunicazioni da parte del fratello di Gioè di interrompere tutto. Era stato portato avanti il progetto o era rimasto fermo lì?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho capito la domanda, chiedo scusa.
AVVOCATO Onano: Volevo dire...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se tra la riunione in cui è stato deciso di dare il via a questa operazione, che era già stata decisa, concordata con due diverse squadre, eccetera, e il momento in cui arriva la notizia di sospendere perché le registrazioni ambientali avevano messo fuori questo discorso, quanto tempo è passato più o meno.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, io le ho detto, non ho...
PRESIDENTE: ... l'avvocato.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, no, io rispondo all'avvocato. Io non ho date precise perché, ripeto, non mi sono, appunto...
PRESIDENTE: Certo, certo.
IMPUTATO Brusca G.: ... però c'è l'arresto di Riina, la riunione vicino all'Hotel Zagarella, poi l'arresto di Gioè, quindi subito dopo l'arresto di Gioè e con uno o due... perché Mario Gioè ne ha fatto uno o due colloqui con il fratello, uno, due o tre, non so, si può vedere agli atti quanti colloqui ha fatto il fratello Mario con Gioè Antonino, quindi, siamo distanze poche, non è che ci sono distanze di chissà quanti mesi.
PRESIDENTE: Poche settimane, diciamo.
IMPUTATO Brusca G.: Settimane, signor Presidente, venti giorni, quindici giorni, un mese, ma non credo che sia passato più di un mese.
AVVOCATO Onano: La mia domanda più che stabilire quanto tempo era passato è se il progetto era stato portato avanti con più particolari nel dettaglio esecutivo.
PRESIDENTE: Lei sa che... In questo mese, tra la riunione e questa preghiera rivolta a Bagarella: 'sospendi per questi motivi', in questo mese, questo progetto era stato portato avanti?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, credo, signor Presidente, ripeto, io non conosco l'operato... chi operava in zona. Non è che è stato messo in atto quel giorno. Per me hanno ripreso le vecchie conoscenze, il tempo di riconfermare, rivalutare un po' le abitudini del dottor Costanzo e mettere a punto il piano per poterlo portare a termine.
Quindi, sarà stato in quella settimana, non è che eravamo a Palermo e subito potevamo organizzare. Sarà stato per problemi di tempo, ma credo che le abitudini già si conoscevano del dottor Costanzo, cioè, in quella sede... per dire: riprendiamo quello che era stato bloccato momentaneamente.
AVVOCATO Onano: Senta, ha detto quindi che la notizia dell'attentato a Costanzo l'ha piuttosto sorpresa, visto che pensava che...
IMPUTATO Brusca G.: Sorpreso... perché io avevo detto: 'fermiamoci'.
AVVOCATO Onano: Quindi non aveva idea che avrebbe avuto attuazione. E ha detto che il giorno dopo ne ha... ha commentato con Bagarella come semplici osservatori, senza...
PRESIDENTE: Avevano commentato, se non mi sbaglio...
AVVOCATO Onano: Da osservatori.
PRESIDENTE: ... 'come avrà fatto a non restarci vittima'.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
AVVOCATO Onano: Ecco, poi c'è un intervallo di tempo in cui i suoi rapporti si sono raffreddati con Bagarella, ci ha detto. E fino al discorso in cui lei gli disse: 'adesso che avete iniziato non potete smettere', non ne avete più parlato di questa e delle altre stragi? Con Bagarella intendo.
IMPUTATO Brusca G.: No, co... cioè, parlavamo così come se queste stragi le avrebbero commesse chissà quali persone. Cioè, se ne parlava come fatto accademico, ma non come se io sapessi o lui sapesse. Ne parlavamo così, in maniera molto vaga.
AVVOCATO Onano: Diciamo, come osservatori, come ci ha detto...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
AVVOCATO Onano: E invece poi, quando... nell'estate del '93, il discorso l'ha ripreso in altri termini, nel senso che, mi sembra a dire: 'adesso andate avanti', non sia più come semplici osservatori.
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti...
AVVOCATO Onano: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... Siccome non è che c'erano solo le stragi nel '93, in Sicilia c'erano tanti altri problemi da potere discutere, risolvere, problemi di territorio, problemi di... di ordine amministrativo, e questo raffreddamento tra me e Bagarella, cioè, non portava bene a nessuno. Quindi, affrontiamo l'argomento per altri fatti, a quel punto tocchiamo anche questo, per dire: dove siete arrivati. Tant'è vero che l'ultimo... l'ultimo argomento che lo facciamo nel furgoncino da dove siamo ... discutiamo, dove poi vengo accompagnato in macchina. Quindi è l'ultimo argomento che prendiamo e dico: 'ma a che punto sei a che punto non sei. A questo punto vai avanti non ti fermare'.
AVVOCATO Onano: Quindi, in quel periodo delle stragi, quindi dell'imputazione, diciamo, di questo processo, mi riferisco ovviamente a queste, ne ha parlato soltanto con Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Mi sembra che poi lei ha detto che ne ha parlato, però in un'epoca piuttosto distante nel tempo, due anni dopo, con Messina Denaro.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Ne ho parlato con... dopo l'arresto di Bagarella, 15 giugno '95; poi man mano mi sono incontrato con Messina Matteo Denaro e ne ho parlato per i termini che già ne ho spiegato alla Corte.
AVVOCATO Onano: Quindi con... termini che ha spiegato erano un pochino più dettagliati, perché mi sembra che con Messina Denaro siete entrati più nel particolare, tant'è vero che le ha anche...
PRESIDENTE: Signora, mi scusi...
AVVOCATO Onano: Eh, no, no volevo...
PRESIDENTE: ... faccia domande precise, perché se gli dobbiamo fare ripetere tutto...
AVVOCATO Onano: E la domanda precisa è in questo senso, visto che ha parlato di tanto è ovvio che devo un po' ricordare quello che ha detto, altrimenti non posso a mitra... a mitraglia affrontare un argomento uno diverso dall'altro.
Quindi, con Messina Denaro lei ne parlò e gli disse il fatto che individuarono i documenti attraverso il dépliants turistici.
IMPUTATO Brusca G.: Guide turistiche, sì.
AVVOCATO Onano: Ora, lei non gli fece domande al riguardo? Perché mi sembra che le stragi non sono venuti a colpire, in concreto, dei monumenti che sono nelle prime pagine dei dépliants turistici. In passato si è parlato addirittura della Torre di Pisa, degli Uffizi, i discorsi erano in questo senso. L'Accademia dei Georgofili...
PRESIDENTE: La domanda, signora.
AVVOCATO Onano: Ecco, non si è posto, non ha chiesto a Messina Denaro perché sono stati colpiti degli obiettivi che non sono conosciuti e non sono nelle prime pagine dei dépliants turistici, il teste ha detto che nel '95 era diventato anche esperto d'arte.
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti, io non so... ho detto che ... esperto d'arte, poi nel tempo...
AVVOCATO Onano: Se ne intende, insomma.
IMPUTATO Brusca G.: ... nel tempo, con Gioè, con... con Gioè cominciamo a parlare, non nel '95, strada facendo, io cominciai a capire, a dare valore a qualche pezzo importante, cioè, essendo, riuscendo a capire i valori di queste opere d'arte io ricominciai pure a collezionare qualche cosa. Ma prima di allora io non capivo... no, non capivo, non avevo mai dato importanza al patrimonio artistico che noi avevamo in Italia. No che io divenni esperto d'arte, chissà quale...
AVVOCATO Onano: Quantomeno conosce Gli Uffizi, conosce, ne sente parlare.
IMPUTATO Brusca G.: No, Gli Uffizi, Gli Uffizi li ho sempre sentito nominare, sia per fatti di processo sia giornalisticamente parlando, per la televisione o per le stragi. Mai io Gli Uffizi, sono andato a Firenze o conoscere la Pinacoteca di chissà quale monumento artistico italiano. Cioè, io poi man mano cominciavo a dare importanza a questo tipo di... di patrimonio artistico che noi avevamo in Italia.
No che sono diventato esperto.
AVVOCATO Onano: Ecco, voglio arrivare proprio a questo punto. Visto che gli obiettivi che sono stati colpiti non sono dei monumenti molto famosi, addirittura a Milano è stata colpita la Villa Reale che non è certamente nelle prime pagine dei dépliants turistici di Milano, lei non ha fatto dei commenti su Messina Denaro, sul perché sono stati colpiti questi piuttosto che obiettivi molto più importanti in quanto proprio a risonanza...? Anche all'estero si diceva che si voleva mettere in ginocchio il turismo.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io se parlavo con un grande professionista non gli avrei chiesto come avranno fatto a trovare, chi gli ha indicato questi fatti. Essendo che parlavo con Messina Matteo... Messina Denaro... Messina Denaro Matteo, quindi, uno bene o male che conosceva più di me l'arte, al ché gli dico: 'ma'... pensando che c'era qualcuno che gli avrebbe suggerito qualche cosa - dico: 'come avete fatto a individuare questo obiettivo?'. Dice: 'no, nessuna segnalazione, abbiamo preso le guide, cioè, i dépliants e da lì abbiamo scelto gli obiettivi da colpire'.
Quindi, non è che se Messina Matteo Denaro mi diceva una bugia o una verità io ho elementi di poterlo screditare, per dire: 'ah, ma non è vero. Ah, ma che mi stai dicendo bugie?' Quello mi ha detto e questo io riporto. Tant'è vero, non è che avevo interesse né a saperlo... no che avevo interesse particolari a sapere o che c'era un motivo che Messina Matteo Denaro mi dicesse una... una bugia, non... Credo che in quel momento non aveva nessun interesse.
AVVOCATO Onano: Senta, ma questo discorso relativo agli attentati ai monumenti è stato affrontato in maniera generale, oppure si è parlato di ciascuno? Ce ne sono stati diversi: ce n'è stato a Firenze, a Roma, Milano. Li si è affrontati caso per caso oppure a livello generalissimo come ci ha detto adesso?
IMPUTATO Brusca G.: Io... questi ... che sono stati colpiti li ho letti sul giornali credo come li ha letti lei, avvocato, gli chiedo scusa. Io li posso parlare que... fino alla...
PRESIDENTE: L'avvocato voleva sapere da lei, se con Messina Denaro Matteo ne aveva parlato in termini generali o avevate parlato specificamente di ciascuno di questi...
IMPUTATO Brusca G.: No, le chiedo scusa, no, in termini generali. Io li ripasso la domanda per tutti: 'come avete scelto questo obiettivo?'
PRESIDENTE: Ho capito, va bene.
AVVOCATO Onano: Senta, passo all'attentato... al fallito attentato all'Olimpico.
Ci ha detto che ne ha parlato con Spatuzza - sappiamo bene che ha detto, ne ha parlato anche oggi - e ha fatto un accenno che ne ha parlato anche con Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma così, in maniera molto... un tocca e fuga. Però i miei ricordi si fondano più che altro su quelli di Gaspare Spatuzza.
AVVOCATO Onano: Nel senso che ne ha parlato prima con Spatuzza e poi ne ha fatto un accenno con Messina Denaro, oppure non si ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: No... in particolar modo mi ricordo quelle di Gaspare Spatuzza, perché era uscita la notizia di qualche collaborante, dice: 'ora verrà fuori anche questo particolare'. Quindi, io memorizzai, registrai questo fatto perché prima d'ora non ne avevo mai sentito parlare.
Non mi ricordo poi quando fu della macchina, cioè, per togliere la macchina, in quanto era stato tolto l'esplosivo, era stato tolto il... disinnescato l'ordigno. Non mi ricordo chi mi disse, se fu il Messina Matteo Denaro o lo stesso Spatuzza, che a togliere la macchina fu Gioacchino Calabrò.
AVVOCATO Onano: Sì, questo ce lo ha detto oggi. Io volevo capire se questo... l'attentato all'Olimpico, di cui appunto non se ne sapeva niente sui giornali, per il discorso che, per quanto vago, ha fatto con Spatuzza, si poteva inserire in quella... in quella strategia volta a trattare con lo Stato oppure se era una strategia, diciamo, della tipologia degli omicidi eccellenti, volta a colpire a tutti i costi indipendentemente da una trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: No, per me era sempre una strategia unica. Prima con gli obiettivi monumentali, poi con le persone fisiche, quindi a trattare, sempre qualcuno dello Stato, a trattare per poter ricondurre lo Stato in qualche cosa verso i... gli uomini di Cosa Nostra.
Per me il progetto è unico. Però poi con quale intenzione l'hanno fatta, non ci siamo scesi nei particolari.
AVVOCATO Onano: Quindi, secondo lei era... erano i Carabinieri l'obiettivo, o le Forze dell'Ordine in generale? Potevano...
IMPUTATO Brusca G.: Credo, credo che l'obiettivo erano i Carabinieri perché poi si parlò di carabinieri che uscivano dallo stadio, ma potevano essere anche poliziotti, potevano essere anche finanzieri.
AVVOCATO Onano: Ecco, volevo capire, Spatuzza...
IMPUTATO Brusca G.: Non credo che l'obiettivo... chiedo scusa.
AVVOCATO Onano: ... non gliene parlò ecco nello specifico?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non parlò di specifico perché erano Carabinieri, cioè, dice: 'all'uscita dello Stadio Olimpico, c'era il pullman con i Carabinieri', non specificò: 'per forza dobbiamo colpire i Carabinieri'. Non... non siamo scesi nei particolari.
AVVOCATO Onano: Comunque lei ha saputo che era un attentato che se fosse stato portato a termine sarebbe stato di gravissime proporzioni? Era...
IMPUTATO Brusca G.: Eh... non potevo...
AVVOCATO Onano: Ecco, no, ma voglio dire, era un tipo di decisione che per quan... che poteva essere portata ad esecuzione da Spatuzza, che all'epoca non era neanche uomo d'onore, per quanto fuori dalla Sicilia?
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, Spatuzza non era uomo d'onore ma era una persona molto vicino al gruppo, tanto è vero che credo ne facesse parte a tutti gli effetti. Non perché era fuori dalla Sicilia ma era un gruppo del mandamento di Brancaccio e quindi partecipava a tutti gli... gli eventi che il suo amico, capo o la persona di sua fiducia era Giuseppe Graviano. Forse...
AVVOCATO Onano: Era sufficiente l'autorizzazione di Graviano e poi Spatuzza poteva portare a termine anche un attentato di così grossa risonanza?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, Spatuzza essendo un siciliano palermitano, una persona ... in ambienti, cioè non è stato formalmente combinato, ma capiva bene o male che prima di muoversi doveva avere un suo referente. Prima di qualsiasi movimento prendeva accordi con la persona a lui più vicina a cui lui aveva più fiducia, che era Giuseppe Graviano. Quindi, chiedeva a Giuseppe: 'posso fare questo, posso fare quell'altro'. Non camminava di testa sua, si alzava la mattina e andava a fare cose per conto suo.
AVVOCATO Onano: Senta, un'ultimissima domanda questa, per quello che riguarda la bomba poi risultato un proiettile di artiglieria ai Boboli. Mi sembra di capire che questo attentato sia un po' anomalo rispetto ai precedenti perché ci sarebbe, per quanto implicita, una rivendicazione da parte di Cosa Nostra, quantomeno nelle intenzioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Voi avevate intenzione di chiedere espressamente la fine dei maltrattamenti a... a Pianosa e all'Asinara.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Quindi è... si inserisce in un'ottica diversa rispetto poi quello che fu la... il progetto stragista dell'anno successivo?
IMPUTATO Brusca G.: Credo di avere spiegato che il progetto che io conoscevo era tutto un atro di quello che poi è stato portato a termine.
AVVOCATO Onano: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E iniziando con il proiettile, cioè, la bomba a mano che poi era un... fu un proiettile di artiglieria e posato nel Giardino di Boboli. Tant'è vero che doveva essere fatta, e credo che fu fatta, una telefonata per ritrovarla subito, per non creare danni, cioè, per non creare vittime. Tant'è vero che credo, da quando è stata posata alla telefonata sono passate... non so quanto tempo ma non... mezz'ora, un'ora, venti minuti, dieci minuti o è stata fatta subito.
AVVOCATO Onano: No, diciamo, mi sono posta questa curiosità perché mi sembra che sia l'unico attentato fallito, riuscito fuori dalla Sicilia, in cui Cosa Nostra espressamente o implicitamente rivendica l'attentato, quantomeno all'opinione pubblica. Anche se poi la telefonata non è resa pubblica.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io ne sono venuto a conoscenza, della conferma della telefonata, solo perché poi mi è stato confermato dal dottor Chelazzi. Credo che anche le altre... le altre sono state in qualche modo rivendicate. Io non conosco il contenuto delle lettere anonime inviate ai giornali, però in qualche modo era riconduci...
AVVOCATO Onano: Abbia pazienza, mi scusi, "le altre" a che cosa si riferisce? Non ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Alle altre, cioè, quelle del... Roma, Firenze e Milano. Poi ho saputo che ci sono state delle lettere anonime, quindi riconducibili sempre a Cosa Nostra. No perché io non ne facessi parte, cioè, l'altro pezzo di Cosa Nostra non andasse avanti. Cioè, tutti, ognuno a modo loro si andava avanti.
AVVOCATO Onano: Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Hanno altre domande le parti civili?
AVVOCATO Ammannato: Sì, avvocato Ammannato, difensore parte civile famiglia Nencioni, Comune di Firenze e altre.
Lei, Brusca, quando entrò in Cosa Nostra? In che hanno fu combinato?
IMPUTATO Brusca G.: Nel '76-'77.
AVVOCATO Ammannato: Chi è che l'ha combinato?
IMPUTATO Brusca G.: Salvatore Riina.
AVVOCATO Ammannato: Chi era presente a quella riunione?
IMPUTATO Brusca G.: C'ero io, c'era mio... mio padre era fuori, c'era tutta la famiglia di San Giuseppe Jato: Genovesi Giovanni, Genovesi Salvatore, Brusca Giuseppe, Bernardo Bommarito, Leoluca Bagarella, credo che c'era Antonino Madonia, Nicolò Salamone, fratello di Antonino ex capomandamento... no l'ex... perché è ancora vivo, capomandamento, c'era... Salvatore Riina l'ho detto, e altre persone che in questo momento non... non ricordo.
AVVOCATO Ammannato: E da quando è diventato capomandamento di San Giuseppe Jato?
IMPUTATO Brusca G.: Io?
AVVOCATO Ammannato: Sì.
PRESIDENTE: Lei.
IMPUTATO Brusca G.: Divenni reggente, non capomandamento, reggente del mandamento di San Giuseppe Jato senza più l'appoggio di Di Maggio Baldassare, dal mese di ottobre '89 in poi.
AVVOCATO Ammannato: Quindi quanti anni...
IMPUTATO Brusca G.: Ottobre-novembre. Come?
AVVOCATO Ammannato: C'è stato qualcheduno che l'ha autorizzato a diventare reggente del capomandamento? Cioè, come avvenne questa sua nomina a reggente?
IMPUTATO Brusca G.: Divenne che io nel periodo in cui Di Maggio Baldassare era reggente per volontà di mio padre e dello stesso Salvatore Riina, poi, strada facendo in base al comportamento di Di Maggio Baldassare, che non era equo con le regole di Cosa Nostra, d'accordo con Salvatore Riina è stato, no estromesso o buttato fuori famiglia o chissà quale posizione, gli è stato detto di andarsi a fare il soldato semplice, andare a lavorare tranquillamente, rispettare le regole e che nessuno lo avrebbe molestato.
E da quel momento in poi io divenni reggente, automaticamente, perché io avevo contatti con Salvatore Riina, reggevo il mandamento, avevo contatti con gli altri paesi e andavo avanti fino al momento del mio arresto.
AVVOCATO Ammannato: Ma fu suo padre o fu Salvatore Riina in una riunione con altri che disse: 'lei è reggente da questo momento'?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ne sono divenuto, senza bisogno di dirlo Salvatore Riina, perché fu estromesso Baldassare Di Maggio e poi io partecipavo alla riunione...
AVVOCATO Ammannato: Scusi, fu estromesso da chi allora?
IMPUTATO Brusca G.: No estromesso, è stato estromesso da capomandamento non è stato estromesso da Cosa Nostra.
AVVOCATO Ammannato: E chi era il capomandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Era Baldassare Di Maggio. Reggente, no capomandamento, perché per diventare capomandamento si fanno le votazioni, si fanno tutte regolari senza nessun problema. Io gli posso dire, non so se alla giornata mio padre, per causa mia, dei miei fratelli, sia stato estromesso, ma se non succedeva questo ancora oggi Bernardo Brusca fosse capomandamento, e in qualsiasi momento mandava un segnale per dire: 'al posto mio mettete caio, tizio e sempronio'.
Quindi, tranne che non viene fatta una votazione per dire: 'eliminiamo Bernardo Brusca per questo motivo, questo motivo e si elegge nuovamente il capomandamento'.
Quindi, il capomandamento, se non sono cambiate le carte in tavola, sarebbe dovuta... dovrebbe essere Bernardo Brusca. Poi gli eventi sul territorio... chi gestisce il mandamento, in quel momento lo gestivo io. Quindi, ero reggente del mandamento.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Mi faccia capire, siccome, capomandamento era suo padre, Bernardo Brusca, le disse che Di Maggio fu estromesso. Quindi, il soggetto fu suo padre che estromise Balduccio Di Maggio e lei divenne reggente.
IMPUTATO Brusca G.: No è stato messo... è stato estromesso da Bernardo Brusca. E' stato estromesso automaticamente dal suo comportamento. Cioè, man mano...
AVVOCATO Ammannato: Qualcheduno glielo avrà comunicato questa sua estromissione, chi è il soggetto che gli disse: 'sei estromesso per il tuo comportamento'?
IMPUTATO Brusca G.: No, non c'è... Guardi, si ci dice di solito: 'sei fuori famiglia', gli è stato detto a Baldassare Di Maggio: 'vatti a fare l'uomo d'onore normale, vattene a lavorare'...
AVVOCATO Ammannato: Gli è stato detto da chi? Volevo sapere questo.
IMPUTATO Brusca G.: Da parte mia, mia, io.
AVVOCATO Ammannato: Oh, ecco. Quindi, lei gli ha detto...
IMPUTATO Brusca G.: Perché sono stato incaricato io.
PRESIDENTE: Da chi?
AVVOCATO Ammannato: Bene.
IMPUTATO Brusca G.: Da... sia da Salvatore Riina e poi da mio padre.
PRESIDENTE: Oh.
AVVOCATO Ammannato: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Che già in quel periodo era agli arresti domiciliari.
AVVOCATO Ammannato: E la sua, quindi, militanza attiva in Cosa Nostra dura fino a quando?
IMPUTATO Brusca G.: Fino al momento del mio arresto, 20 maggio '96.
AVVOCATO Ammannato: Quindi un venti anni.
IMPUTATO Brusca G.: Venti anni di Cosa Nostra attiva, cioè, come regola di Cosa Nostra, ma io già all'età di 10-11-12 anni, mi riferisco quando Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella erano latitanti a San Giuseppe Jato, io... mio padre mi riempiva le borse piene di mangiare e gliele riportavo.
Quindi siamo 9 anni, 10 anni, 11 anni, 12 anni, a questo periodo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, arriviamo al maggio '96...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: ... quale è stata, qual è la motivazione della sua decisione di collaborare, perché?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io, come le ho detto, avevo dato sempre tutto, ho dato tutto a Cosa Nostra, cioè, vedevo questa Cosa Nostra come chissà quale organizzazione.
Dopo che viene arrestato Salvatore Riina, viene arrestato Leoluca Bagarella, comincio a camminare... anzi, meglio, comincio a camminare un po' con i miei piedi, perché prima tutto quello che io facevo lo passavo a Salvatore Riina, quindi lui poteva fare e sfare quello che voleva senza nessun problema, che ritenevo giusto, massima fiducia, non ci erano problemi.
Dopo il suo arresto io cominciai a camminare da solo, nel senso, con la mia responsabilità. Cioè, a controllarmi il territorio, prendermi le mie decisione, dare i miei pareri se c'era da dare i pareri e cominciai a andare avanti.
Tutto questo, sulle mie spalle, cominciai a vedere un po' gli effetti di tutti gli altri uomini d'onore. C'è chi si comportava in un modo, chi si comportava in un altro modo. Un po' tutto cominciava a rispecchiare i vecchi sintomi che c'erano quando c'era Salvatore Riina.
A un dato punto io sono a Cannatello (?), leggo delle dichiarazioni di Cancemi Salvatore, quelle che ho detto l'altro giorno, che Salvatore Riina abbia almeno nelle intenzioni... non nelle intenzioni, abbia espresso il fatto che mi voleva uccidere perché io ero andato a Salemi a trattare un traffico di droga.
Alla fine dico: ma io, cioè sono rovinato, ho fatto un mare di guai. Mi sono messo contro a tutti, e a tutti. Ma a che titolo, contro a chi?
Perché io contro Giovanni Falcone non avevo niente, contro a Stefano Bontate non avevo niente. Contro tutte le persone che si può dire che ho ucciso non c'avevo avuto mai nessun tipo di problema. Camminavo avanti solo per conto di "cosa nostra".
Al che io cominciai a riflettere e cominciarmi a nauseare, sdegnare; e cominciai proprio a chiudermi nel mio giardino.
Però, nello stesso tempo, dovevo andare avanti. Perché c'erano dei fatti che mi tartassavano.
Al che, quando poi, dietro le collaborazioni di altri... cioè dietro altre collaborazioni, io venivo sempre più braccato: scappa di qua, scappa di là. Vedevo gli atteggiamenti in chi mi ospitava: che cominciavano a chiudersi le porte, quando invece prima erano sempre belle aperte.
Cioè tutta una serie di fatti, per dire: mah, alla fine io sto, sto... Non lo so quello che facevo, quello che succedeva.
Dopodiché vengo arrestato, nel momento in cui vengo arrestato succede un po' di trambusto, in quel momento. E il mio primo pensiero va verso mio figlio, verso i miei familiari. E non sapendo cosa era successo, e capendo tutto quello che io avevo passato per vent'anni, trent'anni, 25 anni, quelli che possono essere, non volevo che mio figlio lo facesse nella stessa... nella stessa, avesse la stessa sorte.
Al che, siccome io per motivi personali avevo degli obblighi nei confronti di mio figlio, che con tutto quello che posso fare non potrò mai ripagarlo, ho deciso quantomeno di fare questo.
Era successo il fatto del piccolo Di Matteo, erano successi tanti fatti. Cioè, ho deciso di rompere completamente col passato e subito andare aventi con le autorità competenti.
Beh, non è che era una cosa facile. Cioè dall'oggi al domani, tu subito quelli che fino a ieri c'avevi mangiato e bevuto, ci cominci a tradirli. Chiamiamolo tradimento, perché in qualche modo per certi versi è tradimento, per certi versi può essere anche una presa di coscienza; e va avanti.
E ho preso il coraggio a due mani, e sono cominciato ad andare avanti.
Al che in questura è successo che, sempre col sospetto che al momento dell'arresto era successa qualche piccola cosa, che ci sono stati anche degli spari, ho chiesto al capo della Squadra Mobile - dottor Luigi Savina - se mi poteva fare vedere mio figlio e i miei familiari.
AVVOCATO Ammannato: Senta...
IMPUTATO Brusca G.: Al che, mi hanno fatto vedere, mi hanno dato il permesso di vedere mio figlio e i miei familiari. Ma quando ho visto mio figlio, quando mi ha detto 'papà, ma che hai? papà, che non hai?', mi sono visto impotente, ma di fronte a mio figlio, non di fronte al mondo intero. Cioè di fronte a mio figlio mi sono visto impotente. L'unica cosa che potevo fare era questa, cioè andare avanti e tagliare questo passato in maniera che mio figlio potesse andare libero.
E poi, tutta un'altra serie di fatti.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, al momento del suo arresto, lei ha fatto arrestare qualcheduno?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Io ho fatto arrestare Pietro Aglieri, Carlo Greco, ho fatto... dato la possibilità di poter arrestare Bernardo Provenzano; non so per quale motivo non si è riuscito ad arrestarlo, ma ci sono le intercettazioni ambientali, ci sono gli indizi, c'era il capo della Squadra Mobile.
E poi, ho dato la possibilità di poter arrestare tanti affiliati di "cosa nostra", e persone che erano in pericolo di vita, e quindi erano, potevano essere uccisi.
Ho pregato i magistrati di Palermo per arrestare in maniera che non succedessero più morti.
AVVOCATO Ammannato: Ha fatto ritrovare armi ed esplosivi?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ho partecipato a far ritrovare le armi di Misilmeri, non le ho fatte trovare io in quanto sapeva dov'erano, ma ho detto: state attenti, che c'è questa possibilità di queste armi, così, così e così. E dalle mie parole poi sono riusciti a recuperare questo arsenale.
AVVOCATO Ammannato: Ha fatto ritrovare covi segreti, immobili, luoghi non conosciuti dalle Forze dell'Ordine?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Per esempio, il covo dove c'era il progetto, il presunto progetto di sequestrare il... il dottor Gambria, che il Monticciolo non so per quale motivo si era defilato da questa vicenda; e quindi ho fatto trovare questo, ho fatto trovare altri luoghi meno importanti, ho indicato beni miei e di altri. Quindi, tutto questo, l'ho fatto nell'attività.
Ho parlato di fatti ancora da scoprire; tipo la strage Chinnici, la strage di Pizzolungo, la strage della Circonvallazione.
E preciso, a puntualizzare; perché io nei due mesi di collaborazione nascosta, il frutto è stato quello che già ho menzionato. E non me ne volevo approfittare, perché avevo pregato sia i poliziotti che i magistrati che non volevo questa... questi elogi. Ma non perché non mi... che avevo paura, nella maniera più categorica.
E in questi due fatti, siccome io ho parlato con il dottor Luigi Savina - e ne è testimone - capo della Squadra Mobile, sia del fatto della bomba a mano dei Georgofili, sia il caso del dottor Chinnici, la strage del dottor Chinnici. Dico questo perché poi, alcuni magistrati, hanno detto che io ne ho parlato solo perché ne avevo... c'erano stati altri collaboranti che ne avevano parlato.
Invece io ne avevo già parlato, subito, ne avevo parlato subito; solo però non ero sceso nei dettagli.
Poi ho dato spiegazioni della guerra di mafia, ho dato del... dell'omicidio del capitano Basile. E ho spiegato, bene o male, tutto quello che è a mia conoscenza.
Ancora ho da spiegare tanti altri, non fatti importanti, ma ho da spiegare ancora altri fatti.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, diciamo riassuntivamente che quanti omicidi grosso modo lei ha parlato, cioè si è assunto la sua responsabilità?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, ci sono omicidi che ho commesso direttamente, e omicidi dove io ho... sono stato come mandante. Siccome non sono io il magistrato competente, per me mi sento di tutti responsabile, e sono circa 100 omicidi.
Però poi, i ruoli, sarà la Corte, sarà chi di competenza a spiegarmi come... che ruolo io avrò avuto.
AVVOCATO Ammannato: D'accordo. Senta...
IMPUTATO Brusca G.: Che responsabilità, diciamo.
AVVOCATO Ammannato: Solo alcuni chiarimenti sui tempi. Quindi andiamo all'anno '92, dopo la sentenza Maxiprocesso, quindi 30 gennaio '92. Lei parla di queste varie riunioni operative a Villa Serena, Palermo, presso la casa Guddu, non uomo d'onore.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, in queste riunioni non sono mai stati presenti Matteo Messina Denaro...
IMPUTATO Brusca G.: No no.
AVVOCATO Ammannato: ... Graviano Giuseppe o Filippo?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVVOCATO Ammannato: Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Bagarella fu presente al cento per cento quando fu il chiarimento con Di Maggio, e credo che si parlò poi, non alla presenza di Di Maggio, ma si parlò anche della strage di Capaci, ma come fatto esecutivo. Come fatto esecutivo. Però, nella prima riunione Bagarella non c'era.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, come mai, può spiegare alla Corte perché non c'era Bagarella? E neanche Matteo Messina Denaro? Che, se non erro, rappresentava la provincia di Trapani.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, il Bagarella era rappresentato da Salvatore Riina, in quanto era capomandamento, capoprovincia, quindi non c'era bisogno della presenza di Bagarella. Che Bagarella, anche se era... era, è un personaggio in "cosa nostra" di notevole spessore, però aveva il suo capo, ed era un soldato semplice.
E la decisione io la prendevo con Bagarella, infatti... Con Riina. E io, quando avevo da prendere le decisioni, che le prendevo con Bagarella anche se mi vedevo tutti i giorni? Le prendevo con Riina Salvatore.
Poi, con... se non c'era la presenza di Messina Denaro Matteo è perché quello era un altro capoprovincia, cioè faceva le veci del padre, e Salvatore Riina quando c'aveva da parlare ci parlava solo per i fatti suoi, non c'entrava niente con Palermo.
AVVOCATO Ammannato: E Graviano, che era capomandamento Brancaccio?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io gli posso dire che dovevo commettere, sempre se riusciva, l'omicidio di l'onorevole Lima, Salvo Lima, nel territorio di Brancaccio, dietro indicazione di Salvatore Riina. Quindi per io avere questo... questa conferma, vuol dire che Salvatore... cioè Giuseppe Graviano o gliel'ha messo il mandamento a disposizione, o ne veniva a conoscenza. Non glielo so dire.
Però con me Giuseppe Graviano non ha mai parlato di stragi; mi riferisco: Falcone e Borsellino.
Come veniva informato o come succedeva, non glielo so dire. A mia presenza, non è successo mai.
AVVOCATO Ammannato: Veniamo all'episodio Bellini. Lei ha detto che cominciò verso marzo '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, può dire quando esattamente lei incontrò, ovvero ci fu quest'incontro a tre, diciamo, là a casa Gioè, ad Altofonte?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, ci fu l'incontro a tre alla casa di Altofonte... mmh, sicuramente dopo la strage Falcone. Perché dopo la strage Falcone io non ho messo più piede, come residenza, ad Altofonte; ma ci ritornavo di tanto in tanto. E io sono andato in quella casa prima della collaborazione di Marchese Antonino... cioè, giusto, di Marchese Giuseppe.
Perché Gioè non era controllato, i sospetti su Gioè Antonino vennero dopo le rivelazioni di Marchese Giuseppe; quindi in questo tratto.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, vede, siccome lei anche in dibattimento - dibattimento, il fascicolo è quello 288 pagina 76 - disse "dopo Pianosa". Adesso ha detto "dopo la strage di Capaci".
Mentre le volevo rappresentare o contestare che in istruttoria, nell'interrogatorio... il numero 18 del 2 gennaio '97, lei disse esattamente questo, sull'incontro di Altofonte:
"Questo incontro avvenne poco prima della strage di Capaci" - quindi siamo maggio '92 - "nello stesso mese di maggio '92. Sono ben sicuro della data dell'incontro che si svolse ad Altofonte. Ed io, dopo la strage di Capaci, non ho più messo piede ad Altofonte".
Quindi adesso che, appunto, gli ho rappresentato quanto nel gennaio '97 aveva detto, può collocarlo quindi prima della strage di Capaci, anche perché nei preparativi - lei disse - ne parlava con Rampulla e con gli altri, sul posto?
IMPUTATO Brusca G.: Allora, aspetti. Io non ho più messo piede ad Altofonte dopo il 23 maggio, cioè come residenza fissa. Perché io abitavo come residenza fissa ad Altofonte, però di tanto in tanto qualche puntamento mi ce l'ho... glielo facevo. Perché dico questo? Perché io, dopo la strage di Capaci, dove io abitavo c'è stata una perquisizione. Ma non dove abitavo io, ma in un appartamento adiacente.
Al che io da quel momento in poi non ho messo più piede ad Altofonte. Però, i puntamenti mi ce li facevo.
Siccome io i ricordi purtroppo, man mano, più andiamo avanti e più si vanno raffinando, ecco, siccome i discorsi erano nel periodo in cui con Gioè li facevo; e siccome mentre io con Rampulla aspettavamo che il dottor Falcone passasse per dove poi è stato ucciso; parlavamo di ritrovare le opere d'arte. Cioè opere d'arte, reperti archeologici antichi di una certa importanza.
E l'ho collocata in quel periodo.
Però può essere pure anche dopo la strage di Capaci. Perché io messo qualche... ho ritornato qualche altra volta ad Altofonte, per qualche puntamento.
Non so se sono stato chiaro.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei esclude di aver parlato direttamente col Bellini, in quest'incontro?
IMPUTATO Brusca G.: Lo escludo nella maniera più categorica, che io di avere parlato con Bellini.
AVVOCATO Ammannato: Siccome varie volte negli interrogatori lei esclama, tipo l'interrogatorio appunto numero 17 dell'11/12/96, a pagina 56: "Io frequentavo Bellini, anzi...
IMPUTATO Brusca G.: Noo...
AVVOCATO Ammannato: ... si frenquentava". E poi: "No, Gioè frequentava".
Poi altre volte dice: "Noi parlammo con Bellini", poi dice: "anzi, no".
Si corregge sempre, però diciamo quattro, cinque, ma anche qui in dibattimento, diciamo lapsus, lei riferisce a un suo incontro diretto.
Ora, siccome vuol dire la verità ed è in dibattimento, se sul punto si è incontrato direttamente col Bellini, poco male diciamo. Però... Quindi le ripeto la domanda: se ci fu quest'incontro personale, anche perché si parlava tutto sommato di Bernardo Brusca, che era suo padre, e la cosa si capisce.
IMPUTATO Brusca G.: Io non mi sono mai incontrato con Gaspare Bellini. Però, quando...
PRESIDENTE: Guardi, si chiamava Paolo.
IMPUTATO Brusca G.: Ah, chiedo scusa. Paolo Bellini: non mi sono mai incontrato con codesto signore.
Però nel modo di esprimermi in siciliano, nel modo dire, quando io dico "noi", cioè nel senso che esponevo ai magistrati - "noi" - che le deduzioni, cioè i discorsi di Gioè che veniva a fare a me, io dico "noi" perché rappresentavo quel... i discorsi che erano.
Però con Bellini, Paolo Bellini, ci si incontrava Gioè Antonino. Gioè Antonino li tramutava a me, e noi valutavamo ogni cosa. Quindi "noi", per me significa questo. Non perché io mi sono incontrato con Bellini Paolo.
Dalle deduzioni, noi tiravamo le conseguenze. Quindi "noi", per questo; non "noi" perché io mi incontravo con Paolo Bellini: nella maniera più categorica, no.
Io ho ascoltato solo un dialogo: quello a casa di Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Le disse Bellini, tramite il Gioè, chi era Bellini? Cioè qual era la sua provenienza anche politica?
IMPUTATO Brusca G.: No. Il Bellini non diede mai una spiegazione diretta, dice: o io parlo con un politico, o con Carabinieri, o con Polizia, o con chissà cosa.
Bellini lasciava intendere che aveva contatti con personaggi di un certo spessore e che contavano, avevano il suo valore, cioè il suo contatto era di notevole importanza. Quindi lui millantava questo tipo di contatti.
E noi, l'unico riscontro che abbiamo avuto in tutti questi discorsi, sono stati quando lui porta la risposta, dice: 'C'è la possibilità di fare uscire dal carcere Bernardo Brusca e Giuseppe Giacomo "u' gambino", nel...
AVVOCATO Ammannato: Sì, questo l'ha già detto, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: No, è che volevo completare.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Solo che io, per me diventa fondamento, cioè cento per cento. Non ho possibilità di poterla sfruttare cento per cento, perché Riina mi dice: 'No'. Ma per noi, cioè è...
AVVOCATO Ammannato: Perfetto, ma...
IMPUTATO Brusca G.: ... per noi.
AVVOCATO Ammannato: Ma sul punto le rappresento e le contesto che nell'interrogatorio numero 17, quello dell'11 dicembre del '96, a pagina 55, a una domanda simile a quella che le ho fatto io, cioè se Bellini come personalità... lei risponde testualmente:
"Cioè faceva parte di qualche organizzazione politica, che faceva parte al terrorismo. Terrorismo nero".
E poi: "Debbo dire pure, oppure terrorismo... Comunque faceva parte a qualcosa del genere. E debbo pure, ancora, che una volta parlando con Gioè" - quindi vede?, "parlando" sembra che sia lei che parla - "si parlava del Bellini, di queste cose".
Ecco, ora che gliel'ho ricordato, cioè tramite il Gioè, ma il Bellini rappresentò al Gioè, a lei, questa sua provenienza?
IMPUTATO Brusca G.: Io, la persona di Bellini, se l'ho spiegato prima o l'ho spiegato dopo, la conosco per bocca di Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì. Ma che faceva parte di questa organizzazione politica di terrorismo?
IMPUTATO Brusca G.: Sempre per bocca di Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Ma conferma che, quindi, tramite Gioè seppe questo di Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì, sempre tramite Gioè. Gioè mi diceva che faceva...
PRESIDENTE: Seppe questo? Che faceva parte di un'organizzazione terroristica di destra?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì, di destra o di sinistra, io, le ho detto, non so se di destra o di sinistra, nero o bianco. Cioè...
PRESIDENTE: Lì ha detto di destra.
IMPUTATO Brusca G.: Di destra... Io, signor Presidente, io siccome non ne capisco niente di situazione politica o di terrorismo in generale; Gioè mi parlava di una persona che apparteneva a fazioni politiche, non mi ricordo se di destra o di sinistra.
Io gliel'ho dati in maniera dimostrativa, non le ho detto che ero sicuro di queste persone. Tutto quello che io ho detto su Bellini lo so per bocca di Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, senta Brusca, quindi il passo successivo a quest'incontro che ci fu ad Altofonte, diciamo maggio '92, fu quello delle foto date a Bellini con i cinque nomi?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, siccome il tempo fu, era breve, non mi ricordo se già gliel'avevamo date, o... e fu in quell'occasione che portò la risposta; o perlomeno la risposta ancora la doveva portare, e io ho voluto qualche chiarimento; o glieli abbiamo dati subito.
Comunque, siamo marzo-aprile, maggio: in quel periodo c'è stato questo contesto di porta e riporta.
AVVOCATO Ammannato: E poi dopo quanto tempo, o fu quasi dopo, avvenne diciamo il no di Riina: 'o tutti e cinque o nessuno'?
IMPUTATO Brusca G.: Sicuramente dopo la strage di via d'Amelio, per essere proprio... un po' più sicuri.
Tanto è vero che poi io mi comincio a provvedere per conto mio, da solo, per arrivare a un obiettivo, se ci riuscivo.
AVVOCATO Ammannato: E l'episodio che le portò Gioè, tramite Bellini, la busta gialla, quella del maresciallo, avvenne dopo il no di Riina, o prima il no di Riina 'o tutti e cinque o nessuno'?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, per me arrivò, Guardi per me arrivò dopo; però non posso confermarle che sono arrivati... che sono arrivati prima. Cioè questi documenti, per quelli che sono i miei ricordi, sono arrivati... nel senso era un'indicazione per dire 'voi cosa volete? che noi ci interessassimo per poterli ritrovare?'. E ci portò questo.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, d'accordo. Volevo sapere però la data solo. Una cosa banale.
IMPUTATO Brusca G.: Non...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, allora può confermare quanto ebbe a dire sempre nell'interrogatorio numero 18 del 2 gennaio '97? Che lei disse che questa busta arrivò grossomodo nel luglio del '92, quando era a Castellammare per l'omicidio Milazzo-Bellomo.
IMPUTATO Brusca G.: No, nell'omicidio Milazzo-Bellomo io mi trovavo a Castellammare, e questa busta... Io già ad Altofonte non c'ero, ripeto, non c'ero più, mi ero trasferito come residenza fissa a Castellammare.
E quindi per... Me ne ricordo di averne parlato con Gioacchino Calabrò, in quanto gliela diedi... gliela diedi per conservarla... Non mi ricordo perché.
Tanto è vero che poi, a distanza di tempo, Gioacchino Calabrò...
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì. Ma siamo in quel periodo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì, in quel periodo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, no, solo questo mi interessava. Quindi, in quel periodo: luglio, agosto, a Castellammare.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Guardi, non... I miei ricordi sono questi. Può darsi che, magari, il Gioè l'abbia avuto prima. Ma i miei ricordi sono questi.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei qui ha parlato in dibattimento di questa busta del maresciallo, dei Carabinieri ha detto. Ecco, come fa ad affermare "dei Carabinieri"? C'era scritto sulla busta?
IMPUTATO Brusca G.: Sulla busta c'era la dicitura "maresciallo, reparto...", non mi ricordo che cosa era. Come già ho detto cominciava, se non mi ricordo male, con la "T". Però non mi ricordo il nome.
AVVOCATO Ammannato: Comunque, c'era sulla busta, cioè quindi non era...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, no no, c'era scritto.
AVVOCATO Ammannato: E, questo nome, era lungo, corto, medio?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, era un nome... credo che era lungo. Però, l'unico indizio che io mi ricordavo, cominciava con la "T".
L'ho letto, e dopodiché non mi interessava, perché noi avevamo sempre di fronte Bellini, e non mi interessava chi era e chi non era.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi lei parlando sempre di questo Bellini e di tutti i progetti che ha già detto ampiamente, a un certo punto ha fatto il nome di Spadolini. Ecco, come mai? Cioè come mai Bellini ha fatto questo nome? Perché?
IMPUTATO Brusca G.: Bellini, dicendo: se succedono questi fatti, il... uno di quelli che si può protestare, che può cercare di custodire questo patrimonio artistico, uno è Spadolini, in quanto è una persona nella materia che ci interessava. Cioè uno di quelli che ha sempre mantenuto a questo tipo di opere d'arte.
Dice: prendi uno come Sgarbi, un critico come Sgarbi, diceva, che alla televisione fa la guerra. Nel senso che lo Stato non è in condizioni di potere custodire questi beni.
Quindi, automaticamente andavano a fare un po' i nostri interessi. Ed erano costretti, chi di competenza, a venire cercare lo scambio con...
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma volevo sapere questo nome lo fece sempre Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Bellini.
AVVOCATO Ammannato: Sempre nell'ambito di quando parlavate anche dei monumenti e degli Uffizi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Sì. Sempre Bellini. Cioè tutto il frutto delle mie conoscenze nasce da Gioè, Bellini e...
AVVOCATO Ammannato: Ma Bellini parlò in particolare degli Uffizi?
IMPUTATO Brusca G.: Ma guardi...
AVVOCATO Ammannato: Parlaste voi degli Uffizi?
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, degli Uffizi, non mi ricordo se si parlò degli Uffizi. Però si parlò a Firenze, dove c'è il monumento, che c'era la possibilità di potere rubare un piccolo quadretto e che si poteva mettere sotto un giubbotto senza nessun tipo di problema; quindi io dico gli Uffizi solo per questo motivo. O che si fece il nome.
Però, di Firenze, cioè la regione Toscana, ce l'ha messa sott'occhio il Bellini.
AVVOCATO Ammannato: Ma lei non poteva dire: ma le opere d'arte, oltre Firenze, anche Venezia? conosciuta in tutto il mondo come città d'arte, cioè.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, di Venezia non se ne parlò mai. Solo della Toscana si parlò.
AVVOCATO Ammannato: Solo della Toscana. Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè Firenze.
AVVOCATO Ammannato: ... le rappresento, Brusca, che lei nell'interrogatorio numero 17, cioè quello reso l'11 dicembre '96, a pagina 82 dice tra i vari progetti, oltre quello appunto del quadro, dice anche:
"Mettere, che so, una bomba, fare trovare una bomba e rovinare poi gli Uffizi".
Quindi parla di bomba, e di rovinare gli Uffizi.
Se lo ricorda adesso che gliel'ho rappresentato, facendo mente locale, di questo discorso?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, questa domanda credo che è stata fa... cioè è stata una risposta in base alla domanda che è stata fatta. Come sempre. Cioè era un modo di rispondere a come mi è stata porta, poggiata la domanda.
AVVOCATO Ammannato: Io voglio sapere, Brusca, penso la Corte vuol sapere, se all'epoca - quindi, siamo discorsi Bellini, '92 - fu prospettato anche di "mettere una bomba, fare trovare una bomba e rovinare poi gli Uffizi".
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io l'unico... può darsi abbia confuso Uffizi con la Torre di Pisa. Ma quello che era sempre in prima pagina era...
AVVOCATO Ammannato: Sono due città diverse, due cose diverse, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, sono due città diverse, ma non sono né una... né una, non è che stiamo a Londra, e una a New York. Perché siamo in Toscana, e la distanza credo che sia... che sia poca.
Quindi, possibilmente io avrei detto Uffizi; ma parlando sempre di Pisa.
AVVOCATO Ammannato: E parlaste all'epoca anche di mettere questa lattina di benzina da lasciare come minaccia?
IMPUTATO Brusca G.: Ma queste sono tutte ipotesi, cioè tutte...
AVVOCATO Ammannato: Sì. Ma solo se parlaste di questo.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, io non, guardi, di questo particolare non me lo ricordo cento per cento; perché mi è stato chiesto da parte, se non ricordo male, del P.M. perché c'è stato qualche altro collaborante che abbia citato questo particolare.
E ho detto, ma può darsi che ne abbiamo parlato, e poteva essere un fatto dimostrativo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei poi non lo ha fatto questo. Ma può escludere che altri abbiano potuto mettere una lattina di benzina a scopo intimidatorio?
IMPUTATO Brusca G.: Io, tutto quello che ho a mia conoscenza, l'ho detto. Poi, se hanno messo lattina di benzina o hanno fatto altre cose, non glielo so dire.
Io sono a conoscenza del proiettile di artiglieria; ripeto, l'ho detto nei colloqui investigativi e poi l'ho detto al magistrato.
Tanto è vero che, quando io l'ho detto nei colloqui investigativi, pensando che ero l'unico ad averlo detto, sempre in quel periodo esce sul giornale questo particolare. Invece poi ho saputo che c'era un altro collaborante che parlava di questo fatto. E avevo chiamato gli agenti che mi custodivano per dire: la notizia, la mia, cioè la notizia che io stavo collaborando veniva fuori.
Perché eravamo pochi, a sapere questo particolare, quindi subito si ricollegava alla collaborazione di Giovanni Brusca. Invece, così non era.
AVVOCATO Ammannato: Senta, e parlaste sempre in quella riunione, venne fuori anche chiese come possibile, in astratto, obiettivo?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho capito la domanda.
AVVOCATO Ammannato: Sempre in quel periodo...
PRESIDENTE: Se c'era qualche chiesa come obiettivo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non si parlò mai di chiese. Nei miei ricordi, non...
AVVOCATO Ammannato: Chiese su Roma?
IMPUTATO Brusca G.: No no, su Roma solo il fatto Costanzo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. E, per concludere l'argomento, non ho capito la sua spiegazione: perché secondo lei Gioè scrisse il nome di Bellini sulla lettera al momento del suo suicidio, luglio '92.
IMPUTATO Brusca G.: Perché, siccome l'unico contatto che il gruppo di Giovanni Brusca aveva avuto con personaggi esterni a "cosa nostra", tramite Gioè Antonino, era con Gaspare Bellini; quindi il Gioè diede l'indicazione, a me o a chi per me, o non so che cosa intendeva fare o voleva fare. Nel senso che voleva scagionare gli uomini di "cosa nostra", e dire: guardi, se noi abbiamo fatto questo, è colpa di Bellini o chi per lui.
Nel senso che ci è venuto in qualche modo a suggerire, a stuzzicare o a metterci in testa o a farci il lavaggio di cervello, per colpire questi obiettivi. Quindi, in qualche modo strumentalizzati.
E i responsabile secondo... per quello che io riesco a capire di Gioè, il responsabile di tutto questo era il Bellini. O chi per lui.
AVVOCATO Ammannato: Però le rappresento, a contestazione già fatta del Pubblico Ministero, cioè nel luglio del '92 indicando Bellini indica anche Gioè, ovvero "cosa nostra", ovvero lei, Brusca. E' nel '92, ripeto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ma... nel Brusca, oggi o poi gli altri collaboranti che lo hanno detto; poi, però dovevano essere tutte, potevano essere tutte supposizioni. Non è che Gioè ha scritto: Giovanni Brusca, o altri. Ha scritto solo il nome di Bellini.
Non so se sono stato chiaro.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Questa è l'unica trattativa portata avanti da lei, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Quando seppe, viceversa, la trattativa del "papiello" di Riina - siamo sempre nel '92 - cioè, per la prima volta, quando Riina le dice: 'si sono fatti sotto'?
IMPUTATO Brusca G.: Siamo sicuramente dopo la strage di via D'Amelio.
Però non posso escludere prima, perché sono ricordi momentanei. Cioè...
AVVOCATO Ammannato: Appunto, siccome le dico questo, sempre per chiarezza. Perché lei, nell'interrogatorio numero 19, quello del 14 gennaio '97, lo colloca viceversa subito dopo Capaci.
IMPUTATO Brusca G.: Ma per...
AVVOCATO Ammannato: Diciamo, c'è poco da maggio... luglio. Cioè, maggio è Capaci e luglio è D'Amelio.
Però ha affermato: "Subito dopo Capaci", quindi dopo Falcone.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, guardi... siccome credo che non ci sia solo questa deposizione, come ho detto poco fa, quando io cominciai a collaborare, e c'erano sette, otto, nove, dieci magistrati. E strada facendo io subivo... 'ma può darsi che è questa data, ma può darsi...' Cioè, avevo molte interruzioni.
Quindi a che perdevo un filo, a che ne perdevo un altro. Quindi, i miei ricordi, si sono momentaneamente accavallati. Ma i fatti sono quelli che io ho sempre detto: che, se non fu dopo maggio, fu... cioè, o prima, o dopo luglio, cioè dopo Borsellino.
AVVOCATO Ammannato: Gliele leggo: "A questo punto mi viene in mente che, il giorno che Riina se ne uscì con questa frase, era subito dopo la strage di Capaci, mentre ci trovavamo nell'abitazione di Girolamo Guddo e anche" - disse la frase - "anche i Servizi Segreti americani uscirono per farmi catturare.
Nell'occasione a casa di Guddo i discorsi riguardavano la strage di Capaci, la vicenda del papiello."
IMPUTATO Brusca G.: Può darsi che io magari momentaneamente abbia collocato con Capaci, ma sia dopo la strage Borsellino, perché Salvatore Riina si vantava che aveva saputo, non so da chi, che avevano mobilitato anche i Servizi Segreti per la sua... i Servizi Segreti americani, per la sua cattura.
Al che io gli dico: 'stiamo attenti'.
L'avrò posizionata, ma involontariamente dopo Capaci. Ma siamo sempre lì, luglio...
AVVOCATO Ammannato: Siccome lei dice poi anche che la seconda volta che sentì parlare di questo "papiello" fu quando Biondino le disse: 'occorre un'altra spinta', che lei pensò...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti, non è che...
AVVOCATO Ammannato: ... all'attentato al magistrato.
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, io non ho detto Biondino mai mi parlò del "papiello".
Biondino, essendo io a conoscenza delle trattative, Biondino mi disse: 'ci vorrebbe un'altra spinta...'
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, ho capito. In che periodo, appunto, avvenne questo discorso di Biondino?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo la strage di... di via D'Amelio.
Credo che siamo settembre, o ottobre... Per me i ricordi sono questi.
AVVOCATO Ammannato: In istruttoria li ha collocati in agosto. Quindi, prima.
IMPUTATO Brusca G.: No, in agosto... Io li avevo collocati ad agosto riferendomi al mancato, mancata strage nei confronti di un piccolo malavitoso nel marsalese.
Quindi io, siccome poi con fermezza lo collocai che questo fatto è avvenuto dopo, la richiesta di Biondino mi aveva detto, dice: 'ci vorrebbe un'altra spinta', in quanto erano, c'erano queste trattative, o presunte trattative con uomini dello Stato.
AVVOCATO Ammannato: E allora quando seppe da Riina che aveva dato il fermo, perché la trattativa era aperta? In che periodo siamo? In che mese del '92?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, siamo settembre, ottobre... Siamo sempre là. Perché io mi vedevo spesso con Salvatore Riina.
E non avevo la possibilità, non mi ricordo se fu agosto, se fu settembre...
AVVOCATO Ammannato: Va be', comunque quel periodo.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, fermiamoci. Perché se avrebbe ordinato qualche altra strage, o avrebbe dato il via per qualche altra strage, sicuramente non me la sarei dimenticata, sarei stato attivo, o chi altri, e l'avrebbero portata sicuramente a termine.
AVVOCATO Ammannato: Lei è a conoscenza, nei suoi 20 anni di militanza mafiosa, di altre trattative precedenti di Totò Riina con settori delle istituzioni?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non ne sono a conoscenza.
E, come ho detto, la prima volta che si sono toccate opere d'arte e patrimoni artistici, per me la conoscenza è ora.
AVVOCATO Ammannato: No, no, non parlo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, mai saputo.
AVVOCATO Ammannato: ... di patrimonio artistico.
No, la domanda è: se lei è a conoscenza, in precedenza, cinque anni prima, dieci anni prima...
IMPUTATO Brusca G.: No. No, no...
AVVOCATO Ammannato: ... del 1984, in particolare, dove partirono tutti e 600 i mandati di cattura...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
AVVOCATO Ammannato: ... di Giovanni Falcone, c'erano state trattative tra Riina, Cosa Nostra e settori istituzionali dello Stato?
IMPUTATO Brusca G.: No, perché la natura di Cosa Nostra agiva diversamente di quelli che sono poi gli eventi futuri. Nel senso che si cercava di avvicinare il Presidente, il Giudice a latere, i giudici popolari, per qualsiasi processo che veniva fatto. In special modo quando si parlava di omicidi, quindi ergastoli. E si agiva diversamente.
Quindi non c'era bisogno di avere contatti con lo stato, trattative con lo Stato, perché si aggirava l'ostacolo in questo modo.
Poi c'erano i contatti politici che ne ho già dimostrato qualche fatto.
Quindi era, le nature di Cosa Nostra erano tutti diversi quelli che poi si sono svolti nel '92, '93 e via dicendo.
AVVOCATO Ammannato: E' a conoscenza di rapporti precedenti tra mafia, Cosa Nostra e eversione nera?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non ne ho conoscenza.
AVVOCATO Ammannato: E i rapporti a Roma, in particolare tra Cosa Nostra e la banda della Magliana?
IMPUTATO Brusca G.: Ma c'era qualche contatto tramite Giuseppe Calò.
Però io, di contatto, cento per cento, non ne so parlare.
AVVOCATO Ammannato: Comunque sapeva dell'esistenza di questi rapporti con Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, c'era, qualche collegamento c'era. Però non so con chi, come e quanto.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi volevo chiarire un altro passaggio. Si arriva al gennaio '93: l'arresto di Riina. Che c'era quella riunione, quel giorno stesso, fra i capimandamento per discutere il cosiddetto fermo di Totò Riina, se ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Presumo, io non ho detto che è così. Si presume che...
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Ma anche qui basta chiarire proprio cronologicamente.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Se ho capito bene, prima ci fu una riunione a casa Sangiorgi a Santa Flavia. In cui, nella immediatezza, c'era anche chi propose di andare all'estero. Ma Bagarella disse...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti...
AVVOCATO Ammannato: ... andiamo avanti.
IMPUTATO Brusca G.: Questo fu dopo l'arresto di Salvatore Riina. Nel senso che...
AVVOCATO Ammannato: Sì, ha parlato dopo l'arresto di Salvatore Riina.
Quindi dopo il 15 gennaio '93.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Salvatore Riina eravamo seduti, così, in... c'è un piccolo salotto. E ognuno diceva la sua.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì. No, ma interessa sapere solo le date, ecco.
Successivamente a questa riunione, o prima, avvenne l'altra riunione del gennaio '93 vicino Villa Serena con il Ganci, Cancemi, Michelangelo La Barbera?
IMPUTATO Brusca G.: Quella con costui, che ha nominato l'ultima, avvenne dopo.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, fu una seconda riunione.
Appunto, prima parlaste tra di voi, diciamo, con il Bagarella...
IMPUTATO Brusca G.: No, no parlavamo. Mica abbiamo... né parlato di destabili... Si parlava, ognuno diceva la sua. Ma non... non è che era una riunione, era un punto dove ci vedevamo io, Gioè, La Barbera e Bagarella...
AVVOCATO Ammannato: Conferma che, in questa riunione, Bagarella disse: 'si va avanti?', cioè, 'finché c'è l'ultimo corleonese si va avanti'?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì confermo. Ma non è che fu una riunione decisa... Ci eravamo, un momento che non avevamo niente da fare, ci siamo visti in questa casa. Perché avevamo la disponibilità di questa casa. E si parlò del più e del meno.
E, in base ai discorsi che si facevano per dire, molte riflessioni che si facevano...
AVVOCATO Ammannato: Certo, mi interessa solo la cronologia, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfetto.
AVVOCATO Ammannato: Poi, il contenuto, lo ha già detto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quando, poi, avvennero le riunioni operative vostre, di voi quattro. Quindi, lei, Bagarella, Matteo Messina Denaro, Graviano, al villino Basile.
quanto tempo passa?
Siamo nel febbraio '93, fine gennaio, quando fu?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, siamo al mese di marzo, primi di aprile, metà marzo. Che ancora io ero vestito in... era in pieno inverno, ero, avevo il giubbotto pesante, vestivo ancora di inverno. Quindi eravamo a marzo, forse, i primi di aprile. Ma non più di tanto.
AVVOCATO Ammannato: Bene. Quindi siamo al marzo '93.
Ecco, nel frattempo - questo mi interessa - lei parlò qui in dibattimento che si erano formati tre schieramenti.
Io, viceversa, in istruttoria, nell'interrogatorio del ventunesimo del 4 giugno '97, quindi abbastanza recente, affermò che si erano formati due gruppi.
Quanti gruppi, dopo, subito dopo l'arresto di Riina, si erano formati in Cosa Nostra? Con due strategie ovviamente diverse.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, io dico: dipende chi li guardava, si erano formati due gruppi. Io...
AVVOCATO Ammannato: Quali gruppi?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, se li guardiamo dal lato di... chiamiamo Provenzano, guardava a quest'altro lato, si guardavano, o perlomeno, nel tempo - perché poi nel tempo ci sono statigli eventi - man mano si sono formati due gruppi. Cioè, un gruppo Provenzano e un gruppo Bagarella, Brusca e tutto il resto.
Perché poi, i vari mandamenti, si sono accodati con...
AVVOCATO Ammannato: Allora, Brusca, per chiarezza della Corte, andiamo al gennaio '93. Cioè, dopo l'arresto Riina, allora, i gruppi, le idee quali erano?
IMPUTATO Brusca G.: I gruppi, dopo l'arresto di Salvatore Riina, erano: quello che le ho detto poco fa. Cioè, il Cancemi, Ganci e Angiolo La Barbera, Motisi Matteo.
E, in un primo momento avevano questa idea.
Poi c'era il gruppo Provenzano: Benedetto Spera, Pietro Aglieri, Giuffrè e lo stesso Provenzano.
E poi c'ero io, Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella, Anche se era un corleonese, che nello stesso mandamento.
Però, contrastava questo paesano, nel senso che dovevamo andare avanti.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, la posizione di Provenzano, all'inizio era, diciamo, neutrale o in messo a questi altri due gruppi?
IMPUTATO Brusca G.: No, la posizione di Provenzano, per quello che mi dice Bagarella, dopo l'arresto del cognato, dice: con i capimandamento, cioè con le persone - che io chiamo le persone esterne - ci va a parlare lui.
Però, prima, ogni volta che lui va ad affrontare un argomento con i capimandamento, ne deve discutere con me, discutiamo assieme per quello che si deve fare.
Quando c'era il gruppo Bernardo Provenzano e Salvatore Riina.
Cioè, nelle stesse condizioni.
quindi, per me, io che sapevo il particolare, per me, parlare con provenzano o parlare con Bagarella, era la stessa cosa.
AVVOCATO Ammannato: Ma lei nel gennaio '93, subito dopo l'arresto di Riina, parlò direttamente con Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: E io subito parlai con Bagarella; poi, nel tempo, man mano mi sono incontrato con Provenzano...
AVVOCATO Ammannato: Quante volte si incontrò in quel periodo, gennaio-febbraio-marzo '93, con Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io mi sono incontrato un paio di volte, due o tre volte, nel mese di marzo, marzo-aprile.
AVVOCATO Ammannato: Dove si incontrò con Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: A Belmonte Mezzagno. Nelle periferie di Belmonte Mezzagno.
AVVOCATO Ammannato: In queste riunioni cosa era, qual era la posizione di Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: In questo periodo, la posizione di Provenzano era capomandamento. Però con le modalità che le ho detto poco fa.
AVVOCATO Ammannato: Ma le disse che se erano d'accordo... Lei ha parlato che c'erano diversi capimandamento che non erano d'accordo. Le disse chi non era d'accordo, e glielo andavano a riferire a lui, Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: No, ma era... era intuibile Nel senso, non mi disse: tizio, caio e sempronio sono contrari.
Però lui diceva: 'se persone che vengono a chiedermi di questi fatti, o di quello che si deve fare, io cosa devo rispondere?'
Riferendoci sempre alla stessa...
AVVOCATO Ammannato: Ma c'era presente, lei? A questi incontri con Provenzano? Glielo diceva anche a lei Provenzano direttamente.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, mica me lo mandava a dire per ... persone.
Cioè, direttamente fu... frontale fu l'argomento.
AVVOCATO Ammannato: E allora come può spiegare questa frase che lei ha riferito che Bagarella avrebbe detto: 'mettiti il cartello...'
IMPUTATO Brusca G.: Questo, in secondo tempo, quando...
AVVOCATO Ammannato: Eh, quando?
IMPUTATO Brusca G.: ... ricevemmo...
AVVOCATO Ammannato: Quando, questo, allora? In un secondo tempo, quando lo colloca?
IMPUTATO Brusca G.: Quando erano successi i fatti del Nord, il Provenzano, mi diceva sempre Bagarella, dice: 'vengono persone da me, cosa gli debbo dire?'
Dice: 'ti metti un cartellone davanti e ce li scrivi...'
AVVOCATO Ammannato: Ecco, dopo i fatti del Nord, intende dopo le stragi del '93 al Nord?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, allora, prima c'è stato un cambiamento di atteggiamento di Provenzano?
Cioè, tra gennaio '93 e marzo '93, quando avete fatto quelle riunioni operative al villino Basile, c'è stato un cambiamento di Provenzano, di atteggiamento, di decisione?
IMPUTATO Brusca G.: No, inizialmente il Provenzano, dopo avere fatto diversi incontri, non è che si parlava solo... si parla degli obiettivi del Nord; si parlava per cose che dovevano essere gestite in Sicilia.
Non si parlava solo di stragi, si parlava, ripeto, di lavori, appalti, altri problemi...
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, d'accordo. Ma...
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa...
AVVOCATO Ammannato: Questo progetto era d'accordo Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa... Con me, Provenzano no ne parlò mai di questo progetto; se poi ce ne parlò Bagarella, questo non glielo so dire. Ma con me, Provenzano, di questo argomento, non lo ha mai affrontato.
AVVOCATO Ammannato: Cioè, lei, gennaio-febbraio-marzo, questi incontri che ebbe a Belmonte Mezzagno con Provenzano, non ha affrontato mai il problema stragi, o azioni al Nord?
IMPUTATO Brusca G.: A Nord, no. Cioè, abbiamo affrontato di portare avanti la linea di Salvatore Riina.
Quindi c'era le stragi contro i vari politici, il capo della Mobile, Costanzo... Però era tutto nel progetto di Salvatore Riina.
Però, senza scendere nel particolare. Cioè, non abbiamo toccato il fatto singolo.
AVVOCATO Ammannato: E poi lei continuò a rivedere Provenzano anche nel '94, nel '95, prima dell'arresto, '96?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, poi lo continuai a vedere per normale amministrazione.
AVVOCATO Ammannato: E non avete più riaffrontato il discorso sulle stragi? Mi pare impossibile.
IMPUTATO Brusca G.: No, le ho detto, ieri ho detto che lo abbiamo riaffrontato dopo che il suo paesano, cioè Leoluca Bagarella fu arrestato, lui voleva riuscire a capire pensando che io sapessi tutto e tutto.
Al che gli ho detto: perché non glielo chiedeva quando lui era presente? Perché tutte queste domande me le sta facendo a me e non gliele faceva a l suo paesano?
Ma in modo molto generale.
Di fatti avvenuti a Palermo, siccome c'era Rosario Lo Bue, uomo d'onore della famiglia di Corleone, che era presente, che faceva finta di non sapere niente, al che, a un dato punto ci dissi: 'ma scusa, molte cose non gliele mandò a dire con il qui presente Rosario Lo Bue? Perché oggi sta facendo il...'
AVVOCATO Ammannato: Scusi, la frase... Questo ce l'ha detto.
La frase che lei dice: 'Bagarella gli ha riferito, mettiti il cartello non saccio niente', non è una frase offensiva, ingiuriosa, cioè, diversità di età, diversità di ruoli...
Cioè, non... che valutazione fece lei?
IMPUTATO Brusca G.: Io?
AVVOCATO Ammannato: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Io, in quel momento, ero d'accordo con Bagarella. Nel senso che, se qualcuno mi veniva a chiedere qualcosa che era successo fuori dalla Sicilia, io benissimo devo rispondere: non ne so nulla.
Non avevo nessun diritto di rispondere agli altri capimandamento di quello che si facesse al Nord.
Ma leggendo nella memoria di Bernardo Provenzano, la domanda era perché voleva rispondere perché lui si voleva andare a prendere il posto di Salvatore Riina.
Quindi doveva essere a conoscenza di tutto e per tutto.
E la risposta di Bagarella era quella di metterlo in difficoltà, nel senso di dire: 'tu chi sei', nel senso... 'tu puoi prendere il posto di mio cognato. Statti calmo, perché non hai nessun diritto. Fermiamoci e poi si vede'.
Cioè, in teoria, questo era.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Può spiegare alla Corte un po' una contraddizione.
allora, c'era Provenzano che voleva prendere il posto di Totò Riina arrestato; e lei, l'altro giorno che era Bagarella che voleva prendere il posto di Totò Riina...
IMPUTATO Brusca G.: No...
AVVOCATO Ammannato: ... da cui nacque il cosiddetto raffreddamento con Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Non ho detto questo, che il...
AVVOCATO Ammannato: Cioè, può chiarire questo passaggio?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho detto che Leoluca Bagarella ha detto: 'io voglio prendere il posto di mio cognato'.
Io e Bagarella valutavamo che Bernardo Provenzano voleva andare a prendere il posto di Salvatore Riina.
E io e Bagarella, d'accordo, abbiamo ostacolato il suo pensiero, presunto progetto, le sue impressioni. Cioè, lo abbiamo ostacolato nell'andare a prendere il posto di Bernardo Provenzano.
AVVOCATO Ammannato: Non le è mai sorto a lei, o all'interno di Cosa Nostra, un sospetto, una voce che dietro l'arresto di Riina ci potesse essere Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, dietro l'arresto di Riina ci sono stati tanti sospetti. Io...
AVVOCATO Ammannato: E voi, in particolare. Lei e Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Noi, dietro l'arresto di Salvatore Riina, abbiamo avuto sempre tanti sospetti.
Poco fa stavo cercando di spiegare, nel senso che Di Maggio ha dato il suo contributo fondamentale al momento dell'arresto. Ma già c'era qualcuno che aveva dato indicazione per fare arrestare il Riina.
E non era per quello che sono, ripeto, le mie conoscenze tra fatti che sono venuti fuori in quest'ultimo periodo, non era né Bernardo Provenzano e neanche Leoluca Bagarella.
Per le mie... Però queste sono le mie deduzioni.
AVVOCATO Ammannato: Poi lei parla di questo raffreddamento che ci sarebbe stato con Bagarella ai primi di maggio '93 con il riavvicinamento, lei lo colloca - ecco, se conferma - a San Mauro Castelverde.
Quindi, conferma nell'ottobre '93? Sono andate così? Glielo dico perché, in istruttoria, all'interrogatorio ventiduesimo del 4 giugno '97, questo riavvicinamento lo colloca a Pollina.
Ecco, dove avvenne questo incontro famoso in cui lei disse a Bagarella: 'andate avanti', e vi sareste riavvicinati?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, siccome Pollina è una frazione delle Madonie, cioè un paese delle Madonie che tocca vicino al mare, siccome c'è la strada che porta sempre a Borrello. Borrello è San Mauro Castelverde, che è tutto... anche se è distante, però siamo sempre nello stesso territorio.
Ci siamo andati per motivi, non so per quali motivi, ce ne siamo andati in una campagna, in un magazzino distante da tutti i centri abitati, nella disponibilità dei Farinella.
AVVOCATO Ammannato: Ma conferma il periodo, quando era, grossomodo?
IMPUTATO Brusca G.: Settembre, ottobre, ancora era estate. Mi ricordo che io ero ancora con magliettina corta, cioè con una Polo.
Poi, strada facendo, era estate, in piena estate, che eravamo fuori sotto a un albero che parlavamo senza problemi di sorta.
AVVOCATO Ammannato: Senta, lei tra quell'incontro del raffreddamento primi maggio '93, a quest'altro, chiamiamolo riavvicinamento settembre-ottobre '93, ha incontrato Bagarella in questi sei mesi? Continuava ad incontrarlo e a frequentarlo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ci vedevamo, non è che non ci vedevamo più; ci incontravamo, parlavamo... ma fatti che non riguardavano al Nord. O perlomeno, parlavamo di fatti che mi riguardavano, che potevano interessare lui e...
AVVOCATO Ammannato: Però conferma quello che ha detto anche in dibattimento: che il pomeriggio dell'attentato a Costanzo, a Pollina, nella casa dell'avvocato Busotto, commentaste l'attentato a Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Commentammo, cioè era successo questo fatto, era successo questo fatto, non chi l'ha fatto o chi non lo ha fatto. Non... l'attentato è riuscito, cioè, non è... abbiamo commentato la fortuna del dottor Costanzo, in quanto non ha perso la vita.
Nel senso, fu fortunato in quanto al momento dell'esplosione già era passata la macchina e non si è raggiunto l'obiettivo preciso.
Nel senso, diciamo, come fortunato, come,... questo fu il momento. Ma senza scendere nei particolari, chi lo ha fatto, chi non lo ha fatto...
PRESIDENTE: Avvocato, avrei bisogno di sapere, solo per programmarci, se ha ancora molte domande.
AVVOCATO Ammannato: Gli altri argomenti... Questi sono i più grossi.
Comunque ancora ho altre domande. Però volevo finire proprio su questa fase.
PRESIDENTE: Finiamo su questa fase, poi riprendiamo...
AVVOCATO Ammannato: Se lei consentiva... Proprio a far capire... cioè, volevo domandare a Brusca: è possibile che si arrivi al maggio '93. E poi c'è un grande vuoto fino al settembre-ottobre '93, che sono proprio gli episodi di questo processo.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io con Bagarella cioè, non parliamo pi delle stragi; ma io, con Bagarella, per altri fatti mi ci incontravo.
E, o gli mandavo il bigliettino, o mi mandava i bigliettini. Non è che ci sono solo questi fatti.
Cosa Nostra era fatta di tanti altri fatti.
Poi, quando... siccome si andava avanti e dietro queste, che sembravamo due ... nel senso, diritto e dovere, senza nessun dialogo, ho deciso di affrontare l'argomento per dire: 'vogliamo eliminare tutti questi fatti? Se c'è qualcosa da...'
AVVOCATO Ammannato: Scusi, Brusca, d'accordo. Poi a ottobre abbiamo capito.
Però lei, poco fa, ha detto che avrebbe rincontrato Bagarella al villaggio Euromare, dove, dopo l'arresto Cancemi che lo chiamavate "Totò Caserma".
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Cioè, non parlavate di fatti, diciamo, esterni o patrimoniali; parlavate proprio di questo.
IMPUTATO Brusca G.: No...
AVVOCATO Ammannato: Com'è che ha saputo, anche se come dice lei, un lavoro organizzativamente lo faceva un altro. Però, una frase: 'sono sotto lavoro, sto facendo altro...', una qualunque cosa, Brusca. Non è possibile coi rapporti che lei aveva con Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, quando fu della strage di Borsellino, io non sapevo nulla il fatto operativo.
AVVOCATO Ammannato: Però la decisione e l'intenzione di farlo fuori, sì.
IMPUTATO Brusca G.: E gliel'ho sempre detto: che io sapevo che c'era...
AVVOCATO Ammannato: Allora, nel '93, sapeva...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, se mi faceva finire, glielo volevo completare la domanda.
AVVOCATO Ammannato: Certo, prego.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, la domanda di poco fa.
Io vengo a sapere della strage di Borsellino, ma non lo vengo a saperci, a cosa fatta. Però un piccolo flash ce l'ho, due tre giorni prima, tre sere prima, quando io vado per darmi, farmi dare una mano di aiuto per uccidere, per distruggere l'auto di Vincenzo Milazzo, il Biondino Salvatore mi dice: 'siano sotto lavoro'.
Però, sempre per delicatezza, io non gli chiedo quale lavoro stanno facendo.
Poi, dalla TV, vedo che era l'attentato al dottor Borsellino.
Sapevo che c'era una strage, un omicidio, una operazione in corso, però non sapevo di che si trattava.
Tanto è vero che, insieme a me, c'era Gioacchino La Barbera. E siamo stati presi di sorpresa per l'obiettivo, non per il fatto.
AVVOCATO Ammannato: Vede, lei ha detto in dibattimento che per l'attentato a Costanzo, avvennero delle contingenze, per cui dovette andare con il suo bambino in ospedale.
Lo conferma questo?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho detto che, siccome io avevo dato il parere, gli avevo messo a Bagarella il fermo, nel senso, fermiamoci in attesa di nuovi sviluppi, quando fu la sera che è successo, che successe l'attentato, fu che il bambino era caduto, si era fatto... niente. Però io poi ho trovato la scusa.
E, mentre che i giornali riportavano...
No, no, aspetti. Quando fu del Costanzo, io... Chiedo scusa, ho accavallato un ricordo.
L'indomani mattina io sono andato a Pollina e...
PRESIDENTE: Guardi, che credo che l'avvocato si riferisse a quello che ha dichiarato qui...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, io stavo chiarendo...
AVVOCATO Ammannato: E, Brusca, per completare la domanda...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, io...
AVVOCATO Ammannato: ... rappresento alla Corte che, nell'interrogatorio numero ventunesimo del 28 maggio '97, lei disse che questo episodio si riferiva alle stragi svoltesi in contemporanea. Quindi...
IMPUTATO Brusca G.: E stavo chiarendo questo punto.
AVVOCATO Ammannato: ... non a Costanzo.
Cioè, riferisce che, apprendendo dalla televisione le notizie delle stragi svoltesi in contemporanea...
IMPUTATO Brusca G.: Stavo...
AVVOCATO Ammannato: ... quindi, siamo luglio '93, decise di utilizzare determinate contingenze, quello del bambino e dell'ospedale.
IMPUTATO Brusca G.: Stavo chiarendo questo punto, stavo completando questo punto. Perché io, ripeto, ho fatto accavallamento dei ricordi.
Che io ho detto, quando fu di Costanzo e andando a Pollina per incontrarmi con leoluca Bagarella a casa dell'avvocato Musotto, prima di Cefalù incontrai un posto di Polizia, un posto di blocco.
Quindi, si può verificare... E infatti io ho detto: 'ma che ci fanno qua?'
Ancora non sapevo... No, non sapevo, dico: 'ma scusa, l'attentato fu a Roma, che vengono a fare il posto di blocco qua?'
Io lo interpretai in questa maniera. Finito.
Invece, quando fu delle stragi di... che sono state Roma e Firenze, o Milano, o Roma e Milano, non mi ricordo. Comunque due in una sera, fu in quella occasione che io ho avuto un problema con il bambino. in quanto, mentre che mia moglie gridava, in quanto il bambino pensava che si era fatto male, è sceso tutto... tutto, nel modo di dire, ma molte persone del palazzo.
E, nel frattempo, la televisione trascorreva le notizie, cioè, come di solito fa: 'attentato a Roma, a Firenze...', dov'è stato, 'così, così...', e io ero lì davanti.
Quindi, se venivo arrestato per qualsiasi motivo, potevo chiamare tutti i testimoni di quello stabile.
Però, l'indomani mattina, mi premunii di fare andare mio cognato con il bambino all'ospedale per fare certificare il ricovero del bambino.
Per poi ricordare agli eventuali inquilini il fatto che era successo e i giornali, la TV, perché io avevo la TV in cucina. E c'erano altre persone che l'avevano visto.
Dice: 'vedi che è successo, che non è successo', per dimostrare che io non c'ero.
In quanto, già nel fatto di Costanzo, dopo una settimana, si parlava della mia presenza a Roma, quando io non ci ero stato a Roma.
PRESIDENTE: Avvocato...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, Presidente...
PRESIDENTE: ... riprendiamo...
AVVOCATO Ammannato: ... sono d'accordo con lei.
Sì, se ritiene di fare una pausa.
PRESIDENTE: Sì. Riprendiamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Avvocato Ammannato, allora se vuole può riprendere.
AVVOCATO Ammannato: Grazie. Avvocato Ammannato, difensore parte civile.
Eravamo restati, Brusca, così anche la Corte... al '93, cioè dopo il cosiddetto raffreddamento che ci sarebbe stato, maggio '93, il riavvicinamento con Bagarella a Castelverde.
IMPUTATO Brusca G.: A San Mauro Castelverde.
AVVOCATO Ammannato: Settembre, ecco, quindi settembre '93.
IMPUTATO Brusca G.: Settembre, ottobre, comunque ancora...
AVVOCATO Ammannato: Sì, d'accordo, cambia poco. Ecco, e si stava parlando che nel frattempo erano successe le stragi e le avevo ricordato diciamo due differenti versioni rispetto a quel fatto di precostituirsi l'alibi con il bambino all'ospedale.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, e lei ha chiarito, ricordando meglio, che si trattava dell'occasione delle stragi in contemporanea al nord.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, le domando, ma può chiarire alla Corte questo precostituirsi l'alibi vuol dire che lei si riteneva responsabile di quanto è accaduto?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non mi sentivo responsabile. Cioè non mi sentivo responsabile, però per quello che era successo, nel senso che con l'attentato al dottor Costanzo erano venuti fuori degli indizi, non so se con le intercettazioni di via Ughetti, o non so se sotto quale indizio, le Forze dell'Ordine, a distanza di una settimana spuntava il nome e cognome mio come mandante, esecutore materiale per la strage del dottor Costanzo.
E io allora siccome questa deduzione l'ho... la prendo perché le intercettazioni di via Ughetti si individuava in Gioè, Gioè apparteneva al mandamento di San Giuseppe Jato, quindi non ci voleva chissà che cosa a poter individuare a Giovanni Brusca come mandante o esecutore materiale per la strage del dottor Costanzo.
Ma una volta che era stata fatta quella, io, essendo che pensavo che potevo essere indicato come uno dei mandanti o esecutore materiale, quantomeno prima mi risolvevo quello come esecutore materiale; quello di mandante, poi era da chiarirsi, da vedersi.
AVVOCATO Ammannato: Questo incontro con Bagarella a Castelverde: parlaste e commentaste del suicidio Gioè in carcere, luglio '93?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, il carcere di Gioè, già ne avevamo parlato qualche altra volta. In quell'occasione credo che non ne abbiamo parlato, del suicidio di Gioè.
AVVOCATO Ammannato: Lei adesso ha parlato delle intercettazioni a Palermo in via Ughetti, a Gioè e La Barbera.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Lei si è domandato come mai Gioè e La Barbera fossero sotto intercettazione ambientale? Cioè dopo chiaramente che l'apprese.
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho sempre detto che Gioè e La Barbera, notavamo che erano sotto controllo, cioè pedinati, controllati da parte della DIA o forze di Polizia di Palermo. E quindi erano sotto controllo. Automaticamente le forze di Polizia cercavano di sfruttare tutti i mezzi che avevano e che non avevano. Loro si sentivano tranquilli, via Ughetti era un posto dove loro pensavano che non potevano essere controllati.
AVVOCATO Ammannato: Senta, Brusca, lei è intelligente. La domanda è precisa. O allora, o dopo, ha mai pensato che a via Orietti (?!!!) in Palermo, dove c'era Gioè e La Barbera, fossero stati mandati... Bellini? Cioè che Bellini indirizzò le forze di Polizia su Gioè, con cui era in contatto?
IMPUTATO Brusca G.: Questo non glielo posso dire, se Bellini mandò forze di Polizia nei confronti di Gioè o di La Barbera.
AVVOCATO Ammannato: Ho visto che nel dicembre precedente, '92, non si faceva più trovare, il Bellini; e visto che mi pare, le intercettazioni, siamo proprio a gennaio, febbraio del '93: mi pare che il collegamento è molto vicino. Visto che c'era rapporti di un anno tra Bellini e Gioè.
E poi, guarda caso, vengono intercettati proprio l'abitazione dove sta Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, dottor... Avvocato, le intercettazioni di via Ughetti sono intercettazioni ambientali, e non telefoniche.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, molto più gravi, tra l'altro. Perché bisogna sapere dov'è l'appartamento, appunto.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, vuol dire che so...
AVVOCATO Ammannato: Cioè non ha pensato che fosse stato Bellini? Una domanda...
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, le domande.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
PRESIDENTE: Poi lasci rispondere.
IMPUTATO Brusca G.: Vuol dire che le forze di Polizia sono stati bravi a pedinarli, individuare il luogo, e andarci a piazzare la microspia. E tanto è vero che sono intervenuti, per quello che poi è venuto fuori, perché si pensava che doveva succedere un attentato; e sono intervenuti.
O sennò ancora, forse, avrebbero continuato nell'ascoltare il Gioè e La Barbera.
Che poi andavano a parlare o a telefonare a Bellini, non parlavano dentro la via Ughetti, ma bensì io non mi ricordo se telefonini privati o con telefonini pubblici, cioè telefoni pubblici. Quindi io non so se il Bellini abbia messo in contatto, cioè abbia indirizzato le forze di Polizia.
I nostri primi sospetti arrivano da parte della collaborazione di Marchese Giuseppe. Da quel momento lì in poi, i due cominciarono a essere pedinati. Quindi ancora prima che collaborasse Di Maggio.
Con la collaborazione di Di Maggio, e con le intercettazioni di via Ughetti, è scattato il fermo per i due.
AVVOCATO Ammannato: Quindi lei, quando seppe del suicidio e della lettera fatta da Gioè, in cui faceva il nome del Bellini, non ha mai pensato che Gioè con quel suicidio indicasse Bellini come responsabile delle intercettazioni di via Ughetti? E quindi della cattura di Gioè e La Barbera?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, ci sono le forse di Polizia, la DIA: sanno benissimo qual è il movimento di La Barbera e di Gioè.
Io ho sempre sostenuto, e sostengo sempre, che il Bellini non ha mai - almeno per quello che so io; poi se Gioè e Bellini parlavano diversamente non glielo so dire - mai e poi mai detto: andate a fare questo o andate a fare quest'altro.
Dalla lettera che il Gioè scrisse, secondo me lui voleva indicare, nel senso che il responsabile, nel senso cioè Bellini abbia giocato un po' con noi, il Bellini ci abbia inculcato in testa, il Bellini ci abbia fatto venire queste idee; e noi volutamente o involutamente siamo caduti in questa trappola.
Per me, Bellini non è mandante di nessun genere. Però se lui è venuto con un doppio fine, e c'è riuscito, questo... alla sua coscienza.
Ma non posso dire che Bellini abbia avuto un patto con noi o con chi per lui.
AVVOCATO Ammannato: La domanda era diversa, la domanda era diversa. E quindi ha risposto...
IMPUTATO Brusca G.: Io non penso di avere capito la domanda. E rispondo...
AVVOCATO Ammannato: Questo riguardava collegamento di suicidio Gioè, in carcere, luglio '92: se il nome Bellini fosse fatto perché fosse stato il Bellini a indirizzare le forze di Polizia su Gioè e La Barbera. E lei ha risposto...
IMPUTATO Brusca G.: No, non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Le faccio un'altra domanda. Lei ha mai pensato personalmente che Bellini si stesse infiltrando per l'arresto di Totò Riina, il quale avvenne appunto il 15 gennaio '93?
IMPUTATO Brusca G.: No, non l'abbiamo mai pensato, perché Bellini non ha mai fatto una domanda. Erano deduzioni, interpretazioni di qualche parola che diceva lui. Nel senso, quando ti butto l'amo, di stare attenti che il territorio di San Giuseppe Jato, Altofonte e Piana, è sotto controllo; state attenti di qua e state attenti di là.
Però, noi li prendevamo come messaggi che lui ci portava come primizia, che state attenti. E abbiamo notato: ma può darsi che lui vorrebbe venire, che vuole che gli dassimo la competenza per fare arrestare a Salvatore Riina?
Pure questo abbiamo pensato. Però non c'è stato mai la possibilità che il Bellini si infiltrasse con... con noi. Cioè con Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Quindi avete pensato, però, che potesse anche infiltrarsi. Infatti lo disse nell'interrogatorio del 19 giugno '97; disse che avete anche pensato che fosse uno che si voleva infiltrare, e che si stesse attivando per favorire l'arresto di Riina Salvatore.
IMPUTATO Brusca G.: Ma erano pensieri, dubbi. Cioè non capivamo la presenza di questa persona in Sicilia.
AVVOCATO Ammannato: Quindi lei personalmente esclude un qualunque attivamento da parte del Bellini per l'arresto di Riina? Cioè, dietro l'arresto di Riina, non c'è né Bellini, né involontariamente un Gioè o La Barbera, lei?
IMPUTATO Brusca G.: No, completamente, lo escludo nella maniera più categorica.
AVVOCATO Ammannato: Sempre a Castelverde, quindi dopo, nel cosiddetto riavvicinamento, lei ha affermato che aveva pensato di riavvicinarsi a Bagarella; altrimenti sarebbe potuto sfociare in uno scontro armato.
Conferma questa...?
IMPUTATO Brusca G.: Confermo. Cioè che i malumori, un malumore oggi, un malumore domani, un altro malumore domani, cioè più avanti si andava, si andava alla rottura. Quindi, non è che si andava al bene.
A un dato punto, è nata la determinazione per dire: vogliamo chiarire.
Perché non è che... se più andava, più andavamo avanti con i malumori... I malumori portano sempre male, perché poi le interpretazioni, i dubbi cominciano a essere tanti. Allora, meglio chiarire che andare, continuare in quel... in quel versante.
AVVOCATO Ammannato: Brusca, il confronto armato. Cioè lei su quali forze poteva contare, rispetto a Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, guardi, ognuno... poteva essere una persona, potevano essere due, dieci. Dipende come si... si verificavano i fatti. Non è che avevamo esercito o chissà quali persone.
Ci potevano essere tanti... dei fatti. Ma siccome allo scontro armato non ci sono... non è mai arrivato, il pensiero; io ho detto più volte che se non si andava allo schierame... cioè al chiarimento, si poteva anche andare a uno scontro armato. Come poteva essere uno scontro armato con diverse persone, come poteva essere frontale, tra me e lui. Questi sono poi effetti che possono venire se non c'era stato il chiarimento.
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma siccome - può chiarire alla Corte? - siccome ha parlato le altre volte anche di un possibile scontro armato con Bernardo Provenzano...
IMPUTATO Brusca G.: Se il... in cosa nostra non si va a chiarimento, non si va ognuno di noi a prendersi il controllo, e, ripeto, cominciano a nascere dubbi, problemi; tanto è vero che io in un incontro, il primo incontro dopo l'arresto di Leoluca Bagarella, in base ai segnali che noi avevamo avuto e sotto un fatto specifico - cioè l'eliminazione, la scomparsa di Pieruccio Lo Bianco - parlando con Vito Vitale, Messina Denaro Matteo, con Sinacori, con Nicola Di Trapani...
AVVOCATO Ammannato: D'accordo, l'ha già detto, Brusca volevo...
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa.
AVVOCATO Ammannato: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, prevedendo, io ripeto ero tranquillo, tranquillissimo, però dice: no no, vacci, sennò ci vediamo noi... vacci così, vacci in quella maniera.
E mi sono premunito, e ci sono armato.
Ma tanto è vero che io, subito, appena ho visto che la situazione per come prevedevo era tranquilla, subito ho licenziato chi mi aveva accompagnato. E da lì, da lì in poi, tutto diventò normale.
Anche se sotto banco ci controllavamo a vicenda.
AVVOCATO Ammannato: Brusca, se può chiarire questa contraddizione alla Corte. Siamo appunto nel periodo del '93, quindi. E lei parla che c'è stato questo raffreddamento col Bagarella, che poteva sfociare in uno scontro armato contro Bagarella.
AVVOCATO Ammannato: E nel contempo...
IMPUTATO Brusca G.: E così ho...
AVVOCATO Ammannato: Aspetti, la contraddizione sta qui. Parla che lei e Bagarella eravate uniti, a contrastare Provenzano che voleva prendere il posto di Riina, dopo l'arresto di Riina. Cioè non si capisce. Sono scontri armati contro Provenzano? Contro Bagarella? Cioè se chiarisce questo punto.
IMPUTATO Brusca G.: No... Avvocato, no. Avvocato, se lei mette tutte le cose insieme, è come dice lei.
Ma se io le dico il periodo in cui il Bernardo Provenzano vuole emergere - siamo dopo l'arresto di Riina, ancora le stragi devono cominciare - è che io e Bagarella, ancora prima di lasciar... del raffreddamento, abbiamo questo obiettivo: di bloccare Bernardo Provenzano, in quanto vuole emergere al posto di Salvatore Riina. E questo, siamo a marzo-aprile, cioè questo periodo.
Poi con questo, avendo bloccato già Bernardo Provenzano, io e Bagarella strada facendo, dopo il fatto di Costanzo, io mi comincio a raffreddare, cioè comincio ad avere gli umori un po' negativi nei confronti di Bagarella.
Ma comunque questo non significa che io subito vado a scontro a fuoco, a guerra.
Ho detto: si poteva anche arrivare a questo punto.
E strada facendo, strada facendo parlavamo. Però parlavamo proprio lo stretto necessario; ognuno a modo suo.
A un dato punto prendo l'iniziativa e dico: dobbiamo chiarire questi fatti, sennò qua si arriva allo scontro a fuoco, se non si chiariscono i fatti.
E gli ho detto che siamo arrivati, o dovevamo arrivare, c'è stato già un sintomo tra me e Bagarella.
Dopo che viene arrestato Bagarella, poi io riprendo i contatti con Bernardo Provenzano. Riprendo i contatti con Bernardo Provenzano e, il primo incontro dopo l'arresto di Bagarella, ci vado armato, per come ho spiegato poco fa.
Però poi, nel tempo, tutto diventa normale; però, anche se controllavo, per quello che potevo, tutti i suoi movimenti. E credo lui facesse la stessa cosa.
AVVOCATO Ammannato: Torniamo a...
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, spero di essere... avere chiarito un po' i passaggi.
AVVOCATO Ammannato: Faccio domande proprio per chiarire. Torniamo a settembre-ottobre del '93, riunione a Castelverde con Bagarella. Lei ci ha detto anche stamattina che poi voleva un faccia a faccia con il Ganci, per chiarire quel precedente raffreddamento.
Ora, appunto, le dico che, Ganci, era impossibile questo confronto, perché era arrestato già, da due o tre mesi era detenuto.
Come spiega questo fatto? Non fu arrestato nel giugno '93, Ganci?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, avvocato, io non gli ho detto che fu in quella data. Gli ho detto che a un dato punto, prima delle stragi, non mi ricordo quando, è successo che il Bagarella mi disse che io con lui facevo un discorso e che con Raffaele Ganci ne facevo un altro. Gli ho detto: 'Chiamiamolo, e facciamo questo confronto', nel senso che vediamo se io non gli ho detto questa frase, a Raffaele Ganci.
Questo, ma può darsi che sia successo prima. Però uno dei fatti, uno dei motivi di raffreddamento, è stato anche questo.
E io l'ho detto, anche nel mese di settembre-ottobre, è accaduta tutta una serie di fatti: anche questo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, nel settembre-ottobre '93, può chiarire qual era la linea stragista che volevate portare avanti, nel discorso a Castelverde tra lei e Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: No, la linea stragista era... come fatti di stragi c'erano solo quelli dal nord.
E, come ultimo fatto, era successo quando io gli dico: 'Vai avanti, visto dove sei arrivato'.
Però c'era un fatto, un fatto importante: che a Partinico, cioè a Balestrate, mandamento di Partinico, era successa una scomparsa. E gli uomini d'onore di Partinico si erano rivolti a me per sapere questo fatto. Io già sapevo come erano andati i fatti, e so che si cercava di potermi fare girare, nel senso che io dovevo rispettare le regole.
Al che, questo è uno dei motivi. Poi, c'era problemi che io stavo portando un traffico di droga, e che io gli passai la preferenza, e lui mi ha detto di no, dice: 'No, non sono interessato'. E io ho continuato.
C'erano tanti piccoli di... fatti di cosa nostra a...
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma la mia domanda è specifica. Cioè nel... sempre in questa riunione a Castelverde settembre-ottobre '93, parlavate sempre dell'abolizione del 41-bis? Più, far uscire le persone dal carcere?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato...
AVVOCATO Ammannato: Più, che i beni sequestrati dovevano essere sostituiti? Cioè glielo ricordo perché nell'interrogatorio del 19 giugno del '93, disse che in questa appunto riunione col Bagarella, in cui lì gli disse che la linea era sempre di andare avanti, ecco, e ha specificato quali erano gli obiettivi dell'ottobre '93, ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, adesso se lo può ricordare.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, quando io gli dico a Bagarella 'a che punto sei?', dopo avere chiarito tutta una serie di fatti nostri, i motivi per andare avanti erano sempre quelli. Cioè cercare le persone per andare a contatti con lo Stato, per portare avanti un vecchio progetto che noi pensavamo che già era attivato.
Quindi, anche in quell'occasione, all'ultimo momento, con Bagarella gli dico: 'Ma a che punto sei?'. E 'andiamo avanti, per quello che tu già hai fatto'.
AVVOCATO Ammannato: Quindi è chiaro che Bagarella gli comunicò che Bagarella voleva andare avanti?
IMPUTATO Brusca G.: Non lo comuni... Lui mi ha detto che stava andando avanti, e io gli consigliai di andare avanti pure.
AVVOCATO Ammannato: Quindi anche lei era d'accordo, e diede il suo assenso, consenso ad andare avanti.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, visto che già aveva fatto tre, quattro stragi, non so quante ne erano state fatte, che non mi ricordo, dico: 'Ma a che punto sei?'. Ci dico: 'Non ti fermare più, cioè ormai non è che ti puoi fermare a metà. O continui... Perché tu, quello che hai fatto non vale niente; o continui, in maniera che... per poter poi arrivare, portare a buon fine il tuo progetto, quello che tu hai in mente. Se hai in mente un progetto'.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi dopo lei ha detto che c'è questo riavvicinamento. Ci sono queste riunioni, poi, che sono state a Castelverde, poi a Salemi, a Misilmeri, e a Borgo Molara.
In tutte queste riunioni con Bagarella, è mai possibile che non gli ha fatto nessun accenno dell'attentato allo Stadio Olimpico?
IMPUTATO Brusca G.: Non me l'ha fatto.
AVVOCATO Ammannato: Eppure eravate riappacificati.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, ma, beh, signi... Appacificati, significa che tutto quello che lui faceva me lo doveva dire? O tutto quello che facevo io glielo dovevo dire a lui? Guardi, non... non c'è... ogni mattina c'era il registro: sai, ho fatto questo, questo e quest'altro.
Ognuno si teneva le cose sue.
AVVOCATO Ammannato: Lei dice, e ha affermato, Brusca, che seppe dell'Olimpico come primizia da Gaspare Spatuzza. E siamo grossomodo novembre-dicembre '95.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: In occasione, di un collaboratore, e varie volte anche negli interrogatori istruttori, una volta che dice Romeo Pietro, una volta dice Scarano, comunque parlava di questo fatto.
Ora, le faccio presente che Scarano comincia a collaborare nel febbraio '96: tre mesi dopo. E quindi è impossibile questo che lei ci rappresenta. Come può chiarirlo alla Corte?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io non ho detto... Non so chi stava collaborando. Io ho detto, le prime parole sono state e confermo questo, poi le altre sono state deduzioni; forse io mi devo togliere il dub... il vizio di levare... di dare le mie deduzioni per aiutare.
Io ho detto che in occasione che c'era un collaborante di giustizia, non so chi era, in quell'occasione il Gaspare Spatuzza pronunziò queste parole, dice: 'Ora viene fuori questo fatto'. Che sarebbe la primizia che dicevo, per la prima volta che io sentivo parlare di questo fatto, che sarebbe l'attentato allo Stadio Olimpico.
Poi, non mi ricordo di aver detto se stava collaborando Scarano, o se c'era qualche altro collaborante, non glielo so dire. Però fu in attesa che stava collaborando qualche nuovo collaborante, ed era a conoscenza di questo particolare.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei ha affermato che secondo lei l'esplosivo per le stragi del '93 fu fornito da Lo Bianco, che mi pare era capomandamento a Misilmeri.
Può spiegare alla Corte? Questo lo affermò... cioè può confermare questo particolare? Interrogatorio numero 22 del 4 giugno '97.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, siccome a me molto esplosivo che mi è servito per i piccoli attentati nel territorio di San Giuseppe Jato me l'ha fornito Pieruccio Lo Bianco, io ho detto che per me l'esplosivo per il nord era la stessa fonte. In quanto Giuseppe Lo Bianco poteva... cioè Giuseppe Graviano, ne poteva disporre, in quanto il mandame... il paese di, no mandamento, il paese di Misilmeri era nella disponibilità di Giuseppe Graviano Quindi lui poteva fare e sfare quello che voleva.
E, ripeto, ho detto sempre per mia deduzione, perché io ricevuto esplosivo da Misilmeri, l'esplosivo per commettere gli attentati al nord per me viene da Misilmeri. Però, l'unica prova, l'unico fatto certo è che per... Piero Lo Bianco mi ha fatto avere l'esplosivo per, io, commettere i vari attentati ai cosiddetti "progressisti" del mandamento di San Giuseppe Jato.
AVVOCATO Ammannato: Per sua diretta conoscenza, qual era la provenienza degli esplosivi in cosa nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Per mia diretta conoscenza, sono quello granuloso che io adoperato, metà, per la strage di Capaci, da una cava di un parente mio, tale Franco Piediscalzi, che lavorava alla ... (?).
L'altra metà, è stata adoperata... che è stata adoperata sempre per la strage di Capaci, me l'ha data Salvatore Biondino.
Quella per il mancato attentato al dottor Pietro Grasso, me l'ha dato sempre Salvatore Biondino. Quello che poi è stato rinvenuto in Contrada Giambascio.
E poi, molto esplosivo che io ho adoperato per i piccoli attentati nel territorio di San Giuseppe Jato, è proveniente di Misilmeri, che mi faceva avere Giuseppe "Pieruccio" Lo Bianco.
E poi quella gelatina, contro Contorno Salvatore, dove non esplose.
AVVOCATO Ammannato: Ma erano acquisti di cosa nostra, o erano provento di furto di cosa nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, se era furto non glielo so dire. Io le posso dire che quello che... a me, me l'hanno dato. Se poi l'hanno rubato, non glielo so dire.
AVVOCATO Ammannato: No, no, ma dico, cosa nostra l'acquistava? Cioè le pagava, le trovava sul mercato? Cioè come era questa provenienza di questi esplosivi?
IMPUTATO Brusca G.: Gliel'ho detto. Quello che mi dava il mio parente, alla cava Modesto, me lo regalava. E non ho pagato neanche una lira.
Se poi Pieruccio Lo Bianco o Biondino Salvatore l'hanno pagato, non glielo so dire. Penso di no. Però... non ero presente. A me me lo davano, quindi non so se l'hanno pagato o meno. O era provenienza di furto.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, poi, siamo già nel '94, quando lei dà la gelatina per Contorno a Bagarella. E arriviamo all'arresto di Bagarella: giugno del '95, l'anno dopo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Lei dice, successivamente rincontra Provenzano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, nel '95-'96, prima del suo arresto - 20 maggio - quante volte ha incontrato Provenzano, e dove?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho incontrato nella zona di Marineo, quattro, cinque, sei, sette volte.
AVVOCATO Ammannato: In quel periodo ha incontrato anche Matteo Messina Denaro? Dopo Dattilo. Siamo novembre-dicembre, ci ha spiegato, e poi siamo anche agli inizi del '96.
IMPUTATO Brusca G.: Io... io ho incontrato Matteo Messina Denaro nello stesso perio... quasi nello stesso periodo che incontravo Bernardo Provenzano.
Bernardo Provenzano lo incontravo a Marineo.
A Matteo Messina Denaro lo incontravo nel trapanese: o a Salemi, o a Dattilo, o... nelle campagne di Salemi. E poi a Erice.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, in tutti questi incontri che possiamo dire a tre, adesso non so se fisicamente, oppure diciamo lei con Matteo, lei con Bernardo Provenzano, parlavate del processo in corso a Firenze? Questo delle stragi?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVVOCATO Ammannato: Avete stabilito una linea difensiva?
IMPUTATO Brusca G.: No, con Bernardo Provenzano mai.
AVVOCATO Ammannato: E con Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: No. Perché in base alle dichiarazioni dei collaboranti il Matteo Messina Denaro diceva che era tutto rovinato, lui, i suoi amici. Dice: 'Ma se... caso che gli tolgo pure l'avvocato, quindi non mi voglio fare difendere' dice 'neanche voglio spendere questi soldi'.
Quindi l'argomento è stato preso sotto questo profilo.
AVVOCATO Ammannato: Anche lei era imputato come concorrente e mandante in questo processo. Non avete mai - queste tre persone, ripeto - affrontato il problema che vi aspettava qui, al processo delle stragi, di Firenze?
IMPUTATO Brusca G.: Ma io, guardi, non... fino al momento del mio arresto, avevo nominato, non mi ricordo se avevo nominato o non l'avevo fatto, la nomina per il mio avvocato difensore in questo processo. Ma non ricordo di avere fatto nomina, perché io ... avevo difficoltà.
Ma ero già nella stessa linea d'onda di Matteo Messina Denaro, di eliminare sia... tutti gli avvocati. Perché non avevo più che farmene, degli avvocati.
AVVOCATO Ammannato: Non avete cercato - lei, Provenzano, Matteo Messina Denaro - di intervenire direttamente o indirettamente sul processo qui in corso a Firenze? Come era già avvenuto precedentemente per tutti i processi, cioè non è una cosa nuova insomma.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, noi dobbiamo partire che il periodo in cui si interveniva sui... sulle varie Corti che si facevano, erano periodi molto più tranquilli, non c'erano collaboranti, che erano fondate su rapporti di Polizia, piccoli indizi. Quindi, non c'era nessun tipo di problema.
Ma man mano che venivano i collaboranti, e più collaboranti c'erano, ma a quale magistrato, a quale Presidente, a quale persona andavamo a disturbare dietro tanti fatti, dopo tanti riscontri? A chi dovevamo andare a disturbare, quale persona dovevamo disturbare? Uno.
Due. Se era un fatto siciliano, riuscivamo a pilotare e a toccare. Ma a Firenze, per quelle che sono le mie conoscenza, sì, c'è qualche siciliano, ma non al punto di poter arrivare un magistrato, un giudice a latere, un... un giudice popolare. Cioè non l'abbiamo mai pensato; almeno io, non l'ho mai pensato.
AVVOCATO Ammannato: E voi come imputati, cioè, come pensavate di difendersi, lei o il Provenzano o il Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma io...
AVVOCATO Ammannato: Avevate una linea di difesa vostra?
IMPUTATO Brusca G.: Ma io che dovevo più difendermi? Che ero, ero già imputato al Maxiprocesso, imputato con le dichiarazioni di Di Maggio, imputato alla strage di Capaci, che ne dovevo fare più dell'avvocato? Cioè non mi serviva più. Ero... Se non venivo arrestato, la mia intenzione era quella di togliere tutti gli avvocati e non badare più a questo tipo di difese.
AVVOCATO Ammannato: Cioè una rassegnazione sua? Per capire.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, avvocato, io sfido chiunque a mettersi al mio posto, quale bravissimo e intelligentissimo avvocato sarebbe riuscito a poter avere un'assoluzione o qualche cosa, nei miei confronti.
AVVOCATO Ammannato: Allora chiarisco ancora la mia domanda. Avete pensato - Bernardo Provenzano, o lei, o Matteo Messina Denaro - di continuare la...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti.
AVV. Cianferoni: Scusi, Presidente.
AVVOCATO Ammannato: ... strategia di minaccia, cioè far trovare bombe o altre cose?
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni. Io posso interloquire telegraficamente, non me ne voglia avvocato Ammannato.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Non so se sia io ufficiato oggi per la posizione di Provenzano, però so che è ufficiato, se non sbaglio, fiduciariamente il collegato e amico Marco Passagnoli. Mi sembrano domande...
PRESIDENTE: Il collega?
AVV. Cianferoni: E amico, personale mio, Marco Passagnoli. Quindi, siccome il signor Provenzano un difensore fiduciario ce l'ha, mi sembrano domande, insomma, sgradevole. Per carità, poi la Corte ne valuterà la rilevanza e quant'altro.
PRESIDENTE: Avvocato, ma una parte civile ha diritto di fare le sue domande.
AVV. Cianferoni: Certo, certo. No, ma siccome oggi non c'era il collega.
PRESIDENTE: Se non c'è, avvocato, è un affare suo. Sapeva che l'udienza c'era...
AVV. Cianferoni: Ci mancherebbe.
PRESIDENTE: ... perché avevamo nominato sostituto, quindi. Io, piuttosto, ho perso il filo della domanda.
AVVOCATO Ammannato: La domanda era: se in quel periodo pensavano, qualcheduno, sempre a livello anche di semplice ideazione, di continuare, visto che era continuata fino al '94-'95, una linea di minaccia, o strategia di minaccia? Cioè, far trovare per esempio una bomba a mano, così, a Firenze o in altri posti. Cioè, continuare su qualcosa per dare una risposta diciamo vostra al processo qui delle strade a Firenze?
IMPUTATO Brusca G.: Io gli posso rispondere in prima persona. Le intenzione degli altri non lo so, perché io di questi progetti con gli altri non ne ho parlato, né con Provenzano, né con Messina Matteo Denaro. Io non ho mai pensato né di intimorire, né di fare un'azione del genere al processo perché, ripeto, non potevo avere nessun beneficio, anzi, potevo solo peggiorare.
Se gli altri lo hanno pensato, o hanno pensato diversamente, questo non glielo so dire. Io gli posso dire che mia intenzione, se non facevo il passo di collaborazione, o non venivo arrestato, era quello di togliere gli avvocato ma sia di qua, sia di Capaci. Tutti gli avvocati. Non mi interessava più nessuna difesa.
Degli altri non gli posso rispondere, non conosco le intenzioni degli altri.
AVVOCATO Ammannato: Avete parlato, discusso come riorganizzare Cosa Nostra, tra lei, Bernardo Provenzano, Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma non c'era bisogno di come riorganizzare perché l'organizzazione c'era. C'era semplicemente di, man mano che si andava avanti, di poter occupare quegli spazi vuoti che man mano nelle varie famiglie si andavano sempre più svuotando.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, io ho terminato. Pregherei solo, ma questo a livello istruttorio, la richiesta chiaramente su quei verbali di interrogatorio che ho rappresentato una dichiarazione difforme, che sono il numero 18, 19, 21, 22, 23 e 24. Chiederei l'acquisizione chiaramente al dibattimento. Sono verbali...
PRESIDENTE: Benissimo. Chi interviene?
AVVOCATO Ammannato: Dopodiché chiederei - ma questo mi pare ovvio come parte civile - penso che anche questo... verbali delle deposizioni Brusca vengano anche trasmesse alla locale Procura per una valutazione di quanto dichiarato. Grazie.
PRESIDENTE: Bene. Per cortesia, chi prende la parola? Ci sono altre parti civili che vogliono intervenire? No. Prego.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
AVVOCATO Li Gotti: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Florio: No.
AVVOCATO Li Gotti: Presidente, mi scusi. Come difensore di Brusca penso che spetti a me prendere la parola.
PRESIDENTE: Avvocato, prego.
AVVOCATO Li Gotti: Ho chiesto io l'interrogatorio. E' stata fatta una richiesta.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Li Gotti: Perché è superata dalla richiesta del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Certo, certo, avvocato.
AVVOCATO Li Gotti: No, no, per rispondere... No, per la Corte, per rispondere al collega.
Signor Brusca, un argomento appena sfiorato in questa sede...
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, dovrebbe sedersi perché i nostri microfoni allontanano troppo dalla possibilità di captare la sua voce.
AVVOCATO Li Gotti: Bene, avvocato Li Gotti.
Signor Brusca, un argomento appena sfiorato in questa sede, ma sul quale lei dovrebbe ulteriormente dare delle delucidazioni, è quello relativo ad una imputazione di calunnia che lei ha ricevuto. E' vera questa circostanza e quando?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io ho avuto una denunzia per calunnia nel mese di ottobre, da parte della Procura di Pale...
PRESIDENTE: Quale anno?
IMPUTATO Brusca G.: '86. '96, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Ottobre '96.
IMPUTATO Brusca G.: Ottobre '96.
PRESIDENTE: Per che cosa?
IMPUTATO Brusca G.: Perché io, quando cominciai a collaborare con le autorità competenti, avevo accusato mio fratello Enzo, ma con il suo accordo, di accusarsi di un omicidio per scaricare l'amico mio Vitale Vito, uomo d'onore della famiglia di Partinico. E avevo discolpato un tale Francesco Di Piazza, sempre dalle accuse di omicidio. E questo per quello che mi riguarda.
Poi ho fatto, sempre sotto richiesta dei magistrati, dice: 'racconti l'omicidio Bongiorno'. E io raccontai l'omicidio Bongiorno, avvenuto a Castellammare e dicendo che io avevo partecipato e chi non aveva partecipato. E assieme a me ha partecipato Baldassare Di Maggio. Cioè nel senso che a commettere quell'omicidio eravamo stati io, Salvuccio Madonia e Baldassare Di Maggio e assieme ad altri personaggi di Castellammare.
Poi la presenza di Contorno in Sicilia e l'attentato, la strage Chinnici, dove io avevo tirato, ho tirato in ballo, per quelle che sono le mie conoscenze, Di Maggio Baldassare.
Poi c'era il fatto che io, capendo che avevo lì davanti un grosso ostacolo, che era Di Maggio, nel senso che aveva una grossa credibilità e che io cercavo in qualsiasi modo di poterla utilizzare per il rancore che c'avevo, ma più che altro era per quello che poi stava succedendo. Quindi io cercavo in qualsiasi modo di poterlo screditare.
Poi c'era che io avevo detto che avevo viaggiato assieme all'onorevole Violante sull'aereo...
AVVOCATO Li Gotti: Scusi, signor Brusca. Io stavo parlando delle imputazioni per calunnia.
IMPUTATO Brusca G.: E tutti questi me li hanno contestati, avvocato.
AVVOCATO Li Gotti: Il problema Violante non fa parte...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, l'aereo, aspetti.
AVVOCATO Li Gotti: Sì, certo. Ora gliela farò la domanda, perché non fa parte delle imputazioni di calunnia.
IMPUTATO Brusca G.: Siccome mi è stato contestato in quella sede, lei non c'era e me la ricordo che è stato che... mi hanno detto che sull'aereo io non c'ero. Invece io sull'aereo c'ero.
AVVOCATO Li Gotti: Sì. Del fatto Violante ora ne parliamo un attimo.
IMPUTATO Brusca G.: Va bene.
AVVOCATO Li Gotti: Aveva ricevuto l'imputazione per calunnia per questi episodi che lei ha citato.
IMPUTATO Brusca G.: E che io avevo calunniato anche Di Maggio. Cioè, non solo mio fratello, ma avevo calunniato anche Di Maggio.
AVVOCATO Li Gotti: Per la questione della strage Chinnici.
IMPUTATO Brusca G.: In particolar modo per la strage Chinnici e per l'omicidio Bongiorno, perché la presenza di Contorno l'ha ammesso. Infatti dissi: 'come mai questi li ha messi e li altri due non li aveva messi?'
E il particolare è che Di Maggio, quel che racconta sulla strage Chinnici, non lo racconta come sua presenza attiva, ma come se l'avesse preso di Bernardo Brusca, perché Di Maggio racconta per la strage Chinnici, però racconta come se lo sa da Bernardo Brusca. E invece lui lo sa per conoscenza diretta. Questo io poi l'ho saputo dopo.
AVVOCATO Li Gotti: Quindi di queste imputazioni, di questi fatti di calunnia che le vengono attribuiti...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: ... lei si è riconosciuto responsabile, per quanto riguarda gli omicidi falsamente attribuiti a suo fratello...
IMPUTATO Brusca G.: E io ho...
AVVOCATO Li Gotti: Sì, aspetti un secondo. Degli altri non si ritiene responsabile?
IMPUTATO Brusca G.: Nella maniera più categorica.
Gli unici fatti che io mi sento responsabile, sono il fatto di Vitale e di Di Piazza. Tutto il resto li ho confermati, li ho spiegati e insisto sempre perché i fatti sono per come io racconto. Quindi non mi sento responsabile.
AVVOCATO Li Gotti: Senta, parliamo ora del fatto Violante. Da più parti si è detto, si è scritto e quindi ne è anche a sua conoscenza, che lei avrebbe inventato questa storia riguardante un viaggio che avrebbe fatto insieme all'onorevole Violante da Palermo a Roma, o viceversa.
Lei ha mai detto cose del genere ai magistrati?
IMPUTATO Brusca G.: Nella maniera più categorica no. Io semplicemente, dopo le dichiara...
AVVOCATO Li Gotti: Aspetti un secondo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Lei non ha mai detto nulla di questo fatto?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, mai.
AVVOCATO Li Gotti: Ci fu qualcheduno che lo disse al posto suo questo?
IMPUTATO Brusca G.: Poi ho saputo che Monticciolo Giuseppe abbia raccontato delle sue verità ai magistrato. Uno.
Poi io, questo progetto era quando io ero latitante, con l'ex mio avvocato Vito Ganci.
AVVOCATO Li Gotti: Quando lei parlò di questo fatto con i magistrati, fu per spiegare cos'era in effetti accaduto e dopo alcune dichiarazioni rese alla stampa da un suo precedente difensore?
IMPUTATO Brusca G.: Il mio... Io comincio a collaborare. Non so per quale motivo il mio ex difensore esce alla stampa e comincia a fare delle dichiarazioni. Da quelle dichiarazioni i magistrati sono venuti da me e mi hanno chiesto se io sapevo e se ero in condizione di potere spiegare i fatti.
A che ho risposto che sapevo e ho spiegato i fatti.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè che lei da latitante aveva questo progetto.
IMPUTATO Brusca G.: Avevo un progetto in mente, di potere fare un qualche cosa, ispirandomi al caso Di Maggio. Ma erano solo progetti: uno pensa, si sente attaccato da parte dei collaboranti, si deve cercare come meglio si poteva difendere. Ma questo siamo al processo Agrigento.
AVVOCATO Li Gotti: Il processo Agrigento, è il capolista di un...
PRESIDENTE: E' terminato, se non mi sbaglio?
AVVOCATO Li Gotti: Sì, sì, è terminato.
PRESIDENTE: In I Grado.
AVVOCATO Li Gotti: In I Grado. Anzi, a proposito, visto che stiamo parlando del processo Agrigento.
Lei in quel processo è stato condannato?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono stato condannato a 17 anni, con l'articolo 8 che riguarda i collaboranti di Giustizia. Quindi penso che sono stato ritenuto credibile.
AVVOCATO Li Gotti: Lei era stato condannato in I Grado all'ergastolo per l'omicidio di Ignazio Salvo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: In Appello com'è andato il processo?
IMPUTATO Brusca G.: A 20 anni e 4 mesi.
AVVOCATO Li Gotti: Le hanno riconosciuto delle attenuanti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Attenuanti generiche e l'altro che lei lo sa spiegare tecnicamente meglio.
AVVOCATO Li Gotti: Al processo di Capaci lei è stato condannato?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono stato condannato a 26 anni, però non... per carità, io non voglio commentare la sentenza. Aspetto la sentenza per vedere perché sono stato condannato a 26 anni. Comunque mi hanno dato anche le attenuanti.
Penso che abbia influito molto che io in aula abbia detto il nome di Di Maggio e Di Matteo e La Barbera in quanto sapevo che dovevano... volevano fare i morti in Sicilia e credo che quello abbia influito molto, che allora il dottor Tescaroli mi ha ritenuto come se io volessi minare la credibilità dei collaboranti.
Io fino ad ora ho detto che quello che questi signori hanno detto è la verità, almeno per quello che mi risulta. Però un fatto è la verità e un altro fatto è che volevano venire in Sicilia per fare i morti. Sempre questo ho detto.
Ed è stato cambiato come se io volessi screditare i collaboranti. Avvocato, penso che fino ad ora, a forza di spiegarlo che io non voglio minare completamente la credibilità dei collaboranti. Ma io ho sempre detto, in base alle mie conoscenze e fatti che conoscevo, questi tre si stavano organizzando per venire a uccidere un'altra volta in Sicilia. E credo che i fatti mi abbiano dato ragione.
AVVOCATO Li Gotti: Questo lo dirà la Magistratura.
Parliamo dei fatti. E parliamo del 15 gennaio 1993, arresto di Totò Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: La mancata perquisizione dell'appartamento in cui visse Totò Riina, è un fatto a sua conoscenza? Era a sua conoscenza quel giorno?
IMPUTATO Brusca G.: Il fatto della mancata perquisizione a casa di Salvatore Riina è un fatto a mia conoscenza. In quanto sono stato l'autore di fare prelevare moglie e figli da casa di Salvatore Riina per farli arrivare a Corleone, con il Gioacchino La Barbera e con Gioè Antonino. D'accordo con Giovanni Sansone, il genero di Salvatore Cancemi.
AVVOCATO Li Gotti: Il rapporto Gioè-Bellini è un fatto a sua conoscenza.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Il rapporto che aveva Bellini con altre persone è un fatto a sua conoscenza, oppure lei ignora con chi possa essere in contatto Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: No, io, come sempre, penso di avere spiegato con chiarezza che noi pensavamo che Bellini avesse dietro a qualcuno. Però che erano politici, magistrati, Carabinieri, non lo so. E noi davamo la definizione Servizi Segreti. Servizi Segreti, Servizi Segreti. Non lo guardavamo per una persona normale, che stava venendo di sua iniziativa in Sicilia a venirci a offrire tutte queste garanzie. Che è Babbo Natale che arrivo e ti voglio fare subito questo bene?
Quindi noi vedevamo il Bellini una persona strana, da verificare a chi apparteneva e chi non apparteneva. Ma ci interessava ben poco, perché se noi a un dato punto i risultati non ci davano frutti, o lo avremmo eliminato - come nell'intenzione c'era - o avremo tagliato i punti. Per come poi è stato fatto nel '94.
AVVOCATO Li Gotti: Parliamo di un altro fatto. Lei ha riferito che Totò Riina confidò con l'espressione: 'si sono fatti sotto'.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Lei sa, o sapeva all'epoca, con chi Totò Riina aveva avuto e chi si era fatto sotto?
IMPUTATO Brusca G.: No. Sapevo che aveva avuto contatti con personaggi, però non so con chi.
AVVOCATO Li Gotti: Questi sono i fatti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Questi fatti lei li ha dichiarati in quest'aula per la prima volta, o è già accaduto in altre occasioni, dibattimentale, o nel corso delle indagini...
IMPUTATO Brusca G.: L'ho dichiarato in fase preliminare, indagini preliminari e in fase dibattimentale.
AVVOCATO Li Gotti: Al processo per la strage di Capaci...
IMPUTATO Brusca G.: Di Capaci.
AVVOCATO Li Gotti: ... ha parlato di queste cose?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E ci sono gli atti.
AVVOCATO Li Gotti: Della storia del cosiddetto "Papello", lei quando ne ha parlato per la prima volta, in questa sede, oppure all'inizio della sua collaborazione?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ne ho parlato subito, all'inizio della mia collaborazione. Non mi ricordo se ne ho parlato il 26 luglio, perché il 26 luglio già avevo parlato di questo processo, però non mi ricordo se avevo parlato di questo "Papello", ma ne ho parlato sicuramente quando parlavo della strage Capaci. Ma davanti a tutte e tre le Procure. E credo che nessun collaborante abbia subìto l'interrogatorio che ho subìto io.
AVVOCATO Li Gotti: Poi di questo fatto ne parlò anche in aula?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ne ho parlato in aula al processo di Capaci e al processo Lima.
AVVOCATO Li Gotti: Nel processo di Capaci ne parlò nel marzo del 1997.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Nel processo Lima, se non erro, nel luglio del 1997.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Sulla base di questi fatti che lei ha già riferito alle autorità, ai Giudici o al Pubblici Ministeri, lei era arrivato ad alcune conclusioni?
IMPUTATO Brusca G.: No. Io, man mano, parlando con le autorità competenti, con i magistrati, col tempo poi io sono arrivato a mie conclusioni, ma queste sono venute nel tempo.
AVVOCATO Li Gotti: Stamani lei ha riferito di un'ulteriore conclusione cui è pervenuto leggendo questi fatti già riferiti. Le ulteriori conclusioni cui è pervenuto, si basano su fatti, su rapporti, su confidenze, su dialoghi con altri uomini d'onore? O su letture di giornali?
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti un minuto.
Io ho sempre detto, i fatti che io conosco sono: che Salvatore Riina mi dice che c'è un contatto con personaggi, non so con chi, personaggi che appartengono allo Stato; perché un politico appartiene allo Stato, una persona dell'istruzione appartiene allo Stato, un magistrato appartiene allo Stato. Quindi per me sono tutte persone che appartengono allo Stato, con diversi incarichi.
Quindi io... Salvatore Riina mi dice che ha contatti con personaggi dello Stato. Stop.
Essendo che io bene o male, di quel poco che conosco di Cosa Nostra penso qualche cosa di conoscerla, essendo che io sapevo che la persona di Antonino Cinà era coinvolto - coinvolto nel senso che spronava Gaetano Sangiorgi per l'uccisione di Ignazio Salvo - sapevo quali erano i rapporti Salvatore Riina e il Gaetano e Antonino Cinà e tanti altri fatti, io nella mia mente avevo un pensiero.
A un dato punto il magistrato, dottor Pietro Grasso, non mi ricordo se c'era il dottor Chelazzi, mi fa una domanda che fino ad ora nessuno mi aveva mai fatto.
Dice: 'ma secondo lei, da parte di Cosa Nostra, chi poteva essere a trattare con queste persone dello Stato' - riferendosi al "Papello" - 'cioè, chi, da parte di Cosa Nostra, andò a presentare questo "Papello"?'
A che io gli dico: 'Salvatore Riina, per quello che io conosco, no. Avrà mandato qualcuno. La persona che avrà potuto mandare a trattare con questi personaggi secondo me è Antonino Cinà. Antonino Cinà, Ciancimino e strada facendo'. Una delle... credo unica e sola ipotesi che ho fatto. Stop. Io di questo fatto non ne ho più parlato con nessuno.
Quindi questa è una mia deduzione, da fatti che io conosco al momento che c'è una certa strategia da portare avanti da parte di Cosa Nostra.
A un dato punto mi trovo a Palermo, per altri interrogatori, e come al solito io leggo - leggo, mi compro il giornale, come credo se lo comprano tutti - leggo delle dichiarazioni riportate sui giornali e delle dichiarazioni del colonnello Mori. Dove dice... Mi ricordo il titolo, è così, c'ho l'articolo ancora conservato in cella:
'Secondo Giovanni Brusca, la persona in cui avrebbe potuto trattare con lo Stato, il tramite potrebbe essere Cinà e tutto il resto'.
Avendo letto le dichiarazioni del colonnello Mori, io tiro una mia conclusione, ma sono solo deduzioni da fatti che io conosco. Nessuno mai mi ha detto: la situazione è così; nessuno mai mi ha detto c'è un patto con lo Stato, o ci sono dei contatti col colonnello Mori. Per l'amor di Dio! Nella maniera più categorica.
Cioè, io spero di avere chiarito, chiarito un'altra volta, di avere specificato le mie conoscenze, le mie deduzioni e le conclusioni.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè, lei mette insieme i fatti di cui è certamente a conoscenza...
IMPUTATO Brusca G.: Io sono certo...
AVVOCATO Li Gotti: Scusi un attimo. Per aver fatto parte di Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì,
AVVOCATO Li Gotti: Poi mette insieme i fatti che recentemente, pochi mesi fa, sono apparsi sui giornali e sommando queste due cose arriva ad una sua conclusione?
IMPUTATO Brusca G.: Una mia conclusione, stiamo attenti. Una mia conclusione per dire, quello che ho pensato allora è vero.
AVVOCATO Li Gotti: Ma se lei separa le cose da lei conosciute direttamente, facendo parte di Cosa Nostra, dalle cose poi lette dai giornali, lei arriverebbe alle medesime conclusioni.
Io le chiedo: visto che ha formulato una deduzione, e anche le deduzioni hanno il loro peso, nel senso che provengono da un uomo che è stato ai vertici dell'organizzazione, se lei dovesse fare la deduzione sulla base dei fatti da lei conosciuti, non dalle cose lette successivamente, quale sarebbe la sua deduzione?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, la deduzione, se io dovrei discutere con la mente di Cosa Nostra, io non posso completare dire che dietro i contatti erano con... dall'altro lato del tavolo chi c'era e chi non c'era. Però le deduzioni da parte di Cosa Nostra ne ero sempre convinto, tant'è vero che l'ho detto.
Da parte dell'altro tavolo, cioè da parte dello Stato, io ne vengo a conoscenza per dichiarazioni giornalistiche. Poi vere, non vere, non lo so, non lo posso dire che sono così al 100%.
Io posso confermare che i contatti c'erano. Chi li aveva dall'altro lato del tavolo non lo posso dire.
AVVOCATO Li Gotti: Benissimo. Quindi la deduzione che lei ha formulato questa mattina, è una deduzione che è il risultato delle letture ultime dei giornali.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, leggendo i giornali io ho tirato un sospiro di sollievo, per dire: le mie interpretazioni, le mie deduzioni...
AVVOCATO Li Gotti: Mentre i fatti che lei conosce sono quelli che ha riferito in questi giorni.
IMPUTATO Brusca G.: I fatti, che sono: che c'era una trattativa; che è una trattativa che a un dato punto si va avanti, le richieste sono tante e non voglio dare di meno; il fermo e si doveva riprendere perché questi contatti erano bloccati.
Quindi tutto il resto è solo deduzione di fatti che man mano poi vado ricollegando.
AVVOCATO Li Gotti: Lei stamane ha usato un'espressione che vorrei che confermasse o che esplicitasse. Lei ha usato l'espressione: "siamo stati pilotati".
Prima di tutto, prima domanda: sulla base di quali fatti lei ha utilizzato questa parola? Se cioè sulla base dei fatti da lei conosciuti, o sulla base dei fatti conosciuti e integrati dalla giornali.
E poi esattamente cosa voleva dire con l'espressione: "siamo stati pilotati".
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti. Se ho sbagliato il modo di dire, cioè la parola "pilotati", io credo di aver spiegato in questi tre-quattro giorni che nessuno mai ci ha detto: 'fate questo, fate quell'altro'. Cioè, non c'è stato mai un contatto o un patto tra Cosa Nostra e chi dall'altro lato del tavolo. Nel senso che, in base agli eventi, siamo stati giocati, o perlomeno, per quanto riguarda gli attentati al nord e per quanto riguarda la situazione Bellini, siamo stati co... no coinvolti, strumentalizzati. Nel senso che il Bellini, come ho detto poco fa, è riuscito a farci il lavaggio del cervello, nel senso dando tante di spiegazioni. Nel senso, dice: 'se togliete una persona fisica, muore un papa e se ne fa un altro, come se togliete un monumento, quello non si potrà mai più rifare'.
Quindi ci siamo presi dall'entusiasmo di questi suggerimenti, indicazioni, consigli, chiamiamoli come vogliamo, ma che non significano patto o mandante esterno, nella maniera più categorica. Quindi se ho detto pilotati, non pilotati perché c'era un patto. Che qualcuno, indirettamente ci siamo sentiti giocati, beffati, non so trovare il termine giusto. Ma che non sia, che ... che diventasse patto fra Stato e Cosa Nostra.
AVVOCATO Li Gotti: Questa sua valutazione tiene anche conto del contenuto della lettera scritta da Gioè prima di suicidarsi?
IMPUTATO Brusca G.: Io mi sforzo di dare una chiave di lettura e do questa interpretazione. Ma può essere pure sbagliata, non è che io ho certezza che Gioè voleva dire questo. Ma conoscendo Gioè e per quello che dice, lui ritiene responsabile, nel senso che ci abbia ispirato a tutti questi fatti, lui li interpreta in Bellini.
AVVOCATO Li Gotti: Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Chi vuole intervenire?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio. Buonasera signor Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Buonasera, avvocato.
AVVOCATO Florio: Senta, qualche giorno fa lei ha riferito che, se non erro, a un certo punto del 1991, l'onorevole Martelli si recò in Sicilia per porre in essere un patto, un patto con Cosa Nostra per orientare il voto verso il Partito Socialista.
IMPUTATO Brusca G.: Alt. Scusi, avvocato.
AVVOCATO Florio: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Il patto dell'onorevole Martelli avviene '87, '86.
AVVOCATO Florio: Un attimo soltanto...
IMPUTATO Brusca G.: Nel '91 si cominciò a progettare per l'eliminazione. Sia nel '91 che poi nel '92.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma, partendo dall'86-'87, come facevate voi ad essere sicuri che quello che Martelli vi offriva fosse un qualche cosa di concreto? Cioè quali erano i referenti dell'onorevole Martelli, che vi avrebbero poi potuto giovare?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io come ho detto, non so l'onorevole Martelli qual è il suo canale. Però prendo le parole di Salvatore Riina in quanto ci dice: 'votiamo a questo signore, cioè l'onorevole Martelli', o a chi per lui, per mantenere il Partito Socialista in Sicilia perché aveva avuto delle garanzie, dei contatti, ripeto non so con chi, in particolar modo per la Legge Gozzini, in particolar modo per mantenere, cioè sul fatto di Giustizia potere avere dei benefici.
Però quali siano stati i particolari non glielo so dire, perché quando Salvatore Riina parlava, parlava per tutti, non parlava solo per lui a carattere personale.
AVVOCATO Florio: Poi, sempre in quest'aula l'altro giorno, lei ha riferito che vi fu un colloquio tra lei e Riina, in ordine al fatto che Martelli, mi sembra - se i miei appunti sono esatti - che lei abbia usato queste parole:
"Martelli si stava mettendo sotto l'ala protettiva di Falcone".
IMPUTATO Brusca G.: Alt.
AVVOCATO Florio: O comunque...
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, scusi avvocato.
Salvatore Riina dice che, essendo che l'onorevole Martelli era stato additato come mafioso, nel senso che era venuto in Sicilia, si era preso i voti, dice: ma l'onorevole Martelli si è spaventato, si è preoccupato, si è andato a mettere, cioè nel senso andare a cercare protezione con ... con l'onorevole... cioè col dottor Giovanni Falcone. Però chi abbia preso dei contatti, o l'uno o l'altro, non glielo so dire. Sta di fatto che il contatto c'è stato; sta di fatto che poi il dottor Giovanni Falcone se ne andò agli Affari Penali sotto volontà dell'onorevole Martelli e Salvatore Riina spiegò queste parole, in siciliano vuol dire: "si hanno da mettere sotto...", significa protezione.
Quindi "sotto le ali" dell'onorev... cioè del magistrato dottor Giovanni Falcone per togliersi da quel dito puntato di mafiosità.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma questa era la seconda parte della domanda. Quando stava riferendo queste cose l'altro giorno, diceva anche: 'mah, ci sorse, tutto sommato, il dubbio che potesse essere addirittura un ricatto del dottor Falcone nei confronti dell'onorevole Martelli'. Dico giusto?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, gli ho detto, io mi devo togliere di ... deduzioni. Io ho detto: non so chi dei due, o uno abbia ricattato l'altro, o l'una abbia ricattato l'altro. Cioè, questo a coscienza loro. Sta di fatto... un fatto è certo, che all'onorevole Martelli era additato come mafioso, in quanto si era venuto a prendere voti in Sicilia e aveva avuto dei contatti.
Come poi è avvenuto lo svolgimento del contatto fra i due, questo non glielo so dire.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma queste deduzioni - cioè se l'uno ricattasse l'altro o l'altro ricattasse l'uno - si fondavano su, come dire, semplice immaginazione, o su qualche elemento completo? Che lei sappia, ovviamente.
IMPUTATO Brusca G.: L'elemento concreto è che Giovanni Falcone, a un dato punto, se ne deve andare a Roma per un incarico molto superiore a quello che aveva a Palermo, per volontà dell'onorevole Martelli e non per volontà dello Spirito Santo. Quindi, deduzione... le deduzioni sono queste.
AVVOCATO Florio: Mi scusi, ma poteva essere anche - vi chiedo se vi siete posti questa domanda, questo problema - poteva essere anche la volontà di togliere il dottor Falcone dalla Sicilia. Poteva essere anche questo, quindi non so se vi siete posti il problema sotto questo profilo.
IMPUTATO Brusca G.: Credo che non ce lo siamo mai posti questo problema, perché io sapevo che il dottor Giovanni Falcone doveva essere ucciso, non so quando. Tant'è vero che i vari tentativi ci sono stati, nel tempo; alcuni scoperti, alcuni no. Perché prima quello dell'Addaura ce n'è stato qualche altro. Uno personalmente lo stavo preparando. Poi, nel '92, quando l'ultimatum esce e ce ne dobbiamo uscire.
Quindi non ci siamo mai preoccupati Giovanni Falcone che sia agli Affari Penali, che era a Palermo; non era questo il nostro problema.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma per sgombrare il campo da ogni dubbio, il dottor Giovanni Falcone doveva essere ucciso perché nemico di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi...
PRESIDENTE: Non credo che fosse per amicizia.
IMPUTATO Brusca G.: No, non per altro, dottor, signor Presidente.
Giovanni Falcone, dal 1980, quando da Trapani si trasferì a Palermo, cominciando con il processo Spatola, fino ai giorni della sua morte, non ha fatto altro che contrastare Cosa Nostra.
AVVOCATO Florio: Cambiamo argomento.
Senta, signor Brusca, in questa aula, davanti a questa Corte, qualche mese fa il collaboratore Maurizio Avola ha dichiarato che Costanzo doveva essere vittima di un attentato, ma non un attentato mortale, perché era amico di amici di Forza Italia, o di Canale 5, non mi ricordo esattamente come disse.
Lei è al corrente se l'attentato nei confronti del dottor Costanzo dovesse essere appunto un attentato eclatante sì, ma anche mortale, oppure doveva essere soltanto un avvertimento, seppure un avvertimento concreto?
IMPUTATO Brusca G.: Ma guardi, io, per quello che sino ad oggi ho sostenuto, ringraziamo Dio che il dottor Costanzo è vivo per un errore di poco tempo. Ma l'obiettivo era quello di eliminarlo.
Se poi i catanesi gli volevano fare qualche carezza, questo non glielo so dire. Ma l'obiettivo, con Pulvirenti, era quello di eliminarlo; con il sistema tradizionale, ma quello di eliminarlo.
Non c'è stato mai una clemenza nei confronti del Costanzo, a quel periodo.
AVVOCATO Florio: Lei sa di rapporti tra il dottor Costanzo e il dottor Dell'Utri?
IMPUTATO Brusca G.: No, non ne so niente.
AVVOCATO Florio: L'altro giorno lei diceva che una delle ragioni della strage di Capaci era che il senatore Andreotti non doveva diventare Presidente della Repubblica.
IMPUTATO Brusca G.: No, ho detto che speravamo, siccome in quel periodo c'erano le votazioni alla Camera per eleggere il Presidente della Re