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Sentenza Tagliavia - Intro
Sentenza Tagliavia - Parte 1
Sentenza Tagliavia - Parte 2
Sentenza Tagliavia - Parte 3
Sentenza Tagliavia - Parte 4
Sentenza Tagliavia - Indice

Atti del convegno del 26-27/05/2003

Depos.Brusca: 13 gennaio 1998
Depos.Brusca: 14 gennaio 1998
Depos.Brusca: 15 gennaio 1998
Depos.Brusca: 19 gennaio 1998
Depos.Brusca: 23 gennaio 1998
Depos.Brusca: 17 settembre 1999
Depos.Brusca: 18 settembre 1999


Tutti i verbali del 1°dibattimento

Tutti i verbali del 2°dibattimento

La requisitoria del P.M. (Chelazzi e Nicolosi) al processo (25/3-06/04/2008)
Legge REGIONE TOSCANA N. 40/2006 - Interventi a favore delle vittime del terrorismo e della criminalitàorganizzata.(3.3 Mb)
L'audizione del P.M. Chelazzi alla Commissione Antimafia
Motivazione Sentenza di Cassazione del 6/5/2002 (3.3 Mb)
Sentenza della prima Corte di assise di appello di Firenze del 13/2/2001 contro Bagarella
Motivazione (5.783 KB)
Sentenza Corte di assise di Firenze, Sez I del 21/1/2000 contro Graviano (620 KB)
Il proiettile di Boboli
Sentenza Corte di assise I° grado Firenze del 6/6/1998
Intestazione e dispositivo del 06/06/98 [77 Kb]
L'udienza del 7 giugno 1997
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PRESIDENTE: Buongiorno, vediamo i presenti.
Bagarella?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni; è presente l'avvocato Ceolan.
Barranca Giuseppe.
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
Sì, Presidente, è presente anche l'avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Ah, c'è anche lei, grazie.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Farina e avvocato Maffei, è sostituito dall'avvocato Ceolan.
Brusca Giovanni: ora entrerà.
Avvocato Li Gotti e avvocato Falciani. E' presente l'avvocato Li Gotti.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi, sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Carra Pietro: libero, assente.
Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi... E' presente l'avvocato...
AVVOCATO Falciani: Falciani, Presidente..
PRESIDENTE: ...Falciani in sostituzione.
Di Natale Emanuele: contumace.
Avvocato Gentile, Di Russo, Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: rinunciante.
Avvocato Miniati Paoli, sostituito dall'avvocato Falciani.
Ferro Vincenzo: libero, assente.
Avvocato Traversi e avvocato Gennai...
AVVOCATO Traversi: E' presente
PRESIDENTE: E' presente l'avvocato Traversi.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, Usai, Roggero, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio, sostituito dall'avvocato Pepi.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante.
Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Grigoli Salvatore: rinunciante.
Avvocato Avellone e avvocato Batacchi; sostituito dall'avvocato Falciani.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà; l'avvocato Florio sostituito dall'avvocato Ceolan.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Messana Antonino: contumace.
Avvocato Amato e avvocato Bagattini, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messina Denaro Matteo.
Avvocato Natali e avvocato Cardinale, sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante.
Avvocato Traina, avvocato Passagnoli, che è presente.
Santamaria Giuseppe: contumace.
Avvocato Battisti e avvocato Usai, sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Scarano Antonio: libero, assente.
Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, sostituito dall'avvocato Falciani.
Scarano Massimo: contumace.
Avvocato Condoleo e avvocato Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Prima di riprendere, devo comunicare che è pervenuta, qualche giorno fa, esattamente il 21 gennaio, una comunicazione con allegati della Direzione della galleria degli Uffizi che ha trasmesso l'elenco di tutte le opere esposte in deposito alla Galleria degli Uffizi al Corridoio Vasariano all'epoca dell'attentato dinamitardo del maggio '93.
Allora, dobbiamo riprendere il controesame, se non...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: Sì, prego.
PUBBLICO MINISTERO: Prima che si riprenda il controesame dell'imputato Brusca, io volevo provvedere a due adempimenti.
Il primo è un adempimento rispetto al quale vi sono interlocutori di altre parti.
Il secondo è un adempimento per il quale vi sono interlocutori da altre parti, ma soprattutto la Corte.
Mi spiego. Il Pubblico Ministero deposita per i difensori questi atti di indagine compiuti in corso di dibattimento e si tratta esattamente di tre verbali di assunzione di informazione; poi si tratta di un verbale di interrogatorio; poi si tratta ancora di una nota del Pubblico Ministero datata per l'appunto 19 gennaio 1998.
Illustro brevemente questa documentazione perché altrimenti la richiesta che poi vado a fare alla Corte finirebbe per essere pressoché incomprensibile.
Una nota del Pubblico Ministero datata 19/01/1998 con risposta proveniente dal Centro Operativo DIA di Roma a mezzo fax, con allegata la pagina di un certo giornale.
Entro nel dettaglio per dire che il verbale di assunzione di informazione, il primo è stato compiuto l' 01/08/1997 e le informazioni sono state assunte dal colonnello Mario Mori del ROS.
Il secondo verbale è stato espletato in Firenze 12 gennaio 1998. E la persona dalla quale sono state assunte le informazioni è il capitano Giuseppe De Donno del ROS.
La terza persona dalla quale sono state assunte informazioni in data 14 gennaio '98 è il generale dei Carabinieri Antonio Subranni.
Questi tre atti sono a fondamento della richiesta, che io rivolgo alla Corte, di ammettere come nuove prove, rispettivamente: la testimonianza del colonnello Mori...
PRESIDENTE: Che abbiamo già sentito.
PUBBLICO MINISTERO: Che per altro è già stato sentito.
PRESIDENTE: Un nuovo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questa volta su una situazione diversa, che poi sintetizzo, e che è relativa anche al testimone Giuseppe De Donno, del quale viceversa si parla oggi per la prima volta.
La situazione è quella che io mi limito a indicare leggendola nella richiesta - questa volta di prova - che deposito, appunto: "Tempi, modalità ed evoluzione dei contatti avuti dal colonnello Mori, dal capitano De Donno nella seconda metà del '92, in Roma, con l'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, così come ho illustrato tali contatti negli atti di assunzione di informazioni compiuti in data 1 agosto '97, 12 gennaio 1998."
Lo dico per i difensori: non formulo richiesta, anche se deposito il verbale di assunzione di informazioni datato Roma 14 gennaio '98 del generale Subranni, in quanto mi pare che il generale Subranni non ha assolutamente nulla di significativo da riferirci su quello che invece forma oggetto della testimonianza, che si vorrebbe assumere, del generale Mori - perché mi risulta che è diventato generale - e del capitano De Donno.
Comunque, i difensori possono interloquire sulla richiesta, anche sulla non richiesta di prova relativamente al generale Subranni, eventualmente faranno le loro osservazioni.
Al Pubblico Ministero sembra che non ci sia ragione, a meno che non si voglia compiere atti dispersivi nel dibattimento, di esaminare anche il generale Subranni, perché a lui niente più risulterebbe che sia arrivato che la semplice comunicazione di un contatto che gli ufficiali a lui subordinati andavano ad assumere con l'ex sindaco di Palermo, senza per altro conoscere - né prima, né durante, né successivamente - il contenuto di questi contatti.
Il merito della richiesta penso che sia abbastanza riconoscibile.
E' una vicenda la cui conoscenza può alla Corte, e quindi alle parti insieme alla Corte, servire per verificare quanto ci sia di vero o di non vero nelle dichiarazioni di Brusca - che, per l'appunto, essendo imputato in questo procedimento, non essendo un soggetto che è entrato nella veste di collaboratore esterno, per così dire - deve essere, come ogni altro imputato, assoggettato, nel momento in cui rende dichiarazioni davanti al suo Giudice, deve essere assoggettato a verifiche e controlli. E da qui la necessità per il Pubblico Ministero di introdurre questi nuovi elementi di prova.
L'elemento di prova è integrato dalla richiesta di produzione di questo articolo riportato sul quotidiano la "Repubblica" il 5 novembre del 1997. Articolo che è sostanzialmente il resoconto di un'intervista, o che altro sia, per l'appunto del colonnello Mori - persona, dicevo un attimo fa, che vorremmo sentire come testimone davanti alla Corte - sulla stessa vicenda sulla quale verte la testimonianza richiesta.
Quindi, due testimoni e un documento.
Per i difensori chiarisco che questo verbale di interrogatorio, che forma oggetto di deposito oggi - è un interrogatorio di Brusca del 16/09/97 - è già depositato.
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Esatto. La diversità tra l'atto, l'esemplare già depositato, con largo anticipo rispetto all'inizio dell'esame di Brusca, e l'atto che andiamo a depositare oggi è che gli omissis che c'erano allora non ci sono. Questo è.
Poi, ancora, per completare, ma virtualmente vi è uno stacco, anche dal punto di vista finalistico: nella nota di deposito i difensori troveranno menzionate alcune annotazioni della DIA di Firenze che invece servono di atti di istruzione dibattimentale diversi; gli ufficiali di Polizia Giudiziaria che ancora sono da sentire. Quindi si tratta di annotazioni: 14 dicembre '97, 19 gennaio '98, 20 e 21 gennaio '98.
Sono atti, questi, che però, ripeto, non hanno nulla a che fare con le prove nuove che si vanno a richiedere oggi.
Questo è quanto. Veda la Corte, uditi ovviamente i difensori, se questa richiesta deve... adopro il termine sospeso, ma senza con questo mancare di rispetto alla Corte, per molti giorni; oppure se, come il Pubblico Ministero si auspica, è possibile avere un provvedimento, quale che sia il merito del provvedimento, forse addirittura nell'udienza odierna, ecco.
PRESIDENTE: Ora io...
PUBBLICO MINISTERO: Per il Pubblico Ministero sarebbe auspicabile.
PRESIDENTE: Io farei terminare il controesame e poi si decide quanto tempo dare ai difensori e, di conseguenza, ... la decisione della Corte.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque io fin da ora deposito... perché, come al solito, queste note son tutte per iscritto. Chiedo che siano acquisite al verbale riassuntivo del dibattimento tutte le note e richieste che ho indicato fino a un attimo fa.
PRESIDENTE: Bene.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la richiesta di ammissione di nuove prove...
PRESIDENTE: Facciamo entrare, allora, il Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: ...l'esame testimoniale, la produzione di documenti e il deposito degli atti di indagine.
*IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Vuole ripetere il suo nome, per favore?
IMPUTATO Brusca G.: Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Chi doveva intervenire?
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Ho bisogno di trenta secondi per leggere...
PRESIDENTE: Ma guardi, lei ha diritto a fare anche delle dichiarazioni, ma siccome l'abbiamo sentita per quattro udienze e mezzo, se proprio non è strettamente...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, proprio...
PRESIDENTE: ...indispensabile io la pregherei... Perché lei mi pare che sta leggendo qualche cosa di molto lungo.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, signor Presidente: trenta secondi.
PRESIDENTE: A che cosa attiene?
IMPUTATO Brusca G.: A quanto è successo in questi giorni passati.
PRESIDENTE: Non ci interessa.
IMPUTATO Brusca G.: Come...
PRESIDENTE: A noi interessa soltanto quello che è successo in quel periodo, che riguarda cioè i delitti di cui ci siamo occupati.
Quelle che sono successe oggi mi immagino sono polemiche di vario genere e non ci interessano.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, io... non volevo polemizzare per niente.
PRESIDENTE: Ho capito, però se riguarda cose che sono successe in questi giorni non sono di nostro interesse.
IMPUTATO Brusca G.: Per carità. Io volevo leggere e poi depositare questo...
PRESIDENTE: Lei lo può anche depositare, in maniera che anche i difensori ne possono prendere conoscenza, come il Pubblico Ministero, come se lei l'avesse letto. Va bene?
Allora, chi erano i difensori che dovevano intervenire?
AVVOCATO Pepi: Avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Ma lei non aveva già fatto...
AVVOCATO Pepi: No.
PRESIDENTE: No? Allora la confondevo.
Avvocato, può cominciare. Vi pregherei soltanto di rispettare più o meno i termini di tempo che avevate indicati l'ultimo giorno, nel senso che alle 6-7 avevate detto che più o meno era questione di un'ora, un'ora e mezza, fra tutti e due, eh.
Cercate di... facciamo due ore, non facciamo di più, perché sennò...
AVVOCATO Pepi: Sì, no...
PRESIDENTE: Vi abbiamo fatto, ci siamo fatti a tutti la concessione di prenderci un periodo più lungo perché era effettivamente ora tarda, ma non ne approfittiamo per fare delle cose esagerate.
Prego.
AVVOCATO Pepi: Senta, Brusca, lei ha...
PRESIDENTE: Dica il suo nome, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Sì, l'avevo già detto, comunque lo ripeto: avvocato Pepi.
Volevo sapere, innanzitutto: lei ha parlato della sua attuale situazione dicendo che è detenuto, vero?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io sono attualmente detenuto.
AVVOCATO Pepi: Ma è anche soggetto al regime del 41 bis, mi sembra che ha detto.
IMPUTATO Brusca G.: No. Io sono un 41, però ancora sono... Cioè, come legge sono 41; sono ancora sotto regime del 41 bis, in quanto sono sorvegliato a vista 24 ore su 24 ore, sorvegliato da telecamere, controllato di tutto e per tutto; ho avuto in più che prima facevo il colloquio con il vetro, ora lo faccio senza vetro. Cioè, ho potuto ritoccare mia moglie e mio figlio. Tutto qua. Poi, tutto il resto non è cambiato niente.
Sulla carta sono un 41 normale.
AVVOCATO Pepi: Ecco, ma, dicevo, questa attenuazione del regime del 41 le è stata data da qualche Tribunale di Sorveglianza, oppure per disposizioni ministeriali?
IMPUTATO Brusca G.: Siccome all'anno, quando è scaduto, perché io ho avuto questo regime per un anno, non so se me l'hanno dato perché mi spettava o perché non mi spettava.
Il mio avvocato si è interessato e mi hanno tolto il 41 bis. Ma solo quando mi è scaduto, non perché mi hanno dato qualche premio.
AVVOCATO Pepi: Senta Brusca, indipendentemente da questo processo, lei ha già avuto processi, ha subito condanne definitive e per quali reati?
IMPUTATO Brusca G.: Io ho subito una condanna definitiva che sto scontando al Maxiprocesso, a sei anni e quattro mesi, e poi di definitivo non ho nient'altro. Ho tanti processi in corso.
AVVOCATO Pepi: Senta Brusca, io vorrei sapere - e qui mi dovrebbe dare una risposta piuttosto precisa e non generica come ha fatto nell'esame suo - cioè i motivi che l'hanno indotta a chiedere, a collaborare con la Giustizia.
IMPUTATO Brusca G.: Ma io credo di avere già risposto. Però le posso ripetere tutto.
Inizialmente, gli ho detto, per potere bloccare quello che erano le mie esperienze, non portare mio figlio alla stessa strada.
Due, siccome io prevedevo che già c'erano i tanti morti successi, dietro la mia esperienza volevo fermare - per quello che ho potuto fermare - ancora la macchina della morte e sotto questo punto di vista alla Procura di Palermo ho pregato di fare degli arresti perché c'era pericolo di morte.
Non lo dico io, ci sono le prove.
Quindi bloccare quello che era Cosa Nostra alla macchina della morte e dare un contributo allo Stato, affinché si potessero chiarire tanti fatti e dare un passo nel dare un taglio al passato perché mi sono reso conto che tutto quello che avevo fatto nella vita, cioè in Cosa Nostra, mi sono reso conto che era stato sbagliato.
AVVOCATO Pepi: Senta, sempre sotto questo punto di vista, lei sta praticamente collaborando ormai da molti mesi con le varie Procure della Repubblica.
Ecco, io le chiedo: lei è a conoscenza dei motivi per i quali ancora lei non è stato ammesso al Regime di Protezione?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi sono mai preoccupato di questo problema. Solo che, a richiesta, come lei sta facendo ora, ogni volta volete spiegazioni perché io non sono stato ammesso a Programma di Protezione - questo non è competenza mia, ma bensì di chi mi ascolta - ho fatto fare richiesta tramite il mio avvocato per vedere anche io, per rendermi conto, se sono credibile o non sono credibile.
Credo che fino ad oggi i fatti più andiamo avanti e più mi danno sempre ragione.
Ci sono le sentenze. Guarda caso la sentenza del colonnello Russo, sono stati assolti i tre colpevoli, cioè colpevoli... erano stato indiziati i colpevoli, e poi sono stati assolti e condannate le persone, in parte, quelle che sono responsabili dell'omicidio.
E tanti altri casi.
AVVOCATO Pepi: Senta, prima di decidere di collaborare con la Giustizia, lei ha avuto colloqui con la DIA e con il ROS?
IMPUTATO Brusca G.: Nella maniera più categorica mai.
AVVOCATO Pepi: Cioè, è stata una decisione sua spontanea, non è stato mai contattato, spinto a collaborare da qualcheduno?
IMPUTATO Brusca G.: Nella maniera più categorica.
Cioè, il mio è stato, nel momento in cui sono stato arrestato, è scattata quella molla per i fatti che già ho raccontato.
Prima di quell'occasione mai avuto contatti né con DIA, né con qualsiasi Forza di Polizia e con nessuno.
AVVOCATO Pepi: E successivamente ha avuto dei colloqui investigativi con la DIA e con i ROS?
IMPUTATO Brusca G.: Mai. Tant'è che sono venuti ufficiali di Forze di Polizia, ma sempre accompagnati dai magistrati. Non so, per scrivere a macchina o per altre cose. Ma contatti con me niente.
E' venuto pure quel funzionario credo della Criminalpol, per notizie che gli servivano, ma sempre accompagnato dai magistrati.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Palermo, vero?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Personalmente da chi diretta?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, allora il questore, il capo questore dottor La Barbera, il dottor Luigi Savina e il dottor Claudio Sanfilippo.
AVVOCATO Pepi: Senta, quando lei è stato arrestato dalla Squadra Mobile di Palermo è stato sottoposto a violenze o pestaggi?
IMPUTATO Brusca G.: No, ci sono stati, come ho sempre detto, dei trambusti, perché pensavano di trovare Giovanni Brusca forse con mitragliatori o chissà quale strategia, e quindi sono venuti un po' preparati per quello che poteva essere la sua reazione.
Tutto qua. Infatti sono stati sparati colpi in aria, ma non ho avuto nessuna violenza... certo, piccoli graffi, così, che possono succedere di normale amministrazione.
AVVOCATO Pepi: A me risulterebbe, le chiedo la conferma, che dopo che lei è stato portato alla Squadra Mobile, non è stato in grado nemmeno di alzarsi per andare a parlare con sua madre, date le condizioni in cui era ridotto.
IMPUTATO Brusca G.: Ma questo chi l'ha detto? Chiedo scusa
AVVOCATO Pepi: No, chi l'ha detto... Io le domando questa circostanza. Lei mi dice se sì o no.
IMPUTATO Brusca G.: Io mi sono alzato, sono andato a salutare mia madre, ho preso mio figlio in braccio, sono andato al carcere, sono salito in macchina... Certo, non ero col sorriso, né contento, però camminavo, mi reggevo in piedi ed ero tranquillissimo.
Dall'altro lato, forse pensavano che io non potevo neanche alzarmi in piedi, ma così non è stato; perché, ripeto, io ho fatto tutto con le mie forze, con le mie gambe, senza nessun problema.
AVVOCATO Pepi: Senta, le risulta - se l'ha sentito dire, o se qualcheduno ne ha parlato - che altri arrestati di questo processo siano stati sottoposti a violenze e pestaggi dalla Squadra Mobile di Palermo?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non ne so parlare. Io so solo e semplicemente i maltrattamenti di Pianosa e Asinara. Dalla Squadra Mobile di Palermo io non so né di pestaggi o di altri fatti.
AVVOCATO Pepi: Senta Brusca, lei nel suo esame ha dimostrato, e ha più volte anche fatto capire in maniera evidente, di avere motivi di rancore e di odio per varie persone e soprattutto per Balduccio Di Maggio.
Io le chiedo: quali sono i motivi di questo odio?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io chiedo scusa se lei o chi di competenza abbia capito che ci siano rancori o odio. Io ho semplicemente detto e ridetto, sia oggi e nei vari interrogatori e dall'inizio della mia collaborazione, che quello che Di Maggio stava dicendo era la verità, tranne qualche piccola... come ognuno di noi può sbagliare in qualche cosa. Però Di Maggio stava facendo... i morti; cioè Di Maggio era venuto in Sicilia per commettere i morti e quindi io cercavo in tutti i modi e tutte le maniere di fermarlo.
E siccome capivo davanti a me chi c'era, c'era un muro non indifferente, in quanto un testimone importante, come tutti sanno, in qualche processo, qualcuno ha pensato che io volessi screditare Di Maggio per chissà quali fini.
Invece, per questa diffidenza nei miei confronti, giustamente, io mi metto pure al posto dei magistrati, pensando che io ce l'avessi con Di Maggio, tutti la prendevano come se io ce l'avessi con Di Maggio. Tant'è vero che a un dato punto non volevo più parlare di Di Maggio con i magistrati, perché era interpretato come lei sta dicendo: che io ce l'avessi con Di Maggio.
Io non ce l'avevo con Di Maggio, io non ce l'ho mai avuta con Di Maggio.
Io ho semplicemente detto che Di Maggio veniva in Sicilia, cioè era ritornato in Sicilia... per lo meno, Di Maggio non si era mai pentito, tranne che ha fatto le dichiarazioni, però sul senso religioso, sul senso di quella parola Di Maggio non si era mai pentito, perché da subito io ho avuto i segnali che Di maggio veniva in Sicilia.
Tant'è vero che per la presenza di Di Maggio in Sicilia, io ho dovuto fare dei morti.
E prima ancora che uscissero le intercettazioni telefoniche... caso omicidio Reda, caso omicidio Palazzolo, caso attentato omicidio di Michelangelo Camarda.... E le dico di più, io, il giorno 7 o 8 agosto '96, trovandomi all'Aula Bunker di Palermo, dalla TV ascolto che c'era un tentato omicidio a un tale Fascellaro Salvatore Giuseppe, un amico di mio fratello, socio di mio fratello Enzo.
Al che - siccome io ero l'ultima udienza che stavo facendo, dopodiché venni trasferito da Palermo a sede da destinare per cominciare a deporre - nei colloqui investigativi che era successo il fatto, io ho detto subito che a sparare a Fascellaro sarebbe stato il clan Di Maggio o chi per lui, dando nomi e cognomi.
Questo particolare, tant'è vero che è uscito su "Repubblica", sul quotidiano "Repubblica" e chi, non so chi, in una busta chiusa lo mandò a mio cognato minacciandolo, 'perché siamo amici, statti muto'.
Perché io, le notizie che avevo dato ai colloqui investigativi, l'avevo apprese dai miei cognati, perché loro ancora non sapevano che io stavo collaborando.
Quindi, a distanza di 48 ore...
AVVOCATO Pepi: Senta, Brusca...
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa.
AVVOCATO Pepi: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, lei ha fatto una domanda e io le devo rispondere.
PRESIDENTE: Sì, però non deve neanche esagerare in un racconto...
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, siccome dicono che io ce l'ho...
PRESIDENTE: Va be', lei ha detto che non odia Di Maggio.
IMPUTATO Brusca G.: No, io sto solamente raccontando fatti.
PRESIDENTE: Va bene.
IMPUTATO Brusca G.: Se i fatti poi qualcuno li interpreta come odio...
PRESIDENTE: Basta così.
Salvo che l'avvocato non chieda...
AVVOCATO Pepi: Sì, no, io... Brusca, lei mi ha parlato di eventuali rapporti con Di Maggio che attengono a omicidi e fatti di questo genere.
Io le chiedevo, la domanda mia era molto precisa e vorrei una risposta proprio secca di due parole: lei aveva rancori personali, di carattere passionale, con Di Maggio per questioni di donne?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVVOCATO Pepi: E' vero, però, che l'attuale sua moglie o compagna era la donna di Di Maggio?
IMPUTATO Brusca G.: Non so da dove lei ha preso questa fantasia o chi gliel'ha detta.
PRESIDENTE: E' vero o non è vero?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PRESIDENTE: No. Ecco, qui bisogna che precisi perché sennò...
IMPUTATO Brusca G.: Per me no.
PRESIDENTE: Va bene.
AVVOCATO Pepi: Senta Brusca, lei ha un soprannome?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVVOCATO Pepi: Non le risulta di essere soprannominato "U' Verro"?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, avvocato... Poi se il Presidente mi dice che mi dilungo... Chi non sa questa parola che significa, in siciliano, almeno dalle parti nostre significa il maiale maschio che va in cerca di donne.
PRESIDENTE: Femmine.
IMPUTATO Brusca G.: Siccome io... Femmine.
PRESIDENTE: Ecco, va bene.
IMPUTATO Brusca G.: No, ha un altro significato: una persona che, può significare questo, una persona che scava.
Cioè, 'verro' nel senso che scava per andare avanti per quelle che sono le sue strade, una persona capace che va avanti. Questo significa da noi.
PRESIDENTE: Ha due significati.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Va bene.
IMPUTATO Brusca G.: Eh.
AVVOCATO Pepi: Senta, cambiamo argomento.
Secondo le regole di Cosa Nostra, che lei ci ha spiegato e di cui sembra essere molto a conoscenza, chi... è proposto a nominare un reggente del mandamento?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho capito la domanda, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Chi ha la autorità, in Cosa Nostra, di nominare il reggente di un mandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Se c'è la possibilità dal carcere, il capomandamento attuale, se è carcerato, ha la possi...
PRESIDENTE: Potrebbe essere morto.
IMPUTATO Brusca G.: Dico, siccome è stata fatta la domanda, se manca una persona che sostituiva...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Io stavo dicendo: se è carcerato e ha la possibilità di poter mandare un segnale, dice: 'al posto mio ci sta tizio e caio'; se non ci sta questa possibilità, o perché è morto, o è impossibilitato, decidono, rieleggono nuovamente il capomandamento, o si nomina un reggente dalla commissione, se la commissione esiste. Così...
PRESIDENTE: Alla commissione nuovamente.
IMPUTATO Brusca G.: Se... quando c'è...
PRESIDENTE: Queste condizioni.
IMPUTATO Brusca G.: Io sto spiegando le condizioni.
Si riunisce momentaneamente, facciamo il reggente di tale famiglia.
AVVOCATO Pepi: Ecco, ma io le chiedo, su questo punto, il capo di un mandamento, può nominare reggente di un altro mandamento una persona?
Cioè, o deve essere fatta la nomina da persone che reggono quel mandamento?
Faccio un esempio: mandamenti... il capo del mandamento di Brancaccio, può nominare un reggente, che so io, a Mazara del Vallo?
IMPUTATO Brusca G.: Completamente è fuori luogo. Perché là siamo in provincia di Trapani.
PRESIDENTE: Quindi, no.
IMPUTATO Brusca G.: No.
PRESIDENTE: Ognuno nel suo territorio.
IMPUTATO Brusca G.: Ognuno nel suo territorio. O dipende dalle circostanze, signor Presidente.
AVVOCATO Pepi: Ecco, allora proprio su questo punto, io le chiedo di precisarmi: come mai lei ed altri provvidero a nominare reggente di Brancaccio Gaspare Spatuzza se non eravate competenti a farlo?
IMPUTATO Brusca G.: Io non ho detto mai che Gaspare Spatuzza era un reggente della famiglia di Brancaccio.
Noi abbiamo creato Gaspare Spatuzza, ci siamo presi la responsabilità, io, Messina Matteo Denaro, Enzo Sinacori e Nicola Di Trapani, due, perché eravamo palermitani.
Messina Matteo Denaro con Giuseppe Graviano sono, come si suol dire, secchio e la corda, stessa cosa Vincenzo Sinacori.
E abbiamo fatto la persona di Gaspare Spatuzza, perché non era uomo d'onore; avevamo bisogno di parlare con una persona uomo d'onore e abbiamo fatto il nostro punto di riferimento dentro la famiglia di Brancaccio.
AVVOCATO Pepi: Sì, ho capito. Ma siccome a me risulta che in quel periodo a Brancaccio fossero liberi già uomini che erano già uomini d'onore, come mai pensaste a Spatuzza e non a un altro di questi uomini d'onore che era libero?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, ho detto noi conoscevamo Spatuzza, lo abbiamo combinato e diventò il nostro punto di riferimento di questo gruppo.
Se era reggente, abbiamo detto era reggente della famiglia di Brancaccio.
Non abbiamo nominato nessun reggente a Brancaccio; abbiamo creato una persona di nostra fiducia.
AVVOCATO Pepi: Senta, restando sempre a Spatuzza e alle dichiarazioni, le confessioni che le avrebbe fatto circa l'attentato dell'Olimpico.
Io qui ho necessità, veramente, che lei faccia uno sforzo di memoria e mi dica con certezza il luogo e il tempo di queste confessioni. Come e quando sono state dette.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho fatto queste confessioni man mano che i magistrati di Firenze...
AVVOCATO Pepi: No, no. Brusca, quando e dove Spatuzza le avrebbe fatto queste confidenze.
IMPUTATO Brusca G.: Me le avrebbe fatte, se non ricordo male, a Palermo, in un... nella zona di... non mi ricordo se eravamo a Brancaccio, se eravamo... comunque a Palermo, in una occasione, ci siamo incontrati.
Fu precisamente in occasione che stava collaborando qualcuno. E Spatuzza mi fece questo, questa confidenza. Io l'ho appreso...
AVVOCATO Pepi: Va be', lei ha detto a Palermo. Ma quando?
IMPUTATO Brusca G.: Nel '95, nel dicembre '95.
AVVOCATO Pepi: Dicembre '95.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei è a conoscenza di chi sono, dei nominativi dei collaboratori di Giustizia che hanno parlato del presunto attentato all'Olimpico?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVVOCATO Pepi: Cioè...
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, io, fino a quando ho fatto le mie dichiarazioni, non conoscevo nessuno che aveva fatto queste dichiarazioni.
AVVOCATO Pepi: Lei sa quando ha cominciato a collaborare Scarano?
IMPUTATO Brusca G.: Eh... Io ho saputo, mentre che io già ero arrestato, quindi già il 20 maggio quando io vengo arrestato, poi cominciai a leggere i giornali e ho visto che stava collaborando Scarano Antonino, l'amico di Messina Matteo Denaro.
AVVOCATO Pepi: Sì, ma forse mi è sfuggito a me.
La data lo sa quando hanno...
IMPUTATO Brusca G.: No.
PRESIDENTE: Quando avrebbe cominciato a...
IMPUTATO Brusca G.: No, signor Presidente.
AVVOCATO Pepi: Nemmeno l'anno?
IMPUTATO Brusca G.: Io lo so perché l'ho sentito, sia in quest'aula, e perché ho letto i giornali.
Io non lo so quando ha cominciato a collaborare.
AVVOCATO Pepi: E sa quando ha cominciato a collaborare Grigoli?
IMPUTATO Brusca G.: Grigoli Salvatore?
AVVOCATO Pepi: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Appena lo hanno arrestato, subito.
AVVOCATO Pepi: Bene. Senta, sempre restando all'attentato dell'Olimpico, io vorrei sapere: come mai lei chiese a Matteo Messina Denaro il motivo per cui il tentato, l'attentato all'Olimpico fallito non era stato ripetuto, anziché a Spatuzza che, a suo dire, era stato l'ideatore di questo attentato?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non ho detto a Messina Matteo Denaro... non gli ho chiesto perché non è stato rifatto.
Io e Messina Matteo Denaro abbiamo parlato in generale; non ho mai sceso in particolari con Messina Matteo Denaro.
AVVOCATO Pepi: Va be', cambiamo argomento e passiamo all'attentato a Costanzo.
Lei conosce il luogo dov'è stato fatto l'attentato?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVVOCATO Pepi: Sa se, o per saperlo per scienza diretta, o perché gliel'ha detto qualcuno, se nelle vicinanze di questo luogo vi siano, vi fossero dei locali occupati da persone collegate ai Servizi Segreti?
IMPUTATO Brusca G.: Non ne so niente. O perlomeno, non ne sapevo niente.
AVVOCATO Pepi: E' a conoscenza, o ha saputo da qualcuno, ha sentito dire che il dottor Costanzo facesse parte di Logge massoniche, in specie della P-2?
IMPUTATO Brusca G.: Non ne sapevo niente.
AVVOCATO Pepi: E' a conoscenza della circostanza che è stata fra l'altro riferita in quest'aula bunker da altri collaboratori di Giustizia, che a Costanzo doveva essere stata dato solo un avvertimento e non doveva essere ucciso, in quanto lo stesso era vicino a ambienti di Forza Italia?
IMPUTATO Brusca G.: Ho già risposto. Posso rispondere.
PRESIDENTE: Effettivamente è una domanda che è già stata fatta, avvocato.
Eh, va be', ma ripeterla dieci volte, è una cosa assurda. Penso, eh.
Proseguiamo.
AVVOCATO Pepi: Passiamo ora alla vicenda Bellini-Gioè.
Gioè Sapeva che Bellini era collegato ai Servizi Segreti?
IMPUTATO Brusca G.: No. Non abbiamo... ho sempre detto che noi davamo l'interpretazione Bellini e con qualche Forza di Polizia. E noi dicevamo Servizi Segreti.
Ma siccome non ci interessavano, ci interessavano solo i fatti, quindi noi, fino a quando non ho letto le trascrizioni di Bellini, per noi rimaneva, fino a giorni prima che io venissi a deporre in quest'aula, Servizi Segreti.
AVVOCATO Pepi: Senta...
IMPUTATO Brusca G.: Ma per un fatto, così, di nostra deduzione, tutto qui.
AVVOCATO Pepi: Di deduzione vostra.
Gioè sapeva che il Bellini era stato indagato per gravi fatti di terrorismo?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho spiegato, credo, dicendo che io, tutto quello che so, lo sapevo da Gioè Antonino.
AVVOCATO Pepi: Sì, questo l'ho capito. Però, visto che lei parlava spesso con Gioè, Gioè le ha mai detto di sapere che Bellini era stato indagato per questi fatti?
IMPUTATO Brusca G.: Scusi, le ho detto che Bellini era al carcere di Sciacca con nome non suo, con un altro nome.
Quando lo hanno scoperto e se lo sono venuti a prendere, dice, che si litigavano tra Carabinieri e Polizia, non so, chi se lo doveva portare prima.
Il Gioè mi disse che era coinvolto in tanti fatti - vero o non vero, questo lo sa lui - e questo mi ha detto Gioè, e questo l'ho detto io ai magistrati.
AVVOCATO Pepi: Senta...
PRESIDENTE: Scusi avvocato, abbia pazienza.
Io pregherei quelle gentili signore di smettere di chiacchierare. Se avete da chiacchierare, uscite fuori. Infastidisce vedere un avvocato impegnato in un controesame, un esaminato nel rispondere, noi attenti a sentire, e gente che discorre.
Non ci interessa quello che disco... Però, se avete da discorrere, uscite. E' inutile stare qui.
Prego.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei ha riferito che Bellini, nonostante avesse con voi dei rapporti, era visto abbastanza con diffidenza ed era controllato.
Ecco, allora io le faccio questa domanda - sarà una domanda banale, ma penso che abbia la sua importanza -. Come mai allora, se avevate questa diffidenza nei confronti di Bellini, con lui progettavate e parlavate di fatti stragisti, di fatti estremamente gravi per i quali è necessario che vi sia una compartecipazione fra i componenti che non può dar luogo alla diffidenza.
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, avvocato. Io non credo sino ad ora di avere detto che nessun patto con Bellini e con chicchessia.
Dai ragionamenti fatti tra Bellini e Gioè, noi venivamo ad una scelta, a delle deduzioni, ragionamenti giusti o sbagliati.
Oggi posso dire che sono stati sbagliati.
Da ragionamenti fatti tra Bellini e Gioè, a una conclusione ci siamo arrivati. Una conclusione che mancò per noi, cioè, per me, meglio dire, di potere verificare se le parole di Bellini erano vere o non vere. Perché arrivò la risposta, l'ultima risposta che arrivò, che per Bernardo Brusca e Giuseppe Giacomo Gambino, la possibilità di uscire dal carcere, c'era.
Da dietro questa disponibilità io ho continuato.
A noi questo ci interessava. Non ci interessava né distruggere chissà che cosa, né fare nessun attentato.
A noi ci interessava ottenere dei risultati.
Poi Bellini, a chi apparteneva, a chi non apparteneva, cosa faceva, cosa non faceva, non ci è mai interessato.
AVVOCATO Pepi: Senta Brusca, proprio su questo punto qui della trattativa: è vero che Riina non voleva più portare avanti la trattativa tramite Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Ma infatti, Salvatore Riina, quando io gli portai la risposta che per tutti e cinque non era possibile, ma bensì per due, lui dice: 'no, chiudiamo l'argomento'.
E io gli chiedo: 'posso andare avanti per mio padre?', dice: 'tu fai quello che vuoi, senza nessun problema'.
AVVOCATO Pepi: E' vero che a seguito di questo, proprio di questo fatto che lei ha riferito in questo momento sorsero dei contrasti fra lei e Riina, tant'è che Riina manifestò la volontà di ucciderla?
IMPUTATO Brusca G.: Completamente errata. Perché la situazione, la manifestazione che Riina mi volesse uccidere, riguarda un fatto del '91.
PRESIDENTE: Sul quale ha già parlato.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
AVVOCATO Pepi: Senta, l'ultima domanda su questa faccenda di Bellini.
Lei ha parlato anche di un progetto per rubare dei quadri agli Uffizi.
Ecco, io però avrei bisogno qui di sapere con esattezza: com'era progettato questo furto, quando doveva essere fatto, chi lo doveva fare e quali quadri avevate eventualmente individuato da rubare.
IMPUTATO Brusca G.: Io non...
AVVOCATO Pepi: Se lo sa.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, posso rispondere.
Erano sempre progetti tra Gioè e Bellini: che se io non riuscivo a trovare nessun pezzo di appoggio, nel senso, nessuna opera d'arte o nessun fatto, il Bellini dice così: 'eventualmente creiamo, facciamo un furto a Firenze'.
E non me lo ha detto, o non me lo ricordo, che si trattava di un piccolo quadro. Dice che: 'io organizzo tutto tramite un ladruncolo della zona, che pure che se lo arrestano, pure che lo arrestano poi gli daremo 100-150 milioni, 200 milioni, si va a fare il carcere per i fatti suoi. E noi poi questo quadretto diventa opera di scambio'.
Siccome io non mi ricordo il nome, mi ricordo, dice: 'che addirittura è un piccolo quadro che si...', talmente importante che si poteva mettere sotto un giubbotto e non c'è nessun tipo di problema.
Questo, io so; e questo io ho detto. Altri fatti non ne conosco.
AVVOCATO Pepi: Senta, passiamo ad altro argomento.
Gli obiettivi da colpire nelle città d'arte, come furono scelti e con quali criteri?
IMPUTATO Brusca G.: Eh... io, signor Presidente, ho risposto. Posso rispondere ancora.
PRESIDENTE: Beh, se...
IMPUTATO Brusca G.: Io, dei fatti scelti, dei fatti accaduti, non ne so niente.
Me lo ha detto poi Messina Matteo Denaro.
Dico: 'come avete fatto ad individuare questi fatti?'
Dalle guide turistiche, dai depliant, da qui ho saputo come hanno scelto i fatti. Se poi è vero, o non è vero, questo lo sa Messina Matteo Denaro.
AVVOCATO Pepi: Ecco, sempre su questo argomento, una precisazione: ma lei è a conoscenza se gli obiettivi erano stati stabiliti prima, oppure demandati agli autori materiali degli attentati, una volta scelta la città.
IMPUTATO Brusca G.: Non ne so nulla.
AVVOCATO Pepi: Senta, lei è a conoscenza se nell'Accademia dei Georgofili, contro la quale è stato fatto l'attentato a Firenze, vi fossero membri legati alla massoneria o ai poteri forti?
IMPUTATO Brusca G.: Non ne so nulla.
AVVOCATO Pepi: Non sa neppure se faceva parte di questa Accademia il defunto senatore Spadolini?
IMPUTATO Brusca G.: Non ne so nulla.
AVVOCATO Pepi: Senta, torniamo un attimo indietro: alla trattativa che doveva esser fatta tra Riina e Antonino Cinà da una parte e lo Stato dall'altra, di cui si è parlato molto in queste udienze.
Io vorrei che lei, su questo punto, cercasse - lo ha detto varie volte, però io le faccio nuovamente la domanda - ma è possibile che lei, che sa della trattativa, lei che conosce Riina, sa che Riina vi partecipa, sa che vi partecipa Cinà. E non sa esattamente chi è la controparte della trattativa.
Mi sembra una cosa un po' strana che nessuno le abbia detto: 'guarda, sto trattando con tizio, con caio, con sempronio'.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io non ho detto che sapevo che c'era Cinà a trattare, nella maniera più categorica.
Io ho semplicemente risposto a domande dei magistrati, dicendomi: 'secondo lei, chi potrà essere, per conto di Salvatore Riina, trattare con questi pezzi dello Stato?, o apparati dello Stato?'
Allora, facendo deduzione su fatti che io conosco, successi nel '92 e molto tempo prima, io faccio un nome.
Dico: 'per me è Antonino Cinà e forse il Ciancimino'.
Stop. Per me era finito l'argomento.
Ricollegandomi a quello che mi dice Salvatore Riina, dice: 'io sto trattando con personaggi dello Stato', e mi dice il famoso discorso del "papello", quindi a domanda dei magistrati rispondo in questa maniera.
Per me l'argomento era chiuso.
Dopodiché, il 29 e il 30 ottobre - qui c'ho io le fotocopie degli originali dei giornali - il 30 ottobre, trovandomi a Palermo, leggo sul quotidiano Repubblica, che è quello che si fa a Palermo, delle... glielo posso leggere...
PRESIDENTE: No, no, guardi...
IMPUTATO Brusca G.: No, ho finito. Cioè...
PRESIDENTE: Dica quello che è.
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa. Secondo Giovanni Brusca il contatto è così, così, così.
Siccome io ho parlato con i magistrati e non con i giornalisti, quindi io prendo conferma di quanto avevo detto...
Chiedo scusa, signor Presidente...
PRESIDENTE: Lo ha già detto, lo ha già detto.
IMPUTATO Brusca G.: Prima uno, e poi c'è la dichiarazione del colonnello Mori...
PRESIDENTE: Va benissimo, non ci interessano, guardi. Se dobbiamo introdurre anche pezzi di giornali, mi pare che sia...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, per carità! Siccome è stato detto che io...
PRESIDENTE: Le faccio... Scusi, Brusca...
IMPUTATO Brusca G.: ...faccio deduzioni sui giornali...
PRESIDENTE: ...faccio presente che la domanda dell'avvocato era di tutt'altro genere.
Voleva sapere, se è possibile, se crede che sia credibile, se crede che possa essere ritenuto veritiero che, avendo saputo da Riina che lei...
IMPUTATO Brusca G.: Stavo... Sì.
PRESIDENTE: ...aveva contatti con... che lui aveva contatti con pezzi dello Stato, e avendo fatto le sue considerazioni su chi era che poteva avere suggerito a Riina o indicato con chi poteva mettersi in contatto, che lei non sapesse minimamente chi era la parte, o i soggetti, che rappresentavano, in questa trattativa, lo Stato.
IMPUTATO Brusca G.: Non lo so, signor Presidente.
PRESIDENTE: Non lo sa.
AVVOCATO Pepi: Ecco. Andiamo avanti. E andiamo pian pianino verso la fine.
Lei, nel suo esame e nel controesame, ha parlato di rapporti fra molti politici della cosiddetta Prima Repubblica e Cosa Nostra.
Ha parlato di Andreotti, Craxi, Martelli e via dicendo. Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Craxi non l'ho mai nominato.
PRESIDENTE: Come?
AVVOCATO Pepi: Come?
IMPUTATO Brusca G.: Craxi non l'ho mai nominato.
AVVOCATO Pepi: Va be', insomma... Ha parlato di Andreotti, di Martelli...
PRESIDENTE: Sì, sì, va bene.
AVVOCATO Pepi: Bene.
PRESIDENTE: Ha voluto escludere un soggetto di cui non si è...
AVVOCATO Pepi: Sì, sì. Ma non è che la domanda mi interessasse questo. Io, era per dare la premessa.
Io le chiedo: siccome queste persone di cui lei ha parlato fanno parte di forze politiche che, quantomeno ufficialmente, non esistono più, dopo il '94 lei è a conoscenza con quali forze politiche Cosa Nostra è in collusione?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non... non ne sono a conoscenza.
AVVOCATO Pepi: E' a conoscenza che altri collaboratori di Giustizia, sentiti in quest'aula, hanno parlato di collusione tra Cosa Nostra e Forza Italia, anche in relazione al presunto attentato a Di Pietro?
IMPUTATO Brusca G.: Io posso rispondere quello che dico io; di quello che dicevano gli altri, non mi interessa.
AVVOCATO Pepi: No, io le ho chiesto se lei sa...
PRESIDENTE: Se lei lo sa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Se poi, diciamo, leggendo i giornali, leggendo un po'...
PRESIDENTE: Ah, ma solo da notizie giornalistiche.
IMPUTATO Brusca G.: Solo da notizie. Io, direttamente, non ne conosco di questi contatti.
AVVOCATO Pepi: Lei sa se vi sono rapporti tra Cosa Nostra e la Falange armata?
IMPUTATO Brusca G.: Non ne so di questi contatti.
AVVOCATO Pepi: Non lo sa, o lo può escludere?
IMPUTATO Brusca G.: No, non... io non ne so. Non sono in grado né di confermarli, né escluderli. Io non so niente.
AVVOCATO Pepi: Dopo che è avvenuto l'attentato agli Uffi... degli Uffizi a Firenze, cioè, dell'Accademia dei Georgofili, le risulta che, a seguito dell'attentato dovesse essere informato un importante uomo politico?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho capito la domanda. Le chiedo scusa.
AVVOCATO Pepi: Subito dopo la strage di Firenze, le risulta che di questa strage doveva essere immediatamente informato un importante uomo politico?
IMPUTATO Brusca G.: Non ne so nulla.
AVVOCATO Pepi: A me risulterebbe che lei, al Tribunale, all'Assise di Palermo, abbia dichiarato che:
"Quando mettemmo le bombe agli Uffizi, per conto dei Servizi, dovevamo informare Silvio Berlusconi."
IMPUTATO Brusca G.: No...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato, lei bisogna che indichi l'udienza, l'esatta Sezione di Assise, se è, o di Tribunale, e la data della udienza.
AVVOCATO Pepi: So che la Sezione era la VI, del Tribunale di Palermo.
PRESIDENTE: Avvocato, se non c'ha il testo della copia...
AVVOCATO Pepi: No, allora gli faccio la domanda diretta: se è a conoscenza che doveva essere informato Silvio Berlusconi dopo l'attentato di Firenze.
IMPUTATO Brusca G.: Io, in quella sede, avevo detto che noi volevamo sfruttare, nel '94, visto che Silvio Berlusconi era diventato Presidente della Repubblica, volevamo sfruttare...
PRESIDENTE: Presidente del Consiglio.
IMPUTATO Brusca G.: Presidente del Consiglio, chiedo scusa.
Volevamo sfruttare allora il Presidente del Consiglio, a Silvio Berlusconi, come Presidente, ripeto, del Consiglio, tramite Vittorio Mangano, quello che era successo al '93.
Cioè, a cominciare dalla bomba a mano dei Georgofili, fino ad arrivare a quello che è successo poi strada facendo.
Ma era una strategia mia e di, assieme a Leoluca Bagarella, per potere dire: se non fate qualche cosa per il 41-bis, noi continuiamo.
Cioè, il bluff era per dire: ti minacciamo, che noi volevamo continuare.
Ma senza nessun patto, senza nessuna cosa. E non so se questa cosa è arrivata a Silvio Berlusconi, o meno.
Io mi sono adoperato con Vittorio Mangano a fargliela arrivare; se poi gli è arrivata, o non gli è arrivata, questo non glielo posso dire.
AVVOCATO Pepi: L'ultima domanda e ho chiuso: ma lei è a conoscenza che uomini di Forza Italia siano in stretto contatto con Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Io non ne conosco.
PRESIDENTE: Prego?
AVV. Cianferoni: Sì. Avvocato Cianferoni.
Brusca, lei conosce gli atti dei suoi processi, in particolare di questo processo?
IMPUTATO Brusca G.: Li conosco, perché ho fatto le mie dichiarazioni.
PRESIDENTE: Cioè, conosce solo le sue dichiarazioni?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Non ha letto gli altri atti?
IMPUTATO Brusca G.: No, li ho avuti comunicati, ma non li ho letti.
AVV. Cianferoni: Sotto questo profilo, mi può chiarire allora il senso della sua affermazione che si legge a pagina 129 dell'interrogatorio reso al P.M. di Firenze il 14 luglio per la quale lei dice...
PRESIDENTE: Di quale anno, avvocato?
AVV. Cianferoni: Del '97.
PRESIDENTE: Ecco.
AVV. Cianferoni: Lei dice:
"Poi, a me, ripeto, se non ricordo male, dagli atti, con le dichiarazioni di Di Natale, se non ricordo male..."
Ecco, questa sua affermazione sulle dichiarazioni del Di Natale.
PRESIDENTE: Lei conosce Di Natale?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PRESIDENTE: Ne ha letto gli atti?
IMPUTATO Brusca G.: Ho avuto un mandato di cattura con le accuse di Di Natale.
Dice che mi aveva visto... a casa sua, non so a che. Al che, al Pubblico Ministero, gli ho detto che io non conosco questo signore, perché ho avuto un mandato di cattura che mi riguarda.
AVV. Cianferoni: Ecco, può chiarirmi allora il senso della sua affermazione che si legge a pagina 203 dello stesso interrogatorio, a proposito della lettera del Gioè. Lei dice, il P.M. interloquiva dicendo:
"Cioè, a chi la doveva leggere, poi la lettera."
E lei risponde, dice:
"Sì. Perché io non l'ho veduta mai e stava impazzendo per avere questa lettera. Che lui ne manda una alla Procura, o perlomeno una ai familiari, o perlomeno lascia intendere...", e poi il discorso prosegue.
Cioè, questa sua ricerca spasmodica della lettera del Gioè, perché?
IMPUTATO Brusca G.: Per potere riuscire a capire cosa aveva scritto Gioè.
AVV. Cianferoni: Senta, è a conoscenza dell'esistenza di collaboratori che dicono il falso su di lei, o su altre persone?
IMPUTATO Brusca G.: Io, l'unica certezza che ho è su Cancemi Salvatore.
Qualcosa su altri collaboranti, il Monticciolo...
AVV. Cianferoni: Monticcio... ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E... poi, altri collaboranti. Non so, io conosco tutte le accuse... Per esempio, c'è qualcosa che non funziona con Angelo Sino. Quindi, quello che io conosco.
Poi, non lo so che conosco tutte le dichiarazioni di altri collaboranti su di me.
AVV. Cianferoni: Ecco, le chiedo fin d'ora, lei questo signore Angelo Sino, lo conosce?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ci ha avuto rapporti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Avvocato, ma non è neanche tra quelli che noi abbiamo sentito. Quindi...
AVV. Cianferoni: Esattamente. Infatti, queste erano le domande che mi servivano su Sino.
Senta, a proposito di questo discorso, le chiedo: ricorda che cosa ha detto circa la iniziazione, l'affiliazione di Gaspare Spatuzza?
Dove avvenne?
IMPUTATO Brusca G.: A Salemi.
AVV. Cianferoni: Sa dire il luogo preciso?
IMPUTATO Brusca G.: Il luogo preciso io l'ho cercato di indicarlo alle Forze di Polizia. Perché è una campagna alla periferia di Salemi. Poi l'ho saputo di chi era. Ma, fino a quel momento, io non...
PRESIDENTE: Ma ora lo può dire?
IMPUTATO Brusca G.: Lo posso dire. Erano parenti del collaborante Pennino. In una casa dei parenti del collaboratore Pennino.
PRESIDENTE: Dottor Pennino.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Pennino.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora com'è possibile che questo sia avvenuto nella casa dei parenti di un pentito?
IMPUTATO Brusca G.: Come?
AVV. Cianferoni: Com'è possibile, dico, che... tra l'altro, l'iniziazione ha detto che l'ha fatta lei assieme ad altri.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Sia avvenuto in casa di parenti di un pentito.
IMPUTATO Brusca G.: Ma io, guardi, quando l'ho saputo, sono stato un po' sbalordito. Non sapevo dove il Messina Matteo Denaro mi portavano, o il Sinacori.
Vuol dire che loro avevano delle garanzie e contatti con i parenti non ne avevano.
Io l'ho saputo dopo dove siamo andati a finire.
AVV. Cianferoni: Lei ha mai avuto rapporti con parenti di pentiti?
IMPUTATO Brusca G.: Io, mai.
AVV. Cianferoni: Con il padre di Di Matteo Mario Santo lei si è mai sentito?
IMPUTATO Brusca G.: Mai. Tramite bigliettini per avere notizie dal figlio a farlo ritrattare. Ma direttamente, mai.
AVV. Cianferoni: Non si è mai rivolto al padre di Di Matteo Mario Santo per avere notizie circa il Di Maggio?
IMPUTATO Brusca G.: Sempre tramite bigliettini, ma direttamente, mai.
AVV. Cianferoni: Sì, ho capito. Però i bigliettini li mandava lei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Oh.
IMPUTATO Brusca G.: Ma io questo l'ho sempre detto. Non è che non l'ho mai negato.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta, nell'associazione esiste una regola di verità? Nel senso che, tra uomini d'onore, si deve dire la verità?
IMPUTATO Brusca G.: Le regole, i fondamenti, dovrebbero essere questi.
E se questo esisteva, oggi forse non saremmo qua.
Ma siccome Cosa Nostra è fatta di uomini...
AVV. Cianferoni: Lei mi dica se c'era questa regola.
IMPUTATO Brusca G.: La regola dovrebbe essere questa.
AVV. Cianferoni: Esiste anche un dovere di informazione in Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: La regola, sì.
AVV. Cianferoni: Al momento dell'arresto di Riina, esisteva ancora la commissione provinciale a Palermo?
IMPUTATO Brusca G.: Fino all'arresto di Riina, esisteva tutto; dopo l'arresto di Riina sono cambiate molte cose.
AVV. Cianferoni: Bene. Ecco, allora, su queste premesse lei ha detto che il Bagarella, quando gli fu fatto presente che il discorso era fuori, riferito a Costanzo, gli disse che:
"Ora ci fermiamo, stiamo attenti e valutiamo."
Questo, lo ha detto all'udienza del 13 gennaio, pagina 71 del verbale.
Ricorda questa circostanza?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: E allora, è normale che il signor Bagarella ha avuto da lei una chiara contestazione, abbia inteso procedere, malgrado si sia espresso nella maniera opposta?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, questo io non glielo posso dire. Io posso dire quello che ho detto io. Se poi è stato interpretato come 'procedi', a me mi dispiace.
Io ho detto: 'fermiamoci, blocchiamoci, in attesa di nuovi eventi'.
Invece poi, ho letto sui giornali, in TV, quello che è successo.
AVV. Cianferoni: Ma allora, facendo così, Bagarella non avrebbe dato modo a lei di lamentarsi?.
IMPUTATO Brusca G.: Ma infatti, cosa ho detto? Che i malumori sono cominciati, tanto al punto che poi abbiamo chiarito i fatti.
AVV. Cianferoni: Lei aveva malumori solo con il signor Bagarella, o con altre persone nell'associazione?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, i malumori erano... dipende dal comportamento delle persone.
Con lui ce l'avevo in particolar modo, per il comportamento che aveva.
Poi, a un dato punto, ho deciso di farmi la mia strada. E lui faceva quello che voleva. L'importante è che non mi disturbava e faceva quello che voleva.
AVV. Cianferoni: Ma scusi, non era un'offesa troppo grande, addirittura lei ha detto che vi sareste visti all'indomani della questione Costanzo e ne avreste parlato come da osservatori esterni.
IMPUTATO Brusca G.: E... io gli chiedo cosa gli potevo dire a Bagarella, una volta che era fatto, specialmente fuori dalla Sicilia, non nel mio territorio.
Io, quale diritto avevo al Bagarella di dire: 'tu non fare questo, tu non fare quell'altro'.
AVV. Cianferoni: Aspetti. Ma il discorso di Costanzo era fuori, siamo partiti da quella premessa lì.
IMPUTATO Brusca G.: Costanzo era...?
AVV. Cianferoni: Era fuori. Cioè, era saputo, era un danno...
PRESIDENTE: Lei dice, era conosciuto. Quindi c'era un rischio che venisse accusato immediatamente.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, Gioè mi manda a dire tramite...
PRESIDENTE: Ho capito. Ma lo abbiamo saputo tutti...
IMPUTATO Brusca G.: Io, questo ho detto e questo ho fatto.
Poi, sono continuati, chi, Bagarella o chi per lui ha continuato. Dopodiché, che cosa ci andavo a dire a Bagarella? 'Sei stato cattivo, sei stato bravo?'
Quando ci siamo visti, abbiamo parlato così, come fatto generico.
AVV. Cianferoni: E il dovere di verità, di informazione di cui si parlava prima?
IMPUTATO Brusca G.: Come?
AVV. Cianferoni: E quei doveri di verità e di informazione di cui si parlava prima?
IMPUTATO Brusca G.: Ma lei mi ha chiesto le regole; le regole esistono, però poi dipende se venivano attuate, o no.
AVV. Cianferoni: Nella vicenda del piccolo Di Matteo, lei ha fatto un inciso di fronte a questa Corte. Ha detto, se ricordo bene - e comunque sennò mi dica - che... la frase più o meno testuale, era:
"Se era per Bagarella, dopo neanche un mese, la questione doveva essere terminata."
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Qui ha detto così.
Però io le posso dire che, alla Corte di Assise di Palermo, all'udienza del 13 ottobre '97, nel processo 3/97, cosiddetto Processo per la scomparsa del bambino, lei non disse che fu Bagarella, disse... la pagina è, il fascicolo è il numero 1.
Ora, le pagine qui non sono numerate, comunque lo avevo sottoposto al Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Eh, purtroppo non ci sono.
Ah, sì. Pagina 24. No, da pagina 24 a pagina 142 è quando c'è l'esame. Comunque glielo posso sottoporre.
Il Brusca diceva:
"Il primo impatto che fu quello con Giuseppe Graviano, con Messina Matteo Denaro e con Leoluca Bagarella, quando abbiamo stabilito il fatto, Giuseppe Graviano addirittura voleva che ne uscivamo subito. La stessa cosa, Messina Matteo Denaro. Il Bagarella, onestamente, in quella occasione, non parlò." Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Posso chiarire?
PRESIDENTE: Certo. Eh, la domanda è fatta per questo.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, nel momento della decisione, siccome io so quanto dà fastidio questo omicidio...
PRESIDENTE: Pensiamo che non dà propriamente fastidio.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Dà qualche cosa di molto di più.
IMPUTATO Brusca G.: Se io sono qua in...
PRESIDENTE: Dà spavento, orrore.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Orrore! Quindi, non cerchi di nasconderlo dietro il paravento, per favore.
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Signor Presidente, io se sono qua, anche per questo...
PRESIDENTE: Prosegua. Mi scusi, ma mi è scappato proprio, perché mi sembra strano, dato che quello che lei ha dichiarato qualche giorno fa, che lei usi la parola "fastidio".
Ma fastidio dà una mosca. Prosegua.
IMPUTATO Brusca G.: Io... Forse sono... non capisce nell'esprimermi, signor Presidente. Io chiedo scusa.
PRESIDENTE: Va bene, va bene. Mi scusi e prosegua.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho detto, se sono qua, è anche per questo motivo.
Siccome so quanto mi pesa questo fatto, non so come dirlo. Non volevo incolpare gli altri.
E siccome nelle varie udienze mi ven... cioè, mi sento attaccato dai vari difensori, al che dico che, nell'occasione in cui fu deciso il sequestro del piccolo Di Matteo, se era per Messina Matteo Denaro e per Giuseppe Graviano, a che lo dovevamo prendere e a che ce ne dovevamo uscire.
E, in quella occasione, Leoluca Bagarella, onestamente, non disse né... nemmeno una parola.
Strada facendo, siccome io avevo difficoltà nel custodire, portare avanti questo sequestro, il Bagarella mi ha detto: 'usciamocene, perché non te ne esci?'
Quindi, io non ho detto che il Bagarella ha deciso, o Bagarella mi ha detto: 'fallo'. La responsabilità è mia della decisione di eliminarlo. Questo sono i fatti.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Allora, senta, nel processo Agrigento lei ha detto di avere fatto uso della calunnia - lo ha detto lei - per salvare a due amici suoi: certi Di Piazza e Vitale Vito.
Ora io le dico: ma usare della calunnia per salvare due persone, equivaleva comunque a rovinare un innocente.
IMPUTATO Brusca G.: Come?
AVV. Cianferoni: Cioè, attribuire un reato fatto da una persona, ad un'altra che invece è innocente - perché la calunnia è questo - vuol dire rovinare un innocente.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato...
AVV. Cianferoni: E' giusto?
IMPUTATO Brusca G.: ...siccome io non stavo andando ad accusare una persona estranea, né tantomeno innocente, perché era a mio fratello Enzo Salvatore. Io, a mio fratello Enzo Salvatore, me ne sono preso la responsabilità, perché sono stato io in qualche modo a suggerire questo fatto.
E, a questo fatto, mio fratello ha detto di sì. Non gli ho puntato né la pistola e neanche l'ho costretto.
In questo progetto iniziale, mio fratello era d'accordo che lui si sarebbe assunto la responsabilità al posto di Vito Vitale.
Quindi, io come fratello maggiore, mi sono preso la responsabilità. Però, a un dato punto, possiamo andare pure avanti, che la responsabilità ce la siamo presi in due.
Poi è stato scoperto e ho chiarito i fatti come sono stati. E mi sono preso le mie responsabilità, sia dell'omicidio e sia della calunnia.
AVV. Cianferoni: Dopo che era stato scoperto dagli inquirenti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Senta, ritornando invece al suo racconto di via Fauro, lei ha detto di avere incontrato Bagarella 10-15 giorni dopo l'attentato di via Fauro.
Pagina 73 del verbale di udienza 13 gennaio.
Da questa indicazione di tempo, io... E aggiunge pure:
"Di più, sì; di meno, no. Allora poteva, e forse era sicuramente già esplosa la bomba di via dei Georgofili."
E' giusto?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io mi sono incontrato con Bagarella dopo le stragi, credo 10-15-20 giorni. Non mi ricordo preciso, ma dopo le stragi, credo che le ultime... sono state due. Io non so se via dei Georgofili, o quelli di... dove sono stati fatti.
Dopo le stragi, io mi sono incontrato con Bagarella.
AVV. Cianferoni: Beh, questo, lei capisce che mi sorprende, perché le stragi non avvengono tutte un giorno dopo l'altro; passano dei mesi tra la prima e l'ultima.
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho detto, due...
AVV. Cianferoni: Cerchi di essere più preciso.
IMPUTATO Brusca G.: Le due assieme.
AVV. Cianferoni: Le due assieme, allora siamo a luglio.
Si parla di Roma e di Milano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: E allora il fatto di Costanzo come si spiega?
IMPUTATO Brusca G.: Ma il fatto di Costanzo è primo. Io mi incontro l'indomani mattina.
E poi, per la situazione delle stragi e per chiarimento generale, non solo delle stragi - perché il chiarimento delle stragi viene all'ultimo - io mi incontro dopo gli attentati.
PRESIDENTE: Guardi, che lei, lunedì mattina, nel rispondere ad un controesame ad una domanda del difensore, aveva detto:
"Ma io, con Bagarella, mi vedevo anche dopo Costanzo. Anche durante le stragi, tutti i giorni. E parlavamo di questi fatti, come estranei, come..."
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti. Io non ho detto tutti i giorni, signor Presidente, chiedo scusa. Io non ho...
PRESIDENTE: Mah, ... aveva detto tutti i giorni, nel senso di dire molto spesso.
Io non pretendo che lei voglia, né di sostenere io che lei abbia detto...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, per carità!
PRESIDENTE: Ma lei intendeva l'espressione "tutti i giorni", intesa "molto spesso, molto frequentemente".
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, mentre succedevano i fatti, io mi ci incontravo con Bagarella.
PRESIDENTE: Ecco. E...
IMPUTATO Brusca G.: Non è che non mi ci incontravo più. Avevamo scambiato i bigliettini, quindi i contatti ce l'avevamo.
PRESIDENTE: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Mi ci sono incontrato l'indomani mattina della strage di Costanzo; e poi, strada facendo...
PRESIDENTE: E poi, successivamente, ancora.
IMPUTATO Brusca G.: Strada facendo, poi, mi ci sono incontrato.
Non è che ci sono solo gli attentati, c'erano fatti che riguardavano anche la zona.
PRESIDENTE: Certo, è naturale.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, ci incontravamo, scambio di bigliettini...
PRESIDENTE: Ha aggiunto:
"Parlavamo di questi fatti che accadevano, come persone estranee."
IMPUTATO Brusca G.: In particolar modo, quella di Costanzo.
PRESIDENTE: Bah, comunque... Avvocato, prego, riprenda.
AVV. Cianferoni: Grazie, signor Presidente.
Senta, a proposito di questo fatto di via Fauro, lei per caso non ha mica mai saputo se fu utilizzato un telecomando o una miccia a lenta combustione?
IMPUTATO Brusca G.: Non ne so niente.
AVV. Cianferoni: Lei ha detto - pagina 36 del verbale del 13 gennaio '98 di questa Corte - che:
"Bagarella disse di portare avanti il discorso di Riina."
Ora, il discorso di Riina, se ho capito bene, erano come obiettivi i nemici di Cosa Nostra.
E' giusta questa premessa?
IMPUTATO Brusca G.: Il progetto di Riina era quello della situazione stragista di colpire gli uomini dello Stato in Sicilia.
AVV. Cianferoni: Ecco. Allora, intanto le rappresento che il signor Ferro Giuseppe, sentito di fronte a questa Corte all'udienza del 16 dicembre '97, fascicolo 275 pagina 12, ha detto che:
"Bagarella gli disse che suo cognato non aveva preso impegni con nessuno. E che piuttosto, ogni mandamento, doveva pensare a sé."
Allora?
IMPUTATO Brusca G.: Ma io non rispondo quello che dice un altro.
Io gliel'ho detto: io rispondo a quello che dico io.
AVV. Cianferoni: Fra l'altro, il Ferro dice che:
"Questo discorso si riferiva direttamente a lei, Brusca, che aveva sconfinato nel mandamento di Alcamo."
IMPUTATO Brusca G.: Io, guardi non so il Ferro a cosa si riferiva e a che cosa, a quale deduzione ha fatto.
Io, nel mandamento di Alcamo, non ci sono sconfinato. Io, nel mandamento di Alcamo, ci sono entrato nel 1981 con la prima guerra di mafia, con la seconda e con la terza.
E poi, nell'ultimo periodo, pensando che non c'erano problemi in quanto io avevo fatto tanti omicidi per incarico di Salvatore Riina e contro gli alcamesi, per l'affettuosità che avevo.
Avevo portato il piccolo Di Matteo nella zona di Castellammare, senza avere avvertito in anteprima, il... le regole. Ma ne avevo abusato per l'affettuosità che avevamo.
Da questo fatto ho visto che sono cominciati anche qua i malumori. Tanto è vero che subito dopo me lo sono riportato nella via di ritorno.
Da ragionamenti e da deduzioni fatte nel tempo, ho capito che io dovevo rispettare le regole come tutti gli altri. E ho cominciato a mantenere le regole come tutti gli altri.
AVV. Cianferoni: Senta...
IMPUTATO Brusca G.: Se poi... Chiedo scusa, Ferro non sa quello che mi ha detto Riina, questo non glielo posso dire. Io non ho detto quello che mi ha detto Bagarella; io ho detto quello che mi ha detto Riina.
AVV. Cianferoni: Senta, per lasciar chiaro questo punto che dobbiamo ritornarci, lei lo sa che Matteo Messina Denaro la voleva uccidere?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho saputo, poi, in un confronto con Sinacori Vincenzo.
AVV. Cianferoni: Che Sinacori Vincenzo, lo ha detto davanti a questa Corte il 25 di settembre del '97, fascicolo 202 pagine 2 e 3.
Sa il motivo per cui il Messina Denaro la voleva eliminare?
IMPUTATO Brusca G.: Perché quello che io ho detto in aula, cioè, quel comportamento di Bagarella e tutti. Per dire: 'ma cosa volevate fare, quello che non volevate fare...', il Messina Matteo Denaro lo ha preso come opera... come opera, come critica nei loro confronti che avevo adoperato, non gli hanno piaciuti questi discorsi. E dice che aveva mandato il messaggio in galera perché mi voleva eliminare.
Poi, sempre lui dice, perché glielo ho chiesto: 'perché non mi avete eliminato?'
E mi ha risposto, dice: 'noi...'
AVV. Cianferoni: Perché intervenne un'altra persona.
IMPUTATO Brusca G.: No, non intervenne nessuno. Intervenne che ci siamo chiariti, a me questo mi ha detto: il confronto che ha fatto tra me e Sinacori... cioè, dice che poi, man mano che i fatti si sono chiariti, l'argomento non fu più portato avanti.
Se poi...
AVV. Cianferoni: Ecco, allora io...
IMPUTATO Brusca G.: ...sono intervenute altre persone, questo non glielo so dire. A me non me l'ha detto.
AVV. Cianferoni: Ecco, io le rappresento che Sinacori, di fronte a questa Corte, ha detto:
"Il motivo della sua eliminazione decisa dal Messina Denaro, era perché lei aveva gioito dell'arresto di Bagarella."
IMPUTATO Brusca G.: Nella maniera più categorica.
AVV. Cianferoni: Lei fu salvato per intervento di certo Madonia, se ricordo bene - mi sovvenga, il Pubblico Ministero se sbaglio - che disse di soprassedere per il momento.
Alla luce di queste circostanze introdotte nel processo da Sinacori, le chiedo: com'è possibile che il Messina Denaro le abbia rivolto confidenze nel '95?
IMPUTATO Brusca G.: Eh... questo sarebbe da chiederlo a Messina Matteo Denaro, perché mi ha dato confidenze.
Io le posso dire che il Sinacori, nel confronto, mi disse che mi volevano uccidere per le lamentele. Se poi ha cambiato versione, questo non glielo so dire. Per le lamentele. Che poi, strada facendo, le cose sono cambiate.
E che, una volta che io avevo chiarito tutta la posizione, sono cambiati gli umori nei miei confronti.
AVV. Cianferoni: Ma è vero o no che lei, quando fu arrestato il signor Bagarella, ebbe espressioni di contentezza?
IMPUTATO Brusca G.: Nella maniera più categorica, no.
AVV. Cianferoni: Giuseppe Ferro ha detto anche di non sapere nulla circa i motivi delle stragi e che le stragi alla mafia non interessavano.
Allora, io le sottopongo, su questa premessa, una ulteriore premessa di fatto.
L'arresto di Riina, la collaborazione di Mutolo, Marchese e Di Maggio, una dopo l'altra a distanza di mesi, avevano inferto dei colpi duri alla organizzazione.
Mi sa dire, quindi, quale utilità ci sarebbe stata nell'esporre l'associazione con una serie di gravi attentati al Nord?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, avvocato, io le ho detto che i fatti per cui oggi sono imputato qua a risponderne, cioè delle bombe, degli attentati alle opere artistiche, non ne so nulla.
Il progetto che io volevo portare avanti, risale ai contatti con Bellini del '92.
E tanto è vero che poi, con il fatto Costanzo, per dire: fermiamoci, poi si vedeva, io non è che ho preso una decisione, sapevo se c'erano contatti o non c'erano contatti; se con chi li volevano fare, se li volevano fare... Io non ne so nulla. C'è...
AVV. Cianferoni: Ascolti, aspetti, aspetti, vediamo quanto ne sa o meno, aspetti.
Poi lei ci ha riferito di una spaccatura in tre fazioni verificatasi all'interno della associazione.
E allora, come poteva una delle tre fazioni assumere una iniziativa così impegnativa nell'interesse di tutta l'organizzazione?
IMPUTATO Brusca G.: Io non ho detto spaccatura; si sono creati tre gruppi.
AVV. Cianferoni: Tre gruppi.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Salvatore Riina.
AVV. Cianferoni: Ecco, allora mi dica attraverso quelle dinamiche, uno di questi gruppi, può fare un discorso per tutta l'organizzazione.
Perché il discorso dei maltrattamenti a Pianosa e all'Asinara era per tutta l'organizzazione.
IMPUTATO Brusca G.: Siccome c'erano gruppi che si volevano prendere la responsabilità e gruppi che non se la volevano prendere. E un gruppo, quello dove c'ero io, Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano, Messina Matteo Denaro, un gruppo autonomo. Siccome, da che mondo è mondo, quello che so io, fuori della Sicilia si può fare quello che uno vuole, si pensava di fare cose fuori dalla Sicilia.
AVV. Cianferoni: Ascolti, questi maltrattamenti all'Asinara e alla Pianosa, sa fare degli esempi di detenuti che avevano preso le botte? Delle umiliazioni?
IMPUTATO Brusca G.: Io so che gli davano manganellate, gli mettevano il sapone...
AVV. Cianferoni: Ma faccia i nomi.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, guardi, io le posso dire di mio padre che si trovava là e subiva dei maltrattamenti.
E poi so che arrivavano lamentele da Mariano Agate, arrivavano maltrattamenti da parte di un certo Sansale, arrivavano maltrattamenti da un certo Madonia, che poi me lo spiegò Melodia Antonino.
C'erano tanti detenuti che si lamentavano di questo fatto.
AVV. Cianferoni: Allora, senta, com'è che alcuni di coloro che lei ha nominato non fanno parte dei mandamenti suo, di Corleone, di Brancaccio o di... Anzi, meglio, di Castelvetrano.
Allora io le dico: lei ci fa l'esempio di Bernardo Brusca. Com'è che le stragi le avrebbe fatte...
IMPUTATO Brusca G.: Scusi. Mi fa un esempio...?
AVV. Cianferoni: Di Bernardo Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Ah. E' mio padre.
AVV. Cianferoni: Eh, allora le stragi le avrebbe fatte il capomandamento che non aveva il problema; e lei che ha il padre maltrattato, non fa le stragi.
IMPUTATO Brusca G.: Ma chi ha detto che non facevo fare le stragi?
Io volevo fare delle intimidazioni verso, contro lo Stato. Ma in un altro sistema, non quelle che poi sono state fatte.
Tanto è vero che poi, nel '95, volevo riprendere l'attività, ma sempre a modo mio.
Per esempio, quando volevo sequestrare... pensiero, non attuazione. Per dire: 'ora, appena ci sistemiamo un pochettino, riprendiamo l'attività', e volevamo sequestrare il figlio del dottor giudice Grasso, ma non per ucciderlo, per dirgli: 'vai a dire a tuo padre questo, questo e quest'altro', per poter allentare la situazione del 41-bis.
E ne ho parlato con Nicola Di Trapani...
AVV. Cianferoni: Scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. E con Salvatore Cucuzza, oggi collaboratore di Giustizia.
AVV. Cianferoni: Ho capito. Ascolti, lei ha negato stamattina che, dopo la bomba di Firenze, ci dovesse essere, o ci sia stato un contatto con un uomo politico.
Io allora le chiedo: posto che il signor Bellini viene arrestato il 27 di giugno del '93, che senso aveva mettere tre bombe a Milano e alle chiese di Roma a luglio? Quale doveva essere il contatto per far sapere il senso di queste bombe?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, prima di tutto io non ho negato nessuna presenza di qualsiasi uomo politico.
Io ho detto: non ne so nulla.
E, siccome il contatto con Bellini, da parte mia si era interrotto, non so se altri avevano contatti, o meno.
AVV. Cianferoni: Senta una cosa: lei è a conoscenza di una riunione alla quale avrebbe partecipato un certo senatore Inzerillo?
IMPUTATO Brusca G.: No, non ne so nulla.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Dunque, quindi non mi sa neppure dire se la distanza di due mesi esatti tra la bombe dei Georgofili e quelle di Milano e Roma, abbia un qualche significato.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, non so... chi, dietro queste stragi, se ci sono, non ci sono, come l'hanno scelto, come hanno fatto, come non hanno fatto...
Io, quello che so, l'ho sempre detto.
AVV. Cianferoni: Ascolti, a proposito dell'operazione in Continente, ora io le dico che lei ha fatto più volte riferimento a questo fatto che le azioni al Nord sarebbero libre.
A me pare che ogni regola, per essere buona, debba avere le sue eccezioni.
E le faccio questa premessa per questo motivo.
Lei, a pagina 156 dell'interrogatorio reso al P.M. il 14 luglio, svolge delle considerazioni su famiglie che si potevano lamentare. E fa i nomi di Bono e di Enea su Milano.
Se vuole, le leggo anche il passo. Ecco.
Si parla...
PRESIDENTE: Avvocato, dica l'udienza, per cortesia.
AVV. Cianferoni: Sì, è il verbale del 14 luglio '97 del Pubblico Ministero di Firenze. La pagina è la numero 156.
PRESIDENTE: Del fascicolo, del volume?
AVV. Cianferoni: Del P.M.
PRESIDENTE: Ah, del P.M.
AVV. Cianferoni: E' un interrogatorio del 14 luglio.
PRESIDENTE: Benissimo.
AVV. Cianferoni: Sì. Perché lei così si esprime. Si sta parlando di Santo Mazzei, dice, lei Brusca, dice:
"Io ci avevo degli appoggi, ma non avevo quella fiducia di potergli andare a chiedere: facciamo questa operazione, tipo il Enea, tipo Ugo Martello, poi c'è il Bono. Non avevo questa forza di andargli a chiedere una cortesia così, perché secondo me lui allora avrebbe detto: no, sai, non è possibile.
Perché, bene o male, loro vivevano a Milano e potevano avere, anche se indirettamente, qualche reazione. Perché lo Stato avrebbe pensato a tutto e a tutti. Non è che avrebbe anche alla mafia. Non so se rendo l'idea. Avrebbe pensato sia alla mafia, allo Stato..."
Ecco, questo è un po' il senso.
E allora, e queste famiglie?
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, queste non è famiglia. questa è una domanda del Pubblico Ministero. E ho fatto una deduzione in base ai miei, alle mie conoscenze, o quello che poteva succedere.
Io le posso ripetere, essendo che c'erano questi personaggi, uomini d'onore a Milano, dice, credo che la domanda fu: ma lei non si è mosso, lei non poteva avere nessun aggancio al Nord?
Io ci avevo delle persone al Nord, tipo i Martello, tipo il Bono, tipo altri personaggi.
Però, siccome non ci avevo fiducia, non gli ho chiesto niente; ma se ci avevo fiducia, potevano avere anche delle reazioni. Potevano avere, ma non è che potevano diventare ostacolo per non fare quello che si voleva.
AVV. Cianferoni: Beh, comunque allora, questo esime dalla...
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, deduzione, per carità!
AVV. Cianferoni: Deduzione.
IMPUTATO Brusca G.: Non fatti.
AVV. Cianferoni: Esime, allora un fatto che le chiedo è questo: allora, per le azioni in Continente, non c'era bisogno dell'autorizzazione di Riina, secondo lei.
IMPUTATO Brusca G.: Ma io non ho detto mai per il Nord c'era bisogno dell'autorizzazione di Riina.
AVV. Cianferoni: No, sa perché glielo chiedo? Perché va chiarito questo fatto del Mazzei.
Allora, lei deve prendere una posizione definitiva - se l'ha già presa nel corso del controesame del collega avvocato Ceolan - ci fu un ordine al Mazzei, o non ci fu?
IMPUTATO Brusca G.: Mazzei, dietro nostra... cioè, ragionamenti tra me e Gioè, abbiamo deciso... e Bagarella, abbiamo deciso di fare un'azione.
Questa azione, poi, il Mazzei l'ha fatta autonomamente. Perché noi, quando lui l'ha fatta, avevamo deciso che si doveva far dopo e che non avevamo trovato il materiale, cioè la bomba a mano.
Quindi lui se ne va al Nord perché doveva fare altre cose.
E quindi, trovandosi al Nord, lui fa di iniziativa sua quello che avevamo deciso prima.
Quindi, io, come ho detto, mi sento in qualche modo responsabile. Però, per il fatto che ha fatto Mazzei, non c'è stato nessuna: 'vai a fare questo.'
Cioè, quel fatto è stato iniziativa sua, perché era un programma da ripetersi in futuro.
Lui ha ritenuto opportuno, essendo nel Nord, di prendere l'iniziativa e portare a termine quello che noi avevamo parlato prima.
AVV. Cianferoni: E allora ascolti: il Sinacori, in quest'aula- udienza 25 settembre, fascicolo 201 pagina 24 - ha detto che in Cosa Nostra non si fa nulla se non lo sa il superiore gerarchico.
E ha detto questo per escludere che Mazzei abbia potuto agire senza un ordine.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io le posso dire quello che so io, come si sono svolti i fatti.
Mazzei assisteva sempre fra me e... Non sempre, quando capitava in questi argomenti. E si è parlato di questi fatti.
Dopodiché, Mazzei dice: 'lo vado a fare io questo...'
AVV. Cianferoni: Ma allora...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: 'Questa dimostrazione'.
Siccome il Riina conosceva la situazione Bellini, conosceva un po' tutta la situazione, io non ho informato a Salvatore Riina di questo particolare.
Credo che ne fosse informato in secondo tempo dal cognato. Nel senso che è successo questo fatto e i giornali non ne hanno parlato.
Ma questa è solo una deduzione, perché io non ho parlato mai di Riina di questo fatto.
AVV. Cianferoni: Allora, ascolti, io le dico, così facciamo una regola, che a me le deduzioni sue non interessano.
Lei le può fare da imputato, ma rimaniamo ai fatti.
IMPUTATO Brusca G.: Se lei mi fa le domande, io devo rispondere.
AVV. Cianferoni: E alla domanda, allora, la risposta non me l'ha data. Perché lei non mi ha saputo dire se c'era l'ordine, o non c'era.
E Sinacori dice una cosa ben diversa dalla sua. E non è l'unica. Perché allora le faccio un'altra contestazione tratta dai verbali di Sinacori.
Sinacori dice che se in un posto c'era...
AVVOCATO Li Gotti: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: No, chiedo scusa. Non voglio essere interrotto.
AVVOCATO Li Gotti: Può fare la contestazione...
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa, non voglio essere interrotto! Deve essere il Presidente a decidere.
PRESIDENTE: Avvocato, calma! E si calmi, caspita!
AVV. Cianferoni: Ecco, no...
PRESIDENTE: Mi scusi, l'avvocato Li Gotti ha tutto ha tutto il diritto di contestare.
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: Avvocato, lei deve attendere soltanto che il collega le indichi quale punto dei verbali deve...
AVV. Cianferoni: Sinacori Vincenzo sentito davanti a questa Corte.
AVVOCATO Li Gotti: Scusi un attimo...
AVV. Cianferoni: Io, gli atti del processo, li posso utilizzare per contestarglieli.
AVVOCATO Li Gotti: No, per contestare, no. Per contestare, si possono utilizzare le dichiarazioni rese in precedenza dal dichiarante o dall'imputato.
AVV. Cianferoni: No, nel Codice di procedura penale che io conosco e che finora questa Corte si è adoperata, avvocato Li Gotti, io potevo contestare... Poi, se il rito che lei ci porta è differente, non lo so.
AVVOCATO Li Gotti: Il Codice, non...
AVV. Cianferoni: Chiedo al Presidente un chiarimento.
AVVOCATO Li Gotti: Il codice,
PRESIDENTE: Possiamo calmarci un momentino?
Io ritengo che sia legittimo contestare a un imputato, a un esaminato, teste o imputato, le dichiarazioni di un altro teste, o di un altro coimputato, o imputato per reato connesso già sentito.
Perché sono atti di questo processo che possono essere utilizzati per poter far presente che, su una certa circostanza, un soggetto informato evidentemente, ha reso una dichiarazione diversa da quella che sta rendendo l'esaminato.
Però, avvocato Cianferoni...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: ...per cortesia, si calmi.
AVV. Cianferoni: Certo, Presidente, sono calmissimo.
PRESIDENTE: No, lei scatta in questa maniera...
AVV. Cianferoni: Siccome sa, l'avvocato Li Gotti è...
PRESIDENTE: Scusi un attimo.
AVV. Cianferoni: ... è molto esperto nella difesa dei collaboratori di Giustizia...
PRESIDENTE: Mi scusi, avvocato...
AVV. Cianferoni: ... le sue interruzioni...
PRESIDENTE: ... Cianferoni!
AVV. Cianferoni: No, era una considerazione.
PRESIDENTE: Ha ragione di parlare, ma quando è il momento, abbia pazienza!
Le ho detto che è legittimo il suo diritto di fare la contestazione. Ora stia buono.
Avvocato Li Gotti, io ho deciso così.
AVVOCATO Li Gotti: No, no...
PRESIDENTE: Sbaglierò, però...
AVVOCATO Li Gotti: No, Presidente, non discuto su questo.
Nel senso che, come contestazione tecnica, portare a conoscenza quali...
PRESIDENTE: Certo, non è la contestazione tra le dichiarazioni rese in momenti diversi dallo stesso soggetto.
AVVOCATO Li Gotti: Nel senso, li si porta a conoscenza di quello che ha detto un'altra persona.
PRESIDENTE: Ma si chiama contestazione, perché non sappiamo dargli un altro... Si fa presente che un altro soggetto ha fatto una dichiarazione diversa.
AVV. Cianferoni: Un'altra dichiarazione.
AVVOCATO Li Gotti: Perché non è una contestazione...
PRESIDENTE: Non è, in senso tecnico.
AVV. Cianferoni: In senso tecnico. Le significo...
PRESIDENTE: Purtroppo ancora la terminologia processuale non ha prodotto un nuovo neologismo sotto questo aspetto.
AVV. Cianferoni: Ecco, signor Brusca...
PRESIDENTE: Riprenda, avvocato.
AVV. Cianferoni: Le significo, signor Brusca, che il Sinacori, sentito sempre il 25 settembre, così si esprimeva:
"Se c'era Bagarella, Brusca non c'era. Nel momento in cui, quando c'era Bagarella, Brusca era chiuso dentro il suo mandamento. Non andava in nessun posto." Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Io... Io, Sinacori non sa tutto quello che ho fatto io, o quello che facevo io.
Questi particolari sono del '92, quando c'era ancora Salvatore Riina. Io non so di quali fatti, a quale periodo si riferisce Sinacori.
Io non posso rispondere di quello che dice Sinacori, ma posso rispondere a quelle che sono le mie conoscenze.
AVV. Cianferoni: Allora...
PRESIDENTE: Allora, scusi, ci vuole precisare questo punto che interessa, credo, tutti?
Mi scusi, Avvocato, ma finisce per essere un allargamento...
AVV. Cianferoni: E' sempre gradito il suo intervento.
PRESIDENTE: ...che il senso della sua domanda.
Quando lei dice: 'vedevo Bagarella anche nel periodo in cui avevamo dei dissapori, eccetera', laddove Sinacori dice quando: 'Brusca per un lungo periodo si è chiuso nel suo mandamento, non aveva rapporti con nessuno', Sinacori sbaglia, perché lei comunque aveva rapporti con Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, signor Presidente.
Noi abbiamo rapporti con Mazzei nel '92.
PRESIDENTE: Lasciamo stare Mazzei.
IMPUTATO Brusca G.: Ho finito, ho finito.
Rapporti nel '92. Quindi, il Sinacori non...
PRESIDENTE: Non sapeva, o lo sapeva, o comunque...
IMPUTATO Brusca G.: Io non sapevo quello che faceva lui.
PRESIDENTE: Certo. Quindi dice lei: Sinacori non era al corrente dei miei contatti con Mazzei. Di cui Bagarella era un soggetto che partecipava...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PRESIDENTE: ...perciò non era tenuto a sapere che cosa...
IMPUTATO Brusca G.: Poi, strada facendo, io non è che sono presente quando parlano Bagarella e Sinacori. Non so Bagarella cosa gli dice. Ma io, i contatti con Bagarella ce li ho.
PRESIDENTE: Ce li ha.
IMPUTATO Brusca G.: Tanto è vero che io ho sempre detto che io mi sono chiuso nel mio mandamento in attesa di sviluppi Non è che l'ho mai negato.
PRESIDENTE: Però ha detto anche che questi contatti con Bagarella sono continuati.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, come le ho detto, signor Presidente.
AVV. Cianferoni: Ma senta, su questa cosa...
PRESIDENTE: Avvocato...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Grazie. Su questa cosa dei contatti con Bagarella, noto un fenomeno curioso. I verbali poi ci daranno modo di apprezzarlo meglio.
E' un andare e fermarsi, un andar e fermarsi: c'è un chiarimento e c'è un fatto che poi vi raffredda. Un chiarimento e vi raffredda.
Io ho notato che, per esempio, c'è questo fatto piuttosto impegnativo che, sulle stragi, non sareste andati d'accordo. E lo ha detto più volte.
Poi, però, quando si tratta di decidere il sequestro Di Matteo, c'è il chiarimento giusto prima, perché il Bagarella ... d'accordo con lei.
Mi vuol chiarire quante volte, scusi, il bisticcio, ci sono stati chiarimenti?
Quante volte, in Cosa Nostra, ci si può chiarire? A livello anche di capimandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo avere fatto il chiarimento a San Mauro Castelverde, io rientro dopo una breve pausa di chiusura nel mio territorio, come dice Sinacori, per dimostrare che io ero d'accordo con il loro progetto, cioè, di andare avanti, ho deciso assieme a loro di sequestrare il piccolo Giuseppe Di Matteo.
Dopodiché, strada facendo, il comportamento doveva essere cambiato, ma cambiò di pochissimo.
Tanto è vero che io poi il piccolo Giuseppe Di Matteo me lo sono portato avanti da solo, non me lo sono portato avanti assieme.
Perché inizialmente lo doveva prendere Giuseppe Graviano, doveva custodirlo lui. E non lo ha fatto più.
Dopodiché me lo sono caricato io e... tanto è vero che, per poterlo gestire, ho dovuto investire un sacco di persone, sono state coinvolte un sacco di persone.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta...
PRESIDENTE: Scusi, Brusca, però la domanda dell'avvocato era diversa.
Ha voluto sapere quante volte tra lei e Bagarella ci sono avvenuti malumori e chiarimenti.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Una volta sola?
IMPUTATO Brusca G.: Una volta sola. Proprio stavamo facendo poi, mantenevamo sempre i rapporti in questa maniera. Ma questi erano i rapporti che mantenevamo.
PRESIDENTE: Va bene.
AVV. Cianferoni: E questo è quanto.
Sempre il Sinacori, all'udienza del 25 di settembre... io, talvolta sono preciso, anche sul fascicolo, perché ho il cartaceo. Dove dico solo l'udienza è perché ho il dischetto.
Disse il Sinacori che:
"Lei portò al discorso delle opere d'arte per aggiustare processi, in quanto c'erano politici avanti di pezzi di antiquariato e storia dell'arte, che si sarebbero messi a disposizione."
Ecco, il Sinacori ha dato questa versione nel processo.
Ora io le chiedo: è vera?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho capito la domanda, chiedo scusa.
AVV. Cianferoni: La domanda è: Sinacori disse che il Brusca andò da loro, da lui, a dire: "Con le opere d'arte si possono aggiustare i processi, perché ci sono dei politici interessati che si mettono a disposizione."
Questa è la versione di Sinacori, lei ora ci parla dei maltrattamenti alla Pianosa, che sono fattori un po' diversi. Come stanno le cose?
IMPUTATO Brusca G.: Le cose stanno che io, sempre con l'esperienza di Gioè e Bellini, volevo riprendere questo tipo di trattative; però con persone nuove, cioè da venire. Né che avevo già il quadro chiaro della situazione.
Volevo mettermi in mano il materiale poi vedere di potere cominciare a trattare, essendo che ogni volta, per quello che diceva Gioè, dall'esperienza Bellini ..., ogni fatto non pensare che ci sia mai una cosa limpida. Dietro qualche cosa c'è ogni cosa di questi, c'è sempre qualche cosa, qualche manovra: o soldi, o cambio di qualche cosa.
Dietro quell'esperienza io volevo continuare.
E il fatto del dottor Pietro Grasso era in questa strategia.
AVV. Cianferoni: Senta, però sa fare... Se il Sinacori disse questo discorso d'aggiustare i processi, che c'erano politici a disposizione, portato da lei, questo discorso. Lei ci ha detto che certi politici, tipo Salvo Lima e Salvo Ignazio, ci hanno rimesso la vita per i rapporti con Cosa Nostra.
Allora sono cose da non scherzare.
Chi erano questi politici? Perché Sinacori queste cose l'ha dette, in udienza.
IMPUTATO Brusca G.: Io l'ho pure dette.
AVV. Cianferoni: Beh, poi lei ci ha detto che dei politici non se ne intende, ma durante l'esame ha parlato dei Progressisti. Io le faccio notare che questa etichetta politica - Progressisti - è durata una stagione, perché poi è nato l'Ulivo.
Quindi, se lei ci parla di Progressisti ci dimostra di essere benissimo inserito in una temperie politica di quegli anni.
Allora le rinnovo la domanda: chi sono questi politici in mano sua?
IMPUTATO Brusca G.: In mano?
AVV. Cianferoni: Sua.
IMPUTATO Brusca G.: In mano mia non ho nessun politico. Io parlo dei Progressisti per gli attentati che ci facevo nel territorio di San Giuseppe Jato, nel mandamento di San Giuseppe Jato.
Quindi, siccome i giornali scrivevano Progressisti, io l'intendevo come "di sinistra", cioè Comunista, tutta lato sinistra, scrivevano "i Progressisti", "gli attentati ai Progressisti", io dico Progressisti perché leggevo le reazione degli attentati che io facevo fare.
AVV. Cianferoni: Mah, allora senta, lei ricorderà di aver parlato con Raffaele Ganci dopo l'arresto di Riina per il chiarimento 'se ci si doveva fermare o andare avanti'.
E ne abbiamo parlato a lungo. Io le chiedo solo questo: il discorso con Ganci fu specifico, cioè la persona di Ganci le interessava particolarmente, il parere di Ganci.
IMPUTATO Brusca G.: Io, quando mi sono incontrato con Raffaele Ganci, siccome ancora eravamo da poco tempo che Salvatore Riina era arrestato, ancora non sapevamo che la strada con Bellini non era chiusa, perché Gioè non era stato arrestato, sempre con l'accordo, con l'esperienza di Gioè e Bellini, ho detto, ho riferito a Raffaele Ganci e a Cancemi: 'c'è questa possibilità, c'è questo spiraglio; possiamo portarlo avanti?'.
E loro hanno risposto, dice: 'va be', poi ne riparliamo'.
AVV. Cianferoni: Allora, lei, in questo momento, credo, posso dire, mi dà conferma di quanto ha detto il signor Bagarella l'altra sera in dichiarazione spontanea: il Bellini è persona sua, di lei Giovanni Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: No, non è persona mia. E' persona di Gioè, Gioè è...
AVV. Cianferoni: Di Gioè. E Gioè di chi è?
IMPUTATO Brusca G.: Ma non è...
AVV. Cianferoni: A chi appartiene?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè al mandamento di San Giuseppe Jato, però Gioè parlava anche davanti a me, parlava davanti a Bagarella, perché non avevo niente da nascondere.
AVV. Cianferoni: No, va bene.
Ma ora approfondiamo questo discorso. Allora, innanzitutto è giusto dire che l'identificazione di un certo punto debole dello Stato avviene nei discorsi tra Bellini e Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Sì. Nella riunione di Santa Flavia, in casa di Vasile, chi fu specificamente a parlare dell'attacco al punto debole dello Stato?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, siccome questi discorsi erano...
AVV. Cianferoni: No, il nome, i nomi, guardi. Chi fu...
IMPUTATO Brusca G.: Io...
AVV. Cianferoni: ...per i suoi ricordi, chi fu.
IMPUTATO Brusca G.: No, chi fu... eravamo presenti: io, Bagarella, Gioè, Mazzei, La Barbera e forse il Giovanni Scaduto e Gaetano Sangiorgi, perché erano sempre presenti.
AVV. Cianferoni: Abbia pazienza...
PUBBLICO MINISTERO: Credo che la domanda non sia stata chiara.
AVV. Cianferoni: No, la domanda è chiara.
PRESIDENTE: Io penso che ci sia, avvocato e mi rivolgo anche a...
AVV. Cianferoni: Santa Flavia in casa di Vasile, ho detto.
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti...
PRESIDENTE: No, no, no, scusate.
Chiariamo. Lei ha detto che c'era presente: lei, Bagarella... me li può ripetere?
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, forse ho aggiunto Mazzei, ma involontariamente.
PRESIDENTE: Ecco, perché Mazzei mi risulta arrestato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Io mi riferivo, aspetti, io mi riferivo alla casa di Santa Flavia di Gaetano Sangiorgi.
PRESIDENTE: Va be', questo è un fatto anteriore dell'estate, quindi...
IMPUTATO Brusca G.: Io, Bagarella, Gioè, La Barbera e forse Giovanni Scaduto e Gaetano Sangiorgi. Mi riferivo a questa casa.
Per quella di Vasile, a quella di Vasile ero: io, Giuseppe Graviano, Messina Matteo Denaro, Leoluca Bagarella e io e Gioè Antonino e forse Gioacchino La Barbera. Più tutti... c'era il proprietario della casa, altri ragazzi che erano nelle circostanze che guardavano, osservavano...
PRESIDENTE: Ma che comunque non partecipavano.
IMPUTATO Brusca G.: No, nella maniera più categorica.
AVV. Cianferoni: E allora senta, verbale 15 luglio '97, pagina 79. Domanda del Pubblico Ministero e sue risposte:
Il Pubblico Ministero le contesta che nel verbale 4 giugno - e lo fa tramite verbale riassuntivo, io leggo l'integrale del 15 luglio, riporto le parole del dottor Chelazzi - dice che c'era un vecchio progetto di Bellini:
"Si era anche pensato di convocare Bellini nella riunione di Santa Flavia".
No, scusi: "Si era anche pensato di convocare Bellini...", eccetera, eccetera. Poi si dice:
"Nella riunione di Santa Flavia Brusca espose le sue idee in particolare sulle siringhe e sulla torre di Pisa, senza però parlare dell'idea di fare il furto agli Uffizi".
Ripeto...
PRESIDENTE: Queste dichiarazioni...
AVV. Cianferoni: Pagina 79.
PRESIDENTE: ...di chi sono?
AVV. Cianferoni: Questo è il Pubblico Ministero che riassume dichiarazioni del Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: No, chiedo che la contestazione sia fatta con le trascrizioni, non con i verbali riassuntivi.
AVV. Cianferoni: No, abbia pazienza, questo è una...
PUBBLICO MINISTERO: Ci sono apposta.
AVV. Cianferoni: ...trascrizione del 15 luglio, dottor Chelazzi, eh. Sono parole sue. Io contesto il verbale 15 luglio...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Ah, lei sta leggendo una...
AVV. Cianferoni: Eh, l'ha fatto lei, lo potrò fare io, o lei lo può fare e io no?
PUBBLICO MINISTERO: Questo mi sembra veramente un modo di procedere singolare, lo dico francamente.
Se io ho adoprato, nel corso di un interrogatorio, un verbale riassuntivo, evidentemente perché ancora non disponevo della trascrizione, mi sembra singolare che a distanza di tempo, quando le trascrizioni sono state depositate in aula, si faccia finta che la trascrizione degli interrogatori, di quel certo interrogatorio non ci sia stata e si utilizza per la contestazione in riferimento a un verbale riassuntivo. No. Proprio... credo che non ci siamo.
AVV. Cianferoni: Concordo...
PUBBLICO MINISTERO: Non è...
AVV. Cianferoni: ...sulla massima del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Meno male.
AVV. Cianferoni: Siccome... Sì, d'accordo, però...
PRESIDENTE: Avvocato, ma lei può prendere la trascrizione. Ci sarà più o meno lo stesso...
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
AVV. Cianferoni: Ora, sul momento...
PUBBLICO MINISTERO: Se io avessi commesso eventualmente un errore in una verbalizzazione riassuntiva, che per Legge ha assegnata una certa funzione, non capisco perché si dovrebbe oggi davanti alla Corte utilizzare, per completare questo atto, un ipotetico errore del Pubblico Ministero.
Dico, ma scherziamo?
PRESIDENTE: Bene, avvocato. Errore veniale.
AVV. Cianferoni: Errore veniale.
PRESIDENTE: Non troppo grave.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Comunque...
AVV. Cianferoni: Il peso specifico del riassuntivo è maggiore dell'altro, perché il riassuntivo è quello sottoscritto dalla parte e dai presenti, non l'integrale.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Ma scherziamo!
PRESIDENTE: No...
AVV. Cianferoni: Ma comunque...
PRESIDENTE: No, avvocato, abbia pazienza.
AVV. Cianferoni: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non fermiamoci alle formalità.
AVV. Cianferoni: Ma comunque questo è il profilo...
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Andiamo avanti.
AVV. Cianferoni: ...procedurale più specifico.
PRESIDENTE: Andiamo avanti, per favore.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: No...
PRESIDENTE: Per cortesia, andiamo avanti!
AVV. Cianferoni: Comunque, domanda diretta: il Bellini doveva mai intervenire a qualche riunione?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: Il La Barbera, sentito nel pomeriggio del 6 giugno '97, pagina 59 del verbale di udienza, ci ha detto che:
"Si riteneva che Bellini fosse un infiltrato e che perciò doveva parlarci una persona sola".
E' giusto questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora, vuole chiarire attraverso quali cautele, visto che c'era stato l'arresto di Riina con tutti quei dubbi che ci ha esternato alla scorsa udienza sulle conoscenze, i contatti, non è questo il momento di parlarne...
PRESIDENTE: Meno male.
AVV. Cianferoni: Ecco, poi c'è il discorso di avere a che fare con un infiltrato; il Gioè ci va a parlare.
Lei, innanzitutto, ha detto che una volta ci è andato anche lei, non di presenza, era nella stanza di sopra e sentiva con l'orecchio teso dal pavimento. E' vero?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Oh. Ma è vero, come ci dice il La Barbera, che il Bellini veniva a volte anche ogni settimana, ogni quindici giorni?
IMPUTATO Brusca G.: Il Bellini veniva periodicamente, o quindici giorni, venti giorni, settimana, non mi ricordo. Veniva spesso e volentieri.
AVV. Cianferoni: E che notizie riportava, allora, e che notizie aveva da voi, perché, contatti così frequenti come si giustificano?
IMPUTATO Brusca G.: Si giustificano ... solo le trattative; dopo, anche nel periodo delle trattative è cominciato anche un traffico di droga e quindi c'era sia l'una che l'altra.
E a parlare con Bellini c'era solo Gioè.
AVV. Cianferoni: Lei conosce la versione di Bellini in questo processo? E' stato sentito come testimone all'udienza del 7 giugno. Lei sa che cosa ha detto Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Conosco la trascrizione lì, perché l'avvocato me l'ha portata.
AVV. Cianferoni: Gliel'ha portata. Allora lei saprà che Bellini il fatto della droga lo nega.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, ognuno può dire quello che vuole.
AVV. Cianferoni: Circostanzi meglio il fatto della droga. Quanta gliene avreste data, chi...
PRESIDENTE: Avvocato, su questo è stato...
AVV. Cianferoni: Ha già risposto.
PRESIDENTE: ...abbastanza chiaro durante l'esame.
AVV. Cianferoni: Ma ve la pagò o non ve la pagò?
PRESIDENTE: Una volta un chilo l'ha pagato, il resto non lo ha pagato.
AVV. Cianferoni: E voi non lo avete cercato più per farvi pagare la seconda fornitura?
IMPUTATO Brusca G.: E come... Gioè ci si arrabbiava, lo richiamava in malo modo sia per i soldi, sia perché ci aveva lasciato, in qualche modo, in tredici, cioè ci aveva lasciato in tredici.
Tant'è vero che poi il Gioè venne arrestato, io cerco di prendere contatto con Mario Gioè. Quando ho visto che questo signore non si faceva trovare, non so per quale motivo, ho tagliato, ho preferito perdere i soldi ma non bruciare Mario Gioè.
AVV. Cianferoni: Allora io le dico che dagli atti del processo si è accertato che le prime discese in Sicilia di Bellini sono del dicembre '91.
Quando sono...
PRESIDENTE: Avvocato, avvocato...
AVV. Cianferoni: Sì.
PRESIDENTE: Diciamo che quelle che risultano.
AVV. Cianferoni: Risultano, sì. Processualmente accertate sono del dicembre '91.
Le dico: i contatti col Bellini quando cominciano?
IMPUTATO Brusca G.: Quando io mi ricordo che ero già latitante, dal fine febbraio, primi di marzo; io da questo periodo mi ricordo. Prima non mi ricordo della presenza di Bellini in Sicilia.
Se poi lui ci è venuto prima, questo io non lo so.
AVV. Cianferoni: Non le destò sospetto quando venne a sapere che questo Bellini cercava da voi opere rapinate a Modena? Cioè, come potevate attivarvi su Modena?
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, è stato detto, visto che noi non avevamo nessuna possibilità, è stato chiesto al Bellini: 'ma a voi cosa vi interessa in particolar modo?'. E portò un malloppo, cioè una busta piena di fotocopie riguardante tutte opere d'arte, quadri e cose varie, che poi in futuro ho saputo che erano rubati nella pinacoteca di Modena.
Al che, siccome noi non siamo stati in condizione di potere trovare, anche perché non mi sono attivato al Nord, abbiamo chiuso subito il rapporto.
Se poi Bellini dice che è venuto per questo fatto è un altro discorso.
Io questo so e questo ho detto.
AVV. Cianferoni: Il Bellini riferisce anche che:
"A Gioè il margine di trattativa per due nomi su cinque non interessò affatto; anzi, quando si videro, Gioè non gli fece nemmeno dire la circostanza e lo attaccò frontalmente con il discorso della torre di Pisa."
IMPUTATO Brusca G.: Questo lo dice Bellini?
AVV. Cianferoni: Eh, questo lo dice Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho detto poco fa che...
AVV. Cianferoni: Sempre il 7 dicembre.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato...
AVV. Cianferoni: No, lei capisce che ci ha intrattenuto a lungo sul fatto dei due nomi, Giuseppe Giacomo Gambino e Brusca Bernardo. Il Bellini dice che questo non interessava.
PRESIDENTE: Ma mi pare che l'esaminato, a suo tempo, ebbe a dire ripetute volte che Riina, informato che non tutti i cinque ma solo due potevano essere...
AVV. Cianferoni: Trattati.
PRESIDENTE: ...trattati, disse: 'non se ne fa più nulla'. Quindi non credo che ci sia una contraddizione.
AVV. Cianferoni: Ecco, ancora. Il colonnello Mori, sentito sempre all'udienza del 7 giugno dello scorso anno, '97, ha detto determinate cose. Le chiedo, prima di tutto, lei ha avuto i verbali del colonnello Mori di questo processo?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: Ecco, perché il colonnello Mori ha detto che le strutture di mafia non avrebbero mai creduto, per la sua esperienza investigativa... Lui ha detto:
"Le strutture di mafia non avrebbero mai creduto alle possibilità da un Bellini di ottenere un qualche cosa, una trattativa...".
PRESIDENTE: Avvocato, ma queste sono opinioni o valutazioni...
AVV. Cianferoni: Del Mori.
PRESIDENTE: ...di un soggetto che è del tutto estraneo, per quel che noi sappiamo, per quello che noi sappiamo...
AVV. Cianferoni: E ci auguriamo.
PRESIDENTE: E ci auguriamo anche.
AVV. Cianferoni: Però, resta il fatto: quale credibilità poteste attribuire a Bellini a fronte di persone come Salvo Lima, come Salvo Ignazio, cioè persone conosciute da anni, che avevano contatti a Roma.
Questo Bellini che cosa vi poté dire di preciso: chi conosceva?
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa, Salvo Lima...
AVV. Cianferoni: Perché questo glielo devo chiedere, insomma.
IMPUTATO Brusca G.: Salvo Lima o Andreotti o tutto il resto con Bellini cosa c'entra?
AVV. Cianferoni: No, c'entra, perché il discorso è che, siccome queste persone rammentate hanno fatto una tragica fine - secondo le sue parole - perché non rispettavano certi impegni, io le chiedo se verso il Bellini fu fatto un vaglio preventivo di credibilità, dicendo: ma chi è questa persona? O bastò che vedeste una busta gialla intestata "Ministero" per credere che fosse quello che lei ci deve far capire... su Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Io, guardi, mi baso sempre sui fatti che conosco. La risposta che ci portò Bellini per noi fu positiva e non ho potuto provare al 100% perché è mancato per me, Giovanni Brusca, potergli portare la contropartita per ottenere i risultati.
Fino a quel momento da parte nostra mancava. Perché Bellini diceva: 'si può fare solo per queste due persone', quindi io vado avanti per queste due persone.
Tant'è vero solo per una persona: per Bernardo Brusca. E non ho potuto concludere perché io non ho potuto trovare gli elementi per potere fare questo scambio.
Quindi, se è stato interrotto è solo per mancanza mia.
Dopodiché avrei potuto vedere se Bellini diceva la verità o non diceva la verità. Da lì...
AVV. Cianferoni: Senta...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Da lì avremmo potuto fargli fare anche la fine di Andreo... di Lima e di Ignazio Salvo.
AVV. Cianferoni: Ma senta, scusi, un episodio che è uscito nel processo - che io le rammento ora - è che un certo Lentini Agostino per essersi permesso un commento negativo su una espressione di Riina ascoltata in televisione per poco ci rimette le penne.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ora, io le dico, come è possibile che, avendo voi il sospetto che ci ha detto lei, Brusca, che il Bellini fosse un infiltrato sceso per arrestare Riina ci manteneste dei rapporti, anche dopo che Riina viene arrestato in quelle circostanze misteriose per voi.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, la questione Lentini è un fatto.
AVV. Cianferoni: Non ne parliamo. Io le ho fatto l'esempio per farmi capire.
IMPUTATO Brusca G.: E io stavo rispondendo. Agostino lentini è un fatto, quello di Bellini è un altro fatto. La continuazione, nell'ultimo periodo, fu per avere i soldi e, se eventuale, potere portare avanti le trattative.
Ma siccome il Bellini non si fece più vedere, quindi il discorso è rimasto in aria: sia per i soldi, sia per la trattativa.
AVV. Cianferoni: Io mi sono appuntato questa cosa, che fu il Bellini, intanto, a dire: 'potete rubare un quadro agli Uffizi'. E ne abbiamo parlato anche stamattina. Lo ricorda, no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ma si ricorda di aver parlato - io mi sono segnato pagina 99, udienza 14 gennaio '98 - che ci sarebbe potuto essere un esborso tra i 100 e i 200 milioni da parte vostra per l'autore del furto?
IMPUTATO Brusca G.: Ho risposto a questa domanda, signor Presidente.
AVV. Cianferoni: E' vero, no?
IMPUTATO Brusca G.: Ma come progetto...
AVV. Cianferoni: Sì, sì, ma questo fatto dei 100 o 200 milioni è vero?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Io già ne ho parlato.
AVV. Cianferoni: Allora, intanto se volevate dare questi soldi vuol dire che l'autore del furto non doveva essere un uomo d'onore.
IMPUTATO Brusca G.: No, ci pensava Bellini.
AVV. Cianferoni: Ci pensava Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Questo lo dice per la prima volta.
IMPUTATO Brusca G.: Non è per la prima volta.
AVV. Cianferoni: No, è per la prima volta che lei ci dice...
AVVOCATO Li Gotti: (voce fuori microfono)
... ladruncolo, conosciuto...
PRESIDENTE: Avvocato, deve usare il suo nome, sennò la...
AVVOCATO Li Gotti: E' una circostanza; l'ha riferita nei giorni scorsi e anche stamane, no per la prima volta.
AVV. Cianferoni: Va be'.
AVVOCATO Li Gotti: Ha parlato di un ladruncolo, persona che avrebbe contattato il Bellini.
AVV. Cianferoni: Avrebbe... comunque, va bene, nella mia concatenazione logica, si vede che... Oh.
Non era un uomo d'onore, era questo ladruncolo.
Però questo furto... Scusi, eh, abbia pazienza. Ora, l'avvocato Li Gotti opportunamente mi sollecita: ma lei si cava di tasca fra i 100 e i 200 milioni per un ladruncolo di strada?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato...
AVV. Cianferoni: Per quel poco di galera che si doveva andare a fare?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, siccome l'importante è che arrivava a un fine, avrei fatto la qualunque. Ma erano progetti, discorsi in aria; non è che abbiamo mai detto facciamo così. Io ho detto suggerimenti dati da Bellini. Né che l'abbiamo mai attuato, mai progettato e mai portato avanti.
AVV. Cianferoni: Domanda secca: lei ha mai nascosto soldi, anche miliardi, dalle parti di Alcamo?
IMPUTATO Brusca G.: Io?
AVV. Cianferoni: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Nella maniera più categorica.
AVV. Cianferoni: Lo esclude?
IMPUTATO Brusca G.: Totale.
AVV. Cianferoni: Bene a sapersi. Però, le chiedo ora, quando aveva le fotografie in mano dice di averle portate da quelle parti.
IMPUTATO Brusca G.: Le fotografie, io, siccome in quel periodo mi facevo latitante a Castellammare, mi custodiva per un periodo Gioacchino Calabrò.
AVV. Cianferoni: Ricorda se era sempre vivo o se era già stato ucciso il Milazzo?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che il Milazzo già era stato ucciso; comunque in quel periodo.
AVV. Cianferoni: In quel periodo. E Peppe Ferro dov'era?
IMPUTATO Brusca G.: Peppe Ferro non mi ricordo se era latitante o era libero o in galera. Non me lo ricordo. Ma comunque doveva essere libero, perché ha partecipato all'omicidio Milazzo.
AVV. Cianferoni: E a maggior ragione, se era libero, come si spiega l'intervento del Calabrò?
IMPUTATO Brusca G.: Io in quel periodo mi trovavo a Castellammare, per i rapporti che avevamo, prima siccome non c'era bisogno di nessuna regola, perché essendo che c'era molta affettuosità non c'era nessun pregiudizio, e fino a quel periodo io mi potevo permettere di dire: 'Gioacchi', salvami questa cosa', o 'vammi a prendere quest'altra cosa', o altri fatti.
AVV. Cianferoni: Dunque, a pagina... Dunque, no, prima la domanda. Sul fatto che il Calabrò sia imputato in questo processo lei lo sa, no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Oh. Ha riferito sulla circostanza riferita sulle contestazione del Pubblico Ministero dell'Olimpico. Lei sa quando è stato arrestato il signor Calabrò?
IMPUTATO Brusca G.: Nel '93, non mi ricordo in che periodo.
AVV. Cianferoni: Si era più sul gennaio, più sul giugno, più sul febbraio, sul novembre, sul dicembre... che mese era?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo che dovevamo essere fine '93 o inizi '94; comunque fine '93. Questo periodo.
AVV. Cianferoni: Fine '93.
IMPUTATO Brusca G.: Penso, però non è che mi sono appuntato la data.
AVV. Cianferoni: Allora, la data gliela dico io: era l'11, a cavallo tra l'11 e il 12 novembre del '93. Risulterà anche agli atti della Corte.
Ora, abbiamo acquisito testimonianza da un imprenditore che lavora con la Telecom, con la SIP, sul fatto che le transenne che sarebbero state indicate da Scarano sul fatto dell'Olimpico erano lì nel dicembre del '93. Allora come si spiega che lei indica il Calabrò su un fatto che è accaduto quando lui era arrestato?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, avvocato, io non ho detto che il Calabrò mi ha raccontato questo particolare.
AVV. Cianferoni: No, infatti.
IMPUTATO Brusca G.: Io non ho detto che Calabrò mi ha dato questa confidenza. Io ho detto le parole che mi sono state dette, credo, se non ricordo male, da Messina Matteo Denaro. O da Spatuzza.
Io da Calabrò di questo fatto non ho saputo mai nulla.
AVV. Cianferoni: Sì. Ma lei ha motivi di risentimento verso Calabrò?
IMPUTATO Brusca G.: Ma se uno che racconta fatti significa essere motivi di risentimento... chiedo scusa.
AVV. Cianferoni: No. Verso il Sinacori?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: Verso il Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: Alla stessa maniera che verso il Di Maggio? Mi scusi la domanda.
IMPUTATO Brusca G.: Ho specificato questa mattina i rapporti tra me e Di Maggio.
AVV. Cianferoni: Quindi lei nega di avere risentimento sul Di Maggio.
IMPUTATO Brusca G.: Ma io risentimenti l'avevo per fatti di Cosa Nostra.
AVV. Cianferoni: Va bene.
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che lui diceva automaticamente un certo risentimento c'era.
AVV. Cianferoni: Va bene. Dunque, io, signor Presidente, tratterei un ultimo argomento, poi una breve pausa e poi...
PRESIDENTE: Una breve pausa?
AVV. Cianferoni: Eh sì.
PRESIDENTE: E dopo vuole riprendere?
AVV. Cianferoni: E finiamo...
PRESIDENTE: No, avvocato.
AVV. Cianferoni: ...velocemente.
PRESIDENTE: Concluda e chiudiamo, per cortesia.
AVV. Cianferoni: Va bene, come lei ritiene. Mi condenso, mi sintetizzo.
PRESIDENTE: Bravo.
AVV. Cianferoni: Ma sul fatto della trattativa con lo Stato le chiedo: ma ricorda la sentenza del Maxi quante persone aveva condannato all'ergastolo?
Lei ha riportato sei anni, è giusto?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Oh, quanti ergastoli ci furono?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, non mi ricordo se sono stati 18, 19, 20, non lo so.
AVV. Cianferoni: Su quanti imputati?
IMPUTATO Brusca G.: Ma su 366 inizialmente.
AVV. Cianferoni: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Poi, strada facendo, sono stati chi stralciati chi assolti. Io mica andavo a controllare tutta la situazione processuale.
AVV. Cianferoni: E' vero che - per la sua conoscenza oggettiva, eh - molti degli imputati, quando la sentenza passò definitiva, avevano addirittura finito la pena in carcerazione preventiva, si diceva all'epoca, in custodia cautelare?
PRESIDENTE: Avvocato, scusi, ma ci deve spiegare a che cosa servono queste domande.
AVV. Cianferoni: La domanda serve poi a questo, cioè: ma la sentenza del Maxi perché doveva scatenare una trattativa, piuttosto che un altro fatto che in quel periodo ci poteva essere da trattare?
IMPUTATO Brusca G.: Ma guardi, la sentenza del Maxi ho detto che fu uno dei motivi, ma i motivi erano tanti, che si cominciò a trattare, cioè trovare delle strade per trattare con lo Stato.
Per quelle che erano le mie conoscenze - se poi c'erano altri uomini d'onore che avevano altre strade non lo so - per quelle che erano state le mie conoscenze erano state chiuse, tagliate.
AVV. Cianferoni: Senta, ha mai conosciuto un certo Danilo Zicchi?
IMPUTATO Brusca G.: Chi?
AVV. Cianferoni: Danilo Zicchi. Zicchi Danilo.
IMPUTATO Brusca G.: Il nome non mi dice niente. Può darsi che l'abbia visto.
AVV. Cianferoni: Può darsi che l'abbia visto.
IMPUTATO Brusca G.: Il nome non mi dice niente.
AVV. Cianferoni: Si è presentato davanti a questa Corte come un giovane esperto d'arte e di fatto indagato per ricettazione di opere d'arte. Oh, attenzione che il momento è importante, signor Brusca. Scusi il mio inciso, perché poi le chiedo: Camera Pasquale l'ha mai sentito?
IMPUTATO Brusca G.: Il nome non mi dice niente.
AVV. Cianferoni: Nemmeno di questo.
Un certo professor Gismondi?
IMPUTATO Brusca G.: No, completamente.
AVV. Cianferoni: No, su questi nomi le faccio domande perché il La Barbera, sentito il 6 giugno a pagina 57, dice che:
"Bellini veniva per conto di certe persone di Roma interessate al recupero di opere d'arte ".
E Sinacori faceva quel discorso che abbiamo fatto prima, cioè che lei si sarebbe presentato dicendo: 'c'è chi ci può aggiustare i processi, politici amanti di opere d'arte'.
Questi nomi li ha fatti lo Zicchi, allegando il particolare che questo Gismondi ed un altro professore - Cellino, mi pare di ricordare - si presentarono a lui dicendo: 'guarda, tu hai delle opere che erano della mafia, rendile subito perché sennò finiamo male'.
Ne sa nulla di tutta questa storia?
IMPUTATO Brusca G.: Io di tutta questa storia non ne so nulla.
AVV. Cianferoni: Il La Barbera dice, pagina 58 dell'esame del 6 giugno, che:
"Bellini rappresentò di avere un generale dei Carabinieri interessato che poteva fare qualche cosa per fare andare agli arresti ospedalieri detenuti."
Questa figura del "generale dei Carabinieri interessato" le dice nulla? Ne parlò mai con Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io ho detto sempre che noi vedevamo personaggi dello Stato, dietro Bellini. E facevamo tante interpretazioni in quel momento.
Sono venuto a conoscenza chi c'era dietro Bellini leggendo le sue dichiarazioni, all'inizio di gennaio.
AVV. Cianferoni: Va bene, questa è la sua versione.
Il La Barbera, per altro, dice una cosa diversa dalla sua sul fatto di chi disse che i due su cinque non andava bene. Dice La Barbera che fu lei a dire che la cosa non interessava perché l'Ospedale Militare di Pisa non era un luogo in cui si stava bene. E quindi, lei Brusca, avrebbe detto: 'non mi interessa'.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io l'ospedale di Pisa non l'ho mai detto. Questa è la prima volta che lo sento dire.
La Barbera non so perché dice questo, non so, o perché gli è stato chiesto, o perché ne era a conoscenza; perché tra La Barbera e Gioè parlavano. Se mio padre, ipoteticamente, poteva ottenere gli arresti ospedalieri si parlava dell'Ospedale Militare di Palermo, non di Pisa.
Ma se mio padre usciva anche a Pisa, aveva accettato anche Pisa; l'importante che usciva dal carcere.
AVV. Cianferoni: Senta, è vero che a un certo punto lei e Gioè decideste di non dire più nulla al Bagarella circa Bellini, perché Bagarella lo voleva uccidere?
IMPUTATO Brusca G.: No, non è questo. Quando cominciai a portare avanti la situazione di mio padre, visto che io avevo avuto uno che .. un Salvatore Riina, dico: 'questo rapporto mettiamocelo per noi, stretto', nel senso che 'andiamo avanti senza nessun tipo di problema'. Perché Leoluca Bagarella, da quando è cominciato questo contatto con Bellini, subito sospettava che faceva parte dei Servizi Segreti o non so a chi: 'eliminiamolo, eliminiamolo'.
Al che ho detto: 'fermiamoci e vediamo dove va a finire'.
AVV. Cianferoni: No, perché allora su questo punto - pagina 78 del verbale di interrogatorio col P.M. di Firenze, 14 luglio '97 - lei dice:
"Perché ogni volta che parlavamo con Bagarella lui dice sempre: 'niscemu ninni, niscemu ninni'.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, uccidiamolo.
AVV. Cianferoni: Questo l'ha detto.
Il P.M. Grasso dice:
"Cioè, uccidiamolo?".
E lei risponde: "Uccidiamolo. Quindi, per non sentire sempre questo discorso, noi non dicevamo più niente al Bagarella e ci tenevamo il discorso fra me e il Gioè."
IMPUTATO Brusca G.: Il discorso, cioè, perché Bagarella, quando sentiva che con questo contatto continuava - che lui non era d'accordo a portare questa trattativa, ma io la volevo portare fino in fondo per verificare la situazione - dico: 'teniamoci le cose, dopodiché si vede'.
AVV. Cianferoni: Ecco. E' vero che l'intervento di Bellini ha stravolto i metodi di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: L'intervento di Bellini...
AVV. Cianferoni: Lei dice:
"Questo metodo viene cambiato, almeno da parte mia, con l'evento Bellini".
IMPUTATO Brusca G.: Prima di questi...
AVV. Cianferoni: Pagina 83 del verbale 14 luglio.
IMPUTATO Brusca G.: Prima di questi suggerimenti - stiamo attenti, non suggerimenti ' andate a fare questo', come mandante - cioè da questi ragionamenti, da questi fatti, si cambia un po' la strategia di Cosa Nostra.
Quindi, l'evento Bellini cambia la mentalità mia, di Gioè, e un po' di tutti perché fino a quel momento io non avevo mai sentito parlare di questi fatti.
AVV. Cianferoni: Ma, poi chiudiamo sul Gioè... sul Bellini, come si conciliava la natura di infiltrato che voi gli attribuivate col discorso dell'elicottero per fare evadere persone dalle carceri?
IMPUTATO Brusca G.: Ma...
AVV. Cianferoni: Ma che chiedevate a un infiltrato l'elicottero?
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, avvocato. Noi avevamo sospetti, non abbiamo avuto mai una conferma di una qualsiasi cosa.
Il Bellini veniva, con quello che ho detto fino ad oggi, per noi avevamo dei sospetti: chi poteva essere il Bellini.
E lui ogni volta diceva: si può fare questo, si può fare quello, si può fare quell'altro. Si può fare anche di andare a prendere un detenuto in qualche carcere, che si può andare a rubare un elicottero in Toscana e possiamo fare anche questo.
Ma che... mai un progetto di... facciamolo, siamo portati avanti.
L'unico progetto che è stavamo portando avanti, fu la risposta del Bellini che ci aveva la risposta positiva per Bernardo Brusca.
AVV. Cianferoni: Senta, secondo le sue conoscenze, c'è una identità tra chi esegue le stragi e chi le ordina?
IMPUTATO Brusca G.: Eh...
PRESIDENTE: Avvocato, lei ha detto che non le interessano le considerazioni. Questa è una valutazione.
AVV. Cianferoni: No, secondo le sue conoscenze dei fatti.
PRESIDENTE: Bah, vediamo.
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Di quali fatti parliamo, allora?
AVV. Cianferoni: Dei fatti del processo. Si discute... sono sette stragi nel capo di imputazione.
Se c'è identità tra chi li ha fatti e chi li ha ordinati.
IMPUTATO Brusca G.: Io posso spiegare quello che fino ad oggi ho detto.
Di quella di Costa...
PRESIDENTE: Di quello che lei conosce.
IMPUTATO Brusca G.: Quello che io conosco.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quella di Costanzo, c'era un precedente accordo. Cioè, quindi l'accordo con Salvatore Riina e quello che tutto ho spiegato.
Il progetto, quello che volevo fare io con Gioè e tutto il resto, non è stato attuato. Quelli che sono poi avvenuti, io non ne so niente se ci sono mandanti, non ci sono mandanti, chi lo ha deciso, come lo hanno deciso. Io non ne so nulla.
AVV. Cianferoni: Quindi, quando lei - a pagina 117 del verbale 14 luglio più volte citato - così si esprime:
"Parlando delle stragi del '93, chi esegue queste stragi, ovvero fa eseguire le stragi che poi la mano d'opera, ma la mente di chi fa eseguire queste stragi è tutta un'altra cosa, dice, non si fa un discorso basilare. Cioè valutare tutti i pro e i contro."
Sono allora, che cosa? Riflessioni a ruota libera...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti.
AVV. Cianferoni: ...fatti che conosce?
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti. Ci sono fatti che io ordino ai miei uomini. O perlomeno, alle persone a me vicino: andate a fare questo fatto.
E ci sono poi gli altri uomini che si vanno poi a interessare di questo fatto.
Quindi, dipende dal fatto, dipende dal momento; c'è chi ordina e c'è chi materialmente va ad eseguire.
Dipende dal caso, dal...
AVV. Cianferoni: Va be'. Senta, lei ha parlato dell'attentato a Di Pietro. Ma su questo punto, l'esecuzione di questo fatto, pensò chi - lei ne ha parlato, quindi lo conosce - chi avrebbe potuto sortire l'effetto opposto da quello sperato.
IMPUTATO Brusca G.: L'effetto...?
AVV. Cianferoni: Opposto. Cioè, invece di alleggerire...
PRESIDENTE: Sono progetti; ci interessano veramente tanto?
AVV. Cianferoni: Non lo so, non lo so Presidente.
PRESIDENTE: Alla Corte non interessano.
AVV. Cianferoni: L'inquietudine nasce da questo.
PRESIDENTE: Alla Corte non inte... Io capisco le inquietudini di vario genere, di varia natura e di diversi soggetti, istituzioni comprese.
Però, alla Corte, non interessa.
AVV. Cianferoni: Bene, Presidente.
Lei ha parlato più volte dei giornali, dell'attenzione ai giornali, eccetera. Però questa domanda, ecco, chiedo alla Corte di poterla svolgere: ricorda se l'attentato a Di Pietro avrebbe - così lo collochiamo anche nel tempo questo progetto - avrebbe dovuto essere collegato ad una campagna di stampa contraria a Di Pietro che doveva essere parallela?
PRESIDENTE: Avvocato, ma le...
AVV. Cianferoni: Lo ricorda, o no?
PRESIDENTE: Le ho già detto che è un argomento che alla Corte proprio non interessa.
AVV. Cianferoni: Va bene.
Senta, non so appunto se questo può essere introdotto. Mi parrebbe importante, siamo al termine del processo e la questione è rimasta da sondare.
E sollecito questo al Brusca, perché continuamente fa riferimento ai giornali, li segue parecchio.
Lei seguiva le notizie delle stragi dal telegiornale, dai giornali radio, dagli organi di stampa. E' giusto?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Ecco. Allora le chiedo: le è capitato di ascoltare un discorso fatto dal Presidente della Repubblica a novembre '93 che collegava le bombe con i più vergognosi e ignobili degli scandali?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi ricordo di questo...
PRESIDENTE: Avvocato, guardi...
AVV. Cianferoni: La domanda verteva sulle possibili...
PRESIDENTE: ...non è necessario invocare, o citare l'intervento del capo dello Stato, che chissà quante cose sa più di noi. Ma certamente non si riferiva a questo processo...
AVV. Cianferoni: No, ma...
AVVOCATO Traversi: ...mi scusi, mi pare che sia proprio fuori di ogni luogo.
AVV. Cianferoni: Va bene. Senta...
PRESIDENTE: Vediamo piuttosto di stringere, avvocato, perché...
AVV. Cianferoni: Sì. Torniamo ai fatti...
PRESIDENTE: ...lei ha esorbitato, rispetto alle sue iniziali...
Sì, perché quella sera erano le sei e un quarto, sei e venti, lei disse: 'mah, per le sette, sette e mezza' - dovevate parlare in due - 'ci scappa un'ora'.
Qui ne sono scappate più di due.
AVV. Cianferoni: Dieci minuti e ho finito, forse meno.
PRESIDENTE: Facciamo cinque, avvocato.
AVV. Cianferoni: Domande telegrafiche. Brusca.
E' vero che lei ha mantenuto, cioè, che Angelo Siino ha mantenuto... Angelo Siino, eh, mi scusi. Ha mantenuto rapporti confidenziali con il maresciallo Lombardo?
PUBBLICO MINISTERO: No, francamente... Non per nulla. Questa domanda io ho bisogno di capire che rilievo possa avere ai fini di questo dibattimento.
AVV. Cianferoni: Ha rilievo, perché poi voglio sapere dal Brusca...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, lo spieghi, per cortesia.
AVV. Cianferoni: ...se li ha tenuti lui i rapporti confidenziali.
Glielo dico diretto: lei ha avuto rapporti confidenziali?
PRESIDENTE: E allora faccia questa domanda diretta, avvocato.
Non c'entra niente citare un soggetto che noi non conosciamo.
PUBBLICO MINISTERO: Un ... E personaggi che, a questo processo, non appartengono. A meno che la difesa non intenda introdurre un mezzo di prova - farà come vuole - su questo, o su quell'altro aspetto.
Anch'io oggi ho fatto una richiesta alla Corte.
Non si può viaggiar col radar, così in chissà quale direzione.
Nessuna delle altre parti è in grado di sapere qual è l'economia di un passaggio delle...
PRESIDENTE: Faccia la domanda, avvocato.
AVV. Cianferoni: Sì. Lei, Brusca, ha avuto rapporti confidenziali con Forze dell'Ordine? In particolare allora le dico con un sottufficiale di soprannome, nome in codice, "Furio", che lavorava a San Giuseppe Jato nell'87 e in quegli anni là?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVV. Cianferoni: Lo nega?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Lei ha mai avuto contatti...
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, se lei parla che io gli dovevo andare a raccontare i fatti miei, no; che io conosco il brigadiere Alosi che lavorava alla Stazione di San Giuseppe Jato, che ha fatto perquisizioni, ha fatto un sacco di perquisizioni a casa nostra, questo sì.
Ma che io gli abbia dato confidenze, mai.
AVV. Cianferoni: Il SISDE, Brusca, ci ha mai lavorato?
IMPUTATO Brusca G.: Io ho detto all'inizio del mio interrogatorio, non ho avuto mai a che fare con nessun tipo di militari, o forze di Polizia dello Stato italiano.
AVV. Cianferoni: Il suicidio di...
PRESIDENTE: Dello Stato americano, sì?
IMPUTATO Brusca G.: Come?
PRESIDENTE: Dello Stato americano, sì?
IMPUTATO Brusca G.: Nessuno al mondo.
PRESIDENTE: Va bene. E ci poteva nascere sempre questo equivoco.
IMPUTATO Brusca G.: E abbiamo tagliato pure questa...
AVV. Cianferoni: Senta, sui fatti, sa che nel processo c'è stato un contributo di testimoni che sono venuti a dire che, dalla macchina che è esplosa in via Palestro, sarebbe - secondo il loro ricordo - scesa una donna bionda.
Questa vicenda della donna bionda, lei la conobbe all'epoca, ne sa riferire? E' vera, non è vera, per le sue conoscenze?
IMPUTATO Brusca G.: Non ne so nulla.
AVV. Cianferoni: Non ne sa nulla.
Sa che Contorno, sentito in quest'aula, ha detto di poter essere ucciso in ogni momento. Che però, sostanzialmente, per le modalità dell'attentato lo lasciavano indifferente, perché lo potevano colpire sotto casa... Questo ci ha detto.
Allora io le dico: che cosa sa di concreto sulla bomba a Formello? Era davvero per Contorno?
IMPUTATO Brusca G.: Io so di quella dove il... raccontatomi sempre dal Fifetto Cannella...
PRESIDENTE: Quella che ci ha già raccontato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVV. Cianferoni: Quello che ci ha già raccontato.
IMPUTATO Brusca G.: So che è per Contorno. Però, degli altri, non so più niente.
AVV. Cianferoni: Sa che Costanzo, in quest'aula, è venuto a dire... Costanzo, si parla del giornalista Maurizio Costanzo, è venuto a dire - pagina 67 del verbale 19 dicembre '96 -:
"Sarei stato un mitomane se avessi detto che era stata la mafia."
Cioè, lui non si sentiva personalmente minacciato.
Allora io le dico: è proprio sicuro che la bomba di via Fauro fosse per Costanzo?
Le allego, così si fa tante domande in una, che lì abitava, a qualche centinaio di metri, però, il dottore Narracci Lorenzo del SISDE, che c'erano due macchine del SISDE, che forse ci poteva essere anche altri obiettivi interessanti, non emersi però, allo stato, dal processo.
Però, del SISDE se n'è parlato.
Ci parli del SISDE.
PRESIDENTE: Perché ci deve parlare del SISDE?
AVV. Cianferoni: Prego?
PRESIDENTE: Abbia pazienza, mi scusi, la sua domanda...
AVV. Cianferoni: Io insisto col signor Brusca.
PRESIDENTE: Avvocato, la sua domanda è ammissibile per la prima parte; per l'ultima parte...
AVV. Cianferoni: La seconda parte togliamola, è suggestiva, è inutile e non si arriva a niente. Però, ecco...
PRESIDENTE: Allora, sa perché si fece questo attentato in via Fauro? Quale era l'obiettivo?
IMPUTATO Brusca G.: Se si riferisce al dottor Costanzo, io so che era per Costanzo. Poi, se altri hanno fatto altre deduzioni, queste non sono competenze mie.
AVV. Cianferoni: Va bene. Abbiamo veramente quasi finito.
La lettera di Gioè: la conosce ora questa lettera di Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho conosciuta quando me l'ha letto il dottor Chelazzi.
AVV. Cianferoni: Gliel'ha letta il dottor Chelazzi.
IMPUTATO Brusca G.: Prima, me l'ha detto in parte, il...
AVV. Cianferoni: Allora...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Prima me l'ha letta in parte il dottor Scarpinato. E aveva un significato.
Poi me l'ha letta, il totale, credo, il dottor Chelazzi. E ho dato un altro significato.
AVV. Cianferoni: Allora, io le chiedo se lei ravvisa un messaggio da parte del Gioè nelle seguenti frasi:
"Io rappresento la fine di tutto. E penso che da domani o a breve i pentiti potranno tornarsene alle loro case, certamente con molto più amore del mio, che non ho."
IMPUTATO Brusca G.: Non...
AVV. Cianferoni: Non c'è un messaggio?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho visto molto veloce, non...
AVV. Cianferoni: Ora che gliene ho letta, gliene leggo un altro:
"Il futuro del mondo e degli esseri normali e dei pentiti veri."
Guardi, che nella lettera il Gioè si definiva un mostro, come si è definito lei più volte.
Queste sono le frasi. Mi sa dire se c'è un messaggio? Se lei ce l'ha trovato un messaggio.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, veramente io non mi sono mai definito un mostro.
AVV. Cianferoni: Lei ha detto che si è pentito per non essere chiamato mostro.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, ripeto, cioè, non mi sono mai definito mostro.
Gioè, se si è definito mostro, questo... e sta scritto nella lettera, quindi è la sua responsabilità.
La lettera che io ho letto, per me, lui dava che tutto il male che stava succedendo era perché Bellini ci aveva messo in testa questi fatti.
Perché Bellini non ci ha mai detto: 'andate a fare questo, andate a fare quell'altro'.
Io l'ho interpretata in questa maniera, però questa è una mia interpretazione. Stop.
AVV. Cianferoni: Ecco, l'ultima domanda, consistente in un altro passo della lettera...
PRESIDENTE: (voce fuori microfono)
AVV. Cianferoni: Grazie, Presidente.
...che le rivolgo facendo seguito alle domande precedenti.
Dice, scrive il Gioè:
"Però, se realmente si vuole costruire una società migliore, questa si dovrà fondare sulla verità e sulla giustizia. E omettere questa lettera, per non evitare queste persone di cui ho parlato, vuol dire che al mondo giustizia non esiste. E pertanto io, che mi definisco un mostro, potrei pensar di essere stato uno come tanti."
Lei ha detto che non teme di fare la fine di Pisciotta o di Sindona. E ha detto che il Gioè, in quella lettera, ci parlava di Bellini volendo dare un segnale. Ci parli di questo segnale.
PRESIDENTE: Che segnale voleva...
IMPUTATO Brusca G.: Per me, il segnale... signor Presidente, deduzioni della lettera. Mi hanno chiesto cosa voleva dire il Gioè in quella lettera, io dico: siccome conoscendo tutta la storia di Bellini, per me, tirando in ballo a Bellini, lui voleva dire che tutto quello che è successo è perché Bellini ce lo aveva messo in testa.
Il Gioè non sa quello che è successo dopo. Quindi lui si sente responsabile di quello che è successo.
Questo ha voluto spiegare.
PRESIDENTE: Bene. Lei ha terminato, avvocato?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente. Grazie.
PRESIDENTE: Non ci sono altre domande per questo...
IMPUTATO Calabrò: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Chi parla?
IMPUTATO Calabrò: Calabrò sono. Vorrei fare una dichiarazione spontanea.
PRESIDENTE: Se è breve, per cortesia.
IMPUTATO Calabrò: Sì, sì, brevissima.
PRESIDENTE: Abbia pazienza, mi scusi. Siccome io devo rivolgere al Brusca un paio di domande, le dispiace aspettare cinque minuti?
IMPUTATO Calabrò: Sì, sì. Prima che se ne va il signor Brusca.
PRESIDENTE: Certo, certo.
Volevo chiederle due cose: durante le sue dichiarazioni lei ha detto più volte che i suoi progetti, quando si parlava di stragi e di fatti da fare al Nord, lei si riferiva alla distribuzione di siringhe infette di sangue AIDS, nelle spiagge, in particolare di Rimini. E di merendine avvelenate nei supermercati, mercati...
IMPUTATO Brusca G.: Progetti.
PRESIDENTE: In giro. Progetti, certo.
E' un progetto che lei coltivava da solo, o era stato discusso con altri?
IMPUTATO Brusca G.: No, signor Presidente, il progetto, così sempre per dire c'è da fare questo, c'è da fare quell'altro, in particolar modo ero io, Gioè, sempre...
PRESIDENTE: Suggeriti, diciamo, sollecitati da Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sollecitati... per dire, si può fare questo.
PRESIDENTE: Si può fare questo, certo.
IMPUTATO Brusca G.: E quindi, quando noi siamo andati alla casa. E la prima volta che mettiamo per cominciare a cercare, per dire: cominciamo a lavorare su questo fatto, fu quando siamo alla casa Vasile.
PRESIDENTE: Siamo dopo l'arresto di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Riina.
PRESIDENTE: Nel...
IMPUTATO Brusca G.: Marzo...
PRESIDENTE: Vicino all'Hotel...
IMPUTATO Brusca G.: Zagarella.
PRESIDENTE: Ecco, quindi...
IMPUTATO Brusca G.: Da quel momento in poi, stavamo cominciando a vedere se trovavamo...
PRESIDENTE: Allora, questo discorso è stato portato anche a conoscenza di altri.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, signor Presidente, però, ripeto, sempre come...
PRESIDENTE: Come progetto.
IMPUTATO Brusca G.: ...come progetto.
PRESIDENTE: Ma gli altri, gli altri, su queste sue, su questi suoi propositi, o idee, si sono espressi?
IMPUTATO Brusca G.: No. No, perché dovevamo andare avanti. Nel senso, dice: 'va be', andiamo avanti'.
E stavamo cercando il sangue.
PRESIDENTE: E questo lo ha già detto.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, sì...
PRESIDENTE: Io volevo sapere soltanto se lo conoscevano altri e se c'era un luogo in cui era stato discusso con altri. Perlomeno...
IMPUTATO Brusca G.: Il luogo, quello della casa di Vasile.
PRESIDENTE: Benissimo.
IMPUTATO Brusca G.: Le persone già le ho indicate.
PRESIDENTE: Il tempo è quello che abbiamo detto, verso la fine di gennaio, mi pare abbia detto, no?
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto, perfetto.
PRESIDENTE: Del '93?
IMPUTATO Brusca G.: Marzo...
PRESIDENTE: Marzo.
IMPUTATO Brusca G.: Febbraio-marzo, questo periodo, siamo.
PRESIDENTE: Va bene, marzo.
IMPUTATO Brusca G.: Dopodiché viene l'arresto di Gioè.
PRESIDENTE: Va be', dopo, tutto il resto...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Signor Presidente, quello che ho detto, in quel periodo.
PRESIDENTE: Benissimo. Gli altri, comunque, non si espressero su questi suoi propositi.
IMPUTATO Brusca G.: No, però... non si espressero, ma non è che abbiano detto no.
PRESIDENTE: No.
IMPUTATO Brusca G.: 'Andiamo avanti'.
PRESIDENTE: Non hanno detto nulla.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto...
PRESIDENTE: Hanno semplicemente valutato questo come altri progetti.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PRESIDENTE: Volevo chiederle anche un'altra cosa, invece di natura completamente diversa.
Lei ha detto che il capomandamento di Brancaccio, a quell'epoca, era Giuseppe Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Che però, quando per ipotesi lei aveva bisogno di parlare con Giuseppe Graviano e non lo trovava, parlava col fratello Filippo.
Questo parlare col fratello Filippo, era un fatto occasionale? Nel senso che, dice: sono andato alla casa tale, di un amico, di un... non ho trovato lui, l'ho lasciato detto alla moglie', per un fatto perché, essendo fratello glielo poteva riferire, o era un fatto dovuto al fatto - scusi il bisticcio - una conseguenza di una posizione particolare di Filippo Graviano nel mandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, signor Presidente, come ripeto...
PRESIDENTE: Faccio presente che, quasi tutti i collaboratori, cioè, coloro che vivendo le cose dall'interno della vostra organizzazione, hanno parlato di chi dirigeva il mandamento di Brancaccio, hanno fatto sempre riferimento ai fratelli Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, io le posso dire che, siccome sono state fatte commissioni, e mini commissioni, partecipava Giuseppe Graviano.
Però poi, quando sul territorio non si trovava Giuseppe Graviano, ci rivolgevamo a Filippo, perché era... non nelle stesse condizioni di Giuseppe, come titolo lo aveva Giuseppe. Però, era tenuto in considerazione, in quanto, essendo il fratello, una persona di un certo spessore mafioso. Quindi anche lui poteva parlare con il fratello e prendere le sue decisioni.
PRESIDENTE: Ah, quindi il fratello doveva solo ricevere una...
IMPUTATO Brusca G.: No, poteva anche decidere. Non...
PRESIDENTE: Poteva anche decidere.
IMPUTATO Brusca G.: Decidere. Però, in commissione, per quelle che abbiamo fatto, o piccole o grandi, partecipava solo Giuseppe.
PRESIDENTE: Bene. Non abbiamo altre domande. Lo possiamo far portare...
IMPUTATO Calabrò: No, signor Presidente.
AVV. Cianferoni: La dichiarazione...
PRESIDENTE: Ah, la vuol fare in presenza di... Mi scusi, non avevo capito.
IMPUTATO Calabrò: Sì, sì. Alla sua presenza.
PRESIDENTE: Prego, dica pure. Purché si ricordi di non arrivare a insulti, o ingiurie, eh.
IMPUTATO Calabrò: No, no, ci mancherebbe, signor Presidente. Pochi minuti.
Io sono imputato nel processo a Agrigento, dove questo signore, il signor Brusca, ha fatto delle dichiarazioni.
E parlando del piccolo Di Matteo, a una domanda del mio avvocato, avvocato Franco Gandolfi, dicendoci: 'ma lei non si è reso conto che era un bambino?''
Lui ha risposto in un modo diverso di come ha risposto qua.
Ha risposto: 'senta, avvocato, perché non ci va a guardare la tessera, e vede se era un bambino oppure no'.
Ora qua, questo non lo viene a dire. Se lo nega, farò avere i verbali alla Corte. Grazie.
PRESIDENTE: Ha terminato?
IMPUTATO Calabrò: Sì, ho terminato.
PRESIDENTE: Grazie. Può andare.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Anche lei vuol fare una dichiarazione?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Per cortesia, allora, aprite i microfoni, perché non so se funzionano.
IMPUTATO Bagarella: Sì. Sono Bagarella, signor Presidente, mi scusi.
PRESIDENTE: Dica.
IMPUTATO Bagarella: Volevo fare sapere al signor Brusca, dato che lui dice che conosce vita e miracoli dei miei nipoti, come sono cresciuti e come non sono cresciuti, ora, se lui sa dei rancori verso di me, che mi accusa; se c'ha dei rancori verso mio cognato, che lo accusa.
Ma che lui vuole togliere i figli ad una madre, non è giusto.
Però, signor Presidente, non vorrei queste mie parole siano interpretate come minaccia.
Solo gli voglio ricordare al signor Brusca che lui sta accusando mio nipote ingiustamente. Ora faccia lui, se la vede lui con la sua coscienza.
Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ha sentito? Bagarella vuol sapere se ha dei rancori contro di lui Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, raccontando fatti, automaticamente scateno la reazione...
PRESIDENTE: Ma è lei che deve dire se lei... per rancore.
IMPUTATO Brusca G.: No. No, non ho nessun... Sono sincero...
PRESIDENTE: Ha dei rancori verso il cognato di Bagarella, Totò Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Sto raccontando fatti, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ha dei rancori verso Riina?
IMPUTATO Brusca G.: No. No.
PRESIDENTE: Per quale motivo lei si è scagliato contro il figlio di Riina facendolo arrestare?
IMPUTATO Brusca G.: Io non ho, non mi sono scagliato contro il figlio di Riina. E non l'ho fatto arrestare. Ho fatto delle dichiarazioni, non so se è stato arrestato per questo, o per altro.
Dopo aver fatto quelle dichiarazioni, non sono più a conoscenza di niente.
PRESIDENTE: Bene. Volevo chiederle allora, prima che si allontani, se può farci una dichiarazione per le udienze successive.
Lei rinuncia alle altre...
IMPUTATO Brusca G.: Io rinunzio.
PRESIDENTE: Rinunzia?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Per tutto il seguito...
IMPUTATO Brusca G.: Per tutto il seguito del processo.
PRESIDENTE: Potete portarlo via.
*IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Allora, facciamo una pausa. E' mezzogiorno esatto.
Riprendiamo alle tre e mezza, in modo che i difensori hanno agio di poter vedere i documenti depositati dal Pubblico Ministero, rispondere sulle richieste del P.M. E poi la Corte deciderà.
AVV. Cianferoni: E anche eventualmente articolare per intanto alcune richieste istruttorie?
Ne avrei un paio, ma le motivo dopo.
PRESIDENTE: Dopo.
AVV. Cianferoni: Grazie.
PRESIDENTE: Scusate, chi interviene per la difesa?
Le parti civili hanno osservazioni da fare sulla richiesta del P.M. di ammissione di nuovi testi?
AVVOCATO Ammannato: Avvocato Ammannato, difensore di parte civile, concorda sulla richiesta dei testi. E quindi, anche lui, si associa a questa richiesta.
PRESIDENTE: Dica, avvocato.
AVVOCATO Pepi: Presidente, per quanto ri... Sono l'avvocato Pepi.
Per quanto riguarda le richieste del Pubblico Ministero, questo difensore non ha niente da eccepire, perché ritiene che, ai fini di un accertamento della verità, sotto il profilo sia dei moventi e sia di altri fatti, le richieste sembrano sicuramente accoglibili.
Ad aggiunta, visto che siamo a richiedere nuove prove, come ha chiesto il Pubblico Ministero, io ritengo che, all'esito dell'esame del signor Brusca, sia necessario - e di questo faccio formale richiesta - un confronto con il signor Bellini.
Perché...
PRESIDENTE: Col signor...?
AVVOCATO Pepi: Bellini. Perché mi sembra che, sia dalle dichiarazioni che il Bellini ha reso in dibattimento, sia le dichiarazioni di cui si è reso responsabile anche recentemente su organi della stampa, anche se mi rendo conto che questo non è che abbia rilevanza nel processo. Ma comunque ritengo vi sia una discrasia totale fra quanto ha dichiarato Brusca e quanto ha dichiarato Bellini.
E, sempre ai fini dell'accertamento della verità, ritengo che sia necessario un confronto fra Brusca e Bellini.
E, in tal senso, concludo.
PRESIDENTE: Bene. Il Pubblico Ministero, su questa richiesta di confronto? Risponde, o si riserva?
AVVOCATO Florio: Sì, chiedo scusa però. Sono l'avvocato Florio.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Florio: Per associarsi. Mi sembra che la questione sia di particolare rilevanza. Per cui volevo far sentire anche la voce di questa difesa.
Ma semplicemente per associarsi, sia in ordine alle conclusioni del collega per le osservazioni in ordine alle produzioni del Pubblico Ministero, ma...
PRESIDENTE: No le produzioni. Sulle richieste...
AVVOCATO Florio: Sulle richieste, certo. Sulle richieste del Pubblico Ministero. Che è in ordine alla...
PRESIDENTE: C'è anche la produzione di una copia di un articolo di giornale.
AVVOCATO Florio: Sì, sì.
PRESIDENTE: Penso che sia, anche su quello non ci siano opposizioni.
AVVOCATO Florio: Non vi è, almeno da questa difesa, non vi è nessun problema, per questa difesa.
E in ordine al confronto, sono varie, sono stati vari i momenti in cui la deposizione del Bellini e la deposizione del Brusca, sono state assolutamente discrasiche, assolutamente opposte.
Quindi insiste e si associa alla richiesta del collega che mi ha preceduto.
AVV. Cianferoni: Signor Presidente, sono l'avvocato Cianferoni.
Vorrei associarmi alla prospettazione resa dall'avvocato Pepi.
Sulla questione dell'articolo di giornale, io credo che sia più corretto farne oggetto di prova testimoniale, sentendo il colonnello Mori. Cioè, proprio sul fatto che l'ufficiale abbia reso una certa intervista.
I contenuti dell'intervista non hanno, a mio avviso, cittadinanza in un processo. Cioè, non è quel foglio...
PRESIDENTE: Avvocato, ma guardate che sono, è sempre da parte della difesa.
E' la prima volta che il Pubblico Ministero produce un articolo di giornale; mentre i difensori ne hanno prodotti, o perlomeno chiesti di produrre diversi.
Prosegua, avvocato.
AVV. Cianferoni: Dunque, senz'altro questo risulterà dagli atti. Anche io ho memoria di questo.
Non ho memoria di averne richiesto personalmente produzione, ma non è qui il punto.
Anche se fosse, il punto è: l'articolo di giornale deve valere come documento teso a provare qualcosa di intrinseco a quell'articolo.
Per esempio, non siamo qui a discutere un processo per diffamazione. Quindi non è quel pezzo di carta che deve entrare, è la circostanza se mai, per i contenuti che può avere - e dovrà essere il teste ad esplicitare questi contenuti - quindi, di per sé, l'articolo di giornale fa prova di ben poco.
Quindi...
PRESIDENTE: Diciamo di niente.
AVV. Cianferoni: Ecco. Mi associo anche sotto questo profilo alle prospettazioni fin qui svolte. E comunque le rappresento per mie proprie, così come ho fatto.
Volevo, d'altra parte chiedere, di essere ammesso a produrre una sentenza che è stata emessa dalla II Corte di Assise di Firenze in data 19 gennaio '90, nei confronti di Bellini Paolo più altri.
Questa sentenza è passata in cosa giudicata il 6 maggio '92. E deve far prova, non tanto e non solo dei fatti in essa giudicati, perché non hanno connessione col processo. Ma proprio, per esempio, delle date.
Ricordo che il Bellini ci ha rammentato che per lui era un problema la sussistenza di un titolo esecutivo nel periodo in cui si recò per fare trattative; la sentenza comprova che il titolo esecutivo ebbe a formarsi il 6 maggio '92 per effetto del rigetto del ricorso proposto da parte della Corte di Cassazione.
E poi, sul valore di questa data, si potrà discutere.
Quindi chiedo di, in quanto il documento secondo me è idoneo a fare prova certa su un dato cronologico importante, chiedo che la sentenza venga acquisita.
Oltre ad associarmi alla richiesta di confronto tra Brusca e Bellini, chiedo comunque che il Bellini venga risentito dalla Corte sulle circostanze introdotte nel processo via via, sia dal colonnello Mori, sia dal maresciallo Tempesta, sia dal Brusca in data odierna.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero?
AVVOCATO Li Gotti: L'avvocato Li Gotti.
PRESIDENTE: Dica. Avvocato...?
AVVOCATO Li Gotti: Li Gotti.
PRESIDENTE: Prego, avvocato.
AVVOCATO Li Gotti: Sulle richieste dell'ufficio del Pubblico Ministero, questa difesa si associa.
Per quanto riguarda l'articolo del giornale, io ritengo che lo stesso sia rilevante, in quanto è in riferimento storico ad una circostanza indicata dal Brusca nel corso del suo interrogatorio.
E cioè, l'avere svolte alcune sue considerazioni e valutazioni, a seguito della lettura di un articolo di giornale, facendo riferimento ad uno dell'ottobre-novembre del '97.
Quindi, l'articolo di giornale, ha rilievo non tanto per il contenuto, perché ovviamente, contenendo le interviste o le dichiarazioni del colonnello Mori, lo stesso sarà materia di esame dinanzi a voi; ma quanto per il fatto storico, oggetto della dichiarazione del Brusca.
Sulle altre prove richieste dall'ufficio del Pubblico Ministero, sono pienamente d'accordo.
Sono, in fondo, delle prove che questa stessa difesa avrebbe chiesto che fossero ammesse.
E, per quanto attiene la richiesta di confronto, mi rimetto alla valutazione della Corte.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero? Vuole riservarsi? Perché c'è anche una richiesta relativa alle dichiarazioni che farà il colonnello Mori. Il che presuppone che prima lo dobbiamo sentire.
PUBBLICO MINISTERO: Io preferisco interloquire subito su queste due o tre...
PRESIDENTE: Come crede.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, sono tre minuti.
PRESIDENTE: Per carità!
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, mi pare che proprio difetti la materia di confronto.
Perché, il dato fondamentale è che l'imputato Brusca riferisce ciò che gli risulta sul conto del contenuto dei colloqui intercorsi tra Bellini e Gioè, esclusivamente avendo, come fonte delle sue conoscenze, Gioè.
E non attribuendo a Bellini la qualità di fonte diretta, rispetto a sé medesimo, di quelle stesse conoscenze.
In questo senso, non si capisce come si possano mettere a confronto Brusca e Bellini.
E' inutile far della macabra ironia sul fatto che, l'unico confronto possibile, sarebbe stato tra Brusca e Gioè, ovvero tra Gioè e Bellini.
Vi è un punto nel quale vi è una relativa concomitanza nel tempo e nello spazio dei due soggetti, ma non è uno spazio, non è, per meglio dire, un incontro che sia individuato come tale da entrambi i dichiaranti.
Perché Bellini non sa di essere mai stato ascoltato da Brusca; e quindi non è isolabile questa occasione in cui determinate confidenze sarebbero state cambiate. Tanto da poter rilevare, rispetto a queste, quella disparità, o per meglio dire quella contrapposizione di dichiarazioni che è legittima al confronto.
Mi sembra proprio che sia una discussione di carattere tecnico semplice semplice.
Nessun problema, per quanto riguarda la produzione di questa sentenza. Però, secondo me, ormai che ci siamo, tanto meglio sarebbe poter incamerare in qualche modo anche la documentazione della data in cui è stato emesso l'ordine di esecuzione di questa sentenza.
Poco importa sapere quando la Cassazione aveva respinto il ricorso. E quindi la sentenza di condanna era divenuta irrevocabile; piuttosto interessa sapere quando è stato adottato il provvedimento che ha dato ordine di esecuzione a questa pena.
In questo senso, completo la richiesta del difensore.
Per quanto riguarda ancora quell'articolo di giornale che io chiedo che sia prodotto, è la ragion d'essere di quella richiesta di produzione. Non è certo la dimostrazione dei fatti che formano oggetto di quell'articolo, ma è la dimostrazione di un avvenimento storico che è comunque rilevante per stabilire se le modalità di conoscenza da parte di un imputato, ripeto, di un imputato di certi fatti, risale o può risalire alla fonte indicata - nella specie un giornale -, o se può risalire a tutt'altro, fuorché a un giornale.
Quindi è semplicemente la dimostrazione di un presupposto di ordine storico. Come se tizio sostenesse di aver avuto un colloquio con caio in una certa data, in un certo luogo. E si andasse a verificare se, in quella data, in quel certo luogo, caio era in libertà, ovvero era detenuto.
Ecco, ha lo stesso tipo di funzione la produzione dell'articolo di giornale; nient'altro che quella.
PRESIDENTE: Bene. La Corte si ritira.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: "La Corte di Assise di Firenze, sulla richiesta del Pubblico Ministero in data odierna, di ammissione di nuovi testi e sulla produzione sempre richiesta dal P.M. di una fotocopia di un articolo di un quotidiano.
Sentiti i difensori delle parti civili e degli imputati.
Ritenuto che i due nuovi testi introdotti dal P.M. possono essere ammessi, dal momento che essi vanno sentiti solo in argomenti di indubbio interesse ai fini della decisione del presente procedimento, come gli stessi difensori hanno riconosciuto.
Ritenuto che può essere consentita l'allegazione agli atti del dibattimento della fotocopia dell'articolo di giornale prodotta dal P.M. quale semplice documentazione di un fatto storico già citato da un imputato.
Ritenuto che può essere ammessa anche la produzione di copia di sentenza pronunciata a suo tempo contro il Bellini Paolo, già sentito come teste in questo procedimento. Va anche richiesta all'ufficio competente la trasmissione dell'ordine di carcerazione conseguente quella pronunzia definitiva.
... infine che non può essere accolta la richiesta di confronto tra l'imputato Brusca e il teste Bellini Paolo, in quanto gli stessi hanno riferito di avere avuto colloqui ciascuno per proprio conto con una terza persona, Gioè Antonino, nel frattempo deceduto. Sicché, mai il Bellini e Brusca si sono direttamente incontrati. Facendo venir meno il presupposto per un rituale confronto.
Per questo motivo ammette la nuova ... del teste richiesta dal P.M., la produzione dell'articolo del quotidiano richiesto dallo stesso Pubblico Ministero.
Ammette la produzione della sentenza definitiva richiesta dai difensori degli imputati; manda alla Cancelleria di richiedere all'ufficio competente, copia dell'ordine di carcerazione emesso a seguito della sentenza di cui sopra.
Respinge la richiesta di confronto fra Bellini e Brusca, come sopra formulata."
Mi pare di avere capito che il Pubblico Ministero intendeva far sentire questi due testi per domani mattina?
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, proprio questo, Presidente.
Se, come era mi par nei programmi, la Corte è in udienza anche domani, allora io...
PRESIDENTE: Era programmato.
PUBBLICO MINISTERO: Io, Pubblico Ministero, insomma, si attiverebbe per avere questi testi senz'altro presenti in aula per la giornata di domani.
PRESIDENTE: Senz'altro.
allora, possiamo sentire i testi che sono stati citati per oggi?
PUBBLICO MINISTERO: Si può far passare, per cortesia, il teste dottor Francesco Gratteri.
PRESIDENTE: Vuol dirci, per cortesia, il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e la sua qualifica.
*TESTE Gratteri: Gratteri Francesco, nato il 25 febbraio '54, primo dirigente della Polizia di Stato in servizio presso il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Gratteri: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Gratteri, io ho bisogno di ricostruire con lei certi avvenimenti relativi specificamente ai primi mesi del 1993.
E quindi ho bisogno innanzitutto che lei precisi qual era l'incarico che rivestiva all'epoca.
TESTE Gratteri: Io, all'epoca, ero... dirigevo, diciamo, la Sezione che si occupava di criminalità mafiosa del Centro Operativo della DIA di Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, all'epoca era in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia.
TESTE Gratteri: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora ho bisogno in particolare di ricostruire con lei alcuni appunti che riguardano specificamente le attività di investigazione - se lei ne è al corrente personalmente - nei confronti di Gioè Antonino.
Lei mi conferma che si è occupato...
TESTE Gratteri: Sì, sì, me ne sono occupato personalmente e direttamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Sulla base di quali, si chiamano input investigativi, e a partire da che epoca vi è, da parte del suo ufficio e anche da parte sua personalmente, questa iniziativa investigativa verso la persona di Antonino Gioè?
TESTE Gratteri: Allora, l'attività investigativa su Gioè Antonino nasce sin dal mese di settembre del 1992. Settembre-ottobre... Ritengo settembre del '92.
Prende spunto da alcune indicazioni che personalmente ricevetti insieme ad un ufficiale di P.G. che si trovava con me, di cui non ricordo il nome.
Che personalmente ricevetti da Giuseppe Marchese, al momento in cui venne prelevato dal carcere di Pianosa e portato in altra località a disposizione, ovviamente, dell'Autorità Giudiziaria di Palermo.
Già lungo il tragitto da Pianosa a Roma Giuseppe Marchese, anche sollecitato da me, mi fece alcune confidenze che potevano essere utili per la cattura di alcuni importanti latitanti all'epoca appartenenti a Cosa Nostra.
In particolare, diciamo, Salvatore Riina, Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella. Indicandomi come certi favoreggiatori di questi latitanti, Antonino Gioè e Santino Mezzanasca. Santino Mezzanasca che successivamente venne identificato in di Matteo Mario Santo.
Il mio ufficio, in collaborazione con il Centro Operativo DIA di Palermo, avviò pertanto una attività investigativa su Palermo che mirava direttamente alla persona di Gioè Antonino e ovviamente al circuito ambientale, diciamo, entro il quale il Gioè si muoveva.
Col passare del tempo, pertanto, avemmo modo di registrare, quindi documentare diciamo i contatti che manteneva Gioè. In particolare registrammo quasi subito che manteneva un rapporto di frequentazione quasi quotidiana con La Barbera Gioacchino, all'epoca sconosciuto, penso, agli organismi investigativi che si occupavano di criminalità mafiosa. O quantomeno sconosciuto sicuramente a noi.
Non vi era traccia agli atti di Gioacchino La Barbera, quale indiziato appartenente all'associazione mafiosa.
E quindi a una attività che si sviluppò nel tempo sino a quasi tutto il '93.
PUBBLICO MINISTERO: '93?
TESTE Gratteri: Voglio dire, iniziò nel '92, poi portò agli inizi del '93 al fermo di Nino Gioè e di Gioacchino La Barbera; poi proseguì con le indagini sulle stragi, insomma, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei acquisì questa indicazione sul conto di Antonino Gioè, questa persona già aveva un significato dal punto di vista investigativo, nell'ambiente della Direzione Investigativa Antimafia?
TESTE Gratteri: Sicuramente. Cioè, diciamo, io mi ero già, prima di entrare a far parte della Direzione Investigativa Antimafia, facevo parte della Criminalpol, per cui mi ero già interessato di indagini su Cosa Nostra palermitana, diciamo, in particolare.
Per cui già conoscevo, ecco, la figura di Nino Gioè, insomma. I precedenti, ecco, giudiziari di Nino Gioè erano noti agli atti, sia dell'ufficio nostro, che della struttura palermitana, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, invece a quanto ho capito, Gioacchino La Barbera è personaggio...
TESTE Gratteri: Assolutamente sconosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: E mi pare di aver capito che la persona indicata con il nome...
TESTE Gratteri: Santino Mezzanasca: era anch'egli sconosciuto. Tant'è che avemmo inizialmente difficoltà ad identificare compiutamente, per così dire, il Santino Mezzanasca in Santino Di Matteo. Ci riuscimmo intorno al mese di novembre, insomma, ecco. Quindi a distanza di qualche mese riuscimmo ad identificarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, posto che invece non aveste difficoltà a capire quale fosse la persona indicata da Pino Marchese col nominativo Antonino Gioè, che tipo di investigazione - mi è sufficiente che la illustri in termini generali - che tipo di investigazione poté essere attivata nei confronti di questa persona?
TESTE Gratteri: Diciamo, si tentò ovviamente di... e si fece, ovviamente, una attività di sorveglianza fisica di pedinamento per quanto possibile limitata all'essenziale, per così dire. E in considerazione proprio della qualità, diciamo, criminale, ecco, del personaggio che era una persona molto, a nostro avviso, molto esperta, molto avveduta. Con una grande esperienza alle spalle, insomma.
Per cui si cercava, anche attraverso dei servizi di sorveglianza elettronica - così li chiamiamo, insomma - paralleli che erano in corso, di fare delle attività mirate sulla persona di Gioè.
Mi ricordo, in particolare, che, in quel periodo, sia Gioè che La Barbera, non... Svolgevano quasi una vita, per così dire, clandestina. Anche perché forse si era già, se non vado errato, saputo della collaborazione con la Giustizia di Giuseppe Marchese.
Forse si era anche, era stata anche fatta da parte loro, quindi di La Barbera e di Gioè, qualche considerazione sulla collaborazione, sulla scelta diciamo, di Giuseppe Marchese. Per cui conducevano entrambi una vita assolutamente riservata.
Non dormivano, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo proprio chiederle questo.
TESTE Gratteri: Sì, esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Se vivevano nelle loro residenze ufficiali.
TESTE Gratteri: Non vivevano già nelle loro dimore abituali, diciamo, nei loro rispettivi luoghi di residenza.
Ovviamente a noi, entrambi i personaggi, in particolar modo il Gioè, così per come ci era stato suggerito, per come ci era stato indicato, ci servivano un po' come strumento, come veicolo, ecco, di acquisizione di informazioni per ulteriori attività finalizzate alla cattura dei latitanti più importanti, insomma.
In considerazione proprio della particolare vicinanza che legava il Gioè, ecco, a livello di vertice di Cosa Nostra, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ricorda se comunque fu possibile localizzare questi recapiti non ufficiali...
TESTE Gratteri: Sì, noi localizzammo, con qualche difficoltà, diciamo in maniera non compiuta, una... mi pare fosse una villetta alla periferia di Palermo, direzione aeroporto, per Punta Raisi.
E avemmo, ci facemmo un'idea, ecco, di una villetta. Mi apre fosse ubicata proprio in via Gioè, si chiamava la via.
Lì, tuttavia, i servizi di osservazione furono molto difficoltosi, perché non... c'era stata per noi possibilità, ecco, di trovare una sistemazione che ci consentisse, ecco, di svolgere una attività riservata. Per cui rinunciammo anche perché forse pensammo di essere, in qualche modo, forse stati notati, insomma.
Per cui rinunciammo. Congelammo per un brevissimo tempo, tipo una settimana, dieci giorni le attività. E riprendemmo, invece, le attività sempre di sorveglianza sia fisica che elettronica, a carico di Gioè e La Barbera. Fino a che non notammo entrambi entrare in uno stabile che era sito proprio in via Ughetti a Palermo.
Questo, intorno al mese di febbraio del '93.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Gratteri, anche per essere sicuri che il nome non sia trascritto male poi da chi deve sbobinare la registrazione, la via si chiama Ughetti?
TESTE Gratteri: Via Ughetti. Mi pare che sia Giovan Battista Ughetti, o qual... Comunque via Ughetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Individuato quindi questo luogo...
TESTE Gratteri: Individuato questo immobile dove, diciamo, il personale che svolgeva direttamente questa attività di sorveglianza vide entrare i due, ovviamente ripetemmo, ecco, queste attività per alcune sere, in maniera tale da avere certezza che fosse quella la casa, ecco, ove trovavano sostanzialmente rifugio.
Dopodiché, attraverso una serie, come dire, di attività, riuscimmo a sistemare all'interno di questo piccolo appartamento una strumentazione che ci consentì di svolgere ovviamente, essendo stati preventivamente autorizzati dall'Autorità Giudiziaria di Palermo per tutte queste operazioni, di svolgere una intercettazione ambientale. Quindi di registrare le conversazioni che si svolgevano all'interno di quell'ambiente fra Gioè e La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Dottor Gratteri, lei si ricorda se non proprio il giorno preciso, il giorno abbastanza preciso in cui furono iniziate queste attività di intercettazione ambientale?
TESTE Gratteri: Le intercettazioni, le operazioni iniziarono sicuramente i primi giorni di marzo, intorno al 2-3 marzo. E durarono circa una ventina di giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei dice durarono circa una ventina di giorni.
Allora andiamo immediatamente a cogliere il momento finale di questa intercettazione ambientale.
In altri termini, cessarono in quanto? Qual è la ragione per la quale...
TESTE Gratteri: Sì, le operazioni furono interrotte, perché nel corso di queste conversazioni che si registravano, si registrarono appunto discorsi, per meglio dire, progetti omicidiari molto concreti.
Nel senso che si registrò, si registrarono conversazioni relative a progetti di attentati nei confronti di alcuni agenti di custodia.
Se non vado errato, originari della provincia di Trapani, alcuni dei quali forse prestavano servizio, avevano prestato servizio a Pianosa. Alcuni dei quali erano stati proprio, le abitazioni, diciamo, di alcuni dei quali erano state già localizzate, individuate.
E, in quei giorni, negli ultimi giorni, si parlava tra il Gioè e il La Barbera di un attentato che stavano, e si stava progettando, nei confronti di alcune, di un obiettivo, ovviamente in persone fisiche, che non riuscimmo ad identificare, di un obiettivo che aveva una relazione che era, in qualche modo, legato ad un Tribunale.
Tant'è che si parlava ripetutamente, ecco, tra di loro, di eseguire questa attività che per noi era praticamente ormai quasi nella fase di preparazione compiuta.
Un determinato pomeriggio, il giorno, voglio dire, non era stato individuato, al momento in cui queste persone probabilmente passavano, uscivano da questo Tribunale...
...e si capiva che l'attentato doveva svolgersi secondo delle caratteristiche eclatanti ed anche cruente, perché ricordo bene, o il Gioè, o il La Barbera, parlando dell'attentato all'interlocutore, disse, fece riferimento alla "mascuiata".
Nel senso che l'attentato doveva rivestire...
PUBBLICO MINISTERO: "Mascuiata" è un termine siciliano.
TESTE Gratteri: Ecco, "mascuiata", io non lo conoscevo. Ci documentammo: sarebbe praticamente il botto finale dei fuochi artificiali, secondo il gergo palermitano, sarebbe il botto finale di fuochi artificiali.
Per cui, ecco, doveva rivestire caratteristica del genere.
Questo fatto, questa circostanza, venne immediatamente rappresentata ai magistrati di Palermo, al Procuratore di Palermo, e, voglio dire, ovviamente si procedette nei giorni successivi al fermo sia di Gioè, che avvenne a Palermo, che di La Barbera, che invece fu fermato a Milano in compagnia di Bentivegna Salvatore, se non vado errato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi siamo, come data, dottore?
TESTE Gratteri: Fine marzo, intorno al 23, 22, 20 marzo, insomma, ecco. Dal 20 marzo, intorno al 20 marzo, 20-25 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta...
TESTE Gratteri: Quindi le operazioni durarono una ventina di giorni. Nel corso di queste operazioni, ovviamente, non si registrarono soltanto conversazioni che riguardavano, ripeto, progetti omicidiari - tra cui questo e quello degli agenti di custodia - ma vi erano riferimenti proprio espliciti a personaggi appartenenti a Cosa Nostra, anche alla costituzione delle famiglie; cioè, si parlava sostanzialmente di mafia, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Se prima che termini l'esame lei ha la possibilità di indicare proprio la data esatta in cui fu eseguito il provvedimento di fermo nei confronti di Gioè è meglio.
TESTE Gratteri: Mi pare il 20 marzo, comunque ho... se posso...
PRESIDENTE: Prego, prego.
TESTE Gratteri: Il 20 marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Si è trattato di un fermo di iniziativa o un fermo su...
TESTE Gratteri: Fermo del P.M.
PUBBLICO MINISTERO: E il provvedimento, visto che l'avrà eseguito sicuramente il personale suo, il provvedimento articolava la sua motivazione anche...
TESTE Gratteri: Faceva anche riferimento a queste circostanze che erano state registrate.
Se vuole posso leggerlo...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi alla probabilità che venissero compiute azioni criminose particolarmente gravi.
TESTE Gratteri: Esatto. Se posso...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
TESTE Gratteri: Il provvedimento recita, testuale:
"Indicazioni su gravissimi delitti di omicidio in corso di preparazione da parte di un gruppo di associati mafiosi, nel quale il Gioè risulta perfettamente inserito".
Ecco, questa è la parte specificamente relativa a ciò che era stato registrato nel corso della intercettazione ambientale. Con riferimento, ecco, all'attentato che doveva essere svolto in prossimità di un Tribunale.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho capito, allora, che c'erano, emergevano da a queste intercettazioni: discorsi, i più diversi, a carattere generalmente mafioso - non genericamente, generalmente mafioso - discorsi a carattere specifico che guardavano verso obiettivi diversi, da un lato personale della Polizia Penitenziaria, dall'altro persone fisiche non individuate né individuabili, ma ri...
TESTE Gratteri: Non individuate da noi.
PUBBLICO MINISTERO: Certo, ma ricollegabili, geograficamente almeno, a una struttura giudiziaria, qualcosa di simile.
TESTE Gratteri: Sicuramente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Gratteri: Si parlava testualmente di "un Tribunale".
AVVOCATO Gramigni: Presidente, mi scusi, avvocato Gramigni.
Mi inserisco e credo di dovere formulare opposizione a che si continui un esame testimoniale di questo tenore.
Nel senso che sta riferendo, il teste, sollecitato dal Pubblico Ministero, sulle risultanze di intercettazioni ambientali disposte da altra Autorità Giudiziaria rispetto a quella che ha svolto le indagini nel processo che ci occupa, versate in altro procedimento e, per quanto mi consta, non versate nel procedimento che ci occupa e comunque sicuramente non trascritte nel procedimento che ci occupa.
L'articolo 270 del Codice di procedura penale credo che sia molto chiaro sul punto. Dunque formulo opposizione nel senso che il contenuto di intercettazioni ambientali, o telefoniche poco importa, disposte e svolte in altro procedimento non può poi essere riferito in procedimento diverso, se non dopo che si sono seguite ed osservate le cautele e le forme di cui all'articolo 270 del Codice di procedura penale.
Grazie.
PRESIDENTE: Avvocato, mi pare che il teste ha letto il brano di un provvedimento di fermo...
AVVOCATO Gramigni: Presidente...
PRESIDENTE: ...che non dice niente altro di più che una formale indicazione...
AVVOCATO Gramigni: Nessuna opposizione alla lettura del brano, come è stata...
PRESIDENTE: Ma mi pare che il discorso è stato semplicemente un fermo...
AVVOCATO Gramigni: Si è parlato di attentati a un Tribunale, attentati a guardie carcerarie...
PRESIDENTE: No, non si parla di attentati. Si parla di indizi di attività diretta a compiere.
Poi, se sono reati o delitti più o meno compiuti o in qualche maniera portati a esecuzione, sono cose che non ci riguardano e che nessuno ci ha detto.
Perciò non mi pare che si pregiudica nulla, in nessuna maniera, soprattutto nei confronti degli imputati di questo procedimento.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, avvocato Gramigni, non formulo altre domande che abbiano in qualche modo a che fare con il contenuto di quelle intercettazioni.
Ecco, ho bisogno, invece, che lei mi aiuti a capire, dottor Gratteri: ad esecuzione avvenuta del fermo disposto nei confronti di Antonino Gioè, che abbiamo appreso fu eseguito appunto a Palermo, ecco, lei rammenta come si sono svolte le fasi immediatamente successive al fermo?
Lei, intanto, si trovava a Palermo?
TESTE Gratteri: Sissignore.
PUBBLICO MINISTERO: Lei l'aveva diretta continuativamente tutta l'attività investigativa di cui ci ha parlato?
TESTE Gratteri: Sì, facendo, diciamo, la spola tra Palermo e Roma; comunque era un'attività che era stata svolta dalla Sezione che dirigevo, per cui l'avevo seguita sin dall'inizio direttamente, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allorché è stata data esecuzione al provvedimento di fermo, lei invece si trovava a Palermo.
TESTE Gratteri: Esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, nei confronti di Gioè, sottoposto al fermo, quali attività sono state concretamente compiute?
TESTE Gratteri: Eseguito il fermo, che avvenne appunto a Palermo, il Gioè venne poi trasferito - accompagnato, diciamo - al carcere di Rebibbia a Roma; non fu associato alla Casa Circondariale di Palermo, perché così era stato disposto dai magistrati.
Nella immediatezza, diciamo, del fermo, subito dopo aver eseguito il fermo, io con qualche collega mi intrattenni con il Gioè allo scopo di cercare di capire, tentando di impostare, diciamo, ecco, di avviare un dialogo, di capire quale potesse essere l'obiettivo di questo attentato e quali potessero essere i tempi entro i quali o nei quali si doveva svolgere questo attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Per finalità di prevenzione, capisco, il discorso.
TESTE Gratteri: Ovviamente, ovviamente.
Anche perché, ripeto, siccome si parla tra i due in maniera insistente, quasi continua diciamo, di questo fatto e il fermo era stato eseguito soprattutto per via di questa circostanza, quindi al fine di impedire che un reato di questa gravità si potesse realizzare, ovviamente la preoccupazione nostra fu quella di acquisire ulteriori indicazioni per cercare, così, capire qualcosa in più ed impedire che si verificasse.
Purtroppo, diciamo, il Gioè non intese aderire ad alcun dialogo; non... vi fu quasi un rifiuto totale, insomma, da parte sua, anche se poi, ovviamente... per cui non riuscimmo a venire a conoscenza di altre indicazioni che potessero illuminarci su questa vicenda.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere, visto che lei e l'altro personale di Polizia Giudiziaria che operava con lei stavate seguendo - ce lo ha detto un attimo fa- questo a scopo di prevenzione di possibili gravi reati, lei pensò di rappresentare in qualche modo a Gioè che c'era di mezzo anche - al di là di quello che stava scritto sul foglio e che gliel'avevate notificato - che c'era di mezzo anche un'attività di intercettazione che era stata compiuta nei suoi confronti?
TESTE Gratteri: Dico più esattamente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
TESTE Gratteri: Io, per cercare di convincere il Gioè che in quel momento ci interessava non tanto una sua collaborazione come poteva essere accaduto in precedenza per altri appartenenti a Cosa Nostra, ma ci interessava evitare che si verificasse qualcosa di grave, gli dissi proprio, se non ricordo male, esplicitamente, che il mio discorso non aveva la finalità di convincerlo a collaborare; anche perché mi pare che... cioè, mi ero reso conto che non era assolutamente la persona che poteva avviare un rapporto di collaborazione o che si potesse avviare a una scelta di questo tipo. Gli dissi che mi interessava soltanto evitare che si potesse ripetere ciò che si era verificato nei mesi precedenti, insomma.
E per fare questo, per fargli capire che non stavo bluffando, gli fece sentire per qualche secondo un brevissimo brano delle registrazioni che erano state acquisite, proprio per fargli riconoscere la voce e per fargli capire che - evidentemente, senza aprirmi più di tanto - che quelle registrazioni erano state acquisite in quei giorni, evidentemente nell'ambiente che lui stava frequentando, che lui aveva appena finito di frequentare.
Nemmeno questo, ripeto, servì a convincerlo.
Tant'è che, ricordo, mi rispose: 'ma bisogna dimostrare che la voce sia la mia'. Dico: 'va be', se siamo a questo vuol dire che io sto con la coscienza a posto, perché ho fatto quello che ritenevo di dover fare. Rispetto la sua decisione, però, insomma...'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quello che ho capito, lei gli fece sentire qualche secondo di intercettazione.
TESTE Gratteri: Esatto, qualche brano dove era incisa la sua voce e quella di Gino La Barbera in occasione dei loro dialoghi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei rammenta di avergli dato le coordinate temporali di questa vostra attività di intercettazione, del tipo: 'è tre mesi che la tengo sotto controllo telefonico, sotto intercettazione', oppure si è limitato a fargli sentire...
TESTE Gratteri: No. In questo fui molto generico. Mi limitai, mi pare di ricordare, soltanto a fargli ascoltare questo. Nient'altro, insomma, anche perché poi, visto il suo atteggiamento, ritenni di non dovere sbilanciarmi più di tanto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Quindi, questo tentativo, le cui...
TESTE Gratteri: Ovviamente gli feci capire che era - ciò che era stato registrato, ovviamente - era recentissimo nei tempi.
PUBBLICO MINISTERO: Questo tentativo, che a quanto sento non produsse alcun esito, poi è stato seguito... lei ha detto che Gioè doveva essere associato alla Casa Circondariale di Roma.
TESTE Gratteri: Venne associato a Rebibbia.
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno stesso, nelle ore immediatamente successive a questo?
TESTE Gratteri: Nel corso della notte partimmo, insomma. Finiti questi tentativi, non oltre il giorno dopo lui venne associato al carcere di Rebibbia a Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha avuto più contatti successivamente con Antonino Gioè?
TESTE Gratteri: Assolutamente no. Mi pare di no, lo escludo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, devo chiedere un altro paio di dettagli su questa vicenda.
Quando lei ci spiegava all'inizio che l'attività di osservazione sul territorio doveva essere fatta con determinate cautele, considerata la qualità desunta...
TESTE Gratteri: Del personaggio.
PUBBLICO MINISTERO: ...dal punto di vista criminale del personaggio, questo vuol dire che, quindi, venivano fatti dei controlli non a carattere continuativo e non nello stesso luogo?
TESTE Gratteri: Diciamo, venivano svolte delle attività, per così dire, mirate.
Cioè, era ovviamente ovvio, da parte nostra, pensare che un personaggio come Gioè - voglio dire, si conosceva ovviamente Gioè anche in relazione a ciò che ci era stato detto di lui, insomma; e ci era stato detto da Giuseppe Marchese, quindi, voglio dire, da una persona che evidentemente aveva una esperienza specifica in materia - proprio, come abbiamo detto prima, per la qualità del personaggio si ritenne pericoloso sorvegliarlo in maniera continuativa, ecco, per l'arco della giornata, ma per singoli episodi, per circostanze definite, insomma.
Se, ad esempio, si veniva a conoscenza da altra via, non lo so, da un controllo telefonico o dai controlli telefonici che erano in corso in quel periodo nei confronti anche di altri personaggi - non era Gioè l'unica persona oggetto di indagine - ecco che vi poteva essere un appuntamento in un luogo determinato, definito, allora si andava direttamente al posto, senza rischiare di...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito perfettamente.
Ecco, l'altra cosa di cui le debbo parlare è questa. Lei ha illustrato come si è formato l'input investigativo.
In relazione a questa vicenda - parlo quindi dell'attività investigativa condotta personalmente da lei - e comunque fino all'epoca dei fatti di cui ci ha parlato, lei ha avuto in qualche modo notizie, ha avuto elementi che facessero capo comunque alla persona di certo Bellini Paolo?
Ha idea di chi sia la persona di cui le ho fatto il nome: Bellini Paolo?
TESTE Gratteri: Io, se non ricordo male, lessi per la prima volta il nome di Bellini nella lettera che Gioè aveva... che era stata trovata nella cella di Gioè in occasione del suo suicidio, diciamo.
Quella fu la prima volta che lessi il nome di Bellini.
Poi, voglio dire, in precedenza mai ho avuto occasione di sapere, ecco, di venire a conoscenza.
Ma non avevo mai sentito questo nome, ecco, assolutamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
L'esame del dottor Gratteri finisce qui.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
Nessuna.
PRESIDENTE: L'avvocato... Li Gotti ha domande? I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Dottor Gratteri, qualche chiarimento sulle modalità, due profili: profilo informativo e profilo investigativo inerente il duo Gioè e Bellini.
Dunque, l'attività informativa che il suo Ufficio e lei personalmente ha svolto in questa vicenda prende le mosse da quale input?
TESTE Gratteri: Mi scusi, l'attività informativa su chi? Sul Gioè?
AVV. Cianferoni: Su Gioè e su La Barbera.
TESTE Gratteri: Ho detto prima, l'attività investigativa su Gioè inizia avendo acquisito delle indicazioni...
PRESIDENTE: Mi pare che dalle risposte che ha dato, avvocato...
TESTE Gratteri: ...da Giuseppe Marchese.
PRESIDENTE: ...erano molto precise.
AVV. Cianferoni: Ma io gli avevo chiesto attività informativa.
TESTE Gratteri: Su Gioè non è stata fatta alcuna attività informativa, se non, ripeto, su Gioè ha avuto, è iniziata un'attività investigativa al momento in cui si viene a conoscenza da Giuseppe Marchese che Nino Gioè è un diretto favoreggiatore di alcuni latitanti appartenenti a Cosa Nostra.
Quindi, non viene fatta alcuna attività, poi io non...
AVV. Cianferoni: Informativa.
TESTE Gratteri: No. Viene svolta... si dà inizio ad una attività investigativa.
AVV. Cianferoni: Direttamente investigativa.
TESTE Gratteri: Direttamente investigativa.
AVV. Cianferoni: Oh. Allora, l'attività investigativa, per tranquillità anche mia, perché poi l'esperto del mestiere è lei...
TESTE Gratteri: Sì.
AVV. Cianferoni: ...è quella incentrata su un fatto specifico. E' giusto? Cioè, un'indagine di Polizia Giudiziaria: attività investigativa.
TESTE Gratteri: Su un fatto specifico, anche su una persona specifica.
AVV. Cianferoni: Anche, certo, su una persona.
Ma comunque è un'attività di Polizia Giudiziaria.
TESTE Gratteri: Sì. In questo caso era su una persona specifica.
AVV. Cianferoni: Se ho capito bene, l'attività verteva sulla cattura latitanti.
TESTE Gratteri: Esattamente.
AVV. Cianferoni: Allora, rispetto a questo obiettivo quale fruttuosità, diciamo, può esporre del controllo per singoli segmenti - può essere per mezzora, per un'ora, per più tempo - della persona che doveva portare ai latitanti?
TESTE Gratteri: Ma guardi, qua possiamo parlare forse per una giornata intera, insomma.
Voglio dire, ogni attività, ovviamente investigativa, può avere una storia diversa. E' correlata ai personaggi che si presumono, o si ritengono, appartenere ad una determinata organizzazione.
Un'attività investigativa che si va ad avviare su una organizzazione come Cosa Nostra, richiede innanzitutto un bagaglio di esperienza da parte degli investigatori non indifferente e qualcuno di noi, evidentemente, aveva già maturato esperienza specifica...
PRESIDENTE: Dottore, mi scusi.
TESTE Gratteri: Prego.
PRESIDENTE: Io capisco che lei sta dandoci delle notizie, che però direi che sono scontate. Perché non si può operare per investigare su un'attività di questo genere specifico senza sapere che cos'è che...
TESTE Gratteri: Senza conoscere l'ambiente e i personaggi.
(voci sovrapposte)
PRESIDENTE: ...hanno, l'ambiente che si crea, le regole, i comportamenti, eccetera.
L'avvocato penso che volesse sapere esattamente a che cosa era diretta questa investigazione su...
TESTE Gratteri: A questo stavo...
PRESIDENTE: Ma mi pare che la risposta sia data semplicemente dal fine che lei ha detto: la cattura di latitanti.
Se era stato indicato da qualcuno, che si presumeva fondatamente di appartenere a una certa organizzazione, e che aveva indicato questi soggetti come specifici favoreggiatori di latitanti, mi pare che tutto il resto...
AVV. Cianferoni: Certo, Presidente.
No, volevo solo un chiarimento sulla diversità di racconto che abbiamo appreso altre volte.
Per esempio, altre persone sono state seguite con osservazione, controllo e pedinamento per giungere al latitante.
Nel caso di Gioè mi pare di aver capito che questa osservazione, controllo e pedinamento forse non ci fu.
TESTE Gratteri: Mi stavo...
AVV. Cianferoni: Ma ci fu mirata su singole cose riferite...
TESTE Gratteri: Mi stavo...
AVV. Cianferoni: ...a Gioè stesso.
TESTE Gratteri: Ecco, forse stavo facendo una lunga premessa proprio per arrivare a questo, cioè per cercare di spiegare com'è che... cioè, tutte le indagini non hanno una stessa ragione, diciamo, non sono sorrette da uno stesso metodo o da una stessa strategia investigativa.
Ovviamente, se io so - o perché lo so direttamente, o perché mi viene detto da fonte qualificata - che Gioè Antonino è un favoreggiatore diretto, cioè che è una persona che incontra e che frequenta direttamente e personalmente personaggi che sono ricercati dalla giustizia e personaggi che vengono ritenuti e collocati al vertice di Cosa Nostra...
AVV. Cianferoni: Mi pare che questa è la premessa da cui siamo partiti.
TESTE Gratteri: Esatto. Io ritengo, voglio dire, con un minimo di esperienza, che l'attività che io vado a svolgere su quella persona, che è un tramite, debba essere svolta con la massima cautela.
Per cui, vi può essere la circostanza o le condizioni per cui io impianto un'attività che si svolge per tutto l'arco della giornata, perché mi sento assolutamente sicuro di quello che faccio.
Vi può essere invece, in questo caso vi è stata, la circostanza per cui ritengo di non dovere svolgere un'attività per tutto l'arco della giornata, ma vado ad obiettivi mirati. Perché, evidentemente, l'attività che svolgo per tutto l'arco della giornata per me è pericolosa. Perché quel tramite io lo devo tenere cautelato.
AVV. Cianferoni: Sul Di Matteo che tipo di attività fu svolta?
TESTE Gratteri: All'epoca nessuna.
Su Di Matteo si svolse l'attività successivamente, dopo che venne fermato Nino Gioè, perché da quella stessa ambientale poi si acquisirono indicazioni sulla responsabilità di alcuni appartenenti a Cosa Nostra per la strage di Capaci.
AVV. Cianferoni: La identificazione del Mezzanasca quando c'è stata?
TESTE Gratteri: Intorno al mese di novembre, mi pare, del '92.
AVV. Cianferoni: E com'è che da novembre '92 si deve aspettare il marzo '93 per attivarsi sul...
TESTE Gratteri: Perché ritenemmo all'epoca che un'attività su Di Matteo Mario Santo era molto più pericolosa rispetto a quella che stavamo svolgendo su Nino Gioè. Sia perché Di Matteo Mario Santo difficilmente si spostava da Altofonte; sia perché in Altofonte frequentava un podere che era in campagna, in aperta campagna - dove ci andava quasi quotidianamente.
Sia perché su Nino Gioè e Gino La Barbera si erano già acquisite delle indicazioni che ci facevano ritenere sufficientemente sicuri per proseguire.
Cioè, erano già personaggi sul conto dei quali si era acquisito un sufficiente bagaglio di conoscenza che ci poteva in qualche modo anche consentire qualche volta di prevedere le mosse, di prevedere i movimenti.
Cioè, non sempre era necessario, che so, seguirli per tutto il giorno, ma poteva essere sufficiente aspettarli in via Ughetti, ad esempio, e vedere con chi arrivassero.
AVV. Cianferoni: Senta, ricorda di avere svolto attività sul Gioè in località Cave Buttitta, cioè presso una cava che si chiama Cave Buttitta?
TESTE Gratteri: Io personalmente no.
AVV. Cianferoni: Questa località...
TESTE Gratteri: La località non mi è nota, perché, cioè voglio dire...
AVV. Cianferoni: Non le è nota.
TESTE Gratteri: Cioè, no, scusi: la località mi è nota, perché è un posto che, voglio dire, è stato oggetto... è ricorso numerose volte, penso, in indagini su Cosa Nostra. Però all'epoca non ricordo. Io personalmente no.
AVV. Cianferoni: Sa se il Gioè, oltre a condurre vita clandestina, comunque fosse anagraficamente reperibile? Per esempio, aveva un'utenza allacciata, telefonica, a suo nome? Aveva un'attività...
TESTE Gratteri: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Ecco, può dire...
TESTE Gratteri: Il Gioè aveva una stazione di servizio, una pompa di benzina, per così dire, ad Altofonte; se non vado errato intestata alla sorella.
Aveva un'utenza fissa, se non vado errato, intestata alla sorella o alla moglie, non mi ricordo.
Non ricordo se avesse delle utenze a sé intestate, insomma, però aveva delle utenze nella sua disponibilità: sia fisse che cellulari, mi pare.
AVV. Cianferoni: L'indirizzo anagrafico di Gioè qual è? Se se lo ricorda dagli atti del suo Ufficio.
TESTE Gratteri: Posso vederlo tra le carte, ma non mi ricordo.
Posso cercarlo tra le carte, a memoria non lo ricordo.
AVV. Cianferoni: Ho capito.
TESTE Gratteri: E' in Altofonte, ma la via non me la ricordo.
AVV. Cianferoni: Dopo...
TESTE Gratteri: E ha una pompa di benzina nel centro di Altofonte.
AVV. Cianferoni: Dopo che comunque fu trovata questa lettera e questo nome e cognome, Bellini Paolo, o cognome solamente, insomma Bellini, emerge, il suo Ufficio ha sviluppato indagini sul punto?
TESTE Gratteri: Direi sicuramente di sì. Sicuramente di sì.
AVV. Cianferoni: Tuttavia, lei personalmente non le ha condotte.
TESTE Gratteri: No, non ricordo. Cioè, non ricordo. Sicuramente furono fatti degli accertamenti per identificare il Bellini, insomma; e sicuramente il Bellini fu identificato. Però non li feci io personalmente, per cui non mi ricordo.
AVV. Cianferoni: Avete fatto... Negli appostamenti che le risultano, ecco, ci può indicare brevemente qualcuno di quegli episodi che lei diceva? Dice: 'quando avevamo un input', oggi si dice così...
TESTE Gratteri: Sì.
AVV. Cianferoni: '...una dritta', più folkloristicamente parlando, 'credibile la seguivamo'.
Ecco, allora, nel dicembre... diciamo in quel periodo lì, a cavallo tra i primi dell'anno del '93 e gli ultimi del '92, seguiste il Gioè in che occasioni?
TESTE Gratteri: Guardi, noi, ad esempio, evitavamo di andare in Altofonte.
Cioè, io avevo, per così dire, dato disposizioni al personale che non svolgesse servizi di sorveglianza in Altofonte, perché il Gioè generalmente, tante volte, diciamo, cioè pensavamo e avevamo anche il motivo, modo di provarlo, che nel corso della giornata tante volte si faceva vedere in Altofonte.
Si faceva vedere alla pompa di benzina, eccetera, eccetera.
Diciamo, di giorno conduceva una vita sostanzialmente pubblica, per cui, avendo ormai capito che la sera... la sera, il pomeriggio, nel tardo pomeriggio, veniva verso Palermo, generalmente il personale lo incominciava a seguire una volta che lo notava giungere in Palermo.
Siccome, mi pare, c'è una strada a scorrimento veloce, mi chiami che si chiami, che da Altofonte conduce direttamente a Palermo, ecco, si agganciava generalmente alla fine di questa strada, quando già era arrivato nella città, insomma. E da lì, anche perché era più facile anche per il personale che operava l'attività, ecco, di controllo, l'attività di pedinamento, diciamo così, si pedinava già da quel momento, insomma.
PUBBLICO MINISTERO: Io non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per il teste?
Si accomodi, grazie.
*TESTE Gratteri: Prego.
PRESIDENTE: Chi facciamo venire?
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo Micheli.
PRESIDENTE: Ci vuol dire il suo nome, cognome, luogo, data di nascita e qualifica?
*TESTE Micheli: Maresciallo Micheli Sandro, nato a Roma 22/06/62.
PRESIDENTE: Residente a Roma?
TESTE Micheli: Residente a Firenze, Lungarno Vespucci...
PRESIDENTE: A Firenze, in...?
TESTE Micheli: Lungarno Vespucci, 26.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Micheli: Sì. "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo, buonasera.
TESTE Micheli: Buonasera.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dato che col dottor Gratteri si è parlato di Gioè e di quegli ambienti, vuol riferire alla Corte se ha svolto accertamenti in relazione ai colloqui che sono stati intrattenuti tra Gioè Antonino e il fratello Mario?
TESTE Micheli: Sì. In relazione ai colloqui avvenuti tra Gioè Antonino e Gioè Mario nella Casa circondariale...
PRESIDENTE: Possiamo sapere, prima di tutto, in veste di quale attività, a che ufficio apparteneva?
PUBBLICO MINISTERO: Ah, non lo so se lo aveva detto.
TESTE Micheli: Al Centro Operativo DIA di Firenze.
PRESIDENTE: Ah.
TESTE Micheli: Ecco...
PRESIDENTE: Quindi lei lavorava già nel '93, qui alla DIA...
TESTE Micheli: Sì.
PRESIDENTE: Prosegua.
TESTE Micheli: In relazione ai colloqui, appunto, avuti, intrattenuti tra Gioè Antonino e Gioè Mario nella Casa circondariale Rebibbia, praticamente noi abbiamo riferito con nota alla Procura. Nota datata 21 gennaio '98.
E praticamente, attraverso una nota inviata dalla stessa segreteria del carcere di Rebibbia, in cui si trasmette uno stralcio contenente praticamente tutti i colloqui sostenuti dal Gioacchino Gioè, si è potuto rilevare che, praticamente, il...
PRESIDENTE: Gioacchino Gioè...
TESTE Micheli: Scusi. Gioè Antonino...
Lo stralcio relativo ai colloqui del Gioè Antonino.
E da lì, praticamente, si è potuto rilevare le date in cui ha sostenuto i colloqui con il fratello Mario.
PRESIDENTE: Sì.
TESTE Micheli: E più esattamente, questi colloqui sono avvenuti il 10 aprile del 1993, l'8 maggio del 1993, il 29 maggio 1993, il 26 giugno 1993 e l'8 luglio 1993.
PRESIDENTE: Ce li vuole ripetere, per essere tranquilli? Che abbiamo preso queste date.
TESTE Micheli: Sì, Allora, il 10 aprile 1993, 8 maggio 1993, 29 maggio 1993, 26 giugno 1993, 8 giugno 1993.
PRESIDENTE: 8 luglio.
TESTE Micheli: 8 luglio, scusi. 8 luglio 1993.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo, ora da questo dato bisogna che lei rappresenti alla Corte... Sì, dico, c'erano altri familiari, in occasione di questi colloqui?
TESTE Micheli: Sì. Il Gioè Mario, in alcune occasioni, si è presentato solo; in altre, per esempio, in occasione del 10 aprile '93, ha sostenuto il colloquio in compagnia di Russo Luisa che era la moglie del Gioè Anto...
PUBBLICO MINISTERO: Russo...?
TESTE Micheli: Luisa. Russo Luisa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi nei successivi?
TESTE Micheli: Nei successivi, in compagnia di Gioè Giulia, sorella del Gioè Antonino. E sempre la moglie Russo Luisa, in occasione dell'8 maggio '93.
PRESIDENTE: Oltre la moglie, c'era anche la sorella.
TESTE Micheli: La sorella, esattamente.
PRESIDENTE: E, ovviamente, il fratello.
TESTE Micheli: Il fratello. Sempre, sì, la presenza... Mi riferisco sempre alla presenza di Gioè Mario.
In occasione del 29 maggio del 1993, invece era solo.
Per quanto riguarda, invece, il 26 giugno 1993, era in compagnia della sorella, sempre Gioè Giulia, di Russo Luisa, moglie del Gioè Antonino, di Terrasi Graziana e Terrasi Giovanni, classificati come nipoti del Gioè Antonino.
Per quanto riguarda l'8 luglio 1993, era in compagnia della Gioè Anna, della Russo Luisa, più Acquaviva, classificato come cognato del Gioè Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo Micheli, per quanto riguarda ulteriori attività d'indagine delegate dal Pubblico Ministero, avete potuto identificare una persona che gravita, o gravitava in Toscana e che aveva il soprannome di "Pastorieddu"?
TESTE Micheli: Sì, per quanto riguarda il soggetto di cui... è stato svolto praticamente gli accertamenti, per l'identificazione di questo soggetto denominato "u' Pastorieddu".
Noi abbiamo riferito con nostra nota del 19/11/98. E abbiamo identificato "il Pastorieddu"...
PRESIDENTE: 19/11/98...
TESTE Micheli: 19/01/98.
PRESIDENTE: Ah, bene. Grazie.
TESTE Micheli: 19/01/98. Identificando "pastorieddu", nel soggetto Lombardo Francesco, di Gioacchino e Mortilaro Domenica, nato a Palermo il 22 ottobre del 1949, risultante residente a Firenze in via del Romito 55, ma domiciliato a Prato in via Ferrara numero 30.
Almeno fino, al momento in cui... Perché, attualmente, è stato condannato con sentenza del...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi maresciallo, andiamo con calma.
TESTE Micheli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, nome e cognome ce li ha dati, data di nascita, residenza. Capisco anagrafica via del Romito Firenze e poi, quella di fatto, a Prato. Ecco.
TESTE Micheli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era soggetto, ci vuol dare un profilo, per così dire, criminale di questo soggetto?
TESTE Micheli: Il soggetto in atto è detenuto, in questo momento.
E' stato già diffidato, è soggiornato obbligato e ci aveva precedenti per associazione per delinquere, anche di stampo mafioso. Finalità, sia al gioco d'azzardo, che al traffico di sostanze stupefacenti; nonché reati per detenzione di armi, tentato omicidio e altro.
Questo come profilo, diciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'era qualche altro dato che, in occasione di indagine di contesti relativi a criminalità organizzata, in particolare di mafia, riportavano a questa persona di Lombardo Francesco inteso "Pastorieddu"?
TESTE Micheli: C'è una circostanza particolare che risale proprio al giorno in cui venne catturato Salvatore Riina, cioè 15 gennaio del '93.
In quella occasione fu rinvenuto, praticamente, addosso al Salvatore Riina, una annotazione manoscritta nel quale era riportato la dicitura: "Lombardo Francesco, u' Pastorieddu, Corso dei Mille, PA, figlio Amm."
L'identifi...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol ripetere, per favore? Perché poi non, nella registrazione...
TESTE Micheli: Sì. "Lombardo Francesco, u' Pastorieddu, Corso dei Mille", poi la sigla della provincia "PA" - Palermo, come papa e alfa - "figlio Amm.", cioè, la parola tronca, praticamente: A-M-M.
Questo, diciamo, è...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, c'era qualcosa che questo "Figlio Amm.", questa parola tronca, avete potuto dare un qualche significato a questo inciso?
TESTE Micheli: Diciamo che...
PUBBLICO MINISTERO: ...o è rimasto così?
TESTE Micheli: ...ulteriore elemento che ci ha permesso di ricondurre anche questo messaggio manoscritto, proprio a Lombardo Francesco. In quanto si riferisce alla circostanza dell'uccisione del figlio di Lombardo Francesco, avvenuta praticamente a Prato nel corso di un conflitto a fuoco con le Forze dell'ordine.
PUBBLICO MINISTERO: Si chiama, questo figlio di Lombardo Francesco?
TESTE Micheli: Lombardo Gioacchino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, è stato ucciso. Ci può dire anche la data di questo fatto di sangue?
TESTE Micheli: No, non è stata rilevata.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque ci conferma il fatto storico...
TESTE Micheli: Sì, certo, certo.
PUBBLICO MINISTERO: ...della uccisione a Prato.
TESTE Micheli: A Prato. Sì, avvenuta in Prato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora vado necessariamente in ordine sparso, perché il maresciallo si è occupato, per così dire, di argomenti eterogenei.
Ecco, avete potuto verificare se e in quali date vi siano stati degli attentati a sedi della Democrazia Cristiana in territorio siciliano, negli anni intorno al '92?
TESTE Micheli: Sì. Per quanto riguarda la commissione di attentati dinamitardi nei confronti di sedi della Democrazia Cristiana, relativamente all'anno 1992 in Sicilia, in ordine ad una delega della signoria vostra, noi abbiamo risposto con nostra nota informativa del 14/10/97.
In particolare si richiedeva...
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa, sono l'avvocato Cianferoni.
Io, insomma, prima non ho interrotto perché... Insomma, sono circostanze che sono quelle che sono; però sono atti non a firma del maresciallo. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Quali, mi scusi?
AVV. Cianferoni: La nota 14/10/97 prodotta oggi dal Pubblico Ministero, su queste cose è firmata dal Capo Centro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma mi scusi, sono tutti... Se lei, avvocato Cianferoni, tutte le note...
AVV. Cianferoni: Eh, appunto.
PUBBLICO MINISTERO: ...sono firmate dal Capo Centro.
AVV. Cianferoni: Eh, ma allora, dico...
PUBBLICO MINISTERO: Gli accertamenti, chiediamo se gli accertamenti li ha svolti.
PRESIDENTE: Li ha fatti lei questi accertamenti?
TESTE Micheli: Sì, sì, li ho fatti io gli accertamenti.
Chiaramente tutte le note sono firmate dal Capo Centro. Per una questione di gerarchia, insomma. Noi...
PRESIDENTE: Non possiamo pretendere che il Capo Centro, faccia tutta l'attività del Centro.
AVV. Cianferoni: No. Però, perlomeno per indicare...
PUBBLICO MINISTERO: Ve be', si richiama il dottor Zito, avvocato.
AVV. Cianferoni: No, no...
PRESIDENTE: Mi scusi, se il teste dichiara di avere svolto questi accertamenti, o lo denunciamo per falso, o lo sentiamo.
AVV. Cianferoni: No, perché? Bastava... volevo esser sicuro di aver visto bene, insomma.
PRESIDENTE: Vuole proseguire, per cortesia?
TESTE Micheli: Sì. Dunque, la richiesta che era stata effettuata, praticamente riguardava gli attentati commessi nel periodo ricompreso tra l'agosto e il dicembre del '92.
Da documentazione acquisita presso, sia i reparti territoriali dell'Arma, sia attraverso le Questure dislocate nel territorio siciliano, per quel periodo non venivano rilevati praticamente attentati dinamitardi nei confronti delle sezioni.
Però veniva accertato che, sempre nel '92, in altro periodo, effettivamente c'erano stati episodi di questo tipo.
Ed in particolare uno, a Monreale. Quando, alle 22.15 del 31 marzo '92, praticamente, la sezione della Democrazia Cristiana di quella località che era sita in via San Paolino numero 1, veniva danneggiata attraverso l'introduzione di un ordigno esplosivo al suo interno. E questa denuncia veniva effettuata poi dal responsabile della sede, un certo Madonia ... nato a Monreale il 02/10/43.
Persona, tra l'altro, priva di precedenti. Quindi senza... non destinatario evidentemente di questo.
L'altro attentato avveniva a distanza di poco dal primo. E avveniva in località Misilmeri.
Alle ore 00.40 del 31 marzo, sempre.
PRESIDENTE: "Poco" vuol dire ore o giorni?
TESTE Micheli: No, 31 marzo... dunque, praticamente un giorno circa di differenza. Perché le 22.15 del 31 e le 00.40 sempre de 31.
In questo caso era la sede ivi ubicata in via Garibaldi numero 6 che veniva danneggiata. Anch'essa da un ordigno esplodente.
In questo caso, la perizia stabilì che era un congegno abbastanza rudimentale applicato mediante miccia a lenta combustione.
E questi fatti sono stati poi riferiti alla Procura della Repubblica di Palermo con una nota del 31/03/92. Chiaramente dagli organi in quel momento investiti dell'indagine.
Poi venne registrato un attentato in località Isola delle femmine. E, in particolare in località Torrepuccio di Capaci, nei confronti di una casa rurale di proprietà di Giambona Salvatore.
Giambona Salvatore che praticamente era il segretario della locale sezione della Democrazia Cristina. E quindi praticamente subì questo attentato nei confronti della propria, del proprio immobile ubicato in questa località.
Per quanto riguarda invece Messina, fu rilevato che, il 3 aprile del '92, alle ore 00.30, dopo l'attentato praticamente all'Isola delle femmine, anche lì fu fatto deflagrare un ordigno esplosivo davanti al portone della locale sede ubicata in via Lazio 11, che provò il danneggiamento della sede.
Queste sono...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, maresciallo, per riassumere: ci furono due attentati lo stesso giorno, il 31 marzo '92.
TESTE Micheli: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Misilmeri e Monreale.
Poi, Isola delle femmine. Non so se la data l'ha riferita esattamente...
TESTE Micheli: Tra il 2 e il 3 aprile del '92.
PUBBLICO MINISTERO: 2-3 aprile del '92.
TESTE Micheli: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quello di Messina, invece...
PRESIDENTE: Il 03/04.
TESTE Micheli: Il 3 aprile '92.
PUBBLICO MINISTERO: Il 3 aprile '92. Bene.
Senta, in relazione poi sempre all'attività che ha svolto, ha potuto, per così dire, individuare una persona a nome Lombardo Sebastiano?
TESTE Micheli: Sì. In merito a Lombardo Sebastiano, noi abbiamo effettuato delle ricerche documentali, acquisendo da Palermo praticamente i dati relativi alla sua identificazione e al suo profilo.
E abbiamo risposto, praticamente, alle vostre richieste, con nostra nota del 03/12/1996. In relazione al quale veniva identificato Lombardo Sebastiano, nel medesimo; fu Salvatore e Disarcone Giovanna. Nato a Palermo il 12 febbraio del '37, ivi residente in Corso dei Mille numero 1060, deceduto 17 maggio 1994.
Lo stesso era coniugato con Lombardo Angela di Francesco e di Chiara Maria Concetta, nata a Palermo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo, magari tralasciamo gli altri riferimenti nel contesto familiare.
Se ci può dare, invece, delle indicazioni più specifiche sul tipo di attività lavorativa svolta sulla disponibilità di imprese commerciali, o che altro.
TESTE Micheli: Sì, da quello che abbiamo accertato, praticamente, il Lombardo Sebastiano era titolare di un bar, un bar ristoro, praticamente, in via Porta di Castro nel rione Pallarò.
Almeno questo sino ai primi degli anni '80.
Dopodiché, lo stesso aveva attivato, sempre in Palermo in via Cavallotti ai civici 20, 22, 24, 26 e 28, quindi c'era una certa ampiezza, diciamo, una lussuosa sala per intrattenimenti denominata "Great Old Happy Days".
E questa, diciamo, era l'attività riscontrata attraverso...
PUBBLICO MINISTERO: Queste vostre ricerche.
TESTE Micheli: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva poi anche dei precedenti giudiziari, o di Polizia, questo signor Lombardo?
TESTE Micheli: Sì, aveva dei precedenti giudiziari. Nell'83 era stato già diffidato dal questore di Palermo, nonché tratto in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni in danno di commercianti di attività economiche presenti in particolare nella sua zona di influenza, cioè che è Brancaccio, Corso dei Mille, per traffico di stupefacenti e, in particolare, per l'eroina, per il traffico di eroina.
Tra l'altro era stato già sospettato di far parte dell'organizzazione di Cosa Nostra in ragione dei suoi stretti legami con il noto Marchese Filippo, Vernengo Pietro e Spadaro Tommaso.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, maresciallo, un ulteriore dato: avete potuto verificare dalla consultazione di atti di polizia, eccetera, se Gaspare Spatuzza, in epoca trascorsa, aveva avuto, per così, dire, delle vicissitudini in relazione ad un certo furto che sarebbe avvenuto nel 1988?
TESTE Micheli: Dunque, per quanto riguarda questo trascorso particolare dello Spatuzza. Lo Spatuzza... noi abbiamo già riferito con nota, con nostra nota del 23 aprile del '97.
In effetti, attraverso l'acquisizione documentale inviata dai reparti territoriali dell'Arma, in particolare, si rileva, sì, la presenza di un episodio, un episodio legato ad una rapina effettuata nei confronti di una ditta di trasporti, praticamente, di un corriere. Una ditta intestata al signor Ferrara di Catania. Che però aveva un deposito in via Regione Siciliana di Palermo.
Questa rapina avvenne il 24 novembre del 1988.
E, in particolare, in quel momento lo Spatuzza, in compagnia di Romeo Gaetano, l'avevano...
AVVOCATO Pepi: Scusi, Presidente, sono l'avvocato Pepi.
Vorrei sapere che rilevanza ha per l'attuale processo questo fatto di rapina, addirittura dell'88, risalente all'88.
Non riesco a capire il motivo.
PUBBLICO MINISTERO: Posso...
PRESIDENTE: Descrive, in qualche maniera, i precedenti di un imputato.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, scusi...
AVVOCATO Pepi: C'è... se mai c'è il certificato penale per i...
PRESIDENTE: Questo è anche vero, avvocato. Però abbiamo anche acquisito dati relativi ad un teste. Mi pare che sia ancora più logico acquisirne di un imputato.
Dica...
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, volevo, per la tranquillità del difensore, il materiale purtroppo è tanto. Noi ci sforziamo di ricordarcelo tutto.
Si trattava, in questo caso, di dare un certo riscontro ad una affermazione che è stata fatta in quest'aula da Trombetta Agostino.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione, per l'appunto, a un certo racconto che aveva fatto e che forse potrebbe attagliarsi a quello che il maresciallo ha da dire, ecco.
PRESIDENTE: Vogliamo sentire?
TESTE Micheli: Allora, lo Spatuzza Gaspare, praticamente, lavorava già per la ditta Ferrara da circa otto mesi, prima di questo evento, cioè prima di questa rapina avvenuta il 24 ottobre dell'88.
PRESIDENTE: 24...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, maresciallo, vuol essere più preciso...
TESTE Micheli: 24 novembre, mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Micheli: Chiedo scusa. 24 novembre dell'88.
E aveva le mansioni di autista.
Mentre il Romeo, il Romeo Gaetano, in realtà, era da pochi giorni che lavorava per la ditta Ferrara.
Praticamente loro, in quella mattinata, dovevano effettuare delle consegne di vario collettame. Ed, in particolare, dovevano consegnare una partita di armi proveniente dalla fabbrica Franchi e diretta all'armeria Marchese di Palermo.
Praticamente, nel momento in cui loro si trovano nella zona di viale dei Picciotti, tre persone non travisate e palesemente armate, così come risulta anche dai verbali di assunzione di informazioni, sequestrano lo Spatuzza e il Romeo e si impossessano del camion.
Mentre loro, poi, vengono fatti salire su un Fiorino bianco e condotti poi fuori città fino al bivio di Villabate, dove poi vengono fatti scendere e praticamente abbandonati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi. Questi dati che lei sta riferendo, sono tratti da cosa? Dalla denunzia...
TESTE Micheli: Sono tratti sia dalla denuncia fatta dallo stesso Ferrara che praticamente è stato il primo poi ad avvertire le Forze dell'Ordine...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma dico, ma chi, il fatto chi lo raccontava in questi termini?
TESTE Micheli: Dunque, in questi termini veniva raccontato, praticamente, sia dallo Spatuzza...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, volevo...
TESTE Micheli: Dallo stesso Spatuzza, sì, nel... diciamo nel primo colloquio avuto con le Forze dell'Ordine.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, esattamente.
TESTE Micheli: E questo lo si può tranquillamente dedurre da un verbale fatto, redatto alla Stazione di Palermo Oreto dei Carabinieri. Comando Stazione Palermo-Oreto, lo stesso 24 del mese di novembre alle 12.40. Cioè, momento in cui lo stesso Spatuzza veniva sentito dalle Forze dell'Ordine in merito a questa rapina subita.
Perché, come ho precisato prima, non furono né Spatuzza e tantomeno il Romeo ad avvertire le Forze dell'Ordine; ma fu avvertito in primis lo stesso titolare, il quale li andò poi a prendere con la propria macchina all'incrocio di Villabate e li riportò...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, voglio dire, il signor Ferrara, o Ferrera, non mi rico... Ferrara.
TESTE Micheli: Ferrara.
PUBBLICO MINISTERO: Il signor Ferrara aveva ricevuto, a sua volta, il racconto da Spatuzza.
TESTE Micheli: Certamente. Sì, era stato lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ecco, sennò...
TESTE Micheli: Praticamente, come dice lo stesso Spatuzza, recatosi a Villabate, telefona e avverte il Ferrara della rapina subita, praticamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
TESTE Micheli: Chiaramente ci sono delle circostanze che poi vengono rilevate anche dal rapporto, dall'allora rapporto giudiziario praticamente fatto dai carabinieri del 17 febbraio dell'89, nel quale...
PRESIDENTE: Mi scusi, maresciallo. A questo punto ci deve dire: è stato fatto un processo a questo, per questa rapina?
TESTE Micheli: No, che risulti a me, no.
PRESIDENTE: No. Lo Spatuzza non è mai stato accusato di nulla.
TESTE Micheli: No, no.
PRESIDENTE: Formalmente.
TESTE Micheli: No, non credo.
PRESIDENTE: Allora chiudiamo qui.
TESTE Micheli: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, volevo un attimino, solo se il maresciallo poteva concludere sull'affermazione che stava facendo.
Cioè, queste indagini è vero che non hanno, non so se hanno portato ad un processo, ecco, ma stava riferendo se, nei rapporti i Carabinieri davano atto di un qualcosa, ecco.
TESTE Micheli: Sì...
PRESIDENTE: E qui, mi pare, entriamo in un campo che non è consentito. Mi pare che non sia consentito.
Diversamente qui si allargherebbe le regole...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, Presidente, chiedo... tolgo un attimo la parola al collega Nicolosi.
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: C'è un punto che è una circostanza di fatto che prescinde da qualsiasi altro rilievo della...
PRESIDENTE: Se è una circostanza di fatto...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, una circostanza di fatto che è stata introdotta in aula per le dichiarazioni del signor Trombetta Agostino; circostanza secondo la quale, in relazione a questa vicenda, il signor Spatuzza aveva ricevuto una serie di inviti a presentarsi dai Carabinieri, ai quali inviti si era sottratto. Punto e basta.
A prescindere dal fatto se...
PRESIDENTE: Le risulta...
TESTE Micheli: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ...la rapina era vera, era falsa, non mi interessa niente tutto questo discorso; mi interessa semplicemente la circostanza riferita da un teste, qui in aula, un teste sui generis, secondo il quale Spatuzza aveva eluso una serie di inviti a presentarsi ai Carabinieri per esigenze di Giustizia.
TESTE Micheli: Sì...
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa. Avvocato Cianferoni.
Ma il teste come fa a riferire questa circostanza?
PRESIDENTE: Risulterà...
AVV. Cianferoni: Se non leggendo atti di P.G.?
Ecco il 514 che viene in campo.
PRESIDENTE: Avvocato, è un dato che ha quel valore che abbiamo detto.
AVV. Cianferoni: Comunque, la questione verte sul 514.
PRESIDENTE: Io ritengo che sia acquisibile, avvocato. Perché le regole sono regole e non comporta nessun documento a favore o a danno di nessuno.
Vuole rispondere, per favore?
TESTE Micheli: Io, dagli atti letti, praticamente...
PRESIDENTE: Lei ci può dire soltanto se il dato che le ha chiesto il Pubblico Ministero risulta da questo rapporto, o meno.
TESTE Micheli: Eh, dal rapporto è rilevabile che lo Spatuzza non aveva fornito, in un primo momento dà solamente indicazioni precise sia su coloro che avevano commesso la rapina e sia sul mezzo sul quale poi erano stati...
PRESIDENTE: No, il Pubblico Ministero le ha chiesto soltanto se è vero o meno, perché risulta dal rapporto, che lo Spatuzza era stato invitato più volte a presentarsi per rendere dichiarazioni su questo episodio e che non aveva risposto.
Lei ci dice: 'sì, c'è', oppure 'no, non c'è'.
TESTE Micheli: Io, questo qui, questa circostanza in particolare, non la ricordo.
PRESIDENTE: Né dal rapporto, né da altro.
TESTE Micheli: No, non...
AVVOCATO Pepi: Mi scusi, Presidente. Mi sembra che il teste abbia risposto, a questo punto, dicendo: Spatuzza ha dato una sua versione ai Carabinieri.
Quindi, vuol dire che ci è andato.
PRESIDENTE: Questo lo aveva detto. Poi io gli ho chiesto quella precisazione che il Pubblico Ministero aveva sollecitato. E, come ha sentito, il teste ha detto molto onestamente: 'a me non risulta'.
TESTE Micheli: Io, perlomeno... ora non vorrei...
PRESIDENTE: Ma se non le risulta, maresciallo...
TESTE Micheli: No, dico, non... Infatti, questa circostanza, in particolare, non mi ricordo.
PRESIDENTE: Vogliamo andare avanti? Ci sono altre domande?
PUBBLICO MINISTERO: Un attimo, Presidente, perché volevamo controllare. Perché ricordavamo...
TESTE Micheli: Questo io non me lo ricordo.
PRESIDENTE: Tutt'al più possiamo, se avete terminato, possiamo consentire...
PUBBLICO MINISTERO: Col maresciallo... col maresciallo credo che questa era l'ultima domanda.
PRESIDENTE: Allora facciamo una riserva, se siete d'accordo.
Sentiamo l'altro teste, perché mi pare che ce ne dovrebbe essere un terzo.
Nel frattempo il maresciallo si riguarda gli atti...
TESTE Micheli: Posso?
PRESIDENTE: Va, può allontanarsi dove vuole Se li guarda con calma. E, quando abbiamo finito, lo richiamiamo.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbiamo risolto il punto, l'ultimo punto che ci interessava conoscere dal maresciallo Micheli, fermo rimanendo, abbandoniamo quello...
Se, dall'esame degli atti del fatto in questione, risultava che il Ferrara, dopo questa vicenda relativa a questo furto, aveva subìto dei danneggiamenti, aveva subìto, ecco, degli incendi o che altro.
TESTE Micheli: Sì, questo risulta dagli atti. Questo ne sono certo, perché nei confronti del Ferrara Vincenzo furono fatti a più riprese dei verbali a sommaria informazione; nel quale lui fa chiaramente riferimento a dei danni subiti in periodo successivo a questa rapina.
E, in particolare, all'incendio dei camion che lui aveva lì nel deposito in via Regione Siciliana.
E questo risulta - ne sono più che certo - dagli atti.
Anzi, adesso...
AVVOCATO Pepi: Presidente, a questo punto, formale opposizione.
Qui si sta dando lettura addirittura di sommarie informazioni...
PRESIDENTE: Avvocato, ma io ho già detto che mi pareva che l'argomento doveva essere chiuso.
AVVOCATO Pepi: Infatti.
PRESIDENTE: Vogliamo far ritirare il teste perché ritorni...
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, non c'è bisogno.
PRESIDENTE: Allora si accomodi.
AVV. Cianferoni: Solo un chiarimento, avvocato Cianferoni.
PRESIDENTE: Ah, scusate. I difensori di parte civile hanno domande?
Avvocato Ammannato, lei rappresenta le parti civili, ha domande?
AVVOCATO Ammannato: (voce fuori microfono)
Nessuna, Presidente.
PRESIDENTE: Grazie. Avvocato... non ha domande? Li Gotti, scusi.
AVVOCATO Li Gotti: (voce fuori microfono)
No, Presidente.
PRESIDENTE: Hanno domande i difensori?
AVV. Cianferoni: Avvocato Cianferoni.
Un chiarimento per quanto riguarda Messina.
Si sta parlando delle esplosioni che avevate da rintracciare nella primavera del '92 in Sicilia.
Per Messina la nota non mi convince. Nel senso che c'è scritto:
"Per quanto riguarda Messina, il Centro Operativo DIA di Catania ha riscontrato... che non sono state rinvenute segnalazioni di attentati."
TESTE Micheli: Sì.
AVV. Cianferoni: Le risulta questo?
TESTE Micheli: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: Poi scrive:

"Per contro è stato rilevato che anche a Messina, il 03/04/92 alle ore 00.30" - quindi un giorno dopo l'attentato a Isola delle femmine - "Ignoti hanno fatto deflagrare un ordigno."
Ecco, questa contraddizione così evidente, come si spiega?
TESTE Micheli: No...
AVV. Cianferoni: Cioè, prima si trova scritto...
TESTE Micheli: No, perché qui praticamente ci sono... Il Centro, la Sezione Operativa di Catania inviò una nota specifica in cui - fu chiesta anche conferma in questo senso - in cui avevano acquisito praticamente, non attraverso i comandi dell'Arma o alle Questure, ma avevano acquisito elementi informativi circa proprio questa particolare circostanza di questo attentato avvenuto il 03/04/92. Che, evidentemente, per loro è certa; però che non è riscontrabile da dati ufficiali.
Non so, perché forse nessuna... avevano fatto denuncia.
In questo caso noi abbiamo fatto una acquisizione documentale inviataci da un altro centro operativo DIA che era quello di Catania. Quindi, chiaramente, io mi sono tenuto a riferire ciò che mi hanno...
AVV. Cianferoni: Su questa vicenda messinese, su questo fatto di Messina, non c'è un riscontro documentale, come mi pare aver capito.
Non c'è una informativa al tribunale, alla procura...
TESTE Micheli: Non c'è un riscontro... Esatto. Non c'è un riscontro ufficiale, però il Centro Operativo ce l'ha comunicato che effettivamente, in quella data, c'era stato questo attentato.
Quindi noi chiaramente lo abbiamo riportato. Io ho riportato quello che era scritto.
AVV. Cianferoni: Non c'è esplicitata la fonte di queste informazioni.
TESTE Micheli: No, non è specificata.
AVV. Cianferoni: Bene, grazie.
PRESIDENTE: C'è nient'altro da chiedere?
Si accomodi, grazie.
*TESTE Micheli: Grazie, buonasera.
PUBBLICO MINISTERO: Maresciallo Coglitore.
PRESIDENTE: Vuol dirci il suo nome, cognome, luogo, data di nascita, residenza e qualifica?
TESTE Coglitore: Coglitore Innocenzo, nato a Cosenza il 24 marzo del 1961, maresciallo capo della Guardia di Finanza in servizio presso il Centro Operativo DIA di Palermo.
PRESIDENTE: Vuole leggere la formula?
TESTE Coglitore: "Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza."
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, maresciallo, buonasera, vuole dire alla Corte dove presta servizio?
TESTE Coglitore: Presso il Centro Operativo DIA di Palermo.
PRESIDENTE: Ha sempre lo stesso...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta maresciallo, se vuol riferire alla Corte l'esito delle indagini delegate dal Pubblico Ministero di Firenze, partirei da... in particolare da quanto ha potuto verificare in relazione a accertamenti che avevano, come dire, per... come punto di rifermento la persona di Gioè Antonino.
TESTE Coglitore: Sì. Posso consultare gli atti a mia firma?
PRESIDENTE: Certo.
TESTE Coglitore: Riguardo a qualcosa in particolare?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ecco, se da... in particolare le chiedevo questo, maresciallo, se dalla... avete potuto verificare se il signor Gioè disponesse di utenze telefoniche che, per così dire, avevano come numeri iniziali il 4378.
TESTE Coglitore: Sì. Dunque, io ricordo di Gioè Antonino, all'epoca avevamo sotto intercettazione il telefono istallato presso l'abitazione di Altofonte, in via Monachelle 11. Se non sbaglio, il numero era... era appunto questo, però qui non ho con me nulla... non ho con me...
PRESIDENTE: Lei a memoria lo ricorda.
TESTE Coglitore: Sì. Verosimilmente era questo. Ricordo anche che G...
PRESIDENTE: Vuole ripeterlo, per cortesia?
TESTE Coglitore: Sì. 378 finale, ma non... è chiaro, dovrei vedere un atto a mia firma per questo. Ricordo, comunque, che il Gioè usufruiva anche di un'altra utenza telefonica, ovverosia quella del distributore IP, ubicato sempre in territorio di Altofonte, in viale Belfante, la cui utenza è esattamente la 6640354...
PRESIDENTE: Vuole ripeterla più lentamente?
TESTE Coglitore: Sì. 091/6640354, intestata alla di lui sorella, Gioè Anna. Queste intercettazioni furono fatte nel '92, tra... a cavallo tra il '92 e il '93. Praticamente si capiva che il distributore era di fatto gestito dal Gioè Antonino più che dalla sorella.
Chiedo scusa per la voce.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo numero telefonico, questo che lei ci ha riferito, 66403...
TESTE Coglitore: 0354.
PUBBLICO MINISTERO: ...54 finale, era il numero, per l'appunto, del distributore.
TESTE Coglitore: Sì. L'utenza intestata a Gioè Anna, distributore IP sito in Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ricordo che l'accertamento - lo ricordo per la Corte - agli atti del fascicolo del dibattimento, risulta il sequestro del numero manoscritto, quello che... le ultime due cifre finali non erano leggibili, ma per l'appunto le prime cifre erano 091/66403.
Quindi, completando questo numero col 54...
TESTE Coglitore: 54. Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: ...è l'utenza del distributore della... intestato alla sorella, Gioè Anna.
TESTE Coglitore: Sì. Dove all'epoca appunto delle indagini tecniche che facemmo, spesso si sentivano il Gioè con il La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, detto quindi di questo numero di telefono, io capisco dall'epoca lei aveva svolto anche delle operazioni di intercettazione su questa...
TESTE Coglitore: Erano operazioni ... operazioni svolte presso il Centro Operativo di Roma, noi eravamo sul territorio, ricevevamo le informazioni tempestivamente, chiaramente, in tempo reale, dai colleghi e ci attivavamo per i servizi dinamici sul territorio.
Chiaramente poi è rimasta copia di tutti gli atti al Centro Operativo di Palermo e ho avuto modo di poterli visionare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, senta, maresciallo, in relazione a attività, per l'appunto che è stata delegata dal Pubblico Ministero di Firenze, ha potuto verificare, se e quando si è verificato, l'omicidio dell'ispettore di Polizia di cognome Lizio?
TESTE Coglitore: Sì. Sì. L'ispettore Lizio si identifica compiutamente per Giovanni Lizio, nato a Catania il 24 giugno del '47. E dirigeva, all'epoca, su appunto... quando lo uccisero dirigeva l'Ufficio Anti-estrorsioni presso la Squadra Mobile di Catania.
PRESIDENTE: Ufficio Anti...? Estorsioni?
TESTE Coglitore: L'Ufficio Anti-estrorsioni, sì. Era un personaggio molto attivo e molto... un collega molto attivo all'epoca, molto conosciuto per il suo impegno. Fu ucciso, appunto, a Catania il 27 luglio del '92, intorno alle ore 21.00.
Lui era in via Leocadia ed era a bordo della sua Alfa 75, fu... per l'esattezza, targata Catania 728833. Gli assassini erano due... due persone che viaggiavano a bordo di una motocicletta. Approfittarono di un rallentamento del traffico, lo affiancarono e esplosero diversi colpi di rivoltella uccide... ferendolo mortalmente.
Fu subito soccorso ma giunse cadavere in ospedale.
Proprio in quel periodo, qualche giorno prima, in data 18 luglio '92, l'ispettore Lizio aveva concluso brillantemente delle indagini che avevano portato all'esecuzione di un'ordinanza per diciotto soggetti. Soggetti tutti gravitanti nel clan mafioso Pillera-Cappello.
Pare che stesse mantenendo, l'ispettore, dei contatti con un detenuto gravitante nell'ambito di questo clan che aveva manifestato all'Autorità Giudiziaria il proposito di voler collaborare.
Questo è quello che risulta agli atti.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Avete potuto verificare se e quando è stato ucciso in Partinico certo Vito Salvia?
TESTE Coglitore: Sì. Vito Salvia si identifica per appunto Vito Salvia di Leonardo e Caleca Francesca, nato a Partinico il 12 ottobre del '25, indiziato mafioso. Fu ucciso a Borgetto da ignoti - Borgetto comunque è un comune vicino al suo luogo di nascita - intorno alle 7.30 dell'8 settembre '94, mentre era all'interno del distributore di carburante che era appunto a lui intestato.
Questo è quello...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi senz'altro, maresciallo, se vuol riferire gli esiti degli ulteriori accertamenti che lei ha compendiato nella stessa annotazione, o se preferisce le svolgo io punto per punto...
TESTE Coglitore: No, no, no, non c'è problema.
PUBBLICO MINISTERO: ...le domande. Prego.
TESTE Coglitore: Se... non c'è proble... C'è stato richiesto, appunto, di... la data e i riferimenti essenziali dell'omicidio del dottor Antonino Di Caro, Antonio Di Caro. Antonio Di Caro, appunto si identifica per l'omonimo fu Giuseppe e di Volpe Eleonora, nato a Canicattì, in provincia di Agrigento, il 21 maggio del '53 e residente a Delia, provincia di Caltanissetta, in Contrada Deliella. Laureato in Agraria.
Più che di omicidio si tra... almeno, agli atti, risulta scomparso in data 22 giugno '95. Questo in quanto la... sua sorella, Giuseppa Di Caro, proprio in quella data denunziò la scomparsa del... ovverosia il 26 giugno '95, denunziò la scomparsa del fratello ai Carabinieri di Canicattì, dicendo che, appunto, il 22 giugno '95, alle ore 14.00, suo fratello Antonio si era allontanato dall'abitazione dei familiari - lui era divorziato - dall'abitazione di Canicattì per fare rientro presso la sua azienda agricola, verosimilmente salendo a bordo della sua Peugeot 306.
Questo... perché dico verosimilmente? Perché la sorella non la trovò più sotto casa questa macchina che normalmente portava lui.
Doveva portarsi, appunto, nella sua azienda di Contrada Deliella, in Agro di Delia, ma da allora non fu assolutamente più visto e furono vani i tentativi di rintracciarlo da parte della sorella sul cellulare che aveva con sé.
Di Caro Antonio risulta in atti avere pregiudizi penali per emissione di assegni a vuoto, ed è indicato da collaboratori come uomo d'onore, riservato, della famiglia di Canicattì. E' anche indicato come appartenente a Cosa Nostra, capomandamento di Canicattì e vicecapo provinciale di Agrigento.
Il padre di questo Di Caro, se può essere utile, Di Caro Giuseppe, nato a Canicattì il 10 agosto del '26, fu ivi ucciso da ignoti il 20 febbraio '91. Anche lui pluripregiudicato, segnalato mafioso ed era ritenuto proprio elemento di spicco della mafia agrigentina. E' indicato dal Calderone, dal collaboratore Antonino Calderone come esponente della mafia di Canicattì all'interno di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, passiamo senz'altro al punto successivo, maresciallo.
TESTE Coglitore: Sì. Che è appunto la data e i riferimenti essenziali dell'attentato alla villa del conduttore televisivo Pippo Baudo.
L'attentato, appunto, riguarda la villa adibita a residenza estiva del presentatore e fu... dunque, che è sita in Acireale, provincia di Catania, località Santa Tecla, via Provinciale per Riposto, numero 90.
Avvenne alle ore 23.00 circa del 2 novembre '91, quando, appunto, si verificò una violenta esplosione che causava, praticamente, rilevanti danni alle strutture portanti e alla completa devastazione degli arredi della villa.
Intervenivano i vigili del fuoco di Catania ed Acireale che domavano con alcune difficoltà due focolai di incendio sviluppatisi al piano superiore della villa.
Punto successivo: la data e i riferimenti essenziali dell'omicidio di tale Zichittella, padre di un collaborante.
Questo Zichittella, si identifica per Zichittella Giovanni, nato a Marsala, provincia di Trapani, il 6 marzo del '23, indiziato mafioso.
Venne ucciso, appunto, in Marsala, intorno alle 10.30 del 15 giugno del '92, in Corso Gramsci, da una persona che a viso scoperto è scesa da una moto di grossa cilindrata di tipo enduro, guidata da altro complice, esplodeva dei colpi di pistola verso, appunto, Zichittella, verosimilmente si trattava di una calibro 38, ferendolo mortalmente.
Il punto successivo: identificazione di Vito Mutari di Balestrate, scomparso nell'estate del '93.
Effettivamente, Vito Mutari si identifica per l'omonimo di Santo e Virgadamo Domenica, nato a Balestrate, Palermo, il 06/11/47 ed ivi residente in via Luca D'Aosta, 60; pluripregiudicato ed indiziato mafioso.
La scomparsa del Mutari non venne mai denunziata, per cui l'accertamento che abbiamo fatto non può risalire a un giorno preciso ma il Mutari è scomparso da Balestrate nel luglio del '93.
Ecco, non avendo i familiari mai denunziato la scomparsa non siamo in grado di stabilire un giorno preciso. Da allora non è mai più riapparso.
PUBBLICO MINISTERO: Passiamo al punto successivo, maresciallo.
TESTE Coglitore: Sì. La data e i riferimenti essenziali della rapina alle Poste di Palermo avvenuta intorno al Natale del '95.
Questa è una rapina che all'epoca se ne parlò parecchio, avvenne in data 21 ottobre '95, intorno alle 13.10, alla Sede Centrale delle Poste di Palermo, tra via Epicarmo e via Roma, ai danni della Cassa Provinciale delle Poste.
Entrarono cinque persone armate di pistole con silenziatore, indossavano i camici uguali a quelli in dotazione ai dipendenti postali e, dalle stime che furono fatte, diciamo, ne riuscirono dopo circa un'ora a bordo di un furgone bianco Alfa Romeo targato Trapani.
Dalle stime che furono fatte sul momento sembra che portarono via circa 10 miliardi di lire, nonché un quantitativo di titoli ed assegni per un importo non precisato.
Le indagini che immediatamente la locale Squadra Mobile condusse, portarono proprio di lì a poco alla cattura di due degli autori della rapina, dopo un breve inseguimento e un breve conflitto a fuoco.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, maresciallo, lei, comunque il suo ufficio, e comunque lei se ne è occupato personalmente poi, ha svolto ulteriori attività delegate dal Pubblico Ministero di Firenze. Ecco, vuol riferire gli esiti di questi ulteriori accertamenti?
TESTE Coglitore: Sì. Allora... Ci è stato chiesto di identificare Giovanni Bonomo, il quale dovrebbe disporre di una cantina vinicola.
Appunto, il Giovanni Bonomo si identifica per Giovanni Bonomo fu Giuseppe e fu Inghilleri Marianna, nato a Partinico, Palermo, il 10 luglio del '35, coniugato, commerciante, appunto, di vini. Pluripregiudicato, indiziato mafioso e latitante dal 29 maggio del '96.
Poi, ci è stata chiesta l'identificazione di Salvatore Tamburello, che si identifica, appunto, per l'omonimo, detto Turiddu, nato a Mazara del Vallo, Trapani, il 26/01/32, pluripregiudicato mafioso. Indicato da diversi collaboratori quale uomo d'onore della famiglia di Mazara del Vallo, molto legato al noto Agate Mariano. Addirittura capomandamento e reggente della famiglia di Mazara durante i periodi di detenzione dell'Agate.
Poi, circa il ricovero in ospedale di Ferro, immediatamente successivo alla sua scarcerazione del 23 aprile '93, abbiamo, appunto, appurato che Ferro Giuseppe, nato ad Alcamo il 5 gennaio del '42, risulta essere stato ricoverato presso il reparto di chirurgia vascolare dell'ospedale San Vito e Santo Spirito di Alcamo dal 10 al 15 maggio del 1993.
Per il '93 non risultano altri ricoveri presso quella struttura sanitaria.
Poi, abbiamo l'individuazione dell'immobile acquistato da Ferro in territorio di Segesta, nell'anno '94, dove sarebbe stata costruita una vasca per la custodia di latitanti e nella quale era stato realizzato un particolare sistema di aerazione con la calamita.
Questo immobile è stato individuato in Contrada Scanza di Castellammare del Golfo: è praticamente vicino Segesta. E' di proprietà di Diliberti Liborio, fu Salvatore, nato a San Vito lo Capo, Trapani, il 5 aprile del '24, residente a Castellammare del Golfo in via Turati, 26. Costituito da un terreno agricolo di circa 3 ettari, comprensivo di una abitazione rurale.
E' stato individuato dal collabora... dallo stesso collaboratore di Giustizia Ferro Vincenzo nel corso di un sopralluogo disposto dall'Autorità Giudiziaria.
E' stato posto sotto sequestro in esecuzione de... appunto, di un decreto della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, nell'ambito del procedimento 3519/97.
Per quanto riguarda la vasca, che è stata indicata pure dal Ferro, non è stata... non c'è stata alcuna disposizione fino a questo mome... in attesa di disposizioni per procedere agli scavi e per rintracciarla.
Ma dovrebbe, appunto, secondo le indicazioni date, è una vasca adibita a custodia di latitanti, è confermato questo particolare sistema di aerazione e dovrebbe essere costruito a circa tre metri di profondità dal suolo.
Identificazione di una persona a nome Casciola, indicata come appartenente alla famiglia mafiosa di Salemi.
Il Casciola si identifica in realtà per Casciolo Gaspare di Giuseppe e di Montalto Rosaria, nato a Salemi, Trapani, il 12/02/35, residente a Vita, Trapani, in via Tomasi di Lampedusa, 10; coltivatore diretto.
E' stato indicato da alcuni collaboranti come reggente della famiglia di Salemi.
In casa sua, sempre per quanto riferito dai collaboranti, venne consumato l'omicidio in pregiudizio di Milazzo Vincenzo, già capomandamento di Alcamo.
E' stato destinatario di custodia cautelare in carcere. E, nell'ambito della cosiddetta "operazione Petrov", si rendeva latitante fino al 28 gennaio del '95, data nella quale si costituiva presso il Comando Stazione dei Carabinieri di Salemi.
Poi abbiamo, altro punto, data e riferimenti essenziali del tentato omicidio ai danni di Stefano Accardo.
Appunto, c'è stato in data 15 luglio '88, Accardo Stefano, nato a Partanna, provincia di Trapani, il 18 dicembre del '30, ritenuto elemento di spicco della famiglia mafiosa di Partanna, veniva fatto segno a numerosi colpi di arma da fuoco mentre usciva dal portone di ingresso della sua abitazione, sita in via... appunto, nel centro belicino, in via Dalmazia.
L'episodio, secondo appunto, gli investigatori, si inquadra nel contesto della guerra di mafia esplosa tra la famiglia Accardo e la famiglia Ingoglia.
L'Accardo rimase illeso in questo attentato, veniva comunque successivamente ucciso, sempre in Partanna, l'11 luglio del 1989.
Identificazione di Perricone Pasquale che ha un'impresa di costruzioni e sarebbe stato vicesindaco di Alcamo nell'89, eletto nelle liste del PSI, nipote della cognata di Ferro, Perricone Tommasa.
Si identifica in Perricone Pasquale di Vincenzo e di Anselmo Vincenza, nato ad Alcamo il 22 gennaio del '55, ivi residente, coniugato, imprenditore edile.
Il predetto risulta essere presidente del consiglio di amministrazione della società cooperativa CEA, con sede in Alcamo, Corso dei Mille.
Presso la Compagnia dei Carabinieri di Alcamo, sono state, appunto, effettuati accertamenti ed è emerso che il Perricone nell'89 risultava essere consigliere comunale.
A seguito delle consultazioni amministrative del 6-7 maggio '90, il predetto, eletto consigliere comunale nelle liste del Partito Socialista Italiano, e poi il 25 novembre del '91, gli veniva conferita la carica di assessore alla Polizia Urbana, Viabilità e Contratti nonché quella di vicesindaco del Comune di Alcamo.
Punto successivo: individuazione della presenza di Calabrò Gioacchino presso il Tribunale di Trapani, in relazione alla sua partecipazione ad una udienza nell'estate del '93, ovvero nel settembre-ottobre dello stesso anno, tenendo conto che potrebbe trattarsi del procedimento nel quale era imputato Antonino Melodia.
Calabrò Gioacchino, appunto, nato a Castellammare del Golfo il 02/06/46, risulta, dagli accertamenti fatti, che ha partecipato presso il Tribunale di Trapani, in qualità di imputato a piede libero, all'udienza del 21 ottobre '93, nonché, in qualità di detenuto per altra causa, all'udienza del 16 dicembre '93, nell'ambito del procedimento penale 737/91 R.G. N.R. e 137/93 R.G.
Nello stesso procedimento risulta, infatti, imputato, tra gli altri, Melodia Antonino.
E abbiamo appunto la nota della Corte di Appello di Palermo datata 13 gennaio '98 con le... appunto, comprensiva di copia dei verbali di udienza a confermare questo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, ecco, ha prevenuto una mia domanda, se la presenza di Calabrò come imputato a piede libero all'udienza del 21 ottobre '93 l'avete ricavata dai verbali di udienza.
TESTE Coglitore: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, vi si dà atto che il Calabrò era, per l'appunto, presente.
TESTE Coglitore: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare, maresciallo, che con lei abbiamo concluso a questo punto, e quindi l'esame finisce qui, Presidente.
PRESIDENTE: Le parti civili hanno domande?
Nessuno risponde. Avvocato, domande lei?
(voce fuori microfono) No, Presidente.
PRESIDENTE: I difensori hanno domande?
AVV. Cianferoni: Sì, Presidente, grazie, avvocato Cianferoni.
Dunque, maresciallo, partiamo proprio da questo ultimo dato. Cioè a dire, la presenza del signor Calabrò quale imputato nel processo all'udienza del 21/10/93, se ricordo bene, Corte di Appello di Palermo, Tribunale di Palermo, cosa era?
TESTE Coglitore: Tribunale di Trapani.
PRESIDENTE: Trapani.
AVV. Cianferoni: Tribunale di Trapani. Ora io ho esaminato prima questo documento - che poi è un documento, forse è un verbale di udienza - può riferire alla Corte se l'udienza del 21/10/93 porta la dicitura, per Gioacchino Calabrò: "non comparso"; che poi è sbarrata e sopra c'è scritto: "anzi presente"?
TESTE Coglitore: Esatto. E' il primo nella lista degli imputati, c'è scritto, appunto: "Calabrò Gioacchino: libero, non comparso." E poi sopra c'è invece scritto: "Anzi, presente".
AVV. Cianferoni: Ecco, c'è questo punto che mi premeva di evidenziare.
E poi, riferito a questo accertamento presso gli Uffici Giudiziari, ho fatto... ho visto una nota nella quale si dà atto che il Presidente del Tribunale di Trapani e il Procuratore della Repubblica d'intesa emettevano un decreto con il quale si disponeva la distruzione di tutti i documenti identificativi che erano stati richiesti, evidentemente, al pubblico che doveva entrare nella sala, nel Palazzo di Giustizia.
Ecco, ha fatto accertamenti su questo punto? Anzitutto, può confermarmi l'esistenza di questa nota per la distruzione dei documenti?
TESTE Coglitore: No, non gliela posso confermare. Io mi sono limitato a chiedere al Tri... appunto la copia dei verbali di udienza, per accertare o meno la...
AVV. Cianferoni: Ma gli atti... Io sono sicuro, perché l'ho vista poco fa, il Pubblico Ministero me ne darà atto, che questa nota c'è. Siccome sono svo... atti svolti da lei, ecco, se può dirci come è giunta questa notizia.
TESTE Coglitore: Io non l'ho con me. Probabilmente l'ho trasmessa e non ho tenuto... non ho tenuto copia di questo. Quindi...
AVV. Cianferoni: Quindi, si può...
(voci sovrapposte)
TESTE Coglitore: Dovrei vederlo per ricordarmi, ecco.
AVV. Cianferoni: Ecco.
PRESIDENTE: Allora, ora ha avuto la copia e può rispondere.
TESTE Coglitore: Sì, sì, sì, ricordo, ricordo. Sì.
"Il Presidente del Tribunale e il Procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale, Tribunale di Trapani, ritenuto che la conservazione delle fotocopie dei documenti dei visitatori del Palazzo di Giustizia non è prescritta da particolari disposizioni di legge, che non si ravvisano esigenze di sicurezza che impongono tale conservazione, dispongono che le fotocopie suddette, eseguite prima del 30 giugno '97, non siano più conservate e siano avviate al macero."
PRESIDENTE: In che data è?
TESTE Coglitore: 21 ottobre '97.
AVV. Cianferoni: Questo era un dato che avrà la sua rilevanza.
PRESIDENTE: Vorrei capire a che cosa serve, avvocato, questo... per carità.
AVV. Cianferoni: Dunque, scomparsa Mutari Vito. Risulta dagli accertamenti svolti qualche cosa sul comportamento dei familiari del Mutari?
TESTE Coglitore: Sì. Premetto che sono accertamenti svolti in via del tutto confidenziale, non essendoci una denunzia di scomparsa. In paese, i familiari del Mutari tennero, diciamo, un atteggiamento come se nulla fosse accaduto, ma, almeno per la piccola esperienza che ho io, questo, in certi ambienti, diciamo, è del tutto normale, insomma.
AVV. Cianferoni: Sì, posso comprendere il suo ragionamento, è un suo ragionamento, ma lei non ha... non si è espresso così nella nota, perché lei ha detto: "hanno sempre tenuto" - non tennero - "hanno sempre tenuto" - quindi anche nel tempo...
TESTE Coglitore: Sì, sì, nel tempo.
AVV. Cianferoni: ..."un atteggiamento di massima tranquillità."
TESTE Coglitore: Sì, sì.
AVV. Cianferoni: "Quasi come se l'allontanamento" - ecco, qui ora lei lo ha definito 'allontanamento' - "del Mutari fosse stato preventivamente concordato."
TESTE Coglitore: Parlo di 'allontanamento' perché voglio dire, ripeto, non c'è una denuncia di scomparsa. Io gli accertamenti che ho fatto gli ho fatti in modo, così, molto riservato... all'in... su Balestrate, e mi è stato detto che venivano visti passeggiare con i familiari del Mutari - non le saprei dire neanche chi - appunto, con atteggiamento normale, come se, diciamo, nulla fosse successo.
Ecco, ripeto, però devo anche dire che... quello che ho appena detto, appunto che non... certi atteggiamenti, in certi ambienti, sono del tutto normali, insomma.
AVV. Cianferoni: Va bene. Ecco, quando lei ha riscontrato le notizie sull'omicidio Lizio, ha riferito del clan mafioso Pillera-Cappello, lo può inserire nel contesto investigativo che lei conosce? In particolare le chiedo, le risulta che questo denominato clan Pillera-Cappello fosse in contrasto con il clan Santapaola?
TESTE Coglitore: Dunque, signor Presidente, io svolgo la mia attività, diciamo, nella DIA di Palermo, e, diciamo, non sono addentro alle situazioni di mafia del catanese. La mia... Il mio è stato un mero accertamento fatto agli atti di ufficio...
PRESIDENTE: Quindi non è in grado di...
TESTE.Coglitore: ...per cui non sono assolutamente in grado di rispondere a questa domanda.
AVV. Cianferoni: Va bene. Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Ci sono altre domande per questo teste?
Può andare, grazie.
Allora, mi pare che abbiamo finito?
AVVOCATO Pepi: Sì. Presidente, mi scusi, sono l'avvocato Pepi.
PRESIDENTE: Dica.
AVVOCATO Pepi: Se si potesse fare brevemente il piano per la prossima settimana?
PRESIDENTE: Ma mi pare che lo abbiamo già fatto, avvocato, fino al 30 dicembre compreso.
AVVOCATO Pepi: Tutti i giorni?
PRESIDENTE: Abbiamo detto che domani sentiremo questi testi che sono stati ammessi oggi; lunedì sentiremo l'ultimo...
PUBBLICO MINISTERO: Martedì, Presidente...
PRESIDENTE: Ah, martedì.
PUBBLICO MINISTERO: Se la corte può accogliere questa mia richiesta.
PRESIDENTE: Se non è possibile diversamente.
PUBBLICO MINISTERO: La esplicito in maniera molto chiara, è la prima volta che lo faccio. Preparare l'esame di questo consulente è una cosa estremamente impegnativa, domani faremo udienza, il sottoscritto, il collega è disposto a rimetterci un'altra volta una domenica, però se questa volta potessimo riprendere fiato, un giorno domenicale su cinquanta... E' un'istanza proprio...
PRESIDENTE: Va bene, allora... Benissimo, lunedì allora non c'è udienza, c'è udienza martedì, sentiremo questo che dovrebbe essere l'ultimo teste...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: ...del Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Il mercoledì dovremmo cominciare con l'esame degli imputati che vorranno rispondere; io terrei fermo il 29 e il 30 per i testi che eventualmente i difensori vorranno citare.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, posso rivolgere un'altra richiesta alla Corte?
PRESIDENTE: Prego.
PUBBLICO MINISTERO: Considerando che tra gli imputati da esaminare... uno almeno ve ne è, Di Natale, perché essendo sottoposto a programma... o beneficiando, a seconda dei punti di vista, di programma di protezione deve essere...
PRESIDENTE: Sentito.
PUBBLICO MINISTERO: ...portato in aula...
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: ...previo tutto un certo adempimento burocratico, anche un briciolo complesso, possiamo stabilirla... può la Corte stabilire fin da oggi il giorno... per il Pubblico Ministero è indifferente.
PRESIDENTE: Benissimo, possiamo fare il giorno 28.
PUBBLICO MINISTERO: Benone.
PRESIDENTE: Bene, il 26 non si fa udienza...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: ...il 27 sentiamo il consulente, il 28 sentiamo questo, poi se c'è il tempo si passa ad altri imputati, sennò si sentiranno il giorno...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi Presidente, ancora. Mi pare che tra gli imputati dei quali abbiamo chiesto l'esame, vi sia Scarano...
PRESIDENTE: Massimo.
PUBBLICO MINISTERO: ...Massimo, che è contumace.
PRESIDENTE: Contumace.
PUBBLICO MINISTERO: Io penso, non lo so, vedo che i difensori degli imputati si sostituiscono gli uni con gli altri... se fosse possibile... questo signore non è mai venuto in aula, fisicamente...
PRESIDENTE: Il suo difensore è presente, avvocato Cianferoni.
AVV. Cianferoni: Sì, io ho cercato di mettermi in contatto, Presidente, anche con l'avvocato Condoleo, però non so il Pubblico Ministero che tipo di richiesta voglia rivolgere alla Corte, ma io per primo vorrei chiedere alla Corte che formalmente venisse dato avviso al signor Scarano Massimo...
PRESIDENTE: Non è previsto, avvocato, eh. Questo non è previsto, è contumace, quindi è libero di venire o non venire, come crede. Ma lei, nelle sue... è nelle condizioni di poterlo informare. Non è previsto che il contumace venga citato a comparire.
AVV. Cianferoni: Ha perfettamente ragione Presidente. Ora vedrò di... boh.
PUBBLICO MINISTERO: Potessimo per esempio stabilire, che ne so, il giorno 27 l'esame di Di Natale e eventualmente...
PRESIDENTE: No, il 28 avvoc...
PUBBLICO MINISTERO: Il 28, chiedo scusa Presidente.
PRESIDENTE: Perché sennò si mette...
PUBBLICO MINISTERO: No, sennò si ritorna al punto di partenza.
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo dimostra che ci si stanca mentalmente e si fa confusione. Allora il giorno 28 l'esame di Di Natale e eventualmente...
PRESIDENTE: Gli altri testi. Però io ritengo che nello stesso giorno in cui si esamina il Di Natale...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: ...quel pochissimo di tempo che può portare via l'esame dell'eventuale comparsa di questo imputato contumace, non possa essere al di là di trenta minuti, perché le imputazioni sono limitatissime, non sono certamente gravi come altri imputati.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, possiamo prendere atto che la Corte prevederebbe che l'esame di Scarano Massimo si svolga il giorno 28.
PRESIDENTE: Di poterlo esaminare... però, se invece del giorno 28 vuole...
AVV. Cianferoni: Io, ecco...
PRESIDENTE: Se invece del giorno 28...
AVV. Cianferoni: Si ricorda il P.M. che per me il 28 è un giorno un po' particolare? C'ho un processo con turno obbligato di fronte alla I Sezione col Presidente Donnini il 28.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, facciamo così...
PRESIDENTE: Guardi... Allora facciamolo il giorno 29.
AVV. Cianferoni: 29, va bene.
PRESIDENTE: Non ho nessuna preclusione.
AVV. Cianferoni: Benissimo.
PRESIDENTE: Va bene?
PUBBLICO MINISTERO: Senz'altro.
PRESIDENTE: Allora riprende l'udienza domattina alle ore 9.00. Traduzione degli imputati detenuti. Buonasera.