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NOTIZIA ANSA
2729  del 
24/05/2018
Strage Georgofili: Maggiani Chelli, cerco e voglio verità

FIRENZE, 24 MAG - Da 25 anni in prima linea per chiedere tutta la verit&agr.....
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Strage Georgofili: Maggiani Chelli, cerco e voglio verità

FIRENZE, 24 MAG - Da 25 anni in prima linea per chiedere tutta la verità sulla strage del 27 maggio 1993, pronta a intervenire ogni giorno, convinta che la parola fine non sia stata scritta. Giovanna Maggiani Chelli, la madre di Francesca, allora 22enne, che nella strage di via dei Georgofili rimase gravemente ferita e vide morire il fidanzato, lo studente universitario Dario Capolicchio, 22 anni, una delle 5 vittime di quella notte, anche sabato e domenica sarà presente a tutte le manifestazioni previste per l'anniversario della strage e, soprattutto, sarà in prima fila nel corteo che alle 1.04 arriverà davanti alla lapide che ricorda i morti e la distruzione voluta dalla mafia. Lei ci sarà, al contrario della figlia che di quella notte non ha mai più voluto parlare, per mandare un messaggio deciso: "non sono ancora stanca e non lo sarò mai, di chiedere verità. Sono invece molto arrabbiata e quindi decisa a non fermarmi", dice. Presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime dei Georgofili, Maggiani Chelli nonostante tutto crede ancora nella giustizia.
"Certo non è facile - spiega - ripensando a quante volte siamo andati vicini a scoprire i 'mandanti occulti', quelle persone, forse politici, che potrebbero aver "ispirato" i boss di cosa nostra. Una verità alla quale, a distanza di anni, lei è sicura "era vicino Gabriele Chelazzi", il pubblico ministero fiorentino morto improvvisamente nell'aprile 2003 mentre ancora indagava. Era stato lui, insieme al procuratore Piero Luigi Vigna, il primo a parlare di un livello superiore alla mafia per le stragi del 1993.
"Se un magistrato 'certosino' come Chelazzi", che dal 1996 al 1998 indagò sui mandanti occulti, "e fu costretto a chiudere l'inchiesta solo per la scadenza dei termini, era convinto ci fosse un livello superiore - aggiunge la presidente - noi non possiamo fermarci".
Guarda con "speranza" alla nuova inchiesta aperta alla procura di Firenze, dopo che da Palermo sono arrivate le intercettazioni di Giuseppe Graviano che parlerebbe di "un piacere a Silvio Berlusconi". Il boss di Brancaccio in carcere, prosegue Maggiani Chelli, "parla con il suo compagno di cella Adinolfi. E lo fa liberamente senza sapere di essere intercettato come dimostra il fatto che gli racconta anche come è riuscito ad avere rapporti sessuali con la moglie, a metterla incinta, mentre era al 41 bis. Sono cose che un boss mafioso non racconterebbe mai se sapesse di essere ascoltato".
Il dubbio che lo Stato voglia davvero arrivare alla verità Maggiani Chelli ce l'ha da tempo, in particolare "da quando la Cassazione decise la nullità dei verbali del pentito Giuseppe Monticciolo". "Ma sono cocciuta, testarda e spero ancora in un processo chiarificatore. Io non voglio per forza una condanna: se questi signori dimostreranno di essere innocenti meglio per loro - conclude - ma ciò deve avvenire in un'aula di giustizia". (ANSA)
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