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Sentenza Tagliavia - Intro
Sentenza Tagliavia - Parte 1
Sentenza Tagliavia - Parte 2
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Sentenza Tagliavia - Parte 4
Sentenza Tagliavia - Indice

Atti del convegno del 26-27/05/2003

Depos.Brusca: 13 gennaio 1998
Depos.Brusca: 14 gennaio 1998
Depos.Brusca: 15 gennaio 1998
Depos.Brusca: 19 gennaio 1998
Depos.Brusca: 23 gennaio 1998
Depos.Brusca: 17 settembre 1999
Depos.Brusca: 18 settembre 1999


Tutti i verbali del 1°dibattimento

Tutti i verbali del 2°dibattimento

La requisitoria del P.M. (Chelazzi e Nicolosi) al processo (25/3-06/04/2008)
Legge REGIONE TOSCANA N. 40/2006 - Interventi a favore delle vittime del terrorismo e della criminalitàorganizzata.(3.3 Mb)
L'audizione del P.M. Chelazzi alla Commissione Antimafia
Motivazione Sentenza di Cassazione del 6/5/2002 (3.3 Mb)
Sentenza della prima Corte di assise di appello di Firenze del 13/2/2001 contro Bagarella
Motivazione (5.783 KB)
Sentenza Corte di assise di Firenze, Sez I del 21/1/2000 contro Graviano (620 KB)
Il proiettile di Boboli
Sentenza Corte di assise I° grado Firenze del 6/6/1998
Intestazione e dispositivo del 06/06/98 [77 Kb]
L'udienza del 7 giugno 1997
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PRESIDENTE: Ci siamo? Buongiorno.
Vogliamo vedere i presenti?
Bagarella è presente?
IMPUTATO Bagarella: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Ceolan, avvocato Cianferoni; c'è solo l'avvocato Ceolan. Va bene, grazie.
Barranca Giuseppe.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Barone e avvocato Cianferoni, sostituito dall'avvocato Ceolan.
Benigno Salvatore.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, che è presente.
Brusca Giovanni: lo vedremo fra qualche minuto.
Avvocato Ligotti, avvocato Falciani... E' presente.
AVVOCATO Ligotti: No, Presidente. E' presente l'avvocato Ligotti, stamani mattina. Evidentemente è momentaneamente assente; l'ho visto poco fa.
PRESIDENTE: Va be', c'è lei in sostituzione.
Calabrò Gioacchino.
IMPUTATO Calabrò: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Gandolfi, Fiorentini e Cianferoni, sostituiti dall'avvocato Ceolan.
Cannella Cristoforo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Di Peri e avvocato Rocchi... presente.
Carra Pietro: libero, assente. Avvocato Cosmai e avvocato Batacchi...
AVVOCATO Cosmai: Sono presente, Presidente, Cosmai.
PRESIDENTE: Presente, grazie.
Di Natale Emanuele: contumace.
Avvocato Gentile, Di Russo, Falciani, che è presente.
Ferro Giuseppe: rinunciante.
Avvocato Miniati Paoli, che è presente.
Ferro Vincenzo: libero, assente.
Avvocato Traversi e avvocato Gennai...
AVVOCATO Gennai: Sono presente io, Presidente.
PRESIDENTE: Non la vedo, signora, mi scusi. Ah, grazie. E' presente l'avvocato Gennai.
Frabetti Aldo.
IMPUTATO Frabetti: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Monaco, Usai, Roggero, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Giacalone Luigi.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Priola, avvocato Florio, è presente l'avvocato Florio.
AVVOCATO Florio: Avvocato Florio presente.
PRESIDENTE: Giuliano Francesco.
IMPUTATO Giuliano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Graviano Filippo: rinunciante, penso.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Sì.
PRESIDENTE: Avvocato Oddo, Gramigni. E' presente l'avvocato Gramigni.
Grigoli Salvatore: rinunciante.
Avvocato Avellone e avvocato Batacchi, che è presente.
Lo Nigro Cosimo.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
Rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Florio e avvocato Fragalà, è presente l'avvocato Florio.
Mangano Antonino.
IMPUTATO Mangano: (voce fuori microfono)
Presente.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Maffei, che è presente.
Messana Antonino: contumace.
Avvocato Amato e avvocato Bagattini, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Messina Denaro Matteo: latitante.
Avvocato Natali e avvocato Cardinale, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Pizzo Giorgio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Salvo, avvocato Pepi, che è presente.
Provenzano Bernardo: latitante.
Avvocato Traina, avvocato Passagnoli. C'è l'avvocato Passagnoli, per caso? No. Sostituito dall'avvocato Florio.
Santamaria Giuseppe: contumace.
Avvocato Battisti e avvocato Usai, sostituiti dall'avvocato Pepi.
Scarano Antonio: libero, assente.
Avvocato Fortini e avvocato Batacchi, che è presente.
Scarano Massimo: contumace.
Avvocato Condoleo e Cianferoni, sostituiti dall'avvocato Gramigni.
Spatuzza Gaspare?
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Farina e avvocato Pepi, che è presente.
Tutino Vittorio.
SEGR. D'UDIENZA: (voce fuori microfono)
E' rinunciante.
PRESIDENTE: Avvocato Gallina e avvocato Gramigni, che è presente.
Facciamo entrare allora l'esaminando?
(voce fuori microfono)
*IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno.
PRESIDENTE: Buongiorno.
Vuol dire, per cortesia, il suo nome e cognome?
IMPUTATO Brusca G.: Brusca Giovanni.
PRESIDENTE: Lei è soggetto a Programma di Protezione?
IMPUTATO Brusca G.: No. Ma ho fatto richiesta tramite il mio avvocato.
PRESIDENTE: Ho capito. Comunque ancora non è stato...
IMPUTATO Brusca G.: No.
PRESIDENTE: ... accordato.
Allora questo paravento lo portate via. Un momentino. Lei consente di essere ripreso dalle telecamere?
IMPUTATO Brusca G.: No, io vorrei...
PRESIDENTE: Non essere ripreso.
IMPUTATO Brusca G.: ... non essere ripreso.
PRESIDENTE: Bene. Allora, per cortesia, le telecamere non possono incrociare da questa parte, va bene, riprendere da questa parte.
Il P.M.? Lei sa di essere imputato in questo processo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Come imputato lei ha la facoltà di dichiarare di voler rispondere o di non volere rispondere.
IMPUTATO Brusca G.: No, intendo rispondere.
PRESIDENTE: Vuole rispondere.
E' presente il suo difensore, avvocato Ligotti?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PRESIDENTE: Avvocato, per favore, mi conferma la sua presenza a voce, che registra...
AVVOCATO Ligotti: Avvocato Luigi Ligotti per Giovanni Brusca.
PRESIDENTE: ... a verbale la sua presenza.
Il Pubblico Ministero può iniziare.
Ah, mi scusi, deve fare ancora una dichiarazione, abbia pazienza. Noi abbiamo anticipato il suo esame su richiesta del Pubblico Ministero per ragioni che sono motivate nell'ordinanza. Lei consente questa anticipazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, non ci sono problemi.
PRESIDENTE: Benissimo. Possiamo procedere.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, buongiorno.
IMPUTATO Brusca G.: Buongiorno, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: A parte che sa di essere imputato in questo procedimento, ma lei conosce esattamente le imputazioni che la riguardano'
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora mi pare che sia fondamentale partire, intanto, da questa domanda: dal momento che conosce queste imputazioni, lei ritiene di aver avuto parte nella commissione, nella realizzazione, nella programmazione di alcuno o di tutti i fatti di cui è accusato, oppure mi deve dare una risposta più differenziata, più articolata?
IMPUTATO Brusca G.: Se ho capito bene, io le posso rispondere che inizialmente il programma che c'era per questo tipo di obiettivi, il programma che io conosco non era quello che poi si è avverato.
Di quello che si è avverato io non mi sento responsabile neanche di una virgola.
Io programma che avevo io e che si era discusso con me era tutto un altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora ho capito che lei ha messo al centro di questa prima risposta una discussione sul programma.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io vorrei provare a andare un po' più nel dettaglio.
Allora, discussione del programma, intanto per cominciare che cosa comprendeva, che cosa faceva parte di questo programma di cui si discuteva, a quello che capisco anche da parte sua?
IMPUTATO Brusca G.: Il programma di quello che discutevo, di quello da parte mia e chi discuteva assieme a me era quello di mettere delle siringhe piene di sangue dell'AIDS nelle spiagge; che so, mettere delle brioscine nei supermercati, come facevano i giapponesi o i cinesi... o mettere dei segnali in maniera da poter mettere in ginocchio il turismo in Italia.
Questo era uno dei programmi che noi avevamo in mente inizialmente.
Poi è stato travolto, è stato portato avanti diversamente di quello che io conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, poi, mi darà delle risposte, comunque io le porrò delle domande su chi erano le persone che discutevano con lei di queste cose, chi è che aveva per primo elaborato questo programma, quando si discuteva di questo programma di azioni.
Ma, abbandonando per un attimo questo che lei dice essere stato il suo programma, proviamo a vedere più da vicino i fatti dei quali lei è accusato oggi.
Lei sa che tra i fatti di strage dei quali risponde davanti alla Corte d'Assise di Firenze, c'è, primo, in ordine di tempo, l'attentato al giornalista Costanzo.
E' un fatto che è mai rientrato, ha mai fatto parte di discussioni, di dibattiti, di decisioni, di progetti di decisioni di cui sia stato al corrente anche lei?
IMPUTATO Brusca G.: Il programma dell'attentato al dottor Costanzo era un programma già del '90, '91 che si doveva portare avanti, che poi è stato portato avanti nel '93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora, visto che mi ha dato questa risposta, cerchiamo di articolarla meglio, cioè, le chiedo: intanto, per il '93. Lei ha detto "è stato portato avanti nel '93". Cosa voleva dire, secondo le conoscenze che lei aveva di questo fatto, portarlo avanti nel '93? Chi è che lo portava avanti, sulla base di quali motivi del momento, se ce n'erano.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, il dottor Maurizio Costanzo, com'è noto, portava avanti una sua campagna anti mafiosità. A un dato punto, in una trasmissione televisiva, il Costanzo, il giornalista, ebbe a dire che c'erano dei detenuti o imputati di mafia, i quali erano ricoverati all'ospedale civico di Palermo, o detenuti per motivi di malattia, tra cui fece il nome di Francesco Madonia, di Palermo, dicendo che era malato di tumore e dice: 'se non ce l'ha, che ci venga'.
A quel punto lui poteva fare e dire tutto quello che voleva, ma non poteva sentenziare una malattia, un male verso un'altra persona. E da qui è scattato, come si suo dire, la goccia che ha fatto traboccare il vaso per uccidere il Maurizio Costanzo giornalista.
Dopodiché io, da questa intervista, mi incontro con Salvatore Riina e gli presento il mio segno, cioè gli dico: 'ma questo qua può fare una cosa del genere, può dire una cosa del genere?'.
Dice: 'no, ci stiamo...' e dicevo di prendere provvedimenti per questo signore, vedere cosa c'è da fare, cosa si può fare.
'Non possiamo vedere di fare qualcosa per ucciderlo?'. Dice: 'no, ci sto pensando, c'è chi ci sta lavorando'. Però senza né che mi ha detto chi era, chi non erano e niente.
Però io, essendo che orbitavo nella mafia, ero uomo di mafia, ci ho vissuto sino al momento del mio arresto, capivo bene o male che si poteva muovere per questa attività.
Basta, non ne so più niente.
A un dato punto da Catania mi arriva - siamo sempre prima dell'arresto di Salvatore Riina - da Catania mi arrivano segnali che hanno la possibilità di poter uccidere il dottor Costanzo.
Al che gli dico: 'scusa, se avete la possibilità potete attivare'... Glielo sto dicendo in maniera molto riassuntiva. Ne ho parlato con Salvatore Riina, dicendogli che 'ci sono i catanesi che hanno questa possibilità'. Al che... conoscono movimenti, conoscono le abitudini, cioè quello che mi avevano detto. E mi dice: 'digli che lo possono fare'.
Al che io gli do l'okay di potersi muovere per potere portare questo obiettivo avanti. Ma nel frattempo c'erano anche il gruppo palermitano che agiva.
Dopodiché io non ne so più nulla. Nel '93, quando viene arrestato Salvatore Riina, si comincia a vedere quello che c'era da fare.
Nel frattempo c'era il fatto del 41 bis, c'erano tanti problemi che erano sorti, venuti alla luce.
Io, l'unica persona con me che ne parlavo era Gioè Antonino, quello che poi ho mandato a Catania per vedere come loro dovevano programmare questo attentato, che possibilità avevano.
Quindi, dopodiché tutta questa attività, viene arrestato Gioè Antonino. Viene arrestato Gioè Antonino con cui io parlavo spesso.
Parlavo della famosa... - quella che ho detto poco fa - del progetto delle siringhe nelle spiagge, avvelenare le brioscine; di attentati... cioè, più che altro dimostrativi, in maniera da potere dire che noi siamo in condizione di mettere in ginocchio l'Italia, però senza fare danno. Questo era l'obiettivo iniziale che noi avevamo.
Di questo progetto se n'è parlato con Bagarella, se ne parlò una volta assieme a Giuseppe Graviano, le persone che noi più... in quel momento erano più vicine. Ed eravamo ben predisposti per andare avanti.
Dopodiché si cominciò a preparare per il lavoro per Costanzo. Cioè, Bagarella da un lato, che aveva le conoscenze meglio di me, e io con i catanesi, con Gioè.
A un dato punto Gioè viene arrestato. Viene arrestato e dopo un mese, un mese e mezzo che è stato arrestato - non mi ricordo - che venne arrestato, mi mandò a dire con il fratello Mario di non fare più niente in quanto l'attentato al Maurizio Costanzo Show e... a Maurizio Costanzo, non a Maurizio Costanzo Show, a Maurizio Costanzo, era nelle intercettazioni ambientali di via Oghetti (?). Perché, a quanto pare, quando l'hanno interrogato gliel'hanno fatto ascoltare, gli hanno fatto ascoltare le varie registrazioni che c'erano in via Oghetti.
E mi manda a dire di sospendere, fermare tutto, perché il discorso era fuori; nel senso che lui, ascoltando le sue chiacchiere che faceva con La Barbera Gioacchino, mi manda a dire: 'stai attento, non fare più niente, perché il discorso è fuori', riferendosi all'attentato a Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Il discorso "fuori", Brusca la interrompo un attimo...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi che cosa vuol dire alla Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Fuori nel senso che le Autorità competenti erano a conoscenza che c'era un attentato nei confronti di Costanzo; o, per lo meno, per quelle poche parole che c'erano nelle intercettazioni di via Oghetti, se si sarebbe fatto l'attentato a Costanzo, gli inquirenti sarebbero subito arrivati a chi l'avrebbe fatto.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Proceda, proceda. Caso mai...
IMPUTATO Brusca G.: A un dato punto io dico al Bagarella di sospendere: 'fermiamoci un momento per questo fatto', perché Gioè aveva mandato a dire queste parole. E Bagarella mi dice: 'sì, sì, sì, va bene'. Ma credo che non fu ascoltato, perché poi, dopo poco tempo, mentre che io la sera mi trovavo a casa, accendendo la televisione ho visto quello che era successo al Maurizio Costanzo.
Quando ho visto questo fatto in televisione, sono rimasto deluso, sbigottito, nero. Assieme a me c'era il fratello della mia compagna, c'era la mia compagna, c'era Michele Traina. E subito, sapendo che il primo a essere additato potevo essere io, chiedo, dico così: 'chissà chi devono andare a rovinare', dico 'va be', pazienza'.
Infatti dopo una settimana gli inquirenti puntualmente: Giovanni Brusca mandante dell'attentato al dottor Costanzo.
Da quel momento in là, sì, con Bagarella ci vedevamo, però non si parlava più di niente. E poi tutti gli altri attentati sono continuati fino al giorno quando sono cessati.
Quindi io non so, non mi sento responsabile di quello che è successo.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io l'ho ascoltata senza interromperla, ma ora ho bisogno di riprendere alcuni passaggi di questo racconto che lei ha fatto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto per cominciare, lei ha detto: l'attenzione, almeno da parte sua, su Costanzo si sviluppa a partire dal '90, '91.
IMPUTATO Brusca G.: Da questa intervista...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo di essere più precisi. Lei ha parlato di un'intervista o era la trasmissione...
(voci sovrapposte)
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, non intervista: una trasmissione. Una trasmissione televisiva.
PUBBLICO MINISTERO: Bene, ma si trattava della trasmissione quella ordinaria che fa Costanzo da tantissimi anni per televisione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Quella che di solito fa, giornaliera.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei l'aveva sentita di persona questa trasmissione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, quella sera seguivo, perché la seguo sempre, la seguo... quando non c'è altro in più mi seguo questo programma. Quella sera guardavo questa trasmissione e ho sentito con le mie orecchie queste parole.
PUBBLICO MINISTERO: Che se io ho capito bene erano che: se questi mafiosi, insomma...
IMPUTATO Brusca G.: No, questo mafioso, Francesco Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Francesco Madonia in particolare.
IMPUTATO Brusca G.: Se non era malato, cioè malato finto o simulava la sua malattia, che gli venisse il cancro.
Se non ricordo male le parole sono state queste.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché il problema... questo era un argomento della trasmissione, il problema delle condizioni di salute dei mafiosi, che lei ricordi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. In linea di massima era questa la trasmissione.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora lei ce la fa a dare una collocazione, con il suo ricordo, più precisa, proprio a questo specifico fatto? Perché stiamo parlando specificamente di una trasmissione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi non di chiacchiere che si sono trascinate nel corso dei mesi o degli anni sul conto di Costanzo. Stiamo parlando di una specifica trasmissione.
Ora, lei prò prendere tutti i punti di riferimento che ritiene più opportuni. Veda se riesce a darcelo a noi un punto di riferimento temporale, per dare una data, in qualche modo, a questo fatto.
IMPUTATO Brusca G.: Mi sa fine '90, inizi '91; in questo periodo, perché io ero libero, non ero latitante. Quindi sarà stato nell'anno '91. Non mi ricordo con precisione quando è stato, ma la trasmissione c'è stata. Questo periodo: inizi '91, fine '90.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, se io ho capito bene, parlandone con Riina, lei ebbe la risposta, sostanzialmente, che Costanzo era già stato preso in osservazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In questo senso. O in considerazione, che dir si voglia.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era stato preso in osservanza per portarlo a termine, cioè per ucciderlo. Che lui faceva la campagna contro Cosa Nostra, cioè contro la mafia, era saputo e risaputo, però questo particolare, cioè, come si può dire, ha spinto per l'eliminazione definitiva.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, di questo fatto, perché a quello che capisco subito si è pensato, anche da parte sua, che Costanzo dovesse essere eliminato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ma infatti, come io ho detto, io sono andato da Riina a esternare, cioè, il mio dissenso di queste parole.
PUBBLICO MINISTERO: No, non ho capito. Mi scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, da parte mia sono andato da Riina a lamentarmi del dissenso di queste parole.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma Brusca, abbia pazienza, un conto è dissentire dalle opinioni che ha espresso una persona, dopodiché si può...
IMPUTATO Brusca G.: Dissenso, chiedo scusa...
PUBBLICO MINISTERO: ... rimediare la situazione in tanti modi, si può fare un...
IMPUTATO Brusca G.: No, dissenso per prendere provvedimento per eliminarlo. Questo era...
PRESIDENTE: Era d'accordo perché venisse ucciso.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora io dico...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, no d'accordo, io ero per dire: prendiamo un provvedimento.
PRESIDENTE: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: E lui mi risponde, dice: 'no, già c'ho pensato'. A quel punto io...
PRESIDENTE: Lei intendeva dire eliminarlo fisicamente, ucciderlo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. C'era da prendere provvedimento per questo signore. Questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere: lei manifestò questa sua propensione, quindi questa idea che le era venuta in mente, parlandone solo con Riina, o parlandone anche con altre persone?
IMPUTATO Brusca G.: No, io in quell'occasione solo con Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha parlato una volta sola con Riina, o ne ha parlato più volte di questa situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, con Riina di solito basta che ne parlavamo una volta, già in quel momento era chiuso. Con Riina ne parlò, che mi ricordi io, una di volte, ma non ricordo più di tanto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome Riina le dette una certa risposta, cioè che già ci stava pensando, lei poi è stato in grado di capire a che cosa si riferiva Riina quando diceva che già ci stava pensando?
IMPUTATO Brusca G.: Che già c'erano delle persone che erano attive nel studiare le abitudini del Costanzo per portare a termine l'obiettivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma ha mai saputo, in sostanza, chi erano queste persone?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Non ha avuto nessuna indicazione, vuol dire lei, con questa risposta?
IMPUTATO Brusca G.: Da Riina no. Avevo delle mie deduzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, prima di esporci le sue deduzioni, ci dica sulla base di quali elementi lei aveva formulato queste deduzioni. Le deduzioni per un attimo accantoniamole.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quali erano gli elementi che poi orientarono la sua deduzione?
IMPUTATO Brusca G.: La mia deduzione del periodo in cui Salvatore Riina mi dice 'ci sto pensando', sono persone che orbitavano come me vicino a Riina, persone che potevano essere in condizione di potersi muovere liberamente, tranquillamente, capaci di portare a termine una situazione del genere.
Io li ho, dietro i miei sospetti, li ho individuati. Non so se posso fare i nomi.
PUBBLICO MINISTERO: Io vorrei capire, prima di tutto, appunto gli elementi in base ai quali lei formulò certe deduzioni. Oltretutto lei è imputato, quindi, voglio dire...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. No, io...
PUBBLICO MINISTERO: ... da un testimone che deve limitarsi a riferire secondo un certo criterio...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... può anche esprimere una sua valutazione, una sua deduzione.
IMPUTATO Brusca G.: essendo che io conoscevo fatti e cose di Cosa Nostra, in base alle persone più fidate e più vicine a Salvatore Riina dico: chi si può muovere in questo momento meglio di... che so, di Messina Matteo Denaro, o di Giuseppe Graviano; le persone più vicine in quel momento per certi fatti.
Anche io mi sentivo vicino a Salvatore Riina, però Salvatore Riina dava compiti a compartimento stagno per ognuno, uno non sapeva dell'altro e l'altro non sapeva dell'altro.
Però io, in base alle mie... per quello che si svolgeva in Sicilia, capivo che le persone fidate erano loro. Parlando del '91, a questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi?
IMPUTATO Brusca G.: Parlando sempre del '91.
PUBBLICO MINISTERO: Del '91. Perché poi, in un momento successivo, comunque, voglio dire, prima che si svolga quella serie di riunioni di cui ha parlato, si riprenda il considerazione il progetto Costanzo, i catanesi e poi l'arresto di Gioè, voglio dire: prima di arrivare a questa fase il discorso di Costanzo, strada facendo, è stato ripreso?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Poi, nel '93, dopo l'arresto di Riina il discorso di Costanzo si è ripreso. E poi i contatti con Giuseppe Graviano li ho avuti, con Messina Matteo Denaro. E li ho avuti sia prima che dopo. Quindi, le mie deduzioni in qualche modo sono venute a confermarsi.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, a questo qui ci arriveremo. Lei, questa primissima fase, riesce a collocarla più o meno approssimativamente in un qualche rapporto di date rispetto alla vicenda dell'attentato a Capaci? Cioè a dire, se siamo in periodo molto precedente, oppure siamo in un periodo relativamente precedente l'attentato di Capaci?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, di quello che sono venuto a conoscenza poi, credo che l'attentato a Costanzo doveva essere fine '91, inizio '92.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Allora, da questo capisco che qualche conoscenza lei poi l'ha avuta, su questo, su come, su quando doveva essere eseguito o in che epoca andava in esecuzione questo attentato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In un primo tempo.
IMPUTATO Brusca G.: Perché poi, incontrandomi con Messina Matteo Denaro, mi dice che loro di già pronti, avevano studiato tutto, l'obiettivo nel dottor Costanzo.
E in quanto, siccome Salvatore Riina sapeva, mi aveva dato l'incarico per Falcone, lo ha bloccato, dice: 'Statti fermo, perché ho altri impegni'.
Quindi, il Messina Denaro Matteo capisce quando poi succede la strage di Capaci perché ha avuto il fermo, e quando io e Messina Denaro Matteo ci vediamo, lui mi dice: 'Io capisco perché Salvatore Riina mi ha dato il fermo'.
E poi io capivo perché non è stato portato a termine, perché non voleva intralciare il mio lavoro in quanto, se succedeva l'attentato al dottor Costanzo, in qualche modo un minimo di impedimento in Sicilia me l'avrebbe dato; e ci avrebbe attirato un po' l'attenzione degli investigatori, avrebbe creato sempre qualche po' di attenzione.
Allora, Riina preferì prima Falcone, e poi Costanzo.
PUBBLICO MINISTERO: Messina Denaro...
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Io, la mia deduzione, che poi sono stati fatti, cioè che il... l'attentato al dottor Costanzo era già programmato nel '91, sono da questi dati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Messina Denaro facendole questa confidenza e comunque raccontandole questo fatto, le fece capire se questo progetto, che fu fermato da Riina, lo portava avanti da solo o con qualcun altro? E eventualmente con chi?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho parlato solo con...
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Sì, forse la domanda non è stata molto chiara. Volevo sapere se Messina Denaro, dicendogli di essere stato fermato da Riina, ha anche spiegato a che punto della storia era arrivato, e con chi la stava mandando avanti.
IMPUTATO Brusca G.: Mmh, dunque, Matteo Messina Denaro credo che mi... Io, i discorsi che ho avuto con lui, e con lui c'era anche il Sinacori presente a questi argomenti.
PUBBLICO MINISTERO: A queste operazioni?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, a questi dialoghi che poi abbiamo avuto alla fine del '95.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh.
IMPUTATO Brusca G.: E io poi da altri, da Bagarella e da altri, ho saputo che il Giuseppe Graviano era uno di quelli che aveva partecipato anche a organizzare questo attentato.
PUBBLICO MINISTERO: In relazione a questa operazione, ha mai sentito da parte di qualcuno menzionare un certo Tinnirello?
IMPUTATO Brusca G.: Che io mi ricordo, no. Però era pure uno dei miei... persona sospettata.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè?
IMPUTATO Brusca G.: Sospettata, nel senso che lo individuavo nel gruppo chiamiamolo romano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io non gliel'avevo ancora chiesto, ma lo sta dicendo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: "Gruppo romano", perché vuol dire che questa iniziativa era stata messa in progettazione su Roma?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, cioè Salvatore Riina, a un dato punto, c'era una squadra di persone che orbitava su Roma e stava, doveva compiere degli attentati su Roma. Cioè lavorava su Roma.
PUBBLICO MINISTERO: Questo gruppo che lavorava su Roma di cui lei sta parlando è quello che si doveva occupare di Costanzo?
IMPUTATO Brusca G.: Di Costanzo; e credo che ci siano altri obiettivi, che credo che poi non sono stati portati a termine.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, per ora io sto sempre parlando...
IMPUTATO Brusca G.: Di Costanzo, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Ma sempre del Costanzo, per così dire, prima fase. Prima che arrivi...
IMPUTATO Brusca G.: No, in prima fase, io di Tinnirello non... Era una mia, sempre una mia deduzione.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi lei ha detto che queste confidenze le sono state fatte da Messina Denaro alla fine del '95, se ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. In un incontro o in una serie di incontri, ha avuto con lui?
IMPUTATO Brusca G.: Gli incontri con Messina Denaro Matteo, nel '95, sono stati diversi gli incontri.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda gli incontri, nei quali specificamente si è parlato di questa vicenda, dove si sono svolti?
IMPUTATO Brusca G.: Ma, guardi, se ne sono svolti a Salemi, a Dattilo, a Erice. Io, siccome ho passato circa un mese, un mese e mezzo di latitanza, più volte sono andato a trovarlo nel trapanese. In questo periodo, con Messina Denaro Matteo e con il Sinacori ci vedevamo, e si parlava anche di questo, soprattutto di questo, di questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Quindi, in queste località si sono svolti, a quello che capisco, una serie di più incontri.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma il periodo storico è comunque quello che lei ha indicato, fine '95?
IMPUTATO Brusca G.: Fine '95, inizio '96. Più che altro... Comunque, aspetti. Fine '95, io sono andato a Trapani per alcuni fatti. Nel '96, inizio '96 sono andato via da Molara. Dunque, dobbiamo essere marzo-aprile, donde io ho trascorso un mese, un mese e mezzo circa nella zona di Trapani come latitanza.
Però io precedentemente, cioè fine '95, inizio '96, avevo avuto degli appuntamenti con il Messina Denaro Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Mmh. Io poco fa le ho fatto un nome, più esattamente le ho fatto un cognome: Tinnirello.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha dato una certa risposta, nel senso di considerarlo - lei - tra i sospettati per questa storia di Costanzo. Ho capito bene o ho capito male'
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ha capito bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo Tinnirello di cui parla lei, io volutamente ho fatto solo il cognome, ha anche un nome?
IMPUTATO Brusca G.: Renzino.
PUBBLICO MINISTERO: Renzino?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Renzo Tinnirello.
PUBBLICO MINISTERO: Sa se è soprannominato in qualche modo, questa persona?
IMPUTATO Brusca G.: Gli dicono "'u turchiceddu", cioè per il motivo della sua carnagione scura.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Messina Denaro, quindi, in queste conversazioni che avete avuto tra di voi, per quanto riguardava questa fase iniziale preliminare del progetto che poi fu bloccata in qualche modo da Riina, gli spiegò se si era mosso personalmente andando a Roma, se aveva dato incarico ad altre persone? Come queste persone, o lui stesso, si erano eventualmente appoggiate su Roma, se avevano avuto qualche aiuto, qualche conoscenza?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io per quello che conosco Salvatore Riina, non aveva bisogno di andare a Roma sul luogo, per...
PUBBLICO MINISTERO: No no, non parlavo di Riina. Parlavo di Messina Denaro.
IMPUTATO Brusca G.: Ah, Messina Denaro Matteo si muoveva e aveva delle sue conoscenze. Poi, ripeto, sempre a fine del '95 mi ha fatto nome e cognome di chi lui poteva avere a Roma, su certi appoggi nel Lazio.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè il nome e cognome di una persona che era stata impiegata da Messina Denaro, per queste azioni?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è questa persona?
IMPUTATO Brusca G.: E' tale Scarano Antonino. Che lui lo definiva, dice: 'Ho rovinato questa persona, lui con questi fatti non c'entrava niente, l'ho messo a disposizione', un amico che lui si riteneva personale. Lo elogiava in quando, dice: 'Si sta facendo l'ergastolo', dice 'non si sta pentendo. Invece, poi, i fatti non sono stati così.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè quando gli fece questo discorso, Messina Denaro, parlando di questo suo amico, Scarano,...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Diceva: questo si piglia l'ergastolo, non...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ancora non... Questo fu uno dei primi incontri, che lo Scarano ancora non cominciava a collaborare.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Messina Denaro temeva che Scarano potesse collaborare, oppure era sicuro che non avrebbe mai collaborato e quindi stava tranquillo?
IMPUTATO Brusca G.: Con me, lui si dimostrava tranquillo. Se poi con me si dimostrava tranquillo e poi, in cuor suo, aveva questo timore, questo non glielo so dire. Con me, si dimostrava tranquillo.
Sta di fatto che poi, in seguito gli inquirenti hanno trovato credo un appartamento o dei posti, a Roma, e la televisione, indicando queste località...
PUBBLICO MINISTERO: Trasmissione televisiva?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Il Messina Denaro Matteo diceva: 'Per scoprire questi posti, c'è qualcuno molto stretto che sta collaborando'. Quindi, non so se si alludeva allo Scarano o a qualche altra persona che era a conoscenza di questi locali, che nessuno sapeva.
PUBBLICO MINISTERO: "Locali", vuol dire questi luoghi?
IMPUTATO Brusca G.: Un appartamento, due appartamenti, una casa. Non mi ricordo cos'era. Ma si parlava di appartamenti.
PUBBLICO MINISTERO: "Qualcuno molto stretto": che cosa vuol dire?
IMPUTATO Brusca G.: Stretto nel senso vicino a loro, che conosceva tutti i dettagli, o perlomeno parte di tutti i dettagli che loro si muovevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma ormai che ci siamo con questo argomento, quando poi fu risaputo, fu comunque saputo che Scarano era divenuto collaboratore, Messina Denaro ebbe a commentare in qualche modo questa collaborazione? Preoccupato, non preoccupato?
IMPUTATO Brusca G.: Non... Quando cominciò a collaborare Scarano e si seppe ufficialmente, io con il Messina Denaro Matteo non mi sono più visto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, non vi vedevate già più.
IMPUTATO Brusca G.: Credo che quando si seppe della collaborazione di Scarano, se non ricordo male, già io ero arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, la ragione per la quale smetteste di incontrarvi, col Messina Denaro? Se ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: No, non ci siamo più smessi di incontrare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Io mi sono spostato da Trapani, ci sentivamo ugualmente, non più come prima. Poi io sono stato arrestato e... ed è finita.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la data del suo arresto la vuol ricordare?
IMPUTATO Brusca G.: 20 maggio '96.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha conosciuto Vincenzo Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda che Ferro Vincenzo fu arrestato?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Al periodo in cui fu arrestato Vincenzo Ferro, quindi prima o anche dopo, lei ha continuato ad avere, continuava a vedersi con Messina Denaro, oppure no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, dopo l'arresto di Vincenzo Ferro io mi sono visto con il Messina Denaro Matteo. Tanto è vero che il Vincenzo Ferro, prima che cominciasse a collaborare...
PUBBLICO MINISTERO: Lui?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, Vincenzo Ferro. Tramite i suoi familiari, mi mandò a dire di stare attento a Dattilo, perché sotto sorveglianza.
Io quella sera ero arrivato a Dattilo, perché mi ero spostato da dove ero per recarmi nel trapanese; il Messina Denaro Matteo mi disse: 'Vattene subito, perché abbiamo questa notizia'.
Cioè nel senso che erano frazioni di Trapani, e che gli inquirenti avevano sotto osservazione.
PUBBLICO MINISTERO: E questo, Ferro Vincenzo lo aveva capito...?
IMPUTATO Brusca G.: Dall'interrogatorio che gli facevano gli inquirenti, quando fu arrestato: gli contestavano 'lei che ci faceva a Dattilo?', 'lei cosa faceva?'. Cioè da questo fatto il Vincenzo Ferro subito mandò a dire questi particolari al Messina Denaro Matteo.
PUBBLICO MINISTERO: Perché Dattilo era un luogo di incontro, quindi, di Vincenzo Ferro con chi, in particolare?
IMPUTATO Brusca G.: Con Messina Denaro Matteo, con Vincenzo Sinacori, cioè con il suo capoprovincia e con le persone vicino a lui.
PUBBLICO MINISTERO: Non anche con lei?
IMPUTATO Brusca G.: Con me, Vincenzo Ferro, mai. Vincenzo Ferro, con me, ci siamo visti, ma non abbiamo mai parlato di niente. Solo ho saputo che è stato combinato come uomo d'onore, e però non... non sapevo niente. Cioè con me Vincenzo Ferro non ha mai parlato di nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Rimaniamo sull'argomento, e quindi sulla vicenda che ha come punto di riferimento la persona di Costanzo, che doveva essere eliminata.
Allora, lei spiegava poco fa che il progetto di eliminare quindi Costanzo fu ripreso dopo l'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, prima di andare avanti, da quando questo progetto era stato inizialmente preso in considerazione, dopo la trasmissione con il discorso su Francesco Madonia e tutto il resto, lei non ne sentì più parlare fino a dopo l'arresto di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: No. Completamente.
PUBBLICO MINISTERO: E allora qualcuno questo discorso lo riprese.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchi di ambientare questi discorsi: come nascevano, dove si sono svolti, tra quali persone si sono svolti.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, dopo l'arresto di Riina, anzi prima dell'arresto di Riina io avevo un incarico, sia perché ne avevo parlato con Riina, anche perché mi interessava in prima persona: quello di andare a cercare Di Maggio Baldassare, per poterlo eliminare per il suo comportamento in "cosa nostra".
Che non era corretto per quelle che erano le nostre esigenze; e non per come lui fino a poco tempo fa diceva: che io lo avevo maltrattato o l'avevo chissà cosa fatto. Ma era lui che non aveva più aderito alle regole di "cosa nostra". Richiamato una volta, due volte, tre volte, fatta una specie di pacificazione...
Quindi, io avevo l'impegno di andare a cercare Di Maggio per eliminarlo.
E siccome eravamo sotto, nel periodo delle feste di Natale e Capodanno, dissi: appena finiscono le feste, io mi vado a levare questo pensiero.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo alla fine del '92, capisco bene?
IMPUTATO Brusca G.: Fine '92, sì. Fine del '92. Poi, dovevamo fare una riunione, non so se tutti i capimandamento o parte: quel giorno viene arrestato Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè c'era una riunione che si doveva svolgere il giorno che poi, nel quale invece ci fu l'arresto di Riina? Vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, nel giorno in cui viene arrestato Salvatore Riina si doveva svolgere una riunione; non so se tutti i capimandamento, o parte.
Ma quel giorno si doveva svolgere quantomeno una riunione; non so preciso l'argomento qual era, che si doveva trattare, cosa si doveva discutere. Si doveva affinare già quello che c'era in programma o quello che c'era di vecchio, cioè non lo so quello che si doveva discutere, gli argomenti che si dovevano affrontare.
PUBBLICO MINISTERO: Lei era tra coloro che dovevano partecipare alla riunione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io ero, avevo l'appuntamento e già mi trovavo su. A un dato punto poi, avvicinato Biondo Salvatore "il corto", dicendomi: 'Vattene, perché c'è qualche cosa che non ha funzionato'.
E quindi poi abbiamo saputo che Riina è stato arrestato.
PUBBLICO MINISTERO: Dove era il luogo di questo appuntamento?
IMPUTATO Brusca G.: Nella zona di San Lorenzo. Però dove, la casa dove dovevamo andare non lo so, cioè il luogo dove si doveva svolgere la riunione non la so.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto. Allora, l'ho per un attimo distolta da questo racconto. Quindi...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quel certo giorno, lei ci sta riferendo, avrebbe dovuto svolgersi una certa riunione, però l'oggetto di questa riunione lei non...
IMPUTATO Brusca G.: No, non...
PUBBLICO MINISTERO: Diceva un attimo fa che non lo conosceva.
IMPUTATO Brusca G.: Non so quale argomento si doveva, si dovevano affrontare.
PUBBLICO MINISTERO: No, siccome io le avevo proposto l'argomento del progetto di eliminazione di Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: E stavo...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Stavo continuando. Dopodiché, con il Bagarella, cominciando a discutere del più, del meno, cosa ci sarebbe da fare e cosa non ci sarebbe da fare, a un dato punto Bagarella dice: 'Dobbiamo portare molte... cioè l'attività che c'era, che mio cognato aveva in mano, portarla avanti'.
Che era il Maurizio Costanzo, e tutta un'altra serie di obiettivi che c'erano in programma per il passato: come ho già detto, la campagna stragista.
E io gli dico: 'Va bene, mi sta bene, andiamo avanti'.
Cioè il commento era: che si deve dire ora che lui non c'è più? noi ci siamo fermati, ci dobbiamo bloccare? Andiamo avanti.
E io ero uno di quelli che ero d'accordo nell'andare avanti.
Fino a quando non c'è il fatto di Gioè Antonino, cioè che manda a dire: 'Vedi che sono stato arresta...'. Cioè, no 'vedi che sono stato arrestato': 'Sono stato arrestato, e mi hanno fatto ascoltare le registrazioni delle intercettazioni ambientali di via Ojetti (?), e ci sono questi particolari che sono già fuori, nel senso che sono, le autorità competenti, sono a conoscenza'.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, la fermo un attimo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto vi furono delle riunioni, dopo che Riina era stato arrestato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Per decidere il da farsi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo mi sembra sia l'espressione che ha adoperato lei. Ecco, io ho bisogno di avere qualche elemento in più, su questo passaggio. Cioè a dire, riunioni queste che si sono svolte tra chi?
IMPUTATO Brusca G.: Allora...
PUBBLICO MINISTERO: Dove si sono svolte?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Una, in particolar modo quelle di cui parlavamo, eravamo: io, Gioè, Bagarella e La Barbera.
A casa di Gaetano Sangiorgi, a Santa Flavia.
Poi, quelle che si sono svolte operative, cioè con decisioni affermative, si sono svolte - credo una o due - a casa di un certo Vasile, a Santa Flavia vicino all'Hotel Zagarella.
Ed eravamo: io, Gioè Antonino, forse il Gioacchino La Barbera, Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella. E non mi ricordo male se in quell'occasione, o in un'altra, c'è anche il Messina Denaro Matteo.
Quindi si parlò di quest'attività per portarla avanti. E c'è stato anche il mio consenso, di portare avanti questa attività.
E quindi sono i luoghi che io mi ricordo con il cento per cento, dove abbiamo parlato di questi fatti; e le persone con cui ne abbiamo parlato.
PUBBLICO MINISTERO: No, ho bisogno di capire questo, Brusca. Di riunioni, in particolare vicino all'Hotel Zagarella a Santa Flavia, se ne sono svolte una o più d'una?
IMPUTATO Brusca G.: Con me, credo due.
PUBBLICO MINISTERO: Siccome lei poco fa ha detto, ha adoprato una certa espressione per riferirsi a Messina Denaro Matteo, allora io ho bisogno di capire: lei è nel dubbio che Messina Denaro sia stato presente...
IMPUTATO Brusca G.: Di una.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Però di una sono sicura al cento per cento, perché a un dato punto, dopo avere fatto questa riunione fra di noi, il Gioè... il Giuseppe Graviano con il Bagarella per i fatti suoi si sono messi a parte, a discutere non so per quali fatti.
Quindi, il luogo era lì, l'aveva trovato Giuseppe Graviano.
Siccome con il Messina Denaro Matteo ci siamo visti pure in quel periodo, però ho il dubbio se in quell'occasione c'era anche lui. Non ne sono sicuro al cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: La seconda precisazione di cui ho bisogno è questa. Lei ha detto che questo appartamento, non ho capito bene che cosa.
IMPUTATO Brusca G.: Una villetta.
PUBBLICO MINISTERO: Questa villetta lì, vicino all'Hotel Zagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Zagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Era nella proprietà o nella disponibilità di un certo Vasile?
IMPUTATO Brusca G.: Basile o Vasile, ma credo Vasile.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo cognome, intanto, com'è che lei lo ha fissato nella memoria?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho fissato perché io la conoscevo, questa persona, fisicamente. Poi questa persona è stata tratta in arresto. E parlando TV, giornali, l'ho visto che è stato arrestato, credo all'aeroporto; e l'ho riconosciuto come il proprietario della villa.
Quindi, andando per nome, questo Vasile o Basile.
Poi, ho avuto la ricognizione fotografica...
PUBBLICO MINISTERO: L'individuazione fotografica.
IMPUTATO Brusca G.: L'individuazione. E ho confermato quello che io conoscevo.
PUBBLICO MINISTERO: Fatta come, Brusca, l'individuazione fotografica?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, con lei.
PUBBLICO MINISTERO: E lei fu sicuro nel riconoscere, nella foto di quella persona che io le feci vedere, questo signore?
IMPUTATO Brusca G.: Senza dubbio, senza dubbio. Se si ricorda, subito appena lei ha aperto l'album, io gli ho detto questo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei precisava questo dettaglio, cioè che questa persona era stata arrestata...
IMPUTATO Brusca G.: Proveniente da Napoli o da qualche città d'Italia.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
PRESIDENTE: All'aeroporto, vero?
IMPUTATO Brusca G.: All'aeroporto, sì, all'aeroporto di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda per quale ragione questa persona veniva arrestata?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo per favoreggiamento, comunque qualcosa del genere, che riguardava Giuseppe Graviano.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno di capire un'altra cosa ancora. Perché a queste riunioni lei andava, anziché da solo, andava assieme ad Antonino Gioè, e forse in una occasione è stato presente anche La Barbera, come diceva?
IMPUTATO Brusca G.: Perché...
PUBBLICO MINISTERO: Perché, mi scusi, perché la domanda mia sia chiara, così evito di riproporla cinquanta, più volte.
A quello che sento, Giuseppe Graviano era venuto da solo; Leoluca Bagarella, era venuto da solo; Messina Denaro, quando c'era, era solo. Lei invece non è presente da solo, bensì è insieme a Gioè, e forse anche a Gino La Barbera.
Bisogna che lei spieghi bene la ragione di questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, il Gioè era assieme a me perché conosceva tutto il programma che noi dovevamo fare, era libero, camminava tranquillamente; ed era uno di quelli che elaborò per primo il progetto di questo tipo di attività.
PUBBLICO MINISTERO: Di questo tipo di azioni cioè?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E vedremo poi meglio quali erano questi azioni, e quindi qual era complessivamente il progetto.
Ma andiamo un pochino più nel, diciamo, nel concreto, nel tradizionale.
Spieghi alla Corte chi era Gioè Antonino, rispetto a lei.
IMPUTATO Brusca G.: Gioè Antonino era un "soldato semplice", un uomo d'onore della famiglia di Altofonte.
Però in quel periodo era molto vicino a me perché, ripeto, per quello che io l'ho conosciuto, anche se è un po' leggero, stravagante, chiamiamolo come, per quello che vogliamo, è molto intelligente, è molto intuitivo. Persona che io mi ci fidavo al cento per cento. E che era capace di percepire meglio di me, meglio di tutti, quello che poteva succedere l'indomani, o quello... le reazioni che aveva. Anche perché lui aveva avuto delle consultazioni con altre persone, quindi in qualche modo era quello che doveva, no gestire: se c'erano degli sviluppi, la persona con cui io puntavo a portare avanti eventuali trattative.
PUBBLICO MINISTERO: E ora ci arriveremo, illustreremo anche tutta quest'altra, tutto quest'altro aspetto del problema.
Ma rimaniamo per ora sempre a un livello più basso, eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... le considerazioni. Gioè Antonino, uomo d'onore della famiglia di Altofonte.
IMPUTATO Brusca G.: Del mandamento di San Giuseppe Jato.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, mandamento di San Giuseppe Jato. Le famiglie del mandamento quali sono? Lo vuole precisare alla Corte?
IMPUTATO Brusca G.: Altofonte, Monreale, Camporeale, Piana degli Albanesi, San Cipirello e Camporeale. E San Giuseppe Jato che ne fece... era il capomandamento.
PUBBLICO MINISTERO: E Gino La Barbera?
IMPUTATO Brusca G.: Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Anch'egli.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi entrambi "soldati", uomini d'onore.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il...
IMPUTATO Brusca G.: Per quanto riguarda, soldati per quanto riguarda il paese di Altofonte.
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Però avevano questo ruolo un po' particolare per quello che gli ho spiegato.
PUBBLICO MINISTERO: E la famiglia di Altofonte, a chi era affidata?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, allora i reggenti erano: Pietro Romeo, scomparso credo per il complotto Di Maggio e Di Matteo e La Barbera; e...
PUBBLICO MINISTERO: Sta parlando di questi fatti più recenti, presumo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Siccome la Corte conosce un altro Pietro Romeo.
IMPUTATO Brusca G.: No no. Pietro Romeo, uomo d'onore della famiglia di Altofonte, scomparso credo per mano dei collaboratori di Giustizia.
E di... Rosolino Ricordanti che allora era il reggente del paese di Altofonte. Che non ha niente a che vedere con questi fatti che sono successi.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, la presenza, se io ho capito bene, la presenza di Gioè a queste riunioni, è in quanto, oltre che fidarsi lei di Gioè, Gioè era anche persona con la quale lei aveva condotto una serie di riflessioni, di considerazioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Potremmo dire una analisi della situazione e delle prospettive.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E allora poi la illustreremo. O almeno io le farò delle domande perché questa situazione la si possa illustrare in maniera esauriente alla Corte.
Senta, quindi nelle riunioni che si sono svolte anche nella villetta vicino all'Hotel Zagarella, si parlò nuovamente di eliminare Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, la proposta la rilanciò lei, oppure fu qualcun altro dei presenti che disse: 'abbiamo sempre all'ordine del giorno, abbiamo da eseguire l'eliminazione di Costanzo che è rimasta lì, congelata dall'anno scorso'?
Faccia capire un po' alla Corte come funzionano queste cose in Cosa Nostra. O meglio, come funzionò questa in Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. L'incontro che si svolse a Santa Flavia fu per portare avanti, non solo il progetto Costanzo, ma bensì una serie di attentati, sia per Costanzo, che per... in Sicilia.
Il famoso programma di attentati che nel marzo del '95 io ne ero venuto a conoscenza.
Quindi contro l'onorevole Mannino, contro il dottor La Barbera, questore di Palermo... C'era tutta una serie di attentati. Compreso quello di Maurizio Costanzo.
E non sono stato io per primo a portare avanti, a dire... Non... le parole sono state quelle di Bagarella: 'dobbiamo andare avanti. Ora, perché mio cognato non c'è più, ci dobbiamo fermare?'
Al che, dietro questa proposta, io mi sono aggregato, dissi: 'io sono d'accordo con te. Andiamo avanti'.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, visto che in quegli incontri fu concordato quindi di proseguire in una certa iniziativa. E quindi anche di eliminare Costanzo, io ho bisogno di capire la ragione - se lei la conosce - per la quale dal punto di vista della preparazione di questo fatto - ci si è attrezzati in un certo modo, piuttosto che in un altro.
Posta in altri termini, la domanda è questa: a lei fu chiesto, lei si propose per organizzare, lei, con gli uomini di sua fiducia l'attentato a Costanzo?
Oppure fu pensato che l'attentato si sarebbe realizzato da parte di altri che erano già organizzati, sapevano come fare?
Ci aiuti a capire questo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Io mi sono preso, siccome si parlò di Costanzo, io ho ripreso il filo che avevo interrotto momentaneamente con i catanesi, e nella persona di Pulvirenti detto "malpassotu", diventato collaboratore di Giustizia, che lui, per quelle che erano le mie conoscenze, mi aveva fatto sapere che aveva la possibilità di poterlo uccidere con il sistema tradizionale.
Cioè, nel senso, con le pistole, il fucile. Di avvicinarci con la macchina, poterlo uccider senza autobomba.
E io, con Gioè, ho ripreso questo... questo filone.
Tanto è vero che loro, il Gioè, avendo avuto contatti con i catanesi tramite Eugenio Galia e Enzo Aiello, ha avuto un contatto diretto con "u malpassotu" e dicendo che era disponibile e che era pronto a potere andare avanti,. Però senza interrompere quello che i palermitani stavano portando avanti.
Cioè, era, come si suol dire, chi arrivava per primo. Non che ci sarebbe uno scontro...
PUBBLICO MINISTERO: La gara.
IMPUTATO Brusca G.: Una gara, nella maniera più categorica.
Però ognuno cercava di mettere a disposizione quello che aveva per le mani.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, le due squadre, iniziando a contrastare. Che quello c'era in previsione di farlo con l'autobomba; e l'altro con un metodo ben diverso.
Quindi non c'era nessun tipo di conflittualità.
PUBBLICO MINISTERO: Ma così, potrebbe destare una qualche perplessità questa singolare situazione.
Intanto si muovono i catanesi, intanto si muovono i palermitani. E' vero che non c'... è una gara non competitiva, potremmo dire. Chi lo fa, lo fa. Perché comunque è fatto bene.
E' questo il...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perché se veniva fatto con l'autobomba, gli altri si andavano, automaticamente si andavano a fare i fatti suoi. Se veniva ucciso con il sistema tradizionale, l'autobomba non c'era bisogno di preparare... Perché a preparare l'autobomba ci vuole niente. E' più difficile il lavoro preparatorio, che il momento dell'attività.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, ma non è un azzardo, dal punto di vista di una certa prudente gestione delle iniziative di Cosa Nostra mettere nelle mani la stessa iniziativa a più gruppi?
In questo caso, addirittura, a famiglie di provincie diverse.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, gliel'ho spiegato: il momento preparatorio non è così difficile da quando si deve seguire le abitudini, dobbiamo abitare... che frequenta, cioè per potere colpire nel momento buono.
Cioè, il momento dell'attività, per quelle che sono le mie conoscenze di Cosa Nostra. E credo qualche crimine l'ho fatto, cioè, il momento attivo di fare l'attentato, stabiliamo la giornata e subito si mette in moto quella che è l'attività. E in giornata, nel giro di due-tre-quattro-cinque ore, si porta a termine quello che è stato fatto.
Quindi, difficilmente si andavano a incontrare nello stesso giorno due attività che camminavano parallele.
Nel senso che, se quelli lo avrebbero fatto con... i catanesi lo avrebbero commesso loro, i palermitani si sarebbero fatti i fatti suoi senza bisogno di preparare né macchina, né questo, né quell'altro.
Se, invece, l'avrebbero fatto i palermitani, i catanesi si avrebbero fatto i fatti suoi.
Però, siccome non è che era sicuro né l'uno né l'altro di portarlo a termine, due squadre diverse, anche per non conoscersi, lavoravano ognuno per i fatti suoi.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Situazioni di questo tipo, cioè dire, più persone, più gruppi si prendono l'incarico di eseguire un certo compito, ecco, situazioni di questo tipo, si sono verificate, per quanto lei ne sa, anche per altri delitti più o meno eccellenti di Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Per esempio, io, quando fu di Ignazio Salvo, poi ho saputo che, oltre a me, c'era un'altra squadra pronta a Trapani. Che se Ignazio Salvo sarebbe andato a Trapani per i fatti suoi, lo avrebbero eliminato.
Io non ero pure in attività al cento per cento per portare a termine questa... cioè, questo crimine, nel momento in cui io sarei venuto a conoscenza di questo fatto, avrei subito tolto il pensiero.
Quindi, non è solo questo fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto: 'i palermitani avrebbero eseguito l'attentato con l'autobomba...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... diversamente dai catanesi che avrebbero utilizzato, se gli riusciva raggiungere l'obiettivo, armi tradizionali'.
Ecco, com'è questa storia che quindi Costanzo, i palermitani pensavano di eliminarlo con l'autobomba e non con altri sistemi tradizionali?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io siccome a Roma non ci sono venuto, non conoscevo le abitudini non conoscevo il sistema, chi parlava di autobomba, è perché le modalità d'uso per portare a termine questo crimine, ritenevano opportuno l'autobomba.
Quindi io non conoscendo i fatti non potevo dire niente su questo tema, o sull'una, o sull'altro fatto.
I catanesi invece dicevano che avevano la possibilità di poterlo fare con il sistema tradizionale, perché conoscevano altre abitudini.
Quindi non ho interferito, né nell'una e né sull'altra.
Perché sul fatto di portare a termine il crimine, ognuno sceglie il proprio sistema; l'importante è portare a termine, a buon fine, il crimine.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei capì se, capì, perché qualcuno evidentemente glielo ha raccontato, capì se era già stata studiata la possibilità di fare l'attentato a Costanzo con l'autobomba?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, capii che loro, cioè i palermitani, il gruppo con Bagarella, chiamiamolo palermitani, avevano già studiato per l'autobomba. Cioè, per l'attentato a Costanzo.
Non so chi l'aveva preparato, come non lo aveva preparato, come si avevano organizzati. Questo, su questi dettagli non ci sono sceso, perché non sarebbe stato serio. Né io chiedere, mettiamo il caso di essere io che preparavo, non avrei accettato da nessuno che qualcuno i chiedesse: 'come stai facendo, come non stai facendo'. Cioè, ognuno, chi partecipava, era a conoscenza di come stavano facendo i fatti.
Sapevo che era autobomba, però non sapevo come si stavano organizzando.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei è certo, insomma che, quando ci sono stati questi incontri nei quali, tra l'altro, fu ripreso in considerazione il progetto di eliminare Costanzo, si pensava, lei sente dire che i palermitani. Che poi, palermitani presenti, non è che erano sessanta...
IMPUTATO Brusca G.: I palermitani...
PUBBLICO MINISTERO: ... eravate quattro persone.
IMPUTATO Brusca G.: No, palermitane come persone rappresentative.
Poi, quanto sono stati adoperati, non lo so.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque il progetto è che, eseguito dai palermitani, comportava l'uso dell'autobomba.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, alla riunione i presenti, come diciamo ufficiali superiori, in sostanza eravate: lei, Bagarella, Messina Denaro e Giuseppe Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E Gioè Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: E...?
IMPUTATO Brusca G.: Gioè Antonino.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, Gioè Antonino, diciamo, se ho capito bene, un po' alle spalle sue, insomma...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì, sì, ma era pure presente.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, questo l'ho capito. Ma io non a caso ho adoprato l'espressione di ufficiali superiori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, sì, perfetto. Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Le stellette ce l'avevate voi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... soldati, per rimanere nella metafora ...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, chiarissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora dico: ma lei è di San Giuseppe Iato; Messina denaro è un trapanese; Giuseppe Graviano è propriamente palermitano; Bagarella è corleonese.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, chi è tra voi quattro, a quanto capisco lei no. Tra gli altri tre, quelli che, quello che aveva già nella testa il progetto esecutivo, nel senso che sapeva che, andondolo a fare i palermitani, lo avrebbero fatto con l'autobomba?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Piuttosto Bagarella, o piuttosto Messina Denaro, o piuttosto Giuseppe Graviano?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, quello che più io parlavo, era con Bagarella.
Bagarella aveva contatti con Giuseppe Graviano e con il Denaro, Messina Denaro Matteo, nel particolare non so chi dei tre abbia preso l'iniziativa fra di loro inizialmente.
Io ho partecipato, come le ho detto, a queste riunioni, però poi chi l'ha preso, il cento per cento non glielo so dire. tanto è vero che io sono stato preso di sorpresa quando poi hanno attuato il progetto definitivo.
Io le posso dire che o uno o l'altro fuori dalla Sicilia, possono fare quello che gli passa per la mente, senza che nessuno gli può dire niente.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti, questa affermazione la espliciti per bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io credo di aver capito, ma ho bisogno che lei la chiarisca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cosa vuol dire "o l'uno o l'altro, fuori della Sicilia può fare quello che gli pare"?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, come ho detto poco fa, il progetto inizialmente era quello di portare a termine sia l'attentato a Costanzo e sia una serie di attentati in Sicilia; quelli in Sicilia non sono stati potuti portare a termine, in quanto altri capimandamento non hanno voluto. E fuori dalla Sicilia, siccome per le regole di Cosa Nostra, passando lo Stretto di Messina, uno può fare e sfare tutto quello che gli passa per la mente.
Che sia uomo d'onore, che non sia uomo d'onore, le regole stagno vanno solo per la Sicilia. Fuori dalla Sicilia, quello che ognuno voleva fare, fa.
Quindi, essendo che si doveva fare un attentato fuori dalla Sicilia che riguardava Costanzo o altri personaggi, nessuno doveva chiedere niente a nessuno.
quindi, sia stato Bagarella, sia stato Graviano, sia stato il Messina Matteo Denaro, non glielo so dire chi per primo abbia definitivamente dato questo star bene.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Certo.
Lei ci spiegava, sempre riferendo intorno a questa iniziativa di eliminare Costanzo, di questo discorso che si era sviluppato sull'asse Palermo-Catania.
Ecco, vuole aiutarmi a capire meglio com'è che, a un certo punto, la famiglia di Catania si ritrova in qualche modo nel gioco... nel gioco, è un eufemismo, di questo progetto di attentare a Costanzo?
Qualcuno di voi è andato a rappresentarlo a Catania?
I catanesi sono venuti a proporre l'iniziativa, per meglio dire, l'idea di eliminare Costanzo?
Lei conosce questo aspetto del problema?
IMPUTATO Brusca G.: Sono venuti i catanesi, Enzo Aiello e Eugenio Galia, per conto del Pulvirenti, del "u malpassotu", almeno io così mi ricordo, che non siamo stati noi palermitani ad andare a Catania, bensì i catanesi a venire a Palermo, dire: siccome meno male in Cosa Nostra chi ne capisce di più, chi ne capisce di meno, ma si capisce quando una persona fa un certo tipo din trasmissioni, che subito si dice: questo è un cornuto, questo è da eliminare, questo di qua..., essendo che i catanesi sono pure persone di una certa cultura, intelligenza, mafiosità, sono venuti per dire: ma questo... ci sarebbe da prenderlo...
Cioè, una lamentela, per dire: ma perché non si prende qualche provvedimento sotto questo punto di vista?
Siccome io conoscevo il progetto, gli dico: 'ma voi che possibilità avete?'
Dice: 'c'è "il malpassotu" che ha questa possibilità di poterlo eliminare. C'ha i ragazzi per i fatti suoi che frequentano Roma e ha questa possibilità'.
Al che dico: 'ti do una risposta'.
Ne parlo con Salvatore Riina e salvatore dice: 'dicci che vanno... digli che vanno avanti'.
E così è stata l'iniziativa dei catanesi. Cioè il filo dei catanesi comincia così.
PUBBLICO MINISTERO: lei ha parlato di Eugenio Galea e Enzo Aiello.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Erano persone che conosceva già?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io... erano delle persone che facevano da portavoce tra Catania e Palermo e li conoscevo da molto tempo.
Non è che li ho conosciuti in quella occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Avevano una qualche carica ufficiale in Cosa Nostra, Galea, in particolare?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, credo di no. Non glielo so dire, perché non gli andavo a chiedere se avevano cariche o meno.
Però, quando ci sono persone che hanno particolari incarichi, non c'è bisogno neanche di chiedere il grado, perché già venivano per conto di Nitto Santapaola.
Quindi venivano per un capomandamento e una persona di nostra fiducia e loro stessi si creavano fiducia. Quindi non ci s'ha bisogno di chiedergli il grado.
Certe volte, anche una persona che sia un soldato, ma essendo che ha una certa fiducia, può avere incarichi specifici per potere portare a termine certi compiti.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo sapere più specialmente se le risulta che Galea, o aiello fossero il rappresentante della famiglia di Catania.
IMPUTATO Brusca G.: No, non hanno questo tipo di grado.
Se abbia qualche grado il Galea, non glielo so dire. Enzo Aiello era soldato semplice. Il Galea non glielo so dire se aveva qualche grado di consigliere o qualche cosa. Non sono sicuro.
Ma i rappresentanti di Catania erano Nitto Santapaola e il capoprovincia del fratello Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, furono i catanesi a venire a riferire che avevano messo gli occhi sulla persona di Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Lei ci ha detto poco fa di essere andato a parlarne con Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il che vuol dire che Riina era ancora libero?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, se era ancora libero, vuol dire che questo fatto precede il 15 gennaio del 1993.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quanto tempo prima, rispetto all'arresto di Riina, può essersi verificata questa novità dei catanesi che si presentano sulla scena e dicono: noi vorremmo prendere una iniziativa nei confronti di Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, dobbiamo partire dopo la strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, dopo il 23 maggio del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, dopo il 23 maggio '92, si comincia questa attività con i catanesi.
Non mi ricordo il mese preciso, ma comunque dopo la strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, quindi lei si incontrò personalmente con Galea e con Aiello?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, una volta, molte volte.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, in relazione a questo fatto, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì, sì.
E poi andò incarico a Gioè di prendere contatti con il Pulvirenti.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene, allora, la successione è questa: i catanesi vengono a parlar da lei, lei ne parla con Riina, Riina dice che sta bene. E allora lei incarica Gioè di...
IMPUTATO Brusca G.: Incomincia...
PUBBLICO MINISTERO: ... fare da ufficiale di collegamento coi catanesi.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: E' questa la situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Perché il Galea... Chiedo scusa, il Galea e l'Aiello, non conoscevano come me i particolari. Al che abbiamo deciso assieme a loro di mandare Gioè dal Pulvirenti per vedere come stavano i fatti.
Tanto è vero che, quando il Gioè con appuntamento fatto prima arrivò a Catania, non trovò né l'uno e nell'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Ci sono rimasti un pochettino male. perché trovò solo "il Malpassotu".
Comunque, ma siccome l'importante che loro lo sapevano, dopodiché la cosa continuò.
PUBBLICO MINISTERO: Degli incontri che lei ebbe con Galea e con Aiello, specificamente per questa storia di Costanzo, dove si svolsero?
IMPUTATO Brusca G.: Per conto mio, quando venivano i catanesi, a Palermo.
Il Gioè andò a Catania.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma io volevo sapere quelli che riguardano lei. Dove si svolsero a Palermo in città?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Palermo città.
PUBBLICO MINISTERO: La strage di Capaci era già avvenuta.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era già avvenuta anche la strage di via D'Amelio?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi ricordo se era già avvenuta o meno, comunque in questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei conosce la ragione per la quale Galea e Aiello vennero proprio da lei per parlare di questa loro idea di eliminare Costanzo?
Lei, all'epoca, era un personaggio importante della, si potrebbe dire, del panorama di Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: Ero un capomandamento, non...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, e questo ora poi lo spiegherà alla Corte.
Ma voglio dire: perché dal capomandamento Giovanni Brusca e non piuttosto da un altro capomandamento, o addirittura da Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Perché noi avevamo rapporti da vecchia data. Non è che ci conoscevamo oggi per domani.
Noi, in particolar modo io, con i catanesi avevamo rapporti fin dall'inizio, quando è stato ucciso il Di Cristina, o i due al posto del Di Cristina.
Quindi parlo del '77-'78-'79. E' durato nel tempo i rapporti con mio padre e con Salvatore Riina.
Loro sapevano che io ero molto vicino a Salvatore Riina. E quindi loro, parlando con me, ero una persona che io potevo parlare con Salvatore Riina per conto dei catanesi.
PUBBLICO MINISTERO: Per quale ragione poi questa iniziativa dei catanesi, se la conosce questa ragione, che avevano avuto tutti via libera del caso. Oltretutto avevano la persona per mantenere i collegamenti e cioè Gioè.
Per quale ragione, ripeto, poi i catanesi non sono arrivati a nulla? Nel senso che hanno perso tempo, che è successo? Lei ne è al corrente?
IMPUTATO Brusca G.: No, non so dire per nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Ma ha cercato, con l'andare avanti del tempo, di sapere a che punto era arrivato "il malpassotu" con le persone delle quali intendeva servirsi, che intendeva impiegare per questa azione...
Siccome va, non va, si ferma, ha cambiato idea, dobbiamo...
IMPUTATO Brusca G.: No, poi io riprendo...
PUBBLICO MINISTERO: C'erano state difficoltà con Catania?
IMPUTATO Brusca G.: No, ripeto, le difficoltà ci sono state con Catania, perché essendo che era arrestato Gioè, io avevo perso il filo.
Con i catanesi, credo che anche loro avevano avuto dei problemi. E quindi si era interrotto questo problema. Io ho preso i contatti sotto questo punto di vista.
Pi, dopo tempo, con Alfio Fichera, credo fine '94, inizio '95, non mi ricordo preciso, abbiamo ripreso l'argomento. Però non ci fu risposta, perché poi lui fu arrestato e quindi si interruppe un'altra volta.
PUBBLICO MINISTERO: Però, Brusca le faccio notare che, da quando si verificano le prime prese di contatto con i catanesi - e la data l'ha spiegata lei - all'arresto di Gioè, che è della fine del marzo del '93, passano a occhio e croce sette o otto mesi.
IMPUTATO Brusca G.: Dal...?
PUBBLICO MINISTERO: Da quando si verifica questa prima presa di contatto: Galea e Aiello...
IMPUTATO Brusca G.: Ah. Sì, sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... che vengono da lei...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ho capito.
PUBBLICO MINISTERO: ... e vi incontrate a Palermo, a arrivare all'arresto di Gioè, marzo del '93, 23, 25 marzo quella data lì - sul momento, esatta non la rammento - passano molti mesi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo sapere se lei ha mai conosciuto la ragione per la quale "malpassotu", pur avendo avuto il nullaosta a intraprendere una azione per eliminare Costanzo, ciò non pertanto, lasciò passare tutto questo tempo e non venne a capo di nulla.
IMPUTATO Brusca G.: No, non glielo so...
PUBBLICO MINISTERO: Per dirla proprio in fiorentino.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Non so perché non l'hanno portata a termine, cioè, non andavo nei particolari.
Cioè, l'importante è che loro mi avevano dato l'okay. E poi, come facevano, se la sbrigavano loro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma infatti la maia domanda mirava proprio a capire questo: non erano, in qualche modo, tenuti, "malpassotu", e in genere la famiglia di Catania, a tenervi al corrente della ragione per la quale un'azione comunque importante come eliminar un giornalista conosciutissimo come Costanzo, dopo essere stata proposta, avallata, o autorizzata che dir si voglia, poi non se ne fa più nulla.
Non erano tenuti, non era tenuta la famiglia di Catania, "malpassotu", a non dico a giustificarsi e a spiegare, ma comunque a tenere al corrente lei, o Riina tramite lei, o tramite qualcun altro?
IMPUTATO Brusca G.: No, dottor Chelazzi. Guardi, come le ho spiegato poco fa, l'importante è che c'è stato l'okay, vuol dire vai avanti.
E se l'avrebbero fatto, quando poi sarebbe successo il fatto, noi avremmo capito che sarebbero stati loro.
Poi ci saremmo visti, per dire, lo abbiamo portato a termine.
Ma i dettagli come dovevano commetterlo, non gliel'abbiamo mai chiesto.
Dicevano che loro avevano la possibilità con il sistema tradizionale. Quindi, se avete questa possibilità, andate avanti, senza nessun tipo di problema.
Ripeto, perché anche il palermitano, prima con Riina e poi con me, poi con Bagarella dopo, ognuno il momento come si doveva attuare, se lo sceglieva per i fatti suoi.
Quindi, se i catanesi arrivavano, arrivavano; se non arrivavano, ci arrivavano altre persone.
Cioè, non interessava il sistema quando e come, se lo portavano a termine.
Anche perché, mica avevano l'incarico cento per cento per dire: lo dovete fare e non ne parliamo più.
Anche perché c'erano altre persone che erano interessate a portarlo a termine. Quindi, l'importante era raggiungere l'obiettivo.
Chi ci arrivava, ci arrivava. Non c'era la gara al bersaglio. Per dire, ci siamo noi, lo devi fare tu; ci siamo noi, lo deve fare quell'altro.
Di sicuro c'era che Salvatore Riina aveva un gruppo per i fatti suoi che stava lavorando.
Se poi l'altro che ci riusciva, che ben venga. Anzi, se lo portavano a termine, per la mentalità di Cosa Nostra, poteva essere un punto di riferimento cento per cento che a Roma si potevano ottenere die fatti che prima, tramite altri gruppi che non erano palermitani, si poteva avere.
Ci poteva essere anche un banco di prova, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Lei spiegava prima che questa decisione che ormai era stata, era tornata di attualità di eliminare Costanzo nella riunione della villetta vicino all'Hotel Zagarella, subì poi, strada facendo, l'inconveniente rappresentato da quello che le venne a raccontare il fratello di Gioè che aveva fatto il colloquio con Antonino che gli aveva parlato delle intercettazioni dalle quali Gioè Antonino traeva la preoccupazione che gli inquirenti avessero già messo gli occhi addosso all'attentato a Costanzo.
Io ho riassunto in questo modo...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' così il discorso?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora mi aiuti a capire meglio questo punto.
Lei, per quale ragione, soprattutto chiese a Bagarella - così ha riferito - di fermarsi?
fermarsi che cos voleva dire? Voleva dire sospendere, voleva dire non farne più di niente?
IMPUTATO Brusca G.: Momentaneamente sospendiamo e poi si vede quello che... quello che si doveva fare. Se si faceva fare più, o non si poteva fare più. Sospendiamo, in futuri eventi, per quello che succedeva, per vedere un po' l'andamento delle cose. Non posso dire se si doveva fare, non si doveva fare. Ma la sospensione, la mia richiesta la sospendiamo in eventuale sviluppi futuri.
PUBBLICO MINISTERO: Oh, lei a Bagarella spiegò la ragione per la quale gli proponeva questa sospensione del programma Costanzo?
IMPUTATO Brusca G.: Perché, per quello che il fratello di Gioè mi è venuto a raccontare, gliel'ho detto: è come andare a pagare un crimine. Cioè tu vai a fare un crimine, lo vai a pagare bello e buono.
PUBBLICO MINISTERO: Non ho capito, mi scusi.
IMPUTATO Brusca G.: Nel senso che, se si faceva quel crimine, per quello che mi aveva raccotato il Gioè Mario, era andare a metterci la firma per dire: l'attentato a Costanzo, siamo stati noi palermitani; e poi, nella fattispecie, Giovanni Brusca.
Perché Gioè Antonino, essendo uomo d'onore della famiglia di Altofonte, essendoci i collaboranti che gli potevano spiegare a chi apparteneva Gioè Antonino, quindi c'era nome e cognome di chi aveva commesso o ordinato quell'attentato.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io le volevo chiedere una cosa più semplice. Cioè se lei, parlando con Bagarella, era stato chiaro su questo punto. Lo dico con parole mie: 'Guarda che ho saputo da Mario Gioè che al fratello gli hanno fatto sentire le intercettazioni... le ambientali di via Ughetti (?). Nelle ambientali c'è stato qualche discorso registrato che riguarda questa storia. Se lo facciamo, è come se la firmassimo. E quindi sospendi almeno per un poco'.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Dunque fu chiaro su questo punto, lei?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Per l'italiano, sono queste le parole che si devono adoperare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: In "cosa nostra", basta dire in pratica: "Il discorso è fuori. Il discorso è fuori, quindi stiamo fermi perché ci possono essere dei problemi".
Quindi, questo io gliel'ho detto a Bagarella. E invece non sono stato ascoltato, e si è andato avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Vorrei essere ben sicuro su un punto, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa sua richiesta a Bagarella è preceduta da un colloquio quindi tra Antonino Gioè e il fratello Mario?
IMPUTATO Brusca G.: Uno o due colloqui. Comunque, dopo che il fratello Mario ha fatto dei colloqui con il fratello, e precisamente dopo che il Gioè ha ascoltato queste registrazioni, queste bobine - non so se le ha ascoltate lui, le è venute a sapere; io non so come si sono svolti i fatti all'interno dell'istituto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè li ha ascoltati, li è venuti a sapere. Non glielo so dire, come sono avvenuti i fatti.
Però sta di fatto che Gioè manda a dire al cento per cento questi particolari.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi?
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, il Gioè non è che mi manda a dire una strategia. Due parole: 'Fai sapere a Giovanni che il discorso di Costanzo è fuori'.
Quindi, io già intuisco qual è il fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi Mario Gioè era stato incaricato proprio dal fratello, di venire da lei a metterla al corrente di questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: E di urgenza. Però, il fratello non sapeva quali erano gli argomenti. Dice: 'Digli queste parole a Giovanni, che Giovanni sa che cosa... capisce tutto'.
Infatti il fratello mi cerca di urgenza e mi dice: 'Nino ti manda a dire queste cose'.
E io subito capisco tutto quello che mi vorrebbe dire.
PUBBLICO MINISTERO: E andò appunto a...
IMPUTATO Brusca G.: Mi sono incontrato con Bagarella e gli ho riferito quello che mi ha riferito Mario Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: A dare un segnale di allarme a Bagarella, su questo punto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E Bagarella che le disse?
IMPUTATO Brusca G.: Mi disse: 'Sì sì, ora ci fermiamo, ora stiamo attenti, valutiamo'. Invece, cosa che non è successa.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei, riportandoci appunto a questo discorso che ebbe con Bagarella, era al corrente del fatto se poi questa decisione che era stata nuovamente nella riunione a Santa Flavia, era diventata operativa? Se era arrivata la organizzaazione dell'attentato a Costanzo a un certo punto piuttosto che a un altro?
O era al corrente, magari a grandi linee, dei preparativi? Chi ci stava lavorando, chi non ci stava lavorando.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, per quelle che sono le mie esperienze di "cosa nostra", il più difficile in qualsiasi lavoro è ritrovare le abitudini, studiare cioè il sistema di una persona, che abitudini ha. Per trovare il momento buono per poterlo colpire.
Il momento cruciale, cioè di andare a piazzare l'autobomba, quello è l'ultima cosa in qualsiasi lavoro che viene fatto.
Quindi, i lavori già non è che sono nati all'inizio del '93. Le abitudini già si conosceva, di Costanzo, e già da molto tempo prima. Cioè era l'ultima, a dire: facciamolo e non ne parliamo più. Quindi a distanza di due, tre, quattro giorni, una settimana massimo, cioè aspettare una settimana, per quelle che erano le conoscenze, si poteva mettere benissimo in moto la macchina.
PUBBLICO MINISTERO: Io le ho chiesto una cosa più semplice, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E io volevo...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè semplicemente se lei sapeva...
IMPUTATO Brusca G.: Era per spiegare, per capire un po' tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ha ragione.
IMPUTATO Brusca G.: Anche quando io gli dico al Bagarella: 'Fermiamoci', poteva benissimo fermare. O con un segnale, con una telefonata, con un bigliettino, quali erano i sistemi. Invece, questo non è stato fatto. Quindi qual era, dove erano arrivati i preparativi, questo non glielo so dire, ripeto, perché io non avevo partecipato né prima né dopo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, a quanto lei ricorda, tra questo incontro con Bagarella - e ormai lo ha riferito - e le notizie poi di televisione pressoché immediate dell'attentato a Costanzo, quanto tempo passò?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, 10, 15, da 10 a 15 giorni. Di più, sì; di meno, no.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, se io ho capito bene, quando poi lei ha notizia dell'attentato si contraria molto.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, subito. Tanto è vero che - accanto a me ci sono tre persone - io, in me, ero già... c'ero rimasto male e ho fatto questa espressione: 'Chissà chi devono andare a rovinare.
Tanto è vero che io, la sera, prevedendo quello che doveva succedere, che già mi ero visto per nome e cognome, era successo che il mio bambino aveva avuto dei problemi, l'avevo fatto portare all'ospedale. E mi ero premunito di un documento; oltre un documento, tutto un palazzo. Perché la mia compagna si è messa a gridare, nel senso che il bambino era caduto per terra e aveva sbattuto un po' la testa. Si è messa a gridare, tanto è vero che è accorso tutto il palazzo a soccorrere questo fatto.
E siccome io ero latitante anche, e nessuno mi conosceva, ho cercato di calmare un po' tutti, per dirgli: 'Va bene, non è successo niente, ora ci pensiamo noi'. Poi ho preso mio cognato, l'ho fatto mandare all'ospedale per controllare il mio bambino. Cioè in qualche modo mi ero creato un po' l'alibi di quella sera, che io non ero a Roma. Però, come esecutore materiale.
Io, pure potevo essere indicato come mandante.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Io ho capito, anche perché non è la prima volta che sento raccontare questo episodio.
Detto in altri termini, ma glielo pongo sotto forma di domanda, lei quindi, saputo che era successo questo delitto a Roma, si attrezzò rapidamente nell'ambito domestico per costruirsi un alibi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, però fu... non è che l'ho voluto apposta, cioè coincidenza vuole, come si suol dire, Dio ha voluto che quella sera il bambino cade per terra e, ripeto, mentre che c'era tutto il palazzo - ora, non dico tutto il palazzo, ma comunque parte del palazzo - a casa mia che accorrevano perché mia moglie gridava, che si era spaventato. La televisione, la TV parlava degli attentati, l'attentato a Costanzo.
Quindi, mi ero involontariamente creato un alibi, molto forte.
PUBBLICO MINISTERO: Insomma...
IMPUTATO Brusca G.: Come esecutore materiale.
PUBBLICO MINISTERO: Perché aveva fatto vedere la sua faccia ai vicini di casa, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: No, mi conoscevano tutti. Solo che non sapevano che ero Giovanni Brusca. Però, da quel momento in poi, io mi cominciai a preoccupare perché ora, dissi, cominciano a fare vedere le foto in TV.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ma non era cascato lei, era caduto il bambino.
IMPUTATO Brusca G.: Il bambino, sì, il bambino era... Ma io ero dentro, io facevo finta che ero una persona normale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Voglio dire, lei quindi, la sua faccia, gli abitanti del palazzo la conoscevano, vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, era quasi come questa: avevo la barba, avevo... ero molto più robusto. Mi conoscevano, eccome se mi conoscevano.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E quindi il bambino andò all'ospedale, fu visi... fu medicato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ma io volevo sapere un'altra cosa.
IMPUTATO Brusca G.: No, il bambino non aveva niente di...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Brusca G.: Non era successo niente.
PUBBLICO MINISTERO: Meglio così.
IMPUTATO Brusca G.: Però ho approfittato, dico: va be', era un documento, era rime... un documento per dire tale sera, tale giorno è successo questo, questo e quest'altro.
PUBBLICO MINISTERO: L'ho capito: se lei fosse stato arrestato, avrebbe detto 'io quella sera mi trovavo a casa mia, tanto che è successo questo episodio, e per saperlo è perché ero in casa e non ero a mettere l'autobomba a Roma'.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: E' ovvio. Volevo dire, visto che comunque la faccenda lo aveva contrariato e preoccupato, lei nei giorni successivi si è posto il problema di presentarsi - adopero un'espressione un po' impropria - da Bagarella a chiedergli spiegazioni del perché, nonostante la sua richiesta di sollevare il pedale dall'acceleratore, invece era andato avanti senza considerare in alcun modo le esigenze e le sue preoccupazioni?
IMPUTATO Brusca G.: No, non ci sono andato perché non mi sentivo di andarmi ad abbassare a dire: 'Ma cosa stai facendo, cosa non stai facendo?'. Cioè: l'hai fatto? ma vai avanti senza nessun problema!
Da quel momento in poi il rapporto, in qualche modo, con Bagarella gli umori sono cambiati. Da lì è cominciato a cambiare gli umori con Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Da lì è cominciato?
IMPUTATO Brusca G.: Siccome tra me e Bagarella c'è stato un periodo di raffreddamento, da lì è cominciato a cambiare gli umori nei confronti di Bagarella. Gli umori miei.
PUBBLICO MINISTERO: Io direi, Presidente, possiamo fare cinque minuti di sospensione.
PRESIDENTE: Bene. Riprendiamo fra dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Allora Brusca, eravamo arrivati al punto di questa situazione determinatasi tra lei e Bagarella, con specifico riferimento a questo inconveniente verificatosi in corso di decisione, in corso di esecuzione, eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di quella decisione che riguardava Costanzo. Io le ho chiesto: ma lei fu chiaro con Bagarella nello spiegare qual era il problema? La risposta di Bagarella.
L'ultima domanda che le ho fatto era se ad attentato avvenuto lei aveva chiesto a Bagarella, o comunque aveva saputo da Bagarella o da altri, per quale ragione, anziché soprassedere, si era andati avanti senz'altro, eh? E lei ha dato quella risposta con la quale si è concluso l'esame prima della sospensione. E cioè, se io ricordo bene, che proprio a partire da questo fatto la situazione tra lei e Bagarella diventa un po' delicata, per così dire.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè comincia, quantomeno da parte mia, comincia a essere... si raffredda, nel senso per dire: 'Ma scusa, abbiamo parlato di una cosa, perché vai a fare...? Non c'era motivo in questo momento di andare a fare una cosa del genere. Hai deciso di farla? Fai, vai avanti, senza nessun tipo di problema'.
Poi, più avanti, cioè man mano che andavamo avanti, poi si andava vedendo come stavano i fatti. Tanto è vero che mi ci sono incontrato l'indomani mattina, a Pollina. E abbiamo finto come se l'argomento non esistesse.
PUBBLICO MINISTERO: Come se non fosse successo niente.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Anzi, abbiamo commentato a dire 'come mai?', cioè tipo che l'avrebbero fatto altri estranei, per dire: 'Ma come mai? Gli hanno fatto l'attentato e non è morto?'. Cioè parlavamo come se eravamo due caduti dalle nuvole.
PUBBLICO MINISTERO: Come foste, come se voi foste due osservatori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Esterni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E quest'incontro fu a Polline, a casa dell'avvocato Musotto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, lei ricorda di aver mai saputo che in relazione ancora a quella prima fase della vicenda Costanzo, cioè a dire, a quella che nasce dopo la famosa trasmissione relativa alle malattie vere o supposte di Francesco Madonia, ricorda di aver mai saputo, le ripeto, che per organizzare l'operazione a Costanzo ci fosse stato necessità di tirar fuori dei soldi, che quindi l'operazione era dispendiosa, in qualche modo, per le casse di Cosa Nostra...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Eh, non mi ricordo in quale occasione, non però parlando di Costanzo ma in generale, per attività di persone che si trovavano a Roma, Salvatore Riina ebbe a dirmi che gli costavano un occhio, nel senso che, per motivi di affitto di casa o non so per quale altro motivo aveva... c'era la cassa di Cosa Nostra che aveva pagato, gli era costato abbastanza soldi per portare avanti questa attività.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, Questo tipo di discorsi tra lei e Riina in che epoca li dobbiamo collocare?
IMPUTATO Brusca G.: Li dobbiamo collocare, ripeto, se non ricordo male, sempre prima che io divenni latitante, quindi nel '91.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, diamole le coordinate della sua latitanza, Brusca. Io direi, bisogna partire un po' da lontano, sennò alla Corte mancano un po' le date della sua vicenda personale.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Io divengo latitante con la sentenza del Maxi 1. Definitivo, cioè, in Cassazione. Che sare... dovrebbe essere, se non ricordo male, il 31 gennaio '92.
PUBBLICO MINISTERO: Sostanzialmente sì.
IMPUTATO Brusca G.: Da quel momento in poi io divento latitante ufficialmente, perché i Carabinieri, da subito mi cominciano a ricercare, ma io già ero irreperibile, già da molto tempo prima, da una quindicina di giorni, venti giorni prima, già io ero irreperibile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Eh... quindi... e poi... venni arrestato il 20 maggio '96, quindi, in questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo dire, la sua latitanza inizia dopo la sentenza del Maxi 1.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei quindi veniva da un periodo di libertà che era iniziato...? Lei ha avuto per un certo periodo l'obbligo...
IMPUTATO Brusca G.: Io sono stato arrestato il 29 settem... il 29 o 27, 29 settembre '84...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: ... sono stato arrestato per cinque mesi e mezzo circa. Poi sono mancato dieci mesi di soggiorno obbligato, o per lo meno allontanamento dalla Sicilia, a Linosa, una isola della Sicilia, e rientrato il 1° febbraio con l'inizio del Maxi processo nell'86.
Dall'86 fino al 31 gennaio '91, io per tre anni ho avuto la sorveglianza speciale ma non... con questo l'attività di uomo d'onore continuava sempre. E poi divento capomandamento dall'89, fine '89 in poi, a tutti gli effetti, dopo avere estromesso Di Maggio Baldassare, ripeto, non per quello che dice lui, che io gli ho voluto togliere il potere, ma bensì per fatti che lui non com... non era più adeguato con le regole di Cosa Nostra, e glielo posso dimostrare in mille modi, e da quel momento in poi divento capomandamento di San Giuseppe Jato.
Il periodo che io divento... cioè, comincio a diventare, chiedo scusa, dottor Chelazzi, il periodo in cui comincio io a diventare capomandamento in poi è dal caso Contorno in poi. Cioè, man mano, definitivamente, credo nel mese di ottobre.
PUBBLICO MINISTERO: Ottobre di che anno?
IMPUTATO Brusca G.: '89.
PUBBLICO MINISTERO: '89. Lei poco fa ha detto 31 gennaio '91, ma credo abbia sbagliato, voleva dire '92.
PRESIDENTE: No, no, aveva detto '92.
IMPUTATO Brusca G.: '92.
PUBBLICO MINISTERO: Una volta ha detto '92 e una volta ha detto '91, se io ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Va be', vuol dire che ho capito male io. Molto più semplice.
Ecco, mi confermano anche i difensori, l'ultima volta aveva detto 31 gennaio '91, almeno, qui abbiamo sentito tutti in questo modo.
IMPUTATO Brusca G.: Ma involontariamente. Comunque, '92.
PUBBLICO MINISTERO: No, siccome le ho chiesto, appunto di fare la cronistor... di dare queste date per esser sicuri che le date sono esatte. Ecco.
Quindi, la sua latitanza inizia il 31 gennaio del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di sapere, siccome è un fatto che lei potrà senz'altro confermare, di lì a qualche mese, al 23 maggio del '92, più esattamente, si verifica la strage di Capaci, alla quale lei ha preso parte...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... io ho bisogno di sapere se nel periodo dall'inizio della sua latitanza a proseguire fino alla strage di Capaci, se lei ha consuetudine, ha avuto consuetudine di rapporti, di contatti, di incontri specificamente con la persona di Riina, la persona di Biondino, la persona di Ganci, la persona di Cancemi...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, li ho avuti, li ho avuti nel mese di febbraio-primi di marzo, comunque molto prima dell'omicidio Lima. Quindi, nel mese di febbraio. E precisamente il giorno in cui al Di Maggio gli è stata data la possibilità di poter ritornare in Cosa Nostra e potersi comportare come... le regole quelle che sono, cosa che lui non ha fatto.
Quindi, siamo febbraio-primi di marzo, ma credo che siamo nel mese di febbraio.
PUBBLICO MINISTERO: Si ricorda questi incontri, proprio di questo ristretto periodo febbraio-marzo '92, dove lei li aveva con queste persone, ed in particolare con Riina?
IMPUTATO Brusca G.: A casa di Girolamo Guddo (?), quello non uomo d'onore, dietro Villa Serena.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, in Palermo.
IMPUTATO Brusca G.: Palermo, sì, città di Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: In quel periodo, ha memoria di essersi incontrato, o Comunque di aver visto, Sinacori?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, sì, però non a casa di Girolamo Guddo, ma bensì in un altro... in un altro posto, nella casa del cugino di Cancemi Salvatore, che in questo momento non mi ricordo, Comunque è arrestato per favoreggiamento, in quanto avendo messo la casa a disposizione, un macellaio cugino di Cancemi Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: E ha avuto occasione di vedersi con Sinacori?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma Sinacori veniva lì per inco... venne in quel luogo per incontrarsi con lei o venne in quel luogo per incontrarsi con altri?
IMPUTATO Brusca G.: Con Riina, non con me.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quando si presentò Sinacori in questo luogo c'era lei, c'era Riina, chi altro c'era, se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: C'era Cancemi Raffaele, c'era... Cancemi Salvatore, Ganci Raffaele, il Biondino, non mi ricordo di altre persone. In quel periodo le persone che più ci frequentavamo era queste.
PUBBLICO MINISTERO: E Sinacori, quindi, si incontrò specificamente con...?
IMPUTATO Brusca G.: Con Riina Salvatore.
PUBBLICO MINISTERO: Sa di che cosa hanno parlato?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Erano frequenti in quel periodo lì, gli incontri tra lei e il Sinacori? Intendo dire, erano frequenti le occasioni nelle quali vi poteva capitare di vedervi, di incontrarvi, di avere da parlare di qualche cosa o anche semplicemente, come nell'episodio che ha riferito, non aver nulla di cui parlare tra di voi.
IMPUTATO Brusca G.: Con me, tranne cose di piccolo... di poco conto, che si dice, non si dice, o un problema... di qualche problema di appalto, però non mi ricordo niente di specifico, con me non ne parlò il Sinacori. Con Riina parlavano di tutto e per tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, l'oggetto principale di questi incontri che lei ebbe tra febbraio e marzo del '92, con le persone di cui si sta parlando: Riina, Biondino, Cangemi... Cancemi, Ganci... lo vuole sinteticamente precisare?
IMPUTATO Brusca G.: Il periodo in cui parlai con queste per...
PUBBLICO MINISTERO: L'oggetto.
IMPUTATO Brusca G.: L'oggetto...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: ... fu per portare a termine una serie di attentati nei confronti di Falcone, Borsellino, il dottor La Barbera, Mannino, Virzini (?), cioè, c'era tutta una attività stragista che si doveva portare avanti. Cominciando da Falcone in poi.
PUBBLICO MINISTERO: Questo...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, e Lima... perché poi subito dopo venne ucciso Lima.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, in questo periodo di cui stiamo parlando, febbraio-marzo '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, '92, febbra...
PUBBLICO MINISTERO: A me interessa specificamente questo bimestre qui. Abbia pazienza.
IMPUTATO Brusca G.: Febbraio... febbraio-primi di marzo '92. Cioè, in questo periodo. Non che io ho deciso... io già ho trovato questo tipo di decisione e ho aderito al progetto.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se io capisco bene, e comunque glielo chiedo, appunto, in forma di domanda, lei vuol dire che le fu rappresentato che erano state prese determinate decisioni, e lei quindi aderì a decisioni che erano già state prese?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, per essere molto più elementare.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo.
IMPUTATO Brusca G.: Se ci sediamo al tavolo per dire, si propone che dice di fare, che dice di non fare, cioè, quindi c'è una decisione unanime, nel senso che uno può dare la sua. Io a questo tipo di decisione non ho partecipato, ma bensì ho partecipato, stiamo lavorando per questi fatti.
Quando me li hanno proposti io non ho esitato, anche perché era nella mia pura intenzione di andare avanti, non ho esitato a dire: sì, mi sta bene, andiamo avanti. Tant'è vero che io ho avuto l'incarico per l'omicidio del dottor Giovanni Falcone. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Se io ho capito bene, questo vuol dire che per l'uccisione del dottor Falcone, lei ha avuto un incarico dopo essere stato messo al corrente di una decisione che era già stata presa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ho sempre sostenuto questo tesi. Ho sempre sostenuto questa tesi perché queste sono le mie condizioni di conoscenza. Ripeto, non ho mai detto: quando si decide si decide assieme, o uno o due o tre o dieci, cento persone. Io invece ho trovato giù un progetto dove io ho aderito che mi stava bene.
Quindi, non mi sono mai sottratto dalle mie responsabilità.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, le chiedo una cosa che poi mi aiuterà e aiuterà anche la Corte a capire meglio. Per intendersi, lei ha detto, l'ha proprio citato lei, di essere stato incaricato di portare a compimento la decisione di uccidere il dottor Falcone.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma lei che ha preso in consegna questa decisione e poi anche esecutivamente se l'è tutta studiata e organizzata come ha ritenuto meglio fare, oppure le è stata consegnata una decisione e un'organizzazione già sufficientemente definita?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho trovato già una decisione e già un progetto di massima. Che poi quando io sono stato autorizzato da Salvatore Riina, perché: tu che possibilità hai? Io gli ho detto quali erano le mie possibilità, l'ho studiato, l'ho travolto un pochettino e l'ho portato a termine per come dicevo io, avendo a disposizione tutti gli uomini che ne avevo di bisogno, per quello che sono stati poi per la strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome lei parla di un progetto di massima con il quale il delitto le fu affidato, per la esecuzione, che cosa voleva dire progetto di massima? Perché io ho bisogno di capire...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, progetto di massima perché l'idea dell'autostrada non è venuta a me, l'idea dell'autostrada già io l'ho trovata nella mente di Salvatore Riina, di Biondino, di Cancemi, per dire lo possiamo fare nel tratto dell'autostrada, lo possiamo fare... pensiamo di farlo a Palermo dentro la città... Al ché, poi da qui è nato poi tutto lo spunto di come poterlo organizzare sino a portarlo poi a termine dove è stato fatto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma era già stato deciso? Tanto per restare in questa situazione un po' emblematica.
IMPUTATO Brusca G.: Per quelle che sono le mie conoscenze, già era stato deciso.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, già deciso, ad esempio, di realizzare l'attentato attraverso l'impiego di esplosivo, anziché attraverso le reti convenzionali.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sempre... no, no, sempre con l'esplosivo. Cioè, il luogo noi si doveva scegliere.
PUBBLICO MINISTERO: Era stato già deciso di realizzarlo sulla...
IMPUTATO Brusca G.: Con l'esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: ... strada che portava dall'aeroporto a Palermo, per intendersi?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. O questo o davanti casa o non so a Palermo dove pensavano di farlo, e questo Cancemi lo dovrebbe sapere bene, non so se l'ha detto o meno. Poi quando io sono venuto a conoscenza del progetto di Giovanni Falcone, l'ho raffinato e portato a termine, e quindi l'ho ordinato su tutti gli aspetti e l'ho... in qualche modo poi sono stato assieme ad altri, ma l'unico a completare tutto quello che poi è successo, con varie consulenze che io ho avuto strada facendo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, appartengono tutti a questo periodo, febbraio-marzo del '92, questi progetti, più o meno elaborati, più o meno avanzati, di uccidere il dottor Falcone? Lei ha citato anche l'uccisione del dottor Borsellino, poi...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, come... come fatto stragista. Perché io come fatto esecutore del dottor Borsellino non ne so nulla.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio dire, poi ha ricordato l'uccisione dell'europarlamentare Lima; poi non so se ci sono...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, chiedo scusa...
PUBBLICO MINISTERO: Io ho bisogno di capire.
IMPUTATO Brusca G.: ... lei mi ha fatto venire un ricordo, nel senso che, per l'eurodeputato parlamentare Salvo Lima, anche io avevo un incarico di potere portare questo progetto di morte a termine anche se c'era un'altra squadra che stava lavorando.
Ma il compito io l'avevo in un'altra zona di quella dove poi si è realizzato.
PUBBLICO MINISTERO: Tanto perché la Corte capisca meglio il senso della sua affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che lei aveva l'incarico di eseguire questo attentato, però non è stato lei ad eseguirlo, ma sono stati altri.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E' stato l'altro gruppo?
IMPUTATO Brusca G.: E' stato un altro gruppo che poi ho saputo che...
Io non sapevo chi è che l'aveva commesso, però sapevo che si sapeva fare, ma non sapevo chi l'aveva commesso.
Poi ci sono stati i collaboranti che hanno confessato chi l'ha fatto, chi non l'ha fatto. Quindi, ma era in un altro gruppo e in un'altra zona.
Io, l'incarico, lo avevo per un'altra zona. E precisamente per l'Hotel Palace di Palermo, cioè nella zona di Brancaccio.
Quindi, Salvatore Riina mi dà l'incarico a me, anche se a Brancaccio c'erano gli altri uomini d'onore per i fatti suoi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io però volevo capire attraverso queste sue precisazioni, qual era il tipo di azione criminale - tanto così va definita - o programma criminale, che si andava definendo tra febbraio e marzo del '92, ricordando a lei un episodio, un avvenimento comunque importante che era stata la sentenza del Maxi del 30 gennaio del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quali erano le linee di questa strategia, se esisteva una strategia per quanto lei ne sa di Cosa Nostra in quel periodo, appunto, della... dopo la sentenza del Maxi, primavera, primi mesi del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, la sentenza del Maxi, per quelle che sono le mie conoscenze, nella decisione di questi attentati, influisce relativamente, perché la decisione, secondo me, per quelle che sono le mie conoscenze. Credo oggi qualche dato oggi sta spuntando, la decisione è stata presa molto tempo prima. Solo che si è portato dopo la sentenza, perché essendo che c'era la sentenza che da lì a poco doveva essere emessa, quindi non si voleva dare la colpa...
Per dire, non è che per colpa di questa strage, di questo fatto, devono dire che la sentenza è andata male. Quindi si è aspettato che andasse la sentenza fuori, per poi attaccare a questo tipo di strategia.
Nel senso che i contatti o le vecchie garanzie che Cosa Nostra aveva non c'erano più.
E quindi, con questi fatti, si facevano, si arrivavano a due obiettivi: quello di eliminare i nemici di Cosa Nostra e con la speranza di avere nuovi contatti politici o di altra natura per quel sistema, sempre di Cosa Nostra, cioè in quanto riguarda favoritismi di Cosa Nostra, che sono sentenze in particolar modo, la prima cosa, e poi tutta un'altra serie di richieste.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, se io capisco bene, vi erano in programma, all'ordine del giorno, una serie di, potremmo chiamarli delitti eccellenti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha detto di aver avuto parte nell'attentato, nella strage di Capaci. Ha detto di non aver avuto parte esecutiva nella eliminazione di Lima.
Ha detto di non saper niente - mi pare siano queste le sue parole - dell'eliminazione dell'uccisione della strage quindi che è costata la vita al dottor Borsellino.
Nel '92 ha partecipato ad altri fatti eccellenti?
IMPUTATO Brusca G.: Dovevo organizzare una strage nei confronti del dottor Pietro Grasso, perché Salvatore Riina, a mia... no Salvatore Riina, veramente me lo ha detto il Biondino per conto di Salvatore Riina, perché c'erano stati dei contatti con persone delle istituzioni. Non so con chi. E quindi avevamo bisogno di una spinta per potere portare a termine questo progetto.
Al che, siccome bisognava un bersaglio già, che si conosceva, cioè una cosa subito, io gli dico, siccome avevo la possibilità a Monreale dal dottor Pietro Grasso e di Giordano, il presidente Giordano...
PUBBLICO MINISTERO: Sta parlando del dottor Grasso, il magistrato?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, il magistrato dottor Pietro Grasso.
Siccome aveva la suocera a Monreale, siccome sapevo che settimanalmente, ogni quindici giorni, andava a casa della suocera, quindi io potevo benissimo organizzare questa attività.
Al che mi organizzo. E quando il Biondino mi dice: 'sai, c'è bisogno di un'altra spinta, perché c'è in corso una trattativa'.
Al che dico subito: 'a disposizione'.
Nell'organizzare questo attentato, nell'organizzare questo attentato, sul luogo non è stato possibile poterlo portare avanti perché c'erano problemi lì, c'era una banca. Quindi la banca aveva delle frequenze che si collegavano con delle caserme, con Forze di Polizia. Quindi c'era il rischio che ci poteva saltare l'obiettivo, senza raggiungere l'obiettivo, quello che noi volevamo.
Non ho insistito più di tanto, perché poi mi sono sentito, in qualche modo, non ho voluto insistere nel portare questa strategia avanti perché il dottor Pietro Grasso, quando fu della sentenza del Maxi-1, è stato, secondo me, quello che ha chiarito la mia posizione, quindi ero stato assolto.
Ho mandato a dire a Salvatore Biondino a dire: 'non ho possibilità, perché c'è questo problema', quindi non ho insistito perché ... fare, che so, alla Rocca, in altro posto.
Ho detto che non era possibile fare questo attentato in quel momento. E quindi io mi sono tolto di sotto, sotto questo profilo.
PUBBLICO MINISTERO: Si è defilato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mi sono defilato, non volendo insistere. Perché se insistevo potevo anche trovare un altro sistema.
E quindi finì.
Altro posto, dove voglio precisare un particolare: siccome di questo attentato ne parla anche il Di Matteo, siccome io col di Matteo non ne ho mai parlato di questo attentato e non so se il La Barbera, o il Gioè gliene abbiano mai parlato, siccome il Di Matteo parla di questo fatto, non so dove lo abbia letto.
Possibilmente lo abbia letto sui giornali e accusa, dichiara di questi fatti che lui è venuto a conoscenza.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Aspetti.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, dico questo perché... chiedo scusa, ne approfitto dell'occasione.
Il signor Di Matteo mi accusa per la strage di Borsellino, fatti non esistenti.
Quindi io capisco che questo qua è un pazzo da manicomio. Quindi voglio chiarire, all'occasione, questo particolare.
PUBBLICO MINISTERO: Va bene. Lo voleva dire, lo ha detto.
E d'altra parte...
IMPUTATO Brusca G.: Ma mi sentivo in animo di dirlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ma certo. Ma io ho bisogno, invece, di mettere a fuoco qualche cosa di Questo discorso.
Io, per la verità, attraverso la domanda che le ho fatto, miravo a sapere se lei aveva avuto parte nell'eliminazione, dal punto di vista esecutivo, o da qualche altro punto di vista, di Ignazio Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. No, aspetti, io voglio...
PUBBLICO MINISTERO: E invece mi pare che sia andato più avanti, perché, nel tempo...
IMPUTATO Brusca G.: Io, siccome... Chiedo scusa. Siccome per me Ignazio Salvo, per il mondo intero Ignazio Salvo è un obiettivo politico stragista; Ignazio Salvo, per me, è un uomo d'onore, un uomo di mafia.
Quindi chiedo scusa se sono, non sono entrato nel merito.
PUBBLICO MINISTERO: No, no. Non deve chiedere scusa. Cioè, deve spiegare, anzi, per quale ragione, avendole posto io la domanda sui delitti eccellenti, a quanto io capisco, lei non considerava il delitto, l'eliminazione di Salvo, un delitto eccellente.
E invece considerava un delitto eccellente l'attentato al dottor Grasso.
IMPUTATO Brusca G.: Per me...
PUBBLICO MINISTERO: Questo è un chiarimento che servirà a lei per far capire qual è esattamente la portata delle sue dichiarazioni.
IMPUTATO Brusca G.: Ignazio Salvo... Chiedo scusa, Ignazio Salvo era uomo d'onore ed era il tramite tra noi e Lima. Lima poi tutta la sua corrente politica. Credo che è nota a tutti, quella dell'onorevole Andreotti.
Quindi, siccome Ignazio Salvo, in qualche modo, ci tradì, venne ucciso per questo.
E siccome l'incarico di uccidere Ignazio Salvo, io già l'ho avuto anche nel mese di marzo, solo che poi l'ho portato, l'ho fatto a settembre, perché non lo ritenevamo urgente.
Per noi di Cosa Nostra non rientrava in quel progetto di morte, perché Ignazio Salvo era un uomo d'onore, quindi un mafioso.
Ma credo per l'opinione pubblica sia un delitto eccellente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siccome provvidenzialmente lei cambiò idea sulla decisione rappresentatale da Biondino di fare un attentato al dottor Grasso, questo episodio, questa decisione in che periodo la dobbiamo collocare?
Lei ha detto un attimo fa, l'eliminazione di Ignazio Salvo, siamo nel settembre del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E questo, viceversa questo fatto, questa iniziativa diversa relativa al dottor Grasso, la dobbiamo mettere contemporaneamente, prima, o successivamente?
IMPUTATO Brusca G.: No, questo progetto del dottor Grasso, per me, riparte subito dopo - se non ricordo male - dopo la strage di Borsellino.
PUBBLICO MINISTERO: E lei ha spiegato di aver rappresentato...
IMPUTATO Brusca G.: No, chiedo scusa. Dopo la strage di Borsellino. Anche, ancora dopo. Perché io con... Chiedo scusa, con salvatore Riina mi sono visto ad agosto a Mazara del Vallo per un altro fatto.
Siccome volevo adoperare l'autobomba, e prima di commettere questo attentato ho chiesto a Salvatore Riina se lo potevo fare o meno, perché non sapevo se lui gli potevo portare il danno, o meno. Perché non lo potevo fare.
Ma in base che io sapevo che c'era una trattativa in corso, non sapevo se lui gli potevo dare fastidio o meno, prima di attuare questo fatto, gli ho chiesto se potevo farlo, o meno.
E lui, in quella occasione, mi ha detto: 'non ci sono problemi, vai avanti'.
E sarebbe per un personaggio vicino al clan Zichittella di Marsala.
PUBBLICO MINISTERO: Qui, aspetti, perché io sto sempre cercando di capire, attraverso lei, l'epoca nella quale si colloca la decisione e questi preparativi, o questi studi fatti da lei per uccidere il dottor Grasso.
Lei mi sta parlando, invece, di quest'altra iniziativa che doveva portare alla eliminazione con autobomba, di qualcuno della famiglia di ...
Mi pare che sia la storia della guerra di Marsala, questa qui.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfettamente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, siamo nell'estate del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: C'è stato qualcuno che, in effetti, è stato ammazzato. Lo vuol ricordare?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, il padre di Zichittella, collaborante.
PUBBLICO MINISTERO: La data in cui avvenne l'omicidio se la rammenta?
IMPUTATO Brusca G.: Non me la ricordo in questo momento. Comunque è agosto, settembre... questo periodo.
PUBBLICO MINISTERO: Qualche tempo fa, Brusca, su qualche circostanza, aveva qualche ricordo più preciso.
Lei indicò il Ferragosto del '92, giorno più, giorno meno.
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti. Io ho detto Ferragosto, per quando io volevo attentare, volevo adoperare l'autobomba.
Ed eravamo a metà, Ferragosto.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, ma non per il padre di Zichittella. Il padre di Zichittella è tutto un altro... un altro fatto.
Era per una persona vicino ad uno dei Zichittella, io non so chi era.
PUBBLICO MINISTERO: Uh.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, chi conosceva la persona era il Sinacori, il Messina Denaro Matteo, gli uomini di Mazara. Io non sapevo chi era.
Io conoscevo il posto e come poterlo portare a termine.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma io ho bisogno sempre di dare una data al progetto e alo studio, se si è trattato di uno studio, di uccidere il dottor Grasso.
Rispetto a questi fatti di cui stiamo parlando, e l'autobomba che doveva colpire uno del giro di Zichittella, gli incontri nell'estate del '92 a Mazara, ecco, questo programma e questa...
IMPUTATO Brusca G.: Posso... Chiedo scusa..
PUBBLICO MINISTERO: ... preparazione, quando la dobbiamo collocare?
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, per me la preparazione avviene, per me la preparazione avviene dopo agosto.
Perché, ripeto, dopo agosto o già prima, comunque dopo Borsellino, si comincia a pensare per un altro obiettivo.
Però c'è un altro dato di fatto: che Gioacchino La Barbera è stato fermato in un posto di Polizia, con il telecomando a bordo - non so se gliel'hanno trovato, ma credo di no - da Catania a Palermo.
Quindi siamo da luglio in poi.
La strage Borsellino è 19 luglio. Quindi, l'attentato, il progetto di attentare a quell'uomo di Marsala, siamo ad agosto. Quindi siamo primi di agosto, fine di agosto, in questo periodo, dottor Chelazzi. Però quando il Biondino mi dice: 'c'è bisogno di un'altra spinta, io mi attivo per questa attività'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, ma quando viene eseguita l'eliminazione di Ignazio Salvo, eh?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Il progetto di attentare alla vita del dottor Grasso era ancora in corso, o era già stato, come lei ha spiegato, in un certo senso almeno da lei accantonato?
Oppure una cosa successiva?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io non... ricordo che è stato l'ultimo omicidio che io ho fatto eccellente, chiamiamo l'ultimo omicidio che io ho fatto in questa strategia, è quello di Ignazio Salvo.
E credo quello di Pietro Grasso è stato messo, accantonato, da parte mia.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo, o prima, avere...
IMPUTATO Brusca G.: Se non ricordo male, prima.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, tirando un po' le somme da questo discorso, io credo di aver capito, credo di aver capito che, sostanzialmente, nell'anno '92, a parte diciamo certi adempimenti - mi scuso per adoprare questa espressione, ma un'altra non me ne viene - certi adempimenti quasi routinari: l'eliminazione di uno Zichittella, la guerra di Marsala, questi fanno parte dell'ordinaria amministrazione, vista con l'ottica del mafioso. Dico bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nel '92 lei sostanzialmente sentì parlare, programmare, eseguì anche eliminazioni di personaggi più o meno importanti.
Quindi, quelli che io chiamo - ma mi sembra li chiami anche lei - i delitti eccellenti.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Allora, per capirci, cioè, vengono definiti delitti eccellenti.
PUBBLICO MINISTERO: Delitti eccellenti.
Mi pare che sia necessaria almeno una precisazione, sennò la Corte non capisce.
Bisogna che lei spieghi un attimo la ragion per cui, per l'appunto la vostra attenzione, o per essere più precisi, quella di Biondino, si era polarizzata sulla figura del dottor Grasso.
Perché lei ha citato il dottor Grasso con riferimento al maxi; poi ha spiegato, così, di sfuggita, ha menzionato la sua assoluzione.
Cerchi di spiegare un attimino riassuntivamente questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Non è che c'era una cosa contro il dottor Grasso.
Si cercava un obiettivo facile, cioè subito, immediato.
Quindi non è che l'obiettivo Grasso era perché Grasso aveva un conto aperto con Cosa Nostra particolarmente nelle ... di Giovanni Falcone o meno. Ma siccome era un personaggio dello Stato, quindi in quel momento bisognava dare una spinta a chi stava trattando, per dire: o vieni e fai quello che ti...
Cioè, in sostanza significava questo: o fai quello che ti diciamo noi, o sennò mettiamo tante di quelle bombe che non ci fermiamo più.
PUBBLICO MINISTERO: Il dottor Grasso era stato il giudice a latere del I Grado del Maxi.
IMPUTATO Brusca G.: Del Maxi. Del Maxiprocesso, sì.
Però non era stato scelto per questo motivo, ma bensì perché chiese un obiettivo, l'obiettivo che io avevo sottomano in questo momento, era questo. E solo per questo motivo.
Cioè un fatto coincidenziale.
PUBBLICO MINISTERO: In questo...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Prego.
IMPUTATO Brusca G.: Si poteva chiamare... Grasso si poteva chiamare in un altro nome. Cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, questo...
IMPUTATO Brusca G.: ... in quella persona che frequentava Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: ... Brusca, questo lo ha spiegato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io, almeno, l'ho capito e sicuramente la Corte lo ha capito prima e meglio di me.
Nel corso di questo 1992, quindi, oltre a questo tipo di azioni criminose particolarmente importanti. Poi le farò molte domande perché lei possa spiegare che cosa voleva dare la spinta a una trattativa.
Ecco, ma a parte questo tipo di azione criminosa, fatte, progettate, sospese, riprese, rimandate all'anno dopo. A quello che si capisce il panorama è estremamente variegato sotto questo profilo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha sentito parlare anche di un altro tipo di azioni di attentati, di azioni criminose. Ad esempio da compiersi fuori dalla Sicilia?
Nel '92, intendo dire.
IMPUTATO Brusca G.: E gliel'ho detto, quelli del '92, quelli fuori dal... del '92, io indico come quella squadra romana, siamo scesi nel particolare di Costanzo,. Ma credo che gli obiettivi erano diversi, non era solo Costanzo.
Non so, però io, io non so quali obiettivi erano. Però c'era un lavoro fuori dalla Sicilia che era diverso di quello della Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: C'erano degli obiettivi, però io non so quali erano.
PUBBLICO MINISTERO: Ma si trattava di eliminare persone?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, persone. Non... Per quello che io conosco, la mentalità di Salvatore Riina e di Cosa Nostra, il fatto degli attentati alle opere artistiche e cosa varia, è venuto in secondo tempo.
Quello... se ... Salvatore Riina era sempre persone, cioè, sempre personaggi che riguardavano delle istituzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, io volevo chiederle se, nel corso del '92, aveva sentito parlare, aveva personalmente discusso, era stato personalmente messo a parte di progetti di azioni criminose da compiersi a Firenze, da compiersi a Milano...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... che dovevano esattamente indirizzarsi contro edifici di interesse storico, artistico, musei...
Parlo per decisioni che, o perlomeno, considerazioni che si svolgessero ai livelli decisionali di Cosa Nostra.
Ai livelli di Riina, ai livelli di Biondino, di Ganci, di Cancemi.
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, io di questa attività decisionale non ne so nulla.
So che c'era una squadra che lavorava fuori dalla Sicilia. Ma io, nella attività delle opere artistiche, per la prima volta che io sento parlare di questi fatti, quando sono scoppiate le bombe nei vari...
PUBBLICO MINISTERO: Nelle varie città.
IMPUTATO Brusca G.: ... obiettivi, cioè, le varie città.
Prima di quella occasione, non ne ho mai sentito parlare in Cosa Nostra e quelle che sono le mie conoscenze, di colpire questi fatti.
Però le mie, ripeto, le mie sono deduzioni. Vengono da una mia esperienza personale diversa di quelli che sono stati gli obiettivi.
PUBBLICO MINISTERO: A me sembra che, a questo punto, lei mi debba aiutare a capire fondamentalmente due cose.
Che cosa è stata quella che lei ha chiamato trattativa, che cosa ne sa; e anche farmi capire se c'era un filo conduttore e qual era tra tutte queste azioni criminali del 1992.
Se c'era un filo conduttore e qual era.
E comunque che cos'è questa trattativa, che cosa è stata, che cosa ne ha saputo lei, in che termini, da chi lo ha saputo, in che epoca.
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Da quale vuol cominciare dei due argomenti, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Io voglio cominciare, se non ho capito male, prima del cosiddetto chiamiamolo "papello".
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, la trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi la trattativa. Nel senso che già avviene la strage di Falcone e di Borsellino.
Io, incontrandomi con Salvatore Riina gli chiedo...
PUBBLICO MINISTERO: Parli lentamente, Brusca. Le chiedo...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sarà stanco lei, ma...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, chiedo scusa. No, era...
PUBBLICO MINISTERO: Cerchi di parlare lentamente. Lei ce l'ha un po' il vizio di parlare affrettato, cerchi di...
IMPUTATO Brusca G.: Era un fatto scontato. Poi mi fermo...
PUBBLICO MINISTERO: ... abbassare il numero dei giri.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, era scontato che era successo la strage di Falcone, era successo la strage Borsellino. Dopodiché, incontrandomi con Salvatore Riina, ci dico: 'che si dice, che non si dice...', e mi dice, dopo la strage di Borsellino, ci si sono fatti sotto.
Io, sempre per educazione, per rispetto, perché avevo piena fiducia in questa persona, non gli dico con li avevo, con chi li avevo. Non mi dice niente.
Tanto è vero che lui mi dice: 'si sono addirittura mossi i Servizi Segreti per la cattura nei suoi confronti'.
Quindi era a conoscenza di certi particolari che io non sapevo.
Al che gli dico: 'stiamo attenti perché non vorrei che ci sia qualche tranello dietro la porta'.
Dice: 'no, tutto tranquillo, aspettiamo eventi'.
Ci dissi: 'ma che si dice?'
Dice: 'ma gli ho fatto...', mi fa con la mano così, dice: 'gli ho fatto una richiesta di fatti', e lui definì un papello, dice: 'gli ho fatto un papello così tanto', dice, 'da trattare con lo Stato'.
E, siccome c'erano tanti progetti, ripeto, quelli che ho menzionato poco fa, e ci ha messo, come si suol dire, il fermo, il fermo di...
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi questa affermazione, Brusca, per cortesia.
IMPUTATO Brusca G.: Il fermo, in senso che, siccome c'erano altri obiettivi da portare avanti. Ripeto, il dottor La Barbera, Mannino, Vizzini, quindi fermiamoci momentaneamente perché c'è questa trattativa in corso.
La trattativa che io non ho visto, però in linea di massima è per quello che si parlava in Cosa Nostra, era il repertorio dei processi, il 41-bis... No, il 41-bis cioè, aspetti, questo viene in secondo tempo. Che ancora il 41-bis credo c'era, non c'era... Comunque se c'era credo sia stato pure messo in... Non ho visto io fisicamente queste richieste.
Potrebbero essere anche richieste verbali, io non c'ero. Il repertorio di processi, la legge Gozzini e credo anche la Rognoni-La Torre.
Mi ha detto, dice: 'una serie di fatti che... una serie di provvedimenti che erano stati adottati per conto di Cosa Nostra. Quindi aspetto risposta.'
Dopodiché io dico: 'va bene, andiamo avanti'.
E c'è il blocco, c'è il fermo momentaneamente per questi fatti.
Tanto è vero che poi il Biondino, ecco, dove viene il fatto del dottor Grasso, il Biondino dice: 'ci vorrebbe un altro colpetto perché c'è chi trattava, forse si faceva sostenere...'
Perché mi dice: 'no, anzi c'è stata una risposta, nel senso, dice: 'no, gli hanno presentato il conto e gli sembra troppo', dice, 'la risposta fu...', ci fu una mezza risposta, nel senso di dire: 'no, ci sono troppe cose, pensavo che volevano cose di meno...'
E quindi, la trattativa, era sempre aperta.
PUBBLICO MINISTERO: Aperta.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi era, secondo me, una questione di forza. Cioè, nel senso di dire: 'tu mi devi dire questo e noi ci fermiamo. Sennò noi continuiamo a mettere bombe fino a che tu ti abbassi...'
"Tu", non so, ripeto, chi erano e chi non erano. Io avevo le mie idee. Però non... non... Un fatto erano le mie idee, altro fatto essere sicuri il cento per cento.
Quindi andavano avanti sotto Questo piano.
Quando il Biondino Salvatore, per conto di Salvatore Riina, mi dice ci vorrebbe un altro colpetto per sollecitare, stuzzicare questa trattativa, io mi riferivo al dottor Grasso.
Poi c'è stato, ripeto, non mi ricordo con dettaglio, il fatto di Marsala. Quindi io, sapendo della trattativa, prima di mettere in pentola un'altra autobomba, gli vado a dire se potevo farlo o non potevo farlo e lui mi dice: 'vai avanti, non ci sono problemi', quindi io capisco che lui ha tutto sotto controllo.
Poi vado a fare l'omicidio di Ignazio Salvo.
Ma l'omicidio di Ignazio Salvo non aveva niente a che vedere con la trattativa, per quanto riguarda il...
PUBBLICO MINISTERO: Il fermo dato da Riina.
IMPUTATO Brusca G.: ... il fermo dato da Riina.
Perché Ignazio Salvo era uomo d'onore, era un mafioso. Non aveva niente a che vedere con gli omicidi eccellenti.
Quindi, quello era un fatto a sé.
Dopodiché eravamo settembre, primi di settembre, primi di ottobre. Non ci fu nessuna sollecitazione. Il fermo era sempre valido. E credo che eravamo quasi arrivati alle feste di Natale.
Credo che poi la riunione che si sarebbe dovuta svolgere il 15 gennaio del '93 era, secondo me, per riprendere tutta questa attività.
Ma questa è una mia impressione, per carità di Dio! Cioè, non... perché non abbiamo discusso niente.
E siccome le persone che bene o male, che poi ho saputo dovevano partecipare, capisco che erano le stesse persone che hanno, nel mese di marzo '92, o febbraio '92, hanno deciso per l'eliminazione di Falcone, Borsellino e tutti gli altri, quindi io penso che era di mettere a punto la strategia di continuare questi nuovi attentati.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, mi pare di aver capito che questo discorso viene portato alla sua conoscenza per la prima volta quando si sono già verificate entrambe le stragi.
IMPUTATO Brusca G.: Del Nord.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, quello che conta, è anche, è la seconda della strage, la strage di via D'Amelio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Eh?
IMPUTATO Brusca G.: Quella che io venni a conoscenza...
PUBBLICO MINISTERO: Per la prima volta che esiste una trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che lei avesse proprio iniziato così.
Le stragi erano già accadute.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se era accaduta la seconda, ovviamente era accaduta anche la prima.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi basta parlare della seconda.
Ecco, gliene ha parlato personalmente chi?
IMPUTATO Brusca G.: Della trattativa?
PUBBLICO MINISTERO: Dell'esistenza di una trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: Riina Salvatore, in prima persona.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, volevo essere sicuro di questo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questa confidenza le fu fatta dove? In un discorso svoltosi solamente tra voi due, o con altre persone, e dove? Se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: E' stato tra me e Salvatore Riina a casa di Gerolamo Cuddo (?) non uomo d'onore, dietro Villa Serena a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma quanto tempo poteva essere passato dalla strage di via D'Amelio?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, guardi, un mese, un mese e... Non me lo ricordo, comunque subito dopo, perché io dico: 'che si dice?'. Non mi ricordo con precisione quando è successo, anche se qualche data già l'ho data, però in questo momento non mi ricordo con precisione; ma sicuramente dopo la strage di Borsellino, che gli dico: 'che si dice?'.
PUBBLICO MINISTERO: Non se la sente nemmeno di dire: non meno di tanto tempo, non più di tanto tempo?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, eravamo là vicino, non lontano.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. In epoca ravvicinata.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, tanto per mettere in chiaro un altro punto, lei su questo discorso di questa trattativa, con Riina quante volte ci ha parlato?
IMPUTATO Brusca G.: Una volta, due volte... due volte sicuramente. Una volta quando lui mi annuncia delle trattative, che c'era questo progetto, e la seconda volta quando mi dice che non hanno voluto accettare, quindi c'è bisogno di andare avanti. Nel senso non bisogna... non me lo dice lui di andare avanti, cioè, dice: 'non vogliono accettare, gli viene troppo dura, cioè è troppo pesante'.
PUBBLICO MINISTERO: La richiesta.
IMPUTATO Brusca G.: E' troppo onerosa la richiesta.
Il fatto di dare la spinta, però, me lo manda a dire con il Biondino, per dire: c'è bisogno di un'altra spinta.
Quindi, siccome per quelle che sono le regole di Cosa Nostra basta mezza parola per potere riuscire a capire, nel senso che bisogno c'era di dare un'altra spinta, in maniera che Salvatore Riina o chi per lui potesse portare avanti la trattativa.
PUBBLICO MINISTERO: Quando si verificò l'eliminazione di Zichittella padre...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Se lo ricorda questo fatto, no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ne abbiamo parlato poco fa, cinque minuti fa.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, l'eliminazione del padre...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... avvenne dopo la strage Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Credo che avvenga molto più avanti, Brusca.
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: L'eliminazione di Zichittella padre avviene molto più avanti nel '92.
IMPUTATO Brusca G.: No, dico.. padre, nel senso dopo la strage di Capaci, cioè, la strage di Capaci fu il 2 3 maggio...
PUBBLICO MINISTERO: E certo.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi fu giugno-luglio.
PUBBLICO MINISTERO: No, lei ha dato la risposta senza farmi finire la domanda, ecco perché non ci siamo compresi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo dire: quando ci fu l'eliminazione di Zichittella padre, lei era già al corrente che esisteva - stando a quanto le confidò Riina - questa trattativa, o ancora non ne sapeva nulla?
Io ho bisogno, in qualche modo, di provare, attraverso certe domande, a dare una data a questa vicenda.
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, io le ho detto: sicuramente dopo la strage di Borsellino, ma non escludo anche prima.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Già qui c'era questa trattativa in corso.
Ripeto, io mi vedevo tutti i giorni con Salvatore Riina, quindi potevo essere aggiornato quando e come.
Io gli chiedevo 'come vanno, che si dice, che non si dice?' e lui mi dava pochi segnali, però mi bastavano per potere riuscire a capire. Quindi, io ricordo dopo la strage di Borsellino, ma non escludo che potesse essere anche prima; che sono passati cinque anni, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Lo so. Quando fu eseguita l'eliminazione di Ignazio Salvo, Riina le aveva già confidato che la trattativa si era arenata per questo problema delle richieste che erano troppo onerose, troppo complesse, troppo...
IMPUTATO Brusca G.: Credo di sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... troppo pretenziose?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, credo di sì. Credo che già c'era... una certa arenatura c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora io ho bisogno di capire questo: Riina aveva approfittato di questa opportunità che gli si era aperta per fare le sue richieste.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma dall'altra parte, cioè a dire dall'interlocutore di Riina, che tipo di richieste venivano a Cosa Nostra?
IMPUTATO Brusca G.: Uhm...
PUBBLICO MINISTERO: L'ha mai saputo?
IMPUTATO Brusca G.: No, ma era sottinteso, nel senso che se le richieste di Salvatore Riina venivano soddisfatte, noi avremmo fermato con le stragi. Tanto gli obiettivi principali, i nemici nostri erano già in qualche modo finiti.
Che Falcone e Borsellino, comunque sarebbero andate le cose, venivano sempre eliminati.
PUBBLICO MINISTERO: Questo vuol dire che, indipendentemente da un'ipotesi di trattativa in qualsiasi momento si fosse verificata...
IMPUTATO Brusca G.: Qualsiasi cosa sarebbe successa, se la trattativa andasse bene o andasse male, o come andava andava, Borsellino e Falcone andavano eliminati.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però io ho bisogno di ritornare alla domanda di un attimo. Io le ho chiesto... Anzi, ha detto lei da solo che cosa Riina aveva messo nella trattativa, cioè che cosa aveva messo giù nelle richieste nel papello.
IMPUTATO Brusca G.: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: In genere, quando si fa una trattativa, entrambi si vuol qualche cosa. Ecco, Riina voleva questo. Lei sa dall'altra parte che cosa si voleva?
IMPUTATO Brusca G.: Dall'altra parte non so cosa volessero, però, ripeto, la nostra intenzione era quella di non fare più stragi. Almeno questo era... Però non credo che dall'altra parte cosa si volesse. Non glielo so dire perché non sono venuto a conoscenza di tale dettaglio.
PUBBLICO MINISTERO: Allora mi aiuti a capire. Riina la mise al corrente del fatto che si era avviata una trattativa, però non le disse che cosa veniva richiesto dall'altra parte.
IMPUTATO Brusca G.: No, dall'altra parte...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei come lo spiega questo? C'è una spiegazione sul perché Riina le partecipa un segreto - perché tutto sommato è un aspetto un po' delicato del problema, una trattativa tra Cosa Nostra e un soggetto esterno - ma nello stesso tempo non gli dice che cosa il soggetto esterno vuole da Cosa Nostra.
Ecco, come lo dobbiamo spiegare questo comportamento di Riina?, se lei è in grado di dare una spiegazione su questo punto.
IMPUTATO Brusca G.: No, io posso dare... io posso dare una spiegazione per le mie conoscenze, di fatto io non conosco niente.
Io posso dare una spiegazione per i momenti che si vivevano, per quello che io ho conosciuto da una vita Salvatore Riina, non credo che cambia dall'oggi al domani. E bene o male, per quello che si parlava sempre in generale quando ci vedevamo - che so, di processi, di ergastoli, di sequestro dei beni, la Gozzini - cioè, era Salvatore Riina una persona sempre che voleva per Cosa Nostra.
Non so se lui voleva dare allo Stato qualche cosa, non credo. Io credo che l'unica cosa che Salvatore Riina avrebbe potuto dare allo Stato era di non fare più stragi, non attentare più alle vite delle istituzioni, cioè persone che facevano parte delle istituzioni.
Almeno per quello che io so, però non so se ci sono altri retroscena.
PUBBLICO MINISTERO: Glielo disse subito Riina, quando le parlò per la prima volta di questa trattativa che si era aperta, che aveva fatto delle richieste addirittura per iscritto, o gliel'ha detto solo in un secondo momento?
IMPUTATO Brusca G.: No, fu quando gli dico 'che si dice?', e mi dice: 'si sono fatti sotto', e mi ha fatto un'espressione felice, dice: 'gli ho fatto un...'.
PUBBLICO MINISTERO: La lista.
IMPUTATO Brusca G.: '... una lista, cioè un papello di cose scritte'.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, siccome io ci vado per deduzione, in base a quello che avevamo sempre parlato. Però non so con specificazione cosa ha scritto. Non so dove erano arrivati, quando erano cominciati e quando si sono interrotti.
Io, ripeto, avevo le mie idee, però erano le mie idee.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare che prima lei abbia adoprato una certa espressione, anzi certe parole, a proposito del papello, tali per cui io non ho ben capito se secondo lei il papello è esistito fisicamente, materialmente, come foglio di carta, ovvero se poteva essere stato un modo di dire di Riina.
Come sta la questione?
IMPUTATO Brusca G.: E allora...
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito male io, ho interpretato male il senso delle sue parole?
IMPUTATO Brusca G.: No, no... Salvatore Riina mi ha detto che ha fatto una richiesta, scritta in un foglio di protocollo, in qualche foglio di block-notes... perché mi fa pure la mossa, dice: 'gli ho fatto una richiesta di notizie'. Quindi io capisco che ha fatto questa richiesta scritta e chi per conto suo, l'interlocutore abbia consegnato questo foglio, o questo interlocutore gliel'abbia detto a voce.
Però da Salvatore Riina credo che sia partito un foglio scritto. Se a destinazione non ci sia arrivato, questo non glielo so dire, non ero presente. Questo volevo dire.
PUBBLICO MINISTERO: Allora passiamo direttamente a quando Riina le comunica che questa trattativa si è arenata, si è bloccata, si è inceppata.
Ho bisogno, al di là delle parole di Riina, di capire quale situazione le descrisse Riina. Cioè, di una trattativa sospesa, o di una trattativa decaduta, revocata... Qual era la situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, le fasi sono: inizialmente mi dice che c'è questa trattativa. Poi mi dice, dopo tempo, che non era chiusa ma le richieste erano troppo; poi mi manda a dire che ci vorrebbe qualche sollecitazione - quindi io penso all'attentato al dottor Grasso - e poi dopodiché mi... rimane il fermo.
Il fermo che poi credo - credo, secondo me - che si riprende e si doveva riprendere il giorno in cui dovevamo fare la riunione, che sarebbe il 15 gennaio del '93.
Però questa è una mia intuizione.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito, ma...
IMPUTATO Brusca G.: Perché in linea di massima qualche accenno c'era stato, nel senso facciamoci le feste, dopodiché se ne parla. Nel frattempo io avevo l'incarico del Di Maggio, quindi io avevo il pensiero di andarmi a cercare il Di Maggio.
Non so cosa sarebbe successo qual giorno in quella riunione, ma il mio incarico futuro era quello di andare a cercare Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei si ricorda sicuramente la mia domanda. Io ho preso atto della sua risposta.
Cosa vuol dire lei, cioè che Riina gli dice che le richieste hanno creato delle difficoltà in quanto son state considerate troppe...
IMPUTATO Brusca G.: Ma...
PUBBLICO MINISTERO: ... però il fatto che...
IMPUTATO Brusca G.: Mi scusi.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi, il fatto che poi venga Biondino a dire che ci vuole un altro colpetto, vuol dire che la trattativa non era considerata...
IMPUTATO Brusca G.: Chiusa.
PUBBLICO MINISTERO: ... chiusa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, per me...
PUBBLICO MINISTERO: Vuol dir questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, per me era sempre aperta. Per quello che io ho potuto capire la trattativa era sempre aperta.
PUBBLICO MINISTERO: Bisognava un po' forzarla.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Per quello che sono le mie conoscenze bisognava ancora stuzzicarla, sollecitarla per portarla avanti.
Non era chiusa del tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Allora ho bisogno di un altro chiarimento.
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti, queste sono mie...
PUBBLICO MINISTERO: Certo.
IMPUTATO Brusca G.: Nessuno mi ha detto: sai, la trattativa è chiusa o aperta. Però, per quelli che sono i discorsi fatti, per me la trattativa non era chiusa.
PUBBLICO MINISTERO: Certo. Ma quando Biondino viene da lei e le propone di darsi da fare per realizzare, per dare un'altra spinta, un altro colpetto, mi pare abbia adoprato questo termine...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... ma cosa voleva dire questo, che Riina aveva tolto il fermo, oppure il fermo c'era sempre?
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, sennò non mi oriento più.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. E allora, il fermo credo che viene... ma non perché... se la strage se viene fatta, se la strage viene fatta, viene prima del fermo, del fermo definitivo. Biondino mi dice testuali parole: 'ci vorrebbe un altro colpetto per sollecitare, cioè per stuzzicare chi dall'altro lato trattava, per portare il sì delle richieste che si avevano fatte'.
Non viene fatto per i motivi che già ho spiegato, quindi il fermo viene dopo, il fermo momentaneamente da parte di Riina a me e credo anche agli altri che stavano, erano in attivo per ricercare eventuali altri obiettivi. Non so, se di natura umana o artistica, quello che siano.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: No, no, chiaro è chiaro.
IMPUTATO Brusca G.: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: Mi sembrava che prima avesse detto una cosa diversa.
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Che quando si avviò la trattativa, quando Riina, almeno a lei, comunicò che si era aperta una trattativa, aveva anche contemporaneamente dato il fermo a tutto, perché ovviamente la trattativa si doveva vedere che piega prendeva.
Io avevo capito così, può darsi abbia capito male.
IMPUTATO Brusca G.: Io, ripeto, siccome non ero la persona che trattavo, quindi Salvatore Riina era quello che guidava un po' tutti: lui decideva di farsi o non farsi. Quindi, secondo me, siccome eravamo alla fine dell'anno, un po' gli altri impegni, secondo me l'anno '93 era per poter andare avanti e riprendere i vecchi contatti; o, per lo meno, non riaprirli perché erano stati chiusi, riprenderli per portarli a buon fine.
PUBBLICO MINISTERO: Chi è stato al corrente della trattativa come è stato lei? Per quanto ne sa, eh, non per deduzioni. Qui ho bisogno di una risposta che proprio si affidi a elementi specifici.
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, io purtroppo le debbo dire che questi particolari sono stati a quattr'occhi tra me e Salvatore Riina.
Dopo l'arresto di Salvatore Riina ne ho parlato con Bagarella e ne abbiamo accennato anche a Provenzano. Però dopo l'arresto di Riina, che mi sono aperto con Bagarella. Ma prima di quel momento io con Bagarella non ho mai parlato di questo particolare. Ne parlavo solo con il Riina.
Quindi, se gli altri capimandamento che hanno partecipato nelle varie stragi erano a conoscenza o meno questo non glielo so dire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma...
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, davanti a me non c'è stato mai, davanti a Biondino, davanti a un Ganci, a un Cancemi questo particolare, ecco.
PUBBLICO MINISTERO: Quale fu la ragione per la quale lei affrontò questo argomento con Bagarella dopo l'arresto di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Fu perché...
PUBBLICO MINISTERO: Fu ad iniziativa sua o ad iniziativa di Bagarella che affrontaste questo argomento?
IMPUTATO Brusca G.: No, l'iniziativa fu, per come ho detto poco fa, che cioè avevamo parlato di potere portare quella strategia che Salvatore Riina aveva per le mani. Quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè colpire uomini delle istituzioni.
IMPUTATO Brusca G.: Delle istituzioni. Con la speranza che queste persone, magari, potessero ritornare a trattare.
Dopodiché, siccome il Bagarella credo ne abbia parlato con il suo paesano, Bernardo Provenzano, il Provenzano credo che non era d'accordo a questo tipo di attività...
PUBBLICO MINISTERO: La linea strategica di Riina, lei sta dicendo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. La linea strategica di Riina non gli stava a mano, non gli stava bene per il momento, non che non gli stava bene, che non era d'accordo alle stragi; che sia ben chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Solo che era stato arrestato Riina, quindi il momento di riflessione: vediamo, aspettiamo, e quello che c'è da fare. Tant'è vero che sulla stessa onda, sulla stessa lunghezza d'onda c'è Provenzano, c'è Cancemi, c'è Ganci; ci sono tutta un'altra serie di persone che non vogliono fare più niente.
Solo che si era verificato che il Provenzano, parlando con me prima e poi con Bagarella dopo - che lui c'erano altri capimandamento che gli andavano a chiedere come si devono comportare, come non si devono comportare e quello che c'era da fare e quello che non c'era da fare - in mia presenza, con Bagarella, Provenzano dice: 'ma guarda, Salvatore Riina aveva una trattativa in corso. Non so con chi era e chi non era'.
Il Bagarella mi conferma questa trattativa davanti a Bernardo Provenzano, il significato era che noi, quel gruppo - io, Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella, Messina Matteo Denaro, Di Trapani - eravamo disposti a andare avanti con la linea stragista di Riina. Perché il Provenzano in qualche modo si voleva andare a prendere il posto di Salvatore Riina come capo provincia.
In quell'occasione sono stato io, assieme al Bagarella, a impormi, a dire: 'va be', per ora non si fa né capomandamento non si fa niente e ognuno nel suo territorio si prende le sue responsabilità'.
Perché il Provenzano diceva: 'ma se vengono delle persone da me, cosa io gli devo dire, cosa non gli devo dire?'. E credo che il Bagarella gli abbia risposto, dice: 'tu non sai niente, quindi tu che responsabilità, quale problema hai?'.
Quindi siamo al febbraio '93. Febbraio-marzo '93.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, nel febbraio-marzo del '93, in occasione di questi incontri, dopo l'arresto di Riina lei - se ho capito bene - apprese che sia Provenzano sia Bagarella erano stati al corrente della trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: No, Bagarella era al corrente della trattativa. Il Provenzano, o se perché realmente non sapeva niente, o faceva finta di cascare dalle nuvole come sua abitudine, diceva che non sapeva niente.
Però, quello che mi confermò questa trattativa fu Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Ci sono altre persone, a parte Bagarella, che le hanno confermato l'esistenza di questa trattativa che era stata nelle mani di Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Che io ne abbia ricordo no.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, siccome abbiamo ristretto il numero delle persone che ne sapevano qualche cosa - secondo le sue conoscenze, eh, Brusca - io do...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... sempre... Il punto di partenza della mia domanda era ... dalle sue conoscenze, dalle sue dichiarazioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, io ho bisogno di capire: lei si è fatto un'idea, ha avuto anche un'indicazione, la più piccola, la più elementare, su chi fossero questi soggetti esterni a Cosa Nostra, chi fosse questo soggetto esterno a Cosa Nostra che aveva avviato questa trattativa con Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Credo che questa domanda mi è stata fatta...
PUBBLICO MINISTERO: Io so di avergliela fatta più di una volta.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E io ho dato una risposta. Io, conoscendo gli uomini di Cosa Nostra e chi vicino a Riina in quel momento orbitava, cioè chi in quel momento orbitava vicino a Riina, la persona che poteva consigliare sotto certi aspetti culturali e di perfezione di stilare il famoso papello, per miei piccoli indizi era il dottor Antonino Cinà (?). E chi per lui.
Poi verso di lui credo che si è fatto anche il nome di Ciancimino, di qualche altra persona.
Credo che questo argomento l'abbiamo affrontato, dottor Chelazzi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, l'ho seguita.
IMPUTATO Brusca G.: Queste mie deduzioni, non...
PUBBLICO MINISTERO: Eccoci.
IMPUTATO Brusca G.: Gliel'ho detto, io non ho mai avuto nessuna conferma attuale. Ma, conoscendo uomini e fatti, in quel momento la persona che poteva consigliare sotto certi aspetti a Salvatore Riina era il dottor Antonino Cinà. Per l'uomo di Salvatore Riina che aveva, con chi per lui, da parte delle istituzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Lei lo conosceva personalmente questo dottor Antonino Cinà?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E lo conosceva personalmente in quale veste?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di San Lorenzo, cioè dove appartiene Giuseppe Giacomo Gambino o il Biondino Salvatore, quello che in quel momento venne arresto... Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Per esser sicuri, siccome lei mi ha risposto con questa deduzione...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... io ne debbo trarre, per conseguenza, che lei elementi concreti, specifici, diretti non ne conosce?
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti.
PUBBLICO MINISTERO: Non vorrei fosse contorta la mia domanda. Gliela faccio in maniera più piana.
Io le ho chiesto: lei è al corrente, sulla base di elementi concreti, specifici, quale potesse essere, o quali potessero essere i soggetti che stavano dall'altra parte del tavolo in questa trattativa?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: E lei mi ha risposto con una deduzione. Allora vuol dire che elementi concreti, specifici lei non ne conosce.
IMPUTATO Brusca G.: No, io, aspetti, dall'altro lato del...
PUBBLICO MINISTERO: Del tavolo.
IMPUTATO Brusca G.: ... del tavolo non conosco con chi trattava. Non so se erano magistrati, carabinieri, poliziotti, massoni, Presidente della Repubblica. Non so chi dall'altro lato c'era. Io intuivo chi c'era da questo lato, cioè sempre dalla parte di Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, dall'altro lato non potevo dare nessuna... non potevo immaginare nessuno, perché le mie esperienze potevano essere dal primo... non dal primo, o dall'uno o dall'altro. Tipo io ho avuto un'esperienza, che già in questo processo ne ho parlato per altri fatti, per altri fatti sempre che riguardano questo processo, tipo con un tale Bellini.
Quindi, non è che nessuno sapeva; lo sapeva Riina con chi io stavo trattando. Quindi non credo che gli altri sapessero che io avevo questo canale. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì. Poi tanto l'affronteremo in maniera...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, perfetto. Per dire...
PUBBLICO MINISTERO: ... approfondita questo argomento.
IMPUTATO Brusca G.: Per dire, Riina conosceva di tutti e di tutto, però noi non conoscevamo gli altri. Però ognuno di noi conosceva gli elementi per chi, dentro Cosa Nostra, poteva gestire le altre trattative.
Quindi, siccome per l'esperienza che io ho, dall'altro lato ci potevano essere tutti e tutto.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, quando questo discorso della trattativa che era stata nelle mani di Riina viene ripreso a Riina arrestato, quindi dopo l'arresto di Riina, e viene ripreso in questa conversazione di cui ci ha parlato, ecco, che significato aveva questa trattativa per lei, o per Bagarella, visto che gli unici due soggetti che ne erano al corrente eravate voi due? Che significato aveva, come una cosa del passato, come qualcosa che bisognava riagganciare, che bisognava cercare di riannodare in qualche modo?
Siccome lei già stamattina ha spiegato qual era un po' la strategia che si è andata poi definendo dopo l'arresto di Riina, i discorsi che sono stati fatti tra lei, il Bagarella, Graviano, Messina Denaro, Costanzo e quant'altro, ecco, che rapporto c'era, se c'era un rapporto, tra il varare una nuova strategia di azione criminale, e questa trattativa che faceva parte dell'anno prima, faceva parte dell'epoca precedente l'arresto di Riina, faceva parte delle iniziative che Riina aveva controllato, gestito direttamente?
IMPUTATO Brusca G.: Si...
PUBBLICO MINISTERO: Ce lo... Son riuscito a spiegarmi, vero Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Significa che, essendo che era stato arrestato Riina, non erano stati arrestati gli altri, c'era qualche altro allora che conosceva ancora questo rapporto, cioè questo contatto, quindi si voleva portare avanti in modo che si riaprisse questo canale. Per dire: sì, è finito Riina, ma noi siamo sempre qua ad andare avanti.
Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, chi conosceva questo elemento, voleva andare avanti perché c'erano questi contatti.
PUBBLICO MINISTERO: Perché c'era stato questo precedente.
IMPUTATO Brusca G.: Perché c'era stato questo precedente. Tant'è vero che...
PUBBLICO MINISTERO: E' questo che vuol dire, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E' la stessa cosa che io con il caso Bellini: prima chiusi e poi cercavo di riaprilo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Io rimanderei il discorso Bellini all'udienza pomeridiana.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, era per un esempio, un...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, sì, no. Ma io non l'ho detto a lei, stavo dicendo, guardando la Corte.
Non so quando ritiene, il Presidente...
PRESIDENTE: Quando vuole.
PUBBLICO MINISTERO: ... di indire una...
PRESIDENTE: Un rinvio?
PUBBLICO MINISTERO: ... una pausa, un'altra pausa per ragioni...
PRESIDENTE: Possiamo farla anche subito.
PUBBLICO MINISTERO: Sono le 1 e un quarto. Io direi di sì.
PRESIDENTE: Allora riprendiamo alle ore 15.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, Brusca, a parte qualche dettaglio che può darsi non abbia perfettamente capito, ma eventualmente ci tornerò più avanti, io ho capito che sostanzialmente quando si arriva all'arresto di Salvatore Riina, vi è una certa strategia che Cosa Nostra ha in parte praticato e in parte si riprometteva di praticare nel corso del tempo.
E' esatto questo discorso?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, prima dell'arresto di Salvatore Riina c'era una certa strategia che si stava cercando di portare avanti.
Dopo l'arresto di Salvatore Riina si continua a portare avanti. Si cerca di continuare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora la fermo un attimo.
Io vorrei proprio, a costo di apparire ripetitivo...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: ... ma mi sembra che sia importante.
Io vorrei che lei cercasse proprio di sintetizzarla al massimo.
Che cos'era questa linea strategica che in Cosa Nostra c'era fino all'arresto di Riina, che si era definita fino all'arresto di Riina.
Proprio sintetizzata nei suoi elementi essenziali.
IMPUTATO Brusca G.: E allora, era di eliminare, per quello che io, ero alle mie conoscenze, in linea di massima, tutti i nemici, cioè, amici o nemici in qualche modo chi aveva fatto politica per conto suo avvalendosi della mafia, o quelli che realmente erano nemici.
E paradossalmente qualsiasi sia stata la eventualità di una trattativa con lo Stato, cioè di eliminare Falcone e Borsellino, cioè questi due obiettivi, c'era il futuro di contrastare lo Stato con gli uomini delle istituzioni.
Per avere un qualche beneficio, o beneficio, scendere a patti con lo Stato, o riagganciare quei vecchi... no quei vecchi, cioè, riagganciare nuovi equilibri politici o istituzionali per benefici per quanto riguarda Cosa Nostra.
Quando succede che Salvatore Riina mi dice: 'fermiamoci perché c'è una certa trattativa', dopo il suo arresto si continua, si vuole continuare in questa strategia perché si cerca di riportare lo Stato a trattare con noi, cioè con la mafia per potere usufruire sempre di quei benefici per avere una trattativa per riscendere a patti e per avere, ripeto, sempre qualche beneficio.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Stamani lei ha menzionato una serie di possibili obiettivi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sei io ricordo bene ha fatto il nome di alcuni uomini politici.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Mi pare tutti della politica siciliana.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ha parlato di Purpura, di Vizzini, di Mannino...
IMPUTATO Brusca G.: Aspetti. Purpura era, uccidendo Lima, se il Purpura continuasse la leadership di Lima. Cioè, nel senso continuava a portare acqua al mulino dell'onorevole Lima e quindi di Andreotti, avremmo ucciso anche Lima, perché noi volevamo stroncare, come si suol dire, i formamenti che l'onorevole Andreotti aveva in Sicilia.
E questo è uno.
Poi c'era l'onorevole Mannina, c'era l'onorevole Vizzini, il questore di Palermo La Barbera. Era tutta una serie di obiettivi che chi faceva politica alle spalle di Cosa Nostra, quindi per non buttare fuori i suoi scheletri, che faceva politica per comodità sua, tipo l'onorevole Vizzini. Non so il Mannina, so semplicemente che Mannina era uno degli obiettivi, però io non so per quale motivo.
Il questore La Barbera che è uno di quelli che attaccava fortemente Cosa Nostra.
Quindi, una serie di obiettivi che si dovevano colpire.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, poi mi pare stamattina abbia ricordato, un paio di volte almeno, il problema di Di Maggio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei in particolare ha detto che si riprometteva di riorganizzarsi per individuarlo e per eliminarlo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma una azione come quella che lei si riprometteva di compiere contro Di Maggio, si può dire che faceva parte, diciamo, della strategia di Cosa Nostra, o era invece un problema che si doveva risolvere indipendentemente dalla piega che prendevano gli avvenimenti?
IMPUTATO Brusca G.: No, il caso Di Maggio non c'entra niente con gli obiettivi di Cosa Nostra.
Di Maggio, fino a quel momento, in quel momento era un uomo di Cosa Nostra che aveva violato le regole di Cosa Nostra e quindi andava eliminato.
Era solo per questo i motivi che Di Maggio veniva eliminato.
Poi, strada facendo, il caso Di Maggio diventa molto più complesso, molto più intrigato, perché ci sono delle cose che, per quello che sono le mie conoscenze, non quadrano più.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, e infatti le farò qualche domanda.
Volevo dire un'altra cosa: c'è un fatto di sangue che io credo lei abbia presente. Si tratta del tentato omicidio del dottor Germanà.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Intanto una prima domanda: lei ha avuto parte nella ideazione o nella esecuzione di questo tentato omicidio?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho saputo involontariamente, cioè nel momento esecutivo quando è stato commesso il crimine.
PUBBLICO MINISTERO: Il tentativo?
IMPUTATO Brusca G.: Il tentativo di ucciderlo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, questo fatto è comunque un fatto di sangue programmato nei confronti di un esponente delle istituzioni.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché è un funzionario di Polizia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Questo fatto appartiene sempre alla linea strategica principale, chiamiamola così, oppure si lega a situazioni più di carattere contingente?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo che la finalità dell'omicidio Germanà, o il tentato omicidio del dottor Germanà, abbia tutte e due le sfaccettature. Sia uno per gli obiettivi di una persona dello Stato; e sia perché credo i mazaresi, o per conto non so chi aveva interessi, volevano eliminare questo obiettivo, in quanto gli dava fastidio nel trapanese o a Mazara.
PUBBLICO MINISTERO: Se ho capito bene, lei mi diceva un attimo fa che di questo fatto lei ha saputo solo al momento...
IMPUTATO Brusca G.: Al momento esecutivo.
PUBBLICO MINISTERO: Al momento esecutivo. Ma prima o dopo l'esecuzione?
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, prima, in quanto sapevo che Bagarella doveva andare a Mazara per compiere un crimine. Al ritorno, quando poi io ero a Castellammare, dove lo aspettavo. E poi leggendo... cioè, dicendomi il Bagarella che gli è andato male, senza scendere nei particolari. Poi leggendo i giornali ho capito di che si trattava.
Cioè, sapevo chi era, cioè il questore Germanà. Poi, alla televisione, ho completato, cioè ho capito tutto il quadro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. lei non ha importanza che ricordi il giorno. Lei è in grado di collocarmi, di collocare questo avvenimento in rapporto sia ai discorsi che ha avuto con Riina sulla trattativa, il primo e il secondo discorso, sia in riferimento al famoso fermo: 'fermatevi tutti', che aveva dato Riina?
Se siamo prima, se siamo durante, se siamo dopo...
IMPUTATO Brusca G.: Dunque...
PUBBLICO MINISTERO: Per quello io le ho chiesto se intanto se era un fatto che poteva appartenere alla linea strategica principale, o viceversa a esigenze, se si legava a esigenze più del momento.
Lei ha detto: un po' dell'una e un po' dell'altra.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io in quel momento, cioè, le posso dire che noi ci trovavamo a Castellammare e che arriva il cognato di Bagarella e ci dice di scappare da Castellammare in quanto aveva cominciato a collaborare il fratello, cioè, il cognato: Marchese Antonino...
PUBBLICO MINISTERO: No...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Marchese Giuseppe.
Al che noi scappammo da Castellammare perché, essendo in carcere assieme a Bennati Simone, Simone gli aveva dato confidenza che noi saremmo stati a Castellammare. E che...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, Bernardi... Allora spieghiamo meglio per la Corte.
IMPUTATO Brusca G.: Simone Bennati...
PUBBLICO MINISTERO: Questo Giuseppe Marchese, quello che poi diventò collaboratore, era stato in carcere con Simone Bennati.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Simone Bennati era...
IMPUTATO Brusca G.: Gli aveva fatto confidenze... Uomo d'onore della famiglia di Alcamo.
Ha fatto delle confidenze a Marchese Giuseppe...
PUBBLICO MINISTERO: Questa era la vostra preoccupazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Tanto è vero che i problemi di Cosa Nostra cominciano con la collaborazione di Marchese Giuseppe, in quanto il primo uomo del gruppo vincente, chiamati così i corleonesi, che comincia a sfaldare dentro Cosa Nostra.
Cioè, cominciano ad avere i problemi.
Cioè, Di Maggio diventa in secondo tempo; non è Di Maggio quello che dà problemi a Cosa Nostra.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. E la notizia del...
IMPUTATO Brusca G.: Scusi. Quello che sono poi... stavo facendo le mie ricostruzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però io le avevo chiesto, appunto, se questa vicenda del tentato omicidio del dottor Germanà, che lei sta associando alla iniziata collaborazione...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di Giuseppe Marchese, si colloca rispetto alla trattativa dopo, nel mezzo, quando c'era il fermo dato da Riina, prima...
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, guardi, non escludo che la trattativa sia stata in corso.
Ripeto, io non... non ho ricordi precisi, perché non guidavo io queste fila. E quindi non so se la trattativa era in corso, o meno.
Ma credo che già all'inizio c'era la trattativa. L'obiettivo c'era.
Quindi, non so se l'obiettivo Germanà andava per effetto di questo, o meno.
Cioè, non so se andava a incidere su questo programma, o meno.
Io, per esempio, le posso dire che, quando i catanesi portarono il suo apporto, dire: 'noi siamo a disposizione e cosa possiamo fare?', quindi loro volevano eliminare il dottor Lizio, ispettore di Polizia dottor Lizio, io conoscendo già quello che pensava Salvatore Riina... Quindi le dico, senza neanche parlare con Salvatore Riina. Mi prendo la responsabilità, gli dico: 'andate avanti. Cioè, voi vi potete togliere tutte le spine che volete'.
E poi avverto Salvatore Riina.
Ci dissi: 'i catanesi si vogliono anche loro togliere qualche sassolino'.
Sta di fatto che da lì a poco è stato ucciso l'ispettore Lizio, ispettore di Polizia catanese.
Perché dico... Perché io, conoscendo Salvatore Riina e se c'era un fermo totale, Salvatore Riina mi avrebbe chiamato me, o addirittura i catanesi, per dire: 'fermatevi, perché c'è un qualche cosa comune per tutti'.
Ma siccome questo non c'era, quindi si andava avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Siccome poco fa io le ho richiamato la figura di Di Maggio in rapporto all'idea di eliminarlo, ecco, salvo poi riprendere dopo il discorso che riguarda una fase ulteriore della vicenda Di Maggio, le faccio una domanda molto semplice: lei, prima dell'arresto di Riina, aveva già cominciato a organizzarsi in un qualche modo per individuare Di Maggio e organizzare una eliminazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Vuole precisare in che termini?
IMPUTATO Brusca G.: Io aspettavo che finissero le feste natalizie, o l'Epifania, il 6 gennaio. E cominciare a prendere contatti con personaggi, o del Piemonte, o della Toscana.
Perché io avevo il sospetto che il Di Maggio si trovasse in Toscana, o nel Piemonte, dove poi è stato arrestato, o presunto arresto. Perché ho anche il dubbio su questo profilo.
Perché pensavo che si trovasse o da Natale Mangano, cioè, a Borgomanero, dove ripeto è stato fatto... o da parenti suoi, amici suoi, in Toscana. Come già molte volte gli ho detto.
E siccome io, per gli appoggi che avevamo noi, io non mi potevo fidare di persone né vicino a Di Maggio, vicino ai miei parenti, perché io ci ho parenti, tramite Vincenzo Ferro, Peppe Ferro, Giuseppe Ferro, no Vincenzo Ferro. Tramite Giuseppe Ferro io cercai appoggi in Toscana, in quanto sapevo che lui qualche appoggio me lo poteva dare.
E quella mattina dell'appuntamento, nel pomeriggio avevo appuntamento con il Gioacchino Calabrò, mi portò la risposta.
Mi disse: 'in Toscana abbiamo la possibilità di avere appoggi', per cominciare a andare a cercare Di Maggio dove si potesse trovare. Quindi avere un appoggio logistico per dormire, per cercare... Cioè, l'attività di investigazione. Nel senso di cercare la persona da colpire.
PUBBLICO MINISTERO: Il giorno della riunione alla quale lei fa riferimento...
IMPUTATO Brusca G.: Sì. L'arresto...
PUBBLICO MINISTERO: ... che è sempre il 15 gennaio?
IMPUTATO Brusca G.: Il 15 gennaio, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi lei, precedentemente, si era rivolto a Peppe Ferro per avere... Ma si era rivolto a lui personalmente, o ne aveva parlato con qualcun altro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Ne ho parlato con Bagarella. Siccome io con Bagarella, con Gioè, come col mandamento di Alcamo non avevo nessun tipo di problemi, perché avevamo sino a quel giorno buonissimi rapporti, gli chiedo la cortesia se c'erano delle possibilità, mi poteva dare appoggio. Che non erano a conoscenza del Di Maggio o di altri parenti miei che mi potevano, come si suol dire, uscire dal discorso che io mi trovavo in zona, o persone vicino a me che si trovavano in zona, ho creato appoggi di persone estranee e ho cercato con Peppe Ferro.
E mi ha detto che non c'erano problemi.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma volevo sapere, Brusca, se lei ha avuto proprio un colloquio personale diretto con Ferro, o se ci ha parlato tramite qualcun altro.
IMPUTATO Brusca G.: No, ci ho parlato con... tramite il Gioacchino Calabrò.
PUBBLICO MINISTERO: Ricorda se Ferro in quel periodo era in libertà, o magari invece era detenuto? Se lo rammenta?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi ricordo, dottor Chelazzi.
So solo che la disponibilità ci fu.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ci ha spiegato che, secondo una certa sua chiave di lettura, può essere che il 15 gennaio del '93, se Riina non fosse arrestato, si sarebbe affrontato un certo argomento.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere. Ma siccome la riunione non c'è stata, lei ha detto che questa riunione non ci fu, quindi lasciamo perdere le supposizioni.
Comunque, quando Riina è arrestato, in parte questo argomento lei lo ha affrontato stamani. Ma ora vediamo se si riesce a fare un discorso organico, almeno, se si riesce a fare delle domande organiche.
Una volta arrestato Riina, qual è la situazione che si determina all'interno di Cosa Nostra - io parlo a livello di capimandamento - in rapporto a questa linea strategica che lei ora ha anche definito in maniera chiara, quale situazione si determina? Sia rispetto quindi alla strategia, sia rispetto diciamo al quadro dirigente di Cosa Nostra.
Ecco, io vorrei che lei mi aiutasse a capire in maniera precisa questo passaggio.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, togliendo l'arresto di Riina, ma gli eventi per quanto riguarda gli uomini, cioè i capi di Cosa Nostra, succede che, dopo l'arresto di Riina, come ho detto poco fa, mi incontro con Bagarella per dire: andiamo avanti con questa strategia.
C'è d'accordo Giuseppe Graviano e c'è d'accordo Messina Matteo Denaro, quale capomandamento di capoprovincia di Trapani.
Però, a conoscenza di questi fatti, c'è anche Raffaele Ganci e Salvatore Cancemi.
Al che io mi incontro con Raffaele Ganci e Salvatore Cancemi, il quale c'era in quella occasione anche Angelo La Barbera, e ci sediamo a tavolino e ci vediamo nella casa di Girolamo Guddo, uomo d'onore, nelle vicinanze, non quella dietro Villa Serena, ma sempre vicino. Perché distanze... distanza vicino.
Ci vediamo in quella occasione...
PUBBLICO MINISTERO: Qui c' un problema di omonimia, no?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, omonimia.
PUBBLICO MINISTERO: C'è due Guddo Girolamo...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Uno, uomo d'onore e uno no.
Ora stiamo parlando di quello che...?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore.
PUBBLICO MINISTERO: Uomo d'onore.
IMPUTATO Brusca G.: Al che ci vediamo a casa di questo e siamo queste quattro persone. Per dire quello che c'è da fare, cosa non c'è da fare e cose varie.
Al che, essendo che c'era la presenza di Michelangelo La Barbera che io, alla presenza di Michelangelo La Barbera non avevo mai parlato di stragi, non avevo mai parlato di attentati, non avevo mai parlato di niente, parlando davanti a Angelo La Barbera, Raffaele Ganci e Cancemi, si discusse, per dire, che c'è da fare, che non c'è da fare, ci fermiamo, ci fermiamo, fermiamoci...
Però io ero andato alla riunione per vedere cosa c'era da fare.
PUBBLICO MINISTERO: Bravo.
IMPUTATO Brusca G.: A un dato punto, prima che io me ne vado, mi chiama Raffaele Ganci di lato e gli dico: 'zu' Raffaele...', cioè: 'zio Raffaele, cosa dobbiamo fare? Cioè, dobbiamo andare avanti, non dobbiamo andare avanti, ci dobbiamo fermare, dobbiamo portare avanti quella linea, quella strategia che, bene o male, sapevamo?'
Dice: 'no, no, non abbiamo finito or ora di parlare, cioè di fermarci, cioè, non abbiamo stabilito che ci dobbiamo fermare?'
Ah, io, a quel punto, capisco che Raffaele Ganci o da solo, o in compagnia, la sua linea era quella. al che ci dico: 'va be', stiamo fermi, se dobbiamo star fermi, stiamo fermi'.
Persona più grande, persona più matura, persona di un certo rispetto, dico: 'stiamo fermi, stiamo fermi'.
Dopodiché io me ne vado.
Prima che io mi incontro con Bagarella Leoluca e mi spiego questo particolare, Raffaele Ganci s'incontra con Giuseppe Graviano. E gli dice che, gli racconta dell'incontro, gli racconta che io ero per non andare avanti, però gli racconta il pezzo che io me l'avevo chiamato...
PUBBLICO MINISTERO: Il discorso separato.
IMPUTATO Brusca G.: Separato. Che io me l'avevo chiamato a parte. E dicendoci: 'zu' Raffaele...', cioè, Raffaele Ganci, 'dobbiamo andare avanti...'
Questo particolare non...
PUBBLICO MINISTERO: Non glielo riferisce.
IMPUTATO Brusca G.: ... non glielo riferisce.
Al che poi ho saputo, a distanza di tempo, che dietro le mie spalle: Bagarella, Graviano, e qualche altro, mi definiscono miserabile, mi definiscono spaventato. Perché io, con Raffaele Ganci, avevo detto di no, cioè che non volevo andare avanti.
E a Bagarella ci dicevo: 'andiamo avanti'.
E questo era anche uno dei motivi che io con Bagarella mi raffreddavo per il fatto Costanzo; ma Bagarella si raffreddava con me per questo fatto. Nel senso che pensava che io a lui gli dicevo una cosa e a Ganci ce ne dicevo un'altra.
Quando poi siamo arrivati al chiarimento, Bagarella mi fa, dice: 'ma tu a Raffaele Ganci gli hai detto questo?'
Ci dico: 'e allora facciamo un confronto, cioè facciamo un faccia a faccia e vediamo se io a Raffaele Ganci gli ho detto questo. O quando poi, prima che me ne sono andato l'ho chiamato a parte per dirgli: zu' Raffae', dobbiamo andare avanti sotto questo punto di vista'.
Al che, anche se io non ho mai parlato con Giuseppe Graviano di questi fatti, ciò significa che Giuseppe Graviano è a conoscenza della strategia che si deve fare, perché parla con Raffaele Ganci del da farsi che c'è.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se ho capito bene lei vuol dire che ci sia stato un incontro poi tra Ganci e Graviano.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: In cui si è parlato della strategia e della sua presa di posizione...
IMPUTATO Brusca G.: Esatto.
PUBBLICO MINISTERO: ... vuol dire che Giuseppe Graviano partecipava della strategia.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Questo, vuol dire.
IMPUTATO Brusca G.: Nel senso, una persona fidata di Salvatore Riina che parlava da solo come parlava con me, Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora io credo che riusciremo a capire tutto ancor meglio, intanto se lei mi dà risposta a questa prima domanda: quando si verificò questo incontro, lei, Salvatore Ganci, Michelangelo La Barbera e Salvatore Cancemi e Raffaele Ganci, c'è già stato l'incontro o gli incontri alla casa vicino all'Hotel Zagarella?
IMPUTATO Brusca G.: No, ancora no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Quindi siamo in un'epoca piuttosto ravvicinata all'arresto di Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo incontro fu sollecitato da qualcuno? Chi è che prese l'iniziativa?
Eravate quattro capimandamento, insomma.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. No, no, ma noi quattro, noi quattro persone?
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Cioè, chi è che prese l'iniziativa di indire questa riunione?
IMPUTATO Brusca G.: L'iniziativa di prendere questa riunione, guardi, non so se sono stato io, o Bagarella, a fare questo tipo di riunione.
Però noi, le riunioni per altri fatti, che si parlava di cose del Nord, ce le potevamo fare e ce le prendevamo, le dovevamo fare, a prescindere da quello che avrebbero detto gli altri capomandamento, o sì, o no.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ho capito.
Io ho capito, lei vuol dire questo incontro, siccome riguardava un programma criminale da praticarsi in Sicilia...
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: No, cioè, ci sono due facce della medaglia.
Io mo sto occupando di una; lei sta pensando all'altra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, lo ridica lei e si semplifica il discorso.
Lei vuol dire: le azioni da compiere fuori dalla Sicilia, si poteva discutere liberamente...
IMPUTATO Brusca G.: Non ci interessava di nessun capomandamento quello che dicevano, o sì, o no. O erano d'accordo o non erano d'accordo.
Cioè, basta uno, una persona, o capomandamento, o la qualsiasi persona siciliana, non per forza uomo d'onore che passando lo stretto di Messina vuole fare un attentato, un omicidio, una rapina, un traffico di droga, qualsiasi cosa fuori dalla Sicilia, è libero di farlo senza chiedere permesso a nessuno.
Certo, se poi va a toccare personaggi o interessi di persone di Cosa Nostra, cerca una certa... di intervenire e difendersi.
PUBBLICO MINISTERO: Bisogna che uno si metta in regola, sennò può trovare delle difficoltà.
IMPUTATO Brusca G.: Che so, se un personaggio e un uomo d'onore, va a toccare un altro uomo d'onore, anche se è fuori dalla Sicilia, deve cercarsi di mettere, in qualche modo, in regola.
O sennò deve fare il discorso muto-muto, chiuso-chiuso e non parlar con nessuno.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però questa riunione, quella che lei ebbe con Ganci, La Barbera e Cancemi, riguardava, se io capisco bene, riguardava invece una attività da espletare in Sicilia.
IMPUTATO Brusca G.: In Sicilia,, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ed è questa la ragione per la quale quindi fra capimandamento bisognava confrontarsi, vedere quali erano le opinioni...
IMPUTATO Brusca G.: Sì...
PUBBLICO MINISTERO: ... dell'uno, o dell'altro, o dell'altro ancora?
IMPUTATO Brusca G.: ... perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Allora, questo incontro nasce ad iniziativa di chi? E come mai lei partecipa, ma partecipano anche tre capimandamento e basta. Cioè a dire: La Barbera, Ganci e Cancemi.
Cioè dire, i problemi con gli altri capimandamento, contavano, non contavano, venivano affrontati in riunioni diverse da altre persone e non da lei, che so, da Messina Denaro, o...
Ecco, mi aiuti a capir questo.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. E allora, io mi ero fermato su questi capomandamento, il gruppo, io, Giuseppe Graviano e Bagarella, Bagarella, per quello che lui mi diceva, dopo l'arresto di Salvatore Riina, come capomandamento, non come capoprovincia, come capomandamento di Corleone, quelle poche persone che sono rimaste, avevano deciso che figurava Bernardo Provenzano. Però, prima che dovevano prendere decisioni, o dovevano dare le risposte, o fare qualche cosa, tutti e due si dovevano sentire per poi andare avanti.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi dovevano, in qualche modo, confrontarsi fra di loro...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: ... intanto.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Provenzano e Bagarella.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Al che, per quelle che erano le passate storie ... di Salvatore Riina, non c'era questo tipo di problema, perché non so se li avvertiva o non li avvertiva. Però, ogni volta che si... E nessuno si lamentava, nessuno si ribellava per quello che è successo in Sicilia.
E Salvatore Riina, se li poteva mandare a chiamare a uno a uno, a due a due, a tre, a poco alla volta, tutti assieme. Gli poteva dire: 'abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quest'altro e non ci sono problemi'.
Dopo l'arresto di Salvatore Riina ognuno cominciò a prendere le sue misure. Cioè, cominciò a guardarsi il suo territorio.
E, come ho detto poco fa, si sono formati tre gruppi: il gruppo Bagarella mio, Graviano e Messina Matteo Denaro, anche se fuori provincia; il gruppo La Barbera, Ganci, Cancemi, Motisi, e... nessuno, perché San Lorenzo ancora era un po' sbandato, in quanto è venuto a mancare il reggente che era il Biondino sarebbe l'autista di Salvatore Riina.
Poi c'era un altro gruppo che faceva capo a Bernardo Provenzano che era Benedetto Spera, Giuffrè, Pietro Aglieri. E questi tre capimandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Stavo parlando per tutti di capimandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, di capimandamento.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco...
IMPUTATO Brusca G.: Perché poi c'era...
PUBBLICO MINISTERO: ... Motisi, capomandamento di?
IMPUTATO Brusca G.: Di... Della Guadagna, Pietro Aglieri. E...
PUBBLICO MINISTERO: No, Motisi di quale mandamento?
IMPUTATO Brusca G.: Mandamento di Pagliarelle.
PUBBLICO MINISTERO: Pagliarelle. Aglieri, La Guadagna...
IMPUTATO Brusca G.: Guadagna.
PUBBLICO MINISTERO: Giuffrè?
IMPUTATO Brusca G.: Giuffrè... Giuffrè, Caccamo. Caccamo. Delle Madonie era vicino a noi, cioè a me o a Bagarella. Quindi non c'è nessun tipo di problema. E... E quindi questo era un pò l'orientamento della situazione palermitana dopo l'arresto di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, tre gruppi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cominciamo a definire quindi qual era l'atteggiamento di ciascuno, se sono gruppi omogenei, ogni gruppo ha un suo atteggiamento, una sua linea, una sua...
IMPUTATO Brusca G.: No, ogni capomandamento ha la sua, ha il suo modo di pensare, di vedere. E, parlando con altri capimandamento, si univano e esponevano le sue, il suo da fare. Cioè, o era d'accordo, o non era d'accordo.
In qualche modo, il gruppo palermitano si era un po' unito, non più per la linea stragista. E la linea Provenzano con quei tre, quattro mandamenti, cioè che non erano anche loro per la linea stragista.
Almeno per il momento. Se poi un mandato c'era da fare, si faceva, non c'era nessun problema. Ma, per il momento: 'fermiamoci, fermiamoci'.
Quindi, chi vuole andare avanti, Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano e Messina Matteo Denaro, per Trapani.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma c'è stato un momento in cui è stata fatta una verifica, non dico con una riunione alla quale hanno partecipato tutti; è stata fatta una verifica di tutte le posizioni?
Intendo dire, allora: questi vogliono fare così. Questi non vogliono far nulla, noialtri vogliamo fare in un quest'altro modo.
IMPUTATO Brusca G.: Ma dottor Chelazzi, già era fatta, perché io avevo avuto il contatto con Raffaele Ganci. E sia con me, che con Giuseppe Graviano, già si era esposta in questa maniera, dicendo pure alle persone che gli erano vicino.
Leoluca Bagarella sapeva da parte del suo paesano, cioè Bernardo Provenzano, le altre persone, che non erano disposti. Quindi non c'è bisogno di fare nessuna riunione.
Bernardo Provenzano, dal modo suo di pensare, ci voleva andare a prendere il posto di Salvatore Riina come capoprovincia, da parte mia e da Leoluca Bagarella abbiamo impedito di diventare capoprovincia.
Nel senso che ci fermiamo sotto questo aspetto, cioè di non andare più avanti con le strategie, però che nessuno va momentaneamente va a prendere il posto di Salvatore Riina.
Però c'erano questo tipo di giochi, nel senso che se uno aveva bisogno, che so, di Caccamo, si rivolgeva a Bernardo Provenzano.
Se Caccamo aveva bisogno di me, si rivolgeva a Bernardo Provenzano per rivolgersi a me.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, per parlare di strategie, chiamiamole così, oltre a questo incontro che è il primo, a quello che capisco, in ordine di tempo a casa di Guddo, uomo d'onore...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... si è più rivisto poi con Ganci e Cancemi?
IMPUTATO Brusca G.: No, Cancemi, con Ganci, mi sono rivisto un'altra volta insieme a Ganci.
PUBBLICO MINISTERO: Ah, allora sì.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Mi ci sono visto e gli ho detto, così, in maniera molto fugace, cioè in maniera molto...
PUBBLICO MINISTERO: Fugace.
IMPUTATO Brusca G.: Che io, ero io e Gioè che avevo, stavo riprendendo una strategia al Nord, una strategia al Nord, per mettere in ginocchio il turismo italiano, il turismo italiano.
Al che Raffaele Ganci dice: 'va be', ne parliamo'.
Non mi disse né no e né sì. Dice: 'poi vediamo, ci risentiamo e ci... ne riparliamo di questo fatto'.
Siamo rimasti nell'aria. Quindi, non è chiuso la porta totale, finì, non se ne parlò più.
PUBBLICO MINISTERO: Si è trattato di un incontro svoltosi dove?
IMPUTATO Brusca G.: Nella casa... Credo stalla, o magazzino, di Guglielmino Giovanni, detto "Giovanni u' Secco".
PUBBLICO MINISTERO: "Giovanni u' Secco".
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Uomo d'onore della famiglia di... appartenente a La Noce.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo appuntamento con Ganci e Cancemi era prestabilito?
IMPUTATO Brusca G.: Era prestabilito, perché loro latitanti, io latitante, era prestabilito. Ma per altri fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Questo, è stato in coincidenza, ci siamo visti... Io mi sono visto co Raffaele Ganci per una messa a posto, per motivi di lavoro, niente di particolare.
allorché noi ci siamo prolungati in questa...
PUBBLICO MINISTERO: "Messa a posto per motivi di lavoro", non è che c'era da fare assumere uno alle Ferrovie...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... messa a posto, una cosa diversa.
IMPUTATO Brusca G.: ... messa a posto, qualche impresa che lavorava nella zona per pagare il pizzo, o qualcosa del genere.
PUBBLICO MINISTERO: Ah. Ecco, e lei aggiunse questo discorso all'argomento per il quale vi dovevate vedere.
Cioè, dire, questa idea di compiere delle azioni fuori dalla Sicilia, al Nord.
IMPUTATO Brusca G.: Fuori dalla Sicilia, al Nord, per mettere in ginocchio il turismo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma mi spiega perché lei pensò di approfittare dell'occasione per fare questo accenno a Cancemi e a Ganci?
IMPUTATO Brusca G.: Perché c'era...
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, non considerava questa sua idea da doversi gestire con una certa riservatezza? Visto oltretutto che questi non erano molto vogliosi di proseguire nelle azioni...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti. Non erano molto vogliosi nelle aspettative siciliane.
Nel frattempo era successo che lo stato aveva inflitto il 41-bis ai detenuti. E quindi si cercava di fare qualche cosa in merito.
Nel frattempo io sapevo che Cancemi Salvatore aveva, lo sapevo, immaginavo che avrebbe dato dei quadri a Salvatore Riina. O Cancemi, o perlomeno chi per lui, a Salvatore Riina, dei quadri per una trattativa per fare uscire uomini dal carcere.
Quindi, non affronta il discorso direttamente, però comincia a entrare nel discorso. Mi dice questa possibilità che io immagino che loro sanno.
Perché Giuseppe Giacomo Gambino è cognato di Raffaele Ganci.
Non so se sono stato...
PUBBLICO MINISTERO: Era.
IMPUTATO Brusca G.: Era, buonanima, perché purtroppo è morto. Cioè, si è suicidato.
Quindi, io comincio a entrare in questo argomento.
Io non so se loro sapevano o non sapevano. E siccome io, i discorsi che facevano con Riina, non li ho aperti mai, come per dire: 'cos'hai con lo zio, abbiamo fatto di questo, o con lo zio abbiamo fatto di quest'altro'.
Parliamo di fatti nuovi. Cioè, a dire: io ho questa possibilità, perché io avevo un aggancio con Gioè, Gioè con un tale Bellini che poi ne riparleremo, che mi dava la prospettiva di qualche beneficio.
Quindi, siccome non l'avevo chiusa, speravo di continuare sotto questo profilo.
E quindi accenno al Cancemi e a Ganci che c'era la possibilità di potere fare questi fatti.
E non mi ha detto né sì e né no. Poi ce ne riparliamo.
Poi è successo che Gioè è arrestato, Cancemi si presentò, Raffaele Ganci viene arrestato. Cioè, perlomeno, Raffaele Ganci venne arrestato e poi si presentò il Cancemi.
Cioè, l'evoluzione fu...
PUBBLICO MINISTERO: Stiamo andando piuttosto avanti, perché i Ganci furono arrestati a giugno.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E Cancemi si costituì a luglio.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi io volevo rimanere...
IMPUTATO Brusca G.: No, io dico, non più... Volevo dire, cioè, io non ho più parlato, perché poi gli eventi sono successi... Nel senso che io avevo perso i contatti con il Bellini tramite il Gioè.
Cioè, essendo che non c'era più il Gioè...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, se io capisco bene, se io ho capito bene, Brusca, il suo discorso è questo: lei, in questa specifica occasione in cui si incontrò con Cancemi e Ganci da soli, fece una specie di accenno a una sua idea di praticare degli obiettivi al Nord per colpire il turismo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo è il senso del discorso.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E, se ho capito bene, però questo discorso praticamente si chiuse subito e non è stato più ripreso con queste pesone.
IMPUTATO Brusca G.: Non è stato più ripreso con...
PUBBLICO MINISTERO: Con queste due persone.
IMPUTATO Brusca G.: ... con queste due persone.
Perché, ripeto, poi gli eventi sono stati molteplici, in quanto non potei più discutere con loro.
PUBBLICO MINISTERO: Anche questo incontro qui precede la riunione, la prima delle due riunioni in quella villetta vicino all'Hotel Zagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Questa... la seconda, con quella dello Zagarella, fu molto vicina. Però non mi ricordo se fu prima o dopo. Però fu molto vicina.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, cerchiamo di capire un altro passaggio di questo discorso. E ritorniamo, ritorniamo... Aspetti, eh, ispettore. Grazie.
Ritorniamo a una affermazione che lei ha fatto poco fa.
Secondo almeno una determinata intesa, Provenzano e Bagarella avrebbero dovuto, in qualche modo, consultarsi tra di loro prima di rappresentare all'esterno la posizione del mandamento di Corleone.
Ho detto bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ecco, ma come si concilia questa che doveva essere un po' la regola di comportamento per l'avvenire, con il fatto che poi Bagarella, secondo il suo racconto, appartiene allo schieramento suo, di Brusca, dello stesso Bagarella, di Graviano, di Messina Denaro; mentre invece, Provenzano è in un raggruppamento in cui prevale una visione diversa di quello che deve succedere dal dopo arresto di Riina in avanti.
Ecco, lei sa se lei è stata in qualche modo composta questa situazione?. Se i due si sono chiariti, se si sono parlati, se c'è stata invece una rottura?
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, io le posso dire che prima l'avevo preso in una maniera; poi, man mano le idee si andavano chiarendo. Che il Bagarella, incontrandosi con il Provenzano e parlando di questi fatti, il Provenzano gli diceva: 'se succedono questi fatti, io... e vengono gli altri capimandamenti...'
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, bisogna essere più precisi.
"Parlando di questi fatti, se succedono questi fatti". Cioè, che cosa... a cosa intende riferirsi?
IMPUTATO Brusca G.: A nuovi attentati, o in Sicilia, o a Nord. Ma, in particolar modo, al Nord, perché in Sicilia non poteva essere. Perché, con tutto il rispetto, se io andavo a Corleone, o Bagarella veniva a San Giuseppe Jato, c'era il mandamento sia con tutta la confidenza che avevamo, io chiedevo permesso, o lui veniva e chiedeva permesso.
Quindi, in Sicilia, anche per gli altri capimandamenti, si doveva bussare, come si suol dire, alla porta per entrare.
Ma per il Nord, questo fatto non c'era.
Al che, il Provenzano, rispondendo alle domande di Bagarella, dice: 'se vengono gli altri capimandamento e mi chiedono di questi fatti, cosa gli devo rispondere?'
Il Bagarella ironicamente gli rispose, dice: 'ti metti un cartellone davanti e gli rispondi, dici, io non so niente. E te ne esci. Quali responsabilità ti devi sentire tu, di questi fatti?'
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma questo scambio di battute tra Bagarella Provenzano, si è svolta alla sua presenza?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Poi Bagarella me lo ha raccontato. No, io non ero presente.
PUBBLICO MINISTERO: A lei è stato riferito da?
IMPUTATO Brusca G.: Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Da Bagarella.
Ma questo scambio di battute, quindi c'è stato quando già erano iniziati poi i fatti del '93, oppure prima che iniziassero?
IMPUTATO Brusca G.: Ma credo prima che ancora iniziassero.
PUBBLICO MINISTERO: Crede, o ne è sicuro, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Il 99,9 per cento, sono sicuro.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a lei Bagarella quando glielo ha raccontato questo episodio?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, siccome oggi... cioè, non pensavo di potere fare questo passo, per me non aveva significato prima o dopo. Ma siamo nel periodo, o prima che dovessero iniziare, o subito dopo che erano iniziati. Ma credo prima.
PUBBLICO MINISTERO: Io le ho chiesto quando c'è stata la conversazione tra lei e Bagarella, in cui si è parlato di questo, eh?. Perché, se non era presente all'incontro tra Bagarella e Provenzano, ovviamente...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non c'ero, non c'ero.
PUBBLICO MINISTERO: ... non può sapere quando è successo.
Ho capito.
A lei risulta che ci sia stato un incontro nel quale qualcuno se ne uscì con le parole: 'finché c'è l'ultimo corleonese vivo si prosegue nella linea strategica che fu già di Riina'?
IMPUTATO Brusca G.: Ma questo fu un discorso fatto a casa di Gaetano Sangiorgi, subito dopo l'arresto di... di Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Subito dopo l'arresto di Riina, ma siamo...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, da Sangiorgi a Santa Flavia.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, da Sangiorgi a Santa Flavia.
Ma subito dopo l'arresto di Riina. Siamo sempre nel mese di gennaio. E sempre parlando con Gioè, per come gli ho detto, una persona molto... anche se un po' stravagante, però molto intelligente, intuitiva, capace.
Cioè, prevedeva, debbo dire, quello che un po' sta succedendo: il pentitismo, queste lotte... Vedeva uno sfaldamento un po' perché, ripeto, è una persona molto estrosa.
Dice: 'Sarebbe opportuno...', ma come idee, come idee nel senso che dire: 'sarebbe opportuno allontanarci dalla Sicilia momentaneamente, affinché si calmano le acque, e poi, dopodiché, si vede quello che c'è...'
PUBBLICO MINISTERO: Espatriare, quindi.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Ma non per scappare dalla Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: No.
IMPUTATO Brusca G.: Anche, nel frattempo, con Gaetano Sangiorgi si parlava dove si poteva andare, dove non si poteva andare. Che so, andare a Santo Domingo, che si poteva abitare con pochissimi soldi.
In queste discussioni di salotto, che eravamo, bene o male parlavamo del più e del meno, quali soluzioni si potevano attuare, il Bagarella la prende come una cosa che noi già stiamo scappando come se avevamo già le valigie pronte per scappare...
PUBBLICO MINISTERO: Coi biglietti fatti, insomma.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. E risponde, dice: 'finché c'è l'ultimo corleonese, di qua non si muove nessuno. Chi se ne vuole andare, se ne va'.
Tanto è vero che il Gioè gli dice: 'ma senti, ma vedi, qua nessuno vuole scappare, o se ne vuole andare. Qua uno sta parlando di eventuali fatti, svolgimenti che possono venire. Le soluzioni quali potrebbero essere'.
Ma questo siamo nel mese di gennaio.
PUBBLICO MINISTERO: E questo incontro, quindi, nella casa di Sangiorgi, ha visto la presenza sua, di Gioè, di Bagarella e di chi altri?
IMPUTATO Brusca G.: E La Barbera, Gioacchino La Barbera.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha mai sentito parlare di un progetto di azione criminosa contro, insomma, una azione distruttiva, o comunque di danno nei confronti del tempio di Selinunte, o della zona di Segesta?
IMPUTATO Brusca G.: Ma guardi, questo poi ne vengo a conoscenza nel '95.
Ne vengo a conoscenza nel '95 perché, anche gli agrigentini, nella persona di Antonio Di Caro e il Capizzi...
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo alla Corte chi sono queste due persone, chi erano, via.
IMPUTATO Brusca G.: Uno, ucciso...
PUBBLICO MINISTERO: Il primo, Antonino Di Caro.
IMPUTATO Brusca G.: Antonino Di Caro, reggente dell'agrigentino. Cioè, reggente dell'agrigentino. E che anche loro erano disposti a buttare il tempio di Agrigento a terra. Cioè, dice: 'non c'è bisogno di andare a Roma. Siamo disposti anche qua in Sicilia'.
Poi io sapevo questa disponibilità. Va be', poi se ne parlano questi... Già siamo nel '94. Cioè, già siamo dopo molto tempo.
E del fatto di Selinunte però io non so quando è stato ideato. Però io vengo a saperlo poi nel '95, quando io chiedo a Messina Matteo Denaro: 'ma come avete individuato questi obiettivi, come siete riusciti a individuare questi fatti, qual era lo scopo.
Cioè, come vi siete organizzati?', e lui mi risponde che gli obiettivi li hanno individuati tramite i depliant, consultando dei depliant...
PUBBLICO MINISTERO: Materiale turistico, guide, pubblicazioni...
IMPUTATO Brusca G.: Materiale turistico, sì. Riviste...
PUBBLICO MINISTERO: ... questa roba qui.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E come ci rientrava il tempio di Selinunte in questa confidenza che le fece Messina denaro?
IMPUTATO Brusca G.: Selinunte... Selinunte, per dire che c'era il progetto anche a Selinunte. Selinunte non c'era bisogno di consultare i depliant, perché si conosceva in Sicilia. Non c'era bisogno di andare a cercarlo su...
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo voleva dire che qualcuno aveva messo gli occhi a suo tempo sul tempio di Selinunte?
IMPUTATO Brusca G.: Su Selinunte, sì. E..., Selinunte è Trapani...
PUBBLICO MINISTERO: Lo so.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, non c'era bisogno di venirlo a dire a me, o a nessun altro. Cioè, dentro la sua casa, poteva fare e sfare quello che voleva.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
IMPUTATO Brusca G.: Però, ripeto, io di questo progetto, così in maniera molto evasiva, ne vengo a conoscenza nel '95.
PUBBLICO MINISTERO: Nell'ambito dei discorsi fatti con Messina Denaro.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei ha mai saputo che, quando si cominciò a delineare l'idea, il programma di compiere azioni contro edifici storici, importanti dal punto di vista artistico, architettonico, religioso, in un primo tempo si fosse pensato di compiere azioni di questo tipo in Sicilia, e che Provenzano abbia posto in un certo senso un divieto a che queste azioni si facessero in Sicilia, dicendo però che non aveva nulla da dire se si andavano a fare al di là dello stretto di Messina?.
IMPUTATO Brusca G.: No, non so niente di questo.
PUBBLICO MINISTERO: In questo periodo che va dall'arresto di Riina al giorno in cui lei dice a Bagarella, siccome il discorso è uscito, l'attentato a Costanzo, di fermarsi, in questo periodo, ripeto, lei ha avuto incontri con Provenzano frequenti?
Uno, lo ha citato...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, poi...
PUBBLICO MINISTERO: Ne ha avuti più d'uno?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, poi ho avuto degli incontri con Provenzano. Ma non abbiamo mai parlato di questi fatti, perché c'era il Bagarella presente. Quindi Provenzano con me assolutamente... nulla. Cioè, non affrontò mai l'argomento con me.
Però, per una mia, un mio modo di pensare, di...
PUBBLICO MINISTERO: Di interpretare?
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: Di pensare.
IMPUTATO Brusca G.: Un modo di pensare, un modo di... cioè, di pensare come strategia, per vedere come funzionavano un po' le cose, sapendo che Carlo Greco, uomo d'onore di Santa Maria di Gesù, molto vicino a Provenzano, vedendomi per altri fatti, parlando del più e del meno, erano successi questi fatti al Nord. E gli dico: 'ma che ne pensi, che non ne pensi?'
Anche per fargli capire che io non ne sapevo... non ne sapevo... aspettiamo, io sapevo, bene o male, chi l'aveva commesso o chi poteva essere. Però, siccome io non avevo partecipato, non mi sentivo responsabile, ci dico: 'ma di questi fatti, non ne so niente'.
PUBBLICO MINISTERO: Con Carlo Greco.
IMPUTATO Brusca G.: Con Carlo greco.
Anche se le Forze di Polizia a me mi danno... cioè, mi danno, mi accusano a me come prima persona.
Dico: 'va be', pazienza'.
Dico: 'ma io sono contrario'.
Questo fatto, Carlo Greco paro-paro lo porta al Provenzano.
Io sapevo che sarebbe successo.
Il Provenzano, siccome...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi l'aveva calcolata, lei questa...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, a misura.
Il Carlo Greco gliela porta... Io lo sapevo, ma per me era, come si suol dire, voglio la conferma per vedere come la pensano e come non la pensano, per vedere che cosa succedeva.
E il Carlo Greco subito se la fa di corsa e va da Provenzano. E gli va a dire che Giovanni Brusca è contrario, di qua e di là e tutto quello che c'è.
Provenzano parla con Bagarella e Bagarella viene da me per dire: 'ma come mai tu non sei d'accordo, che non sei d'accordo?'
Ci dissi: 'io non sono d'accordo? Io ho voluto spronare il Carlo Greco per vedere, tuo paesano, come la pensa e come non la pensa, per vedere se è d'accordo con te, o non è d'accordo con te'.
Tanto è vero che ci ho detto: 'Vedi, il tuo paesano non è d'accordo con te. Nel senso che per te, gli dici una cosa; nel senso che può andare d'accordo con qualsiasi cosa, e poi dietro le spalle non è d'accordo con te, ma è d'accordo con Carlo Greco, Pietro Aglieri, con Giuffrè...', cioè, con quel gruppo fidato di quel gruppo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei, se ho capito bene...
IMPUTATO Brusca G.: Questo, però, stiamo parlando già a stragi quasi fatte.
PUBBLICO MINISTERO: Quasi fatte cosa vuol dire? In corso, ne erano state fatte alcune, ne mancavano...
IMPUTATO Brusca G.: O erano state commesse tutte, o erano state commesse... ma credo che le ultime erano già state fatte.
PUBBLICO MINISTERO: Lei deduce che Provenzano, in un certo senso, si mostrava in modo, ma in realtà era in un altro perché Carlo Greco era andato immediatamente a riferire a Provenzano?
IMPUTATO Brusca G.: Subito, subito.
PUBBLICO MINISTERO: E' questo il fatto, secondo lei...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: ,.. che dimostra che i due erano della stessa opinione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Altrimenti, se Carlo Greco non fosse stato, avesse saputo che Provenzano era di opinione diversa, lei dice, non sarebbe andato a spifferargli quello che gli aveva raccontato lei.
IMPUTATO Brusca G.: Nel senso che il Provenzano pensava che io fossi d'accordo con lui. E quindi, facendo una riunione, io sarei stato d'accordo con lui.
PUBBLICO MINISTERO: Aveva fatto una specie di preventivo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, per me... Ma per me era un modo di sondare per vedere, sia su questo fatto, che su altri fatti futuri.
PUBBLICO MINISTERO: Ora, se lei dà un'occhiata o a quel monitor lì davanti, oppure a quello grande che ha dietro, quale le torna più comodo, ora vede una bella immagine fotografica. Anzi, ne vede due.
IMPUTATO Brusca G.: Questa è la casa di Vasile. Questo è il villino.
PUBBLICO MINISTERO: Ispettore, ce la fa a togliere un po' di riflessi, perché io...
E' questa?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì, questo.
PUBBLICO MINISTERO: Ne è sicuro, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, dovrebbe essere, partendo da... Perché, sulla destra, c'è l'albergo Zagarella che poco fa avevo visto. E, continuando sulla sinistra, questo è il villino di Vasile.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ispettore... No, mi è sufficiente.
Ora si dà atto che mi riporta il fascicolo...
IMPUTATO Brusca G.: Se c'è l'altro pannello, si vede l'Hotel Zagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ma io ho fatto in modo che ci fosse, non le fosse sottoposta la fotografia in cui si vede l'Hotel Zagarella, sennò era una...
IMPUTATO Brusca G.: No, ma io infatti prima di ... l'Hotel Zagarella, le ho detto...
PUBBLICO MINISTERO: Ma se lei è sicuro di quello, della risposta che mi ha dato, è inutile girarci intorno.
IMPUTATO Brusca G.: No, avevo visto questo, e le ho detto qual era la casa; poi ho visto l'altra fotografia e le ho detto che c'era l'Hotel Zagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, abbia pazienza...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Si può girare un pochino più... verso di qua.
Queste fotografie le aveva mai viste prima di oggi?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, diciamo che abbiamo esibito a Brusca un album fotografico che è allegato ad una annotazione: 26/09/97, numero 3645 del Centro Operativo DIA di Firenze.
Ecco, mi sta... Preciso che questi rilievi fanno parte di una produzione dell'8 novembre '97 del Pubblico Ministero.
Una produzione, o un deposito?
(voce fuori microfono)
PUBBLICO MINISTERO: Una produzione. Quindi sono state acquisite dalla Corte.
Sì, il dottor Nicolosi mi sta confermando che si tratta di una acquisizione, che è diventata una produzione.
Allora io le ho fatto vedere questa fotografia perché voglio tornare un'altra volta all'incontro che c'è stato in quella casa.
Perché io, dalle risposte che lei ha dato stamani alle varie domande, ho capito che, quando vi siete trovati in quella casa, lei era portatore di una sua, di un suo programma.
Mi pare lo abbia sintetizzato menzionando alcune azioni di carattere intimidatorio, se ho capito bene.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Però, inserendo nel programma anche l'azione contro Costanzo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, quella era assodata.
PUBBLICO MINISTERO: Sono quindi, se interpreto bene quello che è successo, cioè dire come vedeva lei la situazione, c'è una iniziativa criminale forte, perché comunque si tratta di andare a eliminare una persona; e una iniziativa criminale debole, si fa per dire, che era di carattere fondamentalmente intimidatorio.
Lei la rappresentò questa situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, ne abbiamo discusso.
PUBBLICO MINISTERO: Ne abbiamo discusso.
I presenti alla riunione, di questa sua opinione, o meglio, di questa sua visione, che opinione espressero?
IMPUTATO Brusca G.: Eh. non...
PUBBLICO MINISTERO: Erano d'accordo, erano contrari, relativamente d'accordo, la giudicavano buona...
IMPUTATO Brusca G.: No, d'accordo, d'accordo.
PUBBLICO MINISTERO: D'accordo, mi faccia capir bene, lei stamattina ha parlato di seminazione di siringhe da qualche parte.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Di avvelenamento...
IMPUTATO Brusca G.: Il primo obiettivo era questo. Cioè, trovare il sangue, ci stavamo adoperando per trovare il sangue. E riempire alcune spiagge del Nord con delle siringhe.
Però, telefonando, facendole ritrovare, in maniera che si scoprisse il danno. Perché, una volta distrutta una spiaggia di Rimini, il turismo sarebbe stato... al Nord sarebbe stato colpito in maniera forte.
Quindi, sotto questo punto di vista, era un buon progetto.
Poi, il Gioè, prendendo l'iniziativa, non so se i cinesi, i giapponesi, quelli che erano, per dire, possiamo fare anche questa. Cioè, avvelenare delle briochine e riempire alcuni supermercati. Però subito telefonare, in maniera che nessuno lì li mangiasse.
Però già quelle delle siringhe era quasi, ci stavamo adoperando per trovare il sangue.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, per caso, in questa piattaforma programmatica, in qualche modo ci rientrava anche la torre di Pisa?
IMPUTATO Brusca G.: La torre di Pisa non c'era in quel momento, come fatto oggettivo. Cioè come punto di colpire. Ma era oggetto di discussione tra Bellini e Gioè.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma le discussioni tra Bellini e Gioè, glielo pongo sottoforma di domanda, erano attuali a questa fase in cui c'è l'incontro lì, nella casa di Vasile? O eran...
IMPUTATO Brusca G.: No, non si parlò della torre di Pisa.
PUBBLICO MINISTERO: Le anticipo che le dovrò più avanti, magari domani, richiamare un verbale nel quale lei invece fu preciso proprio con un'affermazione opposta, il 28 maggio del '97, proprio in un interrogatorio fatto con me.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Poi le leggerò esattamente quella parte della trascrizione, e quindi rinvio a quel momento...
IMPUTATO Brusca G.: Con lei della torre di Pisa ne abbiamo parlato più volte.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Però come... io non so cosa, quale è il mio ricordo, cioè cosa ho detto in quel verbale. Però, se se ne parlò per motivi di Gioè e Bellini, ma come obiettivo di andare a colpire la torre di Pisa, cioè come per dire abbiamo questo obiettivo, non era...
PUBBLICO MINISTERO: No, io non ho detto obiettivo da colpire.
IMPUTATO Brusca G.: Ah.
PUBBLICO MINISTERO: Io ho detto come punto fisico.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, siccome io...
PUBBLICO MINISTERO: E non solo fisico. Siccome si parla di turismo, siccome della torre di Pisa se n'è parlato.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa. Siccome avevo capito la domanda, cioè cosa si portò concret... cioè di concreto in quella giornata. Non so. Di concreto si parlò dell'attentato a Maurizio Costanzo, di cominciare a preparare il sangue. Poi, discorsi ce ne furono tanti, ma così però, in linea generale. Cioè non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Ora ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: In linea generale, discorsi ce ne furono tanti, ma come attuale, cioè per dire 'facciamo', era questo e l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei mi diceva poco fa che i presenti furono d'accordo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma a me interessa capire una cosa diversa. I presenti, e quindi: Bagarella, Giuseppe Graviano...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Messina Denaro, se c'era.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, c'era.
PUBBLICO MINISTERO: Perché in una delle due occasioni, lei ha detto che c'era. Avevano un loro autonomo programma? Cioè a dire: 'Tu la pensi in questo modo, noi per parte nostra abbiamo pensato a questo, questo, questo e questo'.
IMPUTATO Brusca G.: No, non hanno... non hanno esposto il suo programma, se programma avevano. Non hanno esposto nessun tipo di programma.
PUBBLICO MINISTERO: Rimaneste in qualche modo d'accordo che poi qualcuno avrebbe terminato le operazioni di procacciamento del sangue infetto, ovvero qualcun altro sarebbe, avrebbe studiato il problema delle briochine, qualcun altro avrebbe...
IMPUTATO Brusca G.: Il sangue, il sangue ci stavamo pensando noi, cioè il mio gruppo, a trovarlo.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, appunto.
IMPUTATO Brusca G.: Per trovare il sangue. Però c'era di cominciare a preparare per il dottor Costanzo, cioè Maurizio Costanzo. Cioè, e non era una cosa da poco, c'era da cominciare a organizzare di prevedere di... cioè di cominciare a preparare l'attentato, cioè di colpire l'obiettivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, dalle risposte che lei mi dà, io allora le pongo due ulteriori domande.
Ma la linea strategica, quella originaria, quella di Riina, quella secondo cui bisognava colpire determinati, fondamentalmente persone, persone rivestite di carica istituzionale, persone eminenti della politica, che fine aveva fatto? In quest'incontro non se ne parla più, a quello che io capisco, non si parla più né di eliminare un questore, né di eliminare un parlamentare o un esponente della corrente andreottiana.
IMPUTATO Brusca G.: In quella sede, in quell'occasione non si parla più degli attentati in Sicilia.
PUBBLICO MINISTERO: Ma perché?
IMPUTATO Brusca G.: Onestamente, non mi ricordo, ma non... Credo perché già sapevamo che i palermitani non erano d'accordo, quindi non se ne parlò più perché o io per un verso, o loro per un altro verso, sapevamo che non eravamo tutti d'accordo; quindi, non si parlò più per gli obiettivi in Sicilia, ma bensì si parlò per fuori, per commettere attentati fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Di questa sua affermazione lei si sente sicuro, oppure la formula così, a titolo di interpretazione di quello che era successo? E che stava succedendo.
IMPUTATO Brusca G.: No. Aspetti, se andiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Io aspetto tutto quello che c'è da aspettare.
IMPUTATO Brusca G.: Per carità! Aspetti, nel senso... Noi dobbiamo parlare, siccome mi rifaccio sempre alla domanda se andiamo su fatti che dovevamo... concreti, eh, l'obiettivo da colpire, ripeto, era Costanzo e il sangue infetto con le siringhe.
Poi, ripeto, ce ne furono discorsi, tanti, in quella sede, in quell'occasione, in linea generale.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Non ricordo di avere parlato dei famosi obiettivi in Sicilia; però non escludo che se ne abbia potuto anche parlare. Non so se... Però in maniera molto accademica. Ma non perché si doveva commettere qualche attentato.
Che, quando si doveva commettere qualche attentato, cioè mi rimane in testa registrato, nel senso sapevo che c'era un'attività, sapevo che si doveva fare qualche cosa, si comincia a vedere dove abita, dove va.
Siccome di queste attività non ne abbiamo fatto nulla, almeno per quello che mi riguarda non ne ho fatto niente; quindi, se se n'è parlato, è così, in maniera molto accademica. Ma non per dire: 'Dobbiamo fare questo attentato'.
PUBBLICO MINISTERO: Posta la domanda in altri termini, quando vi furono questi incontri, lei, gli altri, avevate chiara cognizione del fatto che c'erano dei capimandamento a Palermo che non erano d'accordo sul compimento di azioni delittuose di un certo tipo in Sicilia?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Perché la riunione che ho fatto a casa di Girolamo Guddo nasce dopo 8, 9, 10 giorni dall'arresto di Riina. Quindi la prima riunione che viene fatta dopo l'arresto di Riina è quella a casa di Girolamo Guddo.
Quindi, già alla base, per sapere che i palermitani, c'è un gruppo di palermitani che non sono d'accordo, già la sappiamo.
PUBBLICO MINISTERO: E la sapete tutti, quelli che partecipano?
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì. Io per un verso, c'era un altro per un altro verso, ma bene o male la sappiamo tutti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, l'altra domanda che le volevo porre è questa. Alla data di questa riunione, si è già verificato - l'ha riferito lei - quell'incontro alla presenza di Michelangelo La Barbera, nel quale si verifica quella singolare situazione: lei deve apparire come quello che non è d'accordo, perché non se la sente di affrontare certi argomenti con la presenza di Michelangelo La Barbera.
IMPUTATO Brusca G.: Perché io non ho mai parlato con Michelangelo La Barbera di questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo.
IMPUTATO Brusca G.: E quindi non so se sa o non sa.
PUBBLICO MINISTERO: Benissimo. Però, lei ci spiegava un attimo fa di aver saputo che quel colloquio fatto, viceversa, senza riserve mentali, con Raffaele Ganci, non fu riportato in maniera corretta. Tanto che, arrivato il racconto dell'episodio a Bagarella, Bagarella formulò un giudizio nei suoi confronti che esprimeva con il termine dei "miserabili".
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma allora io ho bisogno di capire, ma quando siete andati, vi siete incontrati lì, nella casa, nella villetta vicino all'Hotel Zagarella, per quello che lei ha capito dopo o ha capito sul momento, Bagarella già si era fatta quest'opinione su di lei?
IMPUTATO Brusca G.: Non glielo so dire, se già lo sapeva o meno. Non lo so, non glielo so dire. Perché in "Cosa nostra", con gli uomini di "Cosa nostra", non c'è il coraggio con un amico di affrontare subito l'argomento. Quindi io non so se il Bagarella già sapeva di questo fatto e me l'ha detto dopo; o non lo sapeva e quindi non me lo poteva dire, cioè voleva vedere le mie intenzioni quali erano e quali non erano. Quindi, poteva vedere il mio gioco qual era e quale non era. Non so se rendo l'idea?
PUBBLICO MINISTERO: Io ho capito perfettamente.
IMPUTATO Brusca G.: Eh, questo. Io, in quell'occasione, ci sono stati questi discorsi.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ha ricordo che siano stati compiuti, più o meno assieme, anche se a distanza di qualche ora, trenta minuti, qualche mezza giornata, una serie di attentati contro sedi della Democrazia Cristiana? Sedi o persone della Democrazia Cristiana.
IMPUTATO Brusca G.: No, io sono a conoscenza, in quanto vedo che non sono stato l'unico a parlarne, che li avevo collocati in un tempo diverso. Ma i miei ricordi purtroppo si accavallano perché, ripeto, sono passati tanti anni. E quattro attentati: uno a Monreale, uno a Misilmeri, uno a Messina. E un altro, pensavo Isola delle Femmine, ma siccome Isola delle Femmine, Capaci, sono confinanti, quindi Capaci, ma è sempre il mandamento di San Lorenzo. Che io ho definito quattro piccoli attentati, che poi sono tre piccoli attentati e uno di notevole importanza.
Tutti in riferimento a personaggi o a sedi della Democrazia Cristiana.
PUBBLICO MINISTERO: E com'è andata questa storia?
IMPUTATO Brusca G.: Allora, credo che siamo dopo l'omicidio Lima. Al che, incontrandomi con Salvatore Biondino, dice: 'Hai possibilità di poter fare qualche attentato nel tuo territorio alla Democrazia Cristiana?'. Però senza specificarmi se apparteneva a Lima o a Mannino: niente. Dice: 'alla Democrazia Cristiana'.
Gli ho detto: 'Senza nessuno tipo di...
PUBBLICO MINISTERO: Problema.
IMPUTATO Brusca G.: ... di problema'. E, siccome Monreale faceva parte del mandamento che io allora comandavo, subito ho organizzato nel giro di 24, 48 ore, ho organizzato l'attentato e l'ho portato a termine.
Ed è il primo, della segreteria della Democrazia Cristiana di Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: Attentato fatto con?
IMPUTATO Brusca G.: Esplosivo.
PUBBLICO MINISTERO: Con esplosivo.
IMPUTATO Brusca G.: Esplosivo proveniente, l'esplosivo, dalla cava di...
PUBBLICO MINISTERO: Buttitta.
IMPUTATO Brusca G.: Buttitta. Quello che poi io cercavo di, come le ho spiegato, quando io cercavo di colpire Di Maggio, quando le dichiarazioni... dalla denunzia per calunnia - che al più presto spero di chiarire, anche questa posizione, molto chiara e dettagliata. Che il Di Matteo non diceva da dove veniva l'esplosivo.
Al che, siccome avevamo bisogno di poco esplosivo, un chilo, due chili di coso, Gioè subito si procurava tramite questo suo parente, procurò l'esplosivo. L'abbiamo confezionato e gliel'abbiamo dato a Giuseppe Balsano; che subito andò a collocare nella segreteria. La sera, andò ... nella segreteria del... di Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: Giuseppe Balsano era?
IMPUTATO Brusca G.: Uomo d'onore della famiglia di Monreale.
PUBBLICO MINISTERO: E quindi...
IMPUTATO Brusca G.: E reggente del paese.
PUBBLICO MINISTERO: ... una delle famiglie del suo mandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Poi, l'altro attentato fu fatto a Misilmeri. E siccome allora Misilmeri faceva mandamento, poi il mandamento passò a Belmonte Menzagno, però il paese rimane nella disponibilità di Giuseppe Lo Bianco in quanto con...
PUBBLICO MINISTERO: Pieruccio Lo Bianco?
IMPUTATO Brusca G.: Pieruccio Lo Bianco, quello poi scomparso. E disponibilità di Riina Salvatore, cioè rapporto diretto, in quanto il paese di Misilmeri era vicino a Brancaccio, e gli dava una mano d'aiuto Giuseppe Graviano. Cioè il mandamento di Brancaccio.
Quindi, io di sicuro non lo so. Però, siccome conoscendo i fatti e le persone, ho capito che a commettere quell'attentato in quel luogo era Giuseppe Graviano, con il Pieruccio Lo Bianco, sotto ordine di Salvatore Riina o di Biondino.
E sono due. Terzo attentato: a Messina. Credo dietro il portone, sempre segreteria DC, che l'ha commesso Pietro Rampulla (?) sotto mia indicazione. Ci dissi: 'Colpisci, non mi interessa, cioè l'importante è fare il segnale dimostrativo'. E Rampulla per conto mio, io per conto di Riina o Biondino, per come sono andati i fatti.
E poi io pensavo di essere alla fine. Invece il paese di Capaci, è stata distrutta una villa di un esponente della Democrazia Cristiana.
E questi sono i quattro attentati che sono stati fatti ad opera nostra, cioè tutti per conto nostro. Quindi, secondo me, quando io poco fa le dicevo che i miei indizi, poiché mi portavano a Antonino Cinà, era che: quando si comincia a cercare di uccidere Ignazio Salvo a Roma o in Sicilia, Antonino Cinà cioè stuzzicava Gaetano Sangiorgi, uomo d'onore della famiglia di Salemi, anche se è suocero... è nipote di Ignazio Salvo, per conoscere le abitudini...
PUBBLICO MINISTERO: Genero, di Ignazio Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Di Nino Salvo.
PUBBLICO MINISTERO: Di Nino Salvo.
IMPUTATO Brusca G.: Nipote di Ignazio Salvo. E allora io capivo che il regista, il regista... quello che era a conoscenza un po' di tutto il progetto, era Antonino Cinà. Che, da sempre, si sono sempre consultati con Antonino Cinà, con Salvatore Riina.
Quindi io capisco che, anche se...
PUBBLICO MINISTERO: E Biondino.
IMPUTATO Brusca G.: E Biondino.
PUBBLICO MINISTERO: Perché era, il Biondino, capofamiglia di...
IMPUTATO Brusca G.: Capofamiglia, sostituto di Giuseppe Giacomo Gambino. Quindi, per me, gli indizi ci sono questi, e poi altri piccoli indizi, che mi fanno, mi portano a pensare questo. E i fatti mi danno un po' ragione, per quello che poi sono venuti fuori.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, lei ha citato Pietro Rampulla.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Forse è opportuno che io le chieda di spiegare chi sia questa persona e, soprattutto, se, a parte questo episodio, di portata criminale relativa, lei lo sappia coinvolto in episodi criminali magari anche diversi.
IMPUTATO Brusca G.: Pietro Rampulla, uomo d'onore di Mistretta, del mandamento delle Madonie, fu il mio braccio destro per la strage di Capaci. Cioè uno dei miei consulenti più fidati, che mi aiutò a portare a termine la strage di Capaci; sia nel procurare il telecomando, sia nell'assemblarlo. Cioè, un po' tutta la progettazione.
PUBBLICO MINISTERO: Persona, questa, che lei conosceva da tempo?
IMPUTATO Brusca G.: La conoscevo da... Conoscevo da tempo il fratello. Lui, lo sentivo nominare, però l'avevo conosciuto da 6-7 mesi, un anno. Però, è come se l'avessi conosciuto da...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ora questi quattro fatti, lei ha detto che a memoria li colloca?
IMPUTATO Brusca G.: Li avevo collocati in.... li avevo collocati più avanti di quando, poi, sono stati realmente fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: Ma è un mio cattivo ricordo. Però il senso è sempre uno.
PUBBLICO MINISTERO: Appunto, lei li aveva collocati addirittura dopo l'eliminazione di Ignazio Salvo, e invece si tratta di episodi verificatisi tra il 31 di marzo e il 2 di aprile del '92.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, cinque mesi prima, sei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, però ripeto, il fine, per quelle che sono le mie conoscenze, se ho sbagliato data, cioè a impostarla, ma il fine per me è sempre uno. Cioè che si voleva creare qualche contatto politico, perché quelli che c'erano erano stati interrotti.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: Dalle deduzioni, sono un po'... non so solo su questi, ma un po' anche su altri fatti. Cioè tipo, poco fa abbiamo accennato - ma lei pensa di ritornarci - sull'arresto di Riina, e sul ruolo di Di Maggio.
PUBBLICO MINISTERO: Ho bisogno ora di chiarirmi un altro segmento di questa complessa vicenda del 1992.
Le chiedo proprio di, in forma estremamente sintetica, di spiegare che cosa successe ad Alcamo, dopo che fu ucciso Vincenzo Milazzo. E di come fu riorganizzato il mandamento, e se questa riorganizzazione del mandamento in qualche modo la poteva riguardare - lei, Brusca, capo del mandamento di San Giuseppe Jato - oppure era una situazione che a lei non interessava, e non doveva interessare per niente.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, viene ucciso Vincenzo Milazzo, credo il 15, 16 luglio, due o tre giorni prima della strage di Borsellino; perché io, per disfarmi della macchina, ero andato a Palermo, avevo chiesto aiuto a Biondino Salvatore, se mi poteva dare una mano di aiuto. E fu in quell'occasione che mi viene detto: 'Siamo sotto lavoro'. E tutto quello che so per la strage di Borsellino è questo, e io ho riferito questo.
E poi, dopo tre giorni, ho sentito in TV quello che era successo. E ho subito ricollegato che è stato il Biondino, e chi per lui, a organizzare tutto, cioè il...
PUBBLICO MINISTERO: L'attentato di via d'Amelio.
IMPUTATO Brusca G.: L'attentato. Al che, dopodiché si deve ricompattare il mandamento di Alcamo.
E si deve ricompattare il mandamento di Alcamo e si segnala, siccome io nell'alcamese, a partire dal 1981, con la guerra di mafia contro Stefano Bontate e tutto il resto, mi sono occupato della parte di Alcamo con una serie di omicidi, in qualche modo io avevo lavorato nel paese di Alcamo. E, quindi, mi sentivo un po' responsabile del paese di Alcamo.
E quindi davo le indicazioni a Salvatore Riina, chi poteva essere la persona a diventare capomandamento. E mi sono un po' addentrato dentro il paese di Castellammare, e tutti gli altri mandamenti, per conoscere un po' tutti i discorsi fatti all'interno del mandamento.
Dopodiché fu fatto il capomandamento di Alcamo, e fu Peppe Ferro, con un po' il beneplacito un po' di tutti. E fu fatto a Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Spieghi che cosa vuol dire quest'ultima affermazione.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè la riunione fu fatta a Mazara del Vallo, in quanto Salvatore...
PUBBLICO MINISTERO: Ah, ecco, la riunione con la quale Ferro Giuseppe fu designato capomandamento.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Fu fatto a Mazara del Vallo, in quanto Salvatore Riina era in villeggiatura, in quel periodo, in quella zona e la riunione fu fatta a Mazara del Vallo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei era presente, quando fu...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quando il mandamento fu dato a Peppe Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, nel periodo successivo, rimase immutata questa situazione per la quale lei, capo del mandamento di San Giuseppe Jato, o comunque era in qualche modo il sovrintendente o il referente preferibile per le questioni di...
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, che è successo?
IMPUTATO Brusca G.: E' successo che, una volta fatta la famiglia, cioè questa mia intrusione, cioè come regola non doveva più esistere; perché doveva funzionare regolarmente come tutti gli altri, nel senso che aveva il suo capoprovincia, aveva... Cioè, fa i... come si suol dire, le regole, rispettare le regole.
PUBBLICO MINISTERO: Gravitare su Trapani?
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto; gravitare su Trapani, e gravitare, cioè quelli che erano le sue conseguenze.
Però il rispetto che c'era, di continuare ad andare avanti. E, come si sa, in questi casi rimangono sempre gli amici, non è che quando c'è da rispettare le regole, rispetta... cioè rimane sempre l'amicizia personale, cioè con qualcuno, più con un altro, un po' con tutti. Ma un po' il rispetto con tutti.
Ripeto, fino a che c'era Salvatore Riina: nessun tipo di problema.
Cominciano a cambiare le cose con il mandamento di Alcamo dopo l'arresto di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Dopo l'arresto di Riina. Ma, abbia pazienza, lei ricorda di aver speso una sua parole o, per meglio dire, di aver dato un suggerimento su chi doveva essere designato o consigliere o vicecapo nella famiglia di Castellammare?
IMPUTATO Brusca G.: Siccome c'era stato che per il passato, ripeto, sempre negli anni '80, '81, '82, Antonino Valenti l'avevano un po' maltrattato ingiustamente, chi portava le notizie a Salvatore Riina - essendo il periodo in cui io fui arrestato, in quei cinque mesi che io ho mancato -, questo di qua fu messo fuori famiglia.
Addirittura c'era la possibilità anche di ucciderlo.
Quando poi io sono andato a Castellammare, sia per motivi di villeggiatura, sia perché cominciai a frequentarlo, sia perché ho commesso vari delitti nel castellammarese, cominciai a conoscere un po' tutta la situazione di Castellammare. E ho conosciuto anche la posizione di Antonino Valenti. Che Antonino Valenti, per quello che io ho conosciuto, ma con dati di fatto, era un povero cristo, e tragediato da chi aveva portato le notizie...
PUBBLICO MINISTERO: Tragediato, sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... a Salvatore Riina. E ho dato un suggerimento: di dargli una carica. Perché il capo, il rappresentante del paese era Gioacchino Calabrò, e non mi ricordo se gli feci dare o consigliere, o sottocapo, a Antonino Valenti, uomo d'onore della famiglia di Castellammare.
PUBBLICO MINISTERO: Ma sa se... Quindi, questo fatto, ora lo abbiamo esattamente ricostruito. Sa se questa decisione, per esser più esatti, se questa designazione che era stata suggerita da lei, poi è stata considerata un po' criticamente da qualcuno? Da Riina in particolare?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, io ho saputo poi, leggendo i giornali, da alcune dichiarazioni di qualche collaborante, che c'è stata qualche critica nei confronti di questa persona, e nei miei confronti.
PUBBLICO MINISTERO: Ma, Brusca abbia pazienza, eh?, lei ha detto l'ha saputo dai giornali.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A me pare l'abbia saputo da me, in un interrogatorio.
IMPUTATO Brusca G.: No, c'ho avuto... Da un interrogatorio; e l'ho saputo pure da qualche altra persona, credo con Sinacori.
PUBBLICO MINISTERO: Può essere ne abbia parlato con Sinacori, io comunque questa situazione gliel'ho rappresentata.
IMPUTATO Brusca G.: Io ho fatto un confronto con Sinacori.
PUBBLICO MINISTERO: Questo non lo sapevo. Io so però di averle rappresentato questa situazione.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì, lei pure me l'ha rappresentata.
PUBBLICO MINISTERO: ... il 19 di giugno del 1996.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, lei pure me l'ha rappresentata.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma prima che la faccenda, questa critica di Riina, gliela rappresentassi io, gliela raccontasse Sinacori col quale ha fatto il confronto, o la leggesse sul giornale, all'epoca nel '92...
IMPUTATO Brusca G.: Non ne sapevo nulla.
PUBBLICO MINISTERO: ... prima dell'arresto di Riina, Riina stesso è venuto da lei a dirgli: 'Guarda che ho trovato mal gestita questa situazione, non mi è sembrato che sia stata una decisione presa proprio al meglio delle possibilità'?
IMPUTATO Brusca G.: Non mi risulta, questo fatto. Cioè Riina non mi ha richiamato, non mi ha detto niente. E non... L'ho sentito prima da lei, e poi come gli ho spiegato.
Tanto è vero che la decisione non è, e glielo ripeto, non so cosa gli hanno detto a Riina, cosa è stato il commento. Perché molte volte si va al commento, però stabilire che cosa gli dicono...
Tant'è vero che Valenti era, io... un "picciutteddu", nel senso che, avendo dato questo suggerimento, diventa, rimaneva "u' picciutteddu", cioè il ragazzino.
Tanto è vero che il mio suggerimento poi, chi ha gestito i fili, a... di Nino Valenti, cioè invece di non dargli più confidenza, gli ha dato la confidenza, gli danno confidenza, tanto è vero che se lo portano nel novarese per vedere Baldassare Di Maggio, che lui conosceva. Quindi, gli mandano a dire delle confidenze, che a me non mi davano. Quindi, per vedere che tipo di suggerimento gli avevo dato, che persona cattiva gli avevo portato.
PUBBLICO MINISTERO: Lei vuol dire che comunque la persona, evidentemente, il credito lo meritava; sennò non poteva essere utilizzata, poi.
IMPUTATO Brusca G.: L'ho avuta, e poi sta di fatto che poi l'hanno continuato a utilizzare. Non è che l'hanno messo fuori famiglia, che hanno dato qualche provvedimento.
PUBBLICO MINISTERO: E' vero che lei è stato "combinato" da Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Io sono stato?
PUBBLICO MINISTERO: Combinato da Riina?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: I suoi rapporti, fino all'arresto di Riina, proprio quelli personali con Riina, di che tipo sono stati?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, io...
PUBBLICO MINISTERO: Sono sempre stati rapporti uguali, discontinui, quando meglio, quando peggio? Sa, tra zio e nipote...
IMPUTATO Brusca G.: Io, guardi, io per coscienza le debbo dire che con Salvatore Riina mi sento certe affermazioni che mi sembra difficile poterci credere.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Perché le dico questo? Perché molte volte dipende cosa gli vengono rapportati, cosa gli viene detto. Cioè, quindi, possibilmente può, Riina può dare una sua interpretazione, una sua reazione.
Però io gli posso dire che, con Salvatore Riina, non ho avuto mai nessun tipo di problema, di qualsiasi natura e di qualsiasi genere. Perché poi alla fine ho chiarito sempre tutto, qualsiasi sia stato il problema.
Per questo le dico, sì, i commenti mi stanno bene, cioè ci credo; però, stabilire che cosa gli vanno a raccontare.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, però, Brusca, glielo posso fare anche in forma di domanda così, assolutamente neutra.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma mi sembrerebbe francamente puerile, e quindi glielo faccio in maniera diversa, non credo che qualcuno farà opposizione.
Però, parrebbe che Riina in una certa occasione avesse avuto una mezza idea di eliminarlo, di eliminare lei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì sì. Ma io, infatti, io l'ho sempre detto. Lo stesso fatto che Riina l'abbia pronunziato, mi ha dato fastidio. Però, se mi vuole eliminare, non mi dava l'incarico di uccidere Falcone, non mi dava l'incarico di eseguire l'omicidio di Ignazio Salvo, non mi dava l'incarico di cominciare a preparare per il sequestro Gambriga (?).
Per esempio, un altro fatto che io voglio chiarire, per esempio c'era un gruppo che stava preparando per il sequestro dell'Ardizzone, giornalista, che io non sapevo. E io stavo lavorando per un altro sequestro, in Sicilia, che sarebbe l'esattore Pippo Gambriga.
Quindi, per questo, ripeto, mi viene difficile poter accettare certe... Però non lo escludo, che lui l'abbia detto; magari, l'abbia detto per dire, nel senso, cos'era ammazzallo, cioè di ucciderlo, o... Perché se Riina mi avrebbe chiamato per il fatto che racconta Cancemi, io gli avrei spiegato come erano andati i fatti. Perché io per conto di Salvatore Riina o, per lo meno, d'accordo con Salvatore Riina ho trafficato in droga con la persona con cui Salvatore Riina poi mi voleva eliminare.
Cioè, però, dico, che sia vero o che non siano vere, questo non glielo so dire, ma mi da fastidio lo stesso fatto che abbia dato soddisfazione a Cancemi o a chi erano presenti.
PUBBLICO MINISTERO: Brusca, non è questo il problema.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Noi non stiamo facendo della cronaca di Cosa Nostra.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, per carità!
PUBBLICO MINISTERO: Noi qui stiamo cercando di...
IMPUTATO Brusca G.: Io sto...
PUBBLICO MINISTERO: Io attraverso le mie domande, lei attraverso le sue risposte, e con interessi totalmente diversi...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... perché io faccio il Pubblico Ministero, lei qui è imputato...
IMPUTATO Brusca G.: No, no, ma io sto spiegando...
PUBBLICO MINISTERO: ... stiamo cercando, io sto cercando di ricostruire, davanti alla Corte, anche attraverso l'esame di lei, sto cercando di ricostruire quello che mi pare sia importante ricostruire per capire quali sono state, chiamiamole, le dinamiche interne di Cosa Nostra, chi era titolato a prendere le decisioni, quelle più importanti o quelle meno importanti, chi le prendeva tutte, chi ne ha prese solamente alcune. Stiamo facendo un lavoro processuale.
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa, no, no, chie... perché infatti... il lavoro processuale stiamo facendo, tanto è vero che mi dà la confidenza che ha le trattative con personaggi dello Stato, quindi non mi dà una confidenza di poco conto.
PUBBLICO MINISTERO: E io volevo infatti arrivare a chiederle proprio questo, anche se si poteva, potevamo aver risparmiato due minuti se lei mi aveva detto senz'altro la ragion per cui pare che Riina avesse deciso di eliminarla. Così questa affermazione la ancoriamo a un dato di fatto, se lei è in grado di ancorarla a un dato di fatto, e poi le avrei fatto esattamente quella certa domanda alla quale lei aveva cominciato a rispondere prima ancora che io la formulassi.
Per quale ragione Riina voleva...
IMPUTATO Brusca G.: Io ero andato con Salvuccio Madonia a Salemi e... perché volevamo trattare una partita di droga con un noto trafficante di droga salemitano.
PUBBLICO MINISTERO: Salvuccio Madonia è figlio di Francesco?
IMPUTATO Brusca G.: Francesco Madonia.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi sono i Madonia di quale famiglia?
IMPUTATO Brusca G.: Di Resuttana.
PUBBLICO MINISTERO: Perfetto.
IMPUTATO Brusca G.: Perché il provvedimento non è solo per me. Il provvedimento è per me e per Salvuccio Madonia. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Chiarissimo.
IMPUTATO Brusca G.: Oh... Quindi... Ma siccome noi siamo andati a Salemi, ma non per fare il traffico... traffico di stupefacenti senza dire niente a Salvatore Riina. Siccome io avevo rapporti con Paolo Rabbito (?), rapporti di un certo... ripeto, oltre Cosa Nostra poi c'è il rapporto da uomo, parlando con Paolo Rabbito, che si può fare, che cosa non si può fare, dice: 'c'è Giuseppe Miceli, di Salemi' - tanto ormai è saputo e risaputo, noto trafficante di droga - 'che si può vedere quello che si può fare'. E siamo andati a Salemi più che altro per farci un'idea di quale lui condizione aveva, cosa si poteva fare, cosa non si poteva fare. Cioè, andarci a fare preventivamente un quadro della situazione. Cosa che poi non abbiamo portato avanti perché i fatti non... erano deboli, e neanche... cioè, talmente erano deboli che neanche l'abbiamo presa in considerazione, cioè, non ne abbiamo più parlato. E il riferimento che fa Cancemi, il riferimento che fa Cancemi, è questo il punto.
Ora, siccome... perché dico il dubbio che Cancemi abbia un pochettino, come si suol dire, appesantito o...
PUBBLICO MINISTERO: Calcato la mano.
IMPUTATO Brusca G.: Calcato la mano, perché dichiarazioni che ha fatto Cancemi sui miei confronti, li posso dimos... li posso dimostrare...
PRESIDENTE: Per cortesia, mi scusi, è la terza o la quarta volta che sento suonare telefonini. Abbia pazienza, spenga quel telefonino, perché sennò glielo debbo sequestrare, almeno provvisoriamente.
IMPUTATO Brusca G.: Al ché, siccome Cancemi, su di me, li posso dimostrare con dati di fatto, ha detto delle menzogne, tipo su un traffico di droga in un processo a Milano, che con me completamente Cancemi non ha mai parlato di questi fatti; strage di Capaci, dove dice che io l'ho incontrato per caso e gli ho detto che mi ero vantato della strage di Capaci e che avevo schiacciato il bottone, quando lui è responsabile più di me, perché sapeva prima di me dell'uccisione del dottor Falcone.
E per tanti altri piccoli fatti che... si è nascosto dei soldi, si è nascosto... tanti fatti che lui non ha detto. Tant'è vero che lui ha detto che è come una vite, che si deve andare a svitare come una vite, piano piano si deve svitare perché non... gli viene duro a raccontare questo fatto.
Quindi, non credo, credo pochissimo a quello che dice il Cancemi, perché se lo avrebbe detto una persona seria l'avrei creduto. Detto da Cancemi ho i miei dubbi, solo per questo. Non...
PUBBLICO MINISTERO: Comunque, a lei personalmente, lasciando perdere Cancemi, risulta che, a parte questo episodio specifico di Salemi e di Salvuccio Madonia, del quale sembrerebbe che Riina si sia lamentato, ecco, risulta... a lei risulta davvero che Riina abbia avuto di che lamentarsi, di che recriminare...
IMPUTATO Brusca G.: No, no...
PUBBLICO MINISTERO: ... nei suoi confronti oppure considera che quest'ipotesi sia del tutto fuori della realtà?
IMPUTATO Brusca G.: No, guardi, no. Io a Salemi sono andato, il fatto è vero, e sono convinto che il Miceli si sia incontrato con sue... persone sue vicine... persone vicino a lui, gli ha raccontato chi ci è andato, chi non c'era andato, cosa era successo, cosa non era successo, e che Salemi appartiene al mandamento di Mazara, Mazara ha passato il discorso a Salvatore Riina. Quindi, questo commento sia avvenuto o non sia avvenuto.
Il fatto che io sono andato a Salemi è vero. Ripeto, mi sembra, non altri elementi per poterlo smentire, che Cancemi abbia calcato la mano nel raccontare che da questo fatto Riina mi volesse uccidere.
Quindi, il fatto io so che sono andato a Salemi, che io insieme a Salvuccio Madonia, dovevo trattare... cioè, no trattare, per vedere il progetto di trafficare in droga è vero.
Cioè, quindi, un minimo di credibilità c'è perché il fatto è vero. Non so se sono stato chiaro.
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: Come Cancemi, trovandosi in aula, rivolgendosi a mio padre, dicendo: 'Bernardo Brusca, vedi che Salvatore Riina vuole uccidere a tuo figlio', nel senso io l'ho interpretato come senso del ti... li voleva fare mettere contro. Cioè, in qualche modo strumentalizzare questa situazione.
Però, ripeto, non ho altri elementi per potere smentire se il fatto sia vero. Perché certe volte quando... come si dice, il proverbio: quando il bugiardo dice la verità, non è mai creduto.
PUBBLICO MINISTERO: Lei citava il fatto...
PRESIDENTE: Mi scusi...
PUBBLICO MINISTERO: Prego, Presidente.
PRESIDENTE: Possiamo fare una breve sospensione?
PUBBLICO MINISTERO: Sì, certo, Presidente, sì, sì.
PRESIDENTE: Mi pare che stiamo per affrontare un argomento un po' più importante.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, si trattava di chiudere questo discorso e poi di aprirne un altro.
PRESIDENTE: Eh, allora...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, ma...
PRESIDENTE: No, no, no, facciamo...
PUBBLICO MINISTERO: Oramai sono nell'atteggiamento mentale di chi ha sospeso.
PRESIDENTE: Va bene.
PUBBLICO MINISTERO: Ho staccato la spina.
PRESIDENTE: Fra dieci minuti.
<< DOPO LA SOSPENSIONE >>
PRESIDENTE: Il Pubblico Ministero può riprendere.
PUBBLICO MINISTERO: Grazie, signor Presidente.
Allora senta, Brusca, non mi ricordo esattamente il punto al quale eravamo arrivati, però, sostanzialmente, stavamo parlando del rapporto che c'era tra lei... come si era svolto nel corso del tempo il rapporto tra lei e Riina.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Questo era in buona sostanza l'argomento. Ecco, la cosa che le volevo chiedere - ora ho messo a fuoco esattamente il punto dove c'eravamo fermati - è questa: lei stamattina spiegava, quando io le ho fatto un certo... una certa domanda che si collegava al primo incontro al quale ha partecipato lei, nel quale venne a sapere che la eliminazione del dottor Falcone era stata decisa, che c'era un - come l'ha chiamato lei - progetto di massima, anche dal punto di vista esecutivo, ecco, io le ho chiesto e lei mi ha dato una certa risposta, se, appunto, prima di quel momento lei aveva partecipato alla decisione medesima. E lei ha detto: 'no, io non ho partecipato alla decisione, ma sono intervenuto per prendere o per lo meno per rendermi disponibile a eseguire una decisione che non è stata presa anche con me.
E' esatto questo?
IMPUTATO Brusca G.: Sì
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Ora, lei poco fa, proprio perché io cercavo di comprendere se era vero, non era vero, che Riina aveva avuto qualche atteggiamento negativo o qualche giudizio negativo nei suoi confronti, lei ha citato il fatto, per dimostrare che le cose sono andate al contrario, ha citato il fatto che Riina la mise a parte dell'esistenza di una trattativa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, io ho elencato tutti...
PUBBLICO MINISTERO: Dice: a parte avevo fatto quello, avevo fatto quello, avevo eseguito correttamente...
IMPUTATO Brusca G.: Tutta una serie...
PUBBLICO MINISTERO: ... i compiti affidatimi, oltretutto sono stato anche messo al corrente di una situazione delicata e comunque importante quale quella della trattativa e da questo ne traggo che non c'era stata una revoca di fiducia nei miei confronti.
IMPUTATO Brusca G.: Nel '92 sono successi tanti di quei fatti che io sono venuto a conoscenza e che ho portato a termine. Quindi, quando c'è un minimo di dubbio verso una persona non si ci danno tutti questi incarichi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora io penso che sia indispensabile pormi quest'interrogativo, che quindi diventa una domanda per lei. Ma non c'è contraddizione tra il fatto che per la decisione di uccidere il dottor Falcone lei viene messo al corrente quando la decisione è già stata presa; per la decisione di uccidere il dottor Borsellino niente le viene detto.
Ciò non per tanto le vengono affidati dei compiti di particolare importanza, e comunque le viene riferito, viene messo, lei, al corrente dell'esistenza di una realtà comunque importante qual era quella della trattativa. Non c'è una contraddizione tra questi?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, vuole spiegare perché con le... con il metro di valutazione, o meglio, secondo le regole di comportamento che vigevano all'epoca in Cosa Nostra, se c'erano delle regole, questi fatti non sono in contrasto l'uno con l'altro?
IMPUTATO Brusca G.: Non... cioè, chi non conosce tutti i fatti, leggendolo in questo... in questa misura, parlando di metro, si può delineare che ci siano contraddizioni. Però non è una contraddizione per quello che conosco io. Perché io partecipo all'omicidio del colonnello Russo, '77; partecipo a tutta una serie di eventi, all'omicidio del capitano Basile, partecipo alla strage Chinnici. E mi sto interessando anche per uccidere il dottor Falcone nell'83, quando viene... una settimana dopo la strage Chinnici, già io lavoravo per uccidere il dottor Giovanni Falcone. Quello che io cerco di insistere... Quindi, già io so che nell'83, la deliberazione di uccidere Giovanni Falcone è stata presa. Quindi, non c'è ogni volta bisogno di rinnovare una riunione o di fare o di dire quello che c'è da fare.
E poi tutta una serie di fatti che avvengono man mano... man mano che io sono venuti a conoscenza. Tipo la... il mandamento di Alcamo l'ho gestito io assieme a Antonino Madonia prima. Poi l'ho ripreso quando fu che Contorno è venuto in Sicilia; ho riportato un'altra volta Castellammare e Alcamo e questi incarichi li ho avuti io. Traffichi di droga, cioè, d'accordo sempre con Salvatore Riina, e i fatti sono stati riportati.
E poi per il tipo di affettuosità e i rapporti che avevamo con Salvatore Riina, non c'era bisogno che mi veniva a dire, a chiedere una decisione a me, Giovanni Brusca, o a Bernardo Brusca se era libero, per dire: 'compare' - perché si chiamavano "compari" - 'dobbiamo fare questa cosa', perché sapeva già a priori che io ero d'accordo.
Quindi, quando lui ha deciso di rimettere in moto un'altra volta definitivamente l'argomento Falcone, non aveva bisogno di venire a chiedere il parere di Giovanni Brusca perché sapeva a priori che ero d'accordo.
Per questo... per quanto riguarda me, non so gli altri come la potessero pensare o meno.
Quindi, quando io vengo a conoscenza del progetto di uccidere Giovanni Falcone nel '92, per me non è... non è una novità, non è una cosa nata... cioè, in quell'istante. Per me è un fatto vecchio. Fatto nuovo, quello che stava avvenendo, nel senso che, stiamo lavorando per uccidere Giovanni Falcone.
E poi abbiamo tutta questa serie di fatti. E io non è che mi sono ribellato. Non mi sono ribellato perché io ero d'accordo, anche perché, strada facendo, ero uno di quelli che spingeva per dire: 'uccidiamo a questi, uccidiamo a questi, uccidiamo a questi'.
Tant'è vero che nell'89, nell'89, quando viene... si fa l'attentato alla D'Aura (?), come ha spiegato ieri il magistrato di Caltanissetta, non è che è stato un avvertimento o è stato un... è stato un attentato mancato. Un attentato mancato per il momento storico.
Quindi, non è andato bene e poi per una serie di fatti è stato trasportato nel '92.
Quindi, non è che la decisione è stata presa nel novanta... nel '92 e... quel giorno, un mese prima, venti giorni prima per come è stato di fatto. Quindi, per quello che sono le mie competenze, per quello che sono le mie conoscenze, non c'è contraddizione tra me e Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Nemmeno sul fatto che lei fu messo al corrente della trattativa ma non fu messo al corrente della eliminazione del dottor Borsellino.
IMPUTATO Brusca G.: No, no, non sono stato messo al corrente sul fatto materiale. Non so se sono stato chiaro. Però che c'era... Io, per esempio, il giorno in cui è morto il dottor Borsellino, io lo apprendo dalla televisione perché poteva essere Mannino, poteva essere Vizzini, poteva essere il dottor La Barbera. Stiamo sotto lavori. Ripeto, io sempre un grosso criminale, animale, per come sono stato definito dai mass-media, ma siccome mi ritengo una persona educata, non gli vado a chiedere né a Salvatore Riina né a Biondino, che state facendo, cosa non state facendo, perché stessa cosa sarebbe stato con me se io ero sotto lavoro o stavo facendo qualche cosa, mi avrebbe dato fastidio se qualcuno mi avesse chiesto: cosa stai facendo, cosa non stai facendo. Perché vallo a chiedere a chi di competenza. Non so se... se sono stato chiaro.
Quindi, io non vengo a conoscenza del gruppo che sta operando. Come, daltronde, sono convinto che altre persone non sanno del gruppo... della strage di Capaci.
PUBBLICO MINISTERO: Bene. Allora, riagganciandosi a quelle domande che le facevo prima sulla situazione del mandamento di Alcamo, io riprendo l'ultima affermazione che lei aveva fatto. E cioè, che fino all'arresto di Riina la situazione era rimasta uguale a se stessa. Cioè a dire, non era cambiato nulla, in buona sostanza, nei rapporti tra lei e il mandamento di Alcamo.
IMPUTATO Brusca G.: Era cambiato nel senso che il mandamento di Alcamo cominciava a camminare, come si suol dire, con i suoi piedi, cioè, con le regole quelle che c'erano. Però sul rapporto tra uomo e uomo, secondo me, non era cambiato niente o poco e niente.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma i suoi rapporti con Peppe Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: I rapporti tra me e Peppe Ferro cominciano a cambiare con... dopo l'arresto di Salvatore Riina.
PUBBLICO MINISTERO: I rapporti tra lei e Vincenzo Milazzo, di che tipo erano? Erano rapporti... intendo, rapporti che funzionavano, nel senso che avevate per lo più lo stesso modo di vedere e di giudicare le situazioni, prendevate le decisioni assieme oppure Milazzo andava per la sua strada e era in qualche modo indipendente da lei, da Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Allora, con il Milazzo, io lo conosco nell'81, che non lo conoscevo prima. Però lo conosceva mio padre, in quanto mio padre confinato in soggiorno obbligato a Castelfiorentino, si conosceva con suo padre, ma non per il confine, con Vincenzo Milazzo. In quanto anche loro confinati nella Toscana, nella provincia di Pisa, non mi ricordo il paese in questo momento, comunque si... frequentava mio padre, già conosceva Vincenzo Milazzo. Non lo conoscevo io.
Noi costruiamo la cantina... costruiamo, abbiamo un finanziamento regionale per costruire la cooperativa Cantina Caggio (?), abbiamo bisogno di un enologo. Mio padre conosce il figlio di Milazzo e fa venire il Vincenzo Milazzo a San Giuseppe Jato come enologo della cantina.
E, tutti e due ragazzi, cominciamo a... per motivi di lavoro, a frequentarci, a un dato punto, Vincenzo Milazzo mi comincia a stuzzicare che vuole uccidere Vincenzo Rimi e Filippo Rimi (?). Però lui non sapendo che io già ero uomo d'onore, cioè, nel senso, combinato a tutti gli effetti.
Al ché ci dico: 'Vincenzo, statti un pochettino calmo perché io ne parlavo con mio padre e con Salvatore Riina'. Siccome già in atto c'era la guerra contro Stefano Bontate e tutto il resto, dice: 'vattelo curando che al momento giusto noi abbiamo, come si suol dire, il piede dentro Alcamo'.
E così fu. Tant'è vero che prima di uccidere Stefano Bontate, si doveva uccidere Vincenzo Rimi e Filippo Rimi. L'operazione non riesce perché Vincenzo Milazzo viene arrestato per motivi di cantina, cioè, per problemi tecnici della cantina.
E si trasporta più avanti...
PUBBLICO MINISTERO: Si sposta.
IMPUTATO Brusca G.: Si sposta. Perché noi ad Alcamo non abbiamo nessun appoggio come potere... punto di riferimento. Nel frattempo comincia... scoppia la guerra a Palermo, nel frattempo esce Vincenzo Milazzo e si comincia la guerra ad Alcamo. E abbiamo le direttive di Salvatore Riina di colpire tutti gli uomini di... che fanno gruppo ai Rimi di Alcamo e chi comanda ad Alcamo e conosce le persone è Vincenzo Milazzo.
Quindi, decidiamo assieme a lui, sul campo, come si devono svolgere i fatti. Ma le persone da eliminare sono decisi già con Riina Salvatore. E continuiamo nel tempo.
Nel frattempo poi io... questo dura, tranquillamente, fino all'84, fino a quando io vengo arrestato.
Quindi abbiamo rapporti di ragazzi, oltre rapporti di Cosa Nostra, cioè, non c'era solo ... c'era anche i rapporti...
PUBBLICO MINISTERO: Personali.
IMPUTATO Brusca G.: ... due ragazzi che si possono anche divertire e cose varie.
Dopodiché io vengo arrestato e manco quei quindici mesi, tra carcere e soggiorno. In questi quindici mesi poi ho saputo che lui è stato arrestato con la raffineria in Contrada Virgini (?), e poi ha avuto una serie di problemi.
Il primo sintomo di Vincenzo Milazzo che è negativo nei suoi confronti è, mentre che lui è arrestato, vuole fare accollare a Peppe Ferro le armi che gli avevano trovato in Contrada Virgini. Nel senso, dice: 'Peppe Ferro, accollati tu in maniera che noi usciamo e rimane solo una persona coinvolta in questo fatto'.
Peppe Ferro, essendo un po' la mentalità... ed era un uomo d'onore che non so se si fu combinato in quella occasione o prima o dopo, comunque era da poco combinato non è che era da molto combinato, però un grosso malavitoso, implicato in sequestri di persona, quindi conosceva benissimo come funzionava. Dice: 'no, io non mi accollo, non mi accollo niente, non mi accollo niente'. Peppe Ferro lo manda a dire fuori, credo con Mariano Agate o con qualche altra persona, il discorso arriva a Salvatore Riina, Salvatore Riina arriva a mio padre, mio padre mi chiama a me, che io già ero ritornato... ritornato da Linosa, ero ritornato da Linosa e mio padre... Quando c'era questo discorso fu nell'89, comunque, mentre si stava svolgendo il processo a Caltanissetta. E mi dice: 'dicci, facci sapere, tramite Bastiano, il fratello...
PUBBLICO MINISTERO: Il processo di Caltanissetta, bisogna che precisi...
IMPUTATO Brusca G.: Eh, credo...
PUBBLICO MINISTERO: ... di quale processo si tratta.
IMPUTATO Brusca G.: ... strage di Pizzolungo, dovrebbe essere.
PUBBLICO MINISTERO: Esatto.
IMPUTATO Brusca G.: Eh... Comunque un processo dove Vincenzo Ferro era imputato.
Di... tramite il fratello Sebastiano, fargli sapere...
PUBBLICO MINISTERO: Sebastiano Milazzo.
IMPUTATO Brusca G.: Sebastiano Milazzo... mio padre mi dice a me: 'fa sapere a Vincenzo che se ha cose da accollarsi, che se le accolla lui, non vada a farle accollare agli altri, perché queste non sono cose belle'. Cioè, in Cosa Nostra questo si poteva dire che era "sbiritudine".
E questo è il primo segnale negativo. Nel senso, azione che... azione di Polizia, cioè, azione di... Carabinieri, cioè...
PUBBLICO MINISTERO: Un'azione poco pulita, lei vuol dire questo.
IMPUTATO Brusca G.: Esatto. Per Cosa Nostra non funziona.
Al ché, quando Vincenzo Milazzo poi esce agli arresti domiciliari, cominciano a spuntare tante lacune, per problemi di soldi. Soldi, soldi, cioè, nel territorio comunque ricattava un po' tutti, minacciava un po' tutti, le imprese che andavano a lavorare e anche gli uomini d'onore, però che noi non vedevamo.
Piano piano, tramite Peppe Ferro e altri piccoli indizi con Michele Mercadante, cominciamo a vedere il lato negativo di Vincenzo Milazzo, come agiva nei confronti di altri uomini d'onore.
Fino a qua, niente. Tant'è vero che tutte queste cose andavano a Salvatore Riina. E in qualche modo si richiamava sempre a Vincenzo Milazzo.
Un bel giorno aveva... ce l'aveva con Peppe Ferro, perché... ce l'aveva con Peppe Ferro perché portava i discorsi fuori, nel senso che li portava e gli usciva i discorsi all'interno della famiglia e li portava ai palermitani, che poi eravamo noi, cioè, i suoi amici. Cioè, a questo punto noi diciamo: 'ma scusa, da un lato siamo amici, ti abbiamo portato qua, sei diventato capomandamento, ti abbiamo eliminato tutti i...
PUBBLICO MINISTERO: Gli avversari.
IMPUTATO Brusca G.: ... gli avversari, ti abbiamo finanziato' - perché gli davamo pure i soldi, ora tu comincia ad avere qualche remora nei nostri confronti'. E comunque cominciava a girare un fatto negativo nei confronti di Vincenzo Milazzo.
Al ché, un giorno, io essendo seduto con Gioacchino Calabrò all'ufficio della sua autofficina, di carrozzeria, comincio, come al solito mio, a stuzzicare per vedere un pochettino Vincenzo Milazzo se c'erano altri fatti negativi, e mi racconta che un giorno era venuto a San Giuseppe Jato, era venuto a San Giuseppe Jato per... per cercare a mio padre e non l'ha trovato. Cercava mio padre e Salvatore Riina e non l'ha trovato.
PUBBLICO MINISTERO: Come mai cercava Riina a San Giuseppe Jato?
IMPUTATO Brusca G.: Perché Salvatore Riina abitava a San Giuseppe Jato.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, ma la Corte non lo sa.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì. Però il punto di riferimento è mio padre. Milazzo non lo sapeva che Riina era a San Giuseppe Jato...
PUBBLICO MINISTERO: Nascosto a San Giuseppe Jato.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Però sapeva di mio padre e mio padre poteva arrivare da Salvatore Riina.
Non li trova e se ne torna ad Alcamo. Se ne torna ad Alcamo e davanti ai suoi uomini d'onore, cioè, della sua stessa famiglia, in un villino di Castellammare, apre il frigorifero, esce una bottiglia di champagne e brinda alla morte di mio padre e di Salvatore Riina. E anche forse di quella mia.
Le testuali parole che mi dice il Gioacchino Calabrò sono, dice: 'finalmente, sono andato a San Giuseppe e ci siamo levati di questa camorria'. Cioè, di queste persone che gli davano fastidio.
Al ché, io quando sento questa cosa rimango fermo, ghiacciato, senza nessun problema, e ci dico: 'sì, questo è il ringrazio che uno ha fatto nei suoi confronti'. Però questo era un fatto risalente nell'83, '82-'83, che noi siamo venuti a conoscenza nel...
PUBBLICO MINISTERO: A distanza di anni.
IMPUTATO Brusca G.: ... novanta... '92. Che da quando abbiamo saputo questo fatto, da quando abbiamo saputo questo fatto alla sua morte sono passati pochi giorni.
Cioè, il tempo che io ho saputo questo fatto, confermato da Peppe Ferro, perché Peppe Ferro mi ha confermato pure questo, me l'ha confermato Michele Mercadante, cioè, non è che me l'ha detto solo Gioacchino Calabrò, poi ho cercato le conferme un po' di tutti.
Avverto Leoluca Bagarella, facciamo un appuntamento con Salvatore Riina. Allora, tutto quello che c'era, ma questa qua fu la cosa proprio eclatante, dice: 'ce ne dobbiamo uscire'. E subito io organizzo l'omicidio di Vincenzo Milazzo.
Tramite Gioacchino Calabrò gli do l'appuntamento... gli do l'appuntamento...
PUBBLICO MINISTERO: Non voglio sapere l'omicidio.
IMPUTATO Brusca G.: E elimino. Quindi questa è un'altra confidenza, un altro rapporto che Salvatore Riina mi dà a me.
PUBBLICO MINISTERO: A me, io non l'ho interrotta perché avevo bisogno, quando avesse raccontato questa vicenda, che è più che altro una vicenda di rapporti personali, cioè di affidabilità reciproca, avevo bisogno quindi di capire se con Ferro, in particolare, lei aveva avuto mai nel corso del tempo dei contrasti, o degli screzi, o delle ragioni tali per cui l'uno diffidasse dell'altro, si sentisse in dovere di tenere l'uno le cose nascoste all'altro?
IMPUTATO Brusca G.: Peppe Ferro non si apriva totale nei miei confronti, ha aspettato 10 anni, 9 anni, 8 anni per raccontarmi questa cosa perché pensava che appena lui mi avrebbe questo raccontato, questa cosa, pensava subito che io me la sarei bevuta e non avrei verificato, perlomeno non gli avrei creduto, pensando che io avessi... cioè, lui vorrebbe fare una cosa a Vincenzo Milazzo, una tragedia a Vincenzo Milazzo e sarebbe poi stato il contraccolpo verso di lui.
Lui ha aspettato che si maturasse che noi capivamo la persona di Vincenzo Milazzo, per poi raccontarci i fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Però lei dice: con l'arresto di Riina il rapporto tra lei e Ferro cambia. Come ha detto cambia, in una visione più generale, l'equilibrio che c'è tra Brusca e il mandamento di Alcamo.
Da che cosa è dipesa questa situazione?
IMPUTATO Brusca G.: Dipesa perché io ho rapporti con personaggi di Castellammare, in particolar modo con Agostino Lentini, con Antonino Valenti e con altri... Antonino Alcamo. Cioè, è rimasto un rapporto di affettuosità.
E questi di qua spesso e volentieri mi raccontavano che si sentivano un po' maltrattati dal suo capomandamento, per motivi di soldi, per motivi di forzatura. Nel senso che loro sul suo comune, cioè sul suo territorio, non erano padroni di potersi gestire come meglio potevano.
E io, pensando di avere un amico, che era Vincenzo Fe... Peppe Ferro, ci fu, beh, si cerca di discutere, dialogare, di consultarci. Cioè, non creare sempre forza, cioè pressione.
Questo fatto non so Peppe Ferro come lo abbia intrapreso, e lo portò a Leoluca Bagarella, come se io volessi...
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, lei ha detto intrapreso, voleva dire interpretato.
IMPUTATO Brusca G.: Interpretato, chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: Ah.
IMPUTATO Brusca G.: Interpretato non so con quale sistema, cioè... e ne parlò con Leoluca Bagarella come se io volevo, cioè, sostenere il Valenti o il Lentini e prender... con Peppe Ferro.
Tant'è vero poi, al chiarimento avvenuto a Lascari, con Peppe Ferro alla presenza di Messina Matteo Denaro e con Leoluca Bagarella, abbiamo detto 'Pe'... ci dissi: 'Pe', ma io con te non c'ho nulla e il discorso è questo, se tu l'hai preso diversamente a me, mi dispiace. Io con te... Cioè, noi abbiamo buttato sangue ad Alcamo, cioè abbiamo fatto omicidi, abbiamo fatto questo, abbiamo fatto questo altro, ci dobbiamo perdere in un bicchiere d'acqua? Se poi tu le mie parole le interpreti diversamente, a me mi dispiace'. Chiuso.
Però io onestamente debbo dire che non ci sono rimasto male, nel senso che io preferivo che lui mi avrebbe affrontato diversamente...
PUBBLICO MINISTERO: C'è rimasto male. Lei c'è rimasto male.
IMPUTATO Brusca G.: Io c'ho rimasto male.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: C'ho rimasto male, nel senso che... no, perché sia andato da Bagarella, ma l'azione. Nel senso che tu potevi benissimo chiamarmi, affrontare l'argomento diretto, senza bisogno di fare questo giro, perché non mi sentivo di averti fatto male.
PUBBLICO MINISTERO: Ma... Quindi questa situazione che si determinò successivamente all'arresto di Riina, è stata tale per cui, per un certo periodo, tra lei e Ferro è venuto meno il rapporto di franchezza e di affidabilità reciproca?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, perfetto. Perché io da quel momento in poi avevo, come si suol dire, no ad Alcamo, a Trapani, messo un muro, per dire io non ci vado più, tranne che non ci devo andare per motivi di forza, per motivi regolari e faccio le vie quelle che sono normali.
Debbo dire però che ero sempre sotto controllo dai miei amici.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Perché capivo che questa ritorsione a un dato punto non poteva essere solo su di me, ma anche sui miei amici.
E sta di fatto che a un dato punto Salvatore Riina venne arrestato, Salvatore Riina ebbe a dire le famose frasi: 'ci sarebbe da uccidere Violante, Caselli...' quelle parole che ha detto in una trasmissione televisiva, in un'intervista TV.
PUBBLICO MINISTERO: Quell'intervista che fu fatta mentre si trovava in un'aula di Giustizia?
IMPUTATO Brusca G.: In un'aula di Giustizia.
Questa interpretazione il signor Lentini la... dice: 'ma che cosa sta dicendo?' Una persona di poca esperienza, genuina. Dice: 'ma che cosa sta dicendo, ma cosa sta dicendo?'
Cioè, in qualche modo stava diffidando, per dire: 'ma tu come ti permetti a criticare quello che sta dicendo Riina?'
Il Peppe Ferro come al solito, invece di chiamarlo e dire: 'Agostino, non lo fare più, non si dicono queste cose', cioè aprigli gli occhi, cerca di metterlo in condizione di non sbagliare più.
Peppe Ferro al solito va da Leoluca Bagarella e gli racconta il fatto.
Leoluca Bagarella voleva la testa di Agostino Lentini perché aveva criticato questo fatto. Io so che non viene ucciso Agostino Lentini perché il discorso era finito lì. Però Agostino Lentini mi avverte di questo fatto e dico: 'guarda, non ti preoccupare, non ci sono problemi'.
Non ci sono problemi nel senso che, se avrebbero toccato Agostino Lentini, io avrei avuto la reazione che subito io sarei andato a casa, proprio a casa, di Peppe Ferro, lo sarei andato a cercarlo, e di ucciderlo e poi chi prendeva le sue parti.
Quindi quando io dico certe volte scontro con Bagarella, questo poteva essere uno scontro con Bagarella.
Che succede? Succede che poi vengo a sapere, nel '95, che Agostino Lentini non è morto per volontà di Messina Denaro Matteo, perché se era per Bagarella e Peppe Ferro quello doveva morire, solo perché aveva criticato le parole di Riina.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, in questa situazione che, a quello che io comprendo, è diventata diciamo poco fluida, poco lineare.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Non è solamente un rapporto tra lei e Ferro, ma è un rapporto nel quale esercita il suo ruolo anche la persona di Bagarella. Si inserisce per caso l'episodio della eliminazione o della scomparsa di un uomo d'onore di Balestrate, un certo Vito Mutari?
IMPUTATO Brusca G.: Anche. Ma quella è stata per potere io capire che il gruppo Bagarella e gli alcamesi c'era qualche cosa nei miei confronti. Ma non confronti di prendere precauzioni, nel senso che mi volevano mettere in difetto e in difficoltà che se io andavo a chiedere qualche cosa alle persone di Castellammare...
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Che al solito, prima li hanno amici poi gli davano le pugnalate, cioè questo erano le persone. Nel senso che vanno da Agostino Lentini e gli dicono: 'se viene Giovanni Brusca e ti chiede questa cosa, digli di fare il giro'. Nel senso che io dovevo andare a chiedere alle persone giuste, regolari, per avere questa risposta.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè, se lei fosse andato da Agostino Lentini a Castellammare per sapere che cosa era successo a Mutari... questo è il discorso.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Le dovevano dire?
IMPUTATO Brusca G.: Agostino Lentini mi doveva dire: 'tieniti chiuso perché Giovanni Brusca se vuole sapere deve fare il giro'.
PUBBLICO MINISTERO: Uhm.
IMPUTATO Brusca G.: Cioè una sorta di punizione. Ma siccome io già l'avevo capito, poi Agostino Lentini mi viene a raccontare questo fatto, io quando gli vado a chiedere a loro questo particolare?
Allora capisco che c'è un malumore nei miei confronti e decido di mettere il muro, per dire: va be', verrà il momento, quando ci sarà, che ci dobbiamo...
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei riuscì lo stesso a capire che cosa era successo a Mutari?
IMPUTATO Brusca G.: A Mutari... Ma io già lo sapevo che cosa era successo, perché ne avevo parlato con Bagarella, che doveva essere eliminato, che lo dovevamo uccidere. E non so chi l'ha materialmente eliminato, ma so che sono stati gli alcamesi con l'ordine di Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Gli alcamesi o i castellammaresi? Perché lei andò a Castellammare a chiedere informazioni.
IMPUTATO Brusca G.: No. Siccome a Balestrate c'era Vito Coraci, molto amico di Vito Mutari, quindi io non so i particolari, ma per quelle che sono le mie deduzioni quello che ha tirato in inganno a Vito Mutari è stato Vito Coraci, con un falso appuntamento. Poi chi lo ha commesso, cioè lo strangolamento, come è avvenuto il fatto, io non lo so.
Però per Agostino Lentini, non sapendo tutto questo retroscena, gli dicono questi fatti, Agostino Lentini si mette in allarme, quel poveretto me lo viene a dire. Perché Agostino Lentini ha partecipato o allo strangolamento, o all'occultamento del cadavere.
Quindi, sapendo che succedeva questo fatto, io lo sapevo, loro prevedendo che io potessi andare a chiedere, si mettono come si suol dire dietro il bastone e chiudono la porta per dire: 'se viene Giovanni Brusca tu non sai niente, però deve fare... digli che fa il giro'.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei andò anche da Ferro, da Peppe Ferro per parlare di questa vicenda del Mutari, oppure non ci parlò mai con Ferro?
IMPUTATO Brusca G.: Ma completamente. Io con Peppe Ferro quando ho parlato di Vito Mutari?
PUBBLICO MINISTERO: Le domando.
IMPUTATO Brusca G.: No, no.
PUBBLICO MINISTERO: No. Ecco, ma, a quello che ho capito, lei non gradì molto la situazione che fosse stato eliminato Mutari, che la cosa si dovesse tenere chiusa nei suoi confronti...
IMPUTATO Brusca G.: No, aspetti. Non che io non ho gradito che si eliminasse Mutari, perché Mutari doveva essere eliminato in quanto persona vicina a Contorno, tutta una serie di fatti.
Non mi è piaciuto questo comportamento, cioè di tenersi chiuso nei miei confronti, come se io ero un traditore, o se io non ero degno di sapere quello che dovevo sapere.
PUBBLICO MINISTERO: Ma lei quindi, all'epoca, venne a sapere o a capire che dietro questa direttiva del silenzio nei suoi confronti, c'era Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era sicuro di questo lei.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sicurissimo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei per caso decise di ripagare Bagarella con la stessa moneta?
IMPUTATO Brusca G.: No, io ho deciso di ripagare la stessa moneta a Bagarella quando gli uomini di Balestrate o di Alcamo andavano a Partinico, per dire: 'fate il giro'. E così ho fatto.
Quando gli alcamesi o quelli di Balestrate andavano a chiedere qualche cosa o qualche decisione, lo ripagai con la stessa moneta. Tant'è vero, per questo fatto, abbiamo fatto un omicidio.
Cioè, doveva essere eliminato sempre, però si è maturato, cioè si è... come si suol dire, si è accelerato i tempi di questa persona.
PUBBLICO MINISTERO: E chi era questa persona?
IMPUTATO Brusca G.: Un certo Salvia. Vito Salvia di Partinico.
PUBBLICO MINISTERO: Oh...
IMPUTATO Brusca G.: Perché era andato da Vito Coraci a chiedergli alcune spiegazioni di fatti che venivano a Partinico.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, fatta questa digressione - ma non è una digressione - lei intanto questi episodi, quello di Mutari in particolare, in che periodo si ricorda è avvenuto, si è svolto?
Teniamo sempre conto che, come punto di partenza del discorso, possiamo prendere l'arresto di Gioè.
IMPUTATO Brusca G.: Dunque, credo che sia nel periodo '93. Estate '93. Perché poi, quando io mi vedo con Bagarella...
PUBBLICO MINISTERO: Volevo arrivare a questo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Volevo arrivare a questo. Lei ricorda che questo episodio di Mutari è dell'estate del '93?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè a dire, nell'estate del '93 c'è questo...
IMPUTATO Brusca G.: Primavera-estate.
PUBBLICO MINISTERO: Primavera-estate. C'è questa situazione, ho capito bene?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Con Ferro i rapporti sono un po' diventati difficili, con Bagarella addirittura lei si è tro...
IMPUTATO Brusca G.: No, c'è questo raffreddamento, questo filo, ci defilavamo, fino a quando poi siamo arrivati al chiarimento.
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma con Ferro lei non ha avuto chiarimenti, o sì?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Appunto, con Ferro diciamo i rapporti sono diventati in qualche modo difficili...
IMPUTATO Brusca G.: No difficili, lo trattavo come una persona che non avevo mai conosciuto.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, insomma, voglio dire, per due che erano stati molto amici, c'è una bella differenza. Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E cominciato a far rispettare le regole per come si dovevano rispettare nel suo territorio.
PUBBLICO MINISTERO: Allora, io metto insieme una serie di fatti perché poi il periodo storico è lo stesso. Mi basta metterne insieme due, perché poi le debbo chiedere una doman... le debbo porre una domanda.
Allora, nella primavera del '93 si verifica che lei chiede a Bagarella di soprassedere sull'eliminazione di Costanzo, Bagarella le dice va bene e poi l'attentato viene eseguito lo stesso.
Secondariamente, si verifica questa situazione ad Alcamo, che ha come suo fatto più significativo l'eliminazione di questo Mutari e soprattutto questa specie di consegna del silenzio nei confronti suoi.
Ecco, questa situazione poi lei l'ha riaffrontata con Bagarella?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Perché, a quello che mi sembra di aver capito poco fa, c'erano quasi i presupposti per uno scontro diretto tra voi due.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, gli umori andavano sempre peggiorando.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco.
IMPUTATO Brusca G.: E il chiarimento avviene fine settembre-ottobre, comunque le stragi erano finite, del '93. E avviene a San Mauro Castelverde, nella proprietà o nella disponibilità dei Farinella.
PUBBLICO MINISTERO: Siamo nelle Madonie.
IMPUTATO Brusca G.: Nelle Madonie, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Bagarella si trovava in quella zona latitante?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Era un periodo estivo, autunnale?
IMPUTATO Brusca G.: No, no, periodo estivo, perché mi ricordo ero vestito con maglietta corta, pantaloni estivi. Periodo estivo.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora mi spieghi un attimo com'è che siete arrivati a questo incontro, a questo che lei chiama chiarimento e se questo chiarimento riguardava anche... riguardò anche quello che stava succedendo, o che era successo in quei mesi in continente. Quindi il fatto di Roma, il fatto di Firenze, gli altri episodi.
IMPUTATO Brusca G.: Allora, prima di tutto abbiamo affrontato i problemi locali, cioè questo raffreddamento, questi... i particolari: perché ti comporti così, perché non ti comporti così. Abbiamo chiarito il discorso di Raffaele Ganci, cioè la barzelletta di Raffaele Ganci. Nel senso che, a me diceva una cosa e a Giuseppe Graviano gliene ha detta un'altra.
Abbiamo chiarito un po' tutti i punti, perché non si poteva andare avanti in queste condizioni.
Avendo chiarito questo fatto, abbiamo affrontato anche quello che stava succedendo al nord. E quando lui mi spiega quello che stava succedendo al nord, nel senso che i fatti andavano avanti, gli dico: 'a che punto siete?' Cioè, a quel punto io entro in gioco. Nel senso, dico: 'a che punto siete?'.
Cioè, mi fece capire che andavano, non andavano... cioè, le cose erano un po' ferme, un po'... non siamo scesi nei particolari.
Ci dico: 'ma scusa, a questo punto non ti conviene più fermarti, vai avanti, non ti fermare, perché se ti fermi ora è come se tu hai cominciato e non hai fatto niente'. Non so se rendo chiara l'idea.
Quindi il mio consiglio in quel momento è di andare avanti. Cosa che poi non avvenne più.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Credo di capire che questo incontro si sia svolto solamente tra voi due.
IMPUTATO Brusca G.: Sì, tra me e lui.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio essere sicuro su un punto e quindi glielo chiedo ancora. E' un periodo in cui Bagarella conduceva la sua latitanza lì nelle Madonie, nella zona di San Mauro Castelverde, Finale di Pollina, quei posti lì?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: E della latitanza di Bagarella chi si occupava in quel periodo?
IMPUTATO Brusca G.: Nico Farinella.
PUBBLICO MINISTERO: Lei è al corrente che, durante l'anno '93, poi Bagarella spostò la sede della sua latitanza dalle Madonie nella zona di Cefalù?
IMPUTATO Brusca G.: Mah, Leoluca Bagarella ne ha spostati diversi...
AVV. Cianferoni: Senta, abbia pazienza. Avvocato Cianferoni. Non per far sentire la voce della difesa in questa udienza, perché se non c'è bisogno di sta zitti. Però mi sembra che sia una domanda che sarebbe meglio porre in un'altra maniera, perché qui gli si dà proprio un'alternativa diretta, gli si dice da quel posto a quell'altro.
Forse il Pubblico Ministero mi ha capito, quindi...
PUBBLICO MINISTERO: Formulo in maniera diversa.
Allora, Brusca lei sa se nel corso dell'anno '93 Bagarella ha condotto la sua latitanza anche in luoghi diversi da San Mauro Castelverde e comunque la zona delle Madonie?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, Leoluca Bagarella ha trascorso la latitanza sia nelle Madonie, sia nella zona di Cefalù, sia a Palermo, sia, per poco periodo, ad Agrigento, sia a, ripeto un'altra volta a Palermo, qualche periodo a Misilmeri. Perché era un periodo che era un po' braccato e quindi dove veniva scoperto, lui andava... si spostava e man mano cambiava questi fatti.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Più specificamente mi interessa sapere da lei se, per quelle che sono le sue conoscenze e i suoi ricordi, fu precedente il periodo della latitanza nelle Madonie, o il periodo della latitanza nella zona di Cefalù?
IMPUTATO Brusca G.: No, prima fu il... Allora, partiamo un pochettino indietro. Lui...
PUBBLICO MINISTERO: Faccia la cronistoria se è in grado di farla.
IMPUTATO Brusca G.: No, è molto sintetica.
Lui fa un periodo di latitanza, il Natale lo passa, Natale '93, a casa di Gaetano Sangiorgi, Buonfornello (?).
PUBBLICO MINISTERO: '93 o '92?
IMPUTATO Brusca G.: '92-'93.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, allora...
IMPUTATO Brusca G.: '92-'93.
PUBBLICO MINISTERO: Diciamo le feste '92-'93...
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: ... da Sangiorgi.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto. Poi per un periodo li passa nel territorio di Polizzi, quindi nelle Madonie. Poi se ne va a Pollina, cioè Pollina... o nella zona di Pollina, cioè nel territorio di...
PUBBLICO MINISTERO: Nico Farinella.
IMPUTATO Brusca G.: Nico Farinella. Peppino farinella, Nico Farinella. E là ci sta per sette, otto, nove mesi, comunque non lo so.
Cioè, perché dico questo, perché i puntamenti mi arrivavano tramite Nico Farinella. Quando lui si spostava poi i puntamenti mi arrivavano tramite Giorgio Pizzo. Cioè, quindi, man mano, dipende chi mi portava e gli appuntamenti, io capivo gli spostamenti.
Quindi dopo, fino alla estate '93 e non so fino a che periodo, lui si trovò a Pollina. Poi si spostò nella zona di Cefalù, o nei paraggi. Poi so che per un periodo è rimasto a Misilmeri e poi si spostò a Palermo.
PUBBLICO MINISTERO: Nel periodo in cui Bagarella era latitante nel territorio di Cefalù o nei dintorni, lei ha avuto appuntamenti con lui, vi siete visti?
IMPUTATO Brusca G.: No, io mandavo i puntamenti con Giorgio Pizzo e in quel periodo ci vedevamo a Lascari, che sarebbe Cefalù, da Samuele Schettino.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Torniamo a questo incontro, a questo faccia a faccia tra lei e Bagarella.
Ho capito che avete trattato un po' tutti gli argomenti che erano alla base del vostro contenzioso e ho capito che lei gli chiese qualche cosa su quello che stava succedendo.
Vorrei però fermarla qui la domanda, perché vorrei proprio che lei mi spiegasse bene il tipo di discorso che intercorse tra lei e Bagarella. Fu lei a fargli domande, fu lui a prospettargli la situazione?
IMPUTATO Brusca G.: No, sono stato io a chiedere l'appuntamento...
PUBBLICO MINISTERO: No, no, questo l'ho capito. Ma dico, specificamente sul discorso degli attentati, fu lei a portare Bagarella su questo argomento, fu Bagarella a proporlo di sua iniziativa? Che cosa vi scambiaste come considerazioni, come domande, come chiarimenti?
IMPUTATO Brusca G.: Dottor Chelazzi, dopo avere chiarito le basi, quelle più importanti, che ci riguardavano, cioè tutti questi piccoli grandi malumori, dipende da che svolta avevano, potevano essere anche grandi. Poi credo che sono stato io a portare Bagarella su queste domande, però non sono sicuro. Al 99% sono stato io.
Per dire: 'a che punto sei?' Perché io sapevo che era lui che giostrava tutta la situazione, non avevo dato il consenso... no il consenso, avevo detto fermiamoci per il famoso fatto di Costanzo. Però una volta che lui è andato avanti, va be', continua e quello che succede, succede.
A questo punto credo che sono io, per dire: 'visto che sei a questo punto, a che punto sei?' Non so se rendo io l'idea.
Cioè: 'ormai, visto che sei nel ballo, continua a ballare, non ti fermare'.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma chiedendo lei a Bagarella 'a che punto sei?', in sostanza che cosa voleva sapere? A che punto era arrivato del programma?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: A che punto era arrivato come risultati?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, mi faccia capire.
IMPUTATO Brusca G.: Niente, io come al solito, sapendo che sapevo il discorso delle trattative del cognato, pensavo che lui avesse qualche contatto anche lui. Cioè perlomeno questi fatti avrebbero creato qualche contatto.
E mi fa capire che non aveva nessun contatto, o perlomeno, in poche parole, mi fa capire che forse qualche contatto l'avevano i fratelli Graviano, o Giuseppe Graviano e che l'avevano abbandonato e l'avevano lasciato da solo e quindi, perché... Si cominciò a lamentare: 'non si fanno vedere, non si fanno sentire, si vanno a divertire, sono al nord'.
E gli dico: 'scusa ma, visto che ormai sei nel ballo, continua a ballare'.
Dice: 'beh, ci stiamo muovendo per continuare'. Quindi il suo progetto, le sue persone, cioè vicine a lui, cioè il suo gruppo, continuavano per andare avanti nei progetti, però che poi non ho sentito più. Perché non siano stati fatti, perché non si sono realizzati, questo non glielo so dire.
Ma se mi avrebbe chiesto un appoggio, io sarei stato a disposizione. Tant'è vero che mi ha chiesto dei detonatori e glieli ho dati.
PUBBLICO MINISTERO: Mi scusi?
IMPUTATO Brusca G.: Dei detonatori. Detonatori elettrichi.
PUBBLICO MINISTERO: Questo credo che sia in un momento successivo?
IMPUTATO Brusca G.: Dopo. Sempre dopo le stragi. Stiamo parlando dopo le stragi.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Quindi lei, io apprendo da lei, fu informato da Bagarella che Bagarella in effetti pensava di portare avanti questa azione complessiva al nord, come diceva lei.
Ma le fu specificato qualche cosa di più, intendo dire, si riprometteva Bagarella di continuare a colpire lo stesso tipo di obiettivi, se pensava di portare queste azioni anche in luoghi diversi da quelli dove si erano già verificati, se pensava di cambiare altre città, ecco, se pensava di adoprare, sostanzialmente, sempre il solito modulo operativo, l'autobomba e comunque l'esplosivo.
Ho bisogno un po' di...
IMPUTATO Brusca G.: No, io...
PUBBLICO MINISTERO: ... capire un po' la portata del vostro discorso.
IMPUTATO Brusca G.: No, nei dettagli non ci siamo scesi. Lui mi diceva che il progetto continuava ad andare avanti. Io gli avevo detto di... gli avevo consigliato, cioè: 'visto che sei arrivato a questo punto continua, non ti fermare, perché se ti fermi qua non hai fatto niente'.
PUBBLICO MINISTERO: Scusi, Brusca, se la interrompo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma mi viene necessaria una domanda.
Ecco, secondo il suo punto di vista, il punto di vista di Giovanni Brusca, dire a Bagarella: 'visto che ti trovi in una situazione in cui sei andato troppo avanti per tornare indietro, ma sei troppo indietro rispetto a dove volevi arrivare', ecco, ma secondo il suo punto di vista, che cosa voleva dire, dare a Bagarella questa sollecitazione perché continuasse a far quello che si stava facendo?
IMPUTATO Brusca G.: Cioè, forzare la mano affinché chi dall'altro del tavolo, cioè la parte chi dello Stato c'era i sospetti di venire a trattare, di sollecitarli per...
PUBBLICO MINISTERO: Questo era il suo punto di vista.
IMPUTATO Brusca G.: A quel punto io non vedevo altra lettura, non vedevo altra chiave di lettura a quel momento storico, dottor Chelazzi.
Cioè, nel senso: 'hai fatto quattro attentati', perché erano quattro mi sembra, tre o quattro, comunque, quelli che... Erano già tutti fatti, quelli che sono stati fatti.
Cioè: 'visto e considerato che sei arrivato a questo punto e ti fermi e non hai ottenuto ancora nessun risultato, cioè non ti fermare più, vai avanti perché se ti fermi non hai concluso niente. Se ti arrivano, perché lo Stato non è che è uno stupido, ti arrivano, quindi forza la mano, cioè forza, continua affinché c'è qualcuno che viene per fermare questa strategia, questi crimini, cosa dobbiamo fare?'
So solo e semplicemente che lui si lamentava dopo, a distanza di tempo, dei fratelli Graviano perché l'avevano lasciato un po' da solo e non so più niente perché non ne sono successe più e non sono successi più attentati.
Però a distanza di tempo ho saputo che un attentato, che era già pronto e si doveva attuare...
PUBBLICO MINISTERO: Ora, poi ne parliamo. Mi interessa piuttosto ambientare bene e spiegare per intero il discorso che lei ha introdotto con l'accenno ai detonatori.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, perché mi interessa ora con lei affrontare il discorso di detonatori, ma anche un discorso di esplosivo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ecco. Allora, fatta in maniera classica la domanda: le è mai stata fatta richiesta da Bagarella di esplosivo?
IMPUTATO Brusca G.: Mi è stata fatta richiesta di esplosivo per l'attentato a Salvatore Contorno.
PUBBLICO MINISTERO: Come è andato questo fatto?
IMPUTATO Brusca G.: E allora, siccome loro avevano, loro... il gruppo, chi gestiva al nord questi fatti, mi chiedeva dell'esplosivo perché avevano individuato Contorno, dove se la faceva, dove non se la faceva, nel senso dove frequentava, quali posti frequentava, quale strada... Cioè, conoscevano un po' tutta la situazione di...
PUBBLICO MINISTERO: Era stata ricostruita la st...
IMPUTATO Brusca G.: Sì, di Contorno.
Al che dice, abbiamo bisogno... 'ne hai possibilità di esplosivo diverso di quello che c'è, per deviare le indagini?' Dello stesso esplosivo, perché era stato individuato per gli attentati delle opere di patrimonio artistico, o per quello di Borsellino.
PUBBLICO MINISTERO: Cioè si cercava un esplosivo diverso, capisco bene?
IMPUTATO Brusca G.: Diverso. Per deviare le indagini.
Al che io dico: 'ora vediamo quello che posso fare'. Siccome io avevo chiesto...
PUBBLICO MINISTERO: Chi gliela fa questa richiesta a lei, Brusca?
IMPUTATO Brusca G.: Leoluca Bagarella.
PUBBLICO MINISTERO: Personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ci sa dare un riferimento temporale di questa richiesta? Dove vi siete visti? Dov'era latitante Brusca... Bagarella in quel periodo? Dov'era latitante lei?
IMPUTATO Brusca G.: Io ero latitante a Monreale. E ci siamo visti a Borgomolara.
PUBBLICO MINISTERO: A Fondo Patellaro, quindi?
IMPUTATO Brusca G.: A Fondo Patellaro. Ma no dove è stata costruita la casa, c'era prima una casetta...
PUBBLICO MINISTERO: Sì.
IMPUTATO Brusca G.: ... piccolina; e in questo punto ci siamo visti tre, quattro volte, cinque volte, non... Volta più volta meno, questi i fatti. Ed eravamo in questa abitazione.
PUBBLICO MINISTERO: L'appuntamento come lo fissavate con Bagarella, se lo ricorda?
IMPUTATO Brusca G.: In questo periodo lo fissavamo tramite Calvaruso, cioè io mandavo i bigliettini a Calvaruso tramite Giuseppe Patellaro, e Patellaro idem, cioè era andata e ritorno. Che lui abitava già a Palermo, dove poi è stato trovato il suo covo; o perlomeno abitava a Palermo, non so se era... abitava là. Perché io, sempre per delicatezza, non chiedevo lui dove abitava. Però io abitavo a Monreale.
E facevamo gli appuntamenti in questo posto. E fu in quest'occasione che lui mi ha chiesto l'esplosivo per uccidere, fare l'attentato a Salvatore Contorno.
Al che, subito mi metto a disposizione. Mi metto a disposizione in quanto io, siccome per fatti che sono successi nel mio territorio, avevo chiesto dell'esplosivo al dottore Di Caro, per dire: 'Ne hai possibilità di esplosivo?'. Dice: 'Sì, ho possibilità di gelatina'.
Cioè Di Caro sarebbe il reggente di Agrigento. Dice: 'Ho possibilità di gelatina'.
Al che ci dico: 'Fammela avere'.
PUBBLICO MINISTERO: Ma questo, la persona di cui sta parlando, è Antonino Di Caro.
IMPUTATO Brusca G.: Antonino Di Caro.
PUBBLICO MINISTERO: Quello ucciso?
IMPUTATO Brusca G.: Quello ucciso, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito.
IMPUTATO Brusca G.: E mi dà questa gelatina. La prima volta che io adopero questa gelatina è per un consigliere comunale di San Giuseppe Jato; che poi, questa non funzionò, cioè non esplose. E le Forze dell'Ordine lo hanno trovato.
PUBBLICO MINISTERO: Aspetti un attimo. Cosa vuol dire, usò questo esplosivo per un consigliere comunale? Voleva ammazzare il consigliere comunale?
IMPUTATO Brusca G.: No. Volevo fare danno ai progressisti, chiamiamoli progressisti, o Carabinieri o i poliziotti del territorio di San Giuseppe Jato. E siamo nel periodo in cui al nord succedono tutti questi fatti, e nel mandamento di San Giuseppe Jato ci sono una serie di piccoli attentati chiamati: ai cosiddetti progressisti. E questi, sono tutte opere mie. Tranne...
PUBBLICO MINISTERO: Quindi, questo esplosivo impiegato...
IMPUTATO Brusca G.: Tranne, per la cronaca, tranne la macchina del sindaco di San Giuseppe Jato; che qualcuno mi vorrebbe accollare a tutti i costi.
PUBBLICO MINISTERO: Ma...
IMPUTATO Brusca G.: Chiedo scusa.
PUBBLICO MINISTERO: No no, lei può dire tutto quello che vuole, finché il Presidente non le toglie la parola: se sente che una sua dichiarazione fosse totalmente divagante o stravagante rispetto al processo, il Presidente le dice quello che sa il Presidente che le deve dire.
IMPUTATO Brusca G.: No no.
PUBBLICO MINISTERO: Voglio sapere, nei confronti di questo consigliere o assessore che fosse, del comune di San Giuseppe Jato, quindi fu adoperato dell'esplosivo che veniva dal dottor Di Caro di Agrigento.
IMPUTATO Brusca G.: Perfetto.
PUBBLICO MINISTERO: Ma fu adoperato per fare un attentato all'abitazione, all'automobile?
IMPUTATO Brusca G.: Al villino. Al villino di campagna.
PUBBLICO MINISTERO: Al villino. L'attentato...
IMPUTATO Brusca G.: Residenza estiva.
PUBBLICO MINISTERO: L'attentato riuscì o no?
IMPUTATO Brusca G.: No.
PUBBLICO MINISTERO: No. Come mai non riuscì, lo sa?
IMPUTATO Brusca G.: Eh, perché non funzionò l'esplosivo, non l'hanno saputo collocare, non so perché, non...
PUBBLICO MINISTERO: Ma non l'ha eseguito lei personalmente?
IMPUTATO Brusca G.: No no, io non l'ho eseguito personalmente, io. Io ho dato incarico a Giuseppe Monticciolo, e credo, non so se con mio fratello, con altri, ha eseguito questo fatto. So che gliel'hanno piazzato, però non è esploso.
PUBBLICO MINISTERO: Comunque...
IMPUTATO Brusca G.: Tanto è vero che poi l'hanno trovato.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Comunque, Bagarella - lei stava riferendo - le fece richiesta di procurargli un certo quantitativo di esplosivo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Lei si mise a disposizione e si avvalse della possibilità di procurarselo nell'agrigentino.
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Perché io già ne avevo, uguale a quello usato per il nord o quello ordi... che praticamente indicava, quello che è stato ritrovato in Contrada Giambascio.
Ma siccome bisognava trovarne una qualità diversa, allora io, poi tramite il dottor Di Caro, dico: 'Ne hai possibilità?'. Siccome avevo già esperienza della prima gelatina, anche se non aveva, non era esplosa, gli chiedo al dottor Di Caro se ce n'era ancora possibilità. E mi chiede, mi dice: 'Sì, ce l'ho', e me la fa avere.
Ma sempre, come al solito, non ce l'ho io per le mani. La fa avere a Michele Traina; Michele Traina la consegna a Giorgio Pizzo; e Giorgio Pizzo la dà, non so, a Bagarella, a Mangano, non so a chi la dà. Mangano Antonino.
So solo semplicemente che hanno preso questa gelatina, sono andati a Roma, l'hanno piazzata in un tombino vicino a un bar; e, appena Contorno stava per uscire dal bar, l'hanno fatta esplodere. Solo che, al solito, anche questa volta non funzionò.
E dice - perché a me me l'hanno raccontato - che Contorno, quando è uscito, vide questo, cioè questo fumo che uscì da questo tombino dove l'hanno piazzata, però non ci fece caso e se ne andò. Tanto è vero che non fu, non fu... il Contorno, come si suol dire, non si spaventò, non prese precauzioni.
PUBBLICO MINISTERO: Oh. Questo esplosivo, quindi che è arrivato dall'agrigentino, è mai passato da Fondo Giambascio?
IMPUTATO Brusca G.: No...
PUBBLICO MINISTERO: Da Contrada Giambascio.
IMPUTATO Brusca G.: Mai.
PUBBLICO MINISTERO: Dal deposito, quello celebre che è stato individuato, delle dichiarazioni di Monticciolo e di Chiodo, questo esplosivo è mai transitato?
IMPUTATO Brusca G.: No, mai.
PUBBLICO MINISTERO: Ma nel...
IMPUTATO Brusca G.: ... da Agrigento, questo qui è andato a finire nelle mani...
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, ma poco fa mi sembrava di aver capito - ma può darsi abbia capito male, eh?, per carità - che lì nel deposito suo c'era dell'esplosivo analogo.
IMPUTATO Brusca G.: Analogo alla strage di Capaci e alla strage di Borsellino. E c'era quello che dovevamo adoperare per il dottor Grasso; e del materiale che io avevo che mi era rimasto per la strage di Capaci, che sarebbe quello tipo cava, cioè il granuloso.
Quindi, siccome quello per la strage di Borsellino, quello dell'attentato al nord, a quanto pare sono della stessa qualità, della stessa provenienza, cioè per deviare le indagini mi chiedono questo tipo di materiale.
Perché se mi chiede il materiale a me, di quelli di Contrada Giambascio, loro lo avevano. Non so se...
PUBBLICO MINISTERO: No, io la sto seguendo...
IMPUTATO Brusca G.: Io ho fatto avere la gelatina, io ho fatto avere la gelatina, questa proveniente da Agrigento.
PUBBLICO MINISTERO: Ascolti, ma le fu chiesto da Bagarella specificamente un certo quantitativo? 'Me ne servono 5 chili' o 'Ne voglio un quintale'. Cioè si ricorda com'è andato il discorso?
IMPUTATO Brusca G.: No, per questo fatto ne voleva poco, per questo fatto che le ho raccontato ce ne bastava poco: 4, 5, 6, 7 chili. Perché Contorno non passava con la macchina, uscendo dal bar a piedi, lo potevano colpire.
PUBBLICO MINISTERO: Eh.
IMPUTATO Brusca G.: Quindi, bastava poco materiale per poterlo colpire.
PUBBLICO MINISTERO: A lei fu spiegato così, che si doveva realizzare l'attentato a Contorno? O l'ha saputo successivamente?
IMPUTATO Brusca G.: L'ho saputo successivamente, perché mi hanno detto che quel tritolo, cioè quella gelatina, non funzionò. Cioè io vengo a saperlo dopo perché, ripeto, quel materiale non funzionò in quell'occasione.
PUBBLICO MINISTERO: Sì. Quindi lei mandò Michele Traina a prendere questo esplosivo ad Agrigento.
IMPUTATO Brusca G.: L'ho messo in contatto con Antonino Di Caro, perché - non scendiamo nei particolari - dice con me: 'Spiacciami questa situazione'. Quindi, o che ci sia andato Michele Traina a prenderlo, o che sia salito Toni Di Caro a portarlo...
PUBBLICO MINISTERO: Sì, ma qualcuno deve aver detto, o a Antonino Di Caro -...
IMPUTATO Brusca G.: Io, l'ho detto, io.
PUBBLICO MINISTERO: ... - aspetti - o a Michele Traina, che necessitava un tot quantitativo di esplosivo, piuttosto che molto di più o molto di meno.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Sennò, voglio dire, è come andare a far la spesa. Mi perdoni la Corte, se mi esprimo così. Eh.
IMPUTATO Brusca G.: No no, io credo che sia... non era né di 50 né di 60, era di poco, roba di 3, 4 chili, una cosa del genere: poco materiale, pochissimo materiale.
PUBBLICO MINISTERO: Lei l'ha mai visto, questo esplosivo, coi suoi occhi?
IMPUTATO Brusca G.: No, mai. Non ho visto mai quant'era, come era confezionato. Non l'ho mai visto, né l'uno né l'altro.
PUBBLICO MINISTERO: Nemmeno quello adoperato per il consigliere di San Giuseppe Jato?
IMPUTATO Brusca G.: No, non l'ho mai visto.
PUBBLICO MINISTERO: Questo esplosivo, quindi, fu preso in consegna dal Traina che lo recapitò a?
IMPUTATO Brusca G.: Giorgio Pizzo.
PUBBLICO MINISTERO: Lei di questo è sicuro?
IMPUTATO Brusca G.: Cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: Ma è sicuro perché gliel'aveva già spiegato Bagarella, che questa roba doveva esser fatta avere a Pizzo? Perché ha preso accordi lei direttamente con Pizzo? O per quale altra ragione?
IMPUTATO Brusca G.: Perché Bagarella mi chiede questo fatto, io ci dico: 'Posso, sono in condizione di trovare questo materiale tramite il dottor Di Caro, come te lo faccio avere?'. 'Faccelo avere a Giorgino', cioè sarebbe Giorgio Pizzo.
Al che, io faccio l'appuntamento ora al dottore Di Caro e Michele Traina. Michele Traina ci disse: 'Non c'è bisogno che me lo porti a me, siccome, appena ti arriva questo pacco, questa confezione, fallo avere a Giorgio Pizzo. Che Giorgio Pizzo, per i fatti suoi, sa quello che deve fare'.
E così è andato.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei ha detto che le è stato raccontato come era fallito l'attentato a Contorno. Ecco, questo racconto a lei come è arrivato? Questa storia del tombino, la fumata, Contorno che se ne accorge ma non si insospettisce.
IMPUTATO Brusca G.: Me lo ha raccontato, prima, Bagarella; e poi credo che nel '95 me lo conferma Messina Denaro Matteo. Perché sono due perso... cioè in due occasioni, che io sento questo racconto.
Cioè prima il Bagarella, che Bagarella viene a conoscenza prima di me della notizia del mancato attentato contro Contorno. E poi, a distanza di tempo, la conferma dal Messina Denaro Matteo. Se non ricordo male.
So, ripeto, che quando esce dal bar e fa questa fumata...
PUBBLICO MINISTERO: Ma usciva dal bar a piedi o...
IMPUTATO Brusca G.: Bar, non so, o un locale pubblico: a piedi, a piedi. Per quello che mi raccontano.
E, per dirmi: 'Camminava a piedi, si girò, vede questa fumata...', diciamo queste sono state le testuali parole; se non ho capito male.
PUBBLICO MINISTERO: Lei ricorda di aver ascoltato alla televisione o letto sul giornale che ci fu l'episodio di un ritrovamento di una carica di esplosivo, consistente, vicino a Roma? Che i Carabinieri fecero saltare per ragioni di salvaguardia, sennò chissà in quali altre condizioni poteva scoppiare.
Ecco, se lo ricorda questo episodio?
IMPUTATO Brusca G.: Sì, eccome me lo ricordo!
PUBBLICO MINISTERO: Ecco, rispetto a questo episodio qui, quello di cui hanno parlato le televisioni e i giornali di tutta Italia, questa vicenda che lei ha raccontato ora, cioè a dire la fornitura - Traina, Di Caro, Bagarella, Pizzo -: è una vicenda precedente?
IMPUTATO Brusca G.: Prima, sì.
PUBBLICO MINISTERO: Ma di quanto tempo lei la anticipa, rispetto a quest'episodio dell'esplosivo?
IMPUTATO Brusca G.: Venti giorni, un mese, dottor Chelazzi, cioè molto prima. Molto prima, ripeto, un mese e mezzo o venti giorni. Sì, questo. Non più di tanto.
PUBBLICO MINISTERO: Ho capito. Ascolti. In relazione a questa fornitura di esplosivo, quindi destinata a coloro che dovevano eliminare Contorno, lei ha dato un qualche incarico a persone diverse da Michele Traina?
IMPUTATO Brusca G.: Guardi, poi c'è stato un - come già le ho detto in altre occasioni - ci fu un altro discorso. Nel senso che questo era andato a vuoto. Ci fu un altro discorso, che si doveva uccidere il Contorno con un attentato eclatante.
E c'era bisogno di esplosivo. E si andava alla ricerca di esplosivo sempre diverso di quello che c'era.
Io, siccome avendo esplosivo di quello tipo cava in Contrada Giambascio, non mi ricordo, per come già le ho detto, se glielo diedi o non glielo diedi più, perché in quel momento era un momento che io avevo il piccolo Di Matteo sequestrato...
PUBBLICO MINISTERO: Sequestrato.
IMPUTATO Brusca G.: Avevo cioè - il piccolo attentato nel mio territorio - avevo tanti fatti...
PUBBLICO MINISTERO: Da gestire.
IMPUTATO Brusca G.: Da gestire. Avevo il Di Maggio, che si è scoperto ora, ma già il Di Maggio nel '94, cioè subito... non '94, già da quando lui si era pentito, che veniva a stuzzicarmi a San Giuseppe Jato. Quindi, avevo tutta una situazione per i fatti miei.
Quindi, non mi ricordo io. Si parlò di questo fatto, però non mi ricordo di avergli dato esplosivo a Bagarella. Però non sono onestamente, come le ho detto, non sono neanche in condizioni di poterlo escludere. Il discorso ci fu, però non sono neanche in condizioni di poterlo escludere.
Di quello di Agrigento, me lo ricordo cento per cento.
PUBBLICO MINISTERO: Questo l'abbiamo capito.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Io infatti miravo a vedere se, per caso, oltre all'incarico che fu dato a Michele Traina, poteva esser stato dato un incarico analogo specificamente a Giuseppe Monticciolo.
IMPUTATO Brusca G.: Non lo escludo, perché in quel momento Giuseppe Monticciolo si può dire che era il mio braccio destro, per queste cose che ruotavano un po' attorno a me. Per dire: 'Fai questo', 'fai quell'altro'.
Può darsi che si parlò di andare a prendere questo tritolo, e darglielo, e poi non ci si diede più, o se ci portò io non lo ricordo. Perché poi sono successi tanti di quei fatti che non lo memorizzai, questo particolare. Perché, ripeto, non mi interessai.
PUBBLICO MINISTERO: Senta, lei è al corrente del fatto che Monticciolo ha dichiarato...
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: ... di aver, per suo incarico, prelevato un quantitativo di esplosivo dal... lì, dall'arsenale in Contrada Giambascio?
IMPUTATO Brusca G.: Sì. Me l'ha detto lei.
PUBBLICO MINISTERO: Eh, io so di averglielo contestato in un interrogatorio. Peraltro, Monticciolo davanti alla Corte ha già fatto, qualche mese fa, le sue dichiarazioni. Quindi, presuntivamente le conosce anche lei, perché è imputato di questo processo.
IMPUTATO Brusca G.: Sì.
PUBBLICO MINISTERO: Quindi gliele posso nuovamente rappresentare. Ecco, a lei risulta che Monticciolo, per suo incarico - la storia sarebbe andata così - ha prelevato un fustino, salvo se di più, non me lo ricordo bene, di esplosivo dal deposito lì a Fondo Gia... in Contrada Giambascio. Per suo incarico è andato a depositarlo nelle vicinanza o sotto il loggiato, o esternamente, all'abitazione di Mimmo Raccuglia.
IMPUTATO Brusca G.: Guardi...
PUBBLICO MINISTERO: Dove doveva poi essere recuperato, questo materiale, da altre persone, sempre perché serviva ad attentare a Contorno.
IMPUTATO Brusca G.: Vi posso dire quello che mi ha detto lei. Cioè nel senso che, per conto mio, Giuseppe Monticciolo ha dovuto prendere questo materiale, lo doveva fare pervenire a Raccuglia Domenico in un villino di Capizzi Benedetto, di un parente di Capizzi Benedetto. Che poi il Raccuglia doveva far avere a Giorgio Pizzo.
Siccome non... Cioè l'argomento ci fu, però non mi ricordo se è stato portato a termine cento per cento; quindi, non ho motivo di negare.
Siccome il villino di Benedetto Capizzi, io non ne conosco, per quello che dice il Monticciolo, nel territorio che dice lui, ma bensì tutt'altro posto; quindi Monticciolo ricorda, cento per cento, ricorda qualche cosa diverso di quello che abbiamo discusso. Che il villino, che lui dunque... non mi ricorda, e il fatto di avere detto cento per cento: 'Fai in questa maniera', e poi ho avuto il riscontro.
PUBBLICO MINISTERO: Presidente, io mi fermerei a questo punto. Sono le 6 e mezzo, l'esame non lo possiamo certo terminare stasera.
PRESIDENTE: Benissimo. Riprendiamo domattina alle ore 09.00, traduzione degli imputati detenuti, buonasera.
IMPUTATO Brusca G.: Buonasera.