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Sentenza Tagliavia - Intro
Sentenza Tagliavia - Parte 1
Sentenza Tagliavia - Parte 2
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Sentenza Tagliavia - Parte 4
Sentenza Tagliavia - Indice

Atti del convegno del 26-27/05/2003

Depos.Brusca: 13 gennaio 1998
Depos.Brusca: 14 gennaio 1998
Depos.Brusca: 15 gennaio 1998
Depos.Brusca: 19 gennaio 1998
Depos.Brusca: 23 gennaio 1998
Depos.Brusca: 17 settembre 1999
Depos.Brusca: 18 settembre 1999


Tutti i verbali del 1°dibattimento

Tutti i verbali del 2°dibattimento

La requisitoria del P.M. (Chelazzi e Nicolosi) al processo (25/3-06/04/2008)
Legge REGIONE TOSCANA N. 40/2006 - Interventi a favore delle vittime del terrorismo e della criminalitàorganizzata.(3.3 Mb)
L'audizione del P.M. Chelazzi alla Commissione Antimafia
Motivazione Sentenza di Cassazione del 6/5/2002 (3.3 Mb)
Sentenza della prima Corte di assise di appello di Firenze del 13/2/2001 contro Bagarella
Motivazione (5.783 KB)
Sentenza Corte di assise di Firenze, Sez I del 21/1/2000 contro Graviano (620 KB)
Il proiettile di Boboli
Sentenza Corte di assise I° grado Firenze del 6/6/1998
Intestazione e dispositivo del 06/06/98 [77 Kb]
L'udienza del 7 giugno 1997
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PRESIDENTE: Buongiorno. Vediamo i presenti.
Graviano Giuseppe. É attivato il collegamento audiovisivo con Tolmezzo?
ISPETTORE Colella: Buongiorno, signor Presidente, qui è Tolmezzo.
Graviano Giuseppe è presente; e attualmente si trova in comunicazione telefonica col proprio avvocato di fiducia.
PRESIDENTE: É nella saletta? Non lo vediamo. Non lo vediamo e...
ISPETTORE Colella: Sì, signor Presidente, perché è in cabina telefonica.
PRESIDENTE: Ah, c'è una cabina che non vediamo, va bene.
Allora, intanto ci dà la sua qualità? Lei è ufficiale di Polizia Giudiziaria?
ISPETTORE Colella: Sono l'ispettore Colella, Colella Antonio.
PRESIDENTE: Bene. Nel caso che non ci sia già un provvedimento, lei è autorizzato a svolgere le funzioni di assistenza nell'udienza, ai sensi dell'articolo 146 disposizioni di attuazione del Codice di procedura penale.
Ecco, ci dà atto ora che non sono posti limitazioni, o impedimenti all'esercizio... Prego.
ISPETTORE Colella: Do atto che non sono posti impedimenti, o limitazioni, all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato.
Che è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trova l'imputato, con modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto.
Do atto inoltre che è garantita la possibilità per l'imputato di consultarsi riservatamente con il proprio difensore di fiducia.
PRESIDENTE: Grazie. É presente il difensore dell'imputato, l'avvocato Giangualberto Pepi, anche in sostituzione del codifensore, avvocato Salvo.
Riina Salvatore. É attivato il collegamento audiovisivo con Ascoli Piceno?
VICESOVRINT. Leo: Buongiorno, signor Presidente, da Ascoli.
PRESIDENTE: Buongiorno.
VICESOVRINT. Leo: Sono il vice sovrintendente Leo Michele.
Do atto della presenza di Riina Salvatore.
Do atto che non sono posti impedimenti, o limitazioni, all'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti all'imputato.
Che è attivato il collegamento audiovisivo tra l'aula di udienza e il luogo in cui si trova l'imputato, con modalità che assicurano la contestuale, effettiva e reciproca visibilità delle persone presenti nei luoghi collegati e la possibilità di udire quanto vi viene detto.
Do atto inoltre che è garantita la possibilità per l'imputato di consultarsi riservatamente con i difensori per mezzo di collegamento telefonico.
PRESIDENTE: Grazie.
VICESOVRINT. Leo: Prego.
PRESIDENTE: Anche lei è autorizzato, nel caso non vi sia già un provvedimento della Corte, a svolgere le funzioni di assistenza nell'udienza ai sensi dell'articolo 146 delle disposizioni di attuazione del Codice di procedura penale.
É presente il difensore... non ancora è presente l'avvocato Cianferoni, quindi diamo atto che è sostituito, lo difende l'avvocato Pepi, per il momento.
AVVOCATO Pepi: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Prego.
Bizzoni Alfredo: libero non comparso, assente. Difensori dell'imputato, non vi sono?
AVVOCATO Batacchi: Avvocato Massimo Batacchi, in sostituzione dell'avvocato Lauro.
PRESIDENTE: Avvocato Lauro e Negretti, eh? In sostituzione di entrambi i difensori.
AVVOCATO Batacchi: Sì.
PRESIDENTE: Monticciolo Giuseppe: è rinunciante a comparire, quindi non comparso. Vi è rinuncia come da dichiarazione resa il 14 settembre del 1999.
Il difensore?
AVVOCATO Batacchi: Avvocato Batacchi, in sostituzione dell'avvocato...
PRESIDENTE: Catanzaro.
AVVOCATO Batacchi: ...Catanzaro.
PRESIDENTE: Possiamo procedere.
PUBBLICO MINISTERO: Certo Presidente, grazie.
PRESIDENTE: Ah, scusi, avvocato...
AVVOCATO Ammannato: Buongiorno, Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno, avvocato.
AVVOCATO Ammannato: Allora, se può dare atto...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato...
AVVOCATO Ammannato: Ammannato per le parti civili.
PRESIDENTE: ...Ammannato.
AVVOCATO Bonifazi: Per la Regione Lombardia, avvocato Laura Bonifazi.
PRESIDENTE: Anche per la Regione...
Bene. Allora prosegue l'esame di Brusca Giovanni. Possiamo farlo introdurre in aula.
Scusi, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
PRESIDENTE: Può rispondere ad una richiesta che è pervenuta da un'altra Autorità Giudiziaria per lunedì.
Ecco, immagino che avesse già organizzato l'istruttoria per lunedì.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, Presidente. Certo.
PRESIDENTE: Non è che abbiamo vuoti, lunedì.
PUBBLICO MINISTERO: No. No, no, no. Spero di no.
PRESIDENTE: Ah, appunto. Per quanto ne sa, al momento...
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto è nel dominio del Pubblico Ministero, no.
PRESIDENTE: Bene.
*EX 210 Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno. Quindi, diamo atto che è presente l'imputato Brusca Giovanni, che prosegue il suo esame con le cautele già disposte.
Il suo difensore oggi è presente... Sì.
AVVOCATO Nisticò: Sì, sono sempre io, Presidente: avvocato Nisticò del Foro di Roma. Grazie.
PRESIDENTE: Prego, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Brusca, buongiorno di nuovo.
EX 210 Brusca G.: Buongiorno, dottore.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, senta Brusca vediamo di riprendere un po' il discorso da dove ci eravamo fermati.
Ieri mi pare che una delle sue ultime affermazioni è stata quella relativa, diciamo, al chiarimento che c'era stato tra lei e Bagarella dopo quel periodo, chiamiamolo così, di raffreddamento. É così?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io vorrei un attimino da lei semplicemente un chiarimento, una precisazione su un punto.
Lei ieri quando ha spiegato ai signori Giudici, diciamo, quella diversità di vedute tra i vari capomandamento palermitani - ha fatto il nome di Raffaele Ganci, ha fatto il nome di Cancemi e di Michelangelo La Barbera, in particolare - lei poi ha affermato che, data questa presa di posizione di questi capomandamento, azioni in Sicilia non se ne potevano compiere proprio, per l'appunto, per questa presa di posizione. E che, invece, diciamo, tali vincoli non esistevano per azioni da compiere al Nord. É così Brusca?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei una precisazione, perché mi pare che lei ieri l'abbia detto, ma non posso controllare le trascrizioni, quindi io la domanda gliela riformulo: era in questa prospettiva che si era poi, nelle famose riunioni a casa di Vasile a Santa Flavia, ripreso il progetto di Costanzo. Cioè, come obiettivo che poteva essere consumato, per così dire, fuori dalla Sicilia?
EX 210 Brusca G.: Il progetto era per due motivi. Uno, perché Bagarella diceva: 'essendo che non c'è più mio cognato, che ci dobbiamo fermare?'
Quindi, siccome questo era un progetto già iniziato con Salvatore Riina, si doveva portare a termine. E anche perché fuori dalla Sicilia, come ho spiegato ieri, non avevamo nessun vincolo con nessuno e con niente. Ognuno poteva fare e sfare quello che voleva.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta Brusca, nell'ambito, diciamo, di questi progetti, idee - ieri mi pare che lei lo ha detto, ma comunque io gliela riformulo la domanda - lei, quando ha affermato che azioni del genere, azioni voglio dire distruttive, non quelle di minaccia, vedi l'esempio di Boboli. Ecco, se vuole essere chiaro sulle modalità con cui queste azioni criminali dovevano essere portate a compimento.
Lei ieri ha usato più volte la parola: "le stragi", "le stragi", ecco...
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...qual era il mezzo con il quale si pensava di realizzare queste stragi?
EX 210 Brusca G.: Mah, il mezzo per il dottor Costanzo era l'autobomba a telecomando, cioè il telecomando a distanza. Il progetto che io conoscevo inizialmente era quello delle, più che altro, minacce. Solo che poi quando io sono stato un po' messo di parte, cioè estromesso, poi hanno portato l'altro gruppo, cioè il gruppo da cui facevo pure parte, hanno portato questo tipo di attentato avanti, cioè gli attentati verso i beni culturali dell'Italia con le bombe, cioè con l'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è un dato di fatto storico, per l'appunto, perché questi obiettivi sono stati colpiti con l'autobomba. A me interessava conoscere, invece, proprio qual era la progettualità. Per esempio anche sull'obiettivo del giudice Grasso cui lei ha fatto riferimento.
EX 210 Brusca G.: All'autobomba.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Autobomba... Cioè, sempre con telecomando a distanza, però poteva essere... Perché, in quella occasione, non avevamo la possibilità di potere piazzare la macchina, cercavamo noi possibilmente un tombino, o una cabina telefonica dove potere piazzare l'esplosivo. Solo che non... abbiamo desistito, perché avevamo l'imprevisto che là vicino c'è una banca; essendo che c'è una banca quindi con i sistemi di allarme che questa banca poteva avere, noi ci spaventavamo che nel momento in cui azionavamo e mettevamo in atto il telecomando, qualche frequenza poteva andare a disturbare la frequenza che dovevamo adoperare noi e rischiavamo di saltare in aria, cioè, al momento in cui veniva azionato il telecomando.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Brusca G.: Quindi abbiamo desistito. Cioè, il progetto era: o autobomba, o si metteva qualche cosa... Comunque sempre con telecomando a distanza.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi no, voglio dire Brusca, al di là del dettaglio tecnico del telecomando, eccetera, l'uso era quello sempre del fatto eclatante, dell'autobomba.
EX 210 Brusca G.: Sì, sì, con...
PUBBLICO MINISTERO: Con l'esplosivo.
EX 210 Brusca G.: Sì, sì, con bombe, non...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, Brusca, lei - riprendo sempre un po' le sue affermazioni dell'udienza di ieri - lei ha fatto più volte riferimento al gruppo, diciamo così, degli oltranzisti di cui lei faceva parte. E più volte ha fatto il nome di Bagarella, di Giuseppe Graviano e di Matteo Messina Denaro come delle persone che, per l'appunto, avevate questa comune visione della gestione della strategia.
Io ho bisogno un attimino con lei di affrontare più da vicino la persona di Giuseppe Graviano. Ecco, vuol dare alla Corte gli elementi su questa persona? Cioè, secondo le sue conoscenze, le risulta che collocazione aveva in Cosa Nostra quando lo ha conosciuto e quant'altro?
EX 210 Brusca G.: Io, Giuseppe Graviano, l'ho conosciuto da tempo. Non ho avuto mai la... Anche se facevamo parte tutti e due a Cosa Nostra, l'ho conosciuto come soldato semplice, non... come soldato semplice, però non ho avuto la possibilità di poterlo frequentare.
Conosco un po' la storia sua, cioè familiare, perché gli hanno ucciso il padre che è stato il Contorno, o il gruppo Contorno che gli hanno ucciso il padre, quindi si cercava di vendicare il padre. C'era la situazione Brancaccio.
Poi io con Giuseppe Graviano ci avevo, so che... so, me lo ritrovo assieme a me come capomandamento per la zona Brancaccio a cominciare, credo, nel '91. Fino al momento del mio arresto lui aveva questo... cioè, fino al momento del suo arresto, lui aveva questo ruolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, durante, diciamo, questa fase di pari grado, eh? fra lei e Giuseppe Graviano...
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...lei ha avuto modo di avere rapporti con Giuseppe Graviano?
EX 210 Brusca G.: Sì, abbiamo... assieme abbiamo stabilito con altri capimandamento che abbiamo fatto alcune riunioni di tutti i capimandamento, alcune riunioni per deliberare alcuni fatti che riguardavano Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
EX 210 Brusca G.: Eh, per esempio omicidi, o prevedere problemi di altre zone. Cioè, per l'interesse di Cosa Nostra.
Io mi ricordo, per esempio, che ci fu... che a Palermo, o in provincia di Palermo c'erano dei furti di TIR. E, in particolar modo, interessava la zona di Palermo, cioè la zona di Brancaccio, anche la zona di San Lorenzo. E si è fatto una riunione per provvedere a deliberare di eliminare i responsabili di questi personaggi.
Sono stati fatti degli omicidi; poi ci fu un'altra... questa una mini, chiamo "mini", perché noi eravamo tutti presenti i capimandamento quando ucciso il fratello di Benedetto Spera e quindi si doveva dire chi aveva commesso questo omicidio e quindi cercare i responsabili.
Io e lui eravamo presenti. Ci fu quando la guerra a Misilmeri era stato ucciso Pietro Ocello, un altro capomandamento. Quindi provvedere anche a questo problema.
É stata fatta un'altra riunione... Praticamente ne sono state fatte tantissime riunioni con Giuseppe, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta Brusca, lei ha esemplificato un po' con una serie di fatti, come si possono definire? di ordinaria gestione di Cosa Nostra. Ma ecco, nel periodo del '92 avete discusso in comune a causa, per l'appunto, del vostro rispettivo ruolo, di quelle che in Cosa Nostra vengono definiti i fatti eclatanti?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E ci può dire quali?
EX 210 Brusca G.: No, no, aspetti. Sicuramente per l'opinione pubblica, per lo Stato, i fatti più importanti sono i fatti eclatanti, cioè i magistrati, o quant'altro; per noi di Cosa Nostra, cui io ne facevo parte, quando si ragionava e ragionavamo in questa maniera, le cose importanti, secondo la nostra mentalità, il nostro modo di vedere, le cose più importati erano gli uomini d'onore che erano stati eliminati. Quindi discutevamo... le cose più importanti erano queste. Non so se sono stato chiaro nel...
PUBBLICO MINISTERO: Chiarissimo, per me è chiarissimo.
EX 210 Brusca G.: E quindi, quando si dovevano discutere problemi all'interno di Cosa Nostra, eravamo un po' tutti.
Di cose eclatanti con Giuseppe Graviano io non ne ho mai parlato. Però quella mattina, cioè il giorno 15 gennaio, lui doveva essere pure presente, io dovevo essere pure presente, quindi si dovevano affrontare questi argomenti.
Di eclatante con Giuseppe Graviano abbiamo stabilito assieme il sequestro dell'omicidio... Cioè, il sequestro, che l'omicidio l'ho deciso io, del piccolo Giuseppe Di Matteo.
Con Giuseppe Graviano, ad un dato punto, quando abbiamo avuto il chiarimento con Leoluca Bagarella, poi mi sono incontrato anche con lui per continuare nella cosiddetta strategia stragista, cioè degli attentati al Nord. Perché con il chiarimento con Leoluca Bagarella, ad un dato punto gli dico: 'ma scusa, visto che il punto dove sei arrivato, continua, non ti fermare'.
E lui mi diceva, cioè, in qualche modo si lamentava dei fratelli Graviano, però in particolar modo di Giuseppe, perché erano al Nord, non si facevano più vedere. E quindi si doveva continuare nella strategia stragista.
Poi ci siamo incontrati, in quella occasione il Bagarella mi ha chiesto dei detonatori, io glieli portai. Quindi i fatti più importanti con Giuseppe Graviano che abbiamo discusso, oltre a quelli che già ho menzionato, sono questi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta, Brusca, questo fatto come fatto storico, questo del sequestro del piccolo Di Matteo, a che epoca lo colloca lei, in che epoca lo colloca?
EX 210 Brusca G.: Novembre '93.
PUBBLICO MINISTERO: Novembre '93. Quindi, diciamo, c'è un periodo, una fase del suo rapporto con Giuseppe Graviano... Capisco che vi eravate visti sicuramente nelle famose riunioni in casa Vasile a Santa Flavia, quando discutevate di quei progetti.
Poi, ecco, ci spiega a seguito del raffreddamento del suo rapporto con Bagarella, c'è un periodo in cui non si vede più con Giuseppe Graviano?
EX 210 Brusca G.: No, io purtroppo, siccome non avevo rapporto, no non avevo il rapporto diretto, ma siccome tra me e Giuseppe Graviano, prima era in qualche modo filtrato tutto da Salvatore Riina; stessa cosa poi avvenne tramite Bagarella, anche se cercavo di parlare direttamente con Giuseppe Graviano, cosa che non mi poteva riuscire. Speravo che la cosa, come ho detto ieri, che si poteva in qualche modo chiarire, quindi io non so se Giuseppe Graviano conosceva quello che diceva Bagarella, se Bagarella glielo diceva, gli diceva tutto, tipo il fatto di Costanzo: se glielo abbia detto, o meno, questo non glielo so dire.
E quindi io con Giuseppe Graviano, a causa di questo raffreddamento con Leoluca Bagarella, per un periodo non mi ci sono più sentito. O quel poco che io avevo di bisogno, perché poche... filtrava tipo attraverso Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, lei ha fatto cenno, per l'appunto, a questo rapporto tra lei e Giuseppe Graviano, prima dell'arresto di Riina, filtrato - mi pare ha usato questa espressione - filtrato dallo stesso Riina.
Ecco, che tipo di rapporti le constano esserci stati tra Riina e Giuseppe Graviano?
EX 210 Brusca G.: Guardi, io mi spiego subito, un esempio per potermi fare capire. Si doveva eliminare l'onorevole Lima.
E allora, io quando ho saputo di questo fatto mi sono messo subito a disposizione, per dire: 'io ho la possibilità', però nel territorio in cui io disponevo, che ho chiarito, cioè, l'onorevole Lima difficilmente poteva venire in quella zona. Sapevo che doveva andare nel territorio di Giuseppe Graviano, cioè al San Paolo... quello di Gianni Ienna, perché doveva fare un comizio, non mi ricordo quello che doveva fere, al che gli ho chiesto a Salvatore Riina se io potevo, se mi capitava - che non ero sicuro che mi poteva riuscire - potevo commettere l'omicidio nel territorio di Giuseppe Graviano.
E Salvatore Riina mi disse: 'non ci sono problemi, vai avanti, che me la sbrigo io'.
Cioè, quindi se io commettevo, o andavo fuori territorio, cioè sconfinavo - usando le parole sue di ieri - e quindi Salvatore Riina mi metteva a posto se succedeva questo fatto.
Quindi, il rapporto era questo tra Salvatore Riina e Giuseppe Graviano. Cioè, d'altronde un capomandamento con un capo provincia, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, ma le consta a lei com'è che Giuseppe Graviano era divenuto capomandamento, come era avvenuta l'investitura di Giuseppe Graviano a capo del mandamento di Brancaccio?
EX 210 Brusca G.: Giuseppe Graviano, nei dettagli non lo so. Io so solo che ci siamo ritrovati a capomandamento. Ripeto, nel dettaglio non lo so. So che dopo l'arresto di Lucchese Giuseppe, il posto lo prese lui. Che prima di Giuseppe Graviano era Lucchese Giuseppe, il capomandamento reggente del mandamento di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, e voglio dire, del tipo di rapporto proprio in termine, al di là dei ruoli all'interno di Cosa Nostra tra Riina e Giuseppe Graviano, intendo dire se c'era o meno un particolare rapporto di fiducia, di, come dire, preferenziale, ecco, fra Riina e Giuseppe Graviano, lei è in grado di dire qualcosa al riguardo?
EX 210 Brusca G.: Ma guardi, quando io ieri parlai del gruppo romano, tra il gruppo romano, assieme a Sinacori, al Messina Matteo Denaro, c'era anche Giuseppe Graviano. E, a parte che me lo disse Messina Matteo Denaro, c'è un altro dato importante che io ho già detto nel... quando sono stato interrogato.
Cioè, che Giuseppe Graviano a Palermo gli avevano rubato una Clio 16 valvole targata Roma. A me questo fatto non me lo ha chiesto Giuseppe Graviano, per dire: 'se hai possibilità, o ti è capitato di trovare questa macchina...'
AVVOCATO Pepi: Mi scusi, Presidente, sono l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Pepi: Siccome è già stato, fra l'altro, sono già state acquisite le dichiarazioni di Brusca, ora parlare di fatti del tutto estranei a quello che è il capo di imputazione, mi sembra che veramente sia ultroneo.
Ora, parlare di furti di TIR, o cosa simile, mi sembra che, a questa Corte, non interessi veramente niente se sono stati rubati dei TIR, se sono state fatte determinate altre azioni delittuose, o meno, in territorio di Palermo.
Quindi io chiederei che anche il Pubblico Ministero si attenesse a quello che è il capo di imputazione e chiedesse al Brusca quello che attiene al capo di imputazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Presidente...
PRESIDENTE: Prego, pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: No, francamente sono, come dire, affermazioni, o risposte che Brusca sta dando un po' spontaneamente. Io avevo chiesto semplicemente a Brusca di darci gli elementi per stabilire se e in che termini vi fosse un particolare rapporto fiduciario tra Riina e, per l'appunto, Giuseppe Graviano. E, salvo il contrario, sia Riina che Giuseppe Graviano sono imputati, coimputati di questi stessi fatti.
Quindi interesserebbe... Ritengo che la domanda sia, come dire, specificamente pertinente proprio per stabilire che tipo di rapporto esistesse tra...
PRESIDENTE: La domanda è ammessa.
Diamo atto che è presente l'avvocato Cianferoni, è intervenuto...
AVV. Cianferoni: Sì, presente già da qualche tempo. Mi scuso, non ho voluto interrompere...
PRESIDENTE: Sì, certo. Sì, sì.
AVV. Cianferoni: ...ma ero appena giunto... cioè, l'udienza era appena cominciata.
PRESIDENTE: Quindi, anche per l'avvocato Grillo, assume la difesa di Riina.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: No, semmai Presidente, ecco, non perché adesso voglia, come dire...
PRESIDENTE: Consacrare la presenza.
AVV. Cianferoni: ...metterci il prezzemolo.
PRESIDENTE: Ag.
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa, per l'espressione un po' plebea. No, però, ecco, per associarmi a quanto rilevato dall'avvocato Pepi e riproporre la questione sotto questo profilo. É vero, il tema è rilevante, sono...
PRESIDENTE: Ora, avvocato, la domanda l'ho già ammessa.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: E non...
AVV. Cianferoni: E allora farò opposizione sulla prossima, presumibilmente.
PRESIDENTE: Ecco. Lo diamo per scontato?
PUBBLICO MINISTERO: Ah, è una opposizione al buio. Allora, si opponga...
AVV. Cianferoni: Perché l'opposizione è così chiara che...
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: No, io la domanda... Non so se ora perché francamente ho perso il filo, non so se...
EX 210 Brusca G.: Stavo continuando.
PUBBLICO MINISTERO: ...ha completato la sua risposta, ecco.
EX 210 Brusca G.: Io ho un chiarimento più che altro al dottor Nicolosi.
Lei mi ha fatto una domanda, dice: 'rapporto tra Salvatore Riina, rapporto di fiducia Salvatore Riina e Giuseppe Graviano'.
Gli posso dire che era ottimo, buono. Però le racconto qualche fatto per fare capire che tipo di rapporto. Dopo di che gli dico: il rapporto fra Salvatore Riina e Giuseppe Graviano era di ottimo status. Quindi completo la risposta di poco fa: che, a un dato punto, a Giuseppe Graviano gli rubano una Clio 16 valvole targata Roma a Palermo.
A me il Biondino Salvatore mi dice: 'sai, ci hanno rubato questa macchina, gli hanno rubato questa macchina a Giuseppe Graviano, che gli serviva per muoversi a Roma, perché era targata Roma e si muoveva qua', dice, 'vedi se hai la possibilità tu di potere trovare qualche cosa'.
Io gli ho detto: 'ora vediamo', che io avevo qualche piccola possibilità, 'vediamo', ma non ho potuto fare niente. Quindi so di questi rapporti tra Riina, perché quando parlo di Salvatore Biondino, significa Salvatore Riina. Cioè, il Biondino sarebbe l'autista... no, autista, quella persona in cui è stata arrestato il giorno stesso Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le consta che, dato che siamo a parlare di Biondino, quale qualifica aveva, diciamo, in termini di organigramma di Cosa Nostra, Salvatore Biondino?
EX 210 Brusca G.: Era sostituto reggente del mandamento di San Lorenzo, cioè in sostituzione di Giuseppe Giacomo Gambino.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Brusca G.: Cioè, uno di quelli, di quei cinque che dovevano... cioè, che io ho fatto tramite Bellini la richiesta di scarcerazione.
PUBBLICO MINISTERO: Quelli del famoso bigliettino.
EX 210 Brusca G.: Sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Gambino, no Biondino.
EX 210 Brusca G.: Sì, Giuseppe Giacomo Gambino.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe Giacomo Gambino. Senta, Brusca, lei, nell'esemplificare - poi però c'è stata l'opposizione del difensore - nell'esemplificare questo rapporto tra Riina e Giuseppe Graviano, ha fatto riferimento a quella famosa spedizione romana alla quale avevano partecipato Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, ha fatto anche il nome di Sinacori, salvo se altri.
Ecco, le chiedevo: lei, di questa trasferta, di questo episodio romano, ha avuto qualche racconto specifico da qualcuno? Non so se sono stato chiaro.
EX 210 Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Brusca G.: No, io pensavo che non era finita la domanda.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, era questa la domanda.
EX 210 Brusca G.: Io, come le ho detto, avevo questi piccoli indizi che poco fa le ho detto. Conoscendo Cosa Nostra, gli uomini di Cosa Nostra, capivo che il gruppo... anche se non conoscevo nei dettagli. Poi, a conferma di questo, io ho avuto le confidenze di Messina Matteo Denaro quando io gli ho chiesto: 'ma come avete individuato gli obiettivi?', e lui mi ha detto: 'attraverso le guide turistiche, depliant', questi fatti.
Quando poi gli ho detto: 'ma cosa intendevate fare con queste azioni eclatanti?, lui mi ha risposto, mi ha stretto le spalle, dice: 'no, abbiamo deciso di fare così, andiamo avanti così'.
Quando gli ho chiesto: 'ma avevate nessuno dietro le spalle?', cioè qualche contatto, dice: 'no', cioè, come si suo, dire: alla cieca.
E da questo risentimento poi ho saputo addirittura che Messina Matteo Denaro ha richiesto pure l'eliminazione perché io rimproveravo questi fatti.
Quindi, le mie deduzioni poi le ho avute confermate da Messina Matteo Denaro nel '95, alla presenza di Vincenzo Sinacori.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'è stato un momento storico della sua vita in Cosa Nostra in cui lei ha avuto questo incontro con Matteo Messina Denaro in cui capisco riprendeste esplicitamente...
EX 210 Brusca G.: Sì, in maniera...
PUBBLICO MINISTERO: ...l'argomento delle stragi che c'erano già state.
EX 210 Brusca G.: In maniera sintetica non siamo scesi nel particolare... cioè, la macchina, l'esplosivo. Però in maniera sintetica quello che erano, il nocciolo della situazione principale, l'ho affrontato con Messina Matteo Denaro. Nel senso: 'come avete scelto gli obiettivi, perché avete fatto questo e non quello che avevamo discusso a Santa Flavia...', cioè, questo era il senso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi fu un discorso di carattere, per così dire, generale, con Matteo Messina Denaro, non scendeste nei dettagli.
EX 210 Brusca G.: No, non c'era bisogno di scendere nei dettagli tanto.
PUBBLICO MINISTERO: Non c'era bisogno. C'era... Mi scusi Brusca.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma in un incontro fra due capimandamento quali eravate, sia lei che Matteo Messina Denaro, lei dice che in questa occasione c'era anche Sinacori che, secondo le sue conoscenze, che qualifica aveva in Cosa Nostra in quel momento?
EX 210 Brusca G.: Sinacori?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Brusca G.: Sinacori, come ruolo, era lui il capomandamento di Mazara del Vallo, però, per queste circostanze, era ritenuto alla pari di Messina Matteo Denaro. Cioè, aveva questo incarico alla pari di Messina Matteo Denaro e quindi, per questi fatti, lui era, aveva questo incarico.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, era un personaggio importante in Cosa Nostra.
EX 210 Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto, in questo discorso che viene fatto a tre, fra tre capimandamento, o equiparati - diciamo questa espressione - ecco, il discorso si dà per scontato. Capisco che lei entra direttamente con Matteo nel discorso delle stragi. É così?
EX 210 Brusca G.: Sì, sì, ci vado direttamente, non è che...
PUBBLICO MINISTERO: Si parte dal presupposto, eh.
EX 210 Brusca G.: Non è che vado per girare gli ostacoli. Cioè, con Messina Matteo Denaro subito affronto l'argomento senza... cioè, deviare, o girare...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, tanto per intendersi, Brusca, un po' con Matteo Messina Denaro era come riprendere il filo del discorso fatto nella villetta di Santa Flavia?
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Presidente, scusi...
EX 210 Brusca G.: Perfetto, ho fatto questo...
AVV. Cianferoni: ...la domanda mi sembra moltissimo suggestiva, perché si dà una spiegazione, interpretazione, una valutazione ad un incontro in senso logico che è esattamente ciò che pertiene al giudizio e non alla conoscenza dei fatti che è la testimonianza.
Poi, le parti, il Giudice, dirà se era un continum, o meno. Ma ora mi pare che...
PUBBLICO MINISTERO: Francamente, la mia domanda non chiedeva una valutazione a Brusca, non gliene ho mai chieste di valutazioni. Io cercavo di capire per quale ragione, qual era il motivo in reazione al quale nel '95, quindi a distanza di qualche tempo, si entra direttamente con Matteo Messina Denaro all'interno di un discorso che, mi pare estremamente ovvio, ha una grande delicatezza, pur se tra due appartenenti a Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Ma andrebbe... direi di precisarlo con le circostanze.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: In che senso...
PUBBLICO MINISTERO: La riformulo in questo termine, ecco.
PRESIDENTE: Circostanze di fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai, quale fu la ragione per la quale, ecco, entraste immediatamente nella discussione con le stragi con Matteo Messina Denaro?
EX 210 Brusca G.: Io stavo, poco fa stavo chiarendo pure questo punto. Con Messina Matteo Denaro io non subito parto per le stragi. Io comincio prima con il chiarimento, perché la provincia di Trapani nei miei confronti aveva adoprato questo muro, perché si era interrotto il dialogo tra me e il Messina Matteo Denaro. E Messina Matteo Denaro a me risponde, dice: 'ma io non sapevo che tra te e Bagarella c'erano questi malumori'. Dice: 'per me, parlare con Bagarella, è come se io parlavo con te', dice, 'per me, tutto quello che io parlavo con Bagarella, parlavo con te'.
Dissi: 'no, purtroppo non è così, perché io...', c'erano cose che Bagarella mi diceva, c'erano cose che non mi diceva. Le altre le capivo, le intuivo, perché bene o male sapevo chi si muoveva. Da lì poi subito, visto che abbiamo chiarito il problema di Alcamo, della posizione trapanese che fino al '92 io ero andato a Mazara... a Marsala per dargli una mano di aiuto. Sull'alcamese gli avevo dato una mano di aiuto, nel tempo io ero sempre stato a disposizione, sia per loro, che per tutti gli altri.
Dico: 'perché avete avuto questo comportamento nei miei confronti?'
Dice: 'no, ma noi non abbiamo alzato nessun muro nei tuoi confronti, per carità! Noi abbiamo semplicemente, visto che c'era Bagarella, tutto quello che avevamo di bisogno, lo filtravamo tutto tramite Bagarella'.
E io gli ho detto, ci dissi: 'guardi, che io non tutto sapevo quello che a Bagarella voi gli dicevate, o a me mi arrivava'.
Dopo avere chiarito questo passo affrontiamo gli argomenti di quello che era successo nel Nord. E gli ho detto, in quella occasione gli ho detto il fatto di Maurizio Costanzo che gli avevo detto di stare fermi e loro non sapevano niente, almeno quello che mi dice Bagarella; il fatto che loro avevano scelto gli obiettivi in queste circostanze, cioè, per come ho spiegato poco fa; il fatto che loro, in qualche modo, andavano alla cieca per quello che mi ha detto Messina Matteo Denaro.
Quindi non è nato subito con gli argomenti. Gli argomenti, cioè, affrontando il problema di questo processo, riparto da quando siamo andati da Santa Flavia, cioè, c'è stato questo stacco, non ci siamo più visti, dopodiché ci siamo rivisti perché in una delle occasioni, quando io gli ho dato... se non ricordo male c'era pure lui, dopodiché non ci siamo più rivisti e ci siamo rivisti nel '95, col Messina Matteo Denaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi voglio dire, dato che il suo interlocutore era Bagarella avete chiarito con Matteo la ragione per la quale, per così dire, non vi eravate incontrati, diciamo così.
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, nell'ambito di questo chiamiamolo chiarimento, di questo incontro con Matteo Messina Denaro, le venne mai fatto qualche riferimento a un progetto, a un'idea, criminale ovviamente, che avesse come obiettivo il tempio di Selinunte?
EX 210 Brusca G.: Sì. E in quella circostanza...
PUBBLICO MINISTERO: Vuole specificare al riguardo?
EX 210 Brusca G.: A un dato punto, visto che loro avevano delle difficoltà, o non mi ricordo per quale motivo. Onestamente ogni dettaglio non glielo so dire, o per difficoltà, o perché non si volevano spostare, o perché il Messina Matteo Denaro voleva sfidare gli altri esponenti di Cosa Nostra e in particolar modo Bernardo Provenzano. Cioè, Bernardo Provenzano poi significava tutto il resto, cioè tutto il suo seguito. Cioè, loro avevano già predisposto... predisposto, cioè, il Messina Matteo Denaro mi ha detto che era già pronto per distruggere il tempio di Selinunte.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, distruggerlo sempre col solito sistema?
EX 210 Brusca G.: Sì, distruggerlo nel senso che si doveva mettere una bomba e distruggerlo totalmente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sempre nell'ambito, diciamo, di quella strategia di cui avevate discusso.
EX 210 Brusca G.: Sì. Sì, sì, non prendeva sicuramente pala e piccone per distruggerlo.
PUBBLICO MINISTERO: Per buttarlo giù. Certo.
Senta, e le disse la ragione per la quale poi questa azione non era stata compiuta?
EX 210 Brusca G.: Mah, onestamente non glielo so dire. Non mi ricordo se fu che con Bagarella gli dissi: 'no, non lo facciamo, momentaneamente non attiriamo l'attenzione', o perché hanno avuto degli imprevisti. Onestamente non sono in condizioni di poterglielo chiarire. Me la diede una spiegazione, però non ci ho fatto tanto caso.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta, Brusca, torniamo per l'appunto a Giuseppe Graviano.
Giuseppe Graviano, lei ci ha spiegato le occasioni ripetute nell'ambito delle quali ha avuto modo di incontrarsi con lui nel corso del '92 e ci ha spiegato anche quei fatti che, visti dal punto di vista, per così dire, dell'appartenente a Cosa Nostra, sono importati le questioni relative al capomandamento. Lei mi pare ha fatto riferimento a Benedetto Spera, eccetera, a Lo Bianco, eccetera. No a Lo Bianco, scusi, a Benedetto Spera.
Ecco, lei rivede Giuseppe Graviano in quelle famose riunioni dei primi mesi del '93 a Santa Flavia, a casa del Vasile.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi ha motivo di rincontrarsi con Giuseppe Graviano? Intendo dire: sempre in funzione degli, chiamiamoli così, interessi di Cosa Nostra.
EX 210 Brusca G.: Sì, lo rivedo e fu nell'occasione quando io consegnai dei detonatori elettrici a Leoluca Bagarella. Però c'era anche Giuseppe Graviano, c'era Messina Matteo Denaro. Questo incontro è avvenuto a Misilmeri. E credo che già le stragi, le quattro stragi erano avvenute; si doveva continuare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo, come epoca?
EX 210 Brusca G.: Settembre, dobbiamo essere.
PUBBLICO MINISTERO: Settembre '93?
EX 210 Brusca G.: '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, con Giuseppe Graviano, siccome lei ci ha semplificato: con Bagarella ci ha raccontato che ci fu un chiarimento esplicito, con Matteo Messina Denaro capisco che parlaste pure. Ecco, con Giuseppe Graviano ci fu un chiarimento analogo a quello fatto con Bagarella e Matteo Messina Denaro?
EX 210 Brusca G.: No, una volta che io prima mi sono chiarito con il Bagarella. Poi, quando ci siamo incontrati, il Bagarella in qualche modo ha fatto la presentazione, per dire: 'Giovanni è con noi, non ci sono problemi', quindi non siamo scesi nel dettaglio, nella virgola, o chiarire il problema del raffreddamento tra me e Bagarella. Non abbiamo toccato completamente questi argomenti. Subito siamo entrati in armonia con la presentazione, fra virgolette, di Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ci ha riferito di questo fatto specifico. Cioè la consegna di questi detonatori a Matteo Messina Denaro a Bagarella e a Giuseppe Graviano.
Ci può dire dove avvenne questa consegna, dove...
EX 210 Brusca G.: In una casa di campagna di Misilmeri.
PUBBLICO MINISTERO: C'era una ragione particolare per cui questo incontro era stato concertato lì a Misilmeri?
EX 210 Brusca G.: Mah, la ragione credo che fosse che Giuseppe Graviano, essendo che su Misilmeri aveva una grossa disponibilità attraverso Pieruccio Lo Bianco e aveva pure delle persone che lui ne disponeva, c'era questo luogo a disponibilità, hanno creato, mi hanno dato appuntamento. Io poi mi sono recato in questo luogo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, due chiarimenti. Cosa significa che Giuseppe Graviano aveva la disponibilità di Misilmeri? Le faccio anche l'altra domanda: e se spiega anche alla Corte chi era Lo Bianco.
EX 210 Brusca G.: Dunque, il senso era che Giuseppe Lo Bianco...
PUBBLICO MINISTERO: Pieruccio.
EX 210 Brusca G.: Pieruccio Lo Bianco. Dunque, a Misilmeri era stato ucciso Pietrucello, capomandamento. Quando è stata uccisa questa persona, subito in commissione fu delegato il Giuseppe Graviano a dare una mano di aiuto a Pieruccio Lo Bianco per individuare il responsabile di quell'omicidio ed eliminarli tutti. E a Misilmeri, in qualche modo, si aprì una faida all'interno di Cosa Nostra e anche non Cosa Nostra, cioè persone vicino a persone di Cosa Nostra.
Quindi si dovevano eliminare tutti. E Giuseppe Graviano, attraverso Pieruccio Lo Bianco, aveva disponibilità: il territorio, luoghi, punti di riferimento, appoggi. E avevano un certo rispetto, un certo affetto. Cioè, si rispettavano in maniera molto affettuosa.
Quindi, Pieruccio Lo Bianco prima era, che a Misilmeri faceva capomandamento, poi gli è stato tolto il mandamento e passò a Belmonte Mezzagno. Però Pieruccio Lo Bianco, in questa situazione, gli venne data la reggenza del paese autonomo e doveva dare conto e ragione solo a Salvatore Riina, o a Giuseppe Graviano, in quanto gli doveva dare una mano di aiuto. Quindi... Poi Pieruccio Lo Bianco fu scomparso per mano Benedetto Spera nell'agosto del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi diciamo, nel periodo in cui lei riferisce questo episodio, alla consegna dei detonatori Pieruccio Lo Bianco era, per così dire, regnante a Misilmeri.
EX 210 Brusca G.: Sì, sì, era... perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito ora la ragione per la quale, per l'appunto, questo incontro avvenne a Misilmeri.
Ecco, lei ci ha raccontato questo episodio e poi mi pare in apertura del suo esame, ha fatto riferimento ad una iniziativa forte che prendeste di concerto insieme a Giuseppe Graviano su per giù in questo periodo. E cioè al sequestro del bambino di Di Matteo. Ecco, io non voglio che lei racconti qui il sequestro del Di Matteo.
EX 210 Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di capire semplicemente se questo episodio, se questo fatto, si iscriveva in un certo senso diciamo nella linea che avevate già discusso con Giuseppe Graviano, con Bagarella, eccetera. Ecco, le ragioni specifiche di questa iniziativa criminale.
EX 210 Brusca G.: Questo, di questa decisione fu successiva a quella di cui stiamo parlando. Però, come progetto era sempre il fatto che Giuseppe Di Matteo era in particolar modo nei confronti dei collaboratori di Giustizia. Nel senso che è in particolar modo contro Mario Santo Di Matteo che stava parlando della strage del dottor Falcone.
Sì, stava parlando anche degli altri. Però degli altri già c'era Di Maggio e c'erano altri collaboranti che parlavano, però quella più importante era la strage di Falcone, dove il Di Matteo aveva partecipato per quel poco che ha raccontato, per poco, che poi ha raccontato abbastanza. E quindi era per ridimensionare, in qualche modo, era proprio una strategia per attaccare i collaboratori di Giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Qui, diciamo, c'era qualche cosa di più, insomma. Avete sequestrato, capisco, il figliolo di uno come persona che stava collaborando con la Giustizia...
EX 210 Brusca G.: Sì, gli obiettivi erano diversi. Cioè, non era un fatto personale...
PUBBLICO MINISTERO: Certo, sì.
EX 210 Brusca G.: ...mio, di Giuseppe Graviano, o di Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
EX 210 Brusca G.: Era nell'interesse comune di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Per fa ritrattare Di Matteo.
EX 210 Brusca G.: Per far ritrattare Di Matteo e chi aveva intenzione di collaborare, capiva a quale rischio andava.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, era un messaggio, diciamo, nei confronti di possibili future collaborazioni.
EX 210 Brusca G.: Perfetto, questo era il progetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, questa iniziativa di sequestrare il piccolo Di Matteo, ecco, chi prese la decisione? Di chi fu l'iniziativa di compiere questa operazione?
EX 210 Brusca G.: Ma guardi, ne abbiamo discusso un pochettino un po' tutti, valutando... e abbiamo deciso di attuare questo progetto. Non mi ricordo...
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, dia un nome a questi "tutti", sennò...
EX 210 Brusca G.: Cioè, tutti... Aspetti, siccome già li avevo menzionati: io, Leoluca Bagarella, Messina Matteo Denaro e Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Brusca G.: Questi quattro, valutando del più e del meno, abbiamo deciso di azionare questa strategia per questi fini.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Brusca, lei, in relazione a questo fatto, è già stato processato?
EX 210 Brusca G.: Sì, sono stato processato e condannato in I Grado.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi si tratta di una sentenza recente?
EX 210 Brusca G.: Una sentenza che già si sta preparando per l'Appello.
PUBBLICO MINISTERO: Ci può dire anche in che termini è stata riconosciuta la sua responsabilità?
EX 210 Brusca G.: Sono stato condannato a 30 anni, anche se sono stato creduto in tutto e per tutto... No, per la condanna, perché se mi devo fare 30 anni, mi faccio 30 anni senza problema. Cioè, capire se... non tanto la quantità, cioè il motivo dei 30 anni no perché non sono stato creduto, perché in linea di massima, così a naso, la Corte mi ha dato in qualche modo ragione su tutto. Non capisco la condanna. Comunque questo si vedrà poi tecnicamente...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', questo non è tema del nostro esame.
EX 210 Brusca G.: No, per carità...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
EX 210 Brusca G.: Nel senso che avevo contrasti con altri collaboranti, in linea di massima la mia tesi è andata avanti. Però questo non significa niente, poi si vedrà tecnicamente, non è questo il problema.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta Brusca, temporalmente, in relazione a questa iniziativa del sequestro del piccolo Di Matteo, lei ha fatto riferimento all'autunno del '93, mi pare ha detto ottobre del '93.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ha avuto poi modo di avere ulteriori contatti, frequentazione, con Giuseppe Graviano successivamente?
EX 210 Brusca G.: No, con Giuseppe Graviano poi non mi ci sono più visto. Poi lui si è allontanato dalla Sicilia. E di questo, incontrandomi qualche volta con Bagarella, continuò a lamentarsi nuovamente: che questi non si facevano più vedere, stavano lontano... Poi ci sono state le feste, ci sono... Poi loro sono stati arrestati a Milano.
Quindi non ho avuto più possibilità di potermi incontrare direttamente con loro.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Senta, io ho capito che, dalle sue risposte, che c'è stato un periodo in cui, per così dire, c'è stato un black-out anche nei rapporti tra lei e Giuseppe Graviano, è così?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: É su per giù sempre lo stesso periodo del raffreddamento con Bagarella?
EX 210 Brusca G.: Cioè, il raffreddamento era con Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Con Bagarella. Però, di conseguenza, lei non si vedeva con...
EX 210 Brusca G.: Rifletteva sugli altri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché mi pare che lo abbia già detto: che prima il contatto con Giuseppe Graviano era mediato da Salvatore Riina; successivamente all'arresto di Riina, da Bagarella. É così?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Senta, cambierei per un attimo argomento. Siccome lei ha fatto riferimento alle collaborazioni, al fenomeno quindi, in particolare ha esplicitato il fatto del piccolo Di Matteo in rapporto alla collaborazione del padre per la strage di Capaci. Ecco, lei in relazione ai rapporti che ha avuto con Bagarella e con le altre persone che abbiamo citate, ha avuto parte a qualche iniziativa che avesse come punto di riferimento la persona di salvatore Contorno?
EX 210 Brusca G.: Sì, io a un dato punto vengo a sapere da Bagarella e poi da altri: da Fifetto Cannella, da Giorgio Pizzo, che Contorno si trovava a Roma. Cioè, ormai lo sapevamo che si trovava a Roma, però non sapevamo l'ubicazione, cioè il sito preciso dove lui abitava. A quanto pare il Giuseppe Graviano, o chi per lui, sono riusciti ad individuare dove il Contorno abitava. E quindi si doveva provvedere per eliminare Contorno, per dei motivi... perché è stato collaborante, ma in quanto era responsabile di omicidi ed era uno di quelli che faceva parte, come si suol dire, a Stefano Bontate, cioè ai perdenti. Cioè, faceva parte ai perdenti. E perché stava collaborando: sia per l'uno, che per l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, lei ci sta spiegando il motivo per cui come si pensava di eliminare Contorno: uno, era perché era collaboratore; secondo, perché era ritenuto responsabile di omicidi.
C'era qualche omicidio in particolare del quale era ritenuto responsabile Contorno?
EX 210 Brusca G.: Ma lui ne aveva fatti diversi. E quando iniziò la guerra di mafia credo che lui era responsabile dell'omicidio di Michele Graviano, cioè il padre di Giuseppe; era pure responsabile di qualche altro omicidio, in questo momento non mi ricordo il nome.
Poi, successivamente, mentre lui stava collaborando, però non so se lui ha partecipato o meno nell'89, quando fu arrestato assieme ai cugini Grado, si ritenne responsabile di altri due omicidi sempre a Brancaccio. Però, ripeto, non so chi realmente li ha commessi.
Quindi, nei confronti di Contorno, c'era tutta questo accanimento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ieri ha fatto un cenno alla persona di Spatuzza in relazione alla quale le farò poi delle domande. C'era qualche motivo specifico anche da parte di Spatuzza...
EX 210 Brusca G.: Sì. Anche...
PUBBLICO MINISTERO: ...per uccidere Contorno?
EX 210 Brusca G.: Eh, a Spatuzza gli avevano ucciso magari il fratello, il padre, non mi ricordo. Comunque sempre a causa di Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo, queste responsabilità, definiamole così, di Contorno per l'uccisione del padre di Giuseppe Graviano, per l'uccisione del fratello di Spatuzza, erano, per così dire, informazioni di cui disponeva Cosa Nostra?
EX 210 Brusca G.: E come no!
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, era un dato scontato, questo, all'interno di Cosa Nostra.
EX 210 Brusca G.: All'interno di Cosa Nostra si sapeva chi lo aveva commesso, quelli del Graviano, quelli del Spatuzza e di altri. Io non so nei dettagli quelli avvenuti nell'89.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ecco, in che cosa si è concretizzata la sua - sua di Brusca - iniziativa in relazione a questa vicenda di Contorno?
EX 210 Brusca G.: Si è concretizzata che Bagarella mi ha chiesto dell'esplosivo e io glielo fornii in, credo che sino ad ora avevo detto una e non escludo la seconda, ma oggi posso dire in due occasioni. Una prima della gelatina; e poi un'altra di polvere da sparo. Cioè, polvere da sparo, polvere da cava, cioè esplosivo da cava.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in relazione a questa richiesta di Bagarella, le venne formulata in termini così, come dire, espliciti, o ci fu un qualche dettaglio ulteriore nella richiesta di esplosivo...
EX 210 Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: ..per compiere questa azione?
EX 210 Brusca G.: Sì, nella richiesta si cercava dell'esplosivo, quello diverso adoperato a cominciare da Borsellino per degli attentati del Nord. Cioè, nel senso che si cercava un esplosivo diverso per non ricollegare i fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, l'azione nei confronti di Contorno, ai fatti di strage...
EX 210 Brusca G.: Di strage avvenuti, quella di Borsellino e quella delle stragi del Nord, cioè Roma, Firenze, Milano.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, diciamo Brusca - e questa è una domanda - l'epoca di questa richiesta a lei da parte di Bagarella di esplosivo, quando la possiamo collocare nel tepo?
EX 210 Brusca G.: Mah... inizi... Giuseppe Graviano già era stato arrestato, '94, inizi '94. Ed eravamo a Molara.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci vuol dire qualcosa... Cioè, lei era latitante a Molara?
EX 210 Brusca G.: Sì, io latitante. Ed è precisamente che poi io ho dato una mano di aiuto nella costruzione della casa di Giuseppe Patellaro, che prima di questa... Dove io abitavo e sono scappato, che poi l'indomani mattina hanno fatto il blitz, quindi la Polizia conosce bene il luogo. Prima di questo fabbricato c'era una piccola casetta che io ci facevo degli appuntamenti, ce ne ho fatti tre-quattro, con Bagarella, con Ferro, con Fifetto Cannella...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, per l'appunto le stavo chiedendo se, in questo luogo, in questo fondo del signor Patellaro...
EX 210 Brusca G.: Fondo Pipitone... Fondo Patellaro, sì, giusto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, appunto, lo ha detto lei. Se era un luogo, diciamo, abituale di incontri anche fra capimandamento, in quel periodo?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Gli ho fatto tre-quattro appuntamenti, che Bagarella non... aveva difficoltà di recepire posti e gli ho messo questa disponibilità e abbiamo fatto tre-quattro-cnque... comunque, tre-quattro sicuri.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, e si ricorda Bagarella come fissava questi appuntamenti con lei, lì a Borgo Molara?
EX 210 Brusca G.: Io, con lui, avevo in quel momento, tra Patellaro e Calvaruso ci vedevamo e poi io... e lui poi dava gli appuntamenti agli altri e poi gli altri si andavano a... dipende cosa diceva l'appuntamento, si andavano a prelevare.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Calvaruso era la persona che fissava l'appuntamento, diciamo, che portava la notizia a Bagarella?
EX 210 Brusca G.: Sì, tra me e Bagarella c'era questo contatto.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda anche il nome di Calvaruso?
EX 210 Brusca G.: Tony Calvaruso.
PUBBLICO MINISTERO: Tony Calvaruso. Senta, ecco, andiamo un po' più nel dettaglio in relazione a queste richieste. Ho capito che oggi il suo ricordo è preciso, nel senso che queste richieste furono due.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Gelatina, ha detto, e poi polvere da sparo. Diversa, lei ha detto, dall'esplosivo utilizzato nelle stragi precedenti.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è in grado ora di puntualizzare il suo racconto su queste consegne?
EX 210 Brusca G.: Sì. Una, la prima fu che, essendo che lui cercava del materiale diverso di quello adoperato per le stragi per non... che, se succedeva l'attentato, non essere riconducibile alla stessa mano.
Io, in primo luogo, ho chiesto ad Antonino Di Caro, che poi esso è stato pure eliminato. All'epoca era capoprovincia dell'agrigentino, se lui aveva possibilità di esplosivo. E il dottore Di Caro mi ha detto che aveva della possibilità dell'esplosivo, che si trattava di gelatina. Di questa gelatina il dottor Di Caro me ne diede due, in due occasioni. Una, fu quella che io consegnai tramite che Michele Traino a Giorgio Pizzo; e poi l'altra che io l'adoprai per un altro attentato che non andò in vuoto, ma... a quanto pare non andò in vuoto anche nell'altra occasione, anche nei confronti di Contorno, che lo stesso materiale fu trovato in una casa di un consigliere comunale di San Giuseppe Iato che gli volevo fare saltare in aria. Solo che non esplose, è stato ritrovato l'ordigno. Quindi è lo stesso prodotto. E...
PUBBLICO MINISTERO: Brusca no, perché sennò dal suo racconto sembrava che questo esplosivo fosse custodito, detenuto da questo consigliere.
EX 210 Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: L'esplosivo è stato...
EX 210 Brusca G.: ...gli volevo far saltare...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
EX 210 Brusca G.: Cioè, gli abbiamo messo l'ordigno. Non è esploso, non che fosse custodito.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Siccome dalla sua affermazione sembrava quasi che ce l'avesse in casa il consigliere comunale.
EX 210 Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: No, ecco.
EX 210 Brusca G.: É stato trovato non esploso.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Brusca G.: In questa casa. Ma il motivo era fargliela saltare in aria. Che, in quel momento, visto che io ho il raffreddamento con Bagarella, io stavo commettendo tutta una serie di piccoli attentati nei confronti dei cosiddetti progressisti.
PUBBLICO MINISTERO: "Progressisti", intende...
EX 210 Brusca G.: Nel territorio di Sa Giuseppe Iato. Cioè, persone vicino al Partito Comunista, o a forze di Polizia, Carabinieri, Finanza... Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Amministratori pubblici di quella parte politica, diciamo.
EX 210 Brusca G.: Sì, perfetto. Però anche a Forze di Polizia. Cioè, Carabinieri, Polizia... Non era solo parte politica.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Brusca G.: Comunque, e fra questi c'era anche questo obiettivo, cioè di questo consigliere comunale di San Giuseppe Iato, che l'obiettivo, l'ordigno non esplose, quindi lo stesso materiale.
Cosa mi raccontano nel primo episodio? Che il Contorno frequentava un bar e che avevano collocato questo ordigno in un pozzetto, o in qualche cosa. E quando il Contorno è uscito, nell'esplodere, questo... dice che non ha funzionato, ha fatto una fumata e il Contorno addirittura si è voltato, non ci ha fatto caso. Quindi, è andato a vuoto il primo progetto, per quello che mi hanno raccontato.
Poi ci fu un'altra richiesta di esplosivo che io diedi incarico a Monticciolo; Monticciolo andò a prelevare del materiale che noi avevamo custodito in Contrada Giambascio, quello che poi è stato... il Monticciolo stesso ha fatto ritrovare. E che Monticciolo incaricò di farlo averci, io avevo incaricato di farlo avere a Domenico Raccuglia; Domenico Raccuglia lo ha fatto avere a Giorgio Pizzo, che poi loro dovevano adoprare, che poi non hanno adoperato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Brusca...
EX 210 Brusca G.: Cioè, non hanno adoperato, cioè l'obiettivo... Lo hanno adoperato, solo che il fatto fu scoperto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, innanzitutto due chiarimenti: questi racconti in relazione all'individuazione di Contorno, al fatto che l'esplosivo una prima volta non aveva funzionato, eccetera, lei da chi li aveva ricevuti?
EX 210 Brusca G.: Mah, a mozziconi, a pezzi, un po' da Bagarella, un po' da Giorgio Pizzo, un po' da Fifetto Cannella.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho bisogno di chiederle delle precisazioni su queste persone: Giorgio Pizzo e Fifetto Cannella.
Ecco, ci può dire chi erano, secondo le sue conoscenze?
EX 210 Brusca G.: Tutti e due uomini d'onore della famiglia di Brancaccio.
Dopo l'arresto di Giuseppe Graviano, Giuseppe Graviano aveva mandato a dire che come reggente al suo posto erano Fifetto Cannella e Giorgio Pizzo. A un dato punto Leoluca Bagarella, per suo interesse... non so se personale, o perché aveva qualche altro motivo, ha trovato dei difetti nei confronti di Fifetto Cannella. E quindi tolse a Fifetto Cannella e automaticamente ha messo Antonino Mangano, sarebbe uomo d'onore della famiglia di Brancaccio, in particolar modo di Roccella. E ha dato la reggenza ad Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Brusca, semplicemente un accenno per completare il discorso. Questo Antonino Mangano è persona che lei poi conosceva personalmente e con la quale ha avuto rapporti?
EX 210 Brusca G.: Sì. Poi mi sono incontrato tantissime volte.
PUBBLICO MINISTERO: Si era incontrato con Nino Mangano anche prima che diventasse reggente del mandamento di Brancaccio?
EX 210 Brusca G.: Antonino Mangano era, nel '92, un punto di riferimento tra me e Giuseppe Graviano che se io avevo piccole notizie, o bisogno di mandargli a dire qualche messaggio, o incontrarlo, io mandavo Gioè dal Nino Mangano, che aveva un'agenzia di assicurazione, o qualche cosa del genere, per rintracciare poi il Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Allora, dati questi chiarimenti su queste persone con cui evidentemente... ma mi pare che l'ha detto, comunque glielo formulo: con Fifetto Cannella, con Giorgio Pizzo, Nino Mangano lei si era visto durante questa sua permanenza lì a Borgo Molara?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando c'erano state queste richieste di esplosivo, la consegna, eccetera.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di avere da lei delle puntualizzazioni sulla richiesta, in particolare sulla seconda fornitura diciamo di esplosivo. Sulla prima lei ha detto era gelatina che proveniva da quel Di Caro. No?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: La seconda, invece, oggi lei afferma con, mi pare, con sicurezza...
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...che questo esplosivo veniva dal deposito che lei aveva in contrada Giambascio e che era stato dato a Monticciolo.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol spiegare le ragioni di questa sicurezza?
EX 210 Brusca G.: Sicurezza perché quando io... mi è stato fatto questo... Inizialmente, quando io cominciai a collaborare, non ero sicuro di questo particolare. Poi nel tempo ho avuto dei ricordi, questi e tanti altri piccoli ricordi e posso dire che il fatto io l'ho ordinato a Monticciolo di avere fatto questo. Come in quel momento non mi ricordavo se era stato fatto o meno, oggi posso dire per coscienza che io ho ordinato questo... cioè ho ordinato a Monticciolo di andare a prendere questo materiale e farlo avere a Domenico Raccuglia. Domenico Raccuglia l'ha fatto avere a Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ci può dire qualcosa di specifico sulla persona di Monticciolo?
EX 210 Brusca G.: Monticciolo non è uomo d'onore. Per un periodo era stato, come si suol dire, per tanti fatti, perché non gli davo tutta la confidenza, in qualche modo il mio braccio destro per il territorio di San Giuseppe Iato. Gli dicevo: 'fai questo, fai quell'altro'.
Quindi il Monticciolo era la persona in quel momento di più mia fiducia e più vicina.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha fatto riferimento a questo deposito di materiale esplosivo che lei aveva in contrada Giambascio. Oltre a Monticciolo c'era qualche altra persona che aveva, per così dire, incaricato della gestione di questo luogo?
EX 210 Brusca G.: La gestione, quelli che sapevano il posto era Monticciolo, mio fratello Brusca Enzo Salvatore, Chiodo, che era l'intestatario del... Chiodo Vincenzo che era l'intestatario del terreno e che è quello che custodiva la latitanza di mio fratello Enzo Salvatore e poi altri che avevano... altri miei cugini, ma quelli si erano limitati solo a scavare il fosso e occultare una vasca di cemento armato, cioè già prefabbricata.
Però quelli che poi sapevano all'interno... cosa dovevano sapere erano: mio fratello Brusca Enzo Salvatore e Chiodo Vincenzo e Monticciolo Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei dette - oggi il suo ricordo capisco che è puntuale al riguardo - quando lei dette incarico a Monticciolo di prelevare questo esplosivo che lei custodiva in questo luogo, eccetera, mise al corrente il Monticciolo della finalità della destinazione che aveva questo esplosivo?
EX 210 Brusca G.: Sì, in qualche modo, non in dettagli, però che serviva per Contorno sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi cui fu una sua, come dire, messa al corrente di Monticciolo di questa...
EX 210 Brusca G.: In qualche modo. Cioè non nel dettaglio, sì...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Brusca G.: E in particolar modo, no. Gli spiego subito. In particolar modo il commento fu nell'operazione non riuscita. Nel senso che gli ho detto: 'ma scusa, se sapevano dove abitava, se sapevano... se ci andavamo noi con un bastone, con delle pistole lo avremmo ucciso ugualmente. Non c'era bisogno di fare l'azione eclatante'.
Comunque loro avevano deciso così e ognuno decide quello che vuole.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei vuole dire che quando consegna l'esplosivo a Monticciolo per farlo avere, mi pare lei ha detto, a Giorgio Pizzo tramite Raccuglia lei già per così dire aveva commentato con Monticciolo quel fallito...
EX 210 Brusca G.: Un accenno...
PUBBLICO MINISTERO: ...attentato.
EX 210 Brusca G.: Un accenno...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Brusca G.: ...e poi, diciamo, l'esternazione negativa del fatto non riuscito.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta e poi lei ha, una volta fatto avere a destinazione - il richiedente mi pare che era Bagarella pacificamente - ha avuto poi notizie su che cosa era accaduto di questo attentato a Contorno? Ha avuto qualche riferimento?
EX 210 Brusca G.: Niente, so che sono stati in qualche modo scoperti. Ad un dato punto quando si sono visti scoperti, non mi ricordo chi c'era, sono dovuti scappare perché nel frattempo arrivava la Polizia, i Carabinieri, quello che è, e hanno dovuto abbandonare il progetto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Brusca, nell'ambito di queste sue relazioni con queste varie persone, lei ha fatto riferimento in particolare ad alcuni uomini d'onore della famiglia e del mandamento di Brancaccio. Ha fatto riferimento per l'appunto a Giorgio Pizzo, a Fifetto Cannella e poi anche ad Antonino Mangano.
Ecco, ieri ha fatto un cenno ad una persona che si chiama Gaspare Spatuzza. Ecco le chiederei un attimino di dare ai signori Giudici le coordinate di questa persona: di Gaspare Spatuzza. Cioè quando l'ha conosciuta, che tipo di relazioni ha instaurato con questa persona.
EX 210 Brusca G.: Io lo conoscevo Gaspare Spatuzza che lui lavorava alla Valcras, in una ditta di import-export; che in questa ditta era raccomandato da parte nostra, in quanto a Brancaccio, per non fargli pagare il cosiddetto pizzo. Non pagava il pizzo, però gli hanno... Cioè hanno preso questo operaio, che poi lavorava regolarmente lo Spatuzza. Non lo so se c'è qualche altro, comunque Spatuzza... Perché io l'ho visto, perché mi ci sono recato qualche volta assieme a un mio compaesano di Cosa Nostra: Martello Mario. Finito, poi non l'ho incontrato più.
Poi lo rincontrai nuovamente sempre nel '95 quando su Brancaccio, attraverso gli arresti, le collaborazioni, lo sbandamento, come gruppo mio, Messina Matteo Denaro, Nicola Di Trapani e Sinacori non avevamo più un punto di riferimento, quindi siccome Messina Matteo Denaro conosceva bene il Gaspare Spatuzza gli diede appuntamento a Salemi. Lui è venuto, in quella circostanza l'abbiamo combinato, perché... cioè combinato, cioè affiliato in Cosa Nostra. Dopodiché con Gaspare Spatuzza era il nostro punto di riferimento a Brancaccio di nostra fiducia e io c'ho avuto una serie di contatti.
In questa serie di contatti che ho avuto con Spatuzza, in base a quello che succedeva, che c'era qualche altro collaborante che stava parlando, o altri collaboranti che venivano fuori, e mi ricordo in particolar modo il Spatuzza era... non so se stava collaborando il Romeo, o lo Scarano, o qualche altro, comunque un collaborante, dice: 'ora viene fuori il mancato attentato al pulman dell'Olimpico'. Cioè doveva uscire dall'Olimpico un pulman pieno di Carabinieri e in quell'occasione loro avevano preparato un'autobomba, cioè l'esplosivo, più gli avevano messo della ferraglia, viti, perni, all'interno per avere più effetto devastante. Solo che al momento dell'azione del telecomando non esplose. E il commento fu: 'se ora mi cercavano per arrestarmi' - cioè i Carabinieri, o Forze di Polizia in generale - 'sicuramente appena sapranno il fatto mi cercheranno per ammazzarmi'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha introdotto questa confidenza fatta a lei da Spatuzza. Non ho capito bene, Spatuzza venne una volta che... Lei ha detto: a Brancaccio non avevamo più punti di riferimento, intende dire che c'erano stati degli arresti?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oltre quelli dei Graviano?
EX 210 Brusca G.: Sì, c'erano stati tanti altri arresti. C'era stato l'arresto di Antonino Mangano, c'era stato l'arresto di Giorgio Pizzo. C'erano stati diversi arresti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Brusca G.: E c'erano tanti altri uomini d'onore, mancava la nostra persona di fiducia, cioè mia, del Messina Matteo Denaro. Non è che non c'erano, c'erano altri uomini d'onore, però noi avevamo la persona di nostra fiducia.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma Spatuzza venne formalmente affiliato a Cosa Nostra?
EX 210 Brusca G.: Sì. Non era uomo d'onore in quanto Messina Matteo Denaro, che conosceva bene la situazione anche se di Trapani, però la conosceva meglio di me, in quell'occasione il Matteo Messina Denaro assieme a Sinacori, assieme al Nicola Di Trapani ed io ci siamo presi la responsabilità, perché non si poteva combinare, però ci siamo presi la responsabilità nei confronti dei fratelli Graviano - in particolar modo di Giuseppe - di combinarlo e poi si vedeva. E l'abbiamo combinato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Brusca, questa sua risposta mi fa nascere spontanea una domanda che è anche una richiesta di chiarimento.
Lei più volte ha fatto riferimento a Matteo Messina Denaro come persona del trapanese. Le chiedo: può dire specificamente ai Giudici chi era, secondo le sue conoscenze, Matteo Messina Denaro? Che qualifica aveva in Cosa Nostra?
EX 210 Brusca G.: Lui... La qualifica effettiva l'aveva il padre: Francesco Messina Denaro. Però ne rivestiva e ne aveva le mansioni il Messina Matteo Denaro come capoprovincia, capomandamento della provincia di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, capoprovincia di Trapani e capomandamento di quale territorio?
EX 210 Brusca G.: Castelvetrano.
PUBBLICO MINISTERO: Castelvetrano. Senta, ci vuol spiegare le ragioni per cui questa persona, Matteo Messina Denaro, che per l'appunto è fuori Palermo, aveva questo rapporto così stretto con Giuseppe Graviano? Perché lei più volte ha detto che erano insieme alle riunioni, che per l'appunto in relazione alle questioni di Brancaccio Matteo Messina Denaro conosceva bene la situazione, eccetera. Ecco lei ha conoscenza di che tipo di rapporto corresse tra Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano in particolare?
EX 210 Brusca G.: Guardi, io gli posso dire con certezza che erano tutte e due persone come prima base vicini, cioè vicini e per volontà di Salvatore Riina. Perché se non ci sarebbe stata la sua volontà non ci sarebbe stata questa vicinanza. E più, credo, questo rapporto... però questa è una mia deduzione, attraverso... che il Messina Matteo Denaro aveva una sorella sposata con un certo Guttadauro di Bagheria, aveva contatti il fratello di questo Guttadauro, uomo d'onore della famiglia di Roccella, cioè sarebbe il dottor Guttadauro.
Quindi, siccome il mandamento di Roccella fa parte a Brancaccio, può darsi sia attraverso questo contatto. Però questa è solo una mia deduzione.
So di preciso che erano tutti e due uniti per volontà di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Torniamo allora ora a Spatuzza e alle confidenze che le fa in relazione a questo fatto: l'attentato dell'Olimpico.
Lei ha detto che il racconto di Spatuzza fu piuttosto, come dire, stringato, non è che si dilungò più che tanto. Ha detto anche che l'ordigno era confezionato con della ferraglia.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco le disse Spatuzza, qual era l'obiettivo fisico era evidente, era chiaro, lei ha detto il pulman dei Carabinieri, ma in quale logica si iscriveva questo attentato, questo fatto grave, eclatante, questo si può dire veramente.
EX 210 Brusca G.: Sempre nella strategia di portare personaggi dello Stato a trattare con Cosa Nostra: vuoi la strada di Bellini, ma vuoi anche la strada che aveva Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a trattare, cioè significa...
EX 210 Brusca G.: É sempre...
PUBBLICO MINISTERO: ...per riprendere un'espressione che lei ha usato ieri, "per costringere lo Stato a farsi sotto"?
EX 210 Brusca G.: Perfetto, sì, nelle stesse condizioni.
PUBBLICO MINISTERO: Era questa sempre la logica in cui si iscriveva questo...
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...fatto?
EX 210 Brusca G.: Per quello che mi è stato... che sapevo io, per quello che io ho chiesto a Bagarella e a Messina Matteo Denaro i fini erano sempre questi, cioè portare persone dello Stato a venire, a trattare con personaggi di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Brusca, la confidenza di Spatuzza in relazione a questo fatto è temporalmente collocabile nel momento in cui Spatuzza viene fatto uomo d'onore, quindi diciamo a '95 inoltrato, perché lei ha detto dopo gli arresti di Nino Mangano, Pizzo, eccetera.
EX 210 Brusca G.: Spatuzza viene combinato diciamo giorno più, giorno meno a dieci gior... cioè a dieci, quindici, venti giorni di distanza della nota rapina avvenuta a Palermo alle Poste di Palermo, cioè la rapina miliardaria, quella dove ha partecipato Aurelio Negri, oggi collaboratore di Giustizia.
Perché dico questo? Perché in quella occasione dai soldi ricavati da questa rapina, siccome il Sinacori e il Messina Matteo Denaro si lamentavano che erano senza soldi, che erano scarsi, avevano poche entrate, io e il Nicola Di Trapani abbiamo preso 50 milioni e in quell'occasione glieli abbiamo regalati. E in quella occasione venne il Gaspare Spatuzza e l'abbiamo affiliato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco fatta questa premessa, diciamo le confidenze in relazione a questo fatto le collochiamo...
EX 210 Brusca G.: Successive.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi in epoca successiva.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ci ha anche dato come punto di riferimento la collaborazione o di Romeo, o di Scarano.
EX 210 Brusca G.: Uno... non mi ricordo con precisione.
PUBBLICO MINISTERO: Uno dei due. Ecco Brusca, ma lei si spiegò, chiese spiegazioni a Spatuzza, della logica di questo attentato ce l'ha detto, ma ecco ne aveva sentito parlare prima di un obiettivo di questo tipo? Chiese spiegazione a Spatuzza in questo senso?
EX 210 Brusca G.: No, no, io a Spatuzza non gli ho chiesto niente e gli spiego subito il perché. Perché io avevo già affrontato gli argomenti con Messina Matteo Denaro nel senso generale del... A Spatuzza non avevo niente che chiederci.
Spatuzza fu spontaneo attraverso... non mi ricordo se fu la televisione, o i giornali che già parlavano di questo mancato attentato e lui mi diede questa piccola confidenza. Però io non avevo bisogno di chiedere a Spatuzza il perché. Solo che Spatuzza era stato autorizzato a farlo, solo questo. Nel senso che lui aveva avuto l'idea e aveva chiesto a Giuseppe Graviano, o a qualche altro - comunque credo a Giuseppe Graviano - l'autorizzazione a farlo. Il perché di tutto il progetto io già lo so da Giuseppe Gra... cioè da Messina Matteo Denaro. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Per me sì, ma glielo riformulo. Cioè questa azione era, si iscriveva diciamo in quella logica di quella strategia di stra...
EX 210 Brusca G.: La continuazione.
PUBBLICO MINISTERO: La...?
EX 210 Brusca G.: La continuazione.
PUBBLICO MINISTERO: Era la continuazione del...
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè si metteva sulla stessa linea. Quindi per lei... Intendo dire Brusca, siccome gli avevo chiesto se lei ne aveva mai sentito parlare...
EX 210 Brusca G.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei non ne aveva mai sentito parlare specificamente, però capisco che nel momento in cui gli viene rappresentata per lei non è un fatto nuovo.
EX 210 Brusca G.: No, il fatto nuovo che si cambia obiettivo. Cioè non c'è più il monumento, non c'è più l'opera d'arte, non c'è più... questa volta la novità è che si doveva attentare alla vita di questo pulman, dove transitavano su questo pulman dei Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Senta Brusca, chiese lei - a Spatuzza ho capito di no - a Matteo Messina Denaro la ragione, il motivo per cui l'attentato non era stato rifatto?
EX 210 Brusca G.: No, no, aspetti. Io quando affronto l'argomento con Messina Matteo Denaro dell'attentato al pulman ancora non ne sapevo niente, io chiedo in generale la situazione.
Poi io mi incontro con Spatuzza e Spatuzza in occasione di questi fatti viene fuori questo fatto. Quindi io vengo a conoscenza di un progetto mancato che io non sapevo. Cioè in quella occasione non glielo chiedo a Messina Matteo Denaro perché già non ero a conoscenza. Io so che il progetto era tutto uguale e che Spatuzza dice che avevano cambiato obiettivo, ma non parlai del fatto specifico a Messina Matteo Denaro, del caso singolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta Brusca, siamo sempre nel '95, lei si incontra con Spatuzza, si incontra poi anche con Matteo Messina Denaro. Lei ha detto con Matteo Messina Denaro vi siete anche in un certo senso chiariti e da Matteo Messina Denaro ha avuto una serie di confidenze in relazione a quello che è accaduto. No?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha detto, tra l'altro, che Matteo Messina Denaro le aveva confidato che gli obiettivi dei monumenti erano stati individuati consultando dei depliant, mi pare che ha usato questa frase.
EX 210 Brusca G.: Sì, perché mi sembrava... Dico: 'come mai avete scelto questi obiettivi così mirati?'
E lui mi ha detto in maniera molto tranquilla, dice: 'no, li abbiamo scelti attraverso le guide turistiche'.
PUBBLICO MINISTERO: E questo era un dato di fatto che le offre, diciamo che offre alla sua conoscenza Matteo Messina Denaro. Le disse anche, in relazione a questi fatti su Roma, a chi si erano appoggiati?
EX 210 Brusca G.: Aveva questo suo amico Scarano e che lo aveva rovinato... cioè lui non c'entrava niente per... non c'entrava niente per i fatti che stavano succedendo, ma solo gli aveva chiesto la cortesia e l'appoggio e che aveva fatto rovinare un suo amico e un suo... cioè un suo amico e il figlio del suo amico, perché c'erano altri collaboranti che lo chiamavano in causa.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il senso del discorso di Matteo era che Scarano era stato coinvolto diciamo in queste vicende in relazione al rapporto...
EX 210 Brusca G.: Delle stragi.
PUBBLICO MINISTERO: No, diciamo, in relazione al rapporto personale che c'era fra Scarano e Matteo Messina Denaro?
EX 210 Brusca G.: Sì. Lui rivendicava questa sua amicizia e che questo suo amico era stato coinvolto in questi fatti perché lui l'aveva coinvolto come appoggio sul territorio.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Senta Brusca, in relazione diciamo alla - come la potrei definire? - alla sua ripresa di relazioni normali, ecco, con Bagarella, con Giuseppe Graviano, eccetera, ecco lei ha avuto modo di recarsi mai, di frequentare un luogo che si chiama Villaggio Euromare?
EX 210 Brusca G.: Sì, ci sono andato una volta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dire qualcosa di specifico al riguardo?
EX 210 Brusca G.: In quella occasione io ci sono andato per problemi inerenti a Cosa Nostra e in particolar modo per un chiarimento nei confronti di Biondo Salvatore detto "il corto". Perché, come ho spiegato poco fa, si sapeva che "il corto" si era schierato con Raffaele Ganci, con Cancemi, con La Barbera e era arrivata notizia al Giuseppe Graviano, al Bagarella, che costui si lamentava. Di Bagarella forse avrebbe adoperato pure qualche parola pesante, dice: 'ma questi sono pazzi, questo è pazzo', una cosa del genere.
E quando al Biondo gli hanno... davanti alla mia presenza il Messina Matteo Denaro, Giuseppe Graviano, Bagarella, gli hanno detto di questi fatti, dice: 'ma quando mai?'
Questo fatto è avvenuto dopo la presentazione di Salvatore Cancemi, che in quella circostanza Cancemi veniva chiamato "caserma", in quanto si era presentato alla caserma dei Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Presentato intende dire che Cancemi si era...
EX 210 Brusca G.: Costituito.
PUBBLICO MINISTERO: ...costituito.
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io ho bisogno di capire una cosa, perché credo di aver sentito, ma credo di aver sentito bene, che a questa riunione c'era presente lei, poi c'era mi pare ha fatto il nome di Biondo "il corto"...
EX 210 Brusca G.: Sì, Giuseppe Graviano...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Brusca G.: ...Messina Matteo Denaro e poi c'era il proprietario della casa, che non ha assistito all'argomento, che è Antonino Mangano, il proprietario della residenza estiva, perché è un luogo estivo - cioè un luogo estivo, è un luogo residenziale al mare - e poi c'era "u' picciriddu", non mi ricordo in questo momento come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè una persona che chiamavano...
EX 210 Brusca G.: "U' picciriddu" di Misilmeri.
PUBBLICO MINISTERO: Il nome di questa persona l'ha mai saputo come si chiamava?
EX 210 Brusca G.: Sì, l'ho saputo, però in questo momento non me lo ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
EX 210 Brusca G.: L'ho riconosciuto pure in fotografia, però in questo momento non...
PUBBLICO MINISTERO: Una persona di Misilmeri che veniva chiamato "u' picciriddu", che vuol dire...
EX 210 Brusca G.: Una statura piccola.
PUBBLICO MINISTERO: Letteralmente cosa vuol dire picciriddu?
EX 210 Brusca G.: Cioè bambino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Oh. Bambino, però non era bambino, era abbastanza grande, però era di statura piccola. Questo qua era un mancato... o studiava all'università, ma era esperto in armi. E in quell'occasione parlando di armi, si sapeva già che io avevo delle armi un po' particolari, e in quell'occasione io gli dissi a Giuseppe Graviano che gli avrei fatto avere un bazooka, questo usa e getta; che poi parte sono stati trovati in contrada Giambascia e quello che gli ho regalato fu trovato poi a Misilmeri attraverso mie piccole indicazioni e poi c'è stato il collaborante che l'ha indicato con il dito a Misilmeri nella zona di Lo Bianco e di Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Non le viene in mente il nome di questa persona?
EX 210 Brusca G.: No, in questo momento no.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
EX 210 Brusca G.: Ce l'ho in punta della lingua, però...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene, fa lo stesso. Tornerei un attimino all'argomento...
EX 210 Brusca G.: Comunque sono in condizioni di poterlo riconoscere...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
EX 210 Brusca G.: ...in fotografia senza dubbio.
PUBBLICO MINISTERO: Tornerei un attimino alla discussione che ci fu lì a casa di Nino Mangano. Parliamo... É lo stesso Nino Mangano che poi diventa...
EX 210 Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...reggente?
EX 210 Brusca G.: Sì. Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Antonino Mangano. Senta, ho capito che c'era qualcuno che dissentiva dalla linea, ecco, non ho capito bene il nome.
EX 210 Brusca G.: No, no, dissentiva. Il Biondo, Biondo Salvatore "il corto", che dopo l'arresto di Biondo Salvatore, per capirci l'autista di Salvatore Riina, aveva...
PUBBLICO MINISTERO: Si chiama Biondino allora, ecco.
EX 210 Brusca G.: Biondino...
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, sennò facciamo...
EX 210 Brusca G.: Biondino, o Biondino. Comunque dovrebbe essere Biondino. O Biondo, o Biondino.
PUBBLICO MINISTERO: Arrestato con Riina è Biondino, questo è un fatto storico.
EX 210 Brusca G.: Ah, quello arrestato con... Io parlo del cugino, dovrebbe essere pure Biondino, o Biondo. Comunque viene identificato come "il corto".
PUBBLICO MINISTERO: Biondo "il corto".
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Allora presente a questa riunione, siamo capisco nell'estate...
EX 210 Brusca G.: Nell'estate, dopo...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi Brusca, siamo nell'estate '93, no? Lei ha detto nel periodo estivo.
EX 210 Brusca G.: Sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: C'eravate le persone... C'era questo Biondo "il corto"?
EX 210 Brusca G.: Sì, c'era questo Biondo "il corto" in quanto era stato chiamato a spiegare queste lamenziose, aveva qualche cosa da dire e perché lui non aderiva come suo cugino alla linea stragista che si doveva portare a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho bisogno di capire chi era d'accordo con la linea stragista e chi non era fra Biondo e Biondino, ecco.
EX 210 Brusca G.: No, i presenti eravamo tutti d'accordo. Il Biondo, quello arrestato assieme a Salvatore Riina era per la linea stragista. Poi quando prese il comando costui dalle notizie che ha avuto Bagarella e Giuseppe Graviano lui si era schierato con Raffaele Ganci. Quando poi fu chiamato e gli furono contestate - fra virgolette - queste sue lamentele, o esternazioni, lui negò tutto e prese per pazzo Raffaele Ganci e Cancemi che già si era costituito e dice: 'no, io sono a disposizione e quindi voglio andare avanti nella cosiddetta linea stragista'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco per definire questo discorso, chi era che era ritenuto uno che aveva cambiato idea: Biondino...?
EX 210 Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Tanto per intendersi: quello arrestato con Riina, o questo che era...?
EX 210 Brusca G.: No, quello che era arrestato quindi non poteva... "il corto".
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Biondo "il corto" aveva...
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: ...avuto qualche carica dopo l'arresto di Biondino?
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco che carica aveva... rivestiva in Cosa Nostra?
EX 210 Brusca G.: Reggente al mandamento di San Lorenzo e sostituto di Biondino Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Sostituto di Biondino Salvatore. E era Biondo "il corto" che era ritenuto uno che si era allineato su posizioni diverse?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi era stato Biondo "il corto" a dire: 'no, era stato tutto un equivoco'? É questo il senso della sua...
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...affermazione?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Brusca a questo riguardo, io ora non vorrei che rimanga questo equivoco, mi pare che lei quando venne esaminato qui nel precedente processo abbia detto che, salvo chiarire la questione e siamo qui proprio per questo, che dal carcere Biondino - quindi quello che era arrestato - aveva mandato a dire che non condivideva questa linea. Ecco ho bisogno di capire meglio...
EX 210 Brusca G.: No, no, no. Alt. Ci sarà stato un lapsus. Il Biondo "il corto" non condivideva più la linea, no che dal carcere... Se ho detto questo è stato in maniera errata. Per carità!
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siamo qui a precisare.
EX 210 Brusca G.: No, no, dal carcere non è stato mai... cioè Biondino non mi ha mai mandato a dire che non era d'accordo con questa strage. Fu in questa circostanza che fu stato detto a Biondino: 'perché ti sei tirato indietro? Tuo cugino... Cioè tuo cugino non è che ha mandato a dire di non andare avanti, tuo cugino...' Può darsi che ho detto questo e magari involontariamente abbia cambiato espressione.
'Tuo cugino non è che ha mandato a dire dal carcere di fare marcia indietro, tuo cugino era di quello di andare avanti'. Questo ho potuto dire.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome, ecco, lei fa confusione sui nomi, una volta Biondo "il corto" lo chiama Biondino...
EX 210 Brusca G.: Perché io...
PUBBLICO MINISTERO: ...e viceversa, allora non si capisce. Chiamiamo, diciamo quello in carcere e quello fuori, così...
EX 210 Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
EX 210 Brusca G.: ...quello in carcere, l'autista di Salvatore Riina, gli si diceva: 'tuo cugino ha mandato a dire che bisogna fare marcia indietro?'
Dice: 'no'.
'Tuo cugino è d'accordo con noi di andare avanti quando c'è Salvatore Riina. Tu' - quello libero - 'perché hai fatto marcia indietro?'
Dice: 'ma quando mai? Io non ho fatto marcia indietro. Sono tragedie che mi hanno fatto il Cancemi, Ganci e quant'altri nei miei confronti. Io sono qua a disposizione dove bisogna andare avanti'.
Questo chiarimento è avvenuto dopo che Salvatore Cancemi si è costituito alla caserma dei Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Brusca, lei ha introdotto diciamo una realtà territoriale di Cosa Nostra che fa riferimento per l'appunto al territorio di San Lorenzo. E ha detto che questo signor Biondo Salvatore detto "il corto" era reggente del mandamento di San Lorenzo. É così?
EX 210 Brusca G.: Sostituto reggente.
PUBBLICO MINISTERO: Sostituto di Biondino che era andato in carcere.
Lei del mandamento di San Lorenzo ha conosciuto altre persone in rapporto, ovviamente, alla sua vita in Cosa Nostra?
EX 210 Brusca G.: Ho conosciuto a cominciare da quando il mandamento era di Riccobono, poi Giuseppe Giacomo Gambino, il Biondo l'autista di Riina, "il corto", Biondo "il lungo" - perché sono tre: Biondo, Biondino, come vuol chiamarsi - Giovan Battista Ferrante. Ho conosciuto uno dei Graziano e qualche... Antonino Cinà, uomo d'onore della famiglia di San Lorenzo, e qualche altro personaggio che in questo momento non mi ricordo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, con Giovan Battista Ferrante ha avuto modo di compiere delle azioni diciamo criminali insieme?
EX 210 Brusca G.: Sì, la strage Chinnici e la strage di Capaci e qualche altro omicidio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco le devo fare qualche domanda un po'... in relazione, per così dire, alle sue conoscenze di mandamenti e di persone.
Ecco, lei nel mandamento, del mandamento di Porta Nuova più volte ha citato Salvatore Cancemi e ci ha detto anche che era uno dei capimandamento, uno di quelli che non condivideva per così dire la linea stragista...
EX 210 Brusca G.: Dopo l'arresto...
PUBBLICO MINISTERO: Dopo l'arresto, stiamo parlando dopo dell'arresto di Riina. Ecco, lei di questa realtà ha conosciuto una persona che si chiama Cucuzza?
EX 210 Brusca G.: Sì, nel novanta... Lo conoscevo da prima, poi l'ho rivisto, perché lui era stato arrestato, fu libero nel '95, metà '94-inizio '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dire questa persona che qualifica, che ruolo aveva all'interno di Cosa Nostra?
EX 210 Brusca G.: Cucuzza per volontà di Pippo Calò divenne coreggente e sostituto assieme a Vittorio Mangano della famiglia di Porta Nuova.
Poi Vittorio Mangano venne arrestato e rimase solo lui.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei conosce la ragione per la quale... capisco che il momento in cui questo signor Cucuzza viene scarcerato viene nominato co-reggente con Vittorio Mangano del mandamento?
EX 210 Brusca G.: La situazione era che prima che Cucuzza venisse liberato, dopo che Cancemi Salvatore si era andato a costituire, il posto era rimasto vuoto. E allora in quel momento l'unica persona di fiducia che noi potevamo avere - io mi riferisco come gruppo corleonese io, Bagarella e quant'altro - per quello che poteva valere, la nostra persona di fiducia avevamo a Vittorio Mangano.
E noi abbiamo insistito tanto per avere questa persona di nostra fiducia.
Per averla definitiva avevamo bisogno della ratifica fra virgolette di Pippo Calò che si trovava in carcere. Nel senso, per dire 'noi la persona che vorremmo al posto di capomandamento, dovrebbe essere Vittorio Mangano e vorremmo che anche lei fosse d'accordo'.
Pippo Calò, in qualche modo, non era di suo gradimento questo suo posto. Però visto che lo avevamo mandato a chiedere noi dall'esterno, si era messo a disposizione.
Però nello stesso tempo attraverso il cognato, attraverso Antonino Rotolo, mandò a dire che appena usciva, e come poi in effetti è uscito, assieme a Vittorio Mangano si ci doveva affiancare Salvatore Cucuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi lei in relazione poi a questo ruolo di Salvatore Cucuzza, diciamo, questo ruolo istituzionale di chiamiamolo co-reggente del mandamento di Portanuova, lei ha avuto rapporti, ha avuto relazioni?
EX 210 Brusca G.: Sì. Io ho avuto relazioni con Salvatore Cucuzza per tanti fatti che riguardavano Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, con Cucuzza ha mai affrontato temi, argomenti che toccassero, per così dire, le stragi?
EX 210 Brusca G.: Sì. Nel '95 eravamo io, Salvatore Cucuzza e Nicola Di Trapani. A un dato punto parlando di questi fatti, io e Salvatore Cucuzza, credo come tanti altri che non conoscevano i fatti, no che si lamentava, diceva: 'ma, che risultati hanno dato queste stragi?'
E lui partiva da Falcone fino a quelli di Fire... che lui non conoscendo la situazione, com'erano i fatti pensava che tutti sapessero tutto.
E diceva: 'mah, hanno portato più male che bene'. Al ché, a un dato punto io gli dico: 'no, Totò non è come dici tu', che lo chiamavo Totò, Salvatore, cioè Totò è il diminutivo di Salvatore.
Dico: 'Totò, guarda che non è come dici tu'. Ci dissi 'guarda, che la situazione poi si è un po'... cioè andato alla rovina: Però inizialmente guarda che le possibilità delle trattative c'erano'.
E mi riferivo sia a quella che io avevo con Bellini e sia quella che Salvatore Riina aveva avuto per i fatti suoi.
E con Salvatore Cucuzza questa volta avevamo pensato di continuare in questa linea però non nell'attivare le stragi, ma di fare azioni dimostrative per come ci aveva suggerito il Bellini. E aspettavamo il momento buono, nel senso che bisognava che si calmassero un po' le acque perché la tensione era sempre tesa, il momento caldo fine '95... che si calmassero un po' le acque, che ci rafforzavamo un poco noi perché era un periodo in cui i collaboranti non dico tutti i giorni ma erano continui, quindi nuovi arresti, cambiare posti... C'era sempre... non c'era una serenità, quindi non si poteva dedicare a certi obiettivi perché per dedicarsi a certi obiettivi bisognava avere un minimo di tranquillità.
Quindi in attesa che si calmassero le acque avevamo pensato, ma solo a livello di... no di pensato, cioè progettato e avevamo studiato pure il come di sequestrare per 24 ore, 48 ore il figlio di Pietro Grasso, cioè il figlio del magistrato e dirgli... Cioè sequestrare perché questo ragazzo frequentava il calcetto di Nicola Di Trapani, cioè zona Resuttana in viale Strasburgo, quindi obiettivo facile da poterlo prendere. E dirgli: vagli a dire a tuo padre che tuo padre poi doveva riferire a chi di competenza - perché noi guardavamo Pietro Grasso come persona delle istituzioni quindi una persona molto importante, faceva parte della DDA - vai a dire a tuo padre che se non la smettono col 41 o vengono... in qualche modo per dire, venire a trattare, noi minacciavamo di fare nuovamente le stragi e degli attentati. Ma era nell'intenzione di prendere il figlio, sequestrarlo per dimostrargli la forza e mandargli il messaggio.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Brusca, quindi ancora nel '95 diciamo quello che preme all'organizzazione, a Cosa Nostra, i temi che stanno a cuore quali sono?
EX 210 Brusca G.: Quelli che le ho detto poco fa: inizialmente il momento storico in quel momento, era prima di tutto il 41; ma no il 41 per la carcerazio... Vorrei spiegare una cosa, non per la carcerazione perché guardate che il mafioso la carcerazione se la fa benissimo, cioè non ha problemi, sta da solo, gli potete dare le ristrettezze. Erano i maltrattamenti che non venivano graditi.
Però oltre al 41, poi si doveva andare avanti con l'eliminazione dell'ergastolo - con Salvatore Cucuzza ne abbiamo parlato - l'eliminazione dell'ergastolo, la Legge Gozzini, quello che bene o male che parlavo con Salvatore Riina, cioè il sequestro dei beni, la Rognoni-La Torre. Cioè, si partiva da una cosa e poi si andava mano a mano alla revisione dei processi, ai collaboratori di Giustizia che erano, erano e sono, la materia più importante per distruggere Cosa Nostra.
E quindi, questi erano gli argomenti che in linea sommaria con Salvatore Cucuzza abbiamo affrontato in quelle circostanze.
PUBBLICO MINISTERO: Senta Brusca, sempre con riferimento alle sue conoscenze, lei una persona che si chiama La Marca l'ha mai conosciuta?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può dare le coordinate di questa persona?
EX 210 Brusca G.: Francesco La Marca io l'ho conosciuto sia ai tempi della guerra di mafia tra perdenti e vincenti già l'82-'83. Abbiamo commesso l'omicidio di Vincenzo Puccio assieme, qualche altra cosa; e poi l'ho rivisto nuovamente nel '94, cioè perché Vittorio Mangano se lo era messo vicino e me lo aveva portato. Quindi, io ho rivisto un'altra volta al Francesco La Marca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci fu una ragione specifica di questo incontro nel '94 con La Marca?
EX 210 Brusca G.: Mah, La Marca fu principalmente che... Io lo conoscevo come persona valida e Cancemi addirittura si parlava che lo volesse eliminare, non sapevo per quale motivo. Io gli ho detto: 'cerca di avvicinare questo ragazzo', il Cancemi lo voleva eliminare, 'so che è una persona valida, cerca di avvicinarlo'. E lui lo avvicinò.
Siccome sapevo che per commettere azioni eclatanti cioè di un certo valore, era una persona valida sotto ogni punto di vista, era uno specialista per le moto, cioè nel guidare le moto; e siccome io in progetto avevo di andare al Nord perché avevo avuto l'indirizzo... indirizzo, avevo avuto un segnale che Di Maggio si trovasse al Nord, quindi in preparazione di un eventuale tentativo di eliminare Di Maggio già collaborante nel '94, una delle persone che io pensavo di poter utilizzare era Salvatore La Marca.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi ci fu questo incontro tra lei, sicuramente, La Marca che di nome si fa...
EX 210 Brusca G.: Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: ...Francesco, e c'era qualcun altro presente a questo incontro?
EX 210 Brusca G.: C'era Vittorio Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Dove avviene questo incontro?
EX 210 Brusca G.: Mah, io con Francesco La Marca mi ci sono incontrato qualche volta incontrato a Molara, nella casa di Patellaro...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a Borgo Molara?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
EX 210 Brusca G.: E poi non mi ricordo se pure a Palermo. Però a Borgo Molara mi sono messo due o tre volte assieme a Vittorio Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Bagarella in questo discorso di convocazione de La Marca per questa missione c'entra qualcosa?
EX 210 Brusca G.: Mah, credo una volta era presente e gliel'ho presentato perché La Marca non lo conosceva.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei presentò...
EX 210 Brusca G.: La Marca...
PUBBLICO MINISTERO: ...al Bagarella.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ci furono occasioni... Ecco, se nel '94 possiamo dare un'epoca un pochino più precisa.
Lei poco fa ha detto che a Borgo Molara, mi pare, c'era nel periodo in cui dava l'esplosivo per Contorno...
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...quindi mi pare che siamo nei primi mesi del '94.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Secondo... siamo sempre in questo periodo?
EX 210 Brusca G.: Sì, sì. In questo periodo?
PUBBLICO MINISTERO: Primi mesi del '94? Non è in grado...
EX 210 Brusca G.: Prima che Vittorio Mangano venisse arrestato e quindi primi mesi del '94.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha ricordo dell'arresto di questo Francesco La Marca?
EX 210 Brusca G.: Mah, credo che subito dopo venne arrestato. Metà '94, non lo so dire con precisione ma subito dopo venne arrestato con le dichiarazioni di Cancemi Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, francamente m'è sfuggito se lei l'ha detto o meno, ma questo Francesco La Marca che collocazione aveva in Cosa Nostra?
EX 210 Brusca G.: Soldato semplice come ruolo. Anche se era, c'è stato un momento che era ritenuto in considerazione. Ma come ruolo, era soldato semplice.
PUBBLICO MINISTERO: Della famiglia?
EX 210 Brusca G.: Di Portanuova. Di Portanuova o Palermo centro, io non... Comunque è sempre quella.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
*EX 210 Brusca G.: Famiglia di Pippo Calò.
PUBBLICO MINISTERO: Famiglia di Pippo Calò.
Presidente, possiamo fare dieci minuti di pausa perché francamente...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...sono un po' stanco. Dieci minuti esatti, il tempo di un caffè.
PRESIDENTE: Sospendiamo per dieci minuti.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Possiamo riprendere. Mi raccomando per le riprese televisive, che non venga effettuata ripresa dell'imputato Brusca che già ha chiesto appunto, ha manifestato la sua volontà di non essere ripreso.
Prego. Son presenti i difensori, il Pubblico Ministero. I collegamenti ci sono. Quindi, presenti tutte le persone già comparse.
Possiamo far introdurre Brusca Giovanni.
Prego, Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie, Presidente.
Brusca, due precisazioni. La prima è questa. Lei ha mai, nell'ambito della sua esperienza in Cosa Nostra, ha avuto conoscenza della pratica di lettere anonime?
*EX 210 Brusca G.: No. Io l'unica cosa che... concordato erano solo le telefonate che doveva fare Mazzei. Lettere anonime io non ne conosco, non ne ho fatto mai, non mi hanno insegnato mai a fare una cosa del genere. Quindi, per me è una cosa sconosciuta.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le rivolgo la domanda sotto un altro profilo. Lei c'ha più volte illustrato i suoi rapporti con Giuseppe Graviano in particolare, lei ha conosciuto anche l'altro fratello?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Altri fratelli?
EX 210 Brusca G.: Sì, ho conosciuto Filippo e Benedetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, qualcuno dei Graviano che lei ricordi o sappia, ha mai avuto la disponibilità di qualche macchina da scrivere?
EX 210 Brusca G.: Sì. Io ho avuto in prestito una macchina da scrivere di Giuseppe Graviano per compilarmi un documento cioè una patente in bianco per compilarla in quanto cioè documento falso per la mia copertura, cioè per io utilizzarla.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando avvenne questa consegna della macchina da scrivere?
EX 210 Brusca G.: Dunque, questo fatto avvenne dopo la collaborazione del Di Maggio che io in quel momento non avevo nessun documento falso che... sino a quel momento ero condannato a sei anni, dissi 'quando mi prendono, mi prendono', non volevo aggravare la situazione.
Ma da quel momento in poi, mi cominciai a documentare. Quindi i primi... inizi '93, a questa data più che altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'ha avuta poi materialmente questa macchina?
EX 210 Brusca G.: Sì. L'ho avuta, ho potuto verificare che i caratteri cioè che della macchina da scrivere che avevano non combaciavano con le mie esigenze cioè con gli stessi caratteri che erano stati scritti alla patente in cui io dovevo compilare.
Quindi, dopodiché io l'ho ridata indietro ai fratelli Graviano, in particolar modo a Filippo. Comunque, l'ho tenuta per una ventina di giorni e poi l'ho data... Si trattava di una Olivetti elettronica di colore grigio.
PUBBLICO MINISTERO: "Elettronica" intende dire elettrica?
EX 210 Brusca G.: Sì, elettrica. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, l'ha tenuta lei materialmente questa macchina da scrivere o è stata affidata a qualcuno, l'ha tenuta...?
EX 210 Brusca G.: No, io l'ho tenuta... L'ho avuta io però... cioè l'ho avuta, assieme a me l'ha tenuta Mario Santo Di Matteo perché io mi trovavo nella sua abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, l'ha tenuta a casa di Di Matteo questa macchina?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se con questa macchina o comunque se qualcuno dei Graviano, avesse scritto delle lettere anonime?
EX 210 Brusca G.: No, non lo so perché non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Senta Brusca, mi avvio rapidamente alla conclusione.
Lei poco fa, quando abbiamo affrontato il tema di quella riunione che c'era stata al Villaggio Euromare, ci ha detto che, salvo che il mio ricordo non sia esatto ma mi pare che c'era anche Matteo Messina Denaro. No?
EX 210 Brusca G.: Dove, a Santa Flavia?
PUBBLICO MINISTERO: No, all'Euromare. Quando c'era Biondo...
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...Biondo "il corto"...
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Un'ultima precisazione prima di affrontare questo argomento.
EX 210 Brusca G.: Eh, chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
EX 210 Brusca G.: Salvatore Benigno il cosiddetto "bambino".
PUBBLICO MINISTERO: Ah, le è venuto il nome della persona...
EX 210 Brusca G.: Sì, parlando dell'Euromare mi è...
PUBBLICO MINISTERO: Di quella persona che lei chiamava "u' picciriddu"?
EX 210 Brusca G.: Sì. Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Salvatore Benigno, quello di Misilmeri.
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei prima della sospensione a proposito della persona di Matteo Messina Denaro ci ha spiegato le ragioni per le quali Matteo Messina Denaro era di casa a Brancaccio, i suoi rapporti con Graviano, eccetera.
Sapeva lei, aveva conosciuto in particolare poi magari negli anni più prossimi diciamo al suo arresto, se c'era qualcuno che accompagnava Matteo Messina Denaro di Brancaccio?
EX 210 Brusca G.: Sì, Salvatore Grigoli.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa persona l'ha conosciuta...
EX 210 Brusca G.: Sì, l'ho visto una volta, non me lo ricordavo più... no non me lo ricordavo più, non ero sicuro che si chiamasse Salvatore Grigoli. E poi quando è stato tratto in arresto, l'ho visto in televisione e ho potuto verificare che era lui.
E questo incontro è avvenuto sempre nel periodo '94-'95 per problemi riguardanti la zona di Agrigento.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Brusca G.: E' venuto a Poggioreale.
PUBBLICO MINISTERO: Questo Salvatore Grigoli era persona che in quell'epoca accompagnava Matteo Messina Denaro?
EX 210 Brusca G.: Sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Sa Grigoli che estrazione, che appartenenza aveva? Intendo in termini mafiosi.
EX 210 Brusca G.: Mah, non era combina... affilia... cioè ufficialmente affiliato però era ritenuto in considerazione, lo ritenevano valido ed era, per quello che io sapevo, responsabile di un duplice omicidio avvenuto ad Alcamo. In quanto, in questo agguato lui si ferì a un piede.
Poi c'è stato tutto una serie di problemi per poterlo cioè medicare, cioè curare, le radiografie... Cioè, c'è stato una serie di problemi che si sono visti poi fra loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Quindi, questa è stata l'unica occasione, le uniche, una o più, in cui lei ha avuto modo di conoscere questa persona.
EX 210 Brusca G.: No, discusso di Grigoli è stato discusso per tante volte.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, dicevo la sua conoscenza personale.
EX 210 Brusca G.: Conoscenza fisica una volta. Poi l'ho rivisto in fotografia, cioè in fotografia, in televisione perché non me lo ricordavo se era lui o meno. Conoscevo il Salvatore Grigoli così, in maniera... Salvatore Grigoli. Però quando fu che ci siamo visti, non mi hanno detto 'è Salvatore Grigoli'. Io intuivo che era lui.
Quando poi è stato tratto in arresto, ho visto che era lui.
PUBBLICO MINISTERO: E lo abbinò alla persona che accompagnava Matteo?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
EX 210 Brusca G.: Io allora avevo una Golf di colore blu.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Torniamo un attimino all'Euromare e a quella discussione che c'era stata con Biondo "il corto" che era ritenuto uno che la pensava diversamente; poi c'era stato il chiarimento, eccetera.
Lei mi pare che in un inciso del suo dire a proposito di Biondino, l'autista di Riina, la persona arrestata insieme a Riina, lei abbia detto, dice 'no, dal carcere non ci facevano sapere assolutamente che non erano d'accordo'.
Mi pare che era questa la sua affermazione.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di capire, di sapere da lei se e in che termini ci poteva essere una comunicazione dal carcere, se lei per la sua esperienza aveva avuto notizia che era trapelata dal carcere da parte di Riina in particolare.
EX 210 Brusca G.: Io, da Riina, ho avuto notizie in primo tempo attraverso Leoluca Bagarella, in quanto al colloquio ci andava il figlio Giovanni... Gianfranco Riina.
Poi, successivamente, direttamente io con Gianfranco Riina, con Salvatore Riina cioè con mozziconi di parole però già riuscivamo a fare un discorso integro.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, vuol spiegare?
EX 210 Brusca G.: Nel senso che io da Bagarella vengo a sapere che lui voleva che si eliminasse il presidente che l'aveva giudicato, che si trattava non mi ricordo se era per gli attentati eccellenti o il processo Lima, comunque si trattava che lui aveva preso un ergastolo, siamo '94-'95.
Ma credo che fosse per gli omicidi i cosiddetti eccellenti, se non ricordo male. Comunque il presidente era La Mattina, La Mattina o La Mantia, una cosa del genere. Il presidente di Corte di Assise. Che lui diceva di rompergli le corna.
Poi Bagarella venne arrestato, quindi questo progetto non è che ci si... non so se Bagarella abbia... Io non ci ho messo mano completamente, non so se Bagarella abbia fatto qualche attività.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è un fatto, un episodio specifico che lei è in grado oggi di testimoniare? Cioè, da Bagarella lei aveva saputo che dal carcere Riina aveva mandato questo messaggio?
EX 210 Brusca G.: Sì. Al 101%.
PUBBLICO MINISTERO: Di eliminare questo presidente?
EX 210 Brusca G.: Sì, il presidente che l'aveva giudicato.
PUBBLICO MINISTERO: E come epoca siamo, Brusca?
EX 210 Brusca G.: Dobbiamo essere fine '94-inizio '95.
PUBBLICO MINISTERO: E questo...
EX 210 Brusca G.: Era da poco che Salvatore Riina aveva preso un ergastolo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è un fatto, un episodio specifico. Ecco, successivamente all'arresto di Bagarella, queste comunicazioni sa come avvenivano?
EX 210 Brusca G.: Io per quello che potevo, sempre tramite Giovanni Riina mi lamentavo... no, mi lamentavo cioè mi lamentavo tant'è vero che lui non ha avuto bisogno di avere chissà quale sforzo di Bernardo Provenzano. Per dire, è uno che mi ostacolava nell'andare avanti nella cosiddetta strategia stragista. Perché anche se io ero da solo però bene o male avevo degli appoggi, però avevo Bernardo Provenzano che in qualche modo mi ostacolava.
E lui, e io gli ho detto... che lo chiamamo "u' trattore", cioè nel senso che lui quand'era ragazzo dice che quando lavorava la terra con la zappa era peggio cioè di un mezzo agricolo, cioè di un trattore.
Quindi con questo aggettivo, il Salvatore Riina dice 'lo so, purtroppo pazienza, dille che va avanti'.
E mi ha messo a Salva... Gianfranco Riina a disposizione per darmi una mano d'aiuto. Cioè al figlio di Salvatore Riina 'dargli una mano d'aiuto' per quello che poteva quel ragazzo però non...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questo era un messaggio che era arrivato a lei...
EX 210 Brusca G.: Sì, personalmente.
PUBBLICO MINISTERO: ...personalmente. Siamo...
Ecco, riportandoci un pochino all'epoca a ridosso dei fatti che a noi ci interessano. Lei ha fatto un'affermazione specifica con riferimento a quella riunione che c'era stata al Villaggio Euromare, no?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In cui era presente Biondo "il corto".
EX 210 Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ci può specificare meglio, anche a prescindere da questo episodio, se erano arrivati dal carcere da Riina scusi... mi faccia completare un attimino, se erano arrivati giudizi di condivisione o di avversità rispetto a quello che stava accadendo fuori, se era arrivato un qualche messaggio in questo senso.
EX 210 Brusca G.: No, io sul punto non gli so rispondere perché non ho avuto nessuna cognizione. Cioè non ho avuto nessuna confidenza. Vi posso dire che Salvatore Riina capiva che quello che lui aveva lasciato non funzionava più fino a che c'era lui. Però notizie precise io non ne ho avute, io le uniche notizie che ho avuto sono quelle due.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in relazione ai fatti che accadevano in Italia, intendo dire, che accadevano... le stragi intendo dire, vi arrivò mai dal carcere qualche notizia riferibile a Riina nel senso che Riina non condivideva quello che stava avvenendo fuori?
EX 210 Brusca G.: No, per... Guardi, per capirci, quando lui mi manda a dire 'andiamo avanti, dagli una mano d'aiuto' cioè Salvatore Riina in qualche modo mi autorizzava a andare avanti cioè nel commettere stragi, nel commettere quello che io volevo. Questo è il senso.
E il contrasto era Bernardo Provenzano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo è un fatto che ci riporta già un pochino in epoca più avanti no? Lei ha riferito che siamo...
EX 210 Brusca G.: Sì, sì. No, no chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
EX 210 Brusca G.: No, la risposta era: io non ho avuto nessuna notizia però non credo che Salvatore Riina abbia mandato a dire mai che non era d'accordo con quello che stavamo facendo nella maniera più categorica. Cioè questo non lo posso né confermare né escludere. Io posso dire che a me mandò a dire di andare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io concluderei qui. Grazie.
PRESIDENTE: Possiamo iniziare il controesame. Chi...? Parti civili.
AVVOCATO Ammannato: Nessuna domanda, grazie.
PRESIDENTE: Difensori.
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi.
Se non le dispiace, Presidente, starei seduto perché...
PRESIDENTE: Certo.
AVVOCATO Pepi: ...ho un problema di schiena tremendo, stamani.
PRESIDENTE: Certo. Sì, sì.
AVVOCATO Pepi: Senta signor Brusca, io le farò una serie prima di domande un po' generiche e poi le farò delle domande specifiche sulla posizione del signor Graviano.
La prima domanda che le volevo fare è questa. Lei ha detto di essere tuttora detenuto?
EX 210 Brusca G.: Sì. Sono in espiazione di pena.
AVVOCATO Pepi: Ecco, dico, ma è detenuto in regime ordinario oppure in regime di 41-bis?
EX 210 Brusca G.: No, no sono sulla carta regime ordinario, nel senso che io sarei un detenuto normale. Se vorrei me ne potrei andare nella Sezione dei cosiddetti dichiaranti o collaboranti, quelli che dire si vogliono; non ci voglio andare, voglio rimanere solo. E per maggiore sicurezza, per motivi di incolumità fisico-personale, sono guardato a vista come se fossi... cioè il termine, come quando sono stato arrestato cioè: sotto telecamere, controllato a vista. Ma solo per problemi di sicurezza. Cioè il regime attuato meno che mi spetta.
AVVOCATO Pepi: Quindi però, da quello che capisco, non è che abbia i problemi che hanno i detenuti di 41-bis anche a livello di colloqui con i familiari.
EX 210 Brusca G.: Faccio i colloqui normali con mia moglie e mio figlio regolarmente senza nessun problema.
AVVOCATO Pepi: Quindi senza vetro, senza queste...
EX 210 Brusca G.: No, no. Senza vetro e senza niente.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha parlato di avere avuto già una condanna a 30 anni. Ha avuto anche altre condanne oppure è ancora in attesa di altri giudizi?
EX 210 Brusca G.: No, io condanne ne ho avute una serie. Io... ci sono condanne definitive in Appello e I Grado. Questa che è di 30 anni è in I Grado.
AVVOCATO Pepi: Senta, me lei se non vado errato ha fatto anche domanda lei o il suo difensore per essere messo a regime di protezione oppure no?
EX 210 Brusca G.: L'abbiamo fatto un anno e mezzo fa, due anni fa poi non abbiamo toccato più sul punto.
AVVOCATO Pepi: E non sa quindi la domanda a che punto è, né se è stata decisa e né niente?
EX 210 Brusca G.: No, so per certo che le tre Procure principali e poi tutte le serie di altre Procure collegate, ma le tre principali Firenze, Palermo e Caltanissetta che fino a poco tempo fa era la più ostile, e siccome io giorno... i primi di settembre di quest'anno ho avuto l'interrogatorio con il dottor Tinebra e mi ha rassicurato che anche la Procura di Caltanissetta si è schierato anch'esso... nel programma di protezione già nel mese di luglio o di agosto.
Quindi, queste erano notizie che io ho e che io ho spiegato ieri alla Corte.
Quindi c'è questa richiesta da parte delle Procure all'inserimento al programma di protezione però da lì a poi non ho più nessuna notizia. L'ultima notizia è stata ai primi di settembre con il dottor Tinebra.
AVVOCATO Pepi: Senta Brusca, io volevo sapere: ma le motivazioni che l'hanno spinta a seguire la via comunque della collaborazione, quali sono state?
EX 210 Brusca G.: I motivi della mia collaborazione, avvocato, sono cominciati che in teoria... cioè l'ho spiegati in maniera molto diversa e spero di spiegarlo ora in maniera molto più concreta, cioè che mi è venuto a mancare, come suol dire, il principio, il... il principio dell'associazione. Cioè nel senso che per quelle che erano le mie conoscenze, le mie abitudini, cioè quello che mi era stato educato che io condividevo, non lo condividevo più, vedevo i malumori.
E poi quello che mi ha fatto, come sul dire, riflettere e da lì in poi a nausearmi con me stesso e poi con tutto il resto, è quando ho letto sul giornale che Salvatore Riina con le dichiarazioni di Cancemi Salvatore, Salvatore Riina mi voleva uccidere. Non tanto perché mi voleva uccidere ma cioè il solo pensiero, mi ha fatto riflettere tantissimo; e allora a quel punto ho detto 'mah, io oggi sono qua dichiarato mostro, distrutto... cioè incriminato mostro, ho fatto un mare di guai ma per Cosa Nostra perché ero una persona attiva, facevo tutto per Cosa Nostra'. Alla fine, dico, a chi è... a chi è pro, a chi è contro quando alla fine dovevo morire e non so per quale motivo, almeno da un primo momento. Perché io, erano notizie che apprendevo giornalisticamente.
Poi siccome io cercavo di andare a fondo sul punto per essere proprio convinto al 100% di quello che il Riina aveva detto alla presenza di Cancemi, Biondino e Raffaele Ganci su di me, io ho avuto la possibilità di potere fare diversi confronti con Cancemi Salvatore.
Una volta glielo avevo chiesto pubblicamente, il presidente non mi ha acconsentito e precisamente a Torino. Perché io non ho niente né da nascondere e niente da tenere sotto banco.
Poi ho avuto un'altra volta la possibilità di potere fare il confronto con Cancemi Salvatore e davanti al P.M. gli ho chiesto un'altra volta il permesso, se potevo avere spiegato nel dettaglio cosa Riina avesse detto sul punto e mi ha spiegato che Salvatore Riina aveva dato già le... cioè il via per eliminarmi.
Siccome io in questa data avevo detto che non credevo del tutto a Cancemi ma bensì in parte, pensavo che Cancemi gli avesse messo del pepe ma solo perché avevo notizie... Quando Cancemi Salvatore mi ha raccontato il fatto e c'è un verbale registrato e io ho potuto stabilire al cento per cento che Salvatore Riina nella mente era quello di eliminarmi.
Non sono stato eliminato perché Salvatore Biondino gli ha detto, cioè l'autista, dice: 'zio Totò' lasciamo stare, ci deve dare questo dispiacere al suo compare?', cioè a Bernardo Brusca. Perché gli obiettivi eravamo io e Salvuccio Madonia e Francesco Madonia.
Poi ho saputo, per quello che Cancemi ha potuto interpretare, perché io ero andato: uno, per andare a trattare una partita di droga con un certo Miceli, o Dimiceli, come si chiama?; cosa che io effettivamente c'ero andato, ma non ero andato per trattare, era più che altro per un'informazione. E poi non so, forse mi riteneva responsabile di qualche omicidio che io avevo fatto forse senza l'ordine suo; cosa che io non ho fatto. Perché il Cancemi ha detto che gli è scappato dalla bocca: 'gli faccio vedere io a questi sparatori'. Cosa voleva dire onestamente non riesco ancora oggi a individuare.
A questo punto, siccome io credevo in queste persone, credevo nel principio di Cosa Nostra, ho detto: 'ma che titolo? Ma che fine? Ma perché? Ma per quale motivo?'
Dopodiché, già io prima di essere arrestato avevo... nel momento in cui sono stato arrestato ho visto quello che è successo e ho deciso di rompere i ponti.
AVVOCATO Pepi: Ecco dicevo Brusca, ma in questa sua decisione, oltre a queste motivazioni che ha...
EX 210 Brusca G.: Cioè i principali sono questi.
AVVOCATO Pepi: Sono quelli. Ha avuto, però, anche delle sollecitazioni da parte delle Forze di Polizia, della DIA? Ha avuto colloqui investigativi che l'hanno indotta, o ulteriormente spinta a fare questo processo di collaborazione?
EX 210 Brusca G.: No, completamente. Anzi, le debbo dire che il capo della Squadra... no il capo, l'ispettore dice: 'allora...' il dottor Luigi Savina, quando fu che ho avuto la possibilità di potergli parlare a quattr'occhi mi ha detto, dice: 'ma guardi io glielo devo dire per motivi di giustizia e per motivi di ufficio se lei vuole collaborare'.
Nel modo in cui me l'ha detto quasi quasi dice: 'non mi interessa la sua collaborazione. Si vada a fare il carcere'.
Ed io con tutto ciò capivo che loro avevano risentimento, in quanto io ero stato l'autore dell'omicidio del dottor Giovanni Falcone e dell'agente di Polizia che faceva parte del suo ufficio. Quindi capivo che avevano qualche risentimento personale.
Quindi non ho avuto nessun problema.
Poi è successo che io ho avuto la possibilità di potere vedere mio figlio grazie sempre a lui, che ho trovato un momento di umanità; per altri sarà niente, per me è stato importantissimo. Al che, quando gli ho detto... Poi con il dottor Sanfilippo dice: 'ma perché non collabori?', in maniera molto più garbata.
Gli ho detto: 'va be', poi si vede. Se devo fare questo passo' - dico - 'chiamerò a voi'.
É stata di mia iniziativa. Quello che mi ha aiutato moralmente del tutto è stato il direttore, cioè il direttore, il capo della IX Sezione, dottor Santoriello, che mi ha dato una spinta morale, ma già era nella mia volontà. Dopodiché ho chiamato, cominciai con i colloqui investigativi per la cattura di latitanti senza entrare mai nei dettagli di processi, o di quant'altro.
Dopodiché cominciai con i magistrati e non ho avuto contatti con nessuno e con niente: né con ROS, né con DIA, né con niente.
Poi è venuto qualcuno, man mano che i magistrati venivano c'era sempre qualcuno che l'accompagnava per battere a macchina, o al computer. Ma non ho avuto pressione da nessuno e da niente. É stata di mia iniziativa. Anzi, diciamo ho dovuto in qualche modo insistere per impegnarmi in questa attività.
AVVOCATO Pepi: Senta Brusca, veniamo ad un altro argomento che mi sembra che né fra oggi, né ieri sia stato trattato, ma invece lei trattò ampiamente nell'altro procedimento: i suoi rapporti con Balduccio Di Maggio.
Ecco io volevo sapere, glielo chiesi anche in sede di controesame l'altra volta, lei aveva dei motivi di rancore e di odio per Balduccio Di Maggio?
EX 210 Brusca G.: Io avevo motivi di rancore per motivi di Cosa Nostra, non per motivi personali.
AVVOCATO Pepi: Quindi soltanto per... relativo ad attività di Cosa Nostra, mi dice.
EX 210 Brusca G.: Uno che da uomo d'onore comincia a collaborare, poi da collaborante comincia a sparare, non so se uno può avere un sentimento positivo, o negativo.
Io ce l'avevo con costui. Cioè, ce l'avevo, perché non mi interessa più.
AVVOCATO Pepi: Ora non gli interessa più. Ma all'epoca che aveva intenzione di ucciderlo Di Maggio, oppure no?
EX 210 Brusca G.: Avevo intenzione di ucciderlo perché: primo, non era un rispettatore delle regole di Cosa Nostra e poi da collaborante faceva collaborante e io sapevo che lui voleva tornare a sparare in San Giuseppe Iato.
Quindi l'unica cosa che potevo fare da mafioso era cercarlo per eliminarlo.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha parlato ieri specialmente molto a lungo della vicenda Mazzei e la bomba al Giardino di Boboli.
Io le chiedo questo: lei sa per caso se di questa vicenda gli autori materiali abbiano avuto processi e, se del caso, che esito abbiano avuto?
EX 210 Brusca G.: No, non so nulla. Io conoscevo il fatto, l'ho raccontato, però se hanno avuto processi questo non glielo so dire.
AVVOCATO Pepi: Quindi non sa se siano...
EX 210 Brusca G.: No, no.
AVVOCATO Pepi: ...stati condannati, o assolti.
EX 210 Brusca G.: No, io seguo i miei processi, non seguo i processi degli altri.
AVVOCATO Pepi: Sì, ma comunque le poteva capitare di saperlo, no?
EX 210 Brusca G.: No, non lo so.
AVVOCATO Pepi: Va bene. Senta, veniamo un attimino ai rapporti Bellini-Gioè. Lei era molto amico di Gioè Antonino.
EX 210 Brusca G.: E come no!
AVVOCATO Pepi: Senta, si sa spiegare le motivazioni per cui Gioè Antonino si sarebbe suicidato?
EX 210 Brusca G.: Ma le motivazioni che io posso dare è che Gioè nella sua ideologia, cioè man mano che parlavamo, perché avevamo rapporti sia di Cosa Nostra, ma anche sotto il profilo umano, lui nella sua estrosità, riferendosi a certi casi, si riferiva che quando uno si vedeva alle strette al tempo non so di quale guerra c'era... che si doveva eliminare con il dente avvelenato, o si doveva trovare una forma per suicidarsi per non recare danno altrui.
Quindi io conoscendo Gioè quando lui ha fatto questo fatto in un primo momento pensavo che sarebbe stato un omicidio - fra virgolette - ma poi, valutando bene un po' la situazione, ho capito che il Gioè si era suicidato ma per princìpi suoi.
AVVOCATO Pepi: Per princìpi suoi.
EX 210 Brusca G.: Per la mia deduzione. Non ho altri elementi che...
AVVOCATO Pepi: Non ha elementi particolari. Senta, lei questo Bellini ce lo ha detto varie volte di averlo conosciuto diciamo in maniera indiretta e di avere ascoltato più che altro i discorsi che di questi gli faceva Gioè. Ma lei l'ha conosciuto proprio personalmente?
EX 210 Brusca G.: No, non l'ho mai visto. L'ho visto, per non essere bugiardo, in una fototessera. Fototessera che lui aveva mandato a Gioè, in quanto in questa fototessera c'era scritto: 'non valida per l'espatrio' e lui voleva che ci si togliesse questo fatto.
E in questa occasione ho detto: 'Nino, ma questo perché vuole da noi che ci togliamo questo fatto? Cioè conosce questo, conosce quello, conosce quest'altro e giusto giusto viene da noi?'
E lì era sempre un elemento per dire: ma non capiamo. É un passaporto che voleva cambiata la foto. Cioè il passaporto intestato ad un suo amico pugliese, non mi ricordo il nome, perché l'ho letto, però non me lo ricordo e voleva cambiata la foto. Cosa che poi non abbiamo fatto.
E io glielo avevo mandato con Mario Gioè. Mario Gioè non fu in condizione di poterlo trovare e poi questi documenti li imbucai nella lettera. Però fisicamente io non l'ho visto mai.
AVVOCATO Pepi: Senta, ma che le abbia riferito Gioè questo Bellini, che lei sappia appunto per riferimento da parte di Gioè, faceva parte dei Servizi Segreti?
EX 210 Brusca G.: Chi?
AVVOCATO Pepi: Bellini.
EX 210 Brusca G.: Sospetti, però nessuna certezza.
AVVOCATO Pepi: Quando venne giù in Sicilia lei ha mai saputo da Gioè che il Bellini gli abbia detto di venire giù in Sicilia proprio mandato dai Servizi Segreti?
EX 210 Brusca G.: No, no.
AVVOCATO Pepi: No.
EX 210 Brusca G.: Guardi se lui veniva con questo fatto lo avremmo eliminato. Il sospetto e la tentazione c'è stata tante volte di poterlo eliminare, però volevamo vedere dove lui arrivava. Sospetti ne abbiamo e forti sospetti ne abbiamo avuti tanti.
AVVOCATO Pepi: Lei ha mica saputo, sempre ovviamente da Gioè a questo punto, se Bellini a suo tempo è stato implicato nella strage della stazione di Bologna?
EX 210 Brusca G.: Gioè?
AVVOCATO Pepi: No, il Bellini.
EX 210 Brusca G.: No, non lo so completamente. Io so solo che, l'unica cosa che so che assieme a Gioè al carcere di Sciacca lui era stato arrestato con un altro nome, o un nome non so se spagnolo, o brasiliano, quando poi hanno scoperto la sua vera identità, dice che quando se lo sono venuti a prendere si litigavano tra Carabinieri e Polizia, perché non so chi prima se lo voleva portare.
E quindi Gioè mi raccontava che questo ha avuto a che fare con esponenti della Destra eversiva. Cioè comunque un qualche cosa con i terroristi, però non gli so dire più di tanto. Questa era la figura che Gioè mi faceva, mi esponeva.
AVVOCATO Pepi: Quindi perlomeno Gioè gli accennò che aveva avuto un passato questo Bellini di terrorista, o comunque vicino al terrorismo.
EX 210 Brusca G.: Sì, sì, questo che gli ho detto poco fa. E da qui noi pensavamo che lui, cioè questo era venuto in Sicilia per le opere d'arte, non ci riuscivamo a capire. Siccome... Perché non si è interrotto? Non si è interrotto perché la trattativa degli scambi di quadri, cioè con le cinque persone con i quadri, è mancato per me di non poterlo portare a termine. Perché se sarebbe mancato per lui noi avremmo chiuso, o addirittura lo avremmo eliminato.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha esordito anche l'altra volta quando fu sottoposto a esame dicendo che sostanzialmente delle stragi in Continente ne sapeva poco o punto e comunque nulla di diretto.
Io le chiedo: lei sa mica per averlo sentito da qualcheduno che nelle stragi, o comunque nell'ideazione delle stesse vi siano stati coinvolti la Massoneria, o i poteri forti?
EX 210 Brusca G.: No, io quello che so l'ho detto qua davanti a voi, di più altro non so.
AVVOCATO Pepi: Sa se queste stragi potessero essere messe in correlazione con la stagione di Tangentopoli?
EX 210 Brusca G.: No, non ne so nulla.
AVVOCATO Pepi: Sa se queste stragi potevano servire ad un partito nascente in quell'epoca?
EX 210 Brusca G.: No, non ne so nulla.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei mi sembra, ora può essere che io ieri fossi distratto, quando ha parlato del famoso papello, della trattativa con lo Stato, sa esattamente chi partecipò a questa trattativa oltre a Riina e Ciancimino?
EX 210 Brusca G.: No, io Ciancimino, aspetti, non l'ho mai detto tranne che con le deduzioni. Io ho detto Salvatore Riina trattava. Poi ho fatto le deduzioni, non ho fatto mai il nome di Ciancimino. Non so se sono stato chiaro.
AVVOCATO Pepi: Sì. No, ma a me interessava soprattutto sapere se lei sa qualcosa di chi era la controparte. Cioè gli organi dello Stato da chi erano rappresentati: da politici, da Carabinieri, da DIA, o da chi?
EX 210 Brusca G.: L'ho scoperto in quest'aula chi c'è andato l'altro lato, cioè perlomeno attraverso questo processo ho scoperto chi c'era dall'altro lato e onestamente la cosa mi ha un po' sorpreso.
AVVOCATO Pepi: E chi sarebbero queste persone?
EX 210 Brusca G.: Ma io le persone che sono venute qua a fare le sue deposizioni è stato il colonnello Mori, o il generale, quello che sia, e il capitano De Donno. Anche se non... per niente non credo che Salvatore Riina si sia accontentato solo del generale Mori e del capitano De Donno, io sono convinto che Salvatore Riina avesse qualche notizia di più. Però queste sono solo mie deduzioni.
AVVOCATO Pepi: Quindi lei di diretto non sa nulla.
EX 210 Brusca G.: No, di diretto non, gliel'ho detto ieri, non so nulla.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei sa mica riferire in relazione alla strage di Firenze, alla strage di via dei Georgofili, se prima di fare questa strage doveva essere sentito, e comunque informato, un importante uomo politico?
EX 210 Brusca G.: No, non ne so nulla.
AVVOCATO Pepi: Non ne sa nulla. Senta, veniamo alla parte che più interessa questo difensore. Lei ha parlato di Giuseppe Graviano e di una serie di incontri che lei avrebbe avuto con Giuseppe Graviano. Io avrei bisogno però che su questo lei fosse estremamente preciso. Lei ha parlato di due riunioni a Santa Flavia. Giusto?
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Ecco, io vorrei sapere esattamente quando queste riunioni si sono verificate.
EX 210 Brusca G.: Posso ripetere quanto già ho detto, non posso andare oltre. Non ci posso dire la giornata precisa. Sicuramente prima dell'arresto di Gioè e dopo l'arresto di Salvatore Riina. Cioè Salvatore Riina è stato arrestato il 15 gennaio, Gioè è stato arrestato a metà marzo, quindi dobbiamo essere a metà febbraio, i primi di febbraio, i primi di marzo. Non posso essere con la precisione.
AVVOCATO Pepi: Senta, ma in queste riunioni, visto che lei ha detto che vi partecipavano una serie di persone, lei parlò direttamente con Graviano?
EX 210 Brusca G.: Quando eravamo seduti al tavolo, cioè al piano terra, Giuseppe Graviano era lì che ascoltava. Poi ad un dato punto Giuseppe Graviano con Leoluca Bagarella si sono spostati, si sono messi in un'altra stanza e hanno parlato di cosa non lo so, però io con Gioè abbiamo esposto i fatti. Quindi Giuseppe Graviano era lì che ascoltava.
AVVOCATO Pepi: Quindi ascoltava, ma non ha preso una posizione.
EX 210 Brusca G.: Giuseppe Graviano per essere là ad ascoltare vuol dire che era stato invitato a partecipare a quello che dovevamo fare.
AVVOCATO Pepi: Questo l'ho capito, però siccome si tratta, lei l'ha definite se non vado errato riunioni operative, a me interessava sapere, e lei l'ha detto, ha risposto, ma vorrei che lo confermasse, che il signor Graviano stava solo ad ascoltare.
EX 210 Brusca G.: Era lì ad ascoltare.
AVVOCATO Pepi: Ah, benissimo. Senta, lei ha anche detto che nel marzo del '93, visto che lei non avrebbe più condiviso certi tipi di strategia...
EX 210 Brusca G.: No, non ho detto non ho più condiviso. In base a quello che mi aveva mandato a dire Gioè, aspettiamo, non condiviso.
AVVOCATO Pepi: Sì, va bene. Era in attesa via, diciamo. Fu definito "miserabile". É vero?
EX 210 Brusca G.: Da quello che ha detto il Bagarella ad altri. Cioè in base a quello che poi, sì, ho scoperto.
AVVOCATO Pepi: Ecco e nonostante che lei sia stato definito miserabile e quindi è ovvio che devo ritenere che è un atteggiamento non di stima nei suoi confronti, come mai allora avrebbe avuto successivamente varie confidenze?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, cosa gli posso dire? Questo c'è da andarlo a chiedere a chi mi ha dato le confidenze, a chi mi ha definito miserabile, perché mi hanno definito miserabile e perché mi hanno dato le confidenze.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei poi ha parlato di una riunione che doveva verificarsi il giorno dell'arresto di Salvatore Riina in cui ci doveva essere presente anche il Graviano. Chi le disse che Graviano doveva essere presente?
EX 210 Brusca G.: Me lo disse Leoluca Bagarella.
AVVOCATO Pepi: Cioè le dette come fatto certo che ci doveva essere...
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Pepi: ...presente il Graviano.
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Pepi: A questa riunione doveva essere presente anche suo fratello Emanuele?
EX 210 Brusca G.: Sì, per problemi economici.
AVVOCATO Pepi: Ma...
EX 210 Brusca G.: Tra Salvatore Riina, non per motivi di Cosa Nostra.
AVVOCATO Pepi: Ecco, perché suo fratello non era capomandamento di niente. Vero?
EX 210 Brusca G.: No, completamente. In quella occasione era venuto perché mio fratello aveva già dei conteggi pronti perché gestiva la cooperativa Caggia, cioè una cantina e dovevano parlare di questi particolari per... Si mettevano un dieci minuti, un quarto d'ora, perché questo era il motivo della presenza di mio fratello. Però poi Salvatore Riina è stato arrestato e mio fratello se ne andò.
AVVOCATO Pepi: Lei proprio stamattina ha parlato dicendo che con Graviano non avrebbe mai parlato di cose eclatanti. Io le domando: cose eclatanti sarebbero state cose di strage?
EX 210 Brusca G.: Cioè cose eclatanti per stragi, omicidi eccellenti. Però di altri fatti criminosi ne abbiamo parlato.
AVVOCATO Pepi: Ma delle stragi con Graviano non ne ha mai parlato.
EX 210 Brusca G.: No, io mai parlato tranne che quando alla mia presenza gli detti i detonatori, alla mia presenza il Bagarella ha fatto come si suol dire il chiarimento. Quindi come al solito parlava Bagarella e gli altri non dicevano nulla. Cioè però acconsentivano la mia presenza. Quindi questi sono i fatti.
Non parlavamo, non valutavamo, non c'era questo dialogo tra me e Giuseppe Graviano. Cioè nel senso: 'dobbiamo fare questo. Che ne pensi? Come lo pensi? Come lo dobbiamo fare? Come non lo dobbiamo fare?'
Questo dico quando non parlavamo, però il tacito consenso c'era.
AVVOCATO Pepi: Ho capito. Senta, poi vorrei un altro riferimento temporale, se è in grado di darlo. Lei ha parlato che avrebbe avuto poi un chiarimento con Bagarella. Io vorrei sapere questo chiarimento è avvenuto prima, o dopo l'arresto del signor Giuseppe Graviano?
EX 210 Brusca G.: No, il chiarimento è avvenuto prima dell'arresto di Giuseppe Graviano. Credo che dobbiamo essere a settembre, ottobre. Comunque prima dell'arresto di Giuseppe Graviano, tanto è vero che poi alla fine delle stragi poi abbiamo... quando io gli do i detonatori, perché c'era stato già il chiarimento. Ma prima, no.
AVVOCATO Pepi: Senta, quand'è che lei ha... Lei oggi ha detto di aver visto per l'ultima volta prima dell'arresto il signor Graviano nel settembre del '93. Giusto?
EX 210 Brusca G.: No. Sino a novembre quando abbiamo deciso il sequestro del piccolo Di Matteo ci siamo visti. Credo da lì in poi non ci siamo più visti.
AVVOCATO Pepi: Ecco, non vi siete più visti. Non è per caso che invece il signor Graviano dal maggio del '93 lei non l'abbia più veduto?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, io le dico con certezza che ho visto Giuseppe Graviano fine '93, '93 in poi.
AVVOCATO Pepi: Allora le faccio una domanda diretta e mi riservo di produrre il relativo verbale di contestazione: lei nel processo Notarbartolo ebbe a dichiarare...
EX 210 Brusca G.: Notarbartolo?
AVVOCATO Pepi: Uhm. Ebbe a dichiarare che...
EX 210 Brusca G.: Non so... Aspetti, avvocato. Non so quale processo è questo Notarbartolo. Cioè non ho le idee chiare onestamente.
AVVOCATO Pepi: Comunque lei ebbe a dichiarare di aver visto per l'ultima volta Giuseppe Graviano prima del suo arresto nel maggio del '93. É possibile che abbia fatto confusione oggi?
EX 210 Brusca G.: No. Io possibilmente ho avuto un modo di...
PRESIDENTE: Scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato...
PRESIDENTE: ...vediamo...
PUBBLICO MINISTERO: Non siamo in grado, in questo senso formulerei opposizione, non siamo in grado di controllare l'affermazione perché non solo non abbiamo il verbale, ma capisco che non ce l'ha nemmeno l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Non è un verbale...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
PRESIDENTE: ...neppure indicato.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Io lo apprendo ora, non so nemmeno cos'è il processo Notarbartolo. Nulla questio.
EX 210 Brusca G.: No, non lo so, avvocato. Lei lo sa io non lo so. Non lo so cos'è il processo Notarbartolo.
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
No, no, c'è un processo Notarbartolo...
PUBBLICO MINISTERO: Ma dubito che sia quello a cui si riferiva...
(voci sovrapposte)
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
Quello a cui si riferisce l'avvocato Pepi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dubito che sia quello. Ora nessuna questione se un'affermazione del genere in altro processo sia stata resa...
AVVOCATO Pepi: Comunque io gliela domando...
PUBBLICO MINISTERO: Però, ecco, non siamo in grado nessuno...
AVVOCATO Pepi: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: ...di controllare.
AVVOCATO Pepi: La domanda precisa è...
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio.
AVVOCATO Pepi: ...lei può escludere di aver detto in qualche processo - allora le faccio la domanda in questa maniera - di aver visto per l'ultima volta il signor Graviano nel maggio del '93?
EX 210 Brusca G.: Guardi, io gli posso dire che possibilmente e involontariamente avrò detto questa data, come mi sono sbagliato in altre circostanze anche in questo processo, però oggi gli garantisco 101% che io l'ultima volta che ho visto Giuseppe Graviano fu per la decisione del piccolo Giuseppe Di Matteo.
Non so di questo processo Notarbartolo. Onestamente non mi ricordo di questa affermazione, però non escludo che involontariamente non l'abbia detto.
AVVOCATO Pepi: Senta...
EX 210 Brusca G.: Un lapsus capita.
AVVOCATO Pepi: ...io le vorrei fare l'ultima domanda, che è questa, e poi eventualmente le faccio la contestazione: ma che tipi di rapporto lei aveva con Giuseppe Graviano? Lei lo conosceva bene? Lo frequentava? Aveva un rapporto diciamo di frequentazione assidua, oppure lo vedeva una volta ogni tanto e sapeva così genericamente che era un capomandamento?
EX 210 Brusca G.: No, che era un capomandamento e lui ha assistito insieme a me a delle riunioni di commissioni. Non avevamo la frequenza, cioè come due persone normali come io l'avevo con Gioè. Avevamo rapporti di Cosa Nostra, sapevo chi era Giuseppe Graviano, sapevo che era una persona... sì, purtroppo pensieri di Cosa Nostra come lo ero io e tanti altri criminali, però sapevo che era una persona educata, una persona gentile per quelle che erano le conoscenze.
AVVOCATO Pepi: Quindi devo desumere, cioè, che lei aveva comunque una conoscenza molto indiretta di Graviano.
EX 210 Brusca G.: Sotto il profilo personale indiretta, sotto il profilo di Cosa Nostra per quello che gli ho spiegato.
AVVOCATO Pepi: Ecco allora io vorrei, ed è proprio l'ultima domanda, le faccio una contestazione nelle sue dichiarazioni all'altro procedimento. É alla pagina 24 del fascicolo 287, udienza 14/01/98. Lei dice a domanda del dottor Chelazzi:
"Io Giuseppe Graviano lo conosco, però non ho mai avuto rapporti intrinsechi. Cioè di due persone che si frequentano molto stretti."
E aggiunge: "Quindi non posso dare un giudizio perché, ripeto, non li conosco."
Ecco, io vorrei sapere esattamente come va interpretata questa sua dichiarazione. Cioè, perché una persona o la si conosce bene, o non la si conosce bene.
EX 210 Brusca G.: Avvocato, mi sarò espresso male. Per me è la stessa cosa che ho detto allora e dico oggi. Sotto il profilo personale non ho nessun giudizio da dare, tranne che per quello che conosco, perché non conosco la vita privata di Giuseppe Graviano. Gli posso raccontare, per quello che ho raccontato, la situazione di Cosa Nostra di Giuseppe Graviano che ha vissuto assieme a me.
Sotto il profilo personale io non conosco Giuseppe Graviano. Lo vedevo, una persona educata, una persona gentile, una persona di massima educazione. Purtroppo è un criminale per motivi di Cosa Nostra come me, però se Giuseppe Graviano domani, non lo, cambia idea per me è una persona al di sopra di tanti altri come persona educata. Per quello che... forse pure che mi sbaglio, però quello che volevo dire allora dico oggi. É la stessa cosa.
PRESIDENTE: Va bene avvocato, questa è la risposta.
AVVOCATO Pepi: No, vedevo... c'era... Ah, no, è per te.
Io ho terminato l'esame, il controesame, però vorrei a questo punto fare un'istanza istruttoria in relazione al fatto che questa difesa, come la difesa del... l'avvocato Cianferoni, sta cercando di dimostrare il movente alternativo nelle stragi.
La stessa ordinanza ammissiva delle prove che questa Corte ha a suo tempo fatto ne dà atto che si sta cercando da parte di questa difesa di dare un movente alternativo, o al limite quantomeno concorrente con quello che la Procura della Repubblica ha indicato.
Ecco e allora in base a questa motivazione io chiedo di poter sentire come teste il dottor Giancarlo Caselli. Il quale dottor Giancarlo Caselli su La Nazione del 14 settembre 1999, trovandosi in una certa circostanza celebrativa, ha espressamente dichiarato:
"Le inchieste non devono fermarsi ai picciotti, le risposte giudiziarie devono indirizzarsi anche contro i collegamenti esterni. Ma quando ci abbiamo provato ecco che è arrivato non solo l'attenzione critica, fatto siologico e soprattutto necessario, ma troppe volte invece della critica ci sono state aggressioni, insulti, calunnie a campagna contro... da altri organizzata."
Ecco, queste sono dichiarazioni, ad avviso di questo difensore, di una gravità inaudita e che devo dire confermano quella che è la battaglia che io e l'avvocato Cianferoni abbiamo fatto nel giudizio 12/96, che abbiamo fatto nella redazione dell'appello contro quella sentenza su cui si potrebbe molto dire, ma che in questa sede non posso dire.
Qui si parla chiaramente di quello che diciamo noi. Ci sono dei fondati sospetti che a ordire le stragi non sia stata Cosa Nostra, ma siano stati i poteri forti, sia stata la Massoneria, siano state le forze politiche.
Siccome riteniamo che è obbligo, dovere, non solo di questi difensori, ma di tutti di fare certezza su dei fatti gravi, gravissimi come sono quelli che voi dovrete giudicare, io ritengo che non dobbiamo toglierci la possibilità di sentire, e qui parlo non di persone di poco conto, parlo di Giancarlo Caselli che ha lavorato anni nella realtà siciliana, si è occupato di Cosa Nostra. E se oggi, 14 settembre '99, lui stesso mette in dubbio la possibilità che il movente sia quello mafioso, è dovere - secondo me - di questa Corte di sentire il dottor Giancarlo Caselli.
Io insisto perché si voglia ammettere come prova testimoniale a chiarimento di queste dichiarazioni rese al giornale La Nazione il 14 settembre del '99. Dichiarazioni che, se la Corte ritiene, io posso produrre in copia.
PRESIDENTE: Va bene. Per il momento quindi al verbale la richiesta dell'avvocato Pepi, poi sentiremo le altre parti e la Corte provvederà.
Terminiamo intanto l'esame, il controesame con l'avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Io chiedo alla Corte cinque minuti per poter telefonare al cliente. Cinque.
PRESIDENTE: Sì.
AVV. Cianferoni: Tre me ne dia, Presidente.
PRESIDENTE: Sì, sì, va bene.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Può telefonare.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Non...
ISPETTORE Colella: Signor Presidente, è Tolmezzo.
PRESIDENTE: Sì.
ISPETTORE Colella: C'è il detenuto Graviano...
PRESIDENTE: Sì.
ISPETTORE Colella: ...Graviano Giuseppe che chiede di rinunciare al prosieguo dell'udienza.
PRESIDENTE: Va bene. Lo faccia avvicinare.
ISPETTORE Colella: Chiedendo prima di parlare con il proprio legale.
PRESIDENTE: Ah, va bene. Allora faccia parlare prima e poi di far rendere la dichiarazione in udienza.
ISPETTORE Colella: Va bene.
PRESIDENTE: Prego, avvocato Pepi, può parlare anche lei con... Può parlare anche l'avvocato Cianferoni.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ah, ecco sta aspettando...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì, possiamo fargli fare la dichiarazione. Prego.
Prego, si avvicini al microfono, Graviano.
IMP. Graviano G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
IMP. Graviano G.: Parla Giuseppe Graviano.
Dichiaro di volere rinunciare a presenziare al proseguimento dell'udienza odierna. E, nel contempo, chiedo che la stessa abbia regolare svolgimento poiché rappresentato dal mio difensore di fiducia. Buongiorno e grazie.
PRESIDENTE: Bene. Buongiorno.
Ci sarà... Forse vedo che non è molto ben... è un po' scura l'immagine, ecco, lì a Tolmezzo. Dico, per le prossime udienze sarà forse da regolare un po' la luminosità, insomma, eh?
Si può disattivare, allora, il collegamento con Tolmezzo.
ISPETTORE Colella: Va bene. Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Quando vuole, avvocato, può procedere.
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
Signor Brusca, buongiorno.
EX 210 Brusca G.: Buongiorno.
AVV. Cianferoni: Allora, vorrei affrontare per primo l'argomento relativo alle sue conoscenze del personaggio Bellini, Bellini Paolo.
Una curiosità banale, prima di tutto: lei, nell'altro dibattimento, Bellini lo chiamava con un altro nome, se lo ricorda? Proprio nome di battesimo.
EX 210 Brusca G.: Paolo Bellini, Bellini. Cioè, Paolo Bellini, però Bellini.
AVV. Cianferoni: Eh, a verbale risulta Bellini Gaspare.
EX 210 Brusca G.: Ah, chiedo scusa...
AVV. Cianferoni: No, no, non è questione di chiedere scusa. Qui è questione di essere sicuri delle persone di cui si parla.
Allora, le dico: lei saprà che Bellini è già stato sentito nell'altro processo.
EX 210 Brusca G.: Sì, ho letto pure le sue dichiarazioni.
AVV. Cianferoni: E lei ha letto pure le sue dichiarazioni.
Ricorda, è a conoscenza di quanti viaggi Bellini fece in terra di Sicilia nel '92 e nel '93?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, non è una... né una polemica, né una provocazione. Non li ho contati, però saranno stati tantissimi. Cioè, due-tre al mese.
AVV. Cianferoni: Due o tre al mese.
EX 210 Brusca G.: Credo di sì. Però, ripeto, non posso dirle se sono stati uno, o quattro, tre, o due. Però, in linea di massima due o tre al mese, c'erano.
AVV. Cianferoni: Ecco, io ricordo che...
EX 210 Brusca G.: Due, una...
AVV. Cianferoni: ...lei si espresse su questo personaggio già nello scorso dibattimento delineando in una certa insistenza verso Gioè, cioè che veniva in maniera abbastanza insistente. Lo ricorda questo?
EX 210 Brusca G.: Sì, che veniva... Cioè, andava, veniva prendeva... veniva a portare una notizia, poi c'era la risposta. Cioè, quando si comincia a trattare una cosa, c'è, domanda e risposta. Quindi si era innescato questo meccanismo. Quindi andava, veniva... Questi erano i rapporti.
AVV. Cianferoni: Lei è a conoscenza dei luoghi dove Bellini si incontrasse con Gioè?
EX 210 Brusca G.: Mah, fino a quando Gioè non... si creò il problema Marchese, cioè il problema inteso in che senso? Che cominciò a collaborare Marchese Giuseppe. Quindi Gioè e La Barbera poi cominciarono ad essere vistosamente pedinati e controllati da parte della forza di Polizia, dato che poi si è saputo che era la DIA, si incontrava ad Altofonte, paese... c'è un distributore di benzina lì vicino a casa di... non lo so, comunque ad Altofonte paese, o distributore di benzina.
Poi si sono incontrati, sia in Altofonte, però in territori diversi. Cioè, zone lontane, credo che a volte nella cava Bottitta. Territorio di Altofonte, però un po' distante. Qualche volta a Palermo, poi non so tutti i punti dove il Gioè si incontrava col Bellini. Io, questi qua, un po' me li ricordo.
AVV. Cianferoni: Ma nel paese di Cefalù si sono mai incontrati?
EX 210 Brusca G.: Non lo escludo, non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Conosce un albergo di Cefalù che si chiama Hotel Calura?
EX 210 Brusca G.: No, non me... non lo conosco.
AVV. Cianferoni: Per quello che le raccontava Gioè, Bellini si presentava da solo, o con altre persone talvolta?
EX 210 Brusca G.: No, per quello che mi... Gioè vedeva e mi diceva, era sempre da solo.
AVV. Cianferoni: Ecco, io le faccio dei nomi. Un certo Duilio Coletti, è persona che lei ha mai sentito?
EX 210 Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: Un certo Renato Biagio Cacciola?
EX 210 Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: Le rappresento un dato acquisito processualmente attraverso, per la cognizione comoda oggi della Corte, le testimonianze del teste Gabrielli e fatte qua dello stesso Bellini, che i nomi che ho appena fatto corrispondono a persone gravitanti in ambienti di estremismo politicamente connotato a destra che alloggiavano negli stessi luoghi e negli stessi giorni in Sicilia, nei quali si trovava anche il Bellini. Ecco perché le ho fatto queste domande.
Le dico anche che Bellini era in Sicilia il 30 di dicembre del '92.
EX 210 Brusca G.: Novanta...?
AVV. Cianferoni: Due. Lei era a conoscenza di questo fatto?
EX 210 Brusca G.: Io le ho detto che il Bellini si incontrava con Gioè, se poi aveva altre persone a suo seguito, questo non glielo so dire.
So Gioè-Bellini, poi se c'erano altre persone, questo non glielo so dire. Se al 30 di dicembre si trovava a Cefalù assieme a queste persone, non lo so, non glielo so dire. Il nostro rapporto con Bellini si interruppe subito dopo l'arresto di Gioè.
AVV. Cianferoni: E quindi dopo, nel marzo '93.
EX 210 Brusca G.: Dopo... Dico, Gioè c'è stato un momento che lo rintracciava telefonicamente, questo qua non veniva più perché ci doveva dare i soldi di cocaina.
Poi Gioè viene arrestato e io gli mando, per recuperare questi soldi, il Mario Gioè. Il Mario Gioè non lo trovò, non riusciva mai a trovarlo.
Pensavamo che non si voleva fare trovare, pensavamo... completamente. Dopodiché ho preferito perdere i soldi, però non... cioè, ho interrotto. Che fine abbia fatto Bellini, questo non glielo so dire.
AVV. Cianferoni: Scusi, lei ha già deposto su questo. Io le ricordo parole sue, nel senso: in che termini lei ci ha rimesso i soldi di un chilo di cocaina?
Innanzitutto vuol dire alla Corte, che è composta anche da Giudici popolari, quanto può valere nel mercato dell'illecito un chilogrammo di cocaina.
EX 210 Brusca G.: No, le posso dire quanto glielo abbiamo venduta a Bellini, quanto... E poi quando l'abbiamo comprata. Noi, al Bellini, gliel'abbiamo venduta per 80 milioni, quindi ci ho rimesso 80 milioni, che Bellini mi doveva dare.
AVV. Cianferoni: Ecco. Ci ha rimesso 80 milioni.
Ricorda quante volte lei ha fornito cocaina a Bellini?
EX 210 Brusca G.: Due volte.
AVV. Cianferoni: Due volte.
EX 210 Brusca G.: Per quelli che sono i miei ricordi. Cioè, Bellini, io a Gioè e Gioè a Bellini.
AVV. Cianferoni: Ascolti, io con la promessa di essere sempre svelto nel dirle le domande, ma ne ho veramente moltissime. Quindi cerchi di rispondermi, se può, con dei fatti il più possibile chiari e sintetici, cosicché l'esame sia più fluido. Quindi, due volte.
EX 210 Brusca G.: Devo rispondere alla sua domanda.
AVV. Cianferoni: Eh, lei ha detto due volte: un chilogrammo per volta.
E ricorda se, come avvenne il pagamento della prima volta.
EX 210 Brusca G.: Ma il pagamento della prima volta era in diverse rate, non fu tutto in un'unica soluzione.
AVV. Cianferoni: Non fu, cioè posso dire, un pagamento facile, non venne Bellini...
EX 210 Brusca G.: No, facile, non fu in un'unica soluzione. Che sia stato facile, o meno, questo non lo posso dire, perché...
AVV. Cianferoni: Ma fu concordato? Fu concordato così il pagamento, o scelse Bellini le modalità?
EX 210 Brusca G.: Le scelse Bellini con Gioè. Man mano che veniva, portava 15, ne portava 20, ne portava 30... non glielo so dire. So solo che portava i soldi.
AVV. Cianferoni: Lei disse che Gioè ebbe uno scontro, minacciò di brutto il Bellini per questa storia della droga.
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: É giusto? Dicendogli: 'bisogna che tu venga a pagare'.
EX 210 Brusca G.: Certo.
AVV. Cianferoni: E il Bellini, un po' impressionato, come gli avrebbe risposto? Lo dica lei alla Corte.
EX 210 Brusca G.: Che prendeva tempo. Gli diceva: 'la settimana prossima, parola d'onore'.
Lui, Gioè, dice: 'ma a me della tua parola d'onore non mi serve, mi servono i fatti'.
AVV. Cianferoni: Ecco. Testuale, ricordo è sui verbali dei quali si è acconsentito all'acquisizione, lei disse che Gioè e questo... Perché glielo ricordo? La Corte lo immagina, non importa lo dica a lei. La frase di Gioè che lei ha riferito, fu: "Io, con la tua parola d'onore, ci gioco a scopa."
EX 210 Brusca G.: Eh, si perfetto.
AVV. Cianferoni: É giusto?
EX 210 Brusca G.: Questo era l'atteggiamento di Gioè.
AVV. Cianferoni: E questa è la premessa del rapporto con il Gioè, tra Gioè e Bellini, riguardo alla droga.
Un'altra premessa: questa identificazione possibile, probabile di Bellini come un emissario dei Servizi Segreti, su quali fatti lei la fonda? Non sulla... Perché le dico su quali fatti? Lei ci ha già detto: è un personaggio un po' strano e folcloristico. Ora io le chiedo su quali fatti lei può dire: 'a me' - che comunque mi permetto signor Brusca per farmi intendere - 'ero all'epoca un malandrino, questo signore mi significava che veniva dai Servizi Segreti'. Perché?
EX 210 Brusca G.: Guardi, folcloristico forse ho sbagliato. Folcloristico nel rappresentare il Gioè a me la situazione. Io non ho avuto modo di trattare Bellini, quindi di poterlo definire folcloristico, o meno.
AVV. Cianferoni: No, però ha detto più volte che pensava appartenesse ai Servizi Segreti.
EX 210 Brusca G.: No, la parola folcloristico è una cosa... Cioè che Bellini appartenesse ai Servizi Segreti, lo abbiamo avuto il dubbio più duna volta due volte, tre volte.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Tant'è che volevamo eliminarlo pure. Però...
AVV. Cianferoni: Ma su quali fatti?
EX 210 Brusca G.: Su fatti che, di punto... almeno da parte mia, dal punto in bianco questo viene, viene a trovare a Gioè. Sì, vero che erano stati in carcere, che Gioè... cioè, il Bellini sapeva che il Gioè era, apparteneva, era stato implicato per motivi di Cosa Nostra. Quindi, bene o male, viene a trovare un certo personaggio.
E allora dico: 'come mai questo qua ci viene a suggerire, o a indicare, o a portarci questi fatti?'
Cioè, come si suo, dire, in qualche modo per noi era un fatto agevole, e non riuscivamo a capirlo. Ma siccome da parte nostra non c'era nessuna intenzione di dargli, ma bensì di avere, lo volevamo, io volevo toccare con mano quantomeno un dato; dopodiché prendevo la mia decisione e la decisione degli altri.
Come le ho detto, la prova fu che mancò per me, quindi non ho potuto verificare a fondo. Perché se io avrei verificato a fondo e avrebbe mancato... Cioè, la prima volta che lui non sarebbe stato puntuale sotto il profilo degli scambi, io o lo avrei ucciso, o quantomeno avremmo tagliato i ponti.
AVV. Cianferoni: Ma scusi, già non aveva pagato un chilo di cocaina, 80 milioni.
EX 210 Brusca G.: Qui già siamo fine '92, inizi '93.
AVV. Cianferoni: Ah, fine... Benissimo. Il problema con la cocaina quando nasce?
EX 210 Brusca G.: Il problema, cioè quando lui non vuole pagare...
AVV. Cianferoni: Che si manifesta insolvente e dice: 'io non la pago', quando succede?
EX 210 Brusca G.: No, non l'ho detto 'non la pago', aveva difficoltà...
AVV. Cianferoni: Sì, di fatto lo ha detto.
EX 210 Brusca G.: ...aveva difficoltà, difficoltà di pagare. Dice: 'sto venendo, sto venendo...', cioè, fine '92, inizio '93.
I fatti dello scambio, siamo nel pieno del '92.
AVV. Cianferoni: Nel pieno del '92. Questo problema della cocaina.
EX 210 Brusca G.: No, degli scambi.
AVV. Cianferoni: Ah.
EX 210 Brusca G.: Il problema della cocaina nasce strada facendo.
AVV. Cianferoni: All'udienza del 14 gennaio '98 - io posso citare l'udienza, è un fascicolo, poi ho qui le copie. Siccome le traggo dal supporto informatico, la pagina non corrisponde, perché il dischetto le mette in continuazione - ma la frase che lei disse del Bellini era:
"Però noi lo guardavamo come persona che apparteneva ai Servizi Segreti, cento per cento, non novantanove."
Quindi si espresse in termini di certezza. Questa è solo la prima di tante frasi che ora io cercherò di ricordarle. Quindi, all'epoca disse che al cento per cento, non novantanove, era uno dei Servizi.
EX 210 Brusca G.: Sospetto dei Servizi. Se ho sbagliato...
AVV. Cianferoni: Oggi...
EX 210 Brusca G.: No, sospetto, non ho mai detto certezza. Perché se io avevo certezza...
AVV. Cianferoni: Va be'.
EX 210 Brusca G.: Cento per cento che avevamo sospetto, cioè novantanove per cento che apparteneva ai Servizi.
AVV. Cianferoni: Va bene. Ma le dirò di più: questo sospetto che era nei Servizi viene a trovare un suo amico carissimo, il Gioè. Ma era già capitato altre volte che si presentasse qualcuno con in mano un pezzo di formaggio, o di prosciutto - versione del precedente processo - a salutare uno vicino a lei, offrendogli una trattativa? O era la prima volta?
EX 210 Brusca G.: No, che personaggi dal carcere del mondo di Cosa Nostra, e non, venissero a trovare altri condetenuti è capitato; per questo caso era un fatto strano che si comincia con il caso del formaggio, cioè una visita amichevole e poi si comincia ad entrare man mano.
Cioè, fino a quando lui viene per una visita di affettuosità, gli porta il pensiero, tutto normale. Cioè, da lì poi si comincia... Non è che ci si stranizza perché lui sia venuto a trovare il Gioè. Cioè, da come comincia la storia e da come poi si comincia a innescare.
AVV. Cianferoni: Quindi, per la prima volta, lei ci dice: un qualcuno si presentò con una amicizia e poi con dei discorsi che interessarono quantomeno a lei e a Gioè, per come li ha riferiti.
EX 210 Brusca G.: Gioè ne venne a conoscenza e me li passò.
AVV. Cianferoni: Al punto che Gioè, nella sua lettera che lascia nella cella quando poi morirà, dice: "Supponendo che Bellini sia un confidente, ritenendo che Bellini sia colui che ci ha indirizzato su certe strade...", è gusto? Lei ricorda questa lettera?
EX 210 Brusca G.: Sì, la ricordo, mi è stata letta.
AVV. Cianferoni: Ecco. Fissati questi due presupposti, quindi, un problema di correttezza in rapporti illeciti sulla droga e poi questo sospetto sulla, diciamo, appartenenza a forze dello Stato, Servizi Segreti piuttosto che Polizia, Carabinieri, così lei si è espresso.
EX 210 Brusca G.: No, io parlo... Servizi Segreti, non so chi fa parte dei Servizi Segreti.
PRESIDENTE: Scusi, eh, un attimo. Diamo atto che sostituisce - l'avvocato Cianferoni - l'avvocato Pepi, eh?
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Si è allontanato.
AVV. Cianferoni: Dico, con questi due presupposti le faccio una domanda, come dire, riguardando oggi la storia di allora: ma scusi, Brusca, ma a lei mi viene da dire, chi glielo fece fare? Cioè, vuol spiegare alla Corte come mai ritenne di andare dietro a questa persona anche avendo queste dimostrazioni di necessità di cautela.
E parlo con riferimento al periodo che va per l'appunto dal 30 gennaio '92 che è una data che ho detto io stamani. Andiamo più avanti: dal 15 gennaio '93 fino al marzo '93. Cioè, in quei due mesi tra l'arresto del signor Riina e l'arresto del Gioè, ecco, come mai il Bellini rimaneva comunque una persona con la quale trattare?
EX 210 Brusca G.: No, non è che trattava, ci doveva dare i soldi, soldi non ci dava e noi si cercava di rintracciarli.
Poi non li ho potuti più rintracciare, o non mi interessavano i soldi, perché dovevo andare a rovinare, a Mario Gioè? Perché Nino... finché c'era Nino, se la vedeva Nino, cioè Antonino Gioè. Siccome Antonino Gioè non c'era più, Mario l'ho adoperato per... lo dissi io per consegnargli i documenti e per avere questi soldi. Quando ho visto che andava a casa a trovarlo, non si faceva trovare, io subito ho tagliato i ponti. Gli ho detto: 'Mario, non mi interessa, chiudiamo l'argomento, non ne parliamo più'.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Quindi ho interrotto i ponti.
AVV. Cianferoni: Ma scusi, altra domanda, altro chiarimento che le chiedo. Ha riferito la vicenda della prospettazione di un furto dentro un museo a Firenze, il museo degli Uffizi.
Ecco, secondo le regole dell'organizzazione alla quale lei dice di aver fatto parte, è normale, è capitato, capita che si presenta qualcuno ad offrirsi volontario per organizzare un furto di quadri in Continente, dicendo - testuali parole sue, sempre dal verbale 14 gennaio '98 -: "Trovo io, organizzo tutto io"?
EX 210 Brusca G.: No, "Trovo io", il Bellini diceva che si poteva realizzare questo progetto con questi sistemi. Non è stato fatto, ma se c'era bisogno di farlo, possibilmente lo avremmo fatto.
AVV. Cianferoni: Lei ricorda che si parlava di un esborso di un qualche centinaio di milioni da dare al ladro di questi quadri, no?
EX 210 Brusca G.: Il Bellini diceva: 'se eventualmente non avete la persona, o c'è bisogno di qualche cosa', dice, 'un ragazzo, un ladruncolo qualunque lo trovo io, tanto non gli interessa, gli diamo 100 o 200 milioni per andarsi a fare il carcere e li facciamo rubare'.
Ma sempre in discorsi fatti Gioè-Bellini. Non è stato fatto, non l'abbiamo portato a termine, non l'abbiamo defilato. Io ho riferito di quello che ci diceva il Bellini. Cioè, nel senso che Bellini ci prospettava tutta una serie di fatti che a noi ci incuriosivano e ci insospettavano.
Però, siccome in tutte queste curiosità e sospetti, un fatto era certo, che a uno scambio ci eravamo quasi arrivati - e mancò per me - quindi non potevo dire ci stava prendendo in giro, veniva a vendere fumo, o chissà per quale motivo.
AVV. Cianferoni: Scusi, Brusca, una domanda: come può dire "A uno scambio ci eravamo quasi arrivati"?
EX 210 Brusca G.: Scusi...
AVV. Cianferoni: Quali elementi di fatto aveva in mano lei?
EX 210 Brusca G.: Torna, c'è la possibilità per gli arresti domiciliari reparto... cioè: 'in una struttura militare per Giuseppe Giacomo Gambino e per Bernardo Brusca, c'è'.
E allora, se dipendeva solo ed esclusivamente Giovanni Brusca, io l'avrei portato a termine. Siccome mi sono dovuto andare da Riina e dirgli: 'guarda, la situazione è questa', lui mi ha detto: 'no, fermiamoci', che Salvatore Riina nel frattempo aveva intrapreso un'altra strada.
In quella circostanza, dico: 'ma posso andare avanti solo per mio padre?', perché per mio padre io avrei fatto questo ed altro.
AVV. Cianferoni: Quindi, forse la domanda le suonerà provocatoria, ma su questo tema già ci siamo confrontati nell'altro processo. Quindi lei non esitava a rivolgersi quantomeno ad un confidente della Polizia per ottenere un beneficio per suo padre.
EX 210 Brusca G.: No, io non mi stato rivolgendo ad un confidente. Io mi stavo rivolgendo ad una persona che mi potava, mi proponeva dei fatti, cioè delle circostanze che io cercavo di sviluppare.
Non è che lui è venuto a dirmi: 'ho bisogno di questa confidenza, o di quest'altra...', noi pensavamo che lui può darsi che magari con questa strategia vorrebbe venire a fare l'infiltrato... Noi li abbiamo valutati tutti. Non gli dicevamo niente, non gli raccontavamo niente. Anzi, cercavamo di sapere.
AVV. Cianferoni: Sì, però...
EX 210 Brusca G.: Non gli abbiamo fatto nessuna confidenza.
AVV. Cianferoni: Sono sempre parole sue, sempre questo verbale del 14 gennaio '98 nel processo 12/96:
"In un altro particolare che lui ci diceva: 'guarda, che Altofonte, San Giuseppe Iato, Corleone, è sotto l'attenzione delle forze dell'Ordine, in maniera molto particolare per la cattura Riina'."
EX 210 Brusca G.: Questo ce lo disse il Bellini.
AVV. Cianferoni: Se il Bellini vi può dire questo, vuol dire che è vicino alle forze di Polizia, ne conviene?
EX 210 Brusca G.: Per dire questo vuol dire che lui aveva delle notizie. E questo noi lo abbiamo appreso dal Bellini e lo passai a Salvatore Riina.
AVV. Cianferoni: Voi l'avete valutata questa circostanza.
EX 210 Brusca G.: Sì, e siccome...
AVV. Cianferoni: Che era un canale di contatto con le forze di Polizia.
EX 210 Brusca G.: E siccome Salvatore Riina non era né ad Altofonte, né a Corleone, né a San Giuseppe Iato, quindi quello che lui diceva, sotto questo profilo, lo abbiamo... per dire: 'sai quella notizia avuta, chi te l'ha data'.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi, allorquando lei, sempre in quell'esame svolto già di fronte a questa Corte conclude ad un certo punto una sua frase a proposito proprio del rapporto tra quello che diceva Bellini, i suggerimenti, lei dice, ma non come mandanti, dice, almeno dal punto di vista nostro. E voi altri - in particolare lei e Gioè - dice: 'quindi da Bellini e chi per lui'.
Ha elementi per indicare alla Corte delle persone che stessero dietro a Bellini, che lo avessero mandato in Sicilia?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, io le posso spiegare come gliel'ho spiegato: Bellini veniva...
AVV. Cianferoni: No, se ha dei nomi da fare esattamente...
EX 210 Brusca G.: No, nomi infatti non ne ho; Bellini non ci disse mai: 'fate questo per questo', ci dava suggerimenti. Questi suggerimenti noi li abbiamo interpretati in questa maniera. Però, per coscienza, mai il Bellini ci disse: 'fate questo per conto di tizio, di caio, o di sempronio'.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Però nella mente ci aveva messo questo nuovo seme che prima non, in Cosa Nostra, per quello che è a mia conoscenza, non c'era.
AVV. Cianferoni: Ecco, però mi sento di poterle contestare un'altra sua risposta di quel processo, altrettanto a mio avviso esplicita.
Domanda del Pubblico Ministero. Dice:
"Voi pensavate di gestre la situazione determinata con questo episodio sempre sul filo di questo rapporto che avevate con Bellini e chi lo aveva mandato, per adoprare la sua espressione."
La sua risposta è:
"Sì sì. Dottor Chelazzi, ripeto, non posso dire è stato mandato, o ci ha detto: fate questo, fate quell'altro."
Andando avanti: "Ad un certo punto non c'è bisogno magari di dartelo col cucchiaino, ma bastava discutere bene o male, per dire: 'fate questo, che potete ottenere questo'. "C'era qualcuno che aveva interesse a creare scompiglio, o creare qualche cosa, non lo so."
Dunque, queste sue affermazioni che cosa sono? Deduzioni, congetture, ragionamenti, o conoscenza di dati di fatto che qualcuno avesse interesse a creare scompiglio?
EX 210 Brusca G.: No, è una spiegazione che ho dato al dottor Chelazzi in base alla domanda che le ho fatto, per dire: non è venuto Gioè... Gioè, Bellini tramite Gioè a dire: 'dovete fare questo, o quest'altro', però in base a questi suggerimenti, noi sapevamo, per dire, che avevamo bisogno del cucchiaino, glielo ripeto, per potere capire certi fatti.
Quindi non... Però, sul fatto specifico che il Bellini dice: 'dovete fare questo per questo', questo no. Le altre erano congetture, deduzioni, cioè, una spiegazione a modo mio al dottor Chelazzi.
AVV. Cianferoni: É giusto dire che Bellini rappresentava, secondo il racconto di Gioè, la possibilità di mezzi logistici, tecnici, che la sua organizzazione non aveva? In Continente. Penso, per esempio, a quella questione dell'elicottero.
EX 210 Brusca G.: Ci ha prospettato. Dice 'ho la possibilità...', no la possibilità, dice: 'io, siccome sono un pilota, ho la possibilità di potere pilotare', cioè, dice: 'se c'è da fare evadere qualcuno, sono in condizioni di prendere questo elicottero per pilotarlo e di fare evadere qualche detenuto'.
Io parlo con Salvatore Riina e abbiamo pensato ad Antonino Marchese.
AVV. Cianferoni: Vi ha mai parlato il Bellini di qualche pilota che si chiamasse Vincenzo? Vincenzo...
EX 210 Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: No.
EX 210 Brusca G.: Io, se non ricordo male, lui parlava lui che era il pilota di elicottero...
AVV. Cianferoni: Esatto, era...
EX 210 Brusca G.: Perché parlava, dice, non solo questo, ma pure se c'era da espatriare qualche latitante di portarlo in Sudamerica era a disposizione. Quindi, questi erano fatti che il Bellini diceva a Gioè.
E noi li valutavamo per dire: 'ma questo, con tutte queste possibilità, chi è, chi non è?'
Però, alla fine, siccome non ci interessano, l'obiettivo era uno. Quando abbiamo, strada facendo, come vi ho spiegato i risultati quali erano, poi alla fine ho chiuso.
AVV. Cianferoni: Ecco, si ricorda se Bellini le parlava di possibilità di avvicinare dei direttori di carceri?
EX 210 Brusca G.: A Gioè gli diceva anche questo, non a me. A me mai.
AVV. Cianferoni: É mai uscito... le sue testuali parole sono proprio: "Direttore di carceri di poter avvicinare."
E sempre faccio riferimento, sia pur fugace, all'udienza 14/01/98.
É mai riuscito nelle conversazioni con Bellini, il nome di un certo Ugo Sisti?
EX 210 Brusca G.: Ugo Sisti?
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Brusca G.: No, non...
AVV. Cianferoni: Questo nome non le dice niente.
EX 210 Brusca G.: Non mi dice niente. Però mi diceva che lui aveva la possibilità di qualche direttore di carcere, di prendere dove potere fare avere i benefici. Cioè, potere... Il punto era, dipende chi era il detenuto, dipende in quale carcere, di potere avere dei benefici. Sempre parole di Bellini.
AVV. Cianferoni: Ma lui, ma il Bellini come si accreditava? Cioè, su questa questione un po' delicata. Lei ne converrà, perché paesani suoi si trovavano a prendere le legnate di lì a poco proprio dentro le carceri. Quindi, le carceri erano chiuse.
EX 210 Brusca G.: No, aspetti...
AVV. Cianferoni: Che cosa vi diceva il Bellini per dirvi: 'io ho in mano dei direttori di carcere'?
EX 210 Brusca G.: Aspetti, dobbiamo dire quando questi ragionamenti, questi ragionamenti non erano dopo che è stato introdotto il 41-bis; prima del 41-bis si cercava di ottenere benefici. E quindi, mettendo in atto lo scambio delle opere d'arte, mettendo in moto questo meccanismo, dopodiché si sarebbe preso un... si sarebbe scelto un detenuto, si sarebbe segnalato un detenuto. Per dire: 'fammelo, facciamolo trasferire al carcere di Milano, Torino, o di chicchessia'.
Da lì, poi si vede il direttore del carcere per fargli avere i benefici, ma tramite sempre questa trattativa.
AVV. Cianferoni: Quindi siamo prima dell'attentato di via D'Amelio.
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
AVV. Cianferoni: Quindi siamo nel maggio-giugno del '92.
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Aprile-maggio-giugno, ha detto lei ieri.
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: E va bene. Senta, lei ha mai parlato di opere d'arte con Salvatore Cucuzza?
EX 210 Brusca G.: Sì, io ho parlato di... sia di quello che ho spiegato poco fa e pure gli avevo richiesto qualche opera d'arte. Nel senso, c'è questa possibilità di potere trovare qualche pezzo per, sempre per innescare questo meccanismo.
AVV. Cianferoni: Viceversa però le dico: Cucuzza è stato sentito in questo processo all'udienza del 29 aprile del '99, fascicolo 22. E ha riferito che lei, Brusca, aveva la disponibilità di opere d'arte. E sarebbero proprio quelle oggetto di una trattativa. Io dico...
EX 210 Brusca G.: Io, a Cucuzza, gli ho fatto vedere una foto che mi aveva fatto avere Agostino Lentini, di un quadro. E non erano quelli che io avevo avuto da Salvatore Riina, non ci entravano niente, sono due cose distinte e separate.
AVV. Cianferoni: Ma io non lo so, se lei...
EX 210 Brusca G.: E gli ho chiesto, in quella occasione, la valutazione di questa opera d'arte.
AVV. Cianferoni: A Cucuzza?
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: E perché proprio a Cucuzza?
EX 210 Brusca G.: Perché lui era un competente in materia. No competente, comunque aveva una passione, aveva una certa padronanza della materia.
AVV. Cianferoni: Aveva passione. Pittore dilettante, infatti. Però, veda, il Cucuzza dice testualmente che: "Questi quadri" - quelli di Brusca - "avevano la provenienza dalla Sardegna", quindi parla al plurale come di quadri: "Avevano la provenienza dalla Sardegna di persone conosciute personalmente da Brusca."
Quindi, non ci parla di Lentini Agostino che, se non erro, viene dal contesto siciliano.
EX 210 Brusca G.: Agostino Lentini amico dei sardegnoli, di un certo Corda... Corda, una cosa del genere, quello con cui è stato arrestato. E la provenienza era dalla Sardegna. Ed è una fotografia, un quadro che io gli ho fatto vedere, ma solo per valutare, per valutarne il pezzo e non per lo scambio. Dello scambio, l'unico materiale che ho avuto, era quello di Salvatore Riina che mi aveva dato Cancemi, cioè che gli aveva dato a sua volta Cancemi.
AVV. Cianferoni: Lei, questo, ci tiene a ribadirlo. Queste sono le sue versione e poi si discuteranno.
EX 210 Brusca G.: Per carità!
AVV. Cianferoni: Io, viceversa, le faccio un'altra domanda: lei ha contatti di amicizia con ambienti massonici sardi?
EX 210 Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: No, perché vede, il Cucuzza insiste su questo particolare, specificando come anche lui vide due gruppi di fotografie, diciamo così. Però dice che quelli suoi erano quadri di un qualche pregio; quegli altri non valevano niente.
EX 210 Brusca G.: Ma gli altri, quali?
AVV. Cianferoni: Quegli altri che lei assume essere le polaroid che doveva avere ricevuto da tutta una trafila che ora ricostruiamo passo per passo.
Quelli della famiglia di Porta Nuova.
EX 210 Brusca G.: Guardi, io non sono competente in materia, tanto è vero che ho chiesto la consulenza al Cucuzza. E io, quelli della polaroid, con Cucuzza non ne ho parlato. Se poi li ha visti lui per i fatti suoi in altre occasioni, questo non glielo so dire.
Io gli ho fatto vedere delle foto, ma sempre ritraenti un quadro, un quadro, che ritraeva una Madonna con un bambino tutto screpolato. E lui diceva che era un quadro del 600, se non ricordo male, che aveva un valore molto importante. Che io avevo avuto tramite i sardegnoli, cioè tramite Agostino Lentini, da valutare, perché quelli lo volevano vendere, lo volevano realizzare.
E io gli ho chiesto, siccome io sapevo che lui, in qualche modo, era, aveva a che fare con... un minimo di competenza l'aveva, appassionato, o per quello che era, sono andato da Salvatore Cucuzza per chiedergli... ma non per lo scambio.
AVV. Cianferoni: Ecco, questa è la sua versione. Io, ultima domanda su questo punto, le rappresento per l'ennesima volta che, secondo Cucuzza, i quadri portati da lei erano quelli oggetto di una trattativa. Cioè, proprio i quadri che venivano dalla Sardegna.
EX 210 Brusca G.: Avvocato, credo che sono stati, le polaroid sono acquisite in questo processo, quindi si possono vedere, che mi sono state mostrate.
AVV. Cianferoni: Scusi... Ah, che le sono state mostrate.
Le polaroid sono state acquisite.
EX 210 Brusca G.: Che dovevano essere distrutte. Invece non sono state distrutte.
AVV. Cianferoni: Ecco, ma lei ne sa qualcosa della provenienza dei quadri effigiati sulle polaroid?
EX 210 Brusca G.: No, a me me li ha dati Salvatore Riina e io ho dedotto, quando mi ci mette il nome di Pippo Calò, che venivano da Palermo, cioè da Palermo Centro, il mandamento di Pippo Calò.
Poi, al processo Borsellino, ho sentito Cancemi Salvatore che Salvatore Riina gli aveva chiesto se aveva questo materiale, lui ha detto che aveva questo materiale, gli hanno fatto delle fotografie che consegnò al biondino, se non ricordo male. E Biondino poi le diede a Salvatore Riina e Salvatore Riina me le ha fatte avere a me.
Questo, però, l'ho appreso due mesi fa, quando Salvatore Cancemi andò a testimoniare al processo Borsellino.
AVV. Cianferoni: Quindi lei, sostanzialmente, di queste polaroid che sono state acquisite al processo, che cos'altro sa?
Per esempio, è in grado di dire alla Corte il luogo dove queste foto sono state scattate?
EX 210 Brusca G.: No. Io, fino a quando sono venuto in questo processo, sapevo che me le ha date Salvatore Riina e che venivano... cioè, io ho dedotto che venivano da Palermo. Tutto il resto, sono dati processuali.
AVV. Cianferoni: Scusi, ieri in sede di esame ha detto che erano state scattate in un appartamento.
EX 210 Brusca G.: In un appartamento, una casa...
AVV. Cianferoni: Allora perché ha detto questo?
EX 210 Brusca G.: ...ma non lo so. Ho detto, un appartamento, una casa, non lo so dove, ho detto. Non...
AVV. Cianferoni: Lei ha detto un appartamento.
EX 210 Brusca G.: Una casa... Ho detto: un appartamento, una casa, in un luogo, non so con preciso dove sono state scattate.
AVV. Cianferoni: Questo le dico perché vi sono varie versioni già fornite sul punto da altri dichiaranti. Chi parla di una stalla, chi parla di una stalla rimessa bene... Ora lei parla di un appartamento.
EX 210 Brusca G.: Non ho detto con sicurezza appartamento, ho detto una casa, un appartamento, non lo so dove sono state scattate. So solo che sono state scattate dentro un locale, però non le so dire né stalla, né...
AVV. Cianferoni: Ma lei perché sa che sono state scattate dentro un locale? Chi glielo ha detto?
EX 210 Brusca G.: Che ho visto le foto ed erano muri, però ho visto che erano muri puliti, se non ricordo male. Cioè, un'abitazione un po' decente, tutto qua, non ho altro. Io...
AVV. Cianferoni: Allora chiedo che si facciano vedere le polaroid al signor Brusca.
EX 210 Brusca G.: Aspetti. Io ho visto le polaroid e li ho consegnati al Gioè; dopodiché, dove sono stati scattati sono solamente mie deduzioni, tutto il resto non ho altro da dirgli.
AVV. Cianferoni: Mi contento, perché le dico io che dalle fotografie non si riesce a capire altro che un particolare del pavimento, quindi i muri non si vedono. Questo lo dico io, poi le foto ne daranno conto, sono agli atti, lo ha detto anche lei.
Quindi, saltando un attimo di palo in frasca...
PRESIDENTE: Scusi, avvocato, diamo atto che l'avvocato Batacchi si è allontanato; è sostituito dall'avvocato...
AVVOCATO Nisticò: Silvio Nisticò, Presidente.
AVV. Cianferoni: E salvo però riprendere questo argomento delle fotografie.
Lei può rappresentare alla Corte quanto a sua conoscenza circa il periodo immediatamente successivo - parlo proprio dei minuti, le ore e i giorni - all'arresto di Salvatore Riina?
EX 210 Brusca G.: Non ho capito la domanda, le chiedo scusa.
AVV. Cianferoni: La domanda verte su quanto a sua conoscenza a proposito dell'arresto di Salvatore Riina. E su questo è già stato sentito...
PRESIDENTE: Che cosa sa sull'arresto di Salvatore Riina. Che cosa sa sull'arresto di Riina? Questo...
EX 210 Brusca G.: Ah, cosa so sull'arresto di Riina?
AVV. Cianferoni: Eh.
EX 210 Brusca G.: Ah, non l'avevo... chiedo scusa, non l'avevo capito.
Sull'arresto di Salvatore Riina so quanto ho detto. E ci posso ripetere, che io... su questo arresto inizialmente c'era qualche cosa che non funzionava. Cioè, l'arrestano in mezzo alla strada... cioè, non riuscivo a capire. Poi, ad un dato punto, esce fuori la notizia che a fare arrestare a Baldassarre Di Maggio, e quel tipo di arresto di Salvatore Riina inizialmente, mie deduzioni e di Bagarella, però poi dico può darsi che Di Maggio non voleva collaborare e quindi può darsi che hanno organizzato questo tipo di arresto, cioè in mezzo alla strada, per non farsi scoprire. Perché Di Maggio se dava le coordinate giuste poteva fare arrestare Salvatore Riina mentre dormiva a casa. E finì.
Poi esce la notizia del Di Maggio collaborante e cose varie, in qualche modo ci siamo... Poi ci fu la mancata perquisizione a casa di Salvatore Riina. Cioè, vanno a fare quella perquisizione in un altro luogo che non ha niente a che vedere con la casa di Salvatore Riina. E questo fu pure opera di commenti, cioè non riuscivamo a capire perché questo tipo di comportamento.
Dico: 'può darsi che magari loro lo volessero... cioè, che il Bagarella sia andato a casa, ci andava a casa della sorella', non è che eravamo così sprovveduti da non capire che poteva essere una trappola. E facevamo tante deduzioni. Però la cosa non ci riusciva a quadrare. Però non avevamo nessun altro elemento.
Dopodiché, col tempo, ci fu il suicidio del maresciallo Lombardo, ci fu questo suicidio del maresciallo Lombardo, dove nella lettera esternava che lui era stato l'autore dell'arresto di Salvatore Riina, il giorno più importante della sua vita era questo. E che qualcuno lo stava screditando per, come venduto.
E siccome, per quello che sono le mie conoscenze, il venduto, secondo me, lui si riferiva ad Angelo Siino, che lui aveva avuto rapporti con Angelo Siino...
AVV. Cianferoni: Era la domanda che stavo per farle.
EX 210 Brusca G.: Eh, io...
AVV. Cianferoni: Volevo parlare anche di questi rapporti, in quanto rilevanti sull'arresto di Salvatore Riina.
EX 210 Brusca G.: Finisco l'argomento e poi...
AVV. Cianferoni: Certo.
EX 210 Brusca G.: ...attacco quell'altro. Se lei...
AVV. Cianferoni: Certo. certo.
EX 210 Brusca G.: Quindi, da questo punto, sono io con Leoluca Bagarella e quindi leggendo il giornale questo manoscritto, questa lettera scritta del maresciallo Lombardo, diciamo, sapevamo che lui era coinvolto all'arresto di Salvatore Riina, invece di suicidarsi lo avremmo noi, eliminato noi. Finì là.
Dopodiché, a quel punto, ritornarono i dubbi che, nel '92, fino nel '93 erano sorti, nel senso: l'arresto strano in mezzo alla strada, la mancata perquisizione... A quel punto sono tornati i dubbi, dico: 'qualche cosa che non funziona c'è'.
E abbiamo dedotto che Di maggio, come suol dire, era la figura di quello di avere fatto arrestare Riina, perché i Carabinieri, poi si è saputo...
AVV. Cianferoni: Che "la figura" vuol dire il pretesto?
EX 210 Brusca G.: Allora, gli spiego...
AVV. Cianferoni: Che vuol dire "la figura"?
EX 210 Brusca G.: Gli spiego subito. I Carabinieri, a un dato punto, tramite confidenze che non so da chi, o perlomeno io posso intuire, loro hanno l'indicazione per la cattura di Salvatore Riina. Cioè, qualcuno gli dice: 'seguite i Ganci che, attraverso i Ganci, arrestate Salvatore Riina'.
E i Carabinieri già avevano individuato la casa, la porta, dove Salvatore Riina abitava. Tanto è vero che in via Bernini non ce li porta Di Maggio Baldassarre i Carabinieri, ma sono i Carabinieri che lo portano a Di Maggio in via Bernini.
A quel punto noi diciamo: 'Di Maggio è per coprire un po'... Perché loro hanno trovato questa copertura nei confronti di Di Maggio?', queste sono eduzioni che facciamo noi.
'E perché non hanno fatto la perquisizione a casa di Salvatore Riina?', visto che loro già sapevano la casa, l'abitazione, già sapevano tutto.
Eh, ci sono stati 18 giorni di tempo prima che poi andassero a fare realmente quella perquisizione.
Perché di solito, quando viene arrestata una persona, subito dopo vanno a fare la perquisizione. Cioè, a casa del Biondino ci sono andati dopo mezzora, dopo un quarto d'ora. Cioè, hanno appena individuato dove abitava, sono andati a fargli la perquisizione.
E invece non capivamo perché non sono andati a fare la perquisizione a casa di Salvatore Riina. E il fatto ci stranizzò.
Allora abbiamo detto: 'loro già conoscevano tutti e tutto; il fatto che i Carabinieri hanno interrotto la trattativa con Salvatore Riina', perché i Carabinieri già avevano l'indirizzo di Salvatore Riina, cioè nel senso che pedinando, credo, il Domenico Ganci siano arrivati all'abitazione di Salvatore Riina, quindi per questo si sono interrotte le trattative con Salvatore Riina e quelli che lui aveva.
Dopodiché, a quel punto io dico che Di Maggio è una figura per coprire una attività dei Carabinieri; il merito di avere arrestato Salvatore Riina è dei Carabinieri e non di Di Maggio, perché Di Maggio gli ha dato la sicurezza che era Salvatore Riina e che gli ha detto: 'è lui', ma i Carabinieri hanno portato a Di Maggio in via Bernini. Cioè, lo hanno visto uscire, gli hanno fatto vedere i filmini. Cioè, quindi i Carabinieri già avevano acquisito tutti gli elementi per potere arrestare Salvatore Riina.
E dico: 'ma scusa, se Di Maggio gli dava le coordinate giuste', e mi riferisco al giardiniere, o parlando di Salvatore Biondino che lui conosceva, 'avrebbero preso Salvatore... cioè, Salvatore Riina a casa. Perché non l'hanno voluto arrestare a casa Salvatore Riina?'
Questo non voglio andare oltre, cioè le deduzioni le fa chi di competenza. Quindi, però una cosa è certa, che Di Maggio era una figura per me, in quel momento.
AVV. Cianferoni: Per non lasciare inesausto l'argomento, con riferimento al 1993, anno di interesse per questo processo, lei sa di confidenze tra Siino e il maresciallo Lombardo e comunque appartenente alle istituzioni?
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, scusi, mi devo opporre, a questo punto, a questo tipo inchiesta. Perché io ho bisogno di capire se ci sarà un profilo di rilevanza e pertinenza, rispetto alle imputazioni di cui Riina deve rispondere in questo processo, nulla questio.
Ma questa specie di sondaggio dell'esaminato in relazione a circostanze che hanno portato all'arresto di Riina, cioè, noi personalmente siamo molto soddisfatti, devo essere sincero, di questo arresto.
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Qual è la pertinenza, rispetto all'accusa mossa a Riina del motivo, delle ragioni per le quali si arriva all'arresto di Riina. Punto primo.
Punto secondo: c'è una serie di domande che partono dalla posizione del maresciallo Lombardo e delle relazioni tra il maresciallo Lombardo e Siino - la domanda non è esplicita, ma l'abbiamo intesa tutti - finalizzata a capire se le indicazioni al maresciallo Lombardo per arrestare Riina provenivano da Siino.
Ecco, tutta questa chiamiamola inchiesta per stabilire chi è che ha fatto arrestare Riina, quale profilo di rilevanza, di pertinenza, rispetto alle accuse - si possono dire così - che Brusca ha mosso a Riina in relazione alle strategie e quant'altro, hanno - se io riesco a capire, il difensore ce le spiega e il Presidente poi ovviamente deciderà come deve decidere - saremo tutti più soddisfatti.
Quindi, mi oppongo a questo tipo di domande.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Presidente, io, considerata anche l'ora - e mi scuso prima di tutto con me stesso, perché trovo assolutamente ingiusto dedicare intere giornate semifestive sempre e soltanto al lavoro, ma... quindi e anche con la Corte e con le altre parti dico che non esaurirò nella mattinata il controesame.
Quindi, in questi 5 minuti che il Presidente mi assegnerà, o anche meno - quando ritiene mi tolgala parola - replico a questa opposizione.
Lasciando da parte l'argomento introdotto dall'avvocato Pepi questa mattina, che forse è quello che ha sollecitato - e sul quale anche io ritornerò poi - ha sollecitato una parola più seria. Cioè, l'inchiesta e una quasi irredente, cioè il sondaggio.
Io respingo la parola più seria, perché faccio una professione che è l'antitesi di quella che è dell'illustre contraddittore; e assolutamente non accetto il sondaggio, perché di personaggi televisivi, ahi lui, ahi noi, ahi tutti, in questo processo ce ne sono di già, vedi Maurizio Costanzo. E quindi lasciamolo agli scenari televisivi, perché quantomeno ci si faccia credito di una certa serietà. Solo questo.
Dove si arrivi non si sa, il nostro compito, il mio compito è di difendere l'imputato Salvatore Riina, il collega non c'è più perché avete visto, non stava tanto bene, difende il signor Graviano. Ha introdotto lui stesso un argomento.
E allora, in definitiva, vengo a replicare a questa opposizione. Siamo in sede di controesame, altre saranno le sedi per discutere poi tutta la causa.
Qual è la rilevanza se o meno Siino abbia reso al maresciallo Lombardo determinate confidenze? Dunque, a parte che c'è qui il signor Brusca, quindi io la faccio molto breve.
Punto primo: il signor Siino deve essere sentito da questa Corte perché è stato ammesso, unitamente a tutto un altro testimoniale della difesa che dovrà essere escusso.
E quindi, questo difensore, può avere interesse preventivamente a sondarne determinate credibilità postume, perché non è un segreto: Siino è stato ampiamente intervistato; vi sono libri, pubblicazioni... E quindi...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Certo, ma il termine è neutro. É che il sondaggio mi richiama personaggi insopportabili...
PRESIDENTE: Va be', avvocato, prosegua.
AVV. Cianferoni: Qui...
PRESIDENTE: Si rivolga alla Corte.
AVV. Cianferoni: ...se lo avete letto, l'ultima pubblicazione è del signor Brusca, unitamente al giornalista Saverio Lodato. Ci tocca a leggere anche di queste cose.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Per favore, chiedo al Presidente di non farmi interrompere.
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, per cortesia.
AVV. Cianferoni: E quindi, una prima rilevanza è che Siino Angelo è indotto in questo processo ex articolo 210.
Io ho interesse poi a sapere, casomai Brusca lo sapesse, da dove Siino traesse le sue fonti.
Perché, bisogna sapere che in questo Paese esistono, a latere di questo che ritengo essere un processo centrale per ricostruire, forse unico, per ricostruire quell'anno, e questo va dato atto anche a come i Pubblici Ministeri per gran parte lo hanno impostato.
Poi io dissento dalla gran parte ulteriore del processo, ma voglio dire, mancando di rispetto e serietà a chi vi contraddice, forse non si sarebbe tutti qui all'una e mezzo di un sabato di metà settembre.
E dunque, ci sono altri processi. Perché il signor Siino, il capitano De Donno che figura come materiale probatorio in questo processo, il magistrato dottor Lo Forte, sono a farsi guerra l'un con l'altro - e uso una espressione prosaica, perché non conosco dettagliatamente le carte - con ipotesi di calunnie e contro calunnie su delle dinamiche che possono benissimo avere inciso su questo processo.
Perché dovremo sentire Ciancimino. E lo stesso capitano De Donno ci dirà come Ciancimino rispondesse in quell'agosto del '92 con determinate frasi che già sono agli atti perché le ha riferite il capitano De Donno. La più icastica delle quali fu: "Avete tolto le ruote alla macchina, la macchina deve girare".
Il problema era Tangentopoli. Questo è il fatto.
Quindi la rilevanza è, direi, da un punto di vista processuale, sondare la consistenza, la linearità, la genuinità di una prova. Dal punto di vista del merito io devo cercare di provare una verità, a questo punto, che lo stesso Brusca ha già detto e ridirà, come hanno detto già altri dichiaranti, che il Riina fu, tra virgolette, tradito nella sua libertà... Ci ha detto già ieri che Riina era assolutamente tranquillo, il Riina è stato venduto, il Riina è stato comprato dallo Stato. E se si parla di trattativa, parliamo di comprare e vendere, vediamo chi sono le parti di questo contratto scellerato, utile. Siamo nella patria di Machiavelli; e ce ne fossero di Machiavelli, Presidente!
Se si arresta un soggetto che ha una condanna passata in giudicato sulle spalle, ben venga per lo Stato italiano, ma si abbia il coraggio in questo Stato di andare in fondo ai ricatti e di vedere chi ha gli scheletri negli armadi. Questo la difesa chiede in questo processo dall'inizio e chiederà fino a che avrà parola.
Quindi io insisto perché il signor Brusca parli dei rapporti tra Siino e il maresciallo Lombardo.
PRESIDENTE: Va bene. Può rispondere, ritengo che la domanda sia ammissibile, considerato anche che Siino è testimone ammesso dalla Corte. Prego.
EX 210 Brusca G.: L'unica cosa che so io tra il maresciallo Lombardo e Siino, è che Siino ad un dato punto è invitato da un certo Brugnano; gli venne offerto una indagine su di sé, che io lo chiamo il "malloppone", cioè un malloppone che le indagini dei Carabinieri stavano indagando su di lui e che Siino mi informò che aveva questa possibilità.
Gli ho detto di farseli dare in cambio di... non mi ricordo di 5 o 10 milioni, e che il Siino abbia dato a questo maresciallo Lombardo.
Quindi, quando si parla di "venduto", è perché il maresciallo Lombardo già aveva, sapeva che c'era Siino che aveva fatto queste dichiarazioni, quindi chi di competenza gli aveva detto: 'tu hai venduto queste indagini a Siino', e a Siino glielo hanno contestato. Il che, questo però è inciso nella mia deduzione, il maresciallo non abbia resistito a questo affronto e quindi si sia suicidato. Però questo è una mia deduzione.
Se poi in quel momento c'era la venuta di Badalamenti in Sicilia, credo che non interessava a nessuno. Poi questi sono miei fatti.
Io gli posso dire che con Siino c'è stato questo rapporto, mi ha portato questa conoscenza, gli ho detto di farlo, dopodiché io con Siino altro tipo di rapporti col maresciallo Lombardo non ne so. Se poi Siino aveva qualche altro rapporto, non glielo so dire.
Io, di Salvatore Riina, a Siino non gliene ho mai parlato, non gli davo confidenza, tranne che per motivi di appalto. Gli davo solo ordini, e non gli dicevo altro. Poi qualche altro gli parlava al Siino, però io gli dico questo, perché ho fatto un confronto, gli ho chiesto se io gli avevo fatto mai il nome di Salvatore Riina, lo avevo menzionato magari a illusione Salvatore Riina, lui ha risposto sempre no e che gli ho detto: 'da chi prendevi gli ordini?', 'da te'.
Anche se poi c'era qualche altro che gli dicevo qualche cosa. Però da me, di Salvatore Riina, Angelo Siino, non ha mai saputo nulla, prendeva solo ordini.
AVV. Cianferoni: Ecco, su questa figura del Siino, riassuntivamente, mi par di capire lei ci dice: era deputato a trattare appalti in moneta, era uno che aveva i contratti di appalto in mano, quindi nell'ambito economico, questo signore lavorava.
EX 210 Brusca G.: Guardi, io...
AVV. Cianferoni: Voglio dire, non faceva omicidi, non faceva droga, ma faceva appalti.
EX 210 Brusca G.: No... io conosco Angelo Siino e conosco i fatti di Angelo Siino. Per me, lui - lui - si sopravvaluta, per quelle che sono le mie conoscenze. Perché sta di fatto, ecco, quello che lui ha detto, penso che riscontri ne sono trovati pochi e niente. Comunque a me non interessa, sono fatti suoi e chi di competenza.
Io conosco Siino. Siccome Siino dice: 'io ho saputo questo e quest'altro, ho saputo quel...', l'ho messo a confronto... no ho messo, abbiamo fatto dei confronti una volta sempre sul discorso del capitano... sul discorso del malloppo e poi un'altra volta su motivi di appalto e in tre parole ho chiuso: 'ti ho parlato mai di Salvatore Riina?', 'no'. 'Ti ho mai alluso a questo fatto', 'no'.
'Da me cosa prendevi?', 'gli ordini'.
Non mi interessava altro. Lui dice che è questo e quell'altro, io gli dicevo solo ordini, per me era un portaborse, stop.
AVV. Cianferoni: Ecco, per lei era un portaborse.
EX 210 Brusca G.: E rimarrà tuttora.
AVV. Cianferoni: E rimarrà tuttora. Io le chiedo l'ultima domanda su questo personaggio: se è mai stato a conoscenza della disponibilità, da parte di Siino, di notizie riservate in merito ad indagini su tangenti negli anni '91, '92 e '93.
EX 210 Brusca G.: No, Siino aveva avuto questo rapporto dal maresciallo Lombardo che indagavano su Siino sul lavoro nella provincia di Trapani, Pantelleria, comunque una, su un'isola.
E le uniche affermazioni, cioè affermazioni che ho fatto io con lui, per dire che lui era indagato per colpa dei trapanesi.
Cioè, si indagava su una certa persona e poi è stato lui indagato. E quindi aveva avuto questo problema. Che, sino a quel momento, lui era stato sempre passato, aveva passato sempre inosservato. Da quel momento poi lui venne indagato. E dopodiché venne arrestato.
Poi, a un dato punto, lui ottiene gi arresti domiciliari, cioè nel '94, '93. E la cosa mi lasciò un po' perplesso. Però speravo che lui mettesse i piedi fuori per poi vedere cosa decidere, cosa fare.
AVV. Cianferoni: Ecco, a proposito di queste figure di militari dell'Arma, io le faccio tre nominativi con riferimento specifico senza divagazioni, agli anni '92 e soprattutto '93.
Cioè, perché si ricordi, Brusca, che queste bombe - ne parleremo più avanti - esplodono a far data dal 14 maggio '93 fino al 27 luglio '93 e poi una nel '94.
Allora, maresciallo Lombardo, lei ce ne ha parlato. Maresciallo Canale...
EX 210 Brusca G.: No, non ho fatto il nome del maresciallo Canale.
AVV. Cianferoni: Adesso glielo faccio io. Maresciallo Tempesta della tutela patrimonio artistico, che io le dico è stato sentito come testimone, acquisite le sue dichiarazioni, era in contatto con Bellini.
In definitiva, attraverso questa domanda, le chiedo di riferire e le faccio anche il nome di un brigadiere "furia" del suo paese, con il quale lei forse ha avuto qualche rapporto, qualche contatto confidenziale.
EX 210 Brusca G.: No, aspetti...
AVV. Cianferoni: Eh, quindi...
EX 210 Brusca G.: Non ho avuto nessun rapporto...
AVV. Cianferoni: ...qualche rapporto con l'Arma dei Carabinieri.
EX 210 Brusca G.: Aspetti, eh.
AVV. Cianferoni: Ecco, siccome...
EX 210 Brusca G.: No, aspetti, avvocato. Rapporto confidenziale è una cosa; rapporto...
AVV. Cianferoni: Questo è un fatto personale. E allora parli prima del fatto personale.
EX 210 Brusca G.: No, né rapporto personale, né confidenziale. Rapporto di un carabiniere di una stazione che ha un comportamento, con una persona che ha indicato come mafioso, con un altro rapporto.
Io mi comportavo da mafioso e lui si comportava da carabiniere. Io cercavo di avere qualche notizia, qualche agevolazione su qualche perquisizione e cose varie. Niente di più. Niente confidenze, niente rapporti intimi, niente rapporti di amicizia.
AVV. Cianferoni: Uhm. Il maresciallo Carmelo Canale risulta un nome, una figura rilevante negli anni '92-'93 nei rapporti con lei, signor Brusca, prima di tutto...
EX 210 Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: ...salvo che con altri di sua conoscenza.
EX 210 Brusca G.: No, avvocato, la prego di essere... Con me rapporti, senza offesa per l'Arma, io rapporti con chicchessia, non ne ho mai avuti, tranne che per avere qualche notizia. Ma io, rapporti confidenziali con i Carabinieri, ripeto, in quel periodo, non ne ho mai avuti.
AVV. Cianferoni: Lei ricollega tutto poi alla sua collaborazione, alla sua scelta successiva.
EX 210 Brusca G.: La mia situazione cambia da quando io comincio a collaborare, da quel momento in poi. Fino a quel momento, io non ho avuto mai contatto, confidenza, rapporti con chicchessia, tranne che per avere qualche notizia. Tipo, il maresciallo Lombardo con questo sistema; tipo, il maresciallo, cioè, il brigadiere Alosi che allora era brigadiere, ora non so che cosa è chiamato, "furia", per questi piccoli rapporti.
AVV. Cianferoni: Eh, quindi, questo...
EX 210 Brusca G.: E... Cioè, rapporti che, in un paese, si cerca di sapere. Dire se c'è qualche perquisizione, qualche cosa... Cioè, avere qualche notizia da parte sua, no che io gli andavo a dare confidenza a loro.
AVV. Cianferoni: Scusi, le faccio una domanda molto banale, ma penso che alla Corte possa interessare. Noi abbiamo le fotografie del bunker di Contrada Giambascio con tutti questi pistoni idraulici che salgono, scendono, chiudono, cemento armato. Dico: ma i Carabinieri non vedevano che lei, o chi per lei, stava costruendo questo bunker? Non lo avrete costruito in un'ora.
EX 210 Brusca G.: Se i Carabinieri avrebbero visto...
AVV. Cianferoni: Tra l'altro, signor Brusca, questa cosa gliela voglio dire, perché mi pare che proprio lei su Di Maggio fa un discorso di questo tipo, che dice: 'fece un grosso abuso edilizio che gli andò bene', e lei non si sapeva spiegare il motivo. É vero?
EX 210 Brusca G.: Devo rispondere alla prima, o alla seconda?
AVV. Cianferoni: Lei risponda all'argomento, ecco. L'argomento è sempre su questi rapporti con i Carabinieri. E lei sa forse dove vorrò arrivare. Lei, in questo processo, ha detto già nel suo esame una frase, che a Caltanissetta, io dico alla Corte lei ha modificato, cioè: 'dietro le stragi ci sono i Carabinieri'.
EX 210 Brusca G.: No...
AVV. Cianferoni: Quindi, guardi, il tema è ampio, e forse con una domanda sola lei se lo può gestire.
EX 210 Brusca G.: No, non è stato a Caltanissetta, è stata una mia esternazione in quest'aula...
AVV. Cianferoni: No, no...
EX 210 Brusca G.: ...sbagliata. Se l'ho detto a Caltanissetta, vuol dire che la...
AVV. Cianferoni: ...a Caltanissetta rettificato.
EX 210 Brusca G.: Va bene, come dice lei. Io le dico quello che dico oggi qua. E allora, il fatto che io organizzavo bunker e cose varie, prima di tutto io non mi sono mai interessato in prima persona né di costruire né pistoni, né marchingegni. Perché se ne occupava Monticciolo e mio fratello Enzo Salvatore Brusca e Chiodo. Non mi sono mai occupato in prima persona di andare a costruire questo tipo di luoghi, di meccanismi. Credo se i Carabinieri lo avrebbero visto, sarebbero intervenuti. Questo, quanto riguarda Contrada Giambascio.
Quanto riguarda...
AVV. Cianferoni: Il Di Maggio?
EX 210 Brusca G.: ...Di Maggio. Di Maggio, a un dato punto, sta costruendo una villa in Contrada Ginestra. E se sarebbe stato una persona, diciamo fra virgolette, normale, o comunque esso sia, per il tipo di costruzione, quantomeno la costruzione c'è la denunzia per costruzione abusiva, o quantomeno una denunzia per deturpazione all'ambiente. Perché lui aveva aperto una cava, prendeva del materiale, faceva questo fatto. Invece lui non ha subìto nulla. E contemporaneamente si tiene chiuso con me, con mio fratello, un po' con tutti.
A quel punto c'è un sospetto, per dire: 'ma tu, come mai?', però, siccome lui aveva un'amicizia - come poi si è verificata - con Baldassarre migliore che... a San Giuseppe Iato, può darsi che magari abbia risolto il problema tramite questa persona.
Però lui non ha avuto nessuna denunzia, nessun provvedimento, a meno che io sappia. Può darsi che ci siano stati e poi sono stati archiviati, o sono passati questi, non glielo so dire. Però penso che non abbia avuto nessun seguito. Mi posso sbagliare, avvocato.
Per quanto riguarda...
AVV. Cianferoni: La frase che lei disse, che dietro le stragi ci sono i Carabinieri?
EX 210 Brusca G.: No, io gli dico che dietro le stragi non ci sono Carabinieri, ma bensì... io ho detto che i Carabinieri indagavano sulla mafia e appalti. E involontariamente penso che, penso io, che si sentono responsabili. Perché nel frattempo che loro stanno indagando su mafia e appalti, viene ucciso il dottor... prima Lima, poi il dottor Giovanni Falcone, secondo me loro si sentono responsabili, perché potevano esserci, per dire, può darsi che noi abbiamo toccato questo canale e siamo andati a dargli fastidio, questo io volevo interpretare.
Ma siccome noi il dottor Giovanni Falcone lo dovevamo uccidere, il dottor Borsellino pure, quindi può darsi che i Carabinieri hanno detto, si sono sentiti responsabili per dire: essendo che stavano indagando, il filone era questo, abbiamo toccato questo canale che poteva essere scottante. Quindi l'omicidio del dottor Giovanni Falcone poteva essere questo. E quindi sono venuti a trattare con Salvatore Riina: 'per finire cosa volete?'
Questa è la mia ricostruzione. Però...
AVV. Cianferoni: Questa è la sua ricostruzione.
EX 210 Brusca G.: Questo, volevo dire. Non che dietro l'Arma, cioè, dietro le stragi ci sono i Carabinieri. Na che, stiamo scherzando!?
AVV. Cianferoni: Cioè, una causale riconducibile ai Carabinieri. Cioè, questo problema degli appalti, appalti.
Per il 1993 - perché lei sento che parla del '92 principalmente - ma un problema di appalti, di tangenti, di corruzione, di bloccare delle indagini di Milano, c'era questo problema quando furono messe le bombe?
EX 210 Brusca G.: No, io... dietro... quando ho detto... Siccome poi ho scoperto che vengo... me lo ricordavo in maniera molto... non sicura. Cioè, il... Tipo ho saputo chi era il maresciallo Tempesta, quello scritto sulla busta. C'è scritto una cosa, un nome, questo nome. E poi ho scoperto che da un lato c'è il maresciallo Tempesta che conduceva al colonnello Mori; dall'altro lato c'è la linea, quella che lui aveva intrattenuto, cioè Ciancimino e tutto il resto portava sempre al colonnello Mori, dico: dietro questa attività di investigazione c'era il colonnello Mori. No dietro le stragi, che sia chiaro.
Cioè, dietro questa attività c'era il generale Mori che conosceva sia la storia Bellini, sia quella con Ciancimino, questo era quello che volevo dire.
AVV. Cianferoni: A.
EX 210 Brusca G.: Quindi aveva, come si suol dire, pilotava il suo lavoro, cioè la sua indagine. No che dietro le stragi c'erano i Carabinieri. Nella maniera più categorica. Volevo chiarirlo allora, sia in quest'aula, che in altra aula e nell'altra aula mi sono espresso come ho spiegato ora. Quindi non ho mai pensato e detto che dietro alle stragi ci siano i Carabinieri, o che abbiano ordinato le stragi.
Non lo so, non lo penso, non... Poi mi posso pure sbagliare, però io non ho nessun elemento per poter convincere, o pensare ciò.
AVV. Cianferoni: Ecco io le farei una domanda adesso, salvo poi chiedere una brevissima...
EX 210 Brusca G.: Chiedo scusa.
AVV. Cianferoni: ...sospensione.
EX 210 Brusca G.: Anche perché questa mia deduzione su fatti, ascoltando il capitano De Donno per quello che ha detto al processo Borsellino, no quello che ha detto qua, quello che ha detto al processo Borsellino...
AVV. Cianferoni: E allora vuole riferire alla Corte perché...
EX 210 Brusca G.: Chiedo scusa, mi faccia finire.
AVV. Cianferoni: Sì.
EX 210 Brusca G.: Per quello che ha detto: appalti. Allora siccome nel '91 Salvatore Riina con Ciancimino - no con Ciancimino - mi aveva raccomandato una impresa, la Reale costruzione, poi dietro questa Reale costruzione ho scoperto che c'era Ciancimino, c'era Catalano, c'erano certi personaggi, quindi involontariamente secondo me siccome i Carabinieri avevano infiltrati in impresa per scoprire il sistema - secondo me - e loro pensavano che a uccidere Giovanni Falcone e tutto il resto sia stato per questa causa. Completamente è errata.
Cioè perché noi dovevamo uccidere Giovanni Falcone per i fatti suoi, Borsellino per i fatti suoi. Naturalmente poi da lì nasceva il contatto per avere la forza con lo Stato.
AVV. Cianferoni: Ecco, dico delle sue conoscenze di fatto io le rappresento due dati: uno, è questo problema delle tangenti e degli appalti; quell'altro è il problema del 41-bis.
Riferito ai fatti della primavera '93, lei in che percentuale può quantificare, dicendo i motivi, l'incidenza del problema delle tangenti e l'incidenza eventuale del problema del 41-bis.
EX 210 Brusca G.: Il problema delle tangenti, avvocato, per quelle che sono le mie conoscenze, penso di avere militato in Cosa Nostra per più di venti anni come uomo d'onore e poi avvicinato e i fatti che ho vissuto in prima persona, le tangenti nella maniera più categorica interessavano a fare gli attentati al Nord, nella maniera più categorica interessavano il 41-bis, ma interessavano i benefici per i carcerati, gli ergastoli, avvocato.
AVV. Cianferoni: Cioè a dire: c'erano tutti e due, ma interessavano...
EX 210 Brusca G.: No, per me ce n'è solo una. Cioè tangenti non esistevano, non interessavano nella maniera più categorica.
Tutti i capimandamenti, quelli sempre che erano interessati agli appalti eravamo due, tre; gli altri, dieci, nove, otto, sette, degli appalti non ci interessavano di niente e per nessuno.
Salvatore Riina non gli interessavano gli appalti, ma gli serviva la impresa Reale per agganciare nuovi politici.
AVV. Cianferoni: Ecco, su questa figura di Salvatore Riina vuole spiegare alla Corte come concilia, come si usa dire, il fatto che lei abbia riferito: da una parte di avere appreso e di averlo messo a base della collaborazione di una volontà di eliminazione da parte di Riina nei suoi confronti...
EX 210 Brusca G.: Questo l'ho appreso io...
AVV. Cianferoni: ...e dall'altra il fatto che, viceversa, lei dice - e ne riparleremo se pur brevemente - lei dice di avere ricevuto addirittura delle confidenze negli anni '94-'95.
EX 210 Brusca G.: Ma io il progetto di eliminazione nei miei confronti l'ho appreso un mese e mezzo, due mesi prima - lì si può vedere - mentre io mi trovavo a Canatello. Cioè prima del mio arresto. Perché se io questa notizia l'apprendevo prima, i miei pensieri potevano essere diversamente. Non l'ho appreso prima e mi stranizza, perché se uno lo vuole uccidere poi gli va a dare certi tipi di confidenze.
Ecco perché io mi sembrava difficile credere a Cancemi. Non che non lo volevo credere che Cancemi gli mettesse un po' il... Quando poi l'ho ascoltato con i miei occhi per bene - e c'è un verbale che io ho fatto e gli ho chiesto qualche particolare - mi sono convinto che la situazione era diversa e reale per come Cancemi poi me l'ha raccontata.
Quindi... Il discorso siccome poi era rimasto fra loro quattro, io se... per quello che dice Cancemi e ci credo al cento per cento. Sono vivo grazie a Biondino, io e Salvatore Madonia.
Quindi io quando apprendo la notizia onestamente ci rimango, non voglio pronunziare, ma ci rimango... non tanto per me, ma più che altro per mio padre. Perché mio padre a Salvatore Riina gli ha dato la vita.
AVV. Cianferoni: Senta ma vuol dire alla Corte quante denunce per calunnia lei ha riportato da quando ha intrapreso la collaborazione?
EX 210 Brusca G.: Una e sono stato condannato per calunnia a tre anni. Spero in appello di chiarire questa situazione.
Poi sono stato indagato dalla Procura di Palermo per denuncia. Fino ad oggi non c'è stato nessun risultato e non ho altre conoscenze.
AVV. Cianferoni: Senta, poi Presidente mi dica quando ritiene di fare una breve pausa.
PRESIDENTE: Se vuole...
AVV. Cianferoni: Io le dico...
PRESIDENTE: Come ritiene.
AVV. Cianferoni: E allora...
PRESIDENTE: Ritiene lei.
AVV. Cianferoni: ...esauriamo questo argomento calunnie. Omicidio Riesi.
EX 210 Brusca G.: Omicidio Riesi non sono stato creduto per la mia partecipazione. Per condannare tutti gli altri sono stato creduto. Per la mia partecipazione il Presidente non mi ha creduto. Onestamente ho letto la sentenza, però abbiamo fatto appello e si vedrà in appello quali saranno i risvolti.
AVV. Cianferoni: Chi...
EX 210 Brusca G.: Il Presidente si è esposto, si è... ha detto che doveva procedere per calunnia, fino ad ora non mi è stato comunicato nulla, non mi è stato notificato niente. Quindi non posso rispondere se sono stato denunciato per calunnia o meno.
AVV. Cianferoni: Vito Vitale e Francesco Di Piazza. Come cercò lei di aiutare queste persone?
EX 210 Brusca G.: E quello era...
AVV. Cianferoni: Oppure anche, se crede, i fatti sottesi a questa calunnia.
EX 210 Brusca G.: Fu che io... Fu la Procura di Palermo che ha aperto un'inchiesta proprio a causa di questi fatti. Cioè che io volevo aiutare - fra virgolette - aiutare, cioè non accusarli, a Francesco Di Piazza e a Vito Vitale che in quel momento... cioè, sì volevo collaborare, però cercavo di aiutarli. E disgraziatamente sono andato in aula per poter avere qualche notizia, cioè nella falsa... cioè falso imputato, ma stavo collaborando con le Autorità competenti. Mettendomi d'accordo con mio fratello, cioè non d'accordo che gli ho messo la pistola, l'ho costretto, gli ho detto per esempio di fare questo e lui mi ha detto: 'sì'. Cioè nel senso che a posto di Vito Vitale, raccontando il fatto nell'integrità, ci si doveva mettere lui. E lui mi ha detto: 'sì'.
Quando... Sul fatto di Vito Vitale.
Su Francesco Di Piazza dovevo dire che il Monticciolo si sbagliava, nel senso che il Francesco... cioè l'omicidio del dottor Di Caro non è stato fatto a Giardinello, ma bensì a Palermo e che Monticciolo si stava inventando.
Dopodiché tutto il resto, perché poi c'erano altre contestazioni che mi hanno fatto, li ho confermati, li ho ripresi e molti mi stanno dando ragione ed è rimasto questo.
Sono stato indagato per calunnia, non ho avuto nessun procedimento al riguardo, cioè non hanno proceduto. Quindi non so per quale motivo, o perché vogliono... Cioè che essendo che io mi sono preso le responsabilità ho accennato... o subito quando mi hanno contestato la calunnia non ho perso tempo a raccontare i fatti come stanno. Cioè che in quella occasione mi avevano contestato tanti fatti e io gli ho detto che era tutta verità tranne questi due particolari, perché sarebbe... me l'hanno contestata il 20 ottobre '96, se non ricordo male. Tutto il resto li ho confermati e credo che abbia avuto risultati. É questa la mia situazione alla giornata.
AVV. Cianferoni: Una calunnia laica - tra virgolette - nel senso che tecnicamente non so se lo sia, ma la vicenda Violante e dell'aeroplano ma come le è venuta in mente?
EX 210 Brusca G.: No, a me non mi è venuta in mente. Io non ho detto niente ai magistrati.
AVV. Cianferoni: Vuol dire alla Corte, che penso conosca dalle cronache come me questa vicenda, in che consisteva brevemente?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, io ai magistrati non ho detto niente. I magistrati sono venuti da me per avere lumi di quanto aveva dichiarato l'avvocato Ganci in TV.
AVV. Cianferoni: E lei che cosa ha detto?
EX 210 Brusca G.: Gli ho detto che io mentre ero latitante volevo organizzare un memoriale, una cosa, per difendermi dalle accuse che voleva fare Di Maggio. Stop.
Io non ho raccontato niente a Violante, non ho detto niente. Sono venuti e gli ho spiegato quello che l'avvocato Ganci voleva dire.
AVV. Cianferoni: Ecco ma da collaboratore, o da aspirante collaboratore...
EX 210 Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: ...lei ha detto che... No, no, no, la domanda è nuova. Da collaboratore, o aspirante collaboratore, lei come ha potuto di fronte a dei Giudici calunniare delle persone, usare strumentalmente suo fratello Enzo...
EX 210 Brusca G.: Non l'ho...
AVV. Cianferoni: ...per la questione...?
EX 210 Brusca G.: ...strumentalizzato, ho chiamato a mio fratello e gli ho detto se io e...
AVV. Cianferoni: No, dico come spiega alla Corte di Assise che siede di fronte a lei questo fatto? Lei ha detto che il suo procedimento di collaborazione sta andando bene. Come spiega di ammettere con tanta lealtà che - mi permetterà la Corte, sfacciataggine -: 'io ho fatto delle calunnie...'
EX 210 Brusca G.: No, sfacciataggine... sfacciataggine che lei travisa le parole. Io non ho costretto mio fratello. E sfacciataggine l'ha lei nel formare le domande, avvocato. Io sono educato, prego a lei di non... di moderare le parole.
AVV. Cianferoni: Senz'altro.
PRESIDENTE: Sì, lei esprima come si sono svolti i fatti insomma.
EX 210 Brusca G.: Signor Presidente, io trovandomi al carcere dell'Ucciardone mentre che facevo udienza al processo Agrigento ho incontrato a mio fratello. Cercando di salva... cioè di non accusare queste persone gli ho detto, parlando dell'omicidio Saporito-Giammona avvenuto a Corleone, dico: 'ti senti di metterti al posto di Vito Vitale?' Cioè: 'siccome assieme a me c'era Vito Vitale, cioè invece di Vito Vitale ti ci metti tu'.
Quindi si trattava di mio fratello e di un consenso che mi aveva dato mio fratello.
Dopodiché, quando io comincio a collaborare io dico questi fatti. Poi so che mio fratello comincia a collaborare e racconta i fatti come stanno e i magistrati sono venuti da me e mi contestano questo, il fatto dell'omicidio Di Caro e tutta un'altra serie di fatti.
Subito io mi sono preso le mie responsabilità, ho detto ai magistrati dove ho sbagliato. Tutto il resto l'ho confermato, si possono vedere le contestazioni che mi hanno fatto. E dopodiché io mi prendo le responsabilità.
Però non ho calunniato di volontà, di punto in bianco a mio fratello e non ho calunniato qualche persona che non era mio fratello. Cioè è mio fratello che mi ha dato il suo consenso, sennò io non l'avrei fatto.
Questi sono i fatti, signor Presidente.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, per quanto è a sua conoscenza, vi sono altri collaboratori di Giustizia che, con riferimento a questo processo parlo e ai fatti del '93, abbiano detto delle calunnie? Le faccio io un esempio: Cancemi.
EX 210 Brusca G.: Io Cancemi cosa ha dichiarato io non posso saperlo.
AVV. Cianferoni: No, scusi, forse la mia domanda è mal posta. Cioè collaboratori che, lei ha fatto il processo l'altra volta come imputato, sa che sono stati sentiti. Cancemi Salvatore ha sempre detto la verità su tutto, o può fare alla Corte degli esempi su delle menzogne del Cancemi?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, io non conosco la posizione di Cancemi Salvatore.
AVV. Cianferoni: No dentro il processo, in tutte le dichiarazioni che Cancemi ha fatto.
EX 210 Brusca G.: E io gli sto rispondendo: non conosco la posizione, l'integrità di Cancemi Salvatore.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, sa il motivo per il quale Cancemi si andò a costituire?
EX 210 Brusca G.: Ma per quello che mi dicevano gli altri, però non so se è la verità o meno.
AVV. Cianferoni: Scusi, lei nell'altro processo disse: 'il Cancemi si era mal comportato con dei parenti'.
*EX 210 Brusca G.: Eh, questo voglio dire. Cioè nel senso quello che mi hanno raccontato gli altri, però io in prima persona non so nulla.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Ma comunque lì vi sono le verbalizzazioni dello scorso processo. Dunque, io chiederei cinque minuti di pausa.
PRESIDENTE: Allora vogliamo sospendere? Quanto pensa che occorra ancora più o meno?
AVV. Cianferoni: Una mezzoretta.
(voci fuori microfono)
PRESIDENTE: Allora sospendiamo per quaranta minuti. Va bene, avvocato?
AVV. Cianferoni: Per mezzora.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, ma...
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: ...forse sarebbe interesse un po'... Siamo tutti... dipendiamo da questa mezzora. Se è mezzora, si potrebbe concludere e andar via.
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Va be', Presidente veda lei.
(voce fuori microfono) Interrompere quaranta minuti per concludere in mezzora è un po'...
PRESIDENTE: C'è l'imputato che ha l'esigenza solita, no? Insomma della quale pure noi dobbiamo tener conto e credo che vi sia la richiesta in questo senso anche di altri, ecco. Quindi facciamo... sono le due meno venti, alle due e un quarto riprendiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
AVVOCATO Ammannato: Presidente, poi mi sostituirà la collega come parte civile.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Buonasera. Possiamo riprendere.
Quindi sono presenti il Pubblico Ministero, l'avvocato Cianferoni, appunto già in sostituzione anche dell'avvocato Pepi per Graviano. E poi avvocato Nisticò e le parti civili c'è...
AVVOCATO Bonifazi: Sì, avvocato Bonifazi anche in sostituzione dell'avvocato Ammannato e delle altre parti civili.
PRESIDENTE: Bene. É attivato il collegamento audiovisivo con Ascoli Piceno.
Devo dare atto che insomma per scrupolo anche se avevo già interpellato stamattina il Pubblico Ministero che mi chiedono dal Ministero di Grazia e Giustizia nel confermare l'attivazione del collegamento per il giorno 20 settembre alle ore 15.00, mi viene rappresentata la necessità di limitare la durata del collegamento alle ore 16.00 in modo da consentire ai detenuti Riina Salvatore, Brusca Giovanni di partecipare all'udienza della I Corte di Assise di Caltanissetta.
Se il Pubblico Ministero ha da dirmi qualcosa in proposito. Resta fermo quanto... É istruttoria che travalica le ore 16.00 immagino...
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
PRESIDENTE: ...quella di lunedì.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente non è che...
PRESIDENTE: Io mi faccio latore di questa richiesta...
PUBBLICO MINISTERO: Il Pubblico Ministero...
PRESIDENTE: ...anche se piuttosto strana effettivamente.
PUBBLICO MINISTERO: ...come dire ha un programma trasparente. Finito Brusca l'unico teste di accuse è Sinacori. Quindi per lunedì è ovvio: o viene Sinacori, o sennò io non ho altri da esaminare.
PRESIDENTE: Allora dico non è... è istruttoria esauribile in un'ora, cioè tra le ore 15.00 e le ore 16.00 Sinacori. Né ha comunicazioni di, insomma, di impedimenti a comparire di Sinacori.
PUBBLICO MINISTERO: Al momento no.
PRESIDENTE: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Al momento...
PRESIDENTE: No, no, mi bastava soltanto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, certo.
PRESIDENTE: Era per la conferma di questo...
PUBBLICO MINISTERO: Certo, certo, Presidente. Poi non so se... che piega può prendere l'udienza.
PRESIDENTE: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco questo francamente non lo so, dipenderà come al solito da una serie di variabili, ecco.
PRESIDENTE: Va bene. Allora possiamo proseguire. Prego avvocato...
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: ...Cianferoni. É presente anche l'imputato Brusca Giovanni e... con il suo difensore, ne ho già dato atto. Quindi, prego.
AVV. Cianferoni: Dunque, signor Brusca volevo esaurire quell'argomento delle fotografie che abbiamo già trattato. Lei può dire a questa Corte se risponde a verità il fatto che dell'oggetto di queste fotografie, cioè delle immagini che vi erano raffigurate, lo è venuto a sapere soltanto dalle parole del Pubblico Ministero che la stava interrogando nel 1996?
*EX 210 Brusca G.: Non ho capito...
AVV. Cianferoni: Dico: quando nel 1996 e '97 lei è stato interrogato dai vari Pubblici Ministeri, tra i quali quello di Firenze, io dico ricorda se corrisponde al vero che fu dalle parole del Pubblico Ministero che lei apprese l'oggetto delle fotografie?
EX 210 Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: Queste che erano agli atti e che...
EX 210 Brusca G.: No, io ho parlato delle fotografie e poi ho saputo che ne erano in possesso le Autorità competenti, cioè non lo sapevo. Cioè ho avuto conferma di quello che dicevo. Nel senso che io ho parlato di queste foto polaroid e poi ho saputo che erano in mano alla Magistratura. Cioè cose che dovevano essere eliminate.
AVV. Cianferoni: Beh, comunque io per la Corte indico il verbale del 15 gennaio '98 come riferimento di questa contestazione condotta per sintesi che poi valuterà la Corte in quanto sussistente il materiale già agli atti. Ecco quindi questo.
Per quanto riguarda invece la vicenda di Santo Mazzei, quella che lei dice la vicenda di Santo Mazzei, domando: fu lei, o non fu lei a dire a questo signore che cosa avrebbe dovuto fare recandosi in Toscana e in particolare a Firenze?
Su questo è già stato sentito anche nello scorso processo. Riassuntivamente le dico che le fu già contestato, anche da questo difensore e anche da altri colleghi, che per lungo tempo nell'istruttoria, nelle indagini preliminari disse che lei di questo fatto di Santo Mazzei ne sapeva per riferito e comunque non era stato lei a dare l'ordine a Santo Mazzei di recarsi in Toscana; da ultimo, in dibattimento, disse: 'no, fui io a dare l'ordine'.
Allora, come stanno le cose in riferimento alla persona di Santo Mazzei e a questa vicenda diciamo del Giardino di Boboli?
EX 210 Brusca G.: E allora il momento in cui Santo Mazzei ha messo l'ordigno, cioè la bomba a mano - che poi era il proiettile di artiglieria - io non gli dissi: 'devi fare questo per cercare l'amico tuo...' e infatti trovai la bomba a mano. Questo non l'ho detto io, non l'ho fatto io. Però il progetto di fare questa situazione sì, ne avevamo parlato e ne avevamo discusso.
Il fatto che affatto io non sapevo nulla, cioè sono stato preso di sorpresa.
AVV. Cianferoni: Ecco, su questo fatto lei è mai stato sentito da altre Autorità? Per esempio dall'Autorità Giudiziaria di Torino?
EX 210 Brusca G.: No, io...
AVV. Cianferoni: Eh, glielo chiedo proprio perché non lo so.
EX 210 Brusca G.: ...ho risposto all'altro avvocato dicendo che ho riferito qua, non sono stato mai sentito altro che qua.
AVV. Cianferoni: No, ma il collega le chiedeva se sapeva gli esiti del processo, io le chiedo direttamente riferito alla sua persona se è stato mai sentito, se qualcuno le ha chiesto la provenienza di questo proiettile. É stato mai sentito in confronto con La Barbera, per esempio?
EX 210 Brusca G.: No, non ho fatto confronto, non so nulla, né tutto il resto. Io quello che so l'ho detto, l'ho ripetuto, altre situazioni non ne so.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, in riferimento sempre a questa questione di Boboli, lei informò il signor Riina, oppure no?
EX 210 Brusca G.: Ho detto di no.
AVV. Cianferoni: Ha detto di no e questo è quanto.
Veniamo all'anno 1993. Allora lei ha detto c'era questo fermo. C'era questo fermo anche al momento dell'arresto del signor Riina. É giusto?
EX 210 Brusca G.: No, dopo l'arresto di Salvatore Riina i restanti, noi cercavamo di andare avanti per quello che Salvatore Riina aveva fatto.
Il giorno dell'arresto si doveva discutere di questi fatti, non so che cosa, qual era l'argomento nel dettaglio, nella virgola, però in linea di massima era questo.
Dopo che Salvatore Riina è stato arrestato, quindi dopo l'arresto di Salvatore Riina si - con Bagarella in particolar modo - si era progettato di andare avanti nella strategia stragista.
Poi sono successe tutto quello che ho spiegato.
AVV. Cianferoni: Allora...
EX 210 Brusca G.: Quindi il fermo in qualche modo era stato tolto. Non sono stati fatti eclatanti, perché poi due frangenti di Cosa Nostra si sono schierati a contrario di quanto era stato detto prima e fatto prima.
AVV. Cianferoni: E adesso ne parliamo. Allora prima di tutto: allora lei mi conferma - mi basta proprio il sì o il no - che fino a quel 15 gennaio '93 sussisteva la situazione di blocco, di stasi, non c'erano iniziative in corso?
EX 210 Brusca G.: No, c'era sino a quel 15 di gennaio c'era un blocco per vedere cosa si doveva fare.
AVV. Cianferoni: Fino a quel 15 gennaio c'era un blocco per vedere che cosa si doveva fare. Queste sono le sue parole di oggi. Tanto è vero che io le chiedo: è sicuro, sa da qualche fonte diretta che la riunione del 15/01/93 doveva servire a discutere di questo fermo, oppure no?
EX 210 Brusca G.: Per quello che mi ha detto Salvatore Riina di quel... Salvatore Riina, Leoluca Bagarella e quello che sapevo già da prima uno degli argomenti principalmente erano questi. Se poi c'erano... Sicuramente ci sarebbero stati altri piccoli fatti che anche io avevo qualche piccolo problema, tipo del fatto che dovevo presentare mio fratello e qualche altra storia, ma uno dei motivi era anche questo.
E subito dopo con Leoluca Bagarella fu oggetto un'altra volta di commenti, di valutazioni per dire che dovevamo andare avanti e si doveva discutere di questo. Tanto è vero che poi con Leoluca Bagarella dico: 'dobbiamo andare avanti'.
AVV. Cianferoni: Allora io su questo le offro una formale contestazione, perché il 13 gennaio del '98, sentito sempre davanti a questa Corte, lei così si espresse, interrogato dal Pubblico Ministero. Riassuntivamente la domanda era:
"Ho bisogno, al di là delle parole di Riina, di capire quale situazione le descrisse Riina. Cioè di una trattativa sospesa, di una trattativa decaduta, revocata. Quale era la situazione?"
E lei risponde: "Guardi, le fasi sono: inizialmente mi dice che c'è questa trattativa, poi mi dice dopo tempo che non era chiusa, ma le richieste erano troppo, poi mi manda a dire che ci vorrebbe qualche sollecitazione. Quindi io penso all'attentato" - io penso all'attentato - "al dottor Grasso e poi dopodiché mi rimane il fermo.
Il fermo che poi credo, credo secondo me, che si riprende e si doveva riprendere il giorno in cui dovevamo fare la riunione e sarebbe il 15 gennaio '93. Però questa è una mia intuizione."
Cioè in quella circostanza lei così si espresse, cioè con un riferimento al suo dentro sé, ad un'intuizione, ad un suo pensiero, ecco. Oggi lei ci parla di parole del signor Bagarella che in quella circostanza almeno non esplicitò.
EX 210 Brusca G.: E allora, siccome quel giorno non è stato discusso niente, quindi non posso dire: abbiamo discusso questo e quest'altro. In base all'incontro che si doveva fare desumo che si doveva discutere di questo.
Successivamente con Leoluca Bagarella mi ha dato mozziconi degli argomenti che si dovevano affrontare. Quindi io non posso dire: quel giorno dovevamo discutere questo. Desumo che dovevamo discutere anche di questo. Siccome non è stato fatto, quindi non posso dire: abbiamo discusso di questo, questo e quest'altro.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Le due versioni sono agli atti a questo punto e possiamo procedere oltre.
Le contesto ancora un particolare di fatto, sempre riferendomi all'esame del 13 gennaio, che secondo me contrasta con quello che ha finito di dire ora sotto un altro profilo.
Cioè oltre al profilo dell'intuizione, o dell'averlo saputo da qualcuno, c'è un profilo proprio di contenuti, perché lei diceva all'epoca:
"Secondo me l'anno '93 era per potere andare avanti e riprendere i vecchi contatti, o perlomeno non riaprirli perché erano stati chiusi, riprenderli per portarli a buon fine."
Quindi doveva essere un anno di contatto, dice lei, non un anno di stragi.
EX 210 Brusca G.: Fare le stragi per riprendere l'attività, cioè il contatto. Cioè non è che potevamo prendere il contatto così per virtù dello spirito santo.
Cioè si dovevano fare nuovamente gli attentati, cioè mettere in moto un'altra volta il meccanismo delle stragi o quant'altro, per riprenderci e per riportare a quelle persone che avevano aperto un dialogo, cioè di riportarli a trattare.
AVV. Cianferoni: D'accordo. E anche su questo non posso altro che rammentare a me stesso che le due versioni sono già agli atti a questo punto.
Vediamo i cambiamenti successivi all'arresto del signor Riina. Prima domanda. Ed è scontato ormai che lei... ci ha già detto che esistono tre tronconi, a quel punto, di idee e di pensiero, diciamo così.
Dico può rappresentare alla Corte dei cambiamenti anche nelle regole che intervennero dopo l'arresto del signor Riina?
EX 210 Brusca G.: Cambiamento di regole?
AVV. Cianferoni: Alla luce di questa sua frase, così richiamo anche una contestazione, su mia domanda questa volta all'udienza del 23 gennaio del '98, processo già rammentato 12/96:
"Fino all'arresto di Riina esisteva tutto, dopo l'arresto di Riina sono cambiate molte cose."
EX 210 Brusca G.: Sono...
AVV. Cianferoni: La domanda era...
EX 210 Brusca G.: Sono cambiate... chiedo scusa.
AVV. Cianferoni: Prego.
EX 210 Brusca G.: Sono cambiati i comportamenti di quanto c'era prima. Quando c'era Salvatore Riina tanti avevano un comportamento, appena che Salvatore Riina è stato arrestato tanti hanno cambiato comportamento, non regole. Comportamento.
AVV. Cianferoni: La mia domanda era... volevo dirle questo: all'epoca io le chiesi:
"Al momento dell'arresto di Riina esisteva ancora la commissione provinciale di Palermo?"
E lei mi rispose come le ho appena detto. Dice:
"Fino a che c'è stato Riina esisteva tutto, dopo l'arresto di Riina sono cambiate molte cose."
Ecco le chiedevo di farmi degli esempi di questi cambiamenti. Lei mi parla di comportamenti di persone.
EX 210 Brusca G.: Glielo spiego subito.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Nel momento in cui a priori sappiamo che Raffaele Ganci non vuole partecipare più alla linea stragista...
AVV. Cianferoni: Ma come a priori? Mi scusi se la interrompo, poi cerco di non farlo più. Come a priori? Cioè, quando lo viene a sapere non vuole partecipare? Se non sbaglio un mesetto dopo, a febbraio del '93.
EX 210 Brusca G.: Io ho avuto un contatto con Raffaele Ganci quando mi dice: 'non voglio... Cioè non si devono fare più stragi, non si deve fare più niente, perché dobbiamo vedere come stanno i fatti'.
Quindi so benissimo che Raffaele Ganci non è più come era prima, cioè quando c'era Salvatore Riina che, o per amore o per timore, Salvatore Riina diceva: 'devi andare a buttare la montagna', lui diceva: 'sì'.
'Devi fare questo' e lui diceva: 'sì'.
Ora se dopo l'arresto di Salvatore Riina ha trovato la forza di ribellarsi, o di quant'altro, questo io non lo so. So solo che dopo l'arresto di Salvatore Riina lui cambiò atteggiamento, quindi cambiò personalità.
Quindi assieme a lui si è schierato: Raffaele Ganci, Cancemi Salvatore, Michelangelo La Barbera e Matteo Motisi. Da un altro lato c'era un altro gruppo capeggiato da Bernardo Provenzano: Bernardo Provenzano, Pietro Aglieri e Carlo Greco, Nino... Antonino...
AVV. Cianferoni: Giuffrè.
EX 210 Brusca G.: ...Giuffrè e Benedetto Spera.
Dall'altro lato rimanevo: io, per quello che valeva Bagarella, perché c'era Bernardo Provenzano che diceva di no. Quindi siccome era uno che doveva rappresentare la persona del mandamento di Corleone... Io, Giuseppe Graviano, Bagarella non valeva niente perché c'era Bernardo Provenzano, poi c'era Biondino... in quel momento non c'era nessuna... poi c'è stato il Biondino che non si espresse.
Poi abbiamo saputo che il Biondino addirittura si era accodato con Raffaele Ganci, cioè con la schiera di Raffaele Ganci. Poi Bernardo Provenzano... cioè no Bernardo Provenzano. C'era il mandamento di San Mauro Castelverde che per me non c'entrava niente con nessuno in quel momento andargli a chiedere un parere e pure che gli avevamo chiesto un parere sicuramente... poi che faceva parte della parte nostra eravamo tre, quattro.
Quindi già a priori sappiamo che andare a chiedere una commissione, cioè andare a chiedere una riunione per chiedere questi fatti, già sappiamo che siamo in minoranza. Quindi andare a fare, o a richiedere una riunione per avere oggetto l'argomento era da stupidi, da ignoranti.
Quindi abbiamo lasciato stare il mondo per come era e si è deciso, quel piccolo gruppo che avevamo, si è deciso di andare avanti, cioè di fare gli attentati al Nord. Perché uscendo fuori dalla Sicilia nessuno ci può dire niente a nessuno.
AVV. Cianferoni: Benissimo. La mia domanda era diversa, ma non ha importanza insistere, a questo punto la sua risposta è chiara.
Dico lei ricorda, facciamo un passo indietro, la situazione antecedente il maggio '92. Cioè, secondo le sue parole, la decisione presa per la vicenda Capaci quante persone coinvolgeva?
EX 210 Brusca G.: Per la strage Capaci quello che io finora ho detto, ho sostenuto e penso che forse sono stato capito, che la decisione per la strage del dottor Falcone non è stata stabilita nel '92, ma bensì già nell'82. Cioè non nel '92, ma bensì nell'82.
Nel '92 si è deciso, ci sono le testuali parole di Raffaele Ganci, dice: 'solo questa volta ci mettiamo mani, lo portiamo a termine fino a quando ne usciamo'. Cioè come fatto esecutivo.
In quella circostanza poi si sono aggiunti altri nomi. Però la decisione non era, non si doveva decidere in quella circostanza per Giovanni Falcone.
AVV. Cianferoni: D'accordo. Le chiedo: ricorda, non sono in grado in questo momento di...
EX 210 Brusca G.: Ah, le persone, chiedo scusa.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Io, Raffaele Ganci, Cancemi, Biondino e Salvatore Riina. Cinque persone.
AVV. Cianferoni: E Salvatore Riina.
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, io così bene ricordavo. Allora lei ha detto: Brusca, Ganci, Cancemi, Biondino e Riina. Giusto?
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Allora, siamo nel 1993.
(voce fuori microfono) '92.
AVV. Cianferoni: No, torniamo nel '93.
(voce fuori microfono) Ah.
AVV. Cianferoni: Di queste cinque persone, nel 1993 dal 14 maggio in avanti e poi al luglio '93, quindi proprio nel fuoco delle stragi che occupano questo processo, noi troveremo: il signor Riina già arrestato dal 15 gennaio '93; il signor Biondino conforme, arrestato il 15 gennaio '93; il signor Cancemi che si costituisce il 22 luglio del '93; il signor Ganci arrestato il 10 giugno del '93. Vede bene che di quei cinque rimane solo lei.
Allora, fatta questa premessa, cioè che di quel gruppo di cinque che secondo lei sempre avrebbe deliberato sulla operatività della strage di Capaci... Perché, vede Brusca, la Corte... non è una digressione, ma per farmi capire, che tizio o caio nel 1982 avessero deciso di eliminare il dottor Falcone è un fatto innominabile, è immondo, ma non è un fatto penale. Il fatto penale comincia quando si lavora sulla eliminazione del dottor Falcone, perché fino ad oggi giustamente il pensiero non è punito.
Allora...
EX 210 Brusca G.: Non è un pensiero, quella era una decisione, non era pensiero.
AVV. Cianferoni: Veniamo... Così dicevano, era, poi non lo so.
(voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Venendo quindi a questa constatazione, cioè che su cinque persone, quattro sono fuori gioco a quel punto proprio perché arrestate e solo lei è quello libero, vorrei che spiegasse alla Corte il senso del suo discorso con Raffaele Ganci che a quel punto era l'unico reduce, insieme al Ganci che, però, verrà arrestato mentre queste stragi vengono compiute, quelle dico del '93. Lei va da Ganci e parla delle stragi da fare.
Dico ci va lei. Ha capito?
EX 210 Brusca G.: Per le stragi ai magistrati di Palermo, non...
AVV. Cianferoni: É esatto.
EX 210 Brusca G.: ...quelle del Nord.
AVV. Cianferoni: Quindi, cominciamo a dire: il progetto che conosceva lei l'ha già detto a che cosa corrispondeva come obiettivi. É giusto dire soltanto persone fisiche, nemici di Cosa Nostra e basta. Poi c'è la filosofia Bellini. Vuol dirlo alla Corte cosa vuol dire?
Cosa sapeva lei di fare di stragi?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, nel 1992 con Raffaele Ganci io ci vado perché c'era un progetto di eliminare magistrati di Palermo. Bellini con Raffaele Ganci... io gli faccio un accenno, ma non gli dico né di Bellini, né di questo, non gli dico altro.
Gli dico: 'c'è la possibilità dopo l'arresto di Salvatore Riina...' - che non ha niente a che vedere con le stragi - e gli dico - e ci sono tutti e due: Raffaele Ganci e Cancemi - dico: 'c'è la possibilità di potere ottenere qualcosa' non sapendo che loro già ne erano a conoscenza, quantomeno il Cancemi. Perché poi Cancemi so che fu quello che cacciò fuori le foto, cioè i quadri per lo scambio.
Quindi io con Raffaele Ganci non parlo più di niente: né di stragi, né di quelle del Nord, né quelle del Sud. Poi lui è stato arrestato e è finito.
Nel frattempo le stragi, quelle che... del Nord, Leoluca Bagarella, chi per lui, quelli assieme a lui come ho già menzionato, le stavano facendo e nessuno gli poteva dire: 'che cosa state facendo?', sia che erano arrestati, o che non erano arrestati.
AVV. Cianferoni: Questo lo abbiamo capito. Veniamo ad un'altra domanda sullo stesso tema.
Nel 1992 durante tutto l'anno ha mai sentito parlare e discutere di obiettivi, tipo chiese e musei, da attentare al Nord?
EX 210 Brusca G.: Avvocato gli ho detto che io infatti quando ho visto... cioè il progetto che io avevo proposto e poi il mio progetto non è stato attuato, tranne l'obiettivo Costanzo, tutto il resto era stato... cioè il progetto chiesa, il progetto monumenti, progetto... quello che era, io li apprendo alla televisione. Tanto è vero che non ho motivo di andare da Matteo Messina Denaro e dirgli: 'ma come avete scelto?'
Quindi se io sapevo, o ne sapevo già qualcosa, non avevo motivo di andare da Messina Matteo Denaro a chiedergli: 'come avete scelto questi obiettivi?'
AVV. Cianferoni: Quindi allora è un punto fermo che lei per tutto il '92 non ha mai sentito parlare di obiettivi a Firenze, a Milano e a Roma.
EX 210 Brusca G.: Completamente.
AVV. Cianferoni: Completamente.
EX 210 Brusca G.: Cioè, anche perché discorsi miei fatti con Gioè e con Bellini passati a Salvatore Riina. Tutto il resto mai parlato con altre persone di monumenti, di questo, di quell'altro. Niente.
AVV. Cianferoni: Esattamente. Posso anche concludere su questo punto che secondo le sue conoscenze, tirando le somme su tutti questi nomi che si sono fatti, il gruppo palermitano - con l'eccezione che casomai ci dice lei - però era grossomodo contrario alla linea stragista.
EX 210 Brusca G.: Il gruppo palermitano e non palermitano, perché nessuno si ribellava, perché si potevano ribellare comunque, cioè tutta la provincia di Palermo, non si sono ribellati. Dopo l'arresto di Salvatore Riina, gli ho spiegato, sono cambiati gli atteggiamenti dei singoli personaggi.
AVV. Cianferoni: Quindi, scusi, allora credevo fosse una cosa pacifica: ma era contrario o no?
EX 210 Brusca G.: Contrario chi?
AVV. Cianferoni: Il gruppo di Palermo.
EX 210 Brusca G.: Cioè il gruppo di Palermo... cioè Palermo guardi che c'era, se parliamo di Palermo in generale: Pietro Aglieri è di Palermo, Michelangelo La Barbera è di Palermo, Ganci Raffaele è di Palermo, Giuseppe Graviano è di Palermo, cioè Brancaccio, ma è di Palermo. Quindi non... bisogna distinguere Palermo come zona, come territorio.
AVV. Cianferoni: Le eccezioni poi, appunto, non sta davvero a me farle. Io...
EX 210 Brusca G.: No, siccome lei mi... come palermitano, cioè Giuseppe Graviano fa parte di Palermo, zona Brancaccio, ma è Palermo.
AVV. Cianferoni: Perché a proposito della linea dei vari mandamenti, il 13 gennaio del '98 lei così rispondeva:
"Ogni capomandamento ha la sua, ha il suo modo di pensare e di vedere. Parlando con altri capimandamento si univano ed esponevano le sue... il suo da fare, cioè o era d'accordo, o non era d'accordo. In qualche modo il gruppo palermitano si era un po' unito non più per la linea stragista."
Ecco.
EX 210 Brusca G.: Cioè il gruppo più di maggioranza dei palermitani città...
AVV. Cianferoni: Certo.
EX 210 Brusca G.: ...si era unito non più per la linea stragista.
AVV. Cianferoni: Okay. Ecco, questo volevo.
Poi un'altra considerazione, perché oggi lei ha detto...
EX 210 Brusca G.: Per fatti siciliani però riguardanti, eh.
AVV. Cianferoni: Mi scusi, sa. Ha riferito delle circostanze che a mia memoria nell'altro processo non si era sognato, dico io, insomma non le aveva dette: alludo ai messaggi che dice di aver ricevuto dal signor Riina a fine '94, inizi del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi.
AVV. Cianferoni: Dico...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza. Siccome la domanda parte da una premessa che è errata...
PRESIDENTE: Pareva anche...
PUBBLICO MINISTERO: ...che è errata...
PRESIDENTE: ...a me.
PUBBLICO MINISTERO: ...nel senso che i riferimenti ai messaggi, con specifico riguardo alla eliminazione del presidente La Mantia, il discorso del figlio di Riina, eccetera, sono stati puntualmente fatti da Brusca anche nell'altro processo. Quindi se il difensore, cortesemente, può riformulare la domanda.
AVV. Cianferoni: Vediamo poi dove si trovano...
PRESIDENTE: Sì, avvocato...
AVV. Cianferoni: ...questi riferimenti.
PRESIDENTE: ...forse va corretta, quantomeno su un punto. Ora non so se integralmente. Prego.
AVV. Cianferoni: No, il tema... Non mi interessano le propalazioni del '94-'95, mi interessa un altro aspetto e su questo...
PRESIDENTE: Ma effettivamente della... appunto, per quanto riguarda l'omicidio del presidente della Corte ne aveva già parlato.
AVV. Cianferoni: Sì, sì, ne aveva già parlato, sì.
PRESIDENTE: Ora l'altro aspetto non...
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato, sono questioni che possono...
AVV. Cianferoni: Comunque, va be'...
PUBBLICO MINISTERO: ...la possono aiutare...
PRESIDENTE: Va be'...
PUBBLICO MINISTERO: ...a trovare anche il punto.
PRESIDENTE: ...anche sull'altro...
PUBBLICO MINISTERO: Rendere agevole il suo...
AVV. Cianferoni: Comunque funziona così il discorso. Io volevo sapere, vorrò sapere dal Brusca un altro aspetto, non tanto quello. L'aspetto che interessa è questo. La persona Salvatore Riina possiamo dire che era, una volta arrestato e nelle forme nelle quali fu arrestato, fuori dalla dinamica decisionale dell'associazione?
EX 210 Brusca G.: Sì, era fuori, però se mandava a dire una cosa, qualcuno c'aveva stima e fiducia e lo avrebbe seguito, quantomeno gli avrebbe fatto la cortesia di quello che lui mandava a dire.
AVV. Cianferoni: Ecco, quindi per completare il discorso, cioè lui normalmente a quel punto era fuori dalle dinamiche e si metteva sul piano della cortesia - come dice lei - di eseguire eventuali direttive che singolarmente fossero arrivate. Questo è giusto? Ho capito bene?
EX 210 Brusca G.: Cioè Salvatore Riina se mandava a dire una cosa e non c'erano gli altri, nel senso per dire: 'no Totuccio manda a dire questo', cioè Salvatore Riina manda a dire questo e non lo facciamo, se sono da solo posso fargli la cortesia a titolo personale, ma se io devo andare a fare una cosa eclatante ne devo parlare con gli altri e gli altri mi dicono... sicuramente mi dicevano di no. Perché già a priori sapevo che ero in minoranza, quindi, andare a chiedere una cosa del genere.
Questo era un problema che riguardava Salvatore Riina che, invece di mandarlo a dire a me, lo mandava a dire al suo paesano Bernardo Provenzano. Tanto è vero non lo rimandava a dire al suo paesano, lo mandava a dire a me e a suo cognato, cioè a Leoluca Bagarella.
Quindi Salvatore Riina era in minoranza perché non era più presente, perché se era presente io credo che molti che si sono, che hanno fatto il voltafaccia non l'avrebbero fatto. Però lui, arrestato, mandava a dire questo. Se io avevo la forza, la capacità, o la maggioranza - come al tempo ci stavo arrivando - avrei commesso quegli attentati.
AVV. Cianferoni: E allora domanda diretta e franca, a lei ha mai mandato a dire il signor Riina: 'fai delle stragi in Continente, colpisci delle chiese e dei musei'?
EX 210 Brusca G.: Ho risposto no.
AVV. Cianferoni: La risposta è no.
Che lei sappia, per fatti sicuri, questa direttiva dal carcere Riina l'ha mai fatta uscire?
EX 210 Brusca G.: No, io quello che ho saputo da Salvatore Riina l'ho detto.
AVV. Cianferoni: E questo è quanto. Del resto, premesse nebulose, ma del resto è torrenziale quello che dice. Certo mi ricordavo che aveva parlato di quello spiacevolissimo quadro il Brusca l'altra volta.
Mi scuso di essere stato impreciso in quella premessa, ma le conclusioni queste sono. Perché all'epoca lei disse che: "Coloro i quali volevano portare avanti quella linea..." siamo sempre al 13 gennaio del '98, dice:
"Significa che, essendo che era stato arrestato Riina, non erano stati arrestati gli altri. C'era qualche altro allora che conosceva ancora questo rapporto, cioè questo contatto. Quindi si voleva portare avanti in modo che si riaprisse questo canale per dire: sì, è finito Riina, ma noi siamo sempre qua ad andare avanti."
Queste sono sue parole dell'epoca.
EX 210 Brusca G.: Io le ho riferito quello che ho detto a Leoluca Bagarella.
AVV. Cianferoni: Esatto. Tanto è vero - e concludo su questi argomenti diciamo del periodo febbraio-marzo - dico, nel raccontare a Ganci quello che ne pensava lei della linea stragista, ecco vuol dire alla Corte il peso che poteva avere la decisione di Raffaele Ganci nelle dinamiche associative?
EX 210 Brusca G.: Se Raffaele Ganci diceva sì, gli altri due, tre, ci si sarebbero associati, che sarebbe: il Cancemi, La Barbera, e il Matteo Motisi.
AVV. Cianferoni: Ecco, dico quando lei ci parlò, per quello che è il suo ricordo anche di oggi, ricorda se per almeno come l'aveva capita il Ganci - senza volere ora entrare nel discorso dei discorsi fatti a metà, il confronto con il Bagarella, tutto quel discorso lì è già agli atti, non lo riprendo - dico, ma lei si ricorda se il Ganci aveva capito che per le stragi ci si doveva fermare dopo aver parlato con lei?
EX 210 Brusca G.: Come gliel'ho detto in maniera esplicita.
AVV. Cianferoni: No, tant'è che poi ci riparla con Ganci e Ganci secondo lei dice:
"No, no, non abbiamo finito or ora di parlare, cioè..."
EX 210 Brusca G.: Sì, perfetto.
AVV. Cianferoni: "...di fermarci? Cioè non abbiamo stabilito che ci dobbiamo fermare?"
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
AVV. Cianferoni: Ecco, questo.
EX 210 Brusca G.: Avevo capito benissimo.
AVV. Cianferoni: Ecco, questo intendevo di fare apprezzare alla Corte. E risponde al suo ricordo che sempre Ganci Raffaele ebbe un discorso con Graviano Giuseppe nel quale andò a dire che lei era contrario a far le stragi?
EX 210 Brusca G.: A me me lo raccontò Leoluca Bagarella, a me non me lo raccontò Giuseppe Graviano.
AVV. Cianferoni: Oh, questo discorso poi sarà oggetto di interpretazione, cioè il perché... Ecco a me verrebbe da dire, secondo lei perché Ganci va a dire a Graviano: 'guarda che ho sentito Giovanni Brusca e lui è d'accordo di non fare le stragi'?
EX 210 Brusca G.: Perché vuol dire che Giuseppe Graviano e Raffaele Ganci avevano partecipato a qualche atto criminoso, avevano fatto qualche cosa assieme e quindi erano a conoscenza di potere parlare dell'episodio.
AVV. Cianferoni: Posso dire io - ma qui, ripeto, mi fermi il Presidente...
EX 210 Brusca G.: Questa è una mia...
AVV. Cianferoni: ...forse ritiene che si va nelle valutazioni - che Ganci intendesse portare a sé il Graviano dicendo: 'guarda che ho già acquisito il parere di Brusca e è a favore di fermarsi. Tu che ne pensi ora che io ti dico che anch'io voglio fermarmi?'
Cioè quindi che Ganci volesse riaggrumare a sé e non fare le stragi.
EX 210 Brusca G.: No, Giuseppe Graviano ci andò per dire: 'su Raffae', dobbiamo andare avanti'. E Raffaele Ganci gli ha detto: 'guarda che per quel poco che abbiamo parlato gli ho detto di no' - dice - 'no, non siamo per la linea'.
Dice: 'e chi eravate?'
'Tizio, caio e sempronio'. E gli ha detto pure il mio nome. Dice: 'Pure Giovanni Brusca era dalla nostra parte'.
Però Raffaele Ganci non gli dice quando io me lo chiamo a parte e gli dico: 'ma sor Raffae', ma dobbiamo fermarci veramente, o dobbiamo andare avanti?'
E lui mi dice in maniera molto tranquilla: 'ma se abbiamo finito or ora di discutere una cosa'.
'Sor Raffae' io mi sono accodato perché c'era Michelangelo La Barbera e io davanti a Michelangelo La Barbera non avevo mai parlato di questi fatti, quindi non mi permetto'.
Però a questo punto gli dico: 'sor Raffae', visto che vossia la pensa così, io chiudo l'argomento'.
Mi incontro con Leoluca Bagarella e non gli dico come si sono svolti i fatti, perché non pensavo di arrivare a questo, gli dico che Raffaele Ganci è contrario. Però io gli dico: 'andiamo avanti'.
AVV. Cianferoni: Un'ultima domanda su questo punto. Come...?
EX 210 Brusca G.: Quindi - gli chiedo scusa...
AVV. Cianferoni: Prego.
EX 210 Brusca G.: ...per completare - il Giuseppe Graviano ci andò per andare avanti e Raffaele Ganci gli disse quello che era successo, tranne quel pezzo.
Quindi non fu Raffaele Ganci che gli propose di dire: 'fermiamoci', ma bensì dietro una richiesta di Giuseppe Graviano per andare avanti.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Dico, per concludere, nel secondo incontro con Ganci lei ha detto che andò a prospettargli una possibile linea stragista al Nord di attacco al turismo. É giusto...?
EX 210 Brusca G.: No, io mi sono incontrato con Raffaele Ganci per altri fatti e ho toccato in maniera sommariamente, che era accanto... assieme a Gioè, la possibilità di scambio, o di potere fare qualche cosa. Però non siamo scesi nelle stragi, non siamo scesi... Gli ho detto: 'c'è la possibilità di potere qualche scambio'. Allora ha detto: 'va be', poi ne riparliamo'.
AVV. Cianferoni: E non ne avete riparlato più.
EX 210 Brusca G.: Finito.
AVV. Cianferoni: Va bene. No, perché le sue parole la Corte le ritroverà quando le esaminerà. Il 13 gennaio '98 cioè lei dice:
"Ero io e Gioè che avevo, stavo riprendendo una strategia al Nord. Una strategia al Nord per mettere in ginocchio il turismo italiano. Al che Raffaele Ganci dice: 'va bene, ne parliamo'."
Ora io le chiedo: lei come la impostava questa strategia? Quali erano i suoi, di Giovanni Brusca, contatti istituzionali e politici? Perché se voleva farla lei la trattativa, cioè andare al Nord ad attaccare il turismo lo propone lei. Con chi sarebbe andato a parlare?
EX 210 Brusca G.: Io con Gioè mi riferivo sempre alla trattativa Bellini. Stop.
AVV. Cianferoni: Sì, dico ma... Quindi questo discorso lei lo pone con un Bellini presente febbraio-marzo fino all'arresto di Gioè, in quel periodo lì lei va da Ganci e dice: 'c'è la possibilità di fare un attacco al Nord'.
EX 210 Brusca G.: Io con Gioè rivalutando, visto dove eravamo arrivati, dico: 'vediamo se possiamo riprendere questo argomento', cioè nella globalità tra me e Gioè.
Allora comincio ad accennargli qualche parola a qualcuno. Mi capitò Raffaele Ganci e Cancemi, gli ho accennato in maniera molto sintetica, ho detto: 'sì, vediamo' e non se ne parlò più.
Però non è che gli ho detto a Raffaele Ganci: 'ah, il progetto Bellini, questo, quest'altro', tutta la storia, completamente. Cioè il pensiero mio, mio e Gioè, però esternato con piccoli brani a Raffaele Ganci e a Cancemi.
AVV. Cianferoni: Quindi posso concludere su questo Bellini che, visto che lei va da Ganci con l'idea di Bellini in testa, mentre Bagarella aveva sempre detto che era meglio ucciderlo che... diciamo i pensieri di Bellini facevano comodo a lei, ma che il Bagarella per quello che lei dice possa aver fatto, parlo per esempio del Costanzo, non si è basato su Bellini.
EX 210 Brusca G.: No certamente...
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Brusca G.: ...Costanzo con Bellini.
AVV. Cianferoni: No, d'accordo. Io parlo di Costanzo per farle un esempio. Lei dice che Bagarella ha fatto le stragi al Nord e qui voglio farla breve perché si ricorda che disse: 'ormai sei in ballo, vedi di portare il ballo in fondo'.
EX 210 Brusca G.: Quando poi...
AVV. Cianferoni: Dica.
EX 210 Brusca G.: Quando poi io mi chiarisco...
AVV. Cianferoni: Cioè Bellini è un contatto suo, Brusca.
EX 210 Brusca G.: Il Bellini è il contatto questo che fino ad oggi ho spiegato, più di questo non posso dire.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX 210 Brusca G.: Non ho altro da aggiungere.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Ecco, poi vorrei capire un cambio che lei ha fatto, raccontando questa vicenda, tra la trattativa e i danneggiamenti. Cioè a dire come comincia il discorso di danneggiare le opere d'arte, di fare gli attentati. Quand'è che si passa dalla trattativa al danneggiare.
EX 210 Brusca G.: No, non ho capito questa domanda.
AVV. Cianferoni: Cioè fino a che si va avanti con la trattativa e ad un certo punto si dice: 'non si tratta più, adesso si fanno le bombe'.
EX 210 Brusca G.: No, aspetti, avvocato. Io sono fermo che dovevamo... e il progetto c'era, l'attentato omicidiario al dottor Costanzo, il resto si doveva fare le cosiddette siringhe, merendine, quello che io vi ho spiegato. Dopodiché io gli dico: 'fermiamoci'. Invece questo fermo, queste mie parole non vengono completamente tenute in considerazione e c'è chi va avanti e fanno l'attentato al dottor Costanzo.
Io esco fuori scena. Per cinque, sei, sette mesi io sono fuori scena anche se sapevo, capivo che eravamo noi, però non potevo dire niente, nella maniera più categorica. Cioè non potevo andare a protestare con nessuno, con niente, perché erano cose fuori dalla Sicilia, non erano cose nel mio territorio, quindi non mi interessavano.
Dopo che faccio il chiarimento e so che gli attentati eravamo stati noi, a Bagarella senza scendere, chi l'ha fatto, chi non l'ha fatto e cose varie, cioè: 'visto che sei è arrivato a questo punto' - gli dico - 'non ti fermare più. Cioè hai iniziato, continua'.
Questo io gli dico, però quando già le stragi erano state fatte.
AVV. Cianferoni: Cioè quali? Cioè a questo punto quali...?
EX 210 Brusca G.: Quelle del Nord, nel '93.
AVV. Cianferoni: Quindi siamo a dopo l'estate del '93 con questo discorso.
EX 210 Brusca G.: Erano successe le stragi e io mi incontro con Bagarella e gli dico: 'a che punto sei?'
Dopo avere chiarito a che punto sei, con chi hai contatti, si è fatto vivo qualcuno, lui mi allarga le braccia.
A quel punto gli dico: 'non ti fermare più. Cioè continua a insistere'.
AVV. Cianferoni: Va be'. Senta - arrivo alla conclusione - lei ha ricevuto avvisi di garanzia, o comunque informazioni di processi penali a suo carico per la morte del dottor Scopelliti?
EX 210 Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: No. É a conoscenza di circostanze che riguardino questo fatto?
EX 210 Brusca G.: Sì, sono stato chiamato a testimoniare e ho risposto.
AVV. Cianferoni: Che cosa sa di questo fatto? E vuol dire alla Corte quando è accaduto? Di che cosa stiamo parlando?
EX 210 Brusca G.: Mi è stato chiesto se io sapevo qualche cosa del dottor Scopelliti e io gli ho detto che non sapevo nulla; che se ero stato avvisa... se avevo avuto l'avviso di garanzia, non ne ho avuto; se ero responsabile di questo omicidio, non sono responsabile. Non so nulla, non ho cosa dire. E se la commissione sapeva qualche cosa e io gli ho detto: 'io non sapevo nulla e non lo so se la commissione lo sa, o non lo sa'.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, ancora: ho capito bene che nel '95 lei ebbe un dialogo con Messina Denaro a proposito di questi fatti. E le chiedo: quali erano le ragioni, dal suo punto di vista Brusca, del raffreddamento con Matteo Messina Denaro?
EX 210 Brusca G.: Ma io con Matteo Messina Denaro non avevo nessun raffreddamento, io non riuscivo a capire perché Messina Matteo Denaro attraverso Bagarella mi aveva creato un muro nella provincia di Trapani. Ad un dato punto gli ho detto: 'Matteo, ma che ti ho fatto che mi hai creato questo muro?'
Dice: 'ma quale muro?' - dice - 'Io non ti ho creato niente. Io parlando con Bagarella è come se parlavo con te'.
Cioè siccome io per un periodo di tempo sono venuto nella provincia di Trapani, non un periodo, cioè dall'81, forse prima, a fare come si suol dire lo schiavetto, perché uno commette omicidi, però significava andare a fare lo schiavetto per conto degli altri...
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX 210 Brusca G.: ...al che io gli ho detto: 'ma cosa gli ho fatto di così grave di non avere più questo rispetto?'
E lui si giustificò, vero o sbagliato, dice: 'ma io non ho niente contro di te. Io semplicemente quello che parlavo con Bagarella per me era come parlare con te'.
AVV. Cianferoni: Dunque, lei ricorda una vicenda, sa qualcosa meglio, della vicenda che riguarda la scomparsa di un certo Vito Mutari?
EX 210 Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: La sa mettere nel tempo? Quando è accaduto questo fatto?
EX 210 Brusca G.: Ma dobbiamo essere nell'estate, prima dell'omicidio di un certo Vito, Vito, Vito... Vito Salvia.
Perché dico questo? Perché nel momento in cui io avevo contrasti con Leoluca Bagarella, contrasti, cioè questo raffreddamento, si era parlato da molto tempo che questo Vito Mutari lo dovevamo eliminare perché amico, o conoscente di Contorno, quindi ad un dato punto viene eliminato questo personaggio. E dobbiamo essere agosto, o luglio, comunque estate '93.
AVV. Cianferoni: '93. La mia domanda è questa: estate '93 c'è questa vicenda Vito Mutari. Questa vicenda è entrata nel processo, che forse lei sa, perché è entrata anche nell'altro processo, attraverso una narrazione che ne dà Giuseppe Ferro.
Allora Giuseppe Ferro dice che fino... da quell'epoca c'era un forte raffreddamento nei suoi confronti.
Ora, siccome però Matteo Messina Denaro da quelle gerarchie che vengono descritte da lei, da Ferro, era sovraordinato al Ferro e quindi dovevano essere già due anni che lei con Trapani, con Alcamo in particolare, ma diciamo con Trapani, doveva avere rapporti scarsi e comunque freddini. Com'è che nel '95 va a riprendere un discorso di due anni prima al quale lei dice di non averne fatto parte? Intendo dire le bombe del Continente.
Lei perché va da questo con il quale non ci dovevano essere rapporti buoni, perché il raffreddamento è di due anni prima. É definitivo, a detta del Ferro.
EX 210 Brusca G.: Io ad un dato punto, non essendo che non c'era più il mediante, cioè diciamo che non c'era più il mediatore che era il Bagarella, ad un dato punto affronto l'argomento con Matteo Messina Denaro. Dico: 'Matte', ma che cosa ti ho fatto che abbiamo dovuto creare questo muro, questo rapporto di diritto e dovere?'
Cioè quando si parla di diritto non è che c'erano più rotture, cioè i contatti c'erano, però si dovevano rispettare le regole al massimo: diritto e dovere.
E in Cosa Nostra quando si comincia a rispettare il diritto e dovere, cioè il rapporto non è più buono, cioè non c'è più l'affettuosità, non c'è più un certo dialogo, non c'è più questo fatto.
Quindi si mantengono questi rapporti di diritto, dovere, rispettare la virgola, cioè tutto alla lettera.
Quindi ad un dato punto, siccome questo rapporto con i mazaresi, con Messina Matteo Denaro, con gli alcamesi non c'era mai stato, dico: 'perché questo tipo di diritto e di dovere?'
Dice: 'ma io non ho nessun tipo di problema' - dice - 'io quando avevo qualche cosa ne parlavo con Bagarella e pensavo che parlando con Bagarella era con te'.
Siccome non c'era più il tramite, io con qualcuno dovevo parlare e affronto direttamente l'argomento con Messina Matteo Denaro. E il Messina Matteo Denaro si giustifica, tanto è vero che Matteo Messina Denaro in primo tempo interpreta come una mia reazione, o un fatto negativo che loro avevano sbagliato e manda a chiamare, cioè manda ad... il permesso di potermi eliminare.
Poi essendo che ho avuto un confronto con Vincenzo Sinacori, perché Vincenzo Sinacori ha dichiarato questo pubblicamente, poi a confronto gliel'ho chiesto, mi ha detto: 'ma poi che è successo?'
Dice: 'no, no, poi è cambiato tutto perché ci siamo chiariti e abbiamo capito il tuo... cioè quello che volevi dire'.
Io non è che dicevo che avevo sbagliato, cioè gli ho detto: 'perché avete fatto questo? Perché vi siete messi con i paraocchi e non avete valutato di quello che si stava facendo? Perché non mi avete dato ascolto che io vi ho messo il fermo?'
E Messina Matteo Denaro dice che loro non sapevano nulla.
Quindi questo era successo. Dopo questi chiarimenti che succede? Che in questo periodo mentre c'erano questi rapporti freddi tra me e i trapanesi, però attraverso Bagarella, era successo che loro avevano commesso questo omicidio di Vito Mutari che per le regole di Cosa Nostra loro non lo potevano fare e siccome io non sono quello che loro volevano, che dovevo essere io quello ad andare ad accusare, perché Vito Mutari apparteneva al mandamento di Partinico, quindi loro cosa hanno fatto?
Hanno fatto che pensavano che io dovevo andare a chiedere lumi di questo fatto. Ma siccome io capivo benissimo qual era l'obiettivo, non ci sono andato.
A conferma di ciò, avvertono Agostino Lentini, amico mio e gli dicono: 'se viene Giovanni Brusca e ti chiede di questo fatto digli di farsi il giro'.
Ma quando io facevo questo?
Allora che succede? Succede che ad un dato punto c'è questo Vito Salvia che si va a lamentare da Vito Coraci per problemi di Partinico. Vito Coraci ne parla con Leoluca Bagarella, ne parla pure con me, per dire: 'ah, c'è questo qui, Vito Salvia, che si lamenta, dateci una mano d'aiuto', di qua, di là.
Siccome questo già doveva morire già per i fatti suoi, subito con Leonardo Vitale per risposta e per accordargli la faccenda glielo abbiamo ucciso.
Nel senso dire, in sintesi: 'noi di Mutari non ti diciamo niente, ma tu fatti i fatti... cioè non ti venire a mischiare nei fatti che non ti appartengono'. Cioè così parlavano con i morti, disgraziatamente.
AVV. Cianferoni: Va bene. Sempre la Corte arbitra di - ovviamente non importa che lo dica io - di fermare le domande. Mi scusi, ma una curiosità che mi viene spontanea. I fatti per i quali si celebra questo processo consistono in almeno cinque, sei stragi visibili, apparenti, con morti, rovine in tutte le città. Ora le dico: com'è che due anni dopo lei riprende il discorso su questi fatti come se fosse un nulla di fatto? Cioè una cosa diciamo quotidiana. Come purtroppo dobbiamo dire era la scomparsa di una persona che in questo caso si chiamasse Vito Salvia, due anni prima Vito Mutari.
Insomma ammazzare una persona era una cosa quotidiana, ma qui si parlava di cinque stragi in Continente contro... non so, cose eclatanti si direbbe.
Allora le dico: vuole chiarire alla Corte com'è che poi il fatto si è così banalizzato e sminuzzato che ne parlate così per sentito dire due anni dopo?
EX 210 Brusca G.: Banalizzato? Avvocato, tanto è vero che Messina Matteo Denaro non l'aveva preso come banalità che aveva chiesto i miei risentimenti che mi voleva uccidere.
Cioè dopo due anni quando io ho la possibilità di poter discutere a quattr'occhi con Matteo Messina Denaro dico: 'ma che cosa volevate fare? Cioè dove siete arrivati? Ma che cosa state facendo? Cioè per quale motivo avete fatto questo, senza discutere di un minimo di consiglio, cioè di valutare bene o male. Scusi, avete fatto una cosa...'
Siamo riusciti a dialogare, cioè quindi io mi metto a dialogare un'altra volta come facevo prima con Matteo Messina Denaro.
Dopodiché Matteo Messina Denaro in primo tempo l'aveva presa come offesa, tanto è vero che aveva chiesto la mia eliminazione, poi ci chiariamo e comincia a raccontarmi fatti e misfatti di Leoluca Bagarella nel trapanese.
AVV. Cianferoni: Quindi in definitiva un qualche cosa si può dire che quasi andava contro le regole.
EX 210 Brusca G.: No, contro le regole, questo è un rapporto mio personale che non... Io non ci sono andato da Matteo Messina Denaro con le regole, le regole io a Messina Matteo Denaro non gli avevo niente da chiedere, niente di niente. Abbiamo restaurato quel rapporto che avevamo due anni prima, un anno e mezzo prima, due anni e mezzo prima, cioè il rapporto tra me e Matteo Messina Denaro. Cioè da ragazzi, da Cosa Nostra, cioè non c'erano problemi, non c'era... cioè si valutava, si cercava di fare, si...
Cioè siamo a Mazara del Vallo, la bomba la dobbiamo mettere nel suo territorio, però decido io. E lui, essendo pure presente, chiamiamo lo zio Totò e dice: 'va bene, facciamo così'.
Poi dopo l'arresto di Salvatore Riina questa mediazione è finita ed è entrato Matteo Messina Dena... cioè Leoluca Bagarella e è nata questa frattura.
Di riflesso io avevo questo, chiamiamolo, muro con Messina Matteo Denaro, cosa che poi ho chiarito quando ne ho avuto la possibilità.
AVV. Cianferoni: Va bene. Allora, per capire, proprio vado a concludere con queste domande.
É in grado di riferire alla Corte circostanze di fatto in merito ad accordi per commettere reati, o per aggiustare versioni processuali tra Di Matteo, Di Maggio e La Barbera? Se sì, in che termini sinteticamente.
Ricordi che siamo in un processo dove questi signori non sono imputati, ma sono stati sentiti alcuni di loro.
EX 210 Brusca G.: Io so per certo che Maniscalco Giuseppe non era stato accusato da Di Maggio Baldassarre. Poi, quando cominciò a collaborare Di Matteo e La Barbera hanno, cioè, hanno accusato il Maniscalco, Maniscalco viene arrestato.
Dalla risultanza processuale, io deduco che Di Maggio, Di Matteo e La Barbera si mettono d'accordo e Di Maggio interviene sui due per farli ritrattare; puntualmente al processo i due hanno ritrattato.
A questa mia deduzione ho conferma quando poi so che i tre si organizzano perché vogliono ritornare giù in Sicilia a sparare. Ed è Michele La Marta che parla con un suo affiliato per dire: ci sono i tre che vogliono ritornare a sparare.
Quindi, da un lato si mettono d'accordo per non accusare un suo coimputato che sarebbe Maniscalco; poi l'hanno confessato. Ma solo dalle deduzioni processuali, che io conosco i fatti, e che poi effettivamente erano tornati a sparare e per questo ho dovuto insistere... Chi è quel magistrato che pensa che, solo un pazzo poteva fare una cosa del genere, che io certe volte mi spiego come se i magistrati non mi credevano. I magistrati... dice: 'ma è possibile che un collaborante viene a sparare?', purtroppo era successo.
Quando poi si sono resi conto, era troppo tardi. Però la pazzia di questi, era questo.
AVV. Cianferoni: Ecco, ora lei ha parlato di Aurelio Neri dicendo che è pentito. Vuol dire alla Corte come sa di questa circostanza?
EX 210 Brusca G.: Non lo... L'ho sentito con le mie orecchie, lo so attraverso i giornali. Però l'ho sentito con le mie orecchie, in quanto coimputato... no coimputato, testimone al processo Borsellino.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Quindi, una conoscenza processuale.
EX 210 Brusca G.: Sì, l'ho ascoltato io personalmente.
AVV. Cianferoni: Ma per sua... Be', direi ha già risposto alla vicenda Di Maggio, Di Matteo e La Barbera. Ma è dunque possibile nel mondo dei collaboratori che gli stessi si incontrino, parlino, a proposito di processi? Ci sono esempi da fare su questo, a sua conoscenza?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, ma a proposito di questo, a proposito delle denunce che ho avuto per calunnia nei confronti, cioè, con mio fratello, da quel momento in poi ho deciso di stare da solo e non voglio incontrarmi con nessuno, non voglio andare in Sezione Collaboranti, proprio per evitare questo tipo di lacune.
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se è a conoscenza di esempi.
EX 210 Brusca G.: No, no, io ho solo... so questo...
PRESIDENTE: Quindi, questa è la risposta.
EX 210 Brusca G.: So questo, non so altro, signor Presidente.
AVV. Cianferoni: Senta, sulla sua persona direttamente, non so se mi è sfuggito. Io mi sono appuntato che lei ha detto di avere partecipato ad un omicidio in danno di certo Puccio. Di quale Puccio stiamo parlando?
EX 210 Brusca G.: Quello... Vincenzo Giuseppe, quello ucciso al cimitero di Rotoli.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché io poi ricontrollerò la trascrizione. Mi pareva, forse si sarà sbagliato, ma si parlava di un certo Vincenzo.
EX 210 Brusca G.: No, quello è stato deciso dentro al carcere, non è possibile, non c'ero io.
AVV. Cianferoni: E va bene. Senta, un altro chiarimento: ricorda di avere parlato di attentati più piccoli a sedi politiche nel '92-'93, soprattutto.
EX 210 Brusca G.: Sì. Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Allora, dico, stamani ci ha detto che lei personalmente conduceva degli attentati alle sedi dei progressisti, è giusto?
EX 210 Brusca G.: No, non ho... Ho parlato di persone vicine ai progressisti, più poliziotti, carabinieri...
AVV. Cianferoni: Benissimo.
EX 210 Brusca G.: Mi è capitato... un finanziere.
AVV. Cianferoni: Ricorda se ci furono attentati anche alle sedi della Democrazia Cristiana?
EX 210 Brusca G.: Sì, quello è un fatto diverso.
AVV. Cianferoni: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Quello era... attentato cosiddetto ai progressisti. Io adopero questa terminologia per identificare gli obiettivi.
AVV. Cianferoni: Sì, allora le chiedo...
EX 210 Brusca G.: Quello era un fatto nel mio mandamento, non ci entrava niente con tutto il resto. Quello della sezione della Democrazia Cristiana, sono cosa diversa e periodo diverso.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora io le chiedo: ma i referenti politici nuovi dopo l'arresto di Riina, dove si dovevano cercare? Se le bombe andavano, sia verso i progressisti, che verso la Democrazia Cristiana.
EX 210 Brusca G.: No, dei progressisti non ci entravano nulla, perché le ho detto che l'argomento progressista... Perché io li metto, perché i più degli obiettivi erano persone di un certo, diciamo, una certa linea politica. Però c'erano pure persone dello Stato.
E gli attentati alla sezione della Democrazia Cristiana, secondo me, era un modo per stimolare a qualcuno per venire, non lo so chi aveva consigliato al Riina di potere commettere questo tipo di atteggiamento. Però so solo che io ne ho commessi due e gli altri due li hanno fatti gli altri.
AVV. Cianferoni: Be', sostanzialmente mi pare che non abbia risposto alla domanda. Cioè, io le dico...
EX 210 Brusca G.: No, io non...
AVV. Cianferoni: ...dopo l'arresto di Riina...
EX 210 Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: ...i nomi, per referenti politici chi dovevano essere?
EX 210 Brusca G.: I referenti...
AVV. Cianferoni: Chi ci doveva parlare?
EX 210 Brusca G.: No, i referenti politici, io, man mano che sono stato interrogato ai processi e cose varie, io ho potuto, ma solo ed esclusivamente deduzioni da fatti che io conosco. Cioè, nel senso che, l'impresa Reale doveva essere un'impresa per potere riagganciare qualche politico attraverso il mondo imprenditoriale. Cioè, attraverso le imprese che cominciavano ad appaltarsi i lavori, avevano contatti con un certo tipo di politici e quindi si poteva incominciare ad avere dei favori. Cioè, per costruire quello che era nell'81-'82-'83, tipo i Costanzo di Catania, o i Rendo, o quant'altro.
AVV. Cianferoni: Senz'altro. Le chiedo...
EX 210 Brusca G.: Quindi... Chiedo scusa. Quindi questo ho potuto capire: che Salvatore Riina, ad un dato punto, di punto in bianco, siccome lui non si era mai interessato di appalti, né di imprese, anzi, le detestava, mi raccomanda: 'l'impresa Reale fai finta che è mia'.
Siccome poi parlando con Pino Lipari, un personaggio vicino ai corleonesi, anche se non è uomo d'onore, cioè con Pino Lipari e con me valutava, perché poi ho capito quale era l'ingranaggio, era l'impresa che doveva servire come anello di congiunzione per costruire il nuovo contatto politico. Cosa che non è stata fatta. E ci doveva pensare, ripeto, deduzioni da fatti, il Ciancimino.
AVV. Cianferoni: Senta, o mi spiego male io... Io sto parlando del dopo arresto di Riina.
EX 210 Brusca G.: No, non...
AVV. Cianferoni: Dal '93 in avanti.
EX 210 Brusca G.: Non so nulla...
AVV. Cianferoni: Noi abbiamo tre capi, mi par di aver capito. Provenzano da una parte, Ganci da un'altra...
EX 210 Brusca G.: Io non so nulla, avvocato.
AVV. Cianferoni: Lei non sa niente di nulla, giusto?
EX 210 Brusca G.: Per i nuovi contatti politici non so nulla. Dal '93 in poi non so nulla, anche prima, cioè, per quello che vi ho spiegato.
AVV. Cianferoni: Allora, però concludiamo questo argomento. Anzitutto è giusto parlare di nuovi contatti politici?
EX 210 Brusca G.: Si cercava di agganciarli.
AVV. Cianferoni: Ecco, voglio dire, non sono gli stessi dell'anno prima, ne va trovati di nuovi, è giusto?
EX 210 Brusca G.: E io dal '93 non so nulla.
AVV. Cianferoni: Sì, ma prima mi dica se è giusto, o no, quello che ho detto.
EX 210 Brusca G.: Si cercava di agganciare. Uno cerca di agganciare qualcuno.
AVV. Cianferoni: Esatto. Anche questo le avrei chiesto.
Cioè, è giusto dire che ognuno, in quel momento, cerca di agganciare un suo contatto? Cioè, Ganci va per la sua strada, Provenzano va per la sua strada e il quartetto che lei ha detto va per la sua strada? É giusto dire questo?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, io le ho detto che, nel '93...
AVV. Cianferoni: Tiriamo le somme di tutto un discorso. Lei ha parlato: Ganci sta con Motisi, Cancemi e La Barbera; Provenzano sta con Spera, Aglieri e Carlo Giuffrè... Giuffrè e Carlo Greco. Poi c'è questo quartetto, dice lei: Graviano Giuseppe, Bagarella, Brusca, Messina Denaro. Quindi, tre blocchi. Ciascun blocco andava per la sua strada?
EX 210 Brusca G.: Per i fatti che dovevano succedere, sì.
AVV. Cianferoni: Io, a questo punto, le faccio due altre domande e ho finito. Una è se ha mai sentito parlare della falange Armata.
EX 210 Brusca G.: Ma a livello di cronaca.
AVV. Cianferoni: A livello di cronaca, non riferita ai fatti.
E un'altra riferita alla consegna di gelatina e polvere da cava della quale ha parlato questa mattina.
Cioè a dire, come poteva sapere lei che tipologia di esplosivo occorreva perché fosse diverso da quello degli attentati dell'anno prima?
EX 210 Brusca G.: Perché a me me l'ha detto della gelatina il dottor Antonino... Gliel'ho chiesto in maniera chiara ed esplicita. Cioè, un tipo di... Io, addirittura, gli avevo chiesto il plastico. Lui mi ha detto: 'c'è un tipo di gelatina'.
E per dimostrare quale tipo di materiale io avevo dato, ho detto: 'guardi, che a me mi è successo che lo stesso materiale che ho dato per la prima volta agli uomini d'onore di Brancaccio è lo stesso che ho trovato nella casa, nell'obiettivo mancato, nella casa del mio compaesano Lo Giudice Antonino', cioè un ex consigliere comunale, non so se lo è ancora. Quindi, questo per dimostrare la qualità e il prodotto.
La seconda era la polvere da cava, perché si cercava un prodotto diverso. Siccome io l'avevo, che era quello proveniente da polvere da cava, quindi gliel'ho messo a disposizione.
AVV. Cianferoni: Sì, ma bisogna che chi glielo abbia richiesto, le abbia detto diverso rispetto a che cosa.
EX 210 Brusca G.: A quelli adoperati per l'omicidio del dottor Borsellino e quelli agli attentati del Nord.
AVV. Cianferoni: Ah, ma le hanno detto cosa era stato adoperato, sì o no?
EX 210 Brusca G.: Cosa è stato adoperato, no.
PRESIDENTE: Più che altro credo voglia sapere come faceva a sapere qual era...
AVV. Cianferoni: A scegliere quello...
PRESIDENTE: ...l'esplosivo precedente.
EX 210 Brusca G.: Perché già io nella strage di Capaci avevo adoprato sia quello per la strage del dottor Borsellino, cioè quello farinoso; e quello granuloso che sarebbe quello da cava.
E allora, siccome per la strage di Capaci l'esame era diverso da quello per il dottor Borsellino, quindi bisognava... cioè, anche se ci potevano arrivare, però era solo quel tipo di prodotto che io avevo adoperato per la strage di Capaci, quindi ci si arrivava e non ci si arrivava.
Quindi io gli dico a Bagarella: 'ho questo, se lo vuoi ti posso dare questo. Altro non ne ho'. Dice: 'va bene così'.
AVV. Cianferoni: Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Bene. Il Pubblico Ministero ha altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Una, una sola.
Senta, Brusca, lei ha detto che ha iniziato a collaborare nell'agosto del '96.
EX 210 Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco... Aspetti, no.
EX 210 Brusca G.: Ho cominciato a collaborare con...
PUBBLICO MINISTERO: Con i magistrati.
EX 210 Brusca G.: ...con i magistrati.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
EX 210 Brusca G.: Per me, io ho già... tre giorni dopo già collaboravo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, va be', questo l'ha spiegato questa distinzione, le indicazioni per la cattura dei latitanti, eccetera.
Dicevo questo: lei, a seguito della sua collaborazione, ha subìto delle condanne?
EX 210 Brusca G.: Io ho subìto tante condanne definitive, sono quattro o cinque; più una serie di I Grado, anche questa. L'ultima è stata quella del piccolo Di Matteo. Non ne ho avuto altre. E poi ne ho avute tutta una serie. Sono stato condannato alla strage di Capaci, alla strage di Firenze, all'omicidio del piccolo Di Matteo, all'omicidio di Ignazio Salvo, processo mafia-armi, armi e droga, Maxiprocesso... Cioè, ho avuto tutta una serie. Se lei mi chiede singolo per singolo, le rispondo.
PUBBLICO MINISTERO: No, va be', capisco che sono tantissime, ecco.
É in grado di dirci in quanti processi è stata riconosciuta l'attenuante della collaborazione?
EX 210 Brusca G.: Tranne quella del piccolo Di Matteo, quella di Capaci che è in Appello, e quelli che ho avuto prima della mia collaborazione, in tutti. Che sono tanti.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Dunque, la Corte deve farle alcune domande, eh.
Vediamo un po'. Dunque, rispondendo al Pubblico Ministero lei ha corretto una indicazione che aveva dato nelle sue precedenti dichiarazioni per quanto riguarda la collocazione al tempo della trattativa...
EX 210 Brusca G.: Bellini.
PRESIDENTE: No, aspetti un attimo, eh. Non vorrei che ci si...
A me pareva di aver capito, comunque se ho capito male, appunto, è bene che lo precisi.
Che si tratta della trattativa cosiddetta del "papello".
EX 210 Brusca G.: Sì, sì. Sì.
PRESIDENTE: Ecco, così avevo inteso io.
EX 210 Brusca G.: Sì, sì. No, non è che... L'ho confermato, siccome...
PRESIDENTE: Ho capito che avrebbe avuto luogo non a settembre, ma prima.
EX 210 Brusca G.: Sì, prima.
PRESIDENTE: Cioè, fra la strage...
EX 210 Brusca G.: Borsellino...
PRESIDENTE: Le sarebbe stato parlato da Riina.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio.
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PRESIDENTE: É così?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: In questo arco di tempo le fu parlato da Riina di questo "papello".
EX 210 Brusca G.: Sì, ho chiarito col Pubblico Ministero che lui diceva che lo avevo dato per certo...
PRESIDENTE: Sì, ha spiegato perché...
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: ...era in grado di rispondere con certezza, a questo punto...
EX 210 Brusca G.: Dico, certezza... gli posso dire certezza, però voglio lasciare quel minimo di dubbio, però è proprio irrisorio.
PRESIDENTE: Ora, posta questa precisazione, ecco, io vorrei capire da lei, perché possa essere chiaro a tutti quanti. Può darsi che anche questo lo abbia detto, ma forse ci occorre che le nozioni, le circostanze, emergano e vengano fatte risaltare maggiormente.
Ecco, a quanto par di capire, quindi, contemporaneamente ci sarebbero state pendenti queste due trattative, quella Bellini-Gioè e quella...
EX 210 Brusca G.: Da una parte.
PRESIDENTE: E quella del "papello".
EX 210 Brusca G.: Aspetti.
PRESIDENTE: O, se non è così, ecco, come...
EX 210 Brusca G.: No...
PRESIDENTE: Se le può raffrontare temporalmente.
EX 210 Brusca G.: Perfetto. Prima nasce quella Bellini-Gioè. Nel frattempo arriva ad una certa maturazione. Cioè, nel senso, quando io arrivo dal Salvatore Riina e gli dico: 'c'è questa possibilità...'
PRESIDENTE: Ecco, nel momento in cui...
EX 210 Brusca G.: Cioè, nel momento in cui gli dico: 'guarda, la risposta è stata negativa', cioè, io già ho la risposta negativa, che non, per tutti c'è la scarcerazione per tutti e cinque, ma bensì per due, a quel momento Salvatore Riina mi dice: 'no, fermati'.
PRESIDENTE: Ah, ecco, in quel momento lì.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Ma nell'ambito di uno stesso incontro?
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PRESIDENTE: Cioè, avviene nello stesso incontro?
EX 210 Brusca G.: Sì. Io gli dico...
PRESIDENTE: Nella stessa circostanza.
EX 210 Brusca G.: ...'la risposta è questa', dice: 'no, fermati, non mi interessa più'.
PRESIDENTE: Ecco, allora le dice, cioè lei viene a conoscenza di quest'altra trattativa di cui lei non sapeva nulla prima.
EX 210 Brusca G.: No, no. Io non... Io so, signor Presidente, io sapevo, gli ho fatto una richiesta...
PRESIDENTE: Però ne aveva già parlato a Riina...
EX 210 Brusca G.: Sì, perfetto.
PRESIDENTE: ...per quella di Bellini.
EX 210 Brusca G.: Perfetto. Cioè, essendo che Salvatore Riina aveva intrapreso la sua trattativa. E quando sicuramente aveva avuto qualche assicurazione, dice: 'no, fermiamoci, non siamo più interessati e ci portiamo avanti questa'.
PRESIDENTE: A quel punto, quindi, viene...
EX 210 Brusca G.: Viene chiusa.
PRESIDENTE: ...viene a conoscenza lei, perché non ne era a conoscenza prima. É così?
EX 210 Brusca G.: No, io so...
PRESIDENTE: Di questa questione del "papello".
EX 210 Brusca G.: Io so che già lì c'è una trattativa. Mi dice: 'si sono fatti sotto, gli ho fatto una richiesta', ma non so poi l'evoluzione.
PRESIDENTE: No, ma dell'esistenza di questa trattativa di Riina, ne viene a conoscenza allora, non ne sapeva niente prima?
EX 210 Brusca G.: Signor Presidente, credo che quando lui mi dice: 'fermiamoci', lui già aveva iniziato la sua trattativa, sennò non mi avrebbe detto: 'fermiamoci'. Non so se sono stato chiaro.
Cioè, al momento in cui io ci vado e gli dico la risposta da parte del mio contatto è questa. 'Fermati, non andare avanti', perché lui già aveva la sua e stava andando avanti.
Non so, cioè, non sono aggiornato quando è cominciato, ma dopo la strage di Capaci lui ha avuto il contatto. Quindi poi io gli porto la risposta di quello che io avevo avuto. Dice: 'no, fermati, non mi interessa'.
E poi gli dico: 'posso andare solo avanti per mio padre?', dice: 'vai avanti'.
PRESIDENTE: Ecco, e lei a Riina aveva riferito dei discorsi circa, di Bellini, circa attentati a chiese, a monumenti...
EX 210 Brusca G.: No, no, abbiamo parlato della Torre di Pisa, di...
PRESIDENTE: Torre di Pisa, insomma.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Eh, insomma...
EX 210 Brusca G.: Torre di Pisa, trattative, il fatto dell'elicottero, lui era entusiasmo.
PRESIDENTE: Ecco, di questo ne aveva già parlato a Riina.
EX 210 Brusca G.: Sì, questo... tutto quello che io ho fatto con Bellini, a Salvatore Riina ho messo tutto a conoscenza. L'ho detto nelle varie fasi del...
PRESIDENTE: Stiamo parlando del momento precedente, rispetto a quello in cui lei viene a conoscenza del "papello".
EX 210 Brusca G.: Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prima.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Già prima ne aveva parlato.
EX 210 Brusca G.: Prima del "papello" già Salvatore Riina era a conoscenza di tutto questo.
PRESIDENTE: Ecco. Lei poi mi pare, nel controesame, ha precisato che persone diverse da Riina, nel '92, non erano a conoscenza di questi discorsi...
EX 210 Brusca G.: Bagarella Leoluca.
PRESIDENTE: Bagarella...
EX 210 Brusca G.: Sì, Leoluca era a conoscenza pari pari della mia trattativa con Bellini.
PRESIDENTE: Nel '92.
EX 210 Brusca G.: Sì. Tanto è vero che lui faceva l'esternazione, per dire: 'ma perché non lo uccidiamo? Perché non lo eliminiamo?'
PRESIDENTE: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Cioè, gli ho nasco... non nascosto, che non gli ho nascosto niente. Quando poi io insisto per andare avanti, Bagarella dice: 'no, ma chiudiamolo', quindi io invece continuo, anche perché avevo l'interesse per mio padre.
Però sapeva che io andavo avanti, non gli dicevo i particolari, però sapeva che io andavo avanti.
PRESIDENTE: Ecco, e quando nel '93 lei torna a parlare di questi obiettivi, ecco, non ho capito, l'atteggiamento degli altri qual è? Cioè, si decide...
EX 210 Brusca G.: L'atteggiamento era quello: che dovevamo prima progettare l'attentato al dottor Costanzo; dopo avere attentato a quello, avremmo dovuto andare avanti. E io mi stavo...
PRESIDENTE: Cioè, sarebbe stato di farli anche gli altri.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Questi qui...
EX 210 Brusca G.: No gli altri, no quelli...
PRESIDENTE: Quali?
EX 210 Brusca G.: Aspetti. Io mi stavo per... cercando di procurante il sangue infetto, cioè il sangue con l'AIDS, per poi riempire le siringhe, andando a spargere nelle varie spiagge d'Italia. Pensavamo quella di Rimini, principalmente. E di questo ne stavo incaricando Gioè attraverso i suoi amici per trovare questo tipo di sangue. Bastava poco sangue per potere poi infettare un po' tutto quello che era.
Solo che, da qui a questi ragionamenti, come fondamentale c'era il dottor Costanzo. Poi, tutti gli altri, erano in seguito. Cioè: facciamone uno e poi facciamo tutto il resto.
Solo che quello che abbiamo parlato in quella sede non è stato fatto, tranne che l'attentato al dottor Costanzo.
PRESIDENTE: Quindi, neanche nel '93 lei ha parlato di attentati proprio ai monumenti.
EX 210 Brusca G.: No, no, io...
PRESIDENTE: Ha parlato soltanto di questi...
EX 210 Brusca G.: Siringhe, merendine, questi fatti...
PRESIDENTE: Di siringhe infette, merendine avvelenate e così via.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Ecco, ma può chiarire poi, nel momento in cui è detenuto Riina, dopo il 15 gennaio del '93, vi riunite per decidere il da farsi.
EX 210 Brusca G.: Dopo...
PRESIDENTE: Ecco, ci sono queste riunioni di cui lei ha parlato...
EX 210 Brusca G.: Sì. Ci sono, da un lato quelle per i cosiddetti magistrati...
PRESIDENTE: Sono riunioni di vertice, no? A quanto ho capito.
EX 210 Brusca G.: Sì, perfetto.
PRESIDENTE: I vertici di Cosa Nostra, no?
EX 210 Brusca G.: Sì, perfettamente.
PRESIDENTE: Ecco, ma parlando di queste cose, nessuno ritiene di dover, non si affaccia per niente il problema: 'ma Riina cosa ne penserà, cosa ne pensa...'
EX 210 Brusca G.: No.
PRESIDENTE: Cioè, Riina, dal vostro punto di vista, era a capo della organizzazione fino ad allora.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Ecco. Quindi, nel momento in cui il vertice si riunisce, il vertice di Cosa Nostra si riunisce dopo la cattura di Riina, viene prospettato, viene...
EX 210 Brusca G.: Sì, che...
PRESIDENTE: Qualcuno ne parla: 'ma Riina che cosa ne pensa? Che cosa ne penserà?
EX 210 Brusca G.: Signor Presidente, con...
PRESIDENTE: Cioè, qual è...
EX 210 Brusca G.: Con Raffaele Ganci e quel gruppo, si era andati per dire: 'ma sino ad ieri che c'era Salvatore Riina, c'era zu' Tuccio, non dovevamo fare questo?', dice: 'no, fermiamoci. Visto e considerato quello che è successo, fermiamoci', quindi non hanno più voluto aderire a quello che si stava facendo prima. Non so se... Per quanto riguarda la situazione siciliana.
Per quanto riguarda quella del Nord, non dovevamo dare conto e ragione a nessuno, quindi si andava avanti, quindi portavamo il progetto che inizialmente con Riina avevamo messo in atto.
PRESIDENTE: E quale progetto?
EX 210 Brusca G.: Cioè, Costanzo... Cioè, con Costanzo era un po' un fatto prima, non è che era un fatto che abbiamo determinato quel giorno.
PRESIDENTE: Costanzo?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Però Costanzo è una cosa particolare e le stragi a Firenze e Milano...
EX 210 Brusca G.: Sì. Pure che lo facevamo a Roma...
PRESIDENTE: ...sono un po' diverse, no?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Perché Costanzo, l'attentato a Costanzo mirava a colpire una persona; le e altre, insomma...
EX 210 Brusca G.: Sì. No, per quanto riguarda io gli posso dire...
PRESIDENTE: ...hanno un carattere diverso, ecco. Quindi lei dice: 'quel che si era deciso con Riina', si riferisce all'obiettivo persona fisica, cioè gli avversari di Cosa Nostra da colpire.
EX 210 Brusca G.: Perfetto, persona fisica, perfetto.
Quelle, le stragi al Nord, io non ne ho parlato con nessuno. Non so se Salvatore Riina lo hanno informato, o meno, però io non ne sapevo niente. Cioè, sapevo... Non so se... Cioè, non sono stato né consultato, né parere chiesto... Cioè, io ero fuori da quei tre, quattro, cinque attentati. Cioè, sono rientrato dopo, però sapevo chi li stava facendo. Non so se sono stato chiaro.
Quindi poi non so se Salvatore Riina gli hanno comunicato, o non gli hanno comunicato, questo non lo so.
PRESIDENTE: Ecco, perché lei poi parla - lo ha menzionato diverse volte - questa linea, linea stragista. Ecco, se possiamo un po' accordarci sui temi. Cioè a cosa si riferisce.
Perché lei, per linea stragista, cosa intende?
EX 210 Brusca G.: Cioè, noi eravamo...
PRESIDENTE: Prima ha detto di Riina.
EX 210 Brusca G.: Sì. Qua dietro a Riina c'eravamo tanti che ci andavamo dietro. Nel senso che, attraverso questi attentati, si stava avendo qualche frutto.
PRESIDENTE: E sarebbero quelli diretti ai...
EX 210 Brusca G.: A fronte di magistrati. Magistrati, organi dello Stato, poliziotti, quello che capitava.
PRESIDENTE: Magistrati. Persone singole, comunque.
EX 210 Brusca G.: Perfetto, persone singole. E quindi questo era quello che, al momento, in Sicilia stava avvenendo; e si doveva continuare sia con la presenza di Riina e poi dopo l'arresto di Riina.
Dopo l'arresto di Riina, tanti hanno fatto il voltafaccia, non so se sono stato...
PRESIDENTE: Sì, questo lo ha già... insomma...
EX 210 Brusca G.: Quindi, togliendo questo particolare dalla Sicilia, poi al Nord ognuno poteva fare e sfare quello che voleva.
Siccome l'ho detto... cioè, l'omicidio Costanzo era già stato stabilito prima, quindi, siccome fuori dalla Sicilia nessuno poteva dirci niente, siamo andati, si doveva andare a fare questo attentato. E io ero uno di quelli, per dire: 'andiamo e facciamo'.
Gli avevo messo il punto fermo: 'fermiamoci un attimo per vedere cosa è successo', in base a quello che Gioè mi aveva mandato a dire. Invece gli altri sono continuati, hanno...
PRESIDENTE: Ecco, allora le domando questo: dal suo punto di vista, c'erano diverse... se può e come può, c'erano diverse strategie in Cosa Nostra, per quanto riguarda le stragi?
EX 210 Brusca G.: C'erano quelli che seguivano la vecchia... non la vecchia... quello che Salvatore Riina...
PRESIDENTE: No, a parte, considerando questi anni: '92, '93, '94...
EX 210 Brusca G.: Sì, sì.
PRESIDENTE: ...secondo lei vi erano diverse strategie di stragi in quel periodo? E come le può differenziare?
EX 210 Brusca G.: No, nel senso, signor Presidente, li posso differenziare che quel gruppo che voleva continuare in quella linea dura, chiamiamola stragista, dura, essendo che in Sicilia non si poteva più muovere come prima, cioè tranne che non erano cose del suo territorio e poteva fare e sfare quello che riteneva più opportuno, quindi si andava, andava a mettere in campo fuori dalla Sicilia quello che lui riteneva più opportuno.
Ognuno di noi qualsiasi cosa gi avrebbe passato per la mente, lo avrebbe potuto fare, nessuno avrebbe avuto da ridire.
Perché, mettiamo caso, dei calabresi, o dei napoletani avrebbero fatto delle stragi, noi che ci potevamo dire? 'ma perché stai facendo questo, stai facendo quest'altro', non so se sono stato chiaro.
Cioè, se altre organizzazioni, non Cosa Nostra, ma che so, la 'ndrangheta, o la camorra andavano a commettere degli attentati, noi non gli potevamo dire niente. Quindi un pezzo di persone di Cosa Nostra si sono spostate al Norditalia e hanno fatto quello che volevano.
Qualcuno sicuramente non gli stava bene, però si doveva stare zitto, perché non poteva recriminare niente.
PRESIDENTE: Dunque, vi era una linea stragista che riguardava obiettivi singoli, no?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Sarebbe stata quella perseguita nelle stragi di Capaci...
EX 210 Brusca G.: Cioè, hanno deciso di colpire...
PRESIDENTE: ...di via D'Amelio...
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PRESIDENTE: ...e poi, a quanto mi pare di capire, quella realizzata con Costanzo.
EX 210 Brusca G.: Perfetto.
PRESIDENTE: É così?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Ecco, oltre questa linea, ve n'era un'altra, ve n'erano delle altre.
EX 210 Brusca G.: No, poi c'era, sempre all'interno dei capimandamento, c'erano persone che avevano fatto un passo indietro e non volevano andare più avanti per quanto riguarda la Sicilia. C'era un altro gruppo che in quel momento era di minoranza che voleva andare avanti. E quindi andare avanti prima con l'omicidio Costanzo che era in pool position, il primo obiettivo, e poi il seguito.
Poi io vengo messo di lato e quindi poi, chi di competenza, scelgono questo tipo di obiettivo, però potevano scegliere anche casi singoli. Cioè, non so se sono stato chiaro. Poi, la testa gi poteva fare dire che so, dobbiamo uccidere un magistrato, un personaggio politico, non...
PRESIDENTE: Ecco, ma al di là di questi obiettivi, quelli che riguardavano persone singole, ecco, vi era un'altra strategia, invece, che riguardava, appunto, cose, oggetti, monumenti e...
EX 210 Brusca G.: No.
PRESIDENTE: Cioè, quella lì a cui faceva riferimento lei, dicendo la diffusione di siringhe infette.
EX 210 Brusca G.: Sì, questo era quello che io...
PRESIDENTE: Ecco, questa è un'altra linea dal suo punto di vista?
EX 210 Brusca G.: Sì, questa è un'altra linea.
PRESIDENTE: Ecco.
EX 210 Brusca G.: Cioè, un'altra linea nuova che prima di ora non era stata mai introdotta in Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Questa è l'altra linea, ecco.
EX 210 Brusca G.: Sì, perfetto.
PRESIDENTE: Che lei ritiene di potere differenziare dalle altre.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: E a questa seconda linea, in sostanza, chi ritiene che aderisse in Cosa Nostra?
EX 210 Brusca G.: Eh, dunque, io, Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella, Messina Matteo Denaro, questo gruppo...
PRESIDENTE: Si riferisce agli orientamenti che emersero dopo la cattura di Riina.
EX 210 Brusca G.: Perfetto, perfetto.
PRESIDENTE: Prima di allora, prima della cattura di Riina?
EX 210 Brusca G.: Prima di allora, cioè, tutti che... Signor Presidente, prima di allora si decideva di fare una cosa, a me bastava che me lo mandava a dire Salvatore Riina e nessuno diceva niente. Dopo l'arresto di Salvatore Riina tutti hanno cominciato a dire la sua.
PRESIDENTE: Ma allora, diciamo così: lei ne aveva discusso di queste cose con Riina e cosa ne pensava Riina di quest'altra strategia?
EX 210 Brusca G.: No, aspetti. Con Riina avevamo parlato...
PRESIDENTE: Lei ha detto che gli aveva riferito i discorsi di Bellini, no?
EX 210 Brusca G.: Di Bellini, tutto.
PRESIDENTE: Ecco, c'erano stati dei commenti di Riina in proposito, riguardo a questa questione della Torre di Pisa, di...
EX 210 Brusca G.: No, mi aveva dato l'okay...
PRESIDENTE: ...del turismo e così via?
EX 210 Brusca G.: Mi aveva dato l'okay per fare lo scambio e mi aveva fornito pure i quadri. Mi aveva dato... Cioè, quando si doveva mettere in atto gli piaceva il progetto dell'elicottero di fare evadere il Marchese. Non è stato realizzato nella maniera più categorica, però le idee che mi venivano date, io le trasportavo a Salvatore Riina.
E quando fu della bomba a mano, sempre riferimento cioè del... qui, del Giardino di Boboli, automaticamente avremmo dovuto dirgli prima a Salvatore Riina di fare questo tipo di atteggiamento...
PRESIDENTE: E invece lei dice che non gliel'ha detto, invece?
EX 210 Brusca G.: Non gliel'ho detto, perché si trattava di un atto dimostrativo.
PRESIDENTE: Dimostrativo.
EX 210 Brusca G.: Cioè, lì potevo prendere questa responsabilità.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 Brusca G.: Cosa diversa è che se dovevamo mettere la bomba. Quindi abbiamo fatto e poi è stato informato; Leoluca Bagarella ha informato a Salvatore Riina.
Io non ero presente, però poi il fatto era stato...
PRESIDENTE: Ecco, ma c'erano stati dei commenti di Riina su quando viene, lei gliene parlava di queste idee di Bellini?
EX 210 Brusca G.: No, signor Presidente...
PRESIDENTE: Diceva bene, la cosa è fattibile, è una cosa insensata...
EX 210 Brusca G.: ...no, non mi ha ostacolato per niente.
PRESIDENTE: No.
EX 210 Brusca G.: No, non mi ha ostacolato per niente, mi lasciava fare, mi lasciava andare avanti.
PRESIDENTE: No, non le avevo chiesto se era ostacolato, o meno. Dicevo: l'ha commentata in qualche modo, nel senso che fosse, fossero dei comportamenti sensati, cioè che avevano senso, che...
EX 210 Brusca G.: No, non mi contestava.
PRESIDENTE: Favorevolmente, sfavorevolmente...
EX 210 Brusca G.: Quando io dico non mi contestava, significava, cioè, voglio dire che non mi contestava perché lui era d'accordo e mi aveva dato l'okay per andare avanti in certe trattative.
Cioè, se invece mi avrebbe detto: 'no, non mi interessa completamente, o non credo a questo', avrebbe tagliato tutti i ponti. Non so se sono stato chiaro. Cioè...
PRESIDENTE: Questo riguarda il recupero...
EX 210 Brusca G.: Aspetti, no. Il commento...
PRESIDENTE: ...delle opere d'arte, no?
EX 210 Brusca G.: Il commento, nella persona di Salvatore Riina...
PRESIDENTE: Cioè, io ora mi riferivo non alla questione dello scambio delle opere...
EX 210 Brusca G.: No, stavo rispondendo alla sua domanda, cioè, a mio modo di...
PRESIDENTE: Prego.
EX 210 Brusca G.: Il commento è: che quando una cosa non andava a genio, o non gli stava bene, subito mi chiedeva, dice: 'no, non mi interessa l'argomento, chiudiamolo', e buonanotte. Invece mi stava ad ascoltare, era interessato e non mi ha detto mai di no nell'andare avanti. Cioè, non so se sono stato compreso.
PRESIDENTE: Sì, l'importante è che sia chiaro che mi riferivo a quei discorsi di Bellini di cui lei ha parlato, concernenti gli attentati alla Torre di Pisa, insomma...
EX 210 Brusca G.: Sì, questi sono stati...
PRESIDENTE: Insomma, comportamenti che mettessero in pericolo il turismo del Paese.
EX 210 Brusca G.: Sì, perfettamente.
PRESIDENTE: Ecco. A questi discorsi le riferiva.
EX 210 Brusca G.: Sì, ne abbiamo parlato. E poi, siccome... visto che lui non c'era più, visto che erano stati oggetti, con me, cioè, oggetti di discussione precedentemente, visto la situazione che si era creata in Sicilia, cioè con altri capimandamento, abbiamo scelto per questa strada che nessuno ci poteva dire niente.
Cioè, questo gruppo che voleva continuare nella cosiddetta linea stragista, voleva continuare in questi obiettivi.
PRESIDENTE: Poi lei oggi ha parlato anche di una, appunto, la parte del suo esame a cui ha fatto riferimento anche l'avvocato Cianferoni, circa i contatti che vi sarebbero stati, una volta detenuto Riina, con l'esterno, che sarebbero a sua conoscenza.
Ha parlato dell'episodio relativo a questa richiesta inerente il presidente La Mantio, o La Mantia, che in effetti sembrava avesse anche menzionato. E poi ha parlato, ha fatto riferimento anche a contatti che ci sarebbero stati. Lei ha citato il figlio di Riina, Gianfranco, che lo avrebbe dovuto aiutare nei rapporti con Provenzano, a quanto ho capito.
EX 210 Brusca G.: No, nei rapporti con Provenzano. Cioè, di andare avanti negli attentati. Cioè, in poche parole...
PRESIDENTE: Eh, vorrei che...
EX 210 Brusca G.: ...con la linea stragista...
PRESIDENTE: Dovrebbe precisare e circostanziare questo episodio.
EX 210 Brusca G.: Perfetto. E io gli dico: 'ci dici a tuo padre, che il tuo paesano...'
PRESIDENTE: Prima di tutto quando avviene questo? Cioè, quando viene a conoscenza lei...
EX 210 Brusca G.: Dunque, signor Presidente, Leoluca Bagarella è già stato arrestato...
PRESIDENTE: Era già stato arrestato Bagarella.
EX 210 Brusca G.: Quindi, tra l'arresto di Leoluca Bagarella e lo stesso arresto mio e di Gianfranco Riina. Che non mi ricordo se Gianfranco Riina è stato arrestato prima di me, o subito dopo di me. Ma credo subito dopo di me.
PRESIDENTE: Quindi, poco prima, non molto prima del suo arresto.
EX 210 Brusca G.: No, no, diciamo... Dunque...
PRESIDENTE: Lei è arrestato nel '96...
EX 210 Brusca G.: ...io, problemi... problemi... Ancora Monticciolo non era stato arrestato. Quindi dobbiamo essere fine '95, inizi '96.
PRESIDENTE: Ecco, cosa succede?
EX 210 Brusca G.: Monticciolo...
PRESIDENTE: Ce lo spieghi un po' più dettagliatamente.
EX 210 Brusca G.: Allora gli dico che sono io stretto, in qualche modo, sono stretto. Nel senso che ho tanti capimandamento, in poche parole, che sono contro a me. E basta dire Bernardo Provenzano...
PRESIDENTE: Cioè, si sente isolato? Cosa vuol dire?
EX 210 Brusca G.: Sì, isolato. Nel senso che ho Bernardo Provenzano contro, l'unico che mi poteva... Perché gli altri, bene o male, li stavo, me li stavo tirando da parte mia. Però, una persona come Bernardo Provenzano, anche se tutti gli altri non conoscevano i particolari, però le dico: 'ho contro a Bernardo Provenzano, cioè si fa i fatti suoi'.
E lui mi manda a dire: 'lo so, lo so', e mi dice, mi mette a disposizione Gianfranco Riina per dire: 'dagli una mano di aiuto'.
Cioè, se io avevo di bisogno...
PRESIDENTE: No, come sa "lo so"? Com'è che viene a sapere "lo so"?
EX 210 Brusca G.: "Lo so", perché lui conosceva benissimo Bernardo Provenzano, cioè come la pensava, cioè il modo di pensare... Cioè, loro due, nel modo di...
PRESIDENTE: Sì, ma lei come viene a sapere che lui lo sapeva?
EX 210 Brusca G.: Gli stavo dicendo questo.
PRESIDENTE: Ah.
EX 210 Brusca G.: Cioè, nel senso... Cioè, nella storia, nella conoscenza dei corleonesi, che ho conosciuto sia l'uno che l'altro, loro hanno avuto molti scontri nel modo di pensare e di vedere nel realizzare certe cose, certi obiettivi da raggiungere.
Bernardo Provenzano la vedeva in una maniera e il Salvatore Riina la vedeva in un'altra maniera.
Quindi, questi contrasti, erano sempre... Però poi alla fine valeva sempre quella di Salvatore Riina. Cioè, nel senso che non gli faceva passare la parola.
Una volta che Salvatore Riina gli è venuto a mancare, lui ha preso campo, quindi dettava legge. E la sua parola cominciava ad avere peso, nel senso che si metteva in atto quello che lui diceva.
Non so se sono stato compreso. Posso fare qualche esempio.
PRESIDENTE: Sì. Se è possibile, faccia un esempio.
EX 210 Brusca G.: Quando si doveva eliminare Giovanni Falcone, io mi riferisco, c'è stato un argomento nell'87, '88, '86, una cosa del genere, il Bernardo Provenzano dice: 'vediamo di potere far trasferire', non so come si doveva realizzare questo fatto, 'trasferire Giovanni Falcone a Roma e lo uccidiamo a Roma per allontanare l'attenzione'.
E Salvatore Riina, senza che ci ha pensato neanche due volte, dice: 'no, io lo devo uccidere qua e non mi interessa della reazione dello Stato, non mi interessa di nessuno e di niente', e quindi ha messo K.O. a Bernardo Provenzano.
Poi ci fu un'altra occasione dell'omicidio di Inzerillo e Di Maggio; c'era pure Bernardo Provenzano presente, si doveva decidere l'eliminazione di questi due - io parlo dell'81 - a un dato punto il Bernardo Provenzano dice: 'va be', li interroghiamo e li facciamo andare'.
Salvatore Riina, dice: 'come, ce l'ho sottomano e me li debbo, li debbo fare andare...', che sarebbe zio e fratello di Salvatore Inzerillo, quello ucciso dopo Stefano Bontate.
E, anche in questa occasione, a Bernardo Provenzano lo ha mezzo, come si suol dire, a tacere e subito si sono commessi gli omicidi.
Cioè, di questi fatti ce n'erano tantissimi. Quindi, ogni volta che Bernardo Provenzano esprimeva un suo parere, lui glielo troncava subito. Quindi, appena Salvatore Riina non ci fu, lui subito ha preso campo e tanti altri si sono, perché gi stava bene, si accodavano a Bernardo Provenzano.
Quindi, il muro che trovavo era questo, non altro.
Però piano piano io, a poco a poco, piano piano stavo cominciando a creare un'altra volta, col tempo ci voleva, di creare un'altra volta il contatto con tutti i capomandamento e riportarmeli dal lato mio e ricominciare un'altra volta.
Però, se io avevo qualche possibilità, Giovanni Riina mi poteva dare una mano di aiuto nel fatto esecutivo.
PRESIDENTE: Ecco, e allora continui a spiegare cosa... questo episodio, esattamente.
EX 210 Brusca G.: Cioè, nel senso che se io...
PRESIDENTE: Cosa successe?
EX 210 Brusca G.: Successe che il... quando io gli dico: 'guarda, dobbiamo andare avanti...'
PRESIDENTE: A chi, a chi lo dice?
EX 210 Brusca G.: A Giovanni Riina. Giovanni Riina va al colloquio da suo padre, gli dice: 'guarda, che c'è u' tratture', cioè il suo paesano, 'che mi è contro'.
E lui gli risponde, dice: 'sì, lo so', in base a questa conoscenza che già lui conosceva il pensiero di Bernardo Provenzano. E gli dice: 'lo so, pazienza, però dagli una mano di aiuto', dice, 'mettitici a disposizione'.
Cioè, se io avevo bisogno di Giovanni Riina per qualsiasi cosa che mi poteva servire, io ne potevo fare uso e consumo.
PRESIDENTE: Ecco, ma lei quindi aveva parlato con Giovanni Riina.
EX 210 Brusca G.: Con Giovanni Riina, sì.
PRESIDENTE: Prima che andasse al colloquio con suo padre?
EX 210 Brusca G.: Sì, prima che andasse a parlare al colloquio con il padre, per dirgli, in poche parole, queste poche parole, anche se c'era il vetro, poteva già comunicare. Non è che c'era bisogno di fargli un discorso, per dire: 'u' tratture si comporta male...'
PRESIDENTE: "Tratture", che sarebbe?
EX 210 Brusca G.: "Tratture" sarebbe Bernardo Provenzano, intitolato "tratture", oltre a "ragioniere"...
PRESIDENTE: Che vuol dire, esattamente?
EX 210 Brusca G.: Lo chiamavano, oltre a "ragioniere", un diminutivo, "tratture", che, quando era giovane, a quanto pare, lavorava con la zappa... cioè, lavorava in maniera molto efficace.
PRESIDENTE: Da trattore.
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Trattore, nel senso...
EX 210 Brusca G.: Arava.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 Brusca G.: Cioè, come per dire che era...
PRESIDENTE: Ecco, e quindi poi dopo Giovanni Rana...
EX 210 Brusca G.: Giovanni Riina.
PRESIDENTE: Giovanni Riina, le viene a riferire il colloquio che c'è stato con il padre.
EX 210 Brusca G.: Mi riferisce il colloquio... Dice: 'sì, lo so che quello la pensa in quella maniera, però vai avanti. Mettiti a disposizione mia'.
PRESIDENTE: Ma lei però ha parlato di Gianfranco.
EX 210 Brusca G.: Giovanni, o Gianfranco, è la stessa cosa.
PRESIDENTE: Ah, è la stessa persona. Pensavo fosse un'altra... Si chiama Giovanni e Franco.
EX 210 Brusca G.: Si chiama Gianfranco, però...
PRESIDENTE: Gianfranco.
EX 210 Brusca G.: ...lo chiamano Giovanni.
PRESIDENTE: Giovanni. Insomma, comunque è la stessa persona.
E poi cosa ne è stato? Cioè, lei ha avuto dei contatti...
EX 210 Brusca G.: No, poi...
PRESIDENTE: ...effettivamente con lui per...
EX 210 Brusca G.: Sì, poi io ho avuto dei piccoli contatti con... Ho avuto dei piccoli contatti con Giovanni Riina, poi io ho avuto la collaborazione di Monticciolo, poi ho avuto altre collaborazioni.
Cioè, la mia situazione ha un po' franato di brutto. Quindi io, in quel momento, cercavo di andarmi a... Non mi sono più interessato della situazione di Cosa Nostra, ma bensì quella personale. Che scappavo sempre dai posti che venivo sempre individuato.
Poi sono stato arrestato...
PRESIDENTE: Cioè, non ho capito. Se c'è stata una collaborazione nel riprendere...
EX 210 Brusca G.: No, no, non c'è stata la collaborazione, perché ho avuto gli imprevisti io.
PRESIDENTE: Ah.
EX 210 Brusca G.: Cioè, nel senso che, man mano a me mi succedeva che... è stato arrestato Monticciolo e ha cominciato a collaborare, quindi gli ha svelato posti segreti. E io pensavo a scappare. Gli ha detto la carcere.
La collaborazione di Calvaruso, e io ho dovuto scappare nuovamente. Cioè, mi sono successi tanti di quei fatti che pensavo più a garantire la mia incolumità, cioè non farmi arrestare, che andare a commettere degli attentati.
Cioè, non ho avuto materialmente il tempo di pensarci.
PRESIDENTE: Ho capito. Sì, esattamente le parole dettele da, riferitele da Gianfranco, sarebbero state di andare avanti.
EX 210 Brusca G.: Sì, di andare avanti.
PRESIDENTE: In che senso? Cioè, cosa voleva dire?
EX 210 Brusca G.: Andare avanti, se io avevo la forza di uccidere, o un magistrato, non la forza... cioè, di convincere, cioè: 'sai, Totuccio manda a dire questo', e io potevo spendere la parola di Salvatore Riina e portando pure il figlio, per dire: 'vedi che Salvatore mi mandi a dire questo', o che io ne avevo la possibilità in altri territori, lo potevo fare benissimo, in quanto, in qualche modo, ero autorizzato, cioè ero spalleggiato da Salvatore Riina, perché...
PRESIDENTE: Andare avanti.
EX 210 Brusca G.: Sì, andare avanti.
PRESIDENTE: Perché lei intese così?
EX 210 Brusca G.: Di andare avanti, cioè nel senso di commettere... questo intendevo dire. Non piccoli... perché nei piccoli fatti non c'era bisogno di chiederli, perché li commettevamo senza nessun tipo di problema.
PRESIDENTE: E si ricorda per caso dov'era detenuto, Riina, allora?
EX 210 Brusca G.: Ma lui era a Palermo, poi fu portato all'Asinara, poi a Roma...
PRESIDENTE: Va be', in quel periodo.
EX 210 Brusca G.: Non glielo so dire.
PRESIDENTE: Non lo sa.
EX 210 Brusca G.: Ma credo che era all'Asinara, se non ricordo male.
PRESIDENTE: Ecco, una domanda del collega, per l'appunto: quando, per quanto riguarda l'attentato a Costanzo, da quando se ne comincia a parlare, prima... lei ha indicato un periodo piuttosto...
EX 210 Brusca G.: Io...
PRESIDENTE: ...risalente, del '91...
EX 210 Brusca G.: Io vado a fare le mie rimostranze...
PRESIDENTE: Ecco, si era parlato anche delle modalità, cioè di farlo con autobombe...
EX 210 Brusca G.: Cioè, io ero andato da Salvatore Riina per le mie rimostranze, per dire: 'dobbiamo uccidere questo'. Credo che siamo fine '90, inizi '91. E mi riferisco a quella trasmissione che si può subito individuare. E lui mi dice...
PRESIDENTE: Fine '90.
EX 210 Brusca G.: Fine '90, inizi '91...
PRESIDENTE: Inizi '91.
EX 210 Brusca G.: Signor Presidente, non... Comunque io ero libero, non ero ancora latitante.
E lui mi dice: 'ci sto pensando, quindi so quello che sto facendo'. Quindi finì, io non gli parlo più niente. Cioè, poi so che c'è un gruppo romano che sta lavorando a Roma, finito.
A queste deduzioni, cioè a questi piccoli frammenti di parole che per me era un discorso, il Messina Matteo Denaro nel '95 (?) mi dice che lui stava lavorando su Maurizio Costanzo, era già a un buon punto. Cioè, lavorando, nel senso che doveva studiare l'abitudine, quando usciva di casa, quando andava al teatro, ai Parioli, quello che faceva, per trovare... Perché non è il punto, il fare l'attentato, cioè come trovare, studiare l'obiettivo, il momento più...
PRESIDENTE: Eh, ma per quanto riguarda le modalità. Sarebbe dovuto avvenire già secondo quanto...
EX 210 Brusca G.: Cioè, se...
PRESIDENTE: Con l'autobomba, o no?
EX 210 Brusca G.: Con l'autobomba. Perché loro avevano progettato per l'autobomba.
PRESIDENTE: Secondo quanto dettole da Matteo Messina Denaro.
EX 210 Brusca G.: Sì, Matteo Messina Denaro. E che loro erano già a buon punto. Gli ha messo lo stop, e Matteo Messina Denaro non sapeva perché. Capisce...
PRESIDENTE: Chi gli ha messo lo stop?
EX 210 Brusca G.: Salvatore Riina. Dice: 'fermati', per non intralciare un altro lavoro, però che lui non sapeva.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 Brusca G.: Quando poi succede la strage del dottor Falcone, lui capisce perché Salvatore Riina gli aveva messo lo stop.
PRESIDENTE: Ho capito.
EX 210 Brusca G.: Cioè il fermo momentaneo.
PRESIDENTE: Ecco, per quanto riguarda l'esplosivo che lei fornì, che fece avere nell'ultima occasione. Ecco, la polvere la può descrivere com'era?
EX 210 Brusca G.: Sì, in maniera granuloso. E non a palline in confezione rotonda, ma bensì sferiche. Cioè, non proprio rotonde rotonde, ma un po' triangolari. Cioè, non erano proprio rotonde rotonde, erano palline granulose, però sfericamente non perfette. Cioè, di colore bianco un po' sporco. E questo è il tritolo, cioè, il tritolo, il materiale che io gli ho fornito.
PRESIDENTE: Per l'ultima occasione?
EX 210 Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Dunque, a seguito di queste domande, ve ne sono altre?
AVV. Cianferoni: Signor Presidente, avvocato Cianferoni.
Una ulteriore delucidazione, in punto di rapporti secondo la conoscenza del Brusca tra Salvatore Riina e Raffaele Ganci. Che rapporti erano: buoni, non buoni...
EX 210 Brusca G.: Sì, al momento del suo arresto, Salvatore Riina e Raffaele Ganci, almeno erano ottimo. Poi c'è stato questo, diciamo, dietro front da parte di Raffaele Ganci.
AVV. Cianferoni: Scusi, perché lei dice dietro front di Raffaele Ganci?
EX 210 Brusca G.: Che dopo l'arresto di Salvatore Riina...
AVV. Cianferoni: Che chiave ha in mano lei per dire che non sia piuttosto... Cioè, voglio dire, Riina - già gliel'abbiamo fatta un po' tutti questa domanda, io gliel'ho fatta questa domanda - dico, mandò a dire dal carcere qualcosa che c'era da fare, o no?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, a questo ho risposto.
AVV. Cianferoni: Cioè, come faceva a sapere lei, piuttosto che Ganci, o Provenzano, che cosa pensasse Riina su quello che c'era da fare? Visto che le ho fatto tre nomi di tre persone che la pensavano in maniera diversa.
EX 210 Brusca G.: Ma...
AVV. Cianferoni: Cioè, la volontà di Riina, chi si riteneva depositario della volontà di Riina?
EX 210 Brusca G.: Avvocato, io...
PRESIDENTE: Se è in grado di rispondere, eh, avvocato.
AVV. Cianferoni: Certo.
PRESIDENTE: Che non è che ha detto...
AVV. Cianferoni: Se ci fu un dibattito...
PRESIDENTE: Non è che lo abbia detto.
AVV. Cianferoni: No.
PRESIDENTE: Cioè, se c'era qualcuno...
AVV. Cianferoni: Ci fu mai un dibattito, di dire: 'se c'era ancora Riina si faceva così, guarda, che io sono convinto che mi avrebbe dato ragione'? Sì, o no?
EX 210 Brusca G.: Io gli sto dicendo come ci... i ragionamenti che facevamo. Se c'era Salvatore Riina, sicuramente andavamo avanti. Salvatore Riina non c'era più. Io non so se ha potuto mandare a dire, o meno, in quel momento storico il parere. Solo ho interpellato Raffaele Ganci e Raffaele Ganci ha girato faccia, questo voglio dire.
Poi avrebbe girato faccia pure a Salvatore Riina, o l'ha girata a noi, cioè quelli che gli abbiamo andati a chiedere di andare avanti.
PRESIDENTE: Va bene?
AVV. Cianferoni: É in grado - ultima, seconda e ultima questione, dietro a quelle sottoposte dalla Corte - di riferire qualche episodio sui primi sei mesi, o il primo anno di detenzione di Salvatore Riina?
In quel periodo, per esempio, ha ricevuto messaggi, oppure no?
EX 210 Brusca G.: No. Le uniche... gli unici fatti che io ho saputo, glieli ho detti. Sapevo che qualche smozzicone, mezza parola, contatti che c'erano, ce li aveva Salvatore... Gianfranco Riina, cioè Giovanni Riina con Leoluca Bagarella.
AVV. Cianferoni: E questo, da quando in poi lo ha saputo?
EX 210 Brusca G.: Eh, guardi, Leoluca Bagarella mi diceva qualche parola che gli mandava a dire. Vengo a conoscenza al cento per cento quando mi dice: 'mio cognato mi mandò a dire che vuole ucciso il presidente La Mantia'.
AVV. Cianferoni: E siamo in quel periodo di tempo che lei ci ha già detto.
EX 210 Brusca G.: Eh, prima, prima... Uno, perché non avevo mai il tempo, c'è stato un raffreddamento, non mi consultava, non mi diceva niente, si figuri se mi andava a dire se io ho chiesto parere a suo cognato, o meno.
AVV. Cianferoni: Benissimo. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Bene. il Pubblico Ministero, nessuna domanda?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Allora abbiamo terminato. Possiamo liberare... Grazie, può andare.
*EX 210 Brusca G.: Buonasera
PRESIDENTE: Buonasera.
Dunque, c'era da sentire le parti su quella richiesta istruttoria. Se volete intervenire, o rimandiamo a lunedì, il vostro...
Il Pubblico Ministero dovrebbe prendere la parola per primo, per la verità.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Quella dell'avvocato Pepi?
PRESIDENTE: Sì, quella dell'avvocato Pepi. Se vuole, sennò lo facciamo lunedì, Pubblico Ministero.
AVV. Cianferoni: Faccio ulteriori richieste, così...
PRESIDENTE: Ah, ci sono delle richieste sue?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente. Passo il fine settimana a ragionarci sopra. Forse è meglio sentire le altre richieste dell'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Va bene. Quell'articolo abbiamo dato atto che viene depositato a sostegno della richiesta, eh? Non so se lo ha preso...
C'è da dare atto che depositerà quella copia di articolo del giornale, l'avvocato Pepi, eh.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non lo ha depositato. Come vuol fare l'avvocato.
Avvocato, quella fotocopia di articolo la vuole depositare a sostegno della richiesta, o no?
AVV. Cianferoni: Sì, direi di sì.
PRESIDENTE: Come crede. Eh, va bene.
AVV. Cianferoni: Uno, perché il contenuto dello stesso...
PRESIDENTE: Allora, diamo atto che...
AVV. Cianferoni: Io ho la richiesta dell'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: ...viene allegato al verbale.
AVV. Cianferoni: Io, su questa richiesta, formulo il mio convincimento.
PRESIDENTE: Se vuole, può farlo anche alla prossima udienza, avvocato, come crede.
AVV. Cianferoni: No, diceva il Pubblico Ministero che lui stesso vede la concentrazione...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Come crede la Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho detto che volevo ascoltare con interesse le sue richieste in istruttoria, per avere due giorni di tempo per pensarci meditatamente per...
PRESIDENTE: Faccia le sue richieste, avvocato. E poi, alla prossima udienza, dirà la sua su quella dell'avvocato Pepi, a meno che non ritenga di farlo già. E sentiremo il Pubblico Ministero.
AVV. Cianferoni: Allora, le mie... Esatto.
Ritengo di concordare con questa linea. Cioè, io formulo le mie richieste e mi riservo di esprimere il parere sulla richiesta istruttoria formulata dall'avvocato Pepi.
Le mie richieste sono semplicemente queste: di produrre una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, Sezione I Penale in data 21 giugno 1999, di rigetto del ricorso del Procuratore Generale, avverso la sentenza della Corte di Appello, Corte Assise e Appello Reggio Calabria emessa in data 28/04/98 nei confronti di Riina Salvatore più 8, per l'omicidio, sull'accusa dell'omicidio del dottor Scopelliti. Per l'effetto viene confermata in via definitiva l'assoluzione pronunciata dalla Corte reggina di II Istanza nei confronti del signor Riina.
Mi riservo di produrre anche la sentenza passata in giudicato, questa è comunque Giurisprudenza. E quindi, per i principi di diritto espressi, credo che comunque sia utile che la Corte la conosca, oltre perché infinge poi sul merito di tutta la nostra vicenda sotto un certo e sempre più residuale profilo, dice questo difensore, ma non è questa la sede per aggiungere altro.
Ulteriore richiesta attinente sempre alla persona dell'imputato Salvatore Riina.
Già se n'è fatto richiesta alla Corte e quindi non se ne illustra ulteriormente la rilevanza, salvo per quel quid novi che emerge dall'esame del Brusca.
Si fa riferimento alla situazione carceraria di Salvatore Riina quantomeno nei, vogliamo dire, primi sei mesi della sua carcerazione.
Condivide questo difensore l'avviso già espresso dalla Corte secondo il quale la situazione carceraria è evincibile, deve evincersi in uno stato di diritto dalle normative vigenti che la regolano.
Però, Presidente, voglio essere completo nel dire: è pacifico - e sarebbe ingenuo pensare il contrario - che notizie dal carcere possano filtrare con la corruzione, con la minaccia, con la compiacenza, con quant'altro di illecito e immaginabile. É altrettanto pacifico e sarebbe altrettanto ingenuo pensare il contrario che, nei confronti di Salvatore Riina, non sia stato posto in essere un sistema di contenimento assolutamente repressivo e superiore a quello che l'ordinamento consentiva.
Si è chiesto di accertare che, per esempio, vi fosse la luce accesa nella cella di Riina 24 ore al giorno, che per esempio fosse allocato in una sezione nella quale nessuno poteva avere accesso se non persone disciplinate dall'Autorità Centrale Romana; si è chiesto di accertare, sempre per esempio che gli veniva negata la stampa, nonché il contatto televisivo per mesi interi; e si chiede di acquisire a questo punto, il registro dei colloqui con i difensori, così come con i familiari del signor Riina Salvatore, affinché si abbia contezza del fatto che per oltre un mese non fu autorizzato colloqui, specialmente con i familiari, al signor Riina.
E si insiste perché ancora venga sentito il personale di custodia, perché venga accertata la sussistenza di una squadra speciale deputata alla custodia del signor Riina.
É un paradosso. In questo processo, ogni qualvolta è utile a bilanciare l'accusa, si parla di maltrattamenti carcerari. Io non dico affatto che il mio cliente ne abbia a lamentarsi, però dico altrettanto che mai si è sentito di una indagine sul punto intrapresa dagli organi deputati per altro ad accertare che questi maltrattamenti costituirebbero la base di fatto di un movente per queste stragi.
Quindi, paradosso del paradosso, io mi limito ai fatti. Vi chiedo di acquisire i registri dei colloqui, i registri delle visite, i registri che disciplinavano analiticamente la posizione carceraria di Salvatore Riina.
Ho un'altra richiesta, questa più distante dalla posizione dell'imputato, ma direi assolutamente rilevante per il processo, che è di risentire Bellini Paolo.
Perché già la Corte su questo si è espressa, ritenendo sufficientemente esaustive le narrazioni del Bellini rese in sede dell'altro processo, come testimone.
Brusca nulla ci ha detto di più sulla persona di Bellini come preteso odierno collaborante. E noi, Presidente, più che dirlo alla Corte... Perché se mai, con un articolo 507 lo voglia rivalutare, questo profilo. Noi si dice, si apprende dagli organi di stampa, però non ci sono, che Bellini sta ammettendo una sequela di omicidi. Non si sa compiuti quando, dove, con chi. Questo si può rappresentare, ma siamo nel vano, siamo nella voce corrente tra il pubblico e quindi non ha rilevanza. Non abbiamo vivaddio, questi poteri.
Però si sa oggi da Brusca, per esempio, che Bellini è passibile di iscrizione sul registro notizie di reato perché all'epoca viene chiamato in causa da Brusca direttamente per un traffico di droga di rilevante entità, perché siamo a due chili di cocaina; pagata 80 milioni al chilo, significa che era sostanza pressoché pura.
E quindi io dico, e comunque tagliata in maniera tale che da lì ne potesse venire perlomeno il triplo di utile, se non più.
Quindi, in definitiva, a mio avviso, la diversa veste processuale, l'insistenza con la quale Brusca ha parlato della figura di Bellini, fanno sì che la Corte, a mio avviso, non spenda inutilmente il suo tempo nel risentire Bellini.
Ringrazio la Corte e non ho da scusarmi, ma insomma, mi giustifico del tempo speso nel controesame del signor Brusca. Mi riservo all'udienza di lunedì di motivare il mio convincimento circa la opportunità e inopportunità di escutere il dottor Caselli in questo processo.
PRESIDENTE: Va bene. Allora possiamo... Prego.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Sì, non si sente.
PUBBLICO MINISTERO: Dicevo, evidentemente si tratta di un contesto del tutto non probante ai fini per i quali si chiederebbe di potere esaminare l'ex Procuratore della Repubblica di Palermo, il quale, d'altra parte, dopo aver manifestato in modo del tutto aspecifico una determinata opinione, poi riferisce testualmente a domanda un pochino più puntuale, relativa appunto ai fatti che sarebbero, diciamo così, di più stretta pertinenza di questa indagine, appunto, riferisce che i filoni di inchiesta sono ancora in corso e quindi, ovviamente, definisce in modo pertinente, equilibrato ed ineccepibile sul piano giurisdizionale che della riservatezza ovviamente processuale, questo tipo di informazione richiestagli.
É naturale che questo non potrebbe altro che essere il tipo di argomentazione che il dottor Caselli porrebbe a fondamento di una propria eventuale testimonianza. Posto anche che si tratta di filone di indagini che, per un verso o per l'altro, non riguardano tanto la Procura di Palermo, ma altre Procure della Repubblica.
E quindi direi: parere contrario per assoluta utilità di questo... improponibilità e inutilità di questo mezzo istruttorio.
Con riferimento alla reiterata richiesta di Bellini, direi che, riguardo alla stessa, non si è argomentato niente di altro, rispetto alla precedente reiezione che la Corte ebbe a fare di questa istanza. E quindi è già la terza volta praticamente, che la stessa viene riformulata.
Il fatto che si sia riparlato di Bellini a lungo, ovviamente non sposta le ragioni per le quali la Corte correttamente argomentò che lo stesso non doveva essere riesaminato; tanto è vero che la nuova istanza non ha assolutamente al riguardo fatti che siano emersi nel corso degli interrogatori di questi ultimi due giorni.
E questo direi pacificamente conferma che, per l'appunto, non vi sono proprio ragioni processuali di alcun genere perché, con riguardo alla contestazione così come formulata, il Bellini debba essere richiamato. Perché, se dopo due giorni nei quali si è parlato l'80% di Bellini, le ragioni per le quali dovremmo richiamarlo sono che sta parlando dei suoi omicidi successi chissà quando, evidentemente questa è la migliore delle dimostrazioni di come un riesame, un nuovo esame di Bellini evidentemente non è da porre in correlazione con i fatti processuali dei quali ci siamo occupati in questi due giorni.
E quindi credo che, sotto questo profilo, la Corte non abbia che da riconfermare la sua reiezione della scorsa volta.
Con riguardo alla sentenza Scopelliti, assolutamente remissivi.
Con riguardo infine al profilo della detenzione, è chiaro che tutto quello che, diciamo così, è sovrastrutturale rispetto al momento dei colloqui che è l'unico che è venuto processualmente in evidenza, è privo di quella rilevanza che merita ingresso nel processo - e di questo del resto la Corte si è già occupata respingendo opportunamente questo tipo di richieste - oggi vi è que...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Su regime detentivo.
PUBBLICO MINISTERO: Su regime detentivo - appunto, come suggerisce il dottor Nicolosi - oggi c'è, come dire, questa novità del fatto che siccome si è parlato testualmente, puntualmente con direi concludenza processuale della significatività e rilevanza di questi colloqui, perché Brusca ha più... diciamo al di là di considerazioni che fino ad oggi potevano essere un pochettino così, come dire, aspecifiche, ha invece imbullettato correttamente anche questo segmento di prova, allora si fa un'istanza di acquisire questi registri e quant'altro.
Mi pare che si sia detto che son colloqui che son mancati per il primo mese e quindi questo, in qualche misura, rende assolutamente plausibili tutte le considerazioni che voi avete ascoltato.
Da questo punto di vista quindi parrebbe che il fatto sia pacifico e quindi di scarsa rileva... di rilievo insomma, aggravare ulteriormente il contenuto probatorio di questo dibattimento anche con questa acquisizione.
Ovviamente se loro vorranno, va da sé che questi registri ci devono essere e va da sé che in questi registri saranno indicati i nominativi che son quelli diciamo così, quelli che ci devono essere in questi casi. Perché certo non è che un quisque de populu poi è abilitato a questo tipo di colloqui; e quindi se questo serve a convalidare la significatività processuale di questo dato e di questo segmento probatorio che con tanta puntualità si è incardinato in questi due giorni di udienza, voglio dire siamo tutto sommato remissivi anche a questa richiesta.
PRESIDENTE: E' verbalizzato, signora?
Per quanto riguarda l'audizione di Bellini, parere contrario. Invece remissivo per quanto riguarda l'acquisizione dei registri e l'acquisizione della sentenza.
Dunque, le altre parti vogliono intervenire? Parti civili?
AVVOCATO Bonifazi: Avvocato Bonifazi. Mi associo alle deduzioni del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Per le parti civili.
A questo punto non resterebbe eventualmente se l'avvocato vuol parlare della richiesta dell'avvocato Pepi cioè per...
AVV. Cianferoni: Per un minuto, sì Presidente.
Mah, tecnicamente credo che la escussione del dottor Caselli sia ammissibile, non vi sono incompatibilità ai sensi dell'articolo 197.
E' un caso di confine perché ai sensi dell'articolo 51 comma III-ter non v'è dubbio che il dottor Caselli è ragionevole ritenere potrebbe venire e sostenere la sua incompatibilità all'ufficio del testimone per essersi occupato di indagini collegate a quelle che qui occupano. Sul punto però il Codice è chiaro: parla di medesimo procedimento, non parla di medesimo o di procedimento collegato.
Quindi, sul punto mi sembra che il dottor Caselli non si potrebbe esimere dal deporre.
D'altra parte...
PRESIDENTE: Scusi avvocato, se la interrompo.
Ma a rigore avrebbe dovuto parlare... anche le parti civili se vogliono dire qualcosa sulla richiesta dell'avvocato Pepi.
AVVOCATO Bonifazi: Presidente, mi sono associata alle deduzioni del Pubblico Ministero anche...
PRESIDENTE: No, per quanto riguarda...
AVVOCATO Bonifazi: ...anche per quanto attiene...
PRESIDENTE: Ah, anche in merito a questo. Va bene.
AVVOCATO Bonifazi: Sì, sì.
PRESIDENTE: Allora, signora distingua che si associa al Pubblico Ministero anche in merito alle deduzioni concernenti la richiesta dell'avvocato Pepi.
Prego.
AVV. Cianferoni: Sì. Quindi, dicevo che sotto il profilo tecnico mi pare che non vi sia incompatibilità.
Sotto il profilo della rilevanza e della pertinenza, bah, sono interviste che sarebbe meglio non ci fossero.
E' vero che il dottor Caselli non fa più parte allo stato dell'organico della Magistratura né giudicante e né requirente. Ma comunque, tant'è se è espresso in questa maniera che lascio ad altri giudicare, io su questa richiesta mi rimetto nel senso che la rilevanza la intravedo. Perché se un magistrato o il Pubblico Ministero sostiene di essere stato impedito nello svolgere le indagini al di fuori di Cosa Nostra - addirittura qui si legge "è l'ora di finirla" come dice? "le inchieste non devono fermarsi ai picciotti" queste sarebbero le frasi virgolettate che Caselli ha speso - ecco, quindi ci venga a dire come mai fino ad oggi... Allora si deve ritenere che gli è stato imposto, è stato costretto, ha dovuto per opportunità?
Non c'è dubbio, sono argomenti molto rilevanti.
O a dire di ritenere che l'istruttoria che comunque attraverso le induzioni probatorie della difesa si potrà svolgere, potrà dare alla Corte ulteriore materiale per poi compendiare una valutazione ai sensi dell'articolo 507.
Quindi io, condividendo comunque le ragioni di fondo dell'avvocato Pepi, espresse dall'avvocato Pepi, mi rimetto alla valutazione della Corte sottoponendo l'opportunità di soprassedere a una decisione odierna e di attendere, se del caso, l'esito dell'istruttoria dibattimentale perché la richiesta abbia comunque ingresso ex articolo 507. Perché è vero che è su un fatto nuovo perché sarebbe l'articolo di 5 giorni fa; ma è altresì vero che può essere indotta come residuale valutazione all'esito di tutta l'istruttoria, la necessità di far luce anche dalla parte dell'istituzione giudiziaria. Perché ricordo a me stesso dovremo sentire i massimi vertici delle istituzioni investigative militari, politiche, nonché per l'appunto anche massoniche.
E quindi se questo sarà, io credo che per il dottor Caselli uno spazio in questo processo, visto che ne ha voluto parlare con tanta dovizie sul giornale, potrà essere trovato magari col 507.
PRESIDENTE: Bene, grazie.
Quindi, la Corte si riserva. Il processo è rinviato all'udienza del giorno 20 settembre 1999 alle ore 15.
Volevo informarvi delle previsioni per quanto riguarda le udienze successive. Signora, mi dà quegli appunti che ...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, io volevo indicare ora quelle che a quanto pare, presumibilmente, potrà esser poi rinviato il processo che sono secondo le previsioni che si traggono dall'esame dei prospetti trasmessici dal DAP e secondo quanto per il momento soltanto verbalmente ci è stato comunicato dal DAP, ecco le udienze che si potranno ancora tenere prossimamente dopo quella del giorno 20 e salvo imprevisti che quelle ultime comunicazioni possono far tenere, dovrebbero essere il giorno 1 ottobre dalle 15. Quella successiva al 20...
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
No, 29.
PRESIDENTE: ...ah, al 29. Il 29 l'avevo già indicata, eh?
PUBBLICO MINISTERO: 29 settembre.
PRESIDENTE: Perché per il 29 era già pervenuta una comunicazione della... Sì, per il 29 c'era già pervenuta la comunicazione che si sarebbe tenuta.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, ore? Scusi.
PRESIDENTE: Fino alle 15, quindi la mattina.
Ecco, quindi allora quella successiva il 20 e il 29. Sarebbe il 29.
AVV. Cianferoni: Presidente, chiedo scusa se interrompo.
PRESIDENTE: Dalle 9 alle 15.
AVV. Cianferoni: Se non ha ancora dichiarato chiusa l'udienza, il signor Riina vorrebbe poi fare una dichiarazione spontanea.
PRESIDENTE: Va bene. Quindi dicevo dopo il 20, il 29 dalle 9 alle 15. E poi il 1 ottobre dalle ore 15. Il 6 ottobre dalle ore 15, l'8 probabilmente non si potrà tenere, salterà. C'è un'indicazione per il 9 pomeriggio alle ore 15 e l'11. E quindi credo che anche quel sabato non si potrà utilizzare e poi l'11 ottobre pomeriggio dalle ore 15.
VICESOVRINT. Leo: Mi scusi signor Presidente, da Ascoli.
PRESIDENTE: Sì. Prego.
VICESOVRINT. Leo: C'è l'imputato Riina Salvatore, vorrebbe fare una dichiarazione spontanea.
PRESIDENTE: Va bene. Può parlare, prego.
*IMPUTATO Riina S.: Buonasera, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buonasera. Prego.
IMPUTATO Riina S.: Presidente...
PRESIDENTE: Sì, sì. La sentiamo. Prego.
IMPUTATO Riina S.: ...buonasera a lei e alla Corte.
Io sono Riina Salvatore, volevo fare una dichiarazione spontanea col suo permesso...
PRESIDENTE: Prego, prego. Parli...
IMPUTATO Riina S.: ...la posso fare?
PRESIDENTE: ...parli pure.
IMPUTATO Riina S.: Va bene, la ringrazio. La ringrazio, signor Presidente.
Signor Presidente, io ho sentito qua oggi questo Brusca dove dice che io lo mandavo a dire fuori con mio figlio Giovanni, cose... Io veramente sono un po' sbalordito di queste trovate o chiacchiere di Brusca.
Io vorrei spiegarci un poco la mia situazione, principalmente i primi mesi e anche quelli di un mese fa qual era la mia posizione carceraria perché da un mese in qua mi è cambiata perché mi si è dato la possibilità di fare la socialità, la possibilità di andare in compagnia con qualche altro. Ma fino a un mese, giorni fa io ero impossibilitato di tutto e di tutti; cioè io per compagnia di carcerazione di sei anni e mezzo io ho avuto sempre le guardie penitenziarie. Io conoscevo solo guardie penitenziarie. Io non ho mai conosciuto nessuno.
Ma vorrei partire dal primo giorno, signor Presidente, della mia detenzione.
Io il giorno che sono stato arrestato eramo, l'abbiamo detto mi pare oggi, tante volte, il 15 gennaio del 1992 o '93, '93. Quindi mi si porta a giornata stessa là che vengo arrestato, l'indomani mattina mi si porta a Roma con un aereo e vengo messo in due stanzette là, in una stanzetta in isolamento e quindi non ho contatti più con nessuno perché non mi si dia possibilità di sentire televisione, di sentire radio, di sentire... comprare i giornali e cose.
Per tanti mesi non posso fare colloquio e non mi si fa, non mi si diano colloqui circa per qualche tre mesi.
Dopo qualche tre mesi quando lei esce, verrà nel registri... viene fuori mi fanno fare un primo colloquio con mia sorella, con mio fratello. Quindi dopo qualche, tre mesi poi faccio il colloquio con mia moglie e i figliuoli che ora questo qua me li fece diventare grande ma io tanto ci posso dire che erano bambini e sono sempre bambini i miei figliuoli. I miei figliuoli sono stati cresciuti così, cioè è inutile che lui mi vuole mettere a mezzo che io mandavo a dire cose... Quindi lontanamente, veramente mi sono messo a ridere oggi quando lui ha tirato questa trovata.
Però, signor Presidente e signori della Corte, io vorrei che ci andasse a fondo a questa situazione mia ma con le guardie, con ispettori che sono addetti alla mia pena... cioè alla mia carcerazione, io lì non avevo contatto con nessuno. Il colloquio, signor Presidente, me l'hanno fatto i primi mesi con i familiari perché non c'era manco la stanzetta nel corridoio con un pezzo di bancone separato, le guardie lì che ascoltavano tutte, mi giravano intorno.
Signor Presidente, ma perché mi si vuole oggi dire queste cose? Ma per quale motivo? Che io sono stato pure privato dei colloqui dei figliuoli perché la Bocassini di Milano mi ha sospeso dai colloqui...
PRESIDENTE: Scusi un attimo...
IMPUTATO Riina S.: ...con i figlioli...
PRESIDENTE: ...scusi un attimo se la interrompo. Voglio che sia chiaro, che mi sembrava che all'inizio del processo l'imputato aveva manifestato la volontà di non essere ripreso.
IMPUTATO Riina S.: No, no.
PRESIDENTE: Che non deve esser ripreso l'imputato. Va bene?
IMPUTATO Riina S.: No, signor Presidente. Se ponno riprendere ponno pure riprendere, non ci sono problemi. La ringrazio ma non ci sono problemi.
Signor Presidente, io che devo dire? Che mi si leva il colloquio con i familiari, con i ragazzi, veniva solo mia moglie a colloquio. La Bocassini di Milano, lei si può informare.
Io sono stato carcerato tutti i primi mesi a Pale... a Roma, al carcere di Roma. Quindi come si viene ora che io coi figliuoli, cose? Ma perché certe cose... Io non lo so, signor Presidente. Io fino a dopo sette mesi che ero al carcere di Roma... Perché ero sempre al carcere di Roma tranne che se ne andava per l'udienza mi pigliavano e mi portavano subito a Roma.
Io, signor Presidente, non potevo avere contatti con nessuno. E ci sono... la pregherei, e insisto a dire, che lei chiamasse non la guardia penitenziaria ma che chiamasse l'ispettore che quei giorni, che quei mesi erano addetti alla mia... Perché io ho avuto sempre un gruppo di sette, otto, dieci persone al giorno che poi si fanno quindici e da quindici a venti, a cento persone. Io ho avuto sempre una squadretta, signor Presidente, addetto solo a me. E questa è la verità, io non me la sto sognando.
Io dopo sette, otto mesi che ero carcerato non sapevo che era successo stragi, non sapevo che era successo questo, non sapevo che c'erano state bombe. Io ero al buio di tutto, signor Presidente. Al buio.
Quando poi sono ritornato a Palermo e mi facevano fare il colloquio, signor Presidente, mi facevano fare il colloquio al carcere di Palermo, all'Aula Bunker in un metro di spazio. E c'era mia moglie e i miei figli e le guardie davanti, di dietro, le registrazioni. Ma io come faccio a potermi mettere in testa di dire, di parlare, mandare a dire? Ma io, signor Presidente, non... Mi scusa che, la pregherei io, signor Presidente, la pregherei a lei e alla Corte di andare a fondo a questa cosa perché c'è Onorato che dice che si faceva aprire la cella dell'Aula Bunker e veniva a parlare con me per commettere il delitto.
Ma perché signor Presidente, non si ci deve andare a fondo a certe cose? Perché non dobbiamo sentire ispettore che sono addetti alla mia situazione giornaliera? Signor Presidente, per quale motivo questa cosa non la dobbiamo approfondire noialtri?
E Brusca che si permette di venire a dire qua che io mandavo a dire 'Presidente, non Presidente...' e dopo un anno, dopo due anni... che io ero carcerato.
Signor Presidente, ma qua si parla di stragi di primi mesi che io ero in isolamento e che non facevo colloqui e ora tutto insieme da una cosa si vuole passare a altre cose. Ma per quale motivo? Io i primi mesi sono stato in isolamento, manco i colloqui ho potuto fare.
Io la posta l'ho ricevuta dopo quattro mesi, signor Presidente. La posta l'ho avuta... ho avuto una po... tutto, telegrammi, posta. Quindi io non ho ricevuto niente, signor Presidente.
I primi mesi io sono stato completamente tagliato fuori.
Io la televisione l'ho avuta dopo qualche otto mesi, poi mi si autorizzò per i giornali, una settimana, dieci giorni e finì a dire che poi addirittura mi si toglie il colloquio con i figliuoli.
Perché la Bocassini, non lo so, dovevo fare il colloquio solo con mia moglie.
Lei credo che non l'ha mai sentito dire una cosa di questo. Però io oggi gli debbo dire 'ma guardasse che a me m'è successo pure questo'.
Io, signor Presidente, ho terminato. La prego a lei e alla Corte di questa cosa approfondirla. Io non è che vi dico questo o quello, ma vedete se questi dicono la verità, questi signori pentiti 'questo... quello...' abbiamo avuto quello che si faceva aprire la cella dalle guardie e veniva lei.
E questo stamattina se ne inventa un'altra, qua ognuno... ogni pentito si inventa le sue cose, signor Presidente. Perché logicamente lo Stato l'ha messo in condizione che le escono e vonno uscire e lei lo vede che vonno uscire. Questo invece è il risultato.
Signor Presidente, mi tiene scusato. Buonasera, la ringrazio.
PRESIDENTE: Prego.
IMPUTATO Riina S.: A lei e alla Corte.
PRESIDENTE: Quindi, la sua dichiarazione...
IMPUTATO Riina S.: Voglio ringraziare a lei e alla Corte, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
*IMPUTATO Riina S.: Buonasera.
PRESIDENTE: Buonasera. La dichiarazione dell'imputato è a verbale. La Corte abbiamo detto che si riserva. Il rinvio, abbiamo detto, il 20 settembre ore 15.
Quindi imputati, Pubblico Ministero e i difensori sono edotti. Traduzione degli imputati detenuti con le modalità già disposte.
L'udienza è tolta. Buonasera.
VICESOVRINT. Leo: Buonasera da Ascoli, signor Presidente.
PRESIDENTE: Buonasera.