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Processo per la strage di Via dei Georgofili
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UDIENZA 24.9.1997

*TESTE Annacondia: Annacondia Salvatore. Nato a Trani il 21/10 del 1957.
PRESIDENTE: Bene. P.M.?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, noi abbiamo citato Annacondia per essere sentito come testimone. Quindi, non nella formula solita del 210, ma appunto come teste. Quindi...
PRESIDENTE: Benissimo. Gli fate leggere allora la formula dell'impegno?
Deve aggiungere allora, per favore, in che luogo risiede, se lo può dire.
TESTE Annacondia: Risiedo presso il Servizio Centrale di Protezione Roma.
PRESIDENTE: Benissimo. Vuole leggere questa formula?
TESTE Annacondia: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Ecco, ora risponda alle domande che le farà il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Signor Annacondia, buongiorno. Io sono il dottor Nicolosi.
TESTE Annacondia: Buongiorno, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, vuol dire alla Corte quali sono i motivi per cui lei si trova in regime di protezione?
TESTE Annacondia: I motivi che io mi trovo in questo regime è dovuto dalla mia collaborazione che iniziò nel 1992, ottobre. Ma, formalmente, dal 1 di gennaio del '93.
Dopo la mia collaborazione, data la magistratura, mi fu applicato il programma di protezione.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei aveva, per l'appunto, fatto parte di qualche organizzazione criminale?
TESTE Annacondia: Io fui riconosciuto come capofamiglia da Michele Rizzi.
Io non è che facevo parte. Io avevo una grossa organizzazione mia, personale.
PUBBLICO MINISTERO: Qual era questa organizzazione? Aveva un nome, voglio dire.
TESTE Annacondia: Mah, il nome non aveva la mia organizzazione. Anche perché eravamo già in procinto di allargare il circuito della famiglia.
Io ero stato riconosciuto da Michele Rizzi ed era un esponente pugliese, ma lui era comparato con le famiglie palermitane, Cosa Nostra, ma non la generazione dei corleonesi, ma quella prima, la perdente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, in relazione a questi fatti per cui lei ha iniziato la sua collaborazione, quindi già diversi anni addietro, è stato già giudicato?
Qual è la sua posizione, ecco.
TESTE Annacondia: Attualmente sto scontando delle pene definitive.
Sono agli arresti con la detenzione domiciliare.
Sto scontando pene definitive che vanno dall'associazione di tipo mafioso, al traffico di stupefacenti, di armi, omicidi, ed altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei, rispondendo alla mia prima domanda, ha detto che ha iniziato a collaborare, diciamo, fra l'ottobre del '92 e il gennaio del '93.
Vuol dire alla Corte in epoca anteriore all'ottobre '92 dove si trovava? Se era detenuto, e dove si trovava detenuto?
TESTE Annacondia: Io sono stato detenuto nel carcere di Larino fino al 1 di gennaio '93.
Prima di questa data sono stato detenuto a Rebibbia col 41-bis. Iniziamo in ordine: fui trasferito da Foggia dopo, la notte stessa della morte del giudice Borsellino, fui trasferito ad Ascoli Piceno e fui applicato il 41-bis.
Da Ascoli Piceno fui trasferito all'Asinara. Poi, per motivi perché avevo un'udienza preliminare a Trani, fui trasferito a Carinola.
Da Carinola iniziai proprio formalmente la collaborazione, perché era già stato messo in atto... perché avevo mandato i segnali per iniziare a collaborare con la Giustizia, da prima della morte di Paolo Borsellino.
Come le stavo dicendo, da Carinola, iniziai a collaborare, a fare i primi verbali e fui trasferito a Rebibbia.
Da Rebibbia a Trani per l'udienza preliminare, che fu rinviata, quella del 29 settembre, al 21 dicembre del '92. E poi fui trasferito da Trani, il 21 dicembre, dopo finita l'udienza preliminare, la sera stessa, mi portarono al carcere di Larino.
E là rimasi fino al 1 gennaio '92, dove ottenni...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo '93.
TESTE Annacondia: '93. Ottenni la detenzione extra carceraria presso gli uffici della DIA di Bari.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, benissimo. Lei ci ha dato queste indicazioni sulle, diciamo, sui suo spostamenti nell'ambito del circuito carcerario.
Lei ha detto: la stessa notte della strage di via D'Amelio, lei venne trasferito...
TESTE Annacondia: Ad Ascoli Piceno.
PUBBLICO MINISTERO: ... ad Ascoli Piceno.
Poi ha fatto riferimento anche, mi pare, ad un passaggio: da Ascoli Piceno all'Asinara.
TESTE Annacondia: Sono stato uno dei primi detenuti a mettere piede sull'isola dell'Asinara.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, in relazione a questa sua permanenza all'Asinara, ecco, riesce a collocarla nel tempo, rispetto al luglio, in che mese siamo?
TESTE Annacondia: Mese di agosto. Mi pare, dovrebbe trattarsi del 20 agosto quando ci trasferirono all'Asinara. Se non erro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, lei - ho capito bene - le venne immediatamente applicato il 41-bis?
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, in relazione a questa sua permanenza nel carcere dell'Asinara e poi nei successivi trasferimenti a cui lei ha fatto riferimento, ha avuto modo di apprendere notizie, informazioni, o che altro, in relazione...
TESTE Annacondia: Io, dottore proprio...
PUBBLICO MINISTERO: .. a qualche progetto criminale?
TESTE Annacondia: Sì. Proprio inerente a questa sua domanda, io riferii tutto al dottor Pirro della Procura Distrettuale Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: Piro, Piro.
TESTE Annacondia: Piro...
PUBBLICO MINISTERO: Piro.
TESTE Annacondia: ... di Roma. E fu proprio il giorno del mio trasferimento dall'Asinara, che dovevo andare per l'udienza preliminare che si doveva tenere il 29 di settembre, quel trasferimento lo feci insieme a Francesco Cucuzza, o Cocuzza, Cucuzza, una cosa del genere. E tale Vincenzo Rinaldi.
Quando arrivai sulla pilotina dei Carabinieri, ci incontrammo. Ma io non sapevo che lui stava all'Asinara, perché lui stava in un altro padiglione.
Quando arrivammo a imbarcarci sul traghetto che ci doveva portare a Civitavecchia, mi pare, nel frattempo che... già ci eravamo salutati, abbracciati e tutto, abbiamo parlato del più e del meno.
Quando salimmo sulla nave, in attesa che il maresciallo ci andava a prendere da mangiare, il Cocuzza mi mise a conoscenza del fatto che era stata presa la decisione che era arrivata un'imbasciata che, per via del 41-bis, le nostre restrizioni erano molto dure. E per far capire allo Stato che qui si faceva seria, bisognava mettere a conoscenza tutti i capifamiglia, gente responsabile, gente che aveva del potere nell'ambiente criminale, che bisognava attaccare i musei, opere d'arte. Proprio per far alleggerire il 41-bis, contro il 41-bis.
E ricordo che lui disse che i primi casini avrebbero successi in Sardegna e in Toscana.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la fermo un attimo a questo punto.
Lei ha parlato di questi due personaggi con cui lei aveva fatto il viaggio insieme.
Erano persone che lei conosceva già dalla libertà, questo Cocuzza e questo Rinaldi?
TESTE Annacondia: Il Rinaldi non lo conoscevo; il Cocuzza lo conoscevo molto bene, perché lui era molto legato al gruppo Giuliano di Forcella.
E proprio il Cocuzza, ricordo che nel 1989, per una tragedia messa da Tesse Vincenzo, un esponente andriese, di un gruppo di ex sequestratori, una tragedia messa nei confronti miei a Giuliano Salvatore, che era... lui stava scontando la semilibertà a Trani, al mio paese. E il Tesse aveva messo 'sta tragedia dicendo a Giuliano Salvatore che io avevo intenzione di ammazzarlo.
Subito il Giuliano prese subito la decisione lì per lì e disse: 'a questo punto non vedo il motivo perché Salvatore mi voleva ammazzare'.
Allora, disse: 'se mi viene a dire una cosa del genere, significa che qua c'è qualcosa che...'
Si decise una spedizione nei miei confronti.
Per fortuna che io, quel giorno, mi trovavo a Roma. Eravamo io e Rigano Nicola, che ci avevamo un processo in Cassazione.
Anche perché io non mi avrei aspettato mai niente dai Giuliano, anche perché eravamo in buoni rapporti. Solo che loro vagarono, non trovandomi.
Alla sera, Salvatore Giuliano, mise tutti questi tasselli uno per uno e capì che la situazione non gli quadrava.
Andarono a prelevare a 'sto Tesse e gli chiesero chi lo aveva detto che io lo volevo ammazzare.
E il Tesse aveva detto che un mio uomo gli aveva riferito a lui.
Fatto sta che alla mattina successiva Salvatore Giuliano, Cocuzza e altri due esponenti del gruppo Giuliano, mi vennero a trovare e Salvatore Giuliano mi mise a conoscenza del fatto che era successo il giorno prima. Non specificandomi il nome.
Perché disse: 'il nome non te lo posso dire io, Salvatore, ma bensì mio fratello Luigi'.
Io poi andai a Napoli, parlai con Luigi e Luigi mi dette nome e cognome chi era questa persona. E mi pregò che, di non ammazzarlo subito, ma almeno aspettare una ventina di giorni.
E io il ventesimo giorno ammazzai il Tesse Vincenzo. E mi legai questa grossa amicizia con il Cocuzza, perché il Cocuzza disse: 'compare, ero proprio io che ti dovevo ammazzare a te'.
E stringemmo questa grande amicizia con il Cocuzza.
E quando ci incontrammo col Cocuzza, nel trasferimento dall'Asinara, tutti e due fummo molto contenti di vederci. E il Cocuzza mi mise a conoscenza di questo fatto sapendo chi ero io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, benissimo. Lei ha fatto questa, diciamo, digressione, per farci capire com'è che il Cocuzza avesse, diciamo, questo rapporto tale da renderla partecipe di questa notizia in relazione agli attacchi ai musei e alle cose vecchie. Non so che altra espressione ha usato lei.
Ecco, volevo tornare un pochino nel dettaglio, sul tipo di informazioni che le venivano date da Cocuzza.
Ecco, qual era la ragione per cui... Innanzitutto da dove proveniva la decisione di attentare ai musei, alle cose antiche; come mai la decisione era stata portata all'interno del carcere.
Ecco, spieghi un pochino meglio questa parte.
TESTE Annacondia: Dottore, questa imbasciata la dovevamo passare... Perché arrivò all'Asinara questa imbasciata, dove io stavo - arrivò anche ad altre carceri. Fatto sta che la dovevamo passare ai capi responsabili proprio, nei nostri trasferimenti, nelle nostre udienze che dovevamo fare. Perché non era facile far uscire un messaggio dall'Asinara, si poteva far uscire. Ma, specialmente quando si veniva trasferiti, allora si portava la novità alle altre carceri, o a libertà, e via di seguito, proprio in virtù dei trasferimenti.
E bisognava passare per novità questo messaggio.
Cioè, poi c'era gente che poteva aderire ad una azione del genere e gente che non poteva aderire. Ma questo messaggio bisognava darlo a tutti i responsabili di paesi.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e le spiegò Cocuzza quale era, diciamo, l'effetto che si voleva provocare con questi attentati...
TESTE Annacondia: Dottore...
PUBBLICO MINISTERO: ... che scopo si prefiggevano, ecco.
TESTE Annacondia: ... il Cocuzza, la cosa che mi specificò proprio, che in questi attentati non bisognava ammazzare nessuna persona; bisognava fare solo danno a opere d'arte, a musei. Proprio per attirare l'attenzione dello Stato. E questo significava un danno enorme nei confronti dei Paesi esteri per il turismo. E tutto quello che poteva essere storico.
Solo così si poteva arrivare ad una trattativa con lo Stato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Annacondia, ma le disse anche, nel corso di questi spostamenti, di questa discussione, quali erano i territori che erano stati, per così dire, scelti dove fare questo tipo di azioni?
TESTE Annacondia: Dottore, quello che lui mi disse che i casini bisognava farli in Sardegna, perché c'era l'Asinara; in Toscana, perché c'era Pianosa.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi erano queste due regioni, perché, in rappresentanza di questi due carceri?
TESTE Annacondia: Ma poi, dottore, deve pensare che la novità fu passata a grossi responsabili di organizzazioni.
Ma, diciamo, le due... i due posti che lui mi nominò furono la Sardegna e la Toscana.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa discussione, lei dice, avviene durante questo trasferimento dall'Asinara in occasione di questo suo...
TESTE Annacondia: Dottore...
PUBBLICO MINISTERO: ... adempimento processuale. Ho capito Bene?
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'era un'udienza preliminare...
TESTE Annacondia: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... qualcosa del genere.
TESTE Annacondia: Lui doveva andare a Poggio Reale.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma com'era possibile che potevate parlare così, per così dire, liberamente. Non so, ci spieghi un pochino com'era la situazione di questo trasferimento.
TESTE Annacondia: Dottore, noi, quando salimmo sulla motovedetta dei Carabinieri, giù c'è il vano, c'era una panca che girava intorno.
Noi tre ci sedemmo tutti e tre là vicino, perché eravamo legati con una catena l'uno all'altro.
C'era un Carabiniere che era a due-tre metri da noi, un paio di metri da noi.
Quando arrivammo sulla nave, invece, ci tolsero le manette, perché eravamo chiusi in una stanza della nave. E potevamo parlare come volevamo, tanto... come volevamo. Nel senso che si parlava sempre sottovoce, si parlava vicino, perché non si poteva mai sapere se c'erano i microfoni, o microspie. E' sempre un po' delicato parlare, però potevamo colloquiare.
Perché siamo stati a mangiare tutti e tre insieme; a dormire, tutti e tre insieme. Non nello stesso letto.
Di questo, non c'era problemi. Potevamo parlare anche quando stavamo nel carcere, che ricordo che si faceva ora d'aria all'infuori dell'Asinara e Trani, lo facevamo in isolamento, l'aria.
Invece, a Trani e all'Asinara, lo facevamo a gruppi.
E proprio, parlando proprio di questo fatto, ricordo che, dopo due o tre giorni che iniziò l'aria, a fare aria all'Asinara, stetti con dei siciliani, di cui c'era anche Tano Mirabella.
E lui mi ringraziò molto del mio interessamento nei confronti del fratello Salvatore, che mi ero messo a disposizione con il direttore del carcere di Trani per fargli ottenere a Salvatore Mirabella una licenza premio, un permesso. E Tano Mirabella mi ringraziò moltissimo.
E io ebbi delle lamentele, nel senso che, per colpa dei siciliani, le stragi che avevano fatto, ci trovavamo in questa situazione.
E dissi: 'beh, che si dice, Tano?'
E ricordo le parole di Tano Mirabella quando disse: 'compare, aspettiamo i grossi che ci mandano a dire che cosa dobbiamo fare'.
Perché dovevamo attuare qualche sciopero, una protesta, o qualcosa.
Lui mi disse: 'aspettiamo con calma, perché i grossi stanno decidendo'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma - lei lo ha accennato ora- vol spiegare un pochino alla Corte quale era la situazione di questo 41-bis?
Ecco, come mai era così ritenuta una cosa inaccettabile...
TESTE Annacondia: Dottore...
PUBBLICO MINISTERO: ... addirittura da fare queste azioni?
TESTE Annacondia: ... il clima, specialmente nel carcere dell'Asinara, era teso. Perché anche le guardie si trovavano peggio di noi.
Ma il 41-bis, dottore, fu uno strumento proprio per distruggere la malavita organizzata.
Perché io le spiego solo in sintesi, dottore: io, nelle carceri, senza il 41-bis, può darsi che avevo più cose nel carcere, che fuori in libertà.
Io, nella ultima detenzione senza il 41-bis, le posso dire ci avevo due telefoni cellulari, una pistola in carcere, cocaina, whisky, champagne, aragoste, arrivavano, dottore, non le dico, non le conto.
Non c'erano problemi.
Col 41-bis, dottore, tutte queste agevola... chiamiamole agevolazioni, vennero a mancare di colpo, fu un colpo strategico, proprio. Ci presero alla sprovvista tutti quanti.
Eh, dottore, deve pensare: uno che c'ha una grossa organizzazione, o che dirige una organizzazione, ha bisogno di colloquiare con l'esterno.
Col 41-bis, questo, era impossibilissimo.
Poi, a noi, gente del marciapiede, ci è sempre piaciuto vestire bene, ci è sempre piaciuto avere profumi, ci è sempre piaciuto fare colloqui, portare... specialmente quando facevamo un colloquio, dovevamo portare sempre qualcosa per i bambini, per la moglie. Anche una scatola di baci, un pacco di brioches per i bambini, una pupa, un giocattolo. E questo ci veniva a mancare.
Ed era molto brutto tutto questo, dottore.
Poi dovevamo tenere solo due paia di calze, due paia di mutande, la maglietta, o una tuta o un pantalone. Le scarpe non le potevamo tenere. Potevamo tenere le ciabatte. E tante cose qua, dottore, erano molto brutte.
Poi, le posso dire questo: che basta che si usciva dalla cella all'Asinara, per andare in matricola, o dovevi andare dall'avvocato, dovevi andare... che ti veniva notificato un provvedimento, ti facevano spogliare tutto. E poi era molto umiliante per tutti quanti noi fare delle flessioni tutti nudi. E poi ti passavano la macchinetta, quella addosso, da nudo, ti passavano 'sta macchinetta, proprio ad umiliarti.
E tutto questo andava male, dottore.
Ricordo anche un pestaggio che fu fatto proprio per... inerente al fatto che non erano state rispettate le guardie carcerarie, perché un siciliano - non ricordo adesso come si chiama - ma si trovava nella cella di Pino Madonia.
Che, quando arrivò ritirandosi dall'aria, ci aveva la sigaretta in bocca. E lui non la poteva tenere la sigaretta in bocca. Il regime era troppo duro, era. E lo pestarono di brutto con i manganelli.
E Pino Madonia, quando... non vedendolo rientrare in cella sua - che stava insieme - iniziò a inveire contro. E tutti quanti aderimmo a gridare.
Pino Madonia fu prelevato da dentro la cella e fu pestato anche lui.
Sa, tutte queste cose qua, dottore, erano molto brutte nei confronti della malavita organizzata.
Un uomo di quarant'anni, cinquant'anni, sessant'anni, decide la vita e la morte della gente, da un giorno all'altro si vede inchiodato e senza fumare più, inizia ad impazzire.
E queste cose fuori le sapevano.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto riferimento a questo Pino Madonia.
Vuol dire alla Corte, innanzitutto, questo incontro dov'è che si verificò, in quale carcere.
TESTE Annacondia: Questo trattamento qua si verificò nel carcere dell'Asinara.
Io, con Pino Madonia, poi mi sono incontrato a Rebibbia, dove stavamo io, Pino Madonia, stava Piddu Madonia, anche. Stava Gennaro Ricciardi di Napoli; poi c'era Tolomelli di Napoli, c'era un calabrese, un violentatore. Poi arrivò anche Pippo Calò, un altro siciliano che doveva fare un confronto con Buscetta.
C'eravamo delle persone che contavano, in quel carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, della persona che lei ha chiamato Madonia...
TESTE Annacondia: Era il figlio di Francesco Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Quello che ha chiamato Pino. Cioè...
TESTE Annacondia: Pino.
PUBBLICO MINISTERO: ... sarebbe Giuseppe?
TESTE Annacondia: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ne ha parlato lei... ha citato un'altra persona, un certo Piddu Madonia.
TESTE Annacondia: Piddu Madonia. Era...
PUBBLICO MINISTERO: Questa persona chi era?
TESTE Annacondia: Era un altro Madonia, era. Quello che fu arrestato in Veneto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, e da qualcuna di queste persone...
TESTE Annacondia: Io, con Piddu Madonia, dottore, un giorno, mentre... perché facevamo aria in cubicoli, in isolamento, quel giorno stavamo a fianco io e lui.
E io, nel parlare, perché parlavamo del più e del meno. E mentre parlavamo del più e del meno, gli dissi: 'compare, ma del fatto là, siete bene a conoscenza?' dissi, diciamo, per attaccare le cose vecchie; e lui disse: 'sì, sì' mi zittì subito.
Dissi: 'sì, sì, è tutto a posto. So tutto'.
E io mi riferivo al fatto che ero a conoscenza... cioè il Cocuzza m'aveva passato per novità quell'imbasciata.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, c'era stato questo scambio fra lei e Madonia Piddu? Quello, diciamo, arrestato in Veneto tanto per...
TESTE Annacondia: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... intendersi. E questo episodio si svolge dove? A Rebibbia?
TESTE Annacondia: A Rebibbia.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e ci furono altre occasioni in cui discorsi del genere vennero ripresi, sempre nell'ambito del circuito carcerario?
TESTE Annacondia: No, dottore. Poi, io sono uscito fuori da questo circuito e non ho avuto più modo di parlarne con nessuno all'infuori della Magistratura, dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta Annacondia, vuol dire alla Corte il periodo in cui lei ha riferito di questi discorsi nell'ambito del circuito carcerario, capisco bene sono fra il luglio e il settembre del '92. Poi lei a ottobre inizia questa collaborazione poi formalizzata a gennaio del '93.
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ha riferito, riferì immediatamente di questi discorsi a qualcuno all'inizio della sua collaborazione. Ecco, spieghi un pochino questo.
TESTE Annacondia: Io, dottore, quando ne parlai alla Commissione Parlamentare Antimafia, si sollevò un grosso polverone.
Io di questi fatti che dovevano accadere, dottore, ne avevo fatto cenno. Ma avevo paura a verbalizzarlo, dottore. Anche perché mi avrebbero potuto scambiare per un pazzo.
Però nelle pause che si faceva, io ne accennai qualcosa di queste cose qua però non volevo verbalizzarle, dottore.
Proprio per non essere passato per un pazzo.
PUBBLICO MINISTERO: Perché scusi, pensava di passare per pazzo?
TESTE Annacondia: Ma dottore, verbalizzare una cosa del genere, che il Cocuzza mi aveva riferito; sa, qualcuno poteva dire: questo sta anticipando cose che devono accadere.
Metta caso che non succedeva niente, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Annacondia: Metta caso che non succedeva niente di questo: Annacondia era stato un chiacchierone, era stato un ... .
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto cenno a questa audizione alla Commissione Parlamentare Antimafia. Si ricorda quand'è che avvenne questa sua audizione?
TESTE Annacondia: Mi pare, dovrebbe essere a luglio, dottore.
PRESIDENTE: In che anno?
TESTE Annacondia: Del 1993. Non ricordo, giugno o luglio. Non ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Perché ha detto: 'successe... ci furono delle reazioni' lei ha usato un'espressione che io ora non ricordo.
TESTE Annacondia: Si sollevò un polverone, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco: 'si sollevò...' perché?
TESTE Annacondia: Perché, diciamo, presentarsi a una Commissione Parlamentare Antimafia, sa, i verbali devono rimanere segregati. Solo che io finì verso le 8.00 di sera, alle 7.30 mi pare, e alle 8.00 ero in prima pagina ai telegiornali.
E io quel giorno mi trovavo in cammino per raggiungere la sede dove stavo.
Questo stavo dicendo.
Poi, subito nei telegiornali e su tutti i giornali: audizione di Annacondia in Commissione Parlamentare Antimafia che ha svelato che gli attentati sono opera della malavita organizzata, la mafia, per inerenti al 41-bis.
Spiegarono tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ho bisogno di scendere un attimo in due particolari.
Il primo è questo: si ricorda in quale delle sezioni del carcere dell'Asinara si trovava lei detenuto?
TESTE Annacondia: Dottore, era il carcere Fornelli. Io mi trovavo nella sezione entrando sulla sinistra, dove eravamo pugliesi, calabresi e siciliani.
Poi c'era un'altra sezione dove stavano tutti i napoletani.
Ricordo proprio che negli ultimi giorni della mia esistenza all'Asinara, alcuni siciliani passarono nella sezione dei napoletani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, un'altra cosa che vuole essere più che altro un chiarimento.
Lei ha parlato di questa informazione che arrivava all'interno del circuito carcerario, e che le era stata passata, per così dire, da Cocuzza.
Ecco, ma dai discorsi che si fece con Cocuzza, lei capì da dove erano state assunte le decisioni, dove erano state prese queste decisioni, chi le aveva prese, o non se ne fece cenno?
TESTE Annacondia: Dottore, i nomi non furono fatti. Ma era arrivata la notizia al carcere dell'Asinara e da lì a qualche giorno avrebbe passato alla sezione dove stavamo noi.
Era arrivata fresca fresca la decisione. Era stata presa 'sta decisione e di conseguenza bisognava estenderla a tutti i responsabili.
PUBBLICO MINISTERO: Più che decisione, all'interno del carcere, passava l'informazione.
TESTE Annacondia: Passava l'informazione, la novità.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco la novità, cosiddetta novità.
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Che quindi, capisco bene, veniva dall'esterno.
TESTE Annacondia: Sicuramente, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Senta, quindi gli episodi sostanzialmente che lei riferisce: primo trasferimento dall'Asinara...
TESTE Annacondia: Dottore, se non erro mi pare che dovrebbe essere il 14 settembre del '92, questo giorno in cui abbiamo parlato con il Cocuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, il giorno di questa traduzione.
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ci sarebbe stato quel secondo accenno fatto a Rebibbia con Madonia.
TESTE Annacondia: Con Piddu Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Con Piddu Madonia. Che, a quanto lei ha riferito qui stamani, parrebbe che era, per così dire, informato del fatto.
TESTE Annacondia: Sapeva tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Sapeva tutto.
Poi, altri discorsi all'interno del carcere non ha più saputo lei?
TESTE Annacondia: No, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre queste notizie?
TESTE Annacondia: No.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha accennato al fatto che aveva, per così dire, nelle pause degli interrogatori o che altro durante la sua collaborazione, riferito di questi discorsi?
TESTE Annacondia: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
TESTE Annacondia: Cioè, ne avevo accennato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, ne aveva accennato. Lei ha detto però non aveva mai voluto verbalizzare.
TESTE Annacondia: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Sostanzialmente per paura di non esser creduto?
TESTE Annacondia: No, per non essere passato da pazzo, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, se è in grado di dirlo, chi erano le persone a cui avrebbe, diciamo così, reso queste confidenze fuori verbale?
TESTE Annacondia: Ma dottore, deve pensare che non è che c'era una persona sola quando si facevano i verbali o... c'erano sempre i turni che si facevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei si riferisce al personale, diciamo, dell'organo investigativo?
TESTE Annacondia: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ha detto, mi pare di aver capito che era la DIA?
TESTE Annacondia: Sì, stavo nella DIA.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei che era stato... la sua collaborazione era stata gestita...
TESTE Annacondia: Però, a volte, che arrivavano altri magistrati, venivano anche, per dire, Carabinieri, Polizia insieme al magistrato che collaboravano alle indagini.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, sostanzialmente poi le prime parole sue dette a verbale furono quelle, lei ha detto, davanti al dottor Piro a Roma.
TESTE Annacondia: No. Piro venne dopo, venne. Ma io ne parlai col dottor Maricati e poi alla Commissione Parlamentare Antimafia e dopo a Piro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Dottor Maritati, si riferisce al magistrato della Procura Nazionale?
TESTE Annacondia: Procura Nazionale, procuratore aggiunto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però, lei sa sennò glielo dico io, non è che il procuratore nazionale può fare degli interrogatori. Sarà stato un colloquio investigativo.
TESTE Annacondia: Colloquio investigativo, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, infatti era quello che le volevo chiedere.
Quindi c'era stato un colloquio...
TESTE Annacondia: Mi ricordo dottore, che quel giorno che il procuratore Maritati mi venne a fare 'sto colloquio investigativo, mi pare che c'è traccia proprio che io stavo malissimo perché io soffro di ulcera.
Non mi reggevo neanche in piedi, non mi reggevo.
Mi accennai al procuratore Maritati proprio del fatto che la malavita organizzata aveva preso queste decisioni di attaccare i musei, opere d'arte e cose vecchie, antiche.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ci sarebbe stato: prima, questo colloquio investigativo col dottor Maritati...
TESTE Annacondia: Poi, alla Commissione Parlamentare Antimafia.
PUBBLICO MINISTERO: ... poi la Commissione Parlamentare Antimafia, e dopo...
TESTE Annacondia: Al dottor Piro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, siccome il primo verbale del dottor Piro è dell'11 agosto '93...
*TESTE Annacondia: Sì. A Reggio Calabria, presso gli uffici della DIA di Reggio Calabria.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, per l'appunto... sì, qui risulta il luogo, non so se risulta dal verbale, ma effettivamente... risulta, ah ecco. Grazie al difensore.
Effettivamente è esattamente come ha riferito lei.
Io penso che con Annacondia, Presidente, avremmo concluso.
PRESIDENTE: Ci sono domande delle parti civili? I difensori?
AVV. Cianferoni: Presidente, avvocato Cianferoni.
Signor Annacondia, vorrei che mi chiarisse la sua frase, cioè: "a un certo punto avevo mandato i segnali per collaborare con la Giustizia". In che senso? Che segnali mandò?
TESTE Annacondia: Avevo deciso di collaborare...
PRESIDENTE: Non è che erano segnali di fumo.
TESTE Annacondia: No, non potevamo signor Presidente.
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Vada avanti.
TESTE Annacondia: Avevo già deciso di collaborare con la Giustizia, la mia decisione fu presa in due secondi.
Ne parlai con l'avvocato Gironda che era, non era il mio avvocato. Era il mio fratello, il mio amico, il mio parente, era tutto per me lui.
Lui ne doveva parlare col procuratore De Marinis della Procura di Bari, procuratore capo.
Poi, fui trasferito per via del 41-bis.
Però avevo mandato un altro segnale, un'altra imbasciata tramite mio fratello ad un carabiniere che io sapevo che potevo fidarmi, che era una persona allorquanto seria.
E questo collaborava con il Pubblico Ministero dottor Pasquale Drago che era il titolare dell'indagine sul mio conto.
Mi vennero a trovare nel carcere di Ascoli Piceno, e dopo il colloquio avuto con loro, con un brigadiere, questo carabiniere, fui trasferito all'Asinara.
I segnali erano già partiti, prima che io arrivassi all'Asinara.
AVV. Cianferoni: Quindi, cioè, lei viene trasferito in questo carcere duro, dove si applicava il regime dell'articolo...
TESTE Annacondia: La sento pochissimo, avvocato.
AVV. Cianferoni: Dico: lei viene trasferito in questo carcere dell'Asinara dopo che aveva già manifestato propositi di collaborazione.
TESTE Annacondia: Sì.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
TESTE Annacondia: Io deciso di collaborare dal carcere di Foggia.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
Ecco, questa sua permanenza all'Asinara, vorrei sapere in che ambito preciso si colloca.
Lei ci ha già detto nella sezione a sinistra entrando. Ma in che contesto di detenuti fu inserito lei?
TESTE Annacondia: Nella sezione dove ero detenuto io, eravamo pugliesi, calabresi e siciliani.
AVV. Cianferoni: Mentre allora, il Cocuzza e il Rinaldi di cui ci ha parlato, erano in un'altra sezione?
TESTE Annacondia: Un'altra sezione.
AVV. Cianferoni: Perché colgo su questo punto una, può sembrare un'imprecisione, comunque una contraddizione tra quello che ora lei ci ha detto e il suo verbale reso, lo dico subito, al dottor Piro l'11 agosto del '93.
Le dico a che proposito. Si sta parlando appunto, lei sta parlando del colloquio con Cocuzza e Rinaldi e dice:
"Fu proprio allora" - ricostruisce il contesto e dice - "Fu proprio allora che il Cocuzza mi disse che mi voleva informare che di lì a qualche giorno avrebbero mandato il messaggio alla nostra sezione, in cui si trovavano i loro capi.
Mi volevano informare che avevano già preso una decisione e che appunto, volevano comunicarla anche all'altra sezione".
TESTE Annacondia: Piano piano avvocato, sennò non la capisco.
AVV. Cianferoni: Le dico, il punto che le contesto è che lei dice:
"Il Cocuzza mi disse che mi voleva informare che di lì a qualche giorno avrebbero mandato il messaggio alla nostra sezione, in cui si trovavano i loro capi".
TESTE Annacondia: No, che la decisione era stata presa dai loro capi.
AVV. Cianferoni: Ma, se la lingua italiana ancora ha un senso, qui io leggo:
"Alla nostra sezione in cui si trovavano i loro capi".
TESTE Annacondia: C'è stata un'incomprensione nello scrivere, avvocato. Perché se i napoletani stanno in una sezione...
AVV. Cianferoni: Eh, appunto.
TESTE Annacondia: Eh. E' controproducente allora.
AVV. Cianferoni: Quindi, lei dice che si è trattato di un errore nella scrittura del verbale.
TESTE Annacondia: Senz'altro, senz'altro avvocato.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché altrimenti appunto mi sembrava una contraddizione.
TESTE Annacondia: Non ci sarebbe senso.
AVV. Cianferoni: Appunto.
Quell'omicidio di cui ci ha parlato, del Tesse Vincenzo, in che periodo si colloca?
TESTE Annacondia: L'omicidio di Tesse Vincenzo avvenne nel 1989.
AVV. Cianferoni: La mia domanda inerisce il fatto che lei ha detto di aver avuto buoni rapporti, da una parte con entità, diciamo, napoletane, dall'altra, se ricordo bene, con entità invece siciliane. Ha parlato di gruppi perdenti in una guerra.
Le dico: ma, lei può dirci come poteva accreditarsi, credibile e meritevole di confidenze da personaggi così diversi?
Le faccio questa domanda, e così ne condenso due in una, perché lo stesso Pubblico Ministero in quel verbale le chiede a un certo momento se, per esempio, lei faceva parte anche della massoneria.
Ora non so se son stato chiaro con queste riunioni di concetti, mi sa dare una risposta?
TESTE Annacondia: Tanto chiaro non è stato, ma io ho capito quello che lei vuole, avvocato.
Io potevo acquisire informazioni, avvocato, dove e quando volevo io. Anche perché ero in ottimi, in grandi rapporti con la 'ndrangheta calabrese e la famiglia De Stefano.
Avevo ottimi rapporti con i siciliani, avevo un grosso rapporto con i fratelli Tinniriello, Michele Rizzi che era compare di Stefano Bontate. Il mio padrino era Michele Rizzi e il mio contabile era Joe Gambino, siciliano che risiede in America.
Non avevo problemi ad avere rapporti anche perché gli altri volevano avere il mio rapporto, avvocato.
A Milano, in Lombardia, in Piemonte...
AVV. Cianferoni: Ecco, questo mi pareva di aver colto.
TESTE Annacondia: ... ero una potenza.
AVV. Cianferoni: Perché?
TESTE Annacondia: Avvocato...
AVV. Cianferoni: In che senso? Disponeva di soldi, disponeva di armi?
TESTE Annacondia: Avvocato, deve pensare che io sono stato sul marciapiede per ben 20 anni. Non dico che mi tenevano, ma mi volevano molto bene. Ero una persona molto seria e non mi sono mai macchiato, non di uno sgarro, non mi sono mai macchiato di una promessa o di un appuntamento.
Sono stato all'apice di personaggi e di un'organizzazione molto potente e molto forte, avvocato.
Noi partivamo da Trani e andavamo in qualsiasi posto senza problemi. E quando davo una promessa, era ferrea.
E di conseguenza, avvocato, non c'erano problemi a avere rapporti.
Poi deve pensare, avvocato, c'avevo un territorio non indifferente per quanto riguardava lo smercio di stupefacenti.
Eravamo, avevo più di due-tre gruppi di fuoco ed io che mi facevo ampia parte proprio del gruppo. Perché mi piaceva stare io presente e sparavo quasi sempre io.
I rapporti erano molto stretti con famiglie napoletane, siciliane, calabresi, piemontesi, lombardi, romani. Dappertutto.
Per quanto riguarda la massoneria, avvocato, fu un libanese, un certo Hatar Mustafà che mi propose se volevo far parte della massoneria. Questo avvenne nell'estate del '91.
E io non ho aderito alla massoneria proprio per il fatto che fui arrestato il 1 ottobre del 1991. Poi il 16 agosto del 1991, fui impegnato più di tutte le volte che sono stato impegnato nelle guerre fra bande. Anche perché io non ho mai avuto guerre con nessuno, me le andavo cercando le guerre.
Fu ammazzato un mio braccio destro il 16 ottobre, tale Michele Di Chiano. E dal 16 ottobre al 22... dal 16 agosto al 22 agosto, ci fu una mattanza veloce veloce dove fu sistemato quasi tutti gli autori dell'omicidio Di Chiano.
Gli altri non si potette portare a compimento per via del mio arresto e per via del fatto che bisognava ammazzarli tutti e quattro insieme.
Non era facile perché uno si trovava agli arresti domiciliari, uno c'aveva una sala da barba e gli altri... bisognava cuccarli tutti insieme.
Questo non fu... gli unici persone che si salvarono furono proprio questi qua.
Sono stato con la mente un po' scombussolata proprio per l'uccisione di Di Chiano che fu vendicato e mi rassettai le idee.
Con altri impegni che ci furono poi, non potei dare una risposta ad Hatar Mustafà e a un altro libanese che era un responsabile della Banca Commerciale, non un responsabile, era un azionista della Banca Commerciale che stava in Libano. Questo si chiamava...
Comunque questi andarono a Verona proprio a un summit della massoneria nel luglio del '91. E ci incontrammo a Milano proprio con tutti e due. Loro partirono per Verona e io rimasi a Milano.
AVV. Cianferoni: Dunque, queste bombe che sono esplose poi nel '93, se ho capito bene il suo discorso, dovevano portare a una trattativa.
TESTE Annacondia: Un...?
AVV. Cianferoni: A una trattativa.
TESTE Annacondia: Una... Era il segnale che si dava allo Stato italiano.
AVV. Cianferoni: Ma, prima di tutto le chiedo: se uno si pone in mente di fare una trattativa, vuol dire che pensa che anche quello che va a cercare vuole fare la trattativa. Sennò si perde tempo.
Allora, la malavita organizzata - come dice lei - che segnali poteva avere ricevuto in questo senso di disponibilità a trattare?
TESTE Annacondia: Ma, avvocato, non mi faccia queste domande. Perché poi io non ho avuto più modo di avere informazioni e notizie in merito a tutto questo.
AVV. Cianferoni: Io ho memoria, non freschissima, della sua deposizione alla Commissione Antimafia. Mi corregga se sbaglio, ma lei parlò abbastanza diffusamente di destabilizzazione delle istituzioni e ricordo che fu la sua deposizione, mi corregga ancora se sbaglio, a cavallo di questi episodi. Cioè, non al termine ma nel mese di giugno quando ancora ne dovevano accadere di questi episodi.
Quindi, in quel contesto ricordo che parlò anche del dottor Maritati, cioè del fatto di aver parlato...
PRESIDENTE: Avvocato, le domande.
AVV. Cianferoni: Ecco, la mia domanda è: come poté parlare di destabilizzazione e, soprattutto, torno a dire, se era una cosa seria questa della trattativa, vorrei che ci dicesse in che termini questa trattativa doveva essere fatta.
TESTE Annacondia: Avvocato, io le ripeto, alla Commissione Parlamentare Antimafia non siamo davanti a un'onorevole Corte di Assise come questa di oggi. Siamo davanti a politici, esperti e via di seguito.
Ti fanno una domanda che non è inerente a domande specifiche che può fare un Pubblico Ministero, può fare un avvocato.
Un giudizio, una cosa, quello è un conto. Ma se lei adesso mi chiede come sono avvenute le trattative e come dovevano avvenire le trattative, io non glielo posso dire. Sa perché avvocato? Perché io sono fuori dalla malavita organizzata dal 21 dicembre 1992, ultimo giorno nel carcere con persone del mio stesso ambiente.
Di tutto quello che poi è avvenuto dopo, e che è accaduto dopo, io sono fuori. Non ho potuto acquisire...
PRESIDENTE: Abbiamo capito, abbiamo capito. Le risposte dovrebbero essere un pochino più sintetiche, sennò qui ci si perde troppo tempo.
Avvocato, ha altre domande?
AVV. Cianferoni: Presidente, in verità no. Grazie.
AVVOCATO Gramigni: Avvocato Gramigni.
Buongiorno signor Annacondia.
TESTE Annacondia: Buongiorno.
AVVOCATO Gramigni: Senta, nel corso della sua vita criminale che per sommi capi ci ha oggi un po' raccontato, lei ha mai avuto rapporti con personaggi calabresi?
TESTE Annacondia: Sì, avvocato. I rapporti li ho avuti fino al '92 con esponenti della Calabria.
I miei primi rapporti con esponenti della Calabria risalgono dal 1980, quando iniziai a rifornirmi di stupefacenti col gruppo di Peppe Flacchi in Commasina.
E dall'85... dall'86 iniziò un altro grosso rapporto con tale Stefano Caponera che era soggiornato obbligato a Giovinazzo di Bari. E con lui abbiamo sposato una grande, sposammo una grande stima e amicizia fraterna e comparanza pure.
AVVOCATO Gramigni: Perfetto. Non mi interessano ora i particolari di questi suoi rapporti.
Le chiedo: nell'ambito di questi rapporti, ha mai conosciuto un certo Scarano?
TESTE Annacondia: Non ho capito.
AVVOCATO Gramigni: Un certo Scarano.
PRESIDENTE: Se ha mai conosciuto un individuo che si chiama Scarano?
TESTE Annacondia: Così, il cognome non mi dice niente. Può darsi che l'ho conosciuto, può darsi che non l'ho conosciuto, l'ho potuto conoscere sotto un altro, sotto il nome o il soprannome.
AVVOCATO Gramigni: Antonio. Antonio Scarano. Da Catanzaro o zone vicine.
TESTE Annacondia: Antonio Scarano, non mi ricordo adesso, avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Un certo De Masi Francesco l'ha mai conosciuto?
PRESIDENTE: De Masi.
TESTE Annacondia: Non ricordo.
AVVOCATO Gramigni: Non ricorda.
Un'ultima domanda: questo signore libanese di cui ci ha parlato che si chiama Hatar se non ho capito male.
TESTE Annacondia: Hatar Mustafà.
AVVOCATO Gramigni: Com'è che lei lo conosce e riceve da lui queste... innanzitutto, dove... in che zona, ora è straniero, in che zona abitava o abita in Italia?
TESTE Annacondia: Lui abitava in Italia a Roma ed era sposato con una insegnante di scuola.
AVVOCATO Gramigni: E com'è che arriva a farle questa proposta?
TESTE Annacondia: Io e Hatar Mustafà, Hatar Mustafà mi fu presentato da un grosso imprenditore, tale Nardilli Giacinto, imprenditore del marmo che aveva anche uffici a Roma in piazza San Bernardo.
Nardilli mi invitò a Roma tramite il fratello Meuccio per concordarci in un vasto traffico internazionale di cocaina. E di cui Hatar Mustafà ne faceva parte con lui e dove Hatar Mustafà era l'anello di collegamento con il Medio Oriente con me. E io e Hatar Mustafà abbiamo fatto parecchi viaggi a Cipro, nel Medio Oriente proprio per...
AVVOCATO Gramigni: Sì, insomma sono rapporti che hanno origine illecita diciamo.
TESTE Annacondia: Avevamo rapporti di società nel traffico internazionale di cocaina.
AVVOCATO Gramigni: Ho capito.
Senta, un certo Balducci a Roma l'ha mai conosciuto? Balducci Enrico?
*TESTE Annacondia: Non lo ricordo avvocato.
AVVOCATO Gramigni: Non se lo ricorda. La ringrazio.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande? Nessuna? Può essere accompagnato allora.