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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Visto che ormai di questa persona, di Bellini, abbiamo più volte fatto accenno.
Ecco, ora io ho bisogno che lei ricostruisca, proprio dall'inizio, quello che lei ha detto è stato il rapporto tra Bellini e Antonino Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, io vengo definitivamente latitante il 31 gennaio '92.
E io ancora del caso Bellini non ero a conoscenza.
Credo che siamo dopo la famosa riunione di portare avanti la strategia, cioè con gli obiettivi Falcone e Borsellino e poi tutto il seguito. Quindi siamo alla fine di marzo.
E fino a qua, io ancora la situazione Bellini non la conosco. Ma credo che siamo alla fine di marzo, primi di aprile.
Gioè mi viene a trovare: 'sai, c'è un amico mio che mi è venuto a trovare, una persona che ho conosciuto in carcere, è una persona un po' curiosa...'
E subito lui, dice: 'non capisco come mai questo è venuto, però è venuto a trovarmi in Sicilia. E' venuto con la scusa che si trovava in Sicilia, mi è venuto a salutare, mi ha portato un pezzo di prosciutto, un qualche cosa, un pensiero...'
Quindi lui è venuto con l'idea di venire a trovare a Gioè; non è venuto per caso. Questo è quello che noi abbiamo dedotto, per quello che mi dice Gioè.
E mi racconta il personaggio, personaggio strano, un personaggio arrestato per problemi di terrorismo, appartenente, non so, a gruppi di destra, a gruppi di sinistra.
Dice: 'ci trovavamo al carcere di Sciacca assieme con un nome di copertura, non l'originale. Quando poi è stato scoperto sono venuti i poliziotti, i carabinieri e se lo volevano portare una squadra, poi se lo voleva portare un'altra squadra...'
Cioè, facevano a lotta chi se lo doveva portare, questo personaggio. Perché ritenuto di fatti importantissimi. Perché lui in carcere si trovava con un altro nome, non con il suo nome originale.
Mi faceva capire, personaggio appartenente ai Servizi Segreti... dice: 'una persona strana, una persona molto... e di potere sfruttare'.
Dico: 'ma chi è, chi non è...'
Dice: 'mah, posso vedere'.
Si rincontrano e cominciano a parlare, cosa si dice, che non si dice... In maniera molto riassuntiva si comincia a parlare di, quello che stavamo facendo in Sicilia, ma parlano così, come fatto di cronaca, giornali.
Era successo già l'omicidio Lima. E noi già stavamo cominciando a lavorare, già cominciavamo, stavamo preparando la strage di Capaci. La strage di Capaci è avvenuta il 23 maggio, ma è iniziata un mese, un mese e mezzo prima: tra prove, tra collocamento, tra sistemazione dell'esplosivo, tra aspettare i fine settimana, perché le abitudini di Giovanni Falcone erano, ogni fine settimana veniva a Palermo.
E il Gioè in questo, in quattro-cinque occasioni che si sono visti, sono andati a finire subito spiegandoci e poi spiegando a me il Gioè che, ogni volta che lo Stato ritrovava qualche opera d'arte, dice: 'non pensare che sono così bravi i carabinieri, o chi di competenza, che subito la ritrovano. Ma, dietro le quinte, c'è sempre qualche cosa: o scambio di soldi, o scambio di carcere... cioè, c'è sempre un...'
PUBBLICO MINISTERO: Una contropartita.
IMPUTATO Brusca G.: Una contropartita.
E io subito dico: 'buono, e che ci sarebbe da potere sfruttare?'
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi un attimo. Perché il racconto non sarà molto breve.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, sennò diventa poi estremamente complicato per me ripartire dai punti iniziali.
Quindi, quando Gioè per la prima volta le parla, le riferisce di essere stato avvicinato da questa sua vecchia conoscenza, a quanto io capisco siamo già nell'anno 1992.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dottor Chelazzi, non me lo posso... non posso sbagliare nella maniera più categorica. Perché, ripeto, io divento latitante il 31 gennaio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E fino a quella data, io non conosco questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei, ascoltando questo racconto che le faceva Gioè, ha capito a quando risaliva questa presa di contatti da parte di questo Bellini che era sceso giù in Sicilia per andare a trovare il suo vecchio compagno di detenzione?
Cioè, era una cosa che risaliva a pochi giorni prima, rispetto a quando Gioè le raccontò l'episodio, oppure era qualche cosa che era in corso già da tempo?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono convinto che si trattava di una cosa di giorni prima. Perché Gioè, al solito, tutto quello che faceva, bene o male, si commentava, ma non solo quello che mi interessava; commentavo pure quello che facevo io, non c'erano problemi.
E si commentò, in particolar modo, perché era venuta questa persona un po' strana.
Dice: 'che è venuta a fare in Sicilia? Qual è il motivo che tu sei venuto in Sicilia?'
Cioè, noi da subito abbiamo avuto un sospetto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questo introduce altre due domande.
Per quanto le riferì Gioè, da quando erano stati detenute assieme queste persone nel carcere di Sciacca...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... avevano mantenuto tra loro i rapporti?
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che mi ha spiegato Gioè, da quando Gioè è uscito dal carcere, no.
Però, dal carcere, come si... se si erano mantenuti i contatti, o non si erano mantenuti i contatti, questo non lo so.
Che Gioè lo conosceva molto bene, sì; però, come si conoscevano, non glielo so dire.
Però, nel periodo di quando Gioè uscì dal carcere fino al giorno in cui è stato ripreso l'argomento, penso che non si sono mai sentiti.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se Gioè le ha riferito che questo Bellini, almeno a suo dire, era lì in Sicilia per una qualche ragione particolare...
IMPUTATO Brusca G.: Lui...
PUBBLICO MINISTERO: ... o perché aveva amici, o perché aveva parenti, o perché aveva attività di lavoro...
IMPUTATO Brusca G.: No, lui spiegava a Gioè che era in Sicilia per una attività lavorativa, in quanto recupero crediti. Cosa che in Sicilia, questo tipo di attività, quelle che sono le mie conoscenze... Può darsi che esiste, non esiste. Non esiste, perché si cerca sempre la strada, non si cercano i soldi chi li deve avere, ma si cerca la strada meno opportuna per evitare la legge, evitare qualsiasi cosa, per recuperare subito i soldi alla meno peggio. Non è che si...
PUBBLICO MINISTERO: Non la meno opportuna, la più opportuna, allora.
IMPUTATO Brusca G.: La più opportuna. Ci ho sbagliato il termine.
La più opportuna, cioè, o con la mafia, o senza la mafia, o tramite amicizie.
Comunque, si cercano i soldi, non è che non si cercano i soldi.
E una attività della mafia era proprio quella di... che so, c'erano catanesi, o palermitani, o agrigentini: 'sai, c'è tizio, caio o sempronio che deve dare i soldi a tizio...'
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Questo aspetto...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... me lo ha illustrato a sufficienza.
L'altro punto.
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi...
IMPUTATO Brusca G.: No, volevo completare. E...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma non mi parli del recupero crediti, per piacere, in Sicilia. Non è questo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era...
PUBBLICO MINISTERO: ... l'argomento che interessa la Corte.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era il motivo, il motivo per cui lui dice che si trovava in Sicilia per questo recupero crediti. E noi subito abbiamo detto: c'è qualcosa che non funziona.
Cioè, noi davamo la copertura di questa persona per lui muoversi in Sicilia tranquillamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ma scusi tanto, perché vi insospettiste subito?
IMPUTATO Brusca G.: Per le nostre...
PUBBLICO MINISTERO: Perché, è vero che il recupero crediti in Sicilia si fa con modalità di un certo tipo, cioè, lo si fa - lo ha detto lei, non io - ma Bellini non era un siciliano, non è siciliano.
IMPUTATO Brusca G.: Però una persona del Nord che arriva a Palermo, al posto di blocco, fermo di Polizia, alberghi, se pernottava o quello che faceva, lei che fa in Sicilia? Cosa è venuto a fare in Sicilia?
Guardando i precedenti, per quelle che sono le nostre abitudini, cioè da mafioso, essendo che quando uno andava al Nord, fermato in un posto di blocco, subito digitavano, guardavano i precedenti, allora lei che cosa fa?
PUBBLICO MINISTERO: E quindi avete applicato lo stesso modello...
IMPUTATO Brusca G.: Abbiamo applicato lo stesso modello.
Cioè, nel senso, che lui essendo in Sicilia, trovava la giustificazione alla copertura, per dire: io sono in Sicilia, non perché mi interessa chissà che cosa, ma bensì per recupero crediti.
E quindi lui si muoveva in Sicilia tranquillamente con le scuse, cioè con la copertura ad hoc.
Secondo la nostra...
PUBBLICO MINISTERO: Secondo, a quello che ho capito, secondo il modo con il quale inquadraste la situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Un dettaglio: ma Gioè si spiegava com'è che Bellini era riuscito a contattarlo?
Intendo dire, non basta conoscere una persona, averla conosciuta in carcere, sapere nome e cognome per ritrovarla soprattutto in una regione grande come la Sicilia.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, dobbiamo discutere per come sono, per quello che noi abbiamo pensato.
Essendo in carcere Gioè e Bellini, non so se nella stessa stanza, o nello stesso braccio, nella stessa sezione, per quello che conosco Gioè, non andava a dire: 'sono implicato di questo e di quell'altro e cose varie...', perché, ripeto, stravagante o quello che è, però non parlava mai con altre persone per l'imputazione che lui aveva.
Però, nel carcere si conosce: questo è imputato di mafia, questo è imputato di terrorismo, questo è imputato per rapina... Anche perché c'erano i processi: vado al processo, i coimputati, non imputati...
Quindi, se un Bellini, vero o non vero, appartenente ai Servizi Segreti o non, o perlomeno a Forze di Polizia che gli potevano dare indicazioni ben precise su Gioè, quindi da individuare subito come persona che poteva portare alla mafia, in quanto implicato assieme a Leoluca Bagarella. E Leoluca Bagarella con... Salvatore Riina; Leoluca Bagarella, la storia è un po'... anche se vera o non vera, questo lo decideranno poi i giudici. Ma giornalisticamente quindi davano la persona di un certo spessore mafioso, quindi chiedo scusa, qualsiasi stupido capiva, avvicinando Gioè, avvicinava la mafia.
Quindi un obiettivo da andare a trovare ad hoc.
PUBBLICO MINISTERO: La mia domanda forse era più semplice: se, da quello che lei ha saputo, Gioè aveva lasciato un indirizzo, un numero telefonico... Dice: 'sai, mi ha telefonato, è venuto a cercarmi a casa...'
Proprio come si era verificato il contatto, ecco, il primo contatto.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, io sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Se glielo ha chiesto lei a Gioè, se gli ha detto: ma coma ha fatto a trovarti? Perché la Sicilia è grande.
IMPUTATO Brusca G.: Mah... la Sicilia è grande, ma è piccola, come tutto il mondo.
Cioè, nel senso, se uno conosce una persona, bene o male, e avendo certe indicazioni, subito ci arriva. Non è che poi la Sicilia è così grande che poi per individuare Gioè, chissà che sia. O se ci ha lasciato l'indirizzo, o non gli ha lasciato l'indirizzo, questo non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io volevo sapere questo.
IMPUTATO Brusca G.: No, non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
Un altro punto: ho sentito subito, in queste prime battute, da lei, far riferimento alla considerazione sua e di Gioè che Bellini poteva avere un rapporto con i Servizi Segreti.
IMPUTATO Brusca G.: Per spiegarci meglio...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora me lo spieghi bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché sennò mi pare che rimanga una affermazione...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Per la mentalità nostra, cioè di Cosa Nostra o del mafioso in generale, che sia un vigile urbano, che sia un carabiniere, che sia poliziotto, finanziere, una guardia di custodia o Servizio Segreto, sono tutte persone dello Stato.
E noi dicevamo persone dei Servizi Segreti, in base alle sue, ai suoi precedenti.
Solo, questa definizione su questa persona, solo per i suoi precedenti.
Ma se non era per i suoi precedenti, noi pensavamo che sarebbe stato mandato dai Carabinieri, dalla Polizia. Cioè, capivamo che c'era lo Stato dietro, però chi, quale parte dello Stato, no.
E noi, per questi dettagli, dovevamo per dire... i Servizi Segreti. No perché non eravamo sicuri che erano i Servizi Segreti, nella maniera più categorica.
Cioè, spero di essere stato...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito... ho capito.
Se ho inteso bene la sua risposta, in una prima fase del contatto, dei rapporti tra Bellini e Gioè, non si è ancora concretizzato il discorso delle opere d'arte, se ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mentre invece subentra in un secondo momento. E' così?
IMPUTATO Brusca G.: Il discorso nasce man mano che si... tra Gioè e Bellini, ripeto, è venuto, che si dice, che non si dice... Poi c'è stato il fatto che lui dice che Bellini gli voleva fare cresimare il figlio. Cioè, da molto tempo che non si vedeva, 'mi trovavo in zona, ti sono venuto a trovare, ti ho stato...'
Cioè, questa sorpresa, questa affettuosità, ci ha un po' insospettiti.
PUBBLICO MINISTERO: Abbastanza, direi.
IMPUTATO Brusca G.: Ma glielo sto dicendo...
PUBBLICO MINISTERO: No, mi pare di capire... no, no, non è una domanda così...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non è una considerazione di contorno.
A quello che a me pare di capire, ma glielo chiedo, il vostro era soggettivamente un sospetto piuttosto concreto.
IMPUTATO Brusca G.: Tanto è vero che lo volevamo eliminare.
PUBBLICO MINISTERO: Mica subito.
IMPUTATO Brusca G.: No, subito no. Siccome a volte veniva, essendo sospettato di Servizi Segreti, o non Servizi Segreti, per dire, va be'... Prima di arrivare, cioè, il pensiero c'è stato. Cioè, invece di continuare, questo qua viene a prendere acqua, secondo lui veniva a prendere acqua, lo eliminiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Che vuol dire questa espressione "prendere acqua"?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, acqua nel senso che veniva ad attingere acqua dal pozzo. Nel senso, a prendere notizie...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: ... dalla mafia. Secondo lui, cioè, veniva a prendere notizie dalla mafia, avvicinando Gioè. Nel senso, infiltrato. Noi ci preparavamo anche su questo per dire: 'va be', un giorno di questi lo eliminiamo, così finisce questa storia'.
Anche se noi prevedevamo che lui avrebbe potuto lasciare dire a chi di competenza, chi veniva a trovare e chi non veniva a trovare.
Alla fine rimaneva la sua parola contro quella di Gioè.
E come le ho spiegato ieri, Gioè, quando abbiamo intravisto questa cosa, disse: 'me la voglio vedere tutta, dove va a finire e mi prendo le mie responsabilità'
Siccome io ci avevo una grossa fiducia a Gioè ed era una persona molto...
PUBBLICO MINISTERO: Valida.
IMPUTATO Brusca G.: ... valida sotto ogni punto di vista, l'ho assecondato, cioè, andando avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, a un certo punto, per quanto le riferisce Gioè, nella conversazione tra lo stesso Gioè e Bellini fa la sua comparsa, adoprando questa espressione, questa prassi, secondo la quale, tutte le volte che c'era un recupero di opere d'arte da parte dello Stato, c'è qualche cosa sotto, c'è una contropartita più o meno...
IMPUTATO Brusca G.: Una contropartita che...
PUBBLICO MINISTERO: ... ufficiale.
IMPUTATO Brusca G.: La battuta, dice: niente per niente... cioè, non si fa niente per niente. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi bene che cosa è successo a partire da questa situazione che...
IMPUTATO Brusca G.: A partire da questo momento in poi, a dire: eh, visto che c'è questo tipo di situazione che, ripeto, come le ho detto prima, io di arte, di opere d'arte non me n'ero mai interessato. E invece da quel momento in poi, sia per questi fatti, per fatti personali, mi cominciai a interessare di arte. Quindi c'ho qualche bel pezzo a Casa, a Casa Molara, e comincia ad interessarmi. Cioè a capire il valore, cominciare a individuare qual era l'importanza di quest'arte.
Perché, ripeto, prima non mi ero mai interessato.
Gioè è una persona, ripeto, molto intelligente, capì prima di me l'importanza della situazione. Al che gli dico: 'fagli una proposta, se noi siamo in condizioni di potere ritrovare qualche cosa, di potere trovare qualche cosa, o che cosa a loro ci serva e noi vediamo di darci aiuto per potere far ritrovare qualche cosa. Però in cambio vogliamo qualche cosa'.
Parte, Gioè si incontra con Bellini. Gli dice la situazione, dice: 'possiamo...'
PUBBLICO MINISTERO: "Parte"; vuol dire si è spostato Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè lo va a cercare...
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: ... si incontrano; il Bellini va a ... dove noi pensavamo che poteva avere anche il contatto in Sicilia. Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: La seguo.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, parte, se ne va e dopo poco tempo torna, dice: 'si può, si può fare qualche cosa'.
Al che, non mi ricordo se fu in quella occasione o dopo. Perché, ripeto, i fatti sono, si sono un po' accavallati come tempo. Però i ricordi sono quelli.
E siamo già... Perché noi mentre eravamo seduti, seduti nel senso che aspettavamo l'arrivo di Giovanni Falcone da Roma per andare a Palermo.
Credo fu la seconda settimana, quindi il 16 maggio, 16-17 maggio. Io e Gioè, con Pietro Rampulla e Gioacchino La Barbera, parlavamo di recuperare alcuni pezzi a Caltagirone, perché Caltagirone è un paese che è ricco di opere d'arte.
E il Rampulla si stava interessando di trovare qualche pezzo rubato a Caltagirone, o nella zona, che lui aveva già individuato.
Dice: 'ci dovrebbe essere qualche cosa'.
Gli ho detto: 'Pietro, vedi se puoi farmi avere...'
Volevo pagarlo a qualsiasi costo. A me non mi interessava, non c'era questo tipo di problema, perché chi lo aveva rubato, lo aveva rubato per uno scopo. Anche se glielo avremo chiesto, ce lo avrebbe pure dato gratis per la cortesia.
Ma siccome chi lo aveva fatto, lo aveva fatto per qualche cosa, noi l'avremmo pure pagato, non ci interessava. A noi ci interessava lo scambio con carcerati.
PUBBLICO MINISTERO: Ora ci arriviamo.
IMPUTATO Brusca G.: No, dico, il fine era questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora ci arriviamo.
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, lei ci sta dicendo che, a questa data, 16-17 di maggio, comunque capisco nelle fasi immediatamente precedenti l'esecuzione della strage di Capaci...
IMPUTATO Brusca G.: Si figuri, noi facevamo giovedì, venerdì e sabato.
PUBBLICO MINISTERO: In attesa...
IMPUTATO Brusca G.: In attesa dell'arrivo di...
PUBBLICO MINISTERO: Sull'autostrada.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a questa data, questo discorso che era nato tra Gioè e Bellini era già diventato un discorso anche suo, ma addirittura allargato a Rampulla, perché Rampulla doveva vedere a Caltagirone se c'erano opere d'arte...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A La Barbera, che evidentemente aveva...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... almeno sentito, ascoltato questi discorsi.
Ecco, a parte queste persone, c'era qualcun altro che era informato dell'esistenza di questo contatto in itinere, in corso?
IMPUTATO Brusca G.: Io voglio, io voglio fermarmi per tornare un pochettino indietro.
Di questo contatto con il Bellini ne parlai subito con Salvatore Riina.
Dire: 'c'ho questa persona fra le mani tramite Gioè che ci sta portando queste notizie, cioè queste possibilità'.
E non si parlava solo di recupero di quadri e di scambi, ma si parlò anche, oltre agli scambi, si parlò pure di qualche evasione, di rubare qualche elicottero in Toscana, in qualche azienda agricola che lui aveva individuato. Dice, non ci sono problemi. Si parlò...
PUBBLICO MINISTERO: Che, un elicottero per fare una evasione di qualche...
IMPUTATO Brusca G.: L'evasione di qualche carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Operazione, questa, per la quale si era offerto il Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Bellini, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire questo?
IMPUTATO Brusca G.: Noi... Dottor Chelazzi, noi tutte queste idee non ce l'avevamo, perché non avevamo le possibilità.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Tutte queste idee ci vengono dai suggerimenti, dai consigli dal Bellini che si metteva a disposizione. Parlava di appoggi in Sud America, dove lui diceva che ci aveva degli agganci; era disposto a guidare anche lui stesso l'aereo per arrivare... per arrivare, che so, spostare qualche latitante di notevole importanza, o che era già condannato all'ergastolo. Quindi per andarsi a fare un'altra vita altrove.
Parlava di possibilità con personaggi delle istituzioni, nel senso che direttori di carceri di potere avvicinare per avere qualche beneficio...
Cioè, ci... come si suol dire, ci ha messo in testa tanti, tanti benefici, il Bellini.
E io, tutte queste, questi fatti, passo passo informavo Salvatore Riina.
Tanto è vero che, quando io gli prospetto il discorso dell'elicottero, Salvatore Riina subito pensò ad Antonino Marchese, per dire: vediamo dove si trova e lo andiamo a prelevare con l'elicottero.
Cioè, nel senso, mentre lui si trovava là, ci dovevamo organizzare tutta una cosa oggi per domani. Però sempre c'era la disponibilità del Bellini, lui diceva che aveva la possibilità dell'elicottero, diceva che aveva dove andarlo a rubare, in un'azienda agricola in Toscana.
Poi, dice: 'Se voi non siete in condizioni di trovare niente in Sicilia, vediamo di rubare', quello che ho parlato ieri 'un quadretto di notevole importanza'. Che non mi... mi ha fatto il nome, però non me lo ricordo. Che addirittura si poteva mettere sotto il giubbotto.
Dice: 'Però organizziamo tutta la situazione, trovo io un balordo' cioè un piccolo ladruncolo, dice che lo rubava, subito lo buttava dalla finestra. E poi, se lo beccavano, nel senso che lo avrebbero arrestato, quello si sarebbe andato a fare il carcere per quello che avrebbe potuto farsi. E gli avremmo dato 100-200 milioni, 150 milioni. In maniera da potersi fare il carcere tranquillamente.
Il discorso, per dire: se non si può fare questo, prendiamo la benzina e incendiamo gli Uffizi.
Però, tutti discorsi così, fatti preventivamente, con futuro, se ce n'era di bisogno, si potevano fare.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Io ho capito, l'ho seguita attentamente, io ho capito che questo discorso inizia dalla constatazione che tutte le volte che lo Stato recupera opere d'arte c'è una contropartita pagata a qualcuno. Anche sotto banco.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì, chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei stava facendo, sostanzialmente, questa affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Brusca G.: Non ho problemi di fare né la fine di Sindona e né di Pisciotta.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ho capito che, a seguito di questo tipo di constatazione, lei comincia a lavorarci mentalmente sopra, assieme a Gioè, ne parla anche con Riina. E...
IMPUTATO Brusca G.: Volevo dire, tutto quello...
PUBBLICO MINISTERO: E identifica...
IMPUTATO Brusca G.: Scusi, chiedo scusa. Tutto quello che io ho detto, cioè informavo Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Passo passo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo l'ho capito. E allora identifica, o perlomeno individua, la possibilità o di sapere che cosa lo Stato andava ricercando, ovvero di rintracciare opere da offrire in recupero allo Stato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da qui la richiesta anche a Rampulla di darsi da fare nel caltagironese, per vedere se.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito ancora che questo Bellini, che diceva di avere conoscenze, appoggi...
IMPUTATO Brusca G.: Me l'han...
PUBBLICO MINISTERO: Anche dall'altra parte dell'oceano. Si era offerto per realizzare addirittura un'evasione con l'elicottero, che poteva rubare in Toscana o altrove, ecco ora, quest'ultimo discorso che lei faceva, cioè dire questa... discorsi diversi, parlava di? Lo vuol ridire, per cortesia? L'ultima parte di questi consigli di Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Consigli, consigli, suggerimenti, chiamiamoli come...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, quali, di che tipo? Quelli che diceva un attimo fa.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè delle opere d'arte, nel senso che...
PUBBLICO MINISTERO: No, incendiare.
IMPUTATO Brusca G.: Incendiare, nel senso che suggerì...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma è tutta un'altra cosa, mi sembra, no?
IMPUTATO Brusca G.: Volevo completare. Nel senso che spiegava, dice 'se tu vai a toccare la torre di Pisa...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' proprio qui il punto, io ho bisogno di capire prima che lei vada avanti.
Mi sembra che un conto è andare a rubare un'opera d'arte, che si sa che poi domani potremmo offrire allo Stato chiedendo un corrispettivo, quello che sia: soldi, scarcerazioni, arresti domiciliari. Un conto è andare a fare un'azione di danneggiamento.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O di distruzione di un quadro, o di chissà che. Ora, addirittura, si stava parlando della torre di Pisa. Perché mi fermo a questo punto e ho bisogno di fare delle domande? Perché ho bisogno di capire se è stato messo tutto insieme, nel discorso. Se marciavano tutte insieme, queste considerazioni.
IMPUTATO Brusca G.: No. No.
PUBBLICO MINISTERO: Oppure se, nel corso del tempo, queste considerazioni che partono, stando a sentir lei, dal rilievo che si può intavolare una trattativa, uno scambio...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa...
PUBBLICO MINISTERO: Finiscono poi per arrivare a qualche cosa di molto diverso.
IMPUTATO Brusca G.: I danneggiamenti, gli attentati cominciano a venir fuori dopo Pianosa e l'Asinara; cioè dopo che i detenuti di Palermo, di... vengono portati alla Pianosa e all'Asinara.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Ma fino a quel momento non si parlava di attentati, di danneggiamenti. Si parlava solo di scambio di detenuti, quindi perché non avevamo bisogno del 41-bis, non c'erano problemi del cosiddetto 41-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è sul sicuro sul fatto che sono state due fasi diverse? Cioè c'è stata una progressione del discorso?
IMPUTATO Brusca G.: Sicurissimo. Perché sono in condizione, oggi come oggi, di dimostrarglielo, dagli atti che vanno venendo fuori. Cioè più avanti, più le mie parole hanno sempre più riscontri.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Io preferisco attingere a quello che ricorda lei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, sa...
IMPUTATO Brusca G.: No no, per...
PUBBLICO MINISTERO: Ha facoltà in ogni modo di riferire, non riferire.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dichiarare, non dichiarare. E' imputato, è inutile che glielo ricordi io, lo sa benissimo da solo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Io le chiedo, perché questo lo posso fare, io le chiedo di rispondermi sul filo dei suoi ricordi.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Di come si sono svolti gli eventi.
IMPUTATO Brusca G.: I miei ricordi sono che sino a un dato punto c'è solo trattative per far uscire dal carcere. Quando poi gli eventi cambiano, nel senso che cambia il discorso di Pianosa e Asinara, nel senso che il 41-bis, come ho detto ieri, no il 41-bis che il mafioso non si sa fare il carcere...
PUBBLICO MINISTERO: Duro.
IMPUTATO Brusca G.: Duro. I maltrattamenti - quello che voglio riuscire a capire - i maltrattamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Questo è stata la reazione. Perché sarebbero portati i detenuti a Pianosa e Asinara e gli avrebbero messo il vetro, tutto quello che si vuole. Perché io, alla giornata, ancora sì, sono un 41, ma ho il trattamento da un 41-bis. Non so se sono stato chiaro. Ancora sono isolato, sotto registrazione, guardato a vista 24 ore su 24 ore. E non ci sono problemi, non ci sono...
Ho ottenuto che - prima, di fare un colloquio - ne faccio quattro mensili, cioè quattro ore di colloquio al mese.
E non mi lamento, non ci sono problemi. E posso abbracciare mio figlio, mia moglie. Tutto il beneficio che fino ad ora ho avuto dallo Stato è questo. Dando grossi, grossissimi contributi, dal mio punto di vedere. E che lei credo che sia a conoscenza.
Ma io, siccome ho fatto questo passo non perché voglio il beneficio o chissà quale scambio, ma per fare chiarezza in modo che gli italiani e chi è interessato capiscano che siamo stati, sì, capivamo quello che facevamo, ma giocati da parte dello Stato. O chi ci barattava.
A un dato punto c'è il problema del 41-bis, e cioè la reazione nasce dai maltrattamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, siccome lei attraverso questa domanda mi ha dato una risposta dalla quale io traggo che vi sono due fasi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel rapporto tra Bellini e Gioè, e soprattutto nei discorsi che si sviluppano tra Bellini e Gioè. E siccome ho capito che nella prima fase il discorso è di uno scambio di opere d'arte, contro un qualche cosa. Ecco, vorrei che lei illustrasse per bene come era stata impostata, cosa ne doveva venir fuori, da questa operazione di scambio. Secondo le vostre impressioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E allora le posso dire che, per come ho fatto richiesta a Rampulla, e passando la notizia a Salvatore Riina, anche lui di potere trovare qualche cosa, lo stesso Gioè gli chiede a... lo stesso Gioè gli chiede, al Bellini, a dire: 'Tu non mi puoi dare una mano d'aiuto?; cioè 'Cosa vi interessa a voi, cosa volete trovare?'.
I miei ricordi sono, guardi, mi posso sbagliare, ma sono così. Perché abbiamo avuto problemi di contrasto, cioè...
A un dato punto il Bellini arriva con un malloppo così, dentro a una busta gialla, arancione, con la dicitura di un maresciallo dei Carabinieri, però non mi ricordo il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Era una busta con un'intestazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, una busta con intestazione; con fotocopie di opere d'arte rubate. E poi ho saputo da lei che erano le opere d'arte rubate alla Pinacoteca di Modena, se non vado errato. Però questo l'ho saputo da...
PUBBLICO MINISTERO: Nell'interrogatorio, da me. Perfetto.
IMPUTATO Brusca G.: Però, ripeto che c'era, ripeto, un malloppo così pieno di fotocopie di questi argomenti, che noi non siamo stati in condizione di poter recuperare. Perché le ho guardate tutte, una per una, gli ho chiesto di dove venivano, di quale zona provenivano, dice: 'Dal nord'.
Neanche ho voluto cercare qualche aggancio al nord, neanche mi sono voluto interessare. Cioè volevo giocare in Sicilia.
Infatti, dopo poco tempo, Salvatore Riina mi porta, dice: 'Ce l'abbiamo qualche cosa di importante'.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Brusca. Quindi questa busta con tutte queste fotocopie dentro...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era una busta che lei ha visto, che ha avuto per le mani?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ho visto, l'ho avuta per le mani, e l'ho distrutta dopo un anno circa.
PUBBLICO MINISTERO: Oh.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo che venne arrestato Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Questa busta quindi - parrà ovvio, ma io glielo devo chiedere lo stesso - Gioè l'aveva avuta?
IMPUTATO Brusca G.: Da Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Da Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a Bellini chi gliel'aveva data? L'ha saputo lei?
IMPUTATO Brusca G.: Ripeto, da Bellini, i Servizi segreti, cioè per dire, per non perderci nelle...
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Quelli che erano i nostri pensieri: i Servizi Segreti, o chi per lui. O chi per lui.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti. Cosa voglio dire? Nel momento in cui Bellini la consegna a Gioè, questa busta, per il racconto che le ha fatto Gioè e nient'altro che questo. Poi, le vostre considerazioni sono conseguenti. Ma, per il racconto che le ha fatto Gioè, questa busta nelle mani, a Bellini, chi l'aveva messa?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non glielo so dire perché neanche fu opera di commento, in quanto noi ci interessava poco quello che diceva lui. Noi, lui poteva dire quello che voleva, per noi erano sempre i Servizi Segreti. Chiamiamoli servizi; o le persone...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: ... che erano interessate a questi fatti. Quindi, chi gli consegnò questa busta vuol dire che aveva interesse a recuperare queste opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Allora, lei ha detto che, saputo che queste opere d'arte erano state rubate al nord, poi dopo negli interrogatori ha appreso che si trattava del furto alla Pinacoteca di Modena, non fece nessun tentativo...
IMPUTATO Brusca G.: Ecco lei, chiedo scusa, lei mi ha detto il particolare. Sapevamo che erano del nord, però non sapevo di dove erano.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Lei ha detto che non fece nessuna attività di ricerca.
IMPUTATO Brusca G.: No no, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Se queste opere potevano essere in Sicilia, o ricuperabili.
IMPUTATO Brusca G.: No, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, mi ha detto che ne informò Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Ne informò Riina. Nel frattempo, siccome già precedentemente io a Riina, quello che ho detto, lo informavo passo passo, mi dice: 'Io già l'ho trovato, qualche cosa, cioè noi l'abbiamo qualche cosa da potere dare per questo scambio'.
E lo scambio consisteva in persone anziane, malati, che prima erano stati, avevano avuto bene o male dei benefici per motivi di malattia.
Quindi abbiamo fatto una proposta. Inizialmente erano quattro; poi, al momento in cui Salvatore Riina mi diede le fotografie, che erano fotografie di una Polaroid, una... fotografie di Polaroid, mi ci fa inserire un altro nome.
E i nomi che io ho fatto richiesta per... se io consegnavo, cioè io come Cosa Nostra, consegnavo questi quadri di notevole importanza, loro avrebbero dovuto dare gli arresti domiciliari a cinque persone.
E sono: Luciano Liggio, Giovan Battista Pullarà, Giuseppe Giacomo Gambino, Bernardo Brusca, mio padre, e Pippo Calò, quello che è stato inserito all'ultimo momento.
Al che, io capisco, per inserire a Pippo Calò, vuol dire che le opere d'arte appartenevano al mandamento di Porta Nuova. Quindi, Cancemi doveva essere a conoscenza. Perché non si era parlato di Pippo Calò; dice: 'No, mettici pure questo nome'.
Gli diamo queste foto, il bigliettino scritto per non dimenticarsi i nomi. E Bellini parte.
Ritorna a distanza di pochi giorni, non di molto tempo; credo che già la strage era successa, la strage di Capaci. Era successa... No, non era successa. Non era successa perché io ancora frequentavo benissimo Altofonte, abitavo ad Altofonte.
Al che, ritorna, dice: 'No, non è possibile per tutti e cinque, ma bensì per due persone. Cioè Bernardo Brusca - per mio padre - e Giuseppe Giacomo Gambino'. In una struttura militare, cioè arresti ospedalieri, in una struttura militare.
Al che, da quel momento in poi, per noi la cosa cominciò ad essere fattiva. Nel senso che abbiamo capito che la cosa funzionava, non era una cosa campata in aria. O veniva a mentire a, come si suol dire, a millantare credito o veniva a vendere fumo.
Al che io vado da Salvatore Riina e ci dico: 'La situazione è questa'.
Salvatore Riina mi dice: 'No' dice 'o tutti e cinque o niente'.
Io, anche se c'era mio padre che poteva avere un beneficio, ma siccome l'interesse era di tutti, io sono andato anche a malincuore, ho chiamato Gioè e gli dico: 'O tutti e cinque o niente'.
Al che, da quel momento in poi - debbo precisare che noi pensavamo relativamente che lui avrebbe distrutto le prove, nel senso le foto, quelle che erano, cioè quelle che noi gli avevamo dato; invece poi, di quello che...
PUBBLICO MINISTERO: Lui?
IMPUTATO Brusca G.: Il Bellini. Invece poi ho appreso da lei che non sono state distrutte, ma sono state consegnate a chi di competenza.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè... Abbia pazienza, sennò questo discorso finisce per esser comprensibile solamente per lei, per me e per chi conosce i verbali di interrogatorio, cioè a dire i difensori. La Corte, no.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, cerchiamo di essere più precisi su questo punto, più chiari. Ho capito che, secondo le intese, se la trattativa non andava a buon fine queste foto di queste opere d'arte che lei aveva fatto avere a Bellini tramite Gioè, dovevano essere distrutte.
IMPUTATO Brusca G.: Come è abitudine di Cosa Nostra, cioè eliminare ogni prova.
PUBBLICO MINISTERO: Eliminare la prova. Viceversa, lei ha appreso, perché negli interrogatori le sono state fatte vedere queste foto da me...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Cioè, quando io le ho raccontato i particolari, lei poi mi ha detto, dice: 'La situazione qual è, questa?'. Cioè io non sapevo che lei era in possesso di questi oggetti, cioè di queste foto.
Io le ho raccontato i fatti per come...
PUBBLICO MINISTERO: E allora lei ne ha tratto che questa intesa secondo cui queste opere, queste fotografie dovevano essere state distrutte, quest'intesa non era stata rispettata.
IMPUTATO Brusca G.: Completamente.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che voleva dire alla Corte, lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi qualcuno aveva trasgredito all'impegno.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, da parte mia, divenne concreta la situazione che infatti c'erano. Io capisco che Salvatore Riina abbia detto di no, sia perché lo scambio non gli stava bene, ma soprattutto perché proprio il veto, su Pippo Calò non ne dobbiamo completamente parlare.
Il no, perché le opere d'arte appartenevano alla famiglia di Porta Nuova.
Io credo se Salvatore Riina gliel'avrebbe chiesto, gliel'avrebbero messe sempre a disposizione.
Ma non... Dice: 'No' dice 'lasciamo stare'.
Al che, in seduta stante, gli dico: 'Ma se io ho la possibilità, posso andare avanti per mio padre?'. Perché dico questo? Perché non volevo che gli uomini di Cosa Nostra vedevano uscire fuori dalle carceri Bernardo Brusca e, dietro la scarcerazione di Bernardo Brusca, si dicesse: chissà quali interessi ci potevano essere.
Nel senso che magari Bernardo Brusca poteva andare a fare qualche confidenza, o qualche ... sotto banco, o qualche cosa di nascosto.
Al che io informo sempre Salvatore Riina, e dico: 'Se io mi muovo per avere un beneficio per mio padre, lo posso fare?'.
Dice: 'Non ci sono problemi, vai avanti'.
Al che io mi comincio a muovere e... mi comincio a muovere per poter vedere di trovare qualche opera d'arte di notevole importanza, per poter ottenere uno scambio per mio padre.
E ne parlo con Messina Denaro Matteo, perché Messina Denaro Matteo, il padre era a conoscenza di avere un conoscitore di questo tipo di fatti, perché poi ho saputo che era uno di quelli che anche lui trattava sotto banco con personaggi esteri dall'Italia questo tipo di opere, cioè questo tipo di merce.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che Messina Denaro Francesco...
IMPUTATO Brusca G.: Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Padre di Matto.
IMPUTATO Brusca G.: Matteo. E il figlio pure.
PUBBLICO MINISTERO: Era persona che si sapeva muovere nel mondo delle opere d'arte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, delle opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Dei reperti artistici in genere. E' questo?
IMPUTATO Brusca G.: Selinunte, Tre Fontane, è una zona turistica. E da lì hanno molti pezzi archeologici e, quando li trovavano, se li vendevano per fare scambio di soldi.
E poi ho saputo che Matteo, anche lui era, Matteo era pure anche a conoscenza di questo tipo di attività.
Al che io subito mi incontro con Matteo, gli dico: 'Ce n'hai possibilità di trovare qualche pezzo di notevole importanza?'.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, la fermo un attimo. Allora io ho capito che Riina le ha messo il divieto a procedere oltre, in quella trattativa diciamo che era nata per cinque persone; perché non intendeva che quella trattativa diventasse una trattativa per due sole persone.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però l'aveva autorizzata a proseguire una trattativa, capisco bene?, a carattere individuale allora.
IMPUTATO Brusca G.: A carattere individuale, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni Brusca, nell'interesse esclusivo del proprio padre Bernardo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che vuol dire?
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma per quale ragione allora lei si stava attrezzando da solo per ritrovare delle opere d'arte da offrire in cambio? Perché non poteva disporre di quelle?
IMPUTATO Brusca G.: No, non potevo disporre di quelle opere d'arte che lui mi aveva dato; ma non perché erano sue e non me le voleva dare. Perché sono convinto, e ripeto, dalle mie deduzioni, cioè quando la richiesta era di quattro e poi, quando mi dà le foto, mi ci fa inserire Giuseppe Calò, quindi io capisco che le opere d'arte appartengono a...
PUBBLICO MINISTERO: Alla famiglia di Porta Nuova.
IMPUTATO Brusca G.: Alla famiglia di Porta Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Tanto è vero che poi quando lei mi mostra, mi dice pure da dove vengono gli oggetti rubati. E vengono da Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Abbia pazienza, facciamo un passo indietro. Lei ci ha chiarito che fin dall'inizio avete il sospetto che Bellini avesse una ragione diversa per andare in Sicilia, e per venire a trovare Gioè, rispetto a quella ufficiale: recupero crediti, ritrovare il vecchio amico, la Cresima del figlio e quant'altro.
E che immaginaste che dietro Bellini ci fossero i Servizi, i Servizi Segreti, gli sbirri, queste cose qui.
Ma siccome lei ha detto di avere tenuto al corrente passo passo Riina, di questa situazione, lei lo partecipò, a Riina, questo suo giudizio? O perlomeno questa supposizione, questo sospetto forte, suo e di Gioè, sul conto di Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sempre.
PUBBLICO MINISTERO: E Riina, notiziato del fatto che questa persona... condivideva intanto le vostre ragioni di sospetto, oppure era di opinione diversa?
IMPUTATO Brusca G.: No, siccome, per quello io, se sono andato avanti, per il tipo di mentalità che Salvatore Riina aveva, e io mi permettevo di andare avanti, è perché poi alla fine non ci stavamo dando niente noi, a Bellini. Noi pensavamo di avere da Bellini, quindi l'argomento si fermava con Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io voglio essere ben sicuro di aver capito bene una sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Le perplessità, i dubbi...
PUBBLICO MINISTERO: Lei, le sue perplessità sul conto di Bellini, le rappresentò a Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sicuri di questo?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè ha un ricordo preciso, voglio dire?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le ho detto, passo passo tutto quello che io facevo, informavo Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, mi scusi, dal momento che...
IMPUTATO Brusca G.: Però, senza scendere... Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Senza scendere, con Riina non è che scendevo nei particolari: 'Sai, che si è...
Ma in linea di massima, con poche battute, noi riuscivamo subito a fare un discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', insomma, l'importante è...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi interessa sapere in che modo lei gliel'ha detto, con quali parole. Mi interessa capire se lei comunque gli disse, disse a Riina che sospettava che Bellini fosse in qualche modo pilotato da qualcuno, e che addirittura ci potessero essere...
IMPUTATO Brusca G.: Sospettavo...
PUBBLICO MINISTERO: ... i Carabinieri, i poliziotti, i Servizi o quant'altro.
IMPUTATO Brusca G.: Sospettavo, e ce ne ho, li posso dimostrare pure... non li posso dimostrare. Tanto è vero che se, mettiamo caso, io lo volevo nascondere, Leoluca Bagarella spesso e volentieri partecipava assieme a me a queste riunioni con Gioè, le conseguenze le avevamo assieme.
Leoluca Bagarella spesso e volentieri usava l'espressione per dire 'ne scimuninni', che dava anche il suo parere, nel senso che diceva 'ne scimuninni', perché questo qua cioè uccidiamolo, eliminiamolo. Perché questo apparteneva ai Servizi Segreti, questo viene qua per prendere notizie, cioè attingere notizie da Cosa Nostra.
Quindi, mettiamo caso che per ipotesi io avrei voluto nascondere qualcosa a Salvatore Riina, ma c'era Leoluca Bagarella che era a conoscenza di tutto, e per tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Addirittura, se capisco bene, quindi vi poneste il problema che questo volesse acquisire da voi notizie sul conto di voi stessi, persone di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Ma, guardi, le conclusioni che noi tiravamo, in linea di massima, erano queste. O un traffichino: che lui, quando consegnava il quadro, l'opera d'arte, si faceva dare dei soldi.
Può darsi che veniva per la cattura di Salvatore Riina: due. Cioè, sempre con scambio di soldi, o quello che era.
Terzo: voleva sfruttare Cosa Nostra, cioè a fare atti terroristici o atti criminosi. E loro si prendevano il passaggio, nel senso che li faceva Cosa Nostra, loro erano puliti, però avrebbero creato il panico in Italia per qualche suo scopo, per qualche suo fine.
E noi li abbiamo tutti valutati, questi tre aspetti. Perché abbiamo valutato anche l'aspetto dei soldi? Perché a un dato punto si è sceso anche in traffico di droga, cioè traffico di stupefacenti. E anche a Bellini gli abbiamo consegnato 2 chili di cocaina, prima un chilo e poi un altro chilo. Tanto è vero che l'ultimo chilo neanche l'ha pagato lui, al...
PUBBLICO MINISTERO: A Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: A Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbia pazienza, però non avevo finito io nel porle alcune domande.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè il discorso dei soldi era dietro a questo fatto: che lui trafficava anche in droga.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma volevo capire questo. Visto che c'erano queste ragioni di sospetto da parte vostra, a quello che sento condivise anche da Bagarella, perché avete...
IMPUTATO Brusca G.: No, debbo dire che Bagarella rimase sempre con l'indifferenza, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma ho sentito dire che... ho sentito dire un attimo fa che Bagarella si poneva il problema se non fosse senz'altro da uccidere, questo Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Se era per Bagarella, noi lo dovremmo... già sarebbe morto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, penso mica per antipatia personale di Bagarella nei confronti di Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lo considerava un pericolo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, voglio dire, date queste ragioni di sospetto nei confronti di Bellini, mi spiega sulla base di quale valutazione, lei prima, ma anche Riina in definitiva, consideraste queste ragioni di sospetto non così importanti, non così decisive da impedire che nemmeno partisse una trattativa?
Intendo dire, se di una persona si sospetta, automaticamente poco ci si fida. Se ci si fida poco, come si fa a impiantare una trattativa con Bellini? Che cos'è che - sennò io lo trovo contraddittorio - che cos'è che vi ha fatto vincere la sfiducia nei confronti di Bellini, tanto da sentirvi di potervi fidare di lui per avviare una trattativa?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, la fiducia, non la fiducia, non c'era fiducia, per carità. Ma il fatto che lui portò la risposta positiva, per noi diventò fondamento.
PUBBLICO MINISTERO: Beh, ma la portò dopo, abbia pazienza. Prima gli avete dato delle fotografie, e...
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, se non ci davamo la possibilità, come... non potevamo verificare se erano discorsi campati in aria o veritieri. Perché se lui avrebbe in quell'occasione venuto a vendere fumo, possibilmente in quell'occasione Bellini sarebbe stato eliminato.
Ma siccome venne con una risposta positiva, l'argomento continuò.
Perché poi, ripeto, lui non aveva nessuna confidenza da parte nostra, il Bellini; tranne che quello dello scambio. Quindi, non c'è nessun tipo di problema.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, due circostanze a questo proposito.
Primo: quando si sviluppa questa prima fase del discorso, con questa risposta che è relativamente positiva rispetto alle vostre richieste, alle sue richieste, c'è già stata la fornitura di eroina a Bellini? Lei ha detto poco fa è stata fornita in due volte. Allora mi domando subito se la prima fornitura c'era già stata, oppure se è un fatto successivo.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non glielo posso collocare nel tempo preciso, però era a noi un modo per dargli corda affinché... di vedere dove lui voleva arrivare. Quindi gli abbiamo dato la cocaina, non mi ricordo prima o durante, ma comunque l'ultimo chilo glielo abbiamo dato credo a settembre-ottobre. Comunque fine '92. E prima un altro chilo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quanto capisco, lei non è sicuro sul fatto se...
IMPUTATO Brusca G.: No, non lo posso collocare nel tempo, però nell'arco dell'anno.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno sì, perché questa vicenda...
IMPUTATO Brusca G.: Nell'anno sì. No, no, nell'anno nel senso che noi cominciamo a discutere di Bellini da marzo in poi.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: Credo il primo chilo glielo diamo a giugno e poi a luglio.
PUBBLICO MINISTERO: L'altra domanda è questa.
IMPUTATO Brusca G.: E poi a novembre. Ottobre-novembre.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che aveva - Bellini - portato una risposta, sostanzialmente positiva, almeno secondo il suo punto di vista, tanto che, ho capito, lei l'avrebbe proseguita la trattativa, se non fosse stato per Riina che aveva detto... che disse di no.
Questo cosa vuol dire, che lei aveva rimosso le sue ragioni di sospetto sul conto di Bellini? O continuava a sospettare di Bellini, che potesse essere pilotato dai Servizi e quindi che fosse una persona che rimaneva pericolosa per Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: I sospetti non sono mai mancati. I sospetti mai cessati. Cioè noi eravamo sempre guardinghi dai movimenti del Bellini. Ma essendo che mi porta una risposta positiva, io la passo a Salvatore Riina, Salvatore Riina mi dice di no, per le ragioni che gli ho spiegato, però nello stesso tempo, cioè in seduta stante, gli chiedo se io posso andare avanti per solo conto di Bernardo Brusca, cioè di mio padre. Dice: 'non ci sono problemi, vai, vai avanti'. Ma sempre con il sospetto, sempre con... cioè gli occhi ben aperti per vedere cosa questo signore faceva, cosa non faceva e cosa avrebbe fatto.
Credo che poi, dopo le stragi, si cominciò a parlare di altri fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra puntualizzazione. Quando fu fatto questo bigliettino con i cinque nominativi, suo padre, Bernardo Brusca, dov'era detenuto?
IMPUTATO Brusca G.: Mio padre era detenuto, se non ricordo male, in quel periodo a Palermo. Però non... ma credo a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Suo padre fu tra i detenuti che furono spostati a Pianosa e all'Asinara non appena fu data la prima esecuzione al decreto del 41-bis?
IMPUTATO Brusca G.: Credo uno dei primi. Ripeto... Sa perché le dico questo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Perché io, siccome ero latitante, siccome, conoscendo il sistema come mi davano... le ricerche anche, in quel periodo, erano molto più deboli, però mi cercavano, non è che non mi cercavano le Forze di Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ne son convinto.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi non mi vedevo io con i miei genitori, cioè con mia madre e con i miei familiari, molto spesso. Mi ci vedevo ogni due mesi, un mese e mezzo-due mesi. Poi, siccome io con mia madre non avevo cose da discutere, quindi non... mio fratello Emanuele se la sbrigava. Credo che mio padre venne spostato assieme agli altri, a Pianosa. Però poi sapevo delle lamentele, che maltrattavano mio padre e tutti i detenuti a Pianosa.
PUBBLICO MINISTERO: Dal racconto che lei ha fatto fin qui, io ho capito che era Bellini che si... era solo Gioè che si incontrava con Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Solo Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Questi incontri si svolgevano sempre nella solita zona, nel solito posto, nel solito... per quanto ne sa lei?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, si svolgevano in parte ad Altofonte, o nelle periferie di Altofonte, e qualcuno forse a Palermo, nella città di Palermo, con appuntamenti convenzionati con Gioè, precedentemente o telefonicamente.
PUBBLICO MINISTERO: Tra Bellini e Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sempre tra Bellini e Gioè.
Debbo dire che il Gioè si accompagnava sempre a Gioacchino La Barbera. Quindi Gioacchino La Barbera possibilmente l'avrà visto, o ha assistito a qualche appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Un conto è assistere e un conto è partecipare. Io voglio essere sicuro...
IMPUTATO Brusca G.: No, nel senso partecipava...
PUBBLICO MINISTERO: Se lei intende assistere come assistere, o partecipare come partecipare?
IMPUTATO Brusca G.: La Barbera Gioacchino conosceva la situazione Bellini, però non conosceva né i dettagli, né i particolari e credo a qualche appuntamento, a qualche incontro abbia partecipato, ma non ha assistito al dialogo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
Quindi non ha partecipato alla conversazione, ma ha visto le due persone che si incontravano, questo vuol dire.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Allora, riprendiamo dal momento in cui viene data applicazione al 41-bis, si apre il problema Pianosa ed Asinara e lei ci ha spiegato che i discorsi tra Gioè e Bellini cambiano fisionomia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io ho bisogno di chiederle subito questo. Lei, personalmente, mi pare l'abbia già accennato ieri, ha assistito a qualche colloquio tra Gioè e Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: All'insaputa del Bellini sì. All'insaputa del Bellini sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quante volte è successo?
IMPUTATO Brusca G.: In uno.
PUBBLICO MINISTERO: In una sola occasione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Perché il Gioè insisteva, dice: 'ascolta tu con le tue orecchie'. Perché il Gioè mi spiegava, io, sarà per difetto, sarà per precauzione, volevo riuscire a capire bene ogni parola, dice: 'ascoltalo pure tu'. Cioè, addirittura il Gioè voleva che mi ci incontravo. Ci dissi: 'no, lasciamo stare, lasciate sempre il discorso a due'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho bisogno intanto di collocare nel tempo questo incontro al quale lei ha assistito senza che il Bellini ne sapesse niente.
Si è svolto prima o dopo che, come dicevamo un attimo fa, tutto il rapporto cambi fisionomia in quanto è intervenuto il problema Pianosa ed Asinara?
IMPUTATO Brusca G.: Questo incontro avvenne dopo il no di Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo il no di Riina, in quanto il Gioè maltrattava lui, o chi per lui, nel senso dicendo: 'non siete persone serie, non mantenete le parole', cioè in maniera forte, per intimorire chi per lui. Cioè: 'vai a dire questa notizia, vai a passare questa notizia alle persone che ti mandano qua in Sicilia'. Nel senso, non siamo degli stupidi, non siamo gli ultimi, che non riusciamo a capire.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: E...
PUBBLICO MINISTERO: E quindi? Era già subentrato il fattore Pianosa-Asinara, oppure no? Brusca, è molto semplice la domanda.
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
IMPUTATO Brusca G.: Dobbiamo essere prima della collaborazione di Giuseppe Marchese. Questo glielo do al 100%. Perché dopo la collaborazione di Giuseppe Marchese, Gioè e La Barbera cominciarono ad essere pedinati, quindi abbiamo cominciato ad evitare Altofonte. E siccome sino a quel momento loro due erano tranquilli, l'appuntamento siccome fu fatto a casa materna, cioè paterna di Gioè Antonino, dove poi lui abitava regolarmente, cioè al paese, lì ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm, uhm.
IMPUTATO Brusca G.: E abbiamo organizzato, - quindi io potevo frequentare benissimo Altofonte - e abbiamo organizzato che...
PUBBLICO MINISTERO: Perché non c'era ancora la collaborazione di Pino Marchese, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Non c'era la collaborazione di Pino Marchese e io giravo tranquillamente ad Altofonte.
Quindi questo incontro si colloca prima...
PUBBLICO MINISTERO: Prima...
IMPUTATO Brusca G.: ... della collaborazione di Marchese Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E l'appuntamento si fa a casa di Gioè Antonino, in quanto il Bellini... Gioè lo portò a casa di Bellini e abbiamo organizzato. Nel senso che, al primo piano...
PUBBLICO MINISTERO: Gioè portò Bellini a casa propria?
IMPUTATO Brusca G.: A casa propria. La casa paterna, però dove lui abitava.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Siccome avevo capito che Gioè lo portò a casa di Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, scusi.
Cioè, siccome al pianoterra abitava la madre, persona anziana; al primo piano, al secondo piano - credo che erano due piani, disposto in due piani, perché la casa è piccolina - salendo subito c'era un piccolo salottino, dove Gioè e il Bellini si sono seduti e siccome c'era una scala a chiocciola, e io ero messo a pancia a terra, con l'orecchio che ascoltavo i discorsi che facevano tutti e due.
Tant'è vero che, il Gioè, siccome parlava a voce alta proprio per farmi ascoltare, il Bellini si insospettì, dice: 'ma perché parli così forte, c'è qualcuno che ci ascolta?'
Dice: 'no, no, parlo forte per capire meglio quello che tu mi stai dicendo, non ti preoccupare. Ma che fa', scherzi'.
Cioè, il Gioè lo tranquillizzò. Però il Bellini capì che c'era qualcosa che non andava.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza. Possiamo farci raccontare questo...
PRESIDENTE: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: O ritiene più opportuno che io prosegua.
PRESIDENTE: No, no, no.
PUBBLICO MINISTERO: Cinque minuti. Qualche minuto di sosta.
PRESIDENTE: Sospendiamo. Riprendiamo fra 10 minuti, un quarto d'ora.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Prima di iniziare a parlare, il suo nome e cognome.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non la sentiamo.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Aspetti un momentino, eh. Non la sento.
IMPUTATO Bagarella: Buongiorno, signor Presidente, sono Bagarella.
PRESIDENTE: Un po' più forte, per cortesia.
IMPUTATO Bagarella: Sono Bagarella.
PRESIDENTE: Sì, bene.
IMPUTATO Bagarella: Io sono nel carcere di Sollicciano, no. Nel braccetto dove sono io...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Bagarella: ... c'è la mia cella più altre due celle, più avanti di me.
PRESIDENTE: Nella cella dove c'è lei c'è anche?
IMPUTATO Bagarella: Ci sono altre due celle più avanti, no?
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Bagarella: Ora, io ieri sera ho visto transitare davanti alla mia cella, prima all'andata e poi sono usciti, il personale che hanno in consegna a questo signore che abbiamo sentito oggi qua.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Bagarella: Ora, sono ... poi sono ripassati.
Ora, con le dichiarazioni che ha fatto questo signore stamattina, ho avuto la certezza che lui si trova pure là. Io lo faccio presente.
PRESIDENTE: Che lui si trova a Sollicciano.
IMPUTATO Bagarella: Sì. Si trova a due celle distante da me.
PRESIDENTE: Beh, lo faremo presente. Se così è...
IMPUTATO Bagarella: No: o tolgono a lui o tolgono a me, signor Presidente.
PRESIDENTE: Va benissimo.
IMPUTATO Bagarella: Sono molto allergico io...
PRESIDENTE: Ho capito. Io non posso disporre...
IMPUTATO Bagarella: No...
PRESIDENTE: ... non posso disporre delle carceri. Però segnalerò...
IMPUTATO Bagarella: No, io lo...
PRESIDENTE: Segnalerò al direttore delle carceri che non sembra la cosa più opportuna.
IMPUTATO Bagarella: Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE: Volete farlo entrare?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ora basta, per favore.
Pubblico Ministero riprenda pure.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Brusca, mi riferisce, o meglio riferisce alla Corte, il contenuto di questa conversazione tra Gioè e Bellini alla quale lei assisté senza farsi vedere, e quindi senza che Bellini lo sapesse?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Allora, l'appuntamento tra...
PRESIDENTE: Il microfono più vicino, per favore. Più vicino.
IMPUTATO Brusca G.: C'era già l'appuntamento tra Bellini e Gioè, concordato prima.
Io, con anticipo, me ne vado - un quarto d'ora, venti minuti prima - me ne vado a casa di Gioè Antonino, che dovevo entrare con lui a casa sua, che salgo sopra e mi tolgo addirittura le scarpe perché, quando lui è arrivato, io mi trovavo in una stanza all'interno della casa. Quindi poi mi sono spostato e mi sono tolto le scarpe per non creare rumore e mi sono messo a pancia a terra per ascoltare quello che dicevano.
E cominciò il dialogo. Il dialogo nel senso: il Gioè, sempre in maniera molto riassuntiva, riprese tutto il discorso che avevano fatto nell'arco di due, tre mesi, quelli che sono stati; cioè riprendendo lo scambio dei quadri, cosa succedeva se le contrattazioni dietro... ogni volta, diciamo, che veniva recuperato un'opera d'arte succedeva lo scambio, nel senso che tutto non veniva trovato così facile, per questi fatti.
Al che il Bellini dice: 'ma, scusa, non abbiamo parlato di questi fatti? perché me li stai facendo ripetere?'. Dice: 'no, è per capirli meglio'.
E si andò a finire sulla torre di Pisa, però non posso dire chi dei due lo iniziò per primo. nel senso, dice: 'se la torre di Pisa va a finire... tu la fai saltare in aria, cioè gli vai a fare un attentato, Pisa finisce; nel senso che Pisa vive col turismo, tu distruggi la torre di Pisa e Pisa è finita'.
Quindi la torre di Pisa fu oggetto di discussione in quella serata, perché era di sera.
Si commentò sempre di questo fatto, nel senso il discorso delle siringhe, nel senso: se tu vai a infestare una spiaggia piena di siringhe tu distruggi la spiaggia di Rimini, quindi il turismo subisce un notevole colpo.
Tutte queste idee, tutto quello che si era discusso è stato ripetuto. Ripetuto a voce alta in modo che io potessi riuscire a capire.
Come ho detto poco fa, in questa discussione il Bellini si insospettì,
Tant'è vero che a Gioè ci fa: 'Nino, ma perché parli così forte? Tu non hai l'abitudine di parlare così forte'. Dice: 'no, no, parlo così forte per parlare a voce chiara, alta, e capire meglio quali sono i discorsi'. Perché ogni cosa che il Bellini diceva, lui la ripeteva in modo che io ascoltassi.
Perché il Gioè ha voluto che... perché certe volte io gli dicevo: 'ma com'è possibile questo fatto?'. Per quello che lui mi veniva a raccontare per me era una sorpresa. Cioè, dico: 'ma è possibile questo fatto? E' possibile quest'altro fatto?'.
E lui dice: 'te li faccio ascoltare con le tue stesse orecchie'.
Quindi, tutto quello che ho detto posso ripetere; più ci fu l'argomento della torre di Pisa, nel senso come obiettivo da colpire per distruggere il turismo e, avendo colpito la torre di Pisa, quindi l'Italia avrebbe avuto un'immagine negativa nei confronti di tutto il mondo, perché la torre di Pisa ce n'è una nel mondo e avrebbe subito un'offesa non indifferente. Quindi, dice: 'tu vai a capire quello che... in quale condizione tu metti lo Stato'.
Dopodiché, ogni volta, fra di noi questo fatto della torre di Pisa divenne... era argomento di paragone, di oggetto. E si parlava, per dire: come si dovrebbe fare, eventualmente, se si doveva fare, per poter andare a collocare o mettere l'esplosivo per poterlo fare. Siccome si diceva che c'erano dei guardiani, c'erano delle sorveglianze, discorsi però tutti fatti sui generis. Va be', a un dato punto tu prendi un ragazzino, fai finta che sia un ragazzino, prendi uno zainetto come quelli che i ragazzini vanno a scuola, te lo metti sulla spalla come se fossi un turista normale, tutto con il congegno preparato, lo vai a collocare in cima alla torre di Pisa... è già un fatto che poi sei in condizione di poter quanto meno sfregiarla, cioè già toccarla.
Ma, ripeto, non ci fu mai un momento per dire: facciamo questa attività. Però era sempre al centro dell'attenzione, cioè nei nostri discorsi. Frutto di quella riunione, cioè frutto di quel giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Fu una conversazione che in qualche modo arrivò a una conclusione, quella tra Bellini e Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: No, la conclusione fu che...
PUBBLICO MINISTERO: O fu una semplice rassegna di argomenti fatta così, un po' a titolo di sintesi?.
IMPUTATO Brusca G.: Una rassegna a titolo di sintesi sia per ascoltarlo io...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo l'abbiamo capito.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sia perché il discorso doveva continuare.
Credo che ancora il discorso non fu animato, ma fu dettagliato, nel senso di ripetere un po' tutto, perché io ascoltassi.
Credo che eravamo ancora nella fase che il no definitivo non l'avevamo avuto da parte del Bellini o chi per lui...
PUBBLICO MINISTERO: Su quei cinque nominativi?
IMPUTATO Brusca G.: Su quei cinque nominativi.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi l'argomento ancora era in trattativa: vediamo, non vediamo. Però essendo che Bellini era venuto in Sicilia e si doveva incontrare con il Gioè - e credo che fu una delle occasioni che gli abbiamo dato un chilo di droga per questo è venuto, di cocaina - all'occasione io ho ascoltato tutti questi fatti.
Poi il Gioè, incontrandosi più volte, cominciò... cioè, minacciava lui ma per minacciare a chi di competenza, quando ci cominciava ad essere le risposte per il no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene, quando si svolse questa conversazione si era ancora in una fase aperta...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, eravamo...
PUBBLICO MINISTERO: ... per quanto riguardava...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, era più che altro ancora una fase aperta. Cioè: l'incontro fu perché io ascoltassi con le mie orecchie i discorsi fatti tra il Gioè e il Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le debbo porre una domanda in maniera diretta, anche se mi pare che ieri lei abbia già fatto delle affermazioni che potrebbero essere un po' la risposta alla mia domanda. Ma, insomma, siccome non c'era una mia domanda, la debbo porre ora.
Almeno stando a quello che lei ha sentito con i suoi orecchi, perché una conversazione tra queste due persone che lei ha avuto modo di percepire, c'è stata.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il modo con il quale Bellini prospettava queste azioni criminali, una azione alla torre di Pisa, mi pare che abbia detto nuovamente la storia delle siringhe....
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, tutto. Si è riparlato un po' di tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era un modo che lei intese - perché qui veramente ho bisogno di sapere da lei che cosa ricorda lei circa quello che sentì - era un modo che equivaleva a una proposta fatta da questo signor Bellini al signor Gioè, o era una prospettazione di quello che sarebbe successo se fossero state compiute determinate azioni criminali?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, se ho capito...
PUBBLICO MINISTERO: Era una rappresentazione di quello che sarebbe successo al compimento di certe azioni criminali, o era una proposta, un invito, un suggerimento, una specifica indicazione di compiere determinate azioni criminali?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, ripeto, io forse sarò poco felice a spiegarmi. Vorrei... le spiego, la risposta gliela do a modo mio, sperando che sia esauriente.
Se il Bellini è venuto come mandante, nel senso fate questo, fate quell'altro: nella maniera più categorica no.
Che il Bellini: 'vi sconsiglio di fare questo, come proposta, fate questo che ottenete questo'. No, gliel'ho sempre detto.
I suggerimenti che a noi venivano dati, cioè, venivano poggiati su vassoio, cioè ce li dava come consigli di sua conoscenza: 'se fate questo succede questo'.
Non so se... Cioè, per me non è un mandante il Bellini, però, ripeto, come le ho detto in qualche volta, alla fine di tutto ci siamo sentiti giocati, cioè nel senso che Bellini è venuto in Sicilia per ottenere qualche cosa; involontariamente da parte nostra, cioè senza che lui mai ebbe a dire 'fate questo o fate quell'altro o fate questo crimine'.
Però i consigli, cioè i suggerimenti che lui ci dava noi tiravamo le nostre conclusioni.
Che poi noi pensavamo, dietro questi fatti, lui ritornava, essendo che era come suol dire un discorso a intesa. Per dire se il quadro è questo, la situazione è questa non so quello che può succedere, ma automaticamente lo Stato deve intervenire.
Ma, essendo che il canale era aperto con lui, automaticamente lui poteva dire a chi di competenza, per dire: io sono in condizione di poterlo fermare, o io so chi è stato, o io posso intervenire.
Questa era la nostra interpretazione.
PUBBLICO MINISTERO: Mi ripeta e mi spieghi ancora meglio proprio quest'ultimo passaggio della sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Lui poteva dire?
IMPUTATO Brusca G.: Nel senso...
PUBBLICO MINISTERO: Io so chi sono stati... Ecco, mi faccia capire, faccia capir per bene a tutti coloro che l'ascoltano questa sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Se veniva rubato il quadro, se venivano messe le siringhe, cioè se veniva fatta un'azione di quelle che noi abbiamo menzionato tante volte, o veniva fatto esplodere o posato l'esplosivo alla torre di Pisa, e i mass-media, cioè le cronache o le Forze di Polizia venivano a conoscenza, e lui ne veniva a conoscenza, o che chi manovrava a Bellini gli diceva: tu ne sai niente di questo fatto? Ripeto, noi non sapevamo quello che lui dall'altro lato com'erano i contatti. Noi pensavamo, per dire, tu ne sai niente di questo fatto? Tu ci puoi dare aiuto di questo fatto?
Perché gli dico questo? Perché noi volevamo dare il segnale che eravamo noi. Gli ho detto mille volte che non ci volevamo nascondere dietro al dito, sennò poi quale soluzione avremmo ottenuto?
E noi davamo il chiarimento, nel senso che essendo che noi i consigli, i suggerimenti ce li stai dando tu, per noi significa che... per noi non avevamo altri canali. Cioè, eri tu la persona che andava e venivi dalla Sicilia con questi fatti. Quindi tu potevi anticipare le Forze dell'Ordine e dire: se è successo questo, io posso individuare. Cioè o che lo avrebbero chiamato, o che lui dava...
PUBBLICO MINISTERO: Di iniziativa.
IMPUTATO Brusca G.: ... cioè andava dalle Forze dell'Ordine o dei Servizi Segreti, quello che era, per dire: io so chi ha commesso questo fatto, io so chi l'ha fatto.
Non so se sono stato chiaro.
O per lo meno, cioè, è in pericolo... perché noi pensavamo che lui anticipava, nel senso che ci sono questi suggerimenti, gli ho messo in testa questo fatto, cioè gli ho inculcato nella mente questo fatto. Non so se sono stato chiaro.
Quindi, se io mi dovevo macchiare la coscienza, nel senso che Bellini è venuto a darci ordini nella maniera più categorica no. Che io debbo dire che Bellini è stato quello che ci ha dato l'idea, l'iniziative sì.
Se si ricorda quando io le ho detto "suggerimenti", lei ha detto ... Si ricorda questa parola? Lei se la sta inventando. Poi le ho spiegato che per me Bellini non è mandante, o meglio: noi siamo caduti nella sua trappola.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, per completare...
PUBBLICO MINISTERO: ... lei pensava...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Lei pensava...
IMPUTATO Brusca G.: Per completare. Cioè, non c'era un patto stabilito tra noi e Bellini nel da farsi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene, lei si riprometteva di... lei, voi vi ripromettevate di utilizzare questa collocazione che Bellini si era dato, anche in relazione a queste situazioni che vi rappresentava - se succede questo la conseguenza è questa - per avere in Bellini una sorta di interlocutore con chi stava dietro Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Il mediatore.
PUBBLICO MINISTERO: Oh.
IMPUTATO Brusca G.: Il mediatore Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: O che qualcuno mandasse a chiamare Bellini per dire: ma tu sai chi c'è dietro a questi episodi, o che Bellini di sua iniziativa andasse da chi lo aveva mandato per dirgli: questi episodi vengono dalle persone con le quali ho preso contatto io.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, dall'altro all'altro lato del tavolo non sapevamo come si svolgevano i fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Noi andavamo tutti per... Io le posso dire al cento per cento come si svolgevano da quest'altro lato, come le ho spiegato poco fa.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, poco fa, ha adoprato un'espressione che ha ripetuto più volte per riferire le sue reazioni a certe confidenze, a certi racconti che le faceva Gioè. Mi pare abbia adoprato queste parole: "ma vero questo è, ma così stanno le cose?"
Allora, proprio agganciandomi a questa sua dichiarazione le faccio questa domanda: prima che comparisse sulla scena dei rapporti intrattenuti da Cosa Nostra - o per lo meno dalle persone di Cosa Nostra che lei conosce, che lei conosceva - si era mai pensato alla possibilità di compiere azioni criminali contro beni o in genere contro l'interesse dello Stato per l'integrità, la conservazione del patrimonio storico, del patrimonio artistico, del patrimonio architettonico?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, partendo dal primo omicidio eccellente che io ho fatto, e poi per quelli che sono stati fatti prima che io cominciassi a compiere degli omicidi eccellenti, cioè dal colonnello Russo in poi, e prima di me chi li aveva commessi - quindi vent'anni, trent'anni di storia - sono stati sempre uccisi uomini dello Stato: carabinieri, magistrati, poliziotti. Sempre uomini dello Stato, cioè uomini delle istituzioni.
Non avevo mai sentito parlare dalla mafia, cioè da mio padre, da Salvatore Riina, tutte le persone che conoscevo, di compiere attentati verso le opere d'arte, verso il patrimonio artistico dell'Italia. Cioè, hanno sempre eliminato l'avversario fisico. La prima volta che noi, per lo meno io vengo a conoscenza di questo tipo di attentati, di questo tipo di colpire questi... di questi fatti è questa la prima volta.
Le spiego subito il perché. Perché il Bellini insieme a Gioè dice: se tu vai a eliminare una persona, se ne leva una e ne metti un'altra. Se tu vai a eliminare un'opera d'arte, un fatto storico, non è che lo puoi andare a ricostruire, quindi lo Stato ci sta molto attento, quindi l'interesse è molto più della persona fisica.
E questo è un dato, un particolare che non ho detto, perché non è stato mai toccato.
Ma anche questo argomento ci spiegava il Bellini. Cioè, se tu vai a eliminare una persona fisica, leva quello e ne metti un altro. Non hai risolto niente.
Al contrario della mentalità di Cosa Nostra, perché noi gli obiettivi da eliminare erano sempre le persone fisiche. Nel '92 c'era Martelli, c'era il dottor Pietro Grasso, c'era Vizzini, c'era Mannino, c'era tutta una serie di personaggi, per quelli che io conoscevo, marzo '92, le decisioni sono del marzo '92. Marzo '92 non si è parlato di andare a toccare né la torre di Pisa, né gli Uffizi, né Milano, né Roma. Mai di questo fatto.
Comincia a venire nella nostra mente, per quello che sono le mie conoscenze, frutto di queste conversazioni con Bellini.
Prima d'ora, che io conosco la storia, la mafia ha eliminato sempre i suoi obiettivi fisici. Mai strutture.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per quanto lei ne sa, nelle conversazioni tra Bellini e Gioè fu mai affrontato l'argomento dei fatti di strage che avvennero prima a Capaci e poi in via D'Amelio?
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì, si sia affrontato, ma in maniera sempre tipo dialogo, cioè senza scendere mai nel campo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Non capisco.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, nel campo nel senso che Bellini, per quello che sono le mie conoscenze dettemi al Gioè, toccando l'argomento Falcone veniva a dire: voi di Cosa Nostra avete fatto, avete detto... Cioè, ma parlando in generale.
Cioè, i discorsi che noi - gli ho spiegato poco fa - si parlava di un fatto, però senza dire: tu nei sai parlare, tu non ne sai parlare.
Noi si parlava come fatto in generale per dire: hai eliminato il tuo nemico, però domani ne spunta un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Però senza che Bellini si permetteva mai di dire: la mafia ha fatto questo, la mafia ha fatto quell'altro.
Anche perché Gioè non gli dava lo spazio di potergli dire una cosa del genere, perché l'avrebbe mandato subito a quel paese, per la persona di Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Nella conversazione che lei ascoltò, vi furono degli accenni a questi due fatti di strage?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non me lo ricordo, ma non sono neanche in condizione di escluderlo.
Le cose che mi sono rimaste di più sono state, ripeto, le reazioni, la torre di Pisa... questi fatti. Però non sono in condizione né di smentirla e neanche di confermarla se si parlò anche di questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei ha detto, e lo ha ripetuto anche poco fa, che Cosa Nostra, per quanto è nelle sue conoscenze, non era nemmeno mai stata sfiorata dall'idea che si potessero compiere con dei risultati azioni criminali contro il patrimonio storico, artistico dello Stato, prima che si verificasse questa vicenda Bellini, lei ha anche detto che quindi è per effetto e per conseguenza di questa vicenda che si è verificato poi una certa campagna criminale, io le chiedo: esiste, lei ha ipotizzato, è ipotizzabile, secondo le sue conoscenze e secondo il suo modo di interpretare i fatti, ma non oggi, il modo di interpretare fatti all'epoca...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Esiste un qualche analogo rapporto tra la vicenda Bellini e i fatti di strage del '92?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, spero di avere capito bene...
PUBBLICO MINISTERO: Se vuole gliela riformulo.
Lei ha detto: fra gli attentati alle opera d'arte, agli Uffizi come altrove, e la vicenda Bellini c'è questo punto di collegamento.
Prima che arrivasse Bellini a Altofonte, a parlare con Gioè, per quanto io ne so Cosa Nostra non aveva mai pensato di colpire lo Stato in questo modo.
IMPUTATO Brusca G.: Ci sono i fatti che lo dimostrano.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E allora lei una relazione tra la vicenda Bellini e i fatti di cui si occupa questo processo la vede, la vedeva all'epoca, e ci spiega il perché di questa sua valutazione.
Io le chiedo: una qualche relazione lei l'ha mai intravista tra la vicenda Bellini e i fatti del '92? Questa volta le stragi palermitane.
IMPUTATO Brusca G.: Per me sono due cose completamente distinte e separate.
Cioè le stragi del '92, le ho detto pure che Salvatore Riina avrebbe avuto una trattativa con lo Stato, o prima o dopo. Paradossalmente, quali siano stati i risultati, Falcone e Borsellino venivano eliminati comunque, ma non nel '92, ma bensì già da vecchia data.
Gli altri obiettivi... erano l'ago della bilancia, per future, eventuali trattative.
La vicenda Bellini, per come già le ho spiegato, assieme a me assisteva anche Bagarella e quindi Bagarella era a conoscenza di tutto e per tutto.
Dopo c'è il fermo per le stragi, per le trattative del cosiddetto papello. A un dato punto, dopo l'arresto di Riina, c'è una riunione che faccio io, Bagarella, Giuseppe Graviano, Messina Denaro Matteo e Gioè Antonino nella casa che abbiamo visto in foto e si parlò dell'attentato a Costanzo e di cominciare a fare quei progetti frutto di discorsi tra Bellini e il Gioè.
E quindi si va avanti sotto questo quadro.
Automaticamente io capisco che il Messina Matteo Denaro, essendo competente in materia, intravede pure l'obiettivo, quindi non è che è una persona qualunque, è una persona che conosceva l'arte conosceva i fatti, suo padre ne era a conoscenza; anche lui ha forse qualche traffico, se l'è fatto anche lui, cioè vendere qualche oggetto, che si mostrò competente, tant'è vero che io tramite lui avevo avuto dei pezzi da recuperare... e che si doveva cominciare, io stavo cominciando a provvedere per le siringhe, stavo cominciando a programmare un altro tipo di lavoro.
Il discorso di Costanzo, che io mandai Gioè a Catania per vedere come...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Brusca, perché mi sta portando in questa... Io avevo fatto una domanda diversa. Cioè le avevo chiesto se c'erano punti di contatto fra la vicenda Bellini e la vicenda delle stragi di Palermo nel '92.
IMPUTATO Brusca G.: Per me no. Per me no. Cioè, sono due cose completamente distinte e separate.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, senta...
IMPUTATO Brusca G.: Per le mie conoscenze...
PUBBLICO MINISTERO: Certo, io sempre alle sue conoscenze le chiedo di attingere.
Qualche altro elemento per completare questa vicenda. Allora, lei ha spiegato di essersi rivolto, lo stava ripetendo ora, a Matteo Messina Denaro.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per avere la possibilità di avviare, su una base concreta, una trattativa che valesse a fare ottenere dei miglioramenti alla situazione carceraria di suo padre.
Allora, lei ha spiegato, il padre di Messina Denaro esperto nel ramo, forse, ha detto, conosceva l'arte anche il figlio.
IMPUTATO Brusca G.: La conosceva sì. La conosce perché...
PUBBLICO MINISTERO: In concreto poi, Messina Denaro, un qualche aiuto è riuscito a darlo, qualche cosa ha fatto per lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mi ha fatto avere la foto di un animale, un cane, che gli mancava la testa, ma era di notevole importanza. E poi mi ha fatto mettere in contatto con un amico suo di Castelvetrano, l'incontro avvenne nella gioielleria di Geraci Francesco, il collaborante, che mi doveva fare avere un'anfora, che si parlava addirittura di spendere un miliardo. E io non ho esitato a spendere un miliardo, pure di tirare fuori mio padre dal carcere.
Solo che poi anche questa trattativa... cioè la foto del cane io l'ho avuta e l'ho consegnata, sempre a Gioè e Gioè al Bellini; quella dell'anfora onestamente non mi ricordo se l'ho avuta o non l'ho avuta. Comunque il discorso ci fu.
L'ho vista e non so se le foto me l'hanno... me le sono prese, o sono rimasti... ancora si doveva trattare. Solo che poi questa trattativa si arenò, cioè non mi ricordo onestamente per quale motivo si arenò. Perché poi ci fu il fermo, si perse tempo, che in secondo tempo ci fu anche il no per Bernardo Brusca e per Giuseppe Giacomo Gambino... Cioè, Giuseppe Giacomino non c'entra più, solo per mio padre.
Ci fu qualche inghippo che si fermò anche questa trattativa momentanea.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Visto che si parla di fotografie. Per quanto riguarda quelle foto che aveva portato Bellini, il famoso mazzo di foto che stava nella busta, eccetera, eccetera.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che alla fine andarono distrutte poi a distanza di tempo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le ho distrutti l'hanno dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma fisicamente, materialmente chi è che ne aveva la custodia? Lei, Gioè, chi altri?
IMPUTATO Brusca G.: Prima Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Poi queste foto sono andate a finire a Castellammare, perché io mi sono trasferito a Castellammare per un periodo di latitanza.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Li ha avuto Gioacchino Calabrò. E quando poi venne arrestato Gioè, dice: 'ci sono ancora quelle cose conservate, che cosa ne devo fare?' Le abbiamo prese e le abbiamo bruciate. Quelle dove gli ho detto che c'era la busta gialla o arancione, con un nome di un... credo maresciallo dei Carabinieri, o qualcosa del genere, scritto sopra, che io non mi ricordo il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Le opere d'arte che le poteva procurare Messina Denaro, lei si ricorda se erano opere d'arte immediatamente disponibili, che si trovavano in Sicilia, a Castelvetrano? O se era diversa la situazione di queste opere d'arte?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ecco, la perdita di tempo, l'inghippo dove fu. Cioè, la fotografia dell'animale, che era un cane, non so che cosa era, l'ho ricevuta quasi subito. Invece l'anfora, che doveva rientrare dall'estero, si è perso un po' di tempo per questo motivo. Che si trovava credo in Austria, o in Svizzera, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, se io capisco bene, il programma era di rimettere in mano a Bellini, tramite Gioè, delle nuove fotografie.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Che non erano le foto, quelle consegnate precedentemente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma che lei sappia, questa sua idea quindi di abbandonare tutta la vecchia trattativa e di rilanciare una nuova trattativa solo per un nominativo, ripeto, che lei sappia, è stata rappresentata a Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ci stavamo interessando solo per Bernardo Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: No, ho capito. Ma a... Che questa fosse la sua idea, è chiaro. Che lei si stesse organizzando per realizzarlo, è altrettanto chiaro.
Non ho capito se a Bellini fu detto: 'guarda, allora riapriremo un discorso nuovo, che riguarda solamente una persona delle cinque'.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, sì. E' stato rappresentato che si doveva trattare solo per Bernardo Brusca, visto che già la risposta era positiva, per la prima fase.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che c'era già un'apertura...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... nella prima fase e allora si proseguiva...
IMPUTATO Brusca G.: Perfettamente. No, no, a Bellini gli è stato detto. Sono state consegnate anche le foto: quelle del cane sicuramente.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti...
IMPUTATO Brusca G.: Del cane... dell'animale.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, ecco, quello senza testa.
IMPUTATO Brusca G.: Quello senza testa, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: E ormai, come epoca storica, dove siamo arrivati?
IMPUTATO Brusca G.: Settembre-ottobre. Ancora era estate, comunque settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, mettiamo a punto ancora un paio di particolari. Quanto alla storia di questa cocaina da fornire a... che poi lei ha detto è stata effettivamente fornita a Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva qualche cosa di particolare questa cocaina?
IMPUTATO Brusca G.: Questa cocaina aveva un problema. Che faceva - che io, anche se sono stato imputato, ci ho trafficato, ma non ne capisco niente - faceva puzza di cherosene. Quindi chi l'aveva...
PUBBLICO MINISTERO: Lavorata.
IMPUTATO Brusca G.: ... lavorata, l'aveva lavorata forse col cherosene o con qualcosa di chimico. E lui consigliava al Gioè come potere lavorarla per togliere questo odore. E gli ha consigliato di lavarla con quello che si usa per l'anestetico, il...
PUBBLICO MINISTERO: L'etere?
IMPUTATO Brusca G.: L'etere.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Nell'ambito dei rapporti tra Bellini e Gioè, c'è rientrato qualche cosa... opere d'arte, cocaina, documenti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. L'ultimo fatto che io mi ricordo con Bellini. A un dato punto il Bellini gli dà - anche su questo fatto noi abbiamo intravisto un'altra mossa, un'altra manovra - ci dà due documenti: un passaporto, intestato a un albergatore, diceva lui, un albergatore credo della Puglia, un barese se non ricordo male, e una tessera.
PUBBLICO MINISTERO: Una tessera si intende carta di identità?
IMPUTATO Brusca G.: Carta di identità. Cioè, tessera, carta d'identità intestata a lui, dove c'è scritto "Non valida per l'espatrio". E chiedeva di far togliere questo "Non valida per l'espatrio", cioè fare cancellare questo "Non valida per l'espatrio" e di fare cambiare, che aveva lasciato la foto sua...
PUBBLICO MINISTERO: Sul passaporto...
IMPUTATO Brusca G.: ... sul passaporto dell'amico suo.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Al che dico: ma scusa, lui con tutte le sue conoscenze, con tutti i suoi agganci, che bisogno ha di venire da noi a fare questa manovra? Può darsi vuole vedere se noi siamo in condizione di potere avere qualche falsario o qualche altra cosa. Siccome noi qualche possibilità l'avevamo, tramite Peppe Ferro - uomo d'onore, rappresentante, capomandamento di Alcamo - dissi continuiamo, vediamo dove vuole arrivare, ma senza però impegni, senza nessun entusiasmo. Tanto si trattava di far cancellare solo "Non valida per l'espatrio" e di fare cambiare questa foto. Perché sui nuovi passaporti c'è la velina sulla foto, c'era da togliere, rimettere la foto e ricalcare questa velina, che era un fatto delicato.
Quindi noi pensavamo, dico: 'se questo qua pensa, dice un'organizzazione così non hanno la possibilità di fare la documentazione falsa'. Allora, per dimostrare che noi avevamo la possibilità, gliel'abbiamo data. E nello stesso tempo fare credere a lui, che credevamo a lui, che lui si presentava come uomo che stava favorendo noi.
PUBBLICO MINISTERO: E non con secondi fini, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: E non con secondi fini. Lui si presentava sotto questo punto di vista. Va be', e l'assecondavamo. Tant'è vero che poi questi documenti sono rimasti in mano mia, Gioè venne arrestato e io, tramite Mario Gioè, ho cercato di mettermi in contatto con il Bellini, sia per consegnargli i documenti che non avevo potuto fare niente, perché poi volevo tagliare... non volevo tagliare. Cioè, gli volevo dare i documenti e nello stesso tempo volevo i soldi della cocaina che lui si era preso, che erano 80 milioni.
Solo che io non sono riuscito a trovare più al Bellini, né telefonicamente, né di presenza, perché né il Gioè e né Salvatore Bendevenne (?) che erano assieme, sono riuscito a trovare Bellini a casa, perché ci sono andati pure a casa.
A un dato punto ho preso i documenti, se non ricordo male, li abbiamo imbucati in un bucalettere in maniera, dissi, come se sono stati dispersi e ci arrivano. Non so se poi ci hanno arrivato o non ci hanno arrivato, questo non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io ho inteso bene, la decisione di corrispondere a questa richiesta di Bellini, secondo il suo modo di gestire la situazione, equivaleva a dare a Bellini la dimostrazione che vi fidavate di lui.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo...
IMPUTATO Brusca G.: In base a quello che lui diceva. Che lui si presentava come amico nostro, cioè amico... stava facendo i favori a noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma con tutto ciò, se io sempre ho capito bene, vi aveva insospettito il fatto che uno che veniva da certi ambienti, o aveva alle spalle determinati ambienti, non sapesse come risolvere il problema di far togliere un...
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, qualsiasi parola che Bellini diceva, noi la pesavamo, la valutavamo, gli guardavamo intorno, sempre sotto qualsiasi aspetto. Però poi alla fine, siccome l'unica persona che poteva essere coinvolta era solo Gioè, Gioè consapevole di quello che stava facendo...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè l'unica persona che correva rischi.
IMPUTATO Brusca G.: L'unica persona che correva rischi era solo Gioè. Gioè più di una volta mi dice: 'me la vedo io, non ci sono problemi'. E si andava avanti sotto questo profilo.
Gli facciamo il favore, in maniera che lui capisce che noi siamo con lui, capisce che noi abbiamo anche la possibilità di potere fare documenti falsi, o passaporti, o quello che sia. Solo che poi, come gli ho detto, Gioè è stato arrestato e quindi io ho tagliato i ponti su tutti.
Cioè Gioè manda a dire il fatto di non fare l'attentato a Costanzo, quindi io taglio un po' tutti i ponti. E gli voglio consegnare passaporto e tessera, essendo che il Gioè non c'era più e fargli capire che se non c'era Gioè, non c'era più nessun contatto. Cioè, volevo tagliare.
Però nello stesso tempo mi diceva che suo fratello voleva i soldi della cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: In questa...
IMPUTATO Brusca G.: No i soldi della cocaina. Cioè: 'tu devi dare i soldi a mio fratello, dammeli'. Perché a Mario Gioè non l'ho voluto coinvolgere di niente e per niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in questa lunga vicenda c'è entrato di mezzo - non ho altro sistema che porre la domanda, spero che nessuno dei difensori pensi che è una domanda suggestiva - c'è mai entrato di mezzo la storia di un binocolo all'infrarosso?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io glielo stavo dicendo poco fa, solo che poi...
A un dato punto poi lui porta un binocolo a raggi infrarossi e che poi noi abbiamo capito che lui l'avrebbe comprato forse da qualche marocchino o qualcuno. Perché poi noi l'abbiamo ritrovato ugualmente e l'abbiamo regalato. Però quello che Bellini ci ha dato dovrebbe essere nel covo di, in Contrada Giambascio, dove sono stati trovati tutto l'arsenale per conto mio.
PUBBLICO MINISTERO: Che lei sappia, Bellini e Gioè si sono mai incontrati alla cava Buttitta?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. L'incontro alla cava Buttitta viene dopo la collaborazione di Marchese Giuseppe, in quanto già il Gioè è braccato dalle Forze di Polizia, quindi non va più ad Altofonte, ma comincia a girare con certe precauzioni e sceglie i posti dove lui non può essere individuato. E fanno l'appuntamento alla cava Buttitta.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi - non solo alla Corte, ma anche a me - tra Altofonte e la cava Buttitta, c'è molta distanza? Siamo in altro territorio?
IMPUTATO Brusca G.: No, siamo sempre sul territorio Altofonte: quattro, cinque, sei, sette chilometri, ma non più di tanto. Da quattro-cinque chilometri. Cioè, che si trova sulla statale da Altofonte che va a Piana degli Albanesi e precisamente si trova, in linea d'aria, a 500, un chilometro dalla casa di Mario Santo Di Matteo in Contrada Rabbottone (?).
PUBBLICO MINISTERO: Lei ci ha spiegato che, in un certo periodo, i rapporti tra Bellini e Gioè erano anche frequenti, cioè che si vedevano ripetutamente.
Questi incontri, per quanto lei ricorda, si svolgevano perché era Bellini che li chiedeva e quindi contattava Gioè e diceva: 'guarda, fra tre giorni vengo a trovarti, sono in Sicilia, ci sei'? Ovvero, era anche Gioè che suscitava, sollecitava questi incontri con Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: No, le sollecitazioni da parte di Gioè diventarono di più quando il Bellini doveva dare i soldi: 'la settimana prossima scendo'. Ci sentivamo un po' presi in giro, ma per i soldi della cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì
IMPUTATO Brusca G.: Perché per il discorso dei quadri lui si trincerava: 'vedi non mi hanno dato risposta, mi hanno dato risposta', quindi non possiamo pressare più di tanto. Anche se, sempre se con la cocaina noi pensavamo che addirittura lui aveva i soldi dallo Stato e ce li dava.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Tanto è vero che i soldi che lui ci dava, non è che subito li spendevamo. Stavamo attenti perché potevano essere segnalati. Avevamo tanti sospetti. Prendevamo pure le precauzioni dei soldi che lui ci dava.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di fatto denaro ve ne ha mai consegnato?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, lui il primo chilo ce lo pagò, a 15, a 10, a 20 milioni, a volte in tre o quattro rate pagò il primo chilo di cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma, a quello che capisco, poi Gioè non riuscì a farsi pagare il secondo chilo?
IMPUTATO Brusca G.: No, non riuscì a farsi pagare il secondo chilo perché venne arrestato. Ma ci fu un momento che il Gioè aveva perso le staffe e lo minacciò di brutto, ma per la cocaina, cioè per i soldi che lui doveva dargli: 'sto venendo, domani mattina parola d'onore'.
E Gioè gli ha detto: 'vedi che con la tua parola d'onore io ci gioco a scopa, perlomeno mi lavo...' perché Gioè li aveva questi scatti di impulsività.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo vuol dire che Bellini a un certo punto cominciava a non farsi trovare più da Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Non si faceva trovare, ma per la cocaina, non per i contatti dei quadri, o per quello che era lo scambio delle opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: 'Sto venendo, la settimana prossima, sto arrivando'. E Gioè si incavolò, a dire: 'ma chi mi prende in giro? Chi...'
E infatti anche qui abbiamo cominciato a dire: 'va be', sei poco serio, sei poco...' cioè, cominciavamo a pensare di non averci più a che fare.
Però siamo a giorni, settimane prima che Gioè venisse arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sembrerebbe, almeno ne è stato parlato in quest'aula, che tra Bellini e Gioè ci fosse un appuntamento proprio per il penultimo giorno dell'anno del 1992. Un appuntamento questa volta a Palermo al Motel Agip, o nelle vicinanze del Motel Agip. A lei risulta una circostanza di questo genere?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Ripeto, poi gli appuntamenti non si sono fatti più ad Altofonte, cioè al distributore di benzina che il Gioè aveva. Ma si facevano a Palermo, ad Altofonte. Per non andare ad Altofonte, perché il Gioè era già sotto osservazione, cioè sotto controllo di Forze di Polizia e quindi si vedevano dove loro avevano gli appuntamenti, dove loro...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei di questo appuntamento di cui io sto parlando, le risulta che poi andò a vuoto perché Bellini si presentò e invece Gioè non si presentò all'incontro?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè, guardi... Gioè per non prese... per quello che io lo conosco, per non presentarsi agli appuntamenti, o agli incontri, lo dovevano arrestare, o doveva essere con tutte le gambe rotte. Ma con tutte le gambe rotte avrebbe trovato il sistema per andare all'appuntamento. Cioè, sotto questo punto di vista è stravagante, ma precisissimo sotto ogni punto di vista. Anzi, anticipava sempre negli appuntamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Si presentava insomma più che puntuale.
IMPUTATO Brusca G.: Sempre. Anticipava sempre. Non mancava mai a qualche appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, avete mai considerato la possibilità, o l'opportunità di andare a verificare se era vero quello che aveva Bellini detto fin dall'inizio e cioè che aveva da recuperare crediti da una parte, dall'altra, da quell'altra ancora, in una città?
IMPUTATO Brusca G.: A un dato punto noi, per verificare... questo siamo un po' all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Per verificare quello che lui diceva, ma anche qui abbiamo... se lui viene vuol dire che sarà vero. Parlando di recupero crediti, non recupero crediti, dice: 'se mi date una mano d'aiuto io sono a disposizione, di qua, di là, a destra, a sinistra, l'utile ce lo dividiamo'. Al che, a Gioè viene e dice: 'mi ha fatto questo tipo di proposta, al che valutiamo...'
'Va be', fatteli dare', questo fatto. Che era un debito che lui doveva incassare a Catania. A un dato punto: 'fatteli dare, anche per vedere se questa ditta esiste, questa ditta chi è, chi non è'. Anche se noi pensavamo che l'avremmo trovata, perché se lui si poteva appoggiare su fatti concreti.
PUBBLICO MINISTERO: O se era una messinscena.
IMPUTATO Brusca G.: Dico, noi volevamo vedere. Ma no perché ci interessavano i soldi, ma per vedere realmente se questa ditta aveva fondamento o no. E ce li siamo fatti dare.
Ci siamo interessati con i catanesi, ci ha detto che è una persona che non potevano avvicinare e abbiamo subito tagliato, non siamo... non è possibile e subito abbiamo tagliato i rapporti.
Abbiamo pensato pure che può darsi che questa ditta, che si trova in Sicilia, sia creata ad hoc per la copertura, quindi di fiducia, dei Servizi Segreti. Cioè, noi mettevamo sempre la struttura dei Servizi Segreti, quindi un punto di appoggio a Catania. Quindi, se poi che la troviamo, sarà coperta da questa struttura.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei ha mai avuto notizia del fatto se qualcuno, in concreto - non come discorso così, programmatico, ma in concreto - qualcuno intendo dire riconducibile a Cosa Nostra eh, è ovvio, ha mai pensato di andare, adopro un'espressione e la Corte mi scuserà, a rompere le corna a Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: No, mai. Dopo che fu... che non siamo stati più in condizione di poterlo ritrovare e proprio per non... ho preferito perdere i soldi, non avere più contatto perché mi spaventava di rovinare Mario Gioè, visto che una volta, due volte non siamo stati più in condizione di trovarlo, dicevo: 'Mario taglia, non ne parliamo più, non se ne parla più, è finito', cioè ci siamo dimenticati il Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: A lei risulta se Gioè lasciò scritta una lettera che menzionava anche il rapporto con Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Io, quando ci fu il suicidio di Gioè, per un attimo pensai alla fine di Sindona, cioè nel senso che gli hanno fatto fare la fine di Sindona, dell'altro che ho menzionato poco fa.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che era un suicidio finto. Pensò che fosse un suicidio finto.
IMPUTATO Brusca G.: Un suicidio finto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che...
IMPUTATO Brusca G.: Però gli ho detto... Mi è passato per la mente, però gli ho detto che... le ho detto sempre che non credevo al suicidio finto in quanto Gioè, per il suo modo di pensare, per la sua estrosità, che si ispirava a un fatto che io, me lo raccontava lui, quelli che si mettevano la capsula di veleno in bocca, quando si vedeva costretto, cioè schiacciava e si ... E quindi moriva.
Quindi nella sua mente già viaggiava questa idea del suicidio.
Al che, come gli ho detto, lui manda a dire che gli fanno la proposta di collaborare, non collaborare, talmente è espansivo, chiamiamolo pazzo, che gli dicono: 'se lei vuole collaborare, vuole parlare con il dottor De Gennaro'.
E lui dice: 'datemi una pistola che io ci parlo'.
Quindi mai e poi mai io pensavo che il Gioè né avrebbe collaborato e neanche l'avrebbero suicidato.
Poi, secondo me, lui ha capito che il Di Matteo e il La Barbera stavano cominciando a collaborare, o perlomeno aveva intuito qualche cosa, che si trovava a Roma, a Rebibbia insieme - La Barbera e il Gioè - quindi lui capisce che c'è qualcosa che non va, per la nostra ricostruzione e per la mentalità dello Gioè. E siccome il La Barbera era un po' messo fuori famiglia e fu... no fuori famiglia, un po' posteggiato. E quello che fece rientrare a La Barbera nel giro fu Gioè e non, per come... non perché smentire il La Barbera, per carità di Dio. Perché il La Barbera dice che ci andò il Bagarella a fargli visita a casa e da quel momento in poi fu rimesso in gioco. Ma bensì fu rimesso in gioco dai rapporti tra me e Gioè. Essendo che da me e il Gioè il La Barbera fu rimesso in gioco.
Essendo che è stato lui a rimettere in gioco La Barbera, lui sentendosi in colpa...
PUBBLICO MINISTERO: Perché aveva ipotizzato che La Barbera potesse collaborare, questo sta dicendo?
IMPUTATO Brusca G.: C'era qualche cosa che non andava, quindi si suicidò.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: E ha scritto una lettera alle Autorità, ai familiari, non so a chi l'ha scritto. Io di questa lettera purtroppo non sono venuto mai a conoscenza, tranne quei pezzettini sui giornali.
Poi, quando me l'avete letta, prima un pezzo e gli avevo dato un'interpretazione. Però quando poi me l'avete letta tutta, io gli do l'interpretazione che il Gioè gli dà la stessa interpretazione nostra. Nel senso che: 'andate a cercare Bellini, perché tutto questo guaio viene Bellini'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Perché l'ispirazione era Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Questo l'ho capito.
Ma quando si dice "questo guaio", riferito a che cosa?
IMPUTATO Brusca G.: Guaio nel senso che Cosa Nostra aveva combinato tanti guai, nel senso che aveva fatto gli attentati, aveva creato qualche attentato, già c'era stato l'attentato a Costanzo. Gioè capì subito da dove potevano venire i discorsi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma mi scusi tanto. Tra Bellini e Costanzo che rapporto c'è? Tra Bellini e Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: No, tra Bellini e Costanzo. Costanzo... era successo l'attentato a Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Gioè ripeto, è una persona intuitiva. Non mi ricordo se già erano successi gli attentati contro le opere d'arte, non glielo so...
PUBBLICO MINISTERO: Io le posso dire di sì.
IMPUTATO Brusca G.: Oh. Il Gioè intuendo i discorsi, capisce che lui si sente responsabile. Si sente responsabile e individua in Bellini l'ispiratore di quello che stava succedendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che io conosco al Gioè. Perché l'ho conosciuto io... con Gioè, a parte che lo conoscevo, ma ci ho vissuto due anni, due anni e mezzo, proprio contatto fisico giorno per giorno e valutavamo ogni parola. Io mi ci confidavo perché ripeto, era stravagante e quando si metteva a parlare non la finiva più. Però di un'intuizione, di un'intelligenza non indifferente.
Tant'è vero che le intercettazioni di via Ughetti sono state fatte perché lui si metteva a parlare e non...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sulla base della conoscenza personale, che a quanto ben si comprende durava da anni, tra lei e Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, due anni stretto, proprio...
PUBBLICO MINISTERO: E poi, sì, un rapporto anche intenso sul piano personale.
Lei attribuisce a quell'accenno che nella lettera di Gioè è chiaro in relazione alla persona di Bellini, attribuisce l'intendimento di Gioè di indicare Bellini come il soggetto che stava a monte di tutta questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, un paragone. Se non sarei in un'aula di Giustizia e dovrei fornire le prove di potere dimostrare questo e ragionando con la mentalità di Cosa Nostra, ci sarebbe la possibilità di poter uccidere Bellini, Bellini sarebbe morto, perché è stato responsabile di tutto questo fatto. Cioè, bastava questa parola, che Gioè mandava a dire questa parola, per noi potere capire tutto.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, però sulla base sempre della conoscenza stretta che lei aveva con Gioè, l'indicazione che Gioè dava sul conto di Bellini, come, ripeto, figura che stava sulla linea di partenza di tutta la vicenda degli attentati, abbia pazienza, nello stesso tempo finiva per dare agli investigatori la possibilità di identificare anche le persone con le quali Bellini aveva avuto contatti.
IMPUTATO Brusca G.: Certo. Ma colpiva l'altro lato... ci colpiva gli uomini dello Stato, non colpiva Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: E perché no? Non lo capisco questo.
IMPUTATO Brusca G.: Da questo lato, Gioè mica ha fatto nomi né di Giovanni Brusca, né nome di La Barbera, non ha fatto nomi... Ma io gliel'ho detto, ma inizialmente ci si poteva individuare... non c'era bisogno della lettera, chiedo scusa.
Chi dava l'indicazione sapeva che Gioè era mandamento di San Giuseppe Jato, quindi sapeva Gioè a chi apparteneva. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
IMPUTATO Brusca G.: Però rimaneva Bellini-Gioè.
Chi conosceva la situazione di Bellini dall'altro lato e si voleva fare giustizia, si voleva fare chiarezza, si poteva individuare. Cioè, io così la interpreto.
Da questo atto rimanevano ipotesi, non c'era un minimo di prova.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei ha mai pensato di utilizzare in qualche maniera specifica Bellini per ottenere i risultati che si era proposto, specificamente per l'episodio di Boboli?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, cioè a dire: ha mai pensato all'episodio di Boboli verificatosi: ora mando tizio - Gioè era ancora in libertà - a cercare Bellini perché faccia questo o quest'altro, o telefoni, o si informi, ci racconti, ci illustri?
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Noi non abbiamo detto a Bellini: abbiamo fatto questo.
Noi aspettavamo che la notizia uscisse fuori, o chi di competenza dall'altro lato conosceva che mandavano loro da noi per cominciare a trattare. Ma oltre che non è uscita la notizia fuori, cioè la cosa è rimasta bloccata, non se n'è avuta notizia né di cronaca né di stampa, di nessuna natura, al Bellini, che io ricordi, non ce ne abbiamo mai parlato.
Tranne che se ce ne parlò Gioè non glielo so dire. Ma non credo che Gioè gliene abbia parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ritenne che la cosa migliore da fare era restare in attesa...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che si muovesse qualcosa dall'altra parte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Mi pare di averle chiesto ieri se l'episodio di Boboli rimase isolato, come azione concretamente eseguita. E mi pare che lei mi abbia già risposto dicendo: sì, è l'unico episodio che rientrava nella linea di azione, la linea strategica che...
IMPUTATO Brusca G.: Dove io mi sento responsabile, cioè che io sono a conoscenza del fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io ho bisogno di capire ancora qualche cosa.
All'epoca in cui si verifica l'episodio di Boboli lei si ripromette ancora di fare, di ottenere determinati risultati, eventualmente - eventualmente - utilizzando Bellini. E' esatto questo? Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Quando viene fatto la bomba a mano, cioè i proiettili...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... di artiglieria, poi messo nel Giardino di Boboli, da qui già era, poteva essere un'iniziativa per cominciare a trattare con Bellini per cominciare a vedere un po' il quadro della situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a questa epoca, quella trattativa che lei portava avanti negli interessi esclusivamente di suo padre Bernardo, in che situazione era?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che siano interrotti. Credo siano interrotti, perché io ho avuto l'appuntamento con Messina Denaro Matteo prima, a Castelvetrano, non avevo avuto ancora il pezzo da potere mandare...
PUBBLICO MINISTERO: Proporre.
IMPUTATO Brusca G.: ... da proporre; nel frattempo però già era successo Pianosa e l'Asinara, quindi il discorso di mio padre si era arenato, quindi si era bloccato, però va avanti per cominciare gli attentati, l'intimidazione con questo piccolo fatto, per poi proseguire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. L'altro aspetto del problema che ho bisogno di capire è questo: nel portare avanti la sua trattativa nell'interesse esclusivo di suo padre, lei ha detto che aveva informato Riina, che le aveva dato l'autorizzazione.
Ecco, ma non siamo nello stesso periodo in cui Riina coltiva la sua trattativa?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Riina già siamo nel periodo in cui lui tratta per i fatti suoi.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Ma fu preso in considerazione - da lei o da Riina eventualmente, o da Bagarella, se di queste cose, come apprendiamo, era al corrente - fu presa in considerazione la possibilità che le due trattative fossero in qualche modo in contrasto o potessero non armonizzarsi tra di loro?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, oggi le posso dire tante cose, ma allora - allora - io camminavo per una strada e Riina ne aveva un'altra.
Io non sapevo quella di Riina, Riina sapeva quella mia. Però Riina sapeva Bellini, Servizi Segreti, questo personaggio strano, quindi non è che sapeva tutti i retroscena Bellini. Come d'altronde non lo sapevamo noi; noi avevamo sospetti.
Le posso dire parole da Salvatore Riina, cioè nel momento in cui io gli chiedo che si dice, che non si dice per la trattativa del papello - e credo che nessun collaborante fino alla giornata abbia parlato di una cosa del genere - mi dice pure, dice: 'mi vogliono portare a 'sto boss, ma è un pazzo, non ci voglio avere a che fare'.
Cioè, a livello politico ancora non aveva trovato nessun aggancio.
Quindi io intuisco che politicamente non c'è nessun aggancio - e siamo ancora nel '92, Forza Italia non esisteva nella maniera più categorica - bene o male il nostro obiettivo l'avevamo raggiunto con l'eliminazione del dottor Falcone, in quanto l'onorevole senatore a vita Andreo... dottor, senatore a vita Giulio Andreotti non venne Presidente della Repubblica, perché si parlava che doveva andare a fare il Presidente della Repubblica, quindi si cercavano nuovi... nuovi agganci.
Nuovi agganci che poi, come le ho detto, si sono fatti sotto, e quello che poi le ho spiegato ieri.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ma io volevo sapere, più specificamente, se... intanto volevo sapere se fu presa in considerazione la possibilità che la trattativa quella che faceva lei a titolo ormai personale e la trattativa...
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Non abbiamo mai parlato...
PUBBLICO MINISTERO: ... potevano essere in contrasto, in conflitto.
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Qualche piano di Riina poteva essere pregiudicato dal fatto che lei si gestiva questa storia.
IMPUTATO Brusca G.: No, perché se Riina aveva, sapeva che gli avrei portato difficoltà mi avrebbe bloccato, io ero bloccato, senza nessun...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Senza nessun problema.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa la...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, tranquillamente.
Ma io infatti le ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, dopo poi me lo dice.
Per completare il quadro. Così come ho bisogno di capire: questa sua strategia di azioni dimostrative o azioni intimidatorie fu calcolato se poteva essere in contrasto, infastidire, pregiudicare la trattativa che Riina portava avanti?
IMPUTATO Brusca G.: Io non la potevo valutare, in quanto io tutto quello che era nelle mie mani l'aveva Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi lui valutava se andare avanti o meno.
Se Salvatore Riina mi avrebbe detto: blocca tutto, io avrei bloccato tutto. E si trattava di mio padre, ma ancora l'avrei bloccato.
PUBBLICO MINISTERO: La trattativa sì, ma io sto parlando delle azioni intimidatorie, Boboli e quelle che dovessero...
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Anche se... Sapeva tutto. Non è che uno andava a fare una cosa del genere senza che lui la sapesse.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, io facevo tutto e prima o dopo lo mettevo al corrente. Se erano cose di una certa... di una notevole importanza... Cioè, della della bomba a mano mi sono preso la responsabilità assieme a Bagarella, dire: vai a farlo. Ma era una cosa stupida.
Ma se al posto della bomba a mano era di andare a mettere 100 chili, 200 chili di tritolo, prima avrei discusso al cento per cento con Salvatore Riina, a dire: possiamo? E saremmo partiti.
Quindi, lui gestiva tutta la situazione.
E, scusi, quando fu nel mese di agosto, che io dovevo colpire un uomo d'onore, cioè non era uomo d'onore, ma un piccolo malavitoso del gruppo Zicchitella (?), e pensai di...
PUBBLICO MINISTERO: Adoprare l'autobomba.
IMPUTATO Brusca G.: ... adoprare l'autobomba, prima di compiere l'attentato, che anche se era un piccolo criminale sempre un'autobomba era, sono andato a chiedere il permesso a Salvatore Riina. Ma non perché non lo potevo fare, perché se erano altri tempi io l'avrei fatto senza nessun problema. Perché, conoscendo Salvatore Riina non mi avrebbe messo i bastoni fra le ruote o in nessun modo. Ma sapendo che bene o male, non so lui cosa faceva, cosa non faceva, prima di fare una cosa del genere dico: 'la posso fare, o andiamo a disturbare?'. Dice: 'non ci sono problemi, vai avanti'.
Ed è precisamente quella frase che il Gioacchino La Barbera dice: 'A Sarajevo muoiono tanti bambini...'. Cioè, il punto è questo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, la frase che Gioacchino La Barbera attribuisce a Salvatore Riina...
IMPUTATO Brusca G.: In quell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Perché qualcuno disse: ma far scoppiare un'autobomba può fare uccidere anche i bambini.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo l'episodio?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quella sarebbe stata la risposta di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: 'Anche a Sarajevo muoiono i bambini e quindi posson morire anche nelle piazze della Sicilia'. Questo...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito? E' così?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, così.
PUBBLICO MINISTERO: Bisogna stare attenti, perché lei ha fatto tantissimi interrogatori con me...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, chiarissimo. Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma però risponde alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Anche se le domande, per il momento, le pongo io...
IMPUTATO Brusca G.: Era sottointeso.
PUBBLICO MINISTERO: ... poi le porranno i difensori.
Presidente, perché non sospendiamo a questo punto?
PRESIDENTE: Benissimo. Riprendiamo alle 15.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.

PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio, Presidente.
Senta, Brusca, se non mi sbaglio, proprio uno degli ultimi argomenti affrontato da varie angolazioni dell'udienza di stamane, è stato quello della torre di Pisa eletta a bersaglio di azioni criminali. Che, per altro, lei dice non sono mai entrate in una fase di definizione e quindi di programmazione.
Ho bisogno di fare una domanda molto semplice: questo accenno che lei recepì, che lei raccolse, alla torre di Pisa come possibile obiettivo, che fa capo a quella certa conversazione che lei ascoltò, ecco, dopo averla ascoltata questo, ripeto, questo argomento, questo possibile obiettivo, è entrato a far parte anche dei successivi discorsi che sono stati fatti?
E tanto per rendere la domanda più concreta, lei all'inizio dell'esame ha parlato di varie riunioni che sono state fatte nella casa di Sangiorgi a Santa Flavia, che hanno visto la presenza sua, di Bagarella e di Gioè e ancora di Gioacchino La Barbera, ecco, anche in occasione di queste riunioni successive questo discorso della torre di Pisa è stato ripreso più o meno accademicamente, oppure è rimasto confinato a quel colloquio tra Bellini e Gioè che lei udì?
IMPUTATO Brusca G.: No, il discorso della torre di Pisa era sempre quasi al centro dell'attenzione. Cioè, era l'argomento principale come paragone da portare sempre avanti. Perché era un simbolo non indifferente.
E quindi...
Perché si parlava, per dire, se una mattina arrivano e non trovano più la torre di Pisa... E quindi era l'obiettivo numero uno che si parlava come fatto monumentale, storico, nei nostri discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, siccome lei ha detto di aver sempre aggiornato sostanzialmente Salvatore Riina di tutto quello che rientrava nella vicenda con Bellini, lei ricorda specificamente di aver mai illustrato a Riina quello che aveva lei, con i suoi orecchi, ascoltato in quel colloquio tra Bellini e Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Onestamente non ho ricordi se questo particolare fu portato anche a Salvatore Riina per bocca mia.
Però, che Riina era a conoscenza che io stavo trattando con questa persona...
No, no, della torre di Pisa, onestamente le debbo dire non me lo ricordo, ma neanche lo posso smentire, per carità di Dio!
Però, ripeto, siccome assieme a me assisteva anche Leoluca Bagarella, può darsi che se non gliel'ho detto io, magari l'ha saputo dire il cognato.
Però io non ho memoria al cento per cento di avere raccontato questo particolare a Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito.
Ecco, io ora tutto questo argomento lo lascio.