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Del 41-bis
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Lettera a Clemente Mastella
Ministro di Grazia e Giustizia
Descrizione dell'articolo di legge
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Fonte: la rete
20 dicembre 2002 - Gazzetta del Sud
La storia del 41 bis




L'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario, approvato ieri definitivamente dal Senato, prevede il carcere duro per mafiosi e altri pericolosi criminali.

QUANDO NASCE

La modifica dell'ordinamento penitenziario viene approvata nel giugno 1992 in un cosiddetto "superdecreto antimafia" Scotti-Martelli, come risposta alle stragi mafiose che hanno causato la morte dei giudici Falcone e Borsellino e degli agenti delle loro scorte. Il testo prevedeva che i provvedimenti "cessano di avere effetto trascorsi tre anni dalla entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto". In realtà, il 41 bis è sempre stato prorogato.

QUANTI SONO

Secondo l'ultimo "censimento", reso noto due settimane fa dall'associazione Antigone, sono 678 i detenuti sottoposti al regime del 41 bis in 13 sezioni a loro destinate delle carceri italiane. Le carceri che ospitano il maggior numero di questi detenuti sono quelle di Spoleto e Cuneo. Tra i detenuti "eccellenti", alcuni boss mafiosi come Totò Riina, Leoluca Bagarella, Nitto Santapaola, Pietro Aglieri.

LE PROTESTE

Le proteste contro il regime carcerario duro sono aumentate quest'anno. All'inizio di luglio circa 60 detenuti sottoposti al regime del 41 bis nel carcere di massima sicurezza di Marino del Tronto, dove è rinchiuso anche Totò Riina, protestano con uno sciopero della fame. L'iniziativa si allarga ad altre carceri coinvolgendo circa 300 detenuti in 41 bis. Il 12 luglio, Leoluca Bagarella, in video collegamento con un processo davanti ai giudici di Trapani, legge in aula un "proclama" a nome dei detenuti del carcere dell'Aquila sottoposti al 41 bis e afferma che "le promesse non sono state mantenute". La dichiarazione fa discutere perché sembra adombrare l'esistenza di una "trattativa" tra lo Stato e gli uomini di Cosa Nostra. Nettamente contraria al provvedimento è l'Unione delle Camere penali.

LE FALLE

Nell'estate 1997, le mogli dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, boss di Brancaccio condannati per l'uccisione di padre Puglisi e per le stragi di Firenze e Milano, hanno partorito due bambini in una clinica di Nizza, a distanza di un mese l'una dall'altra, nonostante i mariti fossero detenuti da oltre due anni in regime di carcere duro. La procura aprì un'inchiesta ipotizzando una fecondazione in provetta realizzata illegalmente. All'inizio di dicembre è emerso anche un altro episodio di un detenuto, sottoposto al regime del 41 bis, che tra sette mesi diverrà padre. È dimostrato inoltre che in diverse occasioni i boss detenuti sono riusciti a comunicare con l'esterno, dando addirittura ordine di uccidere, utilizzando anche telefoni cellulari. All'inizio di dicembre, il boss camorrista pentito del rione Forcella, Luigi Giuliano, ha raccontato di come viene eluso il 41 bis e ha parlato di piano elaborato dai vertici di Cosa Nostra, e condiviso da camorra e 'ndrangheta, per l'attenuazione o l'abrogazione del 41 bis. Elementi del piano sono una temporanea "pax mafiosa" e l'"appoggio di referenti politici".