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Sentenza Tagliavia - Intro
Sentenza Tagliavia - Parte 1
Sentenza Tagliavia - Parte 2
Sentenza Tagliavia - Parte 3
Sentenza Tagliavia - Parte 4
Sentenza Tagliavia - Indice

Atti del convegno del 26-27/05/2003

Depos.Brusca: 13 gennaio 1998
Depos.Brusca: 14 gennaio 1998
Depos.Brusca: 15 gennaio 1998
Depos.Brusca: 19 gennaio 1998
Depos.Brusca: 23 gennaio 1998
Depos.Brusca: 17 settembre 1999
Depos.Brusca: 18 settembre 1999


Tutti i verbali del 1°dibattimento

Tutti i verbali del 2°dibattimento

La requisitoria del P.M. (Chelazzi e Nicolosi) al processo (25/3-06/04/2008)
Legge REGIONE TOSCANA N. 40/2006 - Interventi a favore delle vittime del terrorismo e della criminalitàorganizzata.(3.3 Mb)
L'audizione del P.M. Chelazzi alla Commissione Antimafia
Motivazione Sentenza di Cassazione del 6/5/2002 (3.3 Mb)
Sentenza della prima Corte di assise di appello di Firenze del 13/2/2001 contro Bagarella
Motivazione (5.783 KB)
Sentenza Corte di assise di Firenze, Sez I del 21/1/2000 contro Graviano (620 KB)
Il proiettile di Boboli
Sentenza Corte di assise I° grado Firenze del 6/6/1998
Intestazione e dispositivo del 06/06/98 [77 Kb]
L'udienza del 7 giugno 1997
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PRESIDENTE: Buongiorno.
Bagarella è presente?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. C'è l'avvocato Ceolan.
Barranca Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Brusca Giovanni: ora lo vedremo. E' presente l'avvocato Li Gotti? Sì, grazie.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri, avvocato Rocchi. Sostituito dall'avvocato Pepi.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocati Cosmai e Batacchi. E' presente l'avvocato Cosmai?
AVVOCATO Cosmai: Sono presente. Sissignore.
PRESIDENTE: Di Natale Emanuele: contumace. Avvocato Di Russo, Gentili e Falciani. E' presente? Sì.
AVVOCATO: Presente, buongiorno.
PRESIDENTE: Ferro Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Rinunciante. Avvocato Miniati Paoli.
AVVOCATO Miniati: Presente.
PRESIDENTE: E' presente.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi e avvocato Gennai. C'è l'avvocato Gennai.
Frabetti Aldo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio...
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio, presente.
PRESIDENTE: ... presente.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina, avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo. E' presente l'avvocato Gramigni.
Grigoli Salvatore: rinunciante. Avvocato Avellone e avvocato Batacchi.
AVVOCATO Batacchi: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà. E' presente l'avvocato Florio.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Provenzano Bernardo: latita...
Pizzo Giorgio, l'abbiamo chiamato?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
No.
PRESIDENTE: Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. Sostituito dall'avvocato Florio.
Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti, avvocato Usai. Sostituito dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo, avvocato Cianferoni. Sostituito dall'avvocato Ceolan.
Spatuzza Gaspare.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Volete fare entrare?
UFF. GIUDIZIARIO: (voce fuori microfono)
Sì.
*IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Vuole dire ancora una volta il suo nome e cognome?
IMPUTATO Brusca G.: Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Buongiorno Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Prima di tutto, anche per mettere a punto mi pare doverosamente quelle che io credo siano state alcune imprecisioni di trascrizione - perché ho letto i verbali dei giorni passati, ho trovato delle parole - allora lo domandiamo a Brusca se quello che intendeva dire, certi nomi che ha pronunziato son come io li ho visti tra... li ho letti trascritti o se sono un attimo diversi.
Allora, ho letto la frase, le parole per meglio dire: "repertorio del maxi". Può darsi volesse dire riapertura del maxi, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Riapertura del maxi, mai detto repertorio.
PUBBLICO MINISTERO: Eh. Poi ho letto, a un certo punto, di un personaggio il cui nome nelle trascrizioni è Simone Bennati. Vuol dire esattamente il cognome?
IMPUTATO Brusca G.: Simone Benenati.
PUBBLICO MINISTERO: Benenati.
IMPUTATO Brusca G.: Benenati.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Poi ho sentito parlare, a proposito di una persona che si pensava di sequestrare, nelle trascrizioni leggo il cognome Gambriga.
IMPUTATO Brusca G.: Gambria.
PUBBLICO MINISTERO: Cambria?
IMPUTATO Brusca G.: Gambria.
PUBBLICO MINISTERO: Gambria.
Poi leggo un certo signor Paolo Rabbito. Si chiama Rabbito, o Rabito?
IMPUTATO Brusca G.: Dovrebbe essere Rabbito.
PUBBLICO MINISTERO: Con una "B" o con due "B"?
IMPUTATO Brusca G.: Non glielo so dire se con una, o con due.
PRESIDENTE: A volte, in trascrizioni precedenti, compariva questo cognome - che poteva anche essere di un altro soggetto - con una "B" e due "T", a volte compariva con una "B" e un "T", a volte con due "B" e un "T" solo.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma "D" proprio non ce ne sono.
PRESIDENTE: No, "D" no.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
PRESIDENTE: "T" come Taranto.
IMPUTATO Brusca G.: Comunque io posso identificare la persona con qualche...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, è un...
PRESIDENTE: Ma chi legge non...
PUBBLICO MINISTERO: E' un'altra finalità quella per cui le sto facendo queste domande Brusca, proprio estremamente pratica.
PRESIDENTE: Sapere a chi si riferisce.
PUBBLICO MINISTERO: Per chi deve rileggere poi le trascrizioni.
Poi ancora, a proposito di quell'episodio che si verificò nel 1989 e che riguardava il dottor Falcone, quel luogo dove fu ritrovato quell'esplosivo, lei ricorda esattamente come si chiama?
IMPUTATO Brusca G.: L'Addaura.
PUBBLICO MINISTERO: E come si chiama?
IMPUTATO Brusca G.: Si può chiamare Addaura, o si può chiamare l'Addaura, cioè "L" apostrofo Addaura.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché io nelle trascrizioni leggo "D" apostrofo Aura.
IMPUTATO Brusca G.: No. L'Addaura. O Addaura.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
IMPUTATO Brusca G.: Dipende come si pronunzia.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha parlato di un certo - io leggo nelle trascrizioni - Giovanni Lo Greco. Credo che sia invece una cosa diversa.
IMPUTATO Brusca G.: Giovanni?
PUBBLICO MINISTERO: Lo Greco.
PRESIDENTE: Giovannino Greco, mi pare.
IMPUTATO Brusca G.: Giovannello Greco.
PRESIDENTE: Giovannello.
PUBBLICO MINISTERO: Giovannello Greco.
IMPUTATO Brusca G.: Giovannello Greco. Cioè quello arrestato in Spagna.
PUBBLICO MINISTERO: Poi a un certo punto ancora leggo il nome di una località Rabbottone. Com'è il nome esatto di questa località.
IMPUTATO Brusca G.: Dovrebbe essere Rebottone.
PUBBLICO MINISTERO: Rebottone.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, è la proprietà di Mario Santo Di Matteo, il collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: In un punto ancora poi ho letto una cosa ancora più curiosa, nella trascrizione del giorno 15, che a un certo punto a Riina, Riina se ne esce con lei con un'espressione di questo tipo:
"Mi volevano portare" - nella trascrizione io leggo - "'sto boss". Non mi pare che lei si fosse pronunziato così?
IMPUTATO Brusca G.: In siciliano è 'stu Bossi. Cioè sarebbe che volevano portare Bossi, il...
PUBBLICO MINISTERO: L'esponente politico.
IMPUTATO Brusca G.: L'esponente politico della Lega.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non è boss con la "B" minuscola, ma è Bossi...
IMPUTATO Brusca G.: Bossi.
PUBBLICO MINISTERO: Come cognome?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Mi pare...
IMPUTATO Brusca G.: L'onorevole Bossi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che abbiamo passato in rassegna questi nomi, che mi sembravano un po' singolari nella trascrizione.
Ecco, ancora qualche domanda Brusca, rispetto a quelle dell'altro giorno, ma fermo restando che io ho capito che lei voleva anche illustrare determinate situazioni. Proprio in chiusura dell'esame, il giorno 15, lei anticipava, ho visto anche rileggendo la trascrizione, una certa intenzione di riferire a proposito dell'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Io, con questa riflessione, in base all'inte...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Aspetti un attimino. Che non è un argomento che io le avevo proposto, quindi lei sicuramente può dire quello che ritiene.
Però io vorrei farle una serie di domande, dopo, al momento...
IMPUTATO Brusca G.: No, ma io volevo rispondere e poi... Io ho fatto, ho lasciato questo particolare in base al suo interrogatorio, nel senso che eravamo arrivati, se non ricordo male, Di Maggio-Riina, cioè poi se ne parla. Solo per questo, ma io posso pure lasciare stare.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Io non le chiedo certo di lasciar stare. Gli argomenti che lei vuol trattare, considerata la sua veste, non sono certo io a censurarli.
Le chiedevo semplicemente, cioè, mi sembrava più opportuno che lei aspettasse prima di rispondere alle domande che io ancora le debbo porre e poi può introdurre questa e altre circostanze non lo so.
IMPUTATO Brusca G.: Sono a sua completa disposizione.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, il primo punto che avevo bisogno di capire è questo. Lei rammenterà di aver precisato che le famosa busta con le fotografie, che venivano da Bellini, lei l'ha affidate, per la custodia, specificamente a Gioacchino Calabrò.
IMPUTATO Brusca G.: Gioacchino Calabrò, come fase finale.
PUBBLICO MINISTERO: Come... Sì, sì, certo. Come fase finale.
Ecco, lei è al corrente... Per essere più precisi, mi sa spiegare se Calabrò conosceva il contesto dal quale provenivano queste fotografie?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, nei dettagli no. Ma in linea di massimo poteva anche, così, molto riassuntivo, sì, qualche dettaglio lo riconosceva. E specificamente l'argomento fu quando si decise di bruciare - se sono stati bruciati, perché io non ero presente - quando si sono bruciate queste fotocopie di fotografie. Fu quando Gioacchino Calabrò dice: 'cosa devo fare con questo materiale?'
A che, abbiamo discusso un po' più... del più e del meno, perché io me ne ero dimenticato. E abbiamo detto di bruciarle e abbiamo commentato più a cosa potevano servire.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma la mia domanda mirava a capire se Calabrò era in qualche modo al corrente di tutta la storia che c'era dietro questa busta di fotografie.
IMPUTATO Brusca G.: No. Alla virgola no.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Però a che cosa potevano servire sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel senso che Calabrò sapeva che cosa, a quale scopo lei custodiva, aveva la disponibilità di queste fotografie: ma al momento in cui gliele ha consegnate, o perché lo sapeva da prima?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho detto a Calabrò di conservarmi queste foto. A un dato punto venne arrestato Gioè, dice: 'che cosa dobbiamo fare con questo materiale', cioè con queste fotocopie. Al che gli dico: 'ormai non ci servono più, bruciamoli'. Perché questi servivano per eventuali scambi di cortesia, se noi riuscivamo a trovargli e cose varie.
Cioè, in maniera riassuntiva. Però i particolari, i dettagli, i racconti con Bellini, questo no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se capisco bene, Calabrò venne messo al corrente da lei dello scopo al quale le fotografie servivano in epoca precedente?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Cioè è una sorta di aggiornamento che gli ha fatto lei al momento in cui gliele ha consegnate?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, momentaneo. Cioè al momento che me li porta per...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. E' tutto chiaro.
Senta, per rimanere sulla persona di Gioacchino Calabrò e, nemmeno a farlo a posta, per rimanere in argomento di fotografie. Ecco, io l'altro giorno, si ricorda, le ho chiesto - perché l'argomento l'ha introdotto lei - di quella vicenda che riguarda le iniziative relative a Di Maggio e come lei ne venne informato da Bagarella e anche da Calabrò.
Ecco, io ritorno a chiederle se in questa situazione c'è stato un qualche cosa che aveva a che fare con fotografie. Lascio proprio volutamente la domanda a questo punto, quindi in maniera poco comprensibile e soprattutto generica, perché non voglio assolutamente influenzare la sua memoria e l'eventuale risposta.
IMPUTATO Brusca G.: Le fotografie che io parlavo con Gioacchino Calabrò, erano fotografie riguardante il Di Maggio Baldassare, per darglieli a lui perché c'erano delle persone che avevano individuato il presunto luogo dove il Di Maggio abitava, da collaborante, però non tutte le persone conoscevano il Di Maggio Baldassare.
Quindi io dovevo procurare una foto, o più foto se ne avevo la possibilità, per consegnargliele a lui e lui poi, con chi di competenza, guardare, osservare, notare...
PUBBLICO MINISTERO: Questo lui di cui stiamo parlando...
IMPUTATO Brusca G.: Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: E' sempre Gioacchino Calabrò?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Però già il discorso con Leoluca Bagarella c'era stato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E questo è un altro punto che abbiamo chiarito. Necessariamente passiamo da un argomento all'altro.
Nell'interrogatorio, più esattamente nell'udienza del giorno 13, 13 gennaio, dalla trascrizione - a pagina 12 - lo dico per le altre parti e anche per la Corte, risulta un'affermazione che io riassumo in questi termini.
Secondo le sue conoscenze, nel periodo che precede l'arresto di Riina, la persona di Giuseppe Graviano è tra quelle più vicine a Riina. Lei sostanzialmente ha fatto questa affermazione.
Allora avrei bisogno di chiarire, in maniera più specifica, questa sua affermazione. Nel senso che ho bisogno di sapere sulla base di quali dati di fatto li può affermare che all'epoca Giuseppe Graviano era tra le persone più vicine a Riina e, in secondo luogo, vorrei che lei mi spiegasse - se lo sa - che cosa è che aveva determinato questa particolare vicinanza di Giuseppe Graviano a Riina.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, i fatti che io conosco sono: che, partendo dall'alto verso il basso, quando io parlo con Leoluca Bagarella di continuare la fase stragista... io con Giuseppe Graviano, anche se ci siamo incontrati molte volte, non abbiamo mai parlato di stragi.
A che, per Giuseppe Graviano andare da Raffaele Ganci a parlare, dire: 'zu Raffae', continuiamo per fare le stragi', quindi significa che Giuseppe Graviano era a conoscenza quanto me di quello che si doveva fare. E questo è uno.
Due: parlando con Salvatore Biondino, mi dice che a Palermo era stata rubata una Clio targata Roma ed era di Giuseppe Graviano. Se c'era la possibilità di trovare questa macchina, perché questa macchina gli serviva quando lui si spostava al Norditalia, credo quando lui si muoveva a Roma per non dare sospetti. Cioè nel senso, la macchina targata Palermo poteva attirare qualche sospetto. Quindi questa la seconda posizione.
Terza: quando fu la strage di Capaci, io mi ritrovo a Mazara del Vallo, territorio molto vicino, non dico... predominio di Salvatore Riina, trovo Giuseppe Graviano anche lui a Mazara del Vallo. E quindi per me è un altro punto di riferimento.
Quando viene ucciso lì il fratello di Benedetto Spera, in qualche modo eravamo un po' tutti presenti però diede qualche incarico a Giuseppe Graviano di, più particolare, di intervenire sulla zona perché Giuseppe Graviano era il... non il reggente, ma era la persona che si stava interessando su Misilmeri, a portare la guerra contro chi non aveva... chi aveva trasgredito le regole di Cosa Nostra, assieme a Pieruccio Lo Bianco.
Quando nelle quattro piccoli attentati, ne succede uno a Misilmeri, capisco subito che è oggetto di Giuseppe Graviano. Quindi tutti questi piccoli, piccoli importanti fatti, mi portano a dedurre che Giuseppe Graviano è molto vicino a Salvatore Riina.
Di più c'è l'ultima, quella che mi ricordo in questo momento: sapevo che Giuseppe Graviano era molto amico di Messina Matteo Denaro, sia personale che poi credo si rafforzò con quella di Cosa Nostra, in quanto il Messina Matteo Denaro, cognato di... non so come si chiama, comunque Guttadauro, fratello del medico Giuseppe Guttadauro, quindi della stessa famiglia di Brancaccio, anche se il dottor Guttadauro apparteneva a quella di Roccella, ma era lo stesso mandamento. Quindi rafforzata da questa amicizia.
Quindi sono tutti fatti che mi portano a...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la porta a concludere...
IMPUTATO Brusca G.: La vicinanza di Giuseppe Graviano con Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ma qualcuno gliel'ha confermata? Intendo dire, queste sono state sue constatazioni e quindi sue deduzioni conseguenti, oppure qualcun'altra delle persone con le quali lei aveva rapporti all'epoca, intendo riferirmi alle persone che contavano ovviamente di Cosa Nostra? Lei ha detto che si incontrava con Biondino, con Ganci, con Cancemi. Ecco, qualcuna di queste persone le ha confermato positivamente il fatto che Giuseppe Graviano fosse diventato uno dei personaggi più vicini a Riina? Oppure è rimasto lei con le sue osservazioni e constatazioni, si è formulato le sue convinzioni e non ne ha parlato con altri?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, purtroppo con la mia esperienza e con le mie conoscenze con Salvatore Riina, non è che c'era bisogno di potermi imboccare col cucchiaino: sai, queste persone vicino a noi. Non mi ricordo in quale occasione mi disse: 'non ci sono problemi con i picciotti, nel senso con Giuseppe'.
Quindi questo per me bastava che non c'è nessun tipo di problema, quando invece con qualche altro c'era qualche piccolo commento, quindi per me significava qualcosa che non andava.
Poi, vedendo il comportamento, per me Giuseppe Graviano era una persona di fiducia. Tant'è vero che io ancora ... sospetti, lo indicavo la persona vicino al gruppo romano. Cioè palermitano che bazzicavo... frequentava Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Siccome stiamo parlando di Roma, e quindi stiamo in qualche modo anche sfiorando determinati fatti, di cui si è già parlato nel corso dell'esame, ho bisogno di chiederle due puntualizzazioni. Con riferimento, in particolare, a quella iniziativa - di cui lei fu messo al corrente senza avervi partecipato, così ci ha riferito - quell'iniziativa con la quale a Roma si doveva arrivare a compiere un'azione criminale nei confronti di Costanzo. Questo ancora nell'epoca indicata da lei, io non sto a ridirla, comunque molto prima dell'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Le chiedo ancora, a quanto lei rammenta, l'azione riguardava Costanzo... Il programma, per meglio dire, riguardava Costanzo e altre persone?, lei si è espresso così al dibattimento. Ovvero riguardava Costanzo e qualcun altro già individuato, già determinato? Oltre ad eventuali, ulteriori vittime.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, il discorso nasce in questi termini. Quando io vado da Salvatore Riina a prospettare le mie lamentele... lamentele, mie osservazioni, in quanto Costanzo aveva pronunciato quelle frasi in quella trasmissioni. A che Salvatore Riina mi dice: 'ci stiamo pensando'. E mi dice pure che: 'ci costa un'occhio'. Nel senso che c'è una squadra che sta lavorando su Roma, quindi non capisco che l'attentato è solo per Costanzo.
Io conosco quello di Costanzo, però se c'erano altri obiettivi non lo posso escludere. Però il quadro era molto più... Il quadro era molto più vasto di quello che io sapevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io le ho voluto porre questa domanda in questa maniera così diretta, perché le debbo far presente che nell'interrogatorio che abbiamo espletato con lei, il dottor Grasso e io il 28 maggio del '97, lei specificamente ha affermato che quell'azione a Roma, affidata a determinate persone, aveva come obiettivi Costanzo, Martelli ed eventualmente altre persone. E ha escluso che tra gli obiettivi vi potesse essere viceversa Falcone, in quanto, a quella data, Riina aveva già preso la decisione che il dottor Falcone doveva essere, secondo i programmi di Riina, vittima di un'azione criminale necessariamente da eseguirsi in Sicilia.
Ecco, io trovo questa diversità tra quanto mi precisa il 28 di maggio del '97 e la dichiarazione qui al dibattimento.
IMPUTATO Brusca G.: Voglio chiarire, credevo che la domanda era specifica. Gli obiettivi su Roma, quelli che sapevo io, erano Costanzo, Martelli e nel '91 la possibilità di potere uccidere anche Giovanni Falcone.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Però quella, ripeto, 100% era quella di Costanzo. Poi se per quella di Martelli ci stavano lavorando, o non ci stavano lavorando, cioè stavano perfezionando i particolari, questo non glielo so dire.
Per quella invece di Giovanni Falcone, come ci potevano essere delle persone che loro stavano individuando l'onorevole Martelli, sono venuto a conoscenza perché a un dato punto Giovanni Falcone, non so con chi era, anche se poi ho saputo chi era l'altra persona, ma io già l'avevo detto prima che mi venisse detto. Giovanni Falcone si sentì osservato, notato, o perlomeno è stato individuato Giuseppe Madonia a Roma, davanti al Ministero, davanti a dove lavorava Giuseppe Falcone. A che, questo fatto Salvatore Riina ne è venuto a conoscenza e, rimproverando Giuseppe Madonia a dire: 'ma che ti porta a fatti individuare...' - cioè - 'chi ti ci porta a immischiarti con fatti che nessuno ti ha dato l'incarico'.
Quindi, io non so Salvatore Riina da chi l'ha saputo, come l'ha saputo questo particolare.
Sta di fatto che nel '91 anche io sono andato a Roma, prima di essere latitante. Sono andato a Roma per poter individuare, di quelle notizie che Salvatore Riina mi aveva dato, un famoso ristorante, quello della... chiamato "Sora Lella" e che io, con Leoluca Bagarella, abbiamo impiegato... abbiamo perso pochissimo tempo, uno o due giorni per vedere di potere individuare questo ristorante, perché si sapeva che Giovanni Falcone andava a mangiare in questo ristorante e che spesso e volentieri camminava da solo, senza scorta, senza nessun tipo di problema.
Quando poi, nel marzo, ci fu... per dire, ce ne dobbiamo uscire, quando io gli ho detto, ho trovato già la decisione finale e non... perché la decisione di ucciderlo per me era stata presa molto tempo prima. Dice: 'non mi interessa, ma io lo devo fare qua in Sicilia, quello che succede, succede'.
Poi ho saputo nel tempo che ha sospeso, cioè ha bloccato momentaneamente chi stava lavorando a Roma per non intralciare, anche se un fatto avveniva fuori dalla Sicilia, per rintracciare quello che stavamo facendo in Sicilia. Cioè, a Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, questo io nell'interrogatorio ho detto con il dottor ... e a lei.
PUBBLICO MINISTERO: Veniamo ad un altro punto: nell'udienza del...
IMPUTATO Brusca G.: Ah, chiedo scusa. Nell'occasione voglio dire che...
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: ... piccoli punti che stanno venendo fuori oggi, alla strage di Capaci, non sono venuti fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questa non l'ho capita. Posso intuirlo, ma bisogna che, occorre che sia più chiaro, sennò...
IMPUTATO Brusca G.: Siccome sono stato additato come depistatore destabilizzante, molti punti che sono venuti fuori oggi, a Capaci non sono venuti fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Se capisco bene lei vuol dire che, certi aspetti di quella vicenda, sono stati chiariti, o perlomeno sono stati arricchiti di altri particolari...
IMPUTATO Brusca G.: Io volevo...
PUBBLICO MINISTERO: ... per le sue dichiarazioni?
IMPUTATO Brusca G.: Io li avevo detto, e non sono stati mai chiariti.
Cosa questa che, in qualche modo, sta venendo fuori oggi.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, non è questo il processo in cui ci si occupa delle strage di Capaci.
IMPUTATO Brusca G.: Per carità! Stiamo parlando...
PUBBLICO MINISTERO: Io prendo atto di questa sua affermazione, ecco.
IMPUTATO Brusca G.: No, ma...
PUBBLICO MINISTERO: E credo che di più non posso fare.
IMPUTATO Brusca G.: Non sto io trapassando...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, non so, voglio dire, se le altre parti, la Corte, pensano di ottenere, attraverso qualche domanda e elementi in più su questa sua affermazione.
Bisognerebbe conoscere tutta la vicenda dell'attentato di Capaci per capire che cosa sono questi elementi in più. Con calma.
Senta, nell'esame suo dibattimentale - per essere più precisi nella trascrizione relativamente all'udienza del giorno 13 gennaio - io leggo una certa sua affermazione relativamente all'epoca nella quale lei fu messo al corrente, per la prima volta, di questo programma complessivo di azione criminale che riguardava l'onorevole Mannino, il dottor La Barbera...
IMPUTATO Brusca G.: Una serie di fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però ho bisogno di farmi puntualizzare nuovamente da lei l'epoca in cui questo discorso incominciò ad essere patrimonio anche della sua conoscenza.
IMPUTATO Brusca G.: Fine di febbraio, primi di marzo.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno?
IMPUTATO Brusca G.: 1982.
PUBBLICO MINISTERO: Millenovecento...?
IMPUTATO Brusca G.: '82.
PUBBLICO MINISTERO: Ottanta?
IMPUTATO Brusca G.: '92.
PUBBLICO MINISTERO: '92. Ecco, no, chi ha letto le trascrizioni avrà notato che viene riportata come epoca al marzo '95. Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: No, '92.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi... Quindi marzo '95 è un'epoca...
IMPUTATO Brusca G.: E' lo stesso...
PUBBLICO MINISTERO: E' una indicazione sbagliata, lei vuol dire.
IMPUTATO Brusca G.: Non so se volontariamente o involontariamente, erroneamente sbagliata. Ma è marzo '92. Marzo, febbraio '92.
PUBBLICO MINISTERO: Passiamo ad un argomento che riguarda la famosa vicenda del "papello" e la retrostante trattativa.
Lei ha indicato, anche qui davanti alla Corte,. quali erano gli argomenti sui quali si articolavano le richieste di Riina.
Lei ha parlato, appunto, di quello che nella trascrizione era un po' curioso, il repertorio del Maxi, credo che non ci entrasse nulla...
IMPUTATO Brusca G.: La riapertura.
PUBBLICO MINISTERO: La riapertura del Maxi, ha indicato Legge Rognoni-La Torre, ha indicato la Legge Gozzini. E quindi la restituzione dei beni sequestrati, quanto alla Rognoni-La Torre...
Lei ha memoria se, tra queste richieste, vi era anche qualche cosa che aveva a che fare con la legislazione sui pentiti di mafia?
Per adoprare questa espressione molto efficace.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, io molto sommariamente sto facendo, gli ho detto quello che poteva essere scritto. Però, sul atto di portare i collaboranti di Giustizia alle strette, cioè solo prendere le sue parole con dei riscontri, nel senso che bisognava portare collaboranti di Giustizia che le sue parole dovevano essere creduti solo se trovati con la pistola in mano, o con la fotografia. Nel senso, nel momento del reato. Cioè, tu...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè... Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Tutto il resto, portarlo, nel senso che tutto quello che dicevano, se non c'era un minimo di riscontro, o un riscontro fondamentato, non valeva nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, cerchiamo di contestualizzare bene questa sua affermazione.
Siccome io parto dalle richieste del famoso "papello". quindi questa era una richiesta...
IMPUTATO Brusca G.: Questa, secondo me, era una richiesta perché ne parlavamo spesso e volentieri.
Per dire: bisogna portare a questi signori riscontri, riscontri, riscontri, alle sue, alle dichiarazioni che fanno. Cioè, trovare riscontri obiettivi.
Tranne che potranno dire tutto quello che volevano, se non c'era nessun riscontro obiettivo.
Cioè, nel senso, la chiamata di correo abolirla; particolari senza però riscontro, abolirli.
Cioè, portare, come si suol dire, le dichiarazioni dietro una fotografia. Cioè, dietro...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, ottenere delle modifiche nel sistema della legge che rendesse più, come dire, meno agevole...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le dichiarazioni dei collaboranti di Giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che questo è un argomento che veniva di frequente preso in considerazione nelle vostre conversazioni. Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, quasi ogni volta che... si parlava, quando tenevamo di discutere i fatti da cui si creava l'appuntamento, spesso e volentieri se c'era tempo si andava pure un po', si divagava in fatti processuali, in fatti di problema di Giustizia.
E quindi si pensava di restringere al massimo i collaboranti di Giustizia.
PUBBLICO MINISTERO: Passiamo ancora ad un altro punto.
Lei, in aula, nelle passate udienze, ha riferito più volte di quell'incontro nel quale vi fu un chiarimento, o una specie di chiarimento, o un chiarimento vero e proprio tra lei e Bagarella.
E ha anche spiegato, mi sembra ripetutamente, che un antefatto importante era rappresentato da quel racconto che Ganci aveva fatto non correttamente a proposito di quella conversazione che avevate avuto a quattr'occhi a margine di quell'incontro al quale era presente anche Michelangelo La Barbera.
Allora, io ho bisogno di sapere se, quando appunto c'è stato questo chiarimento tra lei e Bagarella, se lei è tornato specificamente sul punto che con Ganci si era espresso in maniera chiara.
Nel senso che a Ganci le aveva spiegato le ragioni per le quali, davanti a Michelangelo La Barbera, aveva preferito prendere una certa posizione, piuttosto che un'altra.
Cioè, a questo punto, stringo la domanda. Lei a Bagarella glielo disse: 'guarda, che è Ganci che non ti ha raccontato esattamente le cose come stanno'?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dopo che lui mi richiama, mi fa la lamentela, nel senso che: 'tu ti vai a fare le riunioni senza avvisare nessuno, a me mi vieni a dire una cosa e poi me ne... cioè, ne discutono altri e poi me ne vieni a dire un'altra', io ho detto: 'no, facciamo un confronto con Raffaele Ganci e gli dimostro che io a Raffaele Ganci gliel'ho detto'.
Vero è che davanti a Raffaele Ganci c'era Salvatore Cancemi e Angelo La Barbera.
Io, siccome davanti a Angelo La Barbera, non so se era a conoscenza o non era a conoscenza del piano stragista che aveva detto, cioè, che portava avanti Salvatore Riina. quindi nessuno mi autorizzava a parlare davanti a Angelo La Barbera, per dire...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ho capito. Questo lo ha espresso bene.
Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Poi, quando io mi sono visto con Leoluca Bagarella. Nel senso che io avevo chiamato Raffaele Ganci da solo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Sì, sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... gli ho detto: 'facciamo un confronto e vediamo se Raffaele Ganci si nega questo particolare'.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Io volevo arrivare proprio a questo punto.
Quando lei propone a Bagarella di far un confronto, che è anche un faccia a faccia, rende bene l'idea, era un modo di dire il suo, o vi era concretamente la possibilità di fare un faccia a faccia a lei e Ganci davanti a Bagarella?
Raffaele Ganci era ancora libero, o era già stato arrestato?
IMPUTATO Brusca G.: No, Raffaele Ganci era libero latitante, o lo stava per diventarlo. Perché c'erano le dichiarazioni di Marchese le dichiarazioni di Di Maggio Baldassare.
Quindi, da lì a un momento si capiva che si spiccavano i mandati di cattura.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, io volevo esattamente...
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, non ho... non mi ricordo se...
PUBBLICO MINISTERO: ... capire se Raffaele Ganci era già stato arrestato.
Nel qual caso la sua affermazione, è una affermazione così a carattere un po' formale, accademico.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era libero. Ripeto, non so se era latitante, nel senso ricercato, o meo. Però era libero.
E io, il confronto che dovevo fare, che insistivo di farlo, lo dovevo fare con Raffaele Ganci e con Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Lei la ricorda l'epoca dell'arresto di Raffaele Ganci? La successione, per intendersi, degli arresti.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, se non...
PUBBLICO MINISTERO: A quanto ricorda, è stato arrestato prima Cancemi, o prima Raffaelle Ganci?
IMPUTATO Brusca G.: No, Raffaele Ganci è stato arrestato prima di... della presenza, cioè che...
PUBBLICO MINISTERO: Della costituzione.
IMPUTATO Brusca G.: Della costituzione di Cancemi Salvatore. Perché si pensò addirittura che a arrestare i Ganci, sia stato Cancemi Raffaele.
Cioè, questa è una leggenda...
PUBBLICO MINISTERO: Cancemi...?
IMPUTATO Brusca G.: Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Salvatore.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, questa deduzione dal momento che non riuscivamo a capire l'arresto di Raffaele Ganci e la presenza, cioè il presentarsi di Cancemi Salvatore.
Cioè, davamo, una giustificazione che davamo a quel momento, era questa. Anche poi si sono chiariti molti altri aspetti.
PUBBLICO MINISTERO: Se lei, sulla base dei suoi ricordi, dovesse collocare l'arresto di Raffaele Ganci nel tempo, eh, rispetto ai vari fatti di strage di cui ci occupiamo qui, così, secondo la sua memoria, l'arresto di Ganci è avvenuto prima che iniziassero gli attentati, in corso di attentati, quando gli attentati erano già finiti?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo che eravamo in corso.
PUBBLICO MINISTERO: In corso di attentati. Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Se non... se non ricordo male.
PRESIDENTE: Cioè, possiamo essere un po' più precisi?
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, siccome...
PUBBLICO MINISTERO: No, io... Scusi, Presidente, per carità, può fare tutte le domande che vuole. La mia, siccome noi la data dell'arresto di Ganci la conosciamo, io ho biso... Sì, è stata rapportata, rappresentata alla Corte con il giorno preciso...
PRESIDENTE: Vogliamo rammentarla? Perché la Corte possa...
PUBBLICO MINISTERO: Il 10 giugno del '93.
PRESIDENTE: Ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: E avevo bisogno di controllare...
PRESIDENTE: La memoria..
PUBBLICO MINISTERO: ... perché mi sembrava opportuno, il ricordo di Brusca.
PRESIDENTE: Certo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando... Siccome continuamente dobbiamo chiedergli quale fatto è successo prima, quale è successo dopo, in che epoca si è verificato questo episodio piuttosto che quest'altro, allora per dare alla Corte un elemento di verifica, dato che conosciamo la data degli attentati, conosciamo anche la data dell'arresto di Ganci, è per vedere se il ricordo di Brusca, quando si esprime sulle cronologie, è un ricordo corretto, oppure intaccato anche dal passare degli anni, voglio dire. E anche direi dalla concitazione con la quale tante vicende si sono svolte.
Ho bisogno di prendere un altro punto.
Io le ho già chiesto, davanti alla Corte, se nelle conversazioni, negli incontri, che si svolsero nella villetta vicina all'Hotel Zagarella, il discorso investì o meno la Torre di Pisa.
Mi pare che lei abbia dato una certa risposta.
Io le pongo nuovamente la domanda: lei ricorda che, in questa conversazione, si sia parlato anche della Torre di Pisa come possibile obiettivo di azioni o dimostrative, o di danno, o distruttive, o intimidatorie? Oppure della Torre di Pisa, nella conversazione nella villetta di Santa Flavia non si parlò mai?
IMPUTATO Brusca G.: Quella di Basile?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, è quella di Basile.
IMPUTATO Brusca G.: A Santa Flavia ne abbiamo due: quella di Gaetano Sangiorgi e quella di Basile.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma quella di Basile è quella vicina all'Hotel Zagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Io non avevo, non lo avevo capito.
Dunque, come fatto, che ho detto, così... come fatto nel senso di dialogo, per dire: se succede questo fatto lo Stato può subire questo... può subire questa immagine.
E, in particolar modo, veniva ripresa sempre come punto, cioè, come spunto, la Torre di Pisa.
Quindi se ne parlò... quasi era sempre oggetto di argomento.
Ma in quella occasione, le posso dire, che ne abbiamo parlato. Però mai stabilito cento per cento, per dire: iniziamo l'attività per andar a mettere l'esplosivo sulla Torre di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Le ricorda se questo accenno, tipo, non so se si è trattato di un accenno fatto fuggevolmente, oppure se fu un accenno un po' esteso.
Se questo accenno, ripeto, fu introdotto nell'argomento, nella conversazione da lei, ovvero da Gioè, ovvero da qualcun altro.
IMPUTATO Brusca G.: Ma l'argomento fu riportato da noi. Cioè, da me e da Gioè. Non mi ricordo chi dei due prima lo... prospettò. Ma credo che lo prospettò il Gioè, in quanto era quello che diceva, d'accordo con me, con il Bellini. E lui era, spiegava molto meglio gli effetti che potevano subire e quali potevano essere le conseguenze e gli eventuali benefici.
Quindi ne abbiamo parlato, in quella occasione, tra me, Gioè. Che siamo stati noi a portare per primi questo presunto obiettivo, a Bagarella e a Giuseppe Graviano. E il Messina Matteo Denaro, che ricordo che c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, guardi, siccome ne abbiamo fatto il nome più di una volta nel corso del suo esame, lei ha capito se questo basile, questo signor Basile era in rapporti stretti con Graviano, piuttosto che con Bagarella, ovvero con Messina Denaro, ovvero non ha capito nulla di chi fosse la persona con la quale Basile aveva rapporti?
IMPUTATO Brusca G.: No, la persona con cui Basile aveva rapporti era con Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Questo lo può affermare sulla base di qualche dato specifico, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: La base che, in quella seduta, in quegli appuntamenti, il Giuseppe Graviano andava, la conoscenza dell'abitazione come ci sarebbe stato più volte, in quanto disponeva di uomini dello stesso Basile, di controllare eventualmente qualche, qualcuno poteva essere seguito. Quindi presenza delle Forze dell'Ordine.
Una persona vicino al telefono, per dire: 'tu vai a metterti vicino al telefono...', cioè, il Basile o un'altra persona. Che c'erano altre persone che lo accompagnavano, in questo momento non ricordo.
E persone fuori, credo nella strada, per segnalare eventuale presenza di Forze di Polizia. Nel senso una battuta dei carabinieri, o un controllo di Polizia. Cioè, un arrivo, già in anticipo potevano segnalare e dire: 'vedi, che c'è qualcosa che non funziona'.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma questa persona di cui stiamo parlando, alle conversazioni che si svolsero tra lei, Bagarella, Giuseppe Graviano, partecipò o non partecipò?
IMPUTATO Brusca G.: No, era fuori... fuori dalla discussione. Ha messo a disposizione l'abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: Lei c'è stato solamente in quelle due occasioni in quella villetta?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sicuramente ha presente di averci spiegato di certi incontri che si svolgevano prima che Riina fosse arrestato nella casa di Guddo Girolamo.
Incontri nei quali si parlava della situazione che era in corso e anche delle prospettive che questa situazione poteva prendere. I termini in cui questa situazione poteva evolvere.
Lei ha fatto questa, qui davanti alla Corte, questa affermazione.
Io vorrei che lei...
IMPUTATO Brusca G.: Ah, se...
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei che lei cercasse di spiegarmi per bene un punto che penso sia importante.
Quando vengono affrontati questi discorsi di strategia, alla presenza di Riina, in questo periodo - siamo nella seconda metà del 1992, l'epoca l'ha indicata lei relativamente a questo incontro - chi sono le persone che partecipano?
Partecipa, quando quello, in una certa occasione, poi la volta dopo ce n'è degli altri, cambia per così dire la formazione tutte le volte che ci si vede in questa casa?
Mi pare che, su questo punto, non siamo andati a fondo, qui nell'esame davanti alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, le persone con cui io parlavo di stragi, o di fatti eclatanti, ne parlavo solo con le persone che io avevo visto presente in quella sede.
PUBBLICO MINISTERO: E chi sono?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, Raffaele Ganci...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... Cancemi Salvatore...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... Biondino Salvatore...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: .. Riina Salvatore, io e Leoluca Bagarella.
Anche se Leoluca Bagarella non era in quella sede, ma poi in altre, in altre occasioni c'è stato.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, rimaniamo a quella sede, come la chiama lei.
IMPUTATO Brusca G.: In quella sede eravamo quelle cinque persone.
PUBBLICO MINISTERO: Mi spiega perché queste cinque e non altre? Se lei conosce il perché di questa riunione che si può dire ristretta; o il perché di questi discorsi ristretti, visto che tutti capomandamento, ma ce n'erano anche altri di capimandamento.
Come mai queste riunioni solamente tra queste cinque persone: Riina, Biondino, Cancemi, Ganci Raffaele, Brusca Giovanni.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, io come ho sempre detto, cioè, le regole di Cosa Nostra non le ho fondate io, ma bensì sono state fondate da un... chi ha fondato Cosa Nostra. Quindi, le regole, sono sempre esistite. E credo che attualmente oggi vanno.
Però, strada facendo, hanno avuto dei cambiamenti, quindi dei mutamenti; man mano dipende chi gestiva, chi guidava Cosa Nostra.
Credo che il motivo di quelle riunioni a piccoli gruppi era per la riservatezza. Chi doveva partecipare in prima persona, persona al fatto esecutivo.
Cioè, perché un gruppo doveva sapere, come fatto esecutivo, non poteva sapere dell'altro; e l'altro non poteva sapere dell'altro gruppo.
Cioè, io almeno la interpreto in questo modo.
Poi, perché non partecipavano gli altri del mandamento, a questa riunione, l'unica spiegazione che posso dargli è questa, anche se poi non so se Salvatore Riina glielo comunicava, non glielo comunicava, erano stati informati prima.
Non gli so dire quale strategia, quale metodo adoperava nei confronti degli altri capimandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Perché non ci sia rischio di equivoci, qui stiamo parlando della casa di Guddo, quella posta dove?
Perché abbiamo il problema dell'omonimia dei due Guddo.
IMPUTATO Brusca G.: Non uomo d'onore. E precisamente, siccome in questi giorni è uscito sul Corriere della Sera il particolare della casa di Salvatore Riina. Ma per quello che ho letto è la casa dove abbiamo fatto l'appuntamento, io Di Maggio, Salvatore Riina, Brusca Mario e io e Leoluca Bagarella. Non so, perché mi immagino l'abbia indicato. E quella è la casa dove abbiamo fatto l'appuntamento, non la casa di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo appunta... Ormai che ci siamo, bisognerà chiarirla questa circostanza.
Questo appuntamento con Di Maggio...
IMPUTATO Brusca G.: Siamo marzo '92.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma a che cosa era finalizzato questo incontro?
IMPUTATO Brusca G.: Per la pacificazione, chiamiamola pacificazione, ma per il rinserimento del Di Maggio, in quanto era un po' estraniato da Cosa Nostra di San Giuseppe Iato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Brusca G.: E non lo dico... La casa è quella.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la pacificazione tra lei e Di Maggio?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Pacificazione... Dottor Chelazzi, io con Di Maggio non ho avuto mai niente che sia chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, quello che, a parte le definizioni, voglio dire, poi le parole lasciano un po' il tempo che trovano. Quello che contano sono i fatti.
IMPUTATO Brusca G.: Spiegando, poi uno può dimostrare che con Di Maggio non ho avuto mai niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi a queste riunioni in cui si parlava della campagna criminale, lei dice le stragi, che era all'ordine del giorno in Cosa Nostra e per Riina, per quanto lei ne sa i partecipanti alle riunioni sono solamente queste cinque persone.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è allora per il fatto che i discorsi si erano sempre svolti tra queste cinque persone, che lei, ad arresto avvenuto di Riina e di Biondino, va a rincontrarsi con Ganci e con Cancemi?
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: E si trova poi davanti anche La Barbera che non ci entrava nulla?
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Io chiedo l'appuntamento con Raffaele Ganci per vedere cosa c'era da fare. Sempre con l'intento di andare avanti. E poi mi ritrovo... io non avevo chiesto né la presenza di Cancemi Salvatore, né la presenza di Raffaele Ganci. Io ritenevo la presenza di Cancemi Salvatore. Io cercavo solo appuntamento con Raffaele Ganci.
Arrivato là ho trovato altre due, altri due capimandamento.
PUBBLICO MINISTERO: quindi, anche Cancemi e Michelangelo La Barbera.
IMPUTATO Brusca G.: E Michelangelo La Barbera. Al che, io, trovandomi in quella occasione, ho affrontato discorsi normali, senza scendere nei particolari che io conoscevo assieme a Raffaele Ganci e con il Cancemi.
Voglio chiarire...
PUBBLICO MINISTERO: E' chiaro, è chiaro. Io...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, un ultimo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Ho chiamato Raffaele Ganci a parte, perché, essendo che io ho parlato con Raffaele Ganci, è come se io parlassi con Cancemi Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Però l'incontro, lei ha spiegato, nasceva con altre prospettive. L'incontro che lei...
IMPUTATO Brusca G.: No, la prospettiva nasce che io mi voglio incontrare con Raffaele Ganci, per vedere quello che c'è da fare, per andare avanti con la linea stragista.
Viene cambiato sul luogo, perché io trovo persona... cioè, nella presenza di Angelo La Barbera, viene cambiato tutto l'argomento, perché trovo una persona che con me non aveva mai né discusso,, né...
PUBBLICO MINISTERO: Questo è chiarissimo.
Avevo bisogno di mettere a fuoco proprio il particolare su qual era la ragione per la quale lei voleva incontrarsi con Raffaele Ganci.
E mi sembrava fosse rimasto un po' nell'ombra. Invece sento che l'incontro nasceva per lo scopo di, e lo ha detto lei un attimo fa. E quindi mi è sufficiente questo.
Un altro particolare ancora.
Io non sono riuscito a capire se lei, al famoso villaggio turistico, quello di Cefalù, del quale abbiamo parlato anche l'altro giorno, c'è mai stato, o non c'è mai stato.
Se lì ha mai avuto, o no, appuntamenti o incontri con Bagarella, in particolare.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho avuto incontri, gliel'ho detto l'altro giorno, con Bagarella, con...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma mi pare avesse detto nella zona di.
Io invece ho bisogno di sapere...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, all'Euromare. L'Euromare.
Cioè, il villaggio turistico dove, credo che si chiama l'Euromare. Il villaggio turistico, quello che gestiva Tullio Cannella, il collaborante di Giustizia.
E precisamente nella casa di Antonino Mangano. Cioè, casa, appartamentino, la residenza estiva che ci aveva il Mangano Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e andando quindi in questo luogo dove si è, ce lo sta dicendo, incontrato con Bagarella, gli incontri si sono svolti solo tra voi, oppure hanno partecipato altre persone?
IMPUTATO Brusca G.: Le ho detto: io, Messina Denaro Matteo, Giuseppe Graviano, Biondino. E poi c'era Antonino Mangano, come proprietario...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Giuseppe Graviano...
PUBBLICO MINISTERO: I nomi li ho persi per strada. Allora, lei ha detto.
IMPUTATO Brusca G.: Io.
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Biondino Salvatore "il corto"... Biondo, chiedo scusa. Biondo Salvatore "il corto".
PUBBLICO MINISTERO: Siamo a tre: Brusca, Bagarella. Biondo Salvatore "il corto".
IMPUTATO Brusca G.: Giuseppe Graviano e Messina Denaro Matteo. Poi c'è Antonino Mangano, c'era il cosiddetto "picciriddu" che non riesco a individuare il nome di battesimo in questo momento. E c'erano credo altri ragazzi, che io non ho visto, nella zona, sempre per controllare il territorio.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, qual è questa situazione che vuole rappresentare con riferimento all'arresto di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Io, sempre per puntualizzare quest'incontro, avvenuto all'Euromare, siccome mi è venuto un particolare che posso indicare su per giù il periodo: credo che fu dopo l'arresto di Cancemi - l'arresto, cioè la consegna di Cancemi - in quanto veniva, cioè chiamavamo il Cancemi Salvatore "Totò Caserma". Quindi, siccome... quest'appuntamento è avvenuto dopo la costituzione di Cancemi Salvatore. Cioè, per indicare il periodo, la data.
PUBBLICO MINISTERO: Il periodo storico.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi siamo fine luglio, primi di settembre... eh, primi di agosto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi poco dopo l'arresto di...
IMPUTATO Brusca G.: Poco. Poco... Già Cancemi collaborava a pieno ritmo.
PUBBLICO MINISTERO: Su un altro punto, quello che riguarda l'attentato a Contorno, lei l'altro giorno rispondendo a una mia domanda ha detto che quello che poi era concretamente successo come momento operativo dell'attentato, le era stato accennato da Bagarella. Ho bisogno di sapere se, oltre che Bagarella, qualche altro gliene ha parlato, gliene ha accennato.
IMPUTATO Brusca G.: Credo che, se non ricordo male, me ne parlò, ma senza scendere nei dettagli, Fifetto Cannella. In quanto si aspettava la notizia dalla TV dell'uccisione di Contorno Salvatore, e questa notizia non arrivava. Al che, il Fifetto Cannella - ripeto, se non ricordo male - era in apprensione e in attenzione, dice: 'Mah, sai che è successo, sai che non è successo?'. E mi riferisco al primo attentato. Cioè a quello dove è stata adoperata la gelatina.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, per l'esattezza in un interrogatorio del 13 agosto del 1996, lei fu... veniva interrogato, lo ricordo, da vari magistrati...
IMPUTATO Brusca G.: Nove, dieci, undici.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io leggo proprio dalla trascrizione un'affermazione di questo genere, per l'importanza che ha ai fini di questo dibattimento.
PRESIDENTE: Potrebbe indicare anche la pagina?
PUBBLICO MINISTERO: No, Presidente, perché sto controllando al computer, mi dispiace, non sono in grado di farlo. Nel mio computer l'impaginazione è quella che è: sarebbe pagina 25. Io spero che i difensori, almeno indicativamente, riescano a ritrovarla. Comunque, la trascrizione è pagina 25.
Le parole sue son queste:
"Al che, quando non succede il botto, diciamo non scoppia quest'ordigno, io so addirittura, raccontato da Fifetto Cannella e da Nino Mangano e da...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perché...
PUBBLICO MINISTERO: ... e da Leoluca Bagarella, che Contorno, uscendo dal bar, addirittura si gira perché vede questa fumata" eccetera, eccetera.
Queste, proprio le sue parole. Che riguardano anche la persona di Antonino Mangano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, di Antonino Mangano, perché erano presenti a Fondo Padellaro, quest'argomento avvenne; me lo raccontò Fifetto Cannella, nel senso che non era successo il botto, cioè l'attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E ci fu, ci sono stati questi commenti.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, ancora, in due interrogatori del 19 giugno e del 14 luglio del '97, lei ha riferito per la prima volta che Mazzei era venuto a Firenze a compiere una certa operazione, dopo che vi era stata una riunione nella quale a Mazzei era stato da parte vostra l'incarico di compiere un qualcosa.
Però nei numerosi interrogatori precedenti - è inutile che io faccia l'elencazione di tutte le date, ma sono in grado di farlo ovviamente - in tutti gli interrogatori precedenti, quindi precedenti quello del 19 giugno del '97, lei non aveva mai riferito che ci fosse stata una riunione nella quale a Mazzei era stato dato questo incarico.
Aveva semplicemente riferito che c'era stato un incontro in cui era apparso Mazzei che aveva detto: 'Ho fatto una certa operazione a Firenze', e si aspettava di leggere sui giornale o di ascoltare per televisione le notizie.
Inoltre, in entrambi questi interrogatori, 19 giugno e 14 luglio, quando lei appunto ha riferito di questa riunione che aveva preceduto l'iniziativa di Mazzei, lei non ha mai detto che a Mazzei era stato dato l'incarico di fare un qualcosa agli Uffizi. Aveva detto che era stato dato l'incarico di fare un qualcosa a Firenze, in un edificio importante e significativo.
Al dibattimento invece lei ci ha precisato che a Mazzei l'incarico era stato dato proprio con riferimento agli Uffizi.
Io vedo questa... questa disarmonia. Prima, durante le indagini, o comunque durante gli interrogatori, non si parla mai di questa riunione che aveva preceduto. Poi, se ne parla, ma si dice che a Mazzei fu dato genericamente l'incarico di agire a Firenze. Al dibattimento si dice: a Mazzei fu dato l'incarico di agire agli Uffizi.
Ho bisogno di venire a capo di questa che è, obiettivamente, una contraddizione; o almeno una discontinuità nelle sue dichiarazioni.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, come lei poco fa ha detto, quando io cominciai a parlare di... della strage di Firenze, un po' tutta la mia situazione... un po' tutta la mia situazione processuale dei fatti che ho commesso, nelle varie fasi dibattimentali che noi abbiamo avuto, io gli ho fatto segnalare che per quanto riguarda il proiettile di artiglieria fermato, cioè andato a posare nel Giardino di Boboli - che per me era una bomba a mano agli Uffizi di Firenze - ne avevo parlato nei colloqui investigativi.
Quindi già nelle mie intenzioni c'era di parlarne, di questo fatto, già il 20 maggio '96... 23, 24, 25 maggio: quando sono avvenuti, man mano che avvenivano i colloqui investigativi.
Come lei poco fa ha detto, quando è cominciato poi, nel mese di agosto, il mio interrogatorio, lei si dovrebbe ricordare in che condizioni si portava il mio interrogatorio. Cioè nel senso che io, man mano che parlavo, avevo tanti interventi: 'ma mi spieghi questo', 'ma mi spieghi quell'altro'. Quindi, se non l'ho detto in quel momento, è perché pensavo di averlo detto, o pensavo di non averlo detto; cioè non sono sceso nei particolari, ma non per volontà di non averlo voluto dire: perché, ripeto, già nei colloqui investigativi io volevo portare, chiarire questa posizione.
Poi quando, con calma, è venuto lei da solo con... non so se con il dottor Nicolosi o con il dottor Grasso, con molta calma abbiamo ripreso, se non ricordo male, abbiamo ripreso un po' tutto il filo. E ho chiarito anche questo passaggio. Se non ricordo male. Quindi, e gli ho spiegato pure il motivo perché io non... no che non lo volevo dire.
Per quanto riguarda il fatto che io ho detto Uffizi, e in pa...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo era l'altro punto del discorso che mi interessava.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. In quanto io ho detto Uffizi in particolar modo, o una cosa importante, per me è la stessa cosa. Cioè dire Uffizi o un punto specifico, cioè un fatto importante, era come se io, dicendo gli Uffizi, per me era un luogo molto importante. Cioè nella sostanza per me sta... per me, con la mia mente, ha sempre un valore, dire una cosa importante, cioè un punto importante, che dire gli Uffizi.
Che, ripeto, io non conoscevo Firenze sotto questo punto di vista.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ho bisogno di un altro particolare. Visto che stiamo parlando proprio di questo fatto qui, di Boboli o degli Uffizi o di Firenze che dir si voglia, lei ricorda se Mazzei, riferendo di quello che era successo, aveva spiegato se si era trovato a dover superare un qualche controllo o se si era trovato esposto al rischio di un controllo da parte di personale di custodia, di vigilanza, privata o non che fosse?
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Biglietterie, e cose di questo genere?
IMPUTATO Brusca G.: Ma, gliel'ho detto, non mi ricordo se lui ha trovato degli ostacoli o sono spuntati dei problemi.
L'unica cosa che mi ricordo: che al momento in cui è stato piazzato il proiettile di artiglieria, nell'andarsene...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, la seguo, la seguo.
IMPUTATO Brusca G.: Nell'andarsene, si lamentò che il Fascella perdeva tempo, perché c'era il rischio che potevano essere scoperti. Quindi non so - perché, ripeto, non ero presente - come si sono svolti i fatti e come non si sono svolti i fatti.
Quindi può darsi che c'era qualche custode, può darsi c'era qualche problema da superare.
Sta di fatto che si lamentava nel Fascella, nel... per andarsene lo chiamava a dire 'corri, spicciati, muoviti!'. In quanto sospettava che potevano essere scoperti o individuati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora le faccio presente un passo delle sue dichiarazioni dell'interrogatorio del 20 agosto del '96. Questo, leggo proprio dalla trascrizione, la pagina dovrebbe essere 18; le sue parole furono queste... Un attimo di pazienza. Ci sono, prima ci sono queste sue parole:
"Volevo concludere, io volevo concludere. Ricordo benissimo com'è andato il discorso di andare a mettere lo zainetto sulla Torre di Pisa".
Allora io le chiedo, visto che si ricorda il discorso dello zainetto, sta dicendo Brusca:
"E' stato precisamente il giorno in cui Mazzei è venuto a portare la notizia che ha messo la bomba a mano, e gli abbiamo chiesto 'come mai sei riuscito ad entrare?'. Non so come, aveva spiegato che... cioè l'ostacolo che lì c'era, una guardia giurata, o c'era un custode, c'era qualche cosa, è riuscito ad entrare lì dentro, e dico 'e se per esempio lo dovrebbe andare a mettere, che so?, nella Torre di Pisa, come fa?'.
Va be', prendono uno zainetto, lo riempie di tritolo, arriva sopra, glielo va a mettere, lo posa e se va. Ma così, come fatto accademico, senza nessuna prevision...", prevenzione c'è scritto; eh, le trascrizioni si sbagliano a Firenze, ma si sbagliano anche a Palermo.
"... come fatto accademico, senza nessuna prevenzione, senza nessuno...".
Ecco, questo è un passaggio di quell'interrogatorio suo del 22 agosto, da quale si ricaverebbe che Mazzei entrò un po' nei particolari su un qualche problema che aveva trovato al momento di entrare in questo posto ove aveva lasciato l'ordigno. Tanto che, a seguito di questo dettaglio di cronaca dato dal Mazzei, a qualcuno di voi vien da chiedergli: 'Ecco, ma visto si incontrano questi problemini, e se uno dovesse per esempio fare un'operazione analoga sulla Torre di Pisa?'. E qualcuno fa il commento dello zainetto.
IMPUTATO Brusca G.: Dello zainetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora che ho richiamato questo verbale dell'agosto, del 20 agosto '96 esattamente, mi pare ecco che una certa diversità, stando ai suoi ricordi - ora siamo nel gennaio del '98, all'epoca eravamo nell'agosto del '96 - ci sia. Perché qui...
IMPUTATO Brusca G.: No, io...
PUBBLICO MINISTERO: Nell'interrogatorio del 20 agosto '96 lei raccorda tre fatti, sostanzialmente.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, io ricordo che il Mazzei parlò di qualche piccolo ostacolo. Però, ripeto, non siamo scesi nei dettagli: 'ho trovato quest'ostacolo, ho trovato quest'altro ostacolo'.
Dice che c'era la guardia giurata o c'era qualche persona di custodia; quindi, lui è riuscito a entrare, è riuscito a entrare e andare a posizionare questo benedetto proiettile di artiglieria.
Tanto è vero che poi nel... dopo avere posato l'obiettivo, se ne va con la premura di potersi spaventare.
Al che, gli dico: 'Ma scusa, allora se dovessimo andare a posizionare, che so?, i 100, 200 chili di tritolo alla Torre di Pisa?'. Dice: 'Non è possibile'.
E io gli ho dato subito la risposta, dicendo: va be', parlando lì dentro, si era pensato di prendere uno zainetto per non attirare all'occhio del custode o del guardiano, cioè uno zainetto con... per quello che ci si poteva mettere complessivamente, cioè collegato alla ricevente di un telecomando, per andarlo a posizionare alla Torre di Pisa o in qualche posto, in maniera da poterlo fare, l'atto dimostrativo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, guardi, un altro punto su un aspetto diverso del processo. Nell'ambito delle confidenze che lei dice di aver riferito... aver ricevuto da Spatuzza per l'attentato all'Olimpico, lei ricorda se Spatuzza parlò solo di se stesso, in relazione a questo fatto, o se parlò anche di qualcun altro? Nelle varie fasi, compreso quella... compresa quella successiva al fallimento dell'attentato. Lei ha detto che Spatuzza le ha raccontato di aver disattivato da sé; ecco, a prescindere da questo momento, in senso più generale rispetto all'esecuzione dell'episodio, lei ha ricordo se Spatuzza le ha fatto il nome di qualcun altro?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che abbia fatto il nome di Giuseppe Graviano. Nel senso che voleva il permesso di farlo, nel senso dice 'ho questa idea, ho questa... voglio fare questo, lo posso fare?'.
Non so se Giuseppe Graviano gli diede la risposta subito o dopo giorni, non glielo so dire. So solo che Giuseppe Graviano gli ha dato il permesso di poter fare questo mancato attentato. Cioè di poter attivare questo mancato attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, le volevo far presente che nell'interrogatorio del 4 giugno del 1997 la sua affermazione era stata in questo senso. E' tutto un po' laborioso, anche per le contestazioni, perché sono state tante le dichiarazioni rese da Brusca che, anche per orientarsi ai fini delle contestazioni, è tutto un po' macchinoso.
Comunque, ora magari il dottor Nicolosi mi fa la cortesia di rintracciare il passaggio preciso della trascrizione.
Da questo interrogatorio emerge che Spatuzza avrebbe fatto il nome di Calabrò in relazione a questo fatto, e addirittura alla fase di smobilitazione dell'autobomba.
Ora, è esatto questo riferimento, oppure è inesatto?
IMPUTATO Brusca G.: No. Io avevo capito: se ne aveva parlato con qualche altro; io avevo risposto alla domanda pensando che aveva bisogno dell'autorizzazione con chi ne aveva parlato, con Giuseppe Graviano.
Con altre persone che lui ha partecipato nell'attentato, non le so dire con chi ha partecipato, però so che Gioacchino Calabrò partecipò alla smobilitazione della macchina. Cioè a togliere la macchina di strada, non so come...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo come... come nasce nel suo ricordo questo particolare?
IMPUTATO Brusca G.: Nasce perché, non mi ricordo se me ne parlò lo stesso Gaspare Spatuzza, o se ci fu un accenno con Messina Denaro Matteo molto così, fugace; però in qualche modo il Calabrò ha partecipato nel togliere la macchina.
Se non ricordo male, me l'abbia detto Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a quello che sento, lei non ha un ricordo preciso su questa...
IMPUTATO Brusca G.: No. Gliel'ho sempre detto, che non... Se ho dato affermazione precisa l'altra volta, non era questo il mio intento. Cioè da qualcuno sentii che Gaspare Spatuzza e Gioacchino Calabrò abbia partecipato nel togliere la macchina.
Che me lo dice Gaspare ... o me lo disse poi Gioacchino Calabrò, non... eh, Messina Denaro Matteo, non glielo so dire.
Però io vengo a conoscenza di molti particolari, quelli che ho raccontato, da Gaspare Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Io direi, Brusca, di rilanciarle la palla su questo, questo qualcosa che non so assolutamente che cosa sia, che lei ha detto intende riferire circa l'arresto di Riina. Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora è inutile lasciare i discorsi a mezzo.
IMPUTATO Brusca G.: No no, nella maniera più categorica.
Dunque, io devo parlare per quelli che sono stati i momenti, e quello che pensavamo noi al momento dell'arresto di Salvatore Riina.
Dunque, dobbiamo partire '87, 1987, quando io ritorno da Linosa; incontrandomi con Salvatore Riina, Salvatore Riina mi fa notare che conosce, anche se di poco conto, particolari del paese di San Giuseppe Jato.
Anche l'attività agricola nostra, il comportamento del paese mio, che io in quel momento mi dedicavo un po', essendo sorvegliato speciale non avevo la patente della macchina, e con altri amici mi passavo il tempo con dei cavalli, cioè facevamo un po' passeggiate in aperta campagna.
E, tutti questi piccoli particolari, il Riina Salvatore ne era a conoscenza cioè, e me li riferiva quando ci incontravamo: 'che si dice in campagna?', 'fai questo, fai quell'altro', 'con i cavalli come vanno, come non vanno?'.
Cioè piccole cose, al che io deduco che c'è qualcuno che a Salvatore Riina lo informa dei movimenti che succede a San Giuseppe Jato.
Parlando con Baldassare Di Maggio, gli dico: 'Baldu', ma chi può dare informazioni a Salvatore Riina?'.
Dice: 'Vincenzo Di Marco', che noi lo chiamiamo Vincenzo "u' cane", cioè che sarebbe poi il giardiniere dove Riina Salvatore abitava.
Quindi, Baldassare Di Maggio conosce il giardiniere dove... dove venne arrestato Salvatore Riina.
Anche perché poi gli, oltre che fare il giardiniere, gli badava a delle proprietà nel trapanese, di Salvatore Riina. Questo particolare lo sapeva sia Baldassare Di Maggio, che poi mio padre, quando venne agli arresti domiciliari, sapeva di questo particolare e spesso e volentieri - siccome sapeva che a Salvatore Riina gli piacevano particolari formaggi, verdura, tutto quello che produceva nella zona - spesso e volentieri io prendevo questi pacchi e glieli portavo da Vincenzo Di Marco.
Ma dopo io mi sono con Salvatore Riina, cioè meglio evitare, cioè non ho voluto che tra noi, Brusca, e il Di Marco ci sarebbe questo contatto. Nel senso che... nel senso che potesse esserci qualche minimo problema.
Al che gli ho detto: 'vedi che il tuo compare' dico a mio padre 'il tuo compare ti manda a dire di tagliare', cioè ti ringrazia del pensiero che tu hai sempre nei suoi confronti, però meglio evitare complicazioni.
Nel senso che Di Marco o qualcuno di noi poteva essere controllato, quindi potere fare dei collegamenti.
E questo è un particolare. Poi c'è quando viene ucciso il Giordano, Giovanni Giordano, una persona che noi sospettavamo abbia avuto un ruolo nell'arresto di mio padre. Lui partecipò Salvatore Riina in prima persona, e a accompagnare Salvatore Riina poi ho saputo che era stato Giuseppe Sansone.
Uno dei fratelli più piccoli, come statura.
E che il Di Maggio sapeva di questa conoscenza. Quindi noi sappiamo che Di Maggio poteva dare le massime indicazioni per poter arrestare il Riina Salvatore, e conosceva anche il rapporto di Biondino con Di Maggio. Non so se conosceva l'abitazione o meno, perché io l'abitazione di Biondino Salvatore ne vengo a conoscenza nell'89, quando fu la guerra contro Puccio.
Quindi, io so che Di Maggio può dare indicazioni alle Forze dell'Ordine, sia di Biondino, sia di Sansone che su il giardiniere.
A un dato punto succede che viene arrestato Salvatore Riina in mezzo alla strada.
Al che noi, chi è dall'altro lato capisce, nel senso che qualcuno abbia dato la confidenza ai Carabinieri o alle Forze di Polizia, dell'arresto di Salvatore Riina; quindi le ipotesi che abbiamo fatto in quel momento erano: o che qualcuno voleva rimanere dietro le quinte e non voleva comparire; o, in base a certe indagini, sarebbe... sono riusciti a individuare Salvatore Riina, quindi l'hanno bloccato in mezzo alla strada, quindi se lo sono visti per la prima volta e hanno trovato l'occasione per poterlo arrestare.
Quel giorno succede che noi avevamo un appuntamento di riunione, e siccome l'appuntamento credo era intorno alle 8 e 30, una cosa del genere; e subito abbiamo capito che c'era qualche cosa che non andava.
Siccome ad aspettarlo c'era anche Salvatore "il biondo", "il corto", quindi capimmo subito che c'era qualche cosa che non andava. Tanto è vero che "il biondo" dice: 'Andatevene, andatevene, perché qualcosa' dice 'è successo'. Cioè la disgrazia di avere arrestato Salvatore Riina.
Al che gli dico: 'Vedi di poter togliere qualche cosa nella casa di Biondino Salvatore, prima che i Carabinieri arrivano'. Perché è normale amministrazione, ogni volta che succedeva una cosa del genere, cioè subito si aspettava la perquisizione da parte dei Carabinieri nei luoghi individuati.
E da lì a poco, credo a distanza di tre quarti d'ora, non lo so, a distanza di un'ora, a casa di Biondino Salvatore i Carabinieri vanno a fare il blitz. Normale cioè perquisizione a tutti gli effetti.
Dopodiché noi siamo nell'officina di Michele Traina: io, Gioacchino La Barbera, Gioè Antonino, Leoluca Bagarella e Michele Traina.
Al che, per avere conferma a quanto era successo, facciamo la telefonata all'ufficio informazioni della SIP, per vedere cosa era successo.
E danno la notizia che era stato arrestato Riina Salvatore.
Dopodiché, cosa facciamo, cosa non facciamo, cosa facciamo, cosa non facciamo, cosa facciamo.
Parlando con Leoluca Bagarella: 'vediamo di potere fare uscire mia sorella e i miei nipoti da casa, come meglio possiamo'.
E ci organizziamo per fare uscire la sorella, cioè la sorella di Leoluca Bagarella, Antonietta Bagarella, e i nipoti.
Al che io chiamo Sansone Giovanni, il genero di Cancemi Salvatore, uomo d'onore della famiglia dell'Uditore, e mi incontro nella via Filippo Parute in un deposito di mangimi. Al che ci dico: 'Giova', hai sentito quello che è successo?'
Dice: 'sì'.
Però già eravamo intorno all'una, alle due del pomeriggio.
Dice: 'sì, c'è possibilità di potere fare uscire la moglie e i figli di casa di,... da dove si trovano'.
Perché Giovanni Sansone, col genero di Cancemi Salvatore, cugino dei Sansone, dove facevano da prestanome a Salvatore Riina nella villa dove abitavano.
Al che Giovanni Sansone, dopo un'oretta, due orette, mi porta la risposta e dice: 'positiva'.
Nel senso che hanno avuto la possibilità di potere fare uscire moglie e figli dalla casa... dell'abitazione.
Quindi noi prendiamo moglie e figli, li fa uscire Giovanni Sansone. Non so chi però... io, con Giovanni Sansone avevo parlato. E li consegna a Gioè Antonino e a Gioacchino La Barbera.
I due, controllandosi, non sentendo seguiti tranquilli, come se nulla era successo, li portano alla stazione di Palermo, al che lì prendono un taxi e se ne vanno a Corleone.
Quindi, la moglie di Salvatore Riina e i figli, hanno preso a casa credo il loro stretto necessario, o tutto quello che poteva portare dello ... o degli eventuali sviluppi investigativi e se li è portati, o li ha distrutti.
Perché è normale amministrazione che, ogni volta che succede una cosa del genere, la prima cosa che fa un uomo d'onore, perlomeno per quello che mi riguarda, subito eliminare tutte le prove, tutti gli indirizzi, tutte le tracce che possono portare eventuali sviluppi.
Quindi, noi essendo per quello che era successo ancora non sapevamo che a fare arrestare a Salvatore Riina sarebbe stato Baldassare Di Maggio, pensavamo chi poteva essere stato, chi non poteva essere stato...
Al che, era successo che il Cancemi Salvatore, dopo nel marzo '92, quando ci siamo visti commentando di questo fatto, già molto tempo prima avevo notato Forze di Polizia nella zona. E che gli aveva fatto sapere a Salvatore Riina.
Però non si pensava che erano, potevano essere per lui... potevano esser per lui. Cioè, già le Forze di Polizia avevano individuato la zona.
Quindi, già dicembre '91, in qualche modo le Forze di Polizia ci erano arrivati, dicembre '92, le Forze di Polizia erano arrivate sulla zona, o addirittura forse avevano individuato la casa.
Stessa conferma, me la dà Leoluca Bagarella, per dire: 'mio cognato da questa notizia aveva qualche sospetto', e stava battendo, cioè nel senso di prendere delle precauzioni in quanto, se vedevo qualche movimento strano, qualche cosa che non andava,.
Quindi, qualche segnale già c'era stato fine '92.
Quando poi viene fuori la notizia che a fare arrestare Baldassare... a salvatore Riina fu Baldassare Di Maggio, noi abbiamo tirato tante conclusioni in quel periodo. Nel senso che pensavamo che Baldassare Di Maggio non volesse collaborare con le autorità competenti, ma bensì fare arrestare Salvatore Riina e prendersi la taglia, non lo ha fatto arrestare a casa.
Perché come ho detto poco fa Baldassare Di Maggio era in condizioni di potere fare arrivare gli inquirenti a casa di Salvatore Riina tramite il giardiniere, tramite Sansone, tramite Biondino.
Quindi, chi ha eseguito l'operazione nei confronti di Salvatore Riina, poteva andarlo a prendere mentre dormiva, a casa, senza nessun problema.
Tant'è vero che, a casa di Biondino, l'intervento viene fatto subito, non viene fatto dopo tempo.
Al che, sempre deduzioni del momento di allora, capiamo le Forze di Polizia ci hanno giocato con Baldassare Di Maggio, per dire: 'ci è scappata la notizia, tu devi collaborare'.
Quindi noi diamo questa interpretazione e Di Maggio Baldassare aveva fatto un patto sottobanco con i Carabinieri, nel senso che: 'lo facciamo arrestare in mezzo alla strada', in maniera da deviare tutte le immagini e le possibilità per individuare la casa.
Questo, ripeto, riflessione del momento.
Nel frattempo io mi rincontro con Giovanni Sansone e mi dice che avevano tolto tutti i piccoli indizi che... pellicce della moglie di Salvatore Riina, suppellettili, biancheria intima, dei bambini. Cioè, prendono tutto e non vogliono rischiare di andarla a consegnare, o conservarla per poi darla alla moglie di Salvatore Riina. E la bruciano.
Non so se la bruciano lì dentro, o in altri luoghi.
E tanto è vero che quando io do questa notizia a Leoluca Bagarella, Leoluca Bagarella si adirò un pochettino. Nel senso che in particolar modo, teneva alla dote, cioè alla biancheria intima che la madre aveva dato alla figlia Antonietta.
Quindi ci teneva come ricordo simbolico.
A un dato punto, un altro fatto strano, quando fanno i Carabinieri il blitz nella casa vicino a quella dove realmente Salvatore Riina abitava, noi non... dico: 'ma perché fanno tutte queste... 'onestamente si diceva pagliacciate, cioè pupazzate, cioè tutto questo fumo che vogliono vendere.
Perché, non so chi, da quale fonte, cioè, si sapeva già addirittura che sapevano la casa e non avevano fatto il blitz.
Però, quando i Carabinieri sono andati poi a fare il blitz, non c'era nessuna traccia, perché il Giovanni Sansone mi aveva detto che avevano addirittura imbiancato, avevano spolverato.
Cioè, per togliere addirittura pure il filo del capello di qualche ragazzina, per non fare collegamento con Salvatore Riina, con la presenza in via Bernini. Per non coinvolgere i cugini, come favoreggiamento. sarebbero i Sansone.
Però questo non fu, perché i Carabinieri avevano altri elementi. Finì, non se ne parlò più.
Rimasero tutti questi sospetti, tutti questi atteggiamento strano da parte delle Forze di Polizia che noi non riuscivamo a dare nessuna spiegazione.
AVVOCATO Ceolan: Però, mi scusi. Sono l'avvocato Ceolan.
Ma lei ritiene che abbia qualche utilità tutta questa...
PRESIDENTE: Volevamo cercare di capire, avvocato. perché qui, a noi, è tutto ignoto.
Deve ancora raccontarci altro?
IMPUTATO Brusca G.: Io... volevo dare questa spiegazione, nel senso, perché... poteva esserci un qualche collegamento tra l'arresto di Riina e le indagini fatte dai Carabinieri, con presunte... purtroppo sono deduzioni, non ho nessuna prova, però... contatto tra Salvatore Riina e con i Carabinieri.
Solo qua. Io mi posso pure fermare...
PRESIDENTE: Dei presunti contatti tra Riina e i Carabinieri?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, i Carabinieri. Nel senso che, strada facendo, il dottor Chelazzi, il dottor Pietro Grasso, mi hanno chiesto: 'Salvatore Riina con chi aveva potuto avere dei contatti?'
Secondo me, tramite il dottor Antonino Cinà e con Ciancimino.
Poi mi hanno detto che questi contatti c'erano... perché io non lo sapevo, che ci sono andato solo con deduzioni. E questi contatti, poi ho saputo che li avevano avuti con i Carabinieri.
E, in particolar modo, il figlio di Ciancimino, con il colonnello Mori, Mario Mori e con chi per lui.
PUBBLICO MINISTERO: Bah...
IMPUTATO Brusca G.: Io mi posso pure... se non interessa, non...
PRESIDENTE: No, lo ha spiegato...
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PRESIDENTE: Se al P.M. interessa, o a qualcuno dei difensori, le porranno altre domande.
Il P.M. ha terminato?
PUBBLICO MINISTERO: Ultima, un'ultima richiesta a Brusca, proprio ad appunti chiusi e a verbali accantonati.
Ecco, oggi è il quarto giorno, sostanzialmente, di esame per lei. Sono stato ad ascoltare, lei ha voluto rappresentare alla Corte anche queste ultime sue considerazioni, riflessioni, collegamenti, non mi interessa definirli.
Credo che lei abbia rappresentato anche quest'ultima situazione perché evidentemente, chiedo, faccio una domanda, perché riteneva che queste sue dichiarazioni potessero, o possano aiutare la Giustizia ad avere una rappresentazione più esauriente, più completa delle vicende che stanno anche in questo processo?
Questa è una domanda di ordine generale, Brusca.
Io ho bisogno di capire, perché dopo quattro giorni che siamo a scambiarci domande e risposte, ecco, io ho bisogno di capire esattamente le ragioni per le quali, e soprattutto in che termini lei ritiene, attraverso le sue dichiarazioni di aver contribuito alla ricostruzione dei fatti che si sono tradotti, poi, in una serie di episodi di strage che la vedono imputato, imputato davanti alla Corte di Assise di Firenze.
Qual è l'aspetto della vicenda che lei ritiene, o quali sono gli aspetti della vicenda che lei ritiene di aver contribuito a meglio comprendere?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io... le mie sono... subito, no, ma a distanza di tempo, sono state delle riflessioni, deduzioni basate su dati di fatto che le stragi del Nord con le stragi di Capaci, con via D'Amelio, inizialmente sono due cose distinte e separate.
Però, poi, alla fine, chi ci giostrava a me Gioè e Bellini, cioè chiamiamo questo filo, da un lato inutilmente sembrava una strada diversa. Poi, quello che sono venuto a conoscenza, cioè Capaci, via D'Amelio. Chiamiamo Capaci e via D'Amelio che già erano successi, ma per riflesso che Salvatore Riina aveva avuto dei contatti con parte dello Stato, cioè, alla fine la strada è tutta unica.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, una affermazione fatta così, forse richiede non di rifare l'esame da capo, perché sarebbe probabilmente anche improponibile; ma richiede, se lei è in grado, richiede qualche chiarimento. Almeno sulla conclusione, sulle premesse , diciamo pure, sulle premesse più ravvicinate rispetto alla conclusone. Senza rifarsi dalle premesse lontane, ma le premesse prossime.
Mi pare che l'altro giorno lei, rispondendo proprio alla domanda che io le feci in maniera diretta, per esempio mi disse quei due terrificanti episodi criminosi: l'eliminazione del dottor Falcone e l'eliminazione del dottor Borsellino, erano ormai da un decennio sulla...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... sulla loro linea di esecuzione. E non sarebbero mai stati condizionati da una qualsivoglia trattativa che addirittura forse incorsa a quell'epoca o che fosse iniziata prima indipendentemente dall'esito.
IMPUTATO Brusca G.: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi sembrava che l'affermazione che ha fatto due minuti fa, ribaltasse questo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora ho capito male io?
IMPUTATO Brusca G.: No, ho detto pure che chi non conoscesse da parte di Cosa Nostra le intenzioni, cioè, i risultati ottenuti da quelle due stragi che comunque si dovevano fare...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... ha portato, chi da parte dello Stato, non sapendo che la decisione era da molto tempo e che si dovevano fare comunque, ha portato, da parte dello Stato, a venire a cercare qualcuno che era politi... come ho sempre detto, politico, magistrato, poliziotto, non glielo so dire, qualcuno a venire in Sicilia: 'ma che sta succedendo, che cosa c'è, cosa volete, per finirla?'
Cioè, questo risultato è stato ottenuto.
Quindi, quando Salvatore Riina mi dice: 'ho presentato il "papello". Per me il contatto con lo Stato c'è', però non mi dice con chi è stato.
Poi, avendo avuto dei colloqui con lei in base a certe domande.
E poi lei mi ha detto che questo... no, lei, che per la precisione l'ho letto su Repubblica, le mie dichiarazioni...
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, mi scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Io, da parte sua e da parte del dottor Grasso, mi avete fatto delle domande.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Io gli ho dato le mie risposte.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E poi le conferme le ho avute leggendo il giornale Repubblica.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco. Allora mi pare che questo abbia la sua importanza. Lei...
IMPUTATO Brusca G.: Chiarissimo. Cioè, neanche lei non...
PUBBLICO MINISTERO: ... ha formula una certa... ha formulato certe affermazioni, mi pare nell'ultima parte di questo stralcio di esame, sulla base di qualche cosa che ha letto sui giornali?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, che i miei racconti andavano a confermare una certa, un certo contatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma quando ha fatto queste letture, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Le ho fatte... a ottobre, novembre.
Cioè, su Repubblica, avvenuti a...
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che cosa...
IMPUTATO Brusca G.: ... Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda che cosa ha letto, specificamente?
IMPUTATO Brusca G.: Che, secondo Giovanni Brusca, i contatti con lo Stato dovevano essere Antonino Cinà e Vito... e Ciancimino.
Cioè, un articolo su Repubblica che si può riprendere, e quindi... Eh, pure io ho detto: 'allora è vero quello che ho detto io', cioè, le mie deduzioni sono state...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questi articoli attribuiscono a lei determinate affermazioni o conoscenze?
Ho sentito dire: 'secondo Giovanni Brusca...'
IMPUTATO Brusca G.: Secondo Giovanni Brusca, il contatto da parte di Cosa Nostra poteva essere il dottor Antonino Cinà e Vito Ciancimino.
PUBBLICO MINISTERO: Ma all'epoca in cui ha letto questi giornali, questi articoli, quel che fosse, lei ricorda se era già stato interrogato l'ultima volta da me, prima di venire in quest'aula?
IMPUTATO Brusca G.: Io, l'ultima volta che sono stato interrogato di quest'aula, che siamo...
PUBBLICO MINISTERO: No, da me, mi interessa sapere.
IMPUTATO Brusca G.: Da lei. Giugno, luglio... non... in questo periodo.
L'ultima volta che l'ho visto è stato in questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Dal luglio a quando ci siamo rivisti qui...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... mi aveva più rivisto?
IMPUTATO Brusca G.: No, non l'ho più rivisto, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora queste cose che ha letto sul giornale, le ha lette dopo gli ultimi, l'ultimo interrogatorio che ha fatto con i magistrati della Procura di Firenze?
IMPUTATO Brusca G.: Li ho letto mentre mi trovavo a Palermo per altri interrogatori. Comprando...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo qualcosa che le veniva attribuito dai giornali, cioè a dire la conoscenza che c'erano i rapporti tra Cosa Nostra e Riina in particolare, il dottor Antonino Cinà, Ciancimino, questi rapporti, ripeto, che la stampa le attribuiva. Nel senso che attribuiva a lei la conoscenza di questi rapporti, lei li aveva già illustrati al Pubblico Ministero, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, li avevo illustrati al dottor Grasso. E non so se c'era pure lei. Ma al dottor Grasso, precisamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di che cosa, cosa aveva illustrato?
IMPUTATO Brusca G.: Che i presunti contatti, i presunti contatti, cioè da domanda: 'secondo lei, da parte di Cosa Nostra, chi poteva avere contatti con Forze di Polizia?'
Non mi è stato detto né Carabinieri, niente.
Dice: 'chi poteva essere, da parte di Cosa Nostra, a contattare, avere dei contatti?'
E, in base a piccoli elementi che io ho detto in quel momento, l'unica persona vicina a Salvatore Riina che poteva aver contatto, consigliare, o poteva stilare il famoso "papello", era Antonino Cinà.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei questo lo aveva affermato in termini di certezza, o in termini di probabilità, o di possibilità?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, dottor Chelazzi, io...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, su questo punto, lei ha sempre avuto, ha avuto delle conoscenze certe, o ha avuto delle convinzioni che nascevano da determinate buone conoscenze...
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: ... sui rapporti che facevano capo a Salvatore Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Queste...
AVV. Cianferoni: Chiedo scusa, avvocato Cianferoni.
Chiedo scusa, non è una opposizione, è una richiesta di chiarimento al Pubblico Ministero.
Non ho memoria che, di queste circostanze, si trovi traccia nei verbali.
Allora chiedo: fanno capo a parte omissata?
PUBBLICO MINISTERO: Questo lo possiamo chiedere al dottor Nicolosi.
Comunque mi pare che, essendo una affermazione che l'imputato fa di iniziativa, afferma di avere...
PRESIDENTE: Non è certo di averne parlato, mi pare, con i Pubblici Ministeri qui presenti, o soltanto con il dottor Grasso, vero?
IMPUTATO Brusca G.: Col dottor Grasso, sicuro.
PRESIDENTE: Col dottor Grasso, sicuro;: con i Pubblici Ministeri...
IMPUTATO Brusca G.: Chelazzi, non mi ricordo se era presente.
PRESIDENTE: ... non è sicuro.
IMPUTATO Brusca G.: Se era presente, o meno.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque io ho bisogno di sapere, a prescindere da tutto, se quello che lei conosce in ordine ai rapporti che Riina intratteneva, o ha avuto all'esterno, con i soggetti esterni, quelli della trattativa, del "papello" e quant'altro, se questa conoscenza le consente di affermare con carattere di certezza, che il tramite era rappresentato dal dottor Cinà, ovvero anche dal Ciancimino, oppure se lei su questo si esprime in termine di possibilità, anziché di certezza.
Io ho bisogno di capire, Brusca: se i giornali attribuiscono a lei determinate conoscenze e determinate rappresentazioni della realtà, sarà difficile che i giornali ne diano la conferma di quello che sa. perché siamo sempre al punto di partenza, siamo sempre alle conoscenze di Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, mi è stata fatta la domanda...
PUBBLICO MINISTERO: Sei giornali devono entrare nell'esame...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... io non ho nessuna prevenzione.
D'altra parte, giusto appunto, lei ha menzionato una certa lettura che ha fatto di un quotidiano. Eh, allora che venga bene in chiaro se le sue conoscenze sono state alimentate dal quotidiano, se sono state confermate...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... dal quotidiano, o se il quotidiano è in linea, o meno, con determinate sue conoscenze.
IMPUTATO Brusca G.: Il quotidiano...
PUBBLICO MINISTERO: Eh, non voglio io che questo dibattimento ci siano ombre di sorta.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, per carità!
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, il quotidiano, se non ricordo male, riportava, secondo Giovanni Brusca. Non ha detto: 'Giovanni Brusca dice questo, o quell'altro'.
Secondo Giovanni Brusca.
Io non ho detto mai che è così, perché sono a conoscenza diretta, è così; ma in base alla domanda che mi è stata fatta: 'secondo lei, chi potrebbe essere una persona che potrebbe aver avuto contatti?'
E allora, siccome io conoscevo dei particolari, in quanto tipo, per l'uccisione di Ignazio Salvo, la persona che cercava di avere notizie sulle abitudini di Ignazio Salvo, era Antonino Cinà. Antonino Cinà, uomo d'onore della famiglia di San Lorenzo, è molto amico di Giuseppe Gambino e di Salvatore Riina.
Sapevo che Salvatore Riina spesso e volentieri si metteva a discutere con Antonino Cinà; Antonino Cinà non era l'ultimo arrivato, ma era una persona ben conosciuta, inserita a Palermo.
Quindi, ma in particolar modo sul fatto che Antonino Cinà conoscesse l'intenzione di uccidere Ignazio Salvo e voleva spronare Gaetano Sangiorgi per piccoli indizi, io capisco che Antonino Cinà è a conoscenza di tutto il piano che si sta portando avanti.
E Antonino Cinà, siccome è una persona laureata, una persona che sa quello che dice e quello che non dice. Non è uno qualunque, quindi io, in base a quella domanda, ho fatto questa deduzione, questa risposta.
Poi confermata, confermata, stiamo attenti, non confermata... cioè, riportata sul quotidiano La Repubblica.
PUBBLICO MINISTERO: Ha letto mai altro su questo giornale, o su altri quotidiani che abbiano a che fare con queste sue, con questa vicenda di cui stiamo parlando?
IMPUTATO Brusca G.: No, poi, leggendo le trascrizioni di Bellini, le ultime parole, che tutto il resto lo conoscevo, che io, come ho sempre detto, cioè, noi pensavamo che lui aveva contatti con qualcuno. Però non avevamo mai stabilito con chi e con come.
Leggendo le dichiarazioni di Bellini Gaspare, Gaspare Bellini, aveva contatto con un maresciallo dei Carabinieri. Costui aveva contatti con il colonnello Mario Mori.
Quindi è solo e semplicemente che, a questo punto, mi dico: 'siamo stati pilotati solo ed esclusivamente dall'Arma dei Carabinieri.
Però nessuno mai mi ha detto niente. Nessuno mai mi ha raccontato niente.
Sono solo mie deduzioni da fatti che leggo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Tutto qua. L'esame è chiuso.
PRESIDENTE: Allora facciamo una breve sospensione.
Riprendiamo fra dieci minuti, un quarto d'ora.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Bene, le parti civili hanno domande?
AVVOCATO Onano: L'avvocato Onano per l'avvocatura dello Stato.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Onano: Buongiorno, signor Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
AVVOCATO Onano: Avrei bisogno di alcuni chiarimenti in relazione alle stragi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Partirei dalla... cronologicamente, dal fallito attentato a Costanzo. Anche perché da quello che ha detto mi sembra quello in cui... di cui più ha avuto notizie, perché fino a un certo punto, da quello che ha detto, ne è stato direttamente coinvolto.
Quindi, faccio riferimento alla riunione avvenuta a Santa Flavia, vicino all'Hotel Zagarella, in cui mi sembra che, tra gli altri, il progetto dell'attentato a Costanzo era stato messo a punto, non più a livello solo progettuale ma anche nei dettagli, perché si è parlato dell'autobomba.
Me lo conferma?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, lo confermo, certo.
AVVOCATO Onano: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Abbiamo deciso di... in maniera esecutiva, di cominciare a attivarci per portare a termine questo... questo attentato.
AVVOCATO Onano: Ecco, vorrei capire, in quella sede, lei ha detto, si era già parlato di metterlo in pratica attraverso l'autobomba, tant'è che c'era quel progetto parallelo dei catanesi che invece avrebbero, se fosse andato a buon fine, l'avrebbero portato a termine con i mezzi tradizionali.
Quindi, era già progettata la fase esecutiva. Voglio dire, perché il ricorso all'autobomba che era un mezzo molto più complesso, con molti più rischi e che richiedeva un'organizzazione molto più dettagliata?
IMPUTATO Brusca G.: Io le posso dire, per le notizie che avevo ricevuto e per quello che dicevano chi aveva... aveva controllato le abitudini del dottor Costanzo, nel senso che aveva la macchina blindata, aveva la scorta, aveva certe precauzioni, cioè, chi doveva eseguire quell'attentato preferiva l'autobomba e non rischiare con le...
PRESIDENTE: Le armi.
IMPUTATO Brusca G.: ... con le armi, proprio perché rischiavano, con le armi, di non poterlo portare a termine. I catanesi dicevano che conoscevano altre abitudini, più particolari, che erano in condizione di poterlo eseguire senza autobombe e con le armi tradizionali, solo per questo.
AVVOCATO Onano: Mi sembra quindi che lei stia riferi... facendo riferimento alla famosa squadra romana che operava già da tempo a Roma per questo e altri obiettivi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Sì. E non sa da chi fosse composta?
IMPUTATO Brusca G.: No, gliel'ho detto, io inizialmente, '91, c'andavo per mia deduzione. Poi nel '93, chi materialmente eseguì l'obiettivo non lo so, ma c'erano presenti...
AVVOCATO Onano: Questo l'ha già detto, no, no, io parlo ancora della fase progettuale.
IMPUTATO Brusca G.: Nella fase progettuale io ne ho parlato con Leoluca Bagarella, con Messina Matteo Denaro e con Giuseppe Graviano e Gioè Antonino. E io.
AVVOCATO Onano: E poi dopo questa riunione ci fu, pra... ci fu l'arresto di Gioè e immediatamente venne a sapere che c'erano sta... Gioè le fece sapere tramite suo fratello delle intercettazioni ambientali in via Ughetti (?)?
IMPUTATO Brusca G.: Mi fece sapere che nelle intercettazioni ambientali di via Ughetti (?), che gliele avevano fatte ascoltare o le avevo saputo... io, ripeto, non è che ero presente - questo lo può sapere chi ha indagato -, che lui mi fa sapere dice: 'il discorso di Costanzo è fuori'.
Quindi io capisco che il discorso di Costanzo significa, il termine "è fuori", che le Forze di Polizia ne erano a conoscenza. Quindi se succ...
AVVOCATO Onano: Ma quale era... mi scusi se la interrompo, quale era il contenuto di queste... di queste intercettazioni che tanto l'hanno preoccupata? Tant'è che ha detto subito a Bagarella: 'interrompiamo'.
PRESIDENTE: Mi pare che ha già risposto, signora.
AVVOCATO Onano: No, volevo...
PRESIDENTE: Ha già risposto, sia ora che prima. A seguito di questa comunicazione che gli dicono: 'questo discorso è fuori', cioè, è conosciuto...
AVVOCATO Onano: No, ma nel senso, appunto, è preoccupato perché si fa riferimento a discorsi concreti su Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io non li ho letti. Le registrazioni ambientali di via Ughetti (?), a me l'unico particolare è Gioè Antonino. Quindi, riconoscendo la sua voce, riconoscendo quello che lui aveva discusso, intuisce o capisce o legge chiaro che c'è qualche cosa sull'attentato di Maurizio Costanzo e manda a dire: 'fermate perché c'è qualcosa che non va, è fuori'.
AVVOCATO Onano: Al ché lei se ne tira fuori, diciamo, dal... del progetto...
IMPUTATO Brusca G.: No...
AVVOCATO Onano: ... di Costanzo non se ne parla più.
IMPUTATO Brusca G.: No, non ho detto che mi tiro fuori. Io ho detto, sospendiamo per eventuali... cioè, in futuro per vedere cosa succedeva, gli eventi, cioè, i nuovi eventi. Però quando è stato successo non c'era il mio accordo, in quel fatto. Che io sono stato preso di sorpresa.
AVVOCATO Onano: Ecco, ma tra l'intervallo di tempo, tra la riunione in cui si è parlato dell'autobomba e le comunicazioni da parte del fratello di Gioè di interrompere tutto. Era stato portato avanti il progetto o era rimasto fermo lì?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho capito la domanda, chiedo scusa.
AVVOCATO Onano: Volevo dire...
PRESIDENTE: L'avvocato vuol sapere se tra la riunione in cui è stato deciso di dare il via a questa operazione, che era già stata decisa, concordata con due diverse squadre, eccetera, e il momento in cui arriva la notizia di sospendere perché le registrazioni ambientali avevano messo fuori questo discorso, quanto tempo è passato più o meno.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, io le ho detto, non ho...
PRESIDENTE: ... l'avvocato.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, no, io rispondo all'avvocato. Io non ho date precise perché, ripeto, non mi sono, appunto...
PRESIDENTE: Certo, certo.
IMPUTATO Brusca G.: ... però c'è l'arresto di Riina, la riunione vicino all'Hotel Zagarella, poi l'arresto di Gioè, quindi subito dopo l'arresto di Gioè e con uno o due... perché Mario Gioè ne ha fatto uno o due colloqui con il fratello, uno, due o tre, non so, si può vedere agli atti quanti colloqui ha fatto il fratello Mario con Gioè Antonino, quindi, siamo distanze poche, non è che ci sono distanze di chissà quanti mesi.
PRESIDENTE: Poche settimane, diciamo.
IMPUTATO Brusca G.: Settimane, signor Presidente, venti giorni, quindici giorni, un mese, ma non credo che sia passato più di un mese.
AVVOCATO Onano: La mia domanda più che stabilire quanto tempo era passato è se il progetto era stato portato avanti con più particolari nel dettaglio esecutivo.
PRESIDENTE: Lei sa che... In questo mese, tra la riunione e questa preghiera rivolta a Bagarella: 'sospendi per questi motivi', in questo mese, questo progetto era stato portato avanti?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, credo, signor Presidente, ripeto, io non conosco l'operato... chi operava in zona. Non è che è stato messo in atto quel giorno. Per me hanno ripreso le vecchie conoscenze, il tempo di riconfermare, rivalutare un po' le abitudini del dottor Costanzo e mettere a punto il piano per poterlo portare a termine.
Quindi, sarà stato in quella settimana, non è che eravamo a Palermo e subito potevamo organizzare. Sarà stato per problemi di tempo, ma credo che le abitudini già si conoscevano del dottor Costanzo, cioè, in quella sede... per dire: riprendiamo quello che era stato bloccato momentaneamente.
AVVOCATO Onano: Senta, ha detto quindi che la notizia dell'attentato a Costanzo l'ha piuttosto sorpresa, visto che pensava che...
IMPUTATO Brusca G.: Sorpreso... perché io avevo detto: 'fermiamoci'.
AVVOCATO Onano: Quindi non aveva idea che avrebbe avuto attuazione. E ha detto che il giorno dopo ne ha... ha commentato con Bagarella come semplici osservatori, senza...
PRESIDENTE: Avevano commentato, se non mi sbaglio...
AVVOCATO Onano: Da osservatori.
PRESIDENTE: ... 'come avrà fatto a non restarci vittima'.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
AVVOCATO Onano: Ecco, poi c'è un intervallo di tempo in cui i suoi rapporti si sono raffreddati con Bagarella, ci ha detto. E fino al discorso in cui lei gli disse: 'adesso che avete iniziato non potete smettere', non ne avete più parlato di questa e delle altre stragi? Con Bagarella intendo.
IMPUTATO Brusca G.: No, co... cioè, parlavamo così come se queste stragi le avrebbero commesse chissà quali persone. Cioè, se ne parlava come fatto accademico, ma non come se io sapessi o lui sapesse. Ne parlavamo così, in maniera molto vaga.
AVVOCATO Onano: Diciamo, come osservatori, come ci ha detto...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
AVVOCATO Onano: E invece poi, quando... nell'estate del '93, il discorso l'ha ripreso in altri termini, nel senso che, mi sembra a dire: 'adesso andate avanti', non sia più come semplici osservatori.
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti...
AVVOCATO Onano: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... Siccome non è che c'erano solo le stragi nel '93, in Sicilia c'erano tanti altri problemi da potere discutere, risolvere, problemi di territorio, problemi di... di ordine amministrativo, e questo raffreddamento tra me e Bagarella, cioè, non portava bene a nessuno. Quindi, affrontiamo l'argomento per altri fatti, a quel punto tocchiamo anche questo, per dire: dove siete arrivati. Tant'è vero che l'ultimo... l'ultimo argomento che lo facciamo nel furgoncino da dove siamo ... discutiamo, dove poi vengo accompagnato in macchina. Quindi è l'ultimo argomento che prendiamo e dico: 'ma a che punto sei a che punto non sei. A questo punto vai avanti non ti fermare'.
AVVOCATO Onano: Quindi, in quel periodo delle stragi, quindi dell'imputazione, diciamo, di questo processo, mi riferisco ovviamente a queste, ne ha parlato soltanto con Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Mi sembra che poi lei ha detto che ne ha parlato, però in un'epoca piuttosto distante nel tempo, due anni dopo, con Messina Denaro.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Ne ho parlato con... dopo l'arresto di Bagarella, 15 giugno '95; poi man mano mi sono incontrato con Messina Matteo Denaro e ne ho parlato per i termini che già ne ho spiegato alla Corte.
AVVOCATO Onano: Quindi con... termini che ha spiegato erano un pochino più dettagliati, perché mi sembra che con Messina Denaro siete entrati più nel particolare, tant'è vero che le ha anche...
PRESIDENTE: Signora, mi scusi...
AVVOCATO Onano: Eh, no, no volevo...
PRESIDENTE: ... faccia domande precise, perché se gli dobbiamo fare ripetere tutto...
AVVOCATO Onano: E la domanda precisa è in questo senso, visto che ha parlato di tanto è ovvio che devo un po' ricordare quello che ha detto, altrimenti non posso a mitra... a mitraglia affrontare un argomento uno diverso dall'altro.
Quindi, con Messina Denaro lei ne parlò e gli disse il fatto che individuarono i documenti attraverso il dépliants turistici.
IMPUTATO Brusca G.: Guide turistiche, sì.
AVVOCATO Onano: Ora, lei non gli fece domande al riguardo? Perché mi sembra che le stragi non sono venuti a colpire, in concreto, dei monumenti che sono nelle prime pagine dei dépliants turistici. In passato si è parlato addirittura della Torre di Pisa, degli Uffizi, i discorsi erano in questo senso. L'Accademia dei Georgofili...
PRESIDENTE: La domanda, signora.
AVVOCATO Onano: Ecco, non si è posto, non ha chiesto a Messina Denaro perché sono stati colpiti degli obiettivi che non sono conosciuti e non sono nelle prime pagine dei dépliants turistici, il teste ha detto che nel '95 era diventato anche esperto d'arte.
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti, io non so... ho detto che ... esperto d'arte, poi nel tempo...
AVVOCATO Onano: Se ne intende, insomma.
IMPUTATO Brusca G.: ... nel tempo, con Gioè, con... con Gioè cominciamo a parlare, non nel '95, strada facendo, io cominciai a capire, a dare valore a qualche pezzo importante, cioè, essendo, riuscendo a capire i valori di queste opere d'arte io ricominciai pure a collezionare qualche cosa. Ma prima di allora io non capivo... no, non capivo, non avevo mai dato importanza al patrimonio artistico che noi avevamo in Italia. No che io divenni esperto d'arte, chissà quale...
AVVOCATO Onano: Quantomeno conosce Gli Uffizi, conosce, ne sente parlare.
IMPUTATO Brusca G.: No, Gli Uffizi, Gli Uffizi li ho sempre sentito nominare, sia per fatti di processo sia giornalisticamente parlando, per la televisione o per le stragi. Mai io Gli Uffizi, sono andato a Firenze o conoscere la Pinacoteca di chissà quale monumento artistico italiano. Cioè, io poi man mano cominciavo a dare importanza a questo tipo di... di patrimonio artistico che noi avevamo in Italia.
No che sono diventato esperto.
AVVOCATO Onano: Ecco, voglio arrivare proprio a questo punto. Visto che gli obiettivi che sono stati colpiti non sono dei monumenti molto famosi, addirittura a Milano è stata colpita la Villa Reale che non è certamente nelle prime pagine dei dépliants turistici di Milano, lei non ha fatto dei commenti su Messina Denaro, sul perché sono stati colpiti questi piuttosto che obiettivi molto più importanti in quanto proprio a risonanza...? Anche all'estero si diceva che si voleva mettere in ginocchio il turismo.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io se parlavo con un grande professionista non gli avrei chiesto come avranno fatto a trovare, chi gli ha indicato questi fatti. Essendo che parlavo con Messina Matteo... Messina Denaro... Messina Denaro Matteo, quindi, uno bene o male che conosceva più di me l'arte, al ché gli dico: 'ma'... pensando che c'era qualcuno che gli avrebbe suggerito qualche cosa - dico: 'come avete fatto a individuare questo obiettivo?'. Dice: 'no, nessuna segnalazione, abbiamo preso le guide, cioè, i dépliants e da lì abbiamo scelto gli obiettivi da colpire'.
Quindi, non è che se Messina Matteo Denaro mi diceva una bugia o una verità io ho elementi di poterlo screditare, per dire: 'ah, ma non è vero. Ah, ma che mi stai dicendo bugie?' Quello mi ha detto e questo io riporto. Tant'è vero, non è che avevo interesse né a saperlo... no che avevo interesse particolari a sapere o che c'era un motivo che Messina Matteo Denaro mi dicesse una... una bugia, non... Credo che in quel momento non aveva nessun interesse.
AVVOCATO Onano: Senta, ma questo discorso relativo agli attentati ai monumenti è stato affrontato in maniera generale, oppure si è parlato di ciascuno? Ce ne sono stati diversi: ce n'è stato a Firenze, a Roma, Milano. Li si è affrontati caso per caso oppure a livello generalissimo come ci ha detto adesso?
IMPUTATO Brusca G.: Io... questi ... che sono stati colpiti li ho letti sul giornali credo come li ha letti lei, avvocato, gli chiedo scusa. Io li posso parlare que... fino alla...
PRESIDENTE: L'avvocato voleva sapere da lei, se con Messina Denaro Matteo ne aveva parlato in termini generali o avevate parlato specificamente di ciascuno di questi...
IMPUTATO Brusca G.: No, le chiedo scusa, no, in termini generali. Io li ripasso la domanda per tutti: 'come avete scelto questo obiettivo?'
PRESIDENTE: Ho capito, va bene.
AVVOCATO Onano: Senta, passo all'attentato... al fallito attentato all'Olimpico.
Ci ha detto che ne ha parlato con Spatuzza - sappiamo bene che ha detto, ne ha parlato anche oggi - e ha fatto un accenno che ne ha parlato anche con Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma così, in maniera molto... un tocca e fuga. Però i miei ricordi si fondano più che altro su quelli di Gaspare Spatuzza.
AVVOCATO Onano: Nel senso che ne ha parlato prima con Spatuzza e poi ne ha fatto un accenno con Messina Denaro, oppure non si ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: No... in particolar modo mi ricordo quelle di Gaspare Spatuzza, perché era uscita la notizia di qualche collaborante, dice: 'ora verrà fuori anche questo particolare'. Quindi, io memorizzai, registrai questo fatto perché prima d'ora non ne avevo mai sentito parlare.
Non mi ricordo poi quando fu della macchina, cioè, per togliere la macchina, in quanto era stato tolto l'esplosivo, era stato tolto il... disinnescato l'ordigno. Non mi ricordo chi mi disse, se fu il Messina Matteo Denaro o lo stesso Spatuzza, che a togliere la macchina fu Gioacchino Calabrò.
AVVOCATO Onano: Sì, questo ce lo ha detto oggi. Io volevo capire se questo... l'attentato all'Olimpico, di cui appunto non se ne sapeva niente sui giornali, per il discorso che, per quanto vago, ha fatto con Spatuzza, si poteva inserire in quella... in quella strategia volta a trattare con lo Stato oppure se era una strategia, diciamo, della tipologia degli omicidi eccellenti, volta a colpire a tutti i costi indipendentemente da una trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: No, per me era sempre una strategia unica. Prima con gli obiettivi monumentali, poi con le persone fisiche, quindi a trattare, sempre qualcuno dello Stato, a trattare per poter ricondurre lo Stato in qualche cosa verso i... gli uomini di Cosa Nostra.
Per me il progetto è unico. Però poi con quale intenzione l'hanno fatta, non ci siamo scesi nei particolari.
AVVOCATO Onano: Quindi, secondo lei era... erano i Carabinieri l'obiettivo, o le Forze dell'Ordine in generale? Potevano...
IMPUTATO Brusca G.: Credo, credo che l'obiettivo erano i Carabinieri perché poi si parlò di carabinieri che uscivano dallo stadio, ma potevano essere anche poliziotti, potevano essere anche finanzieri.
AVVOCATO Onano: Ecco, volevo capire, Spatuzza...
IMPUTATO Brusca G.: Non credo che l'obiettivo... chiedo scusa.
AVVOCATO Onano: ... non gliene parlò ecco nello specifico?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non parlò di specifico perché erano Carabinieri, cioè, dice: 'all'uscita dello Stadio Olimpico, c'era il pullman con i Carabinieri', non specificò: 'per forza dobbiamo colpire i Carabinieri'. Non... non siamo scesi nei particolari.
AVVOCATO Onano: Comunque lei ha saputo che era un attentato che se fosse stato portato a termine sarebbe stato di gravissime proporzioni? Era...
IMPUTATO Brusca G.: Eh... non potevo...
AVVOCATO Onano: Ecco, no, ma voglio dire, era un tipo di decisione che per quan... che poteva essere portata ad esecuzione da Spatuzza, che all'epoca non era neanche uomo d'onore, per quanto fuori dalla Sicilia?
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, Spatuzza non era uomo d'onore ma era una persona molto vicino al gruppo, tanto è vero che credo ne facesse parte a tutti gli effetti. Non perché era fuori dalla Sicilia ma era un gruppo del mandamento di Brancaccio e quindi partecipava a tutti gli... gli eventi che il suo amico, capo o la persona di sua fiducia era Giuseppe Graviano. Forse...
AVVOCATO Onano: Era sufficiente l'autorizzazione di Graviano e poi Spatuzza poteva portare a termine anche un attentato di così grossa risonanza?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, Spatuzza essendo un siciliano palermitano, una persona ... in ambienti, cioè non è stato formalmente combinato, ma capiva bene o male che prima di muoversi doveva avere un suo referente. Prima di qualsiasi movimento prendeva accordi con la persona a lui più vicina a cui lui aveva più fiducia, che era Giuseppe Graviano. Quindi, chiedeva a Giuseppe: 'posso fare questo, posso fare quell'altro'. Non camminava di testa sua, si alzava la mattina e andava a fare cose per conto suo.
AVVOCATO Onano: Senta, un'ultimissima domanda questa, per quello che riguarda la bomba poi risultato un proiettile di artiglieria ai Boboli. Mi sembra di capire che questo attentato sia un po' anomalo rispetto ai precedenti perché ci sarebbe, per quanto implicita, una rivendicazione da parte di Cosa Nostra, quantomeno nelle intenzioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Voi avevate intenzione di chiedere espressamente la fine dei maltrattamenti a... a Pianosa e all'Asinara.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Onano: Quindi è... si inserisce in un'ottica diversa rispetto poi quello che fu la... il progetto stragista dell'anno successivo?
IMPUTATO Brusca G.: Credo di avere spiegato che il progetto che io conoscevo era tutto un atro di quello che poi è stato portato a termine.
AVVOCATO Onano: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E iniziando con il proiettile, cioè, la bomba a mano che poi era un... fu un proiettile di artiglieria e posato nel Giardino di Boboli. Tant'è vero che doveva essere fatta, e credo che fu fatta, una telefonata per ritrovarla subito, per non creare danni, cioè, per non creare vittime. Tant'è vero che credo, da quando è stata posata alla telefonata sono passate... non so quanto tempo ma non... mezz'ora, un'ora, venti minuti, dieci minuti o è stata fatta subito.
AVVOCATO Onano: No, diciamo, mi sono posta questa curiosità perché mi sembra che sia l'unico attentato fallito, riuscito fuori dalla Sicilia, in cui Cosa Nostra espressamente o implicitamente rivendica l'attentato, quantomeno all'opinione pubblica. Anche se poi la telefonata non è resa pubblica.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io ne sono venuto a conoscenza, della conferma della telefonata, solo perché poi mi è stato confermato dal dottor Chelazzi. Credo che anche le altre... le altre sono state in qualche modo rivendicate. Io non conosco il contenuto delle lettere anonime inviate ai giornali, però in qualche modo era riconduci...
AVVOCATO Onano: Abbia pazienza, mi scusi, "le altre" a che cosa si riferisce? Non ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Alle altre, cioè, quelle del... Roma, Firenze e Milano. Poi ho saputo che ci sono state delle lettere anonime, quindi riconducibili sempre a Cosa Nostra. No perché io non ne facessi parte, cioè, l'altro pezzo di Cosa Nostra non andasse avanti. Cioè, tutti, ognuno a modo loro si andava avanti.
AVVOCATO Onano: Non ho altre domande.
PRESIDENTE: Hanno altre domande le parti civili?
AVVOCATO Ammannato: Sì, avvocato Ammannato, difensore parte civile famiglia Nencioni, Comune di Firenze e altre.
Lei, Brusca, quando entrò in Cosa Nostra? In che hanno fu combinato?
IMPUTATO Brusca G.: Nel '76-'77.
AVVOCATO Ammannato: Chi è che l'ha combinato?
IMPUTATO Brusca G.: Salvatore Riina.
AVVOCATO Ammannato: Chi era presente a quella riunione?
IMPUTATO Brusca G.: C'ero io, c'era mio... mio padre era fuori, c'era tutta la famiglia di San Giuseppe Jato: Genovesi Giovanni, Genovesi Salvatore, Brusca Giuseppe, Bernardo Bommarito, Leoluca Bagarella, credo che c'era Antonino Madonia, Nicolò Salamone, fratello di Antonino ex capomandamento... no l'ex... perché è ancora vivo, capomandamento, c'era... Salvatore Riina l'ho detto, e altre persone che in questo momento non... non ricordo.
AVVOCATO Ammannato: E da quando è diventato capomandamento di San Giuseppe Jato?
IMPUTATO Brusca G.: Io?
AVVOCATO Ammannato: Sì.
PRESIDENTE: Lei.
IMPUTATO Brusca G.: Divenni reggente, non capomandamento, reggente del mandamento di San Giuseppe Jato senza più l'appoggio di Di Maggio Baldassare, dal mese di ottobre '89 in poi.
AVVOCATO Ammannato: Quindi quanti anni...
IMPUTATO Brusca G.: Ottobre-novembre. Come?
AVVOCATO Ammannato: C'è stato qualcheduno che l'ha autorizzato a diventare reggente del capomandamento? Cioè, come avvenne questa sua nomina a reggente?
IMPUTATO Brusca G.: Divenne che io nel periodo in cui Di Maggio Baldassare era reggente per volontà di mio padre e dello stesso Salvatore Riina, poi, strada facendo in base al comportamento di Di Maggio Baldassare, che non era equo con le regole di Cosa Nostra, d'accordo con Salvatore Riina è stato, no estromesso o buttato fuori famiglia o chissà quale posizione, gli è stato detto di andarsi a fare il soldato semplice, andare a lavorare tranquillamente, rispettare le regole e che nessuno lo avrebbe molestato.
E da quel momento in poi io divenni reggente, automaticamente, perché io avevo contatti con Salvatore Riina, reggevo il mandamento, avevo contatti con gli altri paesi e andavo avanti fino al momento del mio arresto.
AVVOCATO Ammannato: Ma fu suo padre o fu Salvatore Riina in una riunione con altri che disse: 'lei è reggente da questo momento'?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ne sono divenuto, senza bisogno di dirlo Salvatore Riina, perché fu estromesso Baldassare Di Maggio e poi io partecipavo alla riunione...
AVVOCATO Ammannato: Scusi, fu estromesso da chi allora?
IMPUTATO Brusca G.: No estromesso, è stato estromesso da capomandamento non è stato estromesso da Cosa Nostra.
AVVOCATO Ammannato: E chi era il capomandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Era Baldassare Di Maggio. Reggente, no capomandamento, perché per diventare capomandamento si fanno le votazioni, si fanno tutte regolari senza nessun problema. Io gli posso dire, non so se alla giornata mio padre, per causa mia, dei miei fratelli, sia stato estromesso, ma se non succedeva questo ancora oggi Bernardo Brusca fosse capomandamento, e in qualsiasi momento mandava un segnale per dire: 'al posto mio mettete caio, tizio e sempronio'.
Quindi, tranne che non viene fatta una votazione per dire: 'eliminiamo Bernardo Brusca per questo motivo, questo motivo e si elegge nuovamente il capomandamento'.
Quindi, il capomandamento, se non sono cambiate le carte in tavola, sarebbe dovuta... dovrebbe essere Bernardo Brusca. Poi gli eventi sul territorio... chi gestisce il mandamento, in quel momento lo gestivo io. Quindi, ero reggente del mandamento.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Mi faccia capire, siccome, capomandamento era suo padre, Bernardo Brusca, le disse che Di Maggio fu estromesso. Quindi, il soggetto fu suo padre che estromise Balduccio Di Maggio e lei divenne reggente.
IMPUTATO Brusca G.: No è stato messo... è stato estromesso da Bernardo Brusca. E' stato estromesso automaticamente dal suo comportamento. Cioè, man mano...
AVVOCATO Ammannato: Qualcheduno glielo avrà comunicato questa sua estromissione, chi è il soggetto che gli disse: 'sei estromesso per il tuo comportamento'?
IMPUTATO Brusca G.: No, non c'è... Guardi, si ci dice di solito: 'sei fuori famiglia', gli è stato detto a Baldassare Di Maggio: 'vatti a fare l'uomo d'onore normale, vattene a lavorare'...
AVVOCATO Ammannato: Gli è stato detto da chi? Volevo sapere questo.
IMPUTATO Brusca G.: Da parte mia, mia, io.
AVVOCATO Ammannato: Oh, ecco. Quindi, lei gli ha detto...
IMPUTATO Brusca G.: Perché sono stato incaricato io.
PRESIDENTE: Da chi?
AVVOCATO Ammannato: Bene.
IMPUTATO Brusca G.: Da... sia da Salvatore Riina e poi da mio padre.
PRESIDENTE: Oh.
AVVOCATO Ammannato: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Che già in quel periodo era agli arresti domiciliari.
AVVOCATO Ammannato: E la sua, quindi, militanza attiva in Cosa Nostra dura fino a quando?
IMPUTATO Brusca G.: Fino al momento del mio arresto, 20 maggio '96.
AVVOCATO Ammannato: Quindi un venti anni.
IMPUTATO Brusca G.: Venti anni di Cosa Nostra attiva, cioè, come regola di Cosa Nostra, ma io già all'età di 10-11-12 anni, mi riferisco quando Salvatore Riina e Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella erano latitanti a San Giuseppe Jato, io... mio padre mi riempiva le borse piene di mangiare e gliele riportavo.
Quindi siamo 9 anni, 10 anni, 11 anni, 12 anni, a questo periodo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, arriviamo al maggio '96...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: ... quale è stata, qual è la motivazione della sua decisione di collaborare, perché?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io, come le ho detto, avevo dato sempre tutto, ho dato tutto a Cosa Nostra, cioè, vedevo questa Cosa Nostra come chissà quale organizzazione.
Dopo che viene arrestato Salvatore Riina, viene arrestato Leoluca Bagarella, comincio a camminare... anzi, meglio, comincio a camminare un po' con i miei piedi, perché prima tutto quello che io facevo lo passavo a Salvatore Riina, quindi lui poteva fare e sfare quello che voleva senza nessun problema, che ritenevo giusto, massima fiducia, non ci erano problemi.
Dopo il suo arresto io cominciai a camminare da solo, nel senso, con la mia responsabilità. Cioè, a controllarmi il territorio, prendermi le mie decisione, dare i miei pareri se c'era da dare i pareri e cominciai a andare avanti.
Tutto questo, sulle mie spalle, cominciai a vedere un po' gli effetti di tutti gli altri uomini d'onore. C'è chi si comportava in un modo, chi si comportava in un altro modo. Un po' tutto cominciava a rispecchiare i vecchi sintomi che c'erano quando c'era Salvatore Riina.
A un dato punto io sono a Cannatello (?), leggo delle dichiarazioni di Cancemi Salvatore, quelle che ho detto l'altro giorno, che Salvatore Riina abbia almeno nelle intenzioni... non nelle intenzioni, abbia espresso il fatto che mi voleva uccidere perché io ero andato a Salemi a trattare un traffico di droga.
Alla fine dico: ma io, cioè sono rovinato, ho fatto un mare di guai. Mi sono messo contro a tutti, e a tutti. Ma a che titolo, contro a chi?
Perché io contro Giovanni Falcone non avevo niente, contro a Stefano Bontate non avevo niente. Contro tutte le persone che si può dire che ho ucciso non c'avevo avuto mai nessun tipo di problema. Camminavo avanti solo per conto di "cosa nostra".
Al che io cominciai a riflettere e cominciarmi a nauseare, sdegnare; e cominciai proprio a chiudermi nel mio giardino.
Però, nello stesso tempo, dovevo andare avanti. Perché c'erano dei fatti che mi tartassavano.
Al che, quando poi, dietro le collaborazioni di altri... cioè dietro altre collaborazioni, io venivo sempre più braccato: scappa di qua, scappa di là. Vedevo gli atteggiamenti in chi mi ospitava: che cominciavano a chiudersi le porte, quando invece prima erano sempre belle aperte.
Cioè tutta una serie di fatti, per dire: mah, alla fine io sto, sto... Non lo so quello che facevo, quello che succedeva.
Dopodiché vengo arrestato, nel momento in cui vengo arrestato succede un po' di trambusto, in quel momento. E il mio primo pensiero va verso mio figlio, verso i miei familiari. E non sapendo cosa era successo, e capendo tutto quello che io avevo passato per vent'anni, trent'anni, 25 anni, quelli che possono essere, non volevo che mio figlio lo facesse nella stessa... nella stessa, avesse la stessa sorte.
Al che, siccome io per motivi personali avevo degli obblighi nei confronti di mio figlio, che con tutto quello che posso fare non potrò mai ripagarlo, ho deciso quantomeno di fare questo.
Era successo il fatto del piccolo Di Matteo, erano successi tanti fatti. Cioè, ho deciso di rompere completamente col passato e subito andare aventi con le autorità competenti.
Beh, non è che era una cosa facile. Cioè dall'oggi al domani, tu subito quelli che fino a ieri c'avevi mangiato e bevuto, ci cominci a tradirli. Chiamiamolo tradimento, perché in qualche modo per certi versi è tradimento, per certi versi può essere anche una presa di coscienza; e va avanti.
E ho preso il coraggio a due mani, e sono cominciato ad andare avanti.
Al che in questura è successo che, sempre col sospetto che al momento dell'arresto era successa qualche piccola cosa, che ci sono stati anche degli spari, ho chiesto al capo della Squadra Mobile - dottor Luigi Savina - se mi poteva fare vedere mio figlio e i miei familiari.
AVVOCATO Ammannato: Senta...
IMPUTATO Brusca G.: Al che, mi hanno fatto vedere, mi hanno dato il permesso di vedere mio figlio e i miei familiari. Ma quando ho visto mio figlio, quando mi ha detto 'papà, ma che hai? papà, che non hai?', mi sono visto impotente, ma di fronte a mio figlio, non di fronte al mondo intero. Cioè di fronte a mio figlio mi sono visto impotente. L'unica cosa che potevo fare era questa, cioè andare avanti e tagliare questo passato in maniera che mio figlio potesse andare libero.
E poi, tutta un'altra serie di fatti.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, al momento del suo arresto, lei ha fatto arrestare qualcheduno?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Io ho fatto arrestare Pietro Aglieri, Carlo Greco, ho fatto... dato la possibilità di poter arrestare Bernardo Provenzano; non so per quale motivo non si è riuscito ad arrestarlo, ma ci sono le intercettazioni ambientali, ci sono gli indizi, c'era il capo della Squadra Mobile.
E poi, ho dato la possibilità di poter arrestare tanti affiliati di "cosa nostra", e persone che erano in pericolo di vita, e quindi erano, potevano essere uccisi.
Ho pregato i magistrati di Palermo per arrestare in maniera che non succedessero più morti.
AVVOCATO Ammannato: Ha fatto ritrovare armi ed esplosivi?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ho partecipato a far ritrovare le armi di Misilmeri, non le ho fatte trovare io in quanto sapeva dov'erano, ma ho detto: state attenti, che c'è questa possibilità di queste armi, così, così e così. E dalle mie parole poi sono riusciti a recuperare questo arsenale.
AVVOCATO Ammannato: Ha fatto ritrovare covi segreti, immobili, luoghi non conosciuti dalle Forze dell'Ordine?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Per esempio, il covo dove c'era il progetto, il presunto progetto di sequestrare il... il dottor Gambria, che il Monticciolo non so per quale motivo si era defilato da questa vicenda; e quindi ho fatto trovare questo, ho fatto trovare altri luoghi meno importanti, ho indicato beni miei e di altri. Quindi, tutto questo, l'ho fatto nell'attività.
Ho parlato di fatti ancora da scoprire; tipo la strage Chinnici, la strage di Pizzolungo, la strage della Circonvallazione.
E preciso, a puntualizzare; perché io nei due mesi di collaborazione nascosta, il frutto è stato quello che già ho menzionato. E non me ne volevo approfittare, perché avevo pregato sia i poliziotti che i magistrati che non volevo questa... questi elogi. Ma non perché non mi... che avevo paura, nella maniera più categorica.
E in questi due fatti, siccome io ho parlato con il dottor Luigi Savina - e ne è testimone - capo della Squadra Mobile, sia del fatto della bomba a mano dei Georgofili, sia il caso del dottor Chinnici, la strage del dottor Chinnici. Dico questo perché poi, alcuni magistrati, hanno detto che io ne ho parlato solo perché ne avevo... c'erano stati altri collaboranti che ne avevano parlato.
Invece io ne avevo già parlato, subito, ne avevo parlato subito; solo però non ero sceso nei dettagli.
Poi ho dato spiegazioni della guerra di mafia, ho dato del... dell'omicidio del capitano Basile. E ho spiegato, bene o male, tutto quello che è a mia conoscenza.
Ancora ho da spiegare tanti altri, non fatti importanti, ma ho da spiegare ancora altri fatti.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, diciamo riassuntivamente che quanti omicidi grosso modo lei ha parlato, cioè si è assunto la sua responsabilità?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, ci sono omicidi che ho commesso direttamente, e omicidi dove io ho... sono stato come mandante. Siccome non sono io il magistrato competente, per me mi sento di tutti responsabile, e sono circa 100 omicidi.
Però poi, i ruoli, sarà la Corte, sarà chi di competenza a spiegarmi come... che ruolo io avrò avuto.
AVVOCATO Ammannato: D'accordo. Senta...
IMPUTATO Brusca G.: Che responsabilità, diciamo.
AVVOCATO Ammannato: Solo alcuni chiarimenti sui tempi. Quindi andiamo all'anno '92, dopo la sentenza Maxiprocesso, quindi 30 gennaio '92. Lei parla di queste varie riunioni operative a Villa Serena, Palermo, presso la casa Guddu, non uomo d'onore.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, in queste riunioni non sono mai stati presenti Matteo Messina Denaro...
IMPUTATO Brusca G.: No no.
AVVOCATO Ammannato: ... Graviano Giuseppe o Filippo?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVVOCATO Ammannato: Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Bagarella fu presente al cento per cento quando fu il chiarimento con Di Maggio, e credo che si parlò poi, non alla presenza di Di Maggio, ma si parlò anche della strage di Capaci, ma come fatto esecutivo. Come fatto esecutivo. Però, nella prima riunione Bagarella non c'era.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, come mai, può spiegare alla Corte perché non c'era Bagarella? E neanche Matteo Messina Denaro? Che, se non erro, rappresentava la provincia di Trapani.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, il Bagarella era rappresentato da Salvatore Riina, in quanto era capomandamento, capoprovincia, quindi non c'era bisogno della presenza di Bagarella. Che Bagarella, anche se era... era, è un personaggio in "cosa nostra" di notevole spessore, però aveva il suo capo, ed era un soldato semplice.
E la decisione io la prendevo con Bagarella, infatti... Con Riina. E io, quando avevo da prendere le decisioni, che le prendevo con Bagarella anche se mi vedevo tutti i giorni? Le prendevo con Riina Salvatore.
Poi, con... se non c'era la presenza di Messina Denaro Matteo è perché quello era un altro capoprovincia, cioè faceva le veci del padre, e Salvatore Riina quando c'aveva da parlare ci parlava solo per i fatti suoi, non c'entrava niente con Palermo.
AVVOCATO Ammannato: E Graviano, che era capomandamento Brancaccio?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io gli posso dire che dovevo commettere, sempre se riusciva, l'omicidio di l'onorevole Lima, Salvo Lima, nel territorio di Brancaccio, dietro indicazione di Salvatore Riina. Quindi per io avere questo... questa conferma, vuol dire che Salvatore... cioè Giuseppe Graviano o gliel'ha messo il mandamento a disposizione, o ne veniva a conoscenza. Non glielo so dire.
Però con me Giuseppe Graviano non ha mai parlato di stragi; mi riferisco: Falcone e Borsellino.
Come veniva informato o come succedeva, non glielo so dire. A mia presenza, non è successo mai.
AVVOCATO Ammannato: Veniamo all'episodio Bellini. Lei ha detto che cominciò verso marzo '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, può dire quando esattamente lei incontrò, ovvero ci fu quest'incontro a tre, diciamo, là a casa Gioè, ad Altofonte?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, ci fu l'incontro a tre alla casa di Altofonte... mmh, sicuramente dopo la strage Falcone. Perché dopo la strage Falcone io non ho messo più piede, come residenza, ad Altofonte; ma ci ritornavo di tanto in tanto. E io sono andato in quella casa prima della collaborazione di Marchese Antonino... cioè, giusto, di Marchese Giuseppe.
Perché Gioè non era controllato, i sospetti su Gioè Antonino vennero dopo le rivelazioni di Marchese Giuseppe; quindi in questo tratto.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, vede, siccome lei anche in dibattimento - dibattimento, il fascicolo è quello 288 pagina 76 - disse "dopo Pianosa". Adesso ha detto "dopo la strage di Capaci".
Mentre le volevo rappresentare o contestare che in istruttoria, nell'interrogatorio... il numero 18 del 2 gennaio '97, lei disse esattamente questo, sull'incontro di Altofonte:
"Questo incontro avvenne poco prima della strage di Capaci" - quindi siamo maggio '92 - "nello stesso mese di maggio '92. Sono ben sicuro della data dell'incontro che si svolse ad Altofonte. Ed io, dopo la strage di Capaci, non ho più messo piede ad Altofonte".
Quindi adesso che, appunto, gli ho rappresentato quanto nel gennaio '97 aveva detto, può collocarlo quindi prima della strage di Capaci, anche perché nei preparativi - lei disse - ne parlava con Rampulla e con gli altri, sul posto?
IMPUTATO Brusca G.: Allora, aspetti. Io non ho più messo piede ad Altofonte dopo il 23 maggio, cioè come residenza fissa. Perché io abitavo come residenza fissa ad Altofonte, però di tanto in tanto qualche puntamento mi ce l'ho... glielo facevo. Perché dico questo? Perché io, dopo la strage di Capaci, dove io abitavo c'è stata una perquisizione. Ma non dove abitavo io, ma in un appartamento adiacente.
Al che io da quel momento in poi non ho messo più piede ad Altofonte. Però, i puntamenti mi ce li facevo.
Siccome io i ricordi purtroppo, man mano, più andiamo avanti e più si vanno raffinando, ecco, siccome i discorsi erano nel periodo in cui con Gioè li facevo; e siccome mentre io con Rampulla aspettavamo che il dottor Falcone passasse per dove poi è stato ucciso; parlavamo di ritrovare le opere d'arte. Cioè opere d'arte, reperti archeologici antichi di una certa importanza.
E l'ho collocata in quel periodo.
Però può essere pure anche dopo la strage di Capaci. Perché io messo qualche... ho ritornato qualche altra volta ad Altofonte, per qualche puntamento.
Non so se sono stato chiaro.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei esclude di aver parlato direttamente col Bellini, in quest'incontro?
IMPUTATO Brusca G.: Lo escludo nella maniera più categorica, che io di avere parlato con Bellini.
AVVOCATO Ammannato: Siccome varie volte negli interrogatori lei esclama, tipo l'interrogatorio appunto numero 17 dell'11/12/96, a pagina 56: "Io frequentavo Bellini, anzi...
IMPUTATO Brusca G.: Noo...
AVVOCATO Ammannato: ... si frenquentava". E poi: "No, Gioè frequentava".
Poi altre volte dice: "Noi parlammo con Bellini", poi dice: "anzi, no".
Si corregge sempre, però diciamo quattro, cinque, ma anche qui in dibattimento, diciamo lapsus, lei riferisce a un suo incontro diretto.
Ora, siccome vuol dire la verità ed è in dibattimento, se sul punto si è incontrato direttamente col Bellini, poco male diciamo. Però... Quindi le ripeto la domanda: se ci fu quest'incontro personale, anche perché si parlava tutto sommato di Bernardo Brusca, che era suo padre, e la cosa si capisce.
IMPUTATO Brusca G.: Io non mi sono mai incontrato con Gaspare Bellini. Però, quando...
PRESIDENTE: Guardi, si chiamava Paolo.
IMPUTATO Brusca G.: Ah, chiedo scusa. Paolo Bellini: non mi sono mai incontrato con codesto signore.
Però nel modo di esprimermi in siciliano, nel modo dire, quando io dico "noi", cioè nel senso che esponevo ai magistrati - "noi" - che le deduzioni, cioè i discorsi di Gioè che veniva a fare a me, io dico "noi" perché rappresentavo quel... i discorsi che erano.
Però con Bellini, Paolo Bellini, ci si incontrava Gioè Antonino. Gioè Antonino li tramutava a me, e noi valutavamo ogni cosa. Quindi "noi", per me significa questo. Non perché io mi sono incontrato con Bellini Paolo.
Dalle deduzioni, noi tiravamo le conseguenze. Quindi "noi", per questo; non "noi" perché io mi incontravo con Paolo Bellini: nella maniera più categorica, no.
Io ho ascoltato solo un dialogo: quello a casa di Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Le disse Bellini, tramite il Gioè, chi era Bellini? Cioè qual era la sua provenienza anche politica?
IMPUTATO Brusca G.: No. Il Bellini non diede mai una spiegazione diretta, dice: o io parlo con un politico, o con Carabinieri, o con Polizia, o con chissà cosa.
Bellini lasciava intendere che aveva contatti con personaggi di un certo spessore e che contavano, avevano il suo valore, cioè il suo contatto era di notevole importanza. Quindi lui millantava questo tipo di contatti.
E noi, l'unico riscontro che abbiamo avuto in tutti questi discorsi, sono stati quando lui porta la risposta, dice: 'C'è la possibilità di fare uscire dal carcere Bernardo Brusca e Giuseppe Giacomo "u' gambino", nel...
AVVOCATO Ammannato: Sì, questo l'ha già detto, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: No, è che volevo completare.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Solo che io, per me diventa fondamento, cioè cento per cento. Non ho possibilità di poterla sfruttare cento per cento, perché Riina mi dice: 'No'. Ma per noi, cioè è...
AVVOCATO Ammannato: Perfetto, ma...
IMPUTATO Brusca G.: ... per noi.
AVVOCATO Ammannato: Ma sul punto le rappresento e le contesto che nell'interrogatorio numero 17, quello dell'11 dicembre del '96, a pagina 55, a una domanda simile a quella che le ho fatto io, cioè se Bellini come personalità... lei risponde testualmente:
"Cioè faceva parte di qualche organizzazione politica, che faceva parte al terrorismo. Terrorismo nero".
E poi: "Debbo dire pure, oppure terrorismo... Comunque faceva parte a qualcosa del genere. E debbo pure, ancora, che una volta parlando con Gioè" - quindi vede?, "parlando" sembra che sia lei che parla - "si parlava del Bellini, di queste cose".
Ecco, ora che gliel'ho ricordato, cioè tramite il Gioè, ma il Bellini rappresentò al Gioè, a lei, questa sua provenienza?
IMPUTATO Brusca G.: Io, la persona di Bellini, se l'ho spiegato prima o l'ho spiegato dopo, la conosco per bocca di Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì. Ma che faceva parte di questa organizzazione politica di terrorismo?
IMPUTATO Brusca G.: Sempre per bocca di Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Ma conferma che, quindi, tramite Gioè seppe questo di Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì, sempre tramite Gioè. Gioè mi diceva che faceva...
PRESIDENTE: Seppe questo? Che faceva parte di un'organizzazione terroristica di destra?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì, di destra o di sinistra, io, le ho detto, non so se di destra o di sinistra, nero o bianco. Cioè...
PRESIDENTE: Lì ha detto di destra.
IMPUTATO Brusca G.: Di destra... Io, signor Presidente, io siccome non ne capisco niente di situazione politica o di terrorismo in generale; Gioè mi parlava di una persona che apparteneva a fazioni politiche, non mi ricordo se di destra o di sinistra.
Io gliel'ho dati in maniera dimostrativa, non le ho detto che ero sicuro di queste persone. Tutto quello che io ho detto su Bellini lo so per bocca di Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, senta Brusca, quindi il passo successivo a quest'incontro che ci fu ad Altofonte, diciamo maggio '92, fu quello delle foto date a Bellini con i cinque nomi?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, siccome il tempo fu, era breve, non mi ricordo se già gliel'avevamo date, o... e fu in quell'occasione che portò la risposta; o perlomeno la risposta ancora la doveva portare, e io ho voluto qualche chiarimento; o glieli abbiamo dati subito.
Comunque, siamo marzo-aprile, maggio: in quel periodo c'è stato questo contesto di porta e riporta.
AVVOCATO Ammannato: E poi dopo quanto tempo, o fu quasi dopo, avvenne diciamo il no di Riina: 'o tutti e cinque o nessuno'?
IMPUTATO Brusca G.: Sicuramente dopo la strage di via d'Amelio, per essere proprio... un po' più sicuri.
Tanto è vero che poi io mi comincio a provvedere per conto mio, da solo, per arrivare a un obiettivo, se ci riuscivo.
AVVOCATO Ammannato: E l'episodio che le portò Gioè, tramite Bellini, la busta gialla, quella del maresciallo, avvenne dopo il no di Riina, o prima il no di Riina 'o tutti e cinque o nessuno'?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, per me arrivò, Guardi per me arrivò dopo; però non posso confermarle che sono arrivati... che sono arrivati prima. Cioè questi documenti, per quelli che sono i miei ricordi, sono arrivati... nel senso era un'indicazione per dire 'voi cosa volete? che noi ci interessassimo per poterli ritrovare?'. E ci portò questo.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, d'accordo. Volevo sapere però la data solo. Una cosa banale.
IMPUTATO Brusca G.: Non...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, allora può confermare quanto ebbe a dire sempre nell'interrogatorio numero 18 del 2 gennaio '97? Che lei disse che questa busta arrivò grossomodo nel luglio del '92, quando era a Castellammare per l'omicidio Milazzo-Bellomo.
IMPUTATO Brusca G.: No, nell'omicidio Milazzo-Bellomo io mi trovavo a Castellammare, e questa busta... Io già ad Altofonte non c'ero, ripeto, non c'ero più, mi ero trasferito come residenza fissa a Castellammare.
E quindi per... Me ne ricordo di averne parlato con Gioacchino Calabrò, in quanto gliela diedi... gliela diedi per conservarla... Non mi ricordo perché.
Tanto è vero che poi, a distanza di tempo, Gioacchino Calabrò...
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì. Ma siamo in quel periodo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì, in quel periodo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, no, solo questo mi interessava. Quindi, in quel periodo: luglio, agosto, a Castellammare.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Guardi, non... I miei ricordi sono questi. Può darsi che, magari, il Gioè l'abbia avuto prima. Ma i miei ricordi sono questi.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei qui ha parlato in dibattimento di questa busta del maresciallo, dei Carabinieri ha detto. Ecco, come fa ad affermare "dei Carabinieri"? C'era scritto sulla busta?
IMPUTATO Brusca G.: Sulla busta c'era la dicitura "maresciallo, reparto...", non mi ricordo che cosa era. Come già ho detto cominciava, se non mi ricordo male, con la "T". Però non mi ricordo il nome.
AVVOCATO Ammannato: Comunque, c'era sulla busta, cioè quindi non era...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, no no, c'era scritto.
AVVOCATO Ammannato: E, questo nome, era lungo, corto, medio?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, era un nome... credo che era lungo. Però, l'unico indizio che io mi ricordavo, cominciava con la "T".
L'ho letto, e dopodiché non mi interessava, perché noi avevamo sempre di fronte Bellini, e non mi interessava chi era e chi non era.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi lei parlando sempre di questo Bellini e di tutti i progetti che ha già detto ampiamente, a un certo punto ha fatto il nome di Spadolini. Ecco, come mai? Cioè come mai Bellini ha fatto questo nome? Perché?
IMPUTATO Brusca G.: Bellini, dicendo: se succedono questi fatti, il... uno di quelli che si può protestare, che può cercare di custodire questo patrimonio artistico, uno è Spadolini, in quanto è una persona nella materia che ci interessava. Cioè uno di quelli che ha sempre mantenuto a questo tipo di opere d'arte.
Dice: prendi uno come Sgarbi, un critico come Sgarbi, diceva, che alla televisione fa la guerra. Nel senso che lo Stato non è in condizioni di potere custodire questi beni.
Quindi, automaticamente andavano a fare un po' i nostri interessi. Ed erano costretti, chi di competenza, a venire cercare lo scambio con...
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma volevo sapere questo nome lo fece sempre Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Bellini.
AVVOCATO Ammannato: Sempre nell'ambito di quando parlavate anche dei monumenti e degli Uffizi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Sì. Sempre Bellini. Cioè tutto il frutto delle mie conoscenze nasce da Gioè, Bellini e...
AVVOCATO Ammannato: Ma Bellini parlò in particolare degli Uffizi?
IMPUTATO Brusca G.: Ma guardi...
AVVOCATO Ammannato: Parlaste voi degli Uffizi?
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, degli Uffizi, non mi ricordo se si parlò degli Uffizi. Però si parlò a Firenze, dove c'è il monumento, che c'era la possibilità di potere rubare un piccolo quadretto e che si poteva mettere sotto un giubbotto senza nessun tipo di problema; quindi io dico gli Uffizi solo per questo motivo. O che si fece il nome.
Però, di Firenze, cioè la regione Toscana, ce l'ha messa sott'occhio il Bellini.
AVVOCATO Ammannato: Ma lei non poteva dire: ma le opere d'arte, oltre Firenze, anche Venezia? conosciuta in tutto il mondo come città d'arte, cioè.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, di Venezia non se ne parlò mai. Solo della Toscana si parlò.
AVVOCATO Ammannato: Solo della Toscana. Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè Firenze.
AVVOCATO Ammannato: ... le rappresento, Brusca, che lei nell'interrogatorio numero 17, cioè quello reso l'11 dicembre '96, a pagina 82 dice tra i vari progetti, oltre quello appunto del quadro, dice anche:
"Mettere, che so, una bomba, fare trovare una bomba e rovinare poi gli Uffizi".
Quindi parla di bomba, e di rovinare gli Uffizi.
Se lo ricorda adesso che gliel'ho rappresentato, facendo mente locale, di questo discorso?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, questa domanda credo che è stata fa... cioè è stata una risposta in base alla domanda che è stata fatta. Come sempre. Cioè era un modo di rispondere a come mi è stata porta, poggiata la domanda.
AVVOCATO Ammannato: Io voglio sapere, Brusca, penso la Corte vuol sapere, se all'epoca - quindi, siamo discorsi Bellini, '92 - fu prospettato anche di "mettere una bomba, fare trovare una bomba e rovinare poi gli Uffizi".
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io l'unico... può darsi abbia confuso Uffizi con la Torre di Pisa. Ma quello che era sempre in prima pagina era...
AVVOCATO Ammannato: Sono due città diverse, due cose diverse, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, sono due città diverse, ma non sono né una... né una, non è che stiamo a Londra, e una a New York. Perché siamo in Toscana, e la distanza credo che sia... che sia poca.
Quindi, possibilmente io avrei detto Uffizi; ma parlando sempre di Pisa.
AVVOCATO Ammannato: E parlaste all'epoca anche di mettere questa lattina di benzina da lasciare come minaccia?
IMPUTATO Brusca G.: Ma queste sono tutte ipotesi, cioè tutte...
AVVOCATO Ammannato: Sì. Ma solo se parlaste di questo.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, io non, guardi, di questo particolare non me lo ricordo cento per cento; perché mi è stato chiesto da parte, se non ricordo male, del P.M. perché c'è stato qualche altro collaborante che abbia citato questo particolare.
E ho detto, ma può darsi che ne abbiamo parlato, e poteva essere un fatto dimostrativo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei poi non lo ha fatto questo. Ma può escludere che altri abbiano potuto mettere una lattina di benzina a scopo intimidatorio?
IMPUTATO Brusca G.: Io, tutto quello che ho a mia conoscenza, l'ho detto. Poi, se hanno messo lattina di benzina o hanno fatto altre cose, non glielo so dire.
Io sono a conoscenza del proiettile di artiglieria; ripeto, l'ho detto nei colloqui investigativi e poi l'ho detto al magistrato.
Tanto è vero che, quando io l'ho detto nei colloqui investigativi, pensando che ero l'unico ad averlo detto, sempre in quel periodo esce sul giornale questo particolare. Invece poi ho saputo che c'era un altro collaborante che parlava di questo fatto. E avevo chiamato gli agenti che mi custodivano per dire: la notizia, la mia, cioè la notizia che io stavo collaborando veniva fuori.
Perché eravamo pochi, a sapere questo particolare, quindi subito si ricollegava alla collaborazione di Giovanni Brusca. Invece, così non era.
AVVOCATO Ammannato: Senta, e parlaste sempre in quella riunione, venne fuori anche chiese come possibile, in astratto, obiettivo?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho capito la domanda.
AVVOCATO Ammannato: Sempre in quel periodo...
PRESIDENTE: Se c'era qualche chiesa come obiettivo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non si parlò mai di chiese. Nei miei ricordi, non...
AVVOCATO Ammannato: Chiese su Roma?
IMPUTATO Brusca G.: No no, su Roma solo il fatto Costanzo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. E, per concludere l'argomento, non ho capito la sua spiegazione: perché secondo lei Gioè scrisse il nome di Bellini sulla lettera al momento del suo suicidio, luglio '92.
IMPUTATO Brusca G.: Perché, siccome l'unico contatto che il gruppo di Giovanni Brusca aveva avuto con personaggi esterni a "cosa nostra", tramite Gioè Antonino, era con Gaspare Bellini; quindi il Gioè diede l'indicazione, a me o a chi per me, o non so che cosa intendeva fare o voleva fare. Nel senso che voleva scagionare gli uomini di "cosa nostra", e dire: guardi, se noi abbiamo fatto questo, è colpa di Bellini o chi per lui.
Nel senso che ci è venuto in qualche modo a suggerire, a stuzzicare o a metterci in testa o a farci il lavaggio di cervello, per colpire questi obiettivi. Quindi, in qualche modo strumentalizzati.
E i responsabile secondo... per quello che io riesco a capire di Gioè, il responsabile di tutto questo era il Bellini. O chi per lui.
AVVOCATO Ammannato: Però le rappresento, a contestazione già fatta del Pubblico Ministero, cioè nel luglio del '92 indicando Bellini indica anche Gioè, ovvero "cosa nostra", ovvero lei, Brusca. E' nel '92, ripeto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ma... nel Brusca, oggi o poi gli altri collaboranti che lo hanno detto; poi, però dovevano essere tutte, potevano essere tutte supposizioni. Non è che Gioè ha scritto: Giovanni Brusca, o altri. Ha scritto solo il nome di Bellini.
Non so se sono stato chiaro.
AVVOCATO Ammannato: Ho capito. Questa è l'unica trattativa portata avanti da lei, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Quando seppe, viceversa, la trattativa del "papiello" di Riina - siamo sempre nel '92 - cioè, per la prima volta, quando Riina le dice: 'si sono fatti sotto'?
IMPUTATO Brusca G.: Siamo sicuramente dopo la strage di via D'Amelio.
Però non posso escludere prima, perché sono ricordi momentanei. Cioè...
AVVOCATO Ammannato: Appunto, siccome le dico questo, sempre per chiarezza. Perché lei, nell'interrogatorio numero 19, quello del 14 gennaio '97, lo colloca viceversa subito dopo Capaci.
IMPUTATO Brusca G.: Ma per...
AVVOCATO Ammannato: Diciamo, c'è poco da maggio... luglio. Cioè, maggio è Capaci e luglio è D'Amelio.
Però ha affermato: "Subito dopo Capaci", quindi dopo Falcone.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, guardi... siccome credo che non ci sia solo questa deposizione, come ho detto poco fa, quando io cominciai a collaborare, e c'erano sette, otto, nove, dieci magistrati. E strada facendo io subivo... 'ma può darsi che è questa data, ma può darsi...' Cioè, avevo molte interruzioni.
Quindi a che perdevo un filo, a che ne perdevo un altro. Quindi, i miei ricordi, si sono momentaneamente accavallati. Ma i fatti sono quelli che io ho sempre detto: che, se non fu dopo maggio, fu... cioè, o prima, o dopo luglio, cioè dopo Borsellino.
AVVOCATO Ammannato: Gliele leggo: "A questo punto mi viene in mente che, il giorno che Riina se ne uscì con questa frase, era subito dopo la strage di Capaci, mentre ci trovavamo nell'abitazione di Girolamo Guddo e anche" - disse la frase - "anche i Servizi Segreti americani uscirono per farmi catturare.
Nell'occasione a casa di Guddo i discorsi riguardavano la strage di Capaci, la vicenda del papiello."
IMPUTATO Brusca G.: Può darsi che io magari momentaneamente abbia collocato con Capaci, ma sia dopo la strage Borsellino, perché Salvatore Riina si vantava che aveva saputo, non so da chi, che avevano mobilitato anche i Servizi Segreti per la sua... i Servizi Segreti americani, per la sua cattura.
Al che io gli dico: 'stiamo attenti'.
L'avrò posizionata, ma involontariamente dopo Capaci. Ma siamo sempre lì, luglio...
AVVOCATO Ammannato: Siccome lei dice poi anche che la seconda volta che sentì parlare di questo "papiello" fu quando Biondino le disse: 'occorre un'altra spinta', che lei pensò...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti, non è che...
AVVOCATO Ammannato: ... all'attentato al magistrato.
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, io non ho detto Biondino mai mi parlò del "papiello".
Biondino, essendo io a conoscenza delle trattative, Biondino mi disse: 'ci vorrebbe un'altra spinta...'
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, ho capito. In che periodo, appunto, avvenne questo discorso di Biondino?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo la strage di... di via D'Amelio.
Credo che siamo settembre, o ottobre... Per me i ricordi sono questi.
AVVOCATO Ammannato: In istruttoria li ha collocati in agosto. Quindi, prima.
IMPUTATO Brusca G.: No, in agosto... Io li avevo collocati ad agosto riferendomi al mancato, mancata strage nei confronti di un piccolo malavitoso nel marsalese.
Quindi io, siccome poi con fermezza lo collocai che questo fatto è avvenuto dopo, la richiesta di Biondino mi aveva detto, dice: 'ci vorrebbe un'altra spinta', in quanto erano, c'erano queste trattative, o presunte trattative con uomini dello Stato.
AVVOCATO Ammannato: E allora quando seppe da Riina che aveva dato il fermo, perché la trattativa era aperta? In che periodo siamo? In che mese del '92?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, siamo settembre, ottobre... Siamo sempre là. Perché io mi vedevo spesso con Salvatore Riina.
E non avevo la possibilità, non mi ricordo se fu agosto, se fu settembre...
AVVOCATO Ammannato: Va be', comunque quel periodo.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, fermiamoci. Perché se avrebbe ordinato qualche altra strage, o avrebbe dato il via per qualche altra strage, sicuramente non me la sarei dimenticata, sarei stato attivo, o chi altri, e l'avrebbero portata sicuramente a termine.
AVVOCATO Ammannato: Lei è a conoscenza, nei suoi 20 anni di militanza mafiosa, di altre trattative precedenti di Totò Riina con settori delle istituzioni?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non ne sono a conoscenza.
E, come ho detto, la prima volta che si sono toccate opere d'arte e patrimoni artistici, per me la conoscenza è ora.
AVVOCATO Ammannato: No, no, non parlo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, mai saputo.
AVVOCATO Ammannato: ... di patrimonio artistico.
No, la domanda è: se lei è a conoscenza, in precedenza, cinque anni prima, dieci anni prima...
IMPUTATO Brusca G.: No. No, no...
AVVOCATO Ammannato: ... del 1984, in particolare, dove partirono tutti e 600 i mandati di cattura...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
AVVOCATO Ammannato: ... di Giovanni Falcone, c'erano state trattative tra Riina, Cosa Nostra e settori istituzionali dello Stato?
IMPUTATO Brusca G.: No, perché la natura di Cosa Nostra agiva diversamente di quelli che sono poi gli eventi futuri. Nel senso che si cercava di avvicinare il Presidente, il Giudice a latere, i giudici popolari, per qualsiasi processo che veniva fatto. In special modo quando si parlava di omicidi, quindi ergastoli. E si agiva diversamente.
Quindi non c'era bisogno di avere contatti con lo stato, trattative con lo Stato, perché si aggirava l'ostacolo in questo modo.
Poi c'erano i contatti politici che ne ho già dimostrato qualche fatto.
Quindi era, le nature di Cosa Nostra erano tutti diversi quelli che poi si sono svolti nel '92, '93 e via dicendo.
AVVOCATO Ammannato: E' a conoscenza di rapporti precedenti tra mafia, Cosa Nostra e eversione nera?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non ne ho conoscenza.
AVVOCATO Ammannato: E i rapporti a Roma, in particolare tra Cosa Nostra e la banda della Magliana?
IMPUTATO Brusca G.: Ma c'era qualche contatto tramite Giuseppe Calò.
Però io, di contatto, cento per cento, non ne so parlare.
AVVOCATO Ammannato: Comunque sapeva dell'esistenza di questi rapporti con Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, c'era, qualche collegamento c'era. Però non so con chi, come e quanto.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi volevo chiarire un altro passaggio. Si arriva al gennaio '93: l'arresto di Riina. Che c'era quella riunione, quel giorno stesso, fra i capimandamento per discutere il cosiddetto fermo di Totò Riina, se ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Presumo, io non ho detto che è così. Si presume che...
AVVOCATO Ammannato: Ecco. Ma anche qui basta chiarire proprio cronologicamente.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Se ho capito bene, prima ci fu una riunione a casa Sangiorgi a Santa Flavia. In cui, nella immediatezza, c'era anche chi propose di andare all'estero. Ma Bagarella disse...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti...
AVVOCATO Ammannato: ... andiamo avanti.
IMPUTATO Brusca G.: Questo fu dopo l'arresto di Salvatore Riina. Nel senso che...
AVVOCATO Ammannato: Sì, ha parlato dopo l'arresto di Salvatore Riina.
Quindi dopo il 15 gennaio '93.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Salvatore Riina eravamo seduti, così, in... c'è un piccolo salotto. E ognuno diceva la sua.
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì. No, ma interessa sapere solo le date, ecco.
Successivamente a questa riunione, o prima, avvenne l'altra riunione del gennaio '93 vicino Villa Serena con il Ganci, Cancemi, Michelangelo La Barbera?
IMPUTATO Brusca G.: Quella con costui, che ha nominato l'ultima, avvenne dopo.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, fu una seconda riunione.
Appunto, prima parlaste tra di voi, diciamo, con il Bagarella...
IMPUTATO Brusca G.: No, no parlavamo. Mica abbiamo... né parlato di destabili... Si parlava, ognuno diceva la sua. Ma non... non è che era una riunione, era un punto dove ci vedevamo io, Gioè, La Barbera e Bagarella...
AVVOCATO Ammannato: Conferma che, in questa riunione, Bagarella disse: 'si va avanti?', cioè, 'finché c'è l'ultimo corleonese si va avanti'?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì confermo. Ma non è che fu una riunione decisa... Ci eravamo, un momento che non avevamo niente da fare, ci siamo visti in questa casa. Perché avevamo la disponibilità di questa casa. E si parlò del più e del meno.
E, in base ai discorsi che si facevano per dire, molte riflessioni che si facevano...
AVVOCATO Ammannato: Certo, mi interessa solo la cronologia, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfetto.
AVVOCATO Ammannato: Poi, il contenuto, lo ha già detto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, quando, poi, avvennero le riunioni operative vostre, di voi quattro. Quindi, lei, Bagarella, Matteo Messina Denaro, Graviano, al villino Basile.
quanto tempo passa?
Siamo nel febbraio '93, fine gennaio, quando fu?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, siamo al mese di marzo, primi di aprile, metà marzo. Che ancora io ero vestito in... era in pieno inverno, ero, avevo il giubbotto pesante, vestivo ancora di inverno. Quindi eravamo a marzo, forse, i primi di aprile. Ma non più di tanto.
AVVOCATO Ammannato: Bene. Quindi siamo al marzo '93.
Ecco, nel frattempo - questo mi interessa - lei parlò qui in dibattimento che si erano formati tre schieramenti.
Io, viceversa, in istruttoria, nell'interrogatorio del ventunesimo del 4 giugno '97, quindi abbastanza recente, affermò che si erano formati due gruppi.
Quanti gruppi, dopo, subito dopo l'arresto di Riina, si erano formati in Cosa Nostra? Con due strategie ovviamente diverse.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, io dico: dipende chi li guardava, si erano formati due gruppi. Io...
AVVOCATO Ammannato: Quali gruppi?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, se li guardiamo dal lato di... chiamiamo Provenzano, guardava a quest'altro lato, si guardavano, o perlomeno, nel tempo - perché poi nel tempo ci sono statigli eventi - man mano si sono formati due gruppi. Cioè, un gruppo Provenzano e un gruppo Bagarella, Brusca e tutto il resto.
Perché poi, i vari mandamenti, si sono accodati con...
AVVOCATO Ammannato: Allora, Brusca, per chiarezza della Corte, andiamo al gennaio '93. Cioè, dopo l'arresto Riina, allora, i gruppi, le idee quali erano?
IMPUTATO Brusca G.: I gruppi, dopo l'arresto di Salvatore Riina, erano: quello che le ho detto poco fa. Cioè, il Cancemi, Ganci e Angiolo La Barbera, Motisi Matteo.
E, in un primo momento avevano questa idea.
Poi c'era il gruppo Provenzano: Benedetto Spera, Pietro Aglieri, Giuffrè e lo stesso Provenzano.
E poi c'ero io, Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella, Anche se era un corleonese, che nello stesso mandamento.
Però, contrastava questo paesano, nel senso che dovevamo andare avanti.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, la posizione di Provenzano, all'inizio era, diciamo, neutrale o in messo a questi altri due gruppi?
IMPUTATO Brusca G.: No, la posizione di Provenzano, per quello che mi dice Bagarella, dopo l'arresto del cognato, dice: con i capimandamento, cioè con le persone - che io chiamo le persone esterne - ci va a parlare lui.
Però, prima, ogni volta che lui va ad affrontare un argomento con i capimandamento, ne deve discutere con me, discutiamo assieme per quello che si deve fare.
Quando c'era il gruppo Bernardo Provenzano e Salvatore Riina.
Cioè, nelle stesse condizioni.
quindi, per me, io che sapevo il particolare, per me, parlare con provenzano o parlare con Bagarella, era la stessa cosa.
AVVOCATO Ammannato: Ma lei nel gennaio '93, subito dopo l'arresto di Riina, parlò direttamente con Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: E io subito parlai con Bagarella; poi, nel tempo, man mano mi sono incontrato con Provenzano...
AVVOCATO Ammannato: Quante volte si incontrò in quel periodo, gennaio-febbraio-marzo '93, con Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io mi sono incontrato un paio di volte, due o tre volte, nel mese di marzo, marzo-aprile.
AVVOCATO Ammannato: Dove si incontrò con Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: A Belmonte Mezzagno. Nelle periferie di Belmonte Mezzagno.
AVVOCATO Ammannato: In queste riunioni cosa era, qual era la posizione di Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: In questo periodo, la posizione di Provenzano era capomandamento. Però con le modalità che le ho detto poco fa.
AVVOCATO Ammannato: Ma le disse che se erano d'accordo... Lei ha parlato che c'erano diversi capimandamento che non erano d'accordo. Le disse chi non era d'accordo, e glielo andavano a riferire a lui, Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: No, ma era... era intuibile Nel senso, non mi disse: tizio, caio e sempronio sono contrari.
Però lui diceva: 'se persone che vengono a chiedermi di questi fatti, o di quello che si deve fare, io cosa devo rispondere?'
Riferendoci sempre alla stessa...
AVVOCATO Ammannato: Ma c'era presente, lei? A questi incontri con Provenzano? Glielo diceva anche a lei Provenzano direttamente.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, mica me lo mandava a dire per ... persone.
Cioè, direttamente fu... frontale fu l'argomento.
AVVOCATO Ammannato: E allora come può spiegare questa frase che lei ha riferito che Bagarella avrebbe detto: 'mettiti il cartello...'
IMPUTATO Brusca G.: Questo, in secondo tempo, quando...
AVVOCATO Ammannato: Eh, quando?
IMPUTATO Brusca G.: ... ricevemmo...
AVVOCATO Ammannato: Quando, questo, allora? In un secondo tempo, quando lo colloca?
IMPUTATO Brusca G.: Quando erano successi i fatti del Nord, il Provenzano, mi diceva sempre Bagarella, dice: 'vengono persone da me, cosa gli debbo dire?'
Dice: 'ti metti un cartellone davanti e ce li scrivi...'
AVVOCATO Ammannato: Ecco, dopo i fatti del Nord, intende dopo le stragi del '93 al Nord?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, allora, prima c'è stato un cambiamento di atteggiamento di Provenzano?
Cioè, tra gennaio '93 e marzo '93, quando avete fatto quelle riunioni operative al villino Basile, c'è stato un cambiamento di Provenzano, di atteggiamento, di decisione?
IMPUTATO Brusca G.: No, inizialmente il Provenzano, dopo avere fatto diversi incontri, non è che si parlava solo... si parla degli obiettivi del Nord; si parlava per cose che dovevano essere gestite in Sicilia.
Non si parlava solo di stragi, si parlava, ripeto, di lavori, appalti, altri problemi...
AVVOCATO Ammannato: Sì, sì, d'accordo. Ma...
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa...
AVVOCATO Ammannato: Questo progetto era d'accordo Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa... Con me, Provenzano no ne parlò mai di questo progetto; se poi ce ne parlò Bagarella, questo non glielo so dire. Ma con me, Provenzano, di questo argomento, non lo ha mai affrontato.
AVVOCATO Ammannato: Cioè, lei, gennaio-febbraio-marzo, questi incontri che ebbe a Belmonte Mezzagno con Provenzano, non ha affrontato mai il problema stragi, o azioni al Nord?
IMPUTATO Brusca G.: A Nord, no. Cioè, abbiamo affrontato di portare avanti la linea di Salvatore Riina.
Quindi c'era le stragi contro i vari politici, il capo della Mobile, Costanzo... Però era tutto nel progetto di Salvatore Riina.
Però, senza scendere nel particolare. Cioè, non abbiamo toccato il fatto singolo.
AVVOCATO Ammannato: E poi lei continuò a rivedere Provenzano anche nel '94, nel '95, prima dell'arresto, '96?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, poi lo continuai a vedere per normale amministrazione.
AVVOCATO Ammannato: E non avete più riaffrontato il discorso sulle stragi? Mi pare impossibile.
IMPUTATO Brusca G.: No, le ho detto, ieri ho detto che lo abbiamo riaffrontato dopo che il suo paesano, cioè Leoluca Bagarella fu arrestato, lui voleva riuscire a capire pensando che io sapessi tutto e tutto.
Al che gli ho detto: perché non glielo chiedeva quando lui era presente? Perché tutte queste domande me le sta facendo a me e non gliele faceva a l suo paesano?
Ma in modo molto generale.
Di fatti avvenuti a Palermo, siccome c'era Rosario Lo Bue, uomo d'onore della famiglia di Corleone, che era presente, che faceva finta di non sapere niente, al che, a un dato punto ci dissi: 'ma scusa, molte cose non gliele mandò a dire con il qui presente Rosario Lo Bue? Perché oggi sta facendo il...'
AVVOCATO Ammannato: Scusi, la frase... Questo ce l'ha detto.
La frase che lei dice: 'Bagarella gli ha riferito, mettiti il cartello non saccio niente', non è una frase offensiva, ingiuriosa, cioè, diversità di età, diversità di ruoli...
Cioè, non... che valutazione fece lei?
IMPUTATO Brusca G.: Io?
AVVOCATO Ammannato: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Io, in quel momento, ero d'accordo con Bagarella. Nel senso che, se qualcuno mi veniva a chiedere qualcosa che era successo fuori dalla Sicilia, io benissimo devo rispondere: non ne so nulla.
Non avevo nessun diritto di rispondere agli altri capimandamento di quello che si facesse al Nord.
Ma leggendo nella memoria di Bernardo Provenzano, la domanda era perché voleva rispondere perché lui si voleva andare a prendere il posto di Salvatore Riina.
Quindi doveva essere a conoscenza di tutto e per tutto.
E la risposta di Bagarella era quella di metterlo in difficoltà, nel senso di dire: 'tu chi sei', nel senso... 'tu puoi prendere il posto di mio cognato. Statti calmo, perché non hai nessun diritto. Fermiamoci e poi si vede'.
Cioè, in teoria, questo era.
AVVOCATO Ammannato: Sì. Può spiegare alla Corte un po' una contraddizione.
allora, c'era Provenzano che voleva prendere il posto di Totò Riina arrestato; e lei, l'altro giorno che era Bagarella che voleva prendere il posto di Totò Riina...
IMPUTATO Brusca G.: No...
AVVOCATO Ammannato: ... da cui nacque il cosiddetto raffreddamento con Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Non ho detto questo, che il...
AVVOCATO Ammannato: Cioè, può chiarire questo passaggio?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho detto che Leoluca Bagarella ha detto: 'io voglio prendere il posto di mio cognato'.
Io e Bagarella valutavamo che Bernardo Provenzano voleva andare a prendere il posto di Salvatore Riina.
E io e Bagarella, d'accordo, abbiamo ostacolato il suo pensiero, presunto progetto, le sue impressioni. Cioè, lo abbiamo ostacolato nell'andare a prendere il posto di Bernardo Provenzano.
AVVOCATO Ammannato: Non le è mai sorto a lei, o all'interno di Cosa Nostra, un sospetto, una voce che dietro l'arresto di Riina ci potesse essere Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, dietro l'arresto di Riina ci sono stati tanti sospetti. Io...
AVVOCATO Ammannato: E voi, in particolare. Lei e Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Noi, dietro l'arresto di Salvatore Riina, abbiamo avuto sempre tanti sospetti.
Poco fa stavo cercando di spiegare, nel senso che Di Maggio ha dato il suo contributo fondamentale al momento dell'arresto. Ma già c'era qualcuno che aveva dato indicazione per fare arrestare il Riina.
E non era per quello che sono, ripeto, le mie conoscenze tra fatti che sono venuti fuori in quest'ultimo periodo, non era né Bernardo Provenzano e neanche Leoluca Bagarella.
Per le mie... Però queste sono le mie deduzioni.
AVVOCATO Ammannato: Poi lei parla di questo raffreddamento che ci sarebbe stato con Bagarella ai primi di maggio '93 con il riavvicinamento, lei lo colloca - ecco, se conferma - a San Mauro Castelverde.
Quindi, conferma nell'ottobre '93? Sono andate così? Glielo dico perché, in istruttoria, all'interrogatorio ventiduesimo del 4 giugno '97, questo riavvicinamento lo colloca a Pollina.
Ecco, dove avvenne questo incontro famoso in cui lei disse a Bagarella: 'andate avanti', e vi sareste riavvicinati?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, siccome Pollina è una frazione delle Madonie, cioè un paese delle Madonie che tocca vicino al mare, siccome c'è la strada che porta sempre a Borrello. Borrello è San Mauro Castelverde, che è tutto... anche se è distante, però siamo sempre nello stesso territorio.
Ci siamo andati per motivi, non so per quali motivi, ce ne siamo andati in una campagna, in un magazzino distante da tutti i centri abitati, nella disponibilità dei Farinella.
AVVOCATO Ammannato: Ma conferma il periodo, quando era, grossomodo?
IMPUTATO Brusca G.: Settembre, ottobre, ancora era estate. Mi ricordo che io ero ancora con magliettina corta, cioè con una Polo.
Poi, strada facendo, era estate, in piena estate, che eravamo fuori sotto a un albero che parlavamo senza problemi di sorta.
AVVOCATO Ammannato: Senta, lei tra quell'incontro del raffreddamento primi maggio '93, a quest'altro, chiamiamolo riavvicinamento settembre-ottobre '93, ha incontrato Bagarella in questi sei mesi? Continuava ad incontrarlo e a frequentarlo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ci vedevamo, non è che non ci vedevamo più; ci incontravamo, parlavamo... ma fatti che non riguardavano al Nord. O perlomeno, parlavamo di fatti che mi riguardavano, che potevano interessare lui e...
AVVOCATO Ammannato: Però conferma quello che ha detto anche in dibattimento: che il pomeriggio dell'attentato a Costanzo, a Pollina, nella casa dell'avvocato Busotto, commentaste l'attentato a Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Commentammo, cioè era successo questo fatto, era successo questo fatto, non chi l'ha fatto o chi non lo ha fatto. Non... l'attentato è riuscito, cioè, non è... abbiamo commentato la fortuna del dottor Costanzo, in quanto non ha perso la vita.
Nel senso, fu fortunato in quanto al momento dell'esplosione già era passata la macchina e non si è raggiunto l'obiettivo preciso.
Nel senso, diciamo, come fortunato, come,... questo fu il momento. Ma senza scendere nei particolari, chi lo ha fatto, chi non lo ha fatto...
PRESIDENTE: Avvocato, avrei bisogno di sapere, solo per programmarci, se ha ancora molte domande.
AVVOCATO Ammannato: Gli altri argomenti... Questi sono i più grossi.
Comunque ancora ho altre domande. Però volevo finire proprio su questa fase.
PRESIDENTE: Finiamo su questa fase, poi riprendiamo...
AVVOCATO Ammannato: Se lei consentiva... Proprio a far capire... cioè, volevo domandare a Brusca: è possibile che si arrivi al maggio '93. E poi c'è un grande vuoto fino al settembre-ottobre '93, che sono proprio gli episodi di questo processo.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io con Bagarella cioè, non parliamo pi delle stragi; ma io, con Bagarella, per altri fatti mi ci incontravo.
E, o gli mandavo il bigliettino, o mi mandava i bigliettini. Non è che ci sono solo questi fatti.
Cosa Nostra era fatta di tanti altri fatti.
Poi, quando... siccome si andava avanti e dietro queste, che sembravamo due ... nel senso, diritto e dovere, senza nessun dialogo, ho deciso di affrontare l'argomento per dire: 'vogliamo eliminare tutti questi fatti? Se c'è qualcosa da...'
AVVOCATO Ammannato: Scusi, Brusca, d'accordo. Poi a ottobre abbiamo capito.
Però lei, poco fa, ha detto che avrebbe rincontrato Bagarella al villaggio Euromare, dove, dopo l'arresto Cancemi che lo chiamavate "Totò Caserma".
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Cioè, non parlavate di fatti, diciamo, esterni o patrimoniali; parlavate proprio di questo.
IMPUTATO Brusca G.: No...
AVVOCATO Ammannato: Com'è che ha saputo, anche se come dice lei, un lavoro organizzativamente lo faceva un altro. Però, una frase: 'sono sotto lavoro, sto facendo altro...', una qualunque cosa, Brusca. Non è possibile coi rapporti che lei aveva con Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, quando fu della strage di Borsellino, io non sapevo nulla il fatto operativo.
AVVOCATO Ammannato: Però la decisione e l'intenzione di farlo fuori, sì.
IMPUTATO Brusca G.: E gliel'ho sempre detto: che io sapevo che c'era...
AVVOCATO Ammannato: Allora, nel '93, sapeva...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, se mi faceva finire, glielo volevo completare la domanda.
AVVOCATO Ammannato: Certo, prego.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, la domanda di poco fa.
Io vengo a sapere della strage di Borsellino, ma non lo vengo a saperci, a cosa fatta. Però un piccolo flash ce l'ho, due tre giorni prima, tre sere prima, quando io vado per darmi, farmi dare una mano di aiuto per uccidere, per distruggere l'auto di Vincenzo Milazzo, il Biondino Salvatore mi dice: 'siano sotto lavoro'.
Però, sempre per delicatezza, io non gli chiedo quale lavoro stanno facendo.
Poi, dalla TV, vedo che era l'attentato al dottor Borsellino.
Sapevo che c'era una strage, un omicidio, una operazione in corso, però non sapevo di che si trattava.
Tanto è vero che, insieme a me, c'era Gioacchino La Barbera. E siamo stati presi di sorpresa per l'obiettivo, non per il fatto.
AVVOCATO Ammannato: Vede, lei ha detto in dibattimento che per l'attentato a Costanzo, avvennero delle contingenze, per cui dovette andare con il suo bambino in ospedale.
Lo conferma questo?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho detto che, siccome io avevo dato il parere, gli avevo messo a Bagarella il fermo, nel senso, fermiamoci in attesa di nuovi sviluppi, quando fu la sera che è successo, che successe l'attentato, fu che il bambino era caduto, si era fatto... niente. Però io poi ho trovato la scusa.
E, mentre che i giornali riportavano...
No, no, aspetti. Quando fu del Costanzo, io... Chiedo scusa, ho accavallato un ricordo.
L'indomani mattina io sono andato a Pollina e...
PRESIDENTE: Guardi, che credo che l'avvocato si riferisse a quello che ha dichiarato qui...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, io stavo chiarendo...
AVVOCATO Ammannato: E, Brusca, per completare la domanda...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, io...
AVVOCATO Ammannato: ... rappresento alla Corte che, nell'interrogatorio numero ventunesimo del 28 maggio '97, lei disse che questo episodio si riferiva alle stragi svoltesi in contemporanea. Quindi...
IMPUTATO Brusca G.: E stavo chiarendo questo punto.
AVVOCATO Ammannato: ... non a Costanzo.
Cioè, riferisce che, apprendendo dalla televisione le notizie delle stragi svoltesi in contemporanea...
IMPUTATO Brusca G.: Stavo...
AVVOCATO Ammannato: ... quindi, siamo luglio '93, decise di utilizzare determinate contingenze, quello del bambino e dell'ospedale.
IMPUTATO Brusca G.: Stavo chiarendo questo punto, stavo completando questo punto. Perché io, ripeto, ho fatto accavallamento dei ricordi.
Che io ho detto, quando fu di Costanzo e andando a Pollina per incontrarmi con leoluca Bagarella a casa dell'avvocato Musotto, prima di Cefalù incontrai un posto di Polizia, un posto di blocco.
Quindi, si può verificare... E infatti io ho detto: 'ma che ci fanno qua?'
Ancora non sapevo... No, non sapevo, dico: 'ma scusa, l'attentato fu a Roma, che vengono a fare il posto di blocco qua?'
Io lo interpretai in questa maniera. Finito.
Invece, quando fu delle stragi di... che sono state Roma e Firenze, o Milano, o Roma e Milano, non mi ricordo. Comunque due in una sera, fu in quella occasione che io ho avuto un problema con il bambino. in quanto, mentre che mia moglie gridava, in quanto il bambino pensava che si era fatto male, è sceso tutto... tutto, nel modo di dire, ma molte persone del palazzo.
E, nel frattempo, la televisione trascorreva le notizie, cioè, come di solito fa: 'attentato a Roma, a Firenze...', dov'è stato, 'così, così...', e io ero lì davanti.
Quindi, se venivo arrestato per qualsiasi motivo, potevo chiamare tutti i testimoni di quello stabile.
Però, l'indomani mattina, mi premunii di fare andare mio cognato con il bambino all'ospedale per fare certificare il ricovero del bambino.
Per poi ricordare agli eventuali inquilini il fatto che era successo e i giornali, la TV, perché io avevo la TV in cucina. E c'erano altre persone che l'avevano visto.
Dice: 'vedi che è successo, che non è successo', per dimostrare che io non c'ero.
In quanto, già nel fatto di Costanzo, dopo una settimana, si parlava della mia presenza a Roma, quando io non ci ero stato a Roma.
PRESIDENTE: Avvocato...
AVVOCATO Ammannato: Ecco, Presidente...
PRESIDENTE: ... riprendiamo...
AVVOCATO Ammannato: ... sono d'accordo con lei.
Sì, se ritiene di fare una pausa.
PRESIDENTE: Sì. Riprendiamo alle ore 15.00.
PRESIDENTE: Avvocato Ammannato, allora se vuole può riprendere.
AVVOCATO Ammannato: Grazie. Avvocato Ammannato, difensore parte civile.
Eravamo restati, Brusca, così anche la Corte... al '93, cioè dopo il cosiddetto raffreddamento che ci sarebbe stato, maggio '93, il riavvicinamento con Bagarella a Castelverde.
IMPUTATO Brusca G.: A San Mauro Castelverde.
AVVOCATO Ammannato: Settembre, ecco, quindi settembre '93.
IMPUTATO Brusca G.: Settembre, ottobre, comunque ancora...
AVVOCATO Ammannato: Sì, d'accordo, cambia poco. Ecco, e si stava parlando che nel frattempo erano successe le stragi e le avevo ricordato diciamo due differenti versioni rispetto a quel fatto di precostituirsi l'alibi con il bambino all'ospedale.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, e lei ha chiarito, ricordando meglio, che si trattava dell'occasione delle stragi in contemporanea al nord.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, le domando, ma può chiarire alla Corte questo precostituirsi l'alibi vuol dire che lei si riteneva responsabile di quanto è accaduto?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non mi sentivo responsabile. Cioè non mi sentivo responsabile, però per quello che era successo, nel senso che con l'attentato al dottor Costanzo erano venuti fuori degli indizi, non so se con le intercettazioni di via Ughetti, o non so se sotto quale indizio, le Forze dell'Ordine, a distanza di una settimana spuntava il nome e cognome mio come mandante, esecutore materiale per la strage del dottor Costanzo.
E io allora siccome questa deduzione l'ho... la prendo perché le intercettazioni di via Ughetti si individuava in Gioè, Gioè apparteneva al mandamento di San Giuseppe Jato, quindi non ci voleva chissà che cosa a poter individuare a Giovanni Brusca come mandante o esecutore materiale per la strage del dottor Costanzo.
Ma una volta che era stata fatta quella, io, essendo che pensavo che potevo essere indicato come uno dei mandanti o esecutore materiale, quantomeno prima mi risolvevo quello come esecutore materiale; quello di mandante, poi era da chiarirsi, da vedersi.
AVVOCATO Ammannato: Questo incontro con Bagarella a Castelverde: parlaste e commentaste del suicidio Gioè in carcere, luglio '93?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, il carcere di Gioè, già ne avevamo parlato qualche altra volta. In quell'occasione credo che non ne abbiamo parlato, del suicidio di Gioè.
AVVOCATO Ammannato: Lei adesso ha parlato delle intercettazioni a Palermo in via Ughetti, a Gioè e La Barbera.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Lei si è domandato come mai Gioè e La Barbera fossero sotto intercettazione ambientale? Cioè dopo chiaramente che l'apprese.
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho sempre detto che Gioè e La Barbera, notavamo che erano sotto controllo, cioè pedinati, controllati da parte della DIA o forze di Polizia di Palermo. E quindi erano sotto controllo. Automaticamente le forze di Polizia cercavano di sfruttare tutti i mezzi che avevano e che non avevano. Loro si sentivano tranquilli, via Ughetti era un posto dove loro pensavano che non potevano essere controllati.
AVVOCATO Ammannato: Senta, Brusca, lei è intelligente. La domanda è precisa. O allora, o dopo, ha mai pensato che a via Orietti (?!!!) in Palermo, dove c'era Gioè e La Barbera, fossero stati mandati... Bellini? Cioè che Bellini indirizzò le forze di Polizia su Gioè, con cui era in contatto?
IMPUTATO Brusca G.: Questo non glielo posso dire, se Bellini mandò forze di Polizia nei confronti di Gioè o di La Barbera.
AVVOCATO Ammannato: Ho visto che nel dicembre precedente, '92, non si faceva più trovare, il Bellini; e visto che mi pare, le intercettazioni, siamo proprio a gennaio, febbraio del '93: mi pare che il collegamento è molto vicino. Visto che c'era rapporti di un anno tra Bellini e Gioè.
E poi, guarda caso, vengono intercettati proprio l'abitazione dove sta Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, dottor... Avvocato, le intercettazioni di via Ughetti sono intercettazioni ambientali, e non telefoniche.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, molto più gravi, tra l'altro. Perché bisogna sapere dov'è l'appartamento, appunto.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, vuol dire che so...
AVVOCATO Ammannato: Cioè non ha pensato che fosse stato Bellini? Una domanda...
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, le domande.
AVVOCATO Ammannato: Certo.
PRESIDENTE: Poi lasci rispondere.
IMPUTATO Brusca G.: Vuol dire che le forze di Polizia sono stati bravi a pedinarli, individuare il luogo, e andarci a piazzare la microspia. E tanto è vero che sono intervenuti, per quello che poi è venuto fuori, perché si pensava che doveva succedere un attentato; e sono intervenuti.
O sennò ancora, forse, avrebbero continuato nell'ascoltare il Gioè e La Barbera.
Che poi andavano a parlare o a telefonare a Bellini, non parlavano dentro la via Ughetti, ma bensì io non mi ricordo se telefonini privati o con telefonini pubblici, cioè telefoni pubblici. Quindi io non so se il Bellini abbia messo in contatto, cioè abbia indirizzato le forze di Polizia.
I nostri primi sospetti arrivano da parte della collaborazione di Marchese Giuseppe. Da quel momento lì in poi, i due cominciarono a essere pedinati. Quindi ancora prima che collaborasse Di Maggio.
Con la collaborazione di Di Maggio, e con le intercettazioni di via Ughetti, è scattato il fermo per i due.
AVVOCATO Ammannato: Quindi lei, quando seppe del suicidio e della lettera fatta da Gioè, in cui faceva il nome del Bellini, non ha mai pensato che Gioè con quel suicidio indicasse Bellini come responsabile delle intercettazioni di via Ughetti? E quindi della cattura di Gioè e La Barbera?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, ci sono le forse di Polizia, la DIA: sanno benissimo qual è il movimento di La Barbera e di Gioè.
Io ho sempre sostenuto, e sostengo sempre, che il Bellini non ha mai - almeno per quello che so io; poi se Gioè e Bellini parlavano diversamente non glielo so dire - mai e poi mai detto: andate a fare questo o andate a fare quest'altro.
Dalla lettera che il Gioè scrisse, secondo me lui voleva indicare, nel senso che il responsabile, nel senso cioè Bellini abbia giocato un po' con noi, il Bellini ci abbia inculcato in testa, il Bellini ci abbia fatto venire queste idee; e noi volutamente o involutamente siamo caduti in questa trappola.
Per me, Bellini non è mandante di nessun genere. Però se lui è venuto con un doppio fine, e c'è riuscito, questo... alla sua coscienza.
Ma non posso dire che Bellini abbia avuto un patto con noi o con chi per lui.
AVVOCATO Ammannato: La domanda era diversa, la domanda era diversa. E quindi ha risposto...
IMPUTATO Brusca G.: Io non penso di avere capito la domanda. E rispondo...
AVVOCATO Ammannato: Questo riguardava collegamento di suicidio Gioè, in carcere, luglio '92: se il nome Bellini fosse fatto perché fosse stato il Bellini a indirizzare le forze di Polizia su Gioè e La Barbera. E lei ha risposto...
IMPUTATO Brusca G.: No, non lo so.
AVVOCATO Ammannato: Le faccio un'altra domanda. Lei ha mai pensato personalmente che Bellini si stesse infiltrando per l'arresto di Totò Riina, il quale avvenne appunto il 15 gennaio '93?
IMPUTATO Brusca G.: No, non l'abbiamo mai pensato, perché Bellini non ha mai fatto una domanda. Erano deduzioni, interpretazioni di qualche parola che diceva lui. Nel senso, quando ti butto l'amo, di stare attenti che il territorio di San Giuseppe Jato, Altofonte e Piana, è sotto controllo; state attenti di qua e state attenti di là.
Però, noi li prendevamo come messaggi che lui ci portava come primizia, che state attenti. E abbiamo notato: ma può darsi che lui vorrebbe venire, che vuole che gli dassimo la competenza per fare arrestare a Salvatore Riina?
Pure questo abbiamo pensato. Però non c'è stato mai la possibilità che il Bellini si infiltrasse con... con noi. Cioè con Gioè Antonino.
AVVOCATO Ammannato: Quindi avete pensato, però, che potesse anche infiltrarsi. Infatti lo disse nell'interrogatorio del 19 giugno '97; disse che avete anche pensato che fosse uno che si voleva infiltrare, e che si stesse attivando per favorire l'arresto di Riina Salvatore.
IMPUTATO Brusca G.: Ma erano pensieri, dubbi. Cioè non capivamo la presenza di questa persona in Sicilia.
AVVOCATO Ammannato: Quindi lei personalmente esclude un qualunque attivamento da parte del Bellini per l'arresto di Riina? Cioè, dietro l'arresto di Riina, non c'è né Bellini, né involontariamente un Gioè o La Barbera, lei?
IMPUTATO Brusca G.: No, completamente, lo escludo nella maniera più categorica.
AVVOCATO Ammannato: Sempre a Castelverde, quindi dopo, nel cosiddetto riavvicinamento, lei ha affermato che aveva pensato di riavvicinarsi a Bagarella; altrimenti sarebbe potuto sfociare in uno scontro armato.
Conferma questa...?
IMPUTATO Brusca G.: Confermo. Cioè che i malumori, un malumore oggi, un malumore domani, un altro malumore domani, cioè più avanti si andava, si andava alla rottura. Quindi, non è che si andava al bene.
A un dato punto, è nata la determinazione per dire: vogliamo chiarire.
Perché non è che... se più andava, più andavamo avanti con i malumori... I malumori portano sempre male, perché poi le interpretazioni, i dubbi cominciano a essere tanti. Allora, meglio chiarire che andare, continuare in quel... in quel versante.
AVVOCATO Ammannato: Brusca, il confronto armato. Cioè lei su quali forze poteva contare, rispetto a Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, guardi, ognuno... poteva essere una persona, potevano essere due, dieci. Dipende come si... si verificavano i fatti. Non è che avevamo esercito o chissà quali persone.
Ci potevano essere tanti... dei fatti. Ma siccome allo scontro armato non ci sono... non è mai arrivato, il pensiero; io ho detto più volte che se non si andava allo schierame... cioè al chiarimento, si poteva anche andare a uno scontro armato. Come poteva essere uno scontro armato con diverse persone, come poteva essere frontale, tra me e lui. Questi sono poi effetti che possono venire se non c'era stato il chiarimento.
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma siccome - può chiarire alla Corte? - siccome ha parlato le altre volte anche di un possibile scontro armato con Bernardo Provenzano...
IMPUTATO Brusca G.: Se il... in cosa nostra non si va a chiarimento, non si va ognuno di noi a prendersi il controllo, e, ripeto, cominciano a nascere dubbi, problemi; tanto è vero che io in un incontro, il primo incontro dopo l'arresto di Leoluca Bagarella, in base ai segnali che noi avevamo avuto e sotto un fatto specifico - cioè l'eliminazione, la scomparsa di Pieruccio Lo Bianco - parlando con Vito Vitale, Messina Denaro Matteo, con Sinacori, con Nicola Di Trapani...
AVVOCATO Ammannato: D'accordo, l'ha già detto, Brusca volevo...
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa.
AVVOCATO Ammannato: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, prevedendo, io ripeto ero tranquillo, tranquillissimo, però dice: no no, vacci, sennò ci vediamo noi... vacci così, vacci in quella maniera.
E mi sono premunito, e ci sono armato.
Ma tanto è vero che io, subito, appena ho visto che la situazione per come prevedevo era tranquilla, subito ho licenziato chi mi aveva accompagnato. E da lì, da lì in poi, tutto diventò normale.
Anche se sotto banco ci controllavamo a vicenda.
AVVOCATO Ammannato: Brusca, se può chiarire questa contraddizione alla Corte. Siamo appunto nel periodo del '93, quindi. E lei parla che c'è stato questo raffreddamento col Bagarella, che poteva sfociare in uno scontro armato contro Bagarella.
AVVOCATO Ammannato: E nel contempo...
IMPUTATO Brusca G.: E così ho...
AVVOCATO Ammannato: Aspetti, la contraddizione sta qui. Parla che lei e Bagarella eravate uniti, a contrastare Provenzano che voleva prendere il posto di Riina, dopo l'arresto di Riina. Cioè non si capisce. Sono scontri armati contro Provenzano? Contro Bagarella? Cioè se chiarisce questo punto.
IMPUTATO Brusca G.: No... Avvocato, no. Avvocato, se lei mette tutte le cose insieme, è come dice lei.
Ma se io le dico il periodo in cui il Bernardo Provenzano vuole emergere - siamo dopo l'arresto di Riina, ancora le stragi devono cominciare - è che io e Bagarella, ancora prima di lasciar... del raffreddamento, abbiamo questo obiettivo: di bloccare Bernardo Provenzano, in quanto vuole emergere al posto di Salvatore Riina. E questo, siamo a marzo-aprile, cioè questo periodo.
Poi con questo, avendo bloccato già Bernardo Provenzano, io e Bagarella strada facendo, dopo il fatto di Costanzo, io mi comincio a raffreddare, cioè comincio ad avere gli umori un po' negativi nei confronti di Bagarella.
Ma comunque questo non significa che io subito vado a scontro a fuoco, a guerra.
Ho detto: si poteva anche arrivare a questo punto.
E strada facendo, strada facendo parlavamo. Però parlavamo proprio lo stretto necessario; ognuno a modo suo.
A un dato punto prendo l'iniziativa e dico: dobbiamo chiarire questi fatti, sennò qua si arriva allo scontro a fuoco, se non si chiariscono i fatti.
E gli ho detto che siamo arrivati, o dovevamo arrivare, c'è stato già un sintomo tra me e Bagarella.
Dopo che viene arrestato Bagarella, poi io riprendo i contatti con Bernardo Provenzano. Riprendo i contatti con Bernardo Provenzano e, il primo incontro dopo l'arresto di Bagarella, ci vado armato, per come ho spiegato poco fa.
Però poi, nel tempo, tutto diventa normale; però, anche se controllavo, per quello che potevo, tutti i suoi movimenti. E credo lui facesse la stessa cosa.
AVVOCATO Ammannato: Torniamo a...
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, spero di essere... avere chiarito un po' i passaggi.
AVVOCATO Ammannato: Faccio domande proprio per chiarire. Torniamo a settembre-ottobre del '93, riunione a Castelverde con Bagarella. Lei ci ha detto anche stamattina che poi voleva un faccia a faccia con il Ganci, per chiarire quel precedente raffreddamento.
Ora, appunto, le dico che, Ganci, era impossibile questo confronto, perché era arrestato già, da due o tre mesi era detenuto.
Come spiega questo fatto? Non fu arrestato nel giugno '93, Ganci?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, avvocato, io non gli ho detto che fu in quella data. Gli ho detto che a un dato punto, prima delle stragi, non mi ricordo quando, è successo che il Bagarella mi disse che io con lui facevo un discorso e che con Raffaele Ganci ne facevo un altro. Gli ho detto: 'Chiamiamolo, e facciamo questo confronto', nel senso che vediamo se io non gli ho detto questa frase, a Raffaele Ganci.
Questo, ma può darsi che sia successo prima. Però uno dei fatti, uno dei motivi di raffreddamento, è stato anche questo.
E io l'ho detto, anche nel mese di settembre-ottobre, è accaduta tutta una serie di fatti: anche questo.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, nel settembre-ottobre '93, può chiarire qual era la linea stragista che volevate portare avanti, nel discorso a Castelverde tra lei e Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: No, la linea stragista era... come fatti di stragi c'erano solo quelli dal nord.
E, come ultimo fatto, era successo quando io gli dico: 'Vai avanti, visto dove sei arrivato'.
Però c'era un fatto, un fatto importante: che a Partinico, cioè a Balestrate, mandamento di Partinico, era successa una scomparsa. E gli uomini d'onore di Partinico si erano rivolti a me per sapere questo fatto. Io già sapevo come erano andati i fatti, e so che si cercava di potermi fare girare, nel senso che io dovevo rispettare le regole.
Al che, questo è uno dei motivi. Poi, c'era problemi che io stavo portando un traffico di droga, e che io gli passai la preferenza, e lui mi ha detto di no, dice: 'No, non sono interessato'. E io ho continuato.
C'erano tanti piccoli di... fatti di cosa nostra a...
AVVOCATO Ammannato: Sì, ma la mia domanda è specifica. Cioè nel... sempre in questa riunione a Castelverde settembre-ottobre '93, parlavate sempre dell'abolizione del 41-bis? Più, far uscire le persone dal carcere?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato...
AVVOCATO Ammannato: Più, che i beni sequestrati dovevano essere sostituiti? Cioè glielo ricordo perché nell'interrogatorio del 19 giugno del '93, disse che in questa appunto riunione col Bagarella, in cui lì gli disse che la linea era sempre di andare avanti, ecco, e ha specificato quali erano gli obiettivi dell'ottobre '93, ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, adesso se lo può ricordare.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, quando io gli dico a Bagarella 'a che punto sei?', dopo avere chiarito tutta una serie di fatti nostri, i motivi per andare avanti erano sempre quelli. Cioè cercare le persone per andare a contatti con lo Stato, per portare avanti un vecchio progetto che noi pensavamo che già era attivato.
Quindi, anche in quell'occasione, all'ultimo momento, con Bagarella gli dico: 'Ma a che punto sei?'. E 'andiamo avanti, per quello che tu già hai fatto'.
AVVOCATO Ammannato: Quindi è chiaro che Bagarella gli comunicò che Bagarella voleva andare avanti?
IMPUTATO Brusca G.: Non lo comuni... Lui mi ha detto che stava andando avanti, e io gli consigliai di andare avanti pure.
AVVOCATO Ammannato: Quindi anche lei era d'accordo, e diede il suo assenso, consenso ad andare avanti.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, visto che già aveva fatto tre, quattro stragi, non so quante ne erano state fatte, che non mi ricordo, dico: 'Ma a che punto sei?'. Ci dico: 'Non ti fermare più, cioè ormai non è che ti puoi fermare a metà. O continui... Perché tu, quello che hai fatto non vale niente; o continui, in maniera che... per poter poi arrivare, portare a buon fine il tuo progetto, quello che tu hai in mente. Se hai in mente un progetto'.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, poi dopo lei ha detto che c'è questo riavvicinamento. Ci sono queste riunioni, poi, che sono state a Castelverde, poi a Salemi, a Misilmeri, e a Borgo Molara.
In tutte queste riunioni con Bagarella, è mai possibile che non gli ha fatto nessun accenno dell'attentato allo Stadio Olimpico?
IMPUTATO Brusca G.: Non me l'ha fatto.
AVVOCATO Ammannato: Eppure eravate riappacificati.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, ma, beh, signi... Appacificati, significa che tutto quello che lui faceva me lo doveva dire? O tutto quello che facevo io glielo dovevo dire a lui? Guardi, non... non c'è... ogni mattina c'era il registro: sai, ho fatto questo, questo e quest'altro.
Ognuno si teneva le cose sue.
AVVOCATO Ammannato: Lei dice, e ha affermato, Brusca, che seppe dell'Olimpico come primizia da Gaspare Spatuzza. E siamo grossomodo novembre-dicembre '95.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: In occasione, di un collaboratore, e varie volte anche negli interrogatori istruttori, una volta che dice Romeo Pietro, una volta dice Scarano, comunque parlava di questo fatto.
Ora, le faccio presente che Scarano comincia a collaborare nel febbraio '96: tre mesi dopo. E quindi è impossibile questo che lei ci rappresenta. Come può chiarirlo alla Corte?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io non ho detto... Non so chi stava collaborando. Io ho detto, le prime parole sono state e confermo questo, poi le altre sono state deduzioni; forse io mi devo togliere il dub... il vizio di levare... di dare le mie deduzioni per aiutare.
Io ho detto che in occasione che c'era un collaborante di giustizia, non so chi era, in quell'occasione il Gaspare Spatuzza pronunziò queste parole, dice: 'Ora viene fuori questo fatto'. Che sarebbe la primizia che dicevo, per la prima volta che io sentivo parlare di questo fatto, che sarebbe l'attentato allo Stadio Olimpico.
Poi, non mi ricordo di aver detto se stava collaborando Scarano, o se c'era qualche altro collaborante, non glielo so dire. Però fu in attesa che stava collaborando qualche nuovo collaborante, ed era a conoscenza di questo particolare.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, lei ha affermato che secondo lei l'esplosivo per le stragi del '93 fu fornito da Lo Bianco, che mi pare era capomandamento a Misilmeri.
Può spiegare alla Corte? Questo lo affermò... cioè può confermare questo particolare? Interrogatorio numero 22 del 4 giugno '97.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, siccome a me molto esplosivo che mi è servito per i piccoli attentati nel territorio di San Giuseppe Jato me l'ha fornito Pieruccio Lo Bianco, io ho detto che per me l'esplosivo per il nord era la stessa fonte. In quanto Giuseppe Lo Bianco poteva... cioè Giuseppe Graviano, ne poteva disporre, in quanto il mandame... il paese di, no mandamento, il paese di Misilmeri era nella disponibilità di Giuseppe Graviano Quindi lui poteva fare e sfare quello che voleva.
E, ripeto, ho detto sempre per mia deduzione, perché io ricevuto esplosivo da Misilmeri, l'esplosivo per commettere gli attentati al nord per me viene da Misilmeri. Però, l'unica prova, l'unico fatto certo è che per... Piero Lo Bianco mi ha fatto avere l'esplosivo per, io, commettere i vari attentati ai cosiddetti "progressisti" del mandamento di San Giuseppe Jato.
AVVOCATO Ammannato: Per sua diretta conoscenza, qual era la provenienza degli esplosivi in cosa nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Per mia diretta conoscenza, sono quello granuloso che io adoperato, metà, per la strage di Capaci, da una cava di un parente mio, tale Franco Piediscalzi, che lavorava alla ... (?).
L'altra metà, è stata adoperata... che è stata adoperata sempre per la strage di Capaci, me l'ha data Salvatore Biondino.
Quella per il mancato attentato al dottor Pietro Grasso, me l'ha dato sempre Salvatore Biondino. Quello che poi è stato rinvenuto in Contrada Giambascio.
E poi, molto esplosivo che io ho adoperato per i piccoli attentati nel territorio di San Giuseppe Jato, è proveniente di Misilmeri, che mi faceva avere Giuseppe "Pieruccio" Lo Bianco.
E poi quella gelatina, contro Contorno Salvatore, dove non esplose.
AVVOCATO Ammannato: Ma erano acquisti di cosa nostra, o erano provento di furto di cosa nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, se era furto non glielo so dire. Io le posso dire che quello che... a me, me l'hanno dato. Se poi l'hanno rubato, non glielo so dire.
AVVOCATO Ammannato: No, no, ma dico, cosa nostra l'acquistava? Cioè le pagava, le trovava sul mercato? Cioè come era questa provenienza di questi esplosivi?
IMPUTATO Brusca G.: Gliel'ho detto. Quello che mi dava il mio parente, alla cava Modesto, me lo regalava. E non ho pagato neanche una lira.
Se poi Pieruccio Lo Bianco o Biondino Salvatore l'hanno pagato, non glielo so dire. Penso di no. Però... non ero presente. A me me lo davano, quindi non so se l'hanno pagato o meno. O era provenienza di furto.
AVVOCATO Ammannato: Quindi, poi, siamo già nel '94, quando lei dà la gelatina per Contorno a Bagarella. E arriviamo all'arresto di Bagarella: giugno del '95, l'anno dopo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Lei dice, successivamente rincontra Provenzano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, nel '95-'96, prima del suo arresto - 20 maggio - quante volte ha incontrato Provenzano, e dove?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho incontrato nella zona di Marineo, quattro, cinque, sei, sette volte.
AVVOCATO Ammannato: In quel periodo ha incontrato anche Matteo Messina Denaro? Dopo Dattilo. Siamo novembre-dicembre, ci ha spiegato, e poi siamo anche agli inizi del '96.
IMPUTATO Brusca G.: Io... io ho incontrato Matteo Messina Denaro nello stesso perio... quasi nello stesso periodo che incontravo Bernardo Provenzano.
Bernardo Provenzano lo incontravo a Marineo.
A Matteo Messina Denaro lo incontravo nel trapanese: o a Salemi, o a Dattilo, o... nelle campagne di Salemi. E poi a Erice.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, in tutti questi incontri che possiamo dire a tre, adesso non so se fisicamente, oppure diciamo lei con Matteo, lei con Bernardo Provenzano, parlavate del processo in corso a Firenze? Questo delle stragi?
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVVOCATO Ammannato: Avete stabilito una linea difensiva?
IMPUTATO Brusca G.: No, con Bernardo Provenzano mai.
AVVOCATO Ammannato: E con Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: No. Perché in base alle dichiarazioni dei collaboranti il Matteo Messina Denaro diceva che era tutto rovinato, lui, i suoi amici. Dice: 'Ma se... caso che gli tolgo pure l'avvocato, quindi non mi voglio fare difendere' dice 'neanche voglio spendere questi soldi'.
Quindi l'argomento è stato preso sotto questo profilo.
AVVOCATO Ammannato: Anche lei era imputato come concorrente e mandante in questo processo. Non avete mai - queste tre persone, ripeto - affrontato il problema che vi aspettava qui, al processo delle stragi, di Firenze?
IMPUTATO Brusca G.: Ma io, guardi, non... fino al momento del mio arresto, avevo nominato, non mi ricordo se avevo nominato o non l'avevo fatto, la nomina per il mio avvocato difensore in questo processo. Ma non ricordo di avere fatto nomina, perché io ... avevo difficoltà.
Ma ero già nella stessa linea d'onda di Matteo Messina Denaro, di eliminare sia... tutti gli avvocati. Perché non avevo più che farmene, degli avvocati.
AVVOCATO Ammannato: Non avete cercato - lei, Provenzano, Matteo Messina Denaro - di intervenire direttamente o indirettamente sul processo qui in corso a Firenze? Come era già avvenuto precedentemente per tutti i processi, cioè non è una cosa nuova insomma.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, noi dobbiamo partire che il periodo in cui si interveniva sui... sulle varie Corti che si facevano, erano periodi molto più tranquilli, non c'erano collaboranti, che erano fondate su rapporti di Polizia, piccoli indizi. Quindi, non c'era nessun tipo di problema.
Ma man mano che venivano i collaboranti, e più collaboranti c'erano, ma a quale magistrato, a quale Presidente, a quale persona andavamo a disturbare dietro tanti fatti, dopo tanti riscontri? A chi dovevamo andare a disturbare, quale persona dovevamo disturbare? Uno.
Due. Se era un fatto siciliano, riuscivamo a pilotare e a toccare. Ma a Firenze, per quelle che sono le mie conoscenza, sì, c'è qualche siciliano, ma non al punto di poter arrivare un magistrato, un giudice a latere, un... un giudice popolare. Cioè non l'abbiamo mai pensato; almeno io, non l'ho mai pensato.
AVVOCATO Ammannato: E voi come imputati, cioè, come pensavate di difendersi, lei o il Provenzano o il Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma io...
AVVOCATO Ammannato: Avevate una linea di difesa vostra?
IMPUTATO Brusca G.: Ma io che dovevo più difendermi? Che ero, ero già imputato al Maxiprocesso, imputato con le dichiarazioni di Di Maggio, imputato alla strage di Capaci, che ne dovevo fare più dell'avvocato? Cioè non mi serviva più. Ero... Se non venivo arrestato, la mia intenzione era quella di togliere tutti gli avvocati e non badare più a questo tipo di difese.
AVVOCATO Ammannato: Cioè una rassegnazione sua? Per capire.
IMPUTATO Brusca G.: Mah, avvocato, io sfido chiunque a mettersi al mio posto, quale bravissimo e intelligentissimo avvocato sarebbe riuscito a poter avere un'assoluzione o qualche cosa, nei miei confronti.
AVVOCATO Ammannato: Allora chiarisco ancora la mia domanda. Avete pensato - Bernardo Provenzano, o lei, o Matteo Messina Denaro - di continuare la...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti.
AVV. Cianferoni: Scusi, Presidente.
AVVOCATO Ammannato: ... strategia di minaccia, cioè far trovare bombe o altre cose?
AVV. Cianferoni: Sono l'avvocato Cianferoni. Io posso interloquire telegraficamente, non me ne voglia avvocato Ammannato.
PRESIDENTE: Prego.
AVV. Cianferoni: Non so se sia io ufficiato oggi per la posizione di Provenzano, però so che è ufficiato, se non sbaglio, fiduciariamente il collegato e amico Marco Passagnoli. Mi sembrano domande...
PRESIDENTE: Il collega?
AVV. Cianferoni: E amico, personale mio, Marco Passagnoli. Quindi, siccome il signor Provenzano un difensore fiduciario ce l'ha, mi sembrano domande, insomma, sgradevole. Per carità, poi la Corte ne valuterà la rilevanza e quant'altro.
PRESIDENTE: Avvocato, ma una parte civile ha diritto di fare le sue domande.
AVV. Cianferoni: Certo, certo. No, ma siccome oggi non c'era il collega.
PRESIDENTE: Se non c'è, avvocato, è un affare suo. Sapeva che l'udienza c'era...
AVV. Cianferoni: Ci mancherebbe.
PRESIDENTE: ... perché avevamo nominato sostituto, quindi. Io, piuttosto, ho perso il filo della domanda.
AVVOCATO Ammannato: La domanda era: se in quel periodo pensavano, qualcheduno, sempre a livello anche di semplice ideazione, di continuare, visto che era continuata fino al '94-'95, una linea di minaccia, o strategia di minaccia? Cioè, far trovare per esempio una bomba a mano, così, a Firenze o in altri posti. Cioè, continuare su qualcosa per dare una risposta diciamo vostra al processo qui delle strade a Firenze?
IMPUTATO Brusca G.: Io gli posso rispondere in prima persona. Le intenzione degli altri non lo so, perché io di questi progetti con gli altri non ne ho parlato, né con Provenzano, né con Messina Matteo Denaro. Io non ho mai pensato né di intimorire, né di fare un'azione del genere al processo perché, ripeto, non potevo avere nessun beneficio, anzi, potevo solo peggiorare.
Se gli altri lo hanno pensato, o hanno pensato diversamente, questo non glielo so dire. Io gli posso dire che mia intenzione, se non facevo il passo di collaborazione, o non venivo arrestato, era quello di togliere gli avvocato ma sia di qua, sia di Capaci. Tutti gli avvocati. Non mi interessava più nessuna difesa.
Degli altri non gli posso rispondere, non conosco le intenzioni degli altri.
AVVOCATO Ammannato: Avete parlato, discusso come riorganizzare Cosa Nostra, tra lei, Bernardo Provenzano, Matteo Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma non c'era bisogno di come riorganizzare perché l'organizzazione c'era. C'era semplicemente di, man mano che si andava avanti, di poter occupare quegli spazi vuoti che man mano nelle varie famiglie si andavano sempre più svuotando.
AVVOCATO Ammannato: Ecco, io ho terminato. Pregherei solo, ma questo a livello istruttorio, la richiesta chiaramente su quei verbali di interrogatorio che ho rappresentato una dichiarazione difforme, che sono il numero 18, 19, 21, 22, 23 e 24. Chiederei l'acquisizione chiaramente al dibattimento. Sono verbali...
PRESIDENTE: Benissimo. Chi interviene?
AVVOCATO Ammannato: Dopodiché chiederei - ma questo mi pare ovvio come parte civile - penso che anche questo... verbali delle deposizioni Brusca vengano anche trasmesse alla locale Procura per una valutazione di quanto dichiarato. Grazie.
PRESIDENTE: Bene. Per cortesia, chi prende la parola? Ci sono altre parti civili che vogliono intervenire? No. Prego.
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio.
AVVOCATO Li Gotti: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Florio: No.
AVVOCATO Li Gotti: Presidente, mi scusi. Come difensore di Brusca penso che spetti a me prendere la parola.
PRESIDENTE: Avvocato, prego.
AVVOCATO Li Gotti: Ho chiesto io l'interrogatorio. E' stata fatta una richiesta.
PRESIDENTE: Prego.
AVVOCATO Li Gotti: Perché è superata dalla richiesta del Pubblico Ministero.
PRESIDENTE: Certo, certo, avvocato.
AVVOCATO Li Gotti: No, no, per rispondere... No, per la Corte, per rispondere al collega.
Signor Brusca, un argomento appena sfiorato in questa sede...
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia, dovrebbe sedersi perché i nostri microfoni allontanano troppo dalla possibilità di captare la sua voce.
AVVOCATO Li Gotti: Bene, avvocato Li Gotti.
Signor Brusca, un argomento appena sfiorato in questa sede, ma sul quale lei dovrebbe ulteriormente dare delle delucidazioni, è quello relativo ad una imputazione di calunnia che lei ha ricevuto. E' vera questa circostanza e quando?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io ho avuto una denunzia per calunnia nel mese di ottobre, da parte della Procura di Pale...
PRESIDENTE: Quale anno?
IMPUTATO Brusca G.: '86. '96, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Ottobre '96.
IMPUTATO Brusca G.: Ottobre '96.
PRESIDENTE: Per che cosa?
IMPUTATO Brusca G.: Perché io, quando cominciai a collaborare con le autorità competenti, avevo accusato mio fratello Enzo, ma con il suo accordo, di accusarsi di un omicidio per scaricare l'amico mio Vitale Vito, uomo d'onore della famiglia di Partinico. E avevo discolpato un tale Francesco Di Piazza, sempre dalle accuse di omicidio. E questo per quello che mi riguarda.
Poi ho fatto, sempre sotto richiesta dei magistrati, dice: 'racconti l'omicidio Bongiorno'. E io raccontai l'omicidio Bongiorno, avvenuto a Castellammare e dicendo che io avevo partecipato e chi non aveva partecipato. E assieme a me ha partecipato Baldassare Di Maggio. Cioè nel senso che a commettere quell'omicidio eravamo stati io, Salvuccio Madonia e Baldassare Di Maggio e assieme ad altri personaggi di Castellammare.
Poi la presenza di Contorno in Sicilia e l'attentato, la strage Chinnici, dove io avevo tirato, ho tirato in ballo, per quelle che sono le mie conoscenze, Di Maggio Baldassare.
Poi c'era il fatto che io, capendo che avevo lì davanti un grosso ostacolo, che era Di Maggio, nel senso che aveva una grossa credibilità e che io cercavo in qualsiasi modo di poterla utilizzare per il rancore che c'avevo, ma più che altro era per quello che poi stava succedendo. Quindi io cercavo in qualsiasi modo di poterlo screditare.
Poi c'era che io avevo detto che avevo viaggiato assieme all'onorevole Violante sull'aereo...
AVVOCATO Li Gotti: Scusi, signor Brusca. Io stavo parlando delle imputazioni per calunnia.
IMPUTATO Brusca G.: E tutti questi me li hanno contestati, avvocato.
AVVOCATO Li Gotti: Il problema Violante non fa parte...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, l'aereo, aspetti.
AVVOCATO Li Gotti: Sì, certo. Ora gliela farò la domanda, perché non fa parte delle imputazioni di calunnia.
IMPUTATO Brusca G.: Siccome mi è stato contestato in quella sede, lei non c'era e me la ricordo che è stato che... mi hanno detto che sull'aereo io non c'ero. Invece io sull'aereo c'ero.
AVVOCATO Li Gotti: Sì. Del fatto Violante ora ne parliamo un attimo.
IMPUTATO Brusca G.: Va bene.
AVVOCATO Li Gotti: Aveva ricevuto l'imputazione per calunnia per questi episodi che lei ha citato.
IMPUTATO Brusca G.: E che io avevo calunniato anche Di Maggio. Cioè, non solo mio fratello, ma avevo calunniato anche Di Maggio.
AVVOCATO Li Gotti: Per la questione della strage Chinnici.
IMPUTATO Brusca G.: In particolar modo per la strage Chinnici e per l'omicidio Bongiorno, perché la presenza di Contorno l'ha ammesso. Infatti dissi: 'come mai questi li ha messi e li altri due non li aveva messi?'
E il particolare è che Di Maggio, quel che racconta sulla strage Chinnici, non lo racconta come sua presenza attiva, ma come se l'avesse preso di Bernardo Brusca, perché Di Maggio racconta per la strage Chinnici, però racconta come se lo sa da Bernardo Brusca. E invece lui lo sa per conoscenza diretta. Questo io poi l'ho saputo dopo.
AVVOCATO Li Gotti: Quindi di queste imputazioni, di questi fatti di calunnia che le vengono attribuiti...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: ... lei si è riconosciuto responsabile, per quanto riguarda gli omicidi falsamente attribuiti a suo fratello...
IMPUTATO Brusca G.: E io ho...
AVVOCATO Li Gotti: Sì, aspetti un secondo. Degli altri non si ritiene responsabile?
IMPUTATO Brusca G.: Nella maniera più categorica.
Gli unici fatti che io mi sento responsabile, sono il fatto di Vitale e di Di Piazza. Tutto il resto li ho confermati, li ho spiegati e insisto sempre perché i fatti sono per come io racconto. Quindi non mi sento responsabile.
AVVOCATO Li Gotti: Senta, parliamo ora del fatto Violante. Da più parti si è detto, si è scritto e quindi ne è anche a sua conoscenza, che lei avrebbe inventato questa storia riguardante un viaggio che avrebbe fatto insieme all'onorevole Violante da Palermo a Roma, o viceversa.
Lei ha mai detto cose del genere ai magistrati?
IMPUTATO Brusca G.: Nella maniera più categorica no. Io semplicemente, dopo le dichiara...
AVVOCATO Li Gotti: Aspetti un secondo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Lei non ha mai detto nulla di questo fatto?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, mai.
AVVOCATO Li Gotti: Ci fu qualcheduno che lo disse al posto suo questo?
IMPUTATO Brusca G.: Poi ho saputo che Monticciolo Giuseppe abbia raccontato delle sue verità ai magistrato. Uno.
Poi io, questo progetto era quando io ero latitante, con l'ex mio avvocato Vito Ganci.
AVVOCATO Li Gotti: Quando lei parlò di questo fatto con i magistrati, fu per spiegare cos'era in effetti accaduto e dopo alcune dichiarazioni rese alla stampa da un suo precedente difensore?
IMPUTATO Brusca G.: Il mio... Io comincio a collaborare. Non so per quale motivo il mio ex difensore esce alla stampa e comincia a fare delle dichiarazioni. Da quelle dichiarazioni i magistrati sono venuti da me e mi hanno chiesto se io sapevo e se ero in condizione di potere spiegare i fatti.
A che ho risposto che sapevo e ho spiegato i fatti.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè che lei da latitante aveva questo progetto.
IMPUTATO Brusca G.: Avevo un progetto in mente, di potere fare un qualche cosa, ispirandomi al caso Di Maggio. Ma erano solo progetti: uno pensa, si sente attaccato da parte dei collaboranti, si deve cercare come meglio si poteva difendere. Ma questo siamo al processo Agrigento.
AVVOCATO Li Gotti: Il processo Agrigento, è il capolista di un...
PRESIDENTE: E' terminato, se non mi sbaglio?
AVVOCATO Li Gotti: Sì, sì, è terminato.
PRESIDENTE: In I Grado.
AVVOCATO Li Gotti: In I Grado. Anzi, a proposito, visto che stiamo parlando del processo Agrigento.
Lei in quel processo è stato condannato?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono stato condannato a 17 anni, con l'articolo 8 che riguarda i collaboranti di Giustizia. Quindi penso che sono stato ritenuto credibile.
AVVOCATO Li Gotti: Lei era stato condannato in I Grado all'ergastolo per l'omicidio di Ignazio Salvo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: In Appello com'è andato il processo?
IMPUTATO Brusca G.: A 20 anni e 4 mesi.
AVVOCATO Li Gotti: Le hanno riconosciuto delle attenuanti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Attenuanti generiche e l'altro che lei lo sa spiegare tecnicamente meglio.
AVVOCATO Li Gotti: Al processo di Capaci lei è stato condannato?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono stato condannato a 26 anni, però non... per carità, io non voglio commentare la sentenza. Aspetto la sentenza per vedere perché sono stato condannato a 26 anni. Comunque mi hanno dato anche le attenuanti.
Penso che abbia influito molto che io in aula abbia detto il nome di Di Maggio e Di Matteo e La Barbera in quanto sapevo che dovevano... volevano fare i morti in Sicilia e credo che quello abbia influito molto, che allora il dottor Tescaroli mi ha ritenuto come se io volessi minare la credibilità dei collaboranti.
Io fino ad ora ho detto che quello che questi signori hanno detto è la verità, almeno per quello che mi risulta. Però un fatto è la verità e un altro fatto è che volevano venire in Sicilia per fare i morti. Sempre questo ho detto.
Ed è stato cambiato come se io volessi screditare i collaboranti. Avvocato, penso che fino ad ora, a forza di spiegarlo che io non voglio minare completamente la credibilità dei collaboranti. Ma io ho sempre detto, in base alle mie conoscenze e fatti che conoscevo, questi tre si stavano organizzando per venire a uccidere un'altra volta in Sicilia. E credo che i fatti mi abbiano dato ragione.
AVVOCATO Li Gotti: Questo lo dirà la Magistratura.
Parliamo dei fatti. E parliamo del 15 gennaio 1993, arresto di Totò Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: La mancata perquisizione dell'appartamento in cui visse Totò Riina, è un fatto a sua conoscenza? Era a sua conoscenza quel giorno?
IMPUTATO Brusca G.: Il fatto della mancata perquisizione a casa di Salvatore Riina è un fatto a mia conoscenza. In quanto sono stato l'autore di fare prelevare moglie e figli da casa di Salvatore Riina per farli arrivare a Corleone, con il Gioacchino La Barbera e con Gioè Antonino. D'accordo con Giovanni Sansone, il genero di Salvatore Cancemi.
AVVOCATO Li Gotti: Il rapporto Gioè-Bellini è un fatto a sua conoscenza.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Il rapporto che aveva Bellini con altre persone è un fatto a sua conoscenza, oppure lei ignora con chi possa essere in contatto Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: No, io, come sempre, penso di avere spiegato con chiarezza che noi pensavamo che Bellini avesse dietro a qualcuno. Però che erano politici, magistrati, Carabinieri, non lo so. E noi davamo la definizione Servizi Segreti. Servizi Segreti, Servizi Segreti. Non lo guardavamo per una persona normale, che stava venendo di sua iniziativa in Sicilia a venirci a offrire tutte queste garanzie. Che è Babbo Natale che arrivo e ti voglio fare subito questo bene?
Quindi noi vedevamo il Bellini una persona strana, da verificare a chi apparteneva e chi non apparteneva. Ma ci interessava ben poco, perché se noi a un dato punto i risultati non ci davano frutti, o lo avremmo eliminato - come nell'intenzione c'era - o avremo tagliato i punti. Per come poi è stato fatto nel '94.
AVVOCATO Li Gotti: Parliamo di un altro fatto. Lei ha riferito che Totò Riina confidò con l'espressione: 'si sono fatti sotto'.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Lei sa, o sapeva all'epoca, con chi Totò Riina aveva avuto e chi si era fatto sotto?
IMPUTATO Brusca G.: No. Sapevo che aveva avuto contatti con personaggi, però non so con chi.
AVVOCATO Li Gotti: Questi sono i fatti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Questi fatti lei li ha dichiarati in quest'aula per la prima volta, o è già accaduto in altre occasioni, dibattimentale, o nel corso delle indagini...
IMPUTATO Brusca G.: L'ho dichiarato in fase preliminare, indagini preliminari e in fase dibattimentale.
AVVOCATO Li Gotti: Al processo per la strage di Capaci...
IMPUTATO Brusca G.: Di Capaci.
AVVOCATO Li Gotti: ... ha parlato di queste cose?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E ci sono gli atti.
AVVOCATO Li Gotti: Della storia del cosiddetto "Papello", lei quando ne ha parlato per la prima volta, in questa sede, oppure all'inizio della sua collaborazione?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ne ho parlato subito, all'inizio della mia collaborazione. Non mi ricordo se ne ho parlato il 26 luglio, perché il 26 luglio già avevo parlato di questo processo, però non mi ricordo se avevo parlato di questo "Papello", ma ne ho parlato sicuramente quando parlavo della strage Capaci. Ma davanti a tutte e tre le Procure. E credo che nessun collaborante abbia subìto l'interrogatorio che ho subìto io.
AVVOCATO Li Gotti: Poi di questo fatto ne parlò anche in aula?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ne ho parlato in aula al processo di Capaci e al processo Lima.
AVVOCATO Li Gotti: Nel processo di Capaci ne parlò nel marzo del 1997.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Nel processo Lima, se non erro, nel luglio del 1997.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Li Gotti: Sulla base di questi fatti che lei ha già riferito alle autorità, ai Giudici o al Pubblici Ministeri, lei era arrivato ad alcune conclusioni?
IMPUTATO Brusca G.: No. Io, man mano, parlando con le autorità competenti, con i magistrati, col tempo poi io sono arrivato a mie conclusioni, ma queste sono venute nel tempo.
AVVOCATO Li Gotti: Stamani lei ha riferito di un'ulteriore conclusione cui è pervenuto leggendo questi fatti già riferiti. Le ulteriori conclusioni cui è pervenuto, si basano su fatti, su rapporti, su confidenze, su dialoghi con altri uomini d'onore? O su letture di giornali?
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti un minuto.
Io ho sempre detto, i fatti che io conosco sono: che Salvatore Riina mi dice che c'è un contatto con personaggi, non so con chi, personaggi che appartengono allo Stato; perché un politico appartiene allo Stato, una persona dell'istruzione appartiene allo Stato, un magistrato appartiene allo Stato. Quindi per me sono tutte persone che appartengono allo Stato, con diversi incarichi.
Quindi io... Salvatore Riina mi dice che ha contatti con personaggi dello Stato. Stop.
Essendo che io bene o male, di quel poco che conosco di Cosa Nostra penso qualche cosa di conoscerla, essendo che io sapevo che la persona di Antonino Cinà era coinvolto - coinvolto nel senso che spronava Gaetano Sangiorgi per l'uccisione di Ignazio Salvo - sapevo quali erano i rapporti Salvatore Riina e il Gaetano e Antonino Cinà e tanti altri fatti, io nella mia mente avevo un pensiero.
A un dato punto il magistrato, dottor Pietro Grasso, non mi ricordo se c'era il dottor Chelazzi, mi fa una domanda che fino ad ora nessuno mi aveva mai fatto.
Dice: 'ma secondo lei, da parte di Cosa Nostra, chi poteva essere a trattare con queste persone dello Stato' - riferendosi al "Papello" - 'cioè, chi, da parte di Cosa Nostra, andò a presentare questo "Papello"?'
A che io gli dico: 'Salvatore Riina, per quello che io conosco, no. Avrà mandato qualcuno. La persona che avrà potuto mandare a trattare con questi personaggi secondo me è Antonino Cinà. Antonino Cinà, Ciancimino e strada facendo'. Una delle... credo unica e sola ipotesi che ho fatto. Stop. Io di questo fatto non ne ho più parlato con nessuno.
Quindi questa è una mia deduzione, da fatti che io conosco al momento che c'è una certa strategia da portare avanti da parte di Cosa Nostra.
A un dato punto mi trovo a Palermo, per altri interrogatori, e come al solito io leggo - leggo, mi compro il giornale, come credo se lo comprano tutti - leggo delle dichiarazioni riportate sui giornali e delle dichiarazioni del colonnello Mori. Dove dice... Mi ricordo il titolo, è così, c'ho l'articolo ancora conservato in cella:
'Secondo Giovanni Brusca, la persona in cui avrebbe potuto trattare con lo Stato, il tramite potrebbe essere Cinà e tutto il resto'.
Avendo letto le dichiarazioni del colonnello Mori, io tiro una mia conclusione, ma sono solo deduzioni da fatti che io conosco. Nessuno mai mi ha detto: la situazione è così; nessuno mai mi ha detto c'è un patto con lo Stato, o ci sono dei contatti col colonnello Mori. Per l'amor di Dio! Nella maniera più categorica.
Cioè, io spero di avere chiarito, chiarito un'altra volta, di avere specificato le mie conoscenze, le mie deduzioni e le conclusioni.
AVVOCATO Li Gotti: Cioè, lei mette insieme i fatti di cui è certamente a conoscenza...
IMPUTATO Brusca G.: Io sono certo...
AVVOCATO Li Gotti: Scusi un attimo. Per aver fatto parte di Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì,
AVVOCATO Li Gotti: Poi mette insieme i fatti che recentemente, pochi mesi fa, sono apparsi sui giornali e sommando queste due cose arriva ad una sua conclusione?
IMPUTATO Brusca G.: Una mia conclusione, stiamo attenti. Una mia conclusione per dire, quello che ho pensato allora è vero.
AVVOCATO Li Gotti: Ma se lei separa le cose da lei conosciute direttamente, facendo parte di Cosa Nostra, dalle cose poi lette dai giornali, lei arriverebbe alle medesime conclusioni.
Io le chiedo: visto che ha formulato una deduzione, e anche le deduzioni hanno il loro peso, nel senso che provengono da un uomo che è stato ai vertici dell'organizzazione, se lei dovesse fare la deduzione sulla base dei fatti da lei conosciuti, non dalle cose lette successivamente, quale sarebbe la sua deduzione?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, la deduzione, se io dovrei discutere con la mente di Cosa Nostra, io non posso completare dire che dietro i contatti erano con... dall'altro lato del tavolo chi c'era e chi non c'era. Però le deduzioni da parte di Cosa Nostra ne ero sempre convinto, tant'è vero che l'ho detto.
Da parte dell'altro tavolo, cioè da parte dello Stato, io ne vengo a conoscenza per dichiarazioni giornalistiche. Poi vere, non vere, non lo so, non lo posso dire che sono così al 100%.
Io posso confermare che i contatti c'erano. Chi li aveva dall'altro lato del tavolo non lo posso dire.
AVVOCATO Li Gotti: Benissimo. Quindi la deduzione che lei ha formulato questa mattina, è una deduzione che è il risultato delle letture ultime dei giornali.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, leggendo i giornali io ho tirato un sospiro di sollievo, per dire: le mie interpretazioni, le mie deduzioni...
AVVOCATO Li Gotti: Mentre i fatti che lei conosce sono quelli che ha riferito in questi giorni.
IMPUTATO Brusca G.: I fatti, che sono: che c'era una trattativa; che è una trattativa che a un dato punto si va avanti, le richieste sono tante e non voglio dare di meno; il fermo e si doveva riprendere perché questi contatti erano bloccati.
Quindi tutto il resto è solo deduzione di fatti che man mano poi vado ricollegando.
AVVOCATO Li Gotti: Lei stamane ha usato un'espressione che vorrei che confermasse o che esplicitasse. Lei ha usato l'espressione: "siamo stati pilotati".
Prima di tutto, prima domanda: sulla base di quali fatti lei ha utilizzato questa parola? Se cioè sulla base dei fatti da lei conosciuti, o sulla base dei fatti conosciuti e integrati dalla giornali.
E poi esattamente cosa voleva dire con l'espressione: "siamo stati pilotati".
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti. Se ho sbagliato il modo di dire, cioè la parola "pilotati", io credo di aver spiegato in questi tre-quattro giorni che nessuno mai ci ha detto: 'fate questo, fate quell'altro'. Cioè, non c'è stato mai un contatto o un patto tra Cosa Nostra e chi dall'altro lato del tavolo. Nel senso che, in base agli eventi, siamo stati giocati, o perlomeno, per quanto riguarda gli attentati al nord e per quanto riguarda la situazione Bellini, siamo stati co... no coinvolti, strumentalizzati. Nel senso che il Bellini, come ho detto poco fa, è riuscito a farci il lavaggio del cervello, nel senso dando tante di spiegazioni. Nel senso, dice: 'se togliete una persona fisica, muore un papa e se ne fa un altro, come se togliete un monumento, quello non si potrà mai più rifare'.
Quindi ci siamo presi dall'entusiasmo di questi suggerimenti, indicazioni, consigli, chiamiamoli come vogliamo, ma che non significano patto o mandante esterno, nella maniera più categorica. Quindi se ho detto pilotati, non pilotati perché c'era un patto. Che qualcuno, indirettamente ci siamo sentiti giocati, beffati, non so trovare il termine giusto. Ma che non sia, che ... che diventasse patto fra Stato e Cosa Nostra.
AVVOCATO Li Gotti: Questa sua valutazione tiene anche conto del contenuto della lettera scritta da Gioè prima di suicidarsi?
IMPUTATO Brusca G.: Io mi sforzo di dare una chiave di lettura e do questa interpretazione. Ma può essere pure sbagliata, non è che io ho certezza che Gioè voleva dire questo. Ma conoscendo Gioè e per quello che dice, lui ritiene responsabile, nel senso che ci abbia ispirato a tutti questi fatti, lui li interpreta in Bellini.
AVVOCATO Li Gotti: Non ho altre domande, Presidente.
PRESIDENTE: Chi vuole intervenire?
AVVOCATO Florio: Sì, avvocato Florio. Buonasera signor Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Buonasera, avvocato.
AVVOCATO Florio: Senta, qualche giorno fa lei ha riferito che, se non erro, a un certo punto del 1991, l'onorevole Martelli si recò in Sicilia per porre in essere un patto, un patto con Cosa Nostra per orientare il voto verso il Partito Socialista.
IMPUTATO Brusca G.: Alt. Scusi, avvocato.
AVVOCATO Florio: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Il patto dell'onorevole Martelli avviene '87, '86.
AVVOCATO Florio: Un attimo soltanto...
IMPUTATO Brusca G.: Nel '91 si cominciò a progettare per l'eliminazione. Sia nel '91 che poi nel '92.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma, partendo dall'86-'87, come facevate voi ad essere sicuri che quello che Martelli vi offriva fosse un qualche cosa di concreto? Cioè quali erano i referenti dell'onorevole Martelli, che vi avrebbero poi potuto giovare?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io come ho detto, non so l'onorevole Martelli qual è il suo canale. Però prendo le parole di Salvatore Riina in quanto ci dice: 'votiamo a questo signore, cioè l'onorevole Martelli', o a chi per lui, per mantenere il Partito Socialista in Sicilia perché aveva avuto delle garanzie, dei contatti, ripeto non so con chi, in particolar modo per la Legge Gozzini, in particolar modo per mantenere, cioè sul fatto di Giustizia potere avere dei benefici.
Però quali siano stati i particolari non glielo so dire, perché quando Salvatore Riina parlava, parlava per tutti, non parlava solo per lui a carattere personale.
AVVOCATO Florio: Poi, sempre in quest'aula l'altro giorno, lei ha riferito che vi fu un colloquio tra lei e Riina, in ordine al fatto che Martelli, mi sembra - se i miei appunti sono esatti - che lei abbia usato queste parole:
"Martelli si stava mettendo sotto l'ala protettiva di Falcone".
IMPUTATO Brusca G.: Alt.
AVVOCATO Florio: O comunque...
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, scusi avvocato.
Salvatore Riina dice che, essendo che l'onorevole Martelli era stato additato come mafioso, nel senso che era venuto in Sicilia, si era preso i voti, dice: ma l'onorevole Martelli si è spaventato, si è preoccupato, si è andato a mettere, cioè nel senso andare a cercare protezione con ... con l'onorevole... cioè col dottor Giovanni Falcone. Però chi abbia preso dei contatti, o l'uno o l'altro, non glielo so dire. Sta di fatto che il contatto c'è stato; sta di fatto che poi il dottor Giovanni Falcone se ne andò agli Affari Penali sotto volontà dell'onorevole Martelli e Salvatore Riina spiegò queste parole, in siciliano vuol dire: "si hanno da mettere sotto...", significa protezione.
Quindi "sotto le ali" dell'onorev... cioè del magistrato dottor Giovanni Falcone per togliersi da quel dito puntato di mafiosità.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma questa era la seconda parte della domanda. Quando stava riferendo queste cose l'altro giorno, diceva anche: 'mah, ci sorse, tutto sommato, il dubbio che potesse essere addirittura un ricatto del dottor Falcone nei confronti dell'onorevole Martelli'. Dico giusto?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, gli ho detto, io mi devo togliere di ... deduzioni. Io ho detto: non so chi dei due, o uno abbia ricattato l'altro, o l'una abbia ricattato l'altro. Cioè, questo a coscienza loro. Sta di fatto... un fatto è certo, che all'onorevole Martelli era additato come mafioso, in quanto si era venuto a prendere voti in Sicilia e aveva avuto dei contatti.
Come poi è avvenuto lo svolgimento del contatto fra i due, questo non glielo so dire.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma queste deduzioni - cioè se l'uno ricattasse l'altro o l'altro ricattasse l'uno - si fondavano su, come dire, semplice immaginazione, o su qualche elemento completo? Che lei sappia, ovviamente.
IMPUTATO Brusca G.: L'elemento concreto è che Giovanni Falcone, a un dato punto, se ne deve andare a Roma per un incarico molto superiore a quello che aveva a Palermo, per volontà dell'onorevole Martelli e non per volontà dello Spirito Santo. Quindi, deduzione... le deduzioni sono queste.
AVVOCATO Florio: Mi scusi, ma poteva essere anche - vi chiedo se vi siete posti questa domanda, questo problema - poteva essere anche la volontà di togliere il dottor Falcone dalla Sicilia. Poteva essere anche questo, quindi non so se vi siete posti il problema sotto questo profilo.
IMPUTATO Brusca G.: Credo che non ce lo siamo mai posti questo problema, perché io sapevo che il dottor Giovanni Falcone doveva essere ucciso, non so quando. Tant'è vero che i vari tentativi ci sono stati, nel tempo; alcuni scoperti, alcuni no. Perché prima quello dell'Addaura ce n'è stato qualche altro. Uno personalmente lo stavo preparando. Poi, nel '92, quando l'ultimatum esce e ce ne dobbiamo uscire.
Quindi non ci siamo mai preoccupati Giovanni Falcone che sia agli Affari Penali, che era a Palermo; non era questo il nostro problema.
AVVOCATO Florio: Ecco, ma per sgombrare il campo da ogni dubbio, il dottor Giovanni Falcone doveva essere ucciso perché nemico di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi...
PRESIDENTE: Non credo che fosse per amicizia.
IMPUTATO Brusca G.: No, non per altro, dottor, signor Presidente.
Giovanni Falcone, dal 1980, quando da Trapani si trasferì a Palermo, cominciando con il processo Spatola, fino ai giorni della sua morte, non ha fatto altro che contrastare Cosa Nostra.
AVVOCATO Florio: Cambiamo argomento.
Senta, signor Brusca, in questa aula, davanti a questa Corte, qualche mese fa il collaboratore Maurizio Avola ha dichiarato che Costanzo doveva essere vittima di un attentato, ma non un attentato mortale, perché era amico di amici di Forza Italia, o di Canale 5, non mi ricordo esattamente come disse.
Lei è al corrente se l'attentato nei confronti del dottor Costanzo dovesse essere appunto un attentato eclatante sì, ma anche mortale, oppure doveva essere soltanto un avvertimento, seppure un avvertimento concreto?
IMPUTATO Brusca G.: Ma guardi, io, per quello che sino ad oggi ho sostenuto, ringraziamo Dio che il dottor Costanzo è vivo per un errore di poco tempo. Ma l'obiettivo era quello di eliminarlo.
Se poi i catanesi gli volevano fare qualche carezza, questo non glielo so dire. Ma l'obiettivo, con Pulvirenti, era quello di eliminarlo; con il sistema tradizionale, ma quello di eliminarlo.
Non c'è stato mai una clemenza nei confronti del Costanzo, a quel periodo.
AVVOCATO Florio: Lei sa di rapporti tra il dottor Costanzo e il dottor Dell'Utri?
IMPUTATO Brusca G.: No, non ne so niente.
AVVOCATO Florio: L'altro giorno lei diceva che una delle ragioni della strage di Capaci era che il senatore Andreotti non doveva diventare Presidente della Repubblica.
IMPUTATO Brusca G.: No, ho detto che speravamo, siccome in quel periodo c'erano le votazioni alla Camera per eleggere il Presidente della Repubblica, e c'erano state diverse votazioni che sono andate a vuoto, e noi speravamo che succedesse la strage del dottor Giovanni Falcone perché per affetto avremmo ottenuto che il... essendo che già l'onorevole Andreotti, il senatore Andreotti era additato come mafioso, era stato ucciso Lima, automaticamente non sarebbe avvenuto, cioè non gli davano la presidenza della Repubblica, e quindi in qualche modo sarebbe stato un po' chiacchierato per fatti suoi, direttamente o indirettamente coinvolto con Giovanni Falcone, con i Salvo, un po' tutta la situazione politica.
E sta di fatto che dopo la strage del dottor Falcone, credo a prima votazione, seconda votazione, è stato fatto il presidente della Repubblica attuale, Oscar Luigi Scalfaro.
AVVOCATO Florio: Ecco, mi scusi, ma per quelle che sono le sue conoscenze dirette, per quale motivo il senatore Andreotti non doveva diventare Presidente della Repubblica? Cioè, tutto sommato voi che ritorno avevate se Andreotti non diventava Presidente della Repubblica?
IMPUTATO Brusca G.: Andreotti non è che... già noi da Andreotti non avevamo più nessun utile, non in quel periodo, ma già da molto tempo. E parliamo già dall'86-'87, quando, lui, tramite - per quello che sono, le ripeto, sempre le mie conoscenze - Ignazio Salvo, Ignazio... Salvo Lima non si voleva interessare in particolar modo per il processo - c'era il Maxi Processo - e per altri fatti di mafia.
Cose che lui, in precedenza, in qualche modo aveva fatto.
AVVOCATO Florio: E lei come lo sa, per cognizione diretta, che aveva fatto, oppure perché qualcuno gliel'ha raccontato?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, cognizione diretta no, però quando io sono andato da Nino Salvo per raccomandare l'omicidio... non l'omicidio, gli imputati al processo del capitano Basile, dove c'era imputato Giuseppe Madonia, Vincenzo Puccio e Armando Buonanno, parlando con Nino Salvo, per fare intervenire l'onorevole Lima per ottenere - verso l'allora Procuratore Paino (?) - per ottenere un buon risultato, esclamò, nel senso 'ora mi viene un po' difficile' e fu quando lui venne a sapere che l'avevano fatto intervenire l'onorevole Andreotti per un processo nei confronti dei Rimi di Alcamo
Quindi io sapevo, in qualche modo, che l'onorevole Andreotti era vicinissimo a Cosa Nostra. Questo mi ha dato la conferma diretta, per conoscenza diretta.
AVVOCATO Florio: Lei prima ha parlato di particolari che le sono venuti in mente oggi - poi dopo c'è stata un'interruzione, quindi non ha più proseguito - in ordine alla strage di Capaci.
Si ricorda? Vuole dire quelli che sono quei particolari cui accennava prima?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Io, aspetti... particolari venuti, non venuti oggi, particolari che ho sempre detto. Non alla Corte, che la Corte può giudicare in base a quello che gli viene fornito, ma da parte delle fasi preliminari, molti aspetti non sono venuti fuori. Ora ci sono altri collaboranti che vanno tirando fuori qualche cosa e va venendo fuori cose che io già avevo detto in precedenza.
AVVOCATO Florio: Per esempio?
IMPUTATO Brusca G.: Tipo la famosa riunione o il racconto dello 080 che si era stabilito di fare una cassa comune per Cosa Nostra, proveniente dagli appalti in Sicilia. Questo io l'ho detto sia pubblicamente che in colloquio preliminare, ma nessuno ha fatto finta di non sentirci. Ora sta diventando una cosa all'ordine del giorno.
Questo fatto che Giovanni Falcone doveva essere ucciso nel '91 e nessuno in qualche modo mi ha dato ascolto. '91, '90-'91 o prima. Non mi hanno creduto perché io riportavo nel tempo le mie conoscenze, come se io volevo depistare.
E poi strada facendo ho trovato conferma, perché il Giuseppe Madonia cercava di pedinare, l'allora dottor Giovanni Falcone, però facendosi scoprire. Non glielo possiamo chiedere a Giovanni Falcone in quanto è morto, ma c'è il dottor Pietro Grasso che è a conoscenza del particolare.
AVVOCATO Florio: Senta, le chiedevo una precisazione su quello che, sotto profili diversi, è emerso e poi riemerso in questi giorni. E cioè: da un lato Capaci e via D'Amelio, dall'altra parte le stragi del '93.
Lei qualche giorno fa diceva: 'erano strade distinte'. Oggi ha riferito invece: 'no, sono comunque riconducibili ad un'unica strategia'; poi ha dato qualche altra spiegazione che, le dico la verità, almeno a chi le parla è apparsa un po' confusa.
Le chiedevo una precisazione ulteriore in questo senso: cioè, se c'è un collegamento strategico, diciamo così, tra gli attentati al dottor Falcone e al dottor Borsellino e - per quello che lei ne sa, ovviamente - per fatti diretti, per scienza diretta, con la "stagione delle stragi", come è stata chiamata.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, come fatti a mia conoscenza posso confermare che sono due strade completamente distinte e separate, perché le stragi di Borsellino e Falcone dovevano essere due stragi fatte, cioè due nemici eliminati. Per quanto riguarda le stragi al Nord sono venute dopo; dopo e come già ho spiegato.
Quindi per me sono due strade completamente distinte e separate. E rimangono due strade distinte e separate.
Io ho detto, forse in maniera molto riassuntiva, in base alle mie conoscenze e riferendomi alla lettura dei giornali, riferendomi alla lettura delle deposizioni di Bellini, quindi leggendo la trascrizione, alla fine chi da parte dello Stato aveva il contatto, ma per il discorso del papello, alla fine è tutta un'unica fonte, che noi non sapevamo.
Però queste sono deduzioni che io vengo a riconoscenza oggi. Quindi, togliendo le mie conoscenze della giornata, o per lo meno di poco tempo fa, e rimanendoci, ancorandoci solo ai fatti, per me rimangono due strade completamente distinte e separate.
AVVOCATO Florio: Io non ho altre domande. Grazie.
PRESIDENTE: Chi interviene?
AVVOCATO Ceolan: Avvocato Ceolan.
Lei è stato arrestato nella seconda metà di maggio del '96?
IMPUTATO Brusca G.: 20 maggio '96.
AVVOCATO Ceolan: E ha manifestato la sua volontà di collaborare dopo quanto tempo?
IMPUTATO Brusca G.: Io ho manifestato la mia volontà di collaborare l'indomani, quando io ho avuto la possibilità di potere vedere mio figlio; poi il dottor Luigi Savino, capo della Squadra Mobile di Palermo mi ha fatto salire su nella sua stanza e mi ha detto se io volevo collaborare o meno, dice che era una domanda che faceva, rituale, a tutti - forse lui pensava che io scherzavo - gli ho detto: 'in mente mia c'è qualche cosa. Però se io devo fare questo passo, la persona in cui io chiamerò è lei'.
Semplicemente perché mi aveva dato la possibilità di potere toccare mio figlio il giorno, l'indomani mattina quando è successo l'arresto.
Per gli altri sarà niente, per me, in quel momento, era stato tutto.
Dopodiché gli avevo chiesto se c'era la possibilità di potere parlare con mio padre, in quanto gli volevo manifestare questa mia volontà e non volevo che mio padre lo sapesse dai mezzi di informazione o da altre persone. Al che mi dice: 'ora vediamo quello che posso fare'.
Al che sono arrivato al carcere, sono stato uno, due, tre giorni; dopodiché ho avuto un colloquio con l'ispettore capo della Polizia Penitenziaria della IX Sezione. Dopodiché ho richiesto un'altra volta che volevo - avendo avuto, ripeto, la volontà di collaborare e quel dubbio che avevo, parlando con questo signore me l'ha tolto completamente - quindi ho preso il coraggio con tutte e due le mani, ho richiesto un'altra volta se c'era la possibilità di potere parlare con mio padre.
MI è stato detto che non era possibile, quindi, ripeto, ho preso il coraggio con tute e due le mani e sono andato avanti e sono arrivato qua, fino a questo giorno.
AVVOCATO Ceolan: E i motivi che l'hanno spinta a collaborare, come ha detto stamani, si possono sintetizzare...
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, ma la sua voce non la riusciamo a sentire.
AVVOCATO Ceolan: Sì. I motivi per cui lei ha deciso di collaborare...
PRESIDENTE: Grazie.
AVVOCATO Ceolan: ... si possono sintetizzare, come ha detto stamani, nella nausea per Cosa Nostra e nel particolare attaccamento a suo figlio?
IMPUTATO Brusca G.: No. Siccome io ho attaccamento a mio figlio perché ho problemi personali con mio figlio, ho deciso in base a quelle tutte le mie esperienze che avevo avuto, ripeto, spero di fare un bene nei confronti di mio figlio; quello che non voglio rimproverare mio padre, per carità di Dio, perché io anche se ero piccolino, strada facendo io mi rendevo responsabile di quello che facevo, quindi mio padre non ha nessuna colpa. Perché a volte, spiegandomi, è come se mio padre mi avrebbe ordinato, inculcato questo fatto. Certo, ha fatto tantissimo, nel senso che io respiravo questa aria e andavo avanti. Però me ne prendo tutte le mie responsabilità.
Allora ho deciso di tagliare i ponti in maniera che mio figlio per riflesso mio non potesse fare la mia stessa strada. Uno.
Due. Siccome i morti erano stati sempre tanti, guerra, controguerra, sempre di Cosa Nostra, ho cercato per quello che ho potuto di bloccare questo male. Tant'è vero che se io non venivo arrestato, la nausea poteva diventare anche reazione. Quindi si poteva continuare, prevenendo questi fatti, ho deciso di collaborare con le Autorità competenti e di fare, per quel poco che posso, chiarezza per i fatti che io conosco.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ma mi spiega una cosa? Lei ha rispettato il copione: arresto, pentimento, collaborazione, domanda di affidamento al Servizio di Protezione. Ma non poteva andare prima dai Carabinieri?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato...
AVVOCATO Ceolan: Dica.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, è una bella differenza.
Non c'era stata mai la volontà non di presentarmi, perché credo che nessun uomo d'onore si vada a presentare ai Carabinieri o alle Forze di Polizia, perché...
AVVOCATO Ceolan: L'ha fatto Cancemi.
IMPUTATO Brusca G.: Come?
AVVOCATO Ceolan: L'ha fatto Cancemi. Non l'ha chiamato Totò Caserma, anche?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, però stabilire per quale motive l'ha fatto Salvatore Cancemi.
E' facile dire Salvatore Cancemi. Stabilire perché Salvatore Cancemi l'ha fatto. L'ha fatto per volontà o perché si è salvato la pelle? Che dobbiamo stabilire questo.
L'ha fatto perché si è spaventato che doveva essere eliminato, in quanto aveva trattato dei suoi familiari in maniera non adeguata a quella di Cosa Nostra, quindi il rischio, sentendosi scoperto, ha fatto questo passo, o l'ha fatto per volontà di coscienza?
Cancemi credo che, forse, forse...
AVVOCATO Ceolan: Ma va be', scusi...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
AVVOCATO Ceolan: Scusi, signor Brusca...
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa.
AVVOCATO Ceolan: Lasciamo stare...
IMPUTATO Brusca G.: No, volevo completare.
AVVOCATO Ceolan: Quindi, mi dica, appunto: ma perché non è andato dai carabinieri?
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Cancemi forse la sta dicendo ora la verità, perché si trova a rincorrere tutti gli altri che lo chiamano in causa a fargli dire la verità.
Cancemi quando ha detto la verità? Fino a...
AVVOCATO Ceolan: Ma parliamo di lei, parliamo di lei.
IMPUTATO Brusca G.: Ah, perfetto.
AVVOCATO Ceolan: Quindi, per quale motivo...
IMPUTATO Brusca G.: Siccome lei mi ha parlato di Cancemi, io rispondo di Cancemi.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma io le ho fatto un esempio. Dica lei: perché non è andato dai carabinieri? Poteva farsi un giorno di carcere, poteva esser messo subito fuori, poteva add...
IMPUTATO Brusca G.: Ma io...
AVVOCATO Ceolan: ... 25 milioni al mese, come sembra abbia avuto Di Maggio. No? Perché non è andato subito dai Carabinieri?
IMPUTATO Brusca G.: Ma io, guardi, non l'ho fatto per soldi, non l'ho fatto per sconti di pena. Io ho fatto la richiesta del Programma di Protezione, o forse... cioè, uno non so come si deve comportare. Se quando uno dice: non l'ho...
AVVOCATO Ceolan: Ma scusi, scusi, signor Brusca, abbia la pazienza. Io le ho fatto una domanda precisa, non divaghi. Mi dica perché non è andato dai Carabinieri.
PRESIDENTE: Guardi che credo che abbia già risposto.
AVVOCATO Ceolan: No, no, così e così.
IMPUTATO Brusca G.: Io stavo...
PRESIDENTE: Sì, ma mi pare che abbia detto: 'nessun uomo d'onore si sentirebbe di fare un passo del genere'.
AVVOCATO Ceolan: Oh.
IMPUTATO Brusca G.: Sfido chiunque.
AVVOCATO Ceolan: Quindi...
PRESIDENTE: Dopodiché lei può insistere quanto vuole, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
Quindi, uomo d'onore...
IMPUTATO Brusca G.: Stavo rispondendo, chiedo scusa, signor Presidente.
Stavo rispondendo, perché l'avvocato, nella domanda di poco fa...
PRESIDENTE: Va bene, risponda. Risponda se...
IMPUTATO Brusca G.: ... ha detto... No, siccome ha bloccato, nel senso perché io ho fatto domanda di richiesta al Programma di Protezione.
Io ho fatto la domanda al Programma di Protezione... perché molti difensori mi chiedono: 'come mai lei non è inserito nel Programma di Protezione? Perché non è credibile, non è credibile?'.
Allora per prevenire questo tipo di domanda io ho fatto, parlando col mio avvocato, dico: 'facciamo la domanda per vedere un pochettino cosa sono i fatti'.
Perché poi, alla fine, chi deve dare la credibilità e chi non la deve dare, credo che sia la Corte.
Siccome io non ho fatto questo passo perché voglio uscire dal carcere l'indomani mattina - tant'è vero che sono tranquillissimo, non ho fatto nessuna richiesta, nessun problema - oggi sono qua.
Quindi, avvocato, se uno fa domanda di richiesta di Programma di Protezione: perché la fa? Se non la fa: perché non la fa? Come si deve comportare non lo so dire.
Ho fatto arrestare molte persone e non ho fatto patto di soldi e di scambio di carceri anche di un minuto. Non ho fatto patti di soldi, non ho fatto richiesta di 25, 30 milioni al mese con nessun organo di Stato, perché sino ad oggi ho solo dato; gli danno 1 milione e 600.000 lire al mese perché io se potrei uscire me ne andrei a lavorare e rifiuterei anche questi.
Quindi non l'ho fatto né per soldi, né per chissà quale beneficio.
Quindi io spero di dare un - se ci riesco, per quello che posso - minimo di moralità a mio figlio.
AVVOCATO Ceolan: Come ha detto, scusi? Di?
IMPUTATO Brusca G.: Spero di dare, se ci riesco, un minimo di moralità a mio figlio.
AVVOCATO Ceolan: Il procedimento per calunnia è ancora in piedi o si è concluso?
IMPUTATO Brusca G.: Non glielo so dire. Questo dobbiamo chiederlo ai magistrati.
Sta di fatto che vengo chiamato nelle varie Aule di Giustizia e ci vado; dove io sono imputato io ci vado. Non mi sono mai tirato indietro a nessun provvedimento; non ho mai negato una domanda, avendo da dare una risposta. Sto facendo il mio dovere, da una persona penso seria, davanti alle Corti, davanti...
AVVOCATO Ceolan: Dopo lo vedremo.
IMPUTATO Brusca G.: Per carità.
AVVOCATO Ceolan: Nel verbale dell'11 dicembre '96 il dottor Scarpinato le dice questo, glielo leggo:
"Lei, nel verbale del 6 novembre 1996 ha ammesso di avere reso, in parte, ai magistrati in precedenza alcune dichiarazioni che erano false, diciamo circostanze false.
Poi ha anche depositato, in un processo contro Aiello, che si volge a Palermo dinanzi alla VI Sezione del Tribunale, una memoria nella quale ha scritto che ha vissuto in parte e ancora vive sentimenti risentiti per coloro che lo hanno accusato e ha ammesso di avere fatto deliberate circoscritte affermazioni non vere."
Queste contestazioni sono contestazioni relative a fatti ulteriori a quelli per i quali si procede con la calunnia?
IMPUTATO Brusca G.: Io credo di sì, non ci siano...
AVVOCATO Ceolan: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Io non ci sono... altri fatti. Poi il memoriale che lei parla si parla del novembre, se non ricordo male novembre 96...
AVVOCATO Ceolan: Quindi lei vorrebbe dire...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Se io, invece di portare il memoriale in quella sede del Tribunale, sarei andato di presenza come oggi, forse qualche morto in meno ci sarebbe.
AVVOCATO Ceolan: Quindi lei intende dire che, oltre ai fatti per cui ha in corso un procedimento di calunnia, ha detto altre falsità.
IMPUTATO Brusca G.: No, non ho detto falsità...
AVVOCATO Ceolan: Come no?
IMPUTATO Brusca G.: Come già avevo... quello si parla per la calunnia del mese di ottobre. Siccome io avevo fatto richiesta di andare a deporre in quell'Aula, non è stata accolta, allora ho fatto - consigliandomi col mio avvocato, consigliandomi... - ho fatto un memoriale, per quello che ho potuto scrivere, ho fatto quel memoriale riferendomi a fatti già precedenti.
Per quanto riguarda a quello del dotto Scarpinato, che sarebbe le dichiarazioni del 26 luglio '96, avvenuto a Palermo, che io non mi ricordavo più perché il dottor Scarpinato aveva detto: 'ci sono più altri problemi', io onestamente non me li ricordavo; ed era quello riguardante il processo all'onorevole Andreotti che, per colpire Di Maggio, io avevo rischiato di fare diventare verità le bugie.
C'è il fatto del vassoio che è stato ritrovato sotto mia indicazione.
AVVOCATO Ceolan: E' vero che ci fu un accordo fra lei, suo fratello Vincenzo Monticciolo e Chiodo di fingersi pentiti in caso di arresto per depistare o per screditare altri pentiti?
IMPUTATO Brusca G.: nella maniera più categorica no, tra me, mio fratello, Monticciolo e Chiodo.
Con Chiodo non ho mai parlato di questi fatti, con Monticciolo neanche. Con mio fratello si parlava così, ma in maniera... cioè, come si suol dire in maniera molto astratta, quando io già mi trovavo ad Agrigento.
AVVOCATO Ceolan: "Molto astratta", lei dice?
IMPUTATO Brusca G.: Astratta nel senso che ci siamo seduti a tavolino, essendo accusati dai collaboranti, 'ci sarebbe da fare questo, ci sarebbe da fare quell'altro', nel senso poterli screditare per quello che si poteva. Ma erano discorsi di reazione, risentimenti nei confronti di chi ci stava accusando.
Non dimentichiamo che Monticciolo ci stava accusando per il piccolo Di Matteo scaricando tutta la responsabilità su Giovanni Brusca e su Enzo Brusca e lui voleva comparire un angioletto, quando lui è stato uno degli istigatori a commettere quell'omicidio.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, la frase che lei riferisce nel verbale del 6 novembre '96:
"Siccome mio fratello prima del mio arresto aveva la smania di pentirsi, fare pentire a destra, fare pentire a sinistra, per fare infiltrare...". Lei: "Onestamente gli dissi: 'finiscila. Enzo, non esiste, statti calmo'."
Questi discorsi che faceva suo fratello erano sempre astratti, oppure erano la causa di quelle falsità che lei poi ha detto a verbale come le ho contestato prima?
IMPUTATO Brusca G.: Mi riferisco a quello che ho specificato poco fa, nel...
AVVOCATO Ceolan: Ma...
IMPUTATO Brusca G.: ... senso che mio fratello diceva questi fatti, ci dicevo: 'finiscila, statti calmo, queste cose non si fanno'.
AVVOCATO Ceolan: Mi basta, grazie, mi basta così.
Ora passiamo ad elementi oggettivi.
Lei ha detto di aver conosciuto questo Mazzei nel febbraio-marzo 1992, ed ha detto anche:
"Me lo ricordo bene perché ho un aggancio, in quanto nel 31 gennaio '92 io mi sono reso latitante."
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: vero?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E lo conobbe perché ad Altofonte arrivò accompagnato da Mariano Agate.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ora, vede, signore, è possibile che lei abbia conosciuto Mazzei nel febbraio-marzo '92, ma è impossibile che ci sia venuto con Mariano Agate, perché Mariano Agate è stato arrestato prima del 31 gennaio '92.
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Ceolan: ... febbraio? Allora chiedo scusa, m'avevi detto... M'aveva detto, il Pubblico Ministero, che...
Dunque, lei ha detto, a proposito dell'episodio Mazzei e la bomba a Boboli, che l'ordine fu da voi dato - da lei e da Bagarella - che la meraviglia fu che non essendo stata trovata la bomba a mano ad Altofonte - La Barbera andò a cercarla e non fu trovata - la meraviglia fu che il Mazzei si fosse comunque procurata questa bomba, che in realtà poi era un proiettile di artiglieria.
E quando il Pubblico Ministero stamani le ha detto: 'ma guardi, che lei nell'agosto '96 negò di aver dato l'ordine', lei ha risposto, mi corregga se sbaglio: 'ma io in quell'interrogatorio ero bersagliato da una serie di Pubblici Ministeri, può darsi che mi sia confuso'.
E' così?
IMPUTATO Brusca G.: No. Io l'ordine del fatto di avere messo il proiettile di artiglieria; non ho dato l'ordine di andare poi a mettere il proiettile di artiglieria al Giardino di Boboli.
AVVOCATO Ceolan: Sì, va bene...
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa. Siccome avevamo discusso e si è pensato di procurare una bomba a mano e la dovevamo dare a Santo Mazzei, Santo Mazzei la doveva andare a collocare. Non è stata trovata la bomba a mano e quindi per noi l'argomento era chiuso.
Invece, quando viene Santo mazzei, aveva provveduto a un fatto che noi avevamo discusso, quindi per me fu sorpresa.
E quindi, se io ho detto: non mi sento res... non ho dato ordine' è per quel fatto, perché per me non esisteva.
Poi ho detto: riflettendo, discutendo nel tempo, che il discorso ci fu, ma per quel fatto specifico io non ne so niente.
Lo so quando lui è venuto, ha aperto la porta e subito: 'accendiamo il televisore, compriamo i giornali perché è successo questo, quest'altro', ci abbiamo preso di sprovvista per il fatto, ma che noi sapevamo.
AVVOCATO Ceolan: Ma l'ordine glielo aveva dato?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, forse non mi sono spiegato.
AVVOCATO Ceolan: No, no.
IMPUTATO Brusca G.: Per quel fatto del proiettile di artiglieria...
AVVOCATO Ceolan: No, lasci stare. Lei dette o non dette a Mazzei l'ordine di mettere una bomba a Firenze, dando incarico...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
AVVOCATO Ceolan: ... a La Barbera: 'valla a cercare ad Altofonte'?
IMPUTATO Brusca G.: No. Avevamo dato l'incarico a De Mazzei (N.d.t. Mazzei) di andare a mettere la bomba a mano a Firenze.
AVVOCATO Ceolan: Oh, bene, mi basta così, mi basta così.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, chiedo scusa, no, chiedo scusa. La bomba a mano io non ce l'avevo a Porticello, ce l'avevo ad Altofonte, che in quel periodo il deposito lo avevo ad Altofonte...
AVVOCATO Ceolan: Sì...
IMPUTATO Brusca G.: ... quindi io mando Gioè e La Barbera a Altofonte per andare a recepire, recuperare una bomba a mano. Cosa che non è stata trovata. Sono tornati, dice: 'non l'abb... non è stato possibile poterla trovare'. Al ché, dicevo: 'poi se ne parla'.
AVVOCATO Ceolan: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Mazzei se ne va...
PRESIDENTE: Va bene...
AVVOCATO Ceolan: Stiamo dicendo la stessa cosa no?
Ora, signore, mi sembra che le cose non stiano esattamente così. Ora le leggerò una serie di verbali e poi le farò la domanda.
10 agosto '96, a domanda del dottor Chelazzi:
"Lei trovò questo fatto che il Mazzei diceva di aver fatto in linea con l'idea, che poi sarebbe quel progetto astratto?"
"Sì. Aveva già ascoltato questi discorsi in altre occasioni. Cioè, commentavamo, non c'era nessuna cosa di... non so se rendo l'idea, non c'era già nessun via, c'erano solo progetti, si parlava di fare e sfare qualcosa, però di definitivo al cento per cento non c'era niente."
"Bene. Ma quando Mazzei arrivò, parlò di cosa che aveva fatto?"
Lei:
"Fatto, siccome dice: 'ho fatto questa cosa', cioè, di sua iniziativa, infatti abbiamo pensato: questo è pazzo. Cioè, nel senso bene del fatto, cioè ci ha fatto la sorpresa."
Dottor Chelazzi:
"Lei non era stato informato prima di questa cosa che il Mazzei andava a fare?"
"No, no, completamente, no, no, completamente."
"Secondo lei, Bagarella ne era stato informato oppure no?"
"No, no, completamente, glielo posso..."
"Voglio dire, Mazzei, in sua presenza..."
"Perché... mi scusi se la interrompo" - è lei, eh - "perché siamo stati presi di sorpresa, sia io che il Bagarella di questo fatto che lui ci ha detto. Se poi c'era qualcun altro che... dietro le quinte, non lo so, però è stata una sorpresa."
Dopo sei giorni, il 14 agosto del '96:
"Io vi posso fin d'ora, che l'unico progetto, l'unica cosa che è stata realizzata e che per me è stata pure una sorpresa, quando il Mazzei è venuto dicendo di avere fatto questa cosa. Ho visto pure sorpreso il Bagarella. Cioè, non so se ne avevano parlato prima o meno e alla mia presenza avevano fatto la sorpresa. Però davanti a me credo, che c'era La Barbera e Antonino Gioè, lui si è espresso che aveva fatto questa cosa, aveva fatto queste telefonate, questi interventi e che non ci sono stati risultati.
Però di altro genere non ne so più parlare. Se sono stati fatti, se li dovevano fare, non ne so parlare completamente."
Pubblico Ministero:
"Ecco, quindi, incarichi, per così dire, operativi, in questo senso lei non ne ha mai dati."
"Da parte mia no."
Il 10 settembre '96, il Pubblico Ministero le chiede:
"Santo Mazzei vi disse che aveva messo una bomba a Firenze?"
Lei:
"Sì."
"E questa notizia vi colse tutti di sorpresa." - dice il P.M. - "Come spiega che né lei né Bagarella eravate in collegamento con Catania o non eravate al corrente di questo incarico che era stato affidato al Mazzei?"
Lei:
"Perché avevamo parlato di questo tipo di strategia, cioè, se ne era parlato di fare in incontri precedenti."
"Ma Mazzei aveva fatto di testa sua o qualcuno gli aveva dato l'incarico?"
"Guardi, io le posso dire quel che è successo quel giorno: quel giorno siamo stati presi tutti di sorpresa perché lui arriva, apre la porta, accende la televisione, dico: 'perché?', dice: 'perché questa cosa così, così, così, ora siccome ho telefonato all'ANSA, ho telefonato ai Carabinieri, ho telefonato alla Polizia, non so se è vero o non è vero', lui ha detto. E aspettava che questa cosa spuntasse in televisione. E tutti: 'che sei pazzo, che sei chi, che sei come, che sei spostato? Ma come hai preso questa iniziativa?'. Dice: 'in base a quello che avevamo parlato prima, cioè di una strategia. Al ché, mi sono trovato a Milano, a Torino' - dove si trovava - ' pigliai e andai a fare questa cosa'."
"Quindi" - le chiede il Pubblico Ministero - "nessuno di voi gli ha chiesto: 'ma chi è che ti ha dato questo incarico?"
"Lui ha detto: 'l'ho fatto perché mi trovato lì'."
"Ho capito." - dice il Pubblico Ministero.
Lei:
"Questa spiegazione ci ha dato, se poi c'era un incarico non"...
Quindi, lei già per due volte dichiara, non solo di non aver dato l'ordine di mettere la bomba, ma adombra che dietro il Mazzei ci fosse qualche altro.
Il 4 giugno '97, si ritorna sulla bomba. E lei dice:
"Sì, ma questo... aspetti, questa strategia Mazzei la prende non sotto ordine, né da me né da Riina, cioè, questi discorsi che noi facciamo in riflessione, che noi facciamo, io, Gioè e Bagarella, alla presenza di Santo Mazzei, che facciamo ad Altofonte, cioè, lui prende un'iniziativa personale senza nessun ordine.
Cioè, da quello che ci fa rivelare Bellini, il Mazzei, trovandosi al Nord va a fare questo fatto, quando torna... quando torna, che ci vediamo a Santa Flavia, ci racconta di quello che aveva fatto e noi sorpresi rimaniamo. Cioè, mentre noi studiamo, lui va a fare questa cosa."
Il 19 giugno '97, a pagina 58, alla domanda del Pubblico Ministero, lei dice:
"Il progetto" - a pagina 60 - "Il progetto di mettere questa bomba è frutto solo ed esclusivamente del Mazzei."
A pagina 67, lei dice:
"Il Mazzei, che si trovava al Nord per altri fatti, siccome è uno di quelli che assiste a questo tipo di argomento, di iniziativa sua, glielo giuro, di iniziativa sua, va a procurare... che lui poi si sente..."
Le fa il P.M.:
"Lei me lo giura ma non me lo può assicurare."
E lei:
"Glielo giuro che è quello che le dico, ma glielo assicuro, gliel'ho già detto in precedenza prima. Cioè, io gli dico quello che è successo in questa fase ma non gli posso assicurare, non gli posso assicurare niente, non gli posso assicurare che possano avere, non possono non avere un'altra strada se io non fossi all'oscuro."
Il Pubblico Ministero:
"Cioè a dire che se non fosse un'iniziativa davvero che nasceva tutta dalla testa di Mazzei, lei questo non me lo può dire."
"Perfetto."
"Cioè, teoricamente qualcuno gli poteva aver dato anche l'ordine."
E lei risponde:
"Mazzei parte, secondo me, parte da quel discorso che noi abbiamo avuto, tanto è vero che viene da Firenze e viene direttamente a Bagheria."
AVVOCATO Li Gotti: Però bisogna leggerle queste cose. Stiamo leggendo mezzo processo, però bisogna leggere esattamente le cose che dice Brusca.
AVVOCATO Ceolan: E non le sto leggendo?
AVVOCATO Li Gotti: Che lei fa scemare la voce e non si decifra...
AVVOCATO Ceolan: Cito a memoria? Secondo lei cito a memoria, eh? Se li vuole controllare? Se li vuole controllare?
AVVOCATO Li Gotti: No, ma visto che fa scemare...
PRESIDENTE: Avvocato, per co...
AVVOCATO Ceolan: Ma non me le faccia queste osservazioni.
PRESIDENTE: Avvocati, un momentino... No, l'avvocato ha tutto il diritto di fare le osservazioni.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma...
PRESIDENTE: Lei, per cortesia, quando l'avvocato Ceolan ha finito di fare le sue contestazioni, può leggere le parti che mancano e che ritiene che debbano essere prese ... .
AVVOCATO Li Gotti: Io l'accolgo l'invito, signor Presidente, però visto che gli sta dando una lettura, far scemare la voce...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, un po' più vicino perché non si sente.
AVVOCATO Li Gotti: Sì. Visto che si sta facendo una lettura, far scemare la voce sulla risposta che gli sta dando sulle dichiarazioni del Mazzei che possa...
PRESIDENTE: Io... Noi qui abbiamo percepito.
AVVOCATO Li Gotti: ... una prospettazione non completa, ecco.
PRESIDENTE: Abbiamo percepito tutto, non so se la lettura è stata parziale o no. Questa è una cosa che noi non abbiamo la possibilità di controllare.
Quindi, sta a lei dimostrarci che la lettura è parziale.
AVVOCATO Ceolan: Mah, poi sa, sto leggendo le fotocopie Presidente. Lasciamo stare.
PRESIDENTE: Ho capito, ma anche le fotocopie possono essere lette - avvocato, non sarà il suo caso - in parte e non nel suo complesso.
AVVOCATO Ceolan: Va bene.
PRESIDENTE: Ha terminato?
AVVOCATO Ceolan: Ecco, dunque, allora le faccio notare, signore, che lei nell'arco di dieci mesi, dal 10 agosto '96 al 19 giugno '97, ha sempre negato di aver dato ordini a Mazzei. Finalmente, nel verbale del 19/06/97, dopo aver continuato a negare all'inizio di aver dato l'ordine a Mazzei, finalmente, a pagina 74, lei dice: 'L'ordine lo detti io'. E nel verbale del 14 luglio '97, conferma di aver dato l'ordine a Mazzei.
Ora, io le chiedo, lei non può non essersi meravigliato del come mai il Pubblico Ministero insiste tanto su questo episodio Mazzei.
E allora le chiedo: lei ha mentito per dieci mesi ed ha detto la verità alla fine del decimo mese oppure ha detto la verità per dieci mesi ed ha mentito alla fine del decimo mese, per ingraziarsi il Pubblico Ministero?
IMPUTATO Brusca G.: Posso rispondere? Posso rispondere?
PRESIDENTE: Prego, prego.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, io gli confermo che per dieci mesi ho sempre detto la verità e poi nell'ultimo periodo ho chiarito le posizioni. Perché io ancora oggi dico che per quel fatto singolo che Mazzei ha fatto, è stato spontaneo di sua iniziativa, che io non gli ho dato nessun ordine, di ne... di no... di non andare a trovare nessun proiettile di artiglieria e andarlo a posizionare al Giardino di Boboli. Perché lui quando è venuto ha detto che essendo... in base alle discussioni che avevamo fatte, essendo che lui si trovava al Nord per altre occasioni, si sentì di andare a fare questo... questo fatto.
Se lei mi chiede se io gli ho dato ordine per questo fatto, le dico oggi, può darsi che mi sbagli nell'interpretazione, che io non ho dato, né io né Bagarella, nessun ordine di andare a mettere questo proiettile di artiglieria.
Perché l'ordine che noi, quel progetto che inizialmente avevamo fatto io, Bagarella, Gioè e La Barbera, cioè, per noi era fermo, nel senso: va be', te ne vai, ti vai a fare i fatti tuoi, quando rientri ne riparliamo.
Invece lui, di sua iniziativa va a fare quello che poi è stato fatto. Tant'è vero che noi ce ne abbiamo preso di sorpresa.
Quando poi, dopo dieci mesi, con il dottor Chelazzi - che io non devo vendere niente a nessuno - chiarendo la posizione gli ho detto: 'il progetto era quello che noi avevamo sempre parlato, cioè di andare a mettere la bomba negli Uffizi o a Firenze, in qualche posto... in qualche posto nel... a Firenze. Ma Mazzei conosceva il progetto, perché ne avevamo parlato diverse volte, se ci sia stato qualche altro che gli abbia dato l'incarico non glielo so dire. Noi, per quel fatto, non gli abbiamo dato nessun incarico, dire: vai a fare subito questa cosa; perché noi pensavamo che lui si andava a fare i fatti suoi, tornava e poi avremmo ripreso l'argomento'.
Quindi se sarà stato magari involontariamente nel spiegarmi oggi spero di avere chiarito la situazione.
AVVOCATO Ceolan: Oh, quindi, per non avere ombre in questo processo, come dice il Pubblico Ministero, lei e Bagarella non deste nessun ordine a Mazzei di andare a mettere una bomba a Firenze.
IMPUTATO Brusca G.: No bomba, il proiettile di artiglieria...
AVVOCATO Ceolan: Sì, va bene, lasci fare...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, di bombe né io né Bagarella abbiamo dato l'ordine di fare questo fatto. Quando lui... quando io dico "pazzo", o nel senso... "vanitoso" è la parola... no pazzo perché è pazzo di mente, nel senso che lui si è preso l'iniziativa e gli diciamo: sei pazzo, sei... cioè, volenteroso nel fare cose che avevamo discusso e ci fai le sorprese e prendi iniziative da parte sua.
Al ché, il dottor Chelazzi: 'ma è possibile che Mazzei l'abbia messo senza chiedere niente a nessuno?'. E io gli rispondo: 'dottor Chelazzi, per quelle che sono le mie conoscenze, in quel momento, Mazzei l'ha messo per conto suo, se poi ci sia qualche altro io non è che sono dietro a Mazzei e conosco tutte le persone che frequentava Mazzei'.
Però poi abbiamo chiarito che Mazzei lo abbia questa iniziativa dai discorsi fatti con Gioè, Bellini e per quello che sono stati i fatti.
Quindi, ancora oggi gli confermo che nessun ordine da parte mia e di Bagarella per andare a mettere il proiettile di artiglieria al Giardino dei Boboli.
AVVOCATO Ceolan: Quindi, è vero quel che lei ha detto nei primi dieci mesi.
Cambiamo argomento.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi...
AVVOCATO Ceolan: Sì, Presidente.
PRESIDENTE: Io ho bisogno di chiederle se ha ancora molto tempo da fare. Diversamente facciamo, se è una cosa breve aspettiamo, sennò facciamo un'interruzione.
AVVOCATO Ceolan: No, no, Presidente, c'ho ancora...
PRESIDENTE: Allora, facciamo una breve interruzione.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Avvocato, può riprendere.
AVVOCATO Ceolan: Grazie, Presidente.
Prima di passare ad altri argomenti, le faccio una domanda che volevo farle all'inizio e poi mi è saltata.
Lei ha fatto ritrovare denaro, titoli di credito o beni immobili di sua proprietà, magari intestati a terzi?
IMPUTATO Brusca G.: No, perché non... ne ho possesso. Ho parlato beni, altri beni che... rimanenti miei che nessuno conosceva e di altri che ne erano in possesso.
AVVOCATO Ceolan: Cioè, lei intende dire che in venti anni di carriera non ha messo da parte niente?
IMPUTATO Brusca G.: Io in venti anni di carriera non è che non ho messo da parte niente, io... la famiglia Brusca ha subito diverse...
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: ... misure di prevenzione, tanti beni sono sequestrati, prima, dopo, strada facendo. E gli posso dimostrare che nell'ultimo periodo avevo difficoltà economica e ci sono dei riscontri quando io... dove mi sono ... e come mi sono ... , in attesa di recuperare il perduto.
AVVOCATO Ceolan: Ma scusi, ma non ha detto lei che per acquistare quella statua senza testa di grande valore, non avrebbe esitato a tirare fuori un miliardo?
IMPUTATO Brusca G.: Eh. L'avrei trovato, l'avrei risolto, me l'avrei fatto prestare, comunque avrei tirato fuori i soldi per acquistare quella statua.
AVVOCATO Ceolan: Eh, sa, un miliardo è un miliardo, eh.
IMPUTATO Brusca G.: Come?
AVVOCATO Ceolan: Un miliardo è un miliardo.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, possono essere pochi e possono essere tanti.
AVVOCATO Ceolan: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho... nell'ultimo periodo ho fatto vendere un pezzo di terreno di... di un tale Salamone e ho ricavato due miliardi e duecento milioni. Quindi, recuperare un miliardo non è che c'erano grossi problemi.
AVVOCATO Ceolan: Allora ce l'ha.
IMPUTATO Brusca G.: No, ce l'ho. Io i due miliardi e duecento milioni ho spiegato ai magistrati dove sono andati a finire, cosa ne ho fatto, cosa non ne ho fatto, alla lira, perché guarda caso al momento dell'arresto hanno ritrovato un conteggio scritto.
AVVOCATO Ceolan: Allora, passiamo ad un altro argomento. Mi può dire quale era la posizione di Bagarella all'interno di Cosa Nostra fino all'arresto di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Fino all'arresto di Riina era soldato semplice, ma non dimentichiamo ... di Bagarella è a conoscenza di particolari non indifferenti.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Come qualifica formale, lei mi dice, soldato semplice.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ma come potere effettivo all'interno di Cosa Nostra ne aveva o non ne aveva?
IMPUTATO Brusca G.: Come potere all'interno di Cosa Nostra era una persona influente che poteva dire la sua a suo cognato e anche sulle sue parole si potevano prendere le decisioni. Tipo nel caso di Vincenzo Milazzo, sono stato sia io che lui a portare le rimostranze al cognato, dopodiché è successo un omicidio. E tanti altri piccoli fatti.
AVVOCATO Ceolan: Quindi, insomma, poteva dare degli ordini.
IMPUTATO Brusca G.: No.
AVVOCATO Ceolan: No.
IMPUTATO Brusca G.: Poteva dare suggerimenti, consigli, fatti... raccontare fatti al suo capomandamento, dopodiché avrebbe detto: senti, sarebbe opportuno fare così, sarebbe opportuno fare così. E poi suo cognato...
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: ... avrebbe...
AVVOCATO Ceolan: Quindi dico, uno che può dire: si può fare così o non si può fare così, ha una certa influenza, un certo prestigio.
IMPUTATO Brusca G.: Certo.
AVVOCATO Ceolan: Bene. Allora, mi vuol dire come mai il 21 maggio del '97, dinnanzi ai Pubblici Ministeri dottor Gabriele Chelazzi e dottor Pietro Grasso, dopo gli omissis, a pagina 92, si legge:
P.M. dottor Grasso:
"Era appoggiato da Riina." - Evidentemente si riferisce a Bagarella.
Lei:
"Sì. E Bagarella era un soldato semplice non era una persona che conta."
IMPUTATO Brusca G.: Posso rispondere?
AVVOCATO Ceolan: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Come grado era soldato semplice e fino al momento del suo arresto, credo di avere spiegato, che era soldato semplice. Però prima che dovevano prendere delle decisioni con Bernardo Provenzano ne dovevano discutere. Però che lui avesse avuto gradi, consigliere, sottocapo, per mia conoscenza io non ne conosco. Dopo l'arresto di Salvatore Riina, Leoluca Bagarella divenne un personaggio, nel senso che...
AVVOCATO Ceolan: Scusi... no, no, aspetti, non anticipi, io non le ho chiesto questo. Sa, lei mi fa venire in mente una frase che molto acutamente il Presidente disse a un altro collaboratore: lei può anche far finta di non capire.
E vero - lei lo dovrebbe sapere - Bagarella è stato arrestato alla fine di dicembre del '79, è uscito alla fine di dicembre dell'80, dopo undici anni e ha avuto un anno di confino, parte a Roma, parte in Sicilia.
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, ma i conti non tornano.
AVVOCATO Ceolan: Prego?
PRESIDENTE: Fine dicembre '79...
AVVOCATO Ceolan: Settan...
(voci sovrapposte)
AVVOCATO Ceolan: Sette, nove, undici anni.
PRESIDENTE: Sei, nove.
AVVOCATO Ceolan: Sei, nove.
PRESIDENTE: Scusi.
AVVOCATO Ceolan: Dunque, è vero...
(voce fuori microfono)
AVVOCATO Ceolan: Sette, nove, '90, scusi Presidente.
PRESIDENTE: Ah, ecco, allora perché...
AVVOCATO Ceolan: Undici anni, '79-'90.
PRESIDENTE: '69 mi sembrava un po' troppo presto...
AVVOCATO Ceolan: Ma è vero che Bagarella, all'uscita del carcere doveva essere ucciso?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io, prima di tutto gli dico che io rispondo di quello che dico io e non quello che dicono gli altri collaboranti. Quindi io la prego di non fare paragoni su altri collaboranti e faccia i paragoni su quello che dico io.
Due. Bagarella Leoluca all'uscita del carcere doveva essere, o per lo meno, c'era il sospetto che faceva parte al gruppo di... Puccio Mannoia, dalle indicazioni riportate dal cognato o da chi all'interno del carcere, notizie che arrivavano a Salvatore Riina, e quindi doveva essere... c'era le supposizioni di poterlo eliminare.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti. Quando è uscito dal carcere, o per lo meno, prima che ancora Bagarella uscisse dal carcere, questo fatto io lo venni a sapere e allora ne parlo con mio padre. Al ché mio padre mi prende e mi manda da Salvatore Riina e gli dice: 'ci dici al mio compare che la finisce di scherzare, che poi se ci sono dei problemi ne riparliamo, quindi se ha da prendere decisioni nei confronti di Bagarella se ne parla'. E siccome, per quello che erano i tempi, Salvatore Riina un minimo di stima e di fiducia a mio padre ce l'aveva, credo gli abbia dato ascolto.
Tant'è vero che poi Bagarella tornò, uscì, fu a Roma e a Roma gli abbiamo trovato noi la sistemazione tramite parenti miei. E poi tornò a Santa Margherita, poi uscì... cioè, venne a San Giuseppe Jato, si incontrò con mio padre, hanno chiarito qualche cosa e poi Salvatore Riina si incontrò con suo cognato, hanno chiarito la posizione e questo provvedimento non fu attuato.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, ma è vero che in conseguenza di questo fatto gli altri capimandamento presero le distanze da Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io non lo so se gli altri capimandamento ne presero le distanze da Bagarella.
AVVOCATO Ceolan: Ah, non lo sa.
IMPUTATO Brusca G.: Io gli posso dire che io distanze da Leoluca Bagarella non ne ho prese. Tant'è vero che stava ospite nel territorio nostro e tutto quello che era mio in quel periodo era anche suo.
Se poi gli altri hanno preso distanze, questo non glielo so dire. Sapevo il fatto che doveva essere spedito a Corleone, per lo meno, doveva andare a Corleone, però non so se poi questo fatto fu attuato o meno. Sta di fatto che Bagarella a Corleone non ci andò, con suo cognato si ci vedeva, continuava ad... a fare la sua attività.
Tutte queste lacune, lamentele dopo che fu arrestato Salvatore Riina cominciare a uscire tutti questi fatti.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, allora senta, io le leggo questo, lei lo disse il 25 maggio '97, le cito anche la pagina, pagina 137, ho la fotocopia davanti, così che non si possa dire niente.
Il dottor Grasso:
"In relazione a questo fatto, lei dice che intercede suo padre per parlare di Bagarella."
Lei risponde:
"Cioè, mio padre intercede, nell'intercettare" - qui c'è un errore di trascrizione - "nell'intercedere, cioè, nel salvare il Bagarella. Questo è stato fatto però non so se è stata questa... questo fatto che si è salvato Bagarella, o meglio, io non so i particolari che Bagarella se ne andava là a Corleone. So che c'erano brutte intenzioni, poi vedo che chiariscono tutto e Bagarella rimane tutto. Non so poi qual è il fine di Bagarella."
E quindi aggiunge quello che ora mi ha detto, che lei non sa.
"Quindi, però, gli altri mandamenti sanno della fine di Bagarella, poi la posizione di Bagarella, quindi, incominciano a prendere le distanze da Bagarella."
Vede, lei prima mi ha detto: 'io non lo so', l'ha messo a verbale.
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, "non lo so", quando l'ho detto?
AVVOCATO Ceolan: Eh?
IMPUTATO Brusca G.: 'Non lo so' quando l'ho detto, cioè, a che periodo l'ho detto?
AVVOCATO Ceolan: Il 21 maggio '97, Pubblici Ministeri dottor Chelazzi e dottor Grasso, pagina 137.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Va bene, però a che mi riferivo? Credo che poco fa...
AVVOCATO Ceolan: A Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, per carità!
AVVOCATO Ceolan: Io le ho chiesto...
IMPUTATO Brusca G.: A che periodo mi riferivo, credo di avere detto che...
AVVOCATO Ceolan: No, si sta parlando, qui c'è scritto:
"... intercede suo padre per parlare di Bagarella."
IMPUTATO Brusca G.: Bernardo Brusca.
AVVOCATO Ceolan: Bravo. Ma non giri intorno agli argomenti, signor...
IMPUTATO Brusca G.: Non ci sto girando, io voglio capire...
AVVOCATO Ceolan: Io le ho chiesto, scusi, eh, ma io le ho chiesto: è vero che dopo il fatto Puccio e il confino a Corleone, Bagare... gli altri capimandamento presero le distanze da Bagarella?
Lei mi ha detto: 'no, io non lo so'.
E io gli ho letto quello che lei ha detto: 'gli altri mandamenti presero le distanze da Bagarella'.
IMPUTATO Brusca G.: Gli altri mandamenti presero le distanze da Bagarella nel '95, '94, quando si cominciò a intravedere con i vari contatti, con i vari capimandamento che Bagarella se ne doveva tornare a Corleone. Questo fatto io non lo so, ne ven... lo vengo a sapere a distanza, però inizialmente sapevo che doveva essere eliminato, cioè, per lo meno c'era questa intenzione, ne parlo con mio padre e mio padre interviene. E, come ho detto poco fa, credo che mio padre abbia influito sulla decisione di Salvatore Riina, se poi...
PRESIDENTE: Mi scusi, abbia pazienza, ma la domanda dell'avvocato e la contestazione sono un seguito ininterrotto. L'intervento di suo padre, secondo le dichiarazioni...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: ... che lei... sembra di capire che lo faccia immediatamente dopo l'uscita in libertà di Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Quando Bagarella torna...
PRESIDENTE: Dal carcere.
IMPUTATO Brusca G.: ... in Sicilia. No, da Roma.
PRESIDENTE: Va be', da Roma...
PRESIDENTE: ... di Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Quando Bagarella torna in Sicilia da Roma.
PRESIDENTE: Va be', da Roma.
Comunque siamo in tempi abbastanza prossimi?
IMPUTATO Brusca G.: '90-'91.
PRESIDENTE: All'uscita dal carcere, dice.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: C'è stato un periodo di soggiorno obbligato, poi ritornò in Sicilia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Dopodiché lei dice gli altri mandamenti si allontanano da Bagarella.
Lei, ora lo riferisce al '94-'95, non mi pare che...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ma qui si fa solo per cercare di capire, non perché...
IMPUTATO Brusca G.: Siccome fino all'arresto...
PRESIDENTE: ... si sappia già qual è la risposta.
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Sino all'arresto '92, sino all'arresto '92 del Riina, questo fatto non emergeva che nessuno prendeva le distanze da Bagarella, perché non c'era motivo, in quanto c'era Salvatore Riina che comandava.
Quindi, Salvatore... Leoluca Bagarella era un soldato semplice. Quindi, quello che faceva o quello che non faceva, aveva un referente, un suo capo - anche se cognato - quindi non influiva.
Poi, dopo l'arresto di Baga... cioè, di Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, con me e con altri capimandamento, si andava ad, come si suol dire, ad incominciare a comandare altri capimandamento.
Gli altri capimandamento non sapevo che, assieme a Provenzano, c'era Leoluca Bagarella che comandava.
Questo, lo sapevo io; non lo sapevano gli altri.
Man mano che poi va spuntando la figura di Leoluca Bagarella che cominciava a comandare, adesso si comincia a verificare '94-'95, gli altri capimandamento, chi per un modo, chi per un altro, cominciavano a prendere le varie distanze.
Nel senso che, Leoluca Bagarella, doveva essere spedito, nel senso di Cosa Nostra, a Corleone. E quindi non si doveva interessare di fatti che riguardano a Cosa Nostra.
Questo avviene, però, nel '94-'95.
Man mano che ognuno va conoscendo di questo particolare.
Io non so, o non sapevo che doveva essere spedito a Corleone; io sapevo che doveva essere eliminato per i fatti che ho raccontato con mio padre.
Spero di avere dato una risposta esauriente.
AVVOCATO Ceolan: Sì. Lei crede, eh. Ma vede, lei dice quindi però gli altri mandamenti sanno della fine di Bagarella.
Quindi lei non può...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, avvocato...
AVVOCATO Ceolan: ... questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Avvocato Ceolan, abbia pazienza.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Abbia pazienza.
Io, ascoltandola, e controllando anche, non me ne voglia, eh, non è sfiducia.
AVVOCATO Ceolan: Dica.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non sono riuscito a cogliere che, di questa dichiarazione di Brusca, sia stata data la lettura per intero.
Sicuramente lei l'avrà letta per intero, questo passaggio di questo interrogatorio del 21 maggio.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non vorrei, inavvertitamente, per carità, che le fosse mancata magari la lettura di un paio di righe, ecco.
AVVOCATO Ceolan: Io non lo so...
PUBBLICO MINISTERO: L'ho chiesto al dottor Nicolosi, ma non è riuscito a consultare l'interrogatorio mentre lei lo richiamava.
AVVOCATO Ceolan: Ho fatto la fotocopia sugli atti che lei mi ha dato.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo metto in dubbio. Ma le spiace rileggere quel passaggio dell'interrogatorio dal quale lei sta traendo la contestazione?
AVVOCATO Ceolan: Allora... Sì, sì, glielo rileggo, guardi.
PUBBLICO MINISTERO: In ogni caso, sarà una ripetizione, voglio dire.
AVVOCATO Ceolan: Glielo rileggo tutto.
Dunque, si comincia a pagina 92.
PUBBLICO MINISTERO: No...
AVVOCATO Ceolan: Si comincia a pagina 92.
PUBBLICO MINISTERO: ... questo è a pagina 137.
AVVOCATO Ceolan: Aspetti, aspetti.
Sì, allora, dunque: pagina 137. Si incomincia dall'inizio. Il dottor Grasso dice... Intercede suo padre per parlare di Bagarella, bene?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, avvocato, certo.
AVVOCATO Ceolan: Oh. Dice:
"Cioè, mio padre intercede nell'intercettare" - ha fatto notare, sarà nell'intercedere - "cioè nel salvare il Bagarella. Questo è stato fatto, però non so se è stata questo, questo fatto che si è salvato il Bagarella, o meglio. Io non so i particolari che Bagarella se ne andava là a Corleone; so che c'erano brutte intenzioni.
Poi vedo che chiariscono tutto.
E Bagarella rimane tutto... non so poi qual è il fine di Bagarella.
Quindi, però, gli altri mandamenti, sanno della fine di Bagarella. Poi la posizione di Bagarella, quindi, incominciano a prendere le distanze da Bagarella."
Io, se poi...
PRESIDENTE: Avvocato, comunque l'imputato ha diritto di rispondere...
AVVOCATO Ceolan: Sì, sì. Infatti, su questo argomento, si può...
Ecco, e delle cose di Cosa Nostra, ne sapeva più lei, o più Bagarella? O lo sapevate allo stesso, nella stessa quantità, diciamo.
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, io non... Conosco le mie cose e conosco quelle che ho fatto assieme a Bagarella.
Se poi Bagarella ne sappia più di me, o ne sappia io più di Bagarella, questo non glielo so dire.
Io le posso raccontare, le sto raccontando quello che conosco io. Se poi Bagarella ne sa più di me, questo non glielo so dire.
AVVOCATO Ceolan: Senta, scusi, eh. Lei dice a pagina 141 dell'interrogatorio del 19/06/97, no?
Le chiedono all'inizio di chi fossero gli stragisti. E lei dice:
"Chi era certamente d'accordo erano i...", cioè il dottor Grasso dice:
"Chi era certamente d'accordo, erano i Graviano?"
E lei: "Cento per cento."
Dottor Grasso:
"Biondino e lei?"
E lei: "E io. quelli erano gli stragisti."
Dottor Grasso:
"Bagarella era mezzo legato in quel periodo?"
Lei: "No, Bagarella non è che era mezzo legato; era soldato semplice della famiglia di Corleone."
"Ho capito. Quindi non aveva.."
Lei: "No."
Il dottor Grasso: "Non aveva..."
Lei: "Completamente."
Dottor Grasso: "... compiti operativi non ne aveva."
Lei: "No, no, no. Non ne aveva. Non aveva né compiti operativi, e sapevo più io che Bagarella."
IMPUTATO Brusca G.: Finito?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Lui sta parlando del '92, se non vado errato.
AVVOCATO Ceolan: Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Se non vado errato, sta parlando del '92.
AVVOCATO Ceolan: Sì. No, siccome io le ho chiesto: ma delle cose vostre, ne sapeva più lei, il Bagarella, o le sapevate allo stesso modo?
Lei ha detto: 'no, ognuno sapeva le sue'.
Ora vedo che lei dice: 'io ne sapevo di più'.
IMPUTATO Brusca G.: Era in quel periodo, io ... di saperne di più. Per il '92. Io non ho detto, nella storia di Bagarella, o nella storia mia o di Bagarella, io ne so di più. Per quel periodo, io lì ne sapevo di più.
Se poi il Bagarella in quel periodo suo cognato le raccontava tutto, non le raccontava tutto, non glielo so dire. Sta di fatto che io, per qualsiasi decisione, non è che andavo da Bagarella, andavo da Salvatore Riina.
AVVOCATO Ceolan: No, ma...
IMPUTATO Brusca G.: E sta di fatto... Chiedo scusa.
Sta di fatto che io ho avuto l'incarico per l'uccisione del dottor Falcone, l'incarico di Lima, anche se non l'ho portato a termine. L'incarico per l'omicidio... cioè, la strage del dottor Grasso, l'omicidio di Ignazio Salvo.
Stragi, cioè, stragi, omicidi che ho commesso, ho dovuto commettere a Marsala, Bagarella c'era, quando ci partecipava e quando non partecipava.
Spesso eravamo assieme, lui sapeva. quindi, sotto questo punto di vista, in quel momento storico, penso di saperne più io, in quanto facevo i fatti esecutori e non come fatti decisionali.
Se poi il cognato gli raccontava dall'A alla Zeta, io non ero presente. Quindi, siccome mi si dice: Bagarella in quel momento faceva parte del gruppo che comandava.
Bagarella in quel momento, era certo una persona influente, ma non aveva nessuna carica. Bagarella non decideva. In commissione, Bagarella non ci andava, anche e a tre, a quattro, a due, a una persona.
Le persone con cui decidevamo le stragi, ho detto: io, Giuseppe Graviano, Gambino Salvatore, Raffaele Ganci, Cancemi Salvatore.
E il Bagarella partecipò, per esempio, quando fu dei chiarimenti tra me e Di Maggio, era anche presente.
Quindi, non è che si nascondeva dietro il dito.
Quindi, io ho voluto dire che Bagarella, in quel momento, opere decisionali non ne aveva, perché c'era il cognato.
Quindi, come fatto esecutivo, c'era, quando era presente e c'era quando non era presente.
AVVOCATO Ceolan: Senta, Provenzano, così nell'idea era indicato come successore naturale di Riina? Secondo lei, o secondo quel che ha sentito.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, di solito, per come sono avvenuti gli altri fatti, quando ce n'era la possibilità, dal carcere mandava un segnale, una indicazione, dice: 'a posto mio c'è tizio, caio e sempronio'.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Nel caso dei corleonesi non è successo.
So solo che quei tre, quattro, cinque, sei che sono rimasti, si sono riuniti e hanno deciso, perché Bernardo Provenzano più anziano, conosceva tutti gli... cioè, gli altri capimandamento, per quello che ci spiega Bagarella.
Dice: 'con le persone, con gli altri capimandamento se ci incontra Bernardo provenzano, però quello che dobbiamo discutere, o qualsiasi iniziativa che si deve prendere, dobbiamo essere, prima ne dobbiamo discutere assieme'.
AVVOCATO Ceolan: Ma senta,, io e lei non ci incontriamo. Perché io le faccio una domanda, poi lei...
PRESIDENTE: Avvocato, per favore...
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: ... il microfono più vicino.
AVVOCATO Ceolan: Dunque, la...
PRESIDENTE: Mi scusi.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: E' nel suo interesse, perché...
AVVOCATO Ceolan: Sì, sì, Presidente, ma...
PRESIDENTE: ... in qualche maniera la voce arriva, ma non so se viene registrata.
AVVOCATO Ceolan: Io le faccio delle domande precise. Io vorrei che mi rispondesse precisamente, senza fare tanti giri di parole.
Io le chiedo...
IMPUTATO Brusca G.: Ma io non sto facendo giri di parole.
AVVOCATO Ceolan: ... era a sua... Eh, lo vedo.
E' a sua conoscenza che Provenzano fosse l'erede naturale di Riina? Sì, o no?
AVVOCATO Li Gotti: Presidente, mi scusi, sono l'avvocato Li Gotti.
L'avvocato deve specificare se, come capomandamento, o capo della famiglia, componente della commissione...
AVVOCATO Ceolan: Sì...
AVVOCATO Li Gotti: E allora, specificasse a quale ruolo si riferisce.
AVVOCATO Ceolan: Io ho fatto una domanda precisa; non sono esperto come lei...
AVVOCATO Li Gotti: Se non la precisa, è fonte di equivoco.
Specificasse a quale carica si riferisce.
PRESIDENTE: Avvocato, la specifichi, su, abbia pazienza.
AVVOCATO Ceolan: Come?
PRESIDENTE: La precisi di più.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: E' naturale, io, nel mio modo...
AVVOCATO Ceolan: Gliela preciso. Allora, dunque...
PRESIDENTE: ... di vedere, l'ho considerato come capo dei capi.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, bravo.
PRESIDENTE: Non so se è...
AVVOCATO Ceolan: Allora, diciamo così: lei è al corrente che Riina fosse il capo di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Salvatore Riina è un capo provinciale.
PRESIDENTE: Ma scusate, fino ad ora ha detto che era lui che dirigeva...
IMPUTATO Brusca G.: Il capo di Cosa Nostra.
PRESIDENTE: Capo di Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Capo provinciale.
PRESIDENTE: Che è capo provinciale?
IMPUTATO Brusca G.: Della provincia di Palermo, lui era il capo dei capomandamenti.
PRESIDENTE: Sì, va bene. Ma era il capo anche degli altri capi?
IMPUTATO Brusca G.: Degli altri capi... Cioè, era il capo anche degli altri capimandamento. In quanto ci si vedeva e ci si riunivano.
AVVOCATO Ceolan: Allora io le chiedo: una volta arrestato Riina, il naturale successore di Riina, le risulta che fosse Bernardo Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: Poco fa ho detto che Bernardo Provenzano ha...
AVVOCATO Ceolan: Mi vuol rispondere se sì, o no, per favore?
"Non mi risulta, o mi risulta".
IMPUTATO Brusca G.: No, le rispondo per quelle che sono le mie conoscenze, avvocato.
AVVOCATO Ceolan: Sì, eh, certo.
IMPUTATO Brusca G.: Non le posso dire: a me risulta o non mi risulta.
Bernardo Provenzano, per i discorsi fatti, aspirava a questa carica. Questa carica che non gli abbiamo dato, né quella provinciale, né quella siciliana.
E' diventato un capomandamento come tutti gli altri, sino al 20 maggio del mio arresto.
Se poi, da quella data in poi, è diventato capo dei capi, non glielo so dire.
AVVOCATO Ceolan: Allora se...
PRESIDENTE: Comunque, scusi, per nostra chiarezza.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Riina era il capo dei capi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE: Oh, meno male! Perché sennò, se lei mi dice: 'no, era un capo provinciale', allora vuol dire che tutto quello che abbiamo messo insieme fino ad ora, non ha senso.
IMPUTATO Brusca G.: No, signor Presidente...
PRESIDENTE: Va be', era...
IMPUTATO Brusca G.: ... io ho risposto: Salvatore Riina era un capo dei capi.
PRESIDENTE: Va bene.
IMPUTATO Brusca G.: E... Bernardo Provenzano...
PRESIDENTE: Di tutta la Sicilia, si intende, no?
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, lui si vedeva con il Messina...
PRESIDENTE: No, guardi, lasci stare. Quello...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, della Sicilia, la Sicilia, la Sicilia.
PRESIDENTE: ... che lo sentiamo da 14 mesi, con chi si vedeva.
Io le faccio delle domande. Se vuole, può anche dirmi: 'non lo so...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, con la Sicilia.
PRESIDENTE: '... o rispondo a quello che mi pare'.
Ma cerchi di essere chiaro. Perché...
IMPUTATO Brusca G.: Con la Sicilia.
PRESIDENTE: ... noi parliamo un italiano chiaro.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PRESIDENTE: Era il capo della mafia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, siciliana.
PRESIDENTE: Oh, basta!
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Certo, non di quella americana, non possiamo pretenderlo.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PRESIDENTE: Va bene, andiamo avanti.
AVVOCATO Ceolan: Ma ecco, guardi, vede che chiarezza lei ha invece... con il Pubblico Ministero, no?
Davanti alle tre Procure della Repubblica di Palermo, Caltanissetta e Firenze, nel verbale del 10 settembre '96, al Pubblico Ministero che gli fa la stessa domanda che le ho fatto io:
"Sulla scorta dei rapporti esistenti fino al momento dell'arresto di Riina, ove si fosse immaginato che il Riina, per qualche motivo, dovesse sparire di scena, il naturale successore di Riina, chi doveva essere?"
La domanda che le ho fatto io.
"Il naturale successore di Riina doveva essere Provenzano." Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Capomandamento di Corleone...
AVVOCATO Ceolan: Sì, va bene, finiamo l'argomento.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, signor Presidente...
AVVOCATO Li Gotti: Avvocato, per favore. L'organizzazione di Cosa Nostra è molto gerarchica; bisogna riuscire a capire anche i diversi ruoli.
Se sta parlando del mandamento di Corleone...
AVVOCATO Ceolan: E allora perché al Pubblico Ministero gli ha detto che il naturale successore di Riina era Provenzano?
PRESIDENTE: Avvocato, per cortesia... Scusate, posso dire una parola?
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: La contestazione è abbastanza precisa. E' una dichiarazione che ha fatto lo stesso esaminato a suo tempo al Pubblico Ministero.
E ha risposto, in una certa maniera.
Può essere esatto, può essere corretto, può correggersi oggi. Però non si può inventare che improvvisamente quella va intesa come capoprovincia.
Perché, di questo passo, allora tutto quello che non è stato detto, si può sottintendere, in qualunque tipo di discorso.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, io vorrei interpretare, cioè, chiarire la situazione.
Il capo dei capi della Sicilia, potevo anche...
PRESIDENTE: Diciamo della mafia siciliana.
IMPUTATO Brusca G.: Della mafia siciliana.
PRESIDENTE: Di Cosa Nostra siciliana.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
Eh, signor Presidente, ne potevo addiventare anche il capo io, o poteva diventare capo Raffaele Ganci, poteva diventare capo chiunque sia.
PRESIDENTE: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Perché ognuno si poteva andare a sedere al tavolo delle votazioni e poteva diventare il capo di Cosa Nostra.
Poteva diventare un membro dell'agrigentino, poteva diventare un membro dell'alcamese...
PRESIDENTE: Abbiamo capito, abbiamo capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, io forse ho sbagliato nel precisare l'erede naturale di Salvatore Riina, per quanto riguarda il mandamento di Corleone, era Bernardo Provenzano.
Il da farsi, da quel momento lì in poi, si doveva vedere.
Tanto è vero che io e Leoluca Bagarella, abbiamo bloccato.
AVVOCATO Ceolan: Senta, e Provenzano aveva influenza, aveva potere all'esterno di Cosa Nostra, di fronte a Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che ieri ho spiegato che...
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... Bernardo Provenzano aveva un suo gruppo di capimandamento.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E qualche provincia che li faceva, c'era lui capo come riferimento. E Bernardo Provenzano non è che era uno qualunque; era una persona, che bene o male, curava una ... e per una parte di Cosa Nostra.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Ecco, ora senta: lei mi deve spiegare una cosa. Perché è una domanda che io mi pongo da 14 mesi.
Ma me la spieghi, per favore, senza farmi la storia di Cosa Nostra dal dottor Navarro ad oggi.
Ma come può un soldato semplice, come Bagarella, particolarmente squalificato perché lo dovevano uccidere, come può tirarsi dietro tre capimandamento come il Ferro, i Graviano e addirittura il Messina Denaro matteo, che è un capoprovincia e scavalcare, trattando a pesci in faccia il Provenzano?
Me lo vuol spiegare? Eh, e questo nel giro dall'arresto di Riina, nel giro di due mesi.
Me lo vuol spiegare, dove lo ha preso questo potere? In due mesi. Fino a due mesi prima era un soldato che non contava nulla, dopodiché si porta dietro...
PRESIDENTE: Avvocato, avvocato, scusi, la sua domanda è chiara.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
PRESIDENTE: Però, a questo punto, lo lasci rispondere.
AVVOCATO Ceolan: Ma sembra che non le capisca mai le mie domande, Presidente.
PRESIDENTE: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Posso rispondere?
PRESIDENTE: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Come mai il Bagarella abbia andato a comandare una provincia o altri capimandamento, vuol dire che gli altri lo hanno, glielo hanno permesso.
Sta di fatto che il mandamento di San Giuseppe Jato, lui non lo comandava. E qualche altro mandamento dove lui non aveva potere, non lo comandava; comandava dove lui aveva influenza.
AVVOCATO Ceolan: No. Io, scusi, le ho chiesto in base a quali, a quale tappe, quali rapporti...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
PRESIDENTE: Ma l'imputato ha risposto.
AVVOCATO Ceolan: La domanda è stata chiara, me l'ha detto.
PRESIDENTE: Sì, no, ma lui ha risposto.
AVVOCATO Ceolan: Ha fatto una risposta...
PRESIDENTE: Ma se lei non è soddisfatto, non siamo come in Parlamento...
AVVOCATO Ceolan: Sì, sì...
PRESIDENTE: ... che possiamo dichiarare: non sono soddisfatto.
AVVOCATO Ceolan: Senta, lei ha detto che Riina, dal carcere, teneva i contatti attraverso il figlio. E' vero?
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che poteva, riusciva a mandare qualche segnale.
AVVOCATO Ceolan: Con Bagarella, no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Mandava ordini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E quindi, come poteva dal carcere mandar ordini attraverso il figlio, così dal carcere poteva ricevere, da parte del Bagarella, richieste, consigli, o chiarimenti, immagino. No?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Non...
AVVOCATO Ceolan: Eh, allora le chiedo: è vero,. secondo le sue conoscenze, che il Riina non avrebbe mai fatto gli attentati ai monumenti?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, non glielo so dire se Riina abbia mai fatto, o abbia dato ordine per gli attentati ai monumenti. Non l'ho mai detto, non lo so.
AVVOCATO Ceolan: Non lo ha mai detto, eh. Ma senta invece che cosa ha detto lei il 25 settembre del '96 alla Procura della Repubblica di Palermo.
A pagina 113:
"Se c'è Riina, si fa l'attentato a Costanzo. Ma io sono convinto che gli attentati alle opere d'arte, non si fanno. Cioè, Riina, dei due, per uccidere, cioè per fare andare a fondo l'attentato, cioè senza significato, cioè preferisce, che so, uccidere una guardia, uccidere un magistrato, uccidere un giornalista, uccidere una persona, obiettivo fisico. E non andare a fare un attentato senza un significato.
E allora loro, secondo me, cosa hanno fatto? Dietro l'attentato di Costanzo e dietro bene o male il pensiero, cioè quello che si era costruito come pensiero per dire: facciamo il fatto di siringhe, della Torre di Pisa, eccetera."
Quindi lei qui, invece, sostiene che, secondo le sue conoscenze, Riina non avrebbe mai messo le bombe ai monumenti, anche perché era abituato agli obiettivi fisici.
Allora io le chiedo - gliel'ho chiesto prima - come ha fatto Bagarella a tirarsi dietro tre capimandamento.
Ma se Bagarella aveva contatti con Totò Riina nel carcere, e Riina è contrario alle bombe ai monumenti, come mai Bagarella addirittura avrebbe scavalcato il capo dei capi che mantiene in carcere ancora la sua autorità?
IMPUTATO Brusca G.: Avvocato, dobbiamo prescindere, poco fa ha detto, le deduzioni dai fatti.
Quelle che poco fa lei ha elencato, sono deduzioni da domande fatte dai P.M. e che io ho dato una spiegazione a delle deduzioni. Cioè, delle domande fatte dal P.M.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Se poi andiamo su fatti precisi, io le dico: l'unico fatto certo è che il Salvatore Riina mandò a dire dal carcere, era quello di uccidere il Presidente di Corte, cioè un magistrato, dottor Lamantia. E di continuare per le fasi stragiste.
Però senza specificare nel dettaglio che cosa e quanto.
Però, conoscendo Salvatore Riina, si capisce qual è il suo pensiero.
Quindi, quello di continuare ancora con le stragi e uccidere quello che si vuole.
Quanto riguarda Leoluca Bagarella che abbia avuto il ruolo, o a comandare per le stragi, primo, che fuori della Sicilia chiunque può fare quello che vuole; due: non lo so se il Bagarella gli abbia chiesto il permesso a suo cognato, o se il cognato gli abbia mandato a dire, fai o non fai. Questo, non glielo so dire.
Tutto il resto, mi è stato chiesto deduzione e penso che ho spiegato ieri al Pubblico Ministero, oggi glielo posso spiegare nuovamente a lei.
Nel senso che, conoscendo Salvatore Riina, e conoscendo che Salvatore Riina non ha mai, per le mie conoscenze, mai scelto gli obiettivi i monumenti, valori artistici, ma sempre ha distrutto... cioè, distrutto, si è abbattuto l'ostacolo, cioè il magistrato, o la persona fisica.
Quindi questi, erano fatti nuovi che venivano... nuovi, per Cosa Nostra.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Cambiamo argomento.
E' vero che Provenzano, non spendo nulla delle stragi, ne chiese a lei il perché e il per come e come mai?
IMPUTATO Brusca G.: Nel '95.
AVVOCATO Ceolan: Nel '95. Dopo l'arresto di Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Bagarella, volle sapere quello che il suo paesano faceva e non faceva.
AVVOCATO Ceolan: Ecco, signore, vede? lei, su questo argomento, ha dato un sacco di versioni diverse.
La prima versione la dà l'11 agosto del '96 al dottor Chelazzi, no?
E dice, a proposito del Provenzano, dice:
"Gli altri attentati che poi si sono susseguiti a Costanzo, io non ne sapevo niente nella maniera più categorica. Ma non perché mi voglio sottrarre al procedimento o ai fatti. Cioè, sono completamente estraneo, in quanto non ne sapevo niente.
E la stessa cosa vi posso giurare sul bambino, che è la cosa più cara che io tengo, la stessa cosa è sulla mia posizione Bernardo Provenzano. Perché, quando ci incontriamo, dopo l'arresto di Bagarella, chiede a me come mai tutti questi fatti.
E io dico: perché lo domanda a me? Perché non glielo va a chiedere al suo paesano.
E lui stonato: come al mio paesano? Come, tu non sai niente?
E io gli dico: no, non so niente.
Dice: allora agiva da solo?
Questo, glielo vada a chiedere a lui, al suo paesano, se agiva da solo, o agiva in compagnia, o agiva con qualche altro.
Purtroppo io non gli potevo dire niente, in quanto, fuori la Sicilia, io non posso dire niente a nessuno. Non so se sono stato chiaro."
E allora il dottor Chelazzi le fa una domanda intelligente. Dice:
"Allora, scusi, se ho capito bene, allora vuol dire che gli attentati sono prevalentemente del '93..."
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
AVVOCATO Ceolan: Io non gliela ho mai negata, dottor Chelazzi, eh, questa qualità.
"Allora vuol dire che gli attentati sono prevalentemente del '93; Bagarella viene arrestato nel giugno del '95. Perché Provenzano ha atteso che il Bagarella fosse arrestato per chiedere a lei spiegazioni su quello che era successo due anni prima?"
E lei dice:
"Vi sembrerà strano, ma è così."
Dottor Chelazzi:
"Stranissimo".
E lei, ripete:
"Vi sembrerà strano, ma è così."
Dopo questo... Lei lo dice alle pagine 8 e 9 del verbale dell'11/08/96.
L'osservazione del dottor Chelazzi, deve aver fatto apparire strana anche a lei la sua affermazione. Perché a pagina 13, dice:
"Ah, ecco un particolare che mi sta venendo in mentre proprio in questo momento.
Credo che Provenzano abbia chiesto a Bagarella di questi fatti. A un dato punto il Bagarella si è pure, come si suol dire, messo... cioè, ha taciuto nei confronti del suo paesano."
"Ha taciuto?"
"Sì, sì, e le spiego pure perché. Perché è un particolare che a me viene ora molto importante.
Anche Bagarella, dopo, dicendo questo fatto, cioè parlando di questi fatti che avvenivano, così generico, non perché parlava con me. Cioè, generico, che il suo paesano si lamentava di fatti, di questi fatti, al che lui, in maniera un po', come vorrei dire?..."
"Con le parole che le vengono."
"Un po', così, diciamo di superiorità nei suoi confronti, per dire: va be', se a lui non interessano e non si sente responsabile di questi fatti, si metta un cartellone davanti e dica: io, dei fatti di Firenze, di Roma e Milano non ne so niente.
Perché poi avevano cominciato. Quando fu che cominciarono a dire: Provenzano mandante, quello mandante, e cose varie, lui incontrandosi con... cioè, si incontrano, c'è stato questo commento che poi Bagarella ha fatto a me."
Quindi, una prima volta dice che Provenzano glielo chiede dopo l'arresto di Bagarella; una seconda volta dice che è il Bagarella che disse così al provenzano.
Il 10 settembre '96, lei dà un'altra versione.
"Senta" - le fa il P.M. - "Nel momento in cui Bagarella proferì quella frase offensiva, diciamo nei confronti di Provenzano, c'erano altre persone presenti?"
"Ma no, credo di no. Io non ho mai assistito ad un rapporto alla presenza di Bagarella e Provenzano. So che si vedevano ogni sei mesi, ogni sette mesi, ogni tre mesi."
"Questa notizia com'è circolata all'interno di Cosa Nostra, se è circolata?"
E lei:
"Gliel'ho detto, c'era un momento di sfogo per altri motivi. Si diceva che Provenzano gi aveva chiesto delle bombe di Firenze, bombe di Roma e Milano. E lui risponde, dice perché."
"Allora lo disse lui, lo mise lui in circolazione?", questa è la domanda.
E lei:
"Sì."
Pubblico Ministero:
"Bagarella, intendo."
"Sì. Se poi non è vero, non lo so."
IMPUTATO Brusca G.: Finito?
AVVOCATO Ceolan: No, aspetti, ce n'è un'altra.
Ecco, poi, il 21 maggio del '97, lei dice altra cosa per la quarta volta diversa:
"Siccome si doveva fare un appuntamento con Provenzano e Bagarella, perché ci doveva essere una riunione" - questa è la premessa - "Una riunione per designare il successore di Riina e c'erano dei contrasti, se farlo o non farlo...".
E allora, in questa occasione, lei dice che, a un certo punto il Provenzano dice: 'ma insomma, io di questi fatti non so nulla'.
A un certo punto dice: 'voi, ma se sapete più di me, dice, io non so niente di questo fatto'. Cioè, le stragi.
Dice: 'siccome io semplicemente io ascolto notizie di altri cristiani, cioè, quando dico cristiani, altri capimandamento... Il dottor Grasso... va bene... E lei:
"Siccome io ascolto altre notizie che poi vengono da me per chiedere notizie, e specialmente che è successo, quello che avete fatto le bombe dal Nord, cioè i cristiani viniano a mia, cioè, quando dico cristiani..., al che il Bagarella gli dice: 'e ci dici che non ne sai parlare'. E quello: 'come faccio a dire che non ne so parlare? Che sono, scemo?', direbbe il Provenzano.
Dice: 'tu pigli un cartellone, te lo metti davanti e ci scrivi..."
Ora lei, su questo argomento, se ha capito, ha reso una versione diversa dall'altra.
Prima dice che Provenzano glielo chiese dopo l'arresto di Bagarella; poi dice che Bagarella disse a lei che gli aveva detto "mettiti il cartello"; poi, non contento, dice che è una voce che ha messo in giro Bagarella; poi dice ancora, se è vero che l'ha messa in giro non lo so.
E poi, alla fine, dice: 'ci fu un incontro a tre, Bagarella glielo disse in mia presenza'.
Allora?
IMPUTATO Brusca G.: Allora, io penso che lei non abbia letto... ho l'impressione che non abbia letto correttamente tutto quello che mi è stato domandato e quello che...
AVVOCATO Ceolan: No, scusi, eh. Io non le consento di dire a me...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi...
AVVOCATO Ceolan: Eh.
PRESIDENTE: Ma è un diritto dell'imputato, il quale non la sta offendendo; sta semplicemente facendo l'ipotesi che lei non l'abbia letta completamente.
AVVOCATO Ceolan: No...
PRESIDENTE: Noi non siamo in grado di smentirlo...
AVVOCATO Ceolan: Su questo non c'è dubbio, Presidente, son questi i verbali, si figuri! Li produco apposta.
PRESIDENTE: ... Però ha il diritto di esprimere un dubbio. Vuole darci una risposta, se crede?
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente...
PUBBLICO MINISTERO: Chiedo scusa. D'altra parte, io mi accingevo a far rilevare all'avvocato Ceolan, che ha letto correttamente quello che ha letto, che la trascrizione dell'interrogatorio dell'11 agosto, io l'avrei letta anche nella parte successiva. Si è fermato a un certo punto, invece secondo me andava letto anche il periodo successivo.
AVVOCATO Ceolan: Ma, scusi eh, lo legga lei.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, lo leggo io. Io...
PRESIDENTE: No, avvocato...
PUBBLICO MINISTERO: Io ho fatto... segnalo che ritengo che la contestazione non sia stata corretta.
PRESIDENTE: Le contestazioni...
PUBBLICO MINISTERO: Perché è mancato una parte della lettura della dichiarazione di Brusca. Almeno fino al punto che precede la successiva domanda del Pubblico Ministero, quella trascrizione andava letta.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ma scusi...
PRESIDENTE: Avvocato, mi scusi, mi faccia la cortesia, per nostra curiosità.
AVVOCATO Ceolan: Dica, Presidente.
PRESIDENTE: Se credete, ci legga anche il resto della dichiarazione.
AVVOCATO Ceolan: Sì, ora ho perso il filo della pagina, se...
PRESIDENTE: Sì, ma le diamo il tempo di trovarla.
AVVOCATO Ceolan: Dunque, sì. (voce fuori microfono) Mi dice qual era?
PUBBLICO MINISTERO: (voce fuori microfono)
Il primo, l'11 agosto.
AVVOCATO Ceolan: Eh? Verbale del?
(voce fuori microfono) 11 agosto.
AVVOCATO Ceolan: No no, no. 11 agosto, eccolo qui. No, io veramente ho letto il verbale dell'11 agosto. Poi ne ho letti... ne ho letti di altri. L'ultimo che ho letto...
PUBBLICO MINISTERO: No, avvocato Ceolan.
AVVOCATO Ceolan: E' quello del 21 maggio '97, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma le...
AVVOCATO Ceolan: Io ho letto, guardi dottor Chelazzi, il verbale dell'11 agosto '96, pagine 8 e 9, e pagine 13 e 14; poi ho letto il verbale del 10 settembre '96 pagina 117. Poi, sempre 10 settembre '96, pagina 122. E poi l'ultimo, sull'incontro a tre, 'mettiti il cartello', ho letto quello del 21 maggio '97, pagine 148 e 152.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Io stavo semplicemente dicendo che nel richiamare per contestazione l'interrogatorio dell'11 agosto '96, avrei trovato coerente con la necessità di fare una contestazione che sia esauriente sul punto - sennò è una contestazione per incidens, e non mi torna - leggere per intero la risposta di Brusca, a seguire da quel certo inciso che lei ha correttamente richiamato, inciso del Pubblico Ministero, con le parole che le vengono...
Sono io che mi rivolgo a Brusca, dopo che Brusca ha detto: "Al che lui in maniera un po', come vorrei dire?". Intervengo io per dire: "Con le parole che le vengono". Brusca riprende: "Un po' così, diciamo", c'è una risposta, saranno 14-16 righe. Lei ne ha letto una parte, secondo me andava letta tutta. Bell'e fatto!
AVVOCATO Ceolan: Ecco: "Con le parole che le vengono". Dice questo? Nel quale interro...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, avvocato Ceolan.
AVVOCATO Ceolan: "Con le parole che le vengono", mi sembra che l'abbia anche detto, no? "Un po' così, diciamo, di superiorità nei suoi confronti. Per dire: va be' se a lui non interessano e non si sente responsabile di questi fatti, che si metta un cartellone lì davanti e dica: 'Io dei fatti di Firenze, di Roma e Milano, non ne so niente'. Perché poi avevano cominciato... fu, quando fu che cominciarono a dire: Provenzano mandante, quello mandante, e cose varie. Lui incontrandosi con...
Cioè si incontrano, c'è stato questo commento che poi Bagarella ha fatto a me, mi ha chiesto di questi fatti. E io gli ho detto: 'Se tu non ne sai parlare, mettiti un cartellone lì davanti, e gli dici a tutti che non sei responsabile" eccetera, eccetera.
E allora?
PUBBLICO MINISTERO: Beh, c'è una bella differenza, avvocato Ceolan.
AVVOCATO Ceolan: Ma non mi sembra, scusi, eh.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
AVVOCATO Ceolan: No. Allora, scusi...
PRESIDENTE: Avvocato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, avvocato Ceolan.
PRESIDENTE: Scusate, abbiate pazienza. La contestazione sta... è stata contestata completamente, a questo punto.
(voce fuori microfono) L'ha letta pari pari.
PRESIDENTE: Quindi, sentiamo che cosa ci dice l'imputato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
PRESIDENTE: Vuole rispondere?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Se crede.
IMPUTATO Brusca G.: No no...
PRESIDENTE: E' sempre una sua facoltà, di dichiarare: a questa domanda, non rispondo.
IMPUTATO Brusca G.: Io voglio rispondere e chiarire in particolar modo. Alle domande che il Bagarella gli dice 'non ne sai parlare', essendo che avevano discusso, parlato, non so da quale punto di vista, il Bagarella credo gli avrà fatto questi chiarimenti, gli avrà detto quello che era successo, quello che non era successo. E automaticamente chi non capiva che non poteva... No chi non capiva. Ognuno pensava che il Bagarella... Il Provenzano fosse a conoscenza quanto il Bagarella.
Al che, il Provenzano, lamentandosi con il suo paesano, per dire 'ma io come faccio a rispondere agli altri capimandamento che non gliene so parlare?', ... Leoluca Bagarella gli dice: 'Ti metti un cartone lì davanti e chi ti domanda gli dici: non ne so parlare'.
Non so se sono stato chiaro. Nel senso che se gli altri capimandamento gli avrebbero chiesto 'ma questi fatti, ne sappiamo parlare, non ne sappiamo parlare?, essendo che Provenzano non si sentiva responsabile di...
PRESIDENTE: ... dato questo consiglio.
IMPUTATO Brusca G.: Questo consiglio.
PRESIDENTE: Un po' beffardo diciamo, eh?
IMPUTATO Brusca G.: Un po' beffardo. Oh, e io ero convinto non ne sapeva parlare. Quando poi viene arrestato il Bagarella, ritorniamo su questi fatti, e ritorniamo per quello che mi diceva a me Bagarella; essendo che il Provenzano faceva finta di non sapere niente, e non c'era solo il fatto del cartellone, ma bensì gli altri fatti avvenuti a Palermo, il Provenzano mi chiedeva a me novità di questi chiarimenti, di questi fatti avvenuti.
Che io gli dico: mah, per quelle che sono le mie conoscenze, lo informava tramite Rosario Lobue, perché ora me lo sta chiedendo a me, che non c'è più il paesano, perché non glielo chiedeva quando c'era il suo paesano presente? E non ora, perché non c'è più. Che gli viene più facile?
PRESIDENTE: Scusi, per capire. Questo signor Lobue avrebbe avuto informazioni da lei per Bagare... per...
IMPUTATO Brusca G.: No. Rosario Lobue, uomo d'onore della famiglia di Corleone, ed era un portavoce di Bernardo Provenzano e di Leoluca Bagarella. Una persona della stessa famiglia.
E quando non si incontrava Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella, questo signore faceva da portavoce.
PRESIDENTE: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E Leoluca Bagarella a mia presenza, in special modo nella situazione di Villabate, gli omicidi di Dipera e di Gianmarco Sole e cose varie, il Leoluca Bagarella gli mandò a dire: 'Quante persone vuoi, salvate?'.
Al che il Rosario Lobue, dopo l'arresto di Bernardo Provenzano...
PRESIDENTE: Ma insomma, mi scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Ma questo signor Lobue aveva a che fare anche come comunicatore tra Bagarella e Provenzano...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PRESIDENTE: ... anche in tema di stragi?
IMPUTATO Brusca G.: In tema di stragi, a mia presenza non ci fu nessun tipo di discorsi. Però, quando io mi sono visto con Bernardo Provenzano, mi ha chiesto un po' di tutto senza scendere nei particolari, io subito l'ho messo in qualche modo a tacere. Nel senso: perché mi sta chiedendo ora, e non glielo chiedeva al suo paesano quando era libero? Poi, Rosario molte cose non te le ha dette a te? da riferire a Bernardo Provenzano? Ora, che vuoi da me?
Questo, era per il periodo del '95. E riferito a fatti che Bagarella mi aveva confidato nel '93, '94. Io, essendo convinto che Bernardo Provenzano non ne sapesse parlare, ho giurato su mio figlio che mi... Bernardo Provenzano non ne è a conoscenza.
Ma poi il Pubblico Ministero mi ha fatto rilevare dei particolari, dove si vedeva che Bernardo Provenzano era a conoscenza, anche se non aveva dato l'assenso, ma era per dire 'fateli fuori dalla Sicilia, e non in Sicilia'. A quel punto, io ho dovuto arrendermi. E dovuto a chiarire: a me, Provenzano mi diceva questo, se poi lo sa o non lo sa, questo se la vede con Dio.
Signor Presidente, queste erano le risposte che ho dato io al dottor Chelazzi.
AVVOCATO Ceolan: Gli ultimi due argomenti, abbastanza brevi.
L'omicidio del piccolo Di Matteo fu un iniziativa del Monticciolo, di cui lei non sapeva nulla?
IMPUTATO Brusca G.: No. L'iniziativa... l'omicidio del piccolo Di Matteo fu a causa di una reazione, che Monticciolo è venuto a trovarmi a Boggetto (?) - in una casa di... non mi ricordo in questo momento il nome - per altri fatti. Al che mi dice: 'Sai, mi sento pressato, c'erano le forze di Polizia, mi ero preoccupato, c'ho dei problemi, mi sento un po' braccato'.
A un dato punto, mentre che noi parliamo di questo fatto, alla TV mi sento la condanna all'ergastolo mia, di Bagarella, di Giovanni Scaduto.
AVVOCATO Ceolan: Uhm, per l'omicidio Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Come?
AVVOCATO Ceolan: Per l'omicidio Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Per l'omicidio di Ignazio Salvo.
AVVOCATO Ceolan: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Al che, c'era il fatto di quello che avevo detto poco fa, nel senso che mi sentivo pressato da parte delle forze di Polizia, Monticciolo che mi aveva dato questa notizia, pressato da tanti altri fatti, c'era la presenza del Di Maggio - lo dico oggi, no?, perché mi viene facile, perché non lo dicevo che prima non mi credeva nessuno.
Quindi, mi trovavo spinto da questi fatti e dal padre di Di Matteo, che sapevo che assieme a Di Maggio c'era il padre di Di Matteo.
Quindi momento di reazione senza potere riflettere: ho dato subito, di dire, va be' "nisciamo ninni". Nel senso che gli ho dato l'ordine di commettere l'omicidio.
E così il Monticciolo ha eseguito un mio ordine, frutto di quello che ho detto poco fa.
AVVOCATO Ceolan: Ho capito. Ma senta, io veramente sono un po' confuso. Perché lei, nel verbale dell'interrogatorio dell'11 agosto '96, a pagina 28, dopo che si è parlato dell'esplosivo e Monticciolo gli avrebbe detto che lei gli aveva consegnato un 50 chili di esplosivo, lei dice:
"Il motivo del mio pentimento, dottor Chelazzi, è che il dottor Natoli... Io non sono un mostro, e siccome io non ho dato ordine di uccidere il bambino...".
Poi, nel verbale del 19/09/96 a pagina 134, le dice il Pubblico Ministero:
"Ha letto ovviamente nell'ordinanza di custodia cautelare che Monticciolo dice esattamente il contrario, o meglio esattamente il contrario cioè che l'ordine di ucciderlo l'aveva avuto da lei".
E lei dice: "Bugia totale".
"E ce lo dice l'ordine... c'è stata la sentenza...".
Brusca si infuria e dice: "Basta". E lei: "No".
E dice: "E vai a uccidere il bambino, così ce ne usciamo dalla situazione".
"Beh, dottor Lovoi, ergastoli ne dovevo prendere, ne devo, cioè uno, due, tre, quattro, cinque e sei...".
Pubblico Ministero: "Va be'".
"Visto che questa cosa era andata avanti per due anni e si continuava a non ottenere risultati e, anzi, cominciavano ad attirare le sentenze, ma io lo sapevo in partenza che risultati non potevo avere io, Giovanni Brusca".
Quindi qui lei dice che Monticciolo mente, quando dice che l'incarico gliel'ha dato lei, e lo vorrebbe giustificare dicendo: 'tanto io, ergastolo più, ergosterolo meno...'. E nega addirittura che fosse avvenuto il fatto alla lettura della sentenza Salvo.
Poi, infine, il 16 novembre '96 lei lo ammette e dice quello che ha detto ora.
Ma perché allora, scusi, lei sapeva benissimo che aveva ucciso il bambino e per due volte dice: 'no, il Monticciolo mente, non gli ho dato ordini'?
IMPUTATO Brusca G.: Io ho detto che Monticciolo?
AVVOCATO Ceolan: Eh, e allora io, Presidente...
PRESIDENTE: 'Mente. Io non gli ho dato l'ordine'.
IMPUTATO Brusca G.: No, dobbiamo leggere il mandato di cattura che ho ricevuto. Che Monticciolo, come ho lì detto, cercava in qualche modo ergastolo alla sua responsabilità e caricare tutto su di me, che lui era...
AVVOCATO Ceolan: Scusi, signore, forse non ha capito.
Dunque, 11 agosto '96.
PRESIDENTE: Avvocato, ma io credo che abbia capito.
AVVOCATO Ceolan: Ha capito. Ecco, bene, benissimo.
PRESIDENTE: Gli si può ricordare che sommariamente per due volte...
AVVOCATO Ceolan: Benissimo.
PRESIDENTE: ... lei nega di aver dato l'ordine. Dice: 'su questo punto Monticciolo mente'.
AVVOCATO Ceolan: Benissimo.
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PRESIDENTE: 'Cerca di scaricare tutto su di me'.
IMPUTATO Brusca G.: Io nego, nego la... Monticciolo, nel mandato di cattura che mi viene contestato...
PRESIDENTE: Ma qui, scusi, abbia pazienza, non è questione di mandato...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, ho finito, Presidente. Ho finito.
PRESIDENTE: Abbia pazienza. Facciamo dei discorsi semplici.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente...
PRESIDENTE: La contestazione dell'avvocato riguarda il fatto che per due volte ha negato di aver dato l'ordine. Poi si è deciso ad ammetterlo.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente...
PRESIDENTE: E allora il difensore, che sta facendo la sua funzione, le chiede: 'perché per due volte ha mentito, che quando poi...'.
IMPUTATO Brusca G.: Ho mentito, stavo rispondendo, signor Presidente. Ho mentito sulla determinazione di Monticciolo, nel senso che io, di punto in bianco, ho dato l'ordine di uccidere il bambino.
Allora, poi...
PRESIDENTE: Ma lui può dirci tutte le ragioni, ma l'ordine...
IMPUTATO Brusca G.: Per carità.
PRESIDENTE: ... l'ha sempre dato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, l'ordine l'ho dato. Ma io...
PRESIDENTE: E allora l'avvocato dice: 'ma perché non l'ha detto prima? Tanto aveva deciso di pentirsi, di cambiare modo di vivere...'.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, io poi ho chiarito nei dettagli e ho dato l'ordine di Monticciolo.
PRESIDENTE: Va bene.
IMPUTATO Brusca G.: Però nel modo in cui ho spiegato, non: 'vai a fare questo' di punto in bianco.
PRESIDENTE: Alla prima non riusciva a superare l'ostacolo.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PRESIDENTE: E poi l'ha detto. Benissimo.
Ha altre domande, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Sì, le ultime due.
Senta, Bagarella, per l'attentato a Contorno, le chiese un esplosivo diverso da quello usato per le stragi, per non fare apparire la matrice mafiosa delle stragi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: E lei gli dette della gelatina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Un pacchettino di gelatina, vero?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non gli ho dato, non gli ho consegnato niente a Bagarella.
AVVOCATO Ceolan: Sì, insomma, va be'.
PRESIDENTE: Ha dato L'ordine...
AVVOCATO Ceolan: Gliel'ha fatta avere.
IMPUTATO Brusca G.: Ho fatto...
AVVOCATO Ceolan: Un pacchettino di gelatina, no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
AVVOCATO Ceolan: Ma come faceva, lei, a sapere che la gelatina non era stata usata nelle stragi del continente?
IMPUTATO Brusca G.: Perché so che la gelatina non ha niente a che vedere col Sintex e niente a che vedere con la polvere da sparo, cioè quella usata tipo cava.
AVVOCATO Ceolan: E come faceva a sapere che si sarebbe dovuta adoperare il Sentex o Sintex?
IMPUTATO Brusca G.: Signor avvocato, c'erano... E' stato usato quello che sapevamo noi. C'erano tutti i giornali, tutte le informazioni, si parlava di Sintex, Sintax e di polvere da sparo tipo cava, adoperata per la strage a Falcone. Noi sapevamo... E parlando con Bagarella, dice: 'non ci sarebbe qualche tipo di materiale un po' diverso di quello che fino ad ora abbiamo adoperato?'. E gli ho detto: 'ho questa possibilità', perché era un fatto che io già sapevo per l'attentato al mio paesano, l'assessore, Progressista, che poi non è esploso.
AVVOCATO Ceolan: Le...
IMPUTATO Brusca G.: Quindi si parla di gelatina: io penso che sia un materiale plastico, non è che è polveroso. Almeno così io la interpreto.
AVVOCATO Ceolan: Le faccio un'ultima domanda e poi due richieste istruttorie.
Avrà notato che nel corso di tutto il controesame io non ho mai pronunciato il suo nome.
Stavolta lo faccio. Giovanni Brusca, ma che uomo è quello che fa strangolare e squagliare nell'acido un bambino?
PRESIDENTE: Avvocato, queste però non sono domande consentite.
AVVOCATO Ceolan: Presidente...
PRESIDENTE: Non ci stiamo occupando di...
AVVOCATO Ceolan: Io l'ho fatta, lei è apposta....
PRESIDENTE: Ho capito. Lei l'ha fatta, però...
AVVOCATO Ceolan: Benissimo.
PRESIDENTE: ... io devo dire: l'imputato ha il diritto di rispondere e non rispondere. Dirà quello che crederà.
AVVOCATO Ceolan: Benissimo.
PRESIDENTE: Però direi che non sono domande consentite, perché io credo che qualunque uomo, in un momento può perdere il lume della ragione e quindi diventare come una bestia e poi ravvedersi. Noi...
AVVOCATO Ceolan: Speriamo, Presidente.
PRESIDENTE: La forza della mortificazione non credo che serva.
AVVOCATO Ceolan: Bene.
PRESIDENTE: Specialmente in un pubblico dibattimento.
AVVOCATO Ceolan: Non insisto.
IMPUTATO Brusca G.: Voglio rispondere, signor Presidente.
PRESIDENTE: Prego, può rispondere.
IMPUTATO Brusca G.: Io sarò un mostro, sarò una bestia, sarò un bastardo, sarò tutto quello... le definizioni peggiori del mondo, però mi sento di avere, essere un minimo di buono, quello che qualcuno non è, avere il coraggio, o negandolo o negando, avere il coraggio - perché non è stato semplice, subito, cominciare a svuotare il sacco - il coraggio di venire qua e prendermi le mie responsabilità. Quelle che sono state fino alla giornata.
Io credo che qualcuno ancora questo coraggio non l'abbia avuto. Può darsi che sia la gelosia che gli fa dire queste parole.
Può darsi, signor Presidente. Io non dico...
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ha finito, avvocato?
AVVOCATO Ceolan: Presidente, le faccio questa richiesta. Vorrei che la Corte, se lo ritiene rilevante, disponga d'ufficio la citazione di Mario Gioè, perché io non ne ho i mezzi, perché ci dica, se ce lo vuol dire, se...
PRESIDENTE: Per quale motivo non ne ha i mezzi, avvocato? Bisogna che ce lo spieghi.
AVVOCATO Ceolan: No, non so dove sta, non ho Forze di Polizia per andarlo a cercare, Presidente. Perché ci dica, se vuol rispondere naturalmente, se è vero o non è vero che portò dal carcere, da Nino Gioè, la notizia a questo signore che era venuto a sapere delle intercettazioni di via Ughetti.
Poi chiedo, visto che il signore è qui, chiedo un confronto - lo chiederebbe Bagarella - un confronto con lui.
Io mi rendo conto che per il Codice di procedura penale il confronto si fa tra persone che hanno reso dichiarazioni diverse; anche se ho visto che, per esempio, è stato fatto il confronto tra Riina e Buscetta e tra altri.
Di fatto, Bagarella non solo davanti al GIP negò le stragi, ma anche il suo comportamento processuale è sulla negativa.
Quindi chiedo anche il confronto, se la Corte lo ritiene, ed infine Bagarella vorrebbe fare delle dichiarazioni spontanee.
Grazie, Presidente.
PRESIDENTE: Dunque, sulle due richieste dovrà pronunciarsi, quando crede, il Pubblico Ministero.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi riservo.
PRESIDENTE: Benissimo.
Bagarella può fare la sua dichiarazione. E' acceso, Tinnirello? Può parlare.
*IMPUTATO Bagarella: Buonasera, signor Presidente.
PRESIDENTE: Si avvicini il più possibile, per favore.
IMPUTATO Bagarella: E qua mi... il microfono è un po' altino, io sono basso.
Signor Presidente, siccome il discorso è un po' lunghetto, non lo so se lo faccio ora...
PRESIDENTE: Lo faccia, ce lo faccia avere per iscritto. Le posso garantire che noi lo leggiamo. Se ci fa perdere un quarto d'ora...
IMPUTATO Bagarella: Eh. Siccome qua c'ho alcune domande, che non è che... Questo c'ha due anni che va facendo lo show televisivo e mi accusa di tante cose, perciò ci vorrei rispondere...
PRESIDENTE: Allora faccia una cosa: lei fa ora una dichiarazione orale riassuntiva e poi ci fa avere il suo scritto, di modo che, fra le altre cose, ci resta e quindi lo possiamo valutare.
Possiamo fare così?
IMPUTATO Brusca G.: Risponde a me?
PRESIDENTE: No, no, no.
IMPUTATO Brusca G.: Ah.
PRESIDENTE: Parlo con Bagarella.
IMPUTATO Bagarella: Ebbene, signor Presidente, io come le ho detto, è quasi due anni che questo signore va girando, fa lo show televisivo, questo bugiardo, mi calunnia...
PRESIDENTE: No, guardi, io le posso consentire tutto, ma lei non può offendere nessuno.
IMPUTATO Bagarella: Io non lo...
PRESIDENTE: Come non lo posso fare io, lo stesso dovere ha lei e chiunque altro sia qui dentro.
IMPUTATO Bagarella: Siccome capisco, il discorso è molto chiaro. Ci sono tante dichiarazioni, quindi, sono io che dico che...
PRESIDENTE: ... se non dice la verità, si passa sopra agli epiteti.
IMPUTATO Bagarella: Ebbene, signor Presidente, io, conosciuto il padre di questo signore...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Bagarella: ... nel carcere di Palermo. Una persona educatissima e lui lo può dire.
Io a questo signore, il padre, tutte le mattine ci facevo la barba, ci facevo lo shampoo, lo trattavo come se fosse mio padre.
Dopo, praticamente, facciamo qualche colloquio e ci siamo incontrati anche sia con questo signore e anche con altri suoi fratelli. Così ci siamo conosciuti.
Dopodiché, un giorno di questi, suo fratello davanti a me...
PRESIDENTE: Credo che ne abbia più di uno. Vuole essere preciso?
IMPUTATO Bagarella: Suo fratello Manuele.
PRESIDENTE: Emanuele.
IMPUTATO Bagarella: Quando lui vuole lo facciamo, lo citiamo, lo facciamo venire qua, così lo chiariamo anche con lui, se... Gli ha rivolto a questo signore, dice: 'ti devi comportare bene in paese, non devi fare lo spione'; proprio così: 'non devi fare lo spione'.
Io, siccome mi rispettavo con suo padre, avevo preso questa confidenza con il padre, mi sono sentito, insomma, di smentire ... insomma, pensavo una ragazzata, così. E basta.
Lui dice che io faccio parte a un'associazione mafiosa.
Signor Presidente, io non ho mai fatto parte a nessuna associazione. Non faccio parte a nessun... di niente.
Dice che ho avuto, abbiamo avuto degli incontri con certi signori, certi Graviano, Messina Denaro e altri, persone a me del tutto sconosciute. Non li conosco, non ho mai avuto a che fare con queste persone.
Parla di un mio paesano, non lo conosco, non l'ho mai visto a questo signore. Non so nemmeno se esiste. E lui puntualmente, sempre...
Poi dice che ha avuto sempre dei discorsi, eramo sempre in litigio. Ma non vedo il perché. Perché io fuori a questo signore non l'ho mai incontrato.
Appunto per i discorsi che suo fratello c'aveva fatto di non fare lo spione. Perciò, quindi, anche qualche discorso che mi aveva fatto suo padre, poco gradevole sui suoi riguardi, io a questo cercavo sempre di tenerlo lontano. Non l'ho mai voluto avvicinare.
Ora lui dice che una volta eramo litigati, una volta facevamo pace, però puntualmente, come lei vede, quando si tratta di responsabilità, lui mi tira in ballo.
Siamo un'anima e un corpo.
Abbiamo avuto, parla del caso Costanzo. E io non ho mai avuto incontri con lui, né con altre persone per il caso Costanzo.
Dice che mi ha avvisato perché Gioè ci ha mandato a dire quello che ha detto lui.
A me non mi ha mai detto niente e non ho mai ricevuto niente di fermare, non fermare il caso Costanzo.
Dice che dopo, l'indomani, che succede il caso succede il caso Costanzo si incontrato con me.
Ma l'avete sentito, non abbiamo parlato di niente, lo dice lui. Non abbiamo parlato di niente. Beh, se tu mi hai mandato a dire di fermare il caso Costanzo e poi succede il caso Costanzo, non mi dici niente?
Cadiamo dalle nuvole, così.
Dice che, poi, dopo il caso Costanzo non ci siamo più visti. In una prima versione. Oggi ne fa altre versioni.
Dice che ci siamo visti a settembre-ottobre. Io ci parlo, lui mi fa delle domande, io ci dico che sono in rottura con certo Graviano, che mi hanno abbandonato, questo e quell'altro.
Però, guarda caso, a ottobre- novembre succede il sequestro del Di Matteo, lui ci tira tutti assieme, tutti in pace, tutti un'anima e un corpo.
Perciò, quando ci sono delle responsabilità, lui, noi siamo tutti...
Poi litighiamo di nuovo. Poi ci incontriamo di nuovo. Poi litighiamo di nuovo. Praticamente noi siamo... Signor Presidente, o siamo amici o siamo nemici.
Ora, se lui è amico con me, allora se io so qualche cosa lui dovrebbe sapere tutto. Se lui è nemico, allora non può sapere niente, signor Presidente.
Non è che.... se questo è nemico mio io non è che ci vado a raccontare cose.
Mi scusi, signore Presidente, che...
Parla di Mazzei. Signor Presidente, io non lo so se a questo signore l'ho conosciuto o meno. Io fatto 11 anni, più di 11 anni di carcere. Ho girato quasi tutti i carceri d'Italia, non so quante migliaia o centinaia di detenuti avrò conosciuto.
Può darsi che avrò conosciuto anche questo signor Mazzei. Ma comunque una cosa è certa, che io fuori a questo signore non l'ho mai incontrato. Non c'ho mai dato ordini di venire a mettere bombe qua ai Boboli o qua a Firenze. Mai. Assolutamente.
Mi scusi, signor Presidente, ma purtroppo qui...
Il caso del piccolo Di Matteo.
In questa Aula lui ha detto che io gli ho detto, al momento del sequestro, di uccidere subito il bambino.
Signor Presidente, in un altro processo, che il mio avvocato c'ha i documenti qua, lui ha detto che furono altre persone a dire... e io mi sono stato zitto.
Ora, qua, dice un'altra cosa.
Parla di un certo signor Greco, dove dice che ci ha incontrati, ci ha parlato delle stragi, perché una volta per fargli sapere al mio paesano che lui non era... non sapeva delle stragi.
Poi una volta... perché poi non è che fa un discorso e basta: fra tre, quattro, cinque, quello che ci viene a mente su quel momento lui fa il discorso.
Poi dice che gliel'ha detto perché pensava: 'chissà questo...', facevano elle lettere anonime, allora lui... Sta di fatto che l'ha detto lui stesso, signor Presidente. Che se lui si incontrava con i latitanti si incontrava solo per farli arrestare. Solo per questo ci si incontrava, non per altre cose.
Caso Bellini.
Per me una persona del tutto sconosciuta. Io sono discorsi, quelli che ho sentito, solo processualmente; diversamente non ne ho mai saputo parlare. Se li sa li sa lui. Se c'ha avuto contatti lo sa lui. Io non ce n'ho mai avuti.
Parla del "papello".
Io con mio cognato o con altri non ho mai sentito parlare di questo "papello". Non ho mai saputo niente di niente.
Poi parla, mio cognato a Reggio Calabria con i giornalisti gli avrebbe detto: 'uccidete a Violante'.
No, non fare con la mano così, che così hai detto tu, l'altro giorno. L'altro giorno hai detto così. Non l'ho detto io, l'hai detto tu. Se ora ne fai un altro discorso, l'ho fatto ...
Signor Presidente, non lo so se uno può arrivare coi giornalisti a dirci: 'oh, uccidete a Costanzo', per mandare messaggi. 'Uccidete a Violante'.
Una cosa è certa, signor Presidente, se c'è qualcuno che voleva distruggere l'onorevole Violante è proprio lui, questo signore.
E quando una volta, sempre parlando del signor Violante, questo signore mi ha mandato a dire una certa cosa, e io gli ho detto: 'se tu fai questo, ti metto allo stesso livello di Baldo Di Maggio'. Lui per questo mi odia, signor Presidente. Non mi odia per altra cosa.
E se mi imputa tutte queste cose, è sempre per odio, non per altre cose.
PRESIDENTE: Ha terminato?
IMPUTATO Bagarella: C'ho ancora qualche altra cosa.
Questo mi accusa di... Posso?
PRESIDENTE: Prego, prego.
IMPUTATO Bagarella: Mi accusa di tanti omicidi, signor Presidente. Cioè quale... come il prezzemolo, come il formaggio nei maccheroni, ogni processo. Ora, per ben cinque volte, questo mi ha fatto condannare cinque volte all'ergastolo. All'ultimo minuto arriva lui e ci mette come il formaggio nei maccheroni, così.
Nel processo Russo, del capitano Russo, fatti di 20 anni, io se non veniva lui, io me ne andavo assolto in Appello. Invece è venuto lui, ci mancava il testimone oculare che diceva: 'io ho visto sparare a Bagarella'.
Lui puntualmente arriva là, come è stato fatto... Lui dice con un'altra persona, erano in piazza, si leccavano il gelato e io e un altro abbiamo sparato al colonnello Russo e al professore Costa. Due persone.
Signor Presidente, il colonnello Russo e il professore Costa sono uccisi con quattro pistole e un fucile. Questo signore non lo sa. Quattro pistole e un fucile. Faccia lei, insomma, se può essere creduto.
Però a me mi hanno dato l'ergastolo grazie a lui.
Poi dice che mio nipote, che questo galantuomo, la prima cosa che ha fatto appena è stato arrestato, ha fatto arrestare mio nipote. Ci ha fatto prendere 4 anni e 8 mesi, un bambino, che ancora ci puzza la bocca di latte.
Mio nipote è un bambino e lui ci ha fatto avere 4 anni e 8 mesi, signor Presidente. E ora cerca di tirarlo in altri fatti. Che questo il vizio... per il momento, viene qua sotto la veste di agnello, dice: 'io il caso Di Matteo...'
Lui per il momento non può strangolare bambini con le mani, come ha detto lui, l'ha detto lui, io non lo so se è vero o non è vero, ma lui li strangola con la bocca, signor Presidente. Lui sta distruggendo un sacco di bambini, ha fatto arrestare un sacco di persone.
Viene qua e viene a dire: quando arrestano a qualcuno dice che ci dispiace. Ma che ci dispiace, signor Presidente, che ha fatto arrestare un mare di persone. Ci dispiace.
Dice che non ha chiesto niente allo Stato. Signor Presidente, nel processo Agrigento più 61, suo fratello era implicato per cinque omicidi. L'unica persona che se ne che è andata assolta è stato suo fratello.
PRESIDENTE: Non ho capito. Si è impegnato...?
IMPUTATO Bagarella: L'unica persona che è andata assolta in quel processo è stato suo fratello.
PRESIDENTE: Ho capito. Ma poco prima ha detto suo fratello...
IMPUTATO Bagarella: Per omicidi, perché è stato condannato per associazione.
PRESIDENTE: Ho capito.
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
Era imputato?
IMPUTATO Bagarella: Eh?
AVV. Cianferoni: (voce fuori microfono)
IMPUTATO Bagarella: E' imputato sì. Doveva rispondere di cinque omicidi, signor Presidente.
PRESIDENTE: Ah, ho capito.
IMPUTATO Bagarella: Lui dice che ci ha aggiustato le cose lui. ... questo tirate le somme voi.
Poi, per finire, le devo dire una cosa signor Presidente. Lo guardi negli occhi quest'uomo. Lo sguardo ce l'ha spento signor Presidente, come il suo cuore.
PRESIDENTE: Mi scusi...
IMPUTATO Bagarella: Lui odia tutti e tutto.
PRESIDENTE: Sono quattro udienze che lo abbiamo...
IMPUTATO Bagarella: Questo odia tu... Eh, quattro udienze signor Presidente, io ho incamerato. Quattro udienze non è che...
PRESIDENTE: Questo... non posso cambiarmi con lei.
IMPUTATO Bagarella: Non è che...
Ah, dice che mio nipote portava notizie da mio cognato. Che andava al colloquio e portava notizie a me. Mio cognato ha mandato a dire dal carcere di uccidere un presidente...
Signor Presidente, mio cognato c'ha 10-12 omicidi. Per ogni omicidio ci sono tre presidenti, giusto? Tre... Tre fasi di processo... Tre per cinque? Tre per tre. Sono 30 giusto?
PUBBLICO MINISTERO: ... senso della misura.
IMPUTATO Bagarella: Perciò 30 presidenti dovessero essere uccisi, giusto? A detta di questo signore...
Signor Presidente, io e mio cognato siamo isolati totali, non abbiamo contatti con nessuno. Quando andiamo a Palermo siamo chiusi una camera iperberica.
PRESIDENTE: Iperbarica.
IMPUTATO Bagarella: Iperbarica. Iperbarica. Quando...
PRESIDENTE: Speriamo non prenda fuoco, eh.
IMPUTATO Bagarella: Eh, speriamo di no.
Quando deve cambiare l'aria nella stanza, si accende un motore, signor Presidente e noi viviamo là. Quando andiamo al colloquio, sempre in una camera blindata al colloquio, con le telecamere e non so se c'è qualche altra cosa. Perciò faccia lei se noi possiamo mandare messaggi, o se mio cognato poteva mandare messaggi, poi con il bambino, con suo figlio, con il bambino.
Signor Presidente, io avrei tante altre cose da dire, ma capisco che... anche così, sono un po' emozionato.
Comunque io sono qua...
PRESIDENTE: Se lei ha uno scritto, lei ha...
IMPUTATO Bagarella: No, io ho preso degli appunti. Io posso fare anche uno scritto, posso fare...
PRESIDENTE: Va bene. Allora li passi al suo avvocato, ci farà una memoria scritta, in modo...
IMPUTATO Bagarella: Posso fare anche un memoriale. Comunque, signor Presidente, sono innocente e non ho mai commesso nessun reato. E di questo che dice questo signore non è vero, non ho mai avuto discorsi con questo signore. Fuori non lo avvicinavo perché avevo paura che mi facesse arrestare, solo questo può dire lui. Solo questo.
Sono stato tre mesi io, quando mi hanno arrestato il 24 giugno del '95, mi hanno arrestato, fui portato all'Asinara, per tre mesi io non sapevo niente di fuori. Non ho fatto colloqui, non mi rientrava biancheria, non compravo giornali, non vedevo televisione, niente. Niente di niente. Dopo tre mesi io poi ho saputo chi era stato che mi aveva fatto arrestare e cose.
Ma in questi tre mesi, signor Presidente, qualche pensierino a lui ce lo facevo sa, ma come se lo facevo.
Ho finito, signor Presidente. Grazie.
PRESIDENTE: Bene. Allora, io direi che l'ora è abbastanza tarda. Riprendiamo venerdì...
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente...
PRESIDENTE: Sì?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono.
PRESIDENTE: Chi è?
IMPUTATO Brusca G.: Io, io.
PRESIDENTE: No, ma guardi, abbia pazienza.
IMPUTATO Brusca G.: No, una parola sola.
PRESIDENTE: Ma le polemiche non servono.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, quale polemiche.
PRESIDENTE: Lei ha fatto dichiarazioni prolungate in questi quattro giorni.
IMPUTATO Brusca G.: No, signor Presidente, due minu... un minuto.
PRESIDENTE: No, ma la prego, un minuto, ma non più di un minuto.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, ho finito.
PRESIDENTE: Perché dichiarazioni ne abbiamo già ricevute tante da lei.
IMPUTATO Brusca G.: Finite. Io sulla posizione di Giovanni Riina non ho né testimoniato, né presenziato, non ho fatto nessun accenno. Semplicemente è stato trovato un bigliettino scritto da Giovanni Riina a me. Credo che sia stato condannato per la perizia calligrafica. Io non ho fatto nessuna dichiarazione. Non ho presenziato, non ho testimoniato, non ho fatto nessuna cosa.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, basta. Lei ha detto che aveva finito, ora per cortesia basta.
Bene, prendiamo atto.
Allora, l'udienza riprende venerdì, mi pare ne abbiamo 23, allore ore 09.00. Traduzione degli imputati detenuti.
Finiremo, speriamo, di fare...
AVV. Cianferoni: Per il controesame.
PRESIDENTE: ... il controesame, certo.