Home page Indietro Contatti Cerca nel sito RSS
Documenti
Documenti ufficiali
Sentenza Tagliavia - Intro
Sentenza Tagliavia - Parte 1
Sentenza Tagliavia - Parte 2
Sentenza Tagliavia - Parte 3
Sentenza Tagliavia - Parte 4
Sentenza Tagliavia - Indice

Atti del convegno del 26-27/05/2003

Depos.Brusca: 13 gennaio 1998
Depos.Brusca: 14 gennaio 1998
Depos.Brusca: 15 gennaio 1998
Depos.Brusca: 19 gennaio 1998
Depos.Brusca: 23 gennaio 1998
Depos.Brusca: 17 settembre 1999
Depos.Brusca: 18 settembre 1999


Tutti i verbali del 1°dibattimento

Tutti i verbali del 2°dibattimento

La requisitoria del P.M. (Chelazzi e Nicolosi) al processo (25/3-06/04/2008)
Legge REGIONE TOSCANA N. 40/2006 - Interventi a favore delle vittime del terrorismo e della criminalitàorganizzata.(3.3 Mb)
L'audizione del P.M. Chelazzi alla Commissione Antimafia
Motivazione Sentenza di Cassazione del 6/5/2002 (3.3 Mb)
Sentenza della prima Corte di assise di appello di Firenze del 13/2/2001 contro Bagarella
Motivazione (5.783 KB)
Sentenza Corte di assise di Firenze, Sez I del 21/1/2000 contro Graviano (620 KB)
Il proiettile di Boboli
Sentenza Corte di assise I° grado Firenze del 6/6/1998
Intestazione e dispositivo del 06/06/98 [77 Kb]
L'udienza del 7 giugno 1997
Versione stampabile   

PRESIDENTE: Ci siamo? Buongiorno.
Bagarella è presente?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni; presenti entrambi.
Barranca Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, che è presente.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, è sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Brusca Giovanni: lo sentiremo fra poco.
Avvocato Li Gotti e avvocato Falciani... C'è qualcuno dei due?
Ah, l'ho vista. Grazie, mi scusi. E' presente l'avvocato Falciani.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
AVVOCATO Li Gotti: E' presente l'avvocato Li Gotti, Presidente.
PRESIDENTE: C'è?
(voce fuori microfono)
PRESIDENTE: Dunque... chi abbiamo chiamato?
Calabrò Gioacchino?
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, che è presente.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi... C'è l'avvocato Rocchi, sostituito dall'avvocato Gramigni.
Carra Pietro: libero, assente.
Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi...
AVVOCATO: E' presente.
PRESIDENTE: E' presente.
Di Natale Emanuele: contumace.
Avvocato Gentile, Di Russo, Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: rinunciante.
Avvocato Miniati Paoli, sostituito dall'avvocato Falciani.
Ferro Vincenzo: libero, assente.
Avvocato Traversi e avvocato Gennai...
AVVOCATO: (voce fuori microfono)
E' presente l'avvocato Traversi.
AVVOCATO Traversi: (voce fuori microfono)
Sì, presente.
PRESIDENTE: Ah, mi scusi.
AVVOCATO Traversi: Eccomi, Presidente.
PRESIDENTE: E' presente l'avvocato Traversi.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, Usai, Roggero, sostituiti dall'avvocato Cianferoni.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio, c'è l'avvocato Florio? Sostituito dall'avvocato Pepi.
Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante.
Avvocato Oddo, Gramigni. E' presente l'avvocato Gramigni.
Grigoli Salvatore: rinunciante.
Avvocato Avellone e avvocato Batacchi; presente l'avvocato Batacchi.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà, è presente l'avvocato Florio... No, sostituito dall'avvocato Pepi.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, sostituito dall'avvocato Gramigni.
Messana Antonino: contumace.
Avvocato Amato e avvocato Bagattini, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Messina Denaro Matteo: latitante.
Avvocato Natali e avvocato Cardinale, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante.
Avvocato Traina, avvocato Passagnoli, sostituito dall'avvocato Cianferoni.
Santamaria Giuseppe: contumace.
Avvocato Battisti e avvocato Usai, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Scarano Antonio: libero, assente.
Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace.
Avvocato Condoleo e Cianferoni, che è presente.
Spatuzza Gaspare?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Facciamo entrare, allora, per favore?
*IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Lei vuol ripetere il suo nome e il cognome, per favore?
IMPUTATO Brusca G.: Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere l'esame.
PUBBLICO MINISTERO: Buongiorno.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ieri sera, Brusca, siamo arrivati a un certo punto della ricostruzione di alcune vicende.
Prima di affrontare altri aspetti di questa complessa storia, le devo chiedere qualche puntualizzazione.
E' anche possibile che qualcuna delle domande che vado a farle - chiedo scusa alla Corte, chiedo scusa ai difensori - siano già state fatte, ma non ho una cognizione esatta di ogni singola domanda e di ogni singola risposta, e comunque di ogni singola sua dichiarazione. Quindi, per l'eventuale ripetizione, vorrà dire che, come al solito, le cose dette due volte son più chiare di quelle dette una volta sola.
E' una circostanza molto specifica, Brusca, in rapporto alla scomparsa di Mutari l'incontro con Bagarella, quello a San Mauro Castelverde, avviene a distanza più o meno di quanto tempo?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, gliel'ho detto, può essere una...
PUBBLICO MINISTERO: Faccia una cosa, mi scusi, Brusca: alzi un attimino il microfono e lo avvicini alla bocca, sennò ho idea che...
IMPUTATO Brusca G.: Ripeto, può essere un mese, 20 giorni. Non è che sono passati mesi; saranno passati 40 giorni, un mese e mezzo. Dico, in linea di massima questi saranno passati.
PUBBLICO MINISTERO: Non mi sembrava di avergliela chiesta questa precisazione, ieri.
IMPUTATO Brusca G.: Me l'ha chiesta, però così, in maniera molto...
PUBBLICO MINISTERO: Più generica.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi ieri lei ha citato la vicenda dell'omicidio di questo Salvia di Partinico.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando lei si è incontrato con Bagarella, questo omicidio era già stato consumato, o doveva essere consumato?
IMPUTATO Brusca G.: No, già quando è stato... mi sono incontrato con Bagarella doveva essere consumato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi ancora non era stata uccisa questa persona.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, aspetti. La situazione era per riconciliarla con Bagarella, molti chiarimenti erano stati fatti, però i rapporti con gli alcamesi era rimasto sempre non dico tale, ma quasi.
Quindi, la puntualizzazione, cioè lì come io mi dovevo comportare, nel senso io o chi per me, perché ero io nella prima persona però tutto il gruppo, diciamo il mandamento di Partinico o le persone vicine a me di rispettare le regole, a quel punto io assieme agli altri ho deciso di comportare divers... cioè ugualmente, cioè di fare rispettare anche a loro le regole.
Cioè, è nato il chiarimento, ma le regole sono state rimaste sempre in piedi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma - non vuole essere un'ironia - ma, insomma, questo Salvia è stato eliminato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, è stato eliminato.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è stato un omicidio o una scomparsa?
IMPUTATO Brusca G.: No, è stato omicidio. Vito Salvia, distributore di benzina ucciso a Partinico; distributore di gasolio, non era un distributore di benzina, era un commerciante all'ingrosso, più che altro un deposito.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi questo omicidio di quanto tempo è successivo, sempre con approssimazione, rispetto all'incontro con Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: No, dopo tanto tempo; non è successo di giorni. Credo che siamo già nel '94. Si può vedere quando è stato...
PUBBLICO MINISTERO: E certo.
IMPUTATO Brusca G.: ... eliminato.
PUBBLICO MINISTERO: Cambiamo radicalmente argomento.
Lei ieri ha risposto a una serie di domande che io le ho posto relativamente alla vicenda dell'attentato a Contorno, ma non le ho chiesto - glielo chiedo ora - se lei è in grado di indicare la ragione per la quale era stato deciso di eliminare Salvatore Contorno. Se c'era una ragione di ordine generale, se c'erano ragioni generali e particolari, specifiche, attuali rispetto al momento in cui questa azione fu poi tentata una prima volta, poi tentata successivamente.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, in maniera molto semplice: inizialmente Contorno Salvatore doveva essere eliminato in quanto uomo di fiducia, vicino a Stefano Bontate, forse nelle persone vicino a lui per la guerra contro i corleonesi. Due: perché il responsabile di omicidi in base... cioè, questo in base alle indicazioni che portò allora Vincenzo Milazzo dell'omicidio del padre di Vincenzo Milazzo e di altri fatti avvenuti a Palermo; e poi - cosa che fino ad ora in qualche modo ho cercato di non dirla perché, come lei sa, la mia situazione iniziale della collaborazione - Contorno era responsabile anche di omicidi quando fu nell'89, a Palermo.
Però io non so nei particolari, come nel caso di Di Maggio; nel senso che nel caso di Di Maggio conoscevo tutti i particolari e quindi è stato possibile poterlo scoprire, su Contorno in maniera generica, che i particolari li può sapere qualcuno della zona o chi molto vicino nel territorio.
Quindi, perché dico questo? Contorno era già collaborante di Giustizia, venuto a Palermo credo per la cattura dei latitanti e, nello stesso tempo, lui, chi per lui - ripeto, non lo so, i particolari non li so - responsabile anche di omicidi.
Credo un paio di omicidi: l'attentato di... come si chiama questo? Di Peri, avvenuto a Vittoria. Ci sono, credo, le liste telefoniche.
Quindi, c'erano tutta una serie di attività contro a Contorno. E credo anche perché responsabile dell'omicidio del padre di Giuseppe Graviano; credo del fratello, padre, di un tale... di Gaspare Spatuzza. C'era tutta una serie di fatti contro a Contorno, quindi doveva essere eliminato per questi motivi.
PUBBLICO MINISTERO: Quando viene fatta a lei la richiesta di quel quantitativo di esplosivo, e le viene...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, volevo completare.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E per ritorsione di Contorno, noi abbiamo fatto degli omicidi sia a Castellammare che a San Nicola Arena (?), dove poi venne tratto in arresto Contorno e i suoi cugini e gli altri; dove poi è successo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa parte della vicenda in che epoca si colloca?
IMPUTATO Brusca G.: '89.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi in quel periodo nel quale, lei ci sta dicendo, voi avevate cognizione della presenza di Contorno a Palermo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perché, come sa lei, nella denuncia per calunnia che ho avuto non c'è solo il fatto di Vitale Vito o di Francesco di Piazza, ma bensì c'è pure alcune accuse che io, dichiarando, ho tirato in ballo Di Maggio Baldassare e in questa situazione il Di Maggio ha negato l'omicidio di Bongiorno, la sua partecipazione alla strage Chinnici... comunque questi sono aspetti poi secondari.
Però siccome l'omicidio Bongiorno nasce per la reazione - prima l'omicidio Bongiorno e poi quello del capitano Ficalora - per la reazione, per la presenza di Contorno in Sicilia e a Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque è nell'89.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, '89.
PUBBLICO MINISTERO: Queste vicende.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando le viene fatta richiesta di procurare, fornire l'esplosivo in relazione all'attentato che si doveva fare a Contorno, viceversa siamo più avanti, siamo nel '93, '94.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora io, il periodo ieri...
IMPUTATO Brusca G.: Lei mi ha chiesto il motivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le ho chiesto il motivo, ma io volevo sapere: da quanto tempo lei non aveva sentito parlare, o aveva sentito per l'ultima volta parlare, della decisione di eliminare Contorno?
IMPUTATO Brusca G.: No, l'eliminazione di uccidere Contorno non... c'era quando se ne parlava, c'era quando non se ne parlava.
La presenza di Contorno in Sicilia, ogni volta che succedeva un fatto strano, che Cosa Nostra non ne sapeva parlare, quindi subito si pensava ai "scappati" e in prima linea si pensava sempre a Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Gli scappati, lei ha detto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Scappati è come il Contorno...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè i perdenti.
IMPUTATO Brusca G.: I perdenti. Si pensava ai scappati e siccome Contorno, come credo ... nel caso di Di Maggio, noi per la mentalità di Cosa Nostra pensavamo che Contorno sì, era pentito, ma era nello stesso tempo una vendetta contro i suoi avversari che non aveva eliminato con la pistola.
Quindi faceva con lo Stato e con la pistola. Come ha fatto Di Maggio, cioè la fotocopia.
Al che, ogni volta che succedeva qualche cosa, subito si pensava a Contorno, Grado e Giovanni Lo Greco e Spitaleri, cioè tutta una serie di personaggi che facevano parte ai perdenti.
Quindi non è che si parlava solo nel '92. Ogni volta che succedeva un fatto o c'era la possibilità di individuare qualche collaborante, e in fattispecie si è individuato la presenza di Contorno a Roma, si è pensato di eliminarlo.
Non c'è stato mai una volta detto: no, dobbiamo cercarlo perché non si deve eliminare. O perché quella data...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, posta in altri termini la mia domanda mirava a capire - quindi la riformulo - mirava a capire se dopo che l'arresto di Riina ha comportato tutte quelle situazioni che lei ha illustrato e che io oggi ovviamente do per conosciute, se dopo l'arresto di Riina, appunto, lei e i ragionamenti che aveva avuto con Bagarella, con Giuseppe Graviano e con chi altri, aveva sentito parlare che ci si attrezzava, ci si organizzava anche per l'eliminazione di Contorno. In questo quadro, che abbiamo sentito dalle sue dichiarazioni: il progetto della eliminazione di Di Maggio... Ecco, se aveva nel programma sentito anche collocare l'eliminazione... non come decisione, che a quello che capisco è una decisione presa da sempre...
IMPUTATO Brusca G.: Di Contorno da sempre.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma come esecuzione, come organizzazione di un momento esecutivo.
IMPUTATO Brusca G.: No, no. Come organizzazione io l'ho appreso quando si facevano queste riunioni a Borgo Molara. Da prima non ne sapevo niente io. Cioè, non ne sapevo niente io, però c'erano altre persone che lo sapevano.
PUBBLICO MINISTERO: La risposta è precisa ed esauriente.
Allora, queste riunioni a Borgo Molara lei ce la fa a collocarle nel tempo?
IMPUTATO Brusca G.: Queste che riguardano Contorno dopo l'arresto di Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, dopo l'arresto di Giuseppe Graviano, perché lei ne ha un ricordo diretto, o perché lo ricava da qualche cosa che c'era già stato l'arresto di Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Perché dopo l'arresto di Giuseppe Graviano si manda a dire dal carcere che al posto suo doveva reggere il mandamento Giorgio Pizzo e Fifetto Cannella, invece poi è stato gestito da Antonino Mangano. E fu l'occasione che mi venne presentato come uomo d'onore Giorgio Pizzo.
Per questo io ricordo preciso che Giuseppe Graviano era stato arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Quindi, a questi incontri che si svolsero lì a Borgo Molara intervenivano queste persone che lei ha nominato da ultimo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'una, l'altra, tutte e due, se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: No, una volta sono venuti tutti e due, Giorgio Pizzo e Fifetto Cannella. C'ero io, c'era Luca Bagarella, c'era Messina Matteo Denaro, c'era Antonino Mangano, poi è venuto Peppe Ferro. Perciò che si mettevano per i fatti suoi a parlare e io quello che mi aspettava sentivo, quello che non mi spettava neanche lo volevo sentire. No perché... cose che non mi interessavano io, per abitudine mia, me ne vado perché non mi interessano ascoltarle.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io ho capito che Giorgio Pizzo le fu presentato come uomo d'onore...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... dopo che c'era stato l'arresto di Giuseppe Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è persona che già conosceva lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io lo conoscevo da molto tempo prima.
PUBBLICO MINISTERO: Parlo di Giorgio Pizzo, eh.
IMPUTATO Brusca G.: Giorgio Pizzo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lo conosceva così, per fatti...
IMPUTATO Brusca G.: Io lo conoscevo come amico di Pietro Salerno, uomo d'onore della famiglia di Brancaccio; che venivano a trovare Antonino Gioè ad Altofonte e lo vedevo assieme a loro.
Poi è nato questo particolare...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ormai che ci siamo, di queste persone che lei ha indicato un attimo fa: Cannella?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Questo le fu presentato come uomo d'onore nell'occasione, oppure è persona che conosceva già da prima, come uomo d'onore?
IMPUTATO Brusca G.: Io Cannella l'ho conosciuto già molto tempo prima, che fu quello che, in particolar modo, partecipò al rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo. Cioè, che organizzò su Brancaccio la squadra che rapì il piccolo Giuseppe Di Matteo. E' la persona che per un periodo tenne i contatti per conto mio con Antonino Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Con?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè per conto mio si incontrava con Fifetto Cannella; Fifetto Cannella per i Graviano, cioè famiglia mafiosa di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: La terza persona che ha nominato è Antonino Mangano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'ha citata anche ieri...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma, insomma, ora ne stiamo riparlando.
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore, divenne reggente dell'ultimo periodo della famiglia di Brancaccio.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha fatto accenno a questo episodio del rapimento di Di Matteo figlio, del bambino che poi è stato ucciso.
Ha detto che fu, in qualche modo, la situazione, sul luogo dove fu eseguito il rapimento, organizzata da Fifetto Cannella.
Io non ho nessuna intenzione di farmi raccontare da lei, qui, in questo processo quel rapimento e quanto è successo dal rapimento in avanti. A quello che capisco, però, e a quello che comunque davanti alla Corte è stato riferito da altre persone in quella vicenda c'è anche il suo ruolo, la sua responsabilità.
IMPUTATO Brusca G.: La mia responsabilità non che l'ho subita, ma fu dopo che io con Bagarella ci siamo un po' chiariti, ci siamo incontrati a San Mauro Castelverde, dopo ci siamo incontrati io, Bagarella, Giuseppe Graviano e Messina Matteo Denaro - che c'è da fare con questi collaboranti che non c'è da fare - e il Bagarella mi spingeva di più di tutti - per dire: vediamo, se non vediamo - al che dico, siccome Di Maggio è stato collaborante, ma quello che dava più responsabilità come fatto storico era il Di Matteo, quando stava andando a raccontare il fatto del dottor Falcone, al che decidiamo di fare un'azione contro il Di Matteo e che, siccome ispirandoci a un fatto che era successo a Napoli di un sequestro di un bambino, non mi ricordo il particolare, abbiamo deciso di fare la stessa cosa, con la speranza che il Di Matteo...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi questa decisione... A me non serve saper altro.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, volevo... l'ultime due parole.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: E voglio puntualizzare perché, ripeto, non perché io mi voglia togliere di responsabilità, ma se era in prima persona per Leoluca Bagarella, doveva essere ucciso quasi subito o strada facendo.
Io, anche se non cambia niente, l'ho tenuto nel tempo e se non ci sarebbe stato quel momento di pausa, può darsi che sarebbe vivo. Ma se sarebbe stato per qualcun altro, può darsi che sarebbe già morto subito appena preso.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo semplicemente dare a questa vicenda il riferimento iniziale, e soprattutto il riferimento in termini di soggetti che concordarono di fare questa azione criminale.
Allora, se io ho capito bene, lei...
IMPUTATO Brusca G.: Io...
PUBBLICO MINISTERO: ... ha detto che c'era già stato il chiarimento tra lei e Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'incontro di cui si è parlato ormai più volte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, e quindi?
IMPUTATO Brusca G.: Io, Giuseppe Graviano...
PUBBLICO MINISTERO: Chi sono i soggetti che concertarono questa...
IMPUTATO Brusca G.: Io, Giuseppe Graviano e Messina Denaro Matteo e Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, non credo proprio di poter sbagliare nel dire che questa decisione si colloca in un periodo che è precedente, ovviamente, l'arresto di Giuseppe Graviano...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, siamo a novembre '93.
PUBBLICO MINISTERO: Novembre '93.
Allora, questa vicenda io l'ho richiamata semplicemente perché ho bisogno di chiederle: quindi, a quella data - novembre del '93 - in che termini si sono definiti, si sono ridefiniti eventualmente, i rapporti tra lei e queste altre persone e anche tra queste altre persone tra di loro. Ecco, non ci dimentichiamo che qui siamo ancora nel mezzo della storia delle stragi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Cioè, fra di loro hanno un feeling, c'è un accordo ben preciso e vanno avanti senza nessun tipo di problema.
Io comincio a entrare piano piano, dopo il chiarimento avvenuto a settembre a San Mauro con Leoluca Bagarella e comincio ad entrare piano piano, piano piano e naturalmente è normale che loro, con la diffidenza nei miei confronti, anche io nei loro confronti. Non è che per quanto... io... se io facevo, rientravo un'altra volta nel gruppo, però c'entravo piano piano e cominciando a valutare passo passo quello che si andava facendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Però il chiarimento, l'armonia si andava...
PUBBLICO MINISTERO: Le pongo due domande. La prima è questa: lei ieri ha riferito di aver raccolto, a un certo punto, una considerazione o una dichiarazione di Bagarella che in qualche maniera non era propriamente soddisfatto di come funzionava il rapporto con i Graviano, in quanto i Graviano erano - mi pare abbia detto lei - a fare i comodi loro, o qualcosa di simile, in giro per l'Italia; mentre lui era sempre alle prese con questa storia di attentati che stava andando avanti, eccetera, eccetera.
Allora, io ho bisogno di capire - se lei lo sa - com'è che da questa situazione che sembrerebbe di rapporti non del tutto armonici, che Bagarella le rappresenta, si arriva poi a questo momento in cui, decidendo su un fatto particolarmente importante oltre che tragico, poi, quale quello del sequestro del bambino, invece sembra che le intese siano state ripristinate al meglio.
Lei...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ha capito il problema?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: C'è stato qualche cosa che ha determinato, se lei lo conosce, un riavvicinamento, un consolidamento dell'intesa tra Bagarella e i Graviano, ovvero c'è qualcosa che mi sfugge?
IMPUTATO Brusca G.: No, io debbo dire, per quello che sono le mie conoscenze e per chi conosce Bagarella poi nel tempo, di un lato quando presenta non ci sono problemi, poi dietro le spalle sempre qualche frecciatina dietro a chicchessia la mollava.
E, nel caso di Giuseppe Graviano, forse in quel periodo i fratelli Graviano, essendo al nord, perché spesso erano al nord, perdevano tempo a scendere o per i fatti suoi volevano scendere, non volevano scendere - perché, ripeto, io non conosco i particolari di quel periodo - il Graviano si lamentava perché non si facevano vedere, perdevano tempo a scendere per essere più celeri nell'andare avanti con gli attentati o per il programma che loro avevano. E si lamentava che se si perdeva tempo a realizzare qualche attentato, cioè di andare avanti, è perché i fratelli Graviano perdevano tempo, non si facevano sentire: 'questi non scendono, non si fanno vedere più o perdono tempo.' Cioè, queste erano le parole. Però da quale fatto scaturivano, in particolare, non lo so.
Io gli do la mia interpretazione nel senso che lui li chiamava e subito voleva che loro scendessero. Possibilmente per i fatti suoi, magari perdevano qualche giorno di tempo, o non so per quale motivo, si lamentava che questi perdevano tempo.
Dopo, quando poi furono arrestati, le solite lamentele perché stavano a divertirsi con le donne, per divertirsi con le donne, non si fanno più vedere, si sono ritirati, come si suol dire, i remi in barca, cioè non vogliono più andare avanti in questo progetto, per quello che c'era da farsi.
PUBBLICO MINISTERO: E' proprio questo il punto. La fermo un attimo, Brusca. Io volevo star bene attento, nel modo di formulare la domanda.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ora mi pare che lei stia dicendo una cosa che ha già detto ieri: di aver raccolto, dalle dichiarazioni di Bagarella, quasi la consapevolezza che i Graviano - Graviano: ora qui poi bisognerà che lei cerchi di esser più preciso possibile -...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: ... avevano l'atteggiamento, stando sempre al Bagarella, di chi ha tirato i remi in barca o non rema più con la stessa convinzione di prima.
Eh, allora dico, se avevo capito bene ieri, e oggi son sicuro di aver capito bene come la Corte, non c'è contraddizione tra il fatto che apparentemente avevano tirato i remi in barca, dopodiché convengono di fare quest'azione criminale di sequestro del bambino, di Di Matteo? Che, come lei ci ha spiegato, guarda ad uno scopo strategico importante, cioè dire, chiudere la bocca a Di Matteo che sta raccontando le vicende di Capaci, la strage.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, io Giuseppe Graviano lo conosco, però non ho avuto mai rapporti intrinsechi, cioè di due persone che si frequentano, molto stretti. Quindi non posso dare un giudizio perché, ripeto, non li conosco; li conosco per rapporti di Cosa Nostra... su questo. Li conosco per persone educate, persone rispettose, per quelle che sono le regole di Cosa Nostra.
E quindi non so i motivi perché i fratelli Graviano abbiano avuto questo atteggiamento, vero o non vero. O perché l'hanno avuto.
Io conosco quello che il Leoluca Bagarella a piccole frecciate, a piccole lamentele, diceva dietro le spalle dei fratelli Graviano, e in particolar modo di Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Il secondo punto di cui volevo parlare, con riferimento a questa decisione presa di compiere quella certa azione criminale, è questo. Si parlò solo dell'azione criminale nei confronti del bambino di Santino Di Matteo? O fu, il discorso fu allargato anche agli altri temi dell'azione complessiva che stava praticando Cosa Nostra in quel momento e che, comunque, stavano praticando Bagarella e le altre persone?
Intendo dire, parlaste, fu un incontro solo? Fu un incontro, o più incontri, nel quale toccaste anche gli altri temi, gli altri argomenti complessivi della strategia?
IMPUTATO Brusca G.: No. Dopo, dopo l'incontro avvenuto a ... poi ne abbiamo avuto un altro a Salemi, dove si dice: 'Noi siamo tutti un gruppo, andiamo avanti'. Gliel'ho detto: 'Sono a disposizione'. Però senza scendere, ripeto, nei particolari.
Poi ci siamo rivisti a Misilmeri, dove è avvenuto quest'incontro, questa decisione, e si è parlato un po' così in generale, per fatti generali: il fatto del 41-bis, cosa c'era da potere fare, cosa non si poteva fare. Però, in maniera tutta, ripeto, astratta.
Di concreto, per realizzare, fu solo la decisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, come fatto decisionale ed esecutivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Però allora mi spieghi un altro punto. Siccome lei, nell'incontro precedente che aveva avuto da solo con Bagarella, gli fece notare che al punto dove era arrivato non poteva più tornare indietro e doveva, viceversa, andare avanti per ottenere qualche cosa.
Per quale ragione - ecco, questa è proprio una domanda che rivolgo direttamente a lei, per capire lei come ha, come si è regolato in questa situazione - per quale ragione non ha rilanciato lo stesso argomento con Messina Denaro, Graviano e anche Bagarella? Visto che questa volta, mi si passi questa espressione, li aveva tutti e tre davanti a lei.
IMPUTATO Brusca G.: Ma, dottor Chelazzi, come le ho detto, io siccome assieme a loro non avevo mai parlato di stragi, non avevo mai parlato di questo tipo di programma, né con Giuseppe Graviano, né con Messina Denaro Matteo. Ne avevo parlato solo con Leoluca Bagarella, nel senso per le stragi quelle attivate; perché il progetto iniziale non era quello che io avevo detto.
Quindi, io solo la confidenza, la possibilità me la prendo solo con Bagarella. Voglio dire: 'Una volta che si era arrivati a questo punto, perché non continuate?'. Cioè non... dottor Chelazzi...
PUBBLICO MINISTERO: Sì?
IMPUTATO Brusca G.: Io non gli vado a dire a Giuseppe Graviano, che mi poteva, posso pure avere una risposta, come io gliela posso pure dare, a dire: 'Ma noi due abbiamo parlato mai di attentati o di stragi, o di questi fatti?'. Perché, ripeto, il nostro programma era tutto un altro, inizialmente.
Quindi io, al Bagarella, gli dico: 'Una volta che sei arrivato qua' si era arrivati qua - perché io parlo singolare - cioè 'una volta che sei arrivato qua, continua. Cioè, non ti fermare'.
Io non dico 'si era arrivati qua'.
'Una volta che sei arrivato qua, continua, non ti fermare più'.
Cioè quindi lui, con i suoi, con il suo gruppo, con le sue persone che andava avanti, doveva decidere di andare avanti o come fare per non andare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, io ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Per esempio, se, come lei ha potuto notare, infatti per l'esplosivo per Contorno, non è che me lo chiede né Giuseppe Graviano, né Nino Mangano, né il Messina Denaro Matteo: me lo chiede Bagarella.
Cioè questo... questa frazione, cioè questo comportamento stagno, c'è.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma è una compartimentazione stagna, o un compartimento stagno, che aveva lei stesso deciso di stabilire nei confronti degli altri diversi da Bagarella, per ragioni tutte sue? Cioè di valutazione della situazione. Oppure c'erano delle ragioni oggettive?
IMPUTATO Brusca G.: No. Prima, per un mio comportamento; cioè che quando una cosa non decisa assieme a me, e c'è un altro che la sta portando avanti, se me lo dice, me lo dice nel senso che se poi ci entro in gioco. Ma io non mi permetto né a Giuseppe Graviano, né a Riina, né a nessuno di andarmi a intromettere in cose che loro stanno facendo; tranne che non sono cose che mi interessano, cioè o nel mio territorio, o persone che toccano a me.
Siccome sono cose che a me non mi riguardano, non mi voglio né far rimproverare, e neanche criticare. Nel senso, per dire: fate... Siccome con me non ne ha parlato mai nessuno, di questi fatti, quindi io non vado a chiedere niente. Ripeto, per non subire una risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque, questo è stato un incontro che si è svolto a Salemi, lei ha detto.
IMPUTATO Brusca G.: Uno a Salemi, dopo San Mauro Castelverde, uno a Salemi; e questo, del piccolo Giuseppe Di Matteo, a Misilmeri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi ci sono stati questi incontri invece in Borgo Molara.
IMPUTATO Brusca G.: Dopo l'arresto di Giuseppe Graviano, sono avvenuti a Borgo Molara; i tre, quattro, cinque, quelli che sono stati a Borgo Molara.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome oggi ci siamo soffermati un po' di più sulle persone di Fifetto Cannella, di Giorgio Pizzo e di Antonino Mangano, le chiedo se quando poi lei fu in qualche modo messo al corrente di come era andato il primo tentativo...
PRESIDENTE: Pubblico Ministero, mi scusi. Ma qui si usa continuamente parlare al telefono. Io vi prego, per cortesia, tutti, quando avete necessità, prendete e uscite. Perché è impossibile pretendere di sopportare i trilli del telefono, il mormorio di chi parla al telefono, mentre qua c'è l'udienza.
Questo è l'ultimo avvertimento. Da ora in poi, invito i Carabinieri a procedere immediatamente al sequestro momentaneo dell'apparecchio. Perché non si può andare avanti, così. Mi scusi, prosegua.
PUBBLICO MINISTERO: Dicevo, Brusca, oggi ci siamo un attimino più soffermati sulle persone di Mangano, Cannella e Pizzo.
Allora, con riferimento al fallimento dell'attentato a Contorno, quello della fumata - adoperiamo quest'espressione - tanto per capirsi, mi pare che lei abbia detto ieri, mi pare però, che la storia le fu raccontata, ovviamente in epoca successiva, da qualcuno.
Io però non mi ricordo esattamente la sua risposta, e avrò bisogno di riproporgliela. Ecco, chi è che le raccontò quindi che c'era stato questo fallimento?
IMPUTATO Brusca G.: Il primo che mi raccontò questo fatto fu Leoluca Bagarella. E credo che poi, se non ricordo male, me l'ha ripetuta Messina Denaro Matteo, nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha mai parlato, di questo episodio, di questo episodio dell'attentato fallito, con qualcuna delle persone di cui abbiamo parlato oggi? Cioè a dire Mangano, Pizzo, Fifetto Cannella?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, non me lo ricordo. Ma può pure essere.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ieri ci siamo avventurati, o meglio ci siamo instradati, su un discorso di esplosivi; e l'abbiamo in qualche maniera completato.
Però c'era un discorso di detonatori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha fatto un'anticipazione, le ho detto: 'Me lo racconterà più avanti'. Ecco, ora ho bisogno che mi illustri questa vicenda di detonatori.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, dopo il chiarimento avvenuto a San Mauro Castelverde, in uno degli incontri avvenuti sempre a Misilmeri, mi chiedono dei detonatori elettrici. E gliene ho fatti avere tre, quattro, cinque. Che me li ha chiesti sempre il Bagarella. E io li ho consegnati a Bagarella, poi il Bagarella li ha dati agli altri.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma le modalità di consegna sono state dirette, tra lei e Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questi detonatori da dove venivano?
IMPUTATO Brusca G.: Dalla cava Modesto, dove io prendevo l'esplosivo tipo cava. Cioè quelli uguali, trovati in Contrada Giambascio, o San Giuseppe Jato, San Cipirello: il deposito che noi avevamo.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
IMPUTATO Brusca G.: Ma in quel periodo non si trovavano... chiedo scusa, è importante.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: In quel periodo non si trovavano in Contrada Giambascio, ma bensì si trovavano ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Questo fatto si colloca dopo l'incontro di San Mauro Castelverde.
IMPUTATO Brusca G.: E dobbiamo essere ottobre-novembre '93.
PUBBLICO MINISTERO: La domanda sarà ingenua, ma lei ha capito a che cosa servivano questi detonatori?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che servivano per attentati, però non so per quali.
PUBBLICO MINISTERO: Gli son mai stati restituiti, questi detonatori?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Erano detonatori elettrici?
IMPUTATO Brusca G.: Detonatori elettrici. E io l'ho pregato, in particolare l'ho pregato di tagliare i fili e togliere, per quel poco che rimaneva, togliere il pezzettino di plastica.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il rivestimento?
IMPUTATO Brusca G.: Il rivestimento. Perché tramite il rivestimento si poteva individuare la provenienza del...
PUBBLICO MINISTERO: Del detonatore.
IMPUTATO Brusca G.: Del detonatore.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, perché...
IMPUTATO Brusca G.: Chi l'aveva comprato, in quale posto era stato consegnato; cioè poteva ricucire, ricollegare dove sarebbe provenuto, questo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Ma avevano una provenienza particolare, questi detonatori?
IMPUTATO Brusca G.: Se venivano ritrovati, che so, potevano avere una provenienza particolare, perché erano stati comprati legittimi. Cioè dalla cava a Modesto. Quindi, se chi consegnava, scrivono a dire 'abbiamo consegnato 10 detonatori con il rivestimento dei fili di colore così e così', si poteva riuscire a individuare il posto dove sarebbero stati comprati.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi lei suggerì di sbucciarli completamente, i fili del...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Tagliarli e quello che rimaneva di sbucciarli.
PUBBLICO MINISTERO: Lei sa che tra i fatti di strage, che sono compresi nell'imputazione elevata anche a suo carico, c'è l'episodio di una strage mancata, una strage fallita allo Stadio Olimpico. Ecco, io le chiedo di chiarirmi se di questo episodio lei ha avuto cognizione, ha avuto un qualche racconto.
Ieri, lei ha fatto un'affermazione di carattere generale di un certo tipo; ma non è questo il momento per riprenderla.
Io ho bisogno semplicemente di sapere se dell'episodio di questa strage fallita allo Stadio Olimpico, lei ha avuto mai una qualche conoscenza.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho una conoscenza così, molto sui generis, raccontatami da Gaspare Spatuzza perché furono arrestate persone della zona di Brancaccio, tra le quali, uno di questi, cominciò a collaborare. E dice: 'Ora questo verrà fuori, di un attentato contro un pullman dei Carabinieri, che doveva uscire dallo stadio e che, al passaggio, dovevano far esplodere questa macchina piena di tritolo'. Solo che, al momento di azionare il telecomando, non funzionò.
Però io l'ho saputo quando c'era questo collaborante che stava parlando, io non mi ricordo quale collaborante, forse si riferiva a Scarano o qualche altra persona. Dice: 'Ora verrà fuori anche questo fatto'. E questo è quello che so io.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora questo discorso è stato fatto a lei da Spatuzza.
IMPUTATO Brusca G.: Da Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ora lasciamo perdere se il collaborante di riferimento poteva essere Scarano o un altro, non ha importanza.
IMPUTATO Brusca G.: Comunque il riferimento era a un collaborante. Dice: 'Ora verrà fuori questo fatto'.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, voglio sapere, che lei ricordi, quando Spatuzza le fece questa confidenza, di questo attentato non riuscito allo Stadio Olimpico, già si parlava a livello di giornali, di televisione, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: No no, non ne sapevo niente io. Per me fu una primizia, cioè non ne sapevo niente.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che lei abbia nominato ora per la prima volta il nome di Spatuzza; fino ad oggi, mi pare che...
IMPUTATO Brusca G.: Non... non è capitato, perché non è capitato nominarlo.
PUBBLICO MINISTERO: No no, dico in sede di esame, eh? Non negli interrogatori, è un altro discorso.
IMPUTATO Brusca G.: No no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, bisogna alla Corte offrire i dati della sua conoscenza e dei suoi rapporti con Spatuzza.
IMPUTATO Brusca G.: Io, Gaspare Spatuzza, lo conosco così, come persona normale, come impiegato della Valtrans, un deposito a Brancaccio, deposito di import-export, di questo genere qua. Poi lo conosco, sapevo che, bene o male ne sentivo parlare, 'Spatuzza, Spatuzza', però così, molto astratto.
Poi invece lo conosco direttamente dopo l'arresto di Leoluca Bagarella, di Antonino Mangano, di Giorgio Pizzo. E siamo a fine '95, metà '95. Quando a Brancaccio, per quello che mi riguarda, per quello che riguardava il Messina Denaro Matteo e altre persone, non avevamo nessun punto di riferimento, incontrandoci con le persone che ho menzionato abbiamo deciso di combinarlo, perché non era uomo d'onore.
Al che, abbiamo deciso di combinarlo e di avere il nostro punto di riferimento su Brancaccio.
Quindi, Gaspare Spatuzza diventa uomo d'onore nel settembre-ottobre del '95. E diventa uomo d'onore e, in qualche modo, reggente, cioè un nostro punto di riferimento momentaneo per la zona di Brancaccio, per quello che riguardava noi. Anche se c'erano altri uomini d'onore, nella zona.
Quindi, Gaspare Spatuzza è un uomo d'onore della famiglia di Brancaccio, che ha partecipato...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questa confidenza per l'attentato allo Stadio Olimpico, quindi, lei la riceve da Spatuzza quando era già stato combinato.
IMPUTATO Brusca G.: Quando già è stato combinato, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Credo siamo nel mese di dicembre del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quando lei si sentì raccontare - ed era la prima volta, da quello che apprendiamo,...
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che sentiva parlare di un fatto di questo genere - di un attentato da farsi a un pullman di Carabinieri fuori dallo stadio, attentato che è fallito poi, così le veniva detto...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... per un problema di telecomando.
IMPUTATO Brusca G.: Perché non fu, non azionò, un falso contatto, cioè non ha avuto il contatto perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque ci fu un inconveniente di carattere tecnico, a quello che capisco.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei si sentì raccontare una storia di questo genere, ritenne di domandare a Spatuzza o comunque ha saputo da Spatuzza a quale disegno strategico apparteneva un'azione criminale di questa portata? Perché mi pare che fosse un po'...
IMPUTATO Brusca G.: Una portata...
PUBBLICO MINISTERO: Mi fermo qui, do la parola a lei.
IMPUTATO Brusca G.: Di una, cioè una portata di notevole importanza, nel senso che sarebbero stati uccisi uno o 10, 50 Carabinieri, non so quante vittime sarebbero successe. Perché si parlava di un pullman pieno di Carabinieri, che passavano davanti questo obiettivo.
E quindi il Spatuzza dice: 'Ora verrà fuori questo fatto', quando, ripeto, a conseguenza di un collaborante che stava cominciando a collaborare, dice: 'Ora racconta questo particolare'.
E lui si sentiva responsabile, in quanto forse anche ideato da lui, avendo chiesto il permesso a Giuseppe Graviano o a chi per loro, e dice: 'Fallo'.
Però poi, ripeto, sono queste le piccole notizie che io ho avuto; nei particolari non so perché, ripeto, non c'ero io all'origine del progetto iniziale.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, ho bisogno di capire. Per quello che apprese da Spatuzza, questo fatto lo aveva - Spatuzza - deciso da sé, oppure lo aveva eventualmente progettato, ma si era fatto confermare il progetto da qualcuno?
IMPUTATO Brusca G.: Per quello che io ho potuto riuscire a capire, credo che sia normale, lui lo abbia progettato, però ha chiesto il permesso ad altri, sia di poterlo fare o meno. E gli hanno dato il consenso di farlo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è riuscito a capire da Spatuzza la ragione per la quale, fallito questo attentato per una ragione di ordine tecnico - è come l'automobile che una mattina non parte, mi pare di aver capito che è stato questo più o meno il problema che Spatuzza le ha rappresentato - la ragione per la quale, ripeto, non è stato replicato un attentato di questo genere?
IMPUTATO Brusca G.: No, non siamo scesi in questi particolari.
PUBBLICO MINISTERO: Allora lei ci deve un po' aiutare a capire - l'ha già fatto, ma io devo continuare a farlo - lei ci deve un po' aiutare a capire come si spiega che, oltretutto era situazione così particolare, Spatuzza è stato combinato uomo d'onore da poco, è stato combinato da lei d'intesa con Messina Denaro per averlo anche in qualche misura come referente sul territorio di Brancaccio. Referente fiduciario.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo averlo combinato, si viene a sapere, lei viene a sapere da Spatuzza che era stato coinvolto in questa operazione, che avrebbe avuto, se realizzata, una portata comunque di grandissimo rilievo in tutti i sensi, ecco com'è, ripeto, che la conversazione tra lei e questo uomo d'onore che lei ha combinato da poco si blocca a questo punto.
Lei non cerca di capire di più di questo avvenimento, non cerca di farsi spiegare di più da questo che doveva essere il suo fiduciario per l'avvenire, per quale ragione aveva deciso di compiere un'azione che poteva essere anche in qualche modo traumatica; anche per gli equilibri, per delle prospettive, per quello che poi si sarebbe potuto sperare di ottenere o voler fare a seguito di un avvenimento di questo genere.
Io non posso sostituire alle sue parole, finché non gli ho fatto almeno una domanda, un'eventuale mia interpretazione.
Ecco, bisogna capire com'è che il discorso si può essere fermato a questo punto, tra lei e Spatuzza; qual è la ragion per cui lei non gli ha detto: 'Ma perché non l'avete rifatto? Ma chi è che ti aveva detto di fare un'operazione criminale di questa portata? Ma che cosa volevate ottenere, quando avevate fatto fuori 10 o 60 Carabinieri?'.
Ecco, questa è esattamente la domanda. E' stata un po' lunga, però mi pare che riassuntivamente siano poche parole.
IMPUTATO Brusca G.: Siccome io, questa domanda, a Gaspare Spatuzza non gliela faccio perché già l'avevo fatta a Messina Denaro Matteo. Nel senso che l'unica persona con cui io potevo dire: 'Ma cosa volevate fare? Cosa, qual era il progetto iniziale? Cosa pensavate di fare?', e, in qualche modo, il Messina Denaro Matteo, la risposta me l'aveva data, nel senso per dire: 'Abbiamo fatto questo, ci siamo fermati, non abbiamo concluso niente'.
Quindi io non ho motivo di andarla a chiedere un'altra volta allo Spatuzza, perché era, Spatuzza era un esecutore; cioè non era una persona decisionale.
Però abbiamo parlato credo, se non ricordo male, di avere parlato dell'effetto che avrebbe potuto avere, il problema se l'attentato sarebbe riuscito. Quindi, sul problema dell'attentato, se riusciva o meno, con Spatuzza ce lo siamo chiesti così, cioè per dire: 'Ma se sarebbe successo, sarebbe successo la fine del mondo'.
Però, sul motivo, io a Spatuzza non gli chiedo niente. Io già l'avevo chiesto al Messina Denaro Matteo. Quindi, bene o male, una risposta io l'avevo, non avevo bisogno di andarlo a chiedere a Spatuzza.
PUBBLICO MINISTERO: Ma con Messina Denaro Matteo, specificamente dell'attentato, di questo attentato ai Carabinieri...
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Né prima, né successivamente, lei ci è tornato?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non ci sono tornato perché per me il progetto era unico, non c'era bisogno di scendere sui dettagli o sul particolare. Questo è un fatto singolo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, le fu spiegato da Spatuzza - questo riguarda un aspetto tecnico del problema - com'è che, fallito che fu l'attentato per questo problema di ordine tecnico, poi si era provveduto a smontare tutto il congegno: auto, esplosivo e quant'altro?
IMPUTATO Brusca G.: Ricordo che mi disse che poi lui ha rischiato nell'andare a disinnescare, cioè a togliere, cioè quello che era il congegno, quindi rischiando di... cioè che se, poteva anche saltare lui, al momento che lui toccava qualche cosa che non andava, saltare nell'aria.
E dice: 'Io fui un pazzo ad andare a fare questo fatto'. Dice: 'Ci sono riuscito', dice 'poi abbiamo tolto la macchina'.
Non so poi come è stata tolta, come gli uomini l'hanno eliminata, cioè come l'hanno tolta, come l'hanno... hanno risolto il problema.
Però che lui, il particolare fu che lui andò a innescare il...
PUBBLICO MINISTERO: A disinnescare.
IMPUTATO Brusca G.: Il meccanismo elettronico che lui aveva combinato, lui o non so chi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma le disse se questa operazione l'aveva fatta da solo o aiutato da qualcuno?
IMPUTATO Brusca G.: No, non nominò altre persone. Perché in qualche modo lui parlava di sé, di quello che aveva fatto, che non aveva fatto. Di sé, non parlò di altre persone. Però non poteva essere da solo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, in relazione a questo particolare avvenimento dell'attentato fallito all'Olimpico, ho capito che l'unica persona che gliene ha parlato è Spatuzza.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: L'unica persona di cui Spatuzza ha parlato è stato Spatuzza stesso.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non entrano altri soggetti, nelle sue conoscenze, in questo episodio dello Stadio Olimpico?
IMPUTATO Brusca G.: C'era un... Dice: 'Ora verrà fuori'. Perché c'era un collaborante che ne stava parlando. Nel senso che lui, individuando la persona che stava cominciando a collaborare ed era a conoscenza di questo progetto, lui per questo me lo racconta. Sennò, credo che neanche me l'avrebbe raccontato.
Quindi, qualche collaborante era pure a conoscenza, ne stava parlando perché ne era a conoscenza. Dice: 'Ora verrà fuori anche questo particolare'.
Cioè io lo so prima che esce fuori dai giornali o da notizie di stampa, o cronaca, quello che era.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei rammenta se... rammenta di un episodio di una rapina piuttosto in grande stile, fatta alle Poste a Palermo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se ricorda questo episodio, rispetto a questa confidenza ricevuta da Spatuzza, l'episodio della rapina alle Poste di Palermo è un episodio che si colloca vicino nel tempo, o che si colloca viceversa in un tempo...
IMPUTATO Brusca G.: No, vicino, vicino nel tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, i riferimenti di questa confidenza sono, da un lato, va be', la notizia che qualcuno stava collaborando.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi, a quello che capisco, la rapina alle Poste di Palermo.
IMPUTATO Brusca G.: E la rapina alle Poste di Palermo era come punto di riferimento. Però siamo novembre-dicembre '95. Credo che, se non ricordo male, però credo che sia la collaborazione di Scarano che lui si preo... la collaborazione di Scarano o di Romeo, comunque qualcuno che stava collaborando da pochissimo tempo.
Stava collaborando da pochissimo tempo e che dice: 'Ora verrà fuori questo particolare', quindi qualcuno che aveva partecipato al progetto, o sapeva del progetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma di questa collaborazione, di questa recente e nuova collaborazione, Spatuzza - per quello che lei ha saputo - era informato direttamente per vie sue, per canali suoi personali? Oppure era una collaborazione di cui avevan già cominciato a parlare i giornali?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, la collaborazione dei vari collaboranti, che venivano fuori, tranne che qualcuna che non si riesce a capire, ma non... difficilmente; però, basta poco per una persona di mafia, riuscire a capire se uno sta collaborando o meno.
E quindi dai primi segnali si capiva subito che uno stava cominciando a collaborare.
C'era, quando una notizia usciva sui giornali; ma credo, in quel momento storico - ripeto, '95 - che non c'erano grosse confidenze da parte... cioè grosse possibilità di conoscere.
Però, dai movimenti o dalle piccole cose, si vede che un altro stava cominciando a collaborare.
Che so, i Carabinieri andavano... i Carabinieri, le forze di Polizia, andavano in qualche posto a fare qualche perquisizione, o andavano a controllare qualcosa di nuovo.
E uno sapeva, dice: 'La sa solo lui'. Allora, si dice: c'è qualcosa che non funziona.
Quindi, bastava pure niente per potere riuscire a capire i movimenti che succedevano. Quindi, qualcuno sta cominciando a collaborare.
Poi, c'erano le fughe di notizie.
PUBBLICO MINISTERO: Era preoccupato Spatuzza di questa nuova collaborazione...
IMPUTATO Brusca G.: Preoccupato per quello...
PUBBLICO MINISTERO: ... per questa apertura che...
IMPUTATO Brusca G.: Per questa...
PUBBLICO MINISTERO: ... temuta sull'avvenimento dell'Olimpico?
IMPUTATO Brusca G.: Preoccupato perché veniva il nome di Spatuzza in maniera forte, dietro questo attentato. Quindi, dice: 'se prima mi davano la caccia, ora mi rafforzano, perché mi cercheranno con odio personale'.
Cioè, questo era un po'...
PUBBLICO MINISTERO: I Carabinieri.
IMPUTATO Brusca G.: I Carabinieri.
PUBBLICO MINISTERO: Di tutte le persone che abbiamo nominato quindi tra ieri e oggi, e quindi Mangano, Pizzo, Cannella, Peppe Ferro, Vincenzo Ferro e quanti altri, Calabrò, dico, nessuna di queste persone lei l'ha mai sentita citare in un qualche racconto, in una qualche confidenza di Spatuzza o di altri, con riferimento all'attentato all'Olimpico?
IMPUTATO Brusca G.: Giorgio Pizzo venne arrestato prima che io ricevessi questa confidenza. Fifetto Cannella pure.
Credo, non ho avuto altre confidenze. Le ho avute solo da Spatuzza, guardi, non credo di avere avuto altre confidenze da chicchessia.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, la mia domanda più che altro mirava ad accertare se, nei racconti - ho capito sono solamente quelli di Spatuzza - nessuna di queste persone era mai stata collegata alla vicenda dell'Olimpico, salvo Spatuzza stesso.
E questo ignoto, relativamente ignoto collaboratore, che poteva raccontare il fatto.
IMPUTATO Brusca G.: Io, ragionando con la mia mente di Cosa Nostra, Spatuzza e con il gruppo che stavano lavorando al Nord per questi attentati. Però non ho avuto menzionato il nome di altre persone...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi interessava, mi interessava aver chiarezza di risposta su questa, su questo punto.
IMPUTATO Brusca G.: Per me è una deduzione quando mi dice, cioè questo ora comincia a parlare di questo fatto e mi dice ci sono altre persone, o un'altra persona che è a conoscenza anche di questo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha datato questa conversazione con Spatuzza nel novembre, orientativamente...
IMPUTATO Brusca G.: Novembre-dicembre del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Orientativamente. Approssimativamente del '95.
Ieri invece parlava di una certa serie di incontri che lei ha avuto con Messina Denaro, fra l'altro a Dattilo. E mi ricordo che l'epoca di questi incontri è databile, secondo le sue dichiarazioni, fino a ridosso dell'arresto di Vincenzo Ferro.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, dobbiamo partire...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vorrei riprendere questo punto della...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Dobbiamo partire un po' più...
Io riprendo i contatti con Messina Denaro Matteo dopo l'arresto di Leoluca Bagarella.
E l'arresto di Leoluca Bagarella avviene il 15 giugno '95.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi io poi mi incontro con il Dena... cioè, con il Matteo, luglio, agosto, cioè, poi si accavallano tanti appuntamenti con costui. Fino ad arrivare ai primi di gennaio. Fino ad arrivare ai primi di gennaio, perché con la collaborazione dell'autista di Leoluca Bagarella - in questo momento non mi ricordo -...
PUBBLICO MINISTERO: Calvaruso?
IMPUTATO Brusca G.: Calvaruso. Che Calvaruso dà l'indicazione dove io potessi abitare, quindi indica la casa di Borgo Molara, cioè lo sapeva Bagarella e Calvaruso, non lo sapeva nessun altro.
Quindi, ripeto, e da piccoli indizi capisco, cioè, solo con un passaggio di un elicottero, capisco che ci sono le Forze dell'Ordine sulle mie tracce e io me ne vado, scappo.
Tanto è vero che l'indomani mattina le Forze dell'Ordine vanno in quella...
PUBBLICO MINISTERO: Fanno l'intervento.
IMPUTATO Brusca G.: Fanno l'intervento, vanno in quella casa, ma non trovano nulla, trovano solo tutta la mia biancheria che ancora si trova tutta sequestrata: vestiti miei, dei miei familiari.
E quindi, io da quel momento, comincio a cercare tanti posti. Cioè, la mia latitanza comincia ad avere un movimento un po'...
PUBBLICO MINISTERO: Vorticoso.
IMPUTATO Brusca G.: ... vorticoso. Cioè, continuo alla ricerca dei posti, perché mi trovavo sprovveduto.
E, ripeto, io ero a finire nel trapanese, quando Vincenzo Ferro viene interrogato dalle Forze di Polizia, gli contestano sicuramente qualche cosa che riferiscono a Dattilo.
Vincenzo ferro fa il colloquio con i familiari, gli racconta questo particolare e Messina Matteo lo viene a sapere. Lo viene a sapere e, nello stesso momento che io, con i miei familiari, arrivo a Dattilo.
Quindi si può collocare il giorno ben preciso, giorno più, giorno meno. Quando i familiari vanno a fare il colloquio e subito scendono in Sicilia e raccontano questo fatto; il Messina Matteo Denaro, il Denaro Messina Matteo ne viene a conoscenza. Io arrivo con i miei familiari e subito dice: 'vattene, che è possibile che qua già sia sotto controllo'.
E io me ne vado. Però me ne vado dove già mi avevano trovato il luogo dove io ho risieduto per circa un mese, un mese e mezzo, nel trapanese.
E, ripeto, contatti che io ho avuto con il Messina Matteo, risalgono, come punto stabile fisso, in questo mese e mezzo.
Tre, quattro, cinque, sei appuntamenti che avevo avuto prima nel '95, e precisamente dopo la... uno dei contatti fu, che era successo la rapina alle Poste di Palermo, avendo avuto dei soldi, abbiamo, io e Nicola Di Trapani abbiamo portato 5 milioni come regalo ai trapanesi, al Sinacori e al Matteo.
E, in questa occasione, fu nell'occasione che io chiedevo al Messina Denaro Matteo, già gli avevo chiesto, cioè, cosa avevano risolto, cosa avevano fatto.
Cioè, una volta che io non avevo più il tramite, essendo che non avevo più il tramite, io entro in contatto con il Messina Matteo Denaro.
E mi lamento pure per dire: 'ma, cosa vi ho fatto io che con Trapani c'è stato questo muro? Cioè, questo ostacolo?'
E lui mi dice: 'ma io con te non ho niente. Io, tutto quello che mi serviva da te, parlavo con Bagarella'. Dice: 'per me Bagarella e te era la stessa cosa'.
Ci dissi: 'alt, non perché io abbia qualche cosa da dire. Bagarella è Bagarella e io sono io. I rapporti nostri sono nostri e quelli con Bagarella sono con Bagarella. Senza offesa, io avevo la mia regola, lui ne ha un'altra'.
Dice: 'ma io non sapevo che c'erano questi problemi tra te e il Bagarella'.
'I miei problemi sono una cosa...', comunque, dopo tutti questi chiarimenti con il Messina Denaro Matteo, si è ricominciato ad avere un rapporto, quello che avevamo, come prima.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, situati nel tempo questi colloqui tra lei e Messina Denaro come ce li ha ora precisati, io ho bisogno di ricomporre in maniera sintetica, per cortesia, il tipo di confidenze, di considerazioni, di valutazioni, se Messina Denaro ne ha fatte a lei, relativamente alla vicenda degli attentati.
Fermo restando che lei già ieri alla Corte ha detto che Messina Denaro le spiegò che gli obiettivi erano stati individuati in un certo modo, consultando materiale documentale, depliant turistici, guide... Che ne so, libri sulle città italiane, insomma...
IMPUTATO Brusca G.: Guide turistiche.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo particolare lei lo ha già fornito ieri alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di completare la rassegna degli argomenti, se ve ne sono stati, in aggiunta a questo, che Messina Denaro ha affrontato con lei specificamente in ordine alle stragi.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, siccome con lei non... Mi scuso, molte volte nel senso di poter riuscire a capire chi sono i mandanti esterni, in base alle domande che io avevo fatto a Messina Denaro Matteo.
Lui, vero o non vero, mi diceva che era uno di quelli che ha partecipato alle stragi, però non sapeva di contatti con apparati dello Stato.
Perlomeno lui non aveva nessun tipo di contatto.
Mi diceva, dice: 'sì, abbiamo fatto, però senza nessun aggancio'.
Ora, non è detto che era la verità. Non è detto perché mi voleva deviare, sapeva qualche cosa e non me lo ha detto, questo so e questo gliel'ho sempre detto e dirò sempre questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ieri lei ha citato una considerazione che Messina Denaro fece con lei relativamente a questo Scarano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi, ora a parte questo elemento, questa che ha rappresentato ora sulla asserita da parte di Messina Denaro, inesistenza di realtà esterne...
IMPUTATO Brusca G.: Un... Chiedo scusa, un appuntamento è stato fatto lo stesso giorno in cui comincia a collaborare Pietro Romeo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E vengono arrestati due, tre latitanti nella zona di Brancaccio.
Eravamo a Salemi e si parla di un blitz, arresti a Palermo. Entro in un'altra stanza, c'era il televisore, prendo il televideo e: "Arrestato latitante da parte delle Forze di Polizia", subito si è individuato il... si è individuato subito che c'era qualche collaborante.
Ecco, dove si riesce a capire subito che c'è il collaborante che indica i vari posti e i fatti.
Fu, credo, in questa occasione, che il Messina Matteo Denaro, menzionò il nome di Scarano dicendo: 'l'amico mio l'ho coinvolto, senza che lui ci interessava niente, si mette a disposizione, si sta facendo l'ergastolo, ho rovinato anche il figlio', se non ricordo male, 'senza che nessuno glielo portava'.
Dice: 'perché c'era bisogno su Roma, io avevo questa conoscenza e l'ho messo a disposizione'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, non sulle modalità di esecuzione e nemmeno sui soggetti che avevano preso parte alla fase esecutiva, ma sui fatti in sé, vi è stata qualche confidenza, qualche considerazione, qualche chiarimento che lei ha avuto da Messina Denaro in quel periodo?
Cioè a dire perché si è agito a Firenze, piuttosto che a Milano, su un certo obiettivo piuttosto che su un altro. A Roma le chiese, a Firenze un museo, a Milano un'altra cosa ancora...
Lasciamo perdere le modalità di individuazione, eh, Brusca...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... perché a questo punto non ci riguardano più.
IMPUTATO Brusca G.: Io, quando gli chiedo e mi risponde in quella maniera, cioè, come mai avete scelto queste cose, gli chiedo questo fatto perché con me non c'era il programma iniziale, quello... cioè, colpire questi obiettivi.
Al che dice: 'abbiamo deciso così e abbiamo individuato gli obiettivi tramite le guide turistiche. Abbiamo individuato questi fatti per ragionamenti che hanno fatto loro'.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: E quindi, siccome io ci arrivo per la mia deduzione, sempre con il discorso di Bellini e che Bagarella conosceva, quindi per me il discorso parte sempre dai suggerimenti, chiamiamoli... non suggerimenti che il Bellini dice: 'fate questo', ma è per i discorsi avuti tra Bellini e Gioè, ricollegandoci al discorso della torre di Pisa.
Quindi, per me, l'iniziativa è sempre una: con, alla fine c'è lo Stato, venire a cercare personaggi della mafia o di mafia, per potere avere qualche contatto. Per dire, dobbiamo finirla con questi fatti e noi ti diamo questo, questo e quest'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, fra un attimo, ce lo faremo raccontare, le farò delle domande proprio sul rapporto che è intercorso tra Bellini e Gioè. E tutto quanto ne è venuto fuori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E in particolare, in queste conversazioni con Messina Denaro, lei ricorda che l'argomento abbia specificamente toccato l'attentato a Costanzo?
IMPUTATO Brusca G.: No, di Costanzo credo non ne abbiamo toccato, perché già era scontato, sia da parte mia, sia che del Messina Denaro, cioè un fatto che io riconoscevo.
L'attentato a Costanzo credo che neanche lo abbiamo toccato.
Quello che abbiamo toccato erano gli obiettivi al patrimonio artistico.
PUBBLICO MINISTERO: In qualche modo Messina Denaro lo aggiornò sul tipo di rapporti che, nel corso del tempo, ci erano stati tra Bagarella e Graviano?
Visto che l'occasione, voglio dire, non essendo tutti presenti, insomma, la situazione è più agevole per poter fare un certo tipo di discorsi.
IMPUTATO Brusca G.: No, il Messina Denaro Matteo non si lamentò dei fratelli Graviano, in particolar modo con Giuseppe. Anzi, ne...
PUBBLICO MINISTERO: No, ma se c'erano state lamentele fra... a distanza magari tra i Graviano e Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: No, volevo arrivare al punto.
Cioè, il Messina Denaro Matteo non si lamentò mai dei fratelli Graviano. Anzi, li elogiava, nel senso che per loro sono sempre fratelli, amici, non li tradirà mai per quello che diceva.
Però poi è nato che, parlando con Messina Denaro Matteo, cioè, andando a finire a un discorso dell'allontanamento dei fratelli Graviano, in particolar modo con Giuseppe, con Leoluca Bagarella. E uno dei primi motivi fu perché il Fifetto Cannella, collaborante di Giustizia...
PUBBLICO MINISTERO: Allora non Fifetto, credo.
IMPUTATO Brusca G.: Non dell'imputato. Il Fifetto... non mi rico... Cannella il collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Io faccio se... Tullio Cannella.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei lo ha conosciuto Tullio Cannella?
IMPUTATO Brusca G.: No, mai. Mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Tullio Cannella, in quanto si stava andando a impadronire di proprietà, in qualche caso, appartamenti dei fratelli Graviano.
Ripeto, in maniera molto sintetica, perché io i particolari non li conosco.
E a giudizio di Messina Denaro Matteo, il Bagarella ha patteggiato nei confronti di Tullio Cannella affinché questa proprietà, questo patrimonio, andasse a Tullio Cannella, ingiustamente.
Al che da qui i fratelli Graviano cominciano a distaccare con Leoluca Bagarella. Nel senso che non gli piace più questo comportamento e cominciano a distaccarsi.
E poi tanti altri piccoli fatti.
Ma il vero fatto più importante fu questo: nel senso che da questa decisione che il Bagarella aveva favorito nei confronti di...
PUBBLICO MINISTERO: Sponsorizzato, sostenuto le ragioni di Cannella...
IMPUTATO Brusca G.: Perché Cannella era un prestanome dei fratelli Graviano. E, in fattispecie, in questi appartamenti che sarebbero le case, cioè gli appartamenti dove Bagarella poi, credo, se n'ebbe comprato uno, ci abitava in qualcuno, messo a disposizione di Tullio Cannella.
Quindi, in qualche modo, il Messina Denaro Matteo faceva intravedere che c'era anche gli interessi anche del Bagarella. Quindi favoriva presso Tullio Cannella per questo argomento.
E siccome era un fatto molto oneroso, non era un fatto di dieci, cento milioni, si parlava di miliardi, quindi da quel momento in poi, secondo me, per le persone che io, per quel poco che conosco, i fratelli Graviano hanno deciso meglio per allontanarsi e non andare a fare un conflitto che sarebbe stato veramente un'altra guerra di quella potente.
Si commentava, per dire, se ci sarebbe stato ... Riina, questo fatto non sarebbe successo.
E il fatto più eclatante che abbiamo commentato fu questo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Senta, Brusca, nella sua conoscenza di fatti, persone di Cosa Nostra, anche e in primo luogo di quello che ha fatto lei, lei ha memoria di lettere anonime partite da Cosa Nostra, o a partire da singole persone di Cosa Nostra e quindi mandate di volta in volta, o a questo o quell'indirizzo, o a questo o a quel destinatario?.
Cominciamo da lei, lei personalmente. Come uomo di Cosa Nostra, eh, intendo dire. Quindi come uomo d'onore, con anche determinate cariche, ha mai preso la decisione, o ha avuto per la testa l'idea di utilizzare un anonimo per ottenere un qualche risultato, qualche scopo?
IMPUTATO Brusca G.: Non ho mai adoperato, non ho mai pensato di fare una cosa del genere. O scrivere memoriali, o qualche altra cosa del genere. Perché significa come essere "sbiritudine". Cioè, per quello che a me mi è stato insegnato e conosciuto da Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Significa?
IMPUTATO Brusca G.: "Sbiritudine", cioè essere, fare azione da cara... cioè, confidente dei Carabinieri e... Perché, o fare il collaborante, o fare una piccola cosa, è la stessa cosa.
Non so se... Per la mentalità di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi... perché, per quelle che sono le mie regole, l'uomo d'onore dovrebbe sempre subire e negare.
Quindi, quelle che sono le mie conoscenze, non ho mai fatto lettere anonime e mai pensato di farne.
Credo, credo che gli altri si dovrebbero comportare alla stessa maniera, ma non è così. Tranne che non ci sia un accordo totale per un fatto specifico.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a lei risulta qualche cosa di...
IMPUTATO Brusca G.: No, a me no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Macchine da scrivere ne ha mai avute per le mani, lei?
IMPUTATO Brusca G.: Io ho avuto una macchina da scrivere che mi prestarono i fratelli Giuseppe Graviano, ma solo per compilare documenti. Cioè, patenti... in particolar modo patenti. Da compilare patenti in bianco, da compilare, perché mi avevano detto che quel tipo di macchina da scrivere, perché era una Olivetti, aveva gli stessi caratteri che, sulla patente di guida, venivano stampati.
Perché c'è stato un periodo di tempo che le Forze di Polizia, per individuare anche le patenti contraffatte, o i doppioni, ci guardavano anche i caratteri per vedere se erano originali, o non erano originali.
E io ho avuto per circa 15-20 giorni questa macchina in mio possesso. Quando ho fatto la prova dei caratteri, ho visto che non erano uguali con quelli che servivano a me e l'ho restituita.
Ed era una Olivetti di colore grigio.
PUBBLICO MINISTERO: In che epoca siamo?
IMPUTATO Brusca G.: '93.
PUBBLICO MINISTERO: Questa macchina da scrivere...
IMPUTATO Brusca G.: '92-'93.
PUBBLICO MINISTERO: Questa macchina da scrivere, quindi, l'ha avuta dove lei?
IMPUTATO Brusca G.: Ad Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Ad Altofonte, da chi? In che posto la teneva?
IMPUTATO Brusca G.: Nella casa di Santo Di Matteo. Mario Santo Di Matteo, il collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, era lei che aveva da fare queste falsificazioni di documenti.
Aveva dei moduli in bianco?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, avevo dei moduli in bianco. E siccome me li volevo stampare senza dare confidenza ai falsari, o a chicchessia, che non volevo che si sapesse a che nome camminavo io, come camminavo, volevo farmeli io.
Non ci sono riuscito, perché la macchina non...
PUBBLICO MINISTERO: Ma che fece lei, chiese in giro se qualcuno ce l'aveva, o sapeva già che Graviano ne disponeva?
IMPUTATO Brusca G.: No, io... di solito si parla sempre con i latitanti, o persone per dire che possibilità hai, che possibilità non hai, come fate, come non fate...
Non si dice nome e cognome, come si fa, però era normale che ognuno cercava di attrezzarsi con i vari documenti falsi per la copertura per potere camminare.
E dice: 'io faccio così, io faccio così...'
Dice: 'io ho una macchina'.
E vengo a conoscenza che i fratelli Graviano, cioè Giuseppe Graviano ha una macchina, dice: 'che ha gli stessi caratteri, che io mi sono scritto dei documenti con questo tipo di macchina'.
'Ma che, me la fai avere, in maniera che io vedo di potermi fare un doppione per i fatti miei'.
Ho avuto questa macchina in possesso per circa 15-20 giorni...
PUBBLICO MINISTERO: Chi gliel'ha portata, se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: Fifetto Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: quindi il fratello di Giuseppe?
IMPUTATO Brusca G.: Il fratello di Giuseppe.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm. E volevo sapere questo: è una macchina da scrivere che per funzionare bisognava collegarla alla presa di corrente?
IMPUTATO Brusca G.: Era una macchina da scrivere elettrica, una Olivetti macchina da scrivere elettrica.
PUBBLICO MINISTERO: Elettrica era?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
Lei ha detto potrebbe trattarsi del '92 o del '93?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, io cominciai a premunirmi di documenti, dopo le dichiarazioni del Di Maggio. Quando, fino a quel momento, io non avevo nessun documento di copertura. Che io ero stato condannato a sei anni, non mi volevo consegnare. ... Mi arrestano, non mi arrestano.
Quindi significava avere un documento falso in tasca e andare a rovinare un'altra persona. E io prendere ancora condanne più di quella che...
PUBBLICO MINISTERO: Che aveva da fare.
IMPUTATO Brusca G.: ... che avevo.
Invece, quando poi è cominciato la collaborazione del Di Maggio, di Marchese prima e di Di Maggio dopo, mi sono premunito, perché conoscevo la mia situazione, cominciava ad essere pesante. Quindi avere i documenti di copertura per potere circolare e camminare senza nessun problema.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito che questa macchina da scrivere però non risolse il suo problema.
IMPUTATO Brusca G.: No, no. No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, abbiamo più di una volta accennato all'esistenza di questo rapporto tra Antonino Gioè e questo Bellini.
PRESIDENTE: Mi scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Prima di iniziare questo, sarà il caso di fare una sospensione, dato che mi pare di aver sentito, dobbiamo sospendere...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, noi chiediamo alla Corte la cortesia...
PRESIDENTE: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Alla Corte, la cortesia - è quasi un bisticcio di parole - di chiudere l'udienza di oggi per un quarto alle una.
PRESIDENTE: Benissimo. Allora facciamo una sospensione ora di dieci minuti, un quarto d'ora.
PUBBLICO MINISTERO: D'accordo.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, considerazione di questi problemi di ordine temporale, per non lasciare poi i discorsi a metà, io vorrei affrontare con lei, Brusca, un argomento diverso rispetto a quello che avevamo appena accennato, ne parleremo domani. Mi oriento su una situazione diversa, sulla persona di Mazzei Santo. E' persona che conosce?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E vuole spiegare a quando risale la conoscenza di questa persona?
IMPUTATO Brusca G.: Risale... marzo, aprile '92.
PUBBLICO MINISTERO: In che contesto lo ha conosciuto?
IMPUTATO Brusca G.: Il contesto che è venuto ad Altofonte con Mariano Agate per incontrarsi con Leoluca Bagarella per problemi... salutarsi, forse era molto tempo che non si vedevano, poi se c'erano altri problemi questo non... perché io al momento non c'ero.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che lei ha appreso, a questo punto o successivamente, che tra Mazzei e Bagarella c'era un precedente rapporto di conoscenza?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, si siano conosciuti in qualche carcere.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi per una detenzione comune.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Però poi i rapporti di solito nascono dal carcere e continuano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando lei conosce questa persona è in occasione quindi di questa sua venuta ad Altofonte assieme ad Agate? Perché ho capito che lei non c'era. Mi aiuti a capire.
IMPUTATO Brusca G.: Non c'ero perché, le spiego subito, siccome Bagarella... il territorio dove io avevo... comandavo, glielo mettevo a disposizione anche a lui e lui si faceva anche i suoi appuntamenti, si faceva le sue... i suoi incontri senza nessun problema. E mentre che io non ero presente a casa di Mario Santo Di Matteo dove io mi avevo creato un... un piccolo posto dove poter ricevere persone, lui ha ricevuto Mazzei, Mariano Agate, un certo Fascella, ad Altofonte ed io sono arrivato dopo quando loro avevano finito di parlare e se ne stavano andando. E poi mi ha spiegato chi erano, chi non erano. Si erano visti però non so di che cosa hanno parlato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, successivamente a questo primo incontro poi ne ha avuti altri con...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, poi ne ho avuti altri, ci siamo incontrati a Mazara, ci siamo poi rivisti a Altofonte, ci siamo visti a Santa Flavia, ci siamo visti in diversi posti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha men... ha fatto il nome di questo Facella o Fascella, questa persona era viceversa già conosciuta da lei?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, ma anche in quella occasione, in quel contesto è stato conosciuto da me.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sa dei due se avesse o l'uno o l'altro o entrambi già rapporti con Cosa Nostra? Oppure solo rapporti di carattere personale con qualcuno?
IMPUTATO Brusca G.: Il Fascella era uomo d'onore, è uomo d'onore. Il Con... il... Santo Mazzei no. Ma lo divenne poi nel luglio-agosto '92.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi...
IMPUTATO Brusca G.: Credo luglio.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Facella le viene presentato come uomo d'onore?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo, in quell'occasione no.
PUBBLICO MINISTERO: Successivamente.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Uomo d'onore di che famiglia?
IMPUTATO Brusca G.: Eh... di Lercara.
PUBBLICO MINISTERO: Ha saputo questa persona dov'è che abitualmente si muoveva, conduceva la sua...
IMPUTATO Brusca G.: Conduceva la sua...
PUBBLICO MINISTERO: ... esistenza, i propri interessi?
IMPUTATO Brusca G.: Conduceva la sua vita familiare di... credo di attività lavorativa nel Piemonte, forse a Torino o nelle vicinanze. E con ambienti mafiosi, con uomini d'onore del mazarese.
PUBBLICO MINISTERO: E qualcuna di queste persone del mazarese, uomini d'onore con cui Facella conduceva la sua esistenza nel Piemonte, conosce qualcuno?
IMPUTATO Brusca G.: Giovanni Bastone.
PUBBLICO MINISTERO: E' persona che conosce lei personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore... uomo d'onore della famiglia di Mazara del Vallo con cui io ho commesso anche omicidi assieme a questa persona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora ci stava dicendo che, a parte l'averlo rivisto in altre occasioni Mazzei è divenuto uomo d'onore...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Cosa Nostra. Ho bisogno di capire come nasce la combinazione come uomo d'onore di Mazzei, ad iniziativa di chi, dove si è svolta la cerimonia di affilia... di combinazione, da parte di chi è stata effettuata.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, Mazzei, siccome, come ho sempre detto in altre occasioni e continuo dire perché è la verità, capisco che a qualcuno possibilmente la verità viene dura a accettarla, Mazzei non era uomo d'onore. Con i catanesi, anche se c'era nato un feeling, cioè, nell'ultimo periodo c'era un feeling ottimo, con Nitto Santapaola e Salvatore Riina, c'era stato un periodo di non... non che c'erano dei problemi però un po' di raffreddamento. E erano sette, otto, nove anni, dieci anni che non si vedevano più tra Salvatore Riina e Nitto Santapaola. Però i rapporti erano sempre stati disponibili, cordiali, non c'era nessun tipo di problema. E con me, che io c'avevo un rapporto un po'... un po' più aperto, io ci andavo spesso, lo andavo a trovare, sempre informando Salvatore Riina, non trovavo mai nessun tipo di problema.
Da questo raffreddamento, parlando con Leoluca Bagarella e con... e con Salvatore Riina, dice: 'ma Mazzei, non Mazzei...', siccome Mazzei avevano avuto qualche problema da vecchia data tra santapaoliani e Mazzei, piccole ruggini, po... di poco conto, ci dissi: 'ma io credo che i santapaoliani non ci sono problemi, cioè, se ci andiamo e gli andiamo a chiedere di togliere di mezzo queste piccole cortesie e di camminare di comune accordo fra di loro, non ci sono problemi'. Perché Mazzei stava portando una guerra, una vendetta per i fatti suoi a Catania, e i santapaoliani per i fatti suoi. Cioè, si sentivano però non c'era quell'affiatamento.
Ci dissi: 'ma noi andiamo a Catania, seguitiamo quello che possiamo fare'. Al ché, io, Antonino Gioè, Leoluca Bagarella e Santo Mazzei, ci recammo a Catania e con appuntamento già prestabilito prima, con appuntamento già stabilito prima, e siamo arrivati a Catania.
Siamo arrivati a Catania ed abbiamo incontrato Nitto Santapaola, ci siamo salutati, si sono salutati con Bagarella che era da molto tempo che non si vedevano, perché Bagarella era stato arrestato poi uscito e molto tempo che non si vedevano.
Al ché, subito si è affrontato l'argomento Mazzei. Avendo affrontato l'argomento Mazzei...
PUBBLICO MINISTERO: Capisco bene che Mazzei era presente?
IMPUTATO Brusca G.: No, Mazzei ancora non era presente.
PUBBLICO MINISTERO: No, perché allora, un attimo fa deve essere incorso in una qualche inesattezza, perché ha detto: 'siamo partiti per Catania, Bagarella, io...
IMPUTATO Brusca G.: Io, Gioè...
PUBBLICO MINISTERO: ... Gioè...
IMPUTATO Brusca G.: E... io, Gioè e Leoluca Bagarella, noi tre.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, però un att...
IMPUTATO Brusca G.: Con due macchine.
PUBBLICO MINISTERO: Perché un attimo fa ha detto: '... e Mazzei'.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, Mazzei l'ho... erroneamente l'ho incluso, ma eravamo tre che siamo partiti da Palermo per andare a Catania.
Siamo arrivati a Catania e subito abbiamo informa... che si dice, che non si dice, e poi abbiamo affrontato l'argomento dei catanesi.
C'era Enzo Aiello, Eugenio Galea, Nitto Santapaola, Salvatore Santapaola e Aldo Ercolano.
Al ché, come daltronde avevo un po' previsto quello che io pensavo, chiedendo un po' la situazione di Santo Mazzei, il Nitto Santapaola dice: 'mah, quali problemi abbiamo noi, non ci sono nessun tipo di problema. Poi specialmente venendo voi a rappresentare la causa di Santo Mazzei, non ci sono nessun tipo di problemi, non ne abbiamo avuto prima figuriamoci ora'.
Al ché, Nitto Santapaola, intelligentemente, dice: 'ma ora vediamo se... prima che ancora noi glielo chiediamo, vediamo se lo possiamo rintracciare e lo combiniamo, e ce lo mettiamo con noi nella nostra stessa famiglia in maniera da potere lavorare assieme'. Cioè, la causa diventava comune, sia i problemi di Mazzei che quelli dei santapaoliani.
Al ché, non so chi mandano alla ricerca di Santo Mazzei e lo rintracciano. Lo rintracciano e arriva Santo Mazzei. Ha salutato, felice, anche lui un po' sorpreso di questa... di questo fatto, anche se precedentemente avevano già collaborato, Mazzei con i santapaoliani, sempre sotto indicazione nostra, dei palermitani, per portare a termine qualche fatto criminoso. E mi ricordo che questo giorno si può individuare, fu... l'avevano rintracciato e Santo Mazzei veniva proprio che aveva eseguito un omicidio di mattina, ci fu un commento, dice: 'ancora la pistola mi fa puzza di fumo'.
Quindi, il giorno del... della affiliazione di Santo Mazzei avvenne... vero che a Catania gli omicidi erano continui, comunque fu di mattina, non so chi era la vittima designata quella mattina.
Dopodiché, si passò subito all'argomento, non si entrò né in polemiche, non in niente, subito si andò alla... alla affiliazione di Santo Mazzei.
Dopo fu affiliato, messo in famiglia nei catanesi, in attesa poi di dargli il suo... il suo territorio, in attesa di dargli il suo ... , cioè, fare un po' di tirocinio, non come fatto criminoso, ma nelle regole di Cosa Nostra.
Dopodiché ci siamo salutati e quando ci siamo salutati al solito, come al solito faceva Nitto Santapaola, disse a me, al Bagarella e al Gioè: 'fai sapere a Salvatore Riina che la mia valigia di cartone c'è legata con un filo di spago, nel senso che è sempre pronta, che io sono sempre a sua completa disposizione, e non ci sono problemi per quello che tutte le sue esigenze posson dipendere da me o dai catanesi o chi per lui'.
Questo messaggio lo porto a Salvatore Riina, e Salvatore Riina mi dice: 'io non ho mai avuto dei problemi'. Non mi spiegò i motivi del raffreddamento, anche perché, ripeto, non gliel'ho mai chiesti.
Dopodiché finì, però con Santo Mazzei è rimasto sempre quel rapporto personale oltre quello di Cosa Nostra. E quindi, con Mazzei si parlava un po' del più del meno, sia come andava la situazione a Catania, anche per fatti al Nord e una mano d'aiuto che doveva dare ai mazaresi, che i mazaresi avevano problemi a Marsala, cioè con la guerra contro gli Zichitelli, e che il Mazzei poteva dare una mano d'aiuto al Nord per commettere degli omicidi.
Nel frattempo, però, il Mazzei era anche a conoscenza, che parlavamo un po' del 41-bis, di cosa potere fare, di cosa potere organizzare per potere lo Stato... lo Stato potere ammorbidirsi un pochettino, e si parlò del famoso progetto Gioè-Bellini, per dire se noi facciamo questo tipo di attività si può risolvere qualche cosa.
E si parlò, così, in maniera un po' concreta di andare a piazzare una bomba a mano a gli Uffizi di Firenze.
Quindi, si parlò per dire: 'facciamo questa situazione', perché Mazzei doveva salire al Nord e ci avrebbe fatto questa cortesia.
Io prendo Gioè e La Barbera e li mando ad Altofonte per recuperare questa bomba a mano che io avevo disponibile. Solo che, sono andati ad Altofonte, sono tornati, non l'hanno trovata e beh... e abbiamo rimandato questo fatto a nuovo... a nuovo evento.
Invece che succede? Succede che il Mazzei, trovandosi al Nord, trovandosi al Nord, recupera un proiettile di artiglieria - quello che ho saputo dopo, perché io sapevo sempre bomba a mano - e che, siccome avevamo discusso de gli Uffizi, pensavo che sarebbe andato a metterlo a gli Uffizi. Invece poi ho saputo che è andato a metterlo nel Giardino di... nel Giardino di Boboli qui a Firenze. Ma io sapevo Uffizi, quindi io dicevo sempre Uffizi.
Al ché, quando il Mazzei colloca questo proiettile di artiglieria, che io sapevo bomba a mano, nel Giardino di Boboli e non a gli Uffizi, torna con premura, tant'è vero che l'indomani mattina, intorno alle undici... l'una, l'una e... dodici e trenta, una meno un quarto, noi eravamo a Santa Flavia, appena... con appuntamento già prestabilito, appena lui entra, con molto entusiasmo dice: 'accendiamo la televisione perché ho fatto quella cosa'.
Cioè, ma né televisione né giornali, nessuno parlava di questo... di questo fatto.
Al ché, noi abbiamo dato una nostra spiegazione, una nostra interpretazione per dire, l'hanno trovata... Perché dico questo, perché il Mazzei diceva che aveva fatto delle telefonate all'ANSA o ai Carabinieri, non so, comunque aveva fatto delle telefonate anonime per avvertire... cioè, il famoso progetto per dire: piazziamo una cosa però telefoniamo per farla ritrovare subito, in maniera da non succedere danni.
Quindi, il Mazzei ... che va a fare la telefonata, cioè, in maniera da non succedere guai. Solo che questo fatto non se ne seppe nulla, né televisione né giornali, niente completamente. Finì.
Noi abbiamo dato l'interpretazione che essendo che avevano scoperto questo fatto e per non creare allarmismo al turismo, le Forze dell'Ordine o chi di competenza, l'avrebbe, si sarebbe tenuto chiuso, nel senso di non divulgare la notizia per non creare allarmismo.
Questo è quello che noi abbiamo... la spiegazione che ci siamo dati noi in quella occasione. Finì, non se ne parlò più. Si parlò per vedere quello che c'era da fare in futuro.
Dopodiché con Mazzei, io di questi fatti del Nord non è più, non ne ho più parlato.
Poi, è successo il... il fermo di Riina; poi è successo che io ho commesso l'omicidio di Ignazio Salvo.
Poi è successo, ripeto, non mi ricordo quale incarico avevo, comunque, di poco conto; nel frattempo eravamo arrivati con il periodo delle feste natalizie, io avevo l'incarico di andare a pensare per Di Maggio, come uomo d'onore non per quello che poi è successo dopo. E invece poi, con l'arresto di Riina i piani sono stati tutti stravolti.
E quindi questa è la persona che in linea di massima la persona di Mazzei nel ruolo degli... della bomba a mano o il proiettile di artiglieria ai Georgofili.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Al Giardino di Boboli.
PUBBLICO MINISTERO: Proviamo a mettere qualche elemento in più. Dunque, il tipo di problemi che aveva avuto Mazzei con la famiglia di Santapaola da che cosa era stato determinato? C'era qualche situazione concreta?
IMPUTATO Brusca G.: C'erano... prima di tutto che c'era il... un parente credo, un nipote di Santapaola che avrebbe...
PUBBLICO MINISTERO: Di Santapaola?
IMPUTATO Brusca G.: Eh... di... chiedo scusa, di Mazzei che stava cominciando a collaborare con le Forze di Polizia. Poi c'erano un po' di...
PUBBLICO MINISTERO: E come era andata a finire la storia di questo nipote?
IMPUTATO Brusca G.: E' stato ucciso il parente di Santo Mazzei. Non so chi l'ha ucciso, non lo so, comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Ma era un fatto risalente questo...
IMPUTATO Brusca G.: Molto... molto tempo prima. E poi per fatti interni nel catanese, perché Catania non era ripartita bene come Palermo. Sì, c'era la famiglia Santapaola, ma c'erano tanti altri gruppi criminali a Catania che agivano per conto proprio. E Mazzei era uno di quelli che aveva il suo gruppo e agiva per conto proprio.
PUBBLICO MINISTERO: Come si chiamava il gruppo del Mazzei, lo sa?
IMPUTATO Brusca G.: 'U Calcagnoso.
PUBBLICO MINISTERO: Che vuol dire in italiano?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, il calcagno del piede, uno basso, cioè uno piccolino. Comunque, questo era un soprannome che veniva chiamato il Mazzei.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quindi queste erano...
IMPUTATO Brusca G.: Ques... e poi a piccoli...
PUBBLICO MINISTERO: E altre...
IMPUTATO Brusca G.: Piccole cose ma non cose di grosso... grosso conto da non potere risolvere. Infatti è vero che poi li abbiamo risolti neanche scendendo nei particolari, cioè, senza neanche discuterli quali erano i problemi o non...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che Mazzei fu combinato nel mese di luglio. Orientativamente.
IMPUTATO Brusca G.: Orientativamente.
PUBBLICO MINISTERO: Lo possiamo collocare con... nel tempo con riferimento alla strage di via D'Amelio? Prima o dopo?
IMPUTATO Brusca G.: Credo dopo. Guardi, ripeto, però sono... dottor Chelazzi, sono questione di quindici giorni, otto giorni, dieci giorni, però credo dopo la strage di via D'Amelio.
PUBBLICO MINISTERO: La decisione di combinare Mazzei da chi fu presa?
IMPUTATO Brusca G.: Fu presa un po' dai palermitani, quella mattina siamo andati un po' per discutere, nel senso, non siamo andati per combinarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Ma l'intenzione c'era, era la proposta per dire: perché non lo avvicinate, non lo... non lo combinate?
I catanesi, intelligentemente, avendo capito il nostro interesse verso Mazzei, hanno anticipato i tempi di quelli che erano le nostre richieste.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io ho bisogno di capire un aspetto un po' circoscritto di questo problema. Cioè a dire, proprio la paternità della decisione di combinare Mazzei. Se è una decisione presa collegialmente o se qualcuno ne è stato il promotore, o se l'idea venne a tutti e a nessuno.
IMPUTATO Brusca G.: No, l'idea era un po' di tutti quelli che lo conoscevamo. Perché...
PUBBLICO MINISTERO: Ma chi è che lo conosceva meglio?
IMPUTATO Brusca G.: Lo conosceva Bagarella, poi l'ha conosciuto Riina, non so quando loro si conoscevano, ma lo conoscevano i mazaresi, il Facella, lo conoscevamo un po' tutti. E siccome, al contrario di tante altre province che parlano di Cosa Nostra molto chiaro, al contrario dei palermitani per quelli che possono essere buoni o cattivi, cioè, di Cosa Nostra ci stanno attenti nel parlarne, quindi, ogni volta che si parlava di Cosa Nostra o di famiglia o di personaggi, il Mazzei in qualche modo veniva difficile dire: sai, Santo, mettiti un po' di lato perché dobbiamo discutere. Anche se era una stupidaggine però siccome si doveva parlare di uomini d'onore, quindi stava male farlo allontanare che lui non poteva assistere a un discorso.
Quindi, sia per questo sia perché secondo noi meritava, per quello che erano ai tempi le situazioni, cioè, dovevamo andare a Catania per far sì che i catanesi combinassero Santo Mazzei.
Però non eravamo andati quel giorno perché doveva essere combinato quel giorno. Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma da questo... da quest'ultima risposta, mi viene necessario farle un'altra domanda: quindi, Mazzei, a parte la conoscenza che aveva con determinate persone, a parte la detenzione che aveva fatto assieme a Bagarella, ma aveva già commesso fatti...
IMPUTATO Brusca G.: Era una persona di grossa fiducia.
PUBBLICO MINISTERO: ... aveva già commesso fatti, aveva preso iniziative assieme a uomini di Cosa Nostra...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, aveva già...
PUBBLICO MINISTERO: ... uomini d'onore?
IMPUTATO Brusca G.: Aveva già commesso qualche... non so, ripeto, aveva commesso qualche attenta... omicidio, tentato omicidio nel... a Torino, cioè in Piemonte. Aveva partecipato assieme a Fascella a qualche altro fatto. Io nei particolari non li so perché non seguivo questi particolari. Ma credo che il collaborante Vincenzo Sinacori ne sappia... ne sappia qualcosa in più di me, in quanto lui era molto più vicino.
Io, per conto mio, avevo messo il Samuele Schettino, che risiedeva pure in Piemonte, a disposizione come luogo, come punto di riferimento a Vincenzo Sinacori, e quindi al Fascella e al Santo Mazzei, per potere commettere degli omicidi, però, ripeto, gli obiettivi non sapevo quali erano e quali non erano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo di mettere in chiaro un aspetto di questa affermazione. In quanto Mazzei è divenuto uomo d'onore solo a partire dal luglio del '92, settimana più settimana meno, come si spiega che precedentemente potesse avere già commesso azioni che erano proprio azioni di Cosa Nostra, nel senso che erano uomini d'onore di Cosa Nostra quelli che avevano eseguito determinati omicidi, in Piemonte piuttosto che altrove, assieme a Mazzei che ancora non era uomo d'onore?
IMPUTATO Brusca G.: Mazzei non era uomo d'onore, però aveva tutte le caratteristiche per poterlo diventare. Cioè, se, a Catania per quei motivi che ho detto non poteva diventare uomo d'onore, sarebbe stato a Palermo sarebbe stato combinato già da molto tempo prima.
PUBBLICO MINISTERO: E' come dire, Brusca...
IMPUTATO Brusca G.: Però, come perso... chiedo scusa, come persona era degna di fiducia, per quanto riguarda Cosa Nostra, degna di fiducia di fatti eclatanti di una certa riservatezza perché molto abile e molto...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dire questo che, secondo le regole di Cosa Nostra, quelle almeno in vigore all'epoca, determinate azioni uomini d'onore di Cosa Nostra le potevano commettere con per... assieme a persone non uomini d'onore, alla condizione però che ci fosse un rapporto di fiducia e di conoscenza?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. L'importante è che poi forse doveva essere uomo d'onore. Cioè, un rapporto di fiducia e di stima poteva anche essere.
PUBBLICO MINISTERO: Ma l'aver combinato uomo d'onore Mazzei fu una decisione che guardava anche a come sarebbe stato impiegato Mazzei oppure fu combinato essenzialmente per inserirlo a pieno titolo nel circuito degli uomini d'onore e, ad esempio, non estraniarlo a un certo punto della conversazione perché da uomo d'onore non la... non essendo uomo d'onore non la doveva sentire?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, gli aspetti di Mazzei sono tanti. Primo, per inserirlo a tutti gli effetti in Cosa Nostra, in modo che noi potessimo parlare per la stessa lingua e gli stessi... gli stessi termini. Due, per dargli quei meriti che, bene o male, anche se lui non era combinato però andava alla ricerca. Terzo, anche se avevamo tutta la fiducia dei catanesi, ma già era un'altra persona che potevo portare acqua al mulino o informazioni sul nostro territorio, in eventualità a problemi con i catanesi, anche questo c'era nel problema. Anche se non c'era nessun tipo di problema, però oggi, domani, c'è una persona oltre ai catanesi, cioè, oltre ai santapaoliani, c'erano anche... si era creato un altro... un altro...
PUBBLICO MINISTERO: Un altro referente.
IMPUTATO Brusca G.: Un altro referente. Quindi gli aspetti erano tanti, non era solo quel fatto singolo criminoso. Tant'è vero che poi... e per avere maggiore... noi... perché i catanesi lo hanno messo subito... messo a disposizione formalmente perché lo sapevano che il Santo Mazzei, o consenziente o senza consenziente sarebbe stato sempre vicino a noi. Però, siccome non c'era nessun tipo di problema l'hanno messo...
PUBBLICO MINISTERO: In famiglia loro.
IMPUTATO Brusca G.: In famiglia loro, però sempre col... per dire: sempre a disposizione, non ci sono problemi, cioè, Santo Mazzei può venire quando e come vuole, senza chiedere permesso a nessuno, non ci sono... Non aveva limiti, non aveva delle... dei limiti.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, a lei risulta se Santo Mazzei e Riina si sono incontrati?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. A Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Le risulta per scienza diretta o perché qualcuno gliel'ha riferito?
IMPUTATO Brusca G.: No... Dunque... Siccome abbiamo fatto una mangiata e quel giorno c'era pure anche Salvatore Riina a Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Che cos'è "una mangiata"?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, una mangiata...
PUBBLICO MINISTERO: E' un pranzo.
IMPUTATO Brusca G.: Un pranzo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Tra tutti... tra uomini d'onore. C'erano dieci-quindici persone, non mi ricordo quante erano.
PUBBLICO MINISTERO: In quel periodo lì? Nell'estate del '92?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei, nel suo racconto, mi ha portato subito su questo episodio del quale poi Mazzei si rende protagonista.
Ha fatto due precisazioni e io ho bisogno di chiarire subito l'una e l'altra.
Inizialmente questo episodio comportava l'impiego di una bomba a mano; ma lei successivamente ha appreso che si trattava, si trattò, di un proiettile di artiglieria.
IMPUTATO Brusca G.: Me l'ha detto lei, io sapevo sempre bomba a mano.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto.
IMPUTATO Brusca G.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno che sia chiaro...
IMPUTATO Brusca G.: Io non è che...
PUBBLICO MINISTERO: ... che lei ha appreso successivamente che si trattò di un proiettile di artiglieria e non di una bomba a mano.
IMPUTATO Brusca G.: Un proiettile di artiglieria e il luogo dove era stato posato era il Giardino dei Boboli, e non gli Uffizi di Firenze.
Perché io sapevo gli Uffizi e bomba a mano.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi, queste sono circostanze che le sono state rappresentate negli interrogatori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Il fatto lo sapevo, però l'oggetto, o era diverso di quello che sapevo io; e il luogo era diverso di quello che sapevo io, che poi lei mi ha chiarito.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, lei ha detto che Mazzei aveva, ormai era divenuto uomo d'onore, partecipato a degli incontri in cui si erano trattati, in qualche modo, i termini...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, anche se è banale: questo particolare io ne avevo riferito già nei colloqui investigativi.
Cioè, i primi di maggio, cioè alla fine di maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Del '96?
IMPUTATO Brusca G.: No... Sì, del '96, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha detto che Mazzei aveva partecipato a degli incontri nei quali, in qualche modo, si erano affrontati gli argomenti di una certa possibile campagna, più o meno militare, che avevano come presupposto i discorsi tra Gioè e Bellini.
IMPUTATO Brusca G.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene il discorso suo?
IMPUTATO Brusca G.: No, avevano... Il Mazzei ha assistito a dei discorsi, frutto dei discorsi tra il Gioè e Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma i discorsi ai quali ha assistito Mazzei, quindi furono conversazioni che si svolgevano alla presenza di Mazzei, ma con la presenza sua...
IMPUTATO Brusca G.: Mia, Gioè, Mazzei, e quando sì, quando no, Gioacchino La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Vi erano presenti altre persone?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, a Santa Flavia ci poteva essere Giovanni Scaduto, ci poteva essere Gaetano Sangiorgi, ma credo che non hanno mai partecipato a questo tipo di argomenti.
Ma le persone che in quel periodo, le persone che parlavamo, eravamo: io, Leoluca Bagarella, Antonino Gioè e, ripeto, quando sì quando no, perché andava a fare qualche commissione, andava a fare qualcosa c'era La Barbera Gioacchino.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, Mazzei ha avuto occasione di ascoltare...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. No, no, commentavamo, valutavamo... E, da questo qui, il Mazzei venne a conoscenza, come anche io. Perché tanti fatti io non ci badavo, perché non erano di mia conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi aiuti a capire. Intanto siamo a Santa Flavia.
Santa Flavia, vuol dire in una specifica abitazione?
IMPUTATO Brusca G.: Nella casa di Gaetano Sangiorgi.
PUBBLICO MINISTERO: Gaetano Sangiorgi, lo dico io, penso che...
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di Salemi.
PUBBLICO MINISTERO: ... penso che i difensori non me ne vorranno...
IMPUTATO Brusca G.: Siccome è stato detto ieri...
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Mi è stato detto ieri.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. No, che era uomo d'onore della famiglia di Salemi, lo ha già detto ieri.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io non mi ricordo se ha messo in luce i rapporti che c'era fra Sangiorgi e i Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Il rapporto tra i Salvo erano, uno il suocero: Nino Salvo. Ignazio Salvo, lo zio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quando si svolgono questi discorsi presente anche Mazzei nell'abitazione di Sangiorgi, c'è già stata l'uccisione di Ignazio Salvo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, no, non... Dottor Chelazzi, non posso dirle se era successo o non era successo. Comunque siamo in quel periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo in quel periodo, ecco.
Allora lei mi deve aiutare a capire proprio come nasce nel contesto di quella certa riunione, piuttosto che di quell'altra, lì in casa di Sangiorgi, l'idea di andare a mettere una bomba a mano - perché questa era l'idea iniziale, lei ci ha spiegato - a Firenze. Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: L'idea nasce perché dobbiamo aprire il capitolo Bellini.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto, il capitolo Bellini, io lo dovrò affrontare con tutta una serie di domande, non alle 12.15, perché ahimè, pongo questo limite temporale.
IMPUTATO Brusca G.: Io, comunque...
PUBBLICO MINISTERO: Allora, lei lo richiami pure e domani lo svilupperemo.
IMPUTATO Brusca G.: Per carità! Io, siccome... Allora, in maniera ripeto molto sintetica: per, in base ai discorsi avuti con il Bellini, cioè Gioè e Bellini, e in particolar modo sulle risposte che il Bellini portava sullo scambio dei quadri che gli avevamo forniti noi e con le risposte che lui aveva mandato a dire per mio padre e per Giuseppe Giacomo Gambino, in quanto per le richieste delle cinque persone non è stato possibile, ma bensì per due, sì. Cioè, da questo fatto noi non abbiamo mai perso la speranza che lo Stato venisse a trattare con noi.
Quindi, se tu Stato, quindi parte dei Carabinieri, Carabinieri o... perché noi lo ... per Servizi Segreti, non sapevamo chi dietro di lui c'era.
Noi stavamo attenti sempre che lui... noi lo guardavamo sempre con sospetto e dire: 'tu vieni qua perché sai quale è il tuo fine'.
Quindi per noi erano Servizi Segreti. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, da questo fatto che noi avevamo per cento per cento, perché lui quando porta la risposta dice: 'non cinque persone non possono uscire, ma due possono uscire ottenendo gli arresti ospedalieri in una struttura militare', e sarebbe Brusca Bernardo e Giuseppe Giacomo Gambino. Perché allora processualmente loro avevano la posizione un po' più leggera.
Allora, da questo punto noi abbiamo capito che lo Stato poteva scendere a patti con la mafia o con chi... con chicchessia. Perché il Bellini ci spiegava che, dietro ogni ritrovamento di opere d'arte, o di questi scambi, dice, c'è sempre qualche manovra.
Quindi, allora, dal frutto di questi fatti, abbiamo ripreso il discorso di dire: 'vediamo di ricominciare a stuzzicare lo Stato con questi piccoli fatti e con questi discorsi'.
Cioè, o ritrovare opere d'arte, o fare dei piccoli segnali, cioè o il discorso del turismo, cioè metterlo in ginocchio il turismo.
Cioè, fare segnali, però subito avvertire, in maniera che non succedessero dei danni. E quindi, dietro tutti questi fatti, noi continuavamo la speranza di continuare.
Il Mazzei assisteva a tutte queste nostre valutazioni, discussioni. Per dire: 'facendo questo è successo questo; facendo questo è successo quest'altro...'
Una risposta l'avevamo avuta positiva. Perché non è che era stato chiuso il discorso; il discorso era stato positivo. Un minimo di debolezza da parte dello Stato l'abbiamo trovata, cioè l'abbiamo capita.
Quindi, Gioè, come le ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Minimo di debolezza nel fatto che veniva...
IMPUTATO Brusca G.: A un certo punto...
PUBBLICO MINISTERO: ... prospettata la possibilità di dare gli arresti domiciliari a...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, due personaggi...
PUBBLICO MINISTERO: ... a suo padre e a Giuseppe Giacomo Gambino.
IMPUTATO Brusca G.: E a Giuseppe Giacomo Gambino.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, Bernardo Brusca e Giuseppe Giacomo Gambino, due persone di mafia erano. Cioè, già è una debolezza quando tu Stato accetti uno scambio.
Quindi, siccome come le ho detto, Gioè alquanto stravagante, ma molto estroso, intuitivo e capiva meglio di me, debbo dirlo, capiva meglio di me questi fatti, cioè, insisteva. Tanto è vero che noi abbiamo continuato.
E quindi il Mazzei assisteva a tutti questi argomenti assieme a noi.
E abbiamo deciso di... facciamo questa mossa: Andiamo a prendere questa bomba a mano e andiamo a metterla agli Uffizi di Firenze.
Perché, sempre dai suggerimenti, non suggerimenti, ripeto. Vorrei essere chiaro. Non suggerimenti: 'andate a fare questo', ma dalla chiave di lettura che ci dava il Bellini, noi capivamo che la Toscana poteva essere la regione un po' più a rischio di tutti sotto ogni profilo.
Quindi, gli Uffizi, andare a mettere questa bomba a mano e subito farla ritrovare.
Il Gioè e La Barbera vanno ad Altofonte sotto mio incarico, che noi avevamo le disponibilità, quelli che possono essere ritrovati, di andare a prendere questa bomba a mano e di andarla a mettere agli Uffizi di Firenze.
Non è stata trovata. E, ripeto, come ho detto poco fa, si doveva ridiscutere al fatto nuovo.
Invece il Mazzei, essendo a conoscenza dei fatti, sapeva che si doveva fare, trovandosi al Nord, ovvero a Milano, riesce a recuperare questo proiettile di artiglieria che, ripeto, io sapevo bomba a mano, e che va a mettere nel Giardino di Boboli. Che io, ripeto, che io sapevo Firenze, per avere quell'effetto che noi pensavamo.
Tanto è vero che noi, quando lui ritorna, a noi ci prende di sorpresa. Anche noi ci siamo trovati, presi di sorpresa. Nel senso che lui lo ha fatto di sua iniziativa. Però frutto di discorsi che avevano fatto prima.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi il luogo dove doveva essere collocata questa bomba a mano, era un luogo scelto perché era rappresentativo dal punto di vista dell'interesse dello stato sulle opere, sul patrimonio artistico...
IMPUTATO Brusca G.: Artistico, culturale, architettonico... Cioè, gli obiettivi di un certo valore, era Firenze.
Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: Be', questo è un fatto...
IMPUTATO Brusca G.: Firenze, nel senso, il punto più cruciale.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. No, no, ma appunto ho bisogno di capire.
Firenze è una città piuttosto nota.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Anche come città d'arte. Ecco, ma gli Uffizi sono uno dei tanti segmenti della città.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sul momento fu subito formulata l'indicazione Uffizi? E da parte di chi?
Detto in altri termini: lei, Brusca, lo dica con molta sincerità, era in grado all'epoca - siamo nell'estate, autunno del '92 - di dire: 'allora, Mazzei, parte, chi altri partirà, e porta una bomba a mano agli Uffizi'.
IMPUTATO Brusca G.: Io a Firenze ci sono stato nel '69, quando mio padre si trovava al soggiorno obbligato. E non sono più tornato io in Toscana. Sono andato a San Gimignano dove ci sono delle opere antiche, non sono andato più a Firenze, non conosco io Firenze, ci sto venendo ora per fatti di processo.
Quindi non conoscevo né gli Uffizi, né la Pinacoteca dei valori architettonici dell'Italia, cioè della Regione Toscana.
Quindi, i suggerimenti, cioè gli indizi che noi avevamo, vengono tutti da frutto di Bellini.
Cioè, noi prima di quella data, per noi la Toscana era Toscana... cioè, una regione dell'Italia.
Da quel momento in poi, noi cominciamo a mettere gli occhi sulla Toscana, in quanto il Bellini, parlando con Gioè, disse: 'fate questo, succede questo. E se succede che voi rubate un quadro, fate questo, fate quell'altro...', allora c'era il presidente Spadolini che è una persona molto interessata alle opere...
PUBBLICO MINISTERO: Sensibile. Sensibile, più che...
IMPUTATO Brusca G.: Sensibile. Quindi ci avrebbe scatenato la guerra per recuperare questi fatti, o per non far succedere questi fatti.
Un critico come Sgarbi, dice avrebbe fatto anche lui la guerra all'interno del Parlamento, all'interno... Per dire, dobbiamo risolvere questi problemi.
Quindi noi, da questi, tutti questi punti di riferimento, queste chiavi di lettura, noi capivamo che Bellini veniva in Sicilia mandato da qualcuno. Non so per quale motivo. Prima pensavamo per la cattura di Riina, dissi 'va bè,...fatto una camminata...', che te lo deve dire.
Due, la seconda che lui viene con la scusa che voleva cresimato il figlio... però, guarda caso, viene a trovare Gioè.
Dico: 'ma scusa, tu come mai vieni a trovare a Gioè?'
Noi, tutti questi ragionamenti, ce li facevamo...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, il figlio cresimato, vuol dire il figlio passava a Cresima?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, però io, per... Per cresimarlo, sì.
C'è tutta una serie di fatti che lui, con la scusa del recupero crediti che noi vedevamo come una copertura per lui muoversi in Sicilia, recupero crediti che noi vedevamo una copertura per lui muoversi bene in Sicilia, tutti questi aspetti noi li valutavamo.
Ma siccome l'unica persona che poteva bruciarsi era il Gioè, Gioè era felice di portare avanti, che era consapevole di questo fatto. Nel senso, dice: 'io voglio rischiare, voglio andare fino in fondo, perché voglio vedere di ottenere qualche cosa per i carcerati e poi per vedere dove andiamo a finire.
A un dato punto c'è la sua parola contro la mia'.
Le spiego perché ne sono convinto, perché a lei gliel'ho spiegato, ma pubblicamente non l'ho spiegato.
Nel senso, quando il Gioè diceva: 'al momento ci dovremmo fare con...', non mi ricordo come, cioè, il dente avvelenato che eventualmente uno si...
Dice: 'gli uomini d'onore dovrebbero essere così. E quando si trovano ristretti, cioè spingere forte questa capsula all'interno del molare, in maniera che uno si avvelena e non parla'.
Quindi, dice: 'non ci sono problemi'.
Cioè, lo vedevo forte, tranquillo, il Gioè.
Però noi lo guardavamo come persona che apparteneva ai Servizi Segreti, cento per cento, non 99. Però non sapevamo se veniva per conto dei Carabinieri, se veniva per conto della Polizia, dei magistrati, dei politici...
Ci interessava ben poco, a noi ci interessavano i risultati. Che, bene o male, in qualche modo la speranza l'avevamo ottenuta.
Quindi, tutti questi fatti... Cioè, io la Toscana, ripeto, la conoscevo come regione italiana, però tutti questi particolari vengono dal frutto di Bellini con i discorsi fatti con Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la decisione si polarizza subito, si fissa subito sugli Uffizi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, gli Uffizi perché - un altro particolare - gli Uffizi, credo, agli Uffizi c'è la Pinacoteca...
PUBBLICO MINISTERO: Un museo, chiamiamolo così.
IMPUTATO Brusca G.: Museo, non lo so. Comunque si parlava di rubare un quadretto, un quadro... Addirittura che si poteva mettere sotto il giubbotto e che era di notevole valore. E che lui diceva: 'io trovo la persona per poterlo fare rubare', perché siccome non riuscivamo a trovare un pezzo per potere fare cambio con lo Stato.
Al che lui ci suggerisce: 'rubiamo questo quadretto. Se la persona... trovo io, organizzo tutto io', nel senso a che lui lo ruba, a che lo butta dalla finestra. Quindi era conoscitore bene del luogo. Dice: 'lo butta dalla finestra, ci sono persone che se lo prendono, pure che lui lo prendono in fragranza, lo arrestano. Gli diamo 100-200 milioni, 150 milioni, per quel poco di galera che si deve andare a fare, e poi noi con questo quadro - che era di notevole valore artistico - noi siamo in condizioni di potere trattare con lo Stato'.
Al che noi, io e Gioè, questi discorsi li valutiamo, cominciamo a discutere. Per dire: 'ma questo perché ha tutto questo interesse a questo fatto?'
Allora noi, diciamo, lui in qualche modo ci vuole speculare: o per soldi, o chissà quale beneficio anche lui vuole ottenere.
Perché insisteva per compiere qualche cosa... No, insisteva, che voi dovete fare questo. Però era tartassante, cioè ogni 15 giorni, 8 giorni, c'è stato un periodo che veniva molto frequente il Bellini in Sicilia.
Al che, da questi discorsi, noi lo assecondavamo, ripeto, perché era sempre Gioè quello che stava d'accordo con lui.
In altro particolare che lui ci diceva: 'guarda che Altofonte, San Giuseppe Jato, Corleone è sotto l'attenzione delle Forze dell'Ordine in maniera molto particolare per la cattura di Riina'.
Quindi noi valutiamo noi per dire: 'ma può darsi ci manda un messaggio, che vuole che noi gli facciamo catturare Riina...'
Cioè, nel senso che lui molla l'osso per vedere cosa noi rispondiamo.
Cioè, tutte le sue parole venivano registrate da Gioè, poi noi le valutavamo dietro le quinte.
Al che, nel frattempo c'era pure, si era organizzato un traffico di stupefacenti con il Bellini. Quindi non riuscivamo a capire dove lui voleva arrivare.
Però, siccome c'era sempre quella speranza che quel ho detto poco fa che lui aveva portato la risposta per dire per cinque no, ma per due sì, noi siamo andati avanti sotto questo profilo.
Quindi, tutti i suggerimenti, e ripeto, ma non come mandanti, almeno dal punto di vista nostro, tutti gli indizi, tutti i particolari, vengono da Bellini e non da altre persone.
Quindi, da Bellini e chi per lui.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, torniamo a Mazzei.
A Mazzei, quindi si pensa di affidare l'incarico di prendere una bomba a mano e di andarla a portare a Firenze agli Uffizi.
Se ho capito bene, sul momento fu dato l'incarico a Gioè e a La Barbera di recuperare una bomba a mano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bomba a mano che era nella sua disponibilità.
IMPUTATO Brusca G.: Quelle ritrovate in Contrada Giambascio. Una di quelle che dovevano essere ritrovate in Contrada Giambascio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però diceva che ci furono dei problemi per La Barbera e per Gioè nel procurarsi questa bomba a mano, sul momento.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, momentaneamente quel giorno?
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Che dove l'avevano nascoste, non potevano andarle a prenderle. Cioè, gli veniva difficile poterle recuperare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi il fatto che Gioè e La Barbera non recuperino sul momento la bomba a mano, quale inconveniente comporta?
IMPUTATO Brusca G.: Comporta, gli diciamo: 'Santo, non abbiamo trovato questo... l'oggetto', e se ne doveva ridiscutere.
Cioè, rimandare a nuovo...
PUBBLICO MINISTERO: Detto in altri termini: gli fu dato per caso l'incarico, 'visto che noi non abbiamo recuperato la bomba a mano, vedi se la ritrovi da solo, che ormai l'abbiamo decisa questa operazione, la fai'?
IMPUTATO Brusca G.: No, no. No, no.
PUBBLICO MINISTERO: E' sicuro di questo, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Sicurissimo al cento per cento. Perché, ripeto, quando lui ritorna, per noi è sorpresa.
Cioè, appena apriamo la porta, subito lui accende il televisore: 'perché ho fatto questo e quest'altro'.
E noi ci siamo presi di sorpresa.
Sorpresa il fatto, non sorpresa che noi non ne avevamo discusso.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, un altro particolare ancora: proprio riagganciandomi a questa precisazione che lei aveva già dato, ho bisogno di sapere se, quando avevate pensato a questa operazione, era stato anche pensato, era stato anche deciso, quindi, di accompagnare l'abbandono della bomba a mano da una... accompagnarla con una o più telefonate.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Questo era... Cioè, fare una cosa, però subito avvertire, in maniera che non succedesse danno. Che non andasse incontro a danni di persone fisiche.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, questa telefonata, o queste telefonate che fossero, a chi dovevano essere fatte? A un giornale, a una agenzia... Lei prima ha citato l'ANSA.
IMPUTATO Brusca G.: No, lui ha detto...
PUBBLICO MINISTERO: A un organo di Polizia... Mi aiuti a capire questo.
secondo la vostra iniziale progettazione.
IMPUTATO Brusca G.: Inizialmente si doveva telefonare all'ANSA. Cioè, in maniera che poi l'ANSA divulgasse a tutti i giornali la notizia.
E non credo se poi alle Forze di Polizia.
Ma, una volta che già hai telefonato all'ANSA, è come telefonare a tutte le Forze di Polizia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma la telefonata doveva dare tutti i riferimenti per poter arrivare esattamente nel luogo dove si trovava la bomba a mano e recuperarla?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questa telefonata, oltre che dare le indicazioni sul luogo dove si doveva recuperare questa bomba a mano, doveva contenere qualche elemento aggiuntivo in più?
Intendo dire, questa telefonata doveva servire anche a collegare questo fatto...
IMPUTATO Brusca G.: No, il nostro progetto era in maniera quasi molto chiaro, per i detenuti di Pianosa e dell'Asinara.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, nella telefonata dovevano essere menzionati, citati i detenuti...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Pianosa e dell'Asinara?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfettamente.
E voglio chiarire un'altra cosa: ma non per il 41-bis in se stesso, ma per i maltrattamenti che, in quel periodo, i detenuti subivano.
Perché subivano mazzate, gli mettevano il sapone nei corridoi, facevano scivolare i detenuti. Dice che gli facevano entrare i cani poliziotto... questo è quello che noi sappiamo, che ci venivano a raccontare.
Cioè, è stato un... una risposta che, da parte di Cosa Nostra, voleva dare allo Stato.
Cioè, che li porti a Pianosa, che li porti all'Asinara, che li porti dove li vuoi. Però trattali da esseri umani e non da schiavi. Perché questo era, in quel periodo, i detenuti.
Quindi, in quel periodo, c'erano persone colpevoli, persone non colpevoli; c'erano persone malate, c'erano persone...
E siccome loro davano sotto a tutti e non ad una sola persona, quindi, siccome i familiari venivano e portavano queste lamentele, quindi noi cercavamo di fare qualche cosa.
E queste sono state un po' le conseguenze, oltre il discorso dello scambio di mafiosi, o con le opere d'arte e anche il fatto del 41-bis.
Ripeto, non per il 41-bis come fatto carcerario, ma per i maltrattamenti, dottor Chelazzi, come gli ho sempre detto.
Che ogni tanto si scambia il 41-bis di carattere giuridico. Nel senso che il detenuto deve rispettare certe regole, con il fatto personale.
Cioè, le reazioni, le reazioni da parte nostra, sono state queste.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, oltre che citare la situazione dei detenuti dell'Asinara e di Pianosa, doveva dire qualcosa in più Mazzei, o meglio, doveva fare uso di una qualche, chiamiamola sigla di rivendicazione?
IMPUTATO Brusca G.: No, non... che io ricordi non c'è nessuna sigla di rivendicazione. Che, nel momento in cui si cita Pianosa e Asinara, quindi significava benissimo chi erano gli interessati.
Almeno, non si è mai parlato di sigla di rivendicazione, per quello che mi riguarda.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire, se io capisco bene - ma glielo ripropongo sottoforma di domanda - voi pensavate che citando nella telefonata Pianosa e l'Asinara, sarebbe stata immediatamente riconoscibile dietro la telefonata e dietro alla bomba a mano...
IMPUTATO Brusca G.: La paternità di chi aveva commesso quel fatto.
E siccome c'era il contatto con Bellini, noi pensavamo che il Bellini, con il suo canale, non sapendo chi era, potesse venire: 'è successo questo, vediamo di trattare'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le stavo, appunto, per chiedere proprio questo.
Avevate in qualche modo previsto che le cose sarebbero andate... lasciamo perdere poi per come sono andate effettivamente, a cominciare dal fatto che Mazzei almeno aspettava che, del fatto, ci fosse notizia e invece del fatto non si parlava...
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Al che lei e gli altri formulaste quella certa interpretazione.
Ma lasciamo perdere questo. Guardiamo dal davanti questa iniziativa.
Secondo voi, la telefonata e quindi il rinvenimento di questo ordigno, ecco, a quale situazione successiva avrebbe fatto da premessa, da preparazione?
Come intendeva lei, intendevate voi gestirla, si direbbe, questa situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Siccome, citando Pianosa e Asinara automaticamente si capiva subito che dietro a questo fatto c'era la mafia, siccome con Bellini noi ne avevamo parlato del 41-bis, ripeto, i maltrattamenti del 41-bis che comportò... Quindi noi, senza chiedere a Bellini questo fatto, noi capivamo che Bellini, bene o male ne parlasse con chi di competenza, per noi il canale era già aperto.
Significava sollecitarlo a portarci, una volta che chi dietro Bellini sapeva che c'era questo contatto, cioè, dice Bellini: 'vai a trovare i tuoi amici, con chi tu parli, con chi non parli', per dire, fermiamoci, perché succede la fine del mondo.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se io capisco: voi pensavate di gestire la situazione determinata con questo episodio, sempre sul filo di questo rapporto che voi avevate con Bellini e chi lo aveva mandato, per adoprare la sua espressione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
Dottor Chelazzi, ripeto: non posso dire è stato mandato, o ci ha detto fate questo, fate quell'altro. Però, in base a come si comportava, noi vedevamo che lui era un po' il suggeritore, o quello che sollecitava o dava gli indizi...
A noi dava la chiave di lettura per dire: 'fate questo'.
A un certo punto non c'è bisogno, magari, di dartelo col cucchiaino... ma bastava discutere bene o male per dire: 'fate questo che potete ottenere questo'.
C'era qualcuno che aveva interesse a creare scompiglio, o creare qualche cosa... Non lo so.
Siccome noi, il nostro scopo ci interessava benissimo quale era l'obiettivo di chi lo mandava, a noi ci interessava la situazione del carcere. Nel senso che volevamo sfruttare la situazione, sia carceraria che dei detenuti. Nel senso di cominciare a avere qualche beneficio.
E cominciavamo, volevamo sfruttare questo canale pian piano per vedere dove arrivava, se arrivava.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, lei vuol dire carceraria e detenuti, ottenere da un alto che cessassero i maltrattamenti...
IMPUTATO Brusca G.: Subito, subito i maltrattamenti.
PUBBLICO MINISTERO: ... e dall'altro, lavorare per...
IMPUTATO Brusca G.: E poi eventuali progetti futuri.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Abbandoniamo le teorie e torniamo sui fatti più...
IMPUTATO Brusca G.: Teorie, son fatti però dottor Chelazzi. Cioè, sono...
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Brusca G.: Non è che me li sono inventati.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma le vostre teorie, ahimè, sono sempre stati fatti, poi.
Voglio dire questo: torniamo proprio al racconto dell'accaduto.
Mazzei si presenta a questa riunione, sempre a Santa Flavia, sempre in casa del dottor Sangiorgi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A cose fatte, intendo dire?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Eravate presenti le stesse persone?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E fa il resoconto dell'accaduto?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi spiega com'è che aveva agito?
Cioè dire, se e come si era procurato questa bomba a mano, dove l'aveva lasciata, se aveva agito da solo, se era andato con qualcuno, se aveva trovato difficoltà a entrare nel luogo dove aveva lasciato questo oggetto...
Ecco, ho bisogno un attimino di una panoramica su questo aspetto del problema.
IMPUTATO Brusca G.: Dove se l'è procurata non glielo so dire.
Credo che andarla a piazzare... Ripeto, sempre che io pensavo agli Uffizi, invece poi al Giardino dei Boboli ci sia andato con un suo ragazzo vicino a lui, e con Fascella. Perché quando poi il Mazzei ritornò, si lame... No si lamentava, cioè nel senso critico, nel senso che il Fascella perdeva tempo. Dopo avere piazzato la bomba, il Fascella perdeva tempo per ritornarsi. E lo chiamavano per dire: 'Spicciati, andiamocene'.
Mi aveva fatto questo commento, nel senso che, avendo piazzato la situazione, bisognava andarsene subito perché dovevano andare a fare la telefonata. Questo è l'unico commento che io mi ricordo che ci fu.
PUBBLICO MINISTERO: Spiegò Mazzei se per accedere a questo posto, lui o chi altri l'avesse materialmente eseguita, l'operazione, aveva avuto delle difficoltà, aveva dovuto superare dei controlli? Aveva corso il rischio di qualche controllo?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi ricordo, dottor Chelazzi. Io so, il momento in cui l'hanno piazzata, per andarsene, menzionò il nome di Fascella e questo suo ragazzo vicino a lui, che hanno posizionato questa situazione. Per andarsene, cioè il Fascella perdeva tempo.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, è possibile che questa vicenda comunque accaduta qui, a Firenze, fosse stata, o prima o dopo, valutata in alternativa o congiuntamente ad un fatto analogo?
Nel senso che, invece che adoperare una bomba a mano, magari adoperare del liquido infiammabile per bruciare o abbruciacchiare, o un museo, o la finestra di un museo, o l'ingresso di un museo? Ha mai sentito che si sia ragionato di fare qualche cosa, sempre a Firenze, sempre in un edificio di carattere artistico o culturale, sempre da parte di Mazzei. Però, anziché con l'impiego di una bomba a mano o di un proiettile di artiglieria, con l'impiego di liquido infiammabile? Benzina, o chissà che altro.
IMPUTATO Brusca G.: No, il discorso del liquido infiammabile o di questo fatto, che io ricordo con Mazzei non ne abbiamo mai parlato.
Ne abbiamo parlato sempre a carattere accademico, dietro le quinte, con il Gioè: le tante soluzioni che potevano venire fuori. Cioè se non si riusciva a prendere il quadro, allora si buttava il liquido infiammabile, bastava 5 litri di benzina per fare un po' di... un bel po' di danno.
Cioè erano tutti sempre segnali... segnali un po' a carattere esemplare, per portare al Bellini a trattare con noi.
Ma erano tutte ipotesi. Almeno che io mi ricordi, non è stato mai messo nel piano: 'Andiamo a fare questo'.
Però, come discorso, ci fu. Non mi ricordo quando fu, ma ci fu.
PUBBLICO MINISTERO: Ora che ha spiegato qual era un po' la finalità di questo specifico episodio, ho bisogno di sapere se questo - per quanto è nelle sue conoscenze - è l'unico episodio che serviva a concretizzare un po' questa vostra idea, o se ve ne sono stati degli altri.
IMPUTATO Brusca G.: No, ci fu anche... Nel senso, per dire, si parlò di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: No, ma io voglio distinguere le cose fatte dalle cose non fatte.
IMPUTATO Brusca G.: No no, cosa non fatta, si parlò...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo di Firenze è stato fatto.
IMPUTATO Brusca G.: Questo è fatto. Quello, non fatto. Ah, quelli non fatto c'era: il furto di questo quadretto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Questo fatto della benzina. Però poi come punto di riferimento ci fu la torre di Pisa, cioè sempre si parlava della torre di Pisa, per dire per esempio: se tu colpisci Pisa, Pisa vive con parte del turismo con la torre di Pisa: se tu gli vai a togliere la torre di Pisa, è finito Pisa.
E quindi, come si fa per potere entrare a Pisa? Va be', i sistemi sono tanti. Per dire, ci sarebbe da mettere un... I ragazzini, quando vanno a scuola...
PUBBLICO MINISTERO: Uno zaino?
IMPUTATO Brusca G.: Uno zaino, con dentro 10-15 chili di esplosivo già tutto confezionato. E tu a distanza, mentre già si trova lì sopra, cioè per dire: chiamiamo i giornalisti, chiamiamo tutto, facciamo... facciamo allontanare tutti, e poi facciamo esplodere la bomba.
Ma erano tutti discorsi fatti... Cioè a carattere sempre dimostrativo.
E di questo fatto il Gioè ne parlò con Bellini, a mia presenza. Non in mia presenza. Bellini, Gioè, ma io ho ascoltato, per come le ho spiegato, a casa di Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Però io Gioè l'aveva sempre nominato, questo fatto, perché era diventato un simbolo, cioè un fatto emblematico nel senso: la torre di Pisa era un fatto importante, un fatto che tutto il mondo conosce. E quindi lo Stato andava a fare una figura, lo Stato italiano andava a fare una figura da niente. Cioè, non potere riuscire a custodire la torre di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io le chiederei la cortesia di poter riprendere domattina.
PRESIDENTE: Era quello che stavo dicendo. Allora, l'udienza riprende domattina alle ore 09.00, traduzione degli imputati detenuti. Buongiorno.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.