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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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Allora, proprio agganciandomi a questa sua dichiarazione le faccio questa domanda: prima che comparisse sulla scena dei rapporti intrattenuti da Cosa Nostra - o per lo meno dalle persone di Cosa Nostra che lei conosce, che lei conosceva - si era mai pensato alla possibilità di compiere azioni criminali contro beni o in genere contro l'interesse dello Stato per l'integrità, la conservazione del patrimonio storico, del patrimonio artistico, del patrimonio architettonico?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, partendo dal primo omicidio eccellente che io ho fatto, e poi per quelli che sono stati fatti prima che io cominciassi a compiere degli omicidi eccellenti, cioè dal colonnello Russo in poi, e prima di me chi li aveva commessi - quindi vent'anni, trent'anni di storia - sono stati sempre uccisi uomini dello Stato: carabinieri, magistrati, poliziotti. Sempre uomini dello Stato, cioè uomini delle istituzioni.
Non avevo mai sentito parlare dalla mafia, cioè da mio padre, da Salvatore Riina, tutte le persone che conoscevo, di compiere attentati verso le opere d'arte, verso il patrimonio artistico dell'Italia. Cioè, hanno sempre eliminato l'avversario fisico. La prima volta che noi, per lo meno io vengo a conoscenza di questo tipo di attentati, di questo tipo di colpire questi... di questi fatti è questa la prima volta.
Le spiego subito il perché. Perché il Bellini insieme a Gioè dice: se tu vai a eliminare una persona, se ne leva una e ne metti un'altra. Se tu vai a eliminare un'opera d'arte, un fatto storico, non è che lo puoi andare a ricostruire, quindi lo Stato ci sta molto attento, quindi l'interesse è molto più della persona fisica.
E questo è un dato, un particolare che non ho detto, perché non è stato mai toccato.
Ma anche questo argomento ci spiegava il Bellini. Cioè, se tu vai a eliminare una persona fisica, leva quello e ne metti un altro. Non hai risolto niente.
Al contrario della mentalità di Cosa Nostra, perché noi gli obiettivi da eliminare erano sempre le persone fisiche. Nel '92 c'era Martelli, c'era il dottor Pietro Grasso, c'era Vizzini, c'era Mannino, c'era tutta una serie di personaggi, per quelli che io conoscevo, marzo '92, le decisioni sono del marzo '92. Marzo '92 non si è parlato di andare a toccare né la torre di Pisa, né gli Uffizi, né Milano, né Roma. Mai di questo fatto.
Comincia a venire nella nostra mente, per quello che sono le mie conoscenze, frutto di queste conversazioni con Bellini.
Prima d'ora, che io conosco la storia, la mafia ha eliminato sempre i suoi obiettivi fisici. Mai strutture.


PUBBLICO MINISTERO: Esiste un qualche analogo rapporto tra la vicenda Bellini e i fatti di strage del '92?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, spero di avere capito bene...
PUBBLICO MINISTERO: Se vuole gliela riformulo.
Lei ha detto: fra gli attentati alle opera d'arte, agli Uffizi come altrove, e la vicenda Bellini c'è questo punto di collegamento.
Prima che arrivasse Bellini a Altofonte, a parlare con Gioè, per quanto io ne so Cosa Nostra non aveva mai pensato di colpire lo Stato in questo modo.
IMPUTATO Brusca G.: Ci sono i fatti che lo dimostrano.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E allora lei una relazione tra la vicenda Bellini e i fatti di cui si occupa questo processo la vede, la vedeva all'epoca, e ci spiega il perché di questa sua valutazione.
Io le chiedo: una qualche relazione lei l'ha mai intravista tra la vicenda Bellini e i fatti del '92? Questa volta le stragi palermitane.
IMPUTATO Brusca G.: Per me sono due cose completamente distinte e separate.
Cioè le stragi del '92, le ho detto pure che Salvatore Riina avrebbe avuto una trattativa con lo Stato, o prima o dopo. Paradossalmente, quali siano stati i risultati, Falcone e Borsellino venivano eliminati comunque, ma non nel '92, ma bensì già da vecchia data.
Gli altri obiettivi... erano l'ago della bilancia, per future, eventuali trattative.
La vicenda Bellini, per come già le ho spiegato, assieme a me assisteva anche Bagarella e quindi Bagarella era a conoscenza di tutto e per tutto.


PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Brusca, perché mi sta portando in questa... Io avevo fatto una domanda diversa. Cioè le avevo chiesto se c'erano punti di contatto fra la vicenda Bellini e la vicenda delle stragi di Palermo nel '92.
IMPUTATO Brusca G.: Per me no. Per me no. Cioè, sono due cose completamente distinte e separate.


IMPUTATO Brusca G.: E ha scritto una lettera alle Autorità, ai familiari, non so a chi l'ha scritto. Io di questa lettera purtroppo non sono venuto mai a conoscenza, tranne quei pezzettini sui giornali.
Poi, quando me l'avete letta, prima un pezzo e gli avevo dato un'interpretazione. Però quando poi me l'avete letta tutta, io gli do l'interpretazione che il Gioè gli dà la stessa interpretazione nostra. Nel senso che: 'andate a cercare Bellini, perché tutto questo guaio viene Bellini'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Perché l'ispirazione era Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Questo l'ho capito.
Ma quando si dice "questo guaio", riferito a che cosa?
IMPUTATO Brusca G.: Guaio nel senso che Cosa Nostra aveva combinato tanti guai, nel senso che aveva fatto gli attentati, aveva creato qualche attentato, già c'era stato l'attentato a Costanzo. Gioè capì subito da dove potevano venire i discorsi...



IMPUTATO Brusca G.: Gioè ripeto, è una persona intuitiva. Non mi ricordo se già erano successi gli attentati contro le opere d'arte, non glielo so...
PUBBLICO MINISTERO: Io le posso dire di sì.
IMPUTATO Brusca G.: Oh. Il Gioè intuendo i discorsi, capisce che lui si sente responsabile. Si sente responsabile e individua in Bellini l'ispiratore di quello che stava succedendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che io conosco al Gioè. Perché l'ho conosciuto io... con Gioè, a parte che lo conoscevo, ma ci ho vissuto due anni, due anni e mezzo, proprio contatto fisico giorno per giorno e valutavamo ogni parola. Io mi ci confidavo perché ripeto, era stravagante e quando si metteva a parlare non la finiva più. Però di un'intuizione, di un'intelligenza non indifferente.
Tant'è vero che le intercettazioni di via Ughetti sono state fatte perché lui si metteva a parlare e non...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sulla base della conoscenza personale, che a quanto ben si comprende durava da anni, tra lei e Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, due anni stretto, proprio...
PUBBLICO MINISTERO: E poi, sì, un rapporto anche intenso sul piano personale.
Lei attribuisce a quell'accenno che nella lettera di Gioè è chiaro in relazione alla persona di Bellini, attribuisce l'intendimento di Gioè di indicare Bellini come il soggetto che stava a monte di tutta questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, un paragone. Se non sarei in un'aula di Giustizia e dovrei fornire le prove di potere dimostrare questo e ragionando con la mentalità di Cosa Nostra, ci sarebbe la possibilità di poter uccidere Bellini, Bellini sarebbe morto, perché è stato responsabile di tutto questo fatto. Cioè, bastava questa parola, che Gioè mandava a dire questa parola, per noi potere capire tutto.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, però sulla base sempre della conoscenza stretta che lei aveva con Gioè, l'indicazione che Gioè dava sul conto di Bellini, come, ripeto, figura che stava sulla linea di partenza di tutta la vicenda degli attentati, abbia pazienza, nello stesso tempo finiva per dare agli investigatori la possibilità di identificare anche le persone con le quali Bellini aveva avuto contatti.
IMPUTATO Brusca G.: Certo. Ma colpiva l'altro lato... ci colpiva gli uomini dello Stato, non colpiva Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: E perché no? Non lo capisco questo.
IMPUTATO Brusca G.: Da questo lato, Gioè mica ha fatto nomi né di Giovanni Brusca, né nome di La Barbera, non ha fatto nomi... Ma io gliel'ho detto, ma inizialmente ci si poteva individuare... non c'era bisogno della lettera, chiedo scusa.
Chi dava l'indicazione sapeva che Gioè era mandamento di San Giuseppe Jato, quindi sapeva Gioè a chi apparteneva. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
IMPUTATO Brusca G.: Però rimaneva Bellini-Gioè.
Chi conosceva la situazione di Bellini dall'altro lato e si voleva fare giustizia, si voleva fare chiarezza, si poteva individuare. Cioè, io così la interpreto.
Da questo atto rimanevano ipotesi, non c'era un minimo di prova.