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Sentenza Tagliavia - Intro
Sentenza Tagliavia - Parte 1
Sentenza Tagliavia - Parte 2
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Sentenza Tagliavia - Parte 4
Sentenza Tagliavia - Indice

Atti del convegno del 26-27/05/2003

Depos.Brusca: 13 gennaio 1998
Depos.Brusca: 14 gennaio 1998
Depos.Brusca: 15 gennaio 1998
Depos.Brusca: 19 gennaio 1998
Depos.Brusca: 23 gennaio 1998
Depos.Brusca: 17 settembre 1999
Depos.Brusca: 18 settembre 1999


Tutti i verbali del 1°dibattimento

Tutti i verbali del 2°dibattimento

La requisitoria del P.M. (Chelazzi e Nicolosi) al processo (25/3-06/04/2008)
Legge REGIONE TOSCANA N. 40/2006 - Interventi a favore delle vittime del terrorismo e della criminalitàorganizzata.(3.3 Mb)
L'audizione del P.M. Chelazzi alla Commissione Antimafia
Motivazione Sentenza di Cassazione del 6/5/2002 (3.3 Mb)
Sentenza della prima Corte di assise di appello di Firenze del 13/2/2001 contro Bagarella
Motivazione (5.783 KB)
Sentenza Corte di assise di Firenze, Sez I del 21/1/2000 contro Graviano (620 KB)
Il proiettile di Boboli
Sentenza Corte di assise I° grado Firenze del 6/6/1998
Intestazione e dispositivo del 06/06/98 [77 Kb]
L'udienza del 7 giugno 1997
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PRESIDENTE: Buongiorno.
Bagarella è presente?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni. Sono presenti entrambi? Sì, grazie.
Barranca Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Barone, avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei. Mi sembrava di averlo visto. E' presente.
Brusca Giovanni: ora lo faremo entrare. I difensori, c'è qualcuno? L'avvocato Li Gotti? E' presente, grazie.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi. C'è l'avvocato Rocchi?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Lo sostituisce l'avvocato Gramigni.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi. C'è l'avvocato Batacchi.
AVVOCATO Batacchi: Sono presente.
PRESIDENTE: Sì.
Di Natale Emanuele: contumace. Di Russo, Gentili e Falciani. C'è l'avvocato Falciani? Lo sostituisce...
AVVOCATO Batacchi: Avvocato Batacchi.
PRESIDENTE: ... l'avvocato Batacchi.
Ferro Giuseppe: rinunciante. Avvocato Miniati Paoli. E' presente.
Ferro Vincenzo: libero, assente. Avvocato Traversi e avvocato Gennai.
AVVOCATO Traversi: Sì, presente.
PRESIDENTE: E' presente l'avvocato Traversi.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, avvocato Usai, avvocato Roggero. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente.
PRESIDENTE: E' presente.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Presente?
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Sì. Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi. C'è l'avvocato Pepi, grazie.
Graviano Filippo: rinunciante. Avvocato Oddo, avvocato Gramigni, che è presente.
Grigoli Salvatore: rinunciante.
Avvocato Avellone e avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà. E' presente l'avvocato Florio.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, che è presente.
Messana Antonino: contumace. Avvocato Amato, avvocato Bagattini. Sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messina Denaro Matteo: latitante. Avvocato Natali e avvocato Cardinale. Sostituiti dall'avvocato Florio.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante. Avvocato Traina e avvocato Passagnoli. Sostituiti dall'avvocato...
AVV. Passagnoli: No, signor Presidente, è presente l'avvocato Passagnoli.
PRESIDENTE: Mi scusi.
AVV. Passagnoli: Prego.
PRESIDENTE: Santamaria Giuseppe: contumace. Avvocato Battisti e avvocato Usai. Sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Scarano Antonio: libero, assente. Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace. Avvocato Condoleo e Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Facciamo entrare allora, per favore.
AVV. Cianferoni: Signor Presidente, sono l'avvocato Cianferoni, chiedo scusa.
Desidero rappresentare alla Corte che ho già informato il signor Pubblico Ministero, anche a nome dell'avvocato Ceolan, che, qualora esigenze proprio operative lo consentano, vorremmo depositare in visione al signor Pubblico Ministero i verbali resi dal signor Brusca nel processo, per brevità definibile Di Matteo, per la scomparsa e la morte del bambino Di Matteo.
Questo a fine di utilizzazione nel controesame.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero?
PUBBLICO MINISTERO: Nessun problema. Ne prendiamo atto.
PRESIDENTE: Benissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ci ripromettiamo di vederli, ecco, tutto qua.
*IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno. Vuole ripetere il suo nome e cognome, per favore?
IMPUTATO Brusca G.: Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, cerchiamo di riprendere il discorso dagli argomenti che erano oggetto di esame nella giornata di ieri.
Io direi che prima di tutto ho bisogno di una precisazione. Siccome, illustrando questo episodio che si è verificato a Firenze nel Giardino di Boboli, lei ha spiegato come questo episodio operativamente vada riferito alla persona di Mazzei. Allora ho bisogno di sapere se a questa persona, a Mazzei, per quanto lei ne sa, fosse stato affidato - e in caso positivo lei spiegherà anche in che termini - fosse stato affidato anche qualche altro incarico in quel periodo. E se sì, chi glielo aveva affidato, di che si trattava, con quali prospettive?
IMPUTATO Brusca G.: E allora. Eravamo con Eugenio Galea, eravamo che era successa la strage di Falcone e Borsellino, eravamo, non mi ricordo prima o dopo dell'uccisione dell'ispettore Lizio e si parlava di attirare l'attenzione al nord, visto che giù in Sicilia c'era una certa pressione da parte delle Forze dell'Ordine.
E quindi si dice, in questo momento sarebbe opportuno uccidere il giudice Di Pietro - allora giudice del pool di mani pulite - per spostare l'attenzione dalla Sicilia verso il nord, in modo che, visto che in quel momento Di Pietro era un personaggio non indifferente, tutto si sarebbe attirato l'attenzione verso il nord, nel senso, per dire, tutto un progetto, è stato... i politici a fare questa uccisione. Cioè, per creare, come si suol dire, un clima verso i politici in maniera che, per poi doversi difendere loro da questi attacchi, dovevano in qualche modo fare qualche legge, qualche attività anche per, direttamente o indirettamente, che ne avremmo usufruito anche noi di Cosa Nostra.
Quindi... E ne abbiamo parlato con Eugenio Galea. E si parlò chi poteva commettere questo omicidio al nord, dice: 'ne parliamo con Santo, con Santo Mazzei' perché è una persona capace, conosceva bene Milano, è lui che si poteva muovere per potere fare questo progetto.
Solo che poi non ci fu, non se ne parlò più di questo fatto e rimase sospeso nell'aria, perché ripeto gli eventi poi sono cambiati, Mazzei venne arrestato, i catanesi hanno cominciato ad avere anche loro dei problemi; non se ne parlò più del caso del dottor Di Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questa idea di questa azione criminale come nasce? Nel senso, ci sarà stato, io suppongo, un soggetto che per primo ha formulato questa ipotesi, almeno con lei. Intendo dire, se lei ha avuto parte...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io ne ho parlato con Eugenio...
PUBBLICO MINISTERO: ... in queste conversazioni - ora ci spiegherà se sono state una o più d'una - ecco, se lei è stato colui che ha lanciato l'idea, o se l'idea è stata lanciata da altri.
IMPUTATO Brusca G.: No, l'idea è stata lanciata da Eugenio Galea, dai catanesi. Cioè, da Eugenio Galea, mi ha suggerito questo fatto. Io l'ho, così, subito, a prima valutazione l'ho valutata positiva e credo di averne parlato anche con Salvatore Riina. Per dire, ottimo, ma non a noi ci interessava Di Pietro, a noi ci interessava l'effetto che poteva creare Di Pietro.
PUBBLICO MINISTERO: Questo incontro iniziale tra lei e Galea, si è svolto alla presenza anche di altre persone?
IMPUTATO Brusca G.: No. Io e lui solo.
PUBBLICO MINISTERO: Dove si è svolto questo incontro?
IMPUTATO Brusca G.: Ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era Galea che era venuto da lei?
IMPUTATO Brusca G.: Che veniva... Galea che veniva a Palermo sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma venne appositamente...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... per proporle un'azione? Mi spieghi un attimo.
IMPUTATO Brusca G.: No. Veniva lui settimanalmente, ogni 15 giorni veniva e ci incontravamo, non solo per questi fatti, ma anche per piccoli fatti. Fatti di normale amministrazione di Cosa Nostra: favori, scambio di bigliettini, problemi che riguardavano Catania, problemi che riguardavano Palermo. Però poi alla fine si parlava anche di questi fatti che succedevano.
Nel senso, quando hanno, dopo le due stragi come gli ho detto ieri, anche loro: 'noi siamo a disposizione'. E da qui io poi, per la strage di Capaci richi... cioè insistevo che i catanesi sulla strage di Falcone e Borsellino non c'entravano. Perché anche loro dice: 'noi siamo a disposizione, noi siamo qua per la pace, per il bene comune' - chiamiamolo "bene" - per andare avanti tutti assieme.
Al che, si affrontò di questo, si affrontò di Andò, per dire: 'perché non vi togliete la spina, cioè il sassolino dalla scarpa con Salvo Andò'. Tutta una serie di suggerimenti che gli davo, però se lo volevano fare, lo volevano fare; se non lo volevano fare erano fatto loro.
Sta di fatto che l'ispettore Lizio l'hanno fatto. Gli altri fatti non so perché non l'hanno fatti, perché non sono stati portati a termine.
E nasce pure, per dire, come sarebbe se andassimo in questo momento a toccare Di Pietro al nord, che in quel momento Di Pietro camminava senza scorta, camminava con una macchina non blindata, non c'era... Sì, stava nascendo, però... in piena attività, però ancora non c'era la preoccupazione di qualche attentato, quindi un bersaglio facile. Però avrebbe suscitato un grande scalpore.
Quindi i discorsi, le reazioni erano tanti. Questi sono stati i discorsi con Eugenio Galea, ma in più occasioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Mi faccia capire. Lei ha avuto modo di rendersi conto, parlando con Galea, se Galea veniva ad illustrarle in questo modo un'idea che era già della famiglia di Catania, ovvero se era un'idea che maturò sul momento, giusto perché la conversazione appunto, tra lei e Galea, toccava un po' discorsi di ordine generale? Sento parlare di una sorta di suggerimento a intraprendere un'azione criminale nei confronti di Andò.
Ecco, mi aiuti a capire se le cose stanno in un modo, o se stanno nell'altro.
IMPUTATO Brusca G.: Come già noi in un paio di occasioni abbiamo affrontato questo argomento, le ho sempre detto che per me il discorso è nato lì, non è venuto da Catania con questo suggerimento, nel senso che mi buttavano l'esca per poi cadere nella trappola.
Per i rapporti che avevamo non c'era motivo, perché si parlava abbastanza chiari, senza peli sulla lingua. E poi, come ho dimostrato ieri, se loro volevano fare qualche attentato, o qualche omicidio, qualche cosa fuori dalla Sicilia, non avevano bisogno di venire a Palermo a chiedere il permesso: 'sai, noi vogliamo fare questo, o vogliamo fare quest'altro', non esisteva.
Ma hanno sposato anche loro la causa, indirettamente, ma dopo le stragi, per dire: 'anche noi siamo a disposizione di contribuire all'attacco allo Stato'.
Quindi, l'idea è nata da Eugenio Galea. Per me è nata spontanea, non ho motivo di dire che è venuto già con un'idea, con un progetto preventivo da me, per poi io riferire a Salvatore Riina questo particolare.
Quindi come gliel'ho detto in altre occasioni, glielo ripeto anche oggi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Perché sia chiara un'affermazione sua di poco fa, le chiederei di spiegare meglio in che senso lei giudicò sul momento che questa azione poteva essere proficua per gli interessi di Cosa Nostra, dato che un attimo fa lei ha messo insieme due elementi, due, diciamo pure parametri di questa azione criminale, che io non riesco a capire bene come vadano d'accordo.
Da un lato, un'azione da commettersi al nord, come per dimostrare che la criminalità imperversava non solo in Sicilia, ma imperversava anche nel nord Italia. E dall'altro, ha fatto un riferimento alle presumibili reazioni dell'ambiente politico.
Ecco, io non ho capito molto bene, glielo dico francamente.
IMPUTATO Brusca G.: No, siamo qua per chiarire qualsiasi aspetto.
Essendo che veniva ucciso un personaggio, come ripeto, in quel momento, Di Pietro si stava interessando per Tangentopoli e quindi stava toccando un po' tutta la parte politica; noi involontariamente avremmo fatto un favore ai politici e quindi si sarebbero trovati con questa cortesia, senza che ne avremmo discusso, con questo personaggio scomodo tolto mezzo i piedi.
E automaticamente però si dovevano difendere dagli attacchi dalle altre... dalla posizione, dall'altro lato politico che attaccava, cioè che venisse fuori Tangentopoli, nel senso che veniva fuori la corruzione, cioè venivano fuori i ladri, di chi si è mangiato l'Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Che non è solo la Sicilia che si è mangiata l'Italia, ma bensì i politici italiani si sono mangiati l'Italia.
Ed erano costretti, in qualche modo, a pararsi da questi attacchi. E direttamente noi avremmo usufruito anche di questi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo vuol dire che, secondo la sua visione, Cosa Nostra avrebbe avuto la possibilità di presentarsi ai politici per riscuotere il prezzo dell'azione criminale, consistita nell'eliminazione di Di Pietro?
IMPUTATO Brusca G.: Inizialmente non c'era un patto... Per quelle che sono le mie conoscenze, non c'è stato mai un patto, per dire: 'abbiamo bisogno di questa cortesia'. Lo avremmo fatto e poi si vedevano gli sviluppi quali sarebbero stati e gli eventi quali sarebbero stati e poi si vedeva.
Intanto avremmo creato un bel problema alla nazione italiana.
PUBBLICO MINISTERO: Successivamente a questa proposta, chiamiamola così, che veniva da Galea, lei ha avuto altre notizie, sempre in ordine a un progetto di azione criminale nei confronti del dottor Di Pietro?
IMPUTATO Brusca G.: No, io non ne ho avuto poi più notizie.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che abbia detto poco fa che ritiene di aver messo al corrente di questa...
IMPUTATO Brusca G.: Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: ... di queste considerazioni, direttamente Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Io tutto mettevo al corrente Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Altre persone le ha messe al corrente?
IMPUTATO Brusca G.: Credo di no.
PUBBLICO MINISTERO: Crede di no.
Ma in concreto, qualcuno poi è andato a interessare Mazzei perché cominciasse a organizzarsi per compiere questa azione?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ripeto, non c'è stato il tempo materiale di potere cominciare a cercare le abitudini, conoscere il sistema del dottor Di Pietro. Fu un discorso iniziale per questo fine, però non ci fu l'attività.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché non ci fu il tempo materiale?
IMPUTATO Brusca G.: Perché ripeto, poi nel tempo abbiamo avuto altri problemi che sono sorti. E le debbo dire che il Galea ne parlò pure con me e quindi con i palermitani, perché lui capiva che, se ce l'avrebbero detto loro, cioè i catanesi, Santo Mazzei, si sarebbe messo a disposizione. Ma se l'avremmo detto noi, la situazione era molto più efficace, cioè si sarebbe impegnato molto più di... se l'ordine glielo avrebbero dato i catanesi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi se mancò, come dice lei il tempo materiale, mancò a voi palermitani?
IMPUTATO Brusca G.: No, un po'...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha citato l'arresto di Mazzei, però lei ricorda quando avvenne l'arresto di Mazzei?
IMPUTATO Brusca G.: Mazzei venne arrestato, se non ricordo male, primi... fine '92.
PUBBLICO MINISTERO: A novembre '92.
IMPUTATO Brusca G.: Novembre '92. Però non so... o perché Salvatore Riina mi ha detto fermiamoci.
Comunque, ci sono stati degli impedimenti, quindi di non andare avanti. Cioè, non si parlò più del progetto Di Pietro, perché se se ne parlava mi sarebbe rimasto registrato e avrei detto: 'dottor Chelazzi, vede che la situazione è così, così e così'.
Cioè, io gli ho spiegato qual era in quel momento le nostre intenzioni, cioè tutto quello che era panico, noi lo avremmo sfruttato.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, per questa azione criminale pensata, a quanto io apprendo, Mazzei non ha avuto nessun incarico.
IMPUTATO Brusca G.: Da parte mia no.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, da parte sua.
Ricorda se c'è stata una qualche altra azione criminale, più o meno nello stesso periodo, per la quale pure era stato sollecitato Mazzei a darsi da fare? O si pensava di sollecitare Mazzei a darsi da fare?
IMPUTATO Brusca G.: Per l'onorevole Martelli, a Mantova.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuol chiarire in che termini sta questa...
IMPUTATO Brusca G.: Siccome, come ho già detto in altri processi, l'onorevole Martelli, ripeto, non so con chi ha avuto dei contatti, non sono in condizione, anche se così sommariamente, di dare un'indicazione ben precisa, anche se ho le mie idee.
L'onorevole Martelli è venuto in Sicilia a fare un patto con la mafia per venirsi a prendere i voti. Ed è stato votato il Partito Socialista per ben due volte: prima alle regionali, o alle provinciali e poi alle nazionali.
A un dato punto, quando poi l'onorevole Martelli, all'accordo con... accordo poi, ripeto, che non so dei due come è nata, cioè se Giovanni Falcone, il giudice Giovanni Falcone ricattava Martelli, o Martelli per salvarsi dagli attacchi che gli venivano puntati il dito come mafioso, si andò a mettere sotto le ali del dottor Giovanni Falcone, per non farsi additare più come mafioso.
E di questo ne parlavamo con Salvatore Riina per dire miserabile, vigliacco, si è spaventato e si è andato a mettere sotto le ali di Giovanni Falcone per proteggersi dalle accuse di mafia.
PUBBLICO MINISTERO: Questo era il giudizio vostro.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mio e... Io con Salvatore Riina. Cioè Salvatore... 'si è andato a mettere sotto le ali, vigliacco, miserabile, cioè si è spaventato' e non ha più portato in avanti il progetto, gli impegni che lui aveva preso.
Ripeto, io non so quali impegni aveva preso, quali contatti aveva, perché a me bastavano poche parole per potere riuscire a capire qual era l'orientamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo è l'antefatto. Io le chiedevo più specificamente...
IMPUTATO Brusca G.: No, no... E l'onorevole Martelli doveva morire perché in qualche modo aveva tradito gli impegni che aveva mantenuto.
PUBBLICO MINISTERO: Questo lo abbiamo capito.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io le chiedevo più specificamente se, a questo progetto di un'azione criminale nei confronti di Martelli, in qualche modo era stato interessato, o comunque se gli era stato più specificamente dato un incarico, per l'appunto alla persona di cui stiamo parlando, Mazzei.
IMPUTATO Brusca G.: Santo Mazzei, sì. Santo Mazzei su Martelli aveva cominciato a lavorare su Mantova, dove lui aveva delle amicizie, degli agganci.
PUBBLICO MINISTERO: Mazzei o Martelli?
IMPUTATO Brusca G.: Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Mazzei.
IMPUTATO Brusca G.: Martelli credo che sia originario, nato a Mantova. Comunque c'aveva dei contatti, io non lo so se è originario o nativo a Mantova. Però che c'aveva degli agganci, quindi di facile obiettivo, di facile individuazione.
Solo, ripeto, che poi Mazzei è stato arrestato e non è stato più possibile portare a termine questo obiettivo. Io c'ho provato a Roma e ho dovuto sospendere perché venne arrestato Gaetano San... Cioè, no venne arrestato; Gaetano Sangiorgi ha avuto un fermo di Polizia e quindi, per non creare danno al Sangiorgi e il dottor cardiochirurgo Gaetano Azzolina, cioè ho sospeso però per poi riprenderlo più avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sennò questa affermazione rimane così sospesa, non si capisce esattamente che cosa voglia dire.
Lei ha detto che...
IMPUTATO Brusca G.: La posso spiegare.
PUBBLICO MINISTERO: ... a quello che io ho capito, si stava organizzando a prestare una azione criminale, a Roma questa volta, nei confronti dell'onorevole Martelli e a questo suo progetto sento che sta associando il nominativo di questo dottor Sangiorgi, di cui abbiamo parlato...
IMPUTATO Brusca G.: Ieri.
PUBBLICO MINISTERO: ... più volte ieri.
Ho capito che questo dottor Sangiorgi aveva subìto un fermo di Po...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... un controllo di Polizia.
IMPUTATO Brusca G.: Un controllo di Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Un controllo di Polizia. Dove, a Roma questo?
IMPUTATO Brusca G.: A Roma. Nelle vicinanze della casa dell'onorevole Martelli.
PUBBLICO MINISTERO: Questo comportò quindi che lei sospendesse, se ho capito bene...
IMPUTATO Brusca G.: Mi è sembrato opportuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ma siamo sempre nel '92?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sempre in questo periodo, che è a cavallo fra l'estate, mesi precedenti, mesi successivi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Siccome io avevo bisogno di questi ulteriori elementi da lei per collocare la persona di Mazzei all'interno delle iniziative di Cosa Nostra, o delle sue in particolare; se questa collocazione c'era stata, mi sembra, se non ci sono altri ricordi suoi in proposito, relativamente alla persona di Santo Mazzei, io cambierei argomento.
IMPUTATO Brusca G.: Io, su Santo Mazzei, avrei un particolare se può servire, per individuare il giorno in cui è stato affiliato.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Mi pare l'abbia detto ieri.
IMPUTATO Brusca G.: No, c'è un particolare che ieri mi è scappato, mi sta venendo in mente. Che è stato ucciso... ha ucciso una persona di mattina e l'arma utilizzata era una calibro 9.
Quindi si può vedere a Catania, nel mese di luglio, quanti omicidi sono successi e con quale arma è successo. Quindi si può individuare...
PUBBLICO MINISTERO: Le dispiace, Brusca, avvicinare un attimo il microfono a sé?
IMPUTATO Brusca G.: Si può individuare la giornata quando è stato affiliato Santo Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Di questa iniziativa che Mazzei venne ad assumere qui a Firenze, e che quando vi fu riferita, fu, in una certa misura, per voi una certa sorpresa, così ieri ci spiegava, lei ricorda se...
IMPUTATO Brusca G.: Sorpresa...
PUBBLICO MINISTERO: ... è stata... Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sorpresa del fatto...
PUBBLICO MINISTERO: L'ha spiegato, l'ha spiegato ieri.
IMPUTATO Brusca G.: ... che...
PUBBLICO MINISTERO: L'ha spiegato.
Lei sa se, di questa iniziativa, fu informato Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Io non l'ho avvertito. Però, siccome assieme a me c'era Leoluca Bagarella, credo che venne informato da Leoluca Bagarella, non credo che non gli abbia detto nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Questo per poterle chiedere un'altra cosa. Trattandosi di un'azione da compiersi fuori dalla Sicilia, lei ha più volte detto che chiunque era legittimato ad organizzarsi e ad eseguirla, con certi limiti, e ha spiegato anche questi.
Allora, mi vuol aiutare a capire se questa azione, compiuta sicuramente, molto lontano dalla Sicilia, per una qualche ragione la si sarebbe dovuta, la si doveva, anche successivamente far conoscere a Riina, o semplicemente se era opportuno fargliela conoscere?
E' stata chiara la mia domanda?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissima.
Io, come gli ho detto prima, per la conoscenza, l'affettuosità, l'amicizia e il rapporto e gli interessi comuni che avevamo con Riina, io gli dicevo tutto. Perché Riina era quello che guidava diciamo l'auto, il carro, quindi involontariamente io sarei andato a intralciare un suo impegno, un suo obiettivo, un suo accordo.
Quindi, prima che noi ci muovavamo...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi. Mi scusi se la interrompo, sennò perdo il filo.
Lei vuol dire che il problema era che una qualche azione non potesse intralciare le strategie di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, proprio io non ero quello che andavo a...
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembrava che avesse detto in una maniera un po' involuta, non se ne abbia a male, ma...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, siccome io non avevo interessi di andare a fare cose né al Nord, né al Sud, tranne che per Cosa Nostra.
Quindi, siccome io per Cosa Nostra guardavo Salvatore Riina, quindi io, tutto quello che facevo, io di personale non ho mai niente avuto.
Cioè, io lavoravo solo per Cosa Nostra.
Quindi io, tutto quello che facevo, siccome, ripeto, c'era il Salvatore Riina che guidava il carro, tirava le fila. Quindi io, volontariamente, o involontariamente sarei andato a intralciare i suoi, il suo operato.
Quindi, siccome io non ero una persona qualunque che andavo al Nord a fare una cosa del genere, io andavo al Nord o in qualsiasi posto d'Italia per conto di Cosa Nostra, per il fine, per i fini comuni.
Quindi io informavo sempre Riina di tutto e per tutto.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa la ragione per la quale lei, un attimo fa, ha detto che, non avendolo fatto di persona, però pensa che Bagarella abbia informato Riina di questa...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo fatto che era successo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma allora, se era opportuno farvelo sapere, una volta che era successo, ma per la stessa ragione non era opportuno farglielo sapere prima?
IMPUTATO Brusca G.: No, ma... no, perché se noi prendiamo il filo di Bellini, Riina era a conoscenza di tutta la situazione Bellini. Quindi era a conoscenza di tutto quello che io facevo.
E quindi, in linea di massima, io qualche privilegio me lo potevo permettere senza chiedere in anteprima a Riina se potevo farlo, o non potevo farlo.
Quindi io mi sono autorizzato, per dire: va bene, fallo, tanto non è che era una cosa che stavo a mettere una bomba o una cosa eclatante. Un'azione dimostrativa che, bene o male, non creava nessun problema.
Quindi, abbiamo deciso di farlo. Farlo, che poi si vede.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ho capito.
Ieri lei spiegava come affrontaste il problema, una volta che l'episodio si verificò, una volta che vi rendeste conto che né giornali, né televisione ne parlavano, una volta che quindi vi faceste la certa opinione che tenessero - mi pare abbia detto - chiuso il discorso per non creare allarmismi...
IMPUTATO Brusca G.: Non hanno divulgato... non hanno divulgato una notizia all'opinione pubblica per non creare allarmismo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma proviamo un attimo a dimenticare, o perlomeno a prescindere da questo fatto che voi avevate preventivato e che invece non si verificò. Cioè a dire una risonanza dell'avvenimento, una qualche eco a livello di stampa o di televisione. Prescindendo appunto da questo, la vostra, la sua, o la vostra opinione, il vostro pensiero su come gestire - spero che questo termine sia efficace - questa operazione di questo ordigno, bomba a mano che fosse, da lasciare da qualche parte, e nella specie a Firenze in un luogo molto specifico con tanto di telefonata, concretamente come la si doveva gestire?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, oggi potrei dire... ma comunque, noi aspettavamo che veniva la persona per dire: è successo questo. Ma... e noi gli avremmo detto: 'guardi, se non scendete a patti e a condizioni, noi avremmo continuato'.
Sicuramente avrei parlato con Riina, per dire cosa dobbiamo chiedere, cosa dobbiamo domandare, però, ripeto, era tutto un fatto da... che doveva avvenire.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, non posso dire oggi, devo chiedere questo, posso chiedere quell'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi era creare le condizioni per chiedere.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma poteva verificarsi che qualcuno si presentasse in un qualche modo era sapere quali erano le richieste, o le pretese di Cosa Nostra. Ma poteva anche verificarsi che nessuno venisse a chiedere, nessuno si presentasse per sapere quali erano le aspettative di Cosa Nostra.
Avevate preso in considerazione questa possibilità?
Avevate, per così dire, una soluzione di riserva: 'se non si muovono loro, ci muoviamo noi'?
IMPUTATO Brusca G.: Anche. quindi, di continuare. Cioè, non ci saremmo fermati. Di continuare. Il progetto era quello sempre di continuare.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Visto che ormai di questa persona, di Bellini, abbiamo più volte fatto accenno.
Ecco, ora io ho bisogno che lei ricostruisca, proprio dall'inizio, quello che lei ha detto è stato il rapporto tra Bellini e Antonino Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, io vengo definitivamente latitante il 31 gennaio '92.
E io ancora del caso Bellini non ero a conoscenza.
Credo che siamo dopo la famosa riunione di portare avanti la strategia, cioè con gli obiettivi Falcone e Borsellino e poi tutto il seguito. Quindi siamo alla fine di marzo.
E fino a qua, io ancora la situazione Bellini non la conosco. Ma credo che siamo alla fine di marzo, primi di aprile.
Gioè mi viene a trovare: 'sai, c'è un amico mio che mi è venuto a trovare, una persona che ho conosciuto in carcere, è una persona un po' curiosa...'
E subito lui, dice: 'non capisco come mai questo è venuto, però è venuto a trovarmi in Sicilia. E' venuto con la scusa che si trovava in Sicilia, mi è venuto a salutare, mi ha portato un pezzo di prosciutto, un qualche cosa, un pensiero...'
Quindi lui è venuto con l'idea di venire a trovare a Gioè; non è venuto per caso. Questo è quello che noi abbiamo dedotto, per quello che mi dice Gioè.
E mi racconta il personaggio, personaggio strano, un personaggio arrestato per problemi di terrorismo, appartenente, non so, a gruppi di destra, a gruppi di sinistra.
Dice: 'ci trovavamo al carcere di Sciacca assieme con un nome di copertura, non l'originale. Quando poi è stato scoperto sono venuti i poliziotti, i carabinieri e se lo volevano portare una squadra, poi se lo voleva portare un'altra squadra...'
Cioè, facevano a lotta chi se lo doveva portare, questo personaggio. Perché ritenuto di fatti importantissimi. Perché lui in carcere si trovava con un altro nome, non con il suo nome originale.
Mi faceva capire, personaggio appartenente ai Servizi Segreti... dice: 'una persona strana, una persona molto... e di potere sfruttare'.
Dico: 'ma chi è, chi non è...'
Dice: 'mah, posso vedere'.
Si rincontrano e cominciano a parlare, cosa si dice, che non si dice... In maniera molto riassuntiva si comincia a parlare di, quello che stavamo facendo in Sicilia, ma parlano così, come fatto di cronaca, giornali.
Era successo già l'omicidio Lima. E noi già stavamo cominciando a lavorare, già cominciavamo, stavamo preparando la strage di Capaci. La strage di Capaci è avvenuta il 23 maggio, ma è iniziata un mese, un mese e mezzo prima: tra prove, tra collocamento, tra sistemazione dell'esplosivo, tra aspettare i fine settimana, perché le abitudini di Giovanni Falcone erano, ogni fine settimana veniva a Palermo.
E il Gioè in questo, in quattro-cinque occasioni che si sono visti, sono andati a finire subito spiegandoci e poi spiegando a me il Gioè che, ogni volta che lo Stato ritrovava qualche opera d'arte, dice: 'non pensare che sono così bravi i carabinieri, o chi di competenza, che subito la ritrovano. Ma, dietro le quinte, c'è sempre qualche cosa: o scambio di soldi, o scambio di carcere... cioè, c'è sempre un...'
PUBBLICO MINISTERO: Una contropartita.
IMPUTATO Brusca G.: Una contropartita.
E io subito dico: 'buono, e che ci sarebbe da potere sfruttare?'
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi un attimo. Perché il racconto non sarà molto breve.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, sennò diventa poi estremamente complicato per me ripartire dai punti iniziali.
Quindi, quando Gioè per la prima volta le parla, le riferisce di essere stato avvicinato da questa sua vecchia conoscenza, a quanto io capisco siamo già nell'anno 1992.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dottor Chelazzi, non me lo posso... non posso sbagliare nella maniera più categorica. Perché, ripeto, io divento latitante il 31 gennaio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E fino a quella data, io non conosco questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei, ascoltando questo racconto che le faceva Gioè, ha capito a quando risaliva questa presa di contatti da parte di questo Bellini che era sceso giù in Sicilia per andare a trovare il suo vecchio compagno di detenzione?
Cioè, era una cosa che risaliva a pochi giorni prima, rispetto a quando Gioè le raccontò l'episodio, oppure era qualche cosa che era in corso già da tempo?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono convinto che si trattava di una cosa di giorni prima. Perché Gioè, al solito, tutto quello che faceva, bene o male, si commentava, ma non solo quello che mi interessava; commentavo pure quello che facevo io, non c'erano problemi.
E si commentò, in particolar modo, perché era venuta questa persona un po' strana.
Dice: 'che è venuta a fare in Sicilia? Qual è il motivo che tu sei venuto in Sicilia?'
Cioè, noi da subito abbiamo avuto un sospetto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, questo introduce altre due domande.
Per quanto le riferì Gioè, da quando erano stati detenute assieme queste persone nel carcere di Sciacca...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... avevano mantenuto tra loro i rapporti?
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che mi ha spiegato Gioè, da quando Gioè è uscito dal carcere, no.
Però, dal carcere, come si... se si erano mantenuti i contatti, o non si erano mantenuti i contatti, questo non lo so.
Che Gioè lo conosceva molto bene, sì; però, come si conoscevano, non glielo so dire.
Però, nel periodo di quando Gioè uscì dal carcere fino al giorno in cui è stato ripreso l'argomento, penso che non si sono mai sentiti.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se Gioè le ha riferito che questo Bellini, almeno a suo dire, era lì in Sicilia per una qualche ragione particolare...
IMPUTATO Brusca G.: Lui...
PUBBLICO MINISTERO: ... o perché aveva amici, o perché aveva parenti, o perché aveva attività di lavoro...
IMPUTATO Brusca G.: No, lui spiegava a Gioè che era in Sicilia per una attività lavorativa, in quanto recupero crediti. Cosa che in Sicilia, questo tipo di attività, quelle che sono le mie conoscenze... Può darsi che esiste, non esiste. Non esiste, perché si cerca sempre la strada, non si cercano i soldi chi li deve avere, ma si cerca la strada meno opportuna per evitare la legge, evitare qualsiasi cosa, per recuperare subito i soldi alla meno peggio. Non è che si...
PUBBLICO MINISTERO: Non la meno opportuna, la più opportuna, allora.
IMPUTATO Brusca G.: La più opportuna. Ci ho sbagliato il termine.
La più opportuna, cioè, o con la mafia, o senza la mafia, o tramite amicizie.
Comunque, si cercano i soldi, non è che non si cercano i soldi.
E una attività della mafia era proprio quella di... che so, c'erano catanesi, o palermitani, o agrigentini: 'sai, c'è tizio, caio o sempronio che deve dare i soldi a tizio...'
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Questo aspetto...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... me lo ha illustrato a sufficienza.
L'altro punto.
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi...
IMPUTATO Brusca G.: No, volevo completare. E...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma non mi parli del recupero crediti, per piacere, in Sicilia. Non è questo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era...
PUBBLICO MINISTERO: ... l'argomento che interessa la Corte.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era il motivo, il motivo per cui lui dice che si trovava in Sicilia per questo recupero crediti. E noi subito abbiamo detto: c'è qualcosa che non funziona.
Cioè, noi davamo la copertura di questa persona per lui muoversi in Sicilia tranquillamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ma scusi tanto, perché vi insospettiste subito?
IMPUTATO Brusca G.: Per le nostre...
PUBBLICO MINISTERO: Perché, è vero che il recupero crediti in Sicilia si fa con modalità di un certo tipo, cioè, lo si fa - lo ha detto lei, non io - ma Bellini non era un siciliano, non è siciliano.
IMPUTATO Brusca G.: Però una persona del Nord che arriva a Palermo, al posto di blocco, fermo di Polizia, alberghi, se pernottava o quello che faceva, lei che fa in Sicilia? Cosa è venuto a fare in Sicilia?
Guardando i precedenti, per quelle che sono le nostre abitudini, cioè da mafioso, essendo che quando uno andava al Nord, fermato in un posto di blocco, subito digitavano, guardavano i precedenti, allora lei che cosa fa?
PUBBLICO MINISTERO: E quindi avete applicato lo stesso modello...
IMPUTATO Brusca G.: Abbiamo applicato lo stesso modello.
Cioè, nel senso, che lui essendo in Sicilia, trovava la giustificazione alla copertura, per dire: io sono in Sicilia, non perché mi interessa chissà che cosa, ma bensì per recupero crediti.
E quindi lui si muoveva in Sicilia tranquillamente con le scuse, cioè con la copertura ad hoc.
Secondo la nostra...
PUBBLICO MINISTERO: Secondo, a quello che ho capito, secondo il modo con il quale inquadraste la situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Un dettaglio: ma Gioè si spiegava com'è che Bellini era riuscito a contattarlo?
Intendo dire, non basta conoscere una persona, averla conosciuta in carcere, sapere nome e cognome per ritrovarla soprattutto in una regione grande come la Sicilia.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, dobbiamo discutere per come sono, per quello che noi abbiamo pensato.
Essendo in carcere Gioè e Bellini, non so se nella stessa stanza, o nello stesso braccio, nella stessa sezione, per quello che conosco Gioè, non andava a dire: 'sono implicato di questo e di quell'altro e cose varie...', perché, ripeto, stravagante o quello che è, però non parlava mai con altre persone per l'imputazione che lui aveva.
Però, nel carcere si conosce: questo è imputato di mafia, questo è imputato di terrorismo, questo è imputato per rapina... Anche perché c'erano i processi: vado al processo, i coimputati, non imputati...
Quindi, se un Bellini, vero o non vero, appartenente ai Servizi Segreti o non, o perlomeno a Forze di Polizia che gli potevano dare indicazioni ben precise su Gioè, quindi da individuare subito come persona che poteva portare alla mafia, in quanto implicato assieme a Leoluca Bagarella. E Leoluca Bagarella con... Salvatore Riina; Leoluca Bagarella, la storia è un po'... anche se vera o non vera, questo lo decideranno poi i giudici. Ma giornalisticamente quindi davano la persona di un certo spessore mafioso, quindi chiedo scusa, qualsiasi stupido capiva, avvicinando Gioè, avvicinava la mafia.
Quindi un obiettivo da andare a trovare ad hoc.
PUBBLICO MINISTERO: La mia domanda forse era più semplice: se, da quello che lei ha saputo, Gioè aveva lasciato un indirizzo, un numero telefonico... Dice: 'sai, mi ha telefonato, è venuto a cercarmi a casa...'
Proprio come si era verificato il contatto, ecco, il primo contatto.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, io sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Se glielo ha chiesto lei a Gioè, se gli ha detto: ma coma ha fatto a trovarti? Perché la Sicilia è grande.
IMPUTATO Brusca G.: Mah... la Sicilia è grande, ma è piccola, come tutto il mondo.
Cioè, nel senso, se uno conosce una persona, bene o male, e avendo certe indicazioni, subito ci arriva. Non è che poi la Sicilia è così grande che poi per individuare Gioè, chissà che sia. O se ci ha lasciato l'indirizzo, o non gli ha lasciato l'indirizzo, questo non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io volevo sapere questo.
IMPUTATO Brusca G.: No, non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Non lo sa.
Un altro punto: ho sentito subito, in queste prime battute, da lei, far riferimento alla considerazione sua e di Gioè che Bellini poteva avere un rapporto con i Servizi Segreti.
IMPUTATO Brusca G.: Per spiegarci meglio...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora me lo spieghi bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché sennò mi pare che rimanga una affermazione...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Per la mentalità nostra, cioè di Cosa Nostra o del mafioso in generale, che sia un vigile urbano, che sia un carabiniere, che sia poliziotto, finanziere, una guardia di custodia o Servizio Segreto, sono tutte persone dello Stato.
E noi dicevamo persone dei Servizi Segreti, in base alle sue, ai suoi precedenti.
Solo, questa definizione su questa persona, solo per i suoi precedenti.
Ma se non era per i suoi precedenti, noi pensavamo che sarebbe stato mandato dai Carabinieri, dalla Polizia. Cioè, capivamo che c'era lo Stato dietro, però chi, quale parte dello Stato, no.
E noi, per questi dettagli, dovevamo per dire... i Servizi Segreti. No perché non eravamo sicuri che erano i Servizi Segreti, nella maniera più categorica.
Cioè, spero di essere stato...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito... ho capito.
Se ho inteso bene la sua risposta, in una prima fase del contatto, dei rapporti tra Bellini e Gioè, non si è ancora concretizzato il discorso delle opere d'arte, se ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mentre invece subentra in un secondo momento. E' così?
IMPUTATO Brusca G.: Il discorso nasce man mano che si... tra Gioè e Bellini, ripeto, è venuto, che si dice, che non si dice... Poi c'è stato il fatto che lui dice che Bellini gli voleva fare cresimare il figlio. Cioè, da molto tempo che non si vedeva, 'mi trovavo in zona, ti sono venuto a trovare, ti ho stato...'
Cioè, questa sorpresa, questa affettuosità, ci ha un po' insospettiti.
PUBBLICO MINISTERO: Abbastanza, direi.
IMPUTATO Brusca G.: Ma glielo sto dicendo...
PUBBLICO MINISTERO: No, mi pare di capire... no, no, non è una domanda così...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non è una considerazione di contorno.
A quello che a me pare di capire, ma glielo chiedo, il vostro era soggettivamente un sospetto piuttosto concreto.
IMPUTATO Brusca G.: Tanto è vero che lo volevamo eliminare.
PUBBLICO MINISTERO: Mica subito.
IMPUTATO Brusca G.: No, subito no. Siccome a volte veniva, essendo sospettato di Servizi Segreti, o non Servizi Segreti, per dire, va be'... Prima di arrivare, cioè, il pensiero c'è stato. Cioè, invece di continuare, questo qua viene a prendere acqua, secondo lui veniva a prendere acqua, lo eliminiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Che vuol dire questa espressione "prendere acqua"?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, acqua nel senso che veniva ad attingere acqua dal pozzo. Nel senso, a prendere notizie...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: ... dalla mafia. Secondo lui, cioè, veniva a prendere notizie dalla mafia, avvicinando Gioè. Nel senso, infiltrato. Noi ci preparavamo anche su questo per dire: 'va be', un giorno di questi lo eliminiamo, così finisce questa storia'.
Anche se noi prevedevamo che lui avrebbe potuto lasciare dire a chi di competenza, chi veniva a trovare e chi non veniva a trovare.
Alla fine rimaneva la sua parola contro quella di Gioè.
E come le ho spiegato ieri, Gioè, quando abbiamo intravisto questa cosa, disse: 'me la voglio vedere tutta, dove va a finire e mi prendo le mie responsabilità'
Siccome io ci avevo una grossa fiducia a Gioè ed era una persona molto...
PUBBLICO MINISTERO: Valida.
IMPUTATO Brusca G.: ... valida sotto ogni punto di vista, l'ho assecondato, cioè, andando avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, a un certo punto, per quanto le riferisce Gioè, nella conversazione tra lo stesso Gioè e Bellini fa la sua comparsa, adoprando questa espressione, questa prassi, secondo la quale, tutte le volte che c'era un recupero di opere d'arte da parte dello Stato, c'è qualche cosa sotto, c'è una contropartita più o meno...
IMPUTATO Brusca G.: Una contropartita che...
PUBBLICO MINISTERO: ... ufficiale.
IMPUTATO Brusca G.: La battuta, dice: niente per niente... cioè, non si fa niente per niente. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi bene che cosa è successo a partire da questa situazione che...
IMPUTATO Brusca G.: A partire da questo momento in poi, a dire: eh, visto che c'è questo tipo di situazione che, ripeto, come le ho detto prima, io di arte, di opere d'arte non me n'ero mai interessato. E invece da quel momento in poi, sia per questi fatti, per fatti personali, mi cominciai a interessare di arte. Quindi c'ho qualche bel pezzo a Casa, a Casa Molara, e comincia ad interessarmi. Cioè a capire il valore, cominciare a individuare qual era l'importanza di quest'arte.
Perché, ripeto, prima non mi ero mai interessato.
Gioè è una persona, ripeto, molto intelligente, capì prima di me l'importanza della situazione. Al che gli dico: 'fagli una proposta, se noi siamo in condizioni di potere ritrovare qualche cosa, di potere trovare qualche cosa, o che cosa a loro ci serva e noi vediamo di darci aiuto per potere far ritrovare qualche cosa. Però in cambio vogliamo qualche cosa'.
Parte, Gioè si incontra con Bellini. Gli dice la situazione, dice: 'possiamo...'
PUBBLICO MINISTERO: "Parte"; vuol dire si è spostato Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè lo va a cercare...
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: ... si incontrano; il Bellini va a ... dove noi pensavamo che poteva avere anche il contatto in Sicilia. Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: La seguo.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, parte, se ne va e dopo poco tempo torna, dice: 'si può, si può fare qualche cosa'.
Al che, non mi ricordo se fu in quella occasione o dopo. Perché, ripeto, i fatti sono, si sono un po' accavallati come tempo. Però i ricordi sono quelli.
E siamo già... Perché noi mentre eravamo seduti, seduti nel senso che aspettavamo l'arrivo di Giovanni Falcone da Roma per andare a Palermo.
Credo fu la seconda settimana, quindi il 16 maggio, 16-17 maggio. Io e Gioè, con Pietro Rampulla e Gioacchino La Barbera, parlavamo di recuperare alcuni pezzi a Caltagirone, perché Caltagirone è un paese che è ricco di opere d'arte.
E il Rampulla si stava interessando di trovare qualche pezzo rubato a Caltagirone, o nella zona, che lui aveva già individuato.
Dice: 'ci dovrebbe essere qualche cosa'.
Gli ho detto: 'Pietro, vedi se puoi farmi avere...'
Volevo pagarlo a qualsiasi costo. A me non mi interessava, non c'era questo tipo di problema, perché chi lo aveva rubato, lo aveva rubato per uno scopo. Anche se glielo avremo chiesto, ce lo avrebbe pure dato gratis per la cortesia.
Ma siccome chi lo aveva fatto, lo aveva fatto per qualche cosa, noi l'avremmo pure pagato, non ci interessava. A noi ci interessava lo scambio con carcerati.
PUBBLICO MINISTERO: Ora ci arriviamo.
IMPUTATO Brusca G.: No, dico, il fine era questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ora ci arriviamo.
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, lei ci sta dicendo che, a questa data, 16-17 di maggio, comunque capisco nelle fasi immediatamente precedenti l'esecuzione della strage di Capaci...
IMPUTATO Brusca G.: Si figuri, noi facevamo giovedì, venerdì e sabato.
PUBBLICO MINISTERO: In attesa...
IMPUTATO Brusca G.: In attesa dell'arrivo di...
PUBBLICO MINISTERO: Sull'autostrada.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a questa data, questo discorso che era nato tra Gioè e Bellini era già diventato un discorso anche suo, ma addirittura allargato a Rampulla, perché Rampulla doveva vedere a Caltagirone se c'erano opere d'arte...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A La Barbera, che evidentemente aveva...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... almeno sentito, ascoltato questi discorsi.
Ecco, a parte queste persone, c'era qualcun altro che era informato dell'esistenza di questo contatto in itinere, in corso?
IMPUTATO Brusca G.: Io voglio, io voglio fermarmi per tornare un pochettino indietro.
Di questo contatto con il Bellini ne parlai subito con Salvatore Riina.
Dire: 'c'ho questa persona fra le mani tramite Gioè che ci sta portando queste notizie, cioè queste possibilità'.
E non si parlava solo di recupero di quadri e di scambi, ma si parlò anche, oltre agli scambi, si parlò pure di qualche evasione, di rubare qualche elicottero in Toscana, in qualche azienda agricola che lui aveva individuato. Dice, non ci sono problemi. Si parlò...
PUBBLICO MINISTERO: Che, un elicottero per fare una evasione di qualche...
IMPUTATO Brusca G.: L'evasione di qualche carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Operazione, questa, per la quale si era offerto il Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Bellini, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire questo?
IMPUTATO Brusca G.: Noi... Dottor Chelazzi, noi tutte queste idee non ce l'avevamo, perché non avevamo le possibilità.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Tutte queste idee ci vengono dai suggerimenti, dai consigli dal Bellini che si metteva a disposizione. Parlava di appoggi in Sud America, dove lui diceva che ci aveva degli agganci; era disposto a guidare anche lui stesso l'aereo per arrivare... per arrivare, che so, spostare qualche latitante di notevole importanza, o che era già condannato all'ergastolo. Quindi per andarsi a fare un'altra vita altrove.
Parlava di possibilità con personaggi delle istituzioni, nel senso che direttori di carceri di potere avvicinare per avere qualche beneficio...
Cioè, ci... come si suol dire, ci ha messo in testa tanti, tanti benefici, il Bellini.
E io, tutte queste, questi fatti, passo passo informavo Salvatore Riina.
Tanto è vero che, quando io gli prospetto il discorso dell'elicottero, Salvatore Riina subito pensò ad Antonino Marchese, per dire: vediamo dove si trova e lo andiamo a prelevare con l'elicottero.
Cioè, nel senso, mentre lui si trovava là, ci dovevamo organizzare tutta una cosa oggi per domani. Però sempre c'era la disponibilità del Bellini, lui diceva che aveva la possibilità dell'elicottero, diceva che aveva dove andarlo a rubare, in un'azienda agricola in Toscana.
Poi, dice: 'Se voi non siete in condizioni di trovare niente in Sicilia, vediamo di rubare', quello che ho parlato ieri 'un quadretto di notevole importanza'. Che non mi... mi ha fatto il nome, però non me lo ricordo. Che addirittura si poteva mettere sotto il giubbotto.
Dice: 'Però organizziamo tutta la situazione, trovo io un balordo' cioè un piccolo ladruncolo, dice che lo rubava, subito lo buttava dalla finestra. E poi, se lo beccavano, nel senso che lo avrebbero arrestato, quello si sarebbe andato a fare il carcere per quello che avrebbe potuto farsi. E gli avremmo dato 100-200 milioni, 150 milioni. In maniera da potersi fare il carcere tranquillamente.
Il discorso, per dire: se non si può fare questo, prendiamo la benzina e incendiamo gli Uffizi.
Però, tutti discorsi così, fatti preventivamente, con futuro, se ce n'era di bisogno, si potevano fare.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Io ho capito, l'ho seguita attentamente, io ho capito che questo discorso inizia dalla constatazione che tutte le volte che lo Stato recupera opere d'arte c'è una contropartita pagata a qualcuno. Anche sotto banco.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì, chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Lei stava facendo, sostanzialmente, questa affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Bene.
IMPUTATO Brusca G.: Non ho problemi di fare né la fine di Sindona e né di Pisciotta.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ho capito che, a seguito di questo tipo di constatazione, lei comincia a lavorarci mentalmente sopra, assieme a Gioè, ne parla anche con Riina. E...
IMPUTATO Brusca G.: Volevo dire, tutto quello...
PUBBLICO MINISTERO: E identifica...
IMPUTATO Brusca G.: Scusi, chiedo scusa. Tutto quello che io ho detto, cioè informavo Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Passo passo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo l'ho capito. E allora identifica, o perlomeno individua, la possibilità o di sapere che cosa lo Stato andava ricercando, ovvero di rintracciare opere da offrire in recupero allo Stato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Da qui la richiesta anche a Rampulla di darsi da fare nel caltagironese, per vedere se.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito ancora che questo Bellini, che diceva di avere conoscenze, appoggi...
IMPUTATO Brusca G.: Me l'han...
PUBBLICO MINISTERO: Anche dall'altra parte dell'oceano. Si era offerto per realizzare addirittura un'evasione con l'elicottero, che poteva rubare in Toscana o altrove, ecco ora, quest'ultimo discorso che lei faceva, cioè dire questa... discorsi diversi, parlava di? Lo vuol ridire, per cortesia? L'ultima parte di questi consigli di Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Consigli, consigli, suggerimenti, chiamiamoli come...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, quali, di che tipo? Quelli che diceva un attimo fa.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè delle opere d'arte, nel senso che...
PUBBLICO MINISTERO: No, incendiare.
IMPUTATO Brusca G.: Incendiare, nel senso che suggerì...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma è tutta un'altra cosa, mi sembra, no?
IMPUTATO Brusca G.: Volevo completare. Nel senso che spiegava, dice 'se tu vai a toccare la torre di Pisa...
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' proprio qui il punto, io ho bisogno di capire prima che lei vada avanti.
Mi sembra che un conto è andare a rubare un'opera d'arte, che si sa che poi domani potremmo offrire allo Stato chiedendo un corrispettivo, quello che sia: soldi, scarcerazioni, arresti domiciliari. Un conto è andare a fare un'azione di danneggiamento.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: O di distruzione di un quadro, o di chissà che. Ora, addirittura, si stava parlando della torre di Pisa. Perché mi fermo a questo punto e ho bisogno di fare delle domande? Perché ho bisogno di capire se è stato messo tutto insieme, nel discorso. Se marciavano tutte insieme, queste considerazioni.
IMPUTATO Brusca G.: No. No.
PUBBLICO MINISTERO: Oppure se, nel corso del tempo, queste considerazioni che partono, stando a sentir lei, dal rilievo che si può intavolare una trattativa, uno scambio...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa...
PUBBLICO MINISTERO: Finiscono poi per arrivare a qualche cosa di molto diverso.
IMPUTATO Brusca G.: I danneggiamenti, gli attentati cominciano a venir fuori dopo Pianosa e l'Asinara; cioè dopo che i detenuti di Palermo, di... vengono portati alla Pianosa e all'Asinara.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Ma fino a quel momento non si parlava di attentati, di danneggiamenti. Si parlava solo di scambio di detenuti, quindi perché non avevamo bisogno del 41-bis, non c'erano problemi del cosiddetto 41-bis.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è sul sicuro sul fatto che sono state due fasi diverse? Cioè c'è stata una progressione del discorso?
IMPUTATO Brusca G.: Sicurissimo. Perché sono in condizione, oggi come oggi, di dimostrarglielo, dagli atti che vanno venendo fuori. Cioè più avanti, più le mie parole hanno sempre più riscontri.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Io preferisco attingere a quello che ricorda lei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, sa...
IMPUTATO Brusca G.: No no, per...
PUBBLICO MINISTERO: Ha facoltà in ogni modo di riferire, non riferire.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dichiarare, non dichiarare. E' imputato, è inutile che glielo ricordi io, lo sa benissimo da solo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Io le chiedo, perché questo lo posso fare, io le chiedo di rispondermi sul filo dei suoi ricordi.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Di come si sono svolti gli eventi.
IMPUTATO Brusca G.: I miei ricordi sono che sino a un dato punto c'è solo trattative per far uscire dal carcere. Quando poi gli eventi cambiano, nel senso che cambia il discorso di Pianosa e Asinara, nel senso che il 41-bis, come ho detto ieri, no il 41-bis che il mafioso non si sa fare il carcere...
PUBBLICO MINISTERO: Duro.
IMPUTATO Brusca G.: Duro. I maltrattamenti - quello che voglio riuscire a capire - i maltrattamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Questo è stata la reazione. Perché sarebbero portati i detenuti a Pianosa e Asinara e gli avrebbero messo il vetro, tutto quello che si vuole. Perché io, alla giornata, ancora sì, sono un 41, ma ho il trattamento da un 41-bis. Non so se sono stato chiaro. Ancora sono isolato, sotto registrazione, guardato a vista 24 ore su 24 ore. E non ci sono problemi, non ci sono...
Ho ottenuto che - prima, di fare un colloquio - ne faccio quattro mensili, cioè quattro ore di colloquio al mese.
E non mi lamento, non ci sono problemi. E posso abbracciare mio figlio, mia moglie. Tutto il beneficio che fino ad ora ho avuto dallo Stato è questo. Dando grossi, grossissimi contributi, dal mio punto di vedere. E che lei credo che sia a conoscenza.
Ma io, siccome ho fatto questo passo non perché voglio il beneficio o chissà quale scambio, ma per fare chiarezza in modo che gli italiani e chi è interessato capiscano che siamo stati, sì, capivamo quello che facevamo, ma giocati da parte dello Stato. O chi ci barattava.
A un dato punto c'è il problema del 41-bis, e cioè la reazione nasce dai maltrattamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, siccome lei attraverso questa domanda mi ha dato una risposta dalla quale io traggo che vi sono due fasi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nel rapporto tra Bellini e Gioè, e soprattutto nei discorsi che si sviluppano tra Bellini e Gioè. E siccome ho capito che nella prima fase il discorso è di uno scambio di opere d'arte, contro un qualche cosa. Ecco, vorrei che lei illustrasse per bene come era stata impostata, cosa ne doveva venir fuori, da questa operazione di scambio. Secondo le vostre impressioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E allora le posso dire che, per come ho fatto richiesta a Rampulla, e passando la notizia a Salvatore Riina, anche lui di potere trovare qualche cosa, lo stesso Gioè gli chiede a... lo stesso Gioè gli chiede, al Bellini, a dire: 'Tu non mi puoi dare una mano d'aiuto?; cioè 'Cosa vi interessa a voi, cosa volete trovare?'.
I miei ricordi sono, guardi, mi posso sbagliare, ma sono così. Perché abbiamo avuto problemi di contrasto, cioè...
A un dato punto il Bellini arriva con un malloppo così, dentro a una busta gialla, arancione, con la dicitura di un maresciallo dei Carabinieri, però non mi ricordo il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Era una busta con un'intestazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, una busta con intestazione; con fotocopie di opere d'arte rubate. E poi ho saputo da lei che erano le opere d'arte rubate alla Pinacoteca di Modena, se non vado errato. Però questo l'ho saputo da...
PUBBLICO MINISTERO: Nell'interrogatorio, da me. Perfetto.
IMPUTATO Brusca G.: Però, ripeto che c'era, ripeto, un malloppo così pieno di fotocopie di questi argomenti, che noi non siamo stati in condizione di poter recuperare. Perché le ho guardate tutte, una per una, gli ho chiesto di dove venivano, di quale zona provenivano, dice: 'Dal nord'.
Neanche ho voluto cercare qualche aggancio al nord, neanche mi sono voluto interessare. Cioè volevo giocare in Sicilia.
Infatti, dopo poco tempo, Salvatore Riina mi porta, dice: 'Ce l'abbiamo qualche cosa di importante'.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, Brusca. Quindi questa busta con tutte queste fotocopie dentro...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era una busta che lei ha visto, che ha avuto per le mani?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ho visto, l'ho avuta per le mani, e l'ho distrutta dopo un anno circa.
PUBBLICO MINISTERO: Oh.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo che venne arrestato Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Questa busta quindi - parrà ovvio, ma io glielo devo chiedere lo stesso - Gioè l'aveva avuta?
IMPUTATO Brusca G.: Da Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Da Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a Bellini chi gliel'aveva data? L'ha saputo lei?
IMPUTATO Brusca G.: Ripeto, da Bellini, i Servizi segreti, cioè per dire, per non perderci nelle...
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Quelli che erano i nostri pensieri: i Servizi Segreti, o chi per lui. O chi per lui.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, aspetti. Cosa voglio dire? Nel momento in cui Bellini la consegna a Gioè, questa busta, per il racconto che le ha fatto Gioè e nient'altro che questo. Poi, le vostre considerazioni sono conseguenti. Ma, per il racconto che le ha fatto Gioè, questa busta nelle mani, a Bellini, chi l'aveva messa?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non glielo so dire perché neanche fu opera di commento, in quanto noi ci interessava poco quello che diceva lui. Noi, lui poteva dire quello che voleva, per noi erano sempre i Servizi Segreti. Chiamiamoli servizi; o le persone...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: ... che erano interessate a questi fatti. Quindi, chi gli consegnò questa busta vuol dire che aveva interesse a recuperare queste opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Allora, lei ha detto che, saputo che queste opere d'arte erano state rubate al nord, poi dopo negli interrogatori ha appreso che si trattava del furto alla Pinacoteca di Modena, non fece nessun tentativo...
IMPUTATO Brusca G.: Ecco lei, chiedo scusa, lei mi ha detto il particolare. Sapevamo che erano del nord, però non sapevo di dove erano.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Lei ha detto che non fece nessuna attività di ricerca.
IMPUTATO Brusca G.: No no, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Se queste opere potevano essere in Sicilia, o ricuperabili.
IMPUTATO Brusca G.: No, completamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, mi ha detto che ne informò Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Ne informò Riina. Nel frattempo, siccome già precedentemente io a Riina, quello che ho detto, lo informavo passo passo, mi dice: 'Io già l'ho trovato, qualche cosa, cioè noi l'abbiamo qualche cosa da potere dare per questo scambio'.
E lo scambio consisteva in persone anziane, malati, che prima erano stati, avevano avuto bene o male dei benefici per motivi di malattia.
Quindi abbiamo fatto una proposta. Inizialmente erano quattro; poi, al momento in cui Salvatore Riina mi diede le fotografie, che erano fotografie di una Polaroid, una... fotografie di Polaroid, mi ci fa inserire un altro nome.
E i nomi che io ho fatto richiesta per... se io consegnavo, cioè io come Cosa Nostra, consegnavo questi quadri di notevole importanza, loro avrebbero dovuto dare gli arresti domiciliari a cinque persone.
E sono: Luciano Liggio, Giovan Battista Pullarà, Giuseppe Giacomo Gambino, Bernardo Brusca, mio padre, e Pippo Calò, quello che è stato inserito all'ultimo momento.
Al che, io capisco, per inserire a Pippo Calò, vuol dire che le opere d'arte appartenevano al mandamento di Porta Nuova. Quindi, Cancemi doveva essere a conoscenza. Perché non si era parlato di Pippo Calò; dice: 'No, mettici pure questo nome'.
Gli diamo queste foto, il bigliettino scritto per non dimenticarsi i nomi. E Bellini parte.
Ritorna a distanza di pochi giorni, non di molto tempo; credo che già la strage era successa, la strage di Capaci. Era successa... No, non era successa. Non era successa perché io ancora frequentavo benissimo Altofonte, abitavo ad Altofonte.
Al che, ritorna, dice: 'No, non è possibile per tutti e cinque, ma bensì per due persone. Cioè Bernardo Brusca - per mio padre - e Giuseppe Giacomo Gambino'. In una struttura militare, cioè arresti ospedalieri, in una struttura militare.
Al che, da quel momento in poi, per noi la cosa cominciò ad essere fattiva. Nel senso che abbiamo capito che la cosa funzionava, non era una cosa campata in aria. O veniva a mentire a, come si suol dire, a millantare credito o veniva a vendere fumo.
Al che io vado da Salvatore Riina e ci dico: 'La situazione è questa'.
Salvatore Riina mi dice: 'No' dice 'o tutti e cinque o niente'.
Io, anche se c'era mio padre che poteva avere un beneficio, ma siccome l'interesse era di tutti, io sono andato anche a malincuore, ho chiamato Gioè e gli dico: 'O tutti e cinque o niente'.
Al che, da quel momento in poi - debbo precisare che noi pensavamo relativamente che lui avrebbe distrutto le prove, nel senso le foto, quelle che erano, cioè quelle che noi gli avevamo dato; invece poi, di quello che...
PUBBLICO MINISTERO: Lui?
IMPUTATO Brusca G.: Il Bellini. Invece poi ho appreso da lei che non sono state distrutte, ma sono state consegnate a chi di competenza.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè... Abbia pazienza, sennò questo discorso finisce per esser comprensibile solamente per lei, per me e per chi conosce i verbali di interrogatorio, cioè a dire i difensori. La Corte, no.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, cerchiamo di essere più precisi su questo punto, più chiari. Ho capito che, secondo le intese, se la trattativa non andava a buon fine queste foto di queste opere d'arte che lei aveva fatto avere a Bellini tramite Gioè, dovevano essere distrutte.
IMPUTATO Brusca G.: Come è abitudine di Cosa Nostra, cioè eliminare ogni prova.
PUBBLICO MINISTERO: Eliminare la prova. Viceversa, lei ha appreso, perché negli interrogatori le sono state fatte vedere queste foto da me...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Cioè, quando io le ho raccontato i particolari, lei poi mi ha detto, dice: 'La situazione qual è, questa?'. Cioè io non sapevo che lei era in possesso di questi oggetti, cioè di queste foto.
Io le ho raccontato i fatti per come...
PUBBLICO MINISTERO: E allora lei ne ha tratto che questa intesa secondo cui queste opere, queste fotografie dovevano essere state distrutte, quest'intesa non era stata rispettata.
IMPUTATO Brusca G.: Completamente.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che voleva dire alla Corte, lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi qualcuno aveva trasgredito all'impegno.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, da parte mia, divenne concreta la situazione che infatti c'erano. Io capisco che Salvatore Riina abbia detto di no, sia perché lo scambio non gli stava bene, ma soprattutto perché proprio il veto, su Pippo Calò non ne dobbiamo completamente parlare.
Il no, perché le opere d'arte appartenevano alla famiglia di Porta Nuova.
Io credo se Salvatore Riina gliel'avrebbe chiesto, gliel'avrebbero messe sempre a disposizione.
Ma non... Dice: 'No' dice 'lasciamo stare'.
Al che, in seduta stante, gli dico: 'Ma se io ho la possibilità, posso andare avanti per mio padre?'. Perché dico questo? Perché non volevo che gli uomini di Cosa Nostra vedevano uscire fuori dalle carceri Bernardo Brusca e, dietro la scarcerazione di Bernardo Brusca, si dicesse: chissà quali interessi ci potevano essere.
Nel senso che magari Bernardo Brusca poteva andare a fare qualche confidenza, o qualche ... sotto banco, o qualche cosa di nascosto.
Al che io informo sempre Salvatore Riina, e dico: 'Se io mi muovo per avere un beneficio per mio padre, lo posso fare?'.
Dice: 'Non ci sono problemi, vai avanti'.
Al che io mi comincio a muovere e... mi comincio a muovere per poter vedere di trovare qualche opera d'arte di notevole importanza, per poter ottenere uno scambio per mio padre.
E ne parlo con Messina Denaro Matteo, perché Messina Denaro Matteo, il padre era a conoscenza di avere un conoscitore di questo tipo di fatti, perché poi ho saputo che era uno di quelli che anche lui trattava sotto banco con personaggi esteri dall'Italia questo tipo di opere, cioè questo tipo di merce.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che Messina Denaro Francesco...
IMPUTATO Brusca G.: Francesco.
PUBBLICO MINISTERO: Padre di Matto.
IMPUTATO Brusca G.: Matteo. E il figlio pure.
PUBBLICO MINISTERO: Era persona che si sapeva muovere nel mondo delle opere d'arte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, delle opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Dei reperti artistici in genere. E' questo?
IMPUTATO Brusca G.: Selinunte, Tre Fontane, è una zona turistica. E da lì hanno molti pezzi archeologici e, quando li trovavano, se li vendevano per fare scambio di soldi.
E poi ho saputo che Matteo, anche lui era, Matteo era pure anche a conoscenza di questo tipo di attività.
Al che io subito mi incontro con Matteo, gli dico: 'Ce n'hai possibilità di trovare qualche pezzo di notevole importanza?'.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, la fermo un attimo. Allora io ho capito che Riina le ha messo il divieto a procedere oltre, in quella trattativa diciamo che era nata per cinque persone; perché non intendeva che quella trattativa diventasse una trattativa per due sole persone.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però l'aveva autorizzata a proseguire una trattativa, capisco bene?, a carattere individuale allora.
IMPUTATO Brusca G.: A carattere individuale, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Giovanni Brusca, nell'interesse esclusivo del proprio padre Bernardo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che vuol dire?
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma per quale ragione allora lei si stava attrezzando da solo per ritrovare delle opere d'arte da offrire in cambio? Perché non poteva disporre di quelle?
IMPUTATO Brusca G.: No, non potevo disporre di quelle opere d'arte che lui mi aveva dato; ma non perché erano sue e non me le voleva dare. Perché sono convinto, e ripeto, dalle mie deduzioni, cioè quando la richiesta era di quattro e poi, quando mi dà le foto, mi ci fa inserire Giuseppe Calò, quindi io capisco che le opere d'arte appartengono a...
PUBBLICO MINISTERO: Alla famiglia di Porta Nuova.
IMPUTATO Brusca G.: Alla famiglia di Porta Nuova.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Tanto è vero che poi quando lei mi mostra, mi dice pure da dove vengono gli oggetti rubati. E vengono da Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Abbia pazienza, facciamo un passo indietro. Lei ci ha chiarito che fin dall'inizio avete il sospetto che Bellini avesse una ragione diversa per andare in Sicilia, e per venire a trovare Gioè, rispetto a quella ufficiale: recupero crediti, ritrovare il vecchio amico, la Cresima del figlio e quant'altro.
E che immaginaste che dietro Bellini ci fossero i Servizi, i Servizi Segreti, gli sbirri, queste cose qui.
Ma siccome lei ha detto di avere tenuto al corrente passo passo Riina, di questa situazione, lei lo partecipò, a Riina, questo suo giudizio? O perlomeno questa supposizione, questo sospetto forte, suo e di Gioè, sul conto di Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sempre.
PUBBLICO MINISTERO: E Riina, notiziato del fatto che questa persona... condivideva intanto le vostre ragioni di sospetto, oppure era di opinione diversa?
IMPUTATO Brusca G.: No, siccome, per quello io, se sono andato avanti, per il tipo di mentalità che Salvatore Riina aveva, e io mi permettevo di andare avanti, è perché poi alla fine non ci stavamo dando niente noi, a Bellini. Noi pensavamo di avere da Bellini, quindi l'argomento si fermava con Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma io voglio essere ben sicuro di aver capito bene una sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Le perplessità, i dubbi...
PUBBLICO MINISTERO: Lei, le sue perplessità sul conto di Bellini, le rappresentò a Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo sicuri di questo?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè ha un ricordo preciso, voglio dire?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le ho detto, passo passo tutto quello che io facevo, informavo Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, mi scusi, dal momento che...
IMPUTATO Brusca G.: Però, senza scendere... Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Senza scendere, con Riina non è che scendevo nei particolari: 'Sai, che si è...
Ma in linea di massima, con poche battute, noi riuscivamo subito a fare un discorso.
PUBBLICO MINISTERO: Va be', insomma, l'importante è...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi interessa sapere in che modo lei gliel'ha detto, con quali parole. Mi interessa capire se lei comunque gli disse, disse a Riina che sospettava che Bellini fosse in qualche modo pilotato da qualcuno, e che addirittura ci potessero essere...
IMPUTATO Brusca G.: Sospettavo...
PUBBLICO MINISTERO: ... i Carabinieri, i poliziotti, i Servizi o quant'altro.
IMPUTATO Brusca G.: Sospettavo, e ce ne ho, li posso dimostrare pure... non li posso dimostrare. Tanto è vero che se, mettiamo caso, io lo volevo nascondere, Leoluca Bagarella spesso e volentieri partecipava assieme a me a queste riunioni con Gioè, le conseguenze le avevamo assieme.
Leoluca Bagarella spesso e volentieri usava l'espressione per dire 'ne scimuninni', che dava anche il suo parere, nel senso che diceva 'ne scimuninni', perché questo qua cioè uccidiamolo, eliminiamolo. Perché questo apparteneva ai Servizi Segreti, questo viene qua per prendere notizie, cioè attingere notizie da Cosa Nostra.
Quindi, mettiamo caso che per ipotesi io avrei voluto nascondere qualcosa a Salvatore Riina, ma c'era Leoluca Bagarella che era a conoscenza di tutto, e per tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Addirittura, se capisco bene, quindi vi poneste il problema che questo volesse acquisire da voi notizie sul conto di voi stessi, persone di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Ma, guardi, le conclusioni che noi tiravamo, in linea di massima, erano queste. O un traffichino: che lui, quando consegnava il quadro, l'opera d'arte, si faceva dare dei soldi.
Può darsi che veniva per la cattura di Salvatore Riina: due. Cioè, sempre con scambio di soldi, o quello che era.
Terzo: voleva sfruttare Cosa Nostra, cioè a fare atti terroristici o atti criminosi. E loro si prendevano il passaggio, nel senso che li faceva Cosa Nostra, loro erano puliti, però avrebbero creato il panico in Italia per qualche suo scopo, per qualche suo fine.
E noi li abbiamo tutti valutati, questi tre aspetti. Perché abbiamo valutato anche l'aspetto dei soldi? Perché a un dato punto si è sceso anche in traffico di droga, cioè traffico di stupefacenti. E anche a Bellini gli abbiamo consegnato 2 chili di cocaina, prima un chilo e poi un altro chilo. Tanto è vero che l'ultimo chilo neanche l'ha pagato lui, al...
PUBBLICO MINISTERO: A Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: A Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbia pazienza, però non avevo finito io nel porle alcune domande.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè il discorso dei soldi era dietro a questo fatto: che lui trafficava anche in droga.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma volevo capire questo. Visto che c'erano queste ragioni di sospetto da parte vostra, a quello che sento condivise anche da Bagarella, perché avete...
IMPUTATO Brusca G.: No, debbo dire che Bagarella rimase sempre con l'indifferenza, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma ho sentito dire che... ho sentito dire un attimo fa che Bagarella si poneva il problema se non fosse senz'altro da uccidere, questo Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Se era per Bagarella, noi lo dovremmo... già sarebbe morto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, penso mica per antipatia personale di Bagarella nei confronti di Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: Perché lo considerava un pericolo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, voglio dire, date queste ragioni di sospetto nei confronti di Bellini, mi spiega sulla base di quale valutazione, lei prima, ma anche Riina in definitiva, consideraste queste ragioni di sospetto non così importanti, non così decisive da impedire che nemmeno partisse una trattativa?
Intendo dire, se di una persona si sospetta, automaticamente poco ci si fida. Se ci si fida poco, come si fa a impiantare una trattativa con Bellini? Che cos'è che - sennò io lo trovo contraddittorio - che cos'è che vi ha fatto vincere la sfiducia nei confronti di Bellini, tanto da sentirvi di potervi fidare di lui per avviare una trattativa?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, la fiducia, non la fiducia, non c'era fiducia, per carità. Ma il fatto che lui portò la risposta positiva, per noi diventò fondamento.
PUBBLICO MINISTERO: Beh, ma la portò dopo, abbia pazienza. Prima gli avete dato delle fotografie, e...
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, se non ci davamo la possibilità, come... non potevamo verificare se erano discorsi campati in aria o veritieri. Perché se lui avrebbe in quell'occasione venuto a vendere fumo, possibilmente in quell'occasione Bellini sarebbe stato eliminato.
Ma siccome venne con una risposta positiva, l'argomento continuò.
Perché poi, ripeto, lui non aveva nessuna confidenza da parte nostra, il Bellini; tranne che quello dello scambio. Quindi, non c'è nessun tipo di problema.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, due circostanze a questo proposito.
Primo: quando si sviluppa questa prima fase del discorso, con questa risposta che è relativamente positiva rispetto alle vostre richieste, alle sue richieste, c'è già stata la fornitura di eroina a Bellini? Lei ha detto poco fa è stata fornita in due volte. Allora mi domando subito se la prima fornitura c'era già stata, oppure se è un fatto successivo.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non glielo posso collocare nel tempo preciso, però era a noi un modo per dargli corda affinché... di vedere dove lui voleva arrivare. Quindi gli abbiamo dato la cocaina, non mi ricordo prima o durante, ma comunque l'ultimo chilo glielo abbiamo dato credo a settembre-ottobre. Comunque fine '92. E prima un altro chilo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, a quanto capisco, lei non è sicuro sul fatto se...
IMPUTATO Brusca G.: No, non lo posso collocare nel tempo, però nell'arco dell'anno.
PUBBLICO MINISTERO: Dell'anno sì, perché questa vicenda...
IMPUTATO Brusca G.: Nell'anno sì. No, no, nell'anno nel senso che noi cominciamo a discutere di Bellini da marzo in poi.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: Credo il primo chilo glielo diamo a giugno e poi a luglio.
PUBBLICO MINISTERO: L'altra domanda è questa.
IMPUTATO Brusca G.: E poi a novembre. Ottobre-novembre.
PUBBLICO MINISTERO: Visto che aveva - Bellini - portato una risposta, sostanzialmente positiva, almeno secondo il suo punto di vista, tanto che, ho capito, lei l'avrebbe proseguita la trattativa, se non fosse stato per Riina che aveva detto... che disse di no.
Questo cosa vuol dire, che lei aveva rimosso le sue ragioni di sospetto sul conto di Bellini? O continuava a sospettare di Bellini, che potesse essere pilotato dai Servizi e quindi che fosse una persona che rimaneva pericolosa per Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: I sospetti non sono mai mancati. I sospetti mai cessati. Cioè noi eravamo sempre guardinghi dai movimenti del Bellini. Ma essendo che mi porta una risposta positiva, io la passo a Salvatore Riina, Salvatore Riina mi dice di no, per le ragioni che gli ho spiegato, però nello stesso tempo, cioè in seduta stante, gli chiedo se io posso andare avanti per solo conto di Bernardo Brusca, cioè di mio padre. Dice: 'non ci sono problemi, vai, vai avanti'. Ma sempre con il sospetto, sempre con... cioè gli occhi ben aperti per vedere cosa questo signore faceva, cosa non faceva e cosa avrebbe fatto.
Credo che poi, dopo le stragi, si cominciò a parlare di altri fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra puntualizzazione. Quando fu fatto questo bigliettino con i cinque nominativi, suo padre, Bernardo Brusca, dov'era detenuto?
IMPUTATO Brusca G.: Mio padre era detenuto, se non ricordo male, in quel periodo a Palermo. Però non... ma credo a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Suo padre fu tra i detenuti che furono spostati a Pianosa e all'Asinara non appena fu data la prima esecuzione al decreto del 41-bis?
IMPUTATO Brusca G.: Credo uno dei primi. Ripeto... Sa perché le dico questo?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Perché io, siccome ero latitante, siccome, conoscendo il sistema come mi davano... le ricerche anche, in quel periodo, erano molto più deboli, però mi cercavano, non è che non mi cercavano le Forze di Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ne son convinto.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi non mi vedevo io con i miei genitori, cioè con mia madre e con i miei familiari, molto spesso. Mi ci vedevo ogni due mesi, un mese e mezzo-due mesi. Poi, siccome io con mia madre non avevo cose da discutere, quindi non... mio fratello Emanuele se la sbrigava. Credo che mio padre venne spostato assieme agli altri, a Pianosa. Però poi sapevo delle lamentele, che maltrattavano mio padre e tutti i detenuti a Pianosa.
PUBBLICO MINISTERO: Dal racconto che lei ha fatto fin qui, io ho capito che era Bellini che si... era solo Gioè che si incontrava con Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Solo Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Questi incontri si svolgevano sempre nella solita zona, nel solito posto, nel solito... per quanto ne sa lei?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, si svolgevano in parte ad Altofonte, o nelle periferie di Altofonte, e qualcuno forse a Palermo, nella città di Palermo, con appuntamenti convenzionati con Gioè, precedentemente o telefonicamente.
PUBBLICO MINISTERO: Tra Bellini e Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sempre tra Bellini e Gioè.
Debbo dire che il Gioè si accompagnava sempre a Gioacchino La Barbera. Quindi Gioacchino La Barbera possibilmente l'avrà visto, o ha assistito a qualche appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Un conto è assistere e un conto è partecipare. Io voglio essere sicuro...
IMPUTATO Brusca G.: No, nel senso partecipava...
PUBBLICO MINISTERO: Se lei intende assistere come assistere, o partecipare come partecipare?
IMPUTATO Brusca G.: La Barbera Gioacchino conosceva la situazione Bellini, però non conosceva né i dettagli, né i particolari e credo a qualche appuntamento, a qualche incontro abbia partecipato, ma non ha assistito al dialogo.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene.
Quindi non ha partecipato alla conversazione, ma ha visto le due persone che si incontravano, questo vuol dire.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Allora, riprendiamo dal momento in cui viene data applicazione al 41-bis, si apre il problema Pianosa ed Asinara e lei ci ha spiegato che i discorsi tra Gioè e Bellini cambiano fisionomia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io ho bisogno di chiederle subito questo. Lei, personalmente, mi pare l'abbia già accennato ieri, ha assistito a qualche colloquio tra Gioè e Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: All'insaputa del Bellini sì. All'insaputa del Bellini sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quante volte è successo?
IMPUTATO Brusca G.: In uno.
PUBBLICO MINISTERO: In una sola occasione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Perché il Gioè insisteva, dice: 'ascolta tu con le tue orecchie'. Perché il Gioè mi spiegava, io, sarà per difetto, sarà per precauzione, volevo riuscire a capire bene ogni parola, dice: 'ascoltalo pure tu'. Cioè, addirittura il Gioè voleva che mi ci incontravo. Ci dissi: 'no, lasciamo stare, lasciate sempre il discorso a due'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho bisogno intanto di collocare nel tempo questo incontro al quale lei ha assistito senza che il Bellini ne sapesse niente.
Si è svolto prima o dopo che, come dicevamo un attimo fa, tutto il rapporto cambi fisionomia in quanto è intervenuto il problema Pianosa ed Asinara?
IMPUTATO Brusca G.: Questo incontro avvenne dopo il no di Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo il no di Riina, in quanto il Gioè maltrattava lui, o chi per lui, nel senso dicendo: 'non siete persone serie, non mantenete le parole', cioè in maniera forte, per intimorire chi per lui. Cioè: 'vai a dire questa notizia, vai a passare questa notizia alle persone che ti mandano qua in Sicilia'. Nel senso, non siamo degli stupidi, non siamo gli ultimi, che non riusciamo a capire.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: E...
PUBBLICO MINISTERO: E quindi? Era già subentrato il fattore Pianosa-Asinara, oppure no? Brusca, è molto semplice la domanda.
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora...
IMPUTATO Brusca G.: Dobbiamo essere prima della collaborazione di Giuseppe Marchese. Questo glielo do al 100%. Perché dopo la collaborazione di Giuseppe Marchese, Gioè e La Barbera cominciarono ad essere pedinati, quindi abbiamo cominciato ad evitare Altofonte. E siccome sino a quel momento loro due erano tranquilli, l'appuntamento siccome fu fatto a casa materna, cioè paterna di Gioè Antonino, dove poi lui abitava regolarmente, cioè al paese, lì ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm, uhm.
IMPUTATO Brusca G.: E abbiamo organizzato, - quindi io potevo frequentare benissimo Altofonte - e abbiamo organizzato che...
PUBBLICO MINISTERO: Perché non c'era ancora la collaborazione di Pino Marchese, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Non c'era la collaborazione di Pino Marchese e io giravo tranquillamente ad Altofonte.
Quindi questo incontro si colloca prima...
PUBBLICO MINISTERO: Prima...
IMPUTATO Brusca G.: ... della collaborazione di Marchese Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E l'appuntamento si fa a casa di Gioè Antonino, in quanto il Bellini... Gioè lo portò a casa di Bellini e abbiamo organizzato. Nel senso che, al primo piano...
PUBBLICO MINISTERO: Gioè portò Bellini a casa propria?
IMPUTATO Brusca G.: A casa propria. La casa paterna, però dove lui abitava.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Siccome avevo capito che Gioè lo portò a casa di Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, scusi.
Cioè, siccome al pianoterra abitava la madre, persona anziana; al primo piano, al secondo piano - credo che erano due piani, disposto in due piani, perché la casa è piccolina - salendo subito c'era un piccolo salottino, dove Gioè e il Bellini si sono seduti e siccome c'era una scala a chiocciola, e io ero messo a pancia a terra, con l'orecchio che ascoltavo i discorsi che facevano tutti e due.
Tant'è vero che, il Gioè, siccome parlava a voce alta proprio per farmi ascoltare, il Bellini si insospettì, dice: 'ma perché parli così forte, c'è qualcuno che ci ascolta?'
Dice: 'no, no, parlo forte per capire meglio quello che tu mi stai dicendo, non ti preoccupare. Ma che fa', scherzi'.
Cioè, il Gioè lo tranquillizzò. Però il Bellini capì che c'era qualcosa che non andava.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, abbia pazienza. Possiamo farci raccontare questo...
PRESIDENTE: Certamente.
PUBBLICO MINISTERO: O ritiene più opportuno che io prosegua.
PRESIDENTE: No, no, no.
PUBBLICO MINISTERO: Cinque minuti. Qualche minuto di sosta.
PRESIDENTE: Sospendiamo. Riprendiamo fra 10 minuti, un quarto d'ora.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Prima di iniziare a parlare, il suo nome e cognome.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Non la sentiamo.
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Aspetti un momentino, eh. Non la sento.
IMPUTATO Bagarella: Buongiorno, signor Presidente, sono Bagarella.
PRESIDENTE: Un po' più forte, per cortesia.
IMPUTATO Bagarella: Sono Bagarella.
PRESIDENTE: Sì, bene.
IMPUTATO Bagarella: Io sono nel carcere di Sollicciano, no. Nel braccetto dove sono io...
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Bagarella: ... c'è la mia cella più altre due celle, più avanti di me.
PRESIDENTE: Nella cella dove c'è lei c'è anche?
IMPUTATO Bagarella: Ci sono altre due celle più avanti, no?
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Bagarella: Ora, io ieri sera ho visto transitare davanti alla mia cella, prima all'andata e poi sono usciti, il personale che hanno in consegna a questo signore che abbiamo sentito oggi qua.
PRESIDENTE: Bene.
IMPUTATO Bagarella: Ora, sono ... poi sono ripassati.
Ora, con le dichiarazioni che ha fatto questo signore stamattina, ho avuto la certezza che lui si trova pure là. Io lo faccio presente.
PRESIDENTE: Che lui si trova a Sollicciano.
IMPUTATO Bagarella: Sì. Si trova a due celle distante da me.
PRESIDENTE: Beh, lo faremo presente. Se così è...
IMPUTATO Bagarella: No: o tolgono a lui o tolgono a me, signor Presidente.
PRESIDENTE: Va benissimo.
IMPUTATO Bagarella: Sono molto allergico io...
PRESIDENTE: Ho capito. Io non posso disporre...
IMPUTATO Bagarella: No...
PRESIDENTE: ... non posso disporre delle carceri. Però segnalerò...
IMPUTATO Bagarella: No, io lo...
PRESIDENTE: Segnalerò al direttore delle carceri che non sembra la cosa più opportuna.
IMPUTATO Bagarella: Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE: Volete farlo entrare?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Ora basta, per favore.
Pubblico Ministero riprenda pure.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Brusca, mi riferisce, o meglio riferisce alla Corte, il contenuto di questa conversazione tra Gioè e Bellini alla quale lei assisté senza farsi vedere, e quindi senza che Bellini lo sapesse?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Allora, l'appuntamento tra...
PRESIDENTE: Il microfono più vicino, per favore. Più vicino.
IMPUTATO Brusca G.: C'era già l'appuntamento tra Bellini e Gioè, concordato prima.
Io, con anticipo, me ne vado - un quarto d'ora, venti minuti prima - me ne vado a casa di Gioè Antonino, che dovevo entrare con lui a casa sua, che salgo sopra e mi tolgo addirittura le scarpe perché, quando lui è arrivato, io mi trovavo in una stanza all'interno della casa. Quindi poi mi sono spostato e mi sono tolto le scarpe per non creare rumore e mi sono messo a pancia a terra per ascoltare quello che dicevano.
E cominciò il dialogo. Il dialogo nel senso: il Gioè, sempre in maniera molto riassuntiva, riprese tutto il discorso che avevano fatto nell'arco di due, tre mesi, quelli che sono stati; cioè riprendendo lo scambio dei quadri, cosa succedeva se le contrattazioni dietro... ogni volta, diciamo, che veniva recuperato un'opera d'arte succedeva lo scambio, nel senso che tutto non veniva trovato così facile, per questi fatti.
Al che il Bellini dice: 'ma, scusa, non abbiamo parlato di questi fatti? perché me li stai facendo ripetere?'. Dice: 'no, è per capirli meglio'.
E si andò a finire sulla torre di Pisa, però non posso dire chi dei due lo iniziò per primo. nel senso, dice: 'se la torre di Pisa va a finire... tu la fai saltare in aria, cioè gli vai a fare un attentato, Pisa finisce; nel senso che Pisa vive col turismo, tu distruggi la torre di Pisa e Pisa è finita'.
Quindi la torre di Pisa fu oggetto di discussione in quella serata, perché era di sera.
Si commentò sempre di questo fatto, nel senso il discorso delle siringhe, nel senso: se tu vai a infestare una spiaggia piena di siringhe tu distruggi la spiaggia di Rimini, quindi il turismo subisce un notevole colpo.
Tutte queste idee, tutto quello che si era discusso è stato ripetuto. Ripetuto a voce alta in modo che io potessi riuscire a capire.
Come ho detto poco fa, in questa discussione il Bellini si insospettì,
Tant'è vero che a Gioè ci fa: 'Nino, ma perché parli così forte? Tu non hai l'abitudine di parlare così forte'. Dice: 'no, no, parlo così forte per parlare a voce chiara, alta, e capire meglio quali sono i discorsi'. Perché ogni cosa che il Bellini diceva, lui la ripeteva in modo che io ascoltassi.
Perché il Gioè ha voluto che... perché certe volte io gli dicevo: 'ma com'è possibile questo fatto?'. Per quello che lui mi veniva a raccontare per me era una sorpresa. Cioè, dico: 'ma è possibile questo fatto? E' possibile quest'altro fatto?'.
E lui dice: 'te li faccio ascoltare con le tue stesse orecchie'.
Quindi, tutto quello che ho detto posso ripetere; più ci fu l'argomento della torre di Pisa, nel senso come obiettivo da colpire per distruggere il turismo e, avendo colpito la torre di Pisa, quindi l'Italia avrebbe avuto un'immagine negativa nei confronti di tutto il mondo, perché la torre di Pisa ce n'è una nel mondo e avrebbe subito un'offesa non indifferente. Quindi, dice: 'tu vai a capire quello che... in quale condizione tu metti lo Stato'.
Dopodiché, ogni volta, fra di noi questo fatto della torre di Pisa divenne... era argomento di paragone, di oggetto. E si parlava, per dire: come si dovrebbe fare, eventualmente, se si doveva fare, per poter andare a collocare o mettere l'esplosivo per poterlo fare. Siccome si diceva che c'erano dei guardiani, c'erano delle sorveglianze, discorsi però tutti fatti sui generis. Va be', a un dato punto tu prendi un ragazzino, fai finta che sia un ragazzino, prendi uno zainetto come quelli che i ragazzini vanno a scuola, te lo metti sulla spalla come se fossi un turista normale, tutto con il congegno preparato, lo vai a collocare in cima alla torre di Pisa... è già un fatto che poi sei in condizione di poter quanto meno sfregiarla, cioè già toccarla.
Ma, ripeto, non ci fu mai un momento per dire: facciamo questa attività. Però era sempre al centro dell'attenzione, cioè nei nostri discorsi. Frutto di quella riunione, cioè frutto di quel giorno.
PUBBLICO MINISTERO: Fu una conversazione che in qualche modo arrivò a una conclusione, quella tra Bellini e Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: No, la conclusione fu che...
PUBBLICO MINISTERO: O fu una semplice rassegna di argomenti fatta così, un po' a titolo di sintesi?.
IMPUTATO Brusca G.: Una rassegna a titolo di sintesi sia per ascoltarlo io...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo l'abbiamo capito.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sia perché il discorso doveva continuare.
Credo che ancora il discorso non fu animato, ma fu dettagliato, nel senso di ripetere un po' tutto, perché io ascoltassi.
Credo che eravamo ancora nella fase che il no definitivo non l'avevamo avuto da parte del Bellini o chi per lui...
PUBBLICO MINISTERO: Su quei cinque nominativi?
IMPUTATO Brusca G.: Su quei cinque nominativi.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi l'argomento ancora era in trattativa: vediamo, non vediamo. Però essendo che Bellini era venuto in Sicilia e si doveva incontrare con il Gioè - e credo che fu una delle occasioni che gli abbiamo dato un chilo di droga per questo è venuto, di cocaina - all'occasione io ho ascoltato tutti questi fatti.
Poi il Gioè, incontrandosi più volte, cominciò... cioè, minacciava lui ma per minacciare a chi di competenza, quando ci cominciava ad essere le risposte per il no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene, quando si svolse questa conversazione si era ancora in una fase aperta...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, eravamo...
PUBBLICO MINISTERO: ... per quanto riguardava...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, era più che altro ancora una fase aperta. Cioè: l'incontro fu perché io ascoltassi con le mie orecchie i discorsi fatti tra il Gioè e il Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io le debbo porre una domanda in maniera diretta, anche se mi pare che ieri lei abbia già fatto delle affermazioni che potrebbero essere un po' la risposta alla mia domanda. Ma, insomma, siccome non c'era una mia domanda, la debbo porre ora.
Almeno stando a quello che lei ha sentito con i suoi orecchi, perché una conversazione tra queste due persone che lei ha avuto modo di percepire, c'è stata.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, il modo con il quale Bellini prospettava queste azioni criminali, una azione alla torre di Pisa, mi pare che abbia detto nuovamente la storia delle siringhe....
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, tutto. Si è riparlato un po' di tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, era un modo che lei intese - perché qui veramente ho bisogno di sapere da lei che cosa ricorda lei circa quello che sentì - era un modo che equivaleva a una proposta fatta da questo signor Bellini al signor Gioè, o era una prospettazione di quello che sarebbe successo se fossero state compiute determinate azioni criminali?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, se ho capito...
PUBBLICO MINISTERO: Era una rappresentazione di quello che sarebbe successo al compimento di certe azioni criminali, o era una proposta, un invito, un suggerimento, una specifica indicazione di compiere determinate azioni criminali?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, ripeto, io forse sarò poco felice a spiegarmi. Vorrei... le spiego, la risposta gliela do a modo mio, sperando che sia esauriente.
Se il Bellini è venuto come mandante, nel senso fate questo, fate quell'altro: nella maniera più categorica no.
Che il Bellini: 'vi sconsiglio di fare questo, come proposta, fate questo che ottenete questo'. No, gliel'ho sempre detto.
I suggerimenti che a noi venivano dati, cioè, venivano poggiati su vassoio, cioè ce li dava come consigli di sua conoscenza: 'se fate questo succede questo'.
Non so se... Cioè, per me non è un mandante il Bellini, però, ripeto, come le ho detto in qualche volta, alla fine di tutto ci siamo sentiti giocati, cioè nel senso che Bellini è venuto in Sicilia per ottenere qualche cosa; involontariamente da parte nostra, cioè senza che lui mai ebbe a dire 'fate questo o fate quell'altro o fate questo crimine'.
Però i consigli, cioè i suggerimenti che lui ci dava noi tiravamo le nostre conclusioni.
Che poi noi pensavamo, dietro questi fatti, lui ritornava, essendo che era come suol dire un discorso a intesa. Per dire se il quadro è questo, la situazione è questa non so quello che può succedere, ma automaticamente lo Stato deve intervenire.
Ma, essendo che il canale era aperto con lui, automaticamente lui poteva dire a chi di competenza, per dire: io sono in condizione di poterlo fermare, o io so chi è stato, o io posso intervenire.
Questa era la nostra interpretazione.
PUBBLICO MINISTERO: Mi ripeta e mi spieghi ancora meglio proprio quest'ultimo passaggio della sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Lui poteva dire?
IMPUTATO Brusca G.: Nel senso...
PUBBLICO MINISTERO: Io so chi sono stati... Ecco, mi faccia capire, faccia capir per bene a tutti coloro che l'ascoltano questa sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Se veniva rubato il quadro, se venivano messe le siringhe, cioè se veniva fatta un'azione di quelle che noi abbiamo menzionato tante volte, o veniva fatto esplodere o posato l'esplosivo alla torre di Pisa, e i mass-media, cioè le cronache o le Forze di Polizia venivano a conoscenza, e lui ne veniva a conoscenza, o che chi manovrava a Bellini gli diceva: tu ne sai niente di questo fatto? Ripeto, noi non sapevamo quello che lui dall'altro lato com'erano i contatti. Noi pensavamo, per dire, tu ne sai niente di questo fatto? Tu ci puoi dare aiuto di questo fatto?
Perché gli dico questo? Perché noi volevamo dare il segnale che eravamo noi. Gli ho detto mille volte che non ci volevamo nascondere dietro al dito, sennò poi quale soluzione avremmo ottenuto?
E noi davamo il chiarimento, nel senso che essendo che noi i consigli, i suggerimenti ce li stai dando tu, per noi significa che... per noi non avevamo altri canali. Cioè, eri tu la persona che andava e venivi dalla Sicilia con questi fatti. Quindi tu potevi anticipare le Forze dell'Ordine e dire: se è successo questo, io posso individuare. Cioè o che lo avrebbero chiamato, o che lui dava...
PUBBLICO MINISTERO: Di iniziativa.
IMPUTATO Brusca G.: ... cioè andava dalle Forze dell'Ordine o dei Servizi Segreti, quello che era, per dire: io so chi ha commesso questo fatto, io so chi l'ha fatto.
Non so se sono stato chiaro.
O per lo meno, cioè, è in pericolo... perché noi pensavamo che lui anticipava, nel senso che ci sono questi suggerimenti, gli ho messo in testa questo fatto, cioè gli ho inculcato nella mente questo fatto. Non so se sono stato chiaro.
Quindi, se io mi dovevo macchiare la coscienza, nel senso che Bellini è venuto a darci ordini nella maniera più categorica no. Che io debbo dire che Bellini è stato quello che ci ha dato l'idea, l'iniziative sì.
Se si ricorda quando io le ho detto "suggerimenti", lei ha detto ... Si ricorda questa parola? Lei se la sta inventando. Poi le ho spiegato che per me Bellini non è mandante, o meglio: noi siamo caduti nella sua trappola.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, per completare...
PUBBLICO MINISTERO: ... lei pensava...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Lei pensava...
IMPUTATO Brusca G.: Per completare. Cioè, non c'era un patto stabilito tra noi e Bellini nel da farsi.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se io capisco bene, lei si riprometteva di... lei, voi vi ripromettevate di utilizzare questa collocazione che Bellini si era dato, anche in relazione a queste situazioni che vi rappresentava - se succede questo la conseguenza è questa - per avere in Bellini una sorta di interlocutore con chi stava dietro Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Il mediatore.
PUBBLICO MINISTERO: Oh.
IMPUTATO Brusca G.: Il mediatore Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: O che qualcuno mandasse a chiamare Bellini per dire: ma tu sai chi c'è dietro a questi episodi, o che Bellini di sua iniziativa andasse da chi lo aveva mandato per dirgli: questi episodi vengono dalle persone con le quali ho preso contatto io.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, dall'altro all'altro lato del tavolo non sapevamo come si svolgevano i fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Noi andavamo tutti per... Io le posso dire al cento per cento come si svolgevano da quest'altro lato, come le ho spiegato poco fa.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, poco fa, ha adoprato un'espressione che ha ripetuto più volte per riferire le sue reazioni a certe confidenze, a certi racconti che le faceva Gioè. Mi pare abbia adoprato queste parole: "ma vero questo è, ma così stanno le cose?"
Allora, proprio agganciandomi a questa sua dichiarazione le faccio questa domanda: prima che comparisse sulla scena dei rapporti intrattenuti da Cosa Nostra - o per lo meno dalle persone di Cosa Nostra che lei conosce, che lei conosceva - si era mai pensato alla possibilità di compiere azioni criminali contro beni o in genere contro l'interesse dello Stato per l'integrità, la conservazione del patrimonio storico, del patrimonio artistico, del patrimonio architettonico?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, partendo dal primo omicidio eccellente che io ho fatto, e poi per quelli che sono stati fatti prima che io cominciassi a compiere degli omicidi eccellenti, cioè dal colonnello Russo in poi, e prima di me chi li aveva commessi - quindi vent'anni, trent'anni di storia - sono stati sempre uccisi uomini dello Stato: carabinieri, magistrati, poliziotti. Sempre uomini dello Stato, cioè uomini delle istituzioni.
Non avevo mai sentito parlare dalla mafia, cioè da mio padre, da Salvatore Riina, tutte le persone che conoscevo, di compiere attentati verso le opere d'arte, verso il patrimonio artistico dell'Italia. Cioè, hanno sempre eliminato l'avversario fisico. La prima volta che noi, per lo meno io vengo a conoscenza di questo tipo di attentati, di questo tipo di colpire questi... di questi fatti è questa la prima volta.
Le spiego subito il perché. Perché il Bellini insieme a Gioè dice: se tu vai a eliminare una persona, se ne leva una e ne metti un'altra. Se tu vai a eliminare un'opera d'arte, un fatto storico, non è che lo puoi andare a ricostruire, quindi lo Stato ci sta molto attento, quindi l'interesse è molto più della persona fisica.
E questo è un dato, un particolare che non ho detto, perché non è stato mai toccato.
Ma anche questo argomento ci spiegava il Bellini. Cioè, se tu vai a eliminare una persona fisica, leva quello e ne metti un altro. Non hai risolto niente.
Al contrario della mentalità di Cosa Nostra, perché noi gli obiettivi da eliminare erano sempre le persone fisiche. Nel '92 c'era Martelli, c'era il dottor Pietro Grasso, c'era Vizzini, c'era Mannino, c'era tutta una serie di personaggi, per quelli che io conoscevo, marzo '92, le decisioni sono del marzo '92. Marzo '92 non si è parlato di andare a toccare né la torre di Pisa, né gli Uffizi, né Milano, né Roma. Mai di questo fatto.
Comincia a venire nella nostra mente, per quello che sono le mie conoscenze, frutto di queste conversazioni con Bellini.
Prima d'ora, che io conosco la storia, la mafia ha eliminato sempre i suoi obiettivi fisici. Mai strutture.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per quanto lei ne sa, nelle conversazioni tra Bellini e Gioè fu mai affrontato l'argomento dei fatti di strage che avvennero prima a Capaci e poi in via D'Amelio?
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì, si sia affrontato, ma in maniera sempre tipo dialogo, cioè senza scendere mai nel campo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè? Non capisco.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, nel campo nel senso che Bellini, per quello che sono le mie conoscenze dettemi al Gioè, toccando l'argomento Falcone veniva a dire: voi di Cosa Nostra avete fatto, avete detto... Cioè, ma parlando in generale.
Cioè, i discorsi che noi - gli ho spiegato poco fa - si parlava di un fatto, però senza dire: tu nei sai parlare, tu non ne sai parlare.
Noi si parlava come fatto in generale per dire: hai eliminato il tuo nemico, però domani ne spunta un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Però senza che Bellini si permetteva mai di dire: la mafia ha fatto questo, la mafia ha fatto quell'altro.
Anche perché Gioè non gli dava lo spazio di potergli dire una cosa del genere, perché l'avrebbe mandato subito a quel paese, per la persona di Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Nella conversazione che lei ascoltò, vi furono degli accenni a questi due fatti di strage?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non me lo ricordo, ma non sono neanche in condizione di escluderlo.
Le cose che mi sono rimaste di più sono state, ripeto, le reazioni, la torre di Pisa... questi fatti. Però non sono in condizione né di smentirla e neanche di confermarla se si parlò anche di questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei ha detto, e lo ha ripetuto anche poco fa, che Cosa Nostra, per quanto è nelle sue conoscenze, non era nemmeno mai stata sfiorata dall'idea che si potessero compiere con dei risultati azioni criminali contro il patrimonio storico, artistico dello Stato, prima che si verificasse questa vicenda Bellini, lei ha anche detto che quindi è per effetto e per conseguenza di questa vicenda che si è verificato poi una certa campagna criminale, io le chiedo: esiste, lei ha ipotizzato, è ipotizzabile, secondo le sue conoscenze e secondo il suo modo di interpretare i fatti, ma non oggi, il modo di interpretare fatti all'epoca...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Esiste un qualche analogo rapporto tra la vicenda Bellini e i fatti di strage del '92?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, spero di avere capito bene...
PUBBLICO MINISTERO: Se vuole gliela riformulo.
Lei ha detto: fra gli attentati alle opera d'arte, agli Uffizi come altrove, e la vicenda Bellini c'è questo punto di collegamento.
Prima che arrivasse Bellini a Altofonte, a parlare con Gioè, per quanto io ne so Cosa Nostra non aveva mai pensato di colpire lo Stato in questo modo.
IMPUTATO Brusca G.: Ci sono i fatti che lo dimostrano.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. E allora lei una relazione tra la vicenda Bellini e i fatti di cui si occupa questo processo la vede, la vedeva all'epoca, e ci spiega il perché di questa sua valutazione.
Io le chiedo: una qualche relazione lei l'ha mai intravista tra la vicenda Bellini e i fatti del '92? Questa volta le stragi palermitane.
IMPUTATO Brusca G.: Per me sono due cose completamente distinte e separate.
Cioè le stragi del '92, le ho detto pure che Salvatore Riina avrebbe avuto una trattativa con lo Stato, o prima o dopo. Paradossalmente, quali siano stati i risultati, Falcone e Borsellino venivano eliminati comunque, ma non nel '92, ma bensì già da vecchia data.
Gli altri obiettivi... erano l'ago della bilancia, per future, eventuali trattative.
La vicenda Bellini, per come già le ho spiegato, assieme a me assisteva anche Bagarella e quindi Bagarella era a conoscenza di tutto e per tutto.
Dopo c'è il fermo per le stragi, per le trattative del cosiddetto papello. A un dato punto, dopo l'arresto di Riina, c'è una riunione che faccio io, Bagarella, Giuseppe Graviano, Messina Denaro Matteo e Gioè Antonino nella casa che abbiamo visto in foto e si parlò dell'attentato a Costanzo e di cominciare a fare quei progetti frutto di discorsi tra Bellini e il Gioè.
E quindi si va avanti sotto questo quadro.
Automaticamente io capisco che il Messina Matteo Denaro, essendo competente in materia, intravede pure l'obiettivo, quindi non è che è una persona qualunque, è una persona che conosceva l'arte conosceva i fatti, suo padre ne era a conoscenza; anche lui ha forse qualche traffico, se l'è fatto anche lui, cioè vendere qualche oggetto, che si mostrò competente, tant'è vero che io tramite lui avevo avuto dei pezzi da recuperare... e che si doveva cominciare, io stavo cominciando a provvedere per le siringhe, stavo cominciando a programmare un altro tipo di lavoro.
Il discorso di Costanzo, che io mandai Gioè a Catania per vedere come...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Brusca, perché mi sta portando in questa... Io avevo fatto una domanda diversa. Cioè le avevo chiesto se c'erano punti di contatto fra la vicenda Bellini e la vicenda delle stragi di Palermo nel '92.
IMPUTATO Brusca G.: Per me no. Per me no. Cioè, sono due cose completamente distinte e separate.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, senta...
IMPUTATO Brusca G.: Per le mie conoscenze...
PUBBLICO MINISTERO: Certo, io sempre alle sue conoscenze le chiedo di attingere.
Qualche altro elemento per completare questa vicenda. Allora, lei ha spiegato di essersi rivolto, lo stava ripetendo ora, a Matteo Messina Denaro.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per avere la possibilità di avviare, su una base concreta, una trattativa che valesse a fare ottenere dei miglioramenti alla situazione carceraria di suo padre.
Allora, lei ha spiegato, il padre di Messina Denaro esperto nel ramo, forse, ha detto, conosceva l'arte anche il figlio.
IMPUTATO Brusca G.: La conosceva sì. La conosce perché...
PUBBLICO MINISTERO: In concreto poi, Messina Denaro, un qualche aiuto è riuscito a darlo, qualche cosa ha fatto per lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mi ha fatto avere la foto di un animale, un cane, che gli mancava la testa, ma era di notevole importanza. E poi mi ha fatto mettere in contatto con un amico suo di Castelvetrano, l'incontro avvenne nella gioielleria di Geraci Francesco, il collaborante, che mi doveva fare avere un'anfora, che si parlava addirittura di spendere un miliardo. E io non ho esitato a spendere un miliardo, pure di tirare fuori mio padre dal carcere.
Solo che poi anche questa trattativa... cioè la foto del cane io l'ho avuta e l'ho consegnata, sempre a Gioè e Gioè al Bellini; quella dell'anfora onestamente non mi ricordo se l'ho avuta o non l'ho avuta. Comunque il discorso ci fu.
L'ho vista e non so se le foto me l'hanno... me le sono prese, o sono rimasti... ancora si doveva trattare. Solo che poi questa trattativa si arenò, cioè non mi ricordo onestamente per quale motivo si arenò. Perché poi ci fu il fermo, si perse tempo, che in secondo tempo ci fu anche il no per Bernardo Brusca e per Giuseppe Giacomo Gambino... Cioè, Giuseppe Giacomino non c'entra più, solo per mio padre.
Ci fu qualche inghippo che si fermò anche questa trattativa momentanea.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Visto che si parla di fotografie. Per quanto riguarda quelle foto che aveva portato Bellini, il famoso mazzo di foto che stava nella busta, eccetera, eccetera.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto che alla fine andarono distrutte poi a distanza di tempo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le ho distrutti l'hanno dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma fisicamente, materialmente chi è che ne aveva la custodia? Lei, Gioè, chi altri?
IMPUTATO Brusca G.: Prima Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Poi queste foto sono andate a finire a Castellammare, perché io mi sono trasferito a Castellammare per un periodo di latitanza.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Li ha avuto Gioacchino Calabrò. E quando poi venne arrestato Gioè, dice: 'ci sono ancora quelle cose conservate, che cosa ne devo fare?' Le abbiamo prese e le abbiamo bruciate. Quelle dove gli ho detto che c'era la busta gialla o arancione, con un nome di un... credo maresciallo dei Carabinieri, o qualcosa del genere, scritto sopra, che io non mi ricordo il nome.
PUBBLICO MINISTERO: Le opere d'arte che le poteva procurare Messina Denaro, lei si ricorda se erano opere d'arte immediatamente disponibili, che si trovavano in Sicilia, a Castelvetrano? O se era diversa la situazione di queste opere d'arte?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ecco, la perdita di tempo, l'inghippo dove fu. Cioè, la fotografia dell'animale, che era un cane, non so che cosa era, l'ho ricevuta quasi subito. Invece l'anfora, che doveva rientrare dall'estero, si è perso un po' di tempo per questo motivo. Che si trovava credo in Austria, o in Svizzera, una cosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, se io capisco bene, il programma era di rimettere in mano a Bellini, tramite Gioè, delle nuove fotografie.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Che non erano le foto, quelle consegnate precedentemente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma che lei sappia, questa sua idea quindi di abbandonare tutta la vecchia trattativa e di rilanciare una nuova trattativa solo per un nominativo, ripeto, che lei sappia, è stata rappresentata a Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ci stavamo interessando solo per Bernardo Brusca.
PUBBLICO MINISTERO: No, ho capito. Ma a... Che questa fosse la sua idea, è chiaro. Che lei si stesse organizzando per realizzarlo, è altrettanto chiaro.
Non ho capito se a Bellini fu detto: 'guarda, allora riapriremo un discorso nuovo, che riguarda solamente una persona delle cinque'.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, sì. E' stato rappresentato che si doveva trattare solo per Bernardo Brusca, visto che già la risposta era positiva, per la prima fase.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che c'era già un'apertura...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... nella prima fase e allora si proseguiva...
IMPUTATO Brusca G.: Perfettamente. No, no, a Bellini gli è stato detto. Sono state consegnate anche le foto: quelle del cane sicuramente.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti...
IMPUTATO Brusca G.: Del cane... dell'animale.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, ecco, quello senza testa.
IMPUTATO Brusca G.: Quello senza testa, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: E ormai, come epoca storica, dove siamo arrivati?
IMPUTATO Brusca G.: Settembre-ottobre. Ancora era estate, comunque settembre.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, mettiamo a punto ancora un paio di particolari. Quanto alla storia di questa cocaina da fornire a... che poi lei ha detto è stata effettivamente fornita a Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva qualche cosa di particolare questa cocaina?
IMPUTATO Brusca G.: Questa cocaina aveva un problema. Che faceva - che io, anche se sono stato imputato, ci ho trafficato, ma non ne capisco niente - faceva puzza di cherosene. Quindi chi l'aveva...
PUBBLICO MINISTERO: Lavorata.
IMPUTATO Brusca G.: ... lavorata, l'aveva lavorata forse col cherosene o con qualcosa di chimico. E lui consigliava al Gioè come potere lavorarla per togliere questo odore. E gli ha consigliato di lavarla con quello che si usa per l'anestetico, il...
PUBBLICO MINISTERO: L'etere?
IMPUTATO Brusca G.: L'etere.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Nell'ambito dei rapporti tra Bellini e Gioè, c'è rientrato qualche cosa... opere d'arte, cocaina, documenti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. L'ultimo fatto che io mi ricordo con Bellini. A un dato punto il Bellini gli dà - anche su questo fatto noi abbiamo intravisto un'altra mossa, un'altra manovra - ci dà due documenti: un passaporto, intestato a un albergatore, diceva lui, un albergatore credo della Puglia, un barese se non ricordo male, e una tessera.
PUBBLICO MINISTERO: Una tessera si intende carta di identità?
IMPUTATO Brusca G.: Carta di identità. Cioè, tessera, carta d'identità intestata a lui, dove c'è scritto "Non valida per l'espatrio". E chiedeva di far togliere questo "Non valida per l'espatrio", cioè fare cancellare questo "Non valida per l'espatrio" e di fare cambiare, che aveva lasciato la foto sua...
PUBBLICO MINISTERO: Sul passaporto...
IMPUTATO Brusca G.: ... sul passaporto dell'amico suo.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Al che dico: ma scusa, lui con tutte le sue conoscenze, con tutti i suoi agganci, che bisogno ha di venire da noi a fare questa manovra? Può darsi vuole vedere se noi siamo in condizione di potere avere qualche falsario o qualche altra cosa. Siccome noi qualche possibilità l'avevamo, tramite Peppe Ferro - uomo d'onore, rappresentante, capomandamento di Alcamo - dissi continuiamo, vediamo dove vuole arrivare, ma senza però impegni, senza nessun entusiasmo. Tanto si trattava di far cancellare solo "Non valida per l'espatrio" e di fare cambiare questa foto. Perché sui nuovi passaporti c'è la velina sulla foto, c'era da togliere, rimettere la foto e ricalcare questa velina, che era un fatto delicato.
Quindi noi pensavamo, dico: 'se questo qua pensa, dice un'organizzazione così non hanno la possibilità di fare la documentazione falsa'. Allora, per dimostrare che noi avevamo la possibilità, gliel'abbiamo data. E nello stesso tempo fare credere a lui, che credevamo a lui, che lui si presentava come uomo che stava favorendo noi.
PUBBLICO MINISTERO: E non con secondi fini, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: E non con secondi fini. Lui si presentava sotto questo punto di vista. Va be', e l'assecondavamo. Tant'è vero che poi questi documenti sono rimasti in mano mia, Gioè venne arrestato e io, tramite Mario Gioè, ho cercato di mettermi in contatto con il Bellini, sia per consegnargli i documenti che non avevo potuto fare niente, perché poi volevo tagliare... non volevo tagliare. Cioè, gli volevo dare i documenti e nello stesso tempo volevo i soldi della cocaina che lui si era preso, che erano 80 milioni.
Solo che io non sono riuscito a trovare più al Bellini, né telefonicamente, né di presenza, perché né il Gioè e né Salvatore Bendevenne (?) che erano assieme, sono riuscito a trovare Bellini a casa, perché ci sono andati pure a casa.
A un dato punto ho preso i documenti, se non ricordo male, li abbiamo imbucati in un bucalettere in maniera, dissi, come se sono stati dispersi e ci arrivano. Non so se poi ci hanno arrivato o non ci hanno arrivato, questo non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io ho inteso bene, la decisione di corrispondere a questa richiesta di Bellini, secondo il suo modo di gestire la situazione, equivaleva a dare a Bellini la dimostrazione che vi fidavate di lui.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo...
IMPUTATO Brusca G.: In base a quello che lui diceva. Che lui si presentava come amico nostro, cioè amico... stava facendo i favori a noi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma con tutto ciò, se io sempre ho capito bene, vi aveva insospettito il fatto che uno che veniva da certi ambienti, o aveva alle spalle determinati ambienti, non sapesse come risolvere il problema di far togliere un...
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, qualsiasi parola che Bellini diceva, noi la pesavamo, la valutavamo, gli guardavamo intorno, sempre sotto qualsiasi aspetto. Però poi alla fine, siccome l'unica persona che poteva essere coinvolta era solo Gioè, Gioè consapevole di quello che stava facendo...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè l'unica persona che correva rischi.
IMPUTATO Brusca G.: L'unica persona che correva rischi era solo Gioè. Gioè più di una volta mi dice: 'me la vedo io, non ci sono problemi'. E si andava avanti sotto questo profilo.
Gli facciamo il favore, in maniera che lui capisce che noi siamo con lui, capisce che noi abbiamo anche la possibilità di potere fare documenti falsi, o passaporti, o quello che sia. Solo che poi, come gli ho detto, Gioè è stato arrestato e quindi io ho tagliato i ponti su tutti.
Cioè Gioè manda a dire il fatto di non fare l'attentato a Costanzo, quindi io taglio un po' tutti i ponti. E gli voglio consegnare passaporto e tessera, essendo che il Gioè non c'era più e fargli capire che se non c'era Gioè, non c'era più nessun contatto. Cioè, volevo tagliare.
Però nello stesso tempo mi diceva che suo fratello voleva i soldi della cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: In questa...
IMPUTATO Brusca G.: No i soldi della cocaina. Cioè: 'tu devi dare i soldi a mio fratello, dammeli'. Perché a Mario Gioè non l'ho voluto coinvolgere di niente e per niente.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in questa lunga vicenda c'è entrato di mezzo - non ho altro sistema che porre la domanda, spero che nessuno dei difensori pensi che è una domanda suggestiva - c'è mai entrato di mezzo la storia di un binocolo all'infrarosso?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io glielo stavo dicendo poco fa, solo che poi...
A un dato punto poi lui porta un binocolo a raggi infrarossi e che poi noi abbiamo capito che lui l'avrebbe comprato forse da qualche marocchino o qualcuno. Perché poi noi l'abbiamo ritrovato ugualmente e l'abbiamo regalato. Però quello che Bellini ci ha dato dovrebbe essere nel covo di, in Contrada Giambascio, dove sono stati trovati tutto l'arsenale per conto mio.
PUBBLICO MINISTERO: Che lei sappia, Bellini e Gioè si sono mai incontrati alla cava Buttitta?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. L'incontro alla cava Buttitta viene dopo la collaborazione di Marchese Giuseppe, in quanto già il Gioè è braccato dalle Forze di Polizia, quindi non va più ad Altofonte, ma comincia a girare con certe precauzioni e sceglie i posti dove lui non può essere individuato. E fanno l'appuntamento alla cava Buttitta.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi - non solo alla Corte, ma anche a me - tra Altofonte e la cava Buttitta, c'è molta distanza? Siamo in altro territorio?
IMPUTATO Brusca G.: No, siamo sempre sul territorio Altofonte: quattro, cinque, sei, sette chilometri, ma non più di tanto. Da quattro-cinque chilometri. Cioè, che si trova sulla statale da Altofonte che va a Piana degli Albanesi e precisamente si trova, in linea d'aria, a 500, un chilometro dalla casa di Mario Santo Di Matteo in Contrada Rabbottone (?).
PUBBLICO MINISTERO: Lei ci ha spiegato che, in un certo periodo, i rapporti tra Bellini e Gioè erano anche frequenti, cioè che si vedevano ripetutamente.
Questi incontri, per quanto lei ricorda, si svolgevano perché era Bellini che li chiedeva e quindi contattava Gioè e diceva: 'guarda, fra tre giorni vengo a trovarti, sono in Sicilia, ci sei'? Ovvero, era anche Gioè che suscitava, sollecitava questi incontri con Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: No, le sollecitazioni da parte di Gioè diventarono di più quando il Bellini doveva dare i soldi: 'la settimana prossima scendo'. Ci sentivamo un po' presi in giro, ma per i soldi della cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì
IMPUTATO Brusca G.: Perché per il discorso dei quadri lui si trincerava: 'vedi non mi hanno dato risposta, mi hanno dato risposta', quindi non possiamo pressare più di tanto. Anche se, sempre se con la cocaina noi pensavamo che addirittura lui aveva i soldi dallo Stato e ce li dava.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Tanto è vero che i soldi che lui ci dava, non è che subito li spendevamo. Stavamo attenti perché potevano essere segnalati. Avevamo tanti sospetti. Prendevamo pure le precauzioni dei soldi che lui ci dava.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di fatto denaro ve ne ha mai consegnato?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, lui il primo chilo ce lo pagò, a 15, a 10, a 20 milioni, a volte in tre o quattro rate pagò il primo chilo di cocaina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma, a quello che capisco, poi Gioè non riuscì a farsi pagare il secondo chilo?
IMPUTATO Brusca G.: No, non riuscì a farsi pagare il secondo chilo perché venne arrestato. Ma ci fu un momento che il Gioè aveva perso le staffe e lo minacciò di brutto, ma per la cocaina, cioè per i soldi che lui doveva dargli: 'sto venendo, domani mattina parola d'onore'.
E Gioè gli ha detto: 'vedi che con la tua parola d'onore io ci gioco a scopa, perlomeno mi lavo...' perché Gioè li aveva questi scatti di impulsività.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo vuol dire che Bellini a un certo punto cominciava a non farsi trovare più da Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Non si faceva trovare, ma per la cocaina, non per i contatti dei quadri, o per quello che era lo scambio delle opere d'arte.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: 'Sto venendo, la settimana prossima, sto arrivando'. E Gioè si incavolò, a dire: 'ma chi mi prende in giro? Chi...'
E infatti anche qui abbiamo cominciato a dire: 'va be', sei poco serio, sei poco...' cioè, cominciavamo a pensare di non averci più a che fare.
Però siamo a giorni, settimane prima che Gioè venisse arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, sembrerebbe, almeno ne è stato parlato in quest'aula, che tra Bellini e Gioè ci fosse un appuntamento proprio per il penultimo giorno dell'anno del 1992. Un appuntamento questa volta a Palermo al Motel Agip, o nelle vicinanze del Motel Agip. A lei risulta una circostanza di questo genere?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Ripeto, poi gli appuntamenti non si sono fatti più ad Altofonte, cioè al distributore di benzina che il Gioè aveva. Ma si facevano a Palermo, ad Altofonte. Per non andare ad Altofonte, perché il Gioè era già sotto osservazione, cioè sotto controllo di Forze di Polizia e quindi si vedevano dove loro avevano gli appuntamenti, dove loro...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei di questo appuntamento di cui io sto parlando, le risulta che poi andò a vuoto perché Bellini si presentò e invece Gioè non si presentò all'incontro?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè, guardi... Gioè per non prese... per quello che io lo conosco, per non presentarsi agli appuntamenti, o agli incontri, lo dovevano arrestare, o doveva essere con tutte le gambe rotte. Ma con tutte le gambe rotte avrebbe trovato il sistema per andare all'appuntamento. Cioè, sotto questo punto di vista è stravagante, ma precisissimo sotto ogni punto di vista. Anzi, anticipava sempre negli appuntamenti.
PUBBLICO MINISTERO: Si presentava insomma più che puntuale.
IMPUTATO Brusca G.: Sempre. Anticipava sempre. Non mancava mai a qualche appuntamento.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, avete mai considerato la possibilità, o l'opportunità di andare a verificare se era vero quello che aveva Bellini detto fin dall'inizio e cioè che aveva da recuperare crediti da una parte, dall'altra, da quell'altra ancora, in una città?
IMPUTATO Brusca G.: A un dato punto noi, per verificare... questo siamo un po' all'inizio.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Per verificare quello che lui diceva, ma anche qui abbiamo... se lui viene vuol dire che sarà vero. Parlando di recupero crediti, non recupero crediti, dice: 'se mi date una mano d'aiuto io sono a disposizione, di qua, di là, a destra, a sinistra, l'utile ce lo dividiamo'. Al che, a Gioè viene e dice: 'mi ha fatto questo tipo di proposta, al che valutiamo...'
'Va be', fatteli dare', questo fatto. Che era un debito che lui doveva incassare a Catania. A un dato punto: 'fatteli dare, anche per vedere se questa ditta esiste, questa ditta chi è, chi non è'. Anche se noi pensavamo che l'avremmo trovata, perché se lui si poteva appoggiare su fatti concreti.
PUBBLICO MINISTERO: O se era una messinscena.
IMPUTATO Brusca G.: Dico, noi volevamo vedere. Ma no perché ci interessavano i soldi, ma per vedere realmente se questa ditta aveva fondamento o no. E ce li siamo fatti dare.
Ci siamo interessati con i catanesi, ci ha detto che è una persona che non potevano avvicinare e abbiamo subito tagliato, non siamo... non è possibile e subito abbiamo tagliato i rapporti.
Abbiamo pensato pure che può darsi che questa ditta, che si trova in Sicilia, sia creata ad hoc per la copertura, quindi di fiducia, dei Servizi Segreti. Cioè, noi mettevamo sempre la struttura dei Servizi Segreti, quindi un punto di appoggio a Catania. Quindi, se poi che la troviamo, sarà coperta da questa struttura.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei ha mai avuto notizia del fatto se qualcuno, in concreto - non come discorso così, programmatico, ma in concreto - qualcuno intendo dire riconducibile a Cosa Nostra eh, è ovvio, ha mai pensato di andare, adopro un'espressione e la Corte mi scuserà, a rompere le corna a Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: No, mai. Dopo che fu... che non siamo stati più in condizione di poterlo ritrovare e proprio per non... ho preferito perdere i soldi, non avere più contatto perché mi spaventava di rovinare Mario Gioè, visto che una volta, due volte non siamo stati più in condizione di trovarlo, dicevo: 'Mario taglia, non ne parliamo più, non se ne parla più, è finito', cioè ci siamo dimenticati il Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: A lei risulta se Gioè lasciò scritta una lettera che menzionava anche il rapporto con Bellini?
IMPUTATO Brusca G.: Io, quando ci fu il suicidio di Gioè, per un attimo pensai alla fine di Sindona, cioè nel senso che gli hanno fatto fare la fine di Sindona, dell'altro che ho menzionato poco fa.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che era un suicidio finto. Pensò che fosse un suicidio finto.
IMPUTATO Brusca G.: Un suicidio finto, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè che...
IMPUTATO Brusca G.: Però gli ho detto... Mi è passato per la mente, però gli ho detto che... le ho detto sempre che non credevo al suicidio finto in quanto Gioè, per il suo modo di pensare, per la sua estrosità, che si ispirava a un fatto che io, me lo raccontava lui, quelli che si mettevano la capsula di veleno in bocca, quando si vedeva costretto, cioè schiacciava e si ... E quindi moriva.
Quindi nella sua mente già viaggiava questa idea del suicidio.
Al che, come gli ho detto, lui manda a dire che gli fanno la proposta di collaborare, non collaborare, talmente è espansivo, chiamiamolo pazzo, che gli dicono: 'se lei vuole collaborare, vuole parlare con il dottor De Gennaro'.
E lui dice: 'datemi una pistola che io ci parlo'.
Quindi mai e poi mai io pensavo che il Gioè né avrebbe collaborato e neanche l'avrebbero suicidato.
Poi, secondo me, lui ha capito che il Di Matteo e il La Barbera stavano cominciando a collaborare, o perlomeno aveva intuito qualche cosa, che si trovava a Roma, a Rebibbia insieme - La Barbera e il Gioè - quindi lui capisce che c'è qualcosa che non va, per la nostra ricostruzione e per la mentalità dello Gioè. E siccome il La Barbera era un po' messo fuori famiglia e fu... no fuori famiglia, un po' posteggiato. E quello che fece rientrare a La Barbera nel giro fu Gioè e non, per come... non perché smentire il La Barbera, per carità di Dio. Perché il La Barbera dice che ci andò il Bagarella a fargli visita a casa e da quel momento in poi fu rimesso in gioco. Ma bensì fu rimesso in gioco dai rapporti tra me e Gioè. Essendo che da me e il Gioè il La Barbera fu rimesso in gioco.
Essendo che è stato lui a rimettere in gioco La Barbera, lui sentendosi in colpa...
PUBBLICO MINISTERO: Perché aveva ipotizzato che La Barbera potesse collaborare, questo sta dicendo?
IMPUTATO Brusca G.: C'era qualche cosa che non andava, quindi si suicidò.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: E ha scritto una lettera alle Autorità, ai familiari, non so a chi l'ha scritto. Io di questa lettera purtroppo non sono venuto mai a conoscenza, tranne quei pezzettini sui giornali.
Poi, quando me l'avete letta, prima un pezzo e gli avevo dato un'interpretazione. Però quando poi me l'avete letta tutta, io gli do l'interpretazione che il Gioè gli dà la stessa interpretazione nostra. Nel senso che: 'andate a cercare Bellini, perché tutto questo guaio viene Bellini'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Perché l'ispirazione era Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti. Questo l'ho capito.
Ma quando si dice "questo guaio", riferito a che cosa?
IMPUTATO Brusca G.: Guaio nel senso che Cosa Nostra aveva combinato tanti guai, nel senso che aveva fatto gli attentati, aveva creato qualche attentato, già c'era stato l'attentato a Costanzo. Gioè capì subito da dove potevano venire i discorsi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma mi scusi tanto. Tra Bellini e Costanzo che rapporto c'è? Tra Bellini e Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: No, tra Bellini e Costanzo. Costanzo... era successo l'attentato a Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Gioè ripeto, è una persona intuitiva. Non mi ricordo se già erano successi gli attentati contro le opere d'arte, non glielo so...
PUBBLICO MINISTERO: Io le posso dire di sì.
IMPUTATO Brusca G.: Oh. Il Gioè intuendo i discorsi, capisce che lui si sente responsabile. Si sente responsabile e individua in Bellini l'ispiratore di quello che stava succedendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che io conosco al Gioè. Perché l'ho conosciuto io... con Gioè, a parte che lo conoscevo, ma ci ho vissuto due anni, due anni e mezzo, proprio contatto fisico giorno per giorno e valutavamo ogni parola. Io mi ci confidavo perché ripeto, era stravagante e quando si metteva a parlare non la finiva più. Però di un'intuizione, di un'intelligenza non indifferente.
Tant'è vero che le intercettazioni di via Ughetti sono state fatte perché lui si metteva a parlare e non...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sulla base della conoscenza personale, che a quanto ben si comprende durava da anni, tra lei e Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, due anni stretto, proprio...
PUBBLICO MINISTERO: E poi, sì, un rapporto anche intenso sul piano personale.
Lei attribuisce a quell'accenno che nella lettera di Gioè è chiaro in relazione alla persona di Bellini, attribuisce l'intendimento di Gioè di indicare Bellini come il soggetto che stava a monte di tutta questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, un paragone. Se non sarei in un'aula di Giustizia e dovrei fornire le prove di potere dimostrare questo e ragionando con la mentalità di Cosa Nostra, ci sarebbe la possibilità di poter uccidere Bellini, Bellini sarebbe morto, perché è stato responsabile di tutto questo fatto. Cioè, bastava questa parola, che Gioè mandava a dire questa parola, per noi potere capire tutto.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, però sulla base sempre della conoscenza stretta che lei aveva con Gioè, l'indicazione che Gioè dava sul conto di Bellini, come, ripeto, figura che stava sulla linea di partenza di tutta la vicenda degli attentati, abbia pazienza, nello stesso tempo finiva per dare agli investigatori la possibilità di identificare anche le persone con le quali Bellini aveva avuto contatti.
IMPUTATO Brusca G.: Certo. Ma colpiva l'altro lato... ci colpiva gli uomini dello Stato, non colpiva Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: E perché no? Non lo capisco questo.
IMPUTATO Brusca G.: Da questo lato, Gioè mica ha fatto nomi né di Giovanni Brusca, né nome di La Barbera, non ha fatto nomi... Ma io gliel'ho detto, ma inizialmente ci si poteva individuare... non c'era bisogno della lettera, chiedo scusa.
Chi dava l'indicazione sapeva che Gioè era mandamento di San Giuseppe Jato, quindi sapeva Gioè a chi apparteneva. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo.
IMPUTATO Brusca G.: Però rimaneva Bellini-Gioè.
Chi conosceva la situazione di Bellini dall'altro lato e si voleva fare giustizia, si voleva fare chiarezza, si poteva individuare. Cioè, io così la interpreto.
Da questo atto rimanevano ipotesi, non c'era un minimo di prova.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei ha mai pensato di utilizzare in qualche maniera specifica Bellini per ottenere i risultati che si era proposto, specificamente per l'episodio di Boboli?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, cioè a dire: ha mai pensato all'episodio di Boboli verificatosi: ora mando tizio - Gioè era ancora in libertà - a cercare Bellini perché faccia questo o quest'altro, o telefoni, o si informi, ci racconti, ci illustri?
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Noi non abbiamo detto a Bellini: abbiamo fatto questo.
Noi aspettavamo che la notizia uscisse fuori, o chi di competenza dall'altro lato conosceva che mandavano loro da noi per cominciare a trattare. Ma oltre che non è uscita la notizia fuori, cioè la cosa è rimasta bloccata, non se n'è avuta notizia né di cronaca né di stampa, di nessuna natura, al Bellini, che io ricordi, non ce ne abbiamo mai parlato.
Tranne che se ce ne parlò Gioè non glielo so dire. Ma non credo che Gioè gliene abbia parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lei ritenne che la cosa migliore da fare era restare in attesa...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che si muovesse qualcosa dall'altra parte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Mi pare di averle chiesto ieri se l'episodio di Boboli rimase isolato, come azione concretamente eseguita. E mi pare che lei mi abbia già risposto dicendo: sì, è l'unico episodio che rientrava nella linea di azione, la linea strategica che...
IMPUTATO Brusca G.: Dove io mi sento responsabile, cioè che io sono a conoscenza del fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io ho bisogno di capire ancora qualche cosa.
All'epoca in cui si verifica l'episodio di Boboli lei si ripromette ancora di fare, di ottenere determinati risultati, eventualmente - eventualmente - utilizzando Bellini. E' esatto questo? Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Quando viene fatto la bomba a mano, cioè i proiettili...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... di artiglieria, poi messo nel Giardino di Boboli, da qui già era, poteva essere un'iniziativa per cominciare a trattare con Bellini per cominciare a vedere un po' il quadro della situazione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma a questa epoca, quella trattativa che lei portava avanti negli interessi esclusivamente di suo padre Bernardo, in che situazione era?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che siano interrotti. Credo siano interrotti, perché io ho avuto l'appuntamento con Messina Denaro Matteo prima, a Castelvetrano, non avevo avuto ancora il pezzo da potere mandare...
PUBBLICO MINISTERO: Proporre.
IMPUTATO Brusca G.: ... da proporre; nel frattempo però già era successo Pianosa e l'Asinara, quindi il discorso di mio padre si era arenato, quindi si era bloccato, però va avanti per cominciare gli attentati, l'intimidazione con questo piccolo fatto, per poi proseguire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. L'altro aspetto del problema che ho bisogno di capire è questo: nel portare avanti la sua trattativa nell'interesse esclusivo di suo padre, lei ha detto che aveva informato Riina, che le aveva dato l'autorizzazione.
Ecco, ma non siamo nello stesso periodo in cui Riina coltiva la sua trattativa?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Riina già siamo nel periodo in cui lui tratta per i fatti suoi.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Ma fu preso in considerazione - da lei o da Riina eventualmente, o da Bagarella, se di queste cose, come apprendiamo, era al corrente - fu presa in considerazione la possibilità che le due trattative fossero in qualche modo in contrasto o potessero non armonizzarsi tra di loro?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, oggi le posso dire tante cose, ma allora - allora - io camminavo per una strada e Riina ne aveva un'altra.
Io non sapevo quella di Riina, Riina sapeva quella mia. Però Riina sapeva Bellini, Servizi Segreti, questo personaggio strano, quindi non è che sapeva tutti i retroscena Bellini. Come d'altronde non lo sapevamo noi; noi avevamo sospetti.
Le posso dire parole da Salvatore Riina, cioè nel momento in cui io gli chiedo che si dice, che non si dice per la trattativa del papello - e credo che nessun collaborante fino alla giornata abbia parlato di una cosa del genere - mi dice pure, dice: 'mi vogliono portare a 'sto boss, ma è un pazzo, non ci voglio avere a che fare'.
Cioè, a livello politico ancora non aveva trovato nessun aggancio.
Quindi io intuisco che politicamente non c'è nessun aggancio - e siamo ancora nel '92, Forza Italia non esisteva nella maniera più categorica - bene o male il nostro obiettivo l'avevamo raggiunto con l'eliminazione del dottor Falcone, in quanto l'onorevole senatore a vita Andreo... dottor, senatore a vita Giulio Andreotti non venne Presidente della Repubblica, perché si parlava che doveva andare a fare il Presidente della Repubblica, quindi si cercavano nuovi... nuovi agganci.
Nuovi agganci che poi, come le ho detto, si sono fatti sotto, e quello che poi le ho spiegato ieri.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Ma io volevo sapere, più specificamente, se... intanto volevo sapere se fu presa in considerazione la possibilità che la trattativa quella che faceva lei a titolo ormai personale e la trattativa...
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Non abbiamo mai parlato...
PUBBLICO MINISTERO: ... potevano essere in contrasto, in conflitto.
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Qualche piano di Riina poteva essere pregiudicato dal fatto che lei si gestiva questa storia.
IMPUTATO Brusca G.: No, perché se Riina aveva, sapeva che gli avrei portato difficoltà mi avrebbe bloccato, io ero bloccato, senza nessun...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Senza nessun problema.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa la...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, tranquillamente.
Ma io infatti le ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi scusi, dopo poi me lo dice.
Per completare il quadro. Così come ho bisogno di capire: questa sua strategia di azioni dimostrative o azioni intimidatorie fu calcolato se poteva essere in contrasto, infastidire, pregiudicare la trattativa che Riina portava avanti?
IMPUTATO Brusca G.: Io non la potevo valutare, in quanto io tutto quello che era nelle mie mani l'aveva Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi lui valutava se andare avanti o meno.
Se Salvatore Riina mi avrebbe detto: blocca tutto, io avrei bloccato tutto. E si trattava di mio padre, ma ancora l'avrei bloccato.
PUBBLICO MINISTERO: La trattativa sì, ma io sto parlando delle azioni intimidatorie, Boboli e quelle che dovessero...
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Anche se... Sapeva tutto. Non è che uno andava a fare una cosa del genere senza che lui la sapesse.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, io facevo tutto e prima o dopo lo mettevo al corrente. Se erano cose di una certa... di una notevole importanza... Cioè, della della bomba a mano mi sono preso la responsabilità assieme a Bagarella, dire: vai a farlo. Ma era una cosa stupida.
Ma se al posto della bomba a mano era di andare a mettere 100 chili, 200 chili di tritolo, prima avrei discusso al cento per cento con Salvatore Riina, a dire: possiamo? E saremmo partiti.
Quindi, lui gestiva tutta la situazione.
E, scusi, quando fu nel mese di agosto, che io dovevo colpire un uomo d'onore, cioè non era uomo d'onore, ma un piccolo malavitoso del gruppo Zicchitella (?), e pensai di...
PUBBLICO MINISTERO: Adoprare l'autobomba.
IMPUTATO Brusca G.: ... adoprare l'autobomba, prima di compiere l'attentato, che anche se era un piccolo criminale sempre un'autobomba era, sono andato a chiedere il permesso a Salvatore Riina. Ma non perché non lo potevo fare, perché se erano altri tempi io l'avrei fatto senza nessun problema. Perché, conoscendo Salvatore Riina non mi avrebbe messo i bastoni fra le ruote o in nessun modo. Ma sapendo che bene o male, non so lui cosa faceva, cosa non faceva, prima di fare una cosa del genere dico: 'la posso fare, o andiamo a disturbare?'. Dice: 'non ci sono problemi, vai avanti'.
Ed è precisamente quella frase che il Gioacchino La Barbera dice: 'A Sarajevo muoiono tanti bambini...'. Cioè, il punto è questo.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, la frase che Gioacchino La Barbera attribuisce a Salvatore Riina...
IMPUTATO Brusca G.: In quell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Perché qualcuno disse: ma far scoppiare un'autobomba può fare uccidere anche i bambini.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo l'episodio?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quella sarebbe stata la risposta di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: 'Anche a Sarajevo muoiono i bambini e quindi posson morire anche nelle piazze della Sicilia'. Questo...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito? E' così?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, così.
PUBBLICO MINISTERO: Bisogna stare attenti, perché lei ha fatto tantissimi interrogatori con me...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, chiarissimo. Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Ma però risponde alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Anche se le domande, per il momento, le pongo io...
IMPUTATO Brusca G.: Era sottointeso.
PUBBLICO MINISTERO: ... poi le porranno i difensori.
Presidente, perché non sospendiamo a questo punto?
PRESIDENTE: Benissimo. Riprendiamo alle 15.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie.

PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: La ringrazio, Presidente.
Senta, Brusca, se non mi sbaglio, proprio uno degli ultimi argomenti affrontato da varie angolazioni dell'udienza di stamane, è stato quello della torre di Pisa eletta a bersaglio di azioni criminali. Che, per altro, lei dice non sono mai entrate in una fase di definizione e quindi di programmazione.
Ho bisogno di fare una domanda molto semplice: questo accenno che lei recepì, che lei raccolse, alla torre di Pisa come possibile obiettivo, che fa capo a quella certa conversazione che lei ascoltò, ecco, dopo averla ascoltata questo, ripeto, questo argomento, questo possibile obiettivo, è entrato a far parte anche dei successivi discorsi che sono stati fatti?
E tanto per rendere la domanda più concreta, lei all'inizio dell'esame ha parlato di varie riunioni che sono state fatte nella casa di Sangiorgi a Santa Flavia, che hanno visto la presenza sua, di Bagarella e di Gioè e ancora di Gioacchino La Barbera, ecco, anche in occasione di queste riunioni successive questo discorso della torre di Pisa è stato ripreso più o meno accademicamente, oppure è rimasto confinato a quel colloquio tra Bellini e Gioè che lei udì?
IMPUTATO Brusca G.: No, il discorso della torre di Pisa era sempre quasi al centro dell'attenzione. Cioè, era l'argomento principale come paragone da portare sempre avanti. Perché era un simbolo non indifferente.
E quindi...
Perché si parlava, per dire, se una mattina arrivano e non trovano più la torre di Pisa... E quindi era l'obiettivo numero uno che si parlava come fatto monumentale, storico, nei nostri discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, siccome lei ha detto di aver sempre aggiornato sostanzialmente Salvatore Riina di tutto quello che rientrava nella vicenda con Bellini, lei ricorda specificamente di aver mai illustrato a Riina quello che aveva lei, con i suoi orecchi, ascoltato in quel colloquio tra Bellini e Gioè?
IMPUTATO Brusca G.: Onestamente non ho ricordi se questo particolare fu portato anche a Salvatore Riina per bocca mia.
Però, che Riina era a conoscenza che io stavo trattando con questa persona...
No, no, della torre di Pisa, onestamente le debbo dire non me lo ricordo, ma neanche lo posso smentire, per carità di Dio!
Però, ripeto, siccome assieme a me assisteva anche Leoluca Bagarella, può darsi che se non gliel'ho detto io, magari l'ha saputo dire il cognato.
Però io non ho memoria al cento per cento di avere raccontato questo particolare a Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ho capito.
Ecco, io ora tutto questo argomento lo lascio.
Io ho bisogno di prenderne alcuni altri, diversi.
Noi abbiamo accennato, lei ha accennato più volte al progetto di eliminazione di Di Maggio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e ha spiegato anche a partire da quando lei aveva cominciato a pensare a come poter arrivare ad individuare questa persona, ha spiegato anche che pensava di localizzarlo o qui in Toscana presso i parenti, o nel Piemonte presso una certa persona. Ha fatto anche il nome...
IMPUTATO Brusca G.: Natale Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Natale Mangano. Spieghi un attimo alla Corte...
IMPUTATO Brusca G.: Un compaesano nostro...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi una persona di San Giuseppe Jato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Abitante a Borgomanero.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Che molto amico suo, dove noi pensavamo di individuare.
PUBBLICO MINISTERO: Però, se questo è stato, era il suo programma iniziale di muoversi o verso la Toscana, o verso Borgomanero, quindi verso il Piemonte, io ho bisogno di sapere da lei se c'è stato poi, nel corso del tempo, qualche cosa da cui lei possa aver capito se, anche altre persone, si stavano muovendo verso Di Maggio.
Cioè dire si stavano attivando per localizzare da qualche parte Di Maggio e intraprendere un'azione contro di lui.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto del Riina?
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto del Riina, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, vuol darmi le coordinate un po' di questo sviluppo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dopo l'arresto del Riina, l'ho accennato ieri o l'altro ieri, riguardante Antonino Valenti, mi vengono, mi viene riferito dopo tempo da Leoluca Bagarella e poi da Gioacchino Calabrò, che era stato individuato possibilmente, presumibilmente il luogo dove Di Maggio poteva abitare.
Cioè, presumibilmente dove abitava da pentito.
Perché c'era un movimento di Forze di Polizia, un movimento di Forze di Polizia in un dato posto. E che si supponeva che ci poteva essere, ci poteva abitare un collaborante di Giustizia. E per i movimenti e per la protezione e per il tipo di controllo che c'era nella zona, si pensava al Balduccio Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Io avrei bisogno di capire da lei due cose, fondamentalmente.
Se il fatto che si stesse attivando Bagarella in questa direzione, cioè dire per il compimento di una qualche azione criminale nei confronti di Di Maggio, era stato tra voi concordato precedentemente; ovvero se lei fu colto, in qualche modo, di sorpresa davanti a questa novità.
IMPUTATO Brusca G.: Stavo... Io sono stato preso di sorpresa. Ecco, uno dei motivi pure del... Cioè, per quanto riguarda il di Maggio. Perché ad un dato punto, non so chi andava e scendeva giù dal nord Italia, individuando questo presunto luogo dove il Di Maggio poteva essere stato individuato.
Che c'era un collaborante di Giustizia e presumibilmente era lui. E dalle indicazioni che loro avevano avuto, o guardato, si pensava che era Balduccio Di Maggio.
E non dicendo niente a me e adoperando Antonino Valenti, perché Antonino Valenti poteva conoscere il Di Maggio, l'hanno adoperato il Di Maggio... Antonino Valenti se lo sono portati in zona per poter cogliere l'occasione che, quando questo, questa persona o il presunto Di Maggio uscisse dalla casa strada facendo, siccome Antonino Valenti lo conosceva, di poterlo individuare.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, di poter stabilire se era lui?
IMPUTATO Brusca G.: Se era lui, o no.
Cioè, quando usciva, che so, per spostarsi, per andare in qualche posto, in macchina poterlo vedere se era lui o non era lui.
E, in linea di massima, era stato individuato, per quello che poi mi hanno detto, che era Di Maggio Baldassare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che di questa situazione le fu parlato da Bagarella e da Calabrò? Ho capito...
IMPUTATO Brusca G.: Prima Bagarella e poi Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vennero tutti... Ho bisogno di capire: perché vennero da lei a dirle questa storia?
IMPUTATO Brusca G.: No che vennero. Dopo avere, ripeto, chiarito quel momento storico cioè tra me e Bagarella, dice avevamo individuato al Di Maggio e se ci riusciva, lo potevamo colpire.
Ci dissi: 'me lo potevate anche dire che... una cosa che mi interessa in prima persona', volevo anche io partecipare.
Dice: 'no, non ci siamo potuti attivare. Per ora abbiamo altri impegni', o avevano altri progetti. Dice: 'per ora soprassediamo'.
'Ma non mi potete a me dare su per giù le indicazioni che vedo io come potermela sbrigare, se ci riesco o non ci riesco?'
E mi dicono: 'c'è Antonino Valenti che conosce il posto, il luogo e tutta la situazione. E quindi, se ti interessa, puoi cominciare a lavorare'.
Al che io mi organizzo per i fatti miei con Antonino Valenti. E mi organizzo sulla zona di trovare qualche posto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Faccio venire Francesco... Franco Schettino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Uno residente nella provincia di Torino, uomo d'onore di Lascari, ma residente a Torino.
E faccio mettere d'accordo Antonino Valenti, Michele Traina, in modo che Antonino Valenti gli indicasse il luogo, la casa, il punto, in modo che poi io Antonino Valenti lo lasciavo per i fatti suoi. E me l'avrei sbrigata io solo con Michele Traina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lo sviluppo di questa situazione, non mi interessa.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno invece di fare un passo indietro per capire se c'era una qualche ragione specifica, proprio concreta, per la quale, una volta che della situazione ne era stato messo al corrente da Bagarella, per la quale poi ritornasse sull'argomento Calabrò.
Sennò sembrerebbe un doppione, mi perdoni il termine.
IMPUTATO Brusca G.: Perché Calabrò, uomo d'onore della famiglia di Castellammare, quindi vici... nel mandamento di Alcamo e cui il Bagarella si usufruiva di quel mandamento. E non chiedendo neanche a me, ma bensì chiedendo a Gioacchino Calabrò per vedere, per dire: 'tu lo conosci, tu non lo conosci', al che hanno chiesto a Antonino Valenti quello che io...
PUBBLICO MINISTERO: Ma avevano bisogno di qualcosa di particolare da lei?
IMPUTATO Brusca G.: La scusa sarebbe stato legittimo che, senza bisogno di fare tante strategie, che io avrei subito individuato, mandato la persona. Avrei cercato qualche foto vecchia per come poi ho fatto, per individuare il Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, c'era un problema di una fotografia? Capisco bene?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, io mi sarei dato da fare in paese, tramite parenti, o qualche amico, qualche fotografia del Di Maggio e l'avrei data a qualcuno, per vedere... Cioè, avrei organizzato diversamente.
O qualche persona del paese per andare ad individuare il Di Maggio, senza bisogno di fare troppe strategie per individuare... cioè, riconoscere, non individuare, riconoscere fisicamente il Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ecco. Allora lei, da quello che mi sta riferendo, mi fa comprendere che questa iniziativa era condotta da Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E Calabrò, evidentemente assecondava l'iniziativa di Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa se Bagarella questa iniziativa la conduceva in esclusiva, o di intesa con qualche altra persona di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Poi, a distanza di tempo, credo sempre con Gioacchino Calabrò, o lo stesso Bagarella, vengo a sapere com'è stato individuato questo luogo.
Mi dicono che ci sono persone vicino, una persona del luogo, vicino ai fratelli Graviano. Non so con chi di tutti, che si trattava di un chiosco, un bar, un gelataio, non so che era. E che vedeva... palermitano, che era collocato nel territorio, e che vedeva tutti questi movimenti.
E, da questi movimenti, si è scaturito che ci poteva essere un collaboratore di Giustizia, in particolar modo Balduccio Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, queste notizie che localizzavano Di Maggio in un certo qual posto, erano, provenivano per meglio dire da una persona che era...
IMPUTATO Brusca G.: Vicina ai fratelli Graviano, o al mandamento dei Graviano. Quindi... Non lo so, da lì viene la fonte. Cioè, da lì viene la notizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
E questo era stato il tramite attraverso il quale la notizia poi era arrivata a Bagarella che la stava...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, e Bagarella poi la passò a me.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è proprio opportuno, a questo punto, che io le domandi: allora, in tutta questa complessa e articolata vicenda, per essere sicuri di non comprendere male le sue affermazioni e quindi di non travisar le sue conoscenze, quando lei parla di Graviano, di chi parla?
IMPUTATO Brusca G.: Io, in particolar modo, parlo di Giuseppe.
Siccome per abitudine si dice fratelli Graviano, o i Graviano, però io mi riferisco sempre, il mio punto di riferimento è Giuseppe Graviano.
Quindi, Giuseppe Graviano... Siccome è l'abitudine a dire fratelli Graviano, cioè il mandamento dei Graviano, quindi poteva essere magari che la notizia la sapeva Antonino Mangano, la sapeva qualche altro. Però, sempre a Giuseppe Graviano andava a finire in quel periodo la notizia.
Quindi, una persona vicino a uomini suoi, o direttamente a lui, hanno, sono venuti a conoscenza di questo piccolo particolare.
E da questo piccolo particolare, poi si è fatta tutta una ricostruzione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ascolti, questo episodio, quindi, in cui prima Bagarella e poi Calabrò vengono in qualche modo ad informarla, o comunque la mettono al corrente di questa iniziativa per arrivare a Di Maggio, nel tempo, dove lo dovremmo collocare?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, nel tempo la dovremmo collocare...
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha già detto che siamo nel periodo successivo all'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E va bene. Quindi siamo tra l'arresto di Riina e l'arresto di Bagarella. Ma siamo tra il 15 maggio del... 15 gennaio del '93 al giugno del '95. Sono due anni e mezzo.
Vediamo se si riesce a dare una indicazione più...
IMPUTATO Brusca G.: Dovremmo essere...
PUBBLICO MINISTERO: Calabrò era in libertà?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dovremmo essere... sempre novembre, dicembre del '93.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ricorda se questo fatto precedé di poco o di molto l'arresto di Calabrò?
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì. Mi ricordo perché mi diceva il Calabrò, che era il periodo invernale, in quanto molto difficoltoso, in quanto pioveva; difficoltà a stare in mezzo alla strada, dovevano stare in macchina, perché c'era i vetri che si appannavano... Quindi ricordo che è periodo invernale.
Quindi, poco tempo prima che il Gioacchino Calabrò venisse arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, ritorniamo... a prescindere però da questa particolare vicenda di Di Maggio, ritorniamo a parlare per un attimo dei fratelli Graviano.
Allora, Giuseppe Graviano per quanto sono le sue conoscenze, diciamo degli organigrammi di Cosa Nostra, quale collocazione aveva in Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Di Brancaccio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, persona che lei conosceva personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: Persona che conoscevo personalmente e che abbiamo fatto un paio di riunioni. Cioè, di Cosa Nostra, di commissioni di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Per quanto lei ne sa, nella riunione, quella che poi saltò il 15 gennaio del '93, tra le persone che dovevano intervenire vi era Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei sa quanti fratelli ha Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Altri due.
PUBBLICO MINISTERO: Li conosce entrambi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, Benedetto e Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se sono persone organiche a Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, tutti e due uomini d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e la collocazione di Filippo... Poi parleremo anche del terzo fratello, di Benedetto, dentro Cosa Nostra, al di là del fatto che si tratta di uomini d'onore, lei è in grado di rappresentarcela per elementi concreti?
IMPUTATO Brusca G.: Eh... Filippo non aveva il grado di capomandamento, ma era considerato, non dico alla pari del fratello, ma quasi.
PUBBLICO MINISTERO: Sulla base di che cosa, questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sulla base che quando mancava Giuseppe, c'era Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: O se non trovavamo Filippo, ci potevamo rivolgere benissimo... Cioè, se non c'era Giuseppe, ci potevamo rivolgere benissimo a Filippo, senza nessun problema.
Però, quando si trattava di riunioni di commissione, veniva Giuseppe, non veniva Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Io credo che lei abbia già riferito o ieri, o ieri l'altro proprio di come faceva lei per fissare gli appuntamenti con Giuseppe Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se non ricordo male. Mi pare di averglielo chiesto...
IMPUTATO Brusca G.: Con Fifetto Cannella e con Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ho bisogno proprio di affrontare il dato in maniera estremamente diretta.
A lei personalmente è capitato di avere delle questioni da rappresentare al Giuseppe Graviano come capomandamento di Brancaccio, di non averlo trovato e quindi di aver contattato qualcuno in sostituzione di Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Per esempio, nel fine '91, fu per l'omicidio Quartararo...
PUBBLICO MINISTERO: Di quale Quartararo parliamo?
IMPUTATO Brusca G.: Un uomo d'onore della famiglia di Brancaccio, quello ucciso per la questione Sucato.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Che questo, Cosa Nostra non ne sa nulla chi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma fu quello che fu ucciso in automobile?
IMPUTATO Brusca G.: Quello che è stato ucciso nell'automobile.
PUBBLICO MINISTERO: Filippo Quartararo.
IMPUTATO Brusca G.: Filippo Quartararo.
Si cercava di individuare chi lo aveva commesso.
Ecco, quando certe volte, cioè, Cosa Nostra non sa, cioè, non si rende responsabile, cerca di sapere chi ha commesso gli omicidi nel territorio.
PUBBLICO MINISTERO: Trattandosi di un uomo d'onore.
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore e non uomo d'onore. Perché succede un omicidio e non è stata l'organizzazione, quindi chi è stato?
Cioè, ci può essere un'altra organizzazione, un'altra persona, che viene a sparare all'uomo d'onore. Quindi bisogna riuscire a sapere chi lo ha commesso.
Ecco, quando molte volte nel territorio succede un omicidio, e subito noi si viene a sapere, quando io certe volte insistevo con il caso Di Maggio, per dire, non si sa di questo, non si sa di questo. E l'unica persona che poteva essere, era lui, perché io ne ero sicuro.
Stessa cosa, come le ho detto, con Contorno. E tanti altri fatti.
Quindi, l'omicidio o un'altra cosa, quando Cosa Nostra non ne sa niente, subito passa parola per dire: non ne so nulla.
Tipo, quando fu l'omicidio del fratello di Benedetto Spera, Cosa Nostra non ne sapeva niente, quindi cercavano tutti gli altri uomini d'onore per dire: ho bisogno di aiuto, perché non ne so nulla.
Quindi si cerca di vedere... Al solito, gli scappati, questo, quell'altro... tutte le strade per potere riuscire a...
PUBBLICO MINISTERO: Ricostruire.
IMPUTATO Brusca G.: ... ricostruire quello che...
Era stato ucciso Filippo Quartararo, quindi non si sapeva nulla. E il Mandamento di Brancaccio cercava di sapere.
E in una occasione io mi sono incontrato con Filippo Graviano che era assieme a Salvuccio Madonia per poter riuscire a capire chi lo aveva potuto commettere e se era solo un caso personale, o c'era un seguito, o apparteneva agli scappati.
Comunque, siccome c'era il problema Sucato, per vedere se era riconducibile al Sucato.
Giuseppe non c'era e abbiamo parlato con Filippo.
Poi, quando fu della macchina da scrivere che mi portò per compiere i documenti, poi messe a posto le imprese della zona, per piccole cose che mi rivolgevo benissimo a Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo stesso, diciamo, questa stessa lunghezza d'onda, c'era anche col terzo dei fratelli Graviano? Con Benedetto?
IMPUTATO Brusca G.: Non capitò mai. Ma credo che non ci fossero problemi. Però credo che anche i fratelli lo tenevano un po' più distante all'ambiente. Ma non perché non... era cattivo; forse era un po' più estroverso, un po' più... più irruento. Quindi lo tenevano... Ma non mancava di meriti.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei ha detto poco fa 'c'era qualche impresa da mettere a posto', come ha spiegato l'altro giorno.
IMPUTATO Brusca G.: Impresa... Sì. Nel senso che qualche impresa di qualche altra zona che doveva andare nella zona di Brancaccio, metterla a posto per pagare il pizzo e non subire danni, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha avuto modo di conoscere situazioni in cui queste messe a posto sono state gestite indistintamente da Filippo e da Giuseppe Graviano?
Voleva dire questo?
IMPUTATO Brusca G.: No, con Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, con Filippo.
IMPUTATO Brusca G.: Con Filippo, sì, con Filippo.
PUBBLICO MINISTERO: Specificamente con Filippo.
IMPUTATO Brusca G.: Con Filippo.
Tipo l'impresa Lo Nigro di Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Quello che è sparito dopo l'arresto dei cosiddetti collaboratori.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi...
IMPUTATO Brusca G.: Imprenditore di Altofonte: Giuseppe Lo Nigro.
PUBBLICO MINISTERO: Questo signore aveva da lavorare in Brancaccio?
IMPUTATO Brusca G.: Nella zona...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, quindi doveva mettersi a posto...
IMPUTATO Brusca G.: E tramite i suoi paesani, suoi paesani, cioè la famiglia di Altofonte, parlava con me; io parlavo con la famiglia di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: E lo ha messo a posto parlando con Filippo Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Con Filippo Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Questo è un discorso così, un po' a carattere generale sul conto dei fratelli Graviano. Ma per cercare di portarli nella realtà dei fatti, voglio dire, lei nel '92, nel '93, non oltre, perché i Graviano furono arrestati negli inizi del '94.
Ha avuto rapporti con queste persone? Ha avuto occasione di incontrarsi con i fratelli Graviano negli anni '92 e soprattutto nel '93.
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: Di Giuseppe ha parlato di certe riunioni.
Ho bisogno di sapere se si è incontrato anche con l'altro fratello.
IMPUTATO Brusca G.: No, con gli altri fratelli non ho avuto modo di incontrarmi, tranne che con Giuseppe. Tipo per la decisione di Giuseppe Di Matteo, per riunioni, quelli fatti a casa di Vasile... Sempre con Giuseppe.
Non mi ricordo di avere visto gli altri fratelli.
O forse, qualche volta di sfuggita, Benedetto. Ma così, che era messo da parte, non assisteva ai discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Nel '92 può essere che li abbia incontrati?
IMPUTATO Brusca G.: '92 io ho incontrato a Giuseppe Graviano, quando abbiamo fatto la riunione per l'omicidio... cioè, è avvenuto l'omicidio del ... Benedetto Spera. E abbiamo fatto la minicommissione e ha partecipato Giuseppe, come capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E poi, nel '91 e nel '92, con Filippo Graviano per quegli argomenti che le ho raccontato.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di aver mai conosciuto qualche cosa di più degli ambiti personali dei fratelli Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, i fratelli... Per esempio, un altro particolare che quando nel '92, nel '92, il padre, il nonno di Giuseppe Di Matteo è andato a comprare un... è andato dai fratelli Vitale, uomini d'onore della zona di Brancaccio, per comprare un cavallo per Giuseppe, per... che faceva equitazione. Cioè, per i salti agli ostacoli.
E il nonno, che era poi un commerciante di cavalli, comprò questo cavallo pensando che doveva spendere 5-6-7-8-10 milioni.
A un dato punto, si prende il cavallo, se lo porta e gli dice: 'quanto ti debbo dare?'
E al che gli richiedono, non so, 30-35 milioni, una cosa del genere.
Al che il Giuseppe Di Matteo nonno, non voleva spendere questi soldi, viene da me e dice: 'sai, ho preso questo cavallo, ma io non pensavo di potere spendere questi soldi. Se si può parlare coi fratelli Vitale per vedere di poter ridimensionare questo fatto'.
Al che io mi incontro con Giuseppe e gli dico se poteva fare qualche sconto al Di Matteo.
Questo fu sconto che Giuseppe, tramite... cioè, in qualche modo regalò a me, io regalai a Di Matteo. Cioè, il cavallo glielo hanno pagato loro, ai Vitale e il Di Matteo non pagò nulla. E costato 30-35 milioni. E sarebbe quel cavallo che ogni tanto si vede con la fotografia di Giuseppe...
PUBBLICO MINISTERO: Di Matteo.
IMPUTATO Brusca G.: ... Di Matteo.
Poi, guardi, ci sono altri episodi. Però, in questo momento, io non...
PUBBLICO MINISTERO: Va bene così.
Ricordo che ieri mattina lei ha accennato al nome di una certa persona: Nicola Di Trapani.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però ricordo anche che lei non ha spiegato chi sia questo soggetto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Nicola Di Trapani è uomo d'onore della famiglia di Resuttana. E, nell'ultimo periodo dopo l'arresto di Antonino, dopo l'arresto di Salvuccio, dopo la morte del padre, divenne il reggente della famiglia di Resuttana.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Lei ha avuto quindi occasione di incontrarlo, nella sua qualità di reggente della famiglia di Resuttana?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto occasione di incontrarlo da solo, o ha avuto occasione di incontrarlo anche con altri capimandamento? In particolare ho bisogno di sapere se lei ha avuto occasione di incontrarsi con Nicola Di Trapani, unitamente a Bernardo Provenzano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mi sono incontrato, io e Nicola Di Trapani, con Bernardo Provenzano. E precisamente quando il Bernardo Provenzano, dopo l'arresto del suo compaesano Leoluca Bagarella, il primo incontro che io ho avuto con Bernardo Provenzano ci sono andato diciamo armato. Ma, che io non ci volevo andare, però per suggerimento di Messina Denaro Matteo, di Sinacori, di Vitale Vito, di Nicola Di Trapani.
Perché era successo che era sparito Petruccio, Pietro Lo Bianco, e quindi si pensava che c'era qualche problema contro Nino...
Ma io ci sono andato così, solo per dire: ci vado così. Ma non ero preoccupato per niente. Tanto è vero che io avevo una convenzione, con Giuseppe Monticciolo, per dire: dipende che movimento faccio io, tu intervieni, sennò te ne vai tranquillamente.
E così fu. Sono entrato tranquillamente, dopo di che ci dissi: 'Te ne puoi andare, che è tutto a posto'.
Ci sono ritornato con Nicola Di Trapani, e precisamente credo nel mese di novembre '95, dicembre, comunque questo periodo.
E credo che si può datare con un particolare modo, che io avevo una Polo di colore rosso, e questa Polo di colore rosso è... sono stato individuato dai Carabinieri del ROS a Monte Lepre; non so come mai non mi hanno arrestato in quella...
PUBBLICO MINISTERO: L'hanno fatta andar via?
IMPUTATO Brusca G.: E' quello che io mi domando, cioè non mi hanno riconosciuto? non hanno avuto il tempo di potermi prendere? Perché poi io, quando mi hanno fatto vedere le fotografie, gli ho detto: 'Ma come mai non mi avete arrestato?'.
La loro risposta fu, dice: 'Perché poi tu ti sei messo a correre' dice 'noi non siamo stati capaci di poterti raggiungere'.
Siccome io questa macchina l'ho tenuta per un mese, quindi si può vedere quando sono state fatte queste foto e si può vedere proprio, settimana più, settimana meno, quando io mi sono incontrato con Bernardo Provenzano, perché ci sono andato con questa macchina.
Che era una macchina nuova, una Polo mille e quattro, normale, questo ultimo tipo. Che fu nel mese di, se non ricordo male, novembre, dicembre '95. Novembre-dicembre... Aspetti, no, gennaio '96. Gennaio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, in pieno inverno '95-'96.
IMPUTATO Brusca G.: Gennaio-febbraio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Gennaio-febbraio '96.
IMPUTATO Brusca G.: Perché poi venne arrestato Monticciolo. Monticciolo mi conosceva la macchina, io subito me la sono cambiata. Quindi per questo ho... questo particolare.
Al che mi sono incontrato con Nicola Di Trapani e Bernardo Provenzano, come se era cascato dalle nuvole, faceva una serie di domande nei confronti del suo paesano e lamentava...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, sempre di Bagarella stiamo parlando?
IMPUTATO Brusca G.: Di Bagarella, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E lamentadosi perché molte cose che erano successe lui non sapeva niente; tipo l'uccisione dei fratelli... del padre e figlio di Di Pera, l'uccisione di Gian Marco Sole avvenuta a Palermo, di Marcello Grado, di Buscetta, cioè il nipote di Buscetta. Tanti fatti, che erano avvenuti, e in particolar modo a Villabate, il Provenzano faceva finta di non sapere.
Al che, siccome c'era un altro suo compaesano, Rosario Lo Bue, al che ci fo: 'Rosario, ma scusa, vedi che Bagarella alla mia presenza ti ha detto a te quante persone vuole salvate'. Cioè nel senso che tutte le persone che lui riteneva responsabili dell'omicidio di Francesco Montalto li avrebbe eliminati.
'Quindi, è inutile' dico 'Rosario, perché tu mi fai il nuovo? perché fai il nuovo? Tranne che non gliel'hai detto'.
Al che Rosario Lo Bue un momento stona e fa finta, dice: 'Sì, vero è'. E dice che al suo paesano, al...
PUBBLICO MINISTERO: Provenzano.
IMPUTATO Brusca G.: A Provenzano non gli aveva detto nulla. Ci dissi: 'Ma scusa, vedi che è arrivata una risposta, e tu gli hai detto li vuoi salvati o tutti o nessuno.' Quindi sia Bernardo Provenzano che Rosario Lo Bue facevano un po' acqua, cioè come se loro erano gli angeli custodi, non sapevano nulla di quello che stava facendo Bernardo... Leoluca Bagarella.
Al che io mi sono portato proprio Nicola Di Trapani, per dire: siamo in due ad ascoltare, non sono il solo. E quindi questo, Nicola Di Trapani, è venuto con me per questi... per tutta una serie di fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ha avuto modo quindi di capire se era vera la ignoranza di questi fatti da parte di Provenzano, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: No, io gliel'ho detto, io la persona di Bernardo Provenzano, che lui faceva il finto tonto, ho avuto modo di poterlo scoprire più di una volta - quello che lui non è riuscito... non so se è riuscito a capire o meno, o pensava di avere davanti un bambino - sono riuscito a scoprirlo più di una volta. Che, quando io ci andavo con fatti, ci andavo con fatti concreti e che lui faceva sempre finta di non capire.
Per esempio, un altro fatto che io gli chiedevo l'appuntamento, cioè prima della sparizione di Pieruccio Lo Bianco, io gli mandavo l'appuntamento che ci volevo parlare sia per Pieruccio Lo Bianco e sia per altri fatti, per chiarire la posizione. E a me mi mandava a dire che aveva impegni, aveva altre situazioni e non poteva essere.
Invece mandava l'appuntamento a Messina Denaro Matteo, e Messina Denaro Matteo concordando così con me non ci andava. Per dire: perché vuole a te e a me non mi vuole?
E io e Messina Denaro Matteo ci controllavamo le mosse di Bernardo Provenzano. E non abbiamo attaccato un... no guerra, cominciando ad eliminarci qualche uomo a lui vicino, e in particolar modo il fratello di Giovanni Formoso, perché era stato arrestato. Proprio per vedere lui dove voleva andare a finire.
Perché dico questo? Perché quando poi io mi ci sono incontrato, con Bernardo Provenzano, alla domanda mia dell'uccisione... della scomparsa di Piero Romeo e di un certo Vitrano, lui dice che sapeva, però non aveva dato il consenso al suo amico, Benedetto Spera.
Al che capii che lui mi stava filando, mi stava in qualche modo non dicendo la verità.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, spieghi cosa vuole dire "filando", perché è un termine che in siciliano vuol dire qualche cosa di specifico.
IMPUTATO Brusca G.: Defilando, defilando nel senso che a me mi diceva: sì, sapeva del fatto, ma siccome erano problemi del mandamento di Belmonte Menzagna, lui non sapeva nulla.
Ma siccome io e Messina Denaro Matteo sapevamo, perché Messina Denaro aveva partecipato assieme a Leoluca Bagarella ad alcune riunioni, quindi il Messina Denaro Matteo conosceva fatti e cose; lui pensava che io non sapessi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi mistificava un po' la sua conoscenza dei fatti, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfetto. Quindi quando Bernardo Provenzano mi faceva il nuovo e faceva l'angelo custode, tipo il fatto mio personalmente, io gli mandavo a dire tramite Carlo Greco, per dire 'io non so niente delle stragi', questo qua... se la fa di corsa, se ne va da Bernardo Provenzano. Bernardo Provenzano chiama a Leoluca Bagarella e gli dice: 'ma tu hai l'amico, ma Greco è l'amico tuo, non è d'accordo con te'.
Ma io quando, e poi e poi mai, a Carlo Greco gli avrei detto che io ero d'accordo con Carlo Greco. E gli debbo dire - l'ho detto in qualche altra sede, lo dico pure ora - proprio spaventandomi che ci poteva essere qualcuno che poteva passare l'informazione alle forze di Polizia, perché purtroppo c'è qualcuno che sa fare il doppio gioco, io mi cominciai a preparare il terreno. A partire dalle mie prove che io avevo, giudiziali e ufficiali, se qualcuno scriveva qualche lettera anonima, per dire 'Giovanni Brusca non c'entra niente'.
Cioè, non so se rendo l'idea, le mie manovre quali erano.
Però anche per vedere se succedeva. E Bernardo Provenzano subito partì, e al giro di una settimana, cioè io... già era di ritorno il discorso che avevo fatto a Carlo Greco.
PUBBLICO MINISTERO: Mi è chiaro, mi è chiaro, ho capito esattamente.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi non era, ripeto, non era la prima volta che io prendevo in flagrante Bernardo Provenzano.
Quindi quello che lui mi diceva, io ci andavo sempre con... Non era come Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Detto in altri termini, se io capisco bene, lei non è mai stato perfettamente convinto che tutte le volte che Provenzano diceva che una certa cosa non la sapeva, fosse la verità.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Anche perché io vedevo l'esperienza di Salvatore Riina, in quanto Salvatore Riina lo considerava che era suo paesano, ma non che aveva una grossa stima di Bernardo Provenzano.
PUBBLICO MINISTERO: Beh, ma non credo l'avesse estraniato.
IMPUTATO Brusca G.: No. Ma io non ho detto mai che l'avesse estraniato. Però se c'aveva, doveva prendere una decisione, per come capitò sempre in mia presenza, la visione di Bernardo Provenzano la metteva in secondo piano, non gli interessava.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, dopo l'arresto di Riina, che lei sappia, qualcuno è riuscito a tenere i collegamenti con Riina da detenuto?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, dopo l'arresto di Riina, l'unico che poté tenere i collegamenti con Riina fu Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha la prova, di questo? O meglio, conosce circostanze concrete che comprovano quest'affermazione?
IMPUTATO Brusca G.: Solo parole. Perché non è che c'erano... magari Riina mandava a dire chissà quale discorso. Però con piccoli segni, con piccole manovre, per esempio mandò a dire che voleva ucciso il presidente di Corte d'Assise, il giudice Lamantia... Lamattia, Lamattina...
Cioè l'aveva giudicato per l'omicidio di Mattarella, che gli aveva dato l'ergastolo.
E con pochi segnali, dicendo: 'Ma questo presidente si deve eliminare, cioè questo presidente di qua'. E poi Bagarella dice: 'Mio cognato ha mandato a dire che vuole fatto questa cortesia'.
Comunque, con queste piccole frasi, cioè Riina ancora mandava qualche piccolo segnale.
Quindi, quando io le dico il 41-bis, male!, e non vale chissà che cosa, è perché ho questa esperienza.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, allora se questo episodio... non so se ce ne siano altri, ce ne sono magari li rappresenti alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Ce n'è un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Bagarella, io incontrandomi con Giovanni Riina, il figlio maggiore, gli dicevo che purtroppo in qualche modo ero rimasto da solo... era rimasto da solo per la sua condotta, la sua linea stragista, il modo suo di vedere.
E lui mandò a dire, dice: 'Sì, lo capisco'. Dice: 'Dagli una mano d'aiuto'.
'E con il suo paesano, con Bernardo Provenzano, che devo fare?'.
'Beh', dice 'compatiscilo'. Cioè nel senso: badaci fino a che puoi.
Non so se sono stato chiaro, per Bernardo Provenzano.
Quindi queste sono le mie esperienze, che io ho avuto direttamente da Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, esperienze che dimostrano che Riina era in grado di...
IMPUTATO Brusca G.: Con poche parole, cioè in base a tutte le esperienze, con poche parole già io potevo riuscire a raccogliere il quadro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma a me, quello che contava fondamentalmente, era capire se era rimasta praticabile una qualche strada per continuare a ricevere comunicazioni da Riina detenuto, ovvero per fargliele avere a Riina detenuto.
Lei mi ha detto poco fa che da Riina, per come le è stato riferito, era arrivata la richiesta - via Bagarella - di compiere un'azione criminale nei confronti di un magistrato. Ecco, io...
IMPUTATO Brusca G.: Un presidente, era presidente di Corte d'Assise.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi un magistrato presidente, ecco, ho capito. Allora, mi viene naturale pormi questa domanda. Visto che Riina era arrestato, ma visto che qualche cosa si riusciva comunque a comunicare con lui, su tutto quando andava succedendo in Italia a partire dal maggio del '93, quindi l'autobomba al giornalista Costanzo, lei ha mai avuto notizia che dal carcere, ma più esattamente da Riina detenuto, sia giunta una qualche considerazione di opportunità, di inopportunità, di utilità di quel certo modo di portare avanti la strategia?
Ovvero un giudizio totalmente negativo su quello che succedeva?
IMPUTATO Brusca G.: Per quelle che sono le mie conoscenze, e conoscendo Salvatore Riina, ripeto, perché io ho avuto venti anni di militanza ufficiale in Cosa Nostra - e altri venti anni sono nato, già a 10-11 anni gli portavo il mangiare a lui, a Bernardo Provenzano, al fratello di Leoluca Bagarella, a Calogero, quello morto nella strage di viale Lazio contro il Cavataio - quindi io li conosco da sempre.
E so che Salvatore Riina è sempre indirizzato per la linea cosiddetta stragista, la linea dura, la linea quella dell'attacco.
E, in qualche modo, debbo dire che forse, se io non vengo arrestato, l'orientamento era quello di riprendermi e riattaccare un'altra volta.
Perché, debbo dire, perché la provincia di Agrigento non passava nessuna notizia, se non passava da me.
Con la provincia di Trapani, d'accordo con Messina Denaro Matteo, Bernardo Provenzano non poteva completamente entrarci.
Con i catanesi, parte dei catanesi, a Bernardo Provenzano io gli avevo fatto il muro.
E a Bernardo Provenzano gli rimaneva sempre quei tre, quattro capimandamento. E le province di Giuseppe "Piddu" Madonia, cioè sempre suo amico intimo, che sarebbe: Caltanissetta e Enna. Enna, perché non aveva capoprovincia, ed era stata affidata a Giuseppe "Piddu" Madonia.
Però le più grosse province, le più quotate, passavano tutte attraverso me. Sempre d'accordo con Messina Denaro Matteo e con le altre persone con cui io mi sentivo.
Cioè tutto quello che si muoveva in queste tre province, nel periodo in cui io sono stato libero, ero... mi passava tutto, e tutto.
Cioè anche se Bernardo Provenzano aveva qualche contatto diretto, senza che passava da me, io me lo controllavo; cioè io mi controllavo tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Io le avevo chiesto - lei ha dato una risposta...
IMPUTATO Brusca G.: Per poter riuscire a capire.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo, articolata. Io avevo chiesto una cosa molto semplice, cioè se aveva mai avuto notizia che dal carcere Riina avesse fatto sapere che non si doveva continuare in quest'azione di strage, di attentati in corso.
IMPUTATO Brusca G.: No, era quella di andare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Lei personalmente è mai riuscito a stabilire in via autonoma, in via proprio personale, o tramite persone di sua fiducia, un contatto con Riina detenuto?
IMPUTATO Brusca G.: Con Giovanni Riina, cioè con il figlio: l'unica persona con cui potevo avere io il contatto. Ma tramite altre vie, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ma tramite Giovanni Riina anche prima dell'arresto di Bagarella, o solo successivamente?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Bagarella. Che fino a che c'avesse il Bagarella, parlava con suo zio, cioè zio e nipote parlavano loro.
Dopo l'arresto dello zio, poi Giovanni Riina parlava con me.
PUBBLICO MINISTERO: Per zio e nipote lei intende Bagarella e Giovanni Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Giovanni Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Mi ricordo, ieri l'altro, di averle fatto delle domande su - ma forse anche ieri mattina - su un certo incontro che lei ebbe con Bagarella. E' inutile stare a ripercorrerlo, lo cito semplicemente per rimettere a fuoco l'argomento.
Quel certo incontro nel quale lei disse a Bagarella che era andato troppo avanti per tornare indietro, e che a quel punto doveva continuare nell'iniziativa che aveva avviato.
E mi pare che lei abbia detto che Bagarella, nell'occasione, gli confermò che aveva intenzione di compiere altre azioni del tipo di quelle che aveva già compiuto. Non credo di ricordare male.
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembra che lei questa risposta me l'avesse già data.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Nel momento in cui io mi sono incontrato con Bagarella a San Mauro Castelverde.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, parlo di quello infatti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Quando poi ce ne stiamo andando, e siamo sulla Nissan Patrol, furgonato del fratello dell'avvocato Musotto, di Cesare Musotto, gli dico: 'Ma a che punto stai? Cioè come sei combinato?'.
Dice: 'Sì, si sta lavorando'.
Dico: 'A questo punto non ti fermare, vai...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma non stiamo a... Volevo piuttosto sapere se altre persone, diverse da Bagarella, magari in un momento successivo, le hanno confermato che c'erano in programma azioni criminose ulteriori, rispetto a quelle che erano state compiute e che erano sotto gli occhi dell'opinione pubblica intera.
IMPUTATO Brusca G.: No, io l'unico argomento che ho saputo che c'era un altro fatto, perché erano successe quelle che si sanno, poi ho saputo quello del pullman dei Carabinieri, cioè allo Stadio Olimpico. Che non era successo.
Ma questo io l'ho saputo però quando...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ma lei, già il primo giorno di esame, rammentava certe conversazioni avute con Messina Denaro, a Dattilo anche, agli inizi del '96. Conversazioni che, in un modo o in un altro, avevano finito per riguardare anche tutti i fatti di strage.
Tanto che Messina Denaro le spiegò la storia dei depliant.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, le guide turistiche e cose varie.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Allora dico, in quell'occasione, nell'ambito di questi discorsi che lei ha avuto con Messina Denaro, ha avuto modo di comprendere, attraverso la conoscenza dei fatti che aveva Messina Denaro, se di fatti di strage o di attentati che dir si voglia, ne dovevano succedere altri nel programma iniziale? E poi la macchina si era fermata per una qualche ragione?
IMPUTATO Brusca G.: No, credo che questo argomento, questo particolare non l'abbiamo toccato. Ma abbiamo toccato solo quello che io mi ci ero lamentato. Cioè a partire dal fermo di Costanzo, e tutta una serie di fatti che... della conduzione che era stata portata avanti, dicendo: 'Ma cosa avete fatto?' cioè 'Cosa avete organizzato, dove volevate arrivare?'.
Nel senso, cioè 'camminavate così, allo sbando, senza nessuna iniziativa, c'era...'.
E lui mi apriva le braccia, che era a disposizione, lui metteva il suo aiuto, le sue conoscenze, non aveva nessun contatto, non conosceva nessuno.
E fu il discorso che lui dice: 'Io ho rovinato l'amico mio, Scarano, l'amico romano che non c'entrava niente con i fatti suoi'.
E che poi ho saputo che questa mia lamentela è andata a finire al carcere, tramite Nicola Di Trapani, perché io criticavo tutto questo operato. Che poi, poi, nel tempo, essendo che ci siamo chiariti anche con Messina Denaro Matteo, sono rientrati, dice che non c'era nessun tipo di problema più.
PUBBLICO MINISTERO: Ha avuto modo di sapere se questa strategia, questa campagna di attentati, era stata condivisa, magari solo momentaneamente, o proposta, magari solo provvisoriamente, anche a soggetti criminali diversi da Cosa Nostra? Intendo dire, altre organizzazioni come le organizzazioni criminali calabresi, le organizzazioni criminali della Campania, della Puglia?
IMPUTATO Brusca G.: No. Io gli avevo chiesto, a Bagarella, e forse poi a Messina Denaro Matteo, cioè: come mai napoletani, calabresi, non li avete interpellati a partecipare anche in questa situazione?
Dice: 'I napoletani' che io mi riferivo ai Nuvoletta, dice 'non hanno voluto aderire a questi fatti. Tanto è vero' dice 'che io mi ci sono incontrato più di una volta. A un dato punto' dice 'non sono stato più...
A Messina Denaro Matteo, dice...
Quando poi mi rincontro con Messina Denaro Matteo, riprendo questo filo, e mi dice: 'No, io ero quello che mi incontravo con qualcuno dei Nuvoletta'. Dice: 'Ma ho perso il filo, addirittura non si sono più fatti vedere'.
Quindi, con i calabresi io sapevo che loro avevano qualche contatto; però non so se hanno partecipato o non hanno partecipato. Però, a quanto pare non ha partecipato nessun'altra organizzazione, tranne quelle che poi si vanno... si sono sapute.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, anche ora ha riferito di Messina Denaro che le fa un accenno sul conto dell'amico suo di Roma, quello che si faceva l'ergastolo per avergli fatto un piacere.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ovviamente, mi pare l'abbia già detto ieri, sa a quale persona si stava riferendo in quel momento Messina Denaro?
IMPUTATO Brusca G.: A Scarano Antonio.
PUBBLICO MINISTERO: A Scarano. Di Scarano le ha parlato nessun'altra delle persone che fanno parte di questa teoria di personaggi e di situazioni che lei sta illustrando già da ieri l'altro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo, senza scendere nel particolare, il... Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, a parte i particolari, che possono avere un'importanza relativa, quindi almeno questo riesce a ricordarlo? Se Spatuzza le parlò di Scarano quando Scarano divenne ufficialmente un collaborante di giustizia, o se addirittura gliene aveva parlato prima?
IMPUTATO Brusca G.: No. Di Scarano, me ne parlò credo con il riferimento a Contorno. Che, parlando in italiano, il Spatuzza dice: 'Anto' - dice - ma questo non è Contorno?', dice.
Perché forse, a quanto pare, per primo a scoprire Contorno nella zona di Roma tramite qualche trafficante di poco conto di droga, fu il Scarano a dare le notizie per arrivare a Contorno Salvatore. E li ha presi proprio il Spatuzza. Almeno da quello che ho potuto riuscire a capire.
Poi, io di Scarano ne risento parlare quando già sono arrestato, cioè come collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, se capisco bene, quando Spatuzza gli accenna alla persona di questo Scarano, siamo in un periodo precedente a quando Scarano diventa collaboratore?
IMPUTATO Brusca G.: Io, con lo Spatuzza, ne parlo nel '95, '95. E fa il riferimento di Contorno e il Spatuzza si riferiva a qualche altro collaboratore che stava cominciando a collaborare, e dice: 'Ora viene fuori il discorso della macchina'.
Però non so a chi si riferiva.
PUBBLICO MINISTERO: Il discorso della?
IMPUTATO Brusca G.: Della macchina, cioè dell'attentato allo Stadio Olimpico.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Proprio volevo arrivare a questo. Lei ha mai saputo qualche cosa su come era stata allestita questa vettura?
IMPUTATO Brusca G.: So che era allestita, credo una Lancia, se non ricordo male, una Lancia. Una Lancia Thema, a quello che mi diceva lui; il tritolo, un bel pacco confezionato di tritolo, perni, dadi, teste di chiodo. Cioè un ordigno micidiale, cioè che avrebbe fatto un danno non indifferente.
Cioè questo è quello che mi diceva: 'Se succedeva' dice 'faceva un macello non indifferente'.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non era solo esplosivo. Era esplosivo più della ferraglia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei non ricorda che altri...
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, gliel'ho detto, cioè tutti i so...
PUBBLICO MINISTERO: Che altri le abbiamo riferito intorno a Scarano, o alle conoscenze che Scarano, o alle implicazioni di Scarano in questa storia di attentati a Roma? Non si ricorda altro.
IMPUTATO Brusca G.: No, non... In questo momento non ho altri ricordi. Messina Matteo Denaro parlava di questo suo amico...
PUBBLICO MINISTERO: Io ho presente - e è stato già rappresentato alla Corte, così, in maniera abbastanza convincente - che cosa c'era dentro l'arsenale di Giambascio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che ci fosse un po' di tutto, compreso o bazooka, o lanciamissili, non so bene.
IMPUTATO Brusca G.: Bazooka. Ce n'era uno un po' più particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. Senta, lei ricorda se le è mai capitato...
IMPUTATO Brusca G.: C'erano... Mi scusi. C'erano dei bazooka usa e getta, uno di questi un po' più particolare. E poi c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Come i rasoi Bic, insomma, usa e getta.
IMPUTATO Brusca G.: Usa e getta... sì. Cioè dei tubi, quelli che si sono visti in TV. E poi c'erano dei, sempre bazooka, ricaricabili.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, da confezionare... da confezionare i proiettili e...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Io ho bisogno di sapere da lei se - per quanto è nelle sue conoscenze ovviamente, possibilmente conoscenze dirette, non conoscenze di seconda mano - qualcun altro degli imputati di questo processo ha avuto la disponibilità di un armamentario simile al suo, con specifico riferimento ai bazooka, usa e getta o ricaricabili che fosse.
Se lei ne ha mai eventualmente fatto consegna a qualcuno; se li ha avuti in consegna da qualcuno; se sa che le stesse forniture che ha avuto lei le hanno avute anche altri.
Mi riferisco agli imputati di questo processo.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, come si chiama "'o picciriddu"? Un ragazzo di Misilmeri, che non mi ricordo come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: So, non gliel'ho dato direttamente, ma gliel'ho dato a Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Gli ho dato un bazooka, quello che poi è stato ritrovato assieme a tutti gli altri, a Misilmeri. Che poi c'è stato chi ha individuato, anche se io ho dato il mio contributo nel ritrovamento di queste armi, poi c'è stato quello con il dito, dove è stato ritrovato l'arsenale.
Quindi il bazooka usa e getta, quello là era mio, dato a Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Tramite Giorgio Pizzo. Poi...
PUBBLICO MINISTERO: Ma la persona che lei indicava per soprannome poco fa, "'o picciriddu", che c'entra in questa storia?
IMPUTATO Brusca G.: Lo ritenevano la mente delle... di una persona capace di... capace, bravissima nell'armamento. Cioè conoscitore di armi, specializzato nelle armi, in questo parti...
E parlando con lui, assieme a Giuseppe Graviano, gli ho detto: 'ora ti faccio avere un'arma di un certo valore'. Valore nel senso significativo, anche se ognuno di questi io lo pagai 20 milioni per ogni pezzo. Per ogni bazooka io lo pagai 20 milioni.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, uno di questi bazooka usa e getta andò a finire nella disponibilità di?
IMPUTATO Brusca G.: Giuseppe Graviano, cioè il mandamento di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Ma fisicamente chi è che lo custodiva?
IMPUTATO Brusca G.: A Misilmeri. Pieruccio Lo Bianco. Il mandamento, cioè il paese di Mariuccio Lo Bianco. Poi chi lo custodiva non glielo so dire.
E è stato quello ritrovato quattro-cionque mesi fa, sotto mia indicazione, anche della persona che poi l'ha indicato con il dito.
Quel bazooka era quello mio, assieme agli altri. Gli altri se l'era procurato per i fatti suoi.
Ce n'è un altro, come già l'ho detto io all'inizio, che si trova nella zona di Castellammare. Quelli che so io. Poi se ce ne sono altre armi in giro, non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Si trova nella zona di Castellammare, vuol dire nella disponibilità, almeno è stato nella disponibilità di chi?
IMPUTATO Brusca G.: Di Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Questo lei come fa ad affermarlo?
IMPUTATO Brusca G.: Perché glili ho dati io. Gli ho dato un bazooka e 10 bombe a mano.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo prima dell'arresto di Calabrò questo?
IMPUTATO Brusca G.: No, questi io glieli ho dati... glieli ho dati nel '92. '92 o inizio '93.
PUBBLICO MINISTERO: La ragione per la quale a Calabrò finirono queste armi lei la conosce?
IMPUTATO Brusca G.: No, era per come io in quel periodo bazzicavo anche Castellammare, onde evitare di tenere tutte una persona, era un'arma in quella zona e se eventualmente serviva, era a disposizione per poterla prendere.
PUBBLICO MINISTERO: Fine '92-inizi '93.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Riina era già arrestato, o no?
IMPUTATO Brusca G.: No. Non era arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Non era arrestato.
Lei aveva ancora libertà di manovra quindi, sull'alcamese, il castellammarese?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, io parlo fino a quando...
PUBBLICO MINISTERO: No, mi faccia capire. Era un tentativo suo per tenere una mano su Castellammare, per mantenere un filo...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era il periodo quando ancora io ero in buoni rapporti su Castellammare e su...
PUBBLICO MINISTERO: Aveva libertà di movimento quindi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che durante l'esame si sia fatto riferimento alla persona di Antonino Mangano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però io ho bisogno che lei mi illustri, se non proprio per intero, ma insomma, in maniera da darmene una rappresentazione commisurata alla sua effettiva conoscenza; ho bisogno che mi illustri, ripeto, che tipo di rapporti lei ha avuto con Antonino Mangano.
Lei ha detto che Antonino Mangano ha avuto una certa responsabilità a partire da una certa data.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi questo siamo riusciti, anche attraverso le sue dichiarazioni, anche a localizzarlo nel tempo.
Ecco, precedentemente a questa data, quindi precedentemente al momento in cui Antonino Mangano assume un certo incarico, lei che tipo di rapporti aveva con Mangano?
IMPUTATO Brusca G.: Ottimi.
PUBBLICO MINISTERO: Intendo dire: Mangano aveva rapporti diretti con lei?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Sempre con Leoluca Bagarella e con me piccole cose. Però se c'erano cose di grosse, cose di notevole importanza, sempre tramite Bagarella. O Mangano doveva venire da me, passava da me Bagarella; o io, tramite Bagarella, arrivavo da Mangano. Anche se ci vedevamo, anche se spesso capitava di vederci, però rispettavamo in qualche modo la prassi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Precedentemente alla... precedentemente all'arresto dei fratelli Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda se manteneva i rapporti con Nino Mangano, o se comunque Nino Mangano, Antonino Mangano, era persona che, nell'ambito dei rapporti che lei teneva, con il mandamento di Brancaccio, con Giuseppe Graviano, aveva una sua collocazione, una sua funzione, un suo ruolo?
IMPUTATO Brusca G.: Era il mio... cioè il punto di riferimento, perché avevo fatto mettere Gioè Antonino con Mangano Antonino, quando Mangano aveva un'assicurazione, cioè gestiva un'assicurazione. Io mandavo Gioè Antonino da Mangano Antonino e qui mi creavo l'appuntamento con Giuseppe Graviano, per fatti di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, oltre che Gioè, per questo tipo di contatti, lei ricorda se ha utilizzato anche La Barbera?
IMPUTATO Brusca G.: Può essere ci sia andato assieme a Gioè... a La Barbera... Gioè e La Barbera, perché erano quasi assieme, erano quasi sempre assieme. Quindi può darsi che ci sia andato anche La Barbera Gioacchino.
PUBBLICO MINISTERO: Questo anche nel periodo... Cioè, questo sistema era quello utilizzato per entrare in contatto con Giuseppe Graviano, anche nel periodo in cui Graviano era latitante?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, io con Giuseppe Graviano, per un periodo con Antonino Mangano e poi con Leoluca Bagarella. O con l'uno o con l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: A lei risulta, per fatti certi, se Mangano sia uomo d'onore, o non sia uomo d'onore? E a partire da quando soprattutto?
IMPUTATO Brusca G.: No, quando fu combinato non lo so. Però che è uomo d'onore e che io l'ho avuto presentato e lo trattavo per tale... Per esempio, quando fu, ci portò la macchina, che poi abbiamo commesso... la FIAT Uno bianca, quella poi rinvenuta per l'omicidio Saporito Miccichè, avvenuto a Corleone. Ce la portò Antonino Mangano assieme a un altro ragazzo di Brancaccio, che non mi ricordo il nome. E lui era divenuto il capomandamento, cioè il reggente, di Brancaccio, anche se era stato segnalato Giorgio Pizzo e Fifetto Cannella da Giuseppe Graviano.
Però poi ne divenne Antonino Mangano il capomandamento. Cioè, il reggente di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei conosce la ragione per la quale, con l'arresto dei Graviano, il mandamento in un primo tempo doveva essere gestito da Cannella e Pizzo e in un momento ancora successivo, invece, fu affidato ad Antonino Mangano?
IMPUTATO Brusca G.: Perché poi Leoluca Bagarella mi disse che il Fifetto Cannella era una persona leggera, chiacchierava, tutte le notizie se le faceva scappare, persona di poca affidabilità.
E quindi, siccome c'è Antonino Mangano, che era un buon soldatino per Leoluca Bagarella, abbandonò con queste scuse il Fifetto Cannella e si mise a Giorgio Pizzo... Giorgio Pizzo... Giorgio Pizzo... Antonino Mangano come rappresentante.
PUBBLICO MINISTERO: E la ragione per la quale perse il posto anche Pizzo?
IMPUTATO Brusca G.: Il Pizzo perse il posto perché venne arrestato. Perché era tenuto in considerazione assieme a Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Giorgio Pizzo venne... perse il posto perché venne arrestato, ma era tenuto in considerazione quasi alla pari di Antonino Mangano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ricorda chi dei due, tra Pizzo e Mangano, è stato arrestato prima?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo che venne arrestato prima Giorgio Pizzo, se non ricordo male. No, o dopo.
Perché Antonino Mangano venne arrestato contemporaneamente a Leoluca Bagarella, o quasi. E Giorgio Pizzo venne arrestato subito dopo, ma pochissimi giorni.
PUBBLICO MINISTERO: Le è venuto in mente il nome anagrafico della persona che ha indicato col soprannome "'o picciriddu"?
IMPUTATO Brusca G.: In questo momento no.
PUBBLICO MINISTERO: Ma l'ha conosciuto personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In che occasioni?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho conosciuto al... nel luogo dove il Tullio Cannella gestiva... l'Euromare. All'Euromare, in un appuntamento fatto all'Euromare, credo nella casa di Antonino Mangano, ho conosciuto il "'o picciriddu", che in questo momento non mi ricordo come si chiama.
PUBBLICO MINISTERO: E in quella occasione con chi si è visto all'Euromare?
IMPUTATO Brusca G.: In quell'occasione mi sono visto io, Giuseppe Graviano, Biondo "il corto", Leoluca Bagarella, Messina Matteo Denaro e poi c'era "'o picciriddu", c'era Antonino Mangano. Credo che non c'erano altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: La ragione di questo incontro doveva essere abbastanza significativa perché...
IMPUTATO Brusca G.: La ragione di...
PUBBLICO MINISTERO: ... c'erano, erano tutti capimandamento salvo, voglio dire, "'o picciriddu"...
IMPUTATO Brusca G.: La ragione di questo incontro era perché il Biondino, essendo che il Biondo "il corto" aveva preso il posto del cugino, del Biondino, in qualche modo si era un po' allineato con Raffaele Ganci, con Cancemi...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi era, scusi eh, questo Biondo "il corto", è Salvatore Biondo "il corto".
IMPUTATO Brusca G.: Salvatore "il corto".
PUBBLICO MINISTERO: ECCO. Quello che, a seguito dell'arresto di Salvatore Biondino...
IMPUTATO Brusca G.: Momentaneamente aveva preso il comando.
PUBBLICO MINISTERO: Di quale...
IMPUTATO Brusca G.: Della famiglia di San Lorenzo.
PUBBLICO MINISTERO: Della famiglia e mandamento di San Lorenzo.
IMPUTATO Brusca G.: Di San Lorenzo. Gli altri...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi c'era il capomandamento facente funzioni, Salvatore Biondo "il corto"; Giovanni Brusca, capomandamento; Giuseppe Graviano, capomandamento; Leoluca Bagarella...
IMPUTATO Brusca G.: Capomanda... Diciamo capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Non capomandamento però, era Leoluca Bagarella e Messina Denaro addirittura capoprovincia.
IMPUTATO Brusca G.: Capoprovincia di Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Mi sembra una riunione...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Praticamente sono gli stati generali di Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'oggetto di questa riunione?
IMPUTATO Brusca G.: L'oggetto in particolar modo fu perché a modo di dire del Biondino e per le notizie riportate sempre da Giuseppe Graviano, il Biondino in qualche modo si lamentava di Leoluca Bagarella, del gruppo... di questo gruppo. Dicendo: 'sono dei pazzi, sono dei senza testa', cioè li definiva così, a parole del Cancemi.
Al che quando...
PUBBLICO MINISTERO: A parole di?
IMPUTATO Brusca G.: Di Cancemi. Cancemi Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Cancemi Salvatore era ancora in libertà, vuol dire?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, era ancora libero. Cioè, ancora non era collaboratore di Giustizia. E...
PUBBLICO MINISTERO: Ma forse non si era nemmeno costituito, vuole dire.
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi siamo in epoca precedente alla costituzione...
IMPUTATO Brusca G.: Alla costituzione...
PUBBLICO MINISTERO: ... di Cancemi.
IMPUTATO Brusca G.: ... di Cancemi. E che lui, chiamato a queste accuse di: 'sai, ma contro di noi, cos c'è che non va, cosa c'è...'
Dice: 'no...', ma lui si difendeva, dice: 'non è vero, sono tragedie....'
Cioè, l'argomento fu, più che altro chiarimento, di questi fatti. E poi ci fu una buona oretta di parlare tra il Biondino, il Biondo "il corto" e Leoluca Bagarella, ma credo per motivi di interesse del cognato.
PUBBLICO MINISTERO: E la ragione della presenza di Antonino Mangano, di "o picciriddu", qual era?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che...
PUBBLICO MINISTERO: Come accompagnatori, o...
IMPUTATO Brusca G.: Credo che qualcuno accompagnasse il Messina Matteo Denaro, qualche altro accompagnasse a Giuseppe Graviano, io ci sono andato da solo.
Antonino Mangano era il proprietario della casa, cioè dell'appartamento. "O picciriddu" era pure là presente.
Infatti, mentre che gli altri parlavano, noi parlavamo di armi, parlavamo di altre attività. E tanto è vero fu in quella occasione che gli ho detto che: 'presto ti faccio avere un bazooka'.
Prendo appuntamento con Giorgio Pizzo e gliel'ho fatto avere.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è al corrente di un progetto di sequestro di persona per scopo estorsivo che doveva realizzarsi, o che comunque era in via di preparazione nel corso dell'anno '94-'95?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, il giornalista, l'editore Ardizzone.
Prò questo era un progetto che, per quelle che sono le mie conoscenze, che già, da quando c'era Salvatore Riina, che...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
IMPUTATO Brusca G.: ... come ho detto ieri, io mi stavo organizzando per Pippo Gambia, il socio di Ignazio Salvo l'esattore; e c'era un altro gruppo che stava pensando per l'Ardizzone.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sa chi è che si stava organizzando per realizzare il sequestro Ardizzone?
IMPUTATO Brusca G.: Ma quello che aveva inizialmente il progetto era Giuseppe Graviano.
Non so se il Messina Matteo Denaro faceva parte pure del gruppo. Ma siccome il territorio era quello della famiglia, se non ricordo male, della famiglia di Resuttana, e quindi diventò campo libero.
Come al solito Totò Riina si prendeva le responsabilità, o forse era di San Lorenzo. E quindi con Biondino non c'era nessun tipo di problema. Credo, ma quello che stava organizzando tutto per l'azione, era il Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se in questo programma dovevano avere una parte anche altri soggetti, anche di altre famiglie? Per la gestione del sequestro.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io le posso dire che poi ho saputo che Giuseppe Graviano aveva costruito un bunker per tenere, si doveva tenere nella zona di Misilmeri.
Poi, non so per quale motivo, non è stato più, non si doveva più adoperare e ne era stato costruito in una zona dell'alcamese.
Però non so poi se è stato ritrovato, non se è stato ritrovato, se è stato distrutto, cosa ne è successo, cosa non è successo, non glielo so dire. Però avevano fatto un bunker.
Il particolare del bunker lo so quando ci siamo visti nel '95, parlando Messina Matteo Denaro con mio fratello Enzo, perché il bunker dove era custodito Giuseppe Di Matteo lo aveva fatto, ci aveva pensato mio fratello Enzo. E, parlava, dice: 'a me mi è costato 300 milioni per fare questo bunker...', e mio fratello dice: 'con 300 milioni, io ne avevo fatti dieci, perché le stesse modalità io so come poterlo fare'.
Perché quello ci aveva fatto degli accessori. Dice: 'io glieli ho fatti ugualmente, quindi sistemi elettronici noi li abbiamo fatti con pochissimi soldi'.
Tanto è vero io ho fatto trovare quello di Giuseppe Monticciolo, che lui non aveva indicato, proprio perché per il fatto del sequestro di Pippo Gambia e pure perché il Giuseppe Monticciolo aveva detto che mi aveva riconosciuto, mi aveva conosciuto nel fine '92, inizio '93, quando io gli dimostro che già '92, '91, '90, perché il bunker è stato costruito inizio '92, proprio per lo scopo...
PUBBLICO MINISTERO: Di questo sequestro.
IMPUTATO Brusca G.: ... di questo sequestro.
E un altro me lo avevo creato io nella zona di Altofonte, che poi ho distrutto.
Che Gioacchino La Barbera non aveva fatto ritrovare, non so per quale motivo. Aveva indicato il covo delle armi, ma non aveva fatto trovare il...
PUBBLICO MINISTERO: Insomma, questo per dire che Monticciolo aveva cominciato a commettere crimini per conto di Cosa Nostra assieme a lei, prima di quanto non avesse detto.
IMPUTATO Brusca G.: Lui diceva una certa data...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, e lei invece ha dimostrato che aveva cominciato prima.
IMPUTATO Brusca G.: Molto prima e molte cose non le aveva dette, o perlomeno cercava di alleggerire la sua posizione per aggravare su di me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E aveva accusato, non per ora, aveva accusato due persone innocenti che col piccolo sequestro Di Matteo non ci entravano niente...
PUBBLICO MINISTERO: Col sequestro del piccolo Di Matteo.
IMPUTATO Brusca G.: Di Matteo, non ci entravano niente.
Io ho dovuto fare la forza... dimostrare che due persone non ci entravano niente. Perché la collaborazione o il pentimento vale anche per questo, secondo me,
PUBBLICO MINISTERO: Senta, in questo progetto di sequestrare questo editore Ardizzone, visto che si parla del territorio dell'alcamese, a lei risulta che fosse interessato anche Giuseppe Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, era interessato Giuseppe Ferro.
E ci fu una lamentela, mentre il piccolo Giuseppe Di Matteo si trovava nella zona, si lamentavano perché io avevo portato il piccolo Giuseppe Di Matteo in quel territorio senza avergli detto niente.
E che avevo creato problemi alle Forze di Polizia, nel senso che, essendo che doveva succedere il sequestro, si poteva rischiare che andavano per una cosa e ne trovavano un'altra.
PUBBLICO MINISTERO: Un'altra.
IMPUTATO Brusca G.: E questo io lo avevo un pochettino saputo.
I particolari del mandamento di Alcamo, di Giuseppe Ferro, l'ho saputo poi nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: La conosce la cantina, una certa cantina a Partinico di proprietà, o gestita comunque da un certo Bonomo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, Giovanni Bonomo.
PUBBLICO MINISTERO: E' un luogo, è stato utilizzato per incontri da lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ma non la cantina, l'imbottigliamento del genero di Giovanni Bonomo, Giuseppe Ilardo, cugino dei... dei Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Tra le persone con le quali si è incontrato in questo luogo, c'è anche Giuseppe Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe Ferro veniva a questi appuntamenti accompagnato da chi?
IMPUTATO Brusca G.: Da Vito Coraci.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo ha mai visto accompagnato da persone diverse da Vito Coraci?
IMPUTATO Brusca G.: Che io mi ricordi, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Il figlio?
IMPUTATO Brusca G.: Il figlio lo accompagnò a Molara. Non mi ricordo se lo abbia accompagnato anche alla cantina di Giovanni Bonomo, ma io non mi ricordo di averlo visto.
Però sapevo che accompagnava il padre. Da sempre, non da quella occasione, da sempre.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei l'altro giorno aveva già menzionato la sua conoscenza con Ferro Vincenzo. E soprattutto di Ferro Vincenzo.
Lei, quando ha appreso che Vincenzo Ferro era in qualche modo coinvolto in questa vicenda degli attentati del Nord, come li chiama lei?
IMPUTATO Brusca G.: Io lo apprendo quando arrivo a Dattilo. Il Messina Matteo Denaro mi spiega che ad Alcamo aveva combinato Vincenzo Ferro come uomo d'onore e che era coinvolto negli attentati, mandava notizie a Messina Matteo Denaro, sia su piccoli dettagli. E, in particolar modo su Dattilo, con luoghi, posti dove loro si incontravano. In quanto lui era seguito, cioè pedinato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quando lei apprese che Vincenzo Ferro era in qualche modo implicato, coinvolto in questa vicenda di stragi, ecco, questa situazione era, come dire, in linea con quello che lei sapeva essere il ruolo di Vincenzo Ferro nelle storie di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: No, io sapevo, ma... cioè, sapevo, da sempre che Peppe Ferro il figlio lo aveva tenuto sempre lontano.
Io lo vedevo, perché io spesso andavo a casa sua; e il figlio lo teneva sempre lontano. Era solo, Vincenzo Ferro era solo per accompagnarlo in qualche punto. Lo accompagnava all'ospedale.
Perché, oltre alla finta malattia di Giuseppe Ferro, qualche cosa effettivamente c'era.
E quello che curava la situazione familiare, cioè processuale e clinicamente, era Vincenzo Ferro.
Poi, dopo l'arresto del padre, ho saputo questi dettagli da... da Messina Matteo Denaro, dal Sinacori, che Vincenzo Ferro era una persona fatta uomo d'onore assieme al fratello di Antonino Melodia, il dottore, che reggevano il mandamento di Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, successivamente all'arresto del padre?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Io, direttamente, con Vincenzo Ferro non ho avuto mai nessun rapporto, come uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Salvatore Grigoli, lo conosce?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, io avevo il dubbio se lo conoscevo o meno. Quando poi fu arrestato e l'ho visto in fotografia, era la persona con cui una volta mi sono incontrato con Fragapane Salvatore nella zona di Poggioreale.
E lui era la persona che accompagnò Messina Matteo Denaro.
Ed era quella persona che partecipò al duplice omicidio dove venne ucciso la fidanzata di Pirrone collaborante e uno dei fratelli gemelli.
PUBBLICO MINISTERO: Questo fatto di sangue dov'era successo?
IMPUTATO Brusca G.: Ad Alcamo.
PUBBLICO MINISTERO: Ne sapeva niente lei di questo fatto?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io sapevo che dovevano essere eliminati i fratelli Pirrone.
E, in primo tempo, ci dovevo partecipare io; poi, quando io ho avuto il raffreddamento con gli alcamesi, non ho voluto più andar ad Alcamo.
E io, un tentativo di eliminare questi due ragazzi, li avevo fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Un'ultima domanda. Mi pare che di questa persona non se ne sia mai parlato: Antonino Patti.
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di Marsala.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ne ha, ne ha avuta una conoscenza personale, lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, abbiamo fatto crimini assieme, ci conosciamo.
Lo conosco da molto tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è stato destinatario di provvedimenti cautelari, rinvii a giudizio anche sulla base di elementi che provenivano da dichiarazioni di Antonino Patti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato interrogato poi su quei fatti che le venivano attribuiti sulla base delle dichiarazioni di Patti?
IMPUTATO Brusca G.: In parte; in parte, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ha verificato se Patti, nei suoi confronti, ha fatto delle accuse infondate, ingiustificate?
IMPUTATO Brusca G.: No, completamente. Completamente.
Io, le accuse di Patti, sono per me 24 carati.
PUBBLICO MINISTERO: Quelle nei suoi confronti.
IMPUTATO Brusca G.: Quelle che io conosco processualmente.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, Presidente, io volevo rappresentare questa situazione: come domande di esame, a me pare di aver esaurito il programma che avevamo fatto con il dottor Nicolosi.
Però, per tranquillità, per tranquillità professionale, io mi riprometterei, se il Presidente me lo consente, mi riprometterei di leggere le trascrizioni. Tanto vedo che sono pronte con estrema sollecitudine, dell'esame dell'udienza di ieri l'altro, di ieri mattina e ancora della giornata di oggi.
Per modo che, alla ripresa dell'udienza, io e il dottor Nicolosi siamo in grado di procedere proprio al completamento.
Può essere che sia anche concluso ora, l'esame. Però non posso dire l'ho concluso, perché ho bisogno di rileggere le trascrizioni.
Mi pare che altrimenti non possiamo fare.
Quindi, occorrerebbe - in questo senso formuliamo una istanza al Presidente - perché, sospendendo l'esame ora e disponendo per la prosecuzione all'udienza che sarà, noi possiamo eventualmente ultimare l'esame con qualche altra domanda.
PRESIDENTE: Bene. Avrei bisogno anche di sapere se, sempre il Pubblico Ministero, ha poi da farci sentire altre persone.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, Presidente, in considerazione anche di quello che dovrebbe essere in linea di massima, mi pare che nella prossima settimana ci siano degli impegni per gli imputati; poi so che c'è un giorno di astensione...
PRESIDENTE: Possiamo fare udienza... Possiamo fare udienza il lunedì 19.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Poi sospendere fino a venerdì 23, quando possiamo di nuovo fare udienza, e il giorno 24, sempre che poi non ci siano cose diverse.
Perché ci sono diversi imputati che devono essere presenti a Palermo il... Dunque, il 20 c'è lo sciopero degli avvocati; il 21 e il 22.
Quindi, possiamo fare: lunedì, venerdì, sabato della settimana prossima.
Poi, invece, la settimana successiva, cioè dal lunedì 26, al 30, possiamo fare udienza anche tutti i giorni.
Il 30, mi pare che sia venerdì di gennaio.
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: No, il 1 è... il 1 febbraio è domenica.
Quindi, il 31 gennaio è sabato. Allora, il 30 è venerdì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Presidente, allora...
PRESIDENTE: Se è possibile fare un programma di massima.
PUBBLICO MINISTERO: La previsione è questa: con l'udienza di lunedì allora 26, il Pubblico Ministero potrebbe concludere, diciamo, tutta la parte dell'istruttoria dibattimentale, esclusi quegli esami degli imputati che restano in previsione, sempre che gli imputati intendano...
PRESIDENTE: Rispondere, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... accettare l'esame. ecco. Quindi...
E potrebbe essere il giorno 26, lo dico fin da ora, l'udienza nella quale ci riprometteremmo di esaminare il consulente Staiano.
Il consulente Staiano, quello sui tabulati.
PRESIDENTE: Benissimo.
Allora io potrei già annunciare ai difensori che, sempre che il 26 sia il giorno in cui il P.M. esaurisce l'esame dei testimoni, il 27, il 28, potremmo dedicarlo all'esame degli imputati che vorranno rispondere. E per i quali ovviamente sia stato richiesto...
AVVOCATO: Presidente, scusi, questo anche se lunedì 19 il Pubblico Ministero alle dieci e mezzo ha concluso...
PRESIDENTE: Avvocato, se alle dieci e mezza ha concluso e il vostro controesame non dovesse esserci, per ipotesi, noi possiamo anche cominciare l'esame degli imputati il lunedì.
Ma io credo che, almeno alcuni di voi, avranno delle domande da rivolgere all'esaminato odierno.
Perciò è un termine che si può fissare al 26 se non ci fosse nient'altro da fare; oppure spostarsi dal 27 al 28, se per ipotesi qualche cosa dovesse essere necessario fare il 27.
In linea di massima, il 27 e il 28 noi lo dovremmo dedicare all'esame degli imputati che vorranno rispondere.
Il 29 e il 30, se è possibile, io ve lo dico perché abbiate almeno un certo margine di tempo, ci sono alcuni testi indicati e ammessi dai difensori, possono essere citati per il 29 e 30 di gennaio.
Se sarà possibile, si esauriscono, se non sarà possibile, si vedrà poi che cosa fare.
L'udienza riprende, allora, lunedì 19 alle ore 09.00.
Traduzione degli imputati detenuti.
Dica.
IMPUTATO Brusca G.: Signor Presidente, io volevo ricordare al dottor Chelazzi, siccome lei ha fatto un accenno all'arresto di Riina, ha detto poi ne parlavamo... Solo questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma non è chiuso...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PRESIDENTE: L'esame non è chiuso.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, chiedo scusa.
PRESIDENTE: Si finirà.
Buonasera.
IMPUTATO Brusca G.: Buonasera.