Castellanza
9 Maggio 2005
Stragismo e mandanti occulti
Il 14 Maggio 1993, 4 mesi esatti
dopo l’arresto di Salvatore Riina, avvenuto il 15 Gennaio 1993, iniziò in
Italia per volere di "Cosa nostra" un attacco violento contro lo
Stato.
Il primo obiettivo fu raggiunto in via Fauro a Roma.
Dicono i processi che la mafia decise di colpire Maurizio Costanzo perché
sparlava di mafia.
Il 27 Maggio 1993 a Firenze con 250 chilogrammi di tritolo fu fatta crollare la
Torre de’ Pulci in via dei Georgofili, fu incendiato il palazzo di fronte.
I processi diranno che la mafia voleva colpire gli Uffizi.
Il 27 Luglio dello stesso anno a Milano in Via Palestro venne fatto crollare il
padiglione d’arte moderna e messa in difficoltà la Villa Reale .Nel corso del
processo emerse che l’attentato fu contro il padiglione di arte contemporanea.
Il 27 Luglio a Roma, contemporaneamente all’attentato al Padiglione di arte
moderna di Milano, vennero colpite le due chiese San Giovanni in Laterano e San
Giovanni al Velabro.
Il processo disse che si volevano colpire le chiese care al Papa, perché il
Papa era andato a Palermo e aveva tuonato contro la mafia.Il 31 Ottobre 1993
venne messo in atto il tentativo di far saltare un pullman carico di carabinieri
allo Stadio Olimpico di Roma durante una partita, il telecomando non funzionò e
l’attentato non riuscì.
Il 14 Aprile 1994 a Roma si tentò di colpire il "pentito" Contorno
Salvatore, il collaboratore storico fra i collaboratori di giustizia, l’esplosivo
non funzionò e Contorno si salvò.
Riassumendo per sommi capi l’organizzazione criminale denominata "cosa
nostra " nel 1993 mise in cantiere in Italia ben 7 stragi, utilizzando
quasi 1000 chili di esplosivo, con il risultato di 10 morti, tra bambini,
ragazzi, donne e uomini e cento i feriti.
L’obiettivo di questa operazione fu lo Stato attraverso i suoi monumenti
I moventi: l’abolizione dell’ergastolo, l’abolizione del 41 bis, l’abolizione
della confisca dei beni alla mafia, la revisione dei processi e così via.
Questo è quanto è risultato dai processi di Firenze sulle stragi del 1993 dopo
soli quattro anni e 160 udienze.
Il risultato è stato quello di infliggere 15 ergastoli al gotha di cosa
nostra, uomini del livello criminale di Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, i
fratelli Graviano e altri loro pari.
Se il risultato raggiunto dalla magistratura non può che essere stato
soddisfacente, visto che nella storia d’Italia mai processi per stragi contro
chicchessia sono stati così rapidi è altrettanto vero che gli uomini di
"cosa nostra" furono all’epoca dei fatti ritrovati con la pistola in
mano, come dissero allora gli inquirenti e come disse il dott. Gabriele Chelazzi,
Pm dei processi di Firenze per le stragi del 1993, che per cercare la verità
completa su queste stragi diede la propria vita, soccombendo sotto l’immane
fatica.
I telefoni cellulari che i suddetti mafiosi usarono furono tutti intercettati, i
tabulati telefonici all’epoca si potevano ancora usare liberamente, e
contribuirono a mandare in galera Bagarella e i fratelli Graviano.
Più difficile è oggi arrestare Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano,
ancora latitanti malgrado la Corte di Cassazione così come tutti gli altri
gradi di giudizio, li abbia condannati definitivamente all’ergastolo per le
stragi del 1993.
Noi abbiamo sempre lodato il lavoro della Magistratura , ma questo non vuol dire
che intendiamo appiattire la nostra attività di Associazione tra i familiari
delle vittime della strage di Via dei Georgofili sulla parola mafia.
Il giorno dell’udienza preliminare che preparava i processi di Firenze, era il
12 Giugno 1996, il Giudice Soresina disse:"Oddio, in queste stragi si
intravedono menti raffinatissime, meno rozze di quelle di Riina e
compagni", una frase ripetuta recentemente anche dal Procuratore
aggiunto di Firenze Francesco Flery, ed è proprio sulla scia di frasi come
questa e sulla consapevolezza che la mafia non poteva essere sola la notte del
27 Maggio 1993 a Firenze in Via dei Georgofili, che da 12 anni cerchiamo i
"mandati esterni alla mafia" per quel massacro, insomma cerchiamo i
"Mandanti occulti".
Come noi li ha cercati la Magistratura di Firenze, Roma, Palermo, Caltanissetta,
migliaia e migliaia di pagine di materiale d’indagine risultano archiviate
nelle procure di mezza Italia, nel disperato intento di affidare alla giustizia
i "mandanti occulti" per le stragi del 1993.
Materiale in parte archiviato definitivamente per infondatezza, anche se noi
riteniamo che così tanto infondato non sia, e in parte passato a nuove indagini
ancora in corso.
Di recente, a seguito di un nostro esposto, è stata avviata un’indagine che
è partita dalle dichiarazioni di un Senatore della Repubblica, il quale ha
affermato pubblicamente che molti politici e non, all’epoca delle stragi del
1992 dei Giudici Falcone e Borsellino, ricevettero un elenco di richieste da
parte della mafia.
All’epoca non riconobbero cosa fosse quello scritto oggi, però, tutti sanno
essere il famoso "papello", giusto un elenco di richieste preparato da
Riina per i nostri politici per mettere fine alle stragi.
Non andò così e le stragi continuarono nel 1993 e nel 1994, da cui dobbiamo
dedurre che se ci fu questa trattativa a suon di richieste, come proverebbe il
sopraccitato elenco presentato dalla mafia, vuol dire che noi siamo finiti nel
bel mezzo della stessa e i nostri parenti hanno perso la vita e altri sono
rimasti invalidi per sempre.
Ebbene proprio per tutto quanto sopra, siamo certi che i "Mandanti
occulti" delle stragi del 1993 esistano sicuramente.
A tal proposito, il Proc. Chelazzi Gabriele rilasciò poche interviste.
Ripeto quelle che furono le sue parole in uno dei rarissimi suoi interventi.
Alla domanda del giornalista: E’ la prima volta nella sua storia che cosa
nostra sceglie una strategia di scontro frontale con lo Stato. Secondo i
collaboratori di giustizia Riina spiegò:"Facciamo la guerra per fare la
pace". E’ una scelta di rottura rispetto al passato che si è rivelata un
boomerang e questo rafforza l’idea che Cosa nostra fu "mal consigliata da
interlocutori esterni"
Il magistrato rispose : Noi non crediamo che Cosa nostra possa essere un’organizzazione
criminale eterodiretta e dunque siamo convinti che il disegno stragista è
farina del sacco di Totò Riina, di Bernardo Provenzano, di Leolouca Bagarella,
di Matteo Messina Denaro, dei fratelli Graviano e degli altri boss di "Cosa
nostra". E’ vero però che questo disegno stragista rappresenta una
novità dirompente che determina un’accelerazione nell’evoluzione dei
rapporti tra cosa nostra e la politica.
I magistrati di Firenze e con loro tutti gli altri di varie procure, hanno
indagato, come già detto, a lungo e ancora indagano sui fatti suddetti e sui
legami mafia –politica.
Noi ,quali parti civili nel processo penale per le stragi del 1993, abbiamo di
recente visionato il materiale d’indagine archiviato, documenti relativi a due
procedimenti: uno archiviato già nel 1998 e l’altro nel 2001, inoltre avevamo
soprattutto seguito assiduamente tutti i processi di Firenze e siamo arrivati
perciò alla conclusione che i più che probabili "mandanti occulti"
delle stragi del 1993, hanno un nome e un cognome ben precisi.
I nomi in questione non sta a noi farli pubblicamente e poi aspettiamo le
ulteriori indagini in corso, però prima o poi dovranno rimbombare dentro le
aule di giustizia, questi signori dovranno essere processati quali autori e
favoreggiatori di strage e ciò dovrebbe avvenire il più presto possibile per
il bene del Paese tutto.
Noi siamo convinti che solo in un pubblico dibattimento si potrà
stabilire se sono colpevoli o no della morte dei nostri parenti, quali
"mandanti esterni a cosa nostra", cioè in qualità di "mandanti
occulti" dell’uccisione di donne e bambini.
A proposito di quanto sopra però una cosa è certa, troppe leggi secondo noi
fatte ad hoc, hanno messo in difficoltà la magistratura affinché i nomi dei
suddetti signori non siano resi noti, e poco abbiamo capito del perché queste
leggi, di recente perfezionate, abbiano visto gettare le loro basi in precedenti
legislature.
Sembrerebbe quindi chiaro ad un primo esame, ma attendiamo comunque gli sviluppi
dalle indagini che la magistratura sta effettuando per una conferma, che
"cosa nostra" si sia curata poco del colore politico nel cercare le
sue alleanze per portare a termine i suoi affari.
Concludo questo mio intervento confidando anche nella vostra collaborazione per
la richiesta di verità sui "mandanti occulti" dello stragismo in
Italia, nello specifico per le stragi del 1993.
Questa sera ho potuto trattare soltanto alcune delle cose che avrei desiderato
approfondire con voi, anche perché si tratta di argomenti molto complessi e
dovremmo avere più tempo a disposizione.
I media avrebbero dovuto informare l’opinione pubblica in modo dettagliato su
quanto stava accadendo già a partire dal 12 Giugno 1996, giorno dell’udienza
preliminare per i processi alla mafia sulle stragi del 1993.
Avrebbero dovuto relazionarvi ogni giorno sui risvolti del processo di Firenze
per quegli infami massacri di cui stiamo trattando, e oggi tutto ciò che nel
nostro Paese sta avvenendo sarebbe molto più chiaro per tutti, però se avete
domande dare fare io sono a vostra disposizione, per quel che potrò vi
risponderò e vi ringrazio dell’attenzione.
Giovanna Maggiani Chelli
Vice Presidente-Portavoce Associazione familiari vittime Strage
Via dei Georgofili